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Tecniche Fisiche per

l’Optometria I

Le abilità visive
“quantificare la visione”

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Acuità Visiva & Ottotipi
Acuità Visiva
Un riferimento nella valutazione delle capacità visive è
possibile grazie alle misure della cosiddetta
“acuità spaziale”

Al soggetto viene chiesto di distinguere caratteri o


forme di dimensione definita, ad una certa distanza,
ad un contrasto elevato
In definitiva si tratta di definire l’angolo visuale sotteso
delle mire “riconosciute”.

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ACUITA’ VISIVA
• Tipi di acutezza visiva
Spesso ci si riferisce all'acutezza visiva solo con
la capacità di distinguere delle lettere più o
meno piccole poste ad una certa distanza cioè
che sottendono un certo angolo visivo, in
realtà esistono molti tipi di acutezza visiva:
ACUITA’ VISIVA
- Minimo percettibile o rilevabile
- Acuità morfoscopica(minimo riconoscibile o
leggibile)
- Acuità di risoluzione(minimo separabile o
riconoscibile)
- Acuità di allineamento(minimo allineabile o
localizzabile)
Le …acutezze:

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Le …acutezze:
MINIMO PERCEPIBILE
ACUTEZZA DI VISIBILITA’

. /
Minimo percepibile
Acutezza di visibilità
• Il minino visibile è il più piccolo angolo visivo entro il
quale l'occhio riesce a distinguere la presenza o meno
di un oggetto: se un elemento sottende un angolo
visivo inferiore al minimo visibile, non vi sarà nessuna
percezione.

• Il test più comune per misurare il minimo visibile


consiste nel variare la grandezza di una linea nera o di
un puntino su uno sfondo bianco presentando quindi il
massimo contrasto. L'angolo sotteso dalla linea o dal
puntino sarà il minimo visibile.
Minimo percepibile
Acutezza di visibilità
• Questo tipo di acutezza visiva è determinato
dalla stimolazione di un singolo fotorecettore
visivo che deve essere illuminato
diversamente dallo sfondo affinché vi sia una
percezione. Il valore medio di questo tipo di
acutezza è di circa 15 secondi di arco.
MINIMO PERCEPIBILE o ACUTEZZA DI
VISIBILITA’

Il minimo risolvibile dipende dalla salute della


retina e dalla bontà e precisione del sistema
ottico oculare
ACUITA’ VISIVA MORFOSCOPICA
ACUITA’ VISIVA DI RICONOSCIMENTO

S D K
Acutezza visiva morfoscopica o di
riconoscimento
È il tipo di acutezza visiva più comunemente
utilizzata e conosciuta. Esprime la capacità di
riconoscere una determinata forma tra tante
possibili discriminazioni come ad esempio una
lettera dell'alfabeto.
Acutezza visiva morfoscopica o di
riconoscimento
L'acutezza visiva morfoscopica è il tipo più
utilizzato nella pratica clinica e maggiormente
conosciuto dalla gente. La tabella che
rappresenta i diversi simboli con diverse
grandezze viene definita tabella ottotipica o
tavola ottotipica.
Utile come valutazione qualitativa nella visione
dei bambini.
Acuità morfoscopica

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Acutezza visiva morfoscopica o di
riconoscimento
• Per riconoscere un simbolo sono necessarie
molte capacità in più rispetto alla acutezza di
risoluzione, tra le quali la più importante è
sicuramente la conoscenza dei simboli utilizzati. A
tal proposito sono infatti state create tabelle con
lettere dell'alfabeto, numeri, simboli a diverso
orientamento e simboli per bambini per ovviare
ai problemi derivanti dalla mancata conoscenza
dei simboli utilizzati.
Acutezza visiva morfoscopica o di
riconoscimento
Alcuni ottotipi presentano ottime caratteristiche
psicofisiche per un corretto riconoscimento
degli stimoli. Altri invece, pur essendo molto
utilizzati clinicamente non possiedono le
caratteristiche necessarie per una corretta
rilevazione dell'acutezza visiva.
ACUTEZZA DI RISOLUZIONE

IIIIIIIIII
C
Acutezza di risoluzione o minimo angolo
di risoluzione
Il minimo angolo risolvibile
esprime la più piccola distanza
tra due linee affinché vengano
percepite come due oggetti
separati. Il minimo risolvibile
presenta valori molto maggiori
rispetto al minimo visibile.
Teoricamente, per rilevare
distinte due linee è necessaria
l'attivazione di due fotorecettori
e fra di loro la presenza di un
fotorecettore non attivato che
indichi la mancanza di
continuità. Nell'occhio normale
l'acutezza di risoluzione è di
circa 35-50 secondi d'arco.
Acutezza di risoluzione o minimo
angolo di risoluzione
Per quantificare questo tipo di acutezza visiva si
possono utilizzare simboli specifici come le
“C” di Landolt. Esse sono dei cerchi con una
spaccatura che può assumere diversi
orientamenti. Al soggetto è richiesto di
localizzare la spaccatura della lettera.
Acuità di risoluzione
Minimo Angolo di Risoluzione (MAR)

Si ottiene nel momento in cui il soggetto è in


grado di distinguere (discriminare,risolvere)
due oggetti differenti, ovvero una
discontinuità.
La più piccola distanza angolare alla quale
due punti o due linee possono ancora
essere percepiti distinti.

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Minimo Angolo di
Risoluzione (MAR)

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Acuità di risoluzione
Per convenzione questo angolo viene misurato in
minuti primi, cioè in sessantesimi di grado.
L’angolo di risoluzione:
più piccolo pertanto è di 1’ ovvero 10/10 ,
maggiore di 10’ ovvero equivalente alla frazione
decimale di 1/10 (0,1).
In Italia la progressione più utilizzata è quella con
andamento aritmetico secondo Monoyer.
L’acuità decimale viene indicata quindi in frazione n/10
o in decimale 0,n

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ACUTEZZA DI LOCALIZZAZIONE
ACUTEZZA DI ALLINEAMENTO

I/
Acuità di Allineamento o localizzazione

È il minimo spostamento spaziale percepibile tra


due figure.
È anche denominata superacuità poiché essa
raggiunge valori molto elevati.
L'angolo esprime la distanza più piccola tra due
barre nere, affinché il soggetto identifichi un
mancato allineamento. Il valore medio di questo
tipo di acutezza è molto elevato cioè 4-5’’ d'arco.
Acuità di Allineamento o localizzazione

Altri tipi di acutezza visiva che si possono far


rientrare in questa categoria sono la
stereoacuità ovvero la misura della stereopsi o
percezione della profondità e la rilevazione del
tilt di una figura ossia la capacità di apprezzare
la verticalità di una linea.
L'acutezza di questo gruppo più utile a livello
clinico è sicuramente quella di allineamento.
OTTOTIPI E MIRE
OTTOTIPI
• Gli ottotipi sono l’insieme degli stimoli
utilizzati nella quantificazione dell'acutezza
visiva. Ve ne sono di molteplici e possono
essere raggruppati in diverse categorie.
MIRE
La singola figura prende il nome di MIRA, queste
vengono presentate con diverse dimensioni
per valutare acuità visive differenti
DIVERSI TIPI DI MIRE
• Lettere dell'alfabeto • Simboli direzionali
Snellen C di Landolt
Sloan E di diverso tipo: Albini, Snellen,
Caratteri con differente leggibilità Tumbling, Pgluger
HOTV Auto con il cerchio rotto
Numeri
• Griglie e scacchiere
Quadrate
• Simboli Sinusoidali
Lea PEV
Simboli non standard Unità di misura in C/g

• Ottotipi per vicino


Testo e relative misure
Lettere varie,
Anelli di Landot
numeri, formati
digitali, ecc.

Griglie e
scacchiere
E di Albini
e di Snellen

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METODOLOGIE
- STAMPA SU CARTA E ILLUMINAZIONE RIFLESSA
- STAMPA SU MATERIALE TRASLUCIDO CON
RETROILLUMINAZIONE
- PROIETTORI
- SCHERMI VIDEO
ACUITA’ VISIVA
Vi sono due tipi di progressione:

- PROGRESSIONE ARITMETICA

- PROGRESSIONE GEOMETRICA
Dimensioni e progressioni
La progressione aritmetica o decimale non ha un
andamento … “progressivo” e porta alla conseguenza
che gli “scalini” tra i vari decimi non sono costanti.
Sono notevoli nelle zone alte (tra un decimo e due
decimi l’angolo sotteso è quasi il doppio) e ridottissime
nelle zone basse (tra nove e dieci decimi solo un
incremento del 10%)
I dieci scalini risultano essere:
10’ – 5’ – 3,3’ – 2,5’ – 2’ – 1,66’ – 1,4’ – 1,25’ – 1,1’ –1’

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Dimensioni e progressioni

Per ovviare alle non progressioni costanti delle


grandezze delle mire,
Green (1868) ha inventato la cosiddetta
progressione con andamento geometrico
(simile a quella Logaritmica)

Quindi i dieci scalini diventano:


10’ – 8’- 6,3’ – 5’ – 4’ – 3,1’ – 2,5’ – 2’ – 1,58’- 1,26’ – 1’

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Acuità di risoluzione

I dieci scalini (progr. decimale o aritmetica) risultano essere:

10’ – 5’ – 3,3’ – 2,5’ – 2’ – 1,66’ – 1,4’ – 1,25’ – 1,1’ –1’


I dieci scalini (progr. geometrica ) diventano:

10’ – 8’- 6,3’ – 5’ – 4’ – 3,1’ – 2,5’ – 2’ – 1,58’- 1,26’ – 1’

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Acuità visiva Progressione aritmetica

Progressione aritmetica

Nelle tabelle ottotipiche a notazione


decimale dove la scala è realizzata
considerando l’inverso del MAR :
•La differenza fra il numero
precedente e quello successivo è
costante
•Es. 3/10 e 4/10 differenza 1

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Acuità visiva Progressione aritmetica

Implicazioni cliniche
La differenza fra le dimensioni dei simboli

appartenenti a due linee adiacenti :

•è troppo alta per le basse AV

•è troppo bassa per le alte AV

• è poco sensibile per le basse AV

• è poco significativo per le alte AV

• ha un numero variabile di lettere per linea

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Acuità visiva Progressione aritmetica
Implicazioni cliniche

•La differenza fra le dimensioni dei

simboli appartenenti a due linee adiacenti

•è troppo alta per le basse AV

•è troppo bassa per le alte AV

•Poco sensibile per le basse AV

•Poco significativo per le alte AV

•Numero variabile di lettere per linea

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Acuità visiva Progressione aritmetica
Implicazioni cliniche

•La differenza fra le dimensioni dei

simboli appartenenti a due linee adiacenti

•è troppo alta per le basse AV

•è troppo bassa per le alte AV

•Poco sensibile per le basse AV

•Poco significativo per le alte AV

•Numero variabile di lettere per linea

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Acuità visiva Progressione geometrica
Progressione geometrica
Nelle tabelle ottotipiche a notazione

LogMAR dove la scala di misura è basata

sul logaritmo del MAR

Il rapporto fra il MAR precedente e quello

successivo è costante

Es. MAR 10 e 7,94 rapporto 1,2589*

*è stato utilizzato 1,2589 al fine di ottenere dei logartimi che variano di 0,1 e che fra loro danno luogo ad una progressione aritmetica

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Acuità visiva Progressione geometrica
Caratteristiche
•Scala a progressione logaritmica (la differenza

fra una riga e le altre è di 0,1 log) che equivale

ad avere una linea più grande di un fattore

1,2589 rispetto alla successiva

•Numero costante di lettere per fila (5)

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Acuità visiva Progressione geometrica
Caratteristiche
•La distanza che separa ogni lettera dalle altre
della stessa riga corrisponde all’ampiezza della
lettera stessa
•La distanza che separa due linee corrisponde
all’altezza delle lettere più piccole fra le due
righe
— es. la distanza fra le righe di 0,8 e 0,7 sarà
uguale all’altezza delle lettere pari a 0,7

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CALCOLO DI UN OTTOTIPO

h = tang  • d

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Calcolo di un Ottotipo

h = tang  • d
h = grandezza della mira
tang  = tangente dell’angolo sotteso
d = distanza dalla mira in mt
Il risultato va moltiplicato per 5 che sono le parti che
formano l’altezza totale della mira inscritta
appunto in un quadrato il cui lato è composto da
cinque volte h
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Secondo Snellen……….
• Secondo Snellen la “visione normale” è la
capacità dell'occhio umano di riconoscere un
ottotipo quando esso sottende 5 minuti d'arco
e quindi discriminare un singolo tratto della
dimensione di 1 minuto d'arco.
Gli ottotipi creati da Snellen possono essere
inscritti in una griglia di 5x5 i cui singoli tratti
compongono le diverse lettere.
Secondo Snellen……….
Questa definizione di visione standard è stata presa
come riferimento per la costruzione di tutte le
grandezze degli ottotipi.
Secondo Snellen……….
Acutezza visiva = Distanza
a cui il test viene
eseguito diviso la
distanza a cui il
dettaglio della lettera
del test sottende un
angolo di 1 minuti di La “frazione di Snellen” viene utilizzata per la
determinazione dell'acutezza visiva e rimane
arco tale (come frazione) anche nella notazione
(e quindi la lettera 5’) cartacea Monoyer (3/10, 12/10 ecc…), una
delle più utilizzate, almeno in Italia.
Calcolo di un Ottotipo
Formula Semplificata
(solo per ottotipi con progressione
decimale):

H = 10/n  0,03  5  d
 H = altezza totale della lettera (mira)
 10/n = inverso della notazione decimale
 0,03 = tangente approsimata dell’angolo
 5 = tratti che compongono la lettera (mira)
 d = distanza della mira in mt 49
Acuità visiva
EDTRS BAILEY LOVIE

5X5 5X4
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ETDRS

• ETDRS è l’acronimo di “Early Treatment


Diabetic Retinopathy Study” ed è un
sistema di esame dell’acuità visiva che ha
sostituito le ben note tavole di Snellen e
di Sloan fornendo agli utilizzatori un
sistema non influenzato dagli
inconvenienti associati a questi
precedenti sistemi.

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ETDRS

 Scala a progressione logaritmica (la differenza fra una


riga e l’altre è di 0,1 log che equivale ad avere una linea
più grande di un fattore 1,2589 rispetto alla successiva
 Numero costante di lettere per fila (5)
 La distanza che separa ogni lettera dalle altre della
stessa riga corrisponde all’ampiezza della lettera stessa
 La distanza che separa due linee corrisponde all’altezza
delle lettere più piccole fra le due righe (es. la distanza
fra le righe di 0,8 e 0,7 sarà uguale all’altezza delle
lettere pari a 0,7)
 Le lettere utilizzate sono: S O C D K V R H N Z che
presentano una difficoltà di interpretazione simile e
sono di tipo Sloan

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TRASCRIZIONE ACUITA’ VISIVA
La misurazione dell'acutezza visiva avviene
valutando il riconoscimento corretto e la
grandezza delle lettere o di altri simboli poste
sulla tabella, siano esse E, C (Landolt), Lettere
di Snellen o simboli di vario tipo.

Nei diversi paesi l'acutezza visiva è annotata


come una frazione, in altri come in un numero
decimale
TRASCRIZIONE ACUITA’ VISIVA
Se annotata come frazione essa può essere riferita
ai metri, piedi o frazione decimale:
- utilizzando i piedi come unità di misura la frazione
espressa è in ventesimi (20/20);
- utilizzando i metri è espressa in sesti (6/6);
- nel sistema Monoyer l'acutezza è definita come
frazione
- LogMAR è un altro tipo di scala utilizzato
comunemente e si basa sul logaritmo del minimo
angolo di risoluzione (Minimal Angle of
Resolution).
Tabelle
di Conversione

unisalento 2010 optobrigida@libero.it 56


TABELLE
DI
CONVERSIONE

unisalento 2010 optobrigida@libero.it 57


ACUITA’ VISIVA 10/10
La visione normale come la si considera
frequentemente deriva dalla definizione di
Snellen “La capacità di riconoscere un ottotipo
quando un suo dettaglio sottende un angolo
di 1 minuto d'arco”, che equivale nelle varie
unità di misura:
20/20 (Snellen), 6/6 (Snellen), 10/10
(Monoyer), 1.0 (decimale) o 0.0 logmar
ACUITA’ VISIVA 10/10
Il sistema visivo mediamente riesce a
discriminare simboli ben più piccoli dei 10/10
spesso citati
In realtà il valore dei 10/10 preso come
riferimento non è l'acutezza visiva massima,
ma è il valore definito “cut-off” per una
visione considerata normale, cioè il valore
minimo per una visione da considerarsi
soggettivamente normale e accettabile
ACUITA’ VISIVA 10/10
Considerando l'occhio umano, la massima
acutezza di un occhio sano, emmetrope (o
emmetropizzato con lenti) è di circa

20/10 e il valore medio


e non di “soli” 1.0 (10/10)
ACUITA’ VISIVA 10/10
In ogni caso non è l'acutezza visiva la sola e
unica abilità visiva necessaria per “vedere
bene”. È fondamentale che vi sia un'adeguata
visione periferica, un ampio campo visivo, dei
corretti movimenti oculari, una adeguata
funzione binoculare, un'accomodazione
esente da problemi e un sistema cognitivo in
grado di decodificare e analizzare
correttamente le informazioni.
ACUITA’ VISIVA RIDOTTA
• Quando l'acutezza visiva è minore del più
grande simbolo della tabella oppure si vuole
realizzare una misura più precisa si può
avvicinare la tabella e ricalcolare poi l'acutezza
visiva in base alla nuova distanza di utilizzo. Se
il paziente non riesce a leggere comunque
nessuna lettera si può testare l'acutezza visiva
con ulteriori metodi
Acuità Visiva Ridotta
Nel caso di acuità visive ridotte si ricorre ad
altri accorgimenti per annotare comunque
un valore di visus:
• Avvicinamento dell’ottotipo
• Contare le dita della mano
• Movimento della mano
• Proiezione e Percezione di una fonte
luminosa

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Acuità Visiva Ridotta
Avvicinamento dell’ottotipo:
facendo osservare la mira da un decimo si invita l’ametrope
ad avvicinarsi fino al suo riconoscimento, quindi si calcola
il visus corrispondente:

Visus nuovo = d nuova . Visus originale


d originale

Esempio:
Visus originale 1/10 - d originale 5 mt – d nuova 2 mt

Calcolo 2 * 0,1 = 0.04 = -----1-------


5 25

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Acuità visiva
Registrazione dei risultati

Considerare l’ultima linea di


lettere che ha permesso al
paziente di riconoscere tutte le
lettere

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ACUITA’ VISIVA
L'annotazione dell'acutezza visiva viene
effettuata tenendo in considerazione:
- la distanza di esecuzione (vicino o lontano),
l'occhio esaminato
- se vi sono mezzi correttivo e di che tipo (lenti
e occhiali).
Per una perfetta e precisa registrazione sono
quindi necessarie diverse informazioni
ACUITA’ VISIVA
• Distanza della tabella
– L (lontano) Per una valutazione che viene effettuata a 3 oppure a 5 metri
– V (vicino) per una valutazione fatta a 40 cm

• Occhio esaminato
– OD (Latin oculus dexter) per l'occhio destro.
– OS (Latin oculus sinister) per l'occhio sinistro.
– OU (Latin oculi uterque) per entrambi gli occhi (visione binoculare).

• Uso di occhiali durante la prova


– cc (Latin cum corrector) con correzione.
– sc (Latin sine corrector) senza correzione.

• Foro stenopeico
– PH (pinhole) nel caso venga usato durante il test il foro stenopeico
Ipovisione e cecità
• Le definizioni legali della riduzione della funzione visiva sono legate
principalmente all'acutezza visiva e sono proposte da enti internazionali.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità propone la distinzione tra:

• Ipovisione
• Cecità
Ipovisione e cecità
Introduce cinque categorie, utilizzando come parametro
soltanto l'acutezza visiva.
• Categoria 1: visus max > 0,3 – visus min. 0,1.
• Categoria 2: visus max > 0,1 – visus min. 0,05.
• Categoria 3: visus max > 0,05 – visus min. 0,02.
• Categoria 4: visus max > 0,02 – percezione luce.
• Categoria 5: cecità assoluta (mancanza di percezione
della luce).

Le prime due categorie si riferiscono all'ipovisione; le


altre tre alla cecità.
CONDIZIONI AMBIENTALI e FATTORI
D’INFLUENZA
I fattori che possono influenzare la rilevazione
dell’acuità visiva sono divisi in base alla loro
origine, si distinguono:

- FATTORI FISICI
- FATTORI FISIOLOGICI
- FATTORI PSICOLOGICI
FATTORI FISICI
- Luminanza
- Contrasto
- Tempo
- Orientamento spaziale
- Colore
- Temperatura colore
- Caratteristiche ottiche dell’occhio o di strumenti
- Errore refrattivo
Acuità visita ed Ametropie
E’ evidente che vi sia una indiretta proporzione
tra qualsiasi Ametropia, non corretta, e Acuità
visiva
più elevata è l’ametropia più basso è il visus

ma nella pratica quotidiana solo con ametropie


miopiche (semplici e-o composte con
astigmatismo) ciò si manifesta.
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Acuità visita ed Ametropie

Esiste una formula approssimativa :

Acutezza visiva = _____0,3______


Ametropia in diottrie

Esempio: Miopia 0,5 >> A.V. 0,6 > 6/10


Miopia 2,0 >> A.V. 0,15 >1,5/10

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FATTORI FISIOLOGICI
- Diametro pupillare
- Eccentricità retinica
- Posizione dei fotorecettori
- Movimento oculare
- Età
- Binocularità e monocularità
Acuità Visiva
ed eccentricità foveolare
L’acutezza visiva varia notevolmente riducendosi
notevolmente man mano che ci si allontana dalla
fovea:

Eccentricità > 0° Acuità Visiva > 1 > 10/10


“ > 2,5° “ “ > 0,5 > 5/10
“ > 5° “ “ > 0,3 > 3/10
“ > 10° “ “ > 0,2 > 2/10
“ > 20° “ “ > 0,1 > 1/10

75
Acuità visiva

Diametro pupillare
•A causa della relazione fra diametro pupillare
e aberrazioni
•Controllare la qualità della visione non solo in
condizioni di elevata luminanza e quindi ridotti
diametri pupillari ma anche a bassi livelli di
luminanza e quindi con diametri pupillari
maggiori

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Acuità visiva: qualità della visione

Diametro pupillare

•Per favorire la dilatazione pupillare


oltre a ridurre la luminanza si può
utilizzare degli stimoli luminosi su
sfondo nero

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Acutezza visiva e sviluppo
L’acuità visiva alla nascita è minima solo intorno
ai 3-4 anni il visus può raggiungere circa i
10/10 dando per buona la … misura!

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FATTORI PSICOLOGICI
- Esperienza precedente
- Attenzione e motivazione
ALTRI FATTORI
- AFFOLLAMENTO
- USO DI ALCOLICI
- USO DI SOSTANZE STUPEFACENTI
SENSIBILITA’ AL CONTRASTO
SENSIBILITA’ AL CONTRASTO
La sensibilità al contrasto non è un tipo di
acutezza visiva ma il contrario. L'acutezza
visiva come normalmente si intende è la
misura della soglia della sensibilità al
contrasto con un contrasto massimo del 100%.
La sensibilità al contrasto è la capacità del
sistema visivo di apprezzare il contrasto
fotometrico, cioè la differenza di luminosità
che presentano due zone adiacenti.
SENSIBILITA’ AL CONTRASTO
SENSIBILITA’ AL CONTRASTO
• La differenza di luminosità
di due aree e la loro
somma (metodo CIE)
definito anche come
contrasto di Michelson o
di modulazione

• Un'altra formula che


permette di esprimere il
contrasto è la formula del
contrasto di Weber
VISIONE CROMATICA
IL COLORE
Il COLORE è definito come, un aspetto
dell’esperienza visiva, caratterizzato da tre
attributi, normalmente, originato dalla
stimolazione con radiazioni di lunghezza
d’onda compresa tra 380nm e 760nm.
IL COLORE
- La struttura atomica dell’oggetto;
- l’interazione di questa con la radiazione
visibile che lo illumina;
- l’attività dei fotorecettori oculari e della
psiche;
danno origine al colore.
CLASSIFICAZIONE COLORI
I colori vengono classificati in primari,
secondari, terziari, complementari
COLORI FONDAMENTALI

Rosso
Blu
Verde

Fondamentali nella sintese addittiva


COLORI PRIMARI
• I colori primari sono il rosso, il blu ed il verde.
I colori primari non sono generati da nessun
altro colore.
COLORI SECONDARI
• I colori secondari sono frutto dell'associazione
fra parti uguali di due colori primari.

I colori secondari sono ad esempio:

il viola (formatosi dall'associazione blu +


rosso);
COLORI COMPLEMENTARI
• Dalle precedenti suddivisioni si possono ottenere le
coppie di colori complementari, ovvero le coppie
composte da un PRIMARIO e dal SECONDARIO
ottenuto dalla mescolanza degli altri due colori
primari.
Ci puo' aiutare a ricordare le combinazioni se
esaminiamo il significato di complementare; difatti si
dicono colori complementari in quanto, se mescolati
con il primario del quale sono complementari,
completano il colore primario ottenendo il nero.
COLORI COMPLEMENTARI
• Quindi le coppie dei colori complementari sono:
rosso e verde (rammentiamo che il verde e' dato dal
giallo + blu);
giallo e viola (rammentiamo che il viola e' dato dal blu
+ rosso);
blu e arancio (rammentiamo che l'arancio e' dato dal
giallo + rosso).
I colori complementari accostati al PRIMARIO al quale
si riferiscono, danno il massimo del contrasto
cromatico
COLORI TERZIARI
• I colori Terziari sono le sfumature dei colori
SECONDARI.
I COLORI: le sintesi
• I colori vengono creati pertanto attraverso
sintesi, da cui distinguiamo:
• SINTESI ADDITTIVA
• SINTESI SOTTRATTIVA
SINTESI ADDITTIVA
giallo, magenta, ciano
SINTESI SOTTRATTIVA
verde,blu,rosso
I COLORI
Visione Cromatica
In condizioni fotopiche, un soggetto normale è
in grado di percepire radiazioni
elettromagnetiche la cui lunghezza d’onda sia
compresa tra 380 e 760 nm.
L’intervallo tra soglia assoluta e l’inizio della
percezione cromatica è
l’intervallo fotocromatico
Visione Cromatica
Luce solare “bianca”

Spettro visibile

Ultravioletto Infrarosso
Visione Cromatica
Visione Cromatica
Visione Cromatica
Lo stimolo luminoso è scomposto dai
fotorecettori, elaborato dalle cellule gangliari
e genicolate, inviato alla corteccia, attraverso
canali specifici, raggiungendo la corteccia
visiva in aree specifiche.
Non vi è un modello univoco in grado di
giustificare la percezione cromatica, ma
diversi.
Visione Cromatica
Nell’antichità si sono succedute una serie di
teorie sulla percezione cromatica le più recenti
hanno focalizzato lo studio sulla cosiddetta
teoria TRICROMATICA.
I principali modelli, che mantengono validità:
- TEORIA DI YOUNG HELMOTZ, per lo stadio
retinico
- TEORIA DI HERING, per le cellule genicolate
- TEORIA DI WALRAVE, più recente
Visione Cromatica

La prima fu quella di Young-Helmholtz (1868)


che affermava l’esistenza di recettori
“specializzati” e selettivi per i tre colori base, i
vari impulsi giunti al cervello vengono
sommati tra loro.
Visione Cromatica

La seconda teoria per giustificare l’effetto del contrasto


consecutivo fu quella di Hering (1876), basata sul
concetto di colore consecutivi dove le tre classi di
fotorecettori reagiscono alla luce per coppie di colori
antagonisti:

rosso/verde – giallo/blu – nero/bianco.


Visione Cromatica
Il terzo gruppo di teorie più contemporanee si evolvono
dalla teoria delle Zone di Walraven la quale riconosce a
livello retinico una certa specializzazione dei recettori ma
aggiunge un ulteriore elaborazione a livello dei Corpi
Genicolati dove si formano le coppie antagoniste
(rosso/verde blu/giallo)
e quello della luminanza (nero / bianco).
Il tutto verrebbe quindi inviato alla corteccia visiva.
Visione Cromatica

Le teorie cromatiche sono tuttora oggetto di studio


e discussione, si concorda comunque in
maggioranza almeno a livello retinico su di una
specializzazione dei coni su canali sensibili nelle
varie lunghezze d’onda e pertanto classificati in
Short (lunghezze basse)
Medium (medie)
Long ( le più alte)
Visione Cromatica
Sensibilità nei canali SML

Short

Medium

Long

400 500 600 700


lunghezza d’onda (nm)
Deficit della Visione Cromatica
Le alterazioni della visione cromatica sono
distinte in 2 gruppi:
- DISCROMATOPSIE(discromie), quando la
percezione cromatica è presente ma differente
dal normale
- ACROMATOPSIE(acromia), quando la
percezione del colore è assente
Deficit della Visione Cromatica

Il soggetto senza deficit cromatici è detto


TRICROMATE NORMALE

Il soggetto con una scarsa sensibilità solo su una


banda cromatica viene detto
TRICROMATE ANOMALO
Deficit della Visione Cromatica
Un soggetto normale presenta 3 pigmenti
retinici.
La TRICOMIA ANOMALA, sono presenti i 3
pigmenti, ma uno di questi differisce dal
normale
La DICROMIA, presenta probabilmente solo 2
fotorecettori
Il MONOCROMATE possiede solo bastoncelli, o
un solo cono
Deficit della Visione Cromatica
I diversi tipi di anomalie fanno riferimento al
fotorecettore coinvolto:
- PROTAN, assorbimento lungh.d’onda elevate,
rosso
- DEUTAN, assorbimento lungh,d’onda medie,
verde
- TRITAN, assorbimento lungh.d’onda brevi, blu
Il TETARTAN è un’anomalia per il giallo , ma che
ancora oggetto di studio clinico
Deficit della Visione Cromatica
A secondo della banda deficitaria si distinguerà in :

PROTANOMALO deficit nel rosso e percepiscono


male il giallo

DEUTERANOMALI deficit nel verde e percepiscono


male il giallo
(i soggetti normali ottengono il giallo da un equilibrata miscela del
rosso+verde in quelli con le suddette anomalie devono aumentare
molto la percentuale del colore di cui sono deficitari)
TRITANOMALI deficit nel blu
Deficit della Visione Cromatica

Quando invece che una anomalia vi è una vera assenza parliamo di


DICROMATI che a loro volta si dividono in :

PROTANOPI >>> assenza del rosso (daltonici)


DEUTERANOPI >>> assenza del verde
TRITANOPI >>> assenza del blu (rari) (foveola centralis)

I primi due tipi vedono ovviamente male anche il giallo, in generale


al posto del colore assente vedono una gradazione di grigio
Curiosità………………
Deficit della Visione Cromatica
Coloro i quali non percepiscono alcun colore
ovvero vedono il mondo in Bianco e Nero
nelle varie gradazioni di grigio sono detti:

MONOCROMATI o ACROMATI
Deficit della Visione Cromatica
L’esame optometrico evidenzia i soggetti con
deficit nella percezione dei colori con test che
utilizzano tavole pseudoisocromatiche

Il test più conosciuto e quello di Ishihara: è


costituito da un mosaico di macchiette colorate
tra le quali un soggetto normale riconosce un
numero o una lettera o un disegno
ISHIARA TESTS
Deficit della Visione Cromatica
Deficit della Visione Cromatica
IL CAMPO VISIVO
IL CAMPO VISIVO
Il campo visivo corrisponde alla regione di spazio
percepibile.
L’esame di tale campo permette di valutare e
rilevare eventuali patologie e condizioni
fisiologiche del sistema visivo e del sistema
visivo centrale.
IL CAMPO VISIVO
I campi visivi di entrambi gli occhi si
sovrappongono formando una porzione
centrale binoculare, di circa 120° di
estensione,
e due falci monoculari temporali, di circa 25-40°
IL CAMPO VISIVO
L’estensione massima del
campo visivo, si ha
verso il lato temporale,
con estensione di circa
90-100°
Poi vi è il lato inferiore con
circa 70-80°
Il lato superiore e nasale
con circa 50-60°
IL CAMPO VISIVO
La MACCHIA CIECA è uno scotoma fisiologico
dato dalla proiezione della papilla ottica nel
campo visivo.
Nel campo visivo binoculare le 2 macchie cieche
vengono compensate dal campo visivo
dell’occhio controlaterale, pertanto questo
scotoma è visibile solo a livello monoculare
CAMPO VISIVO
ANOMALIE DEL CAMPO VISIVO
Le anomalie vengono distinte in relazione a
diverse condizioni
(-anopsia = perdita di visione)
- FORMA
- POSIZIONE RELATIVA
- GRANDEZZA E INTENSITA’
- INIZIO E DECORSO
ANOMALIE DEL CAMPO VISIVO
EMIANOPSIA, perdità di
metà del campo visivo
QUADRANTANOPSIA,
perdita di un settore, un
quarto
OMONIMA, uguale in
entrambi gli occhi
CROCIATA, opposte nei
due occhi
ANOMALIE DEL CAMPO VISIVO
Le anomalie più frequenti,
che portano alla perdita
di una porzione del
campo visivo, sono
dovuti a problemi a:
-RETINA e NERVO OTTICO
-CHIASMA OTTICO
-VIE VISIVE POST
CHIASMATICHE