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RICAVARE GLI ACCORDI

DA UNO SPARTITO

Manuale per chitarristi... e non solo!


INTRODUZIONE (da leggere, grazie)
L’alternativa a questo manuale avrebbe potuto essere “Trovare gli accordi di un canto ad orecchio”. Che alla fine è
quello che, diciamoci la verità, noi chitarristi abbiamo quasi sempre fatto, con il risultato di avere sottomano una
raccolta di canti con accordi molto personalizzati, per usare un eufemismo.
Senza usare l’eufemismo si sarebbe dovuto scrivere “una raccolta di canti con accordi quasi tutti sbagliati”.
E così ci siamo trovati invischiati in infinite discussioni con i (pochi) musicisti del nostro gruppo, con il più anziano a
sostenere che “si è sempre suonato così” e il più giovane a ribadire che i suoi accordi sono giusti perché li ha trovati su
internet. Se a questo aggiungiamo che ogni musicista liturgico ha un cugino che di musica ne sa più di tutti, facciamo
presto a capire di che minestrone stiamo parlando.
Saper riconoscere gli accordi da uno spartito ci darà invece una certezza che il nostro orecchio musicale, da solo, non
potrà darci, a meno che chi stia leggendo questo manuale non si chiami di cognome Beethoven o Mozart. Perché?
Perché nell’ascolto c’è sempre una componente soggettiva, una nota che si ricorda male, un’armonia che sta bene sulla
voce principale ma non sulla polifonia. Inoltre si presume che lo spartito sia stato scritto dal compositore, e il nostro
compito non è quello di trovare gli accordi che più ci piacciono o che sappiamo fare meglio, ma quelli che ha voluto
indicare il compositore. E così non sbagliamo.
Il primo presupposto è saper leggere, almeno a livello di principiante, le note sul pentagramma.
Per chi non ha mai capito il significato di quelle formichine nere disegnate su cinque righi, è l’occasione per iniziare, non
è mai troppo tardi. Ci si può aiutare con un prontuario, in rete ce ne sono tanti; o, meglio ancora, con i corsi on-line
(gratuiti, tranquillo) che si trovano su YouTube.
Il secondo presupposto è sapere come si formano gli accordi. Anche su questo argomento si trovano tanti video e
tutorial che li spiegano. Forse saranno sufficienti le spiegazioni contenute in questo tutorial, in caso contrario... fatti
coraggio, un po’ del tuo prezioso tempo dovrà essere dedicato allo studio!

INIZIAMO
1) La prima cosa da fare è individuare la chiave: nella quasi totalità dei casi sarà una chiave di violino, o di Sol, come
`
questa: . Ma potrebbe essere anche una chiave di basso, o di Fa: . 1
È questa la prima cosa per poter riconoscere le note di cui stiamo parlando. È ovvio che dobbiamo saperle
riconoscere per ognuna delle due chiavi. A dire il vero ce ne sono anche altre, ma sono meno diffuse e quindi
possiamo accontentarci di queste.
Non è particolarmente difficile, chiunque suoni uno strumento musicale dovrebbe essere in grado di farlo.
In ogni caso, per rendere le cose più facili, possiamo consultare l’immagine qui sotto:

Il nome di ogni nota è scritto in alto ai due pentagrammi, con il colore nero. E i nomi scritti in rosso? Sono la stessa
cosa, ma con la notazione anglosassone. A noi interessa solo perché talvolta potremmo trovare su di uno spartito
degli accordi scritti con una o con l’altra notazione. In questo piccolo manuale useremo sempre la notazione
tradizionale, o latina.

2) Individuare la tonalità. Lo si fa con l’armatura di chiave, che altro non è che i simboli dei diesis o dei bemolle indicati
all’inizio del rigo musicale, subito dopo la chiave. I musicisti utilizzano qualche trucchetto per individuare subito la
tonalità, ma per ragioni di brevità noi possiamo farlo semplicemente seguendo il prontuario qui sotto:

La prima cosa che salta all’occhio è che ad ogni alterazione in chiave non corrisponde un accordo, ma due. Perché?
Perché per ogni tonalità maggiore ce n’è una relativa minore, le cui note della scala sono uguali; è invece diversa la
nota con cui inizia la scala.
Ma come fare per capire se è maggiore o minore? Nel 99% dei casi basta guardare la nota con cui si conclude il
canto. Ad esempio: se in chiave ho due diesis, capisco che la tonalità può essere Re maggiore o Si minore. Vado
quindi all’ultima nota. Se è un Re allora la tonalità sarà di Re maggiore, se è un Si sarà di Si minore.
3) Individuare il tipo di partitura.
A. Molti spartiti di canti possiedono più pentagrammi, fra cui uno con gli accordi, in genere identificato con la
dicitura “organo”. In questo caso le note non sono singole ma sovrapposte (in gergo: intervalli armonici), proprio
per indicare che si tratta di un accordo. Quando questo pentagramma è presente il nostro lavoro sarà abbastanza
semplice, perché dovremo semplicemente individuare l’accordo in base alle note indicate nel pentagramma (non
spaventarti, è spiegato meglio più avanti).
B. Talvolta non c’è un pentagramma con gli accordi, ma ce n’è uno con la parte dell’organo, del pianoforte o della
chitarra, in cui le note non sono necessariamente sovrapposte ma fanno comunque parte di quell’accordo. In
questo caso dovremmo “rimettere insieme” le note per ricostruire l’accordo.
C. Nel caso di partitura per voci, di solito sono indicate quattro parti. Anche in questo caso dovremmo ricostruire
l’accordo in base alle note presenti sui quattro pentagrammi.
D. Può capitare che nello spartito sia presente solo un pentagramma con la melodia. Questo è il caso più difficile, che
analizzeremo per ultimo.

4) Munirsi di spartito stampato e di matita (è più pratico rispetto al computer) per procedere all’individuazione degli
accordi. Per fare questo è necessario quello che si diceva nell’introduzione: occorre sapere un po’ di teoria musicale
per capire come si formano gli accordi. Se non ne hai la più pallida idea di come si formino gli accordi, può essere
utile fermare la lettura di questo manuale e cercare su internet “Come si formano gli accordi”.
Se siamo un po’ a digiuno di teoria musicale e per il momento non abbiamo neppure voglia di farci una ricerca su
internet, possiamo comunque utilizzare questa TABELLA DEGLI ACCORDI:
I II III min III maj IV V VI VII
Sotto- Sopra-
Tonica Sopratonica Modale Dominante Sensibile
dominante dominante

DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI

DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO

RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO#

RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO# RE

MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO# RE RE#

FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO# RE RE# MI

FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO# RE RE# MI FA

SOL SOL# LA LA# SI DO DO# RE RE# MI FA FA#

SOL# LA LA# SI DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL

LA LA# SI DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL#

LA# SI DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA

SI DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA#

DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI


Se hai studiato come si formano gli accordi, le righe che seguono puoi anche non leggerle. Siccome probabilmente
non l’hai fatto, è meglio che ti fermi a leggere con attenzione.
Dunque: un accordo, detto anche triade, è formato dalla nota corrispondente a tre diversi gradi di una scala. Se
siamo di fronte a una scala diatonica maggiore, l’accordo sarà maggiore, se la scala è minore anche l’accordo sarà
minore. La scala potrà anche essere diminuita o aumentata e così saranno gli accordi corrispondenti.
In questa tabella le scale si leggono in orizzontale. Se leggiamo le note in tutte le caselle avremo la cosiddetta scala
cromatica, di 12 note. Se invece leggiamo le note presenti nelle colonne corrispondenti al numero romano, abbiamo
la cosiddetta scala diatonica, che è quella che ci interessa, composta da 7 note. In giallo sono evidenziate le note di
questa scala al primo, al terzo e al quinto grado, perché sono i gradi che formano l’accordo. A volte c’è anche il
settimo, che dà origine - appunto - agli accordi di settima.
La nota al primo grado è chiamata “tonica” ed è la più importante perché dà il nome all’accordo, per quello è di
colore rosso.
Ma perché in corrispondenza del terzo grado sono evidenziate due colonne? Perché la nota del terzo grado è quella
che fa la differenza fra un accordo maggiore e uno minore. Se quindi la nostra tonalità è Do maggiore, la nota del
terzo grado sarà un Mi. Se la tonalità è Do minore, sarà un Re# (o Mib, è uguale).
5) Iniziamo dagli spartiti del caso A, con la
rappresentazione delle note di ogni accordo.
(Nota: questa spiegazione sarà utile anche per gli altri
tipi di spartiti, quindi non fare il furbo e non saltarla,
grazie).
Un musicista esperto saprebbe suonarli al volo, ma qua
facciamo finta di non essere esperti. Anche perché
sennò il manuale non avrebbe senso.
Prima di tutto individuiamo il nome di ogni singola nota dell’accordo. Con l’aiuto della nostra tabella degli accordi
oppure con un po’ di intuito musicale cerchiamo di capire di quale accordo si tratti.
Nel nostro mini spartito di esempio, nel pentagramma in basso il primo accordo contiene le note Re, Sol e Si.
Quale accordo contiene queste note? Cerchiamole nelle colonne gialle. L’unico accordo che contiene quelle note è il
Sol maggiore, non c’è da sbagliare.
Il secondo accordo è composto dalle note Do, Mi e Sol. Guardiamo la nostra amica tabella e capiamo essere un
accordo di Do maggiore.
Come abbiamo visto, non sempre le note saranno nella giusta sequenza, quindi non diamo per scontato che il nome
dell’accordo sia quello della nota più bassa (sarebbe troppo comodo!). Non è infatti importante l’ordine delle note, è
importante capire quale accordo prevede quelle note. In gergo musicale la sequenza con cui si trovano le note di un
accordo sono chiamate “rivolti”, ma l’accordo è sempre quello. Insomma, un accordo è un po’ come un’addizione:
cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.
Sarà anche probabile che una o più note si ripetano; non è un problema.
Sarà possibile che ci siano delle note che sembra non facciano parte di alcun accordo conosciuto. Come comportarci?
In questo caso è probabile che ci troviamo di fronte a un accordo di settima o alterato. Se succede questo dovremmo
spendere un po’ più di attenzione e di tempo, facendoci aiutare dal nostro intuito, dalla nostra esperienza, dalla
tabella degli accordi e anche dalla logica matematica: ad esempio, se abbiamo una sequenza di due accordi
verifichiamo che il primo non sia l’accordo “dominante”, cioè costruito sul quinto grado del secondo accordo; quindi
se il secondo accordo è un Do, il precedente potrebbe essere un Sol7. Se è un Mi, l’accordo precedente potrebbe
essere un Si7, e così via. Nel caso in cui le note indicate non dovessero portare ad alcun accordo conosciuto, con il
nostro strumento musicale potremmo sempre provare a costruire l’accordo utilizzando quelle note. E, anche non
dando all’accordo alcun nome, non sbaglieremo.

6) Negli spartiti di tipo B, il secondo pentagramma indica


parti per chitarra, pianoforte o organo, con delle note
che ci possono sembrare a casaccio perché sono slegate
dalla melodia. In questo caso dobbiamo partire dalla
nota corrispondente alla melodia e analizziamo le note
nei pentagrammi in basso in corrispondenza di quella
nota. Di sicuro fanno quasi tutte parte di un accordo; nel
nostro caso vediamo che si tratta di un Re maggiore
(vedere la Tabella degli accordi più sopra).
Il problema è quel video, “quasi”, perché molte note
fanno parte della scala di quell’accordo ma non
dell’accordo vero e proprio, come vediamo nell’esempio al secondo pentagramma nella terza battuta. In questo caso
la nostra attenzione andrà verso le note a inizio battuta e a quelle che all’interno della battuta sembrano ripetersi più
spesso.
Nell’esempio, gli accordi della prima battuta sono facilmente identificabili; se si vede il pentagramma n. 3 con le
minime si intuisce che nella battuta ci saranno due accordi: Re maggiore e Sol maggiore, oppure Re maggiore e Mi
minore (se dovesse servire, c’è qualche aiutino in più al punto 8). Una volta individuate queste note, procederemo
come nel punto precedente.
La difficoltà in questo caso sarà capire quando l’accordo cambia. Per questo, prima di tutto individuiamo l’accordo
corrispondente all’inizio della battuta e scriviamolo sul pentagramma. Proviamo quindi a suonare il canto e
stabiliamo se ci sono altri accordi che stanno all’interno della battuta. Siccome il ritmo del cambio degli accordi sarà
in ogni caso dato dalle note del canto, osserviamo la loro linea melodica e valutiamo se e quando è necessario un
nuovo accordo. Dovrebbe essere abbastanza istintivo per un musicista capire quando serve cambiare accordo. Se
così non dovesse essere non disperiamoci: ci sarà qualche suggerimento in più nel punto successivo.
Nota importante: nel caso in cui sia prevista la parte per chitarra e questo sia proprio il nostro strumento, perché
cercare gli accordi, per poi magari suonarli con i soliti ritmi? Forse sarebbe opportuno approfittarne e studiare la
parte indicata dal compositore, anche per dare quel tocco di bellezza in più. !
7) Con gli spartiti del tipo C, che prevedono un
pentagramma per ogni voce, non dovremmo
trovare particolari difficoltà: partiamo dalla
nota dei soprani, verifichiamo le note
corrispondenti negli altri pentagrammi e
individueremo i relativi accordi.
Nella grande maggioranza dei casi sarà
sufficiente verificare l’accordo corrispondente
alla prima nota di ogni battuta, come scritto nel punto precedente, ed eventualmente a metà battuta. Poniamo
l’esempio di una battuta di quattro quarti con quattro note uguali, quindi quattro semiminime da 1/4 ciascuna.
Individuiamo l’accordo corrispondente alla prima nota confrontando la prima nota di ogni pentagramma. In base a
questo troveremo l’accordo adatto. Verifichiamo poi che in corrispondenza della seconda nota non ci siano note
discordanti con quell’accordo. Andiamo avanti con la nota successiva cercando di capire quando cambia l’accordo e
ripetiamo l’operazione. Facciamoci aiutare anche dal nostro orecchio musicale per individuare i punti in cui riteniamo
che l’armonia cambi.
Proviamo adesso a usare come esempio il nostro pezzo di spartito. L’alterazione in chiave non contiene diesis, quindi
l’accordo iniziale sarà un Do maggiore o un La Minore, come dice Il nostro schema delle tonalità. La prima nota del
primo pentagramma è un Do, quella del secondo idem, quella del terzo è un Mi, quella del quarto è ancora un Do.
Entrambe le note fanno parte di entrambi gli accordi ma, vista la ripetuta presenza del Do, non dovremmo avere
dubbi che l’accordo sarà di Do maggiore.
Passiamo alla seconda nota: nel primo pentagramma c’è un Sol, nel secondo un Do. Capiamo subito che siamo
ancora sullo stesso accordo e andiamo oltre.
Passiamo alla terza nota e vediamo che l’armonia cambia: abbiamo Fa, Do, La, La. L’unico accordo che contiene
queste note è Fa maggiore.
Passiamo alla quarta nota: il battito è diviso in due crome. Nel pentagramma 1 troviamo un Mi e un Re, che non
fanno parte dell’accordo. In tutti gli altri pentagrammi troviamo però solo note che fanno parte del Fa maggiore. Per
cui capiamo che si tratta di un passaggio melodico che non influisce sull’accordo. Trattandosi di una stima,
naturalmente sarà bene provarlo a suonare, perché non si sa mai.
Nella battuta successiva non possiamo sbagliare: in corrispondenza della prima nota abbiamo Re, Si, Sol, Sol che
appartengono all’accordo di Sol maggiore. Al secondo quarto non abbiamo note, a metà battuta ecco ricomparire le
note dell’accordo di Do.
E così via, per tutto lo spartito. Può sembrare macchinoso, ma in pochissimo tempo diventerà un’operazione molto
rapida e con questo tipo di spartiti in pochi minuti avremo gli accordi di tutto lo spartito.

8) Con gli spartiti del tipo D non abbiamo alcuna indicazione dell’armonia. Come fare per risalire agli accordi? #)
(
'
&
%
$
"
In questo caso dovremo fare uno
sforzo in più. Valgono prima di
tutto i suggerimenti dati prima:
guardiamo l’alterazione in chiave
e individuiamo la tonalità.
La nota iniziale sarà sicuramente compresa in quell’accordo. Nell’esempio, i due diesis ci indicano che la tonalità può
essere Re maggiore o Si minore. Nella prima battuta troviamo un Re ma non un Si, per cui è più probabile che ci
troviamo di fronte a una tonalità di Re maggiore.
A questo punto come facciamo per gli accordi che seguono? Dobbiamo provare dodici accordi maggiori e dodici
minori finché non troviamo quello giusto (che magari sarà quello che riusciamo a suonare meglio)?
Niente di più falso! Infatti non abbiamo a disposizione una serie di accordi infinita, ma solo quelli che sono
compatibili. Cosa vuol dire?
Vuol dire che tutti gli accordi successivi dovranno derivare dalla scala relativa alla tonalità.
Proviamo a spiegarci meglio con questa tabella che contiene tutte le note, con evidenziate in celeste quelle della
SCALA DIATONICA MAGGIORE:
1 2 3 4 5 6 7
maggiore minore mag/min maggiore maggiore minore maggiore
DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI
DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO
RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO#
RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO# RE
MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO# RE RE#
FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO# RE RE# MI
FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO# RE RE# MI FA
SOL SOL# LA LA# SI DO DO# RE RE# MI FA FA#
SOL# LA LA# SI DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL
LA LA# SI DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL#
LA# SI DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA
SI DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA#

Lasciamo perdere un attimo le diciture “maggiore/minore” e pensiamo ai colori. Indicando con la lettera “S” un
semitono e con la lettera “T” un tono (che equivale a due semitoni), la sequenza della scala diatonica maggiore
è questa: T – T – S – T – T – T – S.
Vuol dire che fra la prima e la seconda nota dovrà esserci un tono, fra la seconda e la terza idem, fra la terza e la
seconda un semitono, e così via. Non stiamo a scervellarci sul perché, prendiamolo come dato.
Seguendo la scala (in orizzontale ovviamente + -
,
*), nel nostro caso se la tonalità è di Do maggiore la scala sarà
“Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si. Se invece la tonalità è di La maggiore la scala sarà La, Si, Do#, Re, Mi, Fa#, Sol#.
Nota: Il ragionamento è simile a quello per identificare la tonalità: quella di Do maggiore infatti non prevede
diesis, quella di La maggiore ne prevede tre.

Quest’altra tabella che segue, con le colonne evidenziate in verde, rappresenta invece la
SCALA DIATONICA MINORE:
1 2 3 4 5 6 7
minore maggiore minore maggiore mag/min maggiore maggiore
DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI
DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO
RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO#
RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO# RE
MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO# RE RE#
FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO# RE RE# MI
FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO# RE RE# MI FA
SOL SOL# LA LA# SI DO DO# RE RE# MI FA FA#
SOL# LA LA# SI DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL
LA LA# SI DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL#
LA# SI DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA
SI DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA#
Si vede subito che la sequenza delle colonne evidenziate è diversa rispetto a quella di prima, infatti la scala
diatonica minore ha questa sequenza: T – S – T – T – S – T – T.

Perché era importante fare questi riferimenti alle scale?


Per quello scritto prima: tutti gli accordi dovranno derivare dalla scala relativa alla tonalità.
Se quindi la tonalità è di Si minore, sappiamo già che gli accordi del canto potranno essere solo questi: Si, Do,
Re#, Mi, Fa#, Sol, La. Ok, ci potranno essere delle eccezioni, ma di sicuro non dovremmo cercare di farci entrare
a tutti i costi un La# perché ci piace! .
1
0
/
Ma non finisce qui: sappiamo anche quando questi accordi saranno maggiori o minori! 3 7
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5
4
2
Esatto, proprio quelle diciture di prima! Anche qui ci potranno essere delle eccezioni, però in linea di massima
saperlo ci semplificherà molto il lavoro.
Quindi: abbiamo individuato il primo accordo, che nello spartito di esempio è un Re maggiore. Il nostro intuito ci
suggerisce che per tutta la battuta l’accordo non cambierà. Oltretutto se guardiamo le note vediamo che solo
una è fuori accordo, cioè la terza; ma è solo una nota di passaggio e, facendo comunque parte della scala, andrà
benissimo con l’accordo. Per tutte le altre note fuori accordo che dovessimo trovare, vale anche un’altra regola:
valutiamo se cade in corrispondenza di uno dei quarti oppure se è solo una nota di passaggio. Nel primo caso
possiamo ipotizzare ci vada bene un altro accordo, in caso contrario possiamo ignorarla.
Andando avanti e nella
seconda battuta troviamo due
note nuove. Come facciamo a
capire se fanno parte
dell’accordo di prima? Se non ne fanno parte, che accordo potrà mai essere? 9 ;
:
8
A questo punto dovremmo rispolverare la teoria musicale della formazione degli accordi ma, per semplicità e
sana pigrizia, possiamo utilizzare di nuovo la TABELLA DEGLI ACCORDI vista al punto 4.
Torniamo al nostro mini spartito di esempio. Nella seconda battuta abbiamo la nota di Mi.
In quali accordi c’è la nota di Mi?
Semplice: andiamo a cercarcela nella tabella di prima! / 1
0
. Non dappertutto, ricordiamo che ci basta farlo nelle
caselline gialle. Ogni nota delle caselline gialle la troveremo sempre in quattro posti diversi. Considerando i
maggiori e i minori, gli accordi che possono contenere ogni nota saranno sempre sei. Sempre. Nel caso della
nota di Mi, gli accordi che la contengono sono:
- Do maggiore
- Do# minore
- Mi maggiore
- Mi minore
- La maggiore
- Mi minore.
Dobbiamo provare tutte queste ipotesi? < >
=
Assolutamente no! Possiamo scartare a priori tutti gli accordi che non rientrano nelle scale che abbiamo visto
nelle tabelle di prima.
Per la precisione sarà sufficiente andare nella tabella delle scale maggiori, dove in corrispondenza del Re
abbiamo:
1 2 3 4 5 6 7
maggiore minore minore maggiore maggiore minore maggiore
RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO DO#
- Do maggiore: la nota è colorata? No, quindi escludiamo l’accordo.
- Do# minore: la nota è colorata? Sì ma l’accordo è indicato come maggiore, quindi lo escludiamo.
- Mi maggiore: la nota è colorata? Sì ma l’accordo è indicato come minore, quindi lo escludiamo.
- Mi minore: la nota è colorata? Sì ed è anche indicato come minore, quindi lo teniamo.
- La maggiore: la nota è colorata? Idem come sopra.
- La minore: la nota è colorata? Sì ma l’accordo è indicato come maggiore, quindi lo escludiamo.

Riepilogando: se siamo in tonalità di Re e a inizio pentagramma abbiamo la nota di Mi, la scelta è solo fra due
accordi: Mi minore e La maggiore.
Andranno bene entrambi? Non lo sappiamo, proviamo a vedere la nota successiva.
La nota successiva è un La. In quale dei due accordi appena selezionati dove si trova la nota La?
Esatto, abbiamo visto dal prontuario che nell’accordo di Mi minore non c’è, ma c’è invece in quello di La
maggiore. ? A Quindi l’accordo è un La maggiore.
@
Andiamo adesso alla terza battuta. Abbiamo la nota Re.
A questo punto rifacciamo tutto il ragionamento partendo dalla Tabella degli accordi oppure, se siamo così bravi
da averli imparati, possiamo andare direttamente allo schemino delle scale riportato poche righe più sopra e
chiederci: fra gli accordi colorati dove si trova la nota Re?
Siccome siamo bravi e l’abbiamo imparato, sappiamo che è compresa in tre accordi disponibili: Re maggiore, Sol
maggiore e Si minore. In questo caso la differenza la possono fare solo le note residue, quelle due piccole
crome, piccole ma importanti. Infatti il Do non c’è in nessuno degli accordi, il Si invece manca nel Re maggiore, e
questo ci basta per escluderlo. Ne rimangono “in gara“ due; chi facciamo vincere?
Dato che non abbiamo altri elementi, l’unica possibilità che ci resta è affidarci al nostro orecchio musicale e
provare a suonarlo. Probabilmente ci staranno bene entrambi gli accordi, sicuramente nella sequenza di accordi
uno dei due suonerà meglio. E quello sarà il nostro vincitore. T
U
S

CONCLUSIONE
Se sei arrivato fin qua ti meriti i migliori complimenti. W
Y
X
V
Ora si tratta di imparare, pian piano e con costanza.
Vale la pena questo impegno? La risposta è sì. Ne va quella qualità della nostra musica.
Tutto questo sembra difficile? La risposta è sempre sì, è difficile, o almeno impegnativo.
Ma per la verità è difficile solo le prime volte che proveremo a cimentarci con queste tecniche. Una volta che
avremo imparato quali note ci sono in ogni accordo e una volta che avremo acquisito la logica, sarà poco più di
un gioco da ragazzi. E ricavare gli accordi da uno spartito sarà ogni volta più semplice, e anche la nostra missione
non potrà che giovarne.
Buon lavoro e buona musica liturgica, sempre al Suo servizio!