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Una delle differenze tra IPv4 e IPv6 è l'aspetto degli indirizzi IP.

IPv4 usa quattro numeri decimali di 1 byte,


separati da un punto (per esempio, 192.168.1.1), invece, IPv6 usa numeri esadecimali separati da due punti
(per esempio, fe80::d4a8:6435:d2d8:d9f3b11).

IPv4 IPv6

Numeri dell’indirizzo IP 32 128

Formato decimale esadecimale

Capacità di indirizzi 4.3 miliardi numeri infiniti

Come effettuare un ping ping XXX.XXX.XXX ping6

IPv6 è la versione dell'Internet Protocol designata come successore dell'IPv4. Tale protocollo introduce
alcuni nuovi servizi e semplifica molto la configurazione e la gestione delle reti IP.
La sua caratteristica più importante è il più ampio spazio di indirizzamento:
● IPv6 riserva 128 bit per gli indirizzi IP e gestisce 2128 (circa 3,4 × 1038) indirizzi;
● IPv4 riserva 32 bit per l'indirizzamento e gestisce 232 (circa 4,3 × 109) indirizzi.

IPv6 è la versione dell'Internet Protocol designata come successore dell'IPv4. Tale protocollo introduce
alcuni nuovi servizi e semplifica molto la configurazione e la gestione delle reti IP.
La sua caratteristica più importante è il più ampio spazio di indirizzamento:
● IPv6 riserva 128 bit per gli indirizzi IP e gestisce 2128 (circa 3,4 × 1038) indirizzi;
● IPv4 riserva 32 bit per l'indirizzamento e gestisce 232 (circa 4,3 × 109) indirizzi.

Descrizione
Il motivo più pressante dietro l'adozione del protocollo IPv6 è stato l'insufficienza di spazio per
l'indirizzamento dei dispositivi in rete, in particolar modo nei paesi altamente popolati dell'Asia come
l'India e la Cina.
Oltre a rispondere a questa esigenza l'IPv6 incorpora alcuni protocolli che prima erano separati, come
l'ARP, ed è in grado di configurare automaticamente alcuni parametri di configurazione della rete, come
per esempio il default gateway. Inoltre supporta nativamente la qualità di servizio e introduce
l'indirizzamento anycast, che permette ad un computer in rete di raggiungere automaticamente il più
vicino server disponibile di un dato tipo (un DNS, per esempio) anche senza conoscerne a priori
l'indirizzo.
Per quanto riguarda i grandi gestori di telecomunicazioni, le principali migliorie sono:
● header di lunghezza fissa (40 byte);
● pacchetti non frammentabili dai router;
● eliminazione del campo checksum, già presente negli altri strati dello stack protocollare e perciò
ridondante.
Queste tre novità alleggeriscono molto il lavoro dei router, migliorando l'instradamento e
il throughput (pacchetti instradati al secondo). Insieme all'IPv6 inoltre viene definito anche l'ICMPv6,
molto simile all'ICMPv4 ma che ingloba il vecchio protocollo IGMP, assumendosi anche il compito di
gestire le connessioni multicast.
IPv6 è la seconda versione dell'Internet Protocol ad essere ampiamente sviluppata e costituirà la base
per la futura espansione di Internet.

Caratteristiche
Il cambiamento più rilevante nel passaggio dall'IPv4 all'IPv6 è la lunghezza dell'indirizzo di rete.
L'indirizzo IPv6, come definito nel RFC 2373 e nel RFC 2374 è lungo 128 bit, cioè 32 cifre esadecimali,
che sono normalmente utilizzate nella scrittura dell'indirizzo come descritto più avanti.
Una delle critiche allo spazio di indirizzamento di 128 bit è che potrebbe essere
ampiamente sovradimensionato. Bisogna considerare che la ragione di un indirizzamento così ampio non
è da associare alla volontà di assicurare un numero sufficiente di indirizzi, quanto al tentativo di porre
rimedio alla frammentazione dello spazio di indirizzamento IPv4, conseguenza, tra le altre cose, della
limitazione dello spazio di indirizzamento e della poca possibilità di prevedere a medio-lungo termine la
richiesta di indirizzi. È infatti possibile che un singolo operatore di telecomunicazione abbia assegnati
numerosi blocchi di indirizzi non contigui.
Come per IPv4 anche IPv6 prevede che l'instradamento sia realizzato sulla base di prefissi (oggetto
delle rotte) di lunghezza variabile. Normalmente tali prefissi sono non più lunghi di 64 bit, in modo da
consentire l'impiego dei 64 bit meno significativi con il solo ruolo di identificare un terminale. Questo
vale anche per l'accesso ad Internet di una normale abitazione, a cui verrebbero assegnati almeno
264 (1,8×1019) indirizzi pubblici, mentre per realtà che dispongono di una struttura di rete articolata in
più segmenti di LAN occorre assegnare un arco di indirizzi ancora più grande (ad es. un prefisso di 56
bit, vedi RFC 6177). I primi 10 bit dell'indirizzo IPv6 descrivono genericamente il tipo di computer e l'uso
che questo fa della connessione (telefono VoIP, PDA, data server, telefonia mobile ecc.)
Questa caratteristica svincola virtualmente il protocollo IPv6 dalla topologia della rete fisica,
permettendo per esempio di avere lo stesso indirizzo IPv6 a prescindere dal particolare Internet service
provider (ISP) che si sta usando (il cosiddetto IP personale) rendendo quindi l'indirizzo IPv6 simile ad un
numero di telefono. Queste nuove caratteristiche complicano però il routing IPv6 che deve tenere conto
di mappe di instradamento più complesse rispetto all'IPv4; proprio le nuove proprietà dell'indirizzamento
rappresentano anche i potenziali talloni d'Achille del protocollo.

Gli indirizzi IPv6 sono composti di 128 bit e sono rappresentati come 8 gruppi di 4 cifre esadecimali
(ovvero 8 word di 16 bit ciascuna) in cui le lettere vengono scritte in forma minuscola. Ad
esempio 2001:0db8:85a3:0000:1319:8a2e:0370:7344 rappresenta un indirizzo IPv6 valido.
Se uno dei gruppi – come nell'esempio – è composto da una sequenza di quattro zeri può essere
contratto ad un solo zero: 2001:0db8:85a3:0:1319:8a2e:0370:7344
Inoltre, una sequenza di zeri contigui (e una soltanto)[9] composta da 2 o più gruppi può essere
contratta con la semplice
sequenza :: ovvero 2001:0db8:0000:0000:0000:8a2e:0370:7344 corrisponde
a 2001:0db8:0:0:0:8a2e:0370:7344 o ancora più sinteticamente
a 2001:0db8::8a2e:0370:7344
Seguendo le regole poc'anzi menzionate, se più sequenze simili si susseguono, è possibile ometterle
tutte; di seguito vengono riportate varie rappresentazioni dello stesso indirizzo:
2001:0db8:0000:0000:0000:0000:1428:57ab
2001:0db8:0000:0000::1428:57ab
2001:0db8:0:0:0:0:1428:57ab
2001:0db8:0::0:1428:57ab
2001:0db8::1428:57ab

Tuttavia 2001:0db8::25de::cade non è un indirizzo valido[9], poiché non è possibile definire


quante sequenze siano presenti nelle due lacune.
Inoltre possono essere omessi anche gli zeri iniziali di ogni
gruppo: 2001:0db8:02de::0e13 corrisponde a 2001:db8:2de::e13
Gli ultimi 32 bit possono essere scritti in decimale (nella notazione dotted decimal):
::ffff:192.168.89.9

è uguale a
::ffff:c0a8:5909
ma diverso da:
::192.168.89.9

o da:
::c0a8:5909

rendendo così la sintassi IPv6 retrocompatibile con quella IPv4 con evidenti benefici.


Gli indirizzi IPv4 sono facilmente trasformabili in formato IPv6. Ad esempio, se l'indirizzo decimale IPv4
è 135.75.43.52 (in esadecimale, 874B2B34), può essere convertito
in 0000:0000:0000:0000:0000:0000:874b:2b34 o più brevemente ::874b:2b34. Anche in
questo caso è possibile l'uso della notazione ibrida (IPv4-compatible address), usando la
forma ::135.75.43.52.

Il pacchetto IPv6, come ogni altro pacchetto di un altro strato protocollare, si compone di due parti
principali: l'header e il payload.

Gli indirizzi IPv6 sono rappresentati nel Domain Name System dal Record AAAA (detto anche record
quadruplo-A) per il forward lookup (analogamente al Record A del IPv4); la risoluzione DNS inversa si
appoggia sulla zona ip6.arpa(precedentemente ip6.int). Questo schema di funzionamento viene
descritto nel RFC 3596.
Lo schema della quadrupla A è uno dei due proposti in fase di design del protocollo IPv6. La proposta
alternativa aveva record A6 per il reverse lookup ed altre innovazioni quali le bit-string labels e i record
DNAME è descritta nel RFC 2874 (sperimentale) e nei documenti collegati.
Sebbene lo schema AAAA sia una semplice generalizzazione dei DNS IPv4, lo schema A6 sarebbe
stato un'estensione più generica, ma anche più complessa:
● i record A6 avrebbero permesso ad un singolo indirizzo IPv6 di essere diviso in diverse sezioni
gestite in zone differenti. Questo avrebbe permesso, ad esempio, di ridistribuire in maniera rapida la
numerazione di un network.
● la delega degli indirizzi attraverso l'uso dei record NS sarebbe stata ampiamente sostituita
dall'uso dei record DNAME (similmente agli attuali record CNAME, ma costituendo un intero albero di
indirizzi). Questo avrebbe permesso la gestione unitaria dei lookup diretti ed inversi.
● Un nuovo tipo di dato chiamato bit label veniva introdotto nei nomi di dominio, principalmente
per scopi di lookup inverso.
Lo schema AAAA è stato standardizzato nell'agosto del 2002 nel RFC 3363

Nel luglio 2007 è stato presentato un Internet Draft che presenta il piano di transizione per trasformare la
rete Internet, principalmente basata su protocollo IPv4, in una nuova forma principalmente basata su
IPv6.(http://www.ripe.net/info/faq/IPv6-deployment.html#3) Dal momento che è praticamente certo che
molti vecchi calcolatori rimarranno online senza venire aggiornati, e macchine IPv6 ed IPv4
conviveranno sulla rete per decenni, il meccanismo adottato per gestire questo periodo transitorio è il
cosiddetto dual stack: ogni sistema operativo che supporta IPv6 comunicherà con le macchine IPv4
grazie a un secondo stack di protocolli IPv4 che opera in parallelo a quello IPv6. Quando il computer si
connetterà ad un'altra macchina in Internet, il DNS assieme all'indirizzo di rete comunicherà anche
l'informazione riguardo quale stack usare (v4 o v6) e quali protocolli sono supportati dall'altra macchina.
Vantaggi:
● Transizione morbida: possibilità di liquidare gli investimenti già fatti in hardware/software senza
dover sostenere nuove spese prima del necessario;
● Piena compatibilità fra vecchie e nuove macchine e applicazioni;
Svantaggi:
● Necessità di supportare in maniera estesa l'IPv4 nella Internet e negli apparati connessi.
● Essere raggiungibili dall'universo IPv4 durante la fase di transizione costringe a mantenere un
indirizzo IPv4 o una qualche forma di NAT nei gateway router. Si aggiunge quindi un livello di
complessità che rende la teorica disponibilità di indirizzi non immediata.
● Problemi architetturali: in particolare non sarà possibile supportare pienamente il multihoming
IPv6.

Transizione

La diversità e la vasta dimensione della rete porta dei vincoli che al momento sono insormontabili
per il protocollo IPv6. Questo tra l'altro risulta essere incompatibile col vecchio protocollo poiché i
nodi di rete non sono in grado di interpretare un pacchetto IPv6 e ciò rende tale protocollo non un
aggiornamento della versione 4 ma un nuovo protocollo che va a sostituire il precedente.

La politica adottata per la transizione ad IPv6 consiste in un graduale passaggio da un protocollo


all'altro, cercando di far coesistere le due versioni di IP in un'unica rete. Per far ciò la strada seguita
fino a questo momento consiste nel costruire router e switch di livello 2 e 3 in grado di interpretare
entrambi i protocolli, inoltre, da qualche anno i nuovi sistemi operativi sono in grado di generare
indirizzi IPv6 e di interpretarli. In questo modo ogni host nella rete è individuabile da almeno due
indirizzi, uno dato da IPv4 ed uno da IPv6.

Tutte le soluzioni finora create possono essere suddivise in tre categorie:

● dual-stack
● NAT-PT
● Tunneling

-Dual-stack

La tecnica del dual stack prevede l'utilizzo del doppio stack IP, nella pila protocollare. Questo
doppio stack permette di poter interpretare entrambe le versioni del protocollo e, quindi, smistare ai
livelli superiori il contenuto del pacchetto senza che questi sappiano da quale protocollo IP derivi.

Il dual stack è senza dubbio una delle tecniche più semplici da implementare ma presenta molte
controindicazioni. Innanzitutto aumenta la complessità della rete: router e switch vengono dotati
della proprietà del multiprotocollo ma il lavoro di questi viene ulteriormente aggravato poiché
devono interpretare più istanze dello stesso protocollo. Inoltre non risolve il problema della
diminuzione degli indirizzi IPv4 poiché secondo la tecnica del dual stack un'interfaccia dev'essere
sempre e comunque dotata di due indirizzi, IPv4 ed IPv6. I due indirizzi, inoltre, debbono essere
entrambi annunciati in internet e ciò non semplifica la situazione del routing, anzi, tendenzialmente
la complica.

Successivi miglioramenti al dual stack hanno portato alla nascita di nuove tecniche quali il DSTM e
l'ALG.
Dual Stack Transition Mechanism (DSTM)

Il DSTM è l'evoluzione della tecnica del dual stack e si pone come obiettivo il minor utilizzo
possibile di indirizzo IPv4. Affinché ciò sia possibile gli indirizzi di versione 4 sono assegnati
dinamicamente alle interfacce, risparmiando così un ampio range di indirizzi IPv4.

Application Level Gateway (ALG)


L'ALG è una soluzione che permette ad una rete totalmente IPv6 di poter dialogare con postazioni
IPv4 al di fuori della rete stessa. All'interno di questa vi sono solo host che comunicano mediante il
protocollo IPv6 tra loro e l'IPv4 non è previsto, solo il gateway è dotato di dual stack. In questo
modo se gli host interni alla rete vogliono dialogare con server esterni (o il contrario), ciò è reso
possibile grazie alla capacità del gateway di interpretare entrambi i protocolli.
Il vantaggio della tecnologia ALG consiste nel dotare solo un apparato in tutta la rete del dual stack,
non appesantendola ulteriormente. Però ad oggi i router ALG possono operare solamente su alcuni
dei servizi di rete (per esempio HTTP), se invece si vuole dotare la rete di altre funzionalità, lo si fa
aggiungendo altri router ALG dotate di tali funzionalità.

-Network Address Translator - Protocol Translator (NAT-PT)


Il NAT-PT è un sistema che sfrutta i concetti introdotti dalla tecnologia dei NAT. Infatti esso opera
una conversione dell'indirizzo IPv6 in indirizzo IPv4 e viceversa secondo le tecniche di un NAT
IPv4, permettendo in questo modo a due reti con protocolli IP diversi di poter comunicare tra di
loro.
Naturalmente questa tecnica (come nel caso di NAT IPv4) introduce molti limiti, infatti alcuni
servizi non funzionano, a meno che non si introducano nella rete specifici ALG. Inoltre può
introdurre molti limiti nelle prestazioni e nella complessità della rete.

-Tunneling
Ad ora la tecnica del tunneling è quella più utilizzata per far fronte ai problemi di incompatibilità
tra le reti IPv4 ed IPv6. Questa tecnica usa il principio del tunneling per cui si stabilisce un
collegamento point to point tra due host. I pacchetti IPv6 vengono, così, incapsulati dall'host
sorgente in pacchetto IPv4, inviati nel tunnel e, una volta giunti a destinazione, l'host li decapsula e
li tratta come se fossero comunissimi pacchetti IP.
Il tunneling IPv6 su IPv4 ha una difficile realizzabilità per le reti globali e quindi il suo utilizzo è
limitato ad applicazioni e comunicazioni in reti locali più o meno grosse.
Per superare questi limiti sono stati creati numerosi protocolli basati sempre su questa tecnica.

6 over 4

Il 6 over 4 permette a nodi IPv6 isolati di poter comunicare in una rete IPv4

Gli host IPv6 inseriti in reti IPv4 riescono a comunicare con il resto della rete utilizzando un
tunneling su pacchetti IPv4 di tipo multicast. In questo modo i nodi IPv6 sono in grado di vedere
tutto il resto della rete a cui sono connessi come un'unica rete LAN IPv6 virtuale.

6to4
Il 6to4 è una tecnica di tunnel automatico. Essa integra nell'indirizzo IPv6 l'indirizzo IPv4 dell'host
destinazione.
Col 6 to 4 viene generato indirizzo composto come segue:
● 0-15: prefisso 6 to 4, 2002 in esadecimale
● 16-47: indirizzo IPv4
● 48-63: identificativo delle sottoreti
● 64-127: identificativo dell'interfaccia fisica

Il pacchetto così generato viene inviato al router che è in grado di interpretarlo e preparare un
pacchetto IPv4 da inviare all'host destinazione.

Tunnel Broker

Si tratta di servizi di tunneling configurabili tramite pagine Web apposite.

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