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Histoire du soldat, una favola in musica

Igor Fëdorovič Stravinskij, un compositore amante degli strumenti a


percussione
Il Novecento musicale ha dato i natali a musicisti “particolari” che hanno modificato,
vivificando, il concetto stesso della musica in sé. Tra questi tratteremo un compositore che ha
dato molta importanza agli strumenti a percussione, sia nell’ambito orchestrale sia in quello
cameristico, e una sua opera in particolare. Come sempre, scopo di questo scritto è
dimostrare che gli strumenti a percussione non sono strumenti secondari e incapaci di
produrre suoni bensì degni strumenti musicali alla pari di tutti gli altri.

Breve biografia di Stravinskij


Igor Fëdorovič Stravinskij nacque a Oranienbaum, Pietroburgo, nel 1882. Figlio di un cantante
rinomato iniziò a studiare pianoforte all’età di nove anni, ma i suoi studi musicali veri e propri
iniziarono all’età di ventitré anni, quando incontrò Nikolaj Rimskij-Korsakov che lo accettò tra i
suoi allievi di composizione. Altro incontro importante fu con l’impresario teatrale e direttore
artistico russo Sergej Pavlovič Diaghilev, che lo introdusse come compositore nella compagnia
di balletto Ballets Ruaaes. I vari periodi stilistici del compositore Stravinskij corrispondono
all’influenza dei diversi ambienti artistici e intellettuali che frequentò. Fu artista attento a tutto
ciò che di nuovo accadeva nel mondo della cultura e della musica, pur non dimenticando mai
le proprie origini, comprese quelle musicali. Professionista eccellente anche se non coprì mai
alcun incarico istituzionale e visse solo del mestiere di compositore e interprete delle proprie
opere. Morì a New York nel 1971, e per suo desiderio fu seppellito a Venezia.

L’Histoire du soldat
L’Histoire du soldat è un’opera da camera in due parti; un intreccio teatrale che include, oltre
alla parte musicale, un testo recitato e alcuni balletti. Fu composta da Igor Fëdorovič
Stravinskij nel 1918 su libretto in francese di Charles Ferdinand Ramuz.
L’Histoire du soldat non è un’opera vera e propria poiché manca il canto. C’è una voce narrante
e un dialogo parlato fra il diavolo e il soldato. Le voci degli attori molto spesso si
sovrappongono alla musica, altre volte sono presenti tra un pezzo musicale e l’altro e l’azione
sulla scena è suggerita mimicamente. La musica non solo è interludio fra i vari momenti, ma
accompagna i mimi e i ballerini ponendo l’accento sugli episodi salienti, inoltre è innovativa e
particolare poiché accosta forme e stili diversi: una marcia, un valzer e un corale bachiano,
collegati a un tango argentino, un ragtime e jazz americano. Fu composta nel periodo
stravinskiano che si colloca a cavallo tra la fase dei balletti russi, o fauve, e l’accostamento al
neoclassicismo.
Dall’opera il compositore russo trasse nel 1919 due suite: una da concerto, con lo stesso
organico strumentale (ma senza le parti recitate), e un’altra per violino, clarinetto e pianoforte.

Organico strumentale e fonti d’ispirazione


L’organico strumentale dell’Histoire du soldat comprende un solo violino (che rappresenta
l’anima del soldato) e un contrabbasso per gli archi, un clarinetto e un fagotto per i legni, una
cornetta e un trombone per gli ottoni e una batteria di percussioni tra cui il set-up
comprende: grancassa, tamburo militare, due tamburi di grandezze diverse, triangolo,
tamburello basco, piatto sospeso.
L’orchestra comprende solo sette elementi che rappresentano le principali famiglie di
strumenti musicali nei registri estremi: uno acuto e uno grave. Ciascuno di essi è individuato
nelle sue spiccate caratteristiche e non amalgamato con gli altri in un insieme orchestrale[1].
Il compositore Stravinskij e il letterato Ramuz, pensando a una storia burlesca da cantare e
recitare sulla scena, s’ispirarono al ciclo di storie popolari di origine turca del secolo
precedente. Il soggetto dell’Histoire du soldat si basa su due fiabe popolari russe: Il soldato
disertore e il diavolo e Un soldato libera la principessa, tratte dalla raccolta di Aleksandr Nikolaevič
Afanas’ev pubblicata fra il 1855 e il 1864. Queste due fiabe di tradizione orale, in particolare,
risalgono presumibilmente al periodo della Guerra russo-turca (1828-1829) e al relativo
reclutamento forzato imposto dallo zar Nicola I per far fronte alle esigenze del conflitto. La
storia ricavata è variante della leggenda di Faust, poema drammatico del 1808 scritto da
Johann Wolfgang von Goethe, dove è narrato il patto tra Faust e Mefistofele e il loro viaggio
alla scoperta dei piaceri e delle bellezze del mondo.
Teatro sperimentale e musica moderna sono fusi in quest’opera a un livello qualitativo
eccezionale; il lavoro è ritenuto, nell’evoluzione stilistica di Stravinskij, un esempio di musica
“cubista” analoga alla pittura di Pablo Picasso e di Georges Braque. Nel politonalismo scarno e
angoloso della partitura (che influirà notevolmente su molti musicisti) si trovano molti spunti
presi da canzonette, marce militari, ragtime, che improntano di squallore desolato l’antica
fiaba[2].

Ragioni che hanno influito sulla nascita dell’opera


Nell’anno finale della Grande guerra, la famiglia di Stravinskij si trasferì a Morges, piccola città
sulle rive del Lemano in Svizzera. A causa della Rivoluzione russa del 1917, il musicista si
ritrovò in una situazione economica molto grave giacché gli erano stati confiscati tutti i suoi
beni. Nelle stesse ristrettezze economiche si trovavano alcuni suoi amici svizzeri, come lo
scrittore Charles Ferdinand Ramuz e il direttore d’orchestra Ernest Ansermet.

Stravinskij e Ramuz pensarono allora di far fronte alla situazione economica creando e
allestendo un’opera teatrale “atipica” per il periodo. Il progetto prevedeva una tournée con un
piccolo teatro ambulante con l’intento di recarsi da una località all’altra per presentare l’opera
nei villaggi di tutta la Svizzera. In realtà la tournée non fu mai realizzata a causa dell’epidemia
spagnola che colpì, tra gli altri, anche i musicisti e gli attori impiegati per l’Histoire. La “folle
iniziativa”, come scrisse il grande Stravinskij nelle Cronache della mia vita, edito da Feltrinelli
Editore Milano e tradotto dal francese da Alberto Mantelli, fu sostenuta finanziariamente da
un clarinettista dilettante di Winterthur, Werner Reinhart.
Alla prima rappresentazione, avvenuta il 29 settembre 1918 presso il Casino-Théȃtre di
Losanna, assistette anche lo stesso Stravinskij che, nel summenzionato libro Cronache della mia
vita, scrisse quanto segue: “Purtroppo, dopo di allora non mi fu più dato di assistere a una
rappresentazione del Soldat che mi abbia ugualmente soddisfatto”, l’orchestra con sette
musicisti in tutto più il direttore si trovavano ben visibili a un lato del pubblico. Dall’altro lato,
un baldacchino per il narratore e in mezzo la scena, nella quale recitavano due attori e due
ballerini.

Scansione drammaturgica
La scansione drammaturgica dell’Histoire du soldat deriva dall’incastro nel testo narrativo di
“numeri” musicali chiusi e da un calcolato uso delle luci e del sipario (aperto o chiuso). La
prima parte si sviluppa in un’introduzione (Marche du soldat) e tre scene, con tre pezzi musicali
(Petits airs au bord du ruisseau, Pastorale, Petits airs) variamente ripresi, e in un tempo narrativo
statico e circolare, evidenziato dall’andamento sospeso del brano centrale Pastorale (la perdita
del tempo e della musica è, infatti, una delle conseguenze del patto col diavolo). La seconda
parte ricomincia da capo (stessa introduzione: Marche du soldat) e si evolve in un ritmo
drammaturgico più teso e lineare, con otto brani musicali (Marche royale, Petit concert, tre
danze: Tango, Valse, Ragtime, Danse du diable, Petit choral, Couplets du diable, Grand choral, Marche
triomphale du diable) che si susseguono sino alla fine senza ripresa[3].

Trama dettagliata
La trama racconta la storia di Joseph, un soldato in licenza che sta tornando a casa.

Costui, si ferma presso la riva di un ruscello per riposarsi e inizia a rovistare l’interno del suo
zaino estraendone un medaglione portafortuna raffigurante il suo santo protettore, uno
specchio, la foto della sua fidanzata e un violino di poco valore, al quale però è attaccatissimo.
Mentre si diletta a suonare, gli si avvicina un anziano signore con un retino per farfalle (in
realtà, il diavolo sotto mentite spoglie). Si accosta e gli chiede di vendergli il violino. Joseph
rifiuta, ma il diavolo gli propone di barattarlo con un misterioso libro magico. Sfogliandolo,
Joseph si accorge che vi sono riportati avvenimenti non ancora accaduti e così intuisce la sua
importanza: con questo in suo possesso, può diventare ricco e potente.
Il diavolo propone al soldato un patto: trascorreranno tre giorni insieme durante i quali
Joseph gli insegnerà a suonare il violino e lui, per ricambiare, gli svelerà come utilizzare il libro
magico. Il soldato accetta. Allo scadere dei tre giorni, però, tornando finalmente a casa, Joseph
si rende conto che non sono trascorsi tre giorni bensì tre anni: la sua fidanzata si è sposata
con un altro, la madre e l’intero paese lo credono morto.

Così Joseph, capito l’inganno, parte alla ricerca del diavolo. Lo trova a un incrocio in veste di
mercante di bestiame e inizia a litigarci. Il diavolo lo consola, ricordandogli il libro. Joseph,
calmatosi, inizia a sfruttare la magia del libro accumulando in breve tempo enormi ricchezze,
ma dopo un po’ capisce che in realtà gli interessa maggiormente riottenere gli affetti, il suo
violino e la vita che aveva prima.

Diventato ricchissimo, Joseph incontra nuovamente il diavolo, travestito questa volta da


vecchia mezzana desiderosa di vendergli un medaglione portafortuna, uno specchio, la foto di
una ragazza e infine un violino. Joseph riconosce i suoi oggetti e recupera il violino, ma subito
capisce di non essere più in grado di suonarlo. Il soldato, amareggiato, rinuncia ai suoi averi e,
più povero di prima, riprende il suo vecchio zaino e si rimette in marcia, convinto di essersi
liberato definitivamente del diavolo avendo infranto l’incantesimo del libro magico e, allo
stesso tempo, fiducioso di ricominciare una nuova vita.

Dopo un po’ di tempo, giunge in un luogo sconosciuto ed entra in una locanda per mangiare.
Si avvicina un uomo (il diavolo) dicendo di essere un soldato e per questo motivo, vedendolo
solo e triste, gli offre il suo aiuto. Contemporaneamente passa un banditore annunciando la
sciagura capitata al re: la figlia è gravemente malata e chiunque riesca a guarirla l’avrà in
sposa. Lo sconosciuto esorta il soldato a farsi avanti e Joseph accetta. Uscito dalla locanda
però, si ritrova come d’incanto presso la porta del giardino del palazzo reale e chiede ai
servitori del re di essere annunciato.

La figlia del re è sotto un sortilegio del diavolo, il quale, nelle vesti questa volta di un violinista
virtuoso, accoglie come un cameriere di corte il soldato in una camera del palazzo. Il diavolo
rimprovera e provoca Joseph, che è consapevole di chi egli sia ma è anche conscio della sua
inferiorità rispetto al rivale. A questo punto della trama, interviene il narratore che incita il
soldato a ribellarsi e a vendicarsi. Joseph decide di sfidare il diavolo a carte, lo fa ubriacare e
vince la partita. Si rimpossessa del violino e inizia a suonarlo sul corpo del diavolo ormai
ubriaco e privo di sensi.

In un’altra camera la principessa, apparentemente morta, giace nel suo letto. Il soldato entra
nella stanza e suona tre danze: subito dopo le prime battute del tango, la principessa si
sveglia e inizia a danzare. La principessa e il soldato si abbracciano, ma all’improvviso arriva il
diavolo, questa volta nella sua vera sembianza. I due tentano di ricominciare a danzare, ma il
diavolo si avventa contro Joseph per riprendersi il violino. Per fortuna, egli capisce come
sottomettere il diavolo: inizia a suonare costringendolo a danzare fino allo sfinimento. Joseph
e la principessa credono di aver vinto, ma il loro entusiasmo cessa nell’istante in cui il diavolo,
maledicendoli, scompare.

Joseph e la principessa si sposano convinti di aver sconfitto il diavolo e, sereni, si mettono in


viaggio verso il paese natio del soldato. Ad accoglierli, però, non sono la madre e i
compaesani, bensì il diavolo che, prestando fede alla sua maledizione, si porta via Joseph al
suono di una marcia trionfale.

L’organico dell’Histoire du soldat, quindi, è formato da quattro strumentisti a fiato, due


strumentisti a corda e da un strumentista a percussione, che suona contemporaneamente più
strumenti a suono indeterminato della famiglia strumenti a percussione.

La ricerca timbrica di Stravinskij


Stravinskij, non essendo percussionista, sperimentò personalmente la ricerca timbrica degli
strumenti a percussione, ideò una notazione sonoro/ritmica e la scrisse sul rigo musicale
riguardo alla formazione del set up che lui, da non percussionista, ritenne adeguata.

Nel 1963 William Kraft, percussionista, dopo aver ricevuto delucidazioni e spiegazioni dallo
stesso compositore Stravinskij, decise di pubblicare la sua “revisione” della notazione,
strumentazione e formazione di set up da lui stessa ideata e “concepita” da percussionista.
Aggiunse, sotto approvazione dello stesso Stravinskij l’hi-hat come “colore caratteristico”
nella Marcia reale e nella Marcia trionfale del diavolo[4].
Nel 1987 James Blades altro percussionista, pubblica la sua versione di set up, notazione e
strumentazione della storia del soldato[5].

Osservando il set up di Kraft e il set up di Blades si nota una disposizione spaziale diversa
(Kraft lineare, Blades a semicerchio), disposizione del tamburo militare diversa (Kraft esterna,
Blades interna), presenza di hi-hat (Kraft include, Blades esclude), posizione del piatto sospeso
diversa (Kraft vicino al tamburo militare, Blades tra la grancassa e il tamburo militare).
Entrambi adoperano due tamburi rullanti di diversa dimensione, entrambi collocano quasi
nella stessa posizione, all’interno del set up, triangolo e tamburello basco, per entrambi la
grancassa dovrebbe essere bandistica e non sinfonica.

L’Histoire du soldat non è l’unico brano, tra la ricca letteratura edita sugli strumenti a
percussione, in cui è impiegato un solo percussionista che suona più strumenti
contemporaneamente. Per esempio, in Experimentum Mundi di Giorgio Battistelli, un solo
percussionista suona addirittura quarantasei strumenti a percussione. Con
quest’osservazione, non vogliamo fare intendere che il percussionista sia un musicista
migliore rispetto agli altri, ma nemmeno dar credito a coloro i quali sostengono che gli
strumenti a percussione siano più semplici da suonare.

Legenda, sonorità e bacchette


Poiché l’esecuzione di più strumenti contemporaneamente è una caratteristica in più brani
editi, per il percussionista una “legenda”, cioè la chiave di lettura che i compositori in genere
associano alla composizione, è fondamentale poiché è il primo passo utile per capire,
elaborare e quindi suonare il brano. La sistemazione degli strumenti, presenti nel set up e
disegnati sulla legenda, corrisponde in linea di massima alla sistemazione sonora indicata nel
rigo musicale, che può essere il pentagramma classico o più pentagramma, o linee.
Fondamentale è che la legenda indichi a quale suono scritto nel pentagramma corrisponde lo
strumento, o le diverse sonorità sfruttabili su e da uno stesso strumento. È cosa molta
apprezzata quando nella legenda si trovano indicazioni/suggerimenti sulle bacchette da
adoperare, giacché le sfumature sonore e gli effetti particolari possono essere “resi” anche
dalle diverse bacchette esistenti.
Le diverse sonorità dell’Histoire du soldat riguardo agli strumenti a percussione adoperati, per
esempio, sono state ricercate, come già specificato, dallo stesso Stravinskij. Oltre agli
strumenti diversi, o di dimensioni diverse, le varie sonorità sono espresse dalla differente
modalità di percuotere su uno stesso strumento e dalle differenti bacchette adoperate. È
doveroso però far notare che il compositore Stravinskij segnalò solo la differenza timbrica
sulla grancassa, le altre sonorità richieste sono interpretazioni, alcune col consenso del
compositore, ma pur sempre interpretazioni non fissate sulla partitura.
Le bacchette adoperate e consigliate, nella revisione di William Kraft, sono: bacchetta morbida
di marimba, bacchetta media di vibrafono, battente morbida per grancassa, battente con
testa di cuoio per grancassa, bacchette con testa diversa (punta classica e testa in cuoio) per
tamburo, battenti medi per triangolo.

I suoni previsti sulla grancassa sono due, per questo motivo sarà suonata al bordo e al centro,
inoltre sarà adoperato il battente con la testa di cuoio nelle due marce e il battente con testa
morbida negli altri brani. Nelle due marce, il piatto sospeso sarà suonato con il corpo della
bacchetta sul bordo, per emulare insieme all’hi-hat il suono caratteristico dei piatti a due
suonati marciando in una banda musicale. Nel tango, invece, il suono previsto deve essere
ampio, e quindi il piatto sarà suonato alla metà. I due tamburi rullanti di diversa dimensione
saranno suonati senza cordiera inserita, mentre il tamburo militare suonerà con la cordiera
inserita in Marche royale battuta quattordici, in Couplet du Diable. In tutti gli altri brani, e dove
previsto, il tamburo militare dovrà essere suonato senza cordiera.

Conclusioni
Il compositore Igor Fëdorovič Stravinskij, ovviamente, non ha dedicato la sua “maestria” solo
ed esclusivamente alla famiglia degli strumenti a percussione, ma possiamo tranquillamente
sostenere che sia stato uno tra i primi a gratificare questi strumenti, sia a suono determinato,
sia a suono indeterminato.

Note:
[1] L’Universale, La Grande Enciclopedia Tematica, vol. 14, Milano, 2005, pag. 1163-1164.
[2] L’Universale, La Grande Enciclopedia Tematica, vol. 14, Milano, 2005, pag. 1163.
[3] L’Universale, La Grande Enciclopedia Tematica, Vol. 14, Milano, 2005, pag. 1164.
[4] Set up di William Kraft.
[5] Set up di James Blades.

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