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IL NUOVO IN PSICOANALISI

DIALOGHI AL CIRSP
Rivista del Centro Italiano di Ricerche e Studi in Psicoanalisi

Vol. 1

L’IMPATTO DELLA TECNOLOGIA


TRA PATOLOGIA E STRUTTURA PSICHICA.
L’ANALISI ONLINE, RISORSA O LIMITE?
COMITATO EDITORE

DIRETTRICE
Silvia Elena Leguizamón (Bologna – Italia)

COMITATO DI REDAZIONE
Sabrina Bartolini (Cesena – Italia)
Lucia Bossi (Longiano – Italia)
Annarita Fittini (Bologna – Italia)
Meri Rizzi (Fidenza – Italia)
Barbara Zanchi (Bologna – Italia)

COMITATO ESTERNO
Telma Barros Cavalcanti (Recife – Brasile)
Liliana De Nicola (Buenos Aires – Argentina)
Liliana Revuelta (Buenos Aires – Argentina)
Felisa Lambersky de Widder (Buenos Aires – Argentina)

COLLANA EBOOKECM
EBOOK PER L’EDUCAZIONE CONTINUA IN MEDICINA © 2021
INDICE

ARGOMENTO: IL NUOVO IN PSICOANALISI 5

INTRODUZIONE 9

DR. NORBERTO MARUCCO (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

LA PERSONA E LA FUNZIONE ANALITICA ALLARGATA.


LA SUA RELAZIONE CON IL CONTROTRANSFERT E L’ARCAICO 17

SILVIA ELENA LEGUIZAMÓN (BOLOGNA, ITALIA)

COMMENTO AL LAVORO DI NORBERTO MARUCCO:


“LA PERSONA E LA FUNZIONE ANALITICA ALLARGATA” 29

RAÚL TEBALDI (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

APPUNTI SUI LIMITI E L’INTERSOGGETTIVITÀ NELLA CLINICA


PSICOANALITICA 37

LILIANA DENICOLA (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

IL VIRTUALE IN PSICOANALISI: VIDEOGIOCHI E TERAPIE ONLINE 49

SILVIA ELENA LEGUIZAMÓN (BOLOGNA, ITALIA)

TRA IL NUOVO E IL VECCHIO… L’ETERNA PSICOANALISI. RIFLESSIONI


SUI FONDAMENTI METAPSICOLOGICI DELL’ANALISI ONLINE 63

ALEJANDRA ZUCCHI (MISIONES, ARGENTINA)

DAL SETTING CLASSICO AL SETTING ONLINE 83


SABRINA BARTOLINI (CESENA, ITALIA)

PSICOTERAPIA ON-LINE: IL SETTING CON UNA ADOLESCENTE 95

FELISA L. DE WIDDER (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

LA COSTITUZIONE DELLO PSICHISMO 115

PRIMITIVO GÓMEZ (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

CONSIDERAZIONI SULL’ADOLESCENZA. TECNICA DELL’INTERPRETAZIONE 126

LILIANA REVUELTA (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

IL GIOCO, IL LUDICO E LA TECNOLOGIA 142

SILVIA ELENA LEGUIZAMÓN

L’IDEA DI PERCEZIONE IN RAPPORTO ALLE DIPENDENZE


NELL’ADOLESCENZA 154

STELLA MARIS CUTAIN (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

ADOLESCENZA E DIPENDENZE: UN CONTRIBUTO DELLA PSICOANALISI


INTEGRAZIONISTA. CONSIDERAZIONI TRA DIPENDENZE E DIPENDENZA 170

TELMA BARROS CAVALCANTI (RECIFES, BRASILE)

SULLA NOZIONE DI CURA, TRASFORMAZIONE E COSTRUZIONE.


INTERSEZIONI TRA IL RESTAURO DELL’OPERA D’ARTE E LA PSICOANALISI 186

BARBARA ZANCHI (BOLOGNA, ITALIA)

TEMPI, FORME, SUONI E SILENZI NELLO SVILUPPO DEL SENSO DEL SÉ:
LA PROSPETTIVA INTERSOGGETTIVA DI DANIEL STERN 199

ANNARITA FITTINI (BOLOGNA, ITALIA)

TRAUMA E CREATIVITÀ 223

SUSANA LIBERATORE (BOLOGNA, ITALIA)

JACQUES LACAN: UNA BREVE PRESENTAZIONE 232

SUSANA LIBERATORE (BOLOGNA, ITALIA)

I PARADIGMI PRINCIPALI DELL’INSEGNAMENTO 253


DI LACAN 253

CONDIZIONE PER LA PRESENTAZIONE NELLA RIVISTA DIALOGHI


NEL CIRSP 274
indice

ARGOMENTO: IL NUOVO IN PSICOANALISI

Per questo primo ciclo triennale della nostra giovane associazio-


ne abbiamo scelto di affrontare la tematica “Il Nuovo in Psicoanalisi”.
Con tale tematica intendiamo aprire la riflessione su una disciplina
in continuo cambiamento, che si sviluppa e si arricchisce nel tempo
senza abbandonare le sue radici, quelle della psicoanalisi classica.
Possiamo cominciare dal significato di nuovo e da come le nuove
produzioni teoriche vengono integrate nel corpo teorico. A questo
domanda risponde Madeleine Baranger1, che nel Congresso Inter-
nazionale di Berlino del 2007 propone di pensare che il “nuovo” si
legittima come psicoanalisi se riesce ad articolarsi rispetto ai concetti
freudiani di base: l’inconscio, il transfert, la sessualità infantile, la pul-
sione e le loro vicissitudini. Ciò vuol dire che, se le ipotesi costruite a
partire dalla clinica possono articolarsi con le teorie freudiane e se la
creatività nel setting ha come riferimento la cura classica, possiamo
continuare a parlare di Psicoanalisi.
Se analizziamo i suddetti elementi uno ad uno possiamo pensare
che:

1. Baranger, M.: (2007) Desarrollos y controversias en psicoanálisis. Pasado, presente


y futuro. En Rev. de Psicoanálisis, LXIV, 2007, nº 22 (pp. 393-397).

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L’IMPATTO DELLA TECNOLOGIA TRA PATOLOGIA E STRUTTURA PSICHICA

ARGOMENTO: IL NUOVO IN PSICANALISI

– L’inconscio è il nostro oggetto privilegiato di studio, dove tutto


rimane, come l’arcaico e l’inconscio rimosso, e dove si ritrovano
le basi della strutturazione dell’apparato psichico;
– La sessualità infantile, grande scoperta di Freud, riconduce alla
nascita e alla strutturazione dell’apparato psichico;
– Le pulsioni e i loro destini sono la spinta e la forza degli investi-
menti libidici che portano alla vita e si fanno strada attraverso
i diversi meccanismi di difesa segnando i destini, destini che
condizionano la struttura psichica dell’individuo e la sessualità
umana.
– Il transfert determina la modalità di ripetizione, “non soltanto
nei suoi rapporti personali col medico, ma anche in tutte le altre
attuali attività e relazioni della sua vita” (p. 356) dirà Freud2.
La ripetizione nel transfert di quanto imparato durante la vita,
soprattutto infantile, costituisce lo strumento tecnico fonda-
mentale della psicoanalisi.

Tutto ciò ci riporta all’inizio, alla ricerca cioè dell’inconscio che


racchiude la sessualità infantile, una sessualità segnata dai destini pul-
sionali che si manifesta nel transfert e che ripete la nostra costituzio-
ne e la nostra storia, quello cioè che ha condizionato la strutturazione
dello psichismo.
Sul nuovo nella tecnica possiamo pensare a Marucco3 che parla
della singolarità della persona dell’analista (1995), un oggetto nuovo
che favorisce il risveglio della pulsionalità del paziente e il contro-
transfert dell’arcaico; e di André Green4 che parla del controtransfert
immaginativo e del potere trasformatore della pulsione (1974).

2. Freud, S.: (1914) Punto 2: Ricordare, ripetere e rielaborare. In Nuovi consigli


sulla tecnica della psicoanalisi. In Sigmund Freud Opere. Vol. VII. Bollati Boringhieri,
Torino, 2009. (pp. 353-361).
3. Primo articolo della presente rivista Dialoghi al CIRSP.
4. Green, A.: (1974) L’analista, la simbolizzazione e l’assenza nel setting analitico. In
Psicoanalisi degli stati limiti. La follia private. Raffaello Cortina, Milano, 1991. (pp.
57-88).

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L’IMPATTO DELLA TECNOLOGIA TRA PATOLOGIA E STRUTTURA PSICHICA

ARGOMENTO: IL NUOVO IN PSICANALISI

Nell’ambito della psicopatologia, possiamo pensare alla clinica del


vuoto e agli stati limite di Green5 (1974) che delineano una visione
della patologia rispetto al funzionamento: funzionamento nevrotico e
funzionamento non nevrotico.
A proposito della clinica attuale, possiamo pensare alla clinica del
vuoto di cui parla Green6 (1974), caratterizzata fondamentalmente
da un funzionamento psichico intorno alla scissione e al diniego che
portano a un corto circuito del pensiero e dell’apparato psichico stes-
so conducendo a due tipi di comportamento: il passaggio al soma e
il passaggio all’agito. Così come a due tipi di meccanismi di difesa:
disinvestimento e scissione.
La clinica del vuoto o dei casi limite porta a parlare di due tipi di
transfert, il transfert sulla parola e il transfert sull’oggetto. Il primo ri-
guarda la cura classica e il secondo il controtransfert dell’arcaico di
Marucco7 (2006).
Un ulteriore aspetto attuale della clinica riguarda il setting. Oggi
parliamo di un setting flessibile poiché è ciò che ci permette di lavorare
con pazienti gravi. Questo setting flessibile comporta il pensare ad un
setting interno e ad un setting esterno. Il setting interno si riferisce all’a-
scolto analitico, l’attenzione fluttuante dell’analista e il suo schema di
riferimento teorico (Baranger8, 1962). Il setting esterno riguarda l’as-
sociazione libera del paziente e il contratto analitico stesso. Questo
non significa che tutto si può fare, ma che fin tanto che l’analista non
perda la sua funzione analitica, la flessibilizzazione del setting esterno
può permettere di includere certi aspetti della ripetizione che riguar-
dano gli agiti e la pulsione di morte nel setting attraverso una coa-
zione a ripetere più rumorosa. Così facendo si allarga la scena tran-

5. Idem.
6. Idem.
7. Marucco, N.: (2006) La ripetizione tra ricordo e destino. In Rivista di Psicoanalisi.
LII, 2007, n° 2. (pp. 416-436).
8. Baranger, W. e M.: (1961-2) Cap. II: La situazione analitica come campo dina-
mico. In Situazione psicoanalitica come campo bipersonale. Raffaello Cortina Editore,
Milano, 1990, (pp. 27-71).

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L’IMPATTO DELLA TECNOLOGIA TRA PATOLOGIA E STRUTTURA PSICHICA

ARGOMENTO: IL NUOVO IN PSICANALISI

sferale che allontana i limiti dell’analizzabilità e che fa dire a Green9


che l’analizzabilità non dipende dal paziente ma dall’analista; è il suo
schema di riferimento teorico che mette un limite al suo ascolto e alla
possibilità di capire le sofferenze dei suoi pazienti.

Silvia Elena Leguizamón

9. Idem.

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INTRODUZIONE

Il CIRSP, Centro Italiano di Ricerche e Studi in Psicoanalisi, è


un’Associazione nata da un gruppo di professionisti di formazione
psicoanalitica che pur provenendo da percorsi eterogenei che vivono
in diverse città italiane, si sono incontrati e riconosciuti in una serie di
elementi comuni al pensiero e alla prassi psicoanalitica. È nato in tal
modo il desiderio di approfondire ed ampliare le conoscenze acquisite
attraverso il contributo di colleghi stranieri, nell’ambito di una psico-
analisi pluralista, di condividere e divulgare il pensiero psicoanalitico,
nella convinzione che la lettura pluralista sia la forma di arricchire la
nostra pratica e la nostra identità professionale individuale, nell’ascol-
to di tutte le scuole psicoanalitiche e nel rispetto della diversità. Tutto
tramite una ricerca permanente della lettura di una realtà in cam-
biamento, all’interno di una articolazione teorica-clinica, tentando di
scoprire come implementare la metapsicologia e la tecnica, per ascol-
tare, capire e implementare nuove modalità di comprensione. Tutto
ciò di fronte ai bisogni sociali e alla sofferenza individuale in continua
evoluzione. In questo modo vogliamo cercare di sviluppare il pensiero
dell’associazione: aprirsi ai contributi di colleghi di diverse provenienze
e culture per allargare il nostro schema di riferimento teorico. Al fine di
poter accedere a svariate approfondimenti psicoanalitici il CIRSP ha
attivato le seguenti iniziative che svolge interamente Online: un pro-
gramma scientifico annuale di presentazioni di psicoanalisti italiani e

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L’IMPATTO DELLA TECNOLOGIA TRA PATOLOGIA E STRUTTURA PSICHICA

INTRODUZIONE

stranieri, questa nuova rivista “Dialoghi nel CIRSP” e un percorso di


formazione strutturata in un “Master biennale di Studi Psicoanalitici”.
Dopo lo sviluppo del primo anno di attività scientifica, il CIRSP
ha considerato importante raccogliere il materiale elaborato e discus-
so durante il proficuo scambio sviluppatosi negli incontri del nostro
programma scientifico; abbiamo pertanto raccolto tutte le presenta-
zioni insieme ad altre sei lavori che consideriamo importanti contri-
buti in una rivista annuale: Dialoghi al CIRSP.
In questo primo numero che abbiamo intitolato, “Il nuovo in Psi-
coanalisi: Il virtuale: videogiochi e terapie online”, tratteremo la tematica
che porta alle nuove tecnologie, una conquista in ambito scientifico che
modifica il comportamento e la modalità di espressione di un’epoca,
condizionando il modo di fare umano, trasformando, rimaneggiando
la cultura e condizionando l’individuo a un atteggiamento congruo
con il periodo vitale che gli tocca vivere.

Nella “Prima parte: Metapsicologia e tecnica” abbiamo raggruppa-


to tre scritti che parlano della psicoanalisi attuale e approfondiscono
l’idea del Nuovo in Psicoanalisi dal punto di vista metapsicologico,
tecnico e clinico.
Nel primo articolo di Norberto Marucco “La persona e la funzio-
ne analitica allargata. La sua relazione con il controtransfert e l’arcaico”,
l’autore ci introduce un pensiero metapsicologico, basato sulla visio-
ne aggiornata di una espressione che Freud utilizza nell’Epilogo di
Dora: la “singolarità reale dell’analista”. In questo modo ci pone di
fronte alla funzione analitica allargata tramite la persona dell’anali-
sta, che potrebbe costituire un elemento di simbolizzazione nel transfert
per arrivare a una nuova edizione corretta (rappresentata). In questo
modo possiamo lavorare alla creazione di un nuovo tessuto psichico,
del non nato che può nascere, l’emergere del nuovo in psicoanalisi. In
questo modo si può arrivare all’analisi dell’Edipo e dell’arcaico.
Il secondo lavoro è un “Commento al lavoro di Norberto Marucco”
nel quale Silvia Leguizamón aggiunge alcuni aspetti fondamentali
del pensiero di Marucco sulle zone psichiche, focalizzandosi fon-
damentalmente su quella del sogno, del narcisismo e della pulsione di
morte. Tutto ciò articolato attraverso due concetti fondamentali in

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L’IMPATTO DELLA TECNOLOGIA TRA PATOLOGIA E STRUTTURA PSICHICA

INTRODUZIONE

una visione trasversale: la dialettica desiderio-trauma, che permette di


mettere in luce la problematica della dualità pulsionale della secon-
da topica e la dialettica pulsione-oggetto. In questo modo si allarga la
visione della psicoanalisi odierna, considerando l’importanza tecnica
della presenza dell’analista come oggetto nuovo nel campo analitico.
E per concludere questa prima parte, troviamo il lavoro proposto
da Raúl Tebaldi, “Appunti sui limiti e l’intersoggettività nella clinica
psicoanalitica”, nel quale l’autore ci propone di riflettere sul nuovo
dal punto di vista clinico e della tecnica. Poiché l’analisi dei conflitti
limite mette in discussione la procedura classica attraverso l’indiscri-
minazione tra l’Io, l’oggetto e la pulsione come punto d’incontro delle
diverse temporalità e al transfert e le reazioni dell’analista, sottolinea
che l’importanza della tecnica è la partecipazione attiva dell’analista
attraverso le costruzioni, focalizzando la difficoltà del compito: l’ana-
lisi del controtransfert dell’analista.

Nella Seconda parte: Psicoanalisi Online, proponiamo di continuare


con quattro articoli che propongono di pensare al nuovo nell’utilizzo
della tecnologia nella pratica della nostra disciplina: Analisi Online,
dal punto di vista teorico tecnico, appoggiandosi sempre al lavoro
clinico, sia con adulti che con adolescenti.
Nel primo scritto “Il nuovo in psicoanalisi Il virtuale in psicoanalisi:
videogiochi e terapie online”, Liliana Denicola ci propone un esauriente
percorso teorico metapsicologico attraverso diversi autori che ci per-
mette di riflettere su come il tempo indefinito del trattamento e l’asti-
nenza sensoriale del setting non possono essere alterati o modificati
senza conseguenze. L’analista conta su tre elementi per sviluppare la
sua tecnica: l’associazione libera, l’astinenza e le condizioni del set-
ting, elementi che portano all’analisi approfondito di questi elementi,
concludendo che l’implementazione di Skype porta con sé qualcosa
della stranezza del prossimo, mostra un’asimmetria e quindi genera
uno sforzo per determinare un’immagine del simile (distorsione che
l’immagine virtuale favorisce) che garantisce continuità nell’immagi-
ne stessa.
Poi cominciamo con l’articolo di Silvia Leguizamón, “Tra il nuovo
e il vecchio… l’eterna Psicoanalisi. Riflessioni sui fondamenti metapsico-

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L’IMPATTO DELLA TECNOLOGIA TRA PATOLOGIA E STRUTTURA PSICHICA

INTRODUZIONE

logici dell’analisi online”, in cui l’autrice propone di pensare la Psicoa-


nalisi Online come una modalità di lavoro attuale possibile. L’articolo
sviluppa una riflessione sulla modalità del lavoro psicoanalitico online
che permette di sostenere che si tratta di un’analisi a tutti gli effet-
ti. Tali riflessioni portano a chiedersi: cosa significa analisi online? e
cos’è che ci permette di continuare a parlare di psicoanalisi, al di là dei
cambiamenti proposti?
Da quando si è iniziato a discutere di psicoanalisi online si è parla-
to dei cambiamenti introdotti nel setting dall’analista che modificano
il setting esterno, per poi intraprendere la via del contesto metapsico-
logico e tecnico, proponendo di pensare che la modalità online possa
essere una proposta dell’analista o una richiesta del paziente che viene
inclusa nel contratto. Tutto ciò nella misura che possa permette sem-
pre di sviluppare la regola fondamentale freudiana e di preservare la
funzione analitica. Per questo l’autrice propone che la nuova sfida sia
avere la convinzione di continuare ad essere un’analista al lavoro.
Nel terzo scritto “Dal setting classico al setting online”, Alejandra
Zucchi propone un collage di frammenti di scritti in forma di scheda
e conduce il lettore a trarre delle conclusioni da una serie di citazioni
che la portano ad affrontare la tematica del setting online, comin-
ciando da due autori fondamentali quali sono Winnicott e Bleger.
Passa poi ad analizzare l’approccio di Green rispetto alle costanti
modificazioni del setting all’interno del campo analitico e propone
di pensare a Bion – “senza memoria e senza desiderio”, contenitore
e contenuto – per tornare a Green e a Bleger e mettere in rappor-
to l’intreccio transfert controtransfert come conseguenza del setting.
Prende quindi in considerazione l’esperienza clinica sulla psicoanalisi
online fatta da Carlino per giungere a delle proprie conclusioni.
Conclude questa seconda parte lo scritto “Psicoterapia on-line: il
setting con un adolescente” di Sabrina Bartolini che propone una se-
rie di domande: Come si struttura il setting sia esterno che inter-
no? Come incide sulla costruzione del rapporto terapeutico, a livello
di transfert e controtransfert? Quale posto va ad occupare il corpo
dell’adolescente e il corpo dell’analista? Attraverso la presentazione
un caso clinico di un adolescente, l’autrice ci fa percorrere un processo
psicoanalitico segnato come tale dagli incontri online e ci propone

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L’IMPATTO DELLA TECNOLOGIA TRA PATOLOGIA E STRUTTURA PSICHICA

INTRODUZIONE

diverse riflessioni sulla sua esperienza con questo nuovo dispositivo


al servizio dell’analisi.

Nella terza parte: Bambini e adolescenti. Teoria e clinica, abbiamo


voluto introdurre la tematica del lavoro con bambini e adolescenti,
dal punto di vista metapsicologico e delle nuove tecnologie nella pa-
tologia attraverso cinque articoli.
Nel primo articolo “La costituzione dello psichismo”, Felisa Lam-
bersky de Widder ci propone una visione globale e aggiornata della
Psicoanalisi con bambini ribadendo l’importanza di ripercorrere l’o-
pera di Freud, per scoprire la sua attualità, indispensabile per ogni
riproposta di lavoro con bambini.
Nello scritto “Considerazioni sull’adolescenza.Tecnica dell’interpre-
tazione”, Primitivo Gómez ci propone di riflettere sull’adolescenza e
sulla problematica di considerare la cura classica come modello uni-
versale, forviante per l’analisi di un adolescente, o dell’assunzione di
atteggiamenti paternalisti o di complicità che non fanno altro che
congelare il processo di cura analitica. Per questo motivo propone
come e cosa interpretare attraverso le formulazioni create nella sua
mente nei momento precisi.
Nel terzo articolo “Il gioco, il ludico e la tecnologia”, Liliana Revuel-
ta propone di indagare come le nuove tecnologie, cioè i videogiochi
nei piccoli pazienti e negli adolescenti vadano oltre l’attività ludi-
ca, poiché il gioco prepara alla realtà, aiutando il bambino a gestire
l’angoscia di fronte al nuovo. I videogiochi creano una dipendenza
attraverso uno speudo-piacere immediato, diventando una necessi-
tà imperiosa, al modo degli agiti. La tastiera diventa un oggetto, un
servo incondizionato che aiuta a far sorgere l’intolleranza all’attesa.
Tutto ciò nel contesto di pazienti che si servono della tecnologia per
creare una nuova tipologia di sintomi.
Nello scritto “L’idea di percezione in rapporto alle dipendenze nell’a-
dolescenza”, Silvia Leguizamón mette a fuoco l’importanza della per-
cezione nello sviluppo dell’apparato psichico. Cominciando dall’im-
portanza delle tracce mnestiche e delle rappresentazioni nella prima e
seconda topica freudiana, arriva a concludere con lo schema proposto
da Freud nell’“Interpretazione dei sogni”. Seguendo poi la traccia

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L’IMPATTO DELLA TECNOLOGIA TRA PATOLOGIA E STRUTTURA PSICHICA

INTRODUZIONE

proposta da José Sahovaler, articola le idee di ‘Io pelle’ di Anzieu e di


adolescenza di Blos, elementi che permettono di capire come la per-
cezione faccia parte dell’organizzazione psichica, secondo i parametri
proposti da ogni periodo e cultura, ed incida sullo sviluppo e sulla
patologia psichica.
Chiude questa sezione il lavoro “Adolescenza e dipendenze: un con-
tributo dalla psicoanalisi integrazionista. Considerazioni tra le tossicodi-
pendenze e il dipendente”, di Stella Maris Cutain, che revisiona l’opera
di Freud alla ricerca del trauma, della forza pulsionale, l’integrazione,
l’oggetto, il rapporto Io-pulsione, il mondo esterno e le identifica-
zioni. Percorre gli sviluppi di D. Winnicott, M. Khan, P. Blos, M.
Mahler, A. Green e R. Roussillon che si sono occupati del rapporto
madre-bambino, del trauma pre-verbale, delle falle nella rappresen-
tazione, e del conflitto tra autonomia – dipendenza in rapporto con
l’ambiente. Affronta infine la problematica delle dipendenze in rap-
porto a questa visione dell’apparato psichico, tra scissione dell’Io e
adolescenza, in riferimento alla coazione a ripetere e al masochismo.

Nella quarta parte: Arte e cura in Psicoanalisi, prendiamo in consi-


derazione la psicoanalisi in rapporto con altre discipline, in partico-
lare l’arte, non tanto per analizzare le opere artistiche ma l’arte come
strumento per rispecchiarsi in una modalità di funzionamento, capire
i punti di contatto con la psicoanalisi e la natura intrinseca della cre-
atività. Con questo proposito abbiamo scelto tre articoli.
Il primo scritto, “A proposito delle nozioni di cura, trasformazione e
costruzioni. Intersezioni tra il restauro dell’opera d’arte e la psicoanalisi”,
Telma Barros Cavalcanti ci parla della sfida clinica di trattare la te-
matica della cura analogamente al restauro delle antiche opere d’arte
danneggiate. Indaga il campo della non-rappresentazione, che nel
contesto di un contatto significativo con i pazienti offrono la dimen-
sione della costruzione, della trasformazione e del cambiamento nella
cura analitica. Questo permette di utilizzare il processo di restauro
dell’opera d’arte, nei danni subiti e nelle risorse disponibili, come il
lavoro artigianale dell’analista che sa mettere in luce gli aspetti più
scuri dello psichismo del paziente.

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L’IMPATTO DELLA TECNOLOGIA TRA PATOLOGIA E STRUTTURA PSICHICA

INTRODUZIONE

Nello scritto successivo, “Tempi, forme, suoni e silenzi nello sviluppo


del senso del Sé: la prospettiva intersoggettiva di Daniel Stern”, Barbara
Zanchi propone una prospettiva diversa. Prendendo spunto dal con-
tributo teorico e clinico di D. Stern sui “sensi del Sè”, degli “affetti
e forme vitali”, ci propone di approfondire su un lavoro psicotera-
peutico fatto attraverso la musica e l’articolazione nella dimensione
clinica del “momento presente”. Tutto ciò viene chiaramente spiegato
attraverso una esperienza clinica originale, attraverso la dimensione
sonoro-musicale quale canale privilegiato nella costruzione della re-
lazione terapeutica.
Nel terzo scritto “Trauma e Creatività”, Annarita Fittini introduce
a una dimensione della creatività legata alla capacità di riparazione
dell’oggetto e di ritrovare e riparare la madre sufficientemente buona
di Winnicott. Un approccio ancora diverso che permette di vedere
l’ipotesi di come le creazioni artistiche, poetiche, figurative o musicali
nascano dalla stessa radice. Ovvero un dolore depressivo più o meno
patologico che potrebbe stare alla base dell’impulso creativo, talvolta
connesso con le capacità di riparazione dell’oggetto, cioè con la possi-
bilità per il bambino di ritrovare, ri-parare la madre sufficientemente
buona.

Nella quinta parte: Conoscere l’Autore proponiamo la possibilità di


addentrarci all’opera di autori classici che ci aiuterà a conoscere la
loro opera. In questo volume cominciamo da due articoli di Jacques
Lacan.
Nel primo scritto, “Jacques Lacan: Una breve presentazione”, Susana
Liberatore introduce l’opera di Lacan, iniziando con l’illustrazione
della vita di un autore che è riuscito a “sovvertire” la pratica analiti-
ca. Tale operazione viene messa in rilievo seguendo la pulsazione di
un’interrogazione che non si soddisfa ma si rilancia nella sua opera,
con lo scopo di rendere la psicoanalisi teoricamente possibile e cli-
nicamente operativa, partendo dalla funzione della parola, logica che
si plasma nelle istituzioni lacaniane, la formazione degli analisti, ecc.
Nel secondo articolo “I paradigmi principali dell’insegnamento di La-
can”, Susana Liberatore riprende i primi accenni dell’incontro prece-
dente sulla vita e l’opera di Lacan. In questo testo viene presentato e

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indice

L’IMPATTO DELLA TECNOLOGIA TRA PATOLOGIA E STRUTTURA PSICHICA

INTRODUZIONE

analizzato, tanto dal punto di vista teorico come clinico, l’aforisma e


pietra miliare dell’insegnamento lacaniano: “L’inconscio è strutturato
come un linguaggio”. Nel percorso si possono seguire, come un fiume
sinuoso, i principali paradigmi del suo insegnamento.

In questo modo si conclude il primo numero della rivista CIRSP


basata sul primo anno di attività scientifica della nostra Associazione,
attraverso i lavori che hanno condotto le riflessioni e gli interessi nel
corso della nostra formazione continua e pluralista, che è la nostra
convinzione.

Silvia Elena Leguizamón


Presidente CIRSP

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DR. NORBERTO MARUCCO10 (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

LA PERSONA E LA FUNZIONE ANALITICA


ALLARGATA11. LA SUA RELAZIONE CON IL
CONTROTRANSFERT E L’ARCAICO

1. LA FUNZIONE E LA PERSONA [SINGOLARITÀ REALE] DELL’ANALISTA

La nostra pratica ci permette di comprendere, per quanto riguarda


la relazione analitica, che le difficoltà maggiori si trovano forse non
tanto sul versante della funzione ma piuttosto su quello della persona
dell’analista.
Da qualche anno mi dedico insieme ad altri colleghi a lavora-
re su questa tematica che abbiamo chiamato “La funzione analitica e
[la presenza del] l’analista: Il ruolo della “singolarità reale” nel transfert”.
Lavoriamo su un approccio alla tematica della persona dell’analista a

10. Associazione Psicoanalitica Argentina (APA).


11. Questo lavoro è la culminazione di una serie incominciata nel Congresso Latino-
americano di Bogotà, che ha avuto il suo seguito nel Congresso Latinoamericano di
Sao Paolo. Presentato in Italia in un Ciclo di Supervisioni private organizzate dalla
dott.ssa Silvia Elena Leguizamón.

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L’IMPATTO DELLA TECNOLOGIA TRA PATOLOGIA E STRUTTURA PSICHICA

N. MARUCCO | LA PERSONA E LA FUNZIONE ANALITICA ALLARGATA

partire dalla riconsiderazione di una espressione che Freud utilizza


nell’Epilogo di Dora12: la “singolarità reale dell’analista”, termine con
il quale allude a ciò che dell’analista che può servire d’appoggio ad
un transfert che non è più la ripetizione invariata e monotona di un
cliché, ma si tramuta in un transfert che diventa riedizione corretta e
aumentata. Questa singolarità reale dell’analista (costituita dalla sua
storia personale, il suo proprio romanzo familiare, la sua ideologia, il
suo quotidiano, etc. e, fondamentalmente, il suo inconscio) provvede
alla nevrosi di transfert del paziente quel componente unico, irripeti-
bile e originale che permette di organizzare in forma diversa la trama
del suo proprio romanzo familiare.
Un nuovo avanzamento nella teoria freudiana permette però di
scoprire che il transfert non è prodotto del metodo né della persona
dell’analista, ma che c’è bisogno di un transfert che è patrimonio della
nevrosi. Pensiamo allora che l’intrapsichico non può essere ricuperato
soltanto come ricordo ma, al il contrario, si dovrà riviverlo come po-
tenza attuale (agieren = agito) nel transfert, cioè con l’altro (siamo vici-
ni al concetto molto attuale di enactment). Certamente questa nuova
maniera di comprendere il transfert comporta un viraggio importante
anche in riferimento alla persona dell’analista, che non può più essere
considerato come ostacolo alla cura, ma come sostegno perché possa
prodursi questo falso nesso transferale, necessario per la cura analitica.
Allora, anche se nel transfert del sogno Freud ha relativizzato la signi-
ficatività dell’oggetto in funzione di evidenziare la missione del desi-
derio inconscio, con l’apparizione del concetto di nevrosi di transfert
si pone l’accento sulla preminenza dell’oggetto. Vediamo così come
la figura dell’analista va prendendo significatività per il paziente nel
corso della terapia. La funzione analitica classica, quindi, attraverso il
dispositivo crea uno spazio per lo sviluppo di questi transfert invariati
e cioè della ripetizione di quei clishés transferali, indipendentemente
dalla persona dell’analista. Siamo di fronte a un tentativo di trovare

12. Freud, S.: (1901) Capitolo 4: Poscritto. Frammento di un’analisi d’isteria (Caso
clini di Dora). In Sigmund Freud Opere. Vol. IV. Bollati Boringhieri, Torino, 2005.
(p. 393).

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teorie: “il transfert delle imago” di Freud13 (1912, p. 524), “il sogget-
to supposto sapere” di Lacan14 (1958), “gli assunti di base” di Bion15
(1961), “il transfert nel vuoto” di Laplanche16 (1987). Riprendiamo
allora la tematica possiamo dire: nella situazione particolare del cam-
po analitico, la presenza dell’analista, come funzione e come persona
(intesa come singolarità reale), permetterebbe al transfert di essere qual-
cosa di più che la mera ripetizione e trasformarsi, come dicevo prima, per
diventare una riedizione corretta e aumentata. Di che cosa? Dell’Edipo
e dell’arcaico. La funzione analitica classica opera allora come inter-
rogante e interrogatrice, e la presenza dell’analista, la sua singolarità
reale, come zona di ancoraggio di questi altri transfert arcaici mo-
dificati. Siamo di fronte alla funzione analitica allargata tramite la
persona dell’analista. Questa persona, questa “singolarità reale” che
menziona Freud, può costituire un elemento di simbolizzazione nel
transfert per quanto rende possibile che una ripetizione arcaica invariata
si possa trasformare in una nuova edizione corretta (rappresentata).
Arrivati a questo punto vorrei proporre il seguente tema: anche se
concordo con Freud sul fatto che nessun’analisi va al di là di quello
che i punti ciechi dell’analista permettono, potrebbero questi punti
ciechi avere acceso a una possibilità di autoanalisi tramite le denunce
che i transfert arcaici del paziente svelano dell’inconscio della perso-
na dell’analista? Svelarli (autoanalisi o rianalisi di mezzo) comporta
un allargamento del campo analitico. Possiamo allora differenziare
quei transfert che possono essere compresi e risolti in maniera abi-
tuale come resistenze, da questi altri “resistiti” la cui comprensione si
fa complessa poiché si appoggiano su qualcosa che non è cosciente
per l’analista e che appartiene al suo inconscio nella sua singolari-
tà reale. Non si tratta in questo caso di un ostacolo alla funzione ma di

13. Freud, S.: (1912) Punto 2: Dinamica della traslazione. In Tecnica della psicoana-
lisi. In Sigmund Freud Opere. Vol. VI. Bollati Boringhieri, Torino, 2009 (pp. 523-531).
14. Lacan, J.: (1958) La direzione della cura e i principi del suo potere. In Scritti.
Einaudi Editrice. Milano, 2002.
15. Bion, W. F.: (1961) Esperienze nei gruppi, Armando Editore, Roma, 2009, p. 182.
16. Laplanche, J.: (1987) Transfert nel pieno, transfert nel vuoto. In Nuovi fondamen-
ti per la Psicoanalisi. Edizioni Borla, Roma, 1989 (pp. 157-158).

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qualcosa che, proveniente dall’analizzando, tocca la persona dell’ana-


lista in quell’inconscio che non è mai stato mobilizzato nella sua propria
analisi. Il problema è cosa deve fare con questo l’analista. Lo dichiara
inesistente? O dovrà interrogare quello del paziente che vibra al suo
interno e trasformarlo in uno strumento?
In questo senso, possiamo dire che sulla persona dell’analista ven-
gono ospitati diversi elementi della relazione con l’analizzando che
devono cominciare a cadere dalla persona dell’analista verso il dispo-
sitivo, cioè la funzione analitica adesso allargata. Per questo motivo, la
funzione analitica attuale non implica soltanto una posizione di sup-
posto sapere, ma include anche gli affetti dell’analista con i suoi effetti
di legame e di slegame17 e, ancora di più, l’inconscio inedito della persona
dell’analista che viene fatto vibrare dall’inconscio inedito dell’analiz-
zando. Si affaccia qui la nozione di campo in psicoanalisi (Baranger18,
1967), di chimera (de M’Uzan19, 1974), di controtransfert immaginati-
vo (Green20, 1974) per lavorare sull’arcaico.
In ogni modo voglio enfatizzare questo aspetto dell’Inconscio non
analizzato dell’analista, questa possibilità di scoprire il nuovo in ana-
lisi: in altre parole, quello che è il germe dei nuovi sviluppi teorici
che indubbiamente partono dalla pratica e si esprimono nelle nuove
funzioni dell’analista.
In sintesi, e per finalizzare questo punto, credo che così come
abbiamo fatto progressi per la via della ricerca dei fenomeni che si
esprimono nella psicopatologia clinica attraverso la funzione anali-
tica classica, la nostra posizione come analisti all’interno del campo
attuale continua a convocarci da un luogo incerto però chiave: la persona
dell’analista e la funzione analitica allargata.

17. Tradutore: Impasto e disimpasto.


18. Baranger, W. e M.: (1961-2) Cap. II: La situazione analitica come campo dina-
mico. In Situazione psicoanalitica come campo bipersonale. Raffaello Cortina Edi-
tore, Milano, 1990, pp. 27-71.
19. De M’Uzan, M.: (1974) La bouche de l’Inconscient Gallimard, Paris, 1994, pp.
33-44.
20. Green, A.: (1974) L’analista, la simbolizzazione e l’assenza nel setting analitico.
In Psicoanalisi degli stati limiti. La follia private. Raffaello Cortina, Milano, 1991 (pp.
57-88).

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2. LA FUNZIONE ANALITICA ALLARGATA, IL CONTROTRANSFERT E


“L’ARCAICO”

Possiamo forse convenire che quando parliamo di funzione ana-


litica classica, pensiamo alla cornice di un dispositivo che abilita la
possibilità d’operare analiticamente. Un dispositivo che sarebbe so-
stenuto basicamente da quello che nominiamo come l’attenzione
fluttuante dell’analista, le associazioni libere del paziente e lo svela-
mento dei significanti che vano emergendo per includerli nel campo
rappresentazionale attraverso l’interpretazione.
Dunque, quando la struttura dell’arcaico, prodotto dalle prime
iscrizioni nella costituzione dello psichico, irrompe nel campo ana-
litico, la questione del rappresentabile prende una svolta importante.
Quello non rappresentato (la pulsione), che non arriva al campo della
parola, produce un “cortocircuito” (Green21, 1990) che lo colloca nel
passaggio all’agito o al soma. La nozione del soma e dell’agito e le
sue manifestazioni nella psicopatologia alludono, come dicevo pri-
ma, al problema dell’arcaico in psicoanalisi, alla clinica dei fenomeni
residui, cioè di quello che rimane fuori del campo della rappresen-
tazione di parola. Particolarmente: come si manifestano nella clinica
queste iscrizioni al di là o al di qua della rappresentazione di parola che
non configurano fantasmi rappresentativi? E come possiamo rendere
conto di loro nella clinica? In questo punto ci troviamo di fronte al
fenomeno di una nuova “rappresentazione”, per così dire, del trauma
primario, iscritta in qualche forma sul soma, nel sangue che dal corpo
emana, nel suo dolore, o nell’irrazionalità violenta di un agito. In que-
sto momento clinico il nostro orientamento si sposta da il perché del
desiderio, o il perché del piacere, verso il perché della sofferenza. L’agi-
to, la somatizzazione, acquistano qui una speciale supremazia e nella
clinica le ansie che accompagnano queste espressioni corrispondono
al vuoto o all’intrusione. Questa azione irrompe anche in occasioni
come quelle dei fatti del destino, o come questa “ossessione demonia-

21. Green A.: (1990). In Psicoanalisi degli stati limiti. La follia private. Raffaello Cor-
tina, Milano, 1991.

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ca a ripetere” (Freud22, 1920), che va “al di là” del fenomeno ripetitivo


della nevrosi. Si tratta in questi casi di qualcosa di equivalente al fe-
nomeno delle nevrosi traumatiche, agli incubi; qualcosa che sembra
scappare al desiderio (o che si nasconde dietro il trauma) e si esprime
come insieme di agiti di slegame. Cioè, agiti che pulsano dalla pul-
sione di morte, agiti la cui espressione massima e più impattante nel
piano dello psichico sarebbe il suicidio, o forse l’aspetto acuto di una
malattia somatica.
Penso che ciò che può determinare queste manifestazioni, che
spinge come una forza cieca del destino, è quello che permette la
acquisizione della rappresentazione e della significazione. Però come
leggere analiticamente il passaggio all’atto e le espressioni nel soma?
Penso che stiamo fuori dal campo del significante per cui la funzione
analitica classica e i suoi labirinti di metafore e metonimie si intrave-
dono nella sagoma del desiderio. Queste espressioni dell’“al di là della
rappresentazione” ci sfidano a una lettura che possiamo descrivere
come la costruzione dell’agito, o come il tentativo di “rappresentazione”
del corpo-soma che includa gli affetti della persona dell’analista. Stiamo
in un processo per cui, attraverso un movimento regrediente a par-
tire dalla rappresentazione di parola, l’analizzando può cominciare a
convocare certi tipi di “iscrizione” più vicine al sensoriale (rappresen-
tazioni tattili, olfattive, visive) che si sommano agli affetti e ai suoi
effetti a partire dalla persona dell’analista. Quando si arriva al piano
del sensoriale, del segno percettivo, prossimo al terreno allucinatorio,
si propone per l’analisi qualcosa dell’ordine della sfida. Così come
nel campo della nevrosi (o nella zona del significante) l’attenzione
fluttuante dell’analista permette di individuare nell’associazione libe-
ra del paziente il colpo del significante, a questo potenziale sensoriale
traumatico, l’analista potrà tentare di rispondere mettendo in gioco
qualcosa di più che soltanto il suo controtransfert, cioè la sua capacità
di rêverie, in altre parole, il suo controtransfert immaginativo come
dice Green (1974). Che cosa implica questa capacità immaginativa?
In quale punto ci aiuta il concetto di ascolto dell’Es, che ha così ben

22. Freud, S.: (1920) Al di là del principio del piacere. In Sigmund Freud Opere. Vol.
IX. Bollati Boringhieri, Torino, 2010 (pp. 186-249).

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descritto César Botella nel Congresso di Praga e quello della perso-


na dell’analista, quel processo per cui l’analista permette che la sua
propria sensorialità sia stimolata da quella del paziente? Insomma,
quei vissuti registrati nell’analista come un engramma di iscrizioni
che, senza essere rappresentati verbalmente, possono essere inclusi
nel corso di altre rappresentazioni, che invece sono verbali. Però come
vengono inclusi dall’analista? Non dalla sua intuizione ma dal suo
attento e fine ascolto nel corso della storia di un processo: quale? Quel-
lo del processo analitico. Processo del quale l’analista è il custode, che
gli permette di decodificare le rappresentazioni del paziente e nello
stesso tempo mettere parole a queste altre che provengono dal lavoro
sulle sue proprie iscrizioni preverbali. Stiamo qui nel campo di un così
detto controtransfert molto particolare, in nessun modo resistenziale,
ma definito nel suo carattere di strumento di progresso. Possiamo
denominarlo provvisoriamente come “il controtransfert” dell’arcaico.
Si tratta di un lavoro di elaborazione dell’analista, rivelatore e in-
quietante, perché cade fuori dei limiti di questo “terreno sicuro” che
dà il significante. Capita che quando questi “altri significanti” non
linguistici sono convocati nel processo analitico, si esprimono non
più come ricordi. Sono vissuti del nuovo, del diverso, di quello che
non ha mai finito di iscriversi come una memoria per diventare la-
voro analitico. È qui dove, secondo Freud, l’intervento dell’analista
dovrà essere corroborato dalla convinzione del paziente. Convinzione
prodotta dall’unione tra affetti e razionalità, che creano rappresen-
tazioni verbali e non verbali danno coerenza a una vita frantumata,
destinata altrimenti a percorrere la strada della violenza dell’agito o,
come ho già detto, del dolore sul corpo. Siamo vicini a una nuova idea
nella psicoanalisi contemporanea: quella della possibilità di costrui-
re fantasmi lì dove solo esistevano iscrizioni preverbali. È necessario
insistere che il rischio più grande in questo momento clinico è che il
campo analitico cada in una ipertrofia dell’irrazionale che lo avvici-
ni a qualcosa di prossimo all’ordine del magico, nel quale la persona
dell’analista si erige in ideale. Come prevenire questo? Qui non pos-
siamo fare altro che far riferimento a quello che è forse più antico e
immutabile dell’essere analista: la propria autoanalisi e la ri-analisi
che permettono di trovare nessi, relazioni e fondamentalmente diffe-

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renziare quello che è proprio da quello che appartiene all’Altro e alla


relazione con l’altro (Marucco23, 2006).
Per finire: dunque, la funzione analitica allargata include: a) una
funzione analitica classica correlativa all’attenzione fluttuante, alle
sue conoscenza teoriche, al riconosciuto nella propria analisi; b) la sua
“singolarità reale”, che è quello che consente ai transfert invariabili di
tramutarsi in riedizioni corrette e aumentate; c) i suoi punti ciechi,
cioè quella parte dei suoi propri conflitti che s’innalzano in qualità di
controtransfert con i segni di una resistenza, di un ostacolo; d) la ca-
pacità di rêverie o il controtransfert immaginativo che permetterebbe
di rendere conto di qualcosa del non rappresentato, e finalmente, e)
l’Inconscio mai analizzato nell’analista che si sveglia come un enig-
ma, che sempre preme per trovare nuove rappresentazioni. Tutto ciò
all’interno di una funzione analitica allargata in cui il setting impli-
chi un lavoro primario di contenimento di un contenuto, prima di
qualsiasi lavoro rappresentativo. L’analista, in termini greeniani, deve
riuscire a resistere. E infine siamo qui, metaforicamente, di fronte alla
creazione di nuovo tessuto psichico, del non nato che può nascere: cioè,
l’emergere del nuovo in psicoanalisi.

Riassunto
L’autore riflette a partire della riconsiderazione di una espressione
che Freud utilizza nell’Epilogo di Dora: la “singolarità reale
dell’analista”, una ripetizione invariata, monotona, di un cliché,
per tramutare in un transfert che diventa riedizione corretta
e aumentata. Questa singolarità reale dell’analista provvede
alla nevrosi di transfert del paziente, quel componente unico,
irripetibile e originale che permette di organizzare in forma
diversa la trama del suo proprio romanzo familiare. Il transfert non
è più ostacolo alla cura, ma un sostegno per la cura analitica. La
presenza dell’analista nel campo analitico, come funzione e come
persona (intesa come singolarità reale), permetterebbe che il transfert
sia qualcosa di più che la mera ripetizione per trasformarsi e diventare
una riedizione corretta e aumentata dell’Edipo e dell’arcaico. Siamo

23. Marucco, N.: (2006) La ripetizione tra ricordo e destino. In Rivista di Psicoana-
lisi. LII, 2007, n° 2 (pp. 416-436).

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di fronte alla funzione analitica allargata tramite la persona


dell’analista, che potrebbe costituire un elemento di simbolizzazione
nel transfert per quanto rende possibile che una ripetizione arcaica
invariata si possa trasformare in una nuova edizione corretta
(rappresentata). La funzione analitica allargata include: a) una
funzione analitica classica correlativa all’attenzione fluttuante, alle
sue conoscenze teoriche, al riconosciuto nella propria analisi; b) la
sua “singolarità reale”; c) i suoi punti ceci; d) la capacità di rêverie
o il controtransfert immaginativo; e) l’Inconscio mai analizzato
nell’analista che si sveglia per trovare nuove rappresentazioni.
Una funzione analitica allargata in cui il setting implica un lavoro
primario di contenimento di un contenuto, prima di qualsiasi
lavoro rappresentativo. L’analista deve resistere. Siamo di fronte
alla creazione di nuovo tessuto psichico, del non nato che può
nascere, l’emergere del nuovo in psicoanalisi.

Resumen
El autor reflexiona a partir de la reconsideración de una expresión
que Freud usa en el Epílogo de Dora: la “singularidad real del
analista”, una repetición monótona e invariable de un cliché, para
mutar en una transferencia que deviene una reedición corregida
y aumentada. Esta singularidad real del analista proporciona a la
neurosis de transferencia del paciente, ese componente único,
irrepetible y original que le permite organizar la trama de su propia
novela familiar en una forma diferente. La transferencia ya no es un
obstáculo para el tratamiento, sino un soporte para la cura analítica.
La presencia del analista en el campo analítico, como función y como
persona (entendida como una singularidad real), permitiría que la
transferencia sea más que una simple repetición para transformarse
y convertirse en una reedición corregida y aumentada del Edipo y
lo arcaico. Nos encontramos frente a la función analítica ampliada
en la persona del analista, que podría constituir un elemento de
simbolización en la transferencia en la medida en que sea posible
que una repetición arcaica sin cambios se pueda transformar en una
nueva edición correcta (representada). La función analítica ampliada
incluye: a) una función analítica clásica que se correlaciona con
la atención flotante, su conocimiento teórico, con lo reconocido
en su análisis; b) su “singularidad real”; c) sus puntos ciegos; d) la
capacidad de ensoñación o la contratransferencia imaginativa; y e)
el inconsciente nunca analizado en el analista que se despierta para
encontrar nuevas representaciones. Una función analítica ampliada
en la que el entorno implica un trabajo primario de contener un

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N. MARUCCO | LA PERSONA E LA FUNZIONE ANALITICA ALLARGATA

contenido, antes de cualquier trabajo representativo. El analista debe


resistir. Nos enfrentamos con la creación de un nuevo tejido psíquico,
de lo no nacidos que pueden nacer, la aparición de lo nuevo en el
psicoanálisis.

Abstract
The author starts reflecting about the reconsideration of an
expression that Freud uses in Dora’s Epilogue: the “real singularity
of the analyst”, an unchanged, monotonous repetition of a cliché,
to transform inside the transference a correct and augmented re-
edition of them. This real singularity of the analyst provides for
the patient’s transference neurosis, that unique, unrepeatable and
original component that allows him/her to organize the story of his/
her own family novel in a different form. Transference is no longer an
obstacle to treatment, but a support for analytical care. The presence
of the analyst in the analytical field, as a function and as a person
(understood as a real singularity), would allow the transference to
be more than mere repetition to transform i and become itself into a
correct and augmented re-edition of the Oedipus and the archaic. We
are facing the analytic function enlarged through the person of the
analyst, which could constitute an element of symbolization in the
transference as far as it makes it possible that an unchanged archaic
repetition can be transformed into a new correct (represented)
edition. The expanded analytical function includes: a) a classical
analytical function in relation with the floating attention, his/her
theoretical knowledge, and the un-recognized in his/her analysis; b)
the “real singularity”; c) its blind points; d) the capacity for reverie or
the imaginative countertransference; and e) the Unconscious never
analysed in the analyst who wakes up to find new representations. An
expanded analytical function in which the setting implies a primary
work of containing a content before any representative work. The
analyst must resist. We are faced with the creation of new psychic
fabric, of the unborn who can be born, the emergence of the new in
psychoanalysis.

Resumé
L’auteur réfléchit à partir de la reconsidération d’une expression
que Freud utilise dans l’épilogue de Dora: la «singularité réelle de
l’analyste», une répétition inchangée et monotone d’un cliché, pour
se transformer en un transfert qui devient une réédition corrigée et
augmentée. Cette réelle singularité de l’analyste prévoit la névrose

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de transfert du patient, cette composante unique, irremplaçable et


originale qui vous permet d’organiser le contenu de votre propre
roman familial sous une forme différente. Le transfert n’est plus
un obstacle au traitement, mais un support aux soins analytiques.
La présence de l’analyste dans le champ analytique, en tant que
fonction et en tant que personne (comprise comme une véritable
singularité), permettrait au transfert d’être plus qu’une simple
répétition pour se transformer et devenir une réédition corrigée et
augmentée de l’Œdipe et de l’archaïque. Nous sommes confrontés
à la fonction analytique élargie par la personne de l’analyste, qui
pourrait constituer un élément de symbolisation du transfert dans
la mesure où elle permet de transformer une répétition archaïque
inchangée en une nouvelle édition corrigée (représentée). La
fonction analytique élargie comprend: a) une fonction analytique
classique en corrélation avec l’attention flottante, ses connaissances
théoriques, au reconnu dans sa propre analyse; b) sa “vraie
singularité”; c) ses points avégle; d) la capacité de rêverie ou le
contre-transfert imaginatif; et e) l’Inconscient jamais analysé chez
l’analyste qui se réveille pour trouver de nouvelles représentations.
Une fonction analytique élargie dans laquelle le cadre implique
un travail primaire de contenir un contenu, avant tout travail
représentatif. L’analyste doit résister. Nous sommes confrontés
à la création d’un nouveau tissu psychique, de l’enfant à naître, à
l’émergence du nouveau en psychanalyse.

Parole Chiave: Transfert – Singolarità reale – Controtransfert –


Desiderio – Trauma

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Baranger, W. e M.: (1961-2) Cap. II: La situazione analitica come campo dinamico.
In Situazione psicoanalitica come campo bipersonale. Raffaello Cortina Editore,
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De M’Uzan, M.: (1974) La bouche de l’Inconscient Gallimard, Paris, 1994, pp. 33-44.
Freud, S.: (1901) Capitolo 4: Poscritto. Frammento di un’analisi d’isteria (Caso
clinico di Dora). In Sigmund Freud Opere. Vol. IV. Bollati Boringhieri, Torino, 2005.
(pp. 393).

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In Sigmund Freud Opere. Vol. VI. Bollati Boringhieri, Torino, 2009. (pp. 523-531).
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Green, A.: (1974) L’analista, la simbolizzazione e l’assenza nel setting analitico. In
Psicoanalisi degli stati limiti. La follia private. Raffaello Cortina, Milano. 1991. (pp.
57-88).
Green A.: (1990). In Psicoanalisi degli stati limiti. La follia private. Raffaello Cortina,
Milano. 1991.
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Editrice. Milano, 2002.
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la Psicoanalisi. Edizioni Borla, Roma, 1989 (pp. 157-158).
Marucco, N.: (2006) La ripetizione tra ricordo e destino. In Rivista di Psicoanalisi.
LII, 2007, n° 2. (pp. 416-436).

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