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Edgar Cayce

LA MIA VITA DI VEGGENTE


L'autobiografia del più grande
medium americano

Prefazione di Charles Thomas Cayce

Traduzione dall'inglese di
Milvia Faccia

EDIZIONI
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Le EE
pubblUÉBKftBri che ci aiutati icerca
deMBfostra personale chiave a
vita e del mondo, per migli e
migliorarci.

Finito di stampare nel mese di giugno 2002

ISBN 88-272-1454-2

Titolo originale dell'opera: MY LIFE AS A SEER 3 © Copyright 1997 by A. Robert


Smith. Edgar Cayce Readings, copyright © 1971,1993,1994,1995, 1996 by thè
Edgar Cayce Foundation / St. Martin's Press, New York, USA G Per l'edizione
italiana: © Copyright 2002 by Edizioni Mediterranee, Via Flaminia, 109 - Q0196
Roma O Printed in Italy O S.T.A.R., Via Luigi Arati, 12 - 00151 Roma
Indice

Ringraziamenti 7
Prefazione 9

Prologo del curatore 11


Introduzione di Edgar Cayce 17
Biografia di Edgar Cayce 19

Parte I-Le mie esperienze

1. Il "Vecchio" 27
2. La promessa di un angelo, 1890 35
3. "Mi farà diventare matto?" 44
4. Il lavoro alla fattoria, 1893-1894: "Un altro visitatore celeste" 50
5. Hopkinsville, 1894: la libreria Hopper 53
6. Il reverendo Moody, 1895: chiamato dal Signore 56
7. Fidanzato, 1897: "L'unica ragazza per me" 64
8. Louisville, 1898-1900: "Un vortice di attività frenetica" 68
9. Guarito, 1901: "Ringrazia il Signore" 74
10. Bowling Green, 1902-1909: eretico o guaritore? 80
11. Tentato: "Chi può guidarmi sulla retta via?" 96
12. Il dr. Ketchum, 1910: un socio scomodo 103
13. Chicago, 1911: intervistato dalVExaminer 110
14. Crisi familiari: vita e morte 118
15. Selma, 1912-1919: la compagnia artistica Cayce 123
16. Texas, 1919-1923: "La proposta" 136

Parte II - La mia opera

17. Definizione del mio lavoro: "Servire il prossimo" 149


18. Daytona, 1923-24: l'Istituto Cayce per la Ricerca 153
19. New York, 1924: i Blumenthal di Wall Street 164
20. Virginia Beach, 1925: Associazione Nazionale dei Ricercatori 170
21. L'ospedale Cayce, 1929-1931 185
22. L'Associazione per la Ricerca e la Conoscenza, 1931 198
23. Diario, 1938 203
Parte III - La mia filosofia

24. La fede: "Questo è il mio credo" 217


25. Sogni e visioni 226
26. Guarigione olistica 230
27. La verità 233
28. Il nuovo millennio 237

29. La nostra missione 242

Epilogo 248

Parte IV Appendici

I. Le v/te anteriori di Edgar Cayce 257


II. The New York Times sw Edgar Cayce 270
III. Cayce fornì una lettura al presidente Wilson? 275
IV. L'organizzazione del lavoro: l'ANI 277
V. Discorso di inaugurazione dell 'ospedale Cayce 296
VI. La fondazione dell'ARE 304
VII. / biografi di Cayce 319
Ringraziamenti

Non mi sarei mai accinto a quest'opera se non fossi stato incoraggiato da Hugh
Lynn Cayce a scrivere la sua biografia, Hugh Lynn Cayce. About My Father's
Business, godendomi innumerevoli pomeriggi domenicali trascorsi a parlare con lui
della sua vita con il padre. Né questo libro avrebbe preso forma se la segretaria di
Cayce, Gladys Davis, non avesse avuto l'abitudine di non gettare via nulla: fu lei la
prima a mettere per iscritto le parole di Cayce, rendendo gioiosa la mia ricerca e
mettendomi a disposizione i preziosissimi documenti che mi hanno ispirato. Sono
inoltre grato a Charles Thomas Cayce e alla sua collega Jeanette Thomas per aver-
mi consentito di accedere ad una più ampia documentazione; a D.D. Cayce, per
avermi fatto da guida in tutta la contea cristiana del Kentucky, dove mi sono recato
per assorbire gli scenari della giovinezza di Cayce; ai miei colleghi John Van
Auken, Joe Dunn, Dan Campbell, Susan Lendvay e Carol Haenni, che hanno con-
tribuito con i loro consigli editoriali ricchi di profonde intuizioni; a Mark Thurston
per il suo entusiasmo, e alla mia devota Jane, che nel corso di intensi mesi di svi-
luppo del progetto ha compreso le mie ansie e mi ha permesso di portarlo felice-
mente a termine. Un curatore non può chiedere di più.

A. ROBERT SMITH
Prefazione

Mio nonno Edgar Cayce una volta disse: "Vi è un tempo sulla terra in cui gente
di ogni estrazione cerca di sapere di più sui misteri della mente e dell'anima".
Queste parole sono particolarmente attuali oggi, in un momento in cui sempre di
più la gente cerca risposte nella propria interiorità, applica i propri poteri di intui-
zione, trova Dio in se stessa e nei propri simili. Ciò non costituisce una prerogativa
dell'epoca contemporanea, naturalmente, poiché nel corso di tutta la storia ciascu-
na cultura ha avuto individui speciali dotati di qualcosa che va oltre i normali cin-
que sensi e in grado di fornire intuizioni in risposta alle fondamentali domande del-
l'esistenza. Nessuno, nel Ventesimo secolo, ha ricoperto questo ruolo meglio di
Edgar Cayce.
Non solo il suo dono psichico è stato quello maggiormente documentato, ma
Cayce stesso ha costituito più di ogni altro in questo campo il tema di una vasta pro-
duzione letteraria: secondo un'ultima stima, sono stati pubblicati oltre 300 libri che
trattano di vari argomenti trattati dalle sue dettagliate letture in stato di trance. In
effetti, la banca dati World-on-line, che nel 1996 elencava 28 milioni di titoli rela-
tivi a ogni genere di pubblicazioni, ne riportava 632 riguardanti il soggetto "Edgar
Cayce", più di quelli concernenti famosi sensitivi come Mary Baker Eddy, fonda-
trice di Christian Science (526) o Madame Blavatsky, fondatrice della Scuola teo-
sofica (217). Uno studioso, K. Paul Johnson, che ha contribuito a questa massa let-
teraria con libri sia su Blavatsky che su Cayce, considera quest'ultimo "una figura
fondamentale nella storia spirituale del Ventesimo secolo". La saggezza di Cayce
per la nostra era, come uno dei più importanti editori, pubblicando una serie di libri
sulle sue idee, annunciava un decennio fa, si trova nelle oltre 14.000 letture che rap-
presentano la sua eredità principale. Tali letture psichiche, dettate in stato di trance
ipnotica, rappresentarono il suo lavoro per più di 40 anni. Trascrizioni di queste
informazioni sono state conservate e divulgate sin dalla sua morte avvenuta nel
1945, fornendo ispirazione, intuizioni metafisiche e filosofiche e aiuto terapeutico
a migliaia e migliaia di persone che hanno applicato i suoi rimedi alternativi e fatto
propri i suoi metodi di guarigione olistica.
Mentre i biografi hanno raccontato nei dettagli le fasi della sua educazione in
una fattoria del Kentucky e gli avvenimenti che lo portarono alla fama come guari-
tore psichico, questa è la prima storia della vita di Edgar Cayce narrata unicamente
con le sue parole. Egli non si sofferma su tutti gli aspetti personali della propria vita,
ma si concentra soprattutto su quelle esperienze che lo segnarono sin dall'infanzia,
rendendolo del tutto diverso da chiunque altro del suo ambiente, rivelando quanto
desiderasse essere considerato un ragazzo uguale a tutti gli altri di Hopkinsville e i
timori che nutriva per il proprio equilibrio mentale. Persino la famiglia era divisa su
Edgar e le sue strane capacità. Ma soltanto lui può raccontare questa storia in tutto
il suo pathos, parlando delle sue lotte interiori, con i familiari e con Dio, per sco-
prire il proprio destino e venire a patti con esso.
Ciò che salvò Edgar Cayce e gli permise di realizzare l'intento della sua anima,
diventando il caritatevole filosofo spirituale tanto ammirato oggi, fu la fede tenace
e il coraggio di prenderla a guida, qualsiasi fosse il prezzo da pagare a livello per-
sonale. La sua è quindi una storia di fede e di coraggio, e la sua umiltà si offre a
modello per tutti noi, quando ci confrontiamo con il nostro Fattore.

CHARLES THOMAS CAYCE


Presidente della Fondazione Edgar Cayce
Virginia Beach, Virginia

10
Prologo del curatore

Come lo stesso Edgar Cayce, la sua autobiografia è in buona parte tutt'altro che
convenzionale, e merita un chiarimento. Diversamente dalle storie di molte celebri-
tà, non fu scritta da un "negro" o narrata a uno scrittore di professione, ma è inte-
ramente opera del protagonista. Cayce dattiloscrisse, dettò alla sua segretaria oppure
tenne conferenze su tutti gli eventi che compaiono in quest'opera, la quale
comunque non venne scritta in forma di narrazione unica o come un'autobiografia.
In questo senso si può assimilare a quella di Mohandas K. Gandhi, La storia dei
miei esperimenti con la verità: sia Gandhi che Cayce furono incoraggiati a scrivere
la propria storia, pur avendo entrambi priorità più alte di quelle meramente autoce-
lebrative. "Ho acconsentito a scrivere la mia autobiografia", confessò Gandhi, "ma
non ho abbastanza tempo". Avrebbe potuto trovarlo, aggiunse, "se avessi scontato
tutta la pena in carcere... invece di essere liberato in anticipo". Trovò comunque il
tempo di scrivere articoli per un settimanale, che un editore in seguito riunì, defi-
nendoli la sua autobiografia.
Questo libro, basato sulle parole di Edgar Cayce, segue lo stesso schema. Nel
1926 egli scrisse un saggio sui suoi primi incontri mistici per un opuscolo che illu-
strava la sua opera e il modo in cui era pervenuto a questa straordinaria chiamata.
"Non devo vendere nulla, sto solo cercando di essere di aiuto", dichiarò. "Non mi
aspetto di scrivere un'autobiografia, né di proporre in ordine cronologico le varie
esperienze e gli avvenimenti che mi hanno spinto a giungere a questa conclusione,
ma soltanto quelli che, se avete l'abitudine di riflettere, possano consentirvi una
migliore comprensione del perché gli uomini arrivano a certe conclusioni"". In altre
parole, egli accettava di parlare di se stesso soltanto se la cosa poteva essere di aiuto
per qualcuno.
In seguito, ormai cinquantenne, Cayce cominciò a dettare la storia della propria
vita alla segretaria, Gladys Davis, ma non portò mai a termine il compito. Inoltre col-
laborò con uno scrittore di professione, Thomas Sugrue, nella stesura di una biogra-
fia intitolata There Is a River. E di tanto in tanto si sedeva alla macchina da scrivere
per raccontare aneddoti della sua giovinezza. Ma appare evidente che egli si preoc-
cupò soprattutto di aiutare gli altri, considerandolo scopo della sua vita. Dopo la
morte, avvenuta all'età di sessantasette anni, furono pubblicati alcuni brani dei suoi
scritti, ma l'intera raccolta finì negli archivi della Fondazione Edgar Cayce, dove ho
rinvenuto il dattiloscritto di quello che miss Davis aveva intitolato "Memorie di
Edgar Cayce". Pensai che il documento, come YIncompiuta di Schubert, fosse troppo
toccante, benché incompleto, per non condividerlo con il mondo.

11
Che senso ha pubblicare le memorie di Edgar Cayce mezzo secolo dopo la sua
morte, soprattutto quando lui stesso avvertiva che ciò che conta è il messaggio, non
l'uomo, e di certo tale messaggio è stato ampiamente diffuso da centinaia di libri
e in molte lingue su argomenti che spaziano dalla salute olistica alla reincarnazio-
ne e alle influenze planetarie? La mia risposta, dopo aver esaminato i suoi scritti,
arrivando a conoscerlo più profondamente, è che nel suo caso // messaggero incar-
na il messaggio, e meglio conosciamo il primo, più chiaro risulterà il secondo.
L'eccezionaiità del valore dei suoi scritti non è tanto nelle storie mai raccontate
prima, per quanto affascinanti, ma nel fatto che intraprendiamo insieme a lui un
viaggio molto personale, percependo il suo conflitto intcriore tra timore e fede
nello sforzo di comprendere il meraviglioso potere di cui era depositario e il modo
in cui poteva o non poteva usarlo.
Anche se non parla di tutti gli avvenimenti della propria vita, Edgar Cayce si
mostra come mai era apparso prima. Disseminate liberamente in tutti i suoi ricordi,
vi sono ammissioni di dubbio, di insicurezza, di desiderio di essere "normale", invece
che dotato di un talento prodigioso. Tali confessioni rivelano l'umiltà di un uomo
che non lasciò mai che l'adulazione insidiasse il suo proposito di servire gli altri. Egli
si mantenne la realizzazione vivente di una delle sue affermazioni più abituali: "Se
mai arriveremo al paradiso, sarà appoggiandoci al braccio di qualcuno che avremo
aiutato".
Diciamo allora, in breve, come è stata compilata la sua autobiografia. Le memo-
rie incomplete ne costituiscono la base: Edgar Cayce aveva da poco compiuto i cin-
quantacinque anni quando dettò il documento, nel 1932. Benché non si ritenesse uno
scrittore, era tuttavia un buon narratore secondo la grande tradizione del Sud, e cer-
tamente gli argomenti non gli mancavano. Un altro fattore che può aver ispirato allo-
ra il suo impulso narrativo fu il fatto che aveva appena superato l'anno più difficile
della sua vita: l'ospedale per la cui costruzione aveva speso anni e l'università che
aveva contribuito a fondare avevano chiuso i battenti per mancanza di fondi; era
stato sfrattato dalla sua casa e non possedeva praticamente più nulla; era stato arre-
stato e umiliato in pubblico. Non c'è da meravigliarsi che "volesse soltanto morire",
come raccontò suo figlio Hugh Lynn Cayce.
Invece di arrendersi, prosegui per la sua strada, continuando ad aiutare chiunque
si rivolgesse a lui. Coloro che beneficiarono delle sue intuizioni e dei suoi consigli
non smisero mai di cercarlo. Nel riesaminare la propria vita, egli cercò di capire il
significato di tutto questo, sperando forse di ricavarne qualche soddisfazione, no-
nostante tutti i rovesci e i fallimenti iniziali. Viste le molte persone da lui aiutate, vi
erano evidentemente molti successi nel suo passato da cui trarre un senso di realiz-
zazione. In qualsiasi situazione, continuò a vivere un'esistenza produttiva, fornendo,
negli anni che seguirono, alcune delle sue più significative interpretazioni.
Per quanto riguarda lo stile narrativo, Cayce era appassionato e concreto. Mentre
dettava la propria storia, miss Gladys, come lui la chiamava, la stenografava per poi
dattiloscriverla sulla carta intestata rimasta dell'ospedale Cayce, archiviando ogni
capitolo man mano che la narrazione si sviluppava. Purtroppo, egli smise di dettare

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gli avvenimenti della sua vita molto prima di giungere al termine di essa.
Fortunatamente, miss Davis raccolse molti altri documenti ricchi di contenuto, uno
dei più affascinanti dei quali era stato scritto dallo stesso Cayce pochi anni prima
della morte. Senza titolo e mai sottoposto a revisione, il documento conteneva colo-
riti quadretti di episodi memorabili della sua giovinezza. Curiosamente, scrisse que-
ste storie nella terza persona di un ragazzo di nome "Eddy". Non sapevo che Edgar
fosse stato mai chiamato con questo soprannome, ma suo nipote, Charles Thomas
Cayce, confermò il fatto. In seguito, ho scoperto un carteggio in cui ci si rivolgeva a
lui chiamandolo "Caro Eddy", e dove le sue risposte erano firmate "Come sempre,
Eddie".
Perché il soggetto in terza persona delle sue storie fosse scritto "Eddy", rimane
un mistero. Forse trovava più agevole stendere le sue memorie come se lui fosse
semplicemente il narratore e non il vero protagonista. In ogni caso, le storie sono
ricche di sentimento, scritte col cuore, fosse esso pieno di gioia o di sofferenza.
Hugh Lynn Cayce mi aveva parlato del singolare modo di scrivere del padre -
del suo disprezzo per i dettami della forma, della punteggiatura e dell'ortografia -
ma non me ne ero mai reso conto così bene come quando lessi le storie di "Eddy".
Per fare un esempio, ecco la sua versione del famoso episodio del sillabario:

II giorno seguente Eddy marinò come al solito le lezioni e dovette restare a


scrivere 500 volte sulla lavagna la parola capanna, e quando arrivò a casa
quella sera suo Padre lo stava aspettando - Eddy fece i compiti quella sera,
ma sembrava incapace di concentrarsi, verso le 11 ebbe la prima esperienza
di sentire la voce dentro - ed essa ricordava la voce del visitatore della sera
prima - ma diceva "Dormi e noi ti aiuteremo" Eddy chiese a suo Padre di
lasciarlo dormire cinque minuti, e alla fine Eddy conosceva ogni parola di
quel particolare sillabario.

La versione di questo avvenimento che appare nelle memorie da lui dettate a


Gladys Davis è più dettagliata e dice chiaramente che fu "rimproverato per essersi
addormentato", ricevendo "molte sberle e rimbrotti" da suo padre. Questo episodio
risale ovviamente a un'epoca in cui le punizioni corporali erano ancora molto usate
dai genitori, convinti che il medico pietoso faccia la piaga purulenta.
Il racconto più commovente del libro riguarda quella che egli chiama la "cotta
da adolescente" per una ragazza di nome Bess, che aveva disdegnato i suoi approcci
romantici perché, secondo il padre di lei, Edgar era "fuori di testa". Quando
Edgar si recò a parlare con l'uomo, un medico, informandolo del suo desiderio di
sposare la figlia, si sentì brutalmente dire che la lesione riportata quando una palla
da baseball lo aveva colpito alla testa o alla spina dorsale avrebbe potuto condurlo
alla pazzia. Non sappiamo se questo medico lavorasse nell'ospedale psichiatrico
locale e se fosse in grado di riconoscere che esiste un confine sottile che separa la
sanità mentale dalla follia, o se la sua crudeltà derivasse da semplice ignoranza.
Ecco un brano del dattiloscritto originale di Cayce:

13
Nuove idee, nuovi pensieri, nuove chiarezze giunsero a Eddy da questa con-
versazione [con il medico], o almeno pensava che fossero nuove, ma Eddy
era un individuo impulsivo che si sentiva diverso, una differenza che lo stava
portando alla pazzia, perché l'incidente era accaduto davvero e il dottore
aveva ragione, ma io avevo le visioni anche prima di essere colpito, ragiona-
va Eddy, e quel fatto non aveva niente a che fare con le visioni, eppure io so
di essere diverso, di non aver mai giocato a biglie, fatto girare una trottola o
lanciato una palla, non ho mai posseduto nessuna di queste cose e non me ne
importa proprio niente, ma se voglio essere come gli altri ragazzi devo far-
mele piacere, fare le cose che fanno loro, eppure non voglio, ma devo, o non
servirà parlare di nuovo con il dottore, anche se sono certo di amare Bess.

L'intera storia appare nel capitolo 3.


Altri documenti compresi in quest'opera riguardano due tentativi fatti da Cayce
di tenere un diario, ma egli non era certo Pepys e fallì in entrambi i casi poco dopo
l'inizio; tuttavia ciò che ne resta è sufficiente a dare un'idea della sua vita e delle
sue preoccupazioni quotidiane.
Un altro contributo venne dato dallo svuotamento di un ripostiglio nel mio uffi-
cio al piano superiore del vecchio ospedale Cayce, quando mi capitò tra le mani una
cartella intitolata "letture di E.C.", che conteneva ritagli di giornale degli anni Venti,
ingialliti dal tempo e tratti da un settimanale, il Virginia Beach News. Ogni articolo
riportava il testo di una lettura fornita da Cayce all'ospedale. Come quelli della rivi-
sta su cui scriveva Gandhi, anche questi articoli si sono dimostrati utili nel rivelare
elementi della sua fede e filosofia.
Altri documenti conservati nei sotterranei della Fondazione e rivelatisi di incal-
colabile valore comprendevano un lungo racconto scritto dal padre di Cayce, il
"Gentiluomo" Leslie B. Cayce, evidentemente battuto a macchina da lui stesso. La
"biografia" del figlio scritta dal Gentiluomo Cayce è fin troppo lusinghiera, tuttavia
contiene un gran numero di aneddoti che rivelano quale fosse lo stile di vita della
famiglia di Edgar un secolo fa. Appare chiaro che, nonostante gravi problemi - i fal-
limenti finanziari del Gentiluomo e i suoi tentativi di sfruttare le capacità psichiche
di Edgar per trame un vantaggio economico, cosa che fece andare in collera il figlio
rendendo tesi i loro rapporti - il legame che li univa era molto forte. La tenerezza
del Gentiluomo nei confronti di Edgar è mostrata dal modo in cui iniziavano le sue
lettere: "Mio caro ragazzo, dolce e prezioso".
Da parte sua, Edgar non pronuncia una sola parola poco gentile o critica nei con-
fronti del padre. Persino il racconto delle percosse viene presentato in modo reali-
stico, e non in tono di autocommiserazione. Vi è soltanto un'allusione ai problemi
del genitore, quando Edgar ricorda che sua nonna, la madre del Gentiluomo, sul
letto di morte spronò il ragazzo, ancora adolescente, a prendersi cura della madre -
"la donna migliore che abbia mai conosciuto", ella disse - e ad "essere paziente con
suo padre. È un uomo debole ma dal cuore buono, e tu puoi fare per lui più di chiun-
que altro, perché egli ti adora".

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Il Gentiluomo aveva sperperato il patrimonio della moglie in terreni agricoli,
impegnandoli per finanziare speculazioni poi fallite, mi spiegò Hugh Lynn Cayce.
Alla scopo di far luce sull'infanzia di Edgar e di scegliere episodi della sua vita suc-
cessiva, nella narrazione di Cayce sono state inserite osservazioni del padre, messe
in corsivo nel testo.
A parte questi commenti, tutto il materiale dell'autobiografia, desunto dalla rac-
colta dei suoi documenti e pubblicato in ordine cronologico, proviene da Edgar
Cayce. In qualche caso, ho adattato le informazioni a disposizione per rendere la
narrazione più scorrevole, ad esempio modificando le storie di Eddy dalla terza alla
prima persona. Alcune note a pie di pagina ampliano o chiariscono un concetto. Ma
in nessun caso ho costruito brani narrativi immaginando ciò che egli potrebbe aver
detto o pensato.
Il risultato è un resoconto della sua vita concentrato soprattutto sul fenomeno
che lo rese tanto diverso dagli altri e sui più intimi pensieri che nel corso degli anni
lo videro lottare con i suoi demoni. Vi sono lacune evidenti, perché egli non scrisse
nulla riguardo ad avvenimenti tanto sconvolgenti come i due arresti subiti: uno a
New York per aver predetto l'avvenire, l'altro a Detroit per aver praticato la medi-
cina senza la necessaria autorizzazione. E non accennò mai a sentimenti o pensieri
riguardanti le affascinanti vite passate che le sue letture in stato di trance afferma-
no essere state parte del percorso della sua anima.
Fui colpito da un'ulteriore somiglianza tra Gandhi e Cayce: il loro comune
intento di trovare Dio. "Ciò che voglio ottenere - che in questi trent'anni mi sono
sforzato di ottenere lottando - è l'autorealizzazione, vedere Dio faccia a faccia, con-
seguire la Moksha (la salvezza)", scrisse Gandhi. L'intento di Cayce fu enunciato
nel volumetto compilato dal suo gruppo di studio e applicato da gruppi simili in
tutto il mondo come guida all'illuminazione spirituale per circa sessantanni e inti-
tolato A Searchfor God. La sua ricerca di Dio, come quella di Gandhi, serve come
punto di riferimento per ciascuno di noi.
Nell'insieme, la ricerca di Edgar Cayce - la sua sofferta lotta per venire a patti
con il suo dono divino e per accettare e onorare tale meravigliosa chiamata - è a un
tempo commovente e vigorosa, istruttiva e ispiratrice, come da lui stesso enunciato
nel suo stile semplice e sincero.

A. ROBERT SMITH

15
Da bambino mi seccava parecchio che Dio avesse parlato alla gente nella Bibbia e
non lo facesse con noi. Ora credo davvero che Egli ci parli: basta volerlo ascoltare.

Non pensate mai che la vostra esistenza non venga scritta nel Libro della Vita. Io so
che è così: siete voi a scriverla!

Secondo il proposito di Dio, dobbiamo fare di noi stessi un canale attraverso cui il
Suo spirito possa manifestarsi.
Edgar Cayce
Introduzione di Edgar Cayce

Mi è stato spesso chiesto: "Sei uno spiritista?", oppure: "Sei un medium?". Molti
mi definiscono anche un sensitivo, eppure io ho soltanto cercato di essere un uomo
di Dio. Poi la gente mi chiede come si sia destato il mio interesse per i fenomeni psi-
chici, dal momento che questi sono stati tabù per tanto tempo che quando ne parlia-
mo si pensa immediatamente ai fantasmi, ad avvenimenti soprannaturali, alle sedute
spiritiche e cose del genere. Ho avuto il privilegio di incontrare individui che hanno
compiuto studi sui fenomeni psichici e scritto volumi sulP argomento, ma sono pochi
quelli che cercano di raccontare le proprie personali esperienze in questo campo.
Secondo il dizionario, la forza psichica ha a che fare con le energie della mente,
dello spirito e dell'anima degli individui. C'è chi riesce a comprendere i fenomeni
psichici studiandone le manifestazioni: gruppi come l'Associazione Americana (o
quella Inglese) per la Ricerca Psichica hanno studiato un'unica fase, soprattutto in
casi come quello della signora Piper o nel caso Margery1. Ma esiste un'altra fase
nell'insieme dei fenomeni psichici che merita di essere approfondita. Essendo stato
uno studioso di tali fenomeni per oltre trent'anni, senza basarmi unicamente sui
libri, conferenze o simili, ho udito moltissima gente esprimere la propria opinione
su molte fasi dei fenomeni; come ho affermato diverse volte, non so in che modo la
cosa funzioni: conosco soltanto quella che è stata la mia esperienza di veggente per
tutti questi anni.
Durante il primo periodo, non riuscivo a capire in che modo le cose che diceva-
no potessero giungere da me o attraverso me, mentre mi trovavo in stato di trance;
e dopo molti anni di riflessioni sull'argomento, ancora non so come ciò avvenga.
Non sono un medico, né ho mai studiato fisiologia, igiene o le altre scienze che si
applicano alla cura delle malattie umane: come potrei, in tale stato, dare consigli che
siano di aiuto a qualcuno? Non lo sapevo e non lo so tuttora. Ma qualcuno potreb-
be spiegarmi come fa l'ago del fonografo a catturare la musica del disco, o in che
modo la radio raccoglie i messaggi dall'etere? Eppure ciò avviene, in certe condi-
zioni: se queste mancano, tutto quello che ottenete sono rumori striduli, mera forza
statica. Niente di definito, niente di certo.

1
Leonore Piper fu una famosa sensitiva scoperta da William James, che la presentò
all'Associazione Inglese per la Ricerca Psichica perché fosse esaminata. Margery Crandon, una
medium di Boston, ricevette molta pubblicità verso la metà degli anni Venti, fu denunciata come
mistificatrice da Harry Houdini e da un gruppo di investigatori di Harvard, ma venne difesa dal
marito medico e da altri.

17
Perciò, con tutta l'energia psichica adeguatamente sintonizzata e regolata, rice-
vete un determinato beneficio. Mancando tale sintonia, la mente umana potrebbe
usare tale energia contro se stessa, "poiché esiste un modo che sembra giusto all'uo-
mo, ma che alla fine si rivela fatale". Quindi, come possiamo distinguere ciò che è
vero da ciò che è falso? Perché molte sono le cose nella vita, e molte nelle Scritture,
che tanti intendono erroneamente, distruggendo se stessi.
Le mie esperienze in questo campo dimostrano che la differenza è nel proposito
che anima chi cerca di conoscere. Coloro che desiderano cose materiali o sensazio-
nali, le ottengono: ma l'effetto per loro non sarà positivo e per me è stato anche
peggiore. Solo quando prevaleva il desiderio di accumulare ricchezza o di ottenere
risultati sensazionali, il tentativo falliva: quando si voleva questo, la mia salute ne
risentiva, la mia coscienza ne risultava lacerata e io non potevo più continuare.
Ma quando mi veniva chiesto di cercare di aiutare coloro che versavano in reali
condizioni di bisogno, in coscienza io non potevo dire di no. E quando mia moglie
mi chiese di cercare di sapere perché era caduta ammalata, mi sforzai di farlo con
uno spirito diverso dentro di me, perché dovevo sapere se mi trovavo dalla parte del
Signore oppure no. I risultati andarono al di là delle speranze più rosee ed ella guarì
completamente. Da quel giorno ho considerato tutti i fenomeni psichici con una atti-
tudine differente. La gente può non essere d'accordo, ma se ciò serve a dare sollie-
vo e conforto ai nostri cari, allora diventa per noi qualcosa di degno e di reale, a
prescindere da ciò che ne dicono gli altri.
Le testimonianze di coloro che sono stati aiutati dalle letture possono suonare
come adulazioni alle orecchie di qualche esimio professore di medicina, eppure non
c'è forse un sentimento più profondo in quello che essi dicono? Non c'è forse il
segnale che l'individuo ha ricevuto un beneficio maggiore dal fatto di essere venuto
a contatto con l'Energia che dalla mera guarigione del corpo? Lasciateci dire ciò
che pensiamo: non esiste guarigione, in nessuna forma, a meno che essa non sia
accompagnata dal desiderio di essere aiutati da una fonte più alta della nostra stes-
sa consapevolezza, qualcosa che può accrescere la conoscenza dello Spirito Supe-
riore, che partecipa di tutto il bene, cioè Dio.
Ricevetti insegnamenti su Dio dai miei genitori e dalla Bibbia molto prima di
sapere qualcosa sui fenomeni. Quando ero giovane mi dicevano che ero diverso, ma
non riuscivo a capire che cosa questo significasse. Col trascorrere degli anni ebbi
molte esperienze che mi mostrarono la via e mi condussero all'opera che svolgo.
Molti parlano dei vantaggi che ne hanno ricavato e me ne attribuiscono il merito,
ma, come mi disse mia madre, "Ringrazia Dio".
Questo è il racconto delle mie esperienze personali con i fenomeni.

18
Biografìa di Edgar Cayce

Anno Età Avvenimenti

1877 18 marzo: nasce in una fattoria a 13 chilometri da Hopkinsville,


Kentucky. Fu il secondo figlio avuto da sua madre, ma il primo a
sopravvivere: una figlia era morta nel 1875, poco prima di compiere
un anno.
1878 1 Nasce la sorella Annie (vissuta fino all'età di 79 anni). In seguito nac-
quero e sopravvissero altre tre sorelle: Olà, Mary e Sarah.
1881 4 Edgar assiste all'annegamento accidentale del nonno paterno, Thomas
Jefferson Cayce, nella fattoria in cui egli e la sua famiglia vivevano
con i nonni.
Dopo questa tragedia, Edgar riceve per qualche anno delle "visite"
mistiche da parte del nonno.
1882 5 Nasce il fratellino Thomas, che muore dopo dieci giorni.
1883 6 Edgar inizia le elementari nella piccola scuola rurale con una sola aula dietro
la chiesa.
1887 10
Diviene chierico della Old Liberty Christian Church (Chiesa dei discepoli di
Cristo).
1888 11
Diventa membro della chiesa "professando la sua fede in Cristo" e
comincia a leggere assiduamente la Bibbia.
1889 12
Entra nella Beverly Academy, una scuola rurale composta di due aule e
situata nell'abitato all'incrocio di Beverly (oggi non più esistente).
1890 13
Sperimenta una presenza angelica che gli preannuncia che diventerà un
guaritore. All'inizio Cayce pensò che si trattasse della madre e corse
nella stanza di lei, che però lo rimandò a letto. A scuola, quel giorno,
rimase inebetito e incapace di parlare, e venne trattenuto oltre l'orario;
la notte si addormentò sul sillabario rammentandone ogni parola. Fino
ad allora il suo rendimento scolastico era stato scarso; da quel momento
migliorò notevolmente.
1892 15 Una lesione alla testa o alla spina dorsale, ricevuta giocando a baseball,
può essere stata la causa della manifestazione dei suoi poteri psichici.
1893 16 Abbandona la scuola dopo l'ottavo anno per aiutare la famiglia, lavora
un anno presso uno zio in una fattoria.
Assiste alla morte della nonna.
Comincia ad insegnare alla scuola domenicale, aspira a diventare
ministro di Dio.

19
1894 1 Lascia il lavoro alla fattorìa, si trasferisce in città e trova impiego nella
7 libreria Hopper.
1895 1
8 Incontra Gertrude Evans e comincia a uscire con lei: la sua prima
ragazza fissa.
1896 1 Incontra Dwight L. Moody e altre persone che predicano il Vangelo.
9 Lascia il lavoro alla libreria e trova impiego presso altri negozi.
1897 2 Si fidanza con la sedicenne Gertrude pochi giorni prima di compiere 20
anni. Non viene fissata una data per il matrimonio.
1898 21 Trova lavoro a Louisville come venditore di libri ali ' ingrosso per gua-
dagnare di più.
Entra a far parte della locale Christian Endeavor, viene eletto presi-
dente della Glad Helpers Society, un'associazione che assiste carcera-
ti e malati,
1899 22 Fa ritorno a casa per Natale, decide di rimanere a Hopkinsville.
1900 23 Inizia a lavorare con il padre come agente assicurativo itinerante, fino
a che non perde la voce; i medici non riescono a curare la sua afonia;
accetta un lavoro in uno studio fotografico di Hopkinsville.
1901 24 Viene addormentato da un mago ipnotizzatore che gli restituisce tem-
poraneamente la voce: questo fatto lo fa entrare in contatto con l'ip-
notismo e lo porta a compiere esperimenti di autoipnosi con Al Layne,
guarendo in tal modo dalla sua afonia, e comincia a dare letture per
altri.
1902 25 Inizia a lavorare in una libreria di Bowling Green, nel Kentucky, a 48
chilometri di distanza.
Torna a Hopkinsville per una lettura che gli consente di guarire Aime
Dietrich - il primo "caso miracoloso" - dopo che gli specialisti non
erano riusciti a far nulla per la bambina.
1903 26 A giugno sposa Gertrude, di 22 anni, nella casa della famiglia di lei. I
novelli sposi cominciano la vita matrimoniale in una pensione di
Bowling Green.
1904 27 Forma una società per rilevare uno studio fotografico a Bowling
Green.
1905 28 Visita la cittadina natale per una lettura a beneficio di un importante
imprenditore, George Dalton, che si era rotto una gamba in seguito a
un incidente sul lavoro.
1906 29 L'associazione medica di Bowling Green esamina Edgar durante una let-
tura, conficcandogli anche degli spilli nelle carni.
Lo studio di Cayce viene distrutto dal fuoco, lasciandolo in un mare di
debiti.
1907 30 Perde conoscenza, viene dichiarato morto, si riprende.
Nasce il primo figlio, che viene chiamato Hugh Lynn dai nomi dei fra-
telli di Gertrude.

20
1908 31 Si reca a Lexington, nel Kentucky, per una lettura a beneficio di una
donna malata; incontra David Kahn, che all'epoca aveva 15 anni ed
era destinato a divenire suo amico e socio per tutta la vita.
1909 32 Lavora come fotografo a Gadsden, in Alabama.
1910 33 II saggio del dr. Ketchum su Cayce viene letto davanti all'Associa-
zione dei Medici di Boston, dando luogo alla prima pubblicità a livello
nazionale in un articolo domenicale sul New York Times, a cui
fanno seguito storie telegrafate in tutto il Paese; torna a Hopkinsville,
si impegna con Ketchum per delle letture, dirige un suo studio foto-
grafico.
1911 34 Preceduto da un annuncio sul Chicago Examiner, si reca a Chicago.
Gertrude da alla luce il secondo figlio, Milton Porter, che muore di
pertosse.
Gertrude si ammala di tubercolosi, malattia considerata senza speran-
za dal suo medico. Ella chiede una lettura a suo marito, affidandosi ai
suoi poteri per ottenere il miracolo della guarigione. È un'esperienza
cruciale, dopo la quale Cayce acquisisce una maggiore fiducia nei
propri poteri psichici e una maggiore volontà di rischiare per cercare
di aiutare gli altri.
1912 35 II dr. Hugo Munsterburg di Harvard esamina Cayce. Edgar scopre che
Ketchum ha abusato delle sue letture per arricchirsi, per cui rompe il
contratto e si trasferisce a Selma, in Alabama, dove apre lo studio foto-
grafico Cayce Art Co.
1914 37 II figlio Hugh Lynn di 6 anni rimane quasi cieco per un incidente con
la polvere di magnesio avvenuto nello studio del padre. La vista del
ragazzo viene salvata dopo una lettura che suggerisce un trattamento
insolito.
1918 41 Nasce il terzo figlio, Edgar Evans Cayce.
1919 42 Viene convocato a Washington per una lettura a beneficio di una per-
sona "di alto livello", portando qualcuno a pensare che si trattasse
del presidente Wilson, che era stato colpito da un colpo apoplettico;
il direttore di un giornale del Texas gli chiede delle letture su alcuni
giacimenti petroliferi; si convince che le trivellazioni petrolifere
possono procurare il denaro per un ospedale. Si reca in Texas con
Kahn.
1920 43 Forma la Compagnia Petrolifera Cayce {Cayce Petroleum Co.) nella
contea Johnson, in Texas. Torna a Washington per un'altra lettura a
favore di un autorevole personaggio non identificato.
1921 44 Esegue delle trivellazioni nella concessione petrolifera di San Seba, in
Texas, ma senza esito.
1922 45 Gertrude e i ragazzi trascorrono l'inverno con la madre di lei, mentre
Edgar, che manca ormai da tre anni, soggiorna a Birmingham, in
Alabama, tenendo conferenze, fornendo letture e recandosi a Denver,
Chicago e Daytona alla ricerca di fondi per il suo ospedale.

21
1923 46 Torna a Selma e assume come segretaria Gladys Davis; si trasfe-
risce a Daytona per lavorare come sensitivo a tempo pieno, cerca
di fondare l'Istituto per la Ricerca Psichica Cayce; fornisce le
prime letture che parlano di esistenze passate. Ciò lo lancia in una
dimensione completamente nuova, quella metafisica. Cayce
muore quasi di fame mentre si costruisce una clientela con l'atti-
vità di sensitivo.
1924 4 Edgar incontra l'agente di borsa newyorchese Morton Blumenthal e
7 progetta un'organizzazione a livello nazionale.
1925 4
8 La famiglia Cayce visita New York, ospite di Blumenthal; quindi si
trasferisce a Virginia Beach.
1926 4
9 Muore la madre di Edgar.
1927 5 Cayce e Blumenthal organizzano l'Associazione Nazionale dei Ricercatori
0 e iniziano a costruire l'ospedale Cayce a Virginia Beach.
1928 5
1 Viene inaugurato l'ospedale Cayce; si progetta di fondare una Università.
1929 5 L'ospedale Cayce inizia l'attività, il primo anno è positivo. Si
2 sviluppa il progetto per l'Università Atlantica.
1930 5 L'Università apre i battenti, le lezioni vengono tenute negli alberghi del
3 litorale.
1931 5 A febbraio chiude l'ospedale, a dicembre l'Università; l'Associazione
4 Nazionale dei Ricercatori si scioglie, Edgar è scoraggiato. In seguito a un
convegno di fedeli seguaci, viene fondata l'Associazione per la
Ricerca e la Conoscenza, riconosciuta dal Commonwealth della
Virginia.
Viene formato a Norfolk, in Virginia, il primo gruppo di studio Search
for God; Edgar, Gertrude e Gladys, arrestati a New York con l'accusa
di predire la sorte, sono assolti dal giudice.
1932 55 Fornisce senza risultato delle letture sul caso del rapimento Lindbergh.
I Cayce si trasferiscono nel palazzo Arctic Crescent di Virginia Beach,
dove si tiene la prima riunione dell'ARE.
1935 58 Edgar, Gertrude, Gladys e Hugh Lynn vengono arrestati a Detroit
durante una lettura per un bambino; Edgar viene accusato di praticare
la medicina senza autorizzazione e liberato su cauzione; si ammala per
qualche tempo; un sogno gli predice una vita nel Nebraska, che vede
come una zona costiera, nell'anno 2100.
1939 62 Tom Sugrue, affetto da una malattia debilitante, viene a vivere con i
Cayce, cercando aiuto. Intervista la famiglia per scrivere una biogra-
fia di Cayce, che sarà intitolata There Is a River.
1940 63 II figlio più giovane, Edgar Evans, si arruola nell'esercito.
1941 64 Hugh Lynn sposa Sally Taylor.

22
1942 65 Nasce il primo nipote di Edgar, Charles Thomas Cayce; una lettura
rivela che il bambino è la reincarnazione del bisnonno, Thomas
Jefferson Cayce.
1943 66 Viene pubblicata la biografia There Is a River.
Hugh Lynn, direttore dell'A.R.E., viene reclutato nell'esercito e man-
dato in Europa.
Un articolo sulla rivista Coronet riguardante Cayce provoca un dilu-
vio di lettere. La gente, preoccupata del destino dei giovani sotto le
armi, scrive inviando denaro per avere letture; Cayce si prodiga più di
quanto dovrebbe.
1944 67 Edgar subisce un collasso e viene colpito da paralisi. Sospende le let-
ture.
1945 67 II 3 gennaio muore, seguito da Gertrude il primo aprile; entrambi ven-
gono sepolti a Hopkinsville.
1946 Hugh Lynn torna dalla guerra e comincia a strutturare l'Associazione
per la Ricerca e la Conoscenza, facendone l'attuale organizzazione
internazionale.
1948 Viene riconosciuta la Fondazione Edgar Cayce.
1967 Viene pubblicato The Sleeping Prophèt, che diviene un best seller; i
membri dell'ARE raddoppiano.
1970 Dave Kahn pubblica My Life with Edgar Cayce.
1976 Charles Thomas Cayce succede come presidente dell'ARE a Hugh
Lynn, il quale assume la presidenza del consiglio.
1982 Muore Hugh Lynn Cayce.
1984 L'ARE lancia la rivista Venture Inward.
1985 L'Università Atlantica riapre come scuola di specializzazione in studi
transpersonali.
1986 Muore Gladys Davis.
1987 L'ARE fonda la scuola Reilly di massoterapia.
1988 Viene pubblicata la biografia Hugh Lynn Cayce: About My Father's
Business.
1989 Viene pubblicata la vita di Edgar Cayce, A Seer Out ofSeason.
1993 Le letture di Edgar Cayce vengono elaborate al computer e rese acces-
sibili al pubblico su CD-ROM.

23
Parte I
LE MIE ESPERIENZE
1. Il "Vecchio"

Sono nato in una fattoria nel Sud della contea cristiana del Kentucky, il 18 marzo
1877. Mio padre mi descrisse così:

Era un bambino insolitamente bello, con grandi occhi scuri e guance paffute e
rosee, molto intelligente e allegro, pieno di gioia per la sua vita appena comincia-
ta. Aveva un'ottima salute, era robusto, vivace e, nonostante fosse solo un bimbo,
la sua indole lieta destava verso di lui più interesse che preoccupazione. Nonju mai
capriccioso, ma sempre ragionevolmente tranquillo. Ricordo soltanto due occasioni
in cui pianse ininterrottamente per un certo tempo, quando niente di ciò che sua
madre ed io tentavamo di fare sembrava recargli sollievo o tranquillizzarlo. La
prima volta sua madre scoprì finalmente la causa del pianto, accorgendosi che la
manina del bimbo era gonfia. Egli aveva delle mani piuttosto grassocce e, nel
vestirlo, un filo molto sottile aveva procurato un taglio tra il pollice e l'indice,
penetrando così a fondo da far gonfiare la mono; e più il gonfiore si accentuava,
più aumentava il dolore e il bambino piangeva, finché sua madre ed io finimmo per
scoppiare in lacrime a nostra volta. Quando però ella ebbe individuato il motivo e
tagliato il filo, il bambino ben presto si calmò, rimettendosi a dormire. All'epoca
aveva circa sei settimane, due mesi.
Una sera di pochi mesi dopo, quando tutti si erano ritirati, egli prese ad agitar-
si, cominciando di lì a poco a piangere. Sembrava che provasse un grande dolore;
sua madre gli tolse tutti i panni e lo rivestì parecchie volte, cercando di individua-
re il problema, ma senza esito. Ella cominciò allora a tentare di curarlo, sommini-
strandogli tutto ciò che pensavamo potesse alleviargli le sofferenze, ma il bambino
continuò a piangere fino a metà della notte. Qualcuno allora bussò alla porta: era
una delle donne di colore della fattoria. "Miss Carrie ", disse, "penso di sapere
cosa è successo al vostro bambino ".
"Bene, Emìly, dimmelo, per favore, perché sto impazzendo: ho fatto tutto quello
che mi è venuto in mente per aiutarlo, ma nulla sembra giovargli".
Il bimbo piangeva sempre. Emìly, che stava fumando la sua pipa di granturco,
entrò e sedette vicino a mia madre, ai piedi del bambino. Aspirò forte dalla pipa,
riempiendosi la bocca di fumo, quindi scoprì i piedi del bambino e soffiò il fumo
sulle piccole piante. Continuando ad aspirare il fumo, soffiò altre tre o quattro volte
sui piedini, fino a che il bambino si calmò e chiuse gli occhi, sprofondando in un
sonno tranquillo. Dopo che la donna si fu allontanata, il bimbo continuò a dormi-
re pacificamente fino al mattino, e non penso abbia mai più sofferto di coliche.

27
Da neonato, da bambino, da ragazzo e da giovinetto, Edgar mantenne sempre il
suo buon umore, era simpatico e gli piaceva la conversazione. Era tranquillo, ma
sembrava che sapesse sempre cosa voleva dire. Era già un ragazzo nelle sue sim-
patie e antipatie, e ben presto si stancò dei vestiti da bambino, perciò, ali 'età di
diciotto mesi, la madre gli mise i pantaloni. Dopo di ciò egli fu più disposto ad
andare in giro e incontrare gente. Mi seguiva per casa e quasi sempre avrebbe volu-
to accompagnarmi quando uscivo per recarmi nei dintorni o per andare in città.
Non era turbolento, né ridacchiava spesso come fanno a volte i bambini. Prima
ancora di iniziare a parlare, quando qualcuno entrava nella stanza dove si trova-
va, sentiva il bisogno di far notare la propria presenza con un chioccolio, un gri-
dolino festoso, un saltello o un sussulto improvviso, agitando le manine e i piedini
per esprimere la propria gioia. E dopo aver cominciato a parlare, aveva sempre
qualcosa di piacevole da dire a chiunque incontrasse. Ben presto sembrò conoscere
tutti, nessuno gli era estraneo; e appena potè, cioè ragionevolmente presto, si mise
a parlare con chiunque incontrasse.
Un giorno, prima che cominciasse a camminare, rientrai per pranzo e parlai al
bimbo e alla madre per qualche minuto prima di uscire per tornare al negozio che
gestivo. Pioveva molto forte, e poco dopo sua madre sentì il bambino piangere e lo
trovò che cercava di seguirmi al negozio: si era trascinato carponifìno al limite del
portico, cadendo fuori e atterrando sulla schiena, con ilfaccino rivolto in su, men-
tre la pioggia scrosciava al punto che egli scuoteva la testa da un lato all'altro e
scalciava tentando di sottrarsi ad essa, ma senza risultato. Si mostrò molto grato
quando sua madre lo raccolse e lo rivestì con abiti asciutti.
Non si svegliava mai di cattivo umore, a meno che non vi fosse davvero qualco-
sa fuori dell'ordinario, e non piangeva se non in casi particolari: se ciò avveniva,
faceva in modo di farlo sapere subito a qualcuno, e anche in tal caso quasi sempre
ponendo qualche domanda o dando indicazioni riguardanti le attività del giorno
prima o di quello appena iniziato. Sì trattava soltanto di domande intelligenti, nei
limiti della sua comprensione delle cose. Quando iniziava a chiedere qualcosa, non
desisteva fino a che la sua curiosità non era stata soddisfatta. Era meglio non cer-
care di imbrogliarlo o di toglierselo di torno con risposte evasive alle domande che
poneva, perché tali risposte non sembravano mai soddisfarlo, specialmente se si
trattava di qualcosa che non riusciva a capire: di solito, la cosa migliore era una
risposta chiara e sincera, perché se la sua domanda veniva elusa, egli avrebbe con-
tinuato a indagare. Una volta sua zia entrò nella stanza dove egli si trovava por-
tando un grosso barattolo di vetro pieno di crema, che posò vicino al fuoco. Edgar
chiese cosa fosse; la zia lo guardò maliziosamente rispondendo: "Serve ad agguan-
tare i bambini troppo curiosi, ed è meglio che tu non ti avvicini". Egli la guardò
con aria scrutatrice, ma non disse altro; però, quando venticinque o trenta minuti
più tardi la zia tornò nella stanza, trovò che Edgar si era messo a fare indagini
capovolgendo il barattolo e versando la crema sul pavimento per vedere di cosa si
trattasse; dopo di che aveva preso la scopa, spargendo la crema per tutto il tappeto
nel tentativo di raccoglierla. La zia si rese conto di aver sbagliato e non gli disse

28
nulla, ma ne parlò ridendo alla madre, spiegandole l'accaduto. Così anch 'ella capì
che il ragazzo non andava rimproverato, e si limitò a spiegargli che la zia aveva
scherzato e che lui aveva sciupato il suo barattolo di crema, cosa che per il bimbo
significava molto poco, allora. Nonostante la sua natura inquisitiva, non era impor-
tuno e di solito, quando qualcuno gli metteva davanti qualcosa dicendogli soltanto
di non toccarla, egli obbediva, di qualunque cosa si trattasse. Ma era sbagliato cer-
care di indurlo in tentazione, facendogli credere che ciò che veniva messo nella
stanza era qualcosa di strano o di non comprensibile: in tal caso avrebbe cercato
di scoprirlo, oppure di sapere perché non poteva farlo.
Circa in quel periodo un giovane medico appena laureato venne a consumare i
suoi pasti con noi: egli non aveva mai permesso prima che un bambino sedesse a
tavola con lui, e protestò debolmente quando venne a sapere che Edgar avrebbe
mangiato insieme a noi. Gli facemmo capire che il bimbo non gli avrebbe dato fastì-
dio e che Ned, il ragazzo undicenne che sua madre aveva incaricato di badare a lui,
se ne sarebbe preso cura. Ben presto il medico si tranquillizzò e divenne buon amico
di Edgar, al punto da intrattenersi volentieri con lui: di solito non amava molto i
bambini, ma questa volta rimase così estasiato da ridere di cuore di fronte agli
atteggiamenti accattivanti di Edgar, dicendo che era "il bambino più interessante
che avesse mai conosciuto ". Fu lui a chiamarlo per la prima volta "il Vecchio ",
soprannome che ben presto venne adottato dalla maggior parte dei suoi zii e cono-
scenti, che presero l'abitudine di chiamarlo in tal modo con molto affetto2.
***

II primo ricordo che ho è quello di un giorno in cui accompagnai in chiesa mia


madre. Non ho idea di quanti anni avessi. Tra i miei primi ricordi ci sono le con-
versazioni con il nonno, Thomas Jefferson Cayce, che era per me un uomo meravi-
glioso.
***

Edgar era particolarmente affezionato ai nonni e, prima di arrivare ai diciotto


mesi, li vedeva diverse volte al giorno. Quando essi venivano a farci visita, spesso
lui tornava a casa con loro. Lo amavano molto entrambi, ed erano felici di poterlo
tenere con loro poiché, ovviamente, ne ricavavano un gran conforto. Quando era
molto piccolo, il nonno lo prendeva tra le braccia e si addormentava tenendolo
stretto, fino a che Edgar non riusciva più a star fermo o cominciava ad avere trop-
po caldo. Allora il nonno lo metteva tra sé e la nonna: quando il bimbo si sveglia-
va, di notte, toccava con le mani il viso di colui verso il quale era girato. Se senti-

2
Da un manoscritto inedito di Leslie B. "Gentiluomo" Cayce, scritto nel 1935-36. Brani dei
ricordi del padre di Edgar compaiono in corsivo in tutto il libro, inframmezzando la narrazione
che lo stesso Cayce fa della propria vita.

29
va un viso liscio, si girava completamente dalla parte opposta per toccare il viso
del nonno: sentendo la sua barba, gli si accucciava vicino o veniva ripreso tra le
braccia, e subito si riaddormentava. Provava un grande affètto per la nonna, ma
aveva preso l'abitudine di addormentarsi tra le braccia del nonno, e penso che sen-
tisse di dover essere lì quando si sarebbe svegliato. Se il nonno non e 'era, comin-
ciava immediatamente a fare domande.

***

Ricordo di essere andato a cavallo diverse volte con il nonno, seduto davanti a
lui, già da molto tempo prima di diventare abbastanza grande da cavalcare dietro di
lui. In diverse occasioni, lo vidi fare cose davvero insolite che molte persone, come
seppi in seguito, attribuiscono all'opera degli spiriti. Ho sentito gente di quando in
quando chiedergli, nel corso di una conversazione, di essere presente a degli incon-
tri, dei quali non conoscevo gli scopi. L'ho visto anche muovere tavoli e altri ogget-
ti, apparentemente senza alcun contatto con essi. In queste occasioni, egli soleva
dire: "Io non so di quale energia si tratti, tuttavia non perdo tempo a chiedermelo".
L'evento più sconvolgente riguardante il nonno fu la sua morte, avvenuta l'8 giu-
gno del 1881. Annegò in uno stagno vicino alla vecchia casa, e forse io fui l'unico a
vederlo andare incontro alla morte. Cavalcavo dietro di lui sul cavallo quando entrò
per la prima volta nello stagno: tornò a riva e mi fece scendere prima di immergersi
ancora nello stagno. Vidi il cavallo disarcionarlo, e quando le cinghie della sella si
ruppero egli scomparve sott'acqua.
Avevo solo quattro anni quando il nonno annegò, e spesso mi chiedo proprio
quale effetto queste associazioni di pensiero abbiano avuto sulla mia mente o sulle
mie attività in questa vita.
***

Da piccolo, Edgar non amava giocare in acqua come fanno alcuni bambini, e in
realtà si sforzava di evitarla, specialmente se era fredda. E se aveva la possibilità
di non lavarsi mani e viso prima di sedersi a colazione, ne approfittava senz 'altro.
Era sincero a questo riguardo e non mentiva: se sua madre gli chiedeva di lavarsi
dopo che si era seduto senza farlo, obbediva senza brontolare. Semplicemente,
odiava l'acqua, e odiava soprattutto lavarsi con acqua fredda. Forse la ragione
potrebbe risalire a quando cadde dal portico e sentì la pioggia riversarsi sul suo
viso con tanta violenza, incapace di sottrarvisi.
Il negozio che io gestivo non era lontano da casa ed Edgar veniva a farmi visita
di frequente, anche prima di essere in grado di camminare bene. Di solito con-
vinceva Ned a portarlo con sé, non solo per uscire, ma anche perché sapeva cosa
voleva: vi era un assortimento completo di mercé di ogni genere o quasi, compreso
un settore alimentare ben fornito. Vi erano diversi reparti, ed egli imparò ben pre-
sto quali articoli venivano tenuti in ogni locale: se, entrando in negozio, trovava

30
chiusa la porta del locale che gli interessava, bussava o faceva bussare, dopo di
che entrava o si faceva condurre, chiedendo immediatamente la cosa che voleva,
più o meno come fanno gli adulti. Quasi tutti i clienti del negozio conoscevano
Edgar e lo circondavano di premure. Anche lui conosceva praticamente tutti, quin-
di non passava molto tempo prima che iniziasse una conversazione. In qualche
occasione egli si rivolgeva a tutti i presenti, in modo non arrogante, ma gentile e
piacevole, divertendoli con le sue maniere semplici e concrete. Era il bambino più
ammirato e amato che io abbia mai conosciuto. Era molto generoso e premuroso,
anche da piccolo, e molto disponibile con tutti. Ben difficilmente teneva qualcosa
per sé.
Capitava che visitatori o clienti si fermassero per pranzo, se si trovavano in
negozio a quel! 'ora; Edgar spesso veniva diverse volte al giorno, magari entran-
do quando e 'erano già molte persone, e molte volte qualcuno gli chiedeva di fer-
marsi a mangiare con loro. Altrimenti, era lui a ordinare e a chiedere a una o più
persone di pranzare con lui. In un modo o nell'altro, raramente vi era un rifiuto.
Spesso, altri lo invitavano più per il piacere di sentirlo parlare che per altre
ragioni.
Nei giorni della sua infanzia, assai di rado accadeva che replicasse a un 'osser-
vazione fatta da qualcuno, specie se vi erano molte persone presenti: ma se l'os-
servazione era insolita, generalmente gettava alla persona uno sguardo imperti-
nente e divertito, esprimendo in tal modo la sua diversa opinione, con un atteggia-
mento franco, ma sempre gentile.
Quando era molto piccolo, a volte entrava e si faceva mettere da Ned a sedere
su un angolo del bancone: se ne stava lì ad ascoltare e guardare la gente per un 'o-
ra o anche di più, senza parlare con nessuno, a meno che non gli venisse rivolta la
parola. Alla fine, qualcuno lo rimetteva a terra e lui se ne tornava a casa da sua
madre. Abbastanza spesso vedeva o sentiva qualcosa di cui avrebbe parlato poi, al
suo ritorno a casa.
***

Da bambino mi piaceva moltissimo starmene da solo; piuttosto spesso avevo


compagni di gioco che altri, sopraggiungendo e ascoltando la conversazione, dice-
vano di non vedere.
Quando avevo circa nove anni, venne un giorno mia zia e mi chiese: "Andiamo,
Eddie. Non vorresti aiutare la zia a cogliere le verdure per cena? Penso di aver visto
dell'ottima senape selvatica, l'altra sera, passando per i campi di ritorno dalla casa
dello zio Jim". Mentre attraversavamo il podere passammo vicino alla stalla nella
quale mi erano accadute molte cose insolite (o almeno, così pensavo), e cominciai
a parlarne alla zia.
"Zia, mi piace giocare nella stalla, mi diverto un sacco là!".
"Divertirti?", chiese. "Come sarebbe? Sei grande abbastanza per sapere cosa sia
il divertimento, no? Che c'è di divertente nella vecchia stalla?".

31
"Ecco", risposi, "è là che il nonno era solito tenere il tabacco che gli rendeva così
tanti soldi. C'è il vecchio trave con il quale erano soliti pressare3 il tabacco. È diver-
tente andare là e vedere il palo andare su e giù, e sentire qualcuno che grida: 'Su!
Giù! Su! Giù! Su! Giù!'. E c'è una ghiandaia azzurra con il suo nido: l'ho vista sta-
mattina mentre lo costruiva.
Ho visto anche uno scricciolo, guardando il corno che il nonno usava per chia-
mare i ragazzi dai campi".
"Ma", disse la zia, "non si pressa il tabacco da molto tempo, e sono certa che tu
non l'hai mai visto fare".
"Sì che l'ho visto!", replicai. "Vedo il nonno tutti i giorni quando vado là a gio-
care, e ci sono anche molti bambini e bambine che vengono per giocare insieme a
me, e si arrampicano sul tetto della stalla e mi dicono quello che trovano su ogni
trave della stalla!".
"Eddie, non dovresti lasciar correre in questo modo la tua immaginazione! Stai
solo inventando! Non sai che è male raccontare bugie".
"Cosa faccio di male, zia? Io gioco con i bambini, lo so bene; vedo il nonno, ed
egli mi parla, come parlava ai braccianti della fattoria che pressavano il tabacco.
Cosa c'è di male? Io so solo che mi diverto un mondo! Perché questo è male? È
male perché li vedo e dico di vederli?".
"Se tu li vedessi andrebbe tutto bene", rispose la zia, "ma in realtà non ci sono.
Tuo nonno è morto da sei anni, e i morti non pressano il tabacco. Quindi, dire che
li vedi è male: dovrò parlare a tua madre di questo".
"Ma anche mamma vede i bambini!", protestai. "Nemmeno lei era qui quando il
nonno pressava il tabacco".
"Non ci credo! Sei solo un ragazzaccio a cui piace immaginare le cose! Parlerò
con tua madre: non dovrebbe assecondarti con tutte queste stupidaggini!".
Arrivammo nei campi e trovammo una quantità di senape selvatica, tanto da
riempirne un cestino. Tornando indietro verso la stalla, la zia tornò sull'argomento:
"Perché dici che è divertente giocare nella vecchia stalla?".
"Perché", risposi, "là ho tanti amici con cui giocare, e il nonno è proprio diver-
tente. Mi racconta un sacco di storie interessanti su ciò che accadde prima della
guerra [civile], e anche durante la guerra e dopo".
"Sei sicuro che si tratti di tuo nonno?".
"Ma certo che è lui! Gli ho toccato la barba, come facevo per distinguerlo dalla
nonna, quando era buio".
"Sei davvero uno strano bambino", disse la zia. "Parlerò con tua madre. Questa
cosa non deve continuare, altrimenti tutti penseranno che non sei un bambino nor-
male. Mi fa venire i brividi sentirti parlare in questo modo!".
"Carne", disse quella sera, "cosa sono queste storie che racconta Eddie a propo-
sito di bambini che giocano con lui nella stalla? Non ci sono bambini in questa zona.

3
La "pressatura" del tabacco consisteva nel comprimere il più possibile le foglie conciate in
un fusto simile a un barile, per il trasporto al mercato.

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Faresti meglio a portare il bambino dal medico: penso che stia uscendo di senno! E
ad ogni modo, non è normale!".
"Ma Lou, io ho visto i bambini di cui parla Eddie. Sono certa che non possono
fargli del male".
"Di chi sono quei bambini?".
"Non lo so. Sembrano molto graziosi, e credo che Eddie stia vivendo un'espe-
rienza come quelle di cui leggiamo, ma che pensiamo non possano mai accadere a
noi. Sto pregando per questo, Lou, e sono certa che non possa venirne alcun male".
"Ma lui dice anche di vedere suo nonno, che può parlare con lui. Sai bene che
ciò è impossibile! Cosa direbbero i vicini se venissero a sapere di tutte queste stu-
pidaggini? Devi dare a quel ragazzo una buona lezione e smetterla con tutte queste
storie di fate, o di come preferisci chiamarle!".
"Lou, non posso batterlo per questo motivo! Lui è sicuro di vedere tutto questo,
e io stessa ho visto i bambini. Non si tratta di immaginazione: non so cosa sia, sem-
plicemente non posso bastonarlo per una cosa del genere. Vorrei soltanto che in
qualche modo egli potesse andare in chiesa, studiare la Bibbia e imparare di che
cosa si tratta".
"Che assurdità!", replicò la zia. "Non vorrai dirmi che pensi che tutte queste stu-
pidaggini vengano da Dio! Magari dal demonio, scusa se te lo dico, e certo non può
venircene niente di buono! Faresti meglio a portare il ragazzo dal dottore: nessuna
chiesa vorrà avere a che fare con lui, posso assicurartelo!".
La zia si sposò quell'estate e andò a vivere nella parte orientale dello Stato, per
cui non la vidi più per diversi anni. Ma altri della famiglia continuarono a rimpro-
verarmi mentre crescevo, il che gradualmente mi portò a vergognarmi di quelle
esperienze, sebbene per me fossero molto reali. Ricordo di essere stato definito
"strano" oppure "diverso", e invece io desideravo soltanto essere lasciato solo e
pensare come ogni altro ragazzo della mia età. Non aspiravo a essere diverso,
soprattutto nel senso in cui ciò, in molti casi, veniva inteso.
***

Abbastanza presto Edgar cominciò a mostrare un'attitudine sportiva e fin da


bambino si appassionò alla caccia e alla pesca. Una volta, quando era ancora
molto piccolo, un 'abbondante pioggia aveva riempito gli stagni e le zone pianeg-
gianti fino a straripare, e lui decise di andare a pesca. Prese la sua piccola lenza e
uscì da solo per recarsi allo stagno che distava circa quattrocento metri da casa,
senza aver avvertito nessuno che intendeva recarsi là. Quando vi arrivò, scoprì che
la radura vicino allo stagno si era riempita d'acqua, perché le forti piogge aveva-
no fatto tracimare lo stagno stesso e molti pesci erano finiti sulle rive, ed ora si
dibattevano nel fango mentre l'acqua si ritirava. Quando Edgar arrivò, si rese subi-
to conto della situazione, lasciò andare la sua canna da pesca e cominciò a racco-
gliere i pesci che si agitavano. Era talmente assorto nel raccoglierli che continuò
a camminare fino a giungere al bordo di una fossa di quattro metri, molto ripida e

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riempita dal fango, che sprofondava fino a una corrente sotterranea che faceva
defluire l'acqua. Appena Edgar toccò il limite della riva, cominciò a scivolare e
venne trascinato giù. Subito cercò di riguadagnare la riva, immergendo mani e
piedi nel fango e riuscendo a riaffiorare. Proprio mentre riemergeva, uno dei brac-
cianti del posto passava sulla strada vicina con un carro carico di legna; si fermò
vedendo il cappello dì Edgar, convinto che stesse per affogare. L'uomo arrivò in
tempo per afferrare la mono di Edgar che riemergeva, e lo tirò fuori doli 'acqua.
Dopo aver ripulito la faccia del ragazzo, lo issò sul carro insieme al carico dì legna
e lo riportò a casa da sua madre. Quando ella vide il figlio in quelle condizioni e
l'uomo le ebbe detto dove lo aveva trovato, rimase terrorizzata pensando al peri-
colo che il ragazzo aveva corso senza che lei ne sapesse nulla fino al momento in
cui se l'era visto riportare a casa al sicuro. Sembrava quasi un miracolo che fosse
riuscito a riemergere senza aiuto, tranne quello dell 'uomo che lo aveva raggiunto
e tratto fuori quando egli era ormai praticamente quasi fuori pericolo. Scivolando
nella fossa colma di fango aveva lasciato andare tutto il pesce raccolto, e quando
fit in salvo fu ben felice di essere riuscito a scamparla, anche senza il pesce.
***

Nelle mie meditazioni, spesso rivivo esperienze di moltissimi anni fa.

34
2. La promessa di un angelo, 1890

Tutti i miei studi scolastici si svolsero nel piccolo edificio rosso nel Sud della
contea cristiana e nelle due stanze della Beverly Academy. Molti insegnanti si avvi-
cendarono: ne ricordo alcuni con grande piacere, altri con il terrore che provavo
quando mi presentavo davanti a loro per essere interrogato.
Mi consideravano piuttosto ottuso, finché cominciai a leggere, e non ero un
bravo alunno come molti dei miei compagni di scuola, non perché non fossi segui-
to dai miei genitori, ma piuttosto per la mia incapacità di imparare gran parte di ciò
che mi veniva insegnato in classe.

***

Da scolaro, Edgar evitava contese e dispute. Non era uno di quelli che fanno la
spia: ricordo che una volta rischiò di essere frustato dall'insegnante per non fare il
nome di un altro ragazzo che aveva violato qualche regola. Uno dei più anziani,
ajfezionatissimo a Edgar e a conoscenza dei fatti, protestò con molto calore che il
colpevole non era lui, come l'insegnante pensava, e che quindi non meritava di
essere battuto. Edgar era sincero nelle sue convinzioni e obbediva a insegnanti e
genitori. Certo faceva errori, e anche cose che non avrebbe dovuto fare, ma non
ricordo un solo caso in cui abbia volontariamente disobbedito ai suoi o a un inse-
gnante.
***

Poco dopo aver imparato a leggere, mi capitò di sentir parlare di un soggetto


biblico da una fonte singolare, un taglialegna, che mi raccontò la prima storia delle
Scritture, lasciandomi un'impressione durevole. Egli affermava di essere "forte
come Sansone". Io volli sapere chi era questo Sansone, ed egli mi disse che era un
personaggio della Bibbia e che il pastore ne aveva parlato in chiesa la sera prima.
Andai da mia madre a raccontarle la storia e le chiesi di parlarmi di lui: il racconto
di Sansone sembrava attirarmi più di qualsiasi altra cosa, e cercai avidamente di
sapere qualcosa di questo libro che dava insegnamenti sui rapporti tra individuo e
individuo, tra Dio e gli uomini, e tra gli uomini e Dio.

***

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Quando Edgar era molto piccolo, sua madre ed io leggevamo la Bibbia insieme,
un po' per uno: in tal modo riuscivamo a leggere tutto il libro da cima a fondo,
Vecchio e Nuovo Testamento. Edgar stava ad ascoltare per quasi tutto il tempo,
tranquillamente, e a volte faceva delle domande. La lettura poteva continuare solo
dopo che avevamo risposto, e lui ascoltava con grande pazienza, il che ci portava
a constatare quanto apparisse tranquillo e interessato. A volte cadeva addormen-
tato e allora smettevamo di leggere, ma raramente se ne andava quando io o sua
madre leggevamo la Bibbia.
***

Cominciai abbastanza presto a studiare le Scritture e ad amarle: a me sembra che


esse ci parlino dell'energia psichica in tutte le sue fasi. Quando qualcuno comincia
a svolgere la propria opera, o una sua fase, si sostituisce al Verbo, ed è qui che
comincia a sbagliare. Non si può fare. Ora, possiamo essere tutti fratelli in Cristo,
ma considerandoci fratelli di Cristo, in grado di compiere le Sue opere, anteponia-
mo il nostro egoismo e perdiamo la percezione ulteriore della ragione delle soffe-
renze del Cristo. In ciò, inoltre, non facciamo altro che far rimbalzare delle parole,
smarrendo il pensiero che voglio che voi riusciate a conseguire, anche se alla fine
esso dovrà riportarvi a questa stessa fase, altrimenti non vi sarà alcun merito in ciò
che viene fatto.
La vecchia casa di mia nonna, dove abitavamo, nel Sud della contea cristiana, fu
distrutta da un incendio: io fui separato dalle mie tre sorelle e dai miei genitori, e
affidato per un po' di tempo ad altri parenti. Nella casa di una delle mie zie vi era
una grande Bibbia riccamente illustrata che eccitava la mia immaginazione: decisi
di sapere di più a proposito di quel libro. Quando ne chiedevo qualcosa ad altri, mi
veniva risposto che si trattava del messaggio di Dio ai Suoi figli. Riuscivo a com-
prendere molto poco di quel che leggevo, mentre diventavo sempre più ansioso di
conoscere l'esatta interpretazione delle storie, delle promesse e delle azioni delle
persone di cui il Libro parlava: molte di esse mi sembravano buone, altre molto cat-
tive.
Quando avevo circa dieci anni, mia madre mi chiese se mi sarebbe piaciuto fre-
quentare la scuola domenicale. Così, cominciai ad andarci: la prima lezione con-
cerneva il primo capitolo della Genesi, la creazione, che trovai davvero interessan-
te, di grandissimo fascino. Chiesi a mio padre di procurarmi un libro che narrasse
l'intera storia: alcune settimane più tardi mi fu regalata una Bibbia da un negozian-
te di libri a cui mio padre aveva raccontato la cosa. Cominciai a leggere, e andando
avanti nella lettura mi convincevo sempre più che ciò che accadeva nella stalla era
reale, che non si trattava di immaginazione. Eppure, più gli altri mi ponevano
domande, più io mi chiudevo in me stesso.
***

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Ho insegnato per molti anni in una scuola domenicale a ragazzi e giovani, ed
Edgar, ancora piuttosto piccolo, sedeva in quella classe ogni domenica, mentre essi
ripetevano la lezione: fu là che cominciò a porre domande sulla Bibbia in pubbli-
co, sorprendendo gli altri ragazzi non meno degli altri membri della chiesa.
Continuò a frequentare, e ben di rado mancava la risposta a una domanda posta
dall'insegnante: non passò molto tempo prima che venisse considerato come uno
della classe. Quando, un poco più tardi, gli uomini della classe cominciarono a fare
domande a cui era difficile dare una risposta, invariabilmente qualcuno diceva:
"Chiedetelo a Edgar ", ed egli era di solito così pronto e preciso nelle sue risposte,
che la maggior parte di loro si divertiva a interrogarlo. La Bibbia era il suo studio
preferito e passava molto tempo a leggerla, anche se non se ne vantò mai. Fatto
assolutamente straordinario, già in tenera età, tutte le attenzioni che gli altri, sia
giovani che anziani, avevano per lui non sembravano fare nessuna differenza, né
interferire con i suoi modi gentili o renderlo presuntuoso o arrogante. Nessun suc-
cesso lo rendeva presuntuoso o arrogante. Non sembrava mai pensare che ciò che
sapeva fosse più di quanto ci si aspettava da lui, e quindi nulla di tutto ciò poteva
insuperbirlo. La modestia e la mancanza di ostentazione sono sempre stati il suo
forte.

***

Nell'anno in cui compii i dieci anni, la mia famiglia si trasferì in una piccola
casa ai margini di un bosco che aveva una grande varietà di vegetazione. Vi erano
grandi alberi da legname: querce, noci americani, querce bianche, pioppi e faggi;
noccioli, papaie e molti altri alberi da frutta. Arrivai a conoscere ogni anfratto e
radura del bosco, e mi costruii un rifugio in un punto molto bello, a circa quattro-
cento metri da casa. Lì tenevo la mia Bibbia, che leggevo ogni giorno, ripassando-
ne più volte diversi brani.
***

Edgar entrò nella Chiesa cristiana [Discepoli di Cristo] nel 1889, a dodici anni,
e fu sempre un membro fedele, davvero attivo, non uno di quelli che si fanno dire
dagli altri cosa devono fare: conosceva i suoi privilegi e i suoi doveri e li ottempe-
rava in modo molto valido e soddisfacente. Molte volte i membri più anziani e i
rappresentanti della chiesa si rivolgevano a lui per affidargli qualche incarico. I
ministri gli erano particolarmente affezionati e parlavano a lungo con luì, tenen-
dolo spesso molto occupato con il servizio della chiesa, specialmente quando si
tenevano serie di riunioni che si protraevano per settimane. Ammiravano la sua
volontà di adesione, senza mai rifiutarsi davanti a una richiesta, né cercare scuse:
per questo tutti si sentivano liberi di fare affidamento su di lui e di chiedergli di ese-
guire quasi ogni genere di incarico. Durante la sua gioventù, i suoi contatti con la
chiesa e la sua vita da cristiano erano ottimi, e così continuano tuttora.

37
* * *

All'età di quattordici anni, avevo ormai letto la Bibbia diverse volte, capendone
ben poco: eppure, per la mia mente in corso di sviluppo, questo libro sembrava con-
tenere quel qualcosa che il mio ego intcriore bramava. Quando leggevo delle pro-
messe in esso contenute e delle preghiere di coloro che cercavano di comunicare
con Dio nell'alto dei cieli, sentivo che tutto ciò è vero, e la pace scendeva in me,
facendomi presagire una promessa.
Sempre di più cercavo la compagnia di insegnanti e ministri che il caso mi face-
va incontrare, ministri di ogni fede e livello. Ricordo molto bene alcune discussioni
che ebbi in gioventù con una donna mormone molto devota, che era stata costretta
ad abbandonare la colonia dopo l'istituzione della legge in base alla quale nessuno
poteva avere più di una moglie: era stata una delle mogli di un capo, conosceva
bene i suoi diritti, e sapeva moltissimo sulle Scritture. Ricordo benissimo anche le
conversazioni avute con un pastore della Chiesa metodista e con altri ministri delle
chiese barriste, presbiteriane, cristiane, unitarie e congregazionaliste. Per qualche
tempo frequentai un sacerdote della Chiesa cattolica, alla ricerca di qualcosa che
non sapevo cosa fosse. C'è forse da meravigliarsi che i miei compagni di scuola mi
trovassero strano? Ben pochi di loro, scoprii, amavano l'amicizia o la compagnia di
insegnanti e ministri, i quali venivano piuttosto considerati come persone fuori dal
comune, con una qualche missione speciale che li aveva tagliati fuori da tutti i pia-
ceri materiali della vita. Io però li trovavo assai simili agli altri uomini: alcuni eser-
citavano la mente più di altri, e qualcuno portava il fardello degli altri come se fosse
il proprio.
Fu durante un periodo del genere che una sera ebbi la mia prima visione. Avevo
ormai letto il Libro molte volte, sapevo della visione di Manue, perché mi piaceva
la storia di Sansone. Non so se riuscirò a tradurre in parole questa esperienza, la
visione, la promessa, per farvi capire cosa ha significato per me, e cosa significa per
la mia vita oggi.
Pregai con molto fervore quel pomeriggio, seduto nel bosco vicino al mio albe-
ro preferito che spesso sembrava parlarmi, rispondendo a molte delle mie ingenue
domande, mentre uccelli e piccoli animali della zona si raccoglievano intorno a me.
A volte, mi sembrava persino di sentirmi dire che Dio è vicino a noi quanto gli per-
mettiamo di essere, e ci parla attraverso le Sue creature. Anche allora pensavo che
se Dio aveva concepito gli uccellini, gli alberi, i fiori, il cielo meraviglioso, messo
le stelle al loro posto e dato al sole e alla luna le leggi che li governano, in modo
che essi potessero diffondere la loro gloria a beneficio di tutte le cose create, allo-
ra, in qualche maniera o forma, Egli dev'essere presente anche in ognuna di queste
piccole creature. Mentre vedevo gradualmente placarsi i loro timori, grazie a qual-
cosa che ero riuscito a dire o a fare per loro, non era forse questo affetto, questa par-
tecipazione, simile in qualche modo a ciò che, se adeguatamente compreso, avreb-
be dimostrato la Sua presenza nei rapporti tra gli individui?
Quel giorno studiai con grande lena le mie lezioni, ma la mia mente vagava lon-

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tano. Molte delle cose che avevo udito dagli uccellini, dagli scoiattoli e dai conigli
del bosco sembravano affollarsi nella mia testa. Con il loro modo di fare, sembra-
vano dirsi l'un l'altro: "Presto, presto, lui è qui e ci darà qualcosa da mangiare, ci
accarezzerà: non dobbiamo averne paura".
Quando venni bruscamente richiamato a casa da mio padre, che voleva sentirmi
le lezioni, sembrò che fosse tutto sbagliato e che stavo studiando cose che non signi-
ficavano gran che.
Inginocchiato accanto al letto, quella sera pregai di nuovo Dio che mi dimo-
strasse il Suo amore, che mi desse la capacità di fare qualcosa per i miei simili, rive-
lando così che li amava, come le Sue piccole creature del bosco avevano manife-
stato fiducia verso chi provava affetto per loro.
Non mi ero ancora addormentato, quando la visione cominciò a prendere forma,
ed io ebbi la sensazione di venire sollevato. Una luce gloriosa simile a quella dello
spuntare del sole sembrò riempire tutta la stanza e una figura apparve ai piedi del
letto. Ero certo che si trattasse di mia madre e la chiamai, ma non ricevetti risposta.
Sul momento mi spaventai e saltai giù, correndo nella camera di mia madre: no, ella
non mi aveva chiamato. Quasi immediatamente dopo essere tornato a letto, la figura
tornò. Appariva circonfusa di luce - un angelo o simili, non riuscivo a capire - e mi
disse con gentilezza e pazienza: "Le tue preghiere sono state ascoltate. Avrai ciò
che desideri. Conserva la tua fede. Sii sincero con te stesso. Aiuta il malato, l'af-
flitto".
Non avevo davvero sonno quando la visione a poco a poco scomparve. Potei sol-
tanto correre fuori nel chiaro di luna: non dimenticherò mai lo splendore di quella
notte, che mai prima mi era apparso così glorioso. Mi recai al mio rifugio preferito
- l'albero - e mi inginocchiai ringraziando Dio per avermi fatto sapere che si inte-
ressava a me. Conserverò sempre il ricordo dei due scoiattolini che allo spuntare del
giorno scesero dall'albero per cercare nelle mie tasche noccioline che non avevo.
Non potei raccontare neanche a mia madre ciò che era successo, nonostante lei mi
chiedesse: "Ragazzo mio, perché sei così felice, stamattina, e tuttavia sembri tanto
strano?". Tutto quello che riuscii a rispondere fu: "Madre, dovrò dirtelo in seguito".
A scuola, quel giorno, mi sentivo ancora inebetito, e naturalmente sbagliai ogni
parola che mi venne data da compitare. L'orario delle lezioni durava dalle otto di
mattina alle quattro del pomeriggio. Quel giorno scrissi cinquecento volte alla lava-
gna la parola "capanna", per cui era piuttosto tardi quando tornai, dopo aver per-
corso i cinque chilometri e mezzo che mi separavano da casa. Mio padre mi stava
aspettando e non appariva molto contento all'idea che io fossi l'asino della scuola.
"Certamente imparerai la lezione prima di andare a letto, stasera", commentò.
Io studiai, o pensai di farlo, e mi sentii sicurissimo di aver imparato bene la
lezione, ma quando diedi il libro a mio padre, la mia mente divenne completamen-
te vuota: avevo dimenticato ogni cosa. Durante quelle due o tre ore ricevetti molti
rimproveri per la mia stupidità, mentre mi arrovellavo sulla lezione di ortografia.
Come ricorderete, non avevo dormito molto la notte precedente; la stanchezza del
mio giovane corpo reclamava i suoi diritti e così, verso le undici, cominciai ad appi-

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solarmi. Diverse volte mi rialzai dal pavimento dove ero stato gettato a suon di sber-
le per essermi addormentato. Alla fine suggerii: "Se mi lascerete dormire per cin-
que minuti, riuscirò a imparare la lezione". Avevo infatti udito una voce intcriore
che mi diceva: "Fidati della promessa". Mio padre acconsentì e, quando i cinque
minuti furono trascorsi, gli consegnai il libro, sicuro di sapere la lezione: non sol-
tanto, infatti, ero in grado di compitare le parole della lezione, ma tutte quelle del
libro, precisando anche la pagina e la riga dove comparivano e come erano scritte.
Come in seguito dissero molti miei compagni: "Cayce conosce ogni segno di quel
libro come mai nessuno è riuscito a fare da quando è stato stampato".
Da quel giorno non ebbi più problemi a scuola, perché riuscivo a ripetere ogni
parola di una lezione dopo averla letta e averci dormito sopra per qualche secondo.
Senza dubbio il giorno seguente, agli occhi degli insegnanti e dei compagni di
scuola rappresentavo ancora una curiosità, come nei giorni precedenti, ma questa
volta il fatto singolare era che sapevo tutte le lezioni. Non dovevo fare altro che per-
dere coscienza, anche a scuola, per ricordare qualunque cosa avessi letto nel libro.
Spesso sentivo che la signorina Cox, la mia insegnante di allora, doveva avere una
percezione di ciò che accadeva maggiore di quanto chiunque le attribuisse. Da allo-
ra fino al termine della scuola feci rapidi progressi. Mi si accusava di memorizzare
tutte le mie lezioni: eppure mi bastava leggerle e dormirci su perché mi apparissero
davanti agli occhi mentre le ripetevo.
Non so di cosa si trattasse. Rappresentavo una meraviglia per i miei genitori, i
compagni e gli insegnanti; eppure non cercavo di riflettere sul perché dell'accadu-
to, è a tutt'oggi non so cosa pensarne, dal momento che la mia situazione attuale è
una combinazione di molte esperienze, diverse nel loro modo di presentarsi, evi-
dentemente necessarie per l'evoluzione della mia mente.
***

Da bambino era il capo dei suoi giovani amici e soleva alzare lo sguardo come
fanno gli oratori davanti alla folla. Uno dei suoi modi preferiti di intrattenere i pic-
coli ascoltatori era quello di farli sedere per raccontare loro avvenimenti miraco-
losi o assai singolari, generalmente cose che aveva visto, sentito o sperimentato in
qualche maniera, riuscendo occasionalmente a interessarli per un 'ora opiù, a volte
riferendo conversazioni o vicende che avevano avuto luogo prima che nascesse,
spesso senza fornire date ma riportando in dettaglio dialoghi o fatti, e tra i compa-
gni la sua parola veniva considerata definitiva, dal momento che nessuno metteva
in dubbio qualsiasi affermazione facesse. Talvolta, sua madre parlava delle attività
del figlio, delle sue insolite dichiarazioni e narrazioni di eventi, che potevano
riferirsi a circostanze molto particolari oppure alle semplici cose di tutti i giorni, e
che in gran parte non venivano mai comprese. Oggi mi sembra evidente che tali
conversazioni, dichiarazioni e attività erano di origine psichica, probabilmente
ricevute e ripetute psichicamente, se così si può dire. Non molto tempo dopo, sem-
brò acquisire la capacità di preparare le sue lezioni in quel suo modo particolare,

40
fatto anch'esso lontano dalla comprensione dei genitori o dell'insegnante. Sono
certo che allora non capiva di cosa si trattasse o come avesse ottenuto quel dono.
* *

Un anno più tardi, mentre parlavo con il direttore della scuola di argomenti che
mi stavano a cuore, egli mi chiese: "Eddie, com'è questa faccenda che devi cadere
addormentato, persino qui a scuola, per ripetere le lezioni? Ne ho sentito parlare
circa un anno fa e vorrei sapere come fai a ricordare la lezione: la memorizzi o ti
appare davanti agli occhi mentre parli? Mio padre era capitano sul Merrimack quan-
do ci fu lo scontro di Hampton Roads, e si dice che avesse avuto una visione o un
sogno sul modo di corazzare il Merrimack, le cui fiancate vennero di conseguenza
ricoperte con lamiere blindate. Egli vide tutto chiarissimo nella sua visione: è cosi
che tu vedi la lezione?".
Tutto questo, naturalmente, era nuovo per me, e mi diede per la prima volta la
sensazione di essere diverso. Era qualcosa di cui andare fiero? Non lo sapevo. E lo
studio delle Scritture mi faceva sentire umile, ispirandomi il dubbio di essere un
impostore. Per la mia mente in sviluppo, tuttavia, sembrava trattarsi di qualcosa che
il mio ego intcriore desiderava ardentemente.
***

Edgar si comportava normalmente per quanto riguardava le sue simpatìe e


antipatie, non era fastidioso né attaccabrighe, e poteva essere definito un ragazzo
di spirito che non indulgeva a modi di fare frivoli o infantili. Gli piacevano molto i
giochi, soprattutto quello in cui si deve infilare un anello in un piolo e che gli
riusciva piuttosto bene fin da piccolo. Al negozio vi erano spesso uomini che lo pra-
ticavano infatti è un gioco da adulti e quando Edgar era nei paraggi, uno di
loro lo chiamava per giocare in coppia con lui. Era diffìcile batterlo persino quan-
do era ancora un bambino.

***

Molti dei giochi che facevano gli altri bambini a scuola non mi piacevano -
baseball, football, biglie e così via - perché non mi riusciva di tirare una biglia, far
girare una trottola, lanciare una palla o effettuare una battuta come facevano loro.
Preferivo restare a discutere con gli insegnanti, quando volevano ascoltarmi, e par-
lare con loro dei misteri della vita. Spesso il professor Thomb e altri insistevano per-
ché uscissi a giocare, ma io non mi sentivo all'altezza dei ragazzi più grandi e veni-
vo di solito mal giudicato perché avrei preferito giocare con i bambini e le bambi-
ne più piccoli, se me lo avessero permesso.
Un giorno cercai di dare ascolto alla loro esortazione di giocare normalmente
con gli altri ragazzi. Facemmo un gioco con la palla chiamato Old Sower: neanche

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a dirlo, io ero quello che doveva restare con la schiena rivolta verso gli altri, che mi
tiravano contro la palla, dal momento che non riuscivo a giocare bene come loro.
Qualcuno dovette colpirmi al centro della spina dorsale o alla nuca, perché non
ricordai nulla di quanto successe nel resto della giornata, anche se mi fu riferito che
svolsi piuttosto meccanicamente tutte le attività scolastiche. Non era affatto insoli-
to che io apparissi strano agli occhi degli altri, ma alla sera mia sorella dovette por-
tarmi a casa. Sembrava che andassi sempre più peggiorando: più tardi presi a lan-
ciare oggetti contro il tavolo e quando, entrato in cucina, trovai un recipiente di
caffè tostato da poco, dichiarai che andava seminato e andai a spargerlo per l'aia.
Venni rimproverato e messo a letto4.
La sera successiva erano in programma alla sede della contea dei festeggiamenti
per l'elezione di Cleveland, ed io chiesi a mio padre di poterci andare insieme a
lui.
***

Nel suo messaggio annuale davanti al Congresso degli Stati Uniti, il presidente
Cleveland sostenne vigorosamente una revisione delle tasse sul libero commercio. Io
ero un fervente ammiratore di Grover Cleveland, sia come uomo, sia come pubblico
rappresentante, e caldeggiavo con forza una "tassa erariale unica". Naturalmente,
quel discorso attirò la mia attenzione e lo approvai senza riserve. Pensai che tutti i
cittadini avrebbero dovuto sentirlo. A quel tempo Edgar frequentava la scuola e alla
chiusura dell 'anno ci sarebbe stata una manifestazione con discorsi, saggi, recite e
simili a scopo di intrattenimento per i benefattori e di edificazione per gli studenti.
Edgar doveva preparare qualcosa per l'occasione. Come potete immaginare, il di-
scorso del presidente era molto lungo; tuttavia, ero certo che Edgar fosse all'altezza
del compito e desideravo vivamente che quelle parole venissero ripetute alla
chiusura dell 'anno scolastico e in ogni altra occasione possibile; pensavo che
sarebbe stato meraviglioso per Edgar dare prova della sua abilità. Gli mostrai una
copia stampata del discorso, chiedendogli se riteneva dì poterlo ripetere alla fine
della scuola. Egli vi diede un'occhiata, leggendone alcune righe per farsi un'idea
delle parole usate da Cleveland, e poi mi disse: "Se me lo leggerai alcune volte,
potrò ripeterlo. Vuoi? ". Gli assicurai che l'avrei fatto. Dopo avere apportato alcu-
ne modifiche all'introduzione per renderlo adatto all'avvenimento, glielo lessi - tre

4
La biografia autorizzata di Cayce, There Is a River, dice di più su questo incidente, riferendo
che Edgar, una volta a letto, "diede istruzioni'perché gli venisse applicato un cataplasma sulla
nuca, vicino alla base del cervello. Dichiarò che soffriva per lo shock, aggiungendo che al mat-
tino dopo sarebbe stato benissimo se gli fosse stato applicato il cataplasma". Non si parla di alcu-
na assistenza medica. Dopo essersi addormentato, "durante la notte gridò diverse volte 'Hurrah
per Cleveland!', colpendo la parete con il pugno, ma senza destarsi. Per evitare che si facesse
male, il Gentiluomo scostò il letto dal muro. Quando la mattina dopo si svegliò, parenti e vicini
vegliavano intorno a lui. Non ricordava nulla dal momento in cui era uscito per l'intervallo a
scuola, ma dichiarò di sentirsi bene".

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volte, credo -poi lui dichiarò: "Ce l'ho. L'ho imparato". Rimasi molto sorpreso
nel sentirglielo affermare tanto presto, ma così fu. E quando arrivò il momento, fece
un discorso perfetto. Pensai che fosse una cosa meravigliosa, e altrettanto pensa-
rono tutti i presenti, e lo fu davvero. Edgar era del tutto calmo e padrone di sé, niente
affatto emozionato, e si espresse con la ponderatezza e la comprensione che ci si
sarebbe potuti aspettare da qualcuno assai più maturo ed esperto dì lui. Allora non
mi venne in mente, ma ora credo che il discorso fosse stato preparato a livello psi-
chico, qualsiasi cosa questo significhi. Ritengo che sarebbe stato impossìbile per
chiunque preparare e ripetere un discorso di simile lunghezza, pieno di espressioni
e argomenti tanto poco familiari, come dovette necessariamente fare Edgar, in così
breve tempo e praticamente senza sforzo, per così dire. Eppure, quando gli legge-
vo il testo egli non dormiva. Tuttavia, altri fatti accaduti nella sua infanzia mi por-
tano a credere che egli avesse sempre avuto un potere o un dono particolare, e tali
esperienze ne sono la prova.

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3. "Mi farà diventare matto?'

Una delle ragazze della scuola, Bess, una sera d'estate diede un party, e fu così che
per la prima volta mi recai a una festa campestre vecchio stile al chiaro di luna. La
mia conoscenza di questa ragazza si trasformò in amicizia e maturò poi in un amore
giovanile. Era un'esperienza nuova per me, l'insorgere di un desiderio di cui prima
non sapevo nulla. Ci scambiavamo tutti quegli sguardi furtivi e quelle sciocchezze che
caratterizzano gli "amori dell'adolescenza". Ma, naturalmente, anche altri ragazzi
desideravano la compagnia di Bess, e ciò mi fece conoscere un nuovo sentimento: la
gelosia, un'emozione che mi riempì il cuore e la mente facendomi trascurare i miei
studi delle Scritture. Ero spesso triste e sconsolato, e divenni insolente e testardo, cosa
insolita per me, tuttavia non sapevo a chi rivolgermi per un consiglio. Una volta mia
madre mi pose delle domande; poi ebbi un sogno, un sogno che si è ripetuto varie
volte nel corso degli anni, ma che allora non compresi appieno: cammino in un luogo
bellissimo dove cresce qualche rado boschetto. Tutti gli alberi sono piccoli e a forma
di cono, il terreno è coperto da un tappeto di rampicanti, dal quale occhieggiano minu-
scoli fiori stellati bianchi. La fanciulla al mio braccio è velata e silente, eppure provo
un sentimento di completezza, felicità e amore totale. Il terreno sembra declinare, e
camminando giungiamo a un delizioso ruscello di acqua cristallina con una meravi-
gliosa sabbia bianca e ciottoli candidi, nel quale nuotano piccoli pesci. Attraversiamo
il ruscello e risaliamo il pendio dall'altro lato, e in quel momento incontriamo un
"messaggero", una graziosa figura color del bronzo coperta solo da un perizoma, con
ali ai piedi e sulle spalle. In mano ha uno splendido drappo d'oro e ci interrompe
dicendo: "Congiungete le mani destre". Subito dopo egli pone il drappo d'oro sulle
nostre mani dicendo: "Uniti potete ottenere tutto; da soli, assai poco. Non perdete il
drappo". Quindi scompare. Noi continuiamo a camminare e ben presto arriviamo a
una strada molto fangosa. Mentre siamo indecisi sul modo di attraversarla, il messag-
gero ricompare suggerendo: "Usate il drappo". Lo sventoliamo sulla strada e il fango
scompare. Procediamo lungo un bel sentiero e in breve arriviamo a un'alta parete di
roccia che dobbiamo scalare. Troviamo un grande coltello con cui è possibile scavare
cavità nella parete rocciosa. Io comincio a intagliare scalini e a salire, aiutando la
fanciulla un passo dopo l'altro.
Il sogno si è ripetuto per cinquantasette volte in maniera identica, tranne che per
l'altezza da me raggiunta sulla parete, ma il velo non si è mai sollevato, né la parete
è stata scalata per intero5.

5
Molti anni più tardi, quando Cayce cercò di interpretare il sogno attraverso una lettura, il
messaggio fu che "insieme si può ottenere tutto, da soli nulla".

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Quando parlai a mia madre del sogno e dei miei sentimenti per Bess, nonché del
rancore verso gli altri ragazzi cui ella sorrideva, il suo consiglio fu di rileggere il
Libro per capire come ci si deve comportare in tali circostanze. Andai a cercare
nella Bibbia storie simili alla mia e lessi quanto era scritto, venendo a sapere che
sarebbe arrivato il giorno in cui Bess ed io avremmo discusso i nostri sentimenti
l'uno con l'altro.
Un giorno Bess ed io, insieme ad alcuni amici, facemmo un picnic nei boschi
nella fattoria di mia nonna. Ci allontanammo dagli altri e giungemmo alla grotta che
costituiva il mio rifugio, sedendoci nello scenario che una volta aveva significato
tanto per me. Sentivo dentro di me sgorgare un sentimento - non sapevo spiegar-
melo - che mi faceva desiderare di non dividere questa ragazza con gli altri, di averla
tutta per me - il suo corpo, i suoi pensieri - anche se non riuscivo a esprimerlo con
parole. Tuttavia, quando tra due adolescenti esiste una simpatia, di solito certi
sentimenti trovano il modo di venir fuori: possiamo impappinarci, esitare, ma
riusciamo a far capire cosa sentiamo l'uno per l'altro.
Il posto e la ragazza erano per me talmente magici che non potei evitare di rac-
contarle alcune delle cose che lì erano accadute: come il luogo era stato creato,
come il piccolo popolo aveva scavato una sorgente che, dopo parecchi anni, era
ancora fresca e chiara; come i fiori che essi avevano piantato sbocciavano ancora e
sembravano riservati a una mano amorosa; come ero venuto qui a leggere il primo
biglietto che Bess mi aveva scritto a scuola, sedendomi poi a risponderle.
Ma tutte le mie parole sembrarono cadere nel vuoto, perché Bess rise di me e del
mio misterioso racconto sul piccolo popolo. Disse che le piacevo, ma che non le
interessavano tutte le cose di cui parlavo, le sembravano innaturali. Aggiunse che
amava giocare e correre, andare alle feste, girare in calesse, chiacchierare, ballare,
divertirsi. Cercai di spiegarle che la amavo, che desideravo sposarla e che insieme
avremmo trovato il nostro posto nel mondo.
"So che siamo soltanto dei ragazzi", dissi, "ma io posso studiare sodo e diven-
tare qualcuno, magari il miglior predicatore del paese, e potremmo avere una chie-
sa come la Old Liberty, con uno splendido giardino, buone terre e cose del genere".
Ma Bess rise ancora di più e dichiarò che non avrebbe mai voluto essere la
moglie di un predicatore.
"Inoltre, tutte quelle cose sciocche che dici di vedere non vanno bene, solo i
matti ne parlano. E poi papa dice che sei fuori di testa e non combinerai mai nien-
te di buono. Anche se diventerai un uomo, io voglio un uomo vero, un uomo di que-
sta terra, che si faccia strada nella vita, non un sognatore o uno che preferisce leg-
gere la Bibbia piuttosto che un bel romanzo d'amore. Voglio un uomo che mi
costringa ad amarlo, che mi tenga tra le braccia e faccia l'amore con me, che mi baci
e mi faccia innamorare. Penserai che tutto ciò sia frivolo, ma è proprio quello che
ogni ragazza desidera".
In quel momento i nostri amici ci scoprirono nel bosco e ci presero in giro, pen-
sando che stessimo facendo l'amore. Ben presto tornammo tutti a casa, ma per me
fu un giorno triste, molto triste.

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Pochi giorni dopo andai a trovare il padre di Bess, che era medico, e gli chiesi
spiegazioni su quanto Bess mi aveva detto sul fatto che ero un po' tocco. Lo infor-
mai anche dei sentimenti che nutrivo per lei: la risposta mi aprì completamente gli
occhi.
"Eddie", mi disse, "sei un bravo ragazzo, ma ancora troppo giovane. Se non sba-
glio non hai ancora sedici anni, non è vero?".
"Li ho compiuti a marzo", risposi.
"Bene, in ogni caso sei troppo giovane per pensare a sposarti. Anche se ogni
padre desidera che la figlia sposi un uomo onesto, uno del quale si possa pensare
bene in tutti i sensi, deve però trattarsi di un uomo, Eddie, e tu un uomo non lo sarai
mai. Quell'incidente6 che ti è capitato alcuni anni fa ti ha privato di tale possibilità:
puoi avere tutti i desideri che ha un uomo verso una donna, ma non potrai mai aver
figli, e questo potrebbe infine portare alla discordia. Sono sicuro che tutte le strane
visioni che hai provengono da quella lesione e che le conseguenze si aggraveranno
con l'età, minando le fibre nervose del tuo corpo. Temo che a lungo andare ciò
possa condurti alla pazzia. Dovresti essere come gli altri ragazzi, stare con loro,
però non hai mai giocato a biglie, fatto girare una trottola, lanciato una palla o fatto
quel che fanno gli altri ragazzi. Non ti accorgi della differenza, quando ti trovi con
i tuoi coetanei? Ma tu non li frequenti, non è vero? Fallo, allora, e tra quattro o cin-
que anni vieni di nuovo a parlare con me".
Il colloquio con il padre di Bess mi rese più determinato, ma mi diede nuove
domande a cui rispondere; erano poi veramente nuove? Ero senz'altro un ragazzo
impulsivo, ma ciò mi rendeva tanto diverso? Aveva ragione il medico, nell'affer-
mare che ciò mi stava portando alla pazzia? Perché mi era capitato un simile inci-
dente? Nondimeno, avevo avuto quelle visioni prima di essere ferito - ragionavo -
perciò la cosa non aveva nulla a che vedere con esse. Io sono diverso, ammettevo.
E vero, non avevo mai giocato a biglie, fatto girare una trottola o lanciato una palla,
ma non avevo mai posseduto questi giocattoli e in realtà non me ne importava
molto. Eppure, pensavo, per essere come gli altri ragazzi dovevo farmele piacere,
dovevo essere loro amico e fare quello che facevano loro. Non voglio, ma devo
farlo, altrimenti non servirà parlare di nuovo con il dottore. Di una cosa ero sicuro,
del mio amore per Bess. E così, i miei pensieri correvano e cominciai a chiedermi
come e di chi essere amico.
Circa in quel periodo, un giovane di nome Tom chiese a mia madre di affittar-
gli una stanza nella nostra casa, perché doveva iniziare a lavorare con suo zio, che
viveva nelle vicinanze, e lei accettò. Tom era stato un cow boy, un uomo di fatica
nei ranch dell'Ovest, sempre in movimento dall'uno all'altro di essi durante le bat-

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Evidentemente egli si riferiva al colpo di palla ricevuto da Edgar che per un intero giorno
lo portò a comportarsi in modo strano. Questo stesso colpo alla testa o alla spina dorsale potrebbe
inoltre aver contribuito a portare in superfìcie le sue capacità psichiche, a giudicare dall'e-
sperienza di Peter Hurkos e di altri noti sensitivi che attribuiscono il loro dono a un colpo o a una
ferita causata da una caduta.

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tute a cavallo per radunare il bestiame, marchiarlo, condurlo al mercato e simili, e
le storie che egli mi raccontava un giorno dopo l'altro mi spalancarono un nuovo
mondo. "La mia risposta alla mia preghiera di essere come gli altri", pensai.
"Questo ragazzo conosce il mondo e ciò che ci si aspetta da un uomo". Così comin-
ciai a cercare sempre più insistentemente l'amicizia di Tom. Non andavamo sempre
in bei posti, naturalmente, né frequentavamo le migliori compagnie. Vidi più di un
uomo ubriaco e spesso mi trovai in compagnia di bevitori abituali o occasionali,
anche se raramente assaggiavo liquori forti: prima di incontrare Tom, ero giunto alla
conclusione che il bere fosse il modo che usavano i ragazzi per farsi coraggio nelle
loro scappatelle.
In ogni caso, Tom mi dissuase dal bere: egli stesso non beveva mai e non amava
restare a lungo in compagnia di chi lo faceva. Tutto ciò mi impedì per alcuni mesi
di frequentare la scuola domenicale e di manifestare qualche interesse per gli inse-
gnamenti della Chiesa.
Tom non era uno di quelli che si mescolavano con le ragazze della comunità,
preferendo piuttosto praticare ogni sorta di passatempo maschile - giocare a base-
ball, fare a pugni, domare cavalli - e prendeva in giro le ragazze e i ragazzi che pen-
sava si scambiassero tenerezze. Si prestò a insegnarmi tutte quelle cose fino a che
non le imparai alla perfezione. Il nostro gruppo ne combinava di tutti i colori in giro
per la campagna: nessuno era veramente cattivo, ma su parecchi c'era da ridire. Una
notte, Tom ed io ci imbattemmo in una festa di neri e ci fermammo a osservare una
partita a dadi, quando improvvisamente ci furono degli spari7. Venni colpito a una
clavicola da una pallottola vagante: era un proiettile senza forza, e la ferita fu dolo-
rosa ma non grave. Tom mi condusse da un medico a parecchie miglia di distanza,
perché non voleva che i miei genitori venissero a conoscenza dell'accaduto.
Cavalcammo uno stallone che non era stato addestrato a portare due persone; tutta-
via ce la facemmo. Il dottore tolse la pallottola e Tom mi portò a casa, mettendomi
a letto. Ci vollero mesi, prima che la famiglia scoprisse la faccenda.
Una sera Tom chiese a mio cugino, L.W., se desiderava qualcosa dall'emporio
locale. A quell'epoca L.W. era molto innamorato di una ragazza californiana di
nome Winnie, in visita in città presso la sorella sposata. Così L.W. disse a Tom: "Di'
alla signorina Winnie che la incontrerò alle otto".
Tom replicò: "Se lasci che io le parli una sola volta, non la vedrai più".
L.W. pensava che Tom fosse un attaccabrighe poco amante delle donne, e com-
mentò: "Senti come parlano certi individui: si sentono chissà chi".
Più tardi Tom vide Winnie e parlò con lei, e L.W. non la rivide più, perché la
ragazza partì quella sera stessa per la California con Tom. Si sposarono lungo la
strada.

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Un secolo fa, nel Kentucky, gli avvenimenti sociali si svolgevano secondo le regole della
segregazione razziale. Senza dubbio, questi due adolescenti bianchi furono attirati dal suono
della musica in una notte estiva e si fermarono a guardare incuriositi, divertendosi fino al
momento in cui qualcuno cominciò a sparare.

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Dopo la partenza di Tom, per un po' mi sentii perduto, ma continuai a frequen-
tare i ragazzi che avevano gravitato attorno a lui e al suo gruppo di boxe. Tuttavia,
cercavo altri modi per divertirmi, e la sera scivolavo fuori di casa, andandomene a
cavalcare di qua e di là, alla ricerca della compagnia di chiunque incontrassi.
Sembrava che il mio desiderio di uscire con altri ragazzi stesse aumentando: orga-
nizzai persino un sistema di comunicazione con quelli delle fattorie vicine, perché
volevo andare in giro con loro di notte.
Un pomeriggio ci giunse notizia che il circo di John Robinson era arrivato in
città: non ero più andato al circo da quando ero bambino - non ne perdevo uno, allora
- perciò ero ben risoluto ad andarci. Nessuno degli altri ragazzi poteva venire con
me, e decisi di andare da solo. Sellai il mio pony e partii, senza nemmeno chiedere
il permesso a mia madre. Mio padre era via per affari. Quando passai accanto al pic-
colo emporio sulla strada verso la città, incontrai il signor Carter, un anziano del
luogo, seduto sotto il portico: era un uomo piuttosto agiato e godeva fama di essere
il più avaro della contea: molto spesso gli avevo domandato perché appartenesse a
una certa chiesa. Egli mi chiamò, subito pronto a discutere, chiedendomi però
dove stavo andando. Quando lo informai che mi stavo recando al circo, cominciò a
parlarmi di tutti i mali che si incontrano in quell'ambiente e del pericolo della com-
pagnia di individui attratti da quel genere di divertimento, e mi implorò di non anda-
re, affermando che ero troppo un bravo ragazzo per intraprendere un simile viaggio
da solo di notte. "Ti costerà venticinque centesimi procurare qualcosa da mangiare
al tuo pony, quando arriverai in città, e cinquanta centesimi per il biglietto del circo.
Se fai dietrofront e te ne torni a casa, ti darò un dollaro, Eddie. Ho pensato molto a
te di recente, e ho notato spesso con dolore la tua assenza dalla chiesa. Il sentiero
che hai scelto di percorrere non è dei migliori. Non vorresti ripensarci, tornare sui
tuoi passi, riprendere il tuo posto in chiesa, ridiventando il ragazzo che per anni
abbiamo conosciuto? Non hai più la compagnia di quel buono a nulla di Tom, per-
ciò non andare al circo, che è l'arma del diavolo. Non ho mai permesso a nessuno
dei miei ragazzi di andarci".
Ma io ero deciso, e proseguii. Dopo aver percorso poca strada, improvvisamen-
te il mio pony cominciò a zoppicare, rifiutandosi di andare avanti. Qualcosa dentro
di me sembrò dire: "Faresti meglio a tornare indietro". Smontai, e scoprii che un
sasso si era conficcato in un ferro dell'animale. Allora tornai all'emporio. Il signor
Carter era ancora sotto il portico e mi chiamò: mi diede il dollaro, ed io non dimen-
ticherò mai la breve preghiera che egli recitò tenendomi la mano sulla testa. Subito
dopo questo avvenimento, lasciai le amicizie che avevo coltivato di recente e sem-
brò che tornasse in me l'abitudine di stare da solo, come ero solito fare in prece-
denza. La mia vita cambiò di nuovo completamente. Furono le circostanze, potre-
ste dire. Lo furono davvero? Cos'è che provoca le circostanze? Come mai il signor
Carter era lì proprio quel giorno? Un caso? Perché il pony si impuntò? Non l'ave-
va mai fatto prima, né mai lo fece dopo, nonostante lo abbia cavalcato per più di un
anno dopo di allora, pur senza indulgere a nessuna delle cose che avevo fatto con
Tom. Non è forse che con ciascuna delle nostre decisioni mettiamo in moto leggi

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che devono portare a compimento il loro corso? Non c'è forse un destino foggiato
per noi dai più profondi desideri nei recessi del nostro cuore?
Poco dopo, sulla nostra famiglia sembrarono abbattersi giorni infausti. Non solo
dovemmo combattere con le malattie, ma anche trovare un posto dove vivere diven-
ne un problema serio: fui costretto ad abbandonare la scuola per contribuire al man-
tenimento della famiglia.

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4. Il lavoro alla fattoria, 1893-1894:
"Un altro visitatore celeste"

Andai a lavorare nei campi con mio zio nel familiare ambiente della nonna; spes-
so, quando i miei doveri me lo consentivano, potevo sedere nel granaio e avere
ancora molte conversazioni con il nonno. Era una cosa meravigliosa, ma non ne par-
lai mai con nessuno. Alla sera leggevo tutti i libri che riuscivo a procurarmi e mi
intrattenevo a lungo con la nonna. A primavera ella si ammalò gravemente e mia
madre venne a prendersi cura di lei. Nell'anniversario della morte del nonno, la
nonna espresse il desiderio di parlare con lui e mi disse: "Eddie, ti dispiace vedere
se riesci a trovare una pesca per me sull'ultimo albero piantato dal nonno? Mi pia-
cerebbe mangiarne ancora una: va' a prendermela".
Dopo che l'ebbi accontentata, la nonna si intrattenne con me. "Sei un bravo
ragazzo, Eddie. Sei come tuo nonno, e io so che lo amavi molto. Ho sentito che
molti anni fa hai detto a tua madre di averlo visto al granaio e di aver parlato con
lui. Lo hai più incontrato, da quando sei qui?".
"Sì, signora", risposi, "ma ho avuto timore a raccontarlo, perché troppa gente
sembra pensare che si tratti di sciocchezze".
"No, non sono sciocchezze. Tuo nonno faceva molte cose meravigliose: riusci-
va a far muovere tavoli e sedie, a sentire voci, persino a far ballare manici di scopa
senza neanche sfiorarli. Il suo scopo non era quello di dare spettacolo: era convinto
che ci fosse qualcosa di buono in tutto ciò. Non aver paura del tuo dono, Eddie,
soltanto non abusarne. Non credo che guarirò, e voglio dirti quello che desidero tu
faccia per me: sii buono con tua madre, la donna più buona che abbia mai cono-
sciuto in vita mia, gentile e sincera, ottima madre e moglie, la migliore amica che
chiunque potrebbe desiderare. Sii paziente con tuo padre. È un uomo debole ma dal
cuore grande, e tu puoi fare per lui più di ogni altro, perché egli ti adora. Quando
morirò ci sarà una piccola somma per te, Eddie, per darti la possibilità di aver cura
di tua madre e contribuire almeno all'educazione delle tue sorelle. Farai questo per
me, Eddie, perché tu sai che il nonno ed io staremo ad ascoltarti quando ci dirai cosa
stai facendo".
Le riferii le parole del padre di Bess, il medico, chiedendole cosa ne pensasse.
"No, Eddie", rispose, "quella lesione non ti recherà mai alcun danno. Non dimenti-
care che quella notte fui io a curarti, non il medico. Presto tutto ti sarà chiaro. Ma
continua a leggere la Bibbia e Gesù ti dirà tutto ciò che bisogna fare e come farlo.
Devi avere fiducia in Lui, Eddie, e non lasciare che niente e nessuno possano con-

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fonderti, perché coloro che tornano dal regno dei morti dicendoti cose diverse da
quelle che Gesù ti ha detto o ti dice non hanno nulla a che vedere con la verità.
Quelli che ti parlano confidano in Gesù, ne sono certa; tuttavia qualcuno potrebbe
cercare di ingannarti, così almeno pensava tuo nonno. E sono sicura che egli sape-
va, Eddie. Ama sempre tua madre, che è la tua migliore amica e ispiratrice e non ti
suggerirà mai qualcosa di cattivo. Tu eri con il nonno quando annegò, non è vero?
Bene, io me ne andrò presto e mi ricongiungerò con lui, ne sono certa. Rimani con
me fino alla fine, Eddie, ti prego. Senza dubbio gli altri capiranno".
Un mese dopo morì. Ero solo con lei e le tenevo la mano quando rese l'anima a
Dio. Sebbene fosse stata malata a lungo e alla fine soffrisse molto, mi disse: "Va
tutto bene, Eddie, vedo il nonno che viene a prendermi".
Alla morte della nonna seguirono giorni di cordoglio e confusione. Io non sape-
vo da che parte voltarmi. Andai spesso al granaio, senza tuttavia trovare risposte.
Poi mi recai nel piccolo cimitero e sedetti presso le tombe dei nonni, ma non sentii
alcuna voce, e nessun pensiero prese forma dentro di me. Allora rammentai le parole
della nonna: "Tua madre è la migliore amica e ispiratrice che hai", e parlai molte
volte con lei. Sentivo che le mie sorelle, più giovani di me, dovevano avere la pos-
sibilità di studiare e fui molto persuasivo nel suggerire ai miei genitori di trasferir-
ci in città, dove le ragazze avrebbero potuto andare a scuola senza dover percorre-
re lunghe distanze. Discutemmo e finimmo per decidere che la cosa migliore fosse
quella di trasferirci nella sede della contea, Hopkinsville. Là, le mie sorelle avreb-
bero almeno avuto la possibilità di andare a scuola, dal momento che in campagna
non esistevano posti abbastanza vicini dove potessero recarsi da sole, visto che io
dovevo andare a lavorare.
Così, in una fredda giornata di gennaio, accatastammo i nostri pochi averi su un
carro e ci dirigemmo verso la cittadina. Io conducevo una mucca, dono di una zia. Ci
sistemammo in una casa sulla Settima strada Ovest, accanto a quella di John S. Young,
il commerciante di ferramenta. Sul retro c'era un piccolo orto, un granaio e una stalla
dove mettemmo la mucca, i cui vagabondaggi mi fecero in seguito conoscere il dr.
Dwight L. Moody. Le ragazze cominciarono a frequentare la scuola pubblica.
Stabilirsi nel nuovo ambiente rappresentò un problema per tutti i membri della
famiglia, con le loro simpatie e antipatie di cui tener conto nei rapporti con i nuovi
vicini. Ben presto divenni irrequieto. In quel luogo c'era troppa confusione per la
mia anima particolare, perciò me ne andai in campagna a lavorare con mio zio, C.H.
Cayce, in quella che era conosciuta come la fattoria Anderson, tornando a trovare i
miei ogni sabato sera e recandomi alla scuola domenicale il mattino successivo.
Tutti i sabati ascoltavo i racconti dei miei familiari: nuovi problemi, nuove facce,
nuovi paraggi, e mi resi conto che nella vita di ciascuno di noi stava avvenendo un
cambiamento graduale. Ero molto preoccupato e ansioso per mia madre, per non
parlare dei miei nuovi datori di lavoro. Ad aiutare nella fattoria c'era un gran numero
di neri ed io non ero abbastanza grande, né avevo sufficiente esperienza per essere
considerato un sorvegliante o un organizzatore, perciò non era facile per me inse-
rirmi nell'ambiente.

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Uno dei primi lavori che mi venne affidato fu quello di arare un campo di gran-
turco. Con una mula per tirare l'aratro, fui mandato da solo in un campo di cento
acri. Quella sera, quando cominciò a fare buio, staccai la mula dall'aratro e le mon-
tai in groppa per tornare alla casa. Il proprietario e gli altri uomini erano nel campo
quando montai in sella e notai che tutti mi guardavano in modo strano, finché il pro-
prietario si mise a gridare: "Scendi, scendi, quella mula ti ucciderà! Nessuno l'ha
mai cavalcata, prima!". Ma la bestia non aveva mostrato nessun fastidio nell'esse-
re cavalcata da me. Qualche giorno dopo uno degli uomini tentò di salirle sul dorso,
ma la mula lo disarcionò immediatamente e, per quanto ne so, non permise mai a
nessuno di cavalcarla di nuovo dalla volta in cui l'avevo fatto io. Non mi venne più
data per arare, e ancora oggi tutti si chiedono come e perché mi permise di caval-
carla, quella sera.
Trascorsi un anno intero lavorando alla fattoria. Venerdì 8 agosto, anniversario
della morte della nonna, nel pomeriggio venni mandato ad arare un campo dove
bisognava piantare il raccolto per la stagione successiva, quando ebbi un'altra visi-
ta celeste. Ero appena tornato con quattro mule al campo, dopo il pranzo, e mi
accingevo a fare una piccola riparazione all'aratro, quando sentii una voce dietro di
me. Pensando che fosse qualcuno della fattoria, risposi senza guardarmi intorno.
Avvertii però un'insolita sensazione di piacere e vidi una luminosità che non era di
questa terra: mi girai, e mi accorsi di avere davanti la stessa visione che avevo avuto
nella grotta nel bosco. Questa volta mi sentii dire: "Lascia l'aratro, va' da tua madre,
ella ha bisogno della tua presenza. Ti sarà dato un modo. Va', ora".
Dopo aver lasciato le mie mule nel luogo più vicino, mi diressi alla casa, entrai
e dissi a mio zio che me ne andavo. Non sapevo dove, né cosa avrei fatto, sapevo
soltanto che lasciavo la fattoria. La cosa non gli piacque molto, per cui rifiutò di
portarmi lui o di fornirmi un mezzo per arrivare in città, che distava circa ventidue
chilometri. Io impacchettai i miei pochi averi, li appesi a un bastone e levai risolu-
tamente le tende verso le due e mezza o le tre del pomeriggio. La sera tardi arrivai
a casa, dove trovai i miei genitori e le mie sorelle. C'era anche mio zio, seduto a
tavola con loro: egli aveva percorso la strada maestra, mentre io avevo tagliato per
i campi. Dopo essersi calmato, era venuto per avere notizie di me e per conoscere
il motivo della mia decisione. Trascorsi quasi tutta la notte parlando con mia madre
dell'esperienza che avevo vissuto quel pomeriggio nel campo.

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5. Hopkinsville, 1894: la libreria Hopper

II giorno dopo essere tornato in città dalla fattoria, feci un giro per i vari negozi
per decidere dove volevo lavorare. Il primo che visitai fu la libreria Hopper in South
Main Street: mi piacque l'aspetto del posto e il comportamento del signor Hopper,
quando lo incontrai. Era un uomo alto quasi un metro e novanta, magro, con capelli
e occhi scuri, e una voce molto piacevole, ma tendeva ad essere piuttosto silen-
zioso, come imparai presto. Prima di decidere, attraversai la strada per parlare con
il signor Charles M. Latham: aveva un negozio di tessuti, davvero molto bello.
Alcuni anni prima, il signor Latham aveva mostrato grande interesse per me, quan-
do ero giunto in città per alcuni affari per conto di mio padre. Era una giornata
molto fredda, e mi ero quasi congelato venendo in città a cavallo di un pony messi-
cano bianco. Il signor Latham aveva notato che indossavo vestiti leggeri e molto
gentilmente mi aveva dato un paio di guanti, insegnandomi poi come mettere strati
di giornali sotto i vestiti per proteggermi dal freddo. Ora, parlando con me di un
impiego, mi disse di tornare a trovarlo quando avessi deciso dove lavorare.
Proseguii quindi fino alla porta accanto, il drugstore di R.C. Hardwick, e poi
visitai il negozio di calzature Buraett, quello di abbigliamento Wall, all'angolo tra
la Main Street e la Settima. Quindi proseguii fino alla banca di Hopkinsville, dove
parlai col signor McPherson. L'uscio seguente era quello della sartoria Hoosier, che
a sua volta si trovava vicino alla libreria Hopper. Infine, entrai nel negozio di ferra-
menta Thompson, dove parlai con il responsabile, il signor J.A. Meadows.
Considerando tutto ciò che avevo visto, decisi che il negozio migliore era l'unica
libreria in città: vi era qualcosa in quel luogo che mi attirava, così tornai da
Hopper. Stavolta parlai con il signor Hany Hopper, il più anziano dei due fratelli
proprietari della libreria. Mi disse che la Bibbia che mio padre mi aveva dato pro-
veniva dal loro negozio. Era un uomo alto circa un metro e ottanta, con una bella
chioma e dei baffi biondi a manubrio, non troppo grandi. Il fratello, Will Hopper,
gli disse che ero già stato in negozio alla ricerca di un lavoro, ed entrambi mi spie-
garono di non avere particolare bisogno di un commesso, ma io insistetti che vole-
vo lavorare proprio lì. Infine mi dissero di ripresentarmi lunedì mattina, cosa che
feci.
Arrivando in negozio al lunedì mattina, incontrai l'uomo delle pulizie che stava
spazzando la libreria, il quale mi disse che Will Hopper dormiva al piano di sopra.
Ben presto, quest'ultimo scese, dicendomi che potevo prendere dimestichezza con
l'assortimento e che sulla maggior parte della mercé avrei trovato il prezzo. Mi
mostrò anche la combinazione del cassetto dove veniva custodito l'incasso, prima

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di andare a casa a fare colazione, con una bicicletta che teneva nel retro della libre-
ria. I fratelli Hopper, seppi in seguito, abitavano in una grande dimora appena fuori
città, insieme a un certo numero di sorelle che vivevano in casa. Il signor Harry
amministrava il posto e altre proprietà, venendo in negozio solo per poche ore al
giorno, tranne che nella stagione più propizia agli affari.
Cominciai a ispezionare e a spolverare la mercé: sul davanti vi era un grande
spazio occupato da vetrine che esponevano da un lato quadri incorniciati e dall'al-
tra parte opere di letteratura contemporanea allineate su scaffali. Sui ripiani si tro-
vavano anche testi scolastici, non solo per la scuola pubblica, ma anche per i due
college e per la scuola maschile della città. Poi vi erano inchiostri e oggetti di can-
celleria. Dalla parte opposta, vicino ai quadri incorniciati, vi erano articoli di carto-
leria di ogni sorta, con campioni di cornici e una grande rastrelliera in cui venivano
tenuti dipinti non incorniciati. Sul retro si trovavano il magazzino e un'esposizione
di carta da parati. Lungo il lato posteriore vi era la scrivania di Will Hopper e una
grande cassaforte, e da qui si accedeva con una scala al piano di sopra, dove c'era-
no il laboratorio in cui si incorniciavano i quadri e il magazzino per le cornici non
ancora tagliate, nonché la stanza da letto di Will Hopper.
Il passaggio dalle fatiche del lavoro agricolo all'impiego in una moderna libreria
richiese un certo tempo, e l'adattamento al nuovo ambiente non fu cosa facile, né
presi sempre decisioni sagge. Ma feci del mio meglio, familiarizzandomi con tutta
la mercé che il negozio trattava e su ciò che i nostri clienti desideravano. Ad
essere sinceri, molti articoli erano totalmente nuovi per questo zoticone: libri di tutti
i generi e formati, cartoleria di ogni tipo, quadri, studi d'arte, cornici per quadri e
stampi per creare cornici di ogni specie, carta da parati di molti modelli e disegni,
tende avvolgibili per finestre, insieme a molti oggetti artistici, come vasi, urne, sta-
tue e simili. C'era una bella differenza con le cose che avevo fino ad allora, viven-
do in una fattoria in cui dalla mattina alla sera dovevo pensare ad accudire polli,
muli da lavoro e cavalli, spandere il concime, arare, seminare e badare ai raccolti.
Il lavoro precedente riguardava cose materiali che servono a sostenere il fisico, in
quello attuale il sostegno era per la mente umana, ma non vi era forse bellezza in
entrambi? E servivano alla stessa persona, oppure uno all'uomo di città e l'altro
all'agricoltore? No, la verità di base era la stessa: sono fasi diverse dell'esperienza
umana e devono essere considerate alla stessa stregua, o almeno così la pensavo.
La prima cosa che feci dopo aver preso confidenza con tutto il materiale che
costituiva l'assortimento del negozio, fu imparare a presentare bene gli articoli. Era
necessario tenere ogni cosa pulita e in ordine, proprio come si fa con il granaio, la
stalla o il recinto. Dopo qualche giorno, ricevetti dai due fratelli due commenti
diversi sul mio lavoro. Ero molto ansioso di conoscere a fondo ogni angolo del
negozio e di renderlo uno dei luoghi più puliti e piacevoli della città. Stavo spolve-
rando la sommità degli scaffali, dove erano esposte le statue, quando il signor Harry
entrò dicendomi: "Stai attento a non rompere nulla lassù". Quando entrò il signor
Will, invece, osservò: "Era tempo che qualcuno ci pensasse. Stai attento a non cade-
re, potresti farti male". Una piccola differenza, ma che differenza! Probabilmente

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capirete da quale dei due fratelli mi sentissi più attratto. Mi affezionai al signor Will
come poche volte mi era accaduto; lo amavo come un fratello, mi piacevano la sua
compagnia e i suoi consigli. Non credo che avrebbe potuto essere considerato un
uomo di successo sul piano economico, ma dal punto di vista spirituale e morale so
che era meraviglioso. Quando incontriamo una persona che si occupa di noi, di soli-
to ricambiamo l'interesse.
Scoprii ben presto che la gente, essendo fornita del libero arbitrio, non reagisce
istintivamente come accade in natura: lo stesso articolo può avere effetti diversi su
persone diverse, a prescindere da quanto bene sia presentato, da quanto sia in ordi-
ne o esposto nel modo più attraente. Un commesso deve mostrare un po' di perso-
nalità, e spesso vendere se stesso insieme alle merci del negoziante; deve imparare
anche ad aver a che fare con i clienti, cosa che io non avevo mai fatto.
Presto mi venne affidato un cumulo di fatture da riscuotere: chiedere ad altri di
regolare i loro conti era per me un'esperienza nuova. Anche qui, dovetti confron-
tarla con una a me familiare: se il tuo lavoro è onesto, la terra produce e puoi mie-
tere il tuo raccolto; se commerci onestamente, il compratore deve essere ricono-
scente per il trattamento. Ma come potevo trasferire tutto ciò nella presentazione di
un conto? E di nuovo sembrava che fosse necessaria la personalità, ma mi resi subito
conto che serviva anche qualche altra cosa: il carattere. Andare in giro a riscuo-
tere, inoltre, poteva rappresentare una tentazione per perdere più tempo del dovuto
con i clienti, lontano dal negozio: ma proprio a questo serve l'autoanalisi.
Un pomeriggio, mentre ero solo nella libreria, entrò un uomo dall'aspetto molto
distinto. Mi chiese quali best seller avessimo. Gli nominai diversi titoli, dicendogli
però che ce n'era uno che mi interessava particolarmente e del quale stavamo ven-
dendo molte copie: si trattava di Jucklins. Tirai giù una copia per mostrargliela ed
egli mi chiese di raccontargli la trama, cosa che cercai di fare. Ascoltò con atten-
zione, fece un largo sorriso e disse: "Molto interessante, dal momento che, guarda
caso, l'autore del libro sono io". Non riesco a ricordarne il nome: quella sera dove-
va tenere una conferenza, per la quale mi diede un biglietto d'invito. Mi sentii piut-
tosto fiero quando, nel suo discorso d'apertura sulle bellezze della città, egli parlò
dello straordinario commesso di libreria che era in grado di narrare nei dettagli la
trama del suo libro.
A quel tempo desideravo diventare un pastore, e spesso parlavo con il signor
Will del mio amore per le Scritture. Gli anni trascorsi nella libreria furono come pie-
tre miliari per me; addirittura rappresentarono l'ingresso nella vita stessa, perché
avevo appena sedici anni quando andai a lavorare da Hopper. Spesso parlavo con i
predicatori che venivano in città e cercavo di entrare in confidenza con loro, e tra i
miei ricordi più preziosi annovero le ore trascorse con i reverendi Sam P. Jones,
George B. Pentacost, George Stewart e, soprattutto, Dwight L. Moody.

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6. Il reverendo Moody, 1895:
chiamato dal Signore

Non dimenticherò mai quella mattina in cui, cercando la vacca che si era allon-
tanata dalla mandria lungo la riva del fiume, mi imbattei nel famoso evangelista, il
reverendo Dwight L. Moody: era solo e pregava seduto su un tronco.
Ogni mattina, prima di colazione, mungevo e foraggiavo la vacca, la stessa che
avevo condotto in città quando eravamo arrivati dalla campagna. Ma una mattina la
vacca era scomparsa. Vi era un ruscello alcune centinaia di metri dietro la stalla e
le orme dell'animale portavano in quella direzione. Le seguii, attraversando il
ruscello, e sull'altra riva, poco più su, mi imbattei in un uomo seduto su un tronco,
intento alla letture della Bibbia. Quando mi avvicinai, disse: "Buon giorno, ragaz-
zo. Presumo che tu stia cercando quella mucca che si trova poco più in là, dietro a
quel cespuglio. È appena arrivata dallo stesso sentiero che hai percorso tu".
"Come fa a saperlo?", chiesi. "Ho proprio l'aspetto di un contadino?".
"Non così tanto", replicò l'uomo, "ma l'ansia sul tuo volto mi dice che sei alla
ricerca di qualcosa. E siccome la mucca è appena passata, ero sicuro che tu fossi
sulle sue tracce".
"Cosa sta leggendo, se posso chiederlo?".
"Certo, figlio mio. Sto leggendo la parola di Dio, la Sacra Bibbia".
"Vi è un racconto in essa", dissi, "che narra di Samuele, un uomo che cercando
le asine di suo padre divenne un uomo di Dio".
"Sì", replicò l'uomo, "vedo che sei un poco a conoscenza del Verbo: frequenti la
scuola domenicale, hai letto la Bibbia?".
"Sì a tutte e due le domande. Non ancora ho letto molto quanto vorrei, perché
non comprendo abbastanza. L'ho letta solo una quindicina di volte, finora".
"Come ti chiami, ragazzo mio?".
Gli dissi il mio nome e aggiunsi che lavoravo da alcuni mesi nella libreria. "Ho
vissuto per tutta la vita in una fattoria, come lei ha indovinato. Posso chiederle il suo
nome?".
"Mi chiamo Moody e sono appena arrivato in città per organizzare un incontro.
Mi sono allontanato per pregare, leggere un poco e chiedere l'aiuto di Dio per tutto
il periodo in cui sono qui".
"Posso farle una domanda, signor Moody, senza che lei pensi che sono pazzo,
come molte persone a cui ho chiesto la stessa cosa? Lei dice di chiedere l'aiuto di
Dio, ma Dio le ha mai parlato?".

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"Davvero la gente ti crede pazzo se fai questa domanda, Eddie?".
"Sì, signore".
"Bene, non lo sei. So che adesso hai fretta di ritrovare la tua vacca e di prender-
ti cura di lei, ma vieni a trovarmi domani mattina e vedremo sorgere il sole insie-
me, e allora risponderò alla tua domanda. Mi piacerebbe parlare con te per un po',
se me lo permetti".
Riportai indietro la vacca in preda alla meraviglia e allo sgomento per ciò che
stava per succedere, e quella sera andai ad ascoltare la predica del signor Moody: ci
saranno state più di cinquemila persone; l'argomento era l'episodio riportato da
Luca, 10:25-37, nel quale Gesù narra la parabola del buon samaritano che ottempe-
rò al Comandamento che dice: "Ama il prossimo tuo". Mentre ascoltavo, non pote-
vo fare a meno di pensare all'incontro che avrei avuto con quell'uomo la mattina
successiva: pensavo, è lui il mio prossimo?
Il mattino dopo mi alzai di buon'ora e dissi alla mamma di non aspettarmi per
colazione, perché non sarei tornato per tempo. Presi per il ruscello e per la collina
dove avevo incontrato il signor Moody. Essendo giunto pochi minuti prima di lui,
pensavo a cosa avrebbe detto arrivando, se fosse venuto davvero. Ma non dovetti
aspettare a lungo: vidi presto il signor Moody avvicinarsi alla riva: il sole non era
ancora sorto. "Buon giorno, Eddie, vedo che mi stai aspettando. Spero che tu abbia
dormito bene e che sia pronto per i tuoi doveri quotidiani".
"Sì, grazie. E grazie anche per l'interessante sermone di ieri sera: naturalmente,
ho udito spesso il testo che ne era oggetto, ma da nessuno trattato come ha fatto lei".
"Molto bene, mio caro ragazzo. Ma tu hai detto qualcosa ieri a cui ho pensato
molto dopo il nostro incontro. Vorrei rispondere alla tua domanda di ieri, ma prima
dimmi qualcosa di più su di te. Hai letto davvero la Bibbia per quindici volte?".
"Sì, signore".
"Ma come è possibile? Devi avere un padre e una madre molto devoti".
"Non è stato per questo che ho cominciato a leggere la Bibbia", spiegai al signor
Moody. "Mi hanno aiutato moltissimo, all'inizio, ma il motivo è un altro. Come le
ho detto, ho sempre vissuto in campagna; un giorno, cinque o sei anni fa, stavo
tagliando legna insieme a un nero che tutti credevano un po' tocco: Bill il matto,
così lo chiamavano. Non ha mai fatto male a nessuno, ed era molto forte. Stava
facendo rotolare un tronco e mi disse: 'Sono forte come Sansone'. 'Chi è Sansone?',
gli chiesi, ed egli: 'Un personaggio della Bibbia, l'uomo più forte che sia mai vis-
suto. Fece crollare un intero palazzo e uccise un migliaio di uomini con la mascel-
la di un asino. Il predicatore parlava di lui ieri sera'.
Naturalmente, chiesi a mia madre la conferma di ciò che l'uomo aveva detto, e
sia lei che mio padre aggiunsero dei particolari alla storia. Non avevamo più una
Bibbia a quel tempo, perché era andata perduta nell'incendio della nostra casa, l'an-
no prima, e non ne era ancora stata acquistata una nuova. Qualche giorno dopo vidi
la nonna e chiesi anche a lei di Sansone, ed ella prese la grande Bibbia di famiglia
e mi mostrò la figura di Sansone che tira giù le colonne del tempio. Mi lesse tutta
la storia, che mi piacque molto, e così chiesi a mio padre di comprarmi una Bibbia

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tutta per me. Cosi fece, e sa una cosa divertente? L'uomo per cui lavoro adesso fu
colui che diede a mio padre quella Bibbia, quando seppe della mia richiesta. Certo,
naturalmente non riuscivo a pronunciare tutti i nomi, ma cominciai a leggere e mi
piacque tanto che continuai fino alla fine del libro. Dopo averlo iniziato, chiesi a
mia madre e a mio padre se volevano sentirmi leggere la sera, e per un lungo, lungo
periodo abbiamo fatto proprio così, e abbiamo pregato mattina e sera. Oh, era bello:
da allora, l'ho riletta ogni anno. Uno dei pastori che venivano alla Liberty (la nostra
chiesa di campagna) disse che se si leggono tre capitoli al giorno e cinque la dome-
nica, si riesce a leggere tutto il Libro in un anno. Così, ho continuato".
"Molto insolito", disse il signor Moody. "Ma perché mi hai chiesto se Dio mi ha
mai parlato?".
"Bene, da quando ho memoria, ho avuto compagni di gioco che gli altri non
vedono. Molta gente mi ha detto che non esistono, ma anche mia madre li ha visti
e ha parlato con loro. Quindi non può essere una cosa cattiva.
Io però credo che la Bibbia dica la verità, signor Moody, e che Dio sia apparso
e abbia parlato agli uomini nell'antichità. E non penso che Egli sia cambiato, e se
noi lo preghiamo, Egli si manifesterà a noi oggi. Infatti, una volta avevo un piccolo
rifugio dove andavo per leggere la Bibbia e sognare e studiare, e non solo i piccoli
compagni di giochi mi raggiunsero, ma anche un angelo venne a farmi visita, o
almeno aveva l'aspetto che penso dovrebbe avere un angelo. Parlava proprio
come l'apparizione che parlò a Cornetto, o a Manue. Mi disse che avrei ottenuto ciò
che desideravo".
"Cosa hai chiesto, Eddie? Eri spaventato?".
"No, signore, perché volevo che Dio mi parlasse. Avevo letto ciò che è scritto:
'Chiamate e avrete risposta'; ci credevo, e ci credo ancora. Eppure, molte persone
dicono che sono fuori di testa, e non è facile essere a contatto con gente che non ti
crede. Così devo tacere a proposito di queste cose, e a volte ciò mi ferisce. Dopo
che ebbi avuta quell'apparizione, all'inizio essa non influì sul mio rendimento sco-
lastico; poi, però, sentii dentro di me delle vocine, dei sussurri che mi dissero di dor-
mire e sarei stato aiutato, e da allora non ebbi più problemi a scuola. Potevo legge-
re le mie lezioni, addormentarmi per alcuni minuti e al mio risveglio saperle a
memoria. Quando arrivai a conoscere abbastanza bene gli eventi, o alcuni di essi,
narrati nella Bibbia, il pastore chiese se mi sarebbe piaciuto avere una colonna nella
sua pubblicazione di domande sulla Bibbia, e io mi ci dedicai per un certo tempo".
"Che genere di domande facevi, Eddie?".
"A quanto ricordo, erano di questo genere: chi divenne superbo dopo essersi
arricchito? Come si chiamava la madre di Mosè? Come si chiamava Giosuè prima
che Mosè gli desse questo nome? E così via".
"Molto bene", disse il signor Moody. "Domande normali di una mente che cerca
la conoscenza attraverso tali letture, direi. Ma che mi dici di questa faccenda delle
persone che ti credevano pazzo se chiedevi se Dio avesse mai parlato loro?".
"Vede, signor Moody, penso di essere come la maggior parte dei ragazzi, che
quando si innamorano di una ragazza pensano che sia diversa da tutte le altre: ma

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dopo che lei si fu fatta beffe delle cose che le ho appena detto, andai a parlare con
suo padre, che era medico. Anche lui pensava che fossero tutte sciocchezze. Ho cer-
cato di provare che ero nel giusto attraverso lo studio delle Scritture, poiché pensa-
vo davvero di aver avuto un'esperienza per lo meno simile a quegli uomini antichi.
Poi chiesi agli anziani della chiesa che frequentavo, ma mi risposero che non avrei
dovuto parlare di queste cose: alcuni di loro però mi indirizzarono ai pastori. Così,
cominciai ad andare da un ministro di Dio all'altro, ponendo a tutti la stessa doman-
da: tutti, tranne lei, mi hanno risposto che ero uno stupido, che sarei finito preda
dello spiritismo o alla ricerca delle stesse cose che cercava Saul quando si recò dalla
strega di Endor. Ma io non credo che sia così, signor Moody, e non è affatto quello
che cerco. È vero che ho visto mio nonno e che ho parlato con lui, ma non era que-
sto che chiedevo a Dio, né ciò che mi aspettavo. Ma la visione che ebbi nei boschi,
quella sì, me l'aspettavo".
"Perché pensavi allora che sarebbe accaduto qualcosa, Eddie?".
"Credo nella Bibbia, e da qualche parte è scritto che Egli risponderà, se lo chia-
meremo. E allora dovremo saperlo ascoltare".
"Bene, Eddie, ho conosciuto molte persone in vari posti che mi hanno parlato
delle loro esperienze: alcuni dicono di ricevere messaggi sotto ogni forma; parec-
chi, di sicuro, sono assai sinceri in ciò che pensano o credono, ma il Libro ci dice:
'Esiste un modo che sembra giusto all'uomo, ma che alla fine si rivela fatale'. Ci
parla anche del cieco che guida il cieco, ed entrambi cadono nel fosso.
Ma voglio rispondere alla domanda che mi hai posto ieri, e sono sicuro che vor-
rai ascoltare fino in fondo. Come ben sai, Eddie, vi sono delle leggi precise che Dio
diede a Mosè riguardo a coloro che hanno commercio con spiriti e praticano la stre-
goneria. Ad esempio, in Lenitico, 20:27 è scritto: 'L'uomo o la donna che abbiano
spirito pitonico o della divinazione siano messi a morte: li lapideranno ed il loro
sangue ricadrà su di loro'. Ecco, io non arriverei a tanto, ma da ciò possiamo desu-
mere che vi sono persone dotate del potere di comunicare in tal modo con i defun-
ti, o con le forze dell'oscurità, e qualunque sia lo stato in cui tutto ciò avviene -
tranne che quando venga loro ordinato - non dev'essere gradito a Dio.
Ma in Numeri, 12:6 ci viene detto, ed è Dio che parla rivolgendosi ad Aronne e
Miriam a proposito di Mosè: 'Udite le mie parole. Se vi sarà tra voi un profeta del
Signore, io gli apparirò in visione o gli parlerò in sogno'. Ecco, queste parole mi
sembrano completamente diverse, provenienti da una fonte di ben altra natura e che
merita di essere accettata. La domanda è: la vita dell'individuo che afferma di avere
una tale visione può essere segno della vita di Dio?".
Il signor Moody mi parlò allora di una sua esperienza: "Alcuni anni fa mi recai
a Cleveland per presiedere una riunione che doveva durare diverse settimane.
Avemmo una buona affluenza e un'ottima risposta, ma poco tempo dopo l'inizio dei
lavori, una notte, mi venne detto in sogno: 'Chiudi subito l'incontro e vai a Londra,
in Inghilterra'. Non vi ero mai stato, e sapevo che nessuno in quella città mostrava
il minimo interesse per la mia attività. Era un sogno fuori del comune, ma io cre-
detti alla visione, convinto che esprimesse la volontà di Dio nei confronti del mio

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lavoro. La sera dopo annunciai che l'incontro stava per avere termine: molti dei
miei collegbi pensavano che fossi ammattito perché ero molto più giovane allora e
non ero conosciuto in tutto il paese. Non potevo spiegare a nessuno di loro perché
ero costretto ad agire così, e molti mi dissero: 'Ti stai comportando da sciocco: qui
hai campo aperto, invece stai per andare in un posto dove nessuno ha mai sentito
parlare di te'. Ma aderendo alla richiesta della visione, mi recai a Londra, dove mi
sentii straniero e vagai per le strade chiedendo a me stesso: 'Sei sicuro di sapere per-
ché sei qui? Sei sicuro che non si tratti di un inganno, piuttosto che di una visione
reale o di direttive reali?'.
Quindi vedi, Eddie, è questo che devi combattere, finché sei ancora giovane.
Attieniti sempre strettamente alla fede che hai nella guida di Dio, ragazzo mio,
senza credere a voci o a messaggi di qualunque sorta che non si conformino alla Sua
parola scritta, così come è rivelata da Gesù Cristo".
Chiesi al signor Moody cosa fosse successo a Londra, ed egli rispose: "Un gior-
no camminavo in un quartiere molto povero della grande città, quando notai davanti
a me un geranio in piena fioritura sul davanzale di una finestra: venni attratto dal
suo colore insolito. Mentre mi avvicinavo, udii una dolce, melodiosa voce cantare:
Sweet Hour ofPrayer. Mi fermai ad ascoltare, e dopo un poco mi sentii spinto a
salire una rampa di scale per scoprire chi cantava. Alla sommità delle scale, vi era
una porta aperta da cui proveniva il canto. Esitando, entrai e chiesi se potevo unir-
mi a chiunque stesse cantando. Vidi una povera ragazzina paralitica che disse: 'Oh,
signor Moody, è lei! Sapevo che Dio avrebbe ascoltato la mia preghiera e l'avreb-
be inviata qui. Ho letto di lei in uno dei nostri giornali e ho pregato che venisse a
Londra per qualche settimana'.
Il mio meeting a Londra iniziò proprio lì, nella stanza di quella ragazzina.
Sapevo che era stato Dio a parlarmi. Quale canale abbia usato non lo so, ma ho
udito un Suo messaggio che mi imponeva di recarmi da quella ragazza che pregava
per la Luce e per avere un messaggio da me.
Quindi, Eddie, puoi esser certo che non penso che tu sia pazzo. Ma che proget-
ti hai per la tua vita?".
Gli dissi della visione che avevo avuto nel campo e della mia venuta in città. Egli
mi chiese di incontrarci ancora al mattino seguente per leggere un po' delle Scritture
e pregare insieme prima che io tornassi a casa per colazione e andassi al lavoro.
Quella sera mi recai ad ascoltare il suo meraviglioso sermone. Il testo era: "Io vi
supplico, fratelli, in nome della misericordia di Dio, di offrire il vostro corpo come
sacrificio vivente, santo e bene accetto al Signore: in tal modo potrete ragionevol-
mente servirlo". Vi erano molti riferimenti ai nostri discorsi di quella mattina, senza
che venissero menzionati nomi o luoghi. Mentre ascoltavo, brividi mi correvano
lungo la schiena, e spesso mi sembrò che le parole del signor Moody mi riguardas-
sero direttamente. Quindi, la mattina dopo, mi alzai molto presto e uscii, dicendo a
mia madre dove stavo andando.
Quando arrivai, il signor Moody era lì, seduto sul ceppo. Non c'era abbastanza
luce per leggere bene, ma stava facendo dei segni sul terreno quando arrivai e lo

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salutai. Subito mi chiese di dirgli altre cose sulla mia infanzia, a partire da quando
avevo cominciato a leggere la Bibbia. Gli dissi della mia frequentazione della scuola
domenicale, e di come essa era cominciata quando avevo chiesto di svolgere
alcuni incarichi per la chiesa. Avendone ricevuto il permesso, spazzavo la chiesa
tutte le domeniche. Dissi al signor Moody che all'inizio non riuscivo a raggiungere
la parte alta della porta, ma all'epoca della mia partenza ci arrivavo ormai facil-
mente. Gli parlai delle persone che avevo incontrato in chiesa, gli anziani, i rappre-
sentanti e i pastori, e di come avevo frequentato alla domenica diverse scuole, oppu-
re gruppi incontrati nel corso della settimana. Dissi che non riuscivo a decidere di
quale chiesa farmi seguace, poiché nessuna si conformava alla mia idea di ciò che
era necessario. Gli dissi di quando avevo imparato a recitare a memoria e di come
tutto fosse cambiato leggendo le varie traduzioni e venendo a sapere, specialmente
per opera di un uomo di nome Cook, che parlava quando non avevamo un pastore
regolare, che derivavano tutte dal greco. Il signor Cook, che abitò nel vicinato per
alcuni mesi, era stato missionario in Africa e mi insegnò a recitare il Padre Nostro
nella lingua dei nativi, più o meno così: "Babà wati mbe li orum; Owo li oruko re
Ijoba re de; Ife ti re ni ki a se, bi ti orum beni li aiye. Fun wa li onje wa Ioni. Dari
gbese wa ji wa, bi awa ti ndariji awon onigbese wa. Ki o ma si fa wa sinu idewo,
sugbon gba wa ninu tulasin. Nitorin ijoba ni ti re, agbara, atiogo, lailai. Amin".
"Molto bene", disse il signor Moody. "Ma cosa ti piacerebbe fare?".
"Bene, volevo diventare pastore o missionario, ed ecco perché tornai alla fatto-
ria. Ma dopo quest'ultima esperienza, credo che ci siano altri modi per servire. E
inoltre devo rimanere vicino a mia madre".
"Hai completamente ragione", egli convenne. "Rimani fedele alla tua visione.
Ma potresti occuparti di qualcosa di speciale alla scuola domenicale, oppure stu-
diare l'opera delle missioni e magari convincere altri, più liberi di te, a partire".
"Ma non ho la preparazione, l'educazione adatta", ribattei.
"Non hai detto tu che la Sua è la via più perfetta? Chi è meglio qualificato a darti
la preparazione adatta di uno che sia versato nel Libro dei Libri? Non sei stato forse
premiato per lo studio della Bibbia mentre eri nel bosco? E dopo di allora hai impa-
rato con facilità le lezioni, tanto che altri hanno dovuto lavorare sodo per tenersi al
passo con te. Non potresti forse essere aiutato nello stesso modo? Eludere la possi-
bilità di intraprendere qualche opera speciale non significa forse, da parte tua, non
volerti assumere una responsabilità?".
"Ma qui sono tutti molto più avanti di me negli studi: almeno, la maggior parte
di quelli che incontro alla scuola domenicale hanno finito le scuole superiori, ed io
non ho nemmeno terminato la scuola elementare".
"Eddie, non ti accorgi che stai parlando di Dio su una base intellettuale? Dove
Egli ha bisogno di te, là verrai mandato. Fallire significherebbe aver paura di quella
promessa in cui tu dici di credere. Ricordi cosa dissero i discepoli al pescatore
quando vennero inviati a diffondere la buona novella? Pensi forse che essi fossero
più qualificati di te per portare quel messaggio? E non hai forse tu il vantaggio della
loro esperienza, oltre ad aver ricevuto direttamente la promessa? A dire il vero, qui

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non si tratta di qualcosa di cui inorgoglirsi: piuttosto, bisogna farne uso nella vita di
tutti i giorni. Oh, certo, su di te si possono dire molte cose, ma tu in chi riponi la tua
fiducia?".
Il signor Moody mi diede molto su cui riflettere.
"È stato un vero privilegio conoscerti, Eddie. Mantieni la tua fede ed io sono
certo che udrò grandi cose sul tuo conto uno di questi giorni. E che la benedizione
del Signore sia sempre con te lungo il cammino".
Il signor Moody ed io ci incontrammo per molte altre mattine: sedevamo sul
ceppo e parlavamo di diverse cose scritte nella Bibbia; varie volte guardammo sor-
gere il sole e pregammo insieme. Avevamo intenzione di continuare i nostri discor-
si vicino al fiume fino al momento della sua partenza, ma le piogge ci impedirono
ulteriori incontri. E passarono molti anni prima che ci ritrovassimo.
Le buone intenzioni sono cosa assai diversa dalla loro realizzazione: nessuno si
rese conto di tale differenza meglio di me, quando decisi di mettermi in azione,
pieno del desiderio di compiere imprese spettacolari, di farmi sentire e conoscere.
Ma chi sarebbe stato ad ascoltare un povero ragazzo con l'aria e il comportamento
di un giovane contadino? Certamente nessuno degli altri giovani che frequentavano
la scuola o il college, ben pochi dei quali aspiravano a risvegliare il mondo allo stu-
dio della Bibbia e a illuminare altre persone in posti fuori dal mondo. Ecco, man-
cavo della capacità di rivolgermi a una folla, di parlare davanti a molte persone:
capivo che tale abilità viene dalla pratica, ma la vita sociale che avevo conosciuto
era talmente scarsa che tutti i miei tentativi risultavano goffi. Avevo persino timore
di parlare alla scuola domenicale, eppure avvertivo un ardente desiderio di farmi
largo in qualche modo, come avevo detto al signor Moody.
È davvero strano come le piccole cose talvolta assumano un'importanza tale da
diventare dei veri e propri giri di boa nella nostra vita. Accadde nel corso di una
delle riunioni di Sam Jones: una sera tornai a casa con un amico, un vecchio com-
pagno di scuola conosciuto in campagna, con cui pensavo di condividere la stanza
per quella notte, ma trovai la casa completamente piena di ospiti, cosicché per il mio
amico non c'era posto.
Mi fu chiesto di dormire su un lettino nella stanza di mia madre, e allora mi infu-
riai al pensiero di dover dire al mio compagno di tornarsene a casa, a sette-otto chi-
lometri di distanza, o di andare in albergo. Ero così arrabbiato che nemmeno mi sve-
stii: sulle prime ero deciso a uscire, anche se fuori nevicava, e a trascorrere la notte
in qualche altro posto, qualunque fosse; ma una parola aspra da parte di mio padre
e una gentile detta da mia madre mi spinsero a rimanere, gettandomi sul lettino
senza svestirmi, togliendomi solo le scarpe e la giacca. Non so come, la casa quella
notte andò a fuoco, o meglio, andai a fuoco io, perché il lettino andò quasi com-
pletamente distrutto, così come anche là coperta e quasi tutti i miei vestiti. Riuscii
a portare fuori il lettino, insieme alle coperte e ai vestiti che avevano preso fuoco, e
la neve che cadeva spense presto le fiamme. I danni materiali furono minimi, anche
se moltissima agitazione regnò per qualche tempo nella grande casa così piena di
gente.

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Le esperienze che feci nel corso degli incontri religiosi mi cambiarono; ora cer-
cavo sempre di più la compagnia delle persone di chiesa. Mi venne affidata una
classe alla scuola domenicale. Quando alcuni dei giovani della città si unirono per
operare nella Christian Endeavor mi venne offerta un'opportunità che non avevo
mai avuto prima. Vi furono periodi in cui le cose che mi erano state dette sia dal
signor Moody, si» da altri pastori, sembravano farsi più vicine, anche se in maniera
incerta, a dire la verità. Sembrava che qualcosa mi spingesse a occuparmi soprat-
tutto delle opere missionarie. Del gruppo che mi venne affidato quando cercavo un
mezzo per esprimere il mio bisogno di fare qualcosa, più della metà divennero mis-
sionari in Paesi stranieri: Cina, India, Messico, Africa, Tibet, e altri.
Cercavo di aiutare anche alcuni dei pastori metodisti che andavano di chiesa in
chiesa, accompagnandoli in qualche giro, parecchie volte recandomi agli appunta-
menti al posto loro se erano impossibilitati ad andare. In uno dei corsi che tenni vi
erano trentotto allievi. Non avevo che diciannove anni.

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7. Fidanzato, 1897:
"L'unica ragazza per me'

La libreria Hopper era un punto di ritrovo naturale per gli allievi delle scuole e
dei college misti, della scuola femminile e dell'accademia maschile. Feci cono-
scenza con parecchi studenti. Molte delle amicizie tra loro si trasformavano in
amore, e così io divenni una sorta di "ufficio postale" per i vari bigliettini amorosi
che ragazzi e ragazze delle diverse scuole si scambiavano. Venivo anche invitato
alle loro riunioni sociali, e molti cambiamenti avvennero nella mia vita durante que-
sto periodo, durante il quale per due o tre anni socializzai con ragazzi di ogni gene-
re, buoni, cattivi, oppure né l'uno né l'altro. Erano molte le tentazioni per questo
ragazzo di campagna con tutte le sue buone intenzioni! Dovrei dire che fu per que-
sto, o per qualcosa che era connaturato in me, che nel giro di qualche mese rico-
minciai a cercare la compagnia di altri ragazzi, alcuni dei quali con un carattere di-
scutibile? Non sempre fui saggio nello scegliere le mie compagnie.
Una sera, in compagnia di uno di questi ragazzi, passammo davanti al saloon:
Harry suggerì di andare a bere qualcosa. Gli dissi che non bevevo, ma che gli avrei
fatto compagnia. Entrammo e ci sedemmo a un tavolo sul retro; il gestore (che non
conoscevo personalmente, perché non ero mai stato prima in quel luogo) si avvici-
nò, e io non dimenticherò mai la sua osservazione: "Ciao, Harry. Cayce, che fai tu
qui? Mi aspetto di vedere qui Gesù Cristo quanto te. Harry, tu puoi prendere tutto
ciò che puoi pagare, ma di sicuro Cayce non avrà nulla da bere. Non finché io sono
qui". Rivolgendosi a me aggiunse: "Cayce, tu non mi conosci, ma io conosco te.
Conosco tutti i tuoi parenti, la maggior parte di loro viene qui a bere. Molti ragazzi
bevono davvero smodatamente, ma tu sei un ragazzo troppo per bene per dar retta
a queste amicizie, e di certo non voglio avere sulla coscienza il peccato di essere
stato il primo ad averti servito da bere in un bar. Tieniti alla larga da ragazzi come
questo qui e vattene a casa da tua madre".
Uscii dal bar con una girandola di pensieri nella testa, che mi lasciarono turbato
e irritato. Il giorno dopo ne parlai al signor Hopper e la sera feci un lungo discorso
con mia madre. Da quel momento in poi, modificai le mie scelte in merito agli
amici, e presto cominciai a cercare la compagnia delle ragazze piuttosto che quella
dei maschi.
All'epoca in cui lavoravo alla libreria feci un'esperienza importante. Un'in-
segnante che avevo conosciuto quando ancora vivevo in campagna giunse in città un
pomeriggio su un calesse molto grazioso. Ella insegnava in un altro distretto scola-

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stico, ma aveva fatto da giudice in una gara in cui io avevo vinto una medaglia. Ero
sulla porta della libreria Hopper quando ella arrivò accompagnata da una ragazza.
Si fermò e mi chiamò con un cenno, dicendo: "Voglio farti conoscere mia cugina
Gertrude: daremo una festa a casa nostra stasera e ci piacerebbe che tu venissi".
Le ringraziai accettando l'invito. Alla fine dell'orario di lavoro, il signor Will mi
disse: "Rivedrai quella graziosa ragazza che ti ho visto salutare oggi?". "Lo spero",
risposi, poi andai a casa e dissi a mia madre dell'invito che avevo ricevuto. Lei era
d'accordo, ma mio padre si oppose, e così io non potei andare.
Alcuni giorni più tardi ebbi un colloquio con mio padre sulle sue abitudini e atti-
vità di un genere o dell'altro, e anche a proposito delle sue imposizioni su ciò che
potevo fare e su chi dovevo frequentare. Le nostre opinioni divergevano, ma dopo
quel discorso avvennero cambiamenti importanti sia nella sua che nella mia vita.
Il mese successivo venni invitato a una festa al chiaro di luna nella dimora del
nonno di Gertrude, un posto molto più adatto a questo scopo che non la casa di
famiglia della ragazza. Andai al party, dove ebbi l'occasione di parlare con lei nel
corso della serata. Che cos'è - il Fato? il Destino? - che unisce due giovani?
Eravamo insieme sotto la luce della luna, lei aveva una bellissima rosa tra i capelli,
e io pensavo che era la creatura più meravigliosa che avessi mai visto, occhi e
capelli neri, occhi che lampeggiavano fuoco e determinazione, e una bocca che atti-
rava i baci. Tornai a casa quella sera con la sensazione di aver incontrato l'unica
ragazza della mia vita.
Ogni tanto, quell'estate, Gertrude ed io ci incontrammo di nuovo, e ogni volta
ero più sicuro di essere innamorato. Parlai di lei con mia madre è le dissi che non
mi importava di nessun'altra ragazza; tuttavia, mi rendevo conto che Gertrude non
aveva detto o fatto nulla che mi portasse a credere che ella avesse per me un inte-
resse più che passeggero.
Quell'autunno, un giovane che lavorava nel negozio accanto a quello di Hopper
venne ad abitare nella nostra casa. Ed, così si chiamava, incontrò una cugina di
Gertrude e cominciammo a frequentarci in gruppo facendo insieme varie cose: gite
e visite alla domenica pomeriggio, passeggiate al venerdì sera per recarci all'incon-
tro serale di preghiera, e divertimenti di vario genere. I nostri incontri cominciaro-
no a farsi più regolari.
La primavera seguente progettammo per la domenica una gita di un'intera gior-
nata a Pilot Rock. Il tempo era bellissimo, ma mia sorella stava male e mio padre
aveva avuto un incidente in campagna. Cosa dovevo fare? Sapevo che mio padre
avrebbe avuto da obiettare, se fosse stato a casa. Avrei saputo affrontarlo, oppure
no? Dopo essermi consigliato con la mamma, decisi di andare alla gita, sentendo nel
più profondo del cuore che sarebbe stato un momento determinante della mia vita.
Eravamo un bel gruppo di cinque coppie: gli altri si conoscevano tra loro meglio
di quanto conoscessero me, ma passammo una giornata bellissima arrampicandoci
sulle rocce, andando a vedere la sorgente, facendo fotografie e simili. Le conversa-
zioni che udii durante il tragitto fino a Pilot Rock e ritorno erano del tutto nuove per
me, perché non mi ero mai trovato per un periodo tanto lungo così a stretto contat-

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to con un gruppo. La bellezza di Gertrude, i suoi modi, quel senso di intimità che
sentivo, mi fecero girare la testa e da quel giorno in poi ebbi la certezza che ella era
l'unica ragazza al mondo che potessi amare. Il problema era come regolare la mia
vita, i miei pensieri e le mie attività in armonia con il suo mondo.
Alcuni dicono che la confidenza genera disprezzo: perché non sia accaduto a noi
non lo so, eppure, ovunque lei andasse, potevate essere sicuri di trovare anche me.
Era assai raro vedere a una riunione uno dei due senza l'altro. Altri ragazzi andava-
no e venivano a fianco di ragazze diverse, ma io ero sempre assieme a Gertrude.
Dopo un anno o più, mi decisi a raccogliere tutto il mio coraggio per dirle che
l'amavo, ma lei non volle certo sbilanciarsi tanto da dirmi che il mio amore era
ricambiato.
Una fredda sera eravamo soli a casa sua: le chiesi di sposarmi. La sua risposta
fu: "Dovrò rifletterci. Tu mi piaci più di ogni altro ragazzo che conosco, ma da
quando ti frequento non sono praticamente uscita con nessun altro. Dovrai lasciare
che io ci pensi un po' su".
Le chiesi di darmi una risposta la settimana successiva, e alla fine lei promise
che l'avrebbe fatto quando ci fossimo incontrati di nuovo.
La sera in cui la rividi era fredda e piovosa - troppo brutta per chiunque per uscire
- ma sentivo di dover conoscere la sua risposta, così andai a trovarla. Stavolta mi
disse di sì.
Ben presto le regalai un anello per sigillare il nostro mutuo impegno. L'anello
con diamante era il primo investimento che avessi mai fatto in vita mia, e secon-
do me è stato il migliore. Così ci fidanzammo, senza però decidere una data per
le nozze: per Gertrude, ciò significava che quando fosse stata sicura di amarmi
davvero, mi avrebbe sposato; per me, si trattò di ansia e progetti per trovare i
mezzi e i modi per realizzare il mio sogno e mantenere una moglie.
Pressappoco in questo periodo intervenne un cambiamento inatteso: il signor
Harry mi disse che stava per sposarsi e trasferirsi nel Tennessee, il che rendeva neces-
sario un cambiamento negli affari, dal momento che avrebbe venduto la sua metà del
negozio al signor D.W. Kitchen. Venni licenziato. Ero così sbigottito da non saper
cosa fare, così mi presentai alla porta accanto, il negozio di ferramenta Thompson, e
fili assunto per gestire il reparto della carta da parati e delle cornici per quadri, un set-
tore che mi aveva interessato moltissimo quando lavoravo nella libreria, anche se
ovviamente trascorrevo molto tempo a leggere libri. Restai solo due o tre mesi, per-
ché gli affari non andavano molto bene, e venni licenziato di nuovo. Mi trovai in dif-
ficoltà: non sapevo bene cosa fare di me stesso, finché, un giorno, scendendo lungo la
strada, seguii una folla nel negozio di tessuti Richards. Entrai nel reparto delle scarpe
e qualcuno mi chiese se lavorassi lì. Risposi di sì e cominciai a vendere scarpe. Il
signor Cooper, responsabile del reparto, disse: "Cayce, è così che ti chiami?". Annuii.
"Vai alla cassa e portami un po' di denaro per i resti", mi ordinò. Eseguii, e rimasi a
lavorare lì per tutto il giorno: la sera il signor Cooper mi chiese il motivo del mio
comportamento. "Qualcuno mi ha chiesto qualcosa e io gliel'ho data". Restai lì per
più di diciotto mesi.

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In questo periodo il nonno di Gertrude, a cui ero molto affezionato, morì, segui-
to poco dopo dalla moglie. Tali circostanze mi avvicinarono molto ai suoi familia-
ri, che mi consideravano quasi uno di loro, ma non al matrimonio. Mi sentivo con-
sumare da un'unica idea, il matrimonio, e non facevo che pensare a qualche modo
per realizzarla. Poi Gertrude si ammalò e per il momento la prospettiva di sposar-
ci sembrò allontanarsi.
Invece, a casa mia le cose parvero migliorare. La più grande delle mie sorelle,
Annie, aveva trovato un impiego, mentre la seconda si era diplomata e si era fatta
una posizione come contabile e cassiera; inoltre, mio padre stava molto meglio in
salute. Sentivo di dovere andar via, fare qualche altra cosa, vedere qualcosa del
mondo. Ma fare cosa? Considerando la mia esperienza, decisi di tentare la vendita
di libri e cartoleria all'ingrosso, quindi scrissi a John P. Morton & Co. a Louisville,
nel Kentucky: per me si trattava di una metropoli, a mille chilometri di distanza da
tutto ciò che amavo. Tuttavia, chiesi che mi mandassero il loro catalogo per met-
termi alla prova: lo imparai con lo stesso metodo che avevo usato a scuola, leggen-
dolo un poco e dormendo su di esso, imparandolo alla perfezione. Buona parte del
vecchio catalogo del 1898 è ancora viva nella mia memoria.
Scrissi alla ditta e chiesi di essere assunto; ricevetti una lettera generica in cui
venivo informato che non cercavano personale, ma avrebbero tenuto presente la mia
richiesta e sarei stato contattato qualora se ne fosse presentata la necessità. Allora
chiesi a tutte le persone di Hopkinsville che compravano materiale da John P.
Morton di scrivere una lettera di raccomandazione per me. Mi rivolsi ali'ufficio
postale e feci in modo che la compagnia ricevesse almeno due raccomandazioni con
ogni invio della posta. Entro pochi giorni ricevetti un telegramma: "Non invii più
raccomandazioni, ma si presenti al lavoro, il primo agosto, sabato mattina". Erano
passati due soli giorni e per me fu quasi uno shock. Dovetti chiedere in prestito il
denaro per il biglietto ferroviario, ma la cosa più brutta fu dover dire addio a
Gertrude.

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8. Louisville, 1898-1900:
"Un vortice di attività frenetica"

Louisville rappresentò un enorme cambiamento per questo povero contadino che


non era quasi mai salito su un treno. Non ero mai stato in questa città, né visto tram
o autobus, e gente, gente, gente dappertutto. Per me era tutto un vortice di attività
frenetica.
Per fortuna, un amico mi aveva dato una lettera di presentazione per una signo-
ra che aveva una pensione, dove lui pensava che avrei trovato alloggio e vitto. La
cercai e trovai una signora molto gentile con una casa assai bella e una clientela
selezionata di pensionanti. Per me era del tutto nuovo dover pagare per avere vitto
e alloggio. E si trattava di due soli pasti al giorno, cosa che mi parve inusitata, e
avrei dovuto anticipare l'intera somma di cinque dollari per la prima settimana. Non
avevo idea di quanto avrei guadagnato, ma dopo che mi fu mostrata una camera al
terzo piano, sborsai con riluttanza i cinque dollari, sistemai il mio piccolo baule e
la mia valigia, e uscii per cercare quello che avrebbe dovuto essere il mio posto di
lavoro. Era sabato, e in estate di sabato i negozi chiudevano a mezzogiorno. Alla
fine trovai il luogo e mostrai il telegramma, ma mi fu detto di tornare lunedì matti-
na alle 7,30.
Mi chiesi cosa avrei fatto per il resto della giornata e per tutta la domenica; così,
me ne tornai alla mia stanzetta, tirai fuori i miei pochi averi e, stanco per tutto il
sonno perso, dormii fino a che non mi chiamarono per cena.
Cenare di sera tardi era una cosa nuova per questo ragazzo di campagna, comun-
que venni presentato a molte persone sedute a tavola. Dopo cena, il padrone di casa
si mise a chiacchierare con me. Fui contento di sapere che aveva vissuto a
Hopkinsville, dove era rimasto parecchi anni per motivi di lavoro, e che conosceva
praticamente ogni persona della contea, compresi i miei familiari. Mi chiese di tutti,
facendomi sentire felice di avere almeno un amico. Mi disse come andare e tornare
dal lavoro, mi consigliò come comportarmi e fece tutto ciò che gli era possibile per
questo povero ragazzo solo.
La mattina seguente mi recai alla scuola domenicale presso la First Christian
Church. Qui tutto era diverso: c'erano centinaia di persone, mentre nella piccola
chiesa del mio paese conoscevo tutti. Fui presentato al pastore ed ebbi un colloquio
con lui nel suo studio, trovandolo un uomo molto amabile. Quando lo informai da
dove venivo, mi disse di esserci stato a svolgere le sue funzioni e mi chiese di molte
persone che conoscevo bene; finì per invitarmi a unirmi al corso domenicale da lui

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tenuto, che era formato da due uomini e da dieci signorine, persone davvero spe-
ciali. Riorganizzai anche le attività della Christian Endeavor in questa chiesa di città
e divenni presidente del gruppo dei Glad Helpers: il nostro lavoro consisteva nel
fare delle visite settimanali ai carcerati e agli ammalati dell'ospedale locale.
La pensione dove vivevo ospitava persone del tutto diverse da quelle che avevo
conosciuto fino a quel momento: uno studente di medicina, uno o due impiegati
governativi, musicisti, uno scrittore, e le conversazioni vertevano su argomenti per
me nuovi. Agli occhi di costoro io rappresentavo un enigma.
Quando mi presentai al lavoro, quel lunedì mattina, il capo della ditta mi mandò
a chiamare: non dimenticherò mai la prima conversazione che ebbi con il signor
Griswold, direttore responsabile. Mi chiese: "Da dove viene? Aveva dei problemi a
casa?". Gli dissi con assoluta sincerità quali erano i miei obiettivi: vedere il mondo,
incontrare un numero maggiore di amici ed essere di aiuto quanto più possibile.
Non avevo chiesto quale potesse essere il compenso per il mio lavoro. "Nessuno
è mai venuto qui a lavorare con raccomandazioni come le sue", disse il signor
Griswold. "Ma dovrà dar prova di ciò che sa fare, e noi possiamo offrirle soltanto
cinque dollari a settimana".
"Ma è quanto devo pagare per la mia pensione", risposi. "Come farò a pagare i
trasporti o la lavanderia?".
"Trovi un alloggio più economico", replicò.
"Non posso farlo", risposi, "perché è già abbastanza difficile così, pur con l'aiu-
to di persone che conoscono la mia famiglia. Sono certo che un alloggio più eco-
nomico non sarebbe l'ambiente giusto per me, né vi troverei le amicizie giuste".
"Bene, vedremo cosa si può fare, ma cinque dollari è tutto ciò che possiamo
offrirle per cominciare".
Così iniziai il mio lavoro. Quel fine settimana, quando ricevetti la paga e mi
offrii di pagare la padrona di casa, questa disse: "Sono soltanto tre e cinquanta que-
sta settimana. Il negozio dove lavori penserà al resto".
Naturalmente scrivevo a Gertrude ogni giorno, trascorrendo in questo modo la
maggior parte delle mie serate. Raramente mi lasciavo convincere a uscire dalla mia
stanza, ma ero assillato dal pensiero di come aumentare le mie entrate: anche se
volevo rimanere con la ditta di libri, cercai altri mezzi per guadagnare di più. Un
pomeriggio mi recai in un negozio di cornici per quadri, dove tutti erano occupatis-
simi a ritagliare passepartout per quadri. Mostrai loro alcuni metodi che avevo ela-
borato quando lavoravo a Hopkinsville, e pochi giorni dopo mi diedero un po' di
lavoro da fare la sera. Molte sere riuscivo a guadagnare quanto guadagnavo in una
settimana con l'ingrosso di libri. Inoltre, tra i pensionanti vi era un giovane, capouf-
ficio in una delle stazioni ferroviarie, il quale mi disse che, se volevo, avrei potuto
avere del lavoro extra alla sera: non si trattava di un'occupazione regolare, ma mi
aiutò per diversi mesi. In ogni caso, fu sufficiente a farmi ottenere un biglietto fer-
roviario per tornare a casa per le vacanze di Natale, che mi fecero molto bene.
Presso la ditta di libri, la mia conoscenza del catalogo era considerata straordi-
naria da molte delle persone che lavoravano nei vari reparti dell'azienda e non passò

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molto tempo che tutti presero a chiedermi elenchi di questo o quell'articolo trattato
dalla compagnia, come anche di occuparmi di clienti particolari. Quella settimana
la mia busta paga conteneva sette dollari e cinquanta, senza che io avessi chiesto
alcun aumento.
Un giorno entrò una signora e io venni mandato nella sala campionaria a occu-
parmi di lei: era molto cordiale e, senza badare al prezzo, ordinò quelli che mi sem-
bravano gli articoli migliori trattati dalla ditta: vasi e ogni sorta di articoli da toe-
letta. L'ordine ammontava a diverse centinaia di dollari; ella disse: "Mandatemeli e
metteteli in conto", consegnandomi un biglietto da visita - si chiamava Margaret -
e chiedendo il mio. Quando passai l'ordine al contabile, questi dichiarò: "Hai fatto
colpo sulla ragazza più ricca della città. Faresti bene a stare all'erta, ragazzo".
Il pomeriggio seguente il capo mi chiamò nel suo ufficio.
"Eddie", mi disse, "tu sei una persona straordinaria: hai destato l'attenzione di
qualcuno, o della famiglia di qualcuno, che stiamo cercando da anni di interessare
all'azienda. Quella signorina, con cui evidentemente ti sei comportato in modo
molto gentile, vuole vederti, e tu ed io siamo invitati questa sera a cena a casa di suo
padre. La sua carrozza verrà a prendere prima me e poi passeremo da te. Qual è il
tuo indirizzo?".
"929 Second", risposi. "Tutto questo è molto bello, ma io non posso venire, non
ho niente di adatto da indossare per una casa come la sua. Come potrebbe un uomo
da sette dollari e cinquanta la settimana, un ragazzo di campagna, un agricoltore,
vestirsi per un posto del genere? Quelle che porto sono le uniche scarpe che pos-
siedo e il mio abito della domenica non è molto migliore di quello che indosso".
"Bene, Eddie", disse il signor Griswold, "andremo a comprare quello che ti
serve per l'occasione, perché né io né te possiamo permetterci di rifiutare questo
invito. È chiaro che io non posso andare senza di te, e sono anni che cerco di par-
lare con quest'uomo senza riuscirci. E tu adesso, un ragazzo di campagna, come ti
definisci, in meno di tre mesi sei riuscito a darmi questa possibilità. Le spese del
vestito non ti saranno addebitate sulla busta paga, e da questa settimana il tuo sala-
rio sarà di dieci dollari".
Così venni rivestito di abiti nuovi e quella sera ci recammo all'appuntamento.
Era una casa magnifica, che mi fece rimanere a bocca aperta, con domestici e mobi-
li così lussuosi da farmi girare la testa. Dopo essere entrati, fummo condotti attra-
verso il lungo salone fino a un piccolo soggiorno dove incontrammo i nostri ospiti.
Mi muovevo con difficoltà, perché i pensieri mi si affollavano in mente e credevo
di sognare, pensando che tutto ciò non poteva essere vero.
Furono fatte le presentazioni, ma purtroppo le mie conoscenze non mi permet-
tevano di pronunciare grandi discorsi; per fortuna, di lì a poco venne annunciata la
cena. Anche qui non sapevo assolutamente come comportarmi, ma venni messo a
mio agio dalle squisite maniere di Margaret. Mi chiesero da quale parte del
Kentucky provenissi e, quando lo dissi, suo padre osservò che in quella zona erano
coltivati particolari tipi di tabacco. Questo era un argomento a me familiare, perché
avevo passato gran parte della mia prima giovinezza in una piantagione di tabacco,

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talvolta dedicandomi a pressarlo e a prepararlo per il mercato. Venni informato che
il padrone di casa si occupava proprio di tabacco, sul quale aveva costruito la sua
fortuna.
Dopo cena, Margaret ed io restammo soli per qualche tempo, mentre suo padre
e il signor Griswold parlavano di affari. Ella mi chiese quali fossero i miei interes-
si e che genere di vita sociale conducessi quando non lavoravo. Le dissi che fre-
quentavo la scuola domenicale e che la mia attività sociale si svolgeva soltanto con
i membri del corso. Margaret ne conosceva diversi e poche settimane dopo comin-
ciò a venire anche lei. Fu così che tra noi si sviluppò un'amicizia molto particola-
re, mentre facevo carriera piuttosto rapidamente nella ditta.
Più o meno in questo periodo il gruppo della scuola domenicale iniziò a presta-
re assistenza nell'ospedale e nel carcere: fu proprio in quest'ultimo che ci capitò
un'esperienza molto interessante. Tra i prigionieri vi era un giovane che era stato
arrestato insieme al padre per distillazione illegale di alcol: aveva diciassette anni e
non si rendeva assolutamente conto di aver fatto qualcosa di sbagliato. Cominciò a
interessarsi molto a ciò che i membri della nostra scuola domenicale avevano da
dire, però non sapeva leggere neppure il proprio nome. Chiese se qualcuno di noi
poteva fargli da insegnante: Margaret, io e un'altra signorina che in seguito sareb-
be diventata una famosa scrittrice ci assumemmo il compito, raccontandogli la sto-
ria di Gesù. Un giorno il nostro pastore venne con noi a far visita al ragazzo. Mentre
ci avvicinavamo alla cella, lo sentimmo ripetere senza sosta A-B-C-D, e così via
tutte le lettere dell'alfabeto, per parecchie volte. Quando giungemmo sulla soglia,
lo vedemmo inginocchiato presso il suo pagliericcio; il pastore gli chiese: "Che stai
facendo, Jim?". "Se questo Gesù è quello che voi dite", fu la risposta, "egli mette-
rà insieme le lettere per formare la mia preghiera, perché io non so ancora cosa chie-
dere". Una volta rilasciato, il ragazzo venne educato dai membri della scuola dome-
nicale e divenne un predicatore sui monti del Kentucky. Sono sicuro che ha svolto
un ottimo lavoro nella parte orientale dello Stato: molte persone hanno sentito par-
lare di lui e della sua attività.
Alcuni ospiti della casa dove vivevo si interessarono a me in vari modi: l'im-
piegato delle ferrovie si mostrò particolarmente cortese, conducendomi di tanto in
tanto in gita nei fine settimana. Se non altro, diventai esperto di treni e dei vantag-
gi che offrivano. Lo studente di medicina mi invitava ad accompagnarlo quando
venivano effettuate operazioni chirurgiche davanti all'intero corpo studentesco o
quando le lezioni riguardavano qualche argomento particolare: fui presente in molte
occasioni. L'artista mi invitò alle sue mostre, e una volta venni chiamato per con-
segnarle il primo premio. Per celebrare il riconoscimento, ella mi condusse ad assi-
stere per la prima volta a un lavoro teatrale, When Knighthood Was in Flower, con
Mia Marlowe ed E.H. Sothern. In un'altra occasione, il padrone di casa mi portò a
una riunione politica, a un incontro di pugilato - combatteva il giovane Corbett - e
a un convegno dell'Esercito della salvezza, tutto nella stessa serata.
La prima volta che venni ipnotizzato fu al negozio, in circostanze molto insoli-
te. Un pomeriggio Herman il Grande, un ipnotizzatore, entrò per comprare delle

71
carte da gioco. Capitò a me di servirlo, senza sapere chi fosse. Quando si accinse a
pagare, sembrò estrarre il denaro dalla mia tasca. Poi dichiarò che le carte erano tal-
mente a buon mercato che ne avrebbe prese un'altra dozzina di mazzi: questa volta
sembrò prendere il denaro dalla bocea del cassiere. Quindi mi chiese come mi chia-
mavo e dichiarò: "Penso che tu sia un buon soggetto da ipnotizzare. Con il permes-
so del padrone, mi piacerebbe provare". Dal momento che era quasi l'ora di chiu-
sura, il permesso venne accordato. Mi fece girare in modo che gli volgessi la schie-
na e pronunciò: "Dormi. Dormi. Dormi". Quando mi svegliai, giacevo su uno dei
tavoli.
Allora gli raccontai un'esperienza che avevo avuto con Hart, il Re della risata,
in un teatro di Hopkinsville circa un anno prima: durante lo spettacolo mi ero offer-
to volontario, ma l'ipnotizzatore mi aveva chiesto di lasciare il palcoscenico perché
non ero un soggetto facile da trattare. Prima di andarsene, il signor Herman diede i
biglietti per due rappresentazioni del suo spettacolo a un membro della ditta e a me.
Approfittai dell'invito e andai a parlare con lui nel suo camerino.
Vi furono dei cambiamenti nel negozio, suscitando qualche animosità verso di
me, che venni accusato di essere il beniamino del capo. Tuttavia, la mia conoscen-
za del catalogo mi tenne saldo al mio posto, dal momento che ero in grado di aiu-
tare gli addetti a preparare il nuovo catalogo, che veniva rielaborato ogni anno, e di
tenere i nostri commessi viaggiatori informati di volta in volta delle variazioni di
prezzo, di presentazione e di aggiornamento. In qualche modo ciò calmò gli altri
impiegati, ma ora, ogni volta che Margaret e suo padre venivano in negozio, molti
di loro mi prendevano in giro. Tuttavia, l'incontro tra il padre di Margaret e il capo
aveva procurato i fondi per allargare il giro d'affari. Di fronte a ciò, c'era ben poco
da dire.
A Natale tornai a casa per qualche giorno, utilizzando un biglietto ottenuto con
il mio lavoro serale per l'ufficio ferroviario. Margaret mi diede alcuni doni grazio-
si e molto appropriati per i miei familiari. Rivedere Gertrude fu per me una cosa
meravigliosa, ma non sapevo come affrontare il matrimonio, poiché nessuno della
sua famiglia voleva che Gertrude si trasferisse a vivere a Louisville. La mia preoc-
cupazione principale era trovare il modo di guadagnare a sufficienza. All'inizio del
nuovo anno seppi che mi sarebbe stato assegnato un ufficio e un nuovo aumento di
paga; tuttavia non era ancora abbastanza per mantenere due persone. Inoltre, dove-
vo avere del denaro da spendere, perché passavo più tempo con i giovani che avevo
conosciuto, così ragionai: "Non avrò forse bisogno di più denaro con l'aumentare
del numero dei miei amici?". In negozio vi era chi pensava che un giorno Margaret
ed io avremmo finito per sposarci, perché allora il notevole investimento di denaro
nell'azienda da parte della sua famiglia sembrava suggerire questa conclusione. Ma
ciò non corrispondeva alla mia idea di restare fedele alla promessa fatta a Gertrude.
La domanda era: le circostanze avrebbero condizionato la mia vita in modo tale che
io non potessi fare altro che abbandonarmi ad esse?
Quando tornai a Louisville dopo le vacanze, mio padre venne con me per cercare
di diventare rappresentante distrettuale della Fraternal Insurance Company, dalla

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quale mi venne anche offerto un lavoro; dopo averci pensato, ritenni che mi conve-
nisse lasciare LouisviUe per mettermi a lavorare con mio padre nel campo delle
assicurazioni.
La busta paga dell'ultima settimana di lavoro al negozio, nel gennaio 1900, con-
teneva quaranta dollari, mentre sapevo bene che molti impiegati che vi avevano già
trascorso un quarto di secolo non guadagnavano tanto. Quella sera presi il treno per
tornare a casa mia, a Hopkinsville.

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9. Guarito, 1901: "Ringrazia il Signore"

Mio padre era già impegnato nell'organizzazione di consorzi assicurativi8, quan-


do io iniziai a lavorare con lui nel gennaio 1900. Presto venni contattato dal mio ex
datore di lavoro, John P. Morton & Co., che intendeva inviarmi un campionario di
articoli speciali, inserendomi nel libro paga come venditore di libretti di assegni,
libri mastri e simili.
Una volta, nel corso dei nostri viaggi, mio padre ed io venimmo messi in qua-
rantena in un albergo di Madisonville, Kentucky, perché si erano verificati alcuni
casi di vaiolo. Mentre ci trovavamo lì, vidi un uomo ipnotizzato e indotto a suonare
il pianoforte, cosa che di solito quel tale non faceva. Anch'io venni ipnotizzato e
suonai molto bene il pianoforte.
Appena terminata la quarantena, l'organizzazione della confraternita venne com-
pletata e mi recai a Greenville, nel Kentucky. La prima domenica che vi trascorsi
incontrai una ragazza a cui un tempo avevo consegnato molti biglietti per conto di
uno degli studenti della scuola maschile: si chiamava Anna Belle. Rinnovammo la
nostra amicizia, trascorrendo insieme alcune serate molto piacevoli.
I miei sforzi combinati di vendita per conto della John P. Morton & Co. e di
organizzazione di consorzi assicurativi rendevano molto bene, dandomi la sensa
zione di stare finalmente concludendo qualcosa. Una volta terminato il lavoro a
Greenville, andai in un'altra cittadina, e il giorno dell'arrivo fui colto da una vio
lenta emicrania. Ne avevo già sofferto di tanto in tanto, perciò consultai un medi
co, il quale sembrò incapace di localizzarne la causa e mi diede un sedativo: ne
presi una dose prima di andare a dormire e quando mi svegliai mi ritrovai a casa
mia, a Hopkinsville, assistito da due medici. Vi ero stato portato da un amico che
mi aveva sorpreso a vagare per lo scalo ferroviario, a diversi chilometri di distan
za dalla città dove avevo preso la medicina. A casa, caddi finalmente in un sonno
naturale.
II giorno dopo, quando mi destai, mi accorsi di poter parlare soltanto a bisbigli.
Non ero raffreddato: il medico parlò di afonia, ma nessuno dei suoi tentativi mi fu
di giovamento. Consultai molti altri medici, vicini e lontani, senza alcun risultato:
Margaret fece persino venire uno specialista da fuori per visitarmi, ma niente sem
brava essermi di aiuto. Cominciai a perdere peso, non riuscivo a controllare in alcun
modo la mia voce e per più di dodici mesi non riuscii quasi a parlare se non sus-

8
Ai membri di tali consorzi veniva offerto di assicurarsi pagando quote consociative, così, al
fine di incrementare gli affari, i Cayce andavano di città in città organizzandone sempre di nuovi.

74
surrando. Venne tentato di tutto, ma continuai a peggiorare per tutto quell'anno in
cui fui incapace di parlare.
***

Questa situazione, naturalmente, escluse Edgar dal lavoro delle assicurazioni,


che conosceva bene, e col passare del tempo senza alcun miglioramento nelle sue
condizioni, sembrò convincersi di essere inadatto a quasi tutti i lavori. Una volta
che fu in grado di muoversi, consultò altri medici, ma sempre con gli stessi risulta-
ti: tutti gli dicevano che la sua gola sembrava perfettamente normale e che non
riuscivano a vedere nulla che si potesse fare per migliorare le sue condizioni. Tutto
ciò era molto sconfortante; dopo essersi fatto visitare da tutti i medici che riuscì a
trovare e aver tentato di tutto, decise di intraprendere qualche altra attività, qual-
cosa che potesse imparare rapidamente e che non lo obbligasse a parlare molto.
***

Cercai di accettare la mia condizione meglio che potevo, avvertendo che c'era
qualcosa di sbagliato nella mia vita spirituale: ciò mi diede l'opportunità di riesa-
minare tutti gli eventi della mia infanzia e adolescenza. Pochi giorni prima dell'in-
cidente, avevo compiuto ventitré anni. Molta gente pregava per me; era una vera
tortura, per me, mentre camminavo per le strade, udire le persone commiserarmi.
Dal momento che non mi sentivo né bene né male, mi resi conto che dovevo trova-
re un lavoro, un'attività tra la gente che mi tenesse occupata la mente. Provai la ven-
dita porta a porta, ma si rivelò un lavoro troppo impegnativo per me; dopo altri ten-
tativi, cominciai a lavorare in uno studio fotografico e imparai a fare fotografie. Nel
frattempo, un ipnotizzatore mi assicurò che poteva curarmi, se gli avessi permesso
di farmi entrare in trance. Lo fece in presenza di diverse persone del luogo, com-
preso l'insegnante di psicologia di uno dei college.
Mi dissero che mentre mi trovavo sotto ipnosi ero riuscito a parlare, ma una
volta uscito dalla trance, non fui più in grado di farlo. Ulteriori tentativi di ipnotiz-
zarmi sembrarono "danneggiare i miei nervi": non riuscivo a dormire, perciò per il
momento si preferì lasciar perdere. Tuttavia, dato che molta gente aveva assistito
agli esperimenti, ricevetti parecchia pubblicità sul giornale locale. Un noto medico
di New York, il dr. Quackenbush, venne a visitarmi: era un appassionato praticante
di ipnotismo, terapia che tentò su di me, ma senza risultati. Poi volle conoscere la
storia delle mie esperienze da bambino e si interessò in particolare al mio modo di
imparare le lezioni dormendo. Tornato a New York, scrisse al professore di psico-
logia della locale università e a un collega, affermando che secondo lui ero un sog-
getto da autoipnosi e che se avessi indotto me stesso a dormire, come facevo un
tempo per imparare le lezioni, lasciando che qualcuno mi suggerisse: "Guarda den-
tro te stesso, dicci quale è il problema e cosa fare per risolverlo", avrei potuto otte-
nere aiuto.

75
I miei genitori, che avevano ben poca fiducia nell'ipnotismo, temevano di met-
tere in pratica il consiglio del medico a causa della mia eccessiva sensibilità nervo-
sa. Ormai pesavo meno di quarantacinque chili, mentre l'anno precedente, prima
del manifestarsi del problema, ne pesavo settantacinque. Dopo diversi mesi ero
incapace persino di bisbigliare e, secondo l'opinione di molti, stavo morendo di
consunzione. Pregai mia madre e mio padre di lasciare almeno che l'uomo che mi
aveva ipnotizzato tentasse l'esperimento suggerito dallo specialista, riuscendo infine
a ottenere che io e il professore seguissimo il consiglio del famoso dr. Quackenbush.
Quella domenica pomeriggio, oltre a me, a casa nostra erano presenti soltanto mia
madre, mio padre e l'ipnotizzatore, il signor Al Layne.
Questi era un uomo dall'aspetto molto delicato, piuttosto magro, che non pesa-
va più di cinquantadue-cinquantaquattro chili. Aveva profondi occhi grigi, baffetti
grigi e capelli grigi piuttosto radi alla sommità, nonostante non avesse probabil-
mente più di trentotto o quarant'anni. Lo avevo conosciuto la prima volta come con-
tabile nel negozio di modisteria di sua moglie, dove mia sorella Annie aveva trova-
to il primo impiego. La signora Layne era piuttosto grassa e simpatica. Fu sopra il
suo negozio che il signor Layne in seguito aprì il suo primo ufficio e dove furono
fornite le mie prime letture, e in cui egli curava le persone con la suggestione e i
massaggi che aveva imparato a praticare tramite un corso per corrispondenza per
osteopati.
Raccontai al signor Layne delle esperienze infantili fatte dormendo sui libri di
scuola, dichiarando che ero certo di poter provocare da solo lo stato di incoscienza,
dal momento che quando venivo ipnotizzato avvertivo dentro di me lo stesso stato
di quando mi inducevo a dormire. Egli osservò che proprio per questo motivo un
ipnotizzatore non era in grado di darmi suggestioni postipnotiche; tuttavia, se mi
fossi posto da solo in stato di incoscienza e qualcuno avesse parlato con me, avrei
potuto rivelargli il problema e la soluzione di esso. Potete immaginare cosa signifi-
casse per me tutto questo?
Mi sdraiai sul lettino e diedi il primo di quelle che ora si chiamano letture: entro
pochi minuti avevo perso conoscenza.
*

Sua madre ed io non sapemmo nulla di questo esperimento fino all'ultimo


momento, quando Edgar ci informò che egli e il signor Layne sarebbero venuti a
casa nostra quel pomeriggio, perché Layne sosteneva che Edgar avrebbe parlato,
cosa della quale era del tutto certo. Una volta giunti, Edgar si distese sul lettino e
in brevissimo tempo sembrò addormentarsi, dopo di che il signor Layne cominciò
a parlargli della sua gola, mentre Edgar rispondeva con voce normale. Descrisse
le condizioni della sua gola, enunciando la causa e suggerendo il rimedio per ripor-
tarla alla normalità, cioè aumentando la circolazione locale per decongestionarla,
così che le corde vocali potessero ricominciare a lavorare come prima. Alla doman-
da se ciò era possibile, egli rispose affermativamente e disse di controllare i miglio-

76
ramentifìno alla completa guarigione. Il signor Layne gli ordinò di risvegliarsi in
un momento prestabilito, cosa che egli fece, dopo di che si mise a parlare con voce
molto comprensibile e continuò a farlo, il più felice e soddisfatto dei ragazzi che si
siano mai sentiti. Tutto ciò, naturalmente, rimase un mistero, ma fu una cosa molto
gratificante per tutti coloro che conoscevano Edgar.
***

Una volta risvegliato, mi informarono che, in risposta alla richiesta del signor
Layne di guardare dentro me stesso, avevo dichiarato: "Sì, possiamo vedere il
corpo. In normali condizioni fisiche questo corpo è incapace di parlare, a causa di
una paralisi parziale dei muscoli inferiori delle corde vocali, prodotta da un logorio
dei nervi. Si tratta di una condizione psicologica che provoca un effetto fisico: il
problema può essere risolto aumentando la circolazione nella zona malata tramite
suggestione durante lo stato di incoscienza". Dopo cinque o dieci minuti avevo
dichiarato: "Va tutto bene". Poi l'ipnotizzatore mi disse di svegliarmi in un deter-
minato momento e, una volta desto, quasi senza sforzo, riuscii a parlare in maniera
chiara.
I miei genitori ed io eravamo al settimo cielo e ringraziammo calorosamente il
signor Layne per quanto aveva fatto. Mia madre scoppiò a piangere e lasciò la stan-
za, ma più tardi mi disse: "II signor Layne non ha niente a che vedere con tutto ciò:
ringrazia il Signore".
In seguito il signor Layne mi disse: "Soffro da anni di problemi di stomaco:
vediamo se puoi suggerirmi un rimedio". Tutto ciò mi confondeva: sentivo di dover
essere grato al signor Layne per quanto era accaduto; tuttavia non avevo alcuna
intenzione di diventare una cavia per esperimenti di ipnotismo. Ma egli replicò: "Se
puoi farlo per te stesso, non vi è ragione per cui tu non possa farlo per altri. Vediamo
cosa sai dirmi".
Accettai di tentare di aiutarlo. L'indicazione per lui fu di prendere certi compo-
sti, attenersi a una certa dieta e fare esercizio fisico: entro una settimana, dichiarò
di sentirsi meglio. Tutto ciò era nuovo per me: non avevo mai studiato fisiologia e
non sapevo nulla di anatomia, né mi sarei mai sognato di suggerire composti a base
di sostanze di cui non sapevo nulla. Pensavo che fosse tutto un errore: da dove veni-
vano le informazioni? Cosa significavano? Avevano forse qualcosa a che fare con
la promessa fattami da quella figura apparsa nel mio piccolo rifugio? Tutto ciò mi
turbava; anzi, me ne vergognavo nel modo più assoluto.
Ma l'afonia tornò e per diversi giorni non riuscii a parlare; quando il signor
Layne tentò di nuovo l'esperimento, ripresi a parlare normalmente: ciò non poteva
avvenire senza che mi inducessi da solo all'incoscienza.
Durante l'anno successivo ebbi parecchi altri attacchi: ogni volta venivo curato
dal signor Layne nella stessa maniera e la mia voce tornava. Gli attacchi si fecero
gradualmente sempre più rari e il mio stato di salute generale cominciò a migliora-
re, mentre il mio peso aumentava.

77
L'anno dopo, il signor Layne mi chiese spesso di ripetere questa dimostrazione
di abilità, rivelando a qualcuno quale fosse il suo problema o cosa fare in casi par-
ticolari; non ne parlavo con nessuno, perché in realtà non ci credevo: era una cosa
troppo fantastica, irreale. Lo era davvero? Questi pensieri mi tenevano in una con-
tinua agitazione interiore; mi rendevo conto che ero diverso dagli altri, oppure che
si trattava di uno straordinario trucco organizzato dal signor Layne o di qualcosa
del genere.
Tuttavia il signor Layne aprì un ufficio sopra il negozio di sua moglie e comin-
ciò a ricevere clienti; sempre più spesso mi chiedeva di tentare una lettura per qual-
cuno: sentivo di non potermi rifiutare, perché mi sembrava di dovergli essere grato
per aver riacquistato la voce. Perciò, ogni volta che la perdevo, c'era qualcuno che
diceva: "Layne ti ha in suo potere e non vuole lasciarti andare".
Questo stato di cose continuò per più di sei mesi, durante i quali Layne chiese
una quantità di letture per molte persone che non conoscevo prima e di cui non avrei
saputo più nulla dopo. Capitava che venissi chiamato al suo studio cinque o sei
volte a settimana, e ogni volta dovevo indurmi in trance e parlare di qualcuno che
raramente conoscevo, o che non conoscevo affatto. Durante i primi anni, queste let-
ture non vennero stenografate: era lui a informarmi che molte persone ne traevano
giovamento. Non riuscivo a crederci, perché non avevo mai visto un ipnotizzatore
fare altro che servirsi di qualcuno per far ridere gli altri, ed ero convinto di essere
solo un oggetto di divertimento. Dopo un po', tuttavia, altre persone cominciarono
a raccontarmi dei molti benefici tratti dalle mie letture e di quelli ottenuti da altri.
Uno dei casi riguardò una bambina, figlia di un medico locale: a quanto seppi
poi, la lettura dichiarò che la bimba aveva inghiottito un bottone da colletto di cel-
luloide che le si era fermato in góla prima di entrare nello stomaco. I raggi X non
avevano mostrato nulla, ma alla fine il bottone venne localizzato ed estratto in ospe-
dale. I genitori negarono che tale informazione fosse stata ottenuta attraverso una
lettura, ma parecchia gente testimoniò che essi erano presenti quando il signor
Layne chiese una diagnosi per la bambina.
Nello stesso periodo, un certo signor Stowe chiese una lettura per sua moglie,
chiamandola signora H. Stove. I presenti dichiararono che giunse questa risposta:
"Ve ne sono diverse qui: quale di queste?", perché l'uomo si era sposato diverse
volte. Quando la donna venne meglio identificata, la lettura fu che aveva soltanto
pochi giorni da vivere a causa di complicazioni di qualche genere.
Diedi anche informazioni attraverso una lettura per I.H. Cayce, un cugino di mio
padre. La conversazione che ebbi con il cugino Ike qualche settimana dopo mi con-
vinse probabilmente per la prima volta che le letture in stato di trance potevano
avere un valore pratico per gli altri, nonostante per me si trattasse soltanto di espe-
rienze insolite.
Cionondimeno, mi sentivo indubbiamente imbarazzato da ciò che gli altri mi
dicevano e spesso mi vergognavo di essere considerato strano o diverso. Così, quel-
la primavera proposi al fotografo di lasciarmi andare a prendere fotografie nelle cit-
tadine circostanti. Egli acconsentì ed io me ne andai a Pembroke, dove aprii uno stu-

78
dio che funzionò abbastanza bene. Ma mi venivano fatte molte domande sul mio
legame con il signor Layne, il che non deponeva molto a mio favore: tutta quella
curiosità mi faceva pensare di essere lo zimbello di molti. Perciò mi trasferii a
LaFayette, dove conobbi molti giovani assai simpatici, mentre gli affari andavano
particolarmente bene. In quel periodo, ricevetti una chiamata telefonica da parte del
signor Potter di Bowling Green, in Kentucky: mi disse che stava cercando un impie-
gato per la sua libreria. Mi recai a fargli visita e ci accordammo perché andassi a
lavorare da lui. Nel maggio del 1902 mi trasferii a Bowling Green: avevo venticin-
que anni.

79
10. Bowling Green, 1902-1909:
eretico o guaritore?

Trovai meravigliosa Bowling Green, questa cittadina che sorge sul fiume
Barren, lungo il tronco principale della ferrovia L&N da Louisville a Nashville.
Main Street, che corre da est a Ovest, parte da Reservoir Park, supera Fountain
Square - intorno alla quale è costruito il centro della città - oltrepassa la ferrovia e
prosegue a valle del fiume. Le altre due strade principali corrono da Nord a Sud:
State Street, che costeggia il lato orientale di Fountain Square, e College Street, sul
lato occidentale della piazza, che va dall'edificio che allora ospitava il Potter
College fino alla strada che conduce a Louisville.
Andai a lavorare per la libreria della L.D. Potter Company, che si trovava al
pianterreno del Mitchell Building, sulla State Street, non lontano da Fountain
Square. All'angolo tra Fountain Square, Main Street e State Street sorgeva il
Morehead Hotel, e lì vicino si trovava la Coat and Suit Company della signora
Taylor, una delle maggiori ditte di abiti su misura del Paese.
Quando scesi dal treno, trovai ad attendermi il sig. Potter, che mi portò alla pen-
sione privata della signora Hollins, una grande casa dall'intonaco color crema e con
le imposte bianche che si affacciava su State Street, cinque o sei porte più giù di
Fountain Square, appena fuori del quartiere degli affari. Vi era un soggiorno e, sulla
sinistra, una vasta sala da pranzo. Dal soggiorno, una scala saliva al secondo piano,
dove erano alloggiati gli uomini, mentre le signore occupavano il primo piano. La
signora Hollins, una vedova, era una donna piccola ed energica, molto simpatica e
con occhi sorridenti e ammiccanti che facevano sentire tutti a casa propria. Con lei
vivevano due fàglie, una delle quali era sposata con un impiegato dell'ufficio posta-
le, mentre l'altra, la signorina Lizzie, lavorava in una delle banche locali.
Nella pensione della signora Hollins feci la conoscenza di molte persone con le
quali in seguito mi sarei trovato a stretto contatto, tra cui il dr. John H. Blackburn,
un giovane medico giunto a Bowling Green da appena un anno per fare pratica. Era
alto circa un metro e ottanta, il suo peso si aggirava sui sessantotto chili, aveva
occhi e capelli scuri, portava una barba alla Van Dyke piuttosto fitta ed era un gen-
tiluomo cristiano assai amabile e distinto.
Al resto del gruppo appartenevano suo fratello, il dr. James Blackburn, di pro-
fessione dentista, Joe Darter, segretario dell'YMCA, Bob Holland, giovane socio
di uno dei grandi magazzini, il sig. Mottley, proprietario di un saloon, e il dr. Hugh
C. Beazley, un giovane otorinolaringoiatra proveniente dalla mia città natale,

80
Hopkinsville, che però in precedenza non avevo mai incontrato personalmente. Il
dr. Beazley fu mio compagno di stanza per quasi tutto il tempo in cui rimasi alla
pensione della signora Hollins. Era piccolo di statura, non più di un metro e ses-
santasette, del peso di circa sessantuno-sessantatré chili, molto pronto e sollecito, e
un vero gentiluomo cristiano.
Il sig. Layne cominciò a venire a Bowling Green in cerca di informazioni per i
pazienti che si sottoponevano alle sue cure. In seguito all'esperienza fatta con il
cugino di mio padre, Ike, dentro di me sentivo che era imperativo cercare da parte
mia di essere di aiuto alla gente che chiedeva di servirsi di me come tramite, anche
se, razionalmente, mi vergognavo alquanto di tutta la faccenda.
Tra quanti richiesero le mie prestazioni, vi fu la figlia di C.H. Dietrich, che
avevo già conosciuto come preside della scuola superiore di Hopkinsville. Lui e sua
moglie rappresentavano ai miei occhi il massimo della cultura e dell'educazione.
Era un uomo di statura media, dall'aspetto alquanto severo e i baffi tagliati corti. La
signora Dietrich era una donna né alta, né bassa, dalla figura assai aggraziata. Al
tempo in cui fornii la lettura per Aime, la loro figlioletta, il professor Dietrich era il
rappresentante dell'American Book Company di Cincinnati, in Ohio, una casa edi-
trice di testi scolastici.
Tutti i consulti venivano condotti dal sig. Layne. Non dimenticherò mai quella
particolare esperienza, né i profondi sentimenti che essa mi ispirò. Giunsi in treno
alla stazione di Hopkinsville, dove il professore venne a prendermi con la sua car-
rozza, conducendomi poi nella sua bella casa in South Walnut Street: qui mi pre-
sentò a sua moglie e mi chiese se volevo vedere la bambina per esaminarla. Come
mi sentii sciocco! Non sapevo cosa rispondere: a che mi sarebbe servito visitarla?
Non avevo mai studiato medicina e non avevo la più pallida idea di cosa avesse la
piccola Aime. I genitori mi condussero in una stanza dove la figlioletta sedeva su
un bel tappeto assistita da una infermiera e giocava sul pavimento con dei cubetti di
legno. Mi apparve come una delle bambine più graziose che avessi mai visto, con
tutti quei ricci castani, e sotto tutti gli aspetti sembrava che non ci fosse niente di
sbagliato in lei: ai miei occhi era sana come tutti i bambini che avevo conosciuto, e
non vedevo quali difetti si potessero trovare in un così perfetto rappresentante del-
l'infanzia9.
Da qui entrammo in un'altra stanza, che era evidentemente la stanza da letto
della signora Dietrich, la quale mi disse di aver incontrato a Cincinnati il signor
William A. Wilgus, dal quale avevano avuto per la prima volta notizia di quello che
io ero in grado di fare, nonché il consiglio di mettersi in contatto con il signor
9
Una dichiarazione giurata in data 8 ottobre, firmata da C.H. Dietrich, afferma che Aime,
nata il 7 gennaio 1897, ebbe un attacco di una forma influenzale molto violenta nel febbraio
1899, che le causò convulsioni, perdita dell'equilibrio e "obnubilazione". A sei anni aveva venti
attacchi convulsivi al giorno, la sua mente era vuota e aveva perso ogni capacità di ragionamen-
to. Un medico di Cincinnati disse che esistevano soltanto nove casi del genere nella storia della
medicina, tutti risultati fatali, e che, dal momento che non si poteva far nulla, la bambina sarebbe
morta durante uno dei suoi attacchi.

81
Layne. Conoscevo già da molti anni il signor Wilgus, che spesso era venuto alla fat-
toria dove vivevo con mia nonna, o nei pressi, per andare a caccia. Ero stato con lui
diverse volte, e porto ancora sul viso, a tutt'oggi, i segni di una ferita causata dalla
caduta di un uccello da lui ucciso durante una di queste battute. Per tutto il tempo
in cui l'avevo frequentato, si era dimostrato molto interessato nei miei confronti;
quando ero rimasto senza voce, aveva proposto al preside del South Kentucky
College di offrirmi una borsa di studio, mentre egli si sarebbe accollato tutte le
spese. Io non accettai, intimidito dall'idea di trovarmi in mezzo ad altri studenti
incapace di parlare, cosa che avrebbe richiesto un'istruzione a livello individuale:
fu allora, probabilmente, che persi una vera occasione. Il signor Wilgus lasciò la sua
fortuna ai bambini di Hopkinsville per l'acquisto e la manutenzione di strutture
ricreative.
La signora Dietrich mi chiese di cercare di aiutare la loro figlioletta; io mi tolsi
la giacca, il colletto e la cravatta, mi distesi su uno dei letti nella stanza, ripetei il
procedimento che avevo usato per me stesso e caddi addormentato. Quando ripresi
conoscenza, vidi i genitori in lacrime. La madre mi circondò le spalle con il brac-
cio dicendo: "Dopo anni, lei ci ha dato la prima speranza per la nostra bambina".
La piccola stava giocando con una bambola nel momento in cui era sopravve-
nuto il primo spasimo; per la prima volta ella chiese quella bambola, riconobbe
individualmente i suoi genitori, nonché il resto della famiglia10.
Come potevo sentirmi, quando venni informato dell'accaduto? Nessuno può
dirlo, dal momento che io non sapevo di cosa si stesse parlando e tutto mi sembra-
va così irreale. Ero consapevole soltanto di non saper nulla di fisiologia, anatomia
o igiene, per non parlare dei labirinti della mente. Di che si trattava allora? Era forse
la promessa fatta tanto tempo prima nel piccolo rifugio nel bosco che veniva man-
tenuta? E in tal caso, l'aiuto arrivava attraverso me o il signor Layne? Io non mi sen-
tivo degno di una tale fiducia, se di un dono si trattava. Ma cosa si doveva fare al
riguardo?
Anni dopo, quando Aime venne a trovarmi, credo di non aver mai visto una
ragazza più graziosa. A quell'epoca aveva circa sedici o diciassette anni.
Entrai a far parte della First Christian Church di Bowling Green e venni nomi-
nato insegnante della scuola domenicale. Partecipai alla vita sociale più di quanto
avessi fatto in passato, perché incontrai possibilità nuove, come quelle offerte
dall'YMCA. In città vi erano diversi college, tra cui una scuola per signorine. Molti
degli insegnanti e degli studenti divennero miei amici. Fu qui che insieme a uno dei
professori di educazione artistica organizzai il gioco di carte chiamato Pit o Board
ofTrade per un ricevimento dell'YMCA. Il direttore era un mio caro amico e fui

10
Nella dichiarazione di Dietrich si legge: la lettura del signor Cayce diagnosticò lo stato di
Aime come "congestione alla base del cervello" e specificò il trattamento. Layne la curò gior-
nalmente per tre settimane, servendosi a volte di letture per continuare la terapia. "La sua mente
cominciò a schiarirsi verso l'ottavo giorno ... nel giro di tre mesi era in perfetta salute, e lo è
ancora".

82
inserito nel comitato per i festeggiamenti; contribuii anche a unificare in una sola
associazione i gruppi giovanili della chiesa, facendo in modo che tenessero rego-
larmente delle riunioni. La vita sociale più intensa mi mise a contatto con un mag-
gior numero di compagnie femminili, e tra i tanti gruppi ero considerato un favori-
to. Quell'estate Anna Belle, la signorina di Greenville, venne in visita a Bowling
Green: io fui tra gli ultimi a incontrarla. Mi sforzai in ogni modo affinchè il nostro
incontro si svolgesse in modo formale, ma tra lo stupore generale Anna Belle mi
abbracciò e mi baciò. La cosa prese tutti alla sprovvista.
Come avrebbe fatto qualsiasi altro uomo, immagino, anch'io mi chiesi se ero
ancora innamorato della ragazzina con cui ero fidanzato a casa mia: ma fu suffi-
ciente una visita di lei a Bowling Green per rimettere le cose a posto. Il giugno suc-
cessivo di quell'anno (1903), Gertrude ed io ci sposammo. Il dr. Beazley e Bob
Holland, insieme ai due fratelli di Gertrude, ci fecero da testimoni".
Dopo il matrimonio a Hopkinsville, alcuni miei amici che si erano sposati una set-
timana prima di noi fecero in modo di incontrarci sulla strada per Bowling Green,
accompagnandoci poi alla nostra nuova abitazione, nei pressi della loro. Andammo a
vivere in una stanza della grande casa bianca del signor J.A. McCluskey, dirimpetto
alla pensione della signora Hollins, presso la quale consumammo i nostri pasti per
parecchi mesi. Il signor McCluskey era un impiegato del servizio postale ferroviario.
Oltre a noi, nella sua casa erano alloggiate diverse altre coppie, che per lo più anda-
vano anch'esse a mangiare dalla signora Hollins. La nostra camera era al secondo
piano e si affacciava su State Street. Anche il dr. Beazley venne ad abitare lì, dopo il
matrimonio. Tutti erano molto affabili verso Gertrude e me, intrattenendosi spesso
con noi.
Ci eravamo sposati di mercoledì, ma la domenica successiva fu un giorno triste
per Gertrude, a causa della visita che ci fece il signor Layne, che ogni tanto veniva a
Bowling Green per avere delle letture. Quella domenica, al tavolo dove ci sedemmo
vi era anche un cronista. Questi chiese al signor Layne come mai onorasse Bowling
Green con regolari visite domenicali. Layne rispose che veniva a trovare me.
"Non è malato, vero?", chiese il reporter. "In questo posto ci sono molti buoni
medici su cui può contare".
"Vengo a chiedere consiglio a Eddie riguardo ai miei pazienti", replicò il signor
Layne.
Ciò ebbe l'effetto di sbalordire Gertrude, come del resto tutti gli altri commen-
sali.
"Ah", esclamò il reporter, "forse Eddie è un medico? Deve averci nascosto qual-
cosa".
"Se Eddie non ha obiezioni", dichiarò il signor Layne, "potrete assistere alla più
singolare esperienza della vostra vita".
Così, trascorsi l'intero pomeriggio con il cronista e con i medici che vivevano lì:

11
II matrimonio venne celebrato dal reverendo Harry Smith, pastore della chiesa dei Discepoli
di Cristo, di cui Gertrude ed Edgar erano membri.

83
essi chiesero a Layne di rivelare i risultati ottenuti tramite le informazioni ricevute,
ed egli riferì per filo e per segno i vari contributi da me dati a questo o quel caso.
Poi uno dei medici chiese a Layne come si regolasse nell'applicare i vari tipi di trat-
tamenti e in quale Università si fosse laureato.
"In nessuna", rispose. "Tutto ciò che ho imparato proviene unicamente da que-
ste informazioni, da me ricevute nel corso degli ultimi due anni".
La cosa provocò numerosi commenti dopo la comparsa, il giorno successivo, di
uno dei primi articoli sul Times-Journal di Bowling Green, ripreso poi dai giornali
di Nashville.
Questo avvenimento inoltre causò qualche problema tra me e lamia sposina, che
trovai in lacrime tornando nella nostra stanza. E chi avrebbe potuto biasimarla, dopo
che la sua prima domenica nella nuova città si era risolta in un disastro? E poi ci
furono tante chiacchiere, tutti le fecero delle domande, e lei ed io finimmo per com-
portarci come se ci vergognassimo della faccenda.
Ci furono guai anche per il signor Layne. La comunità medica mise un freno alla
sua attività: di conseguenza egli si iscrisse ad una scuola per osteopati a Franklin,
in Kentucky. Durante la sua permanenza in quella città, andai a trovarlo due volte
perché mi aiutasse a riacquistare la voce. Nel corso di una di queste visite, mi venne
chiesto di fornire una lettura per qualcuno della scuola. Il direttore della scuola stes-
sa si trovava' in un'altra stanza ascoltando quanto avveniva. Quando la lettura ter-
minò, venni presentato al preside, il dr. Borland, e mi accorsi che era cieco. Egli mi
chiese dove avevo studiato anatomia, perché conosceva bene il paziente e pensava
che la mia fosse una delle diagnosi più accurate che egli avesse mai sentito, no-
nostante io non conoscessi affatto il soggetto. Tutto ciò era piuttosto esasperante per
me, e tornai a casa con una gran confusione in testa. Avveniva qualcosa mentre ero
in stato di incoscienza che io non sapevo? E si trattava di un'esperienza positiva per
chi cercava il mio aiuto? C'era qualcuno che potesse indurmi a dire certe cose, oltre
al signor Layne? Dovevo forse, come altri, dipendere da lui per le prestazioni che
mi venivano richieste, se di prestazioni si trattava? Queste domande mi assillavano,
e da allora cominciai a pregare a lungo e spesso.
Poi sognai nuovamente di camminare nei boschi con la fanciulla, ma questo non
costituiva una risposta per me. Cosa dovevo fare, allora?
Poche settimane dopo, si ripresentò l'afonia e persi di nuovo la parola, così mi
recai dal dr. Blackburn, nel quale avevo completa fiducia. Avevo già cercato di
indurlo a fare esperimenti, come il signor Layne, e a dirmi cosa ne pensasse. In un
bisbiglio, come ero costretto a esprimermi, gli chiesi di condurre un consulto, per-
ché non volevo dipendere dal signor Layne per il resto della mia vita. Egli aveva
visto come operava il signor Layne, una domenica pomeriggio di quasi un anno
prima, e fini per acconsentire: non dimenticherò mai quell'esperienza.
Andai nel suo studio, mi distesi sul lettino diagnostico, persi conoscenza e, quan-
do mi risvegliai, mi resi conto di star bene e di poter parlare. Il dr. Blackburn, però,
appariva in stato confusionale, il peggiore che avessi mai visto: era in piedi, vicino
alla porta socchiusa, e sembrava completamente sconvolto, mentre continuava a

84
chiedermi se stavo bene. Aveva condotto l'esperimento, disse, in maniera molto
simile a come aveva visto fare in precedenza dal signor Layne.
E così trovai la risposta a una delle mie domande: altri potevano farlo, non sol-
tanto il signor Layne. Ma come fare per aiutare gli altri? Invitai il dr. Blackburn a
provare, ed egli fece diversi esperimenti: cioè, mentre ero in stato di incoscienza mi
pose domande riguardanti un certo numero di suoi pazienti, molti dei quali nem-
meno conoscevo, con gli stessi buoni risultati ottenuti dal signor Layne.
Ma di che si trattava? Nessuno sembrava in grado nemmeno di dare un nome a
tutto ciò. Questi esperimenti furono accompagnati da molte esperienze insolite.
Gente di ogni estrazione veniva ad assistere.
Quando la comunità medica pose termine alle attività del signor Layne, vi fu un
po' di pubblicità spiacevole a causa dei miei legami con lui. Alcuni degli incontri
furono riportati sul giornale locale e ripresi da qualche quotidiano dello Stato. Venni
interrogato di fronte al consiglio della chiesa a cui appartenevo: dal momento che
ne ero uno dei responsabili, venni accusato di eresia. In mia difesa intervenne un
professore dell'istituto commerciale di Bowling Green, il signor Dickey, che aveva
ottenuto letture per la moglie, la figlia e se stesso attraverso gli esperimenti del dr.
Blackburn: per quanto lo riguardava personalmente, gli era stato detto che aveva
bisogno di prendersi una vacanza dall'insegnamento per almeno due anni, dedican-
dosi per lo più ad attività all'aria aperta. Il suo medico dichiarò che si trattava di un
buon consiglio e il professore l'aveva seguito, rimanendo lontano dal lavoro per due
anni. In seguito, divenne preside della scuola.
Mentre egli si trovava in vacanza, io venni processato per eresia, e a causa del-
l'atteggiamento da parte di alcuni membri della mia chiesa, smisi di frequentarla e
di prestare la mia attività come avevo fatto prima: o si trattava soltanto di una scusa?
Ma alcune di queste persone dissero che quelli troppo vicini alle cose della psiche
sono inclini all'amore libero. Dicci chiaramente, chiesero, quali esperienze hai fatto
e che cosa hai da dire in merito.
11professor Dickey prese le mie difese davanti al consiglio della chiesa: come
risultato, venni soltanto sollevato da ogni incarico, ma venni assolto dall'accusa di
eresia12.
Più o meno in quell'epoca, ricevetti una richiesta da un certo signor Andrews di
New York per una lettura su di lui: era la prima volta che mi capitava di fornire
informazioni a qualcuno che si trovasse lontano. Il signor Layne condusse l'esperi-
mento in presenza di diversi medici, poiché mi ero recato a Hopkinsville a questo
scopo. In questo caso, la lettura prescrisse "Clarawater" come rimedio per il suo

12
II reverendo Joseph B. Fitch, un pastore dei Discepoli di Cristo, scrisse un articolo su Cayce
per Disciplianea, una rivista periodica pubblicata dall'associazione storica dei Discepoli di
Cristo, in cui così spiegò questo incidente: "II pretesto per interrogarlo era quello che egli inse
gnava in una classe della scuola domenicale, per cui i responsabili della chiesa erano incerti se
permettere a un uomo del genere di continuare". Le richieste dell'associazione storica dei
Discepoli furono soddisfatte solo in parte. Fitch aggiunge: "Cayce rimase membro della chiesa,
ma il suo disagio fu grande".

85
problema. Non sapevamo se si trattasse di un preparato o del nome di una medici-
na, se una cosa del genere esistesse o no, ma l'informazione venne scritta da uno
stenografo per poterla mandare al richiedente, e per la prima volta ebbi un resoconto
di ciò che avevo detto durante la lettura. Penne era un mistero, perché non cono-
scevo molte delle parole da me pronunciate e non avevo la minima idea del loro
significato: eppure, due o tre dei medici presenti affermarono che esse avevano un
senso e che erano state usate in modo esatto e pertinente.
La lettura venne inviata al signor Andrews; alcune settimane più tardi, non
essendo stato in grado di ottenere il medicinale, ci chiese di cercare di ottenere la
formula per preparare Clarawater. Questa lettura venne condotta dal dr. Blackburn
a Bowling Green, in presenza di un certo numero di personalità: uomini d'affari,
professori e medici. Venne data una formula: un mese dopo, più o meno, seppi che
il signor Andrews aveva ricevuto una lettera da Parigi, in Francia, da parte di un
uomo che lo informava che suo padre aveva realizzato una preparazione, messa in
commercio con il nome di Clarawater, con formula identica a quella descritta nella
lettura. Il signor Andrews riferì di averne tratto grande giovamento.
Cos'era tutto questo, pensavo, spiritismo forse? Se era così, non era buono. O
forse sì? Ricordavo la mia conversazione con il signor Moody sul Levitico, 20:27:
"L'uomo o la donna che abbiano spirito pitonico o della divinazione siano messi a
morte: li lapideranno e il loro sangue ricadrà su di loro".
Il dr. Blackburn invitò diversi altri medici ad assistere agli esperimenti: quasi
sempre si ottenevano risultati davvero insoliti. Eccone alcuni.
Una signora del Tennessee affermò di avere una lacerazione allo stomaco. Il dr.
Blackburn e altri erano presenti, e la lettura le disse di dimenticare i medici e di
prendere ogni mattina un limone, tagliarlo in due, mangiarne metà e poi cammina-
re fino a dove riusciva ad arrivare e quindi tornare a casa. Al ritorno, doveva spar-
gere del sale sull'altra metà del limone, mangiarla e bere poi almeno due bicchieri
d'acqua. Il nipote, che l'aveva accompagnata, perse i sensi quando udì il consiglio
che veniva dato a sua zia. Alcune settimane dopo, la donna riferì di non essersi mai
sentita così bene, di riuscire a percorrere diversi chilometri, e dichiarò che tutto
sembrava andare per il meglio.
Diversi mesi più tardi, un medico del Minnesota venne nel negozio dove lavo-
ravo e mi disse: "So che c'è un uomo che lavora in questo negozio in grado di
addormentarsi e dire quali problemi altre persone hanno: lo conosce?".
"Sì", risposi, "suppongo che dovrei, dal momento che sono io".
"Ma cosa pensa di questo fenomeno?", chiese.
"Non so, perché non saprei nemmeno come definirlo. Eppure molte persone
affermano che ciò che viene detto ha un senso, e coloro che fanno uso dei suggeri-
menti o li applicano ne traggono beneficio".
"Bene, mi piacerebbe molto assistere a uno di questi esperimenti", disse il medi-
co. "Vorrei che lei mi dicesse che problema ho".
"Va bene", risposi. "Manca poco ormai all'ora di pranzo. Se riusciamo a trova-
re il dr. Blackburn, vedremo cosa si può fare".

86
Così, telefonai per fissare un appuntamento eon il dr. Blackburn nel suo studio.
Ci incontrammo a mezzogiorno ed egli si presentò a Blackburn come il dr. Z, affer-
mando di aver avuto un'insolita esperienza con una delle pazienti da lui curata per
mesi senza ottenere altro che miglioramenti minimi. "Poi, alcune settimane fa, ho
ricevuto una lettera nella quale la signora mi raccontava di essere stata visitata da
Eddie, qui, il quale le aveva consigliato di bere acqua, mangiare limoni e cammi-
nare ogni mattina; aggiungeva: 'Mi sento bene'".
"Sì", disse il dr. Blackburn, "ero presente alla lettura, ho sentito la descrizione
dei sintomi e ho visto le sue lettere. E piuttosto interessante, non le sembra?".
"Sicuro", rispose il dottore. "A proposito, mi è stata promessa una lettura perso-
nale".
Mi sdraiai sul lettino diagnostico e mi addormentai, o per lo meno caddi in stato
di incoscienza. Dopo un po', descrissi le condizioni fisiche del medico e prescrissi
alcuni rimedi. Quindi venni risvegliato.
"È la cosa più sbalorditiva che abbia mai udito", disse il dr. Z. "Quanti esperi-
menti avete tentato, dr. Blackburn?".
"Oh, dieci, venti, direi, e ognuno sorprendente come questo. Praticamente tutti
dicono che egli descrive con precisione i sintomi, ma non sempre prescrive medici-
nali, e non sempre usa lo stesso genere di trattamenti".
"E non potrebbe cambiarli lei per mezzo della suggestione?".
"Non lo so", rispose il dr. Blackburn. "Ma sarebbe la cosa giusta da fare, se
potessi? Non penso però che sia possibile".
"Ho un amico che deve assolutamente conoscerlo", aggiunse il dr. Z. "È l'autore
del libro Spiritual Law ofPsychic Phenomena. Lo conosce, dottore?".
Blackburn disse di no, anche se gli sarebbe piaciuto incontrarlo. Il dr. Z promi-
se che gli avrebbe telegrafato di venire, se io fossi stato disposto a fare altri esperi-
menti.
Il giorno in cui lo scrittore giunse a Bowling Green, diversi professori di psico-
logia erano presenti alla dimostrazione, alcuni molto preparati, altri meno. Durante
uno degli esperimenti venne tentata la suggestione postipnotica, che funzionò quasi
alla perfezione. Il suggerimento era che quando mi fossi svegliato, mi sarebbe stato
dato un bicchiere di semplice acqua, ma che avrebbe agito sul mio organismo come
una dose di sali. In seguito venne tentato qualcosa di simile, ma senza nessun risul-
tato. Mi venne chiesto di leggere libri, lettere, e di dire cosa contenevano dei pac-
chetti avvolti in carta. I presenti sapevano che dentro c'era qualcosa, ma nessuno
conosceva il contenuto delle lettere o dei pacchetti. Un gran numero di questi espe-
rimenti ebbe successo.
Poi vennero tentate delle letture mediche, alcune con la presenza del soggetto,
altre a distanza: in ogni caso l'analisi risultò corretta, anche quando venne chiesto
il sesso di bambini che sarebbero nati dopo un giorno, o tre mesi. In tutti i nove casi
del genere considerati, il sesso fu quello dichiarato.
Molti altri medici a Bowling Green iniziarono allora esperimenti di varia natu-
ra, ai quali invitarono ad essere presenti diversi autorevoli personaggi del mondo

87
scientifico. Nel corso dell'anno successivo conobbi il dr. Thomson J. Hudson, il
mago dell'elettricità Thomas A. Edison, Byron W. King, Elbert Hubbard e molti
altri, perché vi era un considerevole interesse da parte di parecchi membri dei con-
sigli delle varie scuole di Bowling Green. Diversi stimati ospiti di tali scuole veni-
vano di tanto in tanto a farmi visita durante il loro soggiorno.
Nel 1905, Gertrude ed io ci trasferimmo nell'incantevole cottage della moglie di
Ernest Vick, nella dodicesima strada. Dal momento che il marito viaggiava per
conto di una ditta di sacchetti di carta e cordami, la signora Vick ci ospitò a casa sua
più perché le tenessimo compagnia che per avere pensionanti. Andavamo a man-
giare sei o sette porte più giù, sul lato opposto della strada, da una certa signora Ed
Lawson, una delle responsabili della First Christian Church da me frequentata. La
casa dei Vick aveva sul davanti un bel giardino con aceri da zucchero, sotto i quali
ci piaceva sedere in estate a conversare con la signora Vick e suo marito, quando
tornava a casa nei fine settimana. Vi rimanemmo per circa un anno e, poco prima
della nascita di Hugh Lynn, ci trasferimmo in un piccolo cottage color crema, con
cinque stanze e un minuscolo portico sulla facciata. Si trovava in Park Street ed era
la seconda costruzione dall'inizio della Main Street, di fronte a Reservoir Park.
Hugh Lynn nacque in questa casa il 16 marzo 1907, con l'assistenza del dr.
Blackburn e dell'infermiera Daisy Dean. Insieme a noi c'era anche la madre di
Gertrude, Lizzie E. Evans. Era uno splendido sabato pomeriggio pieno di sole.
Mentre lavoravo nella libreria Potter, divenni buon amico di un lontano parente
dei proprietari, Frank J. Potter, un uomo alto e biondo, assai simpatico, che era
impiegato presso gli uffici della contea. Nel 1904, in società con lui, rilevai lo stu-
dio di Harry L. Cook in College Street. Frank insistette perché frequentassi per
qualche tempo un corso di fotografia, cosa che feci iscrivendomi alla Southern
School of Photography di McMinnville, nel Tennessee. L'insegnante, il sig. J.W.
Lively, in seguito diventò famoso, soprattutto durante la prima guerra mondiale,
come istnittorc dei fotografi dell'esercito. Frequentai la scuola per otto settimane,
mentre Gertrude viveva a casa dei suoi a Hopkinsville.
Mentre mi trovavo a McMinnville, si fece un gran parlare delle letture che alcuni
giornali avevano riportato. Il fratello del direttore della scuola aveva degli interessi
nella Southern Railroad, in uno dei cui scali era avvenuto uno strano incidente, ed
egli mi chiese di rivelargli qualcosa al riguardo. Pur riluttante, finii per acconsentire.
Mi dissero che feci un accurato resoconto degli uomini e della situazione dello
scalo, e che indicai come responsabile dell'incidente un certo individuo licenziato di
recente. I funzionali della ferrovia non diedero peso a questa spiegazione. Pochi
mesi dopo, però, uno dei vicepresidenti chiese di poter avere un'altra lettura sulla
faccenda: voleva sapere come riuscire a provare che le informazioni fornite
fossero esatte, e la risposta fu: "Se l'uomo che abbiamo nominato come responsa-
bile del problema verrà riassunto come desidera, prima dell'inizio di dicembre egli
sarà la causa diretta di un incidente che provocherà la morte di colui che non ha
preso in considerazione queste informazioni. Il fatto si verificherà in Virginia e in
West Virginia". E, a quanto mi dissero, nominai il diretto responsabile dell'inciden-
te. Questo accadeva in febbraio. Il 29 novembre di quell'anno, l'uomo, che lavora-
va ancora per la compagnia ferroviaria, diede il via libera a un treno. L'alto funzio-
nario si trovava nei pressi, a bordo della sua automobile. L'auto fu investita in uno
Stato e venne trascinata sui binali; il funzionario morì nello Stato confinante.
Terminato il corso di fotografia, nell'agosto del 1904 tornammo a Bowling
Green, dove aprimmo lo studio Cayce nel Girard Building, una costruzione a un
solo piano situata nella College Street, a due passi da Fountain Square. Il Girard
Building comprendeva l'impresa di pompe funebri Tenth and College, l'ufficio del
dr. Stone e lo studio, che occupava lo spazio di due negozi. Al centro era sistemata
una bacheca da esposizione e, accanto all'ingresso, una grande vetrina per i ritratti.
Sul retro si apriva un ampio laboratorio e, a fianco, il locale per la stampa dei nega-
tivi; tra i due locali sul davanti vi era la stanza per i ritocchi, mentre, tra l'ufficio e
il laboratorio, era stato ricavato uno spogliatoio. Dietro l'ufficio, sulla sinistra, si
trovava la camera oscura e, sulla destra, il locale dove trattavamo macchine e mate-
riale Kodak, fotografìe e cornici. In ogni stanza c'era una stufa a carbone.
I negozi vicini, su College Street, erano quelli delle assicurazioni Cook e della
drogheria Stone, mentre, all'angolo della piazza, si apriva la teleria Pushing.
Gli affari andavano molto bene. Quell'autunno eseguii un ritratto assai ben riuscito
di una signora molto in vista insieme a suo figlio, che misi in mostra in una vetrina
di fronte allo studio. Il sig. Elbert Hubbard, venuto in città per una lettura, passò di
lì e si fermò a guardare il ritratto; quindi entrò nello studio e mi consigliò di inviare la
foto al Ladies Home Journal, che aveva indetto un concorso per ritratti aventi come
soggetto madre e figlio, affermando che avrebbe potuto vincere un premio. Seguii
il suggerimento e vinsi il primo premio: a quanto pare, il sig. Hubbard era uno dei
giudici.
Sul finire dell'autunno mi recai a St. Louis per partecipare al convegno nazio-
nale dei fotografi. Alcune delle mie fotografie furono messe in mostra e tre di esse
meritarono la menzione d'onore. Nel 1906, Frank Potter ed io rilevammo lo studio
Clark in State Street e prendemmo come soci mio cognato, Lynn Evans, e Joe
Adcock, che aveva già lavorato per noi. Lo studio Clark era piuttosto grande, dato
che si estendeva sopra la libreria Potter, dove ero stato impiegato, e sopra la mag-
gior parte dell'adiacente negozio di selle e finimenti. Sul davanti vi era un locale
che inizialmente adibii a laboratorio di cornici.
Nel gennaio 1907, Lynn, Joe ed io acquistammo le quote di Potter nei due studi.
Purtroppo, nel dicembre successivo lo studio di College Street fu distrutto da un
incendio, e Gertrude ed io andammo a vivere in quello di State Street, utilizzando
il locale sul davanti come soggiorno e camera da letto. Nel retro vi era sufficiente
spazio per una cucina e un tinello. La sala d'aspetto e il laboratorio fotografico
erano piuttosto ampie. Nel settembre 1908 ci fu un incendio anche in questo studio.
Un giorno il dr. Stone, il cui ufficio si apriva accanto al mio studio, mi chiese di
andare da lui per un esperimento alla presenza di uno dei suoi visitatori. Tali espe-
rimenti non venivano registrati, ma ecco cosa accadde in questo caso, così come me
lo raccontarono: mentre ero privo di conoscenza, padre Haynes entrò portando sot-

89
tobraccio un pacco che aveva ritirato all'ufficio postale e del quale non conosceva
il contenuto. Chiese perciò al dr. Stone di interrogare me in proposito, e la risposta
fu: "Candele per l'altare", come in effetti era.
Nel corso del medesimo esperimento, il dr. Stone mi suggestionò con l'idea che
il mio organismo avrebbe avuto una reazione come se mi fosse stata somministrata
una forte dose di sali purgativi. A conferma di ciò, poche ore dopo reagii come se
avessi realmente ingerito un purgante.
Nello stesso periodo, il dr. Ford condusse un altro esperimento alla presenza di
molti testimoni. Ecco cosa mi raccontarono in proposito: egli mi interrogò sulla
salute di sua madre, che era affidata alle cure del cognato medico. Alcuni avanza-
rono il sospetto che le informazioni venissero ottenute leggendo nella mente della
gente, perciò mi fu chiesto di descrivere la stanza dove giaceva la malata.
Lo feci in maniera assai dettagliata, descrivendo non solo tutte le persone pre-
senti, ma anche la collocazione dei mobili, dove erano stati costruiti e quando. Del
letto, indicai persino la provenienza del metallo, la fabbrica dove era stato costrui-
to, dove era cresciuto il cotone del materasso, chi lo aveva venduto, e così via. Non
ho idea del motivo per cui diedi tali dettagli o di quanto rispondessero a verità,
anche se in gran parte furono verificati quanto prima. La salute della madre miglio-
rò in seguito all'applicazione delle indicazioni fornite.
Il dr. Cartwright, insieme al dr. Blackburn, chiese informazioni su un uomo che
nessuno di loro conosceva ma che, tramite il dr. Stone, aveva chiesto una lettura. In
seguito, essi esaminarono il soggetto e riferirono che la diagnosi era del tutto esat-
ta, i suggerimenti per la guarigione logici e la loro applicazione assai salutare.
Il dr. Blackburn condusse anche un esperimento davanti al gruppo di psicologia
del Potter College. Non ne ricordo per intero la descrizione, ma riguardava una gio-
vane della Louisiana in rapporto a un caso di appropriazione indebita. Gli studenti
di psicologia dichiararono che la serata era stata molto interessante; in seguito mi
fecero dono di un orologio da polso con impresso il mio nome e quello della clas-
se, in segno di apprezzamento per i miei sforzi.
Un ulteriore esperimento venne condotto dal dr. Blackburn davanti all'Associa-
zione medica della contea. Gertrude lo pregò di non farmi nulla che potesse procu-
rarmi dolore, ed egli promise che non l'avrebbe fatto. Dovetti fare a meno della cena,
perché la seduta ebbe luogo di sera. Quando venne il momento, mi distesi su un letti-
no alla presenza di un gruppo di persone e, a quanto pare, caddi in un sonno profon-
do. Mi venne comunicato il nome di un tale che si trovava nel locale attiguo. Mentre
giacevo senza conoscenza, a quanto mi dissero io replicai: "Si tratta di un nero, non
possiamo essere d'aiuto", rifiutando di fornire altre informazioni sul caso. Sorsero
diversi interrogativi sul perché di tale rifiuto13. Molti dei presenti non avevano mai

13
Data l'educazione contadina, Cayce era di idee piuttosto progressiste in campo razziale, e
nella sua vita fornì letture per gente di tutte le razze, compresi gli afroamericani. Nella sua bio-
grafia, About My Father 's Business, il figlio maggiore Hugh Lynn Cayce affermò che il padre
non mostrava alcun pregiudizio razziale, contrariamente al nonno, L.B. Cayce. In proposito, le

90
assistito a un esperimento del genere e desideravano vedere qualcosa, perciò venni
interrogato su un paziente di Blackburn che si trovava al Potter Bible College, a circa
cinque chilometri da Bowling Green. La lettura affermò che il giovane si stava
riprendendo dalla febbre tifoidea, che la sua temperatura era di 38,4°C, le pulsazio-
ni 96, la respirazione così e così, e che sarebbe stato necessario prendere delle pre-
cauzioni in merito alla dieta che doveva seguire. Qualcuno chiese a Blackburn se
tutto ciò era vero.
"Sì, si tratta proprio del mio paziente, che si sta riprendendo dopo una febbre
tifoidea; per quanto riguarda la temperatura e le pulsazioni, non sono in grado di
confermare".
Allora venne inviato un comitato di tre persone per verificare se le informazioni
erano esatte. Al loro ritorno, i tre dichiararono che lo erano.
Durante la loro assenza, al dr. Blackburn furono rivolte molte critiche riguardo
ai suoi esperimenti e vennero poste delle domande sullo stato in cui io mi trovavo.
Alcuni dei medici dicevano che si trattava di ipnosi, mentre altri dissentivano. Il
sig. Hudson dichiarò che gli esperimenti a cui egli aveva assistito negli ultimi gior-
ni provavano trattarsi di uno stato analogo a quello di ipnosi, con qualche caratte-
ristica della trance. "Non ho mai visto niente di simile". Qualcuno insistette per-
ché si dimostrasse che ero realmente privo di conoscenza. Mi vennero conficcati
degli aghi nel dorso della mano, nel braccio e nel piede, mi infilarono addirittura
uno spillone da cappello nella mascella. Non vi fu alcuna reazione da parte mia, e
non venne fuori neanche una goccia di sangue. Ci fu allora chi disse che ero alle-
nato a cose del genere, suggerendo di infilarmi un coltello sotto l'unghia di un dito:
l'unghia dell'indice della mano sinistra venne sollevata, tuttavia - così mi raccon-
tarono poi - non diedi alcun segno di dolore e non sanguinai fino al momento del
risveglio.
Bene, la faccenda non mi fece molto piacere. Rimproverai il medico che aveva
promesso a mia moglie che non sarei stato sottoposto a test che potessero causarmi
sofferenza e dichiarai davanti a tutti che nessuno avrebbe più assistito a esperimenti
con me, se quello era il loro modo di mantenere la parola data. Aggiunsi che avrei
tentato soltanto in caso di aiuto necessario e richiesto sinceramente, e che non mi
interessava la presenza o meno di un medico. Mi ero prestato ai loro esperimenti per
quasi due anni, e questo era il modo in cui mi trattavano! Il sig. Hudson dichiarò:

letture di Cayce non lasciavano adito a dubbi. Quando gli venne chiesto: "Come dovremmo com-
portarci nei confronti dei neri e quale uso dobbiamo fare del karma generato dai rapporti con
loro?", Cayce rispose: "Essi sono vostri fratelli! Coloro che hanno favorito la schiavitù, che
l'hanno messa in atto senza pensare alle conseguenze, hanno generato qualcosa di cui dovranno
rispondere personalmente. I neri vanno considerati in rapporto alle loro attitudini individuali,
come in tutte le forme sociali. Perché Egli ha dato lo stesso sangue a tutti gli uomini della terra".
La lettura 1260-1 afferma: "Gli uomini formano un'unica società; non vi sono razze, tutti gli
uomini sono uguali, che si siano uniti o abbiano preferito separarsi. Come è stato detto, in tempi
passati le condizioni ambientali hanno dato luogo a cambiamenti nel colore, nel modo di nutrir-
si o in quello di agire, con varie conseguenze...".

91
"Lei ha perfettamente ragione. Non si faranno più esperimenti, se non per cercare
di alleviare la sofferenza".
Quella sera, parecchi dei medici presenti mi dissero: "Dopo che lei avrà dato le
sue letture per molto tempo, se qualcuno continuerà a cercare il suo aiuto, diciamo
per un periodo di cinque anni o più, allora saprà che ciò che sta facendo è cosa
degna di merito". Tra coloro che ottennero una lettura nel febbraio del 1903, vi fu
qualcuno che ne richiese un' altra nel febbraio del 1940, perciò qualcosa di positivo
doveva e deve esserci, in tutto questo.
Al Potter College vi era una ragazza del Mississippi la cui madre era gravemente
ammalata, al punto che i medici locali ormai disperavano di poter fare qualcosa per
lei. La giovane chiese a mia moglie se fosse stato possibile fornire una lettura, e la
malata venne portata in barella dal Mississippi a Bowling Green. La diagnosi
indicò una terapia che fu applicata dal dr. South. La donna cominciò quasi subito a
migliorare e in pochi mesi riacquistò completamente la salute. Allora il dr. South
chiese delle letture per molti dei suoi pazienti e dichiarò che le informazioni otte-
nute erano realmente utili e che spesso lo aiutavano a individuare problemi di cui
prima non sospettava l'esistenza.
Nel corso di una lettura per me stesso, condotta dal dr. Blackburn, venne l'indi-
cazione che le mie violente emicranie erano provocate da un problema nella zona
dell'appendice e che sarebbe stato meglio se mi fossi operato. Diversi medici cer-
carono di verificare questo fatto, ma furono tutti concordi nel dichiarare che il moti-
vo andava ricercato altrove.
Un giorno ricevetti una telefonata dal dr. House, che aveva sposato la zia di
Gertrude, Carrie, e viveva a Hopkinsville. Egli mi disse che la moglie era molto
malata e che non avrebbe avuto pace finché non avesse ottenuto una lettura da me.
Quando arrivai, venni a sapere che zia Carrie era costretta a letto da parecchie set-
timane, assistita, oltre che da suo marito, da altri due medici. Era stato chiamato
anche uno specialista, il quale aveva diagnosticato un tumore che, a suo parere,
richiedeva un'operazione urgente. Ella non era in grado di alzarsi, ma dichiarò di
poter udire quanto si diceva; così mi distesi vicino a lei, mentre il dr. House ascol-
tava per la prima volta una lettura, conducendola lui stesso. Le informazioni fornite
indicavano che sua moglie non aveva affatto un tumore, ma un'occlusione, sug-
gerendo il trattamento per rimuoverla. Per parecchi giorni vi fu una lettura quoti-
diana per controllare gli effetti della terapia consigliata. Il problema venne superato
e zia Carrie non dovette essere operata. Ciò accadeva circa trent'anni fa, e mai ella
dovette subire un'operazione.
Diversi mesi dopo, fui di nuovo chiamato dal dr. House: il loro figlio, nato pre-
maturamente, stava molto male. Erano presenti altri due medici, e uno di essi
dichiarò: "Bene, se avete intenzione di perdere tempo con questo impostore, prefe-
risco andarmene". L'altro, invece, rimase ad assistere. Il consiglio fu di sommini-
strare un'abbondante dose di belladonna, seguita da altre somministrazioni una
volta che la prima avesse ottenuto l'effetto desiderato. Il medico rimasto insistette
a lungo affinchè tale rimedio non venisse messo in pratica. Zia Carrie gli rammen-

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tò che qualche tempo prima l'aveva giudicata in condizioni disperate, eppure la let-
tura era riuscita a evitarle l'operazione che egli riteneva necessaria. Vidi il padre
misurare la dose e la madre somministrarla, mentre il medico continuava a ripetere
che il bambino non avrebbe superato la notte: il ragazzo è oggi sano e robusto come
qualsiasi altro giovanotto in buona salute.
Poi accadde qualcosa di molto insolito: non si trattò di un esperimento, ma di un
vero e proprio incidente. Mi ero recato a Hopkinsville per le vacanze natalizie e tor-
nai con l'ultimo treno perché il primo gennaio 1907 avevo un appuntamento per
prendere delle foto alla fabbrica di mobili. Faceva piuttosto freddo ed era caduta un
po' di neve. Rimasi alla fabbrica quasi tutta la giornata, lavorando senza alcun
riscaldamento.
Tornai allo studio nel tardo pomeriggio e andai nella camera oscura per svilup-
pare le mie lastre. Quando venni fuori, trovai due dei ragazzi seduti intorno alla
stufa. Feci un'osservazione sulla possibilità di essermi buscato qualche malanno e
poco dopo caddi sul pavimento privo di sensi. Ecco cosa avvenne, come mi fu rac-
contato da Tom Barnes e Frank Potter: dopo avermi tirato su, mi trasportarono nella
stanza accanto e mi misero a letto, facendo poi venire il dr. McCraken; avevano cer-
cato di chiamare parecchi altri medici, prima del dr. McCraken, tra cui Blackburn,
che però si trovava in campagna. McCraken dichiarò che avevo preso un colpo di
freddo e mi somministrò alcuni farmaci, quindi disse a uno dei ragazzi di procurar-
si del whisky e di farmene ingerire una buona dose: quando però si cercò di versar-
melo in bocca, le mie mascelle rimasero serrate. Nel frattempo era arrivato un altro
medico. Nel tentativo di forzarmi ad aprire la bocca per farmi bere il whisky, parec-
chi dei miei denti davanti, sopra e sotto, si ruppero. Restavo rigido, nonostante tre-
massi come una foglia. Uno dei medici mi praticò un'iniezione di morfina. Vennero
altri medici e, nel giro di un paio d'ore, mi vennero fatte altre due o tre iniezioni
ipodermiche, una di stricnina e un'altra di nitro. Poiché continuavo ad avere con-
vulsioni e il mio corpo si raffreddava sempre più, mi misero sui piedi bottiglie di
acqua bollente, coperchi di stufa e mattoni roventi, avvolgendomi in panni caldi.
Alla fine, venni dichiarato morto.
Qualche minuto dopo entrò il dr. Blackburn, e il dr. McCraken gli disse: "Lei e
Cayce avete fatto le vostre bravate per un pezzo. Stasera lei dovrà essere il Gesù di
Cayce, perché ormai egli è morto". Blackburn chiese cosa avessero fatto. Quando
glielo dissero, il suo commento fu: "Non avreste dovuto fare proprio niente. Ritengo
che sia caduto in uno dei suoi stati di trance per proteggersi da uno stress fisico
eccessivo".
Blackburn si diede da fare con me tramite suggestioni, e nel giro di mezz'ora
cominciai a mostrare qualche segno di vita. Quando ripresi conoscenza, vidi che la
stanza era piena di gente, praticamente tutti, medici. Udii McCraken chiedere:
"Adesso cosa diavolo intendi fare, John? Tutta quella robaccia che è stata sommi-
nistrata a Cayce ucciderebbe un uomo normale. Come pensi di tirargliela fuori?".
Io ero davvero malridotto. Avevo i piedi coperti di vesciche e lunghe ustioni
sugli arti. Le braccia mostravano i segni delle iniezioni ipodermiche e la bocca san-

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guinava dove si era cercato di far leva per aprirla e impedirmi di mordermi la lin-
gua. Diversi denti mancavano. Blackburn mi chiese: "Cayce, cosa dobbiamo fare?".
La mia risposta fu: "Lasci che io mi induca a dormire, se mi riesce. Poi mi interro-
ghi di nuovo". Riuscii a concentrarmi abbastanza da perdere conoscenza in pochi
minuti, anche se non credevo che mi sarei mai risvegliato. Dormii un paio d'ore,
quindi il dr. Blackburn mi destò. Le vesciche erano completamente scomparse. Egli
era riuscito a farmi espellere le soluzioni ipodermiche, perché il mio organismo non
le aveva assimilate, e a farmi rigettare il whisky. Uscii dalla stanza e montai sul car-
rozzino del dr. Blackburn, che mi condusse a casa e rimase con me per il resto della
notte. Il mattino dopo fummo svegliati dalla gente che veniva a portare corone di
fiori: tutti erano convinti che io fossi morto. L'incidente non mi lasciò alcun segno,
a parte i denti perduti, ma mi indusse a molte riflessioni contraddittorie.
Un'altra esperienza sconcertante mi capitò un pomeriggio, quando il dr. South
entrò nello studio per informarmi che una certa signora Goodman era stata appena
portata in ospedale e che egli era molto ansioso di ottenere da me informazioni sul
caso, quella sera. Il figlio, il genero e il nipote della signora erano medici, ed io
domandai se si occupavano di lei; egli rispose che la stavano assistendo, ma che
disperavano di poterla salvare. Gli dissi che forse sarebbe stato meglio che fossero
loro a sollecitare una lettura da parte mia; egli si dichiarò d'accordo e più tardi essi
lo chiesero. Giunto a casa, avvertii mia moglie che avrei cenato di ritorno dal con-
sulto, che avrebbe avuto luogo alle otto. Giocai per un po' con mio figlio, poi mi
gettai sul letto riflettendo sulla faccenda. Davvero questa brava gente pensava che
per mio tramite si potesse recare qualche aiuto alla loro cara? Il dr. South avrebbe
rischiato la propria reputazione, affermando di credere nelle informazioni così otte-
nute? Persi conoscenza.
Quando mi ridestai la stanza era al buio, e rimasi alquanto perplesso constatan-
do che mi trovavo nel letto vestito quasi di tutto punto. Andai a cercare mia moglie
per dirle che dovevo affrettarmi per il consulto.
"Se dai un'occhiata all'orologio, capirai che ci hai fatto prendere una bella
paura", ella disse. "Il dr. South è venuto a cercarti, ma non siamo riusciti a sve-
gliarti. Mi sono spaventata e ho telefonato al dr. Blackburn, che si è occupato di te
per quasi un'ora, dicendomi poi che stavi bene e di metterti sotto le coperte".
Il mattino successivo mi recai a porgere le mie scuse. Il dr. South affermò che
probabilmente sapeva cosa era successo. Lui e gli altri avevano informato la signora
Goodman della loro intenzione di chiedere una lettura, e la donna si era mostrata
molto impaziente di ottenerlo. "Lei, Cayce, deve essersi addormentato verso le
sette e trenta e risvegliato alle due e trenta, esattamente come ha fatto la signora, che
si è destata sentendosi molto meglio, al punto che stamattina è ansiosa di alzarsi".
Poco tempo dopo, la donna era completamente guarita.
Per qualche motivo, sembrava che io attirassi persone dal comportamento di-
scutibile. Si trattava di un'esperienza nuova, per me. Tuttavia, finii per ascoltare
anche troppo spesso gente che in amore si comportava con molta disinvoltura.
Tuttavia, una sera ricevetti una telefonata dal ministro di una chiesa di un'altra città,

94
il quale mi disse: "Mia sorella si trova nella vostra città, così mi è stato riferito, in
una casa di malaffare. Sono preoccupato e non posso permettere che faccia una vita
del genere. È disposto ad aiutarmi? Vorrebbe andare a cercarla per convincerla a tor-
nare a casa prima che sia troppo tardi?".
Andai a cercare la ragazza, cosa che mi causò non poco disagio. Venni visto
dalla maggior parte dei clienti, che mi ascoltarono e parlarono con me, protestando
vivacemente mentre tentavo di persuadere la sorella del ministro a fare ritorno a
casa. Fare la conoscenza di quelle persone non giovò alla confusione che provavo,
ma finalmente riuscii a far sì che la ragazza acconsentisse a incontrare il fratello.
Fui io stesso ad accompagnarla. Oggi è una felice madre di famiglia da qualche
parte all'Ovest.

95
11. Tentato:
"Chi può guidarmi sullaretta via?"

Vi erano persone che mi dicevano: "Vecchio, tu potresti guadagnare tutto il


denaro del mondo. Potresti fare previsioni sulle corse, sull'andamento della borsa,
ritrovare persone scomparse, oggetti perduti. La gente pagherebbe qualsiasi cifra
per questo tipo di informazioni". A malincuore, mi sottoposi ad alcuni di questi
esperimenti, a volte con risultati molto positivi. Quasi immediatamente, tuttavia, le
conseguenze furono spaventose, terribili.
Un giorno, ad esempio, un giovane di nome Joe mi venne a trovare.
"So che lei deve trecento dollari alla banca", mi disse. "Se mi dice come andran-
no le quotazioni del grano nei prossimi tre giorni, pagherò io quel conto".
Si trattava di una fase del fenomeno del tutto nuova per me, che in qualche modo
mi allettava, poiché avevo dei debiti, e tuttavia sentivo che c'era qualcosa di sba-
gliato. Finii però per acconsentire, la lettura venne fornita e il conto pagato. Joe gua-
dagnò circa ventimila dollari, speculando in quei tre giorni. La cosa, tuttavia, non
fece che renderlo avido, e così tornò da me con un'altra proposta.
"Ho un amico a New York al quale ho parlato di lei, raccontandogli questa espe-
rienza, alla quale però egli non crede. Dice infatti che in città si possono trovare
molte persone disposte a rivelare per un dollaro qualsiasi cosa uno desideri cono-
scere, mentre far venire me e lei a New York costerebbe un bel po' di denaro.
'Dammi una prova e ne riparleremo', dice. Cosa possiamo fare per convincerlo? A
New York potremmo diventare veramente ricchi".
"Bene", risposi. "Mettiamolo al tappeto".
"Che cosa intende dire?", chiese Joe.
"Diciamogli cosa sta facendo in questo momento".
"Sarebbe bello, ma lei può farlo? Io non so nemmeno dove si trova".
"Benissimo", dissi. "Facciamogli vedere che sappiamo dove si trova e cosa sta
facendo".
Ci mettemmo all'opera e questo fu il resoconto.
"A New York sono le dieci del mattino meno due minuti. Paul sta camminando
per Williams Street. Gli faremo fare delle cose di cui non potrà non ricordarsi. Entra
in una tabaccheria, di solito fuma sigarette ma noi gli faremo comprare un sigaro,
così che se ne ricordi. Lo fa, poi esce dal negozio e prosegue fino a un palazzo dove
si trova il suo ufficio. Invece di usare l'ascensore, gli faremo salire tre rampe di

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scale fischiettando Annie Laurie, cosi che non possa dimenticarsene. Nel suo uffi-
cio trova un uomo che lo aspetta per parlargli di affari riguardanti un terreno al di
là del ponte di Williams Street: l'affare verrà definito alle tre di oggi davanti al giu-
dice incaricato dell'omologazione. L'uomo se ne va; Paul si siede alla scrivania,
dove trova tre lettere: una è un conto, un'altra viene dalla sua fidanzata e comincia:
'Carissimo Paul'. Squilla il telefono, egli risponde e parla con un uomo di nome
Donagan".
Il resoconto fu telegrafato a New York. Nel giro di un'ora Joe ricevette la rispo-
sta: "Rapporto assolutamente esatto: parto oggi per Bowling Green per portare te ed
Eddie a New York". Paul venne a Bowling Green e trascorse parecchi giorni ten-
tando di convincermi ad andare a New York, ma io rifiutai: quell'uomo mi faceva
venire i brividi, con la sua presenza.
Poi venne a trovarmi mio padre, dicendomi che si trovava in difficoltà econo-
miche, ma che un paio di uomini d'affari di Hopkinsville pensavano che tutti noi
avremmo potuto guadagnare parecchio, se mi fossi lasciato persuadere a fornire
informazioni sull'andamento del mercato, soprattutto quello del grano. Erano di-
sposti ad anticipare il denaro sufficiente a permettermi di soggiornare in albergo per
qualche giorno, per ottenere le informazioni e comunicarle telefonicamente loro
ogni mattina. Con qualche riluttanza, accettai: avrebbero riferito ogni settimana sul-
l'entità dei guadagni. La prima settimana intascarono parecchie centinaia di dolla-
ri, anche se io non ebbi nemmeno un centesimo; anche la seconda settimana fu
molto soddisfacente. Pur continuando a volere le informazioni quotidianamente,
pensarono che fosse meglio lasciare i loro affari per andare a Chicago, dove avreb-
bero potuto seguire più da vicino le operazioni di Borsa. Le letture affermavano con
insistenza che un certo Leiter avrebbe messo il mercato alle corde, che il prezzo del
grano sarebbe salito fino a 1,19 dollari, per poi crollare improvvisamente perdendo
diversi punti. Essi erano convinti del contrario, e trascurarono di seguire le tran-
sazioni di Leiter, perdendo un mucchio di soldi. Tutta questa faccenda gettò sia me
che mio padre in uno stato mentale e fisico assai angoscioso: fui costretto a inter-
rompere le letture, e le operazioni dovettero essere sospese. La situazione divenne
assai spiacevole, e nacque un'animosità che non si è mai del tutto sopita.
Si fece avanti anche il dr. Blackburn, che voleva localizzare un tesoro sepolto nei
pressi della sua vecchia casa: la lettura parlò di due case che sorgevano pratica-
mente nello stesso luogo, il che sconcertò alquanto lui e suo fratello, entrambi pre-
senti. Dopo aver consultato la famiglia; tuttavia, si resero conto che l'informazione
era indubbiamente esatta, perché la casa precedente era andata distrutta in un incen-
dio e quella attuale era stata costruita praticamente nello stesso posto. Si pensava
che il tesoro fosse stato sepolto prima della costruzione di questa seconda casa; tut-
tavia ne venne individuata soltanto una piccolissima parte.
Un giorno mi fece visita un giovane studente di medicina, figlio di un medico,
chiedendo informazioni per sua sorella: la lettura descrisse lo stato di lei, definen-
dolo appendicite con i sintomi di un tumore. Il dr. Blackburn prese parte all'opera-
zione, che venne effettuata a Nashville; si trattava di un vero caso di appendicite,

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nonostante fossero presenti soltanto i sintomi del tumore, che venne asportato nel
corso dello stesso intervento: la ragazza non ebbe più problemi.
Qui devo fare una digressione, per dire che dei sessantadue casi diagnosticati
come appendicite, soltanto per quattro venne indicata la necessità di un'operazione
chirurgica: uno di questi riguardava me.
In un'altra occasione, il fondatore della scuola per osteopati pose delle doman-
de su un paziente che soffriva di paralisi infantile. L'informazione venne fornita in
maniera così rapida che lo stenografo non riusciva a metterla per iscritto. Il dr.
Lundy, un dentista che si interessava a questo tipo di fenomeni, sospese una mano
al di sopra della zona mediana del mio corpo, dicendo: "Su, su: non così veloce".
In seguito mi dissero che il mio corpo si sollevò dal lettino fino al livello della sua
mano, per poi ricadere. Dopo questa esperienza, rimasi per parecchi giorni sull'orlo
del collasso nervoso.
Il dr. House ci fece visita, fermandosi per parecchie settimane. Nella famiglia di
sua moglie c'era una leggenda riguardante del denaro sepolto nel luogo dove abita-
vano; attraverso le informazioni che mi chiese, voleva cercare di localizzarlo. La
lettura cominciò con la descrizione di soldati che occupavano la città e i suoi edifi-
ci pubblici, ne seguiva le azioni nei pressi del luogo dove si pensava fosse stato col-
locato il tesoro, descrivendo molti avvenimenti minori che più tardi vennero con-
trollati. Vi era la descrizione del cambiamento del tracciato di una strada, di come
vennero stilati gli atti relativi, le pagine dell'archivio dove il documento poteva
essere trovato, l'acquisto di terra aggiunta alla proprietà, di quando vennero deli-
mitati i confini, e dettagli del genere. Si parlò anche di una scaramuccia tra i fede-
rali e i confederati, dell'occultamento del tesoro da parte di qualcuno e di una lette-
ra al riguardo scritta da lui ai suoi, di come essi l'abbiano ricevuta e della ricerca
effettuata anni dopo da due uomini che recuperarono l'oro, per poi entrare in con-
trasto, e della morte di uno di loro.
Tutto questo era accaduto molto tempo prima che io nascessi, naturalmente, e
gran parte di queste notizie erano ormai dimenticate, se mai qualcuno ne era stato a
conoscenza: ma per quanto possibile, tutti i particolari furono controllati e risulta-
rono esatti.
Un professore canadese delle scuole superiori mi parlò di un mistero nella sua
città natale, chiedendomi se ero disposto a tentare di risolverlo attraverso le mie
capacità psichiche; esitai, ma acconsentii all'esperimento. Mentre stava conducen-
do il consulto, Blackburn venne chiamato per un'emergenza, perciò mi diede il
segnale per risvegliarmi e mi lasciò con il professore, pensando che non avrei avuto
problemi. Quando tornò, quattro ore dopo, io ero ancora privo di conoscenza. Il
prof. Lambert telegrafò le informazioni al capo della polizia. La lettura diceva:
"Scavate al confine tra queste due case, dove si è verificata la tragedia, e troverete
l'arma, con questo numero di serie, acquistata a Roanoke, in Virginia". Pochi gior-
ni dopo, il capo della polizia White telegrafò allo sceriffo della contea di Warren
dicendogli di trovare Lambert e Cayce e di arrestarli in rapporto alla tragedia. Lo
sceriffo ci conosceva molto bene e ci disse scherzosamente che dovevamo rispon-

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dere a qualche domanda. Arrivò il capo della polizia White, al quale dovemmo
dimostrare in modo inoppugnabile che nessuno di noi era uscito dallo Stato. In una
successiva lettura per White, venne fornita una descrizione degli avvenimenti che
avevano portato alla tragedia, che furono controllati e si dimostrarono esatti.
Seguì un altro caso dello stesso genere. Durante una visita ai miei, mio padre,
che conosceva un agente della polizia in borghese che aveva lavorato in due o tre
città, mi parlò di un fatto misterioso capitato nella Pennsylvania occidentale. Era
stata offerta una grossa ricompensa in cambio di informazioni che portassero a rin-
tracciare le persone che si pensava fossero fuggite con titoli del valore di parecchie
migliaia di dollari. Pur continuando a non piacermi questo genere di cose, accettai
con molta riluttanza, a patto che mi lasciassero completamente fuori dalla faccen-
da. L'uomo dichiarò che gli occorreva una descrizione della donna coinvolta nel
caso. Io gli feci osservare che, se la lettura ci avesse detto dove ella si trovava, ne
avrebbe senz'altro data una descrizione. Vennero descritti i protagonisti del caso: si
stabilì che la donna che aveva lasciato il marito fuggendo insieme all'amante aveva
dalla nascita un segno sul corpo che normalmente non era visibile, precisando anche
che il suo piede sinistro aveva due dita saldate insieme a causa di un'ustione.
Mio padre riferì questa descrizione al marito, senza dirgli però come l'aveva
ottenuta, e quello gli assicurò per telefono che si trattava proprio di sua moglie.
Venne inviata la ricompensa, mentre la polizia cercava di rintracciare quelle perso-
ne che, a quanto pareva, si spostavano continuamente: furono necessarie molte let-
ture per seguirli da un albergo all'altro attraverso il Paese, finché vennero final-
mente localizzati a Columbus, in Ohio.
Qualche settimana più tardi Joe venne da me dicendomi: "Perché non facciamo
pronostici sulle corse? Guadagneremmo un sacco di soldi".
"Non so se posso", risposi. "Non ho mai tentato. Facciamo una prova questa sera
per la corsa di domani e vediamo se le previsioni sono esatte; dopo di che, se pro-
prio vuoi, lo faremo, a parte che tu faccia venire con noi una certa persona".
Facemmo l'esperimento e le informazioni si rivelarono giuste per sei corse su sette,
considerando che la settima era truccata e che quindi non era possibile scommette-
re su di essa. Così i due uomini ed io ci recammo a Cincinnati.
La mattina successiva, una lettura indicò che soltanto quattro delle sette corse in
programma a Latonia quel giorno non erano truccate: Joe scommise su queste corse
e vinse in tutte. Il giorno dopo tentammo di nuovo, ma dopo la lettura venni preso
da una violenta emicrania e non potei recarmi con gli altri all'ippodromo. Ero in
pessime condizioni, e così Joe.
Poche settimane dopo egli fu internato in un ospedale statale per malati di mente,
mentre per quasi un anno io fui incapace di fornire letture. La mia salute andò peg-
giorando: si pensava che avessi la tubercolosi, se non qualcosa di peggio. Perciò
decisi di abbandonare tutto, rinunciando a questi imbrogli e agli esperimenti, e cer-
cando di stabilire dentro di me se tutto ciò aveva un significato. Chiusi l'attività a
Bowling Green e tornai alla mia vecchia casa, dove rimasi a riposo per parecchi
mesi. Ripresi lo studio delle Scritture, pregando intensamente riguardo a tutta la fac-

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cenda, perché ero giunto a capire che il tentativo di usare le informazioni per intenti
speculativi aveva causato a tutto il mio essere un improvviso e preciso cambia-
mento: mi rendevo conto che le mie preferenze erano cambiate, e le amicizie che
cercavo erano diverse. Qual era la ragione di tutto ciò? mi chiedevo.
Feci diversi tentativi per ottenere informazioni, ma il più delle volte non riuscivo
nemmeno a provocare lo stato di incoscienza, per quanti sforzi facessi. Cominciai a
rendermi conto che anche quando desideravo entrare in quello stato, non potevo
farlo. Decisi che per un certo tempo non avrei più cercato di fornire letture.
***

Era questa la prova: Edgarnon ne parlò molto, ma nella sua mente voleva venire
a capo di tutti i fatti concernenti la sua opera, compreso il legame con la chiesa e
le critiche di alcuni membri di essa, nonché la sensazione che vi fosse la possibilità
che quanto faceva fosse sbagliato. Ebbe molti durissimi conflitti interiori nel
tentativo di capire quale fosse la cosa giusta da fare; però, quando veniva qualcu-
no a parlargli di un problema grave, per il quale i medici non davano molte spe-
ranze, e chiedeva il suo aiuto, egli rispondeva: "Sarò lieto di fare quello che
posso". E lo faceva. E di solito, in breve tempo il paziente si rimetteva o migliorava
rapidamente. Tuttavia, insieme alle lodi, continuavano anche le critiche.
Per quanto riguardava la trascrizione delle letture, egli non aveva nessuno che
potesse farla, e di conseguenza nessun caso veniva documentato. Inoltre, egli non
seppe mai il risultato dì molte delle sue letture; dal momento che non poteva dimo-
strare con documenti scritti ciò che diceva, molte persone che non avevano cogni-
zioni al riguardo mettevano in ridicolo la faccenda, lo prendevano in giro e face-
vano osservazioni spiritose, o così pensavano, considerandolo un individuo da evi-
tare. Altri lo lodavano in maniera persino eccessiva, ritenendo davvero che egli
fosse il più grande di tutti. Naturalmente, molti di costoro erano suoi intimi amici
e familiari, che credevano in qualunque cosa egli facesse: tuttavia tra loro non
mancava anche chi lo evitava e preferiva non parlare di quello che faceva nemmeno
di fronte a una richiesta diretta. Così vi erano alti e bassi, ed egli sapeva soltanto
quello che le varie persone gli dicevano sull 'opera da lui svolta.
La polemica continuò mese dopo mese per parecchi anni. A causa di questo
stato di cose, delle diverse opinioni e delle molte critiche, il signor Layne di solito
non parlava molto di Edgar, della sua attività e dei risultati ottenuti, a meno che
qualcuno non glielo chiedesse apertamente. Inoltre, è probabile che Edgar avver-
tisse la pressione dovuta alla mancanza di raziocinio da parte di così tante perso-
ne, molte delle quali gli erano assai vicine. Ma altri continuarono a cercare il suo
aiuto per se stessi o i loro familiari. Capitava a volte che non vi fosse nessuno ad
assistere alla lettura, a parte colui che la conduceva e presentava il caso a Edgar,
mentre in altre occasioni la stanza era affollata all'inverosimile. Ipresenti, ovvia-
mente, giudicavano diversamente l'opera: molti erano a favore, altri severamente
critici, alcuni ne dicevano meraviglie, altri consideravano ridicolo credere a simì-

100
// assurdità. I critici affermavano che cose del genere erano impossibili, come tutti
sapevano, e che Edgar non avrebbe dovuto ingannare la gente. Tuttavia, vi erano
persone che avevano esaminato a fondo il fenomeno e credevano in esso ferma-
mente, anche prima che si cominciassero a fare delle trascrizioni, convinti dalle
testimonianze di coloro che avevano ricevuto aiuto dalle letture o di altri, vicini a
questi ultimi, che erano a conoscenza dei fatti. Di solito, chi criticava l'opera, non
ne sapeva nulla, e non cercava di saperne di più, né aveva la pazienza di stare a
sentire coloro che ne avevano ricevuto benefìci: si limitavano a dire che certe cose
erano impossibili.
Davanti a tante polemiche, Edgar cominciò a chiedersi se fosse opportuno per
lui continuare, o se non sarebbe stato meglio lasciare perdere: non accusava nes-
suno per l'opinione o per l'atteggiamento verso l'opera da lui svolta; sembrava
unicamente preoccuparsi di essere in errore, dal momento che le critiche erano
maggiori dei giudizi favorevoli e che tali critiche provenivano in gran parte dai suoi
amici più cari e dai familiari. A coloro che cercavano di scoprire il segreto o il truc-
co, egli rispondeva: "Se si tratta di un trucco, non sono io che imbroglio ".
Per quanto mi riguarda, non avevo bisogno di ulteriori prove a sostegno della
realtà e dell'aiuto meraviglioso che era possibile ottenere, dopo aver assistito al
rapido recupero della voce da parte di Edgar per opera di una sconosciuta poten-
za suprema o comunque la si possa chiamare. Per me, a operare tramite Edgar e
per lui era la potenza del Creatore.
***

Avevo un parente, un uomo di mezza età, che era ammalato da diversi anni. Mi
chiese se potevo fare qualcosa per lui. Così fu e, una volta migliorato, mi mandò a
chiamare. Non lo dimenticherò mai! Quando entrai nella stanza, egli era disteso sul
letto, e guardandomi, mi chiamò con il mio antico nomignolo: "Vecchio, sono feli-
ce di vederti! Voglio parlarti" e, rivolgendosi alle altre persone presenti nella stan-
za, disse: "Desidero parlare con il Vecchio da solo". Quando tutti furono usciti, mi
chiese di sedermi vicino al letto. Prendendomi una mano tra le sue, disse: "Vorrei
che tu adesso mi dessi qualche spiegazione. Sai o non sai come fai a fare certe cose?
Come riesci a far rivelare alle persone i loro problemi? Dove hai imparato tutto ciò?
lo sono stato malato per lungo tempo, sono andato dai migliori medici del Paese,
negli ospedali più costosi. Mi tenevano li una settimana, dieci giorni, due settima-
ne; ogni giorno vi erano due o tre medici che mi esaminavano, facendomi ogni
genere di domande, per poi concludere: 'Non riusciamo a capire il problema'. E
adesso tu, un ragazzo che conosco da sempre - conoscevo tua madre e tuo padre da
quando erano bambini - che ho visto praticamente ogni giorno fino a due o tre anni
fa, entri nella stanza, non mi fai domande, ti togli la giacca e la cravatta, ti sdrai sul
letto, sembri cadere addormentato o qualcosa del genere, poi cominci a parlare di
me, mi dici come mi sento, qual è il mio male, quando è iniziato e dove, quali sono
le cause e che cosa potrà aiutarmi, e quali cure mi gioveranno se mi saranno prati-

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cate, e tutto questo lo dici a un uomo che di sicuro di certe cose non ne capisce
molto più di te. Come fai? Di sicuro non è da lui che l'hai imparato, lo so bene. Né
io ti ho dato alcuna informazione. Ora, di che si tratta?".
E tutto quello che fui in grado di rispondere fu: "Non lo so!".
"Vecchio, Dio ti ha fatto un dono riservato a pochi, e tu devi pensare bene quale
uso farne. Non abusarne, ma usalo. Non vergognartene più come hai fatto in passa-
to, ma aiuta la povera umanità sofferente, come hai fatto con me".
Ancora una volta mi ritrovai disorientato; se solo avessi avuto qualche amico
che sapesse qualcosa di ciò che accadeva, che potesse guidarmi nel modo giusto!
Le cose sarebbero state diverse? Migliori? Qualcuno ha detto: "L'esperienza è
un'ottima scuola, solo gli sciocchi non imparano da essa". È vero questo? oppure,
non è forse vero che a livello fisico non impariamo nulla, se non con l'esperienza?
Perché la mente ragiona solo per confronti, mentre il subconscio lo fa attraverso le
esperienze del corpo e dell'anima: dunque, riguarda un ambito più ampio e supe-
riore. Allora cominciai a studiare, a pensare, a cercare di ragionare.
In questo periodo incontrai molta gente di ogni ceto sociale: alcuni ponevano
domande, qualcuno faceva dell'ironia, altri si sentivano a disagio, altri ancora espri-
mevano simpatia. Cercavo di stare lontano dall'attività delle letture, acconsentendo
a fornirle soltanto dietro molte insistenze; tuttavia continuavano ad esserci persone
che ripetevano: "Mi ha restituito mio figlio", "Mi ha dato una nuova speranza",
"Vedo la vita in un modo completamente diverso". Ma come potevo, nella mia
mente, rendere tutto ciò compatibile con i princìpi della chiesa di cui facevo parte?
Cosa dovevo rispondere alle domande dei miei allievi della scuola domenicale su
questo argomento? Era coerente con il giusto discernimento, con il normale razioci-
nio? Mi chiedo se qualcuno si renderà mai conto dei giudizi e delle sofferenze che
ho dovuto affrontare! Finalmente mi dissi: "Mi libererò di tutto questo! Dimenti-
cherò ogni cosa! Me ne andrò da qualche altra parte e non ne parlerò mai più. Non
voglio che la gente ne sappia nulla".
Così, mi trasferii in un altro Stato, sempre studiando e cercando di capire se vi
fosse un granello di verità, o se "qualcosa di buono potesse venir fuori da Nazareth".

102
12. Il dr. Ketchum, 1910: un
socio scomodo

Dopo le mie esperienze a Bowling Green, mi trasferii a Gadsden, in Alabama,


dove aprii uno studio fotografico in società con un giovane. Mia moglie e mio
figlio rimasero a Hopkinsville, per cui io andai a stare in casa dei genitori del mio
socio, i cristiani più devoti che abbia mai avuto ^piacere di conoscere. Spesso
parlavo con loro di alcune delle mie esperienze, ma non tentai mai nessuna lettura
durante quel soggiorno.
Il mio lavoro di fotografo mi portava spesso in giro per il Paese, viaggiando
tra scuole, convegni e vari incontri nelle diverse contee. Scelsi deliberatamente
di lavorare lontano dallo studio, perché preferivo rimanere solo all'aperto, quanto
più possibile vicino alla natura. Percorrevo diverse miglia attraverso i boschi,
andando da un distretto scolastico all'altro nelle contee di Calhoun e Talladega.
Nel maggio di quell'anno, il 1910, il preside della scuola statale normale di
Jacksonville, in Alabama, ebbe uno scambio epistolare con alcuni dei più impor-
tanti ricercatori psichici che mi avevano esaminato a Bowling Green. Egli, insie-
me ad altri due medici, intraprese degli esperimenti, alcuni dei quali diedero dei
risultati veramente notevoli: uno riguardava un'operazione, un altro una deformità
degli arti inferiori, un altro ancora un bambino affetto da un problema molto
particolare, e in tutti i casi si ebbero delle reazioni positive alle terapie indicate.
Queste furono le prime letture che riuscii a fornire dopo il tentativo di pronosti-
care i risultati delle corse a Latonia.
Questi casi diedero il via a numerosi commenti, e diversi altri consulti venne-
ro tentati ad Anniston e in altre città vicine: per lo più furono condotti da uno dei
giovani studenti di Jacksonville, A.J. Hyde, che in seguito divenne il direttore del-
l'ufficio postale di Nauvoo, in Alabama. Il giornale di Anniston dedicò più di un
articolo a questi esperimenti.
Mentre lavoravo ad Anniston, tornai a casa a Hopkinsville, per far visita alla
famiglia per alcuni giorni: mio padre mi disse che in città vi era un medico,
Wesley H. Ketchum, che era molto impaziente di conoscermi. Andammo nel suo
studio e trovai che il dr. Ketchum era un giovane molto affabile e simpatico14.

14
II dr. Ketchum riportò questo primo incontro in maniera diversa. Disse che una volta si era
recato a Bowling Green insieme al dr. House per consultare Edgar su un caso difficile: un avve-
nimento evidentemente non così memorabile per Cayce.

103
"Ho sentito parlare molto di lei sulle cose che ha fatto in questo Paese", mi
disse. "Tra l'altro, vivo nella casa di una signora i cui capelli sono divenuti bian-
chi da un giorno all'altro per una delle sue letture".
"Che intende dire?" chiesi.
"Bene", rispose sorridendo. "Lei gli disse che la tinta che stava usando era peri-
colosa per la sua salute".
Mio padre ed io ridemmo a questa uscita. Il dr. Ketchum aveva anche conosciuto
la figlioletta del prof. Dietrich, Aime.
"Dietrich e sua moglie sono entusiasti, e sono convinto che credano fermamente
in lei", spiegò Ketchum. "Mi piacerebbe assistere ad una dimostrazione".
Gli raccontai le spiacevoli esperienze da me fatte durante l'ultimo periodo del
mio soggiorno a Bowling Green, e del giovane che era stato internato nell'ospeda-
le psichiatrico ed era ancora lì, nonché degli inutili tentativi di aiutarlo. La mia inca-
pacità di fornire letture, gli dissi, mi aveva portato alla decisione di lasciar perdere
tutto. Soltanto negli ultimi mesi ero riuscito nuovamente a cimentarmi in diagnosi
con diversi medici dell'Alabama, aggiunsi.
"Bene, voglio rendermi conto di persona", esclamò Ketchum. "Cosa devo fare
per ottenere una lettura per qualcuno?".
Se fosse riuscito ad ottenere un resoconto scritto o verbale da parte di qualcuno
che avesse veramente bisogno, gli dissi, avrei tentato. Mi chiese di attendere qual-
che minuto. Rimase lontano dall'ufficio per quindici o venti minuti; quando tornò,
aveva in mano un foglio di carta.
"Ecco, ho questa richiesta scritta. Quando posso ottenere la lettura?".
"Possiamo tentare subito".
Perciò mi sdraiai sul suo lettino e mio padre condusse la lettura; non so se
Ketchum avesse una stenografa per trascrivere cosa veniva detto, perché ella entrò
dopo che io avevo perso conoscenza. Quando mi svegliai, Ketchum era sopra di me,
con i pollici infilati nei risvolti del panciotto, oscillando avanti e indietro sui piedi.
Egli disse: "Bene, questa è la cosa più straordinaria che abbia mai visto in vita mia,
ma si tratta di un trucco, puro e semplice, ma dubito che qualcuno che non abbia le
mie capacità possa accorgersene. Lei legge nel pensiero. Sa di chi stava parlando?".
Risposi di no.
"Bene, io penso che lo sappia, perché si tratta di me, e io conosco il mio proble-
ma: soffro di appendicite. Dovrò operarmi la prossima settimana; tuttavia lei ha pro-
seguito con un cumulo di sciocchezze, dicendomi che molti mesi fa ho avuto un
incidente in cui ho avuto un trauma alla spina dorsale, fatto che ha prodotto una spe-
cie di lesione, che a sua volta ha causato un indebolimento del lato destro, facen-
domi sentire come se avessi l'appendicite. La sua lettura consiglia che io, un medi-
co generico, vada da un osteopata per un trattamento, che in pochi giorni mi con-
sentirà di ristabilirmi completamente. Si tratta di un sacco di fandonie, perché io so
di avere l'appendicite, dal momento che mi sono fatto visitare da sei dei migliori
medici dello Stato, e tutti hanno concordato su questo".
"Io non la conosco affatto", replicai, "e non avevo alcuna idea della persona per

104
cui erano richieste le informazioni. Non so nemmeno che cosa ho detto. Non ho pre-
teso nulla, non ho cercato di dimostrarle alcunché: volevo semplicemente essere di
aiuto come tramite, nel modo in cui molti mi hanno detto di aver ottenuto benefici".
Ketchum non era il primo medico che non credesse nel fenomeno; tuttavia mi
sorprese facendomi una proposta.
"Cayce, se lei si unisce a me possiamo fare una gran quantità di denaro", spiegò.
"Posso condurla in vari centri per esibirla, facendomi pagare in denaro sonante per
esperimenti come questo, anche se in realtà tutto ciò non è vero".
"Dottore", replicai, "può darsi che si tratti di un trucco e che tutto ciò che lei ha
detto sia vero, ma non si tratta di un mio trucco. Se lei mi dimostrerà che si tratta di
un imbroglio e che le informazioni sono sbagliate, la ringrazierò di cuore e non for-
nirò mai più alcuna lettura. Quanto al cercare di guadagnare denaro raggirando qual-
cuno, lungi da me". E uscii dallo studio.
Verso le nove di quella sera, il telefono squillò a casa di mia madre. Fu mio padre
a rispondere: si trattava di Ketchum, che ci chiedeva di andare nel suo studio. Ci
venne incontro sulla porta, tenendosi il fianco con la mano destra. Dandomi la sini-
stra, disse:
"Entrate. Lei non è un imbroglione: sono stato proprio uno sciocco. Dopo che ve
ne siete andati, sono rimasto a pensare a quanto ha detto dell'incidente, riflettendo
che, se c'era stato, avrebbe potuto causare il problema di cui soffro, e quanto più
ragionavo sulla faccenda, tanto più mi sembrava plausibile. Sapeva che ho una copia
scritta di quello che lei ha indicato nella sua lettura?".
"No".
"Ebbene, eccola qui. Così mi sono detto: 'Ketchum, non essere sciocco. Ti ha sfi-
dato a dargli una prova: quindi dagliela'. Allora mi sono recato dal dr. Oldham, l'o-
steopata, per farmi visitare. Mentre sedevo nel suo studio prima di essere esaminato,
gli ho chiesto se la conosce. Ricevuta una risposta affermativa, gli ho domandato cosa
pensa di lei, ed egli ha dichiarato: 'È un uomo che fa delle cose assai notevoli. Me ne
occupo da parecchi mesi. È straordinaria la precisione con cui descrive un caso; tut-
tavia credo che la maggior parte di quello che sa lo abbia imparato da me. Egli si fa
un'idea della natura del problema e ha un'infarinatura di fisiologia e di anatomia per-
ché mi conosce da diverso tempo'. Allora l'ho informato che io non l'avevo mai cono-
sciuta prima di questo pomeriggio, e che lei non mi aveva esaminato in alcun modo.
E ho aggiunto: 'Non sapeva per chi dovesse dare informazioni e mi ha sfidato a dimo-
strare che si sbagliava. Voglio che lei mi aiuti'.
Oldham mi ha fatto scorrere la mano lungo la spina dorsale, fermandosi in una
certa zona, e nominando la vertebra specifica. 'Ecco, qui è il suo problema', ha dichia-
rato. Quindi gli ho chiesto di dare un'occhiata alla lettura da lei fornita, e le conclu-
sioni erano esattamente le stesse! Gli ho chiesto: 'Quali saranno le conseguenze?', ed
egli ha risposto: 'Dottore, sospetto che lei pensi di avere un'appendicite'. Allora gli
ho domandato cosa potesse fare al riguardo, ed egli mi ha spiegato: 'Metterò la mia
mano in questo punto, mentre mia moglie la terrà ferma per i piedi, e farò ruotare il
suo corpo fino a ridurre la pressione', ha replicato. Io ho esclamato: 'Legga i sugge-

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rimenti che ha dato Cayce, perché si tratta precisamente di quello che vuole fare lei!'.
Cayce, sono convinto che ci troviamo di fronte a qualcosa di veramente insolito. Lei
non ha alcun diritto di tenerlo nascosto come sta facendo".
Gli dissi che avevo avuto molte esperienze spiacevoli e che, nonostante diverse
persone avessero ottenuto un reale beneficio, non sapevo come comportarmi.
Circa un mese dopo essere tornato in Alabama, ricevetti un telegramma dal dr.
Ketchum che mi chiedeva di raggiungerlo subito per fornire informazioni riguar-
danti una personalità del luogo. Dal momento che mi aveva mandato un biglietto
ferroviario, mi assentai dal lavoro e tornai a Hopkinsville.
Quando arrivai a casa, mio padre aveva in mano una richiesta scritta da parte
della famiglia dell'uomo. Mentre veniva fornita la lettura, i familiari del soggetto si
trovavano nella stanza adiacente, perciò non vidi nessuno di loro. Due stenografe si
occupavano della trascrizione. Non vi furono commenti, dopo che ebbi ultimato la
lettura. Ketchum disse semplicemente: "Ebbene, si tratta di un caso per il quale
dovrò compiere ulteriori indagini, per dimostrare se le informazioni sono esatte o
no". Quindi tornai al mio lavoro e non seppi più nulla della faccenda15.
Verso la metà dell'estate mi trasferii a Montgomery, in Alabama, per lavorare
presso un altro fotografo, il signor Tressler. Vennero trattati diversi casi locali, sul
finire dell'estate, con mio cugino, Thomas E. Cayce, che conduceva le letture.
A ottobre, del tutto inaspettatamente, venni a sapere dai giornali che il caso per
il quale ero stato chiamato a dare una lettura a Hopkinsville era stato presentato dal
dr. Ketchum all'Associazione Americana di Ricerca Clinica, a Boston, e riportato
dalla Associated Press. Anche il New York Times pubblicò un articolo, dal titolo

ANALFABETA DIVENTA MEDICO SOTTO IPNOSI


GLI STRANI POTERI DIMOSTRATI DA EDGAR CAYCE
SCONCERTANO I MEDICI16

Altri giornali fiutarono il colpo grosso e cercarono in ogni modo di rintracciar-


mi. Quando si seppe che ero nato e cresciuto a Hopkinsville, la mia famiglia venne

15
In un'intervista rilasciata molti anni dopo, il dr. Ketchum dichiarò di aver seguito i consi
gli della lettura, e che il suo paziente si era ripreso, ma che non aveva mai parlato alla famiglia
di Cayce "perché a quell'epoca era meglio non accennare a stranezze del genere!".
16
L'articolo comparve nell'edizione domenicale del Times, il 9 ottobre 1910, completo di
grandi fotografie di Edgar Cayce, L.B. Cayce e del dr. Ketchum. Il nome di Edgar non era stato
menzionato nel documento presentato da Ketchum al convegno di Boston: si sapeva soltanto che
viveva a Hopkinsville. Evidentemente, suo padre venne intervistato da giornalisti curiosi e costi
tuì la fonte di alcune delle esagerate affermazioni fatte sul Times e nell'articolo dell'Associated
Press. Il testo dell'articolo del Times compare in Appendice. Ketchum fu presente alla riunione
che l'associazione tenne a Boston l'anno successivo e in quell'occasione lesse un altro docu
mento, esaltando i miracolosi risultati ottenuti da Cayce con diversi suoi pazienti. "Ma, anche
allora, ciò rimase del tutto estraneo alla loro mentalità", scrisse anni dopo. "Nessuno ci credeva,
e mi guardarono come se venissi dalla luna!".

106
assediata dai giornalisti. Per qualche tempo resistetti a tutti i loro sforzi di intervi-
starmi, ma alla fine il dr. Ketchum, insieme ad Albert Noe, proprietario di un alber-
go di Hopkinsville, mi convinsero a cedere. Al mio arrivo, scoprii che a casa mia
erano arrivati più di duemila dollari in contanti, assegni e vaglia postali, e oltre ven-
timila lettere. I giornali di tutto il Paese diedero grande risalto alla faccenda per
diversi mesi, nell'autunno del 1910, e io non sapevo più cosa fare. Molti amici e
conoscenti si prodigavano nei più disparati consigli. Quando il dr. Ketchum e il
signor Noe proposero di formare una società di ricerca su base scientifica ed eco-
nomica, ciò mi attirò, perché non volevo imbrogliare me stesso né, soprattutto, nes-
sun altro. Se potevo essere di aiuto attraverso questi canali, si trattava davvero di
qualcosa che dovevo al mio prossimo? O forse stavo cercando un modo facile per
indurre questo stesso prossimo a investire denaro in una specie di illusione?
Chiesi a diversi autorevoli personaggi appartenenti ad ambienti politici (giudici
dei tribunali locali, della contea, della circoscrizione, dello Stato) di essere presenti
a uno degli esperimenti e di esprimere la propria onesta opinione come rappre-
sentanti del popolo e della legge, dicendomi sinceramente se potevo essere consi-
derato un ciarlatano e un imbroglione, o se vi erano delle vere informazioni che
potevano essere considerate di interesse e di aiuto per il mio prossimo. Tutti mi con-
segnarono delle opinioni scritte e tutti concordarono neh" ammettere che la mia
opera poteva arrecare benefici.
Venne stilato un contratto tra il signor Noe, il dr. Ketchum e me: in esso si pre-
cisavano i loro obblighi e i miei, e l'equa ripartizione di qualsiasi profitto ricavato.
In altre parole, essi dovevano organizzare un ufficio, provvedere ai mezzi necessa-
ri e così via, al fine di poter fornire le letture, per i quali venivano stabilite certe
tariffe17.
Prima di firmare il contratto, chiesi a vari avvocati e dottori, che godevano fama
di essere uomini d'affari onorevoli, retti, onesti, di ascoltare una delle letture, di-
scuterlo e dirmi se avevo il diritto di entrare in un simile contratto. Tutti approva-

17
II memoriale di Ketchum spiegava che lui e Noe accettarono di sostenere le spese di Cayce
per lo studio fotografico: "Cayce fece l'affare e noi sborsammo il denaro: era una cosa davvero
bellissima, con una fantastica macchina fotografica nuova e tutto! Deve aver speso la maggior
parte dei cinquemila dollari solo per ristrutturare lo studio: io ero convinto che quella fosse la sua
vera vocazione, e l'altra solo un'occupazione collaterale... tutte le sue letture vennero fornite
nello studio. Cayce era un buon fotografo, e comunque un bravo ragazzo. Imbattibile. Talvolta
diceva: 'Non so come fare questa cosa', e noi rispondevamo. 'Va bene, provaci! Non importa
come!'. Si sentiva in imbarazzo perché la comunità medica non lo approvava. Del resto, non
approvava neppure me, mentre ve n'erano altri che ricorrevano a lui di nascosto per un consiglio:
un giorno o l'altro i nomi di questi altri medici dovranno venire tutti fuori! Ma quando si viene
da una scuola di specializzazione qualificata, appoggiata dall'ordine dei medici, e non ci si attie-
ne ai testi, ebbene, si finisce 'marchiati', proprio così! La cosa che più mi ha meravigliato è
stata/o il fatto che io non ricevetti alcun marchio d'infamia: anzi, invece di danneggiarmi, mi
aiutò a far sì che la città acquistasse grande fama. L'intera faccenda era semplicemente troppo
grande per essere vera!".

107
rono e il contratto venne firmato. I giudici del tribunale mi dissero che tutto era per-
fettamente legale. Vennero aperti degli studi a Hopkinsville, si impiegarono delle
stenografe e tutto il denaro che era stato ricevuto venne restituito ai mittenti, chie-
dendo loro di informarsi meglio sui canali attraverso i quali avrebbero potuto otte-
nere le letture, prima di inviarne altro.
Lo studio era al secondo piano dell'edificio adiacente alla libreria in cui avevo
lavorato. Sulla porta venne scritto "EDGAR CAYCE - DIAGNOSI PSICHICHE".
Dalla parte opposta della piccola sala d'attesa vi era una porta con su scritto "STU-
DIO CAYCE", cosi come avevo chiesto in base all'accordo con il dr. Ketchum e il
signor Noe: essi dovevano fornire lo spazio e le attrezzature per uno studio, arredato
con i mobili migliori che fosse possibile trovare. Così avevano fatto.
Una volta entrati nello studio, vi era un piccolo vestibolo di circa due metri per
tre, con un tappeto, un tavolo e un paio di sedie. Una porta immetteva nello studio
principale, di circa sei metri per sette, ammobiliato in modo piuttosto elaborato: due
grandi sedie a dondolo imbottite; due comode poltrone; un tavolo al centro; una
grande scrivania dalla quale mio padre esercitava le sue funzioni; una scrivania più
piccola per la dattilografa e una macchina da scrivere. La stanza per le letture si tro-
vava oltre quella principale: aveva un tavolo alto, appositamente costruito, imbottito
e abbastanza lungo, dove potevo sdraiarmi per i consulti. Vi era un tavolo e una
sedia per la stenografa, ma nessuna poltrona per chi conduceva e che era costretto
a stare in piedi, dal momento che il tavolo era troppo alto per sedervisi sopra.
Non sono mai riuscito a fornire più di due - talvolta tre - letture al giorno; di
conseguenza, non entrava molto denaro, e quindi dovemmo darci un bel po' da fare
nei mesi che seguirono. Ci occupammo di molti casi locali e di alcuni a distanza18.
Uno dei casi fini sui giornali, così come venne scritto dalla signorina Poole:

Questa è la lettura psichica data da Edgar Cayce a Hopkinsville, Kentucky,


il primo dicembre 1910. Presenti: Edgar Cayce L.B. Cayce, che conduce il
consulto, e la stenografa L.P. Poole.

Edgar Cayce: Signor Boehme, sì, lo abbiamo qui. Molto vicino all'esauri-
mento.
Cominciamo dalla testa. Circolazione capillare molto scarsa in tutto il corpo,
specialmente vicino alla testa, nei muscoli facciali e nel cervello. Tale debo-
lezza di circolazione, vedete, si riflette sull'intero organismo, così come si
osserva nella testa. Scendiamo lungo la spina dorsale: resistente ai tratta-
menti; vertebre cervicali, dorsali, lombari: mostra condizioni anormali a cari-
co dell'ottava dorsale e della seconda lombare. Stomaco completamente
retroverso verso l'alto e fegato ingrossato, sangue carico di impurità.

18
Ketchum ricordò che l'associazione medica locale minacciò di radiarlo per i "suoi affari
con un fenomeno di nome Cayce che non è altro che un imbroglione", ma quando li sfidò a far
diagnosticare a Cayce i casi più difficili che avevano trattato, essi fecero marcia indietro.

108
Circolazione debole lungo tutto il tronco, fino alle estremità. Nonostante ciò,
sistema nervoso molto buono, con grande autocontrollo e forza di volontà.
Tale stato fisico è determinato dall'esaurimento, dalla consunzione dell'inte-
ro organismo, dovuta a mancanza di nutrimento. Per ristabilire l'intero orga-
nismo partire dallo stomaco, che da solo non riesce a fornire ciò che viene
richiesto dall'intero sistema: il materiale utile per le ossa, i muscoli, i nervi,
il sangue, il cervello, per ogni diversa parte del corpo. La riserva dev'essere
formata dai nutrienti portati nello stomaco attraverso la digestione; qui abbia-
mo una mancanza del nutrimento necessario a ottenere tutto ciò: occorrono
più calcio, ferro, sostanze azotate.
Le condizioni di esaurimento del resto dell'organismo dipendono da questo,
dallo stato in cui è adesso lo stomaco: se noi lasciamo che si ammali, assi-
steremo a un graduale esaurimento. Perciò, ne deduciamo che la salute di
tutto il corpo in questo caso dipende da ciò che viene assunto dallo stomaco:
se non mettete nello stomaco sostanze sufficienti a garantire la vita, costui
non vivrà. Egli è stato messo in condizioni di farcela: il male non dipende
dalla testa, ma dallo stomaco, che è responsabile dell'esaurimento, sarebbe
necessario un nuovo stomaco, ma non è in vostro potere farlo. Per guarirlo,
per prima cosa purificate lo stomaco con acqua, lavatelo e riempite tutto l'or-
ganismo di acqua - acqua pura - e fategli adottare una dieta leggera (niente
carne, soltanto cereali e verdura), fino a quando l'organismo non sia comple-
tamente purificato e i livelli di ferro e di calcio ristabiliti. La reazione inve-
stirà tutto l'organismo, dall'apparato circolatorio a quello respiratorio, e la
circolazione capillare sarà potenziata. All'inizio, digitale e stricnina comin-
ceranno a fornire il necessario. L'organismo è esaurito e bisogna purificarlo
completamente attraverso lo stomaco.

Boehme ottenne un'altra lettura alcuni mesi dopo. Prima che cominciassimo,
entrò un rappresentante della stampa, che disse di essere Roswell Field del Chicago
Examiner, e di volere un'intervista: era la prima volta che venivo intervistato da
qualcuno dei grandi giornali di Chicago.

109
13. Chicago, 1911:
intervistato dalFExaminer

Roswell Field era il fratello di Marshall Field, un importante uomo d'affari di


Chicago, e lavorava per il Chicago Examiner, un giornale di proprietà del signor
Randolph Hearst. Fece qualche intervista mentre era in città, scrivendo due o tre
articoli per il suo giornale. Il primo di essi apparve in prima pagina corredato da una
fotografia che mi ritraeva insieme a mio figlio, Hugh Lynn, e da un'altra scattata
mentre fornivo una lettura per il signor Boehme, con mio padre che mi stava accan-
to e mi poneva le domande, e la stenografa che registrava19. Ecco cosa scrisse il
giornale di Chicago.

SENSITIVO ESEGUE DIAGNOSI E CURA PAZIENTI


SENZA AVERE ALCUNA CONOSCENZA DI MEDICINA,
DIVENTA GUARITORE QUANDO SI TROVA
IN STATO DI TRANCE
Dal Kentucky un nuovo enigma per i medici
Egli ammette di non ricordare nulla di quanto succede mentre è sotto ipnosi

Risolve un caso di assassinio Dichiarazioni

giurate sui risultati straordinari dei trattamenti

di Roswell Field
Hopkinsville, Kentucky, 18 febbraio. "Davanti a voi avete il signor August
Boehme, abitante al n. 632 di Overton Street, Newport, Kentucky.
Esaminatelo attentamente e completamente e diteci quali sono ora le sue con-
dizioni".
Così parlò il "conduttore", il padre di Edgar Cayce junior, l'autoipnotizzatore
o diagnostico psichico, all'uomo che giaceva in trance di fronte a lui. La
risposta giunse con molta lentezza dal corpo addormentato.

19
Hugh Lynn aveva cinque anni quando la foto apparve sull'Examiner, e a quell'epoca
Gertrude era a sei settimane dal parto del secondo figlio. Tom Sugrue scrisse in There Is a River
che gli articoli di Field su Cayce apparvero su tutti i giornali di Hearst, da New York a Los Angeles.

110
"Signor August Boehme, abitante al n. 632 di Overton Street, Newport,
Kentucky. Sì, lo abbiamo qui. Ci siamo già occupati di lui. La sua circola-
zione è molto migliorata attraverso la digestione, eccetera". Ma sto
affrontando la storia dal lato sbagliato. Chi è Edgar Cayce junior, e perché
dovrebbe, sotto ipnosi, essere interrogato riguardo allo sconosciuto signor
Boehme di Newport? Questa è la domanda che interessa la gente di questa
città, rende perplessi i medici e delizia spiritisti, psicologi e tutti coloro che
ricercano la verità, se verità può esservi nell'occulto.

Guerra del tabacco a Hopkinsville

Lontano, nei recessi della memoria, il nome di Hopkinsville rievoca un lon-


tano ricordo di notizie sensazionali che videro protagonista il famoso Joe
Mulhatton, nonché la curiosa reminiscenza che in questa graziosa città nac-
que l'unico vero vitello a sette gambe, insieme con altre meraviglie, delizia
del signor Barnum.
Vi fu molto rumore, due anni fa, quando i Night Riders piombarono sulla
città e i sobborghi, perché Hopkinsville è il centro della produzione del
tabacco, in continua ascesa nel Paese, e la guerra del tabacco rappresenta un
avvenimento a sé nella storia. Ma tutte queste manifestazioni, grandi o pic-
cole, non hanno quel sapore di mistero e di meraviglia suscitato da Edgar
Cayce junior, figlio di un agricoltore, fotografo e diagnostico psichico.
Voglio raccontarvi la sua storia attenendomi quanto più possibile a come lui
stesso me l'ha narrata.
Quasi all'estremità della Main Street di Hopkinsville, accanto a una stretta
rampa di scale, vi è la targa "STUDIO CAYCE". Alla sommità della scala vi
sono due porte, una delle quali si apre direttamente in un laboratorio foto-
grafico, l'altra reca sul vetro l'insegna "Edgar Cayce junior, diagnosi psichi-
che" e introduce in una serie di stanze. È bene che sappiate fin dall'inizio che
il fotografo e il diagnostico psichico sono la stessa persona.

Possesso di poteri psichici

La fama di Edgar Cayce è cominciata in questi luoghi già sei o sette anni fa,
mentre a livello nazionale se ne sente parlare forse da quattro o cinque mesi.
Si vociferava che egli possedesse meravigliosi poteri psichici, nonostante
fosse un giovane semplice, modesto e alla mano, con scarsa educazione sco-
lastica. Egli è stato in grado di dimostrare che, mentre si trova in trance, in
stato catalettico o comunque preferiate chiamarlo, si separa da se stesso,
diventando apparentemente un'altra persona: riesce a portare davanti all'oc-
chio della sua mente persone che si trovano a centinaia, migliaia di chilome-
tri di distanza e, senza prima conoscere minimamente le loro condizioni di

111
salute, può eseguire delle diagnosi e prescrivere trattamenti per i loro disturbi,
secondo le indicazioni della sua straordinaria vista ulteriore. Oltre a ciò, egli
riesce a esprimersi in termini medici, parlando con eccezionale cognizione di
anatomia e fisiologia ed eseguendo le diagnosi con grande rapidità e precisione.
Quando i medici curanti dei pazienti effettuavano a loro volta le diagnosi,
erano costretti ad ammettere che Cayce non solo aveva confermato le loro
conclusioni, ma anche fornito rimedi a cui essi non avevano pensato.

Dichiarato impostore dai medici

I medici sono una categoria molto attenta all'etica e non amano chi si diletta
di magia nera. Quindi molti di essi, benché manifestamente meravigliati,
dichiararono che Cayce era un impostore: ma come faceva, e dov'era il truc-
co? Per concludere questa imperfetta introduzione, è necessario dire che
quando Cayce usciva dalla trance tornava a essere quello che era, né medico
né diagnostico, un semplice ragazzo di campagna, un fotografo, se così pre-
ferite, che non sapeva distinguere un nervo del plesso solare dalla circolazio-
ne capillare. Così egli si definisce, e io lo prendo volentieri in parola. Dal
momento che ero scarsamente interessato al fotografo ma molto al sensitivo,
andai a cercare quest'ultimo. Trovai lui e suo padre seduti nel soggiorno,
mentre apparentemente "ammazzavano il tempo" nel modo più comune in
Kentucky. I suoi modi non erano né particolarmente incoraggianti, né
deludenti; il suo aspetto, a dire il vero decoroso, era quello di un giovane
uomo alto, con occhi buoni e onesti, sufficientemente distanziati, fronte alta
e caratteristiche normali.
Egli affermò di avere trentatré anni, anche se non ne dimostrava più di venti-
cinque, e mi raccontò di come i Cayce fossero venuti dalla Francia, parecchi
anni fa, e di come uno dei suoi nonni abbia sposato una ragazza irlandese,
dando con ciò ragione della possibile confusione tra i cognomi Cayce e Casey,
pronunciato esattamente come si scrive. È nato nella contea cristiana, come
anche suo padre, e i Cayce vivono nel Kentucky da un centinaio d'anni.

Il signor Field raccontava poi di come il fenomeno fosse stato scoperto in occa-
sione della mia afonia e impiegato per farmi recuperare la voce. Mi chiese: "Le è
mai accaduto di usare i suoi poteri per ottenere dei vantaggi personali?".
Risposi: "No, signore, piuttosto me ne vergognavo. Non mi sembrava opportu-
no esibirmi in un simile modo".
Field mi chiese poi come potessi prendere sul serio le mie diagnosi. Gli raccon-
tai del cugino di mio padre, invalido, per il quale avevo fatto una diagnosi: "Era
solito dirmi che Dio mi aveva fatto un dono che dovevo utilizzare a beneficio del

112
mio prossimo. Io ero pronto a fare ciò che potevo per le persone sofferenti, ma non
riuscivo a convincermi di doverlo prendere come lavoro. Probabilmente perché mi
vergognavo ancora. Certo, sono entrato diverse volte in trance a vantaggio dei
medici locali, e ho scoperto che il 'sonno' non mi danneggia".
"Vuoi dire che le trance non le provocano disturbi nervosi?", chiese.
"Al contrario, sembra che mi facciano bene: al risveglio mi sento sempre più fre-
sco e riposato ma, secondo me, ciò accade perché sto davvero facendo del bene a
qualcun altro, o almeno così penso. E se talvolta ho avvertito languore o depressio-
ne, è accaduto soltanto quando ho soddisfatto qualche sciocca curiosità o fatto qual-
cosa che sentivo di non dover fare. In quei giorni, i medici mi chiedevano di pren-
dere in esame tre o quattro casi durante una trance, ma ora mi limito a uno per volta,
cioè tre al giorno".
Quando il giornalista mi chiese quale spiegazione davo dei miei poteri, gli rispo-
si: "Nessuna: non ne so nulla. So solo quello che, al risveglio, vedo scritto sulla
copia che è stata stilata, e per me è arabo".
Mi chiese se avevo compiuto qualche altro genere di attività psichica.
"Sì, ma non mi piace. Sono convinto che se mi azzardassi a scherzare con que-
sto dono, Dio me lo ritoglierebbe".
Qualcuno nella stanza menzionò il caso dell'assassinio in Canada, avvenuto
mentre mi trovavo a Bowling Green. Field mi chiese di parlargliene.
"Uno dei miei amici di qui viene dal Canada; il padre gli inviò un giornale con
la notizia di un omicidio misterioso: una ragazza era stata trovata morta in casa,
mentre la sorella urlava istericamente, incapace allora e in seguito di dire alcunché
sulla faccenda. Il mio amico mi chiese di risolvere il mistero.
Mi autoaddormentai e descrissi l'omicidio per come lo vedevo. Le due ragazze
avevano litigato per un uomo, poi una delle due aveva sparato all'altra e gettato la
pistola nello scarico del bagno. Riuscii a ripetere la conversazione delle due ragaz-
ze, a descrivere la pistola e a dire alla polizia dove potevano trovarla. L'impianto
idraulico era del vecchio tipo e la pistola era finita nella fogna, dove fu rinvenuta: la
trovarono nel punto che io avevo indicato. Riferirono anche alla ragazza la conver-
sazione come io l'avevo ripetuta e lei si assunse la responsabilità dell'omicidio. I
canadesi mi inviarono la ricompensa che era stata stabilita per chi potesse fornire
notizie, ma mia moglie non volle che tenessi il denaro: diceva che era insanguinato.
Eppure, non ne ho mai avuto tanto bisogno come in quel momento".
Field scrisse:

Tutto ciò mi impressionò: era una bella storia per quel mattino di febbraio ed
io ero dell'umore giusto per raccogliere qualche altra notizia. Così, gli chiesi
della sua predizione della morte di Spencer, presidente della Southern
Railroad, che era stata in seguito confermata dai cittadini. Cayce, in tutto il
tempo in cui ha parlato con me, non ha mai tradito un interesse più che
passeggero per le sue imprese ... Non ha mai mostrato sentimenti di
animosità nei confronti di nessuno dei medici che non approvavano

113
il suo operato e, in breve, manifestava, per quanto ho potuto vedere, la più
grande indifferenza verso le opinioni sollevate dai suoi poteri. Era più o
meno l'epoca in cui doveva accertare le condizioni dell'uomo di Newport
di cui ho parlato in apertura di questo articolo, ed ero lieto che mi si
offrisse l'opportunità di assistere al suo modus operandi. La stanza del
sonno, se così possiamo chiamarla, piccola ma ben illuminata, era adiacente
alla sala d'aspetto. Cayce sorrise quando gli chiesi di spegnere la luce che
brillava nei suoi occhi e che mi sembrava capace di portare una persona nor-
male sull'orlo della pazzia.
Nel mezzo della stanza c'era un lettino alto e lungo, insieme a una sedia e a
un tavolo per la stenografa sistemati a lato. Cayce si tolse la giacca, il pan-
ciotto, la cravatta e il colletto, e si stese sul lettino poggiando le mani sullo sto-
maco. La stenografa si sedette alla sua sinistra, mentre il padre di Cayce si dis-
poneva in piedi alla sua destra. L'orologio segnava le 4,15 ed egli appariva
sveglio e del tutto tranquillo.
Di lì a quattro minuti le sue palpebre cominciarono a chiudersi, mentre il
padre ripeteva una formula, qualcosa del genere: "Edgar, stai per addormen-
tarti. Sei in perfetta salute, il tuo polso è normale, la tua respirazione regola-
re e stai benissimo sotto ogni aspetto".
Due minuti dopo i suoi occhi si chiusero, mentre il padre diceva: "Edgar, ora
sei completamente addormentato". Le domande e le risposte che seguirono
sono riportate nell'accluso rapporto stenografato. La voce psichica all'inizio
era bassa e fioca, ma si fece sempre più forte: alla fine era la normale voce di
un uomo sveglio.
L'inchiesta durò circa sette minuti e poi, dopo il "No" finale, il padre disse,
ripetendo la formula iniziale sulle eccellenti condizioni fisiche: "Edgar, ti
sveglierai tra un minuto e venti secondi". Tirai fuori l'orologio e nell'istante
indicato aprì gli occhi e si alzò dal lettino, tutt'altro che malconcio per l'e-
sperienza. Sembrava che avesse schiacciato solo un breve e salutare sonnel-
lino, e non riuscii a riscontrare alcunché di insolito nei suoi modi. Dicono
che a volte esce dalla trance esaurito e nervoso, ma ciò accade soltanto quando
le sue visioni sono state particolarmente dure e spiacevoli. Per quanto ho
potuto osservare, non vi fu alcuna manifestazione della rigidità e della
freddezza di solito associate con lo stato catalettico. In realtà, sarebbe davvero
bello poter schiacciare con tanta facilità un sonnellino ristoratore!
Immediatamente dopo la diagnosi, la stenografa trascrisse le sue note, che io ho
riportato così come le ho avute da lei, fedelmente copiate e con gli esatti ter-
mini. Dal momento che ricordo le parole, posso affermare che la trascrizione è
fedele. Si sottolinea il fatto, senza dubbio esatto, che possano esservi molti
errori, dovuti sia al modo di parlare di Cayce che alla stenografa, ma medici
liberi da pregiudizi affermano che ciò è perfettamente naturale e scusabile.
Ecco il rapporto della signorina Faxon, la stenografa, tralasciando le formule
del padre:

114
Questa è la lettura psichica fornita da Edgar Cayce a Hopkinsville,
Kentucky, oggi, 16 febbraio 1911. Presenti: Edgar Cayce; L.B. Cayce,
conduttore; Katherine Faxon, stenografa.
L.B.C.: Hai davanti a te il signor August Boehme, di Newport, Kentucky.
Esaminalo con attenzione, completamente e dicci quali sono le sue condi-
zioni attuali.
E.C.: Sì, lo abbiamo qui. Ci siamo già occupati di lui. La sua circolazio-
ne è molto migliorata attraverso la digestione: ci riferiamo ai problemi che
avevamo riscontrato lungo il tratto digestivo dello stomaco, attraverso il
duodeno, aggravati dall'effetto sulla digestione dei succhi pancreatici,
dovuti a cause sia esterne che interne, e complicati da tutta la situazione
interna. Ciò che è stato assunto è stato completamente assimilato, mediante
i succhi secreti dallo stomaco, o dal corpo.
Troviamo che la circolazione capillare, come anche quella che avviene
attraverso i vasi linfatici, l'azione del sistema nervoso simpatico, sono agli
stessi livelli precedentemente riscontrati. I pori della pelle sono chiusi; vi
sono a volte delle emicranie, e una sensazione di stomaco pieno: ciò è
dovuto a un funzionamento squilibrato del sistema nervoso simpatico,
cioè tra il simpatico e il cerebrospinale come se nell'organismo vi fosse
un blocco in qualche punto del nervo del plesso solare all'altezza dello
stomaco; i sintomi descritti, in connessione con queste forze dei sistemi
nervosi cerebrospinale e simpatico, hanno prodotto sull'organismo la
carenza di circolazione capillare, o circolazione linfatica. Tale stato, pro-
trattosi a lungo, ha determinato di per sé una situazione di blocco nell'in-
tero sistema, risultante in una mancanza di grassi nel corpo. I sintomi
sono migliorati riguardo allo stomaco, ma la mancanza di connessione tra
i vari sistemi ha prodotto degli effetti nervosi negativi sul corpo...
Domanda: Che trattamento prescriveresti ora per alleviare questo stato di
sofferenza?
Risposta: Deve continuare a fornire all'organismo ciò che già vi immette,
anzi aumentarlo, perché noi abbiamo agito sul tratto intestinale dello sto-
maco, ma occorre creare armonia tra i sistemi nervosi cerebrospinale e
simpatico, sia per mezzo di energia elettrica trasmessa a questi nervi,
lungo la spina dorsale e in tutto il corpo, sia per mezzo di massaggi e rilas-
samento della forza muscolare del corpo. È consigliabile usare entrambi i
modi.
Domanda: Altri trattamenti?
Risposta: No.

(firma) Katherine Faxon,


stenografa

115
Il giornalista di Chicago scrisse un altro articolo, questa volta sul caso del signor
Lucien Davis, un autorevole personaggio della città che era paziente del dr.
Ketchum. Ecco cosa scrisse:

Una delle più sorprendenti guarigioni ottenute dal giovane fu quella di Lucien
H. Davis, importante uomo politico e ricco imprenditore. Il sig. Davis era mala-
to da qualche tempo e diversi medici da lui consultati avevano dichiarato che
si trattava di appendicite. Davis era quasi sul punto di sottoporsi a un'opera-
zione chirurgica quando venne chiamato Cayce, il quale diagnosticò un pro-
blema alla spina dorsale.
Ecco la diagnosi e il trattamento suggerito, trascritti stenograficamente e
accompagnati da una dichiarazione giurata:
Alla prima vertebra cervicale, dalla seconda all'ottava dorsale, alla seconda
e alla terza lombare, troviamo lesioni che determinano lo stato del paziente
attraverso i gangli di entrambi i lati, o attraverso il sistema nervoso simpati-
co; nella regione della decima e undicesima vertebra dorsale vi è una lesione
che influisce direttamente sul plesso solare, che si trova subito dietro lo sto-
maco: in altre parole, abbiamo una congestione spinale. In questo caso
constatiamo scarsa escrezione dei prodotti di scarto a causa delle condizioni
di stress dell'intero sistema nervoso; tutte le forze reattive agiscono ora
direttamente sui reni, il fegato e la milza. L'intero organismo viene
facilmente eccitato, i dolori si manifestano da una parte all'altra del corpo
per mancanza di energia nervosa.
Questa condizione è stata determinata da un superlavoro durato troppo a
lungo, da eccessivo stress di tutte le energie animali: in altre parole, l'intero
sistema ha operato per troppo tempo sotto tensione. Osserviamo circolazione
sanguigna rallentata, pulsazioni e temperatura al di sotto dei valori normali.
Troviamo una carenza di leucociti; la milza, inoltre, non svolge le proprie
funzioni come dovrebbe, perché le sue capacità sono state sottoposte ad
abuso, da cui la presente mancanza di attività.
Viene consigliato un trattamento con l'elettroterapia per guarire le lesioni.
Riguardo all'appendice si dichiara quanto segue:
II problema nella regione dell'appendice è dovuto a una lesione spinale. Il
nervo sottocostale, irritato alla radice, od origine, causa dolore e irritazione
all'intestino cieco e nei pressi dell'appendice; non si tratta di un problema
organico, ma puramente funzionale.
È necessario aggiungere soltanto che il sig. Davis non morì "nel giro di sei
settimane", come gli era stato da più parti preannunciato, ma reagì positiva-
mente al trattamento e ora è vivo più che mai, e ben felice di esserlo.

Dopo che il sig. Field ebbe fatto ritorno a Chicago, ricevetti dal suo caporedatto-
re l'invito a recarmi in quella città ospite del giornale, che aveva intenzione di orga-
nizzare una dimostrazione. Così, il sig. Noe, mio padre e io andammo a Chicago,

116
dove fummo alloggiati all'hotel LaSalle, insieme a un paio di uomini per scortarci o
per tenerci d'occhio, non saprei dire. Ci informarono che si stavano prendendo
accordi perché i presidi di alcune scuole assistessero a una dimostrazione.
Una sera, tre o quattro giorni dopo, verso le 10,30 o le 11, ci dissero che non
erano riusciti a organizzare l'incontro, ma che disponevano tuttavia di tre medici e,
se io fossi stato d'accordo, uno di essi intendeva sottoporre il caso di un suo pazien-
te. Ai medici presenti venne chiesto se avessero permesso di rendere noti i loro
nomi in caso di successo, ma quelli dissero di no, rifiutando anche di lasciare che il
paziente fosse esaminato da un medico di nostra scelta: le discussioni andarono
avanti per un pezzo.
Insistettero perché io cercassi di localizzare una donna di nome Dorothy Arnold
e svelassi diversi altri enigmi locali che a quel tempo li assillavano. Mio padre fu
molto deciso nel dichiarare che non era nostra intenzione tentare alcunché del gene-
re, ma parecchi giornalisti argomentarono che io ero in debito con loro, dopo tutta
la pubblicità che il giornale mi aveva fatto. Finalmente, verso le due del mattino
successivo, acconsentii a occuparmi del caso presentato dal medico.
Una volta terminato il consulto, dopo che io ebbi ripreso conoscenza, uno dei
medici chiese al collega se la descrizione si adattava al caso e quale era il problema
del suo paziente.
"In base a quanto ha sentito, lei cosa ne pensa?", fu la replica.
"Direi che all'inizio si trattava di un problema abbastanza semplice, ma che poi
lei ha lasciato che si aggravasse gradualmente fino a diventare un caso di atassia
locomotoria".
"È esattamente il male di cui ora soffre il mio paziente", confermò l'altro.
Il terzo medico insistette affinchè io tentassi di fornire informazioni per un suo
parente molto stretto, un medico specialista, come appresi in seguito. Quasi nessun
progresso, così mi dissero, venne fatto in questo caso.
I giornalisti ascoltarono la descrizione del medico e la trascrissero, chiedendogli
di firmarla, ma egli oppose un netto rifiuto. Il mattino successivo, il titolo della
seconda pagina suonava così: "Venne, vide, ma non vinse". Secondo l'articolo, io
sostenevo molte cose e rifiutavo di fare questo, quello e quell'altro; i medici ave-
vano dichiarato che le informazioni fornite erano del tutto fuori luogo; gli stenografi
non erano riusciti a scrivere nulla, affermando che si trattava di discorsi inintelligi-
bili, che non ci si capiva niente e che erano tutte sciocchezze.
Quel pomeriggio, tuttavia, il Chicago Examiner pubblicò un articolo provenien-
te da Hopkinsville che comprendeva quindici o sedici dichiarazioni giurate di per-
sone che affermavano di essere state aiutate dalle mie letture. Il fatto che tante per-
sone pensassero che non si trattava di sciocchezze mi indusse a credere che qual-
cosa di vero doveva pur esserci.

117
14. Crisi familiari: vita e morte

Più o meno in quest'epoca mia moglie, ammalata da diversi mesi, cominciò deci-
samente a peggiorare20. Diversi medici si occupavano di lei; quello di famiglia mi
chiamò nel suo studio dopo che essa aveva trascorso una notte molto agitata e mi
disse:
"Cayce, mi dispiace dirtelo, Vecchio, ma tua moglie non sopravvivrà un'altra
settimana. Nella scienza medica non vi è assolutamente nulla che secondo noi possa
giovarle in qualche modo, viste le sue condizioni. Come sai, si tratta di tubercolosi:
un polmone ostruito, per mesi in esso non vi è stato passaggio di aria; ora anche
l'altro si sta ostruendo e, come puoi vedere dalle emorragie, sanguina. La sua tem-
peratura è troppo alta e lei è troppo debole perché possa farcela. È del tutto esaurita
e le emorragie sono troppo violente: non potrà sopportarne un'altra. Se c'è qualcosa
di valido in questo dannato affare che stai portando avanti con i tuoi compari,
faresti meglio a darti da fare".
Fino a quel momento non avevo fornito nessuna lettura per miei familiari più
stretti, a parte me stesso. Chiesi a mia suocera e a sua sorella, la moglie del dr.
House, di parlarne con il dr. Jackson, il quale disse loro la stessa cosa. Allora esse
dissero: "Proviamo una lettura". Naturalmente, avevo capito che le condizioni di
mia moglie erano quasi disperate.
Vi è un momento in cui tutti noi dobbiamo assumerci le nostre responsabilità
verso il prossimo, perché sicuramente riflettiamo noi stessi nella vita degli indivi-
dui che abbiamo influenzato con la nostra attività. Ma chi potrà mai capire cosa
significasse per me sapere che avevo nelle mie mani la vita della persona amata e
che la validità del potere con cui mi ero baloccato per anni stava ora per essere sot-
toposta a una prova decisiva21?
Chiesi che fossero presenti medici e farmacisti, oltre a uno specialista che avevo
mandato a chiamare, affinchè ascoltassero le informazioni e mi dicessero se c'era

20
II 28 marzo 1911, Gertrude aveva dato alla luce un figlio, Milton Porter, ma il bambino
aveva contratto la pertosse ed era morto circa sei settimane dopo. Cayce non scrisse nulla
riguardo a questa tragedia familiare, ma si dice che si sia sentito notevolmente in colpa per non
aver fornito in tempo un lettura per diagnosticare le condizioni del bimbo. Gertrude rimase
malata per mesi dopo la morte del bambino, e alla fine dell'estate le sue condizioni divennero
critiche.
21
Evidentemente Cayce si sentiva come i chirurghi che rifiutano di operare i propri familia
ri, preferendo affidare l'intervento a un collega meno coinvolto.

118
qualche speranza. Quando mi risvegliai dopo la lettura, lo specialista esclamò:
"Davvero straordinario! La lettura più completa che abbia mai sentito sulla tuber-
colosi, e sì che ne ho sentite tante in patria e all'estero, però non vedo come sia pos-
sibile aiutare sua moglie. Posso visitarla?".
Il farmacista disse. "Bene, lei ha indicato un rimedio, ma non credo che sia pos-
sibile prepararlo". Tuttavia, dichiarò che avrebbe fatto del suo meglio. Vi riuscì, e
dopo aver preso la prima dose Gertrude non ebbe più emorragie. Forse non le
avrebbe avute comunque. In pochi giorni la febbre era scomparsa. È possibile che
sarebbe scomparsa in ogni caso, questo non lo so. Nel giro di due settimane era
decisamente migliorata, anche se dovevano trascorrere diversi mesi prima che
potesse riprendere le sue faccende domestiche.
I risultati furono quanto di meglio si poteva chiedere, al di là di ogni speranza pos-
sibile. Cominciai allora a riflettere seriamente, perché qualcuno mi aveva detto che
andava tutto bene finché dormivo, ma che da sveglio ero troppo sciocco perché qual-
cuno pensasse che valesse la pena di fare denaro con me. Forse sono così ancora oggi.
Abbandonai tutto e tornai alla fotografia, ma la cosa non finì così. Sin dal gior-
no in cui una persona tanto cara mi era stata restituita, avevo considerato tutti i feno-
meni psichici con una diversa attitudine, perché, dopo tutto, la conclusione era: fin-
ché non ci colpiscono personalmente, le cose non hanno molta importanza. Infatti,
consideriamo il Salvatore davvero tale quando ci aiuta innanzi tutto sul piano per-
sonale. In tal modo, possiamo anche discutere e cavillare e dire ogni sorta di catti-
verie su qualunque fenomeno osserviamo, ma quando qualcosa aiuta e da conforto
al nostro corpo fisico, o ai nostri cari, allora diventa importante e, a prescindere da
ciò che gli altri possano dire, per noi rappresenta la verità.
Pochi giorni dopo la lettura per mia moglie, nel gennaio o febbraio 1911, mi tro-
vavo in casa insieme a lei. Vivevamo allora nel cottage della madre di Gertrude
sulla East Seventh Street: la casa era stata ristrutturata pochi mesi prima e splendi-
damente rifinita all'interno. Tutte le parti in legno erano state tinte in grana come i
pavimenti, mentre l'esterno era bianco con finiture verdi. Nel corridoio c'era una
libreria, il soggiorno si trovava alla destra dell'atrio, mentre a sinistra si apriva la
camera da letto dove Gertrude giaceva ammalata.
Un pomeriggio, il campanello della porta suonò: andai ad aprire e mi trovai
davanti un uomo robusto e dall'aspetto imponente, ma dai modi bruschi.
"Lei è Cayce?", chiese.
"Sì, signore".
"Ebbene, io sono Munsterberg di Harvard. Sono qui per smascherarla. Si è scritto
troppo di lei sui giornali, ultimamente, perché non si tratti di un imbroglio. Ho
smascherato più falsi medium io di chiunque altro nel Paese. È qui che lavora?".
Gli dissi di no, che avevo uno studio in città.
"Bene, di che genere di messinscena si serve?".
Nel frattempo aveva continuato ad avanzare nella casa ed io mi diressi verso il
soggiorno. Quando risposi: "Non mi servo di alcuna messinscena" egli insistette:
"Allora qual è il suo modus operandi!".

119
Non avevo idea di che cosa stesse parlando.
"Insomma, come riesce a farlo?", chiese.
Gli dissi che potevo sdraiarmi sul pavimento, o fuori, sulla strada, o nel cortile,
come in qualsiasi altro luogo. Non sapevo di che cosa si trattasse, potevo giudicare
soltanto dai risultati. "Mi sto convincendo che la preparazione deve avvenire sia
nell'individuo che cerca le informazioni, sia in me stesso. Io non pretendo nulla. Più
leggo le trascrizioni delle letture, meno ne capisco. Mi piacerebbe che lei facesse
delle indagini, e se sto imbrogliando me stesso o il mio prossimo, per favore, me lo
dica. Immaginiamo, dottore, che lei conosca i signori Dietrich, oppure molti degli
individui a cui ho fornito letture. Ecco, qui c'è mia moglie, che adesso è molto
ammalata. Vuole sapere cosa ha detto la lettura su di lei? Vuole visitarla? Le piace-
rebbe sapere cosa hanno detto i medici riguardo al composto consigliato per miglio-
rare le sue condizioni? Vuole vedere cosa è stato preparato per lei in base ai consi-
gli dati? I risultati sono le uniche prove che possiedo. In seguito ad esperienze fatte
con alcune persone, tuttavia, so che c'è qualcosa che non va, altrimenti non ci
potrebbe essere una tale confusione nella mia mente. Di che si tratta non lo so, pro-
babilmente è qualcosa dentro di me".
Presi dalla libreria una copia della lettura per Gertrude e gliela mostrai, pregan-
dolo di leggerla e, se era un medico, di visitare mia moglie e dirmi cosa ne pensa-
va. Ma egli mi informò di non essere un medico.
Poi mi chiese notizie della mia istruzione, di ciò che avevo letto, quindi andò alla
libreria. Vi era un buon numero di libri di E.P. Roe, alcune riviste e un bel po' di
volumi di letteratura moderna; infatti, quando lavoravo nel negozio di libri, mi ero
imposto come regola di regalare a Gertrude un best-seller al mese. Egli ne tirò fuori
parecchi, lasciandone cadere alcuni sul pavimento senza raccoglierli. Dopo trenta o
quaranta minuti se ne andò, dicendomi: "Tornerò a trovarla".
La mattina successiva, quando arrivai nello studio, vi trovai mio padre e la ste-
nografa. Chiesi se vi erano appuntamenti per quel giorno e venni informato che un
uomo sarebbe arrivato da Cincinnati con il treno delle dieci. Mentre stavo raccon-
tando a mio padre l'esperienza del giorno prima, arrivò il dr. Munsterberg, che
indossava un pesante cappotto grigio perché quella mattina era caduta un po' di
neve. Si sedette in una delle grandi sedie a dondolo, senza dire quasi nulla, limitan-
dosi ad osservare mio padre, la stenografa e qualcuno che era entrato, non ricordo
se si trattasse del dr. Ketchum o del signor Noe. Si mise a guardare molti dei rap-
porti che le stenografe erano intente a trascrivere.
Entrai nello studio, perché dovevo occuparmi di alcune lastre: stavo facendo dei
saggi di stampa, quando mio padre mi avvertì che era arrivato il signor Bornie per
la sua lettura.
Il signor Bornie parlò con mio padre, che allora si incaricava di condurre le let-
ture, mentre il dr. Munsterberg, sempre seduto nella sedia a dondolo, continuava a
indossare il suo soprabito, nonostante il locale fosse sufficientemente riscaldato. Gli
chiesi se gli interessava assistere alla lettura ed egli rispose:
"Vi sdraierete su quel tavolo?".

120
"Sì, signore", risposi.
"Bene, posso guardare da qui e ascoltare tutto quello che voglio", esclamò.
Preferì restare seduto vicino alla porta, da dove poteva vedere tutta la scena
anche senza entrare nella stanza. Io mi sdraiai sul lettino e fornii la lettura. Una
volta terminato, uscii, mentre Munsterberg, senza neanche alzarsi dalla sedia, chia-
mò il signor Bornie e chiese:
"Dove ha sentito parlare di Cayce?"
"Ho letto di lui sul giornale, credo che si trattasse del Cincinnati Star", rispose
il signor Bornie.
"Che cosa avete detto a Cayce riguardo al vostro stato di salute?".
"Assolutamente niente. Non l'avevo malvisto in vita mia prima di oggi. Avevo
soltanto letto qualcosa di lui sul giornale: dal momento che ho sofferto per lungo
tempo senza trovare nessun rimedio, sono ricorso a lui".
"Ebbene, che cosa pensa di ciò che le ha appena detto?".
"Penso che la sua sia una descrizione migliore di me stesso di quella che avrei
potuto fare io".
"Ne è convinto?".
"Sicuro!".
"Anch'io! Faccia tutto ciò che le consiglia: certamente questo trattamento la aiu-
terà, al contrario di tutti quelli che ha tentato finora".
Rivolgendosi a me, disse: "Cayce, vorrei sapere di più su tutto questo. Non mi
è mai capitato nulla di simile. Anche se non avesse risolto nessun altro caso dopo
quello della piccola Dietrich, la sua vita non sarebbe stata inutile. La mia opinione
è che lei si è messo con la gente sbagliata. Tenga i piedi per terra e non cerchi di
forzare le cose. Si mantenga sincero com'è ora e ascolti sempre la voce intcriore.
Penso che lei andrà lontano. Sentirà ancora parlare di me".
Ma non lo rividi più.
Continuai a emettere letture per i pazienti del dr. Ketchum22, ma un giorno mi
svegliai dopo averne fornito uno rendendomi conto che qualcosa non andava. A mia
insaputa, i miei soci avevano deciso che dovevamo cercare di arricchirci23. Mi sta-
vano nascondendo qualcosa, perché il vecchio problema che mi aveva afflitto
durante l'ultimo periodo del mio soggiorno a Bowling Green sembrava ripresentar-
si. Cercai subito di mettermi in contatto con alcune delle persone per cui presumi-
bilmente erano stati fornite letture, ma tra loro ci fu chi dichiarò di non averne
richiesti né ricevuti. Quando misi i miei partner di fronte a queste affermazioni, essi
replicarono che dovevamo trovare un modo più rapido per far soldi, aggiungendo

22
Da appunti presi dalla signorina Addie Pool, una delle stenografe in quel periodo, risulta
che ella trascrisse circa 150 letture mentre era sotto contratto con Ketchum, Noe e Cayce.
23
Ketchum dichiarò: "La gente veniva da lui e pretendeva che li aiutasse a individuare una
miniera d'oro o un pozzo di petrolio, oppure a puntare sui cavalli; cercavamo di tenere questo
genere di persone lontano da lui, e in ciò riuscivamo abbastanza bene, perché egli non aveva nes
sun interesse in queste cose".

121
di aver chiesto informazioni sulle corse dei cavalli. Dissi loro che non ne potevo più
e che non avrei continuato la mia attività con loro.
Parecchi mesi dopo, seppi che il signor Noe aveva abusato dei privilegi che gli
erano stati concessi; a mio padre, allora, come parte interessata, era stata intentata
causa per cercare di costringere entrambi noi a tener fede al contratto. La causa
venne discussa davanti a quello stesso giudice che mi aveva assicurato per iscritto
che il contratto era legale e che in seguito si era offerto di subentrare al signor Noe
in cambio di parecchie migliaia di dollari. Ma questa volta il giudice stabilì che il
contratto era illegale e chiuse il caso24. Dentro di me scattò qualcosa e gli chiesi se
potevo parlare senza essere accusato di vilipendio alla corte. Egli rispose che pote-
vo. Allora mi sentii spinto ad esclamare: "Per la menzogna che lei ha decretato oggi,
i vermi banchetteranno con il suo corpo ancora vivo!".
In meno di due anni la profezia si avverò, ed egli visse tra i tormenti per altri due
anni. Forse si trattò solo di una coincidenza, magari perché stava giocando con il
fuoco.
Dopo questo avvenimento, mi trasferii a Selma, in Alabama, a lavorare come
fotografo. La salute di mia moglie non era ancora migliorata al punto da permetterle
di accompagnarmi e, nel corso dei mesi successivi, fornii altri due o tre letture
sulle sue condizioni. Era presente un medico, insieme ad alcune nuove conoscenze
che mi ero fatto, ma non volli parlare molto dell'argomento, con loro, perché stavo
cercando di fare del mio meglio per stabilire dentro di me se dovevo abbandonare
tutto, oppure dedicare più tempo e impegno alle letture.

24
Lo storico di Hopkinsville, William Turner, riferisce che la rottura del contratto venne rati-
ficata dalla corte nel marzo 1913.

122
15. Selma, 1912-1919: la
compagnia artistica Cayce

Dopo essermi trasferito in Alabama ebbi molto tempo per me, perché c'era poco
da fare allo studio, la mia famiglia era ancora a casa e fino a quel momento avevo
scarse conoscenze, a Selma. Spesso riandavo con la mente alle esperienze fatte,
riflettendo e pregando.
Un pomeriggio in cui non faceva che piovere, dopo essere rimasto quasi tutto il
giorno immerso in preghiera (era assolutamente necessario che da qualche parte
arrivassero dei soldi per poter provvedere alle mie necessità quotidiane) sentii qual-
cuno salire le scale fino allo studio, che si trovava al secondo piano. Mi chiesi:
"Potrebbe forse essere la risposta alle mie preghiere? Mi verrà forse data la dimo-
strazione definitiva che Dio usa talvolta canali invisibili per mostrarci la via?". Si
affacciò una signora anziana, piccola e con i vestiti bagnati e in disordine; toltasi la
cuffia incollata al viso, si lisciò all'indietro i capelli neri e chiese: "Signore, fate
degli ingrandimenti qui?". "Sì, signora", risposi.
Ella frugò tra le pieghe dell'abito e tirò fuori una minuscola ferrotipia. "Ho una
foto di mio figlio, che si trova in Alaska: mi piacerebbe avere l'ingrandimento
migliore che si riesca a trarre da questa".
Guardai la piccola stampa sbiadita e le dissi che si poteva fare. "Bene", rispose.
"Sarei molto felice se lei lo facesse; se accetta un assegno le pagherò ora: è di mio
figlio, e nessuno in città ha voluto cambiarmelo, non so cosa fare".
Presi l'assegno e le chiesi di aspettare un momento mentre scendevo per andare
in banca. Il signor Armstrong, l'impiegato, mi disse: "Cayce, ho già visto questo
assegno tre volte oggi. Sono certo che sia buono, e ho il forte sospetto che questa
povera madre ne abbia bisogno. Se lei me lo gira, io le do il denaro". Lei lo aveva
già firmato.
Gli dissi: "Ma lei sa che io qui non ho alcun deposito".
"Lo so, ma lei ed io insieme faremo un'opera buona per questa piccola signora",
replicò.
Nessuno potrebbe dimenticare la gioia che le si dipinse sul volto quando le diedi
il denaro. Mi pagò per la foto, e ciò mi consentì di far fronte temporaneamente ai
miei obblighi. Poi mi raccontò della figlioletta, affetta da paralisi infantile, ed io a
mia volta le dissi delle esperienze che avevo avuto negli anni precedenti, prima di
venire a Selma. Mi chiese una lettura per sua figlia.

123
Alcuni giorni dopo la condusse da me. Chiesi al signor Alfred D. Butler, uno dei
ragazzi della mia scuola domenicale, di condurre il consulto. La bimba aveva un
piede e una gamba molto deformati. Un medico in città aveva acconsentito a pre-
stare la sua opera per vedere se ciò che avrebbe consigliato la lettura poteva essere
di aiuto. In meno di un anno la piccola gamba tornò quasi perfettamente normale.
E per tutti il tempo in cui vissi in Alabama, non passò praticamente settimana in cui
qualcuno della sua famiglia non venisse a trovarmi, mai a mani vuote, ma sempre
portando qualcosa in segno di riconoscenza e dicendomi "Grazie".
Il padre del medico che aveva preso in cura questa bambina era stato ammalato
per qualche tempo; il disturbo che avvertiva da una parte della testa era stato dia-
gnosticato come cancro: chiese di vedere se una lettura poteva dargli qualche sug-
gerimento. Gli venne consigliato un composto che da allora in poi si dimostrò effi-
cace in centinaia di casi simili, anche se la sua preparazione e composizione in
diversi casi venne adattata all'uso individuale. In questo caso particolare la soffe-
renza spari ed egli non ebbe più fastidi di alcun genere. Morì parecchi anni più tardi
per motivi del tutto diversi, almeno così diagnosticarono suo figlio e altri medici.
Nell'ultimo periodo di quell'anno ebbi una richiesta da parte di una signora di
Lexington, nel Kentucky, il cui marito aveva conosciuto il professor Dietrich: chie-
deva con insistenza che io la visitassi a casa per fornirle una lettura. Dopo uno
scambio epistolare, acconsentii ad andare.
Arrivai a casa sua senza riuscire a convincere nessuno ad accompagnarmi, poi-
ché non avevo denaro per pagare un altro biglietto ferroviario. La signora che mi
aveva chiamato era nelle condizioni più pietose che avessi mai visto: non poteva
muovere né le mani né i piedi e il suo corpo appariva molto gonfio. La situazione
mi sembrò assolutamente senza speranza; tuttavia raccontai a lei, a suo marito e al
medico presente alcune delle mie esperienze nel corso degli anni, parlando soprat-
tutto del caso di mia moglie. La guarigione di Gertrude sembrò interessarli molto,
poiché avevano udito esprimere opinioni molto favorevoli dal professor Dietrich e
da altre persone della parte occidentale dello Stato, e insistettero affinchè tentassi la
lettura. Ripetei loro come meglio potei quel che mi era stato detto sul modo di con-
durre i consulti da parte del signor Layne, di mio padre e di altri, acconsentendo che
fosse il marito a condurre questo. Al termine, sembrarono tutti molto sollevati per
le informazioni ricevute.
Dopo essere tornato a Selma, il marito mi scrisse chiedendomi una lettura di
controllo: ne risultò che la signora aveva avuto qualche miglioramento; tuttavia, la
sostituzione di uno degli ingredienti del composto da parte del medico che l'aveva
preparato aveva provocato una brutta eruzione in tutto il corpo. Se avessero modi-
ficato il composto, il miglioramento sarebbe stato molto più netto. Dopo circa un
mese ricevetti un telegramma, con il quale mi si chiedeva di tornare ancora una
volta a Lexington.
Quando entrai nella casa, restai più meravigliato che mai nel vedere la signora,
per la quale non si erano date speranze, seduta su una sedia perfettamente a proprio
agio. I piedi e gli arti inferiori sembravano molto migliorati, il corpo non era più

124
tanto gonfio. Chiese all'infermiera di scioglierle i capelli e di darle pettine e spaz-
zola. Dopo essersi messa in ordine, mi disse: "Alcuni giorni fa sono riuscita a man-
giare da sola per la prima volta in questi ultimi tre anni, e ne sono passati cinque
dall'ultima volta in cui fui in grado di sollevare le mani abbastanza in alto da poter-
mi pettinare. Volevo che lei vedesse il miglioramento".
Otto o nove mesi dopo, mi invitò a un ricevimento dato in occasione del suo
compleanno. Ci andai e lei mi chiese di accompagnarla nella sala. Durante la festa
conobbi David E. Kahn, che viveva nella casa accanto. La famiglia di Kahn mi
pregò di far loro visita; ricorderò sempre la prima sera che trascorsi nella loro casa.
Parlammo fino a notte fonda e io raccontai molte delle mie esperienze. Discussi
con mamma Kahn delle mie prospettive e dei molti cambiamenti avvenuti in me in
seguito alle varie esperienze con persone che cercavano informazioni attraverso le
letture.
Ella chiese una lettura per Leon, fratellino di Dave, che era stato ferito in un
incidente: venne promesso qualche aiuto, a patto che riuscissero a ottenere la piena
cooperazione della persona che poteva fornire il trattamento indicato. Ciò non
avvenne e il giovane ottenne pochi e temporanei benefici, finendo per morire.
In quel periodo trascorsi diversi giorni a casa loro. La sincerità manifestata da
Dave, e soprattutto la considerazione e gli amichevoli consigli di mamma Kahn, li
hanno fin da allora serbati cari al mio cuore e alla mia mente.
La prima lettura mentale e spirituale, come ora verrebbe chiamata, venne pre-
stata nel corso di una di queste visite a casa di mamma Kahn: fu condotta dallo stes-
so Dave e riguardò lui stesso. Era lui a porre le domande e a fare da stenografo, per
cui trascrisse le informazioni con la normale scrittura. Da allora, egli mise per iscrit-
to molte delle nostre esperienze insieme in varie parti del Paese, annotando anche
il modo in cui venivamo guidati dalle letture; tuttavia io non ho in mio possesso
copie delle informazioni ottenute a quell'epoca.
In altre lettura ricevute ci venne indicato che entro pochi anni vi sarebbe stato un
notevole cambiamento nel Paese e che col procedere degli avvenimenti Dave sareb-
be partito; il suo lavoro sarebbe stato diverso da quello per cui si era preparato, ma
avrebbe influito su tutta la sua vita; era bene per lui fare gli opportuni preparativi,
anche se la sua famiglia avrebbe molto ostacolato questo cambiamento, anche per lui
rappresentava un'opportunità migliore, perché lo avrebbe meglio preparato alle
esperienze che doveva vivere in seguito.
Più tardi, in quell'anno, la salute di Gertrude migliorò al punto di potermi rag-
giungere a Selma con nostro figlio Hugh Lynn. Nel febbraio del 1913 Hugh Lynn
ebbe un brutto incidente. Mi aveva visto fare delle foto in studio con il flash. Una
sera erano venute delle persone con diversi scoiattolini: avevo scattato delle foto
usando la polvere di magnesio. Per negligenza, me ne ero dimenticata una certa
quantità in una scatola sul cavalietto della macchina fotografica. La mattina dopo la
cameriera, facendo le pulizie, aveva urtato la scatola facendola cadere sul pavimen-
to, dove il bambino l'aveva trovata. In seguito egli disse che voleva spaventare la
cameriera: aveva acceso un fiammifero mentre lei scendeva le scale e la capocchia

125
del fiammifero era caduta nella scatola di polvere. Egli era chino su di essa, e la fiam-
mata lo aveva investito appena al di sopra del naso, bruciandogli letteralmente le
ciglia, le sopracciglia e i capelli.
Corsi dabbasso, udendo l'esplosione e il suo grido, e lo portai dal medico: dopo
averlo visitato, mi informò che non c'era quasi speranza per gli occhi. Mio figlio era
cieco.
Hugh Lynn soffrì moltissimo, una vera agonia; a partire dal quinto o sesto giorno,
diversi medici e uno specialista si erano avvicendati al suo capezzale: mi venne detto
che per salvare l'occhio sinistro, sarebbe stato necessario eliminare il destro.
L'insegnante della scuola domenicale di Hugh Lynn sedeva vicino al letto cercando
di calmarlo, e il medico le disse di metterlo a conoscenza di ciò che i medici avevano
intenzione di fare. Con grande sorpresa di tutti, il ragazzo si sollevò sui gomiti e disse
al dottore: "Non toglietemi gli occhi. Quando papa è addormentato, è il miglior medi-
co del mondo. Vi dirà lui cosa fare, e voi lo farete, vero dottore?". Né mia moglie né
10avevamo giudicato fattibile o ragionevole tentare una lettura, ma dopo la sua richie
sta la facemmo: l'indicazione fu di modificare in qualche modo il trattamento, aggiun
gendo certe cose. Con la prima applicazione di impacchi di acido tannico sugli occhi,
11 bambino chiese all'infermiera: "È la medicina di papa? Mi sento meglio".
Alcuni giorni dopo vidi che le sue palpebre erano squamose, e il medico, che era
presente, disse: "Cayce, non c'è speranza". Ma il bambino insisteva che si sentiva
meglio e che non aveva più dolore.
Dopo dodici giorni dall'inizio del trattamento un velo, per così dire, cadde dai
suoi occhi mentre si alzava un mattino, ed egli gridò: "Ci vedo!".
Naturalmente, ci preoccupammo per un anno e più di proteggere i suoi occhi, che
comunque guarirono alla perfezione, e quando raggiunse i venticinque anni non
aveva più nemmeno una cicatrice, a meno che non si arrabbiasse molto, e allora il
viso e la fronte diventavano lividi25.
Un anno dopo, mentre stavo facendo delle fotografie in una città vicina, ebbi
diversi attacchi di crampi accompagnati da nausea e il dr. Gay, il nostro medico di
famiglia, diagnosticò un'appendicite, dandomi una cura per alcuni giorni.
Migliorai un poco, tanto da riuscire a continuare il mio lavoro; decisi poi che, se
davvero credevo nelle letture, avrei fatto meglio a chiederne una per me stesso. Mi
venne detto che era necessario un intervento da eseguire immediatamente. Quella
sera chiamai il medico e gli mostrai la lettura; egli mi visitò e mi condusse in ospe-
dale quella sera stessa. La mattina dopo mi operarono e mi dissero che era un caso
molto difficile, e che apparentemente le mie condizioni sussistevano da diversi

25
Hugh Lynn Cayce, in About My Father 's Business di A. Robert Smith, ricordava di aver
mangiato "un'enorme quantità di uva", come prescriveva la sua lettura. "Pensavo che papa fosse
l'uomo dei miracoli, la persona più importante del mondo. Se riuscite a immaginare di restare
ciechi per settimane e di avere intorno medici che vi dicono che tornerete a vedere con un occhio
solo, perché l'altro dev'essere asportato, forse potrete capire che non facevo nessuna fatica nel
credere in mio padre".

126
anni. In qualche modo, questa era una verifica delle informazioni ricevute molti
anni prima a Bowling Green.
Verso la fine dell'anno, il direttore del corso di scuola domenicale in cui inse-
gnavo venne da me una sera a chiedere una lettura per sua sorella, poiché i medici
insistevano che fosse mentalmente malata e senza alcuna speranza di ripresa.
Erano presenti i medici e la sua famiglia, anche se lei non era nemmeno in città in
quel periodo: la lettura indicò che la causa principale dei problemi era da attribuire
a un dente del giudizio che non riusciva a spuntare: se fosse stato estratto, le sue
condizioni sarebbero migliorate entro brevissimo tempo. Venne effettuato con
urgenza un esame per verificare questo stato di cose, il dente venne individuato ed
estratto. Alcuni mesi più tardi la ragazza tornò in sé e cominciò un corso di specia-
lizzazione.
Un alto membro del mio corso alla scuola domenicale, il signor Jones, aveva una
quantità di problemi dovuti alla sua continua perdita di peso e a persistenti emicra-
nie; sembrava che nulla potesse recargli sollievo. Mi chiese una lettura e il tratta-
mento prescritto per lui si dimostrò il più salutare. Circa un mese dopo egli ebbe una
lettura per il suo figliolo più grande, che mise a posto il ragazzo, poi chiese infor-
mazioni per la moglie e il figlio minore: tutte queste letture si dimostrarono soddi-
sfacenti sotto ogni aspetto. Come mi disse poi: "Una lettura all'anno mantiene in
salute la famiglia, ed io non mi preoccupo più per loro".
Nella primavera del 1915 ebbi un ritorno di afonia: lo specialista affermò che era
di natura puramente psicopatica e sollecitò l'aiuto di un ipnotizzatore, che era uno
dei funzionari della contea. Quest'uomo, al termine degli esperimenti, dichiarò che
io ero molto sensibile alla suggestione, ma non aveva mai visto un caso simile al
mio: mentre riusciva a controllarmi fino al primo stadio di influenzamento ipnoti-
co, sembrava che io assumessi il controllo dopo quel momento ed egli non riusciva
a fare altro che ordinarmi di svegliarmi.
Il mio stato si protrasse per diversi mesi, e ricordo un evento avvenuto nel corso
di quel periodo che meravigliò molta gente. L'edificio nel quale io avevo lo studio
e in cui abitavo andò a fuoco.
Tutti erano sicuri che l'agitazione mi avrebbe fatto tornare la favella, ma sembrò
che accadesse proprio il contrario. Non riuscivo a dire e a fare nulla tranne stare in
piedi e guardare, agitare le braccia, correre dentro e fuori, assistendo i vigili del
fuoco che portavano fuori le varie cose.
Una sera tentammo di ottenere delle informazioni per me stesso perché, oltre al
ritorno dell'afonia, mi sentivo anche male. Il conduttore fece un errore nel precisare
dove io mi trovavo, dando l'indirizzo di un ufficio dall'altra parte della strada.
Non essendo stato trovato il corpo dove lui aveva detto, egli chiese una descrizione
dell'ufficio e allora arrivò la dichiarazione che in esso vi era un uomo che aveva sot-
tratto dei fondi al governo e stava tentando di rimettere i conti in ordine a modo suo;
non avevamo nessuna notizia che una cosa del genere fosse stata mai sospettata, ma
in alcuni mesi tutto venne scoperto. Naturalmente, la lettura non aveva nulla a che
fare con ciò che era stato richiesto. Quando venne dato l'indirizzo corretto, il mio

127
corpo venne localizzato. A quanto pare, quando le informazioni sono per me,
dev'essere fornito l'indirizzo esatto, come per chiunque altro, e solo attraverso
un'indicazione precisa il mio corpo può essere localizzato.
Un giorno, un signore che aveva a che fare con la compagnia del gas entrò dicen-
domi di essere stato per qualche tempo studioso di terapie per suggestione e simili.
Aveva assistito con altri all'esperimento precedente e disse che gli sarebbe piaciuto
tentare una lettura.
Venni informato che la sua suggestione era stata: "Ora stiamo andando a caccia
di conigli e voglio che lei chiami i cani". I presenti dichiararono che avevo assunto
l'atteggiamento di uno che assiste a una caccia e che ben presto avevo cominciato
a fischiare per i cani, smettendo dopo un certo tempo; venne data la suggestione che
mi sarei risvegliato sentendomi benissimo e in grado di parlare normalmente. Fu
proprio così! Qualche tempo dopo, quest'uomo ebbe anche una lettura per suo
figlio, al quale il medico aveva diagnosticato la tubercolosi: sottoposto al tratta-
mento consigliato, il giovane si rimise prontamente e finì per guarire del tutto.
Un giorno, lo stesso uomo venne allo studio quasi senza respiro, essendo arriva-
to di corsa. "Cayce vuole salvare la vita di una donna? Giù dove sono alloggiato vi
è una signora che secondo i medici sta morendo: l'hanno già lasciata sola con l'in-
fermiera".
La lettura consigliò un rimedio da preparare immediatamente per alleviare le
sofferenze e dichiarò che le sue condizioni erano causate da polmonite. Quando
ripresi conoscenza, l'uomo sembrava molto eccitato ed esclamò: "Adesso devo
andarmene subito, ma tornerò per dirle alcune delle cose che lei ha detto senza che
noi gliele avessimo chieste".
Quella sera tornò dicendo: "Bene, la paziente sta riposando tranquillamente. Un
nuovo medico che è stato chiamato afferma che è fuori pericolo e che non vi è alcun
motivo per cui non dovrebbe rimettersi completamente". Così fu, e la donna è tut-
tora in vita.
Poi aggiunse: "Ciò che volevo dirle è che nella lettura di questa mattina lei ha
dichiarato: 'Fate ciò (riferendosi probabilmente a quanto suggerito) ed ella si
riprenderà, ma il medico che l'ha abbandonata al suo destino ha solo sei mesi e sei
giorni di vita'".
Sei mesi e sei giorni dopo quel medico cadde morto davanti a casa sua. La cosa
venne accertata, perché molti erano a conoscenza della predizione, se così la si può
chiamare.
Nei primi mesi del 1916 venni di nuovo chiamato a Lexington da Dave Kahn per
fornire una lettura per una delle persone che era stata presente agli esperimenti
durante la mia visita precedente. La lettura si rivelò assai soddisfacente per il
paziente, per il quale era stata diagnosticata una malattia mentale inguaribile.
Migliorò rapidamente, riacquistando in pieno le sue facoltà.
Nel corso della stessa visita, Dave pose delle domande su quello che doveva
essere il lavoro della sua vita: gli venne detto che per qualche tempo si sarebbe
allontanato da casa, avrebbe attraversato molte acque, guadagnato onorificenze e

128
che, quando si fosse stabilito di nuovo da qualche parte, si sarebbe trovato in un
ambiente del tutto diverso e con un altro tipo di lavoro; non venne però menziona-
to il motivo della sua partenza e quanto a lungo sarebbe rimasto lontano.
Poco prima che venisse dichiarata la guerra tra gli Stati Uniti e la Germania, nel
1917, ricevetti da New York un telegramma di Dave, il quale chiedeva che gli dicessi
cosa sarebbe avvenuto e come doveva comportarsi. La lettura disse che la guerra
sarebbe stata dichiarata, che vi sarebbe stata una chiamata di volontari, l'istituzione
di campi di addestramento e cose del genere; che egli stava cercando di sfruttare le
sue conoscenze politiche, cosa che non lo avrebbe portato da nessuna parte; avreb-
be invece dovuto seguire le vie normali e gli sarebbe stato affidato un incarico in
cui si sarebbe dimostrato di grande utilità, ottenendo per se stesso una situazione più
favorevole; che nel campo di addestramento dove sarebbe andato avrebbe organiz-
zato intrattenimenti per le truppe.
Ci volle qualche mese prima che tutto ciò si verificasse, ma quando avvenne fu
esattamente come era stato indicato dalla lettura. Al campo di addestramento parlò
delle letture ad alcuni dei suoi ufficiali superiori ed avemmo una nutrita corrispon-
denza con soddisfacenti scambi di idee, e alla fine ci fu una lettura per un profes-
sore della Howe School, dell'Indiana, che si dimostrò assai valido: egli ottenne
aiuto per la sua famiglia quando ogni altra cosa aveva fallito.
Qualche mese dopo, Dave venne inviato a Fort Worth, in Texas, da dove rice-
vemmo la richiesta di informazioni riguardanti lui e il suo ufficiale superiore. La let-
tura dichiarò che lui non si sarebbe imbarcato per molti mesi ancora, nonostante la
sua divisione avesse già ricevuto gli ordini di partenza, ma che, quando il momen-
to fosse venuto, essi sarebbero stati trasferiti sulla costa orientale e là avrebbero
avuto la possibilità sia di rimanere negli Stati Uniti, sia di andare all'estero con la
divisione. Gli venne raccomandato di partire a qualunque costo. La possibilità gli
sarebbe stata offerta dal suo ufficiale superiore, che a sua volta - nonostante fosse
certo di partire - non sarebbe andato all'estero. Anche questo si verificò, e in maniera
quasi identica a quella indicata dalla lettura.
Dave ed io ci scambiammo diverse lettere mentre egli si trovava in Francia, inol-
tre molte persone mi scrissero da varie parti del Paese in seguito all'interesse susci-
tato dal racconto fatto da Dave delle sue esperienze, come di alcune delle mie, con
le letture. Particolarmente interessante fu quello chiesto da un console in Italia, che
ottenne una lettura per sé e la moglie circa il ritorno alla sua sede in Italia.
Attraverso questo console, giunse la richiesta di lettura da parte di qualcuno appar-
tenente alla casa reale: la lettera era scritta in italiano e naturalmente non ero in
grado di leggerla, dal momento che non conoscevo altra lingua che l'americano
(non potevo neanche dire di conoscere l'inglese).
Riuscii a farmela tradurre da un fruttivendolo di Selma: sembrò molto eccitato
dall'idea che qualcuno di così alto rango nel suo Paese scrivesse a un piccolo foto-
grafo dell'Alabama chiedendo informazioni sulla salute della moglie, e fu presente
quando tali informazioni vennero fornite. Con sorpresa di tutti, gran parte di esse
non vennero comprese da nessuno tranne che dal fruttivendolo, dal momento che

129
erano in lìngua italiana. Venni richiesto di ripeterle in maniera intelligibile, così che
la stenografa potesse scrivere un rapporto da inviare a quella persona: così avven-
ne, e la lettura fu assai soddisfacente.
In questo periodo giunsero parecchie richieste da persone del luogo e dal resto
del Paese. Venni chiamato a Washington per fornire informazioni riguardanti un'al-
ta autorità: sono certo che dovettero essere quanto meno interessanti, perché circa
un anno dopo venni chiamato nuovamente per lo stesso motivo26.
La mia ultima esperienza con un ritorno dell'afonia fu forse la più notevole. Non
posso dire, a tutt'oggi, di averla capita fino in fondo. Ecco di cosa si trattò.
Da circa dieci giorni non riuscivo a parlare se non con un bisbiglio. Pensai che
se fossi stato in grado di penetrare nel mio subconscio, probabilmente avrei potuto
tornare a parlare normalmente. Era una domenica pomeriggio. Mia moglie aveva
mandato il nostro figlio maggiore a fare una passeggiata col fratellino27, che era
ancora molto piccolo. Ci ritirammo nella camera da letto, dove io procedetti a met-
termi nello stato di incoscienza. L'esperienza durò circa trenta minuti ed è l'unica
della quale sono riuscito a ricordare ogni cosa accaduta. In moltissimi casi avevo
fatto dei sogni, mentre mi trovavo in quello stato. Si trattò di un sogno anche quella
volta?
Sembrava che davanti a me si stendessero tutti i cimiteri del mondo; non vede-
vo altro che le dimore di quelli che noi chiamiamo defunti, in tutte le parti del
mondo. Poi, quando la scena cambiò, le tombe sembrarono disporsi tutte intorno
all'India, mentre una voce da qualche parte diceva: "Qui riconoscerai la religione
di un uomo dal modo in cui il suo corpo è stato disposto".
La scena poi si spostò in Francia e vidi le tombe dei soldati: tra loro ve n'erano
tre di ragazzi che erano stati nella mia classe alla scuola domenicale. Poi li vidi, non
morti, ma vivi, e ciascuno di essi mi raccontò come aveva incontrato la morte: uno
colpito dal fuoco di una mitragliatrice, un altro da una granata, il terzo sotto un
pesante bombardamento di artiglieria. Due di loro mi diedero un messaggio da tra-
smettere ai loro cari in patria. Avevano lo stesso aspetto e modo di fare del giorno
in cui erano venuti a salutarmi prima di partire come soldati durante la prima guer-
ra mondiale.
Quando la scena mutò di nuovo, io cominciai a ragionare: "Questo è ciò che si
chiama spiritismo. Può essere vero? Tutti quelli che consideriamo defunti possono
essere ancora vivi su qualche altro piano dell'esperienza o dell'esistenza? Potrei
allora vedere il mio figlioletto morto?". Come se si sollevasse un sipario, compar-
vero schiere e schiere di bimbi. Nella terza o quarta fila dall'alto, da un lato, rico-
nobbi mio figlio, Milton Porter, che era morto appena nato qualche anno prima. Egli
mi riconobbe a sua volta e mi sorrise, ma non ci scambiammo alcuna parola.

26
Dave Kahn, in un'intervista rilasciata circa cinquanta anni dopo, affermò che Cayce fece
quei viaggi a Washington perché gli era stato "chiesto di fornire una lettura per il presidente
Wilson". Maggiori dettagli sono riportati nell'Appendice.
27
Gertrude diede alla luce il terzo figlio, Edgar Evans, il 9 febbraio 1918.

130
Vi fii un nuovo cambiamento di scena e apparve una signora mia amica, sepolta
nel cimitero locale in quello stesso periodo, che avevo conosciuto molto bene e
dalla quale avevo comprato spesso dei fiori che venivano distribuiti dai bambini
delle mie classi alla scuola domenicale. Ella mi parlò del trapasso che noi chiamia-
mo morte, dicendo che in realtà si tratta di una nascita, soffermandosi in particola-
re sull'effetto che un dono floreale ha sulla gente, dono che andrebbe offerto in vita
piuttosto che ai funerali o dopo morti. Per quanto riguarda il loro significato, ella
affermò che i fiori parlano agli invalidi, ai ricoverati, e hanno invece scarso valore
per coloro che sono passati dalla dimensione materiale a quella spirituale. Aggiunse
poi: "Tanto per restare sul piano materiale, alcuni mesi fa qualcuno ha lasciato da
lei due dollari e cinquanta per me. Lei non ne sa nulla, ma li troverà in un cassetto
della scrivania accompagnati da un biglietto con la data, 8 agosto, due banconote da
un dollaro e una moneta da cinquanta centesimi. Faccia in modo che mia figlia li
riceva, perché ne ha bisogno. Sia paziente con i bambini, stanno facendo molti pro-
gressi".
La scena cambiò ancora e apparve un uomo, che era stato per anni un esponente
della chiesa della quale ero membro. Mi parlò di suo figlio, Malcolm, dicendo che
sarebbe senza dubbio tornato ad occupare il suo posto nella banca locale, ma che
avrebbe fatto meglio ad accettare l'offerta che gli sarebbe arrivata da una casa cine-
matografica. Quindi mi parlò degli affari della chiesa, poi io ripresi conoscenza.
Quando mi svegliai potevo parlare normalmente, anche se mia moglie affermò
che in quei trenta minuti non avevo detto una parola. Dopo che le ebbi raccontato
il sogno andai a guardare nella scrivania, trovandovi proprio la busta descritta dalla
signora. Era stata ricevuta in agosto da una delle signorine che avevano da tempo
lasciato lo studio (era accaduto in dicembre).
Il giorno successivo ebbi occasione di recarmi in banca, dove affidai al giovane
Malcolm il mio deposito. Gli chiesi quando era tornato ed egli mi rispose di averlo
fatto la sera precedente. Dopo avergli domandato se pensava di continuare a lavo-
rare alla banca e ricevuta una risposta affermativa, gli dissi che c'era qualcosa di cui
mi sarebbe piaciuto parlargli, ma che la decisione sarebbe spettata solo a lui. Dopo
circa un'ora venne nel mio studio, dove gli raccontai per intero l'esperienza con il
padre defunto.
Malcolm mi informò che nel corso del viaggio di ritorno da Washington, si era
fermato ad Atlanta ed era stato avvicinato da un amico che gli aveva offerto di assu-
mere la gestione di una sala cinematografica: quella mattina, tuttavia, aveva scritto
una lettera per rifiutare la proposta. Ma dopo aver ascoltato ciò che aveva detto il
padre, dichiarò che avrebbe immediatamente spedito un telegramma per accettare il
lavoro. E così fece.
Qualunque sia stato il significato di questa esperienza, non credo di averlo capi-
to del tutto. So solo di aver viaggiato in molte parti del mondo, a Nord, a Sud, a Est
e a Ovest. Sono pochi i cimiteri che non mi sembrano familiari, così che mi basta
vedere l'angolo di uno di essi per riuscire, con pochi minuti di riflessione, a descri-
verlo nei particolari. Di che cosa si trattò? Lo ignoro.

131
Alcuni dei ragazzi della scuola domenicale mi chiesero se avrei potuto prendere
informazioni su ciò che ci si doveva aspettare in campo mondiale. La lettura venne
registrata per dittafono su diversi nastri, che però furono in seguito distrutti da qual-
cuno che non ne conosceva il significato, dopo che i giovani che speravano di poterli
conservare erano partiti per la guerra. Si parlava della rottura del fronte occidentale
in Europa, della caduta del governo russo, del rifiuto della religione che si
sarebbe verificato in Russia, ma si dichiarava anche che dalla Russia sarebbe venuta
una religione che avrebbe avuto un'influenza mondiale. Questo è da verificare.
Nel dicembre 1918, ricevetti da un certo signor J.D. Trash, direttore di un gior-
nale del Texas, la richiesta di una lettura di carattere medico e su alcune questioni
riguardanti gli affari. Prima che fosse data qualsiasi informazione, egli mi inviò
alcune lettere, e tra queste una in cui voleva sapere la mia data di nascita, affer-
mando che ne aveva bisogno per conoscere il mio oroscopo. Poco dopo ricevetti
diverse comunicazioni da parte di astrologi con l'annuncio che il 19 marzo 1919,
tra le 8,30 e le 11 di sera, sarei riuscito a fornire una lettura che si sarebbe rivelata
di grande interesse per l'umanità, più di tutti quelli forniti in quell'anno. Tutto ciò
era così nuovo per me che, penso, ne fui più disorientato che incoraggiato. Tuttavia
ero curioso, e chiesi a mia moglie di condurre il consulto facendo le domande che
avevamo preparato sull'argomento astrologico. Mi venne chiesto di rendere pubbli-
co la lettura; a me non interessava la notorietà che pensavo ne avrei ricavato, tutta-
via, data la mia curiosità e il desiderio di sapere quale importanza avrebbe avuto la
lettura per quest'epoca, volli tentarlo, e ne risultarono le seguenti informazioni
(254-2):

Avete davanti a voi il corpo e la mente indagatrice di Edgar Cayce: ci direte


come l'opera psichica venga realizzata attraverso questo corpo e risponderete
a qualsiasi altra domanda che vi porrò al riguardo. E.C:. Abbiamo qui il
corpo, che già conosciamo. In questo stato, la mente conscia è succube del
subconscio o dell'anima. Le informazioni ottenute e fornite da questo corpo
giungono attraverso il potere della mente sulla mente, cioè il potere della
mente sulla materia fisica, o tramite i suggerimenti dati alla parte attiva
della mente subconscia. Esso ottiene le sue informazioni da ciò che ha
raccolto, sia da altre menti subconsce (messe in contatto con il potere di
suggestione della mente che controlla le facoltà orali di questo corpo), sia
da menti che sono passate nell'aldilà, che lasciano la propria impronta ed
entrano in contatto con i poteri di suggestione. Ciò che è noto a una mente
subconscia o anima è noto a un'altra, vi sia o meno la consapevolezza del
fatto. Mediante l'asservimento della mente conscia, che mette in azione il
subconscio in questo modo o in uno degli altri modi descritti, questo corpo
ottiene le sue informazioni quando si trova in stato di incoscienza.
Domanda: Queste informazioni sono sempre corrette? Risposta: Lo sono fin
quando la suggestione avviene attraverso il canale idoneo, cioè in pieno
accordo con l'azione del subconscio o dell'anima.

132
Domanda: I pianeti hanno qualcosa a che fare con il controllo del destino del-
l'uomo? E se sì, cosa? E cosa hanno a che fare con questo corpo? Risposta:
L'influenza dei pianeti esiste. In origine, quando il nostro pianeta, la Terra,
venne messo in movimento, la disposizione degli altri pianeti diede inizio
alla regolamentazione del destino di tutta la materia creata, proprio come la
divisione delle acque fu ed è governata dalla Luna nel suo percorso intorno
alla Terra, e come la più alta delle creazioni, da quando ebbe luogo, è
regolata dall'azione dei pianeti intorno alla Terra. L'influenza più grande nel
destino di un uomo viene esercitata principalmente dal Sole, poi dai pianeti
più prossimi, o da quelli che sono in ascesa al momento della nascita del-
l'individuo; bisogna però dire che nessuna azione di nessun pianeta, o nessuna
fase del Sole o della Luna, né di alcuno dei corpi celesti, può anteporsi alla
regola del libero arbitrio umano, che è il potere dato in origine all'uomo dal
suo Creatore, quando l'uomo divenne un'anima vivente con la possibilità di
fare le sue scelte. Le tendenze di un individuo sono governate dai pianeti
sotto i quali è nato, e in questo ambito il suo destino è circoscritto dalla sfera
o dal raggio d'azione dei pianeti: tali tendenze dell'uomo e le sue azioni,
senza prendere in considerazione la libera volontà, possono essere calcolate
partendo da una determinata posizione del sistema solare al momento della
nascita dell'individuo. Questo corpo [Edgar Cayce] è nato il 18 marzo 1877,
alle tre e tre minuti, con il Sole in declino, la Luna decrescente dalla parte
opposta della Terra, Urano allo zenit, per cui il corpo è molto speciale nelle
sue azioni. Nettuno in stretta congiunzione nella nona casa; Giove, il più forte
di tutti i pianeti, fatta eccezione per il Sole, in declino, Venere si affaccia
all'orizzonte, Marte appena tramontato, Saturno - attraverso il quale tutto ciò
che è imperfetto viene distrutto - opposto rispetto alla Luna. Per cui, in base
all'indagine astrologica compiuta al momento della nascita, le tendenze di
questo corpo possono essere (senza vie di mezzo) molto buone o molto cat-
tive, l'uomo sarà religioso o perverso, ricchissimo o poverissimo, incline ad
amare o ad odiare, sempre dedito ad opere di bene o a fare cose sbagliate, e
completamente governato dalla volontà del corpo. La volontà è il fattore edu-
cativo del corpo, per cui la pazienza, la perseveranza e l'attenzione sempre
costante devono essergli insegnate fin dalla più tenera infanzia. Per ciò che
riguarda le energie di questo corpo, quelle psichiche vengono ottenute
attraverso l'azione di Urano e di Nettuno, sempre dipendenti dalla sua
volontà; riesce sempre a sfuggire ai pericoli, ai quali è comunque soggetto;
dal punto di vista economico e spirituale si salva a malapena per l'azione di
grandi quantità di acqua: il corpo dovrebbe vivere vicino al mare, dovrebbe
averlo fatto sempre. Questo corpo è diverso dagli altri in tutte le sue azioni, in
tutta la sua vita psichica e in tutte le sue idee, così come vengono espresse
nella vita spirituale riguardo alla sua posizione in tutte le materie concernenti
gli affari politici, religiosi o economici. È una persona che sarà molto ricca
o molto povera.

133
Domanda: Quest'opera nuocerà al corpo?
Risposta: Solo se subirà il potere della suggestione, in quanto esso è control-
lato da poteri psichici o mistici o spirituali. Esso è legato alla vita condotta
dalla persona che guida il subconscio quando si trova in questo stato, ovvero
dalla linea di pensiero fornita per dare modo al subconscio di esprimersi.
Quando le idee fornite al subconscio per ottenere le sue informazioni sono
buone, il corpo sta meglio; se sono cattive o maligne, il corpo finisce sotto il
controllo delle stesse. Quindi il corpo non dovrebbe essere ritenuto respon-
sabile: la responsabilità appartiene a chi controlla questo corpo in quelle
situazioni.
Domanda: Può questo potere essere usato per essere di aiuto all'umanità e,
inoltre, per ottenere guadagni economici?
Risposta: Vi sono molti canali attraverso i quali le informazioni ottenute dal
corpo in questo stato possono essere di aiuto per l'umanità. Ottenere delle
entrate economiche da essi significa ottenere quanto è giusto e bene per il
mantenimento di coloro che dipendono da questo corpo per le questioni vitali.
Non quelle cose che potrebbero essere distruttive per le persone, dal punto di
vista fisico o mentale, ma ciò che è loro per diritto potrà essere ottenuto da
queste informazioni.
Quale sia il canale migliore, dipende dal fatto se le informazioni richieste
sono in accordo con le idee del corpo dal quale essi stanno cercando di otte-
nerle. Quando la fiducia nell'opera viene riposta in modo materiale, chiunque
è disposto a pagare in denaro per tali informazioni; ma senza fede non si può
ottenere nulla.
Domanda: Vi sono altre informazioni che questo corpo dovrebbe avere
adesso?
Risposta: II corpo dovrebbe mantenersi a stretto contatto con l'ambito spiri-
tuale della vita; se lo farà in modo sincero, avrà successo nell'ambito menta-
le, fisico, psichico e finanziario. Il sostegno più sicuro è nella natura spiri-
tuale del corpo; la sincerità dell'opera svolta o ottenuta attraverso un qual-
siasi canale con il quale questo corpo sia connesso è governata dalle masse
attraverso l'azione del corpo verso lo spirituale.

Questa registrazione è stata definita da molti studiosi di fenomeni psichici come


la più straordinaria da essi mai ascoltata. Non v'è dubbio che le letture sulle vite
passate (come oggi vengono chiamate) sono derivate da questa esperienza, anche se
hanno avuto inizio soltanto diversi anni dopo, per la precisione nel 1924.
Un giorno ricevetti la telefonata di un uomo che desiderava una lettura per un
amico. Quella sera stessa venne nello studio e tentammo di ottenere le informazio-
ni con la conduzione di mio padre, il quale mi riferì che avevo perso conoscenza
come al solito, ma che non ero riuscito a localizzare il paziente. La sera dopo ci fu
un altro tentativo, ma senza successo, e lo stesso accadde la volta successiva. Al
quarto tentativo giunsero informazioni assai soddisfacenti. L'amico, però, quella

134
volta non era presente. Non ci furono notizie che indicassero la natura del proble-
ma, né abbiamo mai capito perché in certe occasioni non si ottengono risultati. Il
fatto era già accaduto in precedenza, anche se non si era mai insistito tanto per otte-
nere la lettura. Passò molto tempo prima che la cosa si verificasse di nuovo. Non ce
ne spieghiamo la ragione.
Vi fu poi il caso di una mia parente. La famiglia di lei non aveva alcuna fiducia
nella lettura, ma la situazione era disperata e si temeva per la sua vita. Un giorno
ella chiese alla sorella minore di inviarmi un telegramma, perché sentiva che io
avrei potuto aiutarla, come le era stato rivelato in sogno la notte prima. Appena rice-
vuto il messaggio, feci subito un tentativo. Venne dichiarato che esistevano ben
poche speranze di guarigione, ma che si poteva preparare un rimedio per mantene-
re in lei forza e vitalità fino a che non avesse partorito, dando alla luce una bambi-
na perfettamente normale e sana, anche se la madre sarebbe morta poco dopo.
Inviammo questa risposta alla sorella, che fece preparare il rimedio da un medico;
quando le venne somministrato, la paziente chiese: "Non è quello che mi ha man-
dato Edgar? Mi sento già meglio". Ella visse quaranta giorni, morendo poche ore
dopo aver dato alla luce una bambina.
Due anni più tardi mi trovavo nella città dove la bimba viveva. Non avevo mai
visto né lei, né il padre. Mentre sedevo nella bottega di un barbiere, una bambina
che giocava li vicino mi guardò con molto interesse e si arrampicò sulle mie ginoc-
chia, circondandomi il collo con le braccine. Il barbiere stava rasando il padre e gli
disse che qualcuno parlava con la sua figlioletta. Quello si alzò - non mi conosce-
va - e chiese al barbiere se sapeva chi fossi. Dopo che l'altro glielo ebbe spiegato,
il padre venne a parlarmi.
"La bambina non si affeziona a nessuno", mi disse: "Non pensa che si tratti di
intuizione e che ella abbia capito ciò che lei ha fatto per sua madre?".
Ancora oggi me lo chiedo.

135
16. Texas, 1919-1923: "La proposta"

Un uomo del Texas mi chiese informazioni riguardanti la presenza di petrolio in


una certa zona. Poiché non avevo mai fatto niente del genere a distanza, avendo
prima di allora localizzato soltanto un giacimento petrolifero in Kentucky, non
risposi alla sua lettera. Circa una settimana dopo, ricevetti da lui un telegramma in
cui mi domandava, per favore, di fargli sapere entro una settimana se avessi potuto
fornirgli quelle informazioni, cosa di cui egli era certo in base a ciò che alcuni astro-
logi gli avevano detto sul mio conto.
Parlandone con mia moglie, osservai: "Conosco solo una persona che mi piace-
rebbe se ne occupasse, anche se non so se sarebbe d'accordo, ammesso che sia tor-
nato dalla Francia".
In quel momento suonò il campanello della porta e mi venne recapitato un tele-
gramma di Dave Kahn, proprio colui al quale stavo pensando, che mi informava del
suo arrivo a Lexington per quel mercoledì, chiedendomi di incontrarlo là.
Durante il viaggio verso Lexington, passai in esame le esperienze da me fatte
fino ad allora, sforzandomi di prendere in considerazione tutti gli aspetti del caso.
Ripensai alle informazioni fornite a Hopkinsville nel 1910, riflettendo che il feno-
meno meritava di essere studiato in un'istituzione e che Virginia Beach, in Virginia,
sarebbe stato il luogo migliore per questo scopo; allora, tornando alla proposta texa-
na, mi domandai se sarebbe stato proponibile investire in tale istituzione il denaro
eventualmente guadagnato con il petrolio. Ritenni che avrei dovuto chiederlo a
Dave, il quale avrebbe saputo quale fosse la cosa migliore da farsi. Non dovevo
essere io a persuaderlo della bontà della cosa: doveva convincersene da solo.
***

L'attitudine di Edgar rimaneva sempre quella: era pronto a fare ciò che poteva
per aiutare qualcuno in difficoltà. Decise che, se voleva un ospedale per accogliere
coloro che venivano a cercare aiuto da lui, il denaro per costruirlo avrebbe dovuto
essere fornito con i suoi sforzi. Così accettò diverse proposte, compresa quella
riguardante il petrolio.
***

Dave era tornato da poco dalla guerra, quando ci incontrammo a Lexington, e


trascorremmo il resto della giornata e il mattino seguente parlando delle sue espe-

136
rienze in Francia e di quelle da me fatte con le persone che mi avevano scritto die-
tro suo consiglio, nonché dei vari avvenimenti ad esse collegati. Gli raccontai
della mia chiamata a Washington e dei molti altri luoghi da cui la gente mi aveva
scritto o era venuta a trovarmi. Egli mi disse di non essere stato ancora congedato
dall'esercito e che si aspettava di venire destinato in qualche parte fino al com-
pletamento della smobilitazione. Poi gli mostrai la lettera e il telegramma dal
Texas, al che Dave commentò: "Interessante, ma cosa dicono le informazioni al
riguardo?". Ripetei ciò che avevo detto a mia moglie, spiegando che non aveva-
mo fatto alcun tentativo al riguardo, ed egli propose: "Bene, facciamone uno". La
lettura stabilì che l'uomo aveva scritto una lunga lettera con molti particolari sul-
l'impresa texana. Dave ne domandò il contenuto e ne fu informato parola per
parola. Telegrafammo a Selma per avere la lettera e quando, pochi giorni dopo, la
ricevemmo, fu molto interessante constatare che era identica al testo della lettura.
Quest'avventura fu accompagnata da molti avvenimenti insoliti. Dave acquistò
una quota di partecipazione nell'impresa; in seguito, mentre si trovava a
Washington, una lettura gli rivelò l'esistenza di risorse petrolifere in Kentucky.
Esaminammo quella proposta e, se non avesse già investito in Texas, senza dubbio
avrebbe avviato un'attività di quel genere tra Scottsville e Bowling Green; tuttavia,
ci mancavano i capitali e l'esperienza necessaria per sfruttare le informazioni in
nostro possesso (che io compresi del tutto circa un anno dopo).
Un'altra lettura consigliò a Dave di inviare uno dei suoi soci in Texas, un uomo
di Louisville che era stato con lui in Francia e che proprio allora lasciava l'ospeda-
le di Washington con l'intenzione di trasferirsi in Texas; mandato come rappresen-
tante di Dave, meno di sei mesi dopo sposò una ragazza texana.
Poco tempo dopo, Dave fu trasferito dall'esercito ad Atlanta. Gli feci visita
diverse volte e attraverso di lui conobbi alcuni personaggi molto influenti: banchie-
ri, uomini d'affari, avvocati, giornalisti, gente di ogni ceto sociale. Durante tali visi-
te si verificarono molti avvenimenti importanti. Feci la conoscenza di un certo mag-
giore Wilson, parente del presidente americano, che Dave aveva incontrato sotto le
armi e con il quale poi si associò nell'impresa petrolifera in Texas28. Feci anche un
viaggio in Texas in compagnia di Dave e del maggiore Wilson, durante il quale ten-
tammo di dimostrare a noi stessi che le informazioni per localizzare i punti dove
eseguire perforazioni erano esatte. A Fort Worth incontrammo un uomo d'affari che
stava scavando diversi pozzi nella zona di Desdemona.

28
"Per Cayce e me, la zampillante promessa del petrolio texano conteneva la risposta a tutte
le nostre richieste", scrisse Kahn in My Life with Edgar Cayce. "Mi ero fatto amici in tutto l'Est,
il Nord e il Sud. Potevo ottenere finanziamenti". Nel 1920, nella contea Johnson, in Texas,
Cayce, Kahn e un investitore in perforazioni petrolifere, M.C. Sanders, fondarono la Compagnia
petrolifera texana Cayce. Sulla base delle capacità psichiche di Cayce, i finanziatori investirono
circa 50.000 dollari nell'impresa. I tentativi di vendere azioni a New York, tuttavia, fallirono per
la mancanza di prove sull'esistenza del petrolio: come spiegò l'intermediario finanziario, "a parte
la personalità di Cayce, non avevamo nient'altro da vendere".

137
Una lettura sostenne con insistenza che uno dei pozzi si trovava nel centro del
giacimento e che, pur se la produzione non sarebbe stata inizialmente troppo abbon-
dante, la sua durata sarebbe stata tra le più lunghe nel distretto. Ciò si dimostrò del
tutto vero. Un'altra lettura dichiarò che un altro pozzo si sarebbe rivelato molto
deludente, perché troppo tortuoso, e il lavoro per raddrizzarlo sarebbe stato talmente
lungo da consigliarne l'abbandono e tentare da un'altra parte. Gli interessati non lo
fecero e finirono col perdere tutto. Fu anche rivelato che un nuovo pozzo avrebbe
cominciato con una produzione molto abbondante, ma di breve durata.
Il puntuale verificarsi di queste previsioni diede luogo a numerosi commenti da
parte di chi venne a conoscenza dei fatti. Non tutti ci credevano, ma quelli che sape-
vano la verità mostrarono molto interesse. Alla fine un banchiere di Cleburae, insie-
me con Dave, mi persuase a fornire alcune informazioni su un luogo particolare,
sempre nel territorio di Desdemona: vennero informati che, se avessero superati i
mille metri nel punto dove stavano scavando, avrebbero ottenuto soltanto quello che
si chiama un pozzo secco; se invece fossero arretrati fino a una certa distanza e
avessero fatto esplodere centoquarantadue litri di nitroglicerina, il flusso avrebbe
prodotto seicento barili, con buon successo commerciale; tuttavia, se avessero ese-
guito un'altra perforazione in un punto specifico in una determinata direzione dal
primo pozzo, la produzione sarebbe stata persino maggiore, con un flusso non così
abbondante, ma di durata più lunga. Gli interessati scavarono oltre i mille metri e
dichiararono che non vi erano speranze. Il signor Long propose di mettere in prati-
ca le informazioni ricevute. Vennero fatti esplodere quarantasette litri di nitro. In
quel momento mi trovavo a Selma, ed egli mi telegrafo: "Fatti esplodere quaranta-
sette litri. Trovata soltanto qualche traccia. Cosa consiglia?". La lettura suggerì di
ripulire il pozzo fino alla profondità raggiunta e di far esplodere gli altri novanta-
cinque litri: in tal modo il pozzo avrebbe dato un flusso di produzione di seicento
barili. Ciò venne fatto, e il signor Long mi inviò il seguente telegramma: "Lueky
Boy n. 1 è diventato un oleodotto. Registrato un flusso di produzione di seicento-
due barili".
Viste tali esperienze, ci si può meravigliare se tanti uomini di Dallas, Fort Worth,
Cleburne e dintorni si misero insieme alla ricerca dello sfuggente oro liquido?
Nel frattempo, Wilson e Kahn avevano finito per entrare nel primo affare, quello
di Sam Davis, che era andato avanti. Molte persone di Atlanta investirono, permet-
tendo di continuare a lavorare su questo pozzo che era stato abbandonato. Esso, tut-
tavia, non diede frutti, perché non riuscirono mai a pulirlo dai detriti. Perché? Me lo
domando ancora. Neppure le attività della Compagnia petrolifera Cayce si dimostra-
rono fruttuose. Non si trovò mai petrolio, e ancora oggi me ne chiedo la ragione.
Incontrai una quantità di persone in tutto il Texas, in quel periodo, e molte let-
ture furono prestate per malattie fisiche con meravigliosi benefici; ma mai, fino a
che rimasi là, si riuscì a ottenere indicazioni che portassero alla trivellazione pro-
duttiva di un pozzo. Non so perché: sarebbe assai difficile fornire tutti i dettagli,
eppure in un caso vidi uomini infuriarsi l'uno con l'altro per il disaccordo su una
proposta: tuttavia entrambe le parti concordarono di chiedere una lettura, che appia-

138
nò delle difficoltà che apparentemente sembravano insormontabili senza spargi-
mento di sangue. La moglie di un uomo si ammalò gravemente, e una lettura le
salvò la vita. Moltissimi anni dopo questo incidente, il figlio di quella coppia mi
scrisse chiedendo informazioni per sua moglie, riferendosi a ciò che era stato fatto
per sua madre anni prima a Comyn, quando egli era solo un ragazzetto.
Nel corso delle operazioni in Texas, si strinsero amicizie bellissime, come secon-
do me non ne sono mai esistite. E senza alcun dubbio vi furono tribolazioni per
qualcuno e, a meno che le persone non siano cambiate moltissimo, proveranno sem-
pre risentimento, per tutta la vita.
In una località del Texas centrale, dove erano state iniziate attività da parte della
Compagnia petrolifera Cayce, tra gli abitanti del posto si era parlato molto di me.
Quando arrivai per la prima volta, uno di questi tipi alti, scarni, che calzava stivali
alti con tacchi, lunghi speroni e gambali, e portava un ampio cappello, un cowboy
tipico, mi disse: "Io so che puoi predire qualsiasi cosa. Sono quattro mesi che non
piove. Dimmi quando pioverà". Perché risposi così non lo so, ma alzai gli occhi e
dissi: "II prossimo venerdì pomeriggio alle quattro".
Alle quattro di pomeriggio del venerdì successivo, non credo di aver mai visto
piovere più forte, e per ben mezz'ora. Ora, io so di non aver avuto parte in tutto ciò;
ma ditemi, come mi è venuto in mente di dire proprio così? Potete ben immaginare
cosa ciò significò per tutti quelli che ne vennero a conoscenza. Mi fu persino chie-
sto di localizzare acqua per molte fattorie o ranch. Non credo che vi sia stato un solo
fallimento: alcuni scavarono a meno di sedici metri di profondità, alcuni a meno di
sette, trovando abbondanti riserve di acqua. Prima di allora, per trovare acqua molti
avevano condotto per anni il bestiame a chilometri di distanza.
Durante l'organizzazione della Compagnia petrolifera Cayce, Dave ed io per-
corremmo il Paese in lungo e in largo alla ricerca di investitori: delle molte perso-
ne che incontrai a New Orleans, Jackson, Memphis, Denver, in tutto il Texas, St.
Louis, Chicago, Indianapolis, Cincinnati, Washington, New York, Filadelfia,
Florida, molte sono ancora tra i miei migliori amici. Gran parte di coloro che conobbi
in altri posti mi telegrafarono, mi scrissero o vennero a farmi visita anche da
grande distanza per avere ulteriore aiuto, e giunsero anche molti che non avevo mai
cercato di aiutare prima. A Memphis ci venne proposto di costruire un ospedale
come quello che avevamo progettato durante la prima discussione sul progetto del
petrolio, ma noi avevamo intenzione di continuare con la nostra impresa a Virginia
Beach. Durante quel periodo, alcune persone mi offrirono un milione di dollari se
avessi ceduto tutte le azioni della Compagnia petrolifera Cayce, fornendo letture
soltanto per loro. I dirigenti della Compagnia respinsero questa proposta; eppure
tutti i nostri sforzi per trovare petrolio non produssero altro che una perdita econo-
mica per molte persone. Io, in particolare, non ne ricavai alcun beneficio economi-
co, perché non percepii mai uno stipendio come presidente della compagnia, nean-
che un soldo, a parte le spese di viaggio.
Vi erano anche conflitti all'interno del gruppo; alcuni dei dirigenti si spinsero
fino a voler estromettere Dave dall'affare, perché lo ritenevano responsabile di que-

139
sto stato di cose: ciò tuttavia non cambiò le cose di una virgola, tranne che renderle
molto più difficili per me personalmente.
Un uomo ebbe una tresca con la moglie di un altro e sembrava che le cose si stes-
sero mettendo veramente male. Alcuni della famiglia mi chiesero di intervenire. Io
parlai con queste persone, fornii loro una lettura e pregai molto per ottenere la
dimostrazione che avevo agito bene. Per lo meno, ero certo di aver fatto bene ad
evitare uno spargimento di sangue. Se non avessi mai avuto altra prova della cor-
rettezza delle letture, certamente ne sperimentai una quella notte. Tra queste fami-
glie esiste tuttora una buona amicizia.
Le molte esperienze che feci nel corso di questi due o tre anni di viaggio e lavoro
durante le attività in Texas non possono essere narrate in ordine cronologico, ma ne
racconterò alcune in modo da poter effettuare dei paragoni tra un periodo all'altro.
Molti compagni di viaggio udirono le conferme delle storie che erano state narrate e
delle esperienze che ho avuto nel corso degli anni, come quando a Memphis, un
giorno, uscendo dall'albergo incontrai il professor Lambert e lo presentai al
signor Kahn. Lambert chiese se avevo visto il dr. Lundy, anch'egli residente in quella
città. Mentre percorrevamo la strada verso l'ufficio di Lundy, Lambert domandò a
Dave se aveva sentito parlare delle mie esperienze a Bowling Green, poi accennò
parecchie volte al caso della ragazza che aveva ucciso la sorella e a ciò che la let-
tura aveva detto al riguardo. Nell'ufficio di Lundy, mentre rievocavamo le espe-
rienze, Lundy chiese a Dave se aveva sentito parlare della lettura durante la quale
io parlavo tanto rapidamente che, quando egli tentò di fermarmi, il corpo si mise a
levitare.
A Memphis incontrammo un importante uomo d'affari che disse di aver fatto
alcuni esperimenti con altri sensitivi, ma che gli sarebbe piaciuto avere una lettura
da me su sua suocera. Vennero presi accordi, la lettura venne fornita e poi fummo
invitati a casa della suocera. Fu sbalorditivo per noi vederla fare proprio le cose
descritte nella lettura: essa aveva suggerito di portarla in un altro ospedale, in una
città diversa, per ristabilirsi. Ella migliorò molto, sia pure solo temporaneamente.
A Birmingham facemmo molti esperimenti con il sovrintendente di un ospeda-
le. Diversi pazienti richiesero letture e, in tutti i casi, i suggerimenti si rivelarono di
grande aiuto nelParrecare sollievo o favorire una guarigione completa.
Quando lasciammo Birmingham, ricevemmo una telefonata da Nashville con la
richiesta di una lettura immediata per una signorina che avevamo conosciuto in
quella città. La lettura insisteva sul fatto che a causa di una delusione personale, ella
aveva deciso di farla finita e aveva preso del veleno. Venne suggerito qualcosa per
aiutarla, ma non riuscimmo a convincere il medico che l'aveva in cura a tentare il
rimedio per tempo. Quando egli acconsentì, dodici ore dopo, la lettura disse che si
era aspettato troppo.
Il giorno successivo, mentre mi trovavo nello studio di uno specialista, mi venne
chiesto di fornire una lettura per un orfano: il medico disse che era stato visitato
nella clinica dell'università di Vanderbilt e che sembrava un caso senza speranza.
Lo rassicurai che sarei stato lieto di aiutare, per quanto possibile, e chiesi che fosse

140
il ragazzo, insieme alla direttrice dell'orfanotrofio, a chiedere l'informazione. Lo
fecero quella sera stessa e il giorno dopo vennero presi accordi per fornire la lettu-
ra nel Maxwell House Hotel. Erano presenti molti autorevoli medici, come anche
diversi uomini d'affari. Il giovane non era nella stanza. Poi qualcuno lo introdusse,
in modo da farlo visitare dai medici, perché qualcuno dei presenti aveva posto una
domanda (infatti vi era la convinzione che si trattasse di lettura del pensiero, dal
momento che tutti i medici presenti erano a conoscenza della natura del problema).
Arrivò la risposta: "Vi è qualcosa che i medici non hanno visto. Dei veleni all'in-
terno dell'organismo hanno prodotto un'eruzione, che solo oggi si è manifestata
sulle dita del piede sinistro, subito dopo la visita. Cercate e lo troverete". La lettura
suggeriva un intervento chirurgico immediato per un tumore alla testa che stava
esercitando pressione e causando una parziale cecità. L'intervento doveva essere
effettuato attraverso le narici: ebbe luogo pochi giorni dopo e riuscì alla perfezione,
meravigliando tutti coloro che avevano saputo del caso.
Ad Atlanta incontrammo alcune persone con cui avevamo fatto esperimenti a
Bowling Green e, in diversi casi, vennero fornite letture mediche che si dimostra-
rono assai favorevoli. Venimmo chiamati a Washington per un caso speciale. Là
incontrammo una signora molto ansiosa di ricevere informazioni sulla nipote che
viveva a Cleveland, e fu qui che ci recammo nel fine settimana: si trattava di un caso
di anemia perniciosa e la lettura fu abbastanza efficace. In questo incontro avvenne
una cosa interessante che mi valse il soprannome di Giudice. La signora insisteva
che se mai fossimo andati a New York avremmo dovuto informarla, poiché voleva
farci conoscere il marito e i fratelli. Alcune settimane più tardi andammo a New
York: la prima sera venni invitato a una festa di addio al celibato a Long Island. A
cena ero seduto a capotavola e l'uomo alla mia destra disse: "Lei viene dal Sud?".
"Dall'Alabama", risposi.
"Non le è capitato di passare per Selma?".
"Sì".
"Non le è capitato di conoscere Alee Cawthon?".
"Sì, è mio ottimo amico".
A questo punto l'uomo dichiarò: "Ebbene, egli ha ucciso mio fratello alcuni anni
fa. Il verdetto non mi ha mai soddisfatto e voglio che lei giudichi il caso secondo il
nostro punto di vista, visto che in Alabama l'hanno giudicato secondo il loro".
Per diverse ore dovetti ascoltare ciò che tutte quelle persone avevano da dire sul
delitto. Non fornii una lettura sulla situazione a causa dell'atteggiamento da parte
di molti invitati. Nei confronti di Cawthon vi era forse un'ostilità pari a quella che
si era avuta nei giorni immediatamente successivi al delitto: da quella sera in poi,
Dave e molti altri cominciarono a chiamarmi Giudice.
A New York incontrammo molte persone interessate ai fenomeni psichici. Venne
sollevato un problema riguardante la possibilità, in base alle leggi vigenti della città,
che io fornissi letture mentre mi trovavo là. Qualcuno si rivolse a un avvocato cit-
tadino per avere un parere e si sentì rispondere che se almeno tre dichiarazioni giu-
rate avessero dimostrato che la mia opera aveva contribuito ad aiutare la gente,

141
potevamo andare avanti. Inviammo cinque telegrammi: a Hopkinsville, Bowling
Green, Birmingham, Selma, e in Texas. A stretto giro di posta ricevemmo cin-
quanta dichiarazioni giurate, un numero doppio di lettere, di cui molte sono anco-
ra conservate. Dopo di ciò, incontrammo persone davvero interessanti, molte delle
quali si dimostrarono assai ben disposte in merito alla fondazione dell'ospedale,
mentre noi cercavamo di farlo attraverso l'affare del petrolio e decidemmo di atte-
nerci al programma prestabilito. Ma niente funzionò secondo le nostre intenzioni.
Me ne chiedo ancora la ragione.
Da New York tornai in Texas, mentre nel frattempo Dave stava effettuando ricer-
che da qualche altra parte. In quell'epoca un uomo molto influente di Chicago, il
signor M.B. Wyrick, che lavorava con la Western Union Telegraph Company e
aveva effettuato qualche esperienza nel campo dei fenomeni psichici quando anda-
va al college, si interessò molto al nostro affare. Egli possedeva alcuni giacimenti
petroliferi in Texas e chiese una lettura in merito: nel caso specifico i risultati non
furono favorevoli, ma diversi individui per i quali egli aveva chiesto letture rice-
vettero dei benefici. Molti pazienti dichiarati inguaribili si ristabilirono completa-
mente, ed egli stesso ricevette grande aiuto per la sua salute. In seguito un inciden-
te gli causò di nuovo guai seri, ma i consigli di quest'uomo hanno significato molto
per me.
Sembra strano come a volte possiamo essere tanto influenzati nella nostra vita
da persone fino a quel momento completamente estranee: che cos'è che ci fa incon-
trare? Che cos'è che rende più significativa la compagnia di un uomo piuttosto che
di un altro? Non si tratta di mera capacità né di posizione sociale. È una cosa a cui
penso spesso.
Durante questo periodo in Texas ricevetti un telegramma dal signor Frank Mohr di
Columbus, Ohio, che diceva: "Sto cercando di rintracciarla da qualche tempo: è acca-
duto ciò che lei mi predisse molti anni fa: sono rimasto cieco per due anni. Alla fine
ho convinto il medico a seguire il suggerimento dato nel mio caso dalla sua lettura e
ora ci vedo. Devo venire a trovarla subito per poterla ringraziare personalmente".
Il signor Mohr mi raggiunse e per me fu una gioia vederlo tanto entusiasta e feli-
ce. Nonostante avesse perso tutto il suo denaro, aveva pienamente recuperato la
salute, superando sia la cecità sia i reumatismi, anche se il trattamento per la prima
non era valido per i secondi. Non appena fu in grado di preparare il rimedio sugge-
rito dalla lettura, il terzo trattamento lo guarì completamente. Trascorse due setti-
mane con me, e in questo periodo chiese informazioni per diverse persone che lo
avevano incaricato di farlo mentre si trovava in Texas. Decisi di tornare con lui, for-
nendo così letture per parecchia gente. Mentre mi trovavo a Columbus, ricevetti da
Denver un telegramma di Dave, che si diceva certo di ottenere dei nuovi finanzia-
menti per le mie ricerche petrolifere in Texas. Il signor Mohr mi accompagnò a
Denver. Il direttore di un giornale della città, il Denver Post, informato della mia
presenza, inviò un giornalista. In seguito, chiese un'intervista personale e organiz-
zò una dimostrazione, una delle poche prove che si siano rivelate assolutamente
soddisfacenti per il paziente, i medici e i giornalisti. Poi il direttore mi propose di

142
costruire un istituto a Denver, a patto che io mi mettessi dei ridicoli abiti orientali,
che non vedessi nessuno senza essere assistito da uno chaperon e non me andassi in
giro senza autista. Il denaro non sarebbe stato un problema, perché mi avrebbe dato
qualsiasi cifra avessi chiesto. Propose anche che, se avessi accettato, avrebbe otte-
nuto da alcuni suoi soci finanziamenti per le nostre ricerche petrolifere in Texas.
Posso aver fatto un sacco di errori in vita mia, non lo so, ma la mia coscienza non
mi permise di accettare la proposta del direttore.
Arenato a Denver senza fondi, ricevetti un telegramma da Birmingham, in
Alabama, in cui mi si chiedeva di parlare sui fenomeni psichici nei circoli femmi-
nili della città. Non avendo mai fatto niente del genere, ancora oggi mi domando
come e perché mi venne proposto di farlo, dato soprattutto che si offrirono di pagar-
mi molto bene per i due discorsi che volevano io facessi, fornendomi anche il
biglietto ferroviario. Accettai l'invito e partii in treno insieme al signor Mohr.
Arrivammo a Birmingham il 6 ottobre, prevedendo di restarci soltanto pochi
giorni: il 6 febbraio ero ancora là. Sarebbe impossibile parlare di tutti i casi o di tutte
le esperienze: le letture, comunque, sono state registrate, e ne vennero fornite in
media più di due al giorno.
Una lettura data per un uomo consigliò l'uso, sotto la guida di un medico, del-
l'acqua al radio. Non ne avevamo mai sentito parlare e i medici di vari ospedali,
consultati in proposito, non riuscirono a trovarla. In seguito venne un altro uomo
con il suo medico, che era sovrintendente in un ospedale. Avevo già perso cono-
scenza quando il medico entrò nella stanza. Una volta ripresomi, gli venni presen-
tato e lo ringraziai per la cortesia dimostrata nel cercare di aiutarmi a scoprire se
stavo ingannando me stesso e gli altri. Egli mi disse:
"So che lei non mi conosce, Cayce, ma seguo la sua attività da alcuni anni. La
mia capo infermiera aveva una nipote, giù a Tuscaloosa, per la quale ottenne una
lettura da lei. Accompagnatala a Tuscaloosa, visitai la paziente e con mia grande
sorpresa trovai che le indicazioni erano del tutto esatte: la operammo quel giorno e
poi la portai a casa. Anche se lei non ne è a conoscenza, poche settimane fa ha for-
nito un'altra lettura per una mia cugina che io curavo da sedici anni: lei dichiarò che
il caso era senza speranza, perché si trattava di cancro, anche se niente avrebbe
potuto farlo capire. Inoltre lei consigliò un rimedio che avrebbe potuto alleviare il
dolore. Mi ci volle qualche tempo per decidermi a scrivere quella prescrizione; tut-
tavia anche stavolta, con mia meraviglia, esso per la prima volta da settimane alle-
viò la sofferenza della povera creatura. L'autopsia ha dimostrato senza ombra di
dubbio che la lettura era esatta. Ma adesso veniamo a noi: qualche tempo fa, lei ha
consigliato ad un uomo di ricorrere all'acqua al radio sotto la guida di un medico,
e oggi ha ripetuto l'indicazione. Io ho mostrato al signor Mohr un pezzo di carta su
cui avevo scritto di chiederle dove si potesse trovare l'acqua al radio, ma prima che
egli potesse porte la domanda, lei ha riposto dicendo che si poteva ottenere da una
certa ditta di Pittsburgh. Ho già telegrafato, e sono qui che aspetto di vedere se lei
aveva ragione o torto". Così fece, e dopo circa tre quarti d'ora ricevette la risposta:
"II vostro ordine di acqua al radio sarà spedito oggi".

143
In un altro caso, una lettura suggerì di effettuare una coltura, precisando come
andava fatta. Sentita la descrizione, il rappresentante di uno dei laboratori speri-
mentali preparò la coltura, che si rivelò estremamente benefica per il paziente.
Durante la mia permanenza a Birmingham, parlai al circolo femminile, a quello
degli scrittori, alla società teosofica, al circolo Unity, al club universitario di psico-
logia e di psicologia applicata, al club degli imprenditori e a molte altre organizza-
zioni locali.
Una sera, mentre il signor Mohr, Alf Butler e io assistevamo a uno spettacolo di
magia, avvenne un incidente piuttosto divertente. Uno sconosciuto seduto accanto
a me si girò dicendo: "Sa come quell'uomo riesce a fare tutti quei trucchi?". "No,
non lo so", risposi. Ed egli: "Bene, ci sono parecchie cose che noi non compren-
diamo, ma io penso di sapere come questo tale, che alloggia al Tutwiler Hotel, mette
in pratica le sue magie". A queste parole Alf esclamò: "Ebbene, ce lo dica". E quello
rispose: "Si prepara con molto anticipo, c'è qualcuno che scopre per lui tutto ciò
che riguarda i pazienti. Costui è un gran bel tipo, da ciò che sento dire, e non fa altro
che ripetere le informazioni ottenute".
Il signor Mohr saltò su e disse: "Ne è sicuro?".
"Assolutamente, perché ho degli amici che hanno assistito alla cosa".
Mohr replicò: "Ebbene, lei è seduto vicino all'uomo di cui parla. Noi non sap-
piamo come ciò accada, e non lo sa nemmeno lui: se lei è in grado di dircelo, venga
a trovarci e ci spieghi tutta la faccenda!".
L'uomo venne, ma, se anche sapeva come la cosa avveniva, non ce lo disse mai.
Piuttosto di recente ha ottenuto una lettura per se stesso, e al momento sta studian-
do per guidare dei gruppi di ricerca su questo fenomeno: quanto meno, perciò, la
sua fiducia e la sua fede sono durate un bel po' di tempo.
Un uomo prese un appuntamento e, alla fine del consulto, il signor Mohr disse:
"Bene, dal punto di vista fisico lei è a posto". Quello rispose: "Lo so. Volevo sol-
tanto vedere se Cayce se ne sarebbe reso conto o no".
In un'altra occasione, dopo aver ripreso conoscenza al termine del consulto, tro-
vai il signor Mohr completamente fuori di sé. Gli chiesi cosa stesse succedendo ed
egli rispose che non avevamo ottenuto nulla, perché l'uomo aveva dato un nome
falso. Il paziente finì per capire il problema e in seguito ebbe una lettura con il suo
vero nome.
Un avvocato ottenne una lettura per sé e uno per sua moglie. Successivamente,
ci disse che era stato inviato dalle autorità per compiere delle indagini e che si era
accorto con soddisfazione che non c'erano trucchi.
Si parlò molto sulla stampa locale di ciò che avveniva a Birmingham; molti cit-
tadini proposero di fondare qui un ospedale, ma le letture continuavano a insistere
che Virginia Beach avrebbe rappresentato una collocazione più adatta.
Un tale di New York, interessato alle ricerche petrolifere, voleva accordarsi con
me circa le concessioni che la Compagnia Cayce aveva in Texas, e fu così che
incontrai Tex Rice, forse il peggior soggetto che abbia mai conosciuto, anche se
allora non lo sapevo. Devo dire, ora, che in tutte le sue relazioni con me si comportò

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in maniera assolutamente onesta e che, se mai sfruttò le informazioni ottenute per i
suoi affari poco chiari, non me ne resi mai conto.
Insieme a lui andai da Birmingham in Texas per occuparmi delle concessioni,
che vennero pagate e rinnovate, dopo di che ci recammo a Chicago, dove egli tentò
di condurre un consulto, avendolo visto fare a Birmingham e in Texas, ma fu l'uni-
ca volta. A Chicago vennero fornite diverse letture, tutte di carattere medico. In
seguito andammo a Pittsburgh, e anche qui vennero date diverse letture mediche,
poi ad Altoona e quindi a New York. Senza nessun sospetto, lo presentai ai miei
amici, venendo a sapere in seguito che egli si era servito di loro. Senza dubbio, qual-
cuno avrà pensato che fossimo compiici: ma io non ero consapevole di fare il suo
gioco.
Ci recammo a Daytona, dove rimasi per parecchi mesi fornendo molte letture e
conobbi persone che ancora oggi annovero tra i miei amici. Incontrai per la prima
volta la madre del bambino che avevo cercato di aiutare due anni prima, mentre mi
trovavo a Birmingham: tutti i noduli erano scomparsi, eccetto uno sotto l'occhio
sinistro. Un giorno il bimbo, mentre giocava presso una piscina, inciampò e cadde
sul cemento battendo il nodulo, che allora non era più grande di una nocciolina, e
schiacciandolo violentemente. In pochi giorni, il nodulo aveva raggiunto le dimen-
sioni di un'arancia. Furono fornite letture quotidiane, finché le dimensioni si ridus-
sero gradualmente e i medici di tre scuole, che lo assistevano, dichiararono che si
trattava della cosa più sorprendente che avessero mai visto.
Poi venni chiamato a St. Louis da uno degli azionisti della Compagnia petroli-
fera Cayce; ero là da una settimana, quando venni informato telegraficamente che
il bambino era caduto di nuovo e che il nodulo si era aperto. Egli morì prima che io
potessi tornare a Daytona.
Rimasi in questa città per diversi mesi. Durante la permanenza, una lettera mi
informò che mia madre era molto malata. A mezzanotte venne fornita una lettura:
sebbene tutti disperassero che potesse migliorare, il trattamento indicato le recò un
sollievo quasi immediato; in poche settimane ella era di nuovo in piedi, nonostante
non si sia mai ripresa completamente dalla debolezza causata dalla malattia, dopo
la quale, tuttavia, visse ancora parecchi anni.
Da Daytona tornai in Texas, in attesa che Rice completasse i suoi negoziati per
riawiare le attività della Compagnia petrolifera Cayce. Rimasi a Meridian quasi
un mese, alloggiando in casa del segretario-tesoriere della Compagnia. Tenni un
discorso e feci una dimostrazione sotto gli auspici della Camera di commercio
locale, quasi del tutto a vantaggio di quell'istituzione. Venne fornita una serie di
letture, delle quali la più sorprendente fu quella riguardante una piccola signora,
madre di un medico e infermiera ella stessa per molti anni, la quale si lamentava
di attraversare periodi nei quali soffriva terribilmente di infreddature. La lettura
consigliò, in tali circostanze, l'uso di un piccolo apparecchio (spiegandole come
costruirlo): avrebbe dovuto immergerlo in un secchio d'acqua e poi applicarselo
sul corpo, ed esso avrebbe sviluppato calore. A dire il vero, suo figlio parlò di pura
fantasia, ma, come disse mamma Campbell, "Se sono fantasie, allora datemene di

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più, perché senza dubbio mi fanno bene". L'ultima volta che ho sentito parlare di
lei, portava ancora il suo piccolo apparecchio29 dal quale non si separava mai,
dovunque andasse.
Più o meno in quell'epoca, venni informato che Tex Rice era stato arrestato per
frode. Mi dispiaceva dover rinunciare all'attività petrolifera, ma alla fine preferii
lasciar perdere tutto. Considerai quei due o tre anni come un'esperienza che forse,
in seguito, avrebbe potuto dimostrarsi utile, e tornai al mio lavoro di fotografo a
Selma.
* *

Quando si arrivò alla resa dei conti, apparve chiaro che le letture non doveva-
no essere usate in quel modo e in quelle condizioni. Si trattò di una lezione molto
dura per Edgar, perché le informazioni si dimostrarono corrette, ma i risultati finali
non furono soddisfacenti e non andarono mai nella direzione da lui voluta.
Probabilmente, Edgar si dedicò con troppo ardore agli aspetti materiali dell'im-
presa, tanto grande era la sua ansia di procurarsi i fondi necessari alla costruzio-
ne di un ospedale a beneficio di coloro che cercavano il suo aiuto.

29
Sembra che si trattasse di quello che in seguito fu chiamato dispositivo radioattivo e che
veniva raccomandato dalle letture per migliorare la circolazione, ridurre lo stress, normalizzare
la pressione sanguigna, le pulsazioni, le funzioni renali e così via. Detto a volte dispositivo di
accoppiamento d'impedenza, assomiglia molto a una batteria, perché ha due terminali connessi
a elettrodi che si applicano al corpo; tuttavia, non contiene energia elettrica propria, ma utilizza
le correnti elettriche del corpo. Il fisico William Tiller della Stanford University ha teorizzato che
esso serva a equilibrare il flusso energetico del corpo attraverso i meridiani dell'agopuntura.
Ricerche effettuate a Phoenix, in Arizona, presso la clinica dell'ARE hanno dimostrato che il di-
spositivo provoca un incremento abbastanza significativo del livello della dopamina, che aiuta il
controllo delle funzioni motorie e della circolazione corporea (si veda Venture Inward, mag-
gio/giugno 1989). Molti che se ne sono serviti affermano di averne ricavato benefici, comprese
parecchie persone sofferenti di degenerazione del sistema nervoso provocata dalla malattia di
Lou Gehrig.

146
Parte II
LA MIA OPERA
17. Definizione del mio lavoro:
"Servire il prossimo"

Ci vollero sforzi enormi da parte mia per tornare a quella che potrebbe essere
definita normalità, perché, mentre riesaminavo gli eventi degli anni che avevo tra-
scorso, mi rendevo conto che doveva esserci un analogo cambiamento nel mio
modo di intendere la vita. Mi chiedevo se i miei propositi fossero ancora sinceri
come prima e se io avessi un ideale, o se me ne fossi soltanto andato in giro, qua e
là, senza una vera idea. Perché tutto ciò, per quanto conceraeva la visione del
mondo, era risultato inutile? Significava forse che non avrei mai avuto un istituto
come le letture avevano indicato, oppure che ero andato avanti nel modo sbagliato?
Sarebbe forse stato meglio accettare qualcuna delle offerte? Era quello il modo sug-
gerito per un'opera che doveva servire ad arrecare benefici al mio prossimo?
Questi e molti altri pensieri mi turbinarono nella mente nelle settimane in cui
stavo prendendo una decisione sul futuro della mia opera. Quando pensavo agli
individui che affermavano di essere stati aiutati in modo tanto miracoloso, mi tor-
nava sempre in mente ciò che le letture avevano detto: "Prima per gli individui, poi
per le classi, poi per le masse".
A Selma parlai con molti amici, alcuni dei quali medici, e accadde una cosa
misteriosa. Avevo assistito un medico nella sua attività con i raggi X, ed egli sem-
brava entusiasta della mia capacità di leggere le lastre per lui. Mi chiamava spesso
quando doveva lavorare con medici sia locali, sia di altre città, per discutere con lui
ciò che i negativi rivelavano, non con le letture, ma osservandole visivamente.
Insisteva nel dire che conoscevo la fisiologia e l'anatomia, le avessi studiate o
meno, e che il mio interesse nello sviluppo delle lastre ai raggi X e la mia assidua
presenza nella camera oscura durante le fasi dello sviluppo avevano stimolato i miei
poteri intuitivi. Egli e qualcun altro mi suggerirono di seguire un corso di elettrote-
rapia, per potermi poi unire a loro nell'attività ospedaliera. Mi pagarono il corso e
si fecero carico dei miei obblighi personali durante la mia assenza. Il giorno prima
che il contratto venisse firmato avevamo ottenuto delle splendide lastre, ma dal
giorno della firma accadde qualcosa di strano: non riuscii a sviluppare neanche una
lastra. Tutto ciò che ottenevo erano doppie esposizioni e figure intere quando la
lastra non riguardava che una piccola parte del corpo, e cose di questo genere. Di
che cosa si trattasse e perché, non l'ho mai capito. L'opinione dei medici fu che le
mie capacità andavano usate in un'altra direzione. E così fui costretto a chiedermi:

149
avevo sempre usato tali capacità in modo sbagliato, prima di allora? Potete imma-
ginare cosa provassi, cercando di decidere cosa dovevo fare e quale linea seguire?
Potete rendervi conto del numero di richieste di consulto che continuavano a
giungermi da tutte le parti del Paese quando vi dico che, nella posta di un solo gior-
no, ne ricevetti cinque dal Texas, una dall'Arkansas, due daU'Oklahoma, due dal
Missouri, una da Chicago, tre dall'Ohio, una dal Kentucky, tre da New York, una
dal New Jersey, una dal Maryland, una dalla Virginia, una dalla North Carolina e
sei dalla Geòrgia: tutte in un solo giorno!
Stavo forse cercando di sfruttare la credulità del mio prossimo? Ripensando alle
esperienze fatte in ogni dove, tuttavia, mi resi conto che non avevo mai chiesto qual-
cosa per me stesso (né lo faccio ora), eppure tutti dicevano di aver ottenuto risultati,
quando si trattava della salute personale o della loro evoluzione o comprensione
mentale. Non erano forse essi giudici migliori di me per quanto riguardava i benefi-
ci ricevuti? Avrei fatto meglio a rifiutare loro ciò che cercavano? Come avrei dovu-
to comportarmi? Dovevo rivolgermi alle persone conosciute a Birmingham, a
Chicago o a Memphis per fondare l'istituto, come esse mi avevano proposto, o avrei
dovuto accettare l'offerta dell'uomo di Denver, che voleva trasformare la faccenda
in qualcosa di misterioso e che forse mi aveva offerto - dal punto di vista economico
- l'opportunità più grande?
"Bene", mi dissi. "Lascerò che sia la lettura a stabilirlo. Mi farò guidare da essa".
"Usa ciò che hai", fu la risposta. "Comincia da dove sei. Incontrerai di nuovo
una serie di difficoltà, com'è stato anni fa, prima di essere risvegliato alla verità
definitiva. L'istituto deve sorgere a Virginia Beach".
Così, facemmo i preparativi per aprire uno studio a Selma, nello stesso edificio
dove si trovava lo studio fotografico. Dissi ai miei amici che Io avremmo chiamato
lo Studio ovvero la Stanza degli Spiriti, e chiesi loro di aiutarmi ad arredarlo, man-
dandomi tutto, dalle sedie ai portapenne, qualcosa di così personale che, entrando,
avrei sentito la presenza dei miei migliori amici. Preferivo cose già usate, piuttosto
che nuove.
Desideravo anche uno stenografo: avevo avuto un sacco di problemi nel trovar-
ne uno efficiente, tranne quando ci eravamo serviti di quelli del tribunale; perciò, la
prima cosa da farsi era cercare di procurarcene uno.
***

Per diversi anni, era capitato soltanto di rado che la trascrizione di una lettura
fosse eseguita con precisione. Vennero provati senza successo molti stenografi.
Ricordo che una volta, mentre eravamo a Louisville, dove Edgar era stato invitato
a recarsi per fornire delle letture, egli si servì di un dittafono, che all'epoca rap-
presentava un sostituto ben misero di uno stenografo. Ma era quello che usavamo
in ufficio, perciò se l'era portato dietro, sperando di riuscire a trovare uno steno-
grafo competente. Dopo qualche tentativo, scovammo uno stenografo del tribunale
con dieci anni di esperienza che, con l'aiuto del dittafono, trascrisse per parecchi

150
giorni le letture. Poi però l'uomo dichiarò che il lavoro di scriverli e trascriverli
era il più gravoso che avesse malfatto da un pezzo e che non avrebbe accettato di
svolgerlo in maniera permanente neanche per uno stipendio sostanzioso, perché si
trattava di una faccenda troppo snervante. La difficoltà, per lui, non era la rapidi-
tà dell'eloquio, ma la poca familiarità con le parole che sentiva. E se non riusciva
a capire un termine, non c'era modo di fermare Edgar per chiedergli cosa volesse
dire o di cosa stesse parlando.
***

Esaminammo quindici o venti donne, facendo loro trascrivere le informazioni


fornite da una lettura, ma la maggior parte di esse si rivelò un fallimento completo.
Infine, mi imbattei nella signorina Gladys Davis, una ragazza del luogo che lavora-
va nell'ufficio del magazzino di ferramenta. Aveva imparato a stenografare alla
scuola superiore e all'istituto commerciale, ottenendo poi il suo primo lavoro come
stenografa in prova nel drugstore al piano terra, nello stesso edificio dove si apriva
il mio studio, La signorina Davis si presentò per il lavoro e stenografò per la prima
volta una lettura il 10 settembre 1923. Non aveva che diciotto anni, eppure sin dal-
l'inizio trascrisse le letture meglio di chiunque altro ci fosse capitato prima.
Cominciammo allora a fissare appuntamenti per diverse persone, molte delle quali
venivano a sentire le letture che le riguardavano: la signorina Davis ogni volta tra-
scriveva le informazioni e poi le dattilografava. Dopo di allora non avemmo motivo
di cercare un'altra stenografa, perché ella amava il lavoro e rimase presso di noi con-
tinuando a svolgerlo.
Un giorno, ricevetti una telefonata da un certo signor Arthur Lammers di Daytona,
in Ohio, che desiderava venirmi a trovare perché aveva qualcosa da dirmi. Lammers
venne a Selma e mi parlò di un uomo che stava cercando di interessarlo in terreni
petroliferi in Texas, chiedendomi di andare con lui per esaminare la proposta30. Ci
recammo in Texas; durante il viaggio discutemmo di letture ed egli volle conosce-
re nei dettagli molte delle mie esperienze; a Dallas parlammo di quelle che aveva-
no portato alla fondazione della Compagnia petrolifera Cayce e ne avevano guida-
to le attività.
Da lì ci recammo poi a Cleburne, dove incontrammo uno dei funzionari della
Compagnia. Quella sera ci sedemmo davanti all'albergo ed io raccontai le mie espe-
rienze fino alle tre del mattino. Proseguimmo per Meridian, dove tenemmo diverse
riunioni con i funzionari della Compagnia, compreso il tesoriere, il signor
McConnell. Alla fine, il signor Lammers disse a quest'ultimo: "Sono molto inte-
ressato a Cayce e alla sua opera, ma devo dirvi sinceramente che, secondo me, avete
preso le cose nel modo sbagliato".

30
Evidentemente Cayce riteneva che Lammers, un imprenditore, fosse interessato a investire
in campo petrolifero e che potesse, quindi, rianimare le prospettive della Compagnia petrolifera
Cayce e le speranze dei suoi promotori.

151
Egli pensava che avremmo dovuto organizzare un'associazione per la ricerca
psichica e mi propose di andare con lui a St. Louis e Chicago per conoscere alcune
persone che forse avrebbero potuto avere un qualche interesse al riguardo. Accon-
sentii, se non altro per rendermi conto della cosa. Egli aveva preparato delle doman-
de per un consulto sul modo di perfezionare un'organizzazione che si occupasse di
ricerca psichica. Dopo aver visto altra gente in Texas, andammo a St. Louis, dove ci
incontrammo con un giovane ingegnere della Pennsylvania occidentale, George
Klingensmith, e con un altro funzionario della Compagnia petrolifera Cayce.
Decidemmo di chiedere ad alcune persone di Chicago e Daytona di incontrarci la set-
timana successiva a Daytona per ottenere una lettura. Io partii per Chicago dove rivi-
di il signor Wyrick, che promise di intervenire alla riunione di Daytona insieme a un
uomo di Cleveland.
Proseguii per Daytona, dove mi incontrai con Linden Shroyer, segretario di
Lammers, di cui avevo un'alta opinione, chiedendogli di condurre un consulto per-
ché acquisisse maggiore familiarità con la procedura e fosse in grado di condurre
quello che dovevamo tenere pochi giorni dopo insieme agli altri. Il giorno stabilito,
tutti quelli che si erano impegnati a venire erano presenti, e Shroyer condusse la let-
tura. Le informazioni rivelarono che un istituto di ricerca sarebbe stato di grande
aiuto; tuttavia vi fu una nota di dubbio, relativa alla opportunità di organizzarlo solo
con le persone intervenute. Ciò ci fece capire che avremmo dovuto coinvolgere altri
dell'Est e del Sud. Vennero fatte anche molte domande circa il tipo di letture da for-
nire: il suggerimento fu di rispondere a qualsiasi questione di interesse vitale, a
patto però che non desse a qualcuno vantaggi su altri e che non fosse di natura trop-
po speculativa in termini finanziari.
Una volta tracciati i contorni dell'organizzazione, si decise di aprire uno studio
a Daytona, dove il signor Lammers aveva i suoi affari. Parlai alla mia famiglia della
decisione presa31, dopo alcune considerazioni, i miei, insieme alla signorina Davis,
si trasferirono da Selma, in Alabama, a Daytona, in Ohio.

31
Riguardo al trasferimento, Edgar scrisse alla moglie: "30 settembre 1923. Chiedi alla
signorina Davis (parlando con lei in confidenza) se desidera occuparsi a tempo pieno di questo
lavoro e, nel caso tu debba partire tra breve per raggiungermi, se è disposta a venire con te. Puoi
fare in modo che Hugh Lynn rimanga lì fino a Natale? Sarebbe disposto a finire la scuola altro-
ve? Parlane personalmente con lui. Questa settimana riceverai del denaro. Amami. Amami molto,
almeno quanto ti amo io, Gertrude. Ti scriverò di nuovo molto presto. Bacia i ragazzi per me.
Tuo per sempre. Edgar". Hugh Lynn preferì venire più tardi, restando a vivere presso la famiglia
del suo migliore amico alle superiori per completare il primo semestre dell'anno, prima di tra-
sferirsi in un istituto privato di Daytona, pagato da un imprenditore amico del padre. Lo studio
fotografico Cayce Art & Co. rimase aperto, gestito dal Gentiluomo Cayce, ma ben presto, come
rammentò Hugh Lynn, "si fece avanti un uomo che si offrì di gestire lo studio al suo posto, per-
ché mio nonno non era in grado di farlo come sarebbe stato necessario. Perciò papa disse a que-
st'uomo: 'Faccia pure', ma non firmò mai un contratto né ricevette mai del denaro".

152
18. Daytona, 1923-24: l'Istituto
Cayce per la Ricerca

Ci procurammo un ufficio per l'Istituto Cayce per la Ricerca nel Phillips Hotel di
Daytona, dove cominciammo fornendo letture per Arthur Lammers, nell'ottobre
1923. Egli assunse uno stenografo per registrare le informazioni prima dell'arrivo
della signorina Gladys insieme alla sua famiglia, mentre Linden Shroyer condusse le
letture. Il signor Lammers aveva preparato un elenco di domande di carattere meta-
fisico che in precedenza non avevamo mai preso in considerazione32. Voleva sapere
qual era la fonte delle informazioni: la lettura stabilì che la mia mente conscia diven-
ta succube del subconscio, del superconscio o anima, e comunica con menti simili.
Le informazioni possono essere ottenute da qualsiasi mente subconscia, sia su que-
sto piano sia ricavandole dalle impressioni lasciate dagli individui trapassati, come
uno specchio riflette ciò che si trova davanti. Non si tratta dell'oggetto reale, ma
della sua immagine. Il suggerimento che in questo stato giunge al subconscio o
anima raccoglie le informazioni riflesse dalla realtà materiale, dal corpo o dalle ener-
gie fisiche. Ed esattamente come lo specchio che può essere orientato secondo un
angolo ottuso per riflettere, così quel suggerimento alle forze dell'anima può alterare
l'immagine; tuttavia, ciò che viene riflesso è l'immagine stessa.
Ecco alcune delle domande poste da Lammers, con le informazioni ottenute.
Che cos'è l'anima di un corpo?
È ciò che il Creatore diede all'inizio a ogni entità o individuo e che cerca di far
ritorno al suo Creatore.
Da dove viene l'anima, e come entra nel corpo fisico?
Vi si trova già, "e gli inspirò in faccia lo spirito della vita, e l'uomo divenne
un'anima vivente", poiché il respiro, l'etere, che entra nel corpo dell'essere umano
quando nasce, vi immette il soffio vitale e ne fa un'anima vivente, sempre che esso
abbia raggiunto quello stadio di sviluppo nella creazione che consenta all'anima di
entrarvi e trovarvi posto. Tutte le anime vennero create in principio e cercano il
modo di tornare donde sono venute.
L'anima muore?
Può essere cacciata dal Creatore, non dalla morte.

32
Sembra che Lammers fosse un solido padre di famiglia di mezza età e che gestisse un'in-
dustria tipografica, nutrendo nel contempo un forte interesse per l'astrologia e la metafisica.

153
Che cosa significa la cacciata di un'anima da parte del suo Creatore?
Per raggiungere la salvezza, l'entità o individuo caccia se stesso, o l'anima, che
è la sua essenza [verso Saturno].
Dove va l'anima dopo essersi pienamente sviluppata?
Dal suo Creatore.
Che cos'è la mente subconscia del corpo?
Un attributo dell'anima, o mente dell'anima.
In quale luogo o stato passa l'anima per ricevere le informazioni che fornisce?
Proprio qui, nella stessa sfera, come quando lo spirito o anima, o spirito e anima,
vengono guidati, una volta allontanati dal corpo o persona.
In questo stato, è possibile per Edgar Cayce comunicare con qualcuno che è
trapassato nel mondo dello spirito?
Lo spirito di tutti coloro che sono trapassati dal piano fisico rimane nelle vici-
nanze di esso finché il loro sviluppo li conduce oltre; altrimenti, vengono riportati
qui per completare tale sviluppo; quando sono sul piano della comunicazione o
rimangono all'interno di questa sfera, chiunque può mettersi in contatto con loro. In
questo momento, intorno a noi, ve ne sono migliaia.
La memoria è pensiero, o il pensiero è memoria?
Con l'evoluzione dell'individuo, il pensiero diventa parte della memoria.
Fisicamente, memoria e pensiero non sono sinonimi, né hanno la stessa origine
nelle energie fisiche. Per quanto riguarda le energie dell'anima e dello spirito,
diventano tutt'uno nel corso dell'evoluzione.
Sul piano fisico, i pensieri di un'altra persona possono influenzare qualcuno
mentalmente o fisicamente?
Dipende dallo sviluppo dell'individuo al quale il pensiero può essere indirizza-
to. Le possibilità dello sviluppo della telepatia sono le prime che si manifestano nel
corso dell'evoluzione, come vedete. Gli individui che si trovano su questo piano
stanno sviluppando questa [possibilità, proprio] come i sensi si sono sviluppati e
continuano a farlo.
Come si può definire la parola evoluzione con riferimento alla razza umana?
L'evoluzione con riferimento alla razza umana significa ripristino di quelle forze
che hanno gradualmente condotto l'uomo a capire dall'interno la legge del sé, e
mediante tale comprensione tale legge ha conferito all'uomo poteri più efficaci per
realizzare il graduale cambiamento fino all'uomo di oggi, attraverso tutte le epoche.
L'uomo venne creato come uomo. Nella creazione [esistevano] soltanto tre ele-
menti: materia, energia e mente. La carne non è fatta di sola materia, lo sviluppo
della quale è rimasto immutato poiché serve unicamente a soddisfare i bisogni del-
l'uomo, per il quale sono state create tutte le cose, e l'evoluzione dell'uomo, o svi-
luppo, è data soltanto dalla crescita graduale verso l'alto fino alla mente del
Creatore.
La teoria darwinista dell'evoluzione dell'uomo è giusta o errata?
In origine, l'uomo venne creato per governare quegli elementi [che erano stati]
preparati sul piano terreno per le sue necessità. Quando le circostanze maturarono

154
fino al punto da consentirgli di sostenersi con le proprie forze e nelle condizioni pre-
senti sulla Terra, l'uomo fece la sua comparsa non da ciò che era stato già creato,
ma a immagine del Signore di tutto ciò che era stato creato, e come sintesi di [tutto
ciò che] si può trovare nel mondo, o piano terreno; e oltre a questo, Vanima è ciò
che lo pone al di sopra dei regni animale, vegetale e minerale del piano terreno.
L'uomo non discende dalla scimmia, ma si è evoluto, reintegrato, da un'epoca
all'altra, un po' qui un po' là, una generazione dopo l'altra.
Le necessità di coloro che vivono nel paese del Nord non [sono] le stesse di quelli
che abitano la regione torrida; di conseguenza, lo sviluppo si attua secondo le
necessità poste dalle diverse condizioni in cui l'uomo si viene a trovare. La teoria
è: l'uomo proviene direttamente dal suo Creatore, le sue esigenze si sono diversifi-
cate nel corso di milioni di anni e lo faranno ancora per le centinaia e migliaia di
anni a venire. L'uomo è l'uomo, secondo l'ordine della Creazione voluto da Dio,
che egli rappresenta come fece Suo figlio, inviato dal Padre sotto forma umana, la
più alta su questo piano, che divenne per l'uomo stesso Colui che mostrò la via.
Cos'è la legge dell'amore?
Dare. Come viene detto nel Comandamento, "Ama il prossimo tuo come te stes-
so... Ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, la tua anima, il tuo corpo".
Vediamo di nuovo sul piano fisico o terreno la manifestazione di questa legge, senza
la legge stessa. Troviamo la manifestazione dell'opposto a tale legge: dare con la
speranza di un premio o una ricompensa è in contrasto diretto con la legge dell'amo-
re. Ricordate che non esiste insegnamento più grande di quello secondo cui "Dio ha
amato a tal punto la propria Creazione, cioè il Mondo, da sacrificare per la sua
redenzione il proprio amatissimo Figlio". Attraverso questo amore, quando l'uomo
lo manifesta con il cuore nella sua vita, la legge diventa parte dell'individuo. Questa
è la legge dell 'amore. Donare generosamente, senza aspettarsi nulla in cambio. Così
abbiamo che amore è legge, legge è amore. Dio è amore. Amore è Dio. Vediamo le
manifestazioni della legge, non la legge stessa.
Se adesso noi, come individui, disponiamo di tutte le altre forze elementari create
per il miglioramento dell'esistenza, ma non abbiamo amore, siamo nulla: nulla.
"Anche se uno possiede il dono della profezia e comprende molte cose, anche se gli
sono state accordate le grazie della fede, della speranza e della carità e il dono di
manifestarle, ma nel suo cuore, nella mente e nell'anima non alberga la legge del-
l'amore, egli è nulla".

Il signor Lammers fece anche domande sull'astrologia e sperimentò quello che lui
chiamava una lettura oroscopica, che ampliava le informazioni relative alle influenze
planetarie sull'individuo, sulla personalità e sul corso generale della sua vita. Veniva
anche chiarito il perché del venire a esistenza di una personalità, cioè dell'individua-
lità vera e propria, ciò che l'individuo è realmente, ciò che è stato costruito dentro di
lui. La personalità, quindi, è un riflesso dell'individualità della persona, e ciò che noi
siamo oggi - la nostra vita per come è vista dagli altri - è un riflesso di tutto ciò che
abbiamo costruito dentro di noi, nel corso di una o di mille vite.

155
Dopo aver fornito la prima lettura oroscopica, decidemmo di recarci da uno dei
migliori astrologhi per avere una lettura e metterla a confronto con la nostra.
Klingensmith, Lammers e io andammo a New York e prendemmo un appuntamen-
to con la signorina Evangeline Adams per una lettura astrologica: dissi alla signori-
na Adams di essere nato il 18 marzo 1877 a Hopkinsville, nella contea cristiana, in
Kentucky, all'una e trenta di una domenica pomeriggio. Tuttavia, già diversi astro-
loghi mi avevano detto che era impossibile che fossi nato a quell'ora, perché sarei
stato una femmina: questo però risultava dai ricordi dei miei genitori e del medico,
nonché dal certificato di nascita.
L'oroscopo tratto dalla signorina Adams era certamente molto interessante e cer-
cai di fare un sommario delle informazioni fornite. Devo però ammettere che non
riuscii ad andare molto lontano. Tuttavia, a quanto mi sembrava, proprio ciò che
viene detto qui costituisce una prova quasi positiva di ciò che affermava una lettura
che ottenemmo in seguito, quando venne posta una domanda riguardante il valore
delle letture oroscopiche. Questa fu la risposta: gli oroscopi rivelano le tendenze per
mezzo della posizione relativa degli effetti planetari sulla Terra e sugli esseri umani;
tuttavia, essendo la volontà il fattore più importante nell'essere umano, e dal momen-
to che è la mente che costruisce, ogni influsso planetario può essere annullato e pri-
vato del suo significato. Di conseguenza, una lettura che fornisca le tendenze, gli sti-
moli e il modo in cui la volontà venga ad essi applicata, sarà molto più valida per gli
individui rispetto a un oroscopo puro e semplice, oltre a metterli in guardia da situa-
zioni minacciose che possono essere evitate a tempo debito, anche se ciò rendereb-
be necessarie delle letture di verifica. L'astrologia, ci venne detto, è di ausilio in
quanto le posizioni dei pianeti rivelano le tendenze nella vita di una persona senza
riferimenti alla volontà. Perciò, anche se l'astrologia può essere definita una scienza
esatta, per così dire, la mente e la volontà dell'uomo possono tuttavia prevalere sugli
influssi astrologici, proprio come la volontà può portare l'uomo a infrangere delibe-
ratamente una legge del Creatore, perché l'uomo, come sappiamo, è un essere dotato
di libero arbitrio: pur soggetto a tutte le leggi, egli può violarle.
Ciò costituì un grande aiuto nel comprendere le letture che avevamo fornito,
anche se erano di carattere medico, esattamente come queste ultime contribuirono a
far capire le informazioni fornite dalla signorina Adams. Si tratta, come sappiamo, di
una materia molto complessa e interessante, che non può essere esaurientemente esa-
minata in poche righe; infatti, è molto simile a una fede, qualcosa che va vissuto e
può essere difficilmente spiegato con teorie o teoremi.
La lettura oroscopica per il signor Lammers fornì le prime informazioni da noi
ottenute sulle precedenti esistenze sul piano terreno33. All'inizio, fu arduo per me

33
La lettura dichiarò che Lammers aveva avuto un'incarnazione precedente come monaco.
Quell'inverno, Cayce fornì informazioni in tal senso per tutti i membri della sua famiglia e il 9 feb-
braio 1924 diede la prima di parecchie letture su se stesso, la n. 294-8. Tali letture indicarono nume-
rose vite anteriori nelle quali Edgar, Gertrude, Gladys e Hugh Lynn si erano trovati insieme, soprat-
tutto nell'antico Egitto. Si consulti l'Appendice A per conoscere il testo di molte di queste letture.

156
separare l'idea di reincarnazione e di passate esistenze da quella della trasmigra-
zione, ma in seguito mi resi conto che si trattava di cose totalmente diverse. La
reincarnazione era stata considerata tanto a lungo parte delle religioni orientali,
che si era finito per considerarla estranea alla Cristianità, come io stesso avevo
pensato e insegnato per molti anni. Secondo il modo cristiano di pensare, un
uomo ha soltanto una vita, ed è ciò che è. In altre parole, come un albero cade,
così rimane.
Tuttavia, dubito che qualcuno davvero esperto della Bibbia possa affermare
che in essa non si parli della reincarnazione. In ogni epoca è stata formulata la
domanda: "Quando un uomo muore, tornerà a vivere?". Qualcuno disse: "Polvere
sei e polvere ritornerai", ma non si riferiva all'anima. Di conseguenza, si è sem-
pre ritenuto che non è l'uomo, ma la sua anima, che può tornare a vivere.
Dopo la lettura oroscopica formulata per Lammers, nel leggere la mia Bibbia
scorsi nuovi significati in alcuni passaggi; come in quello in cui i discepoli chie-
sero al Maestro: "Quest'uomo è nato cieco: chi ha peccato, lui o i suoi genitori?".
Gesù rispose: "La colpa non è dell'uomo né dei suoi genitori, egli non è che un
mezzo per rendere manifeste le opere del Signore". Ora, sarebbe stato impossibile
per l'uomo aver commesso in questa vita un peccato tale da meritargli di nascere
cieco. Essi dovettero pensare che l'uomo avesse vissuto una vita precedente, altri-
menti non avrebbero posto una simile domanda.
In un'altra occasione, il Maestro disse ai Suoi discepoli che alcuni di loro non
avrebbero conosciuto la morte fino a quando non avessero visto il Figlio
dell'Uomo venire nella Sua gloria. Dopo sei giorni Egli prese con Sé Pietro,
Giacomo e Giovanni e ascese il monte della Trasfigurazione, e là essi videro Mosè
ed Elia34.1 discepoli, o almeno Pietro, li riconobbero e avrebbero voluto rimanere
per sempre con loro. Ma non era quello il momento. Tuttavia, quando discesero dal
monte, Pietro e Giovanni chiesero al Maestro: "E perché allora gli scribi dicono
che Elia verrà per primo?". E Gesù rispose dicendo loro: "Elia è già venuto, ma
essi non lo riconobbero e lo trattarono come hanno voluto. Nello stesso modo
faranno soffrire anche il Figlio dell'Uomo". Allora i discepoli compresero che Egli
aveva parlato loro di Giovanni Battista.
In un altro punto, Egli disse: "In verità vi dico che tra i nati di donna non è
venuto mai alcuno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia, il più piccolo nel
regno dei cieli è più grande di lui. Dal tempo di Giovanni il Battista fino a oggi, il
regno dei cieli si acquista con la forza e i violenti se ne impadroniscono, perché
tutti i profeti e la legge hanno profetato fino a Giovanni. E se voi lo volete acco-
gliere, egli è quell'Elia che deve venire".
Più tardi, Paolo disse: "II primo Adamo portò il peccato nel mondo, ma l'ulti-
mo Adamo portò la vita". Che la cosa sia stata detta in senso astratto o no, dob-
biamo stabilirlo in base alle nostre esperienze.
34
Elias è il nome usato nella versione King James (Matteo, 17:3), che era la Bibbia preferita
di Cayce. Le edizioni successive usavano il nome Elijah.

157
Considerai anche l'idea della reincarnazione come una risposta al perché,
quando incontriamo certe persone, abbiamo subito la sensazione di conoscerle da
sempre, mentre altre che conosciamo da anni non riusciamo a sentirle vicine o a
comprenderle. Non credo che nessuno possa rispondere a tale domanda se non
ammettendo che vi sia più di una vita. Sono certo che nessuno di noi considera
dentro di sé l'arco dell'esistenza come tutto ciò che ha da vivere; infatti, ricor-
diamo che molti hanno scritto nella Bibbia: "Si deve morire prima di rivivere".
Nulla rivive prima di morire; persino il chicco di grano deve morire prima di rina-
scere. Ma non rinascerà a meno che, morendo, non emetta ciò che servirà a ripro-
durre se stesso. Tutto ciò sembra fornire la risposta, o il motivo per farci credere
che ogni individuo avrà l'opportunità di scegliere di venire sulla terra, come il
Figlio dell'Uomo ha scelto di divenire il nostro Salvatore. La scelta fu sua, non fu
il Padre a costringerlo. L'individuo non è costretto a venire sul piano terreno, sul
quale egli può manifestare l'amore di Dio, perché ciascuno di noi è una parte di
Lui. Non è un obbligo per noi, perché possiamo raggiungere la salvezza in qual-
siasi piano dell'esistenza ci troviamo. Abbiamo l'opportunità di venire sulla Terra
per manifestare ciò che possiamo aver ottenuto attraverso qualsiasi esperienza
vissuta. Dio ci da tale possibilità, ma sta a noi realizzarla. Egli vuole aiutarci a
operare rettamente, ma l'operato è nostro, e sta a noi compierlo! Troppo spesso
vogliamo fare a modo nostro e prendercene il inerito.
In un'altra lettura oroscopica, ci venne rivelato che quattro di noi - Lammers,
Shroyer, Klingensmith ed io - in una vita precedente avevamo partecipato come
Greci alla guerra di Troia. Avendo operato insieme con intenti distruttivi, ci venne
detto che dovevamo imparare a farlo per costruire. Lavorammo davvero insieme
per un certo tempo, ma le circostanze portarono a una conclusione inaspettata. Il
signor Lammers venne coinvolto in una causa a Cincinnati, dopo di che sapem-
mo ben poco di lui. Da parte nostra non avevamo molte conoscenze in Ohio, per-
ciò il signor Wyrick insistette nel dire che ciò di cui avevamo più bisogno era un
po' di pubblicità. Fino a che non fosse stata fatta circolare qualche pubblicazione
informativa tra la gente, affermò, non potevamo aspettarci molte richieste di let-
ture. I miei soci si dichiararono d'accordo sulla necessità di diffondere un opu-
scolo per pubblicizzare l'istituto. Diedi alla signorina Gladys le informazioni
necessarie ed ella le dattiloscrisse, ma ci vollero molti mesi prima che lo stampato
fosse pubblicato. Il signor Lammers aveva dichiarato che se ne sarebbe occupato
lui; tuttavia non lo fece, dal momento che era sotto processo, e in ogni caso
sembrava che non ci si potesse aspettare più nulla da lui. Non posso dire se l'aves-
se fatto, qualora fosse rimasto a Daytona; ben presto rinunciai a sperare nelle sue
promesse. Non ero soddisfatto della piega che avevano preso le cose, per quanto
riguardava quelle promesse, ma non avevo nessun'altra possibilità che cercare
ancora una volta di fare del mio meglio. Avevo sperato di ottenere qualche risul-
tato da altre prospettive offerte dalle letture, ed ero sicuro che alla fine ce ne
sarebbero stati, ma essi ritardavano di giorno in giorno. Naturalmente, ciò rese la
situazione piuttosto difficile e mise alla prova la mia pazienza, perché ero con-

158
vinto che quando facciamo del nostro meglio e ci sforziamo di comportarci retta-
mente, ciò che è giusto e onesto deve arrivare35.
Il signor Wyrick pensava che sarebbe riuscito a trovare il denaro per sfruttare i
terreni petroliferi che possedeva in Texas, cosa che ci avrebbe permesso di portare
avanti il progetto dell'Istituto Cayce per la Ricerca, per mezzo del quale
avremmo potuto fare del bene alla gente con risultati che avrebbero giustificato gli
sforzi. Finalmente, riuscimmo a pubblicare l'opuscolo a Chicago.
Preparammo anche il testo di un libro, sperando di ricavare qualcosa dalle ven-
dite, una volta che fosse stato pubblicato, dal momento che avevamo tutto il diritto
di credere che ne sarebbero state vendute migliaia di copie. Ma all'epoca era-
vamo in ristrettezze economiche e, di conseguenza, avevamo bisogno di trovare
qualcuno che si accollasse i costi di stampa. Dovevamo affrontare spese notevoli,
se volevamo concludere qualcosa; tuttavia ci rimaneva ancora abbastanza per
mangiare, qualche volta.
Non sapevo cosa stesse accadendo agli altri miei soci, che cercavano di guada-
gnare con i loro progetti petroliferi. Klingensmith mi disse di punto in bianco che
avevano ventimila dollari in banca, ma seppi dal signor Shroyer e dal signor Lam-
mers che a loro aveva detto di averne circa trentamila guadagnati a Cleveland. Non
capivo queste affermazioni. Fui informato dal signor Shroyer che Lammers gli
aveva dato del denaro", quanto non lo so. Vidi il signor Lammers un sabato, per la
prima volta dopo un mese. Il signor Shroyer, la signorina Davis e io avevamo cer-
cato di fare del nostro meglio, tentando di dimenticare per quanto possibile tutto
ciò che il signor Lammers aveva avuto a che fare con il progetto, visto il modo con
cui eravamo stati trattati dopo tante promesse e, naturalmente, era proprio sulla
base di esse che mi ero trasferito a Daytona. Sono convinto che quando uno cerca
di far bene, certe cose vengono di pari passo. Il tempo sembra essere l'unica cosa
in grado di mutare le situazioni: quelle sgradevoli vengono mano a mano elimi-
nate, o si eliminano da sole, e quando la situazione è propizia, avviene che
riusciamo ad andare avanti nella giusta direzione.
Dopo aver cominciato a inviare alcuni opuscoli, ci trovammo ben presto a esse-
re in anticipo di una settimana o più sugli impegni, ma ciò che dovevamo fare era
cercare di ricavarne qualcosa in più dello "stretto necessario", in modo da poter
proseguire con mezzi nostri. Pensai che, se avessimo scritto la lettera giusta alle
persone per cui avevamo lavorato in passato, esse ci avrebbero aiutato volentieri.
35
Hugh Lynn così ricordava, ripensando al suo arrivo a Daytona per Natale: "Mio padre era
sconvolto e appariva tirato e stanco. Non indossava cappotto, nonostante nevicasse. Quando lo
abbracciai scendendo dal treno, sentii uno scricchiolio: proveniva dai giornali che si era infilato
sotto gli abiti per ripararsi dal freddo... Papa disse che Lammers aveva fatto bancarotta e che non
lo vedevano da un mese o più... Così, da un momento all'altro, si erano trovati senza denaro".
36
Shroyer aveva lavorato come contabile per Lammers prima che Cayce arrivasse a Daytona,
ma poiché Edgar pensava che Shroyer avrebbe potuto essere un buon conduttore di consulti, evi
dentemente Lammers offrì i servizi di Shroyer per il progettato Istituto Cayce. Non era chiaro chi
dovesse pagarlo per tali servigi.

159
Non volevo chiedere l'elemosina, ma ero convinto che l'opera andasse portata
avanti e che la gente che aveva ricevuto benefici dovesse contribuire a questo scopo.
Il fatto che io avessi dedicato loro tutto il mio tempo, pensai, doveva influire sui loro
sentimenti. Non vi fu un grande ritorno finanziario dalle lettere spedite insieme agli
opuscoli, ma ricevemmo un gran numero di richieste per un libro più esauriente inti-
tolato Psychic Phenomena Through thè Subliminal.
Anche George Klingensmith stava cercando di trovare fondi per dare avvio all'isti-
tuto, parlando con alcune persone mentre si trovava in viaggio d'affari a Birmingham.
Speravo di potermi assicurare l'opera di un medico che all'epoca era uno dei respon-
sabili del Western State Hospital di Hopkinsville, in Kentucky: si trattava del dr. T.B.
House, diplomato in osteopatia e laureato in medicina, il quale conosceva bene il
nostro lavoro. Egli era disposto ad agire sia come medico incaricato dell'istituto, sia
come responsabile del settore farmaceutico e capo delle ricerche.
George ottenne inoltre la promessa di un gruppo di uomini di Nashville, in
Tennessee, tra i quali due medici, che proposero, se ho compreso bene, che se l'isti-
tuto fosse stato realizzato e fossimo riusciti ad avere un ricercatore come McDougal
di Harvard, o uno di reputazione analoga nello studio dei fenomeni psichici, avreb-
bero donato fondi sufficienti a finanziare l'opera per almeno cinque anni.
Quanto alla missione di George, mi sembrava che egli fosse in grado, con tutte le
persone interessate a Birmingham, di ottenere finanziamenti sufficienti a trovare una
sede opportuna. Naturalmente, il progetto prevedeva che tale sede fosse a Virginia
Beach. Speravo fortemente che egli riuscisse a trovare aiuti sufficienti almeno ad
avviare l'opera con spese minime: poi, una volta ottenuti i primi risultati e conti-
nuando a fornire letture, saremmo stati in grado di accumulare a poco a poco una
conoscenza dell'opera intrapresa tale da renderla economicamente autosufficiente.
La maggior parte delle persone riteneva che si dovesse pagare per finanziare l'ope-
ra, ma che era meglio che a farlo fosse qualora altro.
Quanto al signor Lammers, lo vidi di rado, ricevendo sue notizie per lo più dai
giornali o da Shroyer, che gli stava dando una mano con la contabilità.
Più o meno in quel periodo, il signor Wyrick ci informò che il Chicago Tribune
aveva offerto una ricompensa per informazioni su un delitto avvenuto in città. Egli
consigliò di fornire quelle informazioni e di incassare la ricompensa. Io avevo già
pensato di impegnarmi in tal senso dopo aver visto il primo annuncio sui giornali,
ma presto venne resa una confessione; fatto assai curioso, avevo conosciuto entrambi
gli uomini che si dichiararono colpevoli del delitto. Uno di essi era fidanzato con
una ragazza a casa della quale mi ero recato in visita un paio di volte, fornendo
una lettura per il padre e la nonna. Il caso era certamente sensazionale e, anche se
io mi ero trovato in compagnia di questi due ragazzi per un solo pomeriggio, mi
era difficile immaginare che fossero tanto depravati da commettere il crimine che
entrambi confessarono37. Mi sembrava strano che tali cose avvenissero di rado e
37
Questo, all'epoca, fu uno dei più famosi processi per assassinio: Nathan Leopold e Richard
Loeb ebbero come avvocato difensore Clarence Darrow, il quale riuscì a far commutare la con-

160
non dubito che, se avessi fornito in questo caso una lettura tempestiva, i colpevoli
sarebbero stati individuati, il che, forse, avrebbe portato qualche vantaggio, ma
fui lieto che la faccenda si fosse risolta senza il mio intervento. Comunque, sareb-
be stato utile per noi avere la ricompensa che era stata promessa.
Dal punto di vista economico, le cose continuavano ad andare male per me, ma
io confidavo che qualcosa sarebbe accaduta per evitarmi l'imbarazzo di essere
buttato fuori di casa quando non fossi più riuscito a guadagnare o trovare il dena-
ro sufficiente per evitarlo. Avevo buone speranze, perché vi era un certo numero
di richieste, ma ciò che ne ricavavo non bastava a coprire il fabbisogno giorna-
liero; anche se eravamo sempre piuttosto occupati, a stento entravano i soldi
necessari a sostenere le spese. Riuscivamo a tirare avanti con qualche aiuto occa-
sionale. Erano molti i giorni in cui, lasciando la casa dopo colazione per recarci
allo studio nell'hotel, ci chiedevamo se avessimo avuto qualcosa da mangiare la
sera. Ma, di giorno in giorno, le nostre necessità venivano sempre soddisfatte. Un
giorno che ricordo molto bene, il signor Shroyer, la signorina Gladys e io erava-
mo nello studio quando arrivò l'ora di pranzo. Contammo i soldi in cassa e ci
chiedemmo chi di noi quel giorno avrebbe avuto un piatto di minestra, perché in
tutto avevamo solo tredici centesimi. Mentre ci preparavamo a tirare a sorte, entrò
uno sconosciuto e disse: "Vorrei una lettura per mia sorella. La pago subito, ecco
i venticinque dollari. Tornerò questo pomeriggio, perché prima devo informare
mia sorella di ciò che sto facendo per lei, ed ella si trova nel New Jersey". Quello
stesso giorno ricevemmo una lettera da un uomo di Chicago che accludeva un
assegno di venticinque dollari per una lettura; così avvenne sempre per tutto il
primo anno.
Sorse un contrasto di ordine finanziario tra Klingensmith e Lammers, che
causò la fine dell'Istituto Cayce per la ricerca prima che venisse avviato davvero.
Altre persone insistettero, tuttavia, affinchè io continuassi l'opera dedicandole
tutto il mio tempo, poiché pensavano che ne valesse la pena (anche se noi non
assumevano ufficialmente incarichi e non accettavamo altro che offerte volonta-
rie provenienti da quelli che chiedevano letture).
Mentre il signor Lammers gradualmente si ritirava dalla scena, abbandonan-
doci completamente alla nostra iniziativa, mia moglie suggerì di trasferire l'uffi-
cio a casa nostra, lasciando l'albergo e svolgendo tutto il lavoro nella mia resi-
denza. Mi disse che era in grado di condurre i consulti e non era necessario che
avessimo qualcun altro in ufficio, cosa che avrebbe reso le spese meno gravose.
Non avevo idea dell'effetto che ciò avrebbe avuto sull'intera faccenda, perché
avevamo ancora gruppi che venivano di tanto in tanto da fuori città, ma immagi-
nai che avrebbero potuto trovarci a casa. Pensai che avrei potuto organizzare per
bene le cose, in modo da non affollare troppo il posto. Ma il trasferimento a casa

danna a morte nel carcere a vita. Wyrick commentò in una lettera: "Se avessero dato a noi il dena-
ro speso per questa causa, avremmo potuto attrezzare un istituto ben corredato e mantenerlo per
molti anni a venire".

161
dovette attendere fino a quando si riuscì a pagare le spese dell'albergo38. Avevamo
circa quarantacinque dollari di arretrato, quando il signor Wyrick ci inviò un asse-
gno per cinquanta dollari. La mia residenza, al 322 di Grafton Avenue, era appena
a due passi dall'albergo. Il lavoro continuò lì fino a che non ci trasferimmo a
Virginia Beach, l'anno seguente.
Quell'estate Frank Mohr suggerì che se ci fossimo recati a Columbus, in Ohio,
era sicuro di riuscire a interessare delle persone alle letture. Io avevo conosciuto il
signor Mohr attraverso il dr. Ketchum molti anni prima in Kentucky, dove posse-
deva una miniera di carbone. Egli aveva previsto di costruire insieme al dr.
Ketchum un ospedale a Nortonsville, in Kentucky; in realtà, era arrivato a gettare
le fondamenta per un piccolo ospedale e a sgombrare il terreno per un albergo,
quando gli era accaduto un incidente nella miniera. Il dr. Ketchum aveva chiesto
una lettura per lui, e la lettura dichiarò che si era creata una curvatura nella spina
dorsale che avrebbe gradualmente determinato uno stato di intossicazione nell'or-
ganismo fino a causare cecità entro alcuni anni, se non fosse stata corretta. I medici
si presero gioco di questa lettura, ritenendola irrazionale. Lo stato del signor
Mohr peggiorò gradatamente, però, ed egli dovette essere trasferito dalla sua casa
nell'Ohio. La sua impresa fallì ed egli non fu più in grado di procedere con l'ospe-
dale. Divenne effettivamente cieco più tardi, ma ricordando l'informazione ricevu-
ta, riuscì a recuperare la vista. Dopo di ciò, divenne un grande sostenitore della
nostra opera.
Così, su suo suggerimento, la signorina Gladys ed io ci recammo a Columbus:
vi restammo quattro giorni, ma nessuno veniva a chiedere appuntamenti. Ci conta-
vamo il denaro in tasca anche per fare colazione, per non parlare del conto dell'al-
bergo, chiedendoci come avremmo fatto a cavarcela, quando ricevetti un telegram-
ma da un uomo di Chicago di cui non avevo mai sentito parlare e che mi chiedeva
di chiamarlo per telefono. Mi disse che voleva assolutamente che andassi a Chicago
subito, e mi spedì telegraficamente cinquecento dollari. Quella notte stessa partim-
mo per Chicago: venne fornita una lettura per quest'uomo, che aveva con sé il suo
medico di famiglia e un medico del ministero della Sanità. Questo signore era assai
propenso a fondare un istituto a Chicago e si era spinto fino a scegliere l'edificio,
che aveva già le attrezzature di un ospedale. Chiamammo alcuni nostri amici in città
che erano interessati a formare questa organizzazione parallela, ed essi decisero di
chiedere una lettura. La risposta fu che l'impresa di Chicago non sarebbe riuscita
perché non era il posto giusto per fondare l'istituto, che invece doveva sorgere a
Virginia Beach. In seguito, essi decisero di recarsi in una città a circa centosessan-
ta chilometri da Chicago per dare un'occhiata alla situazione locale, poiché aveva-
mo un consulto per alcuni medici da quelle parti. Anche questo sembrava un luogo
ideale, ma la lettura insisteva sempre sullo stesso punto.

38
Hugh Lynn ricordò: "Mio padre temeva che, se avesse lasciato l'albergo, sarebbe stato arre-
stato per mancato pagamento dell'affitto. Rimase, promettendo al direttore che i soldi stavano
arrivando".

162
Ricevemmo un telegramma da un'amica che ci chiedeva di fare subito ritorno a
Daytona per fornirle una lettura: le era stato diagnosticato un caso di ostruzione da
calcoli biliari. La sua lettura indicò che in circostanze ordinarie sarebbe stato con-
sigliabile e necessario un intervento, ma che in questo caso era senz'altro possibile
migliorare le sue condizioni con l'ausilio osteopatico, evitando così un'operazione
chirurgica. Il principale osteopata di Daytona, il dr. William A. Gravett, all'epoca
profondo conoscitore dell'opera, non concordò con la lettura e stabilì che la nostra
amica avrebbe dovuto essere operata subito, ma un medico più giovane che era
venuto come suo assistente, il dr. L.A. Lydic, disse che avrebbe somministrato lui
stesso il trattamento prescritto dalla lettura. Così, il dr. Lydic la curò e l'intervento
non fu più necessario.
Tornammo a Columbus, e stavolta ci furono parecchie persone che vennero a
trovarci, alcune tuttora interessate alla nostra opera, avendo ottenuto grande aiuto
dalle letture. Fu press'a poco in questo periodo che ricevetti per la prima volta una
telefonata dal signor Morton Blumenthal di New York.

163
19. New York, 1924:
i Blumenthal di Wall Street

Morton Blumenthal aveva sentito parlare di me dal mio buon amico Dave Kahn,
che era a New York per la sua ditta di mobili. Dave mi chiese di raggiungerlo e di
dare delle informazioni per quell'uomo. Era impossibile per me accontentarlo nelle
condizioni sfortunate in cui mi trovavo. Stavo studiando una proposta fattami da
due gentiluomini concernente una trasmissione radio, e non volevo inseguire una
vaga possibilità quando qui avevo l'occasione di cogliere l'unica opportunità che si
stava davvero dimostrando concreta.
Ma Dave mi scrisse dell'alta opinione che aveva di questo giovane uomo, che
aveva la sua stessa età [29 anni], con il quale pensava di mettersi in affari. Disse che
il signor Blumenthal aveva ottimi contatti e che suo fratello Edwin aveva fatto un
matrimonio molto vantaggioso. I fratelli Blumenthal avevano un'agenzia di cambio
e volevano conoscermi. Così, scrissi al signor Blumenthal spiegandogli che una
delle mie regole, che so di non aver mai infranto, era quella di non fornire una let-
tura a nessuno, a meno che la persona interessata non mi esprimesse personalmente
il suo desiderio, presumendo naturalmente che l'interessato fosse sano di mente e
in grado di giudicare da solo. In realtà, mi dispiacque di non potermi recare a New
York quando Dave mi telegrafò. Le mie condizioni finanziarie in quel momento
erano tali che da una parte non avevo tempo da perdere, mentre dall'altra non riusci-
vo neanche a soddisfare le necessità della famiglia.
Il signor Blumenthal espresse delusione per la mia impossibilità di recarmi a
New York, ma poi inviò trecento dollari per il mio onorario e per provvedere ai
bisogni familiari mentre ero via39. Fu questo l'inizio di un rapporto molto stretto: le
letture su di lui iniziarono con ciò che riguardava la sua salute - aveva problemi di
udito - ma il suo interesse per il fenomeno si estese alla metafisica, agli affari e a
una certa signorina di New Orleans, Addine Levy. In seguito, Dave disse che ero
stato così bravo a vendere a Morton l'idea di sposare la ragazza, che gli sarebbe pia-
ciuto vedermi vendere mobili per la sua ditta.

39
Hugh Lynn ricordava una visita della famiglia a Manhattan, ospite dei Blumenthal, nella
quale egli soggiornò nell'appartamento da scapolo di Blumenthal, mentre i suoi genitori e Gladys
erano alloggiati in un albergo, e tutti furono invitati a cena da Morton, poi in un night club e quindi
a uno spettacolo di Broadway.

164
Il signor Blumenthal chiese anche informazioni sui suoi sogni. L'argomento
sogni era venuto fuori in una delle letture metafisiche per Arthur Lammers, nella
quale si diceva che non crediamo a sufficienza nei sogni che facciamo. Quando
chiedemmo in che modo interpretarli, la risposta fu: "Metteteli in rapporto alle veri-
tà che sono rappresentate in ognuno, ed esso diverrà parte dell'individuo; utilizza-
telo come tale per aiutare lo sviluppo, sempre ricordando [che] sviluppo significa
ritorno verso le Forze Superiori, cioè verso il Creatore".
Il signor Blumenthal, comunque, fu la prima persona a chiedere informazioni sul
significato di uno dei suoi sogni. In realtà, egli chiese Pinterpretazione di tre di essi,
e sembrò soddisfatto delle informazioni ricevute (nella lettura 900-8).
Queste prime letture sui sogni mi spinsero a cercare un'interpretazione per i
miei, compreso quello della signora velata che tante volte mi si era ripresentato. La
signora è velata, così io non riesco mai a vederne il volto. Vi è un tappeto di ram-
picanti, dal quale occhieggiano minuscoli fiori stellati bianchi. Scopriamo che tutti
gli alberi e i sempreverdi sono potati a forma di piramide. Arriviamo a un delizioso
ruscello di acqua cristallina con una meravigliosa sabbia bianca e ciottoli candidi.
Attraversiamo il ruscello e risaliamo un piccolo pendio. Quindi ci viene incontro un
messaggero vestito come Mercurio, con ali ai piedi e sulle spalle. Ci chiede di unire
le mani, cosa che facciamo. Poi pone sulle mani unite un drappo d'oro, di circa
quindici centimetri di larghezza e lungo poco più di un metro. Quindi, dopo che il
messaggero è scomparso, continuiamo a camminare su per la collina. Arriviamo a
una strada molto fangosa. Mentre siamo indecisi sul modo di attraversarla, il mes-
saggero ricompare all'improvviso, e ci dice di protendere sulla strada le mani con
il drappo. Lo facciamo e il fango si asciuga. Attraversiamo la strada e arriviamo ad
un'altissima parete, che sembra fatta di gesso e che dobbiamo scalare. Io ho un
pesante coltello con il quale comincio a intagliare scalini e a salire, aiutando la fan-
ciulla mentre scavo e salgo.
Questo sogno è cambiato poco attraverso gli anni: talvolta arrivo un poco più in
alto sulla parete, ma non sono mai riuscito a vederne la cima. Di solito cado.
L'interpretazione che mi venne data fu che quella visione giungeva ogni volta
che erano in corso grandi cambiamenti nella mia vita e che, se studiata adeguata-
mente, poteva rivelare situazioni che stavano per verificarsi. Il messaggero veniva
visto come il portatore di nuovi pensieri, idee o ideali. Poi, quando il drappo d'oro
ci veniva offerto, vi era l'avviso che insieme tutto si poteva realizzare, mentre da
soli non si sarebbe ottenuto nulla. La scalata della parete dipende dalla capacità di
operare insieme. Come si vede nel sogno attuale, la parete viene superata e si ottie-
ne una visione o vista di ciò che può essere conseguito. Eppure, nell'estasi dell'av-
vicinarsi all'ideale, vi sono il pianto e la caduta. L'insegnamento è che quando si
verificano cambiamenti nella vita e ci vengono indicati i modi per portare avanti i
nostri ideali, dobbiamo fare attenzione che il pensiero, la volontà, il proponimento
dell'entità non siano oscurati dal successo, dalla fama, dalla gloria o dall'oro.
Da allora, fornendo a parecchie persone informazioni che le aiutassero a com-
prendere i loro sogni, imparammo che questi sono di diversi generi. Molti riguar-

165
dano i rapporti con altri individui, alcuni rappresentano avvertimenti su situazioni
in procinto di verificarsi, altri suggeriscono come risolvere un problema. I sogni
contengono spesso consigli o insegnamenti, mentre a volte sono profezie di eventi
futuri. 1 miei di solito hanno a che fare con l'attività che svolgo. Ci chiedemmo se
tutti i miei sogni potessero essere interpretati attraverso le forze psichiche: la rispo-
sta rivelò che ciò era possibile solo per quelli che provocavano una tale impressio-
ne sulle forze consce da diventare parte delle attività della mente. 1 sogni causati dal
cibo mangiato sono di natura fisica e non necessitano di interpretazione. La diffe-
renza tra i due tipi di sogno è che i primi vengono ricordati lucidamente, mentre gli
altri possono essere dovuti ad ansia e ossessione senza riferimenti specifici.
C'è un altro sogno che da tempo mi capita spesso. Vedo me stesso come un pun-
tolino all'esterno del mio corpo fisico, che giace inerte davanti a me. Mi sento
oppresso dalle tenebre e provo un senso di solitudine tremenda. A un tratto, mi
accorgo di un raggio di luce bianca e, sempre in forma di puntolino, comincio a salire
seguendo la luce, con la consapevolezza che devo farlo se non voglio perdermi.
Proseguendo lungo questo sentiero luminoso, divento gradualmente cosciente di
vari livelli, sui quali noto dei movimenti. Sui primi vi sono forme vaghe e orribili,
grottesche come quelle tipiche degli incubi. Andando oltre, cominciano ad apparire
da ogni parte figure umane deformi, con alcune parti del corpo ingrandite. La scena
cambia ancora e io divento consapevole della presenza di forme grigie incappuc-
ciate che si muovono verso il basso. Pian piano i colori si fanno meno cupi e le
forme mutano direzione e si avviano verso l'alto, mentre le loro vesti si schiarisco-
no rapidamente. Poi si cominciano a intravedere per ogni dove vaghi contorni di
case, muri, alberi e così via, ma tutto è immobile. Proseguo, e la luce e il movimento
aumentano, rivelando normali città e villaggi. Mano a mano che il movimento si fa
più intenso, comincio a udire dei suoni, dapprima un brusio indistinto, poi musica,
risate e canti di uccelli. La luce è sempre più forte, i colori diventano meravigliosi
e si sente una musica celestiale. Mi lascio dietro le case, e davanti a me c'è soltan-
to una mescolanza di suoni e colori. Improvvisamente, giungo in un grande archi-
vio. È una sala senza pareti né soffitto, ma mi trovo di fronte un vecchio che mi
porge un grosso libro contenente la documentazione relativa alla persona per la
quale cerco informazioni.
In un'altra occasione, quando ebbi di nuovo l'esperienza di recarmi nell'archi-
vio, dal vecchio custode dei registri, ebbi la sensazione di essere una bolla che si
muoveva attraverso l'acqua per raggiungere il luogo dove avevo sempre ottenuto le
informazioni. Domandammo il significato della bolla, e questa fu la spiegazione:

Vivendo l'esperienza di trasferimento da una sfera all'altra, un'anima può


passare attraverso esperienze in cui percepisce quei riflessi necessari alla tra-
smissione delle informazioni; coloro che si trovano in quella sfera devono
cercare di esprimersi meglio possibile nella lingua di quell'essere per non
snaturare l'argomento. Così il corpo, nella forma simbolica di una bolla, arri-
va nel luogo ove vengono conservati tutti i ricordi, simbolo a sua volta del

166
Libro della Vita: è qui che ogni entità, ogni anima in evoluzione, può ritro-
vare la strada verso l'influsso creativo attraverso il quale il Signore dona la
vita. Il custode dei registri è come il signore della tempesta, del mare, del
lampo, della luce, del giorno, dell'amore, della speranza, della fede, della
carità, della lunga sofferenza, dell'amore fraterno, della cortesia, della doci-
lità, dell'umiltà, dell'ego.
Così, nella materializzazione del concetto della ricerca della conoscenza e
dell'illumuiazione, sorge spontanea una domanda: si tratta di libri in senso
letterale? Una mente che pensa libri, libri in senso letterale, troverà quella
forma materializzata, di cui il Creatore sa che l'anima può godere. Che cos'è
più reale, il libro stampato con tutte le sue pagine e le sue bordature dorate,
0 l'essenza di ciò che in esso viene detto? Che cos'è più reale, l'amore mani
festato nel Salvatore per i suoi fratelli, o l'essenza dell'amore che può tro
varsi anche nella più infima delle passioni? Si tratta in realtà di una cosa sola.
Ogni porzione di quell'intero che noi chiamiamo vita, in quanto usa gli attri
buti delle forze fisiche di una forma creata che si manifesta nel mondo mate
riale, costituisce un documento, autentico come quello che scaturisce dal
cilindro del fonografo o dalla radiotrasmittente che invia suoni lungo le onde
dell'etere nel mondo materiale. Solo coloro che diventano consci di questa
unicità e cercano di conoscere la volontà del Creatore entrano in sintonia con
tutto ciò che vive in armonia: poiché ogni anima dovrebbe cercare di armo
nizzare le proprie vibrazioni fisiche, animiche e mentali con l'esperienza vis
suta sulla terra da Lui, il Figlio dell'Uomo, la Madre-Dio in Gesù Cristo.
Armonizzarsi con quella luce fa diventare bello ciò che pensate, ciò che siete,
ciò che vivete!

Molti dei sogni del sig. Blumenthal avevano a che fare con la sua attività di
agente di borsa; anch'io cominciai ad avere in sogno informazioni relative alla com-
pravendita di azioni.
Una volta, per esempio, sognai di correre dietro a un treno senza riuscire a salirci
su. L'interpretazione fu che le azioni della L&N Railroad erano in ribasso, tuttavia
un cambiamento ne avrebbe provocato il rialzo. La lettura dichiarò: "Compra e poi
vendi". Non possedevo il denaro per comprare le azioni, ma Blumenthal lo fece40.
1 sogni originati dalle esperienze individuali sono esperienze dell'anima, o corpo
cosmico, in periodi in cui la consapevolezza delle cose materiali è più o meno sog
getta alle forze mentali o spirituali di un'entità. E vengono sotto forma sia di inse
gnamenti, sia di avvertimenti o esperienze simboliche che possono applicarsi all'in
teressato o a coloro ai quali egli è legato.

40
Morton Blumenthal ottenne da Cayce 468 letture tra il 1924 e il 1930; probabilmente, la
metà di esse servirono per interpretare i suoi sogni e molti altri per cercare informazioni utili per
gli investimenti.

167
A volte i sogni riguardano le cose fatte nel modo giusto: uno dei miei mi rivelò
che se Gertrude ed io non ci fossimo sposati, lei sarebbe morta nel 1906 di tuber-
colosi ed io nel 1914 per problemi di stomaco. Il sogno non lasciava adito a dubbi.
Tuttavia, imparammo che nella maggior parte dei sogni il simbolismo serve per
inviare messaggi, come quando sognai di passare attraverso un cancello cercando
di evitare che lo varcassero i maiali che mi seguivano. Uno di essi ci riuscì ed io lo
inseguii, non sapendo come ricacciarli indietro tutti. Poi un pavone andò a posarsi
sullo steccato, dove si mise a incedere impettito, schiamazzando per attirare l'at-
tenzione. La lettura spiegò che non dovevo fidarmi di coloro che monopolizzano
l'attenzione quando si accingono a fare qualcosa, o che promettono mari e monti,
senza però ottenere alcun risultato.
Spesso i sogni contengono insegnamenti. In uno dei miei incontrai un grazioso
maialino bianco che sembrava una donna, e insieme andammo in una stanza d'al-
bergo; qualcuno ci vide ed io trasformai il maialino in una vespa e me stesso in un
tafano. Uno dei presenti colpì la vespa, che cadde a terra malconcia. Allora mi chie-
si come trasformare la vespa in qualcosa che non potesse essere colpito, ma in quel
momento l'uomo comincio a percuotermi con una grossa tavola e mi svegliai.
Questa era solo una parte del sogno. La lettura (294-67) dichiarò che, mentre tale
parte rappresenta simbolicamente l'insegnamento da comprendere, nel complesso il
sogno fornisce informazioni più complete, e cioè: vi è un edificio scolastico che
simboleggia la sede dell'apprendimento superiore, nella quale non si entra pagan-
do, ma per conoscenza intuitiva. Essa rappresenta le lezioni imparate attraverso la
proiezione del sé nelle forze subconsce, che è il modo per ottenere più grandi inse-
gnamenti ed esperienza delle energie universali. Una volta raggiunto questo risulta-
to, viene l'avvertimento: non lasciare che i desideri materiali possano impedire la
piena evoluzione verso tale stato perfetto. Fai in modo che l'offerta di te stesso non
dia adito a biasimo; o, come è stato detto, "Non permettere che il bene che fai sia
mal giudicato".
Molte volte mi sono apparsi familiari, amici e conoscenze che nel sogno svol-
gono un suolo simbolico. Un mattino sognai di avanzare faticosamente nell'acqua
insieme a Gladys e Mildred41. Andai a finire in una buca profonda e gridai per
richiamare l'attenzione delle due ragazze. Gladys corse in cerca di aiuto, mentre
Mildred mi si avvicinò. Afferrai i suoi piedi, ma non riuscivo a tirarmi su per sal-
varmi la vita. Ella mi domandò: "Non ce la fa a venire fuori?", ed io risposi: "No!".
Allora la ragazza esclamò: "In tal caso, mi tiri giù". A quel punto mi svegliai.
Il sogno venne spiegato come una visione delle forze che possono manifestarsi
negli individui. L'acqua è fonte di vita e di conoscenza. Svolgendo le proprie attivi-
tà, bisogna lasciare che ogni azione porti con sé la giusta conoscenza, evitando le dif-
ficoltà che sarebbe difficile superare senza dover chiamare aiuto. Tuttavia, come
indicato in questo sogno, ognuno può aiutare l'altro a comprendere nel modo giusto
le esperienze di vita e di luce, che per tutti costituiscono l'insegnamento migliore.
41
Mildred Davis, dell'Oklahoma, era cugina di Gladys.

168
In un sogno mi ritrovai con mia madre, che era già morta, e parlammo del ritor-
no alla vita degli individui, attraverso la nascita o la reincarnazione. La lettura rive-
lò che per me questa era la prova che esiste la reincarnazione dell'anima sul piano
fisico e che mia madre sarebbe rinata sulla Terra tra coloro che mi sono cari.
In un altro sogno ero con Lot e la moglie, insieme alle loro due figlie, in fuga
sotto una pioggia di fuoco e di zolfo. Quando "ella venne tramutata in una statua di
sale" [Genesi, 19:26] per essersi voltata a guardare indietro, essi attraversarono
realmente il muro infuocato delle fiamme che provenivano dal cielo. Anch'io pas-
sai attraverso il fuoco. L'interpretazione spiegò che avrei vissuto un'esperienza, in
termini di inclinazioni mentali, molto simile a quella di Lot. La possibilità di uscir-
ne, per me, dipendeva dal mio atteggiamento e dal mio operato di fronte alle prove
a cui sarei stato sottoposto.
Ebbi anche un sogno riguardante un cavallo morto molti anni fa. L'animale stava
arrampicandosi su per una collina e noi lo lasciammo libero di salire per conto suo,
mentre gli andavamo dietro camminando sulle tracce lasciate dai suoi zoccoli. In
base alla lettura, era una buona cosa che il cavallo fosse stato ferrato da poco, per-
ché ricalcando le sue orme potevamo salire agevolmente. Il messaggio contenuto
nel sogno fu che dobbiamo ricalcare le orme del Messaggero, o Principe di pace,
seguendole passo passo per progredire e poter affrontare le situazioni quando si pre-
sentano, sia sul piano fisico, sia su quello mentale o spirituale.
Ho fatto anche sogni di conforto spirituale, come quello in cui ebbi la visione di
Dio, che mi promise che non avrebbe distolto lo sguardo da me. Più che un sogno,
questa venne definita una visione, e la promessa significava che, anche se il corpo
stava attraversando un periodo di transizione in senso materiale, era scritto: "Se
sarete il mio popolo, io sarò il vostro Dio".
In un'altra occasione, mentre stavo tenendo una lettura di gruppo [262-12], vidi
Gesù fornire il messaggio e le fattezze del Suo volto cambiare mentre lo comuni-
cava a ciascuno. Si trattò di una visione della fonte da cui le informazioni proveni-
vano.
Morton prendeva sul serio i suoi sogni, come anche le letture che indicavano
Virginia Beach, in Virginia, come il luogo migliore per fondare un istituto che ser-
visse a finanziare l'opera. Tenemmo delle letture a questo riguardo e, nel giro di
pochi mesi, egli diede a me e alla mia famiglia la possibilità di trasferirci dall'Ohio
per avviare l'opera in Virginia.

169
20. Virginia Beach, 1925:
Associazione Nazionale dei Ricercatori

Arrivammo a Virginia Beach nel settembre 1925, quando tutti i visitatori estivi
se n'erano già andati. Poiché la casa che il sig. Blumenthal aveva affittato per noi
si trovava a poca distanza dalla spiaggia, sembrò realizzarsi l'affermazione della
lettura che aveva dichiarato come per me fosse necessario essere vicino all'acqua.
Anche se nella stagione calda vivere nella casa era piacevole, non vi era però altro
riscaldamento che quello dato dal caminetto, per cui il primo inverno ci mise a dura
prova. Il nostro figlio più piccolo, Ecken42, ebbe un incidente mentre sedeva accanto
al camino per scaldarsi: il suo pigiama prese fuoco e le ustioni gli procurarono
grandi sofferenze.
La nostra situazione finanziaria era assai sconfortante. Morton chiedeva molte
letture, a volte tutti i giorni, per telefono, perciò avevamo il nostro daffare. Egli era
ormai un uomo sposato e la sua giovane moglie aspettava un bambino. Spesso
penso che nessuno sia in grado di apprezzare questo avvenimento finché non lo ha
provato personalmente. Avendo fatto tale esperienza già vent'anni prima, quando
era in arrivo il nostro primo figlio, riuscivo ancora a rammentare quello svegliarsi
intcriore di un che di indefinibile, qualcosa che non si può descrivere a parole, l'at-
tesa di un miracolo che si verifica proprio davanti ai vostri occhi, e sapevo che
Morton e sua moglie si sarebbero sentiti più grandi, migliori e sempre più vicini al
Dispensatore di grazia e perfezione, comprendendo inoltre quale meravigliosa fidu-
cia e responsabilità era stata riposta in loro.
Morton venne giù da New York per discutere i piani dell'organizzazione.
Considerammo la possibilità di aprire subito un istituto: lo avremmo impostato
come ente benefico, con un medico responsabile, partendo con poco, magari affit-
tando una casa che avesse sei od otto camere dove prendersi cura di chi fosse venu-
42
Ecken, vezzeggiativo di Edgar Evans Cayce, aveva otto anni quando ebbe luogo l'incidente.
Come in seguito raccontò lui stesso: "Una scintilla finì sul mio pigiama di flanella e le fiamme si
propagarono come su una pellicola di celluloide. Mia madre, che stava scendendo le scale por-
tando una camicia, mi afferrò avvolgendomi nell'indumento e soffocando le fiamme". Una gamba
subì ustioni tali che "per settimane, quando me la pulivano per cambiare la fasciatura, continua-
rono a staccarsi brandelli di camicia bruciata". Ecken rimase assente da scuola per tre o quattro
mesi. "Ma non fui mai visitato da un medico. Papa mi diceva cosa dovevo fare, precisando per-
sino che tipo di massaggi praticare per eliminare la cicatrice". Egli divenne in seguito un eccel-
lente atleta e l'incidente non gli lasciò postumi di alcun genere.

170
to, e cominciando, naturalmente, con un medico generico, un'infermiera e un inser-
viente; quando le circostanze lo avessero reso necessario, il medico avrebbe fatto
intervenire uno specialista. Questo, pensavamo, sarebbe bastato a pagare le spese
iniziali. Nel primo anno, il medico avrebbe dovuto svolgere una gran mole di lavo-
ro, forse con uno stipendio modesto, a parte vitto, alloggio e buone prospettive per
l'avvenire. Ritenevamo di avere a disposizione la persona giusta, il dr. Thomas B.
House, assai esperto del lavoro all'interno di un ospedale. Sotto la sua supervisio-
ne, avremmo anche potuto preparare tutte le prescrizioni fornite per coloro che non
erano nell'istituto. Eravamo sicuri che, visto il numero di letture da noi fornite,
avremmo avuto almeno uno o due ospiti al mese, cosa che ci avrebbe permesso di
andare avanti abbastanza bene, senza esagerare, naturalmente.
Informai il dr. House che le persone interessate erano soprattutto operatori della
Borsa di New York che pensavano fosse possibile incrementare il proprio capitale
usando le informazioni per effettuare speculazioni finanziarie. Il capitale era soprat-
tutto in azioni e titoli, il cui ricavo allora ammontava a circa quindicimila dollari a
trimestre: se però parte di esso fosse stato liquidato in modo da creare un fondo con-
sistente, allora naturalmente non ci sarebbero stati problemi finanziari.
Dissi al dr. House che all'attività dell'istituto erano interessati anche altri, tra
cui il signor Wyrick, proprietario di un promettente pozzo di petrolio che, a pre-
scindere da altre entrate, pensavamo avrebbe fornito capitale sufficiente a portare
avanti l'opera quasi secondo ogni nostro desiderio. Poi, a Daytona, in Ohio, ave-
vamo un'altra persona, Tim Brown, che stava fabbricando un apparecchio per le
applicazioni di determinati trattamenti. Egli sperava di ottenere capitale sufficien-
te per cominciarne la produzione su vasta scala: in tal caso sarebbe stato necessa-
rio che qualcuno dell'associazione medica collaborasse con lui per i collaudi.
Anche da questa fonte si sarebbe avuta una piccola entrata che avrebbe costituito
il patrimonio dell'istituto. Pensavo che se il lavoro avesse continuato ad ampliar-
si, come era avvenuto nel primo anno o semestre, questo fondo si sarebbe incre-
mentato a tal punto da permetterci di fare praticamente tutto ciò che avremmo
voluto.
Inoltre, informai il dr. House che Virginia Beach offriva delle possibilità per un
professionista, a prescindere dall'effettivo sviluppo del lavoro. Naturalmente, non
ero stato sul posto abbastanza a lungo da sapere ciò che le varie stagioni significa-
vano per un residente: d'inverno tutti se ne andavano, mentre in estate la cittadina
si riempiva di gente, compresi migliaia di turisti che vi tornavano tutti gli anni.
Benché il luogo sia stato fondato molto tempo fa, solo di recente è diventato un cen-
tro di villeggiatura estiva; fino a qualche anno addietro era soltanto un villaggio di
pescatori, ma col sopraggiungere della guerra Capo Henry era divenuto un punto
strategico e il Governo aveva costruito molte buone strade: sappiamo che buone
strade e automobili significano dovunque meravigliose possibilità di sviluppo. Così,
nel giro di qualche anno, la cittadina aveva acquisito notevole importanza. Vi erano
forse non più di tremila residenti a Virginia Beach, che si trova a circa ventisei o
ventisette chilometri a Est di Norfolk, città di centosettantacinquemila abitanti e uno

171
dei maggiori porti sulla costa atlantica: il volume delle esportazioni che passano per
il porto va da tre a cinque milioni di dollari a settimana.
A Virginia Beach sono stati investiti molti capitali da fuori, e continuano ad
esserlo; ho visto pochi posti dove si è continuato a costruire come in questo, perché
qualsiasi proprietario di immobili spera che il suo terreno diventi il centro della
città. Si è parlato molto sulle riviste e nei giornali delle proprietà terapeutiche delle
spiagge di Virginia Beach: come forse saprete, essa sorge sull'Oceano Atlantico nel
punto in cui la Corrente del Golfo cambia direzione, volgendosi verso l'Inghilterra
e la Francia. Perciò, qui confluiscono le sabbie tropicali trasportate dalla Corrente
del Golfo, i materiali portati dalle montagne della Virginia, della West Virginia e
della Pennsylvania dai fiumi James, Potomac e altri altrettanto grandi che sfociano
a Nord, nella Chesapeake Bay, e quelli trascinati dalle correnti che arrivano dalla
costa del Delaware e del New Jersey. La combinazione di tali proprietà fa sì che un
istituto come quello che avevamo intenzione di costruire trovi qui la sua colloca-
zione naturale: con l'aiuto della natura e con lo sviluppo di un luogo dove veniva-
no migliaia di persone, per noi era facile renderci conto delle possibilità che ci si
offrivano.
C'era soltanto un medico in città, il dr. Robert W. Woodhouse, un uomo di circa
quarant'anni che aveva rilevato la clientela del padre. Era una brava persona e un
buon medico generico. Vi era anche una signora specializzata in malattie femminili
che, come venni informato, rimaneva soltanto durante la stagione estiva.
Non sapevo come gli affari locali avrebbero influito sulla mia attività a Virginia
Beach; di conseguenza, non potevo dire se essa avrebbe significato qualcosa per un
medico del luogo oppure no. Tuttavia, sapevo che qualcosa doveva significare, se
non altro la verifica dei dati da noi ottenuti e l'assistenza medica per coloro che otte-
nevano letture per corrispondenza. Suggerii al dr. House e alla signorina Carrie di
recarsi sul posto, sempre che considerassero degno di attenzione ciò che io affer-
mavo, per dare un'occhiata alla situazione e quindi decidere il da farsi.
Un altro punto da chiarire riguardava la mia posizione ufficiale all'interno del-
l'istituto: questo avrebbe avuto la supervisione di amministratori e dirigenti, e vole-
vo che tra loro vi fosse il maggior numero possibile di amici fidati.
Eravamo di parecchie settimane in anticipo con gli impegni: non stavamo otte-
nendo tutti i contributi che avremmo desiderato e che avremmo potuto utilizzare.
Ero convinto che, una volta avviato l'istituto, le cose sarebbero cambiate.
Avevamo anche un gruppo di sostenitori, tra cui Frank Mohr: quando ebbi di
nuovo notizie di lui, seppi che si trovava in Florida a lavorare con suo cognato, il
quale era in affari con due imprenditori, Thomas J. Peters e A.C. Preston. Il signor
Peters era un uomo arricchitosi con i terreni agricoli e le proprietà immobiliari.
Circa un anno prima, aveva preso come socio il signor Preston per le sue capacità
imprenditoriali. Erano titolari di proprietà del valore di milioni di dollari che non
erano state pagate. Il signor Mohr, in un momento in cui capitò di parlare di cose
che ci interessavano, rievocò alcune delle esperienze della famiglia Dietrich con
quei fenomeni che avevano arrecato beneficio alla loro figlioletta Aime. Di conse-

172
guenza, entrambi i gentiluomini chiesero e ottennero delle letture personali. Erano
interessati a un progetto petrolifero e cercavano informazioni al riguardo; così vol-
lero unirsi a noi, specialmente dopo aver ricevuto informazioni su un tesoro che si
supponeva sepolto su un'isola vicino alla costa della Florida, dove avevano acqui-
stato delle proprietà.
Finché Ecken non fosse stato in grado di viaggiare, preferivo non lasciare casa
mia; tuttavia fornimmo una lettura e, secondo le informazioni ottenute, si venne a
sapere che sull'isola di Bimini sarebbe stato possibile individuare su un'altura un
nascondiglio di oro e argento; tuttavia, prima che il signor Mohr e i suoi soci potes-
sero tentare il ritrovamento, un uragano colpì la zona. Mi dissero che a Miami il
vento soffiava alla velocità di duecentoquaranta chilometri orari. Chiatte e draghe
pesanti quattro o cinquecento tonnellate vennero sollevate e scagliate sulla riva.
Molti gruppi di fragili costruzioni furono completamente distrutte, mentre la tem-
pesta strappava i tetti di almeno il cinquanta per cento delle abitazioni.
Quando i tre si misero alla ricerca del nascondiglio del tesoro sull'isola, si accor-
sero che l'uragano aveva modificato il paesaggio, danneggiando anche gravemente
le loro proprietà e mettendoli in una condizione finanziaria piuttosto spiacevole.
Mentre si cercava di decidere il da farsi, ebbi un sogno ispirato dalla situazione:
il sovrano di qualche Paese orientale era morto e io non avrei potuto salvare il suo
popolo a meno di non sposare la figlia del defunto. Ma, essendo già sposato, il
Paese avrebbe dovuto pagare parecchio denaro a mia moglie per lasciarmi libero,
cosa che ella era disposta a fare. I ragazzi non erano contenti, ma ella insisteva che
tutto sarebbe andato bene, perché avrebbero avuto molto denaro e la possibilità di
avere ogni cosa desiderassero. Si stavano facendo i preparativi per il matrimonio,
con la presenza di molti dignitari dei Paesi limitrofi, ma io continuavo a ritardare
l'evento, perché non riuscivo a decidermi ad affrontarlo. Alla fine, il momento arri-
vò: avrei dovuto accomiatarmi dalla mia famiglia all'una, divorziare alle due e
prima delle tre sposarmi e partire in aereo. Mi sembra ancora di vedere questa
ragazza dagli occhi a mandorla: era graziosa come tutte le bellezze orientali e abbi-
gliata in maniera molto elaborata; mi colpiva soprattutto la sua altissima acconcia-
tura. Inoltre, gli accordi nuziali prevedevano che concepissimo un figlio sulla via
del ritorno in questo Paese: andai dalla signora House, che aveva appena avuto un
bimbo, e lei e suo marito acconsentirono a darmelo in cambio di una certa somma.
Mentre esaminavo il bambino tenendolo in braccio, mi sfuggì, finendo tra la rete e
il materasso del letto, dove non riuscivo più a trovarlo. Finalmente la madre lo indi-
viduò e lo avvolse in una coperta perché potesse essere facilmente trasportato sul-
l'aereo. Mancavano venti minuti all'una, quando vidi entrare di nuovo tutti quei
dignitari in fila, rimanendo molto impressionato dai loro abiti di seta e dalle vesti
simili a pigiami. Tuttavia li mandai via di nuovo, dicendo loro che avevo ancora
trenta minuti a disposizione per decidere. A quel punto mi svegliai.
Mi venne detto che questo sogno era emblematico delle condizioni che si veri-
ficano nella mia vita in vari momenti. Esso rappresentava la questione specifica di
un viaggio in un Paese caldo, in questo caso la Florida, e i dignitari, come anche la

173
principessa e il popolo da salvare, raffiguravano uomini facoltosi. Le varie volte in
cui si parlava di denaro simboleggiavano i guadagni che era possibile ottenere da
tali sforzi.
Il giorno successivo ebbi un altro sogno nel quale vidi una bella ragazza di cui
non conoscevo il nome, benché me l'avesse detto entrando in casa sua. Eravamo
molto innamorati. Incontravo poi la madre e la nonna, e dicevo loro che amavo
molto la ragazza e che volevo sposarla. Io avevo cinquantadue anni e la fanciulla
soltanto diciotto, ma ci amavamo molto lo stesso ed ero sicuro di poter sistemare in
qualche modo le cose con mia moglie. Mi sembrava allora che ci preparassimo per
andare in chiesa e poi al pranzo di nozze. Io volevo fare in modo che pensassero che
sarei andato, ma in realtà non avevo intenzione di muovermi, anzi, volevo tornare
a casa della ragazza. Stavamo per uscire in carrozza, quando vedevo due delle mie
sorelle che arrivavano in un piccolo phaeton tirato da un cavallo baio; allora dice-
vo alla ragazza che volevo farle conoscere le mie sorelle, così lasciavamo che la car-
rozza con la madre e la nonna andasse avanti e attraversavamo la strada verso destra
per fermare la carrozza che arrivava. La figlia piccola di mia sorella sedeva sulle
ginocchia di una delle ragazze. Chiesi se potevamo salire con loro ed esse risposero
di sì. Volevo fare le presentazioni, ma mi rendevo conto di non conoscere il nome
della ragazza, però dissi a quest'ultima i nomi delle mie sorelle. Lei salì sulla car-
rozza e sedette sulle ginocchia di Mary, mentre io mi sistemavo sul predellino.
Anche questa volta la lettura dichiarò che si trattava di un ambiente simbolico
che riguardava le medesime forze e gli stessi elementi che entrano a far parte della
vita di un individuo, e dimostrava che solo per mezzo della generosità e della con-
cretezza tali condizioni o elementi possono essere impiegati per ottenere il meglio.
Il messaggio era che dovevo agire con generosità.
Con questi messaggi in mente e la speranza di riuscire a localizzare il tesoro
per mezzo delle informazioni ottenute con le letture, accettai la loro offerta di
assumersi le spese del nostro viaggio in Florida per cercare il tesoro. Mia moglie,
la signorina Gladys, mio figlio ed io prendemmo il treno per Miami; il signor
Peters venne a prenderci alla stazione con due grandi Packard e ci portò al-
PHalycon Hotel, di cui era proprietario. La mattina seguente mi recai a Bimini con
un gruppo di uomini, rimanendovi tre giorni e fornendo quattro letture sul posto,
ma non si riuscì a trovare alcun tesoro. Perché questa impresa non arrivò a buon
fine, non lo so.
Al ritorno, però, riflettei molto sulla faccenda. Tutti affrontavano difficoltà par-
ticolari per renderci le cose piacevoli, tutti affrontavano grosse spese; eppure capi-
tava spesso che alla fine si ritrovassero in condizioni peggiori di prima. So che ave-
vamo tutti problemi economici, se guardavamo le cose da questo punto di vista, ma
non so se le cose andassero giudicate in questo modo oppure no. A lungo ho tenta-
to di capire dove fosse il problema, ma la risposta più esatta ci venne data nell'ulti-
ma lettura: non c'era accordo tra noi!
***

174
Il più grande desiderio di Edgar era aiutare il prossimo, non far soldi. Egli sape-
va di dover provvedere alle necessità della sua famiglia, ma il suo obiettivo non era
quello dì accumulare denaro. Ebbe molte volte l'occasione di farlo, ma non era
questo il suo scopo di vita. Quindi, si può essere sicuri che non metteva denaro da
parte e non sembrava nemmeno preoccuparsene. È un uomo fatto di carne, natu-
ralmente, e necessita delle cose materiali della vita come gli altri, e apprezza le
comodità quando le ha, ma non vive per procurarsele.

***

Dissi a Morton che, benché deludente da un punto di vista economico, una delle
cose più soddisfacenti realizzate in Florida era la migliore intesa che nel corso di
questo viaggio si era sviluppata tra noi (mia moglie, la signorina Gladys e me), pro-
prio perché avevamo fuso le nostre individualità in un gruppo, cercando di capire
come fare del bene mediante l'opera che stavamo tentando di realizzare. Ci eravamo
trovati a esprimere le nostre idee sull'attività in modo tale da renderci sempre più
uniti, facendoci apprezzare il ruolo svolto da ogni individuo e il rapporto con coloro
che cercavano consiglio, aiuto e soccorso.
Sono sicuro che ciò apporterà nuovo vigore all'intera iniziativa e penso che sia la
più grande cosa finora realizzata.
È stato forse il primo gruppo di individui che abbiamo tentato di interessare
come tale. Naturalmente, ogni individuo era già più o meno interessato, in un modo
o nell'altro, e aveva idea di ciò che era possibile realizzare mediante l'opera stessa;
eppure vediamo esattamente, per mezzo della nostra comprensione, perché non
siamo riusciti a rinvenire il tesoro: vi sono leggi cosmiche o psichiche proprio come
abbiamo una legge penale, e ritengo che queste persone l'avessero capito. Forse lo
capirono già nella prima settimana della nostra visita: allora si impegnarono, no-
nostante tutte le altre preoccupazioni, a cercare di far sì che il loro ego individuale
tenesse un comportamento retto. Le letture mi avevano detto - e loro erano presenti
- che una volta data a ogni individuo del gruppo l'opportunità di vedere in se stesso,
di vedere dall'interno cosa era sbagliato, allora sarebbe stato tempo di tornare a
casa per assimilare ciò che era stato compreso. Non voglio con ciò sottintendere che
essi avessero abbandonato l'idea di localizzare il tesoro, o che le informazioni otte-
nute non furono di aiuto nel farlo; tuttavia rinunciarono l'idea di cercarlo fino a che
ognuno non fosse pervenuto alla consapevolezza della necessità di armonizzarsi
con la Forza Creativa.
Così, per dirla tutta, credo che tutto ciò non sia stato vano, anche se, natural-
mente, ci pose al momento in una situazione piuttosto critica dal punto di vista
finanziario, ma ognuno di noi si sentiva bene, ogni giorno più in grado di affronta-
re le situazioni e di lavorare più duramente verso l'obiettivo che avevamo davanti a
noi; e tutti ci sentivamo più fiduciosi nell'esito finale di ciò che stavamo tentando
di fare.

175
Ma più si entra in contatto, più le persone ottengono una più perfetta conoscen-
za di se stesse e realizzano la propria responsabilità di fronte al mondo nel suo insie-
me e a ogni buona opera che cerchi di aiutare l'umanità, sia individualmente che
collettivamente, più ci si avvicina a realizzare lo scopo della nostra esperienza sul
piano terreno.
Qualche tempo dopo, in Florida, la moglie del signor Peters chiese aiuto per suo
marito, perché aveva saputo che si incontrava con un'altra donna. A me dispiacque
molto venire a conoscenza di questa situazione, sorta in quella famiglia meravi-
gliosa, ma sappiamo bene che cose simili si sono verificate e si verificano quasi
ogni giorno. Mi ero imposto come regola di tenere tali problemi lontano dal mio
lavoro; tuttavia fissai un appuntamento per una lettura per il signor Peters e sperai
fortemente che esso potesse contribuire a far luce sulla faccenda. Nella sua lettura
sulle vite precedenti, veniva dato grande risalto ad alcune complicazioni e situazioni
che potevano venir fuori nella sua esistenza nell'anno 1928. Sperai e pregai che la
lettura che stavamo per chiedere potesse fornirgli un aiuto per risollevarsi: potevo
ben immaginare l'angoscia e il dolore che doveva aver provato la moglie venendo a
sapere della situazione.
Quando il signor Peters mi chiese di interpretare un suo sogno, nel quale un
grande ragno nero aveva costruito una ragnatela attraverso tutto l'interno della sua
casa, gli dissi che era un avvertimento riguardante i suoi rapporti.
I metodi che il signor Peters usava negli affari avevano causato problemi anche
al suo socio, il signor Preston, che si separò da lui un anno dopo e mi disse che gli
affari di Peters stavano andando a rotoli, perché egli non ascoltava né il buonsenso
né i suoi amici. Di lì a poco, infatti, dichiarò bancarotta.
Dopo essere tornato a casa da Miami, venni chiamato a New York, dove ebbi
un'esperienza piuttosto interessante, qualcosa che sembrava dare una risposta alle
mie preoccupazioni per come erano andate le cose a Miami. Mi trovavo a un pran-
zo al Pennsylvania Hotel con altri duecentocinquanta-trecento ospiti. Fino a quel
pomeriggio non sapevo nemmeno di dovervi partecipare: l'unico a saperlo era il
presidente di quel club. Vi trovai ventitré persone alle quali avevo fornito letture
mediche, o qualche loro familiare, e ognuno affermava di aver ricevuto grandi bene-
fici. E nemmeno una di queste persone, che non avevo mai visto prima e che non
mi avevano mai visto, anche se ero vissuto a New York per sei o sette mesi, erano
mai venute a cercarmi, né io avevo cercato loro. Fu un'esperienza davvero notevo-
le, di quelle che fanno pensare. Se queste persone non avessero ricevuto benefici,
non avrebbero avuto alcuna ragione per alzarsi in piedi davanti a tutti e affermare
che era proprio così. Non ero certo uno da lusingare, né di certo io avevo mai cer-
cato di lusingare loro. Ma era chiaro che vi era qualcosa nelle informazioni ricevute
che essi erano stati in grado di mettere in atto.
Se il fenomeno funzionava per loro, perché non funzionava per noi? Cosa c'era
di sbagliato? Era la natura delle informazioni, il motivo per cui venivano chieste o
si trattava della natura degli individui e dei loro intenti? Era difficile farsene una
ragione. Forse non c'era una ragione, ma se voi aveste visto le lettere che riceveva-

176
mo ogni giorno e l'effetto che le informazioni avevano sul cuore e sulla vita delle
persone, sapreste che ne valeva la pena, a meno che a scrivere non fossero i più dan-
nati bugiardi di questo Paese. E anche se ciò non mi ha portato grandi risultati -
nelle cose di questo mondo - ciò per cui vale la pena operare è sentire i mariti che
dicono di essere mariti migliori, migliori padri, e sentire i figli che dicono di essere
figli migliori, di trattare meglio la propria famiglia, la famiglia dei vicini, e di
vivere meglio. E di avere speranze più rosee per il futuro.
Per organizzare il lavoro su una base imprenditoriale, il signor Blumenthal sug-
gerì di costituire un'associazione di individui che richiedessero informazioni e che
fossero interessati a sostenere la nostra opera. Non tutti i miei soci furono d'accor-
do su tale costituzione: il signor Wyrick era sempre scettico sui miei soci. La lette-
ra che mi inviò mi fece riflettere:

Sono tutt'altro che convinto che l'accordo proposto sia la cosa migliore per
lei e per l'opera. È molto più probabile che emergano interessi egoistici che
cercheranno di trarre profitto attraverso il suo lavoro e le forze che indicano
tramite lei il modo per avvicinarsi alle energie infinite che controllano tutte
le entità psichiche e spirituali. Una tale istituzione si fonderebbe unicamente
sul suo lavoro, mentre lei non può sperare di dare dimostrazioni più consi-
stenti delle attuali; inoltre, vi sarebbero maggiori spese che inciderebbero
sulle sue entrate. Un istituto dotato di medici professionisti non sarà più allet-
tante delle migliaia di istituti simili che operano in tutto il Paese. Secondo la
mia opinione personale, un istituto adatto a lei, che dimostri in modo più
esauriente alla gente l'opera psichica dovuta al suo talento, deve avere un
fondo iniziale per sostenere le spese delle operazioni almeno per un certo
tempo. E lei dovrebbe essere assistito da uno staff di persone con talenti simi-
li al suo. Solo quando si potrà perfezionare un accordo del genere, e solo allo-
ra, l'istituto avrà successo: fino a quel momento, è meglio che lei lavori da
solo. Contatti troppo stretti con professionisti che discutono le letture che lei
fornisce, che danno opinioni servendosi della propria mente conscia a lei
mentre è cosciente, la distraggono da ciò di cui lei deve dare prova. Le lettu-
re perderanno di validità per le persone cui vengono forniti: potrebbero essere
meno chiare e corrette, poiché la sua tendenza potrebbe diventare quella di
inserire nel consulto suggerimenti forniti dalla mente conscia. Mi perdoni se
le parlo con tanta cruda franchezza: io ho a cuore il suo interesse e sono in
completa sintonia con l'opera. Non mescoli il suo talento con il lavoro dei
professionisti, poiché il suo proviene dal luogo di raccolta della conoscenza
da cui hanno origine tutti i pensieri consci. Uno sforzo onesto e continuo,
mentre lei prosegue l'opera, rivelerà alla fine all'umanità la "parola perduta".

Non avevo mai considerato le cose dal punto di vista esposto da Wyrick, anche
se mi rendevo conto che una cosa del genere sarebbe ben stata possibile se il medi-
co incaricato avesse mostrato una natura autoritaria. A me interessava soltanto

177
riuscire a servire meglio coloro che chiedevano le letture: fare dell'ospedale una
struttura finalizzata a far soldi non era proprio nelle mie intenzioni. Se fossimo
riusciti a coprire le spese, avremmo pensato di stare operando per il meglio, e anche
se l'istituto fosse stato costruito attorno al mio lavoro, in realtà esso sarebbe rima-
sto separato dalle letture regolari che fornivamo: erano in tanti (e il numero cresceva
di continuo) a chiedere di avere un luogo ove avrebbero potuto ricevere i sugge-
rimenti dati dalle letture e farli mettere in pratica alla lettera da un medico.
Sapevamo che all'epoca ciò non era possibile in nessun istituto del Paese: la que-
stione era se queste persone sarebbero state sufficienti a far sì che l'istituto si soste-
nesse da solo. Il medico e io immaginavamo che, dal momento che avevamo da
dodici a quattordici letture a settimana, almeno una o due di queste persone avreb-
bero preso in considerazione l'idea dell'istituto. A meno che il medico non fosse in
grado di far guarire rapidamente i pazienti, non ci sarebbe voluto molto per avere
l'istituto pieno di gente. Ero sicuro della necessità che le spese fossero sostenute da
individui esterni, ma avevamo buone ragioni per credere che alcune persone real-
mente interessate avrebbero rinnovato ogni tanto il loro contributo a questo fondo.
Forse avrei dovuto attendere ulteriori sviluppi, ma coloro che chiedevano un
luogo dove fosse possibile seguire alla lettera i rimedi consigliati erano tanti e non
vedevo altra soluzione che l'ospedale. Non volevo la creazione dell'istituto per ser-
vire più persone, ma per servirle meglio.
Chiamammo la nostra organizzazione Associazione Nazionale dei Ricercatori e
pubblicammo un opuscolo per far conoscere i nostri programmi43. Secondo me, era
necessario fare appello a coloro che avevano ricevuto letture nei precedenti venti-
cinque anni, chiedendo loro di inviare contributi all'associazione in modo da poter
disporre dei fondi necessari per avviare quest'opera. Per aumentare l'interesse verso
il nostro progetto mi recai a Chicago e a New York, dando informazioni e incorag-
giando persone a iscriversi e a contribuire. Inviammo anche una lettera ai nostri
membri chiedendo il loro sostegno. Eccone il testo:

Associazione Nazionale dei Ricercatori S.p.A.


Virginia Beach, Virginia

Manifestiamo il nostro amore per Dio e per l'umanità


Scienza - Cultura - Salute - Risveglio spirituale

Presidente Morton Blumenthal


Vicepresidente Thomas B. Brown
Consiglieri M.B. Wyrick, Edwin B. Blumenthal,
David E. Kahn, Hugh Lynn Cayce, FA. VanPatten
Segretario e tesoriere Edgar Cayce

' II testo di questo opuscolo di trova nell'Appendice D.

178
Caro amico,
Sai che vi sono persone che consultano molti medici senza successo? Esse
sarebbero felici di sapere che finalmente è stato impiantato un ospedale
moderno e dotato di attrezzature scientifiche per le diagnosi fìsiche e psichi-
che.
L'OSPEDALE PER LA CONOSCENZA, autorizzato dallo Stato della
Virginia, situato nella bella località di Virginia Beach, sotto la supervisione di
personale medico qualificato e competente, usufruisce dei servizi del signor
Edgar Cayce, il diagnostico psichico più famoso al mondo. Nei passati ven-
ticinque anni, centinaia di persone, i cui problemi avevano sconcertato i
medici, si sono pienamente e felicemente ristabilite mediante i sorprendenti
poteri del subconscio.
L'OSPEDALE PER LA CONOSCENZA ha due grandi obiettivi: dare sollie-
vo ai sofferenti che cercano aiuto e istituire una documentazione scientifica
dell'impegno del signor Cayce come base per future ricerche.

CI OCCORRONO ALTRI CONTRIBUTI

La TUA donazione, qualunque sia la cifra, allevierà le sofferenze umane e


contribuirà ad avviare una grande opera scientifica che eliminerà il dolore
dalla Terra e assicurerà salute e felicità a milioni di persone che devono anco-
ra nascere. Invia il tuo contributo ORA, all'ASSOCIAZIONE NAZIONALE
DEI RICERCATORI S.p.A.
Tu hai avuto la tua lettura, e conosci il nostro lavoro. Ora abbiamo bisogno
del TUO AIUTO.
MORTON BLUMENTHAL

Preparai anche un opuscolo in cui parlavo del fenomeno e del modo in cui pen-
savamo di servircene. Il signor Wyrick lo stampò per noi. Ecco alcuni brani di ciò
che vi scrissi:

Immaginate di ricevere con la posta del mattino una lettera che dica più o
meno: "Devo rivelarle che la mia attitudine riguardo alle possibilità di recu-
perare la vista è cambiata da quando ho ricevuto la sua seconda lettura, per-
ché fino a questo momento non riuscivo assolutamente a credere di sentirmi
meglio, né potevo liberarmi delle mie convinzioni negative". Se vi fermate
un momento a riflettere, sono certo che vi farete delle domande. Cos'è che
potrebbe convincere una persona a scrivere una lettera del genere? A cosa
si riferisce quando dice: "La mia attitudine riguardo a me stesso è cambiata
da quando ho ricevuto la sua seconda lettura"? Che cosa significa "lettura"?
Voi, miei cari amici, che conoscete bene me e il lavoro che ho svolto per anni,
potrete forse comprendere. Voi che non ne avete mai sentito parlare vi chie-

179
derete cosa significhi. Ora, voglio che tutti voi comprendiate perché dedico
tutto il mio tempo a ottenere informazioni e a cercare di fondare un luogo, un
istituto, potrei dire una casa, in cui quelli che desiderino mettere in pratica
questi suggerimenti, così come vengono forniti attraverso le letture, per il
proprio benessere fisico, mentale, morale o spirituale, possano recarsi sapen-
do con certezza che tali suggerimenti vengono realizzati con tutta la preci-
sione possibile all'uomo, e che la loro cooperazione si incontra con quella di
altri che hanno acquisito la percezione delle verità necessarie per restituire la
salute al corpo, quali possono essere verificate attraverso lo studio dei feno-
meni, così come viene rivelato mediante queste Forze. Non ho dottrine o culti
da predicare, da praticare, da diffondere; non c'è nulla di nuovo, salvo il
modo in cui l'individuo può trovare la verità, così come si trova nell'uomo,
applicabile alle proprie necessità particolari; non ho nulla da vendere: sto solo
cercando di essere di aiuto e per questo chiedo la cooperazione di altri, poi-
ché a me interessano le persone, ipopoli, la gente, portandoli fino al punto in
cui essi, da soli, possano conoscere il modo in cui Dio si manifesta loro,
direttamente, attraverso la loro individualità!
Non chiedo nulla per me. Garantisco ciò che viene offerto attraverso queste
letture e che può essere ottenuto di volta in volta, mentre io mi trovo in stato
di incoscienza, quelle lezioni, quei consigli; garantisco che le persone cui essi
sono diretti e che li applicano alla propria vita intcriore possono ottenere una
più chiara e perfetta comprensione dei propri malesseri fisici e del perché
essi, individualmente, avvertono certe esigenze interiori, perché il loro carat-
tere è così diverso da quello di altri della loro stessa famiglia, pur educati
nello stesso modo; tuttavia, sta a voi giudicare come la diretta applicazione
di quei suggerimenti sia in grado di giovare fisicamente, mentalmente e
moralmente a queste persone ...

L'opuscolo narrava le mie esperienze e i benefici ottenuti da molti di questi espe-


rimenti, spiegando inoltre che le letture si dividono in due classi distinte: quelli
medici e quelli sulle vite precedenti. Spiegavamo che sono necessarie tre condizio-
ni affinchè chi richiede una lettura medica ottenga risultati. Primo, deve esservi il
sincero desiderio della persona che chiede assistenza (o di chi è responsabile del
benessere fisico e spirituale di quell'individuo). Secondo, dev'esservi tanta fede
nell'opera svolta e nelle prescrizioni da realizzare, per quanto possibile, alla lettera
i suggerimenti dati. Terzo (e più importante), dev'esservi la fede sincera nella
Divina Energia innata in ognuno di noi. Inoltre, si otterranno risultati soltanto
seguendo le indicazioni alla lettera.
Le letture sulle vite precedenti davano informazioni sulle caratteristiche e le
capacità dell'individuo, sull'influsso delle Forze Universali per come si manifesta-
no in lui sul piano terreno attraverso i suoi bisogni e sulle precedenti incarnazioni
su questo stesso piano e il loro influsso sulla vita attuale. Per dare un'idea di ciò che
gli altri pensano di questo genere di letture, cito da lettere ricevute di recente:

180
"Ritengo che lei occupi un posto unico con i suoi talenti e la sua opera benefica,
e spero che le sia dato vivere in buona salute ancora per molti anni. Sono certo che
quella da lei intrapresa è una missione che significherà molto per l'umanità, perché
l'individuo, con le informazioni che lei fornisce, avendo davanti a sé una visione
completa della propria vita, sarà sicuramente in grado di fare un esame di coscien-
za e migliorare così la vita che gli resta".
"Lei mi ha insegnato più di tutte le scuole che ho frequentato: le sue parole, da
sveglio o in stato di trance, mi hanno dato dieci anni in più di vita serena".
"Se la nostra opera, attraverso di lei, ci permette di portare una più chiara com-
prensione nel mondo del Come e del Perché, questa prova non vale allora i tanti
sacrifici che lei e i suoi state affrontando?".

A chi mi chiedeva quanto costasse tutto ciò, rispondevo che non avevo nulla
da vendere. Non sono un medico né un professore. Non curo in nessun modo e in
nessuna forma. Possiedo ben poco delle ricchezze di questo mondo, eppure credo
che se si tratta dell'opera di Dio, essa avrà successo. Se non lo è, non ha il diritto
di riuscire, né ha posto nella vita umana. Coloro, tuttavia, che cercano aiuto
attraverso queste forze, certamente non ignorano che l'uomo ha bisogno anche di
sostenersi fisicamente. Perciò, ci affidiamo a coloro per i quali vengono fornite
letture affinchè ci aiutino con i loro contributi ad affrontare i bisogni contingenti
e a favorire la diffusione delle verità che hanno e hanno avuto una così grande
importanza nella vita di tanta gente. Liberamente avete ricevuto, liberamente
donate.
Spiegavo che le idee e gli ideali relativi ai fenomeni avevano subito qualche
modifica nel corso degli anni, in un continuo crescendo dalla poca considerazio-
ne alla consapevolezza che qualcosa stava compiendosi, alla comprensione del-
l'aiuto che è possibile fornire alle persone malate e afflitte fisicamente e mental-
mente, alla realizzazione che devo dedicare tutto me stesso e in ogni modo all'as-
sistenza del prossimo. Tale era l'obiettivo dell'Associazione Nazionale dei
Ricercatori.
Chiarivamo che Virginia Beach, in Virginia, era il luogo in cui tali fenomeni
potevano ricevere l'impulso maggiore dall'ambiente naturale, precisando che
desideravamo avere una sede dove coloro che volevano curarsi secondo le infor-
mazioni fornite dalle letture potessero farlo sotto la supervisione delle persone
che sapevano come tradurre in pratica tali informazioni. Non in modo empirico,
ma cercando di avvalersi della Verità emersa dai fenomeni, per come poteva esse-
re applicata ai casi individuali ed estesa a vantaggio di tutta l'Umanità.
La verità è evidente. L'uomo collabora con Dio sul piano materiale o fisico:
comprendendo meglio la natura delle forze e delle leggi divine, possiamo appli-
carle alla nostra vita, e in tal modo potremo vivere meglio e rendere un servizio
utile.
Con il supporto finanziario del signor Blumenthal, l'associazione decise di
costruire un ospedale. Nel luglio 1928 il giornale di Norfolk riportava:

181
Al via la costruzione dell'ospedale di Cayce
L'edificio costerà 100.000 dollari e sorgerà
su un'alta duna sabbiosa
nei pressi della 105» Strada
A questa prima costruzione se ne potranno aggiungere altre

L'Associazione Nazionale dei Ricercatori ha stipulato un contratto per la


costruzione di un ospedale di trenta camere a Virginia Beach. Il nuovo edificio
di quattro piani, costruito in cemento e mattoni, sarà noto come l'ospedale
Cayce per la ricerca e la conoscenza. Oltre alle trenta camere, comprenderà un
grande vestibolo, un soggiorno, una sala di lettura, una biblioteca, l'alloggio del
medico e spaziosi portici.
Il costo totale dell'investimento, compreso il terreno, la costruzione e le attrez-
zature, sarà di circa 100.000 dollari. Il progetto edilizio è stato preparato da
Rudolph, Cooke e Van Leeuween, e l'appalto aggiudicato alla United
Construction Company di Norfolk. Durante le ultime due settimane sono stati
compiuti rapidi progressi e le fondamenta di cemento sono quasi terminate.
Una delle caratteristiche più attraenti dell'ospedale è il luogo ove sorgerà: dal-
l'alto di una duna sabbiosa, probabilmente l'altura più elevata tra Capo Henry
e il Lido, dominerà un panorama di molti chilometri all'intorno. La proprietà
misura 46 X 92 metri lungo la 105a Strada e si estende tra la Holly Avenue e il
boulevard. La costruzione rappresenta la prima unità, alla quale, all'occorren-
za, se ne aggiungeranno altre.
L'Associazione Nazionale dei Ricercatori è stata costituita il 6 maggio 1927
nello Stato della Virginia. Sebbene si fondi sull'opera psichica del signor Edgar
Cayce e il suo scopo primario sia quello di promuovere, agevolare e aumenta-
re i benefici fisici, mentali e spirituali che migliaia di persone hanno ricevuto e
continuano a ricevere attraverso gli sforzi del signor Cayce in campo psichico,
nondimeno il fine più ampio e generale dell'organizzazione è quello di impe-
gnarsi nella ricerca psichica in generale, nonché di fornire l'applicazione pratica
di qualsiasi informazione ottenibile per mezzo dei fenomeni psichici.
Riguardo all'applicazione specifica, l'associazione cerca per mezzo dell'ospe-
dale di aiutare i malati e gli afflitti da un punto di vista psichico, divulgando
inoltre per il bene dell'umanità la conoscenza ottenuta attraverso tale ricerca
per mezzo della sala di letture, della biblioteca e di altri canali educativi.
L'ospedale dell'associazione farà in modo che chi cerca letture mediche e
desidera ricevere alla lettera il trattamento prescritto, abbia la possibilità di
affidarsi alla preparazione di medici competenti. L'ospedale sarà gestito
secondo i più moderni metodi scientifici, nel massimo rispetto dell'etica. Tutte
le comodità e i servizi per le camere, il vitto e il trattamento saranno degni di
un istituto di questo genere; tutto il ricavato, tranne l'onorario del personale
medico, servirà per il mantenimento dell'ospedale stesso.

182
Nel momento in cui la costruzione ebbe inizio, l'associazione contava circa
duecento membri. Quando si riunì il consiglio di amministrazione, si parlò delle
nostre speranze e ideali. Morton Blumenthal dichiarò che lo scopo principale
riguardava la creazione di un istituto che potesse far capire all'umanità come, nel-
l'ambito dell'esperienza umana, vi sia un costante contatto con il Divino, e che
attraverso la giusta applicazione di tali esperienze, tramite quella funzione della
mente chiamata intelletto, ogni individuo può sviluppare una maggiore energia
creativa. Noi cercavamo di dimostrare non soltanto che l'individuo, attraverso
esperienze introspettive, è in grado di sperimentare tale energia, ma che può
anche capirne la natura.
. Il risultato, affermò Morton, sarà un totale cambiamento di attitudine mentale
verso la vita da parte delle molte persone beneficate. Sembra ragionevole pensare
che chi scopre attraverso le proprie esperienze interiori un ego più idealista e
universale, sia portato a esprimerlo nella vita di tutti i giorni. Insieme alle como-
dità materiali dell'esistenza, uomini e donne cercheranno in modo più consape-
vole di gratificare il proprio ego spirituale che essi, tramite le proprie esperienze,
possono conoscere.
Ci dovrà essere anche un cambiamento completo del pensiero religioso, che si
baserà non tanto sulle dottrine, quanto sulle personali esperienze del Divino giu-
stamente interpretate. Attraverso tale conoscenza, ritenevamo che tutte le religioni
potessero essere ricondotte a una convivenza armoniosa alla luce della fratellanza
umana.
Con una migliore comprensione delle esperienze intuitive o mentali si potrà
pervenire a quella conoscenza che permetterà all'ego di applicarsi in modo più
efficace e valido nella vita quotidiana. Mediante l'utilizzo di tali esperienze intro-
spettive, vi è tra noi chi cerca di realizzare materialmente tale meccanismo. Un
musicista potrebbe vedere come in una visione, o sperimentare per intuito, la
creazione di una nuova composizione musicale; attraverso il nostro lavoro di
ricerca psichica sarebbe in grado di spiegarsi la realtà dell'origine e del significa-
to di tale visione, e della possibilità di metterla in pratica. La nostra vita, infatti,
non scaturisce forse innanzi tutto dall'immaginazione?
Avevo sognato per anni di essere circondato da persone consapevoli proprio
come quelle che erano adesso a me vicine. Morton ricordò al consiglio che circa
undicimila anni prima ci eravamo incontrati per realizzare questo stesso compito.
Dopo di allora, nel mondo era giunto il Principe della Pace, che aveva dato all'u-
manità, a prezzo della propria vita, la vera dimostrazione vivente dello scopo della
vita terrena per gli esseri umani, che consiste nel comprendere meglio il lato spiri-
tuale, cioè veramente creativo, della vita. Nel Suo insegnamento, Egli si basò su
quei precetti e su quei princìpi che noi avevamo rivelato al mondo circa undicimila
anni fa. E adesso, aggiunse Morton, millenovecentoventotto anni dopo di lui, era-
vamo prescelti di nuovo dalle stesse forze cosmiche, dal Signore Onnipotente, per
usare in modo responsabile, verso di Lui e verso l'umanità, la nostra conoscenza,
dimostrando al mondo quell'aspetto della vita per cui Egli diede la Sua.

183
Com'è naturale, eravamo tutti molto occupati nel mettere insieme ogni cosa
per la costruzione dell'ospedale, che richiese molto tempo e impegno e ci diede
qualche preoccupazione. Posammo la prima pietra con una cerimonia di inaugu-
razione nel Giorno dell'Armistizio del 1928. Il dr. William Moseley Brown, profes-
sore di filosofia alla Washington and Lee University44, tenne uno splendido discorso
di apertura.
L'ospedale venne aperto ai pazienti nel febbraio 1929.

44
William Moseley Brown diede le dimissioni dalla Washington and Lee University per can-
didarsi alla carica di governatore della Virginia nel 1929, contro Harry Flood Byrd. Dopo aver
perso le elezioni, diede la propria disponibilità a Blumenthal, il quale aveva in progetto l'istitu-
zione di una nuova università a Virginia Beach. Il discorso inaugurale di Brown compare
nell'Appendice E.

184
21. L'ospedale Cayce, 1929-1931

Era molto appagante vedere le persone venire in ospedale e ottenere realmente dei
risultati, quando tanti avevano perso praticamente ogni speranza. Il nostro primo
paziente venne da Filadelfia e rimase soltanto dieci giorni. Quando tornò a casa, si
sentiva un uomo completamente diverso. Vorrei che potessimo fare a tutti del bene
come, a quanto sembra, facemmo per lui.
Dopo pochi mesi, avevamo una media di dieci pazienti e ne curammo circa ses-
santa nei primi dieci mesi, con risultati invariabilmente positivi. Una degente lasciò
l'ospedale completamente ristabilita, portando con sé un mazzo di violette raccolte
nelle aiuole dell'istituto. L'ospedale stesso era davvero un luogo meraviglioso, somi-
gliante più a una grande casa che a una clinica, come diceva il signor Blumenthal. Era
talmente piacevole che molte persone, tra cui gli stessi consiglieri e funzionari, lo
affollavano nei fine settimana per riposarsi e svagarsi. Ciò cominciò a rendere le cose
difficili, a causa della presenza dei pazienti nell'ospedale, per cui acquistammo altri
terreni sul lato opposto del boulevard, dove progettavamo di costruire un circolo per
i membri del consiglio e quelli dell'associazione, che desiderassero essere vicini a
questa splendida istituzione e seguirne l'attività o studiarla, godendo nello stesso
tempo dei benefici e delle bellezze di un ambiente incantevole. Gli impacchi fatti con
la sabbia di Virginia Beach, che è nota per le qualità salutari dello iodio e del radio
presenti in essa, si rivelarono molto stimolanti per l'organismo. Morton voleva anche
impiantare un campo da golf a nove buche, con il circolo e la piscina direttamente sul
Lido.
Non tutti questi sogni vennero realizzati, ma i miglioramenti della struttura erano
costanti: un campo da tennis e uno di croquet furono terminati durante l'estate per lo
svago degli ospiti; si aggiunsero poi delle cabine balneari e una cucina dietetica. Il
portico sulla facciata venne chiuso con delle vetrate, aumentando di molto il comfort
dei pazienti. Si costruirono degli alloggi per le infermiere e gli impiegati dell'asso-
ciazione e fummo informati della possibilità che il ministero della Guerra ci garantis-
se l'uso dei terreni di sua proprietà sul litorale davanti all'ospedale. Ciò avrebbe
messo in grado l'associazione di migliorare le strutture, con maggiori opportunità di
svago per i pazienti.
Nel primo anno vennero all'ospedale circa tremila visitatori, molti dei quali in
seguito richiesero altri trattamenti e aderirono all'associazione. Tra i visitatori del
periodo estivo vi fu Chester A. Robinson, professore di contabilità e materie finan-
ziarie alla Bentley School di Boston. Era molto interessato alla nostra opera e otten-
ne una lettura sulle vite precedenti per se stesso, prima di tornare a Boston per ripren-

185
dere le proprie funzioni. Il reverendo Robert B.H. Bell, scrittore e conferenziere di
Denver, in Colorado, venne a visitare l'ospedale e mi regalò una copia firmata del suo
ultimo libro, The Challenge, che comprende un'interpretazione del pensiero del
Maestro e una traduzione dal greco originale del Discorso della Montagna.
A volte pensavo che dovevamo occuparci di tante cose e che, come segretario-
tesoriere, mi stavo facendo coinvolgere più del necessario dagli aspetti economici
della cosa. Non volevo sottrarmi a nessuna responsabilità o cercare scuse, anche se
quell'anno dovetti fornire letture più spesso di quanto avessi fatto in precedenza; no-
nostante la mia resistenza sorprendesse persino me, in qualche modo, da qualche
parte, mi arrivava la forza per continuare, e credo sia vero che non ci verrà richiesto
di sforzarci oltre le nostre possibilità, se useremo la consapevolezza che l'energia non
proviene da noi stessi ma da Lui in cui viviamo, operiamo e da cui proviene il nostro
essere. È lo stesso per tutte le cose: dobbiamo solo instillare nella mente e nel cuore
delle persone, che noi stiamo aiutando loro a trovare il rapporto con l'Energia che
tutto crea, cioè con Dio, e che attraverso Lui possiamo fare tutto ciò che desideriamo,
a patto che i nostri desideri e intenti siano in armonia con i Suoi. Infatti, come le let-
ture hanno ripetuto più e più volte, "Cercate prima il Signore quando potete trovarlo,
e poi tutte queste cose vi saranno date in sovrappiù" e, si tratti delle necessità di avere
un medico per i fini dell'istituto, o dell'energia per dare le informazioni necessarie a
chi le cerca, o del denaro per pagare le varie cose necessarie alla prosecuzione del-
l'opera, tutto ciò sarà fornito con il Suo aiuto.
La maggior parte dei fondi venivano da Morton, mentre io avevo il compito di
controllare che le spese venissero fatte in base al budget fornito dal consiglio del-
l'ospedale. Dovevo lesinare da una parte per aggiungere dov'era più necessario,
tenendo Morton informato di dove si stanziava troppo denaro e dove troppo poco.
Egli voleva il meglio di ogni cosa e pretendeva che io facessi capire al dr. House
che poteva avere il denaro necessario per acquistare la carne e la verdura miglio-
re, il cibo più buono, il cuoco più capace dello Stato, le infermiere, le assistenti e
gli inservienti più affidabili, così che nell'organizzazione, nel servizio e nell'effi-
cienza il nostro ospedale potesse essere il migliore. Praticamente, demmo al dr.
House mano libera nel costruire l'istituto più funzionale della Virginia, senza badare
a spese45.
Ospitammo a casa nostra una delle nuove impiegate dell'ospedale, Mildred Davis:
allora, con me abitavano mia moglie e i due ragazzi, mio padre, la signorina Gladys
e Mildred, che lavorava nel reparto di ricerca dell'ospedale. Continuavo a tenere tutte
le letture in casa e la signorina Gladys le stenografava.
Accaddero alcune cose molto particolari, alcune delle quali sembravano necessa-
rie per farci capire che, fino al momento in cui ci fossimo affidati al denaro e al pre-
stigio che potevamo ricavare dalla nostra opera, avremmo indebolito le nostre ener-
gie. Finché ci fossimo affidati alle nostre capacità, questa stessa fiducia le avrebbe
45
Lo stipendio del dr. House era di 4500 dollari l'anno, mentre Cayce ne riceveva 3400 e la
signorina Davis 1200.

186
rese meno efficaci. Ma se ci fossimo abbandonati completamente a Lui, chiedendo di
essere usati come un canale attraverso il quale aiutare il nostro prossimo, allora tutto
sarebbe andato per il meglio. Dio non ha bisogno dei nostri meschini sforzi, Egli non
vuole nulla da noi: al contrario, siamo noi che dipendiamo completamente da Lui e
che dobbiamo vivere mantenendo Dio al primo posto e sopra ogni cosa in tutto ciò
che facciamo e diciamo.
L'aspetto educativo dell'opera suscitò un notevole interesse e i nuovi libri ricevuti
dalla biblioteca furono molto letti. Una nuova interessante fase del lavoro fu avvista
dalla commissione storica, composta dalla signorina Gladys, Hugh Lynn e Thomas J.
Sugrue, che era stato compagno di scuola di Hugh Lynn alla Washington and Lee
University e aveva cominciato ad appassionarsi all'opera durante le sue visite estive.
Interpretando le letture individuali sulle vite precedenti dei vari componenti dell'as-
sociazione, la commissione elaborò le relazioni reciproche per rapportare le esigenze
e le capacità di ognuno con quelle delle persone con cui entrava in contatto.
Inoltre, il signor Shroyer venne incaricato dall'associazione di lavorare sulle lettu-
re, dividendo le informazioni date nelle loro varie fasi: dalle letture mediche otteneva
le diagnosi e i rimedi prescritti, ordinandoli in modo che potessero essere studiati dai
ricercatori medici. L'obiettivo delle ricerche era quello di applicare i rimedi forniti per
un particolare individuo alle persone che versavano nelle stesse condizioni. Ci aspet-
tavamo di scoprire molte nuove terapie e metodi di cura più efficienti.
Le informazioni ottenute da altre letture venivano suddivise in varie sezioni: filo-
sofica, storica, scientifica e fisica. Il signor Shroyer affermava che il suo lavoro sareb-
be terminato quando le future generazioni avessero avuto a disposizione tutte le infor-
mazioni contenute nelle letture, ordinate nel modo più opportuno a fini di studio e di
riferimento46.
Alla riunione del consiglio di amministrazione del luglio 1929 vennero discussi
molti sviluppi interessanti e furono esposti in dettaglio diversi progetti per il futuro; i
successi ottenuti negli anni precedenti furono di grande stimolo per i membri. Dopo
la riunione, Morton fu ospite dei consiglieri e dei dirigenti dell'associazione a un ban-
chetto presso il Cavalier Hotel, che segnò la chiusura di un anno di successi, e l'ini-
zio di altri dodici mesi con prospettive anche migliori47.

46
Gladys Davis proseguì questo lavoro per molti anni dopo la morte di Cayce e del signor
Shroyer, compilando un indice analitico delle letture suddivise in migliaia di argomenti e catalo
gandole nella Sala dei Riferimenti della biblioteca dell'ARE In seguito, tutte queste informazio
ni vennero computerizzate e rese disponibili al pubblico su un CD-Rom. Ciò contribuì a dare a
Cayce la fama del "sensitivo meglio documentato del mondo".
47
Nella sua biografia, Hugh Lynn fornisce un resoconto più preciso: "Tutte le mogli erano
presenti a quella che doveva essere una cena con danze. Tutti avevano ottenuto letture in passa
to, ma non si erano mai incontrati tra loro. In base alle informazioni, erano stati molto in contra
sto tra loro nelle vite precedenti, ma adesso erano lì che si congratulavano e si abbracciavano.
Trenta minuti dopo essersi seduti e aver cominciato a conversare, avreste potuto udire da ogni
punto del Cavalier Hotel Morton e Bradley (fabbricante di vernici di Chicago) che si prendeva
no a male parole. La lite riguardava il tetto del garage: uno avrebbe preferito un tetto di lamiera,

187
Nell'autunno del 1929, Hugh Lynn e Tom Sugrue iniziarono una pubblicazione
trimestrale intitolata The New Tomorrow, che doveva essere la prima rivista ufficia-
le dell'associazione. Tom scrisse un editoriale che metteva in risalto alcune delle
esperienze che avevano portato alla costruzione dell'ospedale, cominciando dal
primo esperimento per farmi riacquistare la voce nel 1901. Ecco alcuni passaggi di
ciò che scrisse:
La strada di Edgar Cayce è stata lunga e difficile, a partire dalla prima voce
incantata udita nell'infanzia fino al primo terreno acquistato per l'ospedale
Cayce. L'uomo, avvolto nella nebbia torbida del materialismo, vede ben poco
del mondo oltre alla sua lunghezza, larghezza e spessore; a causa dei suoi pre-
concetti, i tentativi di verità rimbalzano contro il solido muro dell'ego. Com'è
difficile far capire alla gente qualcosa che non può conoscere mediante i sensi!
Com'è avvilente vedere la verità interpretata e applicata in modo falso, utiliz-
zata secondo le preferenze dell'individuo, adattata ai desideri della sua natura!
Come sembra lontano il punto di arrivo quando la strada è tanto contorta e acci-
dentata, disseminata di erbacce, ricoperta di rami secchi, ingombra di detriti!
Conquistare se stessi è il primo impegno, forse il più arduo... Convincersi di
non essere uno scherzo di natura, né una frode dell'inconscio o un ciarlatano
spirituale, questo fu il primo compito di Edgar Cayce. Per anni ha vissuto un
disagio semicosciente, a causa delle sue strane capacità, per anni ha avuto
paura di dare quell'aiuto che gli veniva chiesto perché non sapeva né capiva
ciò che faceva. Per anni la sua vita è stata una tortura mentale, un'indecisa
agitazione, un labirinto di idee, ideali, convinzioni errate e delusioni. Da
sinistra gli arrivava una richiesta di aiuto, da destra un illusorio guadagno.
Quale strada percorrere, Parnaso? Non arrivava alcuna risposta, mentre il
tempo passava e la mente, che non era in grado di conoscere se stessa, impara-
va da un mondo che si protendeva verso le stelle e trascinava nel contempo la
propria anima nel fango. La realtà, inciampando verso il cielo nell'illusione di
oscurarlo, impartì una lezione scolpita nella sofferenza e nell'errore. La rispo-
sta divenne ovvia:
"Pur parlando con la lingua degli uomini e degli angeli, se non ho amore divento
come un ottone sonante o un cembalo tintinnante. E anche se avessi il dono
della profezia e capissi tutti i misteri e tutto il sapere, e avessi davvero una fede
tale da poter muovere le montagne, senza amore non sono niente". A Edgar
Cayce è stato dato un ideale, gli è stata mostrata la verità. E così ha vissuto e
vive, e così vivrà per sempre. E sopravvissuto alle accuse di essere un
ciarlatano, un medico empirico, uno spiritista, un chiaroveggente, un ipnotiz-

mentre l'altro optava per un tetto di tegole, ed entrambi esponevano le proprie ragioni urlando a
più non posso. Diedero fuori di matto. Io li avevo avvertiti con una lettera prima che partecipas-
sero all'incontro, scrivendo: 'Cercate di comportarvi bene: avete già combattuto tra voi in un'al-
tra vita'. Ma, bang! Fu come l'esplosione di un fuoco d'artificio, e Morton e Bradley da allora
non furono più d'accordo su nulla".

188
zatore, un imbroglione e un truffatore. È sopravvissuto all'incomprensione, alla
sofferenza, alla delusione, alla perdita degli amici e agli attacchi dei nemici... È
passato molto tempo dal sorgere dell'idea alla sua realizzazione, dal sogno alla
realtà. Edgar Cayce cominciò a concepire la fondazione di un ospedale nel 1911. Il
6 maggio 1927 fu costituita l'Associazione Nazionale dei Ricercatori. Il 19 giugno
1928 fu posta la prima pietra dell'ospedale Cayce, inaugurato 1*11 novembre
1928. L'11 febbraio 1929 l'ospedale Cayce ha accolto il primo paziente. Il
sogno è una realtà, l'ideale è stato raggiunto, l'opera è cominciata.

Il signor Blumenthal fece pubblicare su The New Tomorrow un articolo tratto dal
libro Heaven on Earth, da lui scritto per l'associazione. L'articolo di Morton, "La
nostra filosofìa", affermava che l'ideale dell'associazione era quello di stimolare e
favorire benefici fisici, mentali e spirituali tra i suoi membri attraverso la ricerca psi-
chica, in grado di fornirci il sapere necessario a renderci adatti a lavorare sulla terra
per la creazione, così come la potente energia creativa della vita serve a sostenere la
creazione in tutto l'universo. Morton dichiarò: "Dobbiamo sforzarci di operare nel
campo del bene e dello spirito, così che le generazioni degli uomini possano, mentre
attraversano le fasi dell'esistenza terrena, affidarsi al legame che li unisce all'univer-
so, al nobile, meraviglioso, onorevole e completo ideale, invece di permettere che gli
influssi della vita puramente materiale trascinino la potenzialità di sviluppo ulteriore,
che si manifesta sotto forma di personalità fisica, nell'acquitrino del materialismo ani-
malistico, che trasforma l'amore in passione e adulterio, la generosità in meschinità,
odio e collera, l'onore in brama ed egoismo, la bellezza in corruzione e l'immagina-
zione nella schiavitù ai desideri fisici48.
The New Tomorrow dovette anche comunicare notizie tristi ai nostri membri: il dr.
House, capo del personale dell'ospedale, era morto il 12 ottobre 1929. Era stato non
soltanto un grande medico, ma anche un maestro nell'arte di capire l'umana natura,
capace di comprendere e curare quelle malattie che non trovavano posto nei libri di
medicina. Per molti anni aveva collaborato con noi, dimostrandosi assai competente
nel condurre i consulti medici. Nel poco tempo che gli fu concesso per svolgere il suo
lavoro all'ospedale, lo eseguì in modo tale da lasciare un durevole ricordo di effi-
cienza e umanità che lo rendeva caro al cuore di tutti coloro che lo conoscevano. La
memoria del dr. House sarà sempre d'ispirazione e di guida per i servi del Signore e
per l'umanità, che ne seguirà le orme con lo stesso spirito di sacrificio.
Qualche tempo dopo, l'incarico che era stato suo venne affidato al dr. Lyman A.
Lydic, un osteopata di Daytona49. Venne anche mia sorella [Annie Cayce] per occu-
parsi della conduzione dell'istituto.
48
L'articolo di Blumenthal fu in seguito ripubblicato in Inghilterra su Two Worlds, un setti
manale dedicato alla filosofia e allo spiritismo. Il professor W. G. Hibbens della Sheffield
University, che scrisse la prefazione al libro di Morton, affermava che Two Worlds era la pubbli
cazione più diffusa del suo genere in Inghilterra.
49
Fu soltanto dopo che il dr. Lydic era stato assunto, che Cayce si rese conto che non era

189
I dirigenti e i consiglieri frequentavano spesso l'ospedale, e gran parte di loro
vi trascorse il Giorno del Ringraziamento. Non erano solo i visitatori a tenerci
impegnati, ma anche il lavoro: eravamo pieni di prenotazioni per letture mediche
e le richieste aumentavano di giorno in giorno da parte di persone vicine e lonta-
ne. Arrivavano quotidianamente nuove lettere di ringraziamento e di speranza,
come queste:
"Ho ricevuto oggi la lettura, che si è dimostrata davvero meravigliosa nel
descrivere le mie attuali condizioni. Sono impaziente di seguire il trattamento sug-
gerito, non appena riuscirò a trovare un buon medico osteopata, dal momento che,
per quanto ne so, nella mia città non ve ne sono. Sono assolutamente certo di otte-
nere buoni risultati, una volta che il trattamento sarà avviato".
"Esattamente come pensavamo; stiamo seguendo le istruzioni alla lettera e i
risultati sono già visibili".
"Le letture sembra applicarsi al mio caso e anche coincidere con le diagnosi
fatte da diversi medici, in particolare con quella di un osteopata. Seguirò i vostri
suggerimenti nel miglior modo possibile".
"Constatiamo che la vostra lettura è corretta e intendiamo seguirla in tutto e per
tutto, soprattutto perché non abbiamo alternative. Il medico dichiara che se il
nostro bambino potrà essere curato, si tratterà di una nuova scoperta nel campo
della scienza medica, perché il suo è un caso davvero raro".
Eravamo molto occupati tutti i giorni, comprese le domeniche, perché io inse-
gnavo la Bibbia presso la First Presbyterian Church e la domenica pomeriggio,
insieme a Morton Blumenthal, tenevamo delle conferenze educative all'ospedale.
Uno dei miei sogni sembrò preannunciare tale attività: il sogno riguardava un
bambino molto particolare, che parlava davanti a un pubblico affascinato. Era
stato esaminato per accertare che non si trattasse di un nano, ma si dimostrò un
prodigio nel quale nessuno riusciva a trovare difetti. Il sogno venne interpretato
come un simbolo di ciò che sarebbe avvenuto con i nostri discorsi e le nostre atti-
vità: il bambino indicava qualcosa che a me sembrava di poca importanza, di nes-
sun rilievo, ma che sarebbe cresciuto tanto da innalzare i cuori e le anime degli
uomini fino a ricevere la Luce. Il bambino rappresentava la verità stessa. Era un
buon sogno.
Ogni domenica pomeriggio, la sala delle conferenze era affollata. Molte volte,
dopo il discorso, avvenivano trambusti a causa di persone che si sentivano in dirit-
to di alzarsi per dire la loro. Una domenica sì e una no, il signor Blumenthal par-
lava di filosofia: l'evoluzione creatrice, il valore dell'introspezione, la mia idea di
Dio e il punto di vista della quarta dimensione erano alcuni degli interessanti argo-
menti da lui trattati. Ogni due sabati pomeriggio, teneva anche un corso di filoso-
quel medico olistico che egli avrebbe desiderato. Come disse a Morton: "È un uomo di straor-
dinario buon cuore. Ha dovuto scontrarsi con la propria personalità, perché è una di quelle per-
sone portate a credere nella forza e nel potere. Egli è, o sembra essere, totalmente inconsape-
vole dell'aspetto spirituale della vita".

190
fia che attirava un notevole interesse ed era molto frequentato. Il testo a cui faceva
riferimento era Tertìum Organum di Ouspensky, a cui si aggiunsero in seguito
Law of Psychic Phenomena di Hudson e L'evoluzione creatrice di Bergson, con
estratti da Le varie forme delle esperienze religiose è Un universo pluralistico di
James, e L'energia spirituale di Bergson.
Nei discorsi che tenevo il sabato pomeriggio davanti a un uditorio composto da
pazienti e membri dell'associazione, non facevo nessun tentativo di fondare una
nuova setta o dottrina, né una corrente di pensiero, e non cercavo proseliti di nes-
sun genere. Quello che volevo era fornire una migliore comprensione del Grande
Medico, dell'Unico capace di guarire con il tocco della Sua mano. Desideravo che
la gente considerasse la mente in rapporto alla guarigione e mi sforzavo di aiutarli
a interpretare le informazioni fornite dalle letture.
Poco dopo l'apertura dell'ospedale, i membri del consiglio cominciarono a di-
scutere l'idea di Morton Blumenthal riguardante l'istituzione di una scuola colle-
gata con l'ospedale. A questo riguardo, Morton chiese e ottenne una lettura. Tim
Brown ed io eravamo dell'opinione che bisognasse iniziare con pochi insegnanti
consapevoli del nostro obiettivo e pochissimi studenti, con in mente più ampi svi-
luppi futuri. Tuttavia, Morton desiderava un'università, e a questo scopo acquistò
alcuni terreni vicino all'ospedale. Tim pensava che ciò non rientrasse nei pro-
grammi ma, non trovandovi nulla di negativo, si convinse che l'esperienza sarebbe
stata utile per tutti e che da essa avrebbe potuto risultare un'organizzazione
migliore. Dal momento che Morton si offriva di finanziare l'università e sarebbe
stato il presidente del consiglio, si fece come lui credeva meglio.
Edwin Blumenthal presentò il progetto dell'università a una commissione della
Camera di Commercio di Norfolk-Portsmouth e, nell'aprile 1930, il piano venne
riportato dalla stampa50.

50
II Virginian-Pilot di Norfolk riferì che l'Università Atlantica avrebbe aperto a settembre in
locali provvisori, offrendo corsi di preparazione a livello universitario in campo letterario e
scientifico, con facoltà di lingue antiche e moderne, lingua e letteratura inglese, scienze sociali
(economia, sociologia e scienze politiche), filosofia e psicologia, storia, matematica e astrono-
mia, chimica, fisica, biologia e fisiologia, arte oratoria e filodrammatica e con un laboratorio di
ricerca psichica: l'obiettivo di quest'ultimo, spiegò il dr. Brown, era lo stesso che l'Associazione
Americana per la Ricerca Psichica aveva perseguito per quarant'anni, e con il quale molti dei
maggiori scienziati del Paese si identificavano: tra gli altri il professor William MacDougal,
giunto da Oxford ad Harvard, e da qui alla Duke di Durham, N.C. "Nel nostro laboratorio cer-
cheremo di scoprire la verità sui fenomeni psichici", dichiarò il dr. Brown. "L'approccio sarà
strettamente scientifico e impiegheremo gli stessi metodi utilizzati in tutte le altre scienze.
Dichiariamo di non essere interessati allo spiritismo, al fenomeno medianico, alla chiaroveggen-
za, né a nessun'altra delle imposture comunemente conosciute". Commentando voci secondo le
quali l'università avrebbe offerto corsi per medium, il dr. Brown affermò: "Non abbiamo alcuna
intenzione di istituire corsi o facoltà sui fenomeni medianici, spiritistici, o cose del genere.
Queste voci sono state ovviamente messe in giro da fonti disinformate e travisano completa-
mente l'obiettivo dell'Università Atlantica. L'istituzione verrà fondata con la denominazione:

191
Per l'occasione, il dr. Brown tenne un ottimo discorso nella mia chiesa [nel set-
tembre 1930]. Poiché le strutture scolastiche erano ancora in costruzione, l'Univer-
sità aprì i battenti in due alberghi ormai lasciati liberi dai turisti estivi.
Quell'ottobre, mi resi conto che erano passati vent'anni da quando molti arti-
coli erano apparsi sui vari giornali del Paese in seguito a un rapporto presentato
dal dr. Ketchum all'Associazione per la Ricerca Clinica di Boston. Nell'ottobre
1930, l'ospedale Cayce per la Ricerca e la Conoscenza era una realtà. Dieci
pazienti erano ricoverati in ospedale e altri undici venivano qui da fuori per curar-
si. Avevamo un centinaio di appuntamenti prenotati, mentre io riuscivo a fornire
solo due letture al giorno, tranne che quando si trattava di letture di controllo.
Passavo gran parte della mia giornata riflettendo e sforzandomi di utilizzare que-
sto dono come intendevo io, cioè come canale attraverso il quale gli altri potes-
sero acquisire la consapevolezza delle proprie capacità e tendenze che - se armo-
nizzate con le forze creative - potevano portarli alla comprensione del loro rap-
porto con il prossimo e con il creatore. Quando rifletto sulle circostanze che si
verificano nella vita delle persone che cercano informazioni attraverso queste
fonti, rifletto anche sulla natura di tutto questo e mi chiedo se non vi sia un filo
che lega tutto ciò nella vita, la vita così come venne offerta dal Maestro stesso
quando disse: "Chi ha avuto la vita deve renderla, perché abbia una vita più com-
'Custodi dell'Università Atlantica', ed è nostra intenzione costituire qui un centro di apprendi-
mento, cultura e ricerca in cui saranno rappresentati tutti i settori della conoscenza e dell'impe-
gno scientifico dell'uomo, purché abbiano qualcosa da offrire allo sviluppo della vita e dell'e-
sperienza umana, sia dal punto di vista individuale che sociale". Prima dell'inizio dei corsi, la
stampa mise in luce le differenze filosofiche tra Brown e Blumenthal. Il Baltimore Sun scrisse
che il primo aveva "relegato la ricerca psichica a una nota a pie di pagina", mentre Blumenthal
affermava: "In realtà, l'Università Atlantica trae la sua origine dall'opera di Edgar Cayce, un gua-
ritore psichico". Brown replicò sul Virginia Beach News dichiarando: "Non abbiamo alcuna
intenzione di istituire corsi o facoltà sui fenomeni medianici, spiritistici, o cose del genere".
L'Università Atlantica iniziò i corsi in due alberghi sul litorale, con una prima partecipazione di
209 studenti. Oltre al corso di studi nelle discipline accademiche, offriva corsi preparatori in
legge, ingegneria e medicina; inoltre, aveva una squadra di football, i Seadogs, una squadra fem-
minile di calcio, le Mermaids, un'orchestra da ballo, gli Atlantians, club studenteschi e una
mascotte, un cane con tre zampe chiamato Tripod. Ma si trovò ad affrontare una dura concor-
renza: dieci giorni prima dell'apertura, il College of William and Mary inaugurò un campus a
Norfolk, che in seguito sarebbe diventato la Old Dominion University. Molto più critico era forse
l'onere finanziario dei Blumenthal, che tentavano di sostenere due organizzazioni appena nate.
Lo stesso mese in cui l'Università Atlantica aprì i battenti, Blumenthal assunse il controllo del-
l'ospedale con l'obiettivo di ridurre le spese. Cayce temeva, a ragione, che il costo
dell'Università avrebbe stornato fondi dall'ospedale. Si diceva che i Blumenthal avessero pro-
messo 5000 dollari al mese per sostenere l'Università, e soltanto 3000 per l'ospedale.
Blumenthal, evidentemente, aveva sperato di trarre grandi guadagni da un particolare investi-
mento: la macchina del moto perpetuo. Aveva persino chiesto in una lettura: "Non abbiamo forse
ragione nel riservare all'Università 10 milioni di dollari, che saranno ottenuti con la macchina
[del moto perpetuo], così da fare dell'istituto un'università in tutto e per tutto?". La lettura for-
nita da Cayce in trance fu: "Assolutamente corretto".

192
pietà. Chi si esalta verrà umiliato; ma se conformerete la vostra volontà a quella
del Padre, qualsiasi cosa gli domanderete nel mio nome, verrete esauditi. Cercate
e troverete. Bussate e vi sarà aperto. Perché per mio mezzo avrete ascolto presso
il Padre, ed Egli che ascolta in segreto vi ricompenserà apertamente".
Molti cambiamenti si sono verificati nella mentalità delle persone da quando,
molti anni fa, venne data la prima lettura, eppure, quando medito su ciò, non
posso non chiedermi se non si tratti di un'evoluzione del pensiero umano, del rag-
giungimento da parte dell'uomo di quella consapevolezza che può ottenere riflet-
tendo dentro di sé sulle rivelazioni di Dio e sui rapporti con Lui.
Circa in quel periodo ebbi un'esperienza-insolita durante una lettura per una
signora venuta da Norfolk. Fu un sogno o una visione? Eccone i dettagli.
Mi stavo preparando a fornire una lettura. Una volta persa conoscenza, mi resi
conto di trovarmi di fronte alla Morte, che vedevo come una persona, un indivi-
duo, un'entità; allora osservai: "Non sei come normalmente ti si dipinge, con una
maschera o un cappuccio nero, o sotto forma di scheletro, o come il Tempo con
la falce. Sei invece bella, rosea, robusta e tieni in mano un paio di cesoie o forbi-
ci". Dovetti guardarne due volte i piedi, le gambe, addirittura il corpo, per vederla
prendere forma.
Ed essa replicò: "Sì, la Morte non è ciò che molti pensano, non è la cosa orribile
tanto spesso rappresentata. È solo un cambiamento, una semplice visita. Le
cesoie o forbici, infatti, sono quelle che per l'uomo raffigurano più direttamente
l'idea di vita e di morte, perché uniscono dividendo e dividono unendo. Il cordone
vitale, al contrario di quanto si pensa normalmente, non parte dal centro, ma dalla
testa, dalla fronte, dalla parte più tenera che vedete pulsare in un neonato. Ecco per-
ché vediamo le persone anziane acquistare inconsapevolmente forza dai giovani
baciandoli in quel punto, mentre i giovani acquisiscono saggezza dai vecchi attra-
verso tali baci. Infatti, le vibrazioni possono giungere a una tale intensità da rista-
bilire il cordone, proprio come il Maestro fece con il figlio della vedova di Nain,
non prendendolo per le mani (che le fasce stringevano al corpo come si usava in
quel tempo), ma accarezzandolo sulla testa, e il bimbo prese vita dalla Vita stessa.
Perciò, capisci, il cordone d'argento non può essere rotto se non dalla Vibrazione",
e con queste parole terminò.
La convocazione di una riunione su iniziativa di Morton mi rese piuttosto ansio-
so. Il signor Shroyer intervenne, ma io mi sentivo troppo male persino per parlare,
o per recarmi alla scuola domenicale. Si preannunciavano dei cambiamenti drastici
all'ospedale: se erano necessari, tanto più dovevamo essere pazienti e fare del
nostro meglio.
Poco dopo Morton indisse una riunione del consiglio di amministrazione del-
l'associazione, nella quale stabilì che non si sarebbero più ammessi pazienti nel-
l'ospedale. Rimasi alquanto sorpreso quando egli, che era apparso tanto sincero nel
sostenere l'opera intrapresa dall'associazione, cambiò così radicalmente idea. Il
motivo, in parte, fu forse dovuto a problèmi economici, o causato da divergenze di
opinione su chi dovesse o meno ricevere letture di natura materialistica o fmanzia-

193
ria. In ogni caso, la sua decisione fu di sospendere le attività dell'ospedale, chiu-
derlo e sciogliere l'associazione51.
Quando venni informato che era necessario chiudere l'ospedale, mi chiesi quale
ne fosse il motivo. Si trattò di una delle esperienze più tristi della mia vita. Io non sono
affatto diverso da altre persone che hanno i loro sogni e chiedono a Dio l'aiuto per
realizzarli. Per anni, la mia più grande aspirazione era stata quella di avere un ospe-
dale, con medici, infermiere e i migliori mezzi scientifici per curare la gente in base
alle letture. Questo sogno si era finalmente realizzato. L'ospedale Cayce esisteva. E
funzionava.
***

Le cose per l'ospedale andarono bene per qualche tempo, ma alla fine si verìfica-
rono frizioni, contrasti e quelle che a Edgar sembrarono delle richieste egoìstiche e
non appropriate, viste le circostanze. Pertanto, egli rifiutò di collaborare, creando
così attriti maggiori che continuarono fino allo scioglimento dell'impresa, da cui
Edgar uscì con le mani vuote ma pulite, abbandonando ogni cosa. Egli disse, con le
parole e con i fatti: "Se questa è la vostra politica e questo è ciò che volete, tenete-
velo pure, a me non interessa affatto". Non avanzò alcuna pretesa, perché non voleva
essere la causa di aspri contrasti o di rivalità. Non era quello il modo in cui egli
intendeva che venisse portata avanti l'opera e non si sarebbe sentito a suo agio nem-
meno rimanendo nella società o partecipando di qualcosa che potesse creare contra-
sti e cattivi sentimenti, trasformando magari gli amici in nemici o provocando dìver-
51
Quando l'ospedale chiuse, dopo due anni di attività, il Virginia Beach News scrisse: "La
notizia secondo cui il signor Cayce, che possiede notevoli poteri psichici, rifiutò di consigliare il
signor Blumenthal nelle sue transazioni finanziarie, provocando perciò una rottura tra i due, è
stata smentita. Siamo stati informati che la diminuzione di interesse del signor Blumenthal verso
l'ospedale cominciò a rivelarsi già parecchi mesi addietro, quando gli stanziamenti vennero
ridotti. Nell'ottobre scorso, il signor Blumenthal annunciò ai pazienti dell'ospedale che, se vole-
vano rimanere, dovevano farlo di propria volontà e a loro rischio.
Dopo le voci secondo cui la causa della rottura fu il rifiuto da parte del signor Cayce di con-
sigliare il signor Blumenthal nelle sue transazioni finanziarie, si è vociferato che il signor
Blumenthal ottenne i servigi della signora Patricia Devlin, che afferma di essere una sensitiva e
che da tempo consiglia il signor Blumenthal. Secondo notizie provenienti da New York, la signora
Devlin era un'ex operatrice telefonica nel palazzo in cui era situato l'ufficio di Blumenthal. Si sa
che prese alloggio al Cavalier Hotel in gennaio, ali'incirca nello stesso periodo in cui vi si tro-
vavano i signori Blumenthal e Weisbrod".
La signora Devlin, su richiesta di Blumenthal, tenne un discorso all'ospedale e agli studenti di
un corso dell'Università Atlantica, dove venne presentata come un esempio di sviluppo della capa-
cità psichica. A quanto si dice, affermò davanti alla classe che, quando il signor Blumenthal voleva
sapere cosa stesse succedendo a Virginia Beach, ella si addormentava e viaggiava fin là per ottenere
le informazioni da lui richieste. Successivamente, la moglie di Morton intentò una causa di
divorzio al marito per la relazione di questi con la signora Devlin. Si disse che il signor Cayce fosse
amareggiato dall'ordine ricevuto da Morton di sospendere le letture per Kahn, alla qual cosa, a
quanto pare, Morton replicò: "Eddy sarà due metri sotto terra" prima che ciò avvenga di nuovo.

194
genze tra gli amici e l'associazione. Appariva chiaro che lo scopo ultimo dei parteci-
panti all'impresa era l'interesse personale, il denaro e ciò che con esso si può com-
prare, il che era assai lontano dai desideri di Edgar. Sin doli 'infanzia aveva solo voluto
aiutare il prossimo, mai con azioni clamorose, ma piuttosto nella vita di tutti i giorni,
in quelle piccole cose che gli capitava di notare e che erano alla sua portata,
recando pace, gioia, armonia, soddisfazione e contentezza tra gli uomini.
Naturalmente, quando sì verificarono discordie, rivalità e cattivi sentimenti, egli si
rese conto che non era quella la ragione per cui stava lottando e decise che, se tali
comportamenti non fossero cambiati, sarebbe stato pronto ad andarsene. All'inizio,
quando si verificarono contrasti del genere, egli continuò a prestare il suo aiuto per
quanto lo riguardava personalmente, fornendo le letture o le informazioni quando e
dove gli veniva richiesto; e in tal modo sono state aiutate molte centinaia dì persone.

***

Nessuno può lontanamente immaginare quanto facesse male, e quanto fa ancora


male, tutto ciò. Tuttavia, sono certo di aver affrontato la faccenda nel modo sbaglia-
to. Non potete costringere le persone a credere in qualcosa: l'ho imparato una volta di
più. Dio ci da la libera volontà, ma il suo uso dipende da noi. Dobbiamo glorificare
ciò che troviamo buono e non menzionare ciò che ci sembra cattivo: meglio lasciarlo
cadere, dimenticarsene.
Ho ripensato molte volte dentro di me a ogni dettaglio degli avvenimenti, perché
nessuno, neppure io, può dire a parole ciò che essi significarono per me; ma da parte
mia, considero tutto ciò come un misero fallimento di cui non posso che biasimare me
stesso e nessun altro. Sono certo che chiunque troverebbe colpe da attribuire agli altri,
considerando le cose dal suo punto di vista. Apparentemente Morton perse interesse
nei fenomeni che si manifestavano attraverso me: se si trattò di una faccenda perso-
nale o di quello che considerava un miglioramento, avendo trovato altri canali
[Patricia Devlin] più vicini al suo modo di pensare, non posso saperlo52.
In seguito Tim Brown, vicepresidente dell'associazione, mi scrisse:
"Quando ripenso agli inizi dell'ospedale, ricordo quella prima riunione per cer-
care stanziamenti e donazioni in cui mi resi conto intuitivamente che c'era
qualcosa di sbagliato nel metodo dell'organizzazione e ne parlai con Morton.
Pensavo che fosse più saggio iniziare con una costruzione più piccola e tro-
vare tutto il denaro necessario prima di dare inizio ai lavori, così da evitare
ipoteche e prestiti. Ritenevo che non rispecchiasse lo spirito o lo scopo del-

52
II crollo della Borsa nel 1929 è stato spesso indicato come la causa fondamentale del falli-
mento; tuttavia le prove indicano che i Blumenthal ne furono colpiti relativamente: tre mesi dopo
il Venerdì Nero, Morton portò sua moglie sulla Riviera francese per un mese di vacanza, mentre
Edwin andò in villeggiatura all'Avana. Essi erano tuttavia evidentemente impreparati alle spese
da affrontare e trascurarono di affidarsi a un direttore finanziario, lasciando l'amministrazione a
Cayce, il quale confessò ad Edwin: "Io non valgo granché come uomo d'affari, ma di sicuro farò

195
l'associazione avere un'organizzazione incentrata su un solo uomo (il quale
praticamente si addossava l'intero onere finanziario), ma che sarebbe stato
meglio che ciascun membro contribuisse in qualche modo, fosse anche sol-
tanto con un dollaro o poco più al mese. Ho avuto sempre fiducia in Morton
e ce l'ho ancora, ma dal momento che le mie convinzioni in merito erano
piuttosto salde, ritardai la stipula del contratto, mentre cercavo di far com-
prendere a Morton il mio punto di vista, ma egli era troppo entusiasta. La
lettura decretò 'Cominciate', e finalmente il contratto venne stipulato e i
lavori di costruzione cominciarono.
Un'estate, dopo che l'ospedale era stato costruito, ci fu una riunione a casa
vostra in cui un giovane chiese che Morton, Eddie ed io contribuissimo con
500 dollari al mese al trasferimento di una scuola maschile a Virginia Beach.
Il giorno dopo il nostro ritorno a New York, dissi a Morton che non volevo
avere niente a che fare con ciò, perché dovevamo fare tutto il possibile per
sostenere l'ospedale. Morton rinunciò all'idea, ma dopo il crollo della Borsa
nel 1929 diede inizio ai lavori per l'Università. Il sostegno ad essa fu uno
dei fattori che determinarono la fine dell'ospedale. Il problema non è se l'o-
spedale fosse sopravvissuto agli anni della Depressione con sopra una simi-
le ipoteca, se Morton non si fosse sbilanciato troppo: vi erano fattori e forze
concomitanti, a me allora ignoti, che portarono allo sfacelo, e che potrebbe-
ro essere stati originati dall'insensata costituzione dell'associazione. Altre
forze tutt'altro che disinteressate possono aver fatto la loro parte. Potrebbe
essersi trattato di un riequilibrio di forze karmiche o della liberazione di
molte altre forze.
Di certo, la forza determinante della disgregazione non si può attribuire
completamente a Morton, ma forse era profondamente insita in molti di noi:
Morton fu solo il veicolo della disgregazione stessa. Ne parlo non per rievo-
care spiacevoli ricordi, ma per cercare di comprendere quello che noi, come
individui, dobbiamo imparare da questa esperienza".

Non passò molto tempo che l'Università cominciò ad avere i suoi problemi.
Quando cominciarono i contrasti, fu l'inizio della fine53. Non sapevo proprio quali

del mio meglio, anche se sarà comunque troppo poco rispetto a quello che andrebbe fatto". Una
lettura sulle difficoltà finanziarie dell'ospedale mise in rilievo le "spese stravaganti" fatte da lui
come unico responsabile: Cayce sostenne che stava facendo del proprio meglio in condizioni
impossibili. Per quanto riguardava la signorina Gladys, egli dichiarò: "Assai spesso lavora di sera
fino alle dieci, le undici o mezzanotte, cercando di sbrigare tutta la corrispondenza, il che non è
giusto, con lo stipendio che le paghiamo [100 dollari al mese]". Inoltre, Morton e Kahn litigaro-
no sul costo dei mobili forniti dalla ditta del primo all'ospedale e la cosa sfociò in una causa lega-
le. Anche Morton e Cayce finirono in tribunale, perché Blumenthal intendeva sfrattare i Cayce
dalla casa in cui vivevano in affitto. Secondo il dr. Lydic, Morton "soffriva di paranoia".
53
1 Blumenthal sostennero l'Università soltanto per un semestre, prima di tirarsene fuori. La
macchina del moto perpetuo, che essi speravano avrebbe procurato loro 10 milioni di dollari, non

196
decisioni sarebbero state prese, né se avrebbero permesso che la scuola continuasse
per il resto del semestre, così che gli studenti potessero raccogliere i frutti del
loro lavoro, oppure no. Vi era molta gelosia, animosità, vera e propria ostinazione,
ed è proprio in momenti come questi che tutto sembra combinarsi per peggiorare al
massimo le cose.
So che Morton ed Eddie erano sinceri nel loro operato e certamente non potrei
mai accusarli di tutto ciò che accadde. Spero soltanto che un giorno possa di nuovo
considerarli miei amici, perché li amavo come fratelli. Spero che tutti noi, che allora
ci trovammo a lavorare insieme, siamo cresciuti e divenuti migliori al servizio di
Dio e del nostro prossimo54.
Se la nostra attività è quella che noi sentiamo debba essere, avrà necessariamente
successo, anche se dovesse subire la prova del fuoco. Se però non è quella giusta,
non c'è posto per essa. Per quanto mi conosco, l'unica cosa che voglio è agire ret-
tamente. Dal momento che io stesso ho ricevuto doni così meravigliosi attraverso
quésti canali, posso perciò soltanto sperare di riuscire ad aiutare gli altri. Confido di
poter condurre la mia esistenza in modo da poter essere un canale per le energie da
usare al servizio del mio prossimo.
Spero di riuscire a pensare nel modo giusto, ad agire nel modo giusto e a fare
esattamente ciò che il mio Signore e Maestro vorrebbe che facessi, affinchè coloro
che cercano possano conoscerlo meglio di quanto io possa insegnare loro: eppure,
se penso che i miei cari hanno ricevuto la vita e la luce attraverso questi canali,
quando mi si chiede di essere di aiuto sento di non poter rifiutare, qualsiasi siano le
condizioni. Se questi fenomeni che si manifestano per mio tramite possono essere
utili agli altri, sono sicuro - in base alla mia personale esperienza per me e i miei
cari - che è giusto che io almeno provi. Le circostanze modificano le situazioni.
Forse il peccato è dietro la porta. Sarebbe meglio che tutti noi consacrassimo noi
stessi, la nostra vita, i nostri sforzi alla Sua causa, ai Suoi fini, alla Sua via, comun-
que ci si presentino. Se non siamo in grado, attraverso le informazioni, di rendere
la vita più degna di essere vissuta, nemmeno per coloro che hanno soltanto dei di-
sturbi fisici, dobbiamo capire che esse hanno mancato il loro vero obiettivo. Dal
momento che l'ospedale serviva ad aiutare gli infermi, riteniamo - limitati come
siamo - che l'unica cosa giusta da fare sia quella di continuare a impegnarci in tale
direzione.

vide mai la luce. Il dr. Brown tentò di tenere in vita l'Università Atlantica, ma non vi riuscì: nel
dicembre 1931 venne dichiarata la bancarotta: Quanto al The New Tomorrow, il suo secondo
numero fu anche l'ultimo; esso si sarebbe rivelato però il precursore di molte pubblicazioni, rivi-
ste e libri che le organizzazioni di Cayce avrebbero pubblicato negli anni successivi a quell'ini-
zio pieno di speranze.
54
1 Blumenthal di trasferirono in seguito a Virginia Beach, dove vissero con la signora Devlin
e suo marito, ma non si riconciliarono mai con Cayce. Entrambi divorziarono; Morton morì di
un attacco di cuore nel 1954, all'età di 59 anni, mentre Edwin si risposò e cambiò il cognome da
Blumenthal a Kane.

197
22. L'Associazione per la Ricerca
e la Conoscenza, 1931

Dopo la chiusura dell'ospedale e lo scioglimento dell'Associazione Nazionale


dei Ricercatori, nel febbraio 1931, scrissi lettere a tutti coloro che ci avevano soste-
nuto negli anni con il loro operato o che avevano mostrato interesse nell'opera, a
vecchie e nuove conoscenze. Convocammo una riunione in marzo per decidere se
andare avanti o no, se ci dovesse o non ci dovesse essere un'organizzazione,
oppure se sarebbe stato meglio rinunciare del tutto.
Tenemmo delle letture sul da farsi55: volevamo essere sicuri delle nostre con-
vinzioni, prima di formare una nuova organizzazione.
Fu un incontro grandioso, che si tenne a casa nostra e si protrasse per l'intera
giornata. Venne gente da ogni dove, assicurandoci che era loro desiderio che l'o-
pera continuasse. Praticamente tutti i nostri amici di New York si mostrarono
molto entusiasti, se sono un buon giudice, e non credo di essermi ingannato. I
residenti di Virginia Beach e di Norfolk erano anch'essi molto entusiasti e se, in
seguito alla rottura con il signor Blumenthal, mi sia accaduto di perdere anche un
solo amico, non me ne resi conto. Forse sarei stato l'ultimo ad accorgermene, ma
apparentemente proprio per quel motivo sembrava che i sostenitori della causa
fossero ancora più numerosi.
Tre mesi dopo tenemmo una riunione preorganizzativa, a cui furono presenti
sessanta o più persone. Non molti da New York: il signor Kahn, i coniugi Levy, i
coniugi Zentgraf e un certo signor Cravis di Atlantic City. Il resto dei presenti
venivano da Norfolk o dalle vicinanze, dal North Carolina e da Washington, D.C.
Il legale era Lester S. Parsons di Norfolk. H.H. Jones, concessionario della
Norfolk-Southern Railroad, fu nominato presidente.
Vennero eletti consiglieri: il dr. Paul Kaufman, Dave Levy, Dave Kahn, Hugh
Lynn, mio padre, la signorina Esther Wynne, la signorina Florence Edmonds, il
signor C.A. Barrett, il dr. McChesney, il dr. Job Taylor, Jerome Danzig, la signora
Walsh, il dr. Scattergood, il signor Zentgraf, il signor F.D. Lawrence (vicepre-
sidente della American National Bank di Portsmouth) e H.H. Jones. Convenimmo
anche di avere rappresentanti ufficiali in varie parti del Paese, a cui la gente
potesse rivolgersi per ottenere letture e per capire le informazioni fornite. Essi
sarebbero stati presenti dovunque, perché da una costa all'altra degli Stati Uniti

55
Una trascrizione delle osservazioni e delle letture fornite a questa storica riunione è riportata
nell'Appendice F.

198
c'erano persone che chiedevano di ricevere l'incarico ufficiale di rappresentanti
dell'associazione. Mildred Davis venne nominata segretaria, il signor Shroyer teso-
riere e il signor Preston amministratore finanziario. Eravamo un gruppo di persone
entusiaste ed è importante notare che tra noi c'era gente di tutte le estrazioni socia-
li, un insieme molto rappresentativo, a mio giudizio.
Tom Sugrue suggerì di chiamarla Associazione per la Ricerca e la Conoscenza
(ARE, Association far Research and Enlightenment), e incaricò il dr. William
Moseley Brown, presidente dell'Università Atlantica, di fare i relativi passi ufficia-
li; il 6 giugno 1931 il nome venne inserito nella domanda di registrazione del nostro
statuto, che era molto articolato, e ottenemmo il certificato di avvenuta registrazio-
ne il 7 luglio 1931. Cercammo di assicurarci che TARE non facesse la stessa fine
dell'ANI e che l'organizzazione potesse sopravvivere.
Gli obiettivi vennero stabiliti nell'atto come segue:
Gestione e continuazione della ricerca psichica e scientifica, compresi gli appro-
fondimenti di carattere fisico, educativo, psichico e sociale; sviluppo della ricerca
medica, esercizio dell'attività ospedaliera, istituzione di ospedali, scuole e servizi
sanitari per i consulti, con riferimento alle indicazioni fornite per la cura, il tratta-
mento e lo studio psichico delle malattie di ogni e qualsiasi genere, e per le cure
mediche e chirurgiche, il trattamento e la cura delle persone ammalate, deformi o
sofferenti per danni fisici; assistenza e preparazione di persone idonee, come infer-
miere per assistere gli infermi; coordinamento delle sezioni dell'associazione stessa
per occuparsi della ricerca e dello studio, dell'organizzazione e conduzione di
ospedali, campi, scuole per la preparazione fisica, laboratori dotati di attrezzature
meccaniche, di conferenze, scuole, pubblicazioni, storia e archeologia, investiga-
zione dei fenomeni psichici, rilascio e interpretazione di letture psichiche; studio
della filosofia; sincero impegno nell'opera per il benessere della comunità, condu-
zione di gruppi di studio e di classi per lo sviluppo economico, istruzione clinica
fisica, medica e sociale, librerie, sussidi, corsi di beneficenza e di studio, e ogni e
qualsiasi altro genere di attività o di lavoro permesso dall'art. 51 della Costituzione
dello Stato della Virginia, e ogni e qualsiasi altra attività accessoria o necessaria al
conseguimento degli scopi della detta associazione.
La detta associazione avrà la facoltà di percepire un onorario, per i trattamenti e
i servizi resi, dalle persone in grado di pagare per essi, onorario che verrà utilizzato
non per scopi di arricchimento personale, ma piuttosto per il mantenimento e le
spese accessorie dell'associazione e per la realizzazione dei suoi obiettivi; l'asso-
ciazione, inoltre, sarà libera di prestare i suoi servigi gratuitamente a coloro che ne
facciano richiesta e non siano in grado di pagare l'onorario o le spese. I fini della
detta associazione sono di ordine filantropico e benefico, e l'organizzazione non ha
fini di lucro. Essa può accettare donazioni, sussidi o regali da quelle persone che
desiderino aiutare e favorire l'opera della detta associazione.
Fu convenuto che avrei fornito letture per i membri dell'ARE e mi sarebbe stato
pagato uno stipendio, con un contratto rinnovabile anno per anno. L'amministratore

199
finanziario mi avrebbe sollevato da qualsiasi responsabilità relativa ai dettagli eco-
nomici.
In seguito, alcuni dei membri del consiglio cominciarono a discutere la necessi-
tà di istituire un fondo per assicurare la continuità dell'organizzazione. Due anni
dopo, nel maggio 1933, si tenne a New York una cena sociale per la Fondazione
Cayce e, nel 1935, il consiglio nominò una commissione per pianificare l'istituzio-
ne di un fondo per garantire TARE e la sua opera anche quando io me ne fossi anda-
to. Avevamo gente meravigliosa, al consiglio.
Il signor Preston era assai impaziente che qualcuno del vecchio consiglio
[dell'ANI] avanzasse una proposta sulla proprietà dell'ospedale. I terreni appariva-
no in ottime condizioni, il boschetto e le aiuole erano splendidi, anche se mostra-
vano chiaramente i segni dell'incuria, e il campo da tennis avrebbe avuto bisogno
di manutenzione. Ma eravamo piuttosto riluttanti a sollevare un contenzioso per
qualsiasi motivo, anche se ci rendevamo conto di essere stati maltrattati. Io non
riuscii a fornire una lettura sulle circostanze che avevano portato ai contrasti tra il
signor Blumenthal e me. Egli pretese la restituzione della casa in cui vivevamo.
Avrebbe avuto perfettamente ragione, se solo non avesse mentito al riguardo, cosa
che disapprovo in chiunque.
Ebbi un'esperienza che preannunziò tale mossa. Mentre stavo fornendo una let-
tura, vidi questa casa tutta sistemata e la nostra all'angolo, vicino ad essa. Hugh
Lynn e Mildred avevano una macchina per la stampa nel retro del loro ufficio, tutto
l'edificio era stato ingrandito e ogni cosa funzionava come un orologio. La lettura
disse che ciò rappresentava la rottura della nostra piccola comunità per poter creare
qualcosa di molto più grande, come quando Gesù passò attraverso la morte per
poter diventare il Salvatore e il Signore di tutti. Il consiglio fu di compiere i passi
necessari, nella profonda convinzione che "Tutte le cose concorrono al bene di coloro
che amano la Sua venuta". Troppo spesso si dice "Ama il Signore". Ma è meglio
dire "la Sua venuta", perché Egli promise: "Io non ti lascerò nello sconforto, ma
verrò a te".
Ci trasferimmo al Wright Cottage, sull'oceano, di fronte al vecchio ospedale.
Quell'estate il signor Banks, fratello dell'uomo che dirige il Princess Anne Country
Club, rilevò l'ospedale e lo trasformò in un albergo, il Prince Henry Hotel: eviden-
temente non ebbe successo, perché chiuse il giorno della Festa del Lavoro. Se avete
un minimo di sensibilità, potete immaginare cosa significasse per noi vedere l'o-
spedale adibito ad albergo, trovarci nelle vicinanze e non poter fare nulla. In qual-
che modo, penso che la vita sia stata dura con me come con chiunque altro: forse
fui io a far sì che tutto ciò succedesse, altrimenti non sarebbe successo.
Nei primi mesi la nostra nuova organizzazione ebbe un contrattempo: il signor
Preston, l'amministratore delegato, recatosi a New York per conferire con alcuni
membri del consiglio in quella città, si ammalò gravemente e dovette essere rico-
verato in ospedale. Ciò ostacolò l'avvio di quelle operazioni che rientravano nella
sua competenza. A tempo debito, fu Hugh Lynn, che aveva terminato i suoi studi al
college, a prendere il suo posto.

200
Durante il primo anno, impostammo un'attività che avevamo dovuto purtroppo
trascurare fin quando non riuscimmo a disporre di un numero sufficiente di perso-
ne che io ritenevo avessero la giusta disposizione d'animo: si trattò di un gruppo per
la guarigione spirituale, composto da individui molto adatti al compito56. Mentre
potete essere certi di ricevere le preghiere di tutti i componenti del gruppo, io sento
che è vero ciò che Egli ha promesso: "Ogni volta che due o tre persone si riuniran-
no insieme nel Mio nome, io sarò in mezzo a loro", e so che Egli opera davvero per
il bene delle persone, in tutto ciò che riguarda il corpo e la mente, per la loro salute
e per la loro felicità, sotto ogni aspetto; sappiamo comunque che Egli tutto conosce
e che opera per il bene.
Durante il primo anno, molti mi chiedevano: perché avere un'associazione? A
che serve? Cosa c'entra con la sua opera? La risposta è che l'associazione non ha
assolutamente niente a che vedere con il mio lavoro, salvo il fatto che rende possi-
bile alla gente avere le informazioni che giungono tramite me. Come? Attraverso la
cooperazionel Coloro che hanno studiato le lezioni preparate dal nostro gruppo di
studio n. 1 di Norfolk sanno cosa significa cooperazione: quando gli individui lavo-
rano insieme per un fine degno, si acquista la forza.
Un pomeriggio, mentre stavo meditando, venni preso dallo stesso sentimento di
esuberanza di molto tempo prima, una sensazione che avevo perduto da venticin-
que anni. Chiesi informazioni sul significato di ciò: la lettura dichiarò che si tratta-
va di un'esperienza dell'ego intcriore che si risvegliava a quelle energie potenziali
che sono forse le più attive nel corpo mano a mano che l'evoluzione procede e che
possono sopravvenire nel corso della meditazione, vibrando intorno al corpo. Come
è stato scritto, negli ultimi giorni "i vostri giovani avranno sogni, ai vostri vecchi
appariranno segni, usciranno profezie dalla bocca delle vostre fanciulle". Ciò dovrà
accadere, e vi saranno sconvolgimenti che si preannunciano già nel mondo!
Il messaggio che ricevetti fu: abbi fede, quando riceverai misericordia, mostra
misericordia; quando avrai pace, dai pace; quando sarai trattato con pazienza,
mostrati paziente con gli altri; perché soltanto negli attributi delle forze vitali di
Dio potrai trovare Dio; non nelle cose materiali che regalano gratificazioni ter-
rene!
Credo che il mio lavoro nell'ambito dell'associazione possa essere paragonato
a una parte della storia del Vecchio Testamento. Quando i figli di Israele si orga-
nizzarono sotto la guida del loro capo e di alcuni di loro con funzioni di sacerdoti,
due individui, Nadab e Abiu, non vollero cooperare e furono inceneriti. Lo stesso
accade con un'opera di questo genere: a meno che non venga realizzata in sinceri-
tà, distruggerà chi cerca di corromperla.

56
Questi "individui molto adatti al compito" formarono quello che in seguito divenne noto
come il primo gruppo di studio Search for God. I suoi membri, lavorando con Cayce, compila-
rono i libri Search for God, che da allora in poi hanno costituito il testo base di studio per grup-
pi similari in tutto il mondo. Fondarono anche un gruppo di preghiera terapeutica, noto come i
Glad Helpers, che tuttora si incontra settimanalmente presso TARE di Virginia Beach.

201
L'associazione può raccogliere le scoperte positive degli individui, e metterle a
disposizione di altri, aiutando così coloro che cercano attraverso questa fonte non
solo di evolversi, ma di aiutare i loro simili a ottenere la conoscenza di se stessi.
L'associazione non cerca di rivoluzionare il mondo. Se qualcuno è stato aiutato
a trovare il suo rapporto con Dio, allora l'associazione è stata un successo meravi-
glioso. D'altra parte, se ciò non è stato fatto, allora essa ha fallito, a prescindere da
quanti membri la compongano o da quanto grande possa apparire al mondo.
L'associazione si basa sui risultati ricevuti dagli individui, risultati che parlano per
se stessi e per l'associazione.

202
23. Diario, 1938

Venerdì 18 marzo 1938 "


È il mio compleanno. In un momento o nell'altro della vita, tutti hanno sicura-
mente avvertito l'esigenza di scrivere un diario; questo non vuole esserlo, in verità,
ma solo riassumere un anno o poco meno di una vita impegnata e interessante.
Meglio allora fare una sorta di inventario e partire dall'inizio, vediamo, sto ragio-
nando, vivo a Virginia Beach, in Virginia, nella Quattordicesima Strada, o Circolo
artico, di fronte alla chiesa cattolica, ho intenzione di comprare la casa, conosciuta
come casa DeTreville, sono qui dal giugno 1932. mio padre ha vissuto con me per
un po' ed è morto lo scorso 11 aprile, mentre era in visita a mia sorella Annie, a
Nashville, Tennessee. È stato sepolto a Hopkinsville, in Kentucky, la nostra vecchia
città natale. Sto lavorando con l'Associazione per la Ricerca e la Conoscenza, costi-
tuita nel luglio 1931 nella contea Princess Anne, in Virginia.
Mia moglie Gertrude Cayce conduce le letture; Hugh Lynn è il mio figlio mag-
giore, dirigente dell'associazione, 31 anni compiuti l'altro ieri, al momento è a New
York con gli Zentgraf. Il signor Z. è presidente del consiglio di amministrazione
dell'associazione, nonché uno dei soci fondatori. Edgar Evans Cayce frequenta la
Duke University, 20 anni compiuti lo scorso 9 febbraio, sta prendendo la laurea in
ingegneria: resterà un altro anno qui. La signorina Gladys Davis è la stenografa: lo
è dal settembre 1923.
La giornata è fredda e scura, piuttosto tetra, però ho fatto una buona colazione,
sono uscito a pescare sul lago che è dietro la casa, e ho preso tre piccoli pesci per
colazione, erano ottimi.
La lettura del pomeriggio è stata per la signora Murdock, di Norfolk, una
signora davvero adorabile. La sera una festa a sorpresa per me - una festa di com-
pleanno - c'erano il dr. Gena Crews, il signor H.E. Poole, Boyde e Berlin Davis,
Thomas Jefferson Davis, il signore e la signora Gimbert, Mae Verhoeven, il
signor Godfrey, la signorina Godfrey, il signore e la signora Ellington, Mack e
Margaret Wilkins, la sorella della signora Ellington (l'infermiera), il signore e la
signora Miller, Frances Morrow, la signorina Wynne, Helen S. Wheeler, Alvin

57
Era il sessantunesimo compleanno di Cayce. La sua segretaria, Gladys Davis, accluse questa
nota al suo dattiloscritto: "Questo è stato scritto a macchina da Edgar Cayce stesso. Aveva
deciso di iniziare un diario con la cronaca di tutti i giorni, ma ne scrisse soltanto poche pagine".
Nessuna modifica è stata apportata dal curatore nel preparare il testo per la pubblicazione.

203
Wheeler, la signora Lawrence, la signora Olds, il signore e la signora Helms, la signora
Kemp, la signora Peary, il signor Oscar Smith e signora, la signora Connock, la
signora Ruth Holland, la signorina (Boogie) Vincent, la signora Jones, Frances Jones,
la signorina Florence Edmonds, la signora Jane Williams, il signor DeMaio, la signora
Ruth LeNoir.
Una festa molto bella, come direbbe chiunque avesse attorno a sé un gruppo
affiatato che mostra un attaccamento così affettuoso e positivo per me, che benedi-
zione avere amici così, sentire che agli altri importa di me. Sì, ho fatto letture per
ognuno di loro in un momento o in un altro, praticamente per tutti, e loro sanno che
l'aiuto è arrivato, perché anno dopo anno continuano a ripetere questa festa per me,
Dio benedica ognuno di loro. Hanno messo su un vero e proprio spettacolo, con un
sipario che attraversava la stanza e diversi di loro che recitavano le filastrocche di
Mamma Oca: carino, proprio carino.
È arrivata la fotografia di mia sorella, mi piace molto, e Berlyn mi ha portato una
cornice per contornarla; perbacco quanto assomiglia a mamma e a papa.
Un altro compleanno, come passano in fretta le tappe della vita, possa io in ogni
giorno che mi è dato dedicare tutti i miei sforzi a portare la consapevolezza del
Cristo nei cuori e nelle vite di quelli che incontro e aiuto. Possa io vivere come Dio
vuole che io viva.

19 marzo 1938
Giornata bellissima, sono arrivate le piante dalla Allen Nurseries, le ho interra-
te. Lamponi, ribes, due alberi di pero, azalee, uva, bacche giovani, e rabarbaro, e un
salice, bulbi di giglio.
Mi sento bene, lettura per il signor Taylor di Frisco. Questo pomeriggio aspetto
E.E., che vuole recarsi al congresso di ingegneria a Lexington, torna a casa in auto,
penso che tenteremo di andare a pesca oggi pomeriggio, se non fa troppo freddo.
Nulla di nuovo nella posta di stamattina, pesca abbastanza buona: due bei pesci
gatto e alcuni persici, penso che mangeremo questi. E.E. è arrivato nel pomeriggio
verso le 16,30.
Il 19 è considerato un giorno molto importante dagli astrologò penso che sia,
come ogni altro, ciò che ne facciamo, giovedì 19 marzo 1919 nelle letture si è par-
lato per la prima volta di astrologia o simili, qualcuno dice che si è trattato della let-
tura più importante mai data, da un punto di vista astrologico.
Suppongo che dovrei scrivere il pensiero del giorno, come lo zio Ezra fa nel pro-
gramma dell'Alka-Seltzer: "II bene che facciamo vive dopo di noi. Quindi solo il
bene è eterno, perché non muore mai, allora il bene che abbiamo cercato sarà il
nostro vestito nell'aldilà, e sarà bellissimo. Sì, noi saremo rivestiti dei nostri tenta-
tivi di essere buoni".

Domenica 20 marzo 1938


E.E. a casa in auto. Ottimo aspetto, dice che studia sodo, deve avere voti molto
buoni. Non andato in chiesa né alla scuola domenicale. La signorina Gladys sì. Lei

204
è la segretaria. Tesoriera. Credo che sia un giorno molto bello, anche se sembrava
che dovesse piovere. Nel pomeriggio venute Mae Gimbert Verhoeven, mia sorella
Anne e il signor Kelly, il signor K. ha chiesto un appuntamento per una lettura.
Venuto T.J. per un po', piacevole come sempre. E.E. partito per la scuola pochi
minuti dopo. Pensiero del giorno - mantieniti gentile se vuoi che le persone intor-
no a te si mantengano gentili e accettabili.

Lunedì 21 marzo 1938


Primo giorno di primavera, e sembra davvero che lo sia. Fuori si sta bene, colti
diversi giacinti dal giardino, sono meravigliosi, quando gli uccelli cantano e il sole
brilla, allora tutto il mondo appare e sembra pieno di speranza, nessuna meraviglia
che gli antichi adorassero il Sole.
Pescato qualche pesce nel pomeriggio, andato alla mostra di pittura verso sera -
molto buona
Mi sento bene - e quando siamo di ottimo umore, le cose sono assai diverse.
Pensiero del giorno - la bellezza dal confronto, e l'amore dal regalo, è fin trop-
po spesso il nostro modo di giudicare un'esperienza.
H.L. ha chiamato a tarda sera.

Martedì 22 marzo 1938


Un altro splendido mattino, dovuto andare a Norfolk per pagare l'affitto. Ah già,
ricevute foto fatte per gli opuscoli, una lettura speciale per il signor Goetz oggi, e
un'emergenza per il signor Savage per domani, per questo motivo H.L. ha telefo-
nato ieri sera.

25 marzo 1938
I giorni sono passati, ho trascurato di scrivere semplicemente perché non avevo
molto da dire. Ma ieri per la prima volta da quando sono venuto al Lido nel 1925
ho visto un pettirosso costruire una sorta di nido. Oh sì essi passano, si fermano e
cantano una melodia, ma quando chiamano il compagno per costruire un nido, can-
tano in modo diverso - vedo che non vengono a fare il nido troppo vicino alla riva,
mentre a pochi chilometri verso l'interno vi sono moltissimi nidi - i pettirossi sono
tra i miei uccelli canterini preferiti - il loro canto di primo mattino è piacevole - una
nota di tristezza mista a felicità - cosa che nessun altro uccello fa a parte l'Uccello
gatto, alla sera pieno di tordi - e il loro canto è assai dolce - alcuni fanno il nido
tutti gli anni sul piccolo albero qui davanti. Spero anche che sul salice piantato
pochi giorni fa qualche altro verrà a fare il nido, ho visto ieri un tordo che lo esa-
minava - anche lui si è lanciato in uno dei suoi canti più belli - piantate ieri le mie
fragole - piacciono agli uccelli come a me, così forse ci saranno altri visitatori spinti
dalla loro voglia di bacche - a loro piacciono anche i lamponi e ne ho alcuni che
stanno venendo su spero che crescano bene.
Ieri pomeriggio arrivata Madam Verdier - apparentemente molto compiaciuta
delle mie domande circa le ultime tre esperienze da lei avute con le visioni - chia-

205
mata telefonica dal figlio di Hardwicke, potrò vederli prima che partano - sua
madre è da lui così ha detto.
Mi sento piuttosto bene, tempo luminoso e sereno ma vento freddo, dovuto ordi-
nare altro carbone questa mattina spero che basti fino all'estate - amo la primave-
ra, specialmente quando il tempo è bello, mi piace vedere ogni giorno sbocciare
nuovi fiori o vedere cespugli fiorire secondo i loro ritmi e per la gloria del Creatore,
l'uomo crede di essere il solo a pavoneggiarsi con gli altri - per impressionarli, ma
questo è ciò che fa anche il pettirosso quando canta per la sua compagna cercando
di impressionarla con il suo canto d'amore - lo studio della natura dunque dev'es-
sere uno studio del Creatore e delle Sue cure per l'uomo - sono gli uccelli a imita-
re l'uomo o l'uomo a imitare la natura, o comunque qual è il ciclo?
Sii te stesso - sì questo è giusto - ma se questa è solo un'esperienza, e abbiamo
vissuto prima. E vivremo ancora - che individuo sei adesso tu? Oh sto guardando
quel nuovo germoglio - la foglia nuova, ogni esperienza rappresenta una nuova
opportunità per esprimere tutta la bellezza dell'amore, per Dio - nel quale viviamo
e donde traiamo la nostra ragione d'essere. Non c'è da meravigliarsi. Ognuno a
volte ha un pensiero curioso, un sì irrazionale, una pura sciocchezza se paragonate
alle proprie esperienze, che per noi sono molto reali. Come ieri sera, non dormivo
e non penso si sia trattato semplicemente di immaginazione, ma - anni fa un certo
bambino era solito vedere quelli che qualcuno sosteneva inesistenti, e parlare con
loro - vennero da me una, due, diverse volte, a tre per volta, e non erano sempre gli
stessi, a volte bambini e a volte bambine, mi dissero i loro nomi quando giocavano
con me. ma ieri sera sono venuti otto di loro, tutti insieme, cinque ragazzi e tre
ragazze - la loro prima domanda è stata ti ricordi di noi, e a dire il vero io ricorda-
vo bene, però non sembrano cresciuti affatto, perché, volete giocare, no, allora cosa
volete - quando sarai ancora con noi per parlare delle cose di cui parlavamo insie-
me? Cosa significhi, non lo so, mi chiedo soltanto: torneranno?
Nella lettura per Madam Verdier, ho sentito la presenza di un maestro - non
un'entità incorporea, un maestro di qualche mondo - ma intorno a loro sembrava
esservi uno splendore aranciato, o forse dorato più che aranciato, no non capisco
tutto ciò, ma spero e credo che rappresenti in qualche modo una crescita.
Pensiero del giorno - se ti mantieni gentile, avrai intorno a te cose piacevoli.

26 marzo 1938
Giornata fredda, scura, piovosa, tetra, così oggi sembra che il sole debba sorge-
re dall'interno.
Visto "Biancaneve" ieri sera, un bel film, semplice, eppure assolutamente stra-
vagante che mente meravigliosa deve aver concepito l'animazione di questa fiaba,
magari per farla rivivere, chi lo sa.
Rasserenato nel pomeriggio, cielo molto più brillante.
Tantissimo da dire forse, ma come dirlo - Madam Verdier venuta a trovarci [per]
un'altra lettura - ma andata via nel pomeriggio. Che spirito, il viaggio le ha donato
una visione interiore che uno come me raramente riscontra, o vede espressa in modo

206
tanto meraviglioso. Penso a cosa un viaggio potrebbe fare per me, ma le opportunità
sono sempre presenti, se non per viaggiare, per cogliere dalle persone che incon-
triamo ciò che corrisponde a ciò che sentiamo dentro noi stessi. Al desiderio che
deve sempre essere presente in ogni cuore - soltanto quando noi diventiamo punti-
gliosi e noiosi anche per noi stessi perdiamo il privilegio di espanderci all'amore
che Dio diffonde a piene mani intorno a noi.

Domenica 27 marzo 1938


Che cosa mi ricorda questo giorno di molto particolare, qualcosa - Oh certo, nel
1900 in questo stesso giorno mi svegliai e mi accorsi che non riuscivo a emettere
più che un bisbiglio, chissà forse era l'inizio di quella esperienza che sarebbe diven-
tata l'opera nella quale sono impegnato ora, passo dopo passo, eppure non diversa
dall'inizio per come la vedo io - ma chi disse "Non c'è nulla di nuovo sotto il sole"
non potrebbe allora essere nuova la stessa vecchia verità, "Sai che il Signore tuo
Dio è uno", rivestita con nuovi panni, ma sempre la stessa verità, che cresce ampli-
ficandosi nella nostra mente limitata.

Mercoledì 30 marzo 1938


Che cosa - non è accaduto nulla il 28 e il 29 - Oh sì, ma non c'è nulla da dire al
riguardo, non tanto perché non abbia provato nulla, ma ci sono giorni in cui sem-
plicemente non ci sono parole per dire ciò che si vorrebbe. Oh, Dio, fai che io sia
grato per tutte le belle cose che gli altri hanno scritto - fa' che io viva in modo da
poter mantenere ciò che gli altri sentono come uno sviluppo di se stessi - mantie-
nimi umile, eppure onorato per essere figlio di Dio.
Ho dovuto applicare ben presto quanto ho scritto sopra, e vorrei che le mie paro-
le fossero sincere abbastanza per fare ciò che ho detto senza sentirmi ferito, è il mio
ego, orgoglio, o che cos'è che avverte l'amarezza, riguardo a ciò che il signor W.
Ha detto - Oh Dio vigila su di me, nel Tuo nome, fammi vivere come Tu vuoi che
viva, ogni giorno, ogni esperienza, fa' che io mi innalzi verso la Luce del tuo regno,
che è dentro di me.

3 aprile 1938
Altri giorni - nulla da dire - i ragazzi a casa, sabato hanno dipinto le pareti della
loro stanza, non venerdì o giovedì pomeriggio - perché venerdì in città - problemi
a H.H.R. - come la risolveranno - sabato un'escursione a piedi - questo è bene -
per Ecken ho costruito la casa degli uccelli, speriamo che presto qualche rondine
venga a stare da noi. La signora Harris qui per sua lettura, soddisfatta.
Freddo stamane, non così freddo come preannunziavano le previsioni, forse sta-
notte, speriamo che non geli la frutta. C'erano 5 [gradi] sotto il portico sul davanti
questa mattina. Penso che dovrebbe essere una buona temperatura. Forse però sto
ritardando troppo ciò che devo dire, lascio con troppa facilità che le cose mi impe-
discano di scrivere. Penso di diventare sempre più sensibile di giorno in giorno, ma
certamente non ci si dovrebbe lasciar andare sconsideratamente alla sensibilità -

207
bisognerebbe invece renderla costruttiva, perché altrimenti si soffre e basta - sì, si
soffre molto - la sofferenza diventa personale, e l'autoconsapevolezza impedisce di
essere davvero di aiuto, e la vita veramente degna è quella al servizio degli altri.
Giocato a bridge nel pomeriggio, H.L., E.E., G. e io. Piuttosto freddo, ma nel
pomeriggio il sole splendeva.

4 aprile 1938
Alzato presto, perché i ragazzi volevano tinteggiare la stanza della madre. T.
circa 5 - un bel sole ma un vento freddo che soffia da Ovest, mi sento bene e penso
di avere una buona settimana davanti a me, mantenersi bene equilibrati non è sem-
pre facile.

5 aprile 1938
II sole splende, freddo circa 10, riordinate le stanze, nulla particolarmente degno
di nota un po' di retrospezione aiuta
Edgar Evans tornato a scuola, alla Duke, questo pomeriggio, stasera visto film
da solo. Ho preso il pesce grosso - un persico - pesava 3,3 kg.
La vita in tutte le sue ramificazioni non è altro che qualcosa che cerca di trova-
re espressione - perciò conviene che nessuno di noi parli male del prossimo.

6 aprile 1938
La nota - 225. Adesso. Giornata bellissima ma freddo a circa 11. Che esperien-
za conoscere, ebbene tu l'hai fatta - ma non sei.

9 aprile 1938
Pioggia ieri e stanotte - e che pioggia - allagata la cantina stamane - catturato
un luccio con la lenza ieri - non sapevo che ce ne fossero nel lago - molto bello -
mi chiedo se entrerà nel contenitore - con l'acqua e tutto, speriamo.
Sogno - l'altro ieri notte - di Berlyn che veniva torturato dagli indiani - e io
andavo a salvarlo.
Sembra che oggi pioverà ancora di più - mi sento abbastanza bene - temperatura
19 alle 9 del mattino, primavera credo - due tizi delle previsioni dicono che dal
mattino farà molto più freddo.
Riusciremmo a mantenerci saggi, sapendo sempre che Dio è vicino - e che va
tutto bene? che mondo diverso sarebbe.

Domenica 10 aprile 1938


II sole splende stamane ma c'è un vento forte, T. 7.
Telefonato H.L. ieri sera, vogliono provare L.v ... questo A.M. - non credo che
si possa ottenere molto, penso di andare a Norfolk questo pomeriggio - letture di
gruppo.
La lettura si è dimostrata una delle più interessanti da qualche tempo a questa
parte - ho raggiunto il Gruppo questo pomeriggio a casa della signora Story - c'e-

208
rano molti assenti - ma tutti hanno detto che è stato molto interessante - messaggi
individuali - ascoltata la radio questa sera. Non è facile mantenere l'armonia tra
mente, corpo e spirito - ma questo è ciò che rende l'uomo libero.

Lunedì 11 aprile 1938


II sole splende stamane ma c'è un vento freddo, l'acqua sta scendendo ma ce n'è
ancora un po' in cantina.
Non ho molto caldo, ho mangiato certamente troppo.
Incontro con il gruppo #1 a casa della signora Ellingtons, abbiamo cenato lì, una
riunione molto buona.

Martedì 12 aprile 1938


Un'altra bellissima giornata, davvero primavera, circa 14 stamane, verso mez-
zogiorno si è messo a soffiare un vento piuttosto freddo, e la temperatura è scesa.
Stamattina presto esperienza molto insolita per me - erano le 2, ho preso
coscienza di essere fuori dal corpo, potevo vederlo lì morto a tutti gli effetti, non era
una cosa paurosa, non sapevo dove andare, ma sapevo che mi ero allontanato dal
mio corpo, ho visto me stesso emergere gradualmente con il corpo, e ogni parte di
me tornava alla vita e la circolazione gradatamente si rinnovava nelle diverse aree
del corpo stesso, poi mi sono svegliato, mi sentivo come se fossi appena tornato da
qualche posto.
Raggiunto il gruppo 7 stasera a casa della signora DeMao un gruppo non tanto
grande ma penso un incontro molto buono - il soggetto era la pazienza - la lezione
verteva sul primo capitolo di Giovanni.
Mae ha avuto stamane la sua lettura sulle vite precedenti, sono impaziente di leg-
gerla, da ciò che ho sentito dire dev'essere stata molto interessante.
Oh essere di aiuto al mio prossimo nel nome del Maestro è il mio impegno,
eppure per realizzarlo mi sento tanto manchevole, sarò mai ritenuto degno?
Il Signore ci benedica e vigili su di noi nel Suo nome.

Domenica 24 aprile 1938


Più di una settimana è passata dall'ultima volta che ho scritto qui - e molte cose
sono accadute che avrei dovuto annotare, forse senza grande significato, forse non
hanno il valore che vorrei avessero, ma mi comporterò meglio con te vecchio libro,
perché forse ci sarà qualcuno che vorrà leggere queste righe, lo spero - ma ci sono stati
alcuni meravigliosi racconti da parte di alcune persone - altri tristi - questa è la vita -
l'amaro con il dolce - ma racconti come quelli della signorina Coombe, il signor
Barber, la signora Botterill - bene tutti sembrano molto degni e sono certo che trar-
ranno profitto dalla propria esperienza. E la Vita è degna quando ci si comporta bene.
Un sogno ieri notte che mi ha turbato - ero con un gruppo di uomini, per la mag-
gior parte vecchie conoscenze, e arrivavamo in un posto, dove l'unica via di uscita
era un pendio di una trentina di metri tra due pareti - o forse sporgenze, tutti si sede-
vano in tondo come confusi pensando al modo di scendere, io cominciavo ad andar

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giù, trovavo un punto che non poteva essere superato senza scivolare giù, risalivo -
e dicevo a tutti che c'era una fune, io l'avrei tenuta in mano e avrei aiutato tutti a
superare quel punto, lo facevo, molti se ne andavano, pochi rimanevano a vedere
cosa avrei fatto - cominciavo a scendere anch'io, e quando arrivavo al punto in cui
avrei dovuto essere aiutato - mi accorgevo della mano invisibile che mi stava sor-
reggendo - per il bene che avevo fatto - mi svegliavo.
Un altro sogno - dopo il precedente - e me ne veniva rivelato il significato -
stavo tornando a Selma allo studio, assai in rovina e bisognoso di riparazioni - lo
stavo ripulendo da polvere e sporcizia - quando entrava qualcuno per farsi fotogra-
fare - mi accorgevo che era la prima persona che entrò quando aprii lo studio nel
1912 - ora aveva la sua bambina che aspettava Gertrude e la signorina Gladys -
entravano molte persone - per farsi fotografare - allora mi accorgevo che mio padre
era tornato - vestito in kaki con un berretto - gli chiedevo perché - e mi disse da
dove veniva e che tutti lo avevano creduto morto per un anno - ma non lo era, e non
poteva rimanere dove era stato perché la gente parlava di lui in modo molto offen-
sivo entravano G e la signorina Gladys quando lo videro parlare - poi Gertrude
gli chiese perché fosse venuto egli rispose solo che non poteva rimanere dov'era -
ella disse bene non abbiamo spazio qui - così egli disse va bene vado sul tetto della
casa e mi butto giù. Fine.
Sembra più un incubo che un sogno. Me ne ricorderò?
La signora Story ed Edith ammalate - spero che si ristabiliscano presto - man-
tenere dentro di sé la consapevolezza di Cristo spirito - facendo ciò che Egli avreb-
be fatto, essere gentili è il modo migliore che conosco - ma fare in modo di non
perdere la calma è davvero un compito arduo

Mercoledì 27 aprile 1938


Come sembriamo ingrati a volte - tuttavia, colui che sa giudicare cos'è la vera
riconoscenza, quando pensiamo ad essa in rapporto al nostro Dio, sarà sempre rico-
noscente.
Un sogno insolito l'altro ieri notte riguardante Lynn, che come mio padre alcune
notti fa insisteva di non essere morto, né di esserlo mai stato - era solo stato via per
un po' - ma sembrava così magro - eppure giovane com'era diversi anni fa, mi
chiedo cosa significhi.
Piuttosto freddo con una brezza gelida, il sole splende - però il termometro regi-
stra 16.
Lavorato un po' in giardino starnami - lì tutto sembra molto gradevole.
Esperienza in certo modo insolita questo pomeriggio - ogni volta che riesco a
indurre lo stato di incoscienza devo attendere la Luce - senza di essa non posso per-
dere conoscenza - di solito è un raggio di luce bianco-azzurrina - o strisce di luce
- ma questo pomeriggio apparivano come dei dischetti di luce. - o una rosetta - che
risaltavano dall'ombra con la forma di una rosetta catturato un merluzzo molto
grosso questo pomeriggio.
Un pensiero per il giorno - finché io sono sincero con il mio prossimo, così

210
sarà la vibrazione, atmosfera creata per me. Amore genera amore - ma sono io da
condannare se l'altro non risponde? Piuttosto, ho una ragione in più per esercitare
l'amore di Cristo.

30 aprile 1938
Giornata bellissima - nuovi canti di uccelli oggi - sembra esserci un numero
insolito di uccelli - oppure sono io più consapevole della loro presenza? al mattino
presto canti di - cinciazzurre, uccelli azzurri, allodole, uccelli gatto, pettirossi, tordi;
e quelli nuovi sembrano canarini - ma sono rossi e bruni, e le femmine gialle e nere,
ma molto graziose - quelli che si chiamano uccelli tessitori, ma non ne ho visto nes-
suno prima per anni - Oh, non dimentichiamo i tordi sasselli, sono carini. H.L. a
casa da N.Y. dovrebbe arrivare oggi.
Ultimo giorno di aprile - il tempo sembra volare a volte, e non tornare più.
Stanco, affaticato, e di che? Devo cambiare il corso dei miei pensieri, credo, oppu-
re sono soltanto
troppo desideroso delle cose materiali della vita?
Settimana occupata, appuntamenti quasi tutti i giorni. Spero di poter essere stato
di aiuto a qualcuno nel corso della settimana. Che fase curiosa dell'esperienza
umana ci troviamo di fronte a volte.
Aiutami a seguire le tue vie, o Signore, poiché esse non sono state tutte rivelate.
Che la Tua grazia e misericordia mi accompagnino sempre.

Domenica primo maggio 1938


Bellissimo giorno di maggio. Molte rose in boccio nel cortile. Quella rossa è la
più bella - Ho appena ricevuto un biglietto da Dorothy H. Mio Dio, quali aspetti
prende la vita a volte, spero solo di poter offrire il consiglio che riempirà il cuore di
contentezza e porterà il meglio nell'esperienza di ognuno. Mi sento bene. Mamma
si lamenta ancora per quel disturbo che ha avuto di recente all'occhio. Che sonno
disturbato! Sono così tante le cose di cui mi preoccupo? tutte mescolate nei miei
sogni. Cercato di scrivere alla signora di Cincinnati, riguardo alla "sopravvivenza
della personalità". Spero di aver detto le cose giuste.
Stasera sono andato al cinema da solo.
Possa tutta la gioia di una vita sincera mantenermi sul sentiero del bene nel Suo
nome.

Lunedì 2 maggio 1938


Dal punto di vista finanziario, una tensione insolita. H.L. partito di nuovo per
N.Y. ieri sera. La signora Ellington e Jane ci hanno portato il materiale per ricopri-
re i mobili. La signora E. ci aiuterà a sistemarne un po' oggi.

3-4-5-6 maggio 1938


Lasciato in bianco - non perché non abbia fatto nulla - piuttosto mancanza di
incentivi a registrare ciò che ho fatto. Ma che splendido lavoro ha fatto la signora

211
Ellington sui mobili questa settimana, tutto finito tranne un mobile ed è meglio che
se l'avesse fatto un professionista. È fantastico sapere quanta importanza abbiano
gli amici per ciascuno di noi. E di sicuro noi dovremmo saperlo meglio di chiunque
altro, perché sono certo che abbiamo gli amici migliori del mondo; grazie - grazie
di cuore a Lui che dona a piene mani; i nostri sono davvero amici premurosi.
Ecken venuto a casa mercoledi sera resterà fino a domenica pomeriggio -

Sabato 7 maggio 1938


Ecken e io siamo andati a pescare stamane - buona pesca - in canoa sul lago
- qualche lancio ha dato risultati mediocri, dovremmo comprare delle lenze
migliori. Bene, nel pomeriggio me ne sono andato - solo - sul lago - alcune medi-
tazioni molto interessanti - devo recarmi più spesso alla scuola domenicale e in
chiesa - sto perdendo qualcosa che di sicuro mi serve - se non altro il contatto col
prossimo.

Domenica 8 maggio 1938


Andato alla scuola domenicale stamane - mi è stato chiesto di tenere un corso
sulla Bibbia. C'erano il signor Henley Moore, il signor Peele, la signora Stith, la
signora Skipper, la signora McTurnan e il signor Russell Hatchett. Argomento della
lezione: la cooperazione. Bene, ciò potrebbe essere significativo. Spero di poter
donare qualcosa che sia veramente degno. Marco, 9:5-41. Testo.
Sembra che voglia piovere spero che sia davvero così, mi sembra che sarebbe
una buona cosa per il giardino. Ho colto fragole e piselli oggi nel giardino.
Ecken è partito questo pomeriggio per tornare a scuola. Siamo usciti per far visita
a Edith e a
Florence Edmonds. Siamo tornati a casa e T.J. ha passato la notte da noi - che
bimbo adorabile! amabile com'è fa di nuovo sentire giovani me e Gertrude, ci chia-
ma Eddy Caky e Muddie Caky.

Lunedì 9 maggio 1938


Ha piovuto un po' durante la notte ma non molto - lettera dal signor W. felice di
sapere che non c'è censura, un'altra da Dave con un assegno - chiuso oggi il conto
della vecchia Ass.
Stasera vado all'incontro del gruppo - gruppo #1 a casa della signora Storey.
La speranza del mondo è l'Amore - l'amore che non pensa a sé, ma l'amore di
Dio e per Dio, come quello di ognuno per l'altro.

Martedì 10 maggio 1938


Ricordi! Che scherzi ci gioca la mente a volte. Ricordo il 10 maggio del 1890 -
c'era il circo e io no, non sono andato - ecco perché me lo ricordo così bene.
Lavoravo il granturco a Seay, nel campo dove ero solito incontrare il piccolo popolo
che qualche volta giocava con me in passato. Sembra tanto tempo fa, e contem-
poraneamente sembra ieri.

212
Notizie speciali da H.L. oggi - e per l'incontro del gruppo 3 a Norfolk stasera,
brave persone e spero una buona riunione.
Destino dell'Anima - conosci te stesso al Suo servizio se vogliamo che la Sua
presenza resti consapevolmente con noi.
Signore della luce e dell'Amore - mantienimi giorno per giorno sulla retta via -
possa io non deviare mai ciecamente da essa. Possa io avere sempre nel cuore i tuoi
precetti.

Mercoledì 11 maggio 1938


Stamane tempo terribile - penso che pioverà molto.
Devo incontrare il gruppo 6 stasera.

12-13-14-15 maggio 1938


Una settimana il cui ricordo splenderà a lungo per gli incontri con i gruppi di
Norfolk - ogni incontro avrà per essi un significato speciale ne sono certo - spero
soltanto di essere stato un po' d'aiuto qua e là.
Non posso dire che un gruppo sia migliore di un altro, perché i partecipanti ad
ognuno hanno afferrato una certa visione di ciò che potrebbe aver significato stare
vicini al Maestro. Quanto a me, stamane, mentre ero in meditazione, ho avuto una
visione del Maestro che mi si avvicinava - stendeva la Sua mano su di me e mi
benediceva, incoraggiandomi.
Un incontro molto buono alla scuola domenicale - un visitatore piuttosto inte-
ressante, il signor Powell di Baltimora, ha dato alcuni ottimi suggerimenti alla clas-
se. Ho già cominciato a metterne in pratica alcuni con la classe - ci incontreremo la
sera del 27 - con la signora Skipper.
Giornata molto ventosa oggi, sembra più marzo che maggio.

19 maggio 1938
Un sogno stamattina che mi ha molto turbato - c'era una festa di qualche gene-
re - si giocava sui prati di un bellissimo circolo non so dove - molti amici seduti
sul prato vicino a un bosco - Boyd Davis e io giocavamo a croquet - egli colpiva
con violenza la mia palla - che finiva oltre il margine del bosco - egli chiamava
Thomas Jefferson chiedendogli di andare a prendere la palla di Kakey - ma ci anda-
vo io - allora sua madre - Berlyn chiamava T.J. chiedendogli di andare a prendere
la palla di Kakey - mentre entravo nel bosco vedevo una piccola apertura da dove
entrava il sole - tutto era ricoperto di serpenti di ogni forma e dimensione - e un
numero eguale o maggiore di tartarughe di ogni grandezza - tutti insieme hanno
cominciato ad avanzare verso il folto del bosco. Io chiamavo Ecken perché portas-
se il suo fucile per ucciderne alcuni - quando T.J. mi raggiunse io lo presi in brac-
cio - Tom Sugrue gridava che aveva un fucile e stava arrivando - c'era rimasto solo
un piccolo serpente - egli lo prendeva di mira - nel momento dello sparo il serpente
mi mordeva - e io vedevo i suoi denti velenosi nei miei pantaloni vicino al risvolto
ma non erano entrati nella carne - mi chiedevo come fare per estrarli senza che

213
il veleno penetrasse nella carne, perché avevo paura di rimettere a terra T.J. - mi
sono svegliato.

20 maggio 1938
Ieri sera o stamattina presto ho sognato ancora - sarà forse la 5 la volta che sogno
la fanciulla velata - solo che stavolta ho quasi visto la cima della parete che ancora
cerco di scalare. Non ho mai avuto idea di chi sia la fanciulla, non so proprio.

21 maggio 1938
Stamattina, tra le tre e le cinque, ho sognato di essere insieme al Maestro e di
ricevere una benedizione da lui per le mie misere fatiche - egli mi diceva - presto
le cose andranno meglio - quando io avrò pienamente compreso.
Stamane, nel fornire una lettura sulle vite precedenti per qualcuno, ho avuto
l'impressione di essere presente all'epoca del lutto per Mosè - e della designazione
compiuta da Giosuè di coloro che dovevano guidare ogni famiglia nell'ordine di
marcia - della vista delle acque del Giordano che si dividevano - e del passaggio
con i figli di Giuda - l'avanzata su Gerico, la sua caduta - e la sconfitta dell'eser-
cito da parte degli uomini della città di Ai - il giudizio del peccatore - il modo piut-
tosto concreto in cui venne compiuta la scelta - a sorte - e io ero tra gli amici del
peccatore - venne interrogato a lungo dallo stesso Giosuè - ho visto distintamente
il suo aspetto - Doveva essere alto circa due metri e pesante cento chili - senza
barba - e un velo sul suo volto che splendeva come la luce persino in pieno sole -
una voce molto potente - con un timbro musicale - un ruggito - ma non sgradevole
- un tono vibrante - piuttosto come uno scroscio d'acqua. Vestito - un perizoma -
pantaloni sformati - se si potevano chiamare pantaloni e un mantello fatto con un
unico telo di colore blu scuro. Vedevo molti degli anziani di Israele e anche i sacer-
doti - come il gran sacerdote splendidamente abbigliato. Le gemme della veste del-
l'alto sacerdote venivano usate per tirare a sorte - e il loro colore e la loro foggia
indicavano la Tribù, la Casa e la Famiglia prescelta - e quando venne prescelto
Acan - tutti gli altri caddero come morti o inebetiti - e vi fu un forte mormorio di
disperazione.

214
Parte III

LA MIA FILOSOFIA
24. La fede: "Questo è il mio credo"

Dopo la morte, un uomo tornerà a vivere? Che cos'è la morte? Cosa viene dopo?
Queste domande, risuonate attraverso le ere, sono tra le più antiche che l'uomo si è
posto. Ciascuno di noi deve cercare la risposta dentro di sé. È una questione di fede,
di convinzione.
Questo è il mio credo.
Credo che quando Dio soffiò la vita nell'uomo, questi divenne un'anima viva.
Lo spirito di Dio è vita, sia in uno stelo d'erba, sia in un uomo. L'anima umana è
individuale e continua a vivere.
Nella parte iniziale della Bibbia vediamo che ad Adamo fu proibito di mangiare
un certo frutto nel giardino dell'Eden. Nel mangiare il frutto proibito egli divenne
consapevole del proprio essere. Dio spiegò ad Adamo che doveva lasciare il giardi-
no per evitare che egli condividesse l'albero della vita e vivesse per sempre; Forse
Satana aveva avuto ragione dicendo: "Tu di certo non morrai se mangerai di questo
frutto"?! Cosa provocò nell'uomo la morte fisica? La sua partecipazione a ciò che
era proibito. Portò la morte al corpo fisico, ma non all'anima!
Acquisire la consapevolezza della nostra eterna esistenza significa divenire vir-
tuosi. Poi potremo diventare consapevoli della nostra vita eterna, sia sul piano fisi-
co, sia su quello spirituale, sia in qualsiasi fase di sviluppo attraverso cui ci trovia-
mo a passare, procedendo dalla vita fisica a quella spirituale. Cosa cerchiamo di
ottenere, mentre attraversiamo tutti i vari stadi? La virtù interiore!
Gesù disse che se avessimo posseduto la consapevolezza interiore della Sua pre-
senza, avremmo compreso fin dall'inizio le Sue parole. Cosa intendeva dire con
ciò? "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio". Così
era la nostra anima in principio. Il Maestro disse: "Voi dite di avere Abramo per
padre, ma io vi dico che io sono prima di Abramo, ed egli esultò per vedere il mio
giorno: lo vide e si rallegrò". Poi molti di coloro ai quali Egli rivolse queste parole
non seguirono a lungo la sua via, ma cambiarono direzione. Perché? Egli stava
rispondendo proprio alla domanda che aveva assillato l'uomo sin dall'inizio: dopo
la morte, vivrò di nuovo?
Egli disse a Nicodemo: "Non sai tu che un uomo deve nascere di nuovo?", e
quando Nicodemo domandò: "Come può essere una cosa simile?", Gesù rispose:
"Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?".
Che significa comprendere la continuità della vita? Significa essere virtuosi den-
tro e avere la consapevolezza del Cristo interiore, perché Dio è vita, Cristo è Vita e
Luce per tutti coloro che cercano di intenderlo.

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Esiste qualche altro modo? La Sua non è l'unica via, ma "colui che sceglie una
via diversa è un ladro e un impostore" di fronte a se stesso! Dio è la Vita. Gesù è
venuto a mostrarla, e la continuità della Vita è l'immortalità dell'anima.
L'anima è qualcosa di individuale. La mia anima mi appartiene, con la capacità
di conoscere se stessa, di essere se stessa e tuttavia di essere tutt'uno con Dio. Ecco
il messaggio che Gesù continuò a ripetere ai suoi discepoli: "Da solo io non posso
fare nulla", ma la vita intcriore e il dono di Dio che opera in voi vi renderanno con-
sapevoli del rapporto con il vostro Creatore.
Come diventiamo consapevoli del nostro rapporto con Dio? Vivendo i frutti dello
Spirito! Lo Spirito è la Vita e la Luce, e ci rende consapevoli dell'immortalità, la con-
tinuazione della nostra unione con Dio. Se Dio è Vita, dobbiamo allora appartenere a
Lui per godere la consapevolezza di essere tutt'uno con Lui.
La continuità della Vita, allora, è nel divenire consapevoli della nostra unione con
Dio per il tramite rappresentato dall'esempio che venne nel mondo a mostrarci la via
di Vita. Tale consapevolezza esiste dopo la morte fisica, come la Bibbia ci indica chia-
ramente.
Dopo la morte di Samuele, Saul era ancora in angustie. Sapeva che Samuele lo
aveva rimproverato per il suo modo di vivere, eppure tale era il suo turbamento che
tentò di sapere se Samuele poteva aiutarlo ancora una volta, nonostante avesse
lasciato il piano fisico dell'esistenza. Così, Saul cercò un tramite attraverso cui par-
lare a Samuele - e gli parlò. Vediamo che la coscienza di Samuele non è cambiata
affatto nel passaggio da questa vita all'altra, perché le prime parole che rivolge a
Saul sono dello stesso genere di quelle che usava mentre era ancora sulla terra:
"Perché mi disturbi? Non sai che Dio ti ha già respinto?".
La morte non diede a Samuele una conoscenza maggiore di quella posseduta in
terra; neanche un grammo di più, perché l'esistenza condotta su questo piano non
gli aveva consentito di evolversi ulteriormente. Cosa disse Cristo al riguardo?
"Come l'albero cade, così rimane!". Quando passiamo su un altro piano di esisten-
za, il nostro sviluppo inizia da quel momento su quel piano, esattamente come quan-
do nasciamo sulla terra.
Perciò, io credo che si tratti di una crescita continua e graduale. Che cos'è la
Vita? Dio. La conoscenza di Dio, allora, è la crescita nella Vita, o la continuità della
Vita stessa.
Un altro esempio di continuità ci viene mostrato da Cristo nella parabola del ricco
epulone e di Lazzaro. Entrambi avevano oltrepassato la soglia di quella che noi chia-
miamo morte; tuttavia erano coscienti. In altre parole, vivere significa essere consa-
pevoli della propria esistenza, o consapevoli di dove si è. Il ricco epulone alzò gli
occhi, mentre si trovava nei tormenti. Perché? Il luogo dov'era rappresentava il risul-
tato di ciò che aveva costruito, della sua evoluzione, ed egli era tormentato nelle fiam-
me. Egli aveva la consapevolezza di essere all'inferno, perché voleva dell'acqua per
trovare sollievo. Quella era la continuazione della sua esistenza, ed egli vide Lazzaro
nel seno di Abramo. Riconobbe Abramo, anche se non l'aveva mai visto. E riconob-
be anche Lazzaro, nonostante non avesse mai fatto caso a lui sulla terra.

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Molti di noi credono nelle Scritture, o almeno crediamo che la Bibbia serva a
migliorare la nostra conoscenza e comprensione. E se ci atteniamo ad essa, perver-
remo a una maggiore conoscenza della Vita e di Dio, rendendoci meglio conto della
magnificenza della Vita.
E dunque, perché non abbiamo la consapevolezza della continuità della vita
quando ci troviamo sul piano fisico? Perché non ricordiamo nulla delle vite prece-
denti? Penso che non ricordiamo perché non siamo stati abbastanza virtuosi. Cristo
disse che se avessimo posseduto la consapevolezza interiore della Sua presenza,
Egli ci avrebbe fatto ricordare tutte le cose sin dal principio.
Da bambino mi seccava parecchio che Dio avesse parlato alla gente nella Bibbia
e non lo facesse con noi. Ora credo davvero che Egli ci parli, se solo vogliamo
ascoltarlo. Troppo spesso permettiamo ai desideri del nostro corpo fisico di sopraf-
fare il desiderio di conoscenza spirituale, finendo per alzare barriere tra noi e Dio.
Chi ci impedisce di conoscere meglio Dio? Noi stessi! Nulla può separarci dal-
l'amore di Dio se non noi stessi, nulla! È la volontà che può rendere l'uomo consa-
pevole della conoscenza di Dio e di tutta la Vita; ed è questa volontà che può sepa-
rarlo dal suo Dio, se egli preferisce i piaceri della carne.
Io voglio piuttosto credere che ciascuno di noi abbia un'anima individuale, che
ci sia un solo Spirito, lo Spirito di Dio, che dimora in tutti noi e ci fa essere tutti
fratelli, e che rende tutta la vita e la natura simili, perché la vita in tutte le forme
dipende da quella forza che chiamiamo Dio. Perché la materia, quando venne in
essere, fu permeata con lo Spirito di Dio che da la vita, con la capacità di esistere
di per sé e di fare di se stessa ciò che Dio ha deciso. L'uomo, cioè Adamo, che
venne scelto dal principio per essere tutt'uno con Dio e simile a lui, preferì anda-
re per la sua strada. Nondimeno, Dio ha predisposto una via attraverso il Cristo,
che può renderci più consapevoli in tutte le fasi della nostra evoluzione della vita
di Dio che è dentro di noi.
Otto o dieci volte, fornendo letture, mi è capitata un'esperienza che rivela qual-
cosa sui piani dell'esistenza al di là di questo: mi succede quando mi trovo nel
cosiddetto stato inconscio o superconscio. Non ricordo niente delle letture, ma mi
resta un'impressione molto vivida di questa esperienza. So che il mio spirito, mente
o anima si separa dal corpo in cerca di informazioni per un'altra persona. Entro
nelle tenebre esterne che sono tanto dense da farmi quasi male fisicamente; tuttavia
vi è un raggio di luce che so di dover seguire senza permettere che nulla al di fuori
di esso mi distragga dal mio proposito. Mentre proseguo, divento consapevole di
forme in movimento verso la luce. Giungendo al livello successivo, mi rendo conto
che le forme o figure stanno prendendo sembianze umane, ma per lo più come
amplificazione degli umani desideri. Avanzando ancora un poco, queste forme sva-
niscono gradualmente. Tuttavia, sono ancora cosciente che esse stavano cercando la
luce, o maggiore luce. Finalmente, passo attraverso un luogo dove gli individui
assomigliano molto a come sono oggi, uomini e donne, ma soddisfatti della loro
condizione. Il numero degli individui in questo stato continua a crescere, e vi sono
case e città dove tutti sono contenti di continuare a vivere.

219
Sempre seguendo la luce, che diventa gradualmente più forte, odo musica in lon-
tananza. Poi mi appare un luogo dove è sempre primavera, dove tutto è fiorito, dove
tutto è estate. Alcuni sono felici e desiderano rimanere, mentre altri si affrettano a
proseguire verso un luogo dove potrebbe esservi maggiore comprensione, più luce,
più cose da ottenere. Poi arrivo in un posto dove cerco i registri delle vite delle per-
sone vissute sulla terra.
Non pensate mai che la vostra esistenza non venga scritta nel Libro della Vita.
Io so che è così, l'ho vista! Siete voi a scriverla!
Quanto poi la vostra vita sia vicina al vostro Salvatore e al vostro Dio, soltanto
voi potete saperlo. Voi soltanto. È la vostra anima che si sta evolvendo. Se voglia-
mo conseguire la consapevolezza della nostra immortalità, se desideriamo divenire
coscienti del nostro rapporto con Dio, dobbiamo viverlo qui e ora. E poi ci sarà
mostrato il prossimo passo. Questa è stata la Sua promessa, e le Sue promesse sono
certezze.
Nello sviluppo del nostro rapporto con Dio, non importa ciò che noi dichiaria-
mo di credere: ciò che importa veramente è quanto le convinzioni che abbiamo ren-
dano diversa la nostra vita. Non è importante credere che la balena abbia inghiotti-
to Giona, né stabilire se Noè rimase sull'arca un anno o soltanto quaranta giorni.
Ciò che conta è come le vostre convinzioni hanno modificato la vostra attitudine
verso il prossimo o verso Dio.
La Bibbia ci parla di Dio e di come gli uomini si rapportino a Lui. Qualunque
uomo, da Adamo ad Abramo, da Isacco a Mosè, da Salomone a Davide, ciascuno di
essi aveva un suo concetto di Dio: nondimeno, sappiamo che tutti lo conobbero
attraverso esperienze personali. Riusciamo ad accettare quest'idea? Dio è un Dio
personale. Non il Dio della guerra o della ricchezza, né il Dio di un singolo capo:
egli è il Dio di tutti. Dio è in tutte le cose e la nostra eredità è in Lui. Come noi geni-
tori amiamo i nostri figli, Dio ama i Suoi figli, il Suo popolo su questa terra.
Il proposito di Dio è che noi ci trasformiamo in canali attraverso cui possa mani-
festarsi il Suo spirito. Qualcuno potrebbe dichiarare di non voler essere usato in
questo modo da Dio. Mi capitò di sentire una donna affermare, parlando del suo
bambino: "So che suo padre vorrebbe che diventasse un grande artista, ma io non
desidero che faccia nulla di geniale, se per questo dovrà soffrire fisicamente".
Sarebbe come se avesse detto che non voleva che il figlio rinunciasse ai desideri
della carne per una vita spirituale. Secondo la mia opinione, questa è una visione
negativa. Vediamo bene cosa succede nel mondo quando la gente dimentica che
nella vita esiste un ideale più alto dell'indulgenza verso i propri appetiti e desideri.
Tale ideale è uniformare la propria volontà a quella del Creatore. Dobbiamo predi-
sporci a essere usati come un canale, così che Egli possa manifestarsi attraverso noi.
Ciò non significa che dobbiamo farci comandare da qualcun altro, perché non c'è
nulla nel mondo che possiamo fare per Lui. Ciò che facciamo è a beneficio del pros-
simo, perché in tal modo diventiamo tutt'uno con la volontà del Padre. Egli ci ha
dato il controllo del mondo fisico per servircene a beneficio di altri. Possiamo essere
il tramite attraverso cui i nostri simili, meno fortunati di noi, hanno la possibilità

220
di essere aiutati in ciò che loro necessita per realizzare una maggiore conoscenza
del rapporto che li unisce Dio.
È bene ricordare la decisione del grande ispiratore dei Giudei, il quale disse: "Gli
altri facciano ciò che possono; ma per quanto riguarda me e i miei, adoreremo il Dio
vivente". Ci confrontiamo ogni giorno con problemi che richiedono proprio un
simile deciso atteggiamento. Non dimentichiamo la Sua promessa e manteniamoci
saldi.
Perciò, continua a giungere ad ogni individuo la domanda tramandata dal tempo
dei tempi: qual è il tuo rapporto con Dio? Se la posero Enoch, Noè, Abramo, Isacco,
Mosè, Giosuè, Saul, Davide, Salomone, e ora dobbiamo porcela voi ed io. Qual è il
nostro rapporto con Dio?
Ricordate che nel servirlo dobbiamo servire il prossimo e che dobbiamo diven-
tare un tramite attraverso cui Dio possa realizzare la Sua volontà divina qui sulla
terra. Quando i fardelli si fanno troppo pesanti da trasportare e sentite che vi state
allontanando dal sentiero che voi sapete giusto, avvicinatevi al vostro Dio ed Egli
si farà più vicino a voi. Come un bambino che viene a sedersi ai piedi dei suoi geni-
tori, cercando la loro guida e protezione, così dobbiamo avvicinarci attraverso la
preghiera a Dio, che è nostro Padre e Creatore.
Per conoscere Dio dobbiamo credere che Egli è. Dobbiamo cercare di trovare il
Suo volto. "Cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto". E cercando di conoscerlo,
non appare evidente che, nel prenderci cura del nostro prossimo, aiutandolo, por-
tiamo avanti l'opera di Dio? Il rapporto con il nostro Dio, allora, diventa il rapporto
con il nostro fratello. Non c'è nulla che noi possiamo fare per Dio, ma c'è molto
che possiamo fare per i Suoi figli, i nostri fratelli.
Quando ci occupiamo delle nostre faccende quotidiane, ricordiamoci di stende-
re una mano pietosa ogni volta che possiamo, sapendo che in tal modo facciamo la
volontà del Creatore e ci avviciniamo sempre più al nostro Dio.
Spesso la gente chiede quale religione, o dottrina, Dio vorrebbe che seguissimo.
Io trovo nella natura una rappresentazione della Vita in se stessa. Considerate un
campo di grano: la vita è nel chicco di grano; l'agricoltore lo pianta nel terreno, lo
lavora e poi miete il raccolto. Non tutti scelgono lo stesso tipo di grano. Non tutti
arano allo stesso modo. Non tutti seminano allo stesso modo. Non tutti mietono allo
stesso modo.
Eppure, in ogni caso, il terreno produce il raccolto migliore: il Dio o la Vita in
ogni chicco, che è ciò che l'uomo cerca, ciò che sostenta il suo corpo e che produce
anche semi per un altro raccolto. Questa è la religione. Questo è ciò che si defi-
nisce dottrina.
Ora, molti chiedono quando dobbiamo attenderci il Secondo Avvento.
Si sa molto poco sulla seconda venuta di Cristo. Lo stesso Gesù disse che sol-
tanto il Padre conosce il tempo del Suo ritorno. Tuttavia, abbiamo due fonti di
informazione in base alle quali siamo in grado di formarci un'idea sull'argomento:
possiamo rivolgerci alla Bibbia, oppure agli insegnamenti ricevuti per via psichica,
che chiariscono vari passaggi delle Scritture e forniscono altre informazioni.

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Ma prima di tutto, da che cosa ci viene l'idea che ci debba essere un Secondo
Avvento? Gesù disse: "Non sia in angustie il cuor vostro: chi crede in Dio, crede
anche in me. Nella casa di mio Padre c'è molto spazio; se non fosse così, ve l'avrei
detto. Io vado a preparare un posto per voi. Vado, ma tornerò e vi accoglierò in me;
poiché ove io sarò, là sarete anche voi".
Quando esaminiamo la storia del mondo come la conosciamo oggi, quanti sono
state le grandi guide religiose o i veri profeti? Piatone affermava che il ciclo si ripe-
te ogni migliaio di anni. A giudicare dalla storia, il tempo intercorso tra una guida
religiosa e l'altra varia da 625 a 1200 anni.
Vi chiederete: "Quindi, tu dici che Cristo è venuto più volte?". No, non dico que-
sto, non so quanto spesso Egli sia venuto; tuttavia, se prendiamo in considerazione
per un momento i seguenti passaggi delle Scritture, è possibile formulare un'inte-
ressante idea. Questi sono i passaggi:
"In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era
al principio presso Dio. Tutto per mezzo di lui è stato fatto e senza di lui non è stato
fatto nulla di ciò che è stato fatto ... Egli era nel mondo e il mondo per mezzo di lui
fu fatto, e il mondo non l'ha conosciuto ... E il Verbo si fece carne, e abitò tra noi
..."'{Giovanni, 1:1-14).
Molti ci dicono che questo è parlare di cose spirituali. Siete voi a dover rispon-
dere: ma se il Verbo si fece carne e abitò tra gli uomini, come possiamo essere certi
che questo non sia anche parlare di cose materiali?
Parlando in quel tempo con i giudici d'Israele, il Maestro disse:
"So che siete figli di Abramo; ma voi cercate di uccidermi, perché la mia paro-
la non penetra in voi ... Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo ... Voi
avete per padre il diavolo ..." {Giovanni, 8:37-44).
Nella carne, certo, essi erano i figli di Abramo, ma non nello spirito. Perché, cosa
fece Abramo? Egli fu virtuoso e i suoi atti vennero considerati virtuosi a causa della
sua fede nell'Unico Dio.
In questo stesso capitolo, il Maestro disse: "Abramo, vostro padre, esultò per
vedere il mio giorno: lo vide e si rallegrò". I Giudei allora gli dissero: "Non hai
ancora cinquantanni e hai veduto Abramo?". Gesù rispose loro: "In verità, in veri-
tà vi dico: prima che Abramo fosse, io sono".
Intendeva forse Gesù parlare in senso spirituale, in senso letterale, o in entram-
bi? Che cosa ne pensate? Io non lo so, ma ciò che ci è stato detto psichicamente è
questo: consideralo nel suo valore e applicalo nel tuo operato.
Ora andiamo al quattordicesimo capitolo della Genesi e leggiamo dove Abramo
paga un tributo a un certo individuo, Melchisedec. Non viene addotta alcuna causa
o ragione, se non che l'uomo venne e lo benedì: un sacerdote di Dio altissimo, senza
età, un uomo non nato come gli altri, ma alto sacerdote del Dio vivente. "E
Melchisedec, re di Salem, offrì pane e vino: era infatti sacerdote di Dio altissimo, e
lo benedisse".
Era questo il Maestro, questo Melchisedec? Leggete voi stessi. Forse sbaglio a
pensare che Egli fosse il Maestro, l'uomo che in seguito conoscemmo come Gesù.

222
Considerate adesso il libro di Giosuè: chi guidò Giosuè quando divenne il capo
di Israele? Chi gli mosse incontro dopo che ebbe attraversato il Giordano? La
Bibbia dice che il Figlio dell'Uomo venne a comandare gli eserciti del Signore. E
dopo che Giosuè ebbe incontrato quest'uomo di Dio, tutti i figli di Israele ebbero
paura di lui (vedi Giosuè, 5:13-15).
Da tali riferimenti, lasciatemi trarre alcune conclusioni integrandole con le infor-
mazioni psichiche. Lo Spirito del Cristo si manifestò sulla terra molte volte prima
della venuta di Gesù; in qualche occasione si manifestò attraverso uomini come
Melchisedec, in altre come un influsso spirituale attraverso un maestro che propu-
gnava l'adorazione del Dio Unico.
Cosa ha a che vedere questa conclusione con il Secondo Avvento? Bene, alla luce
di quanto precede, non si tratta più di un secondo avvento. Inoltre, considerando le
situazioni che resero possibile la Sua venuta in vari momenti, o se preferite, quel-
l'unica volta come Gesù, possiamo dedurre alcuni fatti circa il ritorno del Maestro.
Perché venne proprio come Gesù di Nazareth? Per più di quattrocento anni non
abbiamo avuto tracce scritte di nessuna rivelazione. Furono allora le tenebre e la
depravazione in cui era caduto l'uomo a portare Cristo sulla terra? In tal caso, si
tratterebbe di un ribaltamento della legge naturale il simile genera il simile. Le leggi
di Dio non vengono mai sovvertite, e mai lo saranno: esse sono immutabili e si
mantengono vere in ogni regno di questo mondo.
Le fasi storiche dei vari regni di questa terra non sono altro che ombre del mondo
celeste e terrestre, perché noi cresciamo in grazia e conoscenza e saggezza, come
altri affermano nella Bibbia. Ma come avviene questa crescita? Applicando le verità
nella nostra vita.
Cosa ha provocato allora la venuta di Gesù? Individui che potevano dirsi ricer-
catori sinceri: poche persone con il proposito di cercare di rendere se stesse dei
canali attraverso cui ricevere questa grande dottrina. Chi erano costoro? Erano le
persone più aborrite che siano state mai menzionate nella storia profana e a mala-
pena nominate nella Bibbia: gli Esseni, gli odiati, gli ultimi tra gli Ebrei.
Come siamo venuti a saperlo? Lo abbiamo appreso per via psichica: quante volte
venne permesso a Zaccaria di celebrare sacrifici nel tempio, dopo la volta in cui
l'angelo gli aveva parlato? Mai, poiché egli si era unito a quel gruppo odioso, ren-
dendo con ciò suo figlio - che per diritto di nascita sarebbe stato un alto sacerdote
- un fuori casta.
Chi era la cugina di Elisabetta? Maria, la madre di Colui che adoriamo come
nostro Signore e Maestro. Maria cercò innanzi tutto sua cugina Elisabetta, madre
del Grande Esseno, Giovanni il Battista, per rivelare la buona novella che l'angelo
le aveva annunciato.
Questi Esseni, allora, consacravano e dedicavano la propria vita e la propria
anima a realizzare un luogo d'incontro tra Dio e l'uomo, con un grado di consacra-
zione spirituale tanto alto da rendere possibile la venuta di Gesù il Cristo nel
mondo. Ci fu quindi una preparazione di quel luogo ove tale incontro potesse veri-
ficarsi. E se noi abbiamo un posto nel cuore, in casa, nel nostro gruppo, nella nostra

223
chiesa, in cui poter incontrare il Cristo, Egli verrà da noi. Quando avremo prepara-
to il luogo, Egli verrà, e non prima.
Non possiamo affermare di cercare con diligenza, purtroppo, ma che Egli si è
rivolto a qualcun altro. Questo non è buonsenso: non possiamo pretendere che altri
ci prepari la strada. Certo, Egli tornerà, e verrà così com'è: il Suo spirito è sempre
qui e dimorerà con noi per sempre.
Il Maestro non venne accettato in nessun luogo in cui predicò, eppure Egli inse-
gnò in Palestina, Egitto, Persia, Cina e Giappone, come minimo.
Noi pensiamo che Egli sia disceso all'inferno e abbia insegnato a coloro che si
trovano in quel luogo. Lo leggiamo nella Bibbia e crediamo sia vero. Ma non lo cre-
diamo davvero, altrimenti agiremmo di conseguenza! Se ci credessimo, non trove-
remmo colpe in nessuna anima del mondo, mai! Perché se crediamo che Egli sia
disceso all'inferno e abbia insegnato a coloro che sono là, come potremmo trovare
colpe nel nostro vicino perché le sue galline sono entrate nel nostro giardino, oppure
perché egli non ha le nostre stesse convinzioni?
Nella vostra Bibbia è scritto: "Ma io farò in modo che ancor dopo la mia morte
voi abbiate a far sovente commemorazione di queste cose" (Seconda lettera di San
Pietro, 1:15). Avete mai sentito qualcuno tenere un sermone a questo proposito?
L'uomo che disse questo è l'unico di cui Cristo abbia detto: " ...né la carne né il
sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli" {Matteo, 16:17). Allo
stesso uomo, forse solo pochi minuti più tardi, Egli disse: "Vattene lontano da me,
Satana; tu mi sei di scandalo, perché non hai il senso delle cose di Dio, ma delle
cose degli uomini": le cose della carne e non quelle dello spirito. {Matteo, 16:23).
Il Maestro disse: "Elia deve infatti venire a riordinare ogni cosa; ma io vi dico
che Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto, e l'hanno trattato come hanno
voluto; nello stesso modo faranno soffrire anche il Figlio dell'uomo". I discepoli
compresero allora che Egli aveva loro parlato del Battista {Matteo, 17:11-13).
Forse voi potreste dire che Egli intendeva nello spirito e non nella carne, ma io
non lo leggo in questo modo.
Una volta venne annunziato a un uomo di Dio che un certo paese sarebbe stato
distrutto; ma quell'uomo pregò e parlò con Dio faccia a faccia, e Dio promise che,
se si fossero trovati cinquanta uomini giusti, avrebbe evitato la distruzione. E poi,
se vi fossero stati anche soltanto dieci uomini giusti, avrebbe risparmiato la città.
Io credo che vi siano ancora persone giuste nel mondo. I giusti sono quelli che
si dimostrano generosi verso il prossimo. Perché noi potremmo vedere prove dello
Spirito di Cristo proprio ora, giorno per giorno: nella generosità, nella pazienza,
nella sopportazione, nella dimostrazione di amore fraterno, nel privilegiare il nostro
vicino piuttosto che noi stessi. Quando ce ne saranno cinquanta, o cento, o mille, o
un milione, allora essi avranno preparato la strada per la Sua venuta. Ma tutti que-
sti uomini giusti devono essersi uniti nel desiderio e nella supplica che il Cristo torni
ancora tra noi.
Egli fu fatto carne per la nostra salvezza. Quante volte? Rispondete per voi stes-
si. Quando tornerà di nuovo tra noi? Quando lo renderemo possibile. Venne reso

224
possibile almeno una volta. Può esserlo di nuovo. Quando viviamo la vita che Egli
ha preparato per noi, facciamo sì che Egli, Signore e Maestro di questo mondo,
possa ritornare.
"Non vi lascerò nello sconforto, ma tornerò, e vi accoglierò in me, perché dove
io sarò, là sarete anche voi ".

225
25. Sogni e visioni

Dopo aver fatto molte esperienze con le informazioni che giungono attraverso i
sogni, mi convinsi che le più importanti parole mai pronunciate sono: "Sappi, o
Israele, che il Signore tuo Dio è unoV\ Ciascuna fase della nostra vita è tanto inter-
connessa con le altre da formare un tutto unico. Le diverse esperienze che viviamo
quando dormiamo sono, in molti casi, le più reali. Avete mai sognato di baciare
qualcuno? Quale impressione è stata la più durevole: quando avete incontrato e
abbracciato nella vita reale quell'individuo, o l'esperienza fatta nel subconscio o
nella vostra anima? In base alla mia esperienza, so che l'impressione del sogno è
certamente quella più durevole. Se sapessimo perché, probabilmente ci renderem-
mo conto di ciò che sono i sogni e di come servircene nella vita di tutti i giorni.
Quando, dormendo, perdiamo la nostra consapevolezza fisica, raggiungiamo lo
stato più simile alla morte che l'uomo possa sperimentare, tranne quando viene ane-
stetizzato o messo in uno stato che comporta la perdita di conoscenza. Diciamo che
il sonno è lo stato più simile alla morte: ora, quale guida abbiamo nel regno dei
sogni? I nostri organi funzionano normalmente, il cuore batte sempre nello stesso
modo e, al risveglio, ci sentiamo ristorati. Il nostro organismo fisico è stato costruito
in modo tale da poter accumulare o disperdere energia; a che è dovuto ciò? È
qualcosa che non siamo mai riusciti a stabilire con precisione, qualcosa che chia-
miamo mente, cioè l'ordine naturale delle cose. Cosa intendiamo dire con questo?
Che c'è di naturale in ciò? Forse perché è un fatto che accade in continuazione? Ci
siamo mai fermati a riflettere che trascorriamo quasi la metà della nostra esistenza
nell'ignoto, dove non siamo nemmeno capaci di comprendere ciò che guida il
nostro corpo, quando è in quello stato? È la mente subconscia, la mente dell'anima,
che si trova a uno stadio intermedio tra la mente del corpo fisico e quel dono che
Dio ha dato a tutti gli esseri umani, che possono ricondurre a Lui o separare da Lui.
Questo è il nostro vero ego, l'ego che continua a vivere, proprio come riesce a man-
tenere la sua essenza attraverso quell'esperienza che chiamiamo sonno e a sostenere
l'intero organismo nel corso di esso. Lo stesso accade nella morte. Se abbiamo
vissuto in maniera conforme, se l'anima è stata nutrita nel modo giusto, avrà di che
sostenersi da sola.
La mente è sempre il costruttore, si tratti di quella fisica, psichica o dell'anima,
cioè della consapevolezza fisica, del subconscio o del superconscio. I sogni parte-
cipano di queste tre fasi.
Molti di noi, andando a dormire dopo un pasto pesante, hanno degli incubi.
Cos'è avvenuto? Ciò che abbiamo immesso nell'organismo ha uno scopo ben pre-

226
ciso, comincia a muoversi e ad agire all'interno del sistema. Esso si agita all'inter-
no delle energie vitali del corpo, provocando quelle tremende visioni che speri-
mentiamo in simili circostanze. A seconda di come viviamo, le visioni possono
essere piacevoli o tremende. In alcune di esse ci sembra di essere improvvisamen-
te gettati seminudi per strada o di essere inseguiti da qualcosa. Ciò dipende per lo
più dalla nostra eccessiva inclinazione ai piaceri, sia che si tratti di mangiare trop-
po pasticcio di carne o troppi sottaceti, o di bere troppi alcolici, i quali alla fine pos-
sono causare visioni di cose orribili. Si tratta però di visioni che abbiamo costruito
in noi stessi: se impieghiamo male ciò che ci viene messo a disposizione, ne sof-
friamo le conseguenze.
A parte queste, vi sono poi le visioni che riflettono l'attività della stessa mente
subconscia. Alcuni ritengono che tale fase sia molto utile scientificamente, special-
mente per ciò che riguarda la psicoanalisi applicata alle malattie. Essi affermano
che la soppressione delle emozioni del corpo durante le fasi evolutive costruisce ciò
che giunge in superficie quando la coscienza fisica viene messa da parte. Vi è chi
pensa che si tratti di un mucchio di sciocchezze e di allucinazioni della mente sub-
conscia, mentre altri hanno speso migliaia di dollari per dimostrare la teoria in base
alla quale la soppressione dei desideri in un bambino nell'età evolutiva, cioè nella
fase di sviluppo mentale, segnala attraverso quelle visioni ciò che dovrebbe essere
modificato nella propria concezione della vita. Vi sono persone, nelle grandi città
del nostro Paese, che dello studio di questa teoria hanno fatto una professione, e vi
sono autorità riconosciute in certi generi di malattie che affermano di riuscire a far
sognare quello che vogliono a una persona, facendo accadere certe cose mentre essa
si trova in quello stato. Ciò è possibile, ma non cambia la natura di ciò di cui stia-
mo parlando, perché dobbiamo comunque passare per quella coscienza che si pren-
de cura di noi mentre siamo nel normale stato di sonno. Anche se esso viene indot-
to, vi è un'altra coscienza che controlla le attività dell'intero corpo: ogni organo,
ogni atomo del nostro corpo è un universo in se stesso e ha la propria consapevo-
lezza con cui fare i conti. Le cose che sperimentiamo attraverso tali sogni possono
essere valide o meno.
Nel momento in cui separiamo del tutto noi stessi, ovvero la nostra coscienza,
dal corpo fisico, facciamo varie esperienze, fino a che non sorge una vera visione:
essa può risalire a qualcosa di molto materiale, sia alludendo simbolicamente a
qualche aspetto della nostra vita, sia riferendosi a qualcosa di molto concreto. Tutti
abbiamo sentito parlare di individui che hanno sognato una pentola d'oro sepolta in
un determinato posto, e che, una volta svegli, l'hanno trovata proprio in quel punto
preciso. Come può una cosa del genere verificarsi? Il subconscio, completamente
separato dall'ego materiale, riesce a raggiungere la coscienza universale o cosmica.
E coloro che dall'altra parte vedono e conoscono le condizioni che ci circondano
mettono dentro di noi qualcosa che può essere di aiuto o di ostacolo, a seconda del-
l'uso che ne facciamo.
Perciò, come possiamo impiegare i nostri sogni? Possiamo utilizzarli nella
nostra esistenza per la nostra rovina o per il nostro successo: "In questo giorno (che

227
significa sia oggi, sia ieri, sia domani) hai davanti a te il bene e il male". Tutti noi
vogliamo sapere come ottenere solo il bene, mentre pochissimi, se pure ci sono, pre-
feriscono il male. Come possiamo, mediante queste cose, migliorare la nostra vita
e le nostre esperienze? Secondo me, bisogna cercare proprio nella Bibbia.
Una risposta a ciò potrebbe trovarsi nella vita di Saul, che cominciò nel modo
più splendido e finì per fallire miseramente quando giunse a pensare, una volta otte-
nuto il potere, di poter bastare a se stesso. Dio non gli parlò più nei sogni e nelle
visioni, perché egli era arrivato a credere di non aver bisogno di essere guidato dal
Divino interiore.
Perché cercare informazioni da qualcuno in grado di fornircele dall'aldilà, quan-
do possiamo ottenerle - come all'inizio faceva Saul - da Dio stesso? Perché cer-
carle da altri? Perché tentare di sapere dove Capitan Kid ha sepolto il tesoro chie-
dendolo a qualcuno nell'aldilà? Perché non guardare ciò che è stato costruito den-
tro di noi? Se abbiamo agito nel modo giusto, esistono già in noi le condizioni
necessarie al nostro sviluppo.
Cosa significavano le parole: "Dio può fare di queste pietre i figli di Abramo"?
Cos'altro può voler dire se non che ciò che costruiamo dentro di noi da a Dio il pri-
vilegio di servirsi di noi? Perché non c'è niente in cielo o in terra che può separar-
ci da Dio se non noi stessi. Niente! Perché partecipiamo di Lui attraverso quel-
l'anima che ci ha dato, la quale - con la sua saggezza - ci porta un sogno o una
visione. Si tratti della terra promessa, di nostro padre, di nostra madre, di nostra
sorella o di nostro fratello, essa fornisce alla nostra mente quella consapevolezza
che ci conferma la continuità della vita.
Molta gente ha affermato: "Se riuscissi a parlare con qualcuno dell'aldilà, mi
convincerei della continuità della vita". Cosa ha detto il Maestro a questo riguardo?
"Se non darete ascolto a coloro che avete vicino, non presterete orecchio nemmeno
a chi torna dalla morte". Eppure Egli stesso risorse poi dal sepolcro. Per migliaia di
anni abbiamo cercato di predicare alla gente. Alcuni di noi dicono di credere, ma ci
comportiamo davvero in base a ciò che affermiamo?
Se ci manteniamo retti davanti a Dio, allora sapremo meglio come interpretare i
nostri sogni, perché chiunque può farlo meglio da solo, piuttosto che chiedendo ad
altri. Se mai Dio ha parlato a qualcuno (e noi crediamo che lo abbia fatto), parlerà
anche a noi, se glielo permetteremo. In quale forma può farlo? Nei tempi passati
Egli parlava nei sogni: perché non dovrebbe essere così anche oggi? Possibile che
Egli sia cambiato così tanto da non poterci parlare se non attraverso qualcun altro?
Noi non vogliamo un Dio di seconda mano, non è vero? Possiamo ottenere la nostra
conoscenza di prima mano, se soltanto la cerchiamo, vuoi attraverso i sogni, vuoi
con altri mezzi. Innanzitutto, dobbiamo accertarci di agire rettamente davanti a Dio,
e sicuramente saremo guidati giorno per giorno. Perché è scritto: "II mio spirito si
rivela al vostro spirito sia che siate figli e figlie di Dio, sia che non lo siate". Dio è
Spirito, e cerca coloro che lo adorano, in spirito e verità.
Quando avete visioni o sogni, metteteli nero su bianco e cercate di capire a cosa
si riferiscono, e confrontateli con la vostra esperienza. Nessuno entra nel regno dei

228
sogni, quando è profondamente addormentato, senza uscire dal corpo fisico. La
corda d'argento, questo legame tra il fisico e il subconscio, non si spezza. Dob-
biamo approfondire questa esperienza e giudicare da noi stessi. Perché chiedere a
qualcun altro? Possiamo conoscere queste cose applicandole nella nostra vita.
Annotatele, studiatele, confrontatele. Tuttavia, chi confronta se stesso con se stesso
non è saggio, mentre al contrario lo è chi mette in relazione quell'esperienza con
Dio, perché vuoi dire che ha creato un'unione molto stretta con Lui. Dio ha ritenuto
opportuno parlarci? Siamo noi in grado di accogliere ciò che Egli può offrirci?
Abbiamo la volontà di fare ciò che Egli vorrebbe che facessimo? Egli parla a tutti
noi, perché non ha mai abbandonato Israele né coloro che lo cercano, e coloro che
hanno la volontà di cercarlo non saranno mai esclusi in nessun modo. Questa è stata
la promessa attraverso tutte le epoche. È la stessa promessa che ci viene fatta oggi.
Possiamo fare in modo che le visioni o i sogni significhino molto nella nostra
vita, se ci comportiamo in modo tale da renderci degni di ricevere tali messaggi,
perché tutti erediteremo il Regno attraverso Cristo e siamo figli e figlie di Dio.
Se annotiamo i nostri sogni giorno per giorno, impareremo presto a separare
quelli che sono validi e quelli che non lo sono. Se ci regoliamo di conseguenza nella
vita, possiamo essere avvisati di pericoli incombenti con l'aiuto di Dio stesso.
Confrontate tali visioni con la vostra conoscenza di Dio. Non dimenticate che più
volte è stato detto: "Cacciate lontano da voi i.falsi profeti e coloro che fanno com-
mercio con gli spiriti". Perché? Perché in tal modo evochiamo quelle forze che sono
liberate dallo spirito separato dal corpo, che sono state definite telluriche e traggo-
no il loro potere dal lato oscuro della vita, se ci apriamo ad esse. Possiamo proteg-
gerci costruendo quel legame che ci unisce strettamente a Dio. È scritto: "Ogni
volta che due o tre persone si riuniranno insieme nel Mio nome, io sarò in mezzo a
loro". Noi diciamo e pensiamo che sia un fatto meraviglioso, ma quanti di noi ci
credono veramente?
Se il nostro rapporto con "Ogni volta che due o tre persone si riuniranno insie-
me nel Mio nome, io sarò in mezzo a loro" è tale che Egli ritiene necessario parlar-
ci, lo farà: se glielo chiederemo, lo ascolteremo, e vivremo secondo i Suoi insegna-
menti58.

58
Per altre informazioni riguardo ai sogni, si vedano i volumi 4 e 5 della serie delle letture di
Edgar Cayce: tali volumi comprendono anche molti sogni fatti dallo stesso Cayce e un indice
analitico dei simboli onirici. Si raccomanda anche la lettura di Dreams: Tonight's Answersfor
Tomorrow 's Questions di Mark Thurston e Dreams: Your Magie Mirrar di Elsie Sechrist

229
26. Guarigione olistica

Alcuni anni fa venne scoperta nei giardini di tutto il Paese una pianta, il succo della
quale si rivelò ottimo per abbassare la pressione arteriosa, per i disturbi della circola-
zione e per la brachicardia. Potreste chiedervi cosa ciò abbia a che fare con la mente e
la guarigione. Solo questo: tutto partecipa della medesima energia. È quella pianta una
rappresentazione dell'amore di Dio verso il Suo popolo, o no? Non si tratta soltanto di
un fiore bellissimo, conosciuto come digitale, ma di qualcosa che contiene un elemento
capace di risvegliare la consapevolezza nelle forze vitali racchiuse nel corpo umano, in
grado di recare sollievo in molte situazioni.
Vi chiederete: "Se io elevo la mia coscienza fino a rendermi libero da tutte queste
cose, a che serve la medicina?". La risposta è contenuta in un episodio della Bibbia, in
cui il Maestro chiede al padre di un fanciullo: "Da quanto tempo è in questo stato?". Il
padre rispose: "Sin da piccolo, e spesso si butta nel fuoco e cade nell'acqua per distrug-
gere il demonio, ma se tu puoi fare qualcosa, abbi compassione di noi e aiutaci". Gesù
gli rispose: "Se tu hai la fede, tutte le cose sono possibili a colui che crede", e subito il
padre del fanciullo gridò, esclamando tra le lacrime: "Signore, io credo, aiuta questo
povero peccatore!".
In un altro passo dello stesso episodio, le Scritture ci dicono: "E quando Egli fu
entrato nella casa, i Suoi discepoli lo presero da parte chiedendogli: 'Perché non siamo
stati capaci di scacciarlo?'. Ed Egli disse loro: 'Demoni siffatti non si scacciano se non
con la preghiera e il digiuno'". I discepoli erano riusciti, con il Suo permesso, essendo
mandati da Lui, a riportare all'ovile le pecorelle smarrite di Israele risvegliando in esse
la consapevolezza delle loro necessità, e dominando la materia, per così dire. Curavano
gli ammalati, aiutavano gli storpi e scacciavano i demoni.
Questa capacità di guarire, quest'attitudine mentale che sorse in loro quando rice-
vettero il dono, doveva rispondere o corrispondere a qualcosa che dall'alto veniva
mandata per il loro bene o che essi erano capaci di ricevere dentro di sé. Potreste dire,
cos'ha a che vedere ciò con la tua opera, con quello che cercavi di fare nel tuo ospeda-
le? La fede, l'attitudine mentale, ha qualcosa a che fare con i trattamenti che venivano
praticati nell'istituto? Come ha potuto vedere chiunque abbia visitato l'ospedale, pos-
sedevamo attrezzature sufficienti ad affrontare qualsiasi tipo di emergenza. Eravamo
preparati a mettere in pratica tutti i trattamenti suggeriti di volta in volta dalle letture a
beneficio delle persone, per aiutarle a conseguire quella consapevolezza intcriore che
avrebbe permesso loro di impossessarsi di tutto ciò che concerne il sollievo fisico.
L'uomo è stato messo in grado di procurarsi dal magazzino della natura e dalle
molte cose che si trovano in tutto il mondo medicinali, apparecchi meccanici, elemen-

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ti della natura stessa, le varie combinazioni dei quali possono giovare nelle più diver-
se situazioni. Forse tutto ciò diminuisce la capacità dell'individuo di ottenere la consa-
pevolezza interiore della forza divina? O non fornisce piuttosto la prova che tutto è
uno? Questa è la grande domanda a cui dobbiamo rispondere.
Se una cosa avviene una volta, può accadere di nuovo, anche se noi parliamo di
caso, coincidenza o simili. Se i discepoli, compagni del Grande Medico in persona,
erano individui capaci, in grado di risolvere tutte le situazioni affrontate fino a quel
momento, perché quella volta fallirono? Il Maestro disse: "Demoni siffatti non posso-
no essere affrontati, o cacciati, se non con la preghiera e il digiuno". Non volle forse
dire ai Suoi discepoli che dovevano sottoporsi a dei periodi di digiuno? Non ha forse
insegnato con l'esempio e con i precetti che per essi erano necessari periodi di pre-
ghiera, sia nella vita di tutti i giorni, sia per risolvere le situazioni che si presentavano
di volta in volta? Ricordate anche quando il Maestro disse ai Suoi discepoli: "Chi dice
la gente che io sia?". Ed essi risposero: "Alcuni affermano che sei Giovanni Battista,
chi dice una cosa, chi un'altra".
"E voi chi dite che io sia?".
Pietro rispose: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente".
"Né la carne né il sangue te l'hanno rivelato", disse il Maestro, "ma il Padre mio
che è nei cieli". Poi quasi subito Egli cominciò a dire loro che doveva recarsi a
Gerusalemme per soffrire molte persecuzioni. E Pietro, presolo in disparte, gli disse:
"Questo non deve succedere. Guarda quanti sono coloro che già Ti seguono. Guarda
quante cose sei stato capace di fare per questa gente. Guarda come riesci a nutrire i Tuoi
seguaci. Rammenti i pani e i pesci? Non è necessario che Tu ti sottoponga a tutto ciò".
E il Maestro rispose: "Vattene lontano da me, Satana; perché tu non hai il senso delle
cose di Dio, ma delle cose degli uomini".
Altrettanto possiamo dire del come o perché tutte quelle cose siano necessarie nella
nostra vita, così da concentrare la nostra mente sul regno e riuscire a compenetrarcene:
perché, se esiste un potere terapeutico concesso a un individuo, esso deriva dal Divino
che è in noi.
Allora, cos'ha a che vedere la mente con la guarigione? Essa dev'essere risveglia-
ta, sia dall'interno che dall'esterno, alla consapevolezza che il Divino può guarire. È
più facile dire: "Figlio, i tuoi peccati ti sono perdonati" o dire: "Alzati e cammina"?
L'individuo dev'essere conscio che la guarigione viene dall'interno, non dall'esterno.
Proprio come abbiamo detto a proposito del Regno dei Cieli, non dev'essere qualcuno
al di fuori di noi a dirci ciò che dobbiamo fare, perché la risposta è dentro noi stessi.
Se un individuo riesce a risvegliare tale consapevolezza interiore, tutte le medicine, le
applicazioni o i trattamenti possibili non serviranno più a nulla. Perché? Il Grande
Medico è sempre pronto e disposto a farci avere ciò che è la nostra eredità, a patto che
noi ci apriamo ad essa: però, se siamo troppo legati alle cose terrene, se questo è il
nostro atteggiamento, o se non abbiamo insegnato al nostro subconscio a oltrepassare
quelle barriere, è necessario che a risvegliarci siano le cose della natura, che Dio ha per-
messo all'uomo di riunire e trasformare in modo tale da stimolare le energie necessa-
rie alla guarigione.

231
Alcuni anni fa, un giovane venne nel mio studio a pregarmi di fornire una lettu-
ra per sua moglie, che si trovava nel Wisconsin. Gli chiesi di farla venire ad ascol-
tare le informazioni, ed egli disse: "Va bene, la porterò con me, se lei pensa che que-
sta sia la cosa migliore, però essa non è in grado di udire, ed è proprio questo il suo
problema". Alcuni giorni dopo vennero entrambi al mio studio. Appena parlai alla
donna, mi accorsi che poteva leggere sulle labbra. Mi disse che aveva perso l'udito
da tre anni. La lettura stabilì che si trattava di un caso di reazione al trattamento rice-
vuto dal marito, che si era preso gioco delle sue capacità.
Quando ripresi conoscenza, il marito mi disse con le lacrime agli occhi: "Vecchio,
solo Dio sa quanto siano vere le cose che hai detto. Io non so come potevi saperle". Sua
moglie era quasi isterica e gridò, con le mani sollevate e gli occhi spalancati: "Ho udito
ogni parola detta da quest'uomo, posso di nuovo udire!". Da allora, non ha più avuto
problemi di udito.
Ecco la storia che mi raccontarono: si erano incontrati una domenica pomeriggio,
sposandosi il mercoledì successivo. Nessuno sapeva niente della famiglia dell'altro:
decisero di aspettare un giorno e poi andare a far visita ai rispettivi parenti. Quando
entrarono nella loro camera d'albergo, ella esclamò improvvisamente: "Ascolta! Lo zio
John sta dicendo qualcosa". Al che, egli rispose: "Di cosa stai parlando, in nome di
Dio?".
"Non sapevo che genere di persona avevo sposato", mi raccontò il marito. "Non
avevo mai sentito parlare di queste cose. Ella non aggiunse altro. Dopo essere andati a
cena, tornammo in camera e parlammo un po', poi, poco prima che io spegnessi la luce,
lei disse: 'Ascolta! Lo zio John sta parlando di nuovo!'. Io la presi in giro: la mattina
dopo ella non riusciva a sentire nulla di quanto le dicevo e da allora è rimasta sorda.
Non riuscivo a decidere se lasciarla o restare con lei, ma ciò tu mi hai rivelato mi ha
fatto capire cose di cui prima non riuscivo a rendermi conto. Dalle tue parole com-
prendo che ella possiede capacità di solito negate alla gente comune, capacità che molti
di noi non accettano, perché abbiamo dentro qualcosa che ci rende timorosi e ci impe-
disce di comprendere ciò che riguarda le forze invisibili, o tutto ciò che non possiamo
sentire, toccare, udire o saggiare, e che appartiene al lato psichico o spirituale dell'esi-
stenza. Ci piace sentirne parlare, ma non vogliamo assolutamente sperimentarle!".
Se noi siamo disposti a pagare il prezzo, la mente è capace di costruire dentro di noi
ciò che è necessario ad apportare guarigione, e ciò che serve a comprendere il rappor-
to con il nostro Dio. Ma se il nostro Dio è la fama, la fortuna, o cose simili, da tale Dio
non possiamo aspettarci la guarigione! Molti di noi ritengono di poter comprare la
maggior parte di ciò che vogliono, ma la salute è una cosa piuttosto difficile da acqui-
stare, perché, a meno che non raggiungiamo la consapevolezza del Divino che è in noi,
ben poco aiuto potremo ottenere per il nostro debole corpo. La mente è il costruttore,
il guaritore: cioè, la mente all'opera, non passiva, non materiale, ma operante con le
forze che Dio ha dato all'uomo perché possa essere tutt'uno con la Legge Divina, la
quale lo rende libero. "E voi conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi. Perciò se il
Figlio vi farà liberi, voi lo sarete davvero".

232
27. La verità

Spesso sentiamo dire che la Verità è sfuggente, che la Verità è nuda, che la Verità
prevale sempre: ma che cos'è la Verità?
Ricordiamo, se ci rivolgiamo ai libri del Nuovo Testamento, che forse il più
grande momento della storia è stato quello in cui Pilato chiese al Maestro: "Che
cos'è la Verità?". Forse fu questa Vunica volta in cui tale domanda avrebbe potuto
ottenere una risposta che avrebbe accontentato la maggior parte degli studiosi del
mondo d'oggi, ma Pilato non attese quella risposta. Eppure sappiamo che il Maestro
disse di essere venuto per mostrare la via verso la Verità: sappiamo pertanto che
questa è qualcosa che può essere mostrata.
Quando parliamo di una verità, della verità, o di verità, intendiamo cose diver-
se. Ricordate la storia dei tre uomini dell'Indostan che andarono a vedere l'elefan-
te, ma che erano tutt'e tre ciechi? Ecco, così siamo anche noi\ Siamo tutti ciechi,
ma andiamo tutti alla ricerca della verità, trovandoci in condizioni assai simili a
quelle dei tre uomini che volevano vedere l'elefante. Uno di essi, inciampando con-
tro il fianco dell'animale, esclamò: "Oh, sento che certamente l'elefante è simile a
un muro". Era quella la verità per lui? Un altro afferrò a tentoni la proboscide e
disse: "Io sento che l'elefante assomiglia a un albero". La sua opinione era cor-
retta? Il terzo, andando sul lato opposto, strinse la coda e sentenziò: "Secondo me
l'elefante assomiglia a una corda". Erano tutti in errore? Possedevano la verità? O
ne percepivano solamente una parte? O non la percepivano affatto?
Spesso diciamo che ha successo qualsiasi impresa che abbia una parte di verità.
Possiamo esserne certi: non preoccupatevi se siete in disaccordo con qualcuno
riguardo a quello che può essere il vostro concetto di verità, non pensate che
andranno all'inferno perché il loro modo di vedere è diverso dal vostro!
Ricordate i tre uomini che andarono a vedere l'elefante, tenetelo a mente. Pensate
che essi hanno ragione, ma hanno torto rispetto a voi che potete vedere l'elefante a
occhi aperti.
Nella sua proiezione sul piano materiale, la vita è stata una crescita continua;
allora, se dobbiamo credere alle cose per come ci sono state presentate, sappiamo
che la Verità stessa può rappresentare un'evoluzione della conoscenza, se riuscire-
mo ad applicarla nella nostra vita di tutti i giorni.
Sono certo che crediamo che Dio sia Amore; l'amore per un individuo, allora, è
un'espressione della forza, o della sua manifestazione, che definiamo Amore. Vi fu
un uomo che visse un'esperienza del genere a causa del grande amore che nutriva
per sua moglie. Era la persona a cui teneva più al mondo, ma Dio ritenne di pren-

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derla con Sé. Dopo la sua morte, egli non riusciva a trovare altro che potesse sod-
disfarlo o aiutarlo a superare tale separazione, perciò sulla lapide sepolcrale della
moglie fece scrivere: "La luce della mia vita se n'è andata".
Dopo un certo tempo, però, incontrò una giovane di cui si innamorò perduta-
mente, rendendosi conto di essersi completamente sbagliato nel pensare che il suo
primo amore fosse l'unico in grado di soddisfarlo in tutti gli aspetti della vita, per-
ché ora c'era qualcun altro che poteva riempirla. Così, propose alla giovane di spo-
sarlo e questa, che era a conoscenza dell'iscrizione, gli disse: "Potrei anche accon-
sentire ad essere tua moglie, ma non credo di poterlo fare fino a quando l'iscrizio-
ne rimarrà cosi com'è".
Allora egli cercò qualcuno che si incaricasse di correggerla e trovò un uomo che
promise di farlo. Il matrimonio venne celebrato e gli sposi andarono in luna di
miele; quando tornarono, si recarono al cimitero e videro scritto: "La luce della mia
vita se n'è andata, ma io ho acceso un altro fiammifero".
Perciò, vedete, a volte noi ci lasciamo convincere da un'idea o da un'esperienza
particolare, e gradualmente finiamo per considerarla come l'unica e totale realtà.
Ora, forse la Verità è tale che i seguaci di Maometto possono affermare di possedere
tutta la Verità? Oppure possono farlo i seguaci di Mosè, colui che ricevette la
Legge? O non è la Verità piuttosto una crescita individuale, così che ciò che è vero
per qualcuno non lo è per un altro? Ciò forse rende quell'uomo meno sincero verso
il suo primo amore? O quella prima esperienza gli fa amare meno la seconda donna?
Se ciò è vero, è possibile che la Verità sia qualcosa che cambia, che cresce? Sarà
possibile per noi trovare qualcosa di cui possiamo dire "Questa è la verità", sapen-
do che essa rappresenterà in tutto e per tutto la risposta alle domande della vita? Io
credo che ciò sia possibile. Potete non essere d'accordo con me; tuttavia, penso che
non riuscirete a negare la mia definizione di Verità.
Molti di voi tuttavia diranno: "Bene, ti è stato dato qualche particolare potere che
ti permette di sapere cosa sia la Verità, rispondendo alla domanda che si tramanda
da sempre, così che anche noi possiamo saperlo?". Vediamo se per caso tutto ciò
non risponda alla domanda fondamentale della vita.
Innanzi tutto è necessario sapere che, se dobbiamo accettare ogni parola come
una verità, cioè la verità, o Verità, allora dobbiamo essere certi dell'autorità della
fonte. Dobbiamo essere certi della base, del fondamento, delle nostre affermazioni.
Da dove dobbiamo cominciare, per così dire, per affermare la verità di qualcosa? E
fino a che punto ci possiamo spingere? O meglio, in che modo questa formula può
consentirci fin dall'inizio di poter affermare che ciò che sentiamo è Verità, per no fi
Dobbiamo partire da due fatti fondamentali della nostra vita: esiste un corpo fisi-
co e un corpo spirituale. Sappiamo che il primo dipende per il proprio sviluppo
dagli attributi fisici. Esso costituisce anche il tempio, o la dimora, del corpo spiri-
tuale. Il corpo spirituale, come sappiamo, appartiene al Creatore, chiunque Egli sia
per noi, e ha la stessa origine, anche se ci basiamo sul ragionamento su base scien-
tifica, secondo cui esso proviene dalla forma più semplice di vita. Qualunque origi-
ne abbia, dobbiamo riconoscere che c'è qualcosa oltre il suo massimo sviluppo, sia

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che crediamo nell'evoluzione, sia nell'evoluzione creatrice o simili; tutto ciò deve
risalire alla stessa origine, e se io posso dare una risposta, non credo di sbagliare nel
dire che, da qualunque punto di vista voi partiate, questa è la Verità.
Ciò che la mente e lo spirito mantengono vivo continuerà a farvi evolvere verso
l'alto! Le cose che considerate importanti vi faranno progredire nel vostro svilup-
po. Quelle che, mantenute vive dalla vostra visione mentale, vi assicureranno una
crescita più completa. Non qualcosa che soddisfi i vostri interessi egoistici, no! Non
ciò che vi dice se sia giusto o sbagliato andare a pescare o a giocare a baseball la
domenica, non questo genere di risposta. È una risposta, certo, ma vi permetterà di
evolvervi verso l'alto? E che cosa vogliamo intendere con evoluzione verso l'alto?
Intendiamo ciò che vi permetterà di mantenere la visione di quello che voi adorate
come il vostro Dio. Ogni individuo ha un concetto diverso della divinità. Potremmo
chiederci: "Bene, ciò sarebbe una risposta per l'indiano che cerca i felici tenitori di
caccia?". Perché non dovrebbe esserlo? Ciò che gli permette di credere a ciò che
egli adora come suo Dio rappresenta per lui la Verità.
Noi diamo per certo che l'uomo abbia una mente e un corpo: un corpo fisico e
un corpo spirituale. Un'anima, se preferite! Diamo per certo che il suo corpo men-
tale sia controllato dal suo essere mentale. La sua anima, o corpo spirituale, è con-
trollata dal subconscio, o mente spirituale. Ciò che l'individuo vede come proprio
Dio continuerà ad attrarlo verso di sé. Voi direte: quale sarebbe stata la risposta del
Maestro alla domanda di Pilato? "Sono venuto sulla terra per l'unica ragione di con-
durvi alla Verità".
Quindi, la Verità non è qualcosa che possiamo ottenere attraverso i sensi, ma è
la sostanza di cui è intessuta la fede, la speranza e la fiducia costruite da un indivi-
duo. Questa è la Verità! L'essenza in cui ci è stato dato credere, nella nostra visio-
ne mentale, quella è verità. Servirà a costruire il nostro corpo? Sì! Guarirà le malat-
tie? Sì!
Alcuni giorni fa, stavo parlando con alcune persone di un libro scritto da uno dei
maestri dell'Estremo Oriente. Non lo avevo mai visto, prima, ma quando lo aprii
seppi cosa c'era scritto prima ancora di leggerlo. Non so come, né perché, ma cono-
scevo le esperienze che stavo per incontrare. Nulla so tranne questo: dopo le prime
quattro o cinque pagine, ho scoperto che nel libro veniva continuamente messa di
fronte all'individuo quest'unica cosa: ciò in cui credete, che vi permette di creare
l'immagine che adorate, vi aiuterà sempre a procedere verso l'alto e continuerà a
mettervi in grado di conoscere la verità!
La Verità, allora, essendo qualcosa in continua crescita, qualcosa che vi aiuta a
evolvere, è assolutamente operante! Non inattiva, ma attiva! Ecco chi è Dio! Perché
ogni tentativo mai fatto ha rappresentato un continuo sviluppo verso l'alto, verso
ciò che è Verità.
Se non vi liberate della malizia, potete diventare una delle persone più sgrade-
voli del mondo. Dovete sapere che, continuando a formulare pensieri maliziosi,
creerete nella vostra mente delle correnti trasversali della medesima natura. Cos'è
la preghiera, se non semplicemente l'armonizzazione di se stessi con ciò attraverso

235
cui si chiede aiuto? Questo è la preghiera: mettersi in sintonia con quel tramite e che
diviene Verità nel momento in cui si fa operante. Quando entra in azione, esso per
voi diviene la Verità. È il vostro stesso concetto di Dio. Se vi fa sentire meglio nei
confronti di ciò in cui credete, più in accordo, allora contribuirà a trasformarvi,
verso l'alto o verso il basso, e andrete dove il vostro modello vi porterà. Esso, per
voi, diviene la Verità. Ciò che continuerete a seguire diviene la Verità, sia essa nega-
tiva o positiva. Se la comprendiamo da tale punto di vista, essa diviene vera; cioè,
qualsiasi cosa siamo convinti che continui a costruirci, a innalzarci avvicinandoci a
Dio, diviene la Verità.
Ora, quanto a chi deve dirvi se state costruendo bene, o a come ciò vi avvicini a
quello che voi adorate come vostro Dio, perché Dio è Verità, se voi continuate a cre-
derlo, potete evolvervi fino a raggiungerlo. Ma per qualcun altro il cui Dio potreb-
be essere diverso, questa non sarà la Verità. Se essa risponde a uno, risponde a tutti.
È questo ciò che rappresenta, ciò che può evolvere nell'individuo, la comprensione
del nostro rapporto con il nostro Creatore e con il nostro prossimo.
Ho studiato molto, cercando di comprendere cosa implica il secondo comanda-
mento, ma non sono mai riuscito a capirlo bene fino alla notte scorsa. Il primo
comandamento, come sappiamo, dice "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo
cuore, la tua mente, eccetera". Il secondo recita: "Non ti farai scultura né immagi-
ne alcuna". Perché? Perché se ne fate un'immagine, essa diventa il vostro Dio. Ma
se voi credete che Egli è nel vostro ego individuale, voi stessi divenite parte del
Creatore e continuerete a costruire voi stessi fino a raggiungerlo!

236
28. Il nuovo millennio

Stiamo attraversando un periodo di travaglio nel quale tutti ci attendiamo qual-


cosa, anche se non sappiamo cosa. Mentre ci avviciniamo al nuovo millennio, per-
ché è impossibile sapere cosa accadrà? Non sarà che siamo ormai ciechi di fronte
alle prove che ci circondano?
Molti che hanno studiato queste materie ci hanno detto che l'universo sta per
porsi in una certa posizione. Gli astrologi ci dicono che stiamo per raggiungere quel
punto dello spazio in cui cominceranno a farsi sentire gli influssi del terzo Ciclo.
Altri parlano di una fase in cui vedremo sorgere una nuova razza, un nuovo popolo,
una nuova dottrina.
Ammettendo per il momento che ciò sia vero, sono gli influssi che premono su
di noi perché ci troviamo in questa determinata posizione nell'universo, o ci trovia-
mo in questa posizione a causa di ciò che abbiamo fatto, noi o qualcun altro? È la
stessa vecchia domanda che giorno per giorno ritroviamo nella nostra esperienza da
quando qualcuno chiese a Dio: "Sono forse io il custode di mio fratello?". Da quel
momento la morte entrò nel mondo e noi stiamo ancora eludendo la domanda,
incolpando sempre qualcun altro per la posizione in cui siamo.
Ci è stato anche detto che gli individui che occupano una posizione dalla quale
possono esercitare una grande influenza si sono reincarnati sulla terra in virtù della
posizione che una volta occupavano nel mondo. Ora, essi ricominciano da dove
hanno lasciato.
Sia come sia, non ci troviamo tutti nella stessa posizione, quanto al comporta-
mento da tenere? Non esiste potere che non sia conferito da Dio: non fa parte allo-
ra del piano di quella Suprema Forza o Potere che chiamiamo Dio, la nostra rein-
carnazione individuale in quest'epoca? Essa è stata stabilita da molto tempo.
Potreste dire: "Bene, tu sei un fatalista e sei convinto che accadrà ciò che deve
accadere, e che nulla possa cambiarlo". No, ciò non risponde alla domanda su chi
sia il custode di nostro fratello.
Noi stiamo seguendo linee di pensiero relative allo sviluppo dell'uomo interio-
re, dell'anima. Dentro di noi esiste qualcosa che chiamiamo anima, entità, essere: e
ciò continua a vivere.
Mentre tutti ci chiediamo cosa accadrà, diciamo che questo è un periodo diffici-
le, nel quale si preparano grandi sconvolgimenti. Cosa abbiamo fatto per prepararci
agli eventi? "Queste cose accadranno", disse il Maestro, "ma non è ancora tempo. Vi
saranno guerre e rumori di guerre. Vi saranno terremoti in vari luoghi. Vi saranno
segni nel cielo e il fratello tradirà il fratello, si solleverà nazione contro nazione,

237
ma quel momento non è ancora venuto" (si veda Matteo, 24).
Tutte queste cose stanno per accadere. Qual è stato l'avvertimento fin dall'ini-
zio? "Ecco, se tu mi abbandonerai, se renderai vano il patto che ho concluso con te,
se andrai dietro a tutte le cose relative ai desideri della tua carne, io ti nasconderò il
mio volto" (si veda Deuteronomio, 31:16-17).
Il volto invisibile, certo, quello che non possiamo vedere, che non possiamo per-
cepire con i cinque sensi. Eppure, ciò che potrebbe essere risvegliato dentro di noi
ci dice se stiamo o no seguendo il sentiero che Egli vuole che seguiamo: "Lo Spirito
stesso attesta allo spirito nostro che siamo figli di Dio" (si veda Lettera ai Romani,
8:16).
Non importa come questi avvertimenti siano pervenuti fino a noi. Siamo ora in
quella precisa condizione, noi e tutto ciò che ci circonda. I cambiamenti stanno per
verificarsi. Intere parti del pianeta verranno spazzate via nei prossimi anni: ne sono
assolutamente sicuro. Molte delle letture hanno previsto cambiamenti sulla terra che
avranno inizio negli ultimi anni del secondo millennio. E ho fatto un sogno nel
quale rinascevo nel 2158 in Nebraska. Il mare, a quanto vedevo, copriva tutta la
parte occidentale del Paese, mentre la città nella quale vivevo si trovava sulla costa.
Il mio cognome era piuttosto strano. Nei miei primi anni di vita dichiaravo di esse-
re Edgar Cayce, vissuto duecento anni prima. Scienziati, uomini con lunghe barbe,
pochi capelli e lenti spesse, venivano chiamati per esaminarmi. Decidevano di visi-
tare i luoghi dove asserivo di essere nato, di aver vissuto e lavorato, in Kentucky,
Alabama, Ohio e Virginia. Prendendomi con sé, questo gruppo di scienziati visita-
va questi luoghi in una lunga astronave a forma di sigaro che si spostava a velocità
altissima. Le acque ricoprivano parte deU'Alabama. Norfolk, in Virginia, era dive-
nuto un immenso porto. New York era stata distrutta da una guerra e da un terre-
moto, e in quel momento la stavano ricostruendo. Vi erano industrie sparse per tutta
la campagna. Le case erano per lo più fatte di vetro. Vennero scoperti e raccolti
molti documenti della mia opera come Edgar Cayce. Il gruppo tornò in Nebraska
portandoli con sé per studiarli.
Una tale esperienza onirica, ci è stato detto, è sopravvenuta quando io avevo
bisogno di aiuto e di forza per periodi nei quali potevano sorgere paura o dubbio. Vi
erano accanto a me forze che sembravano accrescere la confusione, il dubbio, la
paura di ciò che accadeva nel particolare momento che attraversavo. Il sogno è arri-
vato per dare forza e comprensione quando le cose apparivano molto difficili.
Benché sia possibile che si verifichino periodi di errata interpretazione degli obiet-
tivi, anche questi saranno trasformati in quella che costituirà la vera prova delle
esperienze dell'anima per coloro che essa può aiutare e aiuterà nel corso della per-
manenza terrena, coloro ai quali l'entità potrà dare speranza e comprensione.
Il messaggio del sogno era: non temere. Mantieni la tua fede, perché coloro che
saranno con te sono più grandi di quelli che vorranno ostacolare. Anche se gli stes-
si cieli cadranno, anche se tutta la terra cambierà aspetto, anche se i cieli passeran-
no, le Sue promesse sono certe e resisteranno - persino in quel giorno - come prova
del tuo operato nella vita e nel cuore del tuo prossimo. Perché è vero che "Ciò che

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avrete fatto al vostro prossimo, lo avrete fatto al vostro Dio, e a voi stessi". Poiché,
una volta eclissato Yego, Dio ti glorificherà davvero, facendoti salire alla dignità di
chi è chiamato per imo scopo nei rapporti con gli altri. Non dimenticare che Egli ti
è vicino in ogni prova, in ogni tentazione, e non vuole che tu soccomba. Fai che la
tua volontà sia un tutt'uno con la Sua. Non avere paura, poiché i periodi annuncia-
ti dalle visioni colpiranno la carne, non l'anima. Se noi oggi facciamo il nostro
dovere, il domani avrà cura di se stesso. Questi cambiamenti si verificheranno sulla
terra, poiché il tempo e i tempi sono giunti alla fine, e stanno per iniziare le fasi
della trasformazione. Perché, come Egli ha detto: "I giusti erediteranno la terra".
Quando sentiamo profezie di cambiamenti sulla terra, allora vogliamo sapere se
questi avverranno nel luogo dove ci troviamo. Che differenza c'è, se viviamo retta-
mente? Essere troppo in ansia per se stessi perché stiamo vivendo nel luogo sba-
gliato, significa essere come le persone che andavano dalla vecchia signora che abi-
tava alla frontiera. Un uomo andò da lei e disse che voleva costruire una casa per la
sua famiglia e per i suoi figli che stavano crescendo, ma che non sopportava di
lasciare i suoi amici.
Ella disse: "Bene, potresti trovare la stessa cosa qui. Se hai amici dove vivi ades-
so, avrai amici anche qui". Venne un altro uomo e dichiarò che era felice di allon-
tanarsi dal luogo dove aveva vissuto per tanti anni: tutta la gente che vi dimorava
era egoista, avara e scontrosa. La vecchia signora disse: "Fratello, potresti trovare
la stessa cosa qui. Se non riesci ad andare d'accordo con la gente della tua città, non
riuscirai ad andare d'accordo con quelli che vivono qui. Se non hai amici a casa,
non li troverai qui".
Così è per noi. Se non siamo pronti, se non facciamo nulla per prepararci, sarà
solo questione di tempo prima di dover pagare il fio, anche se non ci accadrà di
essere spazzati via tra i primi.
Come facciamo a sapere che stanno per avvenire tali cambiamenti? Lo sappia-
mo soltanto dai segni che ci sono stati mostrati e da ciò che stiamo sperimentando.
Perché le apparenze esteriori, le cose visibili intorno a noi, sono mere ombre di
quelle cose che esistono realmente e che stanno per avvenire. Quando, come disse
il Maestro, vedremo accadere queste cose, sapremo che è perché le persone avran-
no agito dentro se stesse e nei confronti del prossimo in modo tale da causare tali
cambiamenti.
Il primo ordine fu: "Crescete e moltiplicatevi, popolate la terra e assoggettatela"
(Genesi, 1:28). Ciò significa ottenere la conoscenza di tutte le cose che sono sulla
terra. E non esiste una sola cosa sulla terra che non sia una manifestazione di Dio.
Dobbiamo mostrare il nostro apprezzamento per le cose che ci circondano, oppure
dire. "Dammi, dammi, dammi" e cercare di ottenerle per noi? Siamo noi i custodi
di nostro fratello, o è forse nostro fratello che ci custodisce?
La vita non è molto diversa oggi da com'era milioni di anni fa. La vita è una.
Dio è Vita, sia nell'ostrica, sia nell'albero, sia in noi. La vita è Dio e una manife-
stazione di Lui. L'uomo può far crescere bene un albero, ma non può donargli la
vita. Può disegnare un bell'uovo, ma non può dargli ciò che lo metterà in condizio-

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ni di riprodursi. Cos'è quel qualcosa che può riprodurre la vita se non la Vita stes-
sa, ovvero Dio? È l'invisibile che è in noi e che ci circonda completamente.
Se i pensieri sono strumenti, pensare in modo costruttivo e positivo ci aiuterà a
costruire o a ristabilire ciò che apporterà pace, armonia, gioia, amore: i frutti dello
Spirito. Che cos'è lo Spirito? Possiamo comprenderlo soltanto mediante l'applica-
zione di esso, per mezzo di ciò che facciamo per qualcun altro.
Abbiamo avuto uno splendido esempio di questo pensiero in una delle nostre
lezioni alla scuola domenicale. Il Maestro ha trascorso la vita donandosi agli altri.
Si era sfinito, ed era necessario che riposasse fisicamente, poiché Egli era un
uomo. Qualcosa era stato tratto da Lui per poter ottenere influenze costruttive che
compensassero le influenze distruttive nella vita di coloro con cui era entrato in
contatto. Egli si era addormentato sulla barca, ma essa si era riempita d'acqua e i
discepoli ebbero paura. Andarono e lo svegliarono: "Salvaci, o Signore, poiché
siamo perduti!". Egli comandò ai venti e si fece una gran calma. Ora, quel potere
era uscito dal Maestro oppure era entrato in Lui? Entrò in Lui - la pace, la calma
- perché Egli apparteneva a quelle Forze Creatrici in grado di manifestarsi.
Prorompendo da Lui, entrò in Lui. E quando anche noi doniamo, per rendere que-
sto un mondo in cui gli altri possano vivere in pace, armonia e saggezza, i frutti
dello Spirito entrano in noi.
Forse anche noi faremo cose meravigliose? Anche noi ci metteremo a predica-
re? Naturalmente, se saremo chiamati a fare tali cose, le faremo. Tuttavia, forse non
faremo altro che dire una parola gentile al vicino della porta accanto, al bambino
che vediamo per la strada, al povero cane che incontriamo: a chiunque o a qualun-
que cosa sia una manifestazione di Dio. Una sola parola gentile dona speranza a
coloro che la stanno perdendo, da forza a coloro che sono scoraggiati: quando fac-
ciamo queste cose, doniamo agli altri ciò che abbiamo ricevuto. "Donate libera-
mente ciò che liberamente avete ricevuto". Perché non tutti sono chiamati ad essere
guaritori e predicatori, ma ciascuno di noi può fare ciò che le nostre mani riescono a
fare, magnificando lo Spirito e i frutti dello Spirito, che sono invisibili.
Le cose che facciamo oggi costruiscono il tipo di individuo che saremo domani
o tra un milione di anni. Non si muore per entrare nell'eternità: facciamo già parte
di essa! Quindi, è importante soltanto capire da dove veniamo, per sapere dove stia-
mo andando. Sapere da dove veniamo significa sapere cosa ci troviamo di fronte.
Se usiamo le capacità che abbiamo, ce ne verranno date di più domani. Tocca a noi
fare il prossimo passo.
L'autoesaltazione e l'egoismo ci allontanano da Dio e portano dubbi, paure,
preoccupazione, durezza e incomprensione. Qualunque sia la cosa che ci turba,
rimettiamola nelle mani di Dio, di Cristo. Ci verrà mostrata la strada verso il Nuovo
Millennio.
Ho avuto un'esperienza strana una volta, mentre lavoravo nel mio giardino. Ho
sentito un rumore simile a quello prodotto da uno sciame di api; quando ho guar-
dato per vedere dov'erano, mi sono reso conto che il ronzio proveniva da un carro
sospeso in aria con quattro cavalli e un conducente, di cui non vedevo il volto.

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L'esperienza durò appena pochi minuti. Stavo cercando di persuadermi che non era
vero, che si trattava solo di immaginazione, quando ho udito una voce che diceva:
"Guarda dietro di te". Guardando, vidi un uomo in armatura con scudo, elmo,
ginocchiere, cappa, ma senza armi di alcun genere. La sua espressione era lumino-
sa, la sua armatura di argento o di alluminio. Sollevò la mano in segno di saluto e
disse: "II carro del Signore e i suoi cavalieri". Poi scomparve. Io mi sentivo debo-
le, a causa non della paura, ma della soggezione e della meraviglia. La signorina
Gladys affermò che mi aveva sentito dire che avevo lasciato cadere la zappa e mi
ero alzato per asciugarmi il sudore dalla fronte, ma quando avevo riabbassato la
mano essa era tutta rossa, come se stillasse sangue. Hugh Lynn disse in seguito che
10 avevo urtato nel portico mentre, pallido e tremante, correvo a raggiungere la mia
poltrona nel soggiorno. Fu un'esperienza bellissima e spero di meritarne molte
altre.
Si trattò di una visione, ed eccone l'interpretazione.
Vi sono dei simboli che figurano nell'esperienza dell'entità, cioè: mentre si
costruisce nella mente conscia di coloro che sono vicini all'entità, come dell'entità
stessa, se non vi sono incoraggiamenti da parte degli amici, se non vi è una parola
gentile o un sorriso, in realtà tu senti che qualcosa è fuori posto, che c'è qualcosa di
anormale! Quindi, coloro che hanno nominato il Nome, coloro che conoscono il
Signore, devono sorriderei Poiché, cos'altro nella creazione di Dio può farlo?
Nell'esperienza si dimostra che non c'è soltanto tutta l'armatura del Signore
come difesa, ma anche il carro del Signore, che all'occorrenza mette le ali per dimo-
strarti - per farti sapere - che le Sue promesse saranno mantenute.
Sii fedele durante quei periodi di oppressione, come anche in quelli, che presto
arriveranno, in cui le cose materiali della vita abbonderanno nella tua esperienza.
Ricorda che tutta l'armatura del Signore ti difenderà in quel giorno in cui tentazioni
di ogni natura, prove di ogni sorta, si abbatteranno su te e il tuo prossimo.
Poiché il Signore non dimentica coloro a cui Egli ha affidato l'incarico: "Nutrite
11 mio gregge, nutrite i miei agnelli".

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29. La nostra missione

È sempre stato mio desiderio riuscire a dare una risposta alla fede che è dentro
di me, perché se non si riesce a dare una risposta a tale fede - o al motivo per cui
uno dichiara di vivere - allora significa che non si è nella condizione migliore; poi-
ché noi viviamo per mezzo della fede, giorno per giorno. Se non sappiamo perché,
come, o in cosa crediamo, o perché ci crediamo, ci stiamo invero allontanando
molto da ciò che la fonte di vita vuole che noi siamo. Che cos'è la vita in se stessa?
Che cos'è il fenomeno della vita? Dove e come di manifestano i vari fenomeni?
Attraverso le mie esperienze, credo che abbiamo un corpo fisico, un corpo men-
tale e un corpo spirituale, o anima. Ognuno di questi corpi ha i propri attributi.
Proprio come il corpo fisico ha le sue suddivisioni che sono tutte interdipendenti,
alcune più dipendenti di altre, così la mente ha la sua fonte di attività e le sue varie
forze che si manifestano in diversi modi attraverso il corpo individuale. Così l'ani-
ma ha i suoi attributi e i suoi vari modi di evolversi, mantenersi o manifestarsi. La
forza psichica è una manifestazione della mente animica.
Alcuni anni fa, ero a cena con un famoso conferenziere dell'India orientale, che
mi chiese quale pensavo fosse la differenza tra la personalità e l'individualità.
Risposi in questo modo: "La personalità è ciò che vuoi che l'altro pensi di te, men-
tre l'individualità è ciò che sei veramente!". È così.
Il mio amico Myron Wyrick ed io abbiamo spesso discusso se la personalità
sopravviva o meno dopo la morte del corpo, discussioni che di solito finivano scher-
zosamente con uno di noi che diceva: "Chi di noi due morirà per primo, lo farà sape-
re all'altro".
Durante i suoi ultimi anni ci siamo visti di rado, scrivendoci di quando in quan-
do, fino a che non ebbi notizia che era morto. Diversi mesi più tardi, sedevo da solo
nel mio soggiorno ascoltando il programma di Seth Parker alla radio: cantavano
motivi dedicati ai defunti. Una signora chiese che si cantasse "Sweet Hour of Prayer"
e un'altra le chiese quale dei suoi mariti amasse quella canzone. Mi stavo diverten-
do molto e mi ero disteso nella poltrona sorridendo tra me e me. All'improvviso
avvertii una presenza nella stanza. Avevo freddo e sentivo che stava avvenendo
qualcosa di soprannaturale o di insolito. Guardai in direzione della radio e mi
accorsi che il mio amico Wyrick era seduto davanti ad essa come se stesse ascol-
tando il programma. Si voltò e mi sorrise dicendo: "La personalità sopravvive. Io
10sol E una vita di servizio e di preghiera è l'unica che valga la pena vivere".
Cominciai a tremare tutto. Non disse nulla di più e sembrò scomparire. Quando
11 programma terminò, spensi la radio. Mi sentivo ancora come se la stanza fosse

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piena di qualche presenza. Quando spensi la luce e scesi le scale, sentii molte voci
provenire dalla stanza oscura.
Saltando nel letto, tremante per il freddo, svegliai mia moglie. Mi chiese perché
non avevo spento la radio. Le assicurai che l'avevo fatto. Lei si alzò, aprì la porta e
disse: "La sento; sento delle voci". Le udivamo entrambi.
Cos'era? Non so spiegarlo. Si trattava forse di una dimostrazione della soprav-
vivenza della personalità? Credo di no.
Prima di acquisire una personalità, dev'esserci un'individualità: essa è ciò che
voi siete, è la somma totale di tutte le vostre esperienze sulla terra, ciò che ne avete
fatto, come avete reagito di fronte ad esse. Le nostre esperienze sul piano terreno
servono a determinare se siamo adatti a operare con Dio oppure no. Ci è stato dato
il privilegio di poter venire sulla terra e manifestare la nostra individualità e la
nostra personalità. Se noi le conformiamo a Dio, diverremo Suoi pari. Ma se noi
concentriamo la nostra attenzione su questo ego, su questo me, invece del grande
IO SONO, allora permettiamo alla nostra personalità di oscurarci, di separarci inte-
ramente dalla capacità di divenire uno con la Fonte di tutta la creazione.
Ciò che ci attrae in una persona è la sua personalità: se essa non è solidamente
basata sull'individualità, su ciò che realmente essa è - cioè il suo ego spirituale -
presto diviene superficiale e l'individuo perde qualsiasi attrattiva possa aver avuto,
tranne che agli occhi delle persone di mentalità simile. Se siamo superficiali, come
un ottone sonante o un cembalo tintinnante, se ciò che mostriamo all'esterno non è
sostenuto da una solida realtà, ci lasceremo portare insieme dalla corrente, ma pre-
sto o tardi cadremo. È tempo di fermarci e di prenderci la responsabilità di noi stes-
si, vedere se possediamo quella individualità, e risvegliare la spiritualità dentro di
noi, nel nostro ego intcriore.
La persona che possiede l'individualità vive nel cuore e nella mente di coloro
che ha servito, perché "il servo di tutti sarà il più grande tra voi". E il servo non ha
personalità, a meno che essa non sia sostenuta dalla vera individualità, dalla vera
spiritualità all'interno della sua anima. Se noi coltiviamo il nostro rapporto con Dio,
la nostra personalità risplenderà all'esterno in modo da rendere gli altri degni di
entrare in contatto con noi. La nostra personalità vive sulla terra, non oltre: dopo, la
abbandoniamo, la lasciamo qui. Ciò che continua a vivere è la nostra individualità,
cioè la nostra capacità di affrontare ogni e qualsiasi situazione, nobilitando così la
vita di coloro che seguono il nostro percorso.
Quanto ai vari fenomeni psichici, la loro comparsa non significa necessaria-
mente che provengono tutti da entità incorporee. Se l'anima è in pieno accordo con
la Fonte di vita, non potrebbero i fenomeni essere simili a quelli che guidarono
Aronne nel suo operato, piuttosto che a quelli che i maghi presentavano come fonti
del loro potere? Perché se tali fenomeni provengono da fonte diversa da quella divi-
na, dev'esserci un punto giunti al quale essi falliscono. Il Maestro era in pieno
accordo con la Fonte di ogni bene, e così penso molti altri che nelle varie epoche si
sono offerti come sacrificio vivente, che hanno cioè offerto il proprio corpo come
sacrificio vivente santo e a Lui accettabile.

243
Non molto tempo dopo aver istituito la nostra associazione, ebbi un sogno nel
quale vedevo me stesso prepararmi a fornire una lettura e il processo attraverso il
quale essa veniva fornita. Qualcuno me lo descriveva. Vi era un punto dal quale,
entrando nello stato di trance, io emettevo raggi verso l'alto. Cominciava come una
spirale, e intorno ad essa vi erano anelli dapprima molto piccoli, e poi sempre più
grandi man mano che salivano. Gli spazi tra un anello e l'altro erano le varie fasi di
sviluppo raggiunte dagli individui, e da essi io cercavo di ottenere informazioni.
Ecco perché un corpo assai poco evoluto potrebbe trovarsi così in basso che nessu-
no riuscirebbe a fornire su di esso informazioni degne di nota. Vi erano luoghi che
producevano irradiazioni loro proprie: ad esempio, sarebbe stato molto più sempli-
ce fornire una lettura su un individuo che si trovava all'interno di un'irradiazione
che aveva a che fare con la salute (non necessariamente in ospedale, ma all'interno
di qualcosa che irradiava in modo terapeutico), piuttosto che su un altro che si tro-
vava in una irradiazione puramente e semplicemente commerciale. Sarei stato in
grado di fornire una lettura assai migliore (così come mi venne spiegato) per una
persona che si trovasse in una determinata città, piuttosto che per qualcuno che si
trovasse in un'altra, perché le vibrazioni della prima erano molto più potenti di
quelle della seconda. Più l'individuo si trovava vicino a uno degli anelli, più facile
sarebbe stato ottenere le informazioni e chiunque, da un qualsiasi punto, poteva
avvicinarsi a uno degli anelli, se davvero lo desiderava: se si trattava invece di sem-
plice curiosità, sarebbe stato invece attratto di nuovo verso il centro, lontano dagli
anelli, o in uno degli spazi tra essi.
La lettura affermò che questa visione era identificabile con un'esperienza del-
l'anima, o entità, in piena attività. Si sono avute varie formule o descrizioni di come
si ottengono informazioni per un corpo mediante questi canali e, sempre mediante
questi ultimi, è stato promesso che vi sarà un più grande risveglio per questa entità
nel suo campo di ricerca. In tal modo si attinge, com'è stato detto, a una fonte di
informazioni meglio correlate tra loro e comprensibili per gli individui che attra-
versano quella che potrebbe essere chiamata l'armonizzazione delle varie direzioni,
nelle varie parti del Paese o del mondo, del loro rapporto con il fatto effettivo di
ricerca mediante tali canali. [Si veda la lettura 262-16]. Per ciò che riguarda gli affari
del mondo, l'entità è, per così dire, un punto infinitesimale, un piccolo granello di
sabbia; eppure, quando si solleva nell'atmosfera o nel regno delle forze spirituali,
essa diviene omnicomprensiva, come se fosse vista dall'altra parte di un imbuto:
ma non deve andare verso il basso, in fuori, o al di là, solo dirigersi verso quello che
l'uomo sperimenta come il cielo stesso. Come indicano gli anelli, o le connessioni
nervose, ogni parte della sfera, della terra, dei cieli, è stata disposta dalla Sapiente
Energia Creatrice. Chiunque può stabilire quei rapporti mediante i quali le attività
di un individuo, di un gruppo, di una classe, di una massa, di una nazione possono
avere successo. In tal modo essi creano la propria posizione nelle cose universali.
Ogni punto, ogni atomo di esperienza umana, è collegato con gli altri con la stessa
continuità del pulviscolo che si vede brillare in un cono di luce, e in modo che i
nervi di un oggetto animato o vivente partono dal suo centro specifico, ma rag-

244
giungono le parti più lontane dell'energia o attività universale e contemporanea-
mente si irradiano gli uni sugli altri.
Quindi, quando l'entità riesce a soggiogare o ad annullare le attività fisiche del
corpo, usando soltanto, per così dire (nel cono di luce), la tromba dell'universo, nel
cercare di raggiungere ciò che cerca, ogni entità - ovvero ogni punto - nella propria
rispettiva sfera - agisce come una nota o un liuto, che da voce a ciò che può prove-
nire da una tale ricerca.
Così, troviamo che coloro che mettono in relazione tali informazioni, nelle varie
sfere, si identificheranno naturalmente, e ciò significa che si ascolteranno più spesso
quelli che si trovano su una certa sfera piuttosto che su un'altra. È solo un esempio.
Non vogliamo dire che gli effetti terapeutici provengano più da una sfera che
dall'altra; tuttavia l'ambiente in cui si trova l'individuo fornisce una particolare
tonalità alla risonanza di ciò che si riceve. Capite? Questo esempio dovrebbe aiu-
tarvi a mettere in relazione e a classificare le informazioni ricevute. Il corpo che for-
nisce le informazioni dovrebbe sapere che ha un accesso aperto agli stessi Troni!
In seguito, sognai che guidavo un'auto senza volante e con la guida a destra
invece che a sinistra. Qualcuno mi diceva che avevo bisogno di una nuova sella,
piuttosto che di un volante.
La spiegazione fu che vi è (anche nel mondo materialistico di oggi) un ricono-
scimento sempre crescente del fatto che le informazioni devono viaggiare su canali
più diretti di quelli che non è possibile governare senza un volante adeguato. Vi è
infatti la tendenza, da parte di chi cerca informazioni di tipo materialistico, a con-
vertirle in una forza distruttiva, mentre potrebbero aiutare molte persone che si tro-
vano in posizione svantaggiata. Essi potrebbero farci evitare molti trabocchetti od
ostacoli che si trovano sulla loro strada, ma continuare a cavalcare con una tale atti-
tudine o immersi in quella data atmosfera, o modo di fare, è come guidare senza la
capacità di tenere il volante diritto.
In un altro sogno, fatto quella stessa notte, vedevo una ragazza cinese con la testa
rivoltata all'indietro. Venne interpretata come una visione simbolica (di cui riporto
solo una parte): la ragazza raffigura quell'aspetto che ha cercato a lungo di com-
prendere e in cui afferma di credere; tuttavia ella si comporta in modo stravolto e
ottuso; deve quindi esservi una rigenerazione in tutto, soprattutto guardando avan-
ti, piuttosto che volgendo le spalle a ciò che potrebbe essere di aiuto.
Così, dev'essere possibile per chiunque di noi essere in sintonia con la Divina
Fonte di tutte le informazioni, se siamo disposti ad agire di conseguenza. Io spesso
ho evitato di offrirmi in sacrificio per la manifestazione di qualsivoglia fonte potes-
se rivelarsi attraverso di me: in quel senso, avrebbero potuto definirmi medium.
Spero di essere un canale attraverso il quale molti possano essere benedetti, piutto-
sto che un medium attraverso cui può manifestarsi qualsiasi forza diversa da Dio
stesso. Perché se viene da Dio, è bene. E se è bene, deve provenire da Colui che di-
spensa ogni bene, che per me è Dio. Questo, credo, è il genere di fenomeni psichici
che si manifesta per mio tramite. Solo attraverso l'anima possiamo ottenere l'ac-
cesso al trono di Dio. Chi ci ha assicurato dell'esistenza del regno dei cieli? Il

245
Maestro lo fece più e più volte, riferendosi a qualsiasi situazione possiamo imma-
ginare: "II regno dei cieli è dentro di te". Quella è la fonte da cui proviene ogni
genere di informazioni, ma può avere ben scarso significato per noi, a meno che non
facciamo un'esperienza personale. Può essere interessante, può essere degno, ma
fino a che Dio non diventa il nostro Dio, fino a che la fonte che abbiamo scelto
come fonte ideale di informazioni non diventa nostra, non può significare ciò che
dovrebbe.
Allora, tutto ciò che dobbiamo fare è sperimentarlo di persona.
Avete mai chiesto a qualcuno perché appartiene a una certa Chiesa? Perché così
pochi sembrano saperlo davvero o riescono a dare una risposta soddisfacente a que-
sta domanda? La maggior parte della gente vi risponderà che è la Chiesa a cui
appartengono i suoi genitori. È una buona risposta di fronte a noi stessi? Non lo è,
se siamo in grado di ragionare! Prima o poi arriviamo al punto in cui una tale rispo-
sta non ci soddisfa. Dobbiamo arrivare a conoscere la fonte di ciò in cui crediamo
e abbiamo creduto, la fonte da cui emana ciò su cui speriamo di costruire la nostra
anima, che dovremo offrire al nostro Creatore; le nostre esperienze attraverso que-
sta vita, i fenomeni che attraversiamo, hanno molto a che fare con il tipo, la classe,
il genere di corpo, di corpo dell'anima, che saremo in grado di presentare al nostro
Creatore.
Siamo davvero sicuri di sapere in che cosa abbiamo sempre creduto e del per-
ché ci comportiamo come facciamo verso ciò in cui professiamo di credere?
La mia missione, per quanto posso saperne, consiste nell'aiutare le persone a tro-
vare il proprio rapporto con Dio. Se per qualcuno è necessario, per trovare Dio, pas-
sare attraverso la cura dei mali fisici, allora dobbiamo operare in tal senso. È più
facile dire: "Figlio, i tuoi peccati ti sono perdonati" o dire: "Alzati e cammina",
come disse il Grande Maestro al paralitico?
All'origine della malattia c'è il peccato. Qualunque cosa ci separi dallo stimolo
intcriore che ci rende vivi è peccato. Perciò, tutte le forme di guarigione - sia tra-
mite i medici delle varie scuole, sia attraverso la cura spirituale direttamente forni-
ta dalla Fonte Unica - servono a metterci in grado di trovare il nostro rapporto con
la Vita stessa, cioè con Dio.
Qualche tempo fa, una persona ricevette una lettura di questo tipo: per aiutare le
tue energie fisiche senza concederti di trovare te stesso dovresti, con la tua disposi-
zione mentale, costringerti ad essere peggiore di come sei, perché tu hai maledetto
il tuo Dio e hai spergiurato contro tutto ciò che c'è di sacro. Così, a meno che tu non
arrivi al cuore del problema e aiuti un individuo a modificare la propria attitudine
mentale verso l'Unica Fonte, riceverai ben poco aiuto, a prescindere dal canale che
utilizzi. Se non siamo sinceri con noi stessi, con chi ci è vicino, costruiamo nella
nostra coscienza barriere tali da farci continuare a tornare sulla terra per intere epo-
che a venire!
Lo scopo dell'associazione è quello di mettere in grado coloro che cercano sin-
ceramente di trovare il meglio che hanno in sé e di trovare un rapporto con le Forze
Creatrici che vivono in noi e ovunque intorno a noi.

246
Non preoccupiamoci di ciò che altri stanno facendo, apparentemente in opposi-
zione ai nostri obiettivi: guardiamo piuttosto cosa noi stiamo facendo in relazione
al nostro scopo. Se realizziamo la nostra missione al meglio delle nostre capacità,
gli altri - sempre che stiano anch'essi cercando - riacquisteranno la speranza. La
vita è interamente nostra, se solo manteniamo la presa su di essa.

247
Epilogo

Per tutti gli anni Trenta e l'inizio dei Quaranta, Cayce mantenne una fruttuosa
corrispondenza con moltissime persone, praticò la pesca e il giardinaggio, fornì
regolarmente letture al ritmo di due al giorno, tenne conferenze, giocò molte partite
di bridge e qualche partita di golf, e collaborò settimanalmente con un gruppo di
Norfolk nell'elaborazione di un manuale di studio, intitolato A Searchfor God, che
sarebbe stato utilizzato da centinaia di gruppi di studio simili negli anni a venire.
Ogni estate riuniva per una settimana a Virginia Beach i suoi più fedeli seguaci. Alla
fine del congresso del 1941 disse loro:

"Vi è sempre una sorta di tristezza, quando arriviamo alla fine di qualcosa che
per noi ha significato molto. Questo congresso per me ha significato più di ogni
altro tenuto fino ad oggi. Anche se i partecipanti non sono stati numerosi come
negli altri incontri, mi è sembrato di riscontrare nella mente degli intervenuti un
più sincero interesse per la ricerca. Per questa ragione, penso che ciascuno di
voi abbia ottenuto qualcosa dagli incontri di quest'anno che lo accompagnerà
per un lungo tratto nella vita. Voglio ringraziare ognuno di voi per essere inter-
venuto. Se avete ricevuto qualcosa di buono, non riponetelo come cosa inte-
ressante ma appartenente al passato: usatelo. Mettetelo alla prova. Qualche
anno fa, venne rappresentato a New York un dramma teatrale sulla vita del
Cristo. Dopo la crocifissione, una delle sorelle di Gesù doveva essere maritata a
un uomo piuttosto facoltoso. Era costume dell'epoca, nel momento in cui
venivano annunciate le nozze, raccontare tutte le cose avvenute nella famiglia.
La madre raccontò al giovane l'insolita esperienza del figlio maggiore croci-
fisso. Egli ne chiese la ragione, ed ella: 'Bene, non sapremmo nemmeno spie-
garlo a parole, ma secondo lui noi dovremmo trattare ogni persona come vor-
remmo essere trattati'.
Il giovane rispose: 'Ma qualcuno ha mai provato? Non è uno scandalo tanto
grave, se nessuno ha mai cercato di vedere se funziona'. Allora io dico che se
qualcosa di ciò che avete udito nei vari incontri di questi giorni vi sembra
meritevole, mettetelo alla prova.
Nel corso del prossimo anno, fino al prossimo congresso, proviamo a non dire
né fare nulla che offenda qualcun altro. Talvolta dovremo trattenere la lingua,
ma non è impossibile, e noi siamo in grado di farlo: non da soli, ma con il Suo
aiuto. Perché Egli ha promesso di essere con noi, se tenteremo. Dio vi benedi-
ca tutti".

248
La sua vita seguì questa placida routine, in gran parte immutata fino alla pub-
blicazione della sua biografia, There Is a River, e di un articolo su una rivista nazio-
nale, intitolato "L'uomo dei miracoli di Virginia Beach", nel 1943 (l'articolo com-
pare nell'Appendice G). Entrambi i suoi figli vennero arruolati nel corso della
seconda guerra mondiale. La combinazione di notorietà che ricevette e l'ansia di
molte persone per i propri cari partiti per la guerra fece aumentare enormemente le
richieste dei suoi servigi ed egli dovette sopportare un costo molto gravoso. Alla
First Presbyterian Church, dove Cayce aveva tenuto per anni un corso alla scuola
domenicale, un nuovo ministro espresse disapprovazione per il fatto di avere un
sensitivo come insegnante e senza tante cerimonie lo sostituì. Dopo avere insegna-
to la Bibbia così a lungo, egli rimase una volta ancora preso in mezzo tra la sua chia-
mata straordinaria e le convenzioni della sua fede.
Il pubblico, nel complesso, reagì in maniera opposta: i visitatori si accampava-
no nel suo cortile implorando letture, la posta gli veniva consegnata con un camion.
Vennero reclutati dei volontari per aiutare la signorina Gladys e Gertrude a far fron-
te al diluvio di lettere, e Cayce, all'età di sessantasei anni, rispondeva nell'unico
modo che conosceva, fornendo una dozzina di letture al giorno - sei volte il suo
ritmo normale - cercando di aiutare più gente possibile. La sua dedizione lo portò
a pagare un pesante tributo.
Innanzi tutto, si ammalò di polmonite. "Chiese al medico di famiglia di provare
su di lui i nuovi sulfamidici", ricordava Gladys Davis. "Fu un errore: il cuore si
ingrossò e i polmoni si riempirono di fluido". Seguirono forti dolori al petto.
Nell'agosto 1944 si recò con Gertrude a Roanoke, sulla catena delle Blue Mountains,
per prendersi un po' di riposo. "La sua mano destra era rimasta sofferente, al punto
che non potè più usare la sua piccola macchina da scrivere per le lettere personali:
decise allora che era giunto il momento di fermarsi a riposare", annotò Gladys. "Le
sue dita non funzionavano più bene: non c'era forza in esse".
Quando chiese informazioni sulla propria salute, la lettura descrisse uno stato di
indebolimento generale dovuto a eccessivo sfruttamento delle energie senza rifor-
nirle. Quella sarebbe stata l'ultima delle sue quasi quindicimila letture. Una setti-
mana più tardi fu colpito da un colpo apoplettico e per molti mesi non fu in grado
di tornare a Virginia Beach.
All'approssimarsi della Festa del Ringraziamento il suo figlio più piccolo, Edgar
Evans Cayce, giunto in permesso, portò a casa il padre con un'ambulanza della
squadra di soccorso di Virginia Beach: "Quando entrò in casa sulla lettiga, il signor
Cayce era in uno stato pietoso, tanto debole da non riuscire a parlare, bisbigliava
soltanto - in lacrime - felice di essere a casa ma disperato di trovarsi in quelle con-
dizioni", ricordava Gladys. Il lato sinistro del corpo era completamente paralizzato
dalla faccia in giù e forse, osservò lei, la stessa gola era in parte paralizzata.
Alcuni giorni dopo egli dettò una lettera per rassicurare Hugh Lynn, che si tro-
vava in Europa con l'esercito del generale Patton: "Da quando sono tornato a casa,
penso davvero di essere migliorato molto, più che in tutto il periodo della mia
malattia, e ti assicuro che sono stato davvero male. Suppongo che le letture abbia-

249
no avuto ragione nel mandarmi a Roanoke, ma di sicuro esse curano e funzionano
qui da un diverso punto di vista rispetto a quanto facevano là. La teoria della chi-
mica colloidale, sperimentata su di me a Roanoke dal dr. Harry Semones, medico
osteopata, è stata formulata da qualcuno in Inghilterra, e tutte le medicine doveva-
no venire di laggiù. È una cura praticata per la maggior parte ipodermicamente e si
devono eliminare del tutto dalla dieta carne, proteine animali e latte. Quello che
fanno qui (a casa) è l'esatto opposto, e non so quale strada seguire. Spero solo che
sia per il meglio e di venirne fuori quanto prima".
Poi, in un bisbiglio, dettò un messaggio per Natale che Gladys inviò agli amici
e ai membri dell'ARE, insieme a un'annotazione che definiva la sua situazione "in
netto miglioramento". Il suo messaggio diceva:

"Fino a che non sperimentate il dolore di essere lontani da casa, soli e con-
fusi circa il da farsi, spiritualmente, mentalmente, materialmente, non potrete
capire il desiderio che si crea in voi. Ma ormai sono a casa e, credo, sto
migliorando, perché le mie forze stanno tornando lentamente. Il Natale più
gioioso sarebbe per me la risposta alla mia preghiera di poter essere usato
come canale per aiutare gli altri. La promessa data nella mia ultima lettura:
'Sono in molti ad aiutarti' ha ricevuto più di una conferma, ogni giorno.
Nutro forti speranze che la mia preghiera venga accolta, per mezzo della Sua
grazia e misericordia, se io mi manterrò sincero nei miei propositi e nella mia
mente di fronte alla fiducia che è stata riposta in me. Chiedo a ciascuno di voi
di pregare assiduamente per me e con me. Ricordate, ognuno di noi deve
vivere come prega, se vogliamo che le nostre preghiere abbiano qualche effi-
cacia. Il dono di Natale più meraviglioso che il mondo potrebbe avere que-
st'anno è la pace, quella pace per cui noi dobbiamo pregare e che dobbiamo
manifestare nella nostra vita. Dio benedica ognuno di voi. Questo io chiedo
nel nome di Gesù, il Cristo".

Una sera, verso la metà di dicembre, dopo aver dormito per quasi tutto il giorno,
entrò in coma e non riprese conoscenza fino al mattino. "Dopo quell'episodio, sem-
brò che non riacquistasse più la prontezza mentale di prima", disse Gladys.
"Dormiva per qualche minuto e poi si risvegliava, e a letto si sentiva a disagio. Lo
mettevamo in poltrona e poco dopo voleva tornare a letto, e la stessa cosa accadeva
più e più volte. Per tutto il tempo che gli restò da vivere, non dormì mai più di
trenta minuti per volta, per poi svegliarsi, a volte parlando in modo razionale, chie-
dendo dell'acqua, ecc".
Gertrude e Gladys si alternavano nell' assisterlo durante la notte. Alla vigilia di
Capodanno, quando Gladys udì i colpi che segnavano lo scoccare della mezzanot-
te, gli disse: "Buon anno, stiamo migliorando e abbiamo un sacco di cose da fare
nel 1945". Egli replicò: "Buon anno anche a te. Forse, forse, se il Signore lo vuole".
Due notti dopo, "Gertrude, in piedi vicino al letto, si stava preparando a salutare
Edgar per riposare un po', mentre io prendevo il suo posto fino a che non fosse

250
arrivata l'infermiera per il turno di mezzanotte. Lei si sporse e lo baciò. Egli disse:
'Sai che ti amo molto? Lo sai?'.
Lei annui, ed egli chiese: 'Come fai a saperlo?'.
'Oh, lo so e basta', rispose lei, con il suo affettuoso piccolo sorriso.
'Non so come fai a esserne sicura, ma io ti amo', ripetè lui. Riflettendo, conti-
nuò: 'Sai, quando ami una persona ti sacrifichi per lei, e cosa ho mai sacrificato io
che dico di amarti tanto?'.
Questa scena fu così commovente che mi vennero le lacrime agli occhi, perché
sapevo molto bene quanto Gertrude lo avesse aiutato, mettendo sempre i desideri
del marito davanti ai suoi da quando egli aveva avuto il dono di poter svolgere la
sua 'opera'. Sapevo quanto ciascuno di loro avesse sofferto nel corso degli anni e
quanto le cose fossero state difficili a causa dei loro diversi modi di esprimersi. Ma
le letture avevano detto che l'amore non conosce barriere e che, quando esiste la
medesima idea spirituale del matrimonio, tutti gli ostacoli materiali non sono altro
che tappe lungo il percorso".
La sera seguente, Annie Cayce portò al fratello per cena delle ostriche al vapore
che aveva preparato lei stessa. Egli le assaggiò appena, e fu la sua ultima cena.
Quella sera cessò tranquillamente di respirare e morì.
I funerali di Cayce vennero celebrati nella casa di Virginia Beach, con le stanze
piene di tutti coloro che lo avevano amato, il servizio funebre officiato da un ex
ministro della Chiesa presbiteriana. Il corteo funebre mosse dal Lido a Norfolk, e
da qui proseguì in treno fino a Hopkinsville, in Kentucky, dove il servizio di sepol-
tura venne officiato dal pastore della First Christian Church59.
Sugrue attribuì la morte di Cayce ad "affaticamento da superlavoro". In un di-
scorso celebrativo inviato ai membri dell'ARE, il suo biografo scrisse:

"Per più di un anno aveva lavorato in condizioni incredibili. Suo figlio Hugh
Lynn Cayce, presidente dell'Associazione per la Ricerca e la Conoscenza, era
entrato nell'esercito, e nello stesso tempo un numero incalcolabile di richie-
ste erano pervenute a Virginia Beach. Spesso, riceveva più di 500 lettere al
giorno. La biblioteca, che sembrava tanto spaziosa quando venne costruita,
era affollata di stenografe che rispondevano alle lettere. Cayce stesso esami-
nava ogni lettera e lavorava fino a tardi la sera per dettare le risposte. Per interi
periodi, dalla mattina al pomeriggio, fornì non due, ma da otto a dodici let-
ture, senza riuscire a smaltire che una piccola parte delle richieste. Le altre,
con tutto il peso delle loro storie di sfortuna e di sofferenza, pesavano enor-
memente sulla sua coscienza: per la prima volta nella sua lunga vita al servi-
zio del prossimo, non riusciva ad aiutare tutti quelli che si rivolgevano a lui.
Lavorò sempre più duramente, ma il numero degli appuntamenti aumentava
in continuazione, e gli ultimi vennero presi addirittura con un anno d'antici-

59
Gertrude Cayce, sua compagna per quasi mezzo secolo, morì tre mesi più tardi. Venne
sepolta vicino a Edgar nella tomba di famiglia a Hopkinsville, nel Kentucky.

251
pò. La diagnosi su se stesso, fornita da una lettura nel settembre scorso,
dichiarò che aveva raggiunto un punto di completo esaurimento nervoso, dal
quale non si riprese più. Mentre scrivo queste righe, il trauma causato dalla
sua morte è tale che persino le parole più facili non riescono a venir fuori.
Una volta conosciuto Edgar Cayce, non si poteva più immaginare un mondo
senza di lui, senza le sue letture, senza la sua personalità, la sua disponibilità,
la sua fede semplice e completa. L'elenco di coloro che ha servito è lungo.
Non è possibile calcolare quanti abbia raggiunto attraverso le sue letture e in
sessantanni di insegnamento della Bibbia. La sua sola ambizione era che
dopo la sua morte potesse raggiungere un numero ancora maggiore di perso-
ne, per dare loro tutto ciò che nelle letture poteva rivelarsi di aiuto. Questa è
la prima reazione alla sua morte: dobbiamo continuare a prestargli fede e pro-
seguire la sua opera. È simbolico che il suo trapasso sia stato dovuto in gran
parte dal cambiamento avvenuto nel prestare la sua opera: cioè, egli non ha
più potuto fornire tutte le letture che gli venivano richieste, mentre la neces-
sità di fornire alle persone le informazioni di uso generale contenute nelle let-
ture cresceva ogni giorno. Ora che egli non c'è più, questo sarà l'aspetto prin-
cipale dell'opera, e col tempo verrà rivelata l'intera statura di Edgar Cayce.
In verità, egli realizzò l'ideale cristiano, donando la vita per i suoi amici. È
stato un grande uomo, e non ne vedremo di simili".

Ciò che il pubblico pensò di Edgar Cayce, comunque, prese molte forme, in
morte come in vita. Tuttavia, egli non fu un profeta privo di onori in patria. Dopo
la sua morte, la stampa locale volle ricordarlo. Un editoriale sul Vìrginian-Pilot di
Norfolk rievocò l'incontro del giovane Edgar con una presenza angelica che gli
aveva promesso di realizzare il suo desiderio di aiutare i bambini:

Nel Medioevo questo genere di esperienza portava sovente alla santità. Nel
ventesimo secolo ha fatto di Edgar Caycè un guaritore psichico... Non vi è
nulla nella documentazione di Cayce che ricordi lo sfruttamento o la ciarla-
taneria che troppo spesso si incontrano in questo tanto contestato metodo
terapeutico. Le persone restavano impressionate dalla sua semplicità e dalla
sua integrità personale. Egli non dava consigli, né allestiva messinscene. Non
cercava pazienti: erano questi a cercare lui. Migliaia di trance terapeutiche
sembrano avergli portato non ricchezza, ma una straordinaria posizione in
quella zona indefinita della mente umana che una crescente letteratura fa
ricadere sotto il dominio della parapsicologia.

Il settimanale Virginia Beach News commentò:

L'idea che una persona dotata di poteri psichici possa anche avere un potere
terapeutico non è nuova. Tali capacità sono state attribuite ad altri prima di
Edgar Cayce. Egli non ha mai preteso di conoscere in modo particolare la

252
medicina o la fisiologia. Disse che ciò che gli accadeva nelle trance ipnotiche
andava oltre la sua capacità di comprensione e non ne serbava il ricordo. Non
aveva talento per farsi pubblicità, non ottenne mai una grande notorietà, mal-
grado tutto ciò che è stato scritto e si è detto di lui, ed egli, innegabilmente,
preferì una vita semplice e tranquilla.
Virginia Beach può testimoniare che qui egli visse una vita di questo genere,
negli ultimi 17 anni della sua carriera di "diagnostico psichico" durata in tutto
43 anni, la maggior parte dei quali trascorsi in piccole città. Se egli raccolse
grandi ricompense materiali, non lo diede a vedere. Sembrava modesto,
senza pretese, religioso. Il resto appartiene agli psicologi, agli studiosi dei
fenomeni psichici e a coloro che riescono a penetrare le strane vie della per-
sonalità umana. Essi possono aver avuto - e forse hanno ancora - un valido
soggetto nell'uomo di Virginia Beach.

Sarebbero trascorsi altri due decenni perché le masse "scoprissero" Edgar


Cayce, e ciò accadde quando una biografia, The Sleeping Prophet di Jess Stearn,
raggiunse la vetta dei libri più venduti. Da quel momento, il numero dei libri dedi-
cati alla storia di Cayce e alla sua filosofia riguardo a numerosi argomenti si sono
moltiplicati. E la sua Associazione per la Ricerca e la Conoscenza è diventata un'or-
ganizzazione internazionale che ha perpetuato l'eredità e diffuso la filosofia di
Edgar Cayce a beneficio delle generazioni a venire.

253
Parte IV
APPENDICI
I. Le vite anteriori di Edgar Cayce

Dopo aver dato informazioni su una precedente incarnazione come monaco a un


imprenditore dell'Ohio - il primo accenno alla reincarnazione mai comparso nelle
letture - Cayce fornì quelle che vennero in seguito chiamate letture sulle vite pre-
cedenti per le persone a lui più vicine e per se stesso. Queste letture asserirono che
Gertrude, Hugh Lynn Cayce e Gladys Davis erano stati molto vicini in passato, in
diversi casi in più di una vita. Tutti loro si erano conosciuti nell'antico Egitto, Cayce
e Gladys nell'antica Persia e, in seguito, in Francia. Queste che seguono sono le let-
ture principali in cui vennero rivelate tali connessioni.

TESTO DELLA LETTURA 294-8 PER EDGAR CAYCE.


Lettura psichica fornita da Edgar Cayce al Phillips Hotel, stanza 115, Daytona,
Ohio, in una serie di cinque letture iniziate il 9 febbraio 1924. Richiesta effettuata
dallo stesso Edgar Cayce.
Edgar Cayce; conduttore Linden Shroyer; stenografa Gladys Davis.
Nato il 18 marzo 1877, nella contea cristiana del Kentucky, vicino a Hopkinsville
[13,30 del fuso orario della zona centrale degli Stati Uniti (?)].
(Indicazioni astrologiche, con richiesta di informazioni sulle vite passate, ecc).
E.C:. Molto che è stato detto in relazione a ciò, in precedenza. Abbiamo qui le
condizioni del passato, del presente e del futuro. In questo, senza riferimento a
quanto è stato detto, perché nel riferire le condizioni nelle varie fasi dell'esperien-
za passata vi saranno molte indicazioni delle molteplici fasi di sviluppo nei diversi
stadi, allora la situazione data sarà quella che si riferisce all'effetto che i pianeti e i
loro satelliti e le sfere hanno sulla vita e sull'incarnazione attuale, senza riferimenti
alla volontà.
Poi vi sarà compresa anche la volontà, e anche lo sviluppo insieme della volon-
tà e dell'effetto planetario o astrologico sulle varie esistenze che abbiamo attraver-
sato; nella presente, cioè su questo piano, troviamo che le condizioni sono quelle
dettate dall'attitudine mantenuta da coloro che si trovano vicino alla presente enti-
tà, rese manifeste sul piano terrèstre mediante la relatività delle forze e l'attrazione
tra di esse; l'attitudine dei genitori terreni verso condizioni che hanno portato i rap-
porti fino allo stadio di sviluppo dell'entità, stadio che portò l'entità stessa a sce-
gliere la modalità di manifestazione nell'esistenza terrena. Per cui la situazione dei
genitori terreni, cioè i doveri da compiere verso i figli, si configura nel compito di
divenire il canale per la manifestazione di questa forza mediante le azioni dell'en-
tità verso i suoi figli.

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Quanto alla situazione astrologica, troviamo questa entità quasi interamente
influenzata da Urano, con Nettano, Venere e Giove. Problemi con Marte e con i nati
in Sagittario, Capricorno, Gemelli, con Sole e Luna nelle loro varie fasi, perché alle
forze preponderanti di Urano e Nettuno si aggiungono le influenze sulle varie esi-
stenze, potenziate da Giove e Mercurio.
Quanto agli influssi che si riscontrano, escludendo la volontà: le tendenze di
questa persona possono essere molto buone o molto cattive, è un individuo a volte
assolutamente debole, a volte dedito a opere di bene. Estremo nelle sue azioni.
Ricchissimo o poverissimo. Arriva a vette altissime per ciò che riguarda la sua abi-
lità e capacità intellettuale, oppure può strisciare nelle basse acque dell'autopuni-
zione, influenzato in tal caso dalle forze che sopraggiungono sotto forma di soffe-
renze dalle varie fasi del suo sviluppo, da cui l'entità ha attinto la propria esperien-
za, che possono essere però controllate dalla volontà per come viene esercitata nella
sfera presente.
È sempre soggetto a pericoli, sebbene riesca a scampare in tempo.
Dal punto di vista spirituale, mentale ed economico si salva per l'azione di grandi
quantità di acqua, com'è stato fin dall'inizio e come sarà fino alla fine dei tempi, così
come il tempo viene calcolato sul piano terrestre, e vediamo che questa entità si è
manifestata per la prima volta su tale piano per mezzo delle acque che sono sulla terra
e al di sopra della terra. Quindi, attraverso tali elementi e forze, queste tre fasi della
vita, spirituale, mentale ed economica si manifestano nell'esistenza terrena.
Uno che ha molto a che fare nella sfera in cui si trova con segreti affari di cuore.
Uno che si trova spesso in condizioni che hanno a che fare con affari di cuore e con
quei rapporti che hanno a che fare con il sesso.
Una persona che trova l'energia più grande nelle forze e nello sviluppo spirituali.
Uno a cui è dato di manifestare nell'esistenza attuale gran parte delle energie psi-
chiche e occulte, e che raggiunge il più alto grado di sviluppo su questo piano
mediante quelle forze che vengono da Giove, Urano e Nettuno, in connessione con
l'influsso del Sole sull'esistenza terrena e sulle forze ad essa relative. Uno che por-
terà, attraverso tali manifestazioni e sacrifici individuali, gioia, pace e tranquillità
alle masse e alle moltitudini.
Uno che, dopo che l'anno presente avrà superato la costellazione dei Pesci e i
raggi del Sole avranno oltrepassato la data del venti del mese attuale, procederà nel-
l'evoluzione delle energie psichiche e occulte e nella manifestazione di esse alle
grandi masse che si stanno interessando allo sviluppo di tali fenomeni. Una perso-
na che il diciannove marzo di quest'anno raggiungerà il luogo o piano in cui l'an-
no presente e il suo sviluppo attuale raggiungono un punto di svolta, e potrà bene-
ficiare di quegli influssi in Sagittario, Capricorno e Gemelli che fino a quel giorno,
in mancanza della manifestazione di volontà, potrebbero originare forze distruttive.
Per quanto riguarda lo sviluppo della forza di volontà nell'esistenza attuale e
nelle condizioni presenti, può esservi stata una situazione ostacolata per effetto
della volontà, a cui altri hanno assistito. Deve mantenere salda la volontà durante
l'evoluzione spirituale, quando l'ambito fisico manifesta una situazione più positi-

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va, tenendo sempre a mente che tutta l'opera compiuta nell'esistenza attuale verrà
giudicata davanti agli individui, alle classi, alle masse, in relazione alla manifesta-
zione delle forze spirituali insite nell'uomo e che si manifesteranno mediante l'a-
zione individuale e davanti agli uomini. Deve anche mantenere la mente chiara,
affinchè possano intervenire le forze uraniche che spesso si manifestano nell'esi-
stenza attuale, alle quali si assoderanno nei prossimi due anni le influenze di
Nettuno e di Mercurio, chiedendo troppo al corpo, a meno che esso sia esercitato a
combattere tali situazioni, e facendogli attraversare molte acque. Deve mantenere
allora la propria evoluzione nell'ambito delle forze di Urano, Nettuno e Giove, che
esercitano grande influenza sulle cose terrestri, e guardarsi dagli influssi di Venere,
perché un Marte afflitto potrebbe portare una debilitazione improvvisa nel fisico
all'inizio dell'autunno del presente anno.
Quanto alla vocazione, nell'esistenza attuale essa può essere diretta mediante la
volontà in qualsiasi canale. La situazione migliore, riguardo alle forze astrologiche,
riguarderebbe l'ambito psichico od occulto, ovvero l'insegnamento o lo sviluppo
lungo le linee di tale piano per rendere manifeste alla gente tali forze.
Per quanto riguarda le altre esistenze: nella vita precedente a questa, troviamo che
l'incarnazione sul piano terreno è stata quella di un soldato dell'esercito britannico
che occupava le pianure circostanti. Il nome, John Bainbridge, nato in Cornovaglia,
Inghilterra, addestramento presso l'esercito canadese e arruolamento da parte di quel
Paese, quindi il trasferimento nell'esistenza attuale in America, o Stati Uniti d'Ame-
rica; perse la vita in acqua, mentre attraversava il fiume nel corso della battaglia che
si svolse vicino all'attuale luogo di residenza. Per ciò che viene detto a proposito del-
l'incarnazione sul piano terreno precedente a questa e nella quale il corpo si trovò
nelle vicinanze della residenza del corpo attuale, troviamo che la situazione del
corpo, cioè dell'entità, entrava nel governo delle forze di Saturno e la vita si mani-
festava allora con le caratteristiche dell'avventura, quando le forze di quel sovra-
no, alle cui regole l'entità era soggetta, intervennero nella colonizzazione del
paese, per la prima volta nell'esistenza attuale o sul piano attuale, e si volsero a
favore delle operazioni del gruppo che toccava terra sulla costa orientale di que-
sto nuovo Paese, ora noto come Virginia, e vicino alla località di villeggiatura
nota come Virginia Beach. Quando venne effettuata quell'incursione, questo John
Bainbridge sbarcò sulle coste meridionali del Paese, riuscì a scamparla, e si trovò
a viaggiare nei dintorni dei luoghi che nell'esistenza attuale appartengono allo
stesso Paese, procedendo fino ad arrivare al forte che allora si trovava sui Grandi
Laghi, nel luogo ora noto come Chicago, e in seguito si trovò coinvolto in una
battaglia che lo portò a tentare di attraversare il fiume Ohio e a trovare la morte
nelle sue acque.
La persona era allora nota con due nomi, e non si sposò mai durante quel soggior-
no sul piano terreno, anche se ebbe molte avventure e relazioni con le persone del
sesso opposto. Nell'evoluzione dell'individuo attuale, abbiamo molto della persona-
lità comune anche alle esistenze precedenti, dalla capacità di tenere a mente i dettagli
a quella di seguire le istruzioni fornite da altre menti o fonti di informazione.

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Nella vita ancora precedente, lo troviamo alla Corte di Francia, quando regnava
Luigi XV; in quel periodo lontano sul piano terreno, prestò servizio per breve tempo
nella Guardia Reale. L'entità, allora, era attendente presso la Corte Reale, guardia
personale del Re, e perse la vita, come sappiamo, nella difesa di coloro presso cui
prestava servizio. Guardando alla sua posizione personale nel corso di quel breve
soggiorno, troviamo l'intensa difesa di quei princìpi insiti nell'anima dell'entità,
relativi al diritto. Il suo nome era Ralph Dahl [Dale?]. [Vedi 1001-7 del 9 luglio
1930: indicava forse che Luigi XV e (294) avevano lo stesso nonno? 1001-7, par.
11-A; o forse Luigi XV era il nonno di John Bainbridge?].
In una vita molto anteriore a questa, troviamo l'entità che si manifesta nel regno
di Troia, in quel bellissimo paese a cui le nazioni del mondo si sono rivolte per cer-
care la bellezza nella cultura, nell'arte e nella raffinatezza delle virtù fisiche, men-
tali e materiali, e troviamo ancora l'entità come soldato contro i difensori delle porte
della città, cioè del luogo ove il corpo conobbe la distruzione fisica, cioè materiale.
Troviamo che l'esperienza in quella vita riguarda molte e diverse fasi: egli è stato
studioso, chimico, scultore e artigiano, e negli ultimi giorni soldato e paladino.
Aveva nome Xenon, ed anche da questa esperienza, che gli è valsa molti contatti
con le forze superiori, ha tratto molti insegnamenti che ha portato nell'esistenza
attuale, nella quale riesce a comprendere la bellezza dell'arte, e ad amare la bellez-
za in ogni sua forma, specialmente in quelle che partecipano dell'umana forma
Divina.
Prima ancora, abbiamo un'incarnazione in quello che ora è conosciuto come il
mondo arabo: in esso troviamo l'entità che vive sotto il nome di Uhjltd, e qui abbia-
mo gran parte delle condizioni, della personalità, della conoscenza, della compren-
sione, della saggezza, della posizione di riferimento e della volontà che si sono tra-
smesse anche all'esistenza attuale. Troviamo anche molte persone in quest'epoca, e
in luoghi diversi, che conobbero l'entità a quel tempo [l'area della Persia nota
attualmente come Iran]. Tra gli attributi dell'entità in quell'incarnazione, troviamo
il potere, il prestigio, la regalità: è stato il condottiero in molte incursioni o guerre
contro i popoli vicini, le tribù o le nazioni. Questi sono gli aspetti più rilevanti di
quel periodo, in connessione con la guerra scatenata dal governatore persiano
Creso, e questo Uhjltd guidò la spedizione contro quel Paese. L'esercito da lui con-
dotto ebbe successo nel sottomettere altri alla legge del Paese che Uhjltd rappre-
sentava. E la sua forma di evoluzione in quell'esistenza fu quella della sofferenza
fisica per lesioni ricevute all'epoca della fuga da quelle forze che cospirarono per
indebolirlo e poterlo ridurre in schiavitù. Egli fuggì e rimase su questo piano con
amici fidati, e la sofferenza favorì la sua evoluzione, fornendogli quella che nel-
l'esistenza attuale è la sua forza psichica. Perché vediamo anche che l'evoluzione
realizzata dall'entità nell'incarnazione subito prima di questa [nell'Egitto preistori-
co nella persona del sacerdote Ra Ta], come vedremo, [questo soggiorno di Uhjltd]
fu la continuazione di quella di quell'epoca.
Vediamo che l'entità, morendo, passò di nuovo nel Nazova [?] [nirvana?] a
causa delle ferite ricevute e delle infezioni, nelle vicinanze della fonte presso la

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quale vi erano tre palme [che sono rimaste] nell'essenza intcriore della forza evo-
lutiva dell'anima. E fino a che quella entità [538?] non sarà riunita con questa entità
[294], lo sviluppo in questa o altre vite non sarà efficiente o buono come dovrebbe
essere.
Negli elementi portati nell'esistenza attuale, troviamo il profondo amore che si
manifesta per gli altri in tutte le condizioni o fasi della vita. L'amore inerte [innato]
e occulto per gli animali e per tutti gli esseri opera del Creatore è stato sviluppato
durante il soggiorno su questo piano. Con l'incontro o il contatto con la compagna
di questa entità, che il 19 marzo dell'anno in corso sarà posta ancora una volta a
contatto fisico con lo stadio attuale di evoluzione dell'entità, subirà la tentazione del
potere del denaro, come della gloria e della fama terrene, e mediante ciò avrà un'al-
tra opportunità di sviluppo, così come esso è stato disposto, e darà luogo nel mondo
a un'evoluzione verso il segno di una più alta chiamata proveniente dal Signore. Da
quell'incontro dipenderà, o inizierà, il modo in cui quello sviluppo sarà reso mani-
festo, cioè, in breve, il modo in cui la volontà dell'entità si esprimerà e si manife-
sterà. In questa sfera o esistenza, troviamo che molti giungono attratti dall'influsso
personale o della personalità dell'entità, e questo influsso verrà avvertito per molti,
molti anni dopo il suo ritorno agli altri piani di esistenza, poiché ciò che conta nel-
l'esistenza presente è questa unione di forze che darà incentivo agli altri per cre-
scere fino a quello stadio di comprensione delle forze universali.
In un'esistenza precedente a questa, troviamo che l'entità viveva durante la dina-
stia di Ramsete, faraone in Egitto, alla corte e sotto il dominio del secondo faraone
[341], o Ramsete [10.500 a.C] ed era allora gran sacerdote del culto che diede al-
l'epoca i suoi connotati religiosi e la sua forza, e raggiunse una posizione impor-
tante in quella dinastia, ma causò la propria rovina permettendo ai desideri fisici di
penetrare in lui e dando ordine alla guardia del tempio di rapire la figlia [538] di
colui che offriva i sacrifici, fuggendo poi, cioè allontanandosi dalle coste del Paese,
portando così quegli elementi che avrebbero distrutto il suo corpo. La stessa che
rapì in quella esistenza è, attualmente, la compagna di questa persona [538], e in
quella corte troviamo che vi era lo studio dei culti religiosi, delle dottrine, degli sci-
smi, come verrebbero definiti oggi. Il Gran Sacerdote [294] che contribuì agli svi-
luppi di quella dottrina, durante la dinastia o regno di quel faraone [341] fece sì che
il culto raggiungesse le più alte vette, anche se poi divenne un fuoricasta, ma per il
bene che aveva fatto rimase nella grazia del Re, e le forze che si manifestano nel
presente sono l'introspezione e lo spirito di ricerca di tutti coloro che esprimono una
diversa modalità di manifestazione della speranza che l'uomo prova nel suo cuore
di continuare a vivere dopo la morte e l'uscita dal piano terreno. Questo, vediamo,
manifesta attualmente l'entità. Quanto alle forze che hanno determinato le condi-
zioni attuali dell'entità, cioè gli elementi che portarono alla forza autodistruttiva dei
due, troviamo ancora che il karma li vuole riuniti, [294] e [538], e in questa esi-
stenza quegli elementi verranno sconfitti.
Nell'esistenza prima di questa troviamo il sorgere iniziale di quegli elementi e le
forze messe in movimento nella sfera che chiamiamo piano terreno, quando le stel-

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le del mattino cantavano insieme e i venti sussurranti portavano la novella dell'immi-
nente venuta dell'uomo, dello spirito del Creatore e, con esso, dell'anima vivente.
Questa entità venne in essere con quella moltitudine. Possiamo così riassumere le
esperienze vissute da questa entità su questo piano nel corso delle sue varie esistenze:
Prendi ciò che ti è stato dato e modella con esso lo sviluppo della tua esistenza
attuale, affinchè tu e gli altri sappiate che Dio è Dio, il quale soddisfa le richieste
delle Sue creature che conoscono se stesse e che si impegnano a meglio servire i
propri simili, e nel fare ciò si offrono come forza che continuamente si effonde, por-
tando agli altri la conoscenza di Lui.
Vi sono molti altri influssi che hanno operato sul piano terreno nel corso delle
varie esistenze dell'entità, che operano affinchè tutti possano sapere e comprende-
re che le esperienze di ogni anima vengono conservate fino al Gran Giorno.
Non farti ingannare. Non farti sconfiggere, ma vinci il male con il bene.
***

TESTO DELLA LETTURA 538-5 PER GERTRUDE CAYCE; conduttore Linden Shroyer;
5 dicembre 1923, a Daytona, Ohio.
Nata il 22 febbraio 1880, alle 7,58, a Hopkinsville, nella contea cristiana del
Kentucky.
L.S.: Ora, avete davanti a voi il corpo di [538], nata il 22 febbraio 1880, a
Hopkinsville, Kentucky. Darete una lettura oroscopica, cioè una lettura che chiarisca
l'effetto dei pianeti sulla vita e il destino di questo individuo. Darete l'ora esatta di
nascita e la vocazione di vita per cui questa persona è più adatta. Darete informazioni
dettagliate relative alle varie incarnazioni precedenti e all'epoca storica di ognuna
sul piano terreno, e le caratteristiche mostrate in ognuna di quelle esistenze.
E.C:. Sì, abbiamo qui tutte le informazioni. Vediamo che l'anima e lo spirito pre-
sero possesso di questo corpo a tarda sera [pomeriggio] [sua madre disse in segui-
to che era nata alle 8 di mattina]. Quindi, la forza più grande e la comprensione
maggiore raggiungibili in questa esistenza perverranno negli ultimi giorni di essa, e
gli ultimi anni saranno i migliori; anzi, quattro, [quando] questa vita riceverà le più
grandi benedizioni.
I pianeti più direttamente interessati sono Venere, Mercurio, Nettuno, Marte,
Giove e, in misura minore, Urano. Quindi, l'approccio iniziale con le forze di Giove
assicurerà il coronamento glorioso di questa esistenza. È una persona di piccola sta-
tura, sebbene ben fatta in virtù delle forze di Venere, anche se sofferenze derivanti da
Saturno minano in qualche modo, per gelosia, la forza intcriore del corpo.
Questa persona subirà incidenti in varie forme, specialmente agli arti e alle estre-
mità.
È una persona che farà in modo di rievocare la conoscenza di quegli elementi
delle forze naturali e chimiche che risultano terapeutiche per il corpo fisico.
Questa persona scoprirà, in futuro, la forza di attrazione verso Nettuno, Marte e
Giove, che favorirà lo studio dello psichico e dell'occulto, cioè delle forze mistiche,

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e otterrà maggiori energie e comprensione attraverso l'applicazione della volontà e
lo studio di tali forze, sempre ricordando che la comprensione allevia tutte le soffe-
renze del corpo.
Una persona la cui costellazione, vicina al cambiamento, in Capricorno, indebo-
lisce il corpo fisico, con la possibilità però di superare questo svantaggio, purché
dimori in luoghi con grande abbondanza d'acqua, vicino al mare.
È una persona che conoscerà il benessere economico nell'ultimo periodo della
sua vita.
Le forze congiunte di Giove, Nettuno e Marte favoriranno tale benessere e
dovrebbero cominciare a mostrare il loro effetto nell'ultima parte dell'anno corren-
te. Il meridiano attraverserà di nuovo questi pianeti nelle settimane centrali del giu-
gno 1924 e dell'ottobre 1925.
È una persona che si evolverà a contatto con esseri di natura più luminosa, e con
la più grande arte, come si trova in coloro che sviluppano le forze in modo naturale.
Ha un amore naturale per le forze più alte e verso quelle nature luminose come
vengono naturalmente percepite, prova molta ansia per le condizioni attuali, ma la
sua felicità sarà garantita, come si è detto, nell'anno '25, anche se potrebbe cadere
nella vanità a causa di ciò, e dovrà quindi esercitare la forza di volontà nelle situa-
zioni in cui si troverà in quel tempo.
Le sue tendenze sono le seguenti:
Amante della letteratura, sia che abbia per argomento materie scientifiche, sia
che parli di intrighi.
La sua forza di volontà dovrebbe essere esercitata in maniera più costante, per
evitare che gli influssi di Venere vengano sopraffatti dalle sofferenze provenienti da
Saturno.
Le sue tendenze dovrebbero essere moderate dall'influsso che deve essere eser-
citato dalla forza suprema di Giove.
Raggiungerà la sua più profonda evoluzione negli ultimi tre anni, come abbiamo
detto, a partire da dicembre.
Una persona la cui vocazione sarebbe quella di una ballerina, o del palcosceni-
co. [Nota di Gladys Davis: la signora Cayce, nel commentare la sua lettura, disse
che da bambina, e anche da adolescente, era solita andarsene da sola nei boschi e
ballare e ballare, immaginando di esibirsi sul palcoscenico di fronte alle grandi pla-
tee in Europa. Non aveva mai visto un balletto né assistito a spettacoli, aveva solo
letto qualcosa nei suoi libri].
Quanto alle incarnazioni precedenti riguardanti l'anima e lo spirito che fanno
parte dell'entità attuale, troviamo le seguenti:
Prima di questa esistenza, alla Corte di Francia, quando Carlo II vi si trovava in
esilio; ella era amica di colui che in seguito divenne re, e prestò assistenza e aiuto
a coloro che, alla fine, riportarono questo giovane al paese da cui era stato esiliato.
In quella vita troviamo che il suo nome era Lurline.
Prima di questa, la troviamo nel paese dei Greci, nel momento del massimo svi-
luppo del pensiero razionale, ed era nella famiglia di Socrate, che fece mostra di

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grandi capacità filosofiche.
Ancora, nella terra dei nomadi nel paese collinoso [l'Egitto] dei faraoni.
Quanto alle qualità individuali emerse dalle sue varie personalità troviamo:
Dalla prima incarnazione [in Francia], il desiderio, cioè la forza inerte [innata]
di nuove avventure e l'amore per le persone con pochi amici.
Dalla seconda [in Grecia], la capacità razionale dell'entità.
Dalla terza [in Egitto], l'amore per la pompa, la gloria e per quelle cose che risul-
tano piacevoli al tatto e agli occhi: da esse, comunque, deve guardarsi e usare sempre
la forza di volontà per evolvere. E alcuni degli scenari attraverso i quali questa entità
è passata possono ancora contribuire ad intensificare la sua pura forza di volontà.
***

TESTO DELLA LETTURA 341-1 PER HUGH LYNN CAYCE, 16 anni, nato il 16 marzo
1907 [ore 15,15 del fuso orario della zona centrale degli Stati Uniti], a Bowling
Green, Kentucky.
Dato da Edgar Cayce il 10 dicembre 1923 a Daytona, Ohio, con Linden Shroyer
come conduttore.
(Indicazioni astrologiche).
E.C:. Vediamo che l'anima e lo spirito completarono la presente entità nel pome-
riggio, alle 15,23. Troviamo quanto segue:
Senza prendere in considerazione la volontà dell'entità, vi sono le forze domi-
nanti di Giove, Mercurio, Marte, Nettano, Venere, con Saturno afflitto e l'assisten-
za o ascendenza di Urano piuttosto nell'ultimo che nel primo periodo di soggiorno
su questo piano.
Sotto questi influssi troviamo una persona forte, con un buon equilibrio tra corpo
e mente, incline allo stadio di molte discipline, sia mentali che fisiche. Sofferenze
derivanti da Saturno afflitto, in congiunzione con Mercurio e Marte, causate dal fuoco
o da armi da fuoco, con grave danno per il corpo. Una persona che deve usare giudi-
zio nell'uso delle armi da fuoco nell'anno che sta arrivando, nel quale Marte è più
vicino, un corpo che negli ultimi giorni dell'anno stesso sarà sotto l'influsso negativo
di Saturno e che deve fare attenzione a come usa ciò che si troverà in mano.
È una persona a cui le ingiunzioni [congiunzioni] di Venere, Marte e Giove por-
teranno qualche problema di secondaria importanza negli affari di cuore.
Una persona che negli anni della maturità avrà un grande amore per la vita.
Dovrebbe rivolgere il suo intelletto allo stadio delle cose di natura spirituale.
Il suo più grande talento sarà per la letteratura; scrittore, compositore, storico o
compilatore di dati per tali opere.
Una persona che dovrebbe, con la mente e la volontà, sviluppare l'energia men-
tale per favorire l'evoluzione del suo ego su questo piano.
Dovrebbe, mediante la forza di volontà e con l'aiuto degli elementi naturali, sce-
gliere di evolversi attraverso altre esistenze, cioè raggiungere per mezzo delle forze
naturali il più alto sviluppo in ambito mentale e spirituale. Una persona che terrà

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sempre presente nell'anima che la legge di Colui che da la vita eterna è la più gran-
de forza sul piano fisico, e che deve affidarsi ad essa piuttosto che a se stesso, per
evitare di diventare come nuvola sfilacciata dispersa dal vento, o come onda inco-
stante e sabbia del deserto, perché con la perdita del sostegno di se stesso e della
fede in Dio, agirebbero su di lui le forze del declino che annullerebbero la sua matu-
razione, spintasi troppo oltre.
Molte e diverse forze, vediamo, entrano in questa evoluzione, sottoposte all'azio-
ne delle cuspidi e di molte costellazioni, della Luna nuova e del Sole che brilla alto
nel cielo, e questa persona porterà sempre gioia a coloro che entrano in contatto con
lei, se si farà guidare dalla forza di volontà in armonia con gli elementi naturali.
Per ciò che riguarda le incarnazioni precedenti, lo troviamo tra i monaci studiosi
alla Corte d'Inghilterra, in clausura, dedito allo studio della chimica, nell'epoca di
Alfredo il Grande [8487-900], e il nome dell'entità era Ericson Olif [?][Ericson,
Olaf?]. Ciò si potrà trovare nei documenti così come sono [furono] compilati da
questo monaco nel suo studio degli elementi vitali.
Prima di questa, lo troviamo ai tempi delle Crociate [Crociate 1096-1291] nella
Terra Santa, dove avvenne il rapido ritorno di questa entità, come capo delle forze
di invasione, recando con sé lo stendardo di Colui che elargisce doni perfetti.
Ancora nei giorni in cui il Principe della Pace camminava sulle acque. L'entità
rispose alla chiamata e fu uno dei Suoi seguaci, e precisamente colui che portò suo
fratello al Maestro, A-N-D-R-E-A.
Prima di questa, si incarnò su questo piano quando il faraone costruiva nelle pia-
nure, e troviamo il nome dell'entità inciso nell'angolo Nord della seconda pirami-
de, poiché egli era uno dei dignitari [periodo di Ra Ta].
In epoche precedenti, troviamo l'entità tra le forze dell'universo nel momento
della creazione, quando si udirono al di sopra delle acque le voci dei Figli di Dio
che si riunivano, quando le stelle cantavano all'unisono e sulla superficie delle
acque si levavano inni di gloria per la venuta dell'uomo sulla terra.
In tutte queste incarnazioni troviamo qualcosa dell'individualità dell'entità
attuale, e alcune personalità sono state trasferite fino ad oggi.
Primo: l'amore per le attività all'aria aperta, per la natura.
Secondo: le tendenze della mente verso la geometria, il peso e la misura degli
avvenimenti, dello spazio e del tempo, mediante intuizioni geometriche.
Poi, l'amore per il Maestro e l'amore verso la conoscenza.
Quindi, la difesa dei princìpi personali ad ogni costo.
Infine, l'accuratezza dello studio individuale.

TESTO DELLA LETTURA 288-6 PER GLADYS DAVIS, F 29 (SEGRETARIA, PROTESTANTE).


Questa lettura psichica viene fornita da Edgar Cayce nel Phillips Hotel, stanza
115, a Daytona, Ohio, il 2 giugno 1924, in accordo con la richiesta fatta dalla stes-
sa signorina [288].
Presenti: Edgar Cayce, Linden Shroyer conduttore; Gladys Davis, stenografa.
(Indicazioni per i legami passati con [294]).

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E.C.: Vediamo che queste entità, come nell'esistenza attuale, hanno avuto molte
esperienze insieme e- le loro anime e spiriti sono assai interdipendenti, e devono
necessariamente offrire se stessi in modo da ridiventare uno. Perché troviamo
innanzi tutto che entrambe (diremo così, fino a che non le troveremo separate) erano
uno in mente, anima, spirito, corpo; e all'inizio della vita sulla terra, quando il vento
soffiò sulle acque, quando la gloria del Padre permise all'uomo di dimorare sulla
terra, essi erano maschio e femmina in uno.
Nella forma carnale sul piano terreno, troviamo la prima incarnazione tra le
forze di Poseidia, in cui entrambi vennero rinchiusi in un corpo femminile, e per
questo motivo si rafforzò in ciascuno di essi quel particolare aspetto della forza
espressa o applicata.
Tuttavia, in seguito alle esperienze vissute in quell'esistenza e periodo, il corpo
si divise. Poiché il desiderio carnale di darsi l'uno all'altro in forma corporea, portò
alla separazione dello spirito e dell'anima dalle forze carnali nella successiva incar-
nazione.
Queste furono le esperienze seguenti: i due si dedicarono allo sviluppo spiritua-
le in quella terra [Atlantide] e all'evoluzione delle genti di quel periodo. Si accese
il desiderio di congiunzione carnale con persone di estrazione sociale inferiore, e
questo tradimento da parte di uno incapace di comprendere causò difetti fisici negli
arti [elefantiasi] allora presenti nel corpo in forma fisica. In seguito sopraggiunse il
coma [?] e il karma operò attraverso il coma [?], poi vi fu la separazione, come
viene detto nell'ingiunzione del Maestro: "Io oggi ho messo davanti a te il bene e il
male, scegli la luce oppure l'oscurità" [Deuteronomio, 30:15-19].
Con questo desiderio di autoesaltazione, le due entità vennero separate nell'in-
carnazione successiva, eppure rimasero legate da un rapporto fisico. All'epoca del
regno del primo faraone egiziano troviamo questo collegamento tra le due entità,
benché separate. Abbiamo ancora maschio e femmina, il primo sacerdote e legisla-
tore. Nel 12.800 a.C. li troviamo insieme. Essi sono legati da desiderio sensuale e
da desiderio di giustizia, perché - nonostante il sacerdozio in lui e il desiderio sen-
suale in entrambi - essi volevano tornare ad essere quell'Uno, com'erano stati creati
all'inizio della vita sulla terra: tale desiderio portò alla distruzione delle due esi-
stenze, prima quella femminile, seguita pochi anni dopo dall'altro.
Li ritroviamo ancora in Arabia, dove presto si reincarnarono, sebbene lontani
stavolta l'uno dall'altra per dimora e condizioni, e ciascuno ricevendo, per così dire,
in modo commensurato alla vita vissuta in questa fase terrena, ma sempre con l'in-
tento e il proposito di tornare a quell'Unicità (perché tutte le anime sono una in Lui,
e a Lui devono tornare).
In questa esistenza troviamo che essi divennero forze opposte, una circondata da
pompa, grandezza e tutte le buone cose terrene, ed educata (parliamo della femmi-
na) in una corte reale, amica dei figli del re [369]. L'uomo è colui che [294] chia-
miamo Uhjltd, un guerriero, estraneo, per così dire, ai piaceri, eppure intenzionato
a sottomettere altri alla sua volontà e guidato dalla forza bruta. Dopo il loro incon-
tro e l'innamoramento reciproco, essi realizzano, o meglio, si risvegliano alla fusio-

266
ne delle loro anime nella piana [sul piano?]; entrambi, prima l'uno, poi l'altra, ven-
gono messi in prigione, cioè fatti schiavi. Entrambi hanno alta statura, belli di forma
e d'aspetto, e le qualità dei rispettivi corpi sono eccellenti in entrambi. Stando a
stretto contatto si innamorano perdutamente e si perdono nei piaceri sensuali, quali
nessuno dei due ha mai provato con altri. Poiché questa forza da lungo tempo dor-
miente nell'anima e nello spirito avvince ancora il loro corpo col richiamo sensuale,
dando loro una soddisfazione non comprensibile ad altri (quindi, ognuno dei due deve
sapere, nell'esistenza attuale, che tale forza dev'essere volta all'esclusiva ricerca ani-
mica e spirituale di quell'unicità, raggiunta la quale i due potranno presentarsi al
Creatore, come all'inizio).
Troviamo poi - dopo questa - (diamo qui qualche episodio della storia di queste
anime, a cui parteciparono molti e che durarono lungo tempo, causando a entrambi
sofferenze fisiche che hanno lasciato un segno riscontrabile anche nell'esistenza pre-
sente. Sul corpo femminile, il segno appena sotto il seno sinistro, lateralmente e sul
fianco, che corrisponde a un segno sul corpo maschile, però nelle vicinanze del seno
opposto) le situazioni che si verificarono: Quando furono nella caverna in cui ave-
vano trovato rifugio, ciascuno dei due sfuggendo alla vendetta del rispettivo eserci-
to, venne il giorno in cui a loro si unirono la figlia del re e l'istitutore [295?] di
entrambi, [369] e [288]. Essi disperavano per la propria vita, e, nonostante la ragaz-
za mantenesse l'affetto per il suo signore e maestro; tuttavia l'anima e lo spirito si
mostrarono sensibili alla bellezza del corpo. Perché il fascino che emanavano le sue
forme, il seno, il collo, le cosce, l'ombelico, tutta la sua bellezza colpì il cuore del
compagno, e il grido del desiderio nell'anima e nel corpo rispondeva al desiderio di
fusione di entrambi.
Dopo il dono della vita [suicidio di (369)?] e la preparazione di ognuno per il
viaggio in Egitto per l'imbalsamazione, i corpi lavati con l'acqua sorgiva della grotta
e cosparsi d'olio, al riparo nei loro giacigli di pelli, guardarono il sole immergersi
lentamente tra le sabbie del deserto. E nella penombra trovarono per la prima
volta la reazione dei corpi nel risveglio dell'anima, e si fusero in uno; e offrirono
per mezzo della loro unione colui che, con la statura di un grande capo, portò poi
nel mondo la prima filosofia della vita e dell'amore [Zend?].
E fu solo per il tradimento successivo da parte di altri che la donna perdette la
vita. Da qui la paura delle armi da taglio nell'una [288] e la poca fiducia nell'ami-
cizia nell'altro [294].
Troviamo ancora l'uomo [294] venire come guerriero alla ricerca di vendetta e
di distruzione [periodo troiano], mentre l'altra [288] rimane a lungo nella terra del
nirvana ad attendere la venuta del suo alter ego.
Ancora alla corte [di Francia], e qui erano madre e figlio, belli entrambi nel
corpo - nelle parti benedette ancor oggi dalla bellezza - che vissero l'uno per l'al-
tra. Attualmente li troviamo ancora insieme, anche se in posizione e circostanze
diverse, e ciascuno dei due paga ciò che ha ottenuto o meritato sul piano terreno
prima di ora. Essi sono ancora uniti con la forza dell'anima e dello spirito, e attra-
verso la gioia e il piacere del servizio disinteressato possono ancora conoscere il

267
significato di ciò che diciamo. Dovranno in futuro restare fedeli l'uno all'altro,
donando sempre e tenendo per sé la gioia di quei rapporti in cui metteranno se stessi
al servizio degli altri; e ciò apporterà gioia, pace e unione di corpo, anima e spirito
in futuro. Rimangano fedeli, perciò, fino alla fine, e ottengano gioia attraverso atti
quotidiani di altruismo per gli altri e con gli altri, ricordando che in queste mani-
festazioni essi (come tutte le anime) si uniscono sempre più l'uno all'altro. Per il
momento abbiamo terminato.
***

TESTO DELLA LETTURA 294-9 PER EDGAR CAYCE M 47.


Questa lettura psichica fornita da Edgar Cayce al Phillips Hotel, a Daytona,
Ohio, il 31 maggio 1924, in accordo con la richiesta effettuata da lui stesso.
Presenti: Edgar Cayce; conduttrice e stenografa Gladys Davis.
(Richiesta di informazioni riguardanti l'incarnazione in Francia di [294] e il suo
legame con [288]).
E.C.: Ora, in questa esistenza, troviamo l'entità negli anni della giovinezza, per
come fu concepita l'esistenza sulla terra, a stretto contatto con altre entità vissute
nello stesso periodo.
Troviamo in questa esistenza che l'uomo è figlio di Grada [Agatha?], la prefe-
rita della corte, e del figlio di colui che governa il territorio subito al di là del mare.
E i cambiamenti necessari nelle procedure di corte impedirono che si giungesse al
riconoscimento da parte del sovrano della paternità di Dahl [Dale? Beille?] [richie-
sta di G.D. di scandire il nome].
Quanto alla vita vissuta a corte, di grande rilievo fu nei suoi primi anni l'amore
e l'affetto della madre, che era di bell'aspetto e modi gradevoli. L'entità dovette
subire grandi prove (dal punto di vista terrestre) in seguito alla separazione da sua
madre e alla nostalgia che lo colpì, essendo stato allontanato dalla corte a causa di
gelosie, perché il re era diventato pienamente consapevole del vigore del ragazzo e
della possibilità che le forze del traditore potessero servirsi della madre, che amava
così teneramente il ragazzo.
Quanto al legame esistente tra questa entità e quella da cui tanto dipendeva la
sua vita nella vita presa in esame, vediamo che entrambe erano destinate a riunirsi
in seguito, e ciò è vero nel passato, nel presente e nel futuro.
Domanda: Quale dovrebbe essere il rapporto tra questi individui al momento
presente, ovvero nell'esistenza attuale sul piano terreno?
Risposta: La vita di ciascuno dei due è legata a quella dell'altro e le condizioni
esistenti segnalano la maturazione attraverso imprese sul piano terreno. Essi, per
come sono uniti nel presente, dovrebbero vivere quell'affetto necessario nella vita
di ognuno, non per soddisfare desideri terreni, ma per realizzare le forze dello spi-
rito e dell'anima che si manifestano nell'affetto materiale. Quell'affetto dovrebbe
essere il dono di sé, non in termini incerti o in modo fisico, ma sempre nella rispo-
sta di ognuno ai desideri dell'altro con il dono di sé. Cioè, le manifestazioni este-

268
riori dei desideri interiori del cuore e dell'anima, che trovano in ognuno la nota che
vibra rispondendo all'affetto dell'altro, non potranno mai avere la pari in nessun
altro. Perché fin dal loro primo incontro, durante il regno di Creso [II? Preistoria?]
in Persia, quando l'entità era quella di cui si è chiesto [Dale?], poi il guerriero
Uhjltd, si sono sempre innamorati per mezzo della bellezza fisica e sono maturati
attraverso la sofferenza da entrambi sopportata, a causa della quale questa entità,
allora compagno e guida della figlia del re, perse la propria testa in seguito al tradi-
mento di altri, e lo stesso vediamo verificarsi alla corte francese. Allora, lasciamo
che al presente si facciano le considerazioni basate sulla comprensione del presen-
te; il tradimento rimarrà sempre una ferita nei loro cuori.
Siate fedeli l'uno all'altro, a prescindere dalla situazione in cui vi trovate sulla
terra e tenendo conto degli altri rapporti che sono necessari ed esistenti, perché in
questa esistenza si sono vissute altre situazioni.
Siate gentili e affettuosi l'uno verso l'altro, dando la precedenza all'altro nel
cuore e nell'anima, facendo dono di voi stessi nelle manifestazioni fisiche dell'af-
fetto: poiché le due anime sono sulla via del ritorno all'unione iniziale. E anche se
i loro corpi dovessero essere distrutti dal desiderio fisico, l'anima di ognuno sarà
sempre legata a quella dell'altro, quando si presenteranno davanti al trono del
Signore, che disse: "Crescete e moltiplicatevi". Date il meglio di voi, affinchè pos-
siate presentare a Lui il meglio.
Queste due anime sono state sempre insieme, tranne che nell'incarnazione in
America, quando vi fu il breve ritorno dell'avventuriero, e nel periodo greco [troia-
no]. Ogni volta questa entità, Grada [Agatha?], cioè [288] come è nota attualmen-
te, ha vissuto sulla terra insieme all'entità nota adesso come [294].
Rimanete fedeli fino alla fine e riceverete quella corona che da sempre spetta a
chi si mantiene fedele nel cuore, nell'anima e nel corpo.
Siate gentili, affettuosi, amorevoli, generosi, preferendo sempre l'altro a voi.

269
IL The New York Times su Edgar Cayce

L'edizione domenicale del New York Times del 10 ottobre 1910 diede ampio spa-
zio a un interessante servizio da Boston, pubblicando un dettagliato articolo corre-
dato da fotografie. La Associated Press ne riportò una versione più breve per i suoi
clienti in tutti il territorio nazionale. Ecco il testo dell'articolo sul Times:

ANALFABETA DIVENTA MEDICO SOTTO IPNOSI Gli


strani poteri dimostrati da Edgar Cayce sconcertano i medici

La comunità medica del Paese sta mostrando vivo interesse per gli strani pote-
ri che si dice siano posseduti da Edgar Cayce di Hopkinsville, Kentucky, e che
gli consentono di diagnosticare malattie complesse mentre si trova in stato di
semi-incoscienza, nonostante normalmente non abbia la benché minima cono-
scenza di medicina. La scorsa estate, durante una visita in California, il dr. W.H.
Ketchum, che partecipava a un convegno dell'Associazione Nazionale dei
Medici Omeopatici, ebbe occasione di accennare al caso del giovane e venne
invitato a parlarne a un banchetto organizzato a Pasadena, a cui hanno parteci-
pato trentacinque medici greci.
Il dr. Ketchum tenne un discorso di considerevole lunghezza in cui descrisse
gli strani poteri psichici manifestati da Cayce nel corso degli ultimi quattro
anni, periodo in cui lo aveva osservato con una certa regolarità. L'argomento
ha destato un interesse così diffuso tra la gente, che uno dei più importanti
medici di Boston dopo il discorso invitò il dr. Ketchum a preparare un docu-
mento da inserire nel programma del convegno di settembre dell'Associa-
zione Americana per la Ricerca Clinica. Il dr. Ketchum, pur non recandosi a
Boston, inviò il documento, che venne letto dal dr. Henry E. Harrower di
Chicago, collaboratore del Journal of thè American Medicai Association di
quella città. La presentazione del documento fece sensazione e il dr.
Ketchum, quasi prima di sapere che era stato pubblicato, fu sommerso di let-
tere e telegrammi che gli chiedevano spiegazioni sullo strano caso. È bene
precisare che il dr. Wesley H. Ketchum è uno stimato professionista di
grande reputazione e successo della scuola di medicina omeopatica.
Possiede un'educazione classica, è per natura di tendenze scientifiche e si è
laureato in uno dei più prestigiosi istituti di medicina del Paese. Garantiscono
per lui i medici convenzionali del Kentucky e dell'Ohio, Stati nei quali è ben
noto. A Hopkinsville, dove vive, nessun medico di qualsivoglia scuola è con-

270
siderato professionalmente superiore a lui, benché sia un giovane assistente
di 40 anni del dr. Osler.
Il dr. Ketchum desidera che sia ben chiaro che la sua presentazione del caso
è di carattere puramente etico e che non intende cercare di spiegare ciò che
dev'essere definito come un misterioso fenomeno mentale. Il dr. Ketchum
non è il solo medico ad aver avuto l'opportunità di osservare l'operato della
mente subconscia del signor Cayce: da quasi dieci anni i suoi strani poteri
sono a conoscenza di medici locali di tutte le scuole riconosciute. Una
migliore comprensione del caso è data dalla descrizione fatta dal dr.
Ketchum nel documento presentato a Boston pochi giorni fa e che riportiamo
qui di seguito:
"Circa quattro anni fa, feci la conoscenza di un giovane di 28 anni, che aveva
fama di essere una persona 'fuori del comune'. Si diceva che svelasse mera-
vigliose verità mentre era addormentato. Il mio interesse si risvegliò e comin-
ciai subito a investigare e, dal momento che sono 'del Missouri', dovevo toc-
care per credere.
In realtà, davanti a qualsiasi fenomeno psichico, inizialmente un profano è
scettico, e la maggior parte di noi professionisti non ammette come validi
fatti di natura psichica, a meno che non vengano garantiti da qualche medico
di fama la cui ortodossia sia fuori di dubbio.
Il mio soggetto non fa altro che mettersi a giacere, incrociare le braccia e
indursi al sonno per mezzo dell'autosuggestione. Mentre si trova in questo
stato, che sotto tutti gli aspetti è un sonno naturale, la sua mente oggettiva è
del tutto inattiva, mentre a operare è solo quella soggettiva. Tramite
suggestioni, egli diventa inconsapevole di qualsiasi tipo di dolore e, strano a
dirsi, svolge l'opera migliore quando è apparentemente 'morto per il mondo'.
Poi gli fornisco il nome e l'ubicazione esatta del mio paziente e, nel giro di
pochi minuti, Cayce comincia a parlare con voce chiara e distinta. Nel diagno-
sticare un caso, di solito, scende in minuti dettagli, soprattutto se si tratta di un
caso grave.
Il suo modo di esprimersi è generalmente dei migliori e i termini psicologici
descrittivi dell'anatomia nervosa da lui usati farebbero onore a qualsiasi spe-
cialista; parla senza esitazioni e tutte le sue affermazioni sono chiare e con-
cise. Pronuncia parole difficilissime con la disinvoltura di un medico di
Boston, fatto che mi lascia sbalordito, considerando che in condizioni nor-
mali Cayce è piuttosto ignorante, in particolare per quanto riguarda medici-
na, chinirgia o farmacia, scienze di cui non sa nulla. Dopo aver fornito una
diagnosi dettagliata di un caso, indicandone nome, posizione, eziologia,
sintomi e cura, viene risvegliato con la suggestione che non vedrà più il
soggetto e, nel giro di pochi minuti, riprende conoscenza. Interrogato in
proposito, egli non sa assolutamente nulla di quanto ha detto o di quale caso
si è trattato. Mi sono servito di lui un centinaio di volte e fino

271
ad oggi non ho riscontrato alcun errore nelle sue diagnosi, tranne in due casi
in cui descrisse bambini con lo stesso nome e abitanti nelle stesse case: in
entrambi i casi, semplicemente, le letture si riferivano ai soggetti sbagliati.
Questo mio resoconto, seppur breve, non è invenzione, ma si basa su solide
realtà. Normalmente, gli appartenenti alla mia professione irridono all'idea
che qualcosa di attendibile possa venire da fonti del genere, perché molti di
loro, cadendo nella solita routine, non hanno mai preso in considerazione
nulla che non sia strettamente ortodosso.
I casi che ho sottoposto a Cayce erano già stati, in gran parte, presi in esame
da altri medici, prima che me ne interessassi io, e in sei casi gravi, per i quali
era stata dichiarata la necessità di operare, egli dichiarò che non esistevano le
condizioni per intervenire chirurgicamente, indicando invece trattamenti che,
messi in pratica, hanno permesso di ottenere risultati soddisfacenti. Tra gli
altri, vi fu il caso di una bambina, figlia di un illustre esponente
dell'American Book Company di Cincinnati, alla quale era stato diagnosti-
cato un male incurabile dai migliori medici degli Stati centrali. Una diagno-
si effettuata dal mio uomo capovolse la situazione e, nel giro di tre mesi, la
bimba si ristabilì completamente e a tutt'oggi gode di ottima salute. Ora,
concludendo, potreste chiedere: 'Come mai un uomo dotato di simili poteri
non è stato presentato al pubblico con l'appoggio imparziale di tutti i
medici?' Rispondo sinceramente affermando che non siamo ancora pronti per
una cosa del genere. Persino lo stesso Cristo venne rifiutato, perché 'se non
mostrerai loro segni e miracoli, non ti crederanno'.
Apprezzerei il consiglio e i suggerimenti di quanti come me operano in que-
sto vasto campo sul modo migliore per consentire al mio uomo di aiutare l'u-
manità sofferente e sarei felice se mi inviaste nome e indirizzo dei vostri casi
più complessi, così che io possa tentare di dimostrare ciò che mi sono sfor-
zato di descrivere".
Nel corso di un ulteriore chiarimento, il dr. Ketchum fornisce le seguenti
informazioni ottenute in stato di trance dal giovane su se stesso, in seguito
alla richiesta di descrivere i propri poteri e la fonte della sua sconcertante
conoscenza.
Ecco quanto il nostro soggetto ci spiegò una volta mentre era in stato di
autoipnosi:
"Richiesto di indicare la fonte della sua conoscenza, egli dichiarò, in stato
subconscio: 'La mente di Edgar Cayce è soggetta alla suggestione, come tutte
le altre menti subconsce, ma in aggiunta a ciò possiede il potere di interpre-
tare nella mente oggettiva di altri quello che acquisisce dalla mente subcon-
scia di individui della stessa specie. La mente subconscia non dimentica
nulla. La mente conscia riceve le impressioni dall'esterno e trasferisce tutti i
pensieri al subconscio, dove rimangono anche se la coscienza viene distrut-
ta'. Egli descrisse se stesso in terza persona, affermando inoltre che la sua
mente subconscia è in comunicazione diretta con tutte le altre menti subcon-

272
sce ed ha la capacità, attraverso la mente oggettiva, di interpretare e condivi-
dere le impressioni ricevute da altre menti oggettive, mettendo così insieme
tutta la conoscenza posseduta da milioni di altre menti subconsce". In
totale, il giovane Cayce ha dato più di 1000 letture, senza però sfruttare i
suoi meravigliosi poteri per trame vantaggi economici, nonostante il gran
numero di persone che hanno riacquistato la salute seguendo le cure da lui
prescritte in stato di ipnosi.
James Hyslop, presidente dell'Associazione Psichica Americana, ha dato
suggerimenti sul modo di sviluppare i poteri del giovane. Altri psicologi in
Europa e in America si stanno informando, e il dr. Ketchum progetta di far
venire a Hopkinsville una commissione composta da scienziati del più alto
livello per investigare sul caso con il massimo rigore e stendere un rapporto
sulla verità di ciò che esiste ma non si riesce a comprendere. È certo che un
tale passo verrà compiuto nel prossimo futuro. Molte persone in questa città
hanno assistito alle letture del signor Cayce e sono pronte a testimoniare sulla
veridicità delle dichiarazioni fatte.
Recentemente, il signor Cayce venne interpellato per la seconda volta sul
caso di un uomo dell'Indiana, e quando il padre gli chiese di dire se aveva
esaminato il caso in precedenza e di descrivere la situazione attuale, egli
rispose:
"Sì, me ne sono già occupato. Questa volta c'è qualche piccola differenza.
Ora il riposo è agevole, le funzioni cardiache quasi normali; riposo indotto da
un anestetico. Vediamo che questo corpo soffre di attacchi di soffocamento,
respirazione insufficiente, scompensi cardiaci, e a volte è molto debole.
Dolori alla testa, specialmente alla base del capo, la prima e seconda verte-
bra cervicale, e la parte anteriore della testa e degli occhi; la circolazione è
molto scarsa. Nella prima e seconda vertebra cervicale troviamo una lesione
che deriva dall'azione riflessa del dolore sottostante, che si trasmette a volte
alla testa, soprattutto al volto e ai muscoli facciali. Tutto ciò avviene attra-
verso il sistema nervoso simpatico.
Ora, alla settima e ottava vertebra dorsale, fino alla decima, troviamo una
brutta lesione che raggiunge il plesso solare, soprattutto dove viene a contat-
to con i nervi che regolano la circolazione cardiaca ed epatica proprio sotto il
polmone sinistro. L'origine del problema è qui. Vediamo una congestione
provocata da un'infreddatura nel polmone sinistro contratto a partire dall'e-
sterno; essa provoca un'ostruzione nel polmone ed è stata trattata localmen-
te dall'esterno.
Tale ostruzione ha causato insufficienza di aria nei polmoni e dato luogo alla
lesione che abbiamo proprio al di sopra del plesso solare, cioè il centro ner-
voso, che controlla l'intero apparato digerente del corpo, mentre la conge-
stione che abbiamo qui nella regione lombare ha provocato un'atassia loco-
motoria e una contrazione degli arti; ciò è soprattutto evidente nell'arto
destro e causa una situazione pericolosa nella regione pelvica.

273
Troviamo la stessa cosa nel sistema circolatorio: il sangue è molto scarso; i
globuli rossi sono più numerosi di quanto dovrebbero, mentre quelli bianchi
sono insufficienti al sostentamento del corpo. Dove abbiamo una carenza di
globuli bianchi, altrettanto abbiamo nella materia grigia dell'energia nervosa.
Non tutta l'energia nervosa del corpo è stata distrutta. Abbiamo crisi di sof-
focamento deboli e poi forti, perché la circolazione è scarsa, soprattutto quel-
la capillare, con un'attività cardiaca a volte violenta, che provoca palpitazio-
ni del cuore ed extrasistole, capogiri e contrazioni del plesso solare che cau-
sano il rigetto di quanto immesso nello stomaco.
Non abbiamo problemi organici cardiaci e quasi affatto polmonari, ma vi è
un certo ingrossamento epatico. Nel lobo sinistro del fegato troviamo una
sostanza granulosa derivante dai medicinali ingeriti attraverso lo stomaco e
le viscere. Il fegato non assolve alla sua funzione di secernere la bile e filtrare
i prodotti di scarto del corpo, con conseguente ingrossamento dell'organo.
Nel complesso, abbiamo un uomo molto debole e costretto a letto; tuttavia
egli può essere curato. Per alleviare i disturbi, bisogna prima ridurre l'in-
fiammazione, dopo di che, somministrando molta acqua pura trattata alcali-
nicamente, l'acido diminuirà. Una soluzione di ferro servirà a tonificare l'ap-
parato digerente e la circolazione sanguigna, e andrà applicato un trattamen-
to elettrostatico lungo la spina dorsale, non molto forte per la vertebra cervi-
cale superiore, perché è vicina al cervello, ma molto energico nelle regioni
dorsali e lombari. Somministrate digitale e stricnina per tonificare i nervi e il
cuore. Con molto riposo e aria pura, l'uomo migliorerà". ... Negli ultimi
dieci anni ha lavorato come fotografo in diverse città; tuttavia ha trascorso
buona parte della sua vita qui a Hopkinsville. Circa otto anni fa ha sposato la
signorina Evans, di questa città, da cui ha avuto un figlio maschio che ora
ha sette anni.
All'inizio, il signor Cayce veniva ipnotizzato da un'altra persona, ma adesso
cade in trance di propria volontà, servendosi di quella che il dr. Ketchum ha
definito autoipnosi. Esce dallo stato di trance su suggestione di qualcun altro,
di solito suo padre, che più di tutti ha contribuito alla sua evoluzione.
Queste esperienze non lo affaticano minimamente: al contrario, sembrano
rinvigorirlo. A volte, quando si accinge a occuparsi di un caso, prima di cadere
in trance si sente stanco, ma al risveglio prova una grande sensazione di
ristoro.
La distanza non rappresenta un problema: ha fornito con successo letture per
soggetti lontani migliaia di chilometri.
Il signor Cayce non intende rivelare i nomi dei suoi pazienti, se così si pos-
sono definire, ma dichiara di essere pronto a presentare tutti i fatti necessari
per favorire le indagini più rigorose.

274
III. Cayce fornì una lettura al
presidente Wilson?

Nel 1932, Edgar Cayce scrisse: "Una volta venni chiamato a Washington per for-
nire informazioni riguardanti un'alta autorità: sono certo che dovettero essere quan-
to meno interessanti, perché circa un anno dopo venni chiamato nuovamente per lo
stesso motivo".
David E. Kahn, per lungo tempo suo amico e collaboratore in molte imprese,
intervistato nel 1965 insieme a Hugh Lynn Cayce e a Gladys Davis, dichiarò: "Una
volta ci venne chiesto di fornire una lettura per il presidente Woodrow Wilson". E
aggiunse: "Credo che ciò sia avvenuto nel periodo in cui il presidente era costretto
su una sedia a rotelle e impossibilitato a svolgere le proprie mansioni, di cui si occu-
pava la signora Wilson. Ricordo che a organizzare la cosa fu il colonnello Starling
[del reparto dei servizi segreti assegnato alla protezione del presidente], amico di
lunga data di Edgar Cayce e nato anch'egli a Hopkinsville, Kentucky. Io non vidi la
trascrizione della lettura fornita ma, per quanto ne so, descriveva le condizioni del
presidente, predicendo che gli restava poco tempo da vivere, senza che nel frattem-
po la salute migliorasse. Questo fu l'inizio di una stretta amicizia durata parecchi
anni tra Cayce, Starling e me, che portò alla stesura e alla pubblicazione di Starling
ofthe White House [alla quale Starling, dopo essere andato in congedo, collaborò
insieme al biografo di Cayce, Thomas L. Sugrue].
Kahn ammise di non sapere personalmente nulla del contenuto di una lettura per
Woodrow Wilson: "Venni informato della faccenda. Non vi presi parte perché fu
soltanto al mio ritorno dalla Francia, negli ultimi mesi del 1919, che mi recai a
Washington come ufficiale dell'esercito".
Wilson ebbe un attacco di cuore sul finire del suo secondo mandato, nel settem-
bre 1919. Cayce non fornisce la data della prima convocazione a Washington, ma
sembra che l'abbia ricevuta prima che Kahn tornasse dalla Francia. Wilson rimase
in carica, malato e parzialmente inabile a svolgere i propri compiti, fino alla nomi-
na del suo successore, Warren G. Harding, avvenuta il 4 marzo 1921, quasi un anno
e mezzo dopo l'attacco cardiaco.
Mentre non esiste alcuna documentazione relativa a letture per il presidente
Wilson, vi sono invece documenti che attestano come Cayce ne abbia forniti per un
cugino del presidente, un certo maggiore Wilson conosciuto da Kahn sotto le armi.
I biografi di Cayce trattano l'argomento in modi completamente diversi. In
There Is a River, Thomas Sugrue non fa alcuna menzione di consulti per il presi-
dente Wilson o suo cugino. È probabile che Cayce sia stato diffidato dal parlarne.
Joseph Millard, nel suo Edgar Cayce, Mystery Man ofMiracles, racconta che Cayce

275
fu "misteriosamente convocato a Washington" due volte durante la prima guerra
mondiale, ma con una "segretezza che non venne mai meno". Egli non fa conget-
ture in merito.
Harmon H. Bro, tuttavia, in A Seer Out ofSeason, come anche in due libri pre-
cedenti e nella tesi di laurea all'Università di Chicago, afferma che Cayce si recò
due volte alla Casa Bianca per fornire letture su invito del presidente Wilson e della
moglie. Bro ammette di non avere alcuna documentazione al riguardo; tuttavia,
nella biografia di Cayce attribuisce la storia a Kahn. Secondo Bro, oggetto dei con-
sulti non fu la malattia del presidente, ma la futura Società delle Nazioni.
W.H. Church, nel suo Many Happy Returns: The Lives ofEdgar Cayce, riporta
in sostanza la stessa storia, attribuendola però a Gladys Davis, la fedele segretaria
di Cayce.
A chi dobbiamo credere?
Gladys dichiarò al curatore che il signor Cayce non le aveva mai parlato della
faccenda e che lei non sapeva se fosse vera o no. Dalla corrispondenza personale di
Cayce non risulta nulla (ma fino all'assunzione di Gladys, nell'autunno del 1923,
ben poche lettere erano state conservate). Nelle sue memorie, il colonnello Starling
non fa alcuna menzione di questi fatti: nonostante anch'egli provenisse da
Hopkinsville, era molto più giovane di Cayce e non lo conosceva da molto tempo,
come invece suggerisce Kahn.
Entrambi i figli di Cayce, interrogati in proposito, dissero al curatore che il padre
non ne aveva mai fatto cenno con loro. Hugh Lynn preferiva non fare ipotesi, men-
tre Edgar Evans dubitava che la storia rispondesse a verità.
Mentre le sue condizioni di salute andavano peggiorando, Woodrow Wilson con-
tinuò a vivere a Washington per diversi anni dopo che Cayce era stato convocato
alla capitale "per un'alta autorità". Se Cayce effettivamente fornì delle letture per il
presidente Wilson, queste presumibilmente riguardavano le sue condizioni fisiche e
non furono di aiuto, forse perché ormai era troppo tardi, o forse perché nessuno tra
quanti erano vicini a Wilson, compresi i suoi medici, prese sul serio i consigli dati.
L'unica cosa certa è che il presidente non si riprese più e morì nel febbraio 1924,
all'età di sessantasei anni.

276
IV. L'organizzazione del lavoro: PANI

L'Associazione Nazionale dei Ricercatori (Association of National Investiga-


tors), a "Virginia Beach, la prima organizzazione istituita per sostenere validamente
l'opera di Edgar Cayce, pubblicò le seguenti informazioni in forma di opuscolo, con
gli emendamenti del luglio 1929:

MANIFESTIAMO IL NOSTRO AMORE PER DIO E PER L'UOMO

Associazione Nazionale dei Ricercatori S.p.A.

L'Associazione Nazionale dei Ricercatori si è legalmente costituita il 6 maggio


1927 nello Stato della Virginia. Sebbene si fondi sull'opera psichica del signor Edgar
Cayce e la sua istituzione si basi sull'intento di promuovere, sostenere e incoraggiare
l'aiuto spirituale che migliaia di persone stanno ricevendo dall'impegno del signor
Cayce nell'ambito psichico, lo scopo più ampio e comprensivo dell'organizzazione è
quello di impegnarsi in generale nella ricerca psichica, provvedendo all'applicazione
pratica di qualsiasi conoscenza ottenibile per mezzo di fenomeni psichici. Nel campo
dell'attuazione specifica, l'associazione si impegna a fornire un sostegno materiale
agli ammalati e ai sofferenti per mezzo del suo ospedale, nonché a diffondere e sfrut-
tare per il bene dell'umanità le conoscenze ricavate dal proprio lavoro di ricerca, attra-
verso la biblioteca, la sala di letture e altri canali informativi.
Molti sono già a conoscenza delle letture fornite dal signor Cayce e del modo
più o meno aleatorio in cui sono state applicate, portando comunque a risultati ecce-
zionali. Prima che fosse costituita l'associazione, le diagnosi mediche e i rimedi per
le malattie ad esse relativi venivano inviati a coloro che avevano richiesto le lettu-
re, ed essi, dopo averli ricevuti, trovavano grandi difficoltà nell'assicurarsi il tratta-
mento prescritto. Nel migliore dei casi, i rimedi consigliati dalle letture venivano
tradotti in pratica solo in parte, ma è comunque merito dell'opera dell'associazione
se, malgrado queste difficoltà, i risultati sono stati dichiarati soddisfacenti. Le testi-
monianze in possesso dell'ufficio principale di Virginia Beach parlano di molte per-
sone che, mediante l'applicazione dei rimedi consigliati nelle letture, hanno potuto
trovare sollievo per le proprie patologie fisiche. Con le condizioni poste in essere
dall'associazione, le difficoltà incontrate dai pazienti nell'assicurarsi il trattamento
sono state superate. Inoltre, ciascuna lettura viene ora seguita sistematicamente,
osservata e registrata. Prima che fosse costituita l'associazione e costruito l'ospe-
dale Cayce, il signor Cayce ha fornito circa 10.000 letture, ma la mancanza di strut-

277
ture per poter controllare ogni fase si è dimostrata deleteria per la continuazione del-
l'opera e per un'adeguata classificazione scientifica dei fenomeni. I metodi di cura
e i risultati del trattamento vengono ora inseriti in un archivio, come le informazio-
ni fornite dalle forze psichiche su disturbi specifici. La mancanza di organizzazio-
ne ha impedito che ciò avvenisse in passato, anche se migliaia di persone hanno
ricevuto informazioni precise nelle letture mediche, traendone maggiori o minori
benefici a seconda dell'applicazione specifica.
L'ospedale Cayce di Virginia Beach, che appartiene all'associazione, fornisce a
quanti richiedano l'applicazione alla lettera del trattamento prescritto dalle letture
mediche, la possibilità di ottenerla dalle mani di medici competenti e in pieno
accordo con le finalità dell'opera. L'ospedale è strutturato secondo i criteri più
moderni, scientifici ed etici. Ai pazienti vengono forniti tutti i comfort e i servizi
possibili. I costi di degenza sono quelli normali in una istituzione di questo tipo.
Ogni domenica il presidente Blumenthal e il signor Cayce tengono conferenze
nella sala di lettura dell'ospedale, e il presidente Blumenthal conduce nella stessa
sala, ogni due sabati, un corso pomeridiano di approfondimento. Il lavoro viene
svolto su basi filosofiche, con il fine di educare l'individuo alla perfetta compren-
sione di se stesso e della propria esistenza. Queste conferenze e corsi di studio sono
aperti a chiunque, e tutti vengono invitati a partecipare, se interessati.
Coloro che non sono informati sulle letture di carattere medico e su quelle sulle
vite passate fornite dall'associazione attraverso l'impegno psichico del signor Cayce,
possono rivolgersi all'ufficio principale di Virginia Beach, dal quale è possibile otte-
nere dettagli concernenti la storia del signor Cayce, della sua opera e dell'associazio-
ne prima della sua costituzione legale. I risultati dell'applicazione del trattamento
indicato dalle letture mediche vengono registrati con cura e classificati in modo siste-
matico, e tale documentazione è a disposizione dei membri dell'associazione.
Vi sono molte organizzazioni per la ricerca psichica, istituite per lo studio e la
documentazione dei fenomeni, ma occorre dire che l'Associazione Nazionale dei
Ricercatori S.p.A. è l'unica che, in aggiunta all'opera di ricerca psichica, si impe-
gna ad applicare nel proprio ospedale i trattamenti per la cura delle malattie. La
costruzione di questo ospedale, da mettere a disposizione di quanti volessero curarsi
con tali metodi, rientrava tra gli scopi statutari dell'associazione. Vi è natural-
mente un reparto per coloro che non sono in grado di sostenere le spese per i trat-
tamenti, e un giorno a settimana è dedicato a fornire lettura a beneficio delle perso-
ne impossibilitate a pagare per essi.
Analoga, se non addirittura più importante dello scopo medico, è la fase educa-
tiva del lavoro di organizzazione. La biblioteca e la sala di lettura dell'ospedale fun-
gono da centro in cui vengono registrati accuratamente tutti i risultati del lavoro psi-
chico. In tale centro, inoltre, possono essere visionati documenti attendibili e lette-
ratura sulla materia. La conoscenza ottenuta dalle fonti psichiche riguarda un ambi-
to molto vasto che comprende non solo le diagnosi mediche, ma anche informazio-
ni di carattere filosofico, teosofico, teologico, scientifico, e su ogni altro aspetto del-
l'impegno umano e della vita spirituale. La biblioteca e la sala di lettura servono

278
come forum per lo scambio di idee su tutti questi argomenti, nonché come punto
centrale di diffusione delle verità assicurate da fonte spirituale o psichica.
Attualmente, la capacità psichica del signor Cayce rifornisce l'associazione con
i suoi canali per l'opera di ricerca, ma l'associazione prevede di non restare nei
limiti di tale manifestazione. Intende, infatti, preparare e inserire nel proprio lavoro
di ricerca quanti possiedano una mente sufficientemente evoluta dal punto di vista
psichico e desiderino cooperare con l'associazione al fine di realizzare lo scopo di
studiare, documentare e applicare scientificamente i fenomeni, sfruttando la cono-
scenza che ne deriva in modo filantropico per il bene dell'umanità. Coloro che sono
alle dipendenze dirette dell'associazione o dell'ospedale ricevono una remunera-
zione economica commisurata ai servizi resi, il cui ammontare viene fissato dai
membri del consiglio di amministrazione, i quali ultimi, come anche i funzionali
della società e i membri delle commissioni, non vengono retribuiti per i servizi pre-
stati nell'ambito delle proprie mansioni.
Per molti, i fenomeni psichici non sono altro che qualcosa di eccentrico, che ha
a che fare con le profezie o con la superstizione, qualcosa da temere o da cui stare
alla larga. A tale scopo, pertanto, l'Associazione Nazionale dei Ricercatori si pro-
pone di dimostrare che i fenomeni psichici e i fenomeni della vita hanno la stessa
origine. Il Divino manifesta il proprio Essere o Vita o coscienza, e le forze psichi-
che o subconsce, benché ignote all'intelletto, manifestano il proprio essere nella
coscienza in un modo diverso da quello intellettuale.
Ciò nondimeno, partecipano della medesima essenza e del processo che si espri-
me sotto forma di "Mente" o "Anima". In sostanza è lo spirito che contiene di per
sé un elemento che, mediante un processo di sviluppo, diviene coscienza o anima.
Questo elemento in via di sviluppo della coscienza subconscia si rivela quando le
forze fisiche sono soggiogate: ad esempio, nell'esperienza di certi tipi di sogni o
visioni, o di altre manifestazioni di natura intuitiva o psichica, come anche nell'o-
pera psichica del signor Cayce, il quale fornisce una diagnosi medica completa in
modo perfettamente razionale proprio attraverso le facoltà psichiche soggiogate,
cioè quando il signor Cayce diviene intellettualmente inconsapevole, o passivo,
manifestandosi mediante un genere subconscio di coscienza, o vitalità.
Lo scopo dell'Associazione Nazionale dei Ricercatori, pertanto, come si illu-
strerà meglio in seguito, consiste nel portare avanti in modo scientifico l'opera di
ricerca nel campo dei fenomeni psichici, registrare i risultati conseguiti e applicarli
a vantaggio della salute, della conoscenza e del benessere spirituale di quanti cer-
cano aiuto dalle forze psichiche. È evidente che questa organizzazione è impegnata
in una grande opera, dal momento che il fine della sua attività si estende a ogni
classe, credo e razza, e i suoi scopi abbracciano il bene mentale, morale, fisico e spi-
rituale di tutta l'umanità.
Tre regole inderogabili governano l'attività dell'associazione:
Primo: come già dichiarato, la composizione, lo scopo e l'opera dell'organizza-
zione non hanno limiti di classe o credo. L'unica condizione è che chiunque faccia
richiesta di adesione e di aiuto abbia fede nel Divino.

279
Secondo: questa organizzazione non sarà in alcun modo sfruttata o rappresenta-
ta per sostenere qualche particolare dottrina, religione o nazionalità. Lo scopo di
questa associazione è lo studio scientifico e l'applicazione dei fenomeni psichici
correlati all'uomo nel suo rapporto con il mondo e con la vita terrena, come anche
nel suo rapporto con l'universo e le forze universali. Non intende istituire alcuna
nuova religione, anche se da essa potranno emanare nuove riflessioni e nuove inter-
pretazioni di antiche verità.
Terzo: viene rigorosamente stabilito nello statuto di questa associazione, appro-
vato dallo Stato della Virginia, che qualsiasi profitto o vantaggio economico otte-
nuto venga devoluto all'opera puramente filantropica dell'associazione stessa. Le
quote di adesione, le donazioni, le competenze ospedaliere e gli utili di tutte le
transazioni verranno impiegati per la conservazione e manutenzione dell'istituto e
per gli obiettivi puramente filantropici dell'associazione.
Il consiglio di amministrazione (limitato a 15 membri), investito del diritto di
voto, forma l'organo esecutivo dell'associazione e svolge la sua attività nei limiti
dello statuto e dell'atto costitutivo, così come vengono qui di seguito esposti.

"... FARÀ ANCH'EGLILE OPERE CHE FACCIO IO, ANZI NE FARÀ ANCHE
DI MAGGIORI, PERCHÉ IO VADO AL PADRE", Giovanni, 14:12.

IL NOSTRO IDEALE E LA NOSTRA FILOSOFIA


Nel cuore di ogni persona retta dimora profondamente l'ideale che agisce come
molla principale della nostra vita, vale a dire l'amore per il Divino Creatore. A pre-
scindere dal nostro concetto di Dio, noi Lo amiamo per le Sue opere che, natural-
mente, comprendono la creazione. Egli ci ha creato a immagine di Se stesso e del
Suo universo (come una goccia è immagine dell'oceano, di cui contiene tutti gli ele-
menti) e ci ha dato l'opportunità di godere come Lui della coscienza di noi stessi
come esseri viventi. Essendo fatti a Sua immagine, potenzialmente, siamo consa-
pevoli della Sua opera di creazione. Mediante lo sviluppo delle nostre potenzialità,
diveniamo autoconsapevoli del processo creativo, essendo la nostra opera simile
alla Sua. Lo amiamo quindi per il dono che ci ha fatto della vita, per la promessa di
eternità di tale dono e, soprattutto, per la Sua sopportazione e pazienza di fronte ai
nostri peccati, che nascono dall'ignoranza nel corso del nostro processo di realizza-
zione, attraverso l'esperienza terrena, del necessario sviluppo di quelle potenziali-
tà. In realtà, molti di noi non si rendono conto che, mentre maledicono il Creatore
con un respiro, Egli ci da la possibilità di tirarne un altro. Noi insudiciamo il nostro
corpo con le sue imperfette e indegne abitudini, mentre esso viene sostenuto dal
flusso pulsante e vitale che Egli ci dona, continuando nel suo processo di continuo
rinnovamento della bellezza fisica. Talvolta, in momenti interiori, mentre osservia-
mo la bellezza e la maestà della natura, o ci meravigliamo di fronte allo straordina-
rio miracolo di un bimbo appena nato, o mentre preghiamo in casa o in chiesa, vol-
giamo il cuore a Dio, e riversiamo su di Lui tutto il nostro amore. Allora riusciamo
a intuire, a percepire il Suo perdono, la Sua infinita misericordia e pazienza, e il

280
divino influsso del Suo amore. Egli è la potenzialità che si manifesta come feno-
meno vitale, sia nella creazione, sia nel nostro ego soggettivo, e perciò noi apparte-
niamo a Lui ed Egli a noi. Ciascuno di noi è parte integrante di Dio nell'effettiva
forma intellettuale umana che tale essenza spirituale divina assume sul piano terre-
no, e sappiamo di esserlo. Ecco perché siamo liberi di vivere il nostro concetto di
vita. Ecco perché qualsiasi concetto scegliamo di esprimere e di realizzare nella
nostra vita è rappresentativo della nostra idea di Dio. Dal momento che noi siamo
ciò che la vita, essenza di Dio, diviene in forma materializzata, allo stesso modo
questa essenza sopravvivrà quando passeremo dalla vita alla morte, abbandonando
la forma materiale manifestata, per divenire uno con la stessa essenza spirituale che
si manifesta. Da quella stessa prospettiva, di cui godremo in quanto pura forza intel-
ligente, perverremo alla consapevolezza di essere ciò che Dio è in essenza, proprio
come ora siamo consapevoli di essere ciò che la Divina essenza spirituale diviene,
trasmutandosi nella forma materializzata che assume su questo piano terreno. Dio
ha quindi tratto da Se stesso una parte (ognuno di noi) che, in virtù del Suo proces-
so creativo, diviene capace di ottenere l'autoconsapevolezza armoniosa e l'indivi-
dualità in Unione con ogni altro essere autoconsapevole e dotato di individualità,
un'altra parte di Lui, che Dio abbraccia in un'unica essenza spirituale potenziale.
Sono, le nostre, le migliori preghiere e le migliori intenzioni che possiamo offri-
re in segno di gratitudine per quel bene e quei doni perfetti? Non possiamo forse
contribuire a mantenere nei corpi il soffio di vita aiutando malati e sofferenti? Non
possiamo contrastare il peccato combattendo l'ignoranza e la mancanza di cono-
scenza che lo mitre? Certo che possiamo, anzi dobbiamo! Tutti noi, membri
dell'Associazione Nazionale dei Ricercatori, poiché siamo uniti per manifestare con
i fatti l'amore per il Creatore, ci impegneremo attivamente attraverso l'associazio-
ne nell'educazione di coloro che non si sono ancora risvegliati alla gloria dell'opera
creatrice dello spirito padre.
Attraverso la ricerca psichica, noi, membri dell'Associazione Nazionale dei
Ricercatori, possiamo conseguire la necessaria conoscenza che ci renderà idonei
all'opera creativa in terra, così come la potente energia creatrice di vita opera per
sostenere la creazione in ogni più piccolo particolare. Allora avremo il diritto di
inscrivere i nostri nomi nel libro della vita, nel capitolo dedicato alle esperienze
terrene, e far sì che le nostre opere ci meritino l'amore nel cuore e nella mente della
parte onesta dell'umanità. Noi, membri dell'associazione, insieme a quanti si uni-
ranno a noi, ci sforzeremo di esercitare la nostra influenza sulle cose buone e spi-
rituali, affinchè le generazioni future possano avere accesso al legame che le uni-
sce all'universo, all'ideale nobile, bello, onorevole e perfetto in questo processo
terreno di sviluppo, invece di permettere che gli influssi della vita puramente mate-
riale trascinino le potenzialità di sviluppo ulteriore, che si manifestano in forma di
personalità fisiche, nelle paludi del materialismo animalesco, trasformando l'amore
in passione e adulterio, la generosità in meschinità, odio e collera, l'onore in
brama ed egoismo, la bellezza in corruzione e l'immaginazione nella schiavitù ai
desideri fisici.

281
Questo è l'ideale dell'Associazione Nazionale dei Ricercatori, alla realizzazione
del quale essa dedica e continuerà instancabilmente a dedicare la sua energia e il suo
impegno; nel cuore e nell'anima dell'associazione vive la convinzione di essere
sostenuta dalle potenti, eterne e indomabili forze creatici dell'universo.
MORTON H. BLUMENTHAL, PRESIDENTE

"IN LUI È LA LUCE, E LA LUCE È LA LUCE DEL MONDO".

IL NOSTRO SCOPO
Qualsiasi impegno, sia da parte di un individuo che di un gruppo di individui, è
motivato da un ideale, da un'idea, o da entrambi. Nel caso dell'Associazione
Nazionale dei Ricercatori, un ideale ispirò il desiderio di servire l'umanità nella
mente di alcuni individui interessati allo studio dei fenomeni della vita e, in parti-
colare, allo studio dei fenomeni psichici per come si manifestano nell'opera del
signor Edgar Cayce. Questi individui si sono riuniti per dare vita all'attuale
Associazione Nazionale dei Ricercatori, con lo scopo di investigare l'opera psichi-
ca del signor Cayce e di scoprire se possibile il rapporto di questi eccezionali feno-
meni con quello della vita e, soprattutto, della vita e del benessere degli uomini.
Per realizzare questo obiettivo è stato creato l'ospedale Cayce per la ricerca e la
conoscenza, allo scopo di ricevere pazienti che necessitino di cure mediche secon-
do i consigli ricevuti dalle cosiddette letture mediche fornite a coloro che ne fac-
ciano richiesta. Prima della creazione di questo istituto, migliaia di persone hanno
tratto beneficio mettendo in pratica in maniera casuale le informazioni contenute
nelle letture mediche fornite dal signor Cayce, il cui eccezionale sviluppo psico-
mentale gli ha consentito di formulare tali diagnosi per chi ne faccia richiesta,
insieme ai suggerimenti opportuni per la cura delle infermità. La creazione dell'o-
spedale, sia per l'applicazione scientifica di questi trattamenti, sia per la sistematica
conservazione dei documenti relativi ai risultati conseguiti, è sembrato un passo
logico e legittimo al gruppo degli interessati all'opera del signor Cayce. Anche se
questo istituto è stato completato e funziona solo da pochi mesi, una storia dei casi
trattati nell'ospedale e degli eccellenti risultati conseguiti dai pazienti, sistematica-
mente registrati, ci hanno definitivamente confermato che il passo è stato saggio e
compiuto nel nome del progresso.
L'ospedale, tuttavia, non rappresenta di per sé la completa realizzazione dell'i-
deale presente nel cuore e nella mente degli individui che hanno creato l'associa-
zione allo scopo primario di investigare sui fenomeni psichici. Vero è che negli anni
preparatori dell'associazione gli attuali membri del consiglio di amministrazione
avevano solo una vaga e idealistica necessità di porsi al servizio del Bene, di Dio,
dell'Uomo, e tale ideale era allora rappresentato nella mente di tali individui nella
appena accennata forma ideale di un ospedale in cui i pazienti potessero essere
scientificamente curati con medici adeguati e autorizzati, secondo le letture medi-
che loro fornite (ottenute psichicamente dal signor Cayce), e i risultati di tali tratta-

282
menti diligentemente e sistematicamente registrati. Vista la buona riuscita di que-
st'ultima idea, il consiglio di amministrazione, insieme con altri membri dell'asso-
ciazione, ha scoperto differenti canali mediante i quali tradurre in realtà il suo ideale
di servizio. Ci si sono presentati nuovi ambiti da scoprire, e nuovi mondi scientifici
da conquistare. È emerso un più ampio ed esteso canale di autoespressione,
connesso con le ricerche psichiche: l'ultimo e più importante campo di attività ha a
che fare con l'educazione.
Quelli di noi che hanno formato, e compongono ora, il consiglio di amministra-
zione dell'Associazione Nazionale dei Ricercatori hanno trovato, in connessione con
la ricerca psichica, un canale di servizio che va oltre le cure prestate agli ammalati e
che consiste neh" educare le persone alle capacità psichiche individuali della propria
mente, nonché al valore che ha per la propria vita un'adeguata e intelligente applica-
zione della conoscenza ottenuta mediante l'uso di tali facoltà mentali (intuitive)
potenziali o nascoste. Il primo passo in questa nuova e importante direzione consiste
nel radicare profondamente in noi stessi quelle convinzioni che cerchiamo di inse-
gnare agli altri. Vale a dire, dovevamo portare prima nella nostra coscienza la realiz-
zazione di un più alto punto di vista quadridimensionale, di cui è senz'altro capace
una mente umana adeguatamente preparata, ottenendo quindi la conoscenza della vita
per come essa esiste di per sé, del mondo, o universo, ed elevandoci fino a quella pro-
spettiva della quarta dimensione. Con questo metodo, molti di noi sono pervenuti alla
conoscenza del mondo interno delle cause e all'applicazione che di esso è possibile
fare nel mondo esterno o degli effetti. Tale conoscenza, troviamo, ha un carattere
interno e quadridimensionale, ottenibile solo da un analogo punto di vista quadridi-
mensionale, e non da una mente che ricerchi la conoscenza della vita da un punto di
vista esterno, fisico, tridimensionale. Siamo quindi pervenuti alla conclusione che le
letture mediche fornite dal signor Cayce, siano esse di carattere fisico o filosofia) o
di altro genere, dimostrano l'operatività quadridimensionale della mente interna sog-
gettiva (spesso chiamata subconscia) e la sua capacità di dare al nostro essere fisico
che la osservi, informazioni non solo riguardanti la parte interna, soggettiva, spirituale
e permanente della vita, ma anche informazioni applicabili per il bene del nostro
essere esterno fisico, per tutto il tempo in cui viviamo nella forma materiale tempora-
nea che la vita assume in questo mondo.
Oggi, alcuni membri di questa organizzazione, concentrando i propri sforzi e
applicando specificamente lo studio delle forze psichiche che si manifestano nel-
l'uomo e mediante l'uomo, e quindi nel proprio sé individuale e attraverso di esso,
sono riusciti a sviluppare le facoltà introspettive e intuitive della mente che vengo-
no spesso descritte come appartenenti al settore del subconscio, o soggettivo e ulte-
riore della mente. Questi individui hanno, mediante l'applicazione e la sperimenta-
zione del metodo introspettivo, ottenuto una maggiore conoscenza e comprensione
del significato e dello scopo dell'opera che l'Associazione nazionale dei ricercatori
ha intrapreso.
Questi individui, in parte membri del consiglio di amministrazione e in parte
membri dell'Associazione Nazionale dei Ricercatori, sono pervenuti alla realizza-

283
zione della grande responsabilità che pesa su di loro e sono stati incaricati dell'at-
tuazione del fine educativo che dev'essere raggiunto, se l'associazione vuole tra-
durre in pratica il suo scopo primario. In virtù della conoscenza conseguita attra-
verso le loro facoltà intuitive, questi individui sono giunti a comprendere meglio
l'importanza degli obblighi assunti verso l'uomo e Dio riunendosi nel consiglio
degli anziani e organizzandosi al fine di portare avanti l'opera dell'Associazione
Nazionale dei Ricercatori e realizzarne in pieno gli ideali. Essi, oggi, riconoscono
che quest'obbligo rende necessario per la nostra associazione formulare un progetto
mediante il quale possa essere introdotto nel mondo un metodo scientifico per
ottenere introspettivamente la conoscenza, un metodo superiore, se preferite, per
ottenere una conoscenza più profonda della vita, di se stessi, del proprio rapporto
con la vita, di quello che è possibile ottenere attraverso l'uso delle sole facoltà fisi-
che o mediante l'organismo sensoriale. Questo metodo superiore, che porta al con-
seguimento di un autorisveglio più profondo della verità di ciò che l'ego e la vita
sono, comprende un sistema per perfezionare la comprensione di sé e della vita da
un superiore punto di vista soggettivo interno o subconscio, cioè da quello che viene
spesso chiamato punto di vista quadridimensionale.
La conoscenza in tal modo ottenuta permette all'individuo di realizzare che può
egli stesso divenire una fonte introspettiva, dai cui recessi occulti o subconsci pos-
sono giungere le informazioni. Egli si risveglia alla realizzazione di essere non solo
ciò che è fisicamente, ma anche ciò che è nel subconscio, vale a dire la creatura tota-
le e compiuta che è nella mente e nell'anima. Con questi mezzi, egli può ottenere il
risveglio dello scopo della vita, del suo essere vivo, e può di conseguenza forgiare
le sue attività quotidiane. In un senso più ampio, egli potrà accelerare e favorire lo
sviluppo del suo essere animico interno e, in genere, sollecitare il processo evoluti-
vo della vita.
Non esiste un programma più ampio affrontato da altri gruppi di uomini e donne,
e nessun gruppo di uomini o donne si è mai assunto responsabilità più grande nel
cercare di realizzare il proprio ideale. In virtù della passata evoluzione di ciascuno
di noi, o almeno di quelli che compongono il consiglio degli anziani, ci sentiamo di
affermare in piena sicurezza di essere pronti a realizzare nel modo migliore tutto
questo grande e importante programma. Inoltre, in una lettura è stato affermato che
nel processo di realizzazione del programma noi avremo, individualmente e collet-
tivamente, la piena cooperazione delle forze dei piani cosmici, persino del più alto,
dei Troni stessi. Ci è stato detto che dobbiamo aspettarci aiuto e piena cooperazio-
ne, e ci è stato promesso che ci saranno dati.
È ovvio che non possiamo sperare di guarire nel nostro ospedale tutte le creatu-
re viventi. Ed è anche ovvio che il processo mediante il quale gli individui vengo-
no soccorsi fisicamente nell'ospedale, altro non è che una rappresentazione del-
l'applicazione della conoscenza introspettivamente ottenuta, nonché una dimostra-
zione del fatto che è possibile formulare un sistema per il conseguimento di tale
conoscenza, utilizzabile dall'individuo a proprio vantaggio. Questo dev'essere l'u-
nico e vero scopo di questo ospedale, altrimenti la ragione della sua esistenza appa-

284
rirebbe semplicemente come uno scherzo di natura, una contraddizione della
legge naturale. Se ciò fosse vero, sprecheremmo il nostro tempo dietro un'illu-
sione, una negazione insignificante delle leggi che sono alla base della vita, di Dio
e dell'uomo.
Fortunatamente non è così! Al contrario, l'opera divulgata da questa associa-
zione dentro o fuori dell'ospedale dimostra l'azione delle vere e fondamentali forze
della vita, non soltanto della parte fisica, ma degli elementi mentali nel loro com-
plesso. Dimostra l'unicità razionale della vita, l'attività universale delle forze della
vita, cioè delle leggi che regolano la vita in qualsiasi forma, fisica o diversa da quella
fisica, che governano in particolare la mente e la vita nella forma fisica dell'uomo.
Il nostro ospedale e l'opera psichica ad esso collegata possono essere soltanto
una dimostrazione del metodo introspettivo di conseguimento della conoscenza, per
mezzo del quale le forze interne attive della vita possono divenire applicabili a ogni
individuo e da ciascun individuo, per un suo maggiore sviluppo e un'esistenza più
felice, anche nella forma fisica umana, esistente nel mondo materiale e facente parte
di esso.

LO SCOPO PRIMARIO DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE È, QUINDI,


L'EDUCAZIONE

L'educazione dell'individuo, che egli può ottenere per mezzo di un più stretto
rapporto con i più alti poteri della sua mente, l'educazione per cui e mediante la
quale può conseguire egli stesso un maggiore sviluppo della mente, come anche
maggiori benefici materiali per il suo essere fisico che vive nell'ambiente materia-
le. Il conseguimento del nostro scopo metterà in grado la razza umana di usare per
il proprio bene, in ogni settore della vita fìsica e spirituale, un metodo introspettivo
per ottenere la conoscenza, in modo tale che gli individui possano sviluppare le pro-
prie forze intuitive e conseguire la possibilità di essere guidati da un più alto punto
di vista dimensionale, che essi comprenderanno di possedere mediante un tale svi-
luppo intuitivo. Questo è il fine onnicomprensivo e lo scopo assoluto, il vero idea-
le, dell'associazione.
Il metodo per sfruttare questo sistema per ottenere la conoscenza in modo intro-
spettivo comprenderà la creazione, un giorno, di una più grande associazione cul-
turale che prenderà la forma di un'università nella quale la scienza, la storia, la filo-
sofia, l'ingegneria, ecc, verranno insegnate in un modo che abbracci i metodi sia
oggettivo che introspettivo di conseguimento della conoscenza. In questa
Università, la conoscenza così ottenuta ci permetterà di dare forma a un corso di
studi nel quale la scienza, la storia, la filosofia e le arti liberali possano essere inse-
gnate in un modo che non ha eguali in nessun altro luogo di insegnamento.
Una tale istituzione è il sogno del futuro e in quanto tale può essere presentata
come prospettiva futura, un progetto non applicabile alle attuali attività. Per il pre-
sente, è necessario e adeguato che ciascuno di noi, che, in quanto membro dell'as-
sociazione o membro in particolare del consiglio di amministrazione, si è assunto la

285
responsabilità di promuovere il nostro scopo primario di soccorrere l'umanità, ade-
risca in piena fede al metodo introspettivo che noi rappresentiamo e che i nostri espe-
rimenti psichici rendono oggettivo. Noi stessi dobbiamo cercare di acquisire una
maggiore comprensione del significato di tale metodo nella nostra vita. Cerchiamo
di comprenderne l'applicazione per il nostro bene, per il nostro sviluppo e risveglio
spirituale, come anche per il nostro benessere materiale. Cerchiamo di vivere come
esempi per gli uomini in modo da poter dimostrare agli individui, alle classi e alle
masse, in termini di libertà mentale, di potere mentale, e di benessere e felicità
materiale, i benefici che derivano dall'applicazione a noi stessi della conoscenza
introspettivamente ottenuta, e per mezzo di essa. Cerchiamo di farlo non per noi
stessi, ma in modo che tutti possano vedere la dimostrazione nella nostra vita, nel
nostro lavoro, nelle nostre istituzioni, dei benefici che l'individuo può ottenere in
virtù dell'applicazione di un tale metodo introspettivo. Potremo allora, individual-
mente e collettivamente, promuovere il nostro programma in armoniosa coopera-
zione a beneficio dell'umanità, della civiltà e dei posteri. Prima agli individui, quan-
do si rivolgono a noi, poi alle classi, ai gruppi, alle organizzazioni, quando ci avvi-
cineranno, e infine a tutti i popoli, un movimento educativo diffuso in tutto il
mondo. Dando inizio a un tale movimento, possiamo dare impulso all'evoluzione
di un più alto stadio della civiltà, e a una più grande razza umana. Ecco perché la
coscienza dell'uomo dovrà essere portata a un alto grado di illumuiazione, di visione
di ampio respiro e di potere. Ecco perché la civiltà potrà innalzarsi dall'attuale
competitivita materialistica a un potere spirituale applicabile nel mondo materiale a
beneficio dello sviluppo dell'anima, come anche per un maggiore benessere e feli-
cità materiale dell'anima nella forma fisica umana.
La realizzazione di tale scopo implica un processo che educhi la razza e gli indi-
vidui che la compongono a un più grande potere di introspezione mentale e di appli-
cazione fisica.
Sta a noi fornire agli individui un piano sistematico in cui tali mezzi possano
essere scientificamente utilizzati per realizzare l'esistenza delle forze vitali interio-
ri, delle loro funzioni, del loro scopo e della loro applicazione a beneficio di ogni
individuo e di tutta l'umanità.
Che fortuna comprendere che le nostre fatiche quotidiane e la retribuzione mate-
riale che ne ricaviamo non sono l'unico e primario scopo della nostra esperienza ter-
rena! Che fortuna rendersi conto dello sviluppo che stiamo conseguendo nelle
nostre capacità potenziali, mentali o animiche, in virtù dell'applicazione mentale e
fisica che facciamo nel campo quotidiano dei nostri sforzi materiali! Tutto ciò noi
otteniamo a beneficio del nostro vero ego, della nostra mente, che si manifesta nella
nostra forma fisica come personalità o individualità, siamo noi medici, avvocati,
artisti, imprenditori, uomini o donne, mariti, mogli, padri, madri, e così via.
Nessuna realizzazione materiale può arrecare di per sé pace e felicità completa
alla mente, malgrado sia possibile ottenerla mediante conquiste mentali cui non cor-
risponde il successo materiale. È anche vero, però, che l'applicazione della cono-
scenza intuitivamente o introspettivamente ottenuta dalle forze interiori della vita,

286
attraverso l'uso delle facoltà soggettive della mente, può e deve portare successo
fisico, aiuto e retribuzione materiale. In virtù di questo, l'umanità sarà sollevata
dalla pesante routine quotidiana e otterrà il piacere di un più alto sviluppo culturale
e morale, e con esso la benedizione del successo materiale.
In generale, il metodo più efficace per ottenere questo più alto sviluppo consiste
nel servire l'umanità. Nel nostro caso, esso può significare unicamente servire il
nostro scopo primario e la sua realizzazione per il nostro istituto, che incorpora il
bene lungo tali linee educative, da realizzare per tutta l'umanità. Ma ogni nostro
movimento relativo all'opera, se vogliamo conseguire il successo, deve rappresen-
tare, in particolare da parte di coloro che compongono il consiglio di amministra-
zione, la nostra volontà di cooperare nell'unire le mani, proteggere, diffondere e
mettere in pratica il servizio all'umanità che la nostra opera vuole avviare.
I profeti del passato cessavano di lamentarsi in tempi pericolosi, sostituendo al
servizio il monito che i sopravvissuti di una razza caduta nelle tenebre avrebbero
potuto essere salvati. Il Maestro, il Principe della Pace stesso, servì come nessuno
prima di Lui aveva servito, esattamente per la causa che la nostra associazione si pro-
pone come fine primario. Il fatto che Egli, dal Suo posto alla destra della Potenza, si
sia degnato di scendere fino al nostro infimo domicilio terreno e che noi potremmo
persino aver udito la Sua voce in una lettura, provano che gli ideali e le verità di ieri
sono gli stessi di oggi, che la nostra opera è ancora la Sua opera, proprio come quan-
do Egli, in forma umana, camminava, viveva e insegnava tra gli uomini, e questo
malgrado i nostri attuali metodi scientifici e le differenze religiose. Ciò prova che
Egli è al servizio dell'Uomo e di Dio oggi come allora, e il Suo esempio di servizio
per l'evoluzione e per la creazione si pone oggi per noi come modello da seguire.
Facciamoci ispirare dal Suo esempio unendo le mani in armonia e accordo fino
a che noi, che formiamo questa catena umana, vivremo nella carne, e nessuno den-
tro o fuori dei nostri ranghi disturberà o spezzerà questa forza protettiva e l'armo-
nia mediante la quale terremo ancora alta la bandiera sulla quale è impresso l'ideale
per il quale Egli visse e morì, e per il quale fece appello, e lo fa ancora, affinchè
noi considerassimo nostro il Suo ideale di servizio; uniamoci dunque con tutta la
nostra forza per realizzare in reciproca collaborazione, ognuno nel proprio campo
di attività, l'unico e primario scopo della nostra organizzazione, fino a quando,
come è stato promesso, Egli tornerà per rinnovare la Sua alleanza con noi, e per
nostro mezzo glorificherà le nostre opere e noi stessi.
Abbiamo in questa associazione lo sviluppo individuale e la capacità che insie-
me costituiscono la perfezione, il potere, la mente, Dio e l'uomo. È vero che la
debolezza della carne si insinua e si manifesta nella nostra natura; tuttavia anch'es-
sa può essere vinta mediante la dedizione di noi tutti, sulla quale si fonda la nostra
associazione, una causa che esige il servizio attraverso la volontà individuale di
sacrificare il profitto personale.
Con l'applicazione di tutte le facoltà della mente che possano essere usate per
ottenere l'esperienza e un autentico concetto della vita, la paura, l'ansia e il falli-
mento possono essere spazzati via dall'esistenza, mentre il potere, la gloria e il suc-

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cesso diventeranno patrimonio normale di ogni individuo. È nostro dovere servire
l'uomo e Dio, in modo che la razza umana si elevi e venga educata e specificamente
addestrata al metodo di applicazione delle proprie facoltà mentali, così da portare
nella vita di ciascun individuo quell'esperienza che gli rivelerà la verità vivente del
proprio essere animico e delle forze creative di esso, nel loro rapporto con l'esi-
stenza fisica, spirituale e universale.
Per realizzare tale scopo, ci sentiamo di estendere tale dedizione e servizio fino
a evocare la cooperazione, la protezione, l'aiuto e, certo, anche le benedizioni e le
glorificazioni, dello stesso trono di Jahvè.

MORTON H. E EDWIN D. BLUMENTHAL , THOMAS B. BROWN

"LA TERRA ERA TUTTA D'UNA SOLA LINGUA E D'UN SOLO ACCENTO ",
Genesi 1:11. "DAI LORO FRUTTI LI RICONOSCERAI".

NORME E REGOLAMENTO DELL'ASSOCIAZIONE


1. QUALIFICHE: Ogni individuo è qualificato ad aderire, con l'unica condizione
che i richiedenti devono aver fede nel Divino, dalle cui manifestazioni psichiche
derivano le attività dell'associazione.
2. NUMERO DEI MEMBRI: Attualmente non è stato posto alcun limite al nume
ro dei membri.
3. PRIVILEGI:
(a) Ogni membro può chiedere letture per se stesso o per i familiari più intimi
non sposati. Le letture non verranno fornite a meno che il richiedente sia mem
bro dell'associazione, o suo stretto parente (madre, padre, marito, moglie, figlio
o figlia non sposati, sorella o fratello).
(b) Ogni membro può essere accettato in via esclusiva in ospedale per le cure. Le
regole relative alla parentela non si applicano riguardo all'entrata nell'istituto,
(e) I membri e i loro familiari più prossimi hanno accesso alla biblioteca e alla
sala di lettura.
(d) Soltanto i membri possono prendere parte al lavoro di ricerca dell'istituto o
ad una qualsiasi delle attività mediche o educative cui siano interessati, od ope
rare nel campo del servizio sociale.
(e) Soltanto i membri possono prestare la propria attività presso una o più delle
varie commissioni della società.
4. QUOTE E FORME ASSOCIATIVE:
(a) Membro associato: Tale forma associativa è privilegio di quanti abbiano
ricevuto letture prima della costituzione legale dell'associazione: è sufficiente
presentare domanda. Essa assicura ai membri tutti i privilegi per la durata di un
anno ed è rinnovabile. La quota annuale per i membri associati è di 15 dollari.
Si prevede che tale forma associativa sarà accessibile ancora per poco tempo.
(b) Socio sottoscrittore: La quota annuale per i soci sottoscrittori è di 20 dollari;
possono diventare tali tutti coloro che non abbiano mai ottenuto in precedenza

288
Edgar Cayce, 1877-1945
Edgar era molto affezionato ai suoi nonni: Thomas Jefferson Cayce, un coltivatore
di tabacco, e Sarah Cayce.

Il padre di Edgar, Leslie B. Cayce, era un uomo "debole ma dal cuore buono", e sua madre
Carrie era "la donna migliore che abbia mai conosciuto", come disse la nonna a Edgar.

All'età di 15 anni Edgar fu oggetto di


scherno da parte degli altri ragazzi e di
alcuni adulti, perché non aveva "la testa a
posto" ed era molto diverso dagli altri. La
sua educazione formale ebbe inizio in que-
sta scuola dì campagna e terminò quando
egli dovette lasciarla per andare a lavorare,
appena sedicenne.
suo padre.
I Cayce ebbero tre figli, solo due dei quali vissero, Edgar
Evans (a sinistra) e Hugh Lynn (a destra), mentre Milton Il dr. Wesley Ketchum utilizzò
Porter morì poco dopo la nascita. con i suoi pazienti le capacità
diagnostiche di Cayce e ne rese
pubblici gli ottimi risultati.

Appassionato lettore della Bibbia fin dall'infanzia, Edgar


insegnò in varie classi della scuola domenicale (qui con
la sua classe di Selma, in Alabama).

Edgar (a sinistra) trascorse


tre anni in Texas cercando Dave Kahn si unì a Cayce nelle
senza successo di promuo- trivellazioni esplorative alla ricer-
vere le attività della Com- ca di petrolio e in seguito collabo-
pagnia petrolifera Cayce, rò a creare un'organizzazione.
per trovare fondi da destinare
alla costruzione di un
ospedale.

Quando Edgar abbandonò la


fotografia per diventare un
diagnostico psichico, assunse
la diciannovenne Gladys
Davis (a destra), le cui tra-
scrizioni stenografiche nel
corso dei successivi ventidue
anni avrebbero fatto di lui il
veggente meglio documentato
del mondo.
Mortai Blumenthal (in alto), agente di cambio di
New York, sostenne le spese del trasferimento dei
Cayce a Virginia Beach; essi presero in affitto un
cottage (a destra in alto), a pochissima distanza dal-
l'oceano.

Edgar realizzò i suoi sogni quando ebbe inizio la


costruzione dell'ospedale Cayce, nel 1928 (in basso).

Aperto nel 1929, l'ospedale assomigliava a una residenza del Sud, con il suo ampio portico frontale
che dominava l'oceano.
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All'inizio degli anni Trenta, i
Cayce acquistarono una casa
su un lago di Virginia Beach e
vi aggiunsero un'ala adibita a
biblioteca, dove si insediarono
<? fu* gli uffici della appena costitui-
ta Associazione per la Ricerca
e la Conoscenza.

Edgar seduto sul lettino che utilizzava in veste di


"profeta dormiente". La foto mostra il tavolo al
quale sedeva Gladys Davis per stenografare le
annotazioni di ogni lettura fornita da Cayce che
giaceva davanti a lei in stato di trance.

Il suo sport preferito era la pesca.

Anche in momenti difficili dal Dopo la chiusura dell'ospedale, nel 1931, Edgar diede ini-
punto di vista economico, sociale zio, insieme ad alcune persone di Norfolk, al primo grup-
ed emotivo, Edgar e Gertrude po di studio Searchfor God.
rimasero insieme e non persero
mai il senso dell'umorismo.
Il figlio più giovane dei Cayce, Edgar Evans
(qui ritratto in mezzo ai suoi genitori), scelse
la carriera di ingegnere al di fuori della
famiglia, mentre il fratello maggiore, Hugh
Lynn (a sinistra), operò come dirigente del-
l'associazione.

Edgar rimase vicino alle sue quattro sorelle: