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ENRICO ANGELO STANCO

LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA


ETRUSCO-LAZIALE NELL’AMBITO DEL III SECOLO A.C.

Introduzione volte a ipotizzare diverse localizzazioni per il


centro di irradiamento di tale produzione 2.
La produzione della ceramica a vernice ne- A seguito dell’indiscutibile identificazione
ra di area etrusco-laziale tra la fine del quarto quasi due decenni or sono dello scarico di un
e il terzo secolo è caratterizzata da un fenome- piccolo ma ricco atelier presso la colonia latina
no di gusto specifico e peculiare che, per la ti- di Signia 3 e del confronto diretto tra tali mate-
pica decorazione, può essere individuato con il riali e quelli consimili di Caere, Tarquinii, Lu-
termine di Gruppo dei Piccoli Stampigli. cus Feroniae e del vulcente interno, chi scrive
Si deve a J.-P. Morel il primo riconosci- giungeva alla conclusione che dovesse ricono-
mento ed inquadramento di tale facies sulla scersi una molteplicità di centri di produzione
scorta dei materiali da lui studiati dai contesti con repertori simili, oltre che un prolunga-
del Foro e del Palatino; nell’ambito di tale in- mento della produzione per tutto il terzo seco-
tervento l’autore ipotizzava una produzione lo, con una plausibile evoluzione per fasi 4 ; gli
romana databile tra la fine del IV ed il primo stessi risultati sono stati raggiunti nell’ambito
terzo del III secolo a.C.1. di una serie di ricerche parallele basate su con-
Negli anni seguenti vari altri autori hanno testi italici e transmarini 5.
avuto modo di studiare nuovi contesti caratte- Un ulteriore approfondimento della que-
rizzati da materiali consimili, provenienti da stione, supportato da esami diretti dei materiali
diversi antichi centri dell’area etrusco-laziale; di Capena e del capenate, del cerite e tarquinie-
l’abbondanza dei rinvenimenti ha portato a se interno, di Tuscana, e Volcii, dell’agro falisco,

1
Morel 1969. vicine nel prodotto a quelle riscontrate a Roma o Pyrgi
2
Roma, Lazio, Cerveteri, Vulci, cfr. Canocchi 1976, (Pérez Ballester 2002, p. 217), e comunque riconosce nel-
p. 95 nota 44; più recentemente, per una produzione a Po- l’ambito della produzione GPS la coesistenza di più offici-
pulonia, Romualdi 1991, p. 78; Romualdi 1992, p. 121-128. ne di area etrusco laziale (Pérez Ballester 2002, p. 220-
Da ultimo sull’argomento Principal-Ponce 1998, p. 43-48; 221); sostanzialmente si nota una consonanza con quanto
Pérez Ballester 2002, p. 220-221. indicato in Bernardini 1986, p. 27-29 e 93. Una o più offi-
3
Stanco 1988. cine con produzione inseribile nel GPS sono state identifi-
4
Stanco 1994; Stanco 1999a; Stanco 2004; Stanco cate nell’ambito dello studio dei reperti provenienti dagli
2005. scavi di Populonia; ai gruppi di importazione (I e II dalla
5
Py 1990, p. 85 e Py 1994, p. 258 e 264; Principal-Ponce necropoli e A e B dalla città), si affiancano infatti prodotti
1998, p. 43-48. In particolare da ultimo il Pérez Ballester locali (III e IV dalla necropoli e C dalla città) (Romualdi
nell’ambito del gruppo L-1, produzioni laziali, individua 1992, p. 123). Ulteriori officine del gruppo sono state indi-
una serie di officine di discreta qualità, anche se con stan- viduate a Veio (Di Giuseppe 2003).
dard irregolare, molto diffuse a Gabii e concettualmente

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di Spoletium, e dei territori di Nursia e Cascia, Seconda fase, (con datazione ± 290-280) di
oltre che una estesa raccolta bibliografica del- dissoluzione dei modelli «protocampani»; re-
l’edito, ha portato a riconoscere caratteristiche stano le forme del periodo precedente, gli
proprie distintive di alcune delle produzioni stampigli, in incavo, perdono la sottile nitidez-
(fig. 1), tali da suggerire un primo impianto di za di tradizione protocampana e assumono un
studio differenziato, con specifici collegamenti disegno più carnoso; iniziano gli stampigli a
alle vicende storico economiche dei vari centri rilievo (palmette). Tipologicamente sono pre-
produttivi e, per l’appunto, tale ipotesi rico- senti palmette, ovoli, piccole rosette e occhi di
struttiva si presenta in quest’ambito. dado, con dimensioni sempre inferiori al mez-
zo centimetro. Anche nella disposizione si per-
de la razionale geometricità originaria, giun-
Definizione gendo ad una sostanziale libertà di composi-
zione con preferenza verso l’unidirezionalità; è
Per la definizione di tale fenomeno di gu- probabilmente proprio in relazione con tale fe-
sto, in considerazione della molteplicità dei nomeno che si avvia la ricerca di motivi circo-
centri di produzione identificati, si è preferito lari e quindi privi di un asse specifico come le
sostituire quella originaria e riduttiva di atelier rosette e gli occhi di dado (fig. 2, 5-6).
des Petites Estampilles con la più comprensiva Terza fase, (con datazione ± 280-260) di de-
menzione di Gruppo dei Piccoli Stampigli (nel rivazione magnogreca, in parallelo con la pro-
testo d’ora in avanti GPS). duzione di Teano e con lo stile Gnathia, a se-
guito dei forti contatti con l’ambiente campa-
no dopo la seconda guerra sannitica e con
Proposta di evoluzione cronologica quello apulo nel periodo del conflitto romano-
tarantino e negli anni seguenti 8. Risulta proba-
L’evoluzione della produzione resta un fe- bile la diretta presenza di maestranze magno-
nomeno ancora complesso da definire con greche nelle officine etrusco-laziali. Alle poche
precisione, ma tuttavia allo stato attuale delle forme vascolari tipiche dei periodi precedenti
conoscenze sembra di poter avanzare una pri- si affianca un ricco repertorio di importazio-
ma seriazione cronologica per macrofasi 6 : ne : oltre alle kylikes e alle «coppe a pareti cur-
ve» sono stampigliati anche i «piatti con orlo a
Prima fase, (con datazione ± 320 7-290) defi- falda» e i tipici vasi di tradizione Teano che
nibile come tardo «protocampana» o di transi- presentano serie di stampigli a occhio di dado
zione, di lontana derivazione dai modelli greci e ovolo disposti a festone. Gli stampigli pre-
«precampani»; le forme vascolari sono ormai sentano figurazioni complesse e molto detta-
quelle del nuovo repertorio, sono stampigliate gliate, costringendo quindi gli incisori ad am-
le kylikes e le «coppe a pareti curve», le coppe pliare il campo, superando frequentemente il
con orlo estroflesso (Morel serie 2672); gli centimetro di diametro. Si consolida la sostan-
stampigli, entro il mezzo centimetro, sono ni- ziale irregolarità nella disposizione. In paralle-
tidi ed incisi con tratto sottile, a palmetta in lo con tale fase prende avvio nell’area la produ-
incavo o a ovolo, e sono disposti ordinatamen- zione di vasi sovradipinti nello stile di Gnathia
te, in numero di quattro, radialmente o a sva- e dei Pocola; alcuni dei quali presentano per
stica (fig. 2, 5-6). l’appunto stampigli figurativi (fig. 3, 5-6).

6
Una prima ripartizione in fasi di tale repertorio in Pé- essere retrodatata nell’ambito dell’ultimo quarto del IV se-
rez Ballester 1987, p. 69-70 : I fase, stampigli in negativo o colo, rispetto alla data del ± 305 ipotizzata dal Morel, cfr.
«alineaciones en relieve», disposti in croce, radialmente; Principal-Ponce 1998, p. 43.
II fase, quattro o cinque palmette, rosette o motivi figura- 8
Per gli influssi tarantini in area Mediterranea cfr. Mo-
tivi, in rilievo; III fase, solo rosette. rel 2002.
7
La datazione dell’avvio di tale fenomeno di gusto deve

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Quarta fase, (con datazione ± 265-240) di o più officine attive nell’ambito del GPS, che
dissoluzione e semplificazione dei modelli ma- producevano anche «Heraklesschalen» e vasi
gnogreci originari, in relazione con la crisi con la H sovradipinta 9.
economica maturata nell’ambito delle vicissi- L’esame diretto dei materiali sembra a no-
tudini della prima guerra punica. Si assiste ad stro avviso indicare la presenza di almeno due
una progressiva ma radicale semplificazione distinte officine di superiore livello qualitativo
del repertorio vascolare; forme tipiche sono la che, per la notevole presenza nei contesti ur-
«coppa con orlo a mandorla» ed il «piatto con bani e suburbani e per il forte impatto sul mer-
orlo distinto». La stessa situazione è riscontra- cato, in particolar modo su quello transmari-
bile negli stampigli, che divengono general- no10, sono verosimilmente attribuibili a Ro-
mente molto grandi (fino ai due centimetri), ma11.
quasi esclusivamente rosette, con disposizione La prima è caratterizzata da una vernice
centrale, spesso incorniciati da ampie fasce a brillante, nera a volte bluastra, con rare chiaz-
rotella (fig. 4-6). ze verde oliva e corpo ceramico duro e ben
Quinta fase, (con datazione ± 240-210) alle cotto color nocciola, grigio nocciola; le pareti
forme ancora in uso si aggiungono alcuni kan- sono spesse, in particolar modo all’attacco del
tharoi di tradizione toreutica; si mantiene la ti- piede, che presenta quasi sempre profilo ret-
pologia degli stampigli della fase precedente tangolare o subrettangolare, anche se a volte
che vengono affiancati da nuovi tipi con rilievi con deformazioni; coste di lisciatura evidenti
complessi, in particolare connessi al culto di danno sovente alle pareti esterne un profilo
Ercole, forse in seguito ai nuovi influssi cultu- poligonale. La seconda, che per il resto presen-
rali giunti con la fine della prima guerra puni- ta consimili caratteristiche e spesso gli stessi
ca. Gli stampigli sono molto grandi, con dispo- stampigli, si differenzia per la vernice che,
sizione centrale, spesso incorniciati da ampie sempre di buona qualità, è lucida o semilucida
fasce a rotella (fig. 4-6). ma non brillante con rare chiazze bruno rossa-
stre.
Ambedue le produzioni presentano un im-
ponente repertorio di terza, quarta e quinta fa-
Le singole produzioni se, ma, almeno allo stato attuale delle cono-
scenze di chi scrive, non vi sembra documen-
tata la prima fase e la seconda è nota solo da
La produzione romana (fig. 1, 3-6, 16) scarsi esemplari12.
Una considerazione di rilievo è che il reper-
Le analisi condotte recentemente dall’Olce- torio influenza una serie di officine periferi-
se su 20 campioni da Roma (area del Tevere – che, come quelle di Lucus Feroniae e Carseoli,
tempio della Concordia) hanno confermato l’i- sia per la morfologia delle forme che per gli
potesi dell’attribuzione ad area romana di una stampigli, che a volte sembrano riprodotti me-

9
Olcese 1998, p. 142-144. Un quadro generale della (Canocchi 1976) e molti degli esemplari iberici (Principal-
produzione in Bernardini 1986, p. 27-29, che a nota 5 pre- Ponce 1998, p. 43-48); per i rinvenimenti in Sardegna cfr.
senta un breve elenco di contesti urbani con consimili ce- Tronchetti et alii 1992, p. 86-88, anche se non tutti gli
ramiche; l’autrice peraltro nota differenze a volte notevoli esemplari documentati sono di officina romana; da Aleria
tra i singoli pezzi del campione, ipotizzando officine diver- sono verosimilmente di officina romana i pezzi Jehasse
se o differenti standard all’interno della medesima offici- 1960, p. 77-80 e tav. IV-IV, n. 3-10, p. 73-74, tav. I n. 3. Un
na. elenco anche in Morel 1988, p. 51.
10
A Populonia sono stati individuati recentemente nu- 11
Per la produzione da ultimo Principal-Ponce 1998,
merosi pezzi di importazione di verosimile produzione ro- p. 43-48 con una accurata e completa descrizione delle ca-
mana (gruppi I e II dalla necropoli e A e B dalla città : Ro- ratteristiche tecniche delle officine romane.
mualdi 1992, p. 123). Sempre ad officina romana sembra- 12
Una possibile spiegazione del fenomeno oltre, nel-
no attribuibili i pezzi da Roselle editi dalla Canocchi l’ambito della disamina della produzione cerite.

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diante calco o forse potrebbero derivare dai cus Feroniae, alla quale tale vaso può essere
medesimi punzoni, adombrando l’ipotesi di fi- con ogni verosimiglianza attribuito. Trattasi
liali o, più probabilmente, dell’emigrazione di comunque di diverse produzioni che risentono
singoli officinatores verso altre zone (forse in di una facies comune, con circolazione di car-
parte nell’ambito del dinamismo demografico toni o artigiani specializzati.
della politica coloniare attuata dallo stato ro-
mano). L’influenza su tali officine minori, che L’officina Signina A (fig. 1, 7-8)
sembra cogliersi anche nelle produzioni di al-
tri centri13, è tale che potrebbe ipotizzarsi l’in- L’officina più antica finora individuata è
dividuazione di un sottogruppo specifico nel- quella identificata come Signina A17 : l’impian-
l’ambito del GPS, di forte influsso romano, a to produttivo sorgeva fuori delle mura della
fronte di un sottogruppo di influsso etrusco (o città, quasi a valle, in una posizione particolar-
etrusco laziale?); le differenze potrebbero es- mente poco difendibile; sembra possibile data-
sere cronologiche (fasi prima e seconda influs- re la produzione nel breve periodo compreso
so etrusco, altre influsso romano), ma vi sono tra la sconfitta degli Ernici del 306 e la scorre-
anche elementi tecnici, come il differente spes- ria dell’esercito epirota fino ad Anagnia del
sore delle pareti dei vasi riscontrabile nei due 28018 : L’officina produce anche ceramica so-
sottogruppi, che sembrano suggerire diverse vradipinta, a figure rosse (Genucilia) e con de-
premesse di impostazione nei metodi di lavo- corazione a vernice nera. Per la produzione di
razione. ceramica a vernice nera sono attestate forme
Una parte dei pocola deorum noti sono at- antiche, alcune ancora di tradizione proto-
tribuibili ad officina romana, la bibliografia campana, e stampigli molto piccoli, palmette
scientifica sull’argomento è certamente esau- in incavo, ovoli, rosette stilizzate, palmette,
stiva14, ed è ormai accettato comunemente lo con disposizione sia regolare (a svastica) sia ir-
stretto legame tra tale produzione e quella del regolare. Risulta evidente l’assenza della terza
GPS ma sembra il caso di sottolineare il fatto fase magnogreca e una limitata attestazione
che tale produzione doveva essere diffusa tra della stessa seconda fase della produzione. Le
le varie officine15 e che la miglior prova di tale analisi condotte dall’Olcese hanno dimostrato
conclusione è rappresentata dai noti piatti con che le ceramiche a vernice nera di Segni sono
elefante da guerra. Allo stato attuale si cono- riconducibili ad un gruppo ben distinto, carat-
scono infatti tre piatti, della stessa forma, con terizzato da argille di area geologica differente
tale scena sovradipinta : uno completo dalle da quelle da cui provengono le consimili cera-
necropoli capenati, quindi due altri esemplari miche di Roma e Cerveteri19. Le caratteristiche
uno completo da Aleria e uno mutilo da Nor- tecniche sono già descritte 20.
chia16 ; mentre il pezzo da Norchia presenta
tutte le caratteristiche per essere inserito nel- Le officine ceriti (fig. 1-2, 9)
l’ambito della migliore officina romana del
GPS, e quello da Aleria nella officina di secon- La prima ipotesi di una produzione cerite
daria qualità, nel pezzo capenate si riscontra- di ceramica a vernice nera dell’«Atelier des
no le tipiche caratteristiche dell’officina di Lu- Petites Estampilles» era stata avanzata dalla

13
Per esempio nella produzione di Rimini «enclave cé- 16
Capena, Roma medio repubblicana 1973, p. 66-67 e
ramique romaine» (Morel 1988, p. 52). Sull’influenza di tav. IX n. 33; Aleria, Jehasse 1973, p. 186-187 e tav. 99,
Roma sulle officine coloniari Morel 1988. n. 320; Roma medio repubblicana 1973, p. 67; Norchia,
14
Morel 1980, p. 92-93; Bernardini 1986, p. 91-92; Mo- Colonna Di Paolo – Colonna 1978, p. 127, e tav. CXXI-
rel 1988, p. 51, 60; Pérez Ballester 2003, p. 222-223. CXXII n. 79; inoltre p. 367-368.
15
In particolare i rinvenimenti di Rimini confermano 17
Stanco 1988.
che una parte dei pocola, da data posteriore al 268, erano 18
Torelli 1978, p. 128-130, ad ann. 280.
prodotti in tale centro; su tutto il problema Morel 1988, 19
Olcese 1998, p. 144.
p. 60; Pérez Ballester 2003, p. 222. 20
Stanco 1988.

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LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 161

Melucco Vaccaro 21 sulla base dei materiali parte del territorio, si può ragionevolmente
dello scavo di Pyrgi; le analisi condotte dal- supporre una crisi economica del centro etru-
l’Olcese su 21 campioni da Cerveteri hanno sco e delle sue produzioni 25 testimoniata an-
confermato la fondatezza di tale costruzione che dalla abbondante presenza di importazio-
dimostrando che le ceramiche a vernice nera ni di vasi della fase magnogreca della produ-
di Cerveteri costituiscono un gruppo a parte zione romana del GPS nel territorio e nella
che, pur mostrando caratteristiche di compo- stessa area urbana di Caere 26.
sizione simili a quelle di Roma 22, si differen- I rinvenimenti di Pyrgi rispecchiano in so-
ziano nettamente per valori diversi di alcuni stanza tale situazione 27 anche se si ravvisano
elementi 23. importanti peculiarità : sono presenti vari vasi
La produzione cerite, molto probabilmente con stampigli di tipo protocampano e quindi
organizzata su più officine, presenta una note- numerosi esemplari attribuibili alle prime due
vole quantità di stampigli diversi, di piccole di- fasi della produzione cerite; per la produzione
mensioni, prevalentemente palmette in incavo romana del GPS pochi sono gli elementi attri-
e in rilievo, inseribili nell’ambito delle prime buibili alla fase magnogreca 28 in consonanza
due fasi; allo stato attuale si conoscono po- con l’ipotesi secondo la quale la distruzione
chissimi stampigli inseribili nella fase magno- del santuario sarebbe inquadrabile nel periodo
greca : un tipo di maggiori dimensioni con tra la conquista romana e la deduzione della
triskeles e, ipoteticamente, un tipo di piccole colonia 29, negli anni attorno al 270 30, anche se
dimensioni con delfino documentato a Pyrgi 24. potrebbe forse ravvisarsi un certo iato tra l’in-
Sembra pertanto plausibile l’ipotesi che l’area cendio e l’abbandono del sito e l’azione di livel-
cerite fosse entrata in contatto con il nuovo re- lamento dell’area, che potrebbe datarsi attorno
pertorio poco prima dello scontro con Roma alla metà del secolo 31. A differenza infatti di
del 273, quando, a seguito della confisca di quanto riscontrato a Caere si nota la presenza

21
Melucco Vaccaro 1970, p. 503-504; Colonna Di Paolo ramica importata - Olcese 1998, p. 144.
1988-1989b; inoltre Pérez Ballester 1987, p. 69; Principal- 27
I disegni degli stampigli editi sono purtroppo molto
Ponce 1998, p. 43. schematici; è probabile che un esame autoptico possa ri-
22
Secondo l’Olcese le officine ceriti utilizzano, come le velare molti più punti di contatto con gli esemplari esami-
romane, una materia prima originaria dei livelli argillosi nati a Cerveteri.
del Pliocene marino e del Pleistocene inferiore (Olcese 28
Melucco Vaccaro 1970, fig. 379, n. 32-36; fig. 380,
1998, p. 144). n. 69-70?; fig. 381, n. 112-113; Pandolfini Angeletti 1988-
23
Olcese 1998, p. 144. 1989, fig. 54 : stampiglio a rosetta; Colonna Di Paolo 1988-
24
Melucco Vaccaro 1970, p. 253, fig. 179 n. 7. 1989a, fig. 215 : stampiglio a rosetta; fig. 256, stampiglio
25
Sulla guerra romano-cerite del 273 e sulle sue disa- con cratere.
strose conseguenze per gli sconfitti cfr. Sordi 1960 p. 123- 29
Vi sono molti dubbi sulla data di fondazione ma, an-
134, Torelli 1978, p. 219-220, ad ann. 273; Humbert 1978, che in considerazione delle date delle colonie costiere li-
p. 405-415; non ritengo inoltre fuori luogo l’osservazione mitrofe (264 a.C.? colonia di Castrum Novum; 247 a.C. co-
che la via Cornelia, di collegamento tra Roma e l’entroter- lonia di Alsium; 245 a.C. colonia di Fregenae : Salmon
ra cerite (e forse tramite questo la stessa Caere), potrebbe 1969, p. 79; Graham Mason 1992, p. 82-83) sembra accet-
plausibilmente essere attribuita al console del 270, tabile una datazione attorno alla metà del III secolo, forse
Cn. Cornelius Blasio, collega del più noto C. Genucius verso il 264 (cfr. anche Salmon 1969, p. 79; Humbert 1978,
Clevsina documentato in un edificio pubblico cerite (per 411-413; Graham Mason 1992, p. 82).
quest’ultimo, Cristofani 1989). 30
Colonna 1988-1989.
26
Tali dati, frutto di studi personali, sembrano suffra- 31
In Colonna Di Paolo 1988-1989b, p. 322, riprendendo
gati dalle recenti pubblicazioni : vasi attribuiti alla produ- quanto già esposto dalla Melucco Vaccaro, si nota come i
zione romana del GPS sono editi in Santoro 1992, F5.4, materiali più tardi dagli strati interessati all’indagine pos-
F5.5, F5.6; in Enei 1987, è documentato uno strato prece- sano giungere alla metà del III secolo; si avrebbe pertanto
dente al 273 a.C., con i tipici stampigli ceriti. La medesima l’abbandono dell’area al 273, con scarsa presenza di ele-
osservazione emerge anche dalle analisi dell’Olcese, secon- menti più tardi dovuta a frequentazioni sporadiche del si-
do la quale tre campioni, sui 21 analizzati da Cerveteri, per to fino alle sistemazioni per la colonia verso la metà del
le caratteristiche chimiche ricadono nel gruppo dei cam- secolo (264?), anche se si deve notare che le stratigrafie
pioni analizzati da Roma, dimostrando che si tratta di ce- superiori del sito per ammissione degli editori potrebbero

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di pochi esemplari di stampigli molto grandi, a le stesse caratteristiche tecniche descritte sem-
rosetta, disposti al centro del vaso e contornati brano corrispondere.
da fasce a rotellatura evidentemente inseribili Tale situazione potrebbe suggerire che o,
nella quarta fase della produzione 32, che po- per motivi che restano ancora da chiarire, in
trebbero anche essere dovuti ad intrusioni nel- una prima fase Roma dovesse rivolgersi per il
lo strato 33. Alcuni ulteriori elementi cronologi- proprio mercato interno alle produzioni ceriti
ci possono trarsi dal riempimento del pozzo S, (anche solo in parte), oppure gli standard pro-
da datarsi attorno al 270 34, nel quale si notano duttivi delle officine di questi due centri doves-
pochi pezzi in ceramica a vernice nera tra cui sero risultare in tale periodo pressoché identi-
un fondo con stampigli di prima fase, parte di ci, e in tal caso solo i contatti con il mondo
una coppa con stampigli e un guttus su alto magnogreco porteranno in seguito ad una net-
piede Morel specie 8140 o 8160 inseribili nella ta differenziazione del prodotto delle officine
terza fase 35. romane.
Un quadro più complesso della vicenda po- Gli stretti legami politico-economici che
trebbe risultare da una serie di rinvenimenti di caratterizzano il rapporto tra Roma e Caere tra
pezzi di produzione cerite certa o probabile ef- il IV secolo e gli inizi del III sono comunque
fettuati in area romana o a Roma stessa : sono ormai dato assodato, che potrebbe essere ulte-
infatti certamente attribuibili a tale gruppo di riormente evidenziato dalla presenza di ele-
officine (per diretta autopsia) le coppe rinve- menti della nobiltà cerite nel senato e nelle ca-
nute sul Gianicolo e presentate nell’ambito di riche magistratuali romane 38 ; il rapporto può
questo convegno da Rita Santolini e il cosid- essere spiegato anche per la comunanza di in-
detto «atelier 96» identificato a Roma dal Mo- teressi legati ai traffici commerciali peninsula-
rel 36 presenta strettissimi rapporti con le cop- ri, Caere offriva il porto transmarino di Pyrgi e
pette consimili molto diffuse in area cerite. Roma il controllo delle vie interne; una situa-
Inoltre alcuni pezzi dal Foro e dal Palatino 37 zione consimile sembra legare Tarquinii, con il
presentano stampigli identici o comunque porto di Graviscae, a Falerii (le esportazioni di
molto simili a quelli riscontrabili nella produ- ceramica falisca sembrano infatti concentrarsi
zione certamente attribuibile ad area cerite, e a Tarquinii 39, e in tale chiave si spiega l’acre

non essere esenti da intrusioni di materiali più tardi (Me-


lucco Vaccaro 1970, p. 502), relativi alla frequentazione
dell’area spianata e quindi alle fasi della nuova colonia.
32
Melucco Vaccaro 1970, p. 485-486 e fig. 380, n. 64 e
73, p. 494 e fig. 381, n. 122-12; Colonna Di Paolo 1988-
1989a, p. 305 e fig. 263 n. 2.
33
I pezzi provengono dallo strato Ab-g della piazza del
santuario, strato non sicuramente chiuso e pertanto non
esente da possibili infiltrazioni : Melucco Vaccaro 1970,
p. 502.
34
Colonna 1988-1989, p. 320.
35
Pandolfini Angeletti 1988-1989, p. 68-69 e fig. 53-54,
n. 5, 8, 9.
36
Morel 1965, p. 215-216; Morel 1981, p. 51; da ultimo
Principal-Ponce 1998, p. 48-49.
37
Morel 1965, n. 283, 365-6, 407-9, 411-2, 425, 453-4,
465, 532.
38
Lo dimostrerebbe il Q. Aulius Caeretanus console nel
323 e nel 319 e quindi magister equitum nel 315 a.C.; per Dalla tabella si evince facilmente che Falerii esportava
Caeretanus come cognome di rilevanza geografica cfr. Ka- in Gallia ed Iberia attraverso la rotta costiera per Genova e
janto 1965, p. 48-49 nota 2. quella per la Corsica, più complesso stabilire il tipo di
39
Si spiegano in tal modo le esportazioni di ceramiche commercio, che avrebbe potuto anche svolgersi per vie in-
di produzione falisca nel mediterraneo, evidenziate dal Jo- terne, con l’area campana e con la Basilicata; apparente-
livet (1980) mente l’area punica e mediterranea meridionale sembrano

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LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 163

contrasto per il controllo di Sutrium e Nepet, pareti curve»). Non risultano coste di lisciatu-
poste lungo tale asse di collegamento). ra, a volte sono presenti sottili solcature isolate
La distribuzione del prodotto delle officine o a gruppi.
ceriti resta comunque un fenomeno ancora La vernice, distribuita per immersione, si
tutto da definire. L’esame dei contesti dei terri- presenta di carattere ineguale : si passa da ver-
tori interni cerite e tarquiniese dimostra due nici brillanti e compatte a opache scrostabili e
distinte aree di commercializzazione con scar- ampiamente chiazzate e spesso si riscontrano
si punti di interazione limitati a pochi siti di ampie zone acrome. Il piede appare quasi
frontiera, e tale situazione sembra rispecchia- sempre acromo come anche la parte inferiore
re la contemporanea conflittualità dei rapporti delle pareti.
tra Roma e Caere da un lato e Tarquinii e Fale- Il cerchio di impilamento a depressione
rii dall’altro 40. Ben altro orizzonte sembra molto sottile (quasi sempre decentrato), il di-
aprirsi sulla base dei rinvenimenti di Aleria, sia sco di impilamento quasi sempre presente e di
per la ceramica a vernice nera che per le con- colore notevolmente differente e, soprattutto,
temporanee classi figurate 41, qualora si consi- l’accurata attenzione nel lasciare acromi i pie-
deri la problematica delle notizie relative ad di fanno ipotizzare un impilamento diretto dei
una antica colonizzazione etrusco-romana del- vasi, senza elementi distanziatori; la notevole
la Corsica; è infatti presumibile il coinvolgi- differenza di esito nel prodotto finito porta
mento diretto di Caere e dei suoi porti nella po- inoltre ad ipotizzare che dovesse trattarsi di
litica transmarina di Roma almeno per il IV una produzione molto trascurata, con fornaci
secolo 42. e artigiani generalmente poco specializzati e
Caratteristiche tecniche. Corpo ceramico : probabilmente concentrata alla saturazione
il colore è sempre chiaro, giallo nocciola o del mercato locale.
nocciola, raramente rosato, di solito non pre- Le forme principalmente prodotte sono
senta chiazzature. La consistenza è dura, la tre : la «coppa a pareti curve» (Morel 2783/
frattura irregolare e molto granulosa, ben de- 2784 e consimili 43) quasi sempre stampigliata,
purato, presenta spesso inclusi di sabbie vulca- la variante di piccole dimensioni (Morel 2787
niche di piccole dimensioni e poco diffusi e in- e consimili), la coppa con pareti «a curva e
clusi bianchi opachi un poco più piccoli e dif- controcurva» (Morel 2621); sono attestate an-
fusi (di probabile origine vulcanica), e sempre che altre forme come la brocchetta «a bocca
finissimi inclusi brillanti; inoltre sono quasi tonda» (Morel 5220), la Kylix Morel 4253
sempre attestate minuscole porosità poco dif- (quasi sempre stampigliata) ed altre più rare.
fuse. Gli stessi ateliers producono piattelli tipo Ge-
Tornitura e lisciatura abbastanza irregola- nucilia e oinochoai tipo «Phantom group» an-
ri : si riscontrano prodotti ben torniti e accu- ch’essi molto trascurati.
ratamente lisciati ma soprattutto vasi mal tor- La forma del piede appare notevolmente
niti, con evidenti malformazioni e con una li- standardizzata, il tipo più diffuso è il Morel
sciatura trascurata. Le pareti sono in genere 321 a, con parete esterna rigonfia ad echino e
sottili (e presentano a volte un ulteriore assot- parete interna obliqua (molte le varianti, de-
tigliamento subito sotto l’orlo nelle «coppe a terminate soprattutto dallo schiacciamento); il

interdette ai commerci falisco-tarquiniesi e aperte a quelli produzioni romane o di centri con repertori romanizzanti
romano-ceriti, i cui materiali sembrano peraltro strana- (Pyrgi, Castrum Novum, Forum Clodii?) e sembra di poter
mente assenti nella narbonense. notare una consimile situazione anche per il territorio che
40
Cfr. in merito Stanco 1999c e Stanco 1999d : «In una era stato di Tarquinii».
prima fase (fine IV secolo-270 a.C.) i prodotti delle officine 41
Jolivet 1980, p. 708-711.
ceriti e di quelle tarquiniesi si diffondono nei rispettivi ter- 42
Sordi 1960, p. 91-106. In tale direzione si giustifica la
ritori con rari casi di sconfinamento; in un secondo mo- presenza di ceramiche figurate ceriti a Cartagine, Jolivet
mento (270-fine III secolo a.C.) nell’area che era stata alle 1980, p. 708.
dipendenze di Caere le officine ceriti vengono sostituite da 43
Su tale forma cfr. Bernardini 1986, p. 51-52.

.
164 ENRICO ANGELO STANCO

fondo esterno può essere piatto, lievemente ra è possibile riconoscere un primo periodo di
bombato o, più frequentemente, lievemente influsso generico etrusco-laziale, in parallelo
conico. con le prime due fasi della produzione etrusco
A differenza di quanto denotato a proposito laziale, seguita da un secondo periodo di forte
della scarsa cura nella fabbricazione dei vasi influenza romana, in relazione con la terza fa-
gli stampigli si presentano sempre curati, mi- se della produzione di influsso magnogreco,
nuscoli con tendenza al calligrafismo nell’inci- caratterizzata sia dagli stampigli, in alcuni ca-
sione, e molto frequentemente in incavo. Note- si identici a quelli della produzione romana
vole anche il tentativo di disporli con regolari- ma meno nitidi e forse ricalcati, sia dal tipico
tà di disegno, anche se spesso mal riuscito. La inspessimento delle pareti dei vasi all’attacco
disposizione cambia inoltre a seconda del tipo del piede. Oltre che a Roma stessa un preciso
dello stampiglio; un elenco degli esemplari punto di contatto si individua con i rinveni-
identificati nella tabella in appendice. menti di Carseoli : è possibile anche in que-
st’ultimo caso ipotizzare la presenza di un
L’officina di Lucus Feroniae (fig. 1, 10-14) «atelier» locale di influsso romano. L’evoluzio-
ne della produzione seguirà per tutto il terzo
I materiali ceramici emersi nello scavo del- secolo quella della produzione romana (fasi IV
la stipe votiva di Lucus Feroniae, documentano e V).
sufficientemente la produzione della officina Risultano presenti tutte le forme attestate
locale dalla fine del IV secolo al 211 a.C., anno nella tipologia della produzione romana, con
in cui il santuario viene distrutto dalle soldate- una particolare preponderanza delle «coppe a
sche di Annibale 44. Nella piazza del santuario pareti curve»; nell’ambito di tali forme la qua-
gli scavi hanno finora portato in luce solo re- si totalità degli esemplari presenta decorazio-
perti frammentari (eccetto che per le forme ne stampigliata. Per quanto riguarda gli stam-
miniaturistiche), tanto da poter supporre più pigli si deve sottolineare l’estrema ricchezza
che la presenza di una stipe vera e propria, la del repertorio : nelle tavole si presentano 170
creazione di una vasta colmata effettuata in tipi diversi ma si è dovuto operare una selezio-
seguito al saccheggio annibalico o all’incendio ne soprattutto per quanto riguarda i motivi a
del 196 45 : tra i materiali non sono infatti fino- palmetta e a rosetta, dei quali esistono nume-
ra riscontrabili elementi attribuibili al secondo rose versioni in più varianti; nella produzione
secolo. lucoferoniense risultano in pratica attestati
La presenza di scarti di fornace di ceramica quasi tutti i motivi presenti nelle varie edizioni
sovradipinta (skyphoi del gruppo «Ferrara T di materiali del GPS, a dimostrazione della ric-
585 meridionale» 46) e di plastica votiva, indica chezza e dell’importanza dell’officina 47.
l’esistenza di una produzione locale ricca e I prodotti lucoferoniensi presentano quali-
complessa connessa con il santuario; si segna- tà variabile, più frequentemente medio bassa,
la inoltre che la ceramica sovradipinta, presen- con dischi di impilamento rosso arancio e ver-
te nei gruppi del «Phantom group», dello stile nice, che varia da lucida o semilucida a opaca,
di Gnathia e dei Pocola, presenta le stesse ca- spesso non coprente e tendente al bruno o al
ratteristiche tecniche della ceramica a vernice rossastro. Le pareti sono più sottili nei vasi più
nera, indicando anche per tali oggetti una fab- antichi, sempre spesse in quelli di III, IV e V
bricazione locale. fase; il corpo ceramico, ben depurato e duro
Nella produzione di ceramica a vernice ne- con frattura lievemente granulosa, presenta un

44
Sil. 13.86-91; Liv. 26.11.8-10.Vi era forse un qualche Sgubini Moretti – Bordenache Battaglia 1975, p. 93-175,
dubbio su tale evento già nelle fonti antiche huius popula- p. 94-95.
tio templi haud dubia inter scriptores est Liv. 26.11.10; Har- 45
Liv. 23.26.8; Sgubini Moretti 1977, p. 28.
ris 1971, p. 135 nota 6; per le fonti cfr. commento a Coelius 46
Pianu 1982, p. 71-72; Jolivet 1980, p. 713-716.
28 (Peter). I rinvenimenti effettuati hanno dimostrato la 47
Sgubini Moretti – Bordenache Battaglia 1975, p. 154;
storicità del fatto, cfr. Bloch – Foti 1953, p. 65-77, p. 75; Stanco 2004; Stanco 2005.
Bartoccini 1961, p. 250; Sgubini Moretti 1977, p. 26-27;

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LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 165

colore nocciola più o meno chiaro e a volte più rari, di seconda; resta difficile stabilire se
tendente al rosato; la lisciatura non è sempre si tratti di prodotti locali o piuttosto di impor-
accurata. tazioni da aree diverse, come per esempio la
vicina Nepet, dove peraltro il repertorio Picco-
La produzione vulcente (fig. 15) li Stampigli convive con le produzioni di in-
flusso falisco 51. Sembra possibile l’estinzione
La produzione vulcente risulta ancora poco
del repertorio a seguito delle guerre del 293-
nota, ma vi si riconosce una evoluzione coe-
292; negli anni immediatamente precedenti
rente con il quadro generale, sia pur caratte-
alla distruzione del 24152 appaiono nuovi vasi
rizzata dalla presenza di forme diverse, come
di influsso romano di quarta fase, evidente in-
la tipica olla biansata, con confronti nella pro-
dice di forti relazioni culturali con l’area ro-
duzione tarquiniese, su probabile influsso del-
mana 53. Le caratteristiche tecniche sono già
le officine etrusco-settentrionali 48. Si deve rile-
descritte 54.
vare una apparente povertà del repertorio nel-
la terza fase magnogreca in plausibile
relazione con l’esito sfavorevole della guerra La produzione tarquiniese (fig. 18)
contro Roma del 280 49 ; non è un caso che uno
Un recente studio approfondito corredato
dei più importanti lotti di ceramica attribuibi-
da analisi chimico-fisiche dei campioni cera-
le alla terza fase delle officine romane sia stato
mici provenienti dagli scavi della Civita ha di-
rinvenuto proprio nelle necropoli vulcente
mostrato la fondatezza dell’ipotesi di una pro-
fig. 16), indice evidente di una importazione
duzione tarquiniese nell’ambito del GPS; tale
massiccia da datare negli anni immediatamen-
indagine ha portato alla suddivisione dei rin-
te seguenti la sconfitta. (si tratta di una trenti-
venimenti in cinque gruppi, i primi due di im-
na di vasi) 50.
portazione da area laziale di alta ed elevata
I prodotti vulcenti sono generalmente di
qualità, quindi gli altri tre di produzione loca-
buona qualità, caratterizzati dalle pareti ab-
le, di elevata, media e bassa qualità 55. Il primo
bastanza sottili e da una cottura ad alte tem-
gruppo viene identificato con l’«Atelier des
perature che porta il corpo ceramico, ben de-
Petites Estampilles» romano e forse anche il
purato e duro, ad un colore rosa scuro spesso
secondo potrebbe avere la medesima prove-
tendente al grigio; la lisciatura è accurata e la
nienza (produzione romana 2 del GPS?); co-
vernice è lucida o semilucida, spessa e co-
munque il livello qualitativo è alto come di-
prente.
mostra il fatto che quasi la metà dei pezzi de-
corati con stampiglie risulta inseribile nelle
La produzione di area falisca (fig. 17)
produzioni importate 56. Lo standard qualitati-
Nell’ambito delle necropoli di Falerii Vete- vo dei materiali di produzione locale risulta di
res la produzione falisca del GPS è presente tale variabilità da suggerire la verosimile com-
per la maggior parte con vasi di prima fase e, presenza di più officine attive nello stesso pe-

48
Materiali di officina vulcente in Gazzetti 1985b n. 9-12; Gazzetti 1985a, p. 62-63 e fig. 45-50.
fig. 72-74; Falconi Amorelli – Fabbricotti 1971, p. 211 – e 51
Esame diretto dei reperti inediti dalle necropoli.
tav. IL n. 1, 3-5; Ricciardi 1992, p. 202-209 e fig. 59, 61-64; 52
Loreto 1989; Di Stefano Manzella 1990, p. 342-345.
per la descrizione sembrano attribuibili anche i pezzi in 53
Schippa 1980; Stanco 1994, p. 28-29. In particolare si
Taylor 1957, p. 80-90 e tav. XXI-XXV, A5, A10, A24, A28, allinea alla quarta fase l’officina dei vasi miniaturistici.
A32-33, A38-39. 54
Caratteristiche tecniche in Schippa 1980, alle singole
49
Cfr. Torelli 1978, p. 113, ad ann. 280; Harris 1971, schede.
p. 78-83 : In realtà si può ricordare che se in Appiano 55
Niro Giangiulio 1998; Cuomo di Caprio 1998; Niro
(Samn. 10. 2) dopo la sconfitta di Eraclea si comanda a Giangiulio 1999, p 244-248.
Coruncanio di congiungersi al collega Levino per fronteg- 56
Niro Giangiulio 1998, p. 132-134 : il 12% dei pezzi è
giare l’esercito epirota, in Zonara (8, 4) si menziona una attribuito al I gruppo, il 37% al II e III gruppo, il 37% al IV
situazione di sommovimento in Etruria sedata dal console ed il 12% al V; di 34 pezzi stampigliati 16 sono di importa-
Tiberio e conclusa da un trattato. zione e 18 locali.
50
Falconi Amorelli – Fabbricotti 1971, p. 211 – e tav. IL

.
166 ENRICO ANGELO STANCO

riodo 57 Per la produzione tarquiniese si pre- duzione del tipo IV e vi si nota l’assenza di
senta solo un rapido accenno, in quanto anco- stampigli figurativi di piena terza fase magno-
ra in corso di studio, anche se l’impianto greca; nell’ambito dello strato potrebbe risul-
generale delle problematiche nella bibliogra- tare plausibile una formazione del contesto
fia sembra sufficiente per avanzare alcune votivo attorno alla metà del terzo secolo in re-
ipotesi di inquadramento 58. Risulta evidente lazione con la recente proposta di datare ver-
una situazione conforme alla generale facies so il 250 la costruzione di un primo edificio
etrusco-laziale, sia pure con forme peculiari templare, che verrà più tardi sostituito dal Ca-
come l’olla monoansata e biansata già viste pitolium 63. Le caratteristiche tecniche sono
nell’ambito della produzione vulcente. Sono descritte 64.
ben documentate le fasi protocampana e pri-
ma e seconda del repertorio Piccoli stampigli, Altri contesti
mentre meno ricca appare la terza fase di in-
A conclusione dell’intervento si presenta
flusso magnogreco, anche se in parallelo si
una tabella cronologica per la quale si è tenuto
nota una forte presenza di prodotti sovradi-
conto di alcuni ulteriori contesti. Ovviamente
pinti di tipo Gnathia 59 ; potrebbe risultare
non si è considerata l’intera bibliografia in me-
plausibile un limitato periodo di regresso eco-
rito, ma solo dei casi più esemplificativi ai fini
nomico in consonanza con gli anni immedia-
del presente intervento.
tamente a ridosso della sconfitta contro Roma
(attribuita al 28160). La produzione riprende – In primo luogo sono da considerare i tre
con un ricco repertorio nell’ambito delle fasi complessi emersi a seguito degli scavi del-
quarta e quinta. l’Istituto Storico Belga sul sito di Artena (dei
Le caratteristiche tecniche sono descritte 61. Genucilia, dei Dolia, delle Terrecotte Architet-
toniche); i tre edifici presentano tracce di una
La produzione cosana (fig. 19) distruzione violenta da datare attorno al 300;
tra i materiali sono documentati esclusiva-
Si esamina infine il contesto cosano del mente stampigli attribuibili alla prima fase 65.
«Capitolium fill» o deposito A. Nell’ambito – Il sito di Rofalco, oggetto di varie campa-
della ceramica a vernice nera le produzioni gne di scavo ad opera del GAR, si presenta co-
del GPS di diversa origine (Roma, Vulci) sono me un centro minore fortificato del territorio
state distinte dalla Taylor dalla consimile pro- vulcente, distrutto attorno al 280, in relazione
duzione locale Tipo IV cosano 62. Lo strato di con la conquista romana. Tra i materiali rinve-
riempimento del podio del Capitolium viene nuti sono documentate le fasi protocampana e
variamente datato; la chiusura sembra da at- prima e seconda dei Piccoli Stampigli 66.
tribuire al 180, mentre tra il materiale presen- – Il sito di Ghiaccio Forte, dove è stato indi-
te si notano residui che datano dalla deduzio- viduato uno strato di abbandono ragionevol-
ne della colonia latina (273); il grosso delle mente messo in relazione con la guerra roma-
coppe stampigliate sono attribuibili alla pro- no-vulcente del 280, ma che potrebbe forse da-

57
Niro Giangiulio 1998, p. 134-135. buibile all’officina tarquiniese delle patere fini il frammen-
58
Colonna Di Paolo-Colonna 1978, p. 369-372; Serra to p. 81 e tav. I, XXI, A9.
Ridgway 1996, p. 239-254; Niro Giangiulio 1999. 63
Celuzza 2002, p. 120. Per lo strato : Taylor 1957 depo-
59
Pianu 1982; Serra Ridgway 1996, p. 235-236. Per la sito A, datazione 225-150 a.C. (Taylor 1957, p. 75-78; 91-
produzione in generale Principal-Ponce 1998, p. 41-43. 94; 105-107; 117-119; 133-135). Dyson 1976 CF datazione
60
Semplice menzione di un trionfo de Etrusceis in Fast. 275-175/150 a.C. (Dyson 1976, p. 19; 39; 51; 67; 87). Data-
Triumph. ad ann. 281; Harris 1971, p. 82-83; Torelli 1978, zione Morel (1981, p. 57-58) 273-180 (160?) a.C.
p. 105, ad ann. 281. 64
Taylor 1957, p. 72.
61
Niro Giangiulio 1999, p. 238-250. 65
De Waele 1989; Lambrechts-Fontaine 1983; Lam-
62
Per i pezzi attribuibili ad officina vulcente vedi so- brechts 1989; Lambrechts-De Waele 1989.
pra; sembrano di officina romana per la descrizione i pez- 66
Incitti 1999; informazioni verbali dell’amico Luca
zi in Taylor 1957, p. 79, 82, 87, 90-91 e tav. V, VI, XXI, Pulcinelli che ha in corso di studio la ceramica del sito.
XXVII, A2, A12?, A27; A45?, A49? Potrebbe essere attri-

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LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 167

tarsi in concomitanza con la deduzione della possibili riferimenti storici. Secondo il Ciam-
colonia di Cosa nel 273, presenta materiali pro- poltrini 71 infatti, la conquista romana del 280
tocampani e di prima, seconda e terza fase 67. non portò all’abbandono del centro antico di
– I rinvenimenti di Graviscae potrebbero Orbetello, ma ad una ristrutturazione, con un
ulteriormente contribuire alla definizione insediamento di coloni, e a tale riguardo l’au-
cronologica : secondo la Valentini, a seguito tore segnala che le mura poligonali, per la tec-
di un incendio da datare verso la fine del pri- nica identiche a quelle della vicina Cosa, po-
mo quarto del III secolo il santuario continua trebbero essere attribuite agli anni attorno al
ad essere frequentato, pur con una notevole 270; a questo punto potrebbe sorgere il plausi-
flessione, per tutto il secolo, fino agli inizi bile dubbio dell’insediamento di una colonia
del seguente, interrompendo l’attività in rela- maritima non altrimenti nota dalle fonti, più o
zione con la deduzione della colonia del meno contemporanea a quella di Castrum No-
18168. Difficile non intravedere la plausibile vum e forse Pyrgi 72. Tra i materiali rinvenuti si
relazione tra l’incendio e la guerra romano- riconosce un frammento di fondo di un poco-
tarquiniese attribuita al 28169. La situazione lom sovradipinto su stampigliature a rosetta 73,
appare quindi molto simile a quella riscon- e varie forme attribuite a produzione romana
trabile a Pyrgi, con l’importante differenza dei decenni centrali della prima metà del III
che deriverebbe da una distruzione verifica- secolo; a giudicare da quanto edito non sem-
tasi verosimilmente attorno al 282-281, ed un bra impossibile attribuire il contesto ad offici-
conseguente periodo di abbandono o crisi, in na romana, anche se la forma del piede del po-
concomitanza con la terza fase dei Piccoli colom, e la sottigliezza della parete della vasca
Stampigli, che infatti risultano assenti in tale all’attacco del piede, sembrerebbero contrasta-
contesto nei tipi figurativi e nelle palmette di re con tale ipotesi 74. Nell’ambito della seriazio-
tipo magnogreco, mentre compaiono gli ne proposta il rinvenimento di Orbetello po-
stampigli più antichi, protocampani e di pri- trebbe inserirsi nella terza fase, con datazione
ma e seconda fase. 280-260.
Una ripresa del sito è testimoniata da vari – Per quanto riguarda i rinvenimenti di
materiali ascrivibili alle ultime due fasi, alcuni Aleria 75 si segnala la forte presenza di prodotti
di probabile importazione romana, ed alle pro- di prima e seconda fase, attribuibili a produ-
duzioni del primo quarto del secondo secolo 70. zione cerite ma anche ad altre officine etrusco-
– Un contesto da Orbetello risulta partico- laziali; per la produzione romana è attestata la
larmente interessante per l’associazione e per i fase magnogreca 76 ma manca la quarta fase 77 :

67
Del Chiaro 1976; vi sono peraltro materiali certamen- 71
Ciampoltrini 1995.
te più recenti. 72
264 a.C.? colonia di Castrum Novum; per Pyrgi sem-
68
Valentini 1993, p. 159, 161-162. Graviscae viene dedot- bra accettabile una datazione attorno alla metà del III se-
ta nel 181 a.C. su territorio de Tarquiniensibus quondam colo, forse verso il 264 : Salmon 1969, p. 79; Humbert
captum; Liv. 40.29.1; Harris 1971, p. 106, 150. 1978, 411-413; Graham Mason 1992, p. 82-83).
69
Semplice menzione di un trionfo de Etrusceis in Fast. 73
Ciampoltrini 1995, fig. 5 e fig. 4, 1.
Triumph. ad ann. 281; Harris 1971, p. 82-83; Torelli 1978, 74
La produzione romana in quasi tutti gli esemplari a
p. 105, ad ann. 281. me noti è infatti contraddistinta da piedi a facce rettilinee,
70
Valentini 1993, p. 91-220; ceramica a vernice nera di di profilo rettangolare o subrettangolare, sia pure con pos-
produzione locale, coppe skyphoidi tipo 2, coppe tipo 37, sibili deformazioni, e pareti della vasca all’attacco del pie-
alcune coppe dei tipi 24 e 33, piatti tipo 3, 5, 9; ead. p. 247- de spesse.
253; tra i pezzi attribuiti all’Atelier des Petites Estampilles, 75
Jehasse 1960; 1961; 1973.
quelli ai n. 429 e 430 sembrano di produzione romana. 76
Jehasse 1973, tav. 174, palmetta 453; tav. 176, palmet-
Per quanto attiene agli stampigli con rosette 429-435, e te 166? 303 e 900; tavv. 179-181, molte delle rosette; tav.
438-439, questi potrebbero essere attribuibili all’ultimo 182 tutti i figurativi (forse eccetto i n. 1422 e 230); tav. 183
periodo della terza fase (e si potrebbe scorgere una qual- figurativi e rosetta H (ma forse anche le altre rosette e le
che relazione con il contesto cosano discusso più sopra), il palmette).
pezzo al n. 436 sembra invece attribuibile alla seconda, 77
Potrebbero essere attribuiti a tale fase i soli stampigli
mentre di quarta o quinta fase è il n. 437, con unica gran- in Jehasse 1973, tav. 181, 266 e 1015.
de rosetta centrale.

.
168 ENRICO ANGELO STANCO

dopo la conquista romana di Aleria del 259 produzione dell’officina di una colonia latina
a.C. è probabile una crisi delle importazioni attiva tra il 268 e almeno la seconda metà del
che non riprendono neppure dopo la definitiva III secolo 81 : ceramica a vernice nera, pocola,
conquista della Corsica nel 238 a.C. ceramica sovradipinta del tipo Gnathia; uno
– Ulteriori dati si possono trarre da alcuni degli stampigli (grande e centrale) è tratto uti-
sondaggi effettuati nel sito di Alba Fucens, co- lizzando il tipo di un’uncia delle coniazioni ro-
lonia fondata nel 303; al primo insediamento mane databili tra il 268 ed il 240 82 ; gli stampi-
sembrerebbero relative le stratigrafie della zo- gli rinvenuti sono «la palmetta e il fiore di loto
na del foro, con associazione tra una moneta ... tipi abbastanza comuni» e in particolare il
di Canosa databile attorno al 300, piattelli tipo grande stampiglio unico a rosetta tipico
Genucilia e coppe inseribili nella seconda fase dell’officina 83 ; le forme documentate sembra-
dei Piccoli Stampigli 78, mentre in uno dei saggi no inquadrabili nella terza fase avanzata e, so-
effettuati nella fossa di fondazione delle mura, prattutto, nella quarta 84.
che il Mertens in tale settore non ritiene ante- – Un altro interessante contesto attribuibile
cedenti alla prima metà del III secolo, sono alla metà o terzo quarto del III secolo è stato
stati rinvenuti frammenti di coppe con rosetta portato in luce negli scavi del sito del Cazzanel-
centrale in associazione con una moneta data- lo di Tarquinia 85. Pur non disponendo di riferi-
ta 234-23179. menti cronologici probanti si può notare come
– Nel sito cartaginese di Kerkouane è stato forme e decorazioni della ceramica rientrino
rinvenuto un frammento con stampiglio figu- nella proposta IV fase (fig. 20), e sembra di po-
rativo di III fase rappresentante un’ape di pre- ter stabilire un interessante parallelo con consi-
sumibile produzione romana; la città è stata mili elementi, anche se meno sistematici, dai
verosimilmente distrutta nel corso della spedi- siti di Graviscae 86 e Pyrgi 87. Una possibile inter-
zione di Attilio Regolo nel 256, e, secondo il pretazione, anche sulla scorta di quanto ipotiz-
Morel, il pezzo difficilmente avrebbe potuto zato dal Ciampoltrini per il sito di Orbetello 88,
essere esportato in territorio cartaginese dopo vedrebbe il plausibile insediamento di una ca-
il 264, anno di inizio della prima Guerra Puni- tena di piccoli siti di controllo (coloniae mariti-
ca 80. mae? 89) negli scali portuali della costa del-
– Lo scarico della fornace di Palazzo Batta- l’Etruria, in previsione e in concomitanza con
glini a Rimini offre un esauriente quadro della la seconda guerra punica. Nello specifico la de-

78
Mertens 1988, p. 94 e fig. 7, 8-11. 87
I pezzi provengono dallo strato Ab-g della piazza del
79
Mertens 1988, p. 89, fig. 7, 2 e 3. Anche se l’autore ri- santuario, strato non sicuramente chiuso e pertanto non
tiene che le mura debbano datarsi nell’ambito della prima esente da possibili infiltrazioni : Melucco Vaccaro 1970,
metà del III secolo (ibid., p. 90-91). p. 485-486 e fig. 380, n. 64 e 73, p. 494 e fig. 381, n. 122-
80
Morel 1969, p. 104. 124.
81
Anche se, secondo gli editori, la fornace avrebbe ini- 88
Vedi sopra.
ziato l’attività anche prima della deduzione della colonia; 89
Per il termine Siculus Flaccus p. 135 L; Liv. 27.38.3;
in realtà si nota l’assenza degli stampigli delle fasi prece- 36.3.4. Sull’argomento Salmon 1969, p. 70-81; Graham
denti. Mason 1992. Il numero di dieci colonie antecedente il 241
82
Zuffa 1962, p. 92-97; Zuffa 1978, p. 221-226. si desume da due noti passi liviani che si integrano a vi-
83
Maioli 1980, p. 148. cenda, senza peraltro garantire per il loro carattere, la
84
In stretta consonanza con la produzione di Roma completezza della lista : nel primo infatti si ricordano Ita-
(Morel 1988, p. 52). que colonos etiam maritimos [...] hi populi venerunt :
85
Ohnuki 1998, con accenno di diversa cronologia. Ostiensis Alsiensis Antias Anxurnas Minturnensis Sinues-
86
Secondo la Valentini, a seguito di un incendio da data- sanus, et ab supero mari Senesis [...] (Liv. 27.38.3-5) nel
re verso la fine del primo quarto del III secolo (in evidente 207 per le necessità della guerra i consoli erano stati co-
relazione con la guerra romano-tarquiniese attribuita al stretti ad allargare il reclutamento anche ai coloni mariti-
281) il santuario continua ad essere frequentato, con una mi, che ne erano stati sempre esentati, con la conseguente
notevole flessione, nel corso del III secolo, fino agli inizi del protesta delle comunità; nel secondo caso sono citati [...]
seguente, interrompendo l’attività in relazione con la colo- contentio orta cum colonis maritimis [...] Ostia, Fregenae,
nia del 181 (Valentini 1993, p. 159, 161-162). La situazione Castrum Novum, Pyrgi, Antium, Tarracina, Minturnae, Si-
appare molto simile a quella riscontrabile a Pyrgi. nuessa (Liv. 36.3.4-6) in previsione della guerra contro An-

.
LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 169

scrizione delle ceramiche del Cazzanello (cor- Riassumendo, pur con tutte le incertezze
po ceramico giallo chiaro, dischi di impilamen- dovute al fatto che si opera su produzioni di-
to di colore rosso bruno, segni di presa sul pie- verse che potrebbero aver accolto le varie fasi
de esterno) sembra coincidere con le di gusto con differenti attardamenti rispetto
caratteristiche tecniche riscontrabili nelle pro- alle officine maggiori (presumibilmente quel-
duzioni di area tarquiniese; si potrebbe forse le di Roma), la prima fase risulta attestata già
delineare un rapporto con consimili pezzi editi alla fine del quarto secolo; gli inizi della se-
da Norchia e inseriti dagli autori nel Gruppo conda ante 280, data in cui la terza fase è
B 90 : la somiglianza è notevole, in particolare probabilmente appena avviata; nel 273 la ter-
per il raro uso, in posizione centrale nei piatti, za fase sembra ancora nei primi anni di svi-
di una grande palmetta entro rotellatura, anche luppo nelle officine minori; le associazioni
se l’argilla dei vasi di Norchia tende al rosato. con le altre classi riscontrabili nei contesti se-
– Per le fasi più tarde giova infine l’esame polcrali confermano tale netta ripartizione
del contesto degli strati II e III di S. Omobono, cronologica.
sottostanti una pavimentazione posta in opera Le necropoli di Falerii Veteres, apparente-
in seguito all’incendio del 213, datata ipoteti- mente chiuse nel 241, presentano già attiva la
camente al 212. Il materiale documentato si in- quarta fase, che è documentata anche nell’am-
serisce per la maggior parte nell’ambito della bito della colonizzazione degli anni 260-240
quarta fase della produzione dei Piccoli Stam- (Pyrgi, e forse Gravisca e Cazzanello di Tarqui-
pigli, non appare ancora documentato il reper- nia), ed è certamente diffusa, assieme alla
torio Campana B 91. quinta, ante 212.

Enrico Angelo STANCO

tioco nel 191 si era infatti stabilito di arruolare nella flotta Croton, Tempsa (Salmon 1969, p. 96-97) pertanto non è
i coloni. Le due liste non corrispondono e si nota peraltro possibile escludere che le coloniae maritimae fondate nel
l’esclusione dalla prima di fondazioni certamente esisten- III secolo potrebbero essere più di quelle note dalle fonti.
ti, poi ricordate nella seconda, che però a sua volta esclude 90
Colonna Di Paolo-Colonna 1978, p. 353-358, tomba
alcune citazioni presenti nella precedente lista. Risulta PA65, n. 1, 7, 8, 10, 11; p. 348-350, tomba PA 59b, n. 1;
pertanto evidente che in ambedue i casi non tutte le colo- p. 334-348, tomba PA59, n. 10, 11, 18, 19, 25, 30; p. 358-
nie fecero opposizione all’ordine di reclutamento e che 360, tomba PA68b n. 2. Per il Gruppo B Colonna Di Paolo-
vennero ricordate dagli storici le sole recalcitranti; tanto- Colonna 1978, p. 369-372.
più che nel 194 ne erano state fondate altre otto a Puteoli, 91
Mercando 1963-1964, Stanco 2001, p. 124.
Salernum, Volturnum, Liternum, Sipontum, Buxentum,

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170 ENRICO ANGELO STANCO

APPENDICE

Fasi della produzione


Contesti Note cronologiche
Protoc. I II III IV V

Artena II c Distruzione ± 300

Alba Fucens foro c Fondazione 303

Necropoli di Falerii Veteres, I c c Crisi dopo guerra del 293-292

Rofalco c c c Distruzione ± 280

Fornace presso Segni c c 306 – 290/280

Gravisca etrusca c c c Distruzione 282-281?

Ghiaccioforte c c c c Distruzione 280 (o 273?)

Produzione cerite c c c c Termine produzione 273

Orbetello c Fondazione ± 273

Aleria c c c c Conquista romana 259

Cosa CF c c 273 (o, meglio, 250?) – 180

Kerkouane c Prima del 264?

Rimini fornace P. Battaglini ? c c Fondazione 268

Pyrgi, santuario c c c c c Incendio e livellamento, metà III?

Gravisca romana? c c nuova frequentazione 260-240?

Cazzanello di Tarquinia c 250-230?

Alba Fucens mura c Seconda metà III?

Necropoli di Falerii Veteres, II c Distruzione nel 241

S. Omobono c Chiusura strato 212

Lucus Feroniae c c c c c c Chiusura 211

GLI STAMPIGLI DI PRODUZIONE CERITE (con riferimento alla tipologia alla tavola)

Tipo Forma vaso Disposiz. Luogo di rinv. bibliografia


stamp. Stamp.

1a ? ? Pyrgi, strato A zona A Colonna 1959, p. 241 e fig. 84, 1


1b ? V Cerveteri. Rinv. GAR, inedito
1 ? V Cerveteri. Rinv. GAR, inedito
1 Coppa a pareti curve N Cerveteri. Via degli Inferi, Tomba Rinv. GAR, inedito
93
1 ? J? Cerveteri. Rinv. GAR, inedito
1 Coppa a pareti curve? J + 1 centrale Cerveteri. Camerini 1975, tav. I, 6
1 Coppa a pareti curve? J Roma, discariche edilizie Guagliumi 1978, p. 37 n. 30
(segue)

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LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 171

Tipo Forma vaso Disposiz. Luogo di rinv. bibliografia


stamp. Stamp.

1 Coppa a pareti curve? ? Roma, discariche edilizie Guagliumi 1978, p. 46 n. 74


1 ? J Farnese Rinv. GAR, inedito
1? ? I Albano Camerini-De Carolis-Gazzetti 1975, p. 79
1 Coppa a pareti curve J Lavinium Picarreta 1975, fig. 488, 57
1 Coppa a pareti curve J Aleria Jehasse 1973, p. 336 e tav. 121 e 176,
n. 1148
2 Coppa a pareti curve? I Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
2 Coppa a pareti curve? C Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
2 Coppa a pareti curve? D Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
2 Coppa a pareti curve? D Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
2 Coppa a pareti curve? ? Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
2 Coppa a pareti curve? ? Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
2 Coppa a pareti curve? ? Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
2 Coppa a pareti curve C Cerveteri. Area della città Enei 1987, tav. n. 2
2 Coppa a pareti curve C Cerveteri. Area della città Enei 1987, tav. n. 3
2 Coppa a pareti curve C Cerveteri. Area della città Enei 1987, tav. n. 4
2 Coppa a pareti curve C Cerveteri. Tomba del Sileno Rinv. GAR, inedito
2 Coppa a pareti curve C Cerveteri. Tomba del Sileno Rinv. GAR, inedito
2 Coppa a pareti curve C Ceri De Carolis 1975,tav. I, 8
2 Coppa a pareti curve D Ceri De Carolis 1975, tav. II, 14
2 Coppa a pareti curve D Ceri De Carolis 1975, tav. II, 15
2 Coppa a pareti curve ? Ceri De Carolis 1975, tav. II, 16
2 Coppa a pareti curve C Aleria Jehasse 1973, p. 214, tav. 118, 174,
n. 467
2? Coppa a pareti curve D Roma, Palatino Morel 1965, 407
2? Coppa a pareti curve D? Roma, Palatino Morel 1965, 408
2? Coppa a pareti curve D Roma, Palatino Morel 1965, 411
2? Coppa a pareti curve D? Roma, Palatino Morel 1965, 465
3 Coppa a pareti curve D Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
3? ? ? Roma tempio dei Castori Slej 1991, 9
4 Coppa a pareti curve ? Ceri De Carolis 1975, tav. II, 10
4 Coppa a pareti curve C Ceri De Carolis 1975, tav. II, 12
4 Coppa a pareti curve J Aleria Jehasse 1973, p. 336, tav. 118, 173,
n. 1145
4 Coppa a pareti curve? D Cerveteri. Via degli Inferi Rinv. GAR, inedito
4? ? D? Roma tempio dei Castori Slej 1991, 11
5 Coppa a pareti curve? ? Cerveteri. Via degli Inferi Rinv. GAR, inedito
6 Coppa a pareti curve N? Cerveteri. Via degli Inferi Rinv. GAR, inedito
6 Coppa a pareti curve C Ceri De Carolis 1975, tav. II, 11
(segue)

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172 ENRICO ANGELO STANCO

Tipo Forma vaso Disposiz. Luogo di rinv. bibliografia


stamp. Stamp.

6 Coppa a pareti curve C Ceri De Carolis 1975, tav. II, 13


6 Coppa a pareti curve? J/N Roma, Palatino Morel 1965, 453
6 Coppa a pareti curve? J/N Roma, Palatino Morel 1965, 454
7 Coppa a pareti curve? ? Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
7 Coppa a pareti curve? ? Cerveteri. Via degli Inferi, tomba 33 Rinv. GAR, inedito
7 Coppa a pareti curve N Cerveteri. Via degli Inferi, tomba 82 Rinv. GAR, inedito
7 Coppa a pareti curve N Cerveteri. Via degli Inferi, tomba 82 Rinv. GAR, inedito
7 Coppa a pareti curve N Cerveteri. Via degli Inferi, tomba 82 Rinv. GAR, inedito
7 Coppa a pareti curve N Cerveteri. Via degli Inferi, tomba 82 Rinv. GAR, inedito
7 Coppa a pareti curve N Cerveteri. Tomba del Sileno Rinv. GAR, inedito
7 Coppa a pareti curve N Cerveteri. Tomba del Sileno Rinv. GAR, inedito
7 Coppa a pareti curve N Cerveteri. Rinv. GAR, inedito
7 Coppa Lamb. 21 N Cerveteri. Rinv. GAR, inedito
7 Coppa a pareti curve? J/N Cerveteri. Via degli Inferi Rinv. GAR, inedito
7 Coppa a pareti curve? I Cerveteri. Via degli Inferi Rinv. GAR, inedito
7 Coppa a pareti curve N Roma, Palatino Morel 1965, 425
7 Coppa a pareti curve? J/N Roma, discariche edilizie Guagliumi 1978, p. 37, n. 32
7? Coppa a pareti curve J? Roma tempio dei Castori Slej 1991, 7
8 Coppa a pareti curve C Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
8 ? C +1 centrale Gabii Pérez Ballester 2003, fig. 72, I-A/1326
9 Coppa a pareti curve M Cerveteri. Via degli Inferi, tomba 33 Rinv. GAR, inedito
9 Coppa a pareti curve M Cerveteri. Via degli Inferi, tomba 93 Rinv. GAR, inedito
9 Coppa a pareti curve D Roma, Palatino Morel 1965, 366
10 Coppa a pareti curve? C Cerveteri. Via degli Inferi Rinv. GAR, inedito
10 ? C? Cerveteri. Via degli Inferi Rinv. GAR, inedito
10 Coppa a pareti curve C Roma, Lungotevere Bernardini 1986, tipo 101, n. 253
11 Coppa a pareti curve J Cerveteri. Via degli Inferi Rinv. GAR, inedito
12 Coppa a pareti curve D Cerveteri. Area della città Enei 1987, tav. n. 1
13 Coppa a pareti curve A Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
13 Coppa a pareti curve A Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
13 Coppa a pareti curve A Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
13 Coppa a pareti curve A Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
13 Coppa a pareti curve A Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
13 Coppa a pareti curve A Cerveteri. Area della città Rinv. GAR, inedito
13 Coppa a pareti curve A Cerveteri. Tomba del Sileno Rinv. GAR, inedito
13 Coppa a pareti curve? C/D Cerveteri. Tomba del Sileno Rinv. GAR, inedito
13 Coppa a pareti curve? C/D Cerveteri. Tomba del Sileno Rinv. GAR, inedito
13 Coppa a pareti curve? C/D Cerveteri. Tomba del Sileno Rinv. GAR, inedito
(segue)

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LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 173

Tipo Forma vaso Disposiz. Luogo di rinv. bibliografia


stamp. Stamp.

13 Coppa a pareti curve? A Ceri De Carolis 1975, tav. III, 2


13 ? A? Pyrgi Melucco Vaccaro 1970, p. 85 n. 66;
tav. 380
13 ? A? Pyrgi Melucco Vaccaro 1970, p. 85 n. 66
13 ? A? Pyrgi Melucco Vaccaro 1970, p. 85 n. 66
13 ? A Pyrgi Colonna 1959 p. 234 e fig. 84, n. 4
13 Coppa a pareti curve A Tolfa Rinv. GAR, inedito
13 Coppa a pareti curve A Farnese Rinv. GAR, inedito
13 Coppa a pareti curve? C/D Tarquinia, area della città Rinv. GAR, inedito
14 Coppa a pareti curve J/N Cerveteri, area della città Rinv. GAR, inedito
15 Coppa a pareti curve? J Cerveteri, area della città Rinv. GAR, inedito
16 Coppa a pareti curve A Cerveteri. Via degli Inferi Rinv. GAR, inedito
16 Coppa a pareti curve A Cerveteri. Via degli Inferi Rinv. GAR, inedito
16 Coppa a pareti curve A Cerveteri, tomba presso statua Ca- Rinv. GAR, inedito
ronte
16 Coppa a pareti curve A Cerveteri, tomba presso statua Ca- Rinv. GAR, inedito
ronte
16 Coppa a pareti curve A Cerveteri, tomba presso statua Ca- Rinv. GAR, inedito
ronte

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174 ENRICO ANGELO STANCO

Fig. 1 – caratteristiche tecniche delle varie produzioni (foto autore).

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LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 175

Fig. 2 – GPS area etrusco-laziale, prima (± 320-290) e seconda fase (± 290-275) : officine ceriti, 320-273 :
(da Morel 1981 e disegni autore).

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176
ENRICO ANGELO STANCO

Fig. 3 – GPS area etrusco-laziale, terza fase magnogreca (± 280-260) : officine romane (da Morel 1981).
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LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE

Fig. 4 – GPS area etrusco-laziale, quarta (ï, ± 265-240) e quinta fase (ï, ± 240-210) : officine romane, Romana E e gruppo B di Norchia
177

(da Morel 1981).


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178
ENRICO ANGELO STANCO

Fig. 5 – GPS area etrusco-laziale, seriazione cronolagica degli stampigli nelle varie fasi (rielaborato da Morel 1969).
LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 179

Fig. 6 – GPS area etrusco-laziale, disposizione degli stampigli (rielaborato da Morel 1969).

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180
ENRICO ANGELO STANCO

Fig. 7 – Produzione signina A del GPS, forme aperte (prima e seconda fase ± 306-280; da Stanco 1988).
LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 181

Fig. 8 – Produzione signina A del GPS, forme chiuse (prima e seconda fase ± 306-280) (da Stanco 1988); tipologia
e disposizione degli stampigli (prima terza fase ± 320-273) (da Stanco 1988 e rielaborazione da Morel 1969).

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182
ENRICO ANGELO STANCO

Fig. 9 – Produzione cerite del GPS, tipologia e disposizione degli stampigli (prima terza fase ± 320-273);
foto autore e rieelaborazione da Morel 1969.
LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 183

Fig. 10 – Produzione lucoferoniense del GPS, primo periodo di influsso generico etrusco-laziale
(prima e seconda fase ± 320-275).

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184 ENRICO ANGELO STANCO

Fig. 11 – Produzione lucoferoniense del GPS, secondo periodo di influsso romano (terza fase ± 280-260).

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LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 185

Fig. 12 – Produzione lucoferoniense del GPS, secondo periodo di influsso romano (quarta e quinta fase ± 265-210).

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186 ENRICO ANGELO STANCO

Fig. 13 – Produzione lucoferoniense del GPS, tipologia degli stampigli, primo periodo di influsso generico etrusco-laziale
(prima e seconda fase ± 3 20-275) e secondo periodo di influsso romano (terza fase ± 280-260).

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LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 187

Fig. 14 – Produzione lucoferoniense del GPS, tipologia degli stampigli, secondo periodo di influsso romano
(terza fase ± 280-260) (quarta e quinta fase ± 265-211).
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188 ENRICO ANGELO STANCO

Fig. 15 – Produzione vulcente del GPS (fasi prima – quinta ± 320-210; da Dyson 1957, Gazzetti 1985a, Gazzetti 1985b,
disegni autore).

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LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 189

Fig. 16 – Produzione romana del GPS, esportazioni a Vulci (terza fase ± 280-260; disegni e foto autore).

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190 ENRICO ANGELO STANCO

Fig. 17 – Produzioni falische del GPS, forme vascolari, primo periodo di influsso generico etrusco-laziale (prima e seconda
fase ± 320-292?) e secondo periodo di influsso romano (quarta fase ± 260-241; da Schippa 1980, Stanco 1994).

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LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 191

Fig. 18 – Produzione tarquiniese del GPS, forme vascolari (prima-quinta fase ± 320-210; da Serra Ridgway 1996).

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192 ENRICO ANGELO STANCO

Fig. 19 – Produzione cosana del GPS (tipo cosano IV), forme vascolari e stampigli (da Dyson 1957).

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LA SERIAZIONE CRONOLOGICA DELLA CERAMICA A VERNICE NERA ETRUSCO-LAZIALE 193

Fig. 20 – Produzione locale del GPS, Cazzanello di Tarquinia (quarta fase; da Ohnuki 1998).

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