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MATHEMATICA AD INFINITUM

0, 1, ∞.

> Vito J. Ceravolo*

Abstract: Nella prima parte, questa matematica vuole rispondere coerentemente


anche ai calcoli sullo 0 e l’∞, alla forma algebrica e al mondo extramatematico.
Chiarita questa matematica, nella seconda parte la si usa per la costruzione
insiemistica dei numeri naturali e successivamente la si naturalizza. In fine, nella
terza parte, si definiscono i sistemi extranaturali e i numeri inimmaginabili.

Indice:
PRIMA PARTE – MATEMATICA TRINA
Capitolo Primo: Il perché del bisogno di una nuova matematica
1. Obiettivo. 2. Problema storico. 3. Problema formale. 4. Problema materiale
Capitolo Secondo: Numeri fondanti
1. Valore dei numeri fondanti. 2. Ciclicità dei numeri fondanti.
Capitolo Terzo: Aritmetica elementare
1. Aritmetica dei numeri fondanti. 2. Addizione e sottrazione dei numeri
fondanti. 3. Moltiplicazione e divisione dei numeri fondanti.
Capitolo Quarto: Definizioni, proprietà, retta dei numeri e operazioni
1. Definizione aritmetica dei numeri fondanti. 2. Proprietà algebriche dei
numeri fondanti. 3. Retta dei numeri fondanti. 4. Operazioni elementari fondanti.

SECONDA PARTE – FONDAZIONE DELLA NATURA


Capitolo Primo: Portali al mondo naturale
1. Luogo della naturalizzazione dei numeri fondanti. 2. Porta d’accesso ai
numeri naturali da quelli fondanti. 3. Le parti della natura.
Capitolo Secondo: Costruzione del mondo naturale
1. Costruzione dell’unità. 2. Costruzione insiemistica dei numeri naturali dai
numeri fondanti. 3. Costruzione seriale dei numeri naturali dai numeri fondanti.
Capitolo Terzo: Naturalizzazione dell’aritmetica fondante
1. Operazioni assolute. 2. Operazioni fra numeri naturali e fondanti. 3.
Operazioni fra numeri naturali. 4. Naturalizzazione.

TERZA PARTE – SISTEMI EXTRANATURALI E NUMERI INIMMAGINABILI


1. Sistemi extranaturali. 2. Numeri inimmaginabili. 3. Al confine dell’ultimo
numero.

CONCLUSIONE

Non neghiamo che siano veri i principi stabiliti dai


matematici e che sia chiaro e incontestabile il loro metodo nel
trarre deduzioni da quei principi; ma riteniamo che possano
esserci certe massime erronee più estese che non sia l'oggetto
delle matematiche le quali perciò non vengono espressamente
menzionate benché vengano tacitamente supposte in tutto il
processo di questa scienza, e riteniamo che i cattivi effetti di
questi errori nascosti e non esaminati si diffondano per tutti i
rami delle matematiche. Per dirlo chiaramente, sospettiamo che
i matematici siano implicati non meno profondamente degli
altri uomini negli errori che sorgono dalla dottrina delle idee
[…].
G. Berkeley

PRIMA PARTE
MATEMATICA TRINA

Capitolo Primo
IL PERCHÉ DEL BISOGNO DI UNA NUOVA MATEMATICA
0, 1 , ∞

1. Obiettivo
L’articolo mira a una matematica capace di contenere coerentemente
anche le operazioni coi numeri 0 e ∞ in rapporto alle unità 1 naturali
e derivati. Definito tale rapporto triadico 0, 1, ∞, lo si usa per la
costruzione dei numeri naturali e conseguentemente della
matematica tutta. Il risultato non elude le già note operazioni sui
numeri, salvo superare l’incoerenza algebrica nel calcolo con lo 0 e
introdurre il calcolo sul ∞. Detto altrimenti:
Benché esistano già modelli su come si fondano
matematicamente i numeri1, ci impegniamo qui a fondarli

1 La matematica bina costruisce i numeri usando come mattone costituente l’insieme vuoto
∅.
matematicamente non più per un sistema che prevede i soli elementi
0 e 1 (“uno” da cui qualunque unità), ma assieme l’elemento ∞. Non è
nostra intenzione spalleggiare quelle matematiche alternative alla
classica, come la matematica costruttiva o intuizionista, poiché qui
non viene eluso il Tertium Non Datur (principio del terzo escluso).
Quello che facciamo è invece aggiustare la matematica classica in
modo che risulti completa sia nella sua coerenza al proprio mondo
matematico che al mondo sensibile di cui ne è un ordine – questa è la
filosofia di base. La matematica classica comunemente utilizzata,
quella che si erge dagli elementi 0 e 1, la chiamo aritmetica bina.
Questa nuova matematica, sorgente dagli elementi 0 e 1 e ∞, la
chiamo aritmetica trina.
A livello logico, per la coerenza e completezza del mondo, sia
esso matematico o sensibile, potete consultare il mio articolo
Teoremi di coerenza e completezza. A livello filosofico si può dire
che la forma di tale matematica, richiamante un mondo naturale
fondato dal Niente 0, Tutto 1 e Infinito ∞, non altera la consueta
formazione naturale dei concetti, solo di quei concetti limite posti
nelle riflessioni sullo 0 (Niente) e ∞ (Infinito). La discussione
filosofica di tali elementi si trova nel mio libro «Infinito. Principi
supremi. Un racconto filosofico al centro di un enigma millenario».
Ma al di fuori di questi approfondimenti logico-filosofici, la
matematica trina in esame è consultabile direttamente in questo
articolo senza l’assunzione di elementi extramatematici.
Assunta questa matematica (prima parte) e la sua
naturalizzazione (seconda parte), la stessa ci porta verso un sistema
di oggetti extranaturali e alla classe dei numeri inimmaginabili (terza
parte). Lo schema generale del discorso si muove dentro questa
forma:
- L’insieme 1 di tutti i numeri, di classe naturale (numeri
naturali e ciò che ne deriva);
- L’insieme 0 di nessun numero, di classe extranaturale;
- Il limite ∞ fra 0 e 1, di classe extranaturale.

Ma partiamo dall’inizio, introducendo di seguito i tre problemi


– rispettivamente storico, formale e materiale – per cui si ritiene tale
nuova matematica importante ai fini di una corretta quantificazione.

2. Problema storico
Siamo nel VII secolo, il matematico indiano Brahmagupta cerca di
dare un valore sistemico al numero 0, delle regole per utilizzarlo in
combinazione con le altre cifre. Il problema più cocente di questo
numero fu ed è il suo rapporto nell’operazione di divisione, il quale
introduce delle deroghe all’interno del sistema aritmetico;
un’eccezione come segnale di una mancata coerenza e completezza 2
del sistema in uso. Seguendo le orme di Brahmagupta, nel XII secolo
il matematico indiano Bhaskara ipotizzò che dividendo un numero
per 0 si ottenesse un valore infinito, ma la sua ipotesi non andò oltre,
un’intuizione vuota di un modo per integrare lo zero nel sistema
aritmetico in modo sistematico e, per tale, non è ritenuta una
dimostrazione valida poiché non è una dimostrazione, solo un’idea
sparsa senza un sistema a supportarla. Diversamente, in questo
articolo, lo zero e l’infinito vengono inquadrati dentro un rapporto
coerente e completo sia internamente con la forma algebrica che
esternamente col mondo sensibile.
Questo articolo non è una ricerca sull’origine dei numeri nelle
società umane, benché sia di indubbia importanza sapere che lo 0 più
antico della storia sia stato rilevato in Sumatra in una popolazione
indianizzata nell’anno ҫaka 605 (683 d.C.), o che il concetto di
infinito era profondamente presente già nell’antica religione induista,
2 Cfr. Teoremi di coerenza e completezza.
mentre lo zero regna come concetto nel Buddhismo, nel nulla dello
Shunyata.3 A cui aggiungiamo che l’uno, il valore di unità, per quanto
presente fin dalle prime società capaci di contare, per il suo carattere
tecnico di «atto di determinazione» e religioso di «idea di Dio»,
domina in occidente tramite le sue determinanti scienze e il monismo
religioso.4 Ma come detto, il nostro intento non è quello di parlare
dell’origine antropologica di tali numeri, né delle loro influenze e
risvolti psichici, né del perché alcuni esperimenti sugli animali, come
le api, abbiano rilevato una certa sensibilità al valore “zero” anche da
parte delle «brute bestie». Quello che interessa a noi è invece la mera
costruzione di una matematica fondata sui numeri 0, 1, ∞; e nelle due
prossime problematiche vediamo il perché di questo interesse.

3. Problema formale
Come è noto, la aritmetica classica (bina) perde di nitidezza e ordine
fin dalle sue prime battute, trovandosi in contraddizione con se stessa
a causa delle deroghe ed eccezioni costruite ad hoc intorno allo 0. Un
esempio:

Prendiamo la formula algebrica a × b = c → c / b = a → c / a = b.


Inseriamo i numeri a=1 e b=0 dandoli come prodotto c=0.
Il risultato aritmetico è 1 × 0 = 0 → 0 / 0 = 1 → 0 / 1 = 0.

Questo risultato 0/0=1, come altri che esulano da questo


esempio, non è contemplato nell’aritmetica classica (bina), che
appunto lo deroga venendo meno all’ordinamento algebrico
dell’intera aritmetica. Esattamente, l’operazione 0/0=1 viene
3 ACZEL A.D., Caccia allo zero, Milano 2016. Sintesi cap. 10, 11. Il reperto di riferimento
dello zero più antico del mondo, è una stele che precede di due secoli l’impero arabo e lo
zero di Gwalior.
4 Qui dovrebbe seguire la caratterizzazione di società dominate dal concetto di 0, quelle dal
concetto di ∞ e quelle dal concetto di 1. Ma non è questo l’obiettivo di questo articolo.
derogata in 0/0=error; per delle motivazioni che affrontiamo
successivamente.
In questo caso l’ordinamento violato è formale-algebrico dato
dalla formula a×b=c; e riguarda direttamente il mondo matematico e
non quello sensibile. Dunque la deroga che si instaura su esso segnala
un’inconsistenza formale dell’impianto, tale che questa eccezionale
deroga (o altre simili) la chiamo incoerenza formale dell’aritmetica
bina: incapacità di rispondere coerentemente al proprio mondo
matematico.
Per superare questa incoerenza formale dobbiamo ricercare
una aritmetica coerente con se stessa, quindi senza eccezioni,
deroghe o inconsistenze formali. Per fare ciò abbiamo due possibilità:
o si cambia la forma algebrica; oppure assegniamo un diverso valore
(da 0/0=error) alla relazione dei numeri 0 e 1. La seconda via appare
la più semplice ed è quella che qui percorriamo.

4. Problema materiale
Accettare deroghe su un numero, quale esso sia, non significa solo
accettare ulteriori deroghe in altri punti del sistema collegati a quel
numero, più ampiamente significa trovarsi scollati anche dai luoghi
in cui l’aritmetica può espandersi, come i luoghi geometrici o logici
sennonché fisici ecc.
Esempi:

a) Geometria5
Nella geometria della sfera di Rienamm la trasformazione di x
nel reciproco 1/x, durante la rotazione di 180° attorno all’asse

5 L’esempio è tratto da SEIFE C., Zero, (2000), a cui viene collegata la Nota 10:
«Geometricamente, i punti 1 e –1 rimangono al loro posto (si trovano sull’asse di
rotazione), mentre i e –i si scambiano tra loro. Per via algebrica: 1 e –1 sono ovviamente
uguali al proprio inverso; mentre, ponendo nella trasformata x = i e moltiplicando
numeratore e denominatore per i, si ha: 1/i = i/i2 = i/(–1) = –i e 1/(–i) = i».
equatoriale parallelo all’asse reale del piano, comporta il
capovolgimento del polo nord con quello sud, che equivale
implicitamente a 1/0=∞ e 1/∞=0;

b) Logica6
Nella divisione tra naturali, minore è il divisore (d) e maggiore
è il risultato dell’operazione (q), sino al punto limite in cui il
divisore assume valore 0 il quale, se manteniamo la logica in
corso (d<→ q>), come valore “più piccolo” porta a un
quoziente infinito, cioè 1/0=∞.

c) Fisica7
Se il buco nero è una singolarità “infinita” che concentra la
propria massa in un singolo punto di dimensione zero, allora 0
che ripartisce 1 dà un risultato infinito, cioè 1/0=∞.

Questi risultati 1/0=∞ e 1/∞=0, come altri che esulano da


questi esempi, non sono contemplati nell’aritmetica classica (bina),
che appunto li deroga venendo meno alla coerenza col mondo
extramatematico di cui dovrebbe essere la descrizione matematica.
Esattamente, le operazioni 1/0=∞ e 1/∞=0 vengono derogate in
1/0=error e 1/∞=error; per delle motivazioni che affrontiamo
successivamente.
In questo caso l’ordinamento violato non è più formale-
algebrico ma in riferimento a particolari esempi di geometria, logica,
fisica; e riguarda direttamente mondi diversi da quello matematico,

6 Minore è il divisore d e maggiore è il quoziente q: se non esiste numero più piccolo di 0 e


tutti i numeri sono infiniti, allora al più piccolo divisore 0 corrisponde il più grande
quoziente ∞.
7 Il risultato del calcolo qui è potenziale: pur essendo i buchi neri in verità buchi «grigio
scuro», cioè qualcosa di non-infinito bensì evaporante, il loro risultato è comunque così
infinitamente grande, alla nostra osservazione, da doverlo noi arrotondare all’infinito.
benché sue espressioni reciproche, sue materie. Dunque la deroga
che si instaura su esso segnala un’inconsistenza “materiale”
dell’impianto, tale che questa eccezionale deroga (o altre simili) la
chiamo incoerenza materiale dell’aritmetica bina: incapacità di
rispondere coerentemente alle materie extramatematiche di cui è
l’espressione matematica.
Per superare questa incoerenza materiale dobbiamo ricercare
una aritmetica coerente col mondo extramatematico che descrive,
quindi senza eccezioni, deroghe o inconsistenze materiali. Per fare ciò
abbiamo due possibilità: o cambiamo la natura degli eventi fisici,
delle geometrie e delle logiche in contraddizione con l’aritmetica
bina; oppure assegniamo un diverso valore (da =error) alla relazione
dei numeri 0 e 1 e ∞. La seconda via appare la più semplice ed è
quella che qui percorriamo.

Capitolo Secondo
I NUMERI FONDANTI
0, 1 , ∞

1. Valore dei numeri fondanti


Davanti a tutte le sopraddette impasse dell’aritmetica bina, ci
impegniamo a costruire un’aritmetica trina capace di rispondere
coerentemente sia alla logica generale e sintattica del mondo
aritmetico – l’algebra – sia alla fisica particolare e semantica del
mondo sensibile – i fenomeni –; in ligia risposta al carattere
unificatore proprio della matematica. Questa aritmetica trina si fonda
sui tre oggetti matematici 0, 1, ∞. Ognuno di questi ha un suo proprio
valore quantitativo, che linguisticamente sintetizzo nelle qualità:
0 = Niente;
1 = Tutto;
∞ = Infinito.

Il Niente indica la mancanza, che può essere assoluta 0=0


oppure relativa 0=a–a.8 Il Tutto indica la presenza, che può essere
assoluta (unità di tutto) oppure relativa (un’unità particolare).
L’infinito indica il rapporto fra mancanza e presenza, che può essere
assoluto (infinito in atto) oppure relativo (infinito potenziale). 9
L’interazione fra questi elementi è data dalla connessione del loro
valore, di cui riportiamo la «caratterizzazione semantica ad infinitum
dei numeri fondanti»:
Niente = qualcosa che non ha inizio;
Tutto = qualcosa che non ha fine;
Infinito = qualcosa che non ha né inizio né fine.

Ripeto: la caratterizzazione semantica dei numeri fondanti


mostra valori ad infinitum, quindi istruzioni di pari grado, date da un
Niente che non esiste mai, un Tutto che ci insegna il comportamento
numerico di ogni unità nei confronti dello zero e dell’infinito, e un
Infinito come limite del Tutto verso il Niente. Uso questa trinità non
8 CERAVOLO V.J., Mondo, strutture portanti, cap. 3.15 Nibil negativum e privativum.
9 L’infinito qui è descritto tramite i caratteri di mancanza e presenza, i quali, naturalmente,
sono una caratterizzazione particolare dell’infinito, ma sufficiente a permetterci di entrare
nella visione generale del rapporto fra 0, 1, ∞.
solo come istruzione numerica del sistema matematico, ma anche
come sua immagine di accompagnamento. L’immagine è facoltativa e
può essere estromessa a mantenimento dei soli calcoli.
Tutta la questione filosofica legata a questi valori fondanti,
come detto, è trattata nel mio libro «Infinito. Principi supremi» dove
si affronta, in particolare, la soluzione logica del conflitto finito-
infinito del principio primo: «come può il principio unico essere nel
contempo finito-infinito senza con ciò contraddirsi?» Da cui la
possibilità dell’uno di comportarsi sia ad infinitum senza fine, sia in
forma naturalis come unità. Stiamo parlando del primo grande
problema della conoscenza sorto dal poema di Parmenide “Sulla
natura” e la cui mancata risoluzione è causa dell’insanabile conflitto e
della guerra fratricida del pensiero umano.

2. Ciclicità dei numeri fondanti


Per dirsi numeri fondanti si abbisogna non siano preceduti, quindi
che si diano simultaneamente fra loro generando un rapporto di
ciclicità infinita, una ciclicità ad infinitum:
- Lo 0 precede ad infinitum l’1 seguito ad infinitum dall’∞;
- L’1 precede ad infinitum l’∞ seguito ad infinitum dallo 0;
- L’∞ precede ad infinitum lo 0 seguito ad infinitum dall’1.

Tale ciclicità infinita dei numeri fondanti, è ciò per cui la


definizione di uno necessità della differente definizione degli altri
due, in una trinità matematica. Di seguito la sintesi di tale ciclicità nel
suo ritornare, stare, procedere:
- n–i è ciò che precede n, ad infinitum;
- n0 è il proprio valore n, ad infinitum;
- ni è ciò che segue n, ad infinitum.

Nella seguente tabella lo sviluppo di tale rapporto di ciclicità.


Ciclicità senza inizio né fine dei numeri fondanti:
n–i = x n0 = n ni = x

0–i = ∞ 00 = 0 0i = 1
1–i = 0 10 = 1 1i = ∞
∞–i = 1 ∞0 = ∞ ∞i = 0

x precede n Sé x segue da n
ad infinitum ad infinitum ad infinitum

∞ precede 0 0 equivale a 0 1 segue da 0


0 precede 1 1 equivale a 1 ∞ segue da 1
1 precede ∞ ∞ equivale a ∞ 0 segue da ∞

Abbiamo qui riportato la «caratterizzazione ciclica ad


infinitum dei numeri fondanti».
Tenendo ferma questa ciclicità, nel prossimo capitolo la
usiamo per risolvere in maniera coerente i risultati di aritmetica
elementare fra i tre numeri fondanti 0, 1, ∞. Più avanti, la stessa
ciclicità, determina la costruzione dei numeri naturali da quelli
fondanti.
Capitolo Terzo
ARITMETICA ELEMENTARE
0, 1 , ∞

1. Aritmetica dei numeri fondanti


In questo capitolo poniamo i fondanti 0, 1, ∞ in relazione nel sistema
aritmetico con la prospettiva matematica di ottenere risultati validi, e
nella particolarità che ogni operazione, qui, sulle istruzioni
semantiche dei fondanti, si ripete ad infinitum, tale per cui, per
esempio: se 1+1 fa naturalmente 2, quando ricorre ad infinitum fa
invece il risultato di tutte le unità. Segniamo così il carattere precipuo
di codesta aritmetica, la «caratterizzazione ricorsiva ad infinitum
dell’aritmetica trina»:
- L’aritmetica trina ad infinitum dei numeri fondanti
compie le proprie operazioni ricorsivamente all’infinito;
- L’aritmetica naturalis dei numeri naturali compie le
proprie operazioni una alla volta.

Tale ricorsività all’infinito della matematica trina non


dovrebbe essere un concetto alieno per chi conosce gli algoritmi:
istruzioni che si ripetono ricorsivamente per date condizioni. Su tale
concetto algoritmico, l’aritmetica trina è ricorsiva per ogni
condizione particolare, trovando nel valore ad infinitum dei numeri
fondanti (non ha inizio, non ha fine, non ha né inizio né fine)
l’istruzione della propria ciclicità. Entriamo nel dettaglio del sistema
aritmetico.

0+0 0–0 0×0 0/0


0+1 0–1 0×1 0/1
0+∞ 0–∞ 0×∞ 0/∞
1+0 1–0 1×0 1/0
1+1 1–1 1×1 1/1
1+∞ 1–∞ 1×∞ 1/∞
∞+0 ∞–0 ∞×0 ∞/0
∞+1 ∞–1 ∞×1 ∞/1
∞+∞ ∞–∞ ∞×∞ ∞/∞

Il risultato di ogni rapporto è in relazione al valore degli oggetti 0,


1, ∞ nella forma algebrica a + b = c → a = c – b → b = c – a.
Per arrivare alla soluzione completa e coerente dell’intero
rapporto, partiamo da questi quattro assunti matematici e dalla loro
inalterabilità n0 ad infinitum:
- Ad infinitum qualunque n che somma o sottrae 0 a sé
dà se stesso, n ± 0 = n0;
- Ad infinitum qualunque n moltiplicato a 1 dà se stesso,
n × 1 = n0;
- Ad infinitum qualunque n diviso 1 dà se stesso, n / 1 =
n0.

Aggiungiamo a questi assunti questi altri universali, senza


deroghe:
- Ad infinitum qualunque n sottratto a se stesso dà 0, n
– n = 0;
- Ad infinitum qualunque n diviso se stesso dà 1, n /n =
1.

Tali assunti, fra sperimentazioni di coerenza, combinazioni e


reciproci inversi, ci assegnano le stringhe per il calcolo dell’aritmetica
trina; dove n può essere 0, 1, ∞:

Addizione Sottrazione Moltiplicazione Divisione


n + 0 = n0 n – 0 = n0 n × 0 = n–i n / 0 = ni
n + 1 = ni n – 1 = n–i n × 1 = n0 n / 1 = n0
n + ∞ = n–i n – ∞ = ni n × ∞ = ni n / ∞ = n–i

Vediamo lo sviluppo completo di queste stringhe presso


l’addizione e sottrazione da una parte e la moltiplicazione e divisione
dall’altra, dei numeri fondanti.
2. Addizione e sottrazione dei numeri fondanti
Addizione fondante Sottrazione
0, 1, ∞ fondante 0, 1, ∞
n+0 = n0 = n0
n+1 = ni = n–i
n+∞ = n–i = ni

0+0 =0= 00 =0= 00


0+1 =1= 0i =∞= 0–i
0+∞ =∞= 0–i =1= 0i

1+0 =1= 10 =1= 10


1+1 =∞= 1i =0= 1–i
1+∞ =0= 1–i =∞= 1i

∞+0 =∞= ∞0 =∞= ∞0


∞+1 =0= ∞i =1= ∞–i
∞+∞ =1= ∞–i =0= ∞i

SCHEMA GENERALE
Addizione Sottrazione
0+0 =0 0–0 =0
0+1 =1 0–1 =∞
0+∞ =∞ 0–∞ =1
1+0 =1 1–0 =1
1+1 =∞ 1–1 =0
1+∞ =0 1–∞ =∞
∞+0 =∞ ∞–0 =∞
∞+1 =0 ∞–1 =1
∞+∞ =1 ∞–∞ =0

Benché l’aritmetica trina giri su se stessa, ciò non toglie la sua


capacità di contare ogni numero, una volta naturalizzata. Per adesso
consideriamo che essa è l’espressione di valori fondanti dove ogni
operazione ricorre ad infinitum. Di seguito, per la loro particolarità e
importanza successiva, evidenziamo queste due operazioni:
- 1+1=∞ perché la somma d tutte le unità (1+1) è (=)
Infinita (∞). Questa 1+1 è l’unica fra le addizioni
fondanti capace di eguagliarsi immediatamente
all’infinito senza comprenderlo nella sua definizione. Si
parla mediatamente di un infinito potenziale positivo
+∞, da cui la serie dei numeri interi positivi 2, 3 ecc;
- 0–1=∞ perché oltre l’infinito non c’è niente (∞+1=0).
Questa 0–1 è l’unica fra le sottrazioni fondanti in grado
di eguagliarsi immediatamente all’infinito senza
comprenderlo nella sua definizione. Si parla
mediatamente di un infinito potenziale negativo –∞, da
cui la serie dei numeri interi negativi –1, –2 ecc.

Ma di questa «particolare lettura» ne parliamo appena finita


l’aritmetica trina, esattamente ne parliamo nel passaggio dai numeri
fondanti ai numeri naturali. Per ora torniamo alla nostra matematica.

3. Moltiplicazione e divisione dei numeri fondanti


Moltiplicazione fondante
Divisione0,fondante
1, ∞ 0, 1, ∞
n×0 = n–i = n
n×1 = n0 = n
n×∞ = ni = n

0×0 =∞= 0–i =1= 0


0×1 =0= 00 =0= 0
0×∞ =1= 0i =∞= 0

1×0 =0= 1–i =∞= 1


1×1 =1= 10 =1= 1
1×∞ =∞= 1–i =0= 1

∞×0 =1= ∞–i =0= ∞


∞×1 =∞= ∞0 =∞= ∞
∞×∞ =0= ∞i =1= ∞

SCHEMA GENERALE
Moltiplicazione Divisione
0×0 =∞ 0/0 =1
0×1 =0 0/1 =0
0×∞ =1 0/∞ =∞
1×0 =0 1/0 =∞
1×1 =1 1/1 =1
1×∞ =∞ 1/∞ =0
∞×0 =1 ∞/0 =0
∞×1 =∞ ∞/1 =∞
∞×∞ =0 ∞/∞ =1

Alcuni di questi risultati sono già noti come risultati di alcuni


eventi geometrici, logici, fisici (cfr. 1.4) o di coerenza algebrica (cfr.
1.3). Altri, invece, sono attualmente sconosciuti o in attesa
matematica di rappresentazione. Anche qui, come nell’addizione,
sottolineiamo questi due rapporti per la loro particolarità:
- Nella moltiplicazione, l’unica operazione in grado di
accrescere immediatamente sino all’infinito senza
comprenderlo nella sua definizione, è 0×0:
l’accrescimento reiterato fra fattori nulli è infinito,
poiché ciò che non inizia reitera la propria inesistenza
all’infinito;
- Nella divisione, l’unica operazione in grado di
decrescere immediatamente sino all’infinito senza
comprenderlo nella sua definizione, è 1/0: la decrescita
reiterata per un divisore nullo di un’unità è infinita,
poiché ciò che non inizia sta dentro infinite volte.

Ma di questa «particolare lettura» ne parliamo appena finita


l’aritmetica trina, esattamente ne parliamo nel passaggio dai numeri
fondanti ai numeri naturali. Per ora torniamo alla nostra matematica.
Capitolo Quarto
DEFINIZIONI, PROPRIETÀ, RETTA DEI NUMERI E OPERAZIONI
0, 1 , ∞

1. Definizione aritmetica dei numeri fondanti


Dall’osservazione della suddetta matematica possiamo rilevare la
definizione aritmetica dei numeri fondanti; avvicinando da un lato i
numeri che in addizione e sottrazione fra loro danno il medesimo
risultato, dall’altro lato avvicinando i numeri che in moltiplicazione e
divisione fra loro danno il medesimo risultato, mentre teniamo
separati per colonne le altre operazioni.

Addizione Sottrazione
Moltiplicazione Divisione

0+0=0–0 0×0=∞ 0/0=1


NIENTE 0×1=0/1
0+1=1 0–1=∞ NIENTE
0+∞=∞ 0–∞=1 0×∞=1 0/∞=∞

1+0=1–0 1×0=0 1/0=∞


TUTTO 1×1=1/1
1+1=∞ 1–1=0
TUTTO
1+∞=0 1–∞=∞
1×∞=∞ 1/∞=0
∞+0=∞–0
∞×0=1 ∞/0=0
INFINITO ∞×1=∞/1
∞+1=0 ∞–1=1
∞+∞=1 ∞–∞=0 INFINITO
∞×∞=0 ∞/∞=1

Tale tabella ci consegna la definizione aritmetica dei tre


numeri fondanti:
- Niente 0+0=0–0 oppure 0×1=0/1;
- Tutto 1+0=1–0 oppure 1×1=1/1;
- Infinito ∞+0=∞–0 oppure ∞×1=∞/1.

In tali definizioni si nota come il Niente e il Tutto hanno una


loro propria pura espressione, fatta solo di sé: Niente 0+0=0–0;
Tutto 1×1=1/1. Mentre l’Infinito ha sempre una doppia espressione:
Infinito assieme allo zero ∞+0=∞–0 e all’uno ∞ ×1=∞/1. Abbiamo
così ottenuto la «caratterizzazione aritmetica ad infinitum dei
numeri fondanti»:
- Il Niente è un’operazione ricorsiva che non ha mai
inizio 0+0=0–0;
- Il Tutto è un’operazione ricorsiva che non ha mai fine
1×1=1/1;
- L’infinito ricorre in un’operazione che conta il Niente
∞+0=∞–0 e il Tutto ∞×1=∞/1. Esattamente la
doppiezza dell’infinito è necessitata dal fatto che il
Niente non ha inizio, il Tutto non ha fine, l’Infinito
non ha né inizio né fine.

In particolare le operazioni che riguardano la purezza del


Niente e del Tutto, sono le stesse che abbiamo usato come stringa
principale e inalterabile per definire i risultati dell’aritmetica trina
(cfr. 3.1). Questa stringa, per la purezza dei valori Niente e Tutto, la
chiamo «principio d’ordine ad absolutum»:

Per ogni entità n, sia essa un’unità, zero o infinito


n±0=n L’impossibilità di sottrarre e sommare Niente a sé;
n×1=n L’impossibilità di prodursi in qualcosa di diverso col
Tutto;
n/1=n L’impossibilità di essere diversi dall’unità con sé.

Tale purezza altresì non toglie che il Niente sia definibile in


guisa spuria anche ricorrendo al Tutto 0×1=0/1 e, viceversa, il Tutto
ricorrendo al Niente 1+0=1–0. Ma perché ho chiamato spuria questa
definizione e pura l’altra? Chiamo definizione aritmetica pura quella
che posta in serie infinita dà sempre il medesimo risultato
indipendentemente dagli ordini di conteggio. In fine, abbiamo detto,
l’Infinito comprende nella propria definizione sia il Niente che il
Tutto (∞+0=∞–0, ∞×1=∞/1).

2. Proprietà algebriche dell’aritmetica trina


Fatta la matematica trina e la definizione aritmetica dei numeri
fondanti, dobbiamo vedere le proprietà algebriche elementari del
sistema: la proprietà commutativa, associativa e dissociativa
riguardano le addizioni e moltiplicazioni; la proprietà invariantiva
riguarda sottrazioni e divisioni. L’estensione di queste proprietà è
lineare, sia in forma binaria (aritmetica naturalis) che ternaria
(aritmetica ad infinitum), quindi ad esse non aggiungiamo niente a
quanto già conosciuto.

Con * addizione o moltiplicazione Proprietà Invariantiva,


Proprietà Dissociativa x–y=z → (x+t)–(y+t)=z
x*y=z → z*t=t*x*y x–y=z→ (x–t)–(y–t)=z
Proprietà Associativa x/y=z → (x×t)/(y×t)=z
(x*y)*z=x*(y*z)… x/y=z → (x/t)/(y/t)=z
Proprietà Commutativa
x*y=y*x

A livello concettuale ciò significa che il Niente (non ha inizio),


il Tutto (non ha fine) e l’Infinito (non ha né inizio né fine) stanno fra
loro invarianti in queste proprietà di dissociazione, associazione,
commutazione; poiché ognuno è l’espressione semantica differente
simultaneamente necessitata dalle altre: una trinità. Chiarisco; prima
con una non-vana immaginazione per la quale, le istruzioni di queste
proprietà algebriche sono i numeri fondanti:
- La proprietà dissociativa discende dal Niente per le sue
doti di negazione (es. negare z in favore dei suoi fattori
x,y per lo stesso risultato);
- La proprietà associativa discende dal Tutto per le sue
doti di unificatore (es. associare x, y,z in diversi modi
per lo stesso risultato);
- La proprietà commutativa discende dall’Infinito per le
sue doti di commutare dal non ha inizio al non ha fine
(es. commutare x,y in diversi modi per lo stesso
risultato);
- La proprietà invariantiva stabilisce la resistenza del
rapporto davanti alle differenze.

Tale schema richiama, si diceva, a una trinità: un’invariante


trinità dissociativa (dal Niente), associativa (dal Tutto), commutativa
(dall’Infinito). Di conseguenza queste proprietà algebriche le chiamo
fondanti. Da queste proseguiamo vedendo le differenze specifiche
della detta trinità, tramite il modo che i numeri fondanti hanno di
distribuirsi, ossia tramite la loro algebrica proprietà distributiva.
Con la proprietà distributiva spieghiamo le differenze
semantiche dei tre numeri fondanti (Niente, Tutto, Infinito). Per farlo
usiamo due distribuzioni algebriche differenti senza con ciò eludere
il «principio di non contraddizione» poiché il loro risultato dice la
stessa cosa però sotto linguaggi diversi, sotto rapporti diversi:
- La distribuzione algebrica infinita dispiega il
rapporto di distribuzione dei numeri fondanti con se
stessi, su quantità ad infinitum (0, 1, ∞);
- La distribuzione algebrica naturale dispiega il
rapporto di distribuzione dei numeri fondanti con la
natura, su quantità naturalis (n diverso da 0 e ∞).
Oltremodo, per la sua particolarità, segnalo che l’ultima riga di
queste distribuzioni algebriche risponde a questa domanda:
«negandone l’ordine, cioè invertendo il rapporto fra il divisore x e le
differenze in dividendo (y+z), il risultato si distribuisce
sull’operazione?»10
Vediamo quindi la distribuzione dei tre numeri fondanti.
- La forza della proprietà dissociativa del Niente
(negativo ad infinitum) sta nel fatto che, le
moltiplicazioni e divisioni di niente non sono distribuite
verso la somma e la sottrazione, ovunque stia la
differenza; neppure «negandone l’ordine» (del Niente).
– Nella conseguenza naturale, quando y,z sono numeri
naturali, le prime due righe e la quarta riportano un
risultato di uguaglianza allo 0, che naturalmente
equivale a dire «un’uguaglianza a nessuna

10 Per quanto l’applicazione aritmetica di questa ultima stringa sia matematicamente


riscontrabile, per capire il senso delle parole facciamo un salto filosofico: prendiamo un
qualsivoglia valore iniziale 0 o 1 o ∞ o quale che sia. Esso non produce nulla. La
produzione inizia con l’operazione, 1+1, ∞+0, 0×0 o quale che sia: le operazioni generano
differenze. Ne segue che l’ordine positivo, linea causa-effetto, è l’operazione x che compie
le differenze (y+z), l’ordine negativo, linea effetto-causa, sono le differenze (y+z) che
compiono l’operazione x. Tali ordini sono indifferenti per la distribuzione algebrica della
moltiplicazione sulla somma e la sottrazione, essendoci nella moltiplicazione un risultato di
unione fra fattori, indipendentemente dal loro essere moltiplicando o moltiplicatore. Nella
divisione invece (quindi per la distribuzione algebrica della divisione sulla somma e la
sottrazione) non c’è un risultato di unione fra il numero divisore e quello in dividendo,
bensì di separazione per cui diventa importante, al fine di possibili risultati diversi, sapere
chi ripartisce e chi viene ripartito (diversamente sarebbe come dire che una Stella che
ripartisce me, dà lo stesso risultato di me che ripartisco una Stella). In questo senso
divisorio: (y+z)/x è l’ordine positivo che identifica l’operazione x che si compie sulle
differenze (y+z); mentre x/(y+z) è l’ordine negativo che identifica le differenze (y+z) che si
compiono sull’operazione x. Nel nostro linguaggio: il primo identifica l’ordine x, il secondo
lo nega.
distribuzione poiché lo zero è indifferente a qualunque
differenza naturale», mentre la terza riga rimane una
disuguaglianza che naturalmente significa
«l’impossibilità dello zero di distribuire naturalmente
qualcosa»:
Distribuzione infinita del Niente Distribuzione naturale del Niente
0 × (y + z) ≠ (0 × y) + (0 × z); 0 × (y + z) = (0 × y) + (0 × z) = 0;
(y + z) × 0 ≠ (0 × y) + (0 × z); (y + z) × 0 = (0 × y) + (0 × z) = 0;

(y + z) / 0 ≠ (y / 0) + (z / 0); (y + z) / 0 ≠ (y / 0) + (z / 0);
0 / (y + z) = (0 /y) + (0 / z) = 0.
0 / (y + z) ≠ (0 /y) + (0 / z).

- La forza della proprietà associativa del Tutto (unità ad


infinitum) sta nel fatto che, le moltiplicazioni di unità
sono distributive verso la somma e la sottrazione
ovunque stia la differenza. Parimenti dicesi con la
divisione rispetto la somma e la sottrazione; salvo
«negarne l’ordine» (del Tutto):
1 × (y + z) = (1 × y) + (1 × z);
(y + z) × 1 = (1 × y) + (1 × z);
(y + z) / 1 = (y / 1) + (z / 1);
1 / (y + z) ≠ (1 /y) + (1 / z).

- La forza della proprietà commutativa dell’Infinito sta


nel fatto che, le moltiplicazioni e divisioni dell’infinito
non sono distribuite verso la somma e la sottrazione;
salvo non ne si «neghi l’ordine» (dell’Infinito) così
restituendo dall’infinito le differenze. – Nella
conseguenza naturale, quando y,z sono numeri
naturali, la terza riga diviene un'uguaglianza a 0 che
naturalmente equivale a dire «ogni differenza
naturale è nulla se ripartita all'infinito», mentre la
quarta riga diviene una disuguaglianza che
naturalmente equivale a dire «benché (distribuzione
infinita) negando l'infinito le differenze si
distribuiscono sull'operazione, le differenze naturali
(distribuzione naturale) non distribuiscono l'infinito»:
Distribuzione infinita dell’Infinito Distribuzione naturale dell’Infinito
∞ × (y + z) ≠ (∞ × y) + (∞ × z); ∞ × (y + z) ≠ (∞ × y) + (∞ × z);
(y + z) × ∞ ≠ (∞ × y) + (∞ × z); (y + z) × ∞ ≠ (∞ × y) + (∞ × z);
(y + z) / ∞ ≠ (y / ∞) + (z / ∞); (y + z) / ∞ = (y / ∞) + (z / ∞) = 0;
∞ / (y + z) = (∞ /y) + (∞ / z). ∞ / (y + z) ≠ (∞ /y) + (∞ / z).

La sintesi di questa distribuzione algebrica dice in generale


questo:
- Le prime due righe dicono che «solo il prodotto delle
unità si distribuisce sulle (somme e sottrazioni di)
differenze, mai il Niente o l’Infinito»;
- La terza riga dice che «solo le ripartizioni da parte delle
unità si distribuiscono sulle (somme e sottrazioni di)
differenze, mai il Niente o l’Infinito»;
- La quarta riga dice che «nessuna differenza (y,z) può
ripartire completamente qualcosa, tranne
negando l’infinito da infinitum a naturalis».

A livello concettuale ciò significa che il Niente non può essere


distribuito perché non esiste, il Tutto si distribuisce ovunque,
l’Infinito non è distribuibile ma «negandone l’ordine», da infinitum a
naturalis (no da naturalis a infinitum), ridistribuisce le differenze.
Abbiamo quindi questi tre argomenti algebrici distributivi:
- C’è un elemento che si distribuisce ovunque, 1;
- Ci sono due elementi non distribuibili, 0 e ∞;
- C’è un elemento che negandone l’ordine ridistribuisce le
differenze, ∞.

Il discorso del Tutto, di «distribuirsi ovunque», si riscontra nel


discorso aritmetico ad absolutum: 1×n=n; n×1=n; n/1=n; e sempre
che non ne si neghi l'ordine 1/n≠n.

Il discorso del Niente e dell’Infinito, di «non essere


distribuibili», si riscontra in due tappe aritmetiche. La prima tappa è
il distribuibile Tutto, quindi qui il discorso è valido per ogni n diverso
da 0 e ∞:
∞/n = ∞ Nessun n può distribuire l’Infinito;
0/n = 0 Nessun n può distribuire il Niente.
La seconda tappa sono il Niente e l’Infinito, dove si vede che la
biunivocità del loro «non essere distribuibili», fa si che possano
distribuirsi solo fra loro senza però dare un risultato distribuibile
(≠1):
∞/0 = 0 Reiterando la propria inesistenza all’infinito (cfr. 3.3), il
Niente distribuisce l’Infinito a niente, quindi non lo
distribuisce;
0/∞ = ∞ L’Infinito distribuisce l’inesistenza del Niente all’infinito,
quindi non la distribuisce.

Il discorso dell’Infinito, di «negandone l’ordine restituisce le


differenze», lo chiamo «l’inversa proprietà commutativa ad
infinitum (no naturalis) di distribuzione algebrica dell’Infinito»: ∞/
(y+z) = (∞/y)+(∞/z); per la quale, appunto, negando l’Infinito
nell’operazione essa si distribuisce sulle differenze (la qual formula la
applichiamo nel prossimo paragrafo). In senso filosofico possiamo
dire così: se da un ordine negativo (invertito) dell’operazione non
necessariamente si restituisce il valore dell’operazione, ciò
nonostante l’inversa proprietà distributiva dell’Infinito è in grado di
attraversare tutta la negazione quindi restituire da essa il valore
dell’operazione. Aritmeticamente tale processo è l’attraversamento
ad infinitum del valore di negazione “Niente”:
0–∞ = 1 Attraversando il non ha inizio l’Infinito arriva al non ha
fine, come da classica definizione dell’infinito (senza inizio
né fine).

Schema riassuntivo delle proprietà algebriche


* è uguale a + o ×.
Nelle distribuzioni algebriche, le operazioni sono valide anche col – al posto
del +.
n è diverso da 0 e ∞ tranne per le operazioni ad absolutum

NIENTE TUTTO INFINITO


Proprietà Dissociativa: Proprietà Associativa: Proprietà Commutativa:
x*y=z → z*t=t*x*y. (x*y)*z=x*(y*z)… x*y=y*x.
Distribuzione algebrica infinita: Distribuzione algebrica: Distribuzione algebrica infinita:
0 × (y + z) ≠ (0 × y) + (0 × z); 1 × (y + z) = (1 × y) + (1 × z); ∞ × (y + z) ≠ (∞ × y) + (∞ × z);
(y + z) × 0 ≠ (0 × y) + (0 × z); (y + z) × 1 = (1 × y) + (1 × z); (y + z) × ∞ ≠ (∞ × y) + (∞ × z);
(y + z) / 0 ≠ (y / 0) + (z / 0); (y + z) / 1 = (y / 1) + (z / 1); (y + z) / ∞ ≠ (y / ∞) + (z / ∞);
0 / (y + z) ≠ (0 /y) + (0 / z). 1 / (y + z) ≠ (1 /y) + (1 / z). ∞ / (y + z) = (∞ /y) + (∞ / z).
Distribuzione algebrica naturale: Ritorno aritmetico: Distribuzione algebrica naturale:
0 × (y + z) = (0 × y) + (0 × z) = 0; 1×n=n; n×1=n; n/1=n; 1/n≠n. ∞ × (y + z) ≠ (∞ × y) + (∞ × z);
(y + z) × 0 = (0 × y) + (0 × z) = 0; Discorso: (y + z) × ∞ ≠ (∞ × y) + (∞ × z);
(y + z) / 0 ≠ (y / 0) + (z / 0); Il Tutto è distribuibile e (y + z) / ∞ = (y / ∞) + (z / ∞) = 0;
0 / (y + z) = (0 /y) + (0 / z) = 0 associabile per ogni valore, ∞ / (y + z) ≠ (∞ /y) + (∞ / z).
Ritorno aritmetico: salvo negandone il valore. Ritorno aritmetico:
0/n = 0; 0/∞ = ∞. ∞/n=∞; ∞/0 = 0;
Discorso: 0–∞=1.
Il Niente non è distribuibile con Discorso:
valore determinato. Dissociato da L’Infinito non è distribuibile con
ogni cosa. valore determinato; ma è capace di
restituire dalla propria negazione le
differenze e dall’attraverso di ogni
negazione valori determinabili.

Proprietà invariantiva
x–y=z → (x+t)–(y+t)=z; x–y=z→ (x–t)–(y–t)=z;
x/y=z → (x×t)/(y×t)=z; x/y=z → (x/t)/(y/t)=z.

3. La retta dei numeri fondanti


Fra calcoli aritmetici e proprietà algebriche, habemus gli strumenti
per testare la retta dei numeri! Come detto (cfr. 1.3) davanti alla
matematica bina, nelle operazioni di moltiplicazione e divisione con
lo 0, la «retta dei numeri» si distrugge per l’incapacità di risponderle
correttamente; senza considerare che oltretutto è priva di calcolo
sull’∞: deroghe, crolli, mancanze! Con questa matematica trina
vediamo invece come la stessa regge anche sotto queste estreme
condizioni.
A livello naturalis, il sopraddetto «disallineamento
distributivo» con lo zero e l’infinito (non-distribuibili) da parte
dell’unità distribuibile, comporta che nelle operazioni coi fondanti 0 e
∞, le unità naturali n riportino un’esotica proprietà distributiva, data
appunto dal proprio valore di unità naturale assieme a quello ad
infinitum di questi numeri fondanti. Capiamoci partendo
dall’operazione che per eccellenza risponde a questo doppio ordine, e
risolviamola come segue:
(i) n×0=0
Per n diverso da 0 e ∞.
(ii) 10={N}
Se ogni n×0=0 allora la moltiplicazione per 0 restringe la retta di tutti i numeri n
in un solo punto, e se la retta dei numeri n cade in un solo punto allora un solo
punto 1 a dimensione 0 contiene tutti i numeri n.
(iii) Assunzione (cfr. II parte, cap. 3 ):
Le operazioni rispondono diversamente a seconda se compiute in naturalis o ad
infinitum. Sono naturalis tutte le operazioni fra unità parziali, sono ad infinitum
le operazioni che coinvolgono i numeri fondanti 0, ∞ o l’unità di tutti i numeri
10={N}.
(iv) Dimostrazione:
n×0=0 è un’operazione composta da unità (naturalis) e zero (ad infinitum). Tale
complessità fa sì che annullando l’effetto della moltiplicazione n×0/0 ci venga
restituito un risultato ad infinitum o naturalis:
- Si restituisce ad infinitum per un ordine di conteggio positivo (da
sinistra verso destra) che mantiene lo zero, (n×0)/0=1;
- Si restituisce naturalis per un ordine di conteggio negativo (da destra
verso sinistra) che annulla lo zero, n×(0/0)=n.
Ripeto: l’operazione n×0=0 viene restituita ad infinititum come n×0/0=1. Per
accedere alla sua restituzione naturale dobbiamo negare lo zero in n×(0/0)=n. Se
negando lo zero in 0/0=1 comunque non conosciamo n, affermiamo che ad
infinitum n è una unità 1, dove l’uno, ad infinitum nella matematica trina,
rappresenta tutte le unità 1={N}.
(v) Riscontro algebrico:
In questa operazione complessa naturalis-infinitum, i valori ad infinitum sono
portati dai numeri fondanti. Negando il valore ad infinitum dell’operazione si
restituisce il valore naturalis della stessa, in regola della «inversa proprietà
commutativa ad infinitum di distribuzione algebrica dell’Infinito» ∞/(y+z) =
(∞/y)+(∞/z).
(vi) Conclusione:
Abbiamo dimostrato che il fondante zero in relazione a una unità parziale crea
un’operazione complessa naturalis-infinitum. Negando l'operazione, essa,
secondo regole precise, può restituire un risultato ad infinitum oppure naturalis.
(vii) Senza ordine di conteggio negativo, un’operazione complessa naturalis-
infinitum restituisce positivamente il risultato della matematica trina, ad
infinitum (cfr. II parte, cap. 3).

In breve è stato dimostrato questo: annullando la


moltiplicazione n×0=0 si ha n×0/0=1 perché ogni moltiplicazione di
unità con lo zero fa collassare tutti i numeri in un unico punto a
dimensione zero, tale che cadendo in quel punto, il risultato risponde
riportando indietro positivamente tutte le unità assieme. «Tutte le
unità» sono rappresentate ad infinitum dal numero 1, ed essendo
questa una operazione ad infinitum poiché coinvolge il numero
fondante 0 (cfr. II parte, cap. 3 ), allora il risultato è
matematicamente corretto. Al più, se dall’operazione vogliamo ci
venga restituito l’aspetto naturale n, dobbiamo annullare lo zero
nell’operazione tramite un ordine di conteggio negativo n×(0/0)=n,
ovverosia dobbiamo negare il valore ad infinitum dell’operazione, la
cui negazione (tramite conteggio negativo), dà risultati naturalmente
validi grazie all’«inversa proprietà commutativa ad infinitum di
distribuzione algebrica dell’Infinito» ∞/(y+z) = (∞/y)+(∞/z).
Possiamo finalmente dire che la divisione per zero neutralizza
la moltiplicazione per zero!
Questo test di indistruttibilità della retta dei numeri, si
conclude dicendo che anche l’infinito in operazione con i naturalis n
crea la stessa ambiguità di 0 parimenti risolvibile, pur muovendo
aritmetiche diverse.

Operazioni complesse L’annullamento positivo L’annullamento negativo


naturalis-infinitum dell’operazione restituisce il dell’operazione restituisce il
valore ad infinitum valore naturalis
dell’operazione dell’operazione
n×0=0 n×0/0=1 n×(0/0)=n
n×∞=∞ n×∞/∞=1 n×(∞/∞)=n
n+∞=0 n+∞–∞=1 n+(∞–∞)=n
N.B. Per le proprietà algebriche di dissociazione, associazione e commutazione, queste
“somma e moltiplicazione” possono essere le uniche operazioni elementari in cui
annullando l'operazione tramite conteggio negativo si restituisce “n”. Ne segue che le
altre operazioni complesse invece (n–∞; ∞–n; n/0; 0/n; n/∞; ∞/n), annullando
l'operazione tramite conteggio positivo “es. n/0×0” restituiscono sì valori “ad
infinitum”, ma annullando l'operazione tramite conteggio negativo “es. n/(0×0)
” restituiscono valori diversi dal numero “n” di partenza.

Mentre il Tutto, abbiamo visto matematicamente, si


distribuisce ovunque; e ciò significa che le unità n si operano fra loro
secondo la regola dell’uno, quella del Tutto, in un rapporto binario
(naturalis) fra unità-unità e non più quadratico ad infinitum verso la
trinità simultanea niente-tutto-infinito. Cioè secondo il naturale e
classico conteggio di unità, quello delle dita (come vediamo nella
seconda parte di questo articolo).
Abbiamo così eminentemente testato che con la matematica
trina la retta dei numeri non si distrugge, riesce a porre le cose
matematiche in rigore matematico. Qui infatti non abbiamo ricorso a
ipotesi ad hoc o eccezioni, eppure abbiamo contenuto lo 0 dentro il
rigore matematico assieme alle unità, all’infinito e a tutto. Tale rigore
è corroborato e giustificato nel corso dell’articolo.

4. Operazioni elementari dei fondanti


Vediamo cosa succede ad n quando soggetto a operazioni elementari
ad infinitum (operazioni ricorsive). I simboli associati alle diverse
operazioni hanno il solo scopo di intuire meglio il diverso
comportamento delle varie operazioni; e questa è la loro Leggenda:

n Qualunque entità
• Stato attuale n0
---+ Avanzamento ni
–--- Retrocessione n–i
 - - -+ •- - -  Rotazione indietro n–i
---•–--- Rotazione avanti ni

Addizione
L’addizione ad infinitum n+0 ferma n nel proprio stato n0.

L’addizione ad infinitum n+1 sposta n nel successivo stato ni.
• - - -+
L’addizione ad infinitum n+∞ sposta n nel precedente stato n–i.
- - -+ • - - - 
Per capire l’infinito nella somma, immaginatevi di sommare ad n
un numero talmente grande (∞) da fare il giro di tutti i numeri fino a
tornare alle spalle del numero da cui è partito. Esso sarà il numero
precedente al nostro n di partenza.

Sottrazione
La sottrazione ad infinitum n–0 ferma n nel proprio stato n0

La sottrazione ad infinitum n–1 sposta n nel precedente stato n–i
–---•
La sottrazione ad infinitum n–∞ sposta n nel successivo stato ni
 - - - • –- - - 
Per capire l’infinito nella sottrazione, immaginatevi di sottrarre ad
n un numero talmente grande (∞) da fare il giro di tutti i numeri fino
a tornare fronte al numero da cui è partito. Esso sarà il numero
successivo al nostro n di partenza.

Moltiplicazione
La moltiplicazione ad infinitum n×0 restringe lo stato di n
riducendolo a n–i
–---•
La moltiplicazione ad infinitum n×1 mantiene lo stato di n
tenendolo a n0

La moltiplicazione ad infinitum n×∞ espande lo stato di n
allargandolo a ni
•---+

Divisione
La divisione ad infinitum n/0 espande lo stato di n allargandolo a
n i.
•---+
La divisione ad infinitum n/1 mantiene lo stato di n tenendolo a
n 0.

La divisione ad infinitum n/∞ restringe lo stato di n riducendolo a
n–i.
–---•

Ciò che si può notare in particolar modo, è che il modo di


comportarsi dell’Infinito nelle operazioni di somma e sottrazione, è
specchio operazionale della sua «inversa proprietà commutativa di
distribuzione algebrica».
Finiamo qui l’introduzione dell’aritmetica trina, non perché
non vi sia altro da aggiungere, ma perché ciò è sufficiente a mostrare
il passaggio dai numeri fondanti a quelli naturali.

SECONDA PARTE
FONDAZIONE DELLA NATURA

Capitolo Primo
PORTALI AL MONDO NATURALE
0, 1 , ∞

1. Luogo della naturalizzazione dei numeri fondanti


Trattati i caratteri generali dell’aritmetica trina, il nostro compito è
adesso mostrare il passaggio dai numeri fondanti a quelli naturali.
Qui spieghiamo “dove” ciò avviene. Nel successivo capitolo
spieghiamo “come” avviene. Incominciamo ricordando il valore dei
fondanti:
- 0 è l’assenza di valore, qualcosa che non inizia;
- 1 è la totalità (insieme) di ogni valore (numero),
qualcosa che non finisce;
- ∞ è il limite fra il Niente è il Tutto, lo scarto che li
separa e il confine che li unisce, ciò che non
appartiene solo all’1 o solo allo 0, poiché proprio di
entrambi assieme.

Da queste definizioni, possiamo escludere l’infinito in atto


dalle possibili manifestazioni naturali: se ogni nostra percezione è
possibile all’interno della nostra finita sensibilità, allora tale
finitezza esclude l’infinito in atto dalle possibili manifestazioni
naturali a noi sensibili.11 Continuiamo escludendo lo zero assoluto
dalle possibili manifestazioni naturali: se il vuoto pneumatico è
concettualmente e fisicamente impossibile per l’impossibilità di
ottenere l’assenza di tutto, allora la sua manifestazione naturale è
impossibile. Concludiamo affermando l’uno come luogo dove la
natura può manifestarsi: se ogni manifestazione naturale è possibile
solo per l’unità (individuale) per cui è tale, «non essendo possibile
che possa esistere un essere senza l’unità per cui è tale», 12 allora
ogni natura nella sua unità si manifesta nel Tutto (uno).
Abbiamo così la «caratterizzazioni del Tutto come luogo in cui
la natura può compiersi», predicato di ogni unità naturale.

2. Porta d’accesso ai numeri naturali da quelli fondanti


Abbiamo appena detto che è necessariamente nel Tutto che si
manifesta la natura, ne consegue scoprire le operazioni di tale Tutto

11 Parafrasando S. HAWKING («L'assenza di orizzonti degli eventi implica che non ci siano
buchi neri, nel senso di condizioni da cui la luce non può sfuggire all'infinito»), quando
parliamo di buchi neri sembra più genuino parlare non tanto di «orizzonte degli eventi»
quanto di «orizzonti apparenti» quindi non di qualcosa di realmente infinito ma di qualcosa
di così infinitamente grande alla nostra osservazione da arrotondarlo, noi, all’infinito.
12 Cfr. Mondo. Strutture portanti, (2016), p. 99.
dove la natura può manifestarsi, ben ricordando come le operazioni
della matematica trina si compiono ricorsivamente ad infinitum:
intuitivamente, riconosciamo come porta di accesso dal mondo
infinito e fondante a quello naturale e fondato, quelle operazioni del
Tutto in grado di eguagliarsi immediatamente all’infinito senza
comprenderlo nella sua definizione. Le uniche operazioni aritmetiche
ad infinitum in grado di fare ciò sono 0–1=∞ e 1+1=∞; mentre
escludiamo 0×0=∞ perché non è un’operazione del Tutto, ed
escludiamo 1/0=∞ perché è un’operazione su Tutto e non del Tutto.
Proviamo a giustificare questa intuizione col seguente dettaglio.
Per conoscere quali operazioni della matematica trina portano nel mondo
naturale, estromettiamo quelle incongrue a tale fine, ben ricordando che,
contrariamente alle operazioni dell’aritmetica trina che si compiono ad infinitum
(simultaneamente e immediatamente sino alla fine delle possibilità), quelle
dell’aritmetica naturalis si compiono un’operazione alla volta. Le estromissioni da
fare sono le seguenti.
(i) Escludere le operazioni che portano nella loro definizione l’Infinito, le quali
necessariamente si compiono ad infinirum e non naturalis:
- Addizione 0+∞, 1+∞, ∞+0, ∞+1, ∞+∞;

- Sottrazione 0–∞, 1–∞, ∞–0, ∞–1, ∞–∞;

- Moltiplicazione 0×∞, 1×∞, ∞×0, ∞×1, ∞×∞;

- Divisione 0/∞, 1/∞, ∞/0, ∞/1, ∞/∞.


(ii) Escludere le operazioni non compiute dal Tutto, essendo fra le operazione del
Tutto che cerchiamo la natura:
- Addizione 0+0;

- Sottrazione 0–0, 1–0;

- Moltiplicazione 0×0;

- Divisione 0/0, 1/0.


(iii) Escludere le operazioni con risultati in cui il Tutto è assente, cioè con risultati
uguali a Niente, essendo nel Tutto che cerchiamo la natura:
- Sottrazione 1–1;

- Moltiplicazione 0×1, 1×0;


- Divisione 0/1.
(iv) Escludere le operazioni con risultati uguali a Tutto, poiché cerchiamo le parti
naturali e non il Tutto:
- Addizione 0+1, 1+0;

- Moltiplicazione 1×1;

- Divisione 1/1.
(v) Ad ora ci avanzano le operazioni 1+1 e 0–1:
- Queste operazioni hanno entrambe un risultato nell’aritmetica trina
uguale a “∞”, dove l’Infinito si definisce come Niente e Tutto assieme,
senza con ciò essere uguale al Tutto oppure alla sua assenza Niente, con
ciò permettendo a noi di cercare in quel definente Tutto la natura;
- Compiendo queste operazioni non ad infinitum ma in forma naturalis,
ciò che segue da 1+1 o da 0–1 non è più immediatamente l’Infinito, ma
mediatamente le varie unità che portano ad esso.

Ne segue la «caratterizzazione delle parti ad infinitum della


natura»:
- La prima parte dei numeri naturali nasce dalla relazione 1+1
come inizio della serie infinita positiva +∞, e la chiamiamo
naturalmente 2;
- La seconda parte dei numeri naturali nasce dalla relazione 0–1
come inizio della serie infinita negativa –∞, e la chiamiamo
naturalmente –1.

I numeri 2 e –1 sono dunque le “parti” della matematica trina


da cui la natura ha luogo. Ossia: mentre lo 0 è Niente, l’1 è Tutto,
l’Infinito è Niente e Tutto, abbiamo di seguito che il 2 e il –1
rappresentano la Parte. E non potrebbe certo essere un solo numero
a rappresentare la parte, per non essere intero, da cui 2 e –1 come
differenti portali di accesso dal Tutto alla natura.

3. Le parti della natura


N.B. Per trattare le parti della natura succede che diamo qui corpo ad
alcuni numeri ed operazioni. Esattamente: quando parliamo di
radice parliamo dell’origine; quando parliamo di elevare al quadrato
parliamo di ciò in cui si inquadra il concetto; quando parliamo di
numeri immaginari parliamo di ciò che può essere
immaginato anche se il suo risultato non accade nella realtà; quando
parliamo di zero, in senso assoluto; parliamo di qualcosa che non
esiste. Questa nota è di preparazione a ciò che segue.
Le parti hanno alla radice della propria natura,
rispettivamente, (2) l’inizio della serie infinita positiva e (–1) l’inizio
della serie infinita negativa. Tale per cui:
- Alla radice del numero 2 c’è l’infinito positivo, talché la
quadratura della sua radice è incalcolabile, √2 ≈
1,41421356;
- Alla radice del numero –1 c’è l’infinito negativo, talché
la quadratura della sua radice è incalcolabile, infatti
matematicamente non esiste il risultato di √–1 (un
numero immaginario) pur partecipando alla soluzione
di alcuni calcoli fisici.

Assumiamo n come numero naturale (non fondante) e


formalizziamo il perché delle dette radici, rispettivamente delle parti
2 e –1.
Affermiamo matematicamente il 2 come numero della
divisione poiché ogni singolo taglio crea sempre due parti; dove il 2 è
la minima divisione possibile se l’1 lascia interi. Poi alla “divisione” si
possono associare attributi come la generazione, la maternità o altre
fondate esoticità; ma questi caratteri pitagorici-esoterici a noi qui
non interessano: il nostro fine è formalizzare il valore matematico di
divisione del 2. Da ciò diciamo che alla √2 (all’origine della divisione)
c’è un risultato che tende all’infinito perché la possibilità matematica
di divisione in parti non ha fine. Formalmente scrivo così:
∀n/2 ∧ ¬∃/<2 ∧ n⇒∞ → (√2⇒+∞)
A parole: Se ogni n è divisibile per 2 e 2 è la minima divisione
naturale e gli n tendono all'infinito, allora per giungere alla
radice della «divisione naturale» (rappresentata dal 2) bisogna
tendere positivamente ad infinitum.

Più abissale è il concetto intorno a √–1; abbiamo bisogno di


una rincorsa filosofica prima della sua formalizzazione: l’idea di
attraversare il Niente 0–1 è un’immaginazione perché il Niente non
esiste. Sicché –1 ha alla sua radice un numero immaginario. La
funzione dell’immaginario (numero immaginario) non è mai nulla,
ma capace di indirizzare e modificare il posizionamento sul
complesso piano della realtà (piano di Argand), cioè influenza quei
valori che, volenti o nolenti, come soggetti o oggetti, sono implicati
nell’immaginazione: l’immaginario ha la possibilità di creare la
realtà della sua immagine nei limiti di ciò che può esistere. Anche
per questo gli ingegneri, noti per la loro concretezza, hanno trovato
modo di applicare numeri immaginari in forme complesse; numeri
immaginari che con la scoperta della corrente alternata di Faraday
hanno assunto una realtà fisica. Così si dice: benché il Niente non
esista, esiste comunque la reale assenza relativa di qualcosa, quindi
esiste la gradazione negativa di tale assenza, ovvero esistono i numeri
negativi che hanno alla loro radice un concetto immaginario (√–n=i):
l’esistenza del Niente. Capiamoci rispondendo a queste due
domande.
Domanda prima: «Perché alla radice del negativo c’è un
concetto immaginario?»
In fondo, se compiano un atto di negazione togliendo acqua da
un recipiente esso ha realmente meno acqua, ma un recipiente vuoto
ha zero acqua da cui non se ne può togliere altra: il negativo di
qualcosa che non c’è è impossibile, perché ogni negazione è un
derivato di un’affermazione, cioè si quadra sempre in
un’affermazione se il quadrato di un numero negativo è sempre un
numero positivo: ±a2=b. Il negativo è così un aspetto delle relazioni e
delle prospettive derivate: f è negativo relativamente al positivo –f.
Cioè: il negativo è una relazione basata sulla «reale nullità
relativa» (nessuna acqua nel recipiente, un litro d’acqua in meno
nel recipiente ecc) che ha alla sua radice l’idea di «esistenza del
Niente». Per questo si ha un risultato immaginario con la radice della
serie numerica negativa, perché il negativo Niente non esiste ed essi,
i numeri negativi, si fondano sull’immaginazione di attraversarlo. O
meglio: il Niente definisce l’intero dominio dei numeri negativi.
Formalmente scrivo così:
–n=0–n ∧ ¬∃0 → √–n=i
A parole: Se i numeri negativi si fondano sull’attraversamento
del Niente e (∧) il Niente non esiste, allora (→) alla radice dei
numeri negativi vi è un numero (concetto i) immaginario.13

Domanda seconda: «Perché alla radice del negativo c’è un


concetto infinito?»
Anzitutto diciamo che mentre il 2 è il minimo taglio possibile,
–1 è la minima parte separabile da tale taglio, tale per cui:
∀n/2 ∧ ¬∃/<2 ∧ n⇒∞ → –1=–∞

13 Confermiamo tale formalità col suo inverso positivo, sempre dove n diverso da 0 e ∞:
+n=n+n ∧ (n+n)⇒∞ → (√+n)⇒+∞
A parole: Se i numeri positivi si fondando sull’attraversamento di unità e (∧) e le unità
tendono all’infinito, allora (→) alla radice del positivo c’è un numero che prosegue
senza fine.
In questa formalità il minimo +n possibile corrisponde matematicamente a 2. Mentre
nell’altra formalità, il minimo –n possibile corrisponde matematicamente a –1. Segue che il
minimo n possibile è 1, assieme positivo e negativo, neutro. Abbiamo cioè i risultati –n, n,
+n che corrispondono minimamente a –1, 1, 2.
A parole: Se ogni n è divisibile per 2 e 2 è la minima divisione
possibile e gli n tendono all'infinito, allora la minima
separazione –1 gli risponde negativamente ad infinitum.

Oltretutto, per la matematica trina, l’idea di attraversare ciò


che non inizia (Niente) riportando come risultato qualcosa che non
ha alla sua radice nulla di immaginario, richiede un’estensione che
non ha né inizio né fine (Infinito). Esattamente la matematica trina
dice così:

0–∞=1
A parole: L’infinito è in grado di determinare (=1) il Niente
attraversandolo immaginifico (0–∞) verso il Tutto (0–∞=1).

Definiamo così la «caratterizzazione ad infinitum dei processi


reali e immaginari»: i concetti (numeri) reali stanno alle profonde
radici di ciò che accade nell’attraversamento 1+1; 14 i concetti (numeri)
immaginari stanno all’immediata radice – radice quadrata – di ciò
che non accade nella realtà, nell’attraversamento 0–1. 15
Ne segue che in natura l’immaginario sta anzitutto in negativo
al reale: o accade da una radice reale (parte 2) o da una radice
immaginaria (parte –1); il che matematicamente permette il
passaggio di un’unità da una parte all’altra, ossia la possibilità che un
immaginario si quadri in una realtà e che una realtà (es.–1) ritorni

14 Per «profonda radice» intendo: reiterare la radice di ogni positivo (es. da √9=3
reiteriamo l’operazione sul risultato tre, cioè √3≈1,73205) per trovare «numeri reali come
profonde radici d’ogni positivo». Il fatto che abbiano tale localizzazione, non toglie
logicamente che i numeri reali possano trovarsi anche con sviluppi decimale negativi,
quindi essere la radice quadrata di qualche numero positivo pur portando nella propria
radice quadrata un numero immaginario. Anche da questo processo si può cogliere una
certa influenza matematica dell’immaginario sul reale o viceversa.
15 Una formalizzazione più acuta della differenza fra reale e immaginario, la trovate nel
mio articolo Verità. Unione fra realismo e costruttivismo.
nel mondo immaginario (es. √–1), o che vi sia interazione fra
immaginario e realtà. Ma ciò che in sintesi ci ha detto questo discorso
sulle parti della natura, è che si può accedere ad essa attraverso il
canale del reale, stante alla radice della parte 2, o quello
dell’immaginario, stante alla radice della parte –1. Semplicemente: la
natura è accessibile per via reale o immaginaria.

Capitolo Secondo
COSTRUZIONE DEL MONDO NATURALE
0, 1 , ∞

1. Costruzione dell’unità
Considerando il Tutto come luogo fondante da cui la natura si
manifesta, si dice che la natura si manifesta attraverso le unità del
Tutto, cioè attraverso le progressioni 1+1 e regressioni 0–1 delle sue
unità avvenenti nelle ciclicità ad infinitum fra 0,1,∞.
Le mediate progressioni 1+1 e regressioni 0–1 della natura
sono note come:
Z+ = {1, 2, 3, …, n+1} = numeri interi positivi;
Z– = {–1, –2, –3, …, n–1} = numeri interi negativi.

Per quanto riguarda invece la ciclicità ad infinitum, al fine di


costruire i numeri naturali dobbiamo intendere il percorso che
dall’unità porta alla successiva unità:
- Positivamente abbiamo che dall’uno segue ad infinitum
l’infinito da cui segue ad infinitum lo zero da cui segue
di nuovo ad infinitum l’uno. Da 1 a ∞ a 0 da cui ancora
l’unità 1;
- Negativamente abbiamo che l’uno viene preceduto ad
infinitum dallo zero preceduto a sua volta ad infinitum
dall’infinito da cui si precede di nuovo ad infinitum
all’uno. Da 1 a 0 a ∞ da cui ancora l’unità 1.

Le quali successioni di unità significano, parafrasando, che nel


passaggio fra un’unità e un’altra vi è uno scarto nullo coperto
dall’infinito.16 Ma cosa è infinito? In termini matematici le infinite
progressioni e regressioni delle unità coprono lo scarto nullo presente
fra un’unità è un’altra; come da seguente grafica.

Sintetizziamo tale successione ad infinitum in termini


insiemistici; ricordando come n sia l’insieme dei numeri che lo
precedono (es: 4={0,1,2,3}):
1 = {∞,0}
A parole: L’uno è un punto (unità) a dimensione zero infinita.
Dove, per il calcolo infinitesimale una somma infinita di punti
a dimensione zero può dare un risultato finito – appunto
un’unità, positiva o negativa che sia.17

16 Tale concettualizzazione ci porta a inserire fra uno e l’altro pacchetto discreto di Planck,
un’esistenza matematicamente subgiacente e logicamente attendibile. Il quale argomento
viene affrontato nel mio libro Mondo. Strutture portanti (2016).
17 Dire «la somma infinita di punti a dimensione zero può portare a un risultato finito», è
2. Costruzione insiemistica dei numeri naturali dai numeri
fondanti
Dalla sopra definizione insiemistica della ciclicità del numero 1
(unità), possiamo passare alla costruzione insiemistica dei numeri
naturali: se per la teoria degli insiemi dobbiamo costruire prima i
numeri e poi gli altri oggetti matematici, allora non dovrebbero
esistere oggetti matematici preesistenti ai numeri per la loro
costruzione, se non fosse per un oggetto straordinario non
dipendente da alcuna assunzione extramatematica. Un ibrido fra
oggetto matematico e numero: l’∞ il quale, per ciclicità ad infinitum,
precede lo 0, quindi può essere usato come insieme-tipo per definire
il numero 0:

0 = {∞}
A parole: Niente contiene l’Infinito; perché nulla è più grande
di esso.
Tale notazione è abbreviata, la completa è 0={∞={1}} che
significa che il Niente si dà (cioè è inesistente) per l’insieme
infinito del Tutto18. La validità dell’abbreviazione è data dal
fatto che ∞={1}, quindi 0={∞} comprende già in sé il concetto
completo: 0={∞={1}} ≡ 0={∞}

Attenzione! Questi dire, per la loro particolare semantica, sono


tutti equivalenti ≡ fra loro. La loro differenza sta nel cosa si decide di
contenere o svelare del concetto e da dove si vuole incominciarlo o la
sua direzione:

diverso da dire «il prodotto di nulla è infinito poiché ciò che non inizia reitera la propria
inesistenza all’infinito» (cfr. I parte, cap. 3.3). Nel primo caso si parla di qualcosa di
esistente, benché a dimensione zero, nel secondo caso si parla di qualcosa che non esiste.
18 Cfr. Infinito. Principi supremi (2016).
0={∞={1}} ≡ 0={∞} ≡ 0={1,∞} ≡ 0={1,{1}}
1={0={∞}} ≡ 1={0} ≡ 1={∞,0} ≡ 1={∞,{∞}}
∞={1={0}} ≡ ∞={1} ≡ ∞={0,1} ≡ ∞={0,{0}}
A parole: Nella prima colonna, in a={b={c}} abbiamo che a
contiene b che contiene c. Nella seconda colonna, in a={b}
abbiamo che a contiene b. Nella terza colonna, in a={b,c}
abbiamo che a contiene b e c senza dirci in che rapporto. Nella
quarta colonna, in a={c,{c}} abbiamo che a contiene c assieme
a ciò che contiene c.

Altresì tali annotazioni, contenendo ognuna un solo ciclo ad


infinitum sufficiente a spiegare tutti gli altri, sono prive di
contraddizioni. Infatti se da una parte abbiamo il ciclo 0={∞={1}} e
dall’altra parte abbiamo il ciclo 1={0}, il contenersi del secondo zero
nel primo zero avviene sotto cicli con principium diversi, quindi lungi
da contraddizione formale; come quando lo stesso cielo è chiaro per
una Stella ma non per Vito, dove il cielo è chiaro e non-chiaro sotto
rapporti diversi (sotto il principio “Stella” e sotto il principio “Vito”)
quindi senza contraddirsi.
Ai nostri fini, fra queste equivalenti annotazioni, a noi
interessa l’ultima a destra a={c,{c}}, che è il metodo classico di
costruzione insiemistica dei numeri naturali:
Definizione insiemistica Definizione naturale
0 = {∞} =0
1 = {∞,{∞}} = {0}
2 = {∞,{∞,{∞}}} = {0, 1}
3 = {∞,{∞,{∞}},{∞,{∞,{∞}}}} = {0, 1, 2}
4 = {∞,{∞,{∞}},{∞,{∞,{∞}}},{∞,{∞,{∞}},{∞,{∞,{∞}}}}} = {0, 1, 2, 3}
… …
Alla cui classicità possiamo aggiungere che l’ordine di
conteggio degli elementi definitori determina la positività {∞,{∞}} o
negatività {{∞},∞} del numero naturale:
–1 = {{∞},∞} = {0}
–2 = {{{∞},∞},∞} = {0, –1}
… …
Pare così che l’ordine di conteggio possa determinare il
risultato positivo o negativo del numero. Da cui il giustificarsi di
matematiche come le serie armoniche divergenti per le quali
«davanti a una quantità infinita, il relativo risultato dipende
completamente dall’ordine di conteggio». Da ciò segue il problema
che 1 e –1 hanno la stessa definizione naturale; perché il Niente non
esiste e il suo attraversamento è solo un’immaginazione... Problema
superabile affermando 1={∞,0} e –1={0,∞} e dando conto dell’ordine
di conteggio. Ma «ordine di conteggio» o meno, abbiamo finito qui la
«caratterizzazione insiemistica ad infinitum dei numeri naturali da
quelli fondanti».

3. Costruzione seriale dei numeri naturali dai numeri


fondanti
Da quanto detto si può rilevare un ulteriore modello per la
costruzione dei numeri naturali dai numeri fondanti. Un modello non
più insiemistico ma seriale.
La progressione mediata (no immediatamente ad infinitum)
di 1+1 dà il via alla serie positiva dei numeri naturali +∞, la quale
viene definita naturalmente con numero 2. Sommando a tale numero
ulteriori unità, si costruiscono gli altri naturali, dove ogni 1+1 viene
ridotto a “+∞”:
2 = +∞
3 = ∞+1
4 = ∞+∞
5 = ∞+∞+1
6 = ∞+∞+∞

Questa stringa seriale porta alla «caratterizzazione dei cicli ad
infinitum dell’unità» da cui il calcolo dei numeri pari e dispari, il qual
calcolo è il motivo per cui la riporto dalle mie note a margine.
Tramutiamo la detta serie in cicli:
Serie infinita Serie naturale Cicli infiniti
+∞ =2 = ∞1
∞+1 =3 = ∞1 +1
∞+∞ =4 = ∞2
∞+∞+1 =5 = ∞2 +1
∞+∞+∞ =6 = ∞3
… … …
Da ciò possiamo trarre la formula per il calcolo trino ad
infinitum dei numeri pari e dispari:
Numeri pari n = ∞n/2
Numeri dispari n = ∞(n–1)/2 + 1

Definiamo così questo fondamentale concetto per il passaggio


dai numeri ad infinitum ai numeri naturalis: mentre l’aritmetica dei
numeri fondanti 0, 1, ∞ gira su se stessa ad infinitum, il numero di
cicli dell’unità indica uno o l’altro numero naturale. Talché i numeri
naturali e tutta la natura non sono altro che la manifestazione
unitaria di particolari cicli del Tutto.
Capitolo Terzo
NATURALIZZAZIONE DELL’ARITMETICA FONDANTE
0, 1 , ∞

1. Operazioni assolute
Per finire il processo di normalizzazione della matematica trina,
dobbiamo naturalizzarla capendo come si comportano fra loro i
numeri fondanti e naturali, e in fine fra loro i soli naturali. Nel corso
dei nostri discorsi abbiamo già parlato di un ordine a cui ogni cosa
risponde, un ordine inalterabile ad infinitum (cfr. I parte, cap. 3.1)
dato dalla purezza ad absolutum del valori Niente e Tutto (cfr. I
parte, cap. 4.1). Lo ripetiamo, perché è il primo principio
comportamentale fra numeri, di qualunque peso e grandezza,
inesistenti o esistenti, infiniti o finiti.

Ad absolutum, per qualunque entità:


n±0 = n L’impossibilità di sottrarre e sommare Niente a sé;
n×1 = n L’impossibilità di prodursi in qualcosa di diverso col
Tutto;
n/1 = n L’impossibilità di essere diversi dall’unità con sé.

N.B. Le varie descrizioni discorsive delle operazioni


matematiche incontrate sinora o che incontreremo, sono solo alcune
delle loro possibili descrizioni, ma tutte poggiate sulle definizioni di
Niente, Tutto, Infinito.

2. Operazioni fra numeri naturali e numeri fondanti


Sotto queste operazioni assolute vediamo che, nonostante
l’originalità di questa nuova matematica, il calcolo quantitativo resta
stabile come già conosciuto, tranne che nel calcolo con l’∞ e nelle
moltiplicazioni e divisioni con lo 0. In particolare, nelle
moltiplicazioni e divisioni con lo zero, si ha un piano completamente
diverso da quello noto. Infatti, tenendo ferma la forma algebrica
a×b=c → c/b=a → c/a=b, con l’aritmetica trina consegue questa
operazione ad infinitum valida per il Tutto, quindi per tutte le unità:
1×0=0 → 0/0=1 → 0/1=0
A parole: Se qualunque unità (Tutto) moltiplicata a 0 dà 0,
allora 0/0 restituisce qualunque unità. Qualunque unità è identificata
da Tutto, ad infinitum da 1. Cosicché 0/0 dà 1, il quale è l’analisi
iniziale e la sintesi finale di qualunque numero naturale. (cfr. I parte,
cap. 4.3)

Con tale operazione vogliamo stabilire che i naturali si


comportano nei confronti del fondante 0 secondo le regole dell'unità
1, come se fossero un'unica unità, rispondendo tutti con lo stesso
risultato, quello proprio dell'uno; e se ciò è sistemico, è valido anche
nei confronti del fondante ∞. Detto metafisicamente: i numeri
naturali, nei rapporti con lo zero e l’infinito, rispondono alle regole
"ad infinitum" dell’unità, trasformandosi nella cardinalità del Tutto,
rispondendoli come 1 e non come sue parti naturalis (2 e gli altri).
Questo è il nostro secondo principio comportamentale fra numeri,
che di seguito mettiamo in regola.
Reductio ad 1, per n diverso da 0 e ∞:
n+∞ = 0 Ogni somma di n sull’infinito è nulla;
n–∞ = ∞ L’infinito attraversa ogni n senza cambiare;
n×0 = 0 Ogni prodotto di n con Niente è nullo (ex nihilo);
n/0 = ∞ Il Niente ripartisce ogni n all’infinito giacché la sua
inesistenza ci sta dentro infinite vote, giacché ogni n
limitato da Niente è infinitamente libero di compiere ogni
proposizione al mondo;
n×∞ = ∞ Ogni prodotto di n con l’infinito non ne cambia il valore;
n/∞ = 0 Qualunque n ripartito all’infinito si azzera;
∞–n = 1 L'n che attraversa l'infinito consegna Tutto, il solo a
poterlo attraversare, quindi a poterlo negare (–).

Si dice che la matematica trina, tramite l’unità ad infinitum


del Tutto, mostra il comportamento di qualunque unità nei confronti
dello 0 e dell’∞: per sapere come si comportano i numeri naturali
nelle operazioni coi numeri fondati, si prende a campione il
comportamento del fondante 1.
Cerchiamo di giustificare questo principio di reductio ad 1
incominciando da una reductio ad absurdum: in questo sistema di
riferimento, se la natura non si compiesse ad infinitum come 1 nei
confronti dello 0 e dell’∞, diverrebbe impossibile il calcolo di alcuni
reciproci algebrici oltre a scollarci in maniera troppo sensibile dalla
matematica classica e dal mondo. In particolare l’anomalia verrebbe
ad accentuarsi nelle moltiplicazioni e divisioni con lo zero, le quali, se
non fossero ad infinitum ma naturalis, cioè se non si ripetessero
senza fine ma finitamente, avrebbero questa assurda successione
senza alcun conforto reale:
n×0=n–1 è la versione naturalis di n×0=n–i ad infinitum;
n/0=n+1 è la versione naturalis di n/0=ni ad infinitum.
Ma l’assurdo va cacciato come abbiamo scartato l’assurdo
dell’aritmetica bina (es: 0/0=error). Meglio dire così, in termini
concettuali: se sotto l’effige della coerenza, tutti i numeri naturali si
comportano con lo 0 e l’∞ come fossero 1…
Per ogni n diverso da zero e infinito:
0×n=0; ∞×n=∞;
n×0=0; n×∞=∞;
0/n=0; ∞/n=∞;
n/0=∞; n/∞=0 ;

n+0=n; ∞+n=0;
0+n =n; n+∞=0;
n–0=n; ∞–n=1;
0–n=–n; n–∞=∞
… allora è evidente che, necessariamente, per la loro natura
parziale non possono avere rapporti diretti con qualcosa che non
esiste o con qualcosa di infinito, poiché solo ciò che non ha fine
(Tutto) regge qualcosa che non ha inizio (Niente) e
conseguentemente regge qualcosa che non ha né inizio né fine
(Infinito):19 solo il Tutto può rapportarsi al Niente e all’Infinito.
Detto matematicamente: L’infinito è inalterabile da qualunque
natura parziale, rimanendo suscettibile solo alla sua definizione
fondante 0 (non ha inizio) e 1 (non ha fine) per la quale resta il
medesimo seppur sotto le prospettive del Niente e del Tutto (cfr. I
parte – Aritmetica trina).
Detto in termini di cardinalità: Se qualsivoglia natura si
compie nel Tutto ma non direttamente con Tutto e il Tutto, al
contrario della natura, per la sua semantica ad infinitum può
compiersi con le semantiche ad infinitum del Niente e dell’Infinito,
allora è solo comportandosi con cardinalità 1 che qualsivoglia numero
naturale può rapportarsi con lo 0 e l’∞, solo comportandosi come
unità (1) e non come un «numero di unità» (es: 7): il Tutto è la via di
fuga della natura verso il Niente e l’Infinito. Lo ripeto: il Niente e

19 Ivi.
l’Infinito hanno una caratterizzazione semantica ad infinitum e ci si
può rapportare con essi solo con pari grado (cardinalità), talché la
parte naturale, con le sue semantiche parziali, per rapportarsi con
essi deve giocoforza anch’essa qualificarsi ad infinitum. Tale
trasformazione sembra possibile dalle ricorsioni infinite di unità
dell’aritmetica trina.
Detto semplicemente: Relazionandosi con una semantica ad
infinitum, l’unità entra in un loop senza fine della propria unità, ad
infinitum 1.
Detto gerarchicamente: Nei rapporti complessi fra naturali e
fondanti, l’aritmetica risponde alle operazioni secondo le regole ad
infinitum della trinità 0,1,∞, a sua volta coordinante le operazioni
binarie dei naturalis.
In ogni caso, sotto il riferimento di questa matematica, questo
è l’unico modo coerente che le unità hanno di comportarsi con lo 0 e
l’∞: ad infinitum come 1.

3. Operazioni fra numeri naturali


Abbiamo visto come si comportano i numeri fondanti con se stessi,
grazie all’aritmetica trina, e le loro leggi ad absolutum. Abbiamo poi
visto il comportamento dei numeri fondanti con quelli naturali, e le
loro leggi di reductio ad 1. Rimane da vedere il comportamento dei
numeri naturali con se stessi. Stiamo parlando del comportamento
delle unità con le unità, le operazioni fra unità, operazioni fra
semantiche naturalis e non ad infinitum. Questo è il comportamento
naturale nei suoi rapporti interni al Tutto, dove il Tutto è l’unità di
appartenenza della natura, il suo insieme. Dentro questo insieme
unitario, l’unità si confronta con altre unità (l’uguale con l’uguale e
non più con le entità esotiche 0 e ∞) attraverso le differenze della
propria unità, ovverosia, matematicamente, attraverso le diverse
cardinalità dei numeri, e con operazioni naturalis non più ad
infinitum. Difatti la versione naturalis n+1=n+1 della forma ad
infinitum n+1=ni non consegue alcun assurdo né formale né
materiale. L’assurdo in natura sarebbe invece che le unità si
relazionassero fra loro in operazioni ad infinitum (es: 4+9=∞)
essendo un rapporto fra parti e non con semantiche ad infinitum.
Questo è il nostro terzo principio comportamentale fra numeri.
Naturalis, per n diverso da 0 e ∞
∞– ⇐ n–1,…, –1, 0 ,1, 2,…, n+1 ⇒ +∞

Sotto questi rapporti naturali dominati dall’unità, bisogna


rispondere a questa domanda: «Cosa succede in natura quando
un’unità naturale si rapporta all’unità ad infinitum, l’uno?» Per
esempio: 5+1?
Rispondiamo che mentre lo 0 e l’∞ operano sempre secondo
semantica ad infinitum, l’1 invece si comporta doppiamente a
seconda se si relazione a semantiche ad infinitum, allora è l’insieme
di ogni natura, oppure se si relaziona a semantiche naturalis, allora è
il predicato di ogni natura (il numero si definisce dalle unità che lo
compongono).

Principio di «inversione dell’unità 1»:


1(N) ↔ 1={N}
A parole: Se logicamente ogni numero (Natura) predica le
unità per cui è tale, allora matematicamente l’unità è l’insieme
di ogni numero (Natura).20

20 Questa forma logico-matematica è stata presentata nel mio libro Mondo. Strutture
portanti (2016). L’ho poi applica alla soluzione di diversi problemi, come il superamento
del diallele verità-realtà, l’equivalenza fra coerenza e completezza, il superamento delle
logiche del Parmenide di Platone. Queste tre applicazioni le trovate rispettivamente nei
miei primi tre articoli del 2017. La terza applicazione la trovate anche nel mio libro Libertà
(2018).
Ciò che ci dice questo principio è che l’unità 1 di Tutto porta al
conteggio di unità che distingue ogni numero da un altro. Ovvero l’1
nei rapporti con i numeri naturali, ci si rapporta come predicato
naturalis e non come insieme ad infinitum. Anche perché, se Tutto
ha Niente oltre sé con cui relazionarsi, allora ogni operazione di unità
particolare con l’1 (es: 5+1) indica che quell’uno non è Tutto, pertanto
l’operazione si compie in forma naturalis (es: 5+1=6). Mentre
quando l’unità si rapporta a se stessa, in 1+1 credo si possa scegliere
di leggere il risultato +∞ in forma ad infinitum o naturalis
relativamente al contesto in cui si opera:
1+1=∞ → 1={N};
1+1=2 → 1=n.

4. Naturalizzazione dell’aritmetica trina


Davanti all’impossibilità di sottrarre e sommare Niente a sé (n±0=n),
di prodursi in qualcosa di diverso col Tutto (n×1=n) e di essere
diversi dall’unità con sé (n/1=n), i numeri, per rapportarsi coi valori
ad infinitum del Niente e dell’Infinito, assumono la cardinalità ad
infinitum del Tutto (n+∞=0; n–∞=∞; n×0=0; n/0=∞; n×∞=∞;
n/∞=0; ∞–n=1); rispondendo invece alla propria parziale cardinalità
in tutti i rapporti fra unità, quelli implicati da 0–1=–∞ e 1+1=+∞.
Abbiamo così concluso il processo di normalizzazione
dell’aritmetica trina, avendo definito il passaggio e il comportamento
fra fondanti e naturali. Una naturalizzazione mossa su quattro
principi; senza epicicli, eccezioni o ipotesi ad hoc e con la capacità di
trattare meglio alcuni risultati che invece erano abominevoli (cfr. 1.3)
nella matematica bina:
- Il principio di ordine ad absolutum;
- Il principio di reductio ad 1;
- Il principio di inversione del 1, da cui il conteggio di
unità naturali;
- Il principio naturalis n±1.

I numeri naturali servono per definire le ulteriori classi


numeriche; avremmo così concluso la definizione generale della
matematica tutta, se non fosse che il discorso fin qui svolto ci guida
verso la definizione di sistemi extranaturali assieme ad una nuova
classe numerica.

TERZA PARTE
SISTEMI EXTRANATURALI E NUMERI INIMMAGINABILI
0, 1 , ∞

1. Sistemi extranaturali
Abbiamo visto come tutta la natura e tutti i numeri si comportano
con lo zero e l’infinito dando il medesimo risultato, come se tutti
fossero la stessa cosa, lo stesso numero, come se tutti nei loro
confronti si comportassero come fossero 1 (principio di Reductio ad
1).
Per ogni n diverso da zero e infinito:
0×n=0; ∞×n=∞;
n×0=0; n×∞=∞;
0/n=0; ∞/n=∞;
n/0=∞; n/∞=0 ;

n+0=n; ∞+n=0;
0+n =n; n+∞=0;
n–0=n; ∞–n=1;
0–n=–n; n–∞=∞

Il fatto che la natura ricorra alla cardinalità ad infinitum


dell’insieme 1 per rapportarsi con lo 0 e l’∞, i quali risultano
indifferenti alle differenze del mondo naturale; ciò matematicamente
lo interpretiamo con questo significato: i numeri fondanti 0 e ∞ non
fanno parte dell’insieme 1 dei numeri naturali; ed effettivamente il
Niente non esiste in natura (se non in forma parziale come niente
relativo, cioè come principio regolatore fra positivo e negativo o
come «simbolico congegno posizionabile» che consente al nostro
sistema in base 10 di funzionare) né l’infinito può essere percepito in
una natura limitata (se non in forma parziale come «infinito
potenziale»). Sicché ogni naturale nel relazionarsi con lo 0 e l’∞ si sta
relazionando con qualcosa posto fuori dall’unità del proprio insieme
naturale. Questa la chiamo «relazione ad infinitum extranaturale»,
quella operazione per cui, indifferentemente alle differenze naturali,
il risultato non cambia.
I sistemi extranaturali hanno il carattere di una cardinalità ad
infinitum. Questo genere di cardinalità è da distinguersi da quella dei
numeri come π che si estendono senza fine, poiché questi coprono un
solo segmento del discorso limitandosi negli altri, mentre la
cardinalità ad infinitum copre tutto il logos. Detto ciò, da questo
articolo rileviamo tre soli sistemi siffatti:
- L’insieme 1 (Tutto) è di tutta la natura (naturali, interi
negativi e positivi, frazionari e razionali, irrazionali e
reali, immaginari e inimmaginabili21) e ha cardinalità
ad infinitum per la sua semantica «non ha fine»;
- L’oggetto 0 (Niente) è ciò che non esiste e ha cardinalità
ad infinitum per la sua semantica «non ha inizio»;
- Il limite ∞ (Infinito) di Niente e Tutto ha cardinalità
infinita per la sua semantica «senza inizio né fine».
-
Si definisce così la «caratterizzazione dei sistemi
extranaturali»: l’inesistenza del Niente, il limite Infinito e l’intera
natura dell’insieme fondante di Tutto. Di cui riportiamo un’immagine
per rendere più intuitivo il discorso.

21 I numeri inimmaginabili vengono caratterizzati nel prossimo paragrafo.


Rimane aperta la questione di un oggetto 1 che può compiersi
sia ad infinitum che finitamente, senza con ciò contraddirsi
formalmente, nel contempo perfetto e finito eppur infinito. Questo è
il discorso sovrano del pensiero, la cui soluzione significa la logica
(modo di pensare) più potente al mondo, quella del principio e del
fondamento, lo scioglimento del nodo universale; la cui
formalizzazione è stata affrontata nel mio libro Infinito. Principi
supremi. Un racconto filosofico al centro di un enigma millenario. Il
quale libro, nei confronti di questo articolo, resta un
approfondimento al perché.

2. Numeri inimmaginabili
A seguito di questa matematica, sembra doveroso definire una nuova
classe di numeri: i numeri inimmaginabili (a seguito di quelli
immaginari cfr. II parte, cap. 1.3). Prima li vediamo e poi proviamo a
caratterizzarli.
Lungo questo articolo abbiamo parlato di un numero siffatto, o
meglio: l’aritmetica trina ad infinitum dei numeri fondanti è il
risultato di tale numero. Un numero straordinario, dove con
“straordinario” vogliamo identificare processi superiori a quelli
naturali, ad infinitum invece che naturalis. Questo numero
inimmaginabile è il numero dell’infinito che non ha né inizio (Niente)
né fine (Tutto): 01.
Se proviamo a determinare tale numero abbiamo come
risultato il numero 1 perché lo 0 posto prima di una unità non ha
alcun valore. Sicché il numero 01 viene ridotto a 1 perché il Niente
non esiste, perché non riusciamo a immaginare una parte di numero
(lo 0 prima dell’1) che non cambia la cardinalità del numero (01 è
naturalmente uguale a 1), perché un numero non può definire
finitamente l’infinito. E infatti questo numero non è determinabile:
pur riconoscendo il contenuto numerico “01” esso rimane di principio
non-immaginabile, ridotto da ogni determinazione a 1; eppur esso è,
in linea alla sua forma senza inizio né fine, il numero dell’infinito, 22
un numero inimmaginabile.
Credo tuttavia di aver trovato un ulteriore numero
inimmaginabile. Ero partito dai numeri ipereeali di Robison,
denominati ε. La struttura di ε si definisce dai numeri reali, anche se
sono numeri più piccoli di ogni reale e con i reali formano l'insieme
monade. Benché più piccoli di ogni reale, questi numeri sono diversi
da 0 e le loro operazioni non interagiscono col mondo naturale ε<1/n,
similmente alle oscillazioni quantistiche logicamente attendibili sotto
la misura di Planck: n+ε=n; le oscillazioni (operazioni) dei numeri
iperreali non cambiano la cardinalità dell’unità naturale in cui
operano. È come se dopo i decimali sorgesse un’ulteriore virgola a
segnare gli infinitesimali: numeri senza interesse per la nostra
dimensione naturale; iperreali. Se questo fosse vero, o quantomeno
formalizzato come ha fatto Robison, la definizione algebrica di tali
numeri potrebbe assumere sintattiche di questo tipo:
n=n0,n10,n100

22 Tutto il discorso intorno a questo numero è sviluppato sempre nel mio libro Infinito.
Principi supremi.
A parole: Il numero n si erge dalla sua propria unità n0, dalle
sue parti decimali n10 che ne influenzano la natura, dalle sue
parti infinitesimali n100 ininfluenti alla sua natura.
__ _
Esempio: 1,8,8 = (17/9),8
Il numero riguarda il decimale illimitato della frazione mentre
parlavamo, in guisa inimmaginabile, di decimali seguiti da
infinitesimali.

Anche in questo esempio, come per il numero infinito, il


numero viene ridotto a 17/9 perché è naturalmente inimmaginabile
l’esistenza numerica di una parte di numero (es: ε) che non cambia la
cardinalità del numero (es: n+ε=n).
Visto ciò,. tentiamo ora di dare una caratterizzazione dei
numeri inimmaginabili. Per caratterizzarli partiamo dalla classe dei
numeri che gli è più prossima, i numeri immaginari (cfr. II parte, cap.
1.3); anche questi non hanno ancora una definizione chiara. Un
numero immaginario è √–1, che è possibile immaginarlo dal
contenuto che lo compone ma il cui risultato è impossibile, benché
sia in grado di intervenire sul piano della realtà presso alcuni risultati
fisici. Da questi immaginari, i numeri inimmaginabili mantengono il
carattere per cui non accadono in natura, ma il loro contenuto non
porta immaginazione, ovvero: pur riportando il numero, la nostra
mente non è in grado di immaginarlo; non solo di esso non si trova il
risultato in natura ma non si riesce neanche a immaginare l’oggetto.
L’inimmaginabile è facile da spiegarsi formalmente: «prendi la
sintattica a=¬a, riesci a immaginare l’oggetto?» Questa è una
caratterizzazione negativa e formale degli oggetti inimmaginabili,
inimmaginabile perché formalmente impossibilitato a esistere. Ma
non è la caratterizzazione formale e neppure negativa (derivata) che
interessa a noi nella definizione di questa classe numerica. A noi
interessa invece la caratterizzazione matematica positiva (diretta) dei
numeri inimmaginabili. Tentiamo quindi di caratterizzare queste due
classi numeriche:
- Un numero immaginario è quello il cui contenuto
numerico ci permette di immaginarlo ma il cui risultato
non accade in natura;
- Un numero inimmaginabile è quello il cui contenuto
numerico non ci permette di immaginarlo e il cui
risultato non accade in natura.
Sembrerebbe che il loro non-accadare sia per motivi diversi:
- Il risultato dei concetti (numeri) immaginari non
accade nella realtà perché è appunto solo
un'immaginazione;
- Il risultato dei concetti (numeri) inimmaginabili non
accade nella realtà perché è infinito o talmente
piccolo/grande da non intervenire presso la nostra
dimensione naturale.
Ora facciamo un salto. Proviamo a dare corpo fisico alla
caratterizzazione di questi numeri astratti (immaginario e
inimmaginabile):
- In senso fisico-immaginario, l’immaginario sta alla
radice di qualcosa che in realtà non accade, come
quando penso di essere sul punto più alto della Terra
benché stia a Monti (OT), Italy. Questo pensiero è un
pensiero negativo, nel senso che non sono realmente
sul punto più alto, è qualcosa che non ho, qualcosa che
mi manca, benché possa rientrare nelle mie possibilità.
Attualmente però è assente e come tale assume un
valore negativo, dove alla radice di un numero negativo
vi è un risultato immaginario, che è possibile
immaginare dal suo contenuto ma il cui risultato non
accade nella realtà;
- In senso fisico-inimmaginabile, l’inimmaginabile può
essere qualcosa di talmente straordinario (con parvenze
fisiche ad infinitum) da non riuscire neanche a vederlo
o a credere alla sua verità, come per il Complesso di
Giona, che non si riesce neanche a immaginare per la
sua “grandezza” e che fuggiamo negandone l’accadere.

3. Al confine dell’ultimo numero


Sembra poi che alla fine di tutte le classi possibili il negativo risponda
con la classe dei numeri inesistenti, l’insieme vuoto ∅. Verso cui il
positivo pone la classe dei numeri esistenti, l’insieme di ogni numero
1={N}.

CONCLUSIONE
0, 1 , ∞

Al di là dell’inimmaginabile con cui ho conferito “perché” a questa


matematica al fine di foraggiare un valore qualitativo oltreché
quantitativo, finisce così la nostra matematica trina, con l’aspirazione
che la bontà dei suoi meri calcoli numerici possa contribuire a una
scienza naturale e mentale con equazioni e concetti in grado di gestire
anche i casi limite allo zero, all’infinito e a tutto.
Chiosiamo su alcuni concetti generali per leggere meglio
questa matematica: la matematica è la scienza degli oggetti
assolutamente inosservabili, diversa dalle altre scienze (es.
cosmologia, biologia) che hanno invece tutte oggetti di studio
concretamente identificabili (es. i fenomeni naturali, gli organismi
viventi). L’accesso a questo mondo inosservabile della matematica, si
trae dalla mia filosofia: ponendo la ragione a in sé delle cose come
qualcosa di sovrasensibile, puramente astratta e inosservabile, a essa
si ha accesso solo per via intelligibile attraverso lo strumento astratto
della razionalità. Sicché «La ragione in sé delle cose è la ragion
sufficiente alla conoscenza razionale delle stesse» 23. Ne segue
evidentemente che mentre il discorso è l'aspetto qualitativo di questa
ragione, la matematica ne è l’aspetto quantitativo, così come il
numero 1 è l’aspetto quantitativo del qualitativo Tutto. La conoscenza
degli oggetti matematici, quindi, può capitare avvenga tramite
l’esperienza che si fa del mondo o di se stessi, da cui appunto traiamo
le ragioni astratte per cui si può dire un’unità, due unità e via
discorrendo come quando identifichiamo diverse unità di arance o di
dita. Oppure, davanti a un sistema coerente e completo, si può avere
conoscenza degli oggetti matematici anche al di là della loro
esperienza sensibile, bensì possiamo conoscerli anche solo
presupponendo la loro possibilità logico-formale, come quando
Riemann propose la sua geometria esclusivamente come possibilità
logica e solo più tardi Einstein ne scoprì l’applicazione fisica. Si parla
in questo senso di un’inesauribile applicabilità della matematica data
da quel inscindibile legame che c’è fra la ragione in sé delle cose e il

23 V.J. Ceravolo, Mondo. Strutture portanti, (2016), cap. 1.2.


loro apparire fenomenico: le cose appaino per le ragioni per cui
appaiono. In questo senso la matematica non è solo pensiero puro
ma può essere appunto usata per interpretare il mondo fisico, senza
con ciò dipendere dalle culture particolari o dal passare del tempo.
Infatti le teorie matematiche sono suscettibili al cambiamento meno
frequentemente delle altre scienze, basti ricordare come il teorema di
Euclide, sull’infinità dei numeri, lo riteniamo vero da circa 2000
anni. Ma poi cosa vuol dire “suscettibilità delle teorie a cambiare”?
Vuol dire che quando cambio la mia teoria da “la Terra è piatta” a “la
Terra è un geoide”, allora la Terra si trasforma dall’essere piatta
all’essere geoide? O vuole dire che la suscettibilità della teoria a
cambiare, è dipesa da un errore della teoria fatto da chi l’ha
affermata? Come quando il concetto di gravità newtoniana viene
perfezionato dalla relatività di Einstein… O vuol dire che sono le leggi
universali a non essere eterne e quindi la teoria deve rimodellarsi a
ogni cambiamento? Possiamo presupporre che esistono leggi
universali valide in ogni dove e leggi regionali valide in qualche zona
e leggi individuali valide per l’individuo? e così dire che, a nostra
memoria, i numeri non sono mai cambiati, indipendentemente dal
sistema metrico con cui li si conta o dal linguaggio che li esprime o
dal tempo che cambia; tanto da poter parlare di eternità delle verità
matematiche da attribuire ai valore assoluti di Niente, Tutto, Infinito
da cui discende tutta la nostra matematica trina e naturalis.

Bibliografia principale
Ceravolo V.J., Infinito. Principi supremi. Un racconto filosofico al centro di un
enigma millenario, ed. self publishing "il mio libro" 2018. L'opera è assente di
editore. È un racconto filosofico che ha lo scopo di argomentare e dimostrare
tramite logica formale, come il principio unico sia nel contempo finito e infinito
senza con ciò contraddirsi. La soluzione vuole sciogliere il primo conflitto filosofico
del fondamento. Mentre le definizioni di Niente, Tutto, Infinito che si trovano in
esso, sono l'origine di questa mathematica ad infinitum,

Bibliografia di riferimento
Aczel A.D., Caccia allo zero, L’odissea di un matematico per svelare l’origine dei
numeri, Editore Raffaello Cortina, Milano 2016.
Ceravolo V.J., Mondo. Strutture portanti. Dio, conoscenza ed essere, Editore Il
Prato, Collana Cento Talleri, Saonara (PD) dicembre 2016.
ID. Teorema di coerenza e completezza. Epimenide, Gödel, Hofstadter, in
«Filosofia e nuovi sentieri» 20 aprile 2017.
Seife C., Zero, La storia di un’idea pericolosa, Editore Bollati Boringhieri, Torino
2000.

* Vito J. Ceravolo, classe 1978, è ricercatore indipendente nell’ambito


dell’accessibilità intellegibile all’in sé e percettiva al fenomeno. Fra le sue
pubblicazioni: Mondo. Strutture portanti. Dio, conoscenza ed essere, ed. Il Prato,
collana I Cento Talleri, Saonara 2016 (secondo al Premio Nazionale di Filosofia
2017, Certaldo); Libertà, ed. If Press, collana TheoreticalPhilosophy, Roma
2018. Diversi anche gli articoli pubblicati presso riviste e radunati presso il suo
blog.

Filosofia e nuovi sentieri/ISSN 2282-5711


http://filosofiaenuovisentieri.com/2018/11/25/mathematica-ad-infinitum-0-
1-terza-parte/
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