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I FISICI PLURALISTI

I fisici pluralisti sono dei filosofi che tentano di risolvere il


problema che nasce nell’interpretazione della realtà dopo la
filosofia di Eraclito e di Parmenide. Gli eraclitei e gli eleati, i
seguaci di Parmenide, avevano dato due visioni contrapposte
della realtà: Eraclito aveva interpretato la realtà come
un’incessante divenire in continuo mutamento, mentre
Parmenide aveva fissato i concetti di eternità e immutabilità.
Questa faccenda tentano di risolverla i fisici pluralisti, cioè
Empedocle, Anassagora e Democrito.
Siamo nell’ambito della protochimica, cioè di un’anticipazione
della chimica, poichè loro risolvono questa situazione in questo
modo. Pensano all’esistenza di elementi immutabili ed eterni.
Dall’aggregazione di questi elementi si forma la realtà che ci
circonda, che è soggetta al divenire. Quando si disgregano
questi elementi, la realtà muore.
Questi elementi però continuano ad essere eterni anche quando
si disgregano. Anticipano il principio di Lavoisier del 700 che
diceva che “nella realtà nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto
si trasforma”.
Si chiamano fisici perchè la loro attenzione sarà rivolta alla
natura e pluralisti perchè superano il monismo dei filosofi di
Mileto e i principi che sottendono la realtà diventano molteplici,
non più solo uno.

EMPEDOCLE
Empedocle lo collochiamo intorno al 5° secolo a.C. ad
Agrigento. Empedocle è conosciuto come un mago, un
taumaturgo infatti si diceva che riuscisse a guarire i malati con
l’imposizione delle mani, si diceva che riuscisse ad allontanare
le tempeste, le carestie e si diceva che fosse una specie di santo
perchè poteva parlare con i morti. Era tenuto quindi in grande
considerazione nella sua comunità. Anche lui come Pitagora era
un vegetariano e ci teneva molto a non uccidere gli animali per
nutrirsi perchè secondo lui il male si è palesato per la prima
volta quando l’uomo ha ucciso un animale per nutrirsi.
Dall’uccidere un animale per nutrirsi ad uccidere un altro uomo
il passo è breve. Secondo una leggenda Empedocle è morto
gettandosi nell’Etna e il vulcano ha poi eruttato un suo sandalo.
Per Empedocle tutto ciò che ci circonda è formato da degli
elementi eterni e immutabili che sono l’acqua, l’aria, la terra e
il fuoco. Dalla loro aggregazione e disgregazione deriva tutto
ciò che ci circonda. Lui li chiama anche radici, in greco
rizomata.
Questi elementi si aggregano e si disgregano grazie a due forze
opposte: l’amore e l’odio.
Empedocle propone un ciclo cosmico perchè ciclicamente
avviene che tutta la realtà sia in una fase di puro amore e poi
degeneri in una fase di caos. La prima fase del ciclo cosmico è
quella dello sfero, dominata dal puro amore. In questa fase gli
elementi sono aggregati in maniera compatta perchè l’unica
forza a dominare è l’amore. Non c’è vita in questa fase. La vita
subentra quando interviene l’odio, infatti grazie ad esso gli
elementi si disgregano da questa sfera compatta e cominciano ad
aggregarsi dando vita a tutta la realtà che ci circonda. Poi c’è
una fase in cui prevale l’odio e quindi gli elementi tra di loro
saranno completamente separati, non ci sarà la possibilità di
formare composti. Quindi perchè ci siano i composti c’è bisogno
di equilibrio tra l’amore e l’odio. Gli opposti è vero che sono
opposti tra di loro ma sono necessari gli uni agli altri. La vita
compare quando amore e odio agiscono insieme. L’odio non va
inteso come una forza distruttiva ma come quella forza che
interviene per separare.
Abbozza anche una teoria gnoseologia, cioè alla teoria della
conoscenza. Secondo Empedocle l’uomo conosce perchè
incontra nell’oggetto che ha di fronte un suo simile. Io posso
conoscere l’oggetto che ho di fronte perchè è formato dai miei
stessi elementi. Quindi Empedocle dà all’universo una sorta di
somiglianza, gli esseri sono tutti uguali in base a questa teoria
perchè tutti composti dagli stessi elementi.
ANASSAGORA
Anassagora nasce a Clazomene, una città dell’Asia Minore, è
contemporaneo di Empedocle e viaggerà molto e sarà il primo
filosofo che porterà la filosofia ad Atene. La politica di Atene
cominciava ad essere caratterizzata dalla figura di Pericle.
Poichè Anassagora entra in contatto con Pericle incorrerà in un
processo perchè gli avversari di Pericle accuseranno Anassagora
di empietà, cioè di non rispettare la religione. Nell’antica Grecia
erano religiosi ma ognuno poteva pensare liberamente. Quando
ciò è accaduto è perchè i filosofi stuzzicavano dal punto di vista
politico. Quindi l’accusa di empietà ha una ragione politica.
Anassagora viene cacciato dalla città, l’accusa è di aver detto
che la Luna era un globo roccioso e il Sole una massa
incandescente, invece per i Greci erano delle divinità.
Gli elementi eterni teorizzati da Anassagora saranno i semi, in
greco spermata e li chiama così perchè come dal seme si genera
la pianta, così da quelle particelle si generano tutte le cose
corporee. Dall’aggregazione di questi semi nascono i composti
cioè tutta la realtà che ci circonda e dalla loro disgregazione
questi composti muoiono ma i semi continuano ad essere. (I
semi saranno chiamati omeomerie da Aristotele, che
letteralmente significa parti simili) Secondo Anassagora
esistevano semi di tutto ciò che esiste, per esempio semi di oro,
semi di carne, di sangue ecc. Sono qualitativamente differenti.
Se parliamo di un composto d’oro, esso contiene molti più semi
di oro rispetto a tutti gli altri semi esistenti però una piccola
parte degli altri semi esistenti esiste comunque nell’oggetto
d’oro. Oppure l’essere umano è composto da semi di carne,di
sangue, di pelle tutti aggregati però nel corpo esiste una minima
parte di semi di tutto ciò che esiste. Anassagora infatti sostiene
che tutto è in tutto. Questi semi sono inoltre infinitamente
divisibili, infatti secondo Anassagora non esiste una quantità
minima perchè ogni quantità è divisa in parti minori e non esiste
nemmeno una grandezza massima perchè ogni quantità può
essere aumentata. I semi si aggregano e si disgregano grazie al
Nous(nus), che significa mente, intelletto. Per la prima volta
Anassagora teorizza l’esistenza di una mente ordinatrice, al di
sopra della realtà e che fa in modo che gli elementi si
aggreghino e si disgreghino.
La mente è ciò che da forma ad un caos originario che è
informe. Non si sa se questa mente agisca in maniera
intenzionale e nemmeno se è materiale o spirituale.
Per Anassagora il simile conosce il dissimile. Ad esempio noi
percepiamo il caldo quando abbiamo le mani fredde e viceversa.
Secondo lui conosciamo le qualità di un oggetto diverso o
esterno a noi perchè non possediamo quelle qualità. Anassagora
fa un’osservazione sull’uomo. Ciò che noi abbiamo di diverso
rispetto agli altri esseri viventi è il fatto di possedere le mani.
Sono le mani, il pollice opponibile che differenzia l’uomo dagli
animali. Noi interveniamo sulla realtà che ci circonda grazie alle
mani. Attraverso le mani noi facciamo esperienza, la quale si
fissa nella memoria e l’accumulo di questa conoscenza
costituisce il sapere. Quest’ultimo è concretizzato dalle mani
nella tecnica ed è questo che consente il progresso, che alle altre
specie è precluso.

DEMOCRITO
Democrito nasce intorno al 460 a.C ad Abdera, che faceva parte
della Tracia. Lui è uno dei fisici pluralisti perchè effettivamente
ha delle caratteristiche che lo accomunano ad Empedocle e
Anassagora, ma non è un presocratico in quanto è più giovane di
10 anni di Socrate. Democrito è un contemporaneo di Platone.
La fortuna di Democrito è stata compromessa dai suoi
contemporanei, infatti Platone e Aristotele hanno contribuito a
far cadere nell’oblio il pensiero di Democrito. Democrito
concepisce una filosofia opposta a quella di Platone e Aristotele
ed è per questo che ostacoleranno la diffusione del suo pensiero.
Democrito è il primo filosofo che concepisce un pensiero
enciclopedico, universale, infatti parlerà di fisica, di etica, del
linguaggio, di antropologia e di politica. Democrito viaggerà
tutta la sua vita, quindi svilupperà una personalità cosmopolita,
che significa cittadino del mondo. Ha una mente così aperta da
adattarsi a qualsiasi situazione. Vivrà forse più di 100 anni.
Per quanto riguarda i suoi scritti, ritroviamo “Sulla natura”,
“Sulle forme degli atomi”, “Sulle Parole”, “Piccola
Cosmologia”.
Condivide con Eraclito e Parmenide l’idea che la verità dimori
nel profondo. Lui sosteneva che la prima fase della conoscenza
umana si basasse sui sensi, però la conoscenza che noi
otteniamo dai sensi rimane superficiale quindi bisogna andare a
fondo e qui interviene la ragione. Quindi per Democrito la
conoscenza è frutto di una collaborazione tra sensi e ragione.
Questo è un approccio che sarà proprio anche di Galileo Galilei,
che affermerà che la ricerca scientifica si promuove attraverso la
conoscenza dei sensi e l’interpretazione di questa conoscenza
attraverso la ragione.
Gli elementi costitutivi che hanno le caratteristiche dell’essere
Parmenideo, cioè che sono eterni, immutabili, ingenerati,
imperituri, sono gli atomi. Democrito ha intuito ciò che nel
1700 verrà confermato dagli studi della chimica. Democrito non
aveva la strumentazione tecnica per avere la conferma delle sue
teorie ma lo intuisce. Atomo viene dal greco alfa privativa più il
verbo temno cioè non divisibile. Dall’aggregazione degli atomi
deriva la vita della realtà che ci circonda, dalla loro
disgregazione deriva la morte ma l’atomo continua ad essere e si
unirà ad altri aggregati. Democrito intuisce l’atomo
dall’intuizione di Zenone della possibilità di dividere lo spazio
dall’infinito. Ma Democrito la contesta e dice che l’infinita
divisibilità dello spazio è possibile solo a livello logico, nella
realtà non si può procedere a dividere all’infinito qualcosa
perchè si giungerebbe al nulla. Quindi ipotizza che ad un certo
punto la materia non possa più essere divisibile, che è l’atomo.
La chimica contemporanea ha smentito Democrito dicendo che
l’atomo in sè contiene altre particelle, quindi non è la parte più
piccola non divisibile. Comunque questa sua intuizione verrà
confermata da Boil nel 1700.
C’è chi dice che con questa teoria l’essere Parmenideo viene
fisicizzato perchè per Democrito l’essere è la materia, la quale è
costituita da atomi, il non essere è il vuoto che è cmq necessario
affinchè gli atomi si muovano.
Gli atomi di Democrito si differenziano non per ragioni
qualitative come voleva Anassagora ma per ragioni quantitative.
Gli atomi si differenzieranno per il peso, per la forma, per la
posizione. Gli atomi si muovono in maniera vorticosa e da
questo volteggiare vengono fuori le aggregazioni della materia.
In questo volteggiare, gli atomi più pesanti si trovano al centro,
quelli più leggeri alla periferia del vortice.
Nel primo libro della metafisica Aristotele paragonerà gli atomi
di Democrito alle lettere dell’alfabeto perchè come le lettere
dell’alfabeto si uniscono formando infinite parole, così gli atomi
si uniscono formando l’infinita realtà. Se gli atomi sono infiniti,
infiniti saranno anche i possibili mondi che esistono e forse
anche lo spazio.
C’è un postulato della filosofia democritea, cioè un principio
indimostrato che però noi accettiamo a priori. Democrito
postulava una caratteristica della materia che era composta dagli
atomi: gli atomi erano semoventi, cioè si muovono da soli. Il
postulato era che il movimento degli atomi fosse intrinseco agli
atomi stessi. Democrito dice che la materia è il movimento.
Ci sono due approcci fondamentali del pensiero filosofico:
quello materialistico e quello ateistico. Il materialismo di
Democrito consiste nel concepire la materia come unica
sostanza e unica causa della realtà. L’approccio ateistico non
prevede l’intervento di nessuna forza esterna divina che
garantisca il movimento.
Il materialismo sfocia nel meccanicismo, che sarà ripreso dalla
scienza moderna e si chiede come avviene una determinata cosa.
L’approccio finalistico si chiede quale sia il fine e il progetto
che sta dietro alle cose.
L’approccio di Democrito sarà meccanicistico, che sarà tipico
della scienza moderna. Questo approccio è anche causalistico,
cioè interpreta la realtà in base al principio di causa effetto e
questo legame è necessario, quindi non può essere diverso da
com’è.
Il determinismo indica il legame necessario tra la causa e
l’effetto.
Dante dirà che Democrito è colui che il mondo a caso pone. Se
per caso si intende l’assenza di una causalità Dante non ha
compreso il pensiero di Democrito, che era retto da una rigida
causalità. Se invece Dante con quella parola indica l’assenza di
un disegno divino, allora ha compreso ciò che voleva dire
Democrito.
Lui si occuperà anche di gnoseologia. Secondo Democrito dagli
oggetti si staccano degli efluvi che vanno a colpire i nostri sensi.
Quello che noi possiamo conoscere in maniera scientifica sono
le qualità oggettive dei corpi che ci apprestiamo a conoscere,
cioè quelle qualità che sono intrinseche all’oggetto
stesso(grandezza, peso, velocità). Quando parliamo di qualità
soggettive facciamo invece riferimento a quelle qualità che
dipendono dal soggetto che conosce. Quindi non possono essere
misurabili(gli odori, i sapori, i colori).
Ipotizzerà anche che l’anima umana è composta anch’essa da
atomi però gli atomi che compongono l’anima sono più leggeri.
Nel momento in cui il corpo si disgrega, anche l’anima si
disgrega.
Materialismo è di solito associato all’edonismo. Di solito i
filosofi che hanno concepito una teoria materialistica della
realtà, sono filosofi che hanno abbracciato l’edonismo. Edoné in
greco significa piacere. I materialisti hanno concepito delle idee
etiche basate sul principio del piacere ma questa è un’opinione
comune, non è sempre così. L’edonismo assume diverse forme e
quello di Democrito non era un edonismo radicale, ma moderato
perchè lui sapeva che tutto l’agire umano mirava alla felicità.
La ragione viene utilizzata per stabilire se una cosa mi porterà
felicità o meno. Democrito infatti diceva che tutte le azioni
devono essere condotte dalla ragione, solo così possiamo essere
virtuosi.
I SOFISTI
Sofisti ha come radice sofia, cioè sapienza. Nella Grecia arcaica
il termine sofista indicava i grandi maestri, coloro che avevano
una cultura ecumenica. Nel V secolo invece il termine sofista
assumeva un’accezione negativa. Platone e Aristotele
influenzeranno molto l’opinione che si avrà in seguito dei
sofisti. La loro avversione è anche una questione politica perchè
Platone era un’aristocratico, i sofisti no ed educano una classe
emergente nella polis greca, ovvero quella della borghesia.
I sofisti proprio perchè persone dotate di una grande cultura,
cominciano ad utilizzare questa loro conoscenza per guadagno.
I sofisti erano degli insegnanti che ricevevano un compenso per
le loro prestazioni. Vengono chiamati “prostituti della cultura”.
I sofisti non erano ricchi per origine ma avevano bisogno di
denaro per sopravvivere, quindi vendevano la loro cultura. Con i
sofisti entriamo nell’ambito antropologico, l’uomo diventa
l’oggetto dell’indagine filosofica. Non solo si indaga l’uomo
come singolo ma anche nei suoi rapporti con la comunità. I
sofisti vengono considerati da una recente storiografia i primi
illuministi della storia. L’illuminismo era caratterizzato dall’uso
della ragione, quindi tutto viene messo in discussione, non si
accetta nessuna verità per tradizione. Si indaga anche
sull’origine delle leggi, del linguaggio...
In questo periodo Atene diventa il fulcro del pensiero filosofico.
Atene stava vivendo lo stesso sviluppo che un secolo prima
avevano vissuto le colonie della Ionia. L’aristocrazia tende a
cedere il posto alla ricca borghesia plutocratica. Poichè essa
rende ricca la città vogliono partecipare alla vita politica. Dal
480 al 404 Atene vive la sua fase di splendore e di decadenza,
perchè con la Guerra del Peloponneso Sparta prenderà il
sopravvento. In questa fase di splendore la polis ateniese vive
una vita democratica, ma non tutti erano in grado di sostenere un
confronto politico. Così entrano in scena i sofisti, i quali
cominciano ad insegnare alla borghesia a parlare in pubblico, la
retorica. La retorica è l’arte di saper costruire dei discorsi
efficaci e convincenti. Non solo un’aristocratico poteva saper
parlar bene perchè nobile dalla nascita, ma tutti potevano
acquisire l’arte di saper parlare con la paideia, cioè con
l’istruzione. I sofisti vivono una fase di splendore ma verso la
fine del V secolo ci fu una degenerazione dei sofisti. I sofisti
della seconda generazione che utilizzano in maniera arbitraria la
parola vengono detti eristi. Gli eristi insegnano a pagamento ad
avere la meglio sulle affermazioni dell’avversario, cioè
insegnano a battagliare con le parole. A loro non interessa la
veridicità di ciò che dicono ma insegnano a vincere attraverso la
parola. I sofisti metteranno in discussione la funzione della
religione e tra di loro è l’atteggiamento agnostico. La parola
agnosticismo viene dal greco gignosco preceduto dall’alfa
privativa e significa non conoscere. L’agnostico infatti sostiene
che non si ha la possibilità, la conoscenza di affermare nè che la
divinità esista nè che non esista.
In merito alle leggi, i sofisti sono i primi a parlare di leggi
naturali, che sono eterne ed immutabili quindi valgono per tutti
gli uomini di qualsiasi tempo. Queste leggi sono ad esempio il
diritto alla vita e il diritto alla libertà. Accanto ai diritti naturali
c’è il diritto imposto dallo Stato o dal sovrano, chiamato diritto
positivo. Sono le leggi che scrivono le imposizioni delle città,
degli Stati. Queste non hanno diritto universale perchè
riguardano un particolare Stato in un particolare momento
storico e non è detto neanche che siano giuste, infatti non è detto
che ciò che è lecito sia anche giusto e non è detto che ciò che è
giusto sia anche lecito. I sofisti affrontano il dibattitto sulle leggi
attraverso anche i miti, come il mito di Edipo e di sua figlia
Antigone. Edipo era un uomo che inconsapevolmente ammazza
suo padre e sposa sua madre. Siamo a Tebe, il sovrano era Laio
e sua moglie Giocasta. L’oracolo prevede a Laio che suo figlio
lo avrebbe ammazzato, così quando nasce suo figlio, Laio
chiede ad un suo servo di portarlo su una rupe e lasciarlo morire.
Il pianto del bambino viene però ascoltato e viene cresciuto da
altri sovrani col nome di Edipo. Ad un certo punto si imbatte
anche lui nell’oracolo che prevede ad Edipo che avrebbe ucciso
suo padre e sposato sua madre. Così scappa perchè pensava che
quelli fossero i suoi veri genitori. Nella sua fuga arriva nei pressi
della città di Tebe e una carrozza sta per investirlo. La carrozza
si ferma e nasce un diverbio tra Edipo e il signore che era
all’interno della carrozza, il quale tenta di ammazzare edipo ma
quest’ultimo riesce ad ammazzarlo. L’uomo nella carrozza era
Laio, suo padre. Giunge nei pressi della città di Tebe, la quale
era assediata da una sfinge. La sfinge, a tutti i pellegrini che
arrivavano a Tebe, pronunciava un’enigma e se non riuscivano a
risolverlo venivano uccisi dalla sfinge. L’enigma dice “qual è
quell’animale che di mattina va a quattro zampe, a mezzogiorno
va a due zampe e la sera a tre zampe?”. Edipo risponde senza
esitare che quell’animale è l’uomo. Edipo riesce così a liberare
Tebe dalla sfinge e poichè Laio era morto sposa la regina di
Tebe, Giocasta. Da questa unione nascono 4 figli: Eteocle,
Polinice, Antigone e Ismene. Per un po’ le cose vanno bene però
dopo poco comincia una terribile carestia. Edipo si reca
all’oracolo di delfi, che gli dice che questa carestia non sarebbe
terminata se la morte di Laio non fosse stata vendicata. Alla fine
si scopre che Edipo aveva ammazzato suo padre
nell’inconsapevolezza e sposato sua madre, Giocasta si impicca,
Edipo invece si acceca. A Tebe Eteocle e Polinice combattono
l’un l’altro e muoiono entrambi e diventa re il fratello di
Giocasta, ovvero Creonte. Lui decide di dare degna sepoltura ad
Eteocle che non si era allotanato dalla città, ma si non seppellire
Polinice che si era allontanato da Tebe e aveva combattutto
contro suo fratello. I greci pensavano che chi non fosse
degnamente sepolto avrebbe avuto un destino infame
nell’Aldilà, cioè quello di vagare il ramingo per sempre.
Antigone, andando contro le leggi della città decide di seppellire
suo fratello Polinice pur sapendo che Creonte l’avrebbe punita.
Per questo verrà uccisa. Antigone diventa un’eroina perchè ha
seguito il suo cuore.

PROTAGORA
Protagora nacque nel 490 a.C. ad Abdera. Protagora viaggiò
molto, giunse ad Atene e strinse rapporti molto stretti con
Pericle. Anche lui subì la condanna di empietà per ragioni
politiche, infatti gli avversari lo accuseranno perchè si attestava
supposizioni agnostiche e lo esiliarono. Probabilmente
Protagora scrisse molto ma sono solo due gli scritti che gli
attribuiamo con certezza e sono “I ragionamenti demolitori” e
“Le antilogie”. Di Protagora abbiamo anche qualche frammento
e il più importante tra questi è “L’UOMO E’ MISURA DI
TUTTE LE COSE, DI QUELLE CHE SONO IN QUANTO
SONO E DI QUELLE CHE NON SONO IN QUANTO NON
SONO”. L’uomo diventa il metro di misura di tutte le cose, cioè
significa che l’uomo diventa il metro, il giudice della realtà, e
giudica le cose che sono cioè ciò che è reale e le cose che non
sono, cioè ciò che non è reale. Uomo e cose possono assumere
diversi significati. La prima interpretazione vede l’uomo come
singolo individuo. Ogni singolo individuo interpreta le cose,
cioè la realtà che ci circonda, attraverso i propri sensi. Quindi
quando interpretiamo l’uomo come singolo individuo
assegneremo alle cose un aspetto relativo perchè dipende dalla
singola persona che le percepisce. Uomo può anche diventare il
genere umano. In questo caso le cose assumeranno il significato
di realtà in generale. Quindi se l’uomo viene inteso come
umanità, percepirà la realtà secondo gli schemi propri del genere
umano perchè la mente funziona per tutti allo stesso modo.
Secondo una terza interpretazione, l’uomo appartiene a una
specifica comunità, quindi interpreta la realtà in base alla cultura
impartitagli.
Per protagora si parla di umanismo perchè l’uomo diventa il
soggetto che interpeta e giudica la realtà;si parla di fenomismo
perchè all’uomo è possibile conoscere il fenomeno e non la
realtà in sé. All’uomo è dato conoscere la realtà come appare ai
propri sensi. Dal fenomenismo deriva il relativismo,(è la
concezione secondo cui non esistono verità teoriche nè principi
morali che possano essere considerati assoluti ai singoli
individui, perchè ogni credenza è relativa ad un determinato
punto di vista) il quale assume due forme: sia un relativismo
gnoseologico sia un relativismo morale. L’uomo non può
conoscere una verità assoluta perchè ogni credenza è relativa ad
un determinato punto di vista. Nei ragionamenti doppi, uno
scritto anonimo risalente alla prima metà del IV secolo a.C.,
viene chiarito meglio il concetto di relativismo morale. Da
questo scritto emerge che l’uomo non è in grado di dire cosa sia
buono o cattivo in senso assoluto perchè questo dipende dal
contesto culturale in cui ogni uomo è cresciuto. La seconda
parte del frammento chiarisce questo concetto e fa notare come
per una civiltà come la Macedonia le donne prima di sposarsi
devono amare e dopo il matrimonio invece no, per i Greci è
brutta sia la prima cosa che l’altra. Oppure se per i Traci un
tatuaggio era considerato un ornamento, per altri popoli era una
cosa detestabile.
Protagora non lascia l’uomo senza una direzione: a livello etico
formula una teoria. L’uomo prima di prendere una decisione si
deve chiedere se quello che sta per fare è utile o meno a lui in
quanto singolo e anche in quanto membro di una comunità.
I detrattori di Protagora lo hanno accusato di aver escogitato di
aver trovato una soluzione all’agire umano molto manipolabile.

GORGIA
Gorgia è stato tra i sofisti quello più attaccato da Platone, per il
modo in cui aveva impostato il suo pensiero e perchè ha
distrutto la possibilità da parte dell’uomo di giungere ad una
verità assoluta. Gorgia è originario di Lentini però viaggio molto
perchè le sue lezioni erano molto richieste. Visse a lungo e
conobbe molti popoli. Lui era maestro nell’arte della dialettica.
Questa parola viene dal greco dia leghein che significa un
discorso tra due, quindi la dialettica è un confronto verbale tra
due persone, in cui si affrontano due tesi contrapposte sullo
stesso argomento.
Per Parmenide l’essere è e non può non essere, il non essere non
è e non può essere. Per Parmenide solo l’essere può essere
pensato e detto. Parmenide creava un forte legame tra l’essere, il
pensiero e il linguaggio.
Gorgia scrive “Sul non essere”. Le sue tesi vengono commentate
da Sesto Empirico, uno sciettico(colui che mette in dubbio tutto
e ricerca continuamente) del III secolo d.C. e analizza le tre tesi
di Gorgia.
La prima tesi dice che nulla esiste ed interrompe il legame con
l’uomo e l’essere, la seconda dice se anche qualcosa esistesse
non sarebbe conoscibile all’uomo ed interrompe il legame tra il
pensiero e l’essere, la terza dice che se anche fosse conoscibile,
non sarebbe esprimibile e interrompe il legame tra il linguaggio
e l’essere.
La prima tesi dice che all’uomo è preclusa la conoscenza della
verità assoluta, l’uomo non può conoscere l’essere in quanto
tale. Che questa verità sia legata all’essere o a Dio, a l’uomo non
è dato conoscerla.
Nichilismo: dal latino niil che significa nulla
La seconda tesi afferma che potrebbe anche esistere qualcosa ma
a l’uomo non è dato pensarlo. Gorgia dimostra questo dicendo
che l’uomo è in grado di pensare sia la realtà ma anche ciò che
non esiste nella realtà. Non c’è coincidenza tra ciò che è pensato
e ciò che è reale.
La terza tesi dice che se anche l’essere fosse conoscibile non
potrebbe essere comunicato. Se la prima tesi nega all’uomo la
possibilità di conoscere la verità in senso assoluto, le altre due
tesi possono essere associate a posizioni scettiche e agnostiche.

SOCRATE
Socrate nacque intorno al 470 a.C. ad Atene. E’ una pietra
miliare e sarà il primo martire del pensiero libero. Suo padre era
uno scultore, mentre sua madre era una levatrice. Il suo
discepolo preferito sarà Platone, il quale descriverà Socrate
come la torpedine di mare, cioè ad un pesce che emana scariche
elettriche. Quindi chiunque entri in contatto con lui è come se
ricevesse una scarica elettrica che lo facesse svegliare da un
sonno, gli fa mettere tutto in discussione e lo stordisce.
Socrate non scrive nulla perchè per lui la filosofia è dialogo
incessante. Platone nell’apologia di Socrate lo paragona ad un
tafano, cioè ad una mosca cavallina e Atene ad una cavalla
addormentata. Socrate mette in discussione tutto però sempre
attraverso il dialogo. Platone scrive tanti dialoghi in onore del
suo maestro. Nel Fedro scrive di un mito egiziano, in cui il re
egiziano Tamus riceve dal Dio Teut una serie di tecniche che
faciliteranno la vita dell’uomo, come la scrittura. Tamus, dopo
che il Dio Teut dice che la scrittura da lui donata migliorerà la
vita dell’uomo, risponde dicendo che la scrittura non dona
all’uomo la sapienza ma solo un’apparente sapienza. Socrate
andava alla ricerca del dialogo, per lui la filosofia viene fuori dal
dialogo incessante.
La prima testimonianza è quella di Aristofane, un
commediografo e conservatore. Lui dà una descrizione di
Socrate negativa e sarcastica nella commedia “Le Nuvole”. Qui
viene descritto come il peggiore dei sofisti, che passa il suo
tempo a corrompere i giovani e a sovvertire tutti i principi
morali.
Un’altra testimonianza è quella di Policrate, un democratico.
Accuserà Socrate di essere uno dei motivi per il quale la
democrazia ateniese stava decadendo, lo descrive come un uomo
che ha sempre disprezzato la democrazia.
Un’altra testimonianza è quella di Senofonte, uno storico
ateniese e parla della vita etica condotta da Socrate. Ci parla di
qualche aneddoto, il suo rapporto con sua moglie oppure di
quando ha partecipato ad un concorso di bellezza pur non
essendo bello. Si diceva che Socrate somigliasse ad un satiro,
cioè ad un semidio metà capra e metà uomo.
Socrate è inserito nella filosofia sofistica, anche se il suo
discepolo Platone ha sottolineato le differenze che c’erano tra
Socrate e i sofisti. Socrate tenta di superare quel relativismo che
contraddistingue la sofistica e che è indicato come il motivo
della corruzione ateniese. Socrate è un sofista per tanti motivi, è
infatti abile nella retorica e nella dialettica, era un maestro anche
se non riceveva compenso e la sua attenzione filosofica è rivolta
all’uomo. Condivide l’impossibilità di raggiungere una certezza
ontologica però Socrate supera il relativismo etico che aveva
caratterizzato Gorgia e Protagora e si aggancia alla filosofia di
Platone, il quale voleva restituire all’uomo delle certezze morali
e dei valori assoluti.
Platone ci tramanda che in un primo momento Socrate si è
dedicato agli studi della natura ma si è reso conto che si può
indagare solo intorno all’uomo. Il motto di Socrate sarà “gnotis
automn” cioè conosci te stesso. L’uomo deve condurre la sua
esistenza a conoscere se stesso e può farlo solo dialogando con
gli altri.
Platone dirà nell’apologia di Socrate che Cherefonte, un amico
di Socrate, si recherà all’oracolo di Delfi dove c’era la
sacerdotessa Lapizia alla quale chiederà chi era l’uomo più
saggio del proprio tempo. Questa sacerdotessa risponderà che è
Socrate. Quando lui viene a conoscenza di questo affermerà che
lui è l’uomo più sapiente perchè sa di non sapere. Con questa
interpretazione dell’oracolo Socrate diventa il filosofo per
eccellenza perchè sa di essere una persona ignorante rispetto ad
altri ma proprio per questo è il vero sapiente, perchè si mette alla
ricerca.
Questa ricerca viene intrapresa proprio grazie al dialogo. La
parola dialogo viene dal greco dìa più logos, cioè discorso tra
due o più interlocutori. Ciò che rimane scritto non può entrare in
comunicazione, è una conoscenza rigida.
Questo dialogo consta di due momenti principali: pars
destruens e pars costuens. La prima parte si chiama destruens
perchè Socrate aveva l’obiettivo di confutare, mettere in
discussione il proprio interlocutore. Questa confutazione
avveniva con l’arma dell’ironia. Ironia viene dal greco e
significa dissimulare. Quando si interfaccia con gli altri, Socrate
simula di non sapere e di accettare in un primo momento la
teoria del suo interlocutore. Lo lusinga, gli fa credere con
l’ironia di accettare la sua teoria. Dopo cominciava a proporgli
una serie di domande che mettevano in difficoltà l’interlocutore.
Socrate utilizzava la brachilogia, cioè discorsi brevi. A questo
punto il suo interlocutore comincia a mettere in discussione la
tesi da lui sostenuta. Coloro che erano in grado di mettersi in
discussione lo facevano, altri preferivano lasciar perdere e
andarsene(Ippia lascia perdere e se ne va). La seconda parte è
definita l’arte della maieutica. Lui faceva partorire le anime,
cioè non aveva lo scopo di fare il lavaggio del cervello al suo
interlocutore ma voleva far uscire la verità dall’interiorità
dell’interlocutore stesso. Andrà alla ricerca del ti estì, cioè vuole
sapere la definizione generale dei principi, che valga per tutti.
Deve quindi essere universale e necessaria, cioè non può essere
diversa da com’è. Quando parlerà con i suoi interlocutori
chiederà cos’è la bellezza, cos’è l’amore in assoluto. Utilizza un
metodo induttivo, cioè dalle varie definizioni particolari si
giungerà alla definizione universale. Saranno Platone e
Aristotele a teorizzare un pensiero basato su delle certezze
assolute, in Socrate c’è questa esigenza di superare il relativismo
sofistico ma rimane a livello esigenziale.
L’unico ambito in cui possiamo giungere a delle verità
condivise è quello etico.
Virtù veniva detto areté, che per i Greci era il modo migliore di
essere quello che si era, valorizzare l’essenza di quello che si è.
Per i Greci il modo migliore di essere quello che si è significava
valorizzare virtù come la forza, il coraggio. La bellezza e la
bravura erano i valori per essere un uomo virtuoso.
I sofisti mettono in discussione questa concezione di virtu
perchè la virtù secondo loro poteva essere appresa, quindi
poteva essere insegnata e che serviva per far sì che l’uomo
vivesse meglio la sua vita politica. Per Socrate la virtù è
scienza, quindi l’uomo può imparare ad essere virtuoso
imparando a riflettere, intraprendendo una ricerca intellettuale.
Quando si presenta una scelta etica da compiere l’uomo deve
essere in grado caso per caso di scegliere il meglio, secondo la
ragione.
Per Socrate imparare eticamente significa imparare a ragionare e
saper prendere una decisione.
Quando si parla di etica socratica si parla anche di razionalismo
etico per Socrate perchè lui attribuisce alla ragione la guida della
condotta umana.
Quando parliamo di virtu in senso stretto per Socrate parliamo
di bene. Tutte le virtù come il coraggio, la forza, la bellezza
sono manifestazioni di questa virtù riconducibile al bene. Per
Socrate solo la realizzazione del bene può condurci alla felicità.
L’etica, proprio per questo motivo, viene detta eudemonista,
cioè finalizzata al bene, al raggiungimento della felicità.
Socrate sottolineava i valori dell’anima perchè il fine ultimo
dell’uomo oltre che la felicità è il vivere insieme agli altri.
L’etica socratica in alcuni punti può essere definita paradossale.
Nel primo paradosso Socrate dice che chi commette il male lo
fa perchè non conosce il bene, quindi le persone cattive sono
così perchè non conoscono il bene. Lo stesso suo discepolo
Platone criticherà questa sua concezione perchè quando Socrate
parla di bene lo sopravvaluta. Platone dice che l’uomo agisce
non solo in base alla ragione ma anche in base alla volontà, cioè
un uomo può conoscere il bene ma volontariamente può fare il
male.
Si accusa Socrate e l’etica socratica di intellettualismo, cioè di
aver dato troppa importanza alla funzione della ragione nella
guida del comportamento.
Il secondo paradosso dice che in qualsiasi occasione è sempre
preferibile subire il male piuttosto che commetterlo. Infatti
quando fu condannato a morte avrebbe potuto fuggire grazie
all’aiuto dei suoi discepoli ma sarebbe andato contro i suoi
principi morali.
Il demone nella tradizione culturale greca è una via di mezzo tra
l’uomo e Dio. Socrate parla di un demone che secondo alcuni è
la voce della coscienza, quindi qualsiasi scelta lui abbia fatto
l’ha presa seguendo la voce di questo demone interiore.
Altri invece sostengono che il demone sia l’anima intellettiva,
altri ancora li hanno affidato un carattere religioso.
Socrate non chiarirà mai questo concetto. Non si esprimerà
nemmeno sull’immortalità dell’anima. In merito alla religione,
Socrate verrà accusato di non credere negli dei della città.
Socrate in realtà aderisce formalmente alla religione della città
però lui credeva in una mente divina universale come destino,
all’interno del quale gli dei della città erano compresi. Rispetto
alla religione socratica, non si può dire nulla di certo perchè ci
affidiamo alle parole dei discepoli.
Il termine apologia viene dal greco ed è composta da apò e
logos, quindi un discorso a favore, una difesa. La sofistica si
inserisce nel periodo d’oro ad Atene, il periodo in cui Pericle è a
capo della città ateniese e in cui si esprime la prima forma di
democrazia diretta. Lo splendore della polis ateniese comincia a
tramontare quando inizierà il conflitto tra Sparta e Atene su
quale città avrebbe dovuto dominare le altre. Nel 430 a.C. inizia
la Guerra del Peloponneso e Socrate si distinguerà per il suo
valore partecipando ad alcune battaglie. L’esito di questa Guerra
non sarà a favore di Atene ma vedrà emergere Sparta. Nel 404
a.C., al termine della Guerra del peloponneso, Sparta imporrà ad
Atene un governo autoritario, che passa alla storia come
governo dei trenta tiranni che dura 8 mesi. Socrate non ha mai
sostenuto nè la democrazia nè l’oligarchia. Socrate era un uomo
che essendo alla ricerca della verità metteva in discussione tutto
e volta per volta sceglieva la verità condivisa, quindi non poteva
schierarsi nè da una parte nè dall’altra. Il fatto che Socrate fosse
in amicizia con alcuni membri del governo dei trenta tiranni farà
in modo di attirarsi le antipatie di alcuni democratici. Alla fine
di questo periodo si introduce nuovamente la democrazia che
però non è alla pari di quella che esisteva prima. I personaggi
che guideranno Atene saranno dei personaggi che penseranno
solo al proprio tornaconto, quindi non saranno come Pericle.
Questa democrazia corrotta manda a morte l’uomo più giusto di
tutti i tempi. L’accusa nei confronti di Socrate viene perpetrata
da tre esponenti della democrazia ateniese: Meleto, Anito e
Licone. Attaccano la figura di Socrate affermando che non
faceva altro che corrompere i giovani ateniesi perchè lui
instillava in loro dei principi che andavano a corrodere le
tradizioni della città e faceva questo secondo Aristofane grazie
al fatto che era un maestro dell’arte della retorica(arte di
costruire discorsi convincenti e suadenti, di saper parlare).
Un’altra accusa è quella di dedicarsi agli studi di cosmologia,
cioè agli studi sulla natura ed era attaccabile perchè dedicarsi
agli studi del cielo significava non accettare le divinità della
città. Socrate era un abile oratore e si difende utilizzando il
primo e il secondo paradosso etico. Quando gli dicono di
corrompere i giovani, lui dice che se lo fa non sa di farlo, non se
ne rende conto e sostiene che non gli si deve affidare una pena
ma semplicemente insegnarli cos’è il bene. Il processo si
conclude con pochi voti a favore della colpevolezza di Socrate.
Gli accusatori di Socrate però gli dicono che se vuole salvarsi
dalla pena di morte deve andare in esilio o pagare un’ammenda,
una pena pecuniara. A questa alternativa Socrate dice che
doveva essere Atene a pagare per tutti i servigi da lui offerti.
L’altra alternativa cioè quella di andare in esilio non è nemmeno
contemplata da Socrate perchè per lui una vita senza ricerca non
è degna di essere vissuta e questa ricerca si fa all’interno della
propria città, mettendo in pratica il dialogo vivo. Quindi accetta
di bere la cicuta sia perchè se non l’avesse fatto i suoi valori
avrebbero perso di valore sia perchè lui ha sempre detto che
bisognava rispettare le leggi della città quanto cittadino e qui
entra in gioco il secondo paradosso. Questi democratici
accusano Socrate di aver favorito il governo dei trenta tiranni e
lui risponde dicendo che non si mette mai a favore di un regime
piuttosto che per un altro ma valuta volta per volta le persone
che sono oneste. Per sostenere le sue tesi fa riferimento a due
episodi. Quando il governo dei trenta tiranni gli chiese di
eseguire la condanna a morte di un uomo democratico, Socrate
si rifiutò perchè riteneva che fosse una persona coerente e
onesta. Quando il governo democratico chiese a Socrate di
votare a favore dell’assassinio di alcuni aristocratici ma lui non
voterà a favore perchè ritenne che quegli aristocratici non
avessero altre alternative.
Socrate dice che non sa cosa sia la morte, dice che potrebbe
essere un sonno infinito oppure un aldilà con cui poter
continuare a dialogare con le persone morte.