Sei sulla pagina 1di 2

Insieme ArTe – Amare Chioggia

Elezioni comunali 2021 Le relazioni restano la tessitura essenziale su cui si regge la trama di una
politica sensata che situi al centro la partecipazione feconda di ciascuna e di ciascuno.
Per le prossime elezioni è necessario il dialogo tra chi ha visioni, proposte autentiche da mettere in
gioco e chi desidera impegnarsi per guidare la città allo scopo esclusivo di perseguire il bene
comune. Le donne, attente a far pesare l’amore per il luogo del loro radicamento senza condividere
legami di potere, rappresentano la differenza che può creare ordine e ristabilire le vere priorità nella
vita cittadina, perciò è importante si esprimano senza tirarsi indietro.
Il contributo positivo che possiamo dare è, dunque, la discussione tra tutte e tutti su come la città
possa essere più bella e vivibile. Chioggia si fregia del riconoscimento di città d’arte e deve ricevere
le attenzioni e la custodia di una creazione d’arte: la sua morfologia urbana, l’imponenza del suo
corso, i suoi palazzi e le sue chiese raccontano di un centro urbano nato con l’intenzione di
mostrarsi bello, di farsi godere e ammirare. Un’idea poi smarrita.
Una popolazione riconosce sé stessa non dimenticando il volto dei decenni e dei secoli trascorsi,
volto inciso nella tradizione pittorica; il paesaggismo ha avuto a Chioggia una fioritura che ci ha
lasciato opere notevoli: vedute dei canali e degli edifici, rappresentazioni del lavoro e delle attività
della sua gente. Con Chioggia Rosalba Carriera, la grande ritrattista del Settecento apprezzata in
tutta Europa, ha mantenuto nel tempo un rapporto affettivo. Sarebbe quindi prestigioso dedicarle la
pinacoteca di Palazzo Granaio di cui si parla da anni.
Una città, accanto ai tanti bisogni materiali e spirituali, ha pure risorse materiali e spirituali. La più
grande risorsa sono le abitanti e gli abitanti che ne sostengono la vita di ogni giorno con il lavoro e
con l’impegno personale, dentro e fuori casa, governando la comunità nella forma più diretta e
concreta. Singole donne e uomini e tante associazioni contribuiscono a renderne vivo il tessuto
culturale e sociale, provvedendo a volte anche al sostentamento di chi è in difficili condizioni
economiche. Nella attuale pandemia, da mesi c’è mobilitazione di volontarie e volontari per
prestare aiuto a chi si trova in ristrettezze o addirittura indigenza. La lotta contro l'installazione del
pericoloso deposito GPL è un altro esempio di forte coinvolgimento popolare.
La buona amministrazione può potenziare quanto di positivo ciascuna e ciascuno fa, può rafforzare
il naturale desiderio di coinvolgimento nella vita pubblica; la buona politica ci salvaguarda dallo
scadimento delle istituzioni, insidiate dal potere che le minaccia. L’eccellenza femminile emerge
quando le donne sanno tenersi fuori da tali giochi, quando seguono la propria strada e le proprie
intuizioni, cercando forza e autorità nella relazione con altre, in fedeltà a sé stesse, alla loro
indipendenza e libertà, quando sanno elaborare una nuova visione del mondo e proposte adeguate a
risanare le zone in cui abitiamo e la Terra tutta. La concezione di sviluppo che ha guidato finora le
trasformazioni tecnologiche e urbanistiche è arrivata al capolinea: si tratta infatti di “malsviluppo”,
come ci avverte Vandana Shiva, leader del movimento ecofemminista globale. Da molti anni ormai
i movimenti femministi sollecitano e praticano: il prendersi cura dell’umanità e della Terra; la
difesa degli alberi; la salvaguardia di forme di economia non di mercato; la conservazione della
diversità biologica e dei sistemi di supporto all’esistenza; la sostenibilità dell’uso delle risorse
rinnovabili: foreste, pascoli, terreni coltivati, ecosistemi marini e d’acqua dolce, che non possono
essere sfruttati al di là della loro capacità di rinnovarsi.
Come calare questi basilari principi nella nostra realtà? Come affrontare problemi, difficoltà,
interessi contrapposti, scadimento culturale, sfilacciamento delle relazioni interpersonali,
smarrimento dell’idea di comunità? Non abbiamo intenzione di stilare un programma elettorale che
investa le numerose problematiche del territorio, tuttavia riteniamo di poter offrire il contributo
delle nostre pratiche politiche al confronto che vedrà coinvolte nelle prossime elezioni le
rappresentanze istituzionali e le istanze sociali.
Le risorse di Chioggia sono notevoli: la sua bellezza naturale, il mare, la pesca e gli orti, risorse
alimentare a chilometro zero, costituiscono la base della sua ricchezza. Non è più pensabile che il
complemento dello sviluppo, in particolare di quello turistico, sia la costruzione di sempre nuove
case: il centro storico che si va svuotando offre occasioni di ampio recupero di abitabilità. Il vero
tesoro che può rilanciare il turismo, dando un volto nuovo e pregiato all’accoglienza, è il verde.
L’Europa, con il contributo determinante delle donne elette alla sua guida, ha elaborato il progetto
Next generation EU, il quale impegna gli Stati a una riconversione verde. Sulla scia delle più
moderne capitali mondiali, Parigi si prepara a rivoluzionare la propria urbanistica per ritagliarsi un
futuro attento all’ambiente, eliminando l’asfalto da molte aree centrali, piantando migliaia di alberi,
dimezzando il traffico, aumentando le zone pedonali. E Parigi ha una sindaca.
Riusciamo a pensare a Chioggia nell’ottica del bene “per le prossime generazioni”? Da noi, se non
si riesce a espiantare il cemento che c’è, compito essenziale è mantenere e custodire in maniera
premurosa e rigorosa i pochi terreni su cui non ci sono ancora costruzioni per destinarli al verde.
Il consumo di suolo zero è l’orizzonte su cui puntare anche come impegno della Regione.
Consumo di suolo zero non vuol dire togliere lavoro, anzi, il recupero, le ristrutturazioni, la
riqualificazione di edifici non più adeguati alle norme energetiche o antisismiche offriranno
maggiore occupazione. Vuol dire, però, annullare le decisioni prese dalla attuale amministrazione,
afflitta negli ultimi mesi da una inusitata frenesia edificatoria, concretizzatasi in opere e proposte
distruttive, dall’Isola dell’Unione all’area Ghezzi, dalla Batteria Penzo alla zona Reduci, dalle
deroghe al Prg ai crediti edilizi, al piano per il centro storico. È sfacciata alterazione dell’autenticità
del linguaggio, della sua verità, chiamare “riqualificazione/valorizzazione dell’ambiente” e “volano
di rilancio economico” questo programma di cementificazione.
Riqualificare l’ambiente significa, ad esempio, attuare la legge 113/1992, la quale prevede di
piantare un albero per ogni nuova creatura che viene al mondo, come era stato deliberato nel 2007
dall’amministrazione di allora, che aveva destinando a questo scopo alcuni terreni in città e nelle
frazioni; di questi appezzamenti è stato alberato il solo Giardino degli Elci a Sottomarina, oggi
alquanto trascurato. Aprire l’orizzonte verde significa tutelare la salute, il respiro, la sanità dell’aria,
e ridurre il riscaldamento terrestre. Significa abbandonare la logica della speculazione e del profitto
per entrare nella logica della cura. Significa pensare alle generazioni future, i cui disagi emergono a
volte in maniera aggressiva del tutto incomprensibile. Gioventù che, per la quantità di tempo
dedicata ai mezzi di comunicazione di massa, sembra sempre più “estromessa dal sentire”. Di fronte
a questa mutilazione della sensibilità psichica e fisica, il corpo e la mente reclamano i loro bisogni
di spazio, di movimento, di espressione vitale di sé, cui è fondamentale rispondere offrendo luoghi,
attività, manifestazioni culturali, in cui ragazze e ragazzi possano esternare positivamente la loro
energia e il loro bisogno di socialità.
Oltre al necessario ripristino della sede dei vigili urbani alla Loggia dei Bandi, un’altra proposta che
ci pare essenziale per far rifiorire nella sua bellezza il centro storico - invaso dalle strutture
disordinate dei pubblici esercizi e dall’esposizione di merci fino in mezzo alla strada a creare
disordine visivo - riguarda Riva Vena.
Molti anni fa, quando c’erano i soldi della Legge speciale, era stata fatta una interessante e
innovativa proposta all’Amministrazione di allora, che consisteva nell’acquisire i locali in
abbandono ai piani terra per farne botteghe da affittare, a canoni modicissimi, ai nostri artigiani e
artisti: dalla ceramica ai merletti, dalla pittura alla costruzione di barche tipiche in miniatura, dalla
falegnameria alla sartoria all’oreficeria, dal restauro alla decorazione alla pelletteria alla moda al
design…: la riva sarebbe potuta e potrebbe ancora diventare fulcro vitale e attrarre un turismo
qualificato, sarebbe potuta e potrebbe ancora diventare una scuola di mestieri per giovani, in
particolare per le donne, così pesantemente penalizzate dalla attuale crisi pandemica. In questo
ultimo anno la perdita di posto di lavoro ha riguardato soprattutto loro. I fondi europei prevedono
un investimento particolare per ampliare l’occupazione femminile. Donne che entrano nel sociale
portandovi il loro modo di vedere la realtà, il loro modo di affrontare i problemi, l’orientamento del
loro pensiero sono una ricchezza di cui non possiamo privarci. La città per rinnovarsi deve tingersi
di rosa.
Parliamo, incontriamoci nelle maniere in cui è possibile, discutiamo di politica nella forma alta e
nobile che ci è cara.