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BREVE TRATTATO SULLA DECRESCITA SERENA – Serge Latouche

Introduzione
1972 Club di Roma – rapporto sui limiti dello sviluppo;
crescita infinita è incompatibile con un pianeta finito
2007 – si sono succeduti molti rapporti scettici e “catastrofisti” riguardo la crescita
Bisogna rimettere in discussione la logica della crescita. Come?
1. Misurare la portata della crescita attuale
2. PROPORRE L’UTOPIA DELLA DECRESCITA
3. Capire quali strumenti usare per decrescere

Capitolo 1 – Il Territorio della Decrescita


Un ufo nel microcosmo politico
La decrescita è finalmente entrata nel dibattito politico – es. Campagna elettorale italiana dei Verdi 2006
contestazioni alle grandi opere (soprattutto in Italia)
gruppi pro-decrescita (Cambieresti in Veneto)
copertura mediatica aumentata considerevolmente (ancor più oggi nel 2019)

Che cos’è la decrescita?


Slogan politico con implicazioni teoriche
Abbandono della crescita illimitata e della ricerca del profitto – a favore di ambiente e razza umana
abbandono dello sfruttamento
prosumeristico
la Decrescita non è crescita negativa in una società del lavoro (porterebbe disoccupazione e abbandono del
welfare)
È concepibile solo in una società della decrescita
Decrescita come De-crescita – rigetto del culto economico + critica allo sviluppo + politica del dopo-
sviluppo
Non è Sviluppo Sostenibile

La battaglia delle parole e delle idee


Sviluppo Sostenibile = Mistificazione/Slogan Falsificante
pleonasmo – lo sviluppo e di per sé crescita autosostenuta (per sostenibile, secondo
me, non si intende questo, ma sostenibile dal punto di vista dell’impatto
ambientale)
ossimoro – lo sviluppo non è sostenibile né durevole (in questo potrei essere d’accordo,
se si rapportasse l’esempio allo sviluppo dell’individuo da bambino ad adulto, prima o
poi la “crescita” si stabilizza, biologicamente parlando)
anche l’energia pulita è solo “diplomazia verbale”
è un metodo di sottrarsi ai principi di responsabilità e precauzione
serve solo per non cambiare abitudini e perseguire il profitto
sviluppo e crescita – riguardano realtà precise
Sviluppo e Crescita – concetti astratti che determinano una dinamica economica fine a sé stessa

Le due fonti della decrescita


I primi critici della Crescita – Durkheim, Mauss, Polanyi, Fromm…
Limiti fisici della crescita – Malthus (‘700)
Seconda Legge della Termodinamica (Carnot) – entropia - trasformazioni energetiche parzialmente
irreversibili
Nicholas Georgescu-Roegen – individua le implicazioni bio-economiche di
l’economia teorica esclude l’entropia
(es. i rifiuti e l’inquinamento non rientrano nel ciclo produttivo)
ed esclude la terra dal processo di produzione – spezza il legame con la
natura
spreco irresponsabile di risorse
l’economia reale è un processo di natura entropica che si svolge entro
un tempo unidirezionale (no circolarità)
è impossibile una crescita infinita
è indispensabile un’economia legata alla biosfera
Boulding – necessaria economia del cosmonauta (la Terra è una navicella con risorse limitate da
centellinare)

La tossicodipendenza da crescita
Il welfare state e gli stati democratici, per funzionare, presuppongono l’aumento costante del PIL
La società dei consumi poggia su: pubblicità, credito, obsolescenza programmata
= istigazioni a delinquere
* Con la pubblicità “La domanda si sposta dai beni di grande utilità ai beni di grande futilità.”
* Il credito è necessario per far consumare chi non ha reddito sufficiente
terrorismo dell’interesse composto
cost killing – tramite l’outsourcing in paesi con manodopera a basso costo
i costi ricadranno sui dipendenti, sulle generazioni future
* Con l’obsolescenza programmata – consumismo = stile di vita
riparare costa più che sostituire
“drogati da supermercato” – workaholism
beni di consolazione (antidepressivi, droghe)

L’alga verde e la lumaca


es. un’alga verde copre in pochi anni una superficie lacustre, uccidendo la vita del lago perché
“stimolata” dai concimi chimici
es. la lumaca ci insegna la lentezze saggia perché costruisce il suo guscio con spire sempre più larghe
fino a fermarsi di botto per non soccombere al suo peso

Un’impronta ecologica insostenibile


Spazio disponibile sul pianeta: 510mln di km2 |51mlrd ettari
Spazio bioproduttivo (necessario alla vita): 18mila m2 | 1,8mlrd ettari
Con il nostro stile di vita ne consumiamo in media 2,2
Consumiamo il 30% in più della capacità di rigenerazione della biosfera
Perché?
- consumiamo in poco tempo ciò che la terra ha impiegato anni per produrre
- il Nord dipende dal Sud
Debito ecologico: 1960-99 dal 70 al 120%

Una falsa soluzione: ridurre la popolazione


1974 I conservatori americani (Kissinger) propongono di ridurre la popolazione di 13 Paesi del Terzo
Mondo per mantenere il primato USA e garantirsi accesso ai minerali di tali paesi
- far accettare controlli delle nascite
- usare metodi coercitivi in caso contrario (far morire i poveri se le politiche familiari falliscono)
Se tutti vivessero come una famiglia occidentale modesta servirebbero comunque 1,8 pianeti
- ridurre il consumo di carne per aumentare lo spazio di terre coltivabili
la sfida è ripartire equamente le risorse che resteranno

La corruzione politica della crescita


la globalizzazione, l’automobile e la televisione hanno distrutto la cultura popolare, le reti di
protezione sociale e il cervello dei votanti, facilmente manipolabili – tutta colpa del neoliberismo
Il progetto della decrescita deve passare per una riforma della classe politica
(parla di berlusconizzazione)
Capitolo 2 – La Decrescita: un’Utopia Concreta
La rivoluzione della decrescita
necessità di una rivoluzione culturale
- società conviviali, autonome ed econome

Il circolo virtuoso della decrescita serena


Necessari otto cambiamenti interdipendenti per innescare una decrescita serena, conviviale e
sostenibile
1) Rivalutare
cambiare i nostri valori
- collaborazione vs competizione
- altruismo vs egoismo
- piacere del tempo libero ed ethos del gioco vs lavoro (De Masi)
- vita sociale vs consumo
- locale vs globale
- inserimento armonioso nella natura vs controllo
Abbasso tecnica, innovazione e artificialismo
2) Riconcettualizzare
il cambiamento dei valori porta a cambiare la propria visione del mondo
l’economia trasforma l’abbondanza naturale in scarsità attraverso la privatizzazione
delle risorse (ma se hai detto precedentemente che viviamo in un mondo finito, allora ti
contraddici da solo: se il mondo è finito le risorse sono limitate, non è un’invenzione
economica)
dobbiamo trovare un modo di ridefinire i concetti di ricchezza e povertà
3) Ristrutturare
adeguare l’apparato produttivo e i rapporti sociali al cambiamento dei valori
dipende dall’adeguamento della società e dalla fuoriuscita dal capitalismo
4) Ridistribuire
ripartizione delle ricchezze e dell’accesso al patrimonio naturale
ridurre la dipendenza di risorse che il Nord ha rispetto al Sud – evitare di aumentare il
debito ecologico
l’impronta ecologica è uno strumento per determinare i diritti di prelievo
5) Rilocalizzare
produrre a livello locale la maggior parte di ciò che consumiamo
i movimenti di merci e capitali limitati all’indispensabile
la r.5 deve essere applicata anche a cultura, politica e “senso della vita”
6) Ridurre
- limitare il sovraconsumo
- i rischi sanitari (precauzioni + prevenzione meglio che curare); (e il cancro?)
- gli orari lavorativi (dico, se vuoi tornare alle origini e produrre localmente ciò che ti serve è chiaro
che non puoi lavorare per altri, devi lavorare per la tu sopravvivenza…)
“bisogna disintossicarsi dalla dipendenza da lavoro, ritrovare il piacere della produzione
libera”
- turismo di massa (come fai a stabilire cosa è consumo turistico mercificato e cosa è esperienza
reale?); anche l’ecoturismo è un’idea malsana voluta da idee
pubblicitarie
Reimparare ad apprezzare la lentezza e le bellezze territoriali
Una cosa che L. sembra non capire è che la conoscenza di altri mondi possibili è quella che alimenta il
desiderio di viaggiare, acquistare, fare – per eliminare il consumismo dalla società bisognerebbe
depotenziare i mezzi conoscitivi del mondo
7) Riutilizzare e Riciclare
dopo aver detto quello che hai detto, aggiungi che le imprese e i consumatori hanno
bisogno di incentivi per entrare in un circolo virtuoso di produzione riciclabile
Autonomia vs Eteronomia
servitù volontaria alle leggi che ci siamo autoimposti – piacere nella servitù volontaria
Convivialità (Ivan Illich) – spirito del dono nel commercio sociale
Latouche afferma che ciò che dice è rivoluzionario e reazionario allo stesso tempo

La decrescita come progetto locale


Comprende due elementi chiave
* Innovazione Politica
* Autonomia Economica
Pensare globalmente, agire localmente
Inventare la democrazia ecologica locale
- autorganizzazione dei commons
- bioregioni – realtà geografica, sociale e storica| urbane o rurali
– organizzazione reticolare dotata di autosostenibilità (riduzione di diseconomie
interne e di consumo
energetico)
problema: unità decisionali piccole hanno meno potere decisionale e di azione
sono influenzate da unità esterne
soluzione: l’identità locale e la partecipazione attiva del cittadino garantirebbero da sé la
preservazione dello spirito del luogo percepito come bene comune
Slow Cities e Slow Food – contro l’omologazione, basato sul dare e l’accogliere
Michael Singleton – tutto ciò non è nazionalista o paternalista; solo ritessitura del locale per
implementare il senso di comunità che fino agli anni Sessanta era
fortemente sentito
resistenza al liberismo
Rinnovare l’autonomia economica locale
- autonomia alimentare (qui c’è un problema grande quanto una casa: in base al luogo di provenienza e alla
popolazione attualmente presente sul territorio non si può raggiungere una vera
autonomia alimentare, a meno di non trasferire la popolazione in eccesso in altri luoghi,
il che va contro i principi dello stesso autore)
rivalutazione delle attività possibili in quel dato territorio
i consumatori dovrebbero aiutare gli agricoltori nella raccoltaa
agricoltura estensiva
ridurre al minimo il consumo di carne
meno magazzinaggio
- autonomia energetica
energia rinnovabile – si adatta a comunità piccole (quindi contempli la rilocalizzazione anche delle
persone?)
- incoraggiare il commercio locale
crea più posti di lavoro e più stabili
rinforza il tessuto sociale locale distrutto dalla grande distribuzione
(1- avevi detto che bisogna ridurre le ore di lavoro, e con più
botteghe commerciali è più probabile che le ore di lavoro pro-
capite aumentino esponenzialmente;
2 - più piccoli negozi potrebbero portare a più sprechi
alimentari, sarebbe meglio avere un solo ipermercato per area
locale, per ottimizzare il consumo alimentare
3 – problema di monopolio, rincaro prezzi)
- politica monetaria locale
decisioni economiche prese a livello regionale
mantenere la moneta nella regione e creare “monete bioregionali”
- buoni scambio
- buoni acquisto
- monete deperibili
- meno trasporti
(Quando penso in un’ottica locale, quello che mi viene in mente è l’esperienza mafiosa, la perdita di libertà
personale, lo stigma, e meno possibilità di dedicare tempo alla cultura e alla crescita psicologica; poi i
particolarismi dovuti a simpatie e antipatie personali; è impossibile pensare che il localismo possa risolvere le
pulsioni emotive e psicologiche dell’animo umano)
Le iniziative locali di decrescita
Alcune regioni rifiutano gli OGM,
alcune municipalità prediligono imprese locali
servizi di prossimità
bisogna sostituire l’Organizzazione Mondiale del Commercio con un’Organizzazione Mondiale della
Localizzazione (non è per male, ma questo presuppone che si creino delle élite in grado di viaggiare, studiare,
etc. creando più divisione sociale che ricostruzione del tessuto locale)

Ridurre significa tornare indietro?


la dipendenza alimentare regionale è aumentata, causa approvvigionamento globale
delocalizzazione + outsourcing nei paesi più poveri = problema
ridurre questi fenomeni ci aiuterà a sopportare il momento in cui verranno a mancare gli
idrocarburi per il trasporto
gli obiettori di decrescita hanno paura di un ritorno alla miseria
la comunità dovrebbe stabilire i bisogni accettabili (ma la comunità è in grado di decidere secondo giustizia?
solo perché una cosa viene scelta collettivamente e
democraticamente – tipo le leggi razziali in USA – non è
detto che sia giusta)
Hoogendijk propone una divisione dei bisogni
- assoluti/primari (cibo, alloggio, socialità, lavoro) – innegabili ma da non far
sforare oltre un certo limite
- relativi/secondari
*di compensazione per perdite subite (es. di spazi verdi)
*di rimedio
*di prevenzione
*altri creati da sviluppi precedenti
il Sistema crea una varietà infinita di bisogni da soddisfare per supplire a ciò che ci toglie
es. Violenze Simboliche – soppressione della siesta in Spagna per omogeneità degli orari lavorativi

Smantellamento dello stato assistenziale + tagli al bilancio = nuova gestione pubblica e sociale tramite
associazioni e volontariato +
razionalizzazione della gestione
Bisognerebbe riconvertire alla svelta tutto l’apparato industriale (tipo economia di guerra con
razionamenti ma non proprio)
questo garantirebbe da subito felicità, tempo libero e vita sana
(Una cosa che non pensi è che il localismo estremo porterebbe ad una tensione internazionale abominevole per
l’ottenimento dei territori con più risorse, in una sorta di situazione ante-guerra, che potrebbe sfociare in conflitti
difficilmente risolvibili da piccole municipalità, soprattutto dato il tipo di armamenti in possesso di certi territori; tra
l’altro un ritorno a piccole municipalità in Europa, con tutte le teorie destre e sinistre che le propinano, porterebbe
soltanto a tensioni tra le tre superpotenze moderne, che mai si piegherebbero ad una cosa del genere)

La sfida della decrescita per il Sud


L’idea della decrescita nasce in Africa – critiche ai misfatti dello sviluppo (il linguaggio di questo saggio è
così connotativo che non lo potresti mai definire un
“trattato” credibile)
I pericoli della crescita sono ormai planetari
Per l’Africa la decrescita dell’impronta ecologica e del PIL non è auspicabile (come puoi usare il PIL
se tutto il tuo discorso è basato sul rifiuto del concetto di produttivismo?)
ma non bisogna impiantarvi una società della crescita
uno sviluppo alternativo in Africa è direttamente proporzionale alla decrescita del
Nord
- ritrovare identità culturale
- liberarsi dalla dipendenza economica del Nord
- riscoprire tecniche artigianali tradizionali
- legami neo-clanici
La colonizzazione globalista sta raggiungendo anche le comunità incorrotte e induce
- i giovani a disprezzare il loro luogo d’origine e ad andarsene
- l’uso di Internet, televisione, radio (che disgregano il tessuto sociale)
- l’acquisto di prodotti cinesi a basso costo
I paesi del Nord dovrebbero restituire ciò che hanno rubato a quelli del Sud (qualcosa di
sensato finalmente l’ha detto)
attraverso un partenariato della decrescita – non portare più lo sviluppo
occidentale nei paesi poveri
evitare di costruire scuole e centri sanitari (non aiuterebbero davvero a
difendere cultura e salute)
(quindi coltiviamo l’ignoranza e la malattia)
Programma per l’Africa rurale (dopo che hai affermato che ogni paese dovrebbe seguire linee guida
personalizzate e non suggerite da altri)
- diffidare delle false ricchezze occidentali
- usare monete locali
- da monocolture a colture alimentari indipendenti dall’import
- cercare di trasformare da sé le eccedenze (per cui avresti bisogno di apparati industriali)
- usare dighette antierosione
- cucinare con il sole
- creare cisterne
Per la Cina il problema è più elevato – inquina quanto un paese del primo mondo
il consumismo sfrenato è diventato il desiderio della classe in ascesa cinese
i cinesi non hanno la volontà di potenza degli occidentali quindi c’è speranza
Gli occidentali dovrebbero per primi impegnarsi nella decrescita, diventando un esempio per i
paesi in via di sviluppo e indicando loro i mezzi per fare lo stesso (come questo non sarebbe
paternalistico e colonialista? Sei un ipocrita.)

La decrescita è riformista o rivoluzionaria?


Castoriadis La decrescita è una rivoluzione non violenta – il capitalismo non deve essere abbattuto
perché si sta uccidendo da sé;
attività istituente
Cambiamento di cultura, diritto, rapporti di produzione
Progetto politico che deve scendere a patti con il male – la ricerca del bene comune è la ricerca del
male minore
quindi deve essere riformista, per non finire nel terrorismo
Il pragmatismo non è rinuncia dell’utopia concreta

Capitolo 3 – La Decrescita: un Programma Politico


Oggi i governi sono funzionari del capitale; viviamo nella dittatura dei mercati finanziari
L’alternativa va cercata a tutti i livelli, soprattutto quello europeo
Un programma elettorale
1) Recuperare un’impronta ecologica pari o inferiore ad un pianeta
cioè produzione equivalente a quella degli anni Sessanta-Settanta (che praticamente hanno dato il via
a tutto questo)
come? diminuendo i consumi intermedi senza influire sul consumo finale (pubblicità, trasporti,
energia)
2) Integrare ecotasse nei costi di trasporto

3) Rilocalizzare le attività
bisogna rivedere gli spostamenti di uomini e merci sul pianeta
4) Restaurare l’agricoltura contadina
eliminando pesticidi, sostanze tossiche, ogm (macchinari?)
5) Trasformare gli aumenti di produttività in riduzione del tempo di lavoro e in creazione di posti
oggi siamo iper-produttivi in un’ora di lavoro – dividere questa produttività tra più persone
6) Stimolare la produzione di beni relazionali
amicizie e conoscenze, perché la conoscenza è un bene collettivo e può essere consumata da
tutti senza togliere nulla a nessuno
7) Ridurre lo spreco energetico
8) Penalizzare le spese pubblicitarie
per limitare il condizionamento al consumo
9) Decretare una moratoria sull’innovazione tecnico-scientifica
espansione libera del sapere ma dettata dalla phronesis (saggezza nell’atto decisionale)
es: chimica verde, medicina ambientale, agrobiologia vs ricerche per l’agroindustria
no grandi progetti infrastrutturali (TAV)
Per un programma più dettagliato leggere Hulot
ricostruire il ceto contadino, finanziare attraverso forti prelievi fiscali una politica del tempo
liberamente scelto
Progetti di Attac
- fiscalità finanziaria (tasse sulla Borsa)
- tassa sui profitti delle multinazionali
- tassa mondiale sul patrimonio + soppressione del segreto bancario
- tassa su emissioni di CO2
- tassa sulle scorie nucleari
Protezione ambientale a livello globale – l’i. non conosce frontiere
- bisogna prendersi la responsabilità dei danni ecologici causati agli altri
Tutte queste tasse fornirebbero introiti per effettuare le riconversioni e politiche di assistenza
es: sviluppare i trasporti pubblici e aiutare i più poveri che non se li possono permettere
(quindi capisci da te che questa tua politica rende più poveri i poveri e più ricchi i già ricchi…
Come la nuova politica di FB e Twitter sugli annunci pubblicitari politici: non ne accettano
più, ma gli attori già affermati ne hanno beneficiato ed hanno più visibilità delle nuove
proposte. Questo crea elitarismo e più disuguaglianza)
internalizzazione dei costi dei danni ecologici
imprese che si prendono l’onere dell’istruzione e della sicurezza, pagando le ecotasse
Così tutti dovrebbero tener conto degli effetti sociali ed ecologici delle proprie decisioni
molte attività (aviazione civile e trasporto individuale) potrebbero sparire per l’aumento dei costi
Chi vuole cambiare le cose viene ucciso oppure gli tagliano i fondi

Lavoro per tutti in una società della decrescita


gli obiettori di crescita pensano che queste politiche aumenteranno i posti di lavoro, soprattutto nel
settore agroalimentare
grazie agli idrocarburi è come se ognuno avesse a disposizione 50 schiavi (e in una società della decrescita,
quanto ci metteremmo a tornare allo
schiavismo?)
eliminazione di bisogni inutili + posti di lavoro
no lavori parassitari o servili (immagino il lavoro dei grafici, degli esperti di marketing…)
nuovi lavori sostenibili (esperto forestale, ecoarchitetto…)
non bisogna amminchiarsi sul concetto di occupazione e pensare in grande e in lungo

Uscire dalla società lavorista attraverso la decrescita


bisogna difendere i minimi salariali; permettere ai cittadini la realizzazione nella vita politica, privata e
artistica (di quali cittadini? se sei ricco e non devi fare il contadino ti puoi permettere una realizzazione personale in
questo tipo di società…)
riduzione quantitativa e trasformazione qualitativa del tempo lavorativo (sempre se la tua inclinazione è
zappare)
recuperare l’abbondanza perduta delle società di raccoglitori-cacciatori
ciò che ecologicamente irragionevole non è economicamente razionale
bisogna recuperare l’incanto della vita
oggi passiamo il tempo libero in attività mercantili che non ci liberano e non ci permettono di
riappropriarci della nostra esistenza e di raggiungere l’autoproduzione
tempo liberato dal pensiero del prodotto
riabilitazione della vita contemplativa
il valore dato dal brevetto (proprietà intellettuale), dalla pubblicità, di imballaggio vanno eliminati
perché creano solo valore fittizio (in pratica artisti della pubblicità preparatevi a zappare)
oggi ci serviamo di artifici per fare di ogni attività un lavoro – moltiplicazione dei servizi alla persona

La decrescita è solubile nel capitalismo?


non bisogna contestare il capitalismo ma tutte le società della crescita
Marx non contesta la crescita ma la distribuzione dei suoi risultati
= non si può contare sull’estrema sinistra
Eliminare la proprietà privata, i capitalisti e la moneta sarebbe possibile solo con atti di terrorismo
Uscire dallo sviluppo significa reinquadrare i vecchi concetti economici e capitalistici in un’altra logica
(ripetitivo)
Decrescita = ECOSOCIALISMO

La decrescita è di destra o di sinistra?


il programma di buon senso proposto è avversato sia da destra che da sinistra
Esistono anti-utilitarismo, anticapitalismo, anti-produttivismo di destra (io penso ai 5S e Lega)
la critica alla modernità (reazionaria) è avanzata più a destra che a sinistra
La sinistra è tendenzialmente produttivista
Un governo autoritario potrebbe prendere come pretesto la crisi climatica globale per limitare le
libertà senza limitare le disuguaglianze
Da Oligarchia Plutocratica a Ecototalitarismo
Eco-tecno-fascismo

È necessario un partito della decrescita?


attraverso una decolonizzazione dell’immaginario (capitalista) è possibile cambiare la mente della
gente in favore di una DEMOCRAZIA ECOLOGICA
Per ora non è necessario un partito, basta influenzare la gente (Greta Thunberg)
per far evolvere la mentalità e il sentire comune

Conclusione – La Decrescita è Umanesimo?


I fautori della decrescita sono accusati di “anti-specismo”/ ecolatria
in realtà la decrescita è ecologia profonda e umanista
L’“essere umano” è una qualità trascendente che prescinde dalla realizzazione concreta di “uomo”
è concettualmente eterna e distintiva rispetto alle altre specie
- superiorità dell’essere umano
- convinzione di detenere diritti sulla natura
tipicamente occidentale ed estremizzata nell’idealismo americano
La decrescita vuole allontanarsi dalla centralità dell’occidentalismo
La globalizzazione ci mette di fronte al relativismo – regole diverse per culture diverse (inaccettabile
per alcuni che trovano aspetti di certe culture spregevoli) – critiche all’universalismo – va integrato
con il pluralismo
DIVERSALITÀ – eco-moralità – democrazia delle culture – ECO-ANTROPOCENTRISMO
L’artista capisce che l’animismo è l’unica soluzione

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