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COME PENSI I SOLDI

IL CAMBIAMENTO NON PARTE DA CIÒ CHE FAI MA INIZIA DA COME PENSI

L’ASCENSORE

Mia mamma ha una paura matta dell’ascensore.

Se può, lo evita.

Se non può evitarlo, il tempo che passa in ascensore è un calvario.

Mia mamma non potrebbe mai vivere a Hong Kong, dove abito io.

Meno che mai in Cina continentale, dove vivevo prima.

Ad Hong Kong, in alcuni posti puoi andare solo in ascensore.

Non ci sono altri collegamenti.

In Cina abitavo al 29esimo piano.

Sarebbe stato impensabile prendere le scale.

Devi prendere l’ascensore.

Perché mia mamma ha paura dell’ascensore?

Non lo so.

La chiamano claustrofobia.

Paura degli ambienti chiusi e piccoli.

Questa fobia genera comportamenti totalmente irrazionali.

Forse sarebbe stato razionale avere un po’ di timore degli ascensori in quelle vecchie palazzine
che costruivano in Italia negli anni ‘50 e ‘60.

Le tecnologie non erano proprio il massimo.

Potevi rimanerci bloccato.

Ma oggi?

Gli ascensori sono veloci.

Sono sicuri.

Alcuni sono anche belli.

Ti aggiusti la pettinatura.

Ti rifai il trucco.

Non ha senso aver paura dell’ascensore.

Eppure mia mamma ne ha paura.

Se può, fa le scale.

Meno male che a Pietrasanta, in Versilia, il palazzo più alto probabilmente ha 3 piani.

Ah no... c’è n’è uno di 5 piani fra Forte dei Marmi e Massa.

Dalle mie parti lo chiamano “il grattacielo”.

Come vedi, siamo gente di mare.

Poco abituati alla città.

Pensa se mia mamma vivesse a Chongqing, nella regione del Sichuan, in mezzo alla Cina.

Dove il mio palazzo di 29 piani era un funghetto.

Sarebbe razionale farsi le scale?

Sarebbe ragionevole?

Immaginati, tutte le mattine e tutte le sere.

Su e giù per le scale.

Da pazzi.

Non credo nemmeno sia possibile, all’infuori di situazioni di emergenza.

Mia mamma non è mai venuta a trovarmi in Cina.

Neanche a Hong Kong.

Perché non c’è niente che tu possa fare per convincerla.

Quando si tratta di ascensori, lei non ti ascolta.

Preferisce fare le scale.

Forse nel 2021 non sono rimasti in molti ad avere questo tipo di fobia, come mia mamma.

Eppure in tanti esprimono questa irrazionalità in altre cose.

Per esempio con i loro soldi.

IL MERCATO AZIONARIO È IRRAZIONALE

Ti ricordi il titolo azionario GameStop?

Esatto, quello che a ne Gennaio è salito alle stelle.

Ed è salito anche alla ribalta delle cronache.

Riepiloghiamo velocemente:

Dei ragazzi si sono messi d’accordo sul social media Reddit per comprare il titolo in massa.

È le quote si sono impennate.

La piattaforma di trading è stata bloccata per un po’.

Qualcuno ci ha fatto un sacco di soldi.

Altri ci hanno polverizzato una fortuna.

Poi il titolo è crollato ed è tornato al punto di partenza.

Ora, già di per se questo rollercoaster potrebbe essere considerato irrazionale.

Per quale motivo dei ragazzi decidono di fare una cosa del genere?

Perché scegliere proprio quel titolo azionario?

Che cosa stavano cercando di fare davvero?

Poco lavoro per quelli che amano l’analisi è il ragionamento razionale.

Però in fondo una logica si intravede.

Ci sono delle relazioni causa-e etto.

Qualcuno compra in massa.

Il volume cresce.

Il prezzo di alza.

Nei giorni scorsi è accaduto qualcosa di ancora più irrazionale.

Non c’erano conversazioni in corso su Reddit.

Nessuno voleva comprare GameStop.

L’unica news riguardante il titolo era quella delle dimissioni del suo CEO.

Una notizia che, no a prova contraria, dovrebbe essere interpretata come negativa.

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Eppure ieri il titolo ha ricominciato a salire.

Così... da niente... il cane appisolato ha ricominciato a correre.

Finendo la giornata.... ad un clamoroso +72%!

Il titolo di Tesla e cresciuto del 700% nel 2020.

Ma l’economia era ferma.

Molti erano in lockdown e in tanti hanno perso il lavoro.

Non so quale fosse la domanda per automobili elettriche di lusso.

Credo non fosse così elevata.

Eppure il titolo è schizzato in alto.

Il motivo è che molti hanno tentato di investire soldi nel mercato azionario per rimediare le perdite
nel proprio business.

E siccome i nuovi arrivati sono investitori amatoriali e non fanno ricerche speci che, Tesla è il
titolo sul quale in tanti hanno puntato.

Questo il ragionamento:

Auto elettriche. È il futuro.

Elon Musk. È una celebrità.

Il brand. È un marchio famoso in tutto il mondo.

Non devi essere un genio per investirci.

E non devi fare ricerche troppo approfondite.

Anche in questo caso l’evento Tesla è un evento irrazionale.

Una compagnia cresce del 700% in un anno senza avere dei dati di bilancio che lo giusti chino.

Però anche in questo caso c’è una logica di fondo.

C’è una relazione causa-e etto.

C’è qualcuno che per qualche motivo decide di comprare.

Il volume aumenta.

Il titolo sale.

Anche in questo caso però, le cronache degli ultimi giorni raccontano qualcosa di ancor più
irrazionale.

Dopo la sua corsa selvaggia, Tesla ha raggiunto un all time high di 900 USD ad azione.

Era il 25 gennaio 2021.

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Da quel momento il titolo è praticamente caduto in picchiata per un mese.

E ha chiuso a 615 USD ad azione, perdendo più del 30%, senza un motivo ben preciso (anche
perché era salito senza un motivo ben preciso).

Ma non è nita qui.

Quelli che erano lì, immersi nei propri pensieri cercando di trovare un senso a tutto questo, si
sono dovuti bruscamente ridestare.

Nell’ultima settimana un altro rally è partito.

Il titolo ha recuperato più del 20%.

E poi è caduto di nuovo.

A cosa è dovuto tutto questo up and down?

Nessuno può dirlo con precisione.

Qualcuno dice che le dichiarazioni di Cathy Wood avrebbero in uito sul nuovo rally.

La manager di Ark Investment ha a ermato di voler comprare Tesla al ribasso.

Ed il successo e la celebrità di cui gode ultimamente potrebbero aver avuto impatto suo prezzo di
Tesla.

Ma è abbastanza per parlare di chiaro nesso causa-e etto?

Probabilmente no.

Perché i mercati sono irrazionali.

Per quanto tu provi a dare un senso a quelle candelette che compaiono sul gra co di Tesla, non
puoi decretare perché alcune sono rosse e verdi.

Puoi spiegare che cosa signi cano.

Che qualcuno vende e che qualcuno compra.

E che in alcuni casi i compratori sono più dei venditori.

E viceversa.

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Ma di cilmente puoi spiegare perché.

Quali sono le forze che spingono questi venditori e questi compratori.

Specialmente nei mercati attuali.

Dove il livello di speculazione è elevato.

FINANZE PERSONALI E COMPORTAMENTI IRRAZIONALI

L’argomento soldi porta con se uno dei più alti livelli di irrazionalità.

Perché è carico di emotività.

Molte persone hanno paura dei soldi.

Hanno paura di nirli.

Eppure non ne hanno ragione.

È un po’ come mia mamma con l’ascensore.

Non ha ragione di averne paura.

L’ascensore non morde.

Non si arrabbia con lei.

È improbabile che si blocchi.

È più probabile che succeda qualcosa facendo le scale, se proprio deve succedere.

Le persone hanno le stesse paure irrazionali con i soldi.

Molti li vogliono tenere vicino a se, perché gli danno sicurezza.

E allora li mettono in banca.

Che è il comportamento più irrazionale di tutti.

Perché in banca non sono vicino a te.

Infatti la banca presta il 90% dei tuoi soldi.

Soltanto un decimo dei soldi che metti in banca sono e ettivamente nelle casse della banca.

Molti non amano le perdite.

Direi che non le ama nessuno.

Eppure i soldi in banca o rono due garanzie.

La prima, non hanno ritorno.

La seconda, incorrono perdita sicura.

Devi soltanto vedere a quanto ammonterà la perdita.

Se sarà poco, molto o moltissimo.

A ronteresti un investimento di questo tipo?

Immagina di andare da un broker nanziario che ti fa una proposta di investimento.

Ti mette davanti un prodotto nanziario.

E tutto contento, si appresta a presentarti i ritorni proiettati.

Orgoglioso dei suoi prodotti, ti dice che il ritorno è una perdita sicura.

E con soddisfazione ti informa che può essere poco, molto o moltissimo.

Come reagiresti?

Ti sembra una storia irrazionale, non è vero?

Eppure è il comportamento del 90% delle persone con i propri soldi.

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Il comportamento di mia mamma di fronte agli ascensori non sembra molto intelligente.

Ma anche quello di molte persone con i propri soldi non sembra molto più saggio.

I soldi sono carichi di emozioni.

Ricordo che da piccolo vedevo le persone cambiare quando parlavano di soldi.

Vi erano persone con cui non avevi problemi a parlare.

Gentilissime e cordiali.

Tranne quando entrava in ballo l’argomento soldi.

Allora si creava un atmosfera di disagio, quasi di fastidio.

E ai colloqui di lavoro?

Tutto bello.

Descrizione del lavoro, mansioni, posizione.

Persino il tipo che intervista sembra simpatico.

Finché non entra lui.

The elephant in the room.

L’argomento soldi.

Allora tutto diventa meno bello.

Il colore rosa della stanza delle pareti diventa un grigio opaco.

La conversazione diventa un po’ go a e impacciata.

Talvolta sale un po’ di imbarazzo.

Quando ci sono emozioni in gioco, le persone fanno cose irrazionali.

Una cosa sicura improvvisamente diventa rischiosa.

Come l’ascensore.

Investire, se fatto bene, non è rischioso.

È la cosa più sicura che c’è perché ti fornisce un’entrata nanziaria senza che tu debba fare nulla.

Ma per molte persone è rischioso, perché è percepito come una forma di separazione dei soldi.

Quando ci sono emozioni in gioco una cosa potenzialmente più rischiosa viene percepita come
sicura.

In un edic cio di 29 piani, prendere l’ascensore è la cosa più sicura.

E anche quella che ha più senso.

Farsi 29 piani di scale tutti i giorni è più rischioso che prendere l’ascensore.

Molte persone ritengono che il soldi provenienti dal lavoro siano più sicuri rispetto agli
investimenti.

Ma sono più rischiosi.

Il lavoro è incerto.

Specialmente nel contesto di oggi.

Non hai la certezza che fra 5 anni sarai ancora lì, dove sei adesso.

A fare il solito lavoro, con il solito contratto, nel solito Paese.

Anzi, diciamo che è piuttosto improbabile.

Eppure le persone si costruiscono una vita basandosi sullo stipendio che prendono dal lavoro.

Il proprio stile di vita.

I propri progetti familiari.

Tutti basati su un’idea di sicurezza illusoria.

Le persone dicono: “Voglio di avere un lavoro sicuro prima di avere dei gli”

Il lavoro è percepito come sicuro.

E invece oggi è incerto.

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Senza contare che se ti basi sul lavoro, tu sei il tuo asset.

Tu devi sempre stare bene.

Mai un calo di energia.

Mai un infortunio.

Mai un break.

Altrimenti l’entrata nanziaria diminuisce.

O s’interrompe.

E c’è di più.

Se la stabilità nanziaria di una famiglia di basa sul lavoro, l’economia deve sempre andare bene.

Mai un ciclo negativo.

Mai un crollo di mercato.

Mai un evento imprevisto, tipo...che ne so...una pandemia.

Niente.

Sempre tutto bene.

Chi considera il lavoro come una certezza nanziaria deve pure temere la tecnologia.

Chi basa tutte le sue certezze sul lavoro deve temere ciò che è fondamento della società attuale:
lo sviluppo tecnologico.

Perché una nuova invenzione può rimpiazzarti al lavoro.

Un avanzamento tecnologico può eliminare completmente il tuo settore.

Chi considera lo stipendio come una fonte di entrata nanziaria più sicura degli investimenti, non
si accorge dei rischi che sta a rontando.

Scambia una cosa rischiosa con una sicura. Come il lavoro. O i soldi in banca.

E attribuisce un rischio eccessivo e inesistente a qualcosa di sicuro. Come gli investimenti.

Mia mamma è irrazionale con gli ascensori.

Ma molti lo sono con i propri soldi.

NON È CIÒ CHE FAI. È COME PENSI CHE CONTA

Da bambino volevo fare il calciatore.

Mi piaceva Alessandro Del Piero e volevo diventare come lui.

Mi allenavo a calciare le punizioni con il giro, alla Pinturicchio.

L’obiettivo era centrare l’incrocio dei pali in alto a destra, sulla porta del garage.

Ma la maggior parte delle volte centravo il retro della macchina di mio nonno.

Ti puoi immaginare come era contento.

Se a Natale mio nonno mi chiedeva che regalo volessi, gli dicevo che volevo la maglietta numero
10 della Juve.

Mio nonno non apprezzava molto.

Non per il costo o per altro.

Ma per le sagome del pallone con cui gli avevo timbrato la macchina.

E anche perché mio nonno era un tifoso sfegatato della la Fiorentina.

Gli anni sono passati ed io alla ne ho avuto diverse magliette con il 10.

Quella bianconera con cui la Juve giocava in casa.

E quella da trasferta, blu con le stelle gialle sulle spalle con lo sponsor Sony Minidisc.

Però io non sono diventato come Del Piero.

Ho smesso di calciare le punizioni all’incrocio del garage.

Le magliette sono nite tutte in un cassetto.

Il nonno continua a sgridarmi dal cielo.

Ed io sono diventato tifoso della Fiorentina.

Quando ero alle medie, avevo dei compagni che si compravano sempre i vestiti rmati.

Dalle scarpe alla giacca, era una s lata di rme.

Eravamo a Pietrasanta in Versilia.

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Ma sembrava di essere a Pitti Bimbo a Firenze.

Pure sulle mutande avevano scritto il nome di qualche stilista.

Ora, non voglio fare una critica.

Non c’è nulla di male nell’ avere il nome di uno stilista scritto sulle mutande.

In fondo, loro ed io non eravamo molto diversi.

Infatti a me piaceva avere il nome di Del Piero scritto sulla schiena.

Vedi, avevamo una cosa in comune.

Entrambi volevamo essere qualcosa che non eravamo.

Io volevo essere Del Piero.

Ma calciavo le punizioni nel garage, non nella porta del Delle Alpi.

Loro voleva essere ricchi.

Ma prendevano lo stesso autobus che prendevo io.

Venivano alla stessa scuola dove andavo io.

E mangiavano alla stessa mensa.

Loro erano una s lata di rme.

Ed io andavo a scuola in tuta.

Ma non eravamo molto diversi, in fondo.

Perché non è ciò che fai che conta.

Ma è come pensi.

Se vuoi cambiare qualcosa, non puoi iniziare da fuori.

Devi iniziare da dentro.

La maglia e le scarpette di Del Piero non ti renderanno Del Piero.

Vestirti con le mutande rmate non ti rende ricco.

Se ti concentri solo sull’esterno, non otterrai mai un cambio vero e proprio.

Al massimo potrai diventare una buona imitazione.

Come i carri del carnevale di Viareggio.

Puoi diventare un Del Piero di cartapesta.

O un ricco di cartapesta.

Oggi siamo diventati tutti investitori.

Siamo stati forzati a diventarlo.

Oggi bisogna essere tutti autonomi dal punto di vista nanziario.

Bisogna costruire il nostro portafoglio.

Prenderci cura delle nostre nanze personali.

De nire la nostra pensione.

Le nostre fonti di rendita alternative.

Non possiamo più aspettarci che lo Stato ci supporti.

O che lo faccia l’azienda.

Oggi bisogna essere tutti indipendenti.

Il problema è che in molti non hanno cambiato il loro modo di pensare.

Vanno a scuola.

Studiano.

Prendono il pezzo di carta.

E si aspettano di trovare il lavoro sicuro.

E si lamentano se non lo trovano.

Chiedono i bene t.

Vogliono la pensione aziendale e quella di Stato.

Accumulano denaro in banca.

E poi si svegliano un giorno e scoprono che i dinosauri si sono estinti da un pezzo.

E se la prendono con i politici e con il governo.

Oppure con l’economia che non è come loro vorrebbero.

Mentre dovrebbero iniziare a prendersi le proprie responsabilità.

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Perché se si prendono le proprie responsabilità hanno già fatto un primo passo verso un
cambiamento nel modo di pensare.

Se ti prendi le tue responsabilità non incolpi i politici e l’economia.

Hai già cambiato il focus.

Adesso il focus è su te stesso.

Su quello che potresti avere fatto.

Su quello che potresti ancora fare.

Quando le persone si prendono le proprie responsabilità, iniziano a cambiare.

Molti hanno capito che i tempi sono cambiati.

E hanno capito che devono cambiare anche loro se vogliono stare al passo con i tempi.

Ma non basta.

Perché anche in questo caso, spesso il cambiamento avviene solo all’esterno.

Il modo di pensare rimane uguale.

È come quando vai a scuola e ti dicono che devi fare qualcosa se vuoi passare l’anno.

E allora studi per l’interrogazione.

Ma non impari realmente.

Non assorbi conoscenze.

Non le applichi.

Ti limiti invece ad imparare quelle tre pagine quanto basta per ripeterle al professore e strappare
una su cienza tirata.

E poi fatta l’interrogazione te le sei già scordate.

Non sono conoscenze che ti cambiano.

Che te le porti dietro e le applichi nella vita.

Negli ultimi tempi molti si sono accorti che le circostanze ci hanno trasformato tutti in investitori.

Volente o nolente, hanno dovuto iniziare a fare qualcosa.

E cosa hanno fatto?

Hanno scaricato piattaforme di trading.

O hanno aperto un account con la banca per investire nel mercato azionario.

Molti parlano di titoli con una sicurezza che nemmeno Warren Bu et.

E no a sei mesi fa non sapevano il signi cato dell’acronimo S&P.

Il taxista sembra George Soros quando ti sciorina le ultime dritte sulle sue speculazioni.

E il barbiere ti parla di Bitcoin, che ti devi girare due o tre volte per vedere se è Satoshi Nakamoto
che ti sta tagliando i capelli.

Premesso che tu sappia com’è la faccia di Satoshi Nakamoto.

Perché non lo sa nessuno.

Forse è davvero il mio barbiere.

Non sono le scarpette nuove che ti rendono un buon calciatore.

O i vestiti rmati che ti rendono ricco.

Sono i tuoi pensieri.

E le tue emozioni.

Puoi parlare di titoli azionari tutto il giorno.

Ma come ti sentiresti di fronte ad una perdita del 5%?

Puoi parlare di Bitcoin come Satoshi.

Ma riusciresti a dormire sapendo che il loro valore è sceso di 10,000 dollari in 10 minuti?

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Puoi essere d’accordo sul fatto che oggi siamo tutti investitori.

Ma le tue nanze non cambiano se l’investimento più rilevante che fai è accumulare il tuo denaro
in banca.

Puoi essere interessato/a a costruire un portafoglio che ti rende autonomo e indipendente.

Ma non andrai molto lontano se il tuo portafoglio attuale consiste nel tuo stipendio e nel contante
sul tuo conto in banca.

E magari la casa di famiglia.

Questa situazione, nel contesto economico attuale, è sinonimo di fragilità nanziaria.

Che fare allora?

GESTISCI IL RISCHIO

Per diventare un investitore devi fare un passo alla volta.

Non puoi salire su una Ducati se non hai mai guidato il motorino.

Tutto inizia da come pensi.

Come pensi è in uenzato dalle persone che hai intorno.

E dalla roba che leggi.

Circondati di persone che possono portarti sul sentiero che ti interessa percorrere.

E inizia a ad educarti su tutto ciò che riguarda la nanza e l’economia.

Fidati, non è tempo perso.

Oggi l’educazione nanziaria vale quanto una laurea o un lavoro.

Infatti, se sai investire bene, puoi smettere di lavorare.

I tuoi soldi lavorano per te.

Ma devi farlo passo passo.

Non puoi immediatamente gettarti nella gabbia degli squali.

Devi iniziare con il limitare le perdite.

Devi iniziare dalla gestione del rischio.

È molto probabile che al momento tu non veda perdite.

E che tu non scorga alcun rischio.

Questo è esattamente il motivo per il quale non ti consiglio di iniziare investimenti speculativi n
da subito.

Perché in tali investimenti il rischio è alto.

E rischi di polverizzare delle fortune se non sai gestire il rischio.

E si impara a gestire il rischio quando è basso.

Impari a guidare la moto quando la velocità è bassa.

Meglio se inizi dal motorino.

Inizi a gestire il rischio quando impari a vederlo.

Il rischio del tuo lavoro, lo vedi?

Lo consideri sicuro ma è incerto.

Il rischio del porre tutta la stabilità nanziaria su te stesso/a, lo vedi?

Se tu ti fermi, si ferma il usso dei soldi.

I progetti che hai fatto cominciano a so rire.

Inizi a gestire le perdite quando inizi a vederle.

I soldi fermi in banca perdono valore costantemente, lo vedi?

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Succede adesso, in questo momento.

E in futuro potrebbero perderne ancora di più dato l’enorme usso di soldi stampati e immessi
nell’economia negli ultimi mesi.

Lo Stato e l’azienda non ti pagheranno una pensione e rischi di rimanere scoperto a 65 anni, lo
vedi?

In realtà hanno già smesso di pagare la pensione.

Ma non si vede perché continuano a o rire assegni pensionistici ai nostri anziani.

Ma sono sempre meno indicizzati all’in azione.

Questo signi ca che un po’ di soldi sono già stati tolti dalle mensilità pensionistiche.

E in futuro ne verranno tolti sempre di più.

Perché l’in azione è destinata a crescere.

Gli Stati hanno già smesso di pagare pensioni anche se continuano a pagarle.

Le pensioni sono la cosa più vulnerabile in questo ciclo economico.

E sono un rischio che stai correndo senza vederlo.

Inizia da qui.

Dall’individuare questo rischio.

Dall’individuare tutti i rischi.

E iniziare a gestirli.
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