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Le prime forme di notazione musicale possono essere rintracciate in una tavoletta incisa

dai Sumeri con la scrittura cuneiforme presso Nippur, oggi in Iraq, attorno al 2000 a.C. La


tavoletta rappresenta delle frammentarie istruzioni per l'esecuzione di una musica, e indica
che la composizione è costruita sugli intervalli di terza e usando una scala diatonica. Una
tavoletta del 1250 a.C. ca. mostra una forma di notazione più sviluppata, è chiaro che la
scrittura indica i nomi delle corde su una lira, l'accordatura delle quali è esplicitata in altre
tavolette. Per quanto incomplete e frammentate, questo gruppo di tavolette porta il primo
esempio in assoluto di melodie scritte nella storia del genere umano.

Una scala diatonica è una scala in cui le note si susseguono secondo una precisa


successione di sette intervalli, cinque toni e due semitoni.
Il modo maggiore, è costituito dalla seguente successione di intervalli:
T-T-s-T-T-T-s
dove T=tono e s=semitono.

il modo minore è costituito dalla seguente successione di intervalli:


T-s-T-T-s-T-T

Storia Notazione Moderna


La notazione musicale moderna si deve a Guido d'Arezzo, monaco benedettino vissuto
nel X secolo.
Le note non sono sempre state come le conosciamo ai tempi d'oggi ma hanno subito una
graduale alterazione nel corso dei secoli.

Altezza suoni

L'altezza del suono viene scritta mediante la posizione delle note sul pentagramma. Più il
suono è acuto più viene scritto in alto.

Il pentagramma può essere considerato come un sistema di coordinate cartesiane, dove


sull'asse delle ascisse poniamo il tempo e sull'asse delle ordinate la frequenza del suono;
ogni nota viene posta in ordine temporale (coordinata x) ed il valore di ordinata (y)
stabilisce l'altezza del suono. Ci possono essere note che superano l'ambito del
pentagramma, perché più acute o più gravi; allora si ricorre ai tagli addizionali. Essi sono
brevi lineette che simulano ulteriori linee di pentagramma.
Tutto questo non è ancora sufficiente a dare un nome ad ogni nota, occorre identificare
un'origine del piano cartesiano. Questa si stabilisce mediante la chiave, che fissa il nome
della nota a cui si riferisce, su una linea del pentagramma. Esistono sette chiavi che
prendono il nome di setticlavio
La posizione del punto sul pentagramma stabilisce l'altezza solo dei suoni naturali, ma vi
sono anche i suoni alterati. Per scriverli, si mantiene la posizione della nota inalterata, ma si
aggiunge subito prima un segno di alterazione.
Solfeggio
Il fondatore di quelle che oggi si considerano le sette note usate per solfeggiare la musica
scritta sul pentagramma, è Guido monaco (ca. 991-1033), monaco benedettino italiano. Ha
usato la prima sillaba di ogni frase musicale dell'inno a San Giovanni, che incomincia con
"Ut Queant Laxis".

1. Ut queant laxis
2. resonare fibris,
3. Mira gestorum
4. famuli tuorum,
5. Solve polluti
6. labii reatum,
7. Sancte Iohannes.
Il monaco ha usato le prime sillabe di ogni linea, Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La. Più tardi si
aggiunse il Si, preso dalle prime lettere del nome "Sancte Ioannes", e nel secolo XVII si
cambiò il "Ut" per il "Do" (da "Dominus") più facile per cantare, anche se il 'Ut" è ancora in
uso in Francia.
La fama di questo inno di strofe saffiche, scritto dal monaco storico e poeta Paolo Diacono,
si deve a Guido d'Arezzo, che ne utilizzò la prima strofa per trarne i nomi delle
sei note dell'esacordo:
(LA) (IT)
«Ut queant «Affinché
laxis possano
Resonare cantare
fibris con voci
Mira libere
gestorum le
Famuli meraviglie
tuorum delle tue
Solve gesta
polluti i servi
Labii Tuoi,
reatum cancella il
Sancte peccato
Iohannes» dal loro
labbro
impuro,
o San
Giovanni»
(Inno a San Giovanni)