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LE SOCIETA' DI

PERSONE
</b></p>
<p><b>Concetti generali</b><i>
</i></p>
<p>143. Ambito della categoria e differenziazione dei vari tipi
</p>
<p>La categoria delle società organizzate su base personale comprende:
</p>
<p>– società semplice
</p>
<p>– società in nome collettivo
</p>
<p>– società in accomandita semplice
</p>
<p>Il termine "società semplice" deriva dal codice svizzero ed esprime
l'elementarità del tipo e la
</p>
<p>mancanza di una vera e propria pubblicità. La società semplice è un tipo di
società creato per
</p>
<p>l'esercizio di una attività economica non qualificata dalla legge come
commerciale. Nelle intenzioni
</p>
<p>del legislatore, il campo tipico di applicazione della società semplice è
quello dell'economia agraria,
</p>
<p>ma non si può escludere che essa trovi applicazione anche al di fuori
dell'economia agraria, quando,
</p>
<p>ad esempio, oggetto della società sia la piccola impresa intesa come
attività non commerciale che si
</p>
<p>esplica in forma di piccola impresa (piccolo commercio, attività
artigianale).
</p>
<p>La società semplice si differenzia dalla società in nome collettivo e dalla
società in accomandita
</p>
<p>semplice perché per essa non è previsto un regime di pubblicità
dichiarativa, con tutti gli effetti
</p>
<p>positivi e negativi che ne derivano; è prevista soltanto una forma di
pubblicità notizia che si realizza
</p>
<p>con l'iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese. La
mancanza di una pubblicità
</p>
<p>legale implica varie differenze sostanziali tra la sua disciplina e quella
prevista per gli altri due tipi.
</p>
<p>La mancata previsione ed assoggettazione al sistema di pubblicità
dichiarativa è dovuta
</p>
<p>essenzialmente alla non commercialità dell'oggetto della società semplice.
Ma è comunque previsto
</p>
<p>che le imprese collettive non commerciali possano volontariamente
assoggettarsi al sistema della
</p>
<p>pubblicità dichiarativa, costituendosi secondo uno dei tipi di società
previsti per le imprese
</p>
<p>collettive commerciali (Art. 2249.2: le società che hanno ad oggetto
l'esercizio di un'attività diversa
</p>
<p>da quella commerciale sono regolate dalle disposizioni sulla società
semplice, a meno che i soci
</p>
<p>abbiano voluto costituire la società secondo uno degli altri tipi). Le società
semplici esercenti
</p>
<p>attività agricola possono quindi essere iscritte nella sezione speciale del
registro delle imprese,
</p>
<p>iscrizione avente efficacia dichiarativa. Dal 2001 a tale iscrizione è stata
attribuita anche efficacia di
</p>
<p>pubblicità legale poiché infatti è previsto che la società semplice non può
non condividere con gli
</p>
<p>altri tipi di società personali le regole dovute alla previsione di un regime
di pubblicità legale
</p>
<p>(l'iscrizione ha l'efficacia ex art. 2193).
</p>
<p>Nella società semplice il contratto non è soggetto a forme speciali, salvo
quelle richieste dalla
</p>
<p>1</p>
</div></div>
<div><div><p>natura dei beni conferiti; può quindi essere concluso anche
verbalmente o può risultare da
</p>
<p>comportamenti concludenti. Il contratto sociale può essere modificato solo
col consenso di tutti i
</p>
<p>soci, salvo che non sia stato convenuto diversamente.
</p>
<p>Per quanto riguarda la responsabilità (art. 2267), rispondono
personalmente e solidamente i soci che
</p>
<p>hanno agito in nome e per conto della società e, salvo patto contrario,
anche gli altri soci. Ma è
</p>
<p>appunto consentita la limitazione della responsabilità dei soci che non
agiscono; occorre in tal caso
</p>
<p>un patto espresso nel contratto sociale che deve esser portato a conoscenza
dei terzi con mezzi
</p>
<p>idonei (nel caso delle società semplici agricole, attraverso l'iscrizione nel
registro delle imprese). In
</p>
<p>mancanza, la limitazione della responsabilità o l'esclusione della
solidarietà non è opponibile a
</p>
<p>coloro che non ne hanno avuto conoscenza. Riassumendo, possono essere
responsabili:
</p>
<p>– tutti i soci, illimitatamente e solidamente [= società collettive]
</p>
<p>oppure (in caso di patto espresso)
</p>
<p>– illimitatamente e solidamente i soci che agiscono e limitatamente i soci
che non agiscono [=
</p>
<p>accomandita semplice]
</p>
<p>La società in nome collettivo è caratterizzata dal fatto che tutti i soci sono
solidamente e
</p>
<p>illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali. Un eventuale patto
contrario non ha effetto
</p>
<p>nei confronti dei terzi (art. 2291). Sono caratterizzate anche dalla
commercialità dell'oggetto o dalla
</p>
<p>soggezione ad un regime legale di pubblicità dichiarativa.
</p>
<p>Nel campo delle attività commerciali, e salvo le società operanti nel
settore agricolo, una società
</p>
<p>caratterizzata dalla responsabilità illimitata di tutti i soci è necessariamente
una società in nome
</p>
<p>collettivo.
</p>
<p>La società in accomandita semplice è caratterizzata dall'esistenza di due
categorie di soci: i soci
</p>
<p>accomandatari, i quali rispondono solidamente ed illimitatamente, e i soci
accomandanti, i quali
</p>
<p>rispondono limitatamente alla quota conferita (art. 2313).
</p>
<p>I poteri di amministrazione (potere di gestione) spettano soltanto ai soci
accomandatari, i quali
</p>
<p>hanno quindi una responsabilità illimitata e solidale per le obbligazioni
sociali. Gli accomandanti
</p>
<p>non possono compiere atti di amministrazione, né trattare o concludere
affari in nome della società
</p>
<p>(divieto di ingerenza nella gestione della società), se non in forza di una
procura speciale. Il socio
</p>
<p>accomandante che contravviene a tale divieto è responsabile
illimitatamente e solidamente verso i
</p>
<p>terzi. I soci accomandanti possono comunque prestare la loro opera sotto
la direzione degli
</p>
<p>amministratori e hanno solo un potere di controllo (ispezione e
sorveglianza). [Nella società
</p>
<p>semplice e nella società in nome collettivo i poteri di amministrazione
spettano invece a tutti i soci,
</p>
<p>salvo patto contrario]
</p>
<p>L'accomandita semplice, organizzata su base personale, si distingua
dall'accomandita per azioni: la
</p>
<p>2</p>
</div></div>
<div><div><p>prima è una modificazione della società in nome collettivo; la
seconda è una modificazione della
</p>
<p>società per azioni.
</p>
<p>144. La partecipazione alla società
</p>
<p>La partecipazione ad un contratto sociale, qualunque sia il tipo di società,
è un atto che eccede
</p>
<p>l'ordinaria amministrazione e non può quindi essere compiuto dal
rappresentante legale
</p>
<p>dell'incapace senza le dovute autorizzazioni, né dall'inabilitato senza
l'assistenza del curatore.
</p>
<p>Per quanto riguarda la partecipazione dell'incapace, quale socio
illimitatamente responsabile, in una
</p>
<p>società in nome collettivo o ad una società in accomandita semplice, la
legge pone ulteriori controlli
</p>
<p>e limitazioni, e ciò a causa dei particolari rischi connessi all'esercizio di
un'attività commerciale
</p>
<p>(quindi tali regole non valgono per la partecipazione ad una società
semplice). La legge infatti
</p>
<p>subordina tale partecipazione all'osservanza delle disposizioni relative alla
capacità all'esercizio
</p>
<p>dell'impresa.
</p>
<p>Nel caso delle s.p.a., l'assunzione di partecipazioni in altre imprese
comportanti una responsabilità
</p>
<p>illimitata deve essere deliberata dall'assemblea dei soci; ciò vale anche per
le s.r.l. (anche se non è
</p>
<p>espressamente previsto dalla legge). Dobbiamo però ricordare che a lungo
si è dubitato della
</p>
<p>possibilità per le persone giuridiche, ed in particolare per s.p.a. e s.r.l., di
poter partecipare a società
</p>
<p>organizzate su base personale. Ora ciò è espressamente previsto dalla
legge, ma in passato vi erano
</p>
<p>molti dubbi, basati oltretutto su argomentazioni non condivisibili. Prima
tra tutte l'argomentazione
</p>
<p>secondo cui, in virtù del diverso regime di responsabilità, le s.p.a. e le s.r.l.
non potessero rispondere
</p>
<p>illimitatamente col loro patrimonio per le operazioni da esse compiute, e
quindi anche per quella
</p>
<p>consistente nella partecipazione ad una società di persone. Altra
argomentazione non condivisibile
</p>
<p>era quella avanzata dalla giurisprudenza, argomentazione basata sul
diverso regime di
</p>
<p>amministrazione e controllo del patrimonio sociale. Tale argomentazione
infatti porterebbe a dover
</p>
<p>precludere alla s.p.a. ogni tipo di investimento in organismi economici
diversamente strutturati (ad
</p>
<p>es. i consorzi). Ovviamente è sempre possibile che singole leggi adottino
soluzioni restrittive per
</p>
<p>fini specifici (es: in tema di servizio radio-televisivo, una legge del 1990,
ora abrogata, prevedeva
</p>
<p>che le società in nome collettivo ed in accomandita semplice dovessero
essere costituite solo da
</p>
<p>persone fisiche).
</p>
<p>Altro problema sorto in passato era quello relativo alla possibilità che una
persona giuridica socia
</p>
<p>assumesse le funzioni di amministratore della società, in quanto nella
struttura organizzativa della
</p>
<p>società di persone si sarebbe inserita l'ordinamento della persona giuridica.
In assenza di una
</p>
<p>esplicita norma che lo prevedesse, tale possibilità sembrava inammissibile.
Oggi l'art. 111 duodecies
</p>
<p>3</p>
</div></div>
<div><div><p>disp.att.cod.civ. prevede espressamente tale possibilità in
riferimento alle s.p.a, poiché si riferisce
</p>
<p>all'ipotesi in cui tutti i soci illimitatamente responsabili di una società in
nome collettivo od in
</p>
<p>accomandita semplice siano s.p.a.. E poiché nell'accomandita semplice
hanno poteri di
</p>
<p>amministrazione solo gli accomandatari (soci illimitatamente
responsabili), è ovvio che ammettere
</p>
<p>una società in accomandita semplice dove tutti gli accomandatari sono
s.p.a significa ammettere che
</p>
<p>una s.p.a può assumere la funzione di amministrazione anche nelle società
in nome collettivo.
</p>
<p>145. Forma e pubblicità del contratto
</p>
<p>Il contratto sociale delle società di persone non è di per sé un contratto
formale. La redazione per
</p>
<p>iscritto dell'atto costitutivo non è richiesta per esigenze di forma o di
prova, ma soltanto in quanto
</p>
<p>presupposto necessario della pubblicità legale. La forma scritta non è
quindi richiesta <i>ad
</i></p>
<p><i>substantiam</i> o <i>ad probationem</i>; la mancanza dell'atto scritto
importa unicamente il verificarsi delle
</p>
<p>conseguenze che la legge fa derivare dalla mancata osservazione della
pubblicità. La libertà di
</p>
<p>forma incontra però dei limiti quando, in virtù della natura dei beni
conferiti, è richiesta una forma
</p>
<p>speciale (art. 1350: atto pubblico o scrittura privata richiesta, a pena di
nullità, per contratti di
</p>
<p>società o di associazione coi quali si conferisce il godimento di beni
immobili o di altri diritti reali
</p>
<p>immobiliari. In tali casi è anche richiesta l'attuazione dei necessari
adempimenti pubblicitari, come
</p>
<p>la trascrizione). Ma in questi casi la forma scritta è richiesta non per la
validità dell'intero contratto,
</p>
<p>ma solo per la validità del singolo conferimento.
</p>
<p>La legge prescrive che l'atto costitutivo di società in nome collettivo ed in
accomandita semplice
</p>
<p>deve indicare alcuni elementi ben precisi, e ciò perché fatto che l'atto
costitutivo è presupposto
</p>
<p>necessario della pubblicità legale. L'atto costitutivo deve quindi indicare:
</p>
<p>– le generalità dei soci
</p>
<p>– la ragione sociale (la denominazione della società, che deve essere
costituita dal nome di
</p>
<p>uno o più soci / di almeno un socio accomandatario, con l'indicazione del
rapporto sociale)
</p>
<p>– i soci che hanno l'amministrazione e la rappresentanza della società
</p>
<p>– i soci accomandanti ed i soci accomandatari (nel caso dell'accomandita
semplice)
</p>
<p>– la sede della società e le eventuali sedi secondarie
</p>
<p>– l'oggetto sociale
</p>
<p>– la durata della società
</p>
<p>– i conferimenti di ciascun socio, il valore ad essi attribuito ed il modo di
valutazione
</p>
<p>– le prestazioni a cui sono obbligati i soci d'opera
</p>
<p>4</p>
</div></div>
<div><div><p>– le norme sulla ripartizione degli utili e la quota di ciascun
socio negli utili e nelle perdite.
</p>
<p>Se manca qualche elemento richiesto vi è soltanto la possibilità che
l'ufficio del registro delle
</p>
<p>imprese rifiuti l'iscrizione. L'incompletezza del documento (che però non
sussiste nel caso in cui la
</p>
<p>mancata indicazione di qualche elemento può essere supplita da regole
dispositive di legge → n. 3,
</p>
<p>4, 10) non implica quindi la sua invalidità.
</p>
<p>L'atto costitutivo con sottoscrizione autentica dei contraenti, o una copia
autentica dell'atto se la
</p>
<p>stipulazione è avvenuta per atto pubblico, deve essere depositato per
l'iscrizione presso l'ufficio del
</p>
<p>registro delle imprese, entro 30 giorni dalla stipulazione. L'obbligo del
deposito ricade sugli
</p>
<p>amministratori e sul notaio che ha redatto l'atto pubblico. Se gli
amministratori non provvedono al
</p>
<p>deposito entro il termine di 30 giorni, ciascun socio può provvedervi a
spese della società, o far
</p>
<p>condannare gli amministratori ad eseguirlo. In ogni caso, gli
amministratori inadempienti saranno
</p>
<p>responsabili nei confronti della società e ad essi sarà applicata la dovuta
sanzione amministrativa
</p>
<p>pecuniaria. Ci si è chiesti se è possibile l'iscrizione d'ufficio ex art. 2190:
teoricamente potrebbe
</p>
<p>essere ammissibile, ma in pratica non lo è a causa della mancanza o della
impossibilità di procurarsi
</p>
<p>l'atto da iscrivere.
</p>
<p>L'ufficio del registro delle impresse effettuerà un controllo solo sulla
presenza delle condizioni
</p>
<p>richieste dalla legge per l'iscrizione. È escluso qualsiasi controllo sulla
validità dell'atto. Non
</p>
<p>potrebbe quindi essere rifiutata l'iscrizione di un atto solo perché esso
contiene una clausola nulla.
</p>
<p>146. Mancata iscrizione nel registro delle imprese. Società irregolari.
</p>
<p>L'iscrizione dell'atto costitutivo nel registro delle imprese determina gli
stessi effetti della pubblicità
</p>
<p>dichiarativa: i fatti iscritti sono opponibili ai terzi che li hanno o non li
hanno conosciuti o potuti
</p>
<p>conoscere (c.d. effetti positivi); i fatti non iscritti non sono opponibili ai
terzi, salvo il caso in cui si
</p>
<p>dimostri che questi ne avevano comunque avuto conoscenza (c.d. effetti
negativi).
</p>
<p>Per le società di persone non registrate la mancata iscrizione importa
inoltre una situazione di
</p>
<p>irregolarità. L'iscrizione è condizione di regolarità della società.
</p>
<p>L'irregolarità è diversa dall'invalidità del negozio e non è affatto detto che
l'invalidità del negozio
</p>
<p>elimini gli effetti della irregolarità.
</p>
<p>L'irregolarità presuppone l'esistenza di un contratto di società, se nullo o
annullabile non interessa,
</p>
<p>per il quale non sono state osservate le formalità prescritte dalla legge, e
più precisamente, un
</p>
<p>contratto di società che non è stato iscritto nel registro delle imprese.
</p>
<p>5</p>
</div></div>
<div><div><p>L'irregolarità può essere:
</p>
<p>– iniziale: fin dalla sua costituzione, il contratto non è stato iscritto nel
registro delle imprese
</p>
<p>– sopravvenuta: la società era inizialmente iscritta nel registro, ma
successivamente vi è stata
</p>
<p>cancellata per qualunque causa (cancellazione d'ufficio per mancanza delle
condizioni
</p>
<p>richieste dalla legge; cancellazione richiesta dai liquidatori ex art. 2312)
ma tuttavia
</p>
<p>continua ad esistere.
</p>
<p>Non si ha irregolarità sopravvenuta in caso di proroga tacita della società o
in caso di mancata
</p>
<p>iscrizione delle modifiche apportate all'atto costitutivo.
</p>
<p>L'irregolarità non incide sui rapporti tra i soci (i quali continuano ad essere
regolati dal contratto
</p>
<p>sociale) ma incide sui rapporti coi terzi. I rapporti delle società irregolari
coi terzi sono regolati
</p>
<p>dalle disposizioni generali in tema di società semplice, fermo restando
ovviamente la responsabilità
</p>
<p>illimitata e solidale dei soci per le società in nome collettivo e la
responsabilità illimitata e solidale
</p>
<p>degli accomandatari per le società in accomandita semplice. Ciò vuol dire
che la posizione dei
</p>
<p>creditori sociali è regolata dall'art. 2268 (Escussione preventiva del
patrimonio sociale → il socio a
</p>
<p>cui è richiesto il pagamento di debiti sociali può richiedere la preventiva
escussione del patrimonio
</p>
<p>sociale, indicando i beni sui quali il creditore può soddisfarsi → I soci
godono del beneficio di
</p>
<p>preventiva escussione del patrimonio sociale: i creditori sociali non
possono pretendere il
</p>
<p>pagamento dei singoli soci se non dopo l'escussione del patrimonio
sociale: art. 2304) e la posizione
</p>
<p>dei creditori particolari del socio è regolata dall'art. 2270 ( Il creditore
particolare del socio, finché
</p>
<p>dura la società, non può chiedere la liquidazione della quota del socio
debitore. Egli non può
</p>
<p>aggredire direttamente il patrimonio sociale; può solo far valere i suoi
diritti sugli utili spettanti al
</p>
<p>socio debitore e può compiere atti conservativi sulla quota ad esso
spettante nella liquidazione della
</p>
<p>società).
</p>
<p>Per ciò che riguarda la rappresentanza, non sono invece applicabili le
disposizioni dettate per la
</p>
<p>società semplice, ma si applicano principi diversi conseguenti alla mancata
osservazione della
</p>
<p>pubblicità legale. Si presume infatti che ciascun socio che agisce per la
società abbia la
</p>
<p>rappresentanza sociale e gli eventuali patti che limitano la rappresentanza
soltanto ad alcuni soci
</p>
<p>non sono opponibili ai terzi, a meno che non si dimostri che questi ne
erano a conoscenza. Il terzo
</p>
<p>che contratta con la società irregolare non ha l'onere di accertare il potere
di rappresentanza del
</p>
<p>socio che agisce (onere che invece ha colui che contratta con una società
semplice); di conseguenza,
</p>
<p>le limitazioni originarie e le limitazioni successive della rappresentanza
sono ugualmente inefficaci
</p>
<p>nei confronti del terzo ignaro. Nella società in accomandita semplice,
invece, le limitazioni della
</p>
<p>responsabilità degli accomandanti permangono e sono opponibili ai terzi
anche quando le
</p>
<p>limitazioni non sono state portate a loro conoscenza con mezzi idonei,
essendo la presenza degli
</p>
<p>6</p>
</div></div>
<div><div><p>accomandanti e degli accomandatari una caratteristica
essenziale di tale tipo di società.
</p>
<p>Nell'accomandita semplice l'accomandante risponde limitatamente alla sua
quota per le obbligazioni
</p>
<p>sociali anche quando manca una pubblicità di fatto in ordine alla
limitazione della responsabilità
</p>
<p>(per il fatto stesso di contrattare con un'accomandita, già si sa
dell'esistenza di soci a responsabilità
</p>
<p>limitata); nella società semplice, invece, il patto di limitazione della
responsabilità del socio è
</p>
<p>efficace solo quando è portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei (il
regime normale è la
</p>
<p>responsabilità solidale ed illimitata di tutti i soci ed, in mancanza di una
pubblicità del patto
</p>
<p>limitativo, il terzo deve esser tutelato).
</p>
<p>Oltre alla modificazione del regime giuridico della società nei rapporti coi
terzi, l'irregolarità
</p>
<p>determina l'applicazione di alcune sanzioni, come, ad esempio,
l'inapplicabilità della prescrizione
</p>
<p>abbreviata.
</p>
<p>Nella categoria delle società irregolari rientrano le cc.dd. società di fatto, e
cioè quelle società che si
</p>
<p>formano senza la stipulazione di un contratto sociale sulla base di un
comportamento concludente di
</p>
<p>una pluralità di soggetti che creano un fondo comune per l'esercizio di
un'attività commerciale al
</p>
<p>fine della divisione degli utili.
</p>
<p>147. Modificazioni del contratto
</p>
<p>Nelle società di persone il contratto sociale può essere modificato soltanto
col consenso di tutti i
</p>
<p>soci o per le cause ammesse dalla legge (morte, recesso, esclusione del
socio). La modifica del
</p>
<p>contratto sulla base di un principio maggioritario può avvenire solo se è
stato espressamente
</p>
<p>ammesso dal contratto, e nei limiti in cui sia stato ammesso.
Un'importante eccezione alla regola
</p>
<p>generale di unanimità è oggi rappresentata dagli artt. 2500 ter, 2502, 2506
ter introdotti dalla
</p>
<p>riforma del diritto societario del 2003: è oggi possibile la trasformazione
in s.p.a., la fusione e la
</p>
<p>scissione di società di persone col consenso della maggioranza dei soci,
maggioranza determinata
</p>
<p>secondo la parte negli utili di ciascun socio, salvo che il contratto non
disponga altrimenti e salvo in
</p>
<p>ogni caso il diritto di recesso del socio che non ha concorso o acconsentito
alla decisione. Anche se
</p>
<p>il contratto permette di effettuare sue modificazioni sulla base del
principio maggioritario, è
</p>
<p>comunque esclusa la possibilità di modificare la posizione di un socio
nella società tramite questo
</p>
<p>principio, attraverso la soppressione o la limitazione dei diritti ad esso
attribuiti dal contratto
</p>
<p>sociale, o attraverso l'imposizione di ulteriori obblighi a quelli derivanti
dal contratto. In ogni caso,
</p>
<p>non è comunque certa la possibilità che tramite decisione maggioritaria
possa essere introdotta o
</p>
<p>soppressa una clausola compromissoria.
</p>
<p>Nella società semplice le modifiche al contratto sociale devono essere
portate a conoscenza dei terzi
</p>
<p>7</p>
</div></div>
<div><div><p>con mezzi idonei; in mancanza, esse non sono opponibili ai
terzi che non ne hanno avuto
</p>
<p>conoscenza.
</p>
<p>Nella società in nome collettivo, nell'accomandita semplice e nella società
semplice che esercita
</p>
<p>attività agricola, essendo previsto un regime di pubblicità dichiarativa,
ogni modifica deve essere
</p>
<p>iscritta nel registro delle imprese da parte degli amministratori; se la
modifica risulta da una
</p>
<p>deliberazione dei soci, questa deve essere depositata in copia autentica. Le
modifiche non sono
</p>
<p>opponibili ai terzi finché non sono iscritte, salvo il caso in cui si dimostri
che questi ne erano a
</p>
<p>conoscenza. Le modifiche sono però operative nei rapporti tra i soci ed
opponibili ai terzi che ne
</p>
<p>avevano avuto conoscenza (esempio: un socio illimitatamente responsabile
recede, ma il recesso
</p>
<p>non viene iscritto sul registro; nei rapporti tra i soci e nei rapporti coi terzi
che hanno avuto
</p>
<p>conoscenza del recesso, il recesso è operativo ed il socio receduto è ormai
estraneo alla società. Ma
</p>
<p>nonostante ciò, il socio receduto non potrà opporre il recesso al creditore
sociale che, ignorando il
</p>
<p>recesso, ha agito nei suoi confronti sulla base di un'obbligazione sociale
sorta dopo il recesso).
</p>
<p>Vi sono però 3 ipotesi di modificazioni del contratto sociale alle quali si
applicano regole diverse da
</p>
<p>quelle proprie della pubblicità dichiarativa e nelle quali l'iscrizione svolge
in ruolo ulteriore a quello
</p>
<p>di semplice criterio di opponibilità ai terzi:
</p>
<p>1) l'iscrizione ha efficacia costitutiva → tale ipotesi ricorre nel caso in cui
vi sia una decisione
</p>
<p>di trasformazione della società (art. 2500) ed in caso di estensione del
fallimento della
</p>
<p>società a chi non vi ricopre il ruolo di socio illimitatamente responsabile.
</p>
<p>2) l'iscrizione è condizione per l'eseguibilità della modificazione e
momento iniziale concesso
</p>
<p>al terzo per proporre opposizione → tale ipotesi è prevista essenzialmente
per la tutela dei
</p>
<p>creditori sociali. Ad esempio, in caso di modificazioni che importino le
c.d. riduzioni di
</p>
<p>capitale ( art. 2306 – La deliberazione di riduzione di capitale, mediante
rimborso ai soci
</p>
<p>delle quote pagate o mediante liberazione di essi dall'obbligo di ulteriore
versamento, può
</p>
<p>essere eseguita solo dopo 3 mesi dal giorno dell'iscrizione nel registro
delle imprese, purché
</p>
<p>entro tale termine nessun creditore sociale anteriore all'iscrizione abbia
fatto opposizione) i
</p>
<p>creditori sociali hanno diritto di opposizione poiché, attraverso le
modifiche, viene ad esser
</p>
<p>ridotto il complesso di beni sui quali possono soddisfarsi con preferenza.
Tale opposizione
</p>
<p>sospende l'esecuzione della modificazione, a meno che il creditore non sia
stato soddisfatto
</p>
<p>o convenientemente garantito. Ai creditori sociali viene oltretutto
riconosciuto un analogo
</p>
<p>diritto in relazione alla decisione di fusione o di scissione, poiché queste
comporterebbero
</p>
<p>una diminuzione delle loro garanzie patrimoniali. In tutti questi casi la
pubblicità legale non
</p>
<p>può essere sostituita dalla conoscenza di fatto che i terzi abbiano della
modifica, essendo
</p>
<p>essenziale il ruolo svolto dall'iscrizione.
</p>
<p>8</p>
</div></div>
<div><div><p>3) l'iscrizione opera soltanto al fine della decorrenza del
termine concesso al terzo per proporre
</p>
<p>opposizione → tale ipotesi ricorre nei casi in cui viene data rilevanza alla
tutela dei creditori
</p>
<p>particolari del socio. Ciò avviane ad esempio in caso di proroga della
società oltre il termine
</p>
<p>inizialmente previsto per la sua durata (art. 2307) poiché in tal modo si
impedisce la
</p>
<p>possibilità di esecuzione immediata da parte del creditore sulla quota del
socio debitore. Ai
</p>
<p>creditori particolari viene infatti riconosciuto il diritto di fare opposizione
alla proroga della
</p>
<p>società entro 3 mesi dall'iscrizione della deliberazione di proroga nel
registro delle imprese
</p>
<p>(iscrizione che appunto vale come momento iniziale per la decorrenza del
termine di 3
</p>
<p>mesi). Se l'opposizione è accolta, la società deve liquidare la quota del
socio debitore entro 3
</p>
<p>mesi dalla notificazione della sentenza.
</p>
<p>A differenza dell'ipotesi n°2, nella quale la modificazione (deliberazione
di riduzione di capitale)
</p>
<p>non era immediatamente operativa, potendo essere eseguita solo dopo 3
mesi dall'iscrizione purché
</p>
<p>non vi fossero opposizioni da parte di creditori sociali [l'opposizione
sospende l'esecuzione della
</p>
<p>modificazione], nell'ipotesi n°3 la modificazione (proroga della società) è
immediatamente
</p>
<p>operativa [l'opposizione, se accolta, determina solo la liquidazione della
quota del socio debitore].
</p>
<p>Altra differenza: il creditore sociale può opporsi alla riduzione del capitale
anche quando non vi sia
</p>
<p>effettivamente un pregiudizio, essendo sufficiente un suo dissenso anche
tramite atto stragiudiziale;
</p>
<p>il creditore particolare, invece, può opporsi solo se dimostra la mancanza
di altri beni del socio
</p>
<p>debitore su cui soddisfarsi, e solo tramite domanda giudiziale (ciò si
evince dal fatto che l'art. 2307
</p>
<p>parla di “notificazione della sentenza” di accoglimento).
</p>
<p>La proroga della società, anziché essere l'effetto di una deliberazione dei
soci, può avvenire in modo
</p>
<p>tacito. La società è tacitamente prorogata a tempo indeterminato quando,
decorso il termine
</p>
<p>originario di durata della società, i soci continuano a compiere le
operazioni sociali (art. 2273). Di
</p>
<p>conseguenza, viene riconosciuto al socio il diritto di recesso (art. 2285 –
Recesso del socio → ogni
</p>
<p>socio può recedere dalla società quando questa è contratta a tempo
indeterminato o per tutta la vita
</p>
<p>di uno dei soci. In tal caso il recesso deve esser comunicato agli altri soci
con un preavviso si
</p>
<p>almeno 3 mesi. Può inoltre recedere nei casi previsti dal contratto sociale o
quando sussiste una
</p>
<p>giusta causa.) e viene inoltre riconosciuto al creditore particolare del socio
di società in nome
</p>
<p>collettivo ed in accomandita semplice il diritto di chiedere la liquidazione
della quota che gli spetta
</p>
<p>(diritto che, in via generale, spetta al creditore particolare del socio di
società semplice - art. 2270).
</p>
<p>9</p>
</div></div>
<div><div><p><b>Ordinamento sociale
</b></p>
<p>148. La società come comunione unificata
</p>
<p>La costituzione della società fa sì che i beni conferiti siano destinati alla
realizzazione degli scopi
</p>
<p>fissati nel contratto, e tale destinazione ha carattere vincolante nei
confronti dei soci e dei terzi.
</p>
<p>I diversi soci vengono unificati sia nei rapporti esterni che in quelli interni;
tale unificazione si
</p>
<p>rivela con l'attribuzione alla società di un nome (ragione sociale), di una
sede, di
</p>
<p>un'amministrazione e di una rappresentanza e con l'indisponibilità da parte
del singolo socio dei
</p>
<p>beni conferiti durante tutta la durata della società. Il complesso dei beni
destinati alla realizzazione
</p>
<p>degli scopi della società ha un'autonomia patrimoniale, poiché è infatti più
o meno insensibile alle
</p>
<p>vicende personali dei singoli soci. E' imposto ai creditori sociali un ordine
più o meno rigoroso da
</p>
<p>seguire nella scelta dei beni attraverso i quali soddisfare i loro crediti.
</p>
<p>Nonostante la loro autonomia patrimoniale e l'unificazione della
collettività dei soci, le società di
</p>
<p>persone non hanno la personalità giuridica, la quale è stata negata dal
legislatore. Di conseguenza,
</p>
<p>per individuare la situazione giuridica conseguente al contratto di società
occorre far riferimento ai
</p>
<p>concetti di contitolarità, coobbligazione e comunione, considerando
ovviamente le deviazioni
</p>
<p>rispetto al regime normale della comunione.
</p>
<p>Poiché il regime legale della comunione è essenzialmente posto in
funzione della comunione
</p>
<p>incidentale, alcune deviazioni derivano ovviamente dal fatto che nel nostro
caso si tratta di
</p>
<p>comunioni contrattuali (art. 2272 Cause di scioglimento della società VS
art. 1111; art. 2252
</p>
<p>Cedibilità della quota – Modificazioni del contratto sociale VS art. 1103;
art. 2256 Uso illegittimo
</p>
<p>delle cose sociali VS art. 1102). Altre deviazioni dipendono invece dalla
diversa struttura che i
</p>
<p>rapporti tra i soci, e tra i soci ed i terzi, vengono ad assumere in
conseguenza del particolare oggetto
</p>
<p>del contratto sociale. A seconda dello scopo a cui i beni sono stati destinati
avremo particolari
</p>
<p>limitazioni dei diritti dei soci e dei creditori particolari sui beni sociali e
una particolare disciplina
</p>
<p>per i diritti dei creditori sociali sul beni particolari del socio. La
destinazione dei beni sociali
</p>
<p>determina infatti una particolare struttura dei rapporti interni ed esterni:
dei rapporti interni, perché
</p>
<p>diritti e poteri competono al socio in quanto membro della collettività
sociale, coi conseguenti limiti
</p>
<p>derivanti dalla partecipazione alla collettività; dei rapporti esterni, perché i
diritti e gli obblighi sorti
</p>
<p>nei confronti dei terzi nell'esplicazione dell'attività sociale fanno
immediatamente capo alla
</p>
<p>collettività e solo mediatamente al socio, in quanto membro della
collettività stessa. La destinazione
</p>
<p>dei beni sociali determina oltretutto un'autonomia dei beni stessi, poiché
divengono garanzia delle
</p>
<p>obbligazioni assunte dalla collettività per realizzare lo scopo sociale,
sottratti quindi all'azione dei
</p>
<p>creditori particolari del socio ed alla disponibilità del socio stesso.
</p>
<p>Il legislatore riconosce all'ordinamento sociale un'efficacia nei confronti
dei terzi tramite: il
</p>
<p>10</p>
</div></div>
<div><div><p>riconoscimento di una preferenza ai creditori sociali rispetto ai
creditori particolari; l'obbligo della
</p>
<p>preventiva escussione del patrimonio sociale; la possibilità di una
limitazione della responsabilità
</p>
<p>del socio.
</p>
<p>149. Conseguenze in ordine alla responsabilità personale del socio e
all'acquisto della
</p>
<p>qualità di imprenditore
</p>
<p>Le obbligazioni sociali incombono sui soci nella loro qualità membri della
collettività sociale (e non
</p>
<p>nella loro qualità di persone), nei limiti posti dall'ordinamento della
società, il quale è vincolante
</p>
<p>anche per i terzi.
</p>
<p>La responsabilità personale del socio per le obbligazioni sociali non si
pone sullo stesso piano di
</p>
<p>quella che incombe sulla collettività. Si tratta di una responsabilità diretta,
ma sussidiaria: si pone su
</p>
<p>un piano diverso e subordinato rispetto a quella che incombe sul socio in
quanto membro della
</p>
<p>collettività, e ciò perché i soci godono del beneficio di preventiva
escussione del patrimonio sociale.
</p>
<p>I creditori sociali trovano cioè soddisfacimento nel patrimonio sociale, ma
alla responsabilità della
</p>
<p>società si aggiunge la responsabilità del socio: per le obbligazioni sociali
rispondono anche i soci
</p>
<p>che hanno agito in nome e per conto della società, personalmente e
solidalmente, e, salvo patto
</p>
<p>contrario, gli altri soci (art. 2267). L'azione nei confronti del socio può
essere proposta solo previa
</p>
<p>escussione del patrimonio sociale: i creditori sociali sono tenuti a tentare
di soddisfarsi sul
</p>
<p>patrimonio della società prima di poter aggredire il patrimonio personale
dei soci (art. 2268).
</p>
<p>La responsabilità sussidiaria dei soci non deve affatto condurci a ritenere i
soci stessi come
</p>
<p>fideiussori solidali della società. L'obbligo del fideiussore sorge in virtù di
un rapporto autonomo
</p>
<p>che nasce col creditore, mentre la responsabilità del socio sorge per effetto
della particolare struttura
</p>
<p>del rapporto sociale la quale richiede che le obbligazioni sociali gravino
anche sui soci.
</p>
<p>I giudicati che si costituiscono contro la società hanno efficacia nei
confronti dei soci in relazione
</p>
<p>all'accertamento del debito poiché l'obbligazione sociale influisce
necessariamente sulla
</p>
<p>responsabilità del socio. I titoli esecutivi formatosi contro la società
valgono anche nei confronti del
</p>
<p>socio (a cui quindi devono essere notificati titolo esecutivo e precetto)
poiché, trattandosi di
</p>
<p>responsabilità diretta e sussidiaria, pare eccessivo richiedere un titolo
esecutivo particolare nei
</p>
<p>confronti del socio.
</p>
<p>L'attività sociale è un'attività della collettività dei soci, e non un'attività
personale del socio; di
</p>
<p>conseguenza è al gruppo, e non al socio, che compete la qualifica di
imprenditore coi relativi
</p>
<p>obblighi. La qualifica di imprenditore è solo del gruppo e non può
assolutamente ripartirsi tra i soci
</p>
<p>del gruppo stesso. Il socio tuttavia è coimprenditore: partecipa all'attività
imprenditoriale come
</p>
<p>11</p>
</div></div>
<div><div><p>membro del gruppo, assume le obbligazioni inerenti a tale
attività. Egli non è personalmente
</p>
<p>imprenditore ma nei suoi confronti si applicano alcune norme dettate per
l'esercizio dell'impresa (in
</p>
<p>ordine alla partecipazione alla società valgono le regole sulla capacità
all'esercizio dell'impresa) o si
</p>
<p>determinano alcune conseguenze derivanti dall'esercizio dell'impresa
(fallimento del socio
</p>
<p>illimitatamente responsabile).
</p>
<p>150. I creditori particolari del socio
</p>
<p>Il patrimonio sociale (beni originariamente conferiti + beni acquistati
attraverso l'esercizio
</p>
<p>dell'attività sociale) è essenzialmente destinato al raggiungimento dello
scopo sociale. Tale
</p>
<p>destinazione opera sia nei confronti del socio, perché gli impedisce ogni
potere individuale di
</p>
<p>disposizione, e sia nei confronti dei creditori particolari del socio, perché
non è concesso loro di
</p>
<p>sottrarre tali beni alla destinazione ad essi attribuita dal contratto sociale.
</p>
<p>Il creditore particolare del socio, non potendo soddisfarsi sui beni del
patrimonio sociale, può
</p>
<p>soddisfarsi sugli utili che spettano al socio debitore e, al momento dello
scioglimento della società,
</p>
<p>sulla quota di liquidazione. Prima dello scioglimento, il creditore può solo
compiere atti
</p>
<p>conservativi sulla quota di liquidazione del socio debitore.
</p>
<p>Per la società semplice è previsto che se, e solo se, i beni del socio
debitore sono insufficienti, il
</p>
<p>creditore particolare può chiedere in qualsiasi momento la liquidazione
della quota del debitore,
</p>
<p>senza quindi dover attendere lo scioglimento della società od il
raggiungimento dello scopo sociale.
</p>
<p>La quota dovrà essere liquidata entro 3 mesi dalla domanda, salvo che sia
deliberato lo scioglimento
</p>
<p>della società (art. 2270).
</p>
<p>Invece, nel caso della società in accomandita semplice e della società in
nome collettivo, il creditore
</p>
<p>particolare non può chiedere la liquidazione della quota del socio debitore
finché dura la società
</p>
<p>(art. 2305). Ma fin quando la società non è iscritta nel registro delle
imprese, si applicano le
</p>
<p>disposizioni previste per la società semplice, e cioè il creditore ha il diritto
di chiedere la
</p>
<p>liquidazione della quota ex art. 2270. Stessa cosa nel caso di proroga della
società: il creditore
</p>
<p>particolare, la cui opposizione alla proroga della società è accolta, ha il
diritto di chiedere la
</p>
<p>liquidazione della quota del socio debitore entro 3 mesi dalla notificazione
della sentenza. Nel caso
</p>
<p>di proroga tacita, il creditore può chiedere la liquidazione della quota in
ogni tempo.
</p>
<p>12</p>
</div></div>
<div><div><p>151. La responsabilità personale dei soci: a) fondamento e
caratteri
</p>
<p>Nelle società di persone la responsabilità solidale ed illimitata dei soci per
le obbligazioni sociale
</p>
<p>non è un principio sempre assoluto ed inderogabile.
</p>
<p>In tale categoria di società non è consentito che tutti i soci escludano la
loro responsabilità
</p>
<p>personale, limitandola al conferimento.
</p>
<p>I soci che operano sono necessariamente responsabili illimitatamente e
solidalmente nei confronti
</p>
<p>dei terzi ed ogni diverso patto contenuto nel contratto sociale non è
efficace rispetto ad essi. Tale
</p>
<p>principio vale per la società semplice e per l'accomandita semplice. E
anche se nel contratto sociale
</p>
<p>un socio assume la qualità di accomandante, con conseguente
responsabilità limitata alla quota
</p>
<p>conferita, egli sarà responsabile illimitatamente e solidalmente verso i terzi
nel caso in cui dovesse
</p>
<p>contravvenire al divieto di compiere atti di amministrazione, di trattare o
concludere affari in nome
</p>
<p>della società (potere di amministrazione, che spetta solo agli
accomandatari) (art. 2317).
</p>
<p>I soci che non operano sono responsabili illimitatamente e solidalmente
solo se tale responsabilità è
</p>
<p>caratteristica del tipo di società (parliamo quindi della società in come
collettivo) oppure quando
</p>
<p>tale responsabilità non è stata esclusa dai soci nel contratto sociale.
</p>
<p>La limitazione della responsabilità di alcuni soci o l'esclusione della
solidarietà, che devono essere
</p>
<p>previste nel contratto sociale, non sono opponibili ai terzi che non ne
hanno avuto conoscenza. Il
</p>
<p>patto deve essere infatti portato alla conoscenza dei terzi coi mezzi idonei;
se ciò non avviene, esso
</p>
<p>non è opponibile ai terzi. La conoscenza del patto da parte dei terzi è
riconosciuta <i>in re ipsa</i> dalla
</p>
<p>legge nel caso in cui i terzi abbiano contratto con una società in
accomandita semplice, poiché la
</p>
<p>caratteristica di tale società è l'esistenza di una categoria di soci, gli
accomandanti, i quali non
</p>
<p>rispondono personalmente delle obbligazioni sociali, ma rispondono solo
limitatamente alla quota
</p>
<p>conferita.
</p>
<p>La responsabilità sussiste per tutte le obbligazioni sociali in qualunque
tempo siano sorte, salvo
</p>
<p>quando sia ammessa l'esclusione di essa. Chi entra a far parte di una
società già costituita risponde
</p>
<p>con gli altri soci anche per le obbligazioni sociali anteriori all'acquisto
della qualità di socio
</p>
<p>(Responsabilità del nuovo socio, art. 2269). Solo nella società semplice è
possibile limitare la
</p>
<p>responsabilità del nuovo socio alle obbligazioni future, e ciò tramite un
patto da portare a
</p>
<p>conoscenza dei terzi con mezzi idonei, e a condizione che tale socio non
agisca in nome e per conto
</p>
<p>della società.
</p>
<p>Dopo l'uscita del socio dalla società (scioglimento del rapporto sociale per
morte, recesso od
</p>
<p>esclusione), la responsabilità permane in capo al socio o ai suoi eredi in
relazione alle obbligazioni
</p>
<p>assunte durante il periodo in cui il socio ne faceva parte (e cioè in
relazione alle obbligazioni
</p>
<p>anteriori al verificarsi dello scioglimento). Lo scioglimento deve esser
portato a conoscenza dei
</p>
<p>13</p>
</div></div>
<div><div><p>terzi coi mezzi idonei, altrimenti non è opponibile a coloro che
lo hanno ignorato senza colpa.
</p>
<p>152. b) obbligo di conferimento e responsabilità
</p>
<p>La responsabilità del socio deve essere distinta dalla sua obbligazione di
conferimento.
</p>
<p>L'assunzione di un obbligo di conferimento è presupposto indispensabile
della partecipazione alla
</p>
<p>società in qualità di socio, mentre la responsabilità è una conseguenza
necessaria o eventuale (a
</p>
<p>seconda dei tipi) di tale partecipazione.
</p>
<p>L'obbligo di conferimento sorge sulla base del contratto sociale e da esso
dipende: il socio è
</p>
<p>obbligato ad eseguire i conferimenti determinati nel contratto sociale e, se
tali conferimenti non
</p>
<p>sono determinati, si presume che i soci siano obbligati a conferire, in parti
uguali tra loro, quanto è
</p>
<p>necessario per il conseguimento dell'oggetto sociale (art. 2253). La
responsabilità sorge invece <i>ex
</i></p>
<p><i>lege</i> per il solo fatto che se ne sono verificati i presupposti.
</p>
<p>L'obbligo di conferimento può essere fatto valere dagli amministratori
della società e dai creditori
</p>
<p>sociali. La responsabilità invece non comporta il diritto della società di
adire i soci per i versamenti
</p>
<p>delle somme necessarie la pagamento dei creditori una volta che l'obbligo
di conferimento è stato
</p>
<p>adempiuto. Una deroga sembrerebbe essere ammessa solo in sede di
liquidazione quando i fondi
</p>
<p>disponibili risultano insufficienti per pagare i debiti sociali (in tal caso i
liquidatori possono
</p>
<p>chiedere ai soci i versamenti ancora dovuti sulle rispettive quote e, se
occorre, le somme necessarie,
</p>
<p>nei limiti della rispettiva responsabilità e in proporzione della parte di
ciascuno nelle perdite - art.
</p>
<p>2280), ma si tratta di una deroga apparente, poiché in sede di liquidazione
funziona un altro obbligo
</p>
<p>del socio, ovvero l'obbligo di sopportazione delle perdite.
</p>
<p>La responsabilità è solidale: a ciascun socio responsabile può essere
richiesto il pagamento
</p>
<p>dell'intero debito. La solidarietà sussiste solo nei rapporti tra soci e non
anche nei rapporti con la
</p>
<p>società. Rispetto a questa vale il beneficio di escussione. La solidarietà
può essere esclusa nei casi e
</p>
<p>con le dorme con cui si può escludere la responsabilità (art. 2267).
</p>
<p>153. c) responsabilità della società e responsabilità del socio
</p>
<p>Le obbligazioni sociali trovano garanzia nel patrimonio sociale e
sussidiariamente nel patrimonio
</p>
<p>personale dei soci responsabili.
</p>
<p>In entrambi i tre tipi di società di persone è riconosciuto al socio il
beneficio di escussione
</p>
<p>preventiva del patrimonio sociale (art. 2268), ma:
</p>
<p>14</p>
</div></div>
<div><div><p>– nella società in nome collettivo e in accomandita semplice:
la preventiva escussione del
</p>
<p>patrimonio sociale è condizione di procedibilità dell'azione esecutiva nei
confronti dei soci
</p>
<p>(i creditori sociali non possono pretendere il pagamento dai singoli soci se
non dopo
</p>
<p>l'escussione del patrimonio sociale) e l'onere della prova della
insufficienza del patrimonio
</p>
<p>sociale incombe sul creditore sociale agente;
</p>
<p>– nella società semplice: il creditore può richiedere immediatamente il
pagamento dei debiti
</p>
<p>sociali al socio, il quale però domandare la preventiva escussione del
patrimonio sociale,
</p>
<p>indicando i beni sui quali il creditore può agevolmente soddisfarsi (art.
2268). L'onere della
</p>
<p>prova della sufficienza del patrimonio sociale ricade sul socio a cui è stato
richiesto il
</p>
<p>pagamento del debito sociale.
</p>
<p>Nella società in nome collettivo e in accomandita semplice non occorre
che il creditore instauri un
</p>
<p>giudizio esecutivo sui beni del patrimonio sociale, nel caso in cui tale
patrimonio risulti
</p>
<p>insufficiente (il giudizio sarebbe infruttuoso). Infatti l'incapacità
patrimoniale della società è
</p>
<p>accertata con la sentenza dichiarativa di fallimento ed il creditore può
proporre un'azione esecutiva
</p>
<p>direttamente contro il socio. Tutto ciò perché la legge fallimentare
sancisce che la sentenza
</p>
<p>dichiarativa di fallimento della società produce anche il fallimento dei soci
illimitatamente
</p>
<p>responsabili.
</p>
<p>154. La posizione di socio e la quota sociale
</p>
<p>La posizione soggettiva completa del socio, fatta di poteri, doveri, diritti
ed obblighi, ha la sua fonte
</p>
<p>nel contratto sociale. Le posizioni soggettive che più interessano non sono
però quelle che derivano
</p>
<p>immediatamente dal contratto, ma sono quelle che al socio competono
nell'ambito della comunione
</p>
<p>di impresa come risulta strutturalmente e funzionalmente caratterizzata dal
contratto.
</p>
<p>Le posizioni soggettive che derivano dalla comunione d'impresa ricadono
direttamente sui soci (non
</p>
<p>avendo essa una personalità giuridica) e riguardano sia l'attività
imprenditoriale, sia il nucleo
</p>
<p>patrimoniale destinato al suo esercizio ed i risultati negativi o positivi che
ne conseguono.
</p>
<p>Importanza primaria nella comunione d'impresa assumono la
partecipazione del socio, come
</p>
<p>partecipazione alla formazione del patrimonio sociale destinato
all'esercizio della comunione stessa,
</p>
<p>e la rilevanza della misura della partecipazione al patrimonio sociale.
Nasce così la nozione di quota
</p>
<p>sociale, intesa come la parte del patrimonio sociale che fa capo al socio. È
da essa che dipendono le
</p>
<p>diverse posizioni soggettive del socio sia quelle che nascono
immediatamente, sia quelle successive
</p>
<p>al verificarsi di determinate situazioni.
</p>
<p>15</p>
</div></div>
<div><div><p>La quota patrimoniale è un'entità patrimoniale astratta con un
valore economico. È una frazione
</p>
<p>astratta del patrimonio sociale. Essendo un'entità patrimoniale, è destinata
all'esercizio di un'attività
</p>
<p>economica ed il suo valore economico dipende essenzialmente da tale
attività e dai suoi risultati. È
</p>
<p>quindi un'entità patrimoniale dinamica.
</p>
<p>La quota di partecipazione del socio illimitatamente responsabile è
intrasferibile (non cedibile)
</p>
<p>senza il consenso degli altri soci; nel caso dell'accomandita semplice, la
quota degli accomandanti
</p>
<p>non è cedibile senza il consenso dei soci che rappresentano la maggioranza
del capitale. Il
</p>
<p>trasferimento della quota attuato in assenza del consenso richiesto non ha
effetto nei confronti della
</p>
<p>società.
</p>
<p>Iniziativa e rischio sono gli elementi caratterizzanti della posizione dei
soci intesi come gruppo.
</p>
<p>Il potere di iniziativa è il potere di contribuire alla posizione delle norme
che devono presiedere
</p>
<p>all'attribuzione dei poteri nell'ambito sociale. Si differenzia dal potere di
amministrazione, il quale
</p>
<p>non è una posizione originaria, ma derivata dall'ordinamento del gruppo
realizzato attraverso
</p>
<p>l'esercizio del potere di iniziativa. Il potere di iniziativa compete a tutti i
soci in quanto partecipano
</p>
<p>alla comunione d'impresa; il potere di amministrazione può essere
riservato <i>ex lege</i> ad una categoria
</p>
<p>di soci (accomandita semplice) oppure può essere attribuito ad un singolo
o ad alcuni soci dal
</p>
<p>contratto sociale (società semplice). L'essere un potere derivato è
evidenziato dal fatto che ne vanno
</p>
<p>determinate le modalità di esercizio e dal fatto che è accompagnato
dall'obbligo di rendiconto e dal
</p>
<p>potere di controllo da parte dei soci non amministratori.
</p>
<p>Anche il rischio si individua solo sulla base dell'ordinamento del gruppo:
la quota di partecipazione
</p>
<p>agli utili ed alle perdite (c.d. quota di interesse) a volte può anche non
essere proporzionale alla
</p>
<p>quota di partecipazione. L'unico limite al riguardo è costituito dal divieto
di patto leonino: è nullo il
</p>
<p>patto col quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili
o alle perdite (art. 2265).
</p>
<p>I diritti patrimoniali del socio non sorgono fin quando dura la società e fin
quando non sono definiti
</p>
<p>i rapporti coi terzi. Questi sono: il diritto agli utili e il diritto alla quota di
liquidazione.
</p>
<p>Salvo patto contrario, la distribuzione degli utili tra i soci avviene dopo
l'approvazione del
</p>
<p>rendiconto che accerta il conseguimento degli stessi (art. 2262). Il relativo
diritto del socio sorge nei
</p>
<p>limiti in cui gli utili sono accertati come esistenti nel rendiconto. Quindi se
gli utili emersi dal
</p>
<p>rendiconto sono fittizi o se il rendiconto non è stato approvato, i soci
devono restituire le somme
</p>
<p>percepite. Ma nell'accomandita semplice, i soci accomandanti non sono
tenuti a restituire gli utili
</p>
<p>riscossi in buona fede (e cioè nell'ignoranza che fossero fittizi) in base al
bilancio regolarmente
</p>
<p>approvato (art. 2321).
</p>
<p>Le parti spettanti ai soci nei guadagni e nelle perdite si presumono
proporzionali ai conferimenti. Se
</p>
<p>il valore dei conferimenti non è determinato dal contratto, esse di
presumono uguali. Il contratto
</p>
<p>16</p>
</div></div>
<div><div><p>può tuttavia attribuire al socio una partecipazione agli utili
diversa, col solo limite del patto leonino.
</p>
<p>La parte spettante al socio che ha conferito la propria opera (socio
d'industria o d'opera), se non è
</p>
<p>determinata dal contratto, è fissata dal giudice secondo equità. Se il
contratto determina solo la parte
</p>
<p>di ciascun socio nei guadagni e non anche quella nelle perdite, si presume
che la partecipazione alle
</p>
<p>perdite debba determinarsi nella stessa misura. La determinazione della
parte di ciascun socio nei
</p>
<p>guadagni e nelle perdite può anche essere rimessa ad un terzo, la cui
funzione è quella di arbitratore.
</p>
<p>Il socio non può, senza il consenso degli altri soci, esercitare per conto
proprio o altrui un'attività
</p>
<p>concorrente con quella della società, né partecipare come socio
illimitatamente responsabile ad una
</p>
<p>società concorrente (divieto di concorrenza, art. 2301). Il consenso si
presume se la situazione
</p>
<p>concorrenziale preesisteva al contratto sociale e gli altri soci ne erano a
conoscenza. In caso di
</p>
<p>inosservanza di tale divieto, la società ha diritto al risarcimento del danno
e, nei casi più gravi, il
</p>
<p>socio può anche essere escluso dalla società. Se il socio è anche
amministratore, l'inosservanza dle
</p>
<p>divieto costituisce giusta causa di revoca.
</p>
<p>155. L'organizzazione sociale: fondamento e caratteri
</p>
<p>Trattandosi di un fenomeno di gruppo, anche le società di persone hanno
un'organizzazione sociale
</p>
<p>che assicura il funzionamento e la gestione dell'impresa sociale. Essa non
è però rigidamente
</p>
<p>determinata poiché è integralmente rimessa alla libera determinazione dei
soci.
</p>
<p>L'organizzazione delle società di persone è essenzialmente basata sulla
contrapposizione tra
</p>
<p>amministratori e soci: gli amministratori hanno il potere di compiere tutti
gli atti necessari per il
</p>
<p>raggiungimento dello scopo sociale; i soci hanno il potere di modificare il
contratto sociale, ma solo
</p>
<p>col consenso di tutti.
</p>
<p>Nell'organizzazione non sono attribuiti particolari poteri e particolari
competenze ai soci riuniti in
</p>
<p>assemblea, intesa come organi collegiale; la legge fa sempre riferimento
ad una pluralità di soci e
</p>
<p>alla somma delle volontà da questi manifestate. Di conseguenza:
</p>
<p>– non sono necessarie le formalità previste per la validità della
costituzione e della
</p>
<p>deliberazione dell'assemblea nelle società di capitali,
</p>
<p>– quando vi è il consenso della maggioranza, non occorre conoscere le
opinioni dei soci in
</p>
<p>minoranza,
</p>
<p>– quando la legge parla di deliberazioni dei soci, si riferisce ad un atto che
concreta le
</p>
<p>manifestazioni di volontà dei singoli soci (e non anche ad un atto unitario
risultante dai voti
</p>
<p>dei soci in assemblea).
</p>
<p>17</p>
</div></div>
<div><div><p>Quando l'atto costitutivo fa riferimento a determinate modalità
nella convocazione e nella
</p>
<p>deliberazione prevede semplicemente una determinata forma di
manifestazione della volontà dei
</p>
<p>soci.
</p>
<p>La disciplina legale in materia di amministrazione ha carattere sussidiario
e suppletivo: si applica
</p>
<p>solo quando manca un'espressa volontà dei soci nel contratto sociale.
</p>
<p>Gli amministratori sono le persone nominate nel contratto sociale o quelle
a cui, in mancanza, viene
</p>
<p>attribuito il potere dalla legge. La legge stabilisce che l'amministrazione
della società comporta
</p>
<p>automaticamente la responsabilità illimitata del socio amministrante per le
obbligazioni sociali.
</p>
<p>Di conseguenza, nell'accomandita semplice l'amministrazione può essere
conferita solo agli
</p>
<p>accomandatari ed è espressamente vietato agli accomandanti compiere atti
di amministrazione e la
</p>
<p>trattazione e conclusione di affari in nome della società. Ma è comunque
prevista la possibilità che
</p>
<p>gli accomandanti diano autorizzazioni e pareri per determinate operazioni
e compiano atti di
</p>
<p>ispezione o sorveglianza, purché l'atto costitutivo lo consenta. Gli
accomandanti possono anche
</p>
<p>prestare la loro opera sotto la direzione degli amministratori. In tale caso è
comunque rispettato il
</p>
<p>principio secondo cui il potere di amministrazione spetta esclusivamente
agli accomandatari poiché
</p>
<p>non si tratta di una sostituzione nell'esercizio del potere che la legge
riserva al socio
</p>
<p>accomandatario, ma di una collaborazione sulla base di un rapporto di
subordinazione. Ogni atto
</p>
<p>che comporti una sostituzione nel potere di gestione è vietato; è però
consentita una sostituzione nel
</p>
<p>potere di rappresentanza, purché tale sostituzione si attui in singoli affari
ed in virtù di singoli
</p>
<p>conferimenti di potere. Se l'accomandante viola il divieto di compiere atti
di gestione, egli sarà
</p>
<p>responsabile illimitatamente e solidalmente versi i terzi per tutte le
obbligazioni solidali e può
</p>
<p>essere escluso dalla società. L'autonomia dell'accomandatario
nell'esercizio del suo potere di
</p>
<p>gestione può essere limitata nell'atto costitutivo, ma non soppressa. Se tali
limiti vengono superati,
</p>
<p>si ritiene che ci si trovi o in presenza di una società in nome collettivo, o
che la clausola sia nulla.
</p>
<p>156. Nomina e cessazione degli amministratori
</p>
<p>Il potere di amministrazione non è un potere originario che trova il suo
fondamento nella qualità di
</p>
<p>imprenditore/coimprenditore propria del socio illimitatamente
responsabile. Tale potere nasce
</p>
<p>dall'investitura da parte dei soci, investitura che a volte è espressamente
dichiarata all'interno del
</p>
<p>contratto sociale. Quando il contratto sociale nulla prevede, si fa
riferimento alla norma suppletiva
</p>
<p>dell'art. 2257: salvo diversa pattuizione, l'amministrazione della società
spetta a ciascuno dei soci
</p>
<p>disgiuntamente dagli altri. Alla base di tale disposizione vi è l'idea che il
potere di amministrazione
</p>
<p>sia connaturato alla posizione di socio illimitatamente responsabile e che
quindi non ci sia bisogno
</p>
<p>18</p>
</div></div>
<div><div><p>di norme particolari relative alla nomina degli amministratori.
La legge si occupa della nomina
</p>
<p>degli amministratori solo in modo indiretto nella norma sulla revoca della
facoltà di amministrare
</p>
<p>(art. 2259), in riferimento alla quale è attribuita una diversa efficacia alla
nomina contenuta nel
</p>
<p>contratto sociale rispetto alla nomina contenuta in atto separato, e nella
norma sulla nomina e
</p>
<p>revoca degli amministratori delle società in accomandita semplice (art.
2319), per le quali, se l'atto
</p>
<p>costitutivo non dispone diversamente, sono necessari il consenso degli
accomandatari e
</p>
<p>l'approvazione di tanti accomandanti che rappresentino la maggioranza del
capitale da essi
</p>
<p>sottoscritto.
</p>
<p>La nomina degli amministratori può essere contenuta o nel contratto
sociale oppure nel contratto
</p>
<p>sociale possono essere indicate le norme che devono essere seguite per la
nomina. Quando il
</p>
<p>contratto sociale non dispone nulla, in base alla regola suppletiva ex art.
2257, il potere di
</p>
<p>amministrare compete <i>ex lege</i> a ciascun socio illimitatamente
responsabile, senza necessità di un
</p>
<p>atto di nomina.
</p>
<p>La legge non regola la cessazione e la sostituzione dell'amministratore;
norme particolari sono
</p>
<p>dettate solo con riferimento alla revoca, per la quale si distinguono tre
ipotesi (art. 2259):
</p>
<p>1) l'atto costitutivo non dispone nulla e si applica la regola ex art. 2257 →
la revoca può
</p>
<p>avvenire solo se sussiste una giusta causa (modificazione del contratto
sociale; uscita del
</p>
<p>socio dalla società);
</p>
<p>2) l'atto costitutivo contiene la nomina → la revoca può avvenire solo se
sussiste una giusta
</p>
<p>causa; in mancanza di una giusta causa, la revoca non ha effetto. Poiché la
revoca comporta
</p>
<p>una modificazione del contratto sociale, essa deve essere decisa
all'unanimità, se non è
</p>
<p>convenuto diversamente;
</p>
<p>3) la nomina è contenuta in un atto separato → la revoca potrà avvenire
secondo le norme sul
</p>
<p>mandato, in qualunque tempo e senza la necessità che ricorra una giusta
causa. Se però la
</p>
<p>revoca avviene senza una giusta causa (e, in caso di nomina a tempo
indeterminato, senza
</p>
<p>congruo preavviso), l'amministratore ha diritto al risarcimento dei danni.
Nella società in
</p>
<p>accomandita semplice sono necessari il consenso degli accomandatari e
l'approvazione di
</p>
<p>tanti accomandanti che rappresentino la maggioranza del capitale da essi
sottoscritto.
</p>
<p>La revoca per giusta causa può, in ogni caso, essere disposta dal tribunale
su ricorso anche di un
</p>
<p>solo socio; però ovviamente vi deve essere prima l'accertamento giudiziale
dell'esistenza della
</p>
<p>giusta causa.
</p>
<p>I diritti e gli obblighi degli amministratori sono regolati dalle norme sul
mandato.
</p>
<p>Gli amministratori sono solidamente responsabili verso la società per
l'adempimento degli obblighi
</p>
<p>ad essi imposti dalla legge e dal contratto sociale. Tuttavia la
responsabilità non si estende a quelli
</p>
<p>19</p>
</div></div>
<div><div><p>che dimostrano di essere esenti da colpa.
</p>
<p>157. Particolari problemi in ordine alla nomina e alla revoca degli
amministratori
</p>
<p>Un non socio può essere nominato amministratore? Le norme sulle società
di persone sembrano
</p>
<p>escludere tale possibilità. Ad esempio, gli artt. 2257 e 2258, nel momento
in cui parlano di “diversa
</p>
<p>pattuizione”, vogliono far riferimento non alla possibilità che i poteri
amministrativi vengano
</p>
<p>attribuiti ad un non socio, ma bensì alla possibilità che i poteri
amministrativi tra i soci vengano
</p>
<p>regolamentati diversamente. Ma, a causa della mancanza di un'esplicita
disposizione che lo vieti, e
</p>
<p>tenendo conto che la legge rimette il regolamento dell'amministrazione
alla libera determinazione
</p>
<p>dei soci, tale possibilità non è da escludere.
</p>
<p>Tale problema però può porsi sono per la società semplice e per la società
in nome collettivo, non
</p>
<p>per l'accomandita semplice poiché è espressamente enunciato che
l'amministrazione possa essere
</p>
<p>conferita solo ai soci accomandatari (art. 2318).
</p>
<p>Alcuni problemi riguardano anche la revoca. Uno tra questi, le modalità
con cui una revoca può
</p>
<p>avvenire. È necessario il consenso di tutti i soci che hanno partecipato alla
nomina o basta una
</p>
<p>decisione della maggioranza? In mancanza di indicazioni da parte della
legge, e quando non
</p>
<p>sussistono indicazioni nell'atto di nomina, la revoca, salvo il caso di giusta
causa, richiede la
</p>
<p>partecipazione di tutti coloro che hanno conferito il potere amministrativo.
Se il principio
</p>
<p>maggioritario è fissato nell'atto costitutivo, nulla vieta che la revoca
avvenga col consenso della
</p>
<p>maggioranza dei soci.
</p>
<p>158. Le modalità di esercizio del potere di amministrazione
</p>
<p>Poiché il potere di amministrazione trova il suo fondamento nella
posizione di socio illimitatamente
</p>
<p>responsabile, la legge prevede che, salva diversa pattuizione,
l'amministrazione della società spetta
</p>
<p>a ciascun socio illimitatamente responsabile <i>disgiuntamente</i> dagli
altri (art. 2257). L'atto costitutivo
</p>
<p>può però stabilire diversamente. Infatti soci possono:
</p>
<p>- attribuire il potere di amministrazione soltanto ad alcuni di essi;
</p>
<p>- attribuire tale potere <i>congiuntamente</i> a tutti i soci o ad alcuni di
essi;
</p>
<p>- attribuire tale potere, in tutto o per alcuni atti, alla maggioranza dei soci;
</p>
<p>- attribuire il potere a tutti o ad alcuni soci disgiuntamente per alcuni atti,
congiuntamente per altri,
</p>
<p>e alla maggioranza per altri ancora.
</p>
<p>L'<i>amministrazione disgiuntiva</i> si applica nel caso in cui non vi sia
stata una pattuizione diversa.
</p>
<p>20</p>
</div></div>
<div><div><p>Essa spetta a tutti i soci illimitatamente responsabili. Ciascun
socio amministratore può
</p>
<p>intraprendere da solo tutte le operazioni che rientrano nell'oggetto sociale,
senza essere tenuto a
</p>
<p>richiedere il consenso o il parere degli altri amministratori, e senza doverli
avvertire
</p>
<p>preventivamente. Ma al fine di assicurare un coordinamento nell'attività
dei vari amministratori, la
</p>
<p>legge prevede che ciascun amministratore ha il diritto di opporsi
all'operazione che un altro vuole
</p>
<p>compiere, prima che sia compiuta. L'opposizione fa venir meno il potere
del singolo amministratore
</p>
<p>in ordine all'operazione che esso intendeva compiere, paralizzandolo.
Sull'opposizione dovrà poi
</p>
<p>decidere la maggioranza dei soci (amministratori e non), maggioranza che
sarà determinata secondo
</p>
<p>la parte attribuita a ciascun socio negli utili.
</p>
<p>L'<i>amministrazione congiuntiva</i> deve essere espressamente prevista
nel contratto sociale, poiché nel
</p>
<p>silenzio la regola è l'amministrazione disgiuntiva. Quando
all'amministrazione spetta in modo
</p>
<p>congiunto a tutti o a più soci, occorre il consenso di tutti i soci
amministratori per poter compiere le
</p>
<p>operazioni sociali. I singoli amministratori non possono compiere da soli
nessun atto, salvo il caso
</p>
<p>in cui vi sia l'urgenza di evitare un danno alla società (quando gli
amministratori o la maggioranza
</p>
<p>non possono essere sentiti preventivamente e dal mancato compimento
dell'atto può risultare un
</p>
<p>danno alla società). Il contratto sociale può però prevedere che per
l'amministrazione o per
</p>
<p>determinati atti sia necessario non il consenso unanime dei soci
amministratori, ma il consenso della
</p>
<p>maggioranza; in tal caso la maggioranza, se il contratto nulla dispone, va
calcolata secondo la parte
</p>
<p>attribuita a ciascun socio negli utili.
</p>
<p>L'atto costitutivo può stabilire che i contrasti tra gli amministratori in
ordine alle scelte da adottare
</p>
<p>nella gestione della società siano deferite ad uno o più terzi (c.d. clausola
di arbitraggio); le
</p>
<p>decisioni di questi possono anche essere reclamate dinnanzi ad un
collegio. Le determinazioni del
</p>
<p>terzo e del collegio possono essere impugnate solo nel caso in cui si provi
la loro mala fede.
</p>
<p>159. Posizione giuridica degli amministratori
</p>
<p>La posizione degli amministratori è equiparata a quella dei mandatari: i
diritti e gli obblighi degli
</p>
<p>amministratori sono regolati dalle norme sul mandato (art. 2260).
</p>
<p>La formula si riferisce a tutte le diverse ipotesi previste dalla legge, e
quindi: potere amministrativo
</p>
<p>derivante da conferimento contenuto nel contratto sociale; potere
amministrativo derivante da
</p>
<p>conferimento contenuto in atto separato; potere amministrativo derivante,
per legge, dalla
</p>
<p>partecipazione alla società come socio illimitatamente responsabile. I
rapporti inerenti
</p>
<p>all'amministrazione della società sono quindi assoggettati alla disciplina
del mandato, e cioè ad una
</p>
<p>disciplina autonoma rispetto a quella dei rapporti sociali. Ciò comporta
particolari conseguenze,
</p>
<p>21</p>
</div></div>
<div><div><p>come ad esempio il diritto dell'amministratore ad un compenso
per la sua opera e il diritto
</p>
<p>dell'amministratore di rinunciare all'incarico anche se è stato assunto a
tempo determinato (=
</p>
<p>mandatario).
</p>
<p>Gli amministratori devono esercitare le loro funzioni personalmente,
devono esperire il proprio
</p>
<p>incarico usando la diligenza media e devono adempiere agli obblighi ad
essi imposti dalla legge e
</p>
<p>dal contratto sociale. Tra gli obblighi ad essi imposti dalle legge:
</p>
<p>– l'obbligo di dare notizia ai soci dello svolgimento degli affari sociali e di
presentare il
</p>
<p>rendiconto dell'amministrazione al termine di ogni anno o quando lo scopo
sociale è stato
</p>
<p>conseguito (→ art. 2261 – Controllo dei soci: i soci che non partecipano
all'amministrazione
</p>
<p>hanno il diritto di avere dagli amministratori notizia dello svolgimento
degli affari sociali, di
</p>
<p>consultare i documenti relativi all'amministrazione e di ottenere il
rendiconto quando gli
</p>
<p>affari per cui fu costituita la società sono stati compiuti. Se il compimento
degli affari sociali
</p>
<p>dura oltre un anno, i soci hanno diritto di avere il rendiconto
dell'amministrazione al termine
</p>
<p>di ogni anno, salvo che il contratto sociale stabilisca un termine diverso);
</p>
<p>– l'obbligo di provvedere alla pubblicità nel registro delle imprese;
</p>
<p>– l'obbligo di tenere i libri e le altre scritture contabili;
</p>
<p>– l'obbligo di non servirsi dei beni sociali per fini estranei a quelli della
società, e cioè a fini
</p>
<p>diversi da quelli a cui sono stati destinati.
</p>
<p>160. Responsabilità degli amministratori
</p>
<p>Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società per
l'adempimento degli obblighi
</p>
<p>ad essi imposti dalla legge e dal contratto sociale. Tuttavia la
responsabilità non si estende a coloro
</p>
<p>che dimostrino di essere esenti da colpa (art. 2260).
</p>
<p>La portata di tale norma non è affatto chiara per diversi motivi. Ad
esempio, la responsabilità
</p>
<p>solidale non può giustificarsi quando l'amministrazione della società ha
carattere disgiuntivo; in più,
</p>
<p>se il potere di amministrazione è connaturale alla posizione di socio
illimitatamente responsabile, la
</p>
<p>norma arriva ad avere una funzione praticamente nulla dato che su tutti i
soci verrebbero a ricadere
</p>
<p>le conseguenze della cattiva gestione della società.
</p>
<p>La norma arriva quindi ad avere una funzione solo nelle ipotesi in cui
l'amministrazione sia stata
</p>
<p>conferita a più soci (ma non a tutti) e nelle ipotesi in cui si tratta di
escludere la responsabilità di
</p>
<p>qualcuno dei soci poiché esente da colpa.
</p>
<p>Così come avviene nelle s.p.a., la responsabilità si ha nei confronti della
società, ma non si
</p>
<p>22</p>
</div></div>
<div><div><p>comprende in quale modo tale responsabilità possa essere fatta
valere dalla società. Essa non può
</p>
<p>essere fatta valere dagli stessi amministratori, poiché la norma li considera
tutti solidamente
</p>
<p>responsabili; nulla è stabilito riguardo alla possibilità che possa essere
fatta valere dalla collettività
</p>
<p>dei soci e da quali soci tale collettività debba essere formata (soci +
amministratori o soltanto i soci
</p>
<p>che non amministrano?). L'unica possibilità è che l'azione di responsabilità
spetti al socio, non come
</p>
<p>singolo, ma come membro della collettività sociale.
</p>
<p>Detto ciò, possiamo dire che la funzione della norma sia quella di
affermare l'obbligo degli
</p>
<p>amministratori di risarcire integralmente il danno subito dalla collettività
in conseguenza della mala
</p>
<p>gestione e il diritto di ciascun socio di proporre azione di responsabilità.
</p>
<p>Accanto alla responsabilità civile ex art. 2261 sono previste anche sanzioni
penali o amministrative
</p>
<p>per la violazione degli obblighi degli amministratori.
</p>
<p>161. I poteri dei soci non amministratori: potere di controllo e diritto al
rendiconto
</p>
<p>I soci che non partecipano all'amministrazione hanno il diritto di avere
dagli amministratori notizia
</p>
<p>dello svolgimento degli affari sociali, di consultare i documenti relativi
all'amministrazione e di
</p>
<p>ottenere il rendiconto quando gli affari per cui fu costituita la società sono
stati compiuti. Se il
</p>
<p>compimento degli affari sociali dura oltre un anno, i soci hanno diritto di
avere il rendiconto
</p>
<p>dell'amministrazione al termine di ogni anno, salvo che il contratto sociale
stabilisca un termine
</p>
<p>diverso.
</p>
<p>Il diritto di informazione e di controllo è un diritto personale del socio che
questi può esercitare
</p>
<p>singolarmente ma che deve esercitare personalmente. Il contratto sociale
può ampliare o limitare
</p>
<p>tale diritto. Il socio può anche rinunciarci (poiché è un diritto che la legge
gli riconosce nel suo
</p>
<p>esclusivo interesse) ma la rinuncia preventiva al rendiconto non esonera
gli amministratori dalla
</p>
<p>responsabilità per dolo o per colpa grave.
</p>
<p>Il diritto dei soci non amministratori ad ottenere il rendiconto costituisce
un presupposto dell'azione
</p>
<p>di responsabilità che questi possono intraprendere contro i soci
amministratori che non hanno
</p>
<p>adempiuto gli obblighi imposti dalla legge e dal contratto sociale. Nasce
così un rapporto diretto tra
</p>
<p>soci amministratori e soci non amministratori, e a questi ultimi è attribuito
un potere di controllo
</p>
<p>sull'operato dei primi. Ma la responsabilità dei soci amministratori che
consegue al non
</p>
<p>adempimento degli obblighi imposti dalla legge e dal contratto sociale è
verso la società e ciò
</p>
<p>perché il danno causato dalla mala gestione è subito dal patrimonio della
società; il danno che il
</p>
<p>socio risente è quello che consegue al danno che ha subito il patrimonio
sociale, ed è appunto
</p>
<p>questo che i soci amministratori dovranno risarcire. Affermando la
responsabilità degli
</p>
<p>23</p>
</div></div>
<div><div><p>amministratori verso la società (e non verso i soci in relazione
alla loro quota di interesse) si mira a
</p>
<p>tutelare il funzionamento della società e la posizione dei creditori sociali.
</p>
<p>Nell'accomandita semplice (nella quale l'amministrazione può essere
conferita solo ai soci
</p>
<p>accomandatari), i soci accomandanti e i soci accomandatari non
amministratori hanno un potere di
</p>
<p>controllo sull'attività degli accomandatari amministratori. Ma il potere di
controllo dei soci
</p>
<p>accomandanti non è un potere continuo, così come lo è per i soci
accomandatari non amministratori;
</p>
<p>si tratta do un controllo che può essere esercitato solo alla fine
dell'esercizio della società. Il loro,
</p>
<p>più che essere un potere di controllo sull'amministrazione, è un potere di
controllo dell'esattezza del
</p>
<p>bilancio e del conto dei profitti e delle perdite. Infatti gli accomandanti
possono consultare libri e
</p>
<p>documenti della società solo al fine di controllare l'esattezza dei dati di
bilancio (art. 2320). Questo
</p>
<p>però senza poter sindacare sulla gestione della società e sull'indirizzo ad
essa dato dagli
</p>
<p>accomandatari, poiché si tratta di un puro controllo dei conti, e non di un
controllo della gestione,
</p>
<p>controllo che la legge gli vieta. Tuttavia, se l'atto costitutivo lo consente, i
poteri degli accomandanti
</p>
<p>possono essere ampliati consentendo loro di dare autorizzazioni e pareri
per determinate operazioni
</p>
<p>e di compiere atti di ispezione e sorveglianza.
</p>
<p>162. La società nei confronti dei terzi: la ragione sociale e la sede della
società
</p>
<p>I rapporti esterni con i terzi si pongono con il gruppo sociale considerato
nella sua unità, non coi
</p>
<p>singoli soci. L'azione sociale si presenza come azione unitaria di gruppo
nei rapporti esterni e si
</p>
<p>attua sotto una ragione sociale, e cioè sotto un nome che puntualizzi il
fatto che si tratta di un'azione
</p>
<p>di gruppo e che individui il gruppo sociale a cui l'azione stessa e i suoi
effetti si riferiscono.
</p>
<p>Tutte le società di persone devono avere una ragione sociale, anche se la
legge ne prevede l'uso solo
</p>
<p>per la società in nome collettivo ed in accomandita semplice. La regola è
che la società in nome
</p>
<p>collettivo deve agire sotto una ragione sociale costituita dal nome di uno o
più soci con l'indicazione
</p>
<p>del rapporto sociale, e la società in accomandita semplice deve agire sotto
una ragione sociale
</p>
<p>costituita dal nome di almeno uno dei soci accomandatari con l'indicazione
di società in
</p>
<p>accomandita semplice. Ma, in entrambi i due tipi di società, è possibile
conservare nella ragione
</p>
<p>sociale il nome del socio o dell'accomandatario receduto o defunto se vi è
il consenso del
</p>
<p>socio/accomandatario receduto o degli eredi del defunto. È quindi
consentita la conservazione della
</p>
<p>ragione sociale originaria; tale conservazione è resa possibile senza
pericoli di confusione grazie al
</p>
<p>sistema di pubblicità realizzato col registro delle imprese.
</p>
<p>Se l'accomandante consente che il suo nome sia compreso nella ragione
sociale, egli risponde di
</p>
<p>fronte ai terzi illimitatamente e solidalmente con i soci accomandatari per
le obbligazioni sociali. In
</p>
<p>24</p>
</div></div>
<div><div><p>tal caso non si ha un'irregolarità nella formazione della ragione
sociale, ma solo la conseguenziale
</p>
<p>responsabilità illimitata e solidale dell'accomandante per le obbligazioni
sociali. Tale responsabilità
</p>
<p>è dovuta al fatto che l'accomandante consente ad assumere una posizione
che non gli è permessa dal
</p>
<p>contratto sociale, neppure se gli altri soci vi acconsentono.
</p>
<p>Ai fini dell'individuazione della società, essa deve avere una sede, e cioè il
luogo in cui è posto il
</p>
<p>centro dell'attività sociale e nel quale vengono compiuti gli affari. Per
quanto riguarda la società in
</p>
<p>nome collettivo e l'accomandita semplice, la sede deve essere
espressamente indicata nell'atto
</p>
<p>costitutivo, insieme alle eventuali sedi secondarie. Se la società ha istituito
sedi secondarie con una
</p>
<p>rappresentanza stabile, un estratto dell'atto costitutivo deve essere
depositato per l'iscrizione presso
</p>
<p>l'ufficio del registro delle imprese del luogo in cui tali sedi sono istituite,
entro 30 giorni
</p>
<p>dall'istituzione delle stesse. L'estratto deve indicare l'ufficio del registro
presso il quale è iscritta la
</p>
<p>società e la data d'iscrizione. L'iscrizione di sedi secondarie deve essere
denunciata per l'iscrizione
</p>
<p>anche presso l'ufficio del registro del luogo dove è iscritta la società. Tali
forme di pubblicità delle
</p>
<p>sedi secondarie sono necessarie per consentire ai terzi che contrattano con
la sede secondaria di
</p>
<p>conoscere tutti gli elementi che riguardano la società e per consentire ai
terzi che contrattano con la
</p>
<p>società di conoscere la sua organizzazione sociale. La mancata attuazione
della pubblicità delle sedi
</p>
<p>secondarie non incide sulla società e non causa una situazione di
irregolarità; saranno solo applicate
</p>
<p>sanzioni amministrative e si verificheranno gli effetti negativi della
pubblicità dichiarativa.
</p>
<p>163. Il potere di rappresentanza
</p>
<p>La società agisce, acquista diritti ed assume obbligazioni per messo dei
soci che ne hanno la
</p>
<p>rappresentanza e sta in giudizio nella persona dei medesimi.
</p>
<p>In mancanza di una diversa disposizione del contratto sociale, la
rappresentanza spetta a ciascun
</p>
<p>socio amministratore (essendo il potere di rappresentanza connaturale al
potere di amministrazione),
</p>
<p>senza la necessità di un espresso conferimento di poteri, e si estende a tutti
gli atti che rientrano
</p>
<p>nell'oggetto sociale. La rappresentanza spetta agli amministratori
disgiuntamente o congiuntamente,
</p>
<p>a seconda che si tratti di amministrazione disgiuntiva o di amministrazione
congiuntiva. L'atto
</p>
<p>costitutivo può comunque stabilire eventuali modificazioni o limitazioni al
potere di
</p>
<p>rappresentanza; può addirittura escluderlo.
</p>
<p>Così come avviene per il potere di amministrazione, la disciplina legale in
ordine al potere di
</p>
<p>rappresentanza ha carattere suppletivo, poiché è decisiva la volontà
manifestata dai soci nel
</p>
<p>contratto sociale. Il terzo ha l'onere di accertarsi che colui col quale
contratta abbia il potere di
</p>
<p>rappresentanza in base al contratto sociale, e che l'atto per il quale si
contratta rientri tra quelli