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Schema- Cannizzaro E.- Il diritto dell'integrazione Europea

Diritto pubblico e dell'unione europea (Università degli Studi di Torino)

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Scienza giuridica e diritto dell’integrazione europea

L’ordinamento dell’integrazione
1. Trattati istitutivi dell’unione conclusi tra il 1951 e 1957.
2. Obiettivo: integrazione economica
3. si formano:
1. CECA
2. CEE
3. Euratom
4. Ne facevano parte 6 stati:
1. Belgio
2. Francia
3. Italia
4. Lussemburgo
5. Olanda
6. Germania ovest
5. CECA e Euratom:
1. Obiettivo: integrazione settoriale – Carbone e Acciaio e Energia Atomica
6. CEE:
1. obiettivo: integrazione in ambito economico e sociale

7. Integrazione = tendenza alla repressione dei nazionalismi.


1. {All’inizio non c’erano obiettivi politici, tributari, ecc… ma solo economici}

8. Filosofia dei trattati: funzionalismo.


1. Integrazione fra stati europei realizzata gradualmente
2. Integrazione politica solo come esito finale
3. Graduale svuotamento dei poteri sovrani e assegnazione di tali poteri al nuovo ente (UE).
9. Funzionalismo ≠ federalismi:
1. stati federali: decisioni politicamente rilevanti (es. politica estera e militare) accentrate nel
governo federale
2. Integrazione funzionale: decisioni politicamente rilevanti restano nelle mani degli stati
membri.

3. Trattati
1. 1951: Trattato CECA:
1. impronta sovranazionale
2. istituzione dell’Alta Autorità indipendente dagli stati membri.
2. 1957: Trattato Euratom
1. amministrazione comune nell’energia nucleare
3. 1957: Trattato CEE
1. organizzazione in ambito economico-sociale
2. si trasforma in CE
4. {1997: Trattato di Amsterdam (annessione stati dell’ex-Jugoslavia; Consiglio diventa co-decisore
paritetico; Giustizia Affari Interni diventa Cooperazione Polizia Giudiziaria; cooperazione rafforzata — fatta tra
almeno 9 stati, che devono rispettare l’accordo, l’accordo deve essere residuale, es. Shengen, €uro)
5. 2001: Trattato di Nizza (unione monetaria. Serve per i leftovers, gli aspetti residuali non
sanati da Amsterdam)}
6. 2009: Trattato di Lisbona
1. si attua la Carta di Nizza
2. si istituisce l’UE

4. Oggi 28 stati membri


5. Compiti:
1

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1. Politici
2. diplomatici
3. Economici
4. Sociali

6. Alla base un sistema di interessi e valori fondamentali

7. Evoluzione dell’UE:
1. da organizzazione di cooperazione internazionale a stato composto
8. 2 momenti particolari del processo evolutivo:
1. 1993: Trattato di Maastricht
1. mantiene le forme di integrazione economico-sociali di CECA, CEE, EURATOM CE
2. aggiunge GAI e PESC
2. 2007: Trattato di Lisbona
1. Esecuzione: 1/12/2009 – senza la parte concernente la Costituzione
2. dotare l’UE di una Costituzione formale
1. sottoposto a referendum per la ratifica
1. Rigettato
2. Abbandonato questo progetto

9. Unione disciplinata da
1. TUE
2. TFUE
10. Ordinamento dell’UE: ricerca di un’integrazione sempre più stretta tra i popoli dell’Europa

Dilemma ordinamentale dell’Unione


1. l’UE non dispone di strumenti coercitivi per rendere esecutive le decisioni
2. si avvale dell’esecutivo degli stati membri
3. sistema dell’integrazione si ispira a modelli organizzativi di carattere statale
4. Forma particolare di organizzazione internazionale

Autonomia e indipendenza nel sistema normativo


1. Sistema decisionale dell’Unione:
1. Prospettiva realista:
1. Autonomo
2. efficace meccanismo di attuazione delle decisioni
3. autonomia del sistema e delle competenze
2. Prospettiva sostanzialista:
1. corti supreme nazionali limitano efficacia e primato del diritto UE – riserva di sovranità
statale

Autonomia e indipendenza nel sistema politico


1. Identificazione dei processi di legittimazione democratica delle decisioni adottate
2. due soluzioni
1. decisioni dell’UE legittimate dai Parlamenti nazionali
2. decisioni dell’UE legittimate dal Parlamento europeo – UE è entità autonoma in cui già vi è una
legittimazione democratica, ambizione di un’autonomia del sistema politico dell’UE

Autonomia e indipendenza nella funzione esecutiva


1. UE non dispone di un apparato esecutivo
2

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2. esecuzione affidata alla PA degli stati membri


3. potere dell’UE di normare è essenziale per la sua autonomia
4. 2 punti:
1. Norme UE sono
1. Coercitive
2. Orientanti anche senza poteri coercitivi
2. Fitta rete di rapporti tra UE e stati membri

Esercizio di competenza e sovranità nell’esperienza giuridica dell’integrazione


1. UE non è un ente libero nel fine:
1. non può determinare scopi e mezzi delle proprie azioni
2. questi elementi sono pre-determinati dai trattati istitutivi
2. Sent. Kompetenz-Kompetenz

3. Controllo sulle competenze dell’UE:


1. controllo esterno: per ipotesi gravi di violazione da parte dell’UE dei limiti di competenza –
non sanzionate dalle Corti Costituzionali Nazionali
1. Oggetto: non singolo atto ma ordinamento complessivo dell’UE – compromesso fra piena
autonomia e piena indipendenza

Sistema politico dell’Unione

Costituzione formale e Costituzione materiale nel sistema politico europeo


1. L’UE ha un suo sistema politico per attuare gli obiettivi dei trattati.
2. gli stati membri hanno imposto alle istituzioni dell’UE il loro ruolo guida. Ciò ha comportato il
rafforzamento dei caratteri esteriori di sovranazionalità.
3. L’UE è un ordinamento giuridico autonomo – sovranazionalità
4. c’è il controllo degli stati membri sulle competenze sensibili – intergovernatività

5. Dimensioni:
1. intergovernativa: al Consiglio Europeo e al Consiglio
2. Sovranazionale: Commissione, Consiglio e Parlamento

Le istituzioni politiche

Consiglio Europeo - art. 15 TUE


1. Nasce col Trattato di Maastricht (1992), ma solo dal 2009 è incluso tra le istituzioni.
2. Composto da
1. capi di stato o di Governo degli stati membri
2. Presidente
3. Presidente della Commissione
4. partecipa ai lavori l’Alto Rappresentante
3. funzione propulsiva, di orientamento, di indirizzo politico
4. è un organo di stati – i componenti rappresentano il proprio stato
5. 15.5 TUE: Il Consiglio europeo elegge il presidente a maggioranza qualificata per un mandato di
due anni e mezzo, rinnovabile una volta .
6. componenti rappresentano gli stati membri ma il Presidente siede a titolo individuale.
7. 15.6 TUE: Presidente non ha funzione di indirizzo, ma di stimolo e coordinamento dei lavori

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8. Altre funzioni: il Presidente assicura la rappresentanza esterna dell'Unione per le materie relative
alla politica estera e di sicurezza comune, fatte salve le attribuzioni dell'alto rappresentante – tale
funzione del Presidente è solo illusoria.
9. Funzione del Consiglio europeo: obiettivi politici da seguire con attività normativa.
Ratione materiae: l’azione normativa si estende a tutto il campo delle competenze dell’UE.
10. 15.4 TUE: Il Consiglio europeo si pronuncia per consenso .
Consenso c.d. in negativo = considerare approvato un testo senza sottoporlo a votazione in assenza
di obiezioni formali: c’è l’unanimità senza veto. Le astensioni non contano e senza opposizione le
decisioni si danno per approvate.
In base a questa tecnica non c’è una vera fase formale di voto, quanto la constatazione di
un’assenza di dissensi – consenso unanime degli stati membri.
11. Il Consiglio europeo non adotta atti formali, ma solo conclusioni che non hanno valore normativo.
Tuttavia le conclusioni predeterminano il contenuto degli atti normativi successivamente adottati.
12. 15.3 TUE: Il Consiglio europeo si riunisce due volte a semestre su convocazione del presidente. Se l'ordine del giorno
lo richiede, i membri del Consiglio europeo possono decidere di farsi assistere ciascuno da un ministro e, per quanto
riguarda il presidente della Commissione, da un membro della Commissione. Se la situazione lo richiede, il presidente
convoca una riunione straordinaria del Consiglio europeo .

Consiglio (già Consiglio dell’Unione Europea ) - art. 16 TUE


1. 16.1 TUE: Il Consiglio esercita, congiuntamente al Parlamento europeo, la funzione legislativa e la
funzione di bilancio. Esercita funzioni di definizione delle politiche e di coordinamento alle
condizioni stabilite nei trattati .
2. Consiglio ha anche funzioni di carattere esecutivo.
3. 16.2 TUE: Il Consiglio è composto da un rappresentante di ciascuno Stato membro a livello
ministeriale, abilitato a impegnare il governo dello Stato membro che rappresenta e ad esercitare il
diritto di voto
4. Non è un organo stabile, poiché la composizione varia a seconda della materia trattata, e a seconda
della materia si determinano diverse sezioni del Consiglio. Previsto espressamente il Consiglio affari
generali.
5. È presieduto a turno dagli stati membri, su rotazione semestrale decisa dal Consiglio europeo a
maggioranza qualificata.
6. Consiglio non siede in permanenza ma solo quando convocato, vi supplisce il CO.RE.PER, composto
da funzionari degli stati membri. È un organo sussidiario e non un’istituzione.
7. Modalità di delibera del Consiglio:
1. maggioranza qualificata (16.3 TUE):
1. Prima (fino al 1° novembre 2014, ma utilizzabile su richiesta fino al 31 marzo 2017) si
basava su un sistema di voto ponderato. Ad ogni stato membro era assegnato un numero di
voti, che poteva spendere al momento della votazione nel Consiglio. cfr. 33 prot. 36.
1. 260/352 voti se veniva dal Parlamento.
2. 50%+1 se veniva dalla commissione o 2/3 se non veniva dalla commissione
+
3. >62% della popolazione UE (criterio eventuale).
2. art. 16.4 TUE: Dal 31 marzo 2017 il criterio è che la maggioranza qualificata si perfezione
quando
1. maggioranza numerica: a votare a favore di un atto siano il 55% degli stati membri
(55% 28 = 15) o 15 stati membri [dopo la Brexit 55% 28 = 14, prevarrà l’altra norma
{15 stati membri}]. Se la proposta non proviene dalla commissione, il requisito
aumenta al 72%.
2. Criterio demografico necessario: deve rappresentare almeno il 65% della popolazione
UE.
NB: Minoranza di blocco: una decisione che non raggiunga il criterio demografico (65%
ab. UE) può passare se non vi è opposizione di almeno 4 stati membri.
2. Unanimità
3. maggioranza semplice

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8. Conseguenze: Soddisfazione esigenze politiche: doppia maggioranza serve a impedire maggioranze


o minoranza stabili.

9. Funzioni:
1. Legislativa
2. di bilancio
3. definizione delle politiche
4. coordinamento
10. funzioni residuali di carattere esecutivo.

Commissione - art. 17 TUE


1. art. 17.1 TUE: La Commissione promuove l'interesse generale dell'Unione e adotta le iniziative
appropriate a tal fine
2. 17.3 TUE: composizione scelta in base a competenza e personalità che offrano garanzie di
indipendenza.
3. Istituzione indipendente (17.33 TUE): i membri della Commissione non sollecitano né accettano
istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo – no vincolo di rappresentanza.
4. obiettivo: realizzare l’interesse generale dell’UE.
5. Ruolo tecnico.
6. 17.1 TUE: compiti:
1. Vigila sull'applicazione dei trattati e delle misure adottate dalle istituzioni in virtù dei trattati.
2. Vigila sull'applicazione del diritto dell'Unione sotto il controllo della Corte di giustizia
dell'Unione europea.
3. Dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi.
4. Esercita funzioni di coordinamento, di esecuzione e di gestione, alle condizioni stabilite dai
trattati.
5. Assicura la rappresentanza esterna dell'Unione, fatta eccezione per la politica estera e di
sicurezza comune e per gli altri casi previsti dai trattati.
6. Avvia il processo di programmazione annuale e pluriennale dell'Unione per giungere ad
accordi interistituzionali .
7. 17.2 TUE: potere di iniziativa legislativa. Un atto legislativo dell’Unione può essere adottato solo
su proposta della Commissione, salvo che i trattati non dispongano diversamente. Gli altri atti sono
adottati su proposta della Commissione se i trattati lo prevedono – Commissione ha monopolio di
iniziativa legislativa.
8. Possibile modifiche della proposta della Commissione (art. 293 TFUE):
1. Dal Consiglio all’unanimità
2. Dalla Commissione in ogni fase, fino all’adozione dell’atto
9. Prerogativa della Commissione: potere di bloccare il procedimento legislativo tramite il ritiro della
proposta.

10. 225 TFUE: Commissione ha l’obbligo di motivare la mancata presentazione di una proposta
richiesta dal Parlamento.
11. 17.3 TUE: mandato 5 anni
12. Commissione composta da un membro per stato (tot 28).
13. Procedimento di nomina:
1. nomina del Presidente della Commissione: art. 17 par. 7: Tenuto conto delle elezioni del Parlamento
europeo e dopo aver effettuato le consultazioni appropriate, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza
qualificata, propone al Parlamento europeo un candidato alla carica di presidente della Commissione. Tale
candidato è eletto dal Parlamento europeo a maggioranza dei membri che lo compongono. Se il candidato non
ottiene la maggioranza, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone entro un mese un
nuovo candidato, che è eletto dal Parlamento europeo secondo la stessa procedura. Il Consiglio, di comune accordo
con il presidente eletto, adotta l'elenco delle altre personalità che propone di nominare membri della Commissione.
Dette personalità sono selezionate in base alle proposte presentate dagli Stati membri, conformemente ai criteri di
cui al paragrafo 3, secondo comma e al paragrafo 5, secondo comma. Il presidente, l'alto rappresentante dell'Unione
per gli affari esteri e la politica di sicurezza e gli altri membri della Commissione sono soggetti, collettivamente, ad

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un voto di approvazione del Parlamento europeo. In seguito a tale approvazione la Commissione è nominata dal
Consiglio europeo, che delibera a maggioranza qualificata .
2. elezione del Presidente: requisiti:
1. bisogna tener conto delle decisioni del Parlamento (con cui il mandato è sincronizzato). Tener conto significa
assegnare al partito che ha ottenuto la maggioranza relativa.
2. voto a maggioranza assoluta. Se non si raggiunge, si procede ad un voto per una personalità diversa.
3. Composizione del Collegio dei commissari:
1. Proposti dagli stati membri
2. designati dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata di concerto con il Presidente della Commissione
4. Presidente della Commissione, Alto Rappresentante e candidati commissari si presentano innanzi al Parlamento per
un voto collettivo di approvazione.
5. La Commissione infine è nominata dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata.
14. 17.8 TUE: La Commissione è responsabile collettivamente dinanzi al Parlamento europeo .
La Commissione opera in un rapporto di fiducia con il Parlamento. Esso può anche censurare la
Commissione Europea (togliere la fiducia) per intero, e mai i singoli membri. La mozione di
sfiducia deve essere suffragata da una maggioranza dei 2/3 dei voti espressi, che rappresentino la
maggioranza dei membri del Parlamento.

15. Commissione è istituzione indipendente, sottoposta solo ai vincoli derivanti dai trattati.

16. Funzionamento:
1. ente collegiale
2. Presidente ripartisce i compiti tra i singoli commissari
3. Competenza individuale assegnata dai trattati all’Alto Rappresentante – egli è commissario ma
partecipa anche ai lavori del Consiglio europeo.
17. Struttura burocratica: direzioni generali e servizi.

Parlamento europeo - art. 14 TUE


1. funzioni legislative
2. no confronto tra Parlamento e Consiglio come tra Camera e Senato
3. composizione:
1. è composto da 750 parlamentari + il presidente (14.2 TUE). I seggi sono allocati sulla base di
quote assegnati ad ogni stato (massimo 96 per stato). La rappresentanza dei cittadini è
garantita in modo degressivamente proporzionale : anche se i contingenti nazionali crescono
proporzionalmente agli abitanti, questa crescita non è lineare: più si allarga la popolazione,
meno si garantisce la rappresentatività di ciascuno dei parlamentari europei.
2. Resta in carica per 5 anni. Non c’è un sistema elettorale uniforme: gli stati membri hanno la
facoltà di introdurre diversi sistemi elettorali.
art. 223 TFUE: predispone una base giuridica per adottare norme uniformi. È però una
procedura molto onerosa, quindi si sono solo stabiliti dei principi
3. Elezioni a suffragio universale diretto – legittimazione democratica al sistema dell’UE
4. Parlamentari organizzati in gruppi, con affinità politica e non nazionale
4. Funzioni congiuntamente al Consiglio:
1. funzione legislativa
2. funzione di bilancio
3. funzioni di controllo politico e consultive alle condizioni stabilite dai trattati
4. Elegge il presidente della Commissione
5. funzione di controllo politico sulla Commissione
1. Per le materie di competenza dell’UE: ci sono funzioni del Parlamento congiunte con quelle
del Consiglio, ma in altre il Parlamento è subordinato al Consiglio.
Parlamento non gode di poteri esclusivi.
6. possibilità di rivolgere interrogazioni o audizioni nei confronti di
1. Commissione
2. Consiglio
3. Consiglio europeo
7. discute e approva atti di indirizzo e di relazione proposti dalla Commissione

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8. Altre:
1. inchiesta
2. elezione del Mediatore europeo
3. ricevere petizioni dai cittadini
5. Modalità di funzionamento:
1. deliberazioni a maggioranza semplice
2. Deliberazioni anche a maggioranza assoluta o qualificata per certi ambiti
6. modelli di democrazia europea:
1. rappresentativa: delega popolare a favore di rappresentanti che adottano decisioni politiche.
una volta eletti i rappresentanti non hanno vincolo di mandato. l’UE è di questo tipo, e
rappresenta cittadini e stati.
2. deliberativa: attiene alle modalità con cui si forma la volontà dei rappresentanti. I
rappresentati sono spesso coinvolti nelle procedure decisionali attraverso un processo che
tiene conto dei loro orientamenti.
7. Il Parlamento rappresenta i cittadini, Consiglio e Consiglio europeo gli stati.
8. Il Parlamento europeo non può formulare iniziative legislative. I parlamentari europei possono
intervenire in merito a proposte ricevute ma non posso formularne autonomamente di nuove.
L’unico correttivo è all’art. 225 TFUE: A maggioranza dei membri che lo compongono, il
Parlamento europeo può chiedere alla Commissione di presentare adeguate proposte sulle
questioni per le quali reputa necessaria l'elaborazione di un atto dell'Unione ai fini dell'attuazione
dei trattati. Se la Commissione non presenta una proposta, essa ne comunica le motivazioni al
Parlamento europeo .
La Commissione Europea non è vincolata, ma deve motivare perché non ritiene opportuna una
proposta sollevata.
9. Democrazia e ruolo dei Parlamenti nazionali
1. Art. 10.2 TUE: l’UE è basata sugli organismi parlamentari e le decisioni politiche dell’UE
dovrebbero essere il frutto delle deliberazioni e del confronto fatto all’interno del Parlamento
europeo.
In realtà esso è solo una delle componenti. Ad esso non convergono tutte le decisioni. Non è il
baricentro dell’attività politica e della produzione di diritto sovranazionale.
1. Il funzionamento dell'Unione si fonda sulla democrazia rappresentativa.
2. I cittadini sono direttamente rappresentati, a livello dell'Unione, nel Parlamento europeo. Gli Stati membri sono
rappresentati nel Consiglio europeo dai rispettivi capi di Stato o di governo e nel Consiglio dai rispettivi governi, a
loro volta democraticamente responsabili dinanzi ai loro parlamenti nazionali o dinanzi ai loro cittadini.
10. Parlamenti nazionali dovrebbero operare in maniera complementare al Parlamento europeo.
11. art. 12 TUE disciplina il ruolo dei Parlamenti nazionali: contribuiscono attivamente al buon
funzionamento dell’Unione.

Integrazione indifferenziata - art. 20 TUE


1. Vi è la possibilità per alcuni stati membri di non applicare norme UE: stati membri con deroga .
2. i trattati prevedono le cooperazioni rafforzate: diritto di uno o più stati ad opporsi al processo di
integrazione senza impedire che gli altri stati membri procedano in quel senso.
1. Cooperazione rafforzata: no pregiudizio al mercato interno né alla coesione sociale e
territoriale.
3. art. 20.2 TUE: si può ricorrere ad essa solo in ultima istanza.
4. Vi devono partecipare almeno 9 membri.
5. Procedimento:
1. richiesta di autorizzazione alla Commissione, che presenta una proposta al Consiglio
2. autorizzazione è concessa dal Consiglio a maggioranza qualificata su approvazione del
Parlamento europeo
1. eccetto PESC (richiesta direttamente al Consiglio ma necessari pareri di Alto
Rappresentante e Commissione – autorizzazione concessa all’unanimità

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6. Le cooperazioni rafforzate rimangono aperte anche a stati che non vi hanno partecipato
originariamente.

Procedimenti decisionali dell’UE


1. procedura legislativa ordinaria: adozione di un atto da parte di Consiglio e Parlamento su proposta
della Commissione.
1. punto terminale di un processo complesso di negoziato in vari ambiti.
2. La procedura inizia con proposta presentata dalla Commissione a Parlamento e Consiglio
3. 76 TFUE: proposta anche di 1/4 degli stati membri.
4. Consiglio delibera all’unanimità la proposta e finché il Consiglio non ha deliberato, la
Commissione può sempre emendare.
5. Prima lettura:
1. Parlamento adotta la posizione a maggioranza semplice
2. Consiglio approva la posizione del Parlamento a maggioranza qualificata.
3. In caso di dissenso il Consiglio modifica la proposta ritrasmettendola al Parlamento.
6. Seconda lettura:
1. il Parlamento può
1. approvare la posizione del Consiglio – maggioranza semplice
2. respingerla – maggioranza dei membri che lo compongono
3. proporre emendamenti – maggioranza dei membri che lo compongono
2. in caso il Consiglio approvi gli emendamenti, l’atto è adottato.
7. Terza lettura:
1. Se non vengono approvati questi emendamenti
2. viene istituito il comitato paritetico di conciliazione – uniformare le posizioni di
Parlamento e Consiglio
3. Esiti:
1. positivo: Parlamento (m.m.c.) e Consiglio (m.q.) adottano l’atto

2. negativo: l’atto non viene promulgato


8. Possibili consultazioni a Comitato economico e sociale, Comitato delle regioni, BCE, Corte dei
Conti.

9. Procedura di bilancio
1. proposta della Commissione sottoposta a Parlamento e Consiglio

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2. Consiglio adotta la posizione a maggioranza qualificata


3. progetto approvato in prima lettura dal Parlamento a maggioranza semplice
4. se il Parlamento pone emendamenti – a maggioranza assoluta – viene subito convocato un
comitato di conciliazione (redigere un progetto comune)
5. il progetto si considera respinto se il Parlamento lo rigetta a maggioranza assoluta, ma il
rigetto da parte del Consiglio non esclude che il Parlamento possa approvare il bilancio.
1. Approvazione solitaria del Parlamento: maggioranza qualificata dei 3/5.

10. Procedure legislative speciali


1. nei casi specifici previsti dai trattati si può adottare un atto su decisione del Parlamento
con partecipazione del Consiglio e viceversa.
1. Se Parlamento < Consiglio: occorre che i trattati li prevedano espressamente
2. Tipi:
1. Consiglio all’unanimità, approvazione del Parlamento a maggioranza assoluta: campo finanziario
2. Consiglio all’unanimità, approvazione del Parlamento a maggioranza semplice: lotta alle discriminazioni
3. Consiglio all’unanimità, consultazione del Parlamento: sicurezza e protezione sociale
4. Consiglio all’unanimità, consultazione del Parlamento e della Commissione: modifica dello statuto della BEI.
5. Consiglio all’unanimità, approvazione del Parlamento, approvazione degli stati membri: diritti di cittadinanza, elezioni del Parlamento europeo
6. Consiglio all’unanimità, consultazione del Parlamento, approvazione degli stati membri: titoli europei di proprietà intellettuale
7. Consiglio all’unanimità, consultazione del Parlamento e del comitato economico-sociale: armonizzazione delle legislazioni e imposte indirette
8. Consiglio all’unanimità, consultazione del Parlamento e del comitato economico-sociale e del comitato delle regioni: protezione dei lavoratori, rappresentanza collettiva
9. Consiglio all’unanimità, consultazione del Parlamento e della BCE: vigilanza sugli enti creditizi
10. Consiglio a maggioranza qualificata, consultazione del Parlamento: cittadinanza e rappresentanza diplomatica
11. Consiglio a maggioranza qualificata, consultazione del Parlamento e del comitato economico-sociale: ricerca e tecnologia
12. Parlamento a maggioranza semplice, approvazione del Consiglio: inchiesta del Parlamento e funzioni del Mediatore Europeo

11. Procedure decisionali nella PESC:


1. Fondate su meccanismi di cooperazione nazionale
2. PESC è definita e attuata da Consiglio europeo e Consiglio all’unanimità.
3. Inapplicabilità alla PESC dei procedimenti decisionali definiti in relazione agli altri ambiti
4. 31 TUE: Consiglio adotta decisioni all’unanimità
5. Astensione costruttiva: uno stato membro si astiene ma la decisione viene comunque
adottata per gli altri stati.
6. Le decisioni nel campo PESC sono attuate dall’Alto Rappresentante

7. potere di iniziativa
1. ogni stato membro
2. Alto Rappresentante
3. Alto Rappresentante con appoggio della Commissione

12. Procedure decisionali nell’ambito dell’unione economica e monetaria:


1. Competenza dell’UE è esclusiva nella politica monetaria
1. protagonista la BCE
2. politica economica è rimasta in capo agli stati
3. approccio coordinato fra le istituzioni operanti nella politica economica e monetaria
13. Procedure per l’esercizio delle competenze dell’unione in materia di politica economica
1. Politiche economiche degli stati membri = interesse comune dell’UE
2. sorveglianza multilaterale affidata a Consiglio e Commissione
1. Commissione sorveglia l’andamento dei bilanci di ogni stato e il Consiglio indirizza
raccomandazioni e pareri
14. Istituzioni e procedure della politica monetaria:
1. Affidata all’Eurosistema (BCE + sistema europeo delle banche centrali [SEBC])
2. BCE + SEBC = piena indipendenza – no istruzioni da istituzioni o organismi dell’UE
3. obiettivo principale: stabilità dei prezzi
4. Limiti:
1. non possono fare finanziamenti
2. no acquisto titoli di debito
5. Poteri normativi
6. Potere decisionale della BCE attraverso il consiglio direttivo
7. rapporti tra politica economica e monetaria nella prassi recente:
1. tendenza a concentrare il potere decisionale nelle istituzioni rappresentative degli stati
membri.

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2. Eurogruppo: riunisce i ministri economici dell’eurozona.


3. Eurosummit: riunisce i capi di stato e delibera in materia economica
1. Riunioni dell’Eurosummit quando necessario ma >2 l’anno
8. Meccanismo europeo di stabilità:
1. stati membri possono assistere altri stati per salvaguardare la stabilità dell’Eurozona
9. Fiscal compact:
1. accordo tra stati in materia economica e monetaria
2. codifica e istituzionalizza gli incontri dei capi di stato dell’Eurozona
3. Dà esecuzione alle delibere dell’eurosummit
4. Parlamento europeo è escluso dal circuito decisionale
10. OTM: outright monetary transaction
1. spezza la separazione tra politica economica e monetaria
2. usa la BCE per perseguire obiettivi che gli stati non riescono a raggiungere da soli

15. Frammentazione delle procedure decisionali {viste finora}


1. si fondano sul consenso unanime degli stati membri
2. non c’è interazione normativa fra atti adottati con procedure diverse
es. atto con PLO no abrogato da PLS.

Fonti e atti giuridici


1. Trattati istitutivi sono i documenti fondativi
1. TUE: principi di fondo
2. TFUE: regola e modella tali principi
2. Altre fonti primarie:
1. Carta dei diritti fondamentali
2. Protocolli e dichiarazioni allegate
3. Trattato Euratom
3. Trattati = fonte di un ordinamento nuovo, autonomo rispetto al diritto internazionale e interno.

4. Effetti diretti del processo di costituzionalizzazione:


1. Corte di Giustizia idonea a produrre effetti diretti alle norme dei trattati
2. diritti garantiti possono essere ricostruiti sugli obblighi che il trattato impone ad altri soggetti
3. qualunque norma del trattato avrà effetti diretti e potrà essere invocata in procedimenti
nazionali
4. effetti delle norme dei trattati non sono unidirezionali, possono invocarle:
1. Individui verso gli stati
2. stati verso gli individui
3. individui verso individui (rapporti orizzontali)

Interpretazione dei trattati


1. Interpretazione va fatta secondo le norme contenute nella Convenzione di Vienna, ma nella prassi
l’interpretazione avviene tramite tecniche tipiche dell’ordinamento dell’UE.
2. Dottrina del c.d. Effetto utile: interpretazione non è limitata al contenuto ma estesa alla
salvaguardia dell’effetto che le norme vanno a produrre.
3. Dottrina dei c.d. Poteri impliciti: interpretare non solo riguardo ai poteri espressamente trasferiti
all’UE, ma anche a quelli necessari alla realizzazione degli obiettivi.

4. Rigidità dei trattati e irrevocabilità del processo di integrazione:


1. Corte di Giustizia considera rigidi i trattati-Costituzione
2. possibilità di modificarli con procedimenti tipici stabiliti dai trattati stessi

5. principi del processo integrazione limitano anche il procedimento di revisione

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6. no potere degli stati membri sui trattati istitutivi, nemmeno con accordi internazionali

Revisione di trattati
1. Procedura pre-Lisbona:
1. convocazione di una conferenza intergovernativa per l’adozione di un trattato di revisione
2. Trattato entra in vigore con la ratifica di tutti gli stati membri
2. Procedura post-Lisbona (48 TUE):
1. Procedimento ordinario
1. Il consiglio europeo, previa consulta di Parlamento europeo e Commissione, adotta a
maggioranza semplice una decisione favorevole all'esame delle modifiche proposte da
governo di qualsiasi Stato membro, il Parlamento europeo o la Commissione
2. Convocata dal Presidente del Consiglio europeo una convenzione composta da
rappresentanti dei parla menti nazionali, dei capi di Stato o di Governo degli stati
membri, del Parlamento e della Commissione.
3. Essa non adotta il testo ma indirizza una raccomandazione a una conferenza dei
rappresentanti
4. Essi poi decideranno all’unanimità le modifiche da apportare ai trattati
5. Se la questione è di scarsa rilevanza non viene convocata la convenzione, ciò è deciso a
maggioranza semplice dal Consiglio europeo
2. Procedimento semplificato:
1. no convenzione
2. decisione unanime del Consiglio europeo previa consultazione di Parlamento e
Commissione – e in campo monetario della BCE
3. entra in vigore con l’approvazione di tutti gli stati membri

Adesione e recesso
1. Trattati di adesione – 49 TUE:
1. si può aderire all’UE solo se si rispettano i valori dell’unione
2. procedura complessa:
1. stato terzo presenta al Consiglio la domanda
2. Consiglio si pronuncia all’unanimità previa consultazione della Commissione e previa
approvazione del Parlamento
3. accordo tra stato candidato e stati membri
3. stato terzo ha lo status di Paese candidato.
4. 3 criteri per l’adesione:
1. Politico – avere un sistema democratico
2. Economico – sistema economico fondato su libertà e concorrenza
3. Giuridico – capacità dello stato di conformarsi al sistema dell’unione
2. Recesso – 50 TUE:
1. no recesso parziale, ma solo totale
2. procedimento:
1. notifica al Consiglio europeo
2. Negoziazione di un accordo per definire le modalità di recesso conformemente al 218
TFUE
3. accordo si conclude con delibera a maggioranza qualificata del Consiglio previa
approvazione del Parlamento
4. recesso deve essere concordato – se manca l’accordo si produce automaticamente allo
scadere di 2 anni dalla notifica.

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Fonti derivate
1. istituzioni europee adottano:
1. regolamenti
2. direttive
3. decisioni
4. Raccomandazioni e pareri

Regolamenti – 288.2 TFUE


1. 3 caratteristiche:
1. portata generale:
1. produrre effetti giuridici nei confronti di tutti i soggetti dell’UE, sia stati che cittadini
2. essa differenzia i regolamenti da direttive e decisioni
2. Obbligatorietà:
1. in tutti gli elementi
2. Necessaria per differenziare il regolamento dalla direttiva
3. per tutti gli elementi normativi in esso inclusi
4. Potrebbero nascere regolamenti incompleti, che necessitino di successivi atti di attuazione
3. diretta applicabilità:
1. capacità astratta di produrre effetti giuridici senza bisogno di atti statali di
attuazione/ratifica
2. regolamento = atto-fonte per gli stati membri
3. 2 conseguenze:
1. capacità del regolamento di avere completezza dispositiva
2. Rapporto tra regolamento e ordinamento di ciascuno stato: ove il regolamento sia
completo, l’attuazione statale è violazione del diritto UE

Decisioni – 288.4 TFUE


1. vincolano solo i destinatari in esse indicati
2. destinatari possono essere
1. Stati
2. individui
3. natura di atto provvedimentale:
1. norme giuridiche generali applicate ad un singolo soggetto
2. producono effetti non dalla pubblicazione ma dalla notifica ai destinatari
4. 299 TFUE: atti che pretendono sanzioni pecuniarie costituiscono titolo esecutivo negli
ordinamenti interni e si eseguono con norme interne dell’esecuzione forzata.
5. ci sono delle decisioni che disciplinano la PESC. Esse non hanno carattere provvedimentale.

6. effetti che si producono in capo a terzi:


1. Corte di Giustizia ritiene che le decisioni non attuate da uno stato membro possano essere
invocate da chi è in rapporto con lo stato inadempiente
2. dubbio per efficacia in capo a terzi per rapporti orizzontali
3. dubbio per efficacia in capo a terzi di decisioni destinate ad un individuo

Direttive – 288.3 TFUE


1. vincola lo stato membro per quanto riguarda il risultato da raggiungere
2. competenza nazionale in merito a forma e mezzi
3. 2 caratteristiche:
1. no diretta applicabilità
1. tranne per direttive sufficientemente precise e incondizionate – self-executing. Però lo stato
deve comunque attuarla, se non lo fa, dopo 2 anni diventa direttamente applicabile.
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2. vincolante solo per una determinata materia


4. Non opera nell’ordinamento statale, poiché necessita di un atto di attuazione
5. Necessità di un termine di attuazione
6. Efficacia giuridica si produce in seguito
1. alla pubblicazione per quelle con valore legislativo
2. alla notifica per tutte le altre

7. direttive inattuate e effetti diretti:


1. effetti diretti: la direttiva può fondare situazioni soggettive, invocabili innanzi al giudice
nazionale (es. direttive self-executing: lo stato non può opporre ai propri cittadini le conseguenze
del suo inadempimento agli obblighi comunitari.
Il giudice è tenuto ad applicarla nel caso concreto. Non è però solo il giudice ad applicare la direttiva non attuata, ma anche altri
soggetti: come le
1. amministrazioni locali — Regioni, Province, Comuni, EE.LL.(cfr. sent. F.lli Costanzo C-103/88)
2. autorità fiscali (cfr. sent. Becker)
3. Autorità che svolgono servizi di sanità pubblica (cfr. sent. Marshall C-152/84)
4. Qualsiasi organismo e soggetto — anche privato — che svolga un servizio di interesse pubblico (cfr. sent. Foster: az.
gas privatizzata, Autostrade del Brennero))

EFFETTO DIRETTO/EFFICACIA DIRETTA: solitamente si utilizza il termine effetto diretto in riferimento alle norme dei
trattati e efficacia diretta per quanto riguarda le norme delle direttive.
Si ha efficacia:
- Verticale: nel rapporto tra privato e potere pubblico;
- Orizzontale: nel rapporto tra posizioni giuridiche equivalenti.
Efficacia diretta delle direttive: le direttive che hanno efficacia diretta pongono diritti in capo ai singoli, i quali possono farli
valere nei confronti dello Stato.
Requisti:
1. Scadenza del termine di recepimento;
2. Mancata o errata trasposizione della direttiva;
3. Definizione sufficientemente precisa di diritti soggettivi;
4. Incondizionatezza della norma europea: obbligo negativo o positivo;
5. Efficacia verticale: definizione ampia di Stato;
6. Assenza dell’efficacia orizzontale.
Problemi: molti Stati membri non attuano le direttive o le attuano in ritardo. In Italia si è cercato di risolvere tale problema
con l’introduzione della legge comunitaria.
Controllo: spetta alla Commissione il controllo dell’attuazione delle direttive, in caso di ritardo o mancata attuazione essa può
procedere con un’azione di infrazione. Ciò avviene solo nei casi più plateali poiché tale strumento non è sufficiente per tutti.

2. effetti diretti:
1. 2 condizioni:
1. La Corte di giustizia elabora dei trucchi per aggirare l’ostacolo della mancata
attuazione e individua 3 tipologie di direttive in cui non serve dare attuazione, o meglio
determinate direttive, il giorno dopo la loro scadenza producono effetti diretti ed
immediati, come se fossero un regolamento .
1. Direttive self-executing
2. Direttive che danno attuazione a norme del Trattato già vincolanti: la direttiva che
attua in concreto norme del Trattato già vincolanti, può esplicare efficacia diretta ed
immediata all’interno dei singoli stati membri, dopo la scadenza del termine, anche
se non è stata attuata. (cfr. sent. C-33/70 S.A.C.E.)
3. Direttive che impongono obblighi di non fare: una direttiva può essere
direttamente ed immediatamente efficace se contiene un obbligo assoluto e
incondizionato che non richiede di fatto alcun provvedimento di attuazione da parte
degli stati (cfr. sent. C-41/71 Van Duyn).
2. devono disciplinare solo rapporti verticali
3. limiti all’invocabilità di effetti diretti di una direttiva:
1. invocabile solo in rapporti verticali
2. Invocabili sono se sono posizioni giuridiche favorevoli ai privati nei confronti dello stato
4. Effetti diretti sono una tutela per i privati, ma non possono sostituire l’attuazione da parte di
uno stato membro, che rimane obbligato ad attuare la direttiva.

5. Effetti indiretti delle direttive:


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1. interpretativi: interpretazione conforme del diritto nazionale alla direttiva. bisogna


interpretare una norma di attuazione di una direttiva in modo conforme allo scopo di
quella direttiva
2. triangolari: effetti svantaggiosi prodotti nei confronti di un’impresa privata. L’applicazione
di una direttiva arreca un pregiudizio ad un terzo privato
3. di esclusione e sostitutivi: se la direttiva ha effetti diretti, si sostituisce alla norma interna
nella stessa fattispecie: non si applica la normativa interna (effetto di esclusione) ma i
rapporti sono disciplinati dalla direttiva (effetto sostitutivo).
6. onere di invocare effetti diretti:
1. termine nazionale di prescrizione comincia a decorrere dalla data in cui è stata attuata la
direttiva
7. in mancanza di disciplina comunitaria, è l’ordinamento giuridico interno a stabilire le modalità
dei ricorsi

Raccomandazioni e pareri – 288.5 TFUE


1. non hanno carattere vincolante
2. hanno effetto interpretativo
3. 292 TFUE: Il Consiglio adotta raccomandazioni. Delibera su proposta della Commissione in tutti i
casi in cui i trattati prevedono. Delibera all'unanimità nei settori nei quali è richiesta l'unanimità
per l'adozione di un atto dell'Unione. La Commissione, e la BCE nei casi specifici previsti dai
trattati, adottano raccomandazioni.

Soft Law
1. atti non previsti dai trattati
2. Atipici
3. non vincolanti
4. Esempi:
1. Comunicazioni
2. linee giuda
3. Orientamenti
5. possono produrre effetti giuridici in capo a terzi
6. gli atti di soft law adottati dalla Commissione sono un quadro di normazione di riferimento

Atti atipici
1. Fonti primarie, ma non sono atti normativi poiché non emanati con procedura legislativa
1. Esempi:
1. Trattati
2. protocolli
3. dichiarazioni
4. Allegati
5. statuti delle istituzioni
2. Fonti secondarie
1. Esempio: regolamenti interni delle istituzioni
3. Atti programmatori
4. accordi interistituzionali
5. Accordi conclusi tra stati membri (non sono propriamente fonti del diritto)

Violazione del diritto dell’UE e responsabilità civile dello stato


1. sent. Francovich disciplina la responsabilità civile dello stato
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2. responsabilità civile dello stato soggetta a 3 condizioni:


1. risultato prescritto deve implicare diritti a favore dei singoli
2. contenuto di tali diritti deve essere individuato dalla direttiva
3. nesso di causalità tra violazione dell’obbligo da parte dello stato e danno subito dai soggetti
3. sent. Brasserie du Pêcheur stabilisce che il diritto al risarcimento nasce quando lo stato si sia
comportato in modo da impedire l’applicazione di una norma UE.

4. i singoli lesi hanno diritto al risarcimento subordinato a 3 condizioni:


1. la norma deve conferire dei diritti
2. Violazione grave e manifesta
3. nesso di causalità tra violazione e danno subito
4. Non si può subordinare il risarcimento del danno solo per una condotta dolosa o colposa (stato
condannato per responsabilità oggettiva).
5. Risarcimento adeguato al danno subito. Si deve risarcire danno emergente e lucro cessante
6. L’obbligo di risarcire i danni non può essere limitato ai soli danni subiti successivamente alla
pronuncia di una sentenza che accerti l’inadempimento. Inoltre non è necessario attendere una
pronuncia della Corte di Giustizia che accerti l’inadempimento dello stato. La condanna allo
stato può provenire solo dal giudice di quello stato.

Atti giuridici e rapporti tra fonti


1. Atti legislativi e atti non legislativi
1. Atti legislativi adottati con procedura legislativa ordinaria
2. Atti non legislativi adottati con procedura legislativa diversa, non hanno quindi valore
legislativo
2. PLS non produce atto legislativo se il trattato non la prevede.
3. le istituzioni dispongono di una discrezionalità assoluta sulla qualificazione di un atto
4. gerarchia fra atti legislativi e atti non legislativi è presente solo nell’ambito della stessa materia
5. Differenza di rilievo fra i due tipi di atti – 263 TFUE:
1. gli atti legislativi hanno condizioni più gravose rispetto agli atti non legislativi in fatto di
impugnazione

Atti delegati – 290 TFUE


1. Atto legislativo può delegare alla Commissione il potere di adottare atti non legislativi di portata
generale, che integrano o modificano degli elementi non essenziali dell’atto legislativo.
2. non è una delega di potere legislativo, poiché l’atto delegato non ha carattere legislativo.

Atti di esecuzione e comitologia – 291 TFUE


1. gli atti di esecuzione sono tesi ad eseguire il contenuto degli atti derivati, sia legislativi che non.
2. dibattito: potere spetta
1. alla Commissione
2. agli stati membri
3. punti fondamentali in materia:
1. funzione esecutiva spetta primariamente agli stati membri, unione ha compiti sussidiari ove
necessario
2. ove l’unione può emanare atti, la competenza spetta alla Commissione, ma in casi specifici
anche al Consiglio
3. le competenze esecutive esercitate dalla Commissione sono soggette a controllo degli stati
membri
4. 291 TFUE: l’unione ha competenza secondaria in materia

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5. NB: prima di Lisbona il Consiglio aveva questo potere esclusivamente e poteva delegare la
Commissione.
6. Parlamento e Consiglio stabiliscono i principi di controllo fatto dagli stati membri nei confronti
della Commissione

7. Regolamento Comitologia: disciplina procedure di adozione di atti esecutivi a cui partecipano la


Commissione e i Comitati di rappresentanza degli stati membri
8. 3 procedure
1. Procedura consultiva: prevede che l’adozione dell’atto sia preceduta da un parere di un
Comitato di rappresentanza degli stati membri. Il parere è obbligatorio.
2. Procedura d’esame: la Commissione non può adottare l’atto senza un parere positivo del
Comitato di rappresentanza degli stati membri. Il parere è obbligatorio e vincolante.
La Commissione può fare ricorso in caso di parere negativo ad un comitato d’appello.
3. Procedura d’urgenza: non prevista dal regolamento comitologia: la Commissione adotta l’atto
senza il parere ma dovrà sottoporglielo entro 14 gg.
Effetti giuridici dell’atto: max 6 mesi; ma se il comitato dà parere negativo, l’atto è subito
abrogato.

Atti normativi e gerarchia delle fonti


1. Rapporti gerarchici fra diritto primario e derivato
1. trattati istitutivi e fonti equiparate vs tutte le altre fonti – atti delle istituzioni sono limitati
dagli accordi internazionali
2. Rapporti fra atti pari ordinati e criterio della competenza
1. no gerarchia tra fonti derivate legislative
2. no atti a competenza generale – per ogni competenza i trattati indicano
1. Obiettivi
2. tipologia di atti
3. procedure
3. i rapporti fra sottosistemi sono disciplinati dal criterio di competenza e non di gerarchia

Fonti dei diritti fondamentali individuali

Evoluzione del sistema di tutela dei diritti


1. la Corte di Giustizia ha sviluppato una giurisprudenza ricca che tende a identificare fonti e
strumenti di tutela all’interno dell’ordinamento dell’UE (es. Carta di Nizza e CEDU)

2. 6 TUE e varie fonti dei diritti fondamentali:


1. L'Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione europea
2. art. 6 individua 3 categorie di fonti riguardi i diritti fondamentali:
1. Carta di Nizza
2. CEDU
3. Tradizioni. costituzionali degli stati membri

3. principi generali come fonti dei diritti fondamentali


1. la Corte di Giustizia individua 2 fonti di ispirazione riguardo ai diritti fondamentali
1. tradizioni costituzionali
2. trattati internazionali sui diritti dell’uomo
2. Essi sono fonti di ispirazione e non di integrazione
3. la Corte di Giustizia sottolinea principi che in virtù di funzione e contenuto siano idonei a
limitare l’esercizio delle competenze dell’unione

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4. 5.4 TUE: principio di proporzionalità: il contenuto e la forma dell'azione dell'Unione si limitano


a quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei trattati .

5. CEDU come fonte di ispirazione e accordo vincolante per l’unione


1. la Corte di Giustizia menziona la CEDU e la considera punto di riferimento per le sue sentenze
2. i trattati istitutivi non attribuiscono all’unione delle competenze sulla tutela dei diritti
dell’uomo

6. Adesione UE alla CEDU:


1. Conclusi nel 2013 i progetti con un accordo di adesione, da ratificare
2. 2 problemi:
1. ente a cui attribuire una violazione della convenzione – partecipazione congiunta di stati e
unione per le violazioni di questo tipo
2. Corte di Giustizia individuata come unica interprete del diritto dell’unione
3. I diritti della CEDU fanno parte dell’unione come principi generali – l’UE nelle sue decisioni si
conforma alla CEDU.

7. Parere 2/2013 sull’accordo di adesione dell’UE alla CEDU.


1. secondo la Corte di Giustizia l’accordo di adesione non è compatibile con i trattati.
Motivi:
1. violazione dell’autonomia dell’ordinamento dell’UE
2. Rapporti regolati solo dal diritto dell’UE
3. no competenze alla Corte EDU per interpretare il diritto dell’unione
2. CEDU è vista come strumento lesivo del carattere istituzionale dell’UE

8. Carta dei diritti fondamentali:


1. Entrata in vigore nel 2003 col nome Carta di Nizza , divisa in 6 sezioni
2. 6.1 TUE: L'Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta di Nizza, che ha lo
stesso valore giuridico dei trattati .
Le disposizioni della Carta si applicano a istituzioni, organi e organismi dell’UE nel rispetto del
principio di sussidiarietà.
3. 51 TUE: no competenza generale dell’unione nel campo dei diritti fondamentali
4. laddove le norme della Carta e della CEDU coincidano, le norme della Carta vanno rapportate a
quelle della CEDU.
5. La Carta non può essere interpretata in modo da conferire una tutela minore della CEDU e se la
CEDU dà minori garanzie, l’unione ha maggiori possibilità di tutela.

Effetti diretti di norme che tutelano i diritti fondamentali


1. Queste norme hanno compiutezza di contenuto dispositivo – capacità di produrre posizioni
soggettive in capo a individui
2. Le norme che stabiliscono diritti fondamentali sono anche norme attributive di competenza
dell’UE
3. 19 TFUE: Fatte salve le altre disposizioni dei trattati e nell’ambito delle competenze da essi
conferite all'Unione, il Consiglio, deliberando all'unanimità secondo una procedura legislativa
speciale e previa approvazione del Parlamento europeo, può prendere i provvedimenti opportuni
per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le
convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale . Attribuisce posizioni
soggettive.
I diritti fondamentali producono posizioni soggettive in conformità al diritto dell’unione rispetto a
cui fungono da limite.

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Sistema giudiziario dell’Unione

Corte di Giustizia come istituzione giudiziaria


1. la Corte di Giustizia è articolata in Corte di Giustizia (I) e Tribunale
2. 19 TUE: La Corte di giustizia dell'Unione europea comprende la Corte di giustizia (I), il Tribunale e
i tribunali specializzati. Assicura il rispetto del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei
trattati .
3. Il Tribunale decide in I grado ricorsi per:
1. Invalidità di atti UE
2. ricorsi in carenza (se il comportamento delle istituzioni abbia rilievo sotto il profilo omissivo)
3. risarcimento dei danni provocati dall’UE
4. rapporti di lavoro unione-agenti
5. contratti di cui è parte l’unione
4. Alla Corte di Giustizia (I) spetta competenza esclusiva su:
1. ricorsi di infrazione contro uno stato membro
2. rinvii pregiudiziali per interpretazione e validità del diritto UE
5. Corte di Giustizia in II grado rispetto al Tribunale solo per motivi di diritto

Composizione e regole di funzionamento della Corte di Giustizia (I)


1. Composta da:
1. 1 giudice per stato membro (tot 28)
2. almeno 8 avvocati generali
2. Nomina:
1. 6 anni
2. consenso unanime degli stati membri: Giudici e avvocati generali sono individuati dagli stati: ogni stato
seleziona il proprio giudice o il proprio avvocato, ma la scelta viene fatta dal governo in modo non trasparente. Non
ci sono né pubblicità né motivazioni obbligatorie
3. C’è un comitato per l’adeguatezza dei candidati, formato da 7 membri scelti tra ex-membri di Corte
di Giustizia e Tribunale
1. questo comitato fornisce pareri sull’adeguatezza dei candidati
4. 251 TFUE: La Corte di Giustizia opera raramente con tutti i 28 giudici (in seduta plenaria — accade
solo in circostanze speciali ed eccezionali). Di norma l’attività è strutturata nell’attività delle
Sezioni (collegi di 3/5 giudici) o delle Grandi Sezioni (15 giudici). Si procede alla convocazione di
una GS se lo richiede uno stato membro o una istituzione coinvolta nella controversia in
discussione.

5. Compito più importante dell’avvocato generale: presentare prima della deliberazione della Corte,
delle conclusioni, prive di valore vincolante

6. art. 24 TUE e 275 TFUE: essi escludono la politica estera e la sicurezza comune dalla giurisdizione
della Corte di Giustizia. Cioè lei non può intervenire in relazione alla PESC, tranne che in due
eccezioni (275 TFUE):
1. rispetto dell’art. 40 TUE: norma che traccia un confine invalicabile tra ciò che è diritto o
competenza dell’UE e la PESC. Il rispetto di questo confine da parte di atti PESC o atti non PESC
che vi interferiscano, è garantito dalla Corte di Giustizia
2. ricorsi per annullamento riguardanti misure restrittive adottate nell’ambito PESC nei confronti
di persone fisiche o giuridiche. Vengono adottate sanzioni economiche.
7. Riguardo alla GAI, dopo un periodo transitorio, la giurisdizione ha acquisito pienezza salva
l’eccezione del 276 TFUE: la Corte di Giustizia non è competente a esaminare la validità o la proporzionalità
di operazioni condotte dalla polizia o da altri servizi incaricati dell'applicazione della legge di uno Stato membro o
l'esercizio delle responsabilità incombenti agli Stati membri per il mantenimento dell'ordine pubblico e la salvaguardia
della sicurezza interna . Cioè le operazione di ordine pubblico condotte dalla polizia statale, in nessun

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caso possono essere sottoposte ad un controllo di validità o proporzionalità effettuato dalla Corte
di Giustizia.
8. La Corte di Giustizia è chiamata a decidere i ricorsi presentati in esito al procedimento di
infrazione, cioè a quella procedura promossa dalla Commissione (o dagli stati membri) diretta ad
accertare e sanzionare economicamente l’inadempimento o la violazione del diritto dell’UE da
parte di uno stato membro.
La Corte di Giustizia è giudice d’appello (entro 60 gg) di fronte a sentenze emesse dal Tribunale.
Essa decide per
1. i ricorsi diretti, atti a censurare le condotte degli organismi sovranazionali. Vi rientrano
1. il ricorso per annullamento,
2. il ricorso per carenza (manchevolezza da parte delle istituzioni di adempiere ad un loro
compito),
3. il ricorso diretto ad affermare la responsabilità extracontrattuale delle istituzioni (danno
ingiusto nei confronti di individui).
2. Questi ricorsi possono essere presentati o in appello alla Corte di Giustizia (I grado il
Tribunale) o alla Corte di Giustizia come grado unico.
La Corte di Giustizia (I) è ad oggi l’unico giudice competente a rispondere al rinvio
pregiudiziale (267 TFUE: procedura caratteristica dell’UE, che consente alla Corte di Giustizia
di interloquire con le corti nazionali).

Composizione e regole di funzionamento del Tribunale:


1. 254 TFUE: Il numero dei giudici del Tribunale è stabilito dallo statuto della Corte di giustizia
dell'Unione europea. Lo statuto può prevedere che il Tribunale sia assistito da avvocati generali.
I membri del Tribunale sono scelti tra persone che offrano tutte le garanzie di indipendenza e
possiedano la capacità per l'esercizio di alte funzioni giurisdizionali.
2. Essi sono nominati di comune accordo per sei anni dai governi degli Stati membri, previa
consultazione del comitato di cui all'articolo 255. Ogni tre anni si procede a un rinnovo parziale. I
membri uscenti possono essere nuovamente nominati.
3. I giudici designano tra loro, per tre anni, il presidente del Tribunale. Il suo mandato è rinnovabile.
Il Tribunale nomina il proprio cancelliere, di cui fissa lo statuto.
4. Il Tribunale stabilisce il proprio regolamento di procedura di concerto con la Corte di giustizia.
Tale regolamento è sottoposto all'approvazione del Consiglio.
5. Salvo quanto diversamente disposto dallo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea, le
disposizioni dei trattati relative alla Corte di giustizia sono applicabili al Tribunale.
6. Per persone fisiche o giuridiche, il ricorso si presenta prioritariamente al Tribunale.
I ricorsi proposti da istituzioni e stati membri vanno proposti alla Corte di Giustizia in unico grado.
In tal caso vanno proposti al Tribunale i ricorsi degli stati membri contro atti della commissione e
alcuni ricorsi degli stati membri contro alcuni atti del Consiglio (art. 51 Protocollo n. 3).

Procedimento di infrazione
1. Aperti nei confronti di un stato membro per violazione di obblighi derivanti dal trattato
2. È un controllo del rispetto del diritto dell’UE
3. Può essere attivato:
1. ex 258 TFUE dalla Commissione
2. ex 259 TFUE da uno stato membro
3. i privati possono solo sporgere denuncia alla Commissione
4. Criteri di rilevabilità delle denunce:
1. salvaguardare l’interesse dell’UE alla corretta applicazione del suo diritto
5. Entro 1 anno la Commissione decide se procedere o archiviare

6. Fasi:
1. Pre-contenziosa:

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1. La Commissione emette un parere riguardo allo stato contro cui è stato avviato il
procedimento.
2. Se lo stato non presenta osservazioni, la Commissione emette un parere e motiva le ragioni
per cui lo stato non ha adempiuto agli obblighi dell’unione.
3. Se lo stato non si conforma a tale parere, la Commissione può adire la Corte di Giustizia, ma
la Commissione non ha un obbligo, ha una piena discrezionalità politica per aprire il
contenzioso.
Se vi fa ricorso:
2. Contenziosa: si va in giudizio innanzi la Corte di Giustizia.
1. qualora la Corte di Giustizia riconosca la violazione di uno stato membro, tale stato è
tenuto a prendere provvedimenti per l’esecuzione della sentenza, che ha effetto vincolante.
2. qualora lo stato non ottemperi agli obblighi della sentenza, commetterebbe un’ulteriore
violazione, potendo generare un regressus ad infinitum.
3. per ovviare, i trattati prevedono la possibilità di accompagnare al secondo procedimento di
infrazione uno strumento coercitivo di carattere finanziario. La Corte di Giustizia stabilisce
la somma forfettaria o la penale che lo stato membro dovrà versare.
4. il costo dell’inadempimento aumenta all’aumentare del periodo di inadempimento.
5. non c’è esecuzione in forma specifica.
6. questo meccanismo può essere avviato già con la prima sentenza, ove la Corte di Giustizia
accerti che vi sia una violazione di una direttiva.
7. Due tipologie di sentenze:
1. di omissione di un dovere di agire
2. con accertamento positivo – condotta positiva (leggi) dello stato incompatibile col diritto UE.

Il sistema dei ricorsi diretti

Ricorso per annullamento


1. 263 TFUE: meccanismo di impugnazione diretta di atti UE.
2. Corte di Giustizia esercita un controllo
1. sugli atti legislativi, su quelli di Consiglio, Commissione, BCE, Parlamento e Consiglio europeo.
2. Sugli atti degli organi UE che producono effetti giuridici nei confronti di terzi.
3. Corte di Giustizia (I) è competente per ricorsi proposti da stati e istituzioni UE.
Tribunale competente per ricorsi proposti da individui.

4. 4 categorie di vizi degli atti:


1. Incompetenza
2. Violazione di forme sostanziali
3. Violazione dei trattati
4. Sviamento di potere

5. Atti impugnabili:
1. tutti quelli vincolanti tranne quelli di Parlamento e Consiglio europeo, se non producono effetti
nei confronti di terzi

6. Soggetti legittimati al ricorso per annullamento:


1. stati membri
2. Parlamento – prima no, dopo la comitologia 88/10 sì, poi ampliata dal Trattato di Nizza
3. Consiglio
4. Commissione

7. Poteri di ricorso in materia finanziaria:


1. Corte dei Conti
2. BCE

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3. Comitato delle regioni

8. Legittimazione degli individui a proporre ricorso


1. diritto di azione a favore di persone fisiche o giuridiche per
1. atti adottati nei confronti del ricorrente
2. atti regolamentari che riguardino il ricorrente

9. Criterio sostanzialista: atto a portata generale può essere impugnato da persone fisiche o
giuridiche ma si deve dimostrare che c’è un pregiudizio alla posizione soggettiva di un individuo.

10. Riforma del trattato di Lisbona:


1. una persona fisica o giuridica può proporre ricorso contro gli atti regolamentari che lo
riguardano direttamente e che non comportano alcuna misura di eccezione
2. requisito di inesistenza di misure di eccezione si aggiunge a quello di incidenza diretta di un
atto

11. Proposizione del ricorso e svolgimento del procedimento:


1. Termine: 2 mesi dalla pubblicazione o notificazione
2. ricorso motivato
3. ricorrente può domandare in via cautelare di sospendere l’atto impugnato.
4. se il ricorso è fondato, la Corte di Giustizia dichiara nullo l’atto.
5. la dichiarazione ha effetti ex tunc e erga omnes
6. Gli effetti sono definitivi, salvo la possibilità di limitare nel tempo la dichiarazione di invalidità

Ricorso per risarcimento


1. risarcimento possibile solo per responsabilità extracontrattuale dell’unione
2. l’unione deve risarcire i danni cagionati dalle sue istituzioni, o dagli agenti nell’esercizio delle loro
funzioni
3. Presupposti dell’azione di risarcimento:
1. Trattati non specificano presupposti o contenuto
2. si conformano ai principi generali comuni degli stati membri
3. L’azione è proposta innanzi al Tribunale
4. si conclude con sentenza di condanna
4. responsabilità dell’unione solo in caso di violazione grave di una norma superiore
1. violazione grave e manifesta, criteri di riconoscibilità:
1. complessità delle situazioni
2. Difficoltà di applicazione
3. margine di valutazione discrezionale

5. Accertamento dell’invalidità dell’atto lesivo:


1. occorre verificare se l’accertamento è condizione per la proposta di risarcimento
2. stabilita l’autonomia dei due rimedi
3. termini per l’azione di risarcimento: 5 anni – per l’annullamento: 2 mesi

Rinvio pregiudiziale – 267 TFUE


1. cooperazione tra Corte di Giustizia e giudici nazionali
2. attenua le difficoltà che insorgono tra leggi nazionali e diritto UE di cui promuove uniformità e
interpretazione
3. 267 TFUE: la Corte di Giustizia si pronuncia in via pregiudiziale su:
1. Interpretazione dei trattati
2. Validità e interpretazione degli atti compiuti dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi
dell’Unione.

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4. Interpretazione sia del diritto primario che derivato, ma si giudica sulla validità solo del diritto
derivato – non si può giudicare sulla validità del diritto primario (trattati ecc…
5. La normativa viene interpretata per verificarne la compatibilità col diritto interno degli stati
membri: in caso di incompatibilità, sarà il diritto interno ad essere disapplicato.

Giurisdizione nazionale: Corte Costituzionale come organo giurisdizionale e la doppia


pregiudizialità.
1. 267.2 TFUE: riserva di promuovere rinvio pregiudiziale è data espressamente agli organi
giurisdizionali statali.
2. Criteri per valutare se un organo è giurisdizionale:
1. fondamento legale dell’organo
2. Carattere permanente
3. Obbligatorietà degli giurisdizione
4. natura contraddittoria del procedimento
5. applica norme giuridiche
6. organo è indipendente
3. Esclusi
1. i collegi arbitrali,
2. i PM,
3. i giudici togati nell’esercizio della giurisdizione volontaria (amministrazione pubblica del diritto privato
esercitata da organi giudiziari, ha una funzione diversa da quella della tutela giurisdizionale ed è prossima all'attività
amministrativa),
4. giurisdizione amministrativa e contabile nelle sezz. consultive e di controllo.
5. autorità amministrative indipendenti

4. la Corte Costituzionale soddisfa tutti i criteri definiti dalla Corte di Giustizia


5. il compito di rinviare le leggi spetta al giudice a quo, che ha il dovere di provvedervi in via
preliminare rispetto alla questione di costituzionalità.
6. fino al 2008 la Corte Costituzionale non si considerava giurisdizione nazionale, e non ha mai fatto
rinvio pregiudiziale: dal 2008 ha cambiato orientamento.
7. il giudizio di costituzionalità è un meccanismo di chiusura dell’ordinamento.
Nel 2013 la Corte Costituzionale ha sollevato per la prima volta un rinvio pregiudiziale nel giudizio
incidentale di costituzionalità.
L’Italia non ha mai applicato la teoria dei controlimiti, ma sta per farlo nel caso Taricco:
Il caso riguarda la disciplina della prescrizione. La corte di giustizia in una sentenza, che proveniva da un rinvio
pregiudiziale sollevato da un giudice italiano, aveva detto che quando ci si trova in processi in cui ci si accorge che esiste
una discriminazione nella durata della prescrizione tra regole poste per reati a tutela degli interessi degli stati e dell’UE,
il giudice italiano non deve applicare le norme sulla prescrizione. Per l’Italia questa è una violazione del principio di
legalità. I giudici invocano la pronuncia del principio dei controlimiti. La Corte costituzionale chiede alla corte di giustizia
di rivedere il suo orientamento, altrimenti si applicherà la teoria dei controlimiti (una specie di giurisprudenza Solange).

Facoltà e obblighi di rinvio


1. 267.2 TFUE: Quando un rinvio pregiudiziale è sollevato dinanzi ad una giurisdizione di uno degli
Stati membri, tale giurisdizione può, qualora reputi necessaria per emanare la sua sentenza una
decisione su questo punto, domandare alla Corte di pronunciarsi sulla questione.
1. un giudice può ricorrere, qualunque sia il grado cui appartiene (ordinario, appello).

2. 267.3 TFUE: Quando un rinvio pregiudiziale è sollevato in un giudizio pendente davanti a una
giurisdizione nazionale, avverso le cui decisioni non possa proporsi un ricorso giurisdizionale di
diritto interno, tale giurisdizione è tenuta a rivolgersi alla Corte .
1. se il giudice è di ultima istanza, non può ma deve ricorrere al rinvio pregiudiziale.

3. Il 267 TFUE modula la facoltà o l’obbligo del rinvio in funzione della posizione dell’organo.
L’imposizione di un obbligo incondizionato equivarrebbe a spogliare il giudice della sua funzione

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tipica: interpretare il diritto.

4. Implicazioni sistematiche del modello adottato dalla giurisprudenza:


1. il giudice nazionale non dispone di una piena discrezionalità nell’interpretare il diritto UE.
2. in presenza di un orientamento interpretativo, il giudice nazionale deve conformarsi
disapplicando norme interne, a meno che non sollevi rinvio pregiudiziale.

Rinvio pregiudiziale e provvedimenti provvisori


1. il rinvio pregiudiziale può essere disposto anche per il rilascio di misure cautelari
2. la Corte di Giustizia conferisce poteri provvisori ai giudici nazionali, allo scopo di garantire la piena
efficacia della successiva pronuncia giurisdizionale sull’esistenza dei diritti invocati in forza del
diritto comunitario.
1. sent. Factortame: provvedimenti cautelari senza nome a volte anche contrari al diritto
nazionale
3. L’UE può adottare provvedimenti necessari ma non si può sospendere un atto UE se non con un
ricorso innanzi alla Corte di Giustizia.

4. la sospensione degli effetti di un atto interno deve essere fondata:


1. rischio di un danno irreparabile
2. valutazione di invalidità di un atto UE
5. il potere di sospendere provvisoriamente può essere esercitato solo se il giudice sia convinto che
l’atto UE a fondamento dell’atto nazionale da sospendere sia invalido.

Interpretazione di norme nazionali modellate su quelle dell’unione


1. in questi casi il giudice nazionale dovrà applicare la norma dell’unione pur se si limita ad agire sul
piano interpretativo – determina il contenuto della normativa nazionale.
2. due tipi di situazioni:
1. legislatore nazionale riproduce in una disposizione nazionale il contenuto e la formulazione di
una disposizione UE (conformarsi)
2. Il legislatore nazionale riproduce in una disposizione nazionale il contenuto e la formulazione
di una disposizione UE e indica come il contenuto della norma interna vada ricostruito sulla
base della normativa UE (conformarsi e rimandare all’UE)

3. Principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato:


1. Realizzazione di una cooperazione tra giudice nazionale e Corte di Giustizia:
1. la Corte di Giustizia non è vincolata dalla formulazione della questione pregiudiziale – la
questione potrebbe essere riformulata o riqualificata
2. il rigetto da parte della Corte di Giustizia di un rinvio pregiudiziale è possibile solo quando
la richiesta di interpretazione non ha relazione con la realtà o l’oggetto della controversia

Gli effetti delle sentenze pregiudiziali


1. Effetti: erga omnes

2. Due tipi di sentenze:


1. interpretative:
1. vincolanti per il giudice di rinvio
2. egli dovrà risolvere la controversia applicando il diritto UE
3. Effetto non è erga omnes ma analogo ad uno erga omnes
4. la Corte di Giustizia non è vincolata dai suoi precedenti
2. di invalidità:

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1. è un motivo sufficiente perché un giudice diverso – chiamato ad applicare il medesimo atto


già dichiarato invalido – possa disapplicarlo

Rapporti fra rinvio pregiudiziale e ricorso per annullamento


1. il rinvio pregiudiziale non soffre di preclusioni temporali, a differenza dei 2 mesi del ricorso per
annullamento
2. il rinvio pregiudiziale ha la funzione di assicurare la coerenza del sistema dell’UE, a differenza del
ricorso per annullamento che tutela le posizioni soggettive individuali
3. un rinvio pregiudiziale non può essere sollevato né da un individuo né d’ufficio: questa preclusione
riguarda solo il soggetto destinatario diretto di una decisione ovvero a cui la decisione sia stata
notificata individualmente

Unione come ente a competenze numerate

Principio di attribuzione – 5 TUE


1. 5 TUE: l’unione agisce solo nei limiti delle competenze ad essa attribuite dagli stati membri nei
trattati, per realizzare gli obiettivi da essi stabiliti
2. le competenze non nominate nei trattati spettano agli stati membri
3. importanza pratica rilevante del principio di attribuzione – ciascuna competenza trova fonte in
una delle norme dei trattati.
L’UE non può esercitare competenze o funzioni per finalità generali.
4. 2 tecniche per vincolare gli obiettivi riguardo alle competenze
1. Trasferire ad un ente un complesso di poteri facendogli determinare l’azione nell’ambito di un
sistema di obiettivi complessi
2. Corrispondenza potere d’azione e obiettivi per cui va esercitato
5. Dai trattati emerge un sistema di competenze = insieme di microsistemi settoriali.
6. Per soddisfare il principio di attribuzione non è sufficiente dimostrare un’effettiva competenza ma
che quell’atto si vuole adottare ai sensi di una normativa che soddisfi anche gli obiettivi e si
avvalga della procedura prevista.

La scelta della base giuridica


1. È necessario che ogni azione dell’unione abbia un fondamento giuridico previsto dai trattati
2. 2 principi di carattere generale:
1. individuazione da parte delle istituzioni della base giuridica attraverso un percorso logico
verificabile dal giudice
2. Corte di Giustizia vuole un pieno coinvolgimento del Parlamento nelle procedure di adozione
degli atti giuridici
3. Qualora vi siano più rilievi di base giuridica, si sceglierà quella prevalente
1. Eccezioni:
1. combinato di basi giuridiche e delle loro rispettive procedure comporta un’alterazione dei
meccanismi istituzionali dell’UE
2. 2 implicazioni:
1. atto adottato solo sulla base giuridica preponderante
2. cumulo fra più basi giuridiche crea la combinazione di diversi procedimenti per
l’adozione di atti

Competenze esclusive, concorrenti e altri tipi di competenze


1. Esclusive – art. 3 TFUE:
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1. quando escludono la competenza degli stati membri in un certo settore


2. gli stati membri non possono legiferare neanche in caso di astensione dell’UE
3. riserva di legge assoluta dell’UE
4. Settori esclusivi:
1. unione doganale;
2. definizione delle regole di concorrenza necessarie al funzionamento del mercato interno;
3. politica monetaria per gli Stati membri la cui moneta è l’euro;
4. conservazione delle risorse biologiche del mare nel quadro della politica comune della
pesca;
5. politica commerciale comune

2. Concorrenti – art. 2 e 4 TFUE:


1. art. 2 TFUE:
1. Gli stati membri esercitano la loro competenza nella misura in cui l’unione non ha
esercitato la propria.
2. Gli stati membri esercitano la loro competenza nella misura in cui l’unione ha deciso di
cessare la propria
2. Libertà degli stati membri limitata dall’esistenza di un atto dell’unione – primato della
normativa UE rispetto a quella degli stati membri.
3. L’UE può intervenire anche in presenza di norme statali inerenti a quella materia.
4. art. 4 TFUE disciplina i settori di competenza concorrente

5. Non c’è competenza residuale degli stati membri: le materie non espressamente definite
concorrenti o esclusive rientrano nella categoria delle competenze concorrenti.

3. Altri tipi di competenze:


1. Complementari:
1. l’UE ha competenza per azioni volte a sostenere, coordinare o completare l’azione degli
stati membri
2. L’intervento dell’UE in materia non è autonomo, ma si basa sulle politiche statali già
esistenti
2. Coordinamento:
1. gli stati membri coordinano le politiche economiche e occupazionali secondo le norme
previste dai trattati
2. l’UE prende misure per assicurare questo coordinamento
3. Sono ambiti di collaborazione intergovernativa:
3. Politica estera:
1. l’unione ha competenza per definire e attuare una PESC, ma non è esclusiva poiché può
verificarsi il concorso con gli stati membri
2. 24.11 TUE: definizione di PESC: La competenza dell'Unione in materia di politica estera e di sicurezza
comune riguarda tutti i settori della politica estera e tutte le questioni relative alla sicurezza dell'Unione,
compresa la definizione progressiva di una politica di difesa comune che può condurre a una difesa comune .

Principio di attribuzione e rapporti fra politica estera e politiche materiali


1. La competenza dell’unione nel campo della PESC non ha un ambito determinato da criteri poiché
in essa rientrano tutte le azioni ispirate a questo fine.
2. In tale complesso campo operano principi di coordinamento ad hoc, che si dividono in:
1. modello di conflitto – 40 TFUE:
1. Conflitti possono verificarsi fra PESC e competenze materiali dell’unione:
1. l’unione intende adottare atti per finalità politiche con azioni che ricadono in una
competenza materiale
2. l’unione usa le proprie politiche materiali per perseguire scopi di carattere politico

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2. La competenza in campo PESC non può interferire con l’esercizio delle competenze
materiali disciplinate dal trattato: è sufficiente che l’atto PESC rientri anche solo
astrattamente nell’ambito delle politiche materiali
3. In violazione dell’art. 40 TFUE c’è una prassi di annullamento
2. modello di cooperazione:
1. Normativa tra PESC e politiche materiali: quando una decisione prevede interruzione o
riduzione delle relazioni economiche con i paesi terzi, Consiglio deliberando a maggioranza
qualificata su proposta dell’Alto Rappresentante e della Commissione, adotta le misure
necessarie e ne viene informato il Parlamento.
2. 215 TFUE: 2 provvedimenti
1. decisione PESC che determina gli obiettivi di azione dell’UE
2. atto di politica materiale che adotta i mezzi dell’unione e può essere usato solo a fini
sanzionatori
3. Logica sequenziale: atto PESC per determinare gli obiettivi di azione dell’UE, e questi
obiettivi vengono realizzati con strumenti di politica materiale.

Regolazione e dinamica delle competenze


1. il principio di sussidiarietà:
1. costituisce un principio di regolamentazione nell’esercizio delle competenze concorrenti
dell’UE
2. in virtù di esso l’UE interviene nei settori di competenza concorrente solo se gli obiettivi non
possono essere conseguiti adeguatamente dagli stati membri

3. Sussidiarietà pone delle condizioni all’esercizio dell’UE:


1. determina l’ordine di priorità nell’esercizio delle competenze.
2. non si applica alle competenze esclusive
4. Il principio di sussidiarietà si accompagna ad un obbligo di motivazione.
5. Il principio di sussidiarietà può essere usato come parametro di legittimità di atti UE

2. Controllo sul rispetto della sussidiarietà:


1. controllo giurisdizionale:
1. Avviene giudizialmente nell’ambito di un’impugnazione sia diretta che pregiudiziale
2. è limitato ad un controllo sulla congruità logica della motivazione
2. controllo politico e ruolo dei Parlamenti nazionali:
1. i Parlamenti nazionali devono essere informati dei progetti legislativi dell’UE fin dall'inizio
della procedura
2. ogni Parlamento nazionale può inviare ai Presidenti delle istituzioni europee un parere
motivato sul rispetto del principio di sussidiarietà
3. Art. 7 Prot. n.2 enuncia una procedura atta a consentire ai Parlamenti nazionali di
esprimersi circa ogni progetto normativo UE.
Qualora i pareri negativi ammontino ad 1/3 dei voti, il progetto andrà riesaminato –
cartellino giallo.
Qualora i pareri negativi ammontino a >50% dei voti, e il progetto richiede una PLO, la
proposta andrà riesaminata dalla Commissione e risottoposta a Consiglio e Parlamento –
cartellino arancione.
4. Dovere di proporre ricorso per annullamento in relazione alla violazione del principio di
sussidiarietà di un atto legislativo qualora sia richiesto da un Parlamento nazionale.

3. Dinamica delle competenze


1. Pretesa positiva da stati membri e unione di disciplinare fattispecie che ricadono anche
parzialmente nel proprio ambito.
2. I conflitti possono essere negativi, se viene emanato un atto che non rientri appieno nella
competenza di uno dei due enti.

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Dottrina dei poteri impliciti


1. L’unione possiede non solo i poteri espressamente previsti, ma anche i poteri di azione necessari
per l’esercizio di quelli espressi (es. potere di concludere accordi internazionali non è espressamente indicato,
ma è una competenza implicita dell’UE).
2. La competenza implicita dell’UE ha carattere esclusivo.
3. I poteri impliciti dell’UE trovano fondamento in una competenza esercitata sul piano interno.
4. 352 TFUE – clausola di flessibilità: Se un’azione dell’Unione appare necessaria […] per
realizzare uno degli obiettivi, il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della
Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo, adotta le disposizioni appropriate .
Indica l’esistenza di competenze astratte, desumibile dal quadro generale dell’UE.
Ha lo scopo di stabilire i poteri di azione e la procedura per l’esercizio di competenze implicite nel
sistema dei trattati.
5. Non si può applicare questo meccanismo per la PESC.
Non si può usare per attribuire all’UE nuove competenze.
6. La corretta applicazione di questa procedura comporta un giudizio di validità degli atti, affidati via
esclusiva alla Corte di Giustizia (I).
7. Alcune Corti Costituzionali nazionali hanno rafforzato il controllo politico sull’art. 352 TFUE
attraverso il voto del rappresentante nazionale al Consiglio.
Il voto contrario di uno dei rappresentanti è capace di impedire il funzionamento e quindi che si
realizzi una compressione delle sfere di competenza rimaste in mano agli stati membri.

Concezione federalista e internazionalista


1. Federalista:
1. ricostruisce il diritto europeo e quello nazionale come parti di un unitario ordinamento
giuridico
2. implica che l’UE sia un’organizzazione politica a carattere statale
2. Internazionalista:
1. diritto UE concepito come esterno agli ordinamenti giuridici statali
2. UE come organizzazione politica che esercita poteri trasferiti dai suoi stati membri
3. Nessuna delle due rispecchia l’integrazione europea: mediazione tra le parti
4. Concezione pluralista:
1. gli ordinamenti giuridici statali non sono autosufficienti ma delle strutture aperte e
mutuamente interferenti
2. Rapporto UE-stati membri è definito su due livelli:
1. conflitti normativi ordinari tra norme UE e nazionali
2. conflitti di sovranità: le Corti Costituzionali tendono a ribadire il carattere derivato
dell’ordinamento giuridico dell’unione

Conflitti fra norme nella concezione federalista della Corte di Giustizia


1. vedi sent. Van Gend & Loos e sent. Costa c. Enel e sent. Simmenthal e sent. Granital
2. la disapplicazione della normativa nazionale non è un istituto giuridico autonomo ma consegue
all’obbligo imposto al giudice nazionale di applicare la normativa europea provvista di effetti
diretti.
3. la Corte di Giustizia ha confermato la possibilità di usare meccanismi di legittimità costituzionale
per accertare l’incompatibilità fra una norma UE e una norma nazionale.
4. È necessario salvaguardare l’effettività del diritto UE anche nell’ambito di procedimenti nazionali
di costituzionalità delle leggi.

Conflitti fra norme nella concezione internazionalista delle Corti Costituzionali nazionali
1. art. 11 Cost. e trasferimento di competenze all’UE

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1. Parlamento italiano ha dato esecuzione piena ai trattati (TUE e TFUE) e trova sicuro
fondamento di legittimità nell’art. 11: concezione internazionalista.
2. l’art. stabilisce un meccanismo selettivo di tutela nei confronti di obblighi esterni
all’ordinamento, tutelando solo quelli funzionali alla realizzazione di un ordinamento
internazionale.
3. l’art. 11 non conferisce automatica efficacia al diritto UE, ma si limita a conferire valore
costituzionale alle forme di cooperazione internazionale.
4. è un fondamento costituzionale necessario dato che le competenze date all’UE fuoriescono
dalla sfera dei poteri del legislatore.
5. L’adesione ai trattati tende a incardinare l’ordinamento italiano in un ampio ordinamento
giuridico caratterizzato da dinamiche istituzionali e normative e da una ripartizione di
competenze

Rapporti fra norme UE e statali: le ragioni di una crisi teorica


1. Sent. Costa c. Enel la Corte Costituzionale ha ritenuto che l’art. 11 abbia autorizzato l’adesione
dell’Italia ai trattati senza alterare lo status giuridico delle norme di attuazione interne. I trattati e
gli atti derivati hanno acquisito il valore di un atto legislativo, entrando in rapporti giuridici con gli
atti interni.
2. Sent. Frontini: abbandono della concezione permissiva dell’art. 11, che viene concepito come
valore fondamentale della Costituzione, atto all’adesione italiana all’ordinamento europeo.
L’autonomia del diritto UE non è illimitata, poiché il fondamento risiede in una norma
costituzionale.
Leggi interne in conflitto con norme UE saranno invalide dopo un giudizio di legittimità
costituzionale (parametro interposto).
3. Sent. Granital: principio della disapplicabilità immediata, anche da parte dei giudici ≈ sent.
Simmenthal.

4. Corte Costituzionale indica come il giudice ordinario abbia il dovere di disapplicare le leggi
contrarie ad una norma UE.
5. Disapplicazione da parte del giudice non porta alla cancellazione della norma dall’ordinamento,
ma c’è il dovere per il Parlamento di apporre modifiche o abrogazioni del proprio diritto interno.

6. Sent. F.lli Costanzo: efficacia diretta delle direttive nei confronti della P.A e di tutti gli organi statali,
non solo da parte dei giudici.

7. I giudici ordinari sollevano questione di legittimità costituzionale senza poter procedere a


disapplicazione in due ipotesi:
1. conflitto fra norma UE e principio fondamentale della Costituzione c.d. controlimiti
2. conflitto fra una legge e un principi fondamentale dell’UE

Rapporti fra norme UE e norme costituzionali


1. L’ordinamento costituzionale riconosce l’autonomia dell’ordinamento UE nella disciplina delle
fattispecie ricadenti nei propri ambiti, sottraendolo al rispetto della normativa costituzionale. Tale
autonomia è limitata dall’esigenza che il nuovo ordinamento sia fondato su norme di garanzia dei
diritti fondamentali, complessivamente equivalenti alla normativa interna.
2. Sent. Frontini controlimiti .

3. Sent. Solange-I: la Corte Costituzionale tedesca indica come il diritto UE sia sovraordinato alle
normative interne ma subordinato ai principi costituzionali. La corte ha quindi affermato di poter
esercitare un sindacato rispetto a singole norme UE.
La Corte ha accertato l’assenza di un sistema di tutela dei diritti fondamentali paragonabile a
quello offerto dalla Costituzione tedesca.

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Fino a quando l’ordinamento UE non raggiunga un livello di tutela dei diritti equivalente a
quello della Costituzione tedesca, gli atti sarebbero stati sottoposti a controllo di
costituzionalità da parte della Corte Costituzionale.

4. Tutela costituzionale dei diritti fondamentali: dottrina della protezione equivalente


1. sent. Solange-II: la Corte Costituzionale tedesca affermava che finché la Corte di Giustizia
avesse assicurato tale tutela della Solange-I, la giurisdizione costituzionale di legittimità
sarebbe stata paralizzata.
La Corte Costituzionale tedesca ha devoluto alla Corte di Giustizia il compito di assicurare la
tutela dei diritti fondamentali.

Limiti costituzionali all’espansione delle competenze dell’UE


1. Esercizio di competenze dell’UE trova fondamento nei principi costituzionali di apertura a favore
di forme avanzate di integrazione europea.
2. Sent. Corte Costituzionale tedesca relativa alla costituzionalità del trattato di Maastricht:
1. Discussione sul carattere federale del nuovo ente
2. 3 aspetti di riflessione:
1. natura derivata dell’UE
2. kompetenz-kompetenz
3. Sindacato di costituzionalità sugli atti ultra vires.
3. La Corte Costituzionale ha ribadito il carattere non originario dell’UE e la sua natura
internazionalista
4. L’UE si deve limitare a coordinare l’attività fra gli stati
5. L’UE non avrebbe le kompetenz-kompetenz, ossia il potere di determinare i confini delle
proprie competenze.
6. Stati membri restano padroni dei trattati istitutivi, e potrebbero espandere o ritrarre le
competenze affidate all’unione.
7. decisioni adottate dall’UE che vadano fuori dall’ambito di assegnazione, non rientrerebbero nel
novero dei poteri trasferiti dall’UE.
8. La garanzia primaria di validità degli atti UE è la Corte di Giustizia, quella secondaria la Corte
Costituzionale, che interviene se la Corte di Giustizia non effettua il controllo o lo effettua male.

3. Sent. Corte Costituzionale tedesca relativa alla costituzionalità del trattato di Lisbona:
1. l’ordinamento dell’UE è sempre considerato derivato
2. la corte tedesca ha valorizzato due prospettive:
1. Sostanziale: competenze che rilevano l’identità costituzionale di uno stato – non sono
suscettibili di trasferimento di competenza
2. strumentale: strumenti per l’esercizio delle competenze trasferite all’unione.
1. 2 percorsi:
1. Metodo democratico: competenze esercitate democraticamente
2. Metodo internazionalista: decisione UE sono legittimate democraticamente dalle
istituzioni degli stati membri
3. La Corte Costituzionale tedesca esige che il Parlamento tedesco venga coinvolto
preventivamente e che possa condizionare il voto dei rappresentanti della Repubblica Federale
in seno agli organi intergovernativi.

L’impatto del diritto europeo sul diritto processuale nazionale

Autonomia processuale degli stati membri


1. Problema dei rapporti fra diritto UE e nazionale sorge poiché i giudici nazionali hanno competenza
ad applicare il diritto UE. Gli stati membri dispongono di un’ampia discrezionalità del conformare i
propri sistemi processuali.
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2. c.d. armonizzazione processuale: esistenza di norme comuni che gli stati membri devono adottare
nel proprio ordinamento.
3. c.d. autonomia processuale: situazione di libertà di cui godono gli stati membri; tecnica che integra
gli ordinamenti nazionali sulla base di limiti posti agli ordinamenti processuali: tali limiti
valorizzano l’esigenza di assicurare l’equivalenza e l’effettività della tutela nei confronti di
posizioni soggettive.

4. Principi di equivalenza ed effettività:


1. equivalenza: ogni stato membro rimane libero di applicare le proprie norme processuali, ma
queste norme devono garantire una tutela equivalente a quella delle norme UE.
2. effettività: trattamento processuale che – pur disposto in maniera uniforme tra stati membri e
UE – contrasta col diritto UE se esso non garantisca alle posizioni soggettive europee una tutela
effettiva.
5. Corte di Giustizia ha chiarito che i giudici possono trarre dal diritto UE delle azioni non previste dai
sistemi processuali nazionali.
La giurisprudenza ha contribuito a limitare la portata di norme processuali che stabiliscono
termini di preclusione ovvero condizioni per l’esercizio di diritti processuali.

Diritto UE e definitività degli atti amministrativi


1. la Corte di Giustizia ha stabilito che una decisione definitiva adottata da un organo amministrativo
debba essere riesaminata se ricorrano 4 condizioni:
1. che l’organo amministrativo possa tornare su quella decisone
1. Confutata: le posizioni soggettive individuali saranno tutelato in modo assoluto negli
ordinamenti giuridici che prevedano un potere di revoca degli atti amministrativi in
autotutela
2. che la decisione sia una sentenza di un giudice di ultima istanza
1. Confutata: è paradossale che la PA non abbia potere per riesaminare un provvedimento,
ma che tale dovere insorga quando la legittimità di un provvedimento amministrativo sia
stata confermata anche dai giudici amministrativi di ultima istanza
3. che questa sentenza sia fondata su un’interpretazione errata del diritto UE
1. Confutata: non riguarda il grado di difformità del provvedimento, concerne una
dimensione relativa a rapporti tra giudici nazionali e Corte di Giustizia
4. che l’interessato si sia rivolto subito all’organo amministrativo
1. Confutata: sembra che il venire meno della definitività dipenda da un elemento di carattere
personale

2. Sent. Khune: configura il rinvio pregiudiziale come un diritto del singolo a promuovere un
mutamento di giurisprudenza della Corte di Giustizia per evitare il consolidamento di un atto
amministrativo irregolare.

Diritto UE e definitività delle decisioni giudiziali


1. la Corte di Giustizia in tema di giudicato ha ribadito l’intangibilità dell’istituto del giudicato
2. sent. Lucchini: ha avviato un dibattito sulle condizioni al ricorrere di cui possa venir meno il
carattere di definitività di una sentenza pronunciata in violazione del diritto UE.
3. Sembra eccessivo ritenere che il giudicato debba venir meno in ogni circostanza in cui una
sentenza nazionale, passata in giudicato, non abbia correttamente applicato il diritto UE.

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Procedure di attuazione del diritto UE nell’ordinamento italiano

Dalla legge La Pergola alla L. 234/2012


1. legge La Pergola:
1. meccanismo imperniato sull’adozione di provvedimenti legislativi dedicati all’attuazione di
obblighi derivanti dal diritto UE
2. Tale provvedimento prendeva il nome di legge comunitaria, ed era adottata annualmente
3. vengono così concentrati in un provvedimento unitario norme eterogenee per contenuto
QUINDI
2. L. 234/2012:
1. 2 provvedimenti:
1. legge europea: Presidente del Consiglio o Ministro per gli Affari Europei presenta al
Parlamento un disegno di legge dal titolo disposizioni per l’adempimento per gli obblighi
derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’UE
2. legge di delegazione europea: Presidente del Consiglio o Ministro per gli Affari Europei
entro il 28/02 presenta alle camere un disegno di legge dal nome delega al Governo per il
ricevimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti UE .
2. strumenti di attuazione:
1. attuazione diretta: mediante la legge europea
2. delegazione normativa: criteri generali di delega applicabili a qualunque decreto sulla base
di una legge di delegazione europea
3. delegificazione: autorizzazione per l’esecutivo ad attuare direttive di carattere tecnico con
regolamenti, anche in deroga a leggi.
4. tendenza a conferire all’esecutivo il ruolo principale di attuatore delle norme UE

3. Attuazione di direttive a livello regionale:


1. regioni e province autonome dispongono del potere di attuare direttive UE nelle materie di
competenza
2. la competenza ad attuare direttive UE da parte di regioni e province autonome è ridotta
dall’esistenza di un potere sostitutivo dello stato in caso di inadempimento – anche in via
preventiva.
L’idea di un potere sostitutivo anticipato è discutibile sul piano giuridico ma i meccanismi di
attuazione statale servono ad assicurare il corretto e tempestivo adempimento rispetto agli
obblighi UE.
3. movimento normativo a cascata non giustificabile, che si verifica anche se la legge di
delegazione europea si avvalga della delegificazione.

La dimensione esterna dell’integrazione europea


1. l’UE ha personalità giuridica che si fonda sull’esistenza di forme diverse di integrazione
2. Azione esterna dell’UE, composta da:
1. azione politica estera
2. Politica materiale dell’UE

Principi e obiettivi dell’azione esterna


1. l’azione esterna organizza le forme giuridiche in cui si realizza l’esercizio delle competenze
dell’unione
2. 21 TUE: principi ispiratori ed obiettivi dell’azione esterna
1. Diritti dell’uomo
2. stato di diritto
3. carta delle nazioni unite
4. diritto internazionale
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3. le politiche facenti parte dell’azione esterna vano esercitate nel quadro del proprio sistema
istituzionale e normativo
4. Obiettivi dell’azione esterna vanno integrati con il 21 TUE.

PESC
1. La PESC è intergovernativa
2. pre-Lisbona: PESC era l’insieme delle azioni tese alla realizzazione degli obiettivi di tale politica
3. post-Lisbona: PESC si riferisce al complesso delle politiche che fanno parte dell’azione esterna
4. la politica esterna dell’UE non ha un oggetto materiale, ma il sistema è fondato sull’idea che alla
PESC spetti di determinare gli obiettivi dell’azione dell’UE, che sarà realizzata con un esercizio
delle politiche materiali.

Procedimenti decisionali nella PESC


1. sono fondati su meccanismi di cooperazione intergovernativa
2. PESC è definita e attuata da:
1. Consiglio europeo
2. Consiglio
3. Essi deliberano all’unanimità
4. 26 TUE: assegna al Consiglio europeo una funzione decisionale: interessi strategici, obiettivi e
interessi generali.
5. Attuazione spetta al Consiglio, che agisce nella composizione dei ministri degli esteri degli stati
membri
6. decisioni del Consiglio all’unanimità, ma c’è l’astensione costruttiva
1. il ricorso ad essa è precluso quando i membri del Consiglio rappresentino almeno 1/3 degli
stati membri che totalizzano almeno 1/3 della popolazione dell’UE – in tal caso la decisione
non è adottata.
7. Si può anche votare a maggioranza qualificata, solo per decisioni da adottare sulla base di atti
adottati all’unanimità da Consiglio e Consiglio europeo.
Il voto a maggioranza qualificata è previsto quando il Consiglio adotta una decisione che definisce
un’azione o una posizione dell’unione in base ad una proposta dell’Alto Rappresentante.

8. Le decisioni PESC sono adottate dall’Alto Rappresentante, che si avvale di un servizio europeo per
l’azione esterna.
9. Commissione ha un ruolo di iniziativa originaria nell’ambito della procedura decisionale, e un
ruolo residuale di appoggiare le proposte dell’Alto Rappresentante.
10. Parlamento europeo è consultato dall’Alto Rappresentante sui principali aspetti e scelte
fondamentali della PESC.

Il sistema della politica estera


1. L’art. 25 TUE contiene un elenco di fonti di PESC.
Dunque la PESC:
1. definisce gli orientamenti generali
2. adotta decisioni che definiscono azioni e posizioni dell’UE
3. rafforza cooperazione sistematica fra gli stati membri
2. La decisione è l’atto formale tipico che viene usato nella PESC. In tal caso non è un atto legislativo.
3. Gerarchia tra le decisioni PESC:
1. garantita la prevalenza di quella di rango superiore
2. le singole decisioni presentano un contenuto tipico a seconda che definiscano le azioni o le
posizioni dell’UE o le corrispondenti modalità di attuazione

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4. Differenza tra
1. Azioni:
1. affrontano situazioni specifiche che richiedono un’attività operativa dell’UE
2. Atti attraverso i quali l’UE interviene riguardo a precise questioni di politica estera
2. Posizioni:
1. Esprimono l’atteggiamento dell’unione su una questione particolare di natura geografica o
tematica
2. le decisioni ad esse inerenti sono usate per definire obiettivi, priorità e strategie
5. Azioni e posizioni sono gli strumenti tipici della PESC.

Politica estera e politiche esterne


1. 40 TUE: ha lo scopo di evitare invasioni di campo tra PESC e altre politiche che fanno parte
dell’azione esterna. Ha lo scopo di evitare che la PESC possa essere usata per adottare atti che
ricadano in un altro ambito dell’UE.

2. Competenza integrata dell’UE in materia di sanzioni economiche:


1. UE può adottare misure restrittive nei confronti di stati terzi e di individui.
2. Specialmente interruzione delle relazioni economico-finanziarie
3. Consiglio può adottare misure restrittive nei confronti di persone fisiche o giuridiche.
3. Processo decisionale diviso in due fasi:
1. adozione di una decisione PESC adottata all’unanimità dagli stati membri
2. adozione di un atto di politica materiale che adotta i mezzi dell’unione – a soli fini sanzionatori

Accordi dell’unione
1. Sistema del Treaty making power:
1. 216 TFUE: tende a codificare competenze espresse e implicite:
1. espresse: indicate dai trattati
2. implicite: desumibili da altre competenze
2. Sistema di relazioni esterne dell’UE si articola in base al carattere espresso o implicito della
competenza.
3. Competenza esplicita dell’UE a concludere accordi:
1. pre-2009: solo due disposizioni per i trattati, che prevedevano accordi internazionali per l’UE
1. Conclusione di accordi di politica commerciale
2. Associazione con stati terzi e vicinato
2. post-2009: competenze anche in altri settori

4. Conclusione di accordi commerciali:


1. politica commerciale comune è fondata su principi uniformi ed è condotta nel quadro degli
obiettivi dell’UE
2. esigenza di uniformità, quindi la competenza commerciale è esclusiva dell’UE
5. Accordi di associazione:
1. l’UE si può associare con paesi terzi o organizzazioni internazionali con associazioni,
caratterizzate da diritti e obblighi reciproci sul piano sociale e politico-economico
2. la competenza è esclusiva
6. Accordi di vicinato:
1. Relazioni con paesi limitrofi per creare prosperità e buon vicinato basati sulla cooperazione
7. Altre competenze espresse concorrenti:
1. ambiente
2. ricerca scientifica
3. cooperazione
4. aiuti umanitari

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8. Per accordi di riammissione c’è competenza esclusiva dell’UE

9. Competenza implicita a concludere accordi:


1. la Commissione tende a sostenere la necessità di un parallelismo tra competenze esterne e
interne per evitare che l’esercizio delle competenze esterne degli stati membri possa
interferire con l’esercizio delle competenze interne dell’UE.
2. Sent. AETS: competenza dell’UE a negoziare e concludere accordo europeo di trasporti su
strada.
L’UE ha competenza concorrente, quindi nessuna disposizione le conferiva competenza sul
piano esterno, che era nelle mani degli stati membri. Per evitare ciò, la Commissione impugna
un atto che impedisce agli stati membri di concludere l’accordo AETS.
Dottrina AETS: esistenza di una competenza interna non conferisce competenza esterna all’UE:
l’esercizio di competenze interne all’UE, produce un effetto preclusivo per gli stati – metodo
analitico .
10. Evoluzione del sistema:
1. la Corte di Giustizia rende più stabile questo sistema nel tempo: la competenza implicita
dell’UE a concludere accordi sussiste anche quando interferisca con l’applicazione della norma
UE o ne alteri la portata.
2. Parere AETS: no metodo analitico, ma analisi globale e concreta.
11. Competenza implicita concorrente:
1. Parere 1/1976:
1. esistenza di una competenza generale dell’UE a concludere accordi in materia di
competenza concorrente
2. in assenza di normativa interna, la competenza esterna dell’UE si può radicare sulla base di
un nesso funzionale.
12. Accordi misti:
1. conclusi da uno o più stati terzi e da un’entità che raggruppa unione e stati membri
2. rientrano della competenza esterna esclusiva dell’UE
3. per la maggior parte di essi occorre individuare la base giuridica

13. Procedura di conclusione degli accordi:


1. Principio del parallelismo e limiti:
1. 218 TFUE: si ispira al parallelismo fra la procedura di conclusione di accordi internazionali
e la procedura di formazione di atti interni
Fasi:
1. Pre-negoziale: iniziativa a Commissione e Alto Rappresentante
2. Negoziale: direttive del Consiglio, conclusione dell’accordo
3. Di conclusione: Consiglio adotta una decisione a maggioranza qualificata o
all’unanimità se richiesto. Parlamento ha funzione consultiva e potere di approvazione
per:
1. Accordi di associazione
2. Adesione alla CEDU
3. procedure di cooperazione
4. accordi finanziari
2. Pareri della Corte di Giustizia:
1. riguardano solo le relazione esterne
2. controllo preventivo di costituzionalità degli accordi internazionali
3. se è negativo impedisce alle istituzioni di concludere l’accordo
4. possono riguardare:
1. Compatibilità di un progetto coi trattati
2. competenza dell’UE o delle istituzioni a concluderlo

3. Effetti interni degli accordi internazionali:


1. accordi internazionali dell’UE con stati terzi producono effetti nell’ordinamento dell’UE,
senza attuazione.

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2. gli effetti non sono condizionati dalle altre parti dell’accordo ma incontrano i limiti dei
trattati istitutivi
3. la decisione di un organismo internazionale, non resa esecutiva né pubblicata, può far
nascere diritti soggettivi in capo agli individui

4. Rango degli accordi nel sistema UE:


1. accordi internazionali a metà tra fonti primarie e secondarie
2. i giudici dell’UE garantiscono il controllo di legittimità di tutti gli atti dell’UE in riferimento
ai diritti fondamentali
3. alle norme internazionali sono riconosciuti effetti diretti e supremazia nell’ordinamento
UE
4. la Corte di Giustizia dice che l’accordo generale non è suscettibile di fondare posizioni
soggettive individuali nell’ordinamento UE
5. accordi internazionali stabiliscono obblighi e diritti verso gli stati e le organizzazioni che li
hanno conclusi, ma solo in seguito all’attuazione dell’accordo nel diritto interno, nascono
obblighi e diritti in capo a singoli individui.

LE 4 LIBERTÀ FONDAMENTALI
14. In origine il Trattato di Roma prevedeva interventi solo per agricoltura, concorrenza, trasporti e
commercio, nonché l’assicurazione della libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali. Era
una valvola di sfogo perché tutto ciò che non rientrava in agricoltura, concorrenza, trasporti e
commercio, si tentava di farlo rientrare nella libera circolazione.
15. 352 TFUE: cfr. supra, poteri impliciti.
16. Politiche comunitarie: sono previste agli artt. 26 e 197 TFUE (poi per tutta la parte III).
L’art. 26 regolamenta il mercato interno: spazio senza frontiere nel quale è assicurata la libera
circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali .

Libera circolazione delle merci


1. Merce: tutti i prodotti suscettibili di valutazione economica, quindi atti a costituire oggetto di
negozi giuridici, di transazioni commerciali (anche scorie nucleari, musica, ecc…). Sono esclusi da questa
definizioni i prodotti di agricoltura e pesca, armi e materiale bellico perché soggiacciono a regole
diverse.
2. Libera circolazione:
1. Una merce risponde a queste regole se è prodotta all’interno dell’UE. In tal caso può circolare
senza limitazioni e senza dazi
2. Una merce risponde a queste regole pure se è prodotta in uno stato extra-UE e viene sdoganato
pagando la tariffa in entrata nell’UE merci in libera pratica

1. Libertà fondamentali: libera circolazione delle merci – tutte le merci prodotte nell’UE o che
vengono dall’esterno ed è stata pagata la dogana.
2. 3 aspetti:
1. unione doganale
2. divieto di restrizioni quantitative (limitare il numero o la qualità di prodotti da import/export)
3. deroghe a questo divieto
3. Monopoli nazionali non sono ostacolati come invece lo sono i monopoli privati.

4. Unione doganale:
1. Divieto di:
1. Dazi: sono vietati i dazi ex art. 30 TFUE
2. Misure equivalenti: È anche vietato imporre delle imposte che non sono puramente dei
dazi, ma che hanno un effetto equivalente e di fatto costituiscono tasse o imposte

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1. L’art. 31 TFUE dice che i dazi della tariffa doganale comune sono previsti dal Consiglio.
2. Codice doganale comunitario: è un regolamento dove vengono illustrate delle
disposizioni di carattere tariffario.
3. Tassa di effetto equivalente: qualsiasi onere pecuniario, a prescindere dalla
denominazione, imposto unilateralmente dallo stato importatore alle merci in ragione
del loro passaggio di frontiera. Questa somma riscossa non va nelle tasche dello stato
ma ad altre associazioni.
es. Italia aveva imposto una tassa per pagare gli stipendi degli addetti a contare e numerare le merci che
entravano nel Paese.
3. Discriminazioni fiscali: non si deve trattare lo stesso bene da un punto di vista fiscale a
imposizioni diverse se viene dall’estero o dallo stato produttore.
Definizione all’art. 110 TFUE: Nessuno Stato membro applica direttamente o indirettamente ai prodotti
degli altri Stati membri imposizioni interne, di qualsivoglia natura, superiori a quelle applicate direttamente o
indirettamente ai prodotti nazionali similari .
[Eur.1 20:12 + Eur.2]

1. Norme di Armonizzazione della libera circolazione:


1. Negativa: norme che danno dei divieti agli stati
2. Positiva: norme che promuovono le politiche commerciali dell’UE (46 e 48 TFUE)

Libertà di circolazione delle persone:


3. Trattato di Roma:
1. disciplina la circolazione dei lavoratori, ovvero dei soggetti che desiderano migrare verso
un altro Paese per svolgere un’attività alle dipendenze di un datore di lavoro o di
un’impresa.
2. diritto di stabilimento: a circolare non è un lavoratore dipendente ma autonomo o un
soggetto intenzionato a fondare e gestire un’impresa in uno stato membro.
3. Requisito di stabilità temporale per entrambi.
Individui economicamente attivi che desiderano andare in un altro stato membro ed
integrarsi.
Vengono introdotte queste norme per una logica sottostante al mercato comune (art. 26
TFUE).
Ragione storica: 5 stati fondatori (Be.Ne.Lux, FRA e GER) non avevano manodopera mentre
l’Italia aveva schiere di disoccupati disposti ad andare all’estero per lavorare. Così per
rivalutare anche zone d’Italia si propose la migrazione, che portò molti benefici.
art. 45 TFUE Essa implica l’abolizione di qualsiasi discriminazione, fondata sulla
nazionalità, tra i lavoratori degli Stati membri, per quanto riguarda l'impiego, la
retribuzione e le altre condizioni di lavoro : libera circolazione dei lavoratori: godere di un
diritto a non essere discriminati in modo diretto (es. sulla base della nazionalità) né indiretto (es.
sulla base della residenza in quello stato).
4. Accesso garantito all’art. 453 TFUE: Fatte salve le limitazioni giustificate da motivi di ordine pubblico,
pubblica sicurezza e sanità pubblica, essa importa il diritto:
a) di rispondere a offerte di lavoro effettive;
b) di spostarsi liberamente a tal fine nel territorio degli Stati membri;
c) di prendere dimora in uno degli Stati membri al fine di svolgervi un'attività di lavoro, conformemente alle
disposizioni legislative, regolamentari e amministrative che disciplinano l'occupazione dei lavoratori nazionali;
d) di rimanere, a condizioni che costituiranno l'oggetto di regolamenti stabiliti dalla Commissione, sul territorio
di uno Stato membro, dopo aver occupato un impiego .
5. diritto di rimanere anche dopo la cessazione del rapporto
6. L’art. 45 TFUE diventa oggetto di due tipi di attività:
1. legislativa: articola in norme più precise il principio generale già introdotto. Nel 1968 si
adotta il regolamento CE/1968/1612 che per 50 anni è stato il testo fondamentale
della disciplina.
2. invocazione innanzi le corti di giustizia per contestare la validità di norme di diritto
nazionale che erano tacciate di ostacolar l’accesso al lavoro. La Corte di Giustizia ha
stabilito che l’art 45 esplica i suoi effetti nelle relazione sia verticali che orizzontali.
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La Corte di Giustizia ha interpretato in modo estensivo la disciplina: per essere


considerati lavoratori non bisogna esserlo a tempo pieno e non ci sono soglie minime
di reddito. Parità di trattamento anche ai pensionati, ex lavoratori.
In maniera ancora più incisiva però per assicurare la tutela a soggetti che non erano
proprio lavoratori, come i tirocinanti o agli studenti universitari, ai familiari di un
lavoratore.
7. L’art. 453 TFUE prevede la possibilità di derogare a queste norme per motivi di ordine
pubblico, pubblica sicurezza o sanità pubblica.
4. Trattato di Maastricht
1. si introduce l’unione monetaria ed economica nonché la cittadinanza europea
2. L’UE non doveva più essere solo un insieme di istituzioni dedite all’integrazione economica
e monetaria, ma anche assumere obiettivi politici più ambiziosi come una comunità [anche
politica] transnazionale.
3. La cittadinanza europea viene definita all’art. 20 TFUE: È istituita una cittadinanza
dell'Unione. È cittadino dell'Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La
cittadinanza dell'Unione si aggiunge alla cittadinanza nazionale e non la sostituisce . Si
mette in luce l’appartenenza di ogni cittadino a due comunità: una nazionale e una
transnazionale. Si stabilisce anche che la comunità politica sovranazionale non soppianterà
quelle nazionali ma vi si affiancherà.
4. Vengono garantiti molti diritti ai cittadini europei, previsti dall’art. 202 TFUE e specificati
negli artt. ss.
2. Passaggio da una libera circolazione solo per i lavoratori attivi ad una per tutti,
indiscriminatamente.
Però questo cambiamento non è una rivoluzione ma è in continuità con la giurisprudenza
anteriore.
Fino al 2014-2015 la Corte di Giustizia ha mantenuto questo atteggiamento espansivo di
interpretazione delle norme europee, ma ad oggi la Corte di Giustizia ha modificato la propria
giurisprudenza in relazione a delle problematiche attinenti all’impatto che questa giurisprudenza
ha sul sistema di welfare nazionale e di protezione sociale (welfare tourism).
3. Negli ultimi anni si sono decisi casi di cittadini indigenti con un atteggiamento più prudente e
meno disposto ad ampliare le maglie verso i cittadini europei.
4. La direttiva UE/2004/38 dice che ci sono due ipotesi di parità di trattamento:
1. permesso di residenza permanente (dopo 5 anni di residenza)
2. status economico attivo
~ Chi non soddisfa uno di questi due requisiti devono dimostrare di avere un’assicurazione per
le malattie e devono dimostrare risorse sufficienti per non essere un onere per lo stato
ospitante.
Dopo il caso Elisabeta Dano la Corte di Giustizia ha cambiato la propria giurisprudenza. Costei
non soddisfaceva nessuno dei requisiti e quindi non poteva richiedere misure di assistenza
sociale per sé e per suo figlio. La Corte di Giustizia ammette che la PA tedesca neghi il sussidio
a questa donna rumena.
Adesso si può intervenire sul welfare tourism senza modificare la legislazione vigente.
5. art. 48 TFUE:
1. Diritto alla previdenza
2. Riconoscimento del cumulo dei periodi assicurativi per la pensione
3. Estensione del diritto anche al coniuge extra-comunitario, ai figli e ai conviventi
6. Imprese, società, professionisti, ecc… possono essere condotte in un doppio regime:
1. Diritto di stabilimento (artt. 49-55 TFUE): stabilire la propria sede in un altro stato e godere
degli stessi diritti riservati ai cittadini di quello stato. Si ha il diritto di godere degli stessi diritti
dei lavoratori che da sempre lavorano in quello stato. Deve esserci il carattere della stabilità –
non la saltuarietà – della professione.
La realizzazione della libertà di stabilimento è un processo graduale non ancora del tutto
realizzato (art. 50 lett. a, c, f, g, h TFUE)
Problemi (art. 492 TFUE): La libertà di stabilimento importa l'accesso alle attività autonome e al loro
esercizio, nonché la costituzione e la gestione di imprese e in particolare di società ai sensi dell'articolo 54, secondo
comma, alle condizioni definite dalla legislazione del paese di stabilimento nei confronti dei propri cittadini, fatte

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. Se i due paesi chiedono requisiti diversi sorgono delle


salve le disposizioni del capo relativo ai capitali
questioni. Una vera possibilità di circolazione sarebbe fornita da un’armonizzazione dei
presupposti richiesti da ogni stato.
Un altro problema del diritto di stabilimento è quello del riconoscimento delle garanzie
richieste da ciascuno stato a tutela dei soci e dei terzi – contraenti o creditori – (art. 50g TFUE).
2. Libera prestazione di servizi (56-62 TFUE): esercitare un’attività – anche saltuariamente – in
uno stato mantenendo la sede nel proprio stato.
Questa è il diritto di prestare un servizio senza spostare la sede (per un’impresa o la residenza
(lavoratori autonomi e professionisti) da uno stato ad un altro. Questa attività non deve essere
continuativa, o esercitata in forma stabile.
Può avvenire con:
1. Servizio via mail, internet o altri (es. vendita). È un servizio che attraversa la frontiera
2. Il prestatore si reca nel Paese del destinatario (es. stipula di un’assicurazione)
3. Il destinatario si reca nel Paese del prestatore (es. richiedere una consulenza legale)
7. Carattere di temporaneità.
Le prime direttive seguivano il principio del trattamento nazionale (del Paese ove viene svolta la
prestazione). Questo sistema ha un difetto: il prestatore deve informarsi di tutti i diritti nazionali.
Poi è stato introdotto il home country control con la direttiva Bolkestein: ogni professionista che
voglia andare all’estero a svolgere la propria attività anche in modo saltuario si porta dietro le
proprie regole, senza doversi informare su quelle dello stato in cui va.
8. Direttiva Bolkestein 2006/123/CE: il principio del paese d’origine è stato fortemente limitato nella
versione definita della direttiva da una serie di deroghe: tutele fondamentali dei lavoratori, salario
minimo, salute, igiene, sicurezza, parità di trattamento tra uomo e donna, ferie retribuite: legge del
paese della prestazione.
9. Divieto di restrizioni: deroghe.
Art. 34 TFUE: Sono vietate fra gli Stati membri le restrizioni quantitative all'importazione nonché
qualsiasi misura di effetto equivalente .
Art. 35 TFUE: Sono vietate fra gli Stati membri le restrizioni quantitative all'esportazione e
qualsiasi misura di effetto equivalente .
Art. 36 TFUE: Le disposizioni degli articoli 34 e 35 lasciano impregiudicati i divieti o restrizioni
all'importazione, all'esportazione e al transito giustificati da motivi di moralità pubblica, di ordine
pubblico, di pubblica sicurezza, di tutela della salute e della vita delle persone e degli animali o di
preservazione dei vegetali, di protezione del patrimonio artistico, storico o archeologico nazionale,
o di tutela della proprietà industriale e commerciale [es. brevetti, invenzioni…]. Tuttavia, tali divieti o
restrizioni non devono costituire un mezzo di discriminazione arbitraria, né una restrizione
dissimulata al commercio tra gli Stati membri. . Non si possono stabilire altri casi di deroga.
10. Controllo centralizzato delle deroghe: la Commissione ha il controllo su queste deroghe, e gli Stati
vengono lasciati fuori.
11. Requisiti:
1. giustificazione oggettiva
2. Interesse protetto rilevante
3. Proporzionalità fra misura e obiettivi (usare la deroga è l’extrema ratio, se c’è un altro metodo
meno netto lo si deve usare)
12. Monopoli nazionali: regimi che assicurano allo stato l’esclusiva nello svolgimento di attività
commerciali (tabacchi, lotterie, azzardo, ecc… . L’UE ha sempre ostacolato il monopolio privato,
che porterebbe a minore qualità e maggiore prezzo. Gli unici accettati sono i monopoli nazionali
statali.
art. 37 TFUE: Gli Stati membri procedono a un riordinamento dei monopoli nazionali che
presentano un carattere commerciale, in modo che venga esclusa qualsiasi discriminazione fra i
cittadini degli Stati membri per quanto riguarda le condizioni relative all'approvvigionamento e
agli sbocchi . Riordinamento = rivedere la normativa per evitare effetti discriminatori.

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lOMoARcPSD|3369543

Circolazione dei capitali


1. può essere tra stati membri e tra stati membri e terzi.
art. 63:
1. comma 1: movimenti di capitali
2. comma 2: pagamenti
2. Movimenti di capitali: tutte le operazioni finanziarie di investimento (es. acquisto titoli in borsa,
azioni, immobili, titoli di credito, ecc…).
Pagamento: trasferimenti di denaro che costituiscono la controprestazione di un negozio
giuridico.
Rimangono fuori le materie fiscale, tributaria, e tutte quelle che sono competenza esclusiva
degli stati.

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