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16 febbraio 2021 - 14:46 > Versione online

Una trappola per scarabei. Eppure, un


tempo, erano considerati delle divinità

di Mattia Tonelli

La necropoli di Saqqara (Il Cairo, Egitto)


Da insetto sacro agli Egizi a specie dimenticata, oggi a rischio a causa dell'uso di
antiparassitari. In Spagna, la percentuale di scarabei coprofagi rotolatori è diminuita di
circa il 25% durante il XX secolo. E la stessa tendenza è in atto anche in Francia e Italia.
Con gravi ripercussioni sugli ecosistemi
Le meraviglie del mondo naturale, a volte, si celano dietro l’inimmaginabile. Osservare
uno scarabeo stercorario far scivolare via la sua pallina di sterco sul terreno lascia una
sensazione di stupore. Una sorta di danza ipnotica che ci ammalia e ci seduce. Una
danza, quella fra scarabei ed escrementi, che si svolge da oltre 100 milioni di anni.
Sebbene ogni specie abbia i suoi passi particolari. Infatti, fra le circa 9000 specie
esistenti, troviamo i tipici rotolatori, presenti nell’immaginario comune, che fanno rotolare
la loro pallina che poi interreranno; altre, i trivellatori, che scavano delle gallerie sotto
l’escremento che poi riempiranno di sterco; altre ancora che attuano delle vere e proprie
cure parentali fino alla nascita della propria prole; alcune che si comportano da autentici
parassiti occupando e sfruttando i nidi di altre specie. Insomma, uno, nessuno,
centomila.

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16 febbraio 2021 - 14:46 > Versione online

Quando divenne sacro. Questi insetti dalle abitudini così


particolari hanno da sempre affascinato l’essere umano.
Tanto che gli Egizi consideravano lo scarabeo sacro, una
specie particolare di scarabeo, una divinità. Gli antichi
Egizi erano estremamente religiosi e il loro culto principale
era quello del sole (il dio Ra). Pensate alla situazione: lo
scarabeo sacro è molto attivo alle prime ore del mattino,
momento in cui raggiunge l’escremento, modella una palla
perfettamente sferica che fa rotolare via sul terreno…
proprio mentre il sole inizia a sorgere. Per gli Egizi il nesso
causale doveva essere palese. Lo scarabeo sacro, con il
suo movimento di rotolamento dell’escremento sul terreno, è la causa del sorgere del
sole. E venne divinizzato con il nome di Khepri, il dio del sole del mattino.

Da divinità a specie dimenticata. Purtroppo, questi insetti meravigliosi sono passati


dall’essere considerati delle divinità a non essere considerati per nulla. Infatti, un recente
report pubblicato dalla Iucn nell’ambito del bacino del Mediterraneo, stima che delle 200
specie valutate (150 delle quali endemiche), circa il 20% siano a rischio di estinzione;
con una forbice che va dal 12,5% al 49.5%. Le maggiori minacce sono riconducibili alla
gestione dei pascoli e degli allevamenti. Da un lato l’abbandono dei pascoli e dall’altro
l’intensificazione dell’allevamento in cui l’abuso di antiparassitari è forse l’aspetto più
subdolo e problematico.
I danni alla catena alimentare. Oggigiorno, l’abbandono
dei pascoli e delle pratiche agro-pastorali tradizionali
(come la transumanza) rappresentano un problema
enorme. Molti allevamenti hanno abbandonato i pascoli
delle aree submontane poiché poco produttive, causando
una grande diminuzione di escrementi sui prati. In Italia,
ad esempio, negli ultimi 30 anni sono stati persi oltre il
20% dei capi di bestiame nelle aree montane. E gli
scarabei stanno soffrendo di questa diminuzione di risorsa
trofica che determina un collasso delle popolazioni, le
quali non riescono a mantenersi vitali usando
esclusivamente gli escrementi della fauna selvatica.

La trappola ecologica dei pesticidi. Se a questo aggiungiamo i problemi legati


all’abuso di antiparassitari la situazione rischia di diventare drammatica. Tali sostanze,
infatti, dopo essere state somministrate al bestiame, vengono eliminate attraverso le feci
e mantengono il loro potenziale tossico inalterato. E gli scarabei, che si nutrono di
escrementi, semplicemente moriranno caduti in una trappola ecologica.
Nelle aree con una lunga storia di gestione umana come il
bacino del Mediterraneo, dove l'eterogeneità degli habitat
e la biodiversità sono state modellate e mantenute dalle
attività agro-pastorali, i forti cambiamenti delle pratiche
tradizionali avvenuti negli ultimi 50 anni sono una
minaccia importante per la biodiversità. Basti pensare che,
in Spagna, la percentuale di scarabei coprofagi rotolatori è
diminuita di circa il 25% durante il XX secolo. E la stessa
tendenza è riscontrabile anche in Francia e Italia.

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16 febbraio 2021 - 14:46 > Versione online

(Variazione percentuale nel numero di scarabei coprofagi rotolatori raccolti nella


Penisola Iberica dal 1870 al 2000 (Numa et al., 2020).
La conservazione degli scarabei non è un puro capriccio etico, visto che la loro attività
ha importanti ripercussioni su numerosi processi ecologici fondamentali anche per la
nostra società. Attraverso la loro attività di disgregazione ed interramento degli
escrementi, essi determinano il riciclo dei nutrienti, migliorano la qualità fisica del
terreno, diminuiscono significativamente le emissioni di gas a effetto serra dagli
escrementi, controllano le popolazioni di parassiti e ditteri presenti nelle fatte,
aumentano la crescita della vegetazione erbacea e facilitano la dispersione e la
germinazione di molte foraggere.
Questo ci fa comprendere come le misure di
conservazione nei loro confronti vadano realizzate
urgentemente perché “quelle piccole cose che governano
il mondo”, come scrisse il grande biologo Edward Wilson
a riguardo degli invertebrati, rischiano di soccombere. E,
con loro, si perderanno anche molti dei processi ecologici
così importanti per l’essere umano e le sue attività. Oltre a
non poter più godere di quella incantevole danza nata
nella notte dei tempi. Eppure, un tempo, venivano
considerati delle divinità.
(Mattia Tonelli è ricercatore presso il Dipartimento di
Scienze Biomolecolari (DISB) dell'Universtà degli Studi di Urbino "Carlo Bo")

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