Sei sulla pagina 1di 50

STORIA DELLE ISTITUZIONI EDUCATIVE

Quando si è cominciato ad avere un attenzione educativa per l’infanzia ? Gli storici, in particolare il
primo storico dell’infanzia Philippe Aries formulato una tesi secondo la quale prima del 1400-1500
non esisteva una vera e propria attenzione educativa per l’infanzia, si andò sviluppando dal 1400-
1500.
In realtà già fino al medioevo c’era un’attenzione per l’infanzia, per la sua educazione ma
esistevano anche degli elementi contraddittori nelle società antiche, a Sparta (così come a Roma) i
bambini illegittimi o deformi venivano esposti o buttati dalla rupe del monte Taigeto. Il mondo
dell’infanzia era visto in modo controverso. Ancora oggi l’infanzia non gode dei propri diritti in
tutto il mondo. Stando nel mondo europeo, la tesi di Philippe Aries è chiara. Esiste un’età in cui
l’attenzione al mondo infantile è minoritaria a quella che si sarebbe affermata successivamente.
Nell’età moderna si realizza una maggior attenzione educativa verso l’infanzia, seguendo la tesi di
philippe aries. Quali sono gli elementi che denotano questa svolta ? Fu un’idea tutta umanistica,
tipica dell’umanesimo. Si diffonde l’idea che l’educazione possa rinnovare la società, l’idea che
l’educazione abbia un flusso positivo, che si affermi in modo più marcato. Comincia ad affermarsi
anche l’idea che l’educazione deve fornirsi di metodi efficaci cioè nasce la didattica. L’introduzione
della carta stampata è un fattore che favorisce l’istruzione. Vengono abbattuti progressivamente i
tempi di produzione.
Si cominciano ad affermare i primi segni degli affetti famigliari, cioè si comincia a manifestare
l’affetto da parte dei genitori verso i figli.
La scoperta dell’infanzia in ambito religioso, cioè il riconoscere che l’infanzia ha delle
caratteristiche proprie. (Gesù bambino)
Siamo nell’età della riforma Cattolica o controriforma, la chiesa cerca di investire nell’educazione
attraverso le scuole. Congregazioni religiose si dedicano all’insegnamento, occupandosi
dell’istruzione secondaria e superiore fondando i collegia nobilium. Cominciano a diffondersi le
scuole popolari gestite da ordini religiosi nelle parrocchie perché il concilio di Trento obbligava i
parroci e i genitori a garantire l’istruzione religiosa di base a tutti i bambini, nasce il catechismo
che assunse il nome di scuole della dottrina cristiana, diventano dei luoghi di alfabetizzazione, in
alcune si insegnava anche a scrivere. C’era il maestro della dottrina, il silenziere, colui che stava tra
i banchi e richiedeva il silenzio, il cancelliere, colui che prendeva nota delle presenze, il
pacificatore, colui che metteva ordine tra i ragazzi, il pescatore, colui che andava per strada a
recuperare coloro che non andavano a lezione. Aveva finalità religiose ma raggiungeva obiettivi di
tipo istruttivo.
La vera svolta con cui si segnala una scoperta dell’infanzia avviene nel 700, perché in modo più
deciso rispetto al passato si sviluppa il sentimento dell’infanzia e si comincia a organizzare
sistematicamente un sistemato scolastico per i bambini.
Una vera e propria scoperta dell’infanzia, ovvero che esiste una categoria anagrafica che ha delle
caratteristiche proprie, accade in ambito medico con la nascita della pediatria. È la medicina la
prima ad accorgersi di uno specifico bisogno dell’infanzia ma anche la pedagogia, con Jean-Jacques
Rousseau, nella sua opera “Emilio”, dirà che l’infanzia ha dei modi di pensare, agire e comportarsi
suoi. Essere bambini ha delle caratteristiche proprie. Nel 700, sul piano politico, nasce il “diritto”
dei bambini all’istruzione e si comincia a pensare di organizzare scuole dell’alfabeto per tutti i
bambini.
Nell’età delle riforme e dispotismo illuminato, chiamata così perché i sovrani si fanno consigliare
dagli illuminati per fare le riforme che potessero avere due obiettivi: mantenere il potere dello
stato e andare incontro al popolo per garantire un progresso della società. Nasce l’idea di creare
un sistema di istruzione pubblico per tutto il popolo, ciò favorì il progresso economico ma anche di
disciplinamento.
Con il 700 abbiamo il punto d’inizio dell’attenzione educativa.

L’ILLUMINISMO
“L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che deve imputare a se stesso. Minorità
è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro... È questo il motivo
dell’illuminismo.” Kant
Minorità: inferiorità, Kant ci dice che l’uomo con l’illuminismo diventa adulto. Secondo Kant, prima
dell’illuminismo l’uomo non è riuscito ad usare autonomamente la propria testa. Per uscire da
questa minorità occorre coraggio usando la propria intelligenza. Viene chiamato anche “lume della
ragione”, la ragione si regola da se è non ha bisogno di una guida, deve liberarsi dalla:
Superstizione religiosa (critica alla religione), no alle riforme magiche
Dogmatismo (critica all’autoritas: tutto ciò che ha un contenuto che viene ritenuto valido in se
senza bisogno di spiegazione, credere a una cosa perché autoritaria in se senza doverla verificare
con la ragione.
Per questo il pensiero dev’essere laico, ci fu una laicizzazione della società, con l’anticlerialismo e
un rifiuto delle religioni rivelate ossia che professano ateismo e deismo. La religione dev’essere
razionale, posso arrivare a Dio con la ragione, posso dimostrare con la ragione che c’è una casa
prima (Dio) che ha generato il mondo. Non è una religione rivelata perché utilizzo la ragione.
Parte politica: Viene contestato l’assolutismo e la società dell’Ancient Regime. Uno dei fondamenti
dell’assolutismo è che il potere arriva da Dio. La società dell’Acient Regime è caratterizzata da
privilegi ed ha una struttura gerarchica con a capo i ricchi e gli ecclesiastici.
Gli illuministi in contrasto con questi fondamenti teorizzano delle dottrine:

 Giusnaturalismo, l’uomo quando nasce ha dei diritti inaleniabili.


 Liberalismo, si fonda sulla libertà, che lo stato deve riconoscere.
 Contrattualismo, l’idea che lo stato è un contratto, che deve tutelare i diritti dell’uomo
tramite accordi, patti per garantire una convivenza pacifica. L’individuo al contrario deve
offrire qualcosa allo stato per poter essere tutelato.

Divisione dei poteri (Montesquieu)


Per evitare l’assolutismo la soluzione migliore è la divisione dei poteri: legislativo, esecutivo,
giudiziario.
Illuminismo ed educazione
Caratteri generali:

 Educazione professionale come processo razionale.


 Ottimismo pedagogico/onnipotenza dell’educazione, l’educazione ha un potere di
trasformazione degli individui.
 Laicizzazione della scuola
 Istruzione di base per tutti, l’obbligo scolastico, più si diffonde la cultura più si migliora la
società.
 Diffondere i “lumi” per le riforme della società (enciclopedia di Dederot e D’Ambert).
 Tolleranza (Voltaire) rispetto delle idee culturali.
 Cosmopolitismo, idea che si è cittadini del mondo superando le barriere nazionali.

JEAN JACQUES ROUSSEAU


Cenni biografici
Vive nella parte centrale del 700, rimane orfano e viene educato da uno zio, pastore calvinista.
Ha una relazione con madame de Warens, con cui ebbe dei figli che però abbondonò.
• Nasce a Ginevra (1712)
• Orfano prima di madre poi di padre (orologiaio); educato da un pastore calvinista
• Nel 1728 si sposta in Savoia, presso madame de Warens (momentanea conversione al
cattolicesimo)
• Dopo altri trasferimenti, si reca a Parigi (1741), dove conosce Diderot e i philosophes
(Enciclopedia)
• Nel 1745 inizia una relazione con Térèse Levasseur, da cui ha cinque figli, poi abbandonati
all’ospizio dei trovatelli
• Dopo aver maturato dei contrasti con gli illuministi parigini, si stabilisce presso l’ Ermitage di
Montmorency, dove scrive le sue opere maggiori
• Ottiene fama, ma le sue opere sono condannate dalle autorità politiche di Ginevra e di Parigi
• Dopo un breve soggiorno in Inghilterra, torna in Francia, ad Ermenonville, dove muore nel 1778

Le opere principali

 Se il progresso delle scienze e delle arti abbia contribuito alla pianificazione dei costumi
(1750)- Concorso Accademia di Digione
 Discorso sull’origine e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini (1755)
 Economia Politica, voce per l’Encyclopedie (1755)
 Giulia o la nuova Eloisa (1761)
 Contratto sociale (1762)
 Emilio (1762)
 Confessioni (postume)
Lo stato di natura
Il primo concetto per comprendere Rousseau è lo stato di natura, l’uomo è buono nel suo stato
naturale, così come esce dalle cose del Dio di Rosseau. E’ uno stato teorico, non storico. E’ l’uomo
senza la contaminazione della famiglia, della scuola. Contrappone i concetti di cultura/ società/
progresso e natura.

Da quando l’uomo ha iniziato a possedere delle cose è entrato in rivalità con gli altri uomini, cioè si
è corrotto. Dal momento che difendo ciò che è mio si genera la rivalità. E’ la proprietà privata che
ha generato la società gerarchica che genera ingiustizia e violenza e da qui l’uomo è diventato
malvagio.
Si genera il contrasto con gli illuministi, per loro è il progresso che migliora la società. Rousseau
affronta il tema della ragione da un punto di vista diverso da quello degli illuministi. Dice che:

 la ragione da sola non basta per spiegare l’uomo.


 La riduzione dell’uomo al solo stato razionale ha fatto regredire l’uomo.
 La ragione non è fine a se stessa, ma è filtro critico dei sentimenti, degli istinti, delle
passioni.

Il contratto sociale
Rousseau inizia l’opera con la frase “L’uomo è nato libero, ed è ovunque in catene”, non si può
tornare allo stato di natura, occorre creare le condizioni per far convivere gli uomini tra loro.
Occorre che si stipuli un contratto per cui l’uomo non diventi lupo dell’altro uomo. C’è la necessità
di creare una forma di convivenza civile in cui ogni uomo rimane libero grazie alla tutela esercitata
dalla collettività, dallo stato. Esiste la volontà di tutti, somma della volontà dei singoli che è
diversa dalla volontà generale, con cui Rousseau identifica lo stato, è un patto/contratto tra
uomini eguali rinunciando a interessi individuali a favore della comunità. C’è uno stato e delle
leggi. E’ necessaria un educazione pubblica, è lo stato che si prende a carico l’educazione del
cittadino con una scuola statale per tutti.
Ha in mente come forma di stato la repubblica partecipativa.
Esprime il concetto di religione civile, creata dallo stato nel cui i cittadini venerano i valori dello
stato.

Emilio
E’ un trattato pedagogico in forma di romanzo. Immagina di educare Emilio attraverso le cinque
fasi della sua crescita, dall’infanzia fino alla giovinezza, cioè Rousseau crea questo allievo
immaginario, nobile, sano, europeo, orfano e di educarlo in campagna, solo in un rapporto tra
l’Emilio e il precettore ossia l’educatore. Il primo concetto è quello dell’educazione naturale. In un
passo scrive “tutto è bene quando esce dalle mani dell’autore delle cose, tutto degenera tra le
mani dell’uomo”.
Se il bambino è buono di natura, bisogna assecondare la natura, ecco perché l’educazione di
Emilio avviene in campagna, lontano dagli influssi negativi della società. Quindi la bontà originaria
determina che l’educazione dev’essere naturale. L’educazione naturale è la chiave distintiva
dell’opera di Rousseau. Prima del cittadino va educato l’uomo. Formato l’Emilio, uomo nuovo, sarà
pronto a formare il contratto naturale.

Il termine puerocentrismo, concezione dell’educazione in cui il bambino è posto al centro del


processo educativo. Ha due significati fondamentali nell’opera di Rousseau:

1. Il bambino non è un piccolo adulto, cioè che l’infanzia ha delle specificità. L’infanzia non è
punto conosciuto… Ha delle maniere di vedere, di pensare, di sentire, che sono proprie.
2. Il bambino è al centro del processo educativo, se il bambino ha delle esigenze proprie si
dovrà adattare il processo educativo alle sue esigenze. Si dovrà perdere tempo, cioè sapere
che serve tempo per l’educazione.

L’educazione indiretta o negativa, vuol dire che il precettore non interviene direttamente, il
compito dell’educatore è quello di provocare l’esperienza del bambino e non dirigerla. Preservare
dagli influssi negativi molo più che come azione positiva nei confronti di un inviduo.

GLI STADI (fasi della vita di Emilio)

1) INFANZIA (O-3 anni)


 La madre e non una nutrice deve allevare il bambino (allattamento materno). Rousseau
dice che è importante che sia la mamma ad allevare il fanciullo.
 Era usanza fasciare i bambini appena nati, il bambino non riusciva a muoversi.
Rousseau la condanna perché pensa che l’educazione dev’essere liberatrice.

Proposte pedagogiche:

 Il bambino apprende attraverso i sensi. Non attraverso l’innatismo che ritiene che il
bambino nasce con idee innate.
 Educazione sensoriale: Il bambino per imparare deve fare esperienza con cui :
 Asseconda il bisogno di movimento e curiosità e
 Impedisce l’acquisizione di abitudini, impedire che il bambino svolga una serie di
comportamenti ripetitivi.
 Evitare il giudizio morale sul comportamento del bambino.

2) FANCIULLEZZA (3-12 anni)


 Il principio fondamentale è la necessità, vuol dire che l’Emilio agisce perché l’azione che
deve fare è necessaria. Emilio non deve “far niente per ubbidienza, ma soltanto per
necessità”: l’autorità del maestro è mascherata dalla necessità delle cose.
 Il fanciullo è messo nelle condizioni di non poter disubbidire (inutile convincerlo
razionalmente perché non possiede ancora la ragione).
 Un altro principio fondamentale è l’agire. Il fanciullo agisce, il suo apprendimento avverrà
tramite l’azione.
 Apprendimento attraverso l’esperienza:
 Legge del possibile/ impossibile
 Legge del piacere/ dovere
 Emilio non ha libri. No all’educazione libresca: “Emilio prende le sue lezioni dalla
natura e non dagli uomini”.

3) PREADOLESCENZA (12-15)
 Fase dell’istruzione.
 Il maestro non trasmette contenuti. Ma l’insegnamento non è subito dall’educando in
modo passivo: “Che non sappia nulla perché voi glielo avete detto, ma perché lo ha capito
lui stesso; che non impari la scienza, ma la inventi”.
 Unico libro ammesso: romanzo Robins Crusae di Daniel Defoe (1791)
 Il principio è quello dell’utilità. Una morale utilitaristica. Emilio apprende in base a ciò che
gli può essere utile. “A che serve ciò? Ecco la parola sacra, la parola che determina tra me e
lui tutte le azioni della nostra vita”.
 Apprendimento di un lavoro manuale (falegname).

4) ADOLESCENZA (15-18)
Si manifestano le prime passioni e si ha lo sviluppo razionale, il pensiero razionale.
Si può parlare di educazione morale e religiosa.

Educazione morale, insegnare ciò che è bene e ciò che è male: “le nostre miserie comuni portano i
nostri cuori all’umanità”

 Attraverso l’esperienza altrui: lezione della Storia


 Pratica quotidiana di buone azioni, Emilio deve essere abituato a fare buone azioni

Educazione religiosa (Professione di fede del vicario savoiardo)

 Rifiuto delle religioni rivelate


 Dottrina religiosa razionale: deismo (procedimento razionale)
 Esistenza dell’Io : esiste una causa prima
 Ordine del mondo : causa prima ha intelligenza razionale
 L’uomo è libero : possiede un’anima immateriale
 Male nel mondo : l’anima è immortale (l’uomo genera questo male, perché lui è
libero!)

5) GIOVINEZZA (dopo i 18 anni)


 Ingresso in società: è lo scopo dell’educazione di Emilio, ma egli “sarà, se si vuole, un
animale straniero”
 Ricerca della compagna ideale (Sofia) che è educata per essere la sposa di Emilio
 Il precettore si ritira quando inizia la gravidanza: Emilio sarà ora l’educatore, pronto per
educare i suoi figli.
 Potrà conoscere il mondo degli uomini:
 Studiando la storia e – Viaggiando
JOHANN HEINRICH PESTALOZZI
• Nasce a Zurigo in una famiglia di origini valtellinesi (1746)
• Orfano di padre (1751); educato dalla madre, dalla governante e dal nonno (famiglia modesta
ma ricca di affetti)
• Impegno patriottico giovanile
• Nel 1767 si trasferisce a Brugg e vi fonda un’azienda agricola (Neuhof) dove avvia una prima
esperienza educativa
• Nel 1769 sposa Anna Schulthess, da cui ha il figlio Jacqueli
• Anni ’80: periodo della riflessione pedagogica (opere maggiori)
• Nel 1798 fonda a Stans un istituto per orfani
• Inizia alcune esperienze di scuola popolare nelle case da lui fondate a Burgdorf (1800) e
Münchenbuchsee (1804)
• Nel 1805 apre l’istituto di Yverdon
• Muore a Brugg nel 1827

Le opere più importanti


• La veglia di un solitario (1780)
• Sulla legislazione e l’infanticidio (1783)
• Leonardo e Gertrude (1781-1787) – romanzo pedagogico-sociale
• Il metodo (1800)
• Come Gertrude istruisce i suoi figli (1801)
• Libro delle madri (1803)
• Il canto del cigno (1826)

Le premesse della pedagogia di Pestalozzi

 Influenze socio-culturali: Influsso di Rosseau, con graduale distacco, primo elemento di


distacco: Rousseau è un teorico-filosofo dell’educazione, Pestalozzi è un educatore che
scrive opere pedagogiche che nascono dalla sua esperienza.
L’esaltazione della natura, filtrata dalla sensibilità del Romanticismo. Una natura come un
espressione di un sentimento.
La centralità della figura materna, Pestalozzi vede nella madre l’educatrice, colei che è
portata a educare il bambino.
Il ruolo della comunità: l’educazione per Pestalozzi avviene in un villaggio.
 Influenze socio-economiche: Trasformazione socio-economiche (rivoluzione industriale,
seconda meta del XVIII secolo.
Evitare lo stravolgimento dell’ordine sociale, evitare che il malcontento dei lavoratori sfoci
in istanze rivoluzionarie. L’educazione è quella forza riformatrice che impedisce la
rivoluzione che però garantisce un miglioramento delle condizioni di vita dei contadini.
E’ necessaria un educazione popolare per le classi subalterne, un’educazione che riguardi
proprio il popolo, le classi più deboli. I suoi istituti erano scuole popolari.

Siamo di fronte ad un antinomia (contraddizione che tiene insieme due elementi che possono
coesistere anche se contradditori) tra educazione liberatrice (che migliora le condizioni delle
persone, crea un elevazione) e l’accettazione della propria condizione sociale (ciascuno accetti la
situazione/lo status in cui si trova). Non prevede un mobilità sociale, cioè che un contadino
necessariamente migliori il proprio status, in senso che ascenda la scala sociale. Per Pestalozzi
l’educazione è un processo di elevazione morale interiore.

I CARATTERI FONDAMENTALI DELL’EDUCAZIONE

 EDUCAZIONE NATURALE (GRADUALE): è conforme alla natura del fanciullo e ne segue


gradualmente la crescita.
 EDUCAZIONE ELEMENTARE: deve fornire gli elementi di base di istruzione e sviluppa le
forze del bambino.
 EDUCAZIONE INTEGRALE: vuol dire globale, favorisce lo sviluppo delle potenzialità
intellettuali, morali e fisiche dell’uomo.

Il fine dell’educazione è l’”elevazione dell’uomo all’autentica dignità di essere spirituale”.

IL METODO ELEMENTARE

 Fasi del processo di apprendimento: il bambino apprende secondo tre fasi progressive
1. Ha intuizioni e impressioni confuse, intuisce ciò che vede, ne ricava impressioni ma in
modo generico.
2. Intuizioni distinte di alcuni oggetti/elementi particolari, distingue un oggetto da un altro.
3.Formazione delle idee, associa l’oggetto che vede ad un concetto mentale.
 Fasi didattiche:
1. Separare gli oggetti per renderli distinti, una classificazione
2. Riunire con l’immaginazione le intuizioni nelle relazioni intercorrenti tra loro, attraverso
la formazione di immagini mentali metto in relazione l’oggetto al concetto che esprime
3. Impadronirsi delle idee, padroneggiarle

Ciò che collega le fasi del processo di apprendimento alle fasi didattiche è un ragionamento che
Pestalozzi fa. Ci dev’essere corrispondenza tra le potenzialità di apprendimento del bambino e la
didattica.
Obiettivo della scuola è far cogliere al bambino l’orientamento della realtà attraverso gli elementi
fondamentali di tutte le cose, secondo lui ogni cosa si caratterizza in base al NUMERO, FORMA,
PAROLA.

Elementi delle cose Discipline fondamentali


Numero: ogni oggetto è quantitativo  aritmetica
Forma: ogni oggetto ha una forma, che può essere ricondotta a forme geometriche  disegno
Parola: educazione linguistica, ogni oggetto ha un nome! Connessione tra oggetto e concetto nel
pensiero  lingua
+
Movimenti naturali (svago)
Ginnastica, esercizio fisico ATTIVITA’
Lavoro
EDUCAZIONE INTEGRALE è basata su un Equilibrio armonico della:

 “Forza della mente” (capacità cognitive) capacità del sapere

 “Forza del braccio” (capacità manuali e del corpo) tutta quella parte che potremmo
definire educazione manuale e fisica ed è il potere. Ciò che il bambino può fare con le
proprie mani e il proprio corpo. Pestalozzi dice di assecondare questa spontanea tensione
del movimento. Pestalozzi introduce così educazione fisica nelle scuole, coglie il bisogno
del movimento del bambino è quello di orientare il movimento.

 “Forza del cuore” (affetti, volontà, eticità). Il bambino ha bisogno di affetti, collegata ad
essa la volontà e l’eticità. Il cuore è volere, volere è scegliere. L’educazione morale parte
dal cuore, dagli affetti. Il bambino comprende il bene e il male perché lo ha sperimentato
attraverso l’affetto. La relazione con la madre e il modello su cui si fonda la moralità del
bambino perché l’amore materno è un amore OBLATIVO cioè un amore che si sacrifica,
insegnando così al bambino del bene.

Le tre dimensioni devono essere educate secondo un equilibrio armonico, non deve esserci uno
squilibrio.
Tutte e tre le dimensioni hanno una parte fondamentale nell’educazione del bambino.
Un bambino che si sente escluso non imparerà facilmente, se non recepisce affetto farà più fatica.

LA NASCITA DEGLI ASILI INFANTILI


La prima forma di asilo si chiamava “La sala di custodia” si sviluppa nel secondo 700 per ragioni
socio-economiche:

 c’è un cambiamento delle condizioni di vita, con condizioni di vita disagiate delle famiglie
dei ceti popolari.

 Lavoro minorile;

 Esposizione dei bambini (brefotrofi) e infanticidio.

Inizia il lavoro femminile, dunque c’è bisogno di assistenza dell’infanzia (assistenza primaria) e la
risposta/soluzione è la filantropia (l’amore per il prossimo, ama l’uomo perché è un suo simile) o
caritativa (l’aiuto al prossimo con il fondamento religioso).
Nascono così le sale di custodia che sono luoghi dove i bambini vengono assistiti e vengono
trasmesse delle buone abitudini.
In alcuni casi c’è qualche responsabile delle sale di custodia che esegue interventi educativi, anche
se qui l’intervento è assistenziale.
Generalmente sono donne che hanno il compito di assistere questi bambini, non c’era un intento
educativo anche se qualche momento educativo (buona abitudine) c’era.
Le esperienze erano diverse, non tutte positive ma neanche negative.
Ci sono delle testimonianze con critiche verso queste sale di custode (per quanto riguarda
l’igiene).
I fattori di sviluppo dei primi asili infantili della prima metà dell’800:

 Ragioni socio-economiche (carità e filantropia);


 Utilitarismo politico ed economico (formare sudditi e laboratori disciplinati):

 Scoperta della seconda infanzia (3-6 anni) porta una nuova immagine del bambino sia in
ambito medico ma anche in ambito pedagogico-scolastico (educatibilità). La scoperta
medica è la più decisiva, i medici iniziano a parlare di seconda infanzia (dalla prima metà
dell’800 circa). Prima infanzia bambini dai 0 ai 2 anni, seconda infanzia i bambini dai 3 ai 6
anni.

 Diffusione di nuove idee pedagogiche, di un pensiero educativo che valorizza l’infanzia


come età specifica.
Questi fattori concorrono a sviluppare l’infanzia e la nascita degli asili.

LA SCOPERTA MEDICA DELLA SECONDA INFANZIA


1700-1840  0-7 anni: prima infanzia
7-14 anni: seconda infanzia

1840-1850  0-2 anni: prima infanzia


3-6 anni: SECONDA INFANZIA  DENTIZIONE SVILUPPO DEI SENSI
LINGUAGGIO FLESSIBILITA’ DEGLI ORGANI
DEAMBULAZIONE DESIDERIO DI MOVIMENTO

EDUCABILITÀ DELLA SECONDA INFANZIA

 Flessibilità degli organi  MALLEABILITÀ (piega il ramo quando è giovane) i suoi organi
sono flessibili, perché è in fase di sviluppo.

 Linguaggio (=ragione)/ sensi  RICETTIVITÀ (contatto con adulto, usare oggetti circostanti)
Il bambino parla, quindi può ragionare. Usare gli oggetti per educarlo.

 Deambulazione/movimento  ESERCIZIO FISICO (dato che si muove e desidera muoversi


posso educarlo)
Dunque per queste ragioni è possibile è opportuno un intervento educativo, quindi ASILO
INFANTILE.

I primi asili infantili in Europa


I primi tentativi di creare istituti per l’infanzia che superassero il puro intento assistenziale per
approdare ad un intento più educativo nel secolo ‘700: es. Federico Oberlin (Francia, 1770)
Infant school di New Lanarck in Scozia (1816) fondata dal filantropo Robert Owen:
Le caratteristiche sono l’intento educativo. Alcuni tratti fondamentali:

 No a premi/castighi e No a lavoro infantile

 Valorizzare amor proprio, simpatia, comprensione

 Istruzione “per mezzo di cose”, di “conversazione famigliari” (amichevoli, quotidiane), del


canto, della danza
E’ un esperienza conosciuta e apprezzata in Europa perché Samuel Wilderspin la riporta sul
manuale On the importance of educating the infant children of the poor, 1823 - tradotto in tedesco
da Joseph Wertheimer

• In Italia: Aporti (primo asilo: 1828)


• In Germania: Froebel (primo Kindergarten: 1840)
• Statistiche diffusione nel 1840: più di 1000 in GB; 1500 in Francia; 100 in Italia

FERRANTE APORTI

Cenni biografici
• Nasce a S. Martino dell’Argine (Mantova) nel 1791.
• E’ un sacerdote della diocesi di Cremona(1815), viene inviato al Thereslanum di Vienna
(prestigioso istituto per la formazione del clero). Segue le lezioni di V.E. Milde e entra in contatto
con Wertheimer, di cui leggerà la traduzione in tedesco del testo di Wilderspin sulla Infant school
in inglese.
• Torna a Cremona e insegna presso il seminario diocesano; è nominato direttore delle scuole
elementari maggiori maschili (1821) e insegnante di metodica agli aspiranti maestri(1826)
• Nel 1828, fonda a Cremona, la prima scuola infantile per paganti, cui fanno seguito altre due
scuole infantili, una maschile (1830) e una femminile (1833), per le famiglie povere, nel 1834, a
San Martino, fonda il primo asilo rurale.
• Riscuote le simpatie dei liberali, che erano considerati con sospetto specialmente dai lombardo-
veneto e dagli austriaci perché il risorgimento porta con sé l’idea dell’Unità Nazionale (età del
risorgimento italiano =complesso di personaggi, idee, eventi che miravano alla realizzazione
dell’Unità d’Italia), questa sua idea di educare i bambini ebbe una risonanza molto positiva negli
ambienti liberali e dal 1844 fu chiamato in piemonte per iniziare a collaborare con il governo
piemontese nell’ambito delle sue iniziative scolastiche, viene nominato senatore del Regno di
Sardegna. La collaborazione con i Savoia gli rende ostile tutto il mondo dei conservatori (coloro
che erano contrari al risorgimento e al ruolo che i Savoia stavano assumendo)
• Pio IX non ratifica la sua nomina a arcivescovo di Genova (Il sovrano nomina Aporti arcivescovo
di Genova ma il Papa non conferma la nomina perché Aporti è considerato liberale mentre il Papa
è conservatore).
• Esule, muore a Torino nel 1858.

Le sue opere sono delle guide, dei manuali, testi che affrontò per dare delle indicazioni pratiche a
coloro che avessero voluto fondare asili infantili. Le opere principali:

 Manuale di educazione ed ammaestramento per le scuole infantili (1833)

 Guida per fondatori e direttori delle scuole infantili di carità (1836)


Contrapposti al cattolicesimo intransigente, che è contrario alle idee liberali e vorrebbe una
restaurazione dell’antico regime in cui la società coincide con la società d’Italia.
Cattolicesimo liberale: considerare il cattolicesimo nella sua forza morale e religiosa in un
contesto aperto ad altre idee e politicamente non assolutistico. Mentre il cattolicesimo
intransigente è un cattolicesimo che postula l’idea di una società in cui i valori cristiani siano
dominanti cioè una società ad esempio in cui il Papa rimane il Papa Re. Quando nel 1870 i Savoia
(esercito Sabaldi) conquisteranno Roma per i Cattolici liberali non era un problema, mentre per i
Cattolici Intransigenti era un atto di spodestamento del potere temporale della Chiesa.

La pedagogia infantile di Aporti


Il contesto culturale di riferimento è la tradizione educativa cattolica (Aporti è sacerdote).
Lo porta ad avere una visione dell’uomo (antropologia): l’uomo è l’uomo dotato di anima e corpo,
che trova nel suo manifestarsi di sentimenti, emozioni, valori la sua espressione più alta. C’è un
equilibrio nell’affettività.

 Critica alle sale di custudia


 Lettura del testo di Wilderspin

Arriva a spiegare gli scopi della scuola infantile (2 anni e mezzo-6 anni)

 Dare un’assistenza adeguata a bambini più poveri


 Avvicinarli al mondo della cultura
 Educare il cuore, la mente, il corpo

Facoltà fondamentali delle persone:


 MORALI valori, affetti
 INTELLETTUALI capacità cognitive
 FISICHE capacità motorie

Tutto ciò è mosso dalla carità (cristiana).

L’educazione deve essere integrale: intellettuale, fisica, morale.


Principio dell’alternanza tra le diverse attività: le diverse attività che concorrono le tre educazioni
devono alternarsi.

EDUCAZIONE INTELLETTUALE:

 Apprendimento della lingua attraverso il METODO DIMOSTRATIVO: si presentano gli


oggetti usuali (parti del corpo, vestiti, animali, cose…) o le loro immagini e si insegnano i
loro nomi (nomenclatura). In assenza degli oggetti, utilizza dei cartelloni.
 Per le classi superiori prevedeva l’insegnamento compitando (leggere sillabando o lettera
per lettera), scrivere, conteggiare.

Per Aporti l’istruzione intellettuale è PRESCOLARIZZAZIONE, perché per molti bambini l’asilo era
l’unica e l’ultima possibilità di istruzione per le classi popolari.
EDUCAZIONE MORALE:
Passa attraverso la religione stessa e i valori del cattolicesimo.

 Il primo strumento erano le preghiere quotidiane, non in latino ma in italiano per


comprenderne il contenuto.
 Storia sacra (bibbia): racconti e/o immagini di episodi biblici per far emergere principi
morali.
 Cartelloni con insegnamenti morali
 Canti morali
 Lavoretti (piccole attività pratiche), educazione alla laboriosità
 Disciplina stessa della scuola (obbedienza al maestro, buone maniere)

EDUCAZIONE FISICA:

 Esercizi ginnici/giochi liberi (equilibrio, corsa, salto, pertica, cerchio, disco…) – movimento
e sensi. Movimento libero però giochi organizzati, l’obbiettivo è assecondare lo sviluppo
sensoriale
 Igiene personale e del vestiario (i bambini dovevano andare a scuola puliti, ordinati).

Gli spazi dell’asilo aportiano


Per organizzare le tre forme di educazione servivano degli spazi; ambienti luminosi, ariosi ed
affacciati ad un cortile.

AULA  (per l’insegnamento)

 Banchi da 8 per le lezioni frontali (con possibilità di lavorare anche in piccoli gruppi con il
mutuo-insegnamento cioè i bambini più bravi insegnano agli altri)
 Tavola nera (lavagna)
 Pallottoliere
 Tavole per la nomenclatura e la Storia sacra

CORTILE  (per la ricreazione e il movimento)

CUCINA e REFERTORIO  (per pranzo: minestra calda fornita dalla scuola; altro cibo dai genitori)

La diffusione degli asili in Italia


Appoggio agli asili (non statali) da parte degli ambienti politici, culturali ed economici di
orientamento liberale (Cavour e Boncompagni in Piemonte, Lambruschini in Toscana, Sacchi a
Milano).
Alcuni dati sul numero degli asili in Italia nel 1846:
• Lombardia: 59
• Piemonte - Sardegna: 47
• Granducato di Toscana: 24
• Veneto: 22
• Stati Parmensi: 9
• Regno di Napoli: 3
• Stati Pontifici: 2

Le critiche agli asili aportiani


LE CRITICHE AL METODO E AI PROGRAMMI:

• modesta preparazione delle maestre


• schematismo delle guide scritte da Aporti: ripetitività e eccessiva centratura sulla memoria
• precocismo
• scolasticismo e vastità dei programmi

L’OPPOSIZIONE CATTOLICA:
• origine protestante
• matrice liberale: rischio sovvertimento dell’ordine socio-politico
 mescolanza delle classi sociali e dei sessi
 scarsità e non ortodossia delle pratiche religiose
 sottrazione dei figli alla famiglia

FRIEDERICH WILHELM AUGUST FROEBEL

Cenni biografici
• Nasce a Oberweissbach (Turingia, Germania) nel 1782
• Orfano di madre, è cresciuto da uno zio materno
• Durante gli studi universitari in filosofia, nutre interesse per matematica, botanica, mineralogia,
mentre lavora come guardiaboschi e poi come agrimensore
• Nel 1809 si reca a Yverdon, entrando in contatto con il pensiero e l’opera di Pestalozzi
• Nel 1817 fonda l’Istituto universale tedesco di educazione a Keilhau
• Fonda altri istituti/orfanotri a Burgdorf (Svizzera, 1835) e a Blankerburg (Germania, 1837)
• Nel 1840 apre il primo Kindergarten (giardino d’infanzia)
• Muore nel 1852

Opere principali

• L’educazione dell’uomo (1826)


• Canti e vezzeggiamenti materni (1844)

Il fondamento filosofico-teologico della pedagogia di Froebel


Possiamo comprendere la proposta pedagogica di Froebel sganciandola dall’apparato filosofico di
riferimento, cioè la proposta di Froebel non nasce da un’esperienza educativa, è una proposta
pedagogica di detrazione filosofica. Il fondamento della sua pedagogia è filosofico-teologico, esiste
un rapporto diretto tra la filosofia di riferimento di Froebel (idealismo tedesco: corrente filosofica
che fa capo a Hegel) e la sua teologia.
Cultura romantica e filosofia idealista tedesca (Fichte, Schelling e soprattutto Krause, punto di
riferimento fondamentale di Froebel)
La dottrina di Krause da cui prende spunto Froebel è il PANENTEISMO, cioè l’unità di tutte le cose
in Dio (tutto in Dio): è la legge eterna. (Diverso dal panteismo: Dio è il tutto, Dio sta nella natura)
La realtà è un tutto di cui ogni ente fa parte; l’uomo è l’unico che potrebbe essere cosciente. E’
solo attraverso l’educazione che l’uomo scopre che dentro di sé c’è Dio. Il fine dell’educazione è
risvegliare il divino che è in ogni uomo.
Nel pensiero di Froebel ci sono cenni ad una religiosità, legata anche al dato confessionale
(cristianesimo). C’è una spiritualità di stampo cristiano. Froebel utilizza Gesù come modello di
uomo.

Immanentismo e attività
Dio è immanente e in perenne attività (essere in azione, agire), Dio agisce continuamente e si
manifesta nella realtà in tre modi. L’attività di Dio è la creazione, non fatta all’origine del mondo,
Dio crea continuamente la natura, l’uomo manifesta questo suo essere riflesso di Dio nel lavoro,
nel bambino questa attività è il gioco. Ciò che lo costituisce come bambino è il gioco.

«Il gioco rappresenta il grado più alto dello sviluppo infantile... Perché esso è libera manifestazione
del mondo interiore, per necessità e bisogno di questo mondo stesso»

 Il gioco non è ozio, trastullo cioè una cosa che il bambino può fare se ha voglia
 Non è una delle attività infantili
 Ma è l’attività del bambino
 E’ attività spontanea con significato spirituale
 Il bambino non fa e non sa che giocare

Il giardino d’infanzia
In un giardino il fiore sboccia per virtù propria ma ha anche bisogno delle cure del giardiniere. Con
questa metafora mette insieme due elementi pedagogici la natura/spontaneità del fanciullo e lo
sforzo della maestra per far crescere ciò che è potenziale. Rifiuta sia il permissivismo, lasciar fare
al bambino, lasciare che la sua spontaneità abbia la meglio, che l’autoritarismo, imporre con
fermezza la propria volontà. Due poli opposti. Dice che la sua spontaneità è così importante che le
restrizioni necessarie non devono essere presentate come dei no categorici ma come dei valori, la
maestra deve porre delle restrizioni non come dei limiti ma come dei valori a cui tendere
(autorevolezza).

ATTIVITA’ PRINCIPALI del Kindergarten:

 Giochi e canti per avvicinare alla vita spirituale


 Giardinaggio e allevamento degli animali per sviluppare l’amore per la natura e avviarsi al
lavoro
 Didattica dei doni per familiarizzare con gli oggetti e il loro valore simbolico ( concezione
metafisica della realtà che si esprime in forme geometriche)

I doni e il simbolismo ludico


Oggetti che hanno un forte valore simbolico. Questi doni rispondono a delle leggi universali
(matematiche o geometriche) di cui il bambino deve appropriarsi. Materiale strutturato pensato
da Froebel perché dentro queste forme si riflette la realtà (la realtà è formata da forme
geometriche). Inoltre il bambino gioca liberamente, ma nel giocare con queste forme segue le
leggi della natura.
Il simbolismo ludico:
Ludico  un contesto di gioco, attività
Simbolismo  i doni contengono le forme geometriche di cui è composta la realtà

1° DONO: LA PALLA
Unità/ pluralità (essere/divenire: la palla sta ferma o si muove; passato/presente/futuro:
rotazione)

2° DONO: SFERA + CUBO + CILINDRO


Sfera richiama il movimento, il cubo la stabilità, uno richiama l’altro mentre il cilindro è la sintesi
dei due, è l’armonia dei contrari: i contrari si armonizzano in un terzo elemento.
C’è una visione metafisica: la realtà ha delle leggi universali metafisiche (astratte, che vanno al di là
della realtà) che il bambino esplora.

Il curricolo per l’adolescenza


Si dedica ad un possibile sviluppo di un curricolo scolastico anche per l’adolescenza (l’età della
scolarizzazione). Adolescenza: passaggio dal GIOCO all’ISTRUZIONE.
Curricolo che prevede quattro materie fondamentali:

 Religione: religione che serve a esprimere l’unità di Dio e del mondo


 Scienze naturale: studiare la natura significa cogliere la manifestazione di Dio nella natura
(botanica)
 Lingua: esprime rapporti tra le cose e il pensiero
 Giardinaggio/allevamento: cura per la natura e avviamento al lavoro

Ma l’eredità pedagogica di Froebel è legata al valore dell’infanzia e del rispetto che le deve il
mondo adulto: significato ideale della sua proposta riconosciuto anche da chi ne criticò i principi di
fondo o il metodo.
Il metodo Froebeliano raramente verrà applicato in modo fedele alla lezione del maestro, quando
parliamo di Froebelismo in Europa (corrente di pensiero riguardo all’educazione infantile che si
richiama a Froebel)

IL POSITIVISMO: AUGUSTE COMTE


In Italia coloro che inizialmente appoggiarono il metodo di Froebel furono i positivisti.
Positivismo: termine coniato da Comte che ha scritto il Corso di filosofia positiva (1830-1842), in
cui formula :

LE LEGGE DEI TRE STADI, secondo Comte l’umanità ha attraversato tre fasi

 Stadio teologico: gli uomini spiegavano i fenomeni della realtà ricorrendo a spiegazioni
religiose, soprannaturali
 Stadio metafisico: spiegazioni attraverso idee astratte, esito di riflessioni filosofiche
 Stadio POSITIVO: spiegazioni attraverso il METODO SCIENTIFICO (non ci si domanda più il
perché delle cose ma il come)

Il metodo della scienza cioè il metodo che da Galieli in avanti ha caratterizzato il metodo
scientifico. Il metodo scientifico sperimentale, ha fasi molto chiare, uno scienziato comincia con
l’osservazione della realtà, formulazione di un ipotesi per spiegare ciò che ha osservato,
sperimentazione, esperimento, verifica dell’ipotesi, se è verificata si formula la legge scientifica, se
non è verificata si ritorna all’osservazione.
Il metodo scientifico si chiama anche induttivo, cioè dal particolare risalgo al generale, la ragione
invece prevede un metodo deduttivo. Scienza non è uguale a ragione. Comte dice che l’umanità è
arrivata allo stadio positivo-scientifico per cui l’uomo non deve domandarsi il perché cioè il senso
delle cose ma il come cioè il loro funzionamento.
Siamo arrivati alla centralità della scienza che ha un POTERE TAUMATURGICO (che ha tutte le
soluzioni, la scienza è la risposta per tutto) :

 che può esaminare ogni aspetto del reale (FATTI). Un fatto è qualcosa di osservabile perché
esiste in quanto tale. Posso sottoporre all’osservazione scientifica ogni realtà che ho
davanti. Ogni realtà è un fatto in quanto spiegabile scientificamente.

 Scienza come motore del PROGRESSO dell’umanità. Lo sviluppo scientifico farà progredire
l’umanità, garantisce il progresso. In quel periodo in Europa i dati storici sembravano dar
ragione a Comte  Industrializzazione e società borghese, lo sviluppo delle scienze
naturali e della medicina.

Positivismo e educazione
Se tutta la realtà è osservabile, anche l’educazione è osservabile e studiabile come un fatto, quindi
secondo i positivisti la pedagogia deve assumere il metodo scientifico e liberarsi della filosofia.
EDUCAZIONE = FATTO  LA PEDAGOGIA è SCIENZA (affrancamento della filosofia)
Le due maggiori correnti europee del positivismo pedagogico si hanno in due correnti.
Per la prima corrente (sociologica) : Emilie Durkheim (1858-1917) L’EDUCAZIONE è un FATTO
SOCIALE. Il compito dell’educazione è quello di promuovere la socializzazione.
Deve favorire l’ingresso del bambino nella società attraverso l’adattamento, il bambino deve
conformizzare le regole e i valori della società (ruolo) per poi rispettarle. Per Durkheim
socializzazione = adattamento, conformazione, l’unico modo per evitare l’anomia ossia l’assenza di
norme. Ha in mente una società statica, nella quale bisogna entrare adattandosi.
Per la seconda corrente (naturalistica) : Herbert Spencer (1820-1903). L’EDUCAZIONE come
FATTO NATURALE: L’educazione deve seguire l’evoluzione naturale dell’uomo (darwinismo). Deve
consentire l’adattamento dell’uomo al suo ambiente e la conservazione della specie. Centrale è
l’educazione fisica.
In entrambe le prospettive troviamo il FUNZIONALISMO: essere in funzione di qualcosa e
funzionare per qualcosa. Per Durkheim l’educazione è in funzione della società e per Spencer
l’educazione è in funzione della specie.

Positivismo pedagogico: tratti generali

L’ EDUCAZIONE più o meno coincide con l’ISTRUZIONE (addestramento)


 Centralità della scuola come fondamentale agenzia educativa: organizzare esperienza
educando

Centralità dell’INTUIZIONE

 che deve seguire un metodo induttivo (dal particolare al generale: si basa sui fatti, sulle
cose più che sulle parole e il ragionamento (cfr. Aristide Gabelli: formare lo «strumento
testa»

 Importanza dei sensi e del corpo (ginnastica)

ABITUDINE

 che i positivisti applicavano all’educazione morale cioè creare delle abitudini (tendenza
spontanea alla virtù) cioè stimolare la ripetizione di comportamenti ritenuti corretti in
modo da farli diventare delle abitudini; morale naturalistica (non religiosa)

SOCIETÀ E SCUOLA

 Istruzione funzionale all’industrializzazione (progresso) e alla costruzione di una società


laica.

Gli asili all’indomani dell’Unità

 Secondo una legge sabauda del 1853, gli asili sono Istituzioni di beneficenza e assistenza 
controllati dal Ministero degli interni

 Silenzio della legge Casati (1859) sugli asili, gli asili sono ancora esclusi dal sistema di
istruzione nazionale

 Nel 1863 (Inchiesta Natoli) gli asili aportiani erano 1806 (81.513 bambini, 2222 maestre,
346 assistenti)

 Diffusione della pedagogia di Froebel in Italia:

 Portato avanti da Adolfo Pick (pedagogista di origini boeme):


- Diffonde froebelismo con la rivista L’educazione Moderna
- Fonda il primo giardino d’infanzia italiano (Venezia, 1869)

 Nel VII Congresso pedagogico di Napoli (1870) è un convegno nazionale in cui pedagogisti
e il mondo della scuola e politico si riunivano per affrontare questioni educative-
pedagogiche, emerge che :
- Favorevole alla pedagogia di Froebel
- Contrario alla didattica perché troppo artificiosa e perché serve istruzione (l’Italia è un
paese analfabeta)
Tutto questo mette in crisi gli asili aportiani.

Il giudizio sui giardini d’infanzia


Non tutti sono favorevoli. CONTRARI:

 Imprenditori, i bambini giocano anziché lavorare. C’è la condanna del gioco come perdita
di tempo, il bambino deve essere abituato a fare sacrifici, a fare fatica per diventare un
buon lavoratore.

 I Cattolici perché: l’asilo ha un origine protestante, è assente l’insegnamento religioso,


critica tecnica: il metodo è troppo artificioso, eccessiva «ludicità» che non favorisce la
laboriosità.

FAVOREVOLI:

 Mondo laico e in particolare i positivisti:


- Criticano i principi di fondo di Froebel (idealismo), ma ne valorizzano l’originalità
metodologica
- I giardini sono strumenti, non pericolosi, di progresso sociale che assicurano le basi per
una scuola popolare non confessionale (Coppino)
- Il gioco non è un fine ma un metodo che consente di assecondare le inclinazioni naturali
del bambino (Gabelli)

I provvedimenti legislativi (Sinistra Storica)


REGIO DECRETO n. 5666 (30/09/1880)
Idoneità maestra d’asilo: con la patente magistrale di grado inferiore o tre anni di assistenza in un
asilo

PROPOSTE DI LEGGE (mai attuate)


Felice Garelli- 1884; Pirro Aporti - 1886 vuole laicizzare gli asili cioè chiudere gli enti religiosi e
creare asili statali con personale laico; Michele Coppino - 1887

REGIO DECRETO n 6493 (14/09/1889)


La scuola normale femminile ha il compito di rilasciare attestati per maestra e direttrice d’asilo

RELAZIONE DI CARLO GIODA AL MINISTRO BOSELLI (1889) Il ministro della Pubblica Istruzione
Boselli commissiona una relazione a un parlamentare Carlo Gioda sullo stato degli asili infantili nel
1889, dai dati emersi:
- Metodo: 10% froebeliano, 16% aportiano, 74% misto
- 3/4 delle insegnanti senza titolo (ignorano il metodo)
- Molte insegnanti sono suore
- Pessime condizioni delle strutture e del materiale didattico

LE SORELLE AGAZZI
Cenni biografici
• Nascono a Volongo (CR)
• Frequentano la Scuola Normale di Brescia
• Nel 1889 iniziano attività di insegnamento a Nave (BS):
Rosa: scuola elementare; Carolina: asilo infantile
• Incontro con Pietro Pasquali (direttore didattico; froebeliano)
• Nel 1891, frequentano il Corso di lavoro manuale e il Corso froebeliano diretti da Pasquali  Nel
1895 fondano il primo asilo a Brescia, precisamente a Mompiano e questa è un’esperienza che
fungerà da prototipo per elaborare poi il loro metodo.

Il froebelismo riformato delle Agazzi


Rosa Agazzi elogia l’opera di Aporti ma preferisce quella froebeliana ed è colei che tra le due si
occupa maggiormente dell’ambito teorico. Rosa, al congresso di Torino, ritiene che

 l’educazione dell’infanzia sia condizione indispensabile per una buona preparazione alla
scuola e alla vita,

 critica il formalismo con cui viene applicato il metodo di Froebel poiché lo ritiene troppo
rigido e

 propone nuove proposte seguendo il modello di Froebel; tra queste possiamo trovare:

 l’istituire un asilo in ogni comune,

 formare le maestre al sistema froebeliano,

 ridurre alla massima semplicità i materiali di froebel,

 spogliare l’apparato froebeliano di ogni convenzionalismo mnemonico, affinché sia


una guida per condurre il bambino all’OSSERVAZIONE e RIFLESSIONE sul MONDO
ESTERNO con l’educazione dei sensi per mezzo delle forme/ colori/ sostanze/
moto/ rapporti tra le cose.

Il metodo agazziano
Le sorelle Agazzi davano molta importanza alla spontaneità infantile, il bambino era come un
essere attivo, come un germe vitale che aspira al suo sviluppo e a ciò si unisce l’intenzionalità
educativa e la capacità creativa della maestra; ci si basa sul metodo naturale o materno con
esperienze graduali legate alla vita di tutti i giorni in un ambiente familiare e queste possono
essere ad esempio la lingua parlata, il canto, il gioco, l’esercizio fisico, museo delle cianfrusaglie,
contrassegni ed igiene e cura personale.

Il museo delle cianfrusaglie


Il museo delle cianfrusaglie venne così definito poiché la parola MUSEO si rifà al senso di raccolta/
conservazione di alcune cose umili e CIANFRUSAGLIE si rifà a tutto ciò che può capitare nelle mani
dei bambini, è un museo didattico e si cerca di creare un’occasione educativa e didattica partendo
dalla quotidianità. Tra le umili cose possiamo trovare ad esempio scatolette, bottoni, semi,
sacchetti, cartoline, palline, carte ECC... tutto ciò che compare nelle mani di un bambino per fare
esercizio quotidiano del maneggio delle cose e per abitudine al rispetto delle cose, siano o no
fragili, siano belle o brutte, nostre o degli altri.

I contrassegni
I contrassegni rappresentano occasioni didattiche, contrassegnano la proprietà di un bambino o
con la loro funzione educativa fanno apprendere il concetto di proprietà e i disegni rappresentano
oggetti comuni e più vari della quotidianità. Inoltre, questi, concorrono anche alla prima
educazione linguistica intesa non come il leggere o scrivere ma come l’imparare i nomi delle cose
e avviano anche all’osservazione e al disegno.

L’ambiente familiare: socievolezza e amore cristiano


L’ambiente è familiare, socievole e basato sull’amore cristiano, bisogna creare un’atmosfera
permeata di sana libertà, si tratta di far giungere all’animo infantile le prime sensazioni di una vita
basata sull’ordine, ovunque frutto di tolleranza, generosità e soprattutto reciproco rispetto. Vi era
l’assistenza dei bambini più grandi a quelli più piccoli sotto una forma di mutuo insegnamento e
con ciò si cercava di responsabilizzare il più grande nei confronti del più piccolo.

Ruolo della maestra


«Salta subito all’occhio la necessità di creare intorno a questa massa eterogenea, ancora estranea
all’uso della ragione, una atmosfera che sia per tutti respirabile, una atmosfera permeata di sana
libertà... Si tratta di far giungere all’animo infantile le prime sensazioni di una vita basata
sull’ordine, ovunque frutto di tolleranza, di generosità, soprattutto di reciproco rispetto»

Assistenza dei bambini più grandi a quelli più piccoli


«Nulla di più grazioso di un maggiore che insegna al piccolo a innaffiare, senza bagnarsi, una
pianticella; a sollevarlo perché possa con più agio osservare un disegno sulla lavagna; a
rimboccargli le maniche prima della lavatura; a insegnargli a pronunciare il nome di un fiore, ad
allacciargli la bavaglia; a spezzargli il pane; a condurlo in guardaroba a riporre le cose con ordine; a
segnargli il tempo mentre si insegna un passo ritmico»

MARIA MONTESSORI

Cenni biografici
• Nasce a Chiaravalle (Ancona) nel 1870
• Trasferitasi con la famiglia a Roma, frequenta un Istituto tecnico e, dopo un passaggio a Scienze
Naturali, si iscrive a Medicina
• Nel 1896 si laurea in Psichiatria con Ezio Sciamanna, di cui diviene assistente presso la Clinica
psichiatrica universitaria; con lei lavorano Sante De Sanctis e Giuseppe Montesano (con
quest’ultimo inizia una relazione da cui nascerà, nel 1898, il figlio Mario, abbandonato dalla M. e
ripreso con sé nel 1913)
• Partecipa al movimento femminista europeo, movimento che rivendicava i diritti delle donne
(parità salariale, diritto di voto, diritto all’istruzione femminile)
• Nel 1898 interviene al Congresso Pedagogico di Torino (educabilità bambini disabili)
• Studia Itard e Séguin (i testi di quest’ultimo vengono ritrovati dalla M. in Francia presso il
neuropsichiatra Bourneville. Itard e Séguin sono i padri della pedagogia/educazione speciale per i
bambini disabili. Itard è il medico francese che tra la fine del 700 e l’inizio dell’800 cerca di educare
un fanciullo selvaggio trovato tra i boschi secondo un educazione di tipo sistematico. Séguin è un
medico, iniziatore della pedagogia speciale, elaborò il cosiddetto metodo fisiologico cioè far fare al
bambino degli esercizi e proporgli dei materiali per attivare l’apparato muscolare e i sensi in modo
tale da risvegliare la sua intelligenza e volontà); dirige con Montesano la Scuola Magistrale
Ortofrenica di Roma
• All’inizio del Novecento si allontana dalla psichiatria per avvicinarsi all’antropologia pedagogica,
pedagogia fortemente intrinseca di elementi medici, di cui ottiene la libera docenza nel 1904
• Nel 1901 lascia la Scuola Ortofrenica e inizia ad insegnare Igiene e Antropologia presso l’Istituto
Superiore di Magistero Femminile di Roma – rottura con Montesano (si era spostato con un’altra
donna), ma anche nuovo impegno per il rinnovamento della scuola del tempo
• Nel 1902 si iscrive ai corsi della Facoltà di Lettere
• Nel 1907 apre la prima Casa dei Bambini nel quartiere romano di S. Lorenzo
• Nel 1913 compie il primo viaggio negli U.S.A; lascia l’Università per dedicarsi alle sue Case dei
bambini
• Diffusione del metodo montessoriano nel mondo
• Appoggio al metodo anche in Italia (regina Margherita, Gentile...); nel 1929 nasce a Roma la
Regia Scuola Magistrale Montessori. La Montessori entra in contatto con il fascismo, fra i due si
stipula un “matrimonio di interesse”: sia la Montessori, sia Mussolini avevano interesse a trovare
un alleanza reciproca, la Montessori voleva che il suo metodo si diffondesse in Italia dove faticava
a decollare, Mussolini aveva interesse perché la Montessori era famosa all’estero e quindi voleva
aumentare il prestigio del regime all’estero.
• Nel 1934 avviene la rottura col fascismo (conferenza della M. su pacifismo)
• Lascia l’Italia (Spagna, Olanda, India)
• Nel secondo dopoguerra torna in Europa (anche in Italia)
• Muore a Noorwijk am See (Olanda) nel 1952

Le opere principali (edizioni italiane)


• Antropologia pedagogica (ideato prima, ma pubblicato nel 1910)
• Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei bambini
(1909; II ed. ampliata: 1913) opera in cui spiega come ha avviato un esperimento pedagogico e
come lo ha sperimentato nelle Case dei bambini
• L’autoeducazione nelle scuole elementari (1916)
• I bambini viventi nella Chiesa. Note di educazione religiosa (1922)
• Manuale di pedagogia scientifica (1921; I ed.: 1914)
• Il bambino in famiglia (1936; I ed.: 1923)
• Il segreto dell’infanzia (1938; I ed.: 1936)
• La formazione dell’uomo (1949)
• Educazione e pace (1949)
• La Santa Messa spiegata ai bambini (1949; I ed: 1932 )
• La scoperta del bambino (1950; I ed.: 1948)
• La mente del bambino (1952) – titolo originale The absorbent mind(1949)
• Educazione per un mondo nuovo (1970; I ed.: 1947)
• Come educare il potenziale umano (1970; I ed.: 1947)
Al Congresso pedagogico di Torino (1898)
La grande svolta che presenta è che il problema dei bambini frenastenici (= con ritardo mentale) è
una questione prevalentemente pedagogica, anziché prevalentemente medica. Di fronte ad un
bambino con ritardo mentale non basta fornire una diagnosi medica o neurologica del deficit ma
occorre indagare anche quelle dimensioni ambientali che possono aggravare o cristallizzare un
deficit  Non solo individuazione medica/neurologica del deficit, ma indagare della relazione con
l’ambiente (stimoli). C’è una revisione dell’approccio meccanicistico della medicina.
EDUCABILITA’ dei BAMBINI DEFICIENTI
La Montessori propone:

 “Classi aggiunte” presso scuole elementari (per disabili più lievi)

 Centri medico-pedagogico (per disabili più gravi)

La Casa dei bambini


Fondata nel 1907, nel quartiere popolare di San Lorenzo a Roma perché c’è una necessità di
riqualificare questo quartiere (costruito tra il 1884 e il 1888).
L’ingegner Talamo (dell’Istituto Beni Stabili) chiama Maria Montessori per raccogliere bambini dai
3 ai 7 anni in un appartamento ristrutturato.
La Montessori quando inizia l’esperimento alla Casa dei bambini non ha molto chiaro dal metodo
da seguire, ha una consapevolezza, ha l’idea che l’apprendimento infantile avviene
prevalentemente attraverso il fare, il manipolare e il movimento. E’ l’unica consapevolezza che ha.
Il bambino apprende molto di più facendo, manipolando, muovendosi che non attraverso la parola
o altri canali comunicativi. E’ un apprendimento legato al fare.
Formula la propria ipotesi (si tratta di un esperimento scientifico) ossia che il materiale per
l’educazione scientifica dei sensi, utilizzato dalla Montessori per i bambini frenastenici, possa
essere utilizzato con i bambini cosiddetti normali. Segna il passaggio dalla PEDAGOGIA SPECIALE
alla PEDAGOGIA GENERALE.

La sperimentazione
L’ambiente che fa costruire è composto da una cattedra, una credenza chiusa a chiave che
contiene il materiale, i tavoli dei bambini (pesanti), alcune sedie di piccola dimensione e attività
legate alla vita quotidiana (cura di sé, riordinare l’ambiente). Un ambiente non diverso dalle altre
scuole se non per il materiale scientifico che viene utilizzato.
Inizia con un osservazione ripetuta e documentata del comportamento del bambino:

 Libera scelta del bambino rispetto all’attività cui dedicarsi, aveva notato che quando apriva
la credenza i bambini si avvicinavano e prendevano il materiale che volevano

 Selezione degli oggetti da parte dei bambini

 Bambini di età diverse scelgono oggetti diversi

 Ripetizione dell’esercizio da parte dei bambini (concentrazione, costanza)

Ambiente e materiale di sviluppo a misura di bambino:


LIMITATO NEGLI STIMOLI, il bambino non deve essere iperstimolato
PROPORZIONATO ALLE FORZE FISICHE E PSICHICHE INFANTILI (es. banco leggero da poter
spostare)
ORDINATO, non ci dev’essere caos
ATTRAENTE, colorato
AUTOCORRETTIVO, il bambino usando il materiale non ha bisogno dell’adulto che gli dica che sta
sbagliando ma è il materiale stesso che deve portare il bambino ad auto correggersi

Il “nuovo bambino”
Questo esperimento fa emergere l’immagine di un nuovo bambino.
Ambiente strutturato in relazione ai bisogni infantili: non è più una scuola, ma “Casa”, una
comunità che favorisce la costruzione dell’autonomia e dell’autostima.
Adulto non direttivo/invasivo, ma osservatore discreto, organizzatore e custode dell’ambiente
(maestra direttrice).
Bambino laborioso, attento, CONCENTRATO, calmo, disciplinato, riflessivo, autonomo, giocoso,
amante dell’ordine, curioso, osservatore e esploratore dell’ambiente, fiducioso nelle proprie
capacità, competente.

Il “materiale di sviluppo”
“Una chiave che apre il mondo”

1. Sistema di oggetti raggruppati e ordinati secondo una determinata qualità: dimensione,


forma, colore, odore, suono, pesantezza, temperatura.
Medesima qualità ma in gradi diversi (massimo-minimo)  CONFRONTO (es. contrasto tra
i due estremi)

2. Materiali per l’apprendimento di: linguaggio, aritmetica, geometria, botanica, biologia. (es.
cofanetto figure geometriche, lettere tattili = il bambino imparava a leggere attraverso il
tatto)

L’utilizzo del materiale


Un utilizzo scientifico. Il bambino si trova davanti ad un problema da risolvere: procede per
tentativi ed errori per TROVARE LA SOLUZIONE.

Autocorrezione: è il materiale stesso a denunciare l’errore


“Astrazioni materializzate”:  CONTINUITA’ TRA SENSI E MENTE, è il materiale che stimola i sensi
e quindi la mente

 Altezza crescente: materializzazione del concetto di alto e basso

 Diametro crescente: materializzazione del concetto di grosso e fino

Scopo del materiale


I materiali

 Suscitano il lavoro psichico del bambino (libera scelta, polarizzazione dell’attenzione,


ripetizione dell’esercizio, concentrazione) che richiede  autonomia, attenzione,
autodisciplina, pazienza, perseveranza, padronanza di sé  EDUCAZIONE DEL CARATTERE

 Mettono ordine nel caos delle impressioni già ricevute


 Sostengono il bambino nell’esplorazione del mondo

APPRENDIMENTO INDIVIDUALIZZATO
Non tanto conoscere le forme, i colori… ma soprattutto favorire una “ginnastica intellettuale”
(attenzione, comparazione, giudizio)
La mente assorbente
Per rispondere alle critiche mossele da Dewey, Claparède e Decroly sulla sua concezione
prevalentemente senso-motoria della vita psichica  La Montessori accoglie il contributo della
psicologia contemporanea (inconscio, affettività, socialità: dimensioni che c’erano ma sembravano
nascoste)  Formula la TEORIA DELLA MENTE ASSORBENTE: La mente del bambino assorbe ma
non passivamente; mentre assorbe, sceglie, seleziona, confronta, associa, distingue. Il bambino
mentre assorbe, lavora. Il bambino apprende attivamente ciò che i sensi comunicano alla sua
mente  “Aiutami a fare da me” L’educazione è un supporto al lavoro psichico che il bambino già
compie.
Periodi sensitivi dello sviluppo  utilizza la metafora delle “nebule”: totalità indistinte e dotate di
dinamismo. Le nebule sono così come la mente del bambino, totali e dinamiche. Il bambino
apprende nella sua globalità, apprendendo informazioni e le emozioni che l’apprendimento suscita
 L’assorbimento è globale (la distinzione avviene in seguito)

Educazione e pace
Il primo concetto che va delineato è l’«Educazione di vastità»: l’educazione del bambino deve
avere una progressiva estensione all’esterno, c’è un allargamento della prospettiva con il quale il
bambino deve guardare il mondo per far uscire il bambino dal suo egoismo e da ciò che lo
rinchiuderebbe nei suoi interessi personali.

Questo concetto nasce da un processo secondo cui ogni individuo è dipendente necessariamente
dagli altri e dall’ambiente in cui vive. Esiste un prospettiva della interdipendenza e della
collaborazione tra individui tra loro e con l’ambiente in cui vivono.

Considerando questa prospettiva è impossibile non sviluppare un educazione alla PACE che per la
Montessori consiste nel far scoprire al bambino (e all’uomo) che ciascuno è dipendente dagli altri
e che quindi la creazione di una relazione positiva e pacifica tra due persone è positiva per tutti.


Si tratta di un PIANO COSMICO:
NON è aspirazione ad un mondo pacificato,
MA comprensione dei legami e delle dipendenze che esistono tra le creature e delle leggi che
governano la vita.

Ogni essere è chiamato, consciamente o inconsciamente alla conservazione e alla promozione
della vita. L’uomo deve scoprire attraverso l’educazione che egli concorre alla conservazione della
specie e che egli ha bisogno dei legami con gli altri essere umani e con l’ambiente in cui vive.

GIOVANNI BOSCO
• 1815: nasce a Castelnuovo d’Asti (Piemonte)
- famiglia povera
- ambiente rurale
- orfano di padre a due anni
- presenza significativa della madre (Margherita Occhiena)
- educazione: profonda religiosità, senso del dovere e del sacrificio
• 1841: ordinazione sacerdotale
• 1841-1845: prime esperienze pastorali a Torino:
- assistenza alla gioventù indigente (convitti, carceri)
- collabora alle Opere benefiche della Marchesa di Barolo
• 1846: una svolta significativa fu la fondazione dell’oratorio di Valdocco
• 1854: fonda la Società Salesiana
• 1872: fonda con Maria D. Mazzarello le Figlie di Maria Ausiliatrice
• 1888: muore a Torino

Oratorio di Valdocco, Torino 1846


Non è Don Bosco che ha inventato l’oratorio, ha radici più profonde, con esperienze realizzate a
Milano qualche anno prima, nel contesto dell’età della restaurazione (periodo dopo il Congresso di
Vienna, in cui si cercò di riportare il Cristianesimo nella società e utilizzare l’educazione anche per
questo motivo)
• intitolato a “San Francesco di Sales”
• inizialmente è un luogo di ricreazione, di istruzione religiosa e preghiera, rivolto all’educazione
religiosa dei ragazzi.
• aperto inizialmente ai giovani lavoratori (ai giovani svantaggiati), poi anche agli studenti
• progressivo ampliamento delle attività dell’oratorio:
- scuole domenicali e serali
- ospizio
- pensionato per apprendisti e studenti (1847)
- collegio
- internato con laboratori artigiani (1853-1862)
- apertura classi scolastiche per studenti (1855-1859)
- piccoli seminari per vocazioni ecclesiastiche (1863)

Educazione popolare
Inizialmente l’oratorio è un luogo di educazione popolare. Destinata soprattutto alla gioventù
povera e abbandonata.

• FINALITÀ:
“Ricoverare giovinetti poveri e abbandonati... allontanarli dal vestibolo delle prigioni, ridonarli alle
loro famiglie e alla civile società buoni cristiani, onesti cittadini, capaci di guadagnarsi onesto
sostentamento colle proprie fatiche”
Formare un buon cristiano significa formare il buon cittadino (onesto, rispettoso delle leggi, capace
di diventare un buon padre di famiglia, un buon lavoratore).
• DESTINATARI:
“giovani poveri e abbandonati”, ma anche giovani sbandati, studenti bisognosi di ospitalità, ragazzi
in cerca di lavoro e, più generalmente, la gioventù nel suo insieme.
• PROPOSTA INTEGRALE: Catechismo, gioco, istruzione, formazione professionale, ginnastica,
musica. Don Bosco riteneva che l’oratorio doveva prevedere anche una serie di attività attente ai
bisogni dei ragazzi.
• METODO: Sistema preventivo

Il sistema preventivo
“Due sono i sistemi in ogni tempo usati nell’educazione della gioventù: PREVENTIVO e
REPRESSIVO. Il sistema repressivo consiste nel far conoscere la legge ai sudditi, poscia sorvegliare
per conoscere i trasgressori ed infliggere ove sia d’uopo il meritato castigo. Su questo sistema le
parole e l’aspetto del Superiore debbono sempre essere severe, e piuttosto minaccevoli, ed egli
stesso deve evitare ogni famigliarità coi dipendenti [...] Diverso, e direi, opposto è il sistema
preventivo. Esso consiste nel far conoscere la prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi
sorvegliare in guisa, che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l’occhio vigile del Direttore e degli
assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed
amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di
commettere mancanze. Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione, e sopra
l’amorevolezza; perciò esclude ogni castigo violento e cerca di tenere lontano gli stessi leggeri
castighi”. (Il sistema preventivo nell’educazione della gioventù, 1877)
Dipendenti= ragazzi
Con la presenza amorevole e vigilante dell’educatore si previene la trasgressione delle regole.
All’educatore è chiesto di essere presente, stare con i ragazzi. Ha la funzione di educatore.
La sua presenza scoraggia i ragazzi dal commettere delle violazioni al regolamento.

Ragione, religione, amorevolezza


CENTRALITÀ DELL’ESPERIENZA RELIGIOSA
- Impostazione non razionalistica della religiosità
- Educazione del cuore
“O religione o bastone” Per prima viene la religione, se un ragazzo interiorizza i valori religiosi non
ci sarà bisogno di un bastone per educarlo. Quando un ragazzo aderisce alla religione che si fonda
sul sentimento, non serve il bastone per educarlo perché ha interiorizzato una legge.
EDUCATORI COME “PADRI AMOREVOLI”
- Dimensione familiare e affettiva del rapporto educativo: “I giovani non solo siano amati, ma che
esssi conoscano di essere amati” (Lettera di Roma, 1884)
- Autorevolezza che deriva dalla ragione e dall’amorevolezza
- Presenza costante: i ragazzi non devono mai stare da soli

Amorevolezza: tratto della spiritualità del tempo. Spiritualità che si fonda sul concetto di
benevolezza, carità, amore del prossimo… Il rapporto educativo dev’essere famigliare e affettivo.
RISPETTO DELLE REGOLE
- Prevenire la trasgressione delle regole (persuasione)
- Punire dopo aver esaurito tutti gli altri mezzi: “Le correzioni e i castighi non si diano mai in
pubblico e si usi massima prudenza e pazienza per fare che l’allievo comprenda il suo torto colla
ragione e colla religione” (Il sistema preventivo, 1877)
La ragione serve come strumento su cui far leva per persuadere i ragazzi della bontà delle regole.
E’ la ragionevolezza, spiegare ai ragazzi che la punizione è ragionevole, ha senso, che la regola è
fondamentale. Usare la ragione come strumento di persuasione.
Don Bosco ad esempio, chiedeva sempre agli educatori, prima di castigare il ragazzo, di spiegargli il
perché. Il no c’è ma è motivato.

La pedagogia di Don Bosco


- Primato della prassi educativa sulla teoria pedagogica (pedagogia «povera» nel senso che non ha
grandi rivelazioni teoriche ma si basa sull’esperienza)
- Sistemazione pedagogica elaborata negli ultimi anni di vita di don bosco per fornire linee guida
alle comunità salesiane
- Pedagogia salesiana elaborata soprattutto dai collaboratori e dai successori di don bosco, sulla
base delle intuizioni e dell’esperienza del fondatore
- Principali fonti «scritte» da don Bosco
- Il sistema preventivo nella educazione della gioventù (1877)
- Il sistema preventivo applicato negli istituti di rieducazione (1878)
- Lettera circolare sui castighi (1883)
- Lettera da Roma (1884)

Don Bosco e l’editoria

 1845: pubblica la Storia ecclesiastica

 1847: pubblica la Storia sacra

 1853: inizia la pubblicazione delle Letture cattoliche

 1856: pubblica la Storia d’Italia

 1862: nasce la tipografia dell’oratorio (Dal 1908 S.A.I.D) vasto progetto editoriale:
- Scritto teologici e apologetici
- Romanzi edificanti
- Copioni teatrali e partiture musicali
- Letture ricreative
- Manuali scolastici

Nasce la tipografia anzitutto per insegnare un lavoro ai ragazzi, la tipografia era facilmente
impiantabile nelle scuole, i ragazzi potevano imparare il mestiere (tipografo) e poi per diffondere
la buona stampa, cioè una stampa di orientamento cattolico che entrasse in concorrenza con la
stampa laica: testi di carattere teologico, romanzi, copioni teatrali da mettere in scena negli
oratori, battiture musicali, letture ricreative e manuali scolastici, un progetto editoriale che pian
piano va sempre più ampliandosi.

Influsso e risonanza di don Bosco


FAMIGLIA SALESIANA
- 1859: Salesiani (istituto religioso maschile)
- 1872: Figlie di Maria Ausiliatrice (istituto religioso femminile)
- 1876: Cooperatori salesiani (laici)
- Apertura di oratori, scuole, comunità e missioni salesiane in Italia e nel mondo
- Contributo determinante al movimento oratoriano italiano
ETÀ TERESIO-GIUSEPPINA
Nel contesto storico del dispotismo illuminato, ci fu l’intento dei sovrani illuminati di promuovere
l’istruzione popolare (elementare, destinata a più strati della popolazione e quindi anche ai ceti più
ambienti. Gradi superiori dell’istruzione per i ceti più agiati). In Europa l’impulso verso una
diffusione dell’istruzione popolare si ha nel contesto del dispotismo illuminato (sovrani assoluti
che facendosi ispirare da alcune idee dell’illuminismo attuarono delle riforme dei loro stati,
riforme che erano mosse anche nel campo dell’istruzione da due atteggiamenti:

 Paternalismo, il sovrano si comporta come se fosse un padre dei suoi sudditi,


atteggiamento di attenzione,

 Utilitarismo, la riforma dell’istruzione risponde ad un utile (il sovrano si aspetta dei


vantaggi per il proprio governo e per la società). In particolare le riforme dell’istruzione
popolare, volte all’alfabetizzazione (diffondere la capacità di leggere, scrivere e far di
conto) possono migliorare la società, in senso economico. Il sovrano si aspettava una sorta
di riconoscimento da parte del popolo, si aspettava fedeltà, ubbidienza, sottomissione, che
fossero riconoscenti, ciò per saldare i legami di fedeltà tra il popolo e il sovrano.

Il dispotismo illuminato asburgico e la riforma dell’istruzione:

• il sovrano ha il dovere di prendersi cura del popolo  PATERNALISMO


• alfabetizzare il popolo portava a:

- migliorare le condizioni economiche della società e dello Stato UTILITARISMO


- rafforzare i sentimenti di fedeltà al sovrano

La riforma dell’istruzione ha due finalità, da un lato, una sorta di disciplinamento, l’istruzione serve
a disciplinare il popolo, a trasmettergli dei valori i più possibili fedeli alla forma di società e di
governo che c’era.
Dall’altro lato la diffusione della conoscenza ma contenendo i rischi sovversivi grazie alla religione
(alleanza trono-altare che garantisce l’istruzione in modo prudente). Un istruzione guidata dal
sovrano che evita un istruzione troppo aperta che potrebbe scardinare l’ordine sociale. Le scuole
di stato avevano come riferimento i valori religiosi.

JOHANN IGNAZ VON FELBIGER


• Glogau (Slesia, territorio prussiano), 1724 – Bratislava, 1788
• Abate agostiniano a Sagan; responsabile delle scuole cattoliche del ducato
• Si accorge che i genitori preferivano mandare i figli nelle scuole luterane, ritenute più efficienti e
meglio organizzate di quelle cattoliche
• Si reca in incognito a Berlino e conosce il metodo approntato da Hecker (primo fondatore della
scuola normale di Berlino) e Hahn (inventore del metodo tavellare)
• Applica il metodo in Slesia e stende, su mandato di Federico II di Prussia, il Regolamento per le
scuole cattoliche delle città e dei villaggi del ducato di Slesia e della contea di Glatz (1765)
• È chiamato a Vienna da Maria Teresa per la riforma delle scuole elementari austriache

Gli propone di stendere un regolamento scolastico generale per le scuole tedesche normali,
centrali e triviali degli Stati ereditari dell’imperatrice e regina (1774)Prima legge statale sulla scuola
I principi fondamentali del Regolamento
• La scuola è una funzione dello Stato (è lo Stato ad avere dei compiti in materia di istruzione) e
mezzo di diffusione dell’ideologia governativa attraverso una burocrazia centralizzata e gerarchica
(viene creato un assetto amministrativo della scuola con dei funzionari per amministrazione e
ispettori)
• Importanza dell’ insegnamento religioso e morale per prevenire il disordine sociale. La scuola si
stato austriaca è molto religiosa, la religione e l’educazione morale che ne deriva sono
fondamentali.
• Controllo sulla preparazione dei maestri (corso apposito e relativa certificazione)
• Utilizzo di libri approvati dallo Stato
• Uniformità del metodo didattico: METODO NORMALE, fa da norma, modello, a cui la didattica si
deve ispirare (cfr. lezione successiva)
• Obbligatorietà dell’istruzione elementare (maschi e femmine 6-12 anni)
NB: obbligo di istruzione NON di frequenza
• Affidamento della sovraintendenza scolastica e dell’insegnamento soprattutto al clero (impulso
verso la laicizzazione con Giuseppe II)
• Maestro = padre; missione religioso-politica; qualità umane e relazionali. Il maestro è visto più
come una vocazione che una professione. Dev’essere un buon esempio, essere amorevole.
• Uso dei premi/castighi (con cerimonie di premiazione)- il principio dell’emulazione (imitare chi è
più bravo)

L’ordinamento della scuola elementare


Scuola di tre gradi
SCUOLE COMUNI o TRIVIALI (elementari minori)
• sorgevano in ogni borgo (ogni luogo in cui c’era una parrocchia)
• durata: 1 anno in campagna; 2 anni in città
• maestro unico
• Religione cattolica + discipline del «trivio» (leggere, scrivere, far di conto)
SCUOLE PRINCIPALI (elementari maggiori)
• fondati nelle città maggiori (borghi più popolosi o grandi città)
• durata: 3 o 4 anni
• tre maestri, uno per ogni anno
• come scuole triviali + latino, scienze, geografia e storia
SCUOLE NORMALI («norma» per le altre; + corsi per futuri maestri)
• una in ogni capoluogo di provincia
• durata: 4 anni
• quattro maestri
• come scuole principali + disegno, geometria, meccanica, approfondimento lingua tedesca; per
futuri maestri: qualità e doveri del maestro (insegnamento di tipo morale), i contenuti
dell’insegnamento, il metodo, come tenere la disciplina e compilare i registri

L’amministrazione scolastica
AULICA COMMISSIONE AGLI STUDI (Vienna)
COMMISSIONE SCOLASTICA PROVINCIALE
(consiglieri del governo locale + delegato del vescovo + direttore della scuola normale):

SOPRAINTENDENTE o ISPETTORE CAPO (uno per distretto)

ISPETTORI LOCALI (parroco o sostituti laici)

DIRETTORI DELLE SCUOLE

Il “metodo” individuale
Molto diffuso prima delle riforme del Settecento in scuole piccole/private
Il maestro insegna a ciascun allievo a leggere e scrivere, mentre gli altri rimangono inoperosi.

E’ giustificato dai seguenti fattori:


 Scarsità numerica dei fanciulli da istruire
 Non regolarità della frequenza scolastica
 Mancanza di libri e sussidi didattici
 Insufficiente preparazione dei maestri
 Disinteresse dei governi verso l’istruzione popolare

Il metodo del mutuo insegnamento


Mutuo: reciproco
Risale al Medioevo, ma si sviluppa soprattutto in Inghilterra (riv. Industriale  tanti alunni e pochi
maestri)
Venivano selezionati degli allievi più preparati che erano impiegati in qualità di sottomaestri
(monitori) che, sotto la guida dell’insegnante, insegnavano a gruppi di scolari.

 Divisione della scuola in più classi  omogeneità studenti; passaggio di classe


 Scelta dei monitori:  il maestro non insegna, ma dirige la scuola
- lettura, scrittura, aritmetica
- gestione scuola/disciplina
 Lavoro simultaneo di tutte le classi  lavorare a bassa voce: “mormorio edificante”

Mutuo insegnamento
Iniziatori in GB:
• Andrew Bell (1753-1832)
• Joseph Lancaster (1778-1838)

In Lombardia e nel Veneto:


• Milano (1819): Federico Confalonieri (1785-1846) Giuseppe Bagutti (1776-1837)
• Brescia (1819) Giacinto Mompiani
(1785-1855)
• Mantova, Cremona, Venezia, Pavia, Lodi, Como
• Vietate nel Lombardo-Veneto (1820)
Nel resto d’Italia:
• Sicilia, Piemonte, Palermo, Napoli
• Vietate nello Stato della Chiesa (1825)

Il metodo normale
Imposto dalla riforma teresio-giuseppina negli Stati austriaci
Chiamato anche simultaneo, consiste nell’insegnare contemporaneamente a tutti gli scolari di una
classe le stesse nozioni (metodo simultaneo)
Insegnamento nelle scuole normali: “norma” per i maestri

Caratteristiche fondamentali:
 Simultaneità, tutti fanno la stessa attività nello stesso momento
 Utilizzo di libri: - abbecedario, abc, libro delle lettere
- sillabario perché la lettura si iniziava sillabando (libro di lettura)
- libro di aritmetica
 Tavola nera (lavagna) e cartelloni murali
 Scolaresca divisa in classi secondo l’età e le capacità intellettuali
 Disposizione: - prime file: alunni medio rendimento, quello su cui il maestro deve calibrare
la propria didattica cioè il maestro ha davanti l’alunno medio perché se ha capito lui sta
andando sullo standard adeguato
- seconde file: alunni peggiori
- ultime file: alunni migliori

Le indicazioni metodologiche di Felbiger


Vengono veicolate attraverso i diversi libri di metodo, il più importante è il:
Felbiger: Fondamento del libro del metodo (Vienna, 1777)  Padre Francesco Soave ne stende un
Compendio (1786)
Diffusione del metodo in Lombardia (sotto Giuseppe II,seconda metà del 700)

- riduzione del suo Libro del metodo (1775):


• Parte prima:
Le parti principali della didattica, del metodo di insegnamento
• Parte seconda:
Quel che si deve insegnare nelle scuole comunali, i contenuti
• Parte terza:
Quello che l’insegnante o maestro deve proporsi e quali regole deve seguire

Le parti della didattica


L’INSEGNAMENTO IN COMUNE
• Richiamare costantemente l’attenzione (alla spiegazione, alla lavagna...)
LA LETTURA IN COMUNE
• Il maestro osserva attentamente che tutti leggano
IL METODO DELLE LETTERE Serve a memorizzare e tenere l’attenzione
• Pronunciare una frase, scrivere alla lavagna la frase e poi solo le lettere iniziali delle parole che la
compongono (Io credo in Dio Padre: I c i D P)
• Metodo graduale (ripetizione, cancellazione) memoria e attenzione
LA TAVOLA
• Sommario o piccolo riassunto (schema) con le parti principali, le secondarie e altri aspetti di
rilievo contenuti in un capitolo di un testo o in un libro osservare complessivamente un argomento
con uno sguardo
IL MODO DI INTERROGARE / METODO CATECHISTICO (DOMANDE)
• Il maestro pone domande brevi e precise (chi, che cosa, di chi, quando, perché?) e, in caso di
risposta esatta, non fornisce subito la soluzione corretta ma pone altre domande (domande-guida)
accertarsi che gli allievi abbiano capito (qualità della risposta/no solo memorizzazione)

I contenuti da insegnare
Oltre alla RELIGIONE, si doveva insegnare, nell’ordine, a:
CONOSCERE LE LETTERE
• Dai segni alle lettere
COMPITARE E SILLABARE
• Far sillabare da DX a SN e da SN a DX  non solo memorizzazione
• Lettura individuale  osservare progressi individuali

SCRIVERE
• Posizione del corpo, delle mani, impugnatura
• Correzione individuale dei quaderni
SCRIVERE SENZA ERRORI (ORTOGRAFIA)
• Il maestro scrive alla lavagna frasi con errori
• Dettato
FAR DI CONTO (4 OPERAZIONI ARITMETICHE)
• Esempi alla lavagna + far lavorare alla lavagna gli allievi più bravi
• Dividere la classe per lavoro su diverse operazioni
• Non passare mai ad un regola successiva senza che tutti abbiamo capito quella precedente

Le qualità del maestro


• Capace di applicare l’insegnamento alla vita pratica degli allievi (es. aritmetica)
• Capace di ottenere il rispetto, l’ubbidienza e l’amore degli scolari- lodare quando si può- parlare
amorevolmente- usare i castighi con moderazione
• Capace di diversificare il proprio intervento
- in base alle capacità degli alunni (chiedere di più a chi può di più)
- In base al temperamento degli alunni (es. utilizzare la vivacità come risorsa)
• Capace di incoraggiare gli allievi e di stimolarli a capire e a riflettere (non solo memoria)
• MA soprattutto Capace di porsi come esempio morale e modello da imitare all’interno della
comunità (si ricordi che il maestro può svolgere altri lavori, tranne gestire osterie o botteghe,
suonare e cantare)
Viene sì richiesta una certa preparazione culturale e didattica, ma è fondamentale soprattutto la
MORALITÀ
L’ITALIA PREUNITA
Periodizzazione essenziale:
- 1796- 1815: dominazione francese (napoleonica)
- 1815: Restaurazione (dopo Congresso di Vienna, tentativo di riportare i governi e la società alla
fase pre-rivoluzionaria, una società modellata sull’antico regime, gerarchica, statica, in cui
abbiamo un’alleanza trono-altare, una distinzione tra classi sociali)
- 1820- 30: inizio moti risorgimentali. Con il risorgimento intendiamo quell’insieme di eventi,
personaggi ecc, processo che mira all’unificazione italiana. Moti che hanno due obiettivi: realizzare
l’Unità Nazionale cacciando lo straniero, dove questo regna, e creare un coordinamento per alcuni
democratico, per altri monarchico-costituzionale, un ordinamento non assolutista.
- 1848: moti del 48, anno della prima guerra di indipendenza, guerra Piemonte-Austria che si
risolve con un nulla di fatto. Anno in cui viene emanato da Carlo Alberto, lo Statuto Albertino.
- 1859: seconda guerra di indipendenza
- 1861: Proclamazione del Regno d’Italia, comprende tutta l’Italia ad eccezione di Veneto, Lazio e
territori Pontefici, Trento e Trieste.
Guerre di indipendenza perché il processo di unificazione dell’Italia avviene attraverso campagne
militari, cioè con i Savoia che si mettono alla guida di questo processo di unificazione attraverso
delle guerre.

L’istruzione negli Stati preunitari


Tra la Restaurazione e l’Unità i sistemi scolastici nei diversi Stati italiani si sviluppano con ritmi e
risultati disomogenei.
Situazioni migliori nel:
Lombardo-Veneto  Dopo l’estensione voluta da Giuseppe II del Regolamento austriaco alla
Lombardia e la legislazione riformatrice dell’età rivoluzionaria e napoleonica, nel 1818 viene
promulgato il Regolamento per le scuole elementari nel Regno Lombardo-Veneto.
Regno di Sardegna (Piemonte sabaudo)  Dopo la riorganizzazione dell’istruzione secondaria,
sottratta ai Gesuiti, voluta da Amedeo II (1729) e l’espansione del settore elementare, tecnico e
professionale durante l’età napoleonica, dal 1848 (quando nei Savoia si comincia a delineare il
progetto di unità dell’Italia, inizia una stagione di riforme scolastiche (che riguardano nella fase
iniziale solo il Regno di Sardegna).

Le riforme nel Piemonte preunitario


Legge Boncompagni (1848)
• Riforma del sistema di istruzione, suddiviso in elementare, secondario Dibattito
(classico e tecnico) e Universitario. incentrato
• Deciso intervento dello Stato in materia di istruzione (ridurre l’ingerenza soprattutto su
della Chiesa) istruzione
Progetto di Legge Cibrario (1854) pubblica/privata e
•Accentramento amministrativo: creare un sistema di amministrazione scolastica su accentramento/
controllato dal centro cioè uno strumento per sottrarre alla chiesa spazi di decentramento
intervento nell’istruzione
Legge Lanza (1857)
Creazioni delle scuole normali per i futuri maestri - però non di grado secondario (Lanza: 1858)
La legge Casati (1859)
Legge Quadro perché regolamenta tutto il sistema scolastico.
Promulgata con un Decreto Legislativo del Regno di Sardegna (13 Novembre 1859) viene emanata
in regime di pieni poteri (nel corso della seconda guerra di indipendenza) ed estesa a tutti i
territori gradualmente annessi al Regno. Una legge viene emanata in regime di pieni poteri
quando ci si trova in una situazione di instabilità e quindi il parlamento delega al governo il
compito di legiferare. (pot legislativo appartiene al parlamento)
STRUTTURA DELLA LEGGE (380 artt.) Suddivisa in 5 titoli
Titolo I: Amministrazione centrale e periferica - artt. 1-46
Titolo II: Istruzione superiore (università)- artt. 47-187 (141 artt.)

Titolo III: Istruzione secondaria classica - artt. 188-271 (84 artt.)


Titolo IV: Istruzione secondaria tecnica -artt. 272- 314 (43 artt.)
Titolo V: Istruzione primaria -artt. 315-378 (64 artt. di cui 22 per scuola elementare e 42 per scuola
normale)
Quando il governo scrive una legge di 380 artt. e ne dedica 141+84 all’istruzione secondaria e
classica e 64 alla primaria, ci fa capire che la visione di scuola che caratterizza la legge è una visione
ELITARIA dell’istruzione, il cui scopo principale è formare e selezionare la futura classe dirigente
dell’Italia unita.

• Esclusione dell’istruzione infantile (di competenza del Ministero degli Interni)


• La scuola normale non è di grado secondario
• Netta separazione tra scuola classica e scuola tecnica
• SELETTIVITÀ (solo il liceo – istruzione classica – dava accesso a tutte le facoltà universitarie)

Suddivide l’amministrazione scolastica in:


Ministro della Pubblica Istruzione

AUTORITÀ Aiutato dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (solo per lefunzioni
CENTRALI consultive)

Dirigono le diverse aree di competenza del ministero 3 ispettori generali: 1 per studi
superiori; 1 per studi secondari classici; 1 per studi tecnici, primari e scuole normali

Rettore Provveditore Ispettore provinciale per


università provinciale per studi primari (con ispettori di
AUTORITÀ scuole secondarie circondario e Consiglio delle scuole)
LOCALI
L’autorità locale per le scuole secondarie si chiama provveditore, per la scuola primaria si chiama
ispettore, c’è una gerarchia evidente.
C’è una LOGICA ACCENTRATRICE (terzo tratto fondamentale della legge Casati, 1: militarismo, 2:
selettività, 3: accentramento), idea di una scuola amministrata in modo gerarchico, bisogna che
tutte le istituzioni locali rispondano ai loro superiori via via salendo fino al ministro. Gli storici
hanno parlato di una logica amministrativa che può richiamare una libertà media, l’accentramento
risponde al bisogno di sottrarre l’influenza ecclesiastica nel sistema scolastico.

La scuola elementare
Lo stato delega ai Comuni la gestione delle scuole elementari (il comune è tenuto a trovare il
locale dove collocare la scuola elementare, dotare le classi di ciò che serviva e pagare gli
insegnanti).
Distinta in scuola maschile e scuola femminile (maestri/maestre)
Articolata in:
grado inferiore (primo biennio)
- obbligatorio in ogni comune
- insegnamenti: religione, lettura, scrittura, lingua italiana, aritmetica
grado superiore (secondo biennio)
- nei comuni con più di 4000 abitanti (3000 al sud) o dove ci siano scuole di grado successivo per
consentire agli studenti di proseguire
- insegnamenti: come primo biennio + regole della composizione, calligrafia (capacità di scrivere in
modo leggibile), geografia, storia, elementi scienze e fisica applicabili alla vita quotidiana (leggi che
preseguono queste regole) + geometria e disegno (maschi) e lavori donneschi (femmine, cucito..)

La legge Casati introduce l’OBBLIGATORIETA’ (fino al primo biennio) e GRATUITA


- MA obbligo di istruzione, non di frequenza (principio dell’educazione paterna o famigliare: idea
che la responsabilità rispetto all’educazione di base dei ragazzi spetta alla famiglia, quindi la legge
Casati lasciava l’opportunità ai padri di famiglia di istruire privatamente i loro figli, purchè si
garantisse almeno il biennio: istruzione di base, leggere, scrivere, far di conto)
- E genericità delle sanzioni penali per i genitori inadempienti

Analfabetismo e Destra Storica (1861-1876)


Scarsa efficacia della legge Casati:
analfabeti nel 1861: 78% degli italiani (nord: 67%; sud: 87,1%)
analfabeti nel 1871: 72,96 % degli italiani (nord: 61,9%; sud: 84,2%)

DELEGA AI COMUNI Irrisori investimenti statali integrativi (solo il


• Disomogeneità degli investimenti 10% della spesa scolastica, già scarsa nel
(comuni più o meno ricchi) bilancio dello Stato – 2-1,7%)
• Rischio di sfruttamento o favoritismi
clientelari nei confronti dei maestri
Centralità dell’istruzione classica e universitaria – omogeneizzazione culturale dall’alto MA non
mancarono tentativi di rendere effettivo l’obbligo scolastico: Progetti di legge presentati dai
ministri Correnti (1872) e Scialoja (1873) – consapevolezza importanza istruzione.

La Sinistra Storica al potere (1876)


Una svolta si ha con il Passaggio dal moderatismo politico della Destra storica al RIFORMISMO
della Sinistra storica, una politica che si basa su delle riforme che hanno come obiettivo
l’allargamento della base democratica dello Stato, un progressivo coinvolgimento delle masse
nella vita politica e sociale del paese, la base di consenso della sinistra storica è il ceto industriale
(e ha un’attenzione per le condizioni del popolo, soprattutto nella prima parte della Sinistra
Storica):
• abolizione tassa sul macinato (1880)
• nuova politica agraria (inchiesta Jacini, 1877-1884)
• estensione del diritto di voto (1882)

INFLUSSO DEL POSITIVISMO: istruzione come strumento di progresso.

RIFORME SCUOLA ELEMENTARE


• Aumento 10% retribuzione dei maestri, con contributi dello Stato (1876, 1886)
• Legge Coppino (1877)
• Agevolazioni ai comuni per la costruzione di edifici scolastici (1878)
• Istituzione del Monte pensioni (cassa pensionistica) per i maestri (1878)
• Introduzione della ginnastica obbligatoria in tutte le scuole (1878)
• Disciplinamento sui criteri di nomina e licenziamento dei maestri (1885)
• Avvio dei patronati scolastici (enti di beneficienza per aiutare i ragazzi in difficoltà) per assistere
gli scolari più poveri (1895)

La legge Coppino e l’obbligo di istruzione


Emanata il 15 luglio 1877: riguarda solo la scuola elementare  ha l’obiettivo di rendere effettivo
l’obbligo scolastico
• L’obbligo scolastico riguarda «i fanciulli e le fanciulle che abbiano compiuta l’età di sei anni» e ai
quali i genitori non possono «procacciare la necessaria istruzione» - art. 1
• «L’obbligo di cui all’articolo 1 rimane limitato al corso elementare inferiore, il quale di regola
dura fino ai nove anni... [l’obbligo] può cessare anche prima» se l’alunno dimostra di essere
preparato nelle materie previste. Se «l’esperimento (esame) fallisce, l’obbligo è protratto fino ai
dieci anni compiuti» - art. 2
• Il sindaco ha il compito di stilare l’elenco dei bambini soggetti all’obbligo e ammonire i genitori
inadempienti; dopo l’ammonimento sono previste ammende (prima 50 cent., poi 3 lire, poi 6 lire
fino a un massimo di 10) - art. 3
• «Compiuto il corso elementare inferiore, gli alunni dovranno frequentare per un anno le scuole
serali nei comuni in cui queste saranno istituite» -art. 7 (i maschi la sera, le femmine i giorni festivi)
• I bambini che abitano a più di 2 km dalla scuola sono esentati - art. 8

L’efficacia della legge sull’obbligo


STATISTICHE: analfabeti nel 1871: 72,96 % degli italiani
analfabeti nel 1881: 67,26 % degli italiani

Esiti inferiori alle aspettative a causa di:


• ostacoli di natura strutturale: legati ai comuni e alla loro capacità di rendere effettivo mantenere
le scuole (comuni inadempienti); lontananza di borghi isolati dalle scuole
• ostacoli di natura culturale: resistenze su funzione educatrice dello Stato e su diffusione alfabeto
• diffidenza dei genitori: la legge è sentita come imposizione; bisogno di far lavorare i bambini

MA la legge, comunque, mostra maggior attenzione per l’istruzione primaria, intesa anche come
strumento per la formazione del cittadino. Vuol passare l’idea che il cittadino deve avere una
formazione di base. Gli storici vedono un legame stresso con la:

LEGGE SUL SUFFRAGIO DEL 1882: allarga il suffraggio, prevede il diritto di voto ai maschi di 21 anni
(e non più 25) che avessero superato l’esame conclusivo del corso inferiore o pagassero
un’imposta diretta di almeno 19,80 lire (votanti da 2,2% a 6,9% della popolazione italiana)

L’educazione civica e l’insegnamento religioso


L’articolo 2 della legge Coppino indicava gli insegnamenti del corso inferiore:
« le prime nozioni dei doveri dell’uomo e del cittadino, la lettura, la calligrafia, i rudimenti della
lingua italiana, dell’aritmetica e del sistema metrico»

EDUCAZIONE CIVICA SILENZIO su INSEGNAMENTO RELIGIOSO

Politica scolastica della SN Genera un ambiguità


• Nazionalizzazione delle masse
Abroga l’obbligo della Aggiunge quanto
• Laicizzazione della scuola Religione previsto come ? previsto dalla Casati ?
altri provvedimenti: obbligatorio dalla Casati ?
- soppressione facoltà teologiche Opposizione cattolica
nelle università statali (1873)
- abolizione direttore spirituale
nelle scuole secondarie (1877)

La legge Coppino aggiunge una nuova materia ma non cancella l’obbligo dell’insegnamento
religioso che la Casati aveva prescritto? Oppure la legge Casati è considerata abrogata in questo e
quindi l’insegnamento religioso non è più obbligatorio ed è sostituito dall’educazione civica?

ARISTIDE GABELLI
Famoso perché scrisse i programmi per la scuola elementare del 1888, dopo la promulgazione
della legge Coppino del 1877 si rese necessaria una revisione dei programmi.
Fu uno dei più importanti pedagogisti, uno dei massimi esponenti del POSITIVISMO PEDAGOGICO
italiano insieme a:
-Roberto Ardigò (1828-1920) tentò di dare un quadro fondativo alla pedagogia italiana, teorico del
pedagogismo italiano cioè colui che nelle sue opere cercò di porre le basi fondative della
riflessione pedagogica di stampo positivo, a lui si deve il concetto di abitudine
-Fausto Saverio De Dominicis (1846-1930) compilò numerosi manuali ad uso delle scuole per
insegnanti
Gabelli, insegnante e poi provveditore agli studi (MAI MINISTRO: errore Gecchele p. 312),
collaborò con diversi ministri della sinistra storica, si dedicò soprattutto alla questione del
METODO.
Opera principale:
Il metodo d’insegnamento nelle scuole elementari d’Italia (1888):
La tesi fondamentale che Gabelli sostiene in questa opera è la coincidenza tra il
Metodo della vita e il Metodo della scuola:
L’apprendimento scolastico deve avvicinarsi all’apprendimento che ogni uomo ha della sua
esperienza di vita. La scuola deve avere un metodo esperienziale, cioè dev’essere:
 Pratico, cioè declinato nel concreto
 Intuitivo, che si basi sull’intuizione, che si sviluppa e cerca di farla emergere
 Induttivo, parte dall’esperienza per arrivare alle tesi generali, metodo della scienza
sperimentale, io ricavo una legge generale dall’esperienza (osservazione)
 Attivo

Hanno lo scopo di formare lo “strumento testa” (“teste chiare”), cioè teste che sappiano
ragionare. (scopo scuola elementare)

Il metodo secondo Gabelli


FORMARE NUOVI ITALIANI DALLA «TESTA CHIARA» (finalità del metodo):
«Non si pretende di preparar la gente a fare delle scoperte (non stiamo formando scienziati), ma
solamente ad avvezzarle (abituarle) a osservare i fatti, in luogo di giudicarne senza esame, e a
trarre, da tutto quello che cade sotto i sensi, occasione di esperienza e materia di addestramento.
Si forma così quel prezioso strumento testa, senza del quale l’uomo rimane per tutta la vita e in
tutte le cose una barca senza timone, una cannuccia che il vento piega ora in qua ora in là»
L’idea è una testa che ragioni, che sia capace di orientarsi.
SOLO RIFORMANDO IL METODO SI RIFORMA LA SCUOLA (tesi fondamentale)
«Voi mutate prestissimo, volendo, le stanze, i banchi, i calamai, le lavagne, il libri, ma cangiare il
metodo vuol dire presso a poco cangiar gli uomini»
Riformare la scuola non significa solo migliorare i banchi, le aule ecc ma avere un metodo è
fondamentale.
IMPORTANZA DELL’ATTIVITÀ
«Quelle manine impazienti e irrequiete, che toccano tutto [...] e costringerle al riposo,
condannarle all’inerzia, inchiodarle sopra un banco per obbligarli ad ascoltare i nostri discorsi,
togliendo loro il maestro dato dalla natura, per sostituirci noi, è infligger loro una tortura crudele a
sfogo della nostra vanità e del nostro orgoglio»
E’ un metodo attivo, l’attività cioè capacità di proporre esperienze che attivino il bambino, è
importante non lasciare il bambino in uno stato di passività.

DIDATTICA LABORATORIALE [?] E PEDAGOGIA DELLA VOLONTÀ CHE PREPARA ALLA PROVE
DELLA VITA
Didattica laboratoriale è un metodo un po’ forte per Gabelli, più specifico dell’attivismo. In quale
modo Gabelli anticipa quest’istanza.
«La scuola dev’essere un continuo esercizio di osservare, di esaminare, di parlare, di scrivere, di
computare a memoria, di misurare, di disegnare nel quale l’alunno, in luogo di rimanere passivo e
indifferente sotto ad un addottrinamento che annoiandolo non gli penetra mai nel fondo
dell’anima, faccia sempre qualcosa da sé, si affronti colle difficoltà, affini il suo spirito
industriandosi (impegnandosi) di superarle, fortifichi il suo volere lottando con esse, s’attenti,
s’industri, s’agguerrisca a quella stessa battaglia che lo aspetta poi nella vita»
Affrontare un problema è qualcosa che mi serve, oltre che per formare lo “strumento testa”, per
prepararti ad affrontare le difficoltà o i problemi che ci sono nella vita. Se io mi abituo ad un
metodo di lavoro di un certo tipo, lo applicherò anche nella mia esperienza di vita.

Istruzione e programmi per la scuola elementare del 1888


I programmi erano divisi in due parti:
1. Istruzioni, istruzione generale metodologica, chiave interpretativa del programma, indicazioni ai
maestri per l’applicazione dei programmi
2. Programmi veri e propri, elenco contenuti o abilità da sviluppare
Nelle Istruzioni generali (evidentemente ispirate a Il metodo... di Gabelli)
• I tre fini della scuola elementare: 1. dare vigore al corpo  MOVIMENTO (educazione fisica?)
2. dare penetrazione all’intelligenza  Educazione intellettuale
3. dare rettitudine all’animo  Educazione morale

Sono una novità perché al primo posto c’è il corpo, il movimento. Nella scuola come era concepita,
al primo posto c’era l’educazione intellettuale. Si sente l’influsso del movimento igienista, è un
movimento fatto da medici igienisti che cominciarono a fare una battaglia a favore dell’igiene,
igiene non significa solo pulizia ma più in generale cura del corpo.

• La scuola deve sì fornire cognizioni (conoscenze), ma deve mirare soprattutto a coltivare delle
«abitudini che il pensiero acquista nel modo in cui [esse] vengono somministrate» In base al
metodo con cui il maestro insegna, lo studente acquisirà un metodo di apprendimento che è
importante tanto quanto i contenuti che apprende. (METODO)

• «La scuola non deve sviare dalla vita con un formalismo ambizioso» Non può essere una scuola
in cui il maestro formalizza la conoscenza staccandola dalla vita. (NO NOZIONISMO)

• «Il maestro deve evitare di abbreviare la strada ai suoi alunni, somministrando loro l’idea
generale: ... deve avvezzare gli alunni a osservare le cose in mezzo alle quali vivono... la forma
degli oggetti, il loro colore, la loro genesi, l’uso a cui servono» (se possibile, deve ricorrere alla
«collezione di oggetti», ma può supplire colla sua diligenza e il suo ingegno» (OSSERVAZIONE)

Istruzioni speciali collegate alle singole discipline, indicazioni operative per insegnanti in modo
tale che sapessero come interpretare i programmi (influsso di Gabelli) – alcuni esempi
• Lingua italiana:
- Poca grammatica; meglio insegnarla «praticamente» cioè a partire dalla lingua utilizzata
- Importanza della comprensione del testo, insegnare a comprendere il testo
- Scegliere i temi sulla base di ciò che gli alunni conoscono, temi che partissero dall’esperienza di
vita (es: il mio passatempo preferito)
• Geografia (dalla classe III):
- Comprendere ed usare una carta geografica a partire da esercizi pratici. Non nozionistica
• Storia (dalla classe III):
- Partire da semplici racconti, utilizzare una reazione storica per aneddoti (storielle con riferimento
storico); riferimenti all’attualità (osservare l’ambiente in cui il bambino vive e da lì partire per
comprendere la storia, ad esempio partire dai monumenti locali). Nonostante l’attenzione al rigore
storico, la storia è insegnata come un profondo tabulato etico, cioè la storia è una disciplina che
concorre all’educazione morale, dalla storia traggo degli esempi di vita, dei valori (sacrificio, patria,
famiglia) : la finalità principalmente etica della Storia: dovere/amor patrio.
• Aritmetica e geometria:
- Partire da oggetti e usare casi particolari (che partono dalla vita reale)
• Nozioni dei diritti e doveri dell’uomo e del cittadino:
- Abituare a compiere il proprio dovere; far comprendere i benefici della convivenza civile. Non è
una trasmissione di contenuti quanto piuttosto una disciplina che ha un forte valore morale, cioè il
cittadino prima ancora di conoscere i contenuti dell’educazione civica deve sviluppare un
comportamento adeguato al suo ruolo di cittadino.

Programmi (meno diretto l’influsso di Gabelli, scritti da lui con qualche funzionario ministeriale )
sezione del documento in cui sono elencati i contenuti.
• Si rilevano alcune contraddizioni rispetto alle Istruzioni:
- storia: oltre a finalità morale, ripresa dalla Storia sacra (molto spazio), c’è poco
spazio alla Storia antica; c’è la lettura della storia d’Italia in chiave risorgimentale =
storia d’Italia vista come una evoluzione, il cui apice è il risorgimento. Ci sono tappe
che lo introducono: la storia di Roma (caput mundi), i Comuni (nel Medioevo,
espressione dell’autonomia italiana rispetto all’impero tedesco), decadenza del
dominio spagnolo(600), grande opera dei Savoia (Unità d’Italia).
- aritmetica: già a sette anni si devono conoscere le 4 operazioni, questo obiettivo
contrasta con un aritmetica che parte dall’esperienza (es. tabelline insegnate a
memoria).
Quando nasce l’idea dell’istruzione di massa, la scuola viene pensata come un contesto di
organizzazione scientifica del lavoro. Fortismo: poter programmare in modo scientifico i tempi e i
modi di produzione (embela:catena di montaggio). Questa logica è applicata alla scuola, devo
riuscire ad ottenere un risultato entro un tempo prestabilito. E’ una logica che ha molte ombre dal
punto di vista pedagogico.

LUCI ED OMBRE DELLE ISTRUZIONI e DEI PROGRAMMI DEL 1888:


Esprimono concetti e convinzioni troppo avanzati rispetto alla scuola del tempo, alla reale
condizione professionale dei maestri (preparazione scarsa)  Furono applicati con molta difficoltà

Gli ultimi anni dell’Ottocento


• Crisi dello sviluppo industriale
• Disoccupazione
• Conflittualità sociale (sommosse popolari; nascita del Partito Socialista Italiano -1892)
• Incipiente ideologia nazionalista
• Politica coloniale

Svolta conservatrice/autoritaria dei governi della Sinistra storica (ETÀ CRISPINA Al governo c’è
Crispi che governa quasi interrottamente dal 1877-1896) L’Italia vive una situazione di crisi
piuttosto evidente, c’è una crisi economica che frena lo sviluppo industriale che era iniziato, crea
malcontento sociale e disoccupazione, inizia ad essere molto forte la conflittualità sociale, cioè ci
sono conflitti, sommosse o rivolte popolari (1891-1894: Fasci siciliani, movimenti di protesta in cui
i lavoratori protestano per migliorare le condizioni disumane in cui vivevano e di lavoro).
Nel 1892 nasce il Partito Socialista Italiano (a Genova): il primo partito dei lavoratori che si
propone come obiettivo difendere l’interesse dei lavoratori e rappresentarli politicamente. Questa
conflittualità sociale molto forte sfocerà a fine secolo: nel 98 i moti del pane che vengono repressi
da Papa Beccaris, capo dell’esercito, spara sulla folla per sedare la rivolta. Questa tensione sociale
si conclude con l’omicidio del re d’Italia Umberto I da parte di un anarchico, Gaetano Bresci
(1900). Le masse cominciano a farsi sentire (popolo organizzato che chiede di essere ascoltato,
rappresentato.
Iniziano a svilupparsi nuove ideologie. Conferenza Berlino (1884): spartizione dell’Africa.
Patriottismo: amor di patria. Nazionalismo: amor di patria che porta ad esaltarla tanto da far di
tutto per renderla superiore alle altre, ciò comporta la guerra (legato al militarismo: idea che per
affermare la patria posso ricorrere allo strumento bellico o coloniale). Imperialismo: alcune nazioni
formano un impero. L’Italia in questa fase avvia la sua politica coloniale.
Con Crispi si ha una discontinuità nella politica della Sinistra Storica. Con Crispi si ha una svolta
conservatrice, autoritaria cioè oltre all’imperialismo (politica estera aggressiva), la svolta
autoritaria è nella politica interna. Le masse devono essere represse: repressione del dissenso.
Progetto politico reazionario alternativo al solidarismo e all’interclassismo.
SCUOLA come strumento di DISCIPLINAMENTO del popolo e UNIFORMAZIONE CULTURALE e
ideologica delle MASSE.

I programmi per la scuola elementare del 1894


Ministro Guido Baccelli: «Istruire il popolo quanta basta, educarlo più che si può». Occorre dare
delle condizioni di base e investire nell’educazione.

I CAPISALDI DEI PROGRAMMI DEL 1894, che vanno a sostituire i programmi di Gabelli:
• Leggere, scrivere e far di conto
• Bambino è visto come un futuro «galantuomo operoso» (galantuomo: uomo con dei valori)
• Far acquisire «abitudini di operosità, di ordine, di previdenza (risparmio)»
• Esaltazione della disciplina (il maestro deve correggere)
• Forte sentimento nazionale (centralità della Storia risorgimentale)

L’età giolittiana (1903-1914) Fu primo ministro in Italia


• Come prima caratteristica ha la ripresa dello sviluppo industriale (al Nord, triangolo industriale:
Milano, Torino, Genova)
• MA non si attenua la conflittualità sociale (erano presenti movimenti di protesta: primo sciopero
generale, 1904)
• Nuovo atteggiamento di Giolitti verso le masse: non più la repressione, ma la tolleranza-
neutralità dello Stato rispetto ai conflitti sociali; lo stato non doveva schierarsi rispetto ai conflitti
sociali, bi frontismo di Giolitti (da un lato sembra appoggiare l’interesse della borghesia industriale
vs. movimento operaio)

Questo contesto politico ha degli effetti sulla scuola, che non può più essere la scuola come l’aveva
pensata Casati. C’è un esigenza diffusa di riformare il sistema scolastico (inadeguatezza
dell’ordinamento casatiano rispetto alle nuove condizioni socio-economiche dell’Italia).
Ci sono pressioni soprattutto dalle organizzazioni degli insegnanti:
 Unione Magistrale Nazionale (1901)
 Federazione Nazionali Insegnanti Scuola Media (1902)

RIFORMA SCUOLA PRIMARIA, due obiettivi:


 Occorreva incentivare la lotta all’analfabetismo (analfabeti nel 1901: 56%) e
nazionalizzazione delle masse (coinvolgere le masse nella vita dello stato, della società cioè
fare dei cittadini)
 Competenze amministrative cioè chi deve gestire la scuola elementare (secondo la legge
Casati i comuni)
La legge Orlando del 1904 (prova ad affrontare i due obiettivi visti prima)
• Innalzamento dell’obbligo scolastico a 12 anni
• Formazioni classi miste (ove richiesto per ragioni organizzative)
• Corsi serali e festivi per gli adulti
• Equiparazione stipendio maestri corso inferiore e superiore
• Istituzione del corso popolare (V e VI classe)
- solo per alunni che non proseguivano gli studi (chi proseguiva doveva sostenere un esame al
termine della classe IV)
- tre ore al giorno
- preparazione generale + primo avviamento professionale: insegnamenti obbligatori: cultura
generale (storia, geografia..), calligrafia, disegno per i maschi, lavori donneschi; insegnamenti
facoltativi: ginnastica, canto, lavoro manuale, agraria...

Abbiamo due obiettivi: diminuire il tasso di alfabetizzazione + inserimento ordinato delle masse
nello Stato
Collegata alla riforma elettorale del 1912 con la legge sul Suffragio universale maschile: diritto di
voto: ai maschi di 21 anni (leggere, scrivere e servizio militare); a tutti i maschi di 30 anni – 23%
della popolazione. La nazione genera i suoi figli nella scuola nazionale e nell’esercito.
Porta a compimento un processo iniziato con Casati, potenziato con Coppino e compiuto con la
legge Orlando (innalzamento dell’obbligo e garantisce di assolverlo)

L’inchiesta Corradini sull’istruzione primaria (1907-1908)


Inchiesta svolta da Camillo Corradini (direttore generale istruzione primaria), tre punti deboli:
• In molti comuni il percorso di istruzione primaria era incompleto
• Ben 296 comuni, tra i 1156 obbligati ad istituirlo, la maggioranza non aveva il corso popolare
• Le sovvenzioni economiche integrativi erogate dallo Stato avevano amplificato la disparità tra
comuni virtuosi e non virtuosi (concessi su richiesta e a quei comuni che più si erano impegnati per
l’istruzione popolare; nonostante la legge del 1906 su edilizia scolastica al Centro-Sud). Cioè lo
stato erogava fondi ai comuni virtuosi (meglio organizzati) perché li richiedevano, così facendo
aumentava ancor di più le disparità.
Era necessario un riassetto amministrativo: stabilire un DIRETTO INTERVENTO DELLO STATO
NELLA GESTIONE DELL’ISTRUZIONE PRIMARIA cioè una statalizzazione della scuola. Richiesta che
divenne legge.

La Legge Daneo-Credaro del 1911


Proposta nel 1910 dal ministro Edoardo Daneo, viene ripresa dal ministro Luigi Credaro nel 1911.
• AVOCAZIONE DELLA SCUOLA ELEMENTARE ALLO STATO, passaggio di gestione dai comuni allo
Stato; tranne che per i capoluoghi di provincia o di circondario
• L’organo competente per l’amministrazione delle scuole avocate è il Consiglio scolastico
provinciale presieduto dal Provveditore
• Provvidenze statali per il miglioramento degli stipendi dei maestri, per l’edilizia scolastica e per i
corsi di alfabetizzazione per adulti
• Istituzione obbligatoria del Patronato scolastico (sostegno agli alunni bisognosi)

La Chiesa e lo Stato liberale italiano


Durante il processo risorgimentale il pontefice che regnava a Roma fu Pio IX (PP: 1846-1878) e il
processo di unificazione italiana:
• All’inizio del suo pontificato Pio IX sembrava favorevole alle idee liberali, nel 1848 concesse la
Costituzione nello stato della Chiesa cioè limitò il suo potere assoluto attraverso la Costituzione
(una delle richieste dei liberali, legge che limitava anche il potere del sovrano)
• Partecipa alla Prima guerra di indipendenza, quella del Piemonte combattuta contro l’Austria
per ottenere la Lombardia che non porta nessun esito (solo fino all’aprile 1848) ma vede la
partecipazione del Papa perché in quegli anni era molto forte la dottrina neoguelfa (l’ipotesi
neoguelfa del risorgimento, prevedeva che l’Italia si sarebbe dovuta formare come una
confederazione di stati sotto la guida del Papa).
• Esilio a Gaeta (dopo l’instaurazione della mazziniana Repubblica romana, novembre 1848).
• Ritorno a Roma (1850): sceglie una svolta conservatrice e antiliberale, viene cancellata la
costituzione, inizia una polemica contro il processo risorgimentale. Da qui in poi, il Papa vedrà con
sospetto e ostilità il processo di unificazione nazionale.
• Pubblicazione del Sillabo e della Quanta cura (1864): nei quali condanna degli errori della civiltà
moderna (liberalismo, naturalismo, socialismo...), posizione conservatrice tesa a difendere il
potere temporale del Papa che veniva minacciato dal processo di unificazione nazionale.
• La Breccia di Porta Pia (20 settembre 1870): presa di Roma da parte dell’esercito sabaudo (dei
Savoia)  La presa di Roma apre la QUESTIONE ROMANA, cosa fare di Roma ?
I Savoia gli concedono le leggi guarentigie per cui avrebbero garantito al Papa di poter esercitare la
sua sovranità su alcuni territori di Roma, il Papa la rifiuta e si dichiara prigioniero in vaticano. I
Savoia sono visti come usurpatori che minacciavano il potere temporale del Papa. Per i Savoia è
una questione perché governare l’Italia con l’ostilità dei cattolici non è semplice.
• In questo clima di tensione tra stato e chiesa, Pio IX promulga il Non expedit (1874): dice che i
cattolici non possono partecipare alla vita politica del nuovo stato romano, non possono essere né
eletti né elettori.
Questa scelta genera l’OPPOSIZIONE CATTOLICA, cioè quel movimento di opinioni, azioni,
personaggi che si oppongono allo stato liberale, alla piega che sta prendendo la nuova Italia, la
linea di fazione è chiamata intransigentismo. I cattolici intransigenti sono coloro che non
transigono su questa questione, sposano la posizione del papa nella condanna delle ideologie
moderne e dello stato liberale e si organizzano attraverso l’ Opera dei Congressi. E’ un
associazione tra le parrocchie nella quale vengono svolte delle conferenze, corsi, corsi di religione,
attività per mantenere viva la presenza dei cattolici nella società poiché essi non possono essere
presenti nella politica.
C’è anche una posizione minoritaria chiamata clerico-moderatismo che sono i cosiddetti cattolici
liberali che volevano un dialogo tra chiesa e stato.

Destra storica, Chiesa e insegnamento


• Ideologia liberale: sostiene la separazione Stato/Chiesa i governi liberali cercano di limitare
l’ingerenza della Chiesa nella sfera pubblica MA
• Statuto Albertino (1848): il primo articolo dice “la Religione Cattolica è religione di Stato”
• Legge Lanza (1857): la Religione cattolica è «fondamento dell’istruzione e dell’educazione
religiosa»
• Legge Casati (1859):
- scuola elementare: obbligo di insegnamento del Catechismo tenuto dal maestro;
controllo del parroco cui spetta il compito di esaminare gli scolari
- scuola secondaria: istruzione religiosa impartita da un direttore spirituale
- università: facoltà statali di Teologia; rimozione docenti che oltraggiano le verità
religiose
• ANNI SESSANTA: accentuazione del processo di laicizzazione
- leggi eversive del 1866, 1867, 1873: in cui c’è la limitazione di opere di assistenza
cattoliche; incameramento beni ecclesiastici
- 1870: circolare Correnti (1870): insegnamento religioso concesso su richiesta dei
genitori
- 1873: soppressione facoltà teologiche
- 1877: abolizione direttore spirituale nelle scuole secondarie

L’insegnamento religioso nell’età della Sinistra storia


• Legge Coppino (1877): silenzio su insegnamento religioso, introduceva le prime nozioni dei diritti
dell’uomo e del cittadino creando ambiguità interpretativa (la legge Coppino abolisce la Casati cioè
non prevede più l’insegnamento religioso nella scuola elementare oppure la legge Coppino
aggiunge una materia alla scuola elementare senza togliere la religione?) confermata dal:
• Parere del Consiglio di Stato (1878) e dal Regolamento Baccelli (1895): i quali dicono che
l’insegnamento religioso non è obbligatorio, ma è da attivare su richiesta dei genitori. Non si
cancella la Legge Casati ma si rende facoltativo l’insegnamento religioso.
Ci sono atteggiamenti diversificati dei comuni (esempi di spinte per la laicizzazione: divieto
preghiera, Inviti ai maestri perché evitassero insegnamento religioso)

Proteste e impegno dei cattolici che chiedevano:


- per scuola elementare: insegnamento religioso
- per scuola secondaria: battaglia per la libertà di insegnamento (apertura scuole
private)
E operavano sul terreno dell’educazione popolare (scuole serali, oratori...) e dell’assistenza
(orfanotrofi, cooperative, casse di mutuo soccorso)

Che poggiavano sul MAGISTERO DI LEONE XIII (PP: 1878-1903):


• l’educazione era diritto e dovere della Chiesa e della famiglia
• Impegno sociale dei cattolici (Rerum Novarum, 1891)

L’insegnamento religioso nell’età giolittiana


Nell’età giolittiana si realizza un progressivo avvicinamento dei cattolici all’asse costituzionale, pian
piano i cattolici iniziano a tornare nella vita politica dell’Italia (Pio X – PP: 1903-1914):
• Scioglimento Opera dei Congressi
• Progressiva attenuazione del Non expedit (primi cattolici in parlamento)

• Patto Gentiloni (1912): patto tra Gentiloni e Giolitti, per cui alcuni cattolici vengono deputati
nelle file dei giolittiani (nelle elezioni) purché non si varassero leggi contrarie all’insegnamento
della Chiesa.

L’iter normativo e parlamentare:

• Legge Orlando (1904): silenzio su insegnamento religioso ambiguità


• Regolamento Rava (6 febb. 1908): Si diceva che l’insegnamento religioso era facoltativo sia per i
comuni sia per gli studenti; i genitori potevano fare richiesta e il Consiglio provinciale sceglie il
maestro, il luogo e l’orario; in caso di contrarietà del Consiglio, i genitori si assumono le spese del
servizio
• Mozione Bissolati (18-27 febb. 1908): mozione (richiesta) che diceva «il governo deve assicurare
il carattere laico della scuola elementare, vietando che in essa venga impartito, sotto qualsiasi
forma, l’insegnamento religioso».
La mozione respinta (sostegno di Giolitti) quindi resta in vigore il Regolamento Rava (descritto
prima).
Fu una battaglia più ideologica. La battaglia contro l’insegnamento religioso è una scelta di
vertice, con poco seguito nel Paese, che nella stragrande maggioranza seguiva le indicazioni della
Chiesa. 17

La crisi del positivismo


Occorre collocare il pensiero di Giovanni Gentile nel contesto culturale del primo Novecento:
- contraddizioni della vita sociale (progresso?), il positivismo credeva nella scienza e nella sua
capacità di produrre progresso, lo sviluppo tecnologico e scientifico avrebbe garantito il progresso
della società. La vita della società industriale mette in discussione la fiducia nel progresso (è
veramente un bene per l’umanità?)
- a cogliere questa crisi ci furono i «maestri del sospetto»: Marx, Nietzsche, Freud. Il sospetto che
pone Marx è sul capitalismo, l’idea che il capitalismo svantaggiasse la classe operaia e creava una
subalternità evidente tra operai e imprenditori. Nietzsche, con il concetto di “superuomo”, avrà il
sospetto sui valori religiosi, spirituali. Freud, sospetto sulla autocoscienza individuale, ci apre il
mondo dell’inconscio (parte dell’uomo che esso non conosce di sé che determina la vita
dell’uomo, pulsioni che vengono dall’inconscio determinano la sua vita). Vengono messe in
discussione tutte le certezze scientifiche, secondo il positivismo la scienza è capace di prevedere
tutto.
- irrazionalismo dell’arte e della letteratura (simbolismo, avanguardie)
 CRISI DEL POSITIVISMO (metodo scientifico non riesce a rispondere alle nuove domande).
Sorgono nuovi orientamenti filosofici che non indagano più la realtà concreta (fenomeni, fatti) ma
la vita interiore come via autentica per comprendere la stessa realtà.

In Italia viene raccolta dal NEOIDEALISMO (è una reazione al positivismo, una critica forte al
positivismo già in crisi, si chiama neoidealismo perché è una ripresa dell’idealismo hegeliano). Ci
sono due figure fondamentali:
Benedetto Croce (soprattutto nella critica letteraria ed estetica)
Giovanni Gentile (filosofia e pedagogia)
Ripresa della tradizione idealistica napoletana di metà Ottocento.
Insoddisfazione per gli esiti del processo risorgimentale: ripresa dello spirito nazionale.
GIOVANNI GENTILE
Cenni biografici
• Nasce a Castelvetrano (Trapani) nel 1875
• Studia filosofia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa (allievo di Donato Jaja, esponente
della scuola neoidealistica partenopea)
– Incontro e inizio della collaborazione culturale con Benedetto Croce
• Professore liceale e poi docente universitario (a Palermo, Pisa e Roma)
• Aderisce al fascismo e diviene ministro della Pubblica Istruzione nel primo governo Mussolini
(1922 -1924) – Varò la Riforma scolastica (1923)
• Nel 1925 scrive il Manifesto degli intellettuali fascisti: rottura con Croce (non aderì al fascismo)
• Nel 1925 fonda, con Giovanni Treccani, l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana e promuove la nascita
dell’Istituto Nazionale di Cultura Fascista
• È contrario alle leggi razziali del 1938
• Nel 1943 aderisce alla Repubblica Sociale Italiana e diviene presidente dell’Accademia d’Italia
• Il 15 aprile 1944 viene ucciso a Firenze da un gruppo partigiano di ispirazione comunista

Principali opere in campo pedagogico:


• Scuola e filosofia (1908)
• Sommario di pedagogia come scienza filosofica (1913-1914), il suo testo fondamentale per
comprendere riflessione filosofico-pedagogico (precedente al fascismo)
• La riforma dell’educazione (1920)
• Educazione e scuola laica (1921)
• Preliminari allo studio del fanciullo (1924)

I capisaldi della riflessione filosofico-pedagogico di Gentile


Non è una riflessione strettamente pedagogica. E’ certamente una questione filosofica, dentro la
quale ci sono aspetti pedagogici rilevanti.
1. L’atto del pensare: la teoria dell’immanenza assoluta e della soggettività irriducibile della
realtà
«La sola realtà solida che mi sia dato affermare è quella stessa che pensa; la quale si realizza ed è
così una realtà, soltanto nell’atto che pensa. Quindi l’immanenza di tutto il pensabile all’atto del
pensare; o, tout court, all’atto; poiché di attuale non c’è se non il pensare in atto» ATTUALISMO
Quando Gentile dice “quando noi pensiamo, siamo soliti riferirci all’oggetto del nostro pensiero”.
C’è il pensiero pensato cioè l’oggetto del pensiero, ciò che sto pensando e il pensiero pensante che
è l’atto del pensare. Es: L’agenda per esiste nel momento in cui la sto pensando.
Non esiste una realtà oggettiva esterna se non quando io la sto pensando.
• Non esiste una realtà che è data e che si pone come oggetto di fronte al soggetto
• Tutto, anche la nostra esperienza, non è altro che la realtà stessa del pensiero, cioè la realtà che
viene posta in atto o in essere dall’attività pensante
• L’universo diventa immanente al pensiero
• Il mondo fisico non esiste prima della conoscenza che se ne ha

2. L’infinità e la libertà dell’io


«L’attività pensante... non va più concepita materialisticamente come attuantesi nel tempo e nello
spazio. Tutto è in me, in quanto Io ho in me il tempo e lo spazio. Lungi dall’essere contenuto nello
spazio e nel tempo, io contengo lo spazio e il tempo. E... io comprendo la natura dentro di me.
E dentro di me essa cessa di essere quella natura spaziale e temporale, che è meccanismo, e si
spiritualizza e si attua anch’essa nella concreta vita del pensiero. Per questa sua infinità, in cui
tutto è immanente, l’Io è libero»
L’io è libero perché non è costretto entro i limiti spazio-temporali della realtà esterna che non
esiste perché la realtà è dentro l’io che pensa (non fuori). L’io contiene dentro di sé la realtà.
• La realtà è spirito, assoluta attività pensante, Atto puro, soggetto trascendentale in cui viene
meno ogni contrapposizione tra atto e fatto, oggetto e soggetto, tra pensato e pensante.
Se la realtà è dentro di me, è una realtà spirituale, una realtà che è ciò che io sto pensando,
pensiero puro.
• Filosofia: scienza dello spirito
• Educazione: «farsi dello spirito» (autocoscienza dell’uomo di essere parte del flusso universale
della storia in cui si manifesta incessantemente lo spirito)
Pedagogia: scienza dell’educazione, scienza dello spirito  PEDAGOGIA = FILOSOFIA
RIDUZIONE DELLA PEDAGOGIA NELLA FILOSOFIA

3. L’eliminazione delle antinomie pedagogiche


Tutte le antinomie presenti nella realtà vengono eliminate nell’ottica della sintesi idealistica: la
vera educazione è quella che compie l’unificazione spirituale, cioè la partecipazione all’Io
universale. GLI INDIVIDUI SI ANNULLANO COME ESSERI PARTICOLARI.

La prima antinomia che viene analizzata è:

a) Educatore vs educando: identità maestro-scolaro. L’educazione si realizza nella relazione


tra educatore ed educando.
L’apparente dualità scompare quando l’educando fa propria la parola dell’educatore e l’educatore
fa proprie le attese dell’educando (cioè nell’atto educativo). L’atto educativo unifica le due figure.
 L’EDUCAZIONE AUTENTICA è frutto dell’incontro reciproco di due umanità (anime) che
attraverso la loro fusione spirituale conquistano la loro irripetibile unicità umana (il maestro si
scopre maestro e realizza la sua umanità e lo scolaro si scopre scolaro solo nell’atto educativo, solo
fondendosi con il maestro).

b) Libertà vs autorità: la liberazione dell’allievo è la disciplina.


Nella scuola si realizza l’autorità dello Stato come incarnazione dello spirito
PRIMATO DELLA SCUOLA STATALE: In particolare nella scuola statale questa disciplina è molto
importante perché Gentile ritiene che lo stato sia la superiore incarnazione dello spirito.

c) Istruzione vs educazione: l’istruzione è educativa, attraverso i contenuti dell’istruzione la


scuola educa.
Il sapere è etico perché la morale scaturisce dalla cultura e, in particolare, dall’assimilazione
dei modelli culturali da parte dei giovani. La conoscenza ha una sua intrinseca eticità perché porta
con sé valori, istanze morali, comportamenti. La cultura secondo Gentile deve creare la morale e
quindi educare. Il PRIMATO DELLA CULTURA UMANISTICA/CLASSICA: gli studi umanistici portano
con sé dei valori.

d) Molteplicità del sapere vs unità del sapere: centralità della filosofia. Molteplicità del
sapere significa un sapere specializzato in tante discipline, unità del sapere invece
Nella filosofia si inverano e si unificano tutte le esperienze culturali, da quelle scientifiche a
quelle estetiche, da quelle umanistico-letterarie a quelle religiose. PRIMATO DELLA FILOSOFIA
4. La didattica come teoria della scuola, nell’indagine di Gentile si possono distinguere una parte:
• Critica: contro la didattica empirica (metodologia che egli chiamava: pedotecnica, cioè tecnica
per i bambini). Ci sono tecniche didattiche che non servono a nulla.
• Positiva: La didattica non è una tecnica, ma è teoria della cultura basata sull’unità del sapere: la
scuola deve suscitare il sapere più che trasmetterlo.
 «DIDATTICA DELLE FORME DELLO SPIRITO»:
- soggettività (arte): esperienza del sentimento attraverso cui l’uomo scopre la ricchezza delle sue
energie
- oggettività (religione): esperienza dell’altro da me (divinità)
- unità (filosofia): sintesi nella riflessione speculativa
 FORMAZIONE DELL’INSEGNANTE = FORMAZIONE DELL’UOMO
 Sapere («Chi sa sa insegnare») Non servono metodologia, psicologia,
sociologia, tirocinio
 Coscienza e coerenza etica (moralità)

GIUSEPPE LOMBARDO RADICE


Cenni biografici
• Nasce a Catania nel 1879
• Studia filosofia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa (dove aveva studio anche Gentile)
• Docente di scuola secondaria, inizia la sua collaborazione con Giovanni Gentile, è il principale
allievo di Gentile perlomeno in campo pedagogico. Radice è colui che ha declinato la proposta
filosofica di Gentile in chiave maggiormente pedagogica, è un pedagogista, la sua attività
speculativa, la sua riflessione teorica è di fatto un applicazione strettamente pedagogica del
magistero di Gentile.
• Tra il 1911 e il 1922, insegna Pedagogia all’Università di Catania
• Durante il ministero Gentile (1922-1924), è chiamato da lui a svolgere la funzione di direttore
generale dell’istruzione primaria; in quella veste collabora alla Riforma del 1923 e stende i
programmi per la scuola elementare
• Dopo l’assassinio Matteotti, lascia gli incarichi politici e inizia ad insegnare presso l’Istituto
Superiore di Magistero di Roma, dedicandosi esclusivamente all’impegno pedagogico (nel 1919
aveva fondato la rivista “L’educazione nazionale” -chiusa nel 1933 dal regime)
• Muore a Cortina d’Ampezzo nel 1938

Opere principali:
• Lezioni di didattica e ricordi di esperienza magistrale (1913)
• L’ideale educativo e la scuola nazionale. Lezioni di pedagogia generale (1915)
• Educazione e diseducazione (1923)
• Saggi di critica didattica (1927)

Maestro e scolaro
Fedeltà, ma anche approfondimento critico dell’attualismo gentiliano: confronto della teoria
pedagogica con la realtà della vita scolastica
Pur partendo dalla pedagogia filosofica di Gentile, approfondisce alcuni aspetti, rimane una fedeltà
innovativa al magistero di Gentile perché nella riflessione di Lombardo Radice è molto più
presente un attenzione alla realtà della vita scolastica. Radice cerca di tradurre la proposta di
Gentile, in una proposta più vicina all’educazione nel suo farsi concreto.
• L’identità maestro-scolaro non è data interamente e definitivamente: il problema educativo
consiste nella possibile estraneità degli individui. Al di fuori dell’atto educativo, maestro e scolaro
sono estranei, sono una dualità, cioè separati.
«[si può verificare] un oscuro tormento a cagione dell’estraneità dell’educatore al suo
[dell’educando] mondo»
• Se la dualità può generare estraneità, è necessario superarla, ma nella misura del lecito e del
possibile.
«Dalla diversità (dualità) di maestro e alunno comincia ogni particolare atto educativo; ma non c’è
atto educativo sia pur minimo, dentro il quale quella diversità si mantenga. Educare o essere
educato non è restar diversi, ma unificarsi o immedesimarsi per quel tanto che l’atto educativo
significa» Nell’atto educativo si supera la dualità.
• L’identificazione maestro-scolaro avviene nella dimensione del «comprendere» cioè
l’identificazione, la fusione tra maestro e scolaro è possibile nell’atto del comprendere.
«Se insegno come maestro o imparo come scolaro una qualsiasi verità, nel momento che faccio
capire o, rispettivamente, comincio a capire, nell’ambito di quella verità il mio spirito si identifica
coll’altro, che era diversa e magari opposto al mio; pensiamo lo stesso, ci facciamo uno» Nel
momento in cui io mi sforzo di farmi capire come maestro e l’alunno si sforza di capire, cioè il
maestro comprende il bisogno dell’alunno e l’alunno cerca di andare incontro al maestro, allora
avviene la fusione.
• Il rapporto educativo è reciprocità di due persone che riconoscono la necessità di uno sforzo di
Avvicinamento: «Per questa unificazione è necessario che io, maestro, senta con chiarezza la
difficoltà in cui si trova lo spirito dello scolaro (e mi metta a dir così –nei suoi panni e la elimini,
come se fosse mia); come è necessario che io, alunno, senta la lotta del maestro contro il mio
errore, e la vada trasformando in mia: quel che faccio col manifestare le mie esitazioni, chiedere
schiarimenti, muovere obiezioni, domandare che mi spieghi la stessa cosa in altro modo»
E’ lo sforzo sia del maestro che dell’alunno che permette l’incontro, lo sforzo del maestro è di
avvicinarsi all’alunno cogliendo i suoi bisogni e l’alunno deve avvicinarsi allo sforzo del maestro per
capire.

La scuola serena
L’idea è di avvicinare la scuola alle esperienze infantili, la scuola serena è quella che il più vicino
possibili alle esperienze infantili:
• E’ la comunità scolastica fondata sul rispetto della spontaneità dell’alunno e della sincerità delle
sue espressioni, attenta alla soggettività dell’alunno.
• Scoperta e costruzione autonoma del sapere da parte degli allievi. L’alunno è visto come colui
che spontaneamente partecipa alla vita scolastica, si esprime e quindi scopre il sapere.
• Rifiuto di insegnamenti di tipo mnemonico o nozionistico/intellettualitisco
• Valorizzare le forme espressive dei fanciulli:
- canto
- disegno
- poesia
- folklore / dialetti, i bambini provengono da un mondo in cui la lingua che loro sentono e
utilizzano è quasi sempre il dialetto, il dialetto come espressione del folklore, cioè delle attitudini
di vita delle persone e delle società rurali, non chiudere a ciò che il bambino porta di suo a scuola.
- sentimento religioso

Attinge ad una nuova visione dell’infanzia = Il BAMBINO è visto come un essere INTUITIVO E
FANTASIOSO, cioè le facoltà più spiccate nel bambino sono l’intuizione e la fantasia.
(Puerocentrismo di stampo attivistico molto spiccato) Questa visione del bambino NON si basa su
basi empirico-sperimentali (come la Montessori) o psicologiche MA di tipo romantico-poetico.
• Critica severa a Montessori, Radice non la apprezza per la sua forte carica scientifica-
sperimentale.
• Apprezzamento verso le sorelle Agazzi (la loro è la vera «scuola materna italiana») e verso
altre insegnanti (Maria Boschetti Alberti, Giuseppina Pizzigoni). Radice fu colui che garantì
successo al metodo agazziano.