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org - Canti di protesta politica e sociale

La marsigliese del lavoro [L'inno dei pezzenti]


di Carlo Monticelli
Periodo: L'età dell'imperalismo (1870-1914)
Lingua: italiano
Tags: anarchici, emigrazione
Indirizzo: https://www.ildeposito.org/canti/la-marsigliese-del-lavoro-linno-dei-pezzenti

Re La7 Re La7 si danno in braccio a lor signor.


Noi siamo i poveri siamo i pezzenti
Re La7 Re La7 Son nostre figlie le prostitute
la sporca plebe di questa età che muoion tisiche negli ospedal
Re La7 Re La7 le disgraziate si son vendute
la schiera innumere dei sofferenti per una cena o per un grembial.
Re7 Sol La7
per cui la vita gioie non ha. Per natura tutti eguali...
Sol Re
Nel crudo inverno la nostra prole Di patria al nome talor sospinti
Sol Re contro altri popoli noi si pugnò
per lunga inedia languir vediam ma vincitori fossimo vinti
Sol La7 Re la sorte nostra mai non mutò.
solo pei ricchi risplende il sole. Tedesco o italico se v'ha padrone
La7 Re il sangue nostro vuole succhiar
Mentre essi esultano noi fame abbiam. la patria italica è un'irrisione
se ancora il basto ci fa portar.
Sol Re
Per natura tutti eguali Per natura tutti eguali...
Sol Do
vi è diritti sulla terra. Nelle officine sui monti e i piani
Sol nelle miniere sudiam sodiam
E noi faremo un'aspra guerra ma delle nostre fatiche immani
Re Sol il frutto intiero non raccogliam.
ai ladroni sfruttator. Poi fatti vecchi veniam rinchiusi
dentro un ricovero di carità
Mi- Si7 e sul berretto di noi reclusi
Non sia pace tra i mortali bollano i ricchi la lor pietà.
Mi- Si7
finchè un uom' sovr'altro imperi Per natura tutti eguali...
Do Sol
i nemici a noi più fieri Ma se sperare non è utopia
Re Sol La7 nella giustizia dell'avvenir
sono i nostri sfruttator il privilegio di tirannia
e turpe regno dovrà finir!
Le nostre lacrime, gli stenti, l'onte
le grandi ambasce sparir dovran
noi già leviamo alta la fronte
Triste spettacolo le nostre donne per salutar l'astro lontan.
per noi primizie non hanno d'amor
ancora impuberi sciolgon le gonne Per natura tutti eguali...

Informazioni

Deriva da una poesia di Carlo Ponticelli stampata nel 1881 e musicata intorno al 1895 da G. Vecchi, maestro della
banda di Gualtieri (RE).

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