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Divina Commedia

Il poema fu composto in un arco di tempo che va dal 1307 alla morte del suo autore,
avvenuto nel 1321. Più precisamente, l'Inferno, vide la luce fra il 1307 e il 1309(ma fu
oggetto di alcuni interventi e aggiustamenti almeno fino al 1314); il Purgatorio fra il 1310 e il
1313(anche se, come già l'Inferno, fu oggetto di modifiche da parte dell'autore successive a
tale data, come dimostra l'allusione,sotto forma di profezia, alla battaglia di Montecatini del
1315) ;infine, il Paradiso è stato composto fra il 1314-15 e il 1320-21 e, secondo quanto
scrisse Boccaccio,gli ultimi canti iniziarono a circolare dopo la morte del poeta.
Queste sono date probabili, frutto di ipotesi e distruzioni fra gli studiosi che durano ancora
oggi. il titolo originale dell'opera è Commedia, e solo a partire dal Cinquecento (1555) si
cominciò a chiamarla, secondo la fortunata formula tradizionalmente attribuita a
BoccaccioDivina commedia. I suoi lettori, pochi mentre l'autore era in vita, dopo la sua morte
continuarono a crescere, tanto che alla fine del secolo la fama di Dante era già immensa.
Oggi il poema dantesco è considerato uno dei capolavori assoluti della letteratura di tutti i
tempi. È un poema didattico-allegorico, scritto in endecasillabi e in terza rima. Racconta il
viaggio di Dante nei tre regni dell’Oltretomba, guidato dapprima dal poeta Virgilio (che lo
conduce attraverso Inferno e Purgatorio) e poi da Beatrice (che lo guida nel Paradiso).
L’opera si propone anzitutto di descrivere la condizione delle anime dopo la morte, ma è
anche allegoria del percorso di purificazione che ogni uomo deve compiere in questa vita per
ottenere la salvezza eterna e scampare alla dannazione. È anche un atto di denuncia
coraggioso e sentito contro i mali del tempo di Dante, soprattutto contro la corruzione
ecclesiastica e gli abusi del potere politico, in nome della giustizia.

DANTE ALIGHERI:
Dante Alighieri o Alighiero, detto semplicemente Dante, battezzato come Durante di Alighiero
degli Alighieri, della famiglia Alighieri Nasce a Firenze tra la fine di maggio e inizio giugno del
1265. La data precisa della sua nascita è incerta come altre notizie sulla sua vita, ma egli
stesso nel XXII canto del Paradiso, dice di essere nato sotto il segno di Gemelli. E’ stato un
poeta, scrittore e politico italiano. Considerato il padre della lingua italiana, è l'autore della
Comedìa, divenuta celebre come Divina Commedia e universalmente considerata la più
grande opera scritta in italiano e uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale. È
conosciuto come il Sommo Poeta, o, per antonomasia, il Poeta. Grazie a Dante la lingua
volgare raggiunse altissimi livelli espressivi.
Quando Dante aveva dodici anni, nel 1277, fu concordato il suo matrimonio con Gemma,
figlia di Messer Manetto Donati, che successivamente sposò all'età di vent'anni. Da Gemma
Dante ebbe tre figli: Jacopo, Pietro e Atonia e un possibile quarto, Giovanni. A Firenze ebbe
una carriera politica di discreta importanza: dopo l'entrata in vigore dei regolamenti di Giano
della Bella (1295), che escludevano l'antica nobiltà dalla politica permettendo ai ceti
intermedi di ottenere ruoli nella Repubblica, purché iscritti a un'Arte, Dante si immatricolò
all'Arte dei Medici e Speziali. Fu nel Consiglio del popolo dal novembre 1295all'aprile 1296; fu
nel gruppo dei "Savi", che nel dicembre 1296rinnovarono le norme per l'elezione dei priori,
cioè dei massimi rappresentanti di ciascuna Arte; dal maggio al settembre del 1296 fece
parte del Consiglio dei Cento. Fu inviato talvolta nella veste di ambasciatore, come nel
maggio del 1300 a San Gimignano. Lo stesso anno fu priore dal 15 giugno al 15 agosto.
Dante partecipa ad un’ assemblea a Roma, con l’obiettivo di distogliere il suo nemico
Bonifacio VIII dai suoi propositi. Da quel momento Dante non metterà mai più piede a
Firenze. L'esilio di Dante inizia con la condanna del 1302. Dante terminò le sue peregrinazioni
a Ravenna, dove trovò asilo presso la corte di Guido Novello da Polenta, signore della città.
Morì a Ravenna il 14 settembre 1321 di ritorno da un'ambasceria a Venezia.

Struttura dell'Opera

L'opera è formata in tutto da 100 canti. Il primo canto della Divina Commedia funziona da proemio i
successivi 99, ripartiti in 3 cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso), ognuna delle quali formata da 140
versi endecasillabi e divisa in 33 canti (33+1 la prima).
Il totale dei versi è 14.223.
Come si può notare, l'opera è impostata secondo il senso dell'ordine gerarchico proprio delle "summae
teologiche" (cioè dei trattati di teologia del tempo). Il tutto è fissato sulla simbologia cristiana del
numero 3 (Padre, Figlio e Spirito Santo, ovvero la Trinità) e dei suoi multipli, dell'1 (Dio unico) e del
100 (totalità di Dio).
La stessa struttura dell’universo ultraterreno possiede a sua volta una spiegazione narrativa che precede
la narrazione. Risale allo scontro tra il Bene e il Male: da una parte Dio, dall’altra Lucifero.
L’Inferno fu originato dalla caduta di Lucifero, guida di una schiera di angeli ribelli a Dio. Gli angeli
ribelli, sconfitti, furono scacciati dal Paradiso e precipitarono nella terra. La terra si inabissò al suo
arrivo, formando il vortice infernale, nelle cui viscere, Lucifero rimane conficcato e prigioniero. Quella
parte di terra che si ritirò all’arrivo di Lucifero andò a formare, dall’altra parte, la montagna del
Purgatorio, e dalla cima del Purgatorio, il giardino dell'Eden, comincia il Paradiso, che si allarga, di
cerchio in cerchio, verso la totalità rappresentata da Dio.

L’INFERNO
L'Inferno è la prima delle tre cantiche da cui è composta la Divina Commedia ed è formato da
34 canti.
Lucifero, originariamente uno degli angeli più belli, si ribellò a Dio, egli lo fece precipitare
sulla Terra dal Paradiso. Nel punto in cui cadde, il terreno si ritrasse per il terrore del contatto
con questo essere demoniaco, creando così l'enorme cavità ad imbuto che forma l'Inferno.
L'Inferno è, dunque, una profonda cavità a forma di imbuto che si apre nei pressi di
Gerusalemme e raggiunge il centro della Terra. È composta da nove cerchi. Dante e Virgilio
percorrono il loro cammino girando lungo i cerchi che pian piano si spingono a spirale giù in
profondità. Man mano che si scende, i cerchi si restringono; infatti minore è il numero dei
peccatori puniti nei cerchi, che via via sono più lontani dalla superficie. I cerchi più grandi si
trovano più in alto perché più diffuso è il peccato che in essi è punito e maggiore è il numero
dei peccatori condannati. Più si scende, più si è lontani da Dio e maggiore è la gravità del
peccato punito.
La scelta delle pene segue la legge del contrappasso: i peccatori sono colpiti da una punizione
che è in opposizione o in analogia alla loro colpa.

Tralasciando l'Antinferno e il Limbo, i cerchi dal secondo al quinto vedono punite le anime
dannate di coloro che in vita commisero peccato di Incontinenza. I peccati di Incontinenza
corrispondono ai sette Vizi Capitali, anche se la superbia e l'invidia non trovano una
collocazione precisa ed autonoma all'interno dei cerchi.
Il quinto cerchio è separato dal sesto dalle mura della Città di Dite. Al di là delle Mura si
trovano i peccatori che hanno commesso la colpa più grave: i fraudolenti non hanno perso la
Ragione, bensì l'hanno sapientemente usata come supporto per commettere del male. La loro
è una scelta consapevole e malvagia: il loro intelletto è stato posto al servizio del male per
costruire un'azione peccaminosa con la consapevolezza di quello che si stava facendo.
Dopo l'ultima parte dell'Inferno, al di sotto di Lucifero, si estende la burella, un corridoio
lungo e stretto che attraversa le viscere dell'emisfero australe e arriva fino al Purgatorio.

Contrappasso nei gironi dell'Inferno


Vestibolo
Peccatori: Ignavi
Pena: Mescolati agli angeli che non si schierarono né con Dio né con Lucifero, corrono per
l'eternità nudi dietro ad un'insegna, punzecchiati da mosconi e vespe.
Contrappasso: Come in vita evitarono ogni fatica e non lottarono per nessun ideale, così
ora corrono incessantemente dietro una bandiera senza insegne.

I Cerchio
Peccatori: Non Battezzati
Pena: Desiderano vedere Dio, senza speranza.
Contrappasso: Come in vita non conobbero Dio, ora desiderano invano vederlo.

II Cerchio
Peccatori: Lussuriosi
Pena: Sono trasportati da una bufera infernale che non si ferma mai.
Contrappasso: Per analogia, come in vita si fecero travolgere dalle passioni, così ora sono
trascinati dalla tempesta.

III Cerchio
Peccatori: Golosi
Pena: Giacciono in una fanghiglia maleodorante, sotto una pioggia incessante di grandine,
acqua sporca e neve, mentre sono dilaniati da Cerbero.
Contrappasso: Per contrasto, come in vita si abbandonarono alla gola, ora sono costretti a
giacere in una fanghiglia brutta a vedersi e dall'odore sgradevole. E per analogia, come
furono avidi in vita, ora sono avidamente dilaniati dal mostro infernale.

IV Cerchio
Peccatori: Avari e Prodighi
Pena: Divisi in due schiere opposte, gli avari e i prodighi girano a semicerchio ruotando
con il petto enormi macigni, fino a scontrarsi; quindi si rimproverano a vicenda la propria
colpa e ricominciano a girare nel senso opposto, cos' per l'eternità.
Contrappasso: Per analogia, come in vita per amore del denaro e dei lussi si affaticarono
ad accumulare o a sperperare ricchezze, così ora si affanneranno per l'eternità a spingere
con il petto massi di dimensioni diverse.

V Cerchio
Peccatori: Iracondi e Accidiosi
Pena: Gli iracondi sono immersi nella palude Stigia e si percuotono e mordono con rabbia.
Gli accidiosi, sommersi anch'essi nella palude, sospirano facendo pullulare l'acqua in
superficie.
Contrappasso: Per analogia, come in vita gli iracondi percossero gli altri infangandosi di
questa infamia, ora si percuotono e si mordono nella Stigia. Per analogia, come in vita gli
accidiosi, covarono solo rabbia senza sapere approfittare dalla bellezza del mondo, ora
non possono più godere della bellezza delle parole e dell'aria che li ha circondati in vita.

VI Cerchio
Peccatori: Eretici, Epicurei, Atei
Pena: Giacciono in avelli infuocati dove l'intensità del calore è direttamente proporzionale
alla gravità del peccato compiuto.
Contrappasso: Per analogia, come in vita vissero sepolti nell'errore e illuminati da una
falsa luce, così ora l'anima giace in arche infuocate in attesa di riunirsi al corpo il giorno
del giudizio universale, per rimanervi insieme sepolti per l'eternità.

VII Cerchio, 1o Girone


Peccatori: Violenti contro il prossimo
Pena: Sono immersi, più o meno a seconda della colpa, nel Flegetonte, il maleodorante
fiume di sangue bollente, e sono saettati da Centauri se tentano di uscire dal sangue più
di quanto sia stabilito dalla pena.
Contrappasso: Come in vita si macchiarono di sangue, così ora sono immersi nel sangue e
subiscono la violenza e la forza bestiale dei Centauri.

VII Cerchio, 2o Girone


Peccatori: Violenti contro se stessi
Pena: I suicidi sono mutati in sterpi e straziati dalle arpie, creature mitologiche dal corpo
di uccello e dal volto di donna. Gli scialacquatori corrono nudi come in una battuta di
caccia tra i sterpi dei suicidi, inseguiti e dilaniati da nere cagne.
Contrappasso: I suicidi, che disprezzarono il loro corpo, sono mutati in un altro corpo di
natura inferiore e poiché straziarono se stessi sono straziati dalle arpie. Gli scialacquatori
che dilapidarono le loro sostanze sono dilaniati da cagne fameliche.

VII Cerchio, 3o Girone


Peccatori: Violenti contro Dio
Pena: Una pioggia di fuoco cade su una distesa di sabbia, rendendola ardente, su cui si
trovano nudi e piangenti i dannati.
Contrappasso: Come in vita scagliarono bestemmie verso Dio, così ora sono bersaglio di
una pioggia infuocata.

VIII Cerchio, 1a Bolgia


Peccatori: Ruffiani e Seduttori
Pena: VIII Cerchio, 1a Bolgia
Contrappasso: Come in vita commisero peccati vergognosi, così ora sono costretti a pena
vergognosa.

VIII Cerchio, 2a Bolgia


Peccatori: Adulatori
Pena: Sono immersi nello sterco e si colpiscono con le loro stesse mani.
Contrappasso: Come in vita si insozzarono moralmente,così ora sono insozzati
materialmente.

VIII Cerchio, 3a Bolgia


Peccatori: Simoniaci
Pena: Sono conficcati in buche di pietra con la testa all'ingiù. Tengono i piedi fuori della
buca, con le piante lambite da fiamme.
Contrappasso: Come in vita vollero riempire le borse di denaro, così ora sono rimborsati in
buche; poiché capovolsero la legge di Cristo, ora sono capovolti.

VIII Cerchio, 4a Bolgia


Peccatori: Indovini e Maghi
Pena: Hanno la testa voltata all'indietro; per questo motivo sono anche costretti a
camminare a ritroso.
Contrappasso: Come in vita vollero leggere il futuro, ora possono vedere solo il passato.

VIII Cerchio, 5a Bolgia


Peccatori: Barattieri
Pena: Sono immersi nella pece bollente e se tentano di uscire sono uncinati da demoni
neri alati armati di bastoni uncinati.
Contrappasso: Come in vita usarono mezzi viscidi e oscuri, così ora giacciono nella pece
nera.

VIII Cerchio, 6a Bolgia


Peccatori: Ipocriti
Pena: Camminano piano sotto pesantissime cappe di piombo, dorate all'esterno.
Contrappasso: Come in vita nascosero i loro torbidi pensieri sotto una gradevole falsa
apparenza, così ora sono nascosti da cappe di pesantissimo e misero piombo, falsamente
dorate all'esterno.

VIII Cerchio, 7a Bolgia


Peccatori: Ladri
Pena: Corrono nudi in mezzo a serpenti, che legano loro le mani dietro la schiena,
tormentandoli in vario modo.
Contrappasso: Come in vita usarono l'astuzia per fini malevoli, così ora sono mutati o
tormentati da serpenti, simboli dell'astuzia.

VIII Cerchio, 8a Bolgia


Peccatori: Consiglieri fraudolenti
Pena: Vagano per la bolgia, avvolti in una fiamma appuntita a forma di lingua.
Contrappasso: Come in vita con i loro consigli provocarono guai ed incendi, così sono
avvolti in una fiamma a forma di lingua.

VIII Cerchio, 9a Bolgia


Peccatori: Seminatori di discordie
Pena: Sono divisi e mutilati dalla spada di un demonio che li colpisce quando passano
davanti.
Contrappasso: Come in vita divisero con le loro opere, così sono ora divisi e mutilati nelle
membra del corpo.

I Cerchio
Peccatori: Falsari
Pena: Sono sfigurati da tremende e orribili malattie, diverse a seconda del falso che si era
commesso.
Contrappasso: Come in vita sfigurarono in vario modo la realtà, così ora sono loro stessi
sfigurati nei corpi.

IX Cerchio, 1a Zona
Peccatori: Traditori dei parenti
Pena: Immersi nel ghiaccio fino al viso, con la faccia rivoltà all'ingiù, piangendo lacrime
verso il basso.
Contrappasso: Come in vita ebbero il cuore così duro e freddo da tradire i propri familiari,
così ora sono immersi nel duro ghiaccio, immobili.

IX Cerchio, 2a Zona
Peccatori: Traditori della patria
Pena: Immersi nel ghiaccio fino alla testa, ma con il viso in alto.
Contrappasso: Come in vita ebbero il cuore così duro e freddo da tradire la propria patria,
così ora sono immersi nel duro ghiaccio.

IX Cerchio, 3a Zona
Peccatori: Traditori degli amici
Pena: Distesi supini sotto il ghiaccio con il viso rivolto verso l'alto, cosicché le lacrime si
congelino nelle cavità degli occhi.
Contrappasso: Come in vita ebbero il cuore così duro e freddo da tradire le persone più
care, così ora sono immersi nel duro ghiaccio.

IX Cerchio, 4a Zona
Peccatori: Traditori dei benefattori
Pena:Sepolti interamente nel ghiaccio in diverse posizioni: alcuni sono rivolti verso il
basso, altri verso l'alto con la testa o con i piedi, altri ancora sono raggomitolati su se
stessi.
Contrappasso: Come in vita ebbero il cuore così duro e freddo da tradire gli amici, così ora
sono immersi nel duro ghiaccio.

Natural Burella
Peccatori: Traditori delle due autorità: religiosa e politica.
Pena: Sono in bocca a Lucifero, che li dilania.
Contrappasso: Nel più profondo dell'Inferno, puniti da Lucifero stesso, il primo grande
traditore, stanno i traditori delle istituzioni supreme, nel volere Divino create per il bene
dell'umanità.

CANTO I
Tempo: la notte tra giovedì 7 (giovedì santo) e venerdì 8 (venerdì santo) aprile del 1300.
Luogo: la selva oscura e il colle.
Personaggi: Dante, le tre bestie (lonza, leone e lupa), Virgilio e il veltro.

All'età di 35 anni, Dante si perde in bosco buio (il peccato), dopo aver lasciato la retta via (il bene).
Quel luogo è così selvaggio e inospitale che il poeta, mentre lo ricorda, ne ha ancora paura. Non
ricorda come vi entrò, perchè era assonnato. Poi Dante esce dal bosco e, giunto ai piedi di un colle
lambito dalla luce del sole, si guarda indietro come un naufrago scampato a un grave pericolo.
Riposatosi un po', comincia a salire sul colle, quando improvvisamente un ghepardo (lonza,
lussuria) gli sbarra la strada. Tuttavia ha speranza di riuscire a cavarsela, ma ecco che gli si fanno
incontro un leone (lussuria) e una lupa magrissima (avarizia).
Dante, impaurito, torna sui suoi passi, quando vede una figura umana. È il poeta Virgilio, che
chiede a Dante perchè non voglia salire sul colle. Questi, prima gli manifesta tutta la sua
ammirazione, poi gli indica la belva che l'ha costretto a tornare indietro.
Virgilio gli suggerisce di prendere un'altra strada, perchè quella belva insaziabile continuerà a
imperversare fino a quando non verrà uccisa dal veltro.
Virgilio si offre di accompagnare Dante attraverso l'Inferno e Purgatorio, poi lo affiderà a Beatrice
che lo condurrà in Paradiso.
ANALISI CRITICA
Ci sono state persone che hanno detto che nella Divina Commedia ci sono parti che
non sono poetiche.
Il Canto I della Divina commedia è stato visto come un canto strutturale: cioè un
canto che serviva soltanto per dare al lettore un’idea su come era strutturata la
Divina Commedia, i tre regni… Nel 1800 il primo canto era visto come un canto non
poetico; questo perché Giovanni Boccaccio, dopo aver fatto il mercante, comincia a
leggere e dare dei giudizi sulla Divina Commedia. Boccaccio dice che nei primi sette
canti è poco appassionante, troppe allegorie.
Anche Francesco De Santis ha fatto dei danni enormi: ha diviso anche lui la Divina
Commedia in parti poetiche e non poetiche; le parti poetiche sono solamente quei
canti che appassionano il lettore, che incuriosiscono il lettore: ad esempio alcuni
canti dell’inferno.
Intervengono altri due pensatori: Grapher e Benedetto Croce (un filosofo).
Benedetto Croce dice che nella Divina Commedia ci sono due momenti: uno di
poesia e uno di non poesia. Il momento poetico per Benedetto Croce è quello che
appassiona il lettore, e quando si percepisce la sofferenza dei dannati. Grapher
invece si oppone e dice che nel Canto I c’è anche realismo, non soltanto allegorie.
Secondo Graphep il Canto I non è solamente strutturale, ma è anche poetico. Però
anche Grapher dice che ci sono parti poetiche e non poetiche.
Si oppone a queste dicerie un poeta: Giuseppe Ungaretti.
Ungaretti leggendo la Divina Commedia dice che è tutta una allegoria, l’uomo che si
deve liberare dal peccato per liberare l’anima e arrivane in Paradiso. Ungaretti dice
che il Canto I è di grande livello poetico.
Nel 1950 Pagliaro dice che l’allegoria è un modo per esprimere la realtà e quindi
anche lui, come Ungaretti, disse che la Divina Commedia era tutta poetica, anche il
primo canto. Con l’allegoria, Dante porta al lettore anche a riflessioni e diverse
interpretazioni.

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