Sei sulla pagina 1di 2

CORRIERE DELLA SERA, 1° SETTEMBRE 2017

Pamela Villoresi: «Il mio doveroso omaggio a Eleonora Duse»


L’attrice questa sera è protagonista al Todi Festival di La musica dell’anima,
ritratto della Divina, scritto da Maria Letizia Compatangelo

di Emilia Costantini

Pamela Villoresi e Marco Scolastra

Eleonora Duse: non solo la grande attrice, l’innovatrice, ma soprattutto la donna coraggiosa, la
passionaria innamorata della libertà. Pamela Villoresi è protagonista il primo settembre al Todi
Festival, Teatro Comunale, poi nella prossima stagione a Roma, dello spettacolo «La musica
dell’anima» di Maria Letizia Compatangelo. «È un ritratto della indimenticabile artista - spiega
Pamela - attraverso il suo particolare rapporto con la musica del suo tempo».

È anche un omaggio da attrice ad attrice?


«Qualcosa di magico mi lega a lei. Quando anni fa andai ad Asolo sulla sua tomba, provai un
profondo senso di gratitudine, allora non sapevo perché, oggi lo so: la Duse ha spianato la strada a
tutte noi donne e, in particolare, a noi attrici».

Un personaggio femminile inedito per la sua epoca...


«Una artista di altissimo livello intellettuale che ha saputo innovare la scena con un repertorio
moderno e una recitazione assai diversa dai suoi colleghi, tromboni attaccati alle tende. Basti dire
che in una delle sue trasferte negli Stati Uniti, le si avvicina un giovanotto dicendole grosso modo
così: signora la ringrazio per aver illuminato una nuova strada in palcoscenico,quel ragazzo era Lee
Strasberg. E Charlie Chaplin la accolse con tuti gli onori a Los Angeles, offrendosi come cicerone
per visitare la città. E non dimentichiamo che fu lei a far conoscere Gabriele D’Annunzio».

Ma dal Vate non fu ricambiata.


«Tra loro una relazione intensa, con i rispettivi tradimenti. Il più grande tradimento, però, fu da
parte di lui: per “La figlia di Iorio”, suo capolavoro, concepì come protagonista una giovane donna,
che Eleonora non poteva interpretare, perché avanti con gli anni. Se ne sentì oltraggiata e lo lasciò
per sempre. La Duse ha sempre deciso il suo percorso con coraggio: dai tanti amanti, tra cui Arrigo
Boito, al primo figlio illegittimo, morto a pochi mesi, alla separazione dal successivo marito,
matrimonio da cui nacque la seconda figlia, Enrichetta».

Una vita movimentata.


«Nel recital la racconto attraverso il suo amore per la musica, accompagnata al pianoforte da Marco
Scolastra. Adorava Rossini perché le metteva allegria, conobbe Wagner e possedeva una maschera
in gesso di Beethoven. Giuseppe Verdi affermò che, se avesse assistito a un suo spettacolo prima di
comporre “La traviata”, avrebbe immaginato Violetta come la Duse».

E la rivalità con Sarah Bernhardt?


«Rivali, ma si sono sempre rispettate a vicenda. La Bernhardt era più grande e, quando venne in
Italia in tournée, Eleonora andò a vederla recitare lasciandole una rosa bianca in camerino».

Una donna vincente?


«Sul piano privato direi di no, ma certamente un esempio cui rendo omaggio con un tocco molto
femminile: la Duse amava il profumo delle violette. Questa sera indosserò una nuova essenza alla
violetta, creata da Laura Bosetti Tonatto e dedicata alla Divina».