Sei sulla pagina 1di 513

Informazioni su questo libro

Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni è stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google
nell’ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo.
Ha sopravvissuto abbastanza per non essere più protetto dai diritti di copyright e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è
un libro che non è mai stato protetto dal copyright o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico
dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l’anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico,
culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire.
Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio
percorso dal libro, dall’editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te.

Linee guide per l’utilizzo

Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili.
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l’utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa
l’imposizione di restrizioni sull’invio di query automatizzate.
Inoltre ti chiediamo di:

+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Google Ricerca Libri per l’uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo
di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali.
+ Non inviare query automatizzate Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti
invitiamo a contattarci. Incoraggiamo l’uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto.
+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla.
+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall’utilizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertati di farne un uso legale. Non
dare per scontato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un
determinato uso del libro è consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe.

Informazioni su Google Ricerca Libri

La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili. Google Ricerca Libri aiuta
i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed editori di raggiungere un pubblico più ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web
nell’intero testo di questo libro da http://books.google.com
sa
&
BIBLIOTHECA S. J.
Maison Saint- Augustin
ENGHIEN
IBLIOTHÈQUE S .
t aines L
60 CHANTILLY
Ачбез

се е
Ру
1e éd .
fan Fulgence Camilate #1759
Vera Buzimanin di opere
And wie soli GM

y Cuniliati
IL
RELIGIOSO
CLAUSTRALE PROFESSO
NEGLI
ES E R CI Z J
SPIRITUALI .
ACCOMPAGNATO
DA UN
SACERDOTE DOMENICANO

Dell'offervanza di Venezia .
van

BIBLIOTHÈQUE S.
2 les Fontaines
60 - CHANTILLY
uburg
Woniziato
Domenico
Jai Jurican Fiesole
IN VENEZIA ,
PRESSO TOMMASO BETI : VELII .

MDCCXLVIII.
Con Licenza de' Superiori , e Privilegio .
: Si Vende in Bologna nella Libreria
del Sig , Tommaſo Coli ,
CIT Dominus inter nos teſtis veritatis ,
s e fidei , ſi non juxta omne Verbum ,
in quo miferit te Dominus Deus tuus
ad nos , ſic faciemus . . . . . Cum autem
COMPLETI ESSENT DECEMDIES,
fa &tum eft Verbum Domini ad Jeremiam ,....
o dixit ad eos ; hæc dicit Dominus
Deus Ifrael , ad quem mififtis me , ut
profternerem preces veſtras in conſpectu
ejus : ſi quieſcentes manſeritis in terra
hac, ædificabo vos , o non deſtruam ;
plantabo , o non evellam , jam enim
placatus fum , , , . Nolite metuere, . . . '
dicit Dominus ; quia vobiſcum ſum ego ,
♡ ſalvos vos faciam .

. . Jeremiæ cap. 42. )

AGE ,
A GESUCRISTO
Via , Verità , e Vita .
All'Ammirabile Voſtra man
ſuetudine , e ſincera Voſtra
D umiltà di cuore , delle quali
diſtintamente ve ne dichiaraſte Mae
ſtro ed Eſemplare , ſonmi preſo l'ar
dimento , adorato mio Redentore ,
di offer rvi queſt' operuccia . Ell' è
tutta indiritra a tenere in iſtrada i
voſtri Servi , che con folenne pro
mella ſi ſono impegnati di fedelmen
te ſeguirvi , Ò Via ſicura ; à raffer
marli in quelle mallime, da cui per
fuali , s'induſſero a farvi l' accennata
promeffa , Verità Infallibile ; onde
rieſcá loro di mantenerſi ſtabili nella
vita di Grazia , per poi felicemen
te pervenire a godervi in quella di
Gloria , o Vita Eterna . Ora ſicco .
me la voſtra Infinita Miſerieordia fi
compiacque di concedere a me , il
più indegno di tutti , gli ajuti per
comporla , e le ſincere premure , ac.
ciò ai medeſimi ella rieſca profitte
vole ; così vi ſupplico per i voſtri
* 2 In
U

RV
iv
Infiniti Meriti , a diſtendere le voſtre
beneficenze ſovra tutti quelli , che

I
vorranno ufarne : onde fermamente
riſolvano di ſeguire le voſtre bene
dette, orme, o Via Retriffima; di pra

CI
tícare le Dottrine , quivi ſparſe , o
Verità Lucidiſsima; e di uniformarſi,
per quanto fia loro poſsibile , ai vo
ſtri eſempj , o Vita Santiſsima . Ac
cettate dunque , ve ne ſcongiuro ,

I
per la voſtra umiltà e manſuetudine,
la miſerabile offerta ; e gittate ſull'
indegn' offerente uno di que' voſtri
ſguardi , co ' quali rimiralte Pietro
traſgreſſore ; acció cangiato anch ' io ,
da quel disleale che ſono , in peni
tente coſtante, ſia renduto degno di
ſperimentare nell' Anima mia quel
miglioramento , che mi ſtudio di
promuovere nelle Anime altrui; on
de poi fedelmente ſervito e da eſsi ,
e da me ; ſiamo fatti meritevoli di
venirvi a benedire , amare , e godere
in eterno . Che così ſia .

LO
LO SCRITTORE
A chi legge .
T ' Effervi alla pubblica lua
ce molti libri, da' quali
Le s' indirizzano le Anime
nel ſacro ritiramento degli Spi
rituali Eſercizj, e tutti buoni
e fruttofi , è ſtato il motivo ,
· per lo quale non ho mai ceduto
alle iſtanze , benchè premuro
fe , che mi ſono ſtate da mol
ti fatte , acciò componeſli an.
ch' io una ſomigliante operet.
ta ; perſuaſi , che ſiccome , a
loro parere, aveami il Signore
per la ſua miſericordia foccor
10 nelle meditazioni degli An
ni di Criſto , di Maria , e de'
Santi, acciò riuſciſſero profitte
voli; avrebbe, per| *la 3 ſua bon
ta
vi
tà, fatto lo ſteſſo , anche ſe mi
fofli accinto al componimento
di cotal operetta . Queſto loro
argomento punto non movea
mi; sì per il diverſo metodo ,
che da' Sacri Efercizj richiede
fi ; si ancora , perchè dovendoſi
ſoſtanzialmente meditare quelle
tali verità , già , come dice
vo , egregiamente meditate da
tanti ; ne deducevo , che o
avrei dovuto ripetere poco be
ne , il dettofi ottimamente
dagli altri ; o comporre un'
opera , che non valeffe a
niente .
Si aggiugnea una difficoltà ,
da eſli forſe non riflettuta , cioè
ch' eſſendo molto diverſi gli
ftati delle perſone , le quali
intraprendono di fare gli es
ſercizj ; alla inſufficienza mia
parea moralmente impoſſibile ,
il potere colle meditazioni,
col
é ;
vii

colle lezioni ſpirituali entratę


ben a dentro nelle ſpirituali
indigenze di ogni ſtato , fic
come richiedefi fare negli E
ſercizi : onde al più avrei
potuto trattare certe verità co
muni a tutti , dalle quali , ben
che ſi poſſa trarne molto frut
to , malagevolmente però può
trarſi quello , ch ' è, dirò cosi,
propio , intrinſeco , e ſpecifico
di quel tale ſtato ed iſtituto di
vita . Come , per cagion di
eſempio , la meditazione della
morte , e degli altri noviſſi
mi , può ben illuminar' ogni
ſtato di perſone a fuggire il
peccato , e ad accenderſi a te
ner dietro a Criſto , il che in
ſomma è lo ſcopo degli eſer
cizj : ma difficiliſſimamente por
ſono tirarſi , a diſcuoprire gli
inganni , a' quali pud loggia
cere ogni ſtato di perſone in
, ed
* 4
viii
internarſi a trattare delle ob
bligazioni , le quali ad ogni
ſtato ſono anneſle o forto col
pa mortale , o ſotto colpa ve
niale : laonde , oltre all' inu
tilità dell' opera , ch ' io avefli
compofta , mi giudicavo inca
pace ancora a comporla tale ,
che poteſſe riuſcire a vantage
gio fpirituale di ogni ſtato di
perſona nella maniera, che mi
è ſempre paruta.
Perciò io ſono perfuafo , che
ogni ſtato di perſone , per ef
fere compiutamente iftruito ,
. e ben migliorato , richiedereb
be un libro di eſercizi , adatta
to ſpecialmente a quello fta
to ; nel qual libro fi meditaſſe.
TO , fi trattaſſero , e fi : ſminuz.
zaſſero le obbligazioni di quel
lo ſtato ; cioè o di ſemplice
Eccleſiaſtico o di Eccleſiaſtico
: con cura di anime , o di
Clau
ix
Clauſtrale ; avend ogni ſtato
le ſue ſpeziali obbligazioni ;
ficcome ancora molto diverſe
ſono quelle di un' Accaſata , da
quelle di una Celibe ; di una
Monaca , da quelle di una
Vergine fecolare ; e lo ſteſſo è
degli altri ſtati: cosi faccendoſi
da ciaſcheduno gli eſercizi , a
fine di rimediar ai diſordini del
propio ſtato , e di perfezionar
fi in quello ; ſarebbe per con
ſeguenza neceſſario , che il li
bro , il quale ſi prendeffe dala
la perſona per indirizzo , foſſe
tutto ſu le qualità e condizio
ni di quello ſtato : e. ſiccome
un Superiore , che ſermoneggi
a ' ſuoi Religiofi ,, oo un
un Predi.
catore che ragioni a Mona
che , fe vogliono adempiere
a’ loro doveri , debbono trattar
materie , alle dette perſone
adattate e propie* 5 ; così chean
che il libro , che indirizza ne.
gli efercizi quelle cali perſone,
dovrebbe contenere verità ,we
divazioni , lezioni , avviſi, do
cumenti 2 @ dottrine: , . a quel.
lo ftato di perſone corriſpon
denti .
Queſto mio penfamento ,
creduto vero e giufto , mi ha
finalmente indotto a cedere al
le iſtanze , fatteni ultima
mente fignificare da un Şug
getto molto riguardevole del
noftr' Ordine , cioè ch' io
componefli un libro di Eler
cizi per i Religiofi o Clauftra
li Profefb di ogn' Iftituto . Par.
vemi, che limitata la cofa tra
queſti confini , la mia ipfuffi
cienz'avrebbe potuto arriſchiar
ſi a ſcrivere alcuna cofa , che
non foſſe inutile ; e percid al
libro vi ho pofto per titolo :
H Rcligioſo, Clauftrale Profeſjo
ne
xi
negli Eſercizi Spirituali , ac
cið ognun ſapeſſe , come in
queſto libro , non di altro do
veali trattare , ſenonchè di
punti , e di, coſe , ſpettan
ti a riformare e perfezionare
la vita di un Religioſo pro
feffo .
Dirizzaſi dunque l'operetta
a ' ſoli Clauſtrali Profeſſi , che
vorranno intraprendere dieci
giorni di Spirituali Eſercizi ,
a fine di riformare il loro vi
vere , migliorarlo , e perfezio
narlo . Piaccia all' infinita mi.
fericordia di Dio , per i mem
riti infiniti di Gesù Criſto , e
per le interceſſioni di Maria
Vergine Madre , che in prima
l'anima mia ne raccolga que'
frutti , che ho ſeminati per
le anime altrui ; e che quelli,
i quali vorranno uſarne , quel
lo appunto ne ricavino , che
* 6 loro
loro di tutto cuore defidero :
Sottomettendo ogni coſa alla
correzione della noſtra Madre
Santa Chieſa Cattolica Roma
nil .

- AV.
. A V V I S I .
da leggerſi qualche giorno prima di 606
minciare gli Eſercizj .
PRimamente , fratello mío dilettiflimo ,
I qualche giorno innanzi di cominciare
gli Eſercizi , dovete proccurare di rimota
mente diſporvici , coll'andar eſplorando ne'
voſtri coſtumi , ove ſembrivi di averemag
giorneceſſità di riforma. Imperciocche , ac
ciò il frutto degli Eſercizi ſia ſtabile , tra
le altre circoſtanze, che ſi richieggono , una
è , che non ſi facciano troppi proponi-.
menti, ma pochi , i quali però fieno capi.
tali ; mercecchè la noſtra miſeria , veggen
dofi impegnata ad eſeguir molte coſe , più
di leggieri ſi attedia , e rimane più eſpoſta
al pericolo di tutte abbandonarle . Sarà
dunque ben fatto , che andiate , come di
cevo , inveſtigando , intorno a quai capi
ſia più biſognoſo il rimedio , per ivi di
propoſito applicarlo . Ma , oltre che ciò
ſaravvi ben preſto dalla coſcienza paleſa .
to , più accertatamente ancora vi ſi mani.
feiterà , fe con opportune e brevi invoca
zioni anderete con umiltà e frequenza chie
dendo a Dio , che ſi degni manifeftarvi lo
ſtato dell'anima voſtra , con queſte o altre
fomiglianti giaculatorie : Notam fac mihi,
Domine , viam , in quam ambulem , quia
ad te levavi animam meam - Deduc me' in
ſemitam ' mandatorum tuorum ; quia ipſam
volui -- Vias tuas, Domine demonſtra mihi,
. femitas tuas edoceme -- Faciem tuam illumi
i na fuper fervum tuum , & doce me juſtifica
tiones tuas ; le quali *s' indirizzino
5
da voi
a Dio
xiv
a Dio con premura , acció concedavi il ve . .
ro lume , che vi manifeſti a voi me
deſimo , e vi diſcuopra i voſtri diſordini
nel ſuo vero ſembiante , ſenza maſchera
o preteſto .
Secondariamente ſarà ottima coſa , che ,
prima di entrare negliEſercizj, vi ſpiccia
te , per quanto ſi può , da tutte quelle
faccende , che poteſſero interrompere la voſtrº
applicazione , ed involarvene qualche parte ;
coſa , che fe accadere , o quanto pregiudi
cherebbe il fine , dagli Eſercizj. preteſo . In
efli trattaſi di far proviſioni , che debbano
ſervire per far guerra, all' uomo vecchio ',
alla parte inferiore , alle paſſioni fregolate :
onde ſe rieſc'al Demonio d'introdurre nell'
animo dell'eſercitante qualche altra premu
ra , che dimezzi l' applicazione e ſolleci.
tudine pe’vantaggi dell'anima, la proviſio
ne rimarrà pregiudicata o nella miſura ne
ceffaria , o nella qualità richieſta . Pertanto,
dovete entrare negli Eſercizj ſpedito,da ogni
efteriore difturbo , ed entrarvi colla fola pre
murą di ricevere da Dio lumi, per cono -.
ſcere i voſtri fpirituali biſogni , e forze, per
efficacemente provederli .
. Ma perchè deſidero , che ne'giorni degli
Eſercizj concorriate allduamente a tutto il
Coro , che ſi offizia dalla voſtra Comuni.
tà ; perciò qui troverete due ſole meditazio
ni per ciaſcun giorno , cioè uną, per lamat
tina , ed una pe'l dopo pranzo, . Confeſſo il
vero , ch ' io non ho mai potuto , capire il
tenore di alcuni religioſi , i quali ne'gior
ni degli eſercizi ſpirituali abbandonano il
coro , per accomodarſi alla diſtribuzione dei
tempi, che trovano preſcritta dal libro,de
gli Eſercizj. Primamente molti di que'libri
di Eſercizi , quantunque ottimi , non ſono
distintamente e ſpezialmente dirizzati a re
ligio
XV
ligioſi , che profeffano coro.; ma a perſone ,
che o ſi preſuppongono ſcariche di cotalob
bligazione , o che poffano eſentarſene ſen
za intacco di regola alcuna . In ſecondo
luogo , dovendofi una notabile porzione del
tempo degli Eſercizj impiegare in lodare e
benedire vocalmente la Divina Maeſtà , e
qual lode mai o preghiera più gradevole por
ſiamo noi offerirle , di quella delle ore Ca
noniche cantatele unitamente cogli altri in
que’dati tempi , dalla Chieſa preſcritoi ?'
Forſe che , recitando e cantando coralmen
te le ore , non ſi può ſtarfene unitiffimi & -
Dio , e chiedergli le grazie , che gli chie..
deremmo , fandoci in camera ? Qual efem
pio più edificante poſsiam noi dare a 'no
îtri confratelli di quello , ch' ei in vederci
pronti efecutori di una regola tanto in
portante , profeſſata quaſi comunemente da
ogni facro Istituto ? Chi fa , che quelle be
neficenze , le quali da'particolari noftri de
meriti ci ſarebbono impedite , orando ſolis
non ci vengano impartite pe'meriti de fraa
telli , co’quali preghiamo Proccuriama dun
que , a cagione degli Eſercizí, di non mi-.
norare ; ma di aumentare piuttofto l' efecu
zione delle vegolari offervanze dell'Iſtituto ,
e maffimamente delle ſpettanti al culto di
vino ; giacchè gli Eſercizi ſi fanno appun
to per riformarci ancora intorno alle irrea
golarità , che commettiamo : onde il libro
degli Elércizinon ci difvii dalle regole , ma
accomodiamolo allemedeſime; comeho proc
curato di accomodare queſto .
* Die dunque faranno le meditazioni per
cadaun giorno , le quali potrete fare a 'in
due ore intere , o dividerle in due mezz'
ore per una : ed a queſto fine le ho diviſe
in due punti per ciaſcuua , non tanto bre .
vi ; e ciò ad oggetto di meglio trattar la
ma
xvi
materia meditata . Se le dividerete in due
mezz'ore , potrete nell'intervallo di una e
l'altra , o applicarvi alla Lezione Spiritua
le , o celebrare la Santa Meſla , o fare la
comunione , fenon altro ſpiritualmente ,
qualora dal Direttore vi foffe negata la fac
cramentale ; o udire la Meffa , o far altra
preghiera vocale . Nulla di meno ſe aveſte
e tempo e piacere di fare due o tre ore di
meditazione ; le quivi diſteſe , nell' accen
nata guiſa ripartite , poſſono baſtarvi ; pe
rocchè ogni punto ha l'eſtenſione fufficiente
per una meditazione. Nè importa che ver
fino fu la ſteſſa materia ; fendo tutte mate
tie rilevanti , le quali mai non ſi meditano
quanto baſti .
Ne' giorni degli Eſercizi è neceſſario di
oſſervare rigoroſo ſilenzio , tanto encomia
to dalle Scritture , e da' Padri , per chi ha
da trattare in modo fpuziale con Dio : on
de , toltane una mezz 'ora dopo il pranzo in
cui potrete parlare con alcuno di coſe uti
li per un po 'di onetto follievo ; nel rima
nente oſſervate filenzio , a riſerva di qual.
che conſiglio , che vi occorreſſe chiedere
al voſtro direttore . Nella ſtate ancora vi fi
concede doppo la mezz'ora di ſollievo , un '
ora di ripoſo . Se poi il follievo ſivoleſſe da
voi procacciare in ſilenzio col paſſeggio o
dell'orto , o in altra guifa innocente , non vi
ha che dirli .
Sarà cofà ottimamente fatta , l'accoppia
re le preghiere degli Eſercizi a qualche pe=
nitenza corporale , maſtimamente Ipettante
aila mortificazione del guſto , e degli occhi:
onde a miſura e delle voſtre forze , e dell'
ordinario voſtro alimento , ſempre coll' ar- ·
ſenſo del direttore , ſarà maggiore o mino
re la porzione, che dell'alimento vi prive
rete alla manía , con iſcopo , che ſi accreſ
ca
xvit
ca la porzione de' poveri; a 'quali ſi fuote
dalle Comunità religioſe diſtribuire gli av
varizi della menſa : e ſe volefte anche fare
qualche altro digiuno più rigoroſo , o cigner
il cilicio , o praticar altri atti penitenziaa
li , conſultato il direttore , farete ciò , ch'
ei vi permetterà , Ma ſovrą il tutto mora
tificate eſattamente gli occhj , giacchè in
ciò non vi è pericolo di eccedere , nė vi e
biſogno di licenze .
· Non eflendovi criſtiano , che non abbia
alcun Santo Protettore preſſo Dio , molto
più deeſi ciò preſupporre di ogni Religiofo ,
ed io preſuppongo di voi , mio caro fra
tello : ora queſto dovete diſtintamente im
pegnare con iſpeziali ricorſi , affinchè vi
protegga nel corſo di queſti Efercizj ; onde
fianvi partecipati della Divina Misericor
hentraftve
dia que ’lumi e que’ſoccorſi , col mezzo de'
rtenza per promaria ale om fe fuo
quali eſciate dagli Eſercizj diverſo da quello
ch'entratte . E le , per voſtra troppo pin
gue innavertenza , non vi avefte fino ad
ora procacciata per protettrice ſpeziale la
Madre di miſericordia Maria ; dopo chie.
ſtole umilmente perdono di tale omiſſione ,
fupplicatela a ricervevi nel catalogo de'ſuoi
clienti , per non eſſerne mai più ſcancel
lato ; ſcongiurandola a darvene la capar .
ra , col proteggervi in queſti Eſercizj.
- Diſtribuerete dunque il tempo , ſe ſi ac .
corda al voſtro coro , così : la meditazio
ne della mattina ſi farà dopo la Prima det
ta in coro : finita la meditazione , cele .
brerete , o 'udirete la fanta Meffa ec . indi
farete la lezione fpirituale , ed altre pre
ghiere vocali : poi ſuſſegue il coro della
Meſſa cantata ; di poi il pranzo : dopo il
· pranzo il ſollievo ; dopo queſto la dormi
zione , s' è di eſtate ; dopo queſta il Ver
pero in coro ; dopo il Veſpero la medita
zione,
xviii
zione , poi la lezione , e qualche preghiera
vocale : dopo queſte la Compieta ; dopo
queſta , ſe vi è tempo prima della refezione
o cena , l'eſame di colcienza ful modo di
aver paſſata quella giornata : dopo la ce
na , qualch 'eſercizio che innocentemente di..
verta ; dopo queſto , il detto eſame di co
fcienza , e le preghiere ſolite , prima di
porfi a letto . Se foſte in Religione con
ſueta a recitare il Mattutino fu la mezza
notte ; o chebel comodo ſarebb'egli di ſtar
yene con Dio nel coro in quel tempo , in
cui eſſo Dio è da' ſuoi fedeli per il più o
dimenticato , o offeſo !. Vi avviſo bensl ,
che le meditazioni , le quali ſogliono farſi
da ſomiglianti Religioni o dopo il Mattu
tino , o dopo la Prima , o dopo la Com
pieta , non debbono computarſi tra quelle
degli Eſercizj, ma debbonli offerire a Dio di
foprappiù .
* La lezione deeſi fare con molta poſatezza ,
fermandovi ſu que'pafli , che più vi tocca
no ; ed anche ſovente, interrompendola, con
aſpirazioni, ed altre giaculatorie verſo Dio :
avvenendo ſovente , che ſi tragga più
compunzione della lezione , che dalla me
ditazione .
- Si pongono due meditazioni per ciaſcun
giorno , non già perchè ſia neceſſario ſcor
rerle tntte , ma per dilettare piamente ben
eſercitante colla varietà ; per altro ſe una
fola eziandio vi riuſciſſe molto fruttuoſa ,
paſcete pure l'anima voſtra con quella ; pe .
rocchè lo ſcopo delle meditazioni,, e di
tutti gli Eſercizi è il miglioramento , dell?
anima; il quale purchè fegua , poco rile.
va , che ſegua con una , due , o più medi
tazioni variate . I puntini poi , che trove.
rete frappoſti alle meditazioni, viadditano
alquanto di pauſa , che iyi è da farſi..Go
xix
Godendo voi , come Clauſtale , il gran
privilegio , di tenere Gesù Criſto in caſa
voftra , e , dirò cost , ſotto a voftri tetti ;
egli è ben di dovere , che maſlimamente in :
queſto tempo fią da voi viſitato almeno due
o tre volte il giorno , fuori de' tempi del
coro ; tenon altro , prolungando la voſtra
ftazione in coro . Queſte viſite fogliono
comporſi di un atto d 'adorazione , di fe
de , di Speranza , di amore , di contrizio
ne , di offerta , di ringraziamento , e di
petizione diciò , che più vi abbiſogna perl'
anima ; ed in queſto tempo , di ajuti , per
trar frutto dagli Eſercizj. Ah ! ſe aveſte il
modo , quanto vi gioverebbe , fare le vos
ſtre meditazioni alla preſenza di eſſo facra .
mentato Gesù ! O quanto ajuta il mirare
con occhio accoppiato alla fede quel divin .
tabernacolo ! Diſprezzate gli umani riguar
di; e valetevi al poſſibile di sì bel comodo.
Spirituale .
Si ſuole nel tempo degli Eſercizi ricor
dare l'uſo degli elami di coſcienza . ottima
cola : ma io non ve li pongo fuora della me
ditazione ; deſidero che gli facciate nella
meditazione , allora quando ſi applica la
verità o maſſima meditata alla pratica , ed
a voi medeſimo ; onde eſaminiate lo ſtato
dell'anima voſtra in rapporto , a quella vir
tù , o alla moderazione di quella paſſione
ęc. L ' eſame poi confueto della ſera pri
mą: di porſi a letto mai non deefi traſcor
rere .
Favellandolo io a Religiofi , reputo ſuper
fluo l'iſtruirli di coſa ſia orazione mentale
o meditazione , di quali atti ella fi for
mi , tanto per parte dell'intelletto , quanto
per parte della volontà ; così ancora delmo
do , con qui debbaſi la perſona meditante
ajutare nella tentazione dell' aridita '; e
fimili
ſimili altre coſe , che ſi fogliono imparai'e
nell'anno del noviziato ſemplice . Tutta
via , potendoſi dare il caſo , che queſto li
bro capiti in mano di qualche claustrale
così diſtratto , che fiefi dintenticato anche
di queſti primi rudimenti della vita fpiri
tuale , e ſia ſtato daldiſapplicato ſuo vivere
fvaligiato di ogni notizia ſu queſte mate
rie ; perciò in breve gli ricorderò , come
prima di metterſi a meditare , egli dee di
iporviſi con tre atti interiori : il primo ſia
un atto di viva fede della preſenza diDio ,
che lo ſta mirando , e lo penetra fino all'
intimo del ſuo cuore ; e che ſta attenden
do i trattati , che ſeco ſuol avere il me
ditante . A queſto atto darà eccitamento
con queſti palli della parola di Dio , po
fatamente profferiti colla mente : Nonne ipfe
conſiderat vias meas , & cunétos greſſus meos
dinumerat ? Job . 31. -- Scio quia omnia po
tes ; on nulla te latet cogitatio . Job . 42.
Domine , ante te omne deſiderium meum , Samoa
gemitusmeus a te non eſt abfconditus . Pfalm .
37. -- Il ſecondo atto ſia di ſincera umilia
zione, annichilandofi dinanzi a sìalta ed in
finita Maeſtà ; chiedendole perdono di tutti
que'mancamenti , che lo rendono indegno
di ſecolei trattare ; e de'medeſimi fincera
mente dolendoſi : ed a queſt'atto potranno
dar eccitamento quegli altri paſli della pa
rola di Dio : Ne projicias me a facie tua y
Spiritum Sanctum tuum ne auferas a me.
pſalm . 50. -- Deus propitius eſto mihi pecca
tori . Luc. 18 . -- Domine , fi vis , potes me
mundare . Matth . 8 . -- Il terzo atto ſia di
fiduciale implorazione del divino ſoccorſo ,
per fare profittevolmente quella meditazio
ne ; attendendolo ſicuramente dalla infini.
ta divina miſericordia , ſolita di accoglie
re gl' indegni umiliati : ed a queſto atta
daranno
Xxi
daranno eccitamento quegli altri paſſi della ,
parola di Dio : Miſerere mei Deus , miſe
rere mei , quoniam in te confidit animamea :
pſalm . 56 . -- Illuſtra faciem tuam ſuper ſerie
vum tuum , ſalvum me fac in miſericordia
tuu : Domine , non confundar , quoniam in .
vocavi te : pfalm . 33. -- Deus miſereatur no
ſtri, 6 benedicat nobis , illuminet vultum
Juum fuper nos , de mifereatur noſtri ; ut
cognofcamus in terra viam tuam . -- E fa
rà bene fare queſti atti ginocchione a ter
ra , e colla faccia inclinata ver la me
deſima .
Premeſſa queſta preparazione , fi coming
cia a leggere ; e letto il punto , cominciafi
a meditare , vale a dire , cominciali a con
ſiderare le coſe lette , fino a tanto che ſi
deſtino nella volontà affetti pii , o di pen
timento , o di umiliazione , o di ſperanza ,
o di amore , o di compaſſione , o di rendi
mento di grazie , o di deſiderj, o di peri
zione , e ſimili ; ed allora ſi foſpende la
conſiderazione , o il diſcorſo della mente ,
e ſi laſcia che la volontà fi sfoghi neidetti
affetti ; mercecchè in queſti affetti della
volontà conliſte il ſoſtanziale ed il midol
loſo della meditazione e preghiera , ſendo
la conſiderazione dell' intelletto dirizzata ',
acciò la volontà li defti ed accenda ai
detti affetti, nei quali deeſi laſciar proſegui
re , finché ſi lazzj ; ed allora ſi ripiglia la
conſiderazione dell' intelletto o ſu quella
ſteſſa verità , o paſſando innanzi ad un 'al
tra , per tornar a riaccendere la volontà in
nuovi fanti affetti . Onde fe per avventu
ra l'anima , appena poftafi a meditare , ſi
ſentire rapire a prorompere nei detti affet
ti , ella non dee prenderſi la pena di pri
ma meditare , ma dee laſciar operare all'
affetto , ſenza violentarſi a meditare ; mer
cecche,
Xxii
cecche , come diceva , il meditare o con
ſiderare fi fa per accenderſi nei detti af
fetti , i quali quando feguano , benchè
fenza meditazione previa , ciò niente ri
leva .
Deeſi avviſare comeverſo il fine della me
ditazione ſi fa il ſuo proponimento , il qua
le , per eſſere il frutto immediato della me
ditazione , dee avere tre condizioni o qua
lità ; cioè efficacia , repetizione , e partico
larità : efficacia , che lo renda riſoluto , e
coſtante all'eſecuzione : repetizione , cioè
che ſi rinnuovi anche fuori della medita .
zione nelle orazioni vocali ; ed in approf.
fimarſi il tempo , e l' occaſione di eſeguir
lo . ( richiedendoſi maſſimamente queſta re
petizione nelle meditazioni quotidiane , che
ſi fanno da 'buoni religioſi; ripetendolo , fino
a tanto che col divino ajuto ſi abbia acqui
ſtata quella virtù , e diſtrutto il vizio con
trario ) La particolarità poi confifte , che
il detto proponimento ſia più individua
to , che ſia poffibile ; intorno a che mi
ſpiegherò con un eſempio . Proporrà uno
di eſſere paziente : queſto è un proponi
mento , che poco vale : dee ſoggiugnere :
riſolvo , col divino ſoccorſo , di eſſere pa
ziente in quel tal genere di contrarietà ,
V . G . quando faranno diſprezzate le coſe
mie ; diftintamente le mie prediche : e ſine
golarmente da quel tale , che più m 'infa
Itidiſce degli altri : queſto è proponimento
ſingolarizzato ſufficientemente : e queſto deeſi
ripetere nella meditazioniquotidiane dopo gli
eſercizi, finché col chiederne a Dio l'eſecu
zione, li abbia conſeguita la vittoria ; per
paffar poiall' efpugnazione di qualche altra
paflione ; prendendo ſempre di mira la più
pregiudizievole .
Ho detto nelle meditazioni quotidiane
dopo
xxiii
dopo gli eſercizj ; imperciocchè negli eſer
cizi, comeſi fa proviſione almeno per tutto
l'anno , debbono farſi yarjproponimenti, non
però molti, perchè , come accennai fe fa
ran troppi, malagevolmente fi eſeguiranno ;
dico dunque varj, e capitali , cioèche pren.
dan di mira l'abbattimento delle paſſioni ,
che più ci predominano , e pregiudicano :
Gia ſi preſuppone , che non ſiano di coſe
e colpe mortali ; perchè fe foffero di co
tal fatta , un ſolo proponimento baſtereb
be per tutti , ſtabilendo ad ogni coſto di
non mai più peccar mortalmente , e di re
cidere in un colpo tutti que'vincoli , che
a peccar mortalmente attraevano : onde ,
replico , in queſta ipoteſi , richiederebbeſi
un proponimento ſolo , ch ' equivaleſſe a
tutti quelli , che ſi oppongono ai peccati
mortali , ai quali l' eſercitante fofle fog
getto ; o tanti fe ne richiederebbono , quan .
ti ſono i detti mortali , e le loro occa
ſioni proſſime ed anche propinque ; nella
maniera medeſima , con cui fi favella del
proponimento richieſto al Sacramento della
> Penitenza in materie mortali , Preſuppo
nendo dunque , che ſi favelli fuori della
' U detta ipoteſi , i proponimenti degli eſerci
zj , per riuſcire più agevoli ad eſeguirſi ,
fiano pochi , ma capitali ; dirizzati alla
eftirpazione di quelle male inclinazioni ,
che ci fanno cadere più ſpeſſo in diſgu
Iti di Dio , e ci tengono in una vita te
pida e pericoloſa ; e ſieno anch 'eſſi più in
dividuati , che ſia poffibile .
Che ſe poi il Signore Dio permetta , o
o pe 'l demerito dell'eſercitante , o per if
perimentare la ſua fedeltà , la tentazione
dell' aridità , e del tedio ; ond'egli nelle
meditazioni non poſſa afferarſi ad un buon
penſiero , nè deftare in fe verun pio affet
to ;
xxiv
to ; ſicchè , nemmen per un minuto , poffa
tenere la mente raccolta al punto , che
vorrebbe meditare ; anzi ſi trovi pieno d'
inclinazioni di tutt' altro , fuorchè di far
orazione , con una rabbioſità ſpirituale ,
di gittar alla buon ' ora e libro , ed eſer
cizj , ed ogni altra coſa delle diſegna
te di fare ; non dee il religioſo in tale
Itato punto confonderſi o ſgomentarſi ; ma
con quiete portiſi dinanzi Gesù Sacramen
tato , o Crocifiſſo , ed ivi ginocchiatoſi ,
confeífi con umiltà , ſincerità , e ſempli
cità , confeſli , dico , favellando vocal
mente la ſua indegnità , di effer ammeſto
å trattare : colla ſua Divina Maeſtà , da
eſto tanto malamente ſervita : confefli , di
riconoſcerſi meritevole di altri gattighi mol
to maggiori ; ma loggiunga , come lapen
do egli dalla fede , eſſere infinitamente
più grande la Divina Miſericordia , ed il
merito di Criſto , di quel che ſiano i de
meriti ſuoi ; perciò proteſti , che non dif
fida di ricevere dalla medeſima , per i
detti meriti , i ſoccorſi neceſſarj , a trar
profitto anche da quello ſtato ſecco , ari
do , e faſtidioſiſſimo , in cui trovali pro
fondato : e dica , anche replicatamente a
Dio col Santo Davide : In terra deſerta ,
o invia do inaquofa , lis , mio Dio fic in
Sancto apparui tibi , ut viderem virtuten
tuam , gloriam tuam : quoniam melior
eft mifericordia tua fuper vitas , labia mea
laudabunt te . Si benedicam te in vita mea ,
du in nomino tuo levabo manus meas . In
di ſi metta con tutta quella quiete di fpi
rito che potrà , a mirar fiſſo verſo il Sa
cro ciborio , o verío il Crocifiſſo , come
un povero é miſerabile , che ſta mirando
un Signore ricco , potente , liberale , e
voglioſo di donare a pezzenti ; ſicuro di
eflere
XXV
effere reciprocamente rimirato da effo ; e
vada umilmente , é vocalmente recitando
molto adagio il Paternoftro , ch'è l'orazio
ne ſublime , da eſſo inſegnataci: indi va
da foggiugnendo vocalmente delle giacu
latorie , o col ciečo di Gerico : Domine ,
ut videam : o col Pubblicano : Deus , pro
pitius eftomihi peccatori : o col lebbroſo :
Domine , fi vis , potes me mundare : o con
quel Genitore : Domine , adiuva nos , mie
fertus noſtri ; o altre', preſe da' Salmi. Si
rivolga colla mente a Maria Santiffima , e
la preghi ad offerire a Dio tutte le altiffi
me ſue preghiere , fatte in queſta vita ,
per fupplire alla ſua eſtrema miſeria : e
la ſteſſa ſupplica faccia a'Santi . Può an
che recitare le orazioni o collette , che
ſtanno nel breviario , e che ſi recitano in
eoro negli uffizj, de tempore , le quali ſono
belliſſime , divotiſſime , e ſuggerite dallo
Spirito Santo alla Chieſa : e tutto reciti
adagio , con pace , e con pazienza , e fi
ducia ; tanto che parli quella mezz'ora ,
o quell'ora , trattenendoſi con Dio nelmi
glior modo che può : e nel fine faccia il
ſuo proponimento , ſecondo il ſolito , e
.non diffidi , nè tema di aver gittato il
tempo ; perchè , cosi faccendo con molta
umiltà , pazienza , e confidanza ; avrà for
ſe meritato più preſſo Dio , per la vitto
ria riportata della tentazione del tedio e
dell' aridità , che fe aveſſe godute molte
tenerezze . i
Rimangono per anco tre altri brevi av
viſi : il primo di ſciegliervi un 'opportuno
Direttore , il quale ſia dotto , pio , e fpe
rimentato , ſe mai potete averlo fornito
di tutte queſte qualità , che ſe per diſavven
tura tale non poteſte averlo , il che non
è probabile , fendovene ſempre nelle reli
gioni;
xxvi
gioni ; fidatevi di Dio , il quale mai non
manca , a chi , per quanto ſta dal can
to fuo , fa , co ſoccorſi della ſua grazia ,
quanto ſa , e può ; ſcegliendo quello , che
in coſcienza voftra crederete più accon
cio . Il ſecondo , che intraprendiate gli
Eſercizj con ſentimento verace e ſincero
di migliorarvi ; fendofi Dio impegnato
nelle Scritture , di laſciarſi trovare , da chi
di vero cuore cercherallo , e di accorrere
alle voci , di chi veracemente lo invoca :
ed a queſto fine vi ho avviſato , di ſpeſſo
ripetere quelle giaculatorie , qualche giore
no prima di cominciare . Il terro , di
ſcrivere i proponimenti , che negli eſer
ciuj anderete faccendo , ad oggetto di leg
gerli , dopo gli eſercizj, almeno una volta
per ſettimana : imperciocchè ſendo pro
ponimenti capitali , e come baſi della
voſtra riforma, iſpirativi dalla Divina Mi.
fericordia in queſto tempo accettabile, ed
in queſti giorni di ſalute ; e da voi fatti
con animo fermo, di volerli eſeguire , ac
ciò queſta riforma ſia , per quanto puor
fi , durevole , ſarà bene il leggerli con ri.
fleſſione dinanzi il Crocifiſſo ; il che vi fer
virà di efficace ricordo a mantener la pa
rola , data ad effo ; di giuſto rimprovero .
trovandovene manchevole ; di ſtimolo , a
chiedergli umilmente perdono delle com
meſle slealtà ; e di ſincera proteſta , di
eſeguirli in avvenire . Vi fupplico in fine
a ricordarvi qualche volta anche di me ,
acciò ſiami dal Signore conceduto di pra
ticare quel tanto , che nelle mie operet
te ho proccurato d 'infinuare agli altri .

IN
xxvii.

INDICE
DELLE MEDITAZIONI

LEZIONI
Contenute in queſti Eſercizj.
PER IL PRIMOGIORNO.
Meditazione per la mattina

Sulla morte di un Religioſo . . pag. I


Lezione per la mattina
Sull Affare dell' Eterna Salvezza . p. 9
Meditazione pe'l dopo pranzo
Sul Giudizio particolare dell' Anima di un
Religiofo . P. 6
Lezione pe'l dopo pranzo
Sullo fello affare dell'Eterna Salvezza . p. 28

** 2 PER
xxviii :
PER IL SECONDO GIORNO .
Meditazione per la mattina

Su l' Inferno. pag. 40


Lezione per la mattina
Sul peccato mortale . P . 47

Meditazione pe’l dopo pranzo


Su lo steſo fuggetto dell'Inferno. p. 62
Lezione pe 'l dopo pranzo
Sul voto della Povertà . p. 69
• PER IL TERZO GIORNO .
Meditazione per la mattina

SUL Paradiſo pag. 85


Lezione per la mattina
Olle Amicizie ai Religiofi molto nocevo
I li . P . 93

Meditazione pe 'l dopo pranzo .


Sul bivio delle due Eternità . p. 105
Lezione pe 'l dopo pranzo .
Sull'arte di vincere le tentazioni . Pent?
PER
хҳіх

PER IL QUARTO GIORNO.


Meditazione per la mattina . . .
Su lo ſtato di Tiepidezza . pag. 127
: Lezione per la mattina .

· Sul regolamento dell' Indole cattiva . ' p. 134


Meditazione pe 'l dopo pranzo
Sul corriſpondere alle voci diDio. p.147
Lezione pe'l dopo pranzo
- Sulla forza delmal eſempio , e delle cattive
mallime . p . 154

PER IL QUINTO GIORNO .


Meditazione per la mattina

Sul pag.
obbligo di attendere alla perfezione:
168

Lezione per la mattina


Sul Peccato Veniale. . p . 176
Meditazione pe'l dopo pranzo
Sul far Orazione . p . 190
* * 3 Le
Lezione pe 'l dopo pranzo . : .
Su tre inganni di alcuni Religioſ , cioè di
non riputare perniziofa quella inoffervan .
ZA , che comunemente ſi pratica : di ripu
tare peſante la vita virtuofa : e di laſciarla
per umana ſuggezione . pag . 197
PER IL SESTO GIORNO .
Meditazione per la mattina :
S Ulla paperſeveranza
g.
del vivere fervente211.
Lezione per la mattina
Soura tre altro inganni di alcuni Religiofi ,
cioè di un zelo fregolato : di ſtudj geniali :
di falfa pietà verſo i Congiunti . p. 219
Meditazione pe'l dopo pranzo
Swi i mezzi , che ha il Religioſo , per di
venire perfetto , e Santo . p . 236

Lezione pe'l dopo pranzo


Sovrá due altr" ingannidi alcuniReligioſi , cioè
di procurarſi Convento , o Miniſtero ; e della
soverchia cura della propia ſanità , p. 243

PER
XXXi
PER IL SETTIMO GIORNO ,
Meditazione per la mattina
CUlla neceſſità di meditare ; e ſu i fuggetti
D da meditarſi con più frequenza . pag. 258
Lezione per la mattina
Sovra due altrº inganni di alcuni Religioſi ,
cioè degli Scrupoli ; e del contentarſi neli
operare della buona intenzione , ſenza cober
rarſi , ſe nell' operazioni eſterna fiavi che ,
dire . p .264
Meditazione pe'l dopo pranzo
Segue la stella materia ,fu i Suggetti da spello
meditarfi . P . 279
Lezione pe'l dopo pranzo
- Sul piacere agli uomini , e piacere a Dio.
28 .

PER
Xxxii

PER L'OTTAVO GIORNO .


Meditazione per la mattina

Sulla virtù dell'ubbidienza. pag. 300


Lezione per la mattina

Sulla Carità , Pace , e Concordia fraterna .


P 309

Meditazione pe'l dopo pranzo


Sullo ſtato dellº Anima in Grazia . p.

Lezione pe'l dopo pranzo


Sulla ſtima delle coſe picciole ; e diſtinta
mente del Ritiramento nel Chioſtro ; e del
Silenzio nel Chioſtro , p. 332

PER
xxxiii

PER IL NONO GIORNO .


- Meditazione per la mattina i

Sul Timore dovuto a Dio . pag. 351


Lezione per la mattina .
Su la Preſenza di Dio. p. 358
Meditazione pe'l dopo pranzo
Su la neceſſità di eſercitarſi nelle virtù , e
maſſimamente nella Fede . P . 374
Lezione pe'l dopo pranzo
Su i grandi utili della Lezione Spirituale , e
del ragionare di coſe ſpettanti all ani
ma . p . 383
- PER IL DECIMO GIORNO .
Meditazione per la mattina
Ulle impreſſioni che debbon fare in noi la
S vita , e le dottrine di Criſto . pag.400
Lezione per la mattina .
Sul benefizio dell'Auguſtiſimo Sacramento del
Eucariſtia . p . 409
Mea
XXXIV
Meditazione pe'l dopo pranzo
Sullo ſteffo fuggetto di queſta mattina , cioè
ſulle impreſſioni , che debbon fare in noi la
vita e le dottrine di Criſto. p.427
Lezione pe'l dopo pranzo
Sullo ſtello Suggetto della Santiſſima Eucari
Stia . p. 435

11
a

NOS
XXXV

M TOS infrafcripti Cenfores , juſſu Re.


IV verendiſſimi P . Magiſtri Fr. Vine
centii Marie Ferreti Vicarii , o Procu
ratoris Generalis totius Ordinis Prædi
catorum , librum legimus '; cui titulus
eft : Il Religioſo Clauſtrale Profeſſo
negli Eſercizi Spirituali ec. , in eoque
non folum quid offendens ſive in fide ,
ſive in moribus non invenimus ; quini
mo omnia , qua eruditione , qua zelo ,
qua doctrina , qua exhortationibus ad
vitam Religioſorum juxta normam pro
priarum legum componendam , ftudium .
que perfectionis in eis promovendum , ad
quod tam graviter urget Religioſa pro
feſio , mirifice conducentia .
Datum Venetiis in Collegio SS. Rofar,
Ordinis Prædicatorum die 8. Jan. 1748.

Fr. Fabianus Marinoni Sac.Theologiæ


Ex lector . .
Fr. Innocentius Maria Fantoni in prde
fato Collegio Sac.Theol.Lector ſecundus.

NOI
xxx vì
NOI REFORMATORI
Dello Studio di Padoa .
^ Vendo veduto per la Fede di Reviſio ,
A ne , ed Approvazione del P. Fra Paolo
Tommaſo Manuelli : Inquiſitor General del
Santo Officio di Venezia nel Libro intitola
to il Religioſo Clauſtrale profeſo nelli efer .
cizj Spirituali accompagnato da un Religioſo
Domenicano & c. non v 'eſſer cos'alcuna con
tro la Santa Fedę Cattolica , e parimente
per Atteſtato del Segretario Noſtro ; niente
contro Prencipi , e buoni costumi , conce
demo Licenza à Tommaſo Bettinelli Stam
pator di Venezia , che poſli eſſere ſtampato ,
offervando gliordini in materia di Stampe ,
e preſentando le ſoliteCopie alle Pubbliche
Librarie di Venezia , e di Padoa .

Dat. li 30.Marzo 1748.


( Daniel Bragadin Cav . Proc. Ref.
· Barbon Moroſini Cav. Proc. Ref.

Regiſtrato in Libro a Carte 22. alNum . 174 .

Michiel Angelo Marino Segret,

PER
PER IL PRIMO GIORNO
DEGLI ESERCIZ ) .
Vi ricordo in queſta prima volta , per tutte
lecennati
altre ,, i tre atti preparatorj di Topra ac
cioè di Preſenza di Dio , di U
: miliazione contrita , e di fiducialé Invo
cazione , co' paſſi della parola di Dio ivi
ſoggiunti. Anzi ogni volta prima di co
minciar la lezione del punto da medita
· re direte , con gran ſentimento la ſeguen
te preghiera della Chieſa , a voi in lingo
lare applicata .
Vota , quefumus Domine, ſupplicantis famuli
tui cæleſti pictate profequere ; ut , quæ agen
da ſunt rideat , ad implenda que vide
rit , convaleſcat . Per Chriftum Dominum
noftrum . Amen .
‫عدو قواعد وقدعدعد‬. ‫ع‬
: MEDITAZIONE PRIMA.
Per la mattina del primo giorno degli eſercizi
fu la morte di un Religiofo .
PRIMO PUNTO .
Mmaginatevi in queſte prime ri.
ghe , che da voi ſi leggono , di
trovare a voiannunziata certa
mente la morte , prima che para
N
JL

ſino queſti dieci giornidegli eler


cizj ; di modo che , queſto prof
fimo fatale caſo ſiavi inevitabile .. .. To vi
dimando , come riceverebbeſi da voi un ta
le annunzio ? . .. Non è egli vero , che tut
to ſconvoglierebbeſi il voſtro animo ? . : . :
А che
• Primo Giorno
che vi piomberebbe addoſſo uno ſpavento
mortale ? . . . che reſterefte ſommerſo in una
confuſione orribile? .. . Ma e perchè ciò ?
Perchè , riſponderete voi , perchè non mi
trovo contento della vita , fino ad ora me
nata . Se ne rimiro quel tratto , da me paſ
ſato nel ſecolo , prima di entrar in religio
ne , quanto ſtupido nella puerizia , quanto
malizioſo nella pubertà ! quanto diſcolo nellº
adoleſenza , che precedette ilmio ingreſſo in
religione ! . .,. Ammeſſo poi in queſta ; nel
primo tempo dell'ingreſſo , ſperimentaiè ve
ro qualche ſentimento di Dio , e parvemidi
avere qualche riſoluzione di ſpogliar l'uomo
vecchio , ed i vizj meco portati dal ſeco
le ; ma appena fatta la fanta profeſſione ,
ed appena contratti gli obblighi, che a quel
la vanno inſeparabilmente congiunti , cioè
della eſatta oſſervanza dei tre voti; di via
vere ſecondo le regole del mio Iſtituto , e
di attendere da vero alla perfezion 'evange
lica ; contratti , diffi , queſti vincoli: o Dio !
quant'ho io in tuttinotabilmente mancato !
Il voto di povertà , quanto pregiudicato ,
e da tanti comodi , e da molte ſuperfluità ,
e dall'uſo di coſe di prezzo , potendo uſar
ne dil men pregievoli : Quello di caſtità
quanto mal cuſtodito , e dagli occhi , e dalla
lingua , e dalla poca cura di ſotrarmi agli
oggetti, che poſſono infeſtarlo ! . . . Quello di
ubbidienza , quanto poc'oſſervato , ove non
vi era precetto eſpreſſo , e formale ! Quante
traſgreſſioni delle coſe impoſte dalſuperiori!
quante ripugnanze alla loro volontà ? . . . L '
obbligo di attendere alla perfezione , non
ſolo negletto , ma quaſi affatto obhliato ; e
perciò temo , dall'animo virtualmente depo
fto . Le offeryanze dell' Istituto profeſſato
quanto traſcurate ! di alcune fui continuo
traſgreſſore ; di altre quaſi affatto dimenticos
di
degli Eſercizi .
di altre onninamente ignorante : onde mi ri
mane un giuſto timore del reato di uno ſprez
zo virtuale ed implicito . Meffe celebrate , e
ſacramenti ricevuti , con poco o niun frutto ,
e come per uſanza : Orazioni, meditazioni,
ed altre opere di culto divino , o tralaſcia
te , o malamente fatte , Paſſioni poco o nulla
mortificate ; agghiacciato verſo Dio , diſuti
le e ſovente diſpregievole al proſſimo : in una
parola , tutto per me fteflo , per farni gran
nome , per i miei avanzamenti per i miei CO
modi , e per queſto mio corpo . Ora come
volete mai , ch ' io riceva , ſenz'infinitamente
turbarmi, la orribile nuova , di dovermori.
re entro il corſo di dieci giorni! . . . Quando
ella ſia cost, vi compatilco , mio caro fra
tello , e confeſſo ragionevole il voſtro tur
bamento , .
Ma ditemi, trovandovi in ſi fiere anguſtie ,
qual coſa non eſbireſte voi per ottenere
una ſoſpeſione di ſentenza , onde vi foſſe con
ceduto di poter tirar innanzi a vivere per
qualche tempo ; talche foſte aſſicurato , che
dentro a queſti dieci giorni non morrete ;
ficchè potefte meglio provvedere al fommó
intereſſe della voſtra eterna ſalvezza ? Dite
mi, coſa non prometterefte voi di fare pure
che conſeguiſte queſta proroga ? . . . Comevi
ſervireſte della medeſima ? . . . Non è egli ve
ro , che punto non indugierefte , a pormano
riſoluta alla voſtra riforma? ...
Ah , fratel mio , ſenza finger ipoteſi , fia
mo nel caſo , e quantunquenon ſia vero , che
certamente dobbiate morire prima finiſcano
queſti dieci giorni ; egli è però veriſſimo ,
che ciò può avvenirvi; e ſiccome certamen
te non è vero , che vi ſia ſtato conceduto
di vivere ancora qualche anno , così ell' è
coſa indubitevole , che potete effere dalla
morte raggiunto , prima che finiſca l'anno
A 2 pre
Primo Giorno
preſente dovendovi perſuadere , che tutti
quelli , i quali in gran numero muoiono o
improviſamente , o in pochi giornidi furiofo
male , tutti fi pentavano , come penſate voi ,
cioè dicampare per anco qualche anno ; e pure
nemmeno giunſero una ſettimana o
Se dunque, fratelmio , nella ipoteſi fatta ,
di vita prolungatavi ancora per qualche an
no , da voi fiuſerebbe queſta proroga , per ſu
bito rimediare agli ſconcert i della vita , fino
ad ora menata , e vi varrefte di ſi gran be.
nefizio , per immantinente cominciar a porre
in buono ſtato le coſe dell'anima voftra , di
forte che queſto ſarebbe punico e fupremo
voſtro affare ; perchè non riſolverete nulla di
meno fare lo ſteſſo , anche di preſente ? . . .
Il non eſſervi rivelato di dover morire pri
ma di dieci giorni, non vi aſſicura , che non
poſs'avvenirvi ; la proroga di qualche anno ,
che avreſte nella fatta ipoteſi , non l' avete
di preſente ; potendo in ciaſcun momento
morireſubitaneamente ,comeaccadertea tanti ;
o eſſere ſorpreſſo da un furioſo male , che
nel terzo , quinto , o fertimo giorno vi con
duca al tribunale di Dio , come tutto di ay
viene a tanti altri . Se dunque il benefizio
della prorogà nella fatta ipoteſi tanto v’im .
pegnerebbe , a ſubito porre in buon ordine
le partite dell'anima ; il non eſſere ſicuro
nemmen di una ſettimana , diun giorno , di
un 'ora , non dovrà egualmente impegnarvi?.. ,
Mano dunque all'opera ; e cominciate la ri,
forma da tutto quello , che più ſpiace a Dio ,
e pregiudica all'anima voſtra . Filj conferva i
tempus, devita a malo . ( Eccl . 4. ) -
SECONDO PUNTO .
[ Acciam ritorno alla noſtra ipoteli , cioè
I della rivelazione della voſtra morte prin
ma
degli Eſercizi.
ina di dieci giorni, ma con tale ſicurezza ,
che non vi foſſe luogo a proroga alcuna . In
queſto caſo , dopo aver dato uno sfogo con
venevole alla voſtr 'aflizione con una buona
dirotta di pianto , coſa fareſte ? ... Diſpe
rarvi? no certamente ; non eſſendovipartito
più ſciocco di queſto , mentre potendo Dio
cogliervi all'improvviſa , farebbeſi degnato di
prim 'avviſarvi, acciò in queſto brieve giro
di tempo incerto poſſiate rimediare a 'caſi vo
ftri . Queſto tiro dunque della divina pietà
verſo voi ufato , ſi riconoſcerebbe ragione,
volmente come una caparra di volervi uſar
miſericordia : onde mandato alla malora ogni
penſiero di diſperazione , dareſte, ſenza dila
zione ; cred 'io , mano , per fupplire alleman
canze commeſſe ; e prima con una dolente ,
e forſe generale , confeſſione de'voſtripeccati;
di poi vi afterrefte da ogni colpa volonta
ria , non ſolamente mortale , ma eziandio ,
veniale deliberata : vi ſpoglierefte di quanto
vi trovate avere di ſuperfluo , giacchèniun '
autorità puòaccordarvelo : rinunzierefte a tut
te le viſite amicizie , e converſazioni , che
vi han ’involato tanto tempo , e forſe non
ſenza molto danno dell' anima voſtra : pro
curerefte di celebrare la voſtra Meffa , o di
far le voſtre comunioni, meditazioni , pre
ghiere , e tutte le altre azioni del divino
culto colla maggior divozione a voi pofli
bile : vi eſerciterefte in quelle oſſervanze del
voſtro ſacro Iſtituto , che pel paſſato fi fo
vente traſgredifte : terreſte con grande atten
zione a freno tutte le voſtre paſſioni : vi
riconcilierefte côn chi forſe nodrite alcun '
amarezza : procurerefte con qualche atto pe
nitenziale ſpontaneamente aſſunto di ſoddis
fare a Dio : lo invochereſte con affettuofe e
ripettute giaculatorie : fareſte in fomma d
gni sforzo per eſſere dell'imminente morte
A 3 tro
Primo Giorno
trovato men aggravato didebiti ; ed al por
fibile ben diſpoſto , per paſſare all'eternità ;
tenendo ſempre fino nella mente il gran pen
fiero : prima di dieci giorni ho da eſſere giu
dicato , o ad un eterno godimento con Dio ,
o ad un eterno penare co 'demoni. Tutto ciò ;
pens'io , che farefte , mio fratello , fe pur
non aveſte ſmarrite la fede , e la prudenza
Sicchè dunque il penſiero di dovere fra
dieci giorni morire vi recherebbe un fi gran
benefizio , qual è quello di riformarvi da
capo a’piedi con tutta la voſtra poſta , e colla
maggior celerità poſſibile ? ... Ma caro ilmio
fratello , e perché mai non ha da recarvi
quefto benefizio medeſimo il vero e giuſto
penſiero , che potete ad ogni momento im
provviſamente morire , o almeno ( il che av
viene ancora più ſpeſſo ) che potete in po
-.chi giorni di male ridurvi a morte ? . .. Ne
vale il riſpondermi , eſſere , nella detta ipo
teſi certa la morte tra il corſo di dieci
giorni ; laddove realmente adeſſo ella non è
che poſſibile tra il detto termine , benchè
forſe ancora più breve . Ah ! e queſto egli è
bene lo sbaglio lagrimevole di tutti quelli ,
che per queſto capo periſcono , cioè il figu
rarfi una poflibiltà poco meno che logica
della vicina morte ; e non una poſſibiltà
vera , reale , e pratica , e che ſi avvera della
maggior parte degli uomini , i quali mena
no vita diſcordante dai loro doveri ; men
tre tutti s'immaginano di morire , preceduti
da una lunga malattia ; qualora la ſperien
za manifesta , effere molto maggiore il nu
mero di quelli , che muojono o repentina
mente o in pochi giorni di male , che di
quelli che muojano macerati da una lunga
infermità . Or queſta ſperienza non dovrà
baftare ad un uomo, che abbia fede, e fen
no , a punto non differire la ſua riforma? . . .
Se
lih
degli Eſercizj.
Se viaggiando voi verſo una città , non
potefte fare a meno di paſare per una in
crocciatura di ſtrade , Tulla quale i vian
danti , a dieci per cento incirca , foſſero ſva
ligiati o ucciſi dagli affaſſini; io vi dimando ,
ſe il numero di novanta in circa per cento ,
che vi paſſano immuni , baſterebbe a farvi
deporre il penſiero di provvedervi , e di ar
mi, e di buona e fida compagnia , in pal
ſando per quelle ſtrade ? non altrimente ;
mercećché , direfte voi , e chi può aſſicurar
mi, che io non ſia di que'dieci infelici per
cento i quali rimangono affaffinati ? Laon
de , prima di porvi in cammino a quella
volta , vi provvederefte di tutte quelle di
fefe , e precauzioni, riputate neceſſarie , co
me ſe realmente forte per incontrarvi cogli
"affaflini. Se dunque così farefte , e con pru
denza, ſendo foli dieci per cento gli affafli
nati , molto più al certo lo fareſte , fe ,
tutto all'oppoſto , gli affaſſinati foſſero no
· vanta per cento , e dieci in circa ſolamente
gl’immuni. Ora torniamo a noi , di quelli che
muojono , 'non è egli molto maggiore il nu
mero di quelli , che muojono o repentina
mente , o in poche ore , o in pochi giorni,
di quelche ſia il numero di quelli , che muo
jano dopo lunghe malattie di meſi ? chipuò
dubitarne ? Dunqu'egli è molto più proba
bile , che , diferendo per anco la voſtra ri
forma, la morte colga anche voi ſenza la
ſciarvi tempo baſtevole , da ben provedere
a ' caſi voſtri . E quale prudenza dunque per
metterà , che laſciate paſſare il tempo in di
lazioni , e non affrettiate al poſſibile la fe
ria voſtra emendazione ? . . .
Ma via , io vo' concedervi, cheſia la vo
ftra morte per eſſere preceduta da una ben
lunga malattia , onde vi reſti tempo di ba
ſtevolmente preparvi alla ſteſſa ; e quale ſca
A pito
Primo Giorno
pito può recarvi, mio caro fratello l'inco
minciar ſubito queſto apparecchio ? Non ſo
lamente non può recarvi alcuno (capito , ma
anzi un grandiflimo vantaggio , quale ap
punto egli è , il morire con pochi debiti ,
e con molti crediti preſſo il tribunale divi
no ; in quella guis' appunto , che moltipli
chereſte le proviſioni e precauzioni ſu quel
paſſo di ſtrada pericoloſo , quantunque non
fofte per abbattervi ne'maſnadieri , fe quelle
proviſioni doveſſero contribuirvi un cento
per uno nel paeſe ove arrivaſte : cosi va al
preſente , quanto più preſto comincierete le
proviſioni per ben morire , tanto più faran
no per contribuirvi di pace in queſta vita ,
di tranquillità in morte , e di premio in pa
radiſo . Veggendo voi dunque quanto impe
gni a riformarſi il ſerio penfiero della mor
te, proponete, anche dopo gli eſercizi , di
riputare ogni fetimana l'ultima della voſtra
vita , dicendo a voi medeſimo : e fe queſta
realmente foſſe l'ultima, come viverei? . ..
voglio dunque vivere come fe foſſe l' ulti
ma : certo che verrà quella , che realmente
farà tale : e lo sbaglio preſo delle altre ,
ridonderà in voſtro gran vantaggio ; miran
do frattanto queſti dieci giorni, come gli ul
timi di noſtra vita .
Vi avviſo queſta volta per tutte le altre ,
dire in fini delle voſtre meditazioni e pre
ghiere , quella bella fupplica della Santa
madre Chieſa , ma con divozione .
Omnipotens Sempiterne Deus, qui , abundan
tia pietatis tuæ , de merita fupplicum ex
cedis , ou vota ; effunde ſuper nos miſeria
cordiam tuam , ut dimittas , quæ confcien -- 1.
tia metuit ; B adiicias quod oratio non
preſumit , Per Chiftum Dominum noftrum ,
Amen . LED

degli Eſercizj.
LEZIONE.
Per la mattina del primo giorno degli
Eſercizj. Su laffare dell'eterna .
Salvezza .
T ' Affare della noſtra eterna ſalvezza , frat
L tello amatiſſimo , egli è di tale impor
tanza , che , a di lui confronto , ogni altro
affare per grande ch ' ei fia , perde il titolo
di affare , ed altro non gliene rimane , che
di baja , inezia , quifquiglia , e coſa da nul
la . Chi direbbe mai, che fi meritaffe il no
me di affare importante , l'affaticarſi in rac
corre , ed unire inſieme ragnateli , o vogliam
dire tele di ragno , ed il continuo occuparſi
in ammaſſarre , a confronto della giuſta con
quiſta di un Regno opulento , vafto , popo
lato , mercantile , falubre , compoſto di più
belle provincie , ſentinato di ampie e nobi
liſſime città , munito di fortiſſime caſtella ?
Chị mai, replico , giudicherebbe quella vilif
fima e ridicola occupazione , degna del no
me di affare impotante , paragonat' alla
detta conquiſta ? Niuno affatto , che non a
vefle interamente ſmarrito il lume di ragio
ne : ma ficcome riputerebbe quella , come
coſa indegna delle fatiche di un uomo di
fenno ;' cosi giudicherebbe quetta , come un
vero graviſſimo ed importante affare , meri
tevole di tutta l'umana opera , follecitudi
ne , ed applicazione . Or tali appunto dalla
parola di Dio giudicate fono tutte le uma
ne fatiche , impiegate da' fedeli per qual fi
voglia altro affare , a confronto della conqui
fta dell'eterna ſalvezza ; e perciò affatto inuti
li , come l'ammaſſamento di fole tele di ra
gno : Confidunt in nihilo . . . Telasaranee te*
xuerunt . . . . . opera eorum , opera inutilia »
. AŠ ( Ifai.
"Primo Giorno
( Ifai.59 .) cosi favella Ifaia , di chi fatica
fuori del rapporto alla ſua eterna ſalvezza;,
Ma più forte ancora ell’è l'eſpreſſione diCrie
ſto ſovra çotali opere , in quelle ſue gran pa
role , le quali benchè a tuttinote , ed anche
da molti fovente ripetute , mai non ſi pene
trano , quanto ſia baftevole . Egli con giudi
zio infallibile , perchè dell' Eterna Sapienza
Incarnata , reputa una coſa inutile , ezian
dio la conquiſta di tutto il mondo , ed il
divenirne aſſoluto padrone , a confronto dell
acquiſto di detta falvezza eterna ; di forte
che un acquiſto di cotalfatta debbefi.calco
lare per un nulla , qualora il conquiſtatore
non giugneſſe a far la conquiſta della ſua
eterna ſalvezza . Quidprodeft homini, ſi unia
verſum mundum lucretur, anime vero ſuede
trimentum patiatur ? Aut quam . dabit homo
commutationem pro anima fua ? (Matt. 17 . )
Ora eſſo Gesù , che in tal guiffa favella ,
e che col ſuo parlare volle farci compren
dere. la ſomma importanza di queſto gran -.
de affare , aggiunſe al documento anche i
fatti ; ed affinchè rimaneſlimo , fenza più
dubitarne , perfuaſi , eſſere queſto il maſlimo
de’noftri affari, anzi l'unico cui tutti glial
tri debbano ſubordinarſi; volle coll'eſborſo ,
con cui ricuperocci l' adito all eterna fal
vezza , farci capire , quanto impercettibile
fiane il ſuo merito , e qual'eſtimazione fiale
dovuta ; avendocela ricuperata coll'ineſtima
bile prezzo di tutta la ſua vita tra mille
fenti e fatiche, e colle orribili pene della
ignominiofa ſua morte : cosi inſegnaci la fe
de in tutti i libri del Nuovo Testamento .
Ed ecco effettuato in lui medefimo quello ,
che inſegnò nella parabola della pretiofamara
gherita ritrovata , cui per farne acquiſto , il
buono e ſaggio mercadante dà tutto e quanto
egli s'attrova di avere : Inventa una pretio-.
Sa
degli Eſercizj . ..
Ta margarita , abiit , eos vendidit omnia que
habuit , o emit eam . ( Matth . 13. ) mer
cecchè per comperarci l' eterna ſalvezza , ed
il diritto di poterla conſeguire, ſe la voglia
mo, diede e fatiche , e ſudori, e ftenti, e
viaggi, e patimenti , e fame', e viaggi , e
riputazione, e vita ! Se dunque il ſuo giu
dizio è infallibile , ne poſfiam dubitare , che
fiefi egli ingannato ; forz'è il dire , che real
mente tutto il mondo acquiſtato ſia un nul
la , ſe non ſi giunga al poffeffo di queſta e
terna ſalvezza , la quale tanto caro colto al
Fi gliuolo di Dio ; ognuna delle cui azioni
monta ad un valore infinito Onde' acconcia
mente i Santi e gran Dotcdi Ambrogio , ed
Agoſtino , il primo ( lib . 7 . in Luc. ) Ido
nous ſui operis æftimator magno pretio nos reme
demit : il ſecondo ( in pfalm . 102. ) Initus
eft bone Aldei contractus : nemo fallit redemin
ptorem tuum , nemo circumvenit , nemo prema
mit . fgit hic commercium , jam pretium
folvit fanguinem fudit ... O anima , erige
te : tanti vales ,
Quindi S . Paolo , già riempiuto di tutte
le notizie ſovrannaturali , per le rivelazio
ni fattegli da Gesù Criſto , e ben penetran
do l' importanza ſomma di ſi grande af
fare , ſcrivendo nella ſua prima à Teſſalo
nicenſi ( cap. 4 . ) gli ſcongiura , a ſempre
più faticarſi nella pratica di ogni virtù ; e
di ogni azione buona , procurando una gran
calma di ſpirito , acciò a tutta poſla badi
no al loro affare , col qual nome antonoma
Iticamente ſignifica , fecondo tutti gli fpofi
tori , quello della loro ſalvezza .f'Rogamus
vosš' fratres , ut abundetis magis . in omni
opere bono , de operam detis ut quieti fitis ,
er ut veſtrum negotium agaris J Queſto ſolo é
quello che ſi merita il nome di affare a pa
ragone di tutti gli altri .
A 6 E va
Primo Giorno
E vaglia il vero, egli è l'affare , in cui si
tratta di vivere ſommerfi in ogni vera feli
cità , non per un ſecolo , ne per dieci , nè
per cento , nè per mille , nè per millioni ,
nè per migliaja di millioni ; ma per ſempre
ed in eterno , e ſenzamai più finire , e finoat
fantochè Dio farà Dio . Or it non fare , che
queito lucro fia il fupremo , e dirò anche 1
unico de’noftri affari, e perciò porſi a peri
colo diperderlo , non è ella una cecità , de
gna di eterno pianto ? Gran che ! dice S . A
goſtino ( bib . 1. de Civit . Dei c. 27 . ) Tanto con .
naturale ed innata è la premura di durare ,
e di non finire .che, fe ai mendici i quali :
Atentatamente Campano , foſſe propoſto , o di
fempre durare , ſempre però tra le loro mi
ferie , e tra'loro ftentis, o di finire questi col
finire di eſfere ; con grand allegrezza , dic ?
egli , elegerebbono di ſempre durare mendi
ci , e di campare tra' ftenti , piuttoſto che
di finire queſti col finire di eſſere . Ita vi
quadam naturali elle jucundum eft , ut non
ob aliud hi , qui miferi funt , nolint interire ;
ee cum ſemiferos ele ſentiunt, non feipfosde
rebus , ſed miferiam , potius auferre velint .
Illis etiam , qui fibi miferi apparent , lot
plane funt, quia: pauperes atque mendici funt ,
fa quis immortalitatem : daret , qua nec ipfa
miſeria moreretur ; propofito fibi , quod ſi in .
andem miferia femper effe nolent , nulli ego
nufquam eflent futuri , ſed omni modo perio
turi ; profecto exaltarent letitia , & fic fem
per eligerent elle , quam omnino non eſe !
Ora ſe piuttoſto che non eſſere , fi elegget
rebbe di Jempre eſſer miſero ; dovendo noi
già ſempre eſſere , afficurati dalla ragione
dell' immortalità dell' anima , e dalla fede
accertari e dell immortalità fteffa , e dell?
univerfale riſorgimento ; e potendo noi effen
re non ſolo ſempre immuni da ogni miſe,
ria ,
degli Eſercizj. 13
ria , ma eziandio al ſommo grado felici ,
non farà ella una cecità lagrimevole , il' non
fare , che queſto ſia il ſupremo ed unico no
ftro affare , e che, intorno all' aſſicurarcelo ',
fcorgaſi tanta trafcuratezza ?
Occupando ſempre nuovo paefe la fame ,
predetta da Giuſeppe a Faraone, e perciòrau
natofi da eſſo una copiofa provifione di grano',
onde non ſolo l'Egitto ma anche le circonvi
cine regioni poteſſero procacciarfene . Offer
vando Giacobbe la traſcuratezza de' ſuoi fie
gliuoli nelle alleſtirfi al viaggio a quella
volta , peltimore , che arrivando poi troppo
tardi , rimaneſſero eſpoſtialpericolo di mo
rirſi di fame' , rimproverolli col dire : ho
inteſo , come in Egitto vendafi del grano “ ; ,
perchè dunque fiete voi fi negligenti , e non
follecitate la partenza verſo là , per man
tenerci in vita , e non perire dalla neceſſità ?
audiens Jacob , quod alimenta venderentur in
Egypto , dixit Aliis ſuis : quare negligiſtis ?
audivi, quod: triticum venundetur in Egypto ;
defcendite , ego emite nobis neceſaria ut pof
fimus vivere ., non confummamur inopia ..
( Genf. 42. ) S'era giuftiffimo queſto rimpro
vero a que'figliuoli , in rapporto al prove
dimento delle vettovaglie neceſſarie a cam
par la vita temporale , molto più giuſtamen
te al certo egli é da farſi a'fedeli , ed air
cora molto più a?religioſi , che traſcurano il
provedimento delle: vettovaglie , e de'mez
zi, per afficurarfi la vita eterna:. Quare nem
gligiftis , di attendere ſeriamente a cuſtodirvi
da quelle azioni', da quegl'impegni , che vi
eſpongono al pericolo di farviperdere la vita
eterna ? . . . Quare negligiftis , a procacciarci
quelle vettovaglie fpirituali , quelle virtù ,
quelle regolari oſſervanze , quella perfezion'e .
vangelica , neceſſarie permantenervinella vita
di grazia , onde poi perveniate quella digloriat
Noi
14 Primo Giorno
Noi dovremmo , dice Santo Eucherio ,
( in epift. parenet. ad Valerian. tom . 6. Bibl.
Pat . ) imparare la ſollecitudine , in pro
curare la conquiſta dell'eterna ſalvezza , da
cid , che tutto dimiriamo farfi dagli uomi
ni, che non hanno totalmente ſmarrito il
ſenno . Se per avventura accada , che il Gifte- *
ma de’loro affari eſiga di ſoggiornare in due
tra di fe molto lontane città , in una per
qualche tratto di tempo , nell'altra poi per
tutto il rimanente della loro vita ; noi ve
diamo , che provedendoſi nella prima del
puro neceſſario a campare la vita ſecondo
il loro ſtato , tutto il rimanente poi ricapi
tano nella féconda ; ivi fanno le inveſtiture
perpetue , ivi ergono le loro fabbriche , ivi
accumulano i capitali , come in quella , che
dee. effere il loro ſoggiorno pe 'l corſo della
loro vita : così appunto dobbiam far noi ,
donare a queſta vita quell'applicazione , che
poſſa eſſere baftevole a camparvi ſecondo il
proprio ftato , e per faticare a raunar capi
tali da inveſtire , ove dobbiam ſoggiorna
re , ſenza mai più finire: Non ne vides, ut
etiam in hac vita quifque providus locum aut
agrum , in quo diutius fe commoraturum pu
tat, copiofis in uſum farciat impendiis , con
ubi parvo quis erit tempore , parva providet,
ubi majori , majora procurat ? Nobis quoque ,
quibus in præfentiarum , breviſſimis anguftiis
coar&tantibus , tempus eft , in futuro fæcula
erunt ; competentibus copiis vitam exaugea
mús eternam , competentibus inſtruamus exi
guam ; ne, proviſione perverfa , impendamus
brevi tempori curam maximam , maximo
tempori curam brevem , Eccellentemente , e
nerboſamentela
E pure un tal diſordine , da cui ſi guar.
da ogni uomo eziandio di mediocre capaci.
ta , in rapporto al provedimento ſuo tem
pora .
degli Eſercizi. 15
porale, quanto non è egli familiare non ro
lo tra gli uomini di mondo , i quali tutti
con eccefliva ſollecitudine proccurano beni
per quaggiù , ove per quanto lunga fia la du
rata , ell'è un momento , a paragone dell'e
ternità ; poco o nulla fi curano , di pocac
ciarſi beni da godere dopo finita queſta vi
ta ? quanto non è diffi , familiare fi gran di
ſordine anche in molti di quelli , che fono
deſtinati ad ammaeſtrare i popoli pel gran
de affare della vita eterna , quali ſono iRe
ligiofi ? Non è egli vero , chemolti , e mol
ti di queſti proviſione perverfa , attentiſſimi
all'acquiſto di tutto ciò , che può renderli
in queſta vita miferabile', incerta , e fuga
ciffima ben 'agiati , ftimati , onorati , e fa
moſi; poco badano poi a renderſi tali , ove
hanno ben toſto da paſſarfene a vivere, per
mai più non morire ? onde brevi tempori
curam maximam impendunt , o maximo tem .
pori curam brevem ! E non è ella cosi, mio
h cariſſimo fratello ? Rammentatevi con quan
to maggior premura vi ſiete faticato per quel
grado , per quel carico , per giugngre a quel
provento , che ben preſto dovrà colla voſtra
vita finire , di quel che abbiate travaglia
to , per divenire perfetto , e per aflicurarvi
al' poffibile l'eterna ſalvezza : è non dovraffi
quefta chiamare provifio perverfa. .
Ma pure ſe il pregiudizio , che ve ne fe
gue da ſi orribil diſordine , conſisteſſe nel
ſolo lucro ceffante , e nel ſolo perdere la
vita e felicità eterna ; benché farrebbe un '
ineſtimabile diſcapito , vorrei anche traſcor
rerlo ; ma il punto fta , che ſe perdiamo la
felicità eterna , ne fegue il danno emergen
te irreparabile, ch'è di foggiacere indiſpen
fabilmente agli eterni impercettibilitormen
ti dell'inferno ! Queſto inſegna la fede che
profeſfiaino , fondata ſulla parola. di Dio in
mille
16 Primo Giorno
mille luoghi, pe'quali tutti baſtino le parós
le di Cristo : ' ( Matth . 25. ) Ibunti hi in
fupplicium æternum "; jufti autem in vitam
æternam . Sicchè dunque , mio fratello , la
fteſſa cofà elle , il perdere la felicità eter
na , ed il ſoggiacere agli eterni tormenti
dell'inferno ? Siccome la ſteſſa coſa ell' e ,
il non eſſere per ſempre dannato , e l'eſſere
per fempre beato ? Or ſe non muove con
efficacia l'anima diſtratta , come pur dovrebw
be , il grande affare dell'eterna ſalvezza pe
I capo delle impercettibili felicità , ch'ella
viene a perdere ; muovala almeno il capo
degl'impercettibili mali , ch 'ella fi tira eter
namente addoſſo . .
Quali ſollecitudini non abbiam noi , e
quali premure , allora che ci troviamo in pe
ricolo di perdere la vita di queſto corpo , e
di foggiabere alla morte ? elleno ſono tante
e coſi impegnate , che , maſlimamente rav
viſate in un religioſo , il quale ſi reputa un
già morto al mondo , non di rado ſcanda
lezzano imedici ; e gti altri affiftenti: e poi
fiamo tanto diſapplicati, tanto , di rei quafi ,
indifferenti , trattandoſi di ſottrarci alla
morte eterna , in cui non per altro ſi vive ,
che per penare ? E qual morte peggiore puo
mai trovafi di quella , dice S . Agoſtino ,
( lib . is de Civit. Dei cap . 8. ) in cui ſem
pre fi muore , nè mai fi finiſce di vivere ?
di quella , che mai non muore , ma ſempre
vive ? Nulla pejor mors , quam ubi non mori
tur mors . Or per non ftare in eterno mo
rendo ſenza mai morire , fiamo fi lenti? fi
pigri ? fi traſcurati? .
Potraflimai immaginare , che fiavialcuno ,
il quale, per godere di un ſogno dilettevole
addattato alle idee della malnata ſua cupi
digia , ſi metteſſe a pericolo di eſſere tor:
mentato crudelmente pe 'l corſo di foloanni?
cenro
degli Eſercizi.
anni ? certo è , mi direte voi, che niun 'uo
mo , che privo non ſia di ragione , foſcrive
rebbe ad una tal convenzione: e che hada
fare il piacere , goduto in un ſogno , quan
tunque duraſſe per una notte intera , col
corſo di anni cento tra fieri tormenti ? Se
taluno a fi grave danno ſoggiacer elegeſſe
per il detto godimento , meriterebbe di eſ
fer efiliato dal conſorzio degli uomini. Que
fta ipoteſi non è mia , ma accenata da San
Giovan Griſoſtomo e in concion , 1. de Lazit
ro n . 11, Si quis ... per unam noctem ſuave
foninium multifque deliciis per Coninium frui
tus eſſet , & centum annis puniretur ; cum is
pollet .. . unam no&tem , qua fomniavit, cen
tum annis equiparare Ma, e che altro fo
no , fratel mio tutte le felicità e delicie di
queſta vita , ſenon che meno di un ſogno ,
goduto una fol notte Hoc jam de vita
futura cogita : nam quod eft fomnium unum ad
annos centum , hoc eſt prefens vita ad vitan
futuram , E già prima delGriſoſtomo lo diffe
Davide , moito dallo Spirito Santo ( pfalm .
72. ) velut fomnium furgentium , Domine ,
in civitate tua imagine ipforum ad nihilum
'rediges . Se dunque cieco , ftolto , e merite
vole di catene farebbe colui , che per go
dere di un ſogno dilettevole , ſi avventuraf
ſe a patire cent'anni ; non ſarà poi indegno
del nome dicriſtiano , e molto più di quel
lo di religioſo , quegli , che vive in modo ,
onde fi avventuri di penare tra’dannati per
tutta Peternità ?
Gia vi è noto il terribile gaſtigo , dato da
Dio a Datano , ed Abirone , alle loro fami
glie , ed a 'loro aderenti , ſendoſi con iſtu
pendo e formidabile prodigio aperta la ter
ra , da cui furono tutti colle loro ſoſtanze .
ingojati vivi. Ora dice il ſacro teſto , che ,
alle oribili grida mandate da quegli infe -.
lici
18 Primo Giorno
lici mentre perivanotutti gli altri , che loro
ſtavan all'intorno , quantunque per ordine
di Mosè fatti da quelli allontanare , ſi mi
fero in precipitoſa fuga , dicendo : ſcappia
mo più da lungi , acciò per mala ventura la
terra non ingoii anche noi : At vero omnis
Ifrael , qui ftabat per gyrum , fugit ad cla
morem pereuntium , dicens : ne forte nos
terra deglutiat . ( Num . 16 . ) Ed in fatti
ſcoppiarono per divina diſpoſizione globi di
fiamme, dalle quali rimaflero inceneriti al
tri ducento cinquanta , che ſtavano illegit
timamente offerendogli incenſo : Sed et ignis
egrellus a Domino , interfecit ducentos quin
quaginta viros , qui offerebant incenfum , Ah !
cariſſimo mio fratello , la fede che profeffa
te vi mette ſotto gli occhi non la voragi
ne, che inghiotti que’ſciſmatici , ma bensi
l'inferno colle anime di que'Religioſi che vi
peneranno in eterno , per avere poco ftima
to l'affare della loro eterna ſalvezza , e per
averſela paflata con credulità di aver
tempo di attendervi più di propoſito , ſenz'
averlo ottenuto ; o colla perſuauſione diba
darvi quanto baſtaſe , e non baſtò ; o per.
gli ſtimoli ricevuti da Dio , ſenza farne
frutto . A queſto formidabile ſpettacolo , per
che non direte anche voi con più avvedu
tezza : non voglio imitare quegli infelici ,
ne forte de nos infernus deglutiat ? Perché
non vi allontanerete dal modo di vivere
tepido diftratto , fecolarefco , e tutto dedi.
cato a 'proprj comodi, ed a 'vantaggi tempo
rali, dai detti infelici religiofi menato , aca !
ciò non egrediatur ignis a Domino , e vi rag
giunga , per non eſſervi proveduto a tem
po , colľabbandono di tante voſtre miſerie ?
Coſa vi giova, mio caro fratello , il conſu
marvi in iftudj , per eſſere acclamato pro
fondo teologo , celebre predicatore ; gran
lette
THIS
degli eſercizj. 19
letterato , fe non accoppiate la ſcienza di e
ternamente falvarvi , e di fuggire gli eterni
fupplizj? Coſa vi giova il ſaper condurre le
cole voſtre a legno , onde arriviate a gradi
onorevoli , a titoli luminoſi , a carichi di
autorità , e dignità eminenti , ſe non fapete
poi guidarvi , per giugnere ad eſſere eter
namente beato col voſtro Dio in paradiſo ,
ed a fuggire dall'eſſere eternamente danna
to ? Avete pure ſotto gli occhi molti altri
religioſi , e del voſtro e di altri Iſtituti , i
quali benchè forfe non fieno tanto acclama
ti nelmondo , ed altri ancora i quali, quan
tunque molto dallo ſteſſo mondo riputati ,
menano una vita fervente nel fevigio del
loro Signore , battono faldi ſulla ſtrada del
le virtù , portano fedelmente dietro a Cri
fto la loro croce colla eſatta efecuzione de'
loro doveri , de'quali puofli prudentemente
credere , che perverrano a quella ſalvezza ,
a cui Dio fa , fe perverrete voi, feguendo
a vivere come vivete . .
Queſta era quella rifleſione che tanto a
cutamente pugnea il cuore di S . Agoſtino ,
com 'egli ſinceramente manifefta : ( in lib .4 ,
confeſ. c . ultimo) E che mi giovava , lagri
mante e compunto diceva egli à Dio : e che
mi giovava , o mio Signore e mio Dio , 1
avere un 'ingegno pronto , ed adorno di tut
te le facoltà liberali , acuto , e penetrante
neilo inodare le difficoltà di tanti aftrufif- .
fimi libri , ſenza che alcun 'umano magiſtero
mi dirizzaſſe , mentre poi sbagliavo turpea
mente nelle dottrine , alla vera pietà appar
tenenti? Siccome all'oppoſto , cofa pregiudi
cava a'yoſtri fanciullini, l'eſſere & ingegno
molto più tardo , mentre però , ftandoſi a
voi congiunti , andavano in grembo alla
Chieſa faccendo le piume , ed aumentando
le ale della carità coll'alimento della vera
fede
20 . Primo Giorno
fede luid , Domine Deus , quid proderat
ingenium per omnes doétrinas liberales agile !
tot nodofiffimi libri fine ullo humani ma
giſterii adminiculo enodati ; cum deformiter
facrilega turpitudine in do& trina pietatis
errarem ? Aut quid tantum uberat parvulis
tuis longe tardius ingenium , cum a te longe
non recederent ; ut in nido Ecclefiæ tuti plu
mefcerent , ahas charitatis alimento ſane
fidei nutrirent si replico , mio caro fra
tello , che vi gioverebbe il ſapere ogni al
tra coſa , ſe non ſapeſte ſalvarvi? .. .. Che
vi gioverebbe ogni altro acquiſto , ſe vi per
defte eternamente ? . .. Eh che non può ri
putarſi guadagno alcuno l'acquiſto di qualſi
voglia altra coſa , conchiude Santo Euche
rio nella ſovra lodata eloquente ſua epiſto
la , ſe a tale acquiſto ſi congiunga il detri
mento dell'anima ; nè fi può dire , che ſiavi
guadagno , ove intervenga il diſcapito dell'
eterna ſalvezza y Non poteft ulla compendii
cauſa conſiſtere a conftet animæ intervenire
diſpendium : ubi falutis damnum eft , illic
utique jam , lucrum nullum eft , Dunque , mio
caro fratello , l' affare della voſtra eterna
falvezza ſia quello , che occupi le più ſolle .
cite premure dell'animovoftro . Summas fibi
ſollicitudines partes , ſegue Eucherio , Salus,
que fumma eſt , vendicets mentre più di
qualunque altro affare ſe le merita ; trat
tandoſi o di godere per ſempre l'eterna fe
licità con Dio ; o di eſſere condannato per
fempre ad ardere nell'inferno : e queſto ſom
mo attare dimaniera pe' il ſuo buon riuſci
mento v' impegni , che non ſolamente ſia il
primo tra gli altri tutti, ma il ſoloju Hec nos
occupet in preſidium dos tutelam fui jam non
plane prima, fed fola . Ę ben ſervirá a raf
fermarvi in queſta rifoluzione , ciò che di
remo nella lezione di oggi dopo pranzo fú
queſto ſteſſo ſoggetto . ME
degli Eſercizj. : 26
MEDITA Z I O N E .
Pe'l dopo pranzoEſercizj
del primo giorno degli
: PRIMO PUNTO - s.
SulGiudizio particolare di un Religioſo .
A Vendo noi in fta mane meditata la mor
te , meditiam ' oggi ciò che alla morte
va immediatemente congiunto , ch ' è il Giu
dizio di Dio ſulla creatura che muore ,
ſentenziandola , o à ſubito ricevere l' eterno
premio , o differendolelo , finoche nel pur
gatorio fi purifichi dai debiti di pena , per
į peccati commeſſi non pagati , o dai pec
cati veniali , dai quali in queſta vita non
fi purgò ; ovvero a ſubito precipitar nell
Inferno eternamente dannata . Rinnovate ora
• la voſtra fede fopra queſte verità , propo
ſtevi dalla Chieſa ; fondate ſulla Parola di
Dio , e ſulla Tradizione . Queſto Giudizio
ſi farà nel luogo medeſimo , in cui morrete;
talchè uſcendo l'Anima dal voſtro corpo ,
n ' eſcirà convinta di eſſere o meritevole del
Paradiſo ſubito , oyvero a ſuo tempo ; o rea
dell'Inferno . Ho detto convinta , imperoc
chè Dio con quel lume, che in quel punto
infonderà alla medeſima , diſcuopriralle in
un momento con tutta chiarezza i motivi
giuſtiſfimi o della ſua ſalvezza , o della ſua
perdizione .
Quale perciò diqueſte due forti,tra ſe tanto
diverſe , penfate voi ſia per eſſere la voſtra ?
E chi può mai faperlo ? direte voi ; ed io
vi ſoggiungo, che farà ella tale , quale voi
la vorrete . E come mai? ſi , io vi replico ,
fenza taccią di temerita , che farà ella tale,
quas
Primo Giorno
quale voi la vorrete , non allora , ma quale
comincierete a volerla di preſente , e profe
guirete a volerla fino alla morte .. . . Per
tanto chi può porre in dubbio , che non la
vogliate felice , e tale , che v ' indirizzi alla
eterna Gloria . . . Or ſe tale la vorrete ,
ma da dovvero , tale vi replico , che col
divino ajuto l'averete . E , laſciate le dir
pute sulla predeſtinazione alle ſcuole ; udi.
temi, e riſpondete . Non profeſſate voi ad
alta voce nel coro come dogma di fede nel
fimbolo attribuito a Santo Atanaſio , che
Qui bona egerunt, ibunt in vitam æternam ;
qui vero mala in ignem æternum ? Coli è .
Non confeſſate voi di fede l' inſegnamento
di S.Pietro Appoftolo ( in epift.1.cap.i.) Magis
fatagite , ut per bona opera certam veſtram
vocationem , qe electionem faciatis.'s Coli è .
Non è egli ugualmeute di fede l' inſegna
mento di S.Paolo ( 1. Corint. cap. 9 . ) ch 'ei
propone a tutti in ſe medeſimo: Caſtigo cor
pus meum , & in fervitutem redigo ; ne forte ;
cum aliis prædicaverim , ipſe reprobus eficiar
Cofi è , Penſate voi che queſti credeſſero il
miſtero della predeſtinazione? non v'ha dub :
bio : e pure nulla di meno favellayano in
queſta guiſa ; fignificando , come ſia neceſſa
rio affaticarſi a tutta lena , per conſeguire
in effetto la vita eterna ; di forte che affe
riva S. Paolo , che ſenza queſt'affidua pra
tica di mortificazione di ſe medeſimo , e del
ſuo corpo ; con tutto il ſuo predicare , fi
ſarebbe dannato . Riceve dunque nel Giudi
zio , ch' è congiunto alla morte , la ſentenza
di reprobo , chi è viſſuto da reprobo , e
quella di predeſtinato , chi è viſſuto da pre
destinato . Conciofſache fendo la Gloria eter- . '
na un fine , che fi conſegue , i mezzi per
conſeguirlo adattati non ſono coſtumi da re.
probo , ma da predeſtinato . Coſi richiede
l' or
degli Eſercizi. 23
l' ordinario corſo della Providenza Divina ,
il quale dee eſſere la norma delle noſtreſ
pettazioni e delle noſtre azioni ; e non al
trimente quello , che con una Providenza
ſtraordinaria può Dio fare , ed il governarci
con queſta regola ſtraordinaria , farebbe un
tentar Dio , ed una temerità eſecranda de
gna di eterno ſupplizio ... . . .
Penſate voi , che il demonio non ſappia
meglio di noi, eſſervi la predeſtinazione ? e
pure non ceria .di tentarci fino all'ultimo
reſpiro : onde parti confuſo e (ſvergognato
da un Monaco , il quale tentato da eſſo de
monio a laſciare le ſue aſtinenze , vigilie ,
preghiere , ed altre macerazioni , ed a darſi
alla vita voluttuoſa , col dirgli : già fe ſei
predeſtinato , anche dandoti bel tempo , ti
Talverai ; laddove ſe ſei preſcito , a nulla ti
gioveranno le tue penitenze : cui riſpoſe il
faggio Anacoreta : e perchè tanto ti affati
chi tu in tentarmi? già fe fono predeffina
to , è gittata ogni tua tentazione ; fe poi
ſono preſcito , e perchè mi tenti; ſendo già
tuo ? Maledetto , diffe Biniquo ſpirito al San
to penitente ; maledetto , chi ti ha inſegnata

queſta riſpoſta . .
Cosi ell' è dunque , caro mio fratello ,
come vi ho detto . La fentenza nel voſtro
Giudizio particolare tale farà , quale da voi
vorraſli : ſarà felice , le tale col divino aju
to la volete : Anima mea in manibus meis
ſemper, dice Davide ( Pfalm . 118. ) , am
maeſtrato dallo Spirito Santo ; ma bifogna
volerla tale ſubito , e perſeverantemente ;
per ciò foggiunfe : 6 legam tuam non fum
oblitus . Biſogna , replico , volerla ſubito ,
prima proponendo ſubito , ed eſeguendo ſu
bito l' abbandonamento di tutte quelle coſe ,
che vi avventurano alla ſentenza di maledi
zione : di poi è neceſſario mantenerſi CO .
ſtan
24 Primo Giorno
ftantemente in iſtato di grazia , e lontano
da tutto ciò , che ve la può involare , o
porre in dubbio : già m ' intendete , coſa vo
glia con queſte parole ſignificarvi .. . e coſi
faccendo , ftate di buon animo , che la ſen
tenza del Giudizio voſtro particolare farà
tale , quale da voi, col divino ajuto ; farà
ſtata in vita voluta . Ante judicium , para
juſtitiam tibi . . . vi avviſa lo Spirito Santo
( Ecclefiaftici 18. ) ante judicium interroga te
ipſum , in confpectu Dei invenies propitia .
tionem .
SECONDO PUNTO . . . "
NTOn vi defte già a credere, che per do
N verli eſeguire queſto Giudizio con quel
la celerità , che fa far un Dio Onnipotente ,
non vi abbia da eſſere previamente l' eſame,
e la diſcuſſione della cauſa ; tutto vi ha da
effete ; perocchè , come accennai nel paſſato
punto , dee rimanere la creatura convinta
della giuſta ſentenza , che profferiraſſi dal
fuo Creatore , e ſuo Giudice : ond' ella con
feſli : Juſtus es Domine , de rectum judicium
tuum . ( Pſalm . 118. )
In primo luogo dunque ſaravvi chieſto
conto del male , che avrete fatto , e non
cosi alla rinfuſa , ma con tale diſtinzion ' e
chiarezza , che, ſecondo l' eſſerzione infalli
bile di Gesù Criſto , ſi ha da rendere conto
de omni verbo otiofo ( Matth . 12 . ) onde
con quel lume, che ſaprà infondervi la vir
tù dell’ Onnipotente Dio ,. vi mirerete ſchie
rati dinanzi tutti minutamente diſtinti i
voſtri peccati , fi gravi , come leggeri . Dall'
altra parte poimirerete colla ſteſſa chiarez- .
za ſchieratovi tutto ciò , che avrete fatto
per diſtruggerli , e compenfarli . Or quale đi '
queſto due fchiere pare a voi che ſarà preva
ler
degli Eſercizi. 23
lerne? .. Se mirate quello , che avete fatto
fin ora , non avete a ſtancarvi troppo per
definire . . . Penſo che ben poſſiate dir me
co , e col compunto Davide : ah , caro il
mio Dio ! ſono tante le mie colpe , che ,
per così dire , ſormontano ogni numero , ne
ho tampoco il coraggio di rimirarle : Cir
cumdederunt me mala , quorum non eft nume
TUS ; comprehenderunt me iniquitates meæ , &
non potui, ut viderem : Sono , mio Signore,
più de' capelli che ho in teſta ; onde il pen
Tarvi, fammi venir meno : multiplicatæ ſunt
fuper capillos capitis mei ; do cor meum dere
liquit me. ( Pfalm . 39 . ) . Ben voi , mio
Dio , le conoſcete tutte le offeſe da me fat
tevi, dacchè ebbi l'uſo della ragione , fino
al preſente ... e pure , quantunque nè tutte
da me ſi ſappiano , nè di tutte ne conoſca
la gravezza ; nulla di meno m ’innorridiſco
a mirarne il cumulo , e la orribile defor
mità .. . .
Ma tanto più poi mi confondono , quan
do le paragono a quello , che fin 'ora ho fat
to per diſtruggerle , e compenſarle . . . . Se
rimiro le Confeffioni da me fatte , per iſcan
cellarle ; o quanto manchevoli di quel fen
timento di dolore vero , cordiale , e fupre
mo d 'averle commeffe ! . . o quanto prive di
quel ſodo , coſtante , e riſolutiſſimo propo
nimento di più non ricommetterle ! . . . di
che ne ſono fortiſſimi argomenti le replicate
cadute nelle medeſime, eziandio poco tem
po dopo averle confeſſate : onde mi reſta
giuſto motivo di temere , che , confeſſando
mene, in luogo di diſtruggerle , io le abbia
accreſciute .. .. Se poi mi rivolgo a mirare,
lo che abbia fatto , a fin di ſoddisfare per
le medeſime; poſſo dire , che nulla , toltane
quella miſerabile penitenza dal confeſſore
impoſtami . Imperocchè queſto corpotramio
- : s
26 Primo Giorno
traditore fi riſente a qualunque benchè leg
geriffima penalità , e tanto ricalcitra a pe
nitenze arbitrarie , che fovente mormora
anche fu quelle dall' Iſtituto preſcritte .
Ma, bene , fratel mio , che dunque farà
di noi, fe proſeguiamo cosi ? ... Queſto an
dare di continuo fu , e giù : queſto inna
nellamento di confeffioni, e ricadute , qual
fine avrà egli ? . . Quale ſpavento imperce
tibile ci va egli preparando nel noſtro Giu
dizio particolare? . . . e quale delle due ſen
tenze ci va meritando ? . . . Dunque mano
alrimedio . La fede non ce ne addita altri ,
ſenonchè confeffarſi con altro fpirito e ſen
timento da quello , che fecimo pe 'l paffato :
e ſe le noſtre recidive frequenti , ci laſcia
no in una prudente mala fede delle confef
lioni paſſate , rimediare anche ad ente con
una confeffione generale , maturamente fat
ta a qualche dotto e pio miniſtro , dopo
avere invocato di cuore il Divino ajuto a
ben farla . Di poi proccurar di ſoddisfare
alle offefe fatte a Dio , in prima colla eſat
ta oſſervanza di tutte le penalità del noſtro
Santo Iſtituto ; intorno a che non è da re
golarſi con quello , che fanno gli altri ; ma
con quello che Dio , ed il Santo Fondatore
' efigono da noi . In ſecondo luogo aggiugne
le qualche penitenza volontaria colla dire
zione dell' ubbidienza : nè deeſi badare ai
lamenti di queſto corpo traditore ; il quale
Yendo in alleanza perpetua cogl' altri due
nemici , Mondo , e Demonio ; non ceſſerà
mai dal tendere inſidie , per farci dannare.
Al conto de peccati commeſſi va congiun
to il conto de'benefizj ricevuti, ed il conto
del bene , che avremmo potuto fare , ſenz'
averlo fatto : conto , che , aggravando di
molto i peccati commeſli, accreſcerà a dir.
miſura la confuſione . I benefizj communi a
tutti
degli Eſercizj. 27
tutti gli uomini ſono , la Creazione , la Con
ſervazione , laRedenzione . I comuni a tutt'
i Criſtiani Cattolici ſono il dono della vera
Fede , la iſtituzione de' Santi Sacramenti ,
tanti ajuti , che a ' veri Fedeli concedonſi .
Un altro benefizio ſpeciale tra'Cattolici egli
è quello dello ſpazio di penitenza , conce
duto dopo aver peccato gravemente ; e tan
to e ,maggiore , quanto più ripetuto . Un
altro ſpezialiffimo egli è , la chiamata ad
una Santa Religione , ed al grado Sacerdo
tale . Diamo un' occhiata agli abuſi , da noi
fatti di queſti benefizj , giacchè di tutti ſia
mo noi ftati onorati . . Che ye ne pare ? . .
Non ſolo non ne rendemmo le dovute gra
zie ; non ſolo ce ne dimenticammo ; ma ,
quello ch ' è il ſommo dell' ingratitudine ,
rendemm 'offeſe , in luogo di ringraziamenti;
e tal’ora de'benefizj medeſimi ne formammo
ftrali per traffiggere il Dio benefattore . . . .
Come dunque foſterremo i giuſti rinfaccia
menti , che ce ne farà il Divino Giudice ?..
Che potremo riſpondergli ? .. .Noi che ſiamo
ftati de'più privilegiati , de' più amati, de'
più arricchiti, ſiamo ſtati più disleali , più
ingiurioſi, più ingrati. . ..
Il bene poi, che con tanti capitali a noi
conceduti potevamo fare , ſapete quanto egli
ſia ? egli appunto è tanto , quanto ne hanno
fatto tutti gli altri Santi , e memorandi
Profeſſori del noſtro Iftituto : co i capitali ,
anche a noi conceduti , delle Sante regole ,
dell'orazione , dell'affiftenza alle anime, de
voti fatti , della perfezione propoſta , e del
le Sante virtù , cui eran tenuti , pervennero
eſſi a quel grado , che gli ha collocati fu
gli altari , o nelle memorie di benedizione
tra le ſtorie de' loro Ordini : e noi ? .. . e
noi? .. . Ci troviam pure nell'Iſtituto , pro
feffato da eſli ? , ... Ebbimo pure gli ſteffi
B 2 mez .
28 Primo Giorno
mezzi, avuti anche da loro ? ... Ricevemmo
pure gli ajuti Divini , che alla vocazione
noftra vanno conneſſi? . .. Che ſe non ne ri
cevemmo di più robufti , procedette dagl’
impedimenti , che loro opponemmo colle no
ſtre irregolarità , indiſciplinatezze , ed omif
lioni volute . . .. Che dunque ci reſterà da
fare , ai giuſti rimproveri dello ſdegnato
Giudice ? . . ſe non che trovarci ſeppelliti in
un abiffo di confuſione ? . . .
Ah ! fratel'mio dilettiſlimo, preveniamo ,
giacch ' eſſo Giudice di preſente ci concede
e tempo , e lume; preveniamo , difli , le no
ſtre , allora irremediabili , ſomme ſventure ,
col ſerio e riſoluto cangiamento del tenore
della noſtra vita : Ante judicium præpara
juſtitiam tibi , . .. done in conſpectu Dei inve
nies propitiationem . Uſiamo bene de'mezzi ,
che abbondano nella Religione , per la no
ftra perfezione e ſantificazione,
T. LEZIONE.
Pe’l dopo pranzoEſedel primo giorno degli
rcizj
Sullo ſtello affare dell' Eterna Salvezza ,
I IN grande sbaglio de'fedeli , è molto più
U de Religioſi è quello , che a' molti di
loro fa ſovente perdere l' eterna falvezza .
Credono efli il merito altiffimo di queſto
grande affare ; ma poi s' immaginano , che
acciò abbia buon riuſcimento , non richiega
ga le ſomme, diligenze della perſona , ovvero
che ſiano tali , quelle da eſli uſate , benchè
realmente tali non fieno : onde proſeguendo
a cosi vivere con una dimezzata premura ;
tardi avvedendoſi dell' errore , vengano in
fine a miſeramente Imarrire l' eterna raivez
2a .
degli Eſercizj. 29
za . Contro queſto pernizioſiſſimo sbaglio me
la prendo in queſta lezione , in cui ftudie
rommi dimoſtrarvi, come queſt' importantiſ
fimo affare tutte affatto richiegga le noſtre
premure ; onde il di lui buon riuſcimento
dall' uſo di tutt' efle col divino ajuto di
penda .
Ogni uomo , ch ' eziandio di mezzana pru
denza dotato ne ſia , e che abbia a manegiar
un affare d ' importanza il quale ſia di tal
natura , che ſe ſi ſgarri , lo ſgarro ſia affo
lutamente irremediabile ; ogni uomo , diffi ,
eziandio di prudenza mediocre , in un tal?
affare , non riſparmierà diligenz'alcuna , per
non isbagliare : e tanto maggiore farà la ſua
premura di non errare , atteſa la irremedia
bilità dell' errore , quanto più rilevante farà
l'affare com ;neſogli . A queſto propoſito de
gna d' indzubile memoria è la riſpoſta , ri
ferita da Plutarco negli Apofotegmi , data
da Anafſandrina Spartano ad alcuni, che gli
chieſero , perchè mai gli Spartani foffero
tanto lenti e tardi, nel ſentenziare a morte
i rei convinti di capitale delitto ; onde non
ſolo premetteſſero molte diſamine ; non ſolo
concedeſſero molte difeſe ; ma eziandio , dopo
convinti , e già confeſſi , protraeſſero tanto
l'eſecuzione della ſentenza ? la cagione ell '
è , riſpoſe Anaſſandrina , perché , ſe ſi sba
glia , lo sbaglio è inemendabile : Quia non
eſt correctio erroris : e perciò ſi temporeggia
tanto , per uſare tutte le diligenze , e non
isbagliare .
Ditemi ora , cariſſimo fratello , ſe ripu
tiate alcun' affare più importante di quello ,
della voſtra eterna ſalvezza ? Vi fo tanto ,
ad aſpettare la riſpoſta . Ditemi dunque ,
s'egli fia remediabile , sbagliato che ſi abbia .
una volta ? nemmen a queſta interrogazione
debbo aſpettar riſpoſta : debbo dunque con
B 3 tutta
30 Primo Giorn
o
tutta la forza in cotal guiſa inferire : fe
quando l'affare è dell'ultima e fuprema im
portanza , ed è di tal natura , che , sbaglia
to che fi abbia una ſola volta , egli è irre
mediabilmente rovinato ed irreparabile ; ra
gion vuole , che tutte fi uſino le diligenze
poſſibili ; ſendo tale l'affare dell' eterna ſal
vezza ; fede e ragion vorranno , che da voi,
da me, e da quanti braman falvarſi , tutte
affatto s 'impieghino le noſtre diligenz'e pre
mure . Perciò dirò a me Ateſſo , ed a tutti i
dimentichi de’ loro doveri : Intelligite hec ,
qui obliviſcimini Deum , nequand orapiat , com
non fit qui eripiat . ( Pfalm . 49. )
Non ſolamente la natura del noſtro ſom .
mo affare cosi richiede , ma in oltre il vo
lere di quel Dio , nelle cui mani ſta la no
ftra falvezza , cosi cimpone a fare , cioè a
tutte affatto impiegarvi le noſtre premure .
Io penſo , che nè da voi , nè da chiunque .
fiavi, che abbia mente dalla fede illuſtrata,
debbaſi diſtinguere il cercare , ed il trovare
Dio , dal cercare , e trovare la propia fal
vezza ; non conſiſtendo queſta in altro , che
nel conſeguimento di Dio , il qual' è della
noftra beatitudine eterna l'oggetto eſſenzia .
le . Volgiamuci orą a leggere nelle Scritture,
in quale guiſa voglia eſſo Dio eſere cercato ,
per eſſere ritrovato . Deuter . cap. 4 . egli cost
dice : Cum quefieris Dominum Deuin tuum ,
invenies cum ; ſi tamen toto corde quæfieris ,
tota tribulatione anime tuæ . E nel cap . 10 .
Quid Dominus Deus petit a te , niſi ut timeas
Dominum . . . done fervias Domino Deo tuo , in
toto corde tuo , e in tota anima tua ? e colle
steſſe eſpreſſioni parla eſſo in altri luoghi
Ed affin che ciò con tutta la premura ē di
ligenza foffe adempiuto , cofi comanda egli
al cap. 11. Ponite hec verba moa in cordibus,
& in animis veftris , & fufpendite en profi
gno .
degli Eſercizi.
gno in manibus veftris , & inter oculos veſtros
collocate : docete filios veſtros , ut illa medi
tentur , quando ſederis in domo tua , do ambu ,
laveris in via , accubueris , atque ſurrexea
ris : fcribes ea ſuper poſtes , 6 januas Domus
tue . Ora io chieggo a voi , queſt' efficaciſſi
me maniere di favellare , le quali pure fo .
no di Dio , pare a voi che ſignifichino un
cercare languido , e poco impegnato ? un ſer
vire freddo , e poco fervente ? un faticare
dimezzato , intctrotto , e non molto curan .
te ? un operare cosi per uſanza , e come faffi
dalla maggior parte o pure un ſervire con
ogni puntualità ?, un faticare ſenza interru
zione ? ed un cercare con tutta l' ardenza
delle maggiori premure ? . . . Ditemi, ſe fi
poffano trovare termini più forti , del dire
in toto corde , in tota anima , in tota tribu
latione anime? Se ſi poſſa pretenderediligen
za maggiore del tenere queſte commiſſioni
ſempre nella mente? fempre tra le mani? e
fedendo in caſa ? e camminando per le ſtra
de ? e andando a letto ? e alzandoſi da quel
lo ? e ſino ſcrivendole ſu i limitari delle
porte , e ſugli uſci delle caſe ? Ditemi , le
con queſte maniere di parlare ſi efiga , o
no , la più eſquiſita diligenza , e la più im
pegnata premura ? . . . Or queſta potrafli mai
riputare quella , che da voi , da me , e da
tanti altri ſi pratica ? . . . 0 , no per certo .
Ma udite anche il favellare dello ſteſſo
Dio Incarnato , e venuto ad inſegnarci in
perſona la Dottrina medeſima ; acciò fem
pre più ſi manifeſti la neceſſità di tutte le
noſtre diligenze per sl grande affare . Egli
ſenza punto eſaggerare , ed a mero motivo
di farci ben capire quanto finora udifte ,
in S. Matteo al cap. 7 . profferi quella orri.
bile ſclamazione , nota anche alle fanteſche
é cucinaje , e pure si poco riflettuta , e pe
Bº4 , ne.
32 Primo Giorno
netrata ! Quam anguſta porta , areta viu
eft , quæ ducit ad vitam ; d pauci funt, qui
inveniunt eam ! Queſta Divina ſclamazione
coſa fignifica ? Eſſere molto anguſta la por
ta della ſalvezza , e molto ſtretta la via , che
a quella conduce ; in conferma di che da
pochi fia ella trovata , Or di quali fenſi for
midabili non ſon elle pregne queſte divine
parole , per far intendere , come l' entrare ini ,
detta porta , ed il ritrovare detta ſtrada ,
richiegga tutte affatto le noſtre premure , e
dipenda da tutte le noſtre diligenze , dalla
grazia affiftite ? . . . Vogliono le dette parole
ſignificarei , che s'ella è ſtretta , e da pochi
trovata , non qualunque ſollecitudine baſti
per entrare in quella , e ritrovare queſta ;
ma ſi richiegga una diligenza follecitiffima,
· premurofiſſima , e continuatiffima : vogliono
per confeguenza fignificare , che chi in co
tal guiſa non la cerca co i pochi , non la
troverà co i molti ; e che ficcome i pochi
che la trovano ſono i ferventi , gli adempi
tori eſatti delle obbligazioni del propio fta
to ed iſtituto , i debellatori delle loro fre
golate paſſioni , i diſprezzatori de' comodi,
e delle dilicatezze del corpo , i non curanti
dell' aura ſeduttrice del Mondo , i trionfatori
delle tentazioni del nemico , i crocifiſſori
in -ſomma di sè medeſimi , per conformarſi
all' originale loro Divino ; così i molti che
la perdono ſono quelli , che di tutte le qui
accennate pratiche ne hanno poc'uſo ; onde
realmente a tutta lena : non contendant in
trare per anguftam portam , il che , ſenza far
continua guerra alle male inclinazioni, non
può mai avverarſi .
Ma entriamo un pò più a dentro del fi
gnificato della ſclamazione di Gesù Criſto :
Non vi è perſona , la quale , ſe non in teo
rica , almeno collo ſperimento non fappia
i degli Eſercizj.
le due leggi tra fe affatto contrarie , le
quali cercano di ſottometterſi Pumana vo
lontà ; una è la legge della mente o ragio
ne, l'altra è la legge dell'appetito ſenſitivo
e delle membra : la prima fu impreſia da
Dio nell'umano intendimento , acciò vegga
le azioni libere della perfona , e co ’ſoccorſi
della Divina grazia adempia , quanto dalle
obbligazioni del propio ſtato viene preſcrit
to : la ſeconda fu laſciata nell' appetito ſen
ſitivo dal peccat'originale ; la quale ſpign :
la perſona dietro ai beni ſenſibili , i quali ,
appunto perchè tali , fanno più veemente
impreſſione ; onde loro è agevoliſſimo ſov
vertire la volontà , accid , rivolte le ſpalle
al bene oneſto o ragionevole , ſi laſci dal
diletto rapire dietro al corporale , e ſenſia
bile ; divenendo ribelle a Dio , ſchiava del .
la paſſione , ed in evidente pericolo di per
dere l' eterna ſalvezza . La forza di queſta
legge delle membra , e la veemenza che fa
ſperimentare all' anima per ſottometterla ,
difficilmente può ſpiegarſi quanto grand'ella
fia . Niuno con eſpreſſioni più vere , e più
forti ſignificolla , di S. Paolo ; avendo per
meſſo Dio , ch ' ei ne fperimentaſſe gli aſfalti
più vigoroſi, acciò con parole di fede la fia
gnificarle a credenti . lo veggo , dic ' egli
( Rom . cap. 7 . ) un ' altra legge nelle mie
membra , che contraddice alla Legge della
mia mente , e che attenta di ſoggettarmi ,
e farmi ſchiavo alla Legge del peccato , la
quale riſiede nelle mie membra : Video aliam
legem in membris meis , repugnantem leg !
mentis mee , dor captivantem me in lege . pec
cati , quæ eft in membris meis . O uomo in
felice, ch ' io mi ſono ! ſegu 'egli , e chi mai
libererammi dal corpo di queſta morte ? la
grazia di Dio pe’meriti di Gesù Cristo Si
gnore noftro : Infelix ego homo! Quis meali
B 5 ber
Primo Giorno
berabit de corpore mortis hujus ? Gratia Dei
per Jefum Chriftum Dominum noftrum . E
poco innanzi , per comprovar la forza, che
nell'uomo ha queſta legge del peccato e del
le membra , diffe : io fo quelmale , che far
non voglio ; e non fò quel bene , ch'io vo
glio fare : ſe dunque io fo quello , che non
vo ' fare , non fon ’io , che lo faccia colla mia
volontà , ma è la legge del peccato in me
rimaſta , cioè la concupifcenza fregolata , la
quale , anche contro all'umano volere , co '
movimenti ſuoi diſordinari , teata di fov
vertire la ragione : Non enim , quod volo
bonum , hoc facio ; fed quod nolo malum ,
hoc ago : fi autem quod nolo , illud facio ,
jam non ego operor illud , ſed quod habita ir
me peccatum .
· Da tutta la ſerie del favellare di queſto
grande Apoftolo , che altro mai può dedurſi ,
ſenonchè la guerra implacabile , che ci fa la
noſtra carne , cioè il noſtro corpo , collega .
to cogli altri due nemici , mondo , e demo
nio ? . . . Che altro mai può dedurſi , ſenon
chè una indiſpenſabileneceſſità di ſempre ſtar
fene colla ipada impugnata , per non rima
itere forpreſo , ferito , e ſoggiogato ? . . . che
altro può dedurſi , ſenonché ſi richieda una
ſomma vigilanza , attenzione , e premura
per non avventurare l'eterna ſalvezza ? ... .
Ēd eccovi i ſenſi , de' quali vanno pregne
quelle parole divine : Quam anguſta porta ,
de areta via eſt , quæ ducit ad vitam ! Ildo
ver di continuo indiſpenſabilmente combat
tere , vincere , trionfare della noſtra carne ,
del noſtro corpo , delle noſtre male inclina
zioni, e di tutto quello , che , in una paro .
la , fi attraverſa o direttamente , o indiret.
tamente alla noitra eterna ſalvezza . Or fe
un S. Paolo tanta pena fperimentava , ch :
si chiamava in . lice , infelix ego bomo : un
S. Pao
degli Eſercizj .
S. Paolo , il quale non è da dubitarſi , che
adempieſle a tutte le diligenze richieſte ,
degne di quel Vaſo di Elezione , com ' egli
era ; e nulla dimeno tanta veemenza foffe
riva, da 'ſuoi nemici ; che farà poi di chi fe
la paſſa cosi alla ſuperficiale ? con una di
ligenza fi languida? e con una certa ſpecie
d 'indifferenza ? . . . . Come potrà baſtare un
vivere di queſta foggia , perché ſi avveri 1
ingreſſo co i pochi per anguftam portam , ed
il cammino per aretam viam ? . . .
Ma, che diffi un vivere ſuperfiziale , lan
guido , indifferente. ? Ah ! e cos) pur non
foffe ,in non pochiun viveredimentico , ed op
poſto al conſeguimento dell'eterna ſalvezza !
Giacchè favelliamo tra noi ; non eſcamo da'
chioſtri; e poſti alla preſenza del noſtro Dio ,
fpogliati di ogni pregiudizio e preoccupa .
zione , ditemi, caro il mio fratello , favellan .
do in genere di tutto il Clero regolare ,
quanti ſono i religioſi ferventi, che battano
taldo nelle vie della virtù , dell'adempimen
to delle loro regole , e della croce di Gesù
Criſto , a paragone di queglino , a'quali , pia .
cendo la vita comoda , ed ignorando quafi
il nome di mortificazione , e di penitenza ,
poco piace la ſtrada della Croce di Gesù
Criſto ? . .. Ditelo , quanto pochi ſono quelli a
paragone di queſti ? .. . Ma ciò perchèmai?
perchè cedono alla legge delle membra , per
che ſi laſciano ſedurre da beni dilettevoli ,
perché cedono alle ſuggeſtioni degli ſpiri
tuali nemici . Alcuni, perchè delirano , a fine
di conſeguire l'eftimazione del mondo , per
godere de' ſuoi plauſi , delle fue aderenze ,
delle ſue amicizie , delle ſue protezioni , ed
anche non di rado contro a’propj Superiori ;
per roveſciar le loro diſpoſizioni, e per giu
gnere ad effettuare le idee della propia va
nità , ambizione , e cupidigia . Altri, perché
B 6 cedo
36 Primo Giorno
cedono alle dimande del loro corpo ", è st
arrendono alle lufinghe de' di lui ſenſi : on
de non fanno privarlo di que'comodi , di
que'cibi , di quegli ſpettacoli , di quegli ſpaſli ,
che tanto diſdicono , a chi ſi è dedicato a
Dio , con obbligo ſtretto di badare a per
fezionarfi . Altri , perch 'eſcono dai confini,
permeſſi dal voto della povertà , ed in rap
porto alle coſe ſuperfiue , ed in rapporto all.
uſo del peculio in coſe non convenevoli, ect
in rapporto al troppo accrefcerlo , ed in rap..
porto alla vera , reale , e fincera perfuafio
ne , di non avere coſa alcuna di ſuo , ma
di ritenerla come a puro impreſtito , ed a
mero uſo . Altri , perché a mettono in ca
po mille chimere , e di perſecuzioni prete
fe , e di partiti , e fazioni già piantate ; e
di ſcavalcature ingiuſte ; e dipretenſioni in
faziabili di dignità , di titoli , e di che ſo
io : onde e concepiſcono avverſioni , e fer
mentano riſentimenti , e macchinano ver
dette , e fomentano diſſenfioni, e sfoganoli
vori; cangiando il facro chiostro in un mez:
zo: campo di guerra , ſenza riguardo alcuno
di portare anche talvolta le loro querele a
Magiftrati extra religionen , con ammirazio
me de medefimiGiudici ; onde rendano pub
bliche quelle diſcordie , che nè mai dovreb
bon naſcere ; e nate , dovrebbono ftrozzarſi
nelle falcie ; o adulte , renderle ſconoſciute
eziandio ai ſerventi di cafa . Dite , caro fra:
tello , dite , s'ella in più di un chioſtro non
va cos!? . .. Ora queſto andare così , non è
egli dirittamente oppoſto al buon'eſito dell?
eterna ſalvezza ? Non è egli un cedere aper:
tamente alla 'legge del peccato , e dellemem ;
bra? Non è ella di tutto ciò l'origine ilnon
badare con tutte le premure a ſalvarſi ? . ...
Può mai egli dirſi un cotal vivere , il con
rendere intrare per anguftam portam , ed i
cam
degli Eſercizi .
camminare per arftam viana ?. . ..
37
Torniamo di nuovo ad udire S. Paolo .
Già è noto dalla ſua 2 . a 'Corint ; ( cap. 12 . )
come queſta legge del peccato e delle mem
bra , che tanto angaravalo , e che nel ſuo
corpo contro alla ſua volontà operava que
gli ſconcerti , ch 'ei ſommamente deteftava ;
era una gagliarda e continua tentazione fen
ſuale , da Dio permeſfagli , per tenerlo limi
le nell'altezza goduta delle rivelazioni più
ſublimi, giunte fino alla viſione chiara , ſeb
bin paſſaggiera , della Effenza Divina : Et
ne magnitudo revelationum extollat me, da
tus eft mihi ſtimulus carnis mere , angelus Sa.
thane , qui me colaphizet , ov'è da ben no
tarfi la forza di quest'eſpreſſione colaphizet ,
la quale dinota lo ſtrapazzo , che del ſuo
Lanto corpo faceva lo ſpirito maligno cob
mezzo di quella brutta tentazione : ficchè la
fua tenzone riducevali a due nemici , car
ne , e demonio ; per divina diſpenſazione
congiurati contro ad effo , ſenza che ne foſſe
liberato , malgrado de' ſuoi ricorſi fatti a :
Dio per tale oggetto : propter quod ter Do
minum rogavi , ut difcederet a me, de dixit
mihi : fufficit tibi gratia mea . Con quetti
due nemici dunque ebb' egli alimgamente
combattere , ſenza che il terzo , ch 'è ilmon
do gli recaife faftidio , da eſſo già vinto e
debellato ; talchè era il mondo , riſpetto ad
elio , tenuto in grado di appiccato ; ficom ?
ello era riſpetto al mondo : Mihi mundus
crucifixus eft ; . ego mundo : ( Galat. 6 . )
Ora come. diportavafi: egli nella pugna co ?
detti due nemici , per non avventurarſi a
perdere l' eterna ſalvezza con qualche pece
caminoſo conſenſo ? !0 dice egli medeſimo :
Sic curro , non quafi in incertum ; fic pugna,
non quaſi aerem verberans'; ſed caſtigo corpus
meum . in fervitutem redigo. , ne . ... ipſe
refraca
38 Primo Giorno
reprobus officiar . ( 1. Cor. 9.) Intendiamola
bene : egli pugnava col caſtigare il ſuo cor
po , con tenerſelo ſoggetto a guiſa di ſchia
vo : vale a dire corpus meum vibicibus fqua .
let , è fqualido dalle lividure , come legge
il Greco : nel qual ſenſo lo inteſe anche S.
Baſilio ( lib . de Virginit. ) plagis afficio :
perchè , come ſpiegano gli ſpoſitori, lo bat
teva co' flagelli ; e lo macerava co ' digiuni:
onde S.Gio : Griſoſtomo ſpiega le dette pa
role : Quafi dicat : multum fuftinen laborem ,
ut fobrie vivam ; fiquidem intra£tabilis eft
cupiditas , ventris voracitas : veruntamen eam
cohibeo ; e non tradome ipfum affe&tibus, ſed
affectus comprimo , com ipſam naturam multis
ſudoribus ſubiicio , E S. Tommaſo ſopra le
riferite parole ( lectione s. ) Caſtigo per de
clinationem malè , motus carnis illicitos re
primendo ; in fervitutem redigo , per opera
tionem boni , corpus ſcilicet Spiritui ſervire
cogendo ; O ſenſualitatem fpiritui fubiicien
do . In queſte foggie trattava il ſuo corpo
un Paolo tentato , flagellandofi , digiunan
do , e tenendo il ſuo ſanto corpo tra ma
nete , e ceppi , quale ſchiavo contumace ,
pertrionfare dello ſteſſo , e per non perderſi
eternamente ! ne reprobus ejficiar : e ſe di
ciò temeya un S. Paolo , dice Griſoſtomo ,
che abbiamo a dir noi ? Quod fi Paulus hoc
timuit , . . . . quidnam nos dicemus ? .. . S) ,
mio caro fratello , che abbiamo a dir noi ? .. .
Che abbiamo a far noi ? .. ..Noi, che non
ſolo non trattiamo il noſtro corpo nelle gui
ſe che lo trattava Paolo , ma che nemmen
ſappiamo adirarſi contro lo ſteſſo ? noi, che
gli proccuriamo quanticomodipoſſiamo?Noi ,
che quantunque lo ſperimentiamo inſolen
te , ribello , ed infidiatore del noſtro ſanto
Voto ; tuttavia lo vogliamo ben paſciuto ,
Hoen agiato , molto ricreato , e più eſente che
pollia .
degli Eſercizj. 39
poſſiamo dalle auſterità del noſtro fanto 1.
ftituto ? Quidnan dicemus ? -Noi finalmente ,
che non ſolo abbiamo a combattere per di
fendere la caſtità , e per fiaccare il demo
nio , che in mille maniere ce la inſidia ;
come faceva con S. Paolo ; ma che in oltre
abbiamo a difenderci contro il mondo , dai
cui allettamenti ſiamo fovente più robuſta
mente aſſaliti , che dagli altri due nemici ?
e che non ſolo egli non è nobis crucifixus ,
com 'era á Paolo ; ma idolatrato qual nume ;
atteſe le premure , colle quali ci procaccia
mo i ſuoi plauſi , i ſuoi favori , le ſue ade
renze , le ſue protezioni , ed anche talvol
ta i ſuoi ſpafli pericoloſiſſimi ? Ah ! fratel
mio , queſta è una maniera di governarſi
affatto diverſa da quella , con cui ſi gover
naya S . Paolo , anzi con cui ſi governarono
tutti i Sanci del voſtro Iſtituto , tutti gli
uomini memorabili in virtù dello ſteſſo ; in
una parola , tutti quelli che conſeguiſcono
l'eterna ſalvezza ; i quali tutti ogni poſſa
impiegarono per raggiugnerla . Or ſe ildetto
tenore è opposto al praticato da loro , non '
farà ella una illuſione lagrimevole il luſin
garſi di conſeguirla , qualora da noi col di.
vino ajuto non ſi riformi? E quanto abbiam
noi a differire queſta riforma ? Se non la
cominciamo adeſſo , dipreſente , ſubito , che
fiamo perſuaſi del noſtro errore , che Dio
con modo ſpeciale ci picchia al cuore , quando
la comincieremo ? .. . Mano all'opera ; perchè
fi tratta di tutto .

PER
PER IL SECONDO GIORNO
DEGLI ESERCIZJ.
Meditazione per la mattina fu P Inferno .
PRIMO PUNTO.
I ' Inferno è un luogo , il quale con tutta
L verità , e ſenza punto eſagerare , des
dirſi il centro di ogni pena , di ogni affii
zione , di ogni dolore , e di ogni male . . .
In efío quel Dio , ch'è infinito in ogni ſuo
attributo , vuole , che ſpicchi quello della
fua Infinita Giuſtizia contro a 'ſuoi perpetui
nemici, da ' quali è ſtato ingiuſtiffimamente
offeſo , villaneggiato , e diſprezzato di for
te , che non mancò dal canto loro , acciò
più ei non vi foſſe .. . . Contro a gente di
fatta cotanto iniqua , ed indegna , egli ha
fabbricato l'inferno . E perchè niun di noi
Pha veduto , nè tampoco ſperimentato ; per
ciò non ne poſſiamo formare altra idea , le
non ſe da quello , che ce ne dice la parola
di Dio ; e da quello , che ſcorgiamo farſi da
eſlo Dio , allora che vuol far ſpiccare alcu
no de'ſuoi divini attributi .
Dalla parola di Dio ci vien detto , nell'
inferno eſtervi un fuoco accefovi dal divi
no furore ( Deut.32 .) Ignis fuccenfus eft in
furore meo , ardebit uſque ad inferni non
viſſima : che vi ſoggiornaun ſempiterno or
rore ( Job 10 . ) Ubi nullus ordo, ſed ſempia
ternus horror inhabitat: che non vi è altro ſuo.
lo ſenon ſe pece ardente ( fai, 34. ) Et
erit terra ejus in picem ardentem : che vi
diluvia la piena de’mali , e de' fulmini di
vini ; ( Deut. 32. ) Congregabo ſuper eos
mala ,
degli Eſercizi. | 41
mala , a ſagittas meas complebo in eis: che
arderanno a guiſa di fornaci vampanti :
( Pfalm . 20 . ) Pones eos ut clibanum ignis
in tempore vultus tui ; ' e che ſaranno eter
no pabolo delle fiamme : ( ibid . ) Et devora
bit eos ignis : che vi è un continuo pian
to e ſtridore di denti ( Matth . 8 . Ibi erit
fletus, co ſtridor dentium : e che in fomma
egli per antonomaſia è il luogo de'tormen
ti , ( Luc. 16 . ) Locus tormentorum . Tutt'er
preſſioni, che ci coſtringono bens) à formar
ne una idea molto terribile , ma ſempre die
fuguale : andiamo più innanzi .
Le devaitazioni Ipaventevoli , fatte da Se
fac Re di Egitto nel popolo di Giuda , per i
peccati di Geroboamo, accennate nel 2. de'
Paralipomeni ( cap . 12. ) con tutte le altre
maggiori dalla miſericordia di Dio loro rif
parmiate , pel pentimento , che manifeſtaro
no , ſi chiamano dalla parola di Dio ſtille
del ſuo divino ſdegno :/ Non ſtillabit furot
meus ſuper Jeruſalem : che farà poi ove , il
ſuo furore e verſato a torrenti ? . . . .. Gli
efterminj e le ſtragi lagrimevoli recate fuc
cefſivamente a Geroſolima dagli eſerciti di
Giaſone , e di Antioco , ſono dalla parola
di Dio ( 2 . Machab . s. ) chiamate picciolo
riſentimento dello ſdegno divino contro i
peccati de fuoi cittadini: Propter peccata ha
bitantium civitatem modicum Deus fuerat ira .
tus : che farà poi egli nell’inferno , ove fi
proteſta in cento luoghi , di voler sfogare e
ſaziare tutto il ſuo furore ? . . .
Andiamo ancora più innanzi, e dalla pa
rola di Dio pafſiamo alle ſue dimoſtrazio
ni, nelle quali abbia voluto far ſpiccare qual
che fuo Attributo . Volle far comparire la
ſua Infinita Poffanza nella creazione ; e che
non ha egli fatto ! Laſsù nel ſuo Regno ,
quanti millioni di Beati Spiriti , tutti di
perfe .
42 Secondo Giorno
perfezione diverſa ? quanti Cieli ? quanti
Pianeti ? quante Stelle ? enti tutti di mara
viglioſa perfezione , ed iſtupendamole ? Quag
giù nell' orbe ſublunare , quanta e poco me
no che immenfa varietà di creature , tutte
di perfezione non meno diverfa , che mira
bile ? la menoma delle quali bafta , per ra
pirſi la maraviglia di tutti i Filoſofi ! . . . .
Volle far ſpiccare la fua Infinita Bontà ver
ſo gli uomini; e che non fece ? cald in Per
fona dal Cielo , fi fece anche vero uomo !
Si pofe nell'Eucariſtia , al beneplacito de'ſuoi
miniſtri , che col proferire poche parole , ve
lo chiudano prigioniero di amore , per eſſer
poi ricevuto nel petto de'ſuoi fedeli ; ed in
fine laſcioffi inchiodare in croce per puro
ecceſſo della ſua bontà ! . . . E lo ſteſſo por
fiam riflettere fu altri Attributi , della In
finita Mifericordia ne'Sacramenti ; della In
finita Benignità in fofferire ed accogliere i
peccatori; della Infinita Liberalità ne premj
eterni; e cosidegli altri : coſa dunque avrà
egli preparato nell'inferno , ove vuolfar fpic
care lo fdegno infinito che ha contro ilpc
cato mortale , e la ſua Infinita Giuſtizia contro
chi èmorto reo dello ſteſo ? . ..
Ah , mio Dio ! e chi farà mai quello , che
vaglia in queſta vita ad immaginarſelo ? Quis
novit poteſtatem ire tuæ , & præ timore tuo
iram tuam dinumerare ? ( pfalm . 89 . ) Chi
varrà , mio Signore ! a penetrare adequata
mente , fino a qual grado vogliate affligger
eternamente gl'indegniſſimi dannati nell'ins
ferno ? . .. Concedetemi frattanto , mio Dio !
farmelo concepire , quanto a me baſti , ac
ciò ſia reſo iftruito , e faggiamente cauto ,
per mai non andarvi : Dexteram tuam fic no
tam fác , de eruditos corde in fapientia : deh
rivolgetelo ſguardo voftro da’miei peccati ,
i quali me ne rendono più che meritevole ;
e ren
degli Eſercizi. 43
e rendetevi eſaudevole a queſto voſtro inde
gno fervo : Convertere Domine uſquequo , done
deprecabilis efto fuper fervum tuum . Fate
conto , mio caro fratello , di effer eſaudito :
Dio vi fa intendere , quanto per ora baſta ,
coſa ſia l'inferno : ( ſul quale mediteremo
tutt'oggi egli ha foſpeſo di precipitarvi in
quello , benchè più volte ne fiate ſtato reo ;
e vi ha conceduto tempo di fottrarvene col
pentimento . Io debbo credere , che fiate ri
ſolutiffimo , di non avventurarvi mai più al
( pericolo di precipitar nello ſteſſo , col com
mettere colpe gravi : e quantunque io ciò
reputi agevole in rapporto a quelle , che ,
come ſi ſuol dire , ſi fanno fentire , e ſono
palpabili , e pingui; ce ne ſono alcune al.
tre , cui noi Religiofi poſſiam ſoggiacere ,
ſenz'appena avvederſene ; quali ſono quelle
in rapporto al voto della povertà ; in rap
porto alla continuata traſgreſſione di alcu
na , o più regole ; in rapporto all'obbligo di
attendere alla perfezione ; ed in rapporto
all'eſempio , che diamo a’noftri confratel
li . Efaminate un poco feriamente fu que
Iti capi..
SECONDO PUNTO .
Nutile egli è il proponimento dinon pec
1 care , per non avventurarſi l'inferno , ſe
non fia accompagnato da un 'altro , ch ' è di
fuggire a tutta poffx le occaſioni , che al
peccato mortale indus fogliono . Queſte ,
come ben ſapete anche voi , fono di varie
forte : due ſono le più oſſervabili , cioè
proflime, e rimote . Già delle proftime , pre
ſe in propio e vero ſenſo , io non favello ,
fendo in ſe medeſime peccato mortale : on
de uno che in quelle ſi voglia eſporre , pec
ca mortalmente , quantunque per accidente
non
Secondo.Giorno
non cada nel peccato , in cui ſuole per il
più isdrucciolare , quando a quell' occafio
ne ſi efpone . Nemmen 'ora parlerò delle pro
piamente rimote , le quali ſolo rimotamen
te al peccato indur poſſono , e nelle quali
la perfona non ſuole mortalmente peccare :
benché pecchi venialmente , eſponendoviſi
ſenza veruna neceſſità o convenienza . Di
quali dunque favelleraſli? favellerò di quelle ,
che per ignoranza da alcuni ſi dicono profa
ſimé ; ma che realmente ſono propinque , e
come di mezzo tra le rimote , e le proſſi
me ; perchè facilmente indur pofono a pec
car gravemente ; sl riſpetto all'oggetto , che
non ha poca forza d 'indurre ; si riſpetto alla
qualità della materia , in cui è agevole il
paſſare dal poco al molto ; si rifpetto alla
fiacchezza della perſona , cui nên troppo vi
vuole a farla cadere . Contro a queſte oc
caſioni ſono dirizzate le ammonizioni della
parola di Dio in molti, e molti luoghi , e
le invettive de' Santi Padri ; ftando e da
quella e da queſti alle dette occaſioni mi
nacciato il precipizio . Imperciocchènon po
tendo la perſona eſcirne ſenza caduta , fe
non che per uno ſpeciale ſoccorſo della di
vina grazia ; queſto ſoccorſo vienſi a demea
ritare , da chi , ſenza verun motivo ragio
nevole , ma o per vanità , o per legger +zza ,
o per curioſità , o per altro inutile motivo
alle medeſime volontariamente ſi eſpone : .
onde poi , demeritato il ſoccorſo , vengaſi ,
per propia malvagità , a cadere almeno coll
interno dell'animo .
Tra queſte occaſioni propinque tengono il
primo luogo , in rapporto ad ogni ſtato di
perſone , quelle ſpettanti alla caſtità ; la
1 quale tra le perſone di vario feſſo , e molto
più ſe religioſe , richiede , permantenerſi ilə
libata , allontanamento tra di loro , onde fi
recida
degli Eſercizj.
récida ogni corriſpondenzá inutile , tolgafi
ogni viſita non neceffaria , furgaſi ogni trat
tenimento meno offizioſo ; altrimenti fi co
mincierà dalla ſuperfluità ; poi ſi paſſerà
alla genialità ; indi ſi accenderà l'affezione a
primo aſpetto innocente ; queſta fi coltivera
co’regaletti reciprochi , fino che ſcoppj in
un impegnato amore ; il quale e quai di
fordini interni fuſcitar poffà , ed in quali
efteriormente finire , lo fa quel Dio , che
da ſimiglianti, amicizie , non troncate , ri
ceve , e ben ſovente graviſſime offeſe .
Intorno a queſto punto ci laſciò Gesù un
memorando eſempio , dinotato nelle parole
dell'Evangeliſta S.Giovanni ( cap . 4 . ) allo
ra che fu effo Gesù , trovato da’ſuoi Diſce
poli a favellare da ſolo a ſolo colla Sama
ritana : dice l'Evangeliſta , che maraviglia
ronfi gli Apoftoli ':, in vederlo a favellare
con una donna : Et mirabantur , quia cum
muliere loquebatur : maraviglia per certo ,
che da altro non potè in loro deftarſi , re
non ſe dalla novità del fatto : argomento en
vidente , che il trattare con donne fofle on
ninamente inſolito a Gesù . Cautela da eſto
praticata , non già perch 'ei potefle foggia
cere ad alcun pericolo , fend'impeccabile, a
cagione della Perſonalità Divina ; ma per
laſciare un ſegnalato eſempio a 'ſuoi allievi ,
di allontanarſi al poſſibile da tali abbocca
menti , e trattati , che in verità non fieno
o neceſſarj , o del tutto convenienti . E
pure ſi fa da S. Luca , ( cap . 8. ) com ' era
egli ſeguito ne ſuoi viaggi e nelle ſuepredi
cazioni da alcune pie donne , avide d'udire
i ſuoi divin 'inſegnamenti ; e che ſomminia
ftranangli delle limoſine pe 'l mantenimento
fuo , e de'ſuoi Diſcepoli : con tutto ciò , per
noftro efficace ammaeſtramento , usò l'accen
nata gran riſerva ; onde l'eſſere veduto ad
abboca
46 Secondo Giorno
abboccarſi con una , poté deftare ammira
zione a queglino , che di continuo ftavano
ſeco lui in camerata : mirabantur , quia cum
muliere loquebatur ( Jo. 4 . ) Con queſt'eſem
pio ſotto gli occhj, eſaminate , fratel mio ,
quale ſia la voſtra vigilanza in queſto ca
po : quali le voſtre viſite : quali le voſtre
amicizie : quali le voſtre corriſpondenze :
quali le impreſſioni, che vi laſciano : quali
i conflitti , che videftano : qual’idanni, che
vi recano ? . . . Eſaminate in oltre , quale
ſia la voſtra curioſità nel mirare : quali le
rifleſſioni ſu gli oggetti mirati : ... Quale la
facilità di ragionare ſu certe materie . . . . .
In leggere certi libri e poemi . . . . E ri
cordatevi , come tutt' i precipizj avvenuti in
queita materia a non pochi Santi, ed uomi
ni di gran fpirito , cominciarono da un'oc
chiata , o da un abboccamento , o da una
viſita , o da un faluto ricevuto ; o eziandio
da un incontro accidentale e fortuito .
Un' altra occaſione rifpetto ai Religiofi
profefli , a cagione degl' inciampi, che loro
ſi attraverſano , altrettanto pericoloſi, quant'
occulti, e non oſſervati; e che perciò puoffi
dire propinqua , ell' è intorno al voto della
povertà : il pericolo di violare gravemente
queſto voto non conſiſte tanto nellazione
violativa , quanto nella continuazione della
medeſima; vale a dire , non perchè con ogni
traſgreffione egli gravemente fi oltraggi ,
ma perchè , ripettendo la traſgreffione , fi
aumenta la materia , ſicchè inſenſibilmente
e ſenza ſtrepito pervenga al grado di mor
tale . Queſto pericolo ſi trova tanto ne'luo
ghi, ove non vi è la vita comune ; quanto
in quelli , ne' quali ella vi ſuſlifte . In quel
li, ne' quali eſſa non vi è , il pericolo con
fifte nell' abuſo dello ſpendere , o ſenza la
richieſta dipendenza ; o in coſe ſuperflue ,
per
degli Eſercizj. 47
per le quali non vi può eſſer licenza ; o in
utenſili prezioſi d' argento , o di altra ma
teria , diſdicevole ad un povero per voto ;
o in donare, alienare & c., fenza la dovuta
licenza , o più del dovere ; ed in altre azio
ni ſimiglianti , nelle quali in ſingolare ,
benchè talvolta non v' intervenga offeſa gra
ve , per la parvità della materia ; la repeti
zione della traſgreffione fa , che ſi giunga a
materia grave . Ove poi vi è la vita comu
ne , il pericolo verſa nella poca cura delle
coſe concedute ad uſo , confumandone con
indiſcretezza ; perdendole per non curanza ;
ſtrapazzandole per balordaggine ; ed intro
ducendo ufi di benedizioni interpretative ,
che non vi ſono ; ed in fimili altre guiſe .
Anche ſu queſti capi eſaminatevi fortilmen
te ; perché , fratel mio , ſi tratta non di una
ſemplice regola , ma di un voto folenne ,
la cui violazione è ſempre peccato più o
meno grave ; ed è certamente tale , quando
la poca cura , ed il conſumo irragionevole è
ripetuto , continuato , ed abituale .
Su queſta materia faremo dimane una le
zione intera ; perchè ell è importantiflima .
- LEZIONE.
Per la mattina del ſecondo giorno
Sul peccato Mortale .
CE:vi è fuggetto , che ſembri meno con - "
venevole da trattarſi , favellando co'Re
ligiofi, egli è, ſenza dubbio quello del pec
cato mortale . Chi è mai , che per ragione
del propio ſtato debba eſſer più lontano
dal commetterne, di quelli , che hanno ab
bandonato ilmondo , luogo ſeminato di lac
cj, per inciamparvi ? che col voto folenne
della
48 Secondo Giorno
della caſtità hanno meſſo tra ' ceppi il fo
mite , ch ' è la miniera più feconda di gravi
cadute ? che col voto di povertà hanno ri
nunziato al dominio del danajo , e de' beni
temporali , mezzi i' più acconci per fatollar
l'appetito , avido di ſcapricciarſi in coſe ,
a cotal peccato congiunte ? che colle regole
di un Santo Iſtituto , ſono , a guiſa della
Vigna Evangelica , circondati da folta fie
pe ; onde gl’ inſidiatori dell'Anima ſien te
nuti lontani ? Anime in si venturoſo ſtato
collocate debbono eſſere tanto lungi dal
commettere peccati mortali , quanto ſi di.
lunga la ſtrada dell' Inferno da quella del
Paradiſo . Così ell'e per appunto , mio caro
fratello ; e cosi tengo , che debba dirſi non
meno , del voſtro , che di tutti gli altri Sant
Iſtituti . Tuttavia il mirare nel Collegio
Apoſtolico , di ſoli dodici Spirituali Con
fratelli compoſto , ſotto il magiſtero di un
Dio uomo ; tre di loro caduti in peccato
mortale , uno di tradimento del ſuo Divino
Maeſtro ; il ſecondo di negazione con iſper
giuro dello ſteſſo ; il terzo d' incredulità o
Itinata del ſuo riſorgimento , hammi per
ſuaſo , che non ſolamente ſuperflua , ma
anzi molt’utile riuſcir debba queſta lezione;
fi perchè in 'tante migliaja di Religioſi , che
vi ſono , può darſi il caſo , che queſto libro
perveng' alle mani di alcuno , che in qual. ·
che caduta mortale ſia ſdrucciolato : onde
quivi leggendo la orribilità di queſta colpa,
maſſimamente in una perſona Religioſa , ri
folva coſtantemente di mai più non cader
vi : fi ancora , perchè leggendo queſta le
zione le Anime innocenti, e riflettendo alla
crudeltà di tal peccato ; fi raffermino ſem
pre più nel ſentimento di mai non com
metterne : sl finalmente , perchè avendo me
ditato , e dovendo anche oggi meditare l'in
fer
. . degli Eſercizj. 49
ferno , in cui altri non precipitano , che i
rei di colpe mortali ; perciò gioverà a fem
pre più allontanare il leggitore da queſta
colpa ; onde ſempre più ſi dilunghi dall' In
ferno ,
Che penſate però , mio fratello , io voglia
e poſſa dirvi di queſt'orribile moſtro , acciò
vià più lo abbominiate e fuggiate ? Null'al
tro di più efficace poſſo addurvi, ſe non le
quanto dello ſteſſo c'inſegna la fede , tanto
confiderandolo in rapporto a Dio , quanto
mirandolo in rapporto a chi lo commette .
Ed a fine di dare qualche ordine a queſta
quaſi immenſa materia , e riſtrignerla tra'
confini di una brieve lezione ; conſiderere
mo il peccato mortale prima per riſpetto a
· Dio Creatore , c Conſervatore ; giacché
conſervatio eft continuata produétio . Dio Crea
tore e Conſervatore ſignifica quel Dio , da
cui abbiam ricevuto l' eſſere , con tutte le
coſe , che vanno all' eſſer congiunte ; e che
queſt' eſſere col rimanente , da eſſo ci è con
ſervato ; di forte che , s' ei non ci aveſſe
creati , non ſaremmo mai ſtati ; e le di con
tinuo non ci conſervalle , immantinenti tor
neremmo in quel nulla , in cui eravamo per
duti; prima di enere .
Affinchè compariſca la orribile deformità
del peccato mortalé, rimpetto a queſto gran
benefizio della Creazione, e conſervazione ;
il quale mai non ſi capiſce , quanto baſta ,
per la diſtanza infinita , che trovaſi tra il
non eſſere e l' eſſere ; e che perciò da niun '
altri può conferirſi , che da una poffanza
infinita ; immaginiamoci un albero felvage
gio , che a null' altro è buono , ſe non ſe a
paſcer le fiamme ; da cui un ortolano ſpic
caſſe un picciol ramoſcello , il quale da ef
ſo s'ineſtarſe in un fruttajo di “molta eftir
mazione e gran valore ; e dopo averlo ine.
ka
50 Secondo Giorno .
ftato , lo guardaſſe con molta premura e di.
ligenza da ' freddi rigorofi del Verno , e da '
calori ecceſſivi della State , acciò non l' ina
ridiffero ; lo adaquafle a 'ſuoi tempi , lo col
tivaffe con ſtabio eletto , lo cuſtodife in
ſomma colla maggior geloſia , e colla più
eſquiſita diligenza , finchè l' ineſto ſelvaggio ,
cangiato in frondoſo e groflo ramo dell' al
bero pregievole , diveniffe fecondo di otti
me frutta . Ora finghiamo una chimera , ma
che condurrà molto all'intento noftro , fin
ghiamo , difli , che quell' ineſto aveſle facol
tà libera di produr frutti di qual forta egli
voleſe , cioè o buoni , o cattivi ; o diſgu
ftofi , ó gradevoli ; o velenoſi , o ſalubri; e
che di propoſito ne produceſſe alcuni di ve
lenoſi ; acciò che quando l' ortolano viene
per aſſaggiarli , ſi tranguggiaſſe la morte .
Quale ſentenza dareſte voi contro a queſt '
albero malnato ed ingratiffimo ? . . . Attentar
di avvelenare ` n padrone , che traffelo , per
così dire , dal nulla ; cangiandolo da viliffi
mo fterpo in un frutajo ftimato ; dopo aye
* re faticato si a lungo , per ridurlo al termi
ne , cui finalmente riduſselo ? . . . . . Direm
movoi ed io , e.quanti ſi conſultaſſero , ſia egli
tagliato , e dato a paſcolar quelle fiamme ,
per le quali ſole era nato ; giacchè fuppli .
zio maggiore non poſſiam dargli . A
Queſta immagine ipotetica , mio fratello ,
ell'è una , benchè lontaniſſima , però vera
ſimilitudine di chi pecca mortalmente con
tro al ſuo Divino Benefattore . Egli è infi
nitamente più , paſſare dal niente all' ef
ſere , di quel che ſia , paſſare da ſterpo inu
tile in albero fruttifero di frutta eſquiſite :
diligenza , cuftodia , coltivamento ſenza para
gone più riguardevole impiegò Dio ,dopo aver
ci creati , per conſervarci , e ridurci allo
ſtato , in cui ci troviamo ; impiegò egli gran
copia
. degli Eſercizji. 51
copia di ſoccorſi naturali, di ajuti ſovrana
turali, di altridoni infuſi, di fede, diedu
cazione cattolica , di vocazione alla fanta
religione, ed allo ſtato di ſuoi miniſtri ; più
di quel che ſi poſſa immaginare fattoſi da
un ortolano verſo un'albero . Or ſe avendo
noi con tante ſue grazie , da Dio imparti
teci , ricevuta la facoltà di produrre frutta
ad eſſo gradevoli , di azioni virtuoſe e fan
te , aveflimo attentato di produrne di quel
le, che, per quanto è danoi, s'indirizzano
ad avvelenarlo , ed a privarlo dell'eterna fua
vita , ed a fare che più egli non ſia ; qual
ecceſſo non farebbe egli mai ? . . . Non vi ſa
rebbe ſupplizio baftevole , per punire l'ingra
titudine di quell'albero maluato ; e ſaravvi
per noi, rei di reato mortale contro alnoſtro
Creatore e Conſervatore ? . . .
Ch'è mai che non ſappia , eſfer il peccato
mortale una total'averfione ed una ribellio
ne intera da Dio , per riconoſcere in di lui
luogo una miſerabile creatura ? Avverſio ab
incommutabili bono , eo converfio ad bonum
commutabile, come diffelo S. Tommaſo ( 12 .
qu . 87. a 4. ) vale a dire , peccar mortal
mente egli è un ' implicitamente non voler
più riconoſcere Dio , per quegli ch'è., ed un
far conto , ch 'ei non vi ſia più ; per ſogget
tarfi, e riconoſcere in dilui vece un bene
creato , e preferire queſto alla ſua Infinita
Maeſtà !.. .. Ora , così facendo , non viene
il peccatore , per quanto Ita in eſſo , a di
ſtruggere l'eſiſtenza di Dio , togliendo da eſſo
il caratter 'eſſenziale di Ultimo fine , ch 'egli
sfrontatiſſimamente , ed ingratiſſimamente ri
pone , e riconoſce in quel bene creato , di
cui a dilui onta e poſpoſizione vuol gode
re ? . . . . Cosi é per appunto , dice il grave
Scrittore de'Commentarj, attribuiti per lun
go tempo a S. Girolamo C( ſuper pfalm . 80 . )
2 Cui
52 Secondo Giorno
Cui Deus venter eft, ei Deus recens eft: quem
ounque vitia habemus , de quæcunque peccata ,
tot recentes habemus Deos , Iratus fum ; ira
mihi Deus: vidi mulierem , & concupivi ; li
bido mihi Deus: unuſquiſquequod cupit & ve
neratur , hoc illi Deus eft . Se dunque mai
non finiremmo di deteſtare la fierezza', emo
ftruoſa ingratitudine di quel malnato albe
ro , potremo ceffare dal deteftare la colpa
mortale , che tanto è oltraggioſa a Dio Crea
tore , é che praticamente lo poſpone alla
ſoddisfazione di chi la commette ? . .
Le ſapete anche voi le ingiurie graviffi
me, e gl'inſulti intollerabili, fatti da Semei
al Ke Davide fuo Sovrano , mentre , cortege
giato da' ſuoi Generali , camminava per la
città di Baurin : ardi quel viliſſimo plebeo
di chiamare ad alta voce il ſuo famoſo e
ſtimatiſſimo Re , uomo fanguinario , ingiuſto
invaſore dell'altrui regno , perverſo , e sfre
nato : ne contento delle parole , paſsò a'
fatti; tirandogli contro delle faflate . Vedu
to dai Generali uno ſtrapazzo del loro So
Vrano cotanto enorme , uno di efli nomato
Abiſai, giuſtamente adirato , diffe : quale ar
dimento infopportabile è mai quello di que
Ita ftomacoſa carogna , di vomitar ingiurie
sl pugnenti ed ingiufte , e far inſulti si gra
vi contro al mio Re ? Quare maledicit canis
hic mortuus Domino meo Regi ? ora me ne
volo , a recidergli l'indegna teſta : vadam
amputabo caput ejus : ( 2.Reg. 16.) e già lo
avrebb ’eſeguito ', fe dal regio comandamen
to non foſſe ſtato rattenuto . La villania ,
che dal peccato mortale faffi a Dio , non é
in conto alcuno da paragonarſi con quelle ,
fatte da Semei a Davide : non per ſe me.
deſima, mentre altra coſa è , dir delle in
giurie , e tirar de'falli ; ed altro , l' inſidiare
alla vita ed all'eſſere dell'offero ', come fa
degli Eſercizi . in 53
il peccato mortale contro a Dio : non in
rapporto alla perſona offeſa ; perocchè Da
vide , benchè Sovrano e Santo , era tuttavia
uomo , e creatura , com 'era l'offenſore ; lad
dove l'offeſo dal peccato mortale è l' unico
e vero Dio , centro di ogni perfezione in
finita , Creatore , Redentore , e Sovrano
dell'univerſo ; non in riguardo alle circo
ftanze delle perſone ; mercecchè Davide ne
avea dato l'eſſere a Semei , nè glielo con
ſeryava , nè aveagli impartito veruno ſpe
ciale benefizio ; laddove chi mortalmente
pecca , è debitore a Dio di una indiſpenſa
bile ſoggezione , per l'eſſere da eſſo ricevu
to , e da eſſo conſervatogli ; gli è debitore
d 'innumerabili altri benefizj, non meno tem
porali , che ſpirituali; e naturali, e ſovran
naturali ; ſendo articolo di fede , che tutto
e quanto quello , che ha di, buono in qual,
fivoglia ordine , tutto è dono ricevuto da
Dio , che glielo imparti per varie, vie , e
pel miniſtero di varie creature ; onde gli è
tenuto , per innumerabili titoli di obbliga
zioni ineſpiabili ; e maſſimamente un Reli
gioſo , il quale , oltre a' benefizj ricevuti
colla comune di tutti gli altri uomini ; ol
tre a quelli ricevuti colla comune di tutti
gli altri criſtiani ; oltre a quelli ricevuti
colla comune di tutti gli altri cattolici ; è
ſtato da effo Dio offero , ſpecialiſſimamente be
ncficato colla preelezione ad eſſere nella ſua
Corte'; fra'ſuoi più favoriti ; diſpenſatore
de'ſuoi Sacramenti ; amminiftratore deʼmeri
ti infiniti della ſua fanta paflione ; ed acco
glitore quotidiano della ſua Infinita Maeſtà
nel ſuo petto , Ora rendendo tutte queſte cir
coſtanze ſoprammodo orribile l'ecceſſo diun
religioſo , che arrivi a mortalmente pecca
re , contra il ſuo Dio Creatore , Conſerva
tore , e Donatore liberaliſſimo , affettuoſiſſi
C 3 mo, .
$4 . Seconda Giorno
mo, e parzialiſfimo di sì gran beni ; come
non riſentiraſli egli contro a quel peccato ,
che tant’oltraggia , ed infulta il ſuo Dio , cui
tanto dee ? onde non dica , prim ' adirato
contro a ſe medeſimo , conoſciutofi reo in
- alcun tempo di colpe mortali: Quare male
dicit canis hic mortuus Domino , e Deo meo ,
Regi , de Creatori meo ? come ho avuto io
l'àrdimento di oltraggiare gravemente ilmio
Creatore , il mio Dio , che hammi creato ,
è di tanti benefizj anche più ſpeziali ricol
mato? .. poi contro il peccato . Ah ! si : Va
dam , & amputabo caput ejus, sì sì , voglio
fargli la teſta; onde più non viva , nè più
offenda una bontà infinita .
Ma quanto non accreſce in oltre la de
formità del peccato mortale , mirato ſecon
dariamente in rapporto a Dio anche come
Redentore ? Intorno a ciò altro non occor
re , fenonché ravvivar la noſtra fede con
una feria e viva rimembranza di ciò , ch '
egli ha patito ; del fine , per cui hallo pa
tito ; e dell'affeto , con cui egli ha patito .
Cos' abbia egli patito , ce lo manifeftano i
Santi Vangelj , cioè povertà , ftenti , fatia
che , fame, perſecuzioni, calunnie , ingiurie ,
infamie , inſulti, ſtrapazzi, guanciate , ſputi
in faccia , Aagelli, ſpine , e tormenti, colla
ignominioſa morte fu la croce : ogni una
delle quali coſe , fofferta da una Perſona
Divina , qual'è Gesù Criſto , ha un valore
infinito , merita un 'eſtimazione infinita , ed
una corriſpondenza e gratitudine infinita ;
talchè fe tutt'i millioni de' Beati Spiriti fi
conſumaffero in atti di gratitudine , onde
finiſfero di eſſere ; farebbe tuttavia una gra
titudine affatto ſproporzionata , perchè di
valore , e pregio finito , Il fine poi per lo
quale pat), ci è parimente dalla fede rive
lato , e da noi profeſſato cotidianamente nel
Sim :
degli Eſercizj. 55
Simbolo ; cioè pel motivo della noſtra eter
na ſalvezza, la quale fu il fine immediato ,
ſubordinato poi alla gloria della Divina Mae
Ità , che fola è l'ultimo fine di tutte le co
ſe.. L'afferto in fine , con cui parı , egli fu
degno di Dio ; vale a dire infinito : onde
fpiccò appunto in quello che patir volle ;
mentre , per redimere mille mondi , baſta
to avrebbe un ſolo di lui ſoſpiro , perchè
azione di Perſona Divina , e perciò di pre
gio infinito : onde l' aver voluto foggiacere
a tutti gli accennati patimenti , altro non
fù , ſe non effetto di un amore infinito : per
ciò S . Giovanni e nella ſua prima epiftola
( cap. 3 . ) dice : In hoc cognovimus charita
tem Dei, quoniam ille animam fuam pro no
bis pofuit ; e nell'Apocaliffe ( cap. 1. ) Qui
dilexit nos , de lavitnos a peccatis noſtris in
fanguine fuo . Intorno a che deeſi notare ,
com ' egli pati collo ſteſſo affetto per tutti ,
come per ciaſcheduno in particolare ; onde
acconciamente S . Paolo ( Galat. cap. 2 . )
profeſſa che Criſto lo amò, e che perciò ſi
Offerl alla croce per eſſo lui : Qui dilexit me,
tradidit femetipfum pro me; acciò ognu
no ſappia , come l'aver egli patito per tut
ti , non dee puntoſminuire la noſtra grati
tudine ; ma riconoſcere il benefizio infinito ,
come ſe foſſe fatto a ſe folo ,
Il benefizio dunque della Redenzione in -
cotali maniere operato , avendo una forza
impercettibile , per coſtrignere alla più alta
corriſpondenza , ed alla più fina grátitudi
ne , ha altresi efficacia uguale per far com
parire , ſopra ogni eſtimazione, orribile la
ingratitudine , di chi malamente pecca con
tro un Dio tanto benefico , e tanto amante ;
giunto per puro amore della noſtra ſalvez
za a gli accennati ecceſſi : é certamente ſe
la milleſima parte di ciò , che fece queſto
C4 Dio
56 Secondo Giorno
Dio Redentore , ci foffe -ſtata fatta da uit
uomo come noi , non ſapremmo, non ſola
mente , diſguſtarlo , ma qual coſa fare per
compiacerlo a qualunque coſto . Or che fareb
be di noi, ſe in luogo dieffercimoſtrati grati
ad effo Dio Redentore , lo aveſſimo, anche
più fiate gravemente offeſo col peccato mor
tale ? . . . Noi più benificaticolla ſua Redenzio
ne ; perché renduti con ifpeciali benefizj e
favori più partecipi della medeſima ? . . . .
A quale grado di moſtruofità non arrivereb
be mai l'ingratitudine noftra ? . . .
Eccovene una, benchè lontaniſſima, però
affai viva immagine . Rammentatevi il Di
luvio , che ſommerſe tutto il mondo . Im
maginatevi tutte le creature umane per la
maggior parte già affogate dalle acque , parte
già moribonde , ed altre , che rampicateſi ſu
le cime delle quercie più alte , o ſtraſcinatefi
ſulle vette de'monti più eminenti , ſtavano
già aſpettando di eſſere raggiunte dalle acque ,
per rimanerſi anch 'effe come gli altri da
quelle ingojate . Or ſe Noè , che ſtava colla
ſua famiglia al ſicuro nell'Arca , aperta una
fineſtra , e moſſo a compaſſione di alcuni di
quegl'infelici , che , arrivate già le acque a
loro piedi , ſtavano fra poco aſpettando la
morte , aveffe loro gittatà una fune , e con
molta fatica gli aveſſe tratti feco a ſalva
mento nell'Arca , di quali obbligazioni non
giudicherebbonſi tenuti verſo Noe ? .. . Noi
diremmo che avrebbon dovuto riconoſcerlo
per il loro amoroſo liberatore ; confeffarfe
gli perpetuamente obbligati ; e confumark
in compiacerlo , ſervirlo , ed ubbidirlo fino
all'ultimo loro reſpiro : così è per appunto .
Ma immaginatevi , mio caro fratello , ſe po
co dopo di eſſere ſtati daNoè con tanta fa
tica ridotti nell' Arca , dopo rifocillatigli
mezzi morti , e dopo impartite loro altre
bene
degli Eſercizj. 57
beneficenze , forte loro inforta nel capo la
riſoluzione di oltraggiare il loro liberatore
Noè , di far villania alle di lui nuore, ed
eziandio alla di lui propia moglie ; e sei
ſi opponefle , di batterlo , maltrattarlo , e
privarlo anche di vita ? . .. Voimidirete , che
queſte ſono ipoteſi moralmente impoſſibili
tra uomini , benché di natura fien fieri ; e
folo poterſi avverare di qualche demonio
in ſembianze umane comparſo : ma fatemi
la corteſia di ammettere l' ipoteſi ; che ben
preſto vedrete , non efler ella impoſſibile ,
anzi avverataſi in tanti : quando la ipoteſi
ſia poſſibile , diretę voi ; un attentato più or
rendo , più brutale , e più moſtruoſo , non è
etcogitabile .
Ah , fratel mio , ſe voi ed io peccammo mai
mortalmente , la ipoteſi non ſolo non è im
poſſibile , ma ſi è avverata in voi ed in
me, ed in grado tanto più enorme , quan .
to più degna è la Perſona del Figliuolo di
Dio , di quella di Noè; quanto maggiore
la liberazione dalla morte eterna , della li
berazione dalla morte corporale ; quanto più
fatico Gesù per liberarcene , di quel che po
tefle faticare Noè per que tratti nell'Arca ;
e quanto maggiore è il torto fatto a Gesù ,
peccando , del torto attentato da que'falva
ti immaginarj . Già la fede ci ha detto ,
come ognuno che, pecca mortalmente , per
quanto ad eſſo appartiene, ricrocifigge Cri
fto : la ſteſſa fede parimente ci dice , che Crie
ſto colla redenzione ci ha liberati dalla mor
te eterna , e dal Diluvio delle fiamme eterne
infernali: la fede pure ci dice , quanto abbia
coſtata a Gesù la noſtra liberazione : la no
ftra coſcienza infine ci manifeita , ſe ſiamo
mai ſtati rei di colpa mortale , o no . Che
mi dite adeſſo ? parvi più ella impoſſibile la
fatta ipoteſi ? Anzi quanto più orribile , de
' C ' s tefta
58 Secondo Giorno
teſtabile , ed inumana non è ella mai in
tutti que' fedeli , e molto più in tutti que'
Religioſi , che rei ſono di colpa mortale ? . . .
Se toccaſſe a noi punire il delitto , da que '
liberati immaginarj attentato contro Noè ,
non ſapremmo quale ſupplizio ſcierre , tanto
è egli orrendo ! e di chi ingiuriò Gesù , ed
attentò di ricrocifiggerlo , ſuo affettuoſiſſimo
Redentore , e Liberatore , chedovrà dirſi ? . . ,
Noi al certo mąi non avremmo attentato
non ſolo di uccidere , ma nè tampoco di
mai diſguſtare Noè nella fatta ipoteſi ; e
pure , fe abbiam peccato mai mortalmente ,
la fede ci aſſicura , che abbiam fatto molta
di peggio contro Gesù . . . Ah , caro il mio
Redentore ! e cosi pur non foſſe , ch 'io ho
fatto , e tanti fanno a voi que'torri , che
certamente mai non ſi farebbono , non die
rò ad un infigne , ma nemmeno ad un mee
diocre benefattore ! E perchè mai ciò ? Forte
perchè in voi è quell' infinito merito di
eſſere amato , onorato , ed ubbidito ; il qua
le mai non può trovarſi in vérun'altra perſo
na ? . .. Ah , e qual motivo di confufione ,
di pentimento , e d'immobile riſoluzione di
mai più non offendervi non è egli mai queſto ,
amato mio Redentore ? . . .
Che ſe il mirare la colpa mortale in rap .
porto a Dio non può non eflere , a chi la
commiſe , un motivo urgentiflimo di con
trizione fincera , riflettendo alla graviſſimą
ingiuria , che colla ſteſſa faffi alla Infinitą
Bontà di Dio , manifeſtata nell'averci creà ...
ti , e nell'averci redenti; in mirarla poi in
rapporto a chi la commette , cioè ai dan
ni , cui fa foggiacere l' anima rea ; ed i per
ricoli , cui la eſpone , non può non eſſere
un motivo yalidiflimo di attrizione vera , che
col divino ajuto toglia ogni affetto alla cola
pa , per non mai più ricommetterla .
Ed
degli Eſercizj.
Ed a fine di non allungarmi più , di quel
che permetta una lezione ; nammenterovvi
ſolamente , ſenza deſcriverli , i gran danni,
a voi già ben noti , che all'anima rea dalla
mortal colpa ſi recano ; ficcome ancora i
pericoli , cui la ſpone . Riman ' efla privata
della grazia , amicizia , e figliuolanza adotti.
va di Dio ; ed in conſeguenza del diritto alla
gloria e ſalvezza eterna : impediſce il detto
peccato , che i meriti , dall'anima acquiſtati
in iftato di grazia , abbiano effetto alcuno
in ordine alla gloria , finoattantochè ſog
giace a cotale reato : queſto corrompe ed
avvelena tutte le azioni buone, operate dall'
anima in detto ſtato talchè ne abbiano ,
nè mai più fien per avere merito , o dirit
to alcuno ai premj eterni: poſſono bensl im
petrare al reo preſſo la Divina Miſericor
dia , ed ajuti , ed altro ; ma meritare in Pa
radiſo , mai nulla affatto . Finalmente toglie
all'anima la pace interiore , laſciandola in
braccio a que' rimordimenti di coſcienza ,
che da niuno meglio s'intendono , quanto
da chi gli ſperimenta ; onde il ſentirli ſia un
continuo tormento ; ed il non ſervirli , ſia
l'eſtremo pericolo . Queſti ſono i danni, a '
quali foggiace ogni anima rea di colpa mora
tale ; ciaſcun de' quali , baſtevolmente pon
derato , farebbela volare a toſto mondarſe
ne : il che quanto più ella differiſce di fa
re ; tanto più va moltiplicando i peccati ; e
vaſli la infelice a poco a poco acciecando,
e malagevolando il ravvedimento ; onde
piombi in quel profond'orribile , che non le
laſci più far conto alcuno nè di colpe, ne
di ſalvezza , nè di perdizione ; ſecondo l'o
racolo infallibile dello Spirito Santo , che
Impius, cum in profundum venerit peccatorum ,
contemnit . ( Prov . 18. )
I pericoli poi a 'qualiçſtaöreſpoſta
uba l' anima
rea
60 SecondoGiorno
I rea di colpa mortale , ſono ſpaventevoli ; e
conſeguenze neceſſarie della inimicizia diDio .
Staffi ella tra le mani di un nemico onni
potente , che la adia con un odio infinito , e .
corriſpondente all'amorech 'egli porta alla ſua
Infinita Bontà , alla quale drittamente fi op
yone :1 peccato : onde' in più luoghi della
Santa Scrittura è ſcritto : Altiſſimus odio ha
bet peccatores ( Eccli. 12 . ) Odio funt Deo
impius eo impietas ejus: ( Sap. 14. ) Odiſti
omnes qui operantur iniquitatem ( pfal. 5 . ) ;
e così altrove . Ora e qual pericolo formi.
dabile non è egli mai ; aver la propia vi
ta in potere di un nemico ſovrano , cuinon
vi è forza , che vaglia recar ſuggezione ; e
che odia con un odio intenſiflimo il fello
ne, che ha in ſuo potere ? . . . Così è della
perſona rea di colpa mortale : ella è con
vinta di fellonia impercettibile contro a Dio ,
la di cui vita , e la cui dannazione eterna
dipende affatto da'cenni dello ſteſſo Dio ; dal
quale esſa fellone è odiata con odio infinito ! ...
Ora in qual'evidente pericolo di eternamente
dannarli non ritrovali la infelice ? . . .
Scrive Erodoto nel lib . 3 . della ſua ſtoria ,
come avendo Dario Redella Perſia inteſo , che
gli Ateniefi aveano occupata la città di Sar
di , capitale della Lidia , ch 'era di ſuo do
minio ; fi acceſe di si grande ſdegno , che
tratta dal turcaſſo una freccia ,- e poſtala ſulla
arco , ſcoccolla verſo ilCielo , dicendo : Dio ,
concedetemi di poter vendicarmidegli Atenieſi :
ed acciò col procedere de'giorni la dimenti
canza non divertille il diſegno , impoſe ad
un ſuo cavaliero , a dirgli nel punto che fe
deaſi a menſa queſte parole : Sire , ricordate
vi degli Ateniefi . Ora io vi dimando , in qua
le pericolo giudicherefte voi che ſarebbeſi
poſto alcun 'Atenieſe , ſe fi foſſe portato a.
ſoggiornare negli Stati diDario ? ... Chi non
vede ,
degli Eſercizj." 61
vede, direte voi , che ſarebbe ito in cerca
della morte ? Sieguo a chiedervi : qual'odio
penſate voi ſia maggiore , quello di Dario
contro gl'Atenieli , o quello di Dio contro
? chi pecca mortalmente , e si gravemente
Koffende? Se avete fede, dovete riſpondere,
che queſto fia infinitamente maggiore , si
per la gravezza dell' offera ; si per la digni
tà dell' offeſo ; si per la viltà , e diſugua- '
glianza dell'offenſore ; si pe 'l motivo dell :
ofteſa . Chieggo in oltre , ſe il reo di colpa
mortale poſlą mai luſingarſi di non eflere
ſotto il dominio della Maeſtà di Dio , e ſotto
il braccio fuo onnipotente ? A chi crede la
Immenſità di Dio , direte voi , è ſuperftua
tale dimanda . Or io la diſcorro cosi : Se
dunque certiffime ſono queſte verità di fe
de , come oferà un'anima rea di colpa mora
tale continuare in tale infeliciffimo ſtato
non dirò anni, meſi, fettimane, giorni; ma
ore , e momenti? . . . Pazzo da catena fa
rebbe ſtato quell'Atenieſe , che , conſapevole
dell'odio di Dario contro alla fua nazione ,
una ſola ora fi foſſe arriſchiato di ſoggior
nare negliStatidiDario , per non avventurarſi
alla morte ; e non farà più che inſenſato quel
peccatore , che credendo Podio infinito da
Dio portatogli , ardiſce di ſtarfene un folmo.
mento in iſtato di colpa mortale , e con ciò
avventurarſi a perire in eterno ? . . . E potrà
paffarſene lieto e ſettimane, e meſi , ed anni
in si eſtremo pericolo ! ... Quæ poteſt elle vo
luptas, dice S. Gio : Griſoſtomo , Que poteſt
elle voluptas, ubi metus? ubi diſcrimen ? ubi
periculum ? ubi tribunalia ? ubi accufationes ?
ubi judicis ira ? ubi gladius ? ubi carnifex.?
vbi barathrum ? . . .

ME .
62
Secondo Giorno
MEDITAZIONE SECONDA :
Pe'l dopo pranzo 'del Secondo giorno ,
Sullo ſteſo Suggetto dell'Inferno.. .
nie PRIMO PUNTO.
N Ell’Inferno debbono penare l'Anima ed
1 il corpo , e debbono penarvi eterna
mente . In queſto punto meditiamo le pene
dell'Animan; la quale in prima , farà tor
mentata dal fuoco : ed è, di fede : diſcedite
maledi ti in ignem ætrrnum : il che come
avvenga , cioè che uno ſpirito , qual coſa ,
e tutt' i Demonj ſono , ſîa tormentato dal
fuoco , poco ora importa il capirlo , purché
fermamente ſi creda ; ſendo egli lo ſtromento
di Dio Onnipotente , che sfoga l' infinito ſuo
Idegno , contro a chi non volle riconoſcerlo
amoroſiflimo Padre : onde da quel fuoco re
caſi a tutti quegli ſpiriti ribelli un tormen
to , quale ſa far provare l'infinito potere di
un Dio vendicatore .
• Sarà in oltre l'Anima ſpezialmente tor
mentata dalle ſue potenze , da eſſa contro
a Dio abuſate . E prima dal ſuo intelletto ,
colla cognizione chiariſſima de' ſuoi peccati,
che le ſtaranno di continuo preſenti , ſenza
poter diſtraerſene per un ſolo momento .
Queſta è quella pena che chiamaſi verme
della coſcienza , della quale chiaramente
difle Iſaia ( cap. 66 . ) , che Vermis eorum
non morietur , ma roderà i dannati di con
* tinuo , ed in eterno . . . . Queſta pena , an
che nella preſente vita , a chi la ſperimen
ta , é crucioſiſſima , talchè Davide con er.
preſſione ſignificantiſſima dice , che pertur
bava fino le ſue offa : Non eſt pax offibus
meis ,
degli Eſercizi. 63
meis', a facie peccatorum meorum ( P8:37 . ) :
e pure quando ei ciò diſle , erangli ſtati
certamente rimeſli , per la rivelazione rice
vutane da Natano Profeta . Che farà poi
nell' Inferno , ove a queſto verme la Divina
Poſſanza agguzzerà il dente ? . .. ove fi mi
reranno i peccati nel loro vero ſembiante ?..
ove ſi mireranno irremiffibili per tutta l'eter .
nità ? . . . ove ſi mireranno come le ſole ca
gioni pella dannazione eterna ? . . ..
Sarà l'Anima tormentata dalla ſua me..
moria , colla ricordanza viva de' paſſati con
modi , de' goduti piaceri , delle guſtate deli
cie : e queſta fifla e perpetua menzione
quanto non accreſcerà i tormenti , ch' ella
pruova ? .. Si ricorderà di tanti benefizj da
Dio ricevuti ; di tante occaſioni, e comodi,
ch ' egli le preparò e conferl , onde poterſi
falyare : ricordanza , che fe afflligerà ogni
Anima , proporzionevolmente alla copia , e
qualità de' benefizj , e mezzi abuſati ; foa
prammodo tormenterà le Anime de' Reli
giofi , i quali , di molto ſovra ogni altro
itato di perſone , furono dalla Divina Libca
ralità di lumi, grazie , e mezzi per ben opea
rare , abbondevolmente proveduti .. . ..
Sarà l'Anima tormentata dalla ſua volon .
tà , agitata al fommo grado da tutte le af
fezioni più crudeli , fcatenate per mai più
non acquietarſi ; e di odio , che l'avveleni;
e d ’ invidia , che la roda ; e d ' ira , che la
macini ; ma fovra le altre , di una diſpera
zione , che la divori , ſenza mai conſumar
la . . . . L ' oggetto principale di queſta farà
la privazion "eterna del poſſeſſo di Dio bea
tificante . .. Ah , mio Dio ! concedetemi di
poter in alcun modo capire , e far anche
intendere l' atrocità di queſta pena !.. . Lai
diſperazione va congiunr alla triſtezza , per
mirarfi astretto a perdere alcun bene , a
fogte
64 Secondo Giorno
foggiacer ad alcun male , fenza poterſi ciò
ſcanſare : tanto più affligge l’Anima queſta
triſtezza diſperata , quanto maggior è il be
ne perduto , ed il male incontrato ; e quan
to minor' è la ſperanza di ricuperar quello ,
e liberarſi da queſto : ma ciò non baſta ,
per rendere la diſperazione aſſai intenſa , e
la triſtezza grandenlente affittiva ; deefi
dalla perſona ben conoſcere e vivamente
apprendere la grandezza del bene perduto ,
e del male incorſo ; e ſecondo il grado di
queſta percezione , creſce più o meno la pe
na , ' recata dalla diſperazion ' e triſtezza :
Perdita maggiore di quella di Dio per tut
ta l' eternità , non ſi può immaginare : male
maggiore della dannazione , accompagnata
da tutti que'tormenti ecceſſivi, che mai più
non ſono per ceſſare , non è eſcogitabile :
Jume più chiaro , ed apprenſione più forte
di queſte due coſe , non vi può eſſere di
quella , con cui il dannato le conoſce , e le
apprende amendue : miſuri ora , chi può ,
aſtezza
qualediintenſione giunga la diſperata tri
quelle Anime infeliciſſime! . . .
In quali ſmanie (moderate , e ſovente an
cora peccaminofe , non ſi dà in queſta vita ,
per la privazione di alcuna coſa , che an
fioſamente aſpettavaſi , o con grande ſod
disfazione poſſedeaſi ? non di rado giungono
tant' oltre , che per la loverchia triſtezza ,
taluni cadono gravemente infermi ; altri
impazziſcono ; altri vanſi lentamente con
Tumando ; altri , non potendo a tanto cor
doglio ſopravvivere , fi danno la morte .
Accumuliam ' ora tutte le triſtezze diſperate
di tutte le creature di queſto Mondo , da .
Caino , che fu il primo a diſperarſi , fino al
preſente ; e riponiamole tutte in un foluo
mo : e quale impercettibile grado di tri
Kezza diſperata non farebb' egli mai? .. . e
pure ,
degli Eſercizj. 65. '
pure , chi oſerà paragonarló a quello di un
dannato ? . . . ſendo incomparabilmente mag
giore la privazion ' eterna del ſommo bene
perduto ; e ſenza paragone più grande il
male ', a cui foggiace il dannato . , . . Ah ,
mio Dio ! credo e confeffo , effer il ſommo
de' mali l' eterna privazione di voi beatifi
cante : credo e confeſſo , eſſere la ſomma
delle triſtezze e diſperazioni lo ſperimentar
vi in eterno in fola figura di Giudice irre
conciliabilmente ſdegnato . . .. Deh , giacché
per la voſtra infinita mifericordia , mi con
cedete per anco tempo , di potere col voſtro
ajuto ſottrarmi da quefta ſomma diſavven
tura ; avvalorate colla voſtra fanta grazia
il ſentimento , che ora parmi di avere ; ed
è , di proccurar diſoddisfar in avvenire per
le offcle a , voi fatte ; e di guardarmi con
eſatta diligenza da tutte le occaſioni , che
poſſono farmi ricader nelle medeſime ; e
maſſimamente da quella N , N . a voi ben
nota .

SECONDO PUNTO.
D Iflettiam ' ora un poco all' Inferno del
1 corpo , riunitoſi già all'Anima nel gior
no dell'univerſale riſorgimento , Verità ſem
pre credutaſi in ogni ſtato del popolo fede
le ; e tanto chiaramente profeſſata da quel
gran Santo della Legge di natura Giobbe :
Scio quod Redemptor meus vivit , do in no
viffimo die de terra ſurreEturus fum , epe rur
fum circumdabor pelle mea . ( job . 19. ) Ora
con quale avverſione e rabbia ſia l' Anima
reproba per ricogniugnerſi a quel corpo, cui
per compiacere , ſcorgeſi eternamente dan
nata , ſe lo immagini chi pud ! Queſta rab
bia , ed avverſione dell' Anima contro al
syo corpo dee durare per tutta l' eternità ,
ſenza ?
66 Secondo Giorno
ſenza che mai ſi ſminuiſca un ſol punto .
Siccome dunque l' Anima è tormentata nel- .
la ſua ſoſtanza da quel fuoco , ſtrumento di
un braccio Onnipotente e ſdegnato ; cos !
ſarallo anche il corpo .. . Ma conſideriamo
ad uno ad uno i di lui cinqué ſentimenti
nell' Inferno tormentati .
La Viſta , eziandio dalla fola comparſa
del luogo , rimarrà atterrita : imperocchè
oyvunqu' ella ſi giri , da per tutto mirerà i
caratteri più espreſſi dell' ira eterna di Dio ;
da per tutto s' incontrerà in oggetti ſpavente .
voli , che farebbon morire omi vivente dal
la paura : vedrà i deformiffimi ed orridi
corpi degli altri dannati ; vedrà gli ſpettri
orrendi , che formeranſi da’diavoli, per via
più ſpaventar l' infelice dannato : e ciò per
ſempre : Vadent de venient ſuper eum horri
biles : ( Job, 20 . ) . L 'Udito ſarà di conti
nuo percoſſo dal rimbombo delle ſtrida , e
degli urli fpaventevoli di que' diſperati ;
dalle maledizioni , che ſcambievolmente ſi
daranno ; fpezialmente per la cagione reci
proca della loro perdizione : e ciò per fem
pre : fonitus terroris ſemper in auribus ejus .
Job . 15 . ) . L ' Odorato farà tormentato da'
fetori , che tramanderanſi da que corpi fto
macoſi , e da quel puzzolentiſſimo luogo : e
ciò per ſempre : Et erit pro fuavi odore fæ
tor : ( Iſaie 3 . ) . Il Guſto farà tormentato
da fame canina , e da fete rabbioſa ; sfor
zato però a trangugiare le coſe diguſtoſiſfi
me che da' demonj faranno ſomminiſtrate.:
e ciò per ſempre : Fel draconum vinum eo
rum , & venenum afpidum inſanabile : ( Deut.
32 . ) . Il Tatto farà tormentato prima col
la pena del fuoco in ogni parte ; fuoco che
penetrerà fino all'intimo ; e fuoco di un 'ar
tività allo ſteſſo data dallo ſdegno di Dio :
e ciò per ſempre : Ignis fuccenfus eft in fu
Tore
degli Eſercizi:
rore meo , cu ardebit uſque ad inferni novilli
ma. ( Deut. 32. ) . In aggiunta al fuoco ,
non vi farà fpecie di dolore , che non pianti
la ſua eterna fede in quegl' infeliciſſimi cor
pi : e ciò per ſempre : Omnis dolor irruet
ſuper eum . ( Job . 20 . ) . ..
Immaginatevi un uomo , il quale , per i
ſuoi enormi delitti , foffe in un tempo ſteſſo
aſſalito da' dolori , ma de' più intenſi , di
podagra , di chiragra , di pietra , di denti ,
di occhi, di orecchie , e di teſta : da’dolori
artetici, illiaci, colici, nefritici , e di quan
te altre forte ne ha diſcoperte la medicina :
il qual’uomo foſſe ; per le ſue a tutti note
malvagità , da niun compatito ; ma abbor
rito , deteftato , ed anche deriſo , e villa
neggiato ; e ciò per tutto il corſo di ſua
vita .. .. Chi non giudicherebbe per queſto
infelice molto più venturoſo il non effer
nato , che il dover vivere in iſtato cotanto
infelice ? .. .. Chi non giudicherebbe la mor
te quella buona ventura , che lo ſottraeſe
a sl gran malani? . . .. E pure tutta queſta
gran maſſa di tormenti , che ha ell'a fare
co ’tormenti corporali dell' Inferno , benchè
fi moltiplicaffe ä mill' ę mille doppi? . . .
Penſate ora , fratel mio , e rammentatevi
feriamente, quante volte nel corſo di voſtra
vita vi abbiate meritate le pene dell' Infer
no . . . . Che me ne dite ? . . . quante volte
ciò avvenne ? . .. Or fe queſt' infelice uomo
aveffe trovato un liberatore , che non fola
l'aveſſe liberato dal detto gran cumulo di
mali , ma lo aveſſe prefervato ancora , ac
ciò da quelli non foſſe aſſalito ; quale pen
fate voi" farebbe ſtata la di lui riconoſcenza
verſo un liberatore e preſervatore cotanto
benemerito ? . . . potrete mai perſuadervi ,
ch 'ei lo aveſſe mai più diſguſtato , offeſo ;
ingiuriato ? ... anzi, direte voi, io mi per
fua .
s
68 . Secondo Giorno
ſuado , che lo ayrebbe amato , onorato , e
fervito ad ogni ſua poſſa : bene ; ma voi ,
mio caro fratello , vi ſiete portato cos) con
quel Dio , che tante volte vi preſervò dall
Inferno , quante mortalmente peccafte ? . . . .
Se , ftando voi in pericolo d' incorrere tutti
que'mali di corpo , immaginati poco fa in
quell' uomo , aveſte trovato un liberatore ;
che ve ne preſervaſſe ; parvi che non avre
Ite lingua baſtevole da benedirlo , mani ba
ſtevoli per ſervirlo ; cuore baſtevole per a
malo , e moſtrarvigli grato ; e giuſtamente :
ed avendovi Dio non una ſol volta , ma
tante , quante mortalmente in voſtra vita
peccatte , liberato e preſervato dagli eterni
tormenti dell' Inferno ; non ſolo non aveſte
lingua baſtevole per benedirlo , mani baſte
voli per ſervirlo , cuore baſtevole per amar
lo ; ma impiegaſte e lingua , e mani, e cuo
re , e penſieri , e tutto voi medeſimo in tor
nare ad oftenderlo con nuove colpa mortali ? ..
Ad un preſervatore umano dai detti mali
di corpo tanta gratitudine avreſte profeffa .
ta , e dimoſtrata ; e ad un preſervatore Di
vino replicatamente benefico , che liberovvi
dai tormenti eterni dell'anima e del corpo ,
con tanta ingratitudine vi ſiete diportato ? ...
Aggiugnete , che l' uomo preſervatore dai
detti mali del corpo , non ſarebbe ſtato ani
teriormente da voi offeſo ; laddove il Dio
che prefervovvi dall' Inferno fu quegli ap
printo , che anteriormente offendeſte ; onde '
vi meritaſte l'Inferno . . .Che ve ne pare ? . .
Coſa potete mai dire in voſtra eſcuſazione ?..
Quell' animo , che mai non avreſte avuto
con quell' umano liberatore e preſervatore ,
certamente lo avete ayuto contro Dio ; ga
reggiando quafi feco , egli in preſervarvi
dall' Inferno , e voi tornando a rendervene
reo , ripeccando ? . . . Ah , sl , dite pure an
che
degli Eſercizj. . 69
che voi , e ditelo di cuore , col penitente
Davide : Niſi quia Dominus adiuvit me ,
paulo minus habitaſſet in inferno anima mea :
( Pfalm . 93 . ) Così è , mio Dio ; giacche
dunque , atteſa la infinita voſtra clemenza ,
non ſono caduto nell' Inferno , come tante
volte me l'ho meritato ; fiane rendute infi
nite grazie alla medeſima ; e riſolvo effica
cemente col voſtro Divino ſoccorſo , quale
umile imploro , di vivere in guiſa , onde
non ſolo non ſiate mai più da me avver
tentemente offeſo ; ma con tutte le mie for
ze affettuoſamente fervito ; maſſimamente
coll'adempimento eſatto de'miei ſanti voti ,
e coll'oſſervanza puntuale delle mie fante
regole ; mạflimamente di quella N . N .
LEZIONE
Pe'l dopo pranzo del ſecondo giorno .
Sul voto della Povertà .
Oncioſhachè il voto della Povertà ſia
uno de'più bei fregi di ogni Religioſo
Iſtituto , ed un mezzo efficaciſlimo per con
ſeguire la perfezione , e la unione con Dio ,
atteſa la totale e perpetua rinunzia , ch 'egli
nel Religioſo profeffo ſtabiliſce , di tutt' i
beni temporali , cagioni di molti diſturbi ,
ed impedimenti forti di badare all'acquiſto
delle virtù ; egli è altresi a non pochi Re
ligioſi un grande inciampo , per vivere in •
peccato , ſenz'appen 'avvederſene , con inav
vertenza però colpevole ; perchè intorno a
coſe , che il Religioſo profeſſo è tenuto ſa
pere ed avvertire , come allo ſtato ſuo pro
pie ed appartenenti : e ciò tanto per parte
del Superiore , da cui concedeſi quello , che
non ha facoltà di concedere ; o avendola ,
mol
70 Secondo Giorno
molte volte non la può concedere ; quanto
per parte del ſuddito ', il quale o ritiene
ciò , che non dee , o ſi abuſa delle licenze
ottenute . Ho detto , che a molti è d' in
ciampo per vivere in peccato , ſenz' appen '
avvederlene; imperciocchè le violazioni de
gli altri due voti Caſtità , ed Ubbidienza
in materia grave , ſendo ſenſibili , pingui ,
e palpabili ; ſcuotono il reo violatore ; onde
le ne ſcarichi colla dolente confeſſione: ma
le violazioni della Povertà , si perché man
tellate da mille preteſe convenienze , con
ſuetudini , conceſſioni, ed altre apparenze ;
sl perchè non ftrepitoſe , anzi dirolle civili;
entrano inſenſibilmente nell' Anima ; e non
recando in fronte certa deformità e brut- .
tezza , trovano più agevole , anzi gradevol
ricetto ; laſciando la perſuafione , o che non
vi ſia traſgreſſione , o ch ' ella tanta non ſia ,
che impegni e neceſſiti alla confeſſione ; o
tal volta dubitandoſene , il comodo che ſeco
portano , fa , che non ſi deſti premura , per
altro dovuta , di chiarirſi del dubbio . Per
ciò , mio caro fratello , a fine di non man .
car almio dovere , colla omiſſione di ragio
narvi ſoyra ſuggetto si rilevante , in un
tempo , in cui davvero cercare di miglio
rarvi , e di ſtabilirvi in un tenore di vita ,
che , per quanto ſi può , vi aſſicuri l'eter
na ; ho riſoluto di ragionarvene in queſta
lezione ,
Ed in primo luogo vi avviſo , ch' io non
ſono per proporre una lezione teologica ,
nè per ventilare quiſtioni; ma per farvi una
lezione aſcerica , a fin di compugnervi . Vi
avviſo in ſecondo luogo , ch ' io parlerò ſe
condo il preſuppoſto ſentimento de' Teologi,
non tutioriſti, nè rigoroſi ; ma bensì dotti,
e diſcreti; quali ſono il Soto , il Gaetano ,
il Navarro , il Leflio , il Suarez , il Cardi
nale
degli Eſercizj. 71
nale de Lugo , ed altri di queſto andare .
Ora non potendoſi con chiarezza rilevare
le traſgreſſioni , ſe ben non ſi penetri la na
tura di queſto voto ; perciò dobbiamo ava
vertire , com ' egli conſiſte in una promeſſa ·
fatt a Dio , di vivere povero , o povera
mente . Due/ coſe comprende queſta promef
ſa , a Dio fatta : una , di non ritener do
minio di cos'alcuna temporale , nè tampoco
di un mezzo foglio di carta ; l' altra di
campar la vita , uſando coſe , corriſpondenti
allo ſtato di chi non gode il dominio di
cos'alcuna ; ma tutto quello ch 'uſa è di al
tri , ad eſſo conceduto a mero , e ſemplice
uſo ; ed uſo di coſe tali , le quali ad uno ,
che ha promeſſo di vivere poveramente ,
ſieno corriſpondenti . Queſta é Dottrina co
mune di tutt' i Teologi , e fondata , come
ben vedete anche voi, ſulla nozione , fulla
natura , anzi ſulla ſignificazione del nome
di voto di povertà .
Ed eccovi ſubito la prima deduzione net
ta , chiara , e legittima : dunque peccherà
contro il voto di povertà quel Religioſo ,
che in pratica ſi riſerva il dominio di al
cuna coſa temporale ; ed il peccato ſarà più
o meno grave , giuſta il valore della coſa ,
che ſi riſerva . In che confiſta poi riſervarſi
queſto dominio , fi dice in una parola : con
lifte in ritenere quella coſa , fenza la di
pendenza dal ſuo legittimo Superiore , cioè
ſenza la licenza o facoltà avutane dal me
deſimo .
Ed eccovi un altra deduzione legittima :
dunque chi la riceve , o acquiſta , o ritiene,
ſenza ſaputa del Superiore , opera contro la
detta dipendenza : onde anche chi , dopo
avuta la licenza di ritenerla ad uſo fuo ,
dipoi la commuta , la aliena, la dona , la
vende, o la impreſta ad altri, maſſimamen
te
72 Secondo Giorno
fuori del chioſtro , pecca contro la detta
dipendenza ; imperciocchè ne uſa fuori de'
limiti, dal Superiore conceduti , che furono
a męró ſuo ulo , e nulla più : onde ficcome.
pecca quel commodatario , che uſa della
coſa preſa ad impreſtito , fuori dell'uſo con
cedutogli dal commodante ; così pecca quel
Religioſo , che ſi ſerve della coſa concedu
tagli , fuori dell' uſo permeſſogli dal Supe
riore .
Qul ſi fogliono addurre le licenze inter
pretative , e preſuntive ; le conſuetudini, e
ſimili altri ripieghi , co’ quali vuolfi difpen
fare il Religioſo dall' obbligo di eſporre al
Superiore le dette azioni . Io riſponderò ciò
che diceſi da’ Teologi comunemente . Ed in
prima, che in quelle comunità , nelle quali
non vi è l'uſo di ſomiglianti licenze pre
ſunte , è coſa illecita il ſervirſene, e ſi erra
contro il voto . In ſecondo luogo , che l'in
trodurle , ove non per anco vi è l' uſo im
poffefſato , é abuſo del voto medeſimo . In
terzo luogo , che ove il detto uſo è entra
to , ſi preſuppone , che ſiavi preceduta una
licenza eſpreſſa e formale , con cui ſi con
ceda , di far le dette azioni nei tali e tali
caſi : ſi preſuppone in oltre , che verſino in
torno a coſe di poco momento , ſendo ſem
pre abuſo colpevole , l' introdurle intorno a
cole di valore e di rimarco . In quarto luo
go , per la licenza interpretativa e preſunta
deeſi avviſare , com ' ellà vale nel ſolo caſo ,
che la faccenda non ammetta dilazione , e
per altro non ſi poſſa ricorrere al Superio
re ; perché quando ſi poſſa differire ; onde
ſi poſſa a queſto ricorrere , ella non è li
cenza bene interpretata , ma abuſo . In quin
to luogo , deefi avvertire , che per la licenza
interpretativa legittima , non baſta il dire :
te il Superiore ſapeſſe , condiſcenderebbe ;
ma
degli Eſercizi .
ma in oltre ſi richiede , che non ſi poſla
ricorrere allo ſteſſo ; mercecchè ſe puoli ri
correre , e non ſi ricorra , egli non può in
coſcienza permettere , che ſi operi ſenza ſua
licenza , qualora queſta ad eſſo poſſa chic ..
derſi , quantunque in coſa , in cui pronto è
di condiſcendere ; perocchè in cotal guiſa
permettendo , verrebbe ad acconſentire al .
rilaſſamento non picciolo della Diſciplina ,
intorno ad un voto cotanto importante . In
ſetto luogo ſi noti , come , ricevuta che ſi
abbia alcuna coſa colla licenza preſunta ,
deeſi , quanto prima ſi può , chiedere la li
cenza , per ritenerla ; non baſtando la pre
furta , per ritenere ciò , che con eſta ſi ha
ricevuto .
Richiedeſi dunque pe 'l caſo del rinunzia
mento di ogni dominio , un animo ſincero
di nulla poſſedere come ſuo ; e rimirando
ogni coſa , come non ſua , ma della Reli
gione; delle quali coſe il Superiore è mero
diſtributore ; richiedeſi licenza o conceſſio .
ne , di ritenere a folo e ſemplice uſo . Ora
intorno a queſti due punti dee il Religioso
più fiate ſeriament'eſaminarſi dinanzi Dio ;
ſe in verità tenga l’ animo pronto a tutto
laſciar: , ad ogni cenno del Superiore ? a
laſciargli prendere , que’ libri, que'Reliquia
rj , que' pochi mobili in ſomma che tiene
ad uſo ; o per riporgli nella libreria comu
ne ; o per dargli a chi meglio ne uſafe , o
per altri fini, ch ' ei non è tenuto dichiara
re al ſuddito ? ... Se trovandoſi in luoghi ,
ov' è in poſleffo l'uſo tollerato del peculio ,
ſi opporrebbe all'uſo , che il Superiore vo
leſſe prudentemente farne , o in tutto , o in .
parte , per la Chieſa , per la Sacriftia , pe 'l
Convento , o per altri fini oneſti ? . ... Se ,
trattandoſi d ' introdurre la vita comune in
tutte le coſe , tanto da Concilj
D
, e da’Som
mi
74 SecondoGiorno
mi Pontefici, pofteriori al Tridentino ; in
vulcata ; egli reſiſterebbe , ſi opporrebbe , o
proccurerebbe d 'impedirne l' eſecuzione ? im
perocchè così faccendo , peccherebbe in tutt'
i detti capi più o meno gravemente contro
il voto della povertà ; mentre ne ' primi caſi
mancherebbe nell'animo ſincero , di nulla
poſſedere con dominio ; e negli ultimi con
travverrebbe a leggi e comandamenti , che
gravemente obbligano ; e ſi opporrebbe ad
una coſa , che tanto contribuiſce al mante
nimento del voto di povertà .
Circa poi la licenza di ritinere ad uſo ,
lo che ha ; dovrebbe il Religioſo più fiate
eſaminare , ſe veramente tutto ciò , che ha ,
lia dalla detta licenza legittimato : e pidio
ma, quanto alle coſe , alle quali può ſten
derſi la legittima licenza , ( perocchè ce ng
fono di quelle , intorno alle quali effa non
può aver luogo , peccando e chi la concede ,
e chi ne uſa ) quali ſono le neceſſarie , c
le veracemente convenevoli ad un povero
per voto : eſamini , ſe ſovra tutte ſia ca
duta la licenza : indi , fe con una ſpecie
di fraude, falſità , od inganno , l'abbia car
pita ; perocchè in tal caſo , riterrebbe fen
za la licenza del Superiore ; togliendoſi dall'
inganno , e dail' ignoranza il conſenſo vo
lontario dello ſtero . Eſamin ' in oltre , ſe
il Superiore ľabbia conceduta con piena
libertà , o pure per fuggezione , di chi la
chiele ; o per non vedere ſquarciata la con
cordia domeſtica ; o pur non udire querele
e lamenti perturbativi della famiglia ; o
per evitare altri inconvenienti ; impercioc
chè licenze in cotal foggia ottenute , ſono
invalidamente ottenute , da chi dee accor
gerci , che ſe il Superiore foſſe ſtato in pie
na ſua libertà , l'avrebbe negata : onde non
legittimano dinanzi Dio il ritenere e l'uſa,
degli Eſercizi. 75
re delle coſe , nell' accennata guiſa licen
ziate ; non eſſendo queſto conſenſo del Su- ' .
periore , ma mera permiſſione , ad evitanda
pejora incommoda . Ne mi riſpondiate : vi
penſi' pure il Superiore ; egli me l'ha data ;
io non vi ſpeculo altro : no , fratel mio ,
dovete penſarci anche voi ; perchè ſe la
coſa è notabile , e con queſta fpezie di ti
more , e di ſuggezione conceduta ; il rite
nerla è colpa mortale ; dovendo la licenza
eſſere affatto libera e ſpontanea ; e doven
do voi ben conoſcere dalle circoſtanze , fe
fiavi intervenuta queſta libertà , o queſto
grave timore , e queſta violenta fuggezione .
Ed è tanto neceſſaria queſta libera licen
za , che quantunque ingiuſtamente ella fi
negaſle dal Superiore indiſcreto , priverebbe
nulla di meno il ſuddito della legittima fa
coltà di ritenere la coſa negata , toltone il
ſolo caſo , che la coſa chieita , e negata ,
apparteneſſe alla preciſa e mera neceflità di
campare la vita ; mercecchè in questo ſolo
caſo il diritto naturale prevale ad ogni di
ritto dalla umana podeſtà dipendente . 112 - 1
• torno a che avviſano gli autori col Suarez, )
a non perſuaderſi di leggieri , che la coſa
negata appartenza a cotale neceſſità . Tuttol
il dettoſi fino ad ora aperta al capo della
dipendenza ; e lo potete vedere preſſo gli
accennati Scrittori .
Circa poi il ſecondo capo , cioè circa le
cole , delle quali può la detta licenza legit
timarne l' ulo , ſpiegali in poche parole dal
Sacro Concilio Tridentino nella Sep . 25.
al cap. 2, in queſti termini : Nemini Reli
gioforum , tam virorum , quam mulierum ,
liceat bone immobilia vel mobilia , cujuſcum
• que qualitatis fuerint, etiam quovis modo ab
eis acquifita', tamquam propria , aut etiam
nomine conventus , pollidereD2
, vel tenere ;tafed
Secondo Giorno .
176 ea Superiori tradantur , conventuique
ftatim
incorporentur . Nec deinceps liceat Superiori
bus bona ſtabilia alicui regulari concedere ,
etiam ad ufumfructum , vel ufum , vel admi
niſtrationem , aut commendam . Adminiſtratio
autem bonorum monafteriorum , feu conven
tuum ad folos Oficiales eorumdem , ad nutum
Superiorum amovibiles , pertineat : mobilium
vero ufum , ita Superiores permittant , ut 60
rum ſuppellex ſtatui paupertatis , quam pro
felli ſunt, conveniat; nihilque ſuperflui in ea
fit ; nihilque , quod fit neceſſarium , eis dene
getur. E vuol dire , per intelligenza di chi
non intende la latina favella . A niuna per
fona religioſa , fia uomo , o ſia donna , le
cito fa di tenere e poſſedere beni immo
bili , o mobili , di qualſivoglia condizione
eſli fiano , ed in qualſivoglia maniera ad
eſli pervenuti , come proprj , o ancora a
nome del convento ; ma ſubito liano conſe
gnati al Superiore , e ſiano incorporati al
moniſtero o convento . Nè in avvenire fia
lecito a’ Superiori , di concedere ad alcuna
perſona regolare beni ſtabili , benché a fem ."
plice uſufrutto , o uſo , o amminiſtrazione ,
10 commenda . Pertanto l' amminiſtrazione
de' beni de'moniſteri o conventi appartenga
a ' foli offiziali de' medeſimi , i quali ſien
ammovibili al cenno de' Superiori . L ' uſo
poi de' beni mobili di tal modo concedaſi .
da’ Superiori ai loro ſoggetti , che la loro
ſuppellertile convenga allo ſtato della po
vertà , da 'medeſimi profeffata ; e niente ſia
di ſuperfluo nella medeſima ; ſomminiſtran ,
dofi poi loro ciò , che è neceffario . Sino qui
il Sacro Concilio . .
Dunque contro al favellare di eſſo Sacro
Concilio fi opererà , qualora dal Superiore
fi conceda al fuddito , e qualora queſto ac
cetti il maneggio del'livello , degli ſtipe ndi
ro
p
degli Eſercizj. 77
provenienti da' ſuoi ftudj , delle limoſine
raccolte da' pergami, o altri proventi , i
quali non s' incorporino agli altri beni del
moniſtero ; onde ſtiino preſſo il ſuddito , e
non nella caſſa comune . Contro al detto
favellare parimente opereraſli e da que'Su -'
periori , e da que' ſudditi , che permettono ,
e tengono mobili ſuperflui , o che non ſien
convenevoli allo fato di un povero per vo
to : quindi utenſili , poſate , tabacchiere ,
fibbie , ftucchietti , ed altre coſe ſimili di
argento , o altra materia pretiofa , non ſono
confacevoli al voto di povertà : vetti di
ſotto o di drappo troppo diſpendioſo , o
con guarnizioni non neceſſarie ; addobi di
• camera con iſtuccature , dorature , ſpecchi ,
pitture di valore , quadri di prezzo ; altre
galanterie di valuta , per curioſità , di chi
vuol vederle , e per mero piacere di chi le
ritiene , ed altre coſe ſu questo andare ; non
effendo da annoverarſi tra le neceffarie , o
convenevoli allo ſtato di un povero per vo
to , rimangono tra le proibite dal Sacro
Concilio . Il che molto più dovrebbe dirſi ,
fe taluno ne ritenefle , di abiti da ſecolare,
per traveſtira , e poter andare in que? luo
ghi , ove non può comparire ſenza sfregio
l'abito Religiofo : nè certo io penſo , che
da alcun Superiore tale facoltà ſi conceda ;
ben veggend'ognuno , come ad una ſi ma
nifesta ſuperfluità ed incedenza la legittima
regolare autorità stendere non ſi poſſa . An -
zi il Sommo Pontefice Clemente VIII. mella.
ſua Coſtituzione dell'anno 1599. vuole , che
i Religioſi non credano a ' loro Superiori ,
i quali per avventura aſſeriſſero , di avere
la facoltà di concedere le amminiſtrazioni
antidette , nè l'uſo di dette coſe ſuperflue ,
e contrarie allo ſtato di povertà • Nulla
quorumcumqueSuperiorum difpenfatio , nullali.
D 3 : cena
78 Secondo Giorno
centia ... . fratres excufare poſſit . .. , etiamſi
Superiores a lleverent, hujufmodi diſpenſatio
nes aut licentias concedere poße ; quibus in
SA rc fidem minime adhiberi volumus .
Voi forſe mi opporrete la diffuetudine ,
anzi la confuetudine in contrario , ficcome
ancora il ſilenzio della Santa Sede . Se vo
lete ch ' io vi dica , lo che ſento in mia co
fcienza , formata fu i fondamenti , che or
addurrovvi , e ſul ſentimento di gravi Teo
logi , e Canonifti , tra' quali il celebre del
paſſato ſecolo Monſignore Profpero Fagna
no , pe' carichi da eſſo nelle Sacre Con
gregazioni ſoſtenuti , verſatillimo in queſte
materie ; vi dirò , com ' io non poſſo forma
re il giudizio , che la oppoſizione da voi
fattami, poſſa aver fuffiftenza ; temendola
un ſuggerimento dell'umanità , che non vuo
le sbracciarfi da'ſuoi genj, né rinunziare a'
fuoi privati comodi . Concioſſiache prima
mente in rapporto al fuperfluo della perſo
na e dello ſtato della medefima , non vi
può eſſere autorità , che ne legittimi il ri- •
tenerlo : mercecchè fe dopo la propoſizione
duodecima tra le daunate dal Pontefice In
nocenzo XI. tutti convengono , che del fu
perfluo alla perſona , ed allo ſtato preſente
della medeſima , fia ciaſcun tenuto a far
limoſina ; molto meno per certo potraffi tal e
fuperfluo ritenere da un povero per voto :
onde illegittima fia ancora la licenza con
ceduta di ritenerlo .
In fecondo luogo , come mai può preſu
merſi abrogata o indebolita la Legge Tri.
dentina , ſapendoſi in qual modo abbiano
i Pontefici al' veTridentino
favellatóPermettete porte
riori ? ch ' io li apporti , ac
ciò pofliate rilevare , fe il mio ſentimento
ſia ben poggiato , o no . Clemente ottavo
nell' accennata Coſtituzione del 1599 .,slatra .
degli Eſercizi . 79
slatandolo fedelmente in italiano , per non
allungarçi ſoverchiamente , così dice : che
nian Religioſo , benchè ſia Superiore , polla
tenere o come propio , o anche a nome del
Convento , beni mobili , o immobili , danaro ,
rendite , cenſi e livelli , limoſine , acquiſtate
o per via di Predicbe , o di lezioni , i di
Melle celebrate , o di qualunque loro altra
giuſta fatica e ragione , o titolo ; benchè ſiano
Juſjidj de' congiunti , regali di perſone pie ,
legati , o doni; ma tutte le coſe , per cotali
vie acquiſtate , immantinenti ſi conſegnino al
Superiore , e s'incorporino al Convento , e ſi
Fonfundano cogli altri danarj , proventi , e
rendite dello ſtello : onde ſi polla da queſto
cumulo trarre il comune vito , e veſtito per
tutt' i Religiofi. Fin qui Clemente . ..
La Sacra Congregazione ſotto il Pontefice
Urbano VIII. nel decreto de Apăſtatis or
e jeftis in tal guiſa ſi eſprime : Giudicò ,
che ſi rinnovino , e coll' autorità del Santo
Padre ( Urbano VIII. ) rinnova le Coſtitu
zioni e decreti generali di Clemente VIII. ,
Spettanti alla riforma de' Regolari , .. e ſtret
tamente comanda a’ Superiori di fervarle , e
farle ollervare : cosi ella .
Innocenzo X , ſucceffore di Urbano , pub
blicò nell' anno 1649 . un Decreto , che con !
mincia Inter cetera , in cui egli rafferma ,
E di nuovo inculca , quanto intorno alla di
Sciplina de' Regolari comandano il Concilio ,
ed i ſuoi predeceſſori ClementeVIII. , Paolo V . ,
• ed Urbano VIII. , Cos) egli.
Aleſſandro VII . nell' anno 1655. inculca
di nuovo quanto dai ora mentovati fuoi
predeceffori fu comandato ; avendo anche
ſoggiunto , che non ſi doveſſero accettare
giovani all' abito , ed a’Sacri Ordini , fe
non ſe colla condizione di oſſervare la vita
comune ,
D4 Ina
80 Secondo Giorno
Innocenzo finalmente XII. non ſolo raf
fermo, e , per quanto ve ne foffe neceffità ,
rinnovò la legge Tridentina , e tutt' i De
creti e Coſtituzioni de' ſuoi Predeceffori in
torno alla diſciplina e vita comune de' Re
golari ; ma accid da niuno fi poteffer' op
porre preteſti di diſſimulazioni , e di filen
zio Pontifizio ſu queſti capi; ereſſe ed iſtitul
la nuova Congregazione ſopra la diſciplina de
Regolari nella fia Coſtituzione in data dei
4 . Agoſto dell' anno 1698 . , nell'anno 8 . del
ſuo Pontificato , nel cui 9. 1. dice: Ut con
ftans enixaque voluntas noſtra ... . innotefcat,
omniſque tranſgreſſionibus vano falfoque prea
textu filentii noſtri fe fe excufandi occafio
penitus prædicatur ; motu proprio , prædi&tam
Congregationem Cardinalium de Prelatorum
fuper Diſciplina Regulari , tenore preſentium
perpetuo approbamus , quatenus opus fit ,
perpetuo erigimus, dos inſtituimus & c. & c.
Queſta Sacra Congregazione , innanzi che
foſſe da eſſo Pontefice formalmente eretta ,
ficcome fece nell' accennata Coſtituzione ;
era ſtata da eſſo deputata ſovra queſte ma
terie ; e da eſſa ſi formarono e pubblicarono
alcuni decreti ; in uno de' quali dell' anno
1695 . alli 18. di Luglio dichiara la mente
del lodato Sommo Pontefice , di concedere
il ricevimento de' Novizj all' abito , fino
all' ora ad eſſo Pontefice proibito a varie
Religioni, colle ſeguenti condizioni: Declae.
ravit , fe licentiam recipiendiNovitios in fin
gulis approbatis Ordinibus benigne conceſſu
rum , dummodo tamen , que pro regulari vita
inftituenda , tam a Tridentina Synodo, quam
a Prædecefforibus fuis Romanis Pontificibus ,
præcipue vero felicis recordationis Člemente
VIII. . .. Innocentia X., Alexandro VII. ſalu .
briter conftituta ſunt ; quibus omnibus firmie
ter inhæret San &titas ſua , eaque , quate
nus
degli Eſercizji 81
nus opus fit , confirmat , renovat . Quo
circa Sacra Congregatio , ab eodem San &tiſſimo
fuper Diſciplina Regulari ſpecialiter deputata ,
de mandato Sanctitatis fuæ , preſentis Decreti
tenore denunciat omnium , de ſingulorum Ora
äinum Regularium Superioribus , . .,. ut fta .
tuant omnimodam obſervantiam regule , ale
conftitutionum cujufcumque Ordinis , o Decre
torum Apoſtolicorum , praecipue vero exactre
vité Communis & c. Poftquam vero regulatem
obſervantiam , & fignanter quoad exacłam Vi
tam Communem cum effectu ſtabilitam fuiße,
tam ex eorum Superiorum Generalium , Jess
Provincialium relatione , quam Prepoſiti ,
Fratrum in præfatis conventibus degentium
jurejurando firmáto teſtimonio .. , eidem Sacre
Congrégationi fufficienter conſtiterit , tunc Sans
Etitas fua antedictam licentiam , quam hacte
nus diſtulit , Novitios ibi recipiendi , benigne
-concedet .
Ora con tutti queſti documenti ſotto gli
occhj , vi confeſſo il vero , fratello mio
amatiſſimo , che la mia debole mente non
può rimaner perſuaſa , ad ammettere come
legittime le oppoſizioni fattemi, di conſue
tudini , di pratiche contrarie , di ſilenzj
della S . Sede ; parendomi tanto efpreffe le
dichiarazioni fatte da'Sommi Pontefici, che
annullino ogni preſunto ſilenzio approbati
vo : onde ſe o la $ . Sede , o la detta Sa
cra Congregazione , a queſto fine iftituita ,
non ſi avvanzano a paſſi più violenti ; ciò
proceda , non già perché approvino le azio.
ni , che vietárono ; ma a motivo di pru
dente e ſaggia economia , per evitare mali
peggiori. É ficcome il ſilenzio di un credi
tore non laſcia ſicuro in coſcienza il debi
tore , qualora proceda da un timore pru
dente di gravi inconvenienti ; così il non
• darf mano a rimedi più violenti dalla s. .
D 5 Se- .
82 Secondo Giorno
Sede , non laſci ſicuri in coſcienza quegli
no , che ſeguono a praticare le azioni di
ſopra mentovate , e proibite , di maneggia
re , ritenere preſſo di ſe livelli , ftipendi ,
limoſine , o altra forta di danaro ; molto
meno di uſarne indiſcretamente in cote
fuperflue , in giuochi , in mobili prezioſi
ed in altre coſe e guife , allo itato di povem,
ro per voto indecenti : Queſto è il mio
debole ſentimento , ſalvo ſempre il migliore ,
di uomini più dotti , pii , e faggi di me.
Ma, direte voi: e ſe dove ſon ’ io non vi
è la vita comune , anzi un uſo alle dette
coſe contrario , che poſs' io fare ? Potete ,
• fratel mio , ſempre però colle richieſte buo
ne maniere , potete , diſli, paſſarvene ov'ela
la fi offerva : potete , fe ciò non vi rieſca ,
anche ove ſiete , vivete in modo dalle rifg .
rite leggi preſcritto ; fendovi ſempre in ogni
luogo de' buoni e ferventi ſervi di Dio , che 6
vivono eſattamente ſecondo le loro fante
regole e coſtituzioni ; ed aflicuratevi , che
nefuno de'Superiori contraddiravvi ; avendo
tutti piacere di avere de' fidditi , che ſien
molto buoni: onde nell' uſo del peculio po
tete oſſervare quella intera dipendenza da
Superiori ; laſciandolo nelle loro mani; non
fpendendone in cofe fuperflue , o ſconvene
voli ad un povero per voto ; tenendone in
quella mediocre ſomma , che poſla in circa
baftarvi , ſenz'accumularne in ſomma mag.
giore ; della quale, di buona voglia ve ne
priviate : che nell'uſarne , maſſimamente in
qualche fomma , o in coſe , fuori del con
ſueto , chiediate ogni volta umilmente la
licenza : che , fe fia poflibile , ſi riſchiota da?
miniftri del convento : in fomma , che ne
uſiate , come di danaro , che realmente non
è voftro , ma della Religione ; del quale il
Superiore è principale amminiſtratore , e .
voi :
degli Eſercizj...
voi ſemplice ufufruttuario di ſolo fatto ,
83
non di diritto . Queſte ſono le coſe , che
potete fare ; le quali ſi fecero , e ſi fanno
da altri , che , anche ne ' conventi ſimili al
voftro , viſſero , e vivono da Santi : ma per
ciò fare in effetto , e non in ſolo proponi
mento , richiedeli ſpirito di orazione , di ri
tiramento nel chioſtro , e fugga da' compa
gni poco edificanti .
Ma non penſaſte gia , che anche ne' con
venti , ne' quali oſſervaſi la vita comune ,
non vi ſiano i ſuoi pericoli intorno a que .
ito ſanto voto ; vi ſono pur troppo ; e fic
come i pericoli, di chi vive , ove non ſiavi
la vita comune , fono gli accennati ; cosi
quelli , di chi vive ov? ella ſi oſſerva , con
ſiſtono principalmente , nel tenere molte pic
ciole ſuperfluita ; nell' introdurre abuſi con
tro a questo voto , o concedendo facilmente
licenze da non concederſi ; o uſando delle
interpretative più del dovere : nell' uſare ,
tenza neceſſità , di coſe particolari, o nell
alimento , o nel veſtire ; onde ſi alteri la
uniformità , che dee andare del pari colla
perfetta Comunità : ma diftintamente nella
poca cura e custodia delle coſe concedute
ad uſo , conſumandole indiſcretamente ,
perdendole per poca premura , ſtrapazzan
dole ſenza riſerva ; laſciandole andare a
male per non curanza ; talchè in fimil fog
gia operando , ſi poſſa di leggieri arrivare
ad un danno pure della Religione , che mon
ti a colpa mortale .
Nè. qui vale il dire , che fi aſſottiglia
troppo ; no , fratel mio , non ſi aflottiglia
troppo : aſſicuratevi , che aſſottiglierà nel
punto della noſtra morte molto più quel
voto , cui promettemmo ſolennemente con
Dio di viver da poveri : e ſiccome un po
vero faggio , che vive a ſpeſe altrui , come
D 6 tac
84 Secondo Giorno
facciam noi , tiene gran conto delle robe
concedutegli dal ſuo ſoſtentatore ; onde nè
le ſtrapazzi, né le laſci andar a male , ne
le perda per poca cura , né le conſumi in
diſcretamente con poco o niun riſerbo ; cosi
pretenderà egli , che ſiaſi fatto anche da noi,
che viviamo a ſpeſe altrui , e non alle no
ſtre , cioè della Religione . Ditemi , puoſli
dare peccato più picciolo di una ſemplice
parola ozioſa ? E pure la fede ci aſſicura ,
che anche di queſta l' Eterno noftro Giudi
ce , ce ne chiederà conto : Omne verbum otio
fum , quod locuti fuerint homines , reddent
rationem de eo in die Judicii : cosi proteſta
egli medefimo in S. Matteo al capo 12 ., e
non ſi dovrà rendere conto di ogni picciolo
danno temporale recato alla Religione che
ci mantenne , per la poca cura in uſar delle
coſe concedureci ad uſo ? . .. Se , per cagion
di eſempio , per l' indifcreto confumo che
fafli del tabacco , avrem potuto riſparmiarne
mezza libra ſola in ciaſcun anno ; ditemi ,
ate capo di dieci, venti, e più anni, a quan
libre aſcenderà il danno ? ed a quante
lire di danajo di più ? . ... e di questo non
ſe, ne renderà il conto ? . . . , Aſſottigliamo
pure , fratelmio , quanto vogliamo, che mai
non aſſottiglieremo quanto batti ; eſſendoſi
proteſtato il Dio noftro Giudice , di voler
icrutinare Geruſalemme, folito ſimbolo dels
le Anime noſtre , colle lucerne : Scrutabor
Jerufalem in lucernis.. ( Sophon . 1. ) Non
palpiamo dunque tanto alla groffa intorno
ad un voto ; il di cui intaccamento tanto é
più facile , quanto meno ftrepitoſo . :

PER
ini . . 85
PER IL TERZO GIORNO
DEGLI ESERCIZJ.
MEDITAZIONĘ
Per la mattina .
Sul Pardifo.
PRIMO PUNTO
TL Paradiſo è un luogo , in cui la Maeſtà
I di Dio vuole far ſpiccare la ſua Infinita
Poſſanza , Bontà e Giuſtizia , e Liberalità
verſo i cari ſuoi figliuoli ed amici , Già
ſappiamo , effer di fede , che da umana
mente quella gran felicità non ſi può com
prendere , né da umana lingua ſpiegare , né
tampoco da umana penna deſcrivere : e però
anderemo a conghietturando , da alcune coſe
che teniamo ſotto gli occhi, lo che abbia
Dio preparato ai detti fuoi amici .
Sappiamo di quante belle cognizioni ab
bia egli arricchite le menti di tanti Filo
ſofi Gentili : ſappiamo dalla ſtoria , e ve
diamo cogli occhj noſtri , di quanta poſſan
za abbia egli forniti tanti Potentati ſuoi
nemici : quale ampiezza di ſtati ? quai te
fori di dovizie ? febben poi ſe ne fervano ,
anzi ne abuſino in ogni genere di delicie ,
e di ſoddisfazioni . Or fe tanto egli concede ,
e permette , a chi o non lo conoſce , o lo
maltratta , ed in varie guiſe tanto l' offen
de; coſa non terrà egli preparato , per chi
fedelmente lo ubbidifce , e lo ſerve ? . . . Se
così largamente benefica tanti , che per la
loro malvagità e perfidia dovrane eterna
men
86 Terzo Giorno
mente perire, ebeſtemmiarlo ; cofa non avrà ,
preparato , per chi dovrà eternamente bene
dirlo ed amarlo ? . ..
Formiamo un Paradiſo a noſtro capriccio ,
per inferire poi quale ſia il vero . Immagi
niamoci , che , in Paradiſo non altro ſi go
deffe , che in un cumulo raccolto , tutto il
delicioſo onefto , e purificato da ogn ' inde
cenza , tutto il delicioſo , diffi , godutoſi da
tutt'inſieme i più gran Monarchi del mon
do ; e ciò ſenza quelle appendici, dalle qua
li per efli mai non fu immune ; vale a di
re , ſenz' alcuna inquietezza , ſenz' alcun ti.
more , ſenz' alcun diſturbo ; ma con tutta la
tranquillità di animo , e la perfetta fanità
del corpo ; e colla mente ricolmata di tut
te le notizie , che ſi ebbero da 'Filoſofi: non
vi pare , che ſarebb' egli alla fantaſia noſtra
un gran Paradiſo ? . . . . E pure , chi ofera
paragonare il Paradiſo vero a tutto queſto
gran cumulo di delicie mondane ? . . . Chi
oferà affermare , che Dio pe ' ſuoi cari un
cotal Paradiſo abbia formato ? . . . Anzi egli
vuole , che appunto tutti queſti beni tem
porali, perchè conceduti a perſone , che per
la maggior parte han da effere in eterno
ſue nemiche , paragonati a quelli del fuo
Paradiſo , nemmeno ſi computino nel cata
logo de' yeri beni ; e perciò fi repurino in
degni dell'umano , ragionevole , e virtuoſo
affetto ; dei quali , impone la parola ſanta ,
di uſarne , come ſe non ſi uſaffero : lui
,utuntur, hoc mundo , tanquam non utantur ,
( 1. Cor. 7. ) ; anzi che ſi giudichino di
(capiti ed immondezze , a fronte di quelli :
Omnia detrimentum feci , do arbitror ut ſter
cora , ut Chriſtum lucrifaciam . ( Philip . 3 .) .
Dunque fia neceffario inferire , che le deli
cie del Paradiſo fieno di una preziofita ,
bellezza , nobiltà , eſquiſitezza di una ſor
ta
degli Eſercizi . 87
ta a noi affatto ignota , benchè fuprema .
Ma con quanto più di forza non inferi,
remo noi la loro altezza , ſe riflettenemo al
prezzo , che fu sboríàto per abilitarcene il
diritto . La fede ci addita , quale ſia egli
ſtato : egli fu la incarnazione , la vita ſten
tata , la paſſione crudele , e la morte , igno
miniofa di una Perfona Divina ! prezzo di
valore infinito : onde quel Dio d ' Infinita
Sapienza , il quale non può ingannarſi ne '
Tuoi giudizj , riputò ben impiegati , il ſuo
naſcimento in umana carne , i ſuoi ftenti ,
dolori , obbrobri , patimenti , e la ſua mor
te , per acquiſtarci il diritto a conſeguire
il Paradito . Or ſu queſto infinito valore dell?
etbortato prezzo , quantunque abbondante :
copioſa apud eum redemptio , ( Pfalm . 129 . ) ,
calcoli , chi può , la prezioſità della Gloria
comperata ! . r .
Coſa dunque ſaravvi in queſta Gloria ? . . .
şi può accennarlo , manon mai , quanto poſſa
baſtare , spiegarlo , Saravvila felicità , e bea
titudine compiuta di tutta la perſona : fa :
ravvi l'appagamento intero di ogni oneſto
deſiderio ; il poſſedimento perfetto di ogni
vero bene ; la licurezza perpetua, di,mainon
perderlo ; ſaravv ' il godimento deila eterna
compagnia di millioni , e millioni di Per
fonaggi belliffimi , ed amabiliflimi: il godi
mento della converſazion? eterna con Ma
ria , . . con Gesù , . . . Saravvi la chiara vi
fione , e la compiuta , eterna fruizione della
Infinira Maeſtà dell'unico vero Dio ! . . . e
dettofi queſto , nè ſi fa , nè fi può dir di
vantaggio . E chi poteſſe capire il ſignifica
to di due parole , chiara , eterna viſione di
Dio ! compiuta , ed eterna fruizione dello
fteſo ! .. E quai paragoni, fratel mio carif
ſimo , quali confronti , quali fimilitudini ,
quali immagini poſſono mai contribuire:, i
far
88 Terzo Giorno
far in alcun modo capire , coſa ſia vedem*
re chiaramente , e godere perfettamente
Dio ? . . . .
Sappiamo , che ogni godimento procede
dal poſſeſſo di qualche bene deſiderato , e
confeguito ; onde tanto maggior eſſer debba
il godimento , quanto più grande è il bene
deſiderato , quanto più ardente la brama di
averlo , e quanto più intimo il poſſedimen
to dello ſtellfo . Bene più grande di Dio ,
nemmen ſi può fingere : brame più ardenti
di conſeguirlo di quelle , che divampano
nelle anime giuſte , prima di ottenerlo , non
ſi poſſono trovare : poſſeſſo più intimo di
quello , con cui dalle medeſime glorificate
poffedefi, non ſi può immaginare : dunque,
quali faranno i contenti , le delicie , i giu
bili , i godimenti de' Beati? . . .. Ah ! mio
fratello , e perchè non diamo luogo alla gra
zia , acciò dalla ſola premura di conſeguire
queſto ſommo de'beni ſia occupato il noſtro
animo ? Perchè cediamo la miglior porzione
delle nostre ſollecitudini dietro a baje vili ,
incerte , fuggitive ; di gradi , di onori , di
avvanzamenti , di fama, di proventi , e , a
Dio non piaccia , di coſe talvolta peccami.
-noſe ; mentre crediamo , ellerci preparato ,
ſe pure , col divino ajuto , lo vogliamo ,
un Paradiſo di felicità impercettibili ed e
terne ? . .. Quare appenditis argentum veſtrum
non in panibus ? co laborem veftrum non in
ſaturitate ?.. . ( Ifa .55. )
.. SECONDO PUNTO .
Eavviene , che ſia vacante un poſto lucroſo
D ed onorevole , che poſſa reſpettivamente
convenire a molte perſone ; immantinenti
tutte ſcorgonfi in moto , per conſeguirlo :
e perché in effetto ei non può conſeguirfi ,
degli Eſercizj .
fe non da che uno folo , e per conſeguirlo
fonvi molti mezzi ; perciò non fi omettono
confülte , diſamine , e tutte le più eſquiſite
diligenze , per ſcierre quello , che ſembri il
più acconcio al fine bramato : e quantun
que ſovente avvenga , che ſia faſtidioſo e
moleſto ; tutta via ſendo molto maggiore il
lucro e l'onore , che dal fofpirato poſto ſe
ne fpera ; coraggioſamente fi ſuperano i fau
'ſtidje e le moleſtie , che nell'uſo dello ſcel
to mezzo fia meſtiere ſofferire ; ſenza che
1 punto diſanimi la incertezza del conſegui
mento ,quaggiù
ch' è ſempre inſeparabile da tutt'i
beni di .
· Gran che ! Il Paradiſo è il ſommo de'be
ni, e de’poſti , anzi di tutt'i beni che all
uomo avvenir poſſono : egli è in oltre un
bene , che non fi conſegue da un ſolo , ma
che ſi può conſeguire da tutti quei che vi
aſpirano ; pe 'l cui conſeguimento , ſenza
ſtancarſi in diſamine , vi è un ſolo mezzo ,
in cui tutti gli altri contengonfi , ed , è di
ſeguire ogni giorno Gesù colla noſtra pro
pria croce ; già ſtabilito da eſſo : Tollat cru
cem fuam quotidie , o fequaturme ( Luc.9 . ) :
e con tutto queſto , ſembra in taluni Reli.
gioli quaſi ſpenta ogni premura di conſe
guirlo . Ma donde mai ciò deriva ? Non
dalla poca ttima del Paradiſo ; creduto da
emi il fommo di tutti beni : non dall'igno
ranza del mezzo , da Criſto a tutti chiara
mente propoſto : donde dunque deriva , che
o non ſiavi premura di conſeguirlo , ó fia
ella tra le ultime ? . . . Deriv appunto , di
rete forſe voi, dalla qualità del detto mez
zo , o perchè da taluni non fe ne ſappia il
vero ſignificato ; o perchè da altri fi ſmar
riſca il coraggio di praticarlo . Riſpondo al
primo: portare giornalmente la propia cro
ce , altro in ſomma non ſignifica ſe non -
le
Terzo Giorno :
fe tenere a freno le propie fregolate paffio
ini ; e perciò ſi dice Crucem fuam ; ſendo ve
riffimo , che ſiccome vario è il temperamen
to degli uomini ,. cost ancora fieno dalle
paiſioni variamente travagliati ; onde non
di rado, quelle che travagliano uno , laſcia
no in pace P altro : e quantunque molti
ſotto il nome di croce intendano le avver
ſità , tentazioni , ed altre affizioni eſterio
ri ; il vero è , che queite intanto ſon cro
ci , in quanto che dettano quella tale e ta
le paflione, che vorrebbe sfogarſi ; or l'ira ,
or l'amore , or il deſiderio , or latriitezza ,
ora queſta , ed ora quell'altra paſſione {mo
derata : laonde , loggettate che fieno le par
fioni colla pratica delle virtù loro contra
rie , niuna coſa esteriore mai recherà dan
no all'anima : dunque ſotto il nome di por
tar la ſua croce cotidianamente , s'intende il
combattere cotidianamente , ed il ſoggetta
re le propie fregolate paſſioni..
Riſpondo al ſecondo , cioè di ſmarrire il
coraggio di combatterle e vincerle ; e dico ,
che questo ſmarrimento procede da un gran
de sbaglio , e dal non ſapere , con quali
forze noi dobbiamo combatterle e ſoggio
garle . Egli è articolo di fede, ( dichiarato
nel ſecondo Concilio di Oranges , conferniato
dal Sommo Pontefice Bonifacio ſecondo che
queſta forza non ſi trova in noi , ma ha da
eflerci ſomminiſtrata da Dio , pe' meriti di
Gesù ;. il quale chiaramente ha detto ( Jo .
15. ) Sine me nihil poteftis facere. Chedun
que reftaci a fare ? Reftaci a chiedergliela col
le dovute maniere , cioè come inſegna San
Tommalo ( 22. qu . 83. a 15 . ) con pietà ,
e con perſeveranza , alle quali due condi
zioni ſendovi aggiunte le altre due , cioè di
chiedere . per fe medeſimo , e coſe ſpettanti
alla ſalvezza ; fempre ſiamo eſauditi : Pon
puntust
degli Eſercizi .. 91
nuntur quatuor conditiones , quibus concurrent
tibus, femper aliquis impetrat, quod petit ; .
ut fcilicet pro fe petat ; neceſſaria ad ſalut
tem , pie., do perfeveranter . Rimane dunque a
noi, il chiedere la detta forza in queſtema
niere ; e certamente la otterremo; e queſta
ottenuta , ecco ben portata la propia cro
ce ; ed ecco debellare le fregolate paflioni .
Ma che deefi dire di quelli , che e fanno
it fignificato di propia croce , e fanno il
mezzo per ottenere le forze da portarla ,
quali ſono per il più i Religiofi ; e nulla di
meno poco badano all' uſo del detto mez
zo ? .. . Deeſi dire , che queſti tali non con
ſeguiranno il Paradiſo . Ne io qui fo del
profeta ; dico ciò che ha rivelato Criſto in .
torno al conſeguimento del Paradiſo : Egli
ha detto : Matth . 11. Regnum celorum vim
patitur , e violenti rapiunt illud : effer effo
un regno , che prendeſi per aſfalto , ed , a
forza di far violenze a fe medeſimi, ſi con
quiſta , Gesù medeſimo , ch 'erane l'erede na
turale , perchè Figliuolo naturale di Dio ,
anzi il vero Padrone, voll' entrarvi a coſto
della vita ; per fare a tutti paleſe , che si
egli in detta guiſa vi entrò , non per altre
vie mai entrarvi alcun' altro , che per quel
la della ſua croce : onde proteſtoſli di pro
pia bocca : ( Luc. 26. ) Hæc oportuit pati
Chriſtuni , ita intrare in gloriam fuam .
Intendete quell'Oportuit ? .. . Intendete quel
Gloriam ſuam ? .. . Era fua , e pure nellac
cennata guiſa volle avervi l'ingreſſo ! . . . .
Quindi tutti quelli , che dietro ad effo vi
entrarono , a forza di vittorie riportate di
ſe medefimi, la conſeguirono . Laonde l’An
giolo , che moſtrava a S. Giovanni nell' A
pocaliſle ( cap . 7. ) quel Beato Regno , ed
additandogli le ſchiere delle Anime Beate ,
gli diſſe , Hi funt , qui venerunt de tribulatio
: ne
92 Terzo Giorno
ne magna . Perciò lo Spirito Santo negliAt
ti Apoftolici ( cap . 14 . ) ne formò il cano
-ne : Quoniam per multas tribulationes oportet
nos intrare in Regnum Dei : così ſta defini
to : così deeſi credere : e così ell’ha da effe
te , e non altrimenti . .
- Ora rientriamo un poco ſeriamente in noi
medeſimi, fratel mio , ed eſaminiamo in iſ
pirito di verità qual violenza facciamo a noi
medefimi ? quali vittorie riportiamo delle
noitre inclinazioni ? Quale . croce portiamo
dietro a Criſto ? . . . . Se per mala ventura
foſlimo di quelli , che , riputando peſi mol
to gravi le fante regole , cercano pretesti ,
per efenſtarfene ; di quelli, cui rieſce infoffe
ribile ogni benchè leggera Suggezione ; di
quelli, che proccurano quanti comodi poſlo
no al loro corpo ; che non fanno mai rom
pere le loro volontà , a coſto del maleſem
pio de'loro confratelli ; di quelli , a' quali
fa tant'orrore il folo nome di penalità , e
-penitenza ; e che ftudianſi di ammollire tut
te quelle, che profeſſarono : di quelli , che ,
contenti di un vivere oneſto e civile , di
Religioſo poi poco altro hanno , che l'abito
e le ore canoniche ; ſe foſſimo di queſta
fatta , direi , che non entreremo in Paradi
fo ; perchè queſto non è quel Venire cx ma.
gna tribulatione ; non è quell' Intrare per
multas tribulationes ; non è quel fibi vim fa
cere ; non è quel violente rapere ; in ſomma
non è quel ferre crucem fuam quoridie die
tro a Cristo , entratovi a coſto di patimen
ti . E quantunque non iſcorgeſfimo in noi
coipe mortali palpabili e manifeſte ; ſarebbe
da prudentemente temere , che , vivendo di
tal maniera , ne aveſſimo di meno pingui ed
occulte ; 'alimentate ſotto l'ombra di una ſu
perficiale rifleſſione a noi medeſimi, e da
na ignoranza ed inavvertenza colpevole ,
che
degli Eſercizi. 93
che vi chiuda la porta del Paradiſo . Perciò
non ci contentiamo di qualunque ſcrutinio
delle noſtre inclinazioni .
LEZIONE.
Per la mattina del terzo giorno .
Sulle Amicizie , a Religiofi molto nocevoli .
TRA le coſe , dalla prudenza più all'uomo
I raccomandate , una è intorno alla ſcelta
degli amici : mercecché la fociabilità , che
della umana fpecie è propietà , neceſſitan
dolo al commercio civile , nè fendo gli
uomini della fteſa indole , anzi trovandoſe,
ne d' indoli molto ſtravolte in varj capi ;
perciò la prudenza lo coſtrigne di ben di
(cernere , a chi egli confid 'i ſuoi ſegreti , ed
a chi appoggi le fue premure , ſiccome far
fi fuole tra gli amici, Quanto poi fu queſto
punto inculchi lo Spirito Santo , può vederſi
nel Sacro libro dell' Ecclefiaftico , ove in
varj capitoli ragionali fin queſta ſcelta , e
delle molte riſerve inſinuate , prima di far:
la ). Ma perchè la mente umana rimaſe dalla
colpa originale ofcurata intorno a tutte le
verità ; cosi anche intorno a queſta ; cere
cando in quelli , che vuol chiamare amici ,
non già il merito , ma il vantaggio ; non
la virtù , ma la utilità , onde abuſando il
venerabile none di amicizia , pretende che
l' amico ferva a' particolari ſuoi diſegni ; e
qualifica con queſto fpecioſo vocabolo diami
cizia un 'amore malnato d 'intereſſe , e di con
cupiſcenza .
Cosi talvolt’avviene anche a' Religioſi , e
primamente per rapporto e queglino , che
ſono da eſſi chiamati amici Protettori, da effi
procacciati pe ’loro particolari fini, ed inte
refli . Dico particolari fini ed intereſſi ; con
ciofache ella non è altrimenti coſa difdi,
cevole
94 Terzo Giorno
cevole , anzi comunemente praticata nelle
Comunità Religioſe , di avere de' Protettori
anche fecolari , i quali colla loro autorità ,
direzione , e poſſanza , vagliano a difender
le dalle ingiuſte veſſazioni , che non di ra
do loro vengono ſuſcitáte ó dalla maligni
tà , o dall'avidità , o dall'emulazione di cert
uni, che o vogliono uſurparſi i loro averi ,
o porle in foggezioni indebite al loro Ita
to , o proccurar d ' inquietarle per mero livo
re . Efendo dunque di cotali protezioni il
fine retto , giuſto , ed alla Comunità profit
tevole ; doverofa coſa ell' è , di riſpettare ,
coltivare , e riconoſcere i detti Protettori ,
ſignificando a 'medeſimi la eſtimazione , che
di loro ne ha la Religione , con tutte quelle
dimoſtrazioni, che dalla religioſa prudenza ,
gratitudine, e moderazione ſono dettate : ma
queſte non ſono già quelle protezioni priva
te , di cui imprendo quivi a ragionare .
Protezioni private di amici fecolari po
tenti dico quelle , che il Religiofo particola
re vaſſi procacciando per fe medeſimo , ſen
za punto intenderſela co'Superiori, ma per i
privati ſuoi fini ; per conſeguire e mantene
re le quali molte regole dell'Iſtituto egli ſa
grifica , con perturbazione, ſovente non leg
gera , dell'armonia domeſtica , e religioſa .
Per chiaramente vedere quanto ſien 'efle ſcon
venevoli , eſaminiamo quali fieno i Religio
fi , che , per il più , le proccurano ; i fini pe'
quali le proccurano ; ed i mezzi che uſano
per conſeguirle . I Religioſi che le proccura
no , non ſono già i ferventi , gli amatori
dell'oſſervanza , dell' orazione , della perfe
zione , e che badano davvero à ſervir · Dio ;
ma Tono i Religiofi tepidi , diftratti , ben
agiati, malcontenti, nemici del ritiramento ,
quelli in ſomma, de' quali la Religione va
poco ſoddisfatta .
degli Eſercizj.
Il fine, che gl’induce a proccurarſi queite
protezioni , ordinariamente confitte , per a
vere chi gli fiancheggi a confeguire que'po .
fti, que’gradi, que’carichi, que proventi, a
quali o non ſono portati dal propio merito
e talento ; o , avendone il merito , vogliono
pervenirvi avanti il tempo , e ſcavalcare al
cun 'altro : per avere , chi loro appiani la
ftrada a cattedre , a pulpiti', ad impieghi ;
onde menare poi vita più comoda ; onde ren
danſi più nominati , e famoſi ; onde tra i
confratelli riſcuotano più riſpetto e più efti
mazione ; onde a Superiori medeſimi recar
poffano della fuggezione : per avere , chi gli
Toſtenga con uffizj violenti preſſo i Superio .
ri; onde da'medefimi eftorcano quello , che ,
lenza intacco o della regolarità , o della
giuſta distributiva , o della doyuta vendica
tivà , non poſſono eſſi concedere : ſicchè op
preſſi dall'offizio del Protettore potente , o
per non farlo nemico ed a fe medeſimi, ed
al Convento , vengano a cedere , ed a la
ſciarſi ſtrappar dalla bocca un si , od un no ,
che dee ſconvogliere il buon ordine della
Famiglia , e porre foſfopra la pace della Pro
vincia ; con avvilimento de'buoni, con de
prefſione dell'autorità , e con eſultanza de'
diſcoli . Ed ecco i fini ordinari di queſte
amiche protezioni private .
I mezzi. poi che uſano per conſeguirle , e
mantenerle , ordinariamente ſono un cumulo
ben grande d'irregolarita : eſcite dal chioſtro
indiſcrete e continue ; aſſenze da ' cori , ed
altre uffiziature ; regali clandeſtini coll’in
taccamento del voto di povertà ; ubbidienza
pronta ad ogni cenno del Protettore ; il qua
le , non ſapendo le obbligazioni di un Re
ligiofo , talvolta chiede coſe , che da queſto
far non ſi poſſono , ſenza violare i diritti o
della giuſtizia , o della carità , o della Reli
gione,
90 Terzo Giorno
gione . Da queſta compendiofa , verace ,' e
pratica deſcrizione di quanto avvenir fuo -,
le , per procacciarſi , e mantenerſi queſte pri
vate fervitù , protezioni , ed amicizie ; in
ferite , quanto ſia il danno , che apportano
al Religioſo , quanto diffipamento di ſpiri
to , quant alienazione dalle coſe di Dio ,
quante omiſſioni de'proprjdoveri , quante di
lubbidienze a' Superiori , quanti pregiudizj
alla coſcienza ! . .
Segue in codefti Religiofi vani ed infeli
ei, lo che Naas Re degli Ammoniti tento
che ſeguiſſe negli abitatoridella Città diGia
bes , i quali , temendo di averlo aſſediatore ,
cercarono di feco lui confederarſi , prometten
dogli fedele ſoggezione : Habeto nos fædera.
tos , o ſerviemus tibi (1 1. Reg . 11. ) A que
ſto progetto , udite quale ſtrana riſpoſta die
de Naas , e qual crudele preteſa loro eſpo
fe : io riceverovvi, difs'egli , in alleanza ,
ſe tutti vi laſcierete trarre dalla fronte l'
occhio deſtro , onde diveniate l'obbrobrio di
tutto Ifraele : In hoc feriam vobiſcum fædus ,
ut exuam omnium veſtrum oculos dexteros ,
ponamque vos opprobrium in univerſo Ifrael .
Ma a queſta condizione , cui letteralmente
accordar non vollero que' cittadini , foſcri
vono allegoricamente gli accennati Religioſi .
Habeto nos fæderatos , dicono a quel Poten
te , de Serviemus tibi : in tutto ciò che di
penderà da me, farò pronto a' ſuoi cenni ,
purch'ella mi faccia degno della ſua prote.
zione : volentieri , riſponde talun potente :
ma poi vuole , che ſe gli ferva di mezzo
fattore" ; o che ſe gli maneggi quell'affare ,
ripugnante allo ſtato Religioſo , e tal volta
alla carità , o alla giuſtizia ; o che ſe gli
faccia quella preſtanza , con violare la po
verrà ; o che ſi ammetta all' abito , quella
perſona , che non ſi dee ; o in fomma che ſi
fac
. . degli Eſercizi . ..
:. 97
facciano azioni contro il' diritto di Dio ,
della coſcienza , della Religione : e questo
non è lo ſteſſo allegoricamente , ch 'eruere 0014
los dexteros ? Non è un farſi la favola di
tutt'i religioſi pii , ed affennati? Fieri oppro
brium in univerſo Ifrael? . . .
Ma almeno da cotal protezioneamichevo
le ſi conſeguiffe ciò , che ſi brama ; fe non
vi è l'oneſto , ſarebbevi' l'utile : il peggio è ,
che molte volte , dopo eſſerſi laſciato trar
l'occhio deſtro , ſi rimane deluſo ; e quella
cola , che ſi aſpettava , vedeſi proccurata ,
e conferita ad un 'altro ; folita infedeltà del
le umane intereſſate amicizie . Eccovene un
eſempio ſcritturale , che mi viene in accon
cio . Conoſciuto da Saule il valore di Da
vide , coſtituillo Tribuno di mille ſoldati ;
ed a fine di via più impegnarlo nelle vitto
rie delle ſue armi, promiſe di dargli in if
poſa la ſua promogenita Merobbe , ſe aveſle
in una tale ſpedizione ſconfitri i ſuoi nemi
ci . Marciò Davide a quella volta , attacco
i nemici ; e gli vinte ; onde venne il tem
po , che ſi adempiere il regio impegno ;
Factuni eft autem tempus , cum deberet dari
Merob filia Saul David ; ma che ne ſeguì ?
diedela Saule in Iſpoſa ad Adriello Mõlati
ta : Data eft Hadrieli Molatbitæ uxor . ( 1.
Reg . 18. ) .Non ritenne Saule dalla slealtà la
regia parola data al valoroſo Tribuno : gli
interefli ſuoi cosi richiedeano , nè più ſipen
sò al debito contratto collo steſſo . () , mio
caro fratello ! ſe gl' intereſſi dell'amico Pro
tettore eſigeranno , che traſcuri le voſtre
premure , e che preferiſca quelle di qualche
altro ſupplichevole più vantaggioſo , ei vi
mancherà ; e dopo che avrete impiegato tut
to voi ft : ffo in oſſequiarlo , in ubbidirlo ,
in regalarlo ; il grado , il carico , l' impiego
da voi aſpettato , dabitur
. E
alteri ; e mar
vi ri
98 Terzo Giorno
marrete col folo rimordimento di coſcienza ,
per tanti abuſi commeſſi contro alle regole ,
contro l' ubbidienza , e contro la povertà :
onde potrete dire anche voi con que’deluſi ,
che prefto Geremia cosi querelavanſi. ( Thren .
4 . Defecerunt oculi noſtri ad auxilium noſtrum
vanum ; cum reſpiceremus attenti ad gentem ,
quæ ſalvare non poterat . Per tanto , fratel
niio , caſo che vi trovaſte tra queſti poveri
ingannati, il che non credo , affidate i yo
ſtri avvanzamenti alla protezione di Dio ,
1 lasciate di ben ſervirlo , per proccurar
veli : ed eſſo fedelmente ve li conferirà ,
le ſaranno per eſſere profittevoli all'Anima
voftra ; e fe difporrà , che non vi arriviate;
ſarà ſegno , che riuicirebbon nocevoli alla
voſtra ſalvezza .
Un'altro genere di Amicizie è molto pre ,
giudiziale a 'Religioſi , e meglio ſi può dire ,
alla Religione ; e fono quelle amicizie par
ticolari, le quali talvolta ſtringonſitraʼmede
ſimi, privativamente dagli altri. Sogliono eſſe
fondarſi , o per eſſere della ſteſſa patria , e
nazione ; o per ſimpatia naturale , che reci,
procamente ve gl’inclina ; o perchè ſi accor
dano nella ſteſſa maſſima di ſcambievole foc :
corſo ne'maneggi , dirizzati a pervenire ai
fini prefifli . Queſta ſorta d'amicizie , nelle
quali , chi mira alla groſſa , non vi diſcuo
pre certa difconvenienza , ſono perniziofiffi
me, ed allo ſpirito di cotali amici , ed al
corpo della Comunità e Religione . Concior
fiache „della frequente converſazione procede
il manifeſtarſi le propie idee ; queſte con
approvazione reciproca ſi ſtabiliſcono : indi
fi paſſa alla promeſſa di mutuo ſoccorſo e
maneggio ; ed ecco , che l'amicizia diventa
partito : queſto richiede l'impegno di ſoſte
nerſi con ogni mezzo ed artifizio , di forte
che ove piega uno del partito , dee piegare
il partito interodegli
Eſercizj. ripugni , debba
; ed oveuño 99
ripugnareil partito . Quindi nelle promozio
ni , lo ſpirito del partito intacca la giuſta
diſtributiva ; nell'elezioni eziandio alle Supe
riorità , quello appare più degno , che ſi
confà col partito : E perchè cotài partiti
ſeco portano un talqual ſentore di violen
za , impegnano gli altri , che non ſono del
partito , ad una quaſi che neceſſaria difera ;
onde ſi eriga un ' altro partito contrario : ed
• ecco piantato lo ſcirma ; manifeſtata la di
viſione ; ed intimata la guerra ; con dolor '
eftremo de'buoni, che ſono del partito delle
regole , e di Gesù Criſto ; con lo ſterminio
della Diſciplina ; colla rovina della Religio
ne ; e collo ſcandalo grave de' fecolari ; a'
quali la loquacità di taluni Religiofi confi
da le battaglie , che van ſeguendo nella Co
munità ; onde la povera Religione riman
gafi al fommo ſcreditata , e poco men che
infamata . Ora queſti ecceſi da dove prirci
piarono ? ſenon ſe da quelle partcolari ami
cizie , fondate , come diceva , o nell' eſſere
nazionale , o nell'enere geniale , o nell'eſſe
re della ſteſſa maſſima umana , vana , inte
refſatà , diſcordante dalla perfezione ; e ſolo
confacevole al vivere agiato e comodo ; al
farſi nome , ed all'ambizione .
Perciò convien ſtarſene in grande vigilanza
fu le proprie affezioni, per non impegnarle ,
con chi le poſſa poi ſtraſcinare a si grand '
inconvenienti . La regola del noſtro affetto
verſo i confratelli ha da effere il loro me
rito , la loro offer anza , la loro virtù mo
rale , la loro eſemplarità ; ( oltre ad altri
motivi , de' quali ragionerafli altrove ) e
non la nazione , non la ſimpatia , non per
chè parlino come noi , non per impegnarli
a ſoftenerci ; non in ſomma per motivibaſli ,
intereſſati , ſenſibili , ed umani . Per ora
E 2 dyn
100 Terzo Giorno
dunque cibafti , il ſapere l'importanza gran .
de , di non ſtrignerci in amicizie della fatta
deſcritta , per non avventurarci a molti pec
cati ; ed a cadere in impegni, che ci arriſ
chino la ſalut'eterna . Amiamo tutti , ſiamo
amici di tutt'i noſtri fratelli , ma con un'
amicizia , cui ſempre rimanga la libertà di
un no , qualora fia richieſta di acconsentire
a coſe contrarie alle regole , alla perfezio
ne, ed allo ſpirito . Ma per mantenerci in
queſto dominio , dee eſſere ſciolta da di
pendenze umane , dal cercare patrocinj per
fini umani , dall'aſpirare a coſe , onde fi ab
bia meſtiere di protezioni indirette , per giu
gnervi; perchè poi, obbligato che ſia l'ani
mo , a chi poteffe , malagevol coſa ell' é ,
dire un no , eziandio riſpettoſo , quando la
coſcienza, e la diſtributiya lo richiedereb ;
bono ,
Il rimedio dunque , preſervativo da tutti
queſti mali , egli è , di ſervire Dio in ſin .
cerita e pienezza di cuore ; di non volere o
pretener altro , che il ſuo divino piacimen
to ; di riporre nelle fue paterni mani ogni
penſiero de’noftri giuſti avvanzamenti; ficuri ,
ch 'egli ſaprà ben promuoverli , qualora fa
ranno giovevoli all'animanoftra ; fend'anche
d'ordinario a cuore de'Superiori, il rimune,
rare que' religiofi , che davvero ſervono
Dio .
Reſtami per anco da ragionarvi ſovra un '
altra ſpecie d'Amicizie , dalle quali vi defi
dero onninamente lontano : ell' e dell' ami
cizia con perfone di altro reffo . Intendia .
moci bene: io non vi ragiono di amicizia ,
la quale di già ſia gravemente colpevole ,
fenſuale , ed inonefta ; no , io non ragiono
di queſte , dalle quali preſuppor debbo im
mune
mente ogni Religioſo
facrilego , che non ſia un abitual.
: vi parlo di amicizia , chę
mon
degli Ê fercizi. 101
non ſia å si deteſtabile grado arrivata ; ma di
quelle amicizie , che li qualificano collo ſpe
cioſo titolo di convenevoli , di civili , e To
vente ancora di ſpirituali ; le quali ſi fanno
a perſone , cui non fi ha antipatia , ne con
tragenio ; le quali non diſgradono ; anzi
per le loro buone , civili , ſpiritoſe , e dirò
anche pie maniere , incontrano nel genio di
chi le viſita . :
Ora queſte amicizie , mio caro fratello ,
oltre all'effere ſempre di lor natura , e co
me ſi ſuol dire , ex obiecto , più o meno pe
ricolofe , quando non fien neceſſarie , o di
qualche urgente convenienza ; ſono un im
pedimento , benchè appena percettibile , pe
ro molto grande , del profitto ſpirituale del
Religiofo . Prima per l'efcite , che ſi fanno
dal chioſtro , le quali di rado ſono giove
voli , ſe non ſiano o neceſſarie , o conve .
nevoli . In ſecondo luogo , pe 'l tempo che
vi fi perde , il quale potrebbeſi molto me
glio impiegare in altę, occupazioni più adat
tate al propio ſtato . In terzo luogo , per la
diſtrazione , che fa ne riporta , e per le im
preſfioni , che laſciano più o meno efficaci
delle coſe dette , udite , e vedute ; la quale
poi molto ſturba e nell orazione , e nel
coro , e nelle altre azioni di cultoo divino .
In quarto luogo , per l'attaccament , che ſi
va generando verſo quella peſona : onde il
penfiero più ſpeſſo la confideri ; la lingua
più fpeffo ne favelli ; e l'affetto poco a po
CO vi« s'impegni : guai , che poi comincino *
i regalucci reciprochi : preſlo . Girolamo
nelle ſue Epiftole ſono efi foſpetti , e baſte
voli argomenti di amore non fanto . Crebra
munuſcula fanétus amor non habet . Attacca
to poi , che vi ſi abbia l'affetto , ſe toſto non
fi recida , il che rieſce malageyoliſſimo ; a
quai danni ſpirituali non [nggiace in prima
E 3
TOZ Terzo Giorno
il povero attaccato ? . . . . ed a diſtrazioni
continue nelle orazioni; ed a un diſapore
totale delle cofe di Dio ; ed a un gran te
dio del ritiramento ; e ad una brama in
ſaziabile di replicare le viſite ; e ad intace
· cumenti del voto di povertà . A quali pe
ricoli in ſecondo luogo noir rim an ' egli ef
poſto ? . . . a que'medeſimi appunto , ne'quali
precipitarono tanti altri , quantunque pro
vetti nelle virtù ; de'tragici avvenimenti dei
quali ſi ſono riempiute le ſtorie ; avendo
perduto in pochi momenti e la pace , e la
grazia di Dio , e l'anima propia . Anzi nelle
ſtorie medeſime ſi riferiſcono le cadute com
paffionevoli , eziandio di chi nè coltivava
tali amicizie , nè viſitava cotali perſone ;
colle quali ſendoſi accidentalmente incontra
ti , ne avendo uſate ſubito le dovute diligen
ze , miſerabilmente cadettero .
Tra i molti e molti avvenimenti, uno fo .
lo ne ſcelgo , il quale per le fue circoítan
ze , mi fece ſempre innorridire , quando mel
rammentai , egli è accennato nell'Omelia 27 .
di S. Macario l'Egizio , antico difcepolo di
S . Antonio Abate : Riferiſc' egli come ne
tempi delle perſecuzioni , u forte criſtiano
offerti varj tormenti , de'quali colla divina
grazia ſempre trionfò ; onde fu ricondotto
in carcere , ad oggetto , ſenza dubbio , di
nuovamente tormentarlo . Frattanto una pia
e divota Vergine ſe ne preſe la cura , ſoccor
rendolo in quelle criſtiane maniere , ch ' ella .
potea . Immaginatevi con quai fentimenti
di carità , di fede, di divozione , adempier
s' ella quegli uffizj di pietà criſtiana ; con
quale riſpetto lo viſitaffe ; con quale rive
renza gli favellafle ; rimirando in eſſo un
trionfo della divina grazia , e della divina
poſſanza ! Chi può immaginarſi la fantità
de’loro colloqui ? la innocenza de loro trat
teni
degli eſercizj. 103
tenimenti ? la purità delle loro intenzioni?
Cosi ſenza dubbio farà ſtato da principio :
ma col progreſſo , s'intiepidi la carità , e vi
s'intruſe la umanità ; e fi fini con una orri
bil caduta nello ſtupro : Cum qua , familia .
ritate contracta , adhuc in carcere exiftens ,
lapſus eft in ftuprum : così il Santo Scritto
re autorevoliflimo e per l'antichità e per la
ſantità . ( tom . 4 . Bibliot, PP. Anson . ) .
Mi condonino i Religioſi , che affettano le
accennate amicizie , e le dette vifite , ſe non
ho ſentimento di riconoſcere in loro tanta
virtù , quanta ne avea quelMartire , o , me
glio dirollo , Confeſſore : Or ſe queſti in una
viſita s fanta , per lo ſcopo ; si neceſſaria ,
per lo ſoggetto ; e si pia , per il modo ; tut:
tavia con poc'avyedutezza ammiſe la viſita
fiiperflua ; dopo queſta , la familiarità ; edo
po queſta , la rovina ; quni preſagidovranno
farſi a viſite , le quali non hanno fini si fan
ti , nè vi è neceſſità alcuna di farle , nè ſi
fanno con maniera si pia ? ma che ſi comin
ciano per mera uffiziofita ; ſi continuano per
vanità , per divertimento , e , quello ch ' è
più rimarchevole , per genio ? Sendo per al
tro il Religioſo che le coltiva , nè conſuma
to ne'marcirj, nè colle membra piagate da
gli uncini di ferro , nè colle braccia slo
gate dagli eculei , nè colle carniabbruſtolli
te , colle lamine di ferro infocate ; nè col
cuore si ardente nell' amore di Gesù Criſto ;
ma che anzi ha l'anima poco proveduta di
virtù , ed il corpo poco penitente ? . . . .
Quai preſagi , replico , dovran farſi a co
tali viſite , ſpezialmente ſe frequentate ? .. . .
O quanto acconciamente al riferito fatto
diffe lo Spirito Santo ! cioè eſſere moltomi
gliore per l'anima di un uomo , un aggra
vió fattogli da un' altr' uomo , che un be
nefizio fattogli da una donna' : Melior eft
E 4 ini.
104 Terzo Giorno
iniquitas viri , quam mulier benefaciens :
( Eccl. 42. ) mercecché all'anima del rife
rito Confeffore , avendo recato gran giova
mento į tormenti del tiranno ; apportarono
alla medeſima il fommo de' danni le benefi
cenze ricevute da quella divota Vergine .
Queſto fatto ſgannar dee l'umana preſunzio
ne , che , affidata nelle fue intenzioni , ect
in quella virtù , che fi luſinga di avere ; fr
erpone ſenza neceſſità alle dette viſite ed a
micizie .
Ma io mi riduco a quello , che difli da
principio : e voglio permettere , che si luttuoſi
avvenimenti non ſiano per ſeguire ; potrafit
mai negare , che non ſeguano i danni di
fopr'accennati , emaſſimamente dello ſchianta
mento totale della compunzione , del racco
glimento , e delle altre pratiche ſpettanti a
Dio ? . . . Potrafli negare , che non ſi commet
tano migliaja di peccati veniali ? . . . . che
non fi foggiaccia a molte tentanzioni mole
He ? . . . che non ſi ſperimentino degli attac
camenti ? . . . . che in ſomma non ſi vada
perdendo lo ſpirito di Religioſo , ed imbe
vendo quello di fecolare , e del galanteo ? . .
Percið , fratel mio , fuggiamo a tutta poffa
tali amicizie , le quali non ſono grate a
Dio , fenon quando fono moralmente neceſa
fari: , e fino a quel grado , che la morale
neceffità preſcrive. Stabiliamo anche noi con
Giobbe : Prepigi fædus cum oculis meis, utne
cogitarem quidem de virgine ( Job . 38. ) : ove
dovete offervare , come patteggiò di non rin
mirare , acciò gli riuſciſſe di non penſare :
onde non ſolo dobbiamo aſtenerci dal trata
tare , viſitare , abboccarſi , ma eziandio dal
mirare . Cosi fecero tutt ' i Santi , e tutti
que' ſervi di Dio , che ſtudiarono davvero a
• perfezionarfi ; tutti cuſtodirono fe medeſimi
eſattiſſimamente ſu queſto punto , nè ripu
tara
degli Eſercizi . 105 .
tarono ſuperflua ognimaggiordiligenza , uſa
ta in tale cuſtodia : lo ſteſſo col divinó aju
to facciamo ancor noi ; e benediremo al
punto della noſtra morte la diligenza in aver
cosi fatto ,

MEDITAZIONE
Pe'l doppo pranzo del terzo giorno
Sul bivio delle due Eternità .
PRIMO PUNTO
Elle paſſate meditazioni ſulle pene dell'
W Inferno , e ſulle felicirà del Paradiſo ho
di propofito ommeſlo di fiſſare la rifleflione
sur la circoſtanza più importante , che le ac
compagnia , vale a dire l'Eternità di amen
due ; a fine di rifletterle maturamente in
queſta meditazione . Eternità , ell’è la coſa
medeſima , che la vita di Dio , dice S. A
goſtino : e perciò dalla Teologia ella ſi de
finiſce una fimultanea e ſtabile perfetta du
razione di una vita interminabile : Eternitas
eft interminabilis vite tota fimul , perfe
Šta podelio . Le Anim : noſtre per rapporto
alla durazione , chiamerolla , anteriore , non
ſono eterne , avendo tutte avuto principio ,
allorchè furono da Dio create , ed infuſe ne'
noftri corpicciuoli , nel punto ſteſſo , che
furono nelle materne vifcere organizzati :
ma pe 'l rapporto poi che hanno alla parte,
dirolla , poſteriore , cioè dell'aver fine ; el
leno mai più non fon per averlo : onde du
rar debbono in eterno , ſiccome durerà Dio .
Verità ell'e queſta , in cui moſe Dio a co - .
ſpirare ogni nazione degli uomini quantun
que idolatra : oide Tullio ebbe a ſcrivere : *
Permanere animasarbitramur, confenfu omnium
E 5 ng
106 Terzo Giorno
nationum ( lib , 1. Tufc. quæft. ) E Platone
riputò queſta verità si ben'appoggiata alla
ragione , che chiamò le ragioni , con cui
ella ſi dimoſtra , diamantinę : Myſteria de
immortalitate Anime adamantinis rationibus
probata funt , ( lib . 10, de. Republic. ) . E
quantunque tali teſtimonianze molto valer
debbano a ſtabilire ogni uomo ragionevole in
queſta verità ; ľuomo fedele tuttavia van
ta della medeſima fondamenti di lunga ma
no più validi , anzi infallibili ; conſiſten
ti nella parola di Dio , la quale in molti e
molti luoghị , si del vecchio , come del
nuovo Teſtamento chiariſſimamente ce la ric
vela : diciamo dunque con fermezza immo-,
bile : l' anima mia non ha mai più da fia
nirę ,
Or richiamate alla memoria due articoli
di fede , cioè quello del comune riſorgimen
to ; e l' altro dell' eternità del Paradiſo , e
dell'Inferno ; e raffermatevi nella credenza
dei m deſimi: e poi ſoggiugnete : dunque io .
ho ſempre da effere , o eternamente felicire.
fimo , o eternamente, infeliciſſimo , fenza ,
che vi abbia da eſſere alcun perpetuo ftato.
di mezzo ? . . , ſempre con Dio ? o ſem .
pre ço’Demonj ! . ., o ſempre in un colmo.
di gloria impercettibile ? o ſempre in un
abiſſo di peng ineſplicabili ? . . . . o, ſempre
tra piaceri, e godimenti , e deliçię , la mia
nima delle quali ſopravvanza tutte quelle di
questo mondo , ſenza mai più finire ? Q .
fempre tra tormenti , crucj , afflizioni , la
più picciola delle quali eccede tutte quel
le di queſto mondo , permai , mai più, non
finire ? .. . 1
Ma , e che vuol dire queſto mai più non
finire ? . . . Vuoldire , che ſe tutto queſtomoni
do ſino all'altezza de'cieli foſſe pieno, d' a
rena , e ſolamente ogni mille anni da un
uccela .
degli Eſercizi 109
uccellino col fottile ſuo roſtro ſe ne por
taffe via un ſol granellino ; vuoterebbeſi
queſta maſſa quas' immenſa diarena , e com
pierebbefi queſto numero a noi innumerabi.
le di ſecoli , ſenza che l’Eternità aveſſe per
anco principiato , nè foſſe mai per princi
piare ! ... Vuol dire , che ſe dopo il corſo
di anni poco men che infiniti , i quali ſcor
rerebbono in queſto si lungo tratto di tem
po , da quando l' uccellino cominciaſſe a
portar via ogni mille anni quel granellino,
fino quando aveſſe portato via l'ultimo , foſſe
la felicità del Paradiſo per terminare , ed i
tormenti dell'Inferno doveffero finire ; nè il
Piradiſo farebbe più Paradifo , nè l'Inferno
farebbe più Inferno ; mercecche ed i Beati
vyracementę direbbono : queſta noftra felicità
certamente ha da finire ; ed i dannati. fimil
mente dir potrebbono : queſti noftri tor-"
menti certamente hanno a terminare : onde
quella impercettibil quiete , che apporta a'
primi la ſicurezza dell'eternità del loro go ,
dere , e quella inconcepibile diſperazione ,
che rec' a ſecondi la certezza dell' eternità
del loro penare , è quella circoſtanza , che
ficcome forma a quelli il colmode'loro con
ténti ; cosi a queſti forma il colmo de’loro
tormenti ? . . ,
O eternità ! dunque o Eternità ! Sem
prę ! o Mai !. . , che ſei la ſorgente ineſauſta
dell' afflizione de' Dannati ; e la fonte pe
renne del contento de 'Beati ! . . . Anche a me
dunque ben preſto formerai la baſe immo
bile , o di perpetuo giubilo , o di perpetua
triſtezza ? ... Ben preſto dei pormi in iſta
to , o di ſempre ſtar oppreſſo da tutt'i ma
li , ſenza mai più aver'alcun bene ; o di
fempre godere di tutt'i beni, ſenza mai più
. . . Cosi è per ap
foggiacer ad alcun male ? due
punto : ad uno di queſti termini tanta
E 6 di,
108 Terzo Giorno
* 19
diverſi , ed oppaiti , ben preſto dobbiamo',
fratel mio , inevitabilmente ricapitare ! . . .
Or non reſtandoci altro tempo da provede
re ad un s) rilevante ricapito , ſe non che il
refiduo, che ci rimane di queſta miſera e fu
gaciſſimavita ; il quale quanto lungo o breve
egli fia per eſſere , ci è impenetrabile ; che
dunque facciamo ?.. . In che ci perdiamo? ...
Ove rivolgiamo noi le nostre premure ? . . .
Per quale coſa più ci fatichiamo? . ... Qua
le cecità , da piagnerfi a lagrime di ſangue.
non è ella mai, polporre l'affare, che non
ha pari , di un ' Eternità , che non è per
avere più fine , a coſuccie , a baje di quag
giù , di poſſeſſo incerto , e di durazione
breviſſima ? . . . Ah ! facciamo, caro il mio
fratello , facciamo , che l'aſſicurarci al por
fibile in Eternità felice , fia : quella faccen
da , che tutta impegni la noſtra premura :
Unam petii : A Domino , hanc requiram ; ut
inhabitem in domo Domini omnibus diebus
vite mere ; ut videam voluptatem Dominia
( Pfal. 26. )
SECONDO PUNTO .
CE vi è verità della fede , la quale ſovra :
ognaltra debba impegnare la noſtra me
moria a ſpeſſo di ricordarcene, come dice
vamo , elle queſta dell'Eternità , cui gia c !
inçamminiamo ad ogni momento ; e che ſi
curamente , al più , tra il giro di alcuni
anni ci ha da felicitare perpetuamente in
Paradiſo con Dio , o ci ha da confinare per
ſempre nell' Inferno qo 'Demonj . Queſto ri
cordo nell'anima opera effetti maraviglioſi :
perocchè andando egli congiunto con una
verità ſperimentale , ch' è la incertezza di
vivere ; la certezza di aver a morire ; e
l'ignoranza del modo , e del quando ; per
cia
degli Eſercizi.
ciò coſtrigne l'anima che vi riflette, ad ef
fer ſollecita di tenerſi netta da coípe gra
vi; di ftar vigilante alle inſidie di un ignow
** ranza colpevole , che maſcherate gliele poffa
introclurre ; di ribattere con diligenza le
tentazioni ; e di fuggire con premura le
occaſioni , che poffono farvela inciampare .
Annos æternos in mente habui , proteſtava
di ſe Davide ( Pſalm . 76 . ) ; perciò che ne
feguiva da queſto tener fifli nella ſua men
te i fecoli eterni ? Et meditatus fum nocte
cum corde preo ; de exercitabar , de fcopebane
Spiritum meum . Ecco l' effetto del tenere
inchiodata nella mente l'Eternità . Medita
va , e meditava di notte , vale a dire , al
zandoſi di notte a meditare , ſiccome dice
poco innanzi : anticipaverunt vigilias oculi
mei ; con che manifefta la pofatezza colla
quale verfava, egli fu queſta verità . Et exer
citabar; onde ne ſeguiva l'efercitarſi ch' egli
facea nelte fante virtù : ergo fcopebam Spiri
tum meum ; dinotando egli con queſta me-,
tafora di ſpazzare il filo ſpirito , la mon
dezza dalle affezioni riprenſibili , che ne ri
fultava all'anima fira , ed il purgamento dalle
fue altre imperfezioni . Queſto è il falute
voliflimo effetto , che cagiona nell anima
l'Eternira pofatamente , e frequentemente me
ditara . . .
Ma, non è egli vero ,mio caro fratello ,
che qualora, queſto penſiero trova per qual
che tempo luogo nella noſtra mente , im
mantinenti ne ſperimentiamo alcun buon
effetto ? . . Sperimentiamo e un fant'orrore
de'noftri peccati , . . . e premura che ſianci
perdonati , ... . e riſoluzioni di vivere in
avvenire con prii regolatezza , . . . e idee di
efercitarci in quelle tali azioni di pietà ; o
intermeſſe , o non più praticate? Non è egli
vero , che daqueſto penſiero ,alloggiato eziank
dio
110 TerzoGiorno
dio per breve tempo , ne riportiamo cotali
impreſſioni ? . . . . Or ſe queſta menzione ,
eziandio paſſeggiera , ci rieſce ſi profittevo
le , perchè dunque non vorremo noi riſol
verne la pratica , e ftabilire i tempi oppor
tuni ad eſeguirla ? ,. . perchè non vorremo
o ciafcun giorno, o più volte per ſettima
na , pe'l breve corſo di qualche quarto d'ora ,
che ſia libero da ogni altro affare , feria
mente verſarla nel noftro animo ? . .. Tro
vava questo tempo un Re çosì occupato ,
qual era Davide ; e non potrà trovarlo un
Religioſo , il di cui principale impiego eſſer
dee di trattare con Dio , e travagliare a pere
fezionarſi ? . . .
Tra i tempi , ne' quali opportuniffimo è
il rifleſſo all'Eternità' ed a fiffare l annos
æternos nella mente , egli è quello delle ten
tazioni, che ci aſfaliſcono . Queſto è il pen
fiero , da opporſi ai piaceri, che vogliono
allontanarci da Dio ; dicendo a noi mode
fimi: e che hanno a fare queſti abbomine
voli diletti , co ’puriſſimi ed eterni delPa
radifo ; i quali io mi vo meritando col dir
prezzo generoſo de' peccaminofi ; dicendo
con S. Giovan Grifoftomo : ( epift . 6 . )
Quid ſunt hec , ad ſecula eterna ? . . . A
queſto penſiero è da ritirarſi , quando il
timore di qualche incomodo tenta di fe
durci alla traſgreffione de' noftri doveri ;
quando la triſtezza ci rappreſenta troppo
peſanti i rigori del Santo Ittituto ; quando
in fomma le paſſioni tumultuano , permac
chinare qualche ribellione : richiamare all
ora alla mente annos eternos ; e ripetere
con ferma perfuafione , e con gran corag
gio , tanto contro il diletto che vorrebbe
fedurci , quanto contro le difficoltà che
vorrebbon ' impaurirci : Quid ſunt hæc , ad
fecula æterna ? . . . . Ah , fe così faceffi
mo ,
degli Eſercizj.
mo , quanto più agevoli non ci riuſcireb.
bono le vittorie ?. .. .
Riferiſce Santo Atanaſio nella vita ch ' ei
ſcriffe di S . Antonio Abate ( que eft in
tom . 2. ) come trovandoſi queſti aſfalito
con frequenti ed efficaciffime tentazioni fen
fuali, una delle più conſuete ſue difeſe con
liiteva , in fiſare il penſiero nelle fiamme
eterne dell' Inferno : Ultrices gehennæ flam
mas ingeſte libidini opponebat . Dei quaranta
Martiri , fatti crudelmente morire dall' Im
peradore Licinio , ſcrive S . Bafilio Magno
( hum . 20. tom , 2. ) che il riflettere alle
pene infernali , le quali , cedendo , ſareb
bouli meritati , faccea parer loro punture
di fanciulli ogni più grave tormento : onde
a 'tormentatori diceano : Penas gehenne me
Tạimus , fagittas infantium veſtras plagas
exiſtimamus . Ed alle promeſſe generoſe ,
a 'medeſimidall' Imperadore propoſte, intren
pidi riſpondeano: effere molto più quello ,
che avrebbon perduto , ſe lo aveſſero ubbi-
dito : Putas, ne tantum te daturum , quantum
eripere contendis, ? In ſomma tutt' i lervi di
Dio uſarono queſt' arma dell' Eternità or
felice , or infelice , contro le tentazioni di
peccare ; e ne riportarono vittoria . Faccia
mo cosi anche noi : inchiodiamo l'Eternità
nella noſtra mente , ed alla viva fua rifief
fone ricorriamo ne' cimenti dell' Anima ; e
colla ſteſſa bilanciamo tutt' i diletti , che
la tentazione propone ; e vedremo , effer
nulla , a paragone di quello , chi eripere con
tendit : bilanciamo tutt' i mali , cb ' ella ci
minaccia , per farci arrendere ; e confron
tati all' eternità , gli riputeremo Sagittar
infantium ..
I 12 Tergo Giorno
LEZIONE
Pe'l dopo pranzo del terzo giorno
Sull'arte di vincere le tentazioni.
ISſendo che l'uomo , chiunqu 'egli fiefi ,
La finoattantoche campa in queſto mondo,
fia ſoggetto ad una battaglia tanto conti
riua , che daGiobbe lo ſteſſo vivere ſia chia
mato milizia ; ed in queſta , più degli al
tri , fi fperimentino fovente infeſtati i Re
ligioſi ; si perchè colle tentazioni pretende
la Providenza di via più raffinarli ; si per
l'odio più intento , che a loro , come ad
implacabili nemici, porta il Demonio ; per
ciò ſulle tentazioni, e ſulle maniere di vin
cerle ho creduto profittevole il favellare . :
Già ſappiamo quali freno gli fpirituali
noſtri nemici : Mondo , Carne , e Demonio :
fulle tentazioni di queſto ci fermeremo ;
ſend'egli quello , che degli altri due fi fer
ve , come di miniſtri per affalirci : benche
i rimedi che anderem fuggerendo , opportu
niffimi fieno , perchè generali , anche per
iſconfiggere gli altri due . .
Ora queſto maligno ed aſtutiſſimo nemi
co , dice S. Gregorio , ( lib .29. Moral. cap.
22 . ) va prima eſplorando l’indole, il tem
peramento , e le inclinazioni della perfona ,
che vuol fedurre ; come fa un aſſediante ,
che attentamente conſidera , in qual parté
fia la piazza più debole ; a fine di attac
carla per di là ; ed in queſta guiſa eſpugnar
la fe può . Quindi procede quel vario ge
nere di tentazioni , dalle quali fperimen
tanfi i fedeli affaliti ; imperciocche quelli
che ha ſcorti di un tale temperamento , at
tacca con tentazioni a quella più conface
vo
degli Eſercizj . 113
voli ; e quelli di un altro temperamento
contrario , attacca con altre allo ſteſſo più
confinanti : Conſperſonem uniuſcujuſque ad
verfarius perfpicit ; ergo tunc tentationis la
queos opponit :.alius namque latis , alius tri
ftibus ; alius timidis , alius elatis moribus
exiftit : quo ergo adverfarius occultius facile
capiat , vicinas confperfionibus deceptiones
parat . Quia lætitie voluptas proxima eft ,
betis moribus luxuriam proponit ; de quia tri
ftitia in iram facile labitur , triftibus pecca
tum diſcordie porrigit : quia timidi ſuppli
cia formidant , paventibus terrorem intentat :
ergo quia elatos extolli laudibus confpicit , eos
ad quacunque voluerint , blandis“ favoribus
trahit . Singulis igitur hominibus vitiis con
venientibus infidiatur .. .. vicinos moribus la
queos abfcondit .
Ma queſti attacchi replica il maligno con
tant' affiduità , che può ſovente dire la per
fona tentata con Giobbe , di eſſere circon
data dalle ſue lancie : Circumdedit me lar .
ceis ſuis ( cap. 16 . ) , conciofliaché , dice
il lodato Gregorio , ( b13. Moral. C. 16 , )
vincendo noi una tentazione , dalla vitto
ria ſteſſa prende motivo di aſſálirci con una
tentazione diverſa : Bene circumdari lanceis
dicimur ; quia antiquas hoftis tentationis fuie
vulnere ab omni parte nos impetit : fæpe enim
dum gula reſtringitur , libido fubjugatur ;
inanis glorie aculous mentem pulſat ; fi au
tem corpus abftinentiæ afflictione non atteri
tur , contra mentem libidinis flamma ſe exci
tat : fepe dum fervare parfimoniam nitimur ,
ad tenaciam labimur .
sto si aggiugne a tutte queſte infidie ed aftro
zie la poſtanza ch'egli ha , di cui diſſe lo
Ateſo Giobbe ( cap. 14 . ) Non eft poteftas
fuper terram , que comparetur ei : le quali
parole il lodato S. Gregorio ( lib . 34. Mo
ral,
114 Terzo Giorno
ral. c. 20. ) così ſpiega : Poteſtas ejus ſu
per terram cunctis eminentior perhibetur, quia
etfi actionis fuæ merito infra homines cecidit;
omne tamen humanum genus nature angelice
conditione tranſcendit .
- A qual propoſito , direte voi , porre qui
fotto gli occhj le forze del noſtro nemico ?
cora piuttosto valevole ad abbattere l' ani
mo noftro , onde rimaner vinti , che a rin
cavarlo , onde riuſcir vincitori ? Io cosi ho
tutto , mio fratello , ad oggetto di prepa
rare l' animo voſtro all' acquiſto di un ' ar
matura , la qual' è impenetrabile a tutte le
lancie del noſtro nemico , e che rende age
voliſſimo lo ſconfiggerlo . Dal fapere le ar
ti , le inſidie , e la poſſanza del Demonio ,
ch ' egli , atteſa la natura fua , di lunga
mano più poderoſa della noſtra , è dotato ,
dobbiamo concepire una diffidenza totale
delle nostre forze , come affatto inſufficien
ti , per reſiſtere agli aſfalti di queſto ten
tatore ; dovendo poi noi , a cento e mille
gradi altrettanto , raddoppiare la noſtra fi
ducia nel potere ed aſſiſtenza di quel gran
Dio , cui la poſſanza non folo del Demonio
che ci tenta , ma di tutto l' inferno è inte
ramente ſoggetta , ed al di cui confronto
ell' è un niente . Queſta verità è tanto cer
ta , quanto egli è certo , trovarſi un ſolo
Dio Onnipotente , ſenza il di cui cenno ,
lecondo il favellare di Criſto , non cade un
uccellino nel laccio , e non può eſſerci trat
to un ſol capello di capo . , non che eſſer
a ſaliti dal Demonio in qual ſi ſia modo ,
ſenza la di lui Divina permiſſione . Perciò
dopo aver Dio in Giobbe ( cap. 41. ) ſpie
gata la poſſanza naturale , laſciata a' de
monj dalla ſua providenza , di cui potea
privarli , anzi riabiffargli nel nulla , foge
giugne : Omnia , que ſub cælo funt , mea
funt ,
degli Eſercizi. : . 115
ſunt , ſulle quali parole chiariſſime, dice il
mentovato S. Gregorio : Cuneta , quæ fub
cælo ſunt , aſſerit elle fua , ut eum quoque ,
qui de cælo cccidit , ſue doceat poteftati fer
vire . Queſto demonio dunque , che talvolta
tenta , col far apprender'a tentati , ch' egli
può molto , e che perciò non varranno a
reſiftergli ; fe veramente diffidino di loro
medeſimi, e fermamente confidino in Dio ;
non può nulla affatto , ſe non fe quel tan
to , ed a quel grado , che gli è permeſſo da
Dio ; e niente affatto di più .
Penſate voi , mio caro fratello , ch ' eſſen
do da Dio ftato permeſſo al Demonio , di
tentar Eva a cibarſi del vietato frutto , ſe
foſſe ſtato in libertà del tentatore lo ſce
glierſi la ſpecie dell'animale , ſotto le cui
ſpoglie tentarla , avrebb ' egli ſcelte quelle
di un ſerpentaccio ? . Immaginatevelo : avreb
be ſcelte quelle di un qualche animaletto
vezzofo , gradevole , atta ad allettare chi
lo averle udito , e più acconcio a muover
l' animo a preſtargli credenza : onde avreb
be ſcelte quelle o di una Tortorella , o di
ulia Colomba , o d'un Uſcignuolo , o altre
ſu queſto andare , e non quelle di un ſerpe,
la cui fagacità ed aſtuzia erano ben note
a' noſtri progenitori in quello ſtato felice
d ' innocenza : ma perché al Demonio non
fu da Dio permeſſo di fare questa ſcelta ,
nè di aſſumer'altra ſpoglia ſe non che quel
la di un ſerpe , perciò , dice S. Agoſtino ,
( lib . 11. de Genef. ad lit . cap . 33. ) fotto
a quella , e non ſotto altra egli pote OC
cultarſi : Cum efet in illo decipiendi cupi
ditas , non niſi per illud animal potuit , per
quod pofle permißus eft : onde facciali via
più manifeſto , ch' egli non può tentarci ,
le non a quelle miſure , ed in quelle ma
niere , che da Dio gli ſono permeſfe .
Un
116 Terzo orno
Gi
Un' altra bella conferma di queſta verità
abbiamo nel ſacro libro dell’Eſodo ( c. 8 . ) .
Già li ſapete i prodigi , da Mosè per divina
virtù operati nell' Egitto : ſapere ancora ,
come i Maghi di Faraone col ſoccorſo de
Demonj andavano con preitigj imitando i
veri prodigj, che da Mosè operavanſi : onde
cangiata da Mosè la ſua verga in vero fer
pente , fuppoſe il Demonio alle verghe de'
Maghi de ferpenti ; cangid quello le acque
delle paludi in tante vere rane ; ed i De
monj con tutta celerità portavano anch' elli
delle rane : ma toccando poi Mosè colla
verga la polvere della terra , e fatten 'eſci
re nuvole di picciole mofche canine , vo
lendo anche i Maghi coll'opera de' Demonj
fare lo fteffo , non potè loro a verun patto .
riuſcire : Feceruntque fimiliter malefici incan
tationibus fuis , ut educerent ſciniphes , &
non potuerunt . E come no ? Sono forſe pic
ciole moſchine qualche coſa di più delle
rane, e de' ſerpi ? Non ſono effe cos'alcuna
di più , anzi molto di meno , riſponde il
Iodato S . Agoſtino ( lib . 3. de' Trin. 6 . 7 . )
ma da queſto ſi rafferma , come i Demoni,
coll'opera de'quali faceanſi da'Maghi i lor
preſtigj , nulla far poſſono , fe non ſia loro
dall' alto conceduta la permiflione . Illud
amplius eft admirandum , quomodo magna
illa potentia , quæ ferpentes facere potuit ,
ubi ad mufcas minutiſſimas ventum eft , os
mnino defecit : unde intelligi datur , ne ipfos
quidem tranſgreſores angelos , . . . . per quos
magicæ artes poffunt quidquid poflunt, valere
aliquid , niſi data defuper poteftate .
Sendo noi dunque certiſſimi per fede ,
eſſere a Dio ſoggetto ogni potere de'Demo
nj : Omnia quæcunque voluit Dominus fecit
in cælo , do in terra , in mari , care in omni
bus abyſſis; ( Pfaim .' 134 : ) , ed effergli di
ma
degli Eſercizj . . 117
maniera ſoggetto , che non ſolo non può
tentarci a ſuo piacimento , ma nemmen può
a noi penſare , ſe non ſiagli da Dio conce
duto ; niun motivo ci rimane di temerlo .
Concioſliacofachè ſendo noi parimente affi
curati dalla fede, che Dio non gli permet
terà mai , ch ' ei ci tenti ſovra le noſtre for
ze , dalla ſua grazia aſſiſtite : Fidelis Deus,
qui non patietur vos tentari ſupra id , quod
poteftis ( 1. Cor. 10 . ) ; ne legue , che qua
lora ci troviamo tentati in qualſiia ma
niera , e circa qualſivoglia materia ; tutta
la premura noftra debba rivolgerſi a Dio ,
implorando con una grandiflima fiducia il
ſuo paterno ſoccorſo ; perocchè comandan
doci egli , che combattiamo , e ſapendo cos
me non poſſiamo né combattere , nè vince
re ſenza il ſuo ajuto ; ne ſegue , che umil
mente e piamente chiedendoglielo , ſicura.
mente ce lo darà : ſendo chiariſſimi i ſuoi
impegni nelle Scritture , di affiftere a chi
nelle tentazioni per fua gloria combatte :
Invoca nie in die tribulationis ; eruam te ,
( Pfalm .43. ) : Et in tentatione ambulat cum
eo , / Eccli 4 .) Timenti Do:ninum , non oc
current mala ; fed in tentatione Deus illum
confervabit , & liberabit amalis . ( Eccl.33.):
Novit Dominus pios de tentatione eripere
( 2 . Petri cap. 2. ) . Ora queſta fidanza nel
la divina affiſtenza ai tentati promeffa ,
deeſi mantenere , per quanto la tentazione
rinnovi gli aſfalti , e per quanto ella ci
paja pericoloſa . Sbocchino pure a guiſa di
torrenti le contrarietà , che ci ſpingono ad
attaccarci a partiti da Dio vietati; divam
pino pure quanto fi voglia le fiamme di
tentazioni impure ; che , raddoppiandoſi da
noi la confidenza in Dio , e proſeguendo a
piamente invocarlo ; egli ſarà con noi, ac
cid nė dalla turgida piena reſtiamo ſom
mar
118 Terzo Giorno
merſi , nè dalle voraci fiamme inceneriri :
uditelo con quali eſpreſſioni egli s' impegni,
fotto le accennate allegorie , per bocca di
Ifaia ( cap .43. ) : Noli timere , meus es tu :
cumque tranficris per aquas , tecum ero , o
Alumina non operient te : cum ambulaveris in
igne non combureris , o hamma non ardebit
in te ; quia ego Dominus Deus tuus , Sanctus
Ifrael Salvator tuus .
Teſtimonj manifeſti , e ſperimentali di
quefta verità ſono tutte le migliaja di Santi
Martiri , costantemente perleveranti nella
confeſſione della Santa Fede , tra' più pro
lifli ed orribili tormenti : tante 1chiere di
Vérginelle , infidiate colle maniere più arti
fiziote , co' terrori più formidabili , e cogli
allettativi più veementi , per farle arren .
dere agl' inviti di chi delirava per confe
guirle ; le quali , niun conto faccendo di
ogni coſa , eleſſero intrepidamente di piut
torto tra più crudeli tormenti morire , che
perdere la Verginità a Gesù Criſto promesa
fa · Ditemi , caro il mio fratello , tutti
queſti e tutte queſte poteano forſe vincere
colla ſola lena della miſera umanità ? Non
altrimenti , dice la fede : Non quod ſufficien
tes fimus , non ſolo di fare cos'alcuna , va
levole all' altra vita , ma nemmen di pen
farla , cogitare aliquid a nobis , quafi ex no.
bis , ſed ſufficientia noſtra ex Deo eft . ( 2.
Cor. 3. ) : Sine me nihil poteftis facere , dice
Gesù Criſto ( Jo: 15 . ) : ma vinfero colle
forze , ſomminiſtrate loro da Dio , fedele
nelle ſue promeſſe ; cioè di concederle à
tutti quelli , che in eſſo ſperano , e di cuo
re lo invocano : Protector eft omnium Spea
rantium in ſe ( Pfalm . 17 . ) Dives in omnes,
qui invocant illum : ( Rom . 10 ) : Prope eſt
Dominus, omnibus invocantibus eum in verza
tate ( Pfalm . 144. ) . ..
E va
degli Eſercizj. 119
E vaglia il vero , come può andar ella
altrimente ? mio caro fratello : chi nelle
tentazioni combatte e refifte , ditemi , per
chi combatt' egli ? . .. Combatte per Iddio ,
cui non vuol divenir ribele ; combatte per
difeſa della ſua fanta legge , che non vuole
traſgredire ; combatte per ſalvar l’ Anima
propia , che non vuol eſporre a pericolo
della dannazione : or potrà una battaglia si
giuſta , pia , ed importante , non eſſere afli
ftita da quel Dio , nelle di cui fole mani è
ripoſta la vittoria di chi combatte ? . . . .
Se voi occultamente mirafte un voſtro ami
co , a faticarſi in tutte le maniere che può,
per difendere il vostr' onoré , contro a chi
tentaſſe annerirlo ; per difendere le voſtre
robe , contro a chi volefle involarle ; per
difendere la voſtra Religione , contro a chi
proccuraffe infamarla ; e lo mirajte in peri
colo di ſoccombere ; e per altro voi aveſte
il potere di fovvenirlo ; avrefte voi cuore
di rattenervi dall' ajutarlo ? . . . . no certa
mente : e quel cuore che non avrette voi ,
nè io , ne verun uomo oneſto , temeremo ,
che lo abbia Dio , verſo chi combatte con
tro a' ſuoi nemici , per difeſa della ſua leg
ge , della ſua gloria , e dell'Anima propia ?...
Deh , non vi laſciafte mai ſedurre da un
timore cotanto ingiurioſo a Dio ; purchè
chi è aſſalito , nelle accennate maniere lo
invochi.
Giuda il Maccabeo , celebre capitano , é
temuto da ' ſuoi nemici , fu da Serone Gene
rale degli eſerciti del Re di Siria preſo di
mira , colla idea di ſconfiggerlo , affidando
nella moltitudine grande de ' ſuoi combat
tenti ; onde a queſto fine accampofſi nei
confini di Betorone . Ciò pervenuto alla
notizia di Giuda , raunate quelle poche mi..
lizie che dalle paſſate battaglie erangli
rima
1 20 Terzo Giorno
Terzo G10110
rimaſte , fi poſe in ordine per fare con Se
rone giornata : ma veduta dalle ſue mili
zie la moltitudine di gran lunga maggiore
de'nemici , differo a Giuda : e come potre
mo noi ſi pochi di numero , ed anche in
deboliti dall'odierno digiuno , opporſi, anzi
attaccare un eſercito si numeroſo e robuſto ?
Quomodo poterimus pauci pugnare contra mul
titudinem tantam , yo tam fortem , e nos
fatigati ſumus jejunio hodie ? Allora Giuda ,
con lingua moſſa dallo Spirito Santo , loro
dinte : ella è coſa agevoliflima a Dio , far
cadere molti nelle mani di pochi ; ftando
al ſuo onnipotente cenno il liberare o colla
forza di molti , o col braccio di pochi ; non
dipendendo la vittoria dalla moltitudine di
chi combatte , ma bensi dal ſoccorſo fom
miniſtrato da Dio : efli vengono contro a
noi ſpinti dal lor'orgoglio , e portati dalla
loro ſuperbia , a fine di 1chiantarci dal
Mondo ; laddove noi combatteremo per di
feſa delle Anime noſtre , e delle noſtre San
te Leggi : e però Dio gli ſconfiggerà ſotto
a' noſtri occhi : pertanto non gli temiate
punto : Facile eft concludi multos in manus
paucorum ; eo non eſt differentia in conſpectu
Dei cæli , liberare in multis , o in paucis :
quoniam , non in multitudine exercitus vieto
ria belli , fed de cælo fortitudo eft : ipſi ve
niunt ad nos in multitudine contumaci , bo
Superbia .. . nos vero pugnabimus pro anima
bus noſtris , pro, legibus noſtris ; doo ipfe
Dominus conteret cos ante faciem noftram :
vos autem ne timueritis eos : ed appena det
te quefte parole, rincorati tutti dalla fidan
za in Dio , attaccò l' eſercito di Serone , e
lo ſconfifle : Ut celavit autem loqui , infilio
vit in eos ſubito , & contritus eſt Seron doo
exercitus ejus in confpe& tu ipfius . ( 1. Ma
chab, cap. 3. ) . Ela
degli Eſercizi. . . 121 le
I21
Eſageri pure quanto vuole il Demonio
fue frodi, le ſue forze , le ſue armi; il fon
damento del noſtro coraggio effer dee quel
lo di queſto Santo Capitano , cioè il dire :
l' Inferno viene contro a me , portato dal
luo odio contro Dio , per privarmi della
vita di grazia , e del regno de'viventi : ed
io combatto per l' Anima mia , e per le
leggi del mio Dio : Nos pugnamus pro ani
mabus noftris , & pro legibus noſtris ; e per
ciò Dio ſteſſo abbatterrà tute'i Demonj col
mezzo delle mie ripulſe : Et ipfe Deus co
teret eos ante faciem noſtram : la vittoria
non ifta dipendente dal mio braccio , ma
dal ſoccorſo che mi ha da venire dall' alto :
non in multitudine exercitus victoria belli ,
fed de cælo fortitudo eft : dunque combat.
tiamo ſenza paura , benchè ci ſi faceffe in
contro tutto l'Inferno : ne timeamus hanc
multitudinem : e ſiccome Dio tanto ſi com
piacque della detta fidanza , che diede al
Maccabeo compiuta vittoria ; lo ſteſſo fe
guirà anche in noi , ſe confideremo com '
effo .
Così è , direte voi, e così deeſi ſperare ;
ma la pugna è tanto continua , tanto in
ceſſante , tanto moleita , che nemmeno nel
le ore del ripoſo mi rieſce di trovar quie
te , ne un pò di tregua . Ma con ciò coſa
vorreſte dire , mio caro fratello ? forſe che
la continuazione vi Ytanca , e che perciò vi
creſce il timore di cadere ? No , mio fra
tello , nò ; non vi laſciate fedurre da que
ſto irragionevol timore , ch 'è la tentazione
maggiore di tutte le altre . In prima vi
dico , che quel Dio , il quale vi comanda
che combattiate , e che fa non trovarſi in
voi da per voi forze valevoli a vincere ,
ſeguirà a concedervele , ſe ſeguirete anche
voi a piamente dimandarle . Vi foggiunge
in
122 Terzo Giorno
in ſecondo luogo , che col ſeguire a com
battere , ed a vincere , vi ſi renderanno
ſempre men tediole le battaglie , e più age
voli le vittorie , ed aumenteraſſi via più
in voi il coraggio , e ne' voſtri nemici la
codardia , e la diſperazione di eſpugnarvi.
Farete anche voi come Davide giovanet
to , allorchè volle cimentarſi a duello col
gigante Golia ; cui dicendo Saule , che non
varrebbe a combattere contro ad un uomo
sl robuſto , si prode , e sì veteranno ; egli
· riſpoſe : ſappiate , o Sire , che mentre io
aſliftevo alle greggie , che ſtavano paſco
lando , una volta eſci dal boſco un Orſo ,
a rapirmi una pecora , col quale venuto
io alle preſe , gliel'ho tratta da' denti ; e
rivoltoſi contro a me per isbranarmi ; io ,
afferatolo per la gola , l'ho ſoffocato : lo
iteflo pure io feci anche con un Leone :
Nam do Leonem do Urfum interfeci ego ſero
quien hier eigante mede
vus tuus : ora la coſa medeſima ſeguirà an
che contro il gigante Filiſteo : erit igitur
Philiſteus hic quafi vnus ex eis : impercioc
che quel Dio , che liberommi dalla ferocla .
emi dalle mani di queſto Filiſteo : Dominus,
del Leone e dell' Orſo ; egli pure libereram -.
qui eripuit me de manu Leonis , de manu
Urfi , ipſe me liberabit de manu Philiſtæi
hujius ; ( 1. Reg . 17. ) e così avvenne . Lo
ſteſſo , fratel mio , farà anche di voi : il
riportare col divino ajuto ſucceſſive vitto
rię or contro quella tentazione , or contro
quell'altra , deſteravvi un pio coraggio , di
per verun ' altra , quanto
non impaurirvi Leonem
grand' ella ſia : & Urſum direte an
che voi , interfeci , col divino ajuto ; farà
dunque lo ſteſſo anche , dide queſta , che ora
ſperimento : erit igitur hec ficut una ex
illis : e perchè? perché quello ſteſſo Dio
che colla ſua allistenza liberommi dalle par
fate
degli Eſercizj. 123
fate tentazioni ; libererammi anche da quer
ſta , che tanto mi arſedia : Dominus , qui
eripuit me & c. & c.
Ah , fino che le tentazioni foſſero ſugge
ftioni immediatamente del Demonio , direte
voi , o anche pe'l mezzo del Mondo ſuſcita
te ; pur pure ; ma quelle che mi deſta col
ministero del mio corpo , armando contro
l'Anima mia anche me medeſimo ; vi dico
che tanto più m ' impauriſcono , quanto più
intima è la guerra , e quanto più grande il
pericolo . Vi ho intefo , mio caro fratello ;
ed anche per le tentazioni di queſta fatta
vagliono tutte le rifleffioni fino ad ora pro
pofte ; anzi anche per queste , ſendo più
pericoloſe , maggiore ſarà il ſoccorſo , le lo
chiederete con pietà e fiducia ; ed anche
contro a queſte il ſucceflivo vincere agevo
leravvi le vittorie .
Ed intorno a queſte debbo ſoggiugnervi
una rifleſſione , ed è , che non ſiete folo ,
ſoggetto a ſomigliante inteſtina battaglia ;
ſappiate che gran Santi vi furono ſoggetti ,
e con effe dalla Providenza raffinati , e
perfezionati . Udite le gementi voci di S .
Agoſtino ( lib . 10 . Confell. ) Adhuc via
vunt in memoria mea " turpium rerum imagi
nes , quas ibi conſuetudo mea fixit ; & con
curſant mihi , vigilanti quidem , carentes via
ribus; in fomnis autem , non folum uſque ad
delectationem , fed etiam ufque ad confenfio
nem , factumque ſimillimum . Et tantum van
let imaginis illuſio in anima & in carne mea ,
ut dormienti falfa viſa perfuadeant , quod
vigilanti vera non poflunt. Numquid non po
tens eft gratia tua , Deus Omnipotens, Sanare
omnes languores anime mee , atque abundan
tiore gratia tua laſcivos motus etiam mei fo
poris extinguere ? Così ſcrive di ſe un Sant '
i Agoſtino circa l'anno 400., ciod in tempo ,
F 2 che
124 TerzoGiorno
che non ſolo era battezzato , e Sacerdote ,
ma anche Veſcovo ; vale a dire non poco
avvanzato in eta , e nel cammino della fan
tità : or non muovono a compaffione fen
timenti cotanto lamentevoli di sì grand ’ A
nima dalle tentazioni fenfuali affitta ? . .
Udite anche i gemiti del ſuo grande ami.
co S. Girolamo , in età di eſſo aſſai più
provetta ( nell' epiſtola 22 nove edit, ) , né
mi tacciate di proliſſità , fendo le ſue pa
role elegantiffime , e ſu queſto punto tutte
degne di eſſer riferite : O quoties ego ipfe
in eremo conſtitutus . ., putabam me romanis
intereſſe deliciis . Sedebam folus , quia ama,
ritudine repletus eram . Horrebant ſacco mem .
bra deformia , o qualida cutis fitum ethio
pice carnis obduxerat . Quotidie lachryme ,
quotidie gemitus : O ſi quando repugnantem
Tomnus imminens oppreſſiſlet , nuda humo
ola vix hærentia collidebam . De cibis vera
a potu taceo ; cum etiam languentes monas
chi' aqua frigida utantur , & coetum aliquid
accepille , luxuria eft , Ora che avete udita
la cruda auſterità , e rigida ſeverità del ſuo
penitentiſſimo trattamento ; udite gli aſſedj
delle ſue tentazioni : Ille igitur ego , qui ob
gehennæ metum tali me carcere ipſe damna .
veram , Scorpionum tantum focius , cu fera
rum ; fepe choris intereram puellarum : pal
debant ora jejuniis , door mens defideriis æſtua,
bat in frigido corpore ; de ante hominem ,
ſua jam carne præmortuum , fola libidinum
incendia bullicbant . Udite ora le difeſe , che
uſava . Itaque omni auxilio deftitutus , ad
Jefu jacebam pedes , rigabam lachrymis , crine
tergebam ; or repugnantem carnem hebdoma
darum inedia fubjugabam , Non erubefco in
felicitatis mee miferiam confiteri ; quin po
tius plango , me non effe quod fuerim . Men
mini me clamantem ; dżem crebro junxiſſe cum
norte ,
degli Eſercizj. 125
hočte , nec prius a pectoris ceßaße verberibus ,
quam rediret , Domino increpante , tranquilli
tas . Ipfam quoque cellulam meam quafi cogi
tationum mearum confciam pertimefcebam ;
mihimet iratus do rigidus , folus deſerta pe
netrabani . Cosi parlava un S . Girolamo ,
con ſenſi veramente comparionevoli ; tanto
era egli tormentato dalla ſua carne , ben
chè macerata da’digiuni , benchè incadave
rita dalle inedie , benchè conſumata dalle
vigilie notturne , in prolifle orazioni , e do
loroſe lagrime paſſate? . . . Un S . Girolamo,
in età decrepita ! un S . Girolamo, tant’ oc
cupato negli ſtudj Sacri , che appena ſod
disfar potea alle Sacre quiſtioni , che da
ogni parte del Cattolico Mondo erangli pro
potte ! tanto impegnato in foſtenere contro
gli eretici - le verità della fede , e a dar
indirizzo a molte Anime fante , che da 'ſuoi
conſigli unicamente pendeano ! . . . E noi ci
maraviglieremo , che la carne noitra inſo
lentiſca , trattandola così bene ? proccuran
dole tutti gli agi , che poſſiamo ? faccendo
brevi e diſtratte orazioni ed impiegando
talvolta il tempo in lezioni aſſai valevoli
a ituzzicaria ? ..
Ma che Agoſtini ? che Girolami ? udite ,
laſciando molti altri , udite i gemiti di un
San Paolo Apoſtolo , ſe non muovono al
pianto , in udirlo , tanto crudelmente trava
gliato dalla ſua carne ! . . ( Rom . 7 . ) Quod
operor , non intelligo : non enim quod volo
bonum , hoc ago ; fed quod odi malum , illud
facio . . . . Si autem , quod nolo , illud facio ,
jam non ego operor illud , ſed quod habitat
in me peccatum : ( cioè la concupiſcenza ,
così da eſſo chiamata , per eſſere de peccati
la ſorgente ) . . . . Video autem aliam legem
in membris meis , repugnantem legi mentis
meæ , & captivantem me in lege peccati , que
F 3
126 Terzo Giorno
eft in membris meis. Infelix ego homo! Quis
me liberabit de corpore mortis hujus ? Gratia
Dei per Jeſum Chriſtum Dominum noſtrum .. .
( 2. Corinth . 12. ) Datus eft mihi ſtimu
lus carnis mee angelus ſathane qui me cola
phizet : propter quod tor Dominum rogavi , ut
difcederet a me , doo dixit mihi : fufficit tibi
gratia mea , Se dunque un S. Paolo , vafo
di elezione, pieno dello Spirito Santo , lol
lecito per il buon regolamento di tutte le
Chiefe , vale a dire , occupato al non più
oltre ; e che francamente dicea , di caitigare
il ſuo corpo , e tenerſelo ſchiavo ed in fer
vitù ; nulla di meno tanto era ſenſualmente
travagliato ; Noi iniſerabili peccatori , av
vanzi di molte iniquità , oſeremo lamentar
ci , che il Demonio , cosi permettendo Dio ,
fi ferva della noſtra poco mortificata carne,
per travagliarci ? ...
Umiliamoci , fratel mio , riconoſciamoci
meritevoli , per i noſtri peccati , di ogni
perfecuzione ; foffriamo con pazienza le
moleſtie , che Dio ci permette : ma infieme
raddoppiamo ſempre più la noſtra fidanza
in Dio : invochiamo i ſuoi ſoccorſi con
frequenti e divote iſtanze : non accarezzia .
mo più del dovere il noſtro corpo ; fogget
tiamolo almeno a tutte le auſterità del no
ftro Santo Iſtituto , ſe la noſtra dappocas ;
gine non ha coraggio di far di più ; e con
queſte difeſe riporteremo anche noi , come
· i riferiti Santi, compiuta vittoria e del De
monio , e della Carne .

PER
127 .
PER IL QUARTO GIORNO
DEGLI ESERCIZI.
MEDITAZIONE
Per la mattina
Se lo Stato di tiepidezza .
PRIMO' PUNTO . . .
TO ſtato di tiepidezza in un Religioſo
La profeſſo , in poche parole , ſignifica una
facilità abituale di commettere peccati ve
niali , ſenza verun ribrezzo de medefimi ;
ritenendo ſoltanto qualche orrore al pecca
to mortale , chiaro e patente ; pero non
ſenza molti dubbj giuſti e ragionevoli di
efferne reo - Laonde in rapporto a Dio ,
prega diftrattamente e poco ; celebra o fi
comunica fenza ſentimento ; e per mera
utanza ; ſtrapazza le cerimonie fagre ; 0
non mai , o molto di rado ſi ricorda di
Dio ; fi ſottrae da' cori per ogni preteſto ;
laſcia con frequenza le preghiere comuni ,
le quali non ſono che d ' Iſtituto ; molto gli
pelano anche le ore Canoniche ; da eflo
percid recitate con molte irriverenze ; fa
poco caſo di tutte le fue regole ; e quelle ,
che non può far a meno di praticare , le *
fa con tanto ſtento , e mal garbo , che in
vece di acquiſtar merito , aumenta i ſuoi
demeriti ; onde ſe la paſſa tra continui pe
ricoli di un diſprezzo delle medeſime impli - ?
cito e virtuale
. . In rapporto poi al proſſimo , il Religioſo ·
tiepido fe la palla impaziente ad ogni coſa ;
F 4 ri
128 Quarto Giorno
riſentito ad ogni parola ; vuole vincerla
cor tutti : il cedere la ſua opinione gli è
affatto in diſuſo ; il pugnere co' motteggi ,
gli è familiare ; lo parlare di chi non gli
aggrada , è il ſuo coſtume ; difprezzare le
abilità altrui , è il ſuo ftile ordinario .
Guai, che, per ſoccorrere a' fratelli , fi fog
gettaſſe a qualche incomodo ; ma ſe ciò fa ,
vi s'induce o per amicizia privata , o por
tatovi dal genio ; o per altro fine intereſſa
to . Mormora de Superiori , gli ubbidiſce
per fini politici; ſoperchia gli uguali , de
prime gl' inferiori. .
In rapporto finalmente a ſe medefimo ,
il Religioſo tiepido cerca la ſoddisfazione
di tutte le ſue yogliete , non meno quanto
alla gola , che quanto al rimanente del trata
tamento del ſuo corpo : cerca di faziar la
ſua curioſità in tutto quello che - pud ; fi
procaccia divertimenti , efcite dal chioſtro s
villeggiature , viſite , colla maggior frequen
za che può se perchè non trova ſapore al
cuno nelle coſe di Dio , tutto ſi attuffa nel
compiacere a ' fuoi ſentimenti . Confuma il
tempo in ciarle ; ſtudia ciò , che più aggra .
da o alla ſua curioſità , o alla ſua vanità ;
o alla ſua ambizione di avvanzarſi e farſi
nome ; ſenza ' punto badare a quegli ftudj ,
che ſono più coerenti alla ſua vocazione ,
o alle direzioni dell' ubbidicnza : ſempre
famelico di novità mondane; ne in fomma
gode di altro , ſe non ſe di ciò , che nulla
giova al ſuo fpirituale profitto , ma che va
ſempre più nocendo all' Anima fua : ond '
egli viene a formarſi in verità quello , che
dicea , per iſpirito umile , di fe. medeſimo
S . Bernardo , quandam chimeram fui fæculi ;
cioè un individuo nè Religiofo , nè fecola
re ; o piuttoſto un animo ſecolare, ſotto le
fembianze di Religiofo . Queſta è l' inima.
gine
degli Eſercizi, 129
gine- abbozzata di un Religioſo in iſtato di
tiepidezza . * . *. .
Quegli , che ſi trova in iſtato si lagrime
vole , ha gran motivo di dubitare , di eſſer
reo di alcuna colpa mortale , benchè da eſſo
colpevolmente ignorata ; e preſto cadera ",
fe pure più volte non ſia già caduto , in
altre chiare e manifefte : Ch'egli abbia pru
dente motivo di dubitare di effer reo di
colpe gravi, ſi pruova : imperciocchè e qual
cota mai più agevole , in mezzo a tanta
facilità di peccar venialmente , anche in
materie facili ad ingrandire ? .. . Qual coſa "--
più agevole , che la lingua traſcorra un po
troppo innanzi ? . i . che il penſiero . fi fermi
un poco di più ? . . . che l'occhio troppo fi ".
fiffi. .. che l'affetto un pò più s'innoltri? ..
La ragione convince a cost temere ; e che
anche caderà in que' gravi, ch'egli conoſce ,
Concioffiachè elli è dottrina certa , darfi
grazie auſilianti ſufficienti , e darſi grazie
auſtianti efficaci : quelle conferiſcono virtit
e facoltà di operare le coſe ſpettanti alla
-noftra ſalvezza ; queſte fanno realmente ope
rare i: le prime, secondo l' opinione più co
mune , ch'io' reputo la vera ", ſi concedono
a tutti , fino che campino in queſto Mon
do ; le ſeconde poi certa coſa é , che non
fono dovute ad alcuno , e ſempre fono ún
mero dono della Divina Miſericordia : Mi
ferebor , cui voluero , dice Dio , ( Exod . 33. )
al clemens ero , in quem mihi placuerit : on .
de S. Paolo deduſſe ( Rom . 9. ) ergo, cujus
vult , miferetur ; ſenza far forto ad alcuno ;
non eſſendo tali miſericordie ad alcuno do
vute : nulla di meno benchè alcune volte
conceda Dio ftraordinariamente queſte gra
zie , anche a'reſiſtenti , come appare in San
Paolo , convertito ſul bollore più fervido
della ſúa ayyerſione da Criſto , ſecondo però
ili
130 Quarto Giorno
il confuet'ordine della ſua Providenza, fuo - .
le concederle , a chi col ſuo ajuto fa quan
to può , per confeguirle , ed a chi non vi
pane oſtacoli ed impedimenti : onde rego
larmente non ſi neghino , come dice San
Tommaſo ( 1.2. quæft. 112, art.3. ad 1, ) ,
ſe non fe in pena dell'abuſo fatto delle gras
zie anteriori ; Defeetus gratia prima cauſa ·
eft ex nobis : ed altrove ( 2. 2. quæft. 2. art. 5 .
ad 1 . ) . Auxilium gratiæ , quibuſcumque dz .
vinitus datur , mifericorditer datur : quibus
autem non datur , ex juftitia non datur , in
pænam præcedentis peccati .
Dovete ora ſapere , come per attualmente
vincere le tentazioni , e per non peccare ,
acconſentendo alle ſteſſe , è neceſſaria la
grazia auſiliante efficace e fpeziale : quefta ,
ſecondo la Providenza ordinaria di Dio ,
ficcome daſſi a chi , col Divino ajuto non
vi mette oftacolo , e fa quanto può per con
ſeguirla ; cosi ella fi nega , a chi non fa
quanto può e dee , per ottenerla ; ed oppo
ne alla medeſima degli oſtacoli . Diremo noi
adeſſo , mio caro fratello , che , chi vive
nella deſcritta foggia , faccia quanto puro
per ottenere la detta grazia , e non metta
oſtacoli al ricevimento della medeſima ? . . .
Potrà mai avverarſi queſto tanto ? . .. Chi
non vede , che nella deſcritta maniera vi
vendo , altro non ſi fa , che moltiplicare
oſtacoli ; ed è un fare di tutto , per ren
derſi della detta grazia immeritevole ? . . ..
Dunque ragionevolmente ſi è detto , che il
deſcritto tiepido fia moralmente certo , di
eller reo di peccati mortali , da eſſo colpe.
volmente ignorati; e che , ſe non è già can ,
duto , caderà anche in quelli , ch' egli fa. .
eſſere tali .
Eh , che non ſi vince il tentatore in al
tra guiſa , dice San Giovanni Griſoſtomo
( Hoa
degli Eſercizj . 131
( Homil. 69. in Geneſ. ) , ſe non col conci
liare a noi medeſimi il divino ajuto , a for
za di una eſattiſſima otrima vita Non
ed :
aliter eum vincemus , quam li , per vitam
optimam , fupernum nobis auxilium concilie
mus . Per altro la vita tiepida , non ſolo
non ſi concilia il detto ſoccorſo , ma da ſe
via più lo allontana : dunque il tiepido ha
prudente motivo di giudicarſi reo di colpe
gravi colpevolmente ignote"; e di temerfi
preito reo di altre colpe gravi da eflo ben
conoſciute . Eſaminatevi ; e rimediate .
SECONDO PUNTO .
Ve penſate , fratello mio , vada a pa
v rare quella formidabile minaccia della
parola di Dio contro a' tepidi ? Apprehen
dite difciplinam , ne quando irafcatur Domi
nus , com pereatis de via juſta ( Pfalm . 2 . ) .
Tenete ſempre alla mano la diſciplina , va .
le a dire , l'adempimento delle voſtre obbli
gazioni ; acciò , pemancamenti che ne an .
date faccendo , non ſi ſdegni la Maeſtà di
Dio , e permetta ch ' eſciate dal cale della
giuſtizia ? . .. Ove quell'altra : ( Apoc. 3. )
Quia tepidus es , incipiam te evomere ex ore
meo: perchè fei tiepido , comincierò a vomi
tarti dalla mia bocca , vale a dire , prive
rotti della mia figliuolanza , e della mia
grazia ? . . . Ove quell' altra ( Apoc. 2. )
Prima opera fac ; fin autem , venio tibi , dan
movebo candelabrum tuum de loco fuo : ri
torna alle opere primiere , riprendi il pri
miero fervore ; altrimenti ſopraggiugnerotti
all' improvviſo , e ti roveſcierò dalla mia
grazia ?... Ove , diſi, penſate voi, che va
dano a parare queſte orribili minaccie ? . . .
vanno dirizzate a farci ben capire l'eſtremo
pericolo dell'Anima tiepida , ch 'è di vivere.
F 6 in
132 Quarto Giorno
in peccato grave , ſenz' avvederſene , e di
continuarvi colla ſteſſa rea inavvertenza fi
no alla morte ; st , fino alla morte .
Udite , come vel dica Dio ſteſſo ſimboli .
.
camente si , ma con ſimbolo molto ſignifi
cantę : ( ofæe 7 . ) Effraimo è divenuto un
pane cotto ſotto le ceneri , il quale non ſi
rivolge ; e perciò fi rimane mezzo cotto ,
e mezzo crudo ; figura chiara dell' Anima
tiepida : Ephraim faétus eft fubcinericius pa .
nis , qui non reverſatur : divorarono gli ſtra
nieri il luo vigore e le ſue forze , ſenza
ch ' ei ſe ne ſia accorto : ecco l' involamento
della grazia ſenza ſaperlo :..comederunt alie
ni robur ejus , doo ipſe neſcivit : anzi ſi è
incanutito in queſto miſero ſtato , ſenza
che ne pur di ciò ſe ne ſia avveduto : ecco
il cosi tirar innanzi fino alla morte : fed
O cani effuſi ſunt in eo ; done ipſe ignoravit .
& queſto appunto è l' effetto più pernicioſo
della tiepidezza , cioè laſciare nell' Anima
una certa infenfibilità alle colpe eziandio
mortali, che con rea ignoranza fa alla ſter
ſa commettere ; e che al più ella fi ſcuota
a quelle che fono pingui , fonore , e palpa
bili : e così vada la milera tirando infeli
cements avanti per anni ed anni , ſenza
mai emendarſi ; onde fi avveri , che cani
effufi funt in ea , doa ipſa ignonavit .
Il rimedio . per diſcacciare dall' Anima
queſta pericoloſiflima infermità , deeſi pren
dere , dal diſtruggerne le tre confuete ca
gioni : deſſe ſono traſcuratezza grande , ed
un quaſi abbandono dell' orazione ; puſilla
nimira di ſpirito , per intraprendere la vita
fervente ; e la premura foverchia di mante
nerſi ſano ; queſte d ' ordinario ſono le ca
gioni della tiepidezza ne’Religioſi , ciaſcuna
delle quali da' per ſe , e molto più unita
alle altre, vale a germogliare frutto si per
niziolo . La
degli Eſercizj: 133
"La traſcuratezza dell' orazione , mezzo
che ci reca i lumi e ſoccorſi divini , ſi to
glie col ſubito cominciare a far colle do - .
vute maniere le preghiere tutte , fien men
tali , ſien vocali, praticate nella vostra Co
munità : e perchè non vi ſuol? effere Reli
gioſo , che , in aggiunta alle preghiere co
muni , non ne faccia altre particolari alla
Vergine , a'Santi , all'Angiolo luo cuſtode ,ec.
anche in queste ufate gran fedeltà in divota
mente praticarle .
La pufillanimità , procedente dal miſurare
il buon eſito della vita fervente colle fole
forze della natura , e dall'apprendere falſas
mente le difficoltà , maggiori di quel che fie
no ; fi diſtrugge , col diffidare interamente
di noi medeſimi, e coll'altrettanto confidare
in Dio ; conſapevoli , faperſi da eſſo la no
Itra impotenza naturale a queſta impreſa , la
quale ſendoci per altro da eſſo comanda
ta , ſi è virtualmente obbligato a ſoccorrer
ci , qualora ſiane da noi colle dovute ma
niere fupplicato : e queſta ferma confidenza
in Dio deeſi , tra i molti impegni della ſua
ſanta parola , poggiare fu quello , ch 'è robu
ftiffimo , detto de Criſto in S. Luca ( cap. 11. )
Si ergo vos , cum fitis mali , noftisbona data
· dare filiis veſtris ; quantomagis Pater veſter de
carlo dabit ſpiritum bonum petentibus ſe ? .
La ſoverchia premura della fanioa , genee
rata dal timore , che le auſterità del Santo
Iſtituto fien per nuocere alla medefima ,
e per accrefcere qualche incomodo cut fi
foggiace ; fi diſtrugge , col ragionevole: dil
pregio di queſti timori , maneggiando e
Tervendoſi dell'arma iteſſa della confidenza
in Dio ; il quale , avendoci per la ſua mi
ſericordia , chiamati al tale Iſtituto , fi e
virtualmente impegnato a ſomminiſtrarci i
forcorsi neceſarj , per vivere fecondo lo
ſteſſo ,
134 Quarto Giorno
ſteffo , qualora noi non cegl'impediamo co**
noftri mancamenti , e co' noftri diſordini .
Conciofſachè la cagione ordinaria de' pre
giudizi della ſanità , non ſono elleno altri
menti le auſterità dell'Iſtituto , ma gli ſpro
poſiti che ſi fanno , o collo ſtudio intempe
rante , o colle penitenze moderate , ſenza
dipendenza e conſiglio ; o coll'eccedere nel!
alimento , o con altri ſtrapazzi , fatti per
fecondare le propie voglie ; o con fimili
altri diſordini . Anzi la ſperienza manife
fta , non eſſervi ſanità meno infeftate di
quelle , che ſtanno appuntino ed in tutt' i
capi alle regole , dall'Iſtituto "preſcritte . Il
rimedio dunque , per diſtruggere queſt' ir
ragionevoli timori , confifte in accoppiare
ad una eſatta oſſervanza di tutte le rego
le , l' aítenerſi da tutti gli accennati diſor
dini , ed il molto confidare in Dio . Eſami
natevi ſottilmente in tutti queſti punti ;
riſolvete ſecondo il biſogno .
LEZIONE
Per la mattina del quarto giorno .
· Sul regolamento dell' Indole cattiva ,
N ON vi è fcufa , eziandio fra' Religiofi ,
I più ufitata , per rendere più compatibili
le traſgreſſioni commeffe , quanto quella
dell'indole difettoſa , e del temperamento
cattivo : e pure non vi è ſcuſa meno fuffi
Itente' , e che più condanni il trafgreffore ,
maſſimamente Religioſo , dell'accuſare l' in
dole ed il temperamento : Uno , che traf
corre e falla , per non conoicere l' origine
de' ſuoi falli , può meritare qualche compa
timento , perocchè non ſa ove porre le len
tinelle , per non rimaner forpreſo ; laddo
ve
degli Eſercizj.
Ve uno , che conoſce la forgente del ſuo
traſcorrere , fa da dove sbocchino le fue
traſgrezioni ; onde ſe ivi non fiſſa le ſen
tinelle , e verſo là non campeggia , per ar
reſtare gli attentati della paſſione , non me.
rita compatimento alcuno , bensl riprenſio ,
ne ſevera . Tale appunto é quegli , che fa
di avere un ' indole cattiva , forgente inte
lice di molti difetti , ſe non bada à cor
reggerla , come , ſopra gli altri , è tenuto
il Religioſo ; il quale ſtando nella ſcuola :
di perfezionarſi ; tanto è lungi , che lo
fcufarſi coll'indole cattiva ſminuiſca il fuo
reato , che anzi lo accreſce , accufandolo
reo di una omeſſa obbligazione , che tra le
prime era egli tenuto di adempire . .
Ed affinchè ſu queſto fuggetto non pren
diamo equivoci , e fappiamo di qual Torta
d 'indoli noi favelliamo ; io . diftinguo due
generi d 'indoli cattive : nel primo anno
vero quelle , che portano la perſona a col.
pe gravi , inclinandola per eſempio alla ven
detta , alla malignità , alla libidine , al fur
to , e ſimili : ognun vede , che queſte met
tono ciaſcuna perſona in neceſhtà di repri
merle , per ſalvarſi ; e però le queſta obbli.
gazione itrigne ogni criſtiano , molto più al
certo ogni Religioſo , che alcuna delle dette
indoli aveſſe ; e di queſte io qui non ragio
no . Ev.vi un 'altro genere d 'indoli, le qua
li , da chi le ha , talvolta non ſi vogliono:
qualificar per cattive , a cagione di cert"
affinità che hanno con alcune virtù :, onde
o vogliono maſcherarſi colle ſembianze di
quelle virtù ; o alınano riputarſi tollerabi.
li: e perciò anche tra’Religioſi fovente haſi
poca premura di riformarle .
· Tra le molte che ſen trovano io ne ac
cenno quattro ; la prima è l'indole indoci.
le , ed attinata : la feconda s l'indole pre
ceiten
136 Quarto Giorno
çedente , e ſoperchiante : la terza è l' indo:
le collerica , ed iraconda : la quarta è l'in
dole ſoſpettoſa e diffidente . Queſte ſono le
indoli vizioſe , e non tanto rare anche tra ?
Religioſi; e che da taluni vogliono colorirſi
non cattive ; chiamando la indocile , di
animo coſtante ; la pretendente , coraggio .
ſa ; la collerica , fpiritoſa o zelante ; e la
ſoſpettoſa , prudente : lendo per altro vero ,
che ſono indoli ripugnantiflime al convive
re civile , criſtiano , e maſhmamente Reli
gioſo ; contrarie alla concordia e carità
fraterna ; alla pace della Famiglia ; e ſemi
natrici di zizzanie , di amarezze , di diſcore
die ; onde gran danno recano , e a chi non
le riforma , ed alla Comunità in cui fi
vive . .
E cominciando dall” indole indocile ed
oſtinata ; dico , che la indocilità ed oltina
zione è una qualità si brutta , che bene
ravviſata nel propio fembiante , è deteftata
da tutti ; nè troverafli mai alcuno , che
non si dolga di eſſere tenuto per tale ; e que
medeſimi , che ſono indociliffimi ga niun
patto vogliono eſſere creduti per oſtinati .
La deformità di queſto vizio non compari
ſce mai tanto , quanto allorch ' è poſta a
confronto colla virtù contraria ', chi è la
docilità , ed arrendevolezza : e ſiccome que
Ita rende la perſona grata a Dio , e foa
vente ſcuſabile s' erra ; per eſſerſi conforma
ta all'altrui conſiglio ; cosi l'eſſere indocile
e teſtereccia , rendela diſgradevole ed odio
fa agli uomini, ed ineſcufabile ne'ſuoi sba
gli ; mentre ad altri non crede , che a ſe
medeſima . Ę vaglia il vero , come mai può
trattarſi con una perſona , che non ſa acco ,
modarſi lenon fe in ciò , ch 'efla vuole ; ne
ceflitando gli altri o ad ammettere quello ,
che per il più , ragionevolmente non appro
va
degli Eſercizi. 137
sm ; o a dif
vano , e che far non ſi dovrebbe
guſtarſi ed a rompere l'amicizia ? .... Qua.
le indegnità non è ella mai, che l' indocile
abbia fempre da riuſcir con la ſua , ſia ella ,
o no , l'opinione più ſana ? e ch 'egli mai ő
rariſſime volte voglia arrenderſi a quella
degli altri? .. .. Come mai con perſone di
tal fatta può fufliſtere l'amichevolezza , la
quale richiede tra gli amici queſt' arrende
volezza reciproca in ciò , che non è male ?
richiede , che la minor parte ced’alla mag
giore ? richiede , che la ‘men dotta e meno
efperta ſi arrend' alla più dotta ed iſperi
mentata ? ... E quindi è , che l'indocile rią
poco ne'sbagli ſuoi compatito ; anzi cacchi.
nato , e deriſo : onde al fuo fallire , da
ognuno fi dica : gli Ita ben fatta : impari an
ch 'egli a credere non folo a ſe medefimo ,
ma ancor'agli altri . .
Ma quanto poi non è il teſtardo digu.
ftoſo a Dio ? . perocchè , colla frequenza de
gli atti di oſtinazione , va egli coltivando
un indole tant'oppofta a quella carità e fra
terna concordia , che ſi premuroſamente fu
da eſſo raccomandata a tutt'i fedeli , e fin
golariſfimamente, a chi collegialmente vive
nel ſuo ſervizio ? . . . . . Ben moſtrò egli ,
quando una tal'indole ſiaglidiſguſtevole , da
effo replicate volte deteftata nella nazione
Ebrea ; ch' egli , per obbrobrio , intitolo
gente di dura cervice populus dure cervices ;
ed appunto per eſſerſi mantenuta dure cer
vicis , propole a Mosè , di volerl'abbando
nare , e di farlo condottierè di altre nazio
ni non poſedute da şi deteſtabile vizio :
Cerno , quod populus iſte dure cervicis fit ;
dimitte 'me , ut irafcatur furor meus , og
deleam eos ; faciamque tc in gentem ma
gnam : ( Exod . 32. ) Tanto diſpiace a Dio
queſta durezza , quanto che gli piace la
ſom
138 Quarto Giorno
fommiſſione , la diffidenza di ſe medeſimo,
il riportaſi all'altrui più aſſennato conſiglio ;
onde ſe fi sbaglia , lo sbaglio meriti com
patimento ; laddove il caparbio errando ,
non ha difeſa ; mercecchè o non ha voluto
conſigliarſi ; riputando il fuo giudizio non
biſognevole dell'altrui lume; o ſendoſi con
figliato , e trovato conſiglio alla opinione
ſua oppoſto , ha voluto preferire queſta ,
poſpoſto quello : onde reſta manifeſto , che
lo sbaglio ſia voluto virtualmente nella ſua
cagione , cioè nell'omiſſione di chiedere op
portuno conſiglio , e nell' averlo poſitiva
mente rigettato . Perciò lo Spirito Santo
( Proverb. 18.) predice alle menti teſterec
cie ed indocili il precipizio : Qui mentis
eft duræ , corruet in malum : ov'è da notarſi
la forza dell' eſpreſſione ; mercecchè non
dice cadet , no , ma corruet ; per dinotare
caduta rovinoſa e precipitofa , ſenza più ri
forgerne .
Se michiedefte , come abbiaſi a fare , per
rimediare a si brutto vizio ? riſponderov
vi , che tanto più malagevole riuſcirà il
rimedio , quanto più il mal' è invecchiato .
Tuttavia il rimedio confiite , prima in cre
derſi più ingannevole degli altri ; e ciò
appunto , per queſta preteſa di non fallare .
Secondariamente , di negare il propio giu
dizio , qualora odeſi un giudizio contra
rio , profferito da perſona più ſaggia ; per
poi avvezzarſi a negarlo , anche in rappor
to alle perſone uguali ; a fine di giugnere
· a sforzarſi di cederlo , anche alle inferiori ,
nelle coſe di niuna conſeguenza ; onde
vengaſi a diſtruggere quel deteſtabile abito ,
a' forza di replicati atti contrari; affidan
do però il tutto al divino ſoccorſo , da im
petrarſi con umile perſeverante orazione .
Queſta è l' unica medicatura di si brutto
male ;
degli Eſercizi. 139
male; ſenza la quale non farà"mai poflibile
il disfarſene .
Segue l'indole contenzioſa e ſoperchiante ;
la quale regolarmente va congiunta all'in
docile , come germoglio della ſteſſa radice ,
ch ' è la ſuperbia , Ora quanto non è ella
molefta alla civile e religioſa converſazio
ne un 'indole tale ? e quanto diſpiacevole a
Dio ? Quel ſempre contraddire a tutto :
quel volerla vincere ad ogni patto , a for
za di clamori , di contraſti , di opprimere
il compagno : quel diſprezzare i detti , e
ſentimenti altrui ; quel deriderli ; quel cac
chinarvi ſopra ; quel pugner' e motteggia
re : azioni tali , che tutte ſi praticano dal
contenzioſo e pretendente , non rieſcono effe
intollerabili ? . . . non avvelenano la conver
ſazione fraterna , ed amichevole ? . . . . non
fanno riſolvere ogni faggio , che vi ſi trova.
preſente , di non più ritornarvi , finchè
non ſe ne allontani il pretendente ? . . . Ho
nor eft homini , qui ſeparat fe a contentionis
bus , dice lo Spirito Santo ( Prov . 20. ) :
giudicandoſi coià da gente vile , ſcompoſta ,
ed incivile , il contendere , e ſoperchiare
quelli , co ’quali fi converſa .
Dicono queſti tali , che rieſce loro di pena ,
l'udire a dirſi coſe falſe , incoerenti , o
mal fondate ; onde pretendono di parteg
giare la verità . Bene : per or'amrnettiamo
ciò , che non è vero , vale a dire , che dal
contenzioſo ſempre fi parteggi la verità ;
ma , e non vi è altra maniera di ſoſtener
la ? . . . : Qual biſogno vi è di ſchiamazzi?
di deriſioni ? di punture ? di diſprezzi ? ...
Qual biſogno vi è ditanto proſeguire , fin
ché , ſtorditi gli aftanti , fiano coſtretti a
tacerſi ? . . . Può ella mai eſſere queſta la
maniera onefta , civile , criſtiana , e neli
giofa ? ... Non vedete voi , che quantun
que
140 Quarto Giorno
que abbiate ragione , il trattarla in cotal
foggia incivile , ſmoderata , e violenta , è
un diſordine , che ve la rende diſgradevo .
le , e ſcreditata ? . . . La ragione deeſi trat
tare con maniera ragionevole , onefta , e
religioſa ; mercecchè s'eila non è ricevuta
in tale portamento , molto meno farà ac
colta in portamento indecoroſo , diſpiacevo
le , ed infolente . Alcuni , diceva S. Paolo ,
( Philip. cap . 1. ) annunziano Criſto con
uno ſpirito contenzioſo , e non ſinceramen
te; e lo fanno , fegue l'Apoftolo , penſan
doſi di accreſcermi il rammarico : Quidam
ex contentione Chriſtum annunciant , non fine
cere : exiſtimantes preffuram fe fufcitare vino
culis meis . Lo ſteffo fitavvera degli accen
nati parteggiani preteli della verità : il
farlo ex contentione , egli è un farlo non fine
cere ; perchè egli è un farlo , per vedere
mortificato , depreſſo , umiliato , e confuſo
quello , con cui ſi contende , exiſtimando ſu
fcitare preſſuram fratri , per eſſere tenuto da
più di lui.
Ma chi potrà annoverare le volte , in cui
il conienzioſo vuole ſoperchiare , fenz'avere
quella ragione , ch 'ei fi penſa di avere , :
non di rado conoſcendo anch 'egli ch ' è co
sì ? tuttavia perchè il fuo orgoglio vuole
ſempre rimaner vincitore , proccura co ' cla
mori, che ſiagli fatta ragione ; la quale da'
circoſtanti gli viene talvolta data ; non già
perchè cosi ſentano ; ma per farlo tacere ,
e per liberarſi dallo ſtrepito de' ſuoi ſchia .
mazzi . Checchè però ne fia , fe rieſcano ,
o no , colla loro ; il vero e , che mai non
finiſcono la conteſa , ſenza partirne carichi
di peccati veniali dei più pingui : é Dio
non permetta , che alcune volte paſſino de'
veniali il confine . Prima , perchè l' azione
Steſſa di contendere (moderatamente è peca
cato
degli Eſercizj. 141
cato veniale : in ſecondo luogo , per le al
tre ſpecie di venialità , che s'intrecciano ,
contrarie alle virtù diumiltà , di manfuetu
dine , di pazienza , emaſſimamente di carità ;
atteſi i clamori compoſti , le parole pugnen
ti, i diſprezzi infolenti , e le altre colpevoli
maniere , che dal contenzioſo ſi uſano : ed in
sì gran maffa di venialità , chi potra aſſicu
rare , che alcuna volta la carità non rimanga
gravemente intaccata ? .. .
Il rimedio a queſto male, in chi vi è av.
vezzo , non è si facile , Conciofliache ſe il
contenzioſo vuol parlare , ell' è coſa moral
mente impoflibile , che non traicorra nelle
confuete impropietà : onde non appare al
tro primo rimedio , che il tacere : e queſto
quanto non è egli difficile al contenzioſo ,
maſſimamente udendo coſe , che non ſi ac
cordano colla ſua mente ? . . . Nulla dime
no fara ſempre man difficile il tacere ,
che il parlare tra i dovuti confini dellamo
deftia , e della carità . Prima dunque , fe
yuol'emendarſi , è neceſſario che tacia ; e ſe
può , ſenza offeſa di veruno , che ſi levi da
dove lenteſi ſtimolato a contraddire : e do
po che avrà per lungo tempo taciuto in
fimili incontri ; potra , dopo avere in fe
ravvivata la ricordanza alla preſenza diDio ,
potrà cominciar a parlare con pace ; riſo
luto di tacere ſubito , che ſi ſenta ad ac
cendere : altrimenti mai non ſi emenderà da
slodioſo vizio .
- Paſſiamo all'indole collerica, e facile ad
adirarſi ; o perchè fiagli contraddetto ; o
perchè fiagli chieſta alguna coſa , che non
ha voglia di fare ; o per qualunque altro ac
cidente che gli avvenga · Queſto tempera
mento è dallo Spirito Santo ( Prov . 18. )
chiamato inſopportabile : Spiritum , ad ira
fcendum facilem , ſuſtinere quis poterit tal'
? E è ſe
142 Quarto Giorno
tal'è queſt' indole in chiunqu ' ella troviſi ,
quanto più in un Religioſo ? Quanto più in
un Superiore ? dovendo il primo , a cagione
dello ſtato profeſſato , eſfere ,manfuetiſlimo ;
dovendo il ſecondo , a cagione del grado
che tiene , eſſere ad ognuno acceflibile , ed
accoppiare all' ufficio di padre autorevole ,
quello di madre amoroſa ; attraendo con
maniere amabili i Religioſi ſudditi, e non
colle ſdegnoſe fugandoli , ed allontanando
li ? Quale inconveniente non è egli mai ,
che in un chioſtro , ove il fraterno amore
dee trionfare , e la unione e concordia dee
eſſere ſtrettiſſima, vi ſian taluni, dai quali
ſiaſi coſtretto a ſtar lontano , per non po
ter feco loro trattare , a cagione del natura
le collerico ? . . . E quanto maggiore non è
egli poi , ſe da queſto vizio dominato ſia
il Superiore , da di cui camera effer dee l'
aſilo di tutti gli afflitti", il porto di tutti
gl'inquieti, il rifuggio di tutt 'i ricorrenti;
ſia per l'oppoſto , a cagione del ſuo tratto
collerico , rimirata come la tana di una fie
ra , cuiniun 'ofa avvicinarſi, per non partirne
o morſo , o graffiato ? . . .
Le perſone facili alla collera fono dallo
Spirito Santo in ben due luoghi annoverare
tra gli ſtolti : Non eſſer facile alla collera ,
dice nell'Eccleſiaſte ( cap . 8. ) ; perocchè il
covile della ſteſſa è il grembo dello ſtol
to : Nefis velox ad iraſcendum ; quoniam ira
in finu ſtulti requiefcit : E ne' Proverbi
( cap. 12.): Lo ſtolto , dic'egli , fubito mani
feſta la ſua collera : Fa tuusftatim indicat iram ·
fuam : E quantunque l'autorità infallibile ,
di chi cosi parla , baſtar debba , per riputa
* re iracondo debole di mente , la ragion '
eziandio celmanifefta ; imperciocchè tra le
paſſioni, che più delle altre ingombrano la
mente, ed il lume della ragione , una è ľ . .
ira :
degli Eſercizi. 143
ira : onde vediamo , quand' ella molto fi
accende , in quai traſporti precipiti l' ira
condo , fino ad avventurare in un tempo
medeſimo roba , riputazione, vita , ed ani
ma: perciò ella è da 'Filoſofi qualificata col
nome di paſſeggiero furore : e.ſebbene, quand'
eſſa non è grande , non ſempre ſcoppj in co
tali ecceſſi, ſendo tuttavia tempre della fpe
cie medefma, non laſcia di eſſere un pic
ciolo furore , che ſempre induca in parole ed
azioni diſordinate , delle quali poi dee il
collerico pentirſi .
Ma che diraſli de' danni , che la collera
apporta all' anima ? La ricolma di peccati
veniali ; rieſce di ſcandalo a 'confratelli ; rat
fredda quella carità reciproca , ch 'è l'anima
delle Religioni ; la priva de' tentimenti di
vera divozione ; le fa provocare l'altruifof
ferenza ; ſemina ſcintille , che talvolta creſ
cono in grandi incendi; la eſpone in ſomma
a molti pericoli di peccar gravemente , e con
ingiurie , e con iſcandali , e con maldicenze , e
con avverſioni . Comprendetutti queſti germo
gli dell'indole collerica lo Spirito Santo ne'Pro
verbj ( cap. 15. ) Vir iracundus provocat ri
xas ; com qui ad indignandum facilis eft , erit
ad peccandum proclivior : ove dovete nota
re , come non dice , che il collerico ſia pro
clive a peccare , proclivis ; ma via più pro
clive proclivior ; per dinotare , che la col
lera laſcia , il dominato da eſſa , in difpo
ſizione ſempre maggiore a nuovi peccati :
onde acconciamente S.Giovanni Climaco ( de
manſuetudine cap. 8. ) dice : Notavi mife
randum omnino ſpectaculum in iis , qui ira
cundiæ inferviunt ... Indignati enim , eo quod
ira fuiſſent ſuperati ; rurſus irafcebantur ; ad
miratuſque fum , cum intuerer illos ruina rui
nam ulciſcentes ; fac peccatum peccato perfe - . .
Abentes, Orio
144 Quart
l o Giorno ,
Ora queſto male quale ſaranne il rime
dio ? Nell' ora citato luogo ce lo addita S .
GiovanniClimaco : cominciaſi queſta cura col
tacere , reprimendo col filenzio lo sfogo ,
in cui ſcoppiar vorrebbe l'animo dalla col
lera commoſſo . Initium quidem ire vacui
tatis eſt labiorum filentium in perturbatione
cordis : s ' incammina ben la cura , quando
l'anima racquieta anche il tumulto de' pen
fieri iracondi e riſentiti : medium autem ,
filentium quoque ipſarum cogitationum , in
animi tenuiſſimo motu : giugnefi finalmente
alla guarigione , allorché malgrado di tutte
ile commozioni dal Demonio nell'animo, e
nella parte inferiore deftare , l'anima ftaſli
coſtante e ferma nella ſua tranquillità : Fi
nis vero eft , inter immundorum ſpirituum fla
tus , ſtabilis atque fixa tranquillitas .
Reſta per anco l'indole ombroſa , ſoſpet
tofa , e diffidente , che porta il folpettoio a
non fidarſi di alcuno ; ad efiere proclive a
penſar male delle perſone , pinttoſto che be
ne ; a credere , che ſempre ſi parli di efto ,
ſi cenſurino le ſue azioni, ſiccom 'egli fa di
continuo fulle altrui ; onde parli poco , e
penſi molto ; non gia per buon governo di
ſe medeſimo , ma per quiſtionare colla ſua
mente ſul procedere de fratelli . Il Religio
ro ch ' è di cotal indole conoſciuto , è di
mal' occhio veduto ; è da tutti fuggito , ed
è un grande impedimento all' amore frater
no vero e cordiale .
L 'indole portata a queſto vizio , dice S . .
Giovanni Climaco ( Gradu 10. ) , manifeſtaſi
poco curante di ſoddisfare per i propi pec - '
cati ; imperciocche ſe il ſoſpettoſo rifletter
fe , ch ' eziandio per un folo peccato grave
il tempo di tutta la vita , quanto ſi voglia
lungo , è breviflimo, per offerirne a Dio una
convenevole ſoddisfazione , penſerebbead al-,
tro ,
degli Eſercizj. 145
tro , che ad oſſervare , riflettere , critica
re , e ſoſpettar male ſu gli altrui anda
menti ; che non ſiano apertamente , catti
vi ; i quali ancora debbonſi compatire .
Qui celeres nimiumque diligentes proximi ju .
dices ſunt , hoc idcirco patiuntur , quia non
• dum ſuorum peccatorum fixam atque perfe&tam
memoriam curamque fufceperunt : nam ſi quis ,
amoto proprii amoris velamine , mala ſua di
ligenter inſpiciat , nullius jam rei. alterius
in hac vita curam geret ; id apud fe repu
tans , tempus ſibi non ſufficere poffe , quo
feipfum lugeat , etiamfi centum annos vixe
rit . Lo conobbe anche Tullio , eſſere ar
gomento di animo cattivo , la facilità di
Toſpettar male degli altri ; ſiccome all' ap
poſto di animo buono , l'effere a queſta coſa
difficile : Ut quiſque eft vir optimus , ita dif
ficile fufpicatur , alios elle improbos . ( Ad
l . fratrem . )
Quindi è, che dirigendoſi il ſoſpettoſo con
tai pregiudizj, prende poinelle deliberazio
ni de'sbagli rimarchevoli , i quali ſuſcitano
de' gravi diſturbi nella Religioſa Famiglia , e
mettono in fuga quella pace , che dovrebbe
annidarvi. La pace delle famiglie in queſta
vita , dice S . Agoſtino ( in pfalm . 147. ) ,
non giudica delle coſe incerte , non decide
fulle ignote ; è proclive a creder bene del
fratello , ed a non ſoſpettarnemale : non le
diſpiace d 'ingannarſi , allorchè penſa bene ,
di chi per avventura e cattivo ; laddove re
puta molto pernizioſo il penſar male , di
chi forſe è buono , ignorando ſe tal’ ei lia :
e che perdo , dic'ella , ſe penſo che ſia buo
no? Quid agit pax in iſta peregrinationemor
talitatis noſtre ; cum adhuc nemo eſt alteri
• confpicuus , nemo videt cor alterius ? Quid
· agit pax ? de incertis non judicat; incognita
non confirmat , proclivior eft ad bene creden
dum
146 Quarto Giorno
dum de homine, quam ad male ſuſpicandum .
Non ſe-multum dolet errare , cum bene credit
etiam de malo ; pernicioſum eſt autem , cum
quismale ſenſerit forte de bono, neſciens qua
lis fit . Quid perdo , ſi credo quia bonus eft ?
Ma che direm poi dell'affronto che queſt '
indole fa a Dio , arrogandoſi di ſentenziare
ſull'interno delle perſone ? La Chieſa mede
fima fi aftiene da una tale giudicatura ; e
quantunque perſeguiti a tutta poſla l’ ereſia ;
fe queſta però ſi manifeſti eſteriormente con
una qualche azione indifferente , non la fot
toppone alla ſcomunica , a fin pure di non
isbagliare , e ne laſcia il giudizio a Dio ,
ed al Conféffore fuo miniftro . Non cosi fà ,
chi dell'interno delle perſone è facile a fof.
pettarmalamente , da alcuni indiz ;non cer
ti : e perciò S. Gioanni Climaco ( loc. cit. )
chiama queſto fallo : Impudens direptio di.
vine dignitatis . Ben manifeftò Dio , quan .
to ſe ne picchi di queſto affronto , in un
bel fatto , riferito da Ruffino , o altro gra
ve Scrittore del lib. 3. de vitis Patrum , ed
avvenuto ad un uomo Santo , qual' era l' A
bate Iſacco ; il quale trovandoſi un giorno
inſieme, cogli altri monaci , ne vide uno a
commettere, certo mancamento ; e nel giu
dizio d'Iſacco fu condannato come reo . Ri
tornato Iſacco alla ſua cella , trovò alla por
ta della medeſima un Angiolo , che gli dif
ſe : ſappi , che quel monaco di te poco fa
condannato , è ora morto : laonde Dio mị
hamandato da te , acciò tu fentenzj , ove
debba eſſere portata la di Jui anima, ſe al
Paradiſo , all' Inferno , o al Purgatorio ? A
quefto fignificantiſſimofavellare confuſo , fpa
ventato , compunto , ed illuminato Iſacco
del fallo , forſe inavvedutamente commeſſo ;
proftrofli ginocchione a terra ,chiedendo a Dio
umilmente perdono dell'errore fatto : ed av .
viſato
degli Eſercizi. 147
viſato dall'Angiolo di alzarſi; perocchè era
gli ſtato da Dio perdonato , ſoggiunſegli il
documento , di mai più non penſar male di
alcuno. Ma il Santo Abate tanto ſeco ſteſſo
adiroſh , che in tutto il rimanente di ſua
vita volle farne fevera penitenza . Il rime
dio dunque di queſto male conſiſte , in ba
dare a ſe medefimo , all'emendazione de'pro
pj mancamenti ; a contraddire all' inclina
zione di penſar male , ed a violentarſi per
avere buona opinione di tutti . Ciò ſi di
ce , a riſerva de'Preſidenti , e Superiori , a'
quali , come a cuftodi , padri , e paſtori , ri
manendo il peſo di rendere conto a Dio
delle anime , alla cuſtodia loro commeſſe ,
reſta debito di vegliare , ingerirſi ; ed , a pro
porzionedegli indizj , ſoſpettare , opinare ,
dubitare , e giudicare ſulle procedure delle
perſone , a loro ſoggette .
MEDI TAZIONE
Pe 'l dopo pranzo del quarto giorno .
Sul corriſpondere alle voci di Dio.
PRIMO PUNTO .
T 'Utti gli adulti , che ſono falvi in Para
1 difo , tutti vi ſono , per avere fedelmen
te ubbidito alle voci , chiamate , ed iſpira
zioni di Dio ; e lo ſteſſo ſarà di tutti gli
altri adulti ; che vi anderanno : cosi all'
oppoſto , tutti quelli che ſono dannati nell
Inferno , e che ſi daneranno , tutti vi ſono ,
e vi anderanno , per non avere alle divine
inſpirazioni fedelmente ubbidito . . . . Da
queſto certiffimo, ed indubitevole anteceden
te dobbiamo trarne queſta conſeguenza : dun
que cosi farà e di voi , e di me, ſe corrif.
n
• G 2 po
148 : Quarto Giorno
ponderemo , o non corriſponderemo alle di
vine inſpirazioni. . . .
Le inſpirazioni, che Dio a'Religioſi pro
feſli manda, non verſano ſulla elezione dello
ftato , da efli già eletto ; nemmeno a ſceglie
re Iſtituto , cui già trovanſi indiffolubilmen
te aſcritti; ( e quando ſi ſperimentafſe iti
molo urgente a cambiar Iſtituto , dovrebbeſi
molto ben conſultar l'affare con uominidotti
ed illuminati , prima di deliberarlo ) ma
tutte ordinariamente verſano ſulperfezionarſi
nel propio ſtato di già profeffato . Queſte
inſpirazioni ſtimolano alcuni à torre , cert
impedimenti manifeſti del loro profitto ; per
cagion di eſempio all'abbandono di qualche
amicizia ſecolare, troppo impegnata ; al ta
glio di qualche attaceamento , troppo fenfi.
bile ; allo ſpoglio di quelle ſuppellettili , fo
ſtanzialmente fuperflue ; alla rinunzia di giuo
chi ; diſdicevoli al loro ſtato ; al ratfrenare
gli occhi, chenon fiflino ſu ogni volte ; a non
concorrere a ſpettacoli , abborriti anche da '
pii criſtiani; al diſprezzo di attillature, in
degne di un ſervo di Criſto ; a ſchiantare
dall'animo emulazioni amare , idee vane ed
ambizioſe , puntigli che corrompono l'equi
tà ; premure inſaziabili de'proprj comodi ;
accarezzamenti del corpo ſcandaloſi ; ed al
tre fomiglianti coſe , ripugnanti a chi è ob
bligato ſub mortali di attendere alla perfe
zione .
Ad altri inſpirano , di purificarſi da al
cuni loro abituali mancamenti, da effi non
curati ; per cagion di eſempio , dalla im
mortificazione de 'loro ſentimenti , intorno a
certe curioſità inutili , e nello studio , e nel
converſare , e nel vedere : da certe goloſita ,
che non gli laſciano uniformare in tutto alla
menſa comune, e da certe bevande più da
cavaliere , che da profeſſore di penitenza ;
dalle
degli Eſercizj. .
dalle apprenſioni che gli diftornano dall'
149
eſatta oſſervanza delle loro regole ; da cer
te convenieuze più preteſe , che reali , e
che lor fanno omettere varie regolarità , da
certe delicatezze , difdicevoli a ' feguaci del
Figliuolo diDio Crocifiſſo . .
Altri chiamano a perfezionarſi più dipro
poſito ; ad eſercitarſi più nell' annegazione
della loro volontà ; à ſoggettare più pronta
mente il propio giudizio ; ed allungare un
pò più le loro preghiere ; ad un raccogli
mento più continuo ed eſatto ; ad un ritira
mento più ſevero ; ad alcune penitenze di
ſopraerogazione col dovuto conſiglio ; in
ſtarſene in fomma più con Dio uniti.
i ora , fratello mio amatiſfi
Efaminiamoc
mo , quali ſieno ſtate le infpirazioni , da
voi, e da me più frequentemente sperimen
tate . . . . . Avvertiamo, che queſt' inviti di
Dio per varie vie ci giungono alcuore ; o per
la voce de'ſuoi miniſtri ; o per la lezione di
qualche libro ; o per cert' improviſi interni
impulg . . . Avvertiamo , comecon eſſe Dio ci
fa intendere il ſuo divino volere in ciò , che
pretende dalle anime noftre . .. Quale corriſ
pondenza gliene abbiamo renduta ? . . .
Ogni grazia eccitante, qual'èappunto ogn '
infpirazione , è disi gran valore, che tutte
le pure creature in Cielo ed in Terra non
hanno pregio baftevole a condegnamenteme
ritarcela ; ed il ſolo merito infinito del Fi
gliuolo di Dio fu abile a queſto . . . . . Or
potrà parerci lieve mancamento , il non fare
Itima di dono cosi prezioſo ? . . . ilnon far
ne caſo , per mala volontà di non accettar
lo ? . . . Già ci è noto il formidabil' eſilio ,
dato dal Padre di famiglia evangelico á
quegl'invitati, che ricuſarono d' intervenire
avomquella miſterioſa cena : Nemo virorum illo
guftabit cænam meam : e pure adduſſero
G 3 ſcufe
150 Quarto Giorno
ſcuſé tali , da efli giudicate baſtevoli , per
giuſtificarli del rifiuto fatto :: Juga boum
emi : villam emi : uxorem duxi : ma perchè
realmente erano frivole , non furono am
meffe ; ed efli rimaſero perpetuamente ef.
cluſi . . . Manoi , mio caro fratello , che tan
te volte reſiftemmo , rifiutammo , non ci ar
rendemmo ; quale ſcuſa ſufficiente poffiamo
addurre ? . . .
Soggiungo , non ſono le infpirazioni invi
ti amoroſi di Dio , che brama o trarcidipec
cato , o purgarci dalle noſtre miferie', o raf
finarci nel luo ſanto amore ? . . . Ed una
de gnevolezza cotanto benigna e foave di cosi
gran Maeſtà , rimaſta tante volte deluſa dai
noſtri incivili , crudi , ed ingrati rifiuti ,
non ci farà impreſſione alcuna ? .. .. Quale
ſentimento non avremmo noi , fe invitati a
morevolmente da un Re a preſtargli un offe
quio , che finalmente tutto riſultar doveſſe
a noftro gran lucro ed onore , aveflimo inci
vilmente rifiutato l' invito ? E quanto mag
gior rammarico non proveremmo, ſe repli
cato foffe ftato l'invito ; e replicato il rifiu
to ? ... Finiąmola dungne , ed arrendiamo
ci', giacchè tanto grande ha da eſſere il van
taggio dell'eſſerci arrenduti : altrimente in
norridiamo a 'noftri pericoli , ch 'or' ora udi.
remo ,
SECONDO PUNTO .
TSíendo verità di fede , che di tutti gli
E enri creati abbia Dio prefiſſo il grado ,
numero , e miſura : Omnia in menfura o nun
mero , do pondere difpofuifti : ( Sap . 11. ) ,
forza ſarà il dire , che con molto maggior
ragione egli abbia prefiſſo anche il nume.
ro , e la miſura delle grazie ſovrannaturas
li , da conferirſi ad ogni umana creatura ;
e fe
degli Eſercizi. IgI
e fe Criſto afferi a gli Apoſtoli , che tenea
il conto di tute' i loro capelli : Capilli ca
pitis veftri omnes numerati funt ( Luc. 11 . ) ;
ſenza dubbio con tirolo molto più giuſto
dee dirſi , che tenga il conto delle grazie ,
che impartiſce alle anime, e de'ſuoi ajuti ,
guadagnati col ſuo prezioſo ſangue . . Dun
que e per me, e per voi , mio caro fratel
lo , e per ciaſcuna umana creatura è im
mobilmente ſtabilito il numero delle grazie
auſilianti, tra le quali comprendonſi le in
ſpirazioni, da conferirſi . . . Certa coſa pa
riment'ella è , che niuno può , ſenza rive
lazione ſpeciale , ſaperne il numero , ſe pic
ciolo , ſe grande . . .. Certa coſa finalment'
ella è , che niuno fa, a quale inſpirazione
ſia ſpecialmente vincolata la ſua eterna ſal
vezza .. .. Concioffiachè quantunque poſſia
mo immaginarci , ch ' ella fia vincolata ad
alcuna infpirazione dicoſa o azione rilevan
te , cioè o di defiftere da qualche colpamor
tale ; o dall'aftenerſi dall’ incorrerla ; o di
eſercitare qualche atto importante di vir
tù ; il vero è , che può eſſer' anche vinco
lata a qualche altra coſa non tanto rile
vante , ma in cui ſpicchi la fedeltà dell
anima verſo Dio ; la quale ſovente riluce
in certe coſe minute : ſiccom ' è noto dalle
ftorie delle vite de Santi ; la ſalvezza e ſan
tità de' quali dipendette reſpectivamente o
da una lezione fpirituale , o da una cala
ta di occhi , per non mirar un' oggetto ; o
dal diſmettere una viſita ; o dall' abbando
no di una delicatezza ; o dal ritiro dalpar
latori o ; e ſimili ; ſendo cos'à tutti nota
per fede , come la rovina dell'Uman Gene
re è ſtata vincolata ad una coſa tanto da
poco , però ſotto grave precetto , quanto
l'attenerſi dal mangiamento di un pomo ,
tenendo in propia balia in Paradiſo terre
G 4 ftre
152 Quarto Giorno
Atreripieno di tante altre ſaporitiflime frut.
ta . Aggiungo finalmente, che queſte grazie
eccitanti od inſpirazioni , quantunque per
il più ftiino fiffamente o replicatamente pic
chiando al cuore ; molte volte ancora ſono
paſſeggiere e volanti , a guiſa di rapido 11c
cello , il quale appena vi appare fotto ľ
occhio , che più nol vedete , Cosi le figni
ficò Ifaia ( cap. 31.) : Sicutavęs volantes , fic
proteget Dominus exercituum Jeruſalem , ( ch ?
è la ſolita figura delſ anima ) protegens ,
liberans ; tranſiens , ſalvans : ſiccome
ſappiamo dal Vangelo che paſſando , chia
mo gli Apoſtoli a ſeguirlo ; parlando , chiamò
Zaccheo ; e fimili .
Ora dopomaturamente rifettute tutte que
fte circoſtanze delle inſpirazioni divine ,
dalle quali dipende , come dicemmo la fal
vezza , o la dannazione ; richiamate di nuo
vo alla voſtra memoria ,.mio fratello , tut
te quelle , che da voi ſî rifrutarono : . . . .
riandate di nuovo le impreſſioni , i ri
mordimenti, gli ſtimoli , che vi laſciarono ;
e fartene ora un ſerio eſame . .. Di poi coit
illazione in folubile inferite il graviffimo pc
ricolo , a cui vi fiete eſpoſto , cioè che già
fe ne compieſſe il numero , a voi dalla Pro
videnza prefiflo ; onde poi ne ſeguille il tre
mendo abbandono di Dio dell' anima voz
ftra , ſecondo i molti oracoli delle divine
Scritture , e fecondo quello diſtintamente ,
che ſovente nelle ore notturne da voi ſi
profferiſce ( Pfalm . 80 . ) Et non audivit
populus meus vocem meam , o Ifrael non
intendit mihi : O dimiſi eos fecundum de
ſideria cordis eorum ; ibunt in adinventionibus
fuis . . .
Buon nulla di meno per voi , mio caro
fratello , che per anco reſtavimotivo di pru
dentemente ſperare , che si orribile abban
dona
degli Eſercizi. 153
dono ſeguito non ſia : di che ne avete in
mano un quaſi certo argomento , qual' è la
chiamata , ed eſſa ben notabile , che ora
Dio vi fa ; avendovi conceduto di accet
tare il riro invito , nella intrapreſa di que
ſti Spirituali Eſercizj; alla qualſpeziale chia
mata aggiungonſi tutte quelle, ch 'egl'in tutti
queſti giorni vi va faccendo , col mezzo di
queſte meditazioni , e lezioni ; colle quali
vi va diſcuoprendo i voſtri falli, inganni,
e pericoli ; affinchè ne riſolviate la deteſta
zione , e la fuga , e ne intraprendiate colla
maggior celerità il rimedio . Ma vi fog
giungo altresì , che ſe laſciaſte , per voftra
gran diſavventura , cadere anche queſte chia
mate , e queſte inſpirazioni , onde non ne
ſeguiſſe l'effetto ; ſiccome ora prudentemen
te pofliamo vedere , che non fiaſi compiuto
il detto numero , nè fia ſeguito il tremen
do abbandono ; così dovremmo grandemente
temere , ch 'ei foſſe per effettuarſi , folendo
queſto per appunto ſeguire , dopo il rifiuto
di qualche chiamata fpeciale , quale per voi
ell' è queſta , di tanti ſtimoli , lumi , ed
inviti ſperimentati , e che ſeguirete ad iſpe
rimentare nel corſo di queſti giorni alla ri
forma voſtra confecrati, in
Ah no , mio Dio , no : Ne derelinquas me,
Domine Deus meus , ne difcelleris à me ! e
giacché can infinita clemenza ſopportaſte
tanti mei rifiuti delle voſtre inſpirazioni ;
ſeguite pure colla voſtra infinita miſericor
dia ad impartirmele : Intende in adiutorium
meum , Domine Deus falutis mee : peroc
chè ſiccome parmi ſentir un vivo dolore
delle paſſate mie ſconoſcenze ed ingratitu
dini ; cosi parmi di eſſer' efficacemente ri
foluto di accogliere , ed ora ed in avveni
re le voſtre amoroſiffime paterne voci :
Audiam quid loquatur in me Dominus Deus :
G 5. ( Pfalm .
154 Quarto Gsorno
( Pſalm . 84 . ) : E fpero che coll' ajuto vo
ftro udirovvi di maniera , ch 'effettuerò quan
to dalla voſtra affettuoſa voce farammi ſug
gerito : e per darvene di queſta mia co
ftante riſoluzione qualche riſcontro ; ecco ,
che riſolvo di ſubito laſciare N . N . N . , é
di praticare immantinenti N , N , N . ; Co
ſe , intorno alle quali con mia eſtrema con
fuſione confeſſo , di eſſere ftato dalla carità
voſtra paterna tante volte avviſato .
LEZIONE
Pe'l dopo pranzo del quarto giorno
Sulla forza del mal' eſempio , e delle cattive
maſſime.
[ Ssendochè l'umana natura in malum pro
I na fit ab adoleſcentia ſua , come dice la
parola di Dio ; ( Genef. 8 . ) ne ſegue ,
che ficcome ogni leggiera ſpinta bafta per
farla sdrucciolare , e traboccare nel male ,
all'oppoſto poi non ogni debole puntello ba
fți, per arreftarnela . Quindi è, che l'efem
pia cattivo dato da un ſolo , maſſimamen
te ſe qualificato , cagionerà più male , di
quel che l' eſempio buono dato da venti ,
o più , benché qualificati , vaglia a cagio .
nar del bene . In ogni Chioſtro ſonvi de
gli eſempj reſpettivamente buoni , e catti.
vi ; né queſto dee recar ammirazione , a
chi ciò legge : concioffiachè nè vi fir , ne
vi farà Comunità più ſanta dell'Apoftolica ,
guidata da un Maeſtro , ch'era Dio uomo :
e pure eſſo Divino Maeſtro permiſe , che ,
tra ſoli dodici quali. furono gli Apoſtoli ,
la quarta parte di loro , cioè tre de'mede
fimi gravemente cadefféro : Pietro negan
do , e ſpergiurando ; Guida tradendo
Tom
;e
degli Eſercizj.
Tommaſo oſtinandoſi nell'incredulità ; ecið
permiſe anche ad oggetto , che niun ſaggio
mai più aveſſe ad ammirarſi , ſe venga per
avventura a ſapere , eſſere in alcun Chio
ſtro , eziandio de'più cuſtoditi , delle traf
greſſioni ; mentre nel Collegio Apoſtolico
la quarta parte caderte ,
In ogni chioſtro dunque ficcome ſonvi de
gli efempj buoni , cosi ve ne ſono anche ,
regolarmente parlando , de' cattivi . E que
fti appunto ſono un grande impedimento al
profitto de'Religioſi , maſſimamente più de
boli ; e tanto più pernizioſo rieſce queſt
impedimento , quanto più autoreyol è la
perſona , che dà il mali eſempio : ond'ella
è rifpoſta comune , qualora convengaſi al
cun traſgreſſore di qualche regola , il dire :
fanno pur così anche i tali e tali , che
ſono Religioſi dotti, che fanno lo che fan
no ; né penſo che voglian dannarfi .
Ora queſta miferabile , fallita , o pure
nulladimeno uſitata riſpoſta di leggieri ſi rin
tuzza , col dire : perchè i tali e tali Padri
commettono quelle date traſgreſſioni, laſcian '
effe di eſſere rompimenti di regola ? , . . la
ſcian "effe di eſſere contravyenzioni alle ob
bligazioni profeſſate ? . . . . no certamente :
dunque fanno male : e fe fan male , non
deono dunque imitarſi , Oltrediche può er.
fere , che abbiamo giuſti motivi , a voi
ſconoſciuti, di difpenſarſi da quelle obbli
gazioni; i quali non ſi hanno da voi . Ma
checchè ne ſia ; Dio non giudicherà ſe
condo quello , che ſi è fatto dagli altri ,
ma fecondo quello , che avete profeffato
di fare ,
Da cið via più s'inferiſca , quanto gran
male ſia il cattivo eſempio , autorizzato
dalla perſona che lo dà ; per lo quale i fer
venti ſi diſanimano , ed a poco a poco s'il.
G 6 lan
156 QuartoGiorno
languidiſcono ; ed i tiepidi via più si rilaca
ſana , si ditanimano. i ferventi; imperocchè
mirando il partito della virtù abbandonato
dell' autorità de' graduati , degli anziani ,
de'maggiori; vienſi loro a rendere più mala
gevole il vivere eſatto e puntuale , quaſi un
vivere , che abbia del ſingolare ; onde fi de.
fti in loro un timore umano , di eſſere no
tati di affettazione , nen conformandoſi ai
chi è da più di loro : e però, a fine di non
effere creduti , di voler ſtrafare , cedono:
alla forza dell' umano riſguardo , ed iſmar
riſcono il coraggio di proſeguire nel cam
mino dell' eſatta oſſervanza ; ſottraendoſi:
dalla temuta taccia di ſingolari , di affet-,
tati , e di taciti, correggitori. de graduatin,
ed altri maggiori di loro , da ' quali abitual.
mente fi omettono le azioni , da eſli , giu -,
Ita il lor dovere , praticate , Ed ecco il
gran male , che nelle Religioſe Comunità.
cagiona, ne'puntuali il cattivo eſempio , au
torizzato dalla perſona grave , anziana , Q .
graduata , vința, dạ vani timori di nuocere:
alla ſanità , o da altro riſguardo, temporale ;.
onde faffi eſemplare, pernizioſo a' fuoi con
fratelli . Perciò Dio nel Deuteron . (c. 20.).
comando che nell' eleggerſi i preſidenti alla .
milizia , ſi aveſſe mira di eleggere i corage.
gioſi , talchè ſe ve ne foſſero de' timidi e.
pauroſi , fi obbligaſſero a far ritorno alle:
loro cale ; e ne addufte il motivo , cioè af
finchè col loro, pernizioſo eſempio non riem - ,
piſſero di timore l'animo de loro confra-.
telli combattenti , del quale il loro era già . .
ricolmo : Qui eft homo farmidolofus & cordo
pavido , vadat & revertatur in domum fuam ,,
ne pavere faciat corda fratrum fuorum ; ficut
ipfe timore perterritus eſt . Lo ſteſſo biſogne.
rebbe poter fare ne gli eſerciti delle miiin .
zie .
degti Eſercizi.
zie ſpirituali , quali ſono le Sacre Religio
ni : biſognerebbe porer obbligare quelli ,
che per la loro autorità , grado , ed anzia
nità , dando maľ eſempio , pavere faciunt
corda fratrum fuorum ; acciò ritornaſſero alle
loro cafe : ut reverterentur in domum fuam ;
mentre avviliſcono l' animo di quelli , che
pugnano , e combatterebbono più valoroſa
mente , ſe non aveſſero ſotto gli occhj il
loro cattivo eſempio , che gli riempie degli
timori umani poco fa accennati ..
Diſli in oltre , che queſti tali co loro
mali eſempi danno coraggio , a 'tiepidi, ac
ciò via più ſi rilaſſino . Concioſſiaché í Re
ligioſi ne attempati , nè graduati , nè qua
lificati , da un certo ribrezzo , e roffore for
gliono effer rattenuti dal prenderſi certe din
fpenſe , e certe libertà , diffonanti dalle fan
te regole ; e malagevolmente faranno i pri
mi ad introdurle , benchè forſe ne abbiano
molta voglia : onde ſtanno a vedere , lo
che ſi faccia da’maggiori', e più autorevoli;
perciò ſe. da alcuno di queſti apraſi l'adito
alla diſpenſa , o libertà deſiderata ., eccola
fubito da tutta la gioventù tiepida meſſa in
pratica ; onde riefca poi al Superiore mala .
gevoliſſimo il rimediarvi ; il che non ſarebi
be , ſe la libertà non foſſe introdotta ſotto
la fcorta dell' anziano , in cui li vide ; e
non aveſſe, altro appoggio , che nella ſola.
gioventù . Ah , quel Satrapis non placere , è
itata la cagione che il Re Achis licenzialle
da ſe quel Davide , del di cui contegno era .
tanto ſoddisfatto , che non temette di chia
marlo Angelum Dzi: ( 1. Reg . 29..) , e cosi
appunto una vile paura di:Satrapis non pla
cere , fa chiudere la bocca a talun Superio
re , onde licenzj dalla ſua comunità quell”
oſſervanza , che vede rigettata dal gradua
to , e, cui per ciò non ardiſce di attrignere
158 Quarto Giorno
il giovanotto , e perciò .Ve , ve homini illi,
per quem ſcandalum venit .
: La traſgreſſione appoggiat' all'autorità , o
grado di chi la commette , acquiſta tanto di
forza , per indurre gli altri di minor_ rango
a farfela famigliare , che ha un non ſo che
di violenza a tal effetto . Acconcio all' in
tento , benchè a tutti noto , è il fatto ſcrit
to da S . Paolo ( Galat. cap . 2. ) , in cui
riferiſce , come S. Pietro , portatoſi in An
tiochia , mangiava inſieme co 'Gentili novel
lamente convertiti de'cibi , ch ' erano nella
Moſaica Legge vietati ; perchè allora non
più proibiti ; ma capitati colà alcuni con
vertiti dal Giudaiſmo , Pietro feparoſli , e
non volle più mangiarne pubblicamente ;
azione da S . Paolo detta riprenſibile . Ora
queſt' eſempio di S. Pietro fece sl gran forza
ne' Giudei convertiti , che s' induffero ad
imitare la ſua ſimulazione : ma queſto è
poco ; fino S. Barnaba , quel gran miniſtro
del Vangelo , ſtato ſino allora con S. Paolo
lontano dalla detta ſimulazione , lafcioffi
ſtraſcinare dall' eſempio di Pietro a prati
carla : Simulationi ejus confenferunt ceteri
Judei ; ita ut , notate bene la forza di que
fte parole : ita ut de Barnabas duceretur ab
eis in illam fimulationem , 'Allora S . Paolo ,
veggendo come l' eſempio di S. Pietro in
una coſa , quantunque non peccaminofa ,
tuttavia riprenſibile , obbligava, dirò cosi ,
gli altri ad imitarlo ; convennelo di queſta
maniera alla preſenza di tutti : Se tu , nato
Giudeo , nulla di meno vivi alla Gentile
fca , ( cioè ſenza l'oſſervanza , già abolita
de' riti Giudaici ) e non alla Giudaica ;
perchè poi sforzi, notate la parola ; perché
poi sforzi i Gentili convertiti a vivere giu
daicamente ? Cum vidiffem quod non re&te
Ambularent ad Evangelii veritatem , dixi Ce
phe
degli Eſercizi. 159
phe coram omnibus : fi tu , cum Judæus fis ,
gentiliter vivis , ou non Judaice ; quomodo
Gentes cogis judaizare ? Onervate , mio fra
tello , tanto nel fatto , quanto nelle parole
di S . Paolo la forza poco men che violenta
dell' eſempio delle perfone autorevoli : nel
fatto ; perocchè S . Barnaba quel gran mini
Itro del Vangelo , compagno della miſſione
di S . Paolo , uniformatoſi fino allora ad
effo Paolo circa il non giudaizzare ne' ci
bi ; veduto ch 'ebbe S. Pietro , quel Capo
degli Apoſtoli e della Chieſa , a ſimulare il
Giudaiſmo ne'detti cibi , s' induſſe ad imi
tarlo : Ita ut & Barnabas duceretur in illam
fimulationem . Nelle parole poi di S . Paolo
notate la gran forza dell'eſempio : Quomodo
Gentes cogis judaizare ? Pietro non avea ne
predicato , ne perfuafo , che cost dovefle
farſi ; e pure il ſolo fuo modo di così di.
portarſi , è da S . Paolo chiamato uno stor
zamento fatto a ' Gentili convertiti , acció
lo ſeguiſfero : Gentes cogis judaizare ! Ora
cosi va la coſa in tutte le Comunità , maf
fimamente Religiofe ; le azioni riprenſibili
de' graduari, degli anziani, hanno tal. forza
per attraere ad imitarli , che alios cogunt ,
à fare lo ſteſſo . Non ho io dunque ragione
di ripetere. le parole di Criſto : Ve homini
illi , per quem fcandalum venit ? . . Guai, a
chi col ſuo efempio rilaſſa la difciplina ,
introduce il difufo di quelle tali regolarità ,
ch ' egli non pratica , mentre nou appare
manifefta la impotenza di praticarle , e ri.
mane luogo a forpettarfi , che la omiffio
ne nafca da non curanza , e da mala vo
lontà .
Con quale occhio dunque poſſono queſti
tali effer rimirati dal loro S. Padre ed In
Atitutore , mentre colla loro foggia di vive
re
160 Quarto Giorno
re difaffezionano i buoni dall' oſſervanza
dell' Iſtituto o in tutto o in parte , e rin .
corano i tiepidi a via più rilaſſarſi ? . . . .
Con qual' occhio posſono eſſer rimirati da
Dio , dal cui fervente fervigio ritraggono i
loro fratelli ? . . . Anche contro a queſti va
a colpire il rimprovero dello Spirito Santo
( Pfalm . 49. ) : Adverfus filium matris ture
ponebas fcandalum : arguam te , ftatuam
contra faciem tuam , Se ne accorgeranno ben
effi al punto della morte , quando , in ago
giunta al conto , che dovran rendere a Dio
della loro vita irregolarmente menata , farà
loro in oltre chieſta ragione de' mali , coll
eſempio loro promoſli ne gli altri ; dive
nendo maestri della traſgreſſione , ed alle.
vando co ' loro eſempj molti Diſcepoli nella
irregolarità : odano pure odano come ſi di
chiari Dio per bocca di Malachia ( 6. 2. ) .
Vos autem recepiftis de via , da jfcandalizaſtis
plurimos in lege .. . Quare ergo defpicit unuf
quiſque noftrum fratrem fuum , violans pa
Etum Patrum nojtrorum ? . .. Diſperdet Domi
nus virum , qui fecerit hoc , Magiftrum , de
Diſcipulum de Tabernaculis Jacob . .
Ma quanto aumenterebbefi la forza del
mal' eſempio , s' egli fi ſoſteneffe anche in
maſſima, vale a dire", ſe ſi ſpargeſſero maf
fime falſe , colle quali fi pretendente di giui.
ftificarlo ? mi ſpiegherò . Sonvi taluni , che
irregolarmente vivendo , vogliono anch'eſſer
tenuti innocenti , e non meriteyoli di ri
prenſione , e pretendono la immunità da
ogni taccia , perché ſi reputano fuperiori ad
ogni cenſura : onde van dicendo , che certe
pratiche ed oſſervanze ſono bensi da Novi
zj , ma non da provetti : che il noviziato
dura un ſol'anno , ne dee durare in tutta
la vita : che cert eſattezze nelle regole
deon
degli Eſercizi . 161
deonfi ben pretendere dalla Gioventù , le
quali ne'provetti deonſi diſſimulare ; ed al
tre maſſime ſu queſto andare , non meno
perniziofe , che falſe . Concioffiachè fe la
eſattezza nelle regole fi eſige da' Novizj, i
quali non han per anco alcuna obbligazione
contratta , ne hanno il grave impegno di
attendere alla perfezione Religiofa ; come
poi non faranno alla ſteſſa tenuti quelli ,
che per la profeſſione già fatta , e per l'oba.
bligo contrattone , vi ſi ſon ' obbligati ? . .
quelli che ſono già incorſi nel grande im
pegno di badar2 leriamente a perfezionarſi ?
Il motivo per lo quale dal Novizio , dal
Cherico , dal Giovane fi elige la eſattezza
nelle regole , non è egli appunto , acciò fi
avvezzi a fare , lo che dovrà proſeguire a
praticare nel corſo della ſua vita ? e queſto
è appunto il motivo dell' educazione che
ſe gli aſſegna anche dopo la profeſſione net
noviziato profeſſorio ; perchè dunque , eſci
to da queſto , e divenendo via più adulto
in Religione , potrà lecitamente ſgravarſ
dalle pratiche appreſe ne' noyiziati ſempli.
cj, e profeſſorj ; aumentandoſi i titoli di
oſſervarle ? ..
Quindi germoglia quell' altra maſfima , la
quale ſovente da alcuni tiepidi s' inſinua
nella mente de' giovanetti , che ſi ammet
tono all’ Abito , dicendo a medeſimi : che
già l' anno del noviziato preſto paſſa ; che
tollerino le auſterità dell'Iſtituto per quell'
anno ; che poi faranno , come veggono farſi
dagli altri. Ma queſto , non è egli lo ſteſſo ,
che dare un veleno a tempo alle loro Ani.
me? .., Non è egli lo ſteſſo , che dire; fina
gete per quell' anno ; e poi a poco a poco
diſmetterete quelle pratiche , la omiffione
delle quali , difconvenendo a'Novizi , non
diſconvengono a noi ? ( quantunque , per
162 Quarto Giorno
le accennate ragioni, molto più a loro con
vengano ) . Ora con quale animo mai pof
fono quelli praticare le regole , che da'Mae.
ftri vengono loro inſegnate e raccomandate ,
con queſta dottrina improntata nella lor
mente ? .. . Queſto non è egli lo ſteffo , che
un tirarli fuori di ſtrada , mentre appena
mettono il piede nella medeſima ; onde di
Loro fi avverino quelle parole di Davide
( Pfalm . 139 . ) Qui cogitaverunt ſupplantare
grejus meos , abfconderunt ſuperbi laqueum
mihi ; o fungs extenderunt in laqueum ; juxta
iter ſcandalum pofuerunt mihi ? . .
Un 'altra maſſima, eziandio peggiore, elle
quella di altri , benchè ſien pochi , i quali
mirando alcuni toccati da Dio a ravveder
fi , e a dare migliore ſiſtema di oſſervanz?
alla loro vita ; gli tacciano d ' ippocondria .
ci ; gli deridono da fanatici , e da pazza
relli: onde ſe per avventura portinſi da al
cuno di queſti deriſori , ( che nelle altrui
regolarità mirano tante correzioni alla loro
vita molle , comoda , e voluttuofa ) , a fine
di conſigliarſi , ſe fian tenuti a vivere con
più povertà , a ſpogliarſi delle ſuperfluità ,
a riformarſi in ſomma ſecondo le Coſtitu
zioni, e Pontificie , e del loro Ordine ? fran
camente ad effi riſpondono , che ſono tutte
ſuggeſtioni dello ſpirito di novità ; che fi
vuole renderſi accreditato ; che le ſingolari
tà eziandio buone offendono gli altri ; che
anche ſenza tali oflervanze puoffi conſeguir
la falvezza , per cui finalmente bafta l'offer.
vare la legge di Dio , ed i voti folenni ; e
che anch 'effi fanno lo che fanno , che ſpe .
rano di falvarli , ſenza tante fottigliezze ,
che rompano il capo : O quanto acconcia
mente a queſte confuſe ed indigeſte dottri
ne diſſe il Profeta Geremia ( cap. 8. ) :
Quomodo dicitis fapientes ſumus, com lex Do
mini
degli Eſercizj.. . 163
mini nobifcum eſt ? Vere mendacium operatus
eft ſtylus mendax Scribarum ... . Verbum Do
mini projecerunt , . . . bon Sapientia nulla eft
in eis . E vaglia il vero : con qual corage
gio chiamare novità le regole profeffate ;
benchè da molti punto non offervate ? . .. .
Perchè ſi ha da laſciar di oſſervarle , per
non offendere l' inoſſervanza altrui ? .. Vero
è , che i ſoli voti e precetti obbligano a
peccato grave ; ma queſto non ſi commette
anche nel virtuale e tacito diſprezzo di qua
lunque regola ; il quale mai meglio non ap
pare , che nella continuata traſgreſſione , ed
obblivione della medeſima ? .. Concedo , che
pretendano di sapere lo che fanno , e che
prefumano di ſalvarſi ; ma il vero e , che
non fanno il grado delle propie obbligazio
ni , ed ho gran timore , che da molte col
pevoli innavvertenze venga loro chiuſa la
porta della eterna ſalvezza . E poi la detta
foggia di favellare non contien ' ella quel
reato , tanto dalla parola di Dio deteſtato
ne' figliuoli di Eli , cioè Retrahere homines
a Sacrificio Domini? ( 1. Reg . 2. ) Le azio
ni che i detti compunti pretendono di fa
re , non entrano in parte del Sacrifizio , da
elli fatto nella loro profeſſione ? non vi ha
dubbio : fe dunque ſono tali , perché hanfi
da rimproverare come innovazioni , come
fementi di ſciſma , come capricci di menti
indebolite ? , . . . Quantunque chiedeſſero il
conſiglio ſovra azioni , che foſſero di mera
fopraerogazione , per cagion di eſempio , di
allungare le loro preghiere , di uſar mace .
razioni particolari , ritiramenti più feveri ,
ed altre coſe ſimili ; ſe prima non ſi confi
deraffero le circoſtanze della perſona , non
farebb'ella imprudenza colpevole , il riget,
tare a prima giunta le loro propoſte ? ... E
non
164 QuartoGiorno
non ſarà un' ardimento peccaminoſo dinanzi
Dio , ed il Santo Fondatore , il rigettare ,
diſapprovare , deridere propoſte , di fare
azioni dalla Santa Regola preſcritte ? . . .
Perchè non riſpondete piuttoſto : Figliuos
lo , io lodo il voſtro ſpirito ; e mi ſpiace ;
di non imitarvi ; adempite pure agli obi
blighi delle voſtre regole ; e pregate il Si
gnore che conceda queſto ſpirito anche a
me ? Con queſta riporta umil' e faggia para
tirebbe quegli edificato , e non ſcandalez
zato ; animato nella pia riſoluzione ; e
non con una grande ſpinta che lo preci
piti .
Avrete forſe lette nel lib, 2. di Eſdra al
cap . 4 . le inſidie dell' eſercito di Sanabalat
contro a 'Giudei , e le preghiere di Neemia
contro al medeſimo , a Dio offerte : fe non
ve le rammentafte , udite . Sendofi Neemia
meſſo all' impreſa di riedificare le mura
della città di Geruſalemme , ed avendola
già felicemente cominciata ; rannato da Sa
nabalat l' eſercito de'nemici dell' Ebrea Na
zione , fi mifero queſti in capo , di uſare
ogni mezzo , acciò fi defifteffe da quella
importante impreſa : onde dicean tra di
loro : Cellare faciamus opus : Avvedutis' i
Giudei di queſt' inſidia , nè trovandoſi di
eſſere in numero baſtevole , per attaccarli ,
e fugarli ; ricorſero a Dio , al quale Nee
mia a nome di tutti offer queſta fupplica :
Signore , e Dio noftro , eſaudite i noſtri
voti ; perocchè ſiamo divenuti il diſpregio
de'Gentili :roveſciate fovra di efli le ignomi
nie , che macchinano contro a noi : dalla
loro iniquità non ſi rivolga l' occhio Vo .
ſtro ; nè refti mai ſottratta dalla voſtra Giu
ſtizia : ( udite ora la cauſale di si orribile
imprecazione ) Perchè deriderono i riedifi
cato
degli Eſercizi. 163
catori : Audi Deus noſter , quia faéti fumus ,
defpe£tui : converte opprobrium ſuper caput
corum , cuida eos in deſpectionem in terra
captivitatis : ne operias iniquitatem eorum ;
o peccatum eorum coram facie tua non de
teatur ; quia irriferunt ædificantes . Il ſenſo
letterale di queſta Divina Scrittura è di già
manifeſto , dirizzato contro a que ' nemici
dell'Ebrea Gente , che impedire attentavano
la riedificazione ſopraddetta : ma l’Allego
rico , inteſo anch 'eſſo dall' Autore delle Sa
cre Scritture , ch ' è lo Spirito Santo , va a
colpire tutti quelli, che proccurano d'impe
dire i ripari , i riſtoramenti delle mura
delle Comunità che ſervono a Dio : queſte
mura fono le faċre regole ; difeía imme
diata de' voti folenni , ſenza le quali que
ſti difficilmente ſuſſiſtono ; e nei quali con
fifte il ſoſtanziale di ogni regolare Iftitu
to : laonde tutti quelli , che in qualun
que modo coſpirano , ut cellare faciant opus,
della riedificazione e riſtoramento delle
dette mura , vengono preſi di mira nel
la terribile imprecazione , perchè irrident.
ædificantes : anzi ſe gaftighi cotanto fpa
ventevoli dallo Spirito Santo s' intimaro
no , a chi ſturbâr volea quella riedifica
zione materiale , la quale altro fine im
mediato non avea , ſe non che la ficu
• rezza corporale di quella Nazione ; con
quanto maggior motivo non s' indirizze
ranno , contro a chi fturbar vuole la rie
dificazione ed il riſtoramento delle regole
fante ; il quale immediatamente riſguarda
la maggior gloria di Dio , la pretervazio
ne di tante Anime , l' onore del Santo
Fondatore ; la edificazione ſpirituale del
ſecolo , e l' impedimento di tanti fcan
dali ? ..
Re
166 Quarto Giorno
Reſtami per anco a dirvinon ſo chèintorno
a certuni , i quali non ſi fann' orrore de'
malieſempj che danno ,mercecchè alle irrego
Jarità che frequentano , vi accoppiano una
buona lingua ; lodando il vivere fecondo le
regole , plaudendo alla vita virtuoſa , ze
lando ſugli abuſi che veggono , riprendendo
la fonnolenza de'Superiori, combattendo in
fomma a favore dell'Iſtituto e della pietà ;
ſenza però diſmettere le loro inoſſervanze ,
ſenza emendarſi dalle loro traſgreſſioni , e
tenza riformare in ſe medeſimi quelle coſe ,
che diſapprovan negli altri . Queſto tenore
di condotta , quantunque per un capo ſia
minor male , ſendo ſempre minor reità il
far male , ed il parlar bene , di quel che
ſia far male , e parlar male ; tutta via per
un altro capo e non poco perniciofo , dice
S. Tommaſo ; dand' occaſione che ſi parli in
diſcapito della buona Dottrina , dal poco
eſemplare inſegnata e difeſa : Si doctrina eft
bona , o prædicator malus ; tunc ipfe eft oc
caſio blafphemiæ do&trine Dei : ( ex com . in
Matth. c. 5. ) . Queſto è un tenore , notato
anche da Cristo ne' Fariſei , de' quali dille ,
che dicevano bene , ma nol facevano : Di
cunt enim , & non faciunt . Egli è un modo
di combattere dice lo Spirito Santo ( Pfalm .
58. ) non più udito : imperciocchè chi ha
mai yeduto o udito che ſi combatta colla
ſpada in bocca ? niuno al certo : ſi combat
te colla ſpada in mano , e non in bocca :
ora così appunto combattono queſti menti
ti zelanti di parole , e non di fatti; e per
ciò deriſi dalla Maeſtà di Dio : Gladius in
labiis eorum ; quoniam quis audivit ? Si tu
Domine deridebis eos. Combattete colla fpa
da alla mano : abbiate l' offervanza non
ſulla fola lingua , ma nelle voſtre azioni :
ze .
degli Eſercizi. 167
zelate contro le irregolarità non colle fole
parole , ma colle opere ancora ; altrimen
ti ſarete deriſi da quel Dio , che cæpit fa
cere , con docere ; il quale cominciò dall'
operare , e finì col predicare fantamente :
cosi ancor voi , abbiate la ſpada non in
labiis ſolamente in difeſa delle regole , ma
alla mano , alla pratica : ed in tal, guiſa
faccendo , e dicendo diverrete grande nel
regno di Dio : lui autem fecerit , du docue
rit , hic magnus vocabitur in regno cælo
rum .
Hovvi, mio caro fratello , poſto ſotto gli
occhj ſino a qual grado s'innoltrino i dan
ni de'mali eſempi , e delle cattive mallime
nelle Religioni, non già perchè io vi repu
ti tocco da queſta peſte , no ; ma acciò lem
pre più ve ne teniate lontano ; ed acciò ,
ſe mai per mala ventura vi trovaſte in al
cun convento , in cui o vedeſte de mali
eſempj , o udiſte maſſime rilaſſative della
diſciplina , o anche vi miraſte motteggiato ,
per voler adempiere al voſtri doveri ; non
iſcadiate di animo , ma , ſempre però con
prudenza , ſenza mai irritare alcuno , ſenza
mai fparlare di chi che ſia , vi manteniate
coſtante cogli ajuti dell' orazione , dell'
eſempio de' voftri Santi, e di quelli che in
ciaſcun Ordine ſempre Dio fa fiorire in vir
tù ed eſemplarità ; compatendo di cuore
alle altrui miſerie , e fupplicando Dio , ac
cið le tenga lontane da tutti . Cosi dipor
tandovi , il voſtro vivere fervente ed oſſer
vante non farà torto ad alcuno , nè farà
di mal'occhio veduto ; il che ſovente acca
de , per le maniere diſpettoſe , indiſcrete ,
ed irritanti , colle quali da taluni ſi accop
pia il vivere oſſervante ed eſatto ; il quale
per altro è da tutti ben veduto , quand' è
ас:
168 Quarto Giorno
accompagnato dalle circoſtanze accennate ,
di orazione , di modeftia , di compati
mento altrui , fenza mormorare di alcu
no : tenendo ſempre fiffa nella voſtra men
te la maffima di S. Gregorio il Magno ,
che Vera 'juftitia compaſſionem habet , fal
fa dedignationem . ( homil. 34. in Evange
lia ) .
do 26 530 3696 S16 & Je af
PER IL QUINTO GIORNO
DEGLI ESERCIZJ.
MEDITAZIONE
Per la mattina
Su l'obbligo di attendere alla perfezione.
PRIMO PUNTO
TEeſi primamente conſiderare lo che in
U ſegna S. Tommaſo , ( 2 . 2 . quæft. 86 .
art. 2 . ) ſeguito da tutt' i Teologi , cioè
che lo ſtato Religioſo è una ſcuola , ove
fi apprende la pertezione ; o un eſercizio ,
con cui ſi proccura di pervenire alla per
fezione : Status Religionis eft quædam diſci
plina vel exercitium ad perfeétionem perve
niendis e che lo ſcopo dello ſtato Religioſo
è la perfezione della carità : Perfectio auten
charitatis eſt finis ſtatus Religionis . Indi ne
sleduce , che chi aſſume detto itato , ben
che
degli Eſercizj . 109
che non ſia obbligato ad avere carità per
fetta , è però obbligato a faticarſi, e ſeria
mente proccurare di giugnere alla perfezione
della carità : Et ideo ille , qui ftatum Reli
gionis aſſumit , non tenetur habere perfettam
charitatem , fed tenetur ad hoc tendere , bogen
operam dare , ut habeat perfectam charita
tem : favellare che intieramente accorda
con quello di S. Paolo , che chiama la ca
rità Vinculum perfectionis .
Ora conſiſtendo la carità nell' amar Dio
efficamente ſovra tutte le coſe , parimente
la perfezione della carità non confifterà in
altro , fe non che nel ſempre più creſcere
nell' amore di Dio fovra tutte le coſe . Da
che ne ſegue , che ſiccome non ſi ama ve*
ramente Dio fopra tutte le coſe , le prima
non ſi abbandoni e detefti tutto ciò che ri
volge dall' amar Dio favra tutte le coſe ;
cosi veracemente non ſi proccuri di creſcere
in queſto amore di Dio ſovra tutte le coſe,
fe non fi vadan laſciando quelle coſe , che
impediſcono l' aumento e perfezione di que
fto amore : onde fia neceſſario , di far vio
lenza a ſe medeſimi, per profittare in que
fto amore , col reale abbandono delle coſe ,
che ne impediſcono l' aumento : e perciò
egli è allioma de' Padri , inculcato da San
Girolamo , che tanto fi approfitta un' Ani
ma, quanto fa ella violenza a ſe medeſima:
Tantum profeceris , quantum tibi ipſi vine
intuleris :
Da queſto raziocinio giuſto , chiaro , e
concludente, fi dee prima inferire , che di
un Religioſo , il quale poca o niuna vio
lenza faceſſe a ſe medeſimo , in laſciare
le coſe , che impediſcono la perfezione dell'
amore verſo Dio , non ſi potrebbe verace
mente dire , che abbia fincero animo di at.
ten
170 Quinto Giorno
tendere alla perfezione , e che in conſe .
gucnza notabilmente manchi al dett' obbli
go , che per altro Itrignelo fub mortali .
Coîcioffiachè ſiccome di qualunque ſcolaro
in qalliſa içienza od arte ſi giudichereb
be , che non aveſſe animo ſincero d' impą .
rarla , e o non mai, o rariffime volte ftu
diarti lo fue lezioni ; allo ſteſſo modo li
dovrà dire , che il Religioſo , il quale ,
come udimmo S. Tommaſo , é nella ſcuola
della perfezione , a fine di acquiſtarla , non
ne abbia fincero animo , ſe o non mai , o
di rado proccura di eſercitarſi nell'acquiſto
e ſtudio della medeſima , col far violenza
a ſe ſteſſo nelle coſe , che a quella contrą .
rie fono .
Ora bramo io di ſapere , çaro il mio fra .
tello , quali ſieno le violenze che vi fate ,
per giugnere alla perfezione dell' amor di
Dio ? Voi mi direte , che ſtate in continua
guerra per non far mai peccati mortali , e
per mantenere in yoi la carità di Dio ,
Bene , io lodo e benedico queſte voſtre bat
taglie , ma nego , che queſto balti, acciò fi
avveri , che avete animo fincero di atten .
dere alla perfezione , ed all' aumento di
queſta carità : ę ſe ciò credefte , ſareſte an ,
che voi occupato da quel perniziqffimo in .
ganno , da cui tanti Religioſi fon poſſeduti;
i quali penſano di adempiere all'obbligo di
attendere alla perfezione della carità , col
guardarſi da' foli peccati mortali : Quetto è
ben baſtevole , per attendere a conſervare
la carità , ma non baita già egli altrimenti,
per attendere all'aumento e perfezione di
queſta carità , cui ſiamo tenuti , come udi
ſte da S. Tommaſo . Siccome dunque alla
carità ſi oppongono i peccati mortali , cosi
all'aumento della carità e della perfezione
degli Eſercizj
12.1:. .. 171
fi oppongono i peccati veniali , maſlima
mente i deliberati ; ſe le oppongono molte
altre omiſſioni di regole , di mortificare i
ſentimenti , di eſercitarſi in fomma nelle
virtù morali , e ſpecialmente nelle teolo
gali ; ed in ciò tutti gli Scrittori conven
gono .
Orio fo ritorno ad interrogarvi , mio
fratello , in quali coſe vi facciate voi vio
lenza , acciò ſi avveri , che avete animo
ſincero di attendere alla perfezione , a che
fub mortali ſiete obbligato ? . . . Metteremo
noi forſe in conto di violenze a noi fatte ,
il mai non rompere la propia volontà ?
l' abituarci nella traſgreſſione di tante re
gole , eziandio più rilevanti , tra le quali
quella del ſilenzio ? . .. il foddisfare a tutti
noſtri genj? . . . il dare di continuo colle
voſtre inoſſervanze tanti mali eſempi, a '
confratelli ? .. . porremo noi tra le violenze
a noi fatte tanti comodiche proccuriamo al
noſtro corpo ? .. tante eſenzioni , tanti diver
timenti e ſpaſli , che gli procacciamo ? . . .
Eh , mio caro fratello , fe in aggiunta a
tutto ciò , eſamineremo i peccati veniali ,
che di continuo commettiamo , per isfogare
le nostre paflioncelle , per ſoſtenere i noſtri
puntigli , per compiacere le noſtre vogliette
e curioſità ; avremo, non ſolo di che molto
confonderci , ma eziandio di che fondata
mente temere , di eſſer noi rei di alcuna
grave omiſſione contro allo ſpiegato debito
grave di attendere alla perfezione della ca
rità , a cagione di qualche virtuale e tacito
diſprezzo del detto grand' obbligo . Eſami
niamoci': e riſolviamo . i

H2 SE
172 Quinto Giorno
SECONDO PUNTO .
T Lla è maſſima comune tra’ Santi Padri e
L ' Dottori , che nel cammino della perfe
zione non ſia poflibile lo ſtato di pauſare ,
ma ſia indiſpenſabilmente neceffario , o pro .
gredire innanzi , o dare in dietro . Tra efli
S . Bernardo nella ſua epiftola 254. verſando
queſto punto , così la diſcorre col Religio
fo , che pauſar vuole : O monache , non vis
proficere ? nequaquam : quid ergo ? fic mihi
vivere volo, la manere , in quo perveni : nec
pejor fieri patior , nec melior cupio : Hoc ergo
vis , quod eſe non poteſt : dici , nè di cu
rarti di divenire migliore , nè di voler peg.
giorare ; ma rimanerti nel grado in cui ti
trovi? vuoi dunque ciò ch' eſſer non può .
La ragion ' è manifefta , atteſa la defettibi.
lità dell' umano arbitrio , e la incoſtanza
dello ſteſſo , commoſſo da mille affezioni
tra di loro contrarie .
Pofta la verità di queſta maſſima ; non
può non atterrire un canone eſpreſſo dalla
bocca di Gesù Criſto in S. Luca ( cap.9 . ) ,
in cui ſotto ai ſimbolo di porre mano all
0

aratro , e poi di rivolgerſi à dietro , figni


fica quanto andiamo dicendo della perfe
zione ; le definiſce : che chi dà mano a
queſto aratro , e rivolgeri a dictro , non è
idoneo al regno di Dio : Nemo mittens mas
num ſuam ad aratrum , de refpiciens retro ,
aptus eft regno Dei. Dunque ſe chi non av
vanza ſtrada nel cammino della perfezione,
neceſſariamente dà in dietro ; forza è il di
re , che chi in tale guiſa diportafi , non è
idoneo al regno di Dio . Formidabile ſen
tenza !... Se fermi il parlo , ſegue S. Ber
nardo , non ti avvicini a Criſto , ma te ne
dilunghi : dunqu ' è da temerfi, che di te a
av
degli eſercizji 173 ,
avveri lo che dice Davide : chi da te ſi di,
lunga , perirà : Si gradum fiftis , non Chrifto
appropias, ſed te magis elongas : timendum
que tibi eft , quod ait David : Ecce qui elona
gant fe à te, peribunt .
Vedete dunque , mio caro fratello , a
quanto grande pericolo ſi eſpone , chi in
queſto cammino della perfezione non va
avanti . Ma e noi , che abbiam fatto fin '
ora ?. .. Ci ſiamo noi avvantaggiati nell' a
more verſo Dio ? nel preferire a tutto la
ſua fantiflima volontà ? nello ſtudiarci di
dargli ſempre più piacere ? nel rinnovare
ſovente le intenzioni di via più glorificar
lo ? . . . Ah , caro il mio Dio ! e così pure
non foſſe ſtato , che nonanteporre
ſolo vi abbiamo
dati molti diſguſti, coll' le noſtre
foddisfazioni al voſtro divino contento ;
ma si grande ne fu la frequenza , che ap
pena ce ne avvedevamo ; onde non ne fpe
rimentavamo ribrezzo alcuno . . . La noſtra
vanità ci diſtoglieva dal cercare unicamen
te la voſtra gloria ; gli attaccamenti a mil
le baje ci diſtraevano dal ricordarci di voi;
l' amore a queſto noſtro corpo affaſcinò i
noſtri affetti , che di rado , e freddamente
s 'innalzaffero verſo voi; e le ſollecitudini
di ſottrarlo dalle auſterità dell' Iſtituto , ci
fecero dimenticare della Voſtra Maeſtà : on
de tanto è lungi , che ci ſiamo avvanzati
in queſto viaggio della perfezione, che anzi i !
abbiamo di continuo dato a dietro . . . .
Perdono , mio Clementiſſimo Dio , perdono,
che d' ora innanzi col voſtro ajuto non an
derà più cosi .
Che dunque abbiam da fare , mio fratel
lo ? due riſoluzioni, ma ſtabili , e coſtanti:
una, di deſiſtere da alcune coſe ; feconda ,
d' intraprenderne alcune altre . Dobbiamo
H 3 dun
174 Quinto Giorno
dunque prima indiſpenfabilmente defiftere
dalle offeſe veniali , che avvertentemente
facciamo a Dio ; vegliando attentiſſima
mente ſopra noi medefimi in queſto capo :
imperciocchè il non avvedercene , non è
fcuta che fminuiſca , ma che accreſce il no
ftro reato ; manifeſtando l'abituale poca pre
mura di non diſguſtare la Divina Maeſtà ;
coſa drittamente oppoſta all' obbligo grave ,
di aver animo di perfezionarci : ed a fine
che queſta riſoluzione fia più agevole ad
eſeguirfi , individuamola ſu quel genere di
colpe veniali , che ci è più pernizioſo , fer
za però deporre la vigilanza anche ſovra le
altre ; e queſto farà quel declinayo o malo ,
primo paſſo neceſſario al progreffo in ogni
genere di bontà morale .
La feconda riſoluzione , ch ' è d' intra
prendere alcune altre coſe , ed è quel fa
cere bonum , altro paſſo additato dal Sal
miſta , per avvanzare cammino ; la indivi
dueremo al fare con perfezione le azioni
noſtre cotidiane . Per il che ſi richie 'gono
due coſe ; cioè Intenzione ed Attenzione :
l' Intenzione è quella , che forma | Anima
delle azioni : l' Attenzione forma il corpo
delle medeſime : ” Intenzione ſarà , d ' indi
rizzarle unicamente alla Divina gloria , ed
a farle unicamente per amore del noſtro
buon Dio , ſenza contentarci di una inten
zione virtuale , rimaſta nell' intenzione ar
tuale che fuole farſi ogni mattina ; ma ren
dendola più attuale che potremo a capo di
ogni operazione , che imprenderemo ; e rin
novandola di tratto in tratto , nel proſe
guire la ſteſs'azione : ed ' acciò rieſca più a
Dio gradevole , la uniremo alle intenzioni
Sublimiffime, colle quali Gesù e Maria eſer
citavan le azioni loro . L' Attenzione poi ,
che ,
degli Eſercizi. 178
che , come diffi , forma il corpo , cioè il
materiale dell'azione , conſiſte in farle con
tutta la compitezza ed integrità ch 'efigono .
Come per cagion di eſempio la celebrazione
della Santa Meſſa , ſi eſeguiſca col dovuto
divoto apparecchio ; con divózione e gra
vità anch ' eſteriore ; con eſattezza nelle ce
rimonie e rubriche ; col ſuſſeguente rendi
mento di grazie ec. Così la recita delle
Ore Canoniche fi faccia colla dovuta atten
zione , e divozione ; colla ſua integrità e
diftinzione di fillab : ſenza troncamenti ; ai
tempi propj ; e senza pazzie di ſcrupoli ,
che guaftanò ogni coſa : e cosi dirò delle
altre preghiere . Così nello ſtudiare , predis
care , conteſtare , ed in tutte le altre azio
ni , che o dall' ubbidienza , o dalle regole ,
o dalla propia divozione ſono impoſte ; far
le con tutte quelle circoſtanze , che ſono
loro dovute : ed anche in ciò proccurare
che e l' Intenzione ſia ſempre più fervida ,
e l' Attenzione più eſatta . In queſta guiſa
operando , agevolmente ſi avvanza ſtrada nel
cammino della perfezione . Imperocchè do
vendo noi fare cotidianamente quelle azio
ni ; è con effe contumando noi la noſtra
vita ; ecco che viene ad avverarſi , che Dies
pleni inveniantur in nobis , e che Holocaufta
medullata offeramus Deo . Facciamo dunque
ogni ſtudio per aſſuefarci al detto modo di
operare , e ne raccorremo a ſuo tempo il
grande, ed eterno premio .

H4 LE.
176 Quinto Giorno
LEZIONE
Per la mattina del quinto giorno . .
Del Peccato Veriale .
DRima ch ' entriamo nella propoſta mate
T ria , deeſi chiarire a .quai veniali maffi
mamente queſto ragionamento s' indirizzi .
Ricorderovvi cid , che m ' immagino anche.
. a voi fia notiſſimo , effervi tre forte di peco
cati veniali : alcuni che diconli tali ex de .
feétu plene deliberationis , cioè per manca
mento d ' intera avvertenza , in chi gli coin .
mette , come avviene , in chi non è bene
in ſe medeſimo , com : il femidormiente .
Altri ſono tali ex parvitate materie, vale a
dire , perché quantunque la materia ſu cui
verfano fia di ſuo genere grave ; per aver
ne tuttavia toccata in picciola quantità ,
il peccato è veniale ; cosi benchè il rubare
fia di fuo genere peccato grave , nulla di
meno quando la coſa rubata è di picciol
valore , il peccato reſta picciolo anch 'eſſo .
Altri diconli tali ex objekta , cioè perché di
loro fpecie fono tali , nè poſſono ſenz' ag .
giugnerviſi qualche altra circoſtanza grave ,
mai eſſere mortali , tal' è una buggia gio
coſa , una parola ozioſa , e fimili .
Da ciò deeſi dedurre , effervi due manie ..
re di commettere peccati veniali : la pri
ma, con imperfetta deliberazione , e ſenza
la pien ' avvertenza : la ſeconda , con pieno
avvertimento , e , dirò cosi , di propofito ,
c con deliberata volontà . In quefta lezio
ne , ragionandovi di tutti , maffimamente
però intendo di favellare di queſti ſecondi,
commeſſi con pieno avvertimento , e ſpea
cialiflimamente di quelli , la di cui fpecie
fen
degli Eſercizj. 177
ſendo grave, diventa picciola , per la poco
chezza della materia ; mentre di quefte due
forte di veniali principalmente ſi avvera
ciò , che ſono per dirvi ſu queſto peccato .
E primamente , effer' egli un diſpiacere ,
ed una offeſa , benchè leggiera , che fafli a
Dio . Acciò in alcun modo , fratel mio ,
concepiate coſa dir voglia offeſa , benché
leggiera , fatt a Dio ; io vi propongo un
Re, in cui ſi trovino tutte quelle perfezio ,
ni , che poſſono - rendere amabile e ftima.
bile un gran Monarca ; il quale per i ſuoi
ſudditi abbia tanto amore , che per acqui.
star loro il diritto ad onori , ricchezze , e
dignità grändiffime , fieſi contentato , che
l' unico suo Figliuolo fia fatto prigione ,
maltrattato , ed ucciſo . Ora ſe tra i lud
diti di queſto Re si degno , benefico , ed
amabile , ve ne foſſero alcuni , i quali len
za verun giuſto motivo , ma per ſoddisfare
irragionevolmente le loro inclinazioni , non
fi curaſſero di fare azioni dal Re proibite ,
colle quali ſanno di recargli diſguſto , e
dalle quali ſon certi , rimaner egli offero ;
e voi riprendendoli di tal diſordine , efli vi
riſpondeſſero , che finalmente ſono diſguſti
piccioli , ed offefe leggiere : io vi chieggo ,
potrefte voi aſtenervi , di non riſentirvi ad
una riſpoſta cotanto indegna ? E come ? di
refte voi a cotal' ingrati : e come ? le qua
lità amabiliffime di si degno Monarca non
dovrebbon indurvi a dargli ogni onefta fod
disfazione , quantunque niuno fpeziale be
nefizio vi aveſs' egli fatto , ma pel mero
titolo di effer' egli il voſtro degniſlimo So
vrano ? . . . Or avendovi egli in oltre ricol.
mati di tanti benefizj, fino a laſciar impri.
gionare , maltrattare , ed uccidere il propio
Figliuolo , per abilitarvi ad onori eccelli ,
a dignità eminenti , a ricchezze e delicie
H5 ina
178 Quinto Giorno
incomparabili ; voi , all' oppoſto , non folo
non vi ftudiate di compiacerlo per quanto
potete , ma gli moltiplicate i diſgufti e le
offefe , foggiugnendo ancora , che fono pic
ciole ? .. Ingratiſſimi che fiete , parvi che
fia da chiamar picciola l' offeſa , fatta ad
un Monarca cotanto, degno , e benemerito ,
da chi dovrebbe, ftruggerſi per amarlo e fer
virlo ? .. . Ditemi , caro fratello , non aſſa
ļirefte voi in queſta o ſomigliante foggia
que'malnati ed ingratiflimi ſudditi ? . . . .
Dite pure , ditę lo ſteſſo a tutti que' Reli:
gioſi , facili a peccar venialmente , ed an
che a voi medeſimo , ſe di tali offeſe vi ri.
conoſcete reo ; mercecchè ne avete motivi
infinitamente più forti . Quale Monarca
tanto degno , quanto Dio ? ne Quale più
benefico verſo i ſuoi ſudditi , e ſpezialmena
te verſo i Religioſi , di eſſo i quali , oltre
al benefizio della Redenzione , che coſtò la
vita del ſuo Unigenito tra mille ignominie
& tormenti , gli ha in aggiunta ricolmati
di grazie cotanto ſpeziali , quanto ſono
quelle , che dalla ſua infinita Miſericordia
li diluviano in tutti que' chioſtri , che non
fe ne rendono indegni ? . . . . E potrà , da
chi ha fede, e lume baftevole , non curarſi
il peccato veniale , perchè diſpiacere pic
ciolo , ed offeſa leggera di Dio ! .. . perchè
hon attenta di sbalzarlo dal trono , confa . .
pevoli però che lo diſguſta ed offende ? .. ..
Se chiederete a tutt'i cori degli Angioli ,
a tutte le ſchiere delle, Anime Beate , a
coſa ſi ſoggetterebbono , piuttoſto che of
fendere venialmente il loro Dio ; tutti ad
una voce riſponderanvi , come , piuttoſto
che commettere un fol peccato veniale , fi
contenterebbono di riſeppellirfi nel loro nul
la , o di perdere per ſempre la loro gran
beatitudine : imperciocchè , dice la Teolos -
gia ,
degli Eſercizi. 179*
gia , ſend eſſi nel pieno lume della verità ,
conoſcono chiaramente , non eſſere compa
rabile una ſola offeſa , benchè minimiſlima,
di una Maeſtà Infinita , colla perdita ed
annichilamento non ſolo di tutta la loro
Gloria , ma ancora dell' Univerſo tutto ,
Parvi ora , amatiſſimo fratello , che , mi
rata al lume di tutte queſte verità la brut
tezza del peccato veniale , non debba eſſer
egli abborrito con molto maggior diligenza
e premura , della uſata da voi , e da me?..
Non è dunque da maravigliarſi , ſe 's . Ber
nardo ( in ferm . 1. Conv . S. Paul. n . 5. ) ,
con eſpreſſioni forti e molto ſignificanti li
avventi, contro a chi poco fi cura di com
mettere colpe veniali , col qualificarle pic
ciole , leggere , minime ; chiamando egli
queſta foggia di parlare beſtemmia con
Cavete , ne quis
tro allo Spirito Santo :parva
parva reputet , quamlibet fcienter com
mittere convincatur . Nemo dicat in corde fuo :
levia ſunt ifta , non curo corrigere ; non eft
magnum , fi in his maneam venialibus mini
milque peccatis ; hæc enim .. . . blafphemia
eft in Spiritum Sanctum . Con queſto favel
lare non pretende già il Santo , far credere
il peccato veniale , benchè multiplicato , di
gravezza mortale ; ma di giuſtamente con
fondere , chi oſa di riputare coſa picciola ,
lieve , e da non curarſi , quella , che con
tutta verità offende Dio ; mercecchè confi
derata in rapporto alla Maeſtà Infinita' ,
che diſgufta , il dirla coſa di poco rilievo ,
è una ſpecie di beſtemmiamento ,
Queſto gran lume , che manifeftay ' a S . Ber
nardo si orribile la defformità della colpa
veniale , faceagli 'riputare i movimentidiſor
dinati del ſuo animo , quantunque da eſſo de
liberatamente non ammeſſi , come tanti con
vicj a Dio avventati , e come tanti nei ,
H6 ſpruz
280 Quinto Giarna
ſpruzzati ſu la faccia di Criſto : Singali ito
ticiti motus animimei funt quædam in te ,
Deus , convicia : ut puta iracundiæ motus
in manſuetudinem tuam ; invidiæ in chario
tatem ; turpitudinis in caftitatem ; do innu
merą his familia , qua de cænofo lacu pruin
rientis pectoris mei etiam nunc inceſſanter
ebulliunt , inundantes do inapingentes in ſe
renitatem præfulgentis vultus tui . Cosi egli
( in epiftola 42. quæ cft tractatus ad Henri
cum Sennonenfem cap . 6 . num . 23. ) . E ſe
con si nero carattere addita il Santo i mo
vimenti fregolati , a' quali reſiſteva ; che o
non ſono peccato alcuno , o al più venia
le leggierilimo ; che dovremo noi dire di
quelle collere delit -rate? di quelle invidie
te fermentate ? di quelle curioſità immode
fte pienamente avvertite ? di quelle diftra
zioni nel pregare poco men che volute ? di
quelle mormorazioncelle si replicate ? di que'
motti pugnenti s premeditati ? e di tante
altri azioni ſu queſto andare ? . . .
Paſſiam 'ora a riflettere ſui perniziofi effet
ti , che nell'anima giuſta fa il peccato ve
uiale , il primo' di efli è , di oſcurare , ſco
lorire , e macchiare la ſua ſovrannaturale
bellezza , caricandola come di tante ſpiri,
tuali puſtole , ed ulcerete , che rendonla men.
gradevole allo Spero Divino ; illis peccatis ,
dice S. Agoſtino , licet occidianimam non cre
dimits , ita tamen eam veluti quibufdam fue
ftulis , horrenda ſcabie deformem faciunt,
ut eam ad amplexus illius Sponſi cæleſtisaus
vix , aut cum grandi confufione venire per
mittant .
Un'altro cattivo effetto del peccato ve ..
niale , maflimamente ſe frequentato , eglie,
di ſviare l'anima dal cammino della perfe
zione , e farla ritornare a dietro ; e cià
con paffo tanto più affrettato , quanto mag
gior :
degli Eſercizi . 181
gior numero di venialiella commette : mer
cecchè , come abbiam meditato , non ef
ſendo poffibile in queſto viaggio di poſare ,
e ſtarſene in un grado fiſſo ; egli è neceſ
fario , o di avvanzar cammino , o di dare
a dietro : ora non potendo il peccar ve
nialmente far certamente andar innanzi
forza è il dire , che faccia retrocedere : e
ciò efficacemente proveraffi , dimoſtrando il
ſeguent'effetto perniciofiffimo , ch' è di difa.
porre l'anima alle cadute mortali . E quan
to dirovvi intorno a queſto , è preſo da S.
Tommaſo in varjluoghi , maſlimamente dalla
3.: 2 . qu . 88 . , a . 3 e dalla 2 . 2.. qu . 24 .
Queſto fatal'effetto ſegue nell'anima faci
le ai veniali o in generale , o in determi
nata ſpecie , da tre capi : il primo , perché
il peccato veniale deliberato , e maffima
mente ſe frequentato , ha queſto di propio ,
cioè d'intiepidire o ſminuire il fervore della
carità verſo Dio : minuere fervorem charita
tis : Ora ſiccome quando queſto fervore di
carità verſo Dio trovafi nell' anima, ren
dela pront ' alle azioni a Dio appartenenti ;
rendela molto, a.vverſa da quelle , che dallo
ſteffo dilungano ; rendela raffermata 'e co
Atante nella rifoluzione di mai non ſepa
rarſi da Dio , come diceano Davide , e S.
Paolo nel colmo di quefto fervore , il pri
mo. Non movebor in veternum ; ed il fecon
do : Quis nos ſeparabit a charitate Chrifti ?
Cosi all'oppoſto , quando vafli ſminuendo
nell'anima queſto fervore , fi vanno anche
rimettendo nella ſteſſa i detti ſentimenti ;
ed a miſura dello iminuimento di quello g
per la moltiplicazione de'veniali , ſegue la
remiſſione e raffreddamento degli accenna
ti ſentimenti : onde poi , inſorgendo una
tentazione più valida ; e ritrovandoſi l'ani:
ma ſpoglia di quel fervore ; ficcome, forni
182 Quinto Giorno
ta di eſſo , ributta virilmente la tentazio
ne ; cost, di queſto ſpoglia , ſperimentaſipiù
mal'inclinata ; le rieſce più grave e tedioſo
il refiftere ; comincia a vacillare ; ed ecco
ļa ſul punto di acconſentire al peccatomor- .
tale , e rimanere preda infelice del nemico
infidiatore . ;
Il ſecondo capo , per lo quale rimane ľ
anima eſpoſta al pericolo di cadere grave
mente a cagione de 'peccati veniali , egli e ,
perché il peccato veniale di ſua natura dife
pone al mortale , tanto in genere , quanto
in iſpecie : Et fic diſponit ad aéium fimilem ,
dice il Santo Dottore : concioflacchè , qual
facilità maggiore di quella , che uno , il
quale ſi aſſuefa a commettere azioni difor
dinate leggiere in quella tale ſpecie V . G .
di malidicenza , fdruccioli una volta o !
altra in maldicenza grave ? La dispoſizione
aila forma del fuoco , non è egli il calo
re ? qual maraviglia dunque fia , che mol
tiplicandoſi i gradi del calore in una coſa
combuſtibile , ſi accenda poi nella medeſima
il fuoco ? Allo ſteſſo modo , falva la do
vuta proporzione , fegue nelle azioni uma
ne ; chi replica atti di curioſità poco mo.
deſte , fi agevola il cadere in curiofità gra
vemente peccaminoſe : chi ſi familiarizza
con perſone dialtro ſeſſo , e ſeco loro trat
tienſi oziofamente , vanamente , e ſenſibil
mente; preſto ſi tratterrà anche ſenſualmen - ..
mente ; chi ſpeſſo neglige fu la vigilanza ri
chiefta ne' penſieri oſceni ; preſto ne'mede
fimi darà il pieno affenfó 3 chi alimenta
ſentimenti di picciole invidie , preſto ca
derà in invidie gravi : e lo ſteſſo diciamo
di tutte le altre ſpecie di vizj morali ;
Quia diſponunt ad actum fimilem , completo
nella ſua fpecie .
• Che poi la facilità di peccar venialmente In
gene
TH
degli Eſercizi. 183
genere , vale a dire ora con veniale di una forta ,
ed ora di altra ; ed in ciò è frequente ,difponga
al peccatomortale in generale , cioè a cader
in alcuna forta di colpa mortale , ſpiegaſi
dall'Angelico , dicendo : che fendo il peca
cato veniale un eſcire fuora dell' ordine ,
che le azioni umane debbono tendere verſo
l' ultimo fine , ch'è Dio ; ( perocchè l'azio
ne veniale non può dirizzarſi all ' ultimo
fine , la quale benchè non ſia contra di eſſo ,
è tuttavia fuori di eſlo ) ne ſegue , che
chi è facile a peccar venialmente , e ad
eſcire dal rapporto all' ultimo fine , fiva .
diſponendo ad eſcire anche contro all' ul
timo fine ; in che conſiſte il peccato mor
tale : Qui enim peccat venialiter ex genere ,
prætermittit aliquem ordinem ; ex hoc ,
quod confuevit voluntatem ſuam in minori
bus debito, ordini non fubiicere ; difponitur
ad hoc , quod etiam voluntatem ſuam non
ſubijciat ordini ultimi finis , eligendo id ,
quod eft peccatum mortale ex genere . Coſa .
molto prima detta ſommariamente anche
da S . Gregorio il Magno ( lib . 10 , moral.
cap . 14 . ) : Cum perlevia deli& ta deflectimus ,
ufu cunéta levigante , non timemus poftea gran
viora committere .
Finalmente il terzo capo , per cui, chi fa .
cilmente cade ne'veniali , è in gran perico
lo di peccar mortalmente , ſi fonda fulla di.
Itribuzione degli ajuti, che dalla Provvidenza.
s'impartiſcono , i quali giuſtamente vengono
foipefi all anima , facile: a . peccar venial.
mente ; non già che le vengano ſafpefi
quelli , ſenza i quali non può ella vincere le
tentazioni , e rigettare il peccato ; conce
dendoſi quefti ( fecondo la dottrina più co
mune , e , per quanto a me pare , più fon .
data ) a tutti gli adulti , finché vive in effe
l'obbligazione alla legge ; ma le vengono
184 . Quinto Giorno
da Dio ſoſpeſi quelli , co' quali effettiva.
mente ſi combatte , fi reſiſte , e fi vince .
Il. che acciò meglio s' intenda , rifletterò
come queſti ajuti, li quali danno, per cost
dire , la palma in mano , alcuni apparten
gono alla Immaginativa umana , la quale
benchè facoltà fenfitiva , ha tuttavia una
grand'efficacia a far piegare l'affetto o al be .
ne , o al male , ſecondo ch 'ella è bene , o
mal regolata . Ora queſti ajuti o grazie riem
pionla di pie e divote immagini , e di fan
ti fantaſmi ; onde giugnendo poi le imma
gini di altri oggetti feduttori , e trovando
queſte , dirò cosi , occúpato fiffamente il
luogo dalle immagini ſante ; appena giun
te alla porta , o non entrano , o toſto dif
cacciate da 'pii fantaſmi, non laſciano im
preſſioni di forz 'alcuna i Altri ajuti appar
tengono all'Intelletto umano , faccendogli
ben penetrare la gravezza dell' ingiuria ,
che il peccato rec'a Dio ; il gran danno ch '
egli è , . rimanere privato della tua grazia
e della ſua figliuolanza ; l' averlo capitale
nemico ; il tremendo pericolo di eternamen
te dannarſi ; il gran merito che Dio ha di
effere ubbidito, ſervito , ed amato dalle u
mane creature , per tanti e si ammirabili
titoli ; e ſimili altre verità , dalle quali ben
perſuaſo , econvinto , giudica degno di ogni
deteſtazione ed abbominazione il peccato ,
ch ' egli ſempre ſotto tale orrendo aſpetto
concepiſce : ora da tutti queſti lumi rinfor
zata la mente , faciliſimo le è il diſcuopri
re gl' inganni , da' quali fia deluſa a giu
dicar il male per cola buona Altri ajuti ,
appartengono alla volontà medeſima , ren
dendola inclinata verſo la Divina Bon
tà , pronta a ſoggettariele in tutto ciò , che
concerne il ſuo compiacimento , con una
certa divina unzione , ch ' è più agevole a "
fpe
degli Eſercizi : 185
ſperimentarfi , che a baſtevolmente ſpiegar
fi ; la quale defta nella volontà ſteſſa cert"
impeti affettuoſi di amar Dio fino all'ulti
mo respiro , di prezzar più il grado infimo
tra' ſuoivaſalli , che i Troni tutti di queſto
mondo ingannatore ; di avere più fete di
una ſola filla de'ſuoi divini liquori , che
di tutte le tazze gemmate di Babilonia ; di
ſtimarſi più felice , ſtando a piè del Croci
fiffo piagnendo , che di federe ne'tabernacoli
più ſublimi de'peccatori ; di non aver pre
mura maggiore di quella , ch 'è di aſſicurarfi
al poſfibile la ſalvezza eterua : da queſti ,
ed altri fomiglianti affetti alimentata la
volontà , eccola divenuta di bronzo agli
arti degli oggetti mondani ; inſuperabile
agli aſfalti delle tentazioni , infleffibile agli
allettamenti de'ſenſi . Da tutti queſti preſidj
munita l'anima, e nella ſua Immaginativa ,
e nel ſuo Intelletto , e nella ſua volontà ,
ben vedete anche voi , mio caro fratello , com '
ella è moralmente ſicura di ſempre vincere ,
finchè giugn 'alla corolla eterna preparata da
Dio a cotali vittorte .
Ora di queſte grazie ſpeziali , e che fan
no effettivamente allontanare dall'anima il
peccato mortale , s'ella ne venga , . pe 'ſuoide
meriti , privata , non riman ' effà manifefta
mente eſpoſta a precipitarenella colpa non
tale ? ... Chi può dubitarne? Seguitemicon
attenzione . Sappiate , mio fratello , che
queſte grazie ſpeziali a niun giuſto fono
dovute ; perchè fe a ' giuſti foſſero dovute ,
aconſeguenza
tutti eſhiellegiuſto
concederebbonfi , nè mai per
alcuno caderebbe dallo
Atato della giuſtizia ; il che la fperienza
manifefta , non eſer vero . Sappiate, chene
tampoco ſi poſſono dette grazie meritare de
condigno , vale a dire con merito propia
mente tale ; perocchè fe con queſto meri.
to
186 Quinto Giorno
to poteſſero meritarſi , potrebbeſi meritare
anche la Finale Perfeveranza , com 'è mani
fefto ; la quale per altro è articolo di fe
de, che' col detto mérito non ſi può me
ritare : ( Concil. Trid. sept. 6 . cap. 13. )
nulla di meno dette grazie poſſono meri
tarſi con una forta di merito , che non è
propiamente tale , ma in ſenſo impropio ,
detto dalla Teologia merito de congruo ,
vale a dire , per certa tal quale convenien
za e congruità , fondata nell' amore che
Dio port' all' anima giuſta , come a ſua fi
gliuol'adottiva , ed amica ; e nelle ferventi
maniere , colle quali egli è da queſta ſervi.
to , ed ubbidito , e le dette grazie da efla
gli fono inftantemente chieſte .
Veniam 'ora alle ſtrette di queſto diſcorſo ;
che dee per certo , perchè tutto appoggiato
alla fede , atterrire l'anima facile ai pecca
ti veniali . Se dunque ſenza le dette grazie
ed i detti ajuti non ſi tien 'effettivamente
lontano il peccato mortale : ſe queſte gra
zie ed ajuti non ſono ad alcuno dovuti ;
nè poſſono meritarſi de condigno , ma al più
ſolamente de congruo ; farà ella coſa con
grua e convenevole , che da Dio ſi conceda
no a quell' anima , cui poco o nulla pre
me di commettere frequentemente colpe ve
niali , di frequentemente diſguſtarlo , di far
gli con frequenza e deliberatamente queſte
picciole offeſe ? . . . Sarà ella congruenza , che
il Re conceda favori fpeziali , a niuno do
vuti , e che da niuno poſſono condegna
mente meritarſi , a quel Corriggiano , il
quale frequentemente fa azioni , ch ' ei fa ,
recar diſguſto , diſpiacere , , ed offefa , ben
chè non maſſima, ad eſſo ſuo Sovrano ? . . .
Anzi farà , direte voi , e direte bene, anzi
ſarà cofa molto convenevole , che glieli ne.
ghi , quantunque foſſe per eſcirſenedi Cor
te .
i degli Eſercizi. 187
te , Or' allo ſteſſo modo farà coſa convenec
voliffima , fratel mio , che la Maeſtà Dis
vina , a chi la diſgufta e l'offende colle dette
colpe frequenti , non conceda le ſpiegate gra
zie . E poi, queſte non concedute , che ne
ſeguirà ? . . . Ne ſeguirà , che l' anima , ri
manendoſi privata giuſtamente delle mede
fime , rimanga eſpoſta alle impreſſioni di
lettevoli nella fantaſia ; agl' inganni nell'
intelletto ; alle ſeduzioni nella volontà ; e
che , abuſando degli ajuti baftevoli a refi
ftere effettivamente non reſiſta , ceda , e
precipiti miſeramente nella colpa mortale .
Qua per appunto vanno a parare quelle
predizioni firali della Parola di Dio , st
allegoriche , come letterali : le allegoriche:
Luxitque antemurale , au murus pariter dilli
patus eft , ( thren . Jer , cap. 2 . ) : Qui dif
fidat fepom , mordebit eum coluber , ( Eccl.
10. ) . Capite nobis vulpes parvulas , que
demoliuntur vineas ( Cantic.2. ) . Le lette
rali : Apprehendite difciplinam , ne quando
irafcatur Dominus , ac pereatis de via ju
ſta ; ( Pfalm . 2. ) . Qui (pernit modicu , pau
Tatim decidet , ( Eccl. 19. ) . Qui in modico
iniquus eft , ca in majori iniquus eft , ( Luc,
16 . ) ; e ſimili altre . Ditemi, caro fratel
lo , puoſs 'immaginar effetto più pernizioſo
del peccato veniale frequente deliberato",
di quel che ſia , l' eſporre l' anima a per
dere la grazia , e a divenire nemica di
Dio ? . . . !
- Finalmente voglio concedervi ciò , che
non è vero , vale a dire , che a taluno av
venga , che la frequenza del peccar venial
mente non ſia per condurlo alla caduta ne?
mortali ; potrà egli perciò ſottrarſi dalle
pene terribili , che ai veniali ſono prepa
rate nel Purgatorio ; fe pur egli non ne
prevenga la compiuta ſoddisfazione in que
fta <
288 Quinto Giorno
fta vita , con penitenze ſevere ? Si , ho det
to con penitenze ſevere ; imperciocchè ſapo
piamodalla Parola di Dio i gaſtighi orribili ,
da eſſo mandati in queſta vita per colpe ve
niali d'irriverenze leggiere alle coſe ſacre ,
di curioſità vane, di picciola diffidenza , di
vanagloria , e ſimili altre . Mose per una
leggiera diffidenza di far ſcaturire acque al
la percoſſa della pietra colla ſua verga , fu
privato dell'ingreſo nella terra di promif
fione . ( Num . 20 . ) : La molgie di Lot , per
una leggiera curioſità , perdette la vita
( Genef. 19. ) : Oza , per avere men riveren
temente ſoſtenuta l’Arca , che precipitava
dal carro , fu percoſſo da repentino fulmine ,
e reſtò ucciſo : ( 2 . Reg . 6 . ) Cinquanta
mille trecento ſeſſanta Betſamiti , per aver
mirata la ſteſs 'Arca con curioſità alquanto
irriverente , rimaſero privati di vita , ( 2.
Reg. 6 . ) . Davide , fatta la raſſegna del ſuo
eſercito , e rilevato il gran numero de'com
battenti , ſe ne compiacque ſoverchiamen
te ; per il che fu punito colla peſte , che gli
ucciſe fettantamille de'ſuoiſudditi, ( 2.Reg.
24 . ) . Or fe , per queſti peccati veniali ,
Dio , che ſempre opera giuſtamente , e pu
niſce meno del demerito , mandò gaftight
sl orribili ; non ho io ragione di dire , che
per eſpiarli condegnamente in queſta vita ,
ricchieganſi penitenze ſevere ? . . .
Nulla di meno tutte le penitenze , volon
tariamente aſſunte in queſta vita da tutt' ;
penitenti , da che cominciò il mondo fino
all'ora pretente , che hanno a fare colle pene
del Purgatorio , e con quel fuoco , miniſtro
della giuſtizia di Dio , da eſſo preparato per
la eſpiazione de'peccativeniali ? Egli è tor
mento si grande, dice S.Agoſtino ( in Pfalm .
37 . in principio ) , ch ' eccede nell' affliggere
tutto quello , che può patirſi di penoſo in
que
degli Eſercizi. 189
questa vita . Quamvis falvi per ignem ; gra
vior tamen erit ille ignis , quam quidquid
poteft homo pati in hac vita : E pure , ſa
pete voi , foggiugne il Santo a' ſuoi aſcolta
tori, ſapete voi quanti ſupplizj abbiano pa .
titi i delinquenti per ſentenza de'Magiſtrati,
e quanti altri poſſano patirne : Et noftis
quanta hic palli ſunt mali , e poſſunt pati:
e già ſappiamo quanti ne patirono , e quanti
ancora poſlano patirne gli ſcellerati , ed an
che i buoni : concioſtiaché quai tormenti
non hanno patiti per vigore delle umane
leggi , i malefici, i ladri , gli adulteri, gli
ſcellerati, i facrileghi? Quai tormenti non
han patiti i Martiri , per la confeſſione del
nome di Criſto ? Et tamen tanta palſi funt,
quanta potuerunt pati di boni . Quid enim
quiſque maleficus, fatro , adulter , fceleratus ,
facrilegus pertulii legibus ? Quid non pertu
lit Martyr' in confeſſione Chrifti ? . . . : Con
tutto ciò , ſegu ’egli , molto più facili da pa
tirſi ſono tutti queſti tormenti , che il fuo
co del Purgatorio : Ita ergo , quæ hic ſunt
mala , multo faciliora funt . E pure , con
chiude il Santo , vedete come ubbidiſcono
gli uomini ad altri uomini , per non logo
giacere a queſti patimenti , dati dagli uo
mini: quanto dunquemeglio farà , Teleguire
quanto comanda Dio , per non ſoggiacere a '
tormenti tanto più atroci del Purgatorio ?
Et tamen videte , quemadmodum , ea homi
nes pe patiantur, quidquid julleris , faciunt :
quanto melius faciunt, quod jubet Deus , ne
illa graviora patiantur . Con queſte parole
ha :S. Agoſtino conchiuſa la preſente lezio
ne; dicendo , che ſe proccuriamo con tanta
ſollecitudine , di non renderci rei de'fuppli
zj , che in queſta vita ſi danno da'Giudici
umani ; fede , e ragione ben vorranno , che
altrettanta ſe ne uſi , per tenerci lontani
da
190 Quinto Giorno.
da quelle colpe , alle quali ſta preparato il
fuoco del Purgatorio , di lunga mano ece
cedente , nel tormentare , tutto quello , che
fi pati da’malfattori , e da Martiri in que
Ha vita .
MEDITAZIONE
- Pel dopo pranzo del quinto giorno

i
Sul far Orazione. .
PRIMO PUNTO .
COtto il nome di Orazione , qui propia
> mente s' intende l' umile dimanda , a
Dio espoſta , delle coſe che ci abbiſognano ,
ma ſlimamente per l'anima: e però S. Gio
van Damaſceno , ſeguito da S. Tommaſo ,
la definiſce : Petitio decentium a Deo , ( 4.
Sen . d . 15 . qu . 4 . a 1. qu . 1. ) . Tra tutte le
coſe neceſſarie ad un adulto battezzato , per -
menar la vita criſtianamente , ed in conie .
guenza per ſalvarſi , riconoſce lo ſteſſo S. Tom
maſo la Orazione : Inter omnia neceſaria ad
vitam chriſtianam , præcipua eft oratio : ( Leet.
1. ſup . ep. ad Timot. cap. 2. ) : ed altrove :
Poſt Baptiſmum , necellaria eft homini jugis
oratio , ad, hoc ut cælum introeat. ( 3 .p. qu .
39 . art. 3. A
Queſta neceſſità dell'Orazione vienci ma
nifeſtata dalla parola di Dio in molti e mol
ti luoghi , ne'quali c'inculca la frequenza ,
anzi la continuazione ed affiduità della me
deſima . Non impediaris , orare femper :
( eccl . 18. ;) . Oportet ſemper vrare , ou non
deficere ( Luc. 18. ) Vigilate , omni tempo
re grantes , ut digni habeamini fugere iſta
omnia ( Lúc.21.) : Orationi inſtantes. (Rom .
- 12. ) Sine intermifion; orate ( 2 . Tim ., 5. ) .
Da
degli Eſercizj . 191
Da tutti queſti paſſi deduceſi manifeftamen
te la neceſſità , che ognuno ha di pregare
per l'anima ſuą , e la frequenza con cui dee
ciò praticare , Ed anche la ragione, fonda
ta ſu la fede, cel dimoſtra : mercecchè, ſen
do da queſta aſſicurati , come, ſenza il di
vino ſoccorſo , non poſſiamo fare un mi
nimo paſlo nella via della ſalute ; Sine me
nihil poteftis facere ( Joan . 15 . ) , nè tam
poco invocare convenevolmente il fanto no .
me di Gesti : Nemo poteft dicere Dominus Je
fus , niſi in Spiritu Sancto ( 1 . Cor . 12 . ) ;
ne ſegue , come illazion'evidente , la neceſ
lità , che abbiamo de' divini ajuti , che ci
faccian ' operare :; i quali ei vuole , che ſian
gli dimandati , ſiccome faſſi in tante Col
lette dalla Santa Madre Chieſa giornalmen
te ripetute .
S . Tommaſo poi, ſpiegando quel ſemper ,
detto da Criſto , e dallo Spirito Santo ; e
quel line intermiſſione , detto da S. Paolo ,
inſegna , doverſi diſtinguere nella Orazione la
çagione , che c'induce a farla , e la Orazio
ne medeſimą: queſta , dice il Santo , chiara
coſa è , che non sempre può farſi , doven
do ciaſcun fedele fare molte altre azioni , ri,
chieſte dal propio ſtato ; la cagione poi ,
che c'induce a far Orazione , ella può eſlere
continuata ; la qual cagione, ſendo il deſi
derio di ottenere alcuna grazia per ſervire
a Dio , e giovare all'anima noftra ; queſto
deſiderio può eſere continuato o attualmen
te , o virtualmente ; rimanendo egli virtual
mente nelle altre azioni oneſte , che alla
divina gloria , ed al bene dell' anima no
ftra dirizziamo: Et fecundum hoc , conchiu
de S . Tommaſo ( 2 . qu . 83 . a 14 . ) oratio de
bet elle continua .
Soggiugne poi il modo di ſupplire alla
continuazione del pregare , indicato da S.
Ago
192 Quinto Giorno
Agoſtino ( in epift. 130, n. 20. ) , ed è , di
replicare ſovente delle brevi ed affettuoſe
preghiere , ſcoccate a guiſa didardi , e per
cið dette giaculatorie , colle quali tienſi ac
ceſo il detto defiderio , accið non s' intie
pidiſca per la interruzione del pregare , a
fine di attendere ad altre neceſarie occu
pazioni: Dicuntur fratres in Ægypto crebras
quidem habere orationes , fed eas tamen bre- .
viſſimas , raptim quodammodo jaculatas ,
illa vigilantia erepta , quce oranti plurimum
neceſſaria eft , per productiores moras eva
nefcat , atque bebetetur intentio . Dunque
fuori delle occupazioni ed azioni, per ne
ceflità e vera convenienza richieſte dal pro
pio ſtato , deefi pregare : ed interrompen
doſi per giuſto motivo l'Orazione, deeſiman
tenere acceſo il deſiderio , e viva l' inten
zione , che c' induſle a farla , col replicare
frequenti e brevi Orazioni giaculatorie , che
la detta intenzione mantengano ſempre in
effere ,
Or ſe cosi dee fare ogni criſtiano , che
ſeriamente brami da Dio alcuna grazia
per l'anima fua , quanto più dovrà cos) far
un Religioſo , il di cui unico ſcopo ed im
piego dev' eſſere il perfezionarla ? . : . . 0
quanto temo , fratello mio , che abbiamo
di che confonderci , fe eſamineremo il ri
partimento del tempo , da noi impiegato ! ...
Ponham noi dire , d ' intendere la eftrema
neceflità che vi è dell' orazione per religio
famente vivere , mentre tanto poco deltem
po , da noi conſumato , s'impiega nellame
deſima ? .. . . Quante giornate avviene , ch '
eccettuate le ore canoniche , ed anch ' effe
borbottate e mal dette , poca o niun' altra
preghiera abbiamo a Dio offerta ? . . . Quan
te volte non laſciamo noi le altre preghiere ,
o per regola , 0 per pia conſuetudine , da
gli
degli Eſercizi. 193
gli altri confratelli praticate ? . . . . Direte
forſe : impiego il rimanente in atti buoni di
ftudj, di aniſtere alle neceſſità o ſpirituali ,
o temporali de'proſſimi. Bene ; ma e quel
le ore , che conſumate in iftudj, che palcen
do la voſtra curioſità , ad altro non ſervo
no , che a riempiervi di vanità ? . . . Quelle
che conſumate in ciarle ozioſe , in racconti
burlevoli , e ſovente in mormorazioni? .. . .
Quelle che abuſate fuori del chioſtro in di
porti ſuperflui, ed in girate ſuggeritevi dalle
voſtre apprenſioni? . . . Queſte azioni non
ſono già della fatta che mi dite . E poi ,
molte di quelle che aſſerite uniformi al
voſtro Iſtituto , non potete voi forſe ridur
le ad altri tempi , per non perdere le ore
delle preghiere comuni? . .. In ſomma , l'
ordine della carità richiede , che prima
badiate al profitto voſtro ſpirituale , per lo
quale è indiſpenſabile il pregare ; e poi a
quello degli altri.
Soggiungo : quando mancate alle Orazioni
comuni , per que’motivi che vi pajon giu
fti , fupplite voi alle medeſime in altro tem
po ? . . . ſupplite , ſe non in altra guiſa , al
meno coll'accennato ufo di affettuoſe giacui.
latorie verſo Dio , teftimonj della voſtra fin
cera brama , di eſſere all' Orazione cogli al
tri ? . . . Non è egli vero , che nè ſupplite in
altri tempi , nè uſate giaculatoria alcuna ,
e che anzi nemmeno vi paſſano queſte idee
per la mente ? .. . . E con queſta poca pre
mura di pregare per l'anima voſtra , penſa
te di ricevere le grazie , acciò non cada ,
ed acciò ſi ſalvi? . . . Vingannate a parti
to , dice S. Agoſtino : ( in Pſalm . 102 . num .
10. ) Dio , dic'egli , Dio vuol bens) dare ;
ma non dà , ſe non a chi gli dimanda ; per
non dare , a chi non conoſce di aver rice
yuto : Deus vult dare, ſed 1 non dat , niſi pe
tenti ;
· 194 Quinto Giorno
tenti; ne, detnon capienti. Riformatevidan.
que ſovra un punto tanto neceſſario : e fta
bilite di uſare ognidiligenza , per eſſere alle
preghiere tutte della voſtra Comunità : e di
ſupplire , ſe per neceſſità vi mancaſte : e
di fare giornalmente tutte le altre , che
ogni buon fedele aver ſuole , prefiſſe dalla
privata ſua divazione ,
SECONDO PUNTO
I Gli non è men neceſſario alla ſalvezza
I . deil'anima il far orazione , di quel che
lo ſia il farla bene , e colle dovute circo
ſtanze : mercecchè l'orazionemalamente fat
· ta , in vece di eſſere quell'atto di religione
tanto neceſſario ed utile , diventa un pec
cato , e rende quello , che cosi lą fa , de-
gno di non ener' eſaudito , ma caſtigato ,
Come facciali malamente , penſo che ad o
gnuno ſia noto ; perocchè ciò avviene , o
per difetto della dovut'attenzione, riveren
za , ed integrità ; la mancanza delle quali
baſtevolmente avvertita , rende l' orazione
ſia puramente mentale , ſia vocale , reſpet
tivamente peccaminoſa ,
Quattro circoſtanze aſſegnanſi da S . Tom
maſo ( 2.2 . qu . 83. a . 15,) all' orazione, ac
ciò ellą ſia atto buono , ed efficace per ot.
tenere , lo che ſi chiede ; una riſguarda la
perſona , un 'altra la materia , e due riſguar
dano il modo . La circoſtanza , o condizio
ne , che riſguarda la perſona orante , conſi
fte , ch 'ella preghi per ſe : il che s'intende ,
non già che ſia vietato di pregare per al
tri , ſend'egli un atto di carità verſo il prof
fimo ; ma s'intendę , che ſiccome Dio ſi è
impegnato di eſaudirci , pregando per noi
medeſimi colle maniere , che ora ſoggiu ,
gneremo ; onde diſſe replicatamente nelVan.
gelo ;
degli Eſercizi. 195
gelo : dabit vobis : fiet vobis : evenient vo
bis & c. cosi non ſi è impegnato di ſempr'
eſaudirci , quando preghiamo per altri ; e
però queſta condizione , che riſguarda l' o
rante , richiedeſi per rapporto alla ſicu
rezza di effer eſaudito , unita che ſia alle
altre condizioni , che ora diranſi ; fendo
per altro coſa molto commendabile il pre
gare anche per il proflimo ; già raccoman
data in molti luoghi della Sacra Scrittura ,
quantunque non con quella ſicurezza di eſſe
re eſauditi , come quando preghiamo per
noi medeſimi . Acció dunqne ſlavi queſta
ſicurezza , la perſona ori prima per ſe me
defima . La ſeconda condizione in rappor
to , alla materia o coſa , per cui ella prega ,
è , che chieggá coſe neceſſarie alla propia
falvezza , cioè la grazia di non più pecca
re ; di vincere le tentazioni; di acquiſtare
quella virtù ; di perſeverare in iftato di
grazia , e ſimili altre core . La terza con
dizione, è in rapporto al modo di pregare;
e conſiſte , che preghi Piamente , cioè con
attenzione della mente o alla coſa che chie.
de , o a Dio , cui chiede , o alle parole che
dice colla bocca , o colla fola mente ; e
pregando colla dovuta riverenza , umiltà ,
e confidenza nella infinita poſſanza e miſe
ricordia di Dio , e ne meriti infiniti di
Criſto : tutto ciò s'intende in quel Piamen
te · La quarta condizione parimente ril
guarda il modo di orare , e conſiſte in pre
gare Perſeverantemente , cioè , non perchè
ſia neceffario trattenerci più ore alla fila ,
no ; maſignifica , che non dobbiamo tediar
ci di replicare le noſtre iſtanze ; cioè ripe
tendole , e rinnovandole ; cosi proſeguen
do , finchè ſiamo efauditi ; perocchè lendo
impegnato Dio di eſaudirci, non ha a que
fta eſaudizione prefiſſo il tempo . Qualora
I 2 dun
196 Quinto Giorno
dunque la preghiera , o vocale , o mene
tale , è accompagnata da queſte quattro con
dizioni , ell'è ſempreſaudita dice l’Angeli
co : Ponuntur quatuor conditiones , quibus
concurrentibus, ſemper aliquis impetrat , quod
petit : ut ſcilicet pro fe petat ; neceſaria ad
ſalutem , pie , doo perſeveranter .
Chiamiam ' ora all' eſame le nostre pre
ghiere , mio caro fratello , e mettiamole
rimpetto alle ſpiegate condizioni ; per poi
dedurre, quanto giuſtamente mai non dia
mo del capo innanzi intorno al noſtro pro
fitto . E quanto alle prime due , di pre
gare per noi medeſimi, e di chiedere coſe
ſpettanti alla ſalvezza , penſo non ſiavi che di
re : onde paſſiamo alla terza , ch 'è di pre
gare con Pietà Pie : che ne dite ?. .. Ella è
nota al noſtro buon Dio , la ſofferenza ch '
ei con noi uſa a tante diftrazioni , ezian .
dio avvertite , nelle preghiere non obbli
gate ; alle grandi negligenze nello attende
re a quelle di obbligo ; alle irriverenze ,
che commettiamo, alle incompoſtezze , alle
male creanze , e alle incivili maniere , le
quali non ſi praticherebbon da noi per cer
to con alcuna perſona di qualche riguardo ;
alla poca umiltà di ſpirito , alla poca fpe
ranza , e forſe alla molta preſunzione , con
cui le accompagniamo ; talchè le noſtrebor
bottate , maſticate , e malamente fatte pre
ghiere ſono la conſueta materia delle noſtre
confeſſioni, come di peccati realmente com .
meſli . . . E preghiere , per ilpiù in tale gui.
ſa fatte , potranno muovere Dio ad eſau
dirci ? . . . Lo coſtrigneranno bensì a caſti
garci , o in queſta , o nell' altra vita , ma
non già a concederci, lo che gli chiediamo .
E ci maraviglieremo , che dopo anni , 'ed
annidi cotali preghiere , in luogo diapprofit
tare , diamo a dietro ? . ..
Efa .
degli Eſercizi. 197
| Braminiamo il Perſeveranter ; il quale ben
chè vi foſſe , nulla contribuirebbe , ad av
valorare preghiere della fatta accennata .
Tuttavia anche ſul punto di perſeverare
nella ſteſſa dimanda , quanta inſtabilità ? . .
Oggi ſi chiede una coſa , dimani un' altra :
paſſato poi il breve tempo dell 'orazione ,
non vi ſi penſa più ; mentre dovrebbonſi
replicare fra il giorno , e fuori dell'orazio
ne , le ſuppliche , colle ſovraccennate gia
culatorie ; colle quali , fervidamente e ſpeſſo
ripetute , rendeſi virtualmente perſeverante
Ja fupplica eſpoſta , eziandio tutto il gior
no : manoi , partiti dall' orazione , non più
ci rammentiamo della ſupplica fatta ; indi
zio evidente della poca premura di conſe
guire : premura per altro , che , con poco pia
cere diDio , ſi ha poi per ottenere coſe tem
porali , ſanità , gradi, carichi , e che ſo io ;
e che coſtrigne la Divina Maeſtà a negarci e
le une , e le altre ; e le ſpirituali , e le tem
porali . Cosi diportandoci , nulla ſi conchiu
de , e valli di male in peggio . Riſolvete di
ritormarvi fovra un punto , cui fi appoggia
l'effettuare l'eterna noſtra ſalvezza .
LEZIONE
Pe 'l dopo pranzo del quinto giorno
Su tre inganni di alcuni Religiofi, di non ri
putare .perniziofa quella inoſſervanza , che
comunemente ſi pratica : di riputare pe
Jante , la vita virtuofa : e di laſciarla per
umana ſuggezione .
n V uanto grande ſia la forza dell' eſempio
cattivo , abbiamo proccurato di di
moſtrarlo nella ſeconda lezione di jeri
quarto giorno ; la qual forza certa coſa è
I 3 che
198 Quinto Giorno
che tanto più creſca , quanto l' eſempio è
più autorizzato dalle qualità di chi lo dà ;
e che più ancora detta forza , fi aumenti ,
quanto maggior è il numero de' traſgreffori
autorevoli . Quindi è , che da non pochi
Religiofi formiſi una perſuaſione , che non
fia cofa illecita , feguire un modo di vive
re , praticato da tanti , e , non di rado ,
autorevoli ; de'quali deefi credere , che non
vogliano così alla balorda avventurare la
loro ſalvezza ; affuefaccendoſi ad un metodo
di vita , che ſia illecito : onde ai rimordia
menti della loro coſcienza riſponder foglio .
no : fanno così tanti e tanti , che ne fanno
più di me ; potrd dunque farlo anch 'io .
lo mi fo in prim ' a riflettere , mio caro
fratello , come in ogni Provincia Regolare , c
e ' fovente anche in ogni Convento , che fią
di qualche numeroſità , la Providenza Divi
na mantiene de'Religioſi , che vivano efattaa -
mente alla norma de' voti fatti , e delle
Regale profeſſate ; e ciò per appunto , affin
che niun religioſo poſſa ſcufarſi , di non
avere avuto ſotto gli occhj eſemplari viven
ti , da 'quali apprendere , e rimanere anima ,
to , a vivere ſecondo le ordinazioni del
facro Inſtituto : E s'ella è così, come per il
più la ſperienza dimoſtra ; perchè poi laſciarfi
piuttoſto muovere dall' eſempio cattivo de'
trafgreſſori , che dal buono degli eſatti e
puntuali ?
Nulla di meno io voglio ſupporvi , mio
fratello , tra i più sfortunati, a quali man
chino queſti eſemplari viventi , onde cam
piate in un luogo popolato da ſoli traf
greffori ; riputerete perciò , che non ſia in
gannevole la perſuaſione accennata , cioè che
anche a voi lecito divenga di vivere traſe
greffore? O quanto sbagliate ! Potete voine
garmi, che anche la voſtra Religione abbia
avuti
degli Eſercizi . : 199
avuti degli uomini illuſtri nella pietà , vir
tù , e fantità , come ne vantano tutte le
altre ? no certamente ; avend'ogni Inſtituto
Regolare , dalla Chieſa approvato , avuti
degli uomini inſigni , i quali , appunto per
la loro fanta ed oſſervante vita , induſfero
i SommiPontefici, ad approvarne la fonda
zione . Potete in oltre negare , che la vita
da eſſi menata , ſia molto diverſa da quel
la , che ſi conduce da que'tali , che vi ſiete
prefi per argomenti , da giuſtificare le vo
Itre traſgreffioni? nemmeno per certo , fen
do troppo manifeſta la diſcordanza : dunque
perchè non proporvi quelli per eſemplari ,
traſcorrendo i traſgreſſori ? Ne penſo ſiate
per dirmi, di non ſapere quali ſieno le vo - -
Itre obbligazioni, e quale vira da i primi
voſtri fondatori ſi menafle ; cioncioſliaché
queſta riſpoſta , indegna di qualſifia Religio
lo , vi convincerebbe reo di un' ignoranza
colpevole , perchè di coſe , che fiete obbli
gato a ſapere , come allo ſtato voſtro eſſen
ziali. Preſuppoſto dunque che ſianvi note ;
eccovi diſcoperto a luce chiara l' inganno
della voſtra perſuaſione ; imperocchè fe il
vivere , che ſi mena da quelli , il di cui
eſempio avete preſo per regola , è dritta
mente opposto e affatto diverſo o in tutto ,
o per la gran parte , da quello de'voftri In
ftitutori , e degli uomini illuſtri nella Rego
larità ; forza è il dire , che vi ſiate appi
gliato ad una regola ingannevole , falfa , e
feduttrice ; è che perciò non ſiate ſicuro in
coſcienza .
Udite come parli Dio in Geremia , ed or
ſervate ſe le ſue parole non ſembrino di.
rizzate a voi, ed a'Religioſi ingannati dalla
medeſima perſuaſione : Badate bene , dice il
Signore , alle vie che camminate : inveſtigate
ed informatevi , quali fieno ſtate le ſtrade
I 4 -bat .
200. Quinto Giorno
battute da'voſtri progenitori , accið rilevia -,
te quale ſia la ſtrada legittima ; ed in efſa
camminate anche voi; acciò le anime vo
ftre non foggiacciano a detrimento : riſpor
fero : noi non vicammineremo : perciò pro
tėſta il Signore : ecco ch 'io ſcaricherò rovi
ne ſovra tali perſone : e periranno i padri,
inſieme co'figliuoli , che ſeguono le loro pe
date . Udite l'oracolo : Hec dicit Dominus :
State ſuper vias veſtras ; de videte , deinter
rogate de ſemitis antiquis , que fit via bo
na ; & e ambulate in ea ; on invenietis refiim
gerium animabus veftris : dixerunt : non
ambulabimus ... Propterea hæc dicit Domi
nus : ecce ego dabo in populum iftum ruinas ,
o corruent in eis Patres , 0 Filii fimul .
( Jerem . cap . 6 . ) Queſte parole di Dio non proiden
vanno a colpire drittamente quel linguaggio
ulitato : Io vivo , come ho trovato : quello
che ſi abbia fatto anticamente , non ſi fa
più : ho ſotto gli occhj. l'eſempio di perſo
ne autorevoli : eſli ali certo non vogliono
perire ; dunque nemmen io perirò , ſeguen -.
do le orme de' miei maggiori viventi . Die
te , fratello amatiſſimo , queſti ſentimenti,
non ſono eſſi que'medeſimi, rigetrati, emi.
nacciati dall'Oracolo divino , ch ' ora vi ho
addotto ? . . .
Ma quanti ſecoli prima del profferimento
del riferit'oracolo , non ſi è eſpreſſo lo ſter
fo Dio nel Deuteronomio a Mosè ( cap.23. )
fu tale propoſito ? ben conſapevole , come
queſto era per eſſere lo ſcudo , uſato da'trara
greffori delle fante leggi ; cioè l' opporre "
eſempio di molti, ed il ſentimento anchedi
moltiſſimi, che fanno diverſamente da ciò ,
che inculcano le leggi medeſime : Non les
guire , dice Dio , non ſeguire la moltitudi
ne nell'operar male ; ne , trattandoſi di de
finire , tu deiacquietarti al giudizio dimol.
tiflia
degli Eſercizj. 20T
tiffimi, per deviare dalla verità : Non ſeque
ris turbam ad faciendum malum ; nec in ju
dicio , plurimorum acquiefces ſententie, ut a
vero devies . Potea Dio eſprimerſi più chia
ramente ? ... Or io vi dimando , non ſitratta
ora di giudicare e ſtabilire ſe la vita , che
menate , fa ella , o no da proſeguirfi ? cosi
è : quella che , in voſtra difeſa , opponete ,
menata da tanti altri , è ella ſecondo le
leggi dell' Iſtituto , o no ? s' ella è confor
me , feguitela pure coſtantemente ; le poi
ella non è tale , e tuttavia , perchè uſata
da moltiſſimi , eleggete ſeguirla , non è
egli il plurimorum acquieſcere ſententie , ut
a vero devies ? . . . . dunque , come potrete
rendervi ſcuſabile preſſo Dio , da cuivi èciò
chiaramente vierato ? . . .
Il divieto divino , direte voi , colla lin
gua forſe dei voſtri inoſſervanti eſemplari ,
deeſi intendere ſovr'azioni , che ſieno pecca
minoſe , e non ſovra omiſſioni , che non
obbligano a peccato , come ſono quelle con
tro le regole , che a peccato non obbliga
no . In prima io vi riſpondo , che molte
delle traſgreffioni da voi imitate toccano il
voto principalmente della povertà , intorno
al ritenere molte fuperfluità , e ad uſare
coſe prezioſe d ' argento ec. per le quali , co
me dimoſtrai nella lezione ſeconda nel ſeu
condo giorno , non vi è licenza , che poſſa
legittimarle : e queſte ſi accoppiano ſempre
a peccato più , o meno grave , o leggiero .
Riſpondo in ſecondo luogo , come accennai
anche altrove , che il difpregio di qualun
que regola , benchè delle più picciole , è
tempre peccato grave, comeinſegna S. Tom
maio , il che ſi avvera non ſolo dello ſprez
zo eſpreſſo e formale , ma ancora dello im .
plicito e virtuale , fécondo S. Tommaſo ,
ſeguito da tutti Teologi ; e che il contraf
I 5 ſegno
202 Quinto Giorno
fegno più manifeſto dell'implicito e virtua
1egreflione
non meglio appare., quanto nella traf
abituale di una o molte regole ,
ſovente delle più rimarchevoli ; di forte che
chi le traſgrediſce , ciò faccia in ogni tem
po con tale franchezza , facilità , ed uſo ,
che nè tampoco più ſi ricordi , o avverta
di operare contro le regole , come ſe per effo
non vi foffero ; con una inavvertenza . ge
nerata dalla moltiplicità degli atti contra
rj, e dall' abito vizioſo , la quale fecondo
S. Tommaſo non ſolo non ifminuiſce la
trafgreſſione, mà l'accreſce : or ſe la voſtra
imitazione delle altrui irregolarità fofle a
queſto grado , non potreſte più dire , di ef
fere immune dalla coipa teologica nelle voſtre
trafgreſſioni;madoyreſteanzi temere pruden
temente di eſſervimortalmente incorſo ; on
de l'acquiefcere fententiæ plurimorum , ezian
dio nelle violazioni di ſole regole , non vi
· fottraerebbe dall'apportata proibizione di
vina ,
Ma, cariſſimo mio fratello , rileverete il
valore di queſta voſtra perſuaſione ſenza
quiftioni , allora che vi preſenterete ilGiu
dizio di Dio , di cui dice il Profeta quelle
parole , anche da voi ſpeſſo ripetute , ma
forſe mai non ponderate ; Judicabit orbem
terre in equitate , de populus in veritate fua .
Offervate , dice Ugone Cardinale , queſte due
ultime parole , cioè che Dio ci giudicherà.
nella verità , ma nella verità fua : judica
bit in veritate fua : vale a dire , ci giudi
cherà , non ſecondo le male confuetudini
introdotte , non ſecondo gli abuſ impoffef
ſati , non fecondo le opinioni noftre mal
fondate; ma in veritate ; e queſta verità,
non noftra , o quale ſarà paruta a noi, ma
fua , cioè quale effo a noi propoie , ed im
pofe di mettere alla pratica . Ditemi, caro
mia
degti Eſercizj . 20-3
mio fratello , credete voi che nel Giudizio
voſtro particolare , dopo il libro della Leg.
ge Evangelica , abbia da comparire anche il
libro delle voſtre Coſtituzioni? Chi può du
hitarne ? Se ha da eſſer premiato , chi le of
fervò , egli è di meſtiere che anche ſu que
Ito cada la diſamina ; come libro , in cuivi
fi preſcrivea il modo della vita , che dove
vate menare . Se dunque anche ſecondo qué
ſto libro dovrà regolarſi il voſtro Giudizio ,
e la voſtra ſentenza ; giudicheravvi Dio ſe
condo quello , che in eſſo libro contienſi , e
fecondo le verità in eſſo efpreſe ; o pure le
condo le noſtre obblique interpretazioni ,
ad effo date , e ſecondo le cattive conſue
tudini contro ad eſſo introdotte , e colla
continua praticata irregolarità mantenute ?
in confuetudine? an in veritate fua ? Giudiche
ravvi fecondo quello , che vedeſte a fare da
Inoltiſſimiacquiefcendo fententie plurimorum ,
benche foſſe vietato da quel libro ; o fe
condo quello , che nella profeffione folenne
ſu quel libro vi aſſumeſte di fare ? in ve
ritate tua , an in veritate fua ? Clerus judi
cabitur in veritate, quia docuit verbo vel exem
plo falfitatem . . . . : Judicabit , non fecun
dum difta falforum teftium ... non fecundum
ſtatuta , o leges hominum , conchiude Ugo
ne ( fupra di&tum locum ) Judicabit in ve
ritate fua .
Intendete , mio fratello ; a nulla gioverav
vi , che tutti abbian fatto cosi , qualora
tutti dovean fare altrimente ; e ſe tuttido
vean far altrimente , e voi con efli , per
che altrimente preſcrive l'Iſtituto profeſſa
to z che ne ſeguirà ? . .. Pare a voi dunque
che fia partito ' prudente tirar innanzi a
vivere con un eſito cotanto incerto ? . . .
Provedete dunque per tempo a caſi vo
ftri , lo
I 6
204 Quinto Giorno
Io ſono perſuaſo , direte voi, che dovrei
in altra foggia condurre la mia vita : con
feffo di effere fuori della vera ſtrada, fen
do le traſgreſſioni abituali , e molte : ma .
confeſſo ancora , che il cammino fpinofo
della croce fammi orrore , che la eſattez
za delle oſſervanze m ' impauriſce , che in
Lomma la via della virtù mi G rappreſenta
malagevoliſſima.
Compatiſco ben di cuore, mio fratello , i
voſtri cimori; ma molto più mi duole il
voſtro inganno , da cui poſſeduto , vi afte .
nete dall' adempiere a' voſtri doveri . Voi
così favellate , perchè mirate la vita offer
vante e virtuoſa in profilo ; tenendo l' oca
chio ſolamente fiſſo in quel po' di ſpinoto
ed auſtero , che da eſſa li ha , ſenza rivol. '
gerlo a quel molto , ch'ell’ha di dilettevo
le : la confiderate in ſolo rapporto alle fora
ze naturali della natura caduta , ſenza ri
fettere ai poderoſi ſoccorſi , che ſi conce
dono da Dio , a chi la intraprende ; fa
vellate in ſomma, ſecondo quello , che vi è
rappreſentato dalla tentazione , e da: una
teorica mal' intera , e non ſecondo la ve
rità , e lo ſperimento de' timorati .
Sappiate pertanto , eſſere verità di fede ,
che il vivere virtuoſo , mortificate , e colle
auſterità , che dall' Iſtituto propio fono
preſcritte , non è impreſa , che abbiafi ad
affidare alle propie forze naturali , ma a
quelle ſomminiſtrate dagli ajuti di Dio ,
i quali egli impartiſce in abbondanza', a
chi divotamente e perſeverantemente glieli
dimanda : queſti poi ottenuti , e poſto che
fi abbia il piede nel cammino della virtù
e dell' eſattā religioſa oſſervanza , affidati
ſempre agli ajuti medeſimi, ſi viene a fpe
rimentare una facilità nell' eſercizio della
medeſima, che quello , il quale , prima di
porre
degli Eſercizi . 205
porre la mano all' opera , giudicavafi ir
peto , eccedente la forza de' propj omeri ,
ed un giogo , al di cui pero reggere noir
poteſſe il noſtro collo ; cominciata che fiefi
l'ardua impreſa , la unzione della grazia
fa ſvanire ogni peſo , e fa dileguare quel
giogo tanto temuto . Così promette Dio ,
favellando a tenore di queſt'allegoria , per
bocca del ſuo Profeta : Et erit in die illa ,
auferetur onus ejus de humero tuo ; le jugum
ejus de collo tuo ; dos compestrefcet jugum a fa
cie alei. ( Jfai. to . )
Ditemi, qual carico più peſante all'uma
nità caduta , del dover domar l'ira fino al
gran fegno , di amare e far bene a chi ci
offefe ? Qual giogo più deprimente ed ar
duo , del dover frenare ogni affezione e
compiacimento ſenſuale verſo gli oggetti
che aggradono ? .. . E pure anche queſte ar
duiſlime imprefe fono chiamate dalla lin
gua infallibile di Gesù giogo foave , e pe
lo leggiero : jugum meum ſuave eft , de onus
meum leve ; ma forſe rimirate in loro me
deſime, ed in rapporto alla fola fragile u *
manità ? no certamente ; ſend'effe alla ſteſſa
impoffibili ; ma bensi rimirate di rimpetto
alle unzioni , ed a' ſoccorſi delle ſue gra
zie , che a tutti tiene preparate , ed a
tutti quelli concede che gliele chieggo
no come ſi dee . Quanto dunque più fa
cili rieſciranno le ſacre oſſervanze , obbli
gazioni per certo molto men ? ardue delle
accennate , le ſi rifletteranno affiftite dalle
grazie mentovate. ? Udite come favelli la
iteſſa Increata Sapienza nel Vecchio Teſta
mento ( Prov . 7 . ) a ciaſcuno , che, ad eſta
affidato , riſolva di battere la trada , che
li eleſle nella ſua profeſſione : Ducam te
per ſemitas æquitatis; quas cum ingreflus fue
ris. ,, non prétabuntur grellus tui , currens
non ,
206 Quinto Giorno
non habebis offendiculum : Ti condurrð ,
dice Dio , per le vie della giuſtizia e della
perfezione, nelle quali appen ' avrai poſto il
piede , chenon ifperimenterai anguftia alcuna.
nel camminarle ; anzi correndo , niuna co
fa incontrerai , che ti fi attraverſi . Que
fti , fratelmio , ſono tutti impegni di Dio ,
chiari , e letterali , chenon abbiſognan di
glole .
La ragione poi di cid , diedela Jaaziele a
Gioſafat , ed a ' ſuoi ſoldati , ( Paralip. 20 . ) .
Eraſi queſto Re con tutti i ſuoi ſudditi mol
to intimorito , per l'alleanza che contro ad
effo fatta aveano i due Re de' Moabiti , e
degli Ammoniti , riſoluti di afſalirlo con
poderoſiffimo eſercito . Giofafat ricorſe a
Dio con tutto il ſuo popolo , per ottenere
que' foccorsi da eſſo , che non potea pru
dentemente ſperare dalle ſue armi . Se gli
fece innanzi Jaaziele , e moño dallo Spirito
Santo , gli prediffe compiuta vittoria , ap
portandogli queſta ragione : Non eft enim
veftra pugna , ſed Dei : mercecchè , la bat
taglia non è voſtra , ma di Dio . E così
avvenne ; perocchè permiſe Dio , che ve
nuti i collegati a diſcordia tra di loro , ſi
diſtruggeſſero reciprocamente fino all'ultima
ftrage ; orde l'eſercito di Giofafat non ebbe
a faticar in altro , che in arricchirſi delle
ſpoglie laſciate dai due distatti eſerciti in
copia si grande , che nemmeno in tre gior
ni continui poterono raccorle tutte : Ita ut
omnia portare non polent , nec per tres dies
Spolia auferre , pre prede magnitudine .
In queſto mirabile avvenimento avete , fra
tello mio , ir: allegoria avverato l' impegno
accennato de' divini ſoccorſi , a chi ſi ac
cinge a combattere per Iddio : avete veri.
ficato lo ſvanimento del peſo , ed il dile.
guamento det giogo ; perocchè vinſe , ed
degli Eſercizi . 207
arricchiſſi Gioſafat , ſenza ne pur fguainare
una ſciabla , e folamente ſendo ricorſo a
Dio : avete in fine la ragione , per la qua
le Dio tali vittorie concede ; ed è , perchè
laNonbattaglia non è noſtra , ma di Dio :
eft enim noftra pugna , fed Dei . Chi ſi
affronta colle auſterità , preſcritte dall' Isti
tuto , a cui è ſtato chiamato da Dio , e ri
folve di combattere contro le ſue inclina
zioni, per adempiere all' obbligo caricatogli
Wilm

da Dio col profeſſare folennemente , fa ,


che la battaglia ſia non tanto ſua , quanto
di Dio ; Non eft noftra pugna , fed Dei: onde
purchè fegua a raccomandarſi , ed a con
fidare ; fperimenterà profteſi i ſuoi nemici,
fenza , per cost dire , ſguainare ſciabla : Aue
feretur jugum de collo : currens , non habebit
offendiculum : ed ogni coſa a maraviglia ſi
agevolerä ..
Ma ſe anche Dio permetteſſe , per voſtro
maggior merito , che la vita virtuoſa, mor
tificata , oſſervante , e Religioſa , per im
poffeſfarvene , foffe per coffarvi qualche fam
tica , ed alcun travaglio , farà mai egli tan
to , quanto è quello che deeſi tollerare per
gingnere ad ogni altro mondano , temporales
o peccaminoto difegno ? Evvi alcuno in
quefto Mondo , che non fia a travagliare
coſtretto , per confeguire ciò ch ' ei brama ?
Riandate colla voſtra mente tutti gli ſtati
di perſone dall' infimo fino al fupremo , ed
in tutti refpettivamente ravviſerete: a cu
muli , ed a gran faſci , le perfecúzioni , Pe- .
mulazioni, i rammarichi , le agitazioni , le
afflizioni , le foggezioni , le fatiche , i pe
ricoli , per giugirere poi finalmente a cote
che nulla. più durar poſſono , della vita: lo
ro preſente : Et hi quident: ut corruptibilem
coronam accipiant , diſſe di loro tutti San
Paolo ( 1. Cor. 9. ) ; e che non di rado tsa
sano
208 Quinto Giorno
rano ſeco la perdita dell' Anima . E voi
conſacrato a Dio , feguace del Crocifiſſo , e
profeſſore di perfezione Evangelica , non vi
arroſfirete di arreſtarvi nel cammino , é dal
ſeguire Gesù , ſecondo le leggi da voi per
elezione profeſſate , impaurito da un po' di
travaglio corporale , da qualche penitenza
ed auſterità , da patimenti di gran lunga
inferiori a quelli , che ſi ſoffrono nel Mon
do ; e che alla fine hanno a condurvi in
Paradiſo ? Nos autem incorruptam , vi dice
lo ſteſſo , Paolo ? quelli tanto patono pe'l
Mondo , per core incerte da conſeguirſi ,
incoſtanti nella durata , ficure d' abbando
narſi , e fovente conduttrici all' Inferno :
e voi ricuſerete di patire ſenza paragone
meno per coſe , che calmano la coſcienza ,
conſolano l' anima , aumentano il merito ,
e conducono alla Gloria eterna ? Quod in
prejenti eft momentaneum , dow leve tribula .
tionis noſtre , ſupra modum in fublimitate
eternum glorie pondus operatur in cælis,, fini
niſce di rincorarvi S . Paolo ( 2 . Cor. 4 . ) .
o quanto volentieri farei , quanto mi
andate inſinuando , mi riſponderete forſe
voi con taluni ; ma ho gran ſuggezione a
riſolvermi : quel enlere tacciato di ſingola
re , mirato come un tacito correttore delle
altrui traſgreflioni , come un capricciolo ,
che voglia ftrafare , fammi accomutare nel
contravvenire a certe regole , che da niuno
di quelli a ' quali convivo ſi praticano .
Queſto , fratel mio , é un altro grande in
ganno , cui non pochi ſoggiaciono . E pri
mamente voi preſupponete come certo ciò ,
che probabiliſtimamente è falſo , immagi
nandovi che ſareſte folo il puntuale , ed of
ſervante , mentre forſe avrete molti com
pagni a voi ſconoſciuti . Anch ' Elia , ben
chè illuminatiffimo Profeta , penſavaſi di
effer
degli Eſercizj. 209
eller folo nella Samaria , che preſtaſſe culto
puntuale al vero Dio ; e perciò dirizzava
il paſſo altrove , per trovarli de compagni
di vera Religione: Reli&tusfum folus, diceva
egli ( 3. Reg . 19 .) ; e pure anche per rela .
zione infallibile di S. Paolo , ( Rom . 11. )
fondata ſul citato libro de' Regi , fi fa , eſfer
gli ſtato riſpoſto dallo Spirito Santo , come
la Divina Maeſtà era fedelmente ricono
fciuta , e venerata da ſette mille uomini ,
che mai piegato non avean' il ginocchio al
le profane deità nella Samaria adorate :
Sed quid dicit illi divinum reſponſum ? Re
liqui mihi ſeptem millia virorum , qui non
cirvaverunt genua ſua ante Baal . Intendete ,
mio fratello ? Aſſicuratevi , che nemmen voi
ſareſte folo , ed avreſte molti campagni nele
la voſtra Provincia , e forſe anche nel vo
Itro chioſtro , fedeli eſecutori , a voi occul
ti , de’ loro doveri .
Permettaſi tuttavia il caſo , che ſiate per
rimanervene folo ; vi propongo due partiti,
da eleggere ne' due eſenipj , laſciatici da
due inſigni perſonaggi del Vecchio Teſta
mento . Il primo partito egli è , di proccu
rare colle buone maniere richieſte , di far
paſſaggio in altro luogo , ove nell' eſatta
Offeryanza non ſiate folo . Così fece Elia ;
il quale perchè credeafi folo in Samaria ,
eſci dalla medeſima , per ricoverarſi in pae .
ſe profeſſore del vero culto di Dio . L ' al
tro partito egli è , il ſuggeritovi dall' eſem .
pio di Tobia , il quale convivendo agli al.
tri concattivi nell'Alliria ; mentre tutti gli
altri portavanſi al facrilego culto de' fimu
lacri di Geroboamo ; egli foletto , ſenz'ab
bandonare la ſua Tribù , portavaſi in Geru
falemme, a rendere omaggio al vero Dio :
Cum irent omnes ad vitulos aureos . . . , hic
folus fugiebat confortia hominum , fed perge
bat
210 Quinto Giorno
bat in Jeruſalem ad templum Domini. ( Tob .
1. ) . Lo ſteſſo potete fare anche voi , ſen
za laſciare la voſtra Tribù , affidato al Di
vino ſoccorſo ; adempite quanto riete obbli.
gato ; e ſe lo adempirete con buona manie
ra ; e colla dovuta modeſtia , ſenza inful
fare alcuno , come diſli anche altrove ; ve.
drete , che niuno diſturberavvi dalla voſtra
riſoluzione ; anzi il voſtro modeſto e riſpet
tofo contegno , alletterà forſe de gli altri ,
onde s' inducano ad imitarvi ; e ciò con
raddoppiato voſtro merito .
Che le , malgrado di tutte le voſtre buo
ne maniere , foſte per incontrare le irriſioni
di alcuni cervelli ſtravolti ; avete voi per
ciò da deſiſtere da'voſtri doveri ? Non già :
ma dovete fiſſare la mente , non ne? loro
motteggi , ma nelle benedizioni , che rice
verete da Dio ; il quale a fuo tempo con
fonderà la loro audacia , e riempirà voi
anche in queſta vita di fpirituale allegrez.
za : Maledicent illi , itu benedices : qui in .
furgunt in me , confundantur ; fervus autem
tuus lætabitur, dicea Davide in fomiglianti
emergenze ( Pfalm . 108. ) . Tenete dunque
l' animo fillo nel penſiero del guſto che da
te a Dio , al voſtro Santo Fondatore , ed a
Santi del voſtr'Ordine . Voi miſero ! ſe da
queſto timor vile ſedotto , laſciaſte d ' intra
prendere l' eſecuzione del voſtro dovere ;
ſareſte , dice S . Agoſtino , ( in Pfalm . 90 . )
come quell' uccello , il quale udendo fca
gliarſi nella ſiepe un fallo , che non ha da
colpirlo , ſpicca il volo da quel temuto pe
ricolo , e va ad inciampar nella rete , che
dall'uccellatore gli è tefa fuor della fiepe :
Timens avis inanem fonum , cadit in retia :
quando enim ferit avem , qui lapidem mittit
in ſepem ? Cosi appunto avviene all'uomo,
ſegue il Santo , il quale prendeſi ſuggezione
delle
- -

degli Eſercizi. 211 .


delle irrifioni umane ; per ſottrarſi dalle
quali , cade nelle reti , teſegli dal nemico
infernale , di cui ſi rimane preda infelice :
Sic homines timentes verba inania , de erube
fcentes conviciis fuperfluis , cadunt in laqueos
venantium , dor captivantur a diabolo . Temete
piuttoſto , fratel mio , il voſtro Santo Fon
datore , il voſtro Eterno Giudice , i quali
da voi eſigono l' adempimento di quelle re
gole , cui, da eſſi chiamato , vi ſiete impe
gnato di oſſervare . Plus timeo illum qui
fubet , quam illam qui detrahit , conchiude
'S . Agoſtino . Altrimente nè il Fondatore
riconoſceravvi per fuo , nè il Giudice ſcu
feravvi di que'peccati , ch 'ei ſaprà ben rin
venire nelle abituali e continuate voſtre
traſgreſſioni .
He 616 590 536 3738 39
PER IL SESTO GIORNO
DEGLI ESERCIZJ.
* MEDITAZIONE
Per la mattina
Sulla perſeveranza del vivere fervente .
PRIMO PUNTO .
Rol nome di perſeveranza qul non s'in
W tende quell' ineſtimabile dono di Dio ,
che congiugne la morte a queſta vita in
iſtato di grazia , colla gloria fempiterna
dell'
212 Seſto Giorno
dell'altra ; ma ſignificafi quella virtù inörar
le , la quale , ſecondo S. Tommaſo ( 2 . 2.
quæft. 128. art. 1. quæft. 137. art . 1. )
ſeguito da tutt' i Teologi , appartiene alla
virtù Cardinale della Fortezza ; e della
quale è propio raffermare l' animo a lun
gamente ſoferire , e ſuperare le difficoltà ,
che s' incontrano nell' operare virtuofamen
te . Perfeverantia eſt quedam ſpecialis virtus,
ad quam pertinet in virtuoſis operibus diutur
nitatem fuftinere , prout necelle eft . Ove ſono
da ben notarſi queſte ultime parole , prout
neceſſe eſt : vale a dire , che per divenire
veramente buono , ſia neceſſario di ſtabilire
l' animo coll' uſo di queſta virtù ; per non
cedere , ed iftancarſi all' incontro delle con
trarietà , difficoltà , timori , ec, che ſovente
s' incontrano nell'acquiſto di qualſivoglia al
tra virtù ; e di ſtabilirnelo in guiſa , che ,
per quanto duri la moleſta e faſtidioſa ten
zone , l'animo non s'infievoliſca , nè ſcada
dalla cominciata impreſa .
Avviene , ed o quanto ſpeſſo , che il Re
ligioſo commoſſo e toccato o da qualche
meditazione , ſovr ' alcun punto forte , o
dalla lezione di qualche buon libro , o da
alcuno ſtrano accidente di morti repentine,
udite di qualche conoſcente , o di qualche
orribile gaſtigo imminente , é ſimili , riſolve
di cangiar vita , di cattiva in buona ; di
tepida in fervente , d' irregolare in offer
vante , di diftratta in raccoltà : onde co
mincia ad abbandonare quelle perſone , pra
tiche, e coſe , le quali teneanlo poco unito
a Dio ; e ad abbracciare la pratica delle
virtù , ai vizieti che lo predominavan ,
contrarie : e perché non è poſſibile di bat
tere queſto ſentiero , ſenz' abbatterſi ora con
quella difficoltà , ed ora con quell' altra ;
ſenza foggiacere a molti tedj, rammarichi,
e di.
degli Eſercizi . 213
e diſpiaceri ; quindi è , che , dopo comin
ciata l' impreſa , fe con queſta virtù , ed
implorato il Divino ſoccorſo , non ſi foſten
ga , fi raffredda , ſi perde di animo , comin
cia a cedere , é ſinalmente fa ritorno alle
miſerie di prima .
Queſto è un modo di procedere , che
molto diſpiace a Dio , e che per bocca del
Profeta Oſea ( cap . 6 . ) rimproverollo ad
alcune Tribù del ſuo popolo : E come ho
io , diceva egli , E come ho io da portarmi
con voi altri Efraimo , e Giuda , mentre
la miſericordia e virtù voftra è tanto in
ſtabile , che ſi raſſomiglia ad una rara nu
voletta , formataſi nel mattino ; e come la
rugiada , che cade ſull' erba nelle notti eſti
ve ; le quali , inveſtite che ſiano dal primo
raggio del Sole , toſto dileguanſi : Quid fa
ciam tibi Ephraim , quid faciam tibi Juda ?
mifericordia veftra ficut nubes matutina , fi
cut yos mane pertranfiens . Ma non ha egli
forſe ragione di riputarſi offeſo da cotale
inſtabilità . Imperciocchè quanto non dis
credita ella il ſuo ſervigio , onde i tiepidi,
e deboli ſempre più ſi ſcoraggino , ed ap
prendano malagevole la vita fervoroſa ? .. .
Quel cominciare a vivere con fervore , e
dopo qualche tempo , ritornare alle pri
miere debolezze , non è egli lo ſteſſo , che
dire col fatto , e colla pratica : ho ſperi
mentato e l'uno e l'altro , ed ho diſcoperto
effermi più vantaggioſo il rinunziare a quel
lo , ed il ritornarmi a queſto ? . . . Se noi
miriamo un ſervente , il quale , licenziatoſi
dal primo padrone , ed arrolatoſi al ſervi
gio di un altro , dopo qualche tratto di
tempo , rinunziato il nuovo ſervigio , ritor
ni al primo ; non diciamo noi ſubito , il
pover' uomo non vi ha trovato il ſuo conto ;
meglio ſe la paſſava ſotto il primo : non
di
214 Seſto Giorno
diciam noi così ? ritorno , il quale , fat
to ſenza il giuſto motivo , ( che mai
non può eſervi riſpetto a Dio ) ridonda a
grand' offeſa del ſecondo Padrone , e fcre
dita di molto il ſuo ſervigio . Lo ſteſſo ap
punto ſegue nel caſo noftro : l' abbandonare
la vita offeryante , fervente , e divota ; e
far ritorno alla inoſſervante , comoda , e
voluttuoſa , fa credere ai mal diſpoſti , che
la fervento ſia troppo difficile , troppo mo
leſta , ed inſopportabile ; onde ſempre più
ſe ne innorridiſcano , e dall' intraprenderla
fe ne dilunghino , Cofa , come ben vedete ,
ingiurioſiſſima a Dio . Perciò Elia acceſo di
fanto zelo contro al popolo , che con tale
zoppicamento ſcreditava il partito del vero
culto di Dio , andava dicendo : Ufque
quo claudicatis in duas partes ? Si Dominus
eſt , ſequimini eum ; fi autem Baal , ſequi
mini illum , ( 3. Reg . 18. ) Se il Dio che
avete riſoluto di riconoſcere e lealmente
fervire , è quegli deſſo , che n ' è infinita
mente meritevole , alla buon ' ora ſtate cos
ftanti , e perſeveranti nell' impreſa , ſenza
far più ritorno à Baal.
Che ſe queſto ritorno a Baal è tanto in
giurioſo a Dio , non è già egli meno pre
giudizievole all'Anima , che lo fa . L' abuſo
ch' eſſa fa degli ajuti Divini , partecipatile
da Dio , per proſeguire la cominciata im
preſa , ſi merita , che non le ſiano più im
partiti ; de'quali tanto più ſe ne rende in
degna , quanto più è ripetuto queſto ritor
no . Inimici Domini , dice Davide ( Pfalm .
80 . ) mentiti ſunt ei; i disleali al Signore ,
gli hanno mancato di parola , dopo gli
impegni incorſi di fedelmente ſervirlo ; che
ne ſeguirà ? Et erit tempus eorum in fæcula :
ſpiega s. Agoſtino , ideft in æternum ; non
acm .
degli Eſercizj. :
eccipio niſi ignem æternum : verranno a pe
215
rire in eterno .
- Acciò dunque , mio fratello , compiuti
queſti eſercizi , non incappiamo in queſto
laccio , deeſi con S. Paolo avviſare ( Hebr.
12 , ) come il vivere diſciplinato , mortifi
cato , è fervente maſſimamente ne ſuoi prin
cipj non ſempre contribuiſce in queita vita
ſoavità e gaudj fpirituali ; dovendoſi anzi
preparare l'animo ai conflitti ed alle croci :
Omnis autem diſciplina in preſenti quidem
videtur non elle gaudii , fed mæroris ; ( il
che appunto è lo ſteſſo , che quel preparare
animam fuam ad tentationem , intimato
dallo Spirito Santo ( Eccl. 2.) ad ognuno ,
che mettaſi di propoſito a ſervire Dio : )
dovendoſi poi benşi ſperare , di raccorne ,
dopo il convenevole tempo , e ſperimento ,
il frutto della interna pace', fondata nella
mondezza della coſcienza : poftea autem fru
&tum pacatiffimum , exercitatis per eam , red
det juſtitie : Laonde ſegue l' Apoſtolo rin
forzate e rinvigorite le ſtanche ed infievo
lite membra ; propter quod remillas manus ,
o foluta genua erigite , e tenete fermo il
piè nel dritto calle ; affinché non zoppi
chiate , ed isbagliate dalla retta via : 0
greffus rectos facite pedibus veſtris ; ut non
claudicans quis erret . Dunque , fratello mio ,
riſolviamo , ma riſolviamo con fermezza ;
acciò ſiamo per coſtantemente perſeverare
ne' fatti proponimenti.
SECONDO PUNTO .
TA cagione della inſtabilità ed incoſtanza
L nel ben vivere intrapreſo , ella è dice
S. Tommaſo ( 2. 2. quæft. 138. art . 1. ) ,
la mollezza , o morbidezza , con cui trat
tiamo noi medeſimi . Concioſſiache , ſegu?
egli,
210 SeſtoGiorno
egli , conſiſtendo la virtù della perſeveran
za , nel ſoſtenere i varj diſagi che s' incon
trano , per lungamente mantenerſi fedeli a
Dio nella virtuoſa vita , e conſiſtendo la
mollezza nello ſtudio di ſottrarſi dai detti
diſagi, e di propendere a'propj comodi; ne
ſegue , che , per non privarci di queſti , ſi
laſci d ' imprendere , o ſi abbandoni l' intra
preſo ferio fervigio di Dio : Quod aliquis de
Facili recedat a bono propter aliqua difficilia ,
que ſuſtinere non poteft, pertinet ad rationem
mollitiei . . . . Et ideo proprie mollis dicitur,
qui recedit a bono propter triſtitias, caufatas,
ex defectu dele& tationum . E ſe anche voi ,
mio fratello , vorrete dire il vero , allora
che violafte i fatti buoni proponimenti , e
deſte à dietro nel cammino della virtù , il
motivo ne fu , per non rimaner privato di
quel piacere , di quel comodo , di quella
libertà , di quella ſoddisfazione in fomma ,
corporale e temporale , di cui era neceſſa
rio privarſi , per mantenervi in iftrada ,
Diſcoperta dunque dal Santo Dottore la
cagione , che pe'l paſſato ha interrotta la
voſtra " perſeveranza , e vi ha tratto fuori
del cominciato cammino , cioè la mollezza
verſo il voſtro corpo , egli è di meſtieri, a
ben custodirvene in avvenire . Il che acció
più agevolmente vi rieſca , ſegue S . Tom .
maſo a diſcuoprirvi della prefatta mollezza
due radici : la prima è la cattiva afiuefa
zione al vivere delicato , la quale rende
molto malagevole il ſofferire l'aſſenza del
piacere , e del diletto ſenſibile : Dupliciter
caufatur di&ta mollities ; uno modo ex confue
tudine ; cum enim aliquis conſiietus eft volu
ptatibus frui , difficilius poteft earum abfen
tiam fuftinere : l' altra radice della mollezza
è il temperamento o la compleffione , che
di effere inſtabile , ed incoſtante nelle ſue
rilo
degli Eſercizj. ..
riſoluzioni . Alio modo ex naturali diſpoſin
tione ; quia videlicet habet animum minus
conſtantem , propter fragilitatem complexionis,
La prima di queſte due radici della mol
lezza , ſcoglio della virtù della perſeveran
za , dovrebbe in un Religioſo profeſſo pre
fupporſi o di già eftirpata , ſe da qualche
tempo profeſso , o ben preſto eſtirpabile
dallo ftato profeſſato :mercecchè ſendo ogni
regolare Inſtituto ſecondo S. Tommafo ſta
tus pænitentie , uno ſtato , in cui la pratica
degli atti di penitenza è quaſi continua ,
cioè di coro , di orazioni, di aſtinenze, di
digiuni , di ſilenzi, di ritiramento , di vi
gilie notturne , di letto duro , di veſtito -
ruvido ; di ſoggezioni , di annegazioni , di
tudj continui , e di altri eſercizi , tutti
macerativi della carne ; dovrebbono o di
già avere sbarbicata , o preſto sbarbicare
ogni ramoſcello della detta prima radice ,
ch' è il delicato vivere . E pure , o condi
zione infelice della umana debolezza ! e
pure , quantunque tútt' i Religioſi Ordini
ſieno julle accennate pratiche fondati , an
che in eſſi è riuſcito al delicato vivere d 'in
truderſi a poco a poco , ove più ove meno :
di forte che eziandio negl'Iſtituti più ſeveri
non poche delicatezze filamente , ed impul
nemente ſoggiornino ; onde ficcome in non
pochi Iſtituti hanno quafi del tutto rovea
Tciate le accennate fondamenta , cosi in
quefti le vanno corrodendo , ed eſtenuando,
con incredibile pregiudizio dello ſpirito di
penitenza , ſenza di cui non può alcuno
Religioſo Inſtituto profittevolmente ſuſſiſte
re . Deh , ſe anche voi , mio fratello , per
voſtra ſomma ſventura , deſte mano , colla
pratica di alcune delicatezze , al corrodi.
mento delle dette fondamenta del voſtro
Santo Inſtituto , riſolvetene un interobanab- .
218 Sefto Giorno
bandono ; ſe pur bramate , da Criſto Gino
dice , e dal voſtro Santo Fondatore non
eſſere annoverato tra i rovinatori della vo
ftra Religione ; contro a' quali il Profeta
ſclam ’alla Divina Giuſtizia , benchè ſotto
allegorica fraſe : Memor efto Domine filio
rum Edon , in die Jerufalem ; qui dicunt :
exinanite , exinanite , ufque ad fundamentum
in ea . ( Pfalm . 136 . ) .
La ſeconda radice poi della mollezza , ne
mica della detta perſeveranza , cioè il na
turale o temperamento inuguale , incoſtan .
te , deeſi sbarbicare col correggere il detto
naturale : nè ſo ravviſare a queſto , fine al
tri mezzi , ſe non che primo , il generale
rimedio a tutt' i mali ; ed è la frequente e
divota orazione , che ci ottenga lume , da
conoſcere le male pieghe del naturale ; e
forza , da raddrizzarle , ed emendarle . Se
condo , ſtare in veglia , di ſubito opporſi
agl' induttivi , foliti a porre in moto la
naturale incoſtanza ; i quali fogliono eſſere,
il troppo apprendere , il troppo diſcorrere ,
ilramente
troppo gloſare , l'attenerſi a ragioni me
umane , e ſimili . Terzo , amareil
ritiramento ; guardare , a chi comunichiamo
i noſtri ſentimenti ; proccurando di aprirli
ad uomini di molta pietà e ſaviezza ; e
queſto è un gran buon mezzo . Eſaminatevi
ſu tutti queſti capi : riſolvere ftabilmente :
appoggiate le riſoluzioni alla fidanza in
Dio : ed eſto firmus in via Dei , & in verio
tate ſenſus tui . ( Eccli. 12. ) .

LE .
degli Eſercizj.
L EZIONE
Per la mattina del feſto giorno.
Sovra tre inganni di alcuni Religioſi, ciod di
un zelo irregolare ; di ſtudj geniali ; e di
. . falſa pietà verſo i congiunti .
ISſendovi molti Religiofi , che bramano
Is d’impiegarſi nel fervigio del Signore , e
ſecondo lo ſpirito del loro Santo Inſtituto ,
i quali veggendo il Demonio di non poter
ſedurre , a commettere de' peccati aperti ;
ſtudiaſi di allacciargli con qualche ingan
no ; e ſotto le apparenze di bene , trargli
fuora della vera ſtrada , con pericolo tal
volta della loro ſalvezza . Queſto inganno
del nemico delle Anime noſtre vienci dallo
Spirito Santo in più luoghi del Sacro libro
de' Proverbj, accennato : Via ftulti reeta in
oculis ejus , dice ( cap. 12 . ) : e di nuovo ,
Eſt via , quæ videtur homini jufta , noviffima
autem ejus deducunt ad mortem ( cap. 14 . ) :
e di nuovo ripete : Eſtivia , que videtur ho
mini re &ta , bo noviſſima ejus ducunt ad mor
tem ( cap . 16 . ) . E ſe lo Spirito Santo dice,
che queſte vie ingannatrici, quali fono cre
dute , da chi le cammina , buone , final
mente ducunt ad mortem ; forza e il dire ,
che ſieno colpevoli . Ond' egli è da oſſervar
fi , come l' uomo che cammina queſte vie ,
le cammina con coſcienza quieta ; e ſenza
rimordimenro , anzi con perfuafione , che
fieno vie giuſte , e rette : videtur homini ju
fta ; videtur homini recta , vale a dire , ope
ra , ſenz' avvederſi di operar male , e per
fuaſo di operar bene ; altrimenti non vide
retur homini jufta , recta ; ma videretur
K 2 mala
220 Seſto Giorno
mala dan obliqua , o per lo meno videretur
dubia e incerta : ſe dunque videtur juſta doo
recta ; e per altro ducit ad mortem , deeſi
inferire , che l' ignoranza fia vincibile , e
colpevole : e che il non ſentirne rimordi
· mento o ſcrupolo , non tolga , che ſi cam
mini malamente e colpevolmente .
Vi confeſſo il vero , fratello amatiſſimo ,
che qualunque volta riflettei a queſti paſli
detti da Dio , mi ſono riempiuto di Tpa
vento ; ed ho detto tra me medeſimo : 0
quanti io temo s'ingannino nelle loro fati
che , e battano quella ſtrada, che quantun
que videatur recta , do juſta , alla fine poi
ducit ad mortem , e ſi perdano ! Dunque ,
direte voi : non baſta far opere in ſe me
deſime buone , fe divengono cattive , per
eſſere fuori di ſtrada ? così è per appunto .
Ma , replicherete voi : e chi varrà a cono
ſcere, quando le opere di un Religioſo , per
altro buone , ſiano ſu la legittima ſtrada ,
o fuori della medeſima ? Io vi riſpondo ,
che il conoſcere con certezza , s' elle ſiano
accette à Dio , non si può per altra via
- avere , ſe non ſe per rivelazione ; ſendo noi
ſempre incerti , an odio aut amore digni ſi
mus ; e per conſeguenza , ſe tali fieno an
che le noſtre azioni : ma ſiccome vi ſono
delle prudenti conghietture , per fperare
che la perfona operante ſia a Dio accetta ,
così ancora ve ne ſono , per fperare che
le azioni della medeſima fiano a Dio gra
dite . Per diſcernere poi , ſe le azioni , per
altro in ſe buone , ſiano fuori di Atrada , .
e ſul ſentiero ingannevole , che al fine poi
ducit ad mortem , favellando riſpetto a Re
ligioſi, io crederei , che tali foſſero per ri
putarſi quelle , guidate da un zelo intem
perante , e che itabilmente allontanano ed
alienano il Religioſo dalle pratiche del pro.
pio
degli Eſercizi. - 221
plo Iftituto . Onde , le per zelo di giovare
al proſſimo colle opere della miſericordia ,
talun Religioſo o itabilmente , o per il
più , defle un addio al Coro , cui è tenuto ;
alle meditazioni , ed altre preghiere della
comunità , alle auſterità , regolarità ed of
ſervanze ; aggiuntovi anche il diſturbo de
gli altri , e l'alterazione del ſiſtema regolato
che mantienſi da gli altri nel ſuo conven
to ; queſto a me pare , che ſarebbe cammi
nare viam , que videtur homini recta ; mą
che in verità non è tale ; e però , novijima
ejus ducunt ad mortem . Concioſliachè ſen
do il Religioſo da Dio ſtato chiamato a
quell' Iſtituto , gli ha ſignificato , con vo.
lontà , detta da'Teologi voluntas figni, che
vuole da eſſo gli eſercizj e pratiche , da
quell' Iſtituto preſcritte ; ſiccome vuole - l'
adempimento delle obbligazioni di ogni ſta .
to dalle perſone , a quello ſtato aſcritte .
Per cagion di eſempio : fe una donna acca
fata e già madre di famiglia , per avere
figliuoli da cuſtodire , allevare , ed educare ,
o un Padre fimilmente di famiglia , tụtto
il giorno ſi occupaflero in preghiere ; tutta
la mattina ſe ne ſteſſero in Chieſa , per are
fiftere a ' Divini Sacrifizj; tutto il ſuo avere
lo diſtribuifſero in limoſine ; onde i figli
uoli ſi rimaneſſero ſenza educazione , le fi
gliuole ſenzł cuftodia , il provedimento di
quelli, ed il collocamento di queſte impor
Gibile , per l'eccedenti limoſine diſtribuite ,
cotali azioni, quantunque ottime in ſe me .
deſime , non diverrebbero eſſe cattive e per
nizioſe in due perſone accaſate , e capi di
famiglia ? non ſarebb ' ella via , quæ quam .
vis videretur ipſis re ta , noviffima ejus ducea
Yet ad mortem ? Allo ſteſſo modo , ſe il
zelo del Religioſo pe' ſuoi proſſimi lo allie
naſle da gli eſercizi e pratiche del ſuo Iſtia. "
K3 tuto ,
222 Seſto Giorno
tuto , e propj del ſuo ſtato , talchè ſtabila
mente , o per il più , foffe aftretto a man
care alle falmodje , preghiere , ed offervanze
comuni ; chi può faggiamente dubbitare >
che quel zelo non foſſe ingannevole ? e che
elict via ducens ad mortem ? Da un Padre e
Madre di famiglia , eſige Dio azioni e vir
tù propie di quello ſtato , e cosi reſpetti
vamente da tutti gli altri ; e da un Reli
gioſo di tale o tale Inſtituto eſige azioni ,
a quell' Inſtituto dovute , e non azioni che
debbano disfarlo dall' eſſere di quell' Infti
tuto ; onde altro dello ſteſſo non gli riman
ga , che l' abito , ed il rito delle ore cano
niche , o poco di più . Circumdabo Domum
meam , diffe Dio per bocca di Zaccheria
Profeta ( cap. 9. ) , favellando de' futuri
miniſtri della ſua Chieſa : Circumdabo dos
mum meam ex his , qui militant mihi; eun
tes , com revertentes . Chi milita a Dio ne'fa
gri Instituti approvati dalla Chieſa alla per ..
fezione propia , ed altrui , debbono bensi
effere euntes alla cacciaggione , e peſcag
gione delle Anime ; ma debbono infieme
mente eſſere revertentes , cioè ai determina
ti tempi far ritorno a lodarlo , e pregarlo
co ' loro confratelli ; al facro ritiramento del
chioſtro , al ſilenzio , alle offervanze comu
ni; non ſempre eſſere euntes , ma anche rea
vertentes .
San Tommaſo , che pur era d' Inſtituto
mifto , vale a dire , che oltre alla perfe .
zione propia , ha per fine ancora la ſanti.
ficazione altrui ; e ch 'era quel gran dotto ,
grande predicatore , gran ministro delle ani
me, fcrive ( 2 .2 . queft. 33. art. 2. ad 4 .),
non dovere i Religiofi eſcire dal chioſtro ,
per fare la correzione a' peccatori : Patet , 24

quod nec religiofos oportet exire clauftrum ,


ad corrigendum delinquentes ; e pure la cora
re
degli Eſercizj. 223
rezione fraterna è quell'azione Evangelica ,
tanto raccomandata da Criſto : immagina
tevi ora , de operi fecondo la mente di si
grande ed illuminato Dortore , chi eſce dal
chioſtro per opere di mera ſopraerogazione,
benchè di milericordia o fpirituale o cor
porale verto il profl mo , mentre il Santo
vieta lelcirne , per un opera comandata ?..
Immaginatevi fe il Santo approverebbe il
zelo di que'Religioſi , che frequentemente e
quafi giornalmente n etcono per azioni di
minore importanza , col mancare poi Ö
fempre , o per il più dell'anno , e del meſe
ai loro. doveri ? col diſturbare l' armonia
della loro Comunita ? coſtrignendo chi affi
fte alle porte , alle menſe , e ad altri mini
fterj, a dovere anch 'eſſi mancare alle vigi
lie notrnrne , alle preghiere comuni , e ad
altre oflervanze dell' Iſtituto ? Ora fe giufta
S . Tommaſo ſarebbe zelo fregolato e via
non recta , l'efcire dal Chioſtro ad corrigena
dos delinquentes ; come ſarà zelo regolato ,
e via recta , l' eſcirne per azioni di minore
importanza , con diſturbo dell' offervanza
comune , e ciò quaſi di continuo , e con
troppa frequenza ? . . .
1. Ho ſempre riſtretto il mio favellare al
zelo intemperante , che quaſi di continuo ,
e per il più , eccede nelle dette guiſe ; im
perciocchè il laſciare , e l'interrompere le
accennate regolarità , ed oſſervanze , per
gl' incontri ordinari , o accidentali impoſti
dall' ubbidienza che occorrono ; egli è de
bito della carità criſtiana e Religioſa , pre
ſcritto eziandio dagl' Inſtituti mifti . Ĉosi
pure l' eſcire dal chioſtro per quelle occa
fioni , che di tratto in tratto avvengono ,
di affiftere a quell' infermo , di pacíficare
quella Famiglia , d' impedire quell' offefa ,
di Dio , di conſolare quell' anima afflitta ,
K 4. ed
-224 Seſto Giorno
ed anche di adempiere a quella civile e
Religiofa convenienza ; non vi è che tac
ciare , purché ſi operi di modo , con un '
animo finceramente coram Deo premuroſo ,
di eſſere non folo euntes , ma revertentes : e
però fe avvenga , che le occaſioni fi molti
plichino tanto , onde coſtringano il Reli
giofo ad abbandonare itabilmente la coltu
ra di ſe medeſimo , e le azioni del ſuo In
ftituto , fpettanti al perfezionare l’Anima
propia ; fe ne ſcarichi fino a quella miſura ,
che non lo fiffi e non lo perpetui nelle
ommiſſioni de'propj doveri : e così non bat
terà ſtrada , cujus novilima ducant ad moi .
tema .
Ma quanto più accertatamente non fa:
rebbe il deſcritto zelo ingannatore , ſe ,
conſapevole il zelante , effere la ſua con
dotta diſapprovata da' vicegerenti di Dio ,
che fono i Superiori , nulla di meno perfs
fteffe in battere la ſtrada intraprefa , mal
grado degli avvifi, de’ lamenti , e delle di
fapprovazioni de Superiori medeſimi? O al
lora si , che ſenza dubbitazione , potrebbe
dirſi , il povero zelante , eſſere in via quis
videtur humini re& ta , noviſſima autem ejus
aricunt ad mortem , Concioſſiachè , como
può mai uno , che col voto di ubbidienza
ha promeſſo a Dio di vivere ſoggetto alla
volontà del Superiore , e di regolare la fila
vita almeno eſteriore all'altrui beneplacito,
come mai un tale , diſft , può operare cos
buona fede, ut via videatur recta , confape
vole che il tenore del fio vivere è ripu
gnante al volere di chi lo regge in laogo
di Dio ? Non è 'egli allioma di tute į Pa
dri , effere l' ubbidienza la pietra paragone
per diſcuoprire le virtù vere alle inganne
voli ? . . .
Non meno certa , che famoſa , é la Sto
ria
degli Eſercizi. 225
ria di S. Simeone Stilita , ' ſcritta da Teo.
doreto illuſtre Veſcovo di Ciro , teftimonio
di veduta ( in hift. Relig . cap. 26 ) ; Egli
menava quella ſtupenda e Atraordinariſſima
vira pe'l lungo corſo di quarantotto anni ,
ftando fiffo su varie colonne , l'ultima del. •
le quali er' alta in circa quaranta piedi ;
fu la quale ſoggiornò fiffamente per anni .
fedici , ſenza mai coricarſi ; ma o ſtando in
piedi, o ſedendo ; e ſempre a Cielo ſcopere
to ; ed operando molte maraviglie con gran
frutto di moltiſſime Anime . Volle Melezio
Patriarca Antiocheno , nella di cui Diocefi
ſoggiornava Simeone , viſitarlo ; e vedutolo
con un ceppo di ferro ad un piede , da cui
pendea una catena lunga più braccia , im
piombata alla colonna ; forſe per iſperimen
tare coll' ubbidienza il ſuo ſpirito , gli diſa
fe : eſfere coſa indecente, che un monaco ,
il quale dee co ' vincoli della carità ſtare a
Criſto congiunto , voglia ſtarvi co' ceppi
a ' piedi , a guiſa di ſchiavo sforzato : lo
che da Simeone udito , fece immantinenti
venire un fabbro , per farſi levare quel cep
po ; rimanendone Malezio edificato . Soge
giungono Evagrio ( lib. 1 . cap. 13. ) , e
Suidă ( in Simeone ) , come da li ad al- .
quanto di tempo , ſapendoſi dagli Archi
mandriti di que' diſtretti il ſiſtema affatto
ſtraordinario e mirabile della vita di Si
meone , raunaronfi inſieme ; per eſaminare ,
ſe vi poteſs' eſſere meſcolato qualche in
sanno del Demonio ; onde per farne il ſi
curo ſperimento , convennero di mandar- •
gli alcuni de'monaci , e fargli a nome della
Congregazione degli Archimandriti una fe .
vera correzione , ed a rimproverarlo di un
mado di vita cotanto ſtravagante ; e ad
intimargli , a nome della detta Congrega
zione , di ſcendere ſubito da quella colona
K 5 na ,
226 Seſto Giorno
na , ed a reſtituirsi al moniſtero : e foggiuns
fero a queſti legati , che s'egli immanti
nenti ubbidiya tenza repliche , gli diceſſe
ro , che ſe ne rimaneffe pure in pace , e
colla benedizione di Dio ; ma ſe ſi moſtra .
va reſiſtente , ne lo faceflero diſcendere a
viya forza , come ſpirito ingannato , e de..
. luſo dal Demonio . Andarono i legati , e
gli fecero l' aſpra correzione ; da eſſo . udita
con molta umiltà e ſerenità di fronte : indi
gl' inſinuarono il comandamento de? Şupe
riori ; il quale, da . effo , udito , ſubito ſenza
dilazione , o repliche , fi accinſe a diſcen ..
dere : il che da eſti veduto , gli differo ,
che ſi arreſtafle dal diſcendere , e ſe ne ri
maneſſe colla pace di Dio .
Queſto fu ſempre lo ſtile , tenutoſi nella
Chieſa , per diſcuoprire le virtù , ed il zelo ,
legittimo dallo. fpurio ; il paragone dell'ub
bidienza . Quando dunque il zelo di un
Religioſo , che di ubbidire ne ha il voto ,
ricalcitra alle intenzioni de' Superiori , egli
è illegittimo., ſpurio ; e via , la quale bens,
chè forfe al Religioſo, acciecato videatur.
večia ; noviffima ejus ducunt ad mortem . E
queſto baſti , per rapporto all' inganno del
zelo irregolare , e {moderator.
Un' altro, inganno, verſa circa gli ſtudj .
Certuni Religiofi , ben conſapevoli , come
giovi grandemente ad accreſcere il credito .
e la eſtimazione alla loro Religione , l' opi-.
nione che fianvi degli uomini non ſolo il
luftri nella pietà , ma anche inſigni nella:
Dottrina ; onde poi la Religione via più
accreditata , rendaſi abile a fare profitto
nelle, anime de' proſſimi ; ſi danno, agli ſtudj.
con un gran calore , fenza però, riflettere ,
fe gli ſtudj ch ' intraprendono , fiano i vo
ļuti , e gl' incaricati da ' loro Superiori :
. onde purchè accreſcano il credito alla Re .
li
degli Eſercizj . 227
ligione colla loro letteratura , poco fi cum
rano di vedere e discernere , fe il genere
dello ſtudio fia l' impoſto dell' ubbidienza ,
o il fuggerito dal propio genio , e forſe an
che dalla propia ambizione , che rappre
ſenta al Religioſo , non lo ſtudio più ac
concio a rendere lo ſtudioſo gradevole a
Dio ; ma lo ſtudio più opportuno a rene
derlo riputato dagli uomini . Anche queſto
farebbe un camminare ſtrada , que videre
tur forſe homini recta ; ma realmente novif
fima ejus ducerent ad mortem . Imperciocchè
in una coſa tanto rilevante , quanto è lo
ftudio , che occupa la maggior parte della
vita , poſporrebbe il Religioſo la volontà
de Superiori alla ſua ; e torrebbe giù dall*
altare la ſua volontà , a Dio ſagrificata con
voto , per ufarne
foddisfazione .
a fuo genio , ed & fua
Mi hanno ſempre fatto tremare quelle
parole , da Dio per bocca del Profeta Iſaia
( cap. 58. ) profferite contro a cert'Ifrae
liti, i quali querelandoſi con Dio , perchè
non gradiſſe i loro digiuni ; fece loro dal
Profera riſpondere : Ecce in die jejunii ven
ftri invenitur voluntas, veftra : che non gli
gradivano , perchè guidati dalla propia loro
volontà , la qual era , di ſollecitare con
troppa ed importuna inſiſtenza i loro debió
tori alla ſoddisfazione de' propj debiti :
omnes debitores veſtros repetitis . Or'io rifletto
due cofe : prima", come finalmente gli ac
cennati Giudei non aveano fagrificata con
voto la loro volontà ; onde poteſſero uſar
ne a beneplacito in azioni onefte . Seconda,
come il voler eſſere ſoddisfatto dai propj
debitori, è una preteſa , che finalmente non
offende la giuſtizia ; e quantunque l' impor
tunarli di loverchio , poſſa contamminare
alquanto la carità , tuttavia non fembra
K 6 eller
228 . Seſto Giorno
eſfer egli quel reato, fi grave , che notabile
mente offenda la Divina Maeſtà : con tuta
to ciò i loro digiuni , perché accompagnati
da queſta volontà poco miſericordioſa , non
erano con occhio di gradimento mirati da
Dio . Che farà dunque , rifletterò . io , di
chi , avendo già con voto folenne ſagrifia
cat' a Dio la propia volontà , ed avendo
con promeſſa rinunziato il diritto di uſar
ne a ſuo beneplacito , ma al folo benepla
cito de' ſuoi Superiori , contravviene col
fatto a queſti ſacri impegni , e ſi elegge da
per fe , e di propio arbitrio , eziandio con
tro a quello de Superiori , l' impiego che:
dee occupare la porzione maggiore della
ſua vita , qual' è lo ſtudio , ed il miniſtero :
di un Religioſo Sacerdote ? Diſle eziandio
contro a quello de Superiori , i quali ,
avendogl’ incaricato alcun impiego , ch 'eſige:
quella data fpecie di ſtudio ; queſto o ricu
fato , o ſuperfizialmente , e malamente ad ..
empiuto, , dedica le più impegnate appli .
cazioni , ed il tempo più lungo allo ſtudio
geniale , ordinariamente profano , non pro -,
pio dell' Inſtituto , e perciò più atto a
riempiere lo studioſo di vanità lecolareſca ,
che dello ſpirito della ſua vocazione ? .. . ..
Chi vuole digiunare di propia volontà , li
bera per altro dall'altrui loggezione , non
è accetto a Dio , perchè accompagna quelli
azione di penitenza con una volontà poco
mifericordioſa : @ chi vuol fare un' azione ,
di natura ſua indifferente , con una volontà
già offerta a Dio con voto , e perciò vin -,
colata a quella dei Suoi Superiori , è nulla :
di meno diſcordante da questa de' Superio - .
mi ; onde nello ſteſſo volere offenda la Re.
ligione , e l' Ubbidienza , potrà eſſere ac- ,
cetto a Dio ? . . ... Udite ſu queſto propo ->
fito i fentimenti di, S., Bernardo : C ferma:
(up.
degli Eſercizj. 129
fup . Cantic. ) . Si in die j junii mei inves
nitür voluntas mea , non tale jejunium elegit
Sponfus, nec fupit illi jejunium meum , quod
non lilium abedientiæ , ſed vitium proprie
voluntatis decoxit : ergo ego non folum de
jejunio , fed de ſilentia , de vigiliis , de ora
tione , de lectione , de opere manuum , poftrem
mo de omni obſervatione monachi , ubi invoer
ritur voluntas ſua in ea , come non obedientia
magiftri , idipfum fapio . Se dunque, ſecon
do queſto illustre Dottore , ed infigne: Mae
ftro nella fcuola dello ſpirito Religioſo ,
bafta a viziare le azioni di un Religiofo
eziandio più ſante , e dall' Iftituto preſcrita
te , baſta ', diſh , a viziarle , l' intruderviſe
la propia volontà , onde più , non piaccia
Ho a Criſto : coſa dovrà dirſi di quelle
azioni , che diſcordano , o fi oppongono
alla volontà del Superiore , e che non ſono
tanto propie dell' Istituto , come le accen
Hate dal Santo ? . .. . . Onde fe il Superiore
talvolta tace , e le permette ; lo fa , a fine
di evitare maggiori diſturbi ; e queſto fi
lenzio , non è altrimenti approbativo , ma
permiflivo . . .
Chi: dunque fenteſi dal genio portato a
qualche ſpecie di ſtudio , nè caricato dall'
ubbidienza , nè conſueto dell' Iſtituto ', ſe :
non vuol battere ſtrada falfa , e che ducat
ad mortem : prima adempilca con diligenza
l' impoſtogli dal vicegerente di Dio : poi ſe
gli avvanza tempo , eſponga allo ſteſſo il
fuo onefto genio ; accio ottenutane , ſe cost
vorrà quegli , 1 approvazione , non favi la
volontà propia , che lo renda disgradevole
a Cristo .
Molto di propoſito ho detto , fe gli ax
vanza tempo , perocchè da taluni îi batte
ſtrada. falſa , anche intorno agli studj.cari.
cati dall' ubbidienza .
Ta.
230 - Sefto Giorno
Taluni Religiofi , non eſcendo di ſtrada
circa la ſpecie dello ſtudio , impiegandoſi in
quello , caricatogli dal Superiore , n ’eſcono
poi , quanto al modo di praticarlo . Con
cioffiachè vi s'immergono di maniera , che
rapiti dal diletto , che vi trovano , co
minciano a laſciare ora un 'oſſervanza , ed
ora un 'altra ; onde quello ſtudio , che , ole
tre all' eſſere atto di ubbidienza , farebbe
tre atto di religione ; diviene vizioſo ,
nocevole , e nemico delle dette virta : im
perciocchè ora ſi lascia quella parte di Co
ro , cui ſi è tenuto ; ora quelle meditae
zioni e preghiere , le quali non ſono com
preſe nelle confuete difpenſe ; ora l' inter
venire a quelle menſe , a quelle uffiziature
che ſono di debito ; e tutto a fine di ave .
re più tempo da impiegare nello ſtudio :
Queſta è una foggia di ſtudiare , diſtrutti
va dell'oſſervanza , ſcandaloſa a'confratel
li , introduttrice di abuſi , o mantenitrice
de medefimi: egli è un volere farſi dotto ,
a forza di rapine del culto dovuto a Dio ;
e che non altro frutto contribuir ailo ftu
dioſo , ſenon che al più un po ' di gloria e
fama mondana, che lo gonfi a guiſa diutre
pieno di vento , e che anderà poi a finire
per lo meno in un crucioſiſſimo purgatorio ;
fe pure il reato del mal eſempio , non lo
ſtraſcini più in giù .
Chi ftudia da Religioſo , vale a dire per
Iddio , pel profitto dell' anima fua , e di
quelle de proſſimi , dee riflettere , preſuppo
fto il genere dello ſtudio prefcrittogli dal
Superiore , fe nel tempo , in cui ftudia ,
Dio , la Regola , ed il Superiore lo voglia
no in altro luogo ; cioè lenel coro, fe alla
meditazione , le a'ſuffragj de’defunti , ſe nel
refettorio , o in altro luogo ed eſercizio ;
& fe la coſcienza , che pur troppo fa le ſue
parti ,
degli Eſercizj. 231
parti , gli derti , che si ; laſci lo ſtudio , e
vada ove Dio lo vuole , ed a fare lo che
Dio vuole ; altrimentiacquiſtando una ſcien
za , ſcongiunta dalla carità , ſarà ſcienza
nocevole , e non edificante , e camminerà
fuori di ſtrada .
Un' altra ſtrada , quæ videtur recta fi
batte da alcuni altri Religioſi, ingannevole
anch ' eſſa , e che alla fine , per le confe
guenze che ſeco trae , ducit ad mortem .
Vanno efh nutrendo nell' animo una falſa
pietà verſo i loro, congiunti , od affini più
ſtretti , che, gli fa intereſſare ne'loro affa
ri temporali; o acciò fieno ſoddisfatti da ?
loro debitori ; o acció conſeguano, qual
che carica lucrofa ; o accio intrapremckano
quella negoziazione allai utile ; o acciò ſi
ſtringano in quel matrimonio vantaggioſo ;
o acciò, confeguano quelle dignità , o altre
coſe temporali di queſto andare ; é queſto ,
a fine che migliorara la famiglia , poſſano
meglio provederſi i fratelli , le ſorelle. , i ni..
poti , ec . Ne ſi arroffiſcono di apportare
quelle parole di S . Paolo a Timoteo , ſen
za intenderle , che ſpiegheremo nel fine :
Si quis fuorum maxime domefticorum cum
cam ron babet , fidem negavit , e eſt infideli,
deterior...
Io non nego, che poſſa darſi il caſo , in
cui il Religiofo profeſſo ſia tenuto di proc
curare a'genitori neceffitofi qualche fovve
nimento ; ma però colle dovute limitazio
ni, e circostanze ; le quali farà cofa. otti-,
ma , che, odanfi dall' Angelico Dottore : San
Tommaſo , il quale ( 2 . 2 . 97 ., 1. 10 ., art . 4 . )
trattando queſta materia , infegna prima
mente , come un figliuolo , il quale ſia nel
ſecolo , ed abbia genitori neceſſitofi della
ſua. aſſiſtenza , talche non poſſano fenza di
quella. Softenerſi , non può lecitamente abr
ban
232 Seſto Giorno
bandonarli , per farſi Religiofo : e rigetta l .
opinione contraria . Paſſando poi a favel
lare del figliuolo già religiofo profeſſo , ed
in rapporto ai genitori neceſſitoſi , infegna ,
che il profeffo già fi computa tra i morti
al mondo ; e che perciò non debba eſcire
dal chioſtro , o intrigarſi in affari tempo
rali , per ſovvenirli : ma che folamente è
tenuto , ſalva l' ubbidienza al ſuo Superio
re , e ſalve le obbligazioni del ſuo ſtato
religioſo , ufare una pia diligenza , acció
in alcun modo i ſuoi genitori fieno ſovve .
nuti : Ille vero qui jam eft in Religione pro
feflus, reputatur jam quaſi mortuus mundo :
unde non debet , occaſione ſuſtentationis pas
rentum , exire clauftrum , in quo Chriſto con
ſepelitur , ego ſe iterum ſecularibus negotiis
implicare . ¡ Tenetur tamen , falva ſuiPrælati
obedientia , le ſue Religionis ftatu , pium ſty
dium adhibere , qualiter ejus parentibus ſub
veniatur .
Ponderiam 'ora la dottrina di sl gran Ma:
Aro : Offervate in prima , com 'ei favella de'
foli genitori , e non di altri gradi o qua
lità di congiunti . Offervate in ſecondo
luogo , come favella di genitori poſti in
tale neceſſità , che nè fianvi altri , che gli
aſliſtano , nè poſſano campare , fenza effe
re ſovvenuti . Offervate in terzo luogo , co
me vieta almeno le eccedenti eſcite dal
chioſtro , ed aſſolutamente l' imbrogliarſi in
affari temporali : Offervate in quarto luo
go , come reſtringa la obbligazione del pro
ferio a proccurare con pietà il loro fovve
nimento , ſalva però ſempre ' ubbidien
za , e dipendenza dal Superiore , e ſenza
pregiudicare al ſiſtema del viver fuo Reli
gioſo .
Ditemi ora , fratel mio , fe Dio vi falvi ; .
pare a voi , che ftiino alla regola preſcritta
degli Eſercizi. 233
da queſto Inſigne e Santo Dottore que'Řeli
gioli , che non per i foli loro genitori, ma
per ogni altro congiunto , e talvolta ſent
plice amico , intraprendono maneggi ed in
tereffi temporali ? . . . Quelli , che non ſolo
per il ſoftentamento neceſſario , e perchè fi
poſſa campare in vita •; ma per accreſcere
le loro fortune , per trasferirli ad una vi
ta più agiata , per accaſarli più vantaggio
famente , per innalzarli ad un grado più
ſtimato , faticano e travagliano ? . . . Quelli ,
che a tali effetti ; frequentiflimamente e
quaſi tutto di fono fuori del chioſtro ? . ..
Quelli , che di propio loro arbitrio ſenz'
averne fatto cenno alcuno al Superiore ; e
forſe che dopo eſploratone ilbeneplacito , e
trovato ripugnante , la vogliono tuttavia a
loro modo ? . .. Quelli in fine, che a forza
d'inoffervanze , di intacchi di regole , di
omiffioni de'loro doveri, di abbandonamen
ti di cori, di orazioni, di comunità , e di
altro , s'immergono in tali impegni ? . .. E
queſta può eſſere via quce videatur recta ? e
che novilimaejusnon ducant ad mortem ? riem
piendo l'anima del povero affaccendato ed
impegnato di mille idee di mondo , dimille
follecitudini ſecolareſche ; e vuotandola del
raccoglimento , de' lumi di Dio ; e condu
cendola tra mille bivj , e fu molti.confini
di peccar mortalmente in vari capi. Deſtano
ſpavento le due riſpoſte date da Criſto a
que'due giovani in S. Luca ( cap . 9. ) ; il
primo de' quali , invitato da eſlo a ſeguir
lo , gli chieſe la permiſſione , di' prima an
dar a ſeppellire il cadavero del defunto ſuo
genitore ; cui Criſto diffe : Sine , ut mortui
Jepeliant mortuos fuos ; tu autem vade , Bogu
annuncia regnum Dei . Il ſecondo poi , ſen
doſi eſibito di ſeguirlo , pregollo a concer
dergli di prima irſene: a caſa per rinunzia.
re
234. Seſto Giorno
re ai beni, che poſſedeva : Cui Criſto diſſe :
Nemo mittens manum fuam ad aratrunz , doo
refpiciens retro , aptus eft regno Dei . Rifpo
fte in verità ſpaventevoli . Concioſſiache
iuno di queſti due giovani erafi per anco
impegnato a ſeguire Criſto , nè molto me.
no eraſi obbligato con voto : chiedeano co
fe , che aveano tutta l'apparenza di conve
nevoli: quale azione più pia , del darfi fe
poltura da un figliuolo al cadavero di un
genitore defunto ? Qual cofa più decente ,
prima di arrolarſi ad uno iſtituto di vita
eyangelica , del fare una formale rinunzia
a'congiunti delle propie facoltà temporali ?
e pure, perchè il primo avea altri, che po
teano a quell' uffizio di pietà in qua ' vece
Supplire ; ed il ſecondo potea dalla preſenza di
que beni rimanere pervertito , dicono San
Gio: Griſoſtomo, i ſup. cap . 8. Matth.) ed
- Eutimio , ( ſuper. Luc. cap. 9. ) , perciò
le dette azioni furono ad efli vietate da
Criſto ,
Inferiam 'ora , quale ſentimento abbiaſi da
Crifto verſo que’Religiofi , i quali con voto
ad effo , ed a ſeguirlo ſi conſacrarono , vo .
gliono di loro arbitrio ingerirſi pe'loro con
giunti in azioni e faccende alla ftato loro
diſdicevoli , e ripugnanti ? in azioni , che
neceſſitano ad interrompere ed abbandona
re il ritiramento , l'orazione, le ſalmodie ,
ed altre pratiche del regolare Inſtituto ? in
azioni , che riempiono la mente di penſie
ri dimondo , che vincolano il cuore in afa
fezioni di carne e fangue , che diftolgono
l' animo dalle coſe di Dio ? . . . Immagina
tevi con qual' occhio può un Religioſo di
quefta fatta effere rimirato da Criſto ? Si
autem , argomenta Teofilatto fopra il primo
dei fatti addotti , Si autem illi neque pa
trem ſepelire dicuit ; ve his , qui monaſti
сет
degli Eſercizj.
cem profeſi , ad mundana regrediuntur néa
gotia . E Santo Iſidoro Veſcovo di Sivi
glia ( lib . 1 . de Sum . Bon . ) Multi mona
chorum , amore parentum , . . . terrenis curis
involuti funt ; pro fuorum temporali fa
lute fuas animas perdiderunt : tanto è ve
-ro , che della ſtrada da efli battuta novif
Jima ducunt ad mortem .
Vengo adeſſo al pa'lo di S. Paolo , oppo
ftomida principio , da chi non lo intende :
in quelle parole , da eſſo ſcritte a Timoteo
nella ſua prima epiftola al capo quinto , fa
vellava S, Paolo , come appare dą tutta la
ſerie del teſto , tu la vigilanza , che aver
debbono le donne vedove circa varie cofe ,
e maſſimamente nella cuſtodia della loro fa
miglia ; ed acciò fieno tali , ſuggeriſce a Ti
moteo , di perſuaderle a darſi alle preghie
re , e a dare un intero addio alla vita mol
le : e ſu queſto propoſito ſoggiugne le ſovrac
citate parole : eccovi tutto il paffo : Viduas
honora , quæ vere viduæ funt . Si qua autem
vidua filios aut nepotes habet , difcat primum
domum fuam regere , demutuam vicem red
dere parentibus . . . Quæ autem vidua eft , c .
defolata , Speret in Deum , ou inſtet obſecra
tionibus noéte ac die : nam que in deliciis
eft , vivens mortua eft ; hoc præcipe ut
-irreprehenfibiles fint : Si quis autem fuorum
engine maxime domefticorum curam non habet ,
fidem negavit , co eft infideli deterior ', Ora
che ve ne pare ? Puolti mai dire , che le
dette parole ſiano applicabili a' religioſi
profefli , incapaci , per ragione del pro
prio ſtato , di avere figliuoli , nipoti , e fa
miglia d' alimentare , e da educare ? . . . .
Laonde tanto è lungi, che il riferito paſſo
effer poſſa di difefa ai detti Religiofi , che
anzi Š. Tommaſo ( 2.2.qu. 189. art.6. ) lo
uſa per convincere , come un Padre di fae
mi.
236 Seſto Giorno
miglia non poſſa laſciare i ſuoi figliuoli fen
za la loro aſiſtenza , per ritirarh in qual
che Religione : Parentibus convenit per Je
ut filiorum curam habeant , & propter hoc
non licet alicui , filios habenti , religionem
ingredi , omnino prætermiſa cura filiorum ;
ideft non proviſo qualiter educari pofſint : di
citur enim 1. ad Timoth . 5 . Si quis fuorum
& c. Queſto è il legittimo ſenſo delle dette
parole dell'Apoftolo , e non il ſognato , da
chi non le intende'. Conchiuderò dunque
con S. Baſilio il Grande ( cap. 23. Conf .
mon . ) Scientes itaque intollerabile detri
mentum hujus erga cognatos affe£tus ; fugia .
mus illorum curam , tanquam diabolicam ,
ad impugnandum nos , armaturam haben
tem .

MEDIT A ZIONE
Pel dopo pranzo del ſeſto giorno
Su i mezzi che ha il Religiofo per divenire
perfetto e ifanto .
PRIMO PUNTO .
Illa è mallima di S . Tommaſo , ſeguito da
L' tutt'i Teologi aſcetici, che Dio , quan
do elegge alcuno a qualche ſtato o miniſte
ro , lo va colle ſue grazie e ſoccorfi diſpo
nendo in guiſa , che fi -renda idoneo a con
ſeguire il fine , per lo quale fu a quello
ſtato e miniſtero preſcelto : Illos , quos Deus
ad aliquid eligit , ita preparat ac difponit ,
ut ad id , ad quod eliguntur , inveniantur
idonei : ( 3. p.9.27. a. 4 .) Egli col chia
mare una perſona dal ſecolo , e coll' am
metterla a profeſare alcun Santo Inſtituto ,
dalla Chies'approvato , pretende , che quel
degli Eſercizj . 237
la perſona meni una vita ' di un ordine
molto diverſo , e molto più alto da quel
lo , che ſi mena nel ſecolo ; perocchè le ob
bligazioni, de'chiamati a tali Iſtituti , ſono
maggiori delle comuni a'loli Criſtiani e Cat
tolici ; comprendendo in aggiunta le obbli
gazioni de'principali Conſigli Evangelici nei
tre voti folenni, e di varie altre coſe , che
gl'indirizzino a divenire perfetti: e ficcome
Dio a' Cattolici del ſecolo prepara e con
feriſce que'mezzi , e ſoccorſi, co ’ quali polla
no , ſe vogliono , giugnere al loro ſcopo ,
ch ' è l'eterna ſalvezza ; cosi a ’Religioſi pre
para e conferiſce que' mezzi e ſoccorſi ,
che ſi richieggono acciò al loro ſcopo per
vengano , ch'è la perfezione evangelica .
Ora queſti mezzi e ſoccorſi dividonſi in
interiori , ed efteriori : gl' interiori può e
dee ogni Religioſo in particolare conoſcerli
molto meglio , di quello ch 'io poſſa accen
narli; ſapendo bene ogni Religioſo i rimor
dimenti, le inſpirazioni , ed i movimenti ,
che nel ſuo animo fperimenta : ora di finire
una volta di darſi ad una vita più confor
me al ſuo ftato ; ora di ſchiante quell'
affezione , che gl' infteriliſce l'anima , e lo
efpone anche a pericoli di perdere la divi
na grazia ; or ad impiegare il tempo in oc
cupazioni più adattate alla ſua vocazione ,
ed al coltivamento dell'anima fua ; or a te.
nere più mortificati i ſuoi ſentimenti ; or
ad eftinguere quella premura di eſſere ftima
to nel mondo ; or a reprimere quell' orgo
glio , che lo porta aldiſpregio , e ſoperchia
mento altrui ; or all oſſervanza più eſatta
delle ſue regole ; ora darſi più di propoſito
e ed a fimili altre coſe : e tra
all'Orazion ;
efle annoverate , fratel mio , anche queſto
mezzo , ch ' è di avervi chiamato al ritira
mento di queſti dieci giorni; onde poffiate
ben
238 Seſto Giorno
ben eſplorare lo ſtato dell'anima voſtra , ri
folyerne la riforma, ed abilitarvi a riceve
re copioſi ajuti di grazie per eſeguirla . I
mezzi poi e ſoccorſi eſteriori', che Dio nel
lo ſtato di religione vi porge , ſono le Re
gole dell'Iſtituto da voi profeffato , le quali
à guiſa di forti antemurali , difendono l?
anima voſtra da innumerabili inſidie de'
voftri ſpirituali nemici : ſono le ammoni
zioni de'Superiori , e de' buoni libri , che
leggete o udite : ſono il vivere ſoggetto all
ubbidienza , virtù con cui avvalorate tutte
le voſtre azioni ; ſendo tutte o preſcritte
dall'Inſtituto , o dalla voce de’Vicegerentidi
Dio : ſono l'allontanamento , che il chioſtro
vi porge, ſe pur volete ftarvene in effo , da
tanti oggetti , occaſioni , e pericoli di ſva
gamenti , di rilaſſamenti , d'inciampi , e di
offefe di Dio : ſono i buoni eſempj di que'
Religiofi , che ſi diſtinguono da poco fer
venti , dai quali vi ſi addita la ſtrada che
deefi battere ; fono l'eſfer libero da ogni pen
ſiero del voſtro temporale provedimento ,
tanto fano , quanto infermo ; acciò nulla
vi diftragga dal badare al voſtro ſpirituale
avvanzamento : ſono in fomma i gran co
modi che avete da fantificarvi; e col buon
uſo de'quali divennero Santiruttiquelli , de?
quali il voſtro Inſtituto celebra,ne'ſuoi annali
le glorioſe memorie .
Or fe malgrado tutti queſti mezzi, a voi
dati da Dio , co'quali perfezionarvi , fofte
viffuto in modo , onde poteſſe eſſo Dio gius
ſtamente rimproverarvi co 'ſenſi allegorici ,
efpreffi per bocca del Profeta Geremia
cap. 2. ) : Io vi ho fatto entrare nella
terra elettá di Carmelo , feconda di ottimi
frutti , accid aveſte con che abbondevol
mente impinguare l' anima. voftra ; e voi ,
tutto all'oppoſto , avete co'voſtri cattivi co
Itu
degli Eſercizj. 239
ftumi contamminata quella ſteſſa terra ; an.
zi avete co'medefimi rendut'anche abbomi
nevole la voſtra famiglia , ch ' è la mia ere .
dità : Induxi vos in terram Carmeli , ut co
miederetis fructum ejus , eos optima illius :
con ingreffu , contaminaftis terram meam , efter
hæreditatem meam pofuiftis in abominationem :
che potreſte riſpondere ? . . .
Elaminate in prima , fratel mio , ' qual
frutto abbia tratto l'anima voſtra dagli ac
cennati mezzi , da Dio a voi porti : e ri
*cordatevi , che di tutti ve ne farà chieſto
ſtrettiſſimo conto al punto della voſtra mor
te . In fecondo luogo poi eſaminate , qual
utile da voi ne abbia tratto la vostra reli
gione; e fe in luogo di fpiritualmente rin
forzarla , munirla , ed edificarla ; abbiate
dato mano a quelli , che la vanno fpiritual
mente rovinando con abituali inoſſervan
ze , con male confuetudini introdotte , o
mantenute ; con maſſime rilaſſanti , e di
largura ; e con altre ſomiglianti maniere :
e fecondo quello , che in iſpirito di verità ,
e coram Deo manifeſteravvila coſcienza , ri
folvete ; ma riſolvere davvero .
SECONDO PUNTO .
Tra gli altri mezzi, dati da Dio a'Reli
1 giofi , 'acciò ſi perfezionino, deeſi an
noverare anche quello , di dover effere og
getto di compunzione , e di edificazione a’
lecolari , i quali ne'Religioſi mirino quelle
virtù , che di rado (corgono nel mondo ;
onde abbiano motivo , dal vederli , e feco
loro trattare , di rimanere commoſſi a
riformar ſe medeſimi . Queſto debito , ma
inſieme ancora queſto mezzo di molto per
fezionarvi , ſi avvera reſpettivamente ditutt.
i tre generi di Vita Regolare , e religioſa .
Da
240 Sefto Giorno
Da quelli, che profeſſano Vita meramente
Contemplativa , fi adempie a queſto debi
to , col pregare pe'ſecolari , e coll'oſſervar?
erattiſſimamente il ritiramento ne’loro ere,
mi ; moftrando col fatto , il totale abban ,
dono delle coſe del mondo . Da quelli che
profeſſano Vita meramente Attiva, fi adem
pie il detto debito , colla prontezza in lov
venire al loro proſſimo , giuſta i preſcritti
del propio Inſtituto : e perchè queſto gene
re di vita neceſſita ad un frequente prati
ca col ſecolo ; perciò į di lui profeſſorideb
bono a forza di preghiere , e di eſercizio , ren
derſi connaturale una gran modeftia nel
trattare , una gran cautela nel parlare , ed
una generale cuſtodia de' loro ſentimenti ;
onde non fdrucciolino in parole o azioni
poco edificanti ; nė aprano adito a male fu
ſpizioni di loro medeſimi ; ma laſcino i
loro proſſimi bene impreſli ed edificati .
Da quelli finalmente , che profeſſano Vita
Mifta di contemplazione , ed azione diriz
zata all' acquiſto delle anime , i quali fo
no in maggior numero , ſi adempie al detto .
debito , prima proccurando , che lo ſpirito
loro , pel mezzo della frequent'è fervida O
razione , ſia riempiuto dal Signore di que'
lumi, verità , maſlime , e compunzione , che
debbono poi inftillare a' proſſimi ; non po
tendo moralmente avvenire , che negli al
tri verſino , e rifondano ciò , che in ſeme
deſimi non hanno , e que ſentimenti , che
gli rendano ſtrumenti idorrei alla conver
fione delle anime : debbono in oltre eſſere
ben proveduri di quelle cognizioni e dot
trine , valevoli ad illuminare , e ben diriz
zare i lor proſſimi. Debbono eſſere di vi
ta irreprenlîbile , fpirando modeftia , ſenz'
affettazione ; gravità , ſenza ſelvatichezza ;
affabilità , lënza domeſtichezza : debbono
elle
degli Eſercizi . 241
eſſeremortificati negli occhi, cautinella lin
gua , compoſti nel tratto , penitenti;neltrat
tamento : debbono avere carità univerfale ,
zelo prudente , umiltà fincera , pazienza
immobile , coſtanza ragionevole : debbono
in ſomma a tutta poſſa proccurare di com
porſi tali , quali vuole S. Paolo che ſien
tenuti , da chi gli mira , e ſeco tratta ;
cioè operaj della ſalvezzadelle anime, veri
miniſtri di Criſto , e diſpenſatori de'miſteri
di Dio . Sic nos exiſtimet homo , ut minia
ſtros Chrifti difpenfatores myſteriorum Dei .
( 1.Cor. 4. )
" Riflettete ora , mio caro fratello , a quale
genere di queſte tre Vite ſiate da Dio ſtato
chiamato ; e andate ſeriamente eſaminando ,
le vi agevoliate il merito , ed il lucro eter
no per queſto mezzo , a voi impoſto da Dio ,
di cooperare all'edificazione , e ſalvezza de
voſtri proſſimi, ſecondo lo ſpirito della vo
ſtra vocazione . . .. E ſe per avventura ri
levaſte , che dal tenore del voſtro vivere , in
luogo di edificazione, può il voſtro proſſi
mo piuttoſto averne ritratta ammirazione ,
e ſcandalo ; onde in vece di laſciargl' im
preſſioni, che abbianlo indotto a dire : 0
che religioſo dabbene , compoſto , umile ,
caritatevole , modefto , eſemplare ! abbianlo
altretto , come anch’ió gli ho uditi più vol.
te ; a dire nel loro linguaggio : o che fra .
taccio ! quanto pieno di boria , e preten
fione ! quanto ſcorretto di lingua , che non
ſa ſenon fprezzare e ſparlare di tutti !
quanto immodefto di occhj ! quanto ſcom
poſto , ed incivile ne' getti! quanto libero ,
franco , ed ardito di tratto ! lembra allevaa
to piuttoſto tra le tende di un eſercito , che
in un chioſtro di religiofi : ſe quetto foſſe il
merito e guadagno , quale pretende Dio che
facciate pe'l capo dell' eſempio , che ſiete te .
nuto
242 Sefto Giorno
nuto dare al proſſimo lecolare ; avreſte mol-
to , fopra di che piagnere , e pentirvi; per
chè in luogo di farvi eſca a proſlimi , per
tirarli a Dio , 'fareſte ſtato laccio ed in
ciampo , per allontanarneli . Contro cotal
forta di Eccleſiaſtici , maſſimamente Religioſi
e regolari s' indirizza l' oracolo allegorico
del Profeta Oſea ( cap. 5 . ) Audite hoc ſa
cerdotes , attendite . . . , quia vobis judi
- ciam eft ; quoniam laqueus fatti eftis specula
tioni, Grete exparfum fuper Thabor. Thabor
ſignifica in ebreo electio monte di elezione ,
qual'è appunto in ſenſo ſimbolico lo ſtato re
ligioſo : ora che in queſto luogo di elezione
ſiavi chi tenda lacci, e reti , onde le altrui
anime reftino fcandalezzate ; queſto è quello
che altamente diſpiace a Dio : e perciò guai,
a chi gli tende : Vobis judicium eft .
Ma riflettete in oltre , come il danno non
fi ferma in voi folo ; pàffa egl'in oltre alla
voſtra fanta madre , dico la Religione , fac
cendoni alla medeſima cattivo nome ; lą,
quale in altro modo non compariſce al fe
colo edificante ; o no , ſenon fe ne' coſtu
mi , . e nel tenore di vita de' ſuoi figliuoli :
onde ficcome il coſtum ' efemplare di queſti
la fa preſſo il ſecolo riputare fervente , e
veneranda ; così il coſtume loro poco edifi
cante rendela diſpregevol'e fereditata : ri
chiedendofi anzi molto più di buon coſtu
me de' firoi figliuoli , per eſſere tenuta in
buon credito į di quello che baſti di mal
costume , per farla riputář rilaſſata ; ſendo
ſoliti i mondani , dal cattivo coſtume di
uno , o di pochi religiofi , mettere tutti gli
altri a mazzo ; laddove per fare alla Reli
ĝi one buon nome , richiedefi l'eſemplare por
tamento o di tutti , o della parte molto
maggiore : coſa , ché , molto diſpiačendo a
Dio , contrifta fuor di modo la buona ma
dre ,
degli Eſercizj. 243
dre , che gli allevò : onde a religioſi di tal
fatta convenga l'oracolo del Profeta Baruc
co ( cap. 4 . ) obliti eftis Deum , qui nu
trivit vos : de contriftaftis matrem veftram Je
rufalem .
Ne vi defte a credere , che richiegganfi
gravi ecceſſi , per apportar queſti danni :
baſta un portamento alquanto libero , una
parola indecente , un fare troppo arioſo ,
un geſtire corteggiano : e tanto più leg
giero baſta che fa il portamento , per nuo
cere alla religione , quanto più accreditata
nella pietà ella è quella di chi lo com
mette . Dunque e per non diſguſtar Dio , é
per non abuſarvi di un mezzo sł lucroſo
per l' anima voſtra ; e per non eſſere di
ſcandalo a ' voſtri proflimi ; e per non con
triſtare la religione voſtra madre riordi
nate i voſtri coſtumi in guiſa , che siano
di gradimento a Dio , di merito a voi ,
di edificazione a proflimi , e di onore alla
Religione.
LEZIONE
Pe 'l dopo pranzo del fefto giorno.
Sovra due altr'inganni di alcuni Religioſ ,
ciod di proccurarſi convento , o miniſtero ;
e della ſoverchia cura della pria i
pia Sanità .
olacché abbiamo intrapreſo a diſcuopri
U re gl'inganni più confueti de'Religioſi ;
due altri ne propongo inaſcherare in
queſta lezione, tanto pi d enti , quanto
più occulti ſotto le approve di convéne .:
voli . Uno è quello di procurarſi Conven
to , ó Miniſtero , confacevole al ghio : Aca
cade non di rado , che il religiofo nel con
L 2 vento ,
244 Seſto Giorno
vento , in cui è fato aſſegnato , o nelmi
niſtero , che gli è ſtato impoſto , non vi
trovi per la ſua umanità il propio conto ,
e la propia ſoddisfazione ; o perchè il Su
periore locale non è di ſuo genio ; o perchè
il paeſe non gli aggrada , o perché il mo- -
naſtero non ha certi comodi ; o perchè non
ne ritrae quel plaúío , che s' immaginava ;
o per alcun 'altro baſſo , temporale , uma.
no motivo : quindi cominciando l' animo
fuo a perturbarſi , ed a ſmarrire la quiete';
per non avere da principio rigettata la ten
tazione , e chieſto ſoccorſo a Dio , che ivi
lo ha poſto , o di quell'uffizio incaricato ;
comincia a penſare il modo , di proccurarſi
altro ſoggiorno , o miniftero : e perché vuo
le addurre qualche motivo , che abbia lę
ſembianze di convenevole , fifa l'occhio ſu
quello della propia quiete , ſenza la quale
ne ſi può far ben 'orazione , nè praticare di
buona lena la regolare offervanza : onde
ſotto la ſpecie di meglio battere la buona
ſtrada , eſce , ſenz'avvederſi , dalla medeſi
ma; chiedendo , inftando , e faccend' ogni
sforzo , per eſſere altrove aſſegnato , o ad
altro impiego applicato ; accennando anche
il luogo , o miniſtero , da eſſo bramato .
Ma il miſerello , dal propio amore acce .
cato , non vede che mette il piede nella
ſtrada , Quæ videtur homini re&ta , noviſſi
ma ejus ducunt ad mortem . E primamente ,
perchè la vera pace dell'animo è un bene
fizio di Dio , ed è frutto della vita virtuo ,
fa ; Et erit opuf. juftitiæ pax , dice Iſaia
( cap. 32. ) qra vetto frutto ſoaviſlimo, e
, queſto gran ; azio credete voi che fią
babile coſa più probme, che da Dio G conceda
al religioſo in un luogo , o miniſtero , il
quale da eſſo Dio gli fu aſegnato pe'l mez
zo del ſuo vicegerente ; o in un luogo
mi
degli Eſercizj. 245
miniſtero , ch 'egli, per luó genio , fi abbia
proccurato ? ... In un luogo o miniſtero , in
cui egli fi violenta di farvi per ubbidire ;
o in un luogo o miniſtero , a cui egli ſi
sforza di ſtraſcinarſi per foddisfare alla
fua umanità ? . . . . Ho detto la vera pace
dell'animo ; perocchè la pace ingannevole e
sėduttrice , la quale ſia frutto della propia
foddisfazione , di chi li è privato con voto
della propia volontà , non è ella altrimenti
benefizio di Dio ; ma gaftigo ; ed è dello an .
dare di quella , con cui cercavano gl’Ifraeliti
di acquietare la loro afflizione; di cui di
ceva Geremia cap. 8. Et curabant contrition
nem filia populi mei ad ignominiam , die
centes : pax , pax ; cum non eflet pax : dalla
quale degniſi pur Dio di guardarcene . Ho
anche detto , luogo o miniſtero proccurato per
genio : imperciocchè ſe il motivo di la
ſciare il luogo o miniſtero deftinatogli dall'
ubbidienza , foſſe un qualche motivo vir
tuoſo , reale , e vero , ſpettante all'anima ,
ed ignoto al Superiore : come per cagion di
eſempio , per ſottrarſi da qualche occaſione
di peccato ; o da qualche infidia teſa alla
fua caftità , come più di una volta è acca.
duto ; o altro ſomigliante : onde fi ravvi
faffe o in pericolo di offendere Dio , o di
eſſere d' inciampo ad altri di peccare ; l' u
milmente ſignificare ciò al Superiore , con
offequioſa iftanza di eſſere tratto fuora da
quel trabocco , o attivo , o paſſivo , fareb
be coſa lodevole . Parimente ſe con vera .
cità , e non per apprenfione, o mal genio ,
in clima realmente apportaſſe nocumento
notabile alla ſua ſanita , o il carico ſicura.
mente eccedente le propie forze ed abilità ;
l'umilmente ſupplicare per il cambiamento ,
non è coſa riprenſibile . Tutto l' inganno
confifte , nel procacciarſi il cambio per moa.
L 3 tivi
Seſto Giorno
tivi di umanità , di genio , di ſoddisfazio
ne : tali farebbono , o per eſſere più vicino
a 'congiunti ; 60 più a portata di ricevere
le loro lettere ; o per foggiornare con re
ligioſi più confidenti; o perchè fi avrebbe
udienza più fiorita ; confeſſionale più ri
guardevole ; ſcuola più numeroſa ; impiego
più luminofo , e fimili: qualora le iftanze di
cambiare fien dirizzate da cotali motivi ,
mai la mutazione non recherà la quiete
defiderata , ch 'è benefizio di Dio , e quella ve
ra pace di animo , ch ' è tanto ſoave ; non
volendo Dio dar premio , a chi merita ga
figo : Loquetur pacem in plebem fuam , die
ce Davide ( Pſalm . 84. ) , in eos qui
convertuntur ad cor : non in eos , qui con
wertuntur a cercare la propia ſoddisfazio
ne , a compiacere i propj genj ; no , ma
qui convertuntur ad cor , alla compunzio
ne , all' orazione , ad adempiere il divi
no beneplacito , ch 'è quello appunto additato
dall ubbidienza . ..
In ſecondo luogo , quel religioſo, che per
condifcendere alle ſue inclinazioni , alle ſue
apprenfioni, alle ſue alimentate malinconie ,
va in traccia di aver quiete , col cangia
mento del luogo o dell'uffizio ; qualora egli
l'ottenga , potrà egli mai con verità perſua
derfi , di effervi ftato traſportato dall'ubbi
dienza ? . .. E come mai ? ... Queſto , dice
S . Bernardo , ( in ferm , de tribus ordin . eccl.
num . 4 . ) non è altrimenti ubbidire al Su
periore , ma un fare piuttoſto , che il Su
perioreubbidifca al ſuddito ; non è un fot
tometterfi alla volontà del Superiore , ma
un tirare quella del Superiore alla ſua :
Quiſquis vel aperte vel occulte fatagit , ut ,
quod babet in voluntate , hoc ei Spiritualis
pater injungat ; ipfe fe ſeducit , ſi forte fi
bi , quafi de obedientia blandiatur : neque
enim
degli Eſercizj.
enim in en ve ipfe Prelato , ſed magis ei
Prælatus obedit . Il darſi a credere , di ub
bidire nel detto caſo , ell’ è una ſeduzio
rie , ed un inganno . Anzi tanto è lungi
che ubbidiſcano , fegue il Santo , ( Serm . i.
de Conv . S. Pauli num . 6 . ) , che rieſcono
di peſo intollerabile al Superiore , cui con
viene alterare le diſpoſizioni da effo fatte ,
e fovente con detrimento della giuſta di
ftributiva ; a fine di non vedere P inquie.
to ſuddito , a perturbarne molti altri con
fuoi lamenti ; onde ſia talvolta coſtretto
dalle ſue ſtravaganze , ad eſplorare quale
ſia la di luiinclinazione per ſecondarla . Sic
profe&to , fic multorum ufque hodie pufilla .
nimitas , non perverfitas exigit , ut ab eis
qucri oporteat , quid vis ut faciam tibi ?
Non ipfi quærunt : Domine quid me vis fa
cere ? Conſiderare nempe neceffe habet mini
ſter , doo Vicarius Chrifti , quid precipi ve
lint ; non ipfi confiderant , que fit voluntas
preceptoris .
In terzo luogo , io vi propongo un relia en
gioſo , che fia in un luogo e miniſtero , non
procacciati dal propio genio , ma deſtina
tigli dall'ubbidienza : ed un altro all' oppo
ſto , che ſia in luogo o miniſtero , non per
ubbidienza , ma per ſua foddisfazione , e
per un conſenſo del Superiore , eftortogli
dalle ſue inſiſtenze , Riflettete ora il giuſto
motivo di vera e foda conſolazione , che
ha il primo, in poter dire : io ſono con
tutta quella certezza morale , che ſenza
rivelazione , può, averfi in quefta vita , che
mi trovo in un luogo ed in un officio , com
meflomi da Dio ; che fto in un luogo , ed
in un miniftero , ch ' è di fuo piacimento ;
onde per queſto capo io ſono ſicuro , che
ito adempiendo la ſua fantiſſima volontà ;
e che poſſo dire con franchezza : ſto ove
4 mi
248 Sefto Giorno
mi vuole il mio Dio : e fatico in cid , ch '
è di ſuo gradimento : e quale conſolazione
per un religioto non è ella mai , il poter
dire francamente e fondatamente cosł ? ...
Ma non può già così dire quel religioſo ,
che foggiorna in luogo , ch 'ei fi è proccura
to ; e fatica in un miniſtero , ch' egli ſi ha
eletto : perocchè quantunque il Superiore
glielo abbia accordato ; il vero è , che non
vi ſta per impulſo da Dio al Superiore in
fpirato , ma per le iſtanze fattegliene dal
religioſo ſuddito : onde gli reſta tempre fon
damento di prudentemente temere , fe la
condiſcendenza , dal Superiore ſeco uſata ,
ſia piuttoſto una permiffione di Dio , che
una ſua poſitiva volontà ; onde non puòmai
con prudente fondamento dire : io qui mi
fto , ed in queſto carico mi vi etercito ,
perchè Dio mi ci ha poſto : laddove può
ſicuramente dire : io vi fto , e mi vi efer
cito , perchè la mia umanità ſel' ha proccu
rato .
Quindi ne riegue, che il primo religioſo ,
ſe fia da qualche difficoltà ſopraggiunto , o
da qualche tentazione aſſalito , o da qual
che afflizione ſopraffatto , ſperimenta un gran
coraggio ne ſuoi ricorſi a Dio , cui può ve
racemente dire : Signore, voi miavete con
dotto in queſto luogo , voi mi avete poſto
in queſto miniſtero ; fatemi dunque per la
voftra miſericordia protettore in queſto tra
vaglio , in queſta tentazione : io nè mi vi
ſon condotto , nè mi vi ſono poſto ; ma
voi , voi cosi di me avete diſpoſto : dun
que ſoccorretemi, e non abbandonate , chi
fta faccendo la voſtra Santiſlima volontà :
Onde può , ſalve le dovute proporzioni ,
dire con Gesù : Qui me mifit , mecum eſt à
( non reliquit me folum ; quia , que placita
ſunt si , facio femper . ( Jo. 8. ) : Dica ora ,
degli Eſercizi . 249
ſe pud , il medeſimo , ſenza mentire , quel
religioſo , che o al luogo , o al miniſtero
vi è pervenuto per le ſue infiftenze , per
gli uffizj , emaneggi praticati ; dica , ſe pud :
mio Dio , io vi ſono , perchè voi di voſtro pia
cimento , e di voſtra poſitiva volontà miciavem
te poſto , io vi ſono per ubbidienza ; ſoccorre
temidunque , c proteggete , chi ſta faccendo
il voſtro divin beneplacito : dica cosi , fe
può , ſenza mentire ? .. . ed udira la propia
coſcienza a riſpondergli a nome di Dio :
Te ne menti : ci ſei per tua propia volon
tà , che ti hai ufurpata , dopo averla a Dio
con voto offerta : eſla dunque ſoccorrati ,
efla ti ajuti : Surgat in opituletur tibi , do
in neceſitate te protegat : ( Deut. 32 . ) Ed
a queſti rimproveri giuſti , e meritati, che
può egli ridire ? . . . Pud. ben egli , e dee ,
chiedere perdono , pentirſi del commeſſo fals
lo , ed uſurpo ; per abilitarfi a ricevere que '
divini ſoccorſi, demeritati dalla ſua condi
fcendenza a proprj genj. Non ci laſciamo
dunque fratel mio , mai ſedurre dalle noſtre
inclinazioni umane , a .condurre la vita a
noſtro modo, dopo di aver promeſſo a Dio
di vivere a modo di chi in fuo luogo ci
regge . Dico a condurre la vita a noſtro
modo ; imperciocchè da ogni uomo , che
campi in queſto mondo , ſi vive in alcun
luogo , e ſi erercita alcun carico , miniſte
to , o uffizio ; onde ſi poſſa con verità di
re , che chi ſoggiorna in quel luogo che vuo .
le , e fa quel uffizio o miniſtero , che vuo
le , conduca la vita a fuo modo : e però
quel religioſo ancora , che ſoggiorna ove vuo .
le , e s' impiega in ciò che vuole , viva 4
Tuo modo : coſa per altro , la quale , nor
eſſendo colpa , in chi può di fe medeſimo
difporre independentemente dall' altrui vo
lontà ; e poi cattiva , indegna , e comeuna
L : tal
350 Seſto Giorno
tal quale fpecie di facrilegio , in chi fi è
obbligato con voto , di ubbidire , e non più
avere propia volontà circa il diſporre di
fe medeſimo :: perciò replico , fratel mio ,
ſoggiorniamo , ove vuole Dio ; ed impie
ghiamoci in cid., che da effo ci è, impoſto
pe'l mezzo del fuo vicegerente noftro Supe
riore : enoi feliciffimi! te , ſopraggiunti che
faremo dalla morte , ci troveremo in quel
convento , ed in quel miniſtero , in cui faremo
ftati posti da Dio ! .
· Un altro inganno , cui ſovente i religiofi
foggiacciono , egli è di prenderſiuna ſoverchia
cura della loro fanitä ; onde per timore di
non pregiudicarla , fi eſentano più o meno
dalle auſterità dell' Iſtituto ; fi difpenfano
da 'cori più gravofi ; danno l' eccezione ai
cibi della comunità ; cercano cotture e con
dimenti particolari ; proccurano quotidiani
preſervativi a loro capriccio , gradevoli per
il più alla gola , benchè gravoſi alla po
vertà ; ſi formano in fomma un ſiſtema di
vita , diverſo dal comune ; non ſenza l'am
mirazione di tutti , e lo ſcandalo di mol
ti : ed apportano per difefa le confulte ,
avute co'medici, da eſs'informati fecondo la
loro ingannat apprenfione , fecondo la loro
• tetra ipocondria , e fecondo gl'ingrandimenti
fabbricati dalla loro fantaſia ,
Non ſi nega , che quando in vericà fiant
vi nel religioſo indiſpoſizioni , dalle quali
venga impedito di efeguire , o in parte , o
nel tutto le regolari offervanze ', non ſi
debba di buona voglia refpettivamente diſ
penfarnelor; anzi foggiugnero , quando an
che prudentemente ſe ne dubiti : ma quan
do con morale certezza appare , che fono.
inganni di- 'una fantaſia fedotta , di un ' ap
prenfione veemente , o di una delicatezza
ſconoſciutą ; e nulla dimeno la voglia con
diſcen - .
degli Eſercizj. 251
diſcendere ; jegli è un volere intraprendere
viam , que quamvis videatur recta , novit
Jima tamen ejus ducunt ad mortem . Quali
pertanto , dira taluno , ſono que'contraſſegni ,
che prudentemente dimoſtrino , eſſere le pre
teſe indiſpoſizioni , feduzioni fantaſtiche , e
non incomodi , e mali reali ? Quando fi
vede , che la perfona intraprende ed eſegui
ſce cofe , in quella data ſerie molto più
faticoſe , difficili , ed anche penali , ſenza
riportarne incomodo o nocumento alcuno .
Per cagion di eſempio : aveà taluno da ſe
bandita quella qualità di cibi, acetoſi , o
inſalati: gliene ricapiteranno di quella tale
fpecie al ſuo guſto gradevoli ; ne l' aceto ,
nè il ſale printo gli huocono . Avrà fiſſato
di cibarſi a quella determinata ora , la qua
le fe per accidente fi oltrepaffi , eccolo
ſconvolto , fvenuto ec. : verrà un incontro di
ricrearfi anche per più giorni ſeguenti in
villeggiatura , ove dee accomodarſi alle ore
della famiglia : non c' è più male , ne
ſvenimento alcuno : La frequenza del coro
e del falmeggiare a voce alta gli ftordiſce
la mente , eſcombuffola il capo , benchè
por mezz' ora : ftara udendo una folenne
muſica di più cori, e di ſtrumenti , e di
voci ; e niente pariſce . L'alzarſi alle vigi
lie notturne , benchè al più per due ore, e
per qualche notte fra il meſe , lo abbatte
di forze , gli rovina il capo , gli guaſta lo
ftomaco : dovrà farſi'un lungo viaggio , in
cui patire e vegliare molte notti ; o pure
dovrà tenerfi compagnia ad un amico , O
affiftere ad un moribondo di conto ; o com
porſi una ſcrittura d' impegno : il vegliare
più e più ore non nuoce ; ma la voglia di
vedere il paeſe ; il contento di godere l'
amico ; la premura di non comparire un
vigliacco‘; la brama di farli onore , tol
L 6 : gono
252 Seſto Giorno
gono dalla veglia notturna ogni pregiudi.
zio . Da queſti eſempj ne'quali appare la
forza dell' apprenſione, e la ſeduzione dell'
inganno ; ſi raccolgono le vere impotenze ,
dalle immaginate ed appreſe .
Con queſt'argomento convinſe S. Paolino
Veſcovo di Nola ( epift. 36. ) un certo
Giovio ; il quale ſi ſcutava , di non aver
tempo per eſercitarſi in opere di criſtiana
pietà , ſend'occupato nello eligere i pubbli
ci tributi : e cosi lo aſſaliſce con egual
forza , ed eleganza : Omnium poetarum flos
ribus Spiras , omnium oratorum fuminibus
exundas ; philofophiæ quoque fontibus irriga .
ris ; peregrinis etiam dives litteris , os atti
cis favis imples : quæfo te , ubi tunc tribua
ta ſunt, cum Tullium , & Demoſthenem pere
legis ? . .. Xenephontem , Placonem , Cato
nem perle& tos revolvis ? multoſque præterea ,
quorum nos forte nec nomina , tu etiam vo
lumina tenes? Dici, o Giovio , che non hai
kempo , per attendere alle azioni della cri.
ftiana pietà ? Ma e quello , che conſumi in
legger e ſtudiare i detti libri , non è egli
tempo , che impiegar potreſti nelle opere
accennate ? i tributi da eſigere t'impedifco
no queſte , e non t'impediſcono dal leggere
tanti autori ? Ut in iftis occuperis , immu
nis & liber es , ut Chriſtum ideſt Sapientiam
Dei diſcas , tributarius , occupatus ? la
cat tibi , ut philofophus fis , non vacat ut
chriſtianus fos ? . . . Lo ſteſſo poſſiam dire
agli accennati religiofi : non avete forze e
lena per iftarvene qualche ora a lodar Dio ;
e le avete per leggere , lo che più guſta
alla voſtra curioſità più ore alla fila ? le
avete per givocare le mezze giornate ? Ve .
gliate le notti intere per viaggiare , per ir
vene a ſpaſſo ; ed un ' ora di ſalmodia not
furna vi abbatte , e vi fpofa : ... Vi nuoce
quel
degli Eſercizj. 253
quel cibo , ch'è innocente , quantunque da
povero ; e non quello ch'è nocevole , perchè
più gradito alla gola ? Ut in iftis occupe.
ris , immunis , e liber es , ut Chriſtum lau
des do fequaris infirmus, a debiles es ? Hai
lena per ſoddisfare alle tue voglie ; hai fa .
nità baftevole per impiegartiin ciò , che ti
aggrada , quantunque più faticoſo ; e non
le hai per adempiere ciò , a che ti ſei ob .
bligato , benchè di lunga mano più lieve ?
Vacat , ut appetitui complaceas; non vacat,
ut religiofus fis ? ... Di queſti talidice Dio in
Geremia ( cap .23. ) con parole molto ſigni
ficanti : Factus eſt curſus eorum malus ,
fortitudo eorum diffimilis . . Il loro correre
è vizioſo ; e la loro fottezza è diſſomiglian
te ; col nome di corſo dinotaſi il vivere ,
come dicea l’ Apoſtolo : curfum confumma.
vi. Qra Dio riprova il vivere accoppiato a
fortezza diſſomigliante : quel poter tutto ,
quando ſi tratti per noi ; e quel non poter
nulla , o molto poco , quando ſi tratti di
Dio . : quell' aver lena , per compiacere il
genio , per ſoddisfare all' umanità ; e quel
non averla , per ſoddisfare aidoveri del pro
pio ftato , benchè con azioni meno peſan
ti : Fortitudo difimilis ; € perció curſusma
lus , Conciofliachè non fo , ſe baſterà nel
noſtro particolare Giudizio di Dio al fine
della vita , a giuſtificar le noſtre omiffioni
delle regole , le noſtre eſenzioni dalle pe .
nalità , il dire : io credevo , che mi nuo
ceffero ; io temevo , che m 'inabilitaſſero ad
ogni coſa : non ſo , difli , fe . ciò baſterà ,
qualora non ſi abbian fatti in prima dal
canto noftro i dovuti Iperimenti ; non ſi
abbiano , in ſecondo luogo , diſprezzati i
noftri timori , e le noſtre apprenſioni ; non
ſi abbia , in terzo luogo , avuta la neceſſa .
ria fidanza nell'alliſtenza di Dio ; i quali
rime
254 Seſto Giorno
rimedjnon uſati, temo fieno per condannare
le noſtre proccurate efenzioni dalle auſterità
dell'Iſtituto.
: Per non effer dunque rei delle medeſime,
debbonfi in prima fare i convenevoli fperi
menti , nè dobbiam regolarci per un acci
dente , o due , forſe cagionato da altro prin
cipio , molto diverſo da quello , che noi
accuſiamo : fendo fempre minor male , lo
eccedere in queſti ſperimenti , ed il proa
traere l' eſentarfi , che l' effere in ciò troppo
corrivi . Debbonſi , in fecondo luogo , dif
prezzare i timori di perdere la fanità , a
cagione delle penalità profeſſate ; perocchè
Pordinaria cagione di fmarrirla , non fono
le dette penalità , ma gli ſpropofiti che da '
Religioſi ſi fanio , o nello eccedere nelle
applicazioni ſtudioſe ; o nella poca cuftodia
oneſta della fanità concedura , collo ſtra
pazzarla in riſcaldamenti ecceflivi ; in non
difenderla dalle fagioni infefte nei modi
nfitati e leciti ; in affliggerla tavolta con
penitenze arbitrarie e non conſultate , con
chi ſi dee ; ed in altre guife imprudenti :
Ma deefi fovra il tutto accoppiare al dif .
pregió de'timori , e delle apprenſioni una
filiale confidenza' in Dio , che avendoci
chiamato a quell' Iſtituto , non permettera ,
che per fedelmente offervarlo , la fanità
patiſca detrimento ; ma che anzi' ella fi
confervi ; ficcome la ſperienza cotidiana
manifefta ; che quelli ordinario - foilo i
Religiofi più fani , che ſono i più offer
vanti e puntuali : fend ' egli in certo modo
quas’impegnato di così fare , acciò la puno
tuale ſua fervitù accrefca di credito , foſte
nuta dalla fua protezione . lui Sperant in
Domino dice Ifaia ( cap . 40 . ) , mutabunt
fortitudinem : Quelli che fi fidano di Dio ,
ed in eſſo fperano , cangieranno fortezza ;
la
degli Eſercizi. , 295
la quale fe dapprima era poca , ed alquanto
fiacca , rinvigoriraſſi , e cangieraſſi in robu
fta ; e diverrà tale , che voleranno a guiſa
di Aquile , le quali ſi foſtengono in aere le
mezze giornate : ficut Aquile volabunt :
correranno , ſenza fatica : current , 0 non
laborabunt ; viaggieranno fenza ſtancarſi :
ambulabunt, non deficient : Queſto è ora .
colo Divino , e letterale ; che non abbiſo
gna di commentarj.
Innumerabili ſono i fatti feguiti , che
ciò comprovano , si nelle Sacre Scritture ,
si nelle Storie della Chieſa : uno per forta
ve ne apporto : dalle Sacre Scritture , cele .
bre egli è quello di Daniele , e de' ſuoi tre
compagni ; i quali bramofi di mantenerſi
nel tanto coſtume del loro vivere penitente,
ricuſarono di cibarſi coll' alimento regio ,
ad efli dalla real menía ogni giorno man
dato : alla quale coſtante rifoluzione reſi
ftendo Asfenezzo per rapporto degli Eunu
chi , cui erano ſtati i quattro giovanetti
dati in cuftodia , pe'l timore che ſe ſi fof
tero emaciati nel ſembiante , ed averle il
Re Nabucodonoſore diſcoperta la traſgref
faone del fuo comandamento , gli togliefle
la vita ; Daniele patteggiò con Malafare
deſtinato da Asfenezzo a regalmente cibar
li ; e gli diffe , che fperimentafle per foli
dieci giorni a pateggiali di foli legumi ,
fiecom ' erano ſoliti ; e ſe a capo dei detci
giorni gli aveſſe veduti deteriorati di ciera,
avrebbono defiftito da quel modo di vivere ,
ſe poi all'oppoſto gli aveffe mirati dimolto ,
ſopra tutti gli altri giovanerti migliorat i ;
gli laſciaffe proseguire nel loro penitente
coſtume : fi venne alle pruove " ; fidando
frattanto Daniele co i tre compagni nella
Divina aſſiſtenza ; et a capo dei dieci gior
ni', comparvero più impinguati , coloritili
,
e bel
256 Seſto Giorno
e belli ſovra tutti gli altri giovanetti , col
regio cibo alimentati : Poft dies autem des
cem apparuerunt vultus eorum meliores ,
corpulentiores pre omnibus pueris , qui vefce.
bantur cibo regio : ( Dan . 1 . ) : Eccovi il
non laborabunt , ed il non deficient da Dio
promeſſo , a chi fperant in Domino , per
voler oſſervare puntualmente il virtuoſo
iſtituto del loro vivere .
L' altro fatto della Storia Eccleſiaſtica ,
quantunque nel ſuo materiale diverſo , nell'
eſſenziale però è maraviglioſo : ed avvenne
nella perſona del celebre S. Fulgenzio Ver
ſcovo Ruſpenſe , il quale in età adulta fat
tofi Monaco , e non contento di oſſervare
con tutta la eſattezza ogni offervanza del
monachiſmo di que' tempi , maſſimamente
circa la leverità del trattamento , circa la
parchezza e viltà de' cibi , malgrado della
Tomma delicatezza del ſuo temperamento ,
e del lauto trattamento , che l' alta nobiltà
della ſua ſtirpe , le ſue molte dovizie , é "
l'amore ſviſcerato della ſua genitrice avean
gli nel ſecolo fatto ufare; volle anche , per
impeto di ſtraordinario fervore , oltrepar
fare i confini delle penitenze comuni ; per
il che divenne ſquallido , cagionevole , e
colla ſola pelle fülle offa : ne volendo egli
punto intermettere di queſto rigore , ( forfe
troppo eccedente , perchè fuori di regola )
cadde ammalato : ſtavano i Monaci ofler
vando , ſe almeno in quello ſtato ſi rifol
veſſe di rimettere o in tutto , o in parte
quel sl ſevero tenore ; e gliel perfuadevano ,
maffimamente ne' cibi : ma egli più coſtan ,
te che mai , cosi riſpondea ', come riferiſce
il ſuo diſcepolo , ſcrittore delle ſue geſte ,
.e teftimonio di udito , e di veduta ( apud
Boli ad diem 1. Jan . cap. 6. ) . A tutti è
noto , come colle vivande conſervaſi la vi
ta ,
degli Eſercizi. 257
tà , ma non ſi conferiſce già la ſanità :
mercecchè le per conſervarli la ſanità , fi
doveſſe condiſcendere alla gola , perchè poi
s' infermano anche quelli , che ſi alimen
tano co' cibi delicati ? Scimus omnes , ex
epulis vitam folere fervari , non ſanitatem
pone conferri : nam ut ſanetur infirmitas , Ji
explenda videtur gule cupiditas , quare infire
mantur etiam illi , qui conviviis lautioribus
quotidie faginantur ? Piacque tanto a Dio ,
ſoggiugne l' occulato teſtimonio , queſta fi
danza del Santo nella ſua protezione , e fe
licitolla in guiſa , che, riſannollo affatto ;
onde poteſſe nella lunga vita concedutagli
tanto ſofferire per la fede , tanto combat
tere l' ereſia , tanto fcrivere e tanto fati
care per la Chieſa , quanto ſi fa noto nella
Storia Eccleſiaſtica . Hoc propofitum cordis
ejus miſerator & mifericors Deus , adjutorio
Superni juvaminis fulciens , velociter ei cor
poralem reſtituit fanitatem . Eccovi di nuovo
comprovato l'oracolo : e così ſeguirà anche
di noi , ſe ( non avendo lo ſpirito di ag
giugnere nuove auſterità , a quelle della
regola ) ſi manterremo fedeli nello eſatto
e puntuale adempimento delle profeffate ;
e fidandoci di Dio , diſprezzeremo le noſtre
paure : anche noi mutabimus fortitudinem ;
volabimus , ficut Aquilæ ; curremus , o non
laborabimus ; ambulabimus , e non deficie
น .

PER
26 KI6 3636 ans sen 3639 aby
PER IL SETTIMO GIORNO
DEGLI ESERCIZ ) .
MEDITAZIONE
Per la mattina
Sulla neceſſità di meditare , e fu i fuggetti
da meditarſi con più frequenza .
PRIMO PUNTO .
JA meditazione , ( la qual' è appunto il
La fuggetto di tutta la odierna ) altro non
ė , ſenonché un polato , ed affettuoſo dis
corſo della mente , poggiato per il più fu
qualche verità rivelata da Dio , e dalla
Chieſa propoſta ; o conoſciuta per eviden
za ; o per altra teſtimonianza prudente
mente ſicura ; e dirizzato a compugnere la
perfona , chemedita ; cpignerla a ricorrere
a Dio . Perciò S . Tommaſo ( in 4 . Șen. ,
dift. 5. art . 1. quæft. 2. ad 1. ) dice : Ex
hoc quod nobis Deus loquitur in Scripturis ,
ei per meditationem affectum præfenta
mur : fic preſentati ei , vel præfentem eum
habentes , ei loqui polumus per orationem .
Quindi manifeſta il S . Dottore , come la
meditazione ſia coſa diſtinta dall'orazione;
e come quella faccia ſtrada a queſta : onde
ne ſegua , che quanto più la perſona medi
tante rimane penetrata dalla verità , che
ha meditata , tanto più fervente ſia la ora
zione o preghiera , che porge a Dio , per
otte
degtà Éfereizj. 259
ottenere il ſoccorſo , di cui la meditazione
fatta le ne ha manifeſtato il biſogno , .
Sicchè dunque la meditazione fa , in
rapporto all' anima , l' uffizio , che fanno
gli occhj in riguardo al corpo : queſti ma
nifeſtano le ftrade , per cui camminarſi ;
diſcuoprono i precipizj , da ' quali guardar
ft ; fono in fomma i neceffarj conducitori
e le neceſſarie guide della facoltà detta
loco motiva , acciò nelle azioni eſteriori
niun diſordine fegua : onde poi negl' impe
dimenti che s' incontrano , e ch ' eccedono
le forze naturali , fi chiegga l'altrui ajuto ,
per toglierli o ſuperarli , Cosi appunto fa
la meditazione delle verità : manifest' all'
Anima , che le medita , lo che debba fug
gire ; lo che debba eleggere ; lo che debba
riſolvere ; per non cadere, per non inciam
pare , per giugnere alla falvezza , cui ella
foſpira . E perché la meditazione manifeſta
infiememente , come l'Anima da per ſe ſo .
la , ſenza il divino ajuto , é inabile affatto
ad eſeguire queltanto , di che ſcorgefi neceffi
tofa ; perciò rivolgeſi ella a ſupplicare la Di
vina Maeſtà , affinchè le conceda le forze per
operare : e tanto più ferventemente e repli.
catamente le chiede , quanto più penetrata
e perfuafa reſto dalla preceduta meditazio
ne . Laonde a queſto propoſito dice S. Ber
nardo ( in Serm . I . de S. Andr. che la
meditazione inftruiſce di ciò , che manca
all' Anima ; l' orazione le l' ottiene , accid
più non le manchi : quella manifeſta il bi
fogno ; queſta lo riparà : quella diſcuopre
ed addita i pericoli , queſta impetra , acciò
ſtien lontani : Meditatio docet , quod deeft ;
oratio , ne defit , obtinet : illa jam oſtendit :
iſta deducit i meditatione denique agnofcimus
imminentia nobis pericula ; oratione evadi
mus
Ella
260 ' Settimo Giorno
Ella è coſa tanto certa , che, ſenza quafa
che previa meditazione , ſia moralmente
impoffibile di ricorrere a Dio , quanto egli
è certo , chi niente può volerſi , fe prima
non ſi conoſca , lo che ſi vuole . Onde an
che ne' peccatori incalliti quelle improviſe
riſoluzioni di pentirſi , di confeſſarſi , di
cangiar vita , fono precedute neceſſariamen
te da qualche meditazione , quantunque
brieve , del loro infelice ſtato , 'deſtata in
efli , o all'udire una predica , o dalla let
tura di qualche buon libro , e da lume di
vino interiore , che accompagna e la pre
dica e la lettura , o che anche da ſe folo
diſcuopre a 'medefimi- i loro eftremi pericoli ;
onde riſvegliata la volontà illetarghita , e
toccoria da nuovo ajuto , riſolva di ricone
durfi a Dio : Poftquam oftendifti mibi , di
ceva Geremia ( cap. 31. ) in perſona dell'
Ifraelitico popolo ravveduto : Poſtquam oſten .
diſti mihi, percuffi fæmur meum ; confufus fum ,
erubui . Dunque ſi ſtabiliſca la neceſſità
della meditazione , per conoſcere i biſogni
dell' Anima , e diſcuoprire i pericoli della
medeſima : ficcome ancora neceffaria medi
tammo jeri l'altro la preghiera od orazio
ne , per impetrare i loccorſi divini ; per
rimediare a quelli , e fuggire da queſti , E
quindi è , che ogni Religiofo Inftituto pre
Icrive più o meno proliſti e ripetuti i tem
da impiegarſi-
piditazione .
cotidianamente nella ma.
Ora di queſto mezzo cotanto neceffario ,
e per emendarſi da' propj mancamenti , e
per avvanzarſi nelle virtù , quale conto ne
abbiamo noi fatto , mio caro fratello ? . . .
Quale frequenza in praticarlo dovrebbero
dere ſtata la noſtra ? . . . sl replico , la no
(tra ? Sendo noi perſone dedicate a Dio ;
perſone , che corrono col titolo di aver' ah
ban
bandonato il degli
MondoEſercizi; 261
, e ' di avere ſtretto
impegno ed obbligo di perfezionarci ? . . . .
Quale frequenza , replico , dovrebb' eſſere
Itata la noſtra in si neceſſaria pratica ? . . .
E pure ? ... e pure ? ... lo fa quel Dio , cui
dedicati ci ſiamo , quanto manchevoli fum
mo in queſto capo !. .. Davide , che pure
governava quel gran regno , era cotanto
affiduo in queſt' eſercizio , che poté franca
mente dire a Dio : ( Pſal. 18. ) di effer
viſi di continuo trattenuto : Meditatio cordis
mei in conſpectu tuo ſemper , E che un Re.
ligioſo , il quale non ha impiego più im
portante , del badare a ſe medeſimo ed all'
Anima ſua , non poſſa dire altrettanto !., .
Anzi , ſe vorrà dir il vero , debba confef
fare , che paſſano le giornate , ed anchę
talvolta le lettimane , fenza meditazioni ,
o meditando malamente ; dovrà anche in
ſieme confeſſare di eſſere poco buon Reli
giolo ,
SECONDO PUNTO .
CEndo dunque tanto urgente la neceſſità
U di meditare , a fine di fervidamente pre
gare , di emendarſi da ' ſuoi mancamenti , e
di approfittarſi nelle virtù ;' quali ſaranno
į ſuggetti ſu i quali più fruttuoſamente fi
mediti ? Queſto è un queſito , che ogni Re
ligioſo può içiorre da per le medeſimo , Dee
ciaſcuno meditare ſu que' fuggetri, che ſpe,
rimenta più efficaci , ed inducenti ad emen
darlo , ed a perfezionarlo . Se poi , per
ſomma fua infelicità , niuno ſperimento egli
n 'aveſſe , perchè di si necesario ' etercizio
non ne ha luſo ; dirò a queſto compaflio
nevole Religioſo , in primo luogo , comeun
fuggetto de' più efficaci eſſer ſuole quello
de quattro Noviflimi, Morte , Giudizio ,
In
262 Settimo Giorno
Inferno , e Paradifo . La Morte., Innevita
bile , . . . Incerta , e quanto al tempo , è
quanto almodo - Giudizio , inevitabile nel
- punto fteffo , che ſpireremo l' Anima ; ove
ha d ' avere i ſuoi diritti la Divina Giu
ftizia -- L ' Inferno , centro di tutt ' i mali,..
donde mai più non ha da eſcirne , chi vi
entra -- Il Paradifo , centro di tutt' i beni ,.
ove per tutta l' eternirà goderaffi con Dio :
. Da queſti oggetti occupata che sia la
mente , ed alimentato che ſia l'affetto colla
frequente propoſta de medeſimi, egli è mol
to difficile , che , col divino ajuto , l' Ani
ma non fi riſvegli , fe in letargo ; non fi
accenda , fe tepida ; e via più non divám
pi , fe fervente . L' Anima illetarghita pud
frattenerli nella meditazione dei tre primi,
avend 'ella neceflità di chi la riſvegli ; l'ogo
getto più efficace à queſto fine , egli è la
morte , inſeparabile dal Giudizio , e dalla
condannagione all' Inferno , per chi è viſ
ſuto e morto male . L' Anima tepida pud
anche aggiugnere la meditazione del quar
to , ſend'ella biſognevole e di terrori , che
la ſpronino , e di attrattive che l'allettino .
L 'anima poi fervente , può trattenerſi pid
ſpeſſo ſulla meditazione del quarto ; donde
tragga motivi di via più accreſcere la ſua
fete verfo quell' infinito fonte di amabili
tà , ch 'è l'Eterno , e infinito noſtro Dio .
Un 'altro ſuggetto , ſu cui frequentífi la me
ditazione con molto frutto , egli è quello
de’Benefizj inſigni ricevuti da Dio -- Quello
della Creazione ; a confronto degl' infiniti
poflibili , che mai non faranno -- Quello
della Confervazione ; a confronto di tanti
e tanti , che poco dopo conceputi , o na:
ti ,morirono fenza Batteſimo -- Quello del
la fanta Fede ; a confronto di tanti e tan .
ti', che per loro colpa perirono , ranno
e peri
degli Eſercizi . 263
ranno nella loro infedeltá -- Quello dello
ſpazio o tempo conceduto di pentirſi e con
feffarſi , dopo avere mortalmente peccato ;
a confronto di tanti e tanti, laſciati giu
ftamente morire impenitenti : e queſto be
nefizio tanto è più inſigne , quanto più
ripetuto fu il peccar mortalmente , e repli
cata la ſoſpenſione della condannagione all'
Inferno - Quello della Vocazione allo Sta
to Religioſo , in cui vi dev ' eſſere tanta
facilità di falvarſi , per l' allontanamento
da’pericoli , e per la copia de’mezzi, e de
gli ajuti ; a confronto di tanti , che vi
vono nel mondo tra innumerabili laccj, ed
occaſioni; i quali benchè abbondevolmen
te proveduti de'neceſſarj ſoccorſi, non però
alla copia de' veri religioſi . - Quello del
grado Sacerdotale , in cui manifefta Gesù ,
all'aſſunto a queſto grado , le finezze più
intime della Sviſceratá fuá carità , innal
zandolo ad uno ſtato , onde colla cotidia
na celebrazione del Santo Sacrifizio come ſi
dee , poffa in brieve à gran paſli divenire
perfetto ; a confronto di tanti , i quali
a benefizio cotanto inſigne , che nella
Chieſa fi può dir fommo , non ſono ſtati
chiamati ."
Ciaſcuno di queſti Benefizj ben pondera
to , e meditato , da chi n ' è fatto parteci
pe , non può non laſciare impreſſioni mol
to forti ; onde il beneficato , ajutato dalla
grazia , prorompa verſo Dio Benefattore in
affetti di cordiale gratitudine di fincera
contrizione , di ferma riſoluzione di corrir
pondergli in avvenire nelle migliori manie
re , che gli ſaranno poffibili , ſecondo la ſua
vocazione ed il ſuo ſtato .
Or ſe ciaſcuno dei detti benefizj ben ri
flettuto , e meditato , ha poderofá efficacia
d 'indurre col divino ajuto l' anima a fta
bil
264 SettimoGiorno
bilmente riſolverſi di ſervire a si amorofo
Benefattore , quantunque ne aveſſe ricevu
to uno ſolo ; quanto maggiore obbligazione
avranno quelle anime , che non di uno
folo , ma di molti ne foſſero fatte parteci
pi ? e quanto maggiore ancora quelle , che
di tutti foſſero ſtate ricolmate ? B tra que.
fte , mio cariffimo fratello , non ſiamo voi ,
ed io ? .. . E ſe ci ſiamo voi, ed io , quale
ne è ſtata di si copiofà divina beneficenza
la meditazionenoftra ? .. . Quale la ricognia
zione ? . . . Quale la ricordanza ? . . . Umilia
zione ſincera : pentimento dolorofo : e rifo
luzione ſtabilifſima di non laſciar paſſare
giorno alcuno , ſenza meditare ; e maſli
mamente ſenza rendere a Dio grazie di si
gran piena di benefizj, da eſſo nell' anima
noftra verſati . --
LEZIONE
Per la mattina del ſettimo giorno,
Soura due altr'inganni de'Religioſ ; ciod des
gli Scrupoli : e del contentarſi , nell ope
rare , della buona intenzione ; fenza cu
rarſi , fe nellazione eſterna Savi che
dire .
TRA gl' inganni più frequenti de' Religio .
1 fi , che vorrebbono perfezionarſi, egli è
quello degli ſcrupoli'. Con queſto proccura il
Demonio di occupar la loro mente ; men
tre fendogli nota la loro conſtante rifolu
zione , di non voler offendere mai Dio né
mortalmente , nè con venialità deliberate ,
per quanto mai fia loro poffibile ; che fa
egli ? imbroglia , ed ingombra le loro
menti con mille timori ( giacchè altro non
è lo ſcrupolo , ſenon un inſuffiftente tima
re
degli Eſercizi. 265
re dell'offeſa di Dio , ove non vi è ) con
mille timori , diſli, di avere perduta , o di
perdere la grazia di Dio ; e di trovarſi in
continuo pericolo di ſmarrire l' eterna fal
vezza . Queſti timori hanno per ordinarie
ſorgenti , prima l'obbligo delle Ore cano .
niche , intorno alle quali ſempre temono di
gravemente mancare o nella dovut'attenzio
nes o nella richieſta integrità , o ancora
nella intenzione di adempiere al propio
dovere . Seconda , le confeflioni fatte , te
mute manchevoli o nella integrità in dire
tutt'i peccati ; onde altro non farebbono ,
che repetere confeffioni generali ; o nelle
confeflioni , che van faccendo , non ri
manendo mai paghi degli atti preparativi
che vi premettono ; o temendo di non ef
primerſi quanto baſti . Terza , le tentazio
ni cui loggiacciono , o contro la ſanta te
de , o contro la purità , o contro la buona
opinione de' prosimi ; temendo ſempre di
avere acconſentito , di eſſere ſtati molto
negligenti, di non aver reſiſtito al grado
che doveano . Quarta , intorno al miniſtrare
i Sacramenti ; non ſembrando loro di mai
avere la richiesta intenzione intorno all'er
primere le forme sacramentali ; o di non
eſprimerle colla dovuta integrità ; o di non
adempiere alle loro parti nell'udire le con . .
feffioni . E quantunque a tutte queſte feb .
bri ſpirituali non ſempre fa ogni ſcrupolo
ſo foggetto , ma più , o meno ; alcuno da
una , alcuno da due ; alcuni ancor ve ne
fono , che di tutte ſono ammalari . L ' in .
ganno dunque degli ſcrupoli conſifte in pre
giudicare , comeor'ora vedremo , alla propia
anima , alla ſanità , ed alla Religione , ſotto
il proſpetto di fuggire le oftere di Dio .
Tre dunque ſono i pernizioſi effetti prin
cipali degli ſcrupoli in un religioſo : il pri
M mo,
266 · Settimo Giorno
mo appartiene all'anima , la quale ramma
ricata , tediata , ed afflitta da queſto con
tinuo aſſedio , fi fperimenta in prima ina
ridita di ogni divozione ; onde con molta
fatica , e molto ftento opera le azioni del
divino culto , certamente quelle , intorno'a
cui verſa lo ſcrupolo ; le altre poi , perchè
ſtanca , ed attediata ; e però non vorrebbe
che mai veniſe ' ora di recitare le Ore ,
di celebrare , di confeſſare cc . : ed in vece
di ritraere da queſte e da altre ſimili azio
ni ſentimenti di divozione , di affetti verſo
Dio , e di accreſcere il merito ; ſuda , fati
ca , e ftenta , per via più infterilirſi, é fem
pre più abborrire, come infopportabili que'
pefi , i quali per altro portati ſenza ſcrupo .
li ; c con ſentimento di divozione , ſono
come le penne all'uccello , valevoli a via
più ſoftenerlo : non di rado ' ne ritrae de
gli atti d 'impazienza , di rabbia , e di altre
venialità : ed alcuna volta avviene , che
intiepidendoſi nell'orazione , e nella fidan
za in Dio ; il tedio e l' afflizione porti
no la miſerella ad atti peccaminoſi mor
talmente .
Alla ſanità poi molto nuocono gli ſcru
poli ; mercecche , a cagione della triſtezza di
ánimo , da'medeſimi inſeparabile , e della
fiſfazione , che inchioda la fantaſia e la
mente ſu quelle tali e date coſe ; debilita
no le potenze dell'anima , guaſtano lo fto
maco , involano il ripoto , ed infiacchiſco
no le forze ; onde poi fia coſtretto il pove
ro ſcrupoloſo a campare da ammalato , ed
e procacciarſi de'folievi, dai quali per altro
niun giovamento gliene riſulta .
Alla religione in fine molti pregiudizj re
cano gli ſcrupoli : inabilitáno il religioſo da
efli occupato a ſervirla ; concioſſiachè quelli
che ſono travagliati dagli ſcrupoli intorno
alle
degli Eſercizi. 269
alle ore canoniche , pero cotidiano , e quaſi
continuo , talvolta ſperimentando minor
aggravio nel recitarle da per fe foli , fuge
gono a tutta poffa da'cori, ed incontrano
ogni preteſto per aſſentarſene ; talvolta alle
oppoſto ſperimentando folievo in recitarle
in compagnia ; per aſpettare il compagno ,
o per eſſere da quello trovati , mancano a
varie regolarità comuni , o alle premure
a 'loro impieghi dovute -- Quelli che ſono
travagliati dalle coſe paſſate : altro non
fanno , che ripetere confeſſioni generali .
Quelli, che temono di aoconſentire alle ten
tazioni non altro farebbono che confeſſarſi ,
replicando queſto facramento anche più vol.
te in una mattina . A quelli che ſcrupolege
giano nel miniſtero de Sacramenti, ogni mi
núto ſembra un 'ora , finchè non abbiano ce
lebrato ; ovvero all'oppoſto , ſi riducono agli
ultimi minuti del mezzo giorno : fuggono
al poſſibile di udire confeſſioni, talchè non
di rado partono i penitenti non confeſſati,
perchè non eſſendovi altri in caſa , che
lo ſcrupoloſo ; o egli ſi è naſcoſto , o ha
ricuſato di andarvi . Ed ecco in quante
guiſe pregiudicato rimanga il ſervigio della
Religione dagli ſcrupoli de'ſuoi figliuoli: e
ne'cori , e nell' uffiziatura della Chieſa , e
nella frequenz'alle comunità , ed in varie al
tre offervanze , e nell'aſſiſtenza delle animede
proſſimi; e principalmente nel rendere per
il più impotente lo ſcrupoloſo ad abilitärfi
ne miniſteri, propi dell'Iſtituto , o di cat
tedra , o di pulpito , o di confeſſionale , o
di altro ; coſtretto il meſchino a perde .
re miferamente il tempo , ed a logorare la
mente in diſputare feco ſteſſo , ſenzamairi
maner pago delle fue deciſioni . .
Dopo accennata la natura di queſto mor.
bo , e la malvagità de'ſuoi effetti , rimane
di
M 2
268 Settimo Giorno
di accennarne anche i rimedj : e quantun
que ogni genere di fcrupoli abbią il ſuo ri.
medio particolare ; tuttavia ſendovi in ciar
nte
cun genere molti gradi ; ai gradi parimeper
deeſi uſare quello ſpeziale rimedio : e
chè queſto diſcendere ad ogni grado , fa
rebbe coſa molto proliſſa ; perciò mi re.
ftrignerà ad accennarne quattro generali ,
ed applicabili ad ogni genere di forupoli , e
ad ogni grado di qualunque genere .
Il primo è il generale a tutte le neceſſità
de'fedeli , cioè la preghiera fiduciale , e per
ſeverante", offert' ą Dio co'meriti di Gesù
Criſto ; a queſto puro fine , di eſſere ſpedito
dagl' intopi nel cammino della virtù , e di
badare quietamente e ſeriamente al ſervis
gio del Signore , ſecondo lo ſpirito del pro
fefſato Inſtituto .
Il ſecondo è quello , di umiltà di animo
ſincera : mercecchè ſendo gli ſcrupoli tal
volta effetto di durezza di teſta , figlia del.
la ſuperbia ; talvolta gaſtigo , dato da Dio
all'anima orgoglioſa e prefiimente : l'umiltà
ſincera ben coltivata , distruggendo le ra
dici del morbo , diſpone l ammalato a
ricevere dalla Divina Miſericordia la ſanità
fofpirata .
Il terzo è quello della ubbidienza ad un
dotto , pio , e laggio direttore ; il quale
alle dette tre qualità abbia , ſe mai fi può ,
accoppiata anche la quarta , cioè la prati
ca intorno agli ſcrupoli , o per iſperimen
to propio , il che è migliore ; o per lo ſpe
rimento altrui , nel lungo maneggio di ani.
me ſcrupoloſe . Ma dee eſſere ubbidienza
affatto ciecą , e che ſpogli;lo ſcrupoloſo di
ogni adeſione alle ſue opinioni, per quan
to dotto , e ſaputo egli foſſe : non dovendo
egli , nel ſuo operare intorno agli ſcrupoli,
avere altra ragione , ſenon le l'autorità del
mi
degli Eſercizj. 269
miniſtro di Dio , che così comanda : e cor
queſta dee correggere ogni dettam : diretto ,
che aveſſe in oppoſto , cioè fottomettendo
queſto alla correzione del rifleſſo , col die
re : io rigetto ogni mio giudizio , e miat,
tengo a quello del vicegerente di Dio : ed
a queſto fine raccomandi nelle ſue preghie .
re , ed il ſuo direttore , e ſe medeſimo ;
quello , acciò il Signore ſi degni d' illumi
narlo , a dirigere la ſua coſcienza ſecondo
il ſuo divin beneplacito ; ſe medeſimo , ac
ciò gli conceda ubbidienza ſemplice , e cie .
ca , colla fidanza di non errare : onde qua«
lora non comandi cote apertamente con
trarie alle fante leggi, ( il che non accaa
derà , ſe ſia direttore delle qualità accen
nate ) ubbidiſca prontamente , ſemplice
mente , e coſtantemente ; malgrado di ogni
fatica che ſperimenterà ſul principio , a
ſoggettarſi a queſt' ubbidienza . Ho cono
ſciuto uno ſcrupoloſo dotto , che a tal fine
diceva ogni giorno nelle ſue private pre
ghiere, e per il ſuo direttore , e per ſe me.
deſimo , quella bella colletta della Chie
ſa : Largire nobis quefumus, Domine, fem
per ſpiritum cogitandi , quæ recta ſunt
propitius , o agendi ; ut, qui fine te eſo
non poflumus , ſecundum te vivere valeamus :
per Chriftum & C.
Il quarto rimedio è quello della pazien
ka , e conſiſte in ſopportare con raſſegnazio
ne quel rammarico , e quell' afflizione , che
apportano gli ſcrupoli : nel che molto ſi
può meritare. Imperciocchè ſe molto me
rita , chi con pazienza e raſſegnazione ſof
fre , per amor di Dio , una malattia del
corpo ; molto più al certo merita , chi ſofa
freľ afflizione recata dagli ſcrupoli , ma..
lattia dell'anima , molto più ſenlibile , ed
opprimente , delle malattie corporali . Ha
M 3 CO .
370 SettimoGiorno
conoſciuto , e per alcuni anni diretto un
dotto ecclefiaftico , fcrupoloſo notorio nelſuo
paeſe ; il quale per molti e molti luſtri
Buffer) un crudele martirio degli ſcrupoli
con una pazienza e coſtanza cosi invitta ,
che Dio , in premio della medeſima , gli
concedette , non ſolo di menare una vita
umiliflima , ed innocentiffima , ma in oltre
una morte cos) quieta e tranquilla , ch ' io
rimaſi attonito e ſopraffatto : perocchè aven
dolo fatto comunicare per viatico ; e pro
traendo il doloroſo male ad affliggerlo , ſen
za torgli la vita , volli che , dopo l'ottavo
giorno , replicaſſe la comunione , e gli
foggiunfi , che nemmeno mi ſentivo per que
fto motivo di riconciliarlo : ed interroga
tolo , fe di ciò era contento , e quieto :
riſpoſe francamente , che si.; replicoffi la com
munione , e dopo qualche giorno mori , man
tenutoſi ſempre in perfetto ſentimento ; e
fpirò dicendo la bella giaculatoria di San
Steffano fpirante : Domine Jefu , ſuſcipe
Spiritum meum , e col finire queſte parole ,
fini di vivere ; ſenza mai in tutto il corſo
di quel male di più ſettimane , avermi in
terpellato per fcrupolo alcuno , anzi da me
· più fiate richieſto , ſe godeſſe intera pace e
calma , ſempre mi riſpoſe , che si. Con que
fto traboccante premio , cioè con una ma
lattia e morte tranquilliffima , dopo una
vita innocentiffimamente , ed ubbidiente .
mente menata , rimunero Dio la perſeveran
te pazienza di queſto fuo fedele ſervo nelle
quafi continue orribili tempeſte di ſcrupo
li , che di modo lo affiliſſero , onde moverſe
a compaffione ; quantunque fedelmenteuſaſſe
gli accennati rimedj .
Ho voluto riferire queſto fatto , a con
forto degli ſcrupoloſi ; i quali , quantunque
ufando gli accennati rimedi, non rimaneſſe
ro ,
degli Eſercizj. 271
ro , per providenza particolare di Dio , ri
ſanatì ; nulla dimeno feguano pure a prati.
carli ; mercecchè non permetterà Dio , che
un umile , e fupplichevole , e fedele ubbi
diente vimanga dagli ſcrupoli pregiudicato
nell' anima, ne turbato da'medeſimineltema,
po della ſua morte .
Il ſecondo inganno , fu cei ragionare in
queſta lezione , egli è di certi religiofi , i
quali ſotto lo ſpecioſo titolo di non far ça .
1o degli umani riſpetti , affidati alla buo.
na intenzione , che ſi perſuadono di avere ,
fanno certe azioni eſteriori , colle quali
danno che dire non ſolamente a'femplici ed
ignoranti , ma anche a ' prudenti , e ſovente
ancora a 'Superiori : con tutto ciò , nulla cu
randoſi delle altrui dicerie prudenti e ſage
gie , e luſingati dal fine buono , ed inten -,
zione retta , che proteftano di avere , non
vogliono diſmettere le dette loro azioni e..
fteriori , colle quali non ſolo rimane ſcre.
ditata la loro perfona , ma ſovente, ancora
la loro ſanta madre la Religione , ed il
Convento cui ſono aggregati , Quefte azio
ni regolarmente ſono certe direzioni troppo
affidue ed impegnate di alcune perſone ; le .
viſite troppo frequenti ad alcune altre ; i
troppo frequenti e lunghi trattenimenti in
confeffionale con aicüne aitre ; i colloguj
troppo ripetuticon alcune altre ; il ricevere e
fpedire troppo ſpeſhi viglietti , e forſe anche
regalucci reciprochi ad alcune altre , e ſimi
li ; le quali cofe , quantunque da efli fatte
con pio fine , di affiftere , di conſolare ,
di rinforzare , d 'inſtruire le anime, accido
fi emendino , o non cadano , o fi avvanzi.
no ; tuttavia la intemperanza , e poca mo
derazione , che vi ſi framiſchia , dà moti
vo , che ſe ne ciarli da'conofcenti, e fami
gliari ; che ſe ne turbino i religiofi confra
M 4 telli ; ,
872 Settimo Giorno
telli , e che fe ne lamentino anche 1 Supe
riori ; mercecchè la direzione viene qua
lificata peraffezione troppo attaccata ; il di
rettore viene tradotto per uomo , che pet
tegoleggia ; il convento è tacciato dipoco
avveduto ; e la religione rimane ſcreditata ed
ilminuita nella ſua eſtimazione . !
Contro una perſona , che' da ſimile in
ganno era poſſeduta , ſcrive San Girolamo
( in epift: de vit. fufpe&t. contubern. ) Se
voi mi direte , ſcrive il Santo : a me ha .
ita la mia coſcienza : ho per giudice del
la mia vita Dio : non mi curo , chec
chè ne dicano gli uomini: Quod fi dixeris :
de mihi fufficit conſcientia mea : habeo Deum
judicem , qui meæ vite eft teftis : non curo
quid loquantur homines : Odi , foggiugne il
Santo , lo che dica l’Apoſtolo : Proccuriamo
opere ed azioni buone , che fieno tali , non
folamente all'occhio di Dio ; ma ancora
agli occhi degli uomini : Audi Apoſtolum
fcribentem : Providentes bona , non folum
coram Deo , fed etiam coram hominibus . E
fe così dee fare ogni criſtiano laico , qual'
era la perſona , cui dirizzava San Girola
mo la ſua lettera ; quanto più non dee far
così un religioſo , cui è detto da Criſto , in
perſona degli Apoſtoli : Sic luceat lux vea
ftra coram hominibus , ut videant opera ve
ſtra bona , glorificent Patrem veſtrum
qui in cælis eft ? . .. Debbono le azioni de
gli Eccleſiaſtici , e molto più de'Religioſi ,
eſſere di maniera mirate dagli uomini, che
abbiano motivo di glorificarne la Maeſtà di
Dio ; e non di ſoſpettarne male , di rimanerne
ammirati, e ſcandalezzati . .
. E chi non fa , quanto ſia neceſſaria la buo
na fama, a chi è miniſtro dell'altrui falu .
te ? Aliis eft neceſaria fama noſtra , diceva
S. Agoſtino ( in lib . de bon , viduit : cap.
degli Eſercizi. 273
32. ) : e ſe queſto buon nome e queſta buo
na fama rimane oſeurata dal tenore delle
dette azioni , ed altre a quelle ſomiglian
ti , perchè non farà colpevole il religio
ſo , che non vuole prenderne penſiero ? Fa
ceane intorno a ciò caſo si grande S . Giro
lamo , che inculcava a Nepoziano , ( in
epift. ad ipfum de vit . Clerici ) di eſſer rol.
lecito a guardarſi dall' operare in guiſa ,
ende non ſolo poteſſero generarſi male ſur
pizioni , ma anche ad aftenerſi da ciò ,
donde probabilmente fi foſſero potute . fin .
gere : Caveto omnes fufpiciones ; quid
quid probabiliter fingi poteft , ne fingatur ,
ante devita : tanto è neceſſaria la immu
nità da cotali coſe alle perſone ſacre ! È
poi ſi potrà dire , non curo quod dicant
homines , di azioni , di viſite , di frequen
ze, di lunghi colloquj, di regalucci , e ſis .
mili , che , preſi in tutte le loro circoſtan
ze , e delle perſone , e de' luoghi , e de'
tempi , biſonga far violenza alla prudenza ,
per non ſoſpettarne ſiniſtramente? .. .
Dovrebbono queſt'ingannati riflettere a quele
lo , che dalla comune de' Teologi s' inſegna
intorno alla cuſtodia della propia fama :
imperciocchè quantunque da alcuni ſi conje
ceda , eſſere ciaſcun particolare padrone
della propia fama , talchè non pecchi con
tro a lla giuſtizia , ſe non ſi curi di pera
derla ; tutti però convengono peccar cgli
gravemente contro alla detta virtù , ſe la
perdita ch'ei ne fa , ridondi anche a pre
giudizio di altre perſone ; e l'eſempio più
uſitato , ch 'elli portano , è quello appunto
delle perſone religioſe , il detrimento della
di cui fama , non può non riſultare a de
trimento ancora della fama della Comuni
tà , e della religione , cui ſono aſcritti :
onde quantunque il religioſo non foſſe ob-,
M 5 Ъli
274 Settimo Giorno
bligato ad emendarſi dalle accennate azio .
ni , per rapporto alla fola ſua fama; egli
è ftrettamente coſtretto ad emendarſene ,
in rapporto alla fama de’ſuoi confratelli ;
e della fua religione : e perciò S . Tomma
fo ( Quod lib. 10 . art. 13. ) inſegna: Fama
eft neceffaria homini , non propter feipfum ,
fed propter proximum ædificandum . . . Illi
ergo , quibus incumbit ex officio , vel ftatu
profeſjonis , aliorum faluri providere, pece
cant , niſi infamiam propriam , juxta pole ,
repellant . Dunque il religioſo , il quale
per ragione del propio ftato è tenuto di
edificare il proſſimo , e molto più ſe sia
d ' Iſtituto dirizzato alla ſalvezza delle a
nime, è obbligato d'impedire a tutta poſſa
lo ſminuimento della ſua buona fama , a
fine di via più edificarlo ; e queſta è obe
•bligazione , procedente dalla carità : quella
poi di non pregiudicare alla ſua Comuni.
tà e religione , è obbligazione procedente
dalla giuftizia ; fendo coía ingiuſta , pregiu
dicare alla fama di un terzo , qualora cio
fi poffa e debba impedire , come fi può , e
dee da ogni religiofo , in rapporto alla ſua
religione: ſe dunque da quelle date azioni,
ne ridond'anche alla Comunità e Religione
del pregiudizio , come potrà dire : non curo
quid loquantur homines:
Intorno poi allo ſcandalo che ne pren
deſſero eziandio i ſoli deboli ed ignoranti ,
( ſendo per altro azioni diſapprovate an
che da 'faggi e prudenti ) egli è da ricor
darli , lo che inſegnaſi da San Tommato
( 2 . 2 . qu. 43 . art . 7. ) ſeguito da tutt' i
Teologi. Diftingu 'egli azioni buone neceſſa
rie alla falvezza , e che ſono di precetto ,
le quali non poſſono laſciarſi , fenzà pec
cato mortale ; ed azioni buone non neceſſa
rie , né di precetto , che poſſono laſciarſi ,
o fo
degli Eſercizi. 375
O forpenderſi , lenza peccato : chiara cofa
è , che le prime non ſi debbon laſciare
per lo ſcandalo dei deboli : le ſeconde poi
non fi debbon laſciare , ſe lo ſcandalo preto ,
naſca dalla malvagità di chi vuol pren
derlo ; mercecchè queſto non è lo ſcandalo
dei deboli , ma detto fariſaico , proceden
te da mera malizia di chi vuol prenderlo :
ſe poi ſi prenda appunto per la debolezza ,
infermità , ed ignoranza delle perſone , che
non fanno baftevolmente diſcernere tra le
azioni ; allora , ſe non fia per ſeguirne al
cun inconveniente dal ſoſpendere e differi
re quelle buone azioni ; debbonfi efle for
pendere e differire , finoattantoche fi chia
riſcano ed illuminino le perſone deboli ed
ignoranti ; le quali ſe rigettino e ricufino
il lume e la notizia che loro ſi dà , divies
ne ſcandalo non più dei deboli o pufilli ,
ma di perfidia , e farifaico : eccovi le pas
role del Santo Dottore : Eft in Spiritualibus
bonis diftinguendum : nam quædam horum
funt de neceſitate falutis , quæ prærermitti
non pollunt , fine peccato mortali : manife
ftum eft autem , quod nullus debet morta .
liter peccare , ut alterius peccatum impe
diat ... & ideo ea , que ſunt de neceſſitate
ſalutis , prætermitti non debent , propter
ſcandalum vitandum . In his autem fpiria
tualibus bonis , quæ non ſunt de neceſſitate
falutis , videtur diſtinguendum : quia fcan .
dalum , quod ex eis oritur , quandoque ex
malitia procedit , cum ſcilicet aliqui impe
dire volunt hec ſpiritualia bona , fcandala
concitando ; Quo hoc eft fcandalum Phariſeoa
rum . . . quod eſe contemnendum Dominus
docet : quando vero fcandalum procedit ex in .
firmitate vel ignorantia , hujufmodi eft
ſcandalum pufillorum ; propter quod ſunt ſpi.
ritualia bona vel occultanda , vel etiam intera
M 6 dum
276 Settimo Giorno
dum differenda , ubi periculum non imma.
net, quouſque , reddita ratione ,hujufmodi fcan ,
dalum cepet .
Offervate come dal Santo fi favella di
azioni certamente buone , le quali nulla
dimeno , a cagione dello ſcandalo de'pufil .
li , ed ignoranti , debbonſi nelle dette gui
ſe o celare ; o differire , . fino che ſe ne
renda ragione . Ora le azioni della ſoprac
cennața condizione non godono, queſta cer
tezza di eſſer buone , ma hanno l'apparen
za di cattive , delle quali , non i Toli de
boli , ma eziandio i faggi ne mormorano ,
e le diſapprovano ; per le quali tanto è lun
gi , che ſe ne pofſa rendere giuſta ragione ,
per torne lo ſcandalo ; che anzi volendola
rendere , per la debolezza della medeſima ,
queſto li accreſcerebbe ; perocchè la ragio
nè più forte , che ſe ne potrebbe addurre , fa
rebbe quella del ſoccorrere aleanime,la quale
nelle date circoſtanze nulla vale ; non eſi
gendoſi per queſto ſoccorſo quella forta di
fuſfidi, nè si intemperanti nè si frequenti,
nė si poco circoſpetti . Se dunque ſecondo
la dottrina di S. Tommaſo , e di tutt ' i
Teologi , vi è obbligo di occultare , o ſof
pendere , o differire le azioni certamente
buone non neceſſarie , per impedire lo ſcan
dalo dei deboli ; quanto più urgente non
ſarà il debito , di diſmettere azioni , cer
tamente in apparenza de'ſaggi non buone,
in niun conto neceſſarie , per impedire lo
ſcandalo non de' foli deboli , ma de' faggi ,
e de prudenti , anzi non dirado de Superio
ri , che le diſapprovano ? . . .
" Per queſto tanto inculcava S. Paolo . a'
Teſſalonicenfi ( 2. cap. s. ) accið fi aſte
neſſero non ſolo dalle azioni cattive , ma
diſtintamente da quelle , chene hanno ezian
dio la ſola ſpecie ed apparenza : Ab omni ſpecie
mali
. degli Eſercizj. 277
mali, abſtinete vos : le quali parole cos
ſpiega l'Angelico ( Sup. co loco ) . Dicit ſpe
cie , quia etiam que babent fimilitudinem
malitie vitare debemus , Puoffinegare , che
le ſopraccennate azioni ſiene tali ? . . Tutt
i delitti più enormi , fulminati dalle Pon
tifizie Coſtituzioni contra follicitantes ; tutti
quelli , riſervati prima da' Veſcovi, poi ul
timamente con feverità puniti dalla com
mendabiliſſima vigilanza del regnante Pon .
tefice Benedetto XIV . cum filia ſpirituali ,
non hanno cominciato con queſte nedefi
me azioni ? non ſono eſſi a grado a grado
proceduti , e da'colloquj frequenti , e pro
liſi più del dovere , prima fpirituali , poi
ſenſibili , e finalmente ſenſuali ? Le cadute ,
piante á lagrime di ſangue dalle Religioni
in alcuni loro figliuoli , non principiarono
nelle dette guiſe da viſite troppo fre
quenti ? da regaluccj ? da viglietti? prima
innocenti e con bạona intenzione , poi ſo
ſpetti ; ed in fine rei ? . .. Se dunque ſimili
ſono le azioni eſterne , perchè non deeſi te
mere , che ſimile poſſa eſſerne l'eſito ? ... E
ſe ſono tali , non hanno effe una grande
Speciem mali ? . . . . Poſſono eſſere ſcuſabili
dinanzi a Dio ? . . . Potrà mai valere preſſo
Dio e preſſo i ſaggi il mihi fufficit conſciena
tia mea , acciò non ſiano riprovate ? . . . .
Su queſto punto tutt'i miniſtri della Chieſa
furono ſempre geloſiſſimi, ben conſapevoli ,
che ogni lieve fofpezione ſu queſto capo e
una ferita mortale al buon credito , neceffa
rio al miniſtro ; ed un argine ben grande ,
E

che ne impediſce il frutto , ch 'ei per altro


farebbe . Di Origene riferſce Euſebio ( lib .6.
cap. 7. ) che quantunque molto giovane di
età , ſendo pel ſuo gran ſapere , ed eſem
plare pietà , ftato iftituito Catechiſta in A
leſſandria, e dovendo abboccarſi , a cagione
dello
278 Settino Giorno
dello fteffo miniſtero, anche con donne ; per
tenere da sè lontana ogni fuſpizione , ed
ogni calunnia d'incontinenza , fece quel gra
ve fallo , di farſi eunuco : Quod cum ætate
valde adolefcens ellet , come non cum virismodo ,
fed cum mulieribus etiam fermones de rebusdi
vinis , cæleftibusconferret ; omnis prorſus
calumnie do obtetraétionis anfan infidelibus
prorfus adimere voluit . Tanto grande fu la
ſua premura in quefta parte , che lo traſpor
tò all' accennato ecceſſo .
Mi fi offre un' offervazione , ch ' io più fia
te ho riflettuta , e permemedeſimo, e nelle
mie altre operette . Gesù Crifto , eſemplare its
reprenfibile di tutti miniftri dell' altrui ſal
vezza , permiſe di eſſere infamato colle più
nere impofture , e di ſeduttore , e di mago ,
e di ghiottone , e di beſtemmiatore , e di ala
tre , riferite dagli Evangelifti ; ma la calun
nia di effemminato , e d'impuro , non volle .
permettere , che mai gli foffe impofta ; quan
tunque dal Vangelo ſi fappia , che molte don
ne piamente lo feguiſſero , * per udire le ſue
divine parole , e gli ſomminiſtraſſero limoſi
ne , onde mantenerſi co ' ſuoi diſcepoli : Iter
faciebat Jeſus per civitates , caftella prædi
cans, el Evangelizans regnum Dei , & duode
cim cum illo ; O mulieris aliqua , quæ curate
erant a ſpiritibusmalignis , & infirmitatibus :
Maria , quæ vocatur Magdalene , .. . . .
Joanna . .. . . . de alie multæ , que miniſtra
bant ei de facultatibus fuisi ( Luc. 8. ) : on
de pare , che la malignità de' ſuoi nemici ,
s'egli cosi aveſſe permeſſo , avrebbe potuto
attaccarlo , e calunniarlo anche ſu queſto
punto : ma egli ciò mai non permiſe , che
ne foſſe tovra ciò fatto nè tampoco un cen
no rimoto : con che volle dar a conoſcere ;
come ogni leggeriſlima taccia , benchè ca
lunniota intorno alla purità e caftità di un
mini
degli Eſercizj . 279
miniſtro delle anime, deefi a tutta poſſa te .
nere ſempre lontana ; e perciò dal cumulo
di tutte le altre infamie , contro a sè per
meſſe per noftro amore , queſta perpetuamen
te volle eſcluſa . Impariamo dunque tutti la
ſomma vigilanza e circoſpezione , che aver
dobbiamo nelle noſtre azioni , proccuran .
dole tali , che di cotal vizio non poffano
mai averne fentore alcuno ; ed intorno a
queſto ſarà ſempre minor difetto , l'effere ſo
verchiamente ſottili , che meno guardinghi .
Ne ci appaghiamo delle noſtre intenzioni ,
ma riflettiamo molto bene alla comparſa ,
che aver poſſono negli occhj dell'umana prus
denza , e dirò anche dell' umana malizia .
Conchiuderò dunque col documento di S. Ber .
nardo ( lib . 3 . de Confid . ) ad Eugenio diriz
zato , per afficurare in queſto propofito e la
coſcienza e la fama : Intereſt tue perfectionis ,
FU0 malas res, ac malas pariter Species devita
Ere:
L in altero conſcientiæ , in altero famæ confu ,
ulis . Puta tibi non licere , o fi alias fortc lid
1 ceat , quidquid male fuerit collocatum .
MEDITAZIONE
Pe'l dopo pranzo del ſettimo giorno.
Segue la ſtella materia ſu i ſuggetti da spelo
meditarfi. .
PRIMO PUNTO .
TRA gli altri ſuggetti di meditazione per
1 'ogni fedele , ma principalmente per ogni
Religioſo , deeſi per certo annoverare la vita
del Salvatore noftro Gesù Crifto ; e diftin
tamente la ſua benedetta Pallione . Queſta
è il fuggetto , ricordato , e raccomandato
da tutt 'i Santi Padri . Non v' ha dubbio ,
che
280 Settimo Giorno
che ogni azione di Criſto è un eſempio , de
gņo d ' imitazione ; ſiccome ogni ſua parola è
un documento , degno d' indelebilememoria :
e ſiccome ognuna di quelle dee avere , preſſo
chi lo crede quegli ch ' è , una forza inugua
gliabile , permuovere ad imitarlo ; cosi ognu
na di queſte aver dee una energia inſuperabi
le , per indurre ad ubbidirlo . Nulla dimeno
le pene , le ignominie , e la congerie tutta
de graviffimi tormenti , delle amariffime af
flizioni , e della morte infame cui ſoggiac
que , hanno un non ſo che di più forte , per
ammollire gli animi indurati , per accender
i freddi , e per via più infiammare i ben di.
ſpoſti . Laonde S. Paolo ( 1. Corint. 2 . )
quantunque ſi dichiarafle , che da niun ' altra
oggetto foſſe la di lui mente occupata , ſe
non ſe da Gesù Criſto ; però dallo ſteſſo , mi
rato come crocififfo , era diſtintamente rapi
ta : Non me judicavi fcire aliquid inter vos ,
niſi Jefum Chriftuni; to hunc Crucifixum . E
ad imitazione dell' Apoſtolo , queſta fu il
libro più frequentemente letto dalle Ani
me Sante ; queſto il giardino , dalla loro
mente più ſovente paſſeggiato ; queſto il fon
te , ove ſi diſſetarono ; queſta la ſcuola ,
ove appreſero il vivere perfetto ; queſto in
ſomma l'oggetto , da eſſe quaſi di continuo
mirato ; come ſi ha dalle Storie delle loro
vite .
Ma acciò il meditar la Paſſione di Criſto
faccia nell' anima impreſſione più forte ; in
qualunque de patimenti , o delle ignominie
che vogliaſi meditare , cinque circoſtanze
debbonli avere ſotto gli occhj della mente ;
e fono , la circoſtanza della Perſona , che
patl ; la circoſtanza della Coſa , che pati ;
la circoſtanza delle Creature , per le quali
pati ; la circoſtanza dell' Affetto , con cui
patl ; e la circoſtanza del Fine, per lo quia
degli Eſercizj. 281
le patl : tutte queſte circoſtanze vere , e rea
li dalle quali fu irreparabilmente accompa
gnato ogni patimento e diſonore di Criſto ,
ben ponderate che ſieno , rendono ſopra ogni
credere efficace la meditazione del patimen .
to o diſonore riflettuto .
Concioſliachè la circoſtanza della Perſona,
che pat) , non può eſſere più alta , ſendo fta
ta Perſona di un Dio Creatore , Conſervato
re , e Signore dell'Univerſo . La circoſtanza
eſſere all' ope
parl, non puòafflittiva
delle cose , che abbietta
poſto più vile , , ed , aven
do patiri tormenti crudeli , ſtrapazzi , ole
traggi , villanie , irriſioni , ed ignominie ta
li , quali ſi leggono ne' Sagroſanti Vangelj :
La circoſtanza delle Creature , per le quali
pati , non può eſſere più rimarchevole ; a
vendo patito per tutto il Genere Umano
ch ' era ſuo capitale nemico , reo di tante of
fefe ad eſſo fatte , eſcluſo già perpetuamen
te dal Paradiſo . La circoſtanza dell'Affetto ,
col quale pati , non può eſſere più ammira
bile ; mentre patl con un ardenza infinita ,
aſpettando con anſietà l' ora di ſagrificarſi
per noi ; ſendoſi egli ſpontaneamente offerto
a patire , ſpintovi dal ſolo ſuo impercertibile
amore . La circoſtanza del Fine, per lo qua
più a noi vantaggio .
le patl , non può eſſereliberarci
fa ; mentre pati per dall' eterna
dannazione ; per riabilitarci alla figliuolan .
za adottiva di Dio , ed all' eredità ſempi.
cerna del Regno de'Cieli.
Ora chi ſarà quello , che conſiderando qua
lunque de patimenti di Criſto , accoppiato
a tutte queſte circoſtanze , non vi ravviſi
quello ſtupendo , ammirabile , e ſorprenden .
te , che in sè racchiude ? e non ne ſperi
menti quella impreſſione valida e forte , ch '
è valevole a fare ? Per cagion di eſempio ,
meditando la guanciata ricevuta da Criſto
alle
282 Settimo Giorno
al tribimale del Pontefice , ſcaricatagli da
un manigoldo ; dica meditando tra sé : Una
Perfona Divina , il Dio dell' Univerſo ! . . . . .
riceve uno ſchiaffo . ! da un plebeo ! in una
pubblica fala ! .coram magiſtratu ! . . . perme! ..
e l'ha ſopportato con un amore infinito ! .. . a
fine di liberarmidall' eterna morte ! . .. Chi
è , dico , che abbia fede , e che in cotal gui
fa riflettendo o quefto , o qualunquealtro de'
patimenti di Criſto , not fi commuova ? non
iſperimenti nel fuo animo de' ſentimenti di
piera ? di compunzione di gratitudine ? ed
un proponimento di migliorarſi , e di ben
fervirlo ? . . . .
Se un uomo di condizione mediocre , eleg
geſſe di ſoggiacere ad un fimile oltraggio ,
per me, con un affetto ſviſcerato , a finech
io foffi liberato dalla carcere ; non avrei
cuore , che per amarlo , lingua , che per be.
nedirlo ; azioni , che per impiegarmi a cor:
riſpondergli !. Guai , che l' offen deſli ; che
fparlafli di lui , che mi dimenticafli di si
leale amico !. .. . Ah , fede ! fede ! ::
SECONDO PUNTO
D Eftami da additare più in particolare e
il più praticamente i ſentimenti , che da
ciaſcuna delle dette cinque circoſtanze , sia
rifletterſi ne' patimenti di Criſto , debbono
trarſi . Il riflettere alla Maeſtà Infinita del
la Perſona che part dee deſtare nel media
tante religioſo un ' etirema confuſione , in
mirare a quali eccelli di umiliazioni , di
villanie , d' infamie , e di patimenti abbia
ſoggiacciuto il vero Dio dell'Univerſo ; di rim
petto a tant'orgoglio , a tant' ambizione , e
pretenſione , che lo rendono moleſto a ' ſuoi
uguali , indocile a Superiori , inſopportabile
agl' inferiori : in riconoſcerfi tanto ſenſitivo,
che
degli Eſercizj. 283
che ogni paroluccia di poca eſtimazione lo
cruccia , lo accende , lo fa rdegnare ; e
talvolt' ancora il ſolo ſoſpetto di non eſſere
ftimato a quel grado , preteſo dalla ſua alte
rigia , riſveglia in eſſo cotali (moderati ſen
timenti : onde in faccia queſto Dio tanto u
miliato , avvilito , e villaneggiato , ſi umi
lj, fi detefti ; e riſolva di conſiderarſi reli
gioſo , vale a dire , profeſſore di ſeguire le
orme di queſto Dio si diſprezzato ; e di ſof
frire in particolare quelle tali e date coie ,
che fogliono diſpiacere alla ſua irreligioſa
pretenſione . :
La rifleſſione alla ſeconda circoſtanza , cioè
alla qualità delle coſe ., da queſto Dio pati
te , e nel ſuo corpo , e nel fuo , animo ; tali ,
e tante , come ſi leggono ne' Santi Vangelj ,
debbono indurre il religioſo meditante , a
rivolgere la ſua ricordanza a ſe medeſimo ,
tanto da queſto paziente e tormentato Dio
diffomigliante : a tanta delicatezza nel ſuo
corpo ; che reputi far gran coſa , ſe ſi con
tenti del trattamento comune , e ſoggetti
il ſuo corpo a tutte le auſterità del ſuo Ifti.
tuto ; onde ſovente ſia dalla ſteſſa delica
tezza portato , a proccurarne molt' eſenzio
ni , ed a piocacciarli preteſti , di diſpenſar
fi ora da una , ora dall'altra ; credendo più
del dovere alle ſue apprenſioni ; e condiſcen
dendo ſmoderatamente ai timori della ſua
fantasia , con poca edificazione de' confra
telli : onde riſolva coſtantemente , di non
laſciarſi ſedurre dalle dette debolezze ; e
molto meno dalla ſua delicatezza : ma ,
fidando all' aliſtenza di Dio , ftabiliſca di
vivere in tutto e per tutto a norma di quel.
la regola , cui avendolo eſlo Dio chiamato ,
è pronto a ſovvenirlo , acciò la oſſervi , ſe
con pia perſeveranza chiederagli i ſuoiajuti .
La rifleſſione alla terza circoſtanza , cioè
- alle
284 · Settimo Giorno
alle perſone per le quali parl , lo ſpigne à
ſubito rimirar fe medeſimo, ficuro , che pa
ti per eſſo meditante , e che parl per eſſo in
guifa', come foſſe ſtato egli folo . Qul dee
dare una ſeria fcorſa colla mente a propj
peccati e demeriti ; ben preveduti da queſto
Dio che pati ; per i quali tuttavia non ſi ar
retò di patire : onde poi diſcuopra , a que
Ito confronto , la bruttezza e deformità del
le ſue abituali avverſioni contro taluni ;
de' ſuoi livoretti contro alcuni altri , dai
quali fi reputa offeſo , o emulato ; onde
fdruccioli in parole di loro diſcredito , in
atri di picciole vendette ; in isfoghi riſenti.
ti cogli amici ; e talvolt' ancora in riſolu .
zioni di ſtar ſull'avvifo , per fargliela paga.
re à caro prezzo : onde mirando un Dio ,
che tante coſe patiſce per chi l' offefe , e
maſſimamente per effo , da cui furon com
mefli tanti peccati ed oltraggi ; riſolva di
ſubito rimettere di buon cuore quelle tali
oftere o pretere , o reali , ricevute da ' ſuoi
proſſimi ; e di ſignificare la remiſſione cole
gni anch 'eſteriori di amorevolezza ; e di non
eſler ' in avvenire riſeritito ; ma di otterire a
queſto Dio que diſpiaceri , che per avventu
ra gli foffero fatti , maffimamente da quelle
tali, e tali perſone .
La rifleſſione alla quarta circoftanza , ch '
e dell'affetto ed amore infinito con cuique.
ſto Dio pati , dee ſoprammodo far arroſhire
il religioſo meditante della freddezza e del
mal garbo , con cui corriſponde all' amoro
ro Redentore . O quanto largo campo ſe gli
aprirà , onde confonderſi , riprenderfi , e
deteſtarſi ! Prima riandando le colpe , colle
quali , in vece di affetti amoroſi , corriſpo
le a queſto amore infinito : quante migliaja
di peccati veniali , eziandio avvertiti , e
deliberati ? i quali pur ſono offeſe di queſto
Die

:
degli Eſercizji 285
Dio tanto amante : e ſe forte aftretto a rav
vifarne anche di mortali ; quale orrore non
dovrebbono eccitargli !. . .. Riandando , in
ſecondo luogo , la igarbata , incivile , ed ir
religiota maniera , con cui fa le azioni del
ſuo culto : le preghiere , quanto diftratte ! le
celebrazioni o comunioni , quanto affretta.
te ed indivote ! i cori , quanto traſcurati !
atti interiori di prefenza di Dio , di giacu
latorie , e tratto interno collo ftello ,
quanto negletto , ed obbliato ! E tanto più
troverà argomento da confonderfi , quanto
che il dare al fùo Redentorę riſcontri della
ſua lealtà e cordiale corriſpondenza , non
era per coſtargli , ſiccome coſto a ’Martiri e
Confeſſori, ne tormenti fofferti , nè ſangue
fparſo , nè vita ſagrificata ; ma una pun
tual eſattezza ne' propi doveri , ed una fi
liale premura di ben feryirlo . E pertanto
riſolva di riformarſi intorno al modo di fa .
re le ſue azioni , animandole tutte con un '.
amoroſa ed efficace intenzione di dar pia
cere , a chi tanto amolio ; ed eſeguendole
tutte colla perfezione , con cui debbono ef
ſer' eſeguite ,
La rifleſſione alla quinta circoſtanza , ch?
è del motivo e fcopo , per lo quale questo
Dio patì il quale fu la ſua eterna ſalvezza ,
dee ſempre più accreſcere nel religiofo medi
tante la eſtimazione della medeſima , e la
ſollecitudine di aſſicurarſela ; ed eflendo a
ciò neceſſaria la contrizione de'peccaticom
meſli, e la vigilanza di più non commerterne ;
non laſci paſſar giorno , che di quelli con
ſincera contrizione non ſe ne dolga , e non
rinnovi le ſue proteſte , di più non commet
terne : ed acciò ſieno le proteſte coll' effetto
defiderato , tengaſi lontano da tutte affatto
le occaſioni propinque , altrove ſpiegate ; ed
anche dalle rimote , qualora il maggior
fer
286 Settimo Giorno
ſervizio di Dio non richiegga , di piuttoſto
permettere queſte , che il fuggirle ; e diſcen
da ad individuare il ſuo proponimento fpe
cialmente a quelle tali in particolare .
In queſta foggia meditando le geſte dell'
amante noftro Redentore , ſe ne ſervirà del
la ſua benedetta paflione come di forte ar
matura , con cui difenderſi da tutt' í nemi.
ci , che attentano di ſedurlo alle ſueoffeſe ,
ed a divertirlo dal badare davvero all'acqui
ito dell' eterna ſalvezza , e ſi avvererà in
eſſo l'oracolo di Geremia ( Thren . 3. ) prof.
ferito ſu i patimenti di Criſto : Dabis eis
fcutum cordis laborem tuum .
LE Z I O N E
Pe'l dopo pranzo del ſettimo giorno. ?
r Sul piacere a gli uomini, e piacere a Dio.'
I INA delle tentazioni , alle quali può for
U vent eſſere più foggetto il religioſo ,
maſſimamente d' Iſtituto miſto , che attende
anche all' acquiſto delle anime , una è quel
la di piacere agli uomini , di conciliarſi la
loro eſtimazione , e di avere gran premura ,
che le azioni da eſſo fatte o fu i pulpiti ,
o nelle cattedre , o ne confeſſionali , o che
in altra guiſa alla pubblica notizia compa
riſcono , fiano dagli uomini commendate ,
ed approvate
Prima che s' innoltriamo in queſto argo
mento , per torre ogni equivoco , e ſepara
re il vero dal falſo ; uopo è diftinguere ,
altra coſa eſfer' ella cercar di piacere agliuo
mini , come puro mezzo , dirizzato a gua
dagnarli a Dio , onde Dio ſia il folo e to
tale fine dell' azione intrapreſa ; ed altra
coſa effere , cercare il piacere degli uomi
ni ,
degli Eſercizi. 287
ni , come ſcopo immediato e fine intermez
zo dell operare ; quantunque poi , a fine di
non peccar mortalmente , in queſto non ſi
prefigga l'ultimo fine . Per cagion di eſem
pio , un Predicatore , e lo ſteſſo dicaſi de
gli altri impieghi , cerca d ' incontrare il gra
dimento degli uomini , e de' ſuoi aſcoltato
ri con queſto ſolo diſegno , perché ſe loro
non 'gradiſce , malagevolmente può fperarfi
dalle ſue fatiche la loro converfione a Dio ,
la di cui gloria egli unicamente pretende e
vuole dal ſuo miniſtero ; laddove ad efli
gradendo , fi apre ſtrada a compugnerli , a
toccarli , ed a ridurli a vita migliore : que
fto non è un cercare di piacere agli uomini
per vizio di vanagloria , perocchè fi cerca
come puro mezzo , neceffario al migliora
mento delle anime di chi lode , dal qual
miglioramento rimane la Maeſta Divina glo
rificata ; e però ilminiſtro non ſi compiace
del detto gradimento , per la- ſua propia
gloria , ma per quella di Dio : ſiccomepoi ,
all'oppoſto , rea farebbe la preteſa del det
to gradimento , e parto della vanagloria ,
fe lo prefiggere alle tue prediche come
fcopo , in cui compiacerfene , per la fama
che gliene ridonda , per la umana estima
zione che ſe gli accreſce , e per altri mo
tivi vani caduchi , e veri -germogli della
vanità : e quantunque ne goda anche pe'l
frutto , che può ritrarne dalle anıme, tut
tavia nella gloria umana , che gliene riſul
tà , trattiene le ſue compiacenze . Ora con
tro a queſto ſecondo modo di operare di
rizzaſi queſta lezione, in cui ſi moftra quan
to indegna fia queſta umana estimazionedel
le umane fatiché , e maſſimamente di quelle
de’miniſtri di Dio . .
E primamente , per la grande incertezza
di conſeguirla . Offervaſte voimai, fratello
mio ,
288 Settimo Giorno
mio , come fulla ſteſſa predica , ſulla ſteſſa
diſputa , ſull' azione medeſima fi formino
tanto diverſi , e tra sé contrari giudizi ?
Chi commendolla al ſommo ; chi a mezza
bocca : chi vituperolla '. Quell' argomento ,
da alcuni riputato inſolubile ; da altri fu
giudicato una inezia ; di forte che o non
mai , o rariſſime volte avvenga , che collo
ſteſſo linguaggio da tutti ſe ne favelli : Va
rietà poco meno che neceſſaria negli umani
giudizj : imperciocchè da due radici , inti
me alla umana condizione eſſa procede ; la
prima naturale ; la ſeconda morale : la na.
turale e la limitatezza , ed ingombramento
dell' umano intendere ; la limitatezza , ef
ſenziale all' eſſere creato ; l' ingombramen
to , laſciato dalla colpa originale , che im
pediſce all' umana mente bene fpeflo il giu
ftamente diſcernere , ove non fiavi tutta la
certezza , o per la evidenza della coſa in fe
medeſima , o per l' autorità ſicura di chi
l'atteſta . La radice poi morale dell' accenna
ta varietà ſono gli umani pregiudizj, e le u
mane prevenzioni, alle quali l' umano affet
to fa ſoggiacere l'umano intendere e giudi
care : ſperimentandolo noi tutto giorno , co
me di alcuna perſona , che ſi ama , di leg
gieri ſi crede tutto il bene , che di eſſa ven
ga riferito , ſenza tanto ſquitinare ſu i fon
damenti i laddove poi ſperimentiſi molta
difficoltà , in credere il detto bene di al
cun' altra perſona , o poco amata , o di po
co genio ; benchè più autoreyoli ſieno le
teſtimonianze , che ce lo atteſtino , Ora que
ite prevenzioni, togliendo dalla umanamen
te , e dall'umano giudizio quella indifferen
za , ch' è aſſolutamente neceſſaria , per
giudicare delle coſe colla equità , ad una
creatura poſſibile ; fanno , che ſe ne giu
dichi ſecondo l' affetto prevenuto , e lenon
degli Eſercizi. 289
fecondo il merito delle coſe udite o ve
dute .
Ora tali prevenzioni da quante radicinon
germogliano? Dalla ſimpatia od antipatia na
turale ; da qualche diſguſto ricevuto , o pre
teſo ; dalla diverſità della nazione ; da qual
.che ſoſpetto ſovente non fondato ; dall'emu
lazione o rivalità , che ſi alimenta ; ed in
ſomma da tutte quelle qualità , che poſſono
piacere o diſpiacere ; ciaſcuna delle quali
baſta , ad alterare il giudizio , ed a ſpogliar
lo di quella indifferenza poco fa accenna
ta ; onde non ſentenzj più ſecondo la reali
tà del merito , ma ſecondo che viene dalla
inclinazione guidato ; ed approvi ciò , che
dovrebb’ eſſere diſapprovato ; e diſapprovi
ciò , che tutta l' approvazione ſi merita , Ec
covene una conferma , la di cui più robu .
fta non ſi può trovare . Se vi fù Allemblea
nel mondo , il cui giudizio doveſſe ſovra
ogn ' altro eſſere riputato , e che valeſte, ad
allertare l' umana vanità , ella fu al certo
l' Aſemblea del Senato di Geruſalemme ;
nazione allora , in cui ſola annidava la ve
ra religione ; onde, oltre alle qualità de'ſet
tanta Soggetti , che la componeano , Icelti
da tutta l' Ebrea Gente , come il fiore de'più
dotti , ed aſſennati , eravi aggiunto anche
il lume della fede , molto valevole a dar'in
dirizzo alla rettitudine del giudicare : e pu
ra intorno alla cauſa di Gesù Criſto , in qua
le abiſſo di errori , e di sbagli non przcipi.
tò ella mai ? a quali giudizj ingiuſti , irra
gionevoli , ed inſani non fu ella dalle ſue
prevenzioni ſtraſcinata ? Arrivata a ſenten
ziare degno di morte infame , chi non ſolo
era innocentiflimo , ma meritevoliflimo di
ogni premio , plauſo , ed acclamazione ! Ma
come mại un Aſſemblea cotanto qualifica
ta , che poteaſi ſenz' adulazione riputare il
N fio
290 Settimo Giorno
fiore di tutte le umane Aſſemblee di que
tempi , ed il tribunale , eſemplare di tutti
gli altri , come mai laſcioffi acciecare in mo
do , che proferiſce un giudizio cotanto in .
degno , ingiuſto , ed eternamente deteftabi
le ? Non per altro , come accennai , ſenon
ſe per aver l' affetto prevenuto. contro alla
innocentiffima, degniſſima , e ſantiffima Per
ſona di Gesù Criſto . Ora con queſto eſem
pio , ch' è di fede , ſotto gl' occhj, chi ſarà
mai , non dico religioſo , ma quel uomo
ragionevole , che non reputi una vera fol.
lia , l' eſſere ſollecito , anſioſo , ed ango
fcioſo , per conſeguire le umane approvazio
ni , con tanta ingiuſtizia ed irragionevolez
za negate , a chi , ſenza poter aver pari ,
tutte affatto ſe le meritava ; anzi tutto all'
oppofto , con pubblica , e folenne ſentenza
avendolo giudicato il più indegno di vive
re , che foſſe in quella nazione ; ! . . . Non
ſarà egli dunque un ' operare da pazzo , il
fatieare pe'l conſeguimento di coſa cotanto
incerta ed ingiuſtamente negata , qual è l'u
mana lode ed approvazione ed il laſciar di
fare quelle azioni buone , che per altro do
vrebbonſi fare , o di regolarità o di altro .
genere , pe'l timore di perderla ; o di non
conſeguirla ? . . .. E perciò francamente S .
Paolo dicev 'a'Corinti ( 1.0.4 . ) : io punto non
mi curo de' voſtri giudizi intorno alle mie
azioni , ma ne tampoco di quelli di qual
lilia uomo : Mihi autem pro minimo eft , ut a
vobis judicer , aut ah kumano die . Quantun
qu' egli anche per motivi molto più rile
vanti della umana eſtimazione aveſſe ques
fto diſpregio ; i quali addurremo un pò
più in giù .
Tuttavia io voglio concedere , che riefca
al vanaglorioſo diconſeguire l'approvazione
di quelli, ch 'egli ſi prefifle ; per quanto ntemo ..
ро
degli Eſercizi . 291
po goderaffi egli queſto guadagno ? Quale
coſtanza mai potrà egli prometterſi di queſt'
approvazione ? Sappiate , mio caro fratello ,
come tutte quelle radici , dalle quali pullu .
la l'incertezza di conſeguirla , dalle mede
fime appunto germoglia la incoſtanza nel
mantenerla . La ſteſſa limitatezza dell'uma
no intendimento , lo ſteſſo ingombramento
nel diſcernere , cui egli foggiace ; le accen
nate prevenzioni , dalle quali è inveſtito ;
per cui rendeſi difficile il conſeguire l'ap
provazione , ſecondo il merito delle azio .
ni; ſono le cagioni ancora , che , quantunqu?
ella fi conſegua , rendono incoſtante l'uomo
nel,mantenerla ; alle quali anche ſi aggiu
gne quella dell'obblivione , certamente a
tempo , e fovente ancora totale , la quale
toglie o temporariamente , o affatto dalla
ricordanza le azioni per innanzi lodate ed
approvate ; talchè o molto di rado , o del
tutto non fieno più ricordate .
Io non voglio altre pruove , che voime
defimo . Ditemi , caro fratello , quante
yolte vi è avvenuto , che quel libro mede
fimo , il quale tempo fa tanto vi gradiva ,
onde ne encomiafte fpeffe fiate l' autore ,
ora più non vi piaccia , anzi vi attedy ,
e ne favelliate con poco vantaggio , anzi
con diſcredito ? Che quel predicatore , il
quale da voi si volentieri udivaſi ; di poi
liavi renduto moleſto che in fomma quel
poema , quella diſſertazione , quella proſa ,
quell'opera , che da voi preferivaſi ad al
tre molte di quel genere , ora ſi poſponga
a quelle ? Di quante altre azioni altrui ,
da voi , quando le udiſte o vedefte , altaa
mente commendate , o più affatto non ve ne
ricordate ; o ricordandovene , non vi ſova
viene più quale ſiane ſtato il voſtro giu
dizio ? Ditelo , e ditelo con verità , di
N 2 quan
292 Settimo Giorno
quanteumaneazionipreſſo voinon è ciò ſegui.
to ? e ciò non è egli avvenuto , talvolta perun
motivo ,talvolta per un'altro , e talvolta an
cora senza nemmen voi ſaperne il perche ?.. ..
Or aſſicuratevi , come ciò che da voi ſpe
rimentofli , e tuttorai fi fperimenta , avvie
ne ad ogni figliuolo di Adamo , di cui ſi
dice nella parola di Dio , che Nunquam in
eodem ftatu permanet: ( Job. c. 14. ) , onde
ſi cangi di genio , dị umore , dimaſſima,
d 'inclinazione , e di memoria ; fendo tutti
gli uomini , finchè qu ) campano , loggetti
a queſta incoſtanza ne' propj ſentimenti ,
per tutte le mentovate ragioni, e per al
tre particolari e propie di ciaſcun indi
viduo ,
E giacchè la Giudea ſomminiſtrocci la ro
buſta conferma della incertezza dell'uma
na eſtimazione , facciamo ad efla ritorno ,
per vedere una conferma ugualmente for
te , e di fede , anche per dimoſtrarne la
incoſtanza . Non fi vide mai nel mondo
cangiamento più ſtrano , nè incoſtanza più
luttugfa , e dirolla deteſtabile di quella ,
accaduta in Gerusalemme nel folo giro di
cinque giorni · Già ſapete , com ’: entrando
in ella Gesù cinque giorni prima della ſua
crocifiſſione , vi fu accolto con quelle non
meno maravigliofe , che univerfali accla
mazioni, riferite dal Vangelo .; mentre fu
incontrato da numeroſiflime turbe e colle
palme alla mano , e co i viva più giulivi
ſulle labbra , e col fare ftrato , e tappeto
fin colle propie veſtimenta fù le strade ,
per le quali dovea egli paſſare ; rifuonan
do per ogni angolo il Benedictus qui venit ,
e l' Hoſanna in excelſis . Pudimmaginarſi
accoglimento più cordiale , innocente , ed
univerſale ? E pure lo steſſo Vangelo ci'
riferiſce's come , da li a ſoli cinque gior.
ni ,
degli Eſercizi . 29
ni , quello ſteſo popolo , quelle turbe me
delime ad alta voce poſpoſero Gesù à Bar
rábba , l'uomo più indegno , che foſſe in
quelle carceri ; e chieſero opertinacemente
la crocifiſſione di Criſto , e la liberazione di
Barabba , malgrado di tutte le reſiſtenze
di Pilato e del licenziamento di Erode ;
giudicando men degno di vivere Criſto ,
che Barabba ; e contrapponendo all'Hofanna
Filio David , un oftinatiſhmo , e replicato
Crucifigatur ; e ciò dopo foli cinque giorni!
Con un tal'eſempio di fede ſotto gli occhi,
luſinghifi , chi può , della coſtanza delle
umane eſtimazioni. Lis . . ii
· Ma ſebben 'anche voi forte per eſere quel
fortunato , il quale conteguiffe l'eſtimazio
ni umane , che vi ſiete prefire , e vi ſi dor
veffero mantenere coſtanti ; volete voinulla .
di meno vedere , com 'elleno per nulla deb .
bono riputarfi , a lume di dicura ed infal
libile verità ? Se si avveraffe , che l' eſti.
mazione univerſale di tutt'i ſaggi del mon
do fino al durare dello ſteſſo , non è atta
a recar contento alcuno , a ' chi ſi trova
nel colmo della vera miſeria ; ſiccomeall
oppoſto l' infamia univerſale preſſo tutt' i
ſaggi del mondo , fino al fuo finire , non
vale ad apportar un grano di diſpiacere , a
chi ſi trova nel colmo delle vere felicità ,
non farebb ' egli argomento evidente , che
il concetto di tutto il mondo faggio non
sia da calcolarſi piu di un zero ? Oreccovi
la pruova inſolubile , che tale ve lo di
moſtra • lo vi propongo da una parte un '
uomo , il quale , dacchie al mondo cóm .
parve fino al prefenté , ha riicoſa , e fi
noattanto che durerà il mondo , riicuoterà
l'eſtimazione di tutti i dotti e ſaggi. que
fti è Marco Tullio , riconoſciuto il più elo
quente Oratore fino ad ora compario , ed
N 3 . uni
294 SettimoGiorno
univerſalmente plaudito ; ma ch ' è dannato
alle pene dell' Inferno . Dall'altra parte vi
propongo alcuno di quegl'innumerabili, che
per enormi delitti , provati , e confeſſati ,
è ſtato appeſo alle forche , e morto perman
di boja : ma che ſia falvo e beato in Pa
radifo . Non è egli veriffimo , che tutt ' i
plauſi che ſono ſtati fatti , fi fanno , e fi
faranno fino alla fin del mondo a Tullio ,
non recano il medeſimo un ſolo grano di
contento ? Queſto è tanto certo , quanto è
certo per fede , che l'Inferno è il centro di
tutt'i veri mali, e di tutte le vere afflizio
ni ; da dov' è in eterno. bandito qualunque
contento e piacere : Non è egli parimente
veriffimo , che tutte le infamie di queſto
mondo contro quell' impiccato , ma ſalvo ,
non vagliono ad apportargli un ſolo grano
di rammarico ? anche queſto è tanto certo ,
quanto è certo per fede , che il Paradiſo é
il centro di ogni vera felicità , da dovė
in eterno efiliato qualunque benchè meno
mo diſpiacere : Se dunque ne' luoghi , ne'
quali la verità infallibile trionfa , per nulla
fi calcolano e le approvazioni , e le infamie
di tutto il mondo ; il farne sl gran conto ,
non farà errore , e pazzia ?
Ne mi ſtiate a dire , che l'argomento pruo
vi troppo ; da cui ne ſeguirebbe , che non
debbali aver cura alcuna del ſuo buon no
me, contro il documento dello Spirito San
to : imperciocchè intanto deefi aver cura
del propio buon nome , e di allontanareda
ſe ogn 'infamia , non già per la eſtimazio
ne , che ſi meritino le umane opinioni ; ma
per via più agevolarſi anche per queſto mez
zo l'acquiſto della vita eterna , togliendo lo
Scandalo , che fogliono partorire le infa
mię ; ed aumentando via più il vantaggio .
dell'anima nostra e delle anime altrui, che
col
degli Eſercizi. 299 ;
col mezzo del buon nome più efficacemene
te promuoveſi : queſti ſono i finigiuſti e retti
delproccurarſi e mantenerſi buon nome , e
dell'allontanarſi le infamie ; il bene delle
anime, la gloria , ed il ſervigio di Dio , e
l'acquiſto della vita eterna ; nel rimanen
te , tolti queſti fini , un nulla , un zero ,
una chimera deeſi calcolare l' opinione di
tutto il mondo . E perché molti Santi , e
molte Sante , inſpirati ſpecialmente da Dio ,
riputarono di meglio aſſicurarſi la detta glo
ria , col laſciarſi ingiuſtamente infamare ;
per ciò niuno ſtudio impiegarono , per ri
manerne purgati , laſciadone queſto penſie .
ro a Dio , che con iſpeziale impulſo avea
gli a ciò fare indotti. Ripetiamo pur dun.
que anche noicoll'Apoſtolo S. Paolo : Mihiau
tem pro minimo eft , ut a vobis judicer , aut
ab humano die .
Che diremo poi finalmente , in deteſtazio
ne di queſto apperito di umana gloria , del
lucro ceſſante , e del danno emergente , cui
il povero vanaglorioſo infallibilmente rog ,
giace ? Quantunqu'eglicertamente conſeguiffe
le umane lodi ; e queſte ſe gli manteneſſe
so coſtanti; e foſſero da calcolarſi per qual
che coſa ; ſarebbe mai tutto queſto guada
gno da paragonarſi colla gran perdita , ch'
egli certamente fa de' meriti preſſo Dio e
per l'altra vita , de'quali la vanagloria lo
ſpoglia , e colle pene , colle quali dovrà
egli ſoddisfare alla divina giuſtizia per que .
fto capo ? E quanto alla perdita de' meriti
in rapporto alla vita eterna , già è ma
nifeſto il canone pubblicato da Criſto in
S . Matteo ( cap. 6 . ) : Badate bene , dic
egli , di non operare e faticarvi a fine di
eſſere graditi , plauditi , commendati dagli
yomini; mercecchè non riceverete per quelle
fatiche mercede alcuna dal voſtro padre ,
N 4 che
296 Settimo Giorno
'che regna ne' Cieli : Attendite , ne juftitiam
veftram faciatis coram hominibus , ut videa
mini ab eis ; alioquin mercedem non habebi
ris apud Patrem veftrum , qui in cælis eft . .
Queſte ſono parole chiare , e nette , che
non abbiſognan di gloſe . Or quantunque
null' altro doveſſe al vanaglorioſo riſulta
re , che queſta gran perdita , non ſarebb'
egli un gran male ? non dovrebbeſi ella ri
putare una ſtoltezza da piagnerfi , commu
tare premj , da goderſi in eterno , con
plauſi della fatta deſcritta , che in un foffio
dileguanfi ? . .
· Immaginatevi un trafficante , il quale dl',
e notte travagliaffe , per raunare danaro ,
il quale pervenuto alle ſue mani, ſtandoſi
in una fineſtra che guardaſſe ſul mare ,
metteſſe queldanaro in un ſacco aperto di
ſotto , ſicchè , entrando per la bocca del
facco , fen 'eſciffe pe'l forato fondo del me
deſimo , e piombaſſe nel mare ; e cosi le
guiſs'egli ſempre a fare : non diremmo noi
tutti , che quel mercadante è uno ſciocco
da conſegnare al celebre oſpitale di Mila
no ?' è come no ? diremmo tutti : ftentare
dl , e notte per ammaffar ricchezze , da ri
porſi in un ſacco , per lo quale altro non
fanno che paſſare , e poi ſi ſeppelliſcano nel
profondo del mare ? . .. Queſta è l' immagi
ne viviflima , profferita dallo Spirito Santo
per bocca del Profeta Aggeo ( cap. 1. ) , Qui
mercedes congregavit , mifit eas in faculum
pertufum , o follia ! ó guadagni perduti! --
Il danno poi emergente delle pene , cui in
aggiunta dovrà il vano foggiacere , o in
queſta vita , o nell' altra , non è egli un
altro urgente motivo , da' fargli cangiar
penſiero ? Non è ella una manifeſta follia ,
con quelle ſteſſe fatiche , colle quali può
uno cumularfi premj eterni , cumularſi o
ſeveri
degli Eſercizi. 297
ſeveri gaftighi in queſta vita , ó le pene im
percettibili del purgatorio ? ho detto feveri
gaftighi in questa vita ; ben ſapendoſi dalla
parola di Dio quant'orribili furono quelli ,
a ' quali ſoggiacquero i due Re Davide , ed
-Ezechia , per un atto di vanità e vana com
piacenza , da effi tommeflo . Immaginatevi
un agricoltore , il quale ſpargeſſe ſu i ſuoi
terreni formento di ottima ſorta , e glicol
tivaſſe con quelle gran fatiche , propie di
quel meſtiere ; e foffe certo , di non altro
averne a raccorre nel tempo delle meffe .,
che ſpine pugnenti , nelle quali foffe per
eſſere ſicuramente rivoltato : che diremmo
anche di queſto ? anche queſto da noi fi
manderebbe inſieme col trafficante poco fa
mentovato all'ofpitale medefimo : e con ram
gione , non potendo non eſſere coſa da
pazzo , il tanto faticare nel lavoro e col
tura de'terreni , il gittare ottima ſemenza ,
per poi ſicuramente raccoglierne ſpine , che
abbianlo a tormentare . Anche queſta viva
immagine vien propoſta dallo Spirito Santo ,
per bocca di un'altro Profeta , ch' è Gere
mia : ( cap. 12 . ) Seminarono , dic'egli, fru
mento eletto , é nemieterono fpine ; rimar
rete confuſi da'frutti, che raccorrete , pe'l
riſentimento del divino furore : Seminave
Yunt triticum , Spinas melluerunt . . . ..
confundemini a fructibus veftris, propter irain
furoris Domini. Laſciamo dunque, mio cao
ro fratello , follie si manifeſte ; non ci cu
tiamo punto delle umane lodi per noi ; ma
riferiamo tutte le noſtre fatiche , le nos
ſtre pubbliche azioni alla divina gloria ,
ed al ſolo fine di piacere a Dio : ed ecco
vene iprincipalimotivi in riſtretto , per non
attediarvi più lungamente
· Concioſſiachè in prima , ella è coſa al
trettanto facile , diconſeguire ilgradimento
N 5 dia
298 Settimo Giorno
divino , quanto ella è difficile di conſegui.
re, come vedemmo, l'umano . Può eſſerella
facilità maggiore , quanto lo è il ſincera
mente deſiderarlo , per averlo ottenuto di
tanto ce ne aſſicura la parola di Dio :
( pfalm , 20 . ) Defiderium cordis ejus tribuie
fi ei , de voluntatc labiorum ejus non fray .
daſti eum , dice in un luogo . Deſiderium
pauperum exaudivit Dominus ; preparationem
cordis eorum audivit auris tua , dice in un
altro ( pfalm . 10. ) e cosi in altri molti .
Deſiderate con affetto fincero , con quelle
prediche , con quelle diſpute , con quegli
ftudj, con qualunqu'altra voſtr'azione , ſia
pubblica , ſia privata , o buona , o indiffe
rente , di dar piacere a Dio ; e glielo a
vete dato : egli la riceve con ſuo gradi
mento , con plauſo , e tanto maggiore ,
quanto più ardente ſarà ſtata la brama di
recargli piacere . O facilità ! e altres ) , o
felicità ! ,
Quanto poi, in ſecondo luogo , non è egli
da pregiarſi un tale gradimento ? Potraſfi
egli mai paragonare al gradimento di tutte
le creature dell'Univerſo ? Attendetemi . Se
vi foſſe propoſto da eleggere il gradimen
to di tutt' i fanciulli , fino ai ſette anni ,
di tutto il gran Regno di Francia da una
parte , o quello del ſolo Re faggio , dot
to , pio , e glorioſo dall' altra , quale di
queſti due eleggerebbeſi dalla voſtra uma
nità ? chi ne dubita , ch ' eleggerefte quello
del Monarca al cui confronto quaſi un nulla
riputerefte il gradimento di tutte quelle
migliaja di fanciulletti , come di perſone
di poca o niuna capacità , autorità , e pre
gievolezza in queſt 'ordine . Or’io vi chiego
go : quali eftremi penſate voi più lontane ,
e ſproporzionati ; un Monarca famoſo delle
Gallie , a fronte de'fanciulletti tutti del ſuo
Rez
degli Eſerciz ) . 299
Reame; o Dio d'Infinita Maeſtà , Sapienza y
Potenza ec . , a fronte di tutte le creature
del mondo ?. .. Se colla fede non avete per
dut' anche la ragione , dovete riſpondermi,
trovarſi di lunga mano diftanza maggiore ,
tra Dio , e tutte le creature del mondo
che tra il detto Monarca e tutt' i fans
ciulli del ſuo Reame; avverandoſi tra Dio
e tutte le creature diſuguaglianza infinita ,
quale non può avverarſi tra il Monarca ,
ed i detti fanciulli : ftando ſcritto nella
parola di Dio con ſenſi affatto pieni, gra
vi , e maeſtoſi , che Omnes gentes quaſi
non fint , fic ſunt coram eo ; quaſi ni
hilum & inane reputatæ funt ei ( ifai: 40.),
Or ſe , non curato il gradimento de' fan
ciulletti , vi procacciereſte quello del po
tent'e ſaggio Monarca ; perchè poi non vi
procaccierete il gradimento del voſtro E .
terno ed Infinito Dio , si facile , col ſuo
ajuto , a conſeguirſi , non curato punto
quello di tutti gli uomini del mondo ? Di
co di tutti gli uomini del mondo ; perchè
il gradimento di tutt'i Beati del Cielo va
congiunto a quello del loro Dio , ed anche ag
giugneraſſi a queſto anche il gradimento di
tutti gli uomini del mondo , che ſi hanno
a ſalvare: anzi aggiugnerafli eziandio l'apo
provazione di tutt'i dannati, malgrado di
tutta la loro ripugnanza ; i quali ſaranno
· dalla forza della ragione sforzati , ad ap
provare le'azioni de'giuſti , fatte per la di
vina gloria ; e ad eternamente deteſtare ,
le fatte contro alla medeſima;'atteſo lo ſpe .
rimento delle pene , che queſta verità ren
deranno ad effi evidente . "
Senido dunque la faccenda nella ſua fém
plice verità cosi, a queſto Dio rivolgiamo
tutte le noſtre intenzioni , a gradire ad
eſlo mirino le noſtre premure ; e pe'l ſuo
N 6 infi
goo . Settimo Giorno
infinito merito , é per la facilità di con
ſeguire queſto ineſtimabile gradimento , e
per i vantaggi eterni , che ce ne hanno a
riſultare , e per il giuſto plauſo che ce ne
avranno a fare tutte le intelligenti creatu
re : onde rivolti allo ſteſſo coll'infiammato
Profeta , diciamogli : Quid enim mihi eft
in cælo ? co a te , quid volui ſuper terram ? , -
Deus cordis mei ! & pars mea Deus in cetcrnum !
( Pfalm . 72. ) . .

30 S 36 46366 36906 SC 610 8


PER L 'OTTAVO GIORNO
DEGLI ESERCIZJ:
MEDITAZIONE
. Per la mattina
Su la la virtù dell'ubbidienza . .
· PRIMO PUNTO .
I 'Ubbidienza è una virtù , che ſoggetta la
L perfona ubbidiente all' autorità de' ſuoi
Superiori , e che la fa efeguire quanto le
vien comandato , per l'autorità che in quel
li riconoſce di comandargliela . La pratica
di queſta virtù fu da noi a Dio promeſſa
con voto ſolenne . Queſto voto ſecondo la
dottrina di S . Tommaſo ( 2 . 2 . qu . 186 . )
è il più nobile degli altri due ; prima per
chè gli contiene in ſe medefimo ; onde nella
profeffione , che fafli in molte Religioni ,
queſto folo ſi eſprime , in cui ſono conte
nuti quelli della povertà , e della caſtità ;
per
degli Efercizj. 301
perchè comandate anch ' eſle religiofi da
offerirſi a Dio ; onde nel voto che ſi era
prime di ubbidire , implicitamente conten
gonfi i, voti di viver povero , e cafto . In
fecondo luogo , perchè ſagrifichiamo a Dio
la coſa più pregievole , che in noi ſi trovi ,
cioè la propia libertà ; laddove con quello
di caftità conſagriamo il corpo , e con
quello di povertà i beni temporali . In ter
zo luogo , perch 'ella congiugne allo ſcopo
del Regolare Inſtituto ; mececchè ubbiden
do alle diſpoſizioni de'Superiori, ci eſerci.
tiamo in quelle azioni , che al fine dell'
Inſtituto rimirano ; il che folo rimotamen
te , ed indirettamente da gli altri due voti
rimirali . Sin qui S . Tommaſo ,
Ora queſta eccellente virtù , detta da S.
Agoſtino origin ’ e genitrice delle altre , O
bedientia omnium origo , materque virtutum
( in lib . contra adverſ. leg . cap. 14. ) ; e
da S. Gregorio il Grande , ( lib .35.moral.
cap, 21. ) quella , che nell' animo le altre
inſeriſce , e che inſerite , confervale : Obe.
dientia virtus eft , que ceteras virtutesmenti
ingerit , inſertaſque cuſtodit : Queſta , dice.
vo , praticafi , quand'operiamo pe'l motivo
del comandamento , ed ordine ricevutone
da'ſuperiori ; di forte che il motivo dell'a
zione debba eſſere il fare de' Superiori il
volere ; ch ' è lo ſpecificante l' ubbidienza .
Gran favellare , ch' egli è queſto ! Ma gran
confufione altres), che dee recar a molti , e
forſe anche a noi , mio caro fratello , Con
cioſſiachè s'efaminerem o fottilmente i moti
vi delle noſtre azioni intraprefe , degli uffie
zj, minifteri, ed impieghi, da noi efeguiti ,
diſcopriremo , che in tutt' o quaſi tutti o
non vi è entrato il motivo dell' ubbidien
za , o ha tenuto l' ultimo luogo ; ma che
gli abbiamo intrapreſi , o perchè ci appia
navano
302 Ottavo Giorno
navano la ſtrada a gradi e dignità ; o per
che ſi confacevano il noſtro genio ; o pe'
vantaggi e lucri , che ci apportavano ; o per
far piacere all'amico , al protettore , al be
nefattore , che ce ne fece la - iſtanza ;
onde ce li proccurammo , gli cercammo ,
fecimo porgere mediazioni , per ottenerli :
tutte cole che 'convincono non eſſere da
noi ſtati aſſunti puramente , Quia Supe
rior jullit , aut voluit , aut fe velle indi.
cavit . E tanto più avrà motivo la noſtra
confuſione di accreſcerſi , le udiremo San
Tommaſo ( Quod lib . 10. art. 10 . ad 3. ) a
dire , che il religioſo col voto di ubbidien
za ſottomette a ' Superiori la intera diſpofi
zione di tutta la ſua vita , vale a dire , che
non gli reſta azione alcuna , maffimament'
efteriore , ſu cui diſporre ; ma di tutte ne
offre la diſpoſizione al ſuo Superiore ; in
quella guiſa , che col voto di povertà fi
toglie la facoltà di diſporre ne tampoco
di un ſolo quattrino , ſenza la dipendenza
da' Superiori : Per votum obedientie ſuppo
nitur religiofusPrelato fuo , quantum ad gene
ralem difpofitionem vitæ fue . Gran favel
lare ! e pure veriſlimo , e nuovo motivo di
confuſione , ſe a ſuo confronto eſaminere
mo coram Deo il tenore della noſtra vita ,
e di tutti gl' impieghi , fino a queſto pun
to eſercitati; ne'quali, replico , ravviſeremo
il motivo di ſottometterli al Superiore , od
obbliato , o l'ultimo . '
Che ſe per nomediSuperiori debbono giu
ſtamente intenderſi non ſolo queglino , che
attualmente ci reggono , ma molto più le
Regole , le Coſtituzioni , ed Ordinazioni fta
bilite da' Superiori paſſati , ed approvate ,
raccomandate , e raffermate dagli attuali ,
qual nuovo argomento di confuſione incon .
treremo noi ? qual'argomento di confonder
ci ,
degli Eſercizj. 303 -
ci , in ravviſarci rei di tante omiffioni e
commiſſioni contro a tutte queſte ubbidien
ze ? ... in mirare gli anni , viſſuti dopo
la profeſſione , condotti a noſtro modo ,
malgrado delle ordinazioni prefatte ? . . in
iſcorgere quaſi tutte le incombenze eſeguite ,
e le " fatiche fatte , marcate non col ſigillo
della pura ſanta ubbidienza , ma della pro
pia ſoddisfazione ? del propio intereſſe de
propj avvanzamenti ? e ſe vi fu la deſtina
nazione , v intervenne per mera materiale
concomitanza , e non come quel ſolo mo
tivo , che dev'eſſere l'unico inducente a far
operare , chi ha promeſſo di laſciare ad altri
generalem difpofitionem vite fua ,
Pare a voi , che a quelli , i quali in co
tal foggia conduconfi , non convenga ditut
to punto quella orribile minaccia allegorica
del Profetà Iſaia ( cap. 30 . )? uditela ſe non
ſembra a queſti tali dirizzata : Ve , filii defere
tores , .. .. ut faceretis confilium , & non ex
me ; ut ordiremini telam , di non per Spiritum
meum ; . . . .. logo os meum non interrogaftis ;
Sperantes auxilium in fortitudine Pharaonis ,
en habentes fiduciam in umbra Ægypti . A chí
meglio conviene l' obbrobrioſo titolo di fi
gliuolo deſertore , quanto a quel figliuolo ,
ch 'eſſendoſi obbligato con voto di vivere a
modo del ſuo Padre Spirituale , ch' è il ſuo
Superiore quantum ad generalem difpofitionem
vitæ fuæ , vuol vivere ſecondo le ſue foddis
fazioni? . . .. Di chi tanto fi avvera ch' eſe
guiſce i ſuoi diſegni , ma non ex Deo , quan
to di chi ha promeſſo a Dio , di non aver
mai circa ſe medeſimo diſegno alcuno , ma
di regolarſi unicamente co diſegni , di chi
lo regge , e nulla di meno non fa volentieri
fenon ciò che gli aggrada ? Di chi tanto fi
avvera che teſla tela , e fatichi , ma non per
Spiritum Dei , quanto di chi, obbligato atarnon
304 Ottavo Giorno
far altri lavori , almeno principalmente , ſe
non quelli , che gli vengono preſcritti ; eleg
De quelli , che più alla ſua umanità fi con
fanno ? Di chi tanto veracemente fi può di
re , che os Dei non interrogant nelle loro ime
preſe , quanto di quelli , che tenuti ad in
teramente dipendere da' cenni di queſta di
vina bocca , che parla ne' ſuoi vicegerenti ;
cercano a forza dimaneggi , di artifizj , ď
inſtanze importune di farla parlare a loro
modo ? . . .. . A chi finalmente tanto qua
dra , l'avere ſperanza in fortitudine Pharao
nis , ed il riporre la fidanza in umbra Ægy
pti , quanto a chi pel mezzo di fecolari o
altri potenti interceſſori , e col loro appog
gio , ſi vanno procacciando lo che deſidera
no , malgrado delle ripugnanze de' loro Su
periori ? oir. . . Udite ora come fcoppi il
profetico fulmine : Et erit vobis fortitudo
Pharaonis in confufionem , ego fiducia umbræ
Ægypti in ignominiam .' Al lume di queſti
folgori , ed al tuono di quefti fulmini , ri- •
Solviamo , ma davvero .
• SECONDO PUNTO .
I Sfendo l'ubbidienza , fecondo quello che
Is udimmo da'Santi Agoſtino, eGregorio ,
la Madre , e la cuſtoditrice di tutte le vir
tù , e maſſimamente ne' Religiofi , ſecondo
le dotrrine di S. Tommaſo , la pietra fon
damentale di tutto il regolare edifizio ; per
vedere com 'ella fi trovi in noi , e ſe l' ab.,
biamo a quel fegno , che dovremmo averla ,
ci tratrerremo in queſto fecondo punto a ri
flettere ſu i ſette gradi , che in eſſa vi ri
conoſce quel peritiffimomaeſtro di fpirito S.
Bernardo ( Sermon . 41. inter diverſos ) ; af
fermando egli , che ſe all' ubbidiente eziandio
. un ſolo di queſti gradi ne manchi , gli altri
tutti
degli Eſerc
izj.. 305
tutti che aveſſe , niuna retribuzione conſ e
guirebbono : Cum magna igitur cautela hoc
tramite dicimus incedendum : quia & multi
gradus ibidem deliteſcunt ; quorum qui unum
reliquerit , ceteros fine retributione tenebit .
Il primo, ſegu' egli , è di ubbidir volen
tieri : Primus autem gradus eft , obedire liben
ter . Queſto è tanto neceſario , che , per
quanto malagevole ſia la cofa dal Superio
re impoſta , mai non fi avvera , in chi eſe
guiſce queſto grado , fe non uniformi la ſua
volontà a quella del Superiore : Quamlibet
autem grave fit , non poteft tamen primum
obedientie aſcendere gradum , qui voluntatem
præcipientis ſuam non fecerit . Deeſi dunque
ſagrificare ogni ripugnanza della propia vo
lontà , malgrado di qualunque noftra incli
nazione , ed eſeguire volentieri la volontà ,
di chi ci regge : Hoc' eft ergo libenter obedire ,
Prelatorum voluntatem voluntarie adimples
re . Eſaminiamo adeſſo le ripugnanze colle
quali eſeguiamo gli ordini, diſpiacevoli alla
noftra umanità , e che fraſtornano le idee
prefiffe dalla noſtra ſoddisfazione ? . .. .
Il ſecondo grado è , di ubbidire fempli
cemente : Secundus gradus eft , obtemperare
fimpliciter : ſegue il Santo fedelmente vola
garizzato': „ Miriamo molti , che al ſuono
» del comandamento deſtano nel loro ani
», mo varie quiſtioni ; ricercando il perchè
s, abbia cosi comandato ; eſplorandone i
» motivi ; indagandone le cagioni ; e rad
doppiando le lamentanze , le amarezze ,
», le mormorazioni , ed anche le indigna
,, zioni : quindi poi ne ſeguono frequenti
ſcuſe , fimulazioni d' impotenza , ricorſo
, agli amici .. . .. mormori contro al Su .
u periore nel fondo del fuo cuore ? alza
» Dio la onnipotente ſua deſtra per atter
yrarti : dunque Incede fimpliciter in man .
da .
- 306 Ottavo Giorno
datis obedientia , addens voluntati fimplicita .
tem , intentioni illuminationem . Elaminate ,
ſe in queſto ritratto ſia dipinto il voſtro
animo, ſu le ubbidienze a voi commef
fe ? . . . . . . i
Il terzo grado è ', di ubbidire lietamen
te : Tertius gradus eft , hilariter obedire . See
gue il Santo , volgarizzato : „ La ferenità
della faccia , la foavità del riſpondere
, abbelliſcon di molto l'ubbidienza del ſud
» dito . . ... Conciofliachè qual adito pud
» aver pubbidienza , ove lavi un' eſecu
g; zione malinconica ? I ſegni eſteriori pa
„ lefano per il più il ſentimento dell' ani
» mo ; ed è molto malagevole , che ſi can
» gi nel ſembiante , che non ſi muta nella
volontà . Un nuvoloſo portamento eſterio . .
- re , ed un ſembiante ingombrato dalle
tenebre della triſtezza , ſono argomenti ,
> eſſerſi licenziata dall' animo la divozio
„ ne . . . . Vedi dunque quanto neceſſaria e
convenevole ſia l'allegrezza , nell'efeguire
; l' ubbidienza impoſta : Si vis ergo per
fe &tus efle , hilariter & cum magna vultus
alacritate ſufcipe jubentis imperium , ut vo
luniuti cordis , fimplicitati operis , vultus hi.
laritatem ad jungas . Che ve ne pare , mio
fratello ? è ella tale l' eſecuzione del voſtro
ubbidire ? . . . .,Sella è tale ſolamente quan
do la coſa comandata vi aggrada , e non
ſempre ; operate bensi per genio , ma non
per ubbidienza .
Il quarto grado è , di prontamente allea
condare il ricevuto 'comandamento : Quare
tus gradus eft , obfecundare vclociter : ſegue
il Santo volgarizzato : „ Il vero ubbidien
„ te nón fa coſa ſia fermarelle , fugge il
,, domani ; ignora le dilazioni ; previene il
» Superiore , che vuol comandare ; prepara
>> l' occhio al mirare lo che s' imponga ; l'
oreca
degli Eſercizj . 307
,, orecchio all' udirlo ”; la lingua all' accet
%, tarlo ; la mano all' eſeguirlo ; il piede a
. , raggiugnerlo : ſi raccoglie tutto in ſe me
3, deſimo , per accogliere il volere dell'
», imperante . Et tu ergo cum voluntatem
cordi , fimplicitatem operi , hilaritatem vul
tui conjunxeris '; adde de velocitatem ; ut fis
juxta Apoſtolum Jacobum ( Jac. 1. ) , velox
ad audiendum , , o ad implendum velocior .
Quale riprenſione non è ella mai queſta al.
le noſtre dilazioni, alle noſtre tardanze ? .. .
Segni evidenti della noſtra poca voglia di
ubbidire .
Il quinto grado è , di eſeguire virilmen
te : Quintus gradus eft , adimplere viriliter .
Segue il Santo , volgarizzato : „ La fortez
za nell' ubbidire non conſiſte nell' incon
Ý trarlo , ma nel non laſciarſi diſviare dall
» adempirlo . Se il travaglio ſi attraverfi ,
%, ſe la perſecuzione ſi ſuſciti , ſe i malvag
» gi inſidjno , ſe i maligni proccurino d 'im
pedire ; tu Ita forte , in non rivolgerti
9, dall'ubbidire . Imperocchè coſa giovano
% gli accennati gradi , le manchi questo
della fortezza , la quale aſſicura la vir
» cù , e delude gli attentati degl' infidiato
ri ? Deeſi operare ſtantemente , obbeden
,, do coſtantemente ; nè per l' aſprezza de'
% motteggi , ed eziandio delle percoffe ,
deeſi deviare da queſto reggio cammino ,
%, ma con fervore lempre più tenace deefi
egli battere . Junge igitur velocitati forti
tudinem , conftantiam inſtantie ; & tunc dem
cantabis fecurus , manus peccatoris non move
bit me quanto avrà di che arroſfirſi la
noftra incoſtanza nell' ubbidire ! Non ſolo
bastano a diſviarcene le perſecuzioni , le
battiture , i gran travagli , che tal volta
per ubbidire poſſono incontrarſi ; ma una
parola torta , una irrifioncella , un riſpetto
uma.
308 Ottavo Giorno
umano , un timoruccio di diſpiacere all' a
mico o un lieyiflimo incomodo di queſto
corpo
· Il feſto grado è , di ubbidire umilmente :
Şextus gradus eft humiliter obedire . Segue il
Santo , volgarizzato . ', Senza l' accoppia
» mento di queſta umiltà , la fortezza de
„ genera in abbominevole ſuperbia - Vi fo
» no moltiſſimi, ,. che dirizzano la loro for
a tezza nell' ubbidire , non per piacere a
, Dio , ma per fine di vanagloria , con in
► giuria delDia, donatore , da cui ogni no
, itro bene indifpenfabilmente dipende . AC
, ciò dunque la fortezza non paſli in ſu
» perbia , dee condirſi col ſale dell' umil
„ tà ; mentre nulla giovema l' ubbidire , fe
» indi ne fegua un infelicemente invanirci..
Illi ergo fortitudinem fuam ad Deum cufta
diunt , qui , cum fecerint , quod facere de
bent , dicere pollunt : Servi inutiles fumus ,
quod debuimus facere , fecimus . Qul ſono da
eſaminarſi le noſtre intenzioni nell' eſeguire
l' ubbidienze ; ſe ſi bramino i plaufi del su
periore ? di captivarci la ſua parzialità ? di
conciliarci l eſtimazione de' confratelli ? 0
ſe l' intenzione miri ad altro umano ſcopo ,
fuor del piacere a Dio ? ... . comeper farci
ſtrada al grado , al carico onorevole , al
vantaggio temporale ec. ?.. ..
Il lettimo , ed ultimo grado é , di ub
bidire perſeverantemente : Septimus graduseſt ,
indefinenter obtemperare : Segue il Santo , vol.
garizzatto : „ L' incominciar ad ubbidire ,
» è dimolti ; il perſeverarvi, è di pochi ... .
» Che giova il porfi in corſo , e lo ſtancar
fi , prima di giugnere alla meta ? . . . .
» Queſta ſola perſeveranza è quella , che
„ introduce l’ amatore dell' ubbidienza nel
y regio gabinetto , ove goda di quegli , in
3 cui mai non ſi faziano gli Angioli di te.
» ne
degli Eſercizi. 300
> nere immobile lo ſguardó .. ..Difficil'ell
» è questa via , intralciata di ſpinoſe gira
» volte , e di laccj inſieme concatenati .
'n, Penſi tu , che ſi raccolgå frutto da quelli
na úbbidienza , 'da lungo tempo deſiderata e
» richieſta ? quando ſi comanda , lo che
z rende odore di dignità ? quando recamol
i to contento ed allegrezza ? quando river
», bera un non ſo che di autorevole ? Opu
> re , aſcriverai tu il merito dell'ubbidien
sj za , la quale meſcolata a malagevolezze ,
3 abbatte l' animo di chi ode il comanda
» mento , renduto grave da udirſi , più gra
aj ve da adempierfi ; graviffimo da conti
i , nuarſi ? Non già ' , non già · Faciendum
eft , ut a prosperitate animo ſeparemur ,
adverſitatem animo complectamur; ſi volumus
illum fequi , qui regnum fugit , ego ad paffio
neni voluntarius venit'. Acciò dunque , fra
tel mio , l' ubbidire noſtro ſia perſeverante
per tutta la noſtra vita , come abbiam pro
meflo uſque ad mortem ; abbia uno ſcopo
ſempre ſtabile , ch' è Dio , e la ſalvezza
noftra : e non le coſe di quaggin , tutte in .
ſtabiliffime , Eſaminiamoci in tutti queſti
gradi ; e farà una fruttuofiffima meditazio
ne ; te proporremo il remedio , ove diſcuo
priremo il male .
wat . LEZIONE ; in
- Per la mattina dell' ottavo giorno "
Sulla Carità , Pace , e Concordia fraterna . '
N ON vi è ftato di perſone nella Cattoli
N ca. Chiefa ; cui tanto ſi appartenga il
vivere in carità ſcambievole , e fraterna
concordia , quanto quello de' Religioſi , che
convivono in uno steſſo Inſtituto , e campa
no
310 Ottavo Giorno
no ſotto ad un medeſimo tetto . Ogniuma.
na concordia fi fonda nel convenire che fan - -
no gli uomini in alcun genere di coſe ; il
quale , a guiſa di centro , tutti in ſe ſteſſo
gli uniſca . La concordia umana , dettata
dalla legge naturale , fi fonda ſul conveni
re gli uomini nella medeſima ſpecie di viven
ti ragionevoli , diſceſi tutti da uno ſteſſo
progenitore . La Concordia Criftiana fi fon
da ſull' eſſere tutti redenti dallo ſteſſo Sal.
vatore , e ſul profeſſare la credenza in Cri
fto . La concordia Cattolica , fi fonda full
eſſere tutti retti dallo ſteſſo Vicario diCri
fto Romano Pontefice , e nella ſteſſa comu.
nione de' dogmi , e di dottrine collo fter
ſo . La concordia Regolare o Religioſa fi
fonda ſull' eſſere tutt! i religiofi refpettiva
mente affigliati allo Inſtitutore del loro Or
dine , e retti dalle medeſime regole in quel
lo profeffate : laonde ſe ciaſcuna di queſte
convenzioni fonda amore e concordia ; tro
vandoſi tutte affatto nelle perſone religioſe
profeſſe di ciaſcun Inftituto , hanno per con
ſeguenza titoli , più di ogni altro ſtato ſtri.
gnenti l'obbligazione di amarſireciprocamen
te , e di vivere in pace e fraterna concor
dia . Per tanto ſe il comandamento diamar
ci , tanto inculcato da Criſto nel ſuo Van
gelo , ftrigne ogni criſtiano , ed ogni catto
lico , ſopra ogni altro ftrignerà ogni religion
fo ; imperciocchè oltre agli accennati tito
li , e maſſimamente oltre a quello di con
venire nello ſteſſo Inſtituto regolare dalla
Chieſa approvato , profeſſa anche di atten
dere davvero alla perfezione , la quale, co
me altrove dicemmo con S. Tommaſo , nela
la perfezione dell' amore verſo Dio , e per
conſeguenza anche verſo il proſſimo , e di
ftintamente verſo i propj Religioſi fratelli
maſſimamente conſiſte ; mercecchè fend' el
la ,
degli Eſercizi:
la , ſecondo la dottrina di S. Tommaſo ;
una ſola virtù con due braccia ; ftrignendo
col deftro la Divina Bontà , ftrigne col fi
niftro il proſſimo , per congiugnerlo a Dio ;
e molto più ſtrigne i fratelli , leco Ipiritual
mente congiunti con vincolo ſpecialiſſimo ,
da tutti gli altri diſtinto .
- Volendo dunque Gesù Criſto , che queſto
fraterno amore ſia il carattere , onde fi di
ftinguono i ſuoi veri diſcepoli da queglino ,
che tali non ſono : In hoc cognofcent omnes ,
quia diſcipuli mei eftis , fi dilectionem har
bueritis ad invicem ( Jo , 13. ) ; eſſendo i re. ••
ligioſi con elezione ſpeciale ſtati da eſſo aga
gregati al fuo diſcepolato , ad eſi più ſtret
tamente incombe l'obbligazione , di manife
Itarſi tali con queſto divino contrafegno
tanto in rapporto a' proflimi , quanto maſſi
mamente in rapporto a' loro confratelli .
Anzi a queſta fraterna dilezione affido tan
to Criſto la gloria del ſuo discepolato , che
giunſe in oltre ad efprimerſi , come affida .
va a queſta dilezione reciproca diſtintamen
te anche la fede della sua venuta al mon
do : eccovi le ſue parole (.10 . 17 . ) Non pro
eis rogo tantum , fed pro eis , qui credituri
ſunt per verbum eorum in me , ut omnes unum
fint , ficut tu , Pater , in me , o ego in te ,
ut eo ipfi in nobis unum fint ; notate bene :
ut credat mundus , quia tu memififti . Non . fi
può eſprimere con fenfi più forti la neceſſi
tà di queſta reciproca dilezione , e di queſta
unità di fratellanza in Criſto : Padre Eter
110 , difs' egli in quelle affettuoſiffime efpref
fioni , io non prego ſolamente per queſti
miei diſcepoli , ma per quelli ancora , che
pe'lmezzo delle loro predicazioni fono per
credere in me ; e prego , acciò tutti ſeno
una coſa medeſima per amore, ſiccomevoi',
mio Padre , fete in me, ed io ſono in voi ;
accio
312 Ottavo Giorno
acciò anch'efli fieno una coſa in noi ; e ciò ,
affinchè ilmondo creda , e refti perſuaſo , che
mi avete mandato : ecco in qual modo a
queſta concordia fraterna, , come ad un ro .
buftiflimo argomento , egli affida di perſua
dere al mondo la ſua diſceſa dal Cielo per
ſalvarlo : ut credat smundus , quia tu me mi
ſti . Intorno a che riflette dottamente S .
Gio : Griſoſtomo , ( hom . 83 . in Jo. ) come a .
vendo prima detto Criſto al Padre : clari
tatem , quam dedifti mihi , dedi eis , laſciò
agli Apoſtoli tre poffenti chiarezze , cioè
• tre poſſenti argomenti , co ’quali perſuadefle .
ro al mondo la ſua venuta dal Cielo : la
prima chiarezza o il primo argomento , di
ce Griſoſtomo, è quello de' fegni prodigioſi
o miracoli : la ſeconda chiarezza , o argo
mento è quello della ſantità della dottri
na : la terza chiarezza è quella dell'unione
fraterna ; la quale , dice il Santo , è da pre
ferirſi eziandio alla chiarezza de prodigj e
miracoli : Hæc enim claritas eft , ut fint u
num ; que etiam ſignis major eft ..
Queſte ſomme premure di Criſto , manife
ftate acciò da’ſuoi veri diſcepoli ſi mante
nefle inſolubile questo fagro vincolo , in
duffero i Santi Apoſtoli Pietro e Paolo , a
raccomandare ſovra ognaltra coſa nelle lo
ro epiſtole queſta fraterna dilezione : onde
il primo ( i. cap . 4 . ) Ante omnia , mua
tuam in vobismetipfis charitatem continuam
habentes, & c . ed il ſecondo ( Colof.cap.3. )
Super omnia autem . . .. charitatem habete :
dovendoſi molto notare quelle prepoſizioni
Ante , fuper, per dedurre l'importanza della
coſa raccomandata , ſovra , e prima di tutte
le altre . Delle raccomandazioni poi fatte
• dall'Apoftolo S . Giovanni nella ſua prima
epiſtola io non favello , mercecchè dovreb
• beli ella riferir : quaſi tutta . Quindi è , che
de '
degli Eſercizj. 313
de'primi fedeli , rigenerati da' SantiApoſtoli
al Vangelo , ſcriſſe di propoſito S. Luca ,
teſtimonio di veduta , ( A & . 1. ) come di
quella gran moltitudine di credenti ( la
quale , come conſta dalle converſioni ſegui
te alle prime prediche di S . Pietro , era di
molte migliaja ) potefli francamente dire ,
che tanto ſtretto era tra eſli il vincolo di
quefta fraterna dilezione ', onde foſſero un
folo cuore , ed una ſol'anima: multitudinis
autem credentium erat cor unum , o anime
una : grand'eſpreſſione ! ſembrava una ſol'ani
ma in migliaja di corpi ; ed un folo cuore
in migliaja di petti !
Or eccovi , fratel mio , il modello , da
imitarſi datutt'i fedeli , e diſtintiffimamen
te da tutt' i religioſi ; atteſi i titoli più ur
genti di ſovr'accennati : Cor unum , 6 ani.
ma una : dee in tutti noi , ed in ogni re
ligioſo chioſtro eſſere un ſolo cuore , ed una
ſol'anima , Coſa vuol dire un ſolo cuore ,
ed una ſol'anima ? Vuol dire quello appun
to , che miriamo ſeguire in un corpo gui
dato da un ſolo cuore , e vivificato da una
fol’anima . Ofervate , dice S . Paolo , ( 1 . Cor.
12. ) ciò che fegue in un corpo tale : non
' cade dolore in un membro di quel corpo ,
che non ſe ne condolgano tutte le altre
membra ; nè ſi gode ſanità da un membro ,
che tutte l'altre membra non ſe ne rallegri
no ; ſendo tutti ſolleciti uno per l'altro ,
proccurando ciaſcuno la felicità di tutti ,
ſiccome proccurando ognuno di allontanare
da tutti qualunque difaventura : Pro ina
vicem sollicita unt membra : Bo ſi quid pa. .
titur unum membrum , compatiuntur omnia •
membra : five gloriatur unum membra , con .
gaudent omnia membra : e queſto egli è ap
pinto il cor unum , & anima una in un
corpo morale ,
: Accid
314 Ortavo Giorno
• Acciò poi fi mantengano queſti cor unum ,
O anima una , debbonſt fare molte coſe :
deeſi pregare pe'noftri confratelli , ecciò il
Signore mantenga in loro , è via più aumen .
ti lo fpirito del Santo Inſtituto : debbonfi
riſpettare ſecondo il loro merito : deefi dir
bene di loro ; fcutare e compatire i loro
difetti ; interpretare in buona parte ciò ,
che non è manifeftamente male ; foccorrerli
in tutto quello che pofliamo ; ammonirli
amorevolmente de’loro mancamenti , fe re .
plicati ; o ſe temiamo prudentemente che
l'ammonizione noftra non ſia per giovare ,
ma piuttoſto fią per irritare, avviſarné il
Superiore come padre . Se "poi, il che mai
Dio non permetta , il fallo foffe graye , emaffi,
mamente ſe ridondante a pregiudizio di tutto
il Corpo , cioè del buon nome della Reli .
gione , quai ſono i falli in certe materie
di mal'odore , nelle quali difficilmente può
ſperarfi frutto dalla correzione fraterna e
privata ; deeſi ayviſare il Superiore co
me Padre , ò come Giudice , ſecondo il
conſiglio di qualche dotto , pio , e faggio
teologo , al qualę , tacciuto il nome del
delinquentè , li eſponga il caſo . ( Intorno
a che poliono leggerſi S. Tommaſo 2, 2. qu . 33.
art. 7., doo Quodlib . 11. qu . io, art. ii. S,
Bonaventura fup. cap . 9 . S. Luc: -- Gerfone
2 . part, Alphab , 24. lit. Ț : Li noſtri Cardi.
nali Gaetano opufc , 1. in refponf. ad 5.dub.--
e Torrecremata in caput fi peccaverit 2. qu ,
1. - Suarez tom . 4, de Relig . lib . 10 . cap. 9 ,
num : 11. O de Charitate diſp : 8 . ſext, 6, ,
n . 17 . ; tutti Aut ori graviſſimi ; ed anche il
dotto Cappucino Lodovico Caſpenſe , diſcepolo
fedele di S. Tommaſo , fom , 2. tract. 17. ,
diſp. 6 . feft. 3., il quale molto di propoſito
tratta queſta materia , ed apporta molti altri
documenti. ) Operando ſempre con fine di
riz .
degli Eſercizj . 315
rizzato dalla carità , per la gloria di Dio ,
per l'onore del corpo della Religione, e per
la ſicura emendazione del fratello . .
Ed eſſendo che le membra , che compon
gono i corpi morali delle Religiofe Fami
glie freno membra libere', e di libertà fe
rita dall'originale peccato ; perciò ne ſegue ,
che fieno membra difettoſe e manchevoli :
onde avviene , che vengano di quando in
quando a mancare ne propj doveri, e tal
volt'ancora con mancamenti , che offendo
no la mentovata unione e carità fraterna :,
or acció queſta non foggiaccia a difciogli
mento o a rallentamento alcuno , cola ri
cercafi ? Lo che raccomandò S. Paolo in varj
luoghi delle ſue epiſtole , vale a dire , che
ogni membro porti con pazienza l'aggravio
fattogli dall'altro ; e con questa reciproca
ſofferenza adempiraſſi queſta legge della mi
tua dilezione , tanto raccomandata da Cri.
ſto : Alter alterius onera portate , & fic ad
implebitis legem Chrifti , ſcrive a ' Corintj
( 2. cap. 13. ) : ed agli Effesj Supportantes ,
invicem in charitate ( cap . 4 . ) : Ed a 'Co
loffenſi : Supportantes invicem , donantes
vobis metipfis , fi quis adverfus aliquem ha
bet querelam . ( cap. 3. ) Senza queſto pre
fervativo , e ſenza queſto eſercizio di reci.
proca ſofferenza , e di ſcambievole remif
ſione delle difpiacevolezze , de'diſguſti, che
fovente naſcer poſſono in una fratellanza
figliuola di Adamo caduto , non è poffibi
le che ſi mantenga allo ſteſſo grado ſtretto
il vincolo della dilezione , e che ſi eſeguir
ca puntualmente la legge della carità mil
tua , tanto innalzata e raccomandata dal
Şalvatore ; ina fia neceſario , che ſi ſe
minino amarezze , diffapori , diffidenze ;
indi che s'introducano diviſioni, partiti , o
altro di peggio . O 2 Quale
316 Ottavo Giorno
Quale ſpettacolo pertanto gratiſſimo agli
occhj di Criſto non è egli mai , che più
decine di religioſi di vari paeſi, tempera
menti , condizioni , e gradi, vivano uniti
in carità fincera , ſolleciti de' reciprochi
vantaggi ſpirituali prima , e poi temporali ;
si nello ſpirito , nella regolarità , nell au
mento delle fante virtù ? come ancora nelle
lettere , nella eſtimazione , nella fama ,
ed in ogni altra qualità a Religiofe Perſo
ne convenevole ? ove uno prega per l'altro
e ciaſcuno per tutti ? ove ſe qualche ſcin
tilla di lieve offeſa talvolta ſi accenda ,
immantinenti fi eftingua ; ogni parola diſo
guſtoſa ſubito ſi metta in obblio ; ognimotto
che punga , ſenza dilazione ſi rimetta ? . . ,
Siccome all'oppofto , quale tragedia odio
fiflima allo ſteſſo Criſto , il mirare un chio
ftro di fratelli uniti con vincoli di tante
forte ; rotto ogni vincolo , badare a foli propi
intereſſi , checchè ne debba ſeguire del con
fratello ? paſarſelạ le ſettimane ed i meſi ,
ſenza comunicare inſieme ? ſparlare uno
dell' altro ? motteggiare di continuo le
azioni dell'emulo ? accuſarſi preſſo a ' Supe
riori , con accuſa guidata dal riſentimen
to o da altra cattiva paſſione ? sfogarſi
eziandio co ’ſecolari , diſcuoprendo loro le
debolezze non meno del rivale , che le
propię ? e ſovente ancora portando le ſue
diſſenſioni a Magiſtrati , con eſtremo fcan
dalo delle perſone laiche , le quali veggono ,
dominare nelle fratellanze religiofe quelle
dilunioni , che fann 'orrore , qualor'avvenga
chę regnino trà fratellanze carnali? . . . . ,
Quale tragedia , replico , non meno dolo
roſa', che odiofa a quel Gesů , che tanto
fatico , per iftabilire l'unione di carità , le
trà ſuoi fedeli, al certo con molto maggior
premura tra 'Religiofi , che tra' fedeli iono
eretti eſemplari ? ,. Aç
degli Eſercizj . 317
Accid dunque cotali veleni della fraterna
unione e carità non entrino mai , fratello
mio , ne' vostri chioftri , per quanto a voi
poſſa appartenerfi , brevemente ragionerov
vi ſovr'alcune ſorgenti , dalle quali ſogliono
ſcaturire . Già nell printa lezione del quar
to giorno ragionammo ful regolamento della
indoli cattive , ove trattoſfi di quattro in
doli , più o meno contrarie alla carità fra
terna , cioè la oſtinata , ed indocile ; la con
tenzioſa , e pretendente ; la collerica , e ri
ſentita ; la ſoſpettoſa , e diffidente : onde di
queſte inclinazioni oppofte alla concordia ,
qui altro non ragioneraſſi , avendone detto ,
quanto può baſtar ad una lezione , anche in
rapporto alla fraterna concordia . .
Ora diſcuopro una fonte degli accennati
veleni , la quale appunto più agevolmente fi
apre tra ' confratelli ed uguali , deſſa è l'E «
mulazione: e perciò diffe S . Paolo della cao
rità , eſfer eſſa nemica dell' emulazione : ( 1 .
Cor. 13 . ) Charitas non emulatur . Nulla di
meno , per eſſer intefo fenza equivocazione ,
deefi avvertire , come il nome di emulazione
atto è a ſignificare , ed emulazione innocente ,
ed emulazione vizioſa , ſecondo la materia ,
fu cui ella verfa , e fecondo l'intenzione , che
negli emuli ſiritrova : ell' è innocente , fe fa
accenda tra gli emuli in cofa innocente ,
e con animo retto di via più in quella apa
profittarfi , ſenza difpiacere di effere sua
perato dall' emulo , quantunque abbiafe
maggior piacere di ſuperarlo : Per cae
gion di eſempio : vi faranno due Conſtuden
ti , due Lettori colleghe nella ſteſſa Univere
lità , due Predicatori contemporanei , due
Confeffori nella ſteffa Chiefa , e fimili altri
operaj di compagnia : tra' quali può deftar
fi relpettivamente una gara di ſuperarſi , e
nell' approfittare in quella faculta , o nel
03 leg
Ostavo Giorno
leggere con più profondità , pulitezza , ed
erudizione ; o nel fare più frutto nelle ani
me degli afcoltatori; o de' penitenti ; ſalvo
però fempre l'amore fincero verſo l' emulo ;
mirando fempre di buon occhio i di lui van
taggi, ſenza mai parlarne in disfavore , an
zi favellandone con eſtimazione , ſcufandone
į difetti , che li udiffero , e punto non ram .
maricandoci , che ancora ci fuperi : queſta e
mulazione è innocente , oneſta , e virtuoſa :
farebbe anche migliore , fe verſafle in ma
teria di virtù morali , e fe la gara aveſſe per
iſcopo , il via più perfezionarſi nella rego
lare oſſervanza , nella puntualità nel cori ,
nella mortificazione de' fentimenti , nel ri
tiramento , nella modeftia , ed altre fimili :
e queſta farebbe l'accennata da S. Paolo , e
la propoſta ai Corintj: ( 1. cap. 12. ) Æmula
mini chariſmata meliora ; e ( cap. 14 .) Æmu
lamini ſpiritualia . L' emulazione poi vizio
fa , è quella , che genera nell'animo la ma
lignità verſo il competitore : notata dallo
Spirito Santo ' per bocca di Davide ( Pf. 36 .)
Noli emulari , ut maligneris : e però dirizzan
do la mira a propj vantaggi , al propio
nome, alla propia fama ; uſa ogni arte , ac
ciò da' competitori non ſiaſi fuperato : Quin
di fu le di loro coſe comunemente lodate ,
ora ſi tace , ora ſi nega , ora ſi loda fredda
mente ; ora ſe ne ſminuiſce il pregio : ſu
quelle poi , che o in tutto o in parte ſono
diſapprovate ; fi gode, fi amplifica , fi mot
teggia , e fi ufano nell'uno e nell'altro ca - :
fo tutte le figure della rettorica infernale ,
con ingiuria non di rado mortale della fra
terna carità : 'e queſta è quella -emulazio . :
me , ch ' io vi diſcuopro fonte velenofa di
queſta divina virtù , tanto raccomandata
da Criſto , e tanto neceſſaria ne' Chioſtri
xeligiofi ; ſenza la quale dice S. Girolamo
( in
degli eſerciza . 319
( inregul.monac. ) Imonilter ;divengono infern.
ni, ed ireligioſi divengono demoni; Sine bac,
Cenobia ſunttantara ; kabitatores funtdemones .
I mali che queſto vizio reça all' anima
delP emulatore , come che efferti dell' invi
dia e malignità , ſono un ' inquietezza infer
nale : Dura , ficut infernus , emulatio ( cantic .
2 . ) un ' innanellamento di peccati ; e pe'gus.
fti de' ſvantaggi dell' emulato ; e pe' ramma,
richi delle ſue venture : ma perchè Dio fuo
le punire queſto vizio collo ſterminio del
maligno : qui malignantur exterminabuntur ;
( Pfalm .36. ) perciò permetter fuole , che il
malignante rimangali addietro , e che , fot
to a' ſuoi occhj , il malignato ſi avvanzi ,
con eſtremo cruccio di quello , e che videat
amulum fuum in templo , in univerſis proſperis ;
gaſtigo , che tra glialtri diede ad Eli, pe'l ſuo
grave peccato di omiſſione . ( 1 . Reg . c . 2 .) .
Per tanto ", fratello mio , é neceſario di
ftarlene in gran veglia , acciò apoco a poco
non entri nell'animo queſta emulazione vi,
zioſa : e perchè ogni vizio è confinante con
alcuna virtù , come , per eſempio , la pro
digalità colla liberalità ; la pufillanimità
coll'umiltà ; la oſtinazione colla coſtanza ;
l' avarizia colla povertà ; cosìanche la ma
lignità ed invidia è confinante coll' emula .
zione virtuofa . Orą per non inciamparę
• nella maligna , buon preſervatiyo egli è ,
tenere da le lontana quell'emulazione one:
, fta , che ha per folo ſcopo le virtù intellet .
cuali , e quelle azioni , che cadono ſotto
l'occhio degli uomini, ſendo queſta la più
facile , a degenerare di oneſta in vizioja ;
ritenendo poi quellemulazione , che tutta
si rivolge alle virtù teologali , e morali ;
ed intorno a quelle azioni , che fi dirize
zano a Dio , ed al ſuo culto : e queſta
gioverà molto all'anima noftra , ſenza per
an interesowan - O 4 ricolo ,
320 Ottavo Giorno
ricolo , che s' infievoliſca la dilezione reo
ciproca , anzi contribuirà molto ad aumen
tarla : rivolgaſi dunque la noſtra emula
zione , nell'effere più umili , più mortifi
čati , più ubbidienti , più eſatti nelle oſſer
vanze , più ritirati , e fimili ; tenendo lon
tana quella di divenire più dotti, più elo :
quenti , più eruditi ec. Avvertite bene , co
me non dico , che non ſi debba proccurare
di divenire dotto , eloquente , erudito ec.,
che anzi , fe lo ſpirito dello Iſtituto ció .
richieda , ſi dee a tutta poſſa proccurare ; ma
dico , che non ſi faccia per emulazione ;
affine di ſottrarci dal pericolo di divenie
re invidiofi ; ma facciafi , per via più abi
litarci a ſervire Dio , a promuovere la ſua
gloria , a proccurare la converſione delle
anime , il bene dell'anima noitra , e l'onore
della Religione.
Con queſta fola mira , e ſenza emulazio
ne , ſtudiando, predicando , leggendo , con
fefſando, ec. , ne feguirà , che quando ves
dremo alcuno de' noftri fratelli più riputa,
to , più famoſo , più celebrato di noi , ne ,
goderemo ; mercecchè vedremo effettuati ini
efto que' diſegni accennati , con vantaggio
anche dell'anima noftra , la quale moltome
rito acquiſta , godendo di mirare Dio ben .
fervito , le anime ben iſtruite ed affiftite ;
laqueReligione via più accreditata , quantur. •
cið fegua , non per opera noſtra , ma
dei noſtri fratelli : ond' eccitati dalla vera .
fraterna carità , diremo anche noi, lo che
diſſero i congiuntidiRebecca , allorché par
tivadalla Meſopotamia , per irfene alla ters ,
ra di Canaam , ad iſpoſarſi con Iſacco : Sei
noftra forella ; vattene pur felice , e Dio ti
proſperi a raddoppiate migliaja :. Soror no- *
ſtra es , crefcas in mille millia ( Gen .46 . ) .
Cosl pure anche noi , allorchè udiamo gli .
avvan .
degli Eſercizi. 311
Avvanzamenti del fratello , i di lui plauſi i
molto maggiori de' noftri : Crefci pure alla
buon'ora , va pure di bene in nieglio ; fei
mio fratello , e tanto mibafta : Frater no
ſter es , creſcas in mille millia , E ſe P
amor propio voleſſe far paragoni del tam
lento propio con quello del fratello più ac
clamato ; della propia dottrina , ed erudi,
zione , colla ſua ; giudicando notabilmente
maggiore la noſtra , di quella ; e fe taluno ,
ſotto colore di buon zelo , ci ſoffiaſſe all'
Orecchio cotali confronti : ſubito colle pa .
role di Mosè , intpirategli dal vero amore
fraterno , dire ed al noſtro amore propio ,
ed al zelante : Quid emularis pro me? Quis
tribuat , ut omnis populus prophetet , o det
eis Dominus fpiritum fuum ? ( Num . 11. )
Che zelo é codeſto ? ſiano pur Dio , e la
religione glorificati , non ſolo da quel fra
tello , ma da tutti ancora ; troncando 11
bito e le rifeffioni dell'amorepropio , edell
altrui zelo poco faggio : altramente , ſe to
fto non ſi troncaſſe , ma ſi derle qualche
. adito al diſcorſo , al paragone , al zelan
te , ci avventureremmo a qualche " inquie
tezza , a qualche rammarico , a qualche raf
freddamento , ad aſcrivere ad accidente , a
fortuna ciò , ch 'è diſpoſizione della Provi.
denza di Dio ; il quale volendo glorifi
carſi coll' eſaltazione di quello , pretende
pure glorificarfi colle noſtre ſincere umi:
liazioni, e colle cordiali fraterne congratula
zioni della dilui buona fama : Frater noſter
eft , crefcat in mille millia , e cosi diportan
doci , manterrafli via più ſtretto il vincolo ,
tanto caro al Salvatore noitro .
Un'altro fonte del veleno , che attoflica la
fraterna carita , talvolta ſi ſpande in alcune
Comunità Religiofe , e fi naſconde ſovente
fotto le apparenze di carità , e di amicizia ;
05 coi
Ortavo Giorno
coltivata da un 'ignoranza , che malagevol
mente può riputarſi ſcufabile , e non colpe
vole : deſſo è quello della suſſurrazione ,
Accadorà , che taluno de'religioſi , o per
poca avvedutezza , o per traſporto di qual
the paſſioncella , fdruccioliin alcun 'efpreffio
ni poco favorevoli ad alcun'altro religioſo ,
che non è preſente , fignificanti o poca eſti
mazione della fua perfona , o di non ap
provare qualche ſua condotta , o anche di
difpregiare qualche azione da eſſo fatta :
quello che ciò ode , ſendo molto affeziona
to verfo l'altro , di cui fu favellato ; luſin
gandoſi di far un atto di buon 'amicizia , e
di recargli gran piacere , ſe ne lo renda
conſapevole ; quanto prima egli può , pre
meſſe molte proteſte , che non parla per al
'cuna malignità , ma per inclinazione di fin
cera amicizia , gli rivela non ſolo quanto è
ftato di lui detto , ma in oltre ancora il
religioſo , che lo ha detto , 0 fpontanea
mente , o richieſtone dall'amico . Queſto è
un operare da fuffurratore , peccaminoſo ,
e diftruttore della carità fraterna . E quan
Tunque fia vero , lo che di queſto brutto
"vizio infegna S. Tommaſo ( 2 . 2 . qu . 74 . ,
art. 1. ) vale a dire , come accid fi avveri
formale e fpecifica fiiffurrazione , richiedeli ,
"che chi riferiſce abbia l'iniqua intenzionedi
fciorre il vincolo della concordia , che con
giugne quello che parlo , e quello di cui
parlò ; il che deeli credere , che almeno
efpre Tamente non s' intenila dal Religioto
" che riferiſce , per non foggiacere al grand '
odio che a Dio contro a queſto vizio , el
alle maledizioni, che contro allo steſſo fal
mina , fecondo che ne parla la Scrittura
Santa ( Prov .6 . ) Tour Eccl. 5. 21. 28 . ) ; Nulla
di meno dovendoſi , da chi riferiſce , pre
vedere , come rivelando la perfona che par
lò ,
degli Eſercizi. ... 323
ld , laſcia nell'animo di quello a cui gliela
rivela , impreffione di amarezza , e detta ri
ſentimento contro alla ſteſſa , non ſarà egli
- vero , che quantunque non abbia queſta for
male intenzione , abbiala tuttavia virtual- -
mente ? Chi è mai quello , che venendo a
fapere , come uno abbia fparlato di lui ,
non provi per lo meno ſubito de' ſentis
menti di ſdegno contro ad ello , e non ife
perimenti delle tentazioni di rifarſi , di
stogarſi , e di compenſarli ? ... E fe ognu
no , che non ſia perfetto , ſoggiace a queſti
turbamenti , e commozioni della parte in
feriore contro chi di eſſo fparlò , il rive
lare la perſona dello ſparlatore , non ſarà un
„virtualmente volere lo ſcioglimento della
concordia tra ello , e quello di cui fparlo ,
fe fe gli manifefti ? . . . . Laonde fe credete
bene l'avviſarlo della coſa , in eſſo notata ,
tacciata , o dilapprovata , quale neceſſità vi
è di rivelare chi notò , taccið , e difap
provo ? . . . Direte forfe , che lo fate , ac
ciò poſſa guardarfi da quello , che fparlò :
ed ecco dunque , come tacitamente preten
dete dividerli tra di loro ; ecco comevolete
l'allontanamento di queſto da quello , ch'è in
ſoſtanza lo ſcopo della fuffurrazione forma
le , odiatiffima da Dio . Se dunque , mio
fratello , vi accada mai di udire coſe con
tro alcuno de' voftri fratelli ; o difendetelo
modeftamente , s'é innocente ; o ſcuſatelo ,
ſe reo ; ma non gli rivelate mai che ha fa
vellato poco bene di lui ; anzi per non
porlo in impegno dicercare chi abbia favel
" lato , e non deitargli nella mente molti
ſoſpetti , nemmeno gli dite , di aver udito
favellare : cosi inſegna lo Spirito Santo :
( Eccl. 19. ) Audifti verbuni adverfus pro
-ximum tuum ; commoriatur in te ; fidens ,
quoniam te non dirumpet : ma fe lo . giú
O 6 dicate
₂.324 - Ottavo Giorno
dicate neceſſitolo di emenda in quel talcapo ,
ſu cui è ſtato tacciato ; avviſatelo amo
revolmente , come da per voi ; che cosi
acquiiterete il merito della fraterna ammo
nizione .
MEDITAZIONE
· Pe'l dopo pranzo dell'ottavo giorno . "
mo Su lo ſtato dell' Anima in Grazia -
PRIMO PUNTO.
N ON vi è creatura di ragione dotata ,
I che non cerchi la ſua felicità , per
quanto può ell'averſi in queſta vita ; e non
vi è coſa , che dalla creatura di ragione
dotata meno ſi trovi in queſta vita , della
ſua felicità . Queſto non men grave , che
comune sbaglio procede , dal non conoſce
re , in che veramente la felicità dell'uomo
in queſta vita confifta . Ma , che sbaglino
intorno a queſto gran punto anche quelli ,
i quali più facilmente degli altri poſſono
conoſcerla , ed a' quali , col divino ajuto ,
faciliffima coſa è , il conſeguirla ; queſto
è quello , che dee ſorprendere ognuno che
crede. La vera felicità dell'uomo in queſta
vita non può in altro confiftere , fe non
che nel poſſedimento di Dio , per quanto
di po Tederlo è in queſta vita permeſſo ;
mercecchè egli folo è quello , che la capa
cità dell'umana volontà può adequatamente
riempire : onde ficcome nello inamiſibile
portento di Dio chiaramente veduto ed in
fe medeſimo eternamente goduto la felici
tà della futura vira conlite ; così ancora
nel posledimento di Dio , per quanto pud
averſi ,
degli Eſercizi.
averſi , dovrà conſiſtere la felicità anchedella ·
vita preſente . i
Ora queſto poſſedimento diDio nella vita
preſente in altra guita non ſi può avere ,
lenon col mantenerſi in istato della fua Di
vina Grazia : concioffiache in questo ſtato
la perfona è da Dio tenuta in grado di
vera amica , anzi di "amatiſfima figliuola
adottiva ; ha per conſeguenza il diritto all'
eredita dell'eterna gloria ; e la protezione
dell'Onnipotente , fuo amico ; gode una pace
e tranquillità interiore , che non s'intende ,
fenon da chi la sperimenta ; immune da
quel tormentoſo cruccio , ch 'è il rimordi.
mento della coſcienza ; ¢ in istato di via
più accreſcere i ſuoi meriti colle azioni
· buone , che va faccendo , avvalorate dalla
direzione o attuale o virtuale della carità
verſo Dio ; di ſempre più diffalcare i ſuoi
debiti del purgatorio , fe a tale ditfalco
voglia dirizzarle ; anzi di aggiugnere alle
medeſime il merito di tutte quelle virtù ,
fotto l'impero , e la intenzione delle quali
ella le opera : hanno le ſue preghiere una
fpecial'efficacia , per ottenere da Dio quan
to deſidera , non ſolo per l' anima fua , e
per tutto quello , che alla ſua falvezza
non fi opponga ; ma anche per i proſh
mi , che ſe le raccomandano : è temuta da '
fuoi ſpirituali nemici , che le veggono ſotto
l'ombra della divina deſtra ; ed è da tutta
la Corte Céleſtiale conſiderata , come loro
futura concittadina ; mirata con iſpeziale
-materna tenerezza daMaria , e da 'ſuoi Pro
tettori ; guardará con più affertuofa ed im - .
pegnata attenzione dall'Angiolo fuo Cufto
de : in fomma da tutto il Paradiſo accla
mata , ftimata , e come tempio vivente
della Santiſſima Trinità riverita . Queſta è
una talqual abbozzatura del feliciflimo fta
326 Ottavo Giorno
to di una perſona viatrice , che prudente
mente ſperi di eſſere in Grazia di Dio ;
tutta rivelata nelle Sacre Scritture , le qua
li non apporto , si perchè notiffime si an
- cora per non riempiere un foglio di paſſi delle
medefime. . .
· Riflettiamo adeffo , mio cariffimo fra
tello , in ifpirito di verità : e chi è mai
nel mondo , che poffa in questo venturofill
mo ftato più agevolmente ftabilirſi , coll'
ajuto divino , di una perſona religioſa .pro
feffa ? . ... Tutta la vita , ch'ella fie im
pegnata di menare , non è ella tutta di
rizzata , non ſolo a farla vivere in Grazia ,
ma in oltre ancora a farla divenire perfet
ta ? . ... A queſto coſpirano i tre voti fo
lenni, da eſſa a Dio fatri; a queſto la fre
quenza de'Sacramenti ; a queſto tutte le
regole , tutte le rubriche , tutte le pre
ghiere , tutte le uffiziature , tutte le fal
modie del profeffaro Inſtiruto : a quefto tutt'
i minifteri , ch 'ella eſercita ; tutte le fa - --
tiche da eſſa imprefe ; tutte le ubbidienze ,
che le fono incaricate ; tutte le auſterita
da eſta praticate ; tutto in fomma quanto .
ella fa , o per fe , o pe'l proſſimo dalla
mattina fino alla ſera . ; e di giorno e di
notte ; tutto affatto cospira a mantenerle la
Divina Grazia , ad accreſcerlela , ed a per
fezionarvela ; perchè tutto preſcrittole dalla
voce di Dio , o ſcritta nelle fante Coſtitu
zioni, o udita da 'ſuoi vicegerenti: laonde ,
quand'eſfa non voglia di propoſito porſi tra '
pericolidi perdere detta Grazia , e metter
. . fi , dirò cost , da per te tra le mani degli
-affaffini , che ne la ſpoglino ; eſſa ſenza
- ufare gran sforzi , ſenza ſuperar grandi 0
: ftacoli , ſenza incontrar gran çimenti , tro
: vafi in certo modo foavemente obbligata
a mantenere , ed accreſcere la fanta Gra
zia
degli Eſercizj. 327
zia di Dio , Che ne dite? . . . non è ella
cosl ? . . .
Quale dunque alto diſordine , e ſtrano
fconcerto non farebb 'egli mai , fe trovan
doci noi in uno ſtato di vita cotanto ac
concio , opportuno , e comodo per mante
nere in noi lo ſtato feliciffimo della Gra
zia , e via più accreſcerlo ; a cagione poi
della noſtra dappocaggine , e fcioperatezza
ſpirituale , o a motivo delle occaſioni di
perderla , alle quali ci eſponiamo , aveſſimo
giuſto motivo di temere , o , il che Dio mai
non permetta , la ſicurezza di averla per
duta ? . . . . Che o per non cuſtodire i voti
colla dovuta gelofia , 0 per unhabituale non
scuranza delle facre regole , o per lo ſtrap
pazzo delle ore canoniche , e de Sacramen
ti , o per l'abbandono delle altre preghie .
re , o per la poca cuftodia de'noſtri fenti
menti , e della noftra lingua , o per la tra
fcuratezza in tenere a freno i movimenti
delle paffioni interne ; o per altro pruden
te motivo ; in vece di avere occaſione di
conſolarci , e di ravviſare in noi , atteſi i
ſopraccennati comodi, argomenti morali di
- ellere amici di Dio , e nella fua Grazia ;
dovereffimo piagnerci , o privi della mede
fima , o ſul confine di perderla ! Saremmo
noi in tale cato al certo i figurati nella
famoſa vigna del Profeta Ifaia ( cap. s . ) ; la
quale cosi ben proveduta in ogni capo , in
luogo di rendere frutta elette , produſe lam
bruſche ; alla quale perciò fu intimato :
Auferam ſepes ejus , erit in direptionem ;
diruam maceriam ejus,& erit in conculcatio
nem : doo ponam eam defertam ; non putabia
tur , dove non fodietur ; om afcendent vepres ,
ego Spine ; Qgo nubibus mandabo , no pluant
fuper eam imbrem : fimboli tutti formida
bili di un ' anima abbandonata ; e che at
tor
328 OttavoLi, per mooglia pale
Ottavo Giorno
torniata di tutt'i mezzi , per agevolmente
fruttificare alla Grazia , germoglia pec
cati . Eſeminiamoci ſeriamente intorno all'
uſo , che facciamo di tutt' i ſopraccennati
mezzi : e rimediamo all'abuſo ; perchè non
piombino ſovra noi queſte orribili predizio
ni profetiche.
SECONDO PUNTO .
Endo lo ſtato diGrazia il più felice , che
l'uomo in queſta vita pola mai avere ,
egli è altresì incertiffimo , le dall'uomo fi
abbia ; inſegnandoci la fede cogli oracoli
Tridentini, appoggiati alla parola di Dio ,
non poterſene avere ficura certezza , fenză
fpeciale rivelazione . Nulla di meno vi fo
no alcuni contraſſegni , fu i quali pud for
marſi una faggia opinione , ed una certez
za conghietturale , che l'anima ſi trovi in
iftato cotanto felice . Due contraſſegni più
forti ſi accennano da S. Tommaſo ( 1. 2.
qu . 112 . art. s. ) , cioè che l' anima fperi
menti in fe medeſima di godere nelle azio
ni , che rifguardano il divino culto , ed
il divino beneplacito ; onde abbia a ſchi
fo ed in difpregio le coſe del mondo : In
quuntum fcilicet percipit , fe dele&tari in
Deo , de contemnere res mundanas : e che
non gli rimorda la coſcienza , ( però ben
formata ) di alcun peccato mortale : Et
in quantum bomo non eft confcius fibi ali
cujus peccati mortalis . Queſti ſono i due
contraſſegni più forti dello ſtato diGrazia ,
Cominciamo dal ſecondo .
Ho detto , che il non iſperimentare vi
mordimento della coſcienza in alcun pecca
to mortale , ſia contraſſegno dello ſtato di
Grazia , qualora ſia di una coſcienza ben
formata ; vale a dire , che ſia coſcienza
degli Eſercizj. 329
di perſona , la quale veglia lu le fue azio
ni , e che non traſcuri di avere le notizie
delle obbligazioni , ſpettanti al propio ſtas
to ; e (ſia diligente eſploratrice della ſua
coſcienza : imperciocchè ſe foſſe perſona ,
di quelle poco curanti delle accennate no
tizie ; facili ai peccati veniali , poco at
tente alle loro azioni , e che, comeſi ſuol di.
re, palpano alla groſſa ; il contraſſegno fa
rebbe di poco credito , mercecchè il non
iſperimentare rimordimenti di coſa grave ,
potrebbe procedere , o da una ignoranza
colpevole , o dal non inveſtigare come ſi
dee la propia coſcienza , o da altri capi,
atti bensi a rendere colpevole la perſona ,
ma non già a rendere fondato il contrar
ſegno . Non vi fidate dunque , mio fratel
lo , del mero non iſperimentar rimordi
mento di colpa grave , fe prima non vi
ſembri coram Deo , di eſſere baftevolmente
inſtruito nelle obbligazioni ſpettanti al vo
ftro ſtato , al voſtro grado , al voſtro im
piego ; di cuſtodire , Tenan con una eſat
tiſlima , per lo meno con una eſatta vigi.
lanza i voſtri ſentimenti , i voſtri affetti ,
le voſtre immaginazioni ; e di eſaminare
ſovente , e ſe non ogni giorno , come dee
fare ogni religioſo di dozzinale bontà ,
almeno più fiate per ſettimana la voſtra
coſcienza , colla diligenza corriſpondente
al tempo ', al carico , ed agli obblighi ,
che vi ſtringono : e ſe con tutte queſte
cautele , dopo chietto il lume a Dio , non
iſperimentate il detto rimordimento , fpe .
rate di non avere colpa mortale ; ma non
ve ne lulingate , te prima non riconoſcia .
te in voi anche il contraſſegno che ſegue ,
ed è il primo aſſegnato da San Tommaſo ,
cioè di godere nelle coſe di Dio , e di avere
in diſpregio , le coſe mondane, ;
Que
330 Ottavo Giorno
Queſto contraſſegno , che , per quanto a me
pare , è il principale , e penſo ſi fondi ſull'
effere fteſto della Grazia Santificante i la
qual eſſendo la vita ſovrannaturale dell'ani
ma , s'ella nell' anima fi trovi , ne dii il
detto contraſſegno . Per farmi meglio ca ,
pire ; offervate come ogni genere di vita ,
s'ella ſi trovi in qualch ' ente , daſh ellia
conoſcere dalle azioni , e da’ movimenti ,
ad eſſa vita corriſpondenti : e però la ve
getativa fi manifefta da 'movimenti vegeta ,
tivi ; la fenfitiva da' fenfitivi , e la ragio.
nevole da'ragionevoli : onde perchè ne' faſh
non iſcorgiamo veruna ſorta di movimen
to , gli diciamo privi di ogni vita :
perchè nelle piante non miriamo movie
menti fenfitivi , ma foli vegetativi, negan ,
do loro la vita fenfitiva , concediamo lą
vegetativa : e perciò neghiamo a ? bruri la
ragionevole , concedendo loro la fenfitiva ,
Dunque fe la Grazia è una vita ſopranna
turale , da Dio intula nell' anima giuſtifi
cata , avrà anch'ella i ſuoi movimenti , da'
quali eſſa ſi manifeſti: cosi e appunto ; ed
eſſendo ella ſovrannaturale , dovrann'effere
ſovrannaturali : manon di fola fede, e fpe
ranza ; perché quefte virtù , per ifpeciale
mifericordia di Dio , rimangono anche ne'
peccatori, che non ſieno infedeli , o difpex
rati , come inſegna la Chieſa : dunque da'
movimenti della carità verſo Dio , e ver
fo il proſſimo per -rapporto a Dio : e que,
fti ſono appunto gl' indicati da San Toms
mafo colle riferite parole , cioè il percipere ,
fe dele&tari in Deo , e contemnere res mune
danas , ſendo una cofa , illazione dell' al
tra .
· In quelle anime dunque prudentemente fi
conghiettura effervi la Divina Grazia , che
al non aver rimordimento di coſcienza ben
for
degli Efercizj. 331
formata di colpa grave , fi' accoppia lo fpe
rimentarſi portate alle coſe di Dio , vale a
dire al trattar feco nell' orazione ; al fo
vente ricordarſi di eſſo con affettuofe afpi
razioni ; al godere , quando viene glorifi.
cato ; al proccurarne , per quanto è permet
fo , la maggior fua glorificazione ; al dargli
piacere colla piatica delle coſe , che gli
aggradono ; e per conſeguenza al contemnere
res mundanas ; vale a dire , alla fuga da ?
peccati, ed alle occaſioni de' medefimi; al
difpregio de' piaceri illeciti ; delle dignità ,
de'comodi corporali ; ( non dico delle ric
chezze , perche parlo co'Religiofi , incapaci
di averne : onde ſe badaſſero ad ammaſſar
ne , per impinguare il peculio , ov' è per
meſſo ; guai ! ) di tutto quello in fomma ,
che ha fapore , aria , ed opinione di
Mondo .
· Qul dovete , mio fratello , rinnovar l'efa
me ſopra voi medefimo , per diſcernere in
iſpirito di verità , fe in voi ravviſiate gli
accennati movimenti , corriſpondenti alla
vita di Grazia : e fe per avventura diſcuo .
priſte , che malgrado di tutte le occaſioni ,
di tutt ' i comodi che avete , di trattare con
Dio , di ricordarvi di eſſo , di aſpirare allo
Iteflo , di godere nelle azioni del ſuo cul
to , tanto continue e frequentate ; fperi
mentaſte anzi una certa noja abituale ; un
certo rabbiezzo in praticarle ; un' eſeguirle
a mera ſtampa , fenza veruno fpirito ; ſenza
mai aſpirare a Dio ; ſenza niuna premura
della ſua gloria ; con diftrazioni volontarie
o molto neglette , non vedendo l' ora , che
le coſe di Dio fieno finite in alcun modo :
fe in vece di fperimentar difpregio delle
coſe mondane , ve ne ſperimentaſte premu
rofo ; fitibondo de'piaceri ſenſibili ; ambi.
zioſo di corriſpondenze ed amicizie fecola
re
332 Ottavo Giorno
reſche ; anſioſo di eſtimazione preſſo gli
uomini ; vago di giuochi , di ſparii , di di
vertimenti , di frequenti viaggi", di ſpen
dere quel poco che vi è permeſſo piuttoſto
in ſoddisfare al genio , che in ſoccorſo de'
poverelli , ed in altre vanirà , e ſimili ;
quefti ſarebbono movimenti , non già indi
canti vita ſovrannaturale di Grazia , ma di
anima già della ſteſſa privata , o ful punto
di rimanerne ſpogliata : onde vi converreb
bero quelle lagrimevoli parole ſcritte da S .
Giovanni ( Apoc. 3. ) al Veſcovo di Sardi :
Scio opera tua , quia nomen habes , quod vi
vas; mortuus es: Voi fecondo lo itato di
vita che profeffate , ſecondo le azioni che
fate , ſecondo le funzioni ch 'eſeguite , avete
l'eſteriore comparſa di vivente alla Grazia ,
tale moſtrando di effere , chi di continuo
ſta tra' Sacramenti , tra' Sacrifizj , tra'cori ,
tra'dedicati a ſervire a Dio : fcia opera tua ;
nomen habes , quod vivas : ma poi entrar
dentro al midollo delle dette azioni , la
ſcrutinarne il modo , con cui da voi fi fan
no , vi convincono morto alla medefima :
Boga mortuus es . . . . Eſame verace : riſoluzione
forte : e mano all'opera , fenza dilazioni.
LE Z 1.ONE
Pe'l dopo pranzo del ottavo giorno . .
Sulla ſtima delle coſe picciole : e diftinta
mente del ritiramento nel chioſtro , e del
ſilenzio nel medeſimo chioſtro ,
ESfendo che il Religioſo profeflo fia inca
ricato dell'obbligo di attendere davvero
all' acquiſto della perfezion ’. Evangelica ,
come ſi è riflettuto nella prima medita
zione del quinto giorno ; nè potendofi mai
av
degli Eſercizi . 333
avvanzar ſtrada in queſto viaggio , fenza
effere fedelę a Dio nelle coſe picciole , tan
to fuggendo le cattive , quanto praticando
le buone ; perciò anche ſu queſto fuggetto
in genere dceſi ragionevolmente trattare :
e perchè tra queſte coſe , che a taluni fem
brano picciole, ſi annoverano il ritiramen
to in caſa , e l'oſſervanza del ſilenzio nella
caſa medeſima ; i quali ſono per altro due
mezzi efficaciflimi per l' acquifto della men .
tovata perfezione ; perciò anche di queſti
in particolare faremo una breve menzione .
E qui per cote picciole cattive non in
tendiamo noi i peccati veniali , maſlima
mente deliberati , de'quali già favellammo a
lungo nella lezione prima del quinto gior.
no ; ma intendiamo certe picciole trasgres
ſioni delle regole, certe picciole immortifi
cazioni de' ſentimenti , e certe altre fomi.
glianti picciole infedeltà verſo il Signore
Dio , nella preſta repreſſione di alcune paf
fioncelle : ficcome anche per picciole , coſe
buone intendiamo certi piccioli atti dimor
tificazione , di penitenza , di pazienza , di
umiltà , di annegazione , di ubbidienza , e
Simili .
Il primo inducente , che dee porci in
grande attenzione ſu queſte picciole coſe ,
egli è , la predizione infallibile , profferita
dalla bocca di Criſto in S. Luca ( c. 16 . )
in quefti termini preciſi : chi è fedele nel
poco , è fedele anche nel molto ; e chi è
infedele nel poco , lo è anche nel molto :
Qui fidelis eft in minimo , do in majori fidea
lis eft ; eo qui in modico iniquus eft , in
majori iniquus eft . Intorno a queft' oracolo
divino , chiaro , e letterale deefi offervare ,
com ' egli è aſſoluto ', ed univerſale : aſſo
luto , ſenza che ſiavi aggiunta condizione
alcuna : univerſale , perche comprende tutt' i
tem
334 - Ottavo Giorno
tempi , tutte le materie , e tutte le perfa
ne : onde dobbiam conchiudere , fratel mio ,
ch ' egli ſi verificherà anche di voi , e di
me ; e che ſe faremo a Dio fedeli nelle :
picciole coſe , lo faremo anche nelle mage
giori ; e fe gli faremo sleali in quelle , lo
faremo anche in queſte . "
Egli è pur da offervarſi il tempo , in cui
fu da Crifto queft'oracolo profferito ; il che
può eſſere , che da voi mai non fiefi offer
vato . Egli profferillo , immediatamente
dopo aver propoſta la parabola di quel Fat
tore di villa , il quale intaccato avea il
fio Padrone di grolle ſomme; e che perciò
leduſle i debitori di quello , a falſificare i
loro chirografi , per provedere a le mede
fimo in avvenire con nuove ruberie . Aven
do con ciò voluto Criſto moſtrare , che
quel truffatore non ſarebbe giunto ad inta
chi cotanto enormi, ſe non aveſſe comin
ciato da picciole cofelle , e da pochi quat
trini : laonde conchiuſe col riferito terri
bile oracolo : Qui fidelis eft in minimo 60,6C.
parlare è queſto , il quale te per avventura
in alcuna perſona non ſi avverafie , pare ,
che dovrebbeſi ciò afcrivere ad una prefer
vazione ftraordinaria , e poco men che mi
racoloſa , Acció dunque fi avveri l' oracolo
di Cristo cosi affoluto ed univerfale , fara
di meſtiere , che almeno per il più delle
volte , e per la maggior parte delle perſo
ne , la cota tegua cosi ; laonde cosi pure
teguirà anche di noi , mio caro fratello ,
te ci trascureremo nelle picciole cote . Da
un ' occhiata non mortificata e replicata ,
quali graviflimi eccefli non han avuto prin
cipið ? ... Da una paroluccia alquanro acu
ta , quali di Tenſioni non cominciarono ? .
Dal non tacere a quel motteggio . quali
Squarciamenti di carità non procedettero ?.
Dal
degli Eſercizj. 335
Dal traſcurare quella regola , quale vita
rilaſſata non andò germogliando ? . . . Dal
negligere , fi paſſa al ricommettere ; dal
ricommettere li paſſa al frequentare ; dal
frequentare ſi paſſa all'abituarfi ; e dall'
abituarsi , fi paña al non farne più conto :
onde fen ' è formato proverbio , che nemo
repente fit fummus ; nemo repente fit peſſi
mus .
Si fa dalle ſtorie , con quanto fervore
abbiano cominciato tutt' i Religiofi Inſti
tuti , e tutte le Riforme: e pure ne miria
mo alcuni ridotti a ftato compaffionevole .
Da dove penſate voi fia proceduta una de
cadenza si grande ? per aver traſcurata , da
chi apparteneaſi , la correzione delle pic
ciole traſgreffioni ; onde dalla difimulazio
ne di queſte , ſi passò ad altre maggiori ;
e cosi di grado in grado fi giunfe , fino a
dove mai niuno de' primi traſgreſſori fe lo
ſarebbe immaginato : e queſta è la ragione ,
per la quale dalla comune de'teologi, ezian
dio non feveri , fi dice , che quella traſgref:
fione , la quale nel Religiofo fuddito , che
la commette , ne tampoco giugne a colpa
yenialę ; diffimulata dal Superiore , rende
queſto reo di colpa mortale . ( vide Lug.
jom . 1. de Juft. difp. 9. fe&t, 2. ) . Ella e
coſa certiſſima , fcriffe S . Anſelmo ( Ep . 6 . )
ſtato prima Monaco , di poi celebre Arci.
veſcovo Cantuariente , ella è coſa certiffi
ma , dimoſtrata dalla fperienza , che ne'
moniſteri , ne' quali le minime cote fono
cuftodite , mantienfi nel ſuo vigore lo fpi
rito de' Religioſi , e nella ſua itabilità la
pace fraterna : ma dove poi i piccioli man
camenti ſi traſcurano , ivi a poco a poco
rimane la Religione diffipata e diftrutta :
Certijfimum eft , quod experimento didicimus,
quia in monaſterio , ubi minima cuftodiun
tur ,
336 Ottavo Giorno
tur , ibi vigor Monachorum inviolabilis ma.
net , ibi pax inter fratres : ubi vero minimi
excelus negliguntur , ibi totus ordo paulatim
dilipatur , & deftruitur , cosi feriye a'Mo.
naci Ciftercienfi .
Chi ha qualche anno di religione , e
rianderà i paſſati luftri , s' incontrerà' di
leggieri in più di una pruova di quanto
andiamo dicendo in non pochi Religioſi ,
da effo conoſciuti una volta ferventi, e da
li a qualche luftro rilaſſati e diſcoli : ne
avrà conoſciuti alcuni , che intorno al
coro , di puntuali ch 'erano , ſi ſono ridotti
quaſi ad interamente abbandonarlo : altri ,
che cominciando ad eſſere condiſcendenti al
loro guſto , ſi ſono ridotti ad uſare in tut
to menta particolare : altri , che , proccurata
la mitigazione di alcuna auſterità , ſi ſono
ridotti ad un trattamento diverſo dal co
mune : altri , che , intorno alla povertà ,
dalla negligenza in picciole ſuperfluità , o
indipendenze , fono arrivati a 'maneggi , a
ritenere , ad uſare , e dar , e ricevere , ſen
za licenza , coſe che certamente del ſanto
voto diſcordano : altri , che intorno all'ub
dienza , da qualche torcimento alle diſpo
ſizioni de' Superiori , ſono arrivati a voler
tutto a loro modo . Conferme dell' oracolo
ſopra riferito di Criſto ; e di quello , mol
to prima fatto ſcrivere dallo Spirito Santo :
Qui fpernit modica , paulatim decidet . (EC
cli. 19 . ) .
# S. Girolamo , volendo conſolare S. Elio
doro , per la morte del ſuo nipote S . Ne
poziano ; nell' epiftola che gli indirizza ,
dopo avere con Tulliana eloquenza enco
miate le di lui geſte più inſigni , ſi riduce
in ultimo a raccontare ed innalzare la di
lui pią ſollecitudine intorno alle coſe più
minute , al divino culto ſpettanti ; ben
con
degli Eſercizj. 337
conſapevole il Santo ed iíperimentato en
comiatore , come una pruova molto valida ,
per rendere credibili le maggiori ſue azio
ni , che avea di ſopra narrate , ſia il divo
to e premuroſo adempimento anche delle
più minute : uditelo nella favella , in cui
(criffe : Ad comparationem quidens fuperiu
rum , modica funt , que disturi ſumus : fed
do in parvis idem animus oſtenditur . . . . .
Mens Chrifto dedicata , eque ego in majori
bus , alia in minoribus intenta eft ; fciens ,
etiam pro otiofo verbo redendam elle ratio
nem . Erat ergo follicitus , ſi niteret altare ,
ſi parietes abſque fuligine , si pavimenta ter .
ya , ſi janitor creber in porta , vela femper
in oftiis , fi facrarium mundum , ſi vaſa lu
culenta , b in omnes cæremonias pia Tollici
tudo difpofita ; non minus, non majus negli
gebat cfficium ; ubicumque eum quæreres , in
Ecclefia invenires ; acciò ſempre netta , ter
ſa , ed in buon aſpetto ella fi manteneffe ,
Eccovi úna conferma dell' oracolo di Cri
fto , e tante altre ve ne potrei addurre ,
quante foro le geſte di tutt ' i Santi ; i quali
furono ſommamente ſolleciti , di adempiere
le più picciole tra le paſtoral' incombenze ,
fe Veſcovi ; le più minute tra le oſſervan
ze , ſe Regolari ; le meno, importanti tra le
attenzioni ſulla famiglia , ſe laici , o geni
tori . In parvis idem animus oftenditur :
mens Chriſto dicata , æque in majoribus ,
ego in minoribus intenta eft : non minus , non
majus negligit officium .
Ma , e come può dirſi picciola quella
coſa , che , fe cattiva , fi meritá il fuoco
del Purgatotio ; le buona nuovi gradi di
gloria in Paradiſo ? . . . . Noi ſappiamo da'
Santi Padri , e ſpecialmente da S . Agoſtino
( in Pfalm . 37. ) , addotto nella citata le
zione del quinto giorno , non eſſere da pa
P rago .
338 Ottavo Giorno
ragonarſi a quelle pene., quanto da tutt' i
Martiri ſi è patito in queſta vita : e potrà
riputarſi picciola quella coſa , che ci rende
meritevoli di pene cotanto atroci ? Cosi
all' oppofto , chiameremo picciole e poco
ſtimabili quelle :azioni buone , .che .ci ren
dono meritevoli dell' aumento di quella
gran Gloria ?... .. Quod in præfenti eft mo.
mentaneum , co leve tribulationis noftræ , ſu
pra modum in fublimitate æternum glorie
pondus operatur in nobis . ( 2. Cor. 4. ) . E
con questa rifleflione vera , e cattolica ,
potrà riputarſi poco ftimabile quel picciolo
atto di virtù , che cotali premj ci merita ?
da non tenerſi a conto quella picciola tra
fgreffione , che a pene sì orribili ci fog
getta ? . . .
Non voglio però , che vi fiflate , mia
caro fratello , in queſta rifleſſione interes.
fata , quantunque pia e Religiofa ; voglio
indurvi alla pratica di quanto vo dicendo,
per un motivo più adattato allo spirito di
vero figliuolo di Dio : voglio che riflettiate
al gran piacere , che ſi apporta alla Divina
Maeſtà , coll' eſatto adempimento de pic
cioli atti di virtù , e colla fuga da'.piccioli
mancamenti. Vulnerafti cor meum , dic' egli
all' Anima giusta , in uno ocalorum tuorum ,
do in uno crine colli tui . ( Cantic . 4 . ) ,
ſimboli che ſignificano picciole coſe : un '
occhiata , un capello : Capilli capitis veftri
omnes numerati funt , dic' egli in San Luca
( cap. 12 . ) tiene conto fino di coſe si mi- .
nute , e tanto gli aggradono : cosle, mio
fratello , quella calata di occhi , quell'atte
nerſi di guſtar un frutto , di odorar un fio -:
re , di dire quella facezia ; il privarſi di
quel divertimento , benchè convenevole ; di
quel comodetto , benchè permeſſo ; di quel
la galanteria , quantunque divota ; di quell'
etci
degli Eſercizj . , 393
«eſcita di camera , benchè ragionevole ; di
quel ripoſo , benchè conceduto ; e di altre
fomiglianti colelle ; o quanto ſono a Dio
gradevoli queſti regalucci , offertigli con
affetto , con umiltà , ed a puro oggetto di
dargli piacere , con queſte picciole nega
zioni della noſtra volontà ! Cosi all' oppo
ſto , quanto lo "infaltidiſcono quelle negli
genze in cuſtodire i tuoi ſentimenti , in
traſcurare le dette picciole mortificazioni ,
malgrado del lume , che ſi ha di praticar
le , e dello ſtimolo , che da eſlo li deſta nel
noſtro cuore ! quanto ſi attedia , in 'mirare
la prelazione , che diamo a ' noftri genj -,
-alle noſtre picciole vogliette , piuttoſto che
al ſuo piacere , in fagrificargliele .
Tra queſte picciole coſe nelle quali dee
il Religioſo eſſere più follecito , due a me
"pajono più importanti , perchè di molta
confeguenza , e per mantenerſi immune da
molti piccioli peccati , e per abituarſi nell
interiore raccoglimento con Dio : la prima
è del Ritiramento nel Chioſtro ; la ſecond:.
del ſilenzio nel chioſtro medeſimo .
Per nome di ritiramento nel chioſtro non
intendo già io , che mai non ſi eſca dal
medeſimo ; anzi lodo , che ſe ne eſca , 0
per le azioni di Religione , o per motivi
di carità verſo il proſſimo , o ancora di
religioſa comune ricreazione ; qualunque
volta in ſomma o la regola , o la lodevole
conſuetudine , o l' ubbidienza , o la vera
carità , non l' appreſa , inducono ad eſcir
ne : ma col nome di queſto ritiramento io
ſignifico la religioſa inclinazione a volen
tieri Itariene in convento , a non cercare
occaſioni d' eſcirne ; onde ſe l' umanità vi
deſti la premura di fare dell' eſercizio cor
porale , a motivo di ſanità ; vi ftudiate di
iprocacciarvelo nella voſtra clauſura , o . col
P 2 gi
340 Ottavo Giorno
girare l' orto più fiate , fe ne avete , o col
paſſeggio per altri luoghi ; o coll' intra
prendere qualche fatica corporale , che ajuti
gli operaj lerventi al comune ; coſa che
coſpirerà inſieme a coltivare lo ſpirito di
umiltà ; a edificare i confratelli , ed a te
nervi, ſano . .
Noi ſappiam tutti quel famoſo detto del
lo Stoico : Quoties inter homines fui , minor
homo redii : cos 'è , fratel mio , per tutti ,
e maſſimamente per noi , la cui vocazione
è , di eſſere perfetti , e lanti . Io non vo
glio altre pruove , ſe non quella di voi
medeſimo : ditelo , e ditelo dinanzi Dio ;
ogni volta che voi eſcefte dal chioftro , ben
chè ſpintone dall' ubbidienza , o dalla cari
tà , con quante immagini diftrattive nella
voſtra mente non ritornafte a caſa ? da
quanti affetti , che intiepidiſcono e rilafa
no non trovafte inzuppato il voftro cuore ?
La orazione , le falmodie che ſuſſeguirono
a queſt'eſcite , quanto le ſperimentafte in
quiete , e diſturbate ? . . . Con quante fan
taſie moleſte di più , non vi fu forza di
combattere ? . . i e quanto più lunga fu la
dimora fuori del chioſtro , non è egli vero ,
che tanto maggiore fu la fatica a riporvi
in iſtrada , ed a tornar a raccorvi ? . . E ſe
quefti effetti laſciano , a cagione dell' uma
na debolezza , l' efcite eziandio per motivi
di virtù ; l'eſcirne poi per villeggiare tra '
fecolari , per viſite di preteſe convenienze ,
e per altri motivi tutti umani, quali effet
ti laſcieranno nell' animo ? . . . Quanto mo
lefto non rieſce , dopo tali efcite , il riti.
ramento ? quanto più peſante la regolare
diſciplina ? quanto fovente non rinaſcono
in cuore le brame di coltivare con nuove
eſcite le contratte amicizie ? . . . Quanto ,
in una parola , non rieſce più grave il fer
vire
degli Eſercizi. 341
vire a Dio ? e quanto non convien faticare,
per non rilaſſarſi affatto ?. . . Così è , fratel
mio : la noftra umanità conſerva le radici
delle ſue male inclinazioni , i germogli del
le quali , fe tenerelli , ed appena fpuntati ,
colla forbice della religioſa mortificazione
non ſi recidono ; toſto s' ingroſſano , onde
ſi richiegga l' acceta , e molto ſtento , per
troncarli . Quid defideramus urbium frequen
tiam , ſcrive s . Girolamo a Ruſtico Mona
co : quid defideramus urbium frequentiam ,
quid de ſingularitate cenſemus? . . quale atte
nenza hanno con noi certe viſite , le quali
a null' altro ſervono , ſenonchè ad invanire ,
a diſtraere , e ſovente ancora a non poco
tentare ? . . . Concedeva lo ſteſſo Girolamo
al derto Ruſtico di vedere alcune volte la
propia madre , ma di maniera tale , che
non foſſe in occaſione di vedere altre , le
immagini delle quali poteſſero rimanere im
prefle nel di lui animo : Matrem ita vide ,
ne per illam alias videre cogaris ; quarum
vultus cordi tuo bereant . Fino che ſtai nella
tua patria , foggiugne il Santo , ( luogo ove.
maggiori e più frequenti ſono i motivi d 'e .
fcire dalla clauſura ) abbi per tuo Paradiſo
la tua cella ; cogli le frutta della facra le
zione : queſte fieno le tue delicie ; con que
fte abbracciati fantamente : Quamdiu in pa
tria tua es , habeto cellulam pro Paradiſo i
varia Scripturarum poma decerpe : his utere
deliciis , harum fruere amplexibus . Lo ſteſſo
dico a voi , ed a me ſteſſo , mio caro fra
tello , mentre abbiamo quel gran carico di :
dovere attendere alla perfezione , il quale
forſe non aveaſi da Ruſtico , nè fors' era
dedicato a Dio co' tre voti folenni . Riti
ramento in monaſtero , per quanto mai ei
è poſſibile ; e ſe la pietà ci coftrigne a
qualche viſita de' benemeriti genitori , Ne
P 3 alias
342. Ottavo Giorno
wlias videre cogamur , quarum . vultus cordi
noſtro hareant . Può effere , che il mio fa
vellare vi paja, arabico : e pure, ſenza queſto
fpirito di ritiramento , per quanto ſi com
porta dall' ubbidienza , e dalla vera carità ,
non vi può eſſere ſpirito nè. di: orazione ,
ne di foda virtù . ;'
S. Paolino , prima di eſſere aſſunto al
Veſcovato di Nola , fi fece. Monaco , ed era .
ardentemente bramofo di fillare il ſoggior .
no vicino ai luoghi , fantificati dalla vita ,
paffione , e riſorgimento di Criſto . Ciò in
teſo da S. Girolamo ſuo grande amico , ma:
vecchio di autorità , ſendo . Paolino in eti
peranco giovanile , cost: gli ſcrive intorno ,
all accennata ſua brama : Io , dic ' egli , vi
aprirò candidamente il mio cuore , confi - .
derando la voſtra riſoluzione , e la genero
fità colla quale rinunziaſte al mondo : io :
crederei, bene , che , abbandonate , le città , .
e la frequenza delle genti: che, le abitano ,
ve la paſſafte nel voſtro picciolo campo ,
foletto con Criſto ſolo ; vi contentarte della .
vicinanza de' Sacri luoghi , vale a dire ,
che: vi privaſte della città , e riteneſte il
coſtante ſentimento di buon ,monaco . Se iz
luoghi della Paſſione e del riſorgimento di
Critto non foffero in una celebratiflima cita.
tà , in cui vi ſono e la Corte , e le folda ..
teſche , e comici , , e bufoni , e .meretrici ,
con tutte quelle forte di genti" , che foglio . .
110 effervi nelle altre città , o pure sella
foſſe folamente abitata da turme di mona
Gi ; ſarebbe ', per vero dire , ſoggiorno de
gno di eſſere deſiderato da un voſtro pari :
ma non eſſendo ella tale , anzi. quale ve-
l' accennai , non può non giudicarſi grande
pazzia , il rinunziare il ſecolo ", abbando-.
nare la patria , laſciare le città ; e profeſſa
re il monacato , per poi vivere più pericolo
1a
degli Eſercizj.
famente tra frequenza 343
di popolo , maggiore
di quella che avevate nella voſtra patria .
A queſta città ſi concorre da ogni parte del
Mondo ; ella è ripiena di ogni forta di per
fone ; e yi é tanta folla di uomini e di
donne , che quegl' inciampi , da voi in par
te fuggiti col farvi monaco , qul fiate co
ſtretto a trovargli moltiplicati . Ma udiamo
le parole dal Santo ſcritte', che non pos
ſono eſſere nè più dilettevoli', nè al pro
poſito nostro più acconcie , Revera ut Jim
pliciter motus 'mentis mee fatear , confide
rans , o propofitum tuum , cu ardorem quo
féculo renunciaſti , differentias in locis arbi
tror ; fi urbibus , frequentia urbium dere
lieta , in agello habites , & Chriſtum quæras
in folitudine , cu ores folus in monte cum
Jefu ; -fanctorumque tantum locorum vicinita
tibus perfruaris , ideft , ut pour urbe careas,
ego propoſitum monachi non amittas . . . . Si
crucis eo refurrectionis loca non ellent in urbe
celeberrima , in qua curia , in qua aula mi
litum , in qua ſcorta , mimi, ſcuræ ,c om
nia funt , que Tolent elle in ceteris urbibus ;
vel fi monachorum turbis folummodo frequens
taretur , expetendum revera hujus mandi .cun
alis monachis ellet habitaculum ; nunc vero
Jimme ſtultitiæ eft , renunciare ſeculo , di
mittere patriam ', urbes deferere , monachum
profiteri , o inter majores populos periculoſius
vivere , quam eras viéturus in patria . De
toto huc orbe concurritur ; plena eft civitas
univerfi generis hominum ; eo tanta utriuſque
ſexus conſtipatio , ut , quod alibi ex parte
fugiebas , hic totum fuftinere cogaris . Così
egli nerboſamente', ed eloquentemente nell'
epiftola ad Paulinum de inſtitutione mona -.
Chi ,
Voi vedete , fratel mio , in queſte paro
le , le ſomme premure di S . Girolamo, per
L 4. te :
344 Ottavo Giorno
tenere un S. Paolino dedicatoſi a Dio lon
tano dalle città , e dalla frequenza delle
perfone del ſecolo ; ben conſapevole , quan
to diſturbo apporti al raccoglimento , quan
te diſtrazioni alla mente , quante tenta
zioni alla volontà , il vedere tanti e sl varj
oggetti ; l' udire tanti esl varj diſcorſi ;
l' incontrare tante e si varie coſe . Io lo
che la profeſſione di molt' Iſtituti non è
di vivere folitari , com ' era quella di Pao
lino ; anzi di ſoggiornare nelle città , per
cooperare alla ſalvezza di molte Anime ;
ma ſo ancora , che l' avere profeffata la
vita attiva , non toglie , che il girare per
le città ſenza biſogno , e per divertimento ,
fia ſoggetto a gli ſteſſi fpirituali difturbi s
agl ittefs' inciampi , a gli ſtefli pericoli ; e
che perciò il Religioſo dedicato a Dio ,
benche nella vita attiva , ſe vuole davvero
vivere ſecondo il fuo ſtato , o badare di
propoſito a quella perfezione , cui è obbli
gato , dee aſtenerſi al poſſibile dall' eſcire
di cafa ſenza neceſſità . .
Anzi mirate , mio caro fratello , fino a
quai termini S. Tommaſo riduca l' impor
tanza di queſto ritiramento nel chioſtro :
egl' inſegna , che nè tampoco per fare la
correzione fraterna , la quale pure è tanto
raccomandata dal Vangelo , dee il Religioſo
efcire dal chiostro : Patet , quod nec Relix
giofus oporteat exire clauftrum , ad corrigen
dum delinquentes . ( 2. 2. quæft. 33. art. 2 .
ad 4 . ) Così ſcrive quel Tommaſo , sh
grande operajo nella vigna della Chiefá , e
perfetto eſemplare della vita non meno
contemplativa , che attiva : tanto impor
tante riputò egli il ritiramento de' Religiofi
nel chioſtro ! Immaginatevi poi , cos'avreb
be detto , fe mirati gli averle , a titolo di
mero ſpaſto , andar girando , non ſolo defuori
l
degli Eſercizji 345
del chioſtro , ma per le vie ancora più fre
quentate delle città ? ad irſene a 'certe caſe ,
per diporto ? a portarſi alla viſita di certe
perſone , che da'Santi , e da eſſo Tommaſo
ſi fuggirono a tutta poſſa ? . . . . Amiamo
dunque , fratel mio , il ritiramento in caſa ,
ſe davvero amiamo il noſtro profitto , il
raccoglimento , il tratto con Dio , l' ora
zione , l'eſſere meno tentati, e più diſpoſti
a move beneficenze divine .
Non dovete però contentarvi del voſtro
ritiramento nel chioſtro , il quale poco gio
verebbe a perfezionarvi , ſe anche nel chio
ftro medeſimo non offervaſte un altro riti,
ramento , ed è quello appunto di un Reli
gioro Silenzio . Concioffiaché quale profitto
vi contribuirebbe , lo ſtarvene in convento ,
feciarlando a tutte le ore , non ſolo con
molte parole vizioſe di varie fpecie mac
chiafte l’Anima voſtra , ma foſte anche agli
altri d ' inciampo , di mal' eſempio , e di
occaſione di violare le jante regole ? non
nego , che talvolta , dopo una lunga appli .
cazione , neceſſario vi poſſa eſſere un pò di
alleviamento , e di trattenervi alquanto con
alcuno , a diſcorrere di alcuna coſa inno
cente : quello che ſi riprende , ella è quella
prontezza ed indifferenza a parlare , fiavi ,
o no il biſogno , e ſenz' alcuna o molto
poca riſerva .
Per rilevare quanto ſia profittevole all'
Anima queſto ſilenzio eſteriore , deeſi nota
re quanto male ſi dica dalla parola di Dio
contra il ſuo oppoſto , ch 'è appunto queſta
facilità di parlare . Tanto egli è il male ,
che le Scritture ne dicono , che di pochi
altri vizj ſe ne trova detto altrettanto ;
non già perch 'ella in fe medeſima fia grave
peccato ; ma perch ' è l' uſcio , d' ond' eſce
tutta la divozione , e per dov' entra nell
P5 . Ani.
346 Ottavo ,Giorno
Anima lo ſvagamento , ed una quantità di
mancamenti , talvolt' ancora mortali . Ec
covi un gruppo di mali cagionati, dal par-.
lare ſenza neceſſita o convenienza , mani
feftati dallo , Spirito Santo , in varj luoghi.
delle Sante Scritture : ( Prov . 14 . ). Übi
ſunt verba plurima , ibi frequenter egeſtas --
e nel cap. 14 . In multiloquio non deerit: pec -.
catum -- e nel cap. 23. : Sicut urbs patens ,
o abſque murorum ambitu ,. ita vir , qui in
loquendo non poteft cohibere Spiritum fuum -- -
E nell' Eccleſiaſtico . cap. 20. : Qui multis
utitur verbis , ledet animam ſuam - e nel:
cap. 5.: In multis ſermonibus, invenietur ſtul. .
titia -- ed in Giobbe cap. 11. Numquid vir -
verboſus juſtificabitur ? e cosi in altri luoghi ..
Se dunque dal facilmente parlare procedono .
tanti mali , forz ' è il dire , che dalla cuſto
dia del filenzio prima, queſti mali s' impe
diſcano ; ed in ſecondo luogo , che ne ſe - ,
guano molti beni .
perciò lo Spirito Santo . medeſimo pro-.
metta al ſilenzio ed alla cuſtodia della lin
gua la preſervazione dell? Anima da'mali ,
che la danneggiano , Prov . 13. : Qui cuſto
dit os fuum , cuſtodit Animam fuam .
cap . 21. ) di nuovo ripete . Qui cuſtodit os
fuum , & linguam ſuam , cuſtodit ab angu - :
ſtics animam ſuam . Allo steño modo tutt 'ia
Padri predicendo molti danni al parlare ,
promettono molti beni agli oſſervatori del
filenzio :baſterà che ne udiamo alcuni . Chi
è quegli dice San Ambrogio ( lib . 1. offic .
cay . 2 . ) che tenga la fua anima da pecs:
cati mondata , e non cada in quelli , che ,
commettonfi colla lingua ? laonde - Davide
riflettendo , come appena può trovarſi al
cuno , che parli , ſenza incorrere alcun neo
di mancamento , impoſe a ſe medeſimo la
leg.
degli Eſercizj. 34
legge : del ſilenzio , per conſervare l' inno
cenza , e preſervarſi immune da quelle .
colpe , le quali difficilmente evitate avreb
be , favellando : Quis autem eſt , qui mun
dum cor a peccatorum habeat colluvione , aut
non delinquat in lingua fua ? doue ideo quia
neminem videbat San &tum . os ſervare pole ab
immunditia fermonis ; ipfe fibi filentio legem
im nofuit innocentie , ut tacendo culpam dem
clinaret , quam vix effugere pollet , loquendo.
Chi è , fegu' egli ( in Pſalm . 118 . ferm . 4 .
num , 17: ) chi è facile al parlare, diviene
fimile ad un vaſo pieno , ma tutto feſſure ,
per le quali: va fpandendo da ogni lato
. quanto contenea di buono , e per le quali
vanno entrando eſteriori cattivi umori , dai
quali poi ſi ravviſa innondato , Is , qui-.
cumque eft, facilis in verbis , velut plenus
rimarum , hac illacque effluens, interiora eva..
cilat ſua , do exterioribus pafſionibus inunda..
lur : Invano per certo ſi adula quel Reli
giofo , dice. S. Bonaventura ( in opufc. de
perfe &t. vite C. 4. ) di poſſedere virtù inte..
riori , il quale fa poca ſtima della regola .
del ſilenzio : Certe fruſtra , audeo dicere , quod
ille Religiofus gloriatur de poffeffione virtuo.
tis Queſta
, qui diſipat diſciplinam filentii .
è una ſventura , che ſovente
fara.
ſtata anche da yoi , mio fratello , fperi
mentata . Quante volte non vi è ben preſto
eſcita per la bocca . quel po ' di compunzio ..
ne ', che nella meditazione avevate raccola,
ta ? ed in ſua vécé di quante venialità non
vi ravviſafte macchiato ?' e di picciole mor .
morazioni.? e di parole vane dette in voſtra
lode? e di feurilità inſulſe ed oziote ? e for
ſe anche di alcuna coſa di peggio ? quante
volte non vimiraſte. dal voſtro parlare fva
ligiato di tutti que' buoni proponimenti ,,
P6 che ,
348 Ottavo Giorno
che avevate ſtabilito di oſſervare ; e vi
ſcorgeſte caduto eziandio in nuove colpe ,
che nemmeno da voi s' immaginavano ? or
da tutte queſte fpirituali difavventure non
avrebbeſi prefervato l' oſſervanza del ſanto
ſilenzio ? O ſilentium , dice il ſovraccitata
S, Ambrogio ( in Pſalm . 38. n. 2. ) : 0 filen
tium firmiſſimum ſtabilitatis fundamentum !
in quo ſi quis pofuerit ſtare , lubricum verbi
timere non poffit ; multi enim , notate bene ,
multi enim , etiam ftabili corde firmati , ina
cauti tamen , ſermonis Huctuantis errore fæpe
ceciderunt . Laonde non ſenza gran ragione:
il Profeta, Iſaia con eſpreſſione aſſai pregna
appella il ſilenzio coltivamento dell' inno- ,
cenza e giuſtizia , anzi ſicurezza fempiterna
delle medeſime. Et erit cultus juftitiæ filen .
tium , ou ſecuritas ufque in fempiternum
( If. 32. ) : e però non è da farſi maravi
glia , che dopo queſt' eſpreſlioni del Profeta ,
abbia anche s. Bernardo ( in epift. 89. ad
Ogerium num . 3 . ) tanto innalzato il ſilen
zio , che ſia giunto a chiamarlo la geni
trice , la nutrice , e la cuſtodia di tutte le
virtù : Silentium . omnium virtutun , matrem ,
nutricem , cuſtodem .
Ora eccovi diſcoperto il motivo , mio
caro fratello , per lo quale ſono ſtati i Santi
Iſtitutori degli Ordini Regolari tanto ge--
loſi dell oſſervanza del Silenzio , e lo ab
biano tanto nelle loro Coſtituzioni racco
mandato ; e ſieno ſtati tanto riſtretti nelle.
diſpenſe del medeſimo , ed abbiano impoſte.
pene ai violatori dello ſteſſo . Anzi dalle
ftorie delle loro vite fi fa , quanto eſatti:
oſſervatori del ſilenzio ſien' efG ſtati : e
quantunque gli efercizj della vita attiva ,
gli obbligaſſero a favellare ed in pubblico ,
ed in privato ; tuttavia , terminata la fa
tica
degli Eſercizj. 349
tica del loro miniſtero , ritornavano al ſi
lenzio di prima ; conſapevoli , come non
mai più acconciamente ſi favella con Dio ,
di quando ſi oſſerva il ſilenzio cogli uomi
ni; 11è mai tanto efficacemente fi favella a
queſti , di quando ſi è ſtato trattando in
hlenzio con Dio .
Rincoriamoci dunque ancor noi , mia
caro fratello , d ' imitare anche in ciò que
fta Regina delle virtù : avveziamoci al f
lenzio ; il quale virtuofamente praticato e
congiunto alla ſperanza in Dio , diviene
la fortezza ed il preſidio dell' Anima , ſem
condo il favellare del Profeta Iſaia ( cap .
jo. ) In filentio ego in fpe erit fortitudo ves
ftra . E fe ogni Anima , che davvero badar
voglia al ſuo profitto , dee urar gran par
Gmonia nel favellare; noi Religioſi , tenuti ,
Itrettamente a perfezionarci , e che profes
ſiamo regole fpeciali , che tanto il filenzio
c' inculcano , larà coſa ben giuſta e dove
roſa , che vi ci affezioniamo . Conchiuderò
dunque con S. Bonaventura ( in regul. no
vita cap. 25. ) Quia divina confolatio fepe
per multiloquium denegatur; toto tempore via
te tuæ tene ſtrictum filentium , in horis , dole
temporibus opportunis, o ad hoc ordinatis ,

PER
350

PER IL NONO GIORNO


DE GLI ESERCIZJ. .
MEDIT À Z IONE
Per la mattina : .
Sul. Timore dovuto a Dio"..
PRIMO PUNTO..
TImete eum ', qui , poftquam occiderit , ham
I bet poteftatem mittere in gehennam ; ita
dico vobis , hunc timete : queſte ſono parole :
di Gesù Criſto in San Luca ( cap . 12. ) ,
colle , quali c' inſegna a temere la Divina
Maetta con timore virtuoſamente fervile ;
il quale altro non è , fe non ſe un affetto,
che ritiene dall'offendere. Dio , pelmotivo
delle: pene: e: de gaſtighi , ch' effo e può
mandare , e ſovente anche manda.,, a chi
ardiſce di, offenderlo . Queſto timore , bena.
che , come inſegna San Tommaſo , non : fia
l 'annoverato tra i ſette doni dello Spirito :
Santo ; procede tuttavia,dall' ajuto del me
deſimo , qual' ora ; non ſia corrotto dalla
umana malvagità , onde non divenga ſervil
mente ſervile , e laſci,nell' Anima una tale
diſpoſizione , che ſe non temeſſe . il gaſtigo ,
peccherebbe ;', perocchè: queſto ſarebbe un
timore : ſcellerato , e peccaminofo , men -.
tre non ſolo non diſtaccherebbe la volontà .
dal peccato , ma: ve la raffermerebbe .
Il timore dunque ſervile , procedente dal..
la grazia aufliante , e da Criſto inſinuato ,
Uftacca veramente l' affetto dal peccato ,
q: 11:)
degli Eſercizi. 351
quantunque, pel motivo della portanza di
Dio , che i peccatori e può caſtigare e ca
ſtiga , colle pene infernali . Queſto timo
re , ſecondo il Concilio di Trento , ( fefs.
6 . cap . 6 . ) non folo ſuol eſſere il primo
paſſo , di chi abbandonar; vuole il peccato
mortale , avendo . fatto ſcrivere lo Spirito
Sunto . ( Ecclefiaftic. 1. ) ... Qui fine timore
eft , non poterit juftificari ; ma giova ezian .
dio molto , per rattenere : 1 Anima , acció
non vi ricada : avendo ſimilmente : nello
fteſto luogo fatto, fcrivere lo Spirito Santo :
Timor Domini expellit peccatum . Ora per
ſuadendomi di favellare con perfona , che
ſe fu rea di: colpe gravi , ſe ne, ſia già da
molto tempo fgravata ; , parlo nulla di me
no con perſona , la quale per eſſerſi dedi
cati a Dio , viene più ſovente dal Demo .
nio in varie e moleftè guiſe attaccata , per
farnela ricadere ; ſe mai poteffe ; onde non
può eſſere che utiliſſimo , l' attuarla , nel
riferito documento di Criſto :: Timete eum ,
qui: poftquam occiderit & c. ; acciò anche per
queſto timore ,dal' peccar fi rattenga .
Queſto timore oppoſe Eleazaro , quel ve
nerando Scriba nonnagenario , a que'amici
traditori , i quali a fine di ſottrarlo dalla
morte imminente , gli ſuggerivano , che al .
men fintamente moitraffe di violare la fan
ta legge co 'cibi da eſſa interdetti . A che
gioverammi; riſpoſe loro intrepido , e poflea..
duto da queſto timore : a che gioverammi,
il cominettare queſta ſcandaloſa ſimulazio
ne , Per - isfuggire la morte.minacciatami.
dagli uomini , mentre nè vivo nè ,morto
potrà ſcappare dalla mano onnipotente di
Dio ? Nimero ſi in . præfenti tempore fupr .
pliciis hominum eripiar : fed manum Omni. ..
potentis nec vivus , nec defunétus effugiami.
( 2. Much . 6. ) Non ſembra aveſſe eglirut
Norto Giorno
dito il documento diCriſto ? . . . Eccovi in
pratica il timore di quel Dio , che poteft
corpus eo animam perdere in gehennam ? ..
Ah ! quel riflettere opportuno ne'tempi della
tentazione più furiofà , e fe acconſentendo ,
ſe cedendo , fe divenendo nemico di Dio ,
egli mi coglie , o con una repentina mor
te , o fenza concedermi tempo da pentire
mi? . . . non fon ' io dalinato per tutta ľ
eternità ? . . . . Manum Omnipotentis nec vi
vus , nec defun & tus effugiam ! . . . Tutte i
fedeli adulti , che ora ſono ad ardere nell'
inferno , tutti peccarono colla perſuaſione
di pentirſi ; tutti allontanarono da ſe me
deſimi il falubre timore di cadere nelle
mani onnipotenti di un Dio nemico , e ide
gnato ; e pure non ſi pentirono ; ed in quz
fte mani vendicatrici caderono !..E fe intra
viene così anche a me? . . . . Pongafi pure ,
dice S. Gio : Griſoſtomo ( hom . 10 in Epift.
ad Ephef. ) pongaſi pure ſul noſtro cuore
il freno del timore dell' inferno : Pro free
no metus gebenne cordibus noftris impona
tur . '
Perciò tutta l'arte del Demonio qui fi ri.
volge , cioè a torci dalla mente ne' tempi
della tentazione queſto fanto timore ; ben
iſperimentando egli , andare a vuoto tutte
le ſue macchine riſpetto a quelli , che da
queſto timore ſono ben preſidiati ; ſiccome
all'oppoſto , facili eſſere alla ſovverſione
quelli , dalla mente de quali rieſcegli di
farlo obbliare . Queſt'artifizio usò colla pri
ma perfona , ch' ei tentaſſe, in queſto mon
do , quale fu Eva ; e gli riuſci: impercioc
che , opponendo eſſa alle di lui ſuggeſtioni
di contravvenire al divieto fatrole da Dio ,
queſto fanto timore : Precepit nobis Deus ne
comederemus , ne trangeremus , ne forte
moriamur : egli fubito le riſpoſe : nequaquam
degli Eſercizj. • 353
motiemini : e non vi morrete , no ; ne vi
accadera si gran male : onde la infelice ,
laſciataſi ſvaligiare da queſto timore ; ce
dette , mangio , pecco , ed induſle a fare
lo fteſto anche lo ſventurato conforte : on
de ſperimentata dal nemico per eſfo van
taggioſa queit' arte ; ſegue a praticarla con
tutt' i loro diſcendenti ; e ftudiafi di por
re in cuore a tutt' i tentati il nequaquam
moriemini ; il che fe gli riefca , già gli tiene
per vinti.
Inferite dunque , mio fratello , come il
vizio , che ſcaccia dall'anima queſto timo
re , st utile a preſervare dalle cadute ,
la preſunzione ; la quale s'infinua Nani
ma dal Demonio , per indurci alla petſua.
fione , che noi non ſaremo de'caftigati da
Dio : ed appunto queſta perſuaſione è la
diſpoſizione proſſima , per rimanere caſti
gati ; imperciocchè l'acconſentire al pecca
to ſu la fidanza di non effere punito , im
pegna Dio , a dar mano al gaſtigo , acciò
queſta preſuntuoſa fidanza profperata non
yada in eſempio ; così dichiaromfi egli per
bocca di Geremia ( cap. 2. ) Obtrivit Do
minus confidentiam tuam , & nihil habebis
proſperum in ea ; ( cap. 5 .) Diterunt : non
veniet funer nos malum ; gladium ego famem
non videbimus? ..Hec ergo evenient illis . Si ,
dice Dio , peccano , fidando di non eſſere
de' caſtigati ? ed appunto per queſto lo fa
ranno : Hæc ergo evenient illis . Non depo
niamo mai dunque , fratel mio , lo ſcudo
di queſto timore ; e col divino ajuto , non
rimarremo feriti nei noſtri confilitti .
- SECONDO PUNTO.
Elidero che al detto timore neaggiugnia
mo un 'altro , il quale fendo allo ſtato
de ?
354 . Nono Giorno
de religioſi più adattato , dovrebb 'eſſere lo .
ro più familiare, ed è il timore filiale della
Maetta di Dio , dono altiffimo: dello Spiri
to Santo , fempre congiunto alla carità teo
lagale; il quale allontana l'anima dal pece
eato ', pe'l motivo di non diſguſtare ed of
fendere un Padre cotanto degno , buono ,
ed amabile , qual è lo steſſo Dio , verſo noi:
onde l'anima , da queſto fanto timore pof
foduta , fugge il peccato , non tanto pe'l
timore di Giudice sì tremendo , quanto
per l'amore di un Padre sl degno ed ama
bile .
Evaglia il vero , qual coſa mai più gius;
fta , che un fuddito ftii ſoggetto al ſuo de.
gniffimo ſovrano ? che un profuſamente
beneficato , non diſguſti irragionevolmente
il ſuo liberaliſſimo benefattore che un a .
mico inferiore , non oltraggi ſenza occaſio
ne l'altro amico di eſſo molto maggiore ?
che, un figliuolo adottivo non diſubbidi
ſca il ſuo amantiſſimopadre adottatore ? che
uno ſchiavo , per puro amore: riſcattato ,
non oftenda il ſuo affettuoſo liberatore ? che
una ſpoſa d ' infima condizione , non faccia
torto : al nobile ed amante fuo ſpoſo : ? che :
un erede di patrimonio dovizioſlimo , non
inſulti l'amorevoliſſimo fuo legatore ? che
una creatura in ſomma tratta dal nulla ,
non oftenda il ſuo Infinito Creatore , ed
Eterno Dio ? . . . Ora non è egli' vero , mio
caro fratello , per rivelazione eſiſtente nella
parola di Dio , che l'anima noſtra , ſend'ella
in grazia , gode tutt'i predetti titoli in rap-.
porto a Dio ? . . .non è egli vero , che tutti
ad uno ad uno ſono preſi dalle Scritture a :
voi ben note , ſenza che qul ve le appor
ti:? . .. Queſti dunque ſono i motivi , per
quali con fincero animo deefi fuggire , Q-.
diare , e. deteftare il peccato ..
Con
degli Eſercizj . 355
Concioſfiachè le ně voi , nè io abbiamo
un cuore, si crudo , che s'induceffe ad offen .
dere , fenza motivo , alcuno" , veruna delle
accennate perſone , che un ſolo aveffe dei
detti, titoli ; ma che anzi , per compiacer
la , faremmo tutto ciò , che alle forze noe
ſtre. foffe poffibile ; come poi potrem ' offen
dere : la Divina. Maefta , che uniſce, in ſe
medeſima in un grado infinitamente ſublic
me tutt' i detti titoli di Sovrano , di Be.
nefattore , di Amico , di Padre, adottante ,
di Liberatore :, di. Spoſo , di: Donatore , di
Creatore , e Dio ? . . .. non oferemmo di of
tendere un: uomo , che uno ſolo aveſle in
rapporto a noi de' mentovati: caratteri ; e
potremo indurci, ad . oftendere quell' Eterno
Dio , che tutt'in grado infinito gli tiene? ....
Ma perchè mai ciò ?.. . . .. Forſe perch ' egli
è.Dio ? . . . Non è egli vero , che il riflettere
di tutti, queſti caratteris del noſtro Dio ,ver
fo noi , dovrebbono in certo modo renderci
impotenti a: più , offenderlo ?". . .. . Ondegli
medeſimo alla Sinagoga , tanto da eſſo , fem
pre però meno di noi, beneficata , fece : ap
punto queſto amoroſo , rimprovero per bocca
di Geremia ( cap . 3 . ) : hai peccato , e fatto
male ; ed hai potuto farlo ? Ecce locuta es , die
feciſti malit , ce potuiſti ! .. ..
Su queſto tenore parlo , e riſpoſé Giuſep
pe , poſſeduto da queſto filiale timore , nel
pericoloſiliimo cimento in cui fi vide . po
Ito dalle infidie della fua . sfrontata : padro
na : come mai poſs' io, commettere si gran
male ', e : peccare contro il mio Dio : luo
modo. poflum hoc malum facere , do peccare
39. ) , tanto egli
in Deum meum ?: ( Genef.verſo
è vero , che l'avere. Dio noi titoli co
tanto forti , dee in certo modo ridurre ľ
anima tementelo , ad una tal qual impor .
tanza di più offenderlo : così ancor noi ,,
mio
356 Nono Giorno
mio caro fratello , allorchè più ſtringorio
le tentazioni ., che vorrebbono indurci ad
offenderlo ; Quornodo poffum ingiurare , di
ſabbidire , oltraggiar: an Sovrano infinita
mente benigno ; un Benefattore infinitamen
te profufo , un Amico infinitamente fedele ,
un Padre infinitamente affettuoſo , un Libe
ratore infinitamente impegnato , uno ſpolo
infinitamente amante , un Donatore infini
tamente lib :rale , un Creatore infinitamen
te provido , un Dio in fomma infinitamen
te perfetto ? . .. Ah , no , mio Signore ! no ,
fatte pure ch 'io non poffa , fenza ingiuria
della mia libertà ! . . . . . fate che queſto
fanto timore di maniera, vincoli il mio ar
bitrio , che lo renda inſovvertibile alle fug
geſtioni di offendervi !..
Da queſto ſanto timore ne fegue nell' a
nima l' allontanamento non ſolo dalle occa
fioni di peccare in fe medeſime peccami
nofe , quali fono le proſſime ; non ſolo da
quelle che ſovente al peccato inducono ,
quali propinque
ſono le ; ma anche da quel.
le , che non tanto ſpeſſo al peccato incita
NO , quali ſon le rimot2 ; rendendo l' ani.
ma ſollecita a ſottrarſi anche da queſte ,
qualor o la neceſſità o la convenienza non
richieggano d' incontrarle ; onde queſto ſan
to timore impegna l'anima a cuſtodirſi dal
mirare ogni oggetto , che poſſa deſtar ten .
tazione dall'
; udire o leggere cofe , che
poſſano fuſcitare ſentimenti poco buoni ;
dal converſare con perſone , che poſſano o
ſoverchiamente allettare , o in alcun mo.
do infaftidire la coſcienza timorata : lui
timat Deum , con queſto filiale timore , nihil
negligit , dice lo Spirito Santo ( Ecclefia
ſtes 7: ) , nihil traſcura di quelle coſe , che
in alcunmodo , anche rimotamente , poffano
incitar al peccato ,
Quindi
degli Eſercizj. 357
Quindi apporta queſto timore all' anima
una grande fiducia in quel Dio da eſſa te
muto , procedente da una diffidenza totale
di ſe medeſima , Conciofliache conoſcendo
efſa da una parte l'infinita poſſanza di Dio ,
che può permettere le fue cadute ; e che
può preſervarla , acciò mai non cada , e
mirando dall'altra parte la estrema ſua in
ſufficienza e labilità ; e com 'eſſendo Dio il
Tutto , eſſa è il niente ; ne ſegue , che fan
tamente abiſandoſi nel luo nulla , to
talmente di fe fteſſa diffidi; e veggendo la
neceſſità che vi è di molto combattere ,
interamente ſi getti nelle braccia di quel
Dio , conoſciuto per il tuo vero Tutto ;
onde filialmente temendolo , via più ſi rin
forzi ; e rinforzandoſi in eſſo , venga via più
a filialmente temerlo . E qui appunto van
no a parare quelle ripetute eſpreſſioni dele
la parola di Dio , fignificanti la gran fi
ducia , e fortezza di chi lo teme . In ti
more Domini fiducia fortitudinis : ( prov.14. )
Firmamentum eft Dominus , timentibus eum
( pfalm . 24 . ) :1 Corroboravit mifericordiam
fuam fuper timentes fe ( pfalm , 102 . ) . Da
ciò deriva , che per quanto ſien cimentosi
gli aſfalti , niente ſgomentaſi , conſapevole ,
che fien 'eſli grandi , ſien piecioli , la vit
toria ſi ha da riportare da Dio , il quale
ſeco lei combatte ; e che quanto più vuota
la trova di ſe medeſima , e più filialmente
timoroſa , tanto più robufti verſa in lei i
ſuoi ſoccorſi : onde dice col profeta : Non
enim in arcu meo Sperabo , & gladius meus
non ſalvabit me ; ſalvaſti enim nos de af.
Aigcrtibus nos , et odientes nos confudi
fti . Chiediamo dunque a Dio l' aumento
di queſto ſanto timore , che tanto raſſo
da l'anima nella divina grazia ; ed a fine
di prepararci a conſeguirlo , avveziamo
358 "Nono Giorno
sci di avere in grande orrore tutto ciò , che
inderlo
qualunque modo può indurci, ad offen
.
LEZIONE
Per la mattina dell' nono giorno
. Su la Preſenza di Dio ,
" TNtraprendo , mio fratello , a ragionarvi
1 della Preſenza di Dio , come di un mez
zo importantiffimo , onde l' anima, prima
fi /pu rghi , di poi ſi perfezioni. Ne v'imma
ginatte già , ch ' io yoglia "perſuadervi, tro
varſi Dio preſente a tutte le coſe , e quan ,
to all'eſtere fuo ſoſtanziale , e quanto alla
fua chiariſſima cognizione , e quanto alla
dua onnipotenza ; fendo ciò non folo certo
di fede , da molti paſſi della parola di
Dio ; ma con ragione evidente moſtrato
dalla teologia naturale , ch ' è la Metafiſi
ca : onde fino il Poeta ebbe a dire del 1io
Giove ( riputato il maggiore , e forſe ľ
unico tra i Dei della Gentilità , del quale
gli altri tutti foſſero foliminiſtri Jovis O
mnia plena . Che Dio dunque ſia entro noi
tutti , e noi tutti in eſſo , per parlare colla
fraſe ſignificantiflima della ſcuola , Per of
fentiam , Prefentiam , ' Potentiam , vale
a dire colla ſua infinita ſoſtanza , colla ſua
infinita cognizione , colla ſua infinita pofs
ſanza , lo confeſſiamo tutti , e diciamo con
S. Paolo ( Act. 17. ) che in ipfo vivinus ,
Le movemur , do fumus..
Se dunque , caro il mio fratello , in Dio
viviamo ; operiamo , ed eriftiamo; e ciò
tanto neceffariamente , che ſiccom ' è impor
fibile , che Dio non ſia immento , così egli
sè impoflibile , che viviamo , operiamo , ed
efiltia
degli Eſercizj. 359
eſiftiamo lungi da eno : fé dunque , diſli ,
ciò è veriſſimo , qual ritegno non dee effer
a noi , acciò non 'operiamo azioni , che
l' oltraggino ? Offervate , dic.nss . Agoſtino
nella ſua Epiftola 110 . , un fervente , qua
lora fa di eſſere fotto l' occhio del ſuo Pa
drone ; egli ſta in gran cuſtodia della ſua
lingua e delle ſue mani , giacchè al ſuo
cuore ed a' ſuoi penſamenti non può l' oc
chio del padrone arrivare . S'è in giardino ,
non oſa di coglier 'un fiore ; s' e nell'orto ,
non ardiſce di ſpiccare un frutto ; s'è alla
fua menſa , non ſi arroga di prendere tam
poco una bricciola : e quindi procedono
quelle frequenti lamentevoli voci : il padro
ne mi è fempre alle ſpalle ; ed appunto in
que'luoghi , ove pento non eſſere da eſſo
veduto , ivi ſon colto . Hoc nempe , cioè
la preſenza del Padrone, Hocinempe ferve
Lorum linguas de manus coercet , ut nec flo
fculum carpant , nec pomu lum ex horto ra
piant , nec fruftulum panis fublegant , fi nul
lam fibi herilis abfentiæ ſecuritatem polli
ceri queant . Hinc crebriores quærele ille :
Dominus meus femper mihi à tergo hæret ;
loco , quo minime fomido , depræhendor .
Sendo dunque veriſſimo , che tanto va
glia il rifleſſo alla preſenza di un uomo ,
il quale rechi ſoggezione ; e lo proviamo
noi fteffi ; talchè certamente non oſiamo
di dir parole , o di fare azioni , che cono
ſciamo degne di riprenſione ; ed anzi a
miſura del grado della perſona , alla cui
preſenza ftiamo , ed operiamo , è ancora il
grado della noftr' attenzione , per non traf
correre : Non vi penſiate che altrimenti ſia
per far in noi la rifleflione alla preſenza
di Dio , il quale ſtacci mirando con un 'oc
chio infinitamente penetrante , non ſolo
nelle azioni noftri eſteriori , ma nelculpiù
oc
ვნა Nono Giorno
occulto ancora de' noftri penſamenti , e
nel più ſegreto de’noftri affetti : Oculi Do
mini, dice la parola di Dio ( Eccl. 23. )
Oculi Domini multo plus lucidiores ſunt
fuper Solem , circumſpicientes omnes vias ho
minum , & profundum abylli , parteshominum
. Il di
corda intuentes in abfconditas
fettare dunque non procede dal non credere
la preſenza di Dio , ma dall'obbliarla , e dal
non rifletterla .
Penſate voi, che quando ſiamo rapiti a
mirar certi oggetti, o a riſpondere con ma
niere offenſive della carità , 0 a violar quel
de regole , o far altre azioni a Dio diſpia
cevoli , ſé ravvivaſſimo la noftra fede della
(ua divisa pretenza , che proromperemmo
si di leggieri nelle medeſime ? non altri
mente ; imperciocchè ſe col riflettere at
tualmente a queſta preſenza taluno aveſle
coraggio di diſguftarla , får bbe molto da
temere , che la di lui anima fofle ſpoglia
non ſolo del timore filiale , ma eziandio
del ſervile ; e perciò in iftato poco buono ;
mercecchè quel gran freno , che rattiene
le paffioni anche più impetuoſe delle ani.
me ſcapeſtrate , ſarebbe dalla ſua sfronta
tezza renduto inutile ; ad un indizio più
che probabile , di eſſere in iftato cattivo .
Già ſappiamo dalla ſtoria Ecclefiaftica ibuo
ni effetti , cagionati nelle anime ancorchè
più perdute dalla rifleſſione attuale alla pre
ſenza di Dio : con queſta riufel a San Paf
nuzio di arreſtare Taide famoſa peccatri
Le dalla impurità , ch ' era in punto di com - r
mettere, e di convertirla : con queſta Sant'
Efrem Siro ridufle dalla vita diffoluta a
penitenza, un 'altra rea femmina ; e lo ſteſſo
potremmo dire di altri molti . Quindi è ,
che dalla parola di Dio alla dimenticanza
di queſta rifleſſione fi attribuiſce il lubbri
degli Eſercizj. 366
Co più precipitoſo de peccatori : Non eft
Deus in confpe tu ejus, inquinate funt via
illius in omni tempore : ( Pfalm . g . ) e da
Ezechiele ( cap. 9 . ) a queſta dimentican
za fi aſcrive la ſovverſione morale del po
polo eletto : Iniquitas domus Ifrael, G Juda
magna eft nimis valde , done repleta eft terra
fanguinibus , do civitas repleta eft averfione :
e perché ? Dixerunt enim . . . . Dominus non
videt : onde ſi deduca ab oppofito ; che ſe
col tenere queſta ſotto gli occhj della men
te , l'umana libertà voleſſe nulla di meno
sfogarſi , ſarebbe , come dimi , indizio mol
to fatale per l' anima cotanto impudente .
Perchè dunque ad un grado ſi eſecrabile
non debbo preſupporre giunto verun reli
giofo ; perciò proſeguo , e ripeto , che dał
riflettere a queſta divina preſenza , dipende ,
col divino ajuto , l'aftenerſi di commettere
quelle colpe , e que mancamenti , ne' quali
agevolmente traſcorre , chi queſta obblia .
Anzi foggiungo , e parlerò più corriſpon
demente allo ſtato de religioſi, che l'eſerci
zio di queſta preſenza non ſolo rattiene dal
fare azioni difettoſe , mà accreſce la lena
per eſercitarſi nelle virtuoſe , ed a perfezio
narſi . Offervate un ſoldato che militi di
continuo fotto l' occhio del ſuo Re , con
quanta diligenza non li guarda egli non ſolo
dal fare azioni vigliacche , ma quanto an
cora non iftudiaſi di farne delle generoſe ?
qual coraggio non gl' influiſce il rifieſto a
quella regia preſenza ? nella mano tiene la
ſpada , ma nel cuore tiene il ſuo Re, che
lo ſta mirando ; dal quale ſi aggrada il
fuo combattere , e ſi approvino le ſue in
trapreſe , refta moralmente afficurato della
ſua grazia , del ſuo favore , de'ſuoi premj,
e di avvanzarſi a gradi più riſpettabili : on
de non riſparmia fatiche , benchè peſanti ,
non
362 Nono Giorno
non ¡sfugge pericoli quantunque azzardofi:
non tien conto di ripoſo , non di cibo ,
non di poſti ſicuri : ma tutt'occupato dalla
premura di eſſere plaudito dal Re , che lo
mira , diviene inſenſibile ai patimenti , di
{prezzatore della morte , ed inſuperabile a'
ſuoi nemici . Lo ſteſſo effetto , anzi molto
più efficacemente , opera nel ſoldato fpiri
tuale la ſicurezza , dieſſer rimirato da Dio :
non ſolo vale ą, rattenerlo col ſuo ajuto dall'
apportargli diſguſti ; ma vale altres) a ren
derlo pronto negli atti di virtù ; a renderlo
paziente nelle contrarietà ; caritatevole ver
lo i proffimi; ſofferente ne'difpregj; pronto
nelle ubbidienze ; umile nelle lodi; tolle
rantę nelle difficoltà ; contento nelle mors
tificazioni ; forte negli atti di penitenza ;
eſatto qelle ſue regole ; raccolto nelle fal
modie ; compoſto e divoto in tutte le azioni
del divino culto ; inftancabile in fomma ne
gli cſercizj dellę fante virtù ; colla ſoda , e
yera rifleſſione , ch ' e mirato dall' Eterno
Monarca dell'Univerſo , il quale tien con .
to fino di ogni di lui reſpiro , per ſuo a
mor' eſalato , a fine di premiarlo con gui
derdon eterno
' ,
Ma perchè l' occhio del Re mortale non
può entrare più in là , delle azioni eſte
riori del ſoldato ; perciò in queſte role egli
fi affatica di comparire faggio , coraggio
fo , e bravo ; poco curando poi del rego
lamento del ſuo interiore , che al Re ter
reno ſempre rimane occulto ; onde compa
rendo valoroſo nel di fuori , può eſſere , che
realmente fia di animo vile , codardo , e
forſe ancora infedele : Non coși nel ſolda
to ſpirituale , che combatte alla preſenza
di Dia , cui, come accennammo, è manife
fto ugualmente l'efteriore e l'interiore delle
fue creature ; deftafi perciò in eſſo la prea
mura ,
degli Eſercizj . . 363
mura , non ſolo di comparir buono nelle
azioni eſteriori , ma di eſſere veramente
tale anchenel fuo animo ; conſapevole , che
Homo videt ea que parent , Dominus at
tem intuetur cor ( 1.Reg . 16 . ) ; e che appun .
to l'interno dell' animo, e l' occulto delle
intenzioni, è conſiderato da Dio : onde ita
vigilante in reprimere i movimenti frego
lati delle paffioni più cuppe , in tenere pur
gato il ſuo cuore da ogni attaccamento ter
reno , ed in aspirare ſinceramente ad effo
ſuo preſente Monarca , Giudice , e Premia
tore infinito , Laonde lo ſteſſo Dio diffe ad
Abramo, che per divenire ben preſto perfetto,
fi ftudiante di tener ſempre ſotto i occhio
della ſua mente queſta "Divina preſenza :
Ambula coram me, eſto perfectus . ( Gen.17.) -
Per ciò tutte le anime , che davvero ba
darono alla loro perfezione , cercarono di
perpetuarſi in si fanto eſercizio', fenza am
mettervi intervallo alcuno : onde proteſta
Davide : ( pfalm . 15 . ) che ſempre tenea
Dio ſotto a ſuoi occhj : Providebam Domi
num in conſpectu meo ſemper : e nel falmo
( 24. ) che i ſuoi occhj ſtavano di conti
nuo a Dio rivolti : Oculi mei femper ad Do
minum . e Tobia il vecchio , documentan
do il ſuo figliuolo intorno alle maniere di
preſto divenire perfetto , e di mantener fi
coſtantemente fedele a Dio , tra le altre
cole ( cap.4 . ) gli raccomandò , di tenere
tutto il giorno fiſſa nella ſua mente la Di
vina Maeſtà : Omnibus diebus vite tuce in
mente habeto Deum : E così fecero tutt' i
Santi , ed nomini perfetti, come ſi ha dalle
ftorie delle loro vite .
Tuttavia benchè queſta continuazione in
sl divino eſercizio ſia deſiderabile , e da
proccurarſi ; non eſſendo ella cosi agevole
da conſeguirfi , dobbiam vedere in quali
Q ‫ܐ‬ tem
. 364 Nono Giorno
.tempi almeno debbafi praticare ; a fine poi
di affuefarvici per averlo continuo . Uno
de'tempi , ne'quali la pratica della preſen ,
za di Dio è più neceſſaria , egli è quello
delle tentazioni ; e tanto più viva " deeſi
ella proccurare , quanto più foro veemen
ti . Se vi furono mai tentazioni gagliarde ,
ed affatto violente , ben riflettute in tutte
le circoſtanze che le accompagnarono , fu
rono quelle di Giuſeppe in Egitto , e