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PSICOSI

Concetto di normalità ed anormalità

La normalità indica la maggior frequenza di un certo evento oppure l'attesa che un certo evento
abbia luogo. Così le convenzioni che si stabiliscono tra gli esseri umani si fondano sull'aspettativa
che gli altri individui si comportino nel modo che per noi è normale.
Avere un disagio durante la nostra vita è considerato normale dato che può coinvolgere ogni
individuo in un particolare momento della vita (divorzio, lutto, difficoltà di adattamento,..) poi
trovando delle strategie per superare le difficoltà il disagio sparisce. Il disturbo invece è qualcosa
che perdura nel tempo e che compromette lo svolgimento delle attività di vita quotidiana
(compromette i comportamenti del soggetto sul piano affettivo, sociale e lavorativo). I criteri di
anormalità sono: intensità, frequenza e durata del fenomeno/sintomo/disturbo.
Non è il tipo di disagio che fa la differenza ma come questa persona lo percepisce e come reagisce,
la capacità di risolvere i problemi.

Differenza tra psicosi e nevrosi

Sostanzialmente ciò che differenzia la psicosi dalla nevrosi è:

• Alterazione profonda della percezione della realtà -> tutto ciò che noi normalmente vediamo
e riteniamo “normale” qui viene messo in discussione, nel mondo psicotico tutto è possibile.

• Alterazione della consapevolezza critica -> il soggetto vive la sua psicosi senza nessuna
possibilità di critica a riguardo, non riesce a giudicare questo mondo. Anche se gli si
mostrano delle prove della realtà egli resta convinto della sua idea e trova delle
giustificazioni irreali ai fenomeni che percepisce.

• Alterazione delle associazioni del pensiero (dissociazione) -> pensiero scorretto dal punto di
vista logico, il discorso appare incomprensibile, salta da un argomento all’altro. Il pensiero è
come rotto qua e là senza filo logico. La persona pensa in modo molto complicato che noi
facciamo fatica a capire.

Diagnosi

Ci permette di definire il tipo di psicopatologia. Essa si basa sui sintomi, sui segni, sull’anamnesi,
sull’osservazione del soggetto e sull’esecuzione di test psicologici. Raccolti tutti questi elementi si
consulta il DSM (manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali), il disturbo del pz
corrisponde ad una patologia ben definita con dei segni e sintomi ben definiti. Questo metodo è
significativo a livello diagnostico ma poco utile a livello di comprensione della patologia per
l’assenza di una eziopatogenesi sicura. Per porre la diagnosi però ci vuole più tempo, bisogna
vedere quanto questi sintomi compromettono l’area socia e lavorativa. Una volta fatta la diagnosi
però non bisogna dimenticare che ogni persona la vive comunque in modo diverso (un
schizofrenico non sarà mai uguale ad un altro) e che il suo comportamento è dato certamente in
parte dalla patologia ma anche dalla sua personalità ed esperienze, quindi ci vuole una presa a
carico personalizzata. La diagnosi ci serve per poter analizzare, capire e classificare i casi, ma vista
la soggettività dei disturbi ci si concentra di più sul processo clinico, ossia di conoscenza del
singolo utente, della sua storia, dei suoi sintomi e del racconto sulla sua malattia. Tutto ciò avviene
soprattutto tramite l’osservazione del soggetto. Le aree che si vanno ad osservare sono le seguenti:

Facoltà psichiche elementari:


- Atteggiamento (come si presenta, ciò che si vede a colpo d’occhio)

- Eloquio (rallentato o accelerato – Fuga di idee)

- Mimica/gestualità (espressione corporea, non verbale)

- Attenzione (certi stimoli esterni o contenuti della coscienza richiamano l’attenzione


involontariamente e il soggetto si distrae -> attenzione passiva)

- Memoria

- Percezione (i 5 sensi) -> es. allucinazioni

- Coscienza (lucido o confuso) -> il delirio non altera la coscienza

- Orientamento (se orientato nei 4 parametri) -> il delirio non altera l’orientamento (orientato
al delirio)

Ideazione:

- Forma del pensiero (come si esprime) -> es. dissociazione del pensiero

- Contenuto del pensiero (quello che dice) -> idee deliranti o un’idea prevalente (fissazione su
un concetto o fatto al quale torna sempre)

Affettività:

- Tono dell’umore

- Istinti (autoconservazione – sopravvivenza (non mangiare, rischio di suicidio, non vestirsi


adeguatamente), conservazione della specie – sessualità)

- Emozioni (al momento come si sente)

- Sentimenti (è qualcosa di profondo ed elaborato, perdurano nel tempo)

- Critica e giudizio (dare la propria opinione, mettere in discussione, analizzare in modo


critico ciò che accade) -> alterati se presente il delirio

Psicomotoria:

- Impedimenti alla normale mobilità (se la patologia provoca anche un’alterazione della
mobilità o del sonno)

Classificazione

• Psicosi esogena organica -> data da sostanze tossiche e alcol, da farmaci (elevat dosi di
cortisone), le demenze possono avere degli episodi psicotici, meningite, sclerosi multipla,
tumori cerebrali, Lupus.
• Psicosi dove c’è stato solo un episodio nella vita, acuto e breve.
• Schizofrenia
• Sindromi schizo-affettive
• Psicosi bipolare
• Paranoia (disturbo delirante cronico)
• Psicosi post partum (mettere il bebè nella lavatrice ecc) -> è l’esordio di una malattia
psicotica.

La Schizofrenia

Mente scissa, mancanza di nessi logici. Il sintomo che accomuna le diversi sindromi schizofrenici e
che le distingue dalle altre psicosi è la dissociazione mentale ossia disconnessione tra le diverse
funzioni psichiche (es. idea e stato affettivo, pensieri e comportamento). C’è una sofferenza di
fondo, nonostante il pz possa presentare dei comportamenti maniacali, di onnipotenza o altri, non
bisogna sottovalutare questa sofferenza.
“Matto sì, ma scemo no!”

Epidemiologia

Lifetime risk -> è il metodo più usato nella psichiatria, indica la percentuale di persone che hanno
una malattia psicotica oggi e che l’hanno avuta anche in passato. Il lifetime risk nella psicosi è 1%
della popolazione.
Se si ha un fratello schizofrenico -> il rischio aumenta di 6-14%
Se si ha un genitore schizofrenico -> il rischio aumenta di 7-16%
L’esordio della malattia avviene: nel 47% - tra 20 e 30 anni, nel 13,5% - tra 15 e 20 anni. In genere
i maschi si ammalano prima e le femmine dopo i 25 anni.
L’uso di cannabis prima dei 18 anni aumenta il rischio di sviluppare una psicosi di 30%, mentre
l’uso di cocaina di 12%.
Il 10%-15% dei pz si suicide -> 50% tentano il suicidio.
Inoltre il 25% delle persone con schizofrenia guarisce del tutto e non ha più alcun sintomo->
guarigione clinica. Il 50% raggiunge un risultato positivo ossia che la persona mantiene il suo ruolo
sociale e lavorativo ma sono presenti lievi sintomi -> guarigione sociale. L’altro 25% delle persone
fa fatica a migliorare -> resistenza al trattamento, non bisogna comunque arrendersi.

Eziologia

Alla base della schizofrenia sta un modello poligenico multifattoriale. Ovvero geneticamente si ha
un terreno fertile per lo sviluppo della patologia e si è più vulnerabili. Non tutte le persone
vulnerabili sviluppano poi la malattia ma dipende molto da diversi fattori stressanti o altri fattori
che si verificano soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza.
Ci sono alcuni fattori di rischio quali l’abuso di sostanze ed eventi catastrofici che colpiscono la
madre in gravidanza.
Ci sono varie teorie che provano ad ipotizzare le cause o meglio per quale motivo si genera la
schizofrenia, in quanto non ci sono delle cause scientificamente provate. Nessuna di queste teorie
però ha dimostrato nulla:
• Teoria genetica e/o biochimica -> statisticamente i soggetti schizofrenici tendono a
presentarsi in famiglie già conosciute per questa problematica (10-45%) quindi c’è una
famigliarità. Per l’aspetto biochimico viene fatto riferimento alla sintesi di
neurotrasmettitori: eccesso di dopamina a livello limbico, particolarmente coinvolta nella
fase acuta (sintomi positivi - deliri e allucinazioni), e un deficit della dopamina a livello
frontale che sarebbe responsabile dei sintomi negativi. Inoltre c’è una reazione positiva ai
farmaci che agiscono a questi livelli. Però non si può ancora dimostrare che relazione c’è tra
la schizofrenia e l’alterazione di dopamina ossia quale dei due produce l’altro.

• Teoria psicogenetica -> questa teoria ipotizza che il problema sia completamente a carico
della struttura psichica. Gli scambi che avvengono tra conscio e inconscio, nel soggetto
sano, restano distinte da un “muro” permeabile che fa passare solo alcune informazioni.
Nella psicosi questo “muro” è vulnerabile e ciò che è all’esterno (nell’inconscio) penetra
all’interno (nel conscio) e si genera una grande confusione.

• Teoria sociale -> sostiene che il soggetto è malato in quanto la società lo fa ammalare, lo
emargina causandogli il male psichico. Quindi la cura deve essere la riabilitazione sociale.
In altre nazioni con cultura diversa i risultati sono migliori in quanto non emarginano il
soggetto. Un’esperienza comune dei pz schizofrenici è che le relazioni umane sono
insoddisfacenti oppure una mancata soddisfazione dei bisogni affettivi.

• Teoria sistemica -> studia la comunicazione, ipotizza che la schizofrenia nasca da una forma
patologica di comunicazione interpersonale tra madre e bambino. In ogni messaggio c’è una
parte di contenuto e una di relazione, se i messaggi che vengono mandati al bambino sono
ricchi di richieste incomprensibili, lui sente come paradossale tutta la realtà. Doppio legame
– messaggio contraddittorio (da una parte una richiesta e da un'altra l’esatto opposto) che
mette il soggetto in impossibilità di agire. Per rispondere in modo adeguato al messaggio è
importante comprenderlo, ma se vengono mandati due messaggi che si negano uno con
l’altro il bambino è impossibilitato a meta comunicare. Se ciò che al bambino sembra di
capire gli viene negato (per es con gesti o mimiche) non capisce più cosa è reale e cosa no e
comincia a fraintendere la realtà. I sistemici quindi propongono una terapia che coinvolge
tutta la famiglia tentando di correggere questa comunicazione “malata”.

• Teoria fenomenologica -> (La fenomenologia sostiene che ciò che noi possiamo realmente
conoscere è il fenomeno, non si sa niente di prima e niente di dopo, solo ciò che accade, le
cose che sappiamo sono date dall’esperienza stando in relazione con le cose). Borgna
sostiene che la schizofrenia non è altro che un’esperienza vissuta, un modo altro di essere
nel mondo, non considera questo disturbo una patologia dato che la medicina non è in grado
di fornire delle cause. Allora non ci sono neanche sintomi dato che essi sono sempre legati
ad una causa. I sintomi in questo caso sarebbero solamente dei significati diversi che il
soggetto dà alla realtà. Non vi è una sola schizofrenia ma le infinite schizofrenie vissute dai
soggetti che la sopportano. Quello che sentiamo noi di fronte al soggetto schizofrenico è
“estraneità”, “difficoltà comunicativa”, “paura di non comprendere o essere fraintesi”…
quello che proviamo è quello che ci trasmette in quanto è quello che, mille volte peggio, lui
prova.

Sviluppo della patologia

Prodromi -> sono dei segnali d’allarme prima dell’esordio:


• Tensione e nervosismo
• Perdita di concentrazione
• Perdita di interesse ed iniziativa
• Insonnia
• Scarsa cura di sé
• Isolamento sociale -> di solito si sente in disagio in situazioni nuovi (es. militare) o davanti
ad un compito che non riesce a svolgere, tende a trascorrere molto tempo da solo
• Sensazioni sgradevoli sul corpo, esperienze percettive insolite (luci che cambiano, sentire
musichetta sottofondo)
• Diffidenza verso le persone e il mondo
• Bizzarie nel comportamento
• Pensieri magici, si allontana dagli interessi comuni
• Discorso vago e confuso -> non riesce a farsi capire, si sente incompreso
• Paura di diventare matto -> perché non riesce a controllare più le cose
• La realtà per lui diventa difficile, strana, non riesce a dare un senso a ciò che succede (stato
prepsicotico) e c’è una perdita del senso comune. Ha la sensazione che la realtà sta
cambiando (dereismo) e che anche lui non è più lo stesso (depersonalizzazione
Questi allarmi possono avvenire in 3-4 sett fino ai 6 mesi.

Modalità di manifestazione

• Esordio insidioso, progressivo-> caratterizzato da sintomi negativi, il soggetto piano piano


si rende conto che qualcosa gli sta succedendo ed è terrorizzato, il suo modo di intendere il
mondo diventa sempre più alternativo e questo lo costringe ad isolarsi ancora di più, si
chiude in sé e non parla con nessuno e non scambia con niente e nessuno. Questa situazione
di profondo disagio è insopportabile e quindi subentra il delirio, non potendo trovare delle
spiegazioni di ciò che gli sta capitando nella realtà le cerca nel delirio che per lui è come una
autoguarigione (soffre meno), ma in realtà il soggetto precipita nello stato dissociativo
acuto. Questo riacquistare senso delle cose che gli accadono, anche se assurdo, è sempre
meglio della sofferenza angosciante di prima. In questo tipo di esordio la prognosi è
sfavorevole dato che l’intervento è ritardato.

• Esordio florido, acuto-> manca tutta la parte in cui il soggetto progressivamente si allontana
dalla realtà. All’improvviso questa persona sente un inquietudine interiore, solitamente dopo
un evento significativo (lutto, separazione, trauma), insonnia e sensazione che tutto si sia
modificato. L’angoscia è violenta perché tutto capita molto rapidamente, il soggetto presenta
sintomi positivi quali delirio ed allucinazioni ed impazzisce. La prognosi è migliore dato che
i parenti si allarmano subito e fanno scattare una rete di cura. La cosa però più pericolosa in
questo tipo di esordio è il rischio suicidale dato dall’impossibilità di adattarsi a questa
situazione.

Decorso

<< Grafici>>
Sintomi o aree particolarmente compromesse

• La percezione: le allucinazioni -> sono delle percezioni senza oggetto, ossia che non c’è
nulla che la possa provocare in realtà (illusione -> l’oggetto in realtà c’è ma viene percepito
in modo alterato e la persona ha la capacità di critica). A differenza delle allucinazioni in
soggetti in stati tossici qui la coscienza è lucida e non compromessa. L’allucinazione è
involontaria e priva di critica (non ha dubbi che essa esiste).

Teorie sull’origine e sul significato:

- biologica -> iperattività dei centri sensoriali che producono qualcosa che non c’è.
- Psicogenetica -> causate da fattori affettivi, rappresentazioni inconsce di desideri affettivi o
molto intense. Qui c’è sempre un motivo del perché c’è un’allucinazione piuttosto che
un'altra, quindi bisogna capire cosa essa rappresenta per il soggetto.
- Fenomenologica -> secondo Borgna l’oggetto c’è (per il soggetto stesso c’è), è psichico e
percepito solo dal soggetto, ma è presente. Quindi bisogna capire cosa vuol dire per la
persona vedere questa cosa, la realtà non ha più un senso comune.

Tipi di allucinazioni:

- Acustiche o uditive -> il soggetto percepisce dei suoni (fischi, sibili o ronzii – allucinazioni
uditive elementari) o voci inesistenti (allucinazioni uditive complesse) che generalmente
hanno un contenuto sgradevole come minacce, insulti e ordini (difficilmente si possono
contrastare, bisogna eseguire). Con l’esperienza il soggetto impara a distinguere le voci
immaginari e quelle reali ma deve subirle lo stesso, la difficoltà sta se non si riescono a
distinguere. Può capitare di sentire il pz che fa una vera conversazione con questi voci, ma
loro imparano a nascondere questo aspetto della loro vita perché capiscono che per gli altri
non esistono e ciò che spesso fanno è aumentare la terapia (Doppia contabilità – un registro
per il suo mondo e uno per il mondo degli altri, valuta a dipendenza della situazione come si
deve comportare)

- Visive -> si manifestano quando il rapporto con la realtà è molto alterato. Possono essere
elementari come bagliori, colori, più gravi come piccoli oggetti o animali in movimento o
allucinazioni strutturate che sono delle immagini/scene dettagliate. Sono rare nella
schizofrenia.

- Olfattive e gustative -> odori cattivi, strani e sapori insoliti. Sono rare.

- Tattili -> sensazioni di bruciore, insetti che camminano sul o nel corpo. Spesso sono
associate ad allucinazioni visive.

- Cenestesiche o dello schema corporeo -> percezione del corpo avvertito come modificato.

- Somatiche -> sensazioni di umido, caldo, freddo, scariche elettriche, sensazioni dolorose, …

L’allucinazione di solito conferma il delirio (es. se penso che gli alieni mi rubano il pensiero è
probabile che io veda un alieno).

• Contenuto del pensiero: il delirio -> è un’idea errata/distorta e inaccettabile della realtà, un
pensiero non adeguato e non corrispondente alla realtà che non è modificabile dato che il
soggetto non è disposto alla critica, lui crede veramente nella sua idea anche davanti
all’evidenza.

Teorie sul delirio:

- Biologica -> il delirio non viene analizzato come un fenomeno a sé, ma considerato come
espressione del disturbo che lo genera (alterazione dei neurotrasmettitori) per questo non ha
importanza il contenuto che esprime alquanto privo di significato.
- Fenomenologica -> il delirio è il risultato della perdita del rapporto con se stessi che porta
alla perdita di controllo sulla realtà e di conseguenza viene creata questa nuova realtà che
aiuta il soggetto a ritrovarsi e a farlo sentire meglio. Secondo questa corrente di pensiero il
delirio è un’esperienza umana non un sintomo e per comprenderla bisogna immedesimarsi
nel soggetto che la vive.
- Psicogenetica -> il delirio è considerato come un meccanismo di difesa molto elaborato e
patologico di difesa dell’Io o risultato dell’uso di più meccanismi quali rimozione,
proiezione e interpretazione delirante. Nello psicotico la rimozione tende ad eliminare dei
contenuti molto forti e importanti che però non basta e quindi ha bisogno di proiettare
contenuti ricchi e potenti accompagnati da un’intensa carica affettiva per non stare male
(non sono io ma sei tu), se ce l’ha fuori non gli pesa. La realtà incomprensibile che essi gli
generano viene spiegata con la percezione delirante (da una spiegazione alle cose proiettate).
E’ una percezione corretta (a differenza dell’illusione) di un oggetto reale (a differenza
dell’allucinazione) ma alla quale viene data un’interpretazione sbagliata ossia un significato
falso.

Tipi di delirio:

- Delirio di persecuzione -> il soggetto identifica una persona, o più spesso un gruppo di
persone o una categoria (negri, informatici, ..), e lo considera il suo persecutore. Inizia a
credere che ci sia un complotto contro di lui dal quale si deve difendere, spesso si arriva
all’aggressività.

- Delirio querulomane -> il soggetto parte dall’idea di essere vittima di un torto e per questo
scrive a personaggi importanti, avvocati, chiede aiuto alla polizia e porge denunce.

- Delirio di riferimento -> il soggetto è convinto che ogni parola che si dice, ogni discorso ed
ogni azione che viene fatta è rivolta a lui o racconta di lui.

- Delirio di grandezza -> si crede onnipotente, che può fare di tutto, pensa di possedere dei
poteri straordinari. Permette di superare dei limiti comuni.

- Delirio di controllo -> il paziente è convinto che i propri pensieri o le proprie emozioni
siano sotto il controllo di qualche forza esterna, sensazione di essere posseduti da forze
esterne.

- Delirio fantastico -> il soggetto sviluppa idee fantastiche su teorie scientifiche o religiose.

- Delirio mistico -> legato a presenze o possessioni demoniache o divine.


Questi sono i principali deliri della schizofrenia, ma ne troviamo altri che sono tipici della
depressione bipolare (colpa, rovina o impoverimento, autosvalutazione, negazione), della fase
maniacale della PB (grandezza) e delle forme gravi di alcolismo (gelosia).

• Forma del pensiero: la dissociazione -> viene definito il sintomo psicopatologico negativo
fondamentale, negativo in quanto non lo si può vedere e fondamentale in quanto il sintomo
principale di questa patologia. Esso indica la distorsione e la perdita dei nessi associativi con
conseguente perdita di legame tra le idee (dissociazione intellettiva) o tra idee e tono
emotivo che le accompagna (dissociazione ideo-affettiva: es. raccontare un fatto luttuoso
ridendo). Questi sono i 2 tipi di dissociazione. Il meccanismo della dissociazione consiste in
2 fenomeni: c’è una prima fase nella quale si perdono i nessi logici e poi (2° fase) essi
vengono sostituiti con dei legami affettivi.

Forme di dissociazione:

- Leggera -> il soggetto si blocca mentre sta parlando (barrage), sembra improvvisamente
assalito da altri pensieri e poi recupera il filo del discorso oppure comincia da un altro punto.

- Forma più grave -> il soggetto parlando cambia il discorso continuando come se niente
fosse. In questo caso magari un termine che abbiamo pronunciato noi o lui stesso può aver
richiamato alla sua mente un altro discorso che egli segue senza preoccuparsi di dare senso
alle sue parole (il soggetto non se ne rende conto ed è convinto di esprimersi in modo
comprensibile e si arrabbia se gli altri non lo capiscono).

- Forma grave -> le frasi sono tutte staccate una dall’altra e formano un discorso senza
nessun nesso logico.

- Insalata di parole -> ogni termine viene scollegato dagli altri, è un susseguirsi di parole ma
manca la struttura della frase (non c’è soggetto, verbo, ecc).

Dobbiamo considerare che il linguaggio rappresenta il pensiero, un linguaggio dissociato


corrisponde ad un pensiero dissociato. Un’altra cosa che fanno i soggetto psicotici è creare dei
neologismi (termini nuovi, mai esistiti, con significati personali).

• Depersonalizzazione -> è la sensazione di non essere più noi stessi che sta tra il delirio e le
allucinazioni. Questa percezione diversa del corpo il soggetto la inserisce in un delirio. Si
presenta insieme al dereismo.

• Autismo -> il pz tende ad isolarsi e a non entrare in contatto con gli altri.

• Ambivalenza -> è la presenza contemporanea di sentimenti, tendenze ed atteggiamenti di


senso opposto verso un oggetto o una persona (es. Vuole intensamente andare a casa
contemporaneamente non vuole assolutamente andarci). Il soggetto non riesce a contenere le
due polarità opposte, non riesce a farli coesistere come di solito facciamo noi. Questo
succede perché non c’è niente che media dato che il pensiero ha i nessi tagliati. E’ una
profonda indecisione che ostacola il soggetto e non gli permette di fare una scelta. Certe
volte capita che ad una persona del equipe dice una cosa e ad un’altra il contrario, cosi si
possono creare delle liti nell’equipe.

• Affettività -> come già detto il tono affettivo non sempre è adeguato al pensiero che viene
espresso. Spesso il soggetto non appare coinvolto dalle situazioni esterne (appiattimento
affettivo) o se lo è non è adeguato alla situazione (eccessivo,..). La relazione con la persona
psicotica è molto difficile anche per questo motivo. Il pz però anche se non sembra
coinvolto registra tutto quello che gli si svolge attorno. Il soggetto presenta un’apatia per
quasi tutto.

• Catatonia -> è caratterizzata da alterazione motorie, emotive e comportamentali quali


negativismo (il pz assume un atteggiamento opposto rispetto a ciò che gli viene chiesto),
postura fissa, manierismi (ripetizione meccanica di movimenti), ecolalie (ripetere più volte
parole o frasi) ed ecoprassia (ripetere i movimenti dell’altro).

Terapia

La scelta della teoria dipende dalla teoria che si abbraccia. Meglio considerare più possibilità
terapeutiche dato che ogni individuo ha delle risposte soggettive. La fase acuta si affronta con dei
farmaci per riuscire ad accedere al pz, spesso senza la th farmacologica è impossibile ogni
comunicazione. Ci sono vari tipi di farmaci, incisivi (agiscono a livello psichico – Haldol) e sedativi
(agiscono più a livello fisico, in agitazione ecc). Questi farmaci agiscono solo a livello dei sintomi,
l’uso diventa necessario in caso che il pz non dorme da più giorni, se molto agitato, hanno senso per
lo più in fase acuta o subacuto a dosaggio basso. Invece quando il pz è stabile si preferiscono
interventi di tipo diverso. I farmaci più usati sono i neurolettici (azione dopamino-antagonista e
sedativa, efficaci per lo più sui sintomi positivi) e gli antipsicotici (agiscono sul s-ma
dopaminergico ma anche su quello serotoninergico e hanno minor effetto sedativo, stabiliscono
anche i sintomi negativi).

La th farmacologica da sola non serve a nulla, ma bisogna combinarla con degli interventi per lo più
relazionali e di sostegno. E’ anche difficile far aderire il pz alla terapia, spesso rifiutano di prenderla
o smettono con il tempo (per diffidenza, per gli effetti collaterali, ..)

Interventi

La prima cosa da fare è riuscire a costruire un ponte tra curante e psicotico, una relazione
significativa, un’alleanza terapeutica (basata sulla fiducia) che consente di collaborare per arrivare
ai problemi del pz. La comunicazione terapeutica che bisogna instaurare è di tipo asimmetrico
(curante UP, pz DOWN).

• E’ molto importante un’accoglienza adeguata, sia al primo incontro che durante tutto il
processo di cura, è un intervento prioritario. Accogliere tutto ciò che il pz ci trasmette
(discorsi dissociati, racconti strani), essa è fatta anche da una continuità. Per aiutare il pz a
collegarsi alla realtà è utile avere una certa monotonia e creare un abitudine nel fare le cose.
Fare da contenitore al pz in modo che lui possa capire cosa può fare e cosa no. Intervento psico-
educativo per fargli riconoscere i suoi problemi e la patologia che ha ed aiutarlo a far fronte.
Riorientarlo alla realtà, ascoltarlo e non giudicarlo anche se non si accetta ciò che dice.

• Può essere utile una psicoterapia di supporto, se il terapeuta ha la capacità di accogliere le


parti scisse del pz (le sue contraddizioni, i significati dei suoi deliri, ecc). Per accogliere si
intende sopportare i continui cambiamenti d’umore e d’idee, sforzarsi ogni volte a ricordare
al soggetto i precedenti, ricollegare i discorsi e diminuire il disadattamento, tentare di dare
un armonia a quel caos e diminuire il peso dello stress. La psicoanalisi invece, che è molto
usata per le nevrosi, è poco utile per le psicosi in quanto questi soggetti sono poco
accessibili ad un’indagine del profondo.
• Per far fronte alla depersonalizzazione occorre sostenerlo e stimolarlo nella cura del proprio
corpo per migliorare il rapporto disturbato. Lo psicotico pensa di “abitare nel corpo” non lo
percepisce come suo, come parte di sé, per questo è importante che i gesti che facciamo
rivolti al suo corpo non devono essere meccanici ma di amorevole cura, rapporto delicato,
mai distaccato o distratto. Ogni aspetto della sua esistenza va curato (mangiare, fare la
spesa, vestirsi, ecc).

• Sostenere il pz nel recupero dei rapporti con i famigliari, spiegare loro la situazione e come
imparare a gestire il proprio caro, sostenere anche loro. Spesso il pz ha un rapporto
conflittuale con i genitori o con uno di loro. Bisogna stimolarlo continuamente ad un’attività
lavorativa, alle relazioni sociali per evitare che si isoli e che si senta solo. Ricordarsi che il
pz scompensa di fronte a compiti impossibili che non riesce a svolgere, per lui il
cambiamento è fonte di stress e angoscia quindi è utile mantenere una certa monotonia nelle
AVQ e mantenere lo stesso ambiente.

• Per via del disturbo della capacità relazionale del pz è molto difficile entrarci in contatto. I
curanti devono munirsi di una grande tolleranza e pazienza ed essere disponibili ad accettare
la sua sofferenza. E’ molto utile che l’equipe sia unita, il soggetto tenterà involontariamente
di frantumare la sua unità, proiettando su alcuni operatori parti positive, su altri negative,
che suscitano vissuti diversi negli operatori. L’equipe deve essere capace di far fronte a
questi “attacchi” e consapevole che essi non sono rivolti a nessuno in modo diretto ma sono
parti del soggetto stesso. Tante volte il bisogno che il pz ha di relazionarsi non viene
espresso in modo comprensibile. Le difficoltà relazionali stanno nel stabilire una relazione,
mantenerla, reggerla (contenitore) e comprendere il pz. Un elemento molto importante è la
fiducia.

• Per far fronte al delirio la prima cosa da non fare è tentare di trovare osservazioni razionali
per mettere il pz di fronte alla realtà, ricordando che la sofferenza maggiore del soggetto sta
nella mancata possibilità di concepire questa realtà e di condividere ciò che vede e prova,
cosi sembrerebbe di negare la sua sofferenza. Non dobbiamo però neanche delirare con lui.
Potremmo invece fargli capire che noi non vediamo e non sentiamo ciò che dice lui ma che
possiamo immaginare come staremo se lo vedessimo/sentissimo, in questo modo gli
facciamo capire che abbiamo compreso il suo stato d’animo. Può essere importante cercare
di attribuire un significato a questo suo delirio, il perché proprio questo, così è più facile
aiutare il pz.

• Vale lo stesso ragionamento anche per le allucinazioni. Se il pz riferisce di aver visto delle
figure terrificanti possiamo tranquillizzarlo affermando di non aver visto o sentito nulla ma
che comprendiamo come si lui si possa sentire ad averlo visto. In questo modo ancora una
volta non lo facciamo sentire incompreso ma ispiriamo maggior fiducia in lui. Spesso il
soggetto non ci racconta più cosa vede e sente perché ha paura che il medico gli aumenti la
terapia e non lo lascia in congedo, quindi dobbiamo essere abili di capire se quest’ultimi
sono presenti o no osservando la persona e lasciandole la libertà di aprirsi e raccontare.

• Per far fronte all’ambivalenza, quando il soggetto non riesce a decidere nulla per se stesso e
ad ogni componente dell’equipe dice parti diverse da sé, bisogna prima riconoscere il
fenomeno e poi cercare di elaborare una soluzione (essa può essere una mediazione tra le 2
opzioni). Dobbiamo essere consapevoli che il soggetto è entrambe le parti e per aiutarlo
dobbiamo accogliere tutti e due. Es. se è indeciso se andare in congedo lo si prova a
mandare e poi quando torna lo si osserva e si vede come l’ha presa, solo cosi possiamo
capire cosa desidera realmente.
Prevenzione terziaria e obiettivi:

• Migliorare la qualità di vita del utente, aumentare l’interesse per vivere e inibire il
comportamento e i disturbi psicotici.

• Controllo su se stesso e delle recidive -> sviluppare una doppia contabilità (riuscire a vivere
la vita in parallelo ai disturbi psicotici).

• Reinserimento sociale (famiglia, lavoro,…), incrementare le capacità relazionali

• Riacquisizione delle abilità perse -> recuperare le abilità non acquisite per via del esordio
precoce, informarsi sullo stato formativo.

Termini:

Crisi pantoclastica -> panto- tutto, clastica- distruggere. Consiste in un’agitazione psicomotoria che
porta a comportamenti violenti o distruttivi verso tutto ciò che circonda il soggetto.

Ricovero coatto -> a carattere ordinario (previsto dalla legge) o d’urgenza (decisione medica),
contro o senza la volontà del soggetto. Una tale decisione è indicata solo se la persona costituisce
con grande probabilità un pericolo grave e imminente per la propria o altrui vita e salute evitabile
solo con la privazione della libertà. Il pz ha infine diritto di ricorso.