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P arte I Fisica

Capitolo Unico
Fisica

1  Introduzione alla fisica


La Fisica è la scienza che studia, osserva e cerca di spiegare tutti i fenomeni che si verificano in
natura. L’accensione di una lampadina determinata dalla chiusura di un interruttore elettrico è un
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fenomeno; si percepisce infatti la diversa illuminazione dell’ambiente (con il senso della vista), il
calore emanato dalla lampadina (con il senso del tatto), la diversa posizione del pulsante dell’inter-
ruttore elettrico (con il tatto, l’udito e la vista).
La fisica giustifica i fenomeni razionalmente; stabilisce cioè le leggi fisiche che li regolano e che
spiegano come e perché essi avvengono. La legge fisica è una relazione (normalmente data in for-
ma analitica) tra le grandezze fisiche che intervengono nel fenomeno.

2  Sistemi di unità di misura


Per misurare una qualsiasi grandezza fisica è necessario disporre di un Sistema di Unità di misura
standard atto a garantire la riproducibilità dei risultati sperimentali.

• Grandezze fondamentali e grandezze derivate 


Un problema di notevole importanza in metrologia è la scelta dei sistemi di unità di misura nei qua-
li vengono definite le unità di un numero limitato di grandezze fondamentali indipendenti tra loro
da cui vengono poi ricavate, in base a relazioni fisiche, le altre grandezze, dette derivate, nell’am-
bito a cui si intende riferito il sistema di unità considerato.
La distinzione tra grandezze fisiche fondamentali e derivate è del tutto arbitraria in quanto ogni
grandezza può essere considerata fondamentale o derivata a seconda che si faccia riferimento all’una
o all’altra relazione fisica.
Attualmente, in sede internazionale, la sperimentazione di nuovi metodi atti a migliorare la precisio-
ne con cui sono realizzati i campioni primari, i confronti internazionali, il coordinamento delle tec-
niche di misura adottate dai vari laboratori sono affidate al Bureau Internationale des Poids et Mesu-
res (B.I.P.M). Tale organo è controllato dalla Conference Generale des Poids et Mesures (C.G.P.M.).

• Sistema internazionale (S.I.) 


Il Sistema Internazionale di unità di misura (S.I.) è stato introdotto nel 1960 dalla XI Conferen-
za Generale dei Pesi e Misure e perfezionato dalle Conferenze successive.
• Grandezze fondamentali
Il S.I. prevede 7 grandezze fondamentali e ne definisce le unità di misura.
Capitolo Unico Fisica

Grandezza Unità di misura Definizione Simbolo


Intervallo di tempo secondo durata di 9.192.631.770 periodi della radiazione corri- s
spondente alla transizione tra i livelli iperfini dello stato
fondamentale dell’atomo di cesio -133
Lunghezza metro tragitto percorso dalla luce nel vuoto in un tempo di m
1/299.792.458 di secondo

Massa kilogrammo massa del campione platino-iridio, conservato nel Museo kg


Internazionale di Pesi e Misure di Sèvres (Parigi)

Temperatura kelvin valore corrispondente a 1/273,15 della temperatura termo- K


dinamica del punto triplo dell’acqua
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Quantità di sostanza mole quantità di materia di una sostanza tale da contenere tante mol
particelle elementari quante ne contengono 0,012kg di
carbonio -12. Tale valore corrisponde al numero di Avogadro
Intensità di corrente ampere quantità di corrente che scorre all’interno di due fili paralleli e A
elettrica rettilinei, di lunghezza infinita e sezione trascurabile, immersi
nel vuoto ad una distanza di un metro, induce in loro una forza
di attrazione o repulsione di 2·10-7N per ogni metro di lunghezza

Intensità luminosa candela intensità luminosa di una sorgente che emette una radia- cd
zione monocromatica con frequenza 540·1012Hz e intensità
energetica di 1/683W/sr

3  Scalari e vettori
• Introduzione

Scalare: Grandezza fisica totalmente determinata da un numero.


Vettore: Grandezza fisica totalmente determinata da una lunghezza, da una direzione e da un verso.

Un vettore si indica con V o con V ed è rappresentato graficamente
 da una freccia.
La lunghezza del vettore, detta anche modulo, si indica con V o V .

A

V

V
V;
0

• Versori

Un versore è un vettore avente lunghezza unitaria.

In figura è indicato il versore u del vettore V:


   
V = V u = Vu A
 →
V

u
0 1 V
Parte I Fisica Libro X Discipline scientifiche

• Vettore opposto

Il vettore opposto di un vettore è un vettore avente lo stesso modulo e la stessa direzione del vettore dato
ma verso opposto.

• Somma di vettori
  
Dati due vettori A e B la
 loro
 somma R è un vettore i cui parametri (modulo, direzione e verso)
dipendono da quelli di A e B ma non sono la loro somma.
• Metodo del parallelogramma
La somma di due vettori è rappresentata dalla diagonale maggiore del parallelogramma costrui-
to sui due vettori. 579

→ → →
→ +B
B B R =A

→ →
A A

• Differenza di vettori
  
Come la somma anche la differenza D tra due  vettori
 A e B è un vettore i cui parametri (modulo,
direzione e verso) dipendono da quelli di A e B ma non sono la loro differenza.
In particolare se:
  
A= A;B= B;D= D
  
a parte il caso in cui i vettori A e B e sono paralleli non vale la relazione:
D = A–B
• Metodo del parallelogramma
La differenza di due vettori è rappresentata dalla diagonale minore del parallelogramma costrui-
to sui due vettori.
→ → → → →
B B D =A –B

→ →
A A

• Scomposizione di un vettore
Così come, dati due vettori è possibile calcolarne la somma, è sempre possibile pensare ad un vet-
tore come la somma di due vettori qualsiasi. 
Dato un sistema di assi cartesiani, è possibile supporre un qualsiasi vettore V come il risultato del-
la somma delle componenti sugli assi xy.
 
Introducendo i versori i e j degli assi cartesiani:
y

V
Vy

j

i Vx x
  
V = Vx i + Vy j

V = Vx2 + Vy2
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• Prodotto scalare o prodotto interno


 
Il prodotto scalare (o prodotto interno) s di due vettori A e B è il prodotto dei moduli dei due
vettori moltiplicato per il coseno dell’angolo a da essi formato:
 
s = A ⋅ B = A ⋅ B ⋅ cosα
Il prodotto scalare di due vettori è un numero.
Geometricamente, il prodotto scalare di due vettori è dato dal prodotto del modulo del primo mol-
tiplicato per il modulo della proiezione del secondo sul primo.
—— Se a < 90° il prodotto scalare è positivo
—— Se a > 90° il prodotto scalare è negativo
—— Se a = 0° il prodotto scalare è massimo
580 —— Se a = 90° il prodotto scalare è nullo

• Prodotto vettoriale o prodotto esterno


Due vettori applicati allo stesso punto individuano un parallelogramma di lati corrispondenti ai mo-
duli dei due vettori.
B→
b
B→

→ 0 →
A
A
    
Il prodotto vettoriale p tra due vettori A e B si indica con A × B e si legge A esterno B ed è un
vettore che ha:
—— direzione perpendicolare al piano formato dai due vettori;
—— modulo pari all’area del parallelogramma definito dai due vettori;
—— verso definito dalla regola della mano destra (indice = primo vettore; medio = secondo vetto-
re; pollice = risultato) o della vite destrorsa.

4  Cinematica
La cinematica è quella parte della Fisica che studia i moti dei corpi descrivendo come essi avvengono.
Le leggi della cinematica, quidi, non spiegano perché i corpi si muovono (tale aspetto dello studio
del movimento è svolto dalla dinamica).

• Termini della cinematica


Iniziamo ad analizzare alcuni termini della cinematica che saranno applicati ai diversi tipi di moto.
—— Corpo materiale è un qualsiasi oggetto contenente materia.
—— Punto materiale è utilizzato in cinematica per semplificare i concetti relativi al moto in modo
da non descrivere le dimensioni del corpo che compie il moto.
—— Traiettoria è la linea che unisce le successive posizioni acquisite dal punto materiale.
—— Spazio percorso (s) è la lunghezza della traiettoria.
—— Velocità media è il rapporto fra lo spazio Ds percorso da un punto materiale in un intervallo di
tempo Dt e questo stesso intervallo di tempo:

 Δs
vm =
 Δt
Dimensionalmente: [ v ] = ⎡⎣lt −1 ⎤⎦ = m / s.
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—— Velocità istantanea è la velocità media del punto materiale relativa ad un intervallo di tempo
piccolissimo, al limite tendente a zero:

 Δs
vm = t≅0
 Δt
—— Accelerazione media è il rapporto fra la variazione di velocità nell’intervallo di tempo Dt e
questo stesso intervallo di tempo:

 Δv
am =
 Δt
v ] ⎡⎣lt ⎤⎦
−1

Dimensionalmente: [ a ] =
[ = = ⎡lt −2 ⎤ = m / s 2 .
[t ] [t ] ⎣ ⎦ 581
—— Accelerazione istantanea è l’accelerazione media relativa ad un intervallo di tempo piccolis-
simo, al limite tendente a zero:

 Δv
am = t≅0
 Δt
• Il moto
Il moto può essere:
—— rettilineo: se la traiettoria del moto è una linea retta;
—— circolare: se la traiettoria del moto è una circonferenza;
—— curvilineo: se la traiettoria del moto è una curva.

• Moto rettilineo uniforme v s


Un punto materiale si muove di v1
moto rettilineo uniforme quando
v2
percorre una linea retta con veloci- v0
tà costante. v3
L’accelerazione è nulla.
Nel moto uniforme la velocità media t t
coincide con la velocità istantanea
Δt

ed è costante. (a) (b)


Il grafico velocità-tempo di un moto
rettilineo uniforme è rappresentato Grafici velocità-tempo (a) e spazio-tempo (per differenti velocità)
in figura. (b) nel moto rettilineo uniforme

• Moto rettilineo uniformemente


accelerato s v
1
Un punto materiale si muove di moto
s = —at 2
2
uniformemente accelerato/decelera-
v = at
to se la sua accelerazione a è costante.

a > 0 il moto è uniformemente accelerato


a < 0 il moto è uniformemente decelerato
t t

L’accelerazione media coincide con


l’accelerazione istantanea. (a) (b)
La velocità media non coincide con Grafici spazio-tempo (a) e velocità-tempo (b) nel moto uniformemente accelerato
la velocità istantanea.
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Lo spazio percorso è direttamente proporzionale al quadrato del tempo impiegato a percorrerlo:


1 2
s= at
2
• Caduta dei gravi
Tutti i corpi soggetti al campo gravitazionale terrestre cadono con accelerazione costante g detta accele-
razione di gravità.
Alla nostra latitudine g ≅ 9,8m / s 2 .
Quindi il moto di un corpo in caduta libera è uniformemente accelerato con accelerazione g se il
corpo è lasciato cadere all’istante t0 = 0 e se la velocità iniziale del corpo è nulla, le equazioni del
582 moto sono:
gt 2
s= ; v = gt
2

• Moto curvilineo
Lo spostamento, la velocità e l’accelerazione di un punto materiale sono dei vettori e quindi defi-
niti da una lunghezza, da una direzione e da un verso.
Nel moto curvilineo, il moto avviene su una traiettoria curvilinea in cui lo spostamento, la veloci-
tà e l’accelerazione variano sia in modulo sia in direzione.
La velocità media è rappresentata dal vettore:

 Δr
vm =
 Δt
parallelo al vettore posizione.
La velocità istantanea è data da:
 
  Δr dr
v = lim vm = lim =
 Δt→0 Δt→0 Δt dt
Il vettore velocità è, in ogni istante, tangente alla traiettoria.
Quindi, da istante a istante, essa varierà sia in modulo sia in direzione.
L’accelerazione è definita come la variazione del vettore velocità nel tempo.
Nel moto curvilineo la velocità può variare sia in direzione sia in modulo e quindi l’accelerazione
  
dovrà tener conto di entrambe queste variazioni. Quindi sarà del tipo a = a1 + a2 , dove:
 
—— a1 è l’accelerazione legata alla variazione di velocità in modulo detta accelerazione tangenziale;

—— a2 è l’accelerazione legata alla variazione di velocità in direzione detta accelerazione normale.

La differenza di velocità è un vettore diretto sempre verso la concavità della curva.
L’accelerazione media è definita da:

 Δv
am =
 Δt

ed è un vettore parallelo a Δv .
L’accelerazione istantanea è definita da:
 
 dv Δv
a= = lim
 dt Δt→0 Δt
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• Moto circolare uniforme


Consideriamo il caso particolare in cui un punto materiale percorre una circonferenza con velocità costante.
Supponiamo che il punto occupi, all’istante t = 0, la posizione P0. Dopo aver percorso un giro com-
pleto il corpo si troverà di nuovo in P0.
• Periodo T
Il periodo T è l’intervallo di tempo impiegato dal punto per compiere un giro
completo. L’unità di misura, essendo un tempo, è il secondo:

v
R
[T] = [t] φ P0
0
• Frequenza n
La frequenza n è il numero di giri compiuti dal punto nell’unità di tempo. 583
L’unità di misura è l’Hertz (simbolo Hz).
Se all’istante iniziale la par-
Dimensionalmente si ha che: ticella si trova nel punto P0,
[n] = [t –1] dopo un periodo T la particel-
la avrà percorso l’intera cir-
Dalle due definizioni segue che: conferenza di perimetro P =
1
T= 2pR ritornando nel punto P0
ν
• Velocità tangenziale e velocità angolare
Un punto materiale che percorre una circonferenza di raggio R con periodo T possiede sia una ve-
locità tangenziale che una velocità angolare.
La velocità tangenziale è la velocità con cui la particella percorre la circonferenza. Essa è pari a:
2π R
v= = 2π Rν
T
La velocità angolare è la velocità con cui viene spazzato l’angolo al centro della circonferenza.
Per il moto circolare uniforme di periodo T essa è data da:

ω=
T
La relazione che lega la velocità tangenziale alla velocità angolare è:
v = wR
• Accelerazione centripeta
È l’accelerazione verso il centro cui è soggetto un punto materiale nel suo moto circolare; in simboli:
v2
ac = = ω2R
R
• Moto armonico y
y
C
P5 P4 P3
Dal punto di vista della cinematica P P6 P2
P7 P1
possiamo definire il moto armonico
come il moto della proiezio­ne di un
φ P8 Q8 Q7 Q6 Q5 Q4 Q3 Q2 Q1 P0 ≡ P16
x
A 0 Q B x B Q9 Q10 Q11 Q12 Q13 Q14 Q15 A Q0 ≡Q16
punto che percorre una circonferenza.
In figura a è mostrato il punto Q, P9
P10 P14
P15

proiezione sull’asse delle x del punto P. P12 P13


P11
D
In figura b è mostrato come, mentre il
punto P descrive la circonferenza, il
(a) (b)

punto Q oscilla tra i punti A e B. Grafici del moto armonico


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Si definiscono:
—— Centro di oscillazione: il centro della circonferenza.
—— Ampiezza: la massima distanza del punto Q dal centro di oscillazione.
—— Oscillazione completa: il moto da A a B e ritorno in A.
—— Elongazione: la distanza di Q dal centro di oscillazione in un generico istante t.
—— Periodo: il più piccolo intervallo di tempo dopo il quale il moto assume le stesse caratteris-
tiche. In figura b si mostra che, mentre P percorre l’intera circonferenza, il punto Q descrive
un’oscillazione completa.
—— Pulsazione: è la velocità angolare del moto circolare uniforme.

• Moto circolare uniformemente accelerato 


584
Il moto circolare è detto uniformemente accelerato quando il punto materiale percorre la circon-
ferenza con accelerazione costante.
In questo caso né la velocità tangenziale né quella angolare della particella sono costanti.
È quindi necessario introdurre una nuova accelerazione a, detta accelerazione angolare, definita
come la variazione della velocità angolare nel tempo:
Δω
α=
Δt

5  Dinamica
• Le forze
Se la cinematica studia il moto di un corpo senza individuarne le cause, la dinamica studia il per-
ché un corpo si muove in un determinato modo.
Lo studio della dinamica è, essenzialmente, l’analisi della relazione tra le forze applicate ad un
corpo e la variazione del suo stato di quiete o di moto.
Intuitivamente, intendiamo con il termine forza un’azione che un corpo esercita su un altro; in Fi-
sica, però, una grandezza è definita solo quando è stabilito il metodo di misurazione ed una uni-
tà di misura. A questo scopo si suddividono le forze in due tipi secondo gli effetti che esse posso-
no produrre sui corpi:
—— la forza agente sul corpo lo deforma (cioè il corpo modifica la sua forma);
—— la forza agente sul corpo ne causa il moto se esso è in quiete oppure ne varia la velocità se il
corpo è già in moto.
Nel primo caso si parla di forze statiche; nel secondo caso di forze dinamiche.
Le deformazioni che un corpo può subire si distinguono in due classi:
—— deformazioni elastiche se il corpo riassume la forma iniziale quando su di esso non agisce più
la forza che ne ha provocato la deformazione;
—— deformazioni anelastiche se il corpo resta deformato anche dopo che la forza che ne ha pro-
vocato la deformazione non agisce più su di esso.
Un corpo che si deforma elasticamente si dice elastico. Per i corpi elastici vale la seguente legge
di Hooke:
«la deformazione di un corpo elastico è direttamente proporzionale alla forza che la provoca».
In formula matematica la legge è:
F = kd
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in cui F è la forza che provoca la deformazione, d è la deformazione del corpo e k è una costante
caratteristica del corpo.
Una molla elastica può essere utilizzata per realizzare uno strumento di misura delle forze; tale stru-
mento si chiama dinamometro. Quando alla molla viene applicata una forza essa si allunga; l’allun-
gamento è proporzionale all’intensità della forza applicata. Per leggere il valore della forza incogni-
ta è necessario che sia stata fissata una scala graduata di lettura, cioè un’unità di misura della forza.

Le forze sono grandezze vettoriali; esse quindi si rappresentano con un vettore e si indicano con F .
Il simbolo F indica solo il modulo (o intensità) della forza, cioè la sua misura.

• Primo principio della dinamica (principio d’inerzia)


Il primo principio della dinamica (o principio d’inerzia o di Galileo) afferma che un corpo man-
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tiene il suo stato di quiete o di moto uniforme se non interviene una forza esterna a modificarlo.
Tale principio è anche detto principio di inerzia in quanto l’inerzia è proprio la tendenza di un
corpo a mantenere lo stato di quiete o di moto in cui si trova. In assenza di forze, dunque, un corpo
si muove di moto rettilineo uniforme. Il corpo a cui fa riferimento il principio d’inerzia è un cor-
po libero non soggetto a forza. In realtà tutti i corpi interagiscono con i corpi circostanti e quindi
un tale corpo non esiste.

• Secondo principio della dinamica (legge di Newton)


Il secondo principio della dinamica (o legge di Newton) afferma che l’accelerazione acquisita da
un corpo in seguito all’azione di una forza su di esso è direttamente proporzionale alla forza appli-
cata e inversamente proporzionale alla massa m del corpo cioè:
 
F = ma

• La massa inerziale
Dal principio di Newton deriva quindi la definizione di massa inerziale:

F
m= 
 a
La massa inerziale rappresenta il rapporto, costante per un determinato corpo, fra una qualsiasi for-
za che agisca su di esso e l’accelerazione ad esso impressa. Essa indica la tendenza di un corpo a
mantenere lo stato di moto in cui si trova.
La massa inerziale è una grandezza scalare, non è legata alle caratteristiche chimiche e morfologiche di
un corpo, ha per unità di misura il chilogrammo massa.
L’unità di misura della forza è il Newton (N).
1N è la forza necessaria per imprimere ad un corpo di massa pari a 1Kg un’accelerazione di 1m/s2.
 
• L’equazione di Newton: F = ma
Da questa equazione possiamo notare che la forza è un vettore che ha la stessa direzione e lo stes-
so verso dell’accelerazione.
Possiamo scomporre questa equazione lungo gli assi cartesiani:
Fx = max; Fy = may; Fz = maz
da cui possiamo notare che ogni componente dell’accelerazione è determinata solo dalla compo-
nente della forza lungo quell’asse.
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• Il peso di un corpo
Se si solleva una pietra e la si lascia andare, essa cade a terra.
La Terra attrae tutti i corpi che si trovano in prossimità della sua superficie con una forza:
 
 = mg
P
dove g è l’accelerazione di gravità ed è pari a 9,8 m/s2.
Tale forza è il peso stesso del corpo.

• Terzo principio della dinamica


Il terzo principio della dinamica afferma che, quando due corpi interagiscono, le forze esercitate
da un corpo sull’altro sono uguali in modulo e direzione ma hanno verso opposto.
586  
Se consideriamo due corpi P1 e P2 e indichiamo con F12 la forza che P1 esercita su P2 e con F21 la
forza che P2 esercita su P1 si ha che:
 
F12 = − F21
→ → → → 
F 12 F 12F 21 F 21 In parole più semplici, il terzo principio della dinamica afferma che
P1 P1 P2 P2 ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria e per que-
sto è anche chiamato principio di azione-reazione.

• Moto di un corpo su un piano inclinato


Studiamo ora il moto di un corpo di massa m che scivola su un piano in-
R

clinato di lunghezza l e altezza h nell’ipotesi che l’attrito sia
 trascurabile.
Le forze che agiscono sul corpo sono la sua forza peso  e la reazione
P
→ vincolare del piano R .
P
Per la seconda legge della dinamica dovrà essere:
  
P + R = ma
• Il pendolo
Un pendolo è costituito da un corpo di massa m sospeso, tramite un filo, a un vincolo intorno al
quale il corpo può ruotare.
Per il moto pendolare valgono le seguenti leggi:
—— quando l’ampiezza delle oscillazioni è piccola le oscillazioni sono isocrone: il periodo T del
moto pendolare non dipende dall’angolo a;
—— il piano in cui la massa m del pendolo oscilla è sempre lo stesso;
—— il periodo del pendolo non dipende dalla massa del corpo oscillante;
—— il periodo del pendolo è direttamente proporzionale alla radice quadrata della lunghezza l del filo
a cui è sospesa la massa oscillante ed inversamente proporzionale alla radice quadrata dell’ac-
celerazione di gravità g, secondo la formula:
l
T = 2π
g
Il pendolo può essere utilizzato per misurare l’accelerazione di gravità g. Si ha, infatti, la for-
mula inversa:
4π 2 l
g=
T2

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