Sei sulla pagina 1di 1

Felicità raggiunta

Felicità raggiunta, si cammina


per te1 sul fil di lama. 1 per te: complemento di causa
2
Agli occhi sei barlume che vacilla,
2 barlume: luce incerta, debole
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama. 3 le schiari: le illumini

4 turbatore: che porta inquietudine


Se giungi sulle anime invase
5 cimase: cornicioni dei tetti
di tristezza e le schiari3, il tuo mattino
è dolce e turbatore4 come i nidi delle cimase5.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.
Eugenio Montale

Analisi della forma e del linguaggio

La lirica è composta di due strofe a rima _______________. Fa eccezione il terzo verso, che presenta solo
un’assonanza con il primo, non una rima esatta. Prevalgono i versi endecasillabi. Il ritmo è ora spezzato dai
segni di punteggiatura, ora legato tramite enjambement. Questa figura retorica si verifica quando due
parole che dovrebbero restare unite vengono invece divise su due versi: si cammina/per te, anime
invase/di tristezza, il tuo mattino/è dolce e turbatore.

Il discorso poetico della prima strofa si articola in una successione di ___________ incentrate sul tema della
fragilità: sul di lama, barlume che vacilla, teso ghiaccio che s’incrina. Anche all’inizio della seconda strofa
troviamo una metafora, apparentemente più serena: il giungere della felicità è un mattino che illumina le
anime. Questo chiarore è dolce, ma allo stesso tempo turbatore, perché per il poeta alla percezione della
gioia si accompagna sempre la consapevolezza della sua fugacità. La metafora è seguita da una
_________________, che paragona il sopraggiungere della felicità alla scoperta dei nidi (immagine di vita e
di nascita) nascosti sotto i cornicioni.

In quasi tutta la poesia l’autore si rivolge direttamente alla felicità: il componimento inizia infatti con
un’apostrofe e molti verbi sono alla seconda persona, così come i pronomi. Fanno eccezione gli ultimi due
versi, in cui il poeta utilizza un esempio molto sintetico per esprimere un giudizio di carattere generale.

Commento

In questo componimento, inserito nella raccolta Ossi di seppia e scritto probabilmente nel 1924, Eugenio
Montale esamina il tema della felicità umana, di cui sottolinea la fragilità attraverso alcune immagini
efficaci. Ciò è tipico del suo modo di procedere, che esprime i concetti e le riflessioni attraverso esempi
concreti: il bambino che perde il palloncino diventa così analogia dell’improvvisa perdita della felicità. Essa
per Montale non è quindi un possesso da dare per scontato, ma piuttosto un dono inaspettato.

Nel secondo verso poeta riesce ad comunicare questa provvisorietà anche attraverso il ritmo, utilizzando un
verso settenario e vocaboli monosillabici. Questi accorgimenti velocizzano il verso, dando un’idea di
precarietà.