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CAPITOLO 1:

L’IMPRENDITORE
</b></p>
<p><b>Art 2082 c.c. :” e’ imprenditore colui che esercita
professionalmente
un'attività’ economica organizzata al fine della produzione
,distribuzione o scambio di beni o servizi”.<i> </i>la disciplina
dettata non è
però identica in tutti li imprenditori. Infatti <i> </i>Il c.c. distingue
vari tipi di
imprese e imprenditori a base di 3 criteri certi:
</b></p>
<p>1. <b>oggetto dell'impresa che determina la distinzione tra in
imprenditore agricolo e imprenditore commerciale (risp.
art.2135 e art.2195)
</b></p>
<p>2. <b>dimensione dell'impresa:che serve ad enucleare la figura
del
piccolo imprenditore e, di riflesso, il medio-grande (art. 2083)
</b></p>
<p>3. <b>natura del soggetto che esercita l’impresa, che determina la
tripartizione legislativa fra impresa individuale, impresa costituita
in forma di società’ ed impresa considerata pubblica.
</b></p>
<p><b>Quindi classificando le imprese si capisce che alcune regole
valgono per
alcune e non per altre ma l’eccezione c'è’ infatti esistono norme
applicabili a tutti gli imprenditori i quali sono assoggettati al rispetto
di
una disciplina comune, nota come <i>STATUTO GENERALE
DELL’IMPRENDITORE</i> all’ interno della quale sono presenti
norme
sull’azienda, note come
</b></p>
<p><b>1. disciplina dell’azienda e dei segni distintivi,
2. -disciplina della concorrenza e dei consorzi
3. e alcune norme sui contratti sparse nel codice.
</b></p>
<p><b>E’ poi identificabile una statuto dell’imprenditore
commerciale
(integrativo di quello generale)nel quale rientrano:
</b></p>
<p> <b> la regolamentazione dell’iscrizione nel registro delle
imprese
</b> <b>la disciplina della rappresentanza commerciale,
</b> <b>le scritture contabili,
</b> <b>il fallimento
</b></p>
<p><b>Poche sono invece le disposizioni del c.c. che riguardano gli
imprenditori agricoli e i piccoli imprenditori. Essi sono esonerati
</b></p>
<p> <b>dalla tenuta delle scritture contabili
</b> <b>dall’assoggettamento delle scritture contabili,
</b></p>
<p><b>mentre hanno solo l’obbligo dell’iscrizione al registro delle
imprese (ma
con un diverso rilievo al confronto con l’imprenditore agricolo ed il
piccolo imprenditore).
</b></p>
<p> 1</p>
</div></div>
<div><div><p><b>2.La nozione generale di imprenditore
</b></p>
<p><b>Riprendendo la definizione di imprenditore di sopra: ” e’
imprenditore
colui che esercita professionalmente un'attività’ economica
organizzata
al fine della produzione ,distribuzione o scambio di beni o servizi”.
Si può stabilire con certezza che tale definizione è di derivazione
economica. Tale derivazione economica non significa che ci deve
essere
coincidenza tra nozione economica e nozione giuridica.
Nell’<i>ambito economico </i>nella<i> </i>definizione di
imprenditore si evidenziano
le funzioni, nell’ambito giuridico si tende invece ad evidenziare i
requisiti.
Più specificatamente secondo <i>l’interpretazione economica</i>
l’imprenditore
è il soggetto che nel processo economico svolge funzione
intermediaria
tra chi dispone dei fattori produttivi e chi domanda prodotti e servizi
</b></p>
<p><b>nello svolgimento di tale funzione l’imprenditore coordina,
organizza e dirige secondo proprie scelte il processo produttivo
(funzione organizzativa) assumendo su di se il rischio che i costi di
impresa non siano ricoperti per la mancanza di domanda o per la
situazione di mercato ( rischio di impresa) nel caso in cui invece i
ricavi superano i costi ricava un profitto, profitto che è il tipico
movente dell’attività imprenditoriale (profitto) ;invece secondo
<i>l’interpretazione giuridica</i> nella definizione di imprenditore ci
si
sofferma a stabilire quali sono i requisiti minimi necessari e
sufficienti affinché un soggetto possa essere definito imprenditore.
</b></p>
<p><b>Dall’articolo 2082 si ricavano i requisiti:
</b>- <b>l’impresa e’ <i>ATTIVITA’ </i>(serie coordinata di atti
con una funzione
</b></p>
<p><b>unitaria)
</b>- <b>ed e’ attività’ caratterizzata sia da uno <i>SPECIFICO</i>
<i>SCOPO</i> cioè’
</b></p>
<p><b>produzione o scambio di beni o servizi,
</b>- <b>e sia da specifiche <i>MODALITA’ DI
SVOLGIMENTO</i> cioè’
</b></p>
<p><b>l’organizzazione, economicità’ e professionalità’.
Altri requisiti non sono espressamente richiesti. Viene spesso
contestato
che siano altre-si’ richiesti altri requisiti indispensabili come:
l’intento dell’imprenditore di ricavare un profitto dall’esercizio
dell’impresa (scopo di lucro) la destinazione al mercato dei beni e dei
servizi prodotti la liceità’ dell'attività’ svolta.
</b></p>
<p> 2</p>
</div></div>
<div><div><p><b>3.L’attività produttiva
L’impresa è attività finalizzata alla produzione o allo scambio di beni
e
servizi. pertanto si si configura come <i>ATTIVITA’
PRODUTTIVA</i>,è
attività produttiva di nuova ricchezza.
Per qualificare una data attività come produttiva è irrilevante la natura
dei beni o servizi prodotti o scambiati ed il tipo di bisogno che essi
sono
destinati a soddisfare.
Non sarà impresa l’attività di mero godimento: per esempio il
proprietario di beni immobili che li cede il locazione. Non vi è però
incompatibilità tra attività di impresa e attività di godimento nel caso
di:
</b></p>
<p> <b>un proprietario di un fondo agricolo che destini lo stesso a
coltivazione
</b></p>
<p> <b>un proprietario di un immobile che adibisca lo stesso ad
albergo ,
pensione o residence.
</b></p>
<p> <b>nella concezione di finanziamenti a terzi, come nel caso
delle
società finanziarie che erogano credito con mezzi propri e non
raccolti tra il pubblico e società di investimento o holding che
hanno come unico oggetto esclusivo l’acquisto e la gestione di altre
società’.
</b></p>
<p><b>4.L’organizzazione
Non e’ concepibile impresa senza l’impiego coordinato di fattori
produttivi come capitale e lavoro propri e/o altrui ed attraverso la
creazione di un complesso produttivo che si definisce azienda , dove
tale
complesso è complesso dei beni organizzati dall' imprenditore per
l’esercizio dell’impresa.
Di norma la funzione organizzativa dell’imprenditore si realizza
attraverso la coordinazione<i> di fattori produttivi e creazione di un
complesso produttivo</i>, formato da persone e da beni strumentali.
Ma può accadere che l’ imprenditore eserciti attività senza l’ausilio di
collaboratori oppure senza che il ordinamento dei fattori produttivi
(capitale e lavoro) realizzi un complesso aziendale materialmente
percepibile.
In questi due casi la qualità di imprenditore non può essere negata,
dal
momento che non è necessario che la funzione organizzativa
dell’imprenditore abbia per oggetto anche altrui prestazioni lavorative
</b></p>
<p> 3</p>
</div></div>
<div><div><p><b>autonome o subordinate, cioè lavoratori
dipendenti(ci sono infatti dei
negozi in cui lavora solo il titolare o altri in cui ci sono servizi
automatizzati e non personale-lavanderie a gettoni). Ed in tali attività
produttive possono raggiungere dimensioni notevoli anche senza
lavoratori dipendenti ma cono il proprio lavoro intellettuale e
manuale.
</b></p>
<p><b>5.Impresa e lavoro autonomo
</b></p>
<p><b> Requisito dell’organizzazione si ridimensiona ancor di più’
quando si
parla di <i>IMPRESA E LAVORO AUTONOMO</i>: cioè’ quando
tutto il
processo produttivo si basa esclusivamente sul lavoro personale del
soggetto agente e si non si utilizzano ne’ lavoro ne’ capitali altrui
cioè’
faccia difetto la cd. etero-organizzazione.
Ma un minimo di organizzazione di lavoro altrui o di capitale è pur
sempre necessaria per aversi impresa. In mancanza si avrà semplice
lavoro autonomo non imprenditoriale.
Comunque si arriva alla conclusione che <i>per aversi una impresa
autonoma anche se piccola si debba superare quella linea della
semplice
auto organizzazione del proprio lavoro </i>. Poi superata la soglia
della
semplice auto-organizzazione del proprio lavoro si diventa
imprenditori
e imprenditori piccoli o grandi a seconda dei casi.
</b></p>
<p><b>Per aversi impresa c'è’ sempre bisogno di un minimo utilizzo
di lavoro
altrui o capitale altrui, <i>in mancanza di ciò’ si avrà’ semplice
lavoro
autonomo non imprenditoriale</i>.
</b></p>
<p><b>6.Economicità dell’attività
Altro requisito dell’impresa e’ <i>l’ECONOMICITA’ </i>. Si parla
di
economicità dell’attività poiché nel momento in cui l’impresa è
definita
attività economica si ritene nell' art 2082 che attività economica sia
sinonimo di attività produttiva. ma ridurre la attività economica ad
attività produttiva è sbagliato perché sempre nell' art 2082
l’economicità è richiesta in aggiunta allo scopo produttivo.
Ossia ciò che qualifica un attività come economica non è solo il fine
produttivo è anche il <i>metodo</i> con cui è svolta.
</b></p>
<p><b>E l’attività produttiva può dirsi condotta con <i>metodo
economico
</i>quando è tesa al procacciamento di entrate remunerative dei
fattori produttivi utilizzati:
</b></p>
<p> 4</p>
</div></div>
<div><div><p><b>Per aversi impresa è quindi necessario che
l’attività produttiva sia
condotta con metodo economico,secondo modalità che consentono
quanto meno <i>la copertura dei costi con i ricavi</i> ed assicurino
<i>l’autosufficienza economica</i>.
</b></p>
<p><b>Non e’ quindi imprenditore chi, soggetto pubblico o privato,
produca
beni o servizi che vengano erogati gratuitamente o a prezzo politico,
tale
cioè’ da far oggettivamente escludere la possibilità’ di coprire con i
ricavi i costi.
</b></p>
<p><b>7.La professionalità
</b></p>
<p><b> Ultimo requisito richiesto dall’art. 2082 e’ la
<i>PROFESSIONALITA’:
</i>cioè’ l’esercizio abituale e non occasionale di una data attività’
produttiva.
Non è perciò imprenditore chi compie una sola operazione di acquisto
e
di rivendita di merci.
<i>Eccezioni:
</i>-La professionalità non implica però che l’attività imprenditoriale
deve
essere svolta in modo continuato: esistono infatti attività stagionali.
-La professionalità non implica neppure che quella di impresa sia
l’attività unica o principale. È imprenditore infatti anche il professore
o
impiegato che collateralmente alla sua professione principale gestisce
un
negozio o un albergo. È possibile quindi anche il contempo esercizio
di
più attività di impresa, noto come <i>pluralità di attività.
</i></b></p>
<p><b>Esaurita l’esposizione dei requisiti essenziali richiesti dal
legislatore,
non resta da vedere se altri ne debbano ricorrere altri per qualificare
un
soggetto come imprenditore.
</b></p>
<p> <b>lo scopo di lucro e’ requisito essenziale? Si risponde che
essenziale
e’ solo che l'attività’ venga svolta secondo modalità’ astrattamente
lucrative, irrilevante e’ che un profitto venga poi realmente
conseguito, sia fatto che l’imprenditore devolva integralmente ai
fini altruistici il ricavato conseguito.(lucro oggettivo). Nulla si
oppone, a che si affermi che requisito essenziale dell'impresa sia
l'economicità’ e non lo scopo di lucro.
</b></p>
<p> <b>Può’ essere considerato imprenditore colui che produce
beni o
servizi destinati a uso e consumo personali? E’ impresa la cd.
</b></p>
<p> 5</p>
</div></div>
<div><div><p><b>impresa per conto proprio? L’opinione generale
e’ negativa,
l’impresa per conto proprio pur concedendosi che per l’acquisto
della qualità’ di imprenditore basta una destinazione parziale o
potenziale della produzione al mercato ma tuttavia non possono
essere considerate imprese come la coltivazione di un fondo a
scopo famigliare, la costruzione di appartamenti non destinati alla
vendita.
</b></p>
<p> <b>Un imprenditore può’ essere considerato tale anche se
l'attività’
produttiva e’ illecita,immorale o mafiosa? Chi esercita un'attività’
illecita e’ sempre un imprenditore con vantaggi e svantaggi
dipendendo pero’ da quale illecita’ compie.
</b></p>
<p><b>Altra cosa importante da discutere e’ <i>L’IMPRESA E LE
PROFESSIONI
INTELLETTUALI </i>: esistono infatti attività’ produttive per le
quali la
qualifica imprenditoriale e’ esclusa in via di principio dal legislatore
stesso ed e’ il caso delle professioni intellettuali, infatti i liberi
professionisti non sono mai, in quanto tali, imprenditori. I liberi
professionisti diventano imprenditori solo se e in quanto la
professione
intellettuale e’ esplicata nell’ambito di un’altra attività’ di per se’
qualificabile come impresa, per contro un professionista libero o
artista
che si limita a svolgere la propria attivati’ non diventerà’ mai
imprenditore.
</b></p>
<p><b>CAPITOLO 2: LE CATEGORIE DI IMPRENDITORI
</b></p>
<p><b>L’IMPRENDITORE AGRICOLO E IMPRENDITORE
COMMERCIALE: sono due tipi di imprenditori vengono distinti dal
legislatore in base all’<i>oggetto </i>della loro attività’.
</b></p>
<p><b>L’imprenditore commerciale è destinatario di un’ampia e
articolata
disciplina fondata sull’
-obbligo dell’iscrizione al registro delle imprese,
-obbligo di scritture contabili e
-l’assoggettamento al fallimento
-e altre procedure concorsuali.
</b></p>
<p><b>L’imprenditore agricolo presenta una nozione essenzialmente
negativa
nel codice civile.
chi e’ imprenditore agricolo e’ essenzialmente sottoposto alla
disciplina
per l’imprenditore in generale ed e’
</b></p>
<p> 6</p>
</div></div>
<div><div><p><b>- esonerato dalle scritture contabili(dal 1993) ,
-e all’assoggettamento alle procedure concorsuali.
Era inoltre esonerato anche dall'iscrizione nel registro delle imprese,
ma
dal 1993 è stata introdotta per tutti gli imprenditori agricoli dapprima
con semplice funzione di pubblicità notizia, e di recente anche con
funzione di pubblicità legale, identica a quella prevista per gli
imprenditori commerciali.
Ultimamente si comincia a parlare di una terza categoria detta delle
<i>IMPRESE CIVILI</i>, imprese non menzionate direttamente dal
legislatore
ed individuabili in base al criterio meramente negativo di non poter
essere qualificate ne’ agricole ne’ commerciali dove queste imprese
sarebbero soggette solo alla disciplina in generale per l’imprenditoria
e
non a quella delle imprese commerciali, con conseguente
allargamento
della zona di esonero di tale normativa.
</b></p>
<p><b>2. l’imprenditore agricolo. Le attività agricole essenziali.
3.Le attività agricole per connessione.
Secondo la nozione originaria l’art. 2135 del c.c.
“E’ imprenditore agricolo chi esercita un'attività’ diretta alla
</b></p>
<p><b>-coltivazione di un fondo,
-alla silvicultura,
</b></p>
<p><b>-all’allevamento del bestiame e
-attività’ connesse,
</b></p>
<p><b>si reputano attività’ connesse le attività’ dirette alla
trasformazione o
all’alienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano nell’esercizio
normale dell’agricoltura”.
</b></p>
<p><b>Quindi le attività’ agricole possono perciò’ essere distinte in
due grandi
categorie:
</b></p>
<p><b>1. attività’ agricole essenziali.
2. attività’ agricole per connessione.
</b></p>
<p><b>Questa distinzione e’ stata mantenuta anche dalla nuova
nozione di
imprenditore agricolo introdotta dal d.lgs 228/2001.
Inizialmente l’attività di i. agricolo era connessa all’ attività svolta su
terreno, poi nel corso degli anni e con lo sviluppo delle tecnologie
alcune
attività si sono scollegate dalla terra, per utilizzare tecniche sempre
più
sofisticate e dare luogo alla cosiddetta <i>agricoltura industrializzata.
</i></b></p>
<p> 7</p>
</div></div>
<div><div><p><b>Quindi oggi anche l'attività’ può’ dar luogo ad
ingenti investimenti di
capitali e a sollevare sul piano giuridico esigenze di tutela del credito
non molto diverse da quelle che sono alla base della disciplina delle
imprese commerciali.
Ma l’imprenditore agricolo è esonerato a tale disciplina, infatti è
sottratto al fallimento. Una scelta legislativa che lascia insoddisfatti
molti giudici e interpreti.
</b></p>
<p><b>Ritornando alla nuova nozione di imprenditore agricolo del
2001 si e’
optato per la seguente impostazione, cioè’ che l’imprenditore e’ colui
che
ha una produzione fondata sullo svolgimento di un ciclo biologico
naturale, quindi l’attuale formulazione dell’art.2135 ribadisce che
l’imprenditore agricolo e’ chi esercita una delle seguenti attività’,
coltivazione di un fondo, selvicoltura, allevamento e attività’
connesse
specificando che per le suddette attività’ si intendono le attività’
dirette
alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico naturale o di una fase
necessaria del ciclo stesso (vi rientrano gli orticoltori,coltivatori di
funghi, allevamenti in batteria e la zootecnia, allevamenti di cavalli
da
corsa e da pelliccia e le imprese ittiche).
Invece per <i>ATTIVITA’ AGRICOLE PER CONNESSIONE</i> si
intendono
le attività che si configurano come ampliamento dell’attività
dell’imprenditore agricolo:
</b></p>
<p>a) <b>le attività<i>’ dirette</i> alla manipolazione,
conservazione,
trasformazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti
<i>ottenuti</i> prevalentemente <i>da un'attività’ agricola
essenziale.
</i></b></p>
<p>b) <b>Le attività<i>’ dirette</i> alla fornitura di beni o servizi
<i>mediante
l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse normalmente
utilizzate nell'attività’ agricola esercitata</i>, comprese quella di
valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale e
le attività’ agrituristiche.
</b></p>
<p><b>Queste due attività’ sono oggettivamente commerciali, ma
<i>in quanto
connesse alla loro principale attività’ agricola</i> vengono, antro
certi limiti
considerate tali anch’esse.
Quindi ora come prima della nuova nozione fornita nel 2001,due
erano
e sono le condizioni al riguardo necessarie :
-innanzitutto che il soggetto che la esercita sia già’ qualificabile
imprenditore agricolo in quanto svolge come attività’ primaria una
delle
tre attività’ agricole tipiche
- e inoltre attività’ coerente con quella connessa(connessione
soggettiva).
</b></p>
<p> 8</p>
</div></div>
<div><div><p><b>Quindi e’ imprenditore agricolo il viticoltore che
commercializza il suo
vino ma e’ considerato imprenditore commerciale colui che
commercializza un prodotto agricolo altrui.
n.b. 1---<i> Le attività’ connesse non devono prevalere, per rilievo
economico,
sull'attività’ agricola essenziale</i>.
</b></p>
<p><b>n.b. 2--- l’imprenditore agricolo a differenza
dell’imprenditore
commerciale svolge la sua attività a livello personale e non sotto-
forma
di società. Esiste tuttavia un eccezione nel caso dei consorzi agricoli e
le
cooperative che si mettono insieme al fine di sviluppare i proprio
prodotti non più a livello personale, mantenendo la qualifica di
imprenditori agricoli.
</b></p>
<p><b>4.L’imprenditore commerciale
</b></p>
<p><b><i>IMPRENDITORE COMMERCIALE</i> e’ colui che
svolge una delle
attività’ elencate nell’art.2195 cioè’:
</b></p>
<p>1. <b><i>attività’ industriale diretta alla produzione di beni e
servizi</i> (tutte
quelle imprese che posso essere qualificate tali in quanto fanno
una produzione a livello industriale.
</b></p>
<p>2. <b><i>attività’ intermediaria nella circolazione di beni e
servizi</i>, (le
imprese di puro commercio come il venditore all’ingrosso o al
minuto)
</b></p>
<p><b><i>3. attività’ di trasporti di beni o persone per acqua, terra e
aria.
</i></b><i></i>4. <b><i>attività’ bancaria e assicurativa</i>(sempre
funzione di
</b></p>
<p><b>intermediazione di quel bene particolare chiamato denaro,
invece
l'attività’ assicurativa produce particolari servizi quindi e’ di
produzione).
</b></p>
<p>5. <b><i>altre attività’ ausiliarie delle precedenti</i>, dove vi
rientrano
-le agenzie di mediazione,
-di deposito,
-di commissione,
-di spedizione,
-di pubblicità’ commerciale,
- di marketing ecc. Che possono tutte essere considerate
produttrici di servizi quindi una ulteriore sotto-categoria
delle imprese del numero 1.
</b></p>
<p> 9</p>
</div></div>
<div><div><p><b>Da qui si può’ capire che le imprese dei punti
3,4,5 sono semplici
sottospecie dei primi due punti che si distinguono in imprese
produttrici
ed intermediarie. Come già detto c'è’ una terza specie di impresa che
non e’ menzionata dal legislatore ma che va via via qualificandosi, e
cioè’ l’ <i>IMPRESA CIVILE </i>: l’imprenditore civile, in quanto
ne’ agricolo
ne’ commerciale, sarebbe sottoposto solo allo statuto generale
dell’imprenditore, ma non a quello dell’imprenditore commerciale,
perciò’ non fallirebbe.
Vengono qualificate come imprese civili:
</b></p>
<p>a) <b>imprese che producono beni <i>senza trasformare materie
prime</i>,
quali le imprese minerarie e le imprese di caccia e pesca.
</b></p>
<p>b) <b>Imprese che producono servizi <i>senza trasformare
materie prime</i> e
quindi naturalmente diverse dalle imprese previste nel punto 3
dell’art.2195. Vi rimangono quindi le imprese produttrici di
spettacoli, agenzie matrimoniali.
</b></p>
<p><b>In sintesi sarebbero <i>imprese civili, tutte quelle imprese
ausiliarie di
attività’ non commerciali</i>. Pero’ questa elencazione e soprattutto
questa
ulteriore suddivisione delle imprese non e’ condivisa dalla dottrina
prevalente. Si arriva perciò’ alla conclusione che l’art.2195 va letto
come
se dicesse: e’ attività’ commerciale quella diretta alla produzione di
beni
o servizi non agricoli e quella rivolta alla circolazione di beni non
qualificabile come agricola per connessione. Più’ sinteticamente e’
imprenditore commerciale ogni imprenditore non agricolo. Per le
imprese civili non resta alcun spazio.
</b></p>
<p><b>6.Piccolo imprenditore. L’impresa familiare.
La dimensione dell’impresa e’ il secondo criterio di differenziazione
della disciplina degli imprenditori. Il c.c. distingue il piccolo
imprenditore e quello medio-grande.
Il piccolo imprenditore e’ sottoposto allo statuto generale
dell’imprenditore
-ed e’ esonerato dal tenere le scritture contabili,
-dal fallimento
-e da altre procedure concorsuali
Mentre l’iscrizione nel registro delle imprese , originariamente
esclusa
ha di regola solo la funzione di pubblicità notizia.
Diverso e’ il discorso per la legislazione speciale. In questa la piccola
impresa o alcune specifiche piccole imprese sono destinatarie di una
ricca ed articolata disciplina, ispirata dalla finalità’ di favorirne la
</b></p>
<p> 10</p>
</div></div>
<div><div><p><b>sopravvivenza attraverso provvidenze ed
agevolazioni lavoristiche e
tributarie.
</b></p>
<p><b>La nozione di piccolo imprenditore data dall’articolo 2083
del codice
civile stabilisce che “ e’ piccolo imprenditore il coltivatore del fondo,
gli
artigiani, piccoli commercianti, e coloro che esercitano un'attività’
professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei
componenti della famiglia”.
</b></p>
<p><b>Quindi per aversi una piccola impresa e’ necessario
</b> <b>-che l’imprenditore presti il proprio lavoro nell’impresa
</b> <b>-che l’imprenditore sia il titolare di un impresa in cui
prevale il
</b></p>
<p><b>lavoro familiare, dove tale lavoro familiare prevale rispetto al
<i>lavoro</i> altrui e al <i>capitale</i> proprio o altrui investito
nell’impresa.
</b></p>
<p><b>non e’ perciò’ mai piccolo imprenditore chi investe ingenti
capitali
nell’impresa anche se non si avvale di alcun collaboratore.
È necessario accertare se l’apporto personale dell’imprenditore e dei
suoi familiari abbiano rilievo preminente nell’organizzazione
dell’impresa. Accertare tale prevalenza potrebbe richiedere anche
indagini lunghe e complesse, che potrebbero condurre inconvenienti
soprattutto in sede di dichiarazione del fallimento.
8.Il piccolo imprenditore nella legge fallimentare.
l’articolo 2083 c.c. non è la sola norma che definisce il piccolo
imprenditore. L’art.1, comma 2 della legge fallimentare nel ribadire
che
i piccoli imprenditori commerciali non falliscono stabilisce che
“Sono considerati piccoli imprenditori gli imprenditori esercenti un
attività commerciale, i quali sono stati riconosciuti in sede di
accertamento ai fini dell’ imposta di ricchezza mobile , titolari di un
reddito inferiore al minimo imponibile. Quando è mancato
l’accertamento ai fini dell’imposta di ricchezza mobile, sono
considerati
piccoli imprenditori gli imprenditori esercenti un attività commerciale
nella cui azienda risulta essere stato investito un capitale non
superiore
a lire novecentomila.”
La stessa norma fallimentare dispone che “in nessun caso sono
considerati piccoli imprenditori le società commerciali.”. Quindi non
può essere considerato piccolo imprenditore chi svolge l’attività
sotto-
forma di società. Se infatti le imprese commerciali sono esposte al
fallimento i piccoli imprenditori commerciali non falliscono.
</b></p>
<p> 11</p>
</div></div>
<div><div><p><b> Nella legge fallimentare vengono considerati
piccoli imprenditori tutti i
proprietari di imprese che non sono commerciali. Andando più’ nello
specifico si va a parlare della c.d <i>IMPRESA ARTIGIANA</i> .
</b></p>
<p><b>9.L’impresa artigiana.
</b></p>
<p><b>Le imprese artigiane, insieme alla piccola impresa ed
all’impresa
agricola , godono di una copiosa legislazione speciale di ausilio e
sostegno. tali leggi prevedono criteri di identificazione delle imprese
naturalmente diversi dai criteri dell’art.2083 del c.c. Inizialmente la
norma di riferimento era la legge 860 del 1956 ,
in base a all’art.1 della legge del 1956 era artigiana “l’impresa che
risponde ai seguenti requisiti fondamentali:
-che abbia per scopo la produzione di beni o la prestazione di servizi
di
natura artistica o usuale
-che sia organizzata ed operi con il lavoro professionale , anche
manuale
, del suo titolare e , eventualmente con quello dei suoi familiari
-che il titolare abbia la piena responsabilità dell’azienda e assuma
tutti
gli oneri ed i rischi inerenti alla sua gestione e alla sua direzione.”
L’art.2 della 860 fissa dei paletti sul
</b></p>
<p> <b>-numero dei dipendenti ;
</b> <b>Quantità di produzione
</b> <b>-Luogo dell’attività.
</b></p>
<p><b>Tali obblighi sono pero stati superati dalla norma successiva,
cioè dalla
legge quadro per l’artigianato del 1985. Tale legge dava delle
direttive
generali , poiché doveva essere seguita da una latra legge applicativa,
che in realtà non si è mai realizzata.
La nuova legge contiene una propria definizione basata
</b></p>
<p> <b> sull’oggetto dell’impresa,(che oggi può’ essere costituito da
qualsiasi attività’ di produzione di beni, anche semilavorati, o di
prestazioni di servizi, sia pure con alcune limitazioni ed esclusioni)
</b></p>
<p> <b> e sul ruolo dell’artigiano nell’impresa, (richiedendosi in
particolare che esso svolga in misura prevalente il proprio lavoro,
anche manuale, nel processo produttivo)
</b></p>
<p><b>La novità rispetto al piccolo imprenditore è che l’impresa
artigiana può
essere svolta sotto forma societaria. La legge del 1985 prevede la
possibilità per l’impresa artigiana di costituirsi in forma di società
cooperativa o in nome collettivo, a condizione che la maggioranza dei
</b></p>
<p> 12</p>
</div></div>
<div><div><p><b>soci, ovvero uno nel caso di 2 soci, svolga in
prevalenza lavoro
personale, nel processo produttivo che nell’impresa il lavoro abbia
funzione preminente sul capitale. Inoltre accanto alle soci.
Cooperative
o in nome collettivo la qualifica di i.a. è stata estesa alla società a
responsabilità limitata uni personale ed alla società in accomandita
semplice. E piu di recente anche alla s.r.l. pluripersonale.
Quindi la categoria delle imprese artigiane risulta notevolmente
ampliata rispetto alla legge precedente.
E’ venuto a scomparire ogni riferimento alla natura artistica o usuale
dei beni e servizi prodotti e si qualificano artigiane anche le imprese
edili.
Il fallimento: le società artigiane godono delle provvidenze di cui
godono le altre imprese artigiane, ma fallirà al pari di ogni altra
società
che esercita attività commerciale.
</b></p>
<p><b>10.L’impresa familiare
È una forma giuridica recente. È stata istituita e prevista con la legge
del 1975 che ha iniziato a regolamentare i rapporti familiari, nello
specifico i diritti e gli obblighi dei familiari degli imprenditori.
È definita tale l’impresa nella quale collaborano il coniuge, i parenti
entro il 3 grado e gli affini entro il 2 grado cioè’ la cd. famiglia
nucleare.
L’impresa familiare non va confusa con la piccola impresa. è
frequente
che la piccola impresa sia anche impresa familiare , ma può esistere
piccola impresa che non sia impresa familiare, perché l’imprenditore
non ha familiari o non si avvale della loro collaborazione.
Il lavoro familiare nell’impresa era ed è fenomeno diffuso, e prima
della
riforma del diritto di famiglia del 1975 poteva dare luogo ad abusi ed
ingiustizie.
Il legislatore ha voluto quindi predisporre una tutela minima e
inderogabile del lavoro famigliare nell’impresa. Questa tutela e’
realizzata riconoscendo ai membri della famiglia nucleare, che
lavorino
in <i>modo continuativo nella famiglia</i> e nell’impresa
determinati diritti
patrimoniali e amministrativi quali:
</b></p>
<p><b>1. diritto al mantenimento,
2. diritto alla partecipazione agli utili, in proporzione alla quantità
</b></p>
<p><b>del lavoro prestato nell’impresa
3. diritto sui beni acquistati con gli utili e sugli incrementi di valore
</b></p>
<p><b>dell’azienda,
4. diritto di prelazione sull’azienda in caso di vendita o divisione
</b></p>
<p><b>ereditaria . se infatti l’imprenditore decidesse di vendere
</b></p>
<p> 13</p>
</div></div>
<div><div><p><b>l’impresa e quindi di cessare l attività , è previsto
un diritto di
prelazione x i membri dell’attività (diventa imprenditore uno dei
membri della famiglia)
</b></p>
<p><b>Inoltre sul piano gestorio è previsto che alcune decisioni di
particolare
rilievo sono adottate a maggioranza dai familiari che partecipano
all’impresa stessa.
Il fallimento: l’imprenditore agisce nei confronti dei terzi in proprio e
non quale rappresentante dell’impresa famigliare, sicché’ solo a lui
saranno imputabili gli effetti degli atti posti in essere con l’esercizio
dell’impresa e solo lui sarà’ responsabile nei confronti di terzi delle
relative obbligazioni contratte e quindi solo il capo famiglia –datore
di
lavoro sarà’ passibile di fallimento.<i>
</i></b></p>
<p><b>11.l’impresa societaria.
Il terzo e ultimo criterio di differenziazione delle imprese e’
rappresentato dalla
natura giuridica del soggetto titolare dell’impresa.
qualsiasi sia l’attività 3 sono le figure espressamente contemplate dal
legislatore:
Impresa <i>INDIVIDUALE</i>,
II. impresa <i>SOCIETARIA</i>
III. impresa <i>PUBBLICA</i>
e tale differenziazione incide sull’applicazione dello statuto
dell’imprenditore commerciale.
Le società’ sono forme associative tipiche (anche se non esclusive)
previste dall’ordinamento per l’esercizio collettivo di attività’
d’impresa
ed esistono diversi tipi di società’ e che la società’ semplice e’
utilizzabile
solo per l’esercizio di attività’ non commerciali, mentre gli altri tipi di
società’ possono svolgere sia attività’ commerciali che agricole.
Le società’ diverse da quelle semplici si definiscono società’
commerciali
sia imprenditoria agricola che commerciale e potranno essere
imprenditori agricoli o commerciali a seconda dell'attività’ esercita.
Quindi si distingue tra società’ commerciale con oggetto agricolo e
quella con oggetto commerciale.
Orbene, trovano applicazione alle società’ commerciali gli istituti
tipici
dell’imprenditore commerciale che segue regole leggermente diverse
da
quelle per l’imprenditore individuale e tali regole possono essere
cosi’
sintetizzate:
</b></p>
<p><b>a) Parte della disciplina propria dell’imprenditore
commerciale si
applica alle società’ commerciali qualunque sia l'Attività’ svolta
</b></p>
<p> 14</p>
</div></div>
<div><div><p><b>b) Le società’ non sono mai piccoli imprenditori.
c) Nelle società’ in nome collettivo ed in accomandita semplice parte
</b></p>
<p><b>della disciplina dell’imprenditore commerciale trova poi
applicazione solo o anche nei confronti dei soci a responsabilità’
illimitata
</b></p>
<p><b>Trovano applicazione, solo nei confronti dei soci le norme
che regolano
l’esercizio di impresa commerciale da parte di un incapace. Trova
invece
applicazione anche nei confronti dei soci la sanzione del fallimento in
quanto il fallimento della società’ comporta automaticamente il
fallimento dei soci a responsabilità’ illimitata.
</b></p>
<p><b>12.Le imprese pubbliche
Un'attività’ può’ essere svolta anche dallo stato e dagli altri enti
pubblici (art 41 e 43 cost). e’ rilevante distinguere tra 3 possibili
forme
di intervento dei pubblici poteri nel settore dell’economia:
</b></p>
<p><b>a) Lo stato o altro ente pubblico territoriale –regione province
comuni-possono svolgere direttamente attività imprenditoriale
avvalendosi di proprie strutture organizzative dotate di
autonomia decisionale e contabile. In questi casi l’attività di
impresa è per definizione secondaria ed accessoria rispetto ai fini
istituzionali dell’ente pubblico. Si parla in questo caso di imprese
organo , come ad esempio amministrazione autonoma dei
monopoli di stato e la varie aziende dette municipalizzate ,
erogatrici di servizi pubblici –acqua gas trasporti urbani-
</b></p>
<p>b) <b>La pubblica amministrazione può’ anche dar vita ad enti di
diritto
pubblico il suo compito istituzionale esclusivo o principale e’
l’esercizio di attività’ di impresa. Sono detti <i>ENTI PUBBLICI
ECONOMICI</i> come Enel e le ferrovie dello stato ma dal 1990
vengono privatizzate formalmente trasformandole in società’ per
azioni a partecipazione statale e altre definitivamente privatizzate
in modo sostanziale.
Gli enti pubblici sono sottoposti allo statuto generale
dell’imprenditore e se l’attività è commerciale, allo statuto
proprio dell’imprenditore commerciale, con una sola eccezione:
l’esonero dal fallimento sostituito con la liquidazione coatta
amministrativa.
</b></p>
<p><b>c) Lo stato e gli altri enti possono infine svolgere attività’ di
impresa
servendosi di strutture di diritto privato: attraverso la
</b></p>
<p> 15</p>
</div></div>
<div><div><p><b>costituzione di società’, generalmente per azioni.
E’ questo il più’
vasto settore delle società’ a partecipazione pubblica.
</b></p>
<p><b>13. Attività commerciale delle associazioni e delle fondazioni
Le fondazioni e le associazioni e in generale tutti gli enti privati con
fini
ideali o altruistici possono svolgere attività’ commerciale
qualificabile
come attività’ di impresa. ma tale attività di impresa non deve avere
scopo di lucro. Infatti risulta Essenziale per aversi impresa e’ che
l'attività’ produttiva venga condotta con <i>metodo economico (cioè
che sia
un attività in cui i costi e gli utili vanno in pareggio.)</i> e tale
metodo può’
esserci anche se lo scopo perseguito sia ideale.
È più frequente però che l’attività commerciale presenti carattere
accessorio rispetto all attività ideale costituente l’oggetto principale
dell’ente., ad esempio un ente religioso che gestisce un istituto di
istruzione privata, o ad un sindacato che svolge attività editoriale..
anche se l attività commerciale abbia carattere accessorio però non
impedisce l acquisto della qualità di imprenditore.
Fallimento: Infatti le associazioni e le fondazioni esercenti attività’
commerciale in forma di impresa diventano sempre e comunque
imprenditori commerciali e restano sempre e comunque esposte al
fallimento e a tutti i rischi e alle procedure concorsuali.
</b></p>
<p><b>CAPITOLO 3: L’ACQUISTO DELLA QUALITA’ DI
IMPRENDITORE
</b></p>
<p><b>L’acquisto della qualità’ di imprenditore avviene secondo
l’articolo 2082
con l’esercizio dell’attività di impresa.
Quando però si passa alla applicazione di tale principio, si incontrano
alcune difficoltà nel rispondere ad alcuni interrogativi a cui l art.2082
non fornisce risposta.
Infatti l’art 2082 nulla dice in merito al momento in cui deve ritenersi
iniziato l’esercizio dell’impresa, con conseguente acquisto della
qualità
di imprenditore. Nulla dice anche del momento finale dell' attività di
impresa. risulta quindi necessario esaminare i criteri che regolano lì
esercizio di attività di impresa.
Il primo è il criterio di imputazione dell’attività di impresa.
</b></p>
<p><b>2.l’imputazione dell’attività di impresa. Esercizio diretto
dell’attività di
impresa.
</b></p>
<p> 16</p>
</div></div>
<div><div><p><b>L’individuazione del soggetto cui è imputabile
l’attività di impresa non
solleva problemi quando gli atti di impresa sono compiuti
direttamente
dall’interessato a da altri in suo nome.
Per poter affermare che un dato soggetto e’ diventato imprenditore e’
necessario che l’esercizio dell'attività’ di impresa sia a lui imputabile
e
quindi giuridicamente a lui riferibile.
</b></p>
<p><b> L’IMPUTAZIONE DELL’ATTIVITA’ DI IMPRESA: la
qualità di imprenditore è acquistata dal soggetto e solo dal
soggetto il cui nome è stato speso nel compimento dei singoli
atti di impresa. diventa quindi imprenditore colui che
esercita personalmente l’attività di impresa compiendo in
proprio nome gli atti relativi.
Solo questi e’ obbligato nei confronti del terzo contraente.
Quindi diventa imprenditore colui che esercita
personalmente l'attività’ d’impresa compiendo in proprio
nome gli atti relativi.
</b></p>
<p><b>
ESERCIZIO TRAMITE RAPPRESENTANTE:Non diventa
invece imprenditore colui che gestiste l’altrui impresa
quando operi spendendo il nome dell’imprenditore, per
effetto del potere di rappresentanza conferitogli
dall’interessato o riconosciutoli dalla legge. Percio’ quando
gli atti di impresa sono compiuti tramite rappresentanza
volontaria o legale, imprenditore diventa rappresentato e
non il rappresentante.
</b></p>
<p><b>è questo il caso ad esempio del genitore che gestisce
l’impresa come rappresentante legale del figlio minore, in
seguito ad autorizzazione del tribunale. Gli atti di impresa
sono in questo caso decisi e compiuti dal genitore ma
imprenditore è il minore, e se l’impresa è commerciale, solo
il minore è esposto al fallimento.
</b></p>
<p><b> 3.esercizio indiretto dell’attività di impresa. la teoria
dell’imprenditore
occulto.
</b></p>
<p><b>LA TEORIA DELL’IMPRENDITORE OCCULTO rientra,
cosi come
per l’esercizio tramite rappresentante, <i>nell’esercizio indiretto
dell’attività
di impresa</i>.
</b></p>
<p> 17</p>
</div></div>
<div><div><p><b>Si verifica quando si crea una dissociazione
</b></p>
<p><b>-tra il soggetto cui e’
formalmente imputabile
la qualità’ di imprenditore -ed il reale interessato,
</b></p>
<p><b>questo sarebbe il fenomeno largamente diffuso, dell’esercizio
dell’impresa tramite interposta persona.
Praticamente e’ un altro soggetto detto prestanome a compiere gli atti
dell’impresa
e c'è’ un altro soggetto che somministra fondi e da indirizzo
all’impresa
detto dominus o imprenditore occulto.
Questo modo di operare non da particolari problemi se gli affari
vanno
bene ma i problemi nascono se l’impresa va male ed il soggetto
utilizzato
dal dominus,quindi il prestanome, sia un nullatenente o la società
abbia
un capitale sociale irrisorio(detta società’ di comodo o d’etichetta).
In questo caso i creditori potranno provocare il fallimento del
prestanome che naturalmente non può’ provvedere ai risarcimenti
relativi e tutto ciò’ senza andare a toccare il dominus che legalmente
non
risulta facente parte la società’ fallita.
Si e’ cercato di porre rimedio a tutto attraverso l’introduzione del
concetto di responsabilità’ cumulativa dell’imprenditore palese e del
dominus, dal momento che nel nostro ordinamento giuridico è
espressamente sanzionata la inscindibilità del rapporto potere-
responsabilità,ossia chi esercita il potere di direzione di un’impresa se
ne assume anche il rischio e risponde delle relative obbligazioni.
Questo
consentirebbe di affermare che, quando l'attività’ di impresa e’
esercitata tramite prestanome, responsabili verso i creditori sono sia il
prestanome sia il dominus, per quanto solo il primo possa fallire.
</b></p>
<p><b>Un ulteriore passo avanti si ha con la TEORIA
DELL’IMPRENDITORE OCCULTO: secondo tale teoria il dominus
di
un’impresa formalmente altrui , risponderà’ insieme al prestanome e
fallirà’ sempre e comunque qualora fallisca il prestanome, e si chiama
fallimento del socio occulto di società’ palese.
</b></p>
<p> 18</p>
</div></div>
<div><div><p><b>( Entrambe le tesi esposte sopra si fondano sulla
presunta esistenza nel
nostro ordinamento di due criteri di imputazione della responsabilità’
per i debiti di impresa:
</b></p>
<p><b>1. il CRITERIO FORMALE della spendita del nome, in base
al
quale acquista la qualità’ di imprenditore, con pienezza di effetti,
la persona fisica o la società’ nel cui nome l'attività’ di impresa e’
svolta.
</b></p>
<p><b>2. il CRITERIO SOSTANZIALE del potere di direzione, in
base al
quale risponderebbe e fallirebbe anche il reale interessato cioè’ il
dominus di solito neanche interpellato ne accettato.)
</b></p>
<p><b>6.7.l’inizio dell'impresa
La qualifica di imprenditore si acquista con l’effettivo inizio
dell’esercizio dell'attività’ di impresa.
Non è sufficiente l’intenzione di dare inizio all’attività , anche se
esternata con la richiesta delle eventuali autorizzazioni
amministrative
necessarie o con l’iscrizione in albi o registri. La stessa iscrizione nel
registro delle imprese non è condizione ne necessaria ne sufficiente
per
attribuzione della qualità di imprenditore commerciale.
Che si diventi imprenditori con l’effettivo esercizio e solo con esso e’
principio pacifico per le persone fisiche e per gli enti pubblici e
privati il
cui scopo istituzionale non e’ lo svolgimento di attività’ di impresa.
Invece per quanto riguarda le società’ acquisterebbero la qualifica di
imprenditori fin dal momento della loro costituzione e quindi prima
dell’effettivo esercizio dell'attività’ produttiva e sin dalla loro
costituzione sarebbero soggette a tutta la disciplina dell’imprenditore.
Comunque l’art.2082 ricollega l’acquisto della qualità’ di
imprenditore
all’esercizio e non alla mera intenzione di esercitare attività di
impresa.
Il principio dell'effettività’, perciò’, può’ e deve trovare applicazione
anche per le società’.
</b></p>
<p><b>L’effettivo inizio dell'attività’ di impresa si può definire
distinguendo a
seconda che il compimento di atti tipici di impresa come la
produzione e
lo scambio di beni e/o servizi sia o meno preceduta da una fase
organizzativa oggettivamente percepibile (come l’affitto del locale o
l’acquisto di predisposte attrezzature.)
In mancanza di tale fase preparatoria, solo la ripetizione di atti
omogenei e funzionalmente coordinati renderà’ certo che non si tratti
di
atti occasionali, bensì’ di attività professionalmente esercitata.
</b></p>
<p> 19</p>
</div></div>
<div><div><p><b> Quando invece venga preventivamente fatta
l’organizzazione aziendale
basta un solo atto di esercizio per dire che l'attività’ sia iniziata.
Invece
per quanto riguarda le società’, anche un solo atto di organizzazione
imprenditoriale, potrà’ essere sufficiente per affermare che l'attività’
di
impresa e’ iniziata.
</b></p>
<p><b>8.la fine dell’impresa
Infine andiamo a parlare del termine della impresa e anche qui c'è’ il
dominio del principio di effettività’, infatti si ha la fine dell’impresa è
dominata dal principio di effettività, secondo cui la qualità di
imprenditore si perde solo con l’effettiva cessazione dell’attività.
Per l’esattezza l’art.10 della legge fallimentare stabilisce che
l’imprenditore commerciale può essere dichiarato fallito entro un
anno
dalla data fissata come giorno di cessazione dell’attività.
Per le imprese individuali:
È importante precisare che la fine dell’impresa e’ di regola preceduta
da
una fase più’ o meno lunga di liquidazione, durante la quale
l’imprenditore completa i cicli produttivi iniziati, vende le giacenze di
magazzino e gli impianti, licenzia i dipendenti, ecc.
Questa fase di liquidazione costituisce sempre esercizio di impresa e
alla
sua fine solo con una reale disgregazione del complesso aziendale, si
puo
dire che l’impresa ha cessato completamente la sua attività. Non è
necessario che siano stati riscossi tutti i crediti e siano stati pagati tutti
i
debiti.
Per le imprese societarie:
solo parte dell’art. 10 si ritiene valido solo per l’imprenditore
individuale perché per le imprese societarie solo dal momento
dell’integrale pagamento delle passività ad opera dei liquidatori e la
definizione dei rapporti fra i soci, comincerebbe a decorrere per le
società il termine annuale previsto dall’art.10 legge fallimentare.
Quindi anche se una società avesse dichiarato la cessazione
dell’attività ,
ciò non è stato per anni sufficiente a dichiararla fallita. Questo a
favore
dei creditori spesso ritardati ( enti previdenziali o assistenziali e fisco
). Infatti la giurisprudenza per oltre cinquantenni ha affermato che
una
società , benché cancellata dal registro delle imprese , doveva
ritenersi
ancora esistente ed esposta al fallimento fin quando non fosse pagato
l’ultimo debito. Una società poteva perciò essere dichiarata fallita
anche
a distanza di anni dalla definitiva cessazione di ogni attività di
impresa.
Tale situazione pero oggi è mutata . con un duplice intervento la corte
costituzionale ha imposto il principio che per le società l’anno per la
</b></p>
<p> 20</p>
</div></div>
<div><div><p><b>dichiarazione di fallimento decorre dalla
cancellazione dal registro delle
imprese.
</b></p>
<p><b>9.incapacità ed incompatibilità
La capacita’ all’esercizio di attività’ di impresa si acquista con la
piena
capacita’ di agire quindi con la maggiore eta’ e si perde a seguito
all’interdizione o inabilitazione. Quindi la capacità di agire è
presupposto per l’acquisto della qualità di imprenditore.
Un’incapace non può’ diventare imprenditore.
inoltre non costituiscono limitazioni della capacita’ di agire, ma
semplici
incompatibilità’, i divieti di esercizio di impresa commerciale posti a
carico di coloro che esercitano determinate professioni come gli
impiegati statali, i notai e gli avvocati. La violazione di tali divieti di
esercizio non preclude l’acquisto delle qualità’ di imprenditore ma
espone lo stesso a sanzioni amministrative e ad un aggravamento
delle
penali per bancarotta in caso di fallimento.
Analogamente non viene impedito l’acquisto o il riacquisto della
qualifica di imprenditore chi e’ stato inabilitato temporaneamente
(inabilitazione temporanea)all' esercizio di attività commerciale che
consegue alla condanna per bancarotta o per ricorso abusivo al
credito
in caso di fallimento.
</b></p>
<p><b>10.l’impresa commerciale dell’incapace.
E’ anche possibile l’esercizio di attività’ di impresa
1 per conto e nell’interesse di un incapace (minore e interdetto)
2 o da parte di soggetti limitati nella capacita’ di agire ( l’inabilitato e
il
minore emancipato) con osservanza di specifiche disposizioni .
i principi ispiratori sono:
</b></p>
<p><b>1.l’amministrazione del patrimonio dell’incapace e’ regolata
in
modo di garantirne la conservazione e l'integrità’. Perciò’ il legale
rappresentante del minore o del l'interdetto (genitore o tutore) e’
legittimato solo a compiere gli atti di ordinaria amministrazione
mentre quelli di straordinaria amministrazione solo in casi
evidentemente urgenti sotto autorizzazione dell'autorità’
giudiziaria di regola concessa atto per atto.
2.nel caso di soggetti limitati ad agire valgono gli stessi principi,
con la differenza che agiscono con l’ausilio di un curatore.
</b></p>
<p><b>Essendo l'attività’ commerciale di per se’ rischiosa, il
legislatore
considera perciò con sfavore l’impiego del patrimonio in attività
</b></p>
<p> 21</p>
</div></div>
<div><div><p><b>commerciali e tutela ponendo il divieto assoluto
di inizio di impresa
commerciale per il minore, l’inabilitato e l’interdetto.
Invece nel caso del minore emancipato è consentita la continuazione
di
un impresa commerciale preesistente. Infatti in presenza di un
impresa
già operante ,come nel caso del minore che eredita l’azienda paterna,
è
più facile prevedere i rischi. Ma dal momento che l’esercizio di
impresa
richiede scioltezza e rapidità di decisioni il legislatore prevede un
ampliamento dei poteri del rappresentante legale del 1-2.
</b></p>
<p><b>Vediamo nello specifico cosa accade nel caso del
-Minore
-Interdetto
-Inabilitato
-Minore emancipato
Minore:non è consentito l’inizio di una nuova impresa commerciale
in
nome o nell'interesse del minore. Se in alcuni casi il minore dovesse
ricevere in eredita’ una impresa commerciale, i tutori o i genitori sono
autorizzati dal tribunale ad amministrare l’impresa prima con
autorizzazione provvisoria, dopo con autorizzazione definitiva
possono
compiere tutti gli atti ordinari e straordinari dell’esercizio di impresa
(ad esempio contrarre mutui, acquistare o vendere attrezzature o
merci)
Interdetto: valgono le stesse regole del minore.
Inabilitato: e’ un soggetto che può’ compiere da solo gli atti di
ordinaria
amministrazione personalmente , seppure esercita attività’ di impresa
affiancato da un curatore.
Quindi il minore,l’inabilitato e l’interdetto non vengono autorizzati
dal
tribunale ad iniziare una nuova impresa commerciale<i>.
</i></b></p>
<p><b>Il minore emancipato :può’ chiedere al tribunale
autorizzazione per
iniziare una nuova impresa, se gli viene data egli acquisisce la piena
capacita’ di agire e può’ esercitare l'attività’ di imprenditore senza
l’affiancamento di un curatore. Tale disciplina ha però perso parte del
suo rilievo pratico con la fissazione della maggiore età al compimento
del diciottesimo anno.
Quindi acquistano la qualità di imprenditore commerciale l’inabilitato
ed il minore emancipato in quanto l’impresa è da loro personalmente
esercitata , seppure nel caso dell'inabilitato con l’assistenza di un
curatore.
</b></p>
<p> 22</p>
</div></div>
<div><div><p><b>L’acquistano la qualità di imprenditore anche il
minore e l’interdetto in
quanto tutti gli atti di impresa sono compiuti in loro nome dal
rappresentante legale.
Chiudendo possiamo dire che se le imprese vengono gestite da essi
stessi
o da curatori o tutori, se l’impresa dovesse fallire e’ l’incapace a
pagarne le conseguenze e ad essere iscritto nell’albo dei falliti.
</b></p>
<p><b>CAPITOLO 4: LO STATUTO DELL’IMPRENDITORE
COMMERCIALE
</b></p>
<p><b>L’imprenditore commerciale e’ destinatario di una particolare
disciplina
dell’attività, in parte comune agli altri imprenditori (il cosiddetto
statuto generale dell’imprenditore)
In parte propria e specifica (il cosiddetto statuto speciale
dell’imprenditore commerciale)
Ci sono poi alcuni tipi di imprese commerciali, che svolgono attività
di
particolare rilievo economico e/o sociale e sono destinatarie di
un’ulteriore normativa speciale e settoriale, prevalentemente
contenuta
in leggi separate dal codice:
</b></p>
<p><b> Si tratta di una disciplina che ha carattere essenzialmente
pubblicistico,in quanto finalizzate alla tutela degli interessi
generali della comunità( esempi di imprese commerciale a statuto
settoriale sono quelle assicurative,bancarie, editoriali,le società di
revisione contabile e di gestione di organismo di investimento
collettivo,ecc...).
</b></p>
<p><b>A.LA PUBBLICITA LEGALE
</b></p>
<p><b>2.la pubblicità delle imprese commerciali
Primo elemento dello statuto e’ sicuramente la <i>PUBBLICITA’
LEGALE</i>:
tutti quelli che operano sul mercato e quindi anche gli stessi
imprenditori da sempre, sentono la necessita’ di poter disporre con
facilita’ di informazioni veritiere su fatti e situazioni delle imprese
con
cui entrano in contatto al fine di assicurare il sicuro svolgimento delle
relazioni di affari e conferire certezza alle contrattazioni evitando il
successivo instaurarsi di liti giudiziarie.
Per le imprese commerciali e oggi anche quelle agricole e più’ in
generale per le imprese con struttura societaria, la suddetta esigenza
</b></p>
<p> 23</p>
</div></div>
<div><div><p><b>viene espletata dallo stesso legislatore con
l’introduzione della
pubblicità legale: cioè e’ previsto l’obbligo di rendere pubblico
dominio
dati fatti e atti della vita dell’impresa,secondo forme e norme
predeterminate dalla legge.
In tal modo le informazioni legislativamente rilevanti non solo sono
rese
accessibili a terzi (la cosiddetta <i>PUBBLICITA’ NOTIZIA</i>),
ma
producono l’effetto tipico proprio di ogni forma di pubblicità’ legale
cioè’ l'apponibilità’ a chiunque degli atti e fatti cosi’ dati conoscibili.
(la
cd<i>. CONOSCIBILITA’ LEGALE).
Il REGISTRO DELLE IMPRESE</i> e’ lo strumento di pubblicità’
legale
delle imprese commerciali non piccole e delle società’ commerciali
previsto dal c.c. del 1942, in sostituzione delle forme frammentarie e
disorganiche di pubblicità’ contemplate dal codice di commercio del
1882. L’entrata in vigore del registro delle imprese era subordinata all
emanazione del relativo regolamento di attuazione che a lungo si è
fatto
attendere. Durante i lunghi anni di attesa ha trovato applicazione un
<i>regime transitorio</i>, al quale seguirono alcune forme di
pubblicità per le
società di capitali e le società cooperativela queste si aggiungevano
ulteriore adempimenti pubblicitari previsti da leggi speciali, come
<i>l’iscrizione nel registro delle ditte</i> tenuto dalle camere di
commercio ,
disposto a carico di chiunque esercitava l’industria, il commercio e
l’agricoltura. Ne risultava un sistema di pubblicità delle imprese
complicato e complesso.
</b></p>
<p><b>Dopo diversi anni la situazione si sblocca con la legge
580/1993
,contenente norme per il riordino delle camere di commercio. L’art. 8
di
tale legge ed il relativo regolamento di attuazione hanno finalmente
istituito il registro delle imprese , che è divenuto pienamente operante
agli inizi del 1997 ponendo cosi fine al registro transitorio. Nel
contempo
ha cessato di esistere il registro delle ditte e le altre forme di
pubblicità
previste per le società di capitali e cooperative.
Va infine tenuto presente che la nuova disciplina del registro delle
imprese ha introdotto alcune significative novità rispetto al sistema
previsto dal codice del 1942 che possono essere così sintetizzate:
</b></p>
<p><b>1.l’attuale registro delle imprese non e’ più’ solo strumento di
pubblicità’ legale delle imprese commerciali ma anche strumento
di informazioni sui dati organizzativi di tutte le altre imprese
estendendo l’ obbligo di iscrizione anche agli imprenditori
</b></p>
<p> 24</p>
</div></div>
<div><div><p><b>agricoli, ai piccoli imprenditori e alle società’
semplici e alle
società’ tra avvocati.
</b></p>
<p><b>2.la tenuta del registro dell'impresa e’ affidata alle camere di
commercio, con conseguente cessazione dei compiti di pubblicità’
legale delle imprese in passato svolti dalle cancellerie dei tribunali.
</b></p>
<p><b>3.il registro delle imprese e’ tenuto con tecniche informatiche
e
quindi non più’ in forma cartacea, in modo di assicurare
completezza ed organicità’ della pubblicità’ e da garantire la
tempestività’ dell’informazione su tutto il territorio nazionale.
</b></p>
<p><b>
</b></p>
<p><b>3.il registro delle imprese
L’ufficio del <i>REGISTRO DELLE IMPRESE</i> e’ istituito in
ciascuno
provincia presso le camere di commercio ed e’ retto da un
conservatore( segretario generale o altro dirigente della camera di
commercio) nominato dalla giunta.
</b></p>
<p><b>Nello specifico il registro si articola in una parte
ORDINARIA e in
sezioni SPECIALI.
Nella sezione ordinaria sono iscritti gli imprenditori per i quali
l’iscrizione al registro era originariamente prevista dal codice civile
</b></p>
<p><b>(vi sono inseriti nella parte ordinaria: imprenditori
commerciali
singoli non piccoli, tutte le società’ non semplici a prescindere dal
tipo di attività’,i consorzi tra imprenditori con attività’ esterna, gli
enti pubblici con prima ed esclusiva attività’ commerciale, le
società’ estere che hanno in Italia sede dell’amministrazione).
</b></p>
<p><b>Invece le sezioni speciali sono due:
in una sono iscritti gli imprenditori che avevano l’iscrizione solo
come
pubblicità’ notizia prima della riforma del 1993 (imprenditori agricoli
individuali, i piccoli imprenditori e le società’ semplici e gli artigiani
gia’
iscritti nel relativo albo)
e nell’altra sezione vi si iscrivono le società’ tra professionisti( in
questa
sezione si iscrivono attualmente le sole società tra avvocati).
</b></p>
<p><b>Nel complesso gli atti e i fatti da registrare , specificati da una
serie di
norme, sono diversi a seconda della struttura delle imprese ma
</b></p>

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