Sei sulla pagina 1di 35

Lezioni di Patologia Generale

Prof. Stefano Dusi


Lezione n. 16 A cura di:Francesco Fipponi
Francesca Tommasi

Recupero del 10/03/2020

PROPEDEUTICA ALLE ESERCITAZIONI DI PATOLOGIA GENERALE


Nota: il professore sottolinea che questa lezione si basa sulla visione di fotografie che ritraggono preparati
istologici, prese cioè dagli stessi vetrini che dovremmo vedere in aula e che poi dovremo riconoscere in sede
d’esame. Lo scopo è quello di approfondire e chiarire aspetti cellulari e istologici di patologie affrontate
durante questo stesso corso. Le immagini su questa sbobina sono prese dal pdf caricato dal professore sulla
piattaforma moodle. La qualità delle immagini in questo documento alle volte è molto bassa e questo
dipende dalla qualità delle immagini originali del professore, a loro volta di qualità pessima.

1. Infarto del miocardio


Visione di un preparato di miocardio normale (a destra) con
le caratteristiche già note, come la presenza di fasci di fibre
striate.

1 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
Nell’immagine precedente si nota subito la differenza tra la porzione di destra (sana) e quella di sinistra
(infartuata) ben separate da una spaccatura, la quale è pero di origine artefattuale ed è dovuta alla
processazione del tessuto (in vivo chiaramente non è presente).

La parte di sinistra risulta palesemente alterata e presenta delle aree vistosamente rosse, costituite
prevalentemente da eritrociti e quindi ascrivibili a emorragie. Inoltre, si può osservare come il resto della
porzione infartuata sia più omogeneo e meno organizzato rispetto al miocardio sano, non si vedono infatti
le caratteristiche fibre muscolari (qui tagliate trasversalmente). Quest’area omogenea è una zona di necrosi
coagulativa, definita così perché ha un aspetto simile ad un coagulo, cioè mantiene la sua compattezza (a
differenza della necrosi colliquativa, dove il tessuto si scioglie completamente). Infatti, in questo caso, il
tessuto si può individuare bene, anche se ovviamente presenta caratteristiche diverse da quello normale:
non ci sono nuclei cellulari. In particolare questa è una necrosi ischemica, dovuta cioè ad un mancato
apporto di O2 per riduzione o interruzione della perfusione sanguigna a questo tessuto. Essendoci morte
cellulare causata da mancata perfusione si parla di infarto del miocardio, in particolare infarto rosso poiché
ci sono aree di stravaso ematico (condizione che non è sempre presente, in caso di assenza di emorragia si
parla di infarto bianco).

In

quest’altra immagine a maggior ingrandimento si può apprezzare ancora una volta la netta demarcazione
artefattuale tra l’area di necrosi e l’area sana. È possibile osservare numerosi leucociti (puntini blu indicati
dalle frecce bianche) che infiltrano sia il tessuto sano che quello necrotico; questi sono polimorfonucleati
(anche se a questo ingrandimento in realtà non si apprezzano le specifiche caratteristiche cellulari) arrivati
in questa sede per sostenere una risposta infiammatoria atta a rimuovere i detriti cellulari e il tessuto
necrotico. Infatti, anche la necrosi è uno stimolo in grado di attivare l’infiammazione. Successivamente, i
polimorfonucleati permettono la riparazione del tessuto, che nel caso del miocardio consiste nella

2 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
cicatrizzazione, sempre orchestrata dai globuli bianchi. Ciò è possibile quando l’area necrotica è di
dimensioni ridotte, contrariamente a ciò che si osserva in questo preparato (i leucociti non riescono a
rimuovere efficacemente il tessuto necrotico).

Quindi, se un soggetto sopravvive ad un infarto, attorno all’area infartuata c’è sempre la reazione
infiammatoria, che è il presupposto di ogni tipo di guarigione: vengono rilasciate citochine che permettono
l’arrivo di fibroblasti che mediano la cicatrizzazione.

2. Infarto Renale

Ancora una volta si può osservare come la patologia sfiguri il tessuto, si fatica a riconoscere il parenchima
renale sano (un aiuto viene dalla struttura indicata dalla freccia verticale verde, cioè quello che rimane di un
glomerulo renale). Anche in questo caso l’area di necrosi, che è quella tendente al rosa sulla parte di
destra, è amorfa e caratterizzata da assenza di nuclei cellulari, mantiene la sua compattezza e perciò si parla
di necrosi coagulativa. In questo tipo di necrosi non viene persa subito l’integrità della membrana
plasmatica e per questo motivo possono rimanere alcune strutture, come ad esempio il glomerulo indicato
dalla freccia o alcuni tubuli abbastanza riconoscibili. È possibile osservare un’imponente infiltrazione di
leucociti attorno all’area infartuata e un vaso iperemico, dilatato, (freccia rossa), tipico delle infiammazioni
acute. Anche in questo caso, lo scopo del processo è eliminare i detriti necrotici e far partire la riparazione.

3 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

Nell’immagine di sinistra è possibile osservare un glomerulo sano, non colpito dall’infarto e nella quale si
possono apprezzare i numerosi nuclei cellulari. La figura a destra invece ritrae un glomerulo della zona
infartuata, danneggiato e con abbondante stravaso ematico, ma provvisto ancora di vari nuclei cellulari.
Quindi non si trovano ancora totalmente in necrosi. Attorno, i tubuli (strutture indicate dalle frecce
bianche) appaiono invece completamente danneggiati e privi di nucleo, con stravaso ematico anche tra
questi. Anche qui, quindi, si parla di infarto rosso.

In questa immagine (sopra) invece si osserva un glomerulo francamente necrotico, in cui i nuclei delle
cellule sono completamente scomparsi, a differenza dell’immagine precedente, dove invece le cellule erano
ancora in una fase di sofferenza (degenerazione, che precede la necrosi). Si vedono anche tubuli (frecce
gialle), anche questi con necrosi molto avanzata.

4 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

In questa ultima immagine invece si osservano vari glomeruli in necrosi molto avanzata (nessun nucleo
visibile) e in particolare un glomerulo (indicato dalla freccia) con un aspetto liquefatto. Si può considerare
(solo per questo glomerulo, il vetrino rappresenta infatti necrosi coagulativa) un esito di necrosi
colliquativa, visto l’aspetto perfettamente omogeneo di questo. Quindi, tale glomerulo è passato
dall’iniziale necrosi coagulativa a quella colliquativa.

Nota: la necrosi colliquativa è tipica dell’infarto cerebrale (ictus).

3. Tubercolosi polmonare

In questo preparato di polmone si osserva nella parte superiore il parenchima polmonare sano (frecce
gialle), caratterizzato da ampi lumi alveolari e setti interalveolari. Nella porzione inferiore scompaiono i lumi
degli alveoli e si nota una grossa massa di tessuto solido con una parte centrale necrotica ( necrosi caseosa,
freccia rossa), priva di nuclei e circondata da infiltrato infiammatorio (con colorazione tendente al blu). Si

5 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
tratta di un tubercolo, ovvero un granuloma della tubercolosi (infezione da Mycobacterium tubercolosis). Il
granuloma è l’espressione della flogosi cronica, è caratterizzato da un centro necrotico (contenente il
batterio) e una zona periferica infiltrata da leucociti tipici dell’istoflogosi cioè monociti, macrofagi e i loro
derivati (cellule epiteliodi e cellule giganti).

Anche in questa immagine è rappresentato un tubercolo (nella parte sopra). Il parenchima polmonare è
completamente stravolto, alveoli e setti non sono riconoscibili ma si osservano un bronco e cartilagine.
Infatti, il termine istoflogosi sottolinea come nella flogosi cronica si venga a formare un “tessuto nuovo”. Si
vede chiaramente l’imponente infiltrato infiammatorio e in esso anche alcune cellule di Langhans (frecce
gialle), cellule multinucleate (derivate dalla fusione di monociti e macrofagi, quindi sincizi) caratterizzate
dalla disposizione dei nuclei a ferro di cavallo; la presenza delle cellule di Langhans è caratteristica della
tubercolosi ma non è esclusiva di questa (visibili anche in altre malattie infettive).

Come si può osservare nell’immagine sottostante (cellula di Langhans indicata dalla freccia gialla) i nuclei
sono disposti perifericamente e a ferro di cavallo, con citoplasma (rosa) centrale. Le funzioni di queste
cellule non sono ben note, ma sicuramente le dimensioni aumentate riflettono un potenziamento della
capacità fagocitica rispetto ai macrofagi classici. Questa funzionalità risulta fondamentale in risposta ad
alcuni agenti infettivi particolarmente resistenti all’eliminazione attraverso fagocitosi, come M.
tubercolosis, M. leprae, Treponema pallidum e molti altri.

6 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
Attorno a questa cellula di Langhans sono disposte delle cellule (frecce verdi) con forma piatta e citoplasma
allungato e rosa, che formano dei reticoli. Queste sono le cellule epitelioidi, di origine macrofagica e con
funzione difensiva (pinocitosi, secondo ciò che dice il professore).

Anche in questa immagine si ha una


chiara visione di una cellula di
Langhans.

7 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

In questo preparato si osserva il completo sovvertimento della struttura del parenchima polmonare, con
cellule epitelioidi (frecce gialle), cellule di Langhans (frecce verdi) e aree di necrosi.

In questo caso si osserva una cellula di Langhans (freccia gialla). È interessante notare, oltre alle cellule
epitelioidi e alcune cellule mononucleate (con citoplasma abbondante), la presenza di un quantitativo
notevole di linfociti (cellule piccole con poco citoplasma e nucleo particolarmente scuro).

La presenza di questi linfociti indica che il granuloma è di tipo immune, cioè caratterizzato anche da una
risposta immunitaria adattativa, come nella tubercolosi.

4. Tubercolosi renale

8 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

Preparato di rene con tubercolosi.

Anche in questo caso il tessuto è quasi irriconoscibile a causa delle ingenti alterazioni. In alcuni punti sono
ancora visibili dei tubuli renali (freccia rossa) e un glomerulo (freccia gialla), danneggiati ma distinguibili.
Nella parte centrale si osservano numerosi glomeruli necrotizzati omogeneamente colorati in rosa,
circondati da infiltrato infiammatorio (colorato in blu) abbondante e diffuso in tutto il preparato. Sono
visibili anche svariate emorragie da danno vascolare. Tutte queste caratteristiche rientrano completamente
nel quadro di istoflogosi.

In questa immagine si può


osservare nei particolari la
struttura di un granuloma.

La freccia nera indica un’area di


necrosi caseosa, situata al
centro del granuloma e
caratterizzata da aspetto
omogeneo. Attorno a questa
zona è presente un ammasso di
cellule epitelioidi (freccia gialla),
molto allungate.

Nota: in realtà per poter dire se una necrosi è caseosa è necessaria l’osservazione del tessuto fresco. Di
conseguenza potremmo dire che quella visibile nel preparato è una necrosi coagulativa. A sua volta però, la
necrosi caseosa è una variante della coagulativa, ed è tipica della tubercolosi.

Analizzando lo stesso preparato ma spostando l’attenzione verso la periferia del granuloma osserviamo
l’immagine qui sotto.

9 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

Si può notare ancora una volta l’estensione dello strato delle cellule epitelioidi sulla sinistra. Nella parte
destra invece la freccia indica un grosso manicotto di cellule mononucleate (monociti e macrofagi),
precursori delle cellule protagoniste del granuloma, nelle quali possono evolvere.

In quest’ultimo ingrandimento (preso probabilmente dallo stesso preparato della precedente immagine) si
possono apprezzare due cellule giganti multinucleate, indicate dalle frecce.

10 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

5. Aterosclerosi

Nota: questo preparato non è tra quelli che osserveremo nelle esercitazioni.

Si osserva una sezione trasversale di arteria, con una discontinuità della parete di origine artefattuale.

La freccia indica un’irregolarità nello spessore della parete, caratterizzata da un aspetto molto chiaro
dovuto alla presenza di grandi quantità di cellule schiumose: macrofagi e cellule miointimali (cellule
muscolari dell’intima che poi assumono funzione fagocitica) che contengono al loro interno enormi
quantità di lipidi fagocitati. Queste cellule sono tipiche del processo di aterosclerosi, formazione cioè di
queste grosse masse (chiamate ateromi) nello spessore della parete delle arterie. Le cellule schiumose
derivano da macrofagi e cellule muscolari lisce (che migrano nell’intima) che fagocitano lipidi derivati da
LDL, lipoproteine che si depositano subito sotto all’endotelio e rilasciano lentamente colesterolo e
trigliceridi.

È possibile vedere anche il rivestimento fibroso (“cuffia”) della placca, che insieme alla placca stessa causa
diminuzione del lume del vaso.

11 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

In questa seconda immagine si osserva una sezione di aorta. Nella parte inferiore si può apprezzare la
tonaca avventizia con i vasa vasorum, sopra a questa si vede la tonaca media (indicata dalla freccia nera)
che dovrebbe continuare poi nell’intima. Si nota invece un ispessimento della parete dovuto ad una massa
chiara, un ateroma, ricoperta anche in questo caso da una cuffia fibrosa. Le dimensioni di questo ateroma
hanno causato l’indebolimento della parete del vaso, infatti è possibile osservare una fissurazione della
parete nella parte di sinistra del preparato con emorragia in uno spazio tra avventizia a tonaca media (si
parla così di dissecazione arteriosa, in questo caso aortica). Questa placca può anche rompersi e dare

emboli.

In questa immagine a maggior ingrandimento si può osservare l’organizzazione della cuffia fibrosa (freccia
gialla), collagene che ricopre la placca aterosclerotica. Si può notare la differente colorazione delle due
strutture e il fatto che nell’ateroma difficilmente si distinguano nuclei cellulari, perché le cellule sono
infarcite di lipidi. In più, nella placca, si vedono numerosi spazi bianchi e vuoti a forma di fuso (indicati ad
esempio dalla freccia nera) che derivano dal disfacimento di alcune cellule schiumose.

Ancora una volta si può osservare la distinzione (dal basso verso l’alto) tra l’avventizia (con vasa vasorum),
la media e la placca, ricoperta a sua volta dalla cuffia fibrosa.

12 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

In quest’ultima immagine si osserva di nuovo la tonaca media inferiormente, sopra la quale poggia una
placca caratterizzata da numerosi spazi bianchi lanceolati (dovuti a cellule schiumose degradate). A
ricoprire la placca, ancora una volta, la cuffia fibrosa.

6. Polmonite

In questo preparato di polmone si fatica a riconoscere il parenchima, poiché i lumi degli alveoli sono
completamente occupati da un essudato ricco di leucociti. È chiaro che questa porzione di polmone risulta
completamente non funzionale per gli scambi alveolo-capillari. Chiaramente, anche se non visibile al
vetrino, nei lumi di questi alveoli, oltre alle cellule infiammatorie, vi è liquido (gorgoglio all’auscultazione).

13 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
L’aspetto istologico che caratterizza questo quadro di polmonite prende il nome di “ epatizzazione”
polmonare, chiaramente a causa dell’aspetto molto simile a quello del parenchima epatico.

Questa immagine mostra un alveolo polmonare con lume (porzione centrale) completamente riempito da
leucociti. Si intravedono le pareti e i setti interalveolari e all’interno di questi un capillare iperemico
(indicato dalla freccia).

Si osservino qui due ingrandimenti di capillari polmonari iperemici. Nella seconda immagine (dx) si può
addirittura osservare un impilamento degli eritrociti (le macchie nere sono artefattuali).

14 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

In questo altro preparato di polmonite si


può notare (come indicato dalla freccia)
un reticolo di fibrina. La formazione del
reticolo è dovuta al passaggio da
infiammazione sierosa a fibrinosa (flogosi
siero-fibrinosa), con attivazione quindi del
fibrinogeno (perciò attivazione della
coagulazione, dovuta a diverse cause) che
nel contesto dell’essudato procede alla
formazione di accumuli di fibrina (per
approfondire vedi lezione sulla flogosi
siero-fibrinosa). Questa condizione
complica la guarigione e il quadro clinico
stesso, in quanto l’essudato risulta solidificato.

7. Amiloidosi epatica

Nota: il professore invita a ripassare le lezioni sull’amiloidosi

In questo preparato di fegato (seppure a basso ingrandimento) si osservano degli accumuli di sostanza
extracellulare (amiloide) di colore rosa che si deposita nel contesto del parenchima stesso. Il tessuto è
difficilmente riconoscibile data la quantità enorme di deposito di tale sostanza.

15 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

In questa immagine si
osservano bene gli
accumuli di amiloide
(indicati ad esempio dalla
freccia), caratterizzati da
aspetto omogeneo e
progressiva distruzione del
parenchima epatico. Si noti
infatti la scomparsa di
numerosi epatociti, che
hanno anche perso la loro
disposizione tipica in
cordoni. L’amiloide tende a
depositarsi tra gli epatociti
e i sinusoidi.

Per diagnosticare effettivamente la presenza di amiloide si utilizzano colorazioni speciali, come il Rosso
Congo.

16 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
Anche in queste due immagini si osservano depositi di amiloide, con evidente sofferenza degli epatociti.
Nell’immagine di destra la componente cellulare è praticamente scomparsa.

Nota: per effettuare una diagnosi certa di amiloidosi, bisognerebbe utilizzare il colorante “Rosso Congo”.

8. Amiloidosi della milza

Come si può osservare in questa immagine anche nella milza possono esserci fenomeni di accumulo di
amiloide in sede extracellulare (formazione di colore rosa, omogenea e con pochi nuclei), in particolare,
qui, visibile all’interno della polpa bianca.

In questo caso invece si


può notare la presenza
di uno spesso manicotto
di amiloide che circonda
un vaso sanguigno, il
quale ostacola i
fenomeni di scambio con
il tessuto. Oltretutto
l’amiloide tende a
disporsi in cerchi
concentrici attorno ai
vasi, proprio come si
osserva in questa
immagine.

17 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
Questo evidenzia l’origine vascolare dell’amiloide: infatti essa deriva proteine circolanti che, modificate dai
macrofagi, vanno poi a depositarsi.

Anche qui si osserva uno spesso manicotto di


amiloide che contorna tutto il vaso. Questo
accumulo attorno ai vasi può diminuire la
funzione trofica degli stessi, soprattutto per
quanto riguarda i vasi di dimensioni minori.

9. Cirrosi Epatica

Questo preparato di fegato cirrotico dimostra ancora una volta come le patologie siano in grado di alterare
l’aspetto istologico di organi e tessuti, a tal punto da renderli irriconoscibili.

Si notano subito i numerosi “puntini” bianchi, che corrispondono a epatociti con grossi accumuli di
trigliceridi e si parla perciò di steatosi. Inoltre, sono ben evidenziati dei tralci fibrosi di grandi dimensioni

18 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
(indicati dalle frecce gialle) che formano un reticolo che conferisce un aspetto compatto. Questi tralci, che
circondano i lobuli, sono il prodotto del processo di fibrosi. Nel complesso si può definire questo come un
quadro misto di steatocirrosi, che può essere causato ad esempio da intossicazione alcolica.

Nell’immagine qui a fianco si


osservano bene i tralci connettivali
(frecce gialle), all’interno dei quali
si notano dei nuclei cellulari di
fibroblasti. Gli epatociti indicati
dalla freccia verde sono
evidentemente sofferenti, ma non
hanno ancora molti lipidi al loro
interno. Quelli indicati dalle frecce
nere sono invece già ricolmi di
grasso, apparendo come delle
“palline”: questi epatociti
steatosici quindi risultano
“vacuolizzati” a causa della grande
quantità di lipidi accumulati, con nucleo e organuli schiacciati nella periferia.

Nota: l’aspetto bianco e vuoto di gran parte degli epatociti è dovuto alla dissoluzione dei lipidi a causa dei
solventi (ad esempio alcool) con cui il tessuto viene trattato per predisporre il vetrino.

In questa immagine si
possono confrontrare
elementi cellulari
steatosici (frecce nere)
ed epatociti non ancora
ricchi di lipidi (frecce
verdi). Contrassegnati
con frecce gialle invece
si notano tralci di
connettivo. Nel
complesso si nota come
la struttura del fegato
sia completamente
stravolta; questo
predispone a perdita di
funzionalità via via
progressiva fino alla manifestazione di
insufficenza epatica.

Ancora una volta vengono evidenziate le


differenze tra epatociti steatosici (frecce
nere) ed epatociti meno alterati (frecce
verdi). Nella parte sinistra sono visibili

19 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
alcuni epatociti in cui il grasso, anziché formare un unico vacuolo, forma dei lobuletti a seconda di quanti
lipidi si sono accumulati nella cellula.

Nonostante la pessima qualità di


questa immagine si può osservare un
quadro di steatosi. In questo caso
però mancano i tralci di connettivo, a
differenza dei preparati precedenti. Si
tratta di una steatosi pura.

(ripassare cause di steatosi e cirrosi)

Altro quadro di steatosi senza cirrosi,


nella quale sono evidenziate dalle frecce
delle cellule con aspetto vacuolizzato e
nucleo spinto alla periferia (anello con
castone), ovvero gli epatociti steatosici.
Anche qui, si vedono inoltre epatociti in
stato di degenerazione (parte destra
dell’immagine).

Ancora una volta un preparato con chiari segni di


steatosi (cellule indicate dalle frecce gialle) e
anche epatociti non ancora francamente
vacuolizzati ma con alcuni accumuli di lipidi
(frecce verdi). Infatti, gli epatociti non

20 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
accumulano tutti la stessa quantità di grasso. Si osservano anche fenomeni di mitosi, ulteriore segno di
sofferenza.

10. Dermatofibroma

(questo vetrino non sarà chiesto all’esame)

L’immagine (sopra) mostra un preparato di cute (epidermide sul lato destro dell’immagine) con un tumore
localizzato nel derma (parte sinistra dell’immagine), costituito da numerose cellule simili a fibroblasti
normali, ma molto numerosi. Il vetrino è stato ricavato da un paziente che aveva un nodulo cutaneo.

A maggior ingrandimento si
osserva la somiglianza di
questi elementi cellulari ai
fibroblasti, per la
caratteristica forma
allungata del nucleo e per
l’aspetto abbastanza
differenziato. Queste cellule
sono però molto numerose

21 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
e formano un tessuto non ben organizzato. Date queste caratteristiche si classifica questo tumore come
benigno, in particolare fibroma.

11.1 Carcinoma (cute)

Queste due immagini permettono di confrontare un preparato di epidermide normale (a sinistra) con un
preparato di carcinoma (a destra). È fondamentale osservare la differenza nel processo di differenziazione
delle cellule epiteliali dallo strato basale a quello corneo nei due tessuti: nell’epidermide normale si riesce a
seguire il processo differenziativo nelle sue fasi ben note, le cellule basali progressivamente si differenziano
per svolgere la loro funzione. Invece nei tumori la differenziazione si blocca e la cellula rimane immatura.
Nell’immagine del carcinoma infatti si perde questa stratificazione e le cellule staminali, che presentano
anche caratteristiche anomale, si
mantengono tali fino alla superficie,
senza svolgere la loro normale funzione:
la superficie cutanea è infatti alterata.

Anche se non è indicativo ai fini di una


diagnosi istologica, si può osservare
come nell’immagine di destra la
membrana basale dell’epidermide sia
ancora integra: nessuna di queste cellule
displastiche è uscita dall’epidermide
verso il derma. Questo suggerisce che il
carcinoma non è ancora in una fase di
diffusione metastatica o infiltrante. Il
carcinoma viene detto intraepidermico
(chiamato anche in situ).

22 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
A maggior ingrandimento si può apprezzare l’aspetto immaturo e poco differenziato delle cellule, che
presentano inoltre nuclei molto colorati (ipercromatismo nucleare, indice di malignità della neoplasia).

11.2 Carcinoma (colon)


Nell’immagine a sinistra si può osservare un preparato di
colon normale, che mette in evidenza la presenza di cellule
mucipari caliciformi.

Nell’immagine qui sotto si rende evidente la struttura della


mucosa sana del colon (nella parte di sinistra), ancora una
volta con cellule mucipare caliciformi che si affacciano nel
lume della ghiandola. Queste ultime poi confluiscono nel
lume dell’organo.

Nella parte destra dell’immagine la struttura a cellule caliciformi con ghiandole ben organizzate è sostituita
da un ammasso di cellule difficilmente distinguibili (freccia azzurra), che delimitano lumi ghiandolari

23 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
particolarmente irregolari (frecce nere) e che in alcuni casi non si aprono nel lume dell’organo. Si parla in
questo caso di adenocarcinoma del colon, cioè tumore maligno di un epitelio ghiandolare.

In
questa immagine la freccia rossa indica un adenocarcinoma, caratterizzato da masse cellulari non
organizzate e ghiandole che hanno perso la loro struttura, infatti sono difficilmente individuabili i lumi
ghiandolari. Subito sotto alla mucosa si vedono cellule tumorali che invadono i tessuti profondi (tonaca
muscolare, indicata con la freccia nera).

Questo ingrandimento
permette di osservare
in particolare
l’alterazione
morfologica delle
cellule mucipari
caliciformi, che
risultano essere
completamente
diverse rispetto alle
cellule sane. Si può
notare come il tessuto
sia scarsamente
differenziato e molto
disorganizzato.

24 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

Quest’altro ingrandimento mette in evidenza le cellule tumorali, che risultano essere difficilmente
identificabili. Le due frecce indicano due nuclei di cellule tumorali, con aspetto atipico (la cromatina risulta
poco colorata e in periferia nel nucleo).

Anche in questa immagine appare evidente la


perdita della struttura organizzata delle
ghiandole e della differenziazione delle cellule.

Questo ingrandimento invece rappresenta


uno degli eventi tardivi nel processo di
crescita e diffusione di un adenocarcinoma,
ossia la diffusione di cellule tumorali
attraverso il circolo sanguigno. Le masse
indicate dalle frecce si trovano all’interno
del lume di vasi sanguigni (si notano i nuclei
schiacciati degli endoteliociti), perciò sono
emboli. In particolare, sono ammassi di
cellule dell’adenocarcinoma (del colon in
questo caso) che hanno acquisito la
capacità di penetrare nei vasi.

25 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

Queste due immagini (sopra) permettono di confrontare la struttura di una porzione sana del colon (a
sinistra) con una porzione di adenocarcinoma appartenente allo stesso colon (a destra).

Anche in questo ultimo ingrandimento si può notare la perdita di differenziazione delle cellule tumorali, che
formano strutture anomale.

26 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

11.3 Adenocarcinoma (stomaco)


Mucosa gastrica normale con le
caratteristiche ghiandole .

(il professore invita a ripassare la


struttura della mucosa gastrica)

In questa immagine si vede una zona diversa dello stesso stomaco, in cui manca però la mucosa a causa di
un’ulcerazione (frecce gialle), ovvero un’escavazione della mucosa. In questa sede si vedono delle cellule
che infiltrano la parete ma per essere identificate è necessario un maggiore ingrandimento.

27 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

Con questo ingrandimento del fondo dell’ulcera si osserva la presenza di numerose cellule di forma e
dimensioni diverse (ad esempio le cellule indicate dalla freccia gialla). Questo rientra nel quadro di
pleomorfismo cellulare, aspetto tipico dei tumori di natura maligna dovuto a divisioni mitotiche
asimmetriche (fase di progressione tumorale). In più, anche l’ipercromatismo nucleare che si osserva in
alcune di queste cellule può essere considerato marcatore di malignità. In questo caso perciò si parla di
adenocarcinoma gastrico.

Anche in questo
ingrandimento si
possono riscontrare i
due marcatori citati
precedentemente, cioè
pleomorfismo cellulare
e ipercromatismo
nucleare.

28 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

In questo ingrandimento risulta ancora più


evidente la perdita di organizzazione del tessuto
accompagnata da importanti alterazioni
morfologiche delle cellule.

Come per l’adenocarcinoma del colon, in alcune zone


del preparato si possono osservare emboli di cellule
tumorali all’interno dei vasi sanguigni. Queste cellule
sono destinate a morire nella maggior parte dei casi,
ma una piccola percentuale di queste riescono a
sopravvivere e ad insediarsi in un nuovo organo, dando
vita ad una metastasi.

29 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
Questo che si osserva nell’immagine a fianco è un linfonodo, caratterizzato dalla presenza di molti linfociti.
Si nota subito la differenza tra il tessuto linfatico e le masse cellulari indicate dalle frecce, che però si
osservano meglio a maggior ingrandimento. A prima vista queste masse potrebbero sembrare dei centri
germinativi, ma hanno una distribuzione ed una struttura strane, e infatti non lo sono.

A questo ingrandimento si osservano


numerosi linfociti (cellule piccole con
nucleo denso e poco citoplasma) che
si accumulano in particolare attorno a
delle cellule chiaramente diverse, con
citoplasma rosa ben evidente e
nucleo ipercromatico di grandi
dimensioni. Queste ultime sono
cellule tumorali, in particolare
metastatizzate, maligne (nucleo
ipercromatico e pleomorfismo).

30 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
L’ennesimo preparato mostra in maniera più chiara delle cellule tumorali di origina metastatica (indicate
dalle frecce) che formano masse all’interno del tessuto linfatico di questo linfonodo. Queste cellule
tumorali derivano da un tumore che si trova in un organo drenato da questo linfonodo.

12. Liposarcoma

Confronto tra tessuto adiposo normale (a sinistra) e un tumore maligno degli adipociti, liposarcoma (a
destra). Si nota immediatamente la profonda alterazione morfologica (prevalentemente cellulare) nel
liposarcoma, tanto che risulta anche difficile riuscire ad identificare il tessuto di origine di questa neoplasia.
Si evidenziano inoltre cellule di dimensioni molto diverse (pleomorfismo), ed una totale disorganizzazione
tissutale (caratteristiche di un tumore maligno).

Anche in questi due ingrandimenti (sopra) si osserva la disorganizzazione del tessuto (sempre liposarcoma).
Inoltre, nell’immagine di destra si nota un chiaro esempio di pleomorfismo cellulare ed una conformazione

31 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi
della cromatina fortemente anomala. Risulta difficile capire che queste cellule derivano da adipociti, ma si
possono intravedere degli spazi bianchi tra le cellule che rappresentano dei residui accumuli di grasso.

Altri tre ingrandimenti di cellule tumorali di liposarcoma. Risultano evidenti le


alterazioni della cromatina e la differente colorazione dei nuclei (in particolare
a sinistra). Sono cellule fortemente atipiche. Alcune cellule sembrano
conservare piccoli accumuli di lipidi nel citoplasma (in particolare
nell’immagine a destra).

Cellula di liposarcoma: potrebbe trattarsi di una cellula in divisione


mitotica oppure di due cellule sovrapposte. In ogni caso, la cromatina è
totalmente atipica.

Anche in questo ingrandimento, si notano il pleomorfismo e


l’ipercromatismo. Inoltre, si vede qualche spazio dovuto a
residui di materiale lipidico.

13. Ulcera peptica


A sinistra, immagine che rappresenta una mucosa
gastrica normale.

32 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

L’immagine qui sopra mostra una porzione di mucosa alterata rispetto all’immagine precedente. Questa
“nicchia” (o cavità) è un’ulcera peptica (da confrontare con l’ulcera tumorale) il cui fondo (porzione di
tessuto tendente al blu e indicata dalla freccia) è costituito da detriti di cellule necrotiche, essudato
infiammatorio e vari leucociti. In ciò quindi si distingue dall’ulcera tumorale: questa ulcera non è dovuta
all’azione erosiva di un tumore, bensì a qualche altra causa. L’erosione e il danno alla mucosa possono
essere dovuti a vari fattori come l’acidità dello stomaco o infezioni batteriche (ad esempio H. pylori), ma
non a neoplasie. Conseguentemente al danno si è sviluppata la risposta infiammatoria.

In questo ingrandimento
si osserva una porzione
di mucosa adiacente
all’ulcera, nella quale si
può individuare una
consistente infiltrazione
da parte di leucociti.
Questi ultimi vengono
richiamati per eliminare
e fagocitare i vari detriti
cellulari e tissutali e
permettere la successiva
riparazione del tessuto.

33 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

In
questo dettaglio (sopra) del fondo dell’ulcera si osserva come, a differenza dell’ulcera tumorale, il tessuto
non sia compatto e ricco di cellule ma costituito da grandi quantità di detriti di cellule necrotiche che si
staccano dalla mucosa danneggiata, non ci sono cellule maligne.

34 di 35
Lezioni di Patologia Generale
Prof. Stefano Dusi

Un altro ingrandimento del fondo di un’ulcera peptica mostra più chiaramente la composizione di questo
tessuto; va notato come l’acidità stessa dell’ambiente gastrico sia in grado di esacerbare la degradazione
della mucosa e delle cellule danneggiate. All’interno del fondo dell’ulcera sono presenti anche numerosi
leucociti (difficilmente distinguibili in questo caso), anch’essi in degenerazione.

35 di 35