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STORIA DELL’ARTE REGIONALE

Itinerari in Puglia

-Brindisi
Questa città, oltre che la colonna terminale e alla trecentesca chiesa di S. Maria del Casale,
offre numerose altre opere e una vestigia di Templari in una piazza divenuta barocca con la
ricostruzione del Duomo. Brindisi, nelle sue chiese, presenta molti elementi barocchi come
l’uso del marmo napoletano per numerose decorazioni e altari.
Brindisi è il limite estremo dell’antica via Appia. A segnalarlo c’è un’alta colonna di 19
metri, conclusa con un capitello decorato con immagini di tritoni e divinità, che domina la
città. Era databile al II sec d.C e si pensa fosse stata costruita in coppia con un’altra
imponente colonna purtroppo distrutta dal tragico terremoto del 1528. Il porto della città è
ancora oggi molto importante, un contatto con l’Oriente ed è testimone del costante flusso
di pellegrini e viaggiatori.
S. Maria del Casale
Essa è sicuramente una delle chiese più importanti ed antiche della città che merita una
particolare attenzione. Venne costruita intorno al primo decennio del XIV sec per volontà
di Filippo d’Angiò principe di Taranto. All’interno di essa ritroviamo molte decorazioni
riconducibili alla famiglia, come il “Giudizio” di Rinaldo da Taranto e l’allegoria “l’albero
della vita” di S. Bonaventura. Questa chiesa è importante a livello storico perché proprio
qui ci fu il processo per i Templari che vennero di conseguenza soppressi. Di loro resta solo
il Portico a due campate con volta a crociera e arcate ogivali, sorrette da pilastri e da una
colonna. Esso è l’unico elemento medievale nella piazza Duomo interamente barocca, in
cui ritroviamo anche il Duomo e il Palazzo del Seminario attribuiti all’architetto leccese
Mauro Manieri.
TELA MADONNA DEGLI ANGELI
Altra bellezza particolarmente interessante è situata nel ciborio dell’altare maggiore della
chiesa di Santa Maria degli Angeli, dove campeggia la tela cinquecentesca della Madonna
degli Angeli.
Cattedrale
Procedendo per i punti più importanti della città, è importante soffermarsi sulla cattedrale
o detta anche Duomo di Brindisi. Fu riedificata quasi interamente dopo il terremoto del
1743 sul più antico edificio del sec XI-XII. Molto interessanti il Campanile e l’interno
della cattedrale, con altare argenteo barocco e altri di provenienza napoletana.
Famosissimo è il Cappellone del SS Sacramento, a croce, che si apre sulla navata destra
della cattedrale con triplici altari marmorei e balaustrate documentate al marmoraro
napoletano Aniello Gentile. Il Cappellone è decorato dalle tele di Diego Bianchi di
Manduria. S. Leucio e S. Pelino sono poi gli altri due altari marmorei da ammirare
all’interno, i cui dossali sono fatti con pietra lavorata alla “napoletana”. Questo nuovo tipo
di lavorazione della pietra (marmorizzata) si diffuse per sostituire il costoso marmo
napoletano. Nasce così l’altare in pietra alla napoletana, presente anche nella chiesa delle
Scuole Pie. Da qui presero spunte altre tecniche che utilizzavano sempre materiale povero
e non pregiato come il marmo. Ne è un esempio l’ammodernamento settecentesco della
chiesa di S. Paolo eremita. Qui i paliotti furono sostituiti con pietra alla napoletana.

-Foggia
Foggia è una città di cui si ricorda principalmente la cattedrale romanica e l’arco murato di
Federico II, ma in realtà è molto di più. Grazie agli studi e agli interventi degli architetti
napoletani, questa città ha presentato tantissimi nuovi elementi dopo la ricostruzione a
causa del terremoto del 1731. Fondata agli inizi del XI sec dai profughi dell’antica Arpi
(vecchio nome della città) distrutta dai Saraceni, si sviluppa poi sotto i normanni.
Successivamente venne saccheggiata dai Troiani e poi arrivò Federico II nel 1230. Egli la
scelse come residenza imperiale continentale al pari di Roma e Bisanzio e si arricchì del
Palatium. La più antica rappresentazione urbana di Foggia è una tavola del XVI sec della
biblioteca angelica di Roma in cui viene sottolineato l’asse viario principale da Napoli a
Manfredonia. Prima la città era circondata da mura e possedeva anche il fossato. In questa
antica rappresentazione emergono anche le mura con torri e il fossato che circondavano la
città, anche se, quest’ultimo fu poi eliminato da Federico II. Inizialmente la città non si
estese oltre l’antico perimetro urbano.
La città era caratterizzata da 5 porte:
• Porta Grande
• Porta Ecna
• Porta S. Tommaso
• Porta S. Domenico
 Porta Reale
Delle 5 porte sopravvive Porta Grande. Il terribile terremoto del 1731 portò alla
ricostruzione della città, che però non aveva un piano regolatore. Per questo motivo palazzi
chiese ed altri edifici furono costruiti sugli antichi siti. Solo dalla costruzione di Palazzo
Dogana in poi, le ricche famiglie più ricche come i Filiasi o i Perroni decisero di costruire
altri edifici importanti anche fuori dal perimetro urbano. È importante ricordare che
Foggia fu scelta come città per le nozze di Maria Clementina d’Austria e per il percorso
d’entrata del Corteo Reale.
Luoghi d'interesse
A. Mura medievali: permane traccia del loro circuito nel perimetro compatto
dell'abitato, nel quale si aprivano cinque porte.
A1. Castello: sopravvive un Arco murato sulla parete esterna dell'attuale museo. E'
l'unica testimonianza del palazzo che Federico II fece edificare a Foggia nel 1223.
A2. Porta grande: si può identificare con l'arco maggiore di accesso che ha inglobato la
medievale architettura. I due archi minori sono di recente apertura. È l'unica porta della
città ancora esistente.
1. Cattedrale La Cattedrale è in stile romanico, dedicata alla madonna dei Sette Veli,
costruita nel 1172 ed arricchita in periodo svevo nel cornicione. Subisce un rinnovamento
dal 1680 in poi perché era in stato di pericolo. Fu inoltre distrutta parzialmente dal
terremoto e dopo immediati aggiusti venne riaperta al culto.Degna di essere menzionata fu
la scelta della Cattedrale di Foggia per celebrare il matrimonio reale di Maria Clementina
d’Austria, per via della sua prestigiosa decorazione barocca. E' caratterizzata da pregevoli
altari marmorei.
2.Chiesa dell'Annunziata: Fu ricostruita nel 1688 con l’annesso convento delle
Clarisse. Preventivamente la chiesa era unita alla Cattedrale, ma poi nel ‘900 fu staccata e
venne ricostruita la nuova facciata in stile romanico.L’interno si presenta a navata unica
con volta a botte, sei altari tutti uguali in pietra e l’altare maggiore in marmo.
3.Chiesa dell'Addolorata: costruita nel 1766, a pianta ellittica coperta da cupola, ha
facciata con corpo centrale concavo corpi laterali convessi, importante portale del Vaccaro.
All'interno ci sono pregevoli altari marmorei.
11.Chiesa di S.Giuseppe: costruita a nave unica nel 1784 dalla Congregazione dei
Falegnami. Si presenta a navata unica ed un piccolo campanile. All’interno altare
marmoreo del ‘700 con medaglioni raffiguranti San Giuseppe.
15.Chiesa del Carmine: costruita tra il 1616-1646, nel 1760 venne ampliata. Facciata a
due ordini scandita da lesene, il corpo centrale con finestrone nell'ordine superiore
delimitato da colonne su plinti
17.Chiesa di Gesù e Maria: ricostruita nel 1738 ha facciata a due ordini con parti
centrali e laterali inflesse, fastigio con volte, simile a quello della Chiesa del Carmine.
Interno a tre navate, riccamente decorato di altari marmorei barocchi compreso l'altare
maggiore alla Vaccaro e confessionali in noce.
36.PALAZZO MARCHESANI
Ad un piano con un importante portale e teste di leoni. È stato costruito nell’800 ma
conserva la facciata posteriore del ‘700.
22.PALAZZO MARZANO (SITUATO NELLA VIA CHE CONDUCE A NAPOLI)
Palazzo del ‘500 che conserva il grande portale rinascimentale. Presenta delle somiglianze
con un palazzo nel napoletano.
28.Palazzo Trisorio: Il palazzo (XVIIIsec) presenta tre facciate e la facciata principale si
apre con tre portoni. I primi due piani hanno dei balconi mistilineo.

-BARI
Accanto alle cattedrali romaniche riscopriamo un aspetto poco conosciuto, la facies
barocca di Bari. La città offre ancora al visitatore chiese e palazzi, compreso quello del
Seminario, rinnovati o costruiti fra 600 e 700 e scampati al ripristino romanico.
Cenni Storici
- Inizio anno Mille, Bari Bizantina diviene Bari Normanna
- 1087, vengono trafugate le ossa di San Nicola a Mira, in Turchia e viene eretta la Basilica
di Bari dedicata al Santo Patrono.
- La città passa sotto il dominio degli Svevi che fortificano il Castello; Bari comincia ad
assumere importanza, soprattutto con Angioini e Aragonesi.
- ‘400-‘500, si insediano vari ordini monastici nei punti più importanti: la Cattedrale e la
Basilica di San Nicola, collegate tra loro dalla “Via dei Crociati”.
- ‘600, apertura Porta Nuova che comporta un ampliamento urbano e costruzione di un
nuovo porto di Bari (attuale molo S. Antonio). Viene anche presentato, al re Ferdinando
II,un nuovo progetto di edificazione e di ampliamento della città al di fuori delle mura;
- 1813, viene posta la prima pietra da Gioacchino Murat: inizia la costruzione della Bari
Murattiana al di fuori delle mura della città, con conseguente abbattimento di esse nel
1819. Il nostro attuale “Corso Vittorio Emanuele” portava prima la denominazione
toponomastica di “Corso Ferdinandeo”.
Porto importante sotto i romani, contesa fra i Bizantini e Longobardi, sede di un emirato
arabo (847-871), dall'876 sotto i Bizantini che ne fecero capitale del thema Longobardia,
nel 975 sede del Catapano. Sotto i normanni vennero trafugate le ossa di s.Nicola nel 1087
a Mira in Turchia ed eretta la Basilica di S.Nicola, sul luogo dell'antica corte del Catapano,
priore il benedettino Abate Elia. Distrutta poi dal normanno Guglielmo il Malo nel 1156,
con l'abbattimento delle mura, ripopolata 10 anni dopo sotto Guglielmo II, si ricostruisce
poi la Cattedrale nel 1170. Passata sotto gli Svevi nel 1194 (edificarono il Castello), la città
comincia a perdere importanza, anche sotto gli Angioini e gli Aragonesi. Con gli Sforza essa
crebbe e ci fu la realizzazione di importanti opere pubbliche: ristrutturazione dei forti e e
ricostruzioni delle mura. Rimasero sempre imponenti e importanti la Basilica e la
Cattedrale ben collegate dalla via delle Crociate. 1612 apertura della Porta Nuova a sud est
della città, sancisce un ampliamento delle direttrici urbanistiche. Nello stesso periodo
inizia la costruzione del nuovo porto che si contrapponeva a quello medievale adiacente al
castello. Si forma la lunga Rua Francigena che collega da nord a sud la città, dalla Basilica
di S. Nicola a piazza Mercantile e piazza Ferrarese. Al secolo XVIII si deve
l'imbarocchimento di molte chiese della città. 1813 prima pietra da Gioacchino Murat da
cui deriva la Bari murattiana. 1819 mura abbattute.
A. Mura medievali: ricostruite dopo la distruzione del 1156 a causa di Guglielmo il Malo,
delimitavano la penisoletta barese. Ora al posto delle mura ci sono i palazzi
dell'ottocento.Agli inizi dell’anno mille, la città di Bari era circondata dalle Mura
Urbiche, che avevano lo scopo di difendere la città dall’assedio dei Saraceni. Delimitavano
la penisoletta barese con un tratto di mura che va dal Castello al mare. La fine della
Muraglia risulta essere il punto più antico di Bari. Le Mura, un tempo, avevano un fossato
con l’acqua al suo interno. Come era solito in tutte le città di mare, le mura, possedevano
una sola porta d’accesso alla città, al contrario di quelle di terra che ne possedevano due;
questa porta era solitamente posta nei pressi del castello, motivo per cui è chiamata
Porta-castello e, ad un certo orario, il suo ponte levatoio, che permetteva
l’attraversamento del fossato, veniva chiuso, con il rischio che qualcuno potesse rimanere
fuori. Nel 1600, viene aperta una seconda porta (detta Porta Nuova), per permettere e
iniziare il commercio con altre città. All’inizio del 1800 invece, per permettere l’unione con
la città in progetto allora contemporanea, le porte vengono smantellate, assieme alle mura
che si affacciano sui confini terrestri, motivo per cui quelle affacciate sul mare sono ancora
oggi visibili e intatte. Altra porta importante per la città di Bari è quella interna alla città
vecchia, che dava accesso alla cittadella di San Nicola, il Quartiere Nicolaiano.
A1. Castello: si trova in piazza Federico II di Svevia. Il nucleo più antico si deve a
Ruggero il Normanno nel 1131. anch'esso fu distrutto da Guglielmo il Malo per poi essere di
nuovo riedificato da Federico II. Isabella Sforza poi fece erigere poi sui tre lati verso terra
baluardi a scarpata e torrioni angolari a lancia. All'interno del castello c'è un cortile
quadrangolare con ampia scalinata a doppia rampa. All'interno dell'attuale archivio ci sono
tracce di affreschi seicenteschi. Appunti visita guidata: Il nucleo normanno-Svevo è del
1500. Siamo nell’androne, siamo passati sul ponte levatoio, non entriamo subito nel
castello, ma siamo davanti al nucleo interno delle mura del castello stesso. Le mura Furono
realizzate più tardi per difendere il castello, presentano scarpate, sono oblique per
difendere il castello dai cannoni in quanto essi contro le mura oblique non vengono
distrutte. Nel 1500 la regina Isabella d’Aragona volle le mura. Oltre alle mura vi è bisogno
delle grandi torri, sono importanti perché sono a bugnato. il torrione è importante perché
domina. A sinistra c’è la porta di Federico ad arco ogivale da cui si entra nel castello vero e
proprio. Qui ci sono degli scavi archeologici da qui viene fuori la Bari precedente, in quanto
la stessa città presenta vari strati. dopo la porta oggi vale vi è l’ingresso, in corrispondenza
della porta vi è un’altra. essa è la porta di un grande salone. L’architettura è notevole in
quanto vi sono volte a quattro vele Che si ripetono. Sulle colonne vi sono dei soldati, frutto
di un materiale riciclato, il capitello è firmato dallo stesso maestro che ha compiuto il
lavoro. Siamo nel cortile del castello, vi sono elementi non medievali ma di un periodo
successivo, vi sono delle novità in quanto ci sono due rampe di scale, di solito erano laterali
ma esse vengono eseguite dopo da Isabella d’Aragona essa di Bari dal 1501 al 1524 fino alla
sua morte, sono scalinate una doppia rampa. Le finestre non sono del medioevo bensì sono
opera di Isabella e della p.a. Le finestre sono più grandi perché dovevano far penetrare più
luce. Isabella abitava nel maschio angioino e riesce a portare a Bari una grande corte,
infatti sulle mura del castello vi sono le iscrizioni di bona sforza. inoltre vi sono anche delle
finestrelle piccole che invece sono medievali. Il castello era anche un teatro per la musica e
la letteratura, infatti vengono a Bari molti letterati da Napoli e Milano. la cappella del 1500
fu voluta da Isabella è dedicata al marito Sigismondo di Polonia. vi è un salone con gli
affreschi la cui porta è caratterizzata da un arco ogivale uguale alle porte. Infatti, la
successione di archi ogivali caratterizza il salone. L’affresco presenta uno stemma molto
grande con Nicola San Antonio abate. lo stemma è quello di una famiglia nobile
“Pappacoda” che furono i tenutari del castello dopo buona sforza. salendo le scale del
cortile sono due saloni paralleli che giravano intorno al cortile stesso. In un salone viene un
affresco all’angolo del soffitto che ricorda la sala inizialmente tutta affrescata con una
decorazione è piatta che però sembra basso rilievo e vi è anche lo stemma dei Pappacoda.
Sala 8: sala normanna
vi è anche la gipsoteca Dove si ripetono gli archi ogivali e quindi sono calchi di monumenti
già esistenti. Vi è la madonna sul trono, nel momento dell’ultima cena e vi è un particolare
con il bacio di Giuda. Infatti l’unico modo per apprendere attraverso le immagini dato che
le persone erano analfabete.
A2. Porta reale o vecchia: chiamata anche porta della città o porta Napoli perchè si
apriva sull'asse viario che congiungeva Bari a Napoli, per questo noi abbiamo ancora oggi
via Napoli. La porta in piazza Federico II è stata distrutta agli inizi del secolo XIX.
B. Mura cinquecentesche: sotto Isabella d'Aragona le mura vennero rafforzate e
ampliate soprattutto verso terra e nel lato orientale con la creazione dei fortini di
S.Antonio, di S.Domenico di Santa Scolastica.
B1. Porta nova: in piazza del ferrarese. Costruita nel 600 poi distrutta nel secolo XIX. Si
apriva verso le strade per Brindisi, Ceglie e Carbonara.
1.Cattedrale: Cattedrale di S.Sabino dedicata all'Assunta. Edificata nel secolo XI nel
1034, su di un precedente edificio del secolo VI, venne semidistrutta nel 1156 e poi
riedificata nel 1170. l'interno fu imbarocchito da Domenico Antonio Vaccaro però poi di
nuovo cambiamento durante l'800. Permangono alcuni affreschi all'interno e nella trulla, e
sulla facciata ci sono importanti elementi barocchi. La cripta conserva gli stucchi e il
rivestimento marmoreo delle colonne e gli altari di Tucci su disegno di Vaccaro. La
cattedrale è inserita in un contesto urbano. La facciata romanica e presenta tre portali
innovati nel 1600 mentre la cripta è barocca. Vi è un grande rettangolo che copre il
transetto superiore destro. La chiesa è in stile romanico, successivamente è stata rinnovata
nel XVIII secolo, nel 1738 arriva l’architetto Vaccaro, Il vescovo lo chiama per
ammodernare la Chiesa. Vaccaro la ammoderna in stile barocco. Alla fine dell’ottocento,
inizio novecento il barocco era considerato “non stile” e bisognava eliminarlo ,ciò che non è
successo qui. L’altare maggiore è di marmo disegnato dall’architetto. Lo stile è ridondante
e barocco ed è uno stile di vita, infatti riguardava tutti gli ambiti: la vita ,gli abiti ,l’arte. La
moda in chiesa era un omaggio al santo della Chiesa stessa che doveva essere venerato.
Nella cripta c’è una colonna che è rimasta originale e non presenta elementi del barocco.
Questa colonna è metà scoperta dalla parte barocca, Per cui emerge la colonna vera e
propria di granito con capitelli con foglie di acanto. La colonna è stata levigata per
adattarla e ricoprirla di lastre di marmo dello stile barocco. L’altare è napoletano. Presenta
la Madonna di Costantinopoli con una cornice che è stata realizzata nel 1942 anche se
sembra barocca e si intona all’altare. Il pavimento è stato sostituito nel 1942 e venne
inserito sull’altare, al posto del busto di argento di San Sabino, la Madonna di
Costantinopoli. L’abside presenta un finestrone absidale, vi è il ciborio che inizialmente,
nel 1700, era barocco poi venne tolto, per cui ora emerge la parte romanica. È presente
anche il rosone dove il 21 giugno vi è la perfetta corrispondenza tra il rosone stesso
Presente sul pavimento e il rosone presente sulla facciata, questi giochi di luce erano molto
comuni nel periodo romanico. Vi sono delle trifore Dette matronei. I matronei sono
presenti anche nella basilica, che fu fondata nel 1087, anno della traslazione Delle ossa di
San Nicola. I matronei hanno il pavimento mentre nella cattedrale sono solo ornamentali
per cui non presentano un pavimento
La cattedrale antica era stata costruita nel 1034. Nel 1156 Bari fu invasa dai normanni che
combatterono i bizantini, i quali persero. Di conseguenza tutti i basamenti del muro
esterno vennero distrutti da un incendio. Venne ricostruita e assimilata ad un modello,
quello della basilica, cioè il modello romanico pugliese. Il soffitto della basilica è dorato e
presenta tutta la vita di San Nicola, è di stile barocco del 1756 e non venne distrutto perché
era dedicato al santo, infatti sarebbe stato blasfemo distruggerlo. La cattedrale presenta un
quadro che copre le finestre absidali, in quanto si volevano nascondere le finestre in stile
romanico, per cui vi è un quadro dell’Assunta del 1757 dipinto da Francesco de mura. Nel
cortile della cattedrale vi è l’arcivescovado, qui vi sono decorazioni In stucco con statue di
marmo dello stesso Vaccaro. la terrazza presenta una balaustra fatta di trafori presenti
anche nella cripta, essi sono motivi decorativi.Vi sono anche i busti tipici delle case
nobiliari. Alle spalle della cattedrale vi è la facoltà di teologia, ma qui inizialmente vi era la
Giudecca. Sempre in questa area di un pozzo del 1500, Nel quale si conservava l’acqua.
Bona sforza fece fare una rete idrica per distribuire la qua, infatti c’erano 12 Pozzi e questo
è l’unico rimasto. Sopravvive ancora perché riparato data la sua presenza vicino alla
cattedrale.La trulla è il battistero che dal 1700 è stato trasformato in sacrestia. Altre
informazioni “cattedrali di Puglia”: La Cattedrale di Bari assume, assieme alla
Basilica, una grande importanza a livello religioso; Essa è dedicata a San Sabino, co-
patrone, assieme a San Nicola, della città di Bari. La Cattedrale è situata nel centro storico
di Bari, in stile romanico, decorata inizialmente in stile barocco, ripristinata poi allo stile
romanico. L’edificio fu costruito nel 1034, distrutto ad opera del re normanno Guglielmo il
Malo nel 1156, riedificato poi, a partire dalla fine del XII secolo, in forme simili alla Basilica
di San Nicola. La Cattedrale è sede arcivescovile e fu, per secoli, il punto di riferimento non
solo per il clero ma per tutte le classi sociali. L’edificio quindi, nasce come punto di
riferimento per la città. Riguardo le decorazioni della chiesa, è possibile notare la presenza
numerosa di capitelli di ordine corinzio del III-IV secolo. La decorazione barocca fu
smantellata durante i restauri di ripristino al romanico di fine ‘800. L’intera decorazione fu
realizzata dall’architetto napoletano Antonio Vaccaro. Per la cattedrale di Bari ci fu la
diaspora dei marmi, di cui non si sa più nulla, ad eccezione dell’altare maggiore, situato
oggi nella Chiesa Madre di Gioia del Colle. Una caratteristica fondamentale ed innovativa
della cattedrale di San Sabino sono i Matronei ma senza pavimentazione, dunque elementi
decorativi, diversamente dalla Basilica di San Nicola, di tipo funzionale, alla quale la
Cattedrale ha preso ispirazione. Per quanto riguarda la Cripta, essa è rimasta barocca con
una colonna sottoposta ad un cosiddetto Restauro Scientifico, con il quale è possibile
notare come l’architetto Antonio Vaccaro abbia rivestito la colonna con lastre di marmo,
smussando l’angolatura della colonna originale. Degli altari rimasti in cripta, il più
importante rimane l’altare d’argento centrale. Succorpo Il Succorpo è una chiesa che
risale ai primi secoli del cristianesimo venuto alla luce dagli scavi; strutturalmente, il
Succorpo, si presenta con un pavimento a mosaico con riquadri colorati a motivi
geometrici alternanti ad elementi vegetali, animali e elementi commemorativi di divinità.
La datazione del pavimento è stata ricavata grazie alla tipologia dei motivi decorativi che
rimandano al VI secolo, poiché, nessun vescovo di nome Andrea, al quale è dedicato il
mosaico, risulta essere nella documentazione della successione, non riuscendo a dare
dunque un giusto riferimento storico-cronologico.
2.Chiesa di S. Giacomo: si trova in piazza cattedrale e ha una facciata romanica.
Presenta una navata unica con ancora integra decorazione rococò progettata da Vaccaro
nel 1747. ci sono all'interno 6 preziosi altari marmorei laterali e un altare maggiore con
stucchi rococò. Vi è anche un campanile romanico con coronamento rococò a cipolla. Il
pavimento è una rarità e la zona presbiterale è conservata meglio. L’altare ricorda quello
della cripta della cattedrale di San Sabino. la chiesa è rimasta intatta perché era privata
delle suore di clausura. Vi sono i gradini dell’altare che sono intarsiati, gli altari piccoli
sono tutti uguali e il paliotto alla scultura di San Giacomo. I gradini presentano delle
cornici in stucco che si ripetono e il marmo ha il valore corale della Chiesa.
9.SS Teresa e S. Giuseppe: la Chiesa costruita nel 1696 sul suolo della precedente
Chiesa di S. Gregorio dei Falconieri, presenta facciata a due ordini, divisi da cornicione a
triglifi e metope, raccordati da ampie volute. L'interno è a pianta con croce greca con bracci
coperti da volte a botte e presbiterio con cupola .
62. CHIESA DI S. TERESA DEI MASCHI La Chiesa di S. Teresa dei Maschi è
chiamata così per distinguerla dalla Chiesa di S. Teresa delle Donne,oggi non più esistente;
dunque è una denominazione popolare. È una chiesa barocca con pianta a croce, costruita
nel 1696 come dimostra un’iscrizione sul timpano della facciata.
15.Basilica di S.Nicola: fondata nel 1087 e completamente decorata nei secoli XVII-
XVIII, conserva (dopo le vari distruzioni di ripristino romanico) solo grande monumento
funebre di Bona Sforza , il sontuoso soffitto ligneo nella navata e nel transetto, poi l'altare
argenteo di S.Nicola, trasportato dalla cripta nel transetto destro . a prima pietra fu posta
nel 1087, la sua facciata somiglia a quella della cattedrale, la basilica ha mantenuto i portali
originali. A destra vi è la chiesa di San Gregorio che è stata ceduta agli ortodossi, davanti
alla facciata della cattedrale vi è il portico dei Pellegrini, in quanto i pellegrini Si riparavano
in questo luogo. A Sinistra vi è il lato del convento, che inizialmente apparteneva ai
benedettini. La basilica fu fondata dall’abate Elia, infatti dietro una cattedra dedicata a lui.
A livello monumentale, la Basilica di San Nicola, è molto simile alla Cattedrale di San
Sabino, e questa cosa insolita porta molti turisti a confondere le due strutture. La struttura
sorge sul palazzo del Catapano, una carica bizantina simile al principe, che, nel 1087, fu
abbattuto e sostituito dalla Basilica e, la città del Catapano diventò, poco tempo dopo,la
città nicolaiana, una cittadella dentro la città stessa. Testimonianza di questo palazzo è la
Torre del Catapano, la base di un torre ancora oggi facente parte del complesso della
Basilica. la Basilica, rappresentante il rito Normanno, a differenza della Cattedrale,
rappresentante il rito Bizantino, non viene distrutta. Accanto alla Basilica, è presente il
convento dei monaci domenicani, prima dei benedettini. La Basilica è inoltre collegata alla
Cattedrale da una stradina principale, Via dei Crociati. L’interno della Basilica è stato
riportato al suo antico stile medievale attraverso un restauro non scientifico, al contrario di
quello attuato in Cattedrale, che si basa sul rispetto dei segni degli stili che il monumento
ha attraversato. L’interno presenta:
- La Cattedra, dedicata all’abate Elia;
 Un Tetto a cassettoni, commissionato dal vice Re, come ex voto per aver superato
la peste del 1656, e raffiguranti le storie di San Nicola, nonché vita e miracoli, dipinti
da Carlo Rosa, un pittore bitontino che aveva studiato presso la scuola napoletana;
durante il restauro, i dipinti non furono tolti poiché farlo, era un atto blasfemo;
 - Altare in argento dedicato a San Nicola situato nel transetto destro, prima
nella cripta contenente le ossa del santo; l’altare in argento è una cosa molto rara e,
in Puglia, solo altre 3 città ne hanno uno: Acquaviva delle Fonti, Palo del Colle e
Brindisi.
“cattedrali di puglia”: Prima dell’arrivo dei normanni e delle reliquie di San Nicola,
Bari era una città ricca, probabilmente la più grande e prospera della Puglia, grazie anche
ai bizantini che l’avevano rilanciata, amplificata, fortificata ed abbellita. Nel punto in cui è
stata edificata la Basilica si trovava la sede amministrativa e militare dei Bizantini, la
cosiddetta Corte del Catapano, formata da un grandioso complesso di edifici
comprendenti anche alcune chiese. Nell’ultimo periodo di vita della dominazione
bizantina, l’abate Elia fece rinascere la città grazie anche alla costruzione della Basilica.
Con l’arrivo dei Normanni, le aspirazioni mercantili e commerciali della città aumentarono
notevolmente, ma solo grazie all’intervento di Elia si ripristinarono gli affari mercantili con
l’Oriente e l’Occidente. La città di Bari risulta ancora più importante quando, grazie alla
traslazione delle ossa di San Nicola, il pellegrino diretto a Gerusalemme, inizia a sostare
nella città per venerare le reliquie del santo. La traslazione si concluse con il trionfale
ingresso delle navi nel porto cittadino. Bari divenne quindi porto d’imbarco per
Gerusalemme, ma anche punto importante per i collegamenti con la città di Taranto. La
Basilica venne eretta per far si che ci fosse un punto d’incontro tra Oriente e Occidente
grazie alla devozione popolare per il santo patrono. Le reliquie vennero a lungo contese dai
Veneziani ma la vittoria fu di Bari divenendo così, un elemento di rilevanza politica e
simbolica. La Basilica si presenta con tre navate e un colonnato interrotto dalla presenza
dei pilastri. Dietro l’altare maggiore risiede il Monumento Funebre di Bona Sforza (1589),
Regina della Polonia e Duchessa di Bari. Sulla sua tomba è presente la statua
commemorativa di Bona Sforza, che prega per sé stessa e, ai lati, le statue dei due santi
patroni delle città d’interesse: San Nicola e San Stanislao di Cracovia. La costruzione della
Cattedrale durò per più di un secolo e, dopo la morte dell’abate Elia, proseguì il
programma di decoro e arredo scelto dall’abate, anche se il cantiere nicolaiano subì una
serie di trasformazioni influenzate dalle varie culture. Il portale maggiore è affiancato da
due tori che rimandano simbolicamente a Cristo, mentre, nell’interno, come per la
Cattedrale, sono state riutilizzate colonne e capitelli che ornavano antiche chiese
paleocristiane, altomedioevali e bizantine. Nella cripta della Basilica sono infatti presenti
colonne e capitelli di marmo in colori diversi che ricordano la differente provenienza. Qui,
ancora oggi, viene celebrato il rito ortodosso. Sull’altare maggiore è presente la sedia
marmorea con una struttura a tutto tondo, dove presidiava Elia, di fatti troviamo la sua
iscrizione celebrativa. Dell’imbarocchimento rimangono pochissime testimonianze; da
ricordare è il soffitto ligneo con dipinti raffiguranti la vita di San Nicola ad opera
dell’artista bitontino Carlo Rosa. L’altare argenteo era originariamente l’altare maggiore
della cripta, eseguito dagli argentieri napoletani; successivamente fu spostato nel vano
sovrastante alla cripta.
16.Chiesa e convento di S. Chiara: consacrata nel 1764 e ricostruita nel secolo XVIII
presenta facciata cuspidata con due finestre mistilinee. L'interno a navata unica è decorato
da stucchi e ciclo di tele sulla volta e sulle pareti laterali.
18. Chiesa e convento di S. Scolastica: già presente nel secolo XI, viene poi ricostruita
nel secolo XII a sud. 1308 ampliamento del convento, 1579 viene riconsacrata e nel 700
viene completamente rinnovata.
17.CHIESA E CONVENTO DI S. FRANCESCO LA SCARPA Attuale sovraintendenza
dei beni artistici e culturali.
22. PALAZZO DEL SEMINARIO E PALAZZO ARCIVESCOVILE Il Seminario venne istituito
nel 1610 nel cortile che fiancheggia la Cattedrale.Fu costruito e restaurato totalmente e,
successivamente, si collocò la colonna di San Sabino, primo patrono di Bari.
L’imbarocchimento della struttura si deve a Muzio Gaeta. Si prospetta come una struttura
a tre piani, con finestre dalle eleganti cornici di stucco e uno scalone interno. Dall’esterno
possiamo ammirare le due statue di S. Pietro e S. Paolo poste lateralmente.
58. Fortino di Sant'Antonio: Eretto sulle mura a guardia del porto, presenta un
ingresso su Via Venezia, a circa metà strada sulla muraglia ancora esistente a Bari.
11 Chiesa del Gesù: Chiesa barocca realizzata nuovamente nel ‘700 con facciata
mistilinea a più piani da esaminare dal basso verso l’alto. Vi è inoltre un Eco decorativo
tipico del Barocco che consiste nel riproporre lo stesso motivo più volte. Spesso il motivo
ripetuto è curvilineo.
Pinacoteca Provinciale di Bari Corrado Giacquinto
Collocata al quarto piano del Palazzo della provincia di Bari, la Pinacoteca Corrado
Giacquinto, possiede sale disposte in maniera tale che si possano ammirare le opere in
ordine cronologico in base alla loro datazione.
- Trittici di Santa Margherita e San Nicola, due tavole, considerate quasi gemelle,
con la rappresentazione dei miracoli attorno all’iconografia principale dei due santi.
- Trittico di San Francesco, riconoscibile attraverso le Stigmate, definito caratteristico
rispetto alle altre per via della dedica presente sotto la rappresentazione di San Francesco.
- Madonna delle Grazie, scultura lignea del 1700 di uno scultore napoletano. È una
scultura di estrema delicatezza ed eleganza sia per la posa, sia per i materiali utilizzati per
la realizzazione. Questa opera rappresenta una madonna allattante con il bambinello e
denota alcuni tratti di sensualità proprio perché porge il suo seno a vista, novità da
interpretazione artistica.
- Processo in corte d’asse, olio su tela, raffigurante una donna che piange ricoprente il
ruolo d’imputata accusata d’adulterio, accompagnata da due Carabinieri, con in primo
piano tante donne ad assistere, tipica sceneggiatura da teatro francese.
Museo Diocesano
Nel Museo Diocesano risiedono la maggior parte degli arredi significanti della comunità
cristiana.
- L’Estasi di Santa Chiara, nel momento dell’apparizione dell’arcangelo Gabriele.
- Statua in Argento di San Sabino, posta originariamente nella cripta della Cattedrale.
È stata realizzata dall’argentiere napoletano Andrea Fanelli, commissionata dal vescovo.
In occasione di particolari commissioni, gli argentieri incidevano una piccola firma
composta da iniziali, con una dedica in latino.
- Sala del Tesoro e degli Argenti, dove è possibile ammirare un esempio di Statua
Reliquia, la quale aprendola, è possibile osservare le reliquie che solitamente
corrispondono alla parte del corpo raffigurata dalla Statua Reliquia.
La Città Murattiana
La Città Moderna, chiamata Città Murattiana, è la parte della città costruita e
fondata nel 1813, anno nel quale si pose la prima pietra, per volere di Gioacchino
Murat, cognato di Napoleone Bonaparte che sposò sua sorella. La città murattiana è la
cosiddetta Città di Fondazione, ossia costruita ex novo, al contrario dei borghi nei quali
si costruiva sugli spazi già edificati. Tipica delle città di fondazione è la pianta a scacchiera
con cui si dava un assetto più ordinato e geometrico alla città; tipiche erano anche le grandi
strade che si ispiravano alle boulevard parigine, un esempio è Corso Umberto, ornato da
sculture topiarie tipiche del barocco al fine di donare un aspetto più scenografico al corso.
La città moderna fu progettata dall’architetto Giuseppe Gimma che nel suo progetto aveva
già pensato ad un grande slargo dove poter costruire l’attuale palazzo Ateneo, del quale,
la prima pietra, fu posta nel 1868, con l’ordine che la sua mole, non dovesse ostruire la
visuale della stazione, emblema della città moderna e delimitazione di essa. La prima
pietra della città murattiana fu posta nel 1813, all’incrocio tra Corso Umberto e Corso
Vittorio Emanuele, ex corso ferdinandeo. Tipico delle città era porre, nei punti in comune
tra città vecchia e nuova, piazze o giardini, questi ultimi privati fino all’Ottocento. A tal
proposito, agli inizi del ‘900, venne costruito il lungomare, prosciugando parte del
territorio marittimo che circondava le mura restanti. Il lungomare venne costruito
principalmente per collegare il porto alla città moderna.
Il Barocco pugliese, al contrario di quanto si possa pensare, non è presente solo a Lecce,
bensì anche nelle città di Bari e Foggia. Importanti studiosi del Barocco furono lo storico
dell’arte Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi, fondatore dell’istituto centrale del restauro
di Roma (1939). Bari, in particolare, ha molta testimonianza barocca, a cominciare dai suoi
due patroni, le quali statue iconiche sono in questo stile e risalgono al 1674 quella di San
Sabino, per opera di Andrea Finelli, e, al 1794 quella di San Nicola, ad opera di Giovanni
Corsi che progettò la statua successivamente alla traslazione delle ossa del santo, trafugate
a Mira, in Turchia. Ad imbarocchire Bari, fu l’architetto Antonio Vaccaro, che, dopo aver
imbarocchito anche la cattedrale, fu chiamato dalle suore di clausura della chiesa di San
Giacomo per imbarocchirla. Tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’ ‘800, la corrente tipica
dell’epoca portò alla distruzione della gran parte del Barocco, con lo scopo di tornare allo
stile medioevale.
-Taranto
Taranto si contraddistingue per le sue tradizioni sacre e profane che diventano poi, tutti
importanti elementi di attrazione turistico-culturali.
La Cattedrale, situata nel borgo antico, è legata alla sua storia ed è un monumento di
grande attrazione per chi visita la città di Taranto. Nel 1071, mentre era in corso la
costruzione dell’edificio religioso, furono recuperate le reliquie di San Cataldo, collocate
poi nel reliquiario d’argento. I lavori per la Cattedrale di Taranto iniziarono intorno al
1071 e si conclusero nel 1107, quando ebbero poi luogo i lavori di trasformazione dell’antico
edificio a causa di un incendio. Recenti “ripristini al romanico” hanno cancellato
testimonianze barocche come le cappelle laterali alle navate, e testimonianze
rinascimentali, come la torre campanaria abbattuta per costruire il falso campanile. La
facciata della chiesa rimane barocca e la cripta è caratterizzata da pregevoli affreschi,
mentre il Cappellone di S. Cataldo è stato salvato integralmente dai restauri di
ripristino al romanico che hanno investito l’intera Cattedrale. La decorazione pittorica del
cappellone rende omaggio al santo patrono della città attraverso la produzione artistica del
‘600 e del ‘700. Si tratta di una struttura unica in Puglia proprio per la sua Struttura
Ellittica. Al 1676 risale la commissione dell’altare maggiore. Per la realizzazione delle
pareti della Cattedrale, si sarebbero utilizzati marmi preziosi, se non fosse per l’abitazione
adiacente la cappella che ha compromesso i lavori per la troppa umidità. Taranto è la
patria delle conchiglie e i visitatori si sono sempre soffermati su questo aspetto locale,
spesso ricorrente anche nelle opere d’arte del posto. Un esempio può essere la Volta con
la Gloria di San Cataldo, dove sono ricorrenti le conchiglie. Le opere marmoree
presenti nella Cattedrale invece, sono di diverse commissioni, compresa la pavimentazione
della cappella e del monumento funebre. I colori caratteristici e ricorrenti delle opere
marmoree della Cattedrale sono il verde e il giallo. A concludere i lavori del Cappellone di
S. Cataldo fu Giuseppe Capecelatro. La Statua antica di San Cataldo fu sostituita da
una eseguita da un argentiere napoletano che fu poi rubata nel 1983 e sostituita con una
identica per dare una continuità d’immagine culturale.
La Cripta
La Cripta è databile all’XI secolo, grazie alla presenza di tracce di affreschi lungo le pareti,
successive alla costruzione della stessa. La zona della cripta più ricca di testimonianze
artistiche è la zona absidale e la parete destra. Interessante è l’affresco che pare raffigurare
San Nicola sulla parete di fronte all’altare maggiore. Di tutti gli affreschi superstiti, il più
importante è il trittico risalente al ‘200-‘300 con San Cataldo. La formula iconografica
degli affreschi è ancora bizantina.

-LECCE
Lecce è la città barocca per eccellenza in Puglia. Viene definita una città chiesa per la
presenza numerosa di religiosi e soprattutto per un consistente numero di ordini regolari
con molti conventi. La chiesa di S. Croce e il cortile del Vescovado rievocano alcuni
momenti giubilari che hanno segnato la storia di questa città: la riconsacrazione di S.Croce
e la rifondazione della Cattedrale. C'è anche il caso della Pietra, assimilata a Cristo e ai suoi
discepoli, e il caso della pietra angolare della nuova Cattedrale leccese. La porta della città
assume anch'essa un ruolo importante perchè è il simbolo del passaggio dei cittadini alla
fede. Nelle ricorrenze giubilari, assume un significato importante il culto delle reliquie,
particolarmente vivo a Lecce. Il culto subisce una vera e propria accelerazione dopo il
salvataggio della città dalla peste per intercessione del protovescovo e martire Oronzo. Da
questo momento le reliquie diventano non solo fenomeno di importazione ma anche di
esportazione. Pertanto la città è anche denominata città scrigno.
Lecce è la città barocca per eccellenza e la Chiesa di Santa Croce si presenta come il
monumento simbolo di essa. La costruzione della chiesa fu realizzata fra il 1549 e la metà
del secolo successivo con tre generazioni di architetti. Alcuni studiosi hanno definito la
facciata stravagante, suscitando emozioni, critiche ed apprezzamenti in chi l’ha osservata.
L’architettura interna della chiesa racchiude una serie di simbolismi:
 Il Rosone allusivo a Cristo-Sole
 - I Gigli, che potrebbero collegarsi al tema della purezza, della purificazione e del
rinnovamento.
- Le Teste di Leone
- Lo Stemma dei Celestini
- La Croce di Gerusalemme
- Il Melograno.
Il simbolismo di S. Croce è stato collegato principalmente ai miti pagani. La parte inferiore
simbolizzerebbe la sfera del terrestre, del sotterraneo, del demoniaco; mentre la parte
superiore rappresenterebbe il trionfo della Cristianità. La chiesa è caratterizzata da una
lunga balconata e, i mostri presenti sulla stessa come il Leone, il Dragone, il Grifo, la
Lupa e l’Aquila, potrebbero riferirsi alla vittoria di Lepanto. Il simbolismo della chiesa è
anche legato al pontefice Celestino V specie per le Aquile. Non è un caso che le quattro
figure di eremiti rappresentate nel portale centrale sono in omaggio al pontefice. La
somma dei simbolismi presenti nella chiesa, ovvero 72 (12+12+24+24), corrispondono alle
Spine della Corona di Cristo. La nuova S. Croce è stata ricostruita su un’aria dove
sorgevano le case abitate di una comunità ebraica vicina alla Sinagoga. Aldilà dei tempi di
costruzione, la chiesa denuncia in maniera inequivocabile un doppio registro all'insegna di
una “spettacolarizzazione sia della caducità mondana, che del trionfo fiammeggiante della
fede”. La transizione è segnata dalla lunga balconata, sostenuta da uomini e animali. La
chiesa di S. Croce sembra quindi pietrificare i due momenti della sofferenza e del trionfo.
Dai simboli della passione del piano terreno si passa al trionfo della luce eterna. La chiesa
inoltre è anche un campionario di simboli legati a Celestino V. il leone, l'aquila, il giglio lo
stemma della congregazione sono tutti simboli nella sua vita presenti, così come le 4 figure
presenti nel portale sono dedicate a Celestino V.
Piazza Duomo-Cortile del Vescovado
Dalla veduta del Pacichelli si dispongono 3 piazze:
• Piazza Sacra (del Duomo)
• Piazza Civica (dei Mercanti)
• Piazza Forte (del Castello)
Il recinto della cittadella sacra aveva anche una funzione difensiva, con una torre faro
(campanile). Nel 1655, il vescovo Pappacoda propose il rinnovo del vecchio duomo e
l’allargamento della navata maggiore con una parziale demolizione della struttura. Alla fine
del 1658 ebbe inizio l’abbattimento dell’antico tempio, intraprendendo lo scavo delle nuove
fondamenta tra l’antico campanile e il pozzo. La prima pietra fu posta dal Pappacoda il 6
gennaio 1659.
Duomo di Lecce
La Cattedrale, o Duomo di Lecce, presenta un doppio volto, ovvero due facciate:
- una Facciata verso la città, con le statue dei nuovi protettori e lo stemma del
Pappacoda, guida della vita religiosa, e infine, soprattutto, Sant’Oronzo al centro di un arco
trionfale;
 la Facciata Principale, che si presenta con le statue dei santi Pietro e Paolo, San
Gennaro e San Ludovico.
Il campanile fu portato a termine il 22 agosto del 1682, e presenta una posizione
distaccata rispetto alla Cattedrale, dove nel mezzo trovò posto la sagrestia.
Quest’operazione architettonica comportò una riduzione di spazio nel cortile della piazza
civica destinata ai mercanti. Le spese di ampliamento e restauro vennero supportate dal
vescovo Carafa. Dopo la peste del 1656, si ufficializza il culto di Sant’Oronzo come
patrono di Lecce ed inizia l’abbattimento del vecchio tempio.Il campanile è alto quasi 70
metri sormontato da una cupola con la statua di Sant’Oronzo. Il Duomo si presenta a tre
navate con un grande soffitto dorato e sontuosi marmi colorati di lavorazione napoletana
risalenti al ‘700. Ci sono stati inoltre, rinnovamenti rococò nella parte inerente al coro e
non solo, per volontà del vescovo napoletano Scipione Sersale. A partire dal 1756 era
collocato il suo monumento funebre accanto alla porta della sagrestia. Agli inizi del
Cinquecento, Lecce si raccoglie compatta secondo alcune caratteristiche urbanistiche
ancora tipicamente medioevali. Nel 1114 il vescovo ladino Formoso avviò la costruzione
della cattedrale dedicata all’assunta,edificio oggi perduto. Successivamente l’edificio venne
riedificato in forme barocche con un campanile-torre di vedettaa cinque piani.
La Cattedrale di lecce, o Duomo, si presenta all’interno come un edificio a tre navate
divise da colonnati e cinque porte. Si è inoltre voluto un recupero strutturale della
tradizione latina; fu rinnovata completamente la cappella adiacente al coro e l’altare in
pietra fu sostituito con uno di marmo. Degna di essere ricordata è la statua a figura intera
di Sant’Oronzo, da ammirare in processione durante i grandi festeggiamenti patronali a
fine agosto.

-Martina Franca: Barocco e Rococò di Piero Marinò


Martina Franca, come spiega Marinò, è un comune cui centro storico è ormai stato
abbandonato dai suoi stessi cittadini, una sorta di ripudio delle proprie origini. In realtà,
non fermandosi alle opere più celebri, Martina offre altre numerose strutture importante
caratterizzate dalla presenza del Barocco e del Rococò. Questi stili però purtroppo sono
stati oggetto di un’attenzione poco più che sporadica e superficiale, e gli studiosi si sono
limitati ad individuare tracce solo nelle grandi chiese del 700 come San Martino, San
Domenico e del Carmine. Ma ci sono tanti altri edifici che offrono questi elementi come il
Palazzo Ducale, egemoni settecentesche. Tutte le pubblicazioni storico-artistiche, quelle
turistico-ambientale si fermano solo su questi edifici senza andare mai oltre, nel cuore di
questo centro. Di conseguenza, si è sviluppata l’idea secondo la quale le manifestazioni del
“barocchetto” furono peculiarità di alcune famiglie agiate, espressione della borghesia
locale. Hanno avvalorato questo stereotipo la mancata catalogazione dei beni culturali
cittadini, l’assenza di un repertorio di tutte le altre manifestazioni architettoniche
pubbliche e private. Per fortuna però l’architettura tardobarocca e rococò martinese, è
ancora ben individuabile nel centro storico di Martina come in via Principe Umberto, o via
Mazzini. Ci sono ancora dei palazzi di quel periodo che convivono con altri neoclassici e
otto-novecenteschi. Maggiore preoccupazione desta lo stato di abbandono dei Palazzi Blasi
e Ancona, e gli splendidi portali ricoperti da strati di calce in via Alfieri. Il periodo in cui il
centro storico di Martina Franca s’ingentilisce di costruzioni barocche e del rococò occupa
soprattutto la seconda metà del 700. Sarà però l’avvio della costruzione del Palazzo Ducale,
nuova residenza dei duchi Caracciolo, a segnare nel 1668 una determinata svolta nello
sviluppo sociale, economico e culturale della città. Inoltre, bisogna ricordare che il
terremoto del 20 febbraio 1743 rese necessaria la ricostruzione degli edifici monumentali
più compromessi, e anche numerose abitazioni. Il paese incominciò da quell’anno a
“svecchiarsi”, si spogliò delle abitazioni cinquecentesche che vennero ammodernate ed
ingentilite. Martina conservò il suo sistema unitario, dove chiese e palazzi assecondavano
l’ossatura medievale. Il Palazzo Ducale, voluto dal Petracone V Caracciolo, presenta
mutamenti stilistici, determinati dall’ampio arco di tempo occorso per la realizzazione del
progetto (1668-1773). La facciata presenta un impianto tardorinascimentale; la ringhiera è
decisamente barocca, come lo è anche il portale detto salone delle Feste, le porte e il
balcone. Quest’ultimo è molto più in sintonia stilisticamente con gli altri elementi
decorativi. Dal 1719, con la costruzione del Palazzo Barnaba, inizia la grande fase di
arricchimento estetico dell’architettura locale e della medievale impostazione urbanistica
di Martina. Pertanto, il comune è pieno di palazzi del XVIII sec come Palazzo Semeraro,
Magli, Blasi ecc e altri non datati come Palazzo Ancona, Maggi e tanti altri.
Portali: i portali delle residenze barocche e rococò risalgono al XVIII secolo e sono le
ristrutturazioni degli ingressi delle antiche “case a corte”. Il più antico, a noi pervenuto, è
quello del Palazzo Marino Motolese del 1567. Dopo il terremoto, durante la ricostruzione
molte famiglie preferirono i portali a bugnato, spesse volte sormontate da un mignano e
coronati da balconcini con colonnine spanciate in pietra. Successivamente il modello più
seguito fu quello leccese e napoletano che lasciava ampio spazio alla fantasia degli
architetti. Questi stili sono presenti per esempio nei Palazzi Martucci. Solo i Palazzi Miani,
Motolese e Giuliani hanno mantenuto la facciata con l’impianto originario. Una visita
attenta per le strade del centro storico di Martina rivela una copiosa presenza di portali,
finestre, balconi in pietra, stemmi gentilizi, epigrafi del XVIII sec, che denotano
un’espansione a macchia d’olio del gusto e della ricerca per gli stilemi barocchi e rococò.
Molto più particolare e meno famoso è Palazzo Nigri, caratterizzato da splendide finestre
decorate. Nella stanza d’ingresso del piano terra è possibile ammirare 4 splendide
semicolonne di forma quadrangolare con capitelli finemente lavorati. È importante
ricordare questo palazzo, perché è uno dei pochi che conserva un piccolo giardino. Anche il
Palazzo dell’Università, ricostruito su due piano nel 1761, è caratterizzato da una porta-
finestra barocca. Uno dei più imponenti e maestosi portali è quello del civico 16 di via
Giambattista Vico. Ma praticamente quasi tutte le strade di Martina presentano, anche nei
vicoli più nascosti, elementi del 700.
La cattedrale di Bitonto
Non ci sono ricerche degli storici locali che ci informano con certezza dell’epoca di
fondazione della Cattedrale di Bitonto, ma possiamo dire che appartiene alla Puglia
preromanica. Bitonto ha ricevuto un notevole slancio dal punto di vista economico,
pertanto la realizzazione della Cattedrale è da collocarsi contestualmente alla rinascita
della città. È stata inoltre definita una riproduzione in scala ridotta del modello nicolaiano,
scelto da Bitonto anche per ragioni e affinità di tipo politico; l’unica sostanziale differenza è
l’assenza delle reliquie. Le decorazioni si presentano in prevalenza con motivi geometrici
(ottagoni) e sono in maniera del tutto omogenei con gli arconi, i tre portali, la cripta, i
capitelli della navata tutti composti da sculture di animali tutte accovacciate e un
finestrone absidale con forme che ricordano lo stile di quello barese. Alcune sculture
presenti nella cattedrale ricordano avvenimenti profani in cui Federico era imperatore.
Gran parte dell’arredo e delle decorazioni è andato disperso a causa dei profondi
mutamenti subiti dall’edificio nei secoli successivi. Molti frammenti scampati alle
trasformazioni, ai restauri e ripristini, sono custoditi in un museo diocesano locale, tra
questi i resti del ciborio e dell’altare. Si è ipotizzato inoltre che a Bitonto ci fosse una
cerchia di artisti altamente qualificati. La cattedrale di Bitonto nasce come una struttura
paleocristiana diventata poi romanica. Lo scavo intrapreso in occasione del restauro
dell’edificio ha messo in luce una complessa stratificazione che coinvolge circa ventiquattro
secoli di storia, relativa alla fase paleocristiana, che consente di ipotizzare presenze romane
nella città di Bitonto. Le trasformazioni si leggono quasi esclusivamente nei pavimenti, a
cominciare dai riquadri a motivo geometrico fatti di tessere policrome, un mosaico di
pregevole esecuzione. Lo stesso pavimento della chiesa ci è pervenuto molto danneggiato
dal tempo, nonostante i repentini interventi degli operatori della fabbrica romanica,
salvaguardandolo il più possibile. Il pavimento della chiesa è stratificato e questo ci
permette di comprendere le diverse fasi dell’edificio. Il mosaico è prevalentemente
conservato nella navata centrale, solamente in parte. Il mosaico più importante è il
Mosaico del Grifo, rinvenuto durante gli scavi; il mosaico presenta la figura di un Grifo
Alato, con un fiore pendente dal grande becco ricurvo. Nell’iscrizione quadrata sono
presenti motivi decorativi con quadrifogli ed altri elementi vegetali caratteristici dell’epoca
paleocristiana. Tutto il piano stradale esterno della chiesa fu realizzato solo in tempi
recenti, in occasione dei lavori di impianto della fognatura cittadina. Per quanto riguarda
la Cripta, essa ci appare molto più semplice della struttura nicolaiana edaccoglie colonnati
provenienti da qualche edificio antico. È assente il marmo, perciò le colonne e i capitelli
vengono ricavati da blocchi di pietra locale.
Iconografia
Il Grifo è un animale fantastico di antica origine, nato dalla fusione di due animali regali:
L’Aquila e il Leone il significato simbolico di questo animale dunque, è legato alla doppia
natura del Cristo: Dio e Uomo
Cattedrale di Monopoli
La Cattedrale di Monopoli è stata ricostruita ex novo a partire dal 1741 per un progetto di
ammodernamento. Secondo l’architetto Antonio Vaccaro, la piazza della cattedrale di
Monopoli ha alcune similitudini con quella di Bari, in cui fa da sfondo il muraglione dove
sono state collocate le statue del “trionfo” cinquecentesco. All’interno della cattedrale
troviamo l’altare marmoreo dedicato alla Madonna della Madia, veneratissima per la città
di Monopoli. Secondo la tradizione, la Madonna della Madia è raffigurata con un bambino
benedicente. La cattedrale si presenta in stile barocco ma sorse su una precedente struttura
paleocristiana o alto medievale. Esistono ancora frammenti scultorei scampati
all’abbattimento e conservati oggi in sagrestia, appartenuti ai portali del prospetto
medioevale. Si tratta di formelle, capitelli e due frammenti con angeli a figura interna. Il
cappellone e la statua intera della Madonna della Madia hanno decorazioni in argento.
Molte cappelle decorano la chiesa, a cominciare dalle due più importanti, quelle del
Santissimo Sacramento (con decorazione marmorea) e della cappella del Santissimo
Rosario. La terza cappella conserva l’originale pavimento marmoreo del ‘700 ed è decorata
da dipinti del Seicento già esistenti in alcune cappelle prima dell’ammodernamento della
cattedrale. Il progetto di ammodernamento è stato adottato anche nella parte terminale del
campanile e fu necessario per uniformarlo stilisticamente alla nuova facciata della
cattedrale. La Cattedrale ha tre portali che si aprono sulla piazza e un palazzo vescovile
parallelo al muraglione, pertanto possiamo dire che anche questo aspetto si presenta come
una similitudine della Cattedrale di Bari.
Cattedrale di Gravina
La Cattedrale di Gravina crollò presumibilmente per il terremoto per poi essere ricostruita
nelle sue attuali forme rinascimentali alla fine del ‘400. Nella ricostruzione è stato
leggermente mutato l’aspetto grazie all’imbarocchimento, mantenendo comunque
un’armonia di stili architettonici quali tardoromanico, rinascimentale e barocco. È
caratterizzata da tre navate e quattordici colonne. L’ingresso viene definito monumentale
grazie alla presenza delle pregevoli statue di San Paolo, San Pietro e del Cristo Risorto.
L’edificio ha poi un campanile la quale struttura terminale è a cipollone. Per tutta
l’ampiezza delle navate corre il Succorpo, a tre navate, liberato dall’ossario nel 1633 da
parte del vescovo Ricci e trasformato in tempio con tre altari in pietra. Alla fine del ‘600
risale il soffitto ligneo dorato, impreziosito da cinque cornici che racchiudono cinque
dipinti, interessanti dal punto di vista iconografico, e stemmi del cardinale Orsini. Nel
fondo dell’edificio possiamo notare il coro ligneo e l’organo, risalenti al ‘700. L’altare
maggiore che oggi ritroviamo purtroppo non è quello di originaria costruzione.
Storia della Città
La Città di Gravina cominciò ad essere edificata nell’Alto Medioevo, per accogliere gli
abitanti nelle grotte scavate nelle pareti della gravina, dove si colgono i segni della civiltà
rupestre. Sotto i Bizantini, Gravina divenne sede vescovile e, dopo essere stata devastata
dai Saraceni, passò ai Normanni.
Arte dell'intaglio
L’Arte dell’Intaglio è stata definita una vera e propria tradizione tramandata di padre in
figlio, un’arte che nasce in piccole botteghe napoletane, spesso con l’organizzazione
d’impresa di tipo familiare, dove si era soliti lavorare tutti insieme. La progettazione e la
realizzazione di organi, cantorie e bussole in legno, resta tutt’oggi un argomento che non è
stato del tutto approfondito nella storia dell’arte. I capolavori dell'intaglio rappresentano
invece il normale completamente dell'idea progettuale del cantiere barocco e pertanto, non
furono affidati ad artisti di secondo piano, ma al contrario la loro progettazione e
decorazione interessò figure di primo piano della Napoli del tempo. Un esempio più vicino
alla nostra realtà cittadina è la cantoria nella Cattedrale di Giovinazzo (edificio del
‘600-‘700) con intagli lignei, di stile barocco realizzata dall'architetto napoletano Gaetano
Barba. La progettazione della decorazione degli edifici in età barocca dovette tener conto,
non solo dei problemi relativi alla realizzazione, ma anche della decorazione degli spazi
funzionali alla liturgia. Questo stile si diffuse in tutto il regno di Napoli grazie al lavoro e
all’impegno dei vescovi i quali, attraverso le Sante visite, registravano le condizioni degli
edifici suggerendo gli opportuni ammodernamenti. Dipinti, sculture e architetture sono
stati oggetto di numerosissimi studi artistici, mentre scarsi sono stati gli studi riguardo gli
arredi lignei. Intorno al ‘600 si diffuse la moda dell’Altare Ligneo in terra di Bari, questo
perché l’altare in marmo era molto costoso; inoltre, essendo il marmo, un materiale, per il
meridione, reperibile solo a Napoli, aveva anche un costo per via della logistica.Per questo
motivo, si diffusero botteghe di artigiani, nel particolare ebanisti, nelle quali veniva
lavorato il legno, un materiale reperibile e più economico del marmo, anche se comunque
costoso. Inoltre, il legno, era più facilmente lavorabile e facilitava la pittura; quest’ultima,
attraverso soprattutto il colore oro, rendeva l’altare ligneo più pregiato. Gli altari in legno
pervenuti al giorno d’oggi sono da considerare molto rari poiché il materiale era facilmente
distruttibile a causa di incendi (comuni all’epoca) e il deterioramento del legno. A rendere
ancor più pregiato l’altare vi erano spesso le decorazioni fitomorfe, decorazioni
artistiche che richiamano il mondo vegetale. Gli altari marmorei sono i primi esempi di
pre-fabbricazione, perché imbarcati dal porto di Napoli. Tutti gli altari marmorei presenti
nell’Italia Meridionale dunque, è bene ricordare che, la loro provenienza, è napoletana.
Contemporaneamente, nel Salento, è interessante ricordare come, durante il fenomeno
dell’imbarocchimento, si diffuse la moda degli altari in pietra dipinti in oro, per simulare
quelli lignei della Terra di Bari; unico esempio di altare in pietra dorato in Terra di Bari è
l’altare di S. Antonio a Grumo.È bene ricordare anche che, le chiese più ricche erano
solitamente quelle dei cappuccini, come quella di Martina Franca con l’altare maggiore a
retablo.
Tipologie di Altari
- Altari a Portella:
Gli Altari a Portella vengono definiti tali quando dividono la zona dei fedeli da quella del
coro. Questa è una tipologia di Altare nata nel Settecento
- Altari a Retablo:
Gli Altari a Retablo hanno la particolarità di avere più iconografie sacre su una grande pala
d’altare, spesso un trittico o polittico.
- Altari a Parete:
Gli Altari a Parete sono quelli che sono appoggiati per l’appunto ad una parete e
solitamente sono abbastanza grandi da occuparla tutta.
- Altari a Tempietto
- Tabernacolo per Altare
-Altare di Martina Franca, Chiesa dei Cappuccini
Nella Chiesa dei Cappuccini di Martina Franca è presente un Altare a Parete, in
legno pregiato, risalente al Seicento, che porta la denominazione di “Macchina d’Altare”,
perché presenta un insieme di elementi.
-Altare di Barletta, Chiesa di Sant’Andrea
(fig. 196) L’Altare di Barletta si presenta con nicchia, colonne, gradini e un’iscrizione.
Qui, è possibile notare un elemento tipico barocco: il Ricciolo, che contorna il ritratto del
Santo e diventa un elemento ornamentale, attraverso anche il Motivo Fitomorfo. Vi è
una metamorfosi del Barocco che, da Dossale si trasforma in Cornice del Ritratto del
Santo.
-Altare di Altamura, Chiesa di Santa Chiara
(fig. 199) Anche l’Altare di Altamura presenta elementi fitomorfi che, come per l’Altare di
Barletta, trasformano il Dossale dell’altare in una cornice per l’iconografia, in questo caso il
dipinto della Madonna del Suffragio.
-Altare di Ascoli Satriano, Auditorium Diocesano (dopo il Restauro)
(fig. 200 e 200) L’Altare di Ascoli Satriano, in legno, ha perso, dopo il suo restauro,
molti dei suoi elementi, in particolare, i due putti laterali e il fastigio ornamentale posto in
cima all’altare.
-Altari di Andria, Chiesa di Santa Maria Vetere e Chiesa dell’Annunziata
(fig. 202 e 205) Questi due Altari, entrambi a Retablo, hanno, il primo (Altare
Maggiore), Cristo Crocifisso al centro e San Michele Arcangelo e un Angelo Custode nelle
nicchie laterali, mentre, il secondo, Altare della Visitazione, ha una decorazione molto più
semplice.
-Altare di Putignano, Collegiata di San Pietro
(fig. 206, 207, 208) Il Cappellone Sopraelevato dell’Altare del Crocifisso è composto da
3 altari, tra i quali, quello centrale è più sontuoso e imponente mentre, i secondari,
identici, più piccoli. Un’esaltazione emblematica della croce.
-Altare di Ruvo e Altare di Rutigliano, Chiesa di San Michele e Chiesa di San
Domenico (fig. 209 e 210) L’Altare Maggiore di Ruvo e l’Altare di Rutigliano sono di
una nuova tipologia di altare del ‘700, ispirata agli altari in marmo in stile rococò di
Antonio Vaccaro, l’Altare a Portella.
-Altare di Gravina, Chiesa del Purgatorio
(fig. 199a) In quest’altare maggiore marmoreo, a retablo, è presente l’evoluzione e
l’arricchimento da Dossale a Cornice, con successivo inserimento dei quadretti laterali e
sottostanti. È definito il dossale più bello a livello internazionale. La chiesa nacque con la
Controriforma, durante la quale si voleva combattere la riforma luterana. Si diffuse così, la
Madonna del Purgatorio, per attestare l’esistenza di questo posto appartenente
all’oltretomba. La Raffigurazione: Nel quadro sono rappresentate le anime del
purgatorio. La madonna del purgatorio indica agli angeli quali anime salvare. Come sfondo
nel quadro c’è il paesaggio di Gravina, di influenza di Caravaggio.