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6/2/2021 Ventotto epigrammi di MARCO VALERIO MARZIALE (38 o 41- 104 d.C.

)  scelti e tradotti da Mario Fresa | L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Int…

L'Ombra delle Parole Rivista


Letteraria Internazionale
DI GIORGIO LINGUAGLOSSA | 14 SETTEMBRE 2015 · 8:40

Ventotto epigrammi di MARCO VALERIO


MARZIALE (38 o 41- 104 d.C.) scelti e
tradotti da Mario Fresa

Marziale

Marco Valerio Marziale nasce a Augusta Bilbilis, 1 marzo 38 o 41 e muore a Augusta Bilbilis nel 104, una città della
Hispania Taraconensis situata su un’altura, caduta sotto il dominio di Roma in seguito alle guerre cantabriche, come tutta la
Hispania, e divenuta municipio sotto il regno di Augusto; si ritiene che la città natale di Marziale si trovasse dove ora sorge
Cerro de Bambola, presso Calatavud. Marziale raccontò più volte la sua patria in vari epigrammi, descrivendola come una
cittadina che sorgeva su un aspro monte, nota per gli allevamenti di cavalli e per le fabbriche d’armi, grazie alle fredde acque
del fiume Salone che scorreva ai piedi della montagna ideali per la tempra degli armamenti. Ricevette un’accurata
educazione inizialmente a Bilbilis e in seguito in un’altra città della Spagna Tarraconense sotto la guida di grammatici e
retori, a cui si dedicò con impegno; i genitori, che probabilmente si chiamavano Frontone e Flaccilla, sembra che
provenissero dalla media borghesia provinciale, e in ogni caso dovevano godere di una buona condizione economica per
permettersi di sostenere gli studi del giovane Marziale.

La congiura di Pisone e la vita da cliens (64-80)

« Heu! Nero crudelis nullaque invisior umbra,


debuit hoc saltem non licuisse tibi. »« Ahimè! O Nerone crudele e
per nessun’altra uccisione più odioso, almeno questo delitto non
doveva esserti permesso! »
(Epigrammi, VII, 21)

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Nerone

Nel 64, anno del grande incendio di Roma, spinto dalla voglia di conoscere il mondo e dalla speranza di fare fortuna come
era accaduto a molti altri letterati spagnoli della sua epoca, Marziale decise di recarsi a Roma. Giunto nella capitale
dell’Impero allacciò subito i rapporti con le più importanti e influenti personalità della città provenienti come lui dalla
Spagna: la famiglia degli Annei, composta da uomini del calibro di Seneca, Giunio Gallone, Mela eLucano; il grande
avvocato Lucio Valerio Liciniano e il giureconsulto Materno, entrambi originari di Bilbili; Deciano di Emerita e il poeta
Canio Rufo di Cadice.

Proprio grazie alla famiglia di Seneca Marziale si legò a personaggi potenti della capitale, come Gaio Calpurnio Pisone, Gaio
Memmio Regolo eQuinto Vibio Crispo, che con tutta probabilità aiutarono largamente il giovane spagnolo mentre muoveva i
suoi primi passi a Roma, tanto che li elogerà anche a distanza di più di trent’anni in un suo epigramma. Ciononostante
questo periodo iniziale in cui Marziale si trovò al centro di una fitta rete di amicizie e conoscenze terminò presto e
bruscamente nel65, quando l’imperatore Nerone scoprì la congiura ordita proprio da Pisone; la reazione di Nerone fu feroce
e immediata: così molti degli amici di Marziale vennero uccisi o costretti al suicidio, lasciandolo solo e senza nessun
appoggio su cui contare; l’unica amicizia che gli rimase fu quella di Polla Argentaria, vedova di Lucano, che negli anni
successivi citerà più volte nei suoi componimenti.

Vespasiano, il primo imperatore della dinastia flavia con cui Marziale con tutta probabilità instaurò un rapporto di
clientela.

Dal 65 quindi Marziale dovette iniziare a frequentare nuovi ambienti: si indirizzò verso una vita dacliens, un’attività pesante
e scomoda che lo spingeva ogni mattina a svegliarsi presto per portare i propri saluti ad un ricco signore ed eventualmente
accompagnarlo nei suoi giri per Roma, ricevendo in cambio la sportula, un donativo in cibo o denaro. Tuttavia, anche se non
è ben chiaro in che modo, riuscì ad ottenere un appartamento sul Quirinale, descrittoci da Marziale come un umile
bugigattolo situato al terzo piano, per poi forse spostarsi in un’abitazione sul medesimo colle; il Quirinale era anche il colle
dove risiedevano famiglie prestigiose come quella dei Claudii dei Pomponii, dei Valerii e dei Flavii. Con quest’ultima
famiglia, che risiedeva non lontano da lui, Marziale dovette instaurare un duraturo rapporto di clientela, forse dovuto alla
vicinanza delle due abitazioni, a partire già dal principato diVespasiano, salito al potere in seguito al suicidio di Nerone e alla
guerra civile del 68-69.

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Venere statua copia romana

La vita da cliens fu dispendiosa e priva di soddisfazioni per il giovane spagnolo, che avrebbe potuto sicuramente condurre
una vita più agiata esercitando la professione dell’avvocato, alla sua portata visto gli studi giovanili, strada che però non fu
mai disposto ad intraprendere e per la quale non si sentiva adatto; preferì la via della poesia e la vita da cliens, per quanto
dura, si dimostrò estremamente utile per osservare la quotidianità dell’ambiente romano, le più svariate personalità e
situazioni che poi trasporterà con crudo realismo nella sua poesia; è possibile che proprio in questi anni Marziale si
addentrò nelle sue prime sperimentazioni poetiche, forse anche su commissione di Vespasiano: infatti l’imperatore era
solito offrire durante i Saturnalia, agli uomini, e durante le Martiae kalendae, alle donne, degli apophoreta, biglietti
d’accompagnamento ai doni distribuiti durante le feste; a scriverli su commissione potrebbe essere stato Marziale, dato che
è l’unico poeta di cui ci è giunta una raccolta di questi biglietti, denominata proprio Apophoreta.

Tito, i giochi inaugurali e gli esordi letterari (80-85)

Isola Tiberina ricostruzione Roma antica

Marziale, ormai intrapresa la strada letteraria, scrisse alcune poesie, pubblicate da Quinto Pollio Valeriano di cui non ci è
giunta traccia. Nell’80 per volere del nuovo imperatore Tito vennero organizzati dei giochi inaugurali dell’anfiteatro Flavio,
completato nel 79 poco dopo la morte di Vespasiano, che ne aveva avviato la costruzione molti anni prima; in occasione di
questi giochi Marziale pubblicò il suo primo libro di epigrammi, il Liber de spectaculis, che gli procurò onori e gloria. Grazie
a questo primo successo ebbe dall’imperatore Tito lo ius trium liberorum, che comportava una serie di privilegi per i
cittadini che avessero almeno tre figli, nonostante – a quanto pare – il poeta non fosse nemmeno sposato. Il successore di
Tito, Domiziano, confermò i privilegi concessi dal fratello e lo nominò tribuno militare, e con esso ottenne anche il rango
equestre.

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Verso l’anno 84o 85 comparvero altri due libri di epigrammi: “Xenia” (doni per gli ospiti) e “Apophoreta” (doni da portar
via alla fine del banchetto), composti esclusivamente di monodistici. L’accoglienza di tali libri, però, deluse le aspettative del
poeta che si ritirò per alcuni mesi aForum Cornelii (Imola), ospite di un potente amico. Lì pubblicò il suo terzo libro ma, la
nostalgia dell’ambiente variopinto e multiforme romano, fonte di ispirazione della sua poesia, lo fece tornare nella capitale.

La maturazione poetica e la morte di Domiziano (85-98)

Dopo l’assassinio di Domiziano nel 96, sotto i principati di Nervae poi di Traiano, si instaurò a Roma un clima morale
austero. Marziale tentò di ingraziarsi i nuovi governanti, ma i suoi epigrammi mal si conciliavano con il nuovo orientamento
del potere. Inoltre probabilmente egli era ormai troppo noto per i suoi passati rapporti con l’odiato predecessore di Nerva.
Nel 98, infine, compì il viaggio di ritorno alla città natia. Tra il 90 e il102 pubblicò complessivamente altri otto libri di
epigrammi.

pittura parietale romana epoca


pompeiana

Il ritorno in patria e la morte (98-104)

A Bilbilis una ricca vedova di nome Marcella, presa d’ammirazione per la fama e la poesia del poeta, gli addolcì gli ultimi
anni della vita, mettendolo nella situazione di poter vivere agiatamente col dono di una casa e di un podere. Marziale morì a
circa 64 anni a Bilbilis come attesta una lettera dell’anno 104, inviata da Plinio il giovane a Cornelio Prisco, nella quale il
mittente dà un giudizio sul poeta spagnolo, che gli aveva indirizzato alcuni epigrammi di elogio per la sua attività di
avvocato.

Epigrammata, edizione del 1490.

Di Marziale ci sono pervenuti quindici libri di epigrammi, per un totale di 1561 componimenti, pubblicati tutti dallo stesso
poeta. Quelli monotematici non hanno un numero progressivo ma sono noti con un nome: nel caso di Xenia e Apophoreta
anche il nome è autoriale. Sembra anche che i dodici libri di epigrammi vari siano stati così numerati dal poeta medesimo. I
libri sono inoltre preceduti da una prefazione in prosa che ha la funzione di fornire al lettore elementi sulla composizione
dell’opera.

Chiamato anche Liber spectaculorum, nell’edizione del filologo Gruterus del 1602, fu pubblicato nell’80 e rappresenta la
prima raccolta di epigrammi di cui abbiamo notizie (nessun epigramma giunto fino a noi sembra essere precedente a questa
data). La raccolta contiene 33 o 36 epigrammi in distici elegiaci che descrivono i vari spettacoli offerti al pubblico in
occasione dell’inaugurazione del Colosseo ad opera dell’imperatore Tito, figlio di Vespasiano.

Nell’edizione che suddivide i lavori di Marziale in quindici libri, queste due raccolte costituiscono rispettivamente il XIII e
XIV libro, secondo l’ordine in cui sono riportati nei manoscritti, benché criteri interni rendano quasi certa la loro seriorità

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rispetto al I libro. Sono composti esclusivamente di epigrammi in distici elegiaci. I titoli (o lemmata) che menzionano
l’oggetto descritto di volta in volta furono dati dall’autore stesso.

I “doni per gli ospiti” (xenia) sono una raccolta di 127 (124 e 3 introduttivi) epigrammi che accompagnavano, appunto, i doni
che ci si scambiava durante i Saturnali.

I “doni da portar via” (apophoreta), invece, sono quelli (221 più due introduttivi) che accompagnavano i doni destinati ai
commensali alla fine di un convivio. Bisogna sapere che tali doni venivano sorteggiati tra gli invitati: da questo fatto
potevano derivare talvolta situazioni curiose o comiche (ad esempio: un pettine assegnato a un calvo) su cui il poeta poteva
sbizzarrirsi divertendo i lettori.

I, 30

Faceva il chirurgo, ora il becchino. Poco male:

si vede che gli piace, il cliente orizzontale.

I, 80

Dunque, tu già speravi, adesso, di avere una gran mancia, a torto.

Meno soldi del previsto? Allora eccoti là, sùbito morto.

I, 91

Non pubblichi mai versi, però le mie poesie

le critichi e ti danno dispiacere.

Deciditi una volta: o pubblichi i tuoi

versi, oppure cerca di tacere.

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I, 71

Sette bicchieri per Iustina

e quindi sei per Laevia

e cinque per Lycas

e quattro per Lyda

e infine tre per Ida

Le mie amiche le chiamo con tanti

bicchieri quante sono le lettere dei nomi:

e se non viene nessuna, allora il sonno

con un profondo sorso

mi berrà

attori sul set

II, 13

Soldi al giudice, e al cancelliere, e all’avvocato:

ma pagare i creditori, scusa, non è forse più sensato?

II, 88

Non ci leggi mai nulla,

caro Antonello,

ma ti passi per poeta.

Bene, te lo concedo:

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a patto che continui

a non leggerci mai nulla.

Sarà più bello.

III, 18

«Stasera, mi scuserete, ci ho la voce raffreddata»: così sospiri.

E allora, Massimo caro, perché vuoi leggere, perché non ti ritiri?

III, 84

[a Sebastiano]

Che racconta, di bello, la tua cara troiaccia?

Non parlo di tua moglie: ma della tua linguaccia.

IV, 12

Non si vergogna mica di non negarsi a nessuno:

almeno si vergogni di non negarlo a nessuno.

Fayyum, ritratto di fratelli

VII, 3

[a Rossella]

Perché, mi chiedi, non ti regalo le mie raccolte di poesia?

Perché, in cambio, io già temerei le tue. Risparmiami la cortesia.

VIII, 27

Ricco e decrepito, sei carico sempre di moltissimi regali.

Ma ognuno di questi generosi ti sussurra: «a quando i funerali?».

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XI, 66

[A Massimo]

Spia, traffichino, imbroglione; sagace addestratore

di critici d’accatto; maligno calunniatore;

presenzialista, succhiacazzi, sordido coboldo:

però, malgrado il gran daffare, sei sempre senza un soldo.

VII,16

«Non ho un centesimo, Mario!

Allora, quasi quasi, quei regali

che mi hai comprato

me li rivenderei.

T’interessa, per caso, ricomprarli?»

VIII, 51

Ad Aspro, il cieco, Amore finalmente oggi concede

una magnifica ragazza; e già per lei stravede.

II, 38

Tu vuoi sapere qual è la rendita di quel lontano mio terreno?

Questo mi frutta: della tua vista posso, finalmente, fare a meno.

III, 34

Fai guerra col tuo nome: sei bruna, ma non certo calorosa;

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ti chiami Bianca, ma appari sempre, ahimé, costantemente ombrosa.

VII, 4

Friedrich, lo vedi, è rachitico, è palliduccio:

perciò si crede poeta. Povero ciuccio!

XI, 89

Le ghirlande di fiori me le spedisci adesso intatte: ma perché?

Lo sai che mi piacciono soltanto le rose stropicciate da te.

XII, 26

Flavia denuncia d’essere stata violentata, a turno, dai ladroni.

Quelli protestano: saremo pure delinquenti, ma non coglioni.

II, 25

Galla, mi dici continuamente sì: mai ti concedi, però!

Se allora sei così contraddittoria, tu dimmi, ti prego… no.

VIII, 20

[A Francesco]

Scrivi molti versacci; però, alla fine, non pubblichi mai niente.

Che caso strano: tu sei, allo stesso tempo, cretino e intelligente.

X, 8

Vorrebbe sposarmi, Paola, dice: ma di sicuro io no, non lo vorrei.

È vecchia, Paola: ma se fosse decrepita, allora sì, la sposerei.

VIII, 35

Siete fatti l’uno per l’altra:

un’oca, ignorante e scaltra,

e un imbecille monocordo.

E non andate d’accordo?

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imperatore romano

IV, 33

Ora non pubblichi nemmeno un verso.

«Dopo morto, lo faranno gli eredi».

Al pubblico in attesa, allora, questi tuoi

capolavori quando concedi?

VI, 31

La moglie scopa col dottore. Lui non discute.

Morirà, ne sono certo, in perfetta salute.

XI, 19.

Beh, tu ce l’hai con me perché alla fine, poi, non ti ho sposata.

Ma tu sei chic e perfettina; e io ho la minchia scostumata.

VIII, 69.

Solo i poeti superclassici e i defunti sai lodare e recensire.

Quanto a me, non ho interesse alcuno – soltanto per piacerti – di morire.

Nota.

Le versioni saranno intese come una interpretatio ludica dei testi: la scelta della rima nasce dall’idea di una costruzione
burlesco-sintetica della parola tradotta, nell’ipotesi di un travestimento di trasversale giocosità straniante. Non c’è
«modernizzazione», ma, al contrario, una specie di regressione gioiosamente infantile, in cui lo strumento edonistico del
suono tende alla demolizione della presenza, e soprattutto dell’autorialità, dello stesso traduttore-giocatore. I nomi dei
personaggi citati sono (quasi) puramente casuali.

m.f.

Salerno, luglio 2011 e agosto 2015

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Mario Fresa

Mario Fresa  è  nato nel 1973. Ha compiuto gli studi classici e musicali e si è laureato in Letteratura italiana. Oltre a
indagini sulla cultura della traduzione letteraria, si è dedicato alla poesia italiana e francese  dell’Otto-Novecento. Come
poeta esordisce nel 1999, presentato su «Specchio della Stampa» da Maurizio Cucchi. Altri suoi testi appaiono
nell’antologia  Nuovissima poesia italiana(Mondadori 2004) e su varie riviste, tra le quali «Caffè Michelangiolo» (n. 3,
2003), «Paragone» (n. 60-61-62, 2005), «Nuovi Argomenti» (vol. 45, Mondadori 2009). È del 2002 la raccolta prefata da
Maurizio Cucchi Liaison, cui fanno seguitoCostellazione urbana («Almanacco dello Specchio» di Mondadori, n. 4, 2008), il
poemetto Alluminio, con la prefazione di Mario Santagostini (2008) e Uno stupore quieto, introduzione di Maurizio Cucchi
(La collana, Stampa, 2012). Un’anticipazione della sua nuova raccolta poetica è apparsa sul n. 16 di «Smerilliana» (2014),
con un saggio di Valeria Di Felice.  Collabora a riviste e a quotidiani e cura la rubrica  Sguardi  sul periodico «Gradiva.
International Journal of Italian Poetry», di cui è redattore.

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14 risposte a “Ventotto epigrammi di MARCO


VALERIO MARZIALE (38 o 41- 104 d.C.)
scelti e tradotti da Mario Fresa”

almerighi
14 settembre 2015 alle 10:37

Marziale adoperò l’ironia come un oggetto contundente. Strano che un imperatore pazzariello come Domiziano lo
apprezzasse e lo proteggesse così, mentre i suoi successori, Traiano è stato il più grande tra gli imperatori romani, no.

Rispondi

Giorgina Busca Gernetti


14 settembre 2015 alle 12:02

Erano cambiati i tempi e i costumi. I Flavii volevano maggior moralità nella vita e perciò anche nella letteratura. La
volgarità eccessiva di molti epigrammi di Marziale non era più apprezzata/accettata.
Giorgina

Rispondi

Giorgina Busca Gernetti


14 settembre 2015 alle 12:06

ERRATA CORRIGE: non Flavii, ma Imperatori Antonini (Nerva, Traiano, Adriano).

Rispondi

gabriele fratini
14 settembre 2015 alle 10:58

La migliore traduzione che ho letto di Marziale. Fresa ha colto in pieno lo spirito giocoso dei versi.
Un saluto.

Rispondi

Giorgina Busca Gernetti


14 settembre 2015 alle 12:00

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VIII, 20
[A Francesco]
Scrivi molti versacci; però, alla fine, non pubblichi mai niente.
Che caso strano: tu sei, allo stesso tempo, cretino e intelligente.
***
Elegante traduzione di un epigramma molto attuale.
Congratulazioni

Giorgina Busca Gernetti

Rispondi

giorgio linguaglossa
14 settembre 2015 alle 12:24

Siamo passati dagli haiku di Luigi Celi agli epigrammi di Marziale splendidamente tradotti da Mario Fresa, due stili che
sottintendono due concezioni del mondo e due società molto lontane tra di esse. Ogni civiltà può disporre di alcune
forme stilografiche, sta ai poeti di valore individuare lo stile che più si confà alla propria epoca e alla propria personalità
intellettuale.

Rispondi

Giacomo
14 settembre 2015 alle 16:09

Mario Fresa si distingue sempre per accuratezza e insieme innovazione linguistica (e attenzione al metro) in questo tipo
di traduzioni. Bisogna osservare, io credo, che non si tratta di modernizzare un poeta già moderno, anzi perennemente
moderno, come lo sono i poetae novi di un secolo prima che certo Marziale tiene presenti, con la loro brevitas, la loro
raffinata leggerezza capace tuttavia di sferrare fendenti micidiali. Si tratta forse, in una certa misura, di ritrovare un
metodo e una potenzialità da troppo tempo accantonati, una “funzione poetica” dismessa, la capacità della poesia di non
star lì a girarci tanto intorno ma di parlare, perfino brutalmente, agli uomini. Sospetto che in questi bei lavori di Mario
sia inclusa anche una certa quota di nostalgia classicista, di ideale estetico (ma non estetizzante), e forse una certa voglia
di dire, anche in sede critica, pane al pane in faccia. E lui ne sarebbe capace.

Rispondi

Diego Conticello
14 settembre 2015 alle 16:16

bellissimi e assai attuali questi epigrammi. Diciamo che a Roma, come in poesia in duemila anni non è cambiato proprio
nulla! Complimenti a Mario per le sue traduzioni direi pasoliniane per la lingua di registro comico-popolare utilizzata e
mescidata anche con inflessioni colte. Gradevolissimo!

Rispondi

almerighi
14 settembre 2015 alle 16:45

Più che pasoliniane direi felliniane (Satyricon) tutto sommato Petronio Arbitro era più o meno contemporaneo di
Marziale, e con questo ho dato fondo all’intera badilata odierna di cultura.

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Rispondi

Circolo Letterario Anastasiano


15 settembre 2015 alle 11:11

Mario Fresa è maestro nell’interpretazione e rielaborazione di testi classici, come ad esempio, ultimamente, “Catullo
vestito di nuovo” (quattordici imitazioni), dove ripropone i bei versi dell’antico poeta in chiave moderna ma rinnovando
anche la sottile e sorniona aria amorosa e provocatoria. Lo stesso lavoro, prezioso e intelligente, Mario Fresa compie su
questi epigrammi di Marziale, rendendoli luminosi e quanto mai attuali nella loro ironia e cartina al tornasole di un
menage della quotidianità che sembra non essere affatto cambiato.
Complimenti quindi all’amico Mario, tenace e autorevole poeta e critico dei nostri tempi!
Giuseppe Vetromile

Rispondi

giulino
15 settembre 2015 alle 11:18

Tutto l’articolo merita una lettura…gli epigrammi di Marziale sono qui tradotti e direi attualizzati…Concordo con Diego
Conticello per l’utilizzo del registro misto utilizzato che sorprende sia chi non avesse approcciato mai Marziale prima sia
per il distacco dalle precedenti proposte conosciute…

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Jacopo Ricciardi
19 settembre 2015 alle 9:32

Mi stupisco sempre, a ogni rilettura, della squillante eloquenza di questi epigrammi di Marziale tradotti da Mario, di
come spogliati dell’elaborato vestito della lingua latina ancora parlino con tenta franchezza, e a quanto una buona
traduzione faccia desiderare disperatamente di ricomporre alla lettura quel parlare e quello stile, ma è impossibile ridare
viva una lingua morta.

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luigicarotenuto
9 novembre 2015 alle 15:57

Notevole traduzione che fa scivolare i versi di Marziale sul palato come cioccolatini dolce-amari, dal sapore forte e
leggero. La personalizzazione adottata da Mario Fresa, come specifica lui stesso in nota, dal carattere burlesco in perfetta
linea con lo spirito di questi epigrammi, è un valore aggiunto e una coloritura sapiente di poeta e critico a suo agio
nell’eleganza dello stile e nell’acutezza del pensiero lucido e ironico latino.

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