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Una guerra politica senza vergogna

stefania ruggeri

Voglio partire da una necessaria premessa.

Quando, nel 1994, Silvio Berlusconi – sin lì noto imprenditore italiano e proprietario di
un impareggiabile arsenale mediatico costituito da case editrici, testate giornalistiche,
riviste e televisioni – decise di entrare in politica, io diffidai della accesa passione civile
che andava platealmente sbandierando sotto l’egida di un nome-slogan di ovvia
matrice calcistica, col sorriso a 36 denti (ben curati) e i capelli disegnati in testa. Mi
sembrava, infatti, alquanto improbabile che la sostanziale disinvoltura che il Buon
Silvio aveva dimostrato nel campo degli affari potesse essere dissociata dalle sue altre
attività e addirittura dalla politica…

Ma in Italia l’etica di impresa non costituisce un tema politico.

Così, la maggior parte dei miei connazionali sembrava indifferente ai ‘delitti‘ perpetrati
da Berlusconi ai danni della cultura popolare italiana con i suoi format e programmi
televisivi scadenti e miserabili, che fanno leva sulle umane debolezze, coltivando il
gusto per il gossip, l’ossessione estetico-erotico-sessuale e un impressionante
voyeurismo sentimentale, che nel tempo non potevano mancare di indebolire il vigore
e l’indipendenza intellettuale degli Italiani.

Gli avversari politici di Berlusconi, dal canto loro, lungimiranti e disinteressati come
sempre, sotto la spinta di un panico generalizzato, si preoccuparono quasi
esclusivamente del rischio che Berlusconi potesse utilizzare i suoi media per
manipolare l’opinione pubblica, controllare l’informazione e farsi propaganda politica
diretta o indiretta.

Perciò, nel Bel Paese i media sono stati regolamentati e di fatto controllati, in modo
quasi paranoico, esclusivamente con riferimento alla par condicio, cioè al rispetto
dell’equa distribuzione degli spazi e della visibilità che essi offrono ai partiti politici.

Nessuno nel Paese diede insomma peso ai risvolti sociali e di costume della
indisturbata attività imprenditoriale e commerciale di Berlusconi nell’ambito dei
media, la quale ovviamente la diceva invece lunga anche sulla sua natura, sui suoi
principi e sul suo stile di vita.

Mamma Rai, poi, non ritenne di sollevare un serio dibattito politico ed istituzionale
sulla crucialità dell’informazione e dei media, a tutela della propria tradizione e del
proprio ruolo istituzionale. Così, dopo un comprensibile momento di smarrimento, si
sfregò le mani, ‘adattandosi’ al nuovo mercato e sfruttandone anzi le potenzialità
commerciali. E però, per non perdere il suo iniziale vantaggio (economico) sulla
concorrenza, cominciò a intronare gli Italiani con il ritornello del canone che se non lo
paghi non sei seduto in prima fila e quindi sei (non si capisce perché) sfigato.

Tanto in Italia neanche la qualità dei media costituisce un tema politico.

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In verità, si ha sempre più la sensazione che la politica italiana si occupi
esclusivamente di tutto ciò che è oggetto di contendere tra i vari partiti e le varie
coalizioni; la politica italiana anzi coincide oggi con le aspre liti e con le cruente guerre
che sempre più spesso impegnano i suoi esponenti, dilagando attraverso i media.

L’ultima, ‘raffinatissima’ forma di guerra tra i politici italiani è la pubblica gogna,


dacché i nostri politici mostrano un gusto smodato nello svergognare senza
vergogna gli avversari diffondendo notizie (vere o false che siano) riguardanti la loro
vita privata.

Che smascheri o calunni, la gogna è una imponente macchina di guerra, simile ad un


carro armato ma anche a un tritatutto da cucina, che viene spinta lungo lo sconfinato
terreno dei media da un esercito numerosissimo di mercenari dell’informazione.
Cosiddetti giornalisti, opinion leader, uomini e donne di spettacolo ecc. intentano
infatti rivoltanti processi pubblici nei confronti dei loro imputati (dai quali emerge pure
il colore di mutande da essi preferito), aumentando il loro share man mano che il
flusso – e direi meglio la piena – di informazioni e metainformazioni (informazioni sulle
informazioni), commenti e posizioni inonda le case degli Italiani, i quali come abbiamo
detto hanno ormai abbandonato la sana abitudine di badare ai fatti propri, un tempo
celebrato elisir di lunga vita (“Lo sai perché mio nonno campò cent’anni?..”).

Non c’è infatti dubbio che altrimenti siffatti gloriosi professionisti di una informazione
che fa ormai spettacolo e di uno spettacolo che si spaccia ormai per informazione
sarebbero tutti a casa a nutrire le già foltissime schiere dei disoccupati italiani.

E non c’è parimenti dubbio che altrimenti i vari format e programmi televisivi che
ospitano al loro interno siffatti pubblici processi chiuderebbero baracca
impietosamente trascinati verso il baratro da una curva auditel diretta in picchiata
verso lo zero.

Ma, come si è detto, la qualità dei media e dei loro professionisti in Italia
sfugge totalmente al dibattito politico. E i media continuano indisturbati a
spalmare burro sulle umane debolezze degli Italiani.

L’ultima vittima eccellente della pubblica gogna è nientemeno che Silvio Berlusconi, la
cui vita privata è stata spiata, investigata, resa pubblica, criticata e processata
attraverso i media. Sembrerebbe dunque che il Buon Silvio sia stato colpito da un
poderoso colpo di boomerang in piena faccia.

La gogna di Berlusconi presenta caratteri di assoluta novità, visti il suo tratto


persecutorio e la fonte che ha fornito motore e carburante alla macchina offensiva,
una fonte istituzionalmente intesa alla tutela degli stessi diritti che essa ha invece
violato allo scopo di far apparire Berlusconi colpevole dei crimini, sin qui soltanto
presunti, attribuitigli.

Mi riferisco naturalmente alla Procura della Repubblica di Milano, presso la quale –


non si sa come, perché nessuno si è preoccupato di verificarlo e quindi di
spiegarcelo – è avvenuta una fuga di notizie e documenti che avrebbero dovuto
rimanere suo esclusivo patrimonio, almeno sino alla fine del processo formale.

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La ‘fuga’ di informazioni, che l’inequivocabile silenzio della Procura impedisce di
ritenere accidentale, ha scatenato e nutrito attraverso i media una accanita caccia alle
streghe contro Berlusconi e il suo entourage sociale, le cui vite private sono state
messe alla gogna mediante i media diffondendo informazioni che includono i dettagli
più intimi ed imbarazzanti (che oggi sembrano appunto non imbarazzare più nessuno).

Io non so se il Premier sia colpevole dei delitti sessuali che gli vengono ascritti, né
francamente mi importa, in questo momento, farmene un’idea, tantomeno sulla base
di informazioni e immagini diffuse attraverso i media.

Quello che in questo momento mi importa, invece, è il pericolo di degenerazione del


sistema giudiziario denunciato dal tiro mancino giocato senza vergogna dalla
Procura di Milano non solo a Berlusconi, ma a tutti gli Italiani.

Berlusconi se n’è accorto. Gli Italiani sembrerebbe di no. Possibile?

Possibile che sia sfuggito loro che la violazione dei diritti dell’individuo, a qualunque
titolo, ci rende tutti potenziali vittime degli errori giudiziari generati dalla giustizia
sommaria?

Possibile che si sia dimenticato che i processi devono conservare l’inviolabile intimità
e segretezza del sistema giudiziario, per garantire loro l’assoluta indipendenza da
qualsiasi influenza pubblica, sociale o politica, che a sua volta garantisce il singolo
cittadino?

Ma il vuoto di memoria più clamoroso ha colpito nel Paese gli esponenti della Sinistra,
acerrimi nemici storici della giustizia sommaria e impavidi paladini delle nobili
tradizioni giuridiche italiane, che, abbandonando frettolosamente la ‘zavorra’ di
cotanto retaggio ideologico, si sono dati a correre senza vergogna per accaparrarsi i
posti in prima fila nel processo mediatico contro il loro avversario numero uno,
tradendo così anche la loro generale mancanza di argomenti politici...

Ma cosa ha scatenato la guerra tra Berlusconi e la Procura di Milano?

È ben noto, che il Premier intenda avviare quella riforma del sistema giudiziario che
finalmente abolirà gli antichi privilegi di casta e l’eccesso di potere della magistratura
italiana. D’altra parte, non possono esserci dubbi sul fatto che Berlusconi intenda
senza vergogna utilizzare la riforma, lungamente auspicata nel Paese, per emendare
la legislazione esistente ed introdurre leggi mirate a proteggere ed ‘immunizzare’ la
sua posizione giudiziaria.

È questa la vera guerra in cui siamo impegnati in questi giorni. Una guerra che sta
dividendo gli Italiani, benché nessuna delle due opposte fazioni sia credibile e meriti la
loro attenzione e solidarietà.

Come non domandarsi, infatti, per quale ragione l’endemica devianza dei politici
italiani, così nota e radicata, non sia mai stata sostanzialmente combattuta e sconfitta,
mentre i presunti crimini sessuali di Berlusconi sono stati portati alla luce, investigati
scrupolosamente ed efficacemente ‘provati’ ancor prima che egli abbia subito un
regolare processo?

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L’atavica corruzione dei colletti bianchi agisce ancora indisturbata. Ma non
costituisce in Italia un tema politico.

E come non domandarsi perché tutti sono così preoccupati della vicenda di Ruby e del
suo destino, mentre nessuno sembra interessarsi minimamente delle centinaia e
centinaia di ragazze giovanissime che affollano di notte i tristi marciapiedi delle nostre
‘civilissime’ città, costrette all’uso di droga e alla prostituzione?

La prostituzione coercitiva esiste. Tutti possiamo vederla. Ma non costituisce in


Italia un tema politico.

Mentre scrivo, migliaia di persone vengono massacrate in Libia e i politici italiani


hanno già cominciato a litigare sull’atteggiamento amichevole di Berlusconi nei
confronti di Gheddafi. Infatti, gli esponenti di Sinistra non sembrano disposti a
rinunciare nemmeno a questa ennesima, vergognosa occasione per attaccare il loro
nemico, concentrandosi su notizie ed immagini relative all’imbarazzante rapporto
personale tra i due leader.

Ma si può essere tutti così impunemente insensibili e di cattivo gusto?

Sono profondamente scossa e anche offesa.

Ma sono pure preoccupata dalle allarmanti conseguenze di un presumibile sbarco


massiccio ed incontrollato di gente disperata sulle nostre coste, che in verità è già
iniziato e che probabilmente, solo che non si fosse stati troppo impegnati in guerre e
sputtanamenti e puttanate varie, avrebbe potuto essere previsto e preso in
considerazione, allo scopo di, magari, prevenirlo o fronteggiarlo efficacemente.

Questa emergenza diventerà mai un tema politico prioritario nel mio Paese?
E in Europa? E nel Pianeta?

Ho infatti il timore che la sfrontata inconsistenza della politica italiana sia una
metafora – sin qui estrema – di una condizione mondiale.