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Il mito di Dioniso e i Pirati Tirreni in epoca romana

Author(s): Lucia Romizzi


Source: Latomus , AVRIL-JUIN 2003, T. 62, Fasc. 2 (AVRIL-JUIN 2003), pp. 352-361
Published by: Société d'Études Latines de Bruxelles

Stable URL: https://www.jstor.org/stable/41542486

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II mito di Dioniso e i Pirati Tirreni in epoca romana

Fra i numerosi miti centrati su Dioniso noti a livello iconografico nel mondo
romano, uno dei piu rari e l'episodio dell'incontro del giovane dio con i Pirati
Tirreni. Come vedremo, nonostante la scarsita di attestazioni figurate, questo
mito e estremamente interessante per la pluralita di valenze ad esso connesse.
Esso e stato piu volte analizzato ( 1 ) con particolare riguardo al suo utilizzo in
ambito greco e etrusco, soprattutto in merito all'identificazione dei Tirreni con
gli Etruschi e al problema della pirateria etrusca. Al contrario, nella letteratura
archeologica non e stato ancora affrontato il tema della diffusione di questo mito
nel mondo romano ; l'obiettivo del mio contributo e quindi lo studio di un pic-
colo gruppo di documenti, databili all'eta imperiale, che ripropongono questo
episodio delle storie di Dioniso. Prima di presentare la documentazione archeo-
logica, e pero opportuno analizzare con cura la tradizione letteraria greca e lati-
na relativa a questa vicenda mitica.
II mito di Dioniso e i Pirati Tirreni viene ampiamente narrato per la prima
volta nel VII Inno omerico (2) : il dio, descritto come un adolescente dai riccioli
scuri e dal mantello purpureo, viene rapito dai Pirati Tirreni. Essi lo portano nella
loro nave e tentano di legarlo con legami, che si sciolgono miracolosamente dalle
mani e dai piedi del dio, mentre il timoniere, l'unico a cogliere la natura divina
di Dioniso, esorta invano i compagni a liberarlo. A questo punto iniziano i pro-
digi : sulla nave gorgoglia vino profumato, lungo il bordo della vela si disten-
dono tralci di vite, da cui pendono grappoli d'uva ; un'edera ricca di fiori e frut-
ti si avviticchia all'albero. Nel frattempo il dio si trasforma in un leone dal terri-
bile ruggito ed evoca un'orsa. I Pirati, terrorizzati, prima fuggono verso il timo-
niere, poi, per evitare la sorte del capitano, ghermito dal leone, si gettano fuori
della nave, in mare, trasformandosi in delfini. Dioniso ha pieta del timoniere, gli
rivela la sua identita e gli concede un destino felice.

(1) Sul mito di Dioniso e dei Pirati Tirreni si segnalano O. Crusius, Der homerische
Dionysushymnus und die Legende vom der Verwandlung der Tyrsener in Philologus 48,
1889, p. 193-238 ; W. Brandenstein, Tyrrhener in VIII, A 2, 1948, col. 1909-1938 ;
M. Giuffrida Ientile, La pirateria tirrenica. Momenti e fort una, Roma, 1983 ; M.
Cristofani, Gli Etruschi del mare, Milano, 1983, p. 57-60 ; 105-108 ; N. J. Spivey - T.
Rasmussen, Dioniso e i pirati nel Toledo Museum of Art in Prospettiva 44, 1986, p. 2-8.
Vorrei ringraziare il Prof. M. Harari, il Prof. M. Torelli ed il Prof. M. Nafissi per gli
spunti di riflessione che mi hanno gentilmente fornito nel corso di questo lavoro.
(2) Inni omerici VII.

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IL MITO DI DIONISO E I PIRATI TIRRENI IN EPOCA ROMANA 353

Dopo l'ampia versione omerica dell'episodio, il mito e ricordato di rado nella


letteratura greca, almeno fino a tutto il periodo ellenistico : nel Ciclope di
Euripide (3) si racconta che, alia notizia del rapimento di Dioniso da parte dei
Pirati, voluto pero da Era, ostile al giovane dio, Sileno e i Satiri si mettono alia
sua ricerca, finendo per ritrovarsi in Sicilia. Anche l'allusione di Pindaro (4) alia
originaria natura umana dei delfini e l'attribuzione a Dioniso dell'epiteto
Tvggrjvo^errjc, nell' Antologia Palatina (5) sottintendono la conoscenza dell'epi-
sodio.

Nel mondo romano, come conferma la tradizione letteraria (6), il mito in que-
stione si e inserito in un ciclo organico di vicende legate a Dioniso, dalla nasci-
ta miracolosa alle lotte per l'affermazione del suo culto, ciclo di cui fanno parte,
oltre alia trasformazione dei Pirati Tirreni in delfini, la spedizione trionfale in
India, la punizione di Penteo e l'episodio di Licurgo. Un'ampia versione dell'e-
pisodio, ricca di nuovi elementi, viene fornita da Ovidio (7) nelle Metamorfosi ,
sotto forma di racconto fatto dal timoniere Acoetes al re Penteo. In questo testo
il rapimento di Dioniso e localizzato presso l'isola di Chio, dove i Pirati hanno
fatto scalo nel corso di un viaggio a Delo ; il dio e un giovane uirginea forma ,
apparentemente stordito dal vino e dal sonno, che i Pirati si rifiutano di liberare,
nonostante i moniti del timoniere, poiche praedae tam caeca cupido est(s).
Quando Bacco si sveglia e chiede di essere trasportato a Nasso, i Pirati fingono
di accettare la richiesta ma poi prendono un'altra direzione. II dio, accortosi del-
l'inganno, li rimprovera aspramente e fa iniziare i prodigi : la nave rimane immo-
bile nel mare, l'edera avvolge i rami e le vele ; Bacco, racemiferis frontem cir-
cumdatus uuis/ pampineis agitat uelatam frondibus hastam (9), ed evoca le
immagini di tigri, linci e pantere. I Pirati, impazziti o terrorizzati, si gettano in
mare e sono descritti ciascuno ad uno stadio diverso della trasformazione in del-
fini ; essi si tuffano ovunque e riemergono intrecciando una danza ( inque chori
ludunt speciem lasciuaque iactant/ corpora). Come gia nell'Inno omerico, solo
il timoniere si salva e, giunto a Delo, diventa seguace dei culti del dio.

(3) Euripide, Ciclope 1 14.


(4) Pindaro, fr. 198 (O. Werner) ricorda che i delfini in origine erano uomini e fa del
mito della loro metamorfosi Yaition della loro straordinaria umanita : M. Giuffrida
Ientile, Pirateria [n. 1], p. 42-44.
(5 ) Antologia Palatina IX, 82, 524.
(6) Ovidio, Metamorfosi IV, 23-24 e Properzio, Elegie 17, 25-26 (elenco delle lotte del
dio per la diffusione del suo culto) ; cfr. Longo Sofista, Dafni e Cloe IV, 2-3, che cita le
pitture di un tempio di Dioniso a Lesbo con la raffigurazione di queste lotte.
(7) Ovidio, Metamorfosi III, 572-700.
(8) II motivo del desiderio erotico dei Pirati verso il giovanetto ritorna in Igino,
Fabulae 134, e in Servio, Ad Aeneidem I, 67, dove il mito diventa Yaition del nome del
Mar Tirreno.
(9) Come vedremo piu avanti, questi versi descrivono perfettamente l'aspetto e l'at-
teggiamento di Dioniso nel mosaico di Dougga.

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354 L. ROMIZZI

Penteo, dopo avere ascoltato il ra


gionato e ucciso, ma le sue catene
samente.

Le successive menzioni del mito presentano alcune varianti : mWEdipo


Seneca (10) tra i prodigi descritti si ricordano la trasformazione della distesa de
mare in un prato verde ricco di alberi e uccelli, l'apparizione di un leone e di u
tigre ed il fatto che i Pirati, dopo la metamorfosi, iniziano a seguire le navi ch
corrono sul mare.

Igino (n), citando i Naxica di Aglaostene, racconta che, quando i navigatori


Tirreni che avevano ricevuto 1'incarico di accompagnare Liber Pater e i suoi
comites a Nasso cambiano la direzione della nave, il dio ordina ai compagni di
cantare in coro una musica sconosciuta che affascina i Tirreni al punto che ini-
ziano a danzare e, per il desiderio di danza, si gettano inconsapevolmente in mare
trasformandosi in delfini, la cui immagine e poi collocata nelle stelle a ricordo
dell'episodio. Anche il retore Luciano (12), sottolineando l'importanza della
danza nel culto dionisiaco, narra che Dioniso si avvalse di questa arte per sotto-
mettere Tirreni, Indi e Lidi, incantando queste genti cosi bellicose con le danze
dei suoi thiasoi. L'elemento musicale torna nel racconto del tardo mitografo
greco Apollodoro (13), che, nel corso della descrizione dei prodigi (comparsa del-
l'edera e di serpenti), nota che Dioniso fa risuonare il doppio flauto.
II mito e conosciuto nella letteratura greca di eta romana imperiale, addirittu-
ra fino al periodo tardo-antico, come attestano le Dionisiache di Nonno di
Panopoli (14). Nel romanzo pastorale di Longo Sofista (15), Dafni e Cloe (II-III
sec. d.C.), interpretato da alcuni come un' opera per i mystai di Dioniso (16), si
descrive uno splendido JtagaSetoog di Lesbo, nel quale si trovano un altare e un
tempio di Dioniso ; nel tempio, ricoperto di vite, sono pitture con scene dioni-
siache : la nascita del dio da Semele, Arianna addormentata, Licurgo incatenato
dai pampini d'uva, Penteo dilaniato, la vittoria sui popoli dell 'India e l'episodio
dei Pirati Tirreni. Nelle Immagini il sofista Filostrato il Vecchio (III sec. d.C.)
compie un'accurata descrizione (17), forse fittizia, di un quadro che dice di avere
visto in una collezione di Napoli, posto nella stessa parete di una tavola con la

(10) Seneca, Edipo 449-466.


(11) Igino, Sull astronomia 17, 2.
(12) Luciano, Sulla danza 22.
(13) Apollodoro, Biblioteca III, 5, 3.
(14) Nonno, Dionisiache XL V, 105-169 npropone il mito senza particolari vanaziom,
tranne il fatto che la narrazione a Penteo viene fatta da Tiresia.
(15) Longo Sofista, Dafni e Cloe IV, 2-3.
(16) R. Merkelbach, I misteri di Dioniso. II dionisismo in eta imperiale romana e il
romanzo di Longo , Genova, 1991 (traduzione italiana di Die Hirten des Dionysos. Die
Dionysos-Mysterien des romischen Kaiserzeit und der bukolische Roman des Longus ,
Stoccarda, 1988), p. 155-226.
(17) Filostrato, Immagini I, 19.

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IL MITO DI DIONISO E I PIRATI TIRRENI IN EPOCA ROMANA 355

punizione di Penteo. Nella pittura, dove erano raffigurate due navi, una con
Dioniso, le Baccanti, una pantera e i prodigi in corso, l'altra con i Pirati, fuori di
senno, nel corso della trasformazione in delfini, probabilmente si volevano rap-
presentare due momenti del mito : l'incontro di Dioniso e i Pirati e la meta-
morfosi dei Tirreni che, cambiando aspetto, mutano anche attitudine deH'animo,
diventando buoni e iniziando ad amare i canti, la musica e gli uomini.
Infine la Fabula Liberi et Tyrrenorum , contenuta nel primo Mitografo
Vaticano (l8), si discosta dal racconto consueto del mito perche non allude alia
trasformazione dei Pirati in delfini e ricorda come unico prodigio del dio la com-
parsa di tigri.
II mito in esame e rappresentato raramente nell'arte antica, almeno per quan-
ta riguarda la documentazione figurata a noi pervenuta (l9), con attestazioni spo-
radiche distribuite dall'arcaismo greco al IV secolo d.C. e caratterizzate da sche-
mi iconografici diversi tra loro ; l'identificazione dei Pirati e legata alia raffigu-
razione della loro metamorfosi parziale in delfini, nota soltanto per questo epi-
sodio.

Fra le piu antiche attestazioni iconografiche del mito va ricordata una lamina
d'oro (20) di incerta cronologia, e alcune rappresentazioni vascolari, tra cui una
coppa samia (21) e un vaso attico a figure nere (22), in cui Dioniso e rappresentato
da solo su una nave, con tralci di vite al posto della vela, mentre attorno nuotano
dei delfini, forse identificabili con i Pirati dopo la metamorfosi. Un altro impor-
tante documento e costituito da una hydria etrusca (23) a figure nere (500-490
a.C.), in cui sei Pirati, parzialmente trasformati in delfini, si gettano tra le onde ;
la presenza di Dioniso e simboleggiata da un ramo d'edera.
La prima testimonianza certa del mito compare nel Monumento ateniese di
Lisicrate (24), databile al 335-334 a.C., eretto in occasione di una vittoria coregi-

(18) Mitografo Vaticano I, 2, 20 (N. Zorzetti).


(19) Per un catalogo delle attestazioni del mito : M. Harari, Tyrsenoi in LIMC, VIII,
1, 1997, p. 154-155 ; si veda anche M. Cristofani, Fufluns in LIMC III, 1, 1986, p. 531-
540.
(20) Nella lamina il dio bambino, che sta per combattere contro i Pirati, tiene in mano
delle torce e avanza sulle onde del mare : F. Lenormant, Bacchus in C. Daremberg - E.
Saglio (ed.j, Dictionnaire des antiquites grecques et romaines , I, 1, Graz, 1969, p. 611.
(21) M. Cristofani, Etruschi mare [n. 1], p. 58 : la coppa, databile al 530 a.C., mostra
quattordici esseri in fila, per meta uomini, per meta delfini.
(22) F. Lenormant, Bacchus [n. 20], p. 611, fig. 689. Si veda la celebre kylix di
Exechias, databile al terzo quarto del VI sec. a.C., con la rappresentazione di Dioniso
adulto su una nave, con un albero di vite e delfini attorno (C. Gasparri, Dionysos in LIMC
III, 1, 1986, p. 489, n. 788 con foto), non concordemente riferita a questo mito.
(23) N. J. Spivey - T. Rasmussen, Toledo Museum [n. 1], fig. 3-6 ; M. Martelli (ed.),
La ceramica degli Etruschi , Novara, 1987, p. 311, n. 130 ; 176-177. II vaso pone il pro-
blema della trasmissione in Etruria di questo mito.
(24) F. Lenormant, Bacchus [n. 20], p. 611, fig. 688 ; C. Gasparri, Dionysos [n. 22],
p. 489 ; 51 1, n. 792 (con foto del lato con Dioniso). Anche se la rappresentazione di miti

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356 L. ROMIZZI

ca, probabilmente in coincidenza c


A1 centro del fregio si trova Dion
la riva, mentre con la mano dest
Satiri seduti gli volgono le spalle
Pirati, incatenati e torturati con t
iniziano la loro trasformazione in
avvenuta. II fregio, che ambienta
dall'assenza della nave, differisc
secondo la versione di un' opera d
le fonti greche note infatti ambie
piu recente Ovidio, secondo cui l'
di Chio.
II mito e attestato nella seconda meta del IV sec. a.C. in un frammento di fre-
gio funerario a rilievo (25) in pietra tenera da Taranto, in cui un Pirata in parziale
trasformazione si tuffa dalla poppa della nave. Un'iconografia analoga (un
Tirreno parzialmente trasformato) e rappresentata in alcune gemme (26) intagliate
di eta tardo-classica, ellenistica e romana. In ambito romano il mito compare per
la prima volta in un piattello (27) di Genucilia (Fig. 1) proveniente dalla Curia di
Roma e databile alia fine del IV sec. a.C. ; in esso si riconoscono i Pirati Tirreni
trasformati in delfini, che si gettano dalla prua di una nave con l'albero decora-
to da pampini intrecciati.
II mito e rappresentato poi in un rilievo (28) in bigio morato (rilievo Lans-
downe ; Fig. 2) di eta adrianea, proveniente da Villa Adriana, probabilmente dal
complesso del Serapeo. II rilievo costituisce uno dei sette frammenti di un fregio
decorato da piu formelle, che correva lungo la parte inferiore delle pareti di un
ambiente interno, ed era articolato in temi diversi di ispirazione, a cui facevano
riferimento gruppi di rilievi con soggetti affini iconograficamente ; ogni gruppo
tematico corrispondeva ad una diversa partizione delle pareti in cui il fregio era
inserito. Le tre formelle rettangolari del frammento Lansdowne sono decorate
con scene mitiche ambientate in mare e caratterizzate dalla presenza di una nave.
Nella formella a sinistra e rappresentato il mito di Ulisse e le Sirene, mentre in

dionisiaci e frequente nei monumenti coregici tra la fine del V e il IV sec. a.C., la ragio-
ne di questa scelta iconografica rara va forse ricercata in una vittoria degli Ateniesi sui
pirati.
(25) L. Bernabo' Brea, I rilievi tarantini in pietra tenera in RIA , n. s. 1, 1952, p. 209-
210, fig. 193.
(26) M. Harari, Tyrsenoi [n. 19], p. 155, n. 4.
(27) M. Cristofani, Etruschi mare [n. 1], p. 60, fig. 68 ; N. J. Spivey-T. Rasmussen,
Toledo Museum [n. 1], p. 6-7, fig. 14.
(28) P. Pensabene, Fregio in marmo nero da Villa Adriana in ArchClass 28, 1976, p.
126-160, tav. XLIV-XLVII ; 145-146, tav. XLIV (formella con il mito di Dioniso) ; C.
Gasparri, Dionysos [n. 22], p. 558, n. 237.

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IL MITO DI DIONISO E I PIRATI TIRRENI IN EPOCA ROMANA 357

quella di destra si trova probabilmente l'episodio degli Argonauti e degli uccelli


Stinfalidi. La formella centrale, rilavorata, presenta invece Dioniso che, seduto a
poppa, poggia la mano sinistra sul bordo della nave e tende davanti a se l'altro
braccio ; a prua e raffigurato il timoniere, che impugna un remo ; la nave naviga
sulle onde, da cui emerge a destra un delfino. La scena si riferisce quasi certa-
mente al mito dei Pirati Tirreni, al momento successivo alia vittoria del dio su di
essi, che sono gia stati trasformati in delfini, ad eccezione del timoniere ; i tralci
di vite, che occupano la parte superiore del rilievo e alludono ai prodigi con i
quali il dio ha rivelato la sua identita, costituiscono un'ulteriore conferma all'
identificazione del mito. Se l'interpretazione di questa formella fosse esatta,
avremmo una rappresentazione del mito che contempla la figura del timoniere
sulla nave, accanto a Dioniso, in conformita al testo di Omero, di Ovidio e di
Igino.
II mito di Dioniso e i Pirati trova la sua piu celebre rappresentazione in un
mosaico (29) policromo della Casa di Dioniso e Ulisse a Dougga nella Procon-
sularis Zeugitana (Tunisia), databile all'eta di Gallieno (253-268 d.C.). II mosai-
co (Fig. 3), posto nel peristilio dell'abitazione, fa parte di un gruppo di quattro
mosaici collocati attorno ad una vasca rettangolare ; esso era collocato sul lato
est della vasca, sul cui lato ovest e raffigurato il mito di Ulisse e le Sirene ; i due
mosaici erano raccordati da due tessellati con scene di pesca. Al centro del
mosaico e raffigurato Dioniso che trasforma in delfini i Pirati Tirreni. La nave del
dio ha la prua ornata da un delfino e da un tritone, mentre la poppa e decorata da
una Vittoria. Nella nave si trovano quattro personaggi : a poppa, un enorme
Sileno, seduto davanti alia cabina, tiene il timone ; al centro, tra un Satiro con
una verga pastorale in mano e una Baccante, si trova Dioniso giovanetto (la testa
non e conservata) in piedi, vestito di una tunica riccamente decorata. II dio diri-
ge una lancia, probabilmente un tirso, verso un pirata che si e gettato in mare ; la
parte superiore del corpo dell'uomo e gia diventata un delfino ma le sue gambe
sono ancora umane ; davanti a Dioniso una pantera (?) balza fuori della nave per
afferrare nelle fauci i piedi del pirata punito. Da una parte e dall'altra del felino,
altri due pirati, visti uno di faccia, l'altro di schiena, nuotano nelle onde ; al con-
trario del primo pirata, essi conservano ancora la forma umana nel busto ma le
loro gambe si sono gia trasformate nella coda di un delfino. A destra e sinistra
della nave di Dioniso, nuotano nel mare altri delfini, probabilmente da identifi-

(29) C. Poinssot, Quelques remarques sur les mosa'iques de la Maison de Dionysos et


d'Ulysse a Thugga ( Tunisie ) in La mosai'que greco-romaine , Parigi, 1965 (Colloques
internationaux du Centre Nationale de la Recherche Scientifique, Parigi, 1963), p. 219-
232 (analisi della casa e del suo apparato decorativo) ; 224-226, fig. 21 (mosaico di
Dioniso e i Pirati) ; K. M. D. Dunbabin, The Mosaics of Roman North Africa. Studies in
Iconography and Patronage, Oxford, 1978, p. 42 ; 257, n. 8 (a), tav. VIII, fig. 16 ; M.
Blanchard-Lemee - M. Ennaifer - H. Slim - L. Slim, Sols de VAfrique romaine. Mosa'i-
ques de Tunisie , Parigi, 1995, p. 173-174, fig. 86.

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358 L. ROMIZZI

care con Pirati in cui la metamor


della nave di Dioniso si trova un
mentre un terzo pesca un polipo.
una barca occupata da due Eroti a
rami.

II mito di Bacco e i Pirati e pres


co (30) proveniente da Rusicade (P
meta del III sec. d.C. (Fig. 4). Nell
trale con il ritratto del defunto, s
sos dionisiaco (Dioniso su carro,
coperchio e invece raffigurato Ba
re (riconoscibile perche ha il rem
mati in delfini, mentre uno sta s
della nave potrebbe essere identif
Una rappresentazione non tropp
una pelike (31) di terracotta decor
bile alia prima meta del IV sec. d
vecchio Satiro e una Menade ; ai l
mente trasformato e due piccoli
rappresentata la morte di Penteo,
l'episodio dei Pirati.
Come abbiamo visto sopra, l'ep
opere pittoriche note soltanto dal
e sicura : la tavola descritta da Fil
a Lesbo, citata da Longo Sofista.
Attraverso la lettura combinata
ca e possibile proporre delle ri
Dioniso e i Pirati Tirreni in epoca
attestato in vari ambiti storici e c
cato progressivamente di una plur
Innanzitutto, sulla base dell'anal
dere l'episodio in tre momenti sa
tato sulla nave dai Pirati ; 2) i
Dioniso ; 3) la trasformazione dei
verso la metamorfosi.

(30) G. M. A. Hanfmann, The Season Sarcophagus in Dumbarton Oaks , II, Cam-


bridge, 1951, p. 181, n. 506 ; F. Matz, Die Antiken Sarcophage Reliefs , IV. Die dionisi-
schen Sarkophage , Berlino, 1975, p. 463-464, n. 270, tav. 290, 1.
(31) M. Harari, Tyrsenoi [n. 19], p. 155, n. 5, con foto.
(32) Per un'analisi dei prodigi : M. Giuffrida Ientile, Pirateria [n. 1], p. 39-42. E'
interessante il tema dello scioglimento dei legami da rapportare con un Dioniso Lyaios , il
dio che libera dalle preoccupazioni con l'ebbrezza, celebrato nei riti misterici dionisiaci :
R. Merkelbach, Misteri Dioniso [n. 16], 1991, p. 62-64.

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IL MITO DI DIONISO E I PIRATI TIRRENI IN EPOCA ROMANA 359

II momento dell'episodio privilegiato nella documentazione figurata di epoca


imperiale (mosaico da Dougga, sarcofago da Philippeville, pelike dalla Tunisia)
non e l'epifania del dio ma la metamorfosi dei Pirati in delfini. Solo nel rilievo
da Villa Adriana, che mostra Dioniso sulla nave con il timoniere e un delfino nel
mare, si rappresenta la conclusione della vicenda, rapidamente descritta nelle
fonti ma nota dai vasi attici.

L'analisi dell'iconografia del mito in eta romana permette di individuare alcu-


ni elementi ricorrenti, che invece non sono ravvisabili nella documentazione
figurata greca ed etrusca. In primo luogo Dioniso giovinetto e di solito in piedi
sulla nave tirrenica (33), altro elemento costante nello schema compositivo. I
Pirati, il cui numero e variabile, sono rappresentati a stadi diversi della trasfor-
mazione in delfini, in conformita al testo ovidiano. Se poi consideriamo l'iden-
tita dei personaggi e degli animali presenti sulla nave, possiamo notare la costan-
te presenza del timoniere, che in un caso (Dougga) e un enorme Sileno. Quasi
sempre nella nave sono raffigurati personaggi del thiasos dionisiaco, un Satiro
e/o una Menade, presenti anche nel quadro descritto da Filostrato ; talvolta, si
rappresenta uno degli animali evocati dal dio nel corso dei prodigi (la pantera a
Dougga). Come abbiamo gia visto, le fonti legittimano la presenza sulla nave di
personaggi del corteggio dionisiaco (i comites di Igino) e di animali feroci evo-
cati dal dio.

Passando a discutere il problema dell'interpretazione del mito, alcuni studio-


si ritengono che il suo significato originario vada connesso con i riti di inizia-
zione ai misteri di Dioniso (34), mentre altri lo vedono come exemplum di puni-
zione della hybris (35) ; e comunque chiaro che esso assume piu tardi un ruolo
fondamentale nella propaganda greca contro la pirateria etrusca (36). Alle soglie
dell' eta ellenistica il mito si carica di una valenza escatologica, come mostra il
frammento pertinente a un monumento funerario tarantino, valenza che ritorna,
alcuni secoli dopo, nei sarcofagi romani tardi, come quello di Philippeville : il
viaggio per mare simbologgia il viaggio verso l'Aldila.
La rivitalizzazione del mito in eta romana, nota soprattutto in ambito nord-
africano (37), e stata genericamente spiegata come il revival di un episodio desue-

(33) M. Giuffrida Ientile, Pirateria [n. 1], p. 36-39.


(34) R. Merkelbach, Misteri Dioniso [n. 16], p. 62-64 spiega il mosaico di Dougga in
chiave iniziatica.

(35) A. W. James, Dionysos and the Tyrrhenian pirates in Antichthon 9, 1975, p. 17-
34.
(36) M. Giuffrida Ientile, Pirateria [n. 1], p. 33-47.
(37) A. Bruhl, Liber Pater. Origine et expansion du culte dionysiaque a Rome et dans
le monde romain, Parigi, 1953, p. 223-237 (per l'Africa) ; L. Foucher, Le culte de
Bacchus sous V empire romain in ANRW 17. 2, 1981, p. 684-702 ; R. Hanoune, Les asso-
ciations dionysiaques dans VAfrique romaine in L' association dionysiaque dans les
societes anciennes , Roma, 1985 (Actes de la table ronde organisee par l'Ecole Fran£aise
de Rome, Roma 24-25 mai 1985), p. 149-164.

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360 L. ROMIZZI

to nel quadro della grande diffu


siache in epoca imperiale (38). M
che F utilizzo in particolari cont
le ne senza significato. Occorre q
menti-chiave, il rilievo da Villa
per Fassociazione che entrambi
e i Pirati, Ulisse e le Sirene (39),
e semantiche. I due episodi, appa
tagonisti rispettivamente un dio
mare, su una nave, durante un v
del protagonista di un pericolo
natura biforme, meta umana e m
fini, e delle Sirene, meta donne
mentali la musica e la danza : se
Ulisse, che ascolta legato la divin
ca e la danza sono invece due str
gere i Pirati e altri nemici e per
Tra i due miti esistono pero alcu
barba, mentre Dioniso e un giov
del canto delle Sirene con la me
Entrambi i miti compaiono nei
valenza escatologica, ma sono at
di abitazioni private (entrambi i
e le Sirene), con una valenza che
associati in due contesti residen
za tiburtina di Adriano e Fabita
Facqua ha un ruolo fondament
Villa Adriana e alia vasca del per
in modo esplicito, come attestan
mosaico di Ulisse e quello di Dio
due episodi mitici e la nave e un
racconto, come ho gia detto, e la

(38) Si veda [n. 1] ; K. M. D. Dunb


(39) Per un'analisi della tradizione
Odissea XII, 39-55, 153-200 : O. Tou
que, Parigi, 1969, p. 145-190 ; B. C
Sirene in SCO 19-20, 1970-1971, p.
del peristilio della Casa di Dioniso
inoltre P. Pensabene, Fregio [n. 2
Sirene del rilievo da Villa Adriana)
(mosaico di Ulisse e le Sirene da D

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TAVOLA VII

Fig. 1. - Piattello di Genucilia , da Roma, fine del IV sec. a.C.


(da M. Cristofani, Etruschi mare [n. 1], fig. 68).

Fig. 2. - Rilievo Lansdowne, da Villa Adriana, eta di Adriano


(da R Pensabene, Fregio [n. 28], tav. XLIV).

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TAVOLA VIII

Fig. 3. - Mosaico da Dougga, eta di Gallieno


(da K. M. D. Dunbabin, Mosaics North Africa [n. 29], tav. VIII, fig. 16).

Fig. 4. - Sarcofago da Rusicade, prima meta del IV sec. d.C.


(da F. Matz, Antiken Sarcophage [n. 30], tav. 290.1).

Fig. 5. - Pelike dalla Tunisia, prima meta del IV sec. d.C.


(da M. Harari, Tyrsenoi [n. 19], n. 5).

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IL MITO DI DIONISO E I PIRATI TIRRENI IN EPOCA ROMANA 361

greca, ma nel periodo romano come un evento miracoloso e spettacolare di tra-


sformazione che porta ad una redenzione. La metamorfosi e un tema ricorrente
nella letteratura di eta imperiale (pensiamo alle Metamorfosi di Apuleio) ed e
strettamente connessa con il culto di Bacco, dio del rinnovamento e della tra-
sformazione, che assicura ai suoi iniziati la salvezza. Come abbiamo gia visto,
dietro il rilievo funerario tarantino e il sarcofago di Philippeville, la salvezza pro-
messa dal dio del vino ha una valenza escatologica. Ma tale promessa di salvez-
za, forse celata dietro il rilievo da Villa Adriana, e sicuramente presente dietro il
ciclo di mosaici di Dougga, anche se qui il riferimento e alia vita terrena : la
metamorfosi dell'iniziato ai misteri bacchici ne garantisce la trasformazione spi-
rituale, in modo analogo ai Pirati che sono trasformati in nobili animali come i
delfini. II myste di Dioniso puo come Ulisse, eroe attraverso cui si autorappre-
senta il dominus tardo-antico, resistere alle lusinghe dei piaceri terreni e com-
piere in tranquillita il viaggio terreno verso l'aldila, superando la falsa seduzio-
ne intellettuale e poetica delle Sirene. Se il mosaico di Dougga puo essere quin-
di inserito in un complesso programma iconologico centrato sull'importanza del
culto di Dioniso (40), nei frammenti del rilievo da Villa Adriana il tema di fondo
e dionisiaco ; non va dimenticato inoltre che il Serapeo a cui si ispira il com-
plesso di Villa Adriana e un celebre santuario iniziatico, in cui era praticato anche
il culto delle Sirene (41).
Di conseguenza, credo che sia possibile affermare che la ripresa del mito di
Dioniso e dei Pirati Tirreni in eta imperiale sia comprensibile solo alia luce del-
l'impoitanza della metamorfosi come promessa di salvezza per i seguaci dei culti
dionisiaci ; si sceglie questo mito non solo perche emblematico (42) delle lotte di
Dioniso per la diffusione del suo culto ma soprattutto per il riferimento esplicito
alia trasformazione che l'iniziazione ai Misteri comporta, valore colto certo nei
circoli letterari ed eruditi cosi fiorenti in ambito africano.

Universita di Perugia. Lucia Romizzi.

(40) Per una breve analisi degli altri mosaici della casa : C. Poinssot, Remarques [n.
30], p. 224, fig. 19 (pesca) ; 226, fig. 16 (pesca) ; 227-228, fig. 22-23 (Dioniso sulla tigre,
thiasos di Satiri e Menadi) ; 228-229, fig. 25 (Dioniso-Arcrcws e le Stagioni).
(41) P. Lauer - G. Picard, Les statues ptolemaiques du Serapieion de Memphis ,
Parigi, 1955.
(42) Ulteriori indagini dovranno chiarire lo stretto nesso esistente tra questo mito e
l'episodio di Penteo, cosi spesso associati nella documentazione letteraria e archeologica
tardo-romana.

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