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Riassunto di Macroeconomia

dal corso di economia politica


tenuto dal prof. S. Matta e S.
P. S. Rossi
Economia Politica
Università degli Studi di Cagliari
9 pag.

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Misurare il reddito di una nazione

Il prodotto interno lordo è il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un Paese in un
dato periodo di tempo. Esso misura il reddito totale di una nazione (ciò che incassa il venditore ) e la
spesa totale di una nazione (ciò che acquista il compratore).
Il PIL ha quattro componenti: Y = C + I + G + NX
1) Il consumo C rappresenta la spesa degli individui per l'acquisto di beni e servizi (beni durevoli e
beni di consumo). Esso è formato da due componenti: il consumo autonomo co e la
propensione marginale al consumo c1 (da moltiplicare per il reddito disponibile Yd).
2) L'investimento I è la spesa per l'acquisto di beni e servizi che saranno utilizzati in futuro per
produrre altri beni e servizi (beni capitali, scorte e beni immobili). L'investimento corrisponde
al risparmio nazionale S, cioè il reddito totale dell'economia al netto dei consumi e della spesa
pubblica. Il risparmio è dato anche dalla somma del risparmio privato, cioè il reddito degli
individui una volta pagato il consumo e le imposte, e del risparmio pubblico, cioè la differenza
tra le entrate tributarie e la spesa pubblica (S = (Y - T - C) + (T - G)).
3) La spesa pubblica G comprende gli acquisti di beni e servizi da parte dell'amministrazione
statale e delle amministrazioni locali. Nella voce sono inclusi i salari dei dipendenti e la spesa
per opere pubbliche.
4) Le esportazioni nette NX sono date dalla differenza tra le esportazioni X, cioè il valore dei beni
di produzione interna acquistati dai soggetti esteri, e le importazioni IM, cioè il valore dei beni
di produzione estera acquistati all'interno. L'ammontare delle esportazioni nette ci consente di
sapere se il paese è in pareggio di bilancio, in disavanzo (o deficit) di bilancio o in avanzo (o
surplus) di bilancio.

valore del PIL in genere può variare per due ragioni: per un aumento delle quantità prodotte o per
un aumento del prezzo dei beni e dei servizi venduti. Per capire da cosa dipende la sua variazione
occorre misurare il PIL in termini reali e in termini nominali: il PIL reale misura il valore di beni e
servizi a prezzi costanti, mentre il PIL nominale misura il valore di beni e servizi a prezzi correnti. Per
fare ciò è necessario scegliere un anno base , dal quale si attingerà il prezzo per metterlo in relazione
con le quantità vendute nei diversi periodi e confrontare le variazioni.

Il deflatore del PIL è dato dal rapporto tra il PIL nominale e il PIL reale, e rileva le variazioni del PIL
depurate dall'aumento dei prezzi. Per calcolare il deflatore del PIL si può procedere nel seguente
modo: si moltiplicano le quantità prodotte in un anno base (es. anno 1) per i prezzi dell'anno preso
in considerazione (es. anno 2).
Dato che non tutto può essere misurato dai prezzi di mercato, il PIL non è un indicatore perfetto
poiché non considera la salute delle persone, la qualità dell'istruzione, il valore del tempo libero,
l'importanza di avere un ambiente ecologicamente sano.

Macroeconomia Pagina 1
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Misurare il costo della vita

Un indicatore efficiente per misurare il costo della vita è l'indice dei prezzi al consumo (IPC), che
viene misurato ogni mese dall'ons e dall'Eurostat con un procedimento composto da cinque fasi:
1. L'analisi del comportamento dei consumatori e la determinazione del paniere dei beni e
servizi.
2. La rilevazione del prezzo di vendita di ciascun bene del paniere nei diversi momenti in cui
viene venduto.
3. Il calcolo del costo del paniere per ciascun anno.
4. La scelta dell'anno base, a seconda del quale si calcoleranno le variazioni dei prezzi.
5. Il calcolo del tasso di inflazione, cioè la variazione percentuale dell'IPC da un periodo all'altro.
L'IPC è preferibilmente utilizzato per le economie piccole perché non è un indicatore perfetto del
costo della vita, infatti non tiene conto di alcuni fattori:
- Il paniere non è costante nella realtà perché i consumatori variano le loro scelte di acquisto in
relazione alle variazioni dei prezzi (distorsione da sostituzione).
- L'introduzione di nuovi beni sul mercato consente al consumatore di avere maggiore
possibilità di scelta e ciò provoca un aumento del potere di acquisto della moneta
(introduzione di nuovi beni).
- La variazione della qualità dei beni viene rilevata in maniera distorta e si tende a sovrastimare
l'inflazione di circa un punto percentuale (variazioni qualitative).

La differenza tra il deflatore del PIL e l'indice dei prezzi al consumo è che il secondo considera tutti i
beni e servizi acquistati (anche se prodotti all'estero) e considera il paniere a prezzi costanti, mentre
il deflatore considera la produzione corrente.

Il tasso di inflazione è utilizzato per trovare un'altra variabile importante: il tasso di interesse reale,
cioè l'indicatore che misura il tasso di crescita del valore della moneta nel tempo. Esso si ricava dalla
differenza tr a tasso di interesse nominale e tasso di inflazione. Il tasso di interesse nominale indica il
tasso di crescita della quantità di moneta nel tempo. Quest'ultimo è quello che viene normalmente
considerato per calcolare l'equilibrio del modello IS-LM. L'andamento del tasso di interesse nominale
e del tasso di interesse reale non è sempre sincrono, ma può variare in modo notevole. Questo
perché l due variabili sono ricavate in modo diverso e indicano cose diverse. Il tasso di interesse
reale è importante per chi conta sul rendimento del proprio risparmio quale fonte di reddito perché
misura il potere di acquisto della moneta in un determinato periodo.

Macroeconomia Pagina 2
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Il sistema monetario

In un sistema economico la moneta rappresenta l'insieme dei valori utilizzati dagli individui per
acquistare beni e servizi. La quantità di moneta che circola in un sistema economico è detta stock di
moneta e include il circolante, cioè le banconote e le monete metalliche nelle mani del pubblico, e i
depositi presso le banche e le altre istituzioni finanziarie che possono essere facilmente accessibili e
utilizzati per acquistare beni e servizi.
La moneta ha tre funzioni:
- È un mezzo di scambio in quanto funge da strumento attraverso il quale si perfezionano le
transazioni.
- È una unità di conto poiché costituisce il parametro rispetto al quale vengono determinati i
prezzi e i valori.
- È una riserva di valore perché rappresenta un modo per trasferire il potere di acquisto dal
presente al futuro.
Le banche hanno un ruolo molto importante nel sistema monetario infatti sono loro a poter
aumentare o ridurre la quantità di moneta presente sul mercato, attraverso politiche monetarie.
Se non esistessero le banche, in condizione di equilibrio la moneta M sarebbe uguale al circolante C,
ma data la presenza delle banche, la moneta M è data dalla somma del circolante (banconote e
monete metalliche detenute dal pubblico) e dei depositi a vista (saldi dei depositi bancari).
La banca che si occupa di influenzare la moneta è la Banca centrale Europea, istituzione alla quale
aderiscono i 19 paesi aderenti all'Unione economica e monetaria, per vigilare sul sistema bancario e
regolamentare la quantità di moneta nell'economia.
Le politiche monetarie intraprese dalla banca per modificare la quantità di moneta (l'offerta di
moneta) sono le operazioni di mercato aperto che le consentono di acquistare i titoli di stato per
espandere l'offerta di mercato M↑ o venderli per restringere l'offerta di mercato M ↓.
Le banche creano moneta attraverso l'erogazione di prestiti, quando riducono il tasso di riserva
obbligatoria, cioè la quota di depositi che le banche trattengono e non erogano come prestiti. Al
contrario, le banche riducono l'offerta di moneta quando innalzano il tasso di riserva obbligatorio. Le
banche non trattengono riserve al 100% ma ne trattengono solo una piccola parte, perché il
moltiplicatore monetario (la quantità di moneta che ogni deposito genera a partire da ogni euro di
depositi) sarebbe pari a 1 e le banche non genererebbero moneta e non potrebbero erogare prestiti.
Le banche trattengono dunque le riserve per creare moneta attraverso il meccanismo del
moltiplicatore monetario, il cui valore è pari a 1/R euro di moneta, dove R è il tasso di riserva
bancario.
La banca centrale ha tre strumenti per il controllo monetario:
1. Le operazioni di mercato aperto consistono nella vendita e acquisto dei titoli di stato. Le
operazioni di mercato aperto definitive sono quelle in cui si ha l'acquisto o la vendita definitiva
di attività non monetarie o dal settore bancario, senza una rispettiva transazione di segno
opposto in un periodo successivo.
2. La riserva obbligatoria è la percentuale minima che le banche detengono a titolo di riserva dai
depositi, e determina la quantità di moneta che il sistema bancario può creare per ogni euro di
deposito. Quando la BCE decide di aumentarla, le banche sono costrette a incrementare le
riserve detenute a fronte di ogni euro raccolto e quindi a impiegare una porzione inferiore per
concedere prestiti. L'aumento del tasso di riserva riduce il moltiplicatore monetario e l'offerta
di moneta.
3. Il tasso di sconto è il tasso di interesse applicato dalla banca centrale per i prestiti concessi a
breve termine alle banche dei paesi aderenti all'UM. Quando la BCE decide di aumentarlo,
l'offerta di moneta tende a diminuire perché l'attività creditizia viene limitata. Al contrario,
quando la BCE lo riduce, le banche hanno un incentivo a espandere l'attività creditizia.
I tre strumenti di controllo consentono alla Banca centrale di aumentare le riserve e creare moneta.
Il controllo monetario è però imperfetto perché non possono determinare con certezza la quantità
di moneta che gli individui desiderano depositare in banca e perché le banche possono decidere di
trattenere riserve in eccesso rispetto al livello obbligatorio, influenzando l'offerta di moneta.
Le banche hanno adottato il quantitive easing per alleviare la crisi finanziaria e stimolare l'economia
attraverso l'acquisto di titoli del settore bancario e l'espansione dell'offerta di mercato.

Macroeconomia Pagina 3
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Keynes e il modello IS-LM

Nel 1936 l'economista John Maynard Keynes pubblicò la Teoria generale dell'occupazione,
dell'interesse e della moneta, libro con cui tentava di spiegare la disoccupazione di massa registrata
negli anni '30. Keynes sosteneva che i governi dovessero stimolare l'attività economica influenzando
la domanda aggregata, cioè la quantità di beni e servizi che le famiglie, le imprese e la pubblica
amministrazione desiderano acquistare per ogni livello di prezzo.
Una parte fondamentale dell'analisi di Keynes è la distinzione tra le decisioni programmate ed
effettive dei consumatori: spesa, risparmi e investimenti programmati sono le azioni che le famiglie e
le imprese decidono o intendono intraprendere; spesa, risparmi e investimenti effettivi sono le
azioni che le famiglie e le imprese realizzano effettivamente. Le azioni programmate e gli esiti
effettivi possono essere molto diversi tra loro quindi possono esserci condizioni di equilibrio
macroeconomico accompagnate dalla presenza di disoccupazione.
Keynes sosteneva che n un sistema economico l'equilibrio si trova nel punto in cui la curva data
dalla funzione della spesa totale interseca la semiretta a 45° uscente dall'origine, la quale individua
tutti i punti in cui la spesa per il consumo è pari al reddito. Quando la spesa programmata supera la
spesa effettiva, la capacità produttiva non è sufficiente per soddisfare la domanda quindi i prezzi
tendono ad aumentare e viene a crearsi un gap inflazionistico pari alla differenza tra il prodotto di
pieno impiego (spesa programmata) e la spesa effettiva. Per eliminare il gap e riportare il mercato in
equilibrio, è necessario ridurre la spesa effettiva tanto da raggiungere un livello ottimale di impiego.
Quando invece la spesa effettiva supera la spesa programmata quindi la domanda non è sufficiente
ad assorbire il prodotto di pieno impiego. Il questo caso ci troviamo alla presenza di un gap recessivo
e il governo dovrebbe aumentare la spesa totale e il reddito nazionale per ottenere il nuovo
equilibrio.
Per ottenere l'equilibrio del mercato e fare in modo che la spesa totale sia uguale al reddito il
governo deve utilizzare degli strumenti di politica fiscale e monetaria per influenzare la domanda e
ridurre i gap recessivi e inflazionistici. Si dice che gli effetti di una politica fiscale espansiva si
riproducano sulla domanda aggregata attraverso l'effetto del moltiplicatore, che si sviluppa in più
fasi, manifestandosi sul reddito e sul consumo.
Il moltiplicatore è dato da 1/1-c1, dove c1 rappresenta la propensione marginale al consumo, cioè la
quota di reddito aggiuntivo che l'individuo decide di non consumare. La PMC è caratterizzata da un
andamento decrescente al reddito: a bassi livelli di reddito è molto alta, poiché l'individuo deve
soddisfare i bisogni di base della propria esistenza; al crescere del reddito, la propensione marginale
al consumo si riduce poiché l'individuo destinerà al consumo una proporzione inferiore
dell'incremento di reddito, a favore del risparmio.
Dal risultato di 1-c1 si ricava la propensione marginale al risparmio c, cioè la quota di reddito che
l'individuo decide di risparmiare e non consumare.
Keynes criticava la teoria classica per il fatto che sostenesse che la spesa nazionale fosse
determinata dalla sola offerta aggregata, cioè la quantità di beni e servizi che le imprese desiderano
produrre e vendere per ogni dato prezzo.
Degli studi di Keynes è stato elaborato il modello IS-LM che mostra l'equilibrio economico generale.
La curva IS, dove I sta per investimento e S per risparmio, mostra la relazione tra il tasso di interesse i
e il livello del reddito Y nel mercato dei beni. La curva è il luogo in cui si trovano tutti i punti di
equilibrio del mercato dei beni e dei servizi, a ciascuno dei quali è associato un dato tasso di
interesse e un dato livello di reddito nazionale. La curva ha pendenza negativa perché esprime una
relazione inversa tra le due variabili. La politica fiscale piò influenzare la curva IS, determinando degli
spostamenti verso il basso o verso l'alto, e la creazione di un nuovo equilibrio generale.
La curva LM, dove L sta per lavoro e M sta per moneta, evidenzia tutti i punti di equilibrio nel
mercato della moneta, dove il tasso di interesse incontra il reddito nazionale. La curva ha pendenza
positiva perché le variabili sono direttamente proporzionali, ma la ripidità dipende dalla reattività
della domanda di moneta al variare al tasso di interesse. La curva LM è influenzata dalle politiche
monetarie, che determinano degli spostamenti verso l'alto o verso il basso, e la creazione di un
nuovo punto di equilibrio generale.
Il modello IS-LM è stato criticato perché si ritiene che non rispecchi il modo in cui vengono condotte
le politiche monetarie moderne. Uno dei nuovi modelli elaborati per far fronte ai nuovi
cambiamenti è il modello IS-MP.

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La domanda aggregata e l'offerta aggregata

Un altro modello ispirato alle teorie keynesiane è quello che spiega la determinazione dell'equilibrio
nel breve periodo quando i prezzi non sono costanti: il modello di domanda aggregata e offerta
aggregata (DA-OA). Questo stesso modello può essere utilizzato per spiegare in parte il lungo
periodo.
La variabile macroeconomia più completa per analizzare il breve periodo è il PIL reale, che misura il
valore di tutti i beni e i servizi finali di un'economia prodotti in un determinato periodo di tempo e il
reddito totale dei partecipanti all'economia stessa. Nel lungo periodo la tendenza del PIL è ben
definita, con un chiaro aumento nel tempo. Nel breve periodo il PIL sembra fluttuare sensibilmente,
rendendo difficile prevedere quale sarà il suo effettivo andamento.
La domanda aggregata rappresenta la quantità di beni e servizi che famiglie, imprese e pubblica
amministrazione desiderano acquistare per ogni livello di prezzo. La curva di DA è inclinata
negativamente perché il livello dei prezzi e la quantità complessiva della produzione sono
relazionate in modo inversamente proporzionale. Ci sono tre ragioni principali che spiegano la
pendenza negativa della curva:
- Al diminuire dei prezzi aumenta il valore reale del denaro detenuto dagli individui che sono
quindi incentivati a consumare (effetto ricchezza di Pigou).
P↓ → W↑ → C↑ → Y↑
- Al diminuire dei prezzi diminuisce il tasso di interesse, perché gli individui domandano meno
moneta, quindi viene incoraggiato l'investimento e la quantità domandata di beni e servizi
aumenta (effetto del tasso di interesse di Keynes).
P↓ → Md↓ → i↓ → I↑ → Y↑
- Al diminuire dei prezzi il tasso di interesse diminuisce e ciò ha un effetto sul tasso di cambio
che si deprezza e le esportazioni nette aumentano (effetto del tasso di cambio di Mundell-
Fleming).
P↓ → Md↓ → i↓ → NX↑ → Y↑
Il livello generale dei prezzi incede quindi sul consumo, sull'investimento e sulle esportazioni nette,
ma non sulla spesa pubblica.
L'offerta aggregata indica la quantità di beni e servizi che le imprese desiderano produrre e vendere
per ogni livello di prezzo. L'inclinazione della curva OA dipende dall'orizzonte temporale considerato,
infatti nel breve periodo è inclinata positivamente mentre nel lungo periodo è verticale. Questo
perché dipende dalla disponibilità di capitale, di lavoro, di risorse naturali e tecnologiche, e non dal
livello generale dei prezzi.
Esistono tre teorie che motivano la pendenza positiva della curva OA:
- Una diminuzione inattesa dei salari spinge temporaneamente le imprese ad aumentare i salari
reali, riducendo l'occupazione e aumentando la produzione (teoria dei salari vischiosi).
- Una inattesa contrazione dell'offerta determina una flessione del livello dei prezzi che fa
contrarre le vendite delle imprese più lente nell'aggiustamento (perché il loro prezzo può
risultare superiore alla disponibilità a pagare dei consumatori), spingendole a ridurre la
produzione (teoria dei prezzi vischiosi).
- Una diminuzione inattesa del livello dei prezzi induce i produttori a credere che i loro prezzi
siano diminuiti perciò sono indotti a ridurre la produzione (teoria dell'errore di percezione).
Il punto in cui il livello dei prezzi e la quantità complessiva della produzione si aggiustano
corrisponde all'intersezione delle due curve e all'equilibrio del mercato. In questo punto la
produzione aggregata è al suo livello naturale e quando l'economia lo raggiunge nel lungo periodo,
le percezioni, i salari e i prezzi sono tali da far transitare la curva di offerta aggregata di breve
periodo per lo stesso punto.

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La macroeconomia nei sistemi aperti

A volte gli economisti conducono le loro ricerche ipotizzando un sistema economico chiuso, che non
interagisce con gli altri sistemi economici, per facilitare la comprensione delle loro ricerche e di
alcuni concetti. Un sistema economico chiuso non rappresenta però la realtà (che è assai più
complessa) e comprende anche gli scambi esterni con altri sistemi in cui si acquistano e si vendono
beni e servizi nei mercati mondiali dei beni, e si acquistano e si vendono attività nei mercati mondiali
finanziari.
Sono definiti esportazioni tutto ciò che un paese vende all'estero; sono invece importazioni tutti i
prodotti che un paese acquista dall'estero. I paesi decidono di interagire tra loro per avere un
vantaggio comparato, per fare in modo quindi di poter ottenere ciò di cui ha bisogno e potersi
liberare di ciò che ha in eccesso, a un dato prezzo. La differenza tra esportazioni e importazioni ci
consente di calcolare le esportazioni nette (o bilancio commerciale), che indicano se un paese è
venditore o compratore nei mercati mondiali: quando sono positive le esportazioni sono maggiori
delle importazioni quindi il paese ha un avanzo o surplus commerciale; quando sono negative le
esportazioni sono inferiori alle importazioni quindi il paese ha un disavanzo o deficit commerciale.
Può anche accadere che le esportazioni nette siano nulle, e in tal caso il paese è in equilibrio
commerciale.
Il deflusso netto di capitali, o investimento estero netto, indica la differenza tra l'acquisto di attività
patrimoniali estere da parte di residenti, e l'acquisto di attività patrimoniali nazionali da parte di non
residenti. Una regola della contabilità nazionale stabilisce che il deflusso netto di capitali e le
esportazioni nette devono sempre essere uguali. Questo perché ogni transazione che ha effetto su
una variabile, influenza anche l'altra in modo direttamente proporzionale.
Il deflusso netto di capitali è utilizzato anche per ricavare il risparmio nazionale: sappiamo infatti che
il risparmio è dato dalla porzione di reddito nazionale al netto dei consumi e dalla spesa pubblica (S =
Y - C - G), che il PIL è dato dalla somma di consumo, investimento, spesa pubblica ed esportazioni
nette (Y = C + I + G + NX) e che il risparmio è uguale all'investimento (S = I). Detto ciò, possiamo
riordinare i termini per ottenere che il risparmio è uguale alla somma di investimento ed
esportazioni nette (Y - C - G = I + NX → S = I + NX) e, dato che sappiamo che il deflusso netto di
capitali è uguale alle esportazioni nette, possiamo dire che il risparmio nazionale è dato dalla somma
del deflusso netto di capitali e l'investimento (S = I + DNC).

I prezzi internazionali coordinano le decisioni di consumatori e produttori nei mercati mondiali.


Il tasso di cambio nominale è il prezzo relativo alla valuta nazionale rispetto alla valuta estera. Il
tasso di cambio reale (ε) è il prezzo relativo ai beni e servizi prodotti in un paese in termini di beni
esteri (ε= eP / P*). Il tasso di cambio reale dipende dal tasso di cambio nominale e dal prezzo del
medesimo bene nei due paesi considerati , misurato nelle valute locali. Molti economisti hanno
elaborato diversi modelli per spiegare come vengono elaborati i tassi di cambio. Una tra queste
teorie è la parità del potere di acquisto, la quale si base sulla legge del prezzo unico per il quale una
unità di ogni data valuta deve essere in grado di acquistare la stessa quantità di beni di tutti i paesi.
Questa teoria implica che il tasso di cambio nominale tra due valute deve rispecchiare il livello dei
pressi relativi quindi vede variare al variare del livello dei prezzi. La teoria non è perfetta perché non
sempre il tasso di cambio nominale rispecchia il valore reale in tutti i paesi, dato che sono presenti
beni non facilmente commerciabili e beni insostituibili.

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La disoccupazione

La disoccupazione comprende tutti quegli individui che non hanno un lavoro ma è disposto a
lavorare ed è in grado di farlo. La disoccupazione viene misurata dagli uffici di statistica attraverso
due modalità:
I. Il conteggio dei richiedenti sussidio di disoccupazione si basa sul conteggio di tutti gli individui
che, in un dato giorno, richiedono alla PA di accedere alle indennità di disoccupazione.
Esprimendo il numero dei richiedenti in percentuale della forza lavoro (data dalla somma dei
richiedenti e degli occupati), è possibile ottenere il tasso di disoccupazione. Questa modalità è
meno attendibile perché presenta una serie di gravi limiti.
II. Le indagini sulla forza lavoro consistono in un sondaggio condotto attraverso interviste
periodiche (ogni tre mesi) fatte a campioni di persone sulla base di una precisa definizione di
disoccupazione, e in base ai dati raccolti il governo colloca ogni adulto in una delle seguenti
categorie: occupato, disoccupato, non appartenente alla forza lavoro. Ottenuta la forza lavoro,
data dalla somma dei disoccupati e degli occupati, si calcola la percentuale dei disoccupati per
avere il tasso di disoccupazione.
La disoccupazione è in genere di breve durata, poiché la maggior parte dei lavoratori che perde il
posto di lavoro ne trova un altro molto presto. Il problema della disoccupazione riguarda quegli
individui che rimangono disoccupati per un tempo più prolungato che rende il tasso di
disoccupazione rilevato in ogni momento di lunga durata. Uno dei pericoli della disoccupazione a
lungo periodo è rappresentato dall'isteresi, cioè l'incapacità del tasso di disoccupazione di tornare al
livello iniziale dopo uno shock avverso, anche dopo il superamento dello stesso. È data
fondamentalmente da quattro motivi principali: gli "Insider-Outsider" (e cioè la partecipazione alla
contrattazione per il lavoro di chi è già occupato per mantenere il proprio posto di lavoro); i
"lavoratori scoraggiati" (e cioè gli individui che dopo un periodo di tempo senza risultati smettono di
cercare lavoro); il "search e mismatch" (l'abitudine di lavoratori e imprenditori a risultati scarsi nella
ricerca di occupati/occupazione); lo "stock di capitale" (cioè il basso investimento causato dallo
shock che porta ad un basso livello di movimenti di capitale).
L'equilibrio nel mercato del lavoro si raggiunge quando la curva di offerta del lavoro e di domanda di
lavoro si incontrano, ma in questo punto c'è sempre qualche disoccupato, infatti il tasso di
disoccupazione non è mai nullo ma oscilla intorno al suo tasso naturale (cioè il tasso medio di
disoccupazione intorno al quale oscillano le osservazioni annue). Questo accade per quattro ragioni:
- I lavoratori impiegano del tempo per trovare un lavoro adeguato alle loro aspettative e
aspirazioni, e ciò crea il fenomeno chiamato disoccupazione frizionale, cioè quella
disoccupazione causata dal tempo necessario a un lavoratore di trovare un impiego adeguato.
- L'istituzione di una legge che impone un salario minimo più elevato del livello di equilibrio di
mercato per i lavoratori meno qualificati e per i membri più giovani della forza lavoro, fa
aumentare la quantità di lavoro offerta e diminuire la quantità domandata.
- Il potere dei sindacati sul mercato può far ottenere ai lavoratori dei salari che sono al di sopra
del livello di equilibrio, facendo aumentare la quantità di lavoro offerta e diminuire quella
domandata, producendo disoccupazione.
- Secondo la teoria del salario di efficienza, le imprese traggono vantaggio nel pagare salari
superiori al livello di equilibrio poiché possono contribuire a rendere migliore la vita del
lavoratore e quindi migliorare la sua produttività.
Le ultime tre ragioni creano il fenomeno chiamato disoccupazione strutturale, cioè quella causata
dalla differenza tra il numero dei posti di lavoro disponibili e quello dei lavoratori in cerca di
occupazione.

La disoccupazione è un costo per gli individui e le loro famiglie, ma anche per il governo, i
contribuenti e la società nel suo complesso.
I costi della disoccupazione per gli individui sono: l'assenza di reddito, problemi psicologici con
conseguenti gravi problemi di salute, l'abuso di sostanze stupefacenti e di alcolici, la criminalità,
l'esclusione sociale, la disgregazione familiare, l'erosione delle competenze.
I costi della disoccupazione per la società sono: il costo-opportunità della mancata produzione, la
contrazione delle entrate tributarie, l'effetto del moltiplicatore inverso.

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Il mercato dei fondi mutuabili e del tasso di interesse

Il sistema finanziario è composto dalle istituzioni che operano nell'economia per incanalare le risorse
degli individui che risparmiano verso gli individui e le imprese che intendono indebitarsi per
investire.
Ci sono molti tipi di istituzioni finanziarie, tra le quali possiamo trovare:
- Il mercato obbligazionario
- Il mercato azionario
- L'intermediario bancario
- L'intermediario dei fondi comuni di investimento
Il mercato obbligazionario rappresenta il luogo in cui vengono scambiate le obbligazioni, cioè i titoli
di credito in cui vi è specificato la prestazione dovuta dal debitore nei confronti del creditore. (data
di scadenza e tasso di interesse periodico). Nei mercati circolano tantissime differenti obbligazioni,
ma tutte hanno delle caratteristiche comuni: una durata che varia da pochi mesi a trent'anni, il
rischio di credito, il rendimento inversamente proporzionale al prezzo.
Il mercato azionario è il luogo in cui vengono scambiate le azioni, cioè i titoli rappresentativi di una
quota di proprietà dell'impresa che vengono venduti dall'impresa stessa per autofinanziarsi. Se
l'impressa gode di buoni profitti, l'azionista ottiene dei benefici, mentre se l'impresa attraversa delle
difficoltà, l'azionista non ha dei svantaggi. I prezzi delle azioni vengono determinate in base
all'interazione di domanda e offerta, che vengono monitorate dagli azionisti attraverso l'utilizzo degli
indici azionari, calcolati come valori medi delle quotazioni di gruppi e titoli.
Le banche raccolgono il risparmio di chi spende meno di quanto guadagna e lo impiegano per
erogare prestiti a chi ha la necessità di indebitarsi. Al risparmiatore viene corrisposto un interesse
attivo mentre al debitore viene fatto pagare un interesse superiore , cosicché la differenza tra i tue
tassi di interesse copra il servizio della banca. Le banche hanno anche la funzione di facilitare lo
scambio di beni e servizi, mettendo a disposizione dei mezzi di pagamento che possano essere
utilizzati per saldare il corrispettivo di qualsiasi transazione.
I fondi comuni di investimento vendono le proprie quote di partecipazione al pubblico per acquistare
una selezione (portafoglio) di titoli azionari e obbligazionari. L'acquisto delle quote del fondo
comune implica la il rischio e il rendimento associato al portafoglio scelto. I fondi comuni presentano
due vantaggi: l'accesso di un variegato portafoglio pur possedendo risorse minime, e la competenza
professionale di chi garantisce gli investimenti.

Il mercato dei fondi mutuabili è un modello esplicativo che rappresenta il luogo nel quale chi
risparmia offre fondi a chi, necessitando di finanziare i propri investimenti, domanda fondi.
L'interazione tra domanda e offerta nel mercato dei fondi mutuabili determina il tasso di interesse.

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La crescita della moneta e l'inflazione

Nelle economie avanzate i prezzi tendono ad aumentare nel tempo. L'inflazione è il termine che
indica l'aumento del livello generale dei pressi, gli economisti hanno individuato sei costi
dell'inflazione:
- Il costo delle suole, cioè il costo associato alla necessità di ridurre la quantità di moneta
detenuta in forma liquida.
- Il costo dei listini, associato alla necessità di aggiornare con maggiore frequenza il listino dei
prezzi.
- L'aumento della variabilità dei prezzi relativi.
- Le involontarie variazioni della pressione fiscale, dovute alla mancata indicizzazione della
normativa tributaria.
- Confusioni e inconvenienti che derivano dal cambiamento del valore dell'unità di conto.
- L'arbitraria ridistribuzione delle ricchezze tra debitori e creditori.
L'inflazione è determinata dalla variazione percentuale dell'indice dei prezzi al consumo, o dal
deflatore del PIL, o da qualsiasi altro indice generale dei prezzi.
Il rapporto tra la moneta e l'inflazione è spiegato nella teoria quantitativa della moneta, che
individua le variazioni dell'offerta di moneta (il livello dei prezzi e il tasso di crescita della quantità di
moneta) come determinanti di lungo periodo del tasso di inflazione. Secondo questa teoria un
aumento della quantità della moneta ha come effetto l'aumento generale dei prezzi e quindi
l'inflazione
Quindi le variazioni dell'offerta di moneta conducono alla variazione del livello generale dei prezzi.
Questi cambiamenti monetari possono però influenzare anche le altre variabili macroeconomiche .
L'economista classico David Hume si è occupato di portare avanti questo studio partendo dalla
dicotomia di variabili nominali, cioè quelle misurate in unità monetarie (prezzi, salari, tasso di
interesse nominale, PIL nominale), e variabili reali, cioè quelle misurate in unità fisiche (prezzi reali,
salari nominali depurati dall'inflazione, tasso di interesse reale, PIL reale).

Macroeconomia Pagina 9
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