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David Carelse

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Conoscere gli effetti ed
evitare gli errori più comuni

Ciao,
mi chiamo David Carelse, sono un autore bestseller su
Amazon (“La Mente del Chitarrista”) e l’ideatore del metodo
Chitarra Facile™, un metodo di insegnamento della chitarra
innovativo, basato sulle teorie del flusso dello psicologo
ungherese Mihály Csíkszentmihályi e che ha iniziato oltre
70.000 italiani alla chitarra.
Ti do il mio personale benvenuto nella lettura di questa guida
e ti faccio le mie più sentite congratulazioni!

Prima di tutto perché suoni la chitarra,


o comunque hai deciso di provarci. Al
giorno d’oggi non è una cosa scontata.
Decidere di imparare a suonare uno
strumento VERO non è da tutti, ma la
vera musica si suona così. Quindi stai
contribuendo a tenere alto il valore della
musica. Grazie!

In questa guida ti spiegherò le basi per


creare, modificare e “giocare” con gli
effetti della chitarra senza commettere
quei piccoli errori che la maggior parte
dei chitarristi compie, compromettendo
la qualità del suono che ne esce.
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Pur essendoci molte informazioni importanti qui, questa è
comunque una guida introduttiva di base. Se ti interessa
approfondire l’argomento ho preparato anche un corso
multimediale completo sulla gestione dell’effettistica, per
riuscire ad ottenere dei suoni formidabili: puoi trovare il
corso cliccando qui.

Adesso cominciamo!

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I dispositivi per
la produzione di effetti

Le principali tipologie di effetti sono 6 (che vedremo in uno


dei capitoli successivi) e vengono creati da dei dispositivi
elettronici che potrebbero essere sistemi a rack (immagine
1), pedaliere (immagine 2) con tanti effetti su un singolo
dispositivo, singoli pedalini (immagine 3) che producono
ognuno una tipologia di effetto diverso, oppure software
(immagine 4) che vengono gestiti da computer, tablet o
addirittura smartphone.

1. Sistemi a rack 2. Pedaliere

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La soluzione dei pedalini singoli è quella più utilizzata, ma
dopo vedremo bene anche questo argomento su un capitolo
a parte.

La più famosa marca che produttrici di effetti a è la Boss (un


marchio della Roland Corporation, la stessa che produce
anche tastiere), ma anche se io personalmente mi trovo
molto bene con i loro pedalini, questo non vuol dire che
siano i migliori a livello di qualità.

3. Singoli Pedali 3. Software

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Ci sono modelli storici e famosi di altre marche come il Tube
Screamer della Ibanez che hanno dato voce alla chitarra di
Stevie Ray Vaughan per esempio, ma anche tantissimi altri
grandi chitarristi come Steve Vai.

Tube Screamer

Anche gli effetti a pedale MXR adesso hanno conquistato


una bella fetta di mercato e già in passato avevano
contribuito al suono di David Gilmour e Eddie Van Halen (che
ha una sua linea di pedali con la MXR).

MXR ZW44

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Consiglio anche di controllare i produttori italiani che
costruiscono pedali di altissima qualità come per esempio la
Dolphins Sound.

Dolphins Sound

Per risparmiare un po’ di soldi è possibile andare sui


Behringer, ma ovviamente la qualità, sia del suono che
del prodotto, non sarà paragonabile (ho comprato un paio
di pedalini di questa marca che non ho praticamente mai più
utilizzato).

Comunque ci sono veramente una miriade di possibilità di


scelta, marchi e modelli. Soprattutto negli ultimi 10 anni i
produttori di pedalini ed effetti sono spuntati come i funghi,
probabilmente anche per via dell’abbassamento del costo di
produzione e dell’avanzamento dei passi da gigante che ha
fatto la tecnologia ultimamente.

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Ma parlando di effetti a pedale, è meglio utilizzare una
pedaliera o degli effetti singoli? Vediamolo nel prossimo
capitolo…Ma parlando di effetti a pedale, è meglio utilizzare
una pedaliera o degli effetti singoli? Vediamolo nel prossimo
capitolo…

Meglio una pedaliera o


degli effetti singoli?

Riprenderò in questo capitolo ciò che avevo scritto nell’ormai


lontano 2010 nel mio blog (suonarechitarra.com il blog
ufficiale di Chitarra Facile™).

È sempre stata una scelta molto discussa quella di decidere


tra la pedaliera e i pedalini. E ci sono diverse correnti di
pensiero. Spesso però chi si trova a fare questa scelta non è
in grado, ancora, di riconoscere quali sono i pro ed i contro di
uno o dell’altro dispositivo.

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Ecco perché ho pensato di scrivere questo capitolo cercando
di aiutare chi è meno esperto per decidere cosa è meglio per
sé.

Come in tutte le cose dove non c’è una cosa meglio di


un’altra, bisogna scegliere a seconda di ciò che servirà a te,
secondo le tue esigenze, i tuoi gusti ed il tuo budget.

Infatti, pedaliera e pedali singoli hanno caratteristiche


diverse che ovviamente possono servire in occasioni
diverse.

Andiamo a vedere quali sono queste caratteristiche e in che


modo una scelta è più utile dell’altra nelle diverse occasioni.

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La Pedaliera

La pedaliera è un dispositivo unico che contiene diverse


tipologie di suoni, solitamente tutte le tipologie di effetti.
È come avere una serie di pedalini singoli raggruppati in un
unico componente e che possono interagire tra loro.

Proprio perché la pedaliera è un unico pezzo di elettronica


possiede diverse caratteristiche legate a questo aspetto. Ad
esempio, il rumore di fondo (il noise) che produce una serie
di 5 o più pedalini separati è sicuramente maggiore e non
di poco rispetto al rumore di fondo che potrebbe avere una
pedaliera. Infatti i pedalini devono essere collegati anche
da dei cavi che ovviamente disperdono anche la qualità del
suono e la potenza del segnale.

(Ci sono dei modi per ovviare a questa perdita ovviamente,


ma ne parlerò in modo approfondito all’interno del corso
multimediale completo che trovi qui.) La pedaliera è anche
più semplice da collegare, più comoda da utilizzare.

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Un’altra delle qualità che quando ho iniziato a suonare mi
ha fatto scegliere per questa soluzione (molto tempo fa) è
la possibilità di programmare le combinazioni di effetti con,
anche, setting differenti (anche questo nel corso completo
spiegherò com’è possibile farlo utilizzando i singoli pedali,
spendendo qualche soldo in più).

Ad esempio, se mi serviva passare da un suono pulito con


chorus, compressore e riverbero e poi dovevo subito passare
ad un suono con distorsione, flanger e delay, mi bastava
schiacciare un pedale della pedaliera e il suono era già
pronto ed impostato con i diversi settaggi.

Oppure potevo passare da una distorsione per una parte


di ritmica ad una distorsione più potente per l’assolo con
magari un delay più corto o più lungo, quindi se avessi
dovuto usare i pedalini singoli avrei dovuto mettermi a girare
a mano le manopole, i comandi dei pedali, mentre con la
pedaliera mi bastava fare un’unica pressione su un pulsante a
pedale.
Inoltre, un’altra cosa importante da valutare è che se
vuoi fare tutto quello che potresti fare con una pedaliera
comprandoti i pedali singoli… spenderesti molto di più.
Quindi con una pedaliera risparmi.

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I Pedali singoli

Ma perchè scegliere i pedali singoli allora? Ecco perché ad


oggi sono passato definitivamente ad un sistema a pedali
singoli:

Prima di tutto i pedali singoli sono molto più caratteristici ed


hanno più personalità.

Se cerco una distorsione posso scegliere qualcosa di


particolare o una marca che ha un suono che prediligo,
perché ovviamente non tutte le distorsioni sono uguali ed
ogni produttore avrà un suo timbro particolare.

È come per la voce. Puoi cantare con la stessa tecnica di un


altro cantante, ma il timbro sarà comunque diverso.

Un MXR ZW44 Wylde Overdrive non lo troverai in una


pedaliera e molto difficilmente troverai qualcosa di simile.
Puoi scegliere tra centinaia di distorsioni diverse, tra decine
e decine di Chorus e via dicendo.

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Quindi se io voglio il flanger di Van Halen, il Wah di Steve Vai
e il distorsore che usava Steve Ray Vaughan li posso avere
insieme, cosa che non posso ottenere con una pedaliera.

La qualità di un pedalino singolo dovrebbe essere migliore


dello stesso effetto su una pedaliera, in quanto, quel pedale
singolo è stato progettato esclusivamente per quel suono
curandolo nei minimi particolari e c’è una scheda elettronica
predisposta a produrre solo quel tipo di suono (anche se
comunque ad oggi si riesce ad ottenere una grande qualità
anche in spazi ridotti).

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La maggior parte dei pedali singoli ha più possibilità di
regolazioni rispetto allo stesso effetto sulla pedaliera. Ad
esempio, prendiamo il Flanger, una tipologia di effetto per
chitarra elettrica abbastanza usato. Se vediamo la versatilità
e le regolazioni che può avere il Boss Flanger BF-3 possiamo
tranquillamente dire che trovare una pedaliera con tutte
queste regolazioni e modulazioni per l’effetto flanger è quasi
impossibile.

Un altro motivo per cui mi piace l’idea dei pedali singoli


al momento, è che posso togliere, cambiare, aggiungere
un effetto alla volta alla mia catena di effetti cambiando
la personalità del mio suono, ma senza cambiare l’intera
pedaliera.

Per esempio se domani volessi avere una distorsione più


aggressiva mi basterebbe comprare un pedalino che abbia
quel suono che sto cercando ed aggiungerlo vicino agli altri
effetti.

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Conclusione
Pedaliera o Pedalini?

In conclusione la scelta della pedaliera spesso è una


questione più pratica che di qualità.

Se ho bisogno di passare da un suono ad un altro con tante


regolazioni differenti e non voglio spendere un migliaio di
euro per un sistema con looper (vedi corso completo) allora
mi potrebbe andare meglio una pedaliera.

Ma la liberta di personalizzazione del suono che ti


permettono i singoli pedali, e la bellezza di poter aggiungere,
togliere e sistemare i singoli pedalini è qualcosa che
solitamente piace molto ai chitarristi. È un vero e proprio
gioco per tutte le età.

Adesso andiamo a vedere quali sono le principali tipologie di


effetto.

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Le Principali
tipologie di effetti

Come ho detto in un capitolo precedente, le principali


tipologie di effetto che possiamo aggiungere alla chitarra
sono 6. In realtà sono molti di più e devono essere
raggruppate in categorie, ma in questa guida veloce iniziale
cercheremo intanto di capire quelle sonorità che sentiamo
più spesso quando suonano i nostri chitarristi preferiti.

Stiamo parlando di tipologie di effetto e non di effetti,


modelli e marche singolarmente perché se no mi ci vorrebbe
un libro di 1000 pagine per descriverli tutti.

Le principali tipologie di effetti su cui ci concentreremo in


questa guida sono:

• Wha
• Compressore
• Distorsore
• Equalizzatore
• Chorus/Flanger/Phaser
• Delay/Reverb

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Adesso andiamo a conoscerli nello specifico, senza entrare
troppo nei dettagli tecnici di funzionamento, ma almeno per
avere una specie di primo incontro.

Immaginati una specie di “speed dating” con gli effetti J. Hai


presente cosa sono gli speed date? Sono quegli eventi in cui
vanno le persone single ed hanno per esempio solo 2 minuti
per conoscersi. Di sicuro non riusciranno a scoprire tutto
dell’altra persona, ma certamente potranno farsi un’idea.

Ecco, questo è l’obiettivo di questa guida, se poi la cosa ti


interessa e vorrai approfondire meglio l’argomento puoi
valutare l’acquisto del corso multimediale con video e testo
che trovi qui.

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Wha

Il Wha è un tipo di effetto che funziona in modo leggermente


diverso dagli altri, ma lo vediamo all’inizio per un motivo
preciso che capirai andando avanti nella lettura di questa
guida.

A differenza degli altri effetti che funzionano con la modalità


“acceso o spento”, questo viene comandato in modo più
completo e complesso. Quando azioniamo il pedale questo
potrà avere diverse sfumature di suono ed è proprio questa
la particolarità di questo effetto.

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È come se fosse una manopola del tono o del volume. Il
volume, oltre ad essere al massimo o al minimo, ha anche
mille altre sfaccettature di mezzo.
Ed ecco che anche il Wha Wha potrà avere molte
sfumature diverse e dovrai quindi comandarlo tu in
modo completo con il piede posizionato sempre sopra al
dispositivo.

Questo effetto lavora sul tono, molto semplice, ma di grande


effetto. Si chiama così proprio perché simula l’effetto che
facciamo con la bocca quando pronunciamo il suo nome
“wha wha”.

È uno degli effetti più antichi, il primo ad utilizzarlo molto


frequentemente fu nientemeno che il mitico Jimi Hendrix.
Hendrix, insieme ad Eric Clapton fu quello che lo fece
conoscere ed amare dal grande pubblico.

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Negli anni a seguire poi, uno dei più famosi utilizzatori di
questo effetto è stato certamente Slash dei Guns N’ Roses e
puoi ascoltare diverse parti realizzate con il Wha nel brano
Civil War (clicca qui per vedere il mio tutorial del brano).

Il modello più famoso viene chiamato “cry baby” perchè


utilizza delle frequenze alte dando l’effetto (più o meno) del
pianto di un bambino.

I migliori sviluppatori sono senza dubbio quelli della Dunlop.


Esiste comunque una versione che lavora su frequenze
diverse e con un funzionamento leggermente diverso che si
chiama Morley e che viene “usurato”, da quanto lo usa, dal
famosissimo Steve Vai.

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Compressore

Il compressore è un effetto che rielabora il segnale


che arriva, comprime la banda del suono e la rende più
omogenea. Ok, adesso mi spiego meglio.

In pratica, detto molto banalmente, se ho il compressore


acceso e suono una nota più forte e una più piano, il suono
che ne uscirà sarà a livello di volume più o meno omogeneo.

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Per questo può servire anche per aumentare il sustain delle
note, ovvero la capacità di una nota di rimanere allo stesso
volume il più a lungo possibile dopo la plettrata.

Lavora quindi sulla dinamica, o meglio… cerca di annientare


la dinamica. Questo può essere positivo quando magari
vogliamo rendere le nostre esecuzioni più piatte e omogenee
senza sbalzi di suono, ma se per esempio vogliamo suonare
la chitarra come Mark Knopfler dove la dinamica gioca un
ruolo fondamentale nei brani suoi o dei Dire Straits per
esempio, il compressore dovrebbe essere vietato (però
bisogna essere molto bravi ed allenati a riuscire a giocare
con essa).

Se usato prima del distorsore come dovrebbe essere, si


otterrà una distorsione più piena, più corposa.

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Distorsore/Overdrive

Un tempo, la distorsione e l’overdrive erano il risultato


di un problema. Il suono distorge quando per esempio si
mette l’amplificatore al massimo volume e si sente il suono
gracchiare.

Con il tempo però ci si è accorti che se la distorsione veniva


beb gestita, questa poteva diventare un suono interessante
per la chitarra e poteva permettere tecniche e sonorità
impossibili in altri modi.

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Così si è arrivati fino al giorno d’oggi in cui le distorsioni non
si creano più in modo naturale, ma vengono simulate con
gli effetti, ma ovviamente la migliore distorsione (o almeno
quella più vera, quella originale) la si ottiene comunque con
l’amplificatore.

Adesso per esempio è possibile alzare il “Gain” o il “Preamp”


al massimo sull’amplificatore per ottenere un suono distorto
o un overdrive gestendo poi il volume generale per regolare i
decibel di uscita.

La differenza tra Overdrive e Distorsione? Questa al


vedremo in altra sede, ma velocemente posso dirti che
l’overdrive è una distorsione più leggera.

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Equalizzatore

L’equalizzatore è presente anche in alcuni stereo da casa.


Non sarebbe neanche un “effetto”, è semplicemente una
cosa che ti permette di regolare le frequenze (alte, basse,
medie) per ottenere il suono che si preferisce.

Se parliamo dell’equalizzatore come pedalino però, puoi


utilizzarlo anche come booster, ovvero, per alzare il volume
e utilizzare un’equalizzazione differente quando fai un assolo
per esempio.

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Se hai nello stereo o nel computer un equalizzatore, ti
consiglio di provare a giocare con quello per sentire
in maniera più efficiente la differenza che provoca
l’abbassamento e l’alzamento di alcune frequenze (sarebbe
meglio se l’equalizzatore avesse almeno 5 bande di
frequenza da modificare).

Oppure prova a giocare con l’equalizzatore del tuo ampli


per vedere cosa succede al suono della tua chitarra. Il 95%
degli amplificatori hanno un equalizzatore almeno diviso in
frequenze basse, medie e “treble” (alte).

Negli equalizzatori con le bande di frequenza separate avrai


sempre a sinistra i bassi e poi man mano che vai a destra le
frequenze sempre più alte.

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Chorus/Flanger/Phaser

Queste tipologie di effetti permettono di aggiungere


modulazione al segnale fin qui costruito. Il chorus in
particolare, che è il più utilizzato dei tre citati, consiste
nell’impiego di una o più linee di ritardo, attraverso le quali
viene fatto passare il segnale, che subisce appunto un ritardo
nella propagazione.

Il tempo introdotto dalla linea di ritardo, è variato mediante


un oscillatore a bassa frequenza (LFO), creando quindi un
effetto Doppler periodico.

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Delay/Reverb

Nel mondo reale ogni volta che si suona il segnale rimbalza


sulle pareti del luogo dove ci troviamo e produce un effetto
delay o reverb naturale: aggiungendo un delay/reverb si
riproduce questa sensazione aggiungendo al segnale una
morbidezza ed un realismo che spesso fanno la differenza.

Servono per creare una tridimensionalità al suono e riempire


di più le tue esecuzioni.

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Detto in termini semplici, il delay sarebbe quello che viene
chiamato “eco”. Hai presente quello che succede quando urli
in mezzo alle montagne? Esattamente quello.

Il reverb (riverbero) sarebbe quello ad esempio all’interno di


una chiesa che è più un “rimbombo”. Ovviamente all’interno
di una chiesa è esagerato e ti sconsiglio di settare il tuo
riverbero in quel modo.

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Gli Errori
più comuni

Faccio una piccola premessa obbligatoria prima di parlare


degli errori che vedo più spesso commettere da chi è alle
prime armi con gli effetti di chitarra.

Non esistono gli errori quando si parla di effetti!

“Ma allora di cosa mi parlerai adesso, David?”

Un attimo per favore! Lasciami spiegare! J

La verità è che non esiste un modo univoco per utilizzare


gli effetti, ma esistono delle linee guida che di solito ogni
chitarrista vorrebbe seguire. Nulla però ti vieta di provare
nuove strade e sperimentare!

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Quello che per qualcuno potrebbe essere un risultato
INASCOLTABILE potrebbe essere per te una rivelazione!

Quindi tieni sempre la mente aperta e diffida da chi vuole


per forza costringerti a pensare le cose nel suo personale e
soggettivo modo di vedere e di ascoltare il mondo.

Allo stesso tempo non farlo tu con le altre persone J

Ognuno ha i propri gusti e segue la propria verità!

Detto questo andiamo a vedere questi “errori” prendendoli


sempre con le pinze ovviamente!

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Errore #1
L’ordine degli effetti

Uno degli errori più comuni tra i chitarristi è quello di non


tenere conto che cambiando l’ordine in cui posizioni gli
effetti cambierai anche il risultato finale del suono. All’inizio
potresti stentare a crederci, ma sono sicuro che con le varie
prove e sperimentazioni che farai ti accorgerai che l’ordine
può fare una bella differenza.

Come ti ho già anticipato non esisterebbe un ordine corretto


per collegare gli effetti, ma c’è un ordine consigliato se vuoi
ottenere il massimo del risultato in termini qualitativi del
suono ed avvicinarti il più possibile ai suoni del tuo guitar
hero preferito.

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Ma soprattutto è molto importante cominciare con l’ordine
corretto PRIMA di avviare le prime sperimentazioni. Ok?

Nel corso completo ti parlo concretamente del perché e cosa


cambia mettendo un tipo di effetto prima o dopo un altro.
Ma è un discorso molto lungo che preferisco spiegarti a voce
(nei video del corso).

In questa guida mi limiterò a mostrarti come ordinare le


tipologie di effetti che abbiamo visto prima, quindi quelle
principali.

L’ordine corretto è proprio come quello che ho usato per


spiegarti le tipologie degli effetti (e qui capisci come mai ti
avevo accennato al fatto che avresti scoperto più avanti il
perché di quell’ordine). Ovvero:

1. Wha 4. Equalizzatore
2. Compressore 5. Chorus/Flanger/Phaser
3. Distorsore/Overdrive 6. Delay/Reverb

Mi raccomando, comincia ad utilizzare gli effetti tenendo


presente questo ordine.

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Errore #2
I cavi

Anche questo è un punto importante, ma altrettanto


ignorato dalla maggior parte dei chitarristi.

La qualità, la scelta e la lunghezza dei cavi, quando hai una


bella strumentazione, incide in modo considerevole sul
suono della tua chitarra.

Per esempio, utilizzare cavi troppo lunghi tra un pedale e


l’altro disperderà la potenza del segnale ed il suono della
chitarra arriverà in modo diverso da come era partito.

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Ci sta che utilizzi un cavo lungo dalla chitarra all’inizio della
catena degli effetti, così da avere più libertà di movimento
sul palco o a casa. Ma il resto dei cavi deve essere della
lunghezza minima possibile.

Inoltre cambia molto anche la qualità dei cavi. Avere una


strumentazione molto costosa e poi collegare il tutto con
dei cavi da 10 euro l’uno è un po’ come buttare nel cesso la
strumentazione che ti eri sudato/a.

Ovviamente qui non entro nel dettaglio perché si tratta di


una guida rapida, ma ci sono anche diverse tipologie di cavi
(cosa che vedremo nel corso completo).

La qualità dei cavi incide in maniera considerevole sulla


qualità del suono e dell’effetto.

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Errore #2
Il luogo

Ho visto spesso miei allievi sottovalutare questo aspetto: il


luogo.

In che senso? Se crei un effetto da zero, nella tua cameretta


e poi esci a suonare dal vivo o suoni in saletta con il tuo
gruppo… il tuo suono non suonerà certo come quando eri
nella cameretta.

L’ambiente in cui suoni conta molto ed influisce in modo


significativo nelle tue regolazioni degli effetti.

Sicuramente fai bene a cercare il tuo miglior suono a casa,


testando vari settaggi, ma devi metterti in testa che quello
non è un punto di arrivo, ma solo un miglior punto di
partenza!

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Quando poi arrivi nel posto dove devi suonare devi sempre
controllare che tutto vada bene. Di sicuro la prima cosa da
fare è settare nuovamente gli effetti di ambiente come Delay
e Riverbero che certamente suoneranno diversi… molto
diversi!

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Conclusione

Ti ringrazio di cuore per aver letto fino a qui questo eBook!

Questa è una guida di base, che contiene molte informazioni,


ma che sfortunatamente finisce qui J

Spero che questi consigli ti possano aver aiutato a conoscere


qualcosa di più sugli effetti per chitarra e certamente
non vedo l’ora di vederti all’interno del corso completo
sull’effettistica dove imparerai veramente a poter ottenere
realmente i suoni che desideri per la tua chitarra.

Buona Suonata!

A presto
David Carelse

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