Sei sulla pagina 1di 31

Capitolo uno

Probabilmente non corrisponde a verità, ma pare che mia nonna provenisse dalla Luna.


L’anno stava finalmente avvicinandosi al suo termine.
Stasera è l’undicesima luna piena. Fra solo un mese quest’anno morirà e il tempo abbraccerà l’anno
nuovo, uno che non offrirà promessa alcuna.
Le garanzie che riusciremo a sopravvivere per esserne testimoni sono addirittura inferiori a quelle delle
trasparenti meduse.
Per l’umanità odierna, giorni e mesi sono semplicemente cose che vanno perdute. La parola “morte”
qui permea ogni cosa. Da quel che ho sentito, la gente di tempi ormai andati era solita avere una visione
più positiva delle cose. Il calendario non era un qualcosa che consumava inesorabilmente il tempo, ma
invece era un simbolo ciclico, trattato come un qualcosa che si rinnovava, o una cosa del genere.
Per farla semplice, si trattava di riutilizzo di dati. Un eccesso di economizzazione. Dicono che un tempo
l’umanità fosse golosa e avida, ma dal nostro punto di vista erano incredibilmente avari.
Secondo il calendario Gregoriano, siamo all'incirca nell’anno 3000 D.C.
L'umanità come la si conosceva non esiste più. Non v'è più alcuna certezza che il sole continui a
sorgere, ma d'altro canto non vi sono più conflitti. Tuttavia, la civiltà che l’umanità spese migliaia di
anni per sviluppare è andata completamente perduta. Ho ignorato parecchie dozzine di proposte di
matrimonio con disinvoltura, ed oggi, così come ieri e i giorni addietro, ho passato il mio tempo a
fissare la linea costiera dalle alture dell’isola.
Acqua nel cielo, cielo nell’acqua. Nel cielo della Luna vi è un mare infranto.
Mentre osservavo il mare scintillante, mi lasciai sfuggire inconsciamente parte di una canzone che
imparai da mia nonna.
Per la precisione, la canzone in realtà proviene dalla mia bis-bisnonna, e sebbene ne comprenda le
parole in sé, non ho mai compreso il loro significato. Non mi piace parlar male dei miei antenati, ma ho
l’impressione che fosse un po’ troppo infantile. Questi sono tempi in cui si può assaporare la fine del
mondo, eppure lei pare sia stata una persona che viveva nei suoi sogni.
Mia madre, mia nonna e sua madre prima di lei, tutte condividevano gli stessi gusti, ed in egual misura,
erano tutte di una bellezza abbagliante. Sfortunatamente, mi rivelai essere un po’ il brutto anatroccolo
della famiglia. Non sono bella quanto mia madre, e cosa più importante, non ho ereditato la sua
infantilità. L’unico motivo per cui continuo a ricevere proposte di matrimonio è probabilmente a causa
di quest’isola.
“Oh? Credo che il principe di Arishima se ne stia tornando a casa.”
Sentii il vento soffiare sulle mia guance mentre alzavo lo sguardo verso il cielo giusto in tempo per
veder passare un aereo nero come la pece.
Gaww, tuonò il motore.
Una delle ultime tracce di civiltà, ostruendo il chiaro di luna, si stava allontanando. O forse anch’esso
non è altro che un relitto. La fusoliera d’acciaio risplendeva mentre si dirigeva nel cielo orientale.
Con questo, il numero dei morti è arrivato a sedici.
Ed anche questa volta un nuovo record. Avevo imposto su di lui un compito ancora più impossibile del
solito, ed il pretendente aveva tagliato la corda ancor prima che fosse passato un giorno. Era una cosa
così inedita che pure l’isola mi rimproverò, ma oggi è inevitabile. Sua la colpa per essere venuto durante
la Luna piena. Avrebbe dovuto rendersi conto che per ogni cosa c’è un tempo ed un luogo. Capisco che
l’ossigeno si stia diradando, ma se hai intenzione di parlare d’amore, almeno comprendi quel poco.
L’isola su cui vivo è una piccola colonia con meno di cinquanta abitanti. Le città sulla terraferma si
trovano oltre questo vasto oceano. Non vi sono porti, e lungo la costa a forma di spicchio di luna si
estende una barriera corallina unica a quest’isola. Per la gente che vive qui, la barriera corallina fa parte
della loro quotidianità, ma per la gente che viene da fuori, a quanto pare è più preziosa dei gioielli.
Sin dai tempi di mia nonna, quest’isola viene trattata come un luogo sacro. È assolutamente proibito
entrare per mare, e quindi solo i privilegiati possessori di un aeroplano possono mettervi piede. Il
motivo per cui vengo chiamata “principessa” dalla gente della città è anche a causa di quanto speciale è
quest’isola. Dicono sia la stella della speranza per il ripristino dell’umanità. Per noi che viviamo qui
però, è completamente ordinaria. Noi probabilmente non batteremo neppure ciglio nel momento in cui
la fine giungerà.
“Un vero peccato però. Anche se potessi viaggiare oltre i cieli, non riusciresti mai a trovare un pesce
sulla Luna.”
Ogni volta che si presenta un pretendente, lo incarico con qualcosa di impossibile.
Questa volta si trattava di recuperare un pesce sulla Luna.
Andare sulla Luna è un viaggio di sola andata. Sebbene rimangano i mezzi per arrivarci, nessuno sa
come far ritorno. Se si tratta solamente di recarsi lì è certamente possibile, tornare indietro è fuori
discussione. Si tratta essenzialmente di un mondo di morte che ci è concesso contemplare solo mentre
siamo in vita.
Chiedergli di andare lì già di per sé è stato crudele, per di più pretendere un pesce, qualcosa che
ovviamente non può esistere sulla Luna, certamente spiega perché il principe di Arishima sia partito con
gran furore.
Ma questo io giuro: ero perfettamente seria.
Se riuscisse a completare un compito impossibile, starei al suo fianco per tutta la vita.
Questo perché è l’unico metodo per me di misurare l’amore. Molte cose sono andate perdute su questo
pianeta, ma la cosa più importante di tutte fu probabilmente l’amore che le persone provavano gli uni
per gli altri.


Sono passati molti lunghi anni da quando la Luna è diventata un mondo di morte.
Sebbene, tecnicamente per l’umanità era un mondo di morte sin dall’inizio, quindi forse è più
appropriato dire che sia tornata alla normalità.
Il Piano di Immigrazione Lunare fu una delle strategie che idearono per risolvere la crisi di
sovrappopolamento dell’umanità. La Luna divenne una nuova frontiera, ed i suoi immigrati vi crearono
una città, una nazione al di sopra della sua superficie.
Ma poi fummo colpiti da una grave calamità. Lo spostamento dei poli certamente fu catastrofico, ma la
calamità mai vista prima che colpì l’umanità fu ancora più devastante, e segnò i titoli di coda per la
specie.
Come potrei spiegarlo?
L’umanità tutto d’un tratto perse la sua fiamma.
Il suo entusiasmo verso l’espansione, la sua eccitazione per l’invenzione, la sua passione per la
propagazione.
E non eravamo allo stesso livello di una madre che si lamenta del figlio chiuso nella sua stanza tutto il
giorno, ma sulla scala dell’intera specie che dichiarava, “Non ce ne frega più niente di niente.” Quelli da
questa parte semplicemente lasciarono la civiltà nelle mani di quelli dall’altra parte.
La civiltà non è necessaria per vivere sulla Terra.
Ma è una necessità per vivere sulla Luna.
E così il popolo della Terra disse loro,
“Il compito di far progredire l’umanità come specie ora giace sulle vostre spalle. Onestamente, noi ne
siamo stanchi.”
E in quel modo, lasciarono tutto nelle mani della Luna.
In seguito, ci vollero solamente cinquant’anni alla Terra e alla Luna per diventare interamente
indipendenti l’una dall’altra. Gli esseri umani da ambo le parti decisero che non c’era più nulla su cui
negoziare, e sigillarono le loro porte alla controparte. Noi riuscimmo a cavarcela con ciò che ci era
rimasto sulla Terra, e quelli sulla Luna riuscirono a assicurarsi delle condizioni di vita stabili nel loro
ambiente.
A quanto si dice, la luce della Luna scomparì qualche decade più tardi.
Allo stesso tempo inoltre, la popolazione umana sulla Terra diminuì drasticamente.
Dopotutto, nessuno era più intenzionato a propagare la specie. Lasciata allo sbando, l’umanità si
sarebbe estinta dopo cinquant’anni. L’unica ragione per cui sopravvive tuttora è perché all’incirca una
persona su dieci nutre ancora la volontà di “continuare a provare.”
Persone che pur essendo immerse fino al collo nei propri problemi, hanno ancora la devozione e la
diligenza di aver cura degli altri. Sono state queste persone a radunarsi e a creare un qualcosa che
ricordava gli antichi luoghi di ritrovo—una sfera d’esistenza dal nome di “città”. Non ci sono mai stata
di persona, quindi questo è tutto ciò che posso dire.
Si fanno chiamare il Comitato per il Ripristino dell’Umanità. Un movimento per il ritorno alle basi della
vita, con l’amore come principio fondamentale.
Onestamente non capisco. Non è certo qualcosa che trovo ripugnante, ma il concetto di due persone
che si amano è un qualcosa che non riesco ad immaginare. Che si provi piacere? Posso solo vederlo
sfociare nel fallimento. Credo che un metodo più sistematico a mutuo vantaggio sia di gran lunga
preferibile. Si potrebbe essere sereni ed egoisti, con un compito ben definito. Non potendo nemmeno
vedere il cuore del mio partner, sento che tentare di comprenderlo sia ancora più remotamente
irrealistico.
Allo stesso modo. Il motivo per cui impongo un compito impossibile ad ogni mio pretendente è la mia
incapacità di misurare il mio stesso amore, quindi lascio questo compito alla controparte. Se riuscirà a
recuperare un oggetto di gran lunga più prezioso di me, e sarà ancora desideroso di scambiarlo con la
mia mano, allora la considererò prova che lui ha bisogno di me.
A me loro piacciono, e mi piacciono gli esseri umani, ma non comprendo l’amore. E nonostante
questo, sono comunque felice. Fintanto che ci saranno il sole, l’acqua e l’aria, saremo in grado di vivere
le nostre vite. Suppongo sia per motivi come questo che l’umanità sta raggiungendo la sua fine. Ogni
tanto provo un leggero senso di colpa al riguardo.
Le stelle brillano, il mare sussurra. Il corallo canta l’amore di un uomo.
Come meduse, viviamo giorno dopo giorno, fluttuando, effimeri.
Mentre camminavo volteggiai, cantando nel campo avvolto dalle tenebre.
“Ma senti! Paragonare la vita ad un medusa? Che potenza.”
Una voce attraversò la mia solitudine.
La voce di un uomo, che pareva avvolta in una pellicola trasparente.


“Chiedo scusa, siete voi la Signorina ____?”
Quando mi voltai dopo aver udito il mio nome, uno strano oggetto fluttuò di fronte a me.
Sembrava un veicolo placcato di latta delle dimensioni di una borsa per il pranzo, dalla forma simile a
quelle navi per il sashimi.
Su di esso viaggiava un uomo similmente fatto di latta. La superficie della sua figura era lucida come
una teiera, perfettamente liscia. Dove ci sarebbe dovuta essere la faccia c’erano due buchi trasparenti,
ma a causa del riflesso del chiaro di luna, non riuscii a vedere all’interno.
Ad ogni modo, mi chiamò per nome, quindi fui obbligata a rispondere.
“Buonasera. Immagino che debba dire, ‘È un piacere conoscerla’?”
“Il piacere è tutto mio. Vi prego, accettate il mio biglietto.”
L’uomo di latte estrasse un piccolo pezzo di carta. Non sapevo a cosa servisse, ma dato che me lo offrì
educatamente, io rispettosamente lo accettai.
“Viene dall’esterno dell’isola?”
“Sì, sono venuto ad incontrarvi. Se non è di troppo disturbo, potrei parlarvi un momento?”
I miei occhi si spalancarono per la sorpresa. Per quanto fosse sgarbato sbattere ripetutamente le
palpebre per lo sbigottimento, non riuscii a trattenermi. Un nuovo pretendente? Quale rarità. Molte
persone erano venuto a farmi la fatidica proposta, ma questa era la prima volta che ne incontravo uno
tanto piccolo da potersi sedere sul palmo della mia mano.
“Ah, in realtà sono un fattorino di professione. Sono venuto su quest’isola per metà a causa del mio
lavoro e metà spinto da curiosità personale.”
Quella tuta di latta era probabilmente il motivo per cui la sua voce risuonava così ovattata.
Una nave che fluttuava leggera, e un ospite vestito come mai avevo visto prima.
Incapace di trattenere la mia curiosità, mi scoprii immersa nell’osservarlo piuttosto che nel cercare di
intrattenere una conversazione con lui.
All’uomo di latta non sembrò importargliene, e iniziò a parlarmi di quest’epoca, di quest’generazione,
del clima, ed altre cose simili. Nient’altro che chiacchere. Inutile dirlo, le mie risposte furono vaghe e
distratte. La conversazione non prese mai il via.
Ad un certo punto esaurì i suoi argomenti. Sembrò un tantino turbato. Imbarazzata dal mio egoismo,
offrii lui una fonte di dialogo.
“Prima ha menzionato che è venuto fin qui metà per curiosità, giusto?”
“Sì. Sono anche un mercante. L’altro motivo per cui sono venuto siete voi. Vorrei scambiare qualcosa
in mio possesso con qualcosa di vostro. Che ne pensate?”
Aveva detto che era venuto a rifornirsi di qualcosa di cui aveva bisogno. Questa volta fui io ad essere
turbata. La ragione era che un ospite del genere certamente non avrebbe trovato nulla di suo
gradimento su quest’isola.
“Avrà più fortuna chiedendo a qualcun altro. Io non ho nulla di così prezioso.”
“Al contrario, i mercanti fondamentalmente comprano ciò che è carente. Io sono in possesso di molte
cose che sono carenti qui. E lo stesso vale per voi. Conoscete qualche storia? Magari una che non si sia
mai udita altrove, e che non sia mai stata pubblicata?”
Ancora una volta, senza alcun motivo particolare fissai intensamente l’uomo di latta.
Forse perché aveva fatto una richiesta così infantile nonostante avesse la compostezza di un adulto. Le
sue parole mi colpirono nel profondo del cuore. Normalmente l’avrei deriso per una richiesta simile,
ma questa volta mi sentii obbligata ad aiutarlo.
“Ci sarebbe una cosa—una canzone di suo interesse. È una storia che imparai da mia nonna, che possa
soddisfarla?”
“Una tradizione orale? Ciò è certamente di valore. Chiedo scusa, non sono in grado di udire
chiaramente tutto ciò che dite, quindi se posso infastidirvi ulteriormente, potrei chiedervi di mettermela
per iscritto?”
L’uomo di latta a quanto pare non riusciva a sentirmi bene. Rimasi stupita da come fossimo riusciti a
gestire una conversazione fino ad ora se le cose stavano realmente così, ma riflettendoci un attimo, mi
resi conto che non avevamo poi parlato così tanto.
“Non posso. Sono incapace di leggere o scrivere.”
“Già, ne sono al corrente. Me ne andrò alla prossima luna piena, quindi vi chiederei di farne un libro
entro quel momento. Al rischio di sembrare presuntuoso, mi assumo il compito di insegnarvi.”
Si batté il petto con il pugno, come a voler dire, “Lasciate fare a me!” ma la mia fiducia non crebbe di
un millimetro. La mia mancanza di studi era tornata a maledirmi soltanto ora. L’umanità era da tempo
finita, eppure la mia vita era comunque piena di complicazioni.
Ma per ora lasciamo perdere questa questione.
“A proposito, ha detto che le meduse sono potenti. Perché?”
Gli porsi la mia prima domanda.
“Ciò accadde parecchio tempo fa, ma un parente della medusa riuscì a risolvere il fondamentale
problema biologico dell’invecchiamento attraverso la morte cellulare. È una delle poche forme di vita
che riuscì ad ottenere l’immortalità. In quanto tali, le meduse sono, al contrario di quanto uno potrebbe
aspettarsi, un forma di vita piuttosto robusta.”
Come prevedevo, rispose educatamente fornendomi informazioni dalla difficile comprensione.
Capitolo due
Questa è una storia di molto, molto tempo fa.
In una pianura arida denominata il Mare delle Ombre, si trovava una roccia dalla forma di una giovane
fanciulla.
Meravigliosi capelli castano chiaro.
Occhi innocenti e labbra color pesca.
Braccia e gambe slanciate, simili a quelle di una persona.
Pelle liscia come calce levigata, senza alcuno sbavo o grinza.
Era la statua di una ragazza, amata da migliaia, creata conforme all’ideale umano di bellezza.
Ha avuto questa forma sin dall’inizio?
O ha preso questa forma col passare del tempo?
Anche la leggenda di Pigmalione qui non è altro che un racconto di un lontano paese esotico.
L’unica cosa certa era che questa ragazza era una principessa dal giorno in cui era nata, e si era
risvegliata per volere di innumerevoli persone.
Il mondo non era altro che un’immensa pianura, ma attorno a lei vi erano un lago le cui acque
arrivavano alle caviglie, e fiori appena sbocciati a perdita d’occhio. Anche se, naturalmente, era tutta
un’illusione incavata nella calce.
Acqua nel cielo, cielo nell’acqua.
Le avevano chiesto di avvolgere questo freddo pianeta con del tiepido ghiaccio.
Non era più certa chi fosse ad averglielo chiesto. Nel momento in cui nacque c’erano miriadi di
individui, ma al termine di una breve pennichella, erano tutti completamente svaniti.
Ora era rimasta sola, e passava il tempo formulando varie ipotesi sull’accaduto.
Una teoria era che tutti fossero morti a causa di un malfunzionamento del sistema.
Ma finché lei fosse stata in vita, non sarebbe potuto succedere.
Lei continuava tuttora a provvedere ad ogni necessita, quindi non era possibile che una qualche sorta di
indicente li avesse annientati.
Poi c’era la teoria che tutti stessero dormendo.
C’era una buona probabilità che tutti avessero deciso di chiudere gli occhi perché stare svegli era troppo
faticoso.
Estese i suoi sensi lungo tutta la superficie del pianeta, ma non riuscì a trovarvi presenza umana.
L’umanità era davvero scomparsa completamente da quel mondo.
Mentre lentamente scartava una teoria dopo l’altra, incappò incidentalmente nelle leggi di quel luogo.
Secondo queste norme, ai residenti di questa parte era vietato amare i residenti dell’altra parte.
Chiunque avesse infranto questa regola sarebbe stato esiliato sulla superficie.
Era possibile che tutti fossero caduti vittima di quella legge e che fossero finiti nel mondo di sotto.
Sì, deve essere andata così, annuì tra sé. O meglio, dato che non era in grado di muovere il collo, annuì
nel suo subconscio.
Questa teoria sembrava la più credibile finora.
Ma lei era seria e laboriosa, e così continuò ad eseguire il compito che le era stato richiesto.
Per prima cosa, tagliò l’energia nucleare in eccesso dalle aree urbane. Le strutture di intrattenimento
non erano più necessarie. Ridiresse tutta l’energia in surplus verso il controllo ambientale. In nemmeno
mezzo secolo il Mare delle Ombre si era trasformato in un città con alberi ed un cielo azzurro.
Detto questo, gli alberi erano calce e il cielo non era altro che un’imitazione costruita col ghiaccio, ma
certamente aveva adempiuto a quanto le era stato ordinato.
Fu davvero una quisquilia per lei esaudire il desiderio degli uomini ora che loro stessi non erano più
presenti.
Creò sette mari sulla superficie lunare, e così passò un altro mezzo secolo.
Credette che sarebbero ritornati una volta esaudite tutte le loro richiede, ma non si intravedeva
nemmeno l’ombra della loro presenza.
Tutta sola in questo mondo senza suoni. A volte si era avvicinata alla verità che non erano stati gli
uomini ad essere esiliati, lei era stata abbandonata su questo pianeta e costretta a viaggiare da sola. Ma
poiché non era altro che una teoria non vi diede mai troppo peso.
Alzò lo sguardo verso il riflesso del pianeta azzurro sullo specchio di ghiaccio, normalmente invisibile
dalla sua posizione.
Davvero se ne sono tutti andati sulla Terra?
Pensare che lei aveva pure creato quella bellissima foresta.
Il fatto che nessuno l’avrebbe mai contemplata rendeva inutile tutto il suo lavoro. Dopotutto lei non
aveva alcun attaccamento a quella foresta.
Ma poi, un giorno.
Si risvegliò alla presenza di un calpestio sulla sabbia.
Poi ricordò che poco prima ebbe la sensazione che qualcosa fosse entrata in contatto col suo corpo.
Appena riprese piena coscienza di sé, rimase attonita nello vedere una figura camminare lungo un viale
alberato.
Aveva un fisico piccolo e robusto e i suoi movimenti presentavano una chiara mancanza di varietà
d’azione.
Aveva il suo stesso tipo di pelle, monocromatica e liscia, o forse addirittura più lucente.
Ricordava un bollitore di latta, era una forma di vita bizzarra, molto lontana dallo rispecchiare il senso
estetico di quel mondo.
Il suo cuore danzava per l’emozione di fronte all’insolita esperienza mentre lo osservava
completamente rapita dallo stupore.
Dopotutto questa era la prima volta che in tutti questi anni una forma di vita aliena aveva fatto visita a
questo pianeta!
“Aspetta, non può essere. Che ci fa un alieno sulla superficie della Luna?”
Ovviamente, si stava sbagliando.


La creatura appena arrivata era un essere umano proveniente dalla superficie terrestre. Per essere un
alieno certamente lo era, ma proprio come tutti le altre persone che aveva incontrato finora, non era in
grado di comunicare con lui. Lei non aveva gola con cui parlare.
Ciononostante, proprio come in passato, era in grado di analizzare il suo soliloquio.
Ma ciò che comprese era davvero di poca importanza.
Lui era venuto su questo pianeta da solo malgrado l’opposizione dei suoi pari.
Non c’era alcun significato particolare nel suo arrivo.
Un viaggio di sola andata in solitaria, senza alcun motivo per partire, senza alcuna ricompensa ad
attenderlo.
“Ora capisco, avevano tutto il necessario per vivere, ma non sono mai riusciti a colmare le deficienza
sul piano emotivo. Immagino non ci sia da sorprendersi se una civiltà più avanzata di quella terreste si
sia autodistrutta.”
E così iniziò a vivere qui, utilizzando i macchinari della città.
La si potrebbe definire una vita rilassata ma dignitosa. Ogni dodici ore si recava da lei per riempire la
sua tanica d’idrogeno, e nel mentre continuava i suoi soliloqui.
“Tuttavia… anche se hai forma umana, forse è un po’ troppo arrogante importi anche la cultura degli
esseri umani.”
Così dicendo, tentò di toglierle il vestito, ma lei lo fermò con tutte le sue forze. Difficile a credersi,
questa fu la prima volta che riuscì a muovere liberamente il suo corpo.
“Chiedo umilmente scusa per il mio comportamento di ieri. Mi hai colpito così forte che credevo sarei
arrivato su Marte. Se fossimo sulla superficie, saresti già dietro le sbarre. Sembra che dovrò darti
qualche insegnamento sulla natura umana.”
Erano parole davvero pungenti per uno che stava accettando sfacciatamente l’aiuto della ragazza.
Ciononostante, trovò il tono della sua voce fresco e vi percepì una misteriosa affinità.
Potreste ribattere che in questa situazione avrebbe pensato lo stesso di chiunque, ma non mi addentrerò
ulteriormente su questo aspetto.
Lui era un nuovo mondo per lei.
Perché una persona così meravigliosa è giunta in un mondo di morte come questo?
Potrà sembrarvi incredibile, ma lei era davvero preoccupata per lui.
Tra tutte le ipotesi, quella che riteneva la più credibile era che anche la sua situazione fosse simile a
quella degli altri umani.
Che fosse caduto in questo mondo come punizione per avere amato qualcuno?
O forse allo stesso modo, era salito fin qui proprio perché c’era qualcuno di cui era innamorato? Ma
sfortunatamente tutti coloro che vivevano in queste terre erano scomparsi.
Era venuto fin qui per amore, ma ora non aveva più modo per far ritorno al suo mondo.
Questo la rattristò enormemente, e così si impegnò ulteriormente, per permettergli almeno una vita
decorosa.
Tuttavia.
“Non devi sprecare inutilmente. Non abbiamo limiti di utilizzo di queste risorse, ma se dovessero
esaurirsi, cosa farai? Se dovessi esaurirti, ci porterai entrambi alla tomba.”
I suoi sforzi erano sempre vani.
A questo punto aveva imparato il linguaggio degli uomini, e si era pure costruita delle corde vocali con
cui parlare ma lui mai l’ascoltava.
Anzi, più parlava come un essere umano, più lui sembrava disprezzarla.
Aveva preparato molte cose per lui.
Si era impegnato come non mai.
I suoi sforzi erano tali da piegare le stesse leggi della fisica, i principi della natura.
Non è certo necessario spiegare il motivo delle sue gesta.
Questo semplicemente dimostrava quanto fosse innamorata di lui.
È stata una persona così meravigliosa.
Ha definito la vita ad una roccia come me.
Tuttora queste parole sono impresse nel corallo.
Eppure mai la ringraziò, continuò semplicemente a consumare.
Che sia diventata più umana?
Stava danzando sotto il cielo di ghiaccio mentre pose questa domanda.
Questa fu la prima volta che riuscì a sollevare entrambe le gambe dal suolo.
“Se devo fare un paragone, direi che il tuo corpo è più simile al corallo.”
Ripensandoci, questa fu la prima e unica volta che le rivolse degli apprezzamenti.
Ma nonna, non credo che ti stesse facendo i complimenti, era solamente sarcasmo.
Eppure quelle parole la resero davvero felice.
Tanto che per le successive dodici ore, non provò altro che orgoglio per quel suo corpo di silicio.
Il loro tempo insieme durò per altri sei mesi.
La fine giunse improvvisa.
Quando terminò le riparazioni della sua nave, la prese tra le sue braccia e la portò a bordo.
Arrivati a questo punto lei era così debole da non riuscire nemmeno a muoversi, sia l’imbarco che il
resto delle preparazioni vennero eseguiti senza che lei potesse dire nulla.
Ciononostante, anche se dover allontanarsi dal Mare delle Ombre la metteva in ansia, se c’era lui
assieme a lei, si sentiva traboccante di gioia.
Chiuse gli occhi piena di felicità mentre sedeva all’interno della nave, nello stretto spazio adatto a
contenere al massimo una persona.
“Gli uomini mi hanno stancato, per questo sono salito fin qui sulla Luna, abbandonando ogni cosa.”
La sua voce proveniva dall’esterno della nave.
Riecheggiava attraverso la vasta pianura, dove fino ad ora non c’era mai stato nessuno, dove d’ora in
avanti non ci sarebbe stato mai più nessuno.
“Quindi sarebbe sciocco da parte mia amare un essere umano.”
Il suo corpo non si muoveva.
Anche se così non fosse, la porta non si sarebbe aperta.
Ormai non faceva più parte di quel pianeta, quindi nemmeno il pianeta si sarebbe più mosso per lei.
Il cielo di ghiaccio che ricopriva quel mondo si infranse come un sogno.
“Non credo che l’affetto che provi per me sia amore. Semplicemente, ancora non conosci le persone.”
Mentre premeva sulla finestra, ricordò la legge che aveva dimenticato.
Chiunque si innamori di un residente di un altro mondo, verrà allontanato per l’eternità come
punizione.
“Se stai cercando solo di soddisfare i tuoi istinti primordiali, allora troverai candidati idonei in
abbondanza sulla superficie. Dovresti andare a vivere lì.”
Ahh, intende rimanere qui, si rattristò.
Allo stesso però, comprese che questa era la scelta migliore per lui.
“Tuttavia, non importa ciò che accadrà, tu non sarai di alcun beneficio a quel pianeta. Questa sarà la
seconda volta che annienterò gli umani sulla superficie.”
Per lei un tempo sarebbe stata una minuscola scintilla in lontananza.
Ma ora era la nave che, emettendo una enormità di luce e calore, si stava allontanando dalla superficie
lunare.
Pianure argentee.
Quel mondo che un tempo era un tutt’uno con lei, si stava allontanando sempre più, come uno
sconosciuto.
Per i suoi occhi, ormai diventata quasi umana, non era altro che un minuscolo pianeta lontano.
Un luccichio solitario in un mare di oscurità.
Ma anche se navigava lungo il cielo azzurro, non aveva tempo per perdersi tra le lacrime. Poiché era
stato così crudele da non prendere nemmeno in considerazione la sua sicurezza. La nave aveva solo
carburante a sufficienza per entrare nell’atmosfera terrestre, non aveva mezzi per gestire un atterraggio
d’emergenza su un pianeta con una gravità sei volte superiore.
La nave si disintegrò in aria e la ragazza, quasi come in uno scherzo di cattivo gusto, cadde gambe
all’aria nell’oceano azzurro.
Questa è l’origine di quest’isola.
Riuscì ad aver salva la vita, ma lo shock dell’impatto le fece perdere gran parte dei ricordi.
Fu in questo momento che su quest’isola si formò una nuova barriera corallina.
Lei qui visse, diede alla luce la sua prole, e concluse i suoi giorni.
Tuttavia, ogni mese.
Quando giungeva la notte di luna piena, osservava il cielo stellato e sorrideva felice.


E così terminai il mio primo componimento letterario.
“Credo abbiate inserito le vostre opinioni personali qua e la. Ed è chiaro che in alcune parti ci sono
forti pregiudizi nella descrizione dei personaggi.”
Il piccolo editore di latta vociò tre volte la sua disapprovazione in questa maniera.
Domani ci sarà la luna piena. Il piccolo fattorino ormai è da un mese che ha iniziato ad insegnarmi a
leggere e scrivere.
A volte non riusciva a capirmi perfettamente quindi le nostre discussioni prendevano strane pieghe, ma
in generale posso dire che sono state delle giornate stimolanti. All’inizio venni colta di sorpresa dal suo
aspetto, ma dopo qualche giorno divenne una presenza ordinaria. Come sempre non riuscivo ad
osservare all’interno della sua tuta a causa dei riflessi del vetro, ma lui era diligente, pieno di curiosità, e
più di ogni altra cosa, onesto. Era come se fosse una forma di vita che non comprendeva il concetto di
menzogna o inganno.
“Ne ho completato la lettura, vorreste sentire le mie opinioni?”
Annuii nervosamente alla sua richiesta educata. Sebbene mi fossi limitata a mettere per iscritto una
vecchia storia, provavo comunque un certo imbarazzo.
“Prego, ma sia gentile.”
“È molto diversa dalla versione che conosco, ma è stata davvero interessante. Questa ragazza è davvero
adorabile, non trovate?”
“Lei crede? Personalmente la trovo un po’ troppo ingenua, pacifica. In che modo ha colto il suo
interesse?”
“Non ha mai esitato nelle sue azioni. Deve essere stata un persona davvero onesta. Il motivo per cui
non riusciva a vedere nulla di ciò che le stava attorno era che credeva in una cosa sola.”
“Ne è diventato un gran sostenitore, nonostante solo dal mio libro non dovrebbe essere stato in grado
di trarre simili conclusioni.”
“Oh, ci riesco eccome. La ragazza non aveva un briciolo di rimpianto, io ho letto felicità dall’inizio alla
fine.”
Rimasi in silenzio.
Non era mia intenzione scriverla in questo modo. Anzi, mi ero spinta pure a inserire le mie obiezioni
nella storia.
Da mio punto di vista, questa era un storia crudele. Sin da quando la sentii da bambina, ebbi sempre dei
dubbi sulla storia di mia nonna. Era stata messa da parte e abbandonata dopo aver lavorato così
duramente, come poteva sentirsi felice? Se amare significa saper accettare il tradimento, credo che non
potrò mai accettare un simile concetto.
“Io in realtà intendevo scriverla come una tragedia.”
“La sua prospettiva è la vostra prospettiva. Voi siete questo tipo di creature, avete ereditato le memorie
di vostra madre come se fossero vostre. Ed è per questo che, non importa quanto voi e vostra nonna
siate in disaccordo, non potrete mai deviare dalle vere radici di questa storia. Non importa cosa voi
pensiate, quei sentimenti iniziali sono stati incavati nei vostri geni.”
“…Non credo di aver ben capito, ma posso prenderla come un’approvazione?”
Non riuscii a nascondere un leggero dispiacere nella mia voce.
L’uomo di latta annuì.
“Non era ciò che mi aspettavo, ma si è rivelata essere perfino migliore. Mi piace davvero.”
“Aspettative? Che cosa si aspettava?”
“La storia di questa barriera corallina. Dal mio paese, questa barriera corallina brilla in maniera
misteriosa. Mi chiedevo se per caso voi sapeste il motivo per cui brilla in quel modo.”
Il prodotto più prezioso di quest’isola.
Una barriera corallina che brilla nelle notti di luna piena.
Quegli alberi dalla forma di coralli, producono periodicamente una grande quantità di ossigeno e azoto.
Dicono che permettano alla storia dell’umanità di proseguire ancora per qualche tempo, per quanto
inutile sia. Personalmente non credo ci sia alcun significato particolare dietro questo avvenimento.
“Sono sicuro che la vostra gente tratti la luminescenza dei coralli come un evento ordinario.
Probabilmente si tratta di una semplice funzione ecologica. Credo che certe coincidenze possano
accadere.”
Dopodiché si nascose all’interno della nave. No, vi si immerse. Dopo non molto tempo ne estrasse un
pacchetto all’incirca delle sue stesse dimensioni.
“Mi chiedevo dove avrei dovuto consegnarlo, ma dopo alcune indagini pare proprio che il destinatario
siate voi. Questo è uno scambio, ma anche parte del mio lavoro. Vi prego di accettarlo.”
All’interno vi era una singola conchiglia. Di un bianco candido simile alla nebulosa della Via Lattea.
Istintivamente appoggiai la conchiglia all’orecchio.
Tss, tss…
La struttura era a spirale come i gasteropodi. Il suono delle onde riverberava nella costruzione elicoidale
simile ad un organo.
Tss, tss…
CQCQ, mi ricevete?
Finito il brusio delle onde, c’era una breve registrazione.
Ah, questo è un registratore.
Era il suono registrato della storia di qualcuno proveniente da un luogo lontano.
“Io non ne capisco il senso. Ve l’affido per un giorno, se è di vostro gradimento, vorrei scambiarla con
questo libro. A domani allora.”
Il piccolo uomo afferrò il timone e diresse la nave verso il cielo.
Lo richiamai agitata. L’accelerazione e la mobilità del suo vascello non erano assolutamente da
sottovalutare. Se avessi distolto lo sguardo un attimo sarebbe volato subito via. Detesto ammetterlo, ma
mai una volta riuscii ad afferrarlo.
“Cosa c’è?” mi rispose, voltandosi.
“Non mi ha dato alcuna valutazione. Quanti punti mi merito?”
“Accidenti, così non va, come potrei mai dare un punteggio ad un libro?”
Sembrò celare un po’ d’imbarazzo nella sua risposta, poi in un attimo scomparve nel cielo occidentale.
Era la prima volta che lo sentivo parlare con una voce così umana, carica di emozione.
Capitolo tre
Dislessia. Uno dei molti disturbi dell’apprendimento.
Mentre la maggior parte delle capacità intellettive rimangono inalterate, il disordine causa difficoltà nella
comprensione del linguaggio. Per un dislessico, le parole sono come l’olio versato sulla superficie
dell’acqua. Le mie orecchie sono molto simili. Sono nato incapace di comprendere la bellezza del
suono. Non riesco a comprendere le informazioni trasmesse attraverso il suono come tali. Il mio
mondo è composto da testi e da trame. Dal giorno della mia nascita al giorno in cui riposerò per
l’eternità, non sarò mai in grado di fare conversazione.
Mi sento riluttante, trovandomi in questo stato, a dover lasciare una registrazione del genere, ma non
c’è altro modo. Lei aveva imparato con avidità moltissime cose, ma leggere e scrivere erano le uniche
capacità che non era riuscita ad acquisire.


Quando nacqui il calendario gregoriano era da tempo andato perduto.
L’umanità aveva superato lo stadio terminale, e stava semplicemente attendendo il suo turno per cadere
nel sonno eterno.
Il mio paese natale era la ricostruita Città Satellite N°12.
Era un efficace nucleo civilizzato che riusciva a sostenere al meglio la sua popolazione di diecimila
anime.
Quell’anno, nella Città Satellite N°12 vi furono 1 morto e 0 nascite.
I registri dicono che un tempo su questo pianeta c’erano tre nascite e una morte ogni secondo. Il
positivo eccedeva abbondantemente il negativo. Era questa la superiorità del genere umano come
specie. Di quella superiorità ora non ne rimane nemmeno l’ombra.
D’altro canto però, i problemi ambientali sulla superficie erano stati completamente risolti. Non fu
tuttavia merito degli sforzi dell’uomo, ma risultato della lunga perseveranza di questo corpo celeste che
riuscì a ristabilirsi. Il sole, l’acqua e l’aria erano diventate risorse estremamente importanti, ma come un
tempo continuavano ad abbondare. Non è che la prosperità dei tempi andati non fosse più qualcosa a
cui ambire, dopotutto almeno l’atto di procreare non presentava problemi di sorta. Ma c’era un
semplice motivo per cui il grafico della popolazione era in costante discesa: la specie umana aveva perso
il proprio estro. La sua motivazione, si potrebbe dire.
Era necessario del carburante per muoversi lungo la strada dell’evoluzione, ma l’umanità l’aveva
esaurito del tutto. Avevamo reso la conservazione della vita, senza alcuna eccezione, il nostro principio
fondamentale, ma nessuno si era mai reso conto che mancava qualcosa per azionare questo dispositivo
di base del nostro essere. Quel carburante non era una proprietà dal singolo, bensì veniva consumato
dall’intera specie. La quantità totale era stata stabilita sin dall’inizio. Avrebbe dovuto essere ovvio.
Anche secondo la metafisica, in questo universo non esiste qualcosa come un’infinita quantità di
risorse. Il nostro universo è chiuso, e alla fine l’equilibrio si assicurerà che tutto torni al nulla.
Ciononostante, c’era ancora qualcuno che si impegnava per continuare la specie.
Essendo uno di questi, mi venne concesso il privilegio della cittadinanza.
Il progetto di rispristino era enorme, diviso in Rinascita e Preservazione.
La sezione Rinascita si occupava del ripristino della cultura e della sensibilità.
La sezione Preservazione, come dice il nome stesso, si occupava di preservare ciò che andava
perdendosi. Ciò includeva la tecnologia ovviamente, ma anche la vita stessa. Uno dei suoi incarichi era
la prevenzione del suicidio.
Io venni mandato alla sezione Preservazione. L’intrattenimento era necessario per preservare il genere
umano. Non c’era metodo più valido per migliorare il livello culturale della popolazione, non era un
metodo per tenerla a bada.
La comunicazione e la rete erano le cose più essenziali nella vita delle persone e allo stesso la forma più
basilare di “intrattenimento”. Io fui l’ultima persona a cui venne affidato il compito della sua gestione.
L’anno in cui nacqui fu anche l’anno in cui vennero sperimentati i designer baby, bambini
particolarmente dotati creati tramite manipolazione genetica.
Non vi fu alcun successo. Tutti gli esemplari nello stesso momento in cui nacquero smisero di respirare
e caddero nel riposo eterno. Uno scienziato incolpò del fallimento la volontà del genere umano di non
voler continuare a vivere.
La sperimentazione passò alla fase successiva. Se era l’inconscio a fermare il battito cardiaco, allora
bisognava creare un cuore che non potesse essere fermato dalla volontà umana. Se fossero riusciti a
progettare un essere umano dalla mentalità meccanica nel vero senso della parola, allora non avrebbe
respinto l’atto stesso di vivere. Su questo fronte vi furono parecchi successi, ma non privi di difficoltà.
Nello specifico, nei cinque sensi e nella loro sensibilità emotiva c’era qualche malfunzionamento, ma dal
punto di vista biologico erano esseri umani in tutto e per tutto. Almeno questo è ciò che mi hanno
riferito.
Ad ogni modo il risultato fu un’insaziabile curiosità e una volontà indomabile. Lo staff della sezione
Preservazione era riuscita a preservare uno dei motivi per cui l’umanità prosperava su questo pianeta.
Ma io non ero come loro.
Io, che non conoscevo il suono, che non conoscevo la conversazione, avrei voluto un mondo più
semplice.
Mentre lavoravo su come espandere il mare di informazioni affidatomi, incappai in ciò che rimaneva
dell’esplorazione spaziale.
Se non si teneva conto dell’inabilità di far ritorno, erano rimasti parecchi metodi per raggiungere la
Luna.
Questo fu l’unico motivo per cui decisi di recarmi lì.
Riparai un razzo, lo ricostruii, e lentamente abituai il mio corpo in modo che potesse sopportare un
viaggio nello spazio.
Sebbene il mio operato fosse sotto gli occhi di tutti, gli abitanti della città, a causa della loro anormale
apatia verso il prossimo, non vi prestarono la minima attenzione. Finché portavi a termine il tuo
compito, nessuno avrebbe interferito con la tua vita privata.
Indossai la tuta spaziale che non sarei più riuscito a togliermi e anche nel momento in cui salii dentro il
razzo, non ebbi alcuna esitazione.
Non fui colto dal terrore di non poter più far ritorno al mio paese natale. Nemmeno quando ero già
nello spazio non provai alcuna ansia. Non rimaneva più alcuna traccia di vita nelle città lunari, ma le
strutture erano ancora in operatività. Il minimo essenziale per la sopravvivenza doveva essere ancora
garantito. Se le mie previsione fossero state troppo ottimistiche, al massimo ci sarebbe stato un idiota in
meno a questo mondo.
Dopo aver lasciato la superficie terrestre il razzo ruotò due volte attorno al pianeta e poi gentilmente si
lasciò attrarre dal campo gravitazionale della Luna.
Riposi lo sguardo verso il mondo che avevo lasciato.
Un forte senso di colpa mi investì.
Io non odiavo gli esseri umani, non volevo più avere a che fare con loro.
Ero venuto al mondo auspicandomi di adempiere alle speranze dell’umanità, ma a mala pena riuscivo a
gestire i miei problemi. Tutto ciò che desideravo era la rete, io ed una piccola stanza. Io sarei stato felice
in un mondo senza suoni dove potevo cercare informazioni attraverso la rete. Sulla Luna sarei riuscito
ad isolarmi senza che nessuno venisse a darmi fastidio.
Non avevo ucciso nessuno.
Avevo semplicemente abbandonato me stesso e tutta l’umanità.
Tutto era diventato fastidioso, così decisi di tagliare fisicamente il legame di mutuo vantaggio.


Fu necessario un po’ di impegno per atterrare sulla superficie lunare.
Me ne ero già accorto durante le mie osservazioni dalla Terra, ma la maggior parte della Luna era
coperta da un manto di ghiaccio. Era una calotta azzurra che pareva creata per proteggere le sette città
costruite sulla sua superficie. Quando stavo pianificando di lasciare la Terra, trovare un sistema per
oltrepassarlo si rivelò il compito più laborioso. Mi ci volle un mese di tempo per calcolare il percorso
d’entrata tra le fessure dell’ombrello di ghiaccio. Fu solo una mia sensazione, ma più eseguivo calcoli,
più il mistero del ghiaccio pareva infittirsi. Diventai esasperato al punto da voler chiedere direttamente
al responsabile della sua costruzione a che scopo essa servisse.
Naturalmente non ci sarebbe stato nessuno ad ascoltare le mie lamentele.
Scesi sulla superficie lunare ed entrai nell’area urbana.
La scansione non rivelò alcun segno vitale. Le sette città erano un’enorme tomba.
Le uniche luci elettriche brillavano sotto un monumento color grigio.
Alzando lo sguardo verso il cielo, vidi la luce del sole danzare oltre lo spesso muro di ghiaccio.
Gli edifici vuoti erano come una scogliera, immersa in un blu tetro.
Più che essere la superficie della Luna, sembrava di trovarsi nei fondali oceanici.
Diedi uno sguardo alla mia mano, avvolta dalla tuta spaziale.
L’indumento creato per sostenere le funzioni vitali sulla superficie lunare, ora era proprio identica ad
una tuta da palombaro placcata in latta.
Era mia intenzione salire qui dalla Terra, ma a quanto pare sono sprofondato sul fondo della Luna.
Ad ogni modo, arrivati a questo punto, l’obbiettivo prioritario era assicurarsi delle risorse.
Usai la Quinta Città Lunare “Matori” come campo base e mi diressi dall’altro lato della Luna. Ci
sarebbe dovuto essere un reattore nucleare che provvedeva alla fornitura di idrogeno alle sette città.
Tuttavia. Quando vi arrivai, una volta ed una soltanto, dubitai della mia sanità mentale.
Sul lato oscuro della Luna, inosservabile dalla Terra, c’era una foresta color cenere.
Alberti fatti di calce. Uno spesso strato di ghiaccio che ricopriva il cielo. Ed al centro di tutto, sul
reattore nucleare che forniva le molecole necessarie al sostentamento, ossigeno, idrogeno, carbonio e
azoto, lì si ergeva.
Un’antica fiaba mi tornò in mente.
Era nella Sirenetta di Andersen dove la protagonista si scioglie in lacrime sul finale?
Era scolpita in una forma estremamente umana.
Una ragazza in carne ed ossa illuminata da una luce cerulea.
Capelli lunghi e luminosi di color castano e una pelle liscia come una pietra levigata. Mi ricordava
l’alabastro, bianco e illibato.
Rimase immobile, solo gli occhi sereni mi osservavano carichi di stupore.
Lei era bellissima, tuttavia non era umana.
Aveva addosso un vecchio abito di un tessuto sconosciuto.
Sì, aveva addosso.
Perché quasi certamente non era stata lei ad indossarlo.
La ragazza sedeva sul fondo di un lago, con le braccia che le ricadevano a terra ai lati. E lì terminavano.
Entrambe le sue mani erano fuse con il suolo lunare. Le braccia dal gomito in giù sbiadivano verso il
nero, e diventavano spigolose come minerali nel punto in cui si unificavano al terreno.

Per questo motivo assomigliava ad un pilastro che si estendeva dal suolo. Era impossibile che quel
vestito l’avesse indossato da sola. Avrei scoperto più tardi che ad uno degli scienziati che la crearono
dispiacque lasciarla nuda quindi decise di metterle addosso quell’abito.
Dopotutto, era effettivamente imprigionata.
Eppure, si poteva dire che fosse anche protetta.
Una figura che era un misto tra beltà e ripugnanza.
La ragazza, come è naturale che sia, sembrò guardinga nei confronti del nuovo visitatore, così come io
lo ero di lei.
La mia prima impressione fu ovvia.
“Cosa significa tutto questo? No, non può essere, che ci fa un alieno sulla superficie della Luna?”
Ed io che ero venuto sulla Luna per starmene da solo!


Naturalmente non era un’aliena, era un forma di vita di origine terrestre di tutto di rispetto.
Secondo i documenti rimasti nelle città lunari, la ragazza era un dispositivo d’entrata per gestire in
maniera più efficiente il pianeta. A quanto pare consideravano il pianeta come un essere vivente,
isolarono la sua anima e la inserirono in una forma di vita di silicio. Avevano scritto “anima” ma
probabilmente intendevano “cervello”. I pianeti avevano parti che potevano essere definite “corpo” e
“cuore” ma non avevano nessun organo simile ad un “cervello”. Gli scienziati della Luna avevano
creato un cervello artificiale, ed un corpo di comando su cui innestarlo per poter controllare il pianeta a
proprio piacimento.
Provavo una certa riluttanza ad avvicinarmi a tale grandiosa forma di vita, ma le risorse necessarie alla
mia sopravvivenza si trovavano tutte nei suoi dintorni. Idrogeno, elettricità, tutto poteva essere
recuperato direttamente nella foresta dove lei risiedeva. E così i nostri sguardi finivano inevitabilmente
per incrociarsi. Questo era l’unico luogo sulla Luna dove sgorgasse acqua. Ogni dodici ore andavo a
farne scorta, ogni volta me ne stavo ad osservare la foresta accanto alla ragazza per circa un’ora.
Lei non fece mai neanche un passo, e nemmeno tentò di comunicare con me.
Una forma di vita in silicio. La ragazza fatta di pietra era un'esistenza immortale che operava su una
scala temporale diversa rispetto alla nostra. Non era una creatura incompleta come me.
Rifornimento numero centododici.
Era una lavoro semplice e pesante, ma non provavo dolore.
A quanto pare, questa foresta aveva iniziato a piacermi.
Le foreste sulla Terra erano fin troppo piene di vita per i miei gusti. Non le sopportavo. Invece questa
foresta era immacolata. E cosa ancora più importante, priva di suoni. Se ci fosse stata una struttura
abitabile in quest’area, mi ci sarei traferito senza alcun indugio.
Impiantavo la tanica nel terreno e ne estraevo solamente le risorse di cui avevo bisogno. Mentre
aspettavo mi sedevo accanto alla ragazza offrendole qualche informazione. Non era stata lei a
richiedermelo, dopotutto non avevamo mezzi per comunicare tra noi. Questo era solo un simbolico
scambio di beni per soddisfare il mio ego. Avevo solo informazioni da offrirle, quindi le raccontai delle
storie. Non era altro che autocompiacimento.
“Tuttavia… anche se hai forma umana, forse è un po’ troppo arrogante importi anche la cultura degli
esseri umani.”
Non avevo niente in particolare da fare durante l’attesa, quindi afferrai l’abito della ragazza. Sentivo che
anche se era fatta a nostra immagine e somiglianza, c’era qualcosa di sbagliato nell’imporle anche le
nostre prospettive. Ma proprio quando stavo per toglierle l’abito che nella mia mente trovavo
inopportuno, un intenso dolore afflisse il mio addome.
Fu un momento storico, il braccio della ragazza che non avrebbe dovuto essere in grado di muoversi,
all’improvviso si avviò in un moto fluente.
Credo di esser stato catapultato a quasi tre chilometri nell’atmosfera. Avrei potuto gareggiare contro un
acceleratore di massa. Se non avessi sbattuto contro una parete rocciosa, sarei finito sicuramente nello
spazio. Le forme di vita intelligenti non umane posso essere divise in due categorie: aliene e invasori.
Ero riuscito a determinare che non fosse un’aliena, ora potevo solo pregare che non fosse un invasore.
“Chiedo umilmente scusa per il mio comportamento di ieri, ma vorrei che riflettessi sulle tue azioni. Se
fossimo sulla superficie, saresti già dietro le sbarre. Vorrei che imparassi quanto possiamo essere fragili
noi essere umani.”
Quarantotto ore dopo.
Avevo costruito un nuovo veicolo e affrontai nuovamente la ragazza.
Ad essere onesti, era un bel rischio. Tuttavia volevo evitare di mettere a repentaglio la mia vita ogni
dodici ore. Se possibile avrei voluto negoziare pacificamente.
Immaginai che anche se non potevo comunicare con lei, avrei potuto per lo meno farle intendere le mie
intenzioni. Se i residenti della Luna la stavano utilizzando per controllare il pianeta, doveva avere
qualche sorta di funzionalità di input esterna. Usai le mie braccia per dirle che non avrei più ripetuto
quel genere di azioni, e dopo circa un’ora, mosse il collo verticalmente su e giù, aveva accettato le mie
scuse.
Finalmente potei escludere che fosse un invasore.
Avrei dovuto incontrare quella ragazza ogni dodici ore, ma non era umana quindi nessun problema.
“Gli uomini non hanno paura della morte perché non desiderano che la loro vita finisca. Loro compito
è propagare la specie, quindi hanno paura di morire prima di riuscire a farlo.”
Continuai con la mia conversazione a senso unico nella foresta lunare.
Per questo motivo gli umani considerano la morte un tabù. La vita è basata sull’istinto di conservazione.
I geni che funzionano come cianografie del nostro corpo sono costituiti da acido nucleico, il DNA. Il
codice a doppia elica è una struttura perfettamente complementare. Questi due filamenti, immaginando
che abbiano un inizio e una fine, combaciano se messi capovolti. Uno di essi pensa a creare la
cianografia della vita, mentre l’altro ha il compito di replicarla. Anche se uno dovesse andare perduto,
l’altro ne assumerebbe il ruolo e continuerebbe a preservare la vita. Come si può notare, siamo
progettati in modo da dare la massima priorità a lasciare una parte di noi prima di andarcene.
“Propagarsi, fare dei bambini, o in altre parole traferire i propri geni, significa esistere per l’eternità. La
verità è che una forma di vita, dato vita alla progenie, diventa inutile. Una volta creato una replica di
qualità superiore, mantenere l’originale è solo uno spreco di risorse.”
Cercare un membro del sesso opposto adatto a noi, cercare partner più belli non è una funzione
dell’animo, bensì l’istinto primordiale di instillare i nostri geni superiori nelle nostre repliche.
Non siamo altro che portatori di geni. Possedere delle emozioni è solo un sistema per rendere più
efficiente la propagazione di quei geni. Ci fu un tempo un uccello che si propagò per più di cinquecento
volte. Aveva una popolazione che nessun altra specie superiore poteva eguagliare in numero. Se gli
esseri umani fossero come gli altri animali in natura, non avrebbero dovuto propagarsi allo stesso livello
degli uccelli, data la loro massa corporea. Ciononostante, vi riuscirono. Consumarono i cinquecento
uccelli come cibo, e alla fine superarono in numero la loro specie. L’uomo non è dotato di conoscenza
e sentimenti per arricchire la propria esistenza. Queste facoltà esistono solamente come arma definitiva
che assicuri all’homo sapiens il dominio del pianeta. Macchine prive di emozioni non ne sarebbero in
grado, le macchine ambiscono solo all’efficienza. Una volta raggiunta l’efficienza massima, l’evoluzione
di fermerebbe.
“La vita deve continuare a propagarsi. Finché quest’obbiettivo non sarà raggiunto, la morte continuerà
ad essere temuta. Ma nel momento in cui il loro bimbo sarà svezzato, la presa della morte si allenterà un
po’, avendo adempiuto al loro compito. Dopodiché saranno liberi di vivere la loro vita come
desiderano. Potranno decidere come singoli se continuare ad impegnarsi per la propagazione della
specie, o per proprio tornaconto.”
Detto questo, il popolo terrestre non ricade in questa descrizione.
L’animo dell’umanità si era indurito. Dopo aver raggiunto la conclusione, aver ottenuto il futuro che
desideravano, non sentivano più il bisogno di propagare la specie. Tutti lasciarono che fossero altri ad
occuparsi della preservazione e dell’evoluzione della specie. La propagazione per loro non era più né un
obbligo né un istinto primario, solo un passatempo.
“Nonostante tutto, finché sarà almeno un passatempo, c’è ancora speranza. Se anche questo dovesse
scomparire, non avremo più il diritto di definirci esseri viventi.”
La ragazza come al solito non si mosse di un millimetro.
Non mi importava se capisse o meno ciò di cui parlavo. Avevo parlato abbastanza da compensare per
le risorse che avevo sottratto, quindi me ne andai di fretta dalla foresta.
La foresta della Luna era come sempre silente e immacolata. Non potei evitare di fermarmi per
contemplarla in ammirazione. Quando mi voltai, vidi che la ragazza aveva alzato leggermente una
mano, come se stesse cercando di catturare un insetto in fronte a lei. Mi sarei reso conto solo più tardi
che quella era una reazione ritardata di trenta minuti, ma al momento non compresi le sue intenzioni.


“Non va bene sprecare. Io devo solo riempire questa tanica. Sto usando le tue risorse liberamente, ma
rimane comunque la possibilità che si esauriscano. Se il pianeta dovesse prosciugarsi, anche tu te ne
andresti con lui, non è così?”
Rifornimento numero centoottanta.
La produzione di elementi chimici era in aumento di recente, quindi provai ad avvisarla.
Con mia sorpresa reagì abbassando lo sguardo rattristata.
Aveva compreso le mie parole.
E cosa ancora più importante, stava imparando a trasmettere i suoi pensieri.
Forse non aveva imparato nulla dalle mie parole, ma osservando i miei gesti, si stava lentamente
evolvendo. In quel momento ne rimasi sconcertato, non riuscivo a capirne il motivo.
“Prima le mani, ora le gambe, non credo che diventare indipendenti sia necessariamente qualcosa di
positivo però.”
Al duecentoquarantesimo rifornimento la ragazza imparò a rimanere in piedi.
Le sue mani e i suoi piedi che prima erano fusi con il terreno erano diventati simili a quelli di un essere
umano.
Era solo in grado di alzarsi, ma di questo passo sarebbe stata presto in grado di camminare.
Erano notizie di poco conto. Mi preoccupavano molto di più le parti danneggiate della foresta che
avevo iniziato a notare. Vedere piccole parti qua e la venir consumate non faceva bene alla mia salute
mentale.
Mi dedicai alla riparazione degli alberi. Ogniqualvolta mi voltavo, la ragazza sorrideva felice. Sembrava
apprezzarlo molto, quasi le stessi facendo un favore. La manutenzione della foresta divenne parte della
mia routine giornaliera.
“Cerca di non avvicinarti senza preavviso. Non ho una tuta di riserva se questa dovesse rompersi.
Morirei di certo. Oh cielo, sei caduta di nuovo. Se vuoi muoverti come un essere umano, dovresti
crearti delle articolazioni.”
A differenza di un essere umano, era priva di una struttura scheletrica interna. Piuttosto, incasellava i
suoi organi tra le ossa. L’interno e l’esterno erano ribaltati rispetto a noi. Detto questo, io stavo
incasellando in mio corpo in una tuta spaziale, quindi immagino fossi in qualche modo simile a lei.
Feci del mio meglio per aiutarla, ma non le permisi di toccarmi. La sicurezza certamente era un
problema, ma più che altro non volevo essere toccato da quelle dita.
Appresa l’arte del camminare, anche l’abito adempì alla sua funzione originaria.
La sua figura scivolava tra gli alberi cinerei, come per chiedere
Sono diventata più umana?
Un rumore riecheggiava in quella che doveva essere una foresta silenziosa. Non avrebbero mai potuto
essere dei segnali dalla Terra.
Probabilmente era un malfunzionamento della tuta, quando sarei tornato in città l’avrei controllata.
La ragazza continuava persistentemente a folleggiare tra gli alberi.
Presi il suo gesto come una richiesta, sembrava chiedere la mia opinione sulla sua ritrovata capacità di
muoversi.
“Vediamo… se dovessi fare un paragone, direi che il tuo corpo è più simile al corallo.”
In risposta al mio monologo privo di senso, lei volteggiò su stessa facendo ondeggiare il vestito, quasi
volesse saltare.


Trascorsi all’incirca sei mesi di tempo terrestre con lei.
Arrivati a questo punto il tasso di produzione degli elementi chimici stava calando. Era ancora più che
sufficiente a tenermi in vita, ma tenendo anche lei in considerazione decisi di togliere l’energia alle città
terminali. Avevo da tempo disconnesso la rete. Se fossi riuscito a rendere la città più efficiente, avrei
potuto farla ripartire. Se avessi bloccato tutte le funzioni superflue come la produzione di cibo e calore,
non avrei avuto bisogno nemmeno di una tanica di carburante. Avrei potuto tirare avanti dodici ore con
un tazza.


Più della metà degli alberi della foresta era ritornato ad essere sabbia.
Questa foresta era probabilmente l’unico habitat adatto a lei.
Col recedere, anche la vivacità della ragazza diminuiva.
Mi dispiace, non riesco più a muovere il pianeta bene come un tempo.
La ragazza aprì la bocca. Onde si espansero nel vuoto.
Non era un malfunzionamento della tuta spaziale. Aveva ottenuto delle corde vocali.
Non capivo. Perché si spinge a tanto? mi chiesi.
Vorrei conoscerti meglio, vorrei toccarti.
Mi pregava, i suoi occhi fissi su di me.
Le registrai, ma non riuscii a decifrare le sue parole.
La voce della ragazza non sembrava aderire a nessuna lingua conosciuta, ed anche quando tentai di
convertire il suono registrato in caratteri, ciò che venne fuori fu solo una stringa di lettere. Per me le
parole prodotte da un suono sono come una canzone di un paese esotico.
“Stai continuando a crescere, vedo. Te ne ho già parlato, ma l’istinto di conservazione e di evoluzione
sono obblighi di tutte le forme di vita, così come sono prova della loro esistenza. Tuttavia, la tua
evoluzione non sta progredendo su una buona strada. Perché mai hai creato un corpo così disagevole?”
Per me non ha alcuna importanza. Io voglio solo parlare con te.
Posò le mani sul petto e mi fissò.
L’espressione sul suo volto sembrava ammonirmi “Questo qui è il mio corpo”.
Anche adesso non riesco a comprendere il mio stato mentale in quel momento. Un dolore freddo,
come se qualcuno mi avesse colpito alla schiena con una lama affilata, e una leggera febbre, come se il
mio cuore venisse schiacciato. Mi accade la stessa cosa quando mi voltai ad osservare la Terra dopo
essere partito. Un inesplicabile movimento del mio animo.
Le sue azioni erano dettate da ciò che viene chiamato cuore.
Aveva iniziato a provare delle emozioni.
Me ne ero reso conto già da tempo. Finora avevo solo distolto lo sguardo.
Questa forma di vita non si stava evolvendo per adattarsi all’ambiente che la circondava, si stava
evolvendo per esaudire il desiderio che aveva espresso.
“Capisco, tu vuoi assumere la forma di un essere umano.”
Annuì vigorosamente.
Per noi due che per tutto questo tempo non eravamo riusciti a comunicare, questa fu probabilmente
l’unica volta in cui riuscimmo a comprenderci pienamente.
Il motivo per cui non mi faceva mai del male fu perché voleva usare il mio corpo come riferimento.
Il motivo per cui mi rivolgeva dei sorrisi e dell’affetto che provava nei mie confronti tuttavia non erano
a causa dell’amore.
Semplicemente, lei non conosceva altri esseri umani.
Passò del tempo.
Non c’era modo di fermare il suo cambiamento.
Stava cercando di trasformarsi in una forma di vita di carbonio. Ciò che si estendeva di fronte a lei non
era altro che un sentiero che l’avrebbe portata ad un irrimediabile indebolimento della specie.
Anche le risorse della Luna andavano esaurendosi.
Con la graduale perdita delle sue funzionalità come membra e cervello della Luna, la superficie
ritornava pian piano ad essere un mondo di morte.
Hello, Captain Armstrong. La Luna stava tornando alla sua forma originaria, di luogo dove gli esseri
umani non dovrebbero risiedere, la medesima forma che lui, primo della sua specie, vide una volta
sceso sulla sua superficie.
La ragazza stava precipitando verso la morte.
Più si avvicinava a diventare umana, più il pianeta l’abbandonava.
Più lei diveniva affascinata dagli esseri umani, più io perdevo il mio entusiasmo.
Però, ciononostante…
Se una pietra di tale bellezza desiderava la vita, non mi restava altra scelta che esaudire questo suo
desiderio.
Iniziai le riparazioni del razzo.
Mi rifornii di tutte le risorse che riuscii a recuperare.
Presto le sette città lunari sarebbero diventate un mare di polvere.
Feci ciò che potei. Naturalmente diedi priorità alla mia sopravvivenza. Se mi fossi sacrificato per lei non
avrei avuto più il coraggio di guardarla in faccia, visto che ero stato proprio io ad insegnarle questo
principio.
Iniziò a trascorrere più dell’ottanta percento del tempo dormendo.
L’abbracciai mentre dormiva. Le avevo vietato di toccarmi, ma proprio come pensavo, attraverso la tuta
spaziale non percepivo nulla. Avrei fatto in modo di ricordarmi almeno questa cifra. In questo mondo
privo di gravità, i dati sono le uniche informazioni certe.
Si svegliò mentre la stava portando dalla foresta alla città. Anche senza dire nulla credo riuscisse lo
stesso a capire cosa stava succedendo. Oppose resistenza, ma non aveva più la forza di un tempo.
Dopo essersi dimenata per un po’, ritornò a dormire.
La posai sul razzo monoposto.
Ciò che di norma necessiterebbe cinque minuti, non si risolse prima di qualche ora.
Mi assicurai che fosse al sicuro, ma senza dubbio se la sarebbe presa con me più tardi. Dopotutto il mio
piano prevedeva che la nave si distruggesse a mezzaria.
L’importante è che entrasse nella stratosfera. La capsula di salvataggio poi l’avrebbe fatta cadere
nell’oceano. Si era indebolita, ma era comunque parte di un pianeta. L’esterno del suo corpo si sarebbe
presto adattato al nuovo ambiente. Non se la sarebbe cavata con colo qualche graffio, ma spero possa
perdonarmi.
Rimanevano solo due minuti al decollo.
Era un progetto grandioso che aveva consumato più dell’ottanta percento delle risorse lunari.
Appartenevano tutte a lei in ogni caso, quindi non mi sentii per niente in colpa.
I miei sensori captarono di nuovo delle onde.
Udii un martellio da dentro il razzo.
Attraversò l’oblò vidi i suoi capelli castani ormai completamente in disordine.
Non avevo nulla da fare quindi le parlai come feci di solito.
“Calmati. Oramai non hai più bisogno di me. Il tuo cuore sta solo cercando l’amore. Una volta scesa su
quel pianeta, troverai tutto ciò che desideri.”
No, ti sbagli! Io non mi sono innamorata degli esseri umani, mi sono innamorata di te!
“Non ti preoccupare. Dopo che te ne sarai andata, io diventerò qualcosa di simile a ciò che eri in
origine. In ogni caso, finite le risorse, non sarei comunque in grado di continuare a vivere come essere
umano. Ad essere onesti, queste sono sempre state le mie intenzioni. Quindi non mi sentirò mai solo,
proprio come te agli albori.”
Anche questo è sbagliato, prima o poi anche tu anelerai all’amore!
Io non comprendo le canzoni.
Eppure stranamente le sue onde non mi provocavano alcuno sconforto.
Il martellio sulla parete si fece più forte.
Non riuscii a trattenere una risatina chiedendomi se non sarebbe davvero riuscita a perforare la parete.
Nella mia testa non ero tanto preoccupato che il mio piano andasse a monte, quanto più a tenerla al
sicuro se fosse riuscita nel suo intento.
Questa linea di pensiero normalmente sarebbe inimmaginabile per me. A dire il vero, non è così. Sin dal
mio arrivo su questo pianeta, io avevo lavorato per quella ragazza. Non passò giorno che non pensassi a
lei. Quindi, in quel senso, il modo di esprimersi del mio cuore ora era la norma. Non dimenticherò mai
i giorni che ho trascorso con lei, quei giorni che desideravo non finissero mai.
“Qualche tempo fa ti parlai della definizione della vita. Ti dissi che coloro che rinunciano a proliferare
non possono considerarsi esseri viventi. È proprio così. Se vuoi davvero diventare un essere vivente,
devi lasciare una progenie.”
Ti prego, aspetta! Permettimi di parlare ancora una volta con te!
La mia decisione di mandare questa ragazza sulla Terra era malvagia.
Avrebbe potuto portare alla fine dell’umanità.
Ma io ormai l’umanità l’avevo già abbandonata.
Per questo ero venuto su questo mondo.
E per questo, fino a quest’istante in cui stavo per perdere tutto, non mi ero accorto dove si trovava
davvero il mio cuore.
I ricordi mi colpirono come se volessero punirmi. Mi ricordarono che tipo di persona fossi.
“Odiavo gli umani. Ho rinunciato a tutto e sono venuto fin qui sulla Luna per fuggire. Una persona
come me non ha il diritto di amare.”
Ero debole ed egoista come la maggior parte dei miei simili.
Eppure, pure una macchina come me, priva della facoltà di empatizzare…
“…Tuttavia, mi sono innamorato di te.”
Senza nemmeno comprendere il significato della felicità.
Ho egoisticamente desiderato che tu potessi vivere una vita serena.
Luce e calore assalirono i miei occhi.
Il razzo ritirò la sua coda e discese nel mare di oscurità.
Una nave verso il vuoto.
Il pianeta se ne andò.
Tu te ne andasti.
In questo momento, più di ogni altro, mi sentii umano.
Capii, il vero motivo per cui ero venuto fin qui era per conoscere l’amore.
Capitolo quattro
Anche di quest’anno ne si può misurare la longevità.
La dodicesima luna piena brillava nel cielo. In meno di dieci giorni anche quest’anno si concluderà, ed
un nuovo, inutile anno ancora una volta avrà inizio. Contemplavo la luminosa linea costiera a forma di
luna crescente dalle alture. Questa sera il mare era più luminoso del solito. Il vento non era né freddo
né caldo. Quest’isola è completamente indifferente all’inverno.
Acqua nel cielo, cielo nell’acqua. Nel cielo della Luna vi è un mare infranto.
Secondo alcune storie, il motivo per cui il verde di quest’isola è così lussureggiante è da attribuirsi ad un
meteorite caduto nelle vicinanze.
Dopodiché nacque un nuovo mondo oceanico, chiamato il Corallo della Luna.
Si da il caso che la mia prima nonna una volta messo piede nell’oceano durante gli ultimi anni della sua
vita, non fece più ritorno.
Dicono che dopo questo fatto, nelle notti in cui si vede meglio la Luna, il corallo inizi a brillare.
Le stelle brillano. Il mare sussurra. Il corallo canta l’amore di un uomo.
Come una medusa, viviamo giorno dopo giorno, fluttuando, effimeri.
“Ma guarda, questa sera sembrate essere proprio di buon umore!”
L’uomo di latta arrivò sul suo piccolo vascello.
La scia di luce che si lasciò alle spalle durante la discesa mi ricordò una stella cadente.
Probabilmente ero felice a causa della luna piena. Di recente mangio come si deve, nonostante non
fossi ancora riuscita a mettere in ordine i miei sentimenti, mi sentivo particolarmente di buon umore.
Lui, d’altra parte, sembrava non riuscire ad articolare bene le parole. Quando gli chiesi il motivo, rispose
che le sue scorte di cibo andavano esaurendosi.
“Ecco il mio libro, la prego lo accetti. In cambio io terrò la conchiglia.”
“Eccellente, alla fine siamo riusciti ad accordarci su uno scambio, ne sono felice.”
Il ponte della nave si aprì come il coperchio di una pentola. Alzò il librò più grande di lui e lo infilò
lentamente all’interno. Colsi l’opportunità per dare un’occhiata. Era connessa ad un altro mondo, e lo
spazio all’interno pareva più grande della mia stanza, vi osservai una montagna di oro e argento. Lui
piazzò il mio libro proprio nel mezzo. Mi sentii in imbarazzo, ma anche un po’ orgogliosa.
“Finito? Non farà più ritorno su quest’isola?”
“Non è l’isola, ma il fatto stesso di venire da questa parte a crearmi difficoltà. A dispetto delle
apparenza, faccio non poca fatica. La gravità terrestre è un grosso peso per me. Senza contare che
questo corpo è stato pure alleggerito il più possibile.”
Deglutii.
Proprio come l’anno corrente sta andando incontro alla morte, anche lui se ne sarebbe andato senza
lasciare alcuna traccia del suo passaggio.
Non era certo mia intenzione lamentarmi. Allo stato attuale dell’umanità, incontrarsi una volta e non
rivedersi mai più è la norma. Io stessa ho la reputazione di essere una principessa che esterna ben pochi
sentimenti. Per me, cercare disperatamente di trattenerlo qui sarebbe davvero da incon---No, ferma
tutto. Perché mai dovrei seguire in questo modo la strada dei miei antenati? Le nostre conversazioni
saranno un tantino sconnesse, ma a differenza di lei riusciamo tranquillamente a comunicare.
“Stavo ponderando su una cosa, le andrebbe di condividere la sua opinione?”
Parlai in tono di sfida e lui si voltò per affrontarmi seriamente.
Naturalmente, non stavo rimuginando su niente. Mi vennero in mente un paio di cose, ma alla fine finii
col parlare delle proposte di matrimonio che ricevevo. Di come gli uomini venivano dalla terra ferma e
come da tradizione mi chiedevano la mano da dietro una tenda in bambù. E di cosa ne pensava delle
richieste improponibili che facevo.
Incrociò le sue piccole braccia e annuì in segno di comprensione.
“Siete molto onesta. Conosco qualcuno proprio come voi. Non avendo alcuna prova, sentite che
l’affetto delle persone sia solo una copertura per i loro inganni. Questo perché date priorità alla vita
degli altri più che alla vostra. Il vostro amore è molto simile a quello umano.”
La luna era luminosa.
Spesi parecchi minuti ad agitare le mie mani nel tentativo di fermarlo, come se cercassi di catturare un
volatile o un insetto alato di fronte ai miei occhi.
“È ora che vada. Se mi lascio sfuggire questo ciclo, non sarò in grado di far ritorno. La lettura e la
scrittura sono le basi della cultura, quindi cercate di ricordarli il più a lungo possibile.”
“Sì, farò un lavoro migliore la prossima volta.”
“Prossima volta?”
“Già, ho deciso di scriverne un altro. Includerà altre interpretazioni che sono assenti in quello che le ho
appena dato però.”
Parlavo sul serio. Dopo aver sentito la voce nella conchiglia, sento il bisogno di metter per iscritto una
nuova storia.
“Una proposta davvero affascinante. Avete un vero talento per gli affari. Potrei chiedere quanto mi
verrebbe a costare?”
“Riuscirebbe a portarmi un pesce dalla Luna?”
Un compito impossibile che chiunque rifiuterebbe. E quell’uomo, che sicuramente conosceva la
difficoltà di quell’impresa non solo teoricamente, rispose.
“Per pesce intende la forma di vita che in antichità usava abitare gli oceani? Sarà piuttosto difficile
creare un oceano sulla luna. Ma per quanto difficile possa essere, se è ciò che voi desiderate, allora
ritengo che ne valga la pena.”
Il timone apparve dal ponte.
Lo prese in mano e diresse la punta della nave verso il cielo occidentale.
“A proposito, avete scoperto la verità sulla barriera corallina?”
“No, ma sembra che il desiderio di mia nonna si sia avverato.”
Questa storia tuttavia, me la riservo per il nuovo libro.
“Ottimo, attenderò con gioia che voi risolviate questo mistero allora.”
Mi porse i suoi saluti per poi volare via verso il vuoto.
La notte dell’indomani attraverserà la Luna che stava già svanendo e ricadrà in quei cieli lontani.
Proprio in quel momento udii una bellissima voce.
La canzone all’interno della conchiglia risuonò, e così anche i miei ricordi.
Erano passati diversi secoli da allora, e i due continuavano la loro eterna separazione,
Il fiore sbocciato sulla Luna cadde sulla Terra e divenne qualcosa di ordinario, ma aveva lasciato molti
semi affinché portassero a compimento ciò che lui le aveva insegnato. Disse che l’amore non è altro che
un passatempo, ma anche i passatempi a volte possono diventare più forti degli istinti primordiali. E
così che le persone sono in grado di continuare a vivere.
“Ahh…”
Ed ecco risolto il mistero della barriera corallina luminescente, non c’è altro.
Fino alla fine non furono in grado ci comunicare e di trasmettere i proprio sentimenti.
Una storia d’amore a senso unico.
Una determinazione per autocompiacimento.
Ma entrambi pregarono per la felicità dell’altro.
Però, penso che né lui né lei abbiano mai creduto che ne sarebbe rimasto qualcosa.
“Che persone felici…”
Canticchiai con la sua voce.
Mi tornò alla mente una canzone nostalgica.
Anche se non può essere toccata, c’è vita al di là del cielo infinito.
Un mare che brilla, un corallo che canta.
Ancor oggi, continuo ad amarti.