Sei sulla pagina 1di 277

Gerhard Rohlf s

GRAMMATICA STORICA DELLA LINGUA ITALIANA E DEI SUOI DIALETTI

FONETICA
GRAMMATICA STORICA
MORFOLOGIA
DELLA
SINTASSI E FORMAZIONE DELLE PAROLE
LINGUA ITALIANA E DEI SUOI DIALETTI
(in preparazione)

FONETICA
v.1

Giulio Einaudi editore


Gerhard Rohlf s
GRAMMATICA STORICA DELLA LINGUA ITALIANA E DEI SUOI DIALETTI

FONETICA
GRAMMATICA STORICA
MORFOLOGIA
DELLA
SINTASSI E FORMAZIONE DELLE PAROLE
LINGUA ITALIANA E DEI SUOI DIALETTI
( in preparazione)

FONETICA
v.1

Giulio Einaudi editore


Gerhard Rohlfs
GRAMMATICA STORICA DELLA LINGUA ITALIANA E DEI SUOI DIALETTI

FONETICA
GRAMMATICA STORICA
MORFOLOGIA
DELLA
SINTASSI E FORMAZIONE DELLE PAROLE
LINGUA ITALIANA E DEI SUOI DIALETTI
(in preparazione)

FONETICA
v.1

Giulio Einaudi editore


Indice

p.XIX Prefazione dell'Autore alt'edizione italiana


XXI Prefazione
xxv Elenco delle fonti del primo volume
XXXIII Elenco delle abbreviazionidel primo volume
xxxv Trascrizionefonetica

Parte prima Vocalismo


Generalità
5 I. Il sistema vocalico del latino volgare
6 2. Vocalismo arcaico in una zona dell'Italia m~ridionale (Lucania-
Calabria)
9 3. La situazione in Corsica
IO 4· Il sistema vocalico siciliano e dell'Italia meridionale
12 5. Alterazione spontanea, metafonia e dittongazione
---1
15 6. Estensione della metafonia da i e da u ~

16 7. Diversi effetti della -i e della -u finali


21 8. Il comportamento dei proparossitoni
24 9. Il trattamento delle vocali ossitone
25 IO. Posizione libera e posizione chiusa
27 I I. Vocalismo labile
28 12. Mutazione fonetica e accento sintattico della frase
Titolo originale Historische Grammatik der Italienischen
Sprache und ihrer Mundarten, I. Lautlehre
Vocali toniche
Copyright 1949 by A. Francke AG., Bern La vocale a
32 13. Sviluppo di a nella lingua nazionale
Copyright© 1966 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino 32 14. Casi particolari
Traduzione di Salvatore Persichino
33 15. Sviluppo di a unita ad una palatale seguente (ai)
La presente edizione è stata interamente riveduta dall'autore e aggiornata al 1966 36 16. Contatto di a con u
Prima ristampa 36 17. Velarizzazione davanti a l complicata
VIII Indice Indice IX

p.38 18. Altri casi di velarizzazione (passaggio di a ad o) p.76 52. Dittongazione di ç in ei nell'estrema zona nord-occidentale della
19. Passaggio di a > e in sillaba libera (sviluppo spontaneo) Toscana
39
20. Metafonia di a per influsso di i nell'Italia settentrionale 76 53· Metafonia di ç nell'Italia settentrionale
43 )t
2I. Metafonia di a per influsso di i nell'Italia meridionale ·78 54· Labializzazione di ç
44 "-.,-
22. Metafonia di a da i e da u nell'Italia meridionale ;x. 78 55· Dittongazione di ç nell'Italia settentrionale
45
80 56. Sviluppo di ç in i nell'Italia settentrionale
46 23. Sviluppo di a davanti a una nasale f

24. Palatalizzazione di a davanti ad l ed r piu consonante 81 57· Trattamento di ~ in posizione chiusa nell'Italia settentrionale
48 ;,-'

82 58. Passaggio di ç ad i nell'estremo Mezzogiorno


49 25. Palatalizzazione provocata da una precedente palatale
26. Passaggio di a ad e in posizione chiusa 82 59· Confusione di e con e in una zona arcaica dell'Italia meridionale
50
27. Lo sviluppo di aqua e aquila 83 60. Conservazione di ç in sillaba libera nell'Italia meridionale
50
83 6r. Metafonia di ç in i nell'Italia meridionale
Le vocali i e u 84 62. Ulteriore sviluppo di ç nell'Italia meridionale
85 63. Sviluppo di ç in ç in sillaba chiusa nell'Italia meridionale
51 28. Sviluppo di i nella lingua nazionale
86 64. Irregolarità e perturbazioni nello sviluppo di f in Italia meri-
52 29. Mutazione spontanea di i in e dionale
52 30. Mutazione di i in e in particolari circostanze La situazione fonetica in Corsica
87 65.
53 31. Dittongazione di i
54 32. Passaggio di i ad o,u o lungo (o, u)
55 33. Particolari casi dialettali dello sviluppo di i 66. Il risultato normale di 9 in Toscana
88
56 34. Sviluppo di u nella lingua nazionale Q aperta (invece di 9) in parole dotte
88 67.
57 35. Passaggio di u ad u 68. Altre anomalie ( Q invece di 9 ).
89
60 36. Passaggio di u ad o e ad i Presenza eccezionale di Q ( invece di 9) nel toscano in sillaba chiusa
90 69.
61 37. Passaggio spontaneo di u ad o Comportamento di 9 nel toscano davanti a consonante palatale
91 70.
61 38. Passaggio condizionato di u ad o Altri casi di u toscana invece di 9
91 71.
62 39. Dittongazione di u Dittongazione di 9 in ou nella zona marginale nord-occidentale
93 72.
63 40. Particolari casi dialettali dello sviluppo di u della Toscana ~

,, 93 73. Passaggio di 9 ad ou e ad u nell'Italia settentrionale


I gruppi au, ae, oe, eu, ie e il suono y )
74. Metafonia di 9 > u in Italia settentrionale
94
64 41. Sviluppo di au nella lingua nazionale 95 75· Comportamento di 9 in posizione chiusa nell'Italia settentrionale
65 42. Sviluppo di au in Italia settentrionale 96 76. Passaggio di 9 ad u nell'estremo Mezzogiorno
66 43. Sviluppo di au nell'Italia meridionale 97 77. Coincidenza di o con oin una zona arcaica dell'Italia meridionale
68 44. Il risultato di ae ed oe, e quello di eu ed ie. 97 78. Conservazione di 9 in sillaba libera nell'Italia meridionale
69 45. Sviluppo di y 98 79. Metafonia di 9 > u nell'Italia meridionale
99 80. Ulteriore sviluppo di 9 nell'Italia meridionale
e lungo (e, t) 99 8r. Sviluppo di 9 in sillaba chiusa nell'Italia meridionale
70 46. Il risultato normale di f! in Toscana 100 82. Anomalie e perturbazioni nello sviluppo di ~ in Italia meridionale
71 ç aperta invece di ç nelle voci dotte 101 83. La situazione fonetica in Corsica
47.
71 48. Altre anomalie ( ç invece di ç) nei dialetti toscani
Comportamento di ~ nel dialetto toscano davanti a consonante
e breve (e)
72 49.
palatale 102 84. Dittongazione di ç in Toscana
73 50. Altri casi della i toscana invece di '! !03 85. Conservazione di ç in sillaba libera in Toscana
75 5r. ie invece di ç in Toscana. ro8 86. Estensione irregolare del dittongo toscano (ie)
X Indice Indice XI

p. 109 87. Sviluppo di ç in l! nei dialetti toscani popolari p. 153 123. Dittongazione condizionata di Q nel Mezzogiorno
110 88. Trattamento di ç in Toscana in particolari condizioni 155 124. Dittongazione incondizionata nell'Italia meridionale
112 89. Trattamento di ç in posizione chiusa nell'Italia centrale 155 125. Sviluppo di Q non metafonizzata in Italia meridionale
112 90. Sviluppo di ç in Liguria 156 126. Casi particolari dello sviluppo di Q in Italia meridionale
II3 91. Sviluppo di ç in Piemonte 159 127. La situazione in Corsica
II4 92. Lo sviluppo di ç nel dialetto lombardo
Vocali atone
- II6 93. Lo sviluppo di ç nei dialetti emiliani e romagnoli
Generalità
160 128.
- II7 94. Sviluppo di ç nei dialetti veneti
161 129. a protonica della sillaba iniziale
120 95. Sviluppo di ç nelle colonie gallo-italiane dell'Italia meridionale
162 130. e ed i protoniche della sillaba iniziale
121 96. Le cause della dittongazione nell'Italia settentrionale (ricapitola-
zione critica) 165 131. o protonica della sillaba iniziale
- 123 97. Sviluppo di ç in posizione chiusa nell'Italia settentrionale 167 132. u protonica della sillaba iniziale
123 98. Sviluppo di ç davanti a nasale nell'Italia settentrionale 167 133. ai protonico
124 Sviluppo di ç in iato davanti ad u nell'Italia settentrionale 168 134. au ed eu protonici
99·
124 100. Conservazione di ç nell'Italia meridionale 169 135. Labializzazione di una vocale protonica
126 101. Dittongazione condizionata di ç nell'Italia meridionale 169 136. io ed ea protonici
128 102. Dittongazione incondizionata in Italia meridionale 169 137. Caduta delle vocali atone in posizione protonica
129 103. Sviluppo di ç non metafonizzata nell'Italia meridionale 171 138. Caduta della vocale mediana nei proparossitoni
131 104. Casi particolari dello sviluppo di ç nell'Italia meridionale 173 139. Conservazione della vocale mediana nei proparossitoni
132 105. La situazione in Corsica 175 140. Vocale atona tra accento principale e accento secondario
176 141. a come vocale atona nella sillaba finale
o breve (o) 178 142. Le vocali e ed i atone di sillaba finale in Italia centrale
133 106. Dittongazione di Q in uo nella lingua nazionale - 180 143· e ed i atone della sillaba finale in Italia settentrionale
Conservazione di Q in sillaba libera nella lingua nazionale e in 183 144· e ed i atone della sillaba finale nell'Italia meridionale
133 107.
toscano 185 145. o ed u atone della sillaba finale in Italia centrale
135 108. Estensione irregolare del dittongo uo nella lingua letteraria -- 186 146. o ed u atone della sillaba finale in Italia settentrionale
136 109. Sviluppo di Q in 9 nei dialetti popolari toscani 187 147· o ed u atone della sillaba finale in Italia meridionale
138 110. Trattamento di Q in Toscana in particolari condizioni (ed altre ir- 188 148. La sillaba finale dei proparossitoni
regolarità)
139 I II. Sviluppo di Q in Liguria
Parte seconda Consonantismo
140 112. Sviluppo di Q in Piemonte
142 II3, Lo sviluppo di Q nei dialetti lombardi Le consonanti in posizione iniziale
143 114. Lo sviluppo di Q nei parlati emiliani e romagnoli
193 149· Consonanti in posizione iniziale (Generalità)
145 II5, Lo sviluppo di Q nei parlati veneti
194 150. b iniziale
147 II6. Sviluppo di Q nelle colonie gallo-italiane dell'Italia meridionale
197 151. e iniziale davanti ad a, o, u.
148 II7. Le cause della dittongazione nell'Italia settentrionale (ricapitola-
zione critica) 200 152. e iniziale davanti a vocali palatali
150 II8. Lo sviluppo di Q in sillaba chiusa in Italia settentrionale 203 153. d iniziale
151 II9, Lo sviluppo di Q davanti a nasale nell'Italia settentrionale 206 154· f iniziale
120. Lo sviluppo di Q in iato davanti ad u nell'Italia settentrionale 207 155. g iniziale davanti ad a, o, u
151
121. Casi particolari dello sviluppo in Italia settentrionale 209 156. g iniziale davanti a vocali palatali
152
152 122. Conservazione di Q nell'Italia meridionale 212 157· h iniziale
XII Indice Indice XIII

p.212 158. ; iniziale


216 159. l iniziale Le consonanti in posizione intervocalica
218 160. m iniziale
p.265 194. k intervocalica nella lingua nazionale
219 161. n iniziale
265 195. k intervocalica (davanti ad a, o, u) in Toscana
220 162. p iniziale
266 196. Cause dell'aspirazione in Toscana
220 163. qu iniziale
269 197. k intervocalica nell'Italia settentrionale
223 164. r iniziale
270 198. k intervocalica nell'Italia meridionale
224 165. s iniziale
271 199. -t- intervocalica nella lingua letteraria
226 166. t iniziale
271 200. -t- intervocalica in Toscana
227 167. v iniziale
-t- intervocalica nell'Italia settentrionale
230 168. w iniziale - 273
274
201.
202. -t- intervocalica nelle colonie gallo-italiane dell'Italia meridionale
231 169. z iniziale
275 203. Le desinenze -ato, -ito, -uto, nell'Italia settentrionale
233 170. eh (x) iniziale
276 204. -t- intervocalica nell'Italia meridionale
233 171. x iniziale
277 205. -p- intervocalica nella lingua nazionale
234 172. ps (~) iniziale
278 206. -p- intervocalica in Toscana
Il rafforzamento delle consonanti iniziali 278 207. -p- intervocalica nell'Italia settentrionale
279 208. -p- intervocalica nell'Italia meridionale
235 173· Nella lingua nazionale e in Toscana 280 209. -k-, -p- e -t- intervocaliche nella rimanente Italia centrale
236 174· Nelle altre parti dell'Italia centrale e in Corsica 281 210. -s-intervocalica in Toscana
237 175. Nell'Italia meridionale 284 211. -s- intervocalica nelle altre regioni
286 212. Ricapitolazione critica dello sviluppo dei suoni intervocalici -k-,
Gruppi consonantici in posizione iniziale -p-, -t-, -s- in Toscana
239 176. Gruppi consonantici in posizione iniziale (generalità) 289 213. -k- intervocalica davanti a vocale palatale nell'Italia centrale e me-
241 177. hl iniziale ridionale
242 178. br iniziale 290 214. -k- intervocalica davanti a vocale palatale nell'Italia settentrionale
243 179· cl iniziale 291 215. -b- e -v- intervocaliche
245 180. er iniziale 294 216. -d- intervocalica
246 181. kn e gn iniziali 297 217. -g- intervocalica davanti a o, u, a
246 181-a. dr iniziale 299 218. -g- intervocalica davanti a vocali palatali
247 182. di iniziale 302 219. -f-intervocalica
247 183. fi e fr iniziali 304 220. -;- intervocalica
249 184. gl iniziale 305 221. -l- intervocalica in Italia centrale e settentrionale
251 185. gr iniziale 308 221-a. -l- intervocalica nell'Italia meridionale
252 186. pl e pr iniziali 310 222. -m- intervocalica
255 187. Vocale prostetica davanti ad s piu consonante 3II 223. -n- intervocalica
257 188. Passaggio di s a s nei gruppi formati con s 313 224. -r- intervocalica
259 189. Sonorizzazione di s nei gruppi formati con s 3 14 225. -x- intervocalica
260 190. se, scl, stl, sl, spl iniziali 317 226. -z- intervocalica
262 191. sf, sp e sv iniziali 318 226-a. il' e x intervocaliche
263 192. sr e sl iniziali 318 227. Il trattamento dei proparossitoni
263 193. tr e ti iniziali
XIV Indice Indice xv

p.377 264. I nessi rg e lg davanti a vocali palatali


Le consonanti geminate 378 265. e postconsonantica davanti a vocali palatali
p. 320 228. Formazione di nuove consonanti geminate 379 266. I gruppi sp, st, sk
38r 267. I gruppi ls, ns, rs
32r 229. Conservazione e degeminazione delle consonanti geminate
230. Allungamento compensativo in luogo della lunghezza vocalica 38r 268. Il gruppo mn
324
382 269. s in posizione mediana davanti a consonante sonora
324 23r. La geminata cc
382 270. I gruppi ml, nl, lr, nr, sr, mr, sl
325 232. La geminata dd
383 27r. n e m in posizione mediana davanti a consonante
326 233. Palatalizzazione di ll
234· Sviluppo di ll in suoni cacuminali 383 272. Gruppi di tre consonanti
328 è\

333 235. Rotacismo di ll Gruppi consonantici con i in iato


334 236. La geminata mm
334 237. La geminata nn 385 273. Generalità
336 238. La geminata rr 386 274. I nessi bi e vi
337 239. La geminata ss 387 275. Il nesso ci
390 276. Il nesso di in Toscana
Gruppi consonantici all'interno della parola 392 277. Il nesso di in Italia settentrionale
Assimilazione alle consonanti seguenti 393 278. Il nesso di in Italia meridionale
338 240.
24r. Assimilazione alle consonanti precedenti 395 279. Il nesso gi
340
242. Assimilazioni parziali 396 280. Il nesso li
34r
243· Conservazione, velarizzazione, rotacismo o caduta della l precon- 398 28r. Il nesso mi
34r
sonantica 399 282. Il nesso ni
344 244. Palatalizzazione di l preconsonantica 400 283. Il nesso Pi
346 245. N asalizzazione di l preconsonantica 400 284. Il nesso ri in Toscana
347 246. Sonorizzazione provocata da l preconsonantica 4or 285. Il nesso ri fuori della Toscana
348 247. Il nesso hl in posizione interna 403 286. Il nesso si in Toscana
e 349 248. I nessi cl e tl in posizione interna 406 287. Il nesso si fuori della Toscana
352 249· Il nesso fi in posizione interna 407 288. Il nesso ssi, psf, rsi
353 250. Il nesso gl in posizione interna 409 289. Il nesso ti in Toscana
355 25r. I nessi nl e rl in posizione mediana 4ro 290. Il nesso ti fuori della Toscana
355 252. Il nesso pl in posizione mediana 4r2 29r. Il nesso ti dopo e, l, n, p, r, t
356 253. Il nesso nd in posizione mediana 4r3 292. Il nesso sti
359 254. Il nesso mb (nv) in posizione mediana
I nessi ng e ngq in posizione mediana
Gruppi consonantici con u in iato
36r 255.
362 256. Il nesso ng davanti a vocale palatale 4r5 293. Consonante piu u in iato
363 257. Nasale piu consonante sorda 4r6 294. qu intervocalica
365 258. I nessi et e id in posizione mediana
368 259. I nessi gn e gm in posizione mediana Palatalizzazione e velarizzazione
369 260. I gruppi cr, tr, pr 4r8 295. Palatalizzazione dovuta alla vicinanza di i (ovvero u)
37r 26r. I gruppi dr, gr, br 4r9 296. Palatalizzazione dovuta a l precedente
373 262. I nessi lv, rv, lb, rb in posizione mediana 4r9 297. Velarizzazione dovuta a u precedente
375 263. Il nesso r piu consonante in posizione mediana 420 298. Palatalizzazione e velarizzazione
XVI Indice Indice XVII

Consonanti in posizione finale Dissimilazione


p.422 299. Generalità p.460 328. Dissimilazione di consonanti
423 300. b e v finali 461 329. Dissimilazione di geminate
424 3or. d finale 462 330. Dissimilazione di vocali
425 302. g e g finali
425 303. k e é finali Assimilazione
426 304. l finale 463 33r. Assimilazione di consonanti
427 305. men finali 463 332. Assimilazione di vocali
429 306. p finale
307. r finale Comparsa di suoni parassiti
429
431 308. s finale 465 333. Epentesi di r
434 309. t finale 466 334. Epentesi di una nasale
467 335. e paragogica in posizione finale
468 336. -ne (-ni) paragogico
Parte terza Fenomeni generali 469 337. -di (-de) paragogico
471 338. Sviluppo di vocali anaptittiche
Spostamento dell'accento 473 339. Suoni di transizione fra due vocali
439 3ro. Incontro di varie vocali 475 340. Suoni prostetici davanti ad iniziale vocalica
440 31 I. Proparossitoni e trisillabi 477 34r. Concrezione dell'articolo
442 312. Spostamento di accento nelle forme verbali 478 342. Discrezione dell'articolo
443 313. Influssi greci
445 314. Spostamento di accento nei nomi propri
483 Indice delle parole
446 315. Spostamento di accento per motivi fonosintattici
515 Indice dei nomi geografici
Abbreviazioni 519 Indice dei nomi di persona
447 316. In denominazioni di titoli
448 317. Forme allocutorie (vocativi)
448 318. Abbreviazioni di nomi di persona
449 319. Forme vezzeggiative dei nomi di persona
450 320. Abbreviazioni di forme verbali
451 32r. Abbreviazioni in altre categorie di parole

Metatesi
454 322. Metatesi di r
455 323. Metatesi di l
456 324. Il tipo fiaccola
456 325. Metatesi reciproca di due consonanti
458 326. Casi sporadici di metatesi
458 327. Metatesi di vocali
Prefazione all'edizione italiana

I'

Il testo dell'edizione originale tedesca è stato accuratamente rivedu-


to in occasione di questa nuova edizione italiana; nella quale si è tenuto
conto dell'ulteriore progresso verificatosi nella conoscenza scientifica
dei singoli problemi. Fra le moltissime recensioni di questa grammatica
mi è grato citare particolarmente i seguenti autori i quali con correzio-
ni e aggiunte, nonché con discussioni approfondite ed interessanti sug-
gerimenti hanno contribuito a rendere questa nuova edizione piu per-
fetta: G. Bonfante in« Symposium », vol. VI, pp. 391-99, vol. IX, pp.
154-60; G. Bottiglioni in« Convivium », 1951, pp. 443-48; J. Bri.ich
in « Romanische Forschungen », vol. 6 5, pp. 4 3 6-5 8; J. Corominas in
« Nueva Rev. de fil. hisp. », X, 137 sgg.; R. A. Hall in« Italica», vol. 28,
pp. 216-23 e,«Language», vol. 31, pp. 254-58; H. Lausberg in«Zeit-
schrift fi.ir romanische Philologie», vol. 67, pp. 319-32; C. Margueron
in« Archiv fi.ir das Studium der neueren Sprachen », vol. 188, pp. 191-
192, vol. 189, pp. 282-83, vol. 191, pp. 250-52; B. Migliarini in« Lin-
gua Nostra», X, p. 75, XII, p. 55, XV, p. 94; M. A. Pei in« Erasmus »,
voi. 9, pp. 535 sgg.; V. Pisani in « Paideia », vol. 6, pp. 57-66; H.
Schmeck in« Zeitschrift fi.irromanische Philologie », vol. 70, pp. 7 3-8 5;
F. Schi.irrin,« Romanist. Jahrbuch », vol. 4, pp. 429-34, vol. 5, pp. 358-
362. Devo porgere, finalmente, i piu vivi ringraziamenti ai professori
Gianfranco Contini, Temistocle Franceschi e Ghino Ghinassi, che han-
no voluto gentilmente accompagnare la stampa di questa edizione con
preziose osservazioni e utili suggerimenti, di cui volentieri mi sono ser-
vito.
L'autore da parte sua ha continuato ad occuparsi della lingua italiana
e dei dialetti della penisola, la qual cosa ha permesso di arricchire molti
paragrafi di interessanti dettagli, come pure di fissare meglio parecchi
punti di vista e di esprimere nuove cognizioni.
xx Prefazione all'edizione italiana

Desidero inoltre ringraziare sinceramente i tre traduttori che si sono Prefazione


divisi l'opera della traduzione italiana (Salvatore Persichino, Temistocle
Franceschi e Maria Caciagli Fancelli), della premura e dell'attenzione con
cui hanno svolto il compito che dalla casa editrice Einaudi fu loro affi-
dato.
Non mi sembra inutile aggiungere una specie di profession de fai. In
questa grammatica l'autore ha tentato di concertare il metodo storico
con il metodo geografico e con la rappresentazione descrittiva, associan-
do cosf, in quanto fosse possibile, la linguistica diacronica (cioè evolutiva
e storica) alla linguistica sincronica, cercando di dare una trattazione dei
fenomeni il piu possibile chiara e sistematica. Questa grammatica vuol È passato mezzo secolo dalla pubblicazione della I talienische Gram-
essere principalmente « a naturalistic history of Italian » (Leo Spitzer ), matik del Meyer-Liibke. Nel 1890, quando tale grammatica venne pre-
dando« a full documentation from all stages of the literary language and sentata agli studiosi di romanistica, dovette ben essere considerata un
from the dialects » (Robert A. Hall). gran lavoro. Essa infatti, prendendo in considerazione l'intera area ita-
L'autore, tuttavia, si rende conto che nello studio scientifico di una liana, con la varietà degli sviluppi dialettali di epoca antica e moderna,
lingua possono essere adoperati anche altri metodi utili ad allargare il era il tentativo di scrivere una grammatica storica quale allora (con tale
campo delle conoscenze: oltre all'analisi psicologica, e a una concezione vastità d'intenti) ancora non esisteva per nessun'altra lingua romanza.
sociologica, si potranno prender cosf in considerazione lo standard lan- Anche oggi, d'altronde, ne esiste appena un altro esempio. Con ragione
guage, o certi aspetti della linguistica strutturale. Per ragioni compren- poteva perciò il Salvioni indicare quella grammatica come « un'opera
sibili (data la mole immensa e assai disuguale, nel tempo e nello spazio, che offre agli studj dialettali dell'avvenire una base larga e solida da cui
dei materiali qui riuniti) dobbiamo lasciare tali possibilità di approach prender le mosse» 1 • Tuttavia, insieme a molte cose eccellenti, la gram-
ad altri studiosi che non mancheranno nelle nuove generazioni, pronte a matica di Meyer-Liibke conteneva certe idee e vedute (per esempio, quel-
continuare e a perfezionare il lavoro dei loro maestri. le sul differente sviluppo delle consonanti intervocaliche prima e dopo
Est modus in rebus: sunt certi denique fines! l'accento) che ad un piu accurato esame si sono dimostrate errate. La
G. R.
grande autorità del maestro ha portato come conseguenza che anche alcu-
Settembre 1966. ni concetti, i quali oggi possono essere con sicurezza indicati come fallaci,
venissero difesi scientificamente piu a lungo di quanto non sarebbe stato
possibile in altri casi. Tutto sommato, però, in seguito allo sviluppo de-
gli studi linguistici italiani, particolarmente di quelli dialettali, grazie al-
la scuola fondata dall'Ascoli, si sono conseguite dal 1890 in poi nuove
conoscenze linguistiche talmente significative, che ormai già da qualche
tempo una ricapitolazione convenientemente aggiornata del nuovo sta-
dio delle ricerche è divenuta una vera necessità.
Nel 1925, quando mi fu fatta per la prima volta da parte di Karl Vo-
retzsch la proposta di scrivere una grammatica scientifica dell'italiano
per la raccolta« Kurze Lehrbiicher der romanischen Sprachen und Lite-

1
« Kritischer Jahresbericht iiber die Fortschritte der romanischen Philologie», annata 10.
XXII Prefazione Prefazione XXIII

raturen », da lui diretta presso l'editore Niemeyer (Balle), non mi sen- centrale; segue poi l'esame della situazione linguistica nell'I~alia setten-
tii ancora sufficientemente preparato per un tale compito. Inoltre sen- trionale e in quella meridionale. Per quanto riguarda la Corsica, quando
tivo chiaramente che l'Italienische Sprachatlas dei romanisti svizzeri al tipo linguistico dell'isola non c'era da dedicare una trattazione parti-
Karl Jaberg e Jakob Jud - che allora si trovava ancora in preparazio- colare, se ne è parlato o insieme col dialetto toscano o insieme con l'Ita-
ne - doveva creare una situazione scientifica completamente nuova per lia meridionale, secondo i corrispondenti rapporti linguistici •
1

la Italienische Grammatik. Lo Sprach- und Sachatlas Italiens und der Se la grammatica del Meyer-Liibke era principalmente basata, come
Sudschweiz (AIS) è ora terminato. L'orientamento sui confini di deter- fonti da lui utilizzate, sui testi antichi pubblicati fino ad allora e soprat-
minati fatti linguistici, sulle relazioni fra questo e quel fenomeno, sul- tutto sui Parlari italiani in Certaldo di Papanti, oltre alle ricerche dialet-
l'azione delle forze linguistiche nelle singole zone dialettali, finora cosi tali che erano ancora scarse, quest'opera ancora di piu si è potuta ba-
difficile, è staro sostanzialmente facilitato dalla pubblicazione dell'a- sare sulle ricerche dialettali, che al giorno d'oggi sono a nostra disposi-
tlante, e la nostra conoscenza di tutta quella materia infinitamente ar- zione in quantità molto maggiore. In luogo dei materiali di Papanti, non
ricchita. Le nuove cognizioni offerte da quest'opera per la critica della sempre attendibili, è stata ora ampiamente utilizzata la ricca fonte del-
lingua letteraria, del toscano e della complessiva struttura dialettale lo Sprachatlas (AIS), al quale l'autore poté collaborare come esplora-
della penisola sono tanto importanti, che un'ulteriore dilazione della tore nell'Italia meridionale; a ciò si aggiungano le vaste inchieste per-
grammatica, di cui c'è urgente bisogno, non è piu scientificamente giu- sonali che l'autore stesso ha potuto espletare durante i suoi viaggi in
stificabile. Cosicché, dopo avere già precedentemente eseguito alcuni Italia.
lavori preparatori, quest'opera è stata seriamente intrapresa, a partire Il compito di questa grammatica non poteva essere quello di pren-
dal 1940. Dopo i numerosi viaggi nell'Italia meridionale ( 1921-39 ), mi dere in considerazione tutte le fonti esistenti (particolarmente tutte
è stato possibile negli anni 1940-42 conoscere piu profondamente anche le numerosissime monografie dialettali): un tentativo del genere non
la Toscana e l'Umbria, e farmi un quadro personale della situazione lin- avrebbe dato come risultato altro che una« massa informe», nella quale
guistica colà esistente; contemporaneamente ho avuto la possibilità, in nessuno studioso si sarebbe potuto orizzontare; si trattava invece di
questi anni, di prestare particolare attenzione al tipo linguistico còrso utilizzare le fonti in modo tale che tutti i fenomeni importanti delle sin-
e alle relazioni fra la Corsica e la terraferma. gole zone e dei singoli dialetti venissero a presentarsi chiari ed evidenti.
Nella grammatica di Meyer-Liibke la sintassi non è trattata, ed an- E nemmeno poteva essere scopo di quest'opera registrare senza lacune
che in saggi linguistici italiani piu recenti essa viene trattata assai di ra- ogni singolo fenomeno di ciascun dialetto. Si è vo!u~o.invece dar risalt?
do: una tale lacuna della I talienische Grammatik poteva sinora essere alle grandi linee di sviluppo, ai fenomeni carattenst1c1 e a quanto meri-
colmata fino a un certo punto col· ricco materiale contenuto nel Lehr- tava una particolare attenzione o nei riguardi dello sviluppo generale o
buch der italienischen Sprache (Berlin 1878) del Vockeradt (s'intende
nei riguardi delle singole zone.
però, senza prendere in considerazione.i dialetti). Questo Lehrbuch ha
L'autore dedica la presente opera agli ideatori dell'atlante linguistico
prestato all'autore pregevoli servizi, come raccolta di materiale, duran-
italo-svizzero e ai colleghi esploratori, e desidera che ciò sia una espres-
te la redazione della sintassi; molto utile gli è stata anche La lingua na-
sione e nello stesso tempo un ringraziamento di quanto egli e la sua gram-
zionale del Migliarini (Firenze 1941 ).
matica debbono all'atlante stesso e ai suoi creatori e compilatori.
La presente grammatica è concepita in modo da trattare dettagliata-
A.chi cura questa collezione e all'editore svizzero esprimo il mio rin-
mente, a fianco della lingua letteraria e del-toscano, anche i dialetti del
graziamento per la cortese ospitalità che, in tempi cosi difficili, offrono
Nord e del Sud, seguendo sotto questo aspetto la grande concezione che
già informò quella del Meyer-Liibke. In ogni caso, nella trattazione del-
le singole questioni vengono presi in esame prima di tutto la lingua 1 La Sardegna resta fuori dalla cornice di questa gra~matica! come pure ~ ?ia!etti ?el Friuli ~
delle Dolomiti, appartenenti al gruppo del ladino. Del pan non si sono trattati 1 dialetti provenzah
letteraria e il toscano, e quindi (quand'è necessario) la rimanente Italia e franco-provenzali del Piemonte occidentale.
XXIV Prefazione

ad uno studioso tedesco: io saluto questo gesto come un bel segno di Elenco delle fonti del primo volume
una nuova collaborazione spirituale europea.
Aquest bon libre es fenitz,
Dieus en sia totz temps grazits !
G.R.
Dicembre 1946.

AC Atlante linguistico-etnografico italiano della Corsica,


pubblicato da Gino Bottiglioni, Pisa 1933-1939.
AGI « Archivio glottologico italiano».
AIS KARL JABERG e JAKOB JUD, Sprach- und Sachatlas Ita-
liens und der Sudschweiz, Zofìngen 1928-1940.
Alfonsi TOMMASO ALFONSI, Il dialetto corso nella parlata bala-
nina, Livorno 1932.
ALI Atlante Linguistico Italiano
ALL « Archiv fiir lateinische Lexikographie ».
Anderson WALTER ANDERSON, Novelline popolari sammarinesi
(III), Tartu 1933.
AR « Archivum Rornanicurn ».
Archiv « Archiv fiir das Studiurn der neueren Sprachen ».
ATP « Archivio per lo studio delle tradizioni popolari ita-
liane».
Azzimanti CARLO AZZIMONTI, Linguaggio bustocco, Busto Arsizio
1939.
Azzolini GIAMBATTISTA AZZOLINI, Vocabolario vernacolo-italia-
no pei distretti roveretano e trentino, Venezia r 8 56.
Banfì GIUSEPPE BANFI, Vocabolario milanese-italiano, Milano
1852.
Barsegapè Die Reimpredigt des Pietro da Barsegapè. Kritischer
Text mit Einleitung, Grammatik und Glossar, a cura di
Ernil Keller, Frauenfeld 1901.
Battisti CARLO BATTISTI, Le dentali esplosive intervocaliche nei
dialetti italiani (Beiheft 28 zur ZRPh), Balle 1912.
Bertoni GIULIO BERTONI, Italia dialettale, Milano 1916.
Bertoni-Ugolini GIULIO BERTONI e FRANCESCO A. UGOLINI, Prontuario di
pronunzia e di ortografia, Torino 1939.
Bielli DOMENICO BIELLI, Vocabolario abruzzese, Casalbordino
1930.
XXVI Elenco delle fonti del primo volume Elenco delle fonti del primo volume XXVII

Blauer-Rini AMBROSINI BLAUER-RINI,Giunte al vocabolario di Bor- Dottin c. DOTTIN, Manuel pour servir à l' étude de l' antiquité
mio, in Studi di dialettologia alto-italiana, Biblioteca celtique, 1906.
dell'« Archivium Romanicum », serie II, vol. 8, 97-165.
D'Ovidio FRANCESCO D'OVIDIO e w. MEYER, Die italienische Spra-
Boerio GIUSEPPE BOERIO, Dizionario del dialetto veneziano,
che, in Grundriss der romanischen Philologie, vol. I,
Venezia 1867.
Strassburg 1888, pp. 489 sgg.
Bollettino « Bollettino del Centro di Studi Filologici e Linguistici
DTC V. ROHLF s' DTC.
Siciliani», Palermo 1953 sgg.
Bottiglioni, Atlante GINO BOTTIGLIONI, Atlante linguistico etnografico della
Duci bella J. w. DUCIBELLA, The Phonology of the Sicilian Dia-
Corsica. Introduzione, Pisa 1935. lects, Washington 1934.
Bottiglioni, Magra GINO BOTTIGLIONI, Dalla Magra al Frigido. Saggio fone-
Duraffour ANTONIN DURAFFOUR, Dialectes franco-provençaux d'a-
près le parler de Vaux-en-Bugey ( Ain), Grenoble 1932.
tico (RDR 3, 77-143).
Bottiglioni, Saggio GINO BOTTIGLIONI, Saggio di fonetica sarda, Perugia
Elwert w. TH. ELWERT, Die Mundart des Fassa-Tals, Heidel-
1919. berg 1943.
Ewald FRANZ EWALD, Die Schreibweise in der autobiographi-
BSD « Bullettino della Società Dantesca».
schen Handschrift des 'Canzoniere' Petrarcas (Beiheft
Capezzoli RAFFAELE CAPOZZOLI, Grammatica del dialetto napole- 13 zur ZRPh), Halle 1907.
tano, Napoli 1889. Sache, Ort und Wort, Jakob Jud zum 60. Geburtstag
Festschrift Jud
Carlotti DOMENICO CARLOTTI, Racconti e leggende di Cirnu bel- (Roman. Helvet. 20), Ziirich-Genf 1943.
la, Livorno 1930. FEW WALTHER VON WARTBURG, Franzosisches etymologi-
Casetti-Imbriani A. CASETTI e VITTORIO IMBRIANI, Canti popolari meri- sches Worterbuch, 1922 sgg.
dionali, Torino 1871. FI « Folklore italiano», Napoli 1925 sgg.
Castellani ARRIGO CASTELLANI, Nuovi testi fiorentini del Dugenta Finamore, Gessopalena GENNARO FINAMORE, Vocabolario dell'uso abruzzese
con introduzione, trattazione linguistica e glossario, Fi- (parlata di Gessopalena), Lanciano 1880.
renze 1952.
Finamore, Lanciano GENNARO FINAMORE, Vocabolario dell'uso abruzzese
CF « La commedia florentina », rivista mensile, Firenze. (parlata di Lanciano), Città di Castello 1893.
CGL Corpus glossariorum Latinorum. Folli ALESSANDRO MANZONI, I Promessi Sposi, nelle due edi-
Chiappini FILIPPO CHIAPPINI, Vocabolario romanesco, Roma 1933. zioni del 1840 e del 1825 raffrontate tra loro dal prof.
Riccardo Folli, Milano (numerose edizioni).
CIL Corpus inscriptionum Latinarum.
Freund ILSE FREUND, Beitrage zur Mundart van Ischia, dis-
Corominas J. COROMINAS, Diccionario critico etimologico de la len- sert., Ti.ibingen 1932.
gua castellana, Bern 1954 sgg.
Gamillscheg, Rom. Germ. ERNST GAMILLSCHEG, Romania Germanica, Berlin 1934-
Cremona ANTONINO CREMONA, Fonetica del Caltagironese, Aci- 1936.
reale 1895. Giannini-Nieri GIOVANNI GIANNINI e ILDEFONSO NIERI, Lucchesismi,
Cremonese GIUSEPPE CREMONESE, Vocabolario del dialetto agno- Livorno 1917.
nese, Agnone 1893. Glotta « Glotta », Zeitschrift fi.ir griechische und lateinische
Crocioni GIOVANNI CROCIONI, Il dialetto di Arcevia, Roma 1906. Sprache, 1909 sgg.
Crocioni, Vell. GIOVANNI CROCIONI, Il dialetto di Velletri e dei paesi
Goidànich PIER GABRIELE GOIDÀNICH, Saggi linguistici, Modena
finitimi (SR 5, 27-88). 1940.
Gysling FRITZ GYSLING, Contributo alla conoscenza del dialetto
D'Ambra RAFFAELE D'AMBRA, Vocabolario napolitano-toscano, della Valle Anzasca (AR 13, 87-190).
Napoli 1873.
ID « Italia dialettale», Pisa 1924 sgg.
Deanovié MIRKO DEANOVIé, Avviamento allo studio del dialetto
di Rovigno d'Istria, Zagabria 1954. Imbriani, Conti VITTORIO IMBRIANI, Dodici conti pomiglianesi, Napoli
1877.
De Gregorio GIACOMO DE GREGORIO, Saggio di fonetica siciliana, Pa- Ive ANTONIO IVE, I dialetti ladino-veneti dell'Istria, Stras-
lermo 1890. burgo 1900.
Elenco delle fonti del primo volume XXIX
XXVIII Elenco delle fonti del primo volume
Michael JOHANN MICHAEL, Der Dialekt des Poschiavotals, Halle
Jaberg KARL JABERG, Aspects géographiques du langage, Paris
1905.
1936.
Michel A. MICHEL, Die Sprache der Composizione del Mondo
Jaberg, Don. Donum natalicium Carola Jaberg messori indefesso se-
xagenario, Ziirich-Leipzig 1937. des Ristoro d'Arezzo, dissert., Halle 1905.
Keller OSCAR KELLER, Die praalpinen Mundarten des Alto Monaci ERNESTO MONACI, Crestomazia italiana dei primi secoli,

Luganese, Winterthur 1943. Città di Castello 1912.


L « Lares », organo del Comitato Nazionale Italiano per Mussafìa, Beitr. ADOLF MUSSAFIA, Beitrag zur Kunde der norditalie-
le Arti Popolari, Roma 1930 sgg. nischen Mundarten im 15. Jahrhundert (« Denkschrif-
ten der Wiener Akademie », vol. 22), Wien 1873.
Labande-Jeanroy THÉRÈSE LABANDE-JEANROY, La question de la langue
en Italie de Baretti à Manzoni, Paris 1925. Navone GIULIO NAVONE, Il dialetto di Paliano, Perugia 1922.

Lausberg HEINRICH LAUSBERG, Die Mundarten Sudlukaniens Nerucci GHERARDO NERUCCI, Sessanta novelle popolari monta-

(Beiheft 90 zur ZRPh), Halle 1939. tesi, Firenze 1891.


Lausberg, R. Sp. HEINRICH LAUSBERG, Romanische Sprachwissenschaf t, Nerucci, Saggio GHERARDO NERUCCI, Saggio di uno studio sopra i par-

Berlin 1956 sgg. lari vernacoli della Toscana, Milano 1865.


LB « Literaturblatt fiir germanische und romanische Phi- Neumann-Spallart A. NEUMANN-SPALLART, Weitere Beitrage zur Charakte-
lologie ». ristik des Dialektes der Marche (Beiheft 11 zur ZRPh),
Lindsay WALLACE MARTIN LINDSAY, Die lateinische Sprache, Halle 1907.
1897. Nicchiarelli ERINA NICCHIARELLI, Studi sul lessico del dialetto di
LN « Lingua nostra», Firenze 1939 sgg. Cortona (in Terzo e quarto Annuario dell'Accademia
Etrusca di Cortona, pp. 132-95), Cortona 1938.
Lorck J. E. LORCK,Altbergamaskische Sprachdenkmaler,Halle
1893.
Nicolet NELLIE NICOLET, Der Dialekt des Antronatales: Laut-
lehre, Formenlehre, Texte, Glossar (Beiheft 79 zur
Lutta c. M. LUTTA, Der Dialekt von Bergun (Beiheft 71 zur
ZRPh), Halle 1929.
ZRPh), Halle 1923.
Nieri ILDEFONSO NIERI, Vocabolario lucchese, Lucca 1902.
Malagoli GIUSEPPE MALAGOLI, Vocabolario pisano, Firenze 1939.
Marcaggi I. B. MARCAGGI, Lamenti, voceri, chansons populaires
Norreri Avviamen.to allo studio dell'italiano
OSCAR NORRERI,

de la Corse, Aiaccio 1926. nel comune di Castelmadama, Perugia 1905.


Mazzatinti , GIUSEPPE MAZZATINTI, Canti popolari umbri raccolti a O «Onomastica», rivista internazionale ( 1947 sgg.).
Gubbio, Bologna 1883. Panareo SALVATORE PANAREO, Fonetica del dialetto di Maglie in
Melillo GIACOMO MELILLO, I dialetti del Gargano, Pisa 1926. Terra d'Otranto, Milano 1903.
Mengel ERICH MENGEL, Umlaut und Diphthongierung in den Papand I parlari italiani in Certaldo alla festa del V centenario
Dialekten des Picenums, dissert. Koln 1936. di messer Giovanni Boccaccio. Omaggio di Giovanni
Papanti, Livorno 1875.
Merlo CLEMENTE MERLO, Fonologia del dialetto della Cervara
in Provincia di Roma, Perugia 1922. Pavia PAVIA, Nuovi studi sulla parlata milanese, Bergamo
1928.
Merlo, Sora CLEMENTE MERLO, Fonologia del dialetto di Sora
(«Annali delle Università Toscane», nuova serie, vol. Piazza FILIPPO PIAZZA, Le colonie e i dialetti lombardo-siculi,
IV, fase. 5, pp. 121-28'3), 1919. Catania 1921.

Meyer-Liibke WILHELM MEYER-LUBKE, Italienische Grammatik, Pieri SILVIO PIERI, Note sul dialetto aretino, Pisa 1886.
Leipzig 1890. Pieri, Vers. SILVIO PIERI, Il dialetto della Versilia (ZRPh 28, 161-
Meyer-Liibke, Grarnm. WILHELM MEYER-LUBKE, Grammatik der Romanischen 191 ).
Sprachen, Leipzig 1890 sgg. Pitré PITRÉ, Fiabe e racconti popolari siciliani,
GIUSEPPE
Meyer-Liibke, Schick. WILHELM MEYER-LUBKE, Die Schicksale des lateini- Palermo 1875 sgg.
schen 1 im Romanischen (« Berichte der Sachsischen R «Romania», Paris 1872 sgg.
Akademie der Wissenschaften, Phil.-hist. Klasse », vol.
RDR « Revue de dialectologie romane ».
86, 2), 1934.
xxx Elenco delle fonti del primo volume Elenco delle fonti del primo volume XXXI

Redi FRANCESCO REDI, Vocabolario di alcune voci aretine, Sarno RAFFAELE SARNO, Il dialetto di Trani, Perugia 1921.
Arezzo 1928.
Savini GIUSEPPE SAVINI, Grammatica e lessico del dialetto te-
Reichenkron GUNTER REICHENKRON, Beitrage zur romanischen Laut- ramano, Torino 1881.
lehre, Jena-Leipzig 1939. .Lessico dialettale molfettese-ifa-·
Scardigno ROSARIA SCARDIGNO,
Reinhard T. REINHARD, Umbrische Studien (ZRPh 71, 172-235; liana, Molfetta 1903, nuova ed. 1963.
72, 1-53).
Scerbo FRANCESCO SCERBO, Sul dialetto calabro, Firenze 1886.
REW WILHELM MEYER-LUBKE, Romanisches etymologisches
Schadel BERNHARD SCHADEL, Die Mundart von Ormea, Halle
Worterbuch, terza edizione Heidelberg 1935.
1903.
RF « Romanische Forschungen ».
Schiaffini ALFREDO SCHIAFFINI,Testi fiorentini del dugento e dei
Ribezzo F. RIBEZZO, Il dialetto apulo-salentino di Francavilla primi del trecento, Firenze 1926.
Fontana («Apulia», voll. 2, 3 e 4).
Schneegans H. SCHNEEGANS, Laute und Lautentwicklung des sicilia-
Richter ELISE RICHTER, Beitrage zur Geschichte der Romanis- nischen Dialectes, Strassburg 1888.
men, vol. I, Chronologische Phonetik des Franzosi-
schen bis zum Ende des 8. Jahrhunderts (Beiheft 82 Schorta ANDREA SCHORTA, Lautlehre der Mundart von Mustair
zur ZRPh), Halle 1934. (« Romanica Helvetica », vol. 7), Ziirich 1938.
RIL « Rendiconti del R. Istituto Lombardo di scienze e let- Schiirr I FR. SCHURR, Romagnolischen Dialektstudien, parte I,
tere». Lautlehre alter T exte (« Sitzungsberichte der Wiener
RJ « Kritischer J ahresbericht iiber die Fortschritte der ro- Akademie der Wissenschaften, Phil.-hist. Klasse », vol.
manischen Philologie ». 187, 4), 1918.

RLI « Rassegna della Letteratura Italiana». Schiirr II FR. SCHURR, Romagnolische Dialekts.tudien, parte II,
RLR « Revue de linguistique romane». Lautlehre lebender Mundarten (« Sitzungsberichte der
Wiener Akademie der Wissenschaften, Phil.-hist. Klas-
Rohlfs,DTC GERHARD ROHLFS, Dizionario dialettale delle tre Cala- se », vol. 188), 1919.
brie, Balle-Milano 1933-39. Serra GIANDOMENICO SERRA, Contributo toponomastico alla
Rohlfs, Scavi GERHARD ROHLFS, Scavi linguistici nella Magna Grecia, teoria della continuità nel medioevo delle comunità ru-
Halle-Rom 1933. rali romane e preromane dell'Italia Superiore, Cluj
Rohlfs, Strutt. GERHARD ROHLFS, La struttura linguistica dell'Italia 1931.
Leipzig 1937. ' Severini VINCENZO SEVERINI, Raccolta comparativa dei canti po-
Rohrsheim LUDWIG ROHRSHEIM, Die Sprache des Fra Guittone von polari di Morano Calabro, Morano 1895.
Arezzo (Beiheft 15 zur ZRPh), Halle 1908. SFI « Studi di filologia italiana » (Bollettino annuale dell' Ac-
. Rollin GUSTAV ROLLIN, Bericht uber die Resultate seiner ... cademia della Crusca).
Reisen in den Abruzzen (« Mitteilungen der Gesell- SFR « Studi di Filologia Romanza».
schaft zur Forderung deutscher Wissenschaft, Kunst
und Literatur in Bohmen », vol. 14), Prag 1901. SLI « Studi linguistici italiani» (Friburgo 1960 sgg.).
Rollin, Vasto GUSTAV ROLLIN, Die Mundart von Vasto in den Abruz- SM « Studi Medievali».
zen (in Untersuchungen und Quellen zur germanischen Sommer FERDINAND SOMMER, Handbuch der lateinischen Laut-
und romanischen Philologie Johannes von Kelle darge- und Formenlehre, Heidelberg 1914.
bracht), Prag 1908. Spitzer, Ital. LEO SPITZER, Italienische Kriegsgefangenenbriefe,
Rosman ENRICO ROSMAN, Vocabolarietto veneto giuliano, Roma Bonn 1921.
1922.
Spoerri TEOF. SPOERRI, Il dialetto della Valsesia (RIL 51, 391-
Salvioni CARLO SALVIONI, Fonetica del dialetto moderno della 409, 683-752), 1918.
città di Milano, Torino 1884.
Spotti LUIGI SPOTTI, Vocabolarietto anconitano-italiano, Ge-
Salvioni, Fon. CARLO SALVIONI, Per la fonetica e la morfologia delle nève 1929.
parlate meridionali d'Italia, Milano 1912.
SR « Studi Romanzi ».
Saracino GIACOMO SARACINO, Lessico dialettale bitontino-italia-
no, Molfetta 1901. Stampa G. A. STAMPA, Der Dialekt des Bergell, Aarau 1934.
XXXII Elenco delle fonti del primo volume
Svennung JOSEF SVENNUNG, Untersuchungen zu Palladius und
Elenco delle abbreviazioni del primo volume
zur lateinischen Fach- undVolkssprache, Uppsala 1935.
Tagliavini, Com. CARLO TAGLIAVINI, Il dialetto del Comelico (AR ro, r-
200).
Tellenbach FRITZ TELLENBACH, Der romische Dialekt nach den
Sonetten van G. G. Belli, dissert., Ziirich 1909.
Tobler ADOLF TOBLER, Vermischte Beitrage zur franzosischen
Grammatik, Leipzig 1886 sgg.
Tobler, Ug. ADOLF TOBLER, Das Buch des Uguçon da Laodho (« Ab-
handlungen der Preussischen Akademie der Wissen-
schaften » ), Berlin 1884.
Toppino GIUSEPPE TOPPINO, Il dialetto di Castellinaldo (SR ro,
r-ro4; 3, 94-157). abr. abruzzese
Traina ANTONINO TRAINA, Nuovo vocabolario siciliano-italiano, ant. antico
Palermo 1868. ar. arabo
Vaananen VEIKKO VAANANEN, Le latin vulgaire des inscriptions aret. aretino
pompéiennes, Helsinki 1937. bar. barese
Vattasso MARCO VATTAsso, Aneddoti in dialetto romanesco del bov. greco di Bova
sec. XIV tratti dal cod. vat. 7654, Roma 1901.
cal. calabrese
Vignoli CARLO VIGNOLI, Il vernacolo di Castro dei V o/sci ( SR 7,
II7-296), I9II. camp. campano
Vignoli, Amas. CARLO VIGNOLI, Vernacolo e canti di Amaseno, Perugia cat. catalano
1920. celt. celtico
Vignoli, Veroli CARLO VIGNOLI, Il vernacolo di Veroli, Roma 1925. class. classico
Visentini J. VISENTINI, Fiabe mantovane, Torino 1879. elb. elbano
VKR « Volkstum und Kultur der Romanen ». emil. emiliano
VR « Vox Romanica ». frane. francese
Wagner MAX LEOPOLD WAGNER, Historische Lautlehre des Sar- fior. fiorentino I
dischen (Beiheft 93 zur ZRPh), Balle 1941.
gall. gallico i
Weinrich Hi\RALD WEINRICH, Phonologische Studien zur romani-
germ. germanico
schen Sprachgeschichte, Miinster 1958.
gr. greco
Wendriner RICHARD WENDRINER, Die paduanische Mundart bei
Ruzzante, Breslau 1889. guasc. guascone
Wiese BERTHOLD WIESE, Altitalienisches Elementarbuch, ingl. inglese
Heidelberg 1928. istr. istriano
Zannoni G. B. ZANNONI, Scherzi comici, Malta 1857. it. italiano
ZRPh « Zeitschrift fiir Romanische Philologie ». lat. latino
Zuccagni-Orlandini ATTILIO zuccAGNI-ORLANDINI, Raccolta di dialetti ita- lett. letterario
liani, Firenze 1865.
lig. ligure
logud. logudorese ( Sardegna settentrionale)
lomb. lombardo
long. longobardo
2
XXXIV Elenco delle abbreviazioni del primo volume
luc. lucano Trascrizione fonetica
lucch. lucchese
lunig. lunigiano (Toscana nord-occidentale)
merid. meridionale
mii. milanese
n. numero
nap. napoletano
osc. osco
pav. pavese
perug. perugino .' In questa Grammatica si è cercato di far,.uso di segni fonetici particolari sol-
'tanto nei casi in cui un suono non poteva essere reso con i normali mezzi ortografici
piem. piemontese della lingua italiana letteraria. Tutte le forme linguistiche citate nella Grammatica
pl. plurale sono quindi da leggersi alla maniera italiana 1• Dove ciò non è stato possibile (ov-
port. portoghese vero allo scopo di dare una rappresentazione fonetica piu chiara), si sono adoperati
, seguenti segni:
p.p. participio passato
f, 9 suoni chiusi (spesso indicati anche con é, 6)
provenz. provenzale
reggino ~' Q suoni aperti (spesso indicati anche con è, ò)
regg.
rovig. rovigotto
u u del francese mur
romagn. romagnolo
o(9,9) eu francese in neveu o in fieur, rispettivamente
roman. romanesco
a suono intermedio tra a ~perta ed e aperta
salent. salentino
a suono intermedio tra a ed o
salern. salernitano
a suono intermedio tra a nasalizzata ed onasalizzata (suono me-
diolinguale, cioè « Mittelzungenvokal »)
sen. senese
a,e,i vocali nasalizzate
sett. settentrionale
i, t} i ed u semiconsonantiche (it. noia, guarire)
sic. siciliano
a suono di e indistinta, debolmente articolata (come nel francese
sing. singolare brebis)
spagn. spagnolo ~ fricativa bilabiale ( spagn. haba)
tarant. tarantino é affricata prepalatale sorda (tosc.un ceppo)
ted. tedesco e aff~icatamediopa1atale sorda (simile al suono iniziale di chiamo
tosc. toscano =camo)
triest. triestino o fricativa interdentale sonora (spagn. cada)
umbr. umbro 4,! , !, r suoni cacuminali (con la lingua in posizione retroversa ovvero
veneziano (in senso lato) invertita)
ven.
d' d palatalizzata
volg. volgare
g affricata prepalatale sonora (tosc. un gelso)
forme non documentate (solo ricostruite) g affricata mediopalatale sonora (simile al suono iniziale di ghian-
* da= ganda)
< proveniente da
1
che diventa Le forme prese dai testi antichi sono state naturalmente conservate nella lezione manoscritta
esempio l'antico milanese veçu 'veduto').
rapporto
XXXVI Trascrizione fonetica
I

y fricativa velare sonora (spagn. lago) 1,

g occlusiva velare sonora come in gamba (usata soltanto in posi-


zione precedente e oppure i, per evitare equivoci)
h h aspirata (ted. Hase)
GRAMMATICA STORICA
h· fricativa velare sorda (ted. machen)
; i consonantica (sic. jardinu)
DELLA
k e in cane LINGUA ITALIANA E DEI SUOI DIALETTI
i l palatale (tosc. figlio): cfr. sotto
ii n palatale (tosc. vigna): cfr. sotto FONETICA
,:z n velare ( tosc. vengo)
f r velare
p r debolmente vibrata (in Liguria)
s fricativa prepalatale sorda ( tosc. scena)
s s sonora (tosc. chiesa)
t' t palatalizzata
w u consonantica ( w inglese)
z ts = affricata sorda (it. zoppo)
i ds= affricata sonora (it. zelo)
z fricativa prepalatale sonora (simile a g di stagione nella pronun-
cia toscana; cfr. il francese ;ournal)
q> f bilabiale
x eh nel tedesco settentrionale ich, greco xlì..1.01.
~ fricativa interdentale sorda(spagn.cena, greco moderno ~Epµ6ç).

La trascrizione f e ii (suoni palatali) vale spesso, almeno per l'Italia peninsulare,


come suono intenso, trascritto in Italia generalmente H e fin.
Nei testi antichi dell'Italia settentrionale, ç ha il valore di una moderna z, po-
tendo cosi rappresentare tanto la sorda (ant. mil. lialtança) quanto la sonora (li
çudei). In tali testi antichi è molto ineguale il valore del segno x: esso rappresenta
z.
ora una s, ora una s, ora una s ovvero una Nel veneziano moderno il segno x,
quando è adoperato in alcune forme del verbo 'essere' (per esempio ela xe 'ella è',
ti te xe 'tu sei'), ha il valore di una s sonora. Nei testi siciliani antichi (fino al XVI
secolo) eh ha a volte il valore di eh spagnolo (mucho), per esempio chentu=centu,
pulchi = pulci, a volte il valore di ki, per esempio chuppu = chiuppu, chanta=
chianta.

Accentazione: Quando sono sprovviste di accento grafico, le parole dialet-


tali citate nella nostra Grammatica debbono intendersi piane; in caso contrario, la
vocale tonica è stata segnata con un accento grafico. Di tale accento grafico distintivo
della tonica non si è fatto generalmente uso nelle parole della lingua letteraria.
Quando una parola ha due accenti, quello principale è stato indicato con ', quello
secondario con ' .
Parte prima
Vocalismo
Generalità
I
I
I

II
!
I
I

1.Il sistema vocalico del latino volgare. Nel periodo classico con-
sisteva, prescindendo dai dittonghi, nel seguente sistema di tre gradi:

; teMouu
aa
Ma già all'inizio .della nostra era si pervenne a una rottura delle antiche
opposizioni di quantità, per cui si sviluppò -un nuovo sistema vocalico,
nel quale è fondamentale non la quantità, bensf la qualità della vocale.
In seguito a tale sviluppo si ebbero i suoni aperti dalle antiche vocali bre-
vi e i suoni chiusi dalle antiche vocali lunghe. Il sistema vocalico dèl la-
tino volgare viene dunque a consistere nei seguenti cinque gradi:
u

a
Questo sistema vocalico esiste però solo in teoria, perché in realtà fìn
dalla dissoluzione delle antiche condizioni di quantità (e in parte già
anche prima) si pervenne a una coincidenza di diverse vocali fra loro,
vale a dire ad una eliminazione di distinzioni fra gradi vocalici affini o
contigui 1• Nella lingua popolare di Roma, che durante i primi secoli del
I
Per la differenziazione dei diversi sistemi vocalici nel latino volgare, dr. particolarmente Laus-
berg, R. Sp., §§ 156-62.
6 I. Vocalismo § 2. Vocalismo arcaico in una zona dell'Italia meridionale 7
latino volgare esercitò un'influenza determinante sul sermo,quotidianus villari e la valle del Sinni. Nella parte meridionale la zona in discorso
delle Province, avvenne una semplificazione del nuovo sistema vocalico arriva fino alla linea che congiunge all'incirca Diamante con Cassano, nel
a cinque gradi, di modo che l'antica 'i e l'antica é si fusero nella forma e, settentrione fino al fiume Agri. Prendendo come esempio per la Lucania
e le antiche ued o nella forma 9. Abbiamo pertanto un sistema vocali~o le località di Maratea e San Chirico Raparo, per la Calabria Oriolo e Cer-
a quattro gradi (Sistema A), che si compone delle seguenti sette vocali: chiara, otterremo il seguente quadro fonetico:

Mara tea San Chirico Oriolo Cerchi ara


pì'.ce piéi piéi piéa piéa
nì'.ve nivi nivi niv.1 niva
p1per pipu pipu pipa pipa
a lì'.ngua li,;gua li,;ga wi,;a lina
creta krçta krçta k~çta
ed è valido non soltanto per la maggior parte dell'Italia, bensi anche per cera éçra éçra éçra éçra
il gallo-romanzo, le lingue neolatine della penisola iberica e il ladino: stella stçcf,efa stçlla stçlla stçlla
dr. l'italiano t~la (<tela) e p~ra (<pfra), v9ce (<voce) e cr9ce ( <cruce); nuce nuéi nuéi nuéa nuéa
lo spagnolo cera (<cera) e pelo ( <pì'.lu), sol (<sole) e lodo ( du tu); il cruce kruéi kruéi kruéa kruéa
francese soie (<seta) e fai ( <fì'.de), voix (<voce) e croix ( <cruce). Pos- butte vutti vutti vutta vutta
siamo perciò chiamarlo il sistema vocalico del latino volgare. cepulla éipurJ4,a cipulla éipulla éipulla
sole spli splu spwa spla
nepote nippti napptu nappta nappta
2. Vocalismo arcaico in una zona dell'Italia meridionale ( Lucania- fronte frpndi frpndu frpnta frpnta
Calabria). Il sistema vocalico che abbiamo ora caratterizzato, sebbene
si sia affermato in gran parte della Romània, non ha però preso piede La coincidenza di e con e1 di o con o,fa si che in seguito quelle che
dappertutto. Invero, in Romania si ha un uguale esito per é ed 'i (confu- furono é ed o subiscano l'ulteriore destino di e ed o; cosi, per esempio,
sione in e: cfr. il romeno parete< parete e sete< sì'.te), ma o si è svolta parole che un tempo avevano é ed o partecipano a quei medesimi pro-
insieme·con o(soare <sole, roata < rota), non con u(cruce <cruce). Pa- cessi di metafonia o di dittongazione sotto l'influsso di una -uo di una -i
rimenti la Sardegna non ha preso parte allo sviluppo del latino volgare. finali, che valgono per delle eed oprimarie: cfr. nel territorio calabrese
Qui la é ha avuto lo stesso esito non di 'i, ma di e,e analogamente la o della zona arcaica in discorso acietu 'aceto', sievu 'sego', miecu <me-
non di u,ma di o;mentre i si è svolta confondendosi con 'i e ii con u:cfr. cum, virnietu 'ontaneto'< vernetum, vuliemu <volemus, avietsa <
il sardo nive<n'1.ve, kadçna<catena, frledel, ruke<cruce, sple< habetis, triei <*tre i, fiemmana <f emina, cuttu6riu < * coctorium,
sole, rpda< rota, filu< filu, muru< muru. Si è ritenuto per lungo scu6pulu <* scopulu, -uosu (per esempio minnuluosu, garrijuosu) <
tempo che questa conservazione delle differenze tra 'i ed é, u ed o fosse -osus. Del tutto analoga è la situazione in Sardegna; anche qui é ed o
limitata soltanto alla Sardegna (e alla parte meridionale della Corsica, prendono parte, sotto l'influsso di una -uo di una -i finali, all'ulteriore
cfr. § 127 ); ma studi piu recenti hanno mostrato che la separazione di sviluppo di e ed o,sviluppo che in questa zona non conduce peraltro al-
entrambe le coppie di suoni e la coincidenza di é con e,o con o,i con 'i, la dittongazione, ma soltanto alla metafonia di ç > ~' p > 9: per esempio
ii con u sussiste ancora oggi in una striscia quanto mai arcaica di terri- pr~nu - prçna 'pieno', 'piena' (come l~ttu <lectu), 9ru 'orlo'< oru (co-
torio montano al confine della Calabria con la Lucania: si tratta di una me f9gu <focu). Come in Sardegna, anche qui si ha lo stesso esito per 'i
zona che da Maratea nel golfo di Policastro si spinge fino al golfo di Ta- e per i, per u ed ii: cfr. nivi <n1ve, filu <filu, nuéi <nuce, luéi <luce.
ranto, da entrambe le parti del confine tra Calabria e Lucania, per Castro- In contrapposto al sistema vocalico del latino volgare, costituito da cin-
8 I. Vocalismo § 3. La situazione in Corsica 9
que gradi, abbiamo dunque qui- come in Sardegna ( e nella Corsica meri-
i e e a o o u u
dionale) - un sistema di tre gradi (Sistema B), come nel latino antico:

i
\V e a
Vo V u

Il sistema delle nove vocali si è semplificato in cinque: 3. La situazione in Corsica. Il sistema vocalico vigente in Sardegna
(cfr. § 2) si continua nella parte piu meridionale della Corsica (fino ai
a dintorni di Livia), dove abbiamo sçili'sole', vçici'voce', cçida,nipçiti, fçi-
Vi V a
V V u_
cu, n<?ra,nçiu 'nuovo', rrçita, cçiri, e dall'altra parte cruci, nuci, bucca,
musca, stuppa, mustu, butti, /urca, sulcu. Si fondono dunque le antiche
o u
Oed nel grado fonetico çi, mentre si è unita con u; allo stesso modo
La notevole corrispondenza fra gli esiti assai arcaici della Sardegna si fondono le antiche eed e nel grado f: cfr. acftu, Cfra, CfCU,frli, mfli,
e lo sviluppo fonetico della zona calabro-lucana che di sopra abbiamo e dall'altra parte siti 'sete', piru, vidua, dittu, crista, cfnnara 'cenere',
delimitato ci addita delle interdipendenze molto antiche. Copioso mate- tinga 'legna'. La presenza di una nasale seguente ha provocato i suoni
riale documentario per questa zona dà il Lausberg - al quale dobbiamo aperti 9 ed ç invece di çied f: vçna, cat~na,av~mu, v~ndi, frpnti, vind~-
la scoperta dei citati particolari rapporti fonetici - nel suo lavoro« Die ·mia, canzpna, pulmpni 1• Nelle rimanenti parti dell'isola la situazione fo-
Mundarten Siidlukaniens », §§ 18 sgg., che resta fondamentale per il netica fu un tempo certamente la medesima, ma i forti influssi prove-
vocalismo dell'Italia meridionale; cfr. anche Rohlfs, in Jaberg, Don., nienti dalla Toscana hanno mutato l'antica situazione. Oggi infatti le an-
31 sgg., dove sono state raccolte liste particolareggiate di comparazione. tiche o ed u appaiono riunite nell'unico suono 9, come pure sono confu-
Un sistema di compromesso si è sviluppato in una piccola zona nel- se nell'unico suono ç le antiche e ed 'i: cfr. crpce, vpce, cpda, sple, frpnte,
l'interno della Lucania (a sud-est di Potenza): in questa porzione di ter- nibpde, mpsca, stgppa, f9rca, 9lmu; sçte, pçru, v~na, ag~du, cad~na,cr~-
ritorio di transizione fra l'ambiente dialettale con vocalismo sardo da un sta, avçmmu. Entrambi i suoni restano qui chiaramente separati dal ri-
lato, e la contigua area a nord con vocalismo neolatino-comune, 'i ed e (ed e o
sultato delle antiche ed latine, che compaiono in questa zona come
e)si sono confuse nel suono e (come nel Sistema A), mentre u è rimasta suoni chiusi: cfr. Cfgu, frle, pfde, pfttU, mfle, p{gu 'peggio', nçira,n9u,
separata da o e si è fusa con l'antica u.Un esempio di tale vocalismo (che r9da, f9gu, 9rtu, C(!rbu,p(!rta; anche in questo caso davanti a nasale si
corrisponde alla situazione fonetica del romeno) è il punto 733 -Castel- verifica apertura: cfr. tçmpu, frnu, b?ne 'viene', 9mmu, bpna.
mezzano - dell'AIS: cfr. Sfta, tfla, Vfna, Sfra, nfva, pféa, Sfta 'sete', In Corsica abbiamo dunque un sistema vocalico a quattro gradi come
PfPa (accanto a frla, mfla), dall'altra parte kruéa, nuca, surda 'sorda', nei parlati toscani, però con singolare inversione delle antiche 'qualità'
grutt, muné 'mungere', vudda 'bollire' (a fianco di mura, fusa), di con- ( Sistema A2):
tro a napçita, sçila,karvçina, krçina (a fianco di kçira, nçiva 'nuova'). La
dimostrazione di questo vocalismo, i cui confini geografici sono ancora i a
da stabilire con maggior precisione, è stata data dal Lausberg, §§ 70 sgg.
Nella zona in questione vale in sostanza il seguente sistema, anch'esso a V a o
V u
tre gradi (Sistema C) 1 :
1
Lo sviluppo vocalico in· questione è valido soltanto per la posizione in sillaba libera, perché
in quella chiusa le vocali chiuse sono diventate aperte per abbreviamento. 1 La stessa situazione fonetica vige nella zona piu settentrionale della Sardegna (Gallura).
IO 1. Vocalismo § 4. Il sist~ma vocalico siciliano e dell'Italia meridionale II

co A): si tratta di una zona che si estende dall'alto Salento per Taranto
4. Il sistema vocalico siciliano e dell'Italia meridionale. Come in (punto 737 dell'AIS), la Lucania o,rientale e settentrionale (punti 735 e
Sardegna e nella zona arcaica di confine calabro-lucana invece del sistema 72 6), fino alla parte meridionale della provincia di Salerno (punto 731 );
vocalico a quattro gradi del latino volgare, è rimasto in vigore un siste- qui, mentre hanno luogo le seguenti semplificazioni (Sistema E):
ma fonologico a tre gradi, cosi anche la zona estrema meridionale d'Ita-
lia palesa un sistema a tre gradi, sebbene in modo alquanto diverso: i tre i z e e a o o u ii
gradi estremi dell'ordine vocalico si sono fusi insieme in un'unica vocale:
i
\liç a
\lip u
i z e e a o o u ii

\lii f a p
\li
u
si perviene allo stesso sistema che già conosciamo dal Mezzogiorno me-
ridionale:

Dal punto di vista fonologico, il risultato finale è lo stesso che nella


zona 'arcaica' (Sistema D): a

In questa zona dunque, come in Sicilia, tre suoni si sono confusi in


un unico grado, ma veramente qui si tratta di tre altre vocali. Come esem-
a pio può servire la località Avetrana (punto 73 8 ), nel Salento settentrio-
nale: in questa località abbiamo pçpa, krçta, prta 'piede' (e in posizione
Mentre a, eed osono rimaste conservate come a, f ed p, invece i, 'i ed e chiusa: lçngua, stçdda, srtta ), dall'altra parte kpri, spli 'sole', npéi (e in
si sono confuse nel grado i: cfr. il siciliano filu <fil u, nivi <nì'.ve, tila < posizione chiusa: pprta, frpnti, mpska); ulteriore materiale documen-
te 1a; allo stesso modo u,ii ed o si sono confuse nel grado u: cfr. luna< tario dà il Lausberg, 50 sgg.
luna, nuci <nuce, vuci <voce.Lo stesso sviluppo vale per la Calabria, A un sistema analogo si è pervenuti nelle Puglie, Abruzzo setten-
fino all'incirca alla linea Diamante-Cassano (prov. Cosenza), dove inco- trionale e a Monte di Procida, però qui soltanto a causa di uno sviluppo
mincia la zona arcaica col vocalismo 'sardo': cfr. il calabrese (prov. Co- recente. In questa zona z,e ed esi confondono nel suono~ (ç nella lo-
senza) vite< vite, piée <pì'.ce, cira <cera, e dall'altra parte fusu <fusu, calità abruzzese Montesilvano), u,oed onel suono 9 (a Montesilvano p ).
cruce <cruce, nipute <nepote. A nord della zona arcaica con vocali- Tale sviluppo vale soltanto in sillaba libera, e si è manifestato dopo l'e-
smo 'sardo' troviamo un avamposto isolato del vocalismo 'siciliano' nel- saurimento del fenomeno della metafonia. Come esempio possono vale-
la zona meridionale del Cilento (prov. Salerno), tra Sapri e Ascea: cfr. re Apricena (prov. Foggia) - cfr. p~pa, t~la, p~da, n9éa, sk9pa, r9ta - e
(esempi presi da Camerata) spika < spica, nivi <nì'.ve, katina <catena, Monte di Procida - neva,
. tela,
. fela,
. noé, . sola
. 'sole', kora
. 'cuore'.
e dall'altra parte uva<uva, nuéi <nuce, vuéi <voce (cfr. Rohlfs, ZRPh Alcuni dialetti dell'Abruzzo settentrionale e della parte meridionale
57, 427 ). Per il sistema fonologico della zona meridionale, cfr. Laus- delle Marche sono avviati verso un sistema vocalico a due gradi (Siste-
berg, 83. ma F): nei dintorni di Teramo le antiche eed e ('i) in sillaba libera (qua-
Un'altra forma di un sistema fonologico a tre gradi si è andata svi- lora non abbia luogo la metafonia) sono diventate a - cfr. fata 'fiele', ma-
luppando nella fascia di contatto fra la zona arcaica (Sistema vocalico B) ta 'miete', masa 'mese', pala 'pelo' -, mentre gli antichi ·aed o si sono
e la parte settentrionale ('napoletana') delMezzogiorno (Sistema vocali- confusi nella forma p; il sistema che abbiamo qui è dunque il seguente:
!2 I. Vocalismo § 5. Alterazione spontanea, metafonia e dittongazione 13

bestia> tosc. biscia, brachium >a Bormio brré, bestia> cal. viestia
1
'asina', camp. (Venafro) viestia 'animale da tiro' •
Per ciò che riguarda la dittongazione, essa può manifestarsi sponta-
a neamente, cioè senza particolare spinta in qualsivoglia data posizione:
cfr. il toscano piede, miele, pietra, tiepido, lieta, lieti; il palermitano
A Grottammare (prov. Ascoli Piceno) le antiche a ed o (u), sia in sillaba piedi 'piede' e 'piedi', tiempu, piet/,t/,i'pelle', tierra, diesi, jebba 'erba':
libera che chiusa (ove non abbia luogo metafonia), si sono fuse con l'an- siempri, sietti < septem, frievi 'febbre', viespa, fiesta. D'altra par~e s1
tica a, la quale si è sviluppata anche dall'antica e (t), mentre l'antica eè ha una dittongazione condizionata, sotto l'influsso di un suono contiguo
rimasta conservata come r: cfr. kara 'cuore', nava 'nove', parta, atta 'ot- (per esempio di un gruppo fonetico palatale o di un suono palatale), o di
to', sala 'sole', kraéa 'croce', vakka 'bocca', /randa 'fronte', tala 'tela', una -i ovvero -u finale; cfr. il ligure (Rovegno) pie tene< pectine, lieze <
langua, stalla 'stella', frla 'fiele', mrla; si sviluppa pertanto il seguente legit; il gallo-siciliano uoji < hodie; il cosentino Pf'de 'piede' - piedi
sistema: 'piedi', fprte - fuorti; il piemontese ç>s'osso' - os 'ossi' da un .prece~e~te
*uossi. Anche la dittongazione è una forma della metafonia: se nei dia-
letti calabresi rimane conservata la edi pede (>Pf'da),il plurale *pedi
del latino volgare perviene bensf (a seconda dei singoli luoghi) talvolta
a p~di, talaltra a piedi; ebbene, si tratta in entrambi i casi dello stes~o
a
fenomeno fonetico, cioè di una 'armonizzazione' fra la vocale della sil-
laba tonica, molto aperta ( r, ç>),e la vocale i ovvero u, estremamente
chiuse. Quale risultato di un~ armonizza?:ione è del pari da ritenere la
5. Alterazione spontanea} metafonia e dittongazione. L'ulteriore metafonia che colpisce le antiche~ ed 9 in vasti territori dell'Italia meri-
sviluppo delle yocali del latino volgare (vale a dire delle vocali pri- dionale: per esempio nel Lazio meridionale n~ra (però niro, niri), r9Ha
mitive neolatine) può aver luogo in tre maniere: per cambiamento spon- (però russo, russi). Nel caso della metafonia, il grado di apertura della
taneo di suono, per metafonia o per dittongazione. Per cambiamento sillaba che si trova sotto accento tonico viene a· subire una chiusura che
spontaneo di suono deve intendersi una mutazione fonetica la quale giunge fino ad un grado vocalico ( ~ >~, p >9, ~ >i, 9 >u); nel ·caso della
colga ogni suono in una determinata posizione, per esempio ogni a, i, dittongazione, la vocale accentata sì scompone in due parti, nella prima
e, u in sillaba accentata e libera ( talvolta anche in sillaba chiusa) va- delle quali il processo di armonizzazione giunge a piu forte espressione
le a dire senza una spinta particolare, per esempio da parte di una vocale che non nella seconda: e>ie, o>uo. Dal punto di vista dell'articolazio-
finale oppure di una consonante contigua: cfr. per esempio il bolognese ne, la metafonia (quando è prodotta da -i oppure da -u) consiste in un
nrs 'naso', srl 'sale', lçna 'lana', dr 'dato'; l'abruzzese (Gessopalena) sollevamento della lingua contro il velo palatino ovvero contro il palato
spaika < spica, maraita 'marito', vaita 'vite', laina 'lino'. Per metafonia anteriore.
è da intendere un determinato sviluppo fonetico che si verifica sotto l'in- In linea generale in Italia la metafonia e la dittongazione provocata
flusso di una vocale finale, soprattutto -i, talvolta anche -u:cfr. il napo- dalla metafonia non presuppongono in maniera assoluta una precedente
letano nfra 'nera' (però nira < nigru ovvero nigri), r9ssa 'rossa' (pe- lunghezza della vocale accentata. La metafonia consiste in un innalza-
rò russa<russu ovvero russi); l'antico veneziano molto: multi, ello: mento della posizione della lingua, mentre per la dittongazione è suffi-
illi; il milanese quel: quij 'quelli'; il ticinese forn: furn; il piemontese ciente una emissione d'aria rafforzata, un'enfatica accentuazione della
gat: grt 'gatti'; il laziale meridionale pçde: Pfdi, drnte: dfnti. Una spe-
1 Il confronto dell'italiano uscio e biscia con i risultati nelle altre lingue neolatine (per esempio
cie di metafonia può essere stata provocata anche da un gruppo conso- il francer.e huis e biche) mostra che la tendenza alla metafonia deve essere già esistita nel periodo del
nantico seguente che contenga una palatale: cfr. ostium >tosc. uscio, latino volgare.
I. Vocalismo § 6. Estensione della metafonia da i e da u 15
sillaba tonica, che sposti dal suo equilibrio la vocale sotto accento 2 • Me- anche la trattazione interessante i medesimi problemi, pubblicata ante-
tafonia e dittongazione possono verificarsi senza distinzione sia in sillaba riormente da P. G. Goidànich, « L'origine e le forme della dittongazione
libera che in sillaba chiusa: cfr. il veneto (Grado) creo 'credo' e crii romanza», Halle 1907.
'credi', contento e continti; il calabrese pçde-e piedi, pçrde e pierdi, ppr- Un fenomeno allacciato alla metafonia è la propagazione della vocale
ta e puorti 'tu porti'. La metafonia e la dittongazione condizionata dalla finale nella sillaba radicale e la sua unione con la vocale tonica: dr.
metafonia sono particolarmente diffuse in,quasi tutta l'Italia del Nord area> *aria> aira (nei dialetti italiani settentrionali antichi), aira 'aia',
(oggi prodotte in modo particolare nel dialetto romagnolo, nel piemon- (in siciliano e calabrese); infanti> antico veneziano fainti; antico pie-
tese settentrionale e nel ticinese), inoltre nella maggior parte del Mez- montese boyn <boni, larroyn 'ladroni', crastoyn 'castroni' (Giacomino,
zogiorno (la Calabria meridionale, la zona piu meridionale del Salento, AGI 15, 430); istriano (Dignano) bottoin 'bottoni', barcoin 'balconi'
certe parti della Sicilia e alcuni dialetti isolati ne sono tuttavia esclusi). (Ascoli, AGI 1, 414); ligure karbui!J,'carboni'; piemontese settentrio-
Nell'Italia centrale la metafonia giunge verso nord fino nelle Marche, in nale butui 'bottoni'. Questa propagazione si verifica del tutto conse-
Umbria e nei dintorni di Roma; la Toscana e le zone vicine del Lazio e guentemente nella zona a sud di Squillace (Calabria), per esempio a Da-
dell'Umbria conoscono fenomeni metafonetici soltanto in trac~e isolate, voli, dove ogni vocale finale viene trasportata nella sillaba radicale e
e niente affatto la dittongazione condizionata dalla metafonia. Sull'esten- unita alla vocale tonica senza che vada con ciò perduta la vocale finale
sione geografica della metafonia da i e da u,cfr. § 6. '
stessa: cf r. mariana · ' f'zulu 'fil o,' stza.
' manna, ' da ' ste 11a ' , t'zala ' te 1a,' czara Il

I fenomeni metafonetici (ivi compresa la dittongazione condizionata 'cera', luana 'luna', carrozzéat/,a'carrozzella', curtefutJ,u'coltello'.
dalla metafonia) sono sostanzialmente piu antichi dello sviluppo fone-
tico spontaneo (per esempio di a>e, i> ei), prova ne sia il fatto che per
esempio in romagnolo la ~ metafonizzata da -i diventa i, e questa i segue 6. Estensione della metafonia da i e da u. Nella massima parte del-
al completo le sorti della 'i originaria (Schiirr II, 109). Lo stesso vale in l'Italia meridionale la metafonia è prodotta in ugual maniera da i e da
romagnolo per la o metafonizzata ( >u ), la quale si sviluppa ulteriormen- u 1• Ciò vale per la zona siciliana e calabrese soggetta a dittongazione, per
te proprio allo stesso modo che un'originaria ii (ibid., 1 ro ). Esattamente la Lucania, la Campania, per la massima parte delle Puglie e del Lazio
Io stesso accade nel Mezzogiorno: le i e le u divenute tali per metafonia meridionale. Al contrario, alcuni dialetti nelle Marche meridionali e nel-
da e e da o prendono parte anche qui allo sviluppo fonetico spontaneo l'Umbria meridionale, come pure grandi zone negli Abruzzi e nella parte
che vige per le i ed u originarie: cfr. a Pozzuoli melu >mite>moila (con piu settentrionale delle Puglie, conoscono soltanto la metafonia da -i,
lo stesso risultato di vinu >voina), mentre il plurale mela divepta maila cfr. l'umbro meridionale (Amelia) nero: niri, rosso: russi, pelo: pili,
(come set a >saita). Per ciò che concerne la metafonia di a, almeno nel- l'abruzzese (Palmoli) nair: nira, rpH: riiH 'rosso', 'rossi', vçnt: vient
1'Abruzzo settentrionale (prov. Teramo) il fenomeno dev'essere molto 'venti'; il pugliese settentrionale ( Serracapriola) nera : nira, roH : ruH,
antico, perché il risultato metafonetico del plurale (i, per esempio ip grpss: gruss; il marchigiano meridionale vçntu: V(!nti,t(!ttU: titti. Nel-
e
'api') si accompagna in questa zona con quello di (cfr. pit 'piedi'), il la zona occidentale dell'Italia meridionale, dove la metafonia è prodotta
che significa che qui la a deve essersi cosi presto metafonizzata in ç da tanto da i quanto da u, il dialetto di Veroli (Lazio meridionale) occupa
poter prendere ancora parte di nuovo alla metafonia di ç >i, manifesta- una posizione particolare: qui producono metafonia su f! ed 9 sia -i che
mente piu tarda (cfr. § 101). - Uno studio molto approfondito sulle -u - cfr. pilu 'pelo', pili 'peli', niru 'nero', niri 'neri' (ma n(!ra), surdu,
ragioni della dittongazione dei dialetti italiani nei loro rapporti con la
situazione neolatina comune è quello di F. Schiirr, RF 50, 275-316; cfr. 1 Si tratta primariamente di quella i che dipende da un'antica 'i latina, non di i proveniente da

altre origini (cfr. però il § 7). Al contrario, un'antica u agisce come un'antica ii, cioè bisogna che sia
2
I precedenti fonetici che conducono alla dittongazione sono bene analizzati da Richter, pp, passata per particolari ragioni a ii, evidentemente in periodo antico: ventus > ventus (ventu),
140 sgg.; sull'essenza della dittongazione come processo di armonizzazione cfr. anche le belle osser- forse per evitare la confusione con ven tos. Cfr. per questo Lausberg, RF 60, 301 e ZRPh 67, 319
vazioni del Lausberg, p, n. . sgg.
16 I. Vocalismo § 7. Diversi effetti della -i e della -u finali

surdi (ma s9rda)- mentre su ç ed p produce metafonia soltanto -i - cfr. , plurale di pprta. Però in alcune zone si trova tale metafonia, per esem-
npvu : n9vi, brllu : bfli, éçku : éfki, vitçllu : vitfli. Quanto si è detto pio in certe parti della Sicilia - cfr. a Lipari vçspa col plurale viespi, sçr-
finora vale soltanto per la metafonia ( oppure per la dittongazione) di f, pi col plurale sierpi; a Villalba (prov. Caltanissetta) gruassi 'grosse',
9, ç ed p. Per quel che riguarda a, essa si muta in una zona alquanto nuavi 'nuove', liaggi plurale di lçgga 'leggera'; a Mistretta ru6ssi 'gros-
estesa dell'Italia meridionale solo per metafonia da -i (cfr. § 2 r ); e sol- se'; a Giarratana (Siracusa) nuovi 'nuove' -, nella Calabria di nord-est
tanto in pochissimi dialetti (Ischia, Procida, Pozzuoli, Castro dei Volsci) _ per esempio a Oriolo grpssa 'grossa', grussa 'grosse', stçlla 'stella', stil-
agisce su a anche la metafonia da -u (cfr. § 22). Per quanto riguarda l'I- la 'stelle'; a Canna tçrr 'terra', tirr 'terre' -, nella Lucania meridionale
talia settentrionale, ivi in generale ha efficacia - in quanto la metafonia _ per esempio a San Chirico Raparo buçni 'buone' (sing. bpna), gruçssi
sia conosciuta - soltanto quella da -i. Non mancano però alcune zone, in 'grosse' ( cfr. anche Lausberg, § ro) -, nella Lucania nord-orientale - a
cui anche -u ha il suo effetto metafonizzante: sono queste il Piemonte Ripacandida frpnna 'fronda', frunne 'fronde'; a Lizzano (nel tarantino)
settentrionale (a nord di Novara) e il Canton Ticino, dove si mostra l'an- lucierti come femminile plurale di 'lucertole' -, nella penisola salentina
tica connessione linguistica con il ladino occidentale, nel quale si ha la _ per esempio in provincia di Brindisi buçni 'buone', nuçvi 'nuove', jam-
metafonia da i e da u. Anche nell'Italia settentrionale la metafonia non mi tuçrti 'gambe torte', quisti 'queste' accanto a bòna, nòva, tòrta, què-
ha effetto su tutte le vocali con la medesima forza: su a ha effetto meta- sta -, in provincia di Bari - per esempio a Ruvo vraçsp 'vespa', vrisp
fonizzante soltanto una -i finale, come pure f ed 9 sono metafonizzate 'vespe' -, nel Cilento - a Omignano pu9rti plurale di pprta -, nel Lazio
solo da i. A Grado (nel Veneto orientale) ha luogo la metafonia da -i su meridionale - per esempio a Castro dei Volsci fava, pl. frva -, nelle Mar-
f ed 9, mentre ç ed p non vengono metafonizzate. Le colonie gallo-ita- che meridionali - per esempio a Maltignano gatta, pl. gatta -, infine in
liane nell'Italia meridionale conoscono anch'esse soltanto la metafonia alcuni dialetti d'Abruzzo - per esempio a Lanciano bbçlla 'bella', bbilla
da -i: cfr. a Picerno (prov. Potenza) tsppp 'zoppo' (pl. tsupp ), pprka 'belle', npstra 'nostra', nustra 'nostre'; a Vasto jumçnda 'giumenta', ju-
(pl. puré); a Trecchina (golfo di Policastro) mprtu (pl. muorti), pfrsu minda 'giumente'; a Palmoli t9rt 'torta', turt 'torte'-. Ciò presuppone
(pl. piersi), vpsku (pl. vuoski), frfddu (pl. friddi), s9lu (pl. suli). Il fatto che in questi territori -ae (-e) è passata ad -i molto presto.
che nell'Italia meridionale la metafonia da -u è molto piu estesa e molto Nel napoletano le vocali aperte (lat. e,
o) della terminazione del plu-
piu efficace che non nell'Italia settentrionale dipende sicuramente da rale femminile restano generalmente intatte: cfr. bèlla, vècchia, nòva,
questo, che nel Mezzogiorno la -u finale ha conservato piu a lungo il suo acèrva, fòrta, lacèrta quali plurali di bèlla, vècchla, nòva, acèrva, fòrta,
particolare carattere - come del resto-usi è conservata fino ad oggi nel- lacèrta 'lucertola'. Al contrario, le vocali chiuse f ed 9 sono colpite da
l'Italia meridionale (in una parte del territorio persino nettamente sepa- metafonia: cfr. cortisa, franzisa, briccuna, coruna, furcha, scupa, turra,
rata da -o) - mentre nell'Italia settentrionale essa è caduta in generale vuccha, allegrizza, vutta, trizza, sirva, nuca, vuca, grutta, furma quali
molto presto. plurali dei femminili cortesa, franzesa, briccona, corona, forca, scopa,
torra, vacca, allegrezza,votta 'botte', trezza 'treccia', serva 'selva', noca,
vaca, grotta, forma 1 • Per l'Italia settentrionale può essere indicato il mi-
7. Diversi effetti della -i e della -u finali. In certi casi le vocali finali lanese parié ur 'parecchie ore' accanto a pareé 'parecchio', quisti 'que-
hanno un diverso comportamento nel loro eff~tto sulla vocale tonica. ste' accanto a quest 'questo' (Salvioni, r6). Ciò significa che in questi
La -i finale delle terminazioni plurali conduce sempre (per quanto que- dialetti la -e finale ( <-ae) è passata ad -i prima che si concludesse il feno-
sto fenomeno esiste) alla metafonia, sia che si tratti di una -i maschile meno della metafonia. Anche l'antica desinenza -is del genitivo può pro-
(i denti, gli orti), sia femminile (le noci, le torri). Al contrario, i plurali
femminili della classe in a (terminazione latina -ae) non prendono parte 1 In diversi casi l'uso è incerto: vicino a fòrtiJ la lingua un po' piu antica conosce anche fuortiJ
(per esempio le ffuortiJ vraccia), vicino a cèrtiJ anche ciertiJ (cierte campagne); accanto a vucchiJ, triz-
generalmente al fenomeno della metafonia nell'Italia meridionale: cfr. ZiJ, furchiJ, turriJ, coruniJ, si ha presso alcuni autori anche vocchiJ, trezziJ, forchiJ, torriJ, coroniJ (Ca-
il calabrese (Acri) npvi come plurale di npva, il napoletano p9rta come pozzoli, 56 sgg, e 82 sgg.).
18 I. Vocalismo § 7. Diversi effetti della -i e della -u finali 19

durre metafonia: cfr. il calabrese (prov. Cosenza) juovi; il siciliano (Mi- meridionale del territorio calabrese dove si verifica dittongazione (dal
stretta, Catenanuova) juovi; il lucano (Pisticci) suovadija; il salernitano Crati verso sud fino a Serra San Bruno): cfr. il cosentino vie gnu< ve-
(Acerno) juovari 'giovedf'; il siciliano (Mistretta, Catenanuova) miercu- ni o, sientu, vuogliu, puozzu, puortu, piensu, triemu, muoru, lieju 'leg-
ri 'mercoledf'; il campano (Procida) mèrtari 'martedf'. Nelle desinenze go', muovu. La stessa cosa avviene nel gerundio che termina in -endo:
verbali, la -i della seconda persona conduce quasi sempre alla metafonia: soltanto in Calabria si produce dittongazione della vocale accentata
per esempio in calabrese tieni 'tu tieni' (ma tçne 'egli tiene'), puorti 'tu (veniennu, sintiennu, vidiennu), mentre nei territori del Mezzogiorno
porti' (ma pç;rta 'egli porta'); in barese puerta; in abruzzese (Lanciano) situati piu a nord si ha la conservazione di e.La u della desinenza -emus
purta 'tu porti'. Vi sono però alcune eccezioni. Dove-assi è mantenuta non produce metafonia in quelle zone dove altrimenti una e davanti a u
piu a lungo, ovvero dove è rimasta fino ad oggi, la metafonia non ha luo- diventa i (tectus > titto ), vale a dire che la desinenza verbale agisce co-
go: cfr. il cosentino çre 'tu eri'. A Cipollina (prov. Cosenza), la seconda me se si basasse su un -emos. Infatti, nei dialetti che mantengono di-
persona del presente di 'suonare' e 'dormire' fa spnasa < sonas e dpr- stinta la -u finale dalla -a finale (cfr. § 14 5), la forma verbale termina in
masa (al contrario, la prima persona è metafonizzata: sunu, durmu). An- -mo ( vedemo, tenemo ), mentre la desinenza del sostantivo è -u (filu, mu-
che la desinenza -i s della seconda persona del plurale in -et i s produce ru) (Merlo, SR 6, 81 ): per esempio a Rieti sapemo vicino a pilu. AI con-
generalmente metafonia: cfr. il napoletano avita (ma avfmO ); il calabre- trario, si ha metafonia in alcune zone della Campania, della Lucania e
se settentrionale avietsa <habetis; il campano e il lombardo perdi., ven- delle Puglie: per esempio a San Chirico Raparo (Potenza) vulimu; a Omi-
di 'vendete'; l'emiliano vindi; il veneziano vendi. Sembra dunque che vi gnano (Cilento) volimo; a Formicola (Caserta) ulimma <volemus. I-
sia per base -eti (invece di -eds ). Al contrario, -etis non subisce meta- noltre si incontra la dittongazione di e>ie nel territorio di confine cala-
fonia in una zona che comprende la maggior parte dell'Abruzzo, il Lazio bro-lucano, dove e è diventata e: cfr. il calabrese settentrionale (Ajeta,
meridionale e la Campania settentrionale: cfr. l'abruzzese (Montesilva- Tortora, V erbicaro) vuliemu < v o I e m u s , vidiemu <vide m u s , aviemu <
no) vannçta 'voi vendete' (ma vinna 'tu vendi'); il laziale meridionale habemus. Ciò significa che la dittongazione di e>ie è avvenuta in una
(Sonnino) vennfte (ma vinne alla seconda persona); il campano setten- epoca in cui si era già verificata la confusione tra la -u della desinenza
trionale (Gallo) vennfta (ma vinna alla seconda persona) (cfr. AIS, verbale e la -u della desinenza sostantivale (cfr. nel medesimo territorio
1688). acetu > acetu >aciètu) (cfr. Lausberg, 160).
Per quanto riguarda la -a finale, generalmente octo non partecipa Per ciò che riguarda la terza persona del plurale, è necessario distin-
1
alla metafonia. Ci sono però nell'Italia meridionale alcune zone (peniso- guere se all'origine si trova -ant oppure -unt • Nel primo caso non av-
la salentina, Matera in Lucania e inoltre l'estrema zona meridionale del viene, naturalmente, alcuna metafonia, perciò abbiamo in tutta l'Italia
territorio dove si verifica dittongazione in Calabria) che presentano la meridionale s9nanu, s9nana 'suonano' (AIS, c. 787 ). Neanche -unt pro-
dittongazione della vocale accentata (uottu, uçttu); quanto alla -a di duce, in generale, alcuna metafonia; però ci sono delle eccezioni. Dalla
homo, essa produce dittongazione soltanto nell'estrema zona calabrese desinenza -unt viene provocata la metafonia in alcune zone della Sicilia
suddetta. La -o finale in questi territori deve dunque essere passata a -u (per esempio a Mistretta e a Catenanuova mU<jrinu;a Villalba muarinu),
tanto presto da potere ancora provocare la metafonia; o altrimenti (e ciò nella massima parte dell'area di dittongazione calabrese (cosentino puo-
è forse piu verosimile) in queste zone, sotto influssi provenienti da nord, tu < potunt, vuolu <volunt, muorinu), e inoltre in una zona alquanto
la dittongazione ha concluso il suo ciclo sostanzialmente piu tardi. La estesa, che si può delimitare entro le due linee Roma-Rieti-Norcia e Cas-
vocale tonica di homo resta inalterata (òm) anche nel Canton Ticino e sino-Campobasso: cfr. l'antico aquilano mittu 'mettono', ficero, patis-
nel Piemonte settentrionale, dove opassa ad osotto l'influsso di u finale sero; a Castro dei Volsci piérdana, siéntana, bfvana 'bevono', du6rmana,
(kol <collu). ·se consideriamo la prima persona del presente, noteremo kurrana, kridana (Merlo, SR 6, 70 sgg.); a Rieti pfrdu <perdunt, d9r-
che anche in questo caso si è pervenuti ad un risultato analogo: la -a fi- 1 La -o finale della lingua e dei dialetti moderni (cantano, vedono) non ha alcun influsso meta-

nale non produce in generale metafonia. Fa eccezione soltanto la parte fonizzante, perché si è aggiunta alla desinenza verbale soltanto in epoca tarda.
20 I. Vocalismo § 8. Il comportamento dei proparossitoni 2I

mu<dormunt, kridu<credunt (ibid., 77); nella zona di Roma metu osizione cum: di fronte ad una forma metafonizzata del calabrese set-
<metunt, k9lu<colligunt, bivu<bì'.bunt (Merlo, ZRPh 42, 258). tentrionale e de11ucano mecum >mecum
.p " .
>mzecu, -
tecum "
> tecum > t'ze-
Dalla provincia di Cosenza, dove -ant è stato sostituito da -unt (cfr. cu (cfr. § 2), si ha dall'altra parte una forma senza metafonia nell'abruz-
§ 532), citiamo s6nu 'suonano' (di fronte a sòna), tr6vu 'trovano' (di zese (Tagliacozzo) mfko (cfr. pinu <plenu ), n9sko <n6scum (cf~. muk-
fronte a tròva): anche in questo caso bisogna presumere che -u(nt), a ko 'moccio'). Anche nei dialetti a sud di Roma (per esempio a Pahano) la
causa della collisione con -o (della prima persona), sia diventata -ii (cfr. é di mecum, tecum non subisce metafonia da parte della u finale: cfr.
Lausberg, ZRPh 67, 325). comméco, cottéco di fronte ad acito, niro (Navone, 26). Nella medesi~a
Un differente esito ha inoltre la -o avverbiale, per esempio in * il- zona nemmeno produce metafonia la -um di deorsum (lat. volg. JO-
loco, 'in quel luogo': cfr. da una parte il calabrese lluocu' dduocu
.. 'co- sum ): cfr. a Sonnino j(!SOvicino a suso, che dipende da siirsum (cf~.
sd', dall'altra il campano (Acerno) l9ku 'là' (ma fuoku), il laziale meri- dall'altra parte surdo con il femminile sorda). La -us de~la quarta de~~-
dionale (Sonnino) all9ko 'là' (di contro a f ocu >f9ko ). Differente ·esito nazione mostra pure questo diverso comportamento: d1 contro al s1c1-
ha anche la neutrale -us in melius e pejus: mentre ambedue queste liano suoru, al calabrese suoru 'sorella'< *sorus (cfr. § 354), non si ve-
parole in Calabria subiscono la metafonia (miegliu, pieju ), restano inve- rifica dittongazione nella forma del Cilento s9ru (difronte a uovu ), e nel
ce escluse da tale fenomeno negli altri dialetti del sud (Campania, Puglia, Salento (per esempio a Vernole spru di fronte a sçcru 'suocero', çss~ 'os-
Abruzzo, Lazio meridionale). Merlo ha tentato di spiegare l'assenza del- so'). Nella zona dialettale romanesca neanche norus mostra effetti me-
la metafonia (ZRPh 30, 442) supponendo una sostituzione di -us con -or tafonici: cfr. a Subiaco n9ro 'nuora' di contro a f9ku <focu (Lindss-
(pejus >pejor), il che non è convincente (cfr. Subak, RJ ro, r, 125). trom, SR 5, 284); appartiene inoltre a questo tipo il laziale meridionale
L'enigma si risolve quando si constati che nel dialetto umbro di Rieti (Serrone, Paliano) la Nko (pl. le pçko: dunque incluso nella quarta de-
(dove le -u e le -o finali vengono accuratamente distinte), quelle forme clinazione), di contro a éfko, lfttO, tfmbo. La desinenza -us della quarta
non suonano mègliu e pèju, bensf mèglio e pèjo (di contro a filu, nasu). declinazione deve quindi aver avuto un valore fonetico diverso dalle de-
3
La stessa situazione si incontra a Camerino (nelle Marche meridionali): sinenze -us, -um della seconda declinazione latina • Che in Calabria la
qui i risultati di melius e pejus suonano mçjo e Nddio rispettiva- dittongazione si verifichi in tutti i casi può essere considerata una prova
mente (di contro a éfku 'cieco'), cioè non si verifica la metafonia eden- O del fatto che in questo territorio le diverse vocali si sono confuse pre-
trambe le parole appaiono con la desinenza -o invece della consueta -u. sto nella comune -u, ovvero del fatto che la dittongazione si è introdotta
Poiché in entrambe queste località l'articolo maschile suona lu e il neu- molto piu tardi qui che non nei territori situati piu a nord. Per la qualità
tro lo (per esempio lo pane, cfr. § 420 ), è chiaro che la-udi certi neutri vocalica delle desinenze latine -us, -vs, -v, -um (confusioni fonetiche e
aveva foneticamente un valore diverso - e perciò un effetto diverso - dal- effetto sulla sillaba accentuata), cfr. le ottime osservazioni di Lausberg,
la -u degli altri sostantivi; cioè, aveva lo stesso valore fonetico della -u R. Sp. 274.
nella desinenza verbale -mus. Tale -u deve essersi confusa presto con la
finale -o. Si verifica perciò il fatto che anche nei dialetti della Campania
il neutro kflla 'quello' non mostra la metafonia di e>i, che altrimenti di 8. Il comportamento dei proparossitoni. I proparossitoni meritano
solito avviene (killa masch. 'quello', friska, sikka 'fresco', 'secco'). Esat- una particolare attenzione nei riguardi della metafonia e della di~tonga-
tamente la stessa cosa si ha in abruzzese, dove (per esempio a Taglia- zione. Nel caso di una parola come pertica si presenta la questione se
cozzo) il pronome dimostrativo neutro suona Vfsto 'questo' ovvero v?lo sia la vocale finale a (che non ha effetto metafonizzante) quella decisiva,
'quello' di fronte a pino< plenu 2 • Lo stesso esito si constata nella pre-
ma continuano ad avere la loro efficacia nel produrre ovvero nell'impedire i dittonghi, cfr. a San-
2
t'Oreste (Roma) u frrru (ma u pifttu), a Nocera Umbra l' fçrro (ma a~viento 'il vento'). . .
Un confronto molto istruttivo è quello tra la carta 'il ferro' e la carta 'il petto' (ovvero 'il ven- 3 Un'analoga differenza si fa nel dialetto dei Grigioni, nel quale m questo caso la -us dei neutri
to') dell'Atlante linguistico (AIS): a Norcia, in Umbria, abbiamo lo frro (ma lu pifttu), a Leonessa ha un'influenza diversa da quella della -um delle altre declinazioni, cfr. a Bergiin pçts < pectus,
lo frrro (ma ru Pifttu); altrove le differenze antiche nelle vocali finali si sono apparentemente estinte, tçms < tempus vicino a ciert < certu, fier < ferru, cfr. Lutta, 59,
22 1. Vocalismo § 8. Il comportamento dei proparossitoni 23

oppure se suila vocale accentata influisca la i immediatamente seguente. di pertì'.ca-, f orfì'.ce, pecdne, pendì'.ce, pampì'.na, manka: ba-
Per l'area di dittongazione calabrese, può valere la regola che la meta- sta che questa i non si sia confusa con e, bensi abbia conservato il suo.
fonia dipende daila sillaba seguente e non daila vocale deila sillaba fina- particolare timbro, oppure, ma recentemente, sia stata divnuovo. ~nnal-
V

le, vale a dire che i oppure u deila penultima sillaba portano aila meta- zata ad i, come del resto anche le forme del calabrese (pecora>) piecura,
fonia deila vocale accentata, mentre a oppure e deila penultima sillaba (le por e>)riépule presuppongono una u neila sillaba mediana.
impediscono la metafonia. La vocale deila sillaba finale rimane senza in- I proparossitoni si comportano a modo loro anche in un altro senso.
fluenza suila vocale accentata: cfr. il calabrese piértica, piénnice 'grap- Mentre neila massima parte deil'Italia settentrionale e meridionale, co-
polo d'uva', liésina, pu6rfice 'forbice', priévite 'prete', iérica, piéttine, me pure in Toscana, non c'è alcuna differenza nello sviluppo deila vocale
piécura, du6nnula, miénnula 'mandorla', vu6cula 'altalena', riépule 'le- accentata tra parossitoni e proparossitoni (cfr. il ligure stomigu 'stoma-
pre', piérgula; dail'altra parte, senza metafonia, strjmacu, mrjnacu, çrra- co' e nove 'nove'; l'antico veneziano pu6voli e fuogo; il calabrese piér-
mu 'ramingo', casçntaru 'lombrico', glirjmmaru'gomitolo' (per una docu- sicu e fierru; il toscano uomini e nuovo, lievito e siepe), neila Puglia set-
mentazione particolareggiata, dr. il mio DTC). Questo fenomeno è al- tentrionale, nella Lucania orientale e in Abruzzo, invece, le vocali accen-
quanto esteso anche in Sicilia - cfr. a Mistretta, Catenanuova, Giarrata- tate dei proparossitoni in sillaba libera si comportano come se fossero in
na piékura, liésina, piéttini 'pettine'; a Lipari piértica, piécura, niéputa sillaba chiusa: esse diventano brevi come le vocali in posizione chiusa, e
<nepeta -, mentre in altre aree dialettali non compare con cosi co- di conseguenza si aprono, mentre le vocali dei parossitoni in sillaba libe-
stante regolarità: daile zone dialettali deila Campania si può prendere ra si allungano e di conseguenza si chiudono. Le vocali accentate dei pro-
come esempio il napoletano fu6rfaéa <forfice e l'ischitano pefmmana parossitoni in sillaba libera hanno quindi uno sviluppo diverso da queile
'pampina', Nnnala (a Monte di Procida jçndra) 'ghianda'< *gianduia, dei parossitoni in sillaba libera nel territorio indicato di sopra: cfr. ad
mentre le forme casçndaru 'lombrico', éçfalo, skrjrfano (documentate Agnone (prov. Campobasso) vaéçiina'vicino', farmçiika 'formica', ma-
nel Cilento) non conoscono la dittongazione a causa deila a seguente (cfr. roita 'marito' (ma maritama 'mio marito', aééidara'uccidere', diéara 'di-
ZRPh 57, 426). Per l'Abruzzo possiamo citare mçnika (Scanno), minaka r~'), aérjita'aceto', nrjira'nero' (ma vidana 'vedono'), m9ila 'miele' (ma
'manica' (Crecchio) (AIS, c. 1404); per il Lazio per esempio nu6ttula lçjja <legere), matiura 'maturo' (ma ,:tgtttana<incudine), èsana 'asi-
'pipistreilo' (Nemi). Il napoletano ha mònaco col plurale mu6naéa, cèfa- ni' (ma piela 'pali'), in corrispondenza con pèmbana 'pampani', trètta
ro 'cefalo' col plurale ciéfara, caròfano col plurale caru6fana, fécato col 'tratti' (cfr. Ziccardi, ZRPh 34, 408 sgg.). Per Trani (prov. Bari) posso-
plurale ffcata; anche a Campobasso si ha mònacha 'monaco', ma mu6naéa no servire a dare un'idea i seguenti esempi: foila 'filo' (ma fatighana 'fa-
'monaci'. Una a seguente impedisce dunque qui la dittongazione oppure ticano'), fousa 'fuso' (ma umata 'umido'), taila 'tela' (ma pésana 'pesa-
la metafonia deila precedente vocale accentata al singolare, ma nel plu- no'), séiula'sola' (ma rasacha'rosica'), maila 'miele' (ma prévata), kaura
rale la -i finale si dimostra l'elemento di maggior forza 1 • Per tale feno- 'cuore' (ma òmana <homine); da Matera citiamo éik 'ago' (ma come
meno, cfr. le importanti constatazioni di Lausberg ( 6 sgg.), che per la plurale akara < * acora), saruk 'suocero' (ma kçafana 'cofano', come
prima volta ne dà prove· particolareggiate. Che la metafonia prodotta fefart 'forte'), fis 'fuso' (ma frjsara'fusi'<* fusora, come s9rda 'sorda');
daila vocale deila sillaba intermedia non sia del tutto estranea anche nel- da Canosa (prov. Bari) l9ima 'lima', ma maritama 'mio marito'; da Ci-
l'Italia settentrionale è provato dail'antico padovano mierita (Wendri- sternino (prov. Brindisi) frèta 'fratello' vicino a fràtama 'mio frateilo';
ner, 8) e dail'antico romagnolo miert 'merito' (Schiirr I, 60 ). -Da quan- da Massafra (prov. Taranto) kèpa 'capo' vicino a kapara 'capi' (*capo-
to siamo venuti dicendo risulta che non soltanto una i lunga (lat. i) può ra). Di conseguenza in questa zona anche lo sviluppo di .,.,digi tor a 'di-
produrre la metafonia, bensi anche una z breve, come avviene nel caso ta' corrisponde esattamente a queilo di lingua: cfr. a Matera dçstra
(cfr. lç,:tgua);a Ruvo daçstara (cfr. laf,:tgua);a Canosa destara (cfr. le,:t-

1
La ~ifierenza può anche dipendere dall'assimilazione armonica della vocale, giacché origina- gua). In vaste zone deil'Italia meridionale sembra che già in latino lavo-
namente·b1sogna porre a base del singolare mònaco, cèfalo, fécato, e del plurale mònici, cèfili, féchiti. cale accentata dei proparossitoni sia diventata breve, quand'era una 'i o
I. Vocalismo § r r . Vocalismo labile 27

nale). Come regola può valere questa, che le mutazioni vocaliche dipen- · e di u ad au avviene a Belvedere (Calabria) sia in posizione libera che
denti da metafonia ovvero da dittongazione causata dalla metafonia si ~t posizione chiusa (amaiku e skraittu, maulu e frauttu ). Anche le dit-
manifestano nella stessa maniera sia in sillaba libera che in sillaba chiu- :ngazioni usuali nelle zone intorno a Napoli (Ischi~, Proc~da, ,Pozz~oli)
sa. Questa regola vale per l'intero territorio dell'Italia meridionale sog- non sono limitate alla sillaba libera: cfr. a Pozzuoli e Fono raussa ros-
getto~ ~etafonia o a dittongazione (dalla Sicilia fino alle Marche): per sa'' saurda 'sorda'' saikka 'secca'' aissa 'essa' ( esattamente come vaub
esemp10 il calabrese fierru come sieru, puorcu come uovu; il napoletano 'voce', taila 'tela').
friddo come piso 'peso', chiummo 'piombo' come furiuso. Ma neanche Questi trattamenti però sono eccezioni. In generale. può valere la
i fenomeni metafonetici dell'Italia settentrionale conoscono alcuna dif- regola che le mutazioni fonetiche rel·a,tiva~ente rece?~l sorte sponta-
ferenza tra sillaba libera e sillaba chiusa: cfr. il veneto (Grado) crii neamente (in contrapposto a quelle pm antiche, condizionate da meta-
2
'tu credi' e continti 'contenti'; l'antico romagnolo mrus 'amorosi' e lurd fonia) sono limitate di solito alla posizione in sillaba libera • Di conse~
'lordi'; il ticinese spus 'sposi' e russ 'rossi'; l'antico romagnolo pie 'pie- guenza, anche la dittongazione non con1iz~onata da m:t~foni.a, ~he si
di' e dient 'denti'; il romagnolo fiu 'figlioli' e urp 'orbi'; il ticinese fok incontra nel dialetto toscano, è del tutto limitata alla posiz10ne m sillaba
'fuochi' e gros 'grossi'; l'antico romagnolo mel 'mali' e fett 'fatti'. E an- libera; la Toscana non conosce le dittongazioni che hanno luogo in Fran-
che in ?1olti altri casi dell'alterazione fonetica in questione, non si fa al- cia, in posizione chiusa, sotto l'influsso di una pa~a~ale~eguent_e:cfr . .otto
cuna differenza tra sillaba libera e sillaba chiusa 1• In tutta l'area setten- (huit), letto (*lieit >lit), oggi (hui), mezzo (*mzei> mz), foglia (feuille),
trionale di diffusione della u, l'alterazione di u > u colpisce anche u in peggio ( *pieiS>pis). . . . . .
sillaba chiusa (frutt, fust). Nel bolognese abbiamo 'i> e sia in veta 'vita' Allo stesso modo sono in generale circoscritte alla posiz10ne m silla-
che in vesta 'vista'; nel ligure (Rovegno) abbiamo l~ dittongazione di ba libera le dittongazioni e le altre mutazioni vocaliche caratteristiche
e>ie in dieze <dece' vieni, piele 'pelle'' tiesta, viespa, cutielu 'coltello'' della regione abruzzese e pugliese; o meglio, quando la mutazione fone-
e allo stesso modo di o>uo in puorcu, muorti, uorbu. Anche la ditton- tica si manifesta anche in sillaba chiusa, il risultato è differente da quel-
gazione di fedi 9 nella zona estrema nord-occidentale della Toscana si lo in sillaba libera: cfr. a Ruvo (prov. Bari) saula 'sole' (ma vo9kk 'boc-
verifica senza alcuna differenza fra sillaba libera e sillaba chiusa: cfr. ad ca'), fioura 'fiori' (ma s'urda 'sordi'); a Lucera (prov. Foggia) spula 'sole'
Antona (Lunigiana) Pfipa e frçiska, p9uma 'pomo' e m9unda· a Gorfi- (ma v9kk 'bocca'); a Palmoli (prov. Chieti) taila 'tela' (ma stçlla 'stella');
gliano (Garfagnana) sçita e lçingua, sk9upa e g9ulpa 'volpe' (dfr. §§ 5 2 a Vasto saira 'sera' (ma vanna 'vendo'), napiuta 'nipoti' (ma surgi 'sor-
e 72 ). Il passaggio di a ad e indifferentemente in sillaba libera o in silla- ci'); a Atessa (prov. Chieti) mina 'mani' (ma piçnna 'panni'). ~u~s~a dif-
ba chiusa lo si trova in alcune zone del Canton Ticino (sç 'sale', kçmp ferenziazione vale tuttavia in generale soltanto per le alteraziom di epo-
:camp~',. kav(la 'cavalla'), nelle Marche meridionali (çpa 'ape', gçtta ca relativamente recente che hanno colpito f (e, z) ed 9 (8, u), non vale
3
gatto ), m Abruzzo (kçna, kçrr, gçtt, Vfkk), nella zona di Perugia (n(so, per le dittongazioni di ç e di 9 verificatesi in epoche precedenti •
çltro, bçston 'bastano', piçttsa), nella Calabria settentrionaie (a Castro-
villari kçpa 'capo', lçrdu 'lardo', lçndru 'oleandro'); il passaggio di z ad
11 . Vocalismo labile. Prescindendo dai mutevoli risultati delle
1
• Il ~artburg ha tentato di dimostrare che nell'Italia settentrionale l'esito fonetico in sillaba alterazioni vocaliche che si manifestano a causa dell'accento della frase,
libe~a è diff~rente da quel.lo in sillaba chiusa (ZRPh .56, 41). Questo è giusto in molti casi; ma per
?gm zon~ di~lettal~ da lm presa in considerazione si possono citare altrettanti esempi che provano
il contrari~; m ogm caso non si può provare in maniera stringente e incontestabile che vi sia un'as- 2 Per notizie piu dettagliate sull'argomento vedansi i paragrafi dove è trattato lo sviluppo delle
solut~ cor~isp~ndenza tra il Settentrione italiano e la Francia del Nord nel fatto che le mutazioni singole vocali. . .
f?netiche m sillaba accentata (ç > ie, 9 > uo > o, u > ii, 9 > u, ç > i) hanno luogo soltanto in sillaba 3 Nella metà meridionale dell'Abruzzo la differenziazione si estende anche allo sviluppo di ç_e
!ibera .. Con ques~o cade _anche~u.ella teoria. da lui formulata per quanto sopra, che la dittongazione di 9 : cfr. a Fara San Martino (prov. Chieti) pit 'piedi', diçnt 'denti', nuf 'nuovi', gru9ss 'grossi':
m Itali~ sette~t~ional~ sia c~ndizionata da influssi longobardi (forte differenziazione delle vocali ac- a Morrone (prov. Campobasso) nuva 'nuovi', ru9ssa 'grossi'. T?le differ~nziazione v~e. a~~he, nei
centate m ?osiz10~e libera di contro allo sviluppo degli stessi suoni in posizione chiusa); cfr. a que- casi citati, per la zona piu settentrionale della Puglia, per esempio ad Apricena: pçda p1ed1, dçnda
sto proposito particolarmente Schiirr, RF .50, 27.5 sgg. 'denti', n9va 'nuovo', m9rta 'morto' (Melillo, ro e 18).

I. Vocalismo § 12. Mutazione fonetica e accento sintattico della frase

tre se si inverte la posizione (quando cioè l'aggettivo viene ad essere ac- _0 >au, i> oi, u >éu, però la mutazione fonetica non ha luogo quando l'ac-
centato) si ha mèdicu buonu; allo stesso modo si dice amicu di cuori ma . ·cento principale cade su un'altra parola: cfr. a mèna 'la mano' ma a mana
còri d'uoru, anètf,q,ud'argientu ma argèntu vevu, u scèccu zzuoppu 'l'asi- malèta, saita 'seta' ma sèta jangha 'seta bianca', a nauca 'la noce' ma a
no zoppo' ma u scieccu 'l'asino', frlu 'filo' manu filu fènu 'un filo fino', nòca ròssa 'la noce grossa', foila 'filo' ma nu fila faina 'un filo fino', van-
lpci 'fuoco' ( = 'luce') ma nu luci fuorti 'un fuoco forte' (Santangelo, néuta 'venduto' ma agga vannuta a casa 'ho venduto la casa'. A Belve-
AGI 16, 48 5 ). La dipendenza della mutazione fonetica dalla posizione dere i accentata (anche la i calabrese originata da e) diventa ai, u accen-
dell'accento si manifesta con grande regolarità lungo la costa sud-orien- .tata (come la u calabrese originata da a) diventa au, però rimane conser-
tale (dall'Abruzzo fino alla provincia di Bari): nel dialetto di Vasto vato il precedente grado vocalico qualora l'accento della frase venga a
(prov. Chieti) si dice lu stu6macha ma chéuca 'lo stomaco mi cuoce' cadere su di un'altra parola: cfr. vainu 'vino', ma u vinu jancu 'il vino
quando viene accentuata la nozione verbale, ma ma c6ca lu stu6macha bianco', taila (cal. tila) ma a tila nòva, maula 'mula' mana mula vècchia,
(Rollin, Vasto, 6); per il dialetto di Cerignola (prov. Foggia) lo Zinga- scaupa (cal. scupa) 'scopa' mana scupa nòva.
relli registra dei casi come part6ia (da solo) 'parti', ma parti subbata, Prescindendo da Adrano, in Sicilia la dipendenza delle mutazioni fo-
lunad6ia 'lunedi', ma lunadz mmat6ina (AGI 1.5, 231); dal dialetto di netiche dall'accento della frase si può osservare soltanto nelle alterazio-
Agnone (prov. Campobasso) lo Ziccardi registra ji la vaida 'io lo vedo' ni fonetiche prodottesi in tempi relativamente recenti (in i, u, a, é, 6),
vicino a la véda j6jja 'lo vedo fo' (ZRPh 34, 417); a Colobraro (Lucania e non negli esiti delle dittongazioni di è ( >ie) e di ò ( >uo ); cioè: soltanto
meridionale) la a accentata passa ad è, per esempio chès 'casa', tèt 'pa- quelle mutazioni fonetiche che sono di data recente (e talvolta recentis-
dre' (tata), cfr. però a casa nòst 'la casa nostra', tata tuj 'il padre tuo' sima) mostrano la dipendenza della alterazione fonetica dall'accento
(Lausberg, 137). forte. Negli altri casi (cfr. a Pozzuoli u pietta 'il petto' e u pietta malata)
Nelle mie inchieste per l' AIS ho potuto verificare il condizionamen- lo sviluppo fonetico è rimasto per cosi dire bloccato; le differenziazioni
to fonosintattico dello sviluppo fonetico in altri dialetti di queste pro- che un tempo erano determinate dalla diversa forza dell'accento sono
vince. Per Palmoli (prov. Chieti) menzioneremo nu fùila 'un filo' ma livellate: il livellamento analogico ha dato alla mutazione fonetica delle
nu fila naira 'un filo nero', la cràuna 'la corona' ma la cr6na da fiura 'la forme fisse. Soltanto là dove il vocalismo si trova in piena trasformazio-
corona di fiori', na raima 'un ramo' mana rama fracata, l'èuf 'le uova' ne si può ancora riconoscere bene la coincidenza tra accento della frase
3
mal' 6va frisk 'le uova fresche'. Esempi per Vico del Gargano (prov. Fog- e mutazione fonetica •
gia) sono a fòicha 'il fico' ma fica sècch 'fico secco', a làuca 'la luce' ma
3 Ulteriore materiale documentario è stato raccolto dall'autore nel « Beitrag zur Behrensfest-
a luca a patrògga 'il lume a petrolio', vòina 'vieni' ma vìna lèsta 'vieni schrift » (Jena-Leipzig 1929, 37-47) « Lautwandel und Satzakzent » e in « Der Einfluss des Satzak-
subito'. In questo dialetto la medesima vocale della stessa parola (o della zentes auf den Lautwandel » (Archiv 174, .54-.56), quest'ultimo articolo riprodotto nella miscellanea
«An den Quellen der romanischen Sprachen» (Halle 19.52, 224 sgg.).
stessa radice) può apparire con tre differenti risultati, per esempio primo
(prima):
1) in posizione tonica forte: u pròima 'il primo';
2) in posizione debolmente accentata: u prima misa 'il primo mese';
3) in posizione atona: prama da pansa add' autra 'prima di pensare
agli altri'.
Nella costa occidentale dell'Italia meridionale una siffatta dipenden-
za della mutazione fonetica dall'accento della frase io l'ho potuta stabi-
lire soltanto in due località: a Pozzuoli presso Napoli e a Belvedere
in provincia di Cosenza risulta a accentata (dinanzi a -o finale)> è, é >ai,
§ 15. Sviluppo di a unita ad una palatale seguente (ai) 33

Vocali toniche ·~ano meridionale e umbro opri (cfr. § 129). L'antico fiorentino cira-
',io 'ciliegio' (conservato nell'antico nome di una strada, 'Via del Cira-
~ gi.o') come l'umbro e l'italiano meridionale cerasu derivano regolarmente
2
·dacerasi u, mentre ciliegiopresuppone una forma analogica* cere si u ;
··laquale sarà condizionata dal fatto che quella greca xÉprx.O"oc; 'ciliegio' è
stata talvolta accettata in italiano nella forma ~'-ceresus (con indeboli-
mento della vocale atona a> e), da cui poi si è formata la derivazione* ce-
_resius. Per quanto riguarda elto 'alto', elzo 'alzo', berba 'barba', forme
che si incontrano nei parlati toscani, cfr. § 24. In luogo di castagna,nei
dialetti settentrionali (Lombardia, Trentino, antico genovese) come pu-
13. Sviluppo di a nella lingua nazionale. La a tonica latina rimane re nella zona sud-laziale e campana, si ha la forma castegna, che presup-
intatta nel toscano in ogni condizione e in ogni posizione: prato, cane, . pone un *castinea: anche in questo caso abbiamo un riscontro nel
ala, fornaio, lago, capo, padre, chiave, strada, già, fa, bagno, fiamma, greco, e precisamente nel fatto che la forma greca xcicr"t'rx.vov'castagna' è
fatto, passo, carro, caldo, macchia, piazza. stata presa talvolta dal latino volgare come castinum (con adattamen-
to alla piu frequente desinenza latina -inus), e su questa è stata nuova-
mente coniata *castinea. Circa -évole (lodevole) invece di -abilis, cfr.
14. Casi particolari. L'italiano melo (lat. malum) si basa sulla § u50. La forma allegro (alacer) non è indigena dell'Italia: potrebbe
forma attica µfiÀov, mentre malum corrisponde alla forma µéiÀov del derivare dal provenzale (alegre) e sembra presupporre un *alecrus
dialetto dorico 1• L'italiano chiodo (it. merid. chiovu, chiuovu, ant. o * alicer nel latino volgare.
umbro chiavo) mostra certamente l'influsso di claudere su clavus
(lat. volg. i-clau ); dall'incrocio di mancus e truncus deriva monco;
in ripido è ~hiaro l'influsso di ripa 'pendio erto' su rapidus; per gra- 15. Sviluppo di a unita ad una palatal,eseguente (ai). Il risultato
vis già nel latino volgare si era sviluppata la forma grevis (rifatta su che dobbiamo attenderci nel toscano e nella lingua letteraria è ai. I testi
levis ), da cui l'italiano greve, grieve. Il suffisso -iere, -iera (barbiere, medievali dànno: fraile <fragile, maida <magida, straina <extranea,
fruttiera) è di origine francese (cfr. § 1 II 3); dal francese derivano an- aire<aere, laido 'brutto' (franco lai t), baila 'balia'< bajula. Questo ai
che cera (ciera) 'volto' (ant. frane. chiere <cara) e l'antico italiano chiero si trova ancora nei dialetti pisano (maida, straina) e lucchese (piaito) al-
(clero) 'chiaro', come pure l'antico italiano friere 'frate'. Circa le forme quanto antichi, e oggi qualche volta ancora nell'aretino (paina 'pania'<
topo, mota, soma, rigogolo, cfr. § 17; per quanto riguarda nuoto (cfr. pagina) e nell'umbro (straino, paina); del resto ai è eliminato, perché
il milanese nodi) invece della forma nato 'io nuoto' - come ci saremmo i dittonghi discendenti nell'interno della parola non si addicono al to-
aspettati-, cfr. § 330. L'irregolarità presente nel francese il ouvre (ape- scano 1 • Si può avere la riduzione ad a: cfr. frale 'fragile', zana (long.
rire influenzato da cooperire) si trova anche nei dialetti italiani: per zaina); antico italiano lado 'laido' («Novellino», 96 ), piato (frane. plait);
esempio nel toscano meridionale (prov. Grosseto) 9pri ovvero 9pre, toscano settentrionale fana (<faina) 'faggiuola'; antico italiano are (in
nell'umbro (Gubbio) ppre, nel marchigiano 9pri, nel romanesco opri Cecco Angiolieri in rima con ricordare) = aire; si confronti anche l' an-
(Nemi ruopri) 'apri' (AIS, 1626). Il punto di partenza per spiegare le tico italiano ata vicino ad aita <atta (ajutat). A questo tipo appartiene
forme citate si trova in quelle accentate sulla desinenza, per esempio nel
2 La forma con e (ie) non sarà indigena della Toscana, bensl'.sarà di provenienza settentrionale

(cfr. il milanese siresa): cfr. Jud, «Festschrift fiir Gauchat», 306.


1 Cfr. le forme latine panus, stamen, camus, machina, plaga, fama, aruncus, zamia, che presup- 1
Similmente il doppio suono ei è stato ridotto in Toscana per assimilazione al monotongo e,
pongono le doriche 1tiivoc:;,CT"t'a.µwv,Xtxµ6c:;,µtxXtxV<X,
'ltÀtxya., q:Hiµtx,èipuyyoc:;,stxµltx. per esempio preite > prete.
34 1. Vocalismo § 15. Sviluppo di a unita ad una palatale seguente (ai) 35
anche lo sviluppo dialettale di -agine ad -aina> -ana in ferrana, provana, Mentre però nell'Italia meridionale il passaggio da ai ad e si manife-
sartana, piantana (cfr. § ro58); cfr. anche il toscano frana<*fraina< sta soltanto sporadicamente, per vaste zone dell'Italia settentrionale es-
1
·fragina (però Fraine, nome di una località in provincia di Chieti); la :SO è invece la regola. Ciò vale intanto per il nesso -ari ( > air): cfr. l'ita-
desinenza numerale -anta sembra del pari dipendere da un piu antico ·Jiano settentrionale fra 'aia', gfra 'ghiaia' (Piemonte, Lombardia, Emi-
-ainta (<-a gin ta). Similmente si ha nell'Italia settentrionale ara 'aia'< lia), fa, gfa (Liguria), carbunè 'carbonaio' (Liguria, Piemonte, Lombar-
aira <area (cfr. § 28 5 ), che si incontra qua e là (per esempio a Parma, dia); l'emiliano sulér 'solaio'; il lombardo caldera. Cfr. anche l'emiliano
nel Veneto), l'abruzzese (Atessa) sara 'sera', rata 'rete' da un piu antico ' bès, il romagnolo bès < basiu; il piemontese (Valsesia) èbbja <habeat,
3
saira,raita. Anche ai di provenienza straniera è trattato allo stesso modo: sèpja 'sappia' (Spoerri, 396); il veneziano gheba 'gabbia' • Quindi, in tut-
dr. l'antico italiano dano invece di daino, guare (guari) <ant. frane. guai- ti i casi in cui a si viene a trovare a contatto con una i primitiva per caduta
re. Si può avere, viceversa, l'eliminazione di ai col passaggio della i nella di consonante, oppure direttamente a contatto con una i secondaria. A
sillaba finale: cosf nella lingua letteraria toscana si dice madia, aria,pania, questo tipo appartengono casi come il piemontese settentrionale, ticine-
balia. Un siffatto sviluppo corrisponde esattamente al doppio trattamen- . se, trentino, bergamasco pre <prai <prati (AIS, 1415), e già l'antico pa-
to dell'antico oi, come si trova in c.ognitus > ant. it. (in Guittone) coin- dovano (Ruzzante) prè 'prati', mariè 'maritati', brusè 'bruciati' (Wen-
to, il quale a volte si.è svolto in conto (nell'antica lingua letteraria), a driner, 5), e ancora salbega<silvatica, neghe 'natiche' (ibid.). Alto-
volte in contio (antico senese); cfr. anche vocitus > voto (vuoto) oppu- scano hai, stai, dai, mai, assai corrisponde nell'Italia settentrionale (cosf
re votio (cfr. § IIo). Lo stesso trattamento mostra pure l'italiano meri- già nel secolo xm) hè, stè, dè, mè, asè. Anche il modenese animé 'animali'
dionale g!tfiu (Calabria, Lucania, Campania) 'pianerottolo della scala e- si riporta a un piu antico -ai (Schiirr II, 163 ), come l'italiano settentrio-
sterna' da un piu antico guafiu (<germ. waif). Al contrario, ai è passato nale (per esempio piemontese) e, ei 'io ho' presuppone un piu antico ai
ad e nell'antico toscano gueffo 'balcone'. La ai proveniente dal contatto ( <* a j o <ha be o); a questo corrisponde anche la prima persona del fu-
di a con rj resta conservata nell'Italia centrale: aia<area, ghiaia<gla- turo, che in molti dialetti padani termina in -è: dirè 'dirò', farè 'farò'.
rea, carbonaio; l'Italia meridionale avrà avuto un tempo ai, che si è Da -a ti s nell'Italia settentrionale si è sviluppata attraverso -ae >ai la
conservato solo isolatamente - per esempio aira <area nei dialetti della desinenza verbale -é (porté, tiré). Su di un precedente ai si fonda pure la
Calabria e del centro della Sicilia - ma che di regola è stato eliminato ~ del ligure ~st? (7·estae) 'estate', puef<1' paire 'padre', muef 'madre',
nella stessa maniera dell'antico toscano ai. Cosicché nel Mezzogiorno mu~1J'mani', vufrU<valeo, purran 'paiono' (cfr. Ascoli, AGI 2, 114),
area 'aia' compare in luogo di aira piu che altro come aria, a volte tut- forme in cui la u è provocata dalla precedente labiale~ Come risultato
tavia anche come ara (prov. Lecce) e come ara (Abruzzo), mentre il suf- di lactem abbiamo un piu antico stadio ancora nel piemontese lait,
fisso -arius ha assunto in tutto il Mezzogiorno la forma -aro, -aru (carvu- mentre l'ulteriore sviluppo presenta lrte nel ligure, lfé a Bormio. Su un
naru, furnaru, vuttaru). Il suffisso -agine ha prodotto nell'Italia meri- precedente afgua si fondano il ligure ègua, il piemontese èva 'acqua'; su
dionale a volte -aina, a volte -ania (piu raramente -ana): cfr. il siciliano un precedente -aina l'istriano provèna 'propaggine'; il germanico brai-
vurraina e vurr!tnia 'borraggine', russaina e russ!tnia (cfr. § ro58). A da 'luogo spazioso' dà l'antico veneziano braida, nei moderni dialetti
fianco di laidu 'brutto' si trova in Sicilia isolatamente l!tdiu (per esempio della Lombardia breda. Analogamente, vale a dire per la vicinanza della
a Gangi). Nella penisola salentina il tipo anteriore ai è passato ad e, per palatale, si spiega a Bormio brfé 'braccio', glfé 'ghiaccio', skçii 'scanno',
esempio nel territorio tra Lecce e Brindisi èra 'aia'; quivi si trova anche drii 'danno'. - Nell'Italia centrale si incontra ai>e nella zona di Arezzo,
finèta 'termine' ( <finaita) e c.hié 'chiave' vicino ad un piu antico chiai < dove una a libera generalmente passa ad e, cosf è 'hai', cantè 'cantai'. A
2
chiae <clave. Per la Calabria citiamo trusulèu 'rigogolo'< xpucroÀcx.foc; • questo tipo appartengono anche le forme del laziale meridionale (Son-

2 3 Nei dialetti dell'Istria la e originata da ai si è dittongata inie: cfr. a Rovigno sié < sé 'io so',
Cfr. anche e fatti 'ai fatti', e casi per un piu antico ai casi 'alle case' nella Calabria meri-
dionale. vié < ve 'vai', asié 'assai', ghieba 'gabbia', liedo 'laido' (Ive, 2), iera 'aia', pier 'paio' (Deanovié 13).
1. Vocalismo § 17. Velarizzazione davanti a l complicata 37
nino) ~tro 'altro', kèse 'calce', in quanto si fondano su u~ piu antico aitro, che l'accostamento dell' a alla u seguente, per esempio nel salentino
caice (§ 244). Inoltre dobbiamo qui citare l'antico umbro piento 'pian- uta 'calda' (cfr. § 43). Per ciò che riguarda l'Italia settentrionale, il
to', l'aretino pi~iiere, l'elbano pieiiere 'piangere', dove il passaggio di onte e la Liguria occidentale si adeguano allo sviluppo francese
a> e è condizionato dalla presenza di una doppia palatale. Certi dialetti ~baud, autre): piemontese aut, sausa 'salsa', ligure occidentale sausa.
della Corsica (particolarmente nella zona di Bastia) presentano e davanti .l>a au si è prodotta nella zona sud-ovest del Piemonte 9: cfr. a Ormea
a consonante piu i in iato, per esempio brrééu, strfééu, pifttsa, rntsi j9tsu 'falso', ptu 'alto', 9tru 'altro' (Parodi, SR 5, 109 ). Su di una prece-
(Bertoni, 148 ). .dente au si fonda anche la o della Lombardia, solo che qui si mostra con-
servata anche la l: antico milanese (in Bonvesin) altro, caldo, salto, e
ancor oggi in vaste zone della Lombardia, per esempio nel milanese folé,
16. Contatto di a con u. Da a in contatto primitivo ovvero in con- olter, cold, falda, molta<maltha, nel bergamasco 9lt 'alto', fçJ!é'falce',
tatto se:ondario con u risulta nell'Italia settentrionale au, che di regola kplts 'calze' (similmente in altre parti della Lombardia). Il toponimo
progredisce fino ad o. Uno stadio piu antico lo abbiamo nel ligure sau · Rivolta (sull'Adda) presenta anch'esso questo tipo di sviluppo. Invece
'fiato', veneto (Grado) kuiiao 'cognato'; il passaggio allo stadio piu re- di pialla nel dialetto lombardo e in quello emiliano si dice pi9la, mentre
1
cente si mostra nel ligure pr9u 'prato', kiiii9u 'cognato' (AIS). L'antico lo stadio precedente piaula compare nelle Marche • Con le forme della
pad~vano con prò 'prato'., lò 'lato', soldò 'soldato' (Wendriner, 5 ), il pia- Lombardia va anche lo stadio alquanto antico del veneziano (fra Pao-
centino (Coli) con fi6 'fiato', il ticinese con prò 'prato', kiiiò 'cognato' lino:· altro, caldo, falso, salsa) e del padovano (Ruzzante: pialla): stadio
(AIS, 27)1, l'emiliano con frò 'fragola' dragum, il milanese con fò < che è rimasto conservato nella parte orientale del Nord d'Italia, nel dia-
fagum mostrano lo stadio ulteriore. A Poschiavo (Svizzera) questa O letto arcaico di Grado (alto, coldo, noltri 'noialtri', salto). Questo stadio
si è chiusa in u: pru, f/,u,peku, saltu (Michael, 8 ). Fa·parte di questo svi- fonetico si spiega cosf: nel periodo in cui veniva pronunciata l velare, la
luppo anche il nome del fiume Po< Padus, il toponimo Rhò (Milano)< velarizzazione influi sulla vocale precedente e condusse a ad au e poi
celt. raton (Serra, 203) e il frequente Vho o Vo (in Lombardia e nelle ulteriormente ad o, e questa o rimase quando piu tardi venne introdotta
Venezie) da vadum 'guado'. E cosf anche il lombardo co 'capo' si spie- di nuovo la l normale invece della velare. Quanto un tempo fosse pro-
ga da un piu antico *cau < *cavu < capu t. Nell'Italia meridionale questo gredito questo sviluppo lo mostrano i cognomi in -oldo, -oldi (invece di
sviluppo è piu sporadico: cfr. il calabrese meridionale o lavuru < au la- · -aldo, -aldi), frequenti con particolare intensità nella zona centrale e
vuru 'al lavoro'; il siciliano on paisi 'a un paese'; il lucano (Castelmez- orientale dell'Italia settentrionale: Bertoldo, Romoldo, Maroldo, Gari-
zano) freno karra <frena u karra 'frenare il carro'. Per lo sviluppo di baldi, Airoldi, Mainoldi, come pure la località Santo Baldo (nel Friuli),
-atu >-a, -6, cfr. Battisti, 84-87. cosf chiamata da 'Sant'Ubaldo' 2 •
Ma anche nel toscano vi sono det casi di o da un piu antico au: vicino
a talpa esiste topa e topo, vicino a saldo esiste sodo; all'umbro malta cor-
17. Velarizzazione davanti a 1 complicata. Per la lingua letteraria e risponde in toscano mota; da citare qui anche rigogolo (a fianco del dia-
per il toscano vige in linea generale la conservazione dello stadio foneti- lettale gogolo, gola)<galbulus. La compresenza di talpa e topa, malta
co del latino: alto, altro, caldo, falce, calce, calza. In ampie zone del- e mota, saldo e sodo si dovrà spiegare cosf, che le forme in o hanno con-
l'Italia meridionale la l si vocalizza in u: autu, autru, caudu, fauce (cfr. servato un antico sviluppo popolare indigeno di quella zona marginale
§ 24 3 ). Questa au si sviluppa ulteriormente fino ad o solo sporadica- 1 Cfr. anche il lombardo orientale (Valtellina) pi6na, il trentino piòna, a Poschiavo pluna 'pial-
mente - cfr. il siciliano di nord-est (Rometta, Ali) f9si 'falce' - e raro è la'< *plalna <planula.
2
Lo stesso fenomeno si ha anche nei dialetti pugliesi, per esempio a Palagiano (prov. Taranto)
1
fpls 'falce', kpls 'calce', 9ldi'J'altro', p9lt 'tasche' < germ. p alt a; esso sembra inoltre esistere in certi
• • An:he in atonia -ato (passando per -ao) è diventato a: cfr. il veneziano, padovano, trentino dialetti della Sicilia nord-orientale, per esempio a Fiumedinisi c9ddu 'caldo' (da un piu antico *col-
istriano sabo 'sabato' (AIS, 334). ' du) e a Rometta coddara 'caldaia'.
____________________ ..c..;__--'------~--'----'-'-~-------•--

I. Vocalismo § 19. Passaggio di a> e in sillaba libera (sviluppo spontaneo) 39


della Toscana che è a contatto con l'Italia settentrionale. A meno che k()1J'cane', k9i 'cani' (Gysling, 127); per la Valsesia, Spoerri dà ka,;,
però non si debba vedere piu semplicemente in queste forme delle intru- sta,;ga, bja,:ik(ibid., 395), per la val Vogna domo,;, pjonta, rana, ko,;,
sioni dall'Italia settentrionale, per esempio topo, al qual~ corrisponde fon_to,:ia
1
(ibid., 396) a una nasale seguente sono dovuti anche, nella co-
;
• • 3
m vero toscano sorczo . lonia gallo-italiana di San Fratello (Sicilia), camNuni 'campane', {jçuna
Per ciò che concerne calma (lat. cauma <gr. xa.ùµa.) e salma vicino a 'lana', che si fondano su precedenti *campaune, ·klaunaanch'essi in con-
soma (già in Isidoro salma<sauma < O'a.yµa.), si tratterà per queste forme cordanza con launa, lçuna 'lana' del dialetto dei Grigioni.
di una sostituzione fonetica in parole straniere, analogamente al greco Ad Agnone (nell'Abruzzo meridionale) la u della sillaba precedente
smaragdus che è diventato smaraldus (dr. § 2 5 8 ). produce la velarizzazione della a accentata: per esempio ru pru9ta 'il
È da notare il fatto che i manoscritti toscani antichi scrivono spesso prato', ru nu9sa 'il naso', ssu kuçma 'questo cane', ru p9nna 'il panno',
al al posto di au, per esempio (Guittone d'Arezzo) aldo 'odo', alda 'oda', .ru p9ssa 'il passo' (Ziccardi, ZRPh 34, 406 sg.). Sul siciliano u cuani 'il
galdendo 'godendo'. cane', purtuari e simili fenomeni (effetti di una u precedente), dr.§ 297.

18. Altri casi di velarizzazione ( passaggio di a ad o). Nei dialetti 19. Passaggio di a> e in sillaba libera ( sviluppo spontaneo). L'A-
italiani il passaggio di a ad o è relativamente raro. Le zone dove esso è scoli chiamò questo passaggio 'una delle piu importanti fra le spie gal-
piu esteso sono il Piemonte sud-occidentale (prov. Cuneo) e certe parti liche o celtiche' (AGI 8, 105 ).. La credenza in un condizionamento et-
della Liguria. Per Castellinaldo (prov. Cuneo) Tappino dà po 'palo', ar6 nico - vale a dire gallico - di tale passaggio è già da parecchio tempo un
'aratro', cona 'canna', goca 'giacca', rama 'ramo', stola 'stalla', corta 'car- po' vacillante. Anzitutto il fenomeno non si manifesta nell'Italia setten-
ta' (ID 1, u6). Per Ormea Schadel cita nòsu, fòme, cròva 'capra', éòve trionale con quella generalità con cui si presenta nella Francia del Nord:
'chiave', pòa 'padre', mòa 'madre' (Schadel, 13); qui anche in posizione anche nei documenti antichi si trova solo raramente e solo in certi casi.
chiusa: còmpu, vòca 'vacca', tòntu, gòmba, dròpu (Schadel, 15 ). Nei La.sua piu antica comparsa si ha nel piemontese, negli infiniti della prima
dialetti liguri si trova m9a 'madre',. p9a 'padre', pi9za 'piazza'; a Novi coniugazione (parler, porter, salver), _mentre negli stessi testi medievali
Ligure 9ra 'ala' (Bertoni, 59 ); o per a si incontra sporadicamente anche a resta conservata in spada, ala, cane, cantato. Nell'Emilia occidentale
nelle Marche - per esempio a Grottammare s9la (l'AIS scrive sala), a (Modena, Parma, Piacenza) la mutazione di a> aè relativamente recente,
Cupramarittima s9me 'ape' ('sciame') (dr. Mengel, 82 e 84)- e si trova come è stato dimostrato (Schiirr II, 38). Si tenga presente che il passag-
inoltre nella Puglia settentrionale (prov. Bari), per esempio a Ruvo, con gio di a> e è andato dilatandosi anche nel territorio di confine tosco-um-
o moto I aperta: gr9na ' grano,'l'I's9 a sa e, 9pa ''ape, can9t'a cogna t'a, bro, e che esso è molto esteso persino nell'Italia meridionale continen-
c9na 'cane'. A tale fenomeno si ricollegano altri fatti fonetici di altri luo- tale; qui però è un fenomeno senza dubbio recentissimo.
ghi di questa provincia: cfr. a Barletta pòila 'pala', fòima 'fama'; a Co- Gli antichi testi piemontesi mostrano a> e, come già abbiamo detto,
rato pala, fama (Sarno, 9 ). Nella zona alpina lombarda piu settentrio- soltanto nell'infinito della prima coniugazione (parler, porter). Il feno-
nale (Valtellina superiore), a Bormio e a Livigno, si ha o davanti ad m meno si registra anche per i dialetti moderni della zona, per esempio arè
(per esempio a Bormio f9m, a Livigno f9m 'fame'), in concordanza con 'arare', vulè 'volare', pisè 'pisciare'; e si è ben conservato nei dialetti
la situazione del ladino (nel dialetto dei Grigioni f9m, f9m ). Davanti a gallo-italiani della Sicilia (probabilmente originari del Piemonte meri-
nasale a diventa 9 nella valle Anzasca (Ossola), per esempio gr9,:i'grano', dionale) - dr. a Sperlinga, caghè, pisciè, cantè; a Nicosia mandè, pasè,
mangè, fè, mostrè, p' andèro a robè 'per andare a rubare'-, la qual cosa
3
Schiirr (ZRPh 47, 494-500) vorrebbe spiegare la compresenza di talpa e topa, malta e mota
con le differenze tra la lingua del basso ceto (topa, mota) e la lingua latineggiante del ceto colto.
Un'altra spiegazione delle forme in o del toscano, che peraltro non mi ha persuaso, dà J. Briich (RF 1
L'Ascoli dimostra la presenza di o davanti a nasale anche a Vigevano: pian 'piano', quont,
65, 442). intoni, gigont; e anche nella Brianza del nord: pòfi, mÒ?i,tònt, grònd (AGI 1, 296).
40 I. Vocalismo § r9. Passaggio di a> e in sillaba libera (sviluppo spontaneo) 4r

dimostra che in questo caso la mutazione è di data notevolmente antica nantici (rçt 'ratto', gçt 'gatto', kçrn 'carne'); viceversa si dice pra, skala,
(xn secolo come minimo). La limitazione all'infinito è caratteristica. È nas, sd, klaf, gal 'gallo'; cfr. G. Rohlfs, Archiv, 177, 34. - Con la muta-
chiaro che non si può trattare di una mutazione spontanea da a ad e, da- zione di a> e dei dialetti piemontesi e ticinesi ha relazione la e del dialet-
to che negli altri casi la a (cfr. il piemontese nas, sal, lana) rimane con- to gallo-italiano di San Fratello in Sicilia: per esempio nr s.'naso', sçu
servata. Sarebbe da vedere se questa e sia stata magari introdotta dalle 'sale', gjçpa 'ape', abalçr 'ballare', ~avér 'lavare', diçvu 'diavolo'.
classi colte, sotto l'influsso dei trovatori franco-italiani (cfr. nella franco- Il passaggio di a> e è molto esteso nei dialetti emiliano-romagnoli.
italiana ,«Guerra d'Attila» passer, auberger, porter, conserver, aider, Nei testi di epoca piu antica la mutazione si incontra in sillaba libera a
saner). A questo però si oppone il fatto che il gergo misto dei cantamban- partire dal xvr secolo: cfr. nel« Pulon Matt » marteda 'meritata', aruer
chi dell'Alta Italia, largamente colorato di francese, faceva uso della e 'arrivare', dstné 'destinato', aité 'età' (Schiirr I, 16). Nei dialetti odierni
'francese' anche in altri casi (cler, imperer, ferté, sauvé, mené, livré, nef, il risultato è a volte ç oppure un suono ancora piu aperto (a), a volte un
pes 'pace'), senza che tale e abbia esercitato in questi casi influenza sul suono dittongato (ea). La mutazione giunge a ovest fino a Piacenza: di
piemontese. Ora però, nei dialetti franco-provenzali dei territori ·alpini là abbraccia l'intero territorio emiliano-romagnolo (Parma, Reggio, Mo-
piemontesi (in corrispondenza con quanto avviene nel franco-provenza- dena, Bologna, Imola, Faenza, Ravenna, ForH, Cesena). Anche San Ma-
le) la a dell'infinito -are si palatalizza (attraverso ie > e) nel caso che la rino partecipa alla mutazione, la quale prosegue poi (anche se in maniera
preceda una palatale: per esempio in val Soana braljer 'gridare', bajer meno continuativa) attraverso il territorio delle Marche fino ai dintorni
'sbadigliare', sejer 'segare' (di contro a pjorar, alar). È possibile che que- di Cagli e di Fossombrone. Esempi per la zona di Bologna: nçs 'naso',
sto fenomeno si sia un tempo propagato anche al piemontese vero e pro- sçl 'sale', rçva 'rapa', lçna 'lana', fr 'fare', bçs 'bacio', dç 'dato'; per San
prio e che piu tardi, per analogia, si sia esteso a tutti gli infiniti della Marino: éirkf 'cercare', spusf 'sposare', d(!da'data', kçsa 'casa'. In Ro-
prima coniugazione; è però possibile anche che una tale analogia sia ori- magna le vocali davanti ad r o ad l implicata vengono trattate come in
1
ginata da qualche altra fon te • sillaba libera, perciò in questo dialetto si dice anche skçrp 'scarpe', brr-
Il passaggio di a >e si trova inoltre in alcuni dialetti alpini della Lom- ba, lçrga, stçrna 'starna', kçrna, kflma, kçlt 'caldo'. Questo particolare
bardia; la e è alquanto estesa nelle valli del Ticino, per esempio in val fenomeno si estende ad ovest fino al territorio di Reggio; verso sud-est
Leventina e nel territorio del lago di Lugano: dr. per esempio lçna, lo si può registrare fino alla zona settentrionale delle Marche (Fano),
trçf, fr 'fare', sç 'sale', lçna, çra 'ala', stft 'stato'; cfr. Sganzini (ID 1, dove però non è piu diffuso in maniera generale. Il dialetto di Urbino ha
199), Oskar Keller, « Beitrage zur tessinischen Dialektologie », 19 3 7, kantat, sat, padr, ma barba, larg, karne, salt, kald, e del pari resta qui
2
25-27, ro8 sg. • - Un altro focolaio della mutazione è il territorio di conservata la a in posizione ossitona: bonta, éita (Schiirr II, 37).
Bormio (Valtellina superiore); e invero non solo in città, bensi anche Dalla Romagna e dalle Marche settentrionali la mutazione di a> e
nella zona circostante (Valdidentro e particolarmente Livigno) la a di- prende il corso del Metauro, continuando attraverso gli Appennini nella
venta facilmente e: a Livigno questa mutazione vale per l'infinito (can- Toscana di sud-est (Arezzo, Cortona) e nell'Umbria settentrionale (Pe-
t(!r), per la desinenza -ato (cantç, cant(!da),per a che sia a contatto con rugia, Città di Castello, Gubbio). In tutto questo territorio si dice can-
una palatale (glçé 'ghiaccio', mçi 'maggio', kalk<:ii'calcagno', çii 'anni', trto, lçna, mçno, nçso, sçle, chçsa, çpi, frva, skçla, ditçle, kçpra, kçmera.
frs dacis, srs <saxum) e persino in certi casi davanti a gruppi conso- La mutazione si verifica spesso anche in posizione chiusa - per esempio
a Perugia (nel 'dialetto campagnuolo') çltro, gçrbo, ktj,çlka,pelta 'patti',
1
In val Mesocco (Svizzera) la desinenza dell'infinito -are diventa e quando la sillaba precedente bçston 'bastano', Pçskt}a, piçttsa (RJ V, 1, 146); nel dialetto campa-
contiene una vocale palatale, per esempio lava, porta, ma fili 'filare', gelef 'gelare' (ID 9, 46). An- gnuolo di Arezzo çrno 'Amo' (AIS 4); a Gubbio bçbbo, çnca, krnto;
che in val di Brusio (presso Poschiavo) la mutazione da a ad e sembra che sia stata originariamente
collegata ad una simile condizione: cfr. litighé 'litigare', pertighé, gughé 'giocare', griiié 'ridere', ora non si estende però alla a in posizione ossitona (ad Arezzo farà, volantà,
poi anche analogicamente salté; e tuttavia carga,suna (Michael, ro). ma, ha). Per l'estensione del fenomeno, la sua età e le condizioni spe-
2
Il passaggio di a> e sembra che nel XVIII secolo si sia diffuso fino alle porte di Milano (cfr.
Wartburg, ZRPh .56, 40). ciali in cui si presenta, cfr. Reinhard 189-98.
42 r. Vocalismo § 20. Metafonia di a per influsso di inell'Italia settentrionale 43

La mutazione di a> e (a) si incontra anche nelle Marche meridionali


per esempio a Monteprandone (Mengel, 9 ), persino in posizione chiusa: ' 20. M-etafoniadi a per influsso di i nell'Italia settentrionale. La me-
grlla 'gallo', gftta 'gatto'. Da qui il fenomeno si può seguire in modo in- tafonia di a ( con passaggio generalmente ad e) sotto l'influsso di una -i
termittente lungo tutta la costa orientale attraverso le province abruz- finale è da ten~re rigorosamente distinta dalla mutazione spontanea di
zesi e le Puglie fino a Martina Franca e a Taranto 3 • Esempi presi da Or- a> e. Esternamente la distinzione si ha prima di tutto nel fatto che il
tona (prov. Chieti): krna, mrra, frmJ, lrtra 'ladro'; da Canosa (prov. fenomeno metafonico non fa alcuna differenza tra posizione libera e po-
Bari): rka 'ago', lrpa 'ape', sçla 'sale', sanef'castrare' ('sanare'); da Ma- sizione chiusa, mentre la mutazione spontanea colpisce di regola soltanto
tera: kanat 'cognato'; fa/ a 'fava'' krapa 'capra'' ak 'ago'' kana, trava; da a in posizione libera. Tutti gli indizi stanno a dimostrare che il fenome-
Martina Franca: k~sa 'casa', jrrna 'grano', rçma 'ramo'; da Palagiano no metafonico è essenzialmente piu antico della ·mutazione spontanea:
(prov. Taranto): da 'dare', kana, mana 'mano', stata 'stato'. Per Agnonè per il dialetto romagnolo questo fatto è saldamente dimostrato (Schiirr
(p~ov. Campobasso) è attestata una specie di 'frattura' della a: deata I, 71); ma anche per le altre parti dell'I talla settentrionale gli antichi do-
'dat o ' , seana ' sano ' , k rapea/ ' crepare ' , k amb eana 'campana', treava 'tra- cumenti confortano un tale punto di vista (cfr. Salvioni, RJ 1, 1, 122 sg.;
ve', streama, veava 'ava' (cfr. Ziccardi, ZRPh 34, 406)4. AGI 14, 217).
Da Taranto, la mutazione di a> e continua nel golfo omonimo fino Nel dialetto romagnolo il fenomeno è piu esteso che in qualunque
alla Calabria settentrionale. La zona di Castrovillari (Morano Cerchiata altra parte. Già il« Pulon Matt » (XVI secolo) reca arued 'arrivati', mel
Cassano) è un intenso focolaio di tale fenomeno; ~sempi d~ Cassano/ 'mali', elt 'altri', fett 'fatti', bess 'bassi', pess 'tu passi' (Schiirr I, 56);
m_aritfta,ganarrla, frma, mrna, kr pa, arrta 'aratro'. La mutazione rag- esempi dai dialetti moderni: fat 'fatto', plurale i frt, pas 'egli passa', ma
gmnge la sua punta piu meridionale a Melissa, nella zona di Crotone. A te t prs 'tu passi' (Lugo); pas 'il passo', plurale i pas, kaval, plurale i ka-
Castrovillari la stessa a diventa e anche in posizione chiusa: cfr. kefntasa val a Faenza (Schiirr II, 131 sgg.). Al contrario, in Emilia non si ha me-
'tu canti', tatarrnna 'nonno' ('tata grande'), lrndru 'oleandro', lrrdu 'lar- tafonia tra Piacenza e Modena. Un altro centro è invece il territorio delle
do', spfrtu 'ginestra'< cr~rip"t'oç,nrppa 'mento' ('nappa'). - Sulla costa valli alpine a occidente, a nord e a oriente del lago Maggiore (prov. No-
occidentale dell'Italia meridionale la mutazione spontanea di a> e si in- vara e Canton Ticino). A Varallo (val Sesia) si ha kamp, plurale krmp,
contra nel territorio di'Formia e di Terracina (per esempio a San Felice tant, plurale tfnt, gran, plurale grènd (Bertoni, 61); a Viverone (prov.
Circeo); esempi da Formia: pana, kapa, mara. Piu nell'interno, il passag- Vercelli) gat 'gatto', plurale gft, karr 'carro', plurale krr (ibid., 72); a
gio di a> e si trova (secondo i testi di Papanti) nella zona situata intorno Santa Maria Maggiore (val Vigezzo) rat, plurale rft, gat, plurale gft,
a Napoli (Frattamaggiore, Frattaminore, Cardito, Aversa) 'e a Cerreto kamp, plurale krmp (ibid., 61 ). Dai dialetti a settentrione del lago Mag-
Sannita (prov. Benevento): per esempio in quest'ultima località mele giore, Salvioni cita anima!: animrl, nas: nrs, sass: sçss, asan 'asino':
'male', sepe (sapit), steta 'stata', rielo 'regalo'. - In tutta l'Italia meri- fsan, alt: rlt (AGI 9, 236); per il territorio di Lugano, Keller, 35, regi-
dionale le mutazioni di a delle quali si è discorso pare che siano di età re- stra kç,:z'cani', fii 'anni', br{s 'braccia'; nell'Appennino emiliano (zo-
cente, e in parte recentissima 5 , na della sorgente della Secchia a sud di Parma), Malagoli ha osservato
A Ceglie Messapico sembra che ai sia uno stadio precedente il risul- (ID 9, 210) i seguenti casi: mrc 'matti', §.fc 'gatti', kt}çnc 'quanti', tçnc
tato e: caipa, saila, laina, craipa 'capra', caisa. . 'tanti'. Una specie di primo stadio verso la metafonia di a è offerto dal-
l'antico genovese con graindi 'grandi', fainti 'fanti', cristiain 'cristiani'

3
La. mutazione da a > e è esistita un tempo anche a oriente del mare Adriatico, nell'antico dal- (Parodi, R 19, 487 ), e inoltre dall'antico astigiano con mayn 'mani', cayn
matico d1 Ragusa: dr. la testimonianza 'panem vocant pen pattern dicunt teta domus dicitur chesa' 'cani', drayp 'drappi', chrestiayn, feyng 'fanti' (Giacomini, AGI 15, 406
che risale al xv secolo (CN r, 2r3). ' ' '
4
Nel dialetto pugliese di Bitonto compare una e unita ad un elemento velare: pèuna 'pane' e 430): qui la a non viene direttamente metafonizzata, bensi la i finale
fandèuna 'fontana', skèula, arèua 'arare' (secondo Saracino). '
5
• Resta ancora da chiarire se la e nei toponimi Chieti < Te ate, Rieti < Re ate si trovi in con-
si va a unire con la a della sillaba accentata formando ai, donde si origina
ness10ne con la mutazione di a > e dei dialetti umbro-abruzzesi. la e dei dialetti moderni: lo stadio moderno si ha nel ligure kr,:i 'cani',
- ------·---------------------------- ...........
--'----'I

44 I. Vocalismo § 22. Metafonia di a da i e da u nell'Italia meridionale 45

mç,:t'mani' (Genova, Noli), tçnti, k!frnti (Rovegno) (AIS); nel genovese di 'santo', 'passo', 'fatto', 'panno' (AGI 12; 3 ). La medesima distinzione
skrive,:t 'scrivani', toske,:t 'toscani' (Ascoli, AGI 2, 121); inoltre nella si presenta ad Atessa (Finamore, Lanciano, 30 ), come pure a Fara San
regione dell'Ossola (valle Anzasca) rn 'anni', nrs 'nasi', piçt 'piatti', sçs . Martino che tiene separati mina 'mani', ip 'api', ik 'aghi' da kaviçll.'ca-
'sassi' - a fianco di gai 'galli', frai 'frati', k9i 'cani' (Gysling, 127 ). Al valli' e içlbara 'alberi'. A Lanciano si .ha krna 'cani', mrna 'mani', ma
contrario, nel territorio dell'adiacente valle Antrona si conserva ancora piçtta 'piatti' (ibid. ). · . . · .
il grado precedente sait (< sait) 'santi', kai (< kai) 'cani', fiaik 'fianchi' (Ni- Verso sud il fenomeno si può seguire fino alla ·provincia di Campo-
colet, 13 ). nprocesso della metafonia giunge fino all'esito i in valle An- ·basso: cfr. a Marrone. del Sannio (ad ovest di LarinoY çnna quale plu-
zasca, invero però soltanto davanti a nasale complicata, per esempio rale dianna 'anno', krna di kana 'cane', gçtta di gatta, gçlla di galla; ad
kimp 'campi', bji,:tk 'bianchi', fji,;k 'fianchi' (Gysling, 127)'. La meta- Agnone pirla 'pali', kirna 'cani', ma pçmbana 'pampani', trçtta 'tratti'
fonia non è sconosciuta neanche in Istria: cfr. a Dignano pe,:t,ke,:tcome (ZRPh 34, 407. sg.). Verso Oçcidente il fenomeno metafonie<?in questio-
plurali di pa,:te ka,:t(I ve, 108 ). ne si estende attraverso gli Appennini fino nel Lazio meridionale: cfr.
a Scanno (prov. L'Aquila) ju kana 'il cane', plurale ji kçna, ju watta 'il
gatto', plurale ji gçtta; a Castro dei Volsci (prov. Roma) /rata 'fratello',
21. Metafonia di a per infl,ussodi i nell'Italia meridionale. Nell'Ita- plurale frçta; ad Arpino (prov. Caserta) è ancora riconoscibile nei verbi
lia meridionale l'azione della metafonia su a è molto diffusa nei dialetti iétsa 'tu alzi', kiera 'tu cadi'. Nei dintorni di Napoli si trova insieme con
2
situati fra gli Appennini e la costa adriatica: le avanguardie piu setten- la metafonia da u ad Ischia, Procida e Giugliano di Campania •
trionali di questo fenomeno si hanno nelle Marche meridionali (prov.
Ascoli Piceno: Petritoli, Maltigliano ). La metafonia è caratteristica par-
ticolarmente nei dialetti abruzzesi del territorio compreso fra il Tronto 22. Metafonia di a da i e da u nell'Italia meridionale. Mentre in

e il Trigno: il risultato oscilla in questa zona tra a, e, ie ed i. A Malti- Alta Italia e nell'area dialettale abruzzese a si metafonizza soltanto sotto
gliano Neumann-Spallart (p. 16) ha registrato kjava, kavallé>, gallé>quali l'influsso di i, in alcune zone non molto estese nei dintorni di Napoli e a
plurali di kjava, kavalla, galla. Per Bellante (prov. Teramo) l'AIS.dà kin, nord del golfo di Gaeta si ha la metafonia non solo davanti ad i, bensi
gill, ip, gitt quali forme plurali di 'cane' (dialettalmente kçn), 'gallo', anche davanti ad u. Il fenomeno si manifesta piu che altro nei dialetti di
'ape' e 'gatto'; il nome stesso di questo paese è detto in dialetto Be!Unt, Ischia, di Procida e della vicina terraferma (Monte di Procida, Pozzuoli).
e dunque presuppone un Bellanti. A Casalincontrada (prov. Chieti) le Ecco alcuni esempi presi da Forio (Ischia): efsana 'asino' e 'asini' (ma .
forme plurali di /rata, trava, kana, mana, sanda 'santo', passa, panna so- asana'asina'), rçmma 'ramo' e 'rami', rçéé 'braccio' (ma a bbraéé 'le brac-
no frita, triva, kina, mina, sinda, pissa, pinna (AGI 12, 3). Per Crecchio cia'), frja 'faggio', sçpata 'sabato', kefvala'caldo', çvata 'alto'; da Monte
(prov. Chieti) l'AIS registra ipa, ika, inna, spilla quali plurali di apa, aka di Procida: ésana 'asino' e 'asini' (ma asana'asina'), gçdda 'giallo' (femm.
'ago', anna, spalla 'spalla' 1.Ad Agnone le forme plurali di patra, sanda, gadda), jç,:tÙ 'bianco' (femm. ja,:tga), çnna 'anno' e 'anni', srkka 'sacco',
pambana 'pampano' sono petra, senda, pèmbana. Il risultato in posizio- sçpata 'sabato', rka 'ago' e 'aghi', éakeft'cieco' (femm. éakat), nrs 'naso';
ne chiusa nella maggior parte dei dialetti non è lo stesso di quello in posi- da Pozzuoli: kainçta 'cognato' (ma kainata 'cognata'), nçsa 'naso' (ma
zione libera. A Teramo si ha i soltanto in posizione libera, mentre in po- krapa 'capra'), lundçna 'lontano' e 'lontani' (ma col femminile lundana),
sizione chiusa si ha ie: sienda, piessa, fietta, pienna sono forme plurali frtta 'fatto'. A nord di Napoli la metafonia di questo tipo si trova ancora
a Giugliano di Campania (tra Napoli e Aversa): senu 'sano', kauderu
1
Sulla diffusione della metafonia a> ai> e neIIa fascia settentrionale di confine delI'Alta Italia 2 Il risultato della metafonia non è sempre e, ie o i: nella zona campano-abruzzese che abbiamo
cfr. Schiirr, RF 50, 289. ' citato per ultima la a resta non di rado conservata, mentre davanti ad essa si va ad inserire una i,
1
In questa zona il risultato della metafonia di a coincide normalmente con quello della meta- cfr. a Trasacco (prov. L'Aquila) e a San Donato Val Comino (prov. Caserta) i kiana (oppure kjana)
fonia di e: cfr. per esempio a Bellaòte (prov. Teramo) kin 'cani' e pit 'piedi'; a Castelli (prov. Te- 'i cani' (cfr. § 296). - Per notizie maggiormente dettagliate su molte località della zona soggetta a
ramo) ik 'aghi' e pit 'piedi'; a Fara San Martino (prov. Chieti) ip 'api' e pit 'piedi'. metafonia, cfr. Merlo, Sora, 259 sgg.
46 I. Vocalismo § 23. Sviluppo di a davanti a una nasale 47

'caldaio', kelli 'calli', senti 'santi', kesu 'cacio' (cfr. Salvioni, ZRPh 35, anche nel territorio fra il lago di Lugano e il lago di Como, per
488). sen ta
esempio in val d'Intelvi: tfnt, ktjent, krnta, grçnt, fff1J
· k , mrnga,
' ~rm-
"
Un po' piu a nord non si trovano che tracce isolate della metafonia ba, kf1}, mf,:t, Sf1J(Merlo, ID 8, 266.). Alquant~ divers.~ sembra?o i.nve:
da u, accanto alla ancora presente metafonia da i. Il Vignoli registra per le condizioni nelle quali a davanti a nasale diventa a nel terntono di
Castro dei Volsci (a ovest di Cassino) frate 'fratello' (pl. frçta), kavala ~oghera (prov. Pavia): il Bertoni ( 60 ), dà cor1:eese~pi rana, manja 'ma:
'cavallo' (pl. kavçla ), fava (pl. frva ), kçnta 'tu canti' (ma con la 1a pers. · , a"nma, kamp , gamba· Ad Antona (a onente. di Massa) nelle Alpi
nica,
kanta), Prrla 'tu parli' (1a pers. parla) (SR 7, 126). Prescindendo dai to- Apuane, vale a di.re nel:'est_rema punta ~ord-occide?tale della Toscan.a:
ponimi, cristallizzatisi (Krstra 'Castro', Puzza Santa Tummrsa) nella for- ho verificato il passaggio di a > e davanti a n~sale libera e. a nasale pm
ma in cui tuttora si sentono comunemente pronunciare dagli abitanti piu consonante. In questa zona, la vecchia genera.z10.nepronuncia una vocale
anziani della zona, la metafonia provocata da u si manifesta soltanto in nasalizzata che sta fra a ed o aperta e che richiama alla men~e nel .su~
alcuni verbi, alla 3a persona plurale del presente: !fu 'fanno', dru 'dan- timbro caratteristico la vocale mediolinguale a del rumeno; i fancmlli
no', stçu 'stanno', fU 'hanno'. La situazione appare analoga ad Arpino invece pronunciano una ç ben chiara: cfr. frma, lçna, rnna, lçmpa, sala-
( a nord di Cassino): la metafonia provocata da u si trova ancora a fianco mrndra. . . .
di quella normale da i (pierla 'tu parli', kieiia 'tu piangi', itsa 'tu alzi'), Non è del tutto chiaro in quali circostanze a davanti a nasal~ si~ di-
soltanto nella 3a persona plurale del presente (itsana 'alzano'). '!
ventata au. Meyer-Liibke ( § 75) registra per Trino (prov. ercelli) saunt
'santo' e collega a questo sviluppo quello stesso che abbiamo nella co-
lonia gallo-italiana di San Fratello (Sicilia), dove 'lana' compare come
23. Sviluppo di a davanti a una nasale. Il timbro di a resta general- druna (AIS, 1077 ), 'campane' come kamPfuni. In questo çu Meyer-
mente immutato nelle zone dell'Italia settentrionale, nelle quali le vo- Liibke ritiene di riconoscere il primo grado verso quella e che compa~e
cali davanti a nasale si nasalizzano (cfr. sull'argomento il§ 305) (pa op- per a accentata in posizione libera e in posi~ione chiusa ~ella col?ma
pure pa,:t'pane'). Però ci sono dei dialetti in cui la nasale suss~guente gallo-italiana di Novara (Sicilia) (do gli esemp: ~econd~ l,a fila n?tazion~
può portare ad una palatalizzazione. Già in testi dell'antico romagnolo sul luogo): k? 'cane', l? 'lana', Sfii 'sano', mru mano , cçmpra za~pa. ·
la a sotto accento si muta in e davanti ad n finale e ad n piu consonante. Può darsi che anche ad Antona (come pure forse nelle altre zone) sia or~-
Il « Pulon Matt » dà men, pien, Zulien, Bastien, tent 'tante', stencia ginariamente esistito un precedente au. Ta~e svilup~o ric~rda un po'. il
. 'stanza' (Schiirr I, 44). Per lo sviluppo di cui stiamo parlando sono si- passaggio di a ad au ( > fU) davanti a nasale il quale si mamfesta nel dia-
gnificativi soltanto i casi di a davanti ad n piu consonante, dato che a in letto dei Grigioni, per esempio launa ovvero lçuna 'lana'. . . .
posizione libera negli odierni dialetti della Romagna passa generalmente In dialetti abruzzesi, per esempio a Palmoli in provincia di. Chiet~
ad e ( § 19 ); e dunque per esempio il bolognese bia,:tkoppure bi?k 'bian- (punto 658 dell'AIS), davanti a nas~le si ~a il medesi~o ~assagg10,ad ~z
co', fiç,:tk'fianco', gçmba, ktjarçnta, si,:tktjçnta;esempi per San Marino: che è caratteristico del francese (pazn, mazn): kambazna campana , raz-
cinqufnta, kfnt 'canto', pfntsa 'pancia', pfenta. Questo fenomeno è sco- ma 'ramo' maina 'mano', kaima 'loppa' ('cama').
nosciuto nel territorio emiliano ad occidente del Panaro. Nel di;letto pugliese di Molfetta (prov. Bari) la mutazione di a sotto
Il passaggio ad e si ha nelle medesime condizioni anche in diverse zo- accento è provocata non soltanto da una nasale seguente, bensf anche da
ne dell'ambiente dialettale lombardo: a Busto Arsizio (a nord-ovest di , 'f ontana ' , k'~na,'~a~e' , e'ma
una precedente: cf r. f and ena , : ènna
, 'amo' ,.
Milano) troviamo, secondo le asserzioni del Salvioni (50 ), pen 'pane', 'anno', fjèmma 'fiamma', affènna 'affanno, ben~ bagno, ~es~ naso;
ken 'cane', domen, Milen, gren 'grande', gembi 'gambe', sengi 'sangue', stamè 'stimare', kanèla 'canale', mèrza 'marzo', e mvece lav~, fava, ?aga
mendan 'mandano', almenco, tento 1• Una situazione del genere si pre- 'pagare', pala 'pala' (Scardigno, 24 sgg.). La nasale prod~c~ il medesimo
1
Sembra che iJ dialetto odierno non conosca piu questo passaggio: l' Azimonti registra nel suo effetto nei dialetti calabresi ad oriente di Cosenza (Aprigliano, Mango-
« Linguaggio bustocco» can, duman, gamba, grandu, magnan, sangui, ecc. ne, Cellara, Belsito, San Giovanni in Fiore, Spezzano Piccolo, ecc.): il
---------- --- - ------------------- - ---~~___:..;..._ _______
_ ------------·---~---------------------- --- -- --------

I. Vocalismo § 2 5. Palatalizzazione provocata da una precedente palatale 49


suono che in questa zona origina da a si trova circa a metà strada fra una ne' in Piemonte (ID 1, u6), stçrna in Liguria (Bertoni, 57), çrsu 'argi-
anasalizzata ed una o aperta nasalizzata e ricorda (come il risultato fone- ne' nel dialetto genovese, çr:fo 'argine' nel dialetto piemontese di Ormea
tico suddetto di Antona) la vocale mediolinguale del rumeno che noi a (Parodi, SR 5, 93), tçrt 'tardi' nel dialetto romagnolo e nella regione
trascriviamo con a.Ecco alcuni esempi: lana, pane, pantanu fame pi- dell'Ossola (AIS, 1652), berba nella toscana Versilia (FI 2, 244). Nel
gnata, nasu, marti 'martedf'' manu. ' ' dialetto di Parma si ha çrva 'apre', guèrda 'guarda', marcièrten 'marciar-
Sulla velarizzazione di a davanti a nasale (nell'Ossola gròn 'grano'· tene', ma marciàr, far, andar. Si trovano poi kèrne, bèrka, lèrgu, pèrte,
in Valsesia rana 'rana'), cfr. § 18. · ' èrma, quèrtu, bèrba, èrca, tèrdu, èrcu, Sèrdu anche in alcuni dialetti del-
la Corsica settentrionale (particolarmente nella zona di Bastia), ed anche
in questo caso il passaggio di a > e deve avere come condizione che un
24. Palatalizzazione di a davanti ad 1ed r piu consonante. Nei dia- tempo la r davanti a consonante aveva carattere palatale; del resto que-
letti dell'Italia settentrionale e centrale si verificano certi casi che pre- sto fatto viene provato da altri dialetti (per esempio in Liguria), dove la
suppongono una l di colorito palatale, in contrapposizione al fenomeno r davanti a consonante passa persino ad i: cfr. il ligure aiku 'arco' (cfr.
che abb~amo esaminato nel § 17, il quale presupponeva una pronuncia § 263 ). In tutt'altra maniera sono da considerare il lucchese merco, il
velare d1 l. Il passaggio di a ad e è diffusissimo nelle forme corrisponden- siciliano mercu, il calabrese mercu, miercu 'marchio degli animali', che
ti ad 'alto'. Per i tempi antichi già è comprovato elto nell'antico dialetto risalgono al germanico merken (REW, 5533).
padovano (in Ruzzante: cfr. Wendriner, 6) e nei testi luc,hesi àntichi
~AGI 16, 441 ).;.l'AIS (786) attesta pei dialetti moderni çlto per Cama-
1or~ nella Vers1ha (a nord di Lucca) ed çrtu oppure çtu per i dialetti li- 25. Palatalizzazione provocata da una precedente palatale. Il feno-
guri. A me consta da inchieste personali çlto a Stazzema (Versilia) e inol- meno si manifesta in Italia in modo del tutto sporadico: lo troviamo
tre ~n diverse località della Garfagnana (Gorfigliano, Vagli di Sotto, Cor- nel dialetto romagnolo, per esempio in pis (ovvero pjis) 'piace' (Schiirr
zamco, Casali, Agliano), come pure nell'Appennino pistoiese (Sambuca: II, 184), e inoltre in alcuni dialetti del Canton Ticino. Salvioni registra
flto); a Corzanico (Garfagnana) si dice anche mi çltso 'mi alzo'. Nelle (AGI 9, 195) per Carvegno e Val di Campo i seguenti esempi: kjerta
campagne intorno a Milano è conosciuta la forma èlbor 'albero'; nella 'carta', get 'gatto', ée1:,t'chiave', fied 'fiato', piajé 'piegare', tajé, bané,
zona di Rovigo abbiamo èlto; a Borgotaro (Parma) ètri 'altri'; nei dialetti kenti (< kjenti) 'tu canti'. Lo stesso Salvioni cita piènta 'pianta' e pientà
còrsi si trova èlbidru 'corbezzolo' ( < albitru ). Il passaggio di al tu s >elto 'piantare' per il milanese (47 ). Le forme piezza, piettu 'piatto', pientu
è esattamente il corrispondente dello sviluppo dell'italiano settentriona- 'pianto' del dialetto còrso settentrionale saranno da ascrivere a questo
le a 1tu s > o_[t,con la differenza che nel caso in questione deve presupporsi tipo. Anche la colonia gallo-italiana di San Fratello (Sicilia) partecipa al
la pronuncia palatale della l preconsonantica, la quale del resto si deve passaggio di a ad e dopo consonante palatale: cfr. kjerta 'carta', kje,:z'ca-
ammettere anche nel caso dello sviluppo di alt e ru >aitro volta > voita ne', kjémara 'camera', kjesa 'cassa', skjela 'scala', éjem 'chiamo', gjet
nei dialetti italiani centrali e settentrionali (cfr. § 244). V~ qui anche il 'gatto', gjema 'gamba', gjeu 'gallo'. Nel territorio ticinese (in val Misoc-
còrso .èlpa '~onte', 'altura'= lunig. alpa 'montagna' ('alpe'). Con que- co) la desinenza -are dell'infinito passa ad ç quando la sillaba precedente
sto sv1!uppo e collegato nel modo piu stretto il passaggio di a> e davanti contiene una vocale della serie palatale ( cfr. § 19): filef'filare', galef'ge-
ad r p1u consonante: per l'antico piemontese è attestato erba 'albero' lare', però lava, porta (ID 9, 46). In maniera del tutto analoga la desi-
(Monaci 1.463, 68), per l'antico genovese inderno 'indarno' (ibid. 14i, nenza -are dell'infinito passa ad i (cfr. al § 21 i casi in cui questa i è il
17 ), per il bergamasco medievale erbor. I dialetti moderni presen- risultato di una a metafonizzata) nel dialetto abruzzese di Bellante (prov.
tano: çrbu 'albero' in Piemonte e Liguria (AIS, 533), kçr 'carro' in di- Teramo) qualora la sillaba precedente contenga una i - per esempio /ali
v:rse parti de! ~iemonte (AIS, 1223), gèrb 'buco' ( = lig. garbo) nel · 'filare', tari 'tirare', fatiji 'faticare', affatti 'affittare' -, mentre in questa
Piemonte mer1d10nale, çrku 'arco' in Liguria (ibid., 373 ), kçrpu 'carpi- zona il risultato normale della desinenza dell'infinito è ç (potef 'potare',
50 I. Vocalismo § 28. Sviluppo di ì nella lingua nazionale 51

maiief);qui invero anche una precedente u produce il medesimo effetto ligure aigua (eigua, egua); piemontese rva; trentino aiva (rga). - In Si-
metafonizzante, per esempio sadi 'sudare', pattsi 'puzzare', !astri 'lustra- cilia in dialetti isolati si trovano tracce di un altro sviluppo, in cui si rico-
re' (AIS, 608 ). L'influsso di una precedente palatale nell'Abruzzo meri- nosce il passaggio della vocale in iato nella sillaba radicale. Come forma
dionale è attestato per il dialetto di Agnone (prov. Campobasso): - cfr. di base dobbiamo fissare *aucua oppure -::aucca; a queste si ricollegano
pi~éa 'piace', fataN 'faticare', lrnna 'ghianda', kjrnda 'pianta', srkka le attuali pkka (Villalba, Casteltermini), pkk'f!,a(Naro), avak'f!,a(Calasci-
'fiacco', s~mma 'fiamma' - di contro al normale sviluppo di a libera che betta); inoltre a Nicosia, colonia gallo-italiana, eugua. Per ciò che con-
diventa ea (deata 'dato', krapea 'crepare') oppure u6 quando vi sia una u cerne lo sviluppo di a qui 1a, in Italia la vocale tonica si è palatalizzata
precedente (per esempio jaru6 'giurare', cfr. § 18) (cfr. Ziccardi, ZRPh (come per esempio si presenta nel francese aigle) soltanto in casi del tut-
34, 406-8 ). - Circa la forma umbra pirttsa 'piazza', cfr. § 19; circa quel- to isolati: cfr. jékula nella colonia gallo-italiana di Piazza Armerina in
la aretina ed elbana pieiiere e quella còrsa pifttsa, cfr. § 15. Sicilia (REW, 582), aigul 'avvoltoio' a Poschiavo (Michael, 42). Al con-
trario, la vocale tonica appare velarizzata nella forma 6gola (che risale a
un anteriore ,.,aucula)nei dialetti della Valtellina superiore (Bormio,
26. Passaggiodi a ad e in posizione chiusa. A prescindere dalla mu- Livigno, Valfurva), costituendo una concordanza degna di nota con la
tazione, nel dialetto romagnolo, di a in e davanti ad r oppure ad l piu forma 9la del dialetto dei Grigioni (Miinstertal) (Schorta, § 24).
consonante (cfr. § 19), _e dai casi che abbiamo esaminato nel§ 24, vi
sono delle zone nelle quali questo passaggio di a ad e si effettua in un
ambito ancora piu vasto, oppure persino come norma generale in posi- 28. Sviluppo di i nella lingua nazionale. La i latina resta intatta
zione chiusa. Quanto abbiamo detto vale per i territori alpini della Lom- in qualsiasi posizione sia nella lingua nazionale sia in generale anche nei
bardia, per esempio per la val Leventina, dove la mutazione è legata alla dialetti toscani: vite, fico, lima, nido, filo, dice, figlio, mille, scritto,
posizione precedente una sonante piu un'altra consonante: çn 'anno', cinque.
grçnt 'grande', grmba, Sfnt 'santo', bçrba, çrbru 'albero', lrrk 'largo', In alcuni casi abbiamo dei disturbi nel vocalismo originario: in luo-
pçrli 'parlo' (cfr. Sganzini, ID 1, 200 sg. ). Nella ticinese Olivone (val di go di frigidus è subentrato già nel latino volgare (almeno in parte)
Elenio) la mutazione in parola è ancora piu estesa: cfr. (secondo l'AIS) frì'.gidus, a causa di una sincope (frigdus) che ha provocato l'abbre-
kçmp, prsta 'pasta', gçta 'gatta', vçka 'vacca', kavçla 'cavalla'. Per l'A- viazione in posizione chiusa (cfr. lordo,§ 34); da questa forma si ha l'i-
bruzzo si può citare il dialetto di Bellante (prov. Teramo): cfr. gçtt 'gat- taliano freddo. Il toscano m~zzo 'fradicio' presuppone come base non
ta', grll 'gallo', krrr 'carro', vçkk 'vacca', kçmp, kavçlla 'cavalla', tsçppa, -:,miti u s bensi ,.,me ti u s, con vocalismo osco (Jaberg, « F estschrift
blf,:ik 'bianco', firmma 'fiamma' (punto 608 dell' AIS ). Gauchat », p. 60 ), mentre i dialettÌ settentrionali (per esempio il vene-
ziano mizzo) presentano ancora conservata la i originaria. Un vocalismo
osco ( elex invece di ilex) sembra essere alla base anche dell'italiano elce
27. Lo sviluppo di aqua e aquila. La forma volgare acqua viene bia- - di contro al sardo ilizi, il quale invece presuppone ilex - e del toscano
simata già nella « Appendix Probi»; si tratta dunque di un allungamen- stégola 'stiva dell'aratro' ( < ,·:s teva invece di stiva) 1 • La differenza che
to della consonante precedente, verificatosi sotto l'influsso della vocale c'è nella vocale tonica fra il toscano fégato (la quale forma presuppone
in iato. Questa pronuncia corrisponde a quella di acqua, normale nel- una "ioppure una e) e lo spagnolo higado (cfr. anche il lombardo, pie-
l'Italia centro-meridionale, in concordanza con nocque (nocuit), piac- montese, emiliano fidik, il veneziano figào) risale probabilmente all'in-
que (placui t). Per l'Italia settentrionale bisogna prender le mosse da flusso della forma greca cruxw"t'ÒVsu quella latinizzata dalla greca in fi-
aqua (ak'f!,a);questa forma ha portato come primo stadio a *aiwa, e di ca tu m (Wartburg, FEW 3, 492), in quanto la greca u è stata resa con t.
qui si spiegano le forme dei dialetti sia antichi che moderni: antico ge-
novese, antico lombardo, antico veneto aigua; antico piemontese aiva; 1
Un altro punto di vista su elex ed ilex è quello sostenuto dal Bertoldi (AGI 31, 90).
52 L Vocalismo § 3 r. Dittongazione di i 53
Sulle forme veneziana dea, umbra dfto, toscana dito, ligure diu, pie- nel« Pulon Matt » fen 'fine', ztaden 'cittadino', prem 'primo' (Schiirr I,
montese di 'dito', che a volte continuano d1gitus e a volte digitus 49 ). In corrispondenza con tale fatto, oggi nei dialetti emiliani e roma-
(oppure ditus), cfr. § 49. gnoli si dice vena, lema, spena, marena, matena, ve,:i oppure ve; la qua-
lità della vocale oscilla fra pronuncia aperta e chiusa. In epoca piu antica
pare che il fenomeno abbia abbracciato anche vasti territori della Lom-
29. Mutazione spontanea di i in e. Nelle zone fuori della Toscana i bardia ed esso si trova ancora oggi alquanto diffuso nei dialetti lombardi
resiste dappertutto molto energicamente: dove si verificassero delle alte- orientali (particolarmente nel bergamasco: lema), ma si può provare la
razioni, saranno di data recente. Il passaggio di z ad e non è sconosciuto sua esistenza anche in zone piu ad occidente (Cremona, Guastalla, Busto
in alcuni dialetti delle Marche: cfr. per esempio a Cupra Marittima ga- Arsizio ); può citarsi per Busto Arsizio len 'lino', padrén 'padrino', ku-
jena 'gallina', véfra 'vipera', ve 'vino'; a Massignano deka 'dico', véfara, sén 'cugino', basén 'bacino'. Allo stesso modo il dialetto gallo-italiano di
frméka 'formica'; a Patrignone kamésa, deéa, skreva (Neumann-Spal- Novara (Sicilia) ha veu 'vino', leu 'lino'. Inoltre si ha e in posizione chiu-
lart, 18 ). Piu a sud la mutazione si incontra in terraferma solo del tutto sa e in finale di parola (in seguito alla abbreviazione della vocale ossito-
sporadicamente: per l'antico viterbese è documentato dece 'dice', premo na) nell'Emilia orientale, nel dialetto romagnolo e nel bergamasco: cfr.
'primo'. Forse anche l'antico perugino ha conosciuto questo fenomeno in romagnolo res 'riccio', vena 'vigna', se,:ikw 'cinque', grel 'grillo', vest,
(dece 'dice', desse 'disse') (cfr. Monaci, RJ 1, 133). Per la Calabria pos- spel, des 'disse', maré 'marito', dé 'giorno', Furlé; in bolognese parté
so dar prova di tale passaggio per due località (Serra d'Ajello in provin- 'partito', scrett 'scritto', mell 'mille'; in emiliano ké 'qui', vena; in ber-
cia di Cosenza e Cropani in provincia di Catanzaro): lenu, lema, helu gamasco res 'riccio', ena 'vigna', dé 'giorno'. A questo tipo appartengo-
'filo', !era, vete, mulenu, heku 'fico'. Il fenomeno è inoltre esteso nel cen- no anche dei casi con allungamento secondario della consonante, che
tro della Sicilia, dove una zona piuttosto vasta (Caltanissetta, Calasci- hanno provocato l'abbreviamento della vocale tonica, per esempio il bo-
1
betta, Villalba, Barrafranca, San Cataldo) presenta e, al posto di i: !era, lognese vet 'vite', veta 'vita', prema 'prima', dek 'dico' (cfr. § 222) •
venu, matenu, deci 'dice', melli 'mille', veti 'vite', maretu, arreva. Il pas- Anche nelle Marche si trova in posizione finale aksé 'cosi', gé 'andare'
saggio resta invero limitato, secondo accurate verifiche, ai casi (almeno ('gite'), lé 'li'; dalle Marche il fenomeno si estende in tracce isolate fino
nei punti Villalba e Calascibetta dell' AIS) in cui vi sia una -i o una -u in Umbria settentrionale: cfr. a Città di Castello dé 'giorno' (Schiirr II,
finale, per esempio nfku 'piccolo' (femm. nika ), pirnféi 'pernice', Vfti 91 e Reinhard, 198). Anche in Toscana (Garfagnana) abbiamo qualche
1
'vite', però lira, vita, arriva • Il passaggio di z>e procede parallelamente esempio di propaggine del tipo emiliano: df 'giorno', tsefo, tsefa (Vagli
al passaggio di u >o (cfr. § 3 7) in Sicilia e nella zona del dialetto roma- di Sotto). - In alcuni dialetti della Sicilia e della Calabria meridionale
gnolo e marchigiano. La forma * glere ( camp. alfra, abr. kalfra ), molto risulta è dall'incontro di i con a: cfr. il siciliano orientale (prov. Catania)
diffusa nell'Italia meridionale invece di gli re 'ghiro', potrebbe presup- zè 'zia', sarristè 'sacrestia', Mascalucè 'Mascalucia'; il calabrese meridio-
porre un vocalismo osco ( § 2 8) ove non si riporti piuttosto ad una fles~ nale zèsa 'sua zia', partèmu <partiamu 'partivamo', trovarèmu <trovaria-
sione glis, glfris. mu 'troveremmo'.

30. Mutazione di i in e in particolari circostanze. La mutazione di 31. Dittongazione di i. Nel dialetto bolognese si trova il dittongo
z in e davanti a nasale si estende in una vasta zona dei dialetti emiliano ei quale ulteriore sviluppo della mutazione di z> e in romagnolo davanti
e romagnolo: nel romagnolo si può documentare fin dal xvr secolo (cfr. a nasale: leima, vzei 'vicino', vei 'vino', kanteina, duttseina, Katareina.
La i generalmente dittonga in sillaba libera lungo la costa adriatica e in
1
Anche ad,Adrano (Sicilia orientale) si conosce una ç incondizionata in luogo di i, per esempio
1 In un sonetto del Guinizelli, bolognese, giglio e somiglio rimano con vermeglio e meglio: si
lçma, vçnu, raéçna 'grappolo d'uva', sçta, tçla, corrispondenti al siciliano lima, vinu, raéina, sita,
tila (cfr. Santangelo, AGI 16, 479 sgg.). deve quindi partire da una base geglio e someglio.
54 I. Vocalismo § 3 3. Particolari casi dialettali dello sviluppo di "i 55

parte già nei dialetti delle Marche (San Martino, Patrignone, Trisunco), do, venardo (ibid.); a Sant'Omero (prov. Teramo) mano 'venire', fra-
dove il risultato è ei (feila, veina, leima), con maggiore insistenza nei moka 'formica', kamofa 'camicia' (Mengel, 73 ). Il suono ii sarà del pari
dialetti abruzzesi e pugliesi, da Chieti fino alla zona di Alberobello ( a originato da un piu antico iii. Un tale risultato si trova a Matera (Luca-
sud di Bari). Come risultato della dittongazione si hanno le forme ei ai nia): niita 'nido', luna 'lino', amiik, miik 'mica' (come rafforzativo della
oi, oi, ui: dr. speika 'spiga', fareina (Vasto, Palena, Ruvo, Alberobello), ' ' negazione), kasapriina< consobrinus. A Pescocostanzo (prov. L'Aqui-
spaika, laima, maraita (Gessopalena, Molfetta), voita 'vita' (Popoli, An- la) si presenta lo stesso risultato: spiina 'spino', tsiija 'zio'. - Nei dialetti
dria, Bitonto), foila, abbroila 'aprile' (Trani), vùita 'vite' (Tocco) 1 • Lun- dell'Italia settentrionale si ha ii come risultato di una labializzazione da-
go la costa occidentale il fenomeno della dittongazione di i è del tutto vanti ad me ab, per esempio è molto diffusa la forma priim 'primo' (Pie-
sporadico. A Pozzuoli (presso Napoli) la i libera si muta in ai: foila, monte, Liguria, Lombardia); in piemontese si ha siimia 'scimmia'; nel
faina, voina, voita, foilama 'mia figlia', noira 'nido'. Lungo la costa cala- Piemonte meridionale si trova la forma Zuma 'lima' (AIS, 215 ). Nella
brese (Belvedere) la i passa ad ri (nella lingua degli uomini) oppure ad ai zona di Piacenza si dice Zuma e fiibia 'fibbia'; Spoerri (401) cita per la
(nella lingua delle donne e dei bambini), e non soltanto in sillaba libera, Valsesia fiibbja, éiimma 'cima', éiimas 'cimice', siimmja, luma.
bensi anche in posizione chiusa: frilu (failu) 'filo', vrita (vaita), vrinu
(vainu ), amriku (amaiku ), lrira (taira), skrçittu (skraittu ), mrilli (mailli)
'mille'. Per la Toscana posso documentare la dittongazione in ei (in posi- 33. Particolari casi dialettali dello sviluppo di i. Nei dialetti della
zion~ sia libera che chiusa), invero soltanto davanti a nasale, per il vil- Puglia, della Lucania, dell'Abruzzo e della Campania si verifica l'abbre-
laggio montano di Antona nella Lunigiana (a est di Massa), particolar- viazione di i> z (>e) quando l'accentazione è proparossitona: cfr. il pu-
m~nt~ tipica nella lingua dei bambini: !rima, t?i 'tino', gaggrina'gallina', gliese éefmaéa,il lucano éefmJéa,il campano (Cilento) éefmmiéa,l'abruz-
v?z 'vmo', éefimaéa,g!fefindala'guindolo'. Poiché in questa zona ri è an- zese éémaéa ed anche il laziale meridionale sémese 'cimice' (AIS, 473)
che il risultato di ~, ne consegue che lo stadio precedente era lema teno e il n~poletano lémmata 'limite' (cfr. § 8 ). I~ relazione con quanto s'è
v~no. Quanto detto significa che qui abbiamo una propaggin~ (s~adut~ detto sta il comportamento delle parole il cui plurale è formato con la
in s~guito alla dittongazione) dell'area emiliano-romagnola, dove i da- desinenza -ora: cfr. a Ruvo (prov. Bari) naeftaraquale plurale di nrita
vanti a nasale diventa e. Nel dialetto di Parma si è conseguito lo stesso 'nido'; a Matera kasaprfnara quale plurale di kasapriina< consobri-
grado di dittongazione: cfr. cuseina, veitJ, TureitJ, coleina, bnein 'beni- nus; a Roccasicura vareflaraquale plurale di varila 'barile'; a Napoli
no', desteitJ. Il dittongo ei si trova pure nei dialetti dell'Istria (partico- le bbécole quale plurale di vico; e nel laziale meridionale (Amaseno)
larmente a Rovigno e Dignano): !~ima,d~igo 'dico', pr~imo, fad~iga,fei- anédara quale plurale di anida 'nido'. Se nel territorio di cui abbiamo
ga 'fico', miteina 'mattina', speina, feil, lein; anche in posizione chiusa, parlato la medesima differenziazione vocalica si può osservare anche nel-
per esempio veista, deito) seinque, queinto (lve, 8). le desinenze plurali in -a, per esempio ad Ascoli Satriano (prov. Foggia)
n{5a ('nidi') quale plurale di nioa, si tratta certamente di una~ condizio-
nata da una precedente forma plurale néoara, ove non esista un effetto
32. Passaggio di i ad o, ii. In certi dialetti isolati delle Marche e analogico secondo il prototipo titta 'tetto' : pl. téttara, dita : pl. déta
dell'Abruzzo si ha il passaggio di i ad· o,che rappresenta certamente la (cfr. § 61). - Nella zona di Lecce (Salento) la i tonica davanti alla de-
riduzione di un piu antico oi (cfr. § 31 ): cfr. a Force (prov. Ascoli Pi- sinenza plurale -i passa ad r per dissimilazione: cfr. a Lecce zri, strri
ceno) gajona 'gallina', jo <ire (Neumann-Spallart, 18 ); a Montalto lune- 'ragazze', fessarri, massarri, crutri, plurali di ziu, stria, fessaria,massaria,
crutiu 'di difficile cottura'. I dialetti della provincia di Lucca presentano
1
La i in posizione ossitona e proparossitona è esclusa dallo sviluppo suddetto in seguito all'ab- un'analoga differenziazione di risultato, formando il plurale di zio e via
breviamento che in questi casi si è verificato, cfr. per esempio ad Agnone (prov. C;mpobasso) vaé6i-
na 'vic!n~_'_,f:rm~ika 'for1;1ica', ~a mani 'venire', maritama 'mio marito' (Ziccardi, ZRPh 34, 408);
in ziei e viei (Nieri, 249 ). - Il veneziano sego, l'istriano (Dignano) sejo,
a Tram fotla filo, ma fatzghana faticano', parikzpla 'pericolo' (Samo, u). il bergamasco séi 'giglio' sembrano presupporre 'un *Blium (invece di
-----------------------------

I. Vocalismo § 35. Passaggio di u ad u 57

lilium). - La i davanti a g ( <k) compare nella forma ie nel dialetto gal- mente questa rima in Inf. X, 69 ), da parte di Brunetto di nessono in ri-
lo-italiano di San Fratello: cfr. artiéga 'ortica', frumiéga, spiéga, fiég ma con ragiono, e di Guittone di rime simili (alcona: persona, bono : ca-
'fico'. tono, ciascono : bono) è da vedere un influsso letterario bolognese (cfr.
Anche nei continuatori di camisia si manifesta incertezza tra i e z. in bolognese lom 'lume', fom 'fumo', § 38 ).
Mentre le forme italiane presuppongono generalmente i, per i dialetti
orientali dell'Italia settentrionale bisogna invece partire da un'originaria
z: dr. l'antico trevigiano e l'antico padovano kamesa, il friulano kamese. 35. Passaggio di uadi.i. Al contrario di quanto avviene nelle muta-
Similmente il friulano temes 'staccio' richiama un tamì'.sium, non un zioni delle altre vocali, il passaggio di u ad ii non dipende dall'accento:
tamisium. Una differenza del genere nella qualità delle vocali sarà stata tale passaggio si ha in sillaba tonica come in sillaba atona; non possiamo
condizionata dalla diversità del substrato preromano, cosicché entrambe dunque metterlo in parallelo con lo sviluppo di a ad e, di 6 ad a. Il risul-
queste parole preromane nella zona orientale, non celtica, dell'Italia set- tato ii è caratteristico del Piemonte, della Liguria e della Lombardia:
tentrionale venivano pronunciate con t invece che con i (Elwert, 216). - l'area di diffusione della ii francese si estende pertanto al di qua delle
Un'oscillazione in Alta Italia fra i et si osserva anche nella desinenza -ica Alpi nella Gallia Cisalpina. Verso oriente la mutazione si estende nel
in esempi come mollica, ortica e formica. Di contro alla i normale abbia- territorio alpino fino al dialetto trentino settentrionale (Tiarno, Tuen-
mo nel piemontese mulçja, mulra (AIS, 989 ), nel gallo-italiano di Sicilia no, Predazzo) e, come estrema propaggine, fino alla zona delle Dolomiti
mut/,(jéa (Piazza Armerina), nella zona gallo-italiana della Lucania mod- nella ladina Enneberg (Marebbe). Piu a sud, il lago di Garda e Mantova
t/,ega (Trecchina), per cui si confronti il provenzale moderno mouleg~; (che ha ancora ii) rappresentano i confini dell'area della u. A sud del Po
e similmente abbiamo in Lombardia (Vigevano) urtéja, nel gallo-sici- la ii si trova nella zona nord-occidentale dell'Emilia (prov. Piacenza) che
liano (Aidone) urtéja e fruméa 'formica'. si estende ad oriente fino al fiume Taro; a Parma e a Reggio si ha già
u. Invece nella parte montuosa dell'Emilia la ii si estende molto verso
oriente, fino alla zona meridionale della provincia di Modena (Prignano,
34. Sviluppo di u nella lingua nazionale. Nella lingua nazionale co- Sestola). Nel Medioevo la ii 'gallo-italiana' doveva essersi estesa anche -
me nelle parlate toscane la urimane conservata in ogni posizione; lo stes- nella pianura emiliana fino al Panaro (comprendendo quindi anche Mo-
so dicasi per la maggior parte dei dialetti centrali e meridionali: si ha dena): qui l'influsso bolognese ha arrestato la sua espansione (Schi.irr,
perciò fuso, mulo, crudo, fiume, muro, uva, luce, uno, luccio, struzzo, RLR 9, 2 2 r )1. Nella zona che siamo venuti delimitando si dice luna, u
prugna, pulce, culla, fusto, nullo, frutto. 'uno', diir, fiim, miii, fiis, friit, brut 'brutto'; come si vede, anche u in
Nei casi in cui il risultato si discosta dalla regola, ciò è dovuto all'esi- posizione chiusa prende parte alla mutazione parimente al francese.
stenza di singole perturbazioni che modificano la normale mutazione fo- I,
Non è affatto sicuro che il passaggio di u a ii nell'Italia settentrionale
netica: il toscano lordo indica insieme col francese lourd una forma ~~ 1u- sia basato sul substrato gallico, come spesse volte si è ritenuto: molti
r( i )d u s (invece di luridus) già esistente nel latino volgare: questa dati testimoniano decisamente il contrario e sono per una piu recente
forma avrà conservato la sua i1 sotto l'influsso della sincope che ha pro- data della mutazione. Prima d'ogni altra cosa c'è il fatto che anche la u
vocato l'abbreviamento in posizione chiusa (cfr. freddo, § 28); anche di origine secondaria (dunque relativamente tarda) prende parte al pas-
s9zzo richiede come base un * sucidus (invece del classico sucidus), saggio ad ii. Cosi in lombardo, ticinese e piemontese -1:voi,*noi, *dai pas-
ma si tratta di un imprestito dal provenzale (sotz). La parola soso 'suso' sano alle forme metafonizzate vui, nui, dui, e da queste a vii, nii, dii;
usata da Dante (Inf. X, 45) in rima con desideroso e sdegnoso deve la nei dialetti del Canton Ticino la ii ( < ù) è la forma metafonizzata di 9,
sua o all'influsso di gioso <deorsum, come viceversa quest'ultima è di- ('

ventata giuso (giu) sotto l'influsso di su( r )sum. Nell'uso da parte di 1 Merita attenzione il fatto che Parma ha ancora o (< o), ma non piu u. A Parma deve essere

Guido Cavalcanti di lome 'lume' in rima con come (Dante imita sciente- esistita un tempo la u, dato che la o è originata da una fase piu antica uo(< uo)(cfr. § n7).
1. Vocalismo § 3 5. Passaggio di u ad u 59
per esempio forn : furn, ors: urs, rot: rut. La u secondaria di 'tutto' e
27 sgg.). Questa regressione di:e:1ta piu verosimil~ ~e si ammet~e che
di tructa vie~e trattata ~Ilo stesso .modo: cfr. il ligure tutu; il piemon- la;;. non è mai giunta nelle parti citate del Canton T1cmo ad una u com-
tese, lombardo, emiliano tut (AIS, 1654); il ligure, piemontese, lombar- pleta bensf è rimasta ferma a metà strada. Per ciò che riguarda la V al-
do, emiliano truta 'trota'. La o protonica, che in Alta Italia diventa u, telli~a superiore, tale area di u combacia direttamente con l'area di u
prende del pari parte allo sviluppo di u >u: cfr. il piemontese kuiia 'co- ladina (val Giudicaria, Nonsberg, Fassa, Groden, l'antica romanità del
gnato', T urin <Taurini; il ligure suga; il piemontese gugè; il lombardo Vin~chgau; dr. Archiv 177, 38), per cui in questo caso la conservazione
suga; l'emiliano zugar <jocare; il milanese budel <botellu, fumènt di;;. è molto verosimile: dr. nella Valtellina superiore (Grosio, Isolac-
'fomento', ubedi, rubinèt, kusi 'cucire', siirbi 'sorbire', lumina 'nomina- cia) sambuk, kuna 'culla', kul, bruk 'erica'; a Livigno madur, vadu, una,
re' ( Salvioni, 135 ). Inoltre, per la cronologia del passaggio di u >u ha avu nasu 'nato', plu, kuna (Archiv 177, 33). Contro la teoria del sub-
molta importanza il fatto che anche la u del dittongo uo, originato da o, stra~o, vale a dire contro chi sostiene che u è fenomeno molto antico, si
ha preso parte alla palatalizzazione (uo >uo >uo >o) (dr. § 1 17). Questa pronuncia infine l'assenza di una ?a!atali~zazione di k ~~vanti ad~ (pe~
è una prova inconfutabile che u poteva ancora diventare u anche nel pe- esempio in cura tu> kurat): se c10e la u fosse stata g1a pronunciata u
riodo in cui si era già formato uo. Per giunta avviene che la u in iato nei primi secoli della nostra era, ci si sarebbe dovuti aspettare che anche
spesse volte è rimasta conservata là dove altrimenti u è passata ad u. kurat diventasse éurat, come k è diventata é davanti ad e e ad i; tanto
Cosi uva si presenta come ua nel Piemonte settentrionale (nella valle piu poi se si considera che k in alcune zone dell'Alta Italia si è palataliz-
del fiume Sesia e nella regione dell'Ossola) e nella Lombardia orientale zata anche davanti ad u secondaria (e cioè prodottasi recentemente), per
(prov. Brescia). Per kru 'crudo', la forma femminile suona nel Piemonte esempio cuiiòu <cognatus (dr.§ 151 ). - Il Wartburg ha raccolto e va-
settentrionale (regione del Sesia, Ossola) krua, kruva (v è consonante di lutato criticamente (ZRPh 56, IO sgg.) le ragioni che militano a favore
transizione): questo lascia supporre che il passaggio da u ad usi è mani- O contro l'opinione di un'origine gallica di u >u; egli stesso si pronunzia
2
festato solo dopo la scomparsa della consonante intervocalica. Bisogna però per la provenienza gallica •
anche tener presente che le colonie gallo-italiane dell'Italia meridionale I sostenitori della teoria del substrato celtico richiamano l' attenzio-
(Sicilia, Lucania), le quali provengono probabilmente dal Piemonte me- ne sul fatto che il confine orientale dell'area di diffusione di u in Italia
ridionale, non conoscono il passaggio di u >u (cfr. nella località siciliana settentrionale coincide stranamente col confine orientale del passaggio
di San Fratello fus, frut, kru 'crudo', mu 'mulo'), sebbene abbiano altri- di kt >it, per il quale essi vorrebbero del pari vedere il riscontro nei par-
menti conservato molto bene i suoni caratteristici dell'Italia settentrio- lati gallici (dr. Wartburg, 47 sg.). Quanto s'è detto non è che sia deci-
nale. Da quanto detto si può forse concludere che quando ebbero origine sivo per l'origine gallica 3;bensf si può spiegare cosi: che la 'toscanizza-
le colonie suddette (circa nel xrr secolo), la mutazione di u>u era per zione', verificatasi in tempi piuttosto recenti nella zona orientale del-
lo meno non ancora molto progredita, forse era giunta soltanto fino ad l'Italia settentrionale, ha prodotto il suo effetto fino ad una determinata
un certo suono, che si trovava fra u ed u,cosicché· da questo punto era linea, la quale ha opposto alle 'innovazioni' una resistenza piu tenace ,
4

possibile facilmente una regressione ad u (cfr.ZRPh61, 111 ). Per questo


stesso motivo alcune zone alpine marginali in mezzo all'area di u conser- 2 Per la Francia le deduzioni cronologiche lasciano supporre che il passaggio da u ad u si sia

vano ancora oggi u: ciò vale intanto per certe parti del Canton Ticino compiuto solo nel Medioevo (vr-vn secolo), cfr. Meyer-Liibke, ZFS 41, 1 sgg.; 44, 75 sgg.; Gamill-
(Misocco, bassa Leventina, basso Onsernone, riva occidentale del lago scheg ZFS 45 341 sgg. Contro la teoria del substrato celtico si è pronunciata in tempi piu recenti
anch; E. Rich~er, 254 sgg., secondo la cui opinione si dovrebbe datare l'inizio del passaggio ancora
Maggiore), cfr. Keller, VKR 13, 342; e inoltre per la Valtellina supe- prima dell'vm secolo, però il fenomeno non si sarebbe esaurito prima del .x secolo. . .
3 Bisogna ricordare che nel dialetto veneziano antico non sono sconosciute le forme petto, frutto
riore (Grosio, Bormio, Valdidentro, Livigno); la usi conserva anche in
(cfr. § 258).
Valsàssina ( ad oriente del lago di Como), per esempio ad Introbio (pun- 4 Il Lausberg ha dato recentemente una spiegazione fonologica del passaggio da ii ad u,ritenen-

dolo una sorta di schivata dalla serie velare del sistema vocalico a quattro gradi (a causa della mag-
to 234 dell'AIS) mur, fus, luna. L'opinione comune è che nel Canton giore difficoltà ne~la differenziazione timbrica), che perciò passa - per quanto riguarda la serie velare
Ticino la u rappresenti una 'regressione da un'antica u' (Sganzini, ID 9, - ad un sistema di tre gradi; cfr. RF 60, 297 sgg.
60 I. Vocalismo § 38. Passaggio condizionato di u ad o 61

si presenta i per ii, si tratterà di i proveniente da un'anteriore fase ditton-


36. Passaggiodi ii ad o e ad i. In mezzo all'area di diffusione della . gale (presumibilmente iu). - Cfr. § 39.
u ci sono alcune zone che in determinate circostanze presentano il grado
vocalico piu aperto a oppure la vocale non arrotondata i, in luogo della
u. Le principali zone della o sono la Lombardia orientale (prov. Berga- 37. Passaggio spontaneo di ii ad o. Il passaggio incondizionato di
mo, Brescia e Cremona), il territorio a nord di Parma (San Secondo) e le u>o si incontra nelle Marche (in corrispondenza con la mutazione di
valli appenniniche del versante emiliano (per esempio Bardi, Tizzano, i> e, cfr. § 29 ): negli antichi documenti già si trova loce, alcona, !omo
Prignano). Ecco alcuni esempi dal bergamasco (secondo l'AIS): fom, (SR 3, 123). Nei dialetti moderni il fenomeno si presenta per esempio a
fiom, mal, kona <cuna, oa 'uva', brot; dal dialetto di San Secondo: Massignano (f9ma, p9ra, gçma 'uno'), Montefiore ( çJVa,9no ), Monte-
fom, mal, oa, brot. Il passaggio non si manifesta in maniera conseguen- prandone (Pù?ma,m9ra, pr9gna) (cfr. Neumann-Spallart, 19). - Inoltre
te ma appare limitato ad alcune parole: 'duro', 'fuso', 'crudo', 'nudo' troviamo o invece di u nei dialetti dell'interno della Sicilia, ed anche qui
non si presentano in nessuna occasione con la a (secondo l'AIS). - L'ul- in corrisp~ndenza col passaggio, quivi manifestatosi, di i> r: cfr. a Cal-
teriore sviluppo da u> i è caratteristico del Monferrato e di alcuni dialetti tanissetta l9na, l9mi 'lume', mat9ru; a Calascibetta kr96u, f9su, kar9su
della Liguria (per esempio quelli di Rovegno e Zoagli): cfr. nel Monfer- 'ragazzo'. Secondo verifiche personali, il passaggio si manifesta soltanto
rato fim 'fumo', fis, frit 'frutto', iwa 'uva', lim, mi 'mulo', dir 'duro', (almeno nei punti dell'AIS Villalba e Calascibetta) in presenza di una
li1:1na'luna', madir, ki 'culo', tit 'tutto', brit, krzu 'crudo'; a Rovegno -i o di una -u finali (non in presenza di -a): cosi kr96u (ma kruoa), kar9-
li1:1a'luna', i1:t,krfu 'crudo', sia 'suda', tita nia 'tutta nuda', stiva 'stufa', su (ma karusa), vist9tu (ma vistuta), 9nu (ma una). Si tratta dunque di
vendfu 'venduto'. La i appare anche, oltre che nelle zone piu estese che una metafonia. Il dialetto di Adernò, nella Sicilia orientale, presenta un
abbiamo già visto, nel dialetto ossolano (dir 'duro', fim, in, ina, frita passaggio incondizionato ad ò sia di u primitiva che di u secondaria:
'frutta', krfu. 'crudo'). La i di fime 'fiume' nel dialetto di Cavarzere (Ve- mòru, lòci 'fuoco' ('luce'), lòna, òna, vòci ( = sic. vuci) 'voce', mònti
neto) e di fim nei dialetti ticinesi è invece provocata, contrariamente al (=sic. munti) 'monte' (cfr. Santangelo, AGI 16, 479 sgg.).
tipo esaminato, dalla precedente palatale; tale fenomeno è già documen-
tato nell'antico padovano: cfr. in Ruzzante fime 'fiume', pi 'piu' (cfr.
analogamente Fiorenza>Firenze). Il tipo sibi 'subbio', comune nei par- 38. Passaggio condizionato di ii ad o. Nei parlati emiliano-roma-
lari lombardi, potrebbe essere una forma ipercorretta della stessa epoca gnoli è caratteristica l'apertura della u in o davanti a nasale, che si può
in cui fiibia 'fibbia' (cfr. § 32) venne resa con fibia. - Il passaggio di u paragonare all'azione di apertura che una nasale ha esercitato in francese
ad i compare, fuori dell'area di diffusione di u, nell'estremo sud delle sulla vocale antecedente: u > 8 (un), e>a(vent), i> e (vin). Come in fran-
cese, anche qui l'alterazione fonetica è in rapporto con la nasalizzazione
Marche ad Acquaviva: Zina'luna', liéa, fista, fisa'fuso', manita 'venuto';
delle vocali: il passaggio procede parallelamente alla mutazione di i (da-
lo stesso risultato si trova a Bellante (prov. Teramo) che è situata piu a
vanti a nasale) in e (cfr. § 30); esso compare già nei testi scritti in antico
sud, in Abruzzo: lip 'lupo', /lima 'fiume', lina. In questa zona della costa
emiliano, particolarmente nei documenti bolognesi (legome, lome, ne-
adriatica altri dialetti mutano questa i secondariamente in a(esattamente
son, fom, on, negano) 1 • Nei parlati moderni, il passaggio abbraccia l'in-
come la i primaria, cfr. § 32 ); cosi, per esempio, a Cupramarittima nelle
tero territorio dal Panaro fino ai dintorni di Cesena; il carattere della
Marche meridionali: fama, f osa, lana (che in epoca piu antica si pronun- vocale oscilla tra o chiusa ed o aperta: fom 'fumo', lana, o 'uno', fiom,
ciavano fima, fisa, lina ); inoltre, a Sant'Omero (prov. Teramo): lana, kçma <ciina, foma, lom, furtona. Il dialetto di Parma presenta lo stes-
laéa, lama, ona (Mengel, 73 ). La i compare completamente isolata nel
Mezzogiorno a Matera (Lucania): lip 'lupo', fis, kil, starnft 'sternuto'.
1 In legome, lome, fom il passaggio è basato su di un allungamento consonantico secondario
Fuori dell'area di diffusione della u dei dialetti settentrionali, là dove (cfr. § 222), il quale ha condizionato l'abbreviamento della vocale tonica.

4
,
1. Vocalismo § 40. Particolari casi dialettali dello sviluppo di u
2
so tipo di o, per esempio lo,:ma'luna', ko,:ma< cuna • Il risultato è al- (leiula,fiuma) avrà rappresentato, come già poc'anzi abbiamo supposto
quanto incerto nell'Emilia occidentale: cfr. a Piacenza loina, koina; a (§ 3 6), il primo stadio del passaggio di ii ad i (lina, fisa, kila ), che si ha
Bardi tonna, konna; a Tizzano lana, kona. Anche l'antico aretino aveva nell'Italia meridionale (Acquaviva, Bellante, Matera). - Lungo la costa
ono, alc;no, cia;cono. Il passaggio di ii>9 in posizione chiusa nei dialet- . occidentale la dittongazione si incontra di nuovo ( come nel caso di i) sol-
ti emiliano-romagnoli è in dipendenza dell'abbreviamento della vocale: .tanto in forma del tutto sporadica. Nel dialetto di Pozzuoli ( ad occidente
br9t 'brutto', n9l 'nullo', s9t 'asciutto', 9s 'uscio', fr9t, t9t; ed anche di Napoli) la ii in posizione libera si cambia in efu: fefus, mefula,mefuta,
questo fenomeno procede parallelamente allo sviluppo di z (cfr. § 30, feéula,lefuna,efuva.A Belvedere, sulla costa calabrese, la ii diventa 9u
grel 'grillo') 3 • Il parallelismo si estende anche al trattamento della ii os- nella lingua degli uomini, oppure au nella lingua delle donne e dei bam-
sitona, condizionato del pari dall'abbreviamento v~alico che anche in bini, tanto in sillaba libera quanto in sillaba chiusa: mrjulu (maulu),
questo caso si è manifestato (cfr. § 30 ); ecco pertanto il bolognese av6 f9umu (faumu ), vindrjutu ( vindautu ), frrjuttu (frauttu ). Ad Antona (in
'avuto', sav6 'saputo', kard6 'creduto', pi6, nas6 'nato' (femminile nasu- Lunigiana, ad occidente di Massa), al passaggio di z> çi davanti a nasale
da), vl6 'voluto'. Il fenomeno si estende in parte, anche in questo caso, corrisponde l'analogo passaggio di ii>9u: cfr. frjuma 'fumo', lrjuna,
in zone che si trovano un po' piu a sud: cfr. piò in Guittone d'Arezzo. puna, f9una 'fune'. Infine, anche i dialetti dell'Istria presentano il dit-
Le forme mal 'mulo' e ova 'uva' del dialetto romagnolo non possono es- tongo (ancora in parallelismo con ei proveniente da i): cfr. a Rovigno
sere situate in nessuna delle accennate ca~egorie, eppure quella loro par- m6ulo, mis6ura, sal6ute, l6una, l6ume (lve 12); a Dignano l6una, l6upo,
ticolarità fonetica sarà stata condizionata anche in questo caso da un ab- ler6udo,l6us, s6uda (AIS, p. 398 ).
breviamento. - L'antico senese ono 'uno', ogniuono 'ognun.o' avrà subito
l'influsso di omo, uomo. - Sulla ii>o in Sicilia, cfr. § 37.
·40. Particolari casi dialettali dello sviluppo di ii. Le forme nivol
(pav.), nivu (piem.), nivola (mil.) 'nuvola', che si incontrano nei dialetti
39. Dittongazione di ii. È degno di nota il fatto che nel dialetto bo- dell'Alta Italia, si basano su una trasposizione vocalica (niibilus > *nI-
lognese non si verifichi il passaggio di ii ad ou davanti a nasale, come ci bulus). - L'accentazione proparossitona provoca l'abbreviamento della
si aspetterebbe (in parallelismo con i>ei); al contrario, ou si può incon- u u
originaria in nell'area dialettale del pugliese, del campano, del luca-
trare in qualche dialetto delle Marche (San Martino, Patrignone, Tri- no e dell'abruzzese: dr. in campano prjlaéa,in abruzzese poéa, ed ancora
sunco): louma, fousa, paura. Piu a sud la dittongazione in sillaba libera nel Lazio meridionale pose 'pulce' (AIS, 474). Lo stesso esito si ha an-
è molto diffusa nei dialetti abruzzesi e pugliesi da Chieti fino nei dintor- che per la flessione nominale nei plurali in -ora: dr. il pugliese frus 'fuso'
ni di Taranto. Il risultato varia tra 6u, au, eu, iu ed au: dr. f6usa (Bar- con il plurale f 0 9sara (Ruvo), il campano fusa col plurale f'?sara(Gallo),
letta), fausa (Martina Franca e Vico Garganico), féusa (Ruvo, Palmoli, il brindisino fusu con il plurale fòsuri, il lucano (Matera) fis 'fuso' con il-
Tocco), fzusa (Vasto, Agnone, Pescasseroli), fousa (Trani e Canosa)1. plurale f rjsara.Quando si incontra la medesima differenziazione vocalica
La iu che si incontra a Vasto (fiuma, miura, liuma, lfupa) e a Pescasseroli anche nelle desinenze plurali in -a, per esempio a Napoli fuso: pl. f6sa,
questa o è sicuramente condizionata da una piu antica forma plurale /6-
2
La on come articolo indeterminativo viene in realtà pronunciata un nel dialetto milanese (per sara.Cfr. a questo proposito l'abbreviamento di z nelle stesse condizioni
esempio un dént 'un dente'); dato che in milanese o è l'espressione ortografica di u, mentre u corri-
sponde ad ii. S (§ 33 ). - Nella forma siciliana gr9i, calabrese gr9i, napoletana gruoja
3
Certamente deve giudicarsi in maniera analoga lo sviluppo della voce gallica d un o nei topo- 'grue' sembra che la p sia nata dalla posizione in iato (cfr. § 3 3 ).
nimi lombardi Castronno (Castrodunum), Saronno, Biandronno, Nibionno (e dall'altra parte Chiu-
duno, Verduno): pare che questi nomi presuppongano un * d unno, come anche nel gallico si può Nei parlati lombardi ed emiliani unus come articolo indeterminati-
presumere * b r u k k o a fianco di b r u k o, * ri k k a a fianco di ri k a . vo non prende parte allo sviluppo di u > u: cfr. il milanese un dént 'un
1
Da questo sviluppo è eccettuata la u dei proparossitoni, la quale, a cagione dell'abbreviamen.
to, è equivalente alla udi una sillaba chiusa: cfr. a Trani fousa 'fuso', louéa, ma umata 'umido', fu·
dente', um bus 'un buco'. A Poschiavo e in alcuni dialetti del Canton
mana 'fumano', come frutta, fusta (Samo, 14). Ticino resta invariata anche laudi tu, per esempio a Poschiavo tu fumas,
1. Vocalismo § 42. Sviluppo di au in Italia settentrionale

nel dialetto· ticinese cli Osco tu dòrmat 'tu dormi': questa forma è pro- ,Jione in Toscana, e ciò significa che au è diventato p dopo che il feno-
vocata dall'abbreviamento della vocale in posizione proclitica. ,neno della dittongazione della p primaria si era ormai già concluso 2 ;
,naJ.ogamente si può in francese riconoscere dalla forma chose che au è
passato ad o soltanto quando la palatalizzazione di k davanti ad a (car-
41. Sviluppo di au nella lingua nazionale. Vale per la Toscana la rus >char) era già avvenuta.
medesima riduzione di au >o che si conosce in altre lingue neolatine
(frane. or, spagn. toro): poco, oro, toro, cosa, povero, ode, gode, tesoro.
La au sviluppatasi secondariamente partecipa anch'essa a questo svilup- 42. Sviluppo di au in Italia settentrionale. L'antico dittongo è stato
po: parola, fola, tola, cantò, topo, soma, mota, oca, gota. Tale sviluppo conservato soltanto nell'estremo nord dell'Italia settentrionale,per esem-
è cronologicamente indipendente dal passaggio di au ad o nel latino an- pio in certe parti del Friuli (taur) e in alcuni dialetti arcaici del Trentino,
tico: cauda>coda, Plotus, torus, tesorus (cfr. Richter, § 12; J. . come quelli di Rabbi (tpuru) e Tuenno (tpuro) (AIS, 1041 ); altrimenti
Briich, Glotta 26, 1938, 145 sgg.). Si tratta di una tendenza che si è l'Alta Italia mostra in generale lo stesso sviluppo che abbiamo visto in
potuta ripetere in epoche differenti. Nei casi in cui è rimasta conser- Toscana: anche qui la au è diventata p (piu raramente 9 ), e anche qui in
vata au, si tratta di parole di origine letteraria; cosi abbiamo nell'antica un periodo in cui la p primitiva si trovava già in uno stadio di ulteriore
'poesia aulica' tesauro, auro, auso, laudo, gaudo, laude, diaulo, paraula, sviluppo. In tal modo non abbiamo qui né uo, né l'odierna fase, da essa
taula; nella lingua letteraria odierna causa, rauco, pausa, laude, lauro. A proveniente, o: cfr. nel dialetto genovese f òla < * fa u 1a da b u 1a, tòra <
volte si trova la forma volgare a fianco della forma latineggiante: cosa e *taula, tòru <tauru a fianco di fora doras, mora< moriat. In U-
causa, alloro e lauro; a fianco dell'italiano letterarfo (non popolare) rau- guccione da Lodi il dialetto antico lombardo si presenta nelle forme cosa,
co, si ha in alcuni dialetti della Toscana (prov. Siena e Grosseto) roco pover, poqi, parole; e a fianco di queste si hanno anche le forme latineg-
(oppure roho ). Anche favola e tavola provengono dalla lingua del ceto gianti auro, causa, taole. Per quanto riguarda i dialetti moderni, cfr. tpr
colto, a fianco delle forme con sviluppo volgare fola (in Toscana) e tola per il piemontese, il lombardo, l'emiliano e il romagnolo; tpro per il ve-
(nei dialetti dell'Alta Italia). Per quel che concerne cavolo, si ritiene che neziano; ppk per l'emiliano; p9k per il piemontese e il lombardo; p9ko
tale forma derivi dal latino tardo caulus (xa.u16c;)e provenga forse dal- per il veneziano; ppver per il piemontese; ppvu per il ligure; ppvero per
l'Italia meridionale (cfr. il calabrese tavuru 'toro', cavuce < cauce 'calce'; il veneziano; p9er per il milanese; p9vero per il padovano; pka per l'in-
§ 43). La forma normale còlo è attestata in Umbria (AIS, 1366). Paolo tera Italia settentrionale. Cfr. inoltre l'emiliano e piemontese frpla 'fra-
( >P avolo) sarà del pari originato dalla lingua del ceto colto, di contro alla gola', il veneziano tpla (tpja), il ligure tpa 'tavola'. A queste forme si
forma volgare Polo, che si trova in molti toponimi come San Polo (Lom- aggiungano (con au secondaria) il piemontese fròla 'fragola', il venezia-
bardia, Veneto, Istria, Toscana), e anche come San Poro nell'antico dia- no tòla, il ligure tòa 'tavola', e la forma por a 'paura' di Bologna e del
letto milanese (in Barsegapè, 868 ). Il rapporto fra chiavica (della lingua bergamasco. - Su au secondaria in fagus ( >fo ), capu t ( >cò ), -atu ( >-ò ),
letteraria) e chipca (del dialetto senese) si spiega cosi: chiavica si basa cfr. § 16.
sull'antica forma clavaca (CGL 4, 434, 26), che è documentata a fianco La Romagna occupa una posizione particolare. Qui au si è monotton-
di clovaca e di cloaca, mentre chiòca è una continuazione della forma gato in p prima che cominciasse l'ulteriore sviluppo della p primitiva:
volgare piu recente * clauca >cloca (CIL 6, 7882). - Su mota e topa .perciò qui au presenta lo stesso risultato di quest'ultima (cfr. § n4);
(topo), cfr. § 17. dr. a Lugo au>9>uo(?)>9: 9r, pf?k, 9ka, par9la (Schiirr II, 22 sgg.).
Come qualità, la o che proviene dalle parole di sviluppo volgare ha Anche in dialetti veneti si ha puoco, puovro; in Istria (Rovigno) si tro-
pronunzia aperta (tpro, ppco, pro)1. Questa o non ha subito dittonga- va la forma tu6la 'tavola'. Per il dialetto di Rovegno (Liguria) valgono
le forme (secondo l'AIS) uaru, puaku, tuaru, cuaru (caulus).
1 La -o proveniente dalla desinenza -avi t oscilla in Toscana tra 9 ed 9: quella vale per Firenze,
2
questa per esempio per Pisa (dr. AIS, 220). Cfr. però a Cortona cuosa e nell'antico pisano uoghe 'oche' (Monaci, 3.57).
66 I. Vocalismo § 43. Sviluppo di au nell'Italia meridionale

Lo sviluppo di a unita ad l seguita da consonante non è unitar~o (cfr. degno di nota il fatto che anche ca uda, in luogo della quale già in
§ 17 ): da una parte abbiamo lo sviluppo normale attraverso au > o nel tino volgare subentrò ben presto la forma coda, ha conservato fino
lombardo t9pa, nell'emiliano t9pa 'talpa' e ne.I milanese tròs 'tralcio'; oggi la sua antica au in certe zone d'Abruzzo, per esempio a Palmoli
dall'altra, si sviluppa una o, senza però che la l vada perduta. Abbiamo (prov. Chieti)kauda, a Scanno (prov. L'Aquila) kaula 'coda' (AIS, 1058).
dato la spiegazione di questo fenomeno al § 17. Si hanno cosi l'antico Nell'Italia meridionale è rimasta conservata anche la au secondaria: per
milanese caldo, altro, salto; il bergamasco plt, fplé, kplts 'calze'; il topo- , esempio nel siciliano fauéi 'falce', kauéi 'calce'; nel calabrese fauée, kau-
nimo Rivolta (sull'Adda); e inoltre le forme -oldo, -oldi invece che -aldo, :,çe,autu, aunu <agnus; nel pugliese kauéa; nel campano kauéa; nel sa-
-aldi nei cognomi dell'Italia settentrionale (Airoldo, Bertoldi, Garibaldi, lentino auca 'oca'. In queste zone au è diventato a volte agu, avu, per
Mainoldi). Per ulteriori esempi, cfr. § 17. Ora bisogna però notare che l'interpolazione di una fricativa: cfr. il calabrese taguru, tavuru, agunu,
anche la au primaria è passata ad al oppure ad ol ( senza che vi fosse la 4vunu, agutu, avutu, Pagulu 'Paolo', kavuce 'calce'. A volte la a si è ve-
l): nel 'Tristano' (scritto in antico veneziano) si trovano le forme aldi, larizzata in o, per influsso della u: dr. nella penisola salentina (Capo di
alde, olde, loldo da udo, golta 'gota'< gauta (SR 4, 78); nei testi in Leuca, Salve) t6uru, 6unu, 6utu, 6utru, k6uce, f6uée, oppure (con l'in-
dialetto antico lombardo colse 'cause', nei testi in antico emiliano tolde serzione di una v) t6vuru, 6vunu, 6vutu, 6vutru. In un ulteriore svilup-
'laude'. I parlati lombardi conoscono ancora oggi gplta (AIS, II 3 ); au- , po, a volte l'elemento velare è andato perduto: dr. kpée 'calce' (Salve),
dire > ant. mil. oldire. Il dialetto milanese ha vòlsa <ausat, l'emiliano · otre 'altre', fosu 'falso' (Mordano). La a che si incontra nel dialetto gal-
éold (dr. l'antico veneziano clold) 'chiodo', che presuppone un *clau- lo-italiano di San Fratello (Sicilia) - per esempio tar 'toro', ar 'oro', pak
d u. La forma longobarda a u j a 'prato' compare piu volte nei toponimi 'poco' - non è originata direttamente da un'antica au (Meyer-Liibke,
dell'Alta Italia come Olgia; nell'« Orlando Innamorato» stesso viene f 98 ), bensf è uno sviluppo secondario di una p breve: cfr. proprio in
usato golta (II, 9, 11, 4 ). Oltre alle forme letterarie calma e salma delle quella località gras 'grosso', darma 'dormo'. Al contrario, sembra che
quali abbiamo già discorso sopra ( § 17 ), nella lingua letteraria dei primi esista il passaggio da au ad a, a noi noto dai dialetti della Sardegna, in
secoli si trovano anche lalde 'laude' (per esempio nel « Morgante » ), fral- una parlata della Calabria settentrionale, invero assai isolata (Morano):
1
de (Wiese, 21 ), galdio 'gaudio' (in Guinizelli) • L'introduzione della l si . pavuru 'povero'. Nella Calabria meridionale si manifesta un influsso gre-
deve ad una reazione ipercorretta della classe colta. - Il medesimo svi- co nello sviluppo diretto di au >av: dr. tavru (e anche tarvu, travu) 'to-
luppo vale anche per la au in posizione protonica (cfr. § 134). ro', avru 'alloro', d'accordo col greco calabrese mavro <µa.upoç, avri <
Alla forma latineggiante au della lingua letteraria (causa, lauro) cor- a.Up1,ov. Circa il calabrese meridionale carza <eausa, cfr. § 267. - Nelle
risponde nel dialetto milanese av: cfr. làvor 'lauro', San Màver (Mauro), altre zone dell'estremo Sud dove si incontra o (invece dell' au che ci a-
restàver 'restauro', plàves 'plauso', càved 'cauto' (Salvioni, 8 5 ). Nel- spetteremmo), trattasi di parole prese in prestito dalla lingua letteraria:
l'Emilia è molto diffusa la forma f/,aft da fiavt 'flauto' (AIS, 756). questo vale soprattutto per 'poco', 'roba' e 'povero' (sic. e cal. pocu,
rrobba, p6viru), che non sono indigene di nessuna parte della Bassa Ita-
lia; cfr. inoltre il siciliano oru, oca, cosa, trisoru, rrobba, il calabrese oru,
43. Sviluppo di au nell'Italia meridionale. Il dittongo au è rimasto cosa, trisoru. Per questo motivo tali parole prendono parte, per lo piu,
in Italia meridionale nelle parole di origine popolare: cfr. il siciliano anche alla dittongazione caratteristica della Bassa Italia: cfr. il calabrese
tauru, il calabrese tauru, il lucano taura, il pugliese tauru, il campano puoco, uoru, trisuoru. Nella maggior parte dei dialetti meridionali il ri-
taura, l'abruzzese taura, il pugliese (Molfetta) aura; la conservazione di sultato di 'poco' coincide con quello di 'fuoco': cfr. il napoletano (Monte
au si estende verso nord fino alla Campania settentrionale e all'Abruzzo. di Procida) p9ka, f9ka; nel Lazio meridionale (Sonnino) p9ko, f9ko; il
campano settentrionale (Gallo) puoka, fuoka.
I
Il grammatico Salviati conferma ancora nel xvi secolo la pronuncia lalda, sebbene però egli
Nelle zone situate piu a nord, si manifesta in Italia meridionale la
raccomandi per la lingua nobile la grafi.alauda (Labande-Jeanroy r, 243). monottongazione di au >o, la quale o si comporta a volte come in Tosca-
-r···________________ __;..;..,..___;,_
___ __;;.._......;.;.._,_.;__,
__ _

68 1. Vocalismo § 45. Sviluppo di y


1
na, vale a dire rimane p e non prende parte all'ulteriore sviluppo della p .*.niora< *néura <nigra • In Sicilia accanto a gfusu (Messina), cçusu (Si-
primitiva: cfr. a Sara tpra, pra, mpra (Merlo, 152). In altri dialetti in- racusa) 'gelso', si incontra anche la forma gpsu (Rometta e AH). Va qui
vece, tale o compie il suo sviluppo insieme con la 9 primitiva: cfr. a Su- anche il toponimo Jòppolo (prov. Catanzaro) da un sanctus (&yi.oc;)
biaco p9ku (femm. ppka) (SR 5, 244); a Castro dei Volsci tu9ra; a Subia- Buplus. Per le forme deus >dio, meus >mio, ego> *eo >io, cfr. § 88.
co t9ra; a Lanciano t9ra; ad Arcevia tuoro; a Nemi p9ko. Lo sviluppo · Il dittongo ie, che in latino si trova in poche parole, si è ridotto ad e.
di cui si parla giunge fino all'Umbria e all'Abruzzo settentrionale; per .·Il punto di partenza di un simile sviluppo è da ricercarsi nella posizione
esempio a Norcia tupru (a fianco di fupgu); a Trevi t9ru (a fianco di /9- protonica della i: arieti bus>* are ti bus, abietibus > * abetibus,
gu); a Bellante (prov. Teramo) tur (a fianco di fuka). La forma chiuota morien tem >·k moren tem, serviendo >*servendo; soltanto piu
'lento', che si incontra nell'Abruzzo meridionale, presuppone già proba- tardi si saranno avute le forme ares, queta. È da osservare, però, che
bilmente il latino *plotus (invece di plautus). - Per altri dettagli cfr. la prima di queste due forme è già attestata in Varrone per la lingua la-
Meyer-Liibke, « Geschichte des betonten lateinischen au » (ZRPh 40, tina del contado, e queta è tramandata dal II secolo d. C. (Richter,
64-67 ). Per il brindisino quaci = cauci 'calce', v. § 327. S 2 5 ). La e che si trova in posizione libera è stata trattata come un' an-
tica e (cfr. il toscano paréte, abéte, chéto)Z, la e in posizione chiusa ha
avuto lo stesso trattamento della e breve di sedentem, sedendo.
44. Il risultato di ae ed oe, e quello di eu ed ie. La riduzione di ae
ad e nella lingua latina volgare è documentata già fin dal tempo di Plauto
e l'impulso per un simile sviluppo sembra che provenisse dall'umbro. 45. Sviluppo di y. La y delle parole prese in prestito dal greco è
Forme come Felicule, prime, victorie, Ptolemei sono documentate·nelle stata, in verità, molto spesso conservata nell'ortografia del latino, però
iscrizioni di Pompei. Come timbro e qualità, tale e era una e breve, ed almeno la lingua del volgo ha adattato il suono straniero al proprio siste-
e
essa dà in italiano il medesimo risultato di una antica: cfr. chiede, ma fonetico. Negli imprestiti piu antichi la y è stata resa con u, se si trat-
cielo, lietò, greco, mesto, e nell'italiano meridionale prèna 'gravida'. tava di una y breve: cfr. buxus (1tu;oc;),burrus {1tupp6c;), murra (µup-
Alquanto piu tardi rispetto al dittongo ae, anche oe sembra che si sia pa.), muraena (µupa.wa.), murta (µup~oc;), thunnus (1}uwoc;),cum-
ridotto ad e: cfr. la forma Phebus in un'iscrizione pompeiana. La qua- ba (xuµf3n), cuminum (xuµwov); il nome della città di Kuµn veniva
lità di questa e fu tale da confondersi con la e lunga, ed il risultato nelle pronunciato Cumae dai Romani. In epoca piu tarda, quando la y nella
lingue neolatine è una e chiusa: cfr. il toscano cena, pena. Per quanto pronuncia greca si era andata avvicinando ad una i, questo suono venne
riguarda il toscano fieno (in luogo di *f eno, che dovrebbe essere la for- sostituito normalmente da i: cfr. grillus (ypuÀÀoc;)a fianco della grafia
ma normale), cfr. § 51. gryllus, piu frequente. Nelle iscrizioni di Pompei si scambia u con i,
Il dittongo eu si incontra in parole che non sono di origine latina, le per esempio Dionusus, Polucarpus, Prunicus ( =Phrynicus), Lampuri-
quali parole si sono conservate solo isolatamente. Il greco Àeuxn 'gatti- dis, Polubius, Murtilus, e d'altra parte Amarillis, Protimio, Staphilus,
ce', nel latino regionale della Calabria settentrionale sembra sia stato Thirsus (Vaananen, 53 sgg.). Come sviluppo, nel primo caso, esso è
preso nella forma * 1e u ca > * 1ev ic a, da cui si è formato lièvica >liè- equivalente a quello della u
latina ( >9 ): cfr. b9rsa (byrsa), t9mba
quia; cfr. anche Lèvike quale pronuncia dialettale del toponimo Leuca, (tymba), t9nno (thynnus), t9rso (thyrsus), gr9tta (crypta), cç;mba
nella penisola salentina. Nella zona dialettale lucano-pugliese il ditton- (cymba), lonza (*lyncea). La i formatasi sulla y era, come qualità, o
go éu, sia primitivo che secondario, è passato a i6, con spostamento del- lunga o breve: abbiamo cosi, da una parte cima (cyma), giro (gyrus),
l'accento: cfr. il calabrese settentrionale piòca 'pino marittimo' (1teux11);
1
il lucano, pugliese, tarantino liòna 'legna'< ·"léuna <ligna; il calabrese Cfr. a questo proposito lo sviluppo di ego> eo >yo in spagnolo. Altro esempio per il pas-
saggio di eu > i6 è il salentino k;òma 'corrente d'acqua', il quale deriva da un *pleuma, incrocio di
settentrionale fròma 'schiuma', il tarantino fiòma 'muco'<*fleuma< 'piena di fiume' con ptuµa.
TCÀ:rJµ1}
2
q>ÀÉyµa.;il salentino chiòsu 'gelso'< -1:keusu <celsus; il pugliese fiòra < Degna di nota la forma còrsa argétu (arghietu) 'ariete', che presuppone un antico arjetem.
I. Vocalismo § 48. Altre anomalie (ç invece di~) nei dialetti toscani

grillo (gryllus), butirro (butyrum), dall'altra gfsso (gypsus), ghfz- dalla 'lingua aulica' presentano di regola ç; questo fatto avviene perché
zo (aegyptius), ghfppio (aegypius), antico italiano cécino (cyc- ,.ùapronuncia italiana della lingua latina legge tutte le e come ç, anche
nus) 1• Le forme toscane timo, cigno e mirto, che si basano su un'antica uando vi si~ al~abase una e: di conseguenza, nella pro~uncia t?scana
4
y breve, saranno state voci dotte. Nei dialetti dell'Italia meridionale, i (fiorentina) si dice estrçmo, complçto, crudçle, sçde, mistçro, sincçro,
1
continuatori delle parole greche a volte lasciano riconoscere la pronun- primavçra, çco, tçtro, lçne, frto, mçnsa, sovçnte • Non è raro il caso che
cia ( u) dello stadio fonetico precedente, a volte si fondano su una pro- una parola di origine dotta si incontri con una popolare - per esempio
nuncia greca di epoca piu tarda: cfr. il calabrese tulup,a 'mazzo' ('tOÀ.u1tYJ), a,~na 'teatro' con rrna 'sabbia', il frçno della passione con il frfno del
kullura 'pagnotta' (xoÀÀ.upa. ), fuska 'loppa' (q>ucrxa.);il calabrese setten- cavallo -, il che sembra abbia condotto all'altro fatto: che anche altre
trionale grupu 'buco' ('tpu1tYJ);il salentino /usca 'pula', tursu (1}upcroc;), parole, nelle quali originariamente si trovava alla base una 'i, hanno aper-
tumu 'timo' (Mµoc;); e dall'altra parte il calabrese scifu 'trogolo' (crxu- to la loro e quando esprimevano dei concetti che non erano molto popo-
q>oc;),sirtu 'tirabrace' (crup'tYJc;)e il calabrese meridionale tripu 'buco' lari: per esempio lfttera nel significato di segno dell'alfabeto, ma lrttera
2
lissa 'sdegno' (Mcrcra.) • Quando in Bassa Italia le vocali toscane
( 'tpU1tYJ), nel significato di epistola; cfr. anche maçstro di retorica di contro a mar-
9 ed f compaiono sotto la forma di u -ed i, anche nelle parole greche ab- stro d)ascia. Le persone colte pronunziano in Toscana per lo piu trçnta,
biamo lo stesso risultato: cfr. il siciliano vurza 'borsa' vutti 'botte' tun- il popolo piuttosto trrnta (in romanesco trçnta).
' '
nu, jissu; il calabrese jizzu; il napoletano jisso 'gesso'; il calabrese jizzu
'gheppio' (aegyptius). Nella forma salentina vituro (cfr. anche il sene- 48. Altre anomalie ( ç invece di t;) nei dialetti toscani. Per effetto
se biturro) 'burro' c'è stata sicuramente una trasposizione vocalica 3 • di diverse circostanze (influssi regionali, pronunzia del latino nelle scuo-
le) si sono prodotte certe oscillazioni nell'uso. Nei principali centri si
manifestano non poche alternanze fra suoni chiusi e suoni aperti. A Pisa
46. Il risultato normale di t; in Toscana. La f latina (corrispondente (contrariamente alla r fiorentina) si pronunziano con ç le seguenti paro-
alle vocali classiche e, t) resta conservata in Toscana, come regola, in le: tçmo, lçsina, frltro, mçtte, vçndo, scçndo, vçndica (AGI 12, 143 );
ogni posizione (e del pari si conserva nella parte settentrionale del Lazio a Lucca si pronunziano con ç (invece che con la f fiorentina) balçno, cçr-
e nel territorio di confine dell'Umbria): tfla, monfta, Vfna, Cfra, pfra, chio, d~sto, fedçle, frrmo, frçno, stçlla, tçmo (Giannini-Nieri, 6-8 ). Nel-
nfro, pflo, mfse, mfsi, pafse, Vfde, lfgno, mfsso, capfllo, orfcchia, trfC- la lingua di Roma si manifestano parecchie deviazioni dall'uso fiorentino:
cia, stfSSo, Vfnti, Vfdova, frpice, Vfscovo. Allo stesso modo della vocale a Roma si trova infatti ç invece della fiorentina r nelle seguenti parole:
latina e viene trattata anche la greca 11: cfr. il toscano mflo (µijÀov). b~stia, chiçrico, cicçrchia, com~ta, crçsta, çrpice, çsca, fedçle, mçstola,
pçntola, trçnta (Bertoni-Ugolini, 34 sgg.). Nella maggior parte dei casi
sembra si tratti di parole apprese dai libri.
47. ç aperta invece di t; nelle voci dotte. Invece della f, le parole Una serie di irregolarità della pronuncia toscana si spiega mediante
che sono penetrate nella lingua popolare toscana dal ceto colto oppure gli incroci o gli influssi analogici. In certe parole, l'antico suffisso -1l l u s
è stato sostituito con -ellus, per esempio pestçllo (lat. pistillum),
I
Sono da citare qui anche la forma toscana fégato e la napoletana fécato, le quali debbono la puntçllo (lat. punctillum). La forma rçssa (rixa) sembra essersi pro-
z,
loro e ad una da una base presumibile * fì'.ca tu m , forma latinizzata di crvxwi:6v (cfr. § 8).
2
dotta sotto l'influsso di prçssa; lçttera può aver derivato la sua f da lçtto
Si tenga presente che una parte di queste parole anche in Grecia compare oggi con ou: dr.
'tOUÀOu1ta., xoÀÀoupa., cpoucrxa.,i}pouµmx < i}uµ~pa.. Lo stesso vale per i dialetti greci dell'Italia meri- (lçggere ); allo stesso modo çrgere si trova sotto l'influsso di pçrgere. Su
dionale: cfr. Rohlfs, Gramm. 36.
3
, La pronuncia Aliendo (peraltro usuale in Campania), per il nome del fiume Alento (Alyn-
I Per l'importanza della cultura latina attraverso la tradizione scolastica medievale sulla pro-
tos) e strana: essa presuppone uno stadio anteriore con ç. Per quante riguarda il nome della città
di Lecce (secolo VI L y pi a e), esso viene oggi pronunziato (anche nei parlati locali pugliesi) con e nunzia delle vocali e ed o in Toscana e nella lingua nazionale, dr. ora Franceschi, « Sulla pronuncia
aperta, cioè Lècce, d'accordo colla pronunzia che il latino sépia (sic. siccia) ha preso nella zona di di e, o, s, z nelle parole di non diretta tradizione» (Torino 1965) nel capitolo 'Vocalismo dotto'
Lecce, cioè sèccia. (pp. 5-18).
74 I. Vocalismo § 5 r. ie invece di f in Toscana 75

minato nei paragrafi precedenti. Forme come cibo, sito, vizio, rigido, mi- , nel versiliese ilcio 'elce' (cfr. anche la forma !lici come toponimo
sto, pigro, disco, tranquillo, ditta, firma, sono voci letterarie; cfr. an- ; una località della Versilia), nel lunigiano (Licciana) éist 'cesta', nel
che il veneto, lombardo e ligure intima 'federa interna' di fronte all'an- ·1 agnino (Vagli di Sotto) pino 'pieno'.
tico veneto éntima e al bolognese endma. Qualora non si pensi che esista ·\
un'analogia con frictus, afflictus, *fictus (Merlo, Sara, 158), la \
torma ?~rI~~us, ottenuta per trasposizione da directus, ha originato ' . ie invece di ~ in Toscana. I casi che stiamo per esaminare in
51
1 due tipi dzrztto, dritto (Meyer-Liibke, § 56); mentre l'antico toscano . questo paragrafo non so~o soltanto validi per ~ltoscan?, ma ~i es~endon~
miso, il pisano e lucchese misso 'messo' hanno la loro i da misi. L'antico alle volte, nel loro particolare aspetto fonetico, al di fuori dei confim
tos~an~ pr1s~ (che si incontra nella poesia lirica), sorpriso (Purg. I, 97) della Toscana. La forma dell'antico senese, lucchese e pistoiese nieve (in
e rzprzso (ibid. IV, 126), entrambi in rima, potrebbero provenire dal pistoiese, lucchese ed e~bano a volte anche iiç~e ): de_llivornese_,pis~no,
francese oppure dai parlari della Bassa Italia. L'antico toscano ditta pre- grosseta~o, pistoiese, corso ed elbano nçve, ~ diffici~mente spieg~btle:
suppone una forma * dictus che è rifatta su victus, nictus. Poco si essa corrisponde esattamente allo spagnolo. meve, all aragonese meu, al
c?mprende ~l to.scan? nimo 'nessuno' (che vive ancor oggi nelle province provenzale nèu, e forse sembra presupporre una forma del latino volgare
d1 Lucca, Pistoia, Pisa e Livorno), in quanto non è molto convincente *neve 1 : cfr. nel parlare dell'Elba niévica 'nevica'. Il caso ricorda il pas-

I
I
l'ipotesi (Meyer-Liibke, § 56) che la i provenga da niuno: piuttosto si
p~trebbe pre~uppor~e una forma del latino volgare * nimo (in luogo di
saggio di ovum alla forma del latino volgare ·k ovum, però qui la dissimi-
lazione di 8 > o, una volta che si ammette la forma volgare *oum, è piu
nemo), che sia stata mfluenzata da nil 'niente'. Le forme Messina (Mes- comprensibile di quello che non sia nel caso di nzve > neve. Del pari è
sena) e alice (alecem) si spiegheranno da una i siciliana per e; la stessa strana la forma toscana vietro 'vetro' (vì:trum), che si incontra in pro-
1
cosa sarà per via e crio (accanto a veo e creo) 'vedo' e 'credo' in Guittone. vincia di Lucca e all'isola d'Elba. Il toscano fiera presuppone un 'feria
La forma issa 'adesso' dell'antico lucchese è inspiegabile: tale forma vive in luogo di feria, il quale * feria è anche da presupporre per l'italiano
a~cora oggi ~om: i!a nella valle di Poschiavo, mentre la Valtellina supe- meridionale frra, per il dolomitico fiera, per il catalano fira; però questa
r10re_(Borm10,L1v1gno)presenta la forma regolare rsa <ì:psa (hora), cfr. forma deve essere stata presa a prestito fuori di Toscana (a causa della
~r~hiv _17?, 36. La i di via, sia, dia, stia, pria, cria è provocata dalla po- -r-); cosi pure per lo stesso motivo anche ghiera ( vi era) <v ì'.ria non può
sizione m iato, e anche l'antico toscano die 'devi', 'deve' sarà da spiegare essere forma indigena della Toscana. La forma tietto, documentata per la
allo stesso modo. L'avverbio quindi si è formato sicuramente sotto l'in- Versilia (cfr. Pieri, 162), che alle volte appare anche nella forma kietto
flusso ?i ~~i~ci,:eccuhince (D'Ovidio, AGI 9, 9 5) ed è stato lui a pro- 'tetto' (cfr. § 116)- per esempio a Viareggio e a Corzanico -, presuppo-
durre zndz di la, puramente letterario. ne una precedente e aperta (cfr. tegere), la quale deve assumersi anche
Nell'estrema parte nord-ovest della Toscana vi sono influssi dell'Ita- per il siciliano tiettu oppure tçttu (cfr. AIS, 221), per il gallo-siciliano
lia settentrionale: la forma kapigi 'capelli', che è usuale nella Garfagna- tiét (San Fratello), tiettu (Aidone), per l'antico friulano tiet. Lo strano
na superiore, è da porre in relazione con l'emiliano kavi (cfr. § 53) la vocalismo di questa parola avrà delle radici nei parlati dell'Italia setten-
cui i è stata provocata dalla metafonia; ed esattamente come questa i ~el trionale (cfr. il piemontese e lombardo tçé), come del resto anche il luc-
dialetto em!liano si è introdotta nella forma del singolare (kavi 'capello'), chese (Garfagnana, Lunigiana) t(éo (trcco) e il lunigiano (Sarzana, Car-
cosi anche m Garfagnana il plurale kapigi ha prodotto un singolare ana- rara) teéo stanno in relazione con il ligure teéu, tçéu e con l'emiliano teéo
logico kapigo. La i che stranamente compare nell'Italia settentrionale (AIS, 864). La forma fielce 'felce' dell'antico lucchese (Salvioni, AGI 16,
in luogo di una f, al di fuori dell'effetto prodotto dalla metafonia - per 397) presuppone ugualmente una precedente e aperta, la quale pare che
esempio cira, sira, tila, munida, nigar, pi< plenu (cfr. § 56) -, trova le
sue avanguardie nel garfagnino filiéa, filisa, nel lunigiano filifa 'felce', 1 Si potrebbe pensare ad un influsso concettuale di gelu. Secondo Corominas (III, 513) la e
nel pistoiese (Sambuca) éira 'cera', nel lunigiano (Licciana) ffdaga 'fega- si deve ad un influsso di nebula.
----~-------- -----~ -

76 I. Vocalismo
§ 53. Metafonia di ç nell'Italia settentrionale 77
\
dipenda da influssi provenienti dall'Italia settentrionale (cfr. il lombar- go), digni, vedisti, credisti, il~(plu:~le ~i e~o), v~gni,'venni''. t~gni 'tenni':
do fflas e l'emiliano fçlza) (cfr. § 57).
dischi (plurale di desco), tu dz 'devi , crztu credi tu, poverztz (plurale di
Di fronte al francese foin, spagnolo heno (lat. fenum), la forma fieno povereto ). Al giorno d'oggi, a causa del livellamento fonetico intervenu-
si basa su una pronunzia rustica faenum> fenum, presupposta anche to la metafonia in Lombardia non si trova piu altro che in pochi casi:
per i dialetti dell'Italia meridionale: calabrese fienu o frnu, salentino fie- l'~bbiamo ancora nel milanese quij (plurale di quèll), quist (plurale di
nu, siciliano frnu. - Le stranissime forme mieco, tieco, sieco nelle anti- quèst), avì 'avete', vorì 'volete', podì 'potete', kavij 'capelli' (plurale di
che laude umbre vanno coll'antico veneziano siego, antico bolognese tie- kavel), nella forma plurale del suffisso-èt (-etto )-per esempio omtt, iise-
co (cfr. § 86, 94). Per insieme bisognerà presupporre come base un *in- lit, porseli! (Salvioni, 63 )-, ma parole come 'pesci', 'mesi', 'neri' non co-
seme!, cioè sì'.mul incrociato con semel.
- nascono piu metafonia. Al contrario essa è ancora molto resistente nel
Canton Ticino: dr. in val Maggia vçrd: vird, stçss: stiss, lçn: liii, dçt:
52. Dittongazione di ç in ei nell'estrema zona nord-occidentale della dit, kçst: kist, frrm : firm, vçdru : vidri, frçé 'freddo' : frié; e in val Le-
Toscana. La dittongazione di f! >ei, caratteristica dell'Italia settentrio- ventina Pf!r: pir 'peli', n(!gru: nigri, milanfs: milanis (dr. a questo pro-
nale, si è spinta talvolta al di qua degli Appennini e precisamente in zone posito Salvioni, AGI 9, 241; Merlo, ID n, 8; Sganzini, ID 2, 109).
che distano alquanto dal confine tosco-emiliano. Si incontra infatti il In testi antichi emiliani si trovano le forme illi, quilli, volisti, pren-
passaggio di f! >çi nella Garfagnana superiore, in località Gorfi.gliano(a disti (Monaci, 563), mentre il Bertoni (73) cita per l'odierno dialetto di
sud-ovest di Piazza al Serchio): per esempio krçido, !;l,çido,sçita 'seta' e Modena quist, qui quali plurali di 'questo' e 'quello', cavi 'capelli', -i<
'sete', aéçito, pçipo 'pepe', lçing!fa, somçìnta 'semente', kampçitto; e -etis, tri <tres; per Parma citiamo noi tri 'tre', vdi 'vedete', savi 'sa-
nella Lunigiana meridionale, nel piccolo villaggio di Antona completa- pete', diri 'direte', avis 'avessi'. La metafonia ha difft~sionemaggiore in
mente isolato (ad est di Massa): per esempio pçipa, mçisa, pçira, samçin- Romagna. Molti esempi si trovano già nel« Pulon Matt » (xvr secolo),
ta, frçiska, sçilva, kaprçita 'capretto', mçinta, stçidda 'stella'. :È da nota- per esempio mis 'mesi', critu 'credi tu', ui 'vedi', uslitt 'uccelletti', rasu-
re che tale passaggio si verifica anche in sillaba chiusa e che ad Antona namint 'ragionamenti' (Schiirr I, 65 ). Per il bolognese odierno citiamo
la (! secondaria proveniente da ì (davanti a nasale) prende parte ugual- virt 'verdi', pais 'paesi', tri mis 'tre mesi', i milanis, vdi 'vedete', savi
mente al passaggio stesso (per esempio lçima 'lima'), come pure a Gorfi.- 'sapete', avio 'avete voi'; per Lugo mis quale plurale di m(!s, pir q~ale
gliano partecipa a tale dittongazione anche dies attraverso una fase de plurale di pf!r, i zis 'i ceci', krid 'credi' (Schiir~ II, 1 5 o ~gg.). I?, certi ca-
(dr.§ 30): dçi, lunadçi. · si, nei dialetti romagnolo e bolognese la flessione nominale si e andata
adeguando al plurale: per esempio l'emiliano (Modena) kavi, il piacen-
tino kavi 'capelli' e 'capello', il romagnolo (Lugo, Faenza, Forlf, Raven-
53. Metafonia di e nell'Italia settentrionale. Nell'Italia settentrio- na) zis 'cece' (Schiirr II, 26). La metafonia si riscontra anche nell'antico
nale in vasti territori ~i ha la metafonia di e che diventa i sotto l'influsso dialetto veronese - per esempio in Giacomino pissi 'pesci', quigi 'quelli',
di una -i finale. I testi dell'antico dialetto Ùgure la mostrano soltanto in digni come plurale di 'degno', igi dlli, missi come plurale di messo-,
un ambito ristretto - per esempio ordenaminti, nella desinenza avverbia- come pure nell'antico dialetto padovano - cfr. in Ruzzante iggi, quisti,
le primeraminti, saviaminti, nella seconda persona del passato remoto quiggi, caviggi 'capelli', dischi, pili, bivi, mitti, pinzi 'spingi'. Ed infi-
faisti, ofendisti, fisti, caisti (AGI 15, 14)- e ancora piu ristretta essa ap- ne, essa è stata alquanto produttiva in periodo antico anche nel dialetto
pare nei dialetti liguri odierni, per esempio a Noli vi 'vedi' (AIS, 52). In veneziano, cfr. i seguenti esempi, tratti da documenti del Medioevo:
Piemonte si trova soltanto nell'estremo nord: dr. l'assolano mis 'mesi' illi (ella), quilli (quello), striti (streto ), misi, cavili, maistri, pissi, pili, di-
come plurale di mçs 'mese'; il valsesiano kwil, kwist, is quali plurali dei schi, virdi, nigri, maleiti, plini, digni, misi 'messi', prisi 'presi'. Al gior-
pronomi kwèl, kwèst, es(Spoerri, 407 ). Gli antichi testi lombardi invece no d'oggi la metafonia è ancora riconoscibile nei parlati veneti solo nelle
la presentano in maniera alquanto regolare: pisci, nigri (plurale di ne- zone piu arcaiche: per esempio a Cavarzere vidi 'vedi', misi 'mesi', e a
78 I. Vocalismo \ § 55. Dittongazione di f nell'Italia settentrionale 79

Fratta Polesine vidi 'vedi'. Nei dialetti della provincia di Vicenza e di /~si, savei, dexeiver, conveneiver 'conveniente', peize 'pece', conseigo <
Verona si trovano forme come kaviji 'capelli' e vendij 'vendeteli' (AIS, cum secum. A queste forme corrispondono quelle dell'odierno dialet-
833 ); a Crespadoro (prov. Vicenza) nigri come plurale di negro (AIS, to piemontese candçila, pçis 'pece', stçila 'stella', nçir 'nero', pçir 'pera',
punto 362). La metafonia è inoltre molto resistente a Grado: misi (me- ,nunçida, pçiver, tçila, mçis, parlarçiva 'parlerei' (*parabularçbam),
se),kavili (kavrlo ), ili (elo ), pili (pelo), todischi (todesco ), nigri (negro\ purçiva 'potrebbe'; e dell'odierno ligure kandçira (oppure kandçja)
virdi (verde), vindi 'vendi', crii 'credi', miti 'metti' (Ascoli, AGI 14, 'candela', pçize 'pece', nçigru, #i< pirum, nefive, pefive, t?ira (oppure
329 ). La metafonia di f! sotto l'influsso di una -i finale si manifesta anche tçja), mçise, katrçivan 'comprerebbero'. Verso oriente l'area di ditton-
nelle colonie gallo-italiane dell'Italia meridionale: per esempio nel grup- . gazione continua nella zona del dialetto piacentino - neigro, tçira, nçiva
po di Potenza sikki, friddi, nigri quali plurali di srkku, /r(!ddu, n(!gru; 'neve' - e del dialetto emiliano: pçir, nçiva, pçil, tfila -; ma diventa di
nell'isola etnica presso il golfo di Policastro friddi, ir/4,i,friski quali plu- epoca sempre piu recente, man mano che si procede piu verso oriente.
rali di frf!ddu, f!cf.q,u,frf!sku (Rohlfs, ZRPh 61, 86 sg.); e tale fenomeno I testi antichi romagnoli del XVI e del xvn secolo non presentano ancora
starebbe a dimostrare che un tempo la metafonia non era sconosciuta alcun indizio di un'incipiente dittongazione (Schiirr I, 26). Oggi si trova
neanche nelle zone meridionali del Piemonte, cioè nella presumibile pa- ei ( oppure ei) a ForH, Cesena, Cesenatico, Loiano e Comacchio - per
tria di queste colonie gallo-italiane. esempio peir, kandeila, nei/, muneida, kadeina, teila -, mentre i parlati
di Bologna e di Minerbio (AIS) aprono il dittongo ei fino ad ai (piu esat-
tamente ai) - kadaina, taila, pail, savair -, e tale fenomeno si verifica per-
54. Labializzazione di t;. In diverse zone del Piemonte, nella Lom- sino davanti ad n seguita da consonante, per esempio daintar 'dentro';
bardia orientale e nel dialetto di Verona, la forma f emina è passata a al contrario, si trovano altre zone (Imola, Lugo, Faenza, Ravenna) nelle
f omna, fumna, fumra (Schadel, r 9) a causa della vicinanza di una doppia quali lo stadio fonetico non è ancora andato al di là di f!. La dittongazione
labiale; mentre nella Valtellina superiore e a Livigno la f! a contatto con in ei oppure in ai vale anche per le colonie gallo-italiane della Sicilia: per
una labiale passa ad o: per esempio dizo <dice ba t, f or < f e b re, bar < esempio a Nicosia si trova tseira 'cera', peira; a San Fratello avair, saira,
bibere, sor<sapere, or<habere (Rohlfs,Archiv 177,33;Blauer-Ri- canaila, naiv, plazair, trai, tsaira. Nel grado oi abbiamo un altro risultato
ni, ror ). - La forma ghipva 'zolla', appartenente all'italiano letterario, della dissimilazione di ei (cfr. in francese il passaggio di treis a trois, teile
non è la diretta risultante di gleba, bensi mostra chiaramente una me- a toile, meis a mois, peire a poire ). Questo stadio è caratteristico del dia-
scolanza con glomus 'gomitolo' o con globus 'globo': il risultato di un letto romagnolo di Serravalle (San Marino), per esempio sòira, pòir, vlòi-
tale incrocio si ritrova nei dintorni di Taranto e Brindisi, dove vivono nel- va 'voleva', savòiva, toila, dove il fenomeno si manifesta anche davanti
l'uso popolare jpfa (Avetrana, Massafra e Manduria), chip/a (Carovi- ad n seguita da consonante, per esempio dròinta 'dentro', ointra 'entra',
gno ), iipfa (Francavilla) nel significato di 'zolla'. La forma dopo, svilup- kmòinza 'comincia' (Anderson, 23 sgg.); infine la forma oi si trova in Pie-
patasi da de-post, ha come stadi intermedi depò >dopò, nel quale ulti- monte nella valle Anzasca (regione dell'Ossola): per esempio ppis 'peso',
mo la prima o dipende da assimilazione a distanza. mpis, npiv, ppivar 'pepe' (Gysling, 131).
Nei parlari lombardi, trentini, veronesi, veneziani, nonché nel Canton
Ticino, al giorno d'oggi si ha soprattutto f!, a volte però anche ç: dr. ad
5 5. Dittongazione di ç nel!' Italia settentrionale. Nella parte occi- esempio il lombardo t~la e tçla, stf!la e stçla, v~na e vçna, mun~da e mu-
1
dentale dell'Alta Italia si è sviluppata meglio che altrove la dittongazio- nçda; il veneziano t(!la, vrna; il ligure sça 'seta' • In questo fenomeno
ne di f! > ei, caratteristica della fase primitiva dell'antico francese (meis, si deve certamente vedere uno stadio di riduzione da un precedente ~i
treis, fei, peire ). Gli Statuti medievali di Chieri (prov. Torino) presen-
tano forme come meis, aveyr, peina, veira, poeyr, méin (Meyer-Liibke, I La ç aperta davanti a nasale è caratteristica della zona occidentale dell'Italia settentrionale:

§ 23); in testi di antico genovese si legge ceira, peina, peigro, neigro, of- cfr. il ligure e piemontese vç,;a 'vena', kadç,;a, il ligure avçmu 'abbiamo'.
80 1. Vocalismo § 57. Trattamento di fin posizione chiusa 8r

ovvero çi, come pure la p subentrata nella zona di Antronapiana (Osso- \lj~luppo di~> i: cfr. specialmente a Dignano e a Rovigno munida, mis 1
la) proviene certamente da un piu antico pi, per esempio spra, tpla, stp- (siàa,nigro, pil, vulir, tila, sivo, sira, pivero, liiie, stila, nivo, con es~mpt
la, npf, parp, trp, vp 'vedere' (Nicolet, 17 ). '~_,persino in posizion~ chiusa come sista 'c~st.a'' qui!to: virdo, frid~o, vzsp~,
"1/risco,sico (Asco.~1,AGI 1, 443). Net r1gua~d.1dt _q~esto sviluppo tn
:,;Istria, il Meyer-Lubke ( § 2 5) suppone che la z sta ortgmata da un prece-
56. Sviluppo di ç in i nell'Italia settentrionale. Diverse zone del- dente ei, ma una prova dimostrativa di tale ipotesi non si è ancora potuta
l'Italia settentrionale presentano l'esito i in luogo dell'antica ~ oppure ottenere dallo studio degli antichi testi.
del dittongo originato da questa~- Tale i è alquanto diffusa in Lombar- La forma stria 'strega', largamente diffusa nell'Italia settentrionale
dia, per esempio mis, pir, pil, sida, tila, munida; nella zona di Milano il (dalla Liguria fino al Veneto), non presuppone strì'.ga, bensf striga
dialetto della città presenta ~ (s~ra, cand~la, m~s), mentre il contado i (REW, 8308).
dà la preferenza a i (sira, candita, mis ): dr. già nell'antico milanese ve-
nin 'veleno', marci 'mercè' in Barsegapè, vv. 108 e 352. Il dialetto berga-
masco costituisce un particolare centro di diffusione della i, per esempio . 57. Trattamento di ç in posizione chiusa nell'Italia settentrionale.
avi, sida, sit, bif, nif, sif, pil, tila, pir, sira, mis, tis, pier 'pepe', munida, Nell'Italia settentrionale l'abbreviamento della vocale tonica in posizio-
vidre, irga 'verga', sirca 'cerca', Birghem 'Bergamo', nigher (Salvioni, ne chiusa conduce alla pronuncia aperta in vaste zone: cfr. il ligure vç-
RJ I, 121 ). Se prescindiamo dal territorio esaminato, dove la vocale si sku, il lombardo vçskuf, l'emiliano vçskof 'vescovo'; il ligure, lombardo,
manifesta con grande regolarità, vediamo che la sua presenza nelle sin- emiliano e romagnolo trçsa 'treccia'; il ligure, lombardo, emiliano e ro-
gole parole ha una diffusione piuttosto disuguale. In alcuni casi (per magnolo lçiia 'legna'; il ligure vçrde; il piemontese vçrt 'verde'; il ligure,
esempio munida, candita) questa i si trova solo di rado, in altri invece lombardo e romagnolo sçka 'secca'; il ligure, piemontese, lombardo ed
ha una diffusione locale piuttosto vasta: sira 'sera' e sira 'cera', per emiliano vçndi; mentre il dialetto milanese ha dçt 'detto', PfS 'pesce',
esempio, si estendono dalla Romagna attraverso l'Emilia, la zona di tçé 'tetto', frçg 'freddo'. I parlati del Veneto mantengono generalmente
Piacenza e la Lombardia fino al Canton Ticino, e sira 'cera' si incontra la e (vesko, tresa, lena, seka), però a Grado si trova la vocale aperta
in quasi tutto il Piemonte oltre che nell'intero territorio che abbiamo (vçndi: vçrde, ~pçso). Ner°dialetto bolognese ed in diverse zone del Pie-
citato (cfr. AIS, 340 e 909 ); per il dialetto bolognese ricordiamo mik monte, l'apertura della vocale giunge fino al grado a: cfr. il bolognese
e tik 'meco' e 'teca'; per il parmigiano fidek 'fegato'; per Rovigo piro vaskuf, vandi; il piemontese (Ormea) famna, vasku, saku, baku, krafo
'pera'. Da plenu si è avuto pi, pi,;, che si estende dalla Romagna fino 'cresco' (Schadel, 17); e nella Valsesia le forme navatta, sakka, fraski,
al Piemonte, e inoltre si aggiunga la forma éi,:iche si incontra in Liguria spassa,paska 'pesca', dove si ha però è in sillaba finale, per esempio pçs,
(AIS, 1335). Da nì'.gru si sono avuti del pari dei continuatori con i, la sçk, frçsk, sNs (Spoerri, 398 ). L'apertura fino ad a non è del tutto in-
cui diffusione meraviglia per vastità: cfr. il romagnolo nigar, il reggiano consueta nemmeno nel dialetto milanese, per esempio davanti a nasale:
nigar, il parmigiano nigor, il lombardo niger (AIS, 1574). Nei casi cera lamped 'limpido', tambel 'timballo' (Salvioni, 67 ). Per il Piemonte è ca-
e plenu >pienu - come anche nel romagnolo sida < acetu (Riccione), ratteristica la riduzione ad a: cfr. trasa 'treccia', saka 'secca', vasku 've-
piga 'piega', pi 'pieve' (Forlf, Imola, Faenza, Lugo ); nel piemontese me- scovo'. Sempre in Piemonte, in valle Anzasca (Ossola), l'apertura è lega-
ridionale giva <g 1e ba; nel dialetto della Valsesia piazi 'piacere', pais ta ad un arrotondamento delle labbra: per esempio tspka 'zecca', brpta
(Spoerri, 398); ed infine nel toponimo piemontese Castagnito, si po- 'berretta', pps 'pesce', splva 'selva' (Gysling, 132). Un esito psi trova
trebbe pensare ad un influsso della palatale antecedente (Schiirr II, 18 5 ), inoltre nella gallo-italiana San Fratello (Sicilia): per esempio vulps 'vo-
cosf come anche nel francese dove cera non è divenuto çoire, bensf lessi', kupsta 'questa', strpta 'stretta', frpska 'fresca', frpd 'freddo', spka
cire (cfr. pais < p a ge se); ma negli altri esempi che abbiamo citato la pos- 'secca', spps 'spesso' (AIS, punto 817); e a volte anche viért 'verde' (do-
sibilità di una tale ipotesi manca. In Istria si ha un altro focolaio dello ve ci si sarebbe aspettato un vprt), in piena corrispondenza con il tratta-
-
J
I
'

82 I. Vocalismo
§ 6 r. Metafonia di f! in i nell'Italia meridionale 83
I mento della o in sillaba chiusa: per esempio bu6ka 'bocca', mu6ft 'mo- \- ~uppo di ç condizionato dalla metafonia: dr. il calabrese settentrio-
sto' (cfr. § 75).
nale(per esempio ad Ajeta, Tortora, Verbicaro) acietu, tiecu, sievu 'se-
- go', vuliemu, fiemmana. In questa zona non si è perciò verificata la coin-
cidenza panromanza di e con t (dr. il calabrese settentrionale pipa, niva,
58. Passaggio di~ ad i nell'estremo Mezzogiorno. Come si è già det-
to al § 4, in alcune zone dell'estremo Mezzogiorno le vocali latine e ed 1 pinna, éinnara ).
si sono unite con i nell'unico grado i: e precisamente tale sviluppo si ma-
nifesta in Sicilia (tila, nivi, pilu, tri 'tre', aviri, lignu, stidda) in Calabria 60. Conservazione di~ in sillaba libera nell'Italia meridionale. In
all'incirca fino alla linea Diamante-Cassano (sita, pipi, ;tilla: pinna, vin- quelle parti della Bassa Italia che verso nord costituiscono la continua-
diri, fimmina, candila, nigru, sima <afjµ<.t), in alcune zone del territorio zione dei territori nei quali si è avuta la coincidenza di e con i oppure
mer~d~onale del Cilento (catina, sira, nivi, pice, sikka) e nella parte piu e,
con la vocale f ha conservato il suo timbro nei casi in cui in fìne di
mend10nale del Salento (catina, éira, sira, stritta, stidda) '. Certe rime parola si trovava una -a ovvero una -e; il fenomeno si verifica soprattut-
d!fettose dei poeti dell'antica scuola siciliana (per ese~pio piaceri: par- to in Campania, nel Lazio, nella Lucania settentrionale e nella parte set-
tire, vedere: guarire) vengono a risultare corrette in base alla fonetica tentrionale del Salento: cfr. il napoletano tfla, nfva, Vfna, lf,:zgua, can-
del dialetto siciliano. La i originata da f partecipa alle mutazioni fone- nela, catfna. Nei territori costieri della parte orientale si è avuta per lo
tiche vigenti per le i primitive: di conseguenza, nell'interno della Sicilia piu la dittongazione (cfr. § 62), però anche qui si trovano delle zone (spe-
(prov. Caltanissetta) forme come pilu 'pelo', friddu 'freddo', dittu 'det- cialmente nella provincia di Foggia e negli Abruzzi), nelle quali si è con-
to', misi 'mesi', kistu 'questo', piru 'pera', virdi 'verdi' passano a pelu servata la e, a meno che alla sillaba tonica non seguisse una i oppure una
frfddu, ~fttu, mfsi, kfstu, Pfru, Vfrdi, esattamente come niou pas~a ~ u, nel quai caso la f si è metafonizzata (cfr. § 61 ).
nfoU e lznu a lfnu (cfr. § 29); ed anche a Belvedere (prov. Cosenza) la i
di ~ila'te!a', :ita 'se~a', ttnimu 'teniamo', pira 'pera', frisku, killu 'quello',
strzttu, s1 sviluppa m çz (nella pronuncia delle donne in ai) e di conse- 61. Metafonia di~ in i nell'Italia meridionale. A nord dei territori
gu_enza~i ha taila, saita, tinaimu, paira, fraisku, kaillu, straittu, ovvero nei quali si è avuta la coincidenza di e con i oppure con e si verifica il
tçtla, sçzta, ecc., esattamente come da vinu si sviluppa vrinu (vainu) e passaggio per metafonia di f ad i sotto l'influsso di una i o di una dellau
da vita Vfita ( vaita); dr. § 3 1. sillaba seguente; il fenomeno abbraccia l'intera area dell'Italia meridio-
nale fìno al limite dei territori suddetti: cfr. il napoletano misa 'mesi'
(sing. mfsa), sikka 'secco' (femm. Sfcca), pis 'pesci' (sing. pf's), nira 'ne-
59. Confusione di e con e in una zona arcaica dell'Italia meridionale. ro' (femm. nfra ), pila 'pelo' e 'peli', killa 'quello' (femm. kflla ). La i
Sulla confusione dell'antica e con e (al pari della Sardegna) cfr. il § 2. che ne risulta segue dappertutto il destino della i latina primitiva: vale
Tale sviluppo vale per la zona piu settentrionale della Calabria (a nord a dire che partecipa alle dittongazioni e alle altre mutazioni fonetiche a
della linea Diamante-Cassano) e per la parte piu meridionale della Lu- cui è soggetta l'antica i. Di conseguenza, nei territori situati lungo la co-
cania (fino all'Agri); in questi territori la e si è dunque congiunta con sta orientale anche la f proveniente da i si dittonga in ei, ai, 6i, ui, corri-
l'antica e e quindi è passata ad ç (per esempio nel calabrese settentrio- spondentemente ai risultati locali vigenti per la i (dr. § 3 1); nella Puglia
nale vçna, katçna, krrta, strlla, mrs ), oppure ha partecipato all'ulteriore settentrionale abbiamo pertanto a volte la forma meisa (Ruvo e Martina
Franca), a volte moisa (Andria, Bitonto, Vico del Gargano e Canosa), a
1
Prescindendo dalla nota situazione delle colonie gallo-italiane e della zona interna della Si- volte maisa (Molfetta), a volte moisa (Trani), sempre nel significato di
ci_li~,.in cui, com'è n~to, ogni i secondaria passa ad ç (cfr. § 29), si può essere certi che, dove in
S)ciha compare una !' mvece d(una i, si tratta di un dialetto di provenienza gallo-italiana, per esem- 'mesi'; in Abruzzo abbiamo a volte peila (Palena e Vasto), a volte poila
pio a M~ntalbano (prov. Messma) katçna, pçru 'pelo', kandçra 'candela': l'origine settentrionale di (Opi e Popoli), a volte paila (Gessopalena), a volte puila (Tocco), come
questo dialetto non era stata finora riconosciuta.
risultato di 'peli'. A Matera la i ottenuta per metafonia da una f passa

_________ I
84 I. Vocalismo § 63 . Sviluppo di ~ in ç in sillaba chiusa nell'Italia meridionale 85

ad u esattamente come una i primitiva (fula 'filo', pula 'peli'). Nelle zo- esempio krçida 'credo', trila 'tela'; il grado fi a Lucera nella Puglia
ne della costa occidentale la i consegue ulteriori sviluppi soltanto rara- (tnfisa 'mese''. Sfira 'sera'); un grad~ r• si tr~)Vaa Molfetta (t(!"l~). I~
mente: dr. a Pozzuoli poila 'pelo' e 'peli', soiva 'sego', poifa 'pesci' (pai- diversi dialetti d'Abruzzo, per esempio a Pagheta e Fara San Martino, si
fa 'pesce'), moisa 'mesi' (maisa 'mese'), esattamente come voita 'vite'. ha la dissimilazione di ei > 9i (t9ila, kandpila ), mentre molto diffuso è il
Verso nord, l'area di diffusione della metafonia giunge fino all'Umbria grado ai, vale a dire ~l suono piu fo_rtemente aperto svil~ppatosi da (!~
inferiore e alle Marche meridionali (linea Amelia-Trevi-Sant'Elpidio ), (naiva, saita 'sete', sazra), per esempio a Gessopalena, Opi, Pescasseroli
però con la seguente limitazione: che nel versante adriatico della catena (Abruzzo), Alberobello, Canosa, Ruvo, Trani (prov. Bari). Verso nord
degli Appennini essa in parte si manifesta soltanto sotto l'influsso di -i, le estreme manifestazioni di questa tendenza alla dittongazione si incon-
dalle Marche fino alla zona piu settentrionale dell.a Puglia (dr. § 6). I trano nelle Marche meridionali, per esempio a Monteprandone (kateina,
testi di antico umbro hanno quisto, quillo, quilli, isso, perdite, vedite, neiva) e Montalto (kataina, naiva, maila), sebbene anche nell'Umbria
tu vedivi, farite, stigni 'tu spegni', starimo, quelli dei dialetti marchigia- settentrionale (nella zona Gubbio - Città di Castello) il 'contado' non
ni issu, quistu, quillu, spisso, pignu. Nel dialetto umbro meridionale sembri ignorare il passaggio di f >ei; dr. Monaci nel RJ 1, 133 e Rein- I

(zona di Amelia-Todi) il plurale di verde e nero ha come vocale tonica hard 204. Sulla costa occidentale l'ulteriore sviluppo fino alla dittonga-
l
'I
i1·
11
una i (virdi, niri), mentre nella provincia di Macerata la prima persona zione si incontra piu raramente; nelle zone intorno a Napoli si ha ai ad
del passato remoto suona tinni, sippi, ibbi, di contro alla terza persona Ischia, Procida e Pozzuoli: dr. ad Ischia (Forio) naiva, vaina, taila; a
tenne, seppe, ebbe (Mengel, 129). Per la situazione in Umbria, dr. det- Pozzuoli maila 'mela', saita 'seta' e 'sete', vaivara <bì'.bere, tra;a 'tre',
tagliatamente Reinhard, 205 sgg. taila, vaina 'vena'. In questa zona occidentale lo sviluppo in ai si presenta
.. anche in posizione chiusa: dr. ad Ischia ;anaistra 'ginestra', saiaitta 'na-

62. Ulteriore sviluppo di ç nell'Italia meridionale. Nei territori si-


tuati lungo la costa orientale dell'Italia meridionale la e che non è stata
toccata da metafonia in epoche anteriori quasi sempre. si sviluppa ulte-
I..
.'
.
.

.
vetta'< sagì'.tta, saikka 'secca', aissa 'essa' (dr. Freund, 9) .

63. Sviluppo di ç in~ in sillaba chiusa nell'Italia meridionale. Nelle


riormente, o dittongandosi oppure subendo una semplice alterazione di zone occidentali dell'Italia meridionale non c'è alcuna differenza di trat-
timbro. In una prima fase, f è diventata (! aperta in tutta la parte orien- tamento fra la e in sillaba libera e quella in sillaba chiusa: dove f è rima-
tale della Bassa Italia che va dalle Marche meridionali fino alla zona alta sta conservata in sillaba libera, si trova del pari lo stesso grado f in silla-
del Salento: dr. nelle Marche meridionali (prov. Ascoli Piceno) nrva ba chiusa (dr. il napoletano tfla, pféa, SftJ, sfkka, st~lla, k~lla 'quella');
'neve', srra, prra 'pere'; ad Avetrana (sud-est di Taranto) katfna, kan- dove e a causa di uno sviluppo piu recente ha subito dittongazione (co-
nfla, érra, mfse; a Bari SfrJ, pçp, mfs, pçra, krrta 'credo' 1.Per lo piu me p~r esempio ad Ischia, Procida e Pozzuoli), ivi anche ~ in sillaba
però questa (!non si è conservata, bensf lo sviluppo è ulteriormente pro- chiusa ha preso parte a tale sviluppo (dr. ad Ischia saikka 'secca', aissa
gredito fino ad ei, ai o 9i 2 • 'essa') (dr. § 62). Le zone orientali dell'Italia meridionale, al contrario,
L'ulteriore sviluppo di cui qui si discorre rimane limitato alla vocale mantengono accuratamente distinta, nella maggior parte dei casi, la dif-
in sillaba libera: il grado fonetico ri si trova a Palena (Abruzzo), per ferenziazione tra sillaba libera e sillaba chiusa, per cui le dittongazioni
che si manifestano in questi territori sono limitate alla posizione in sil-
1 Per lo sviluppo a Bari il Lausberg interpreta diversamente(§ 95): egli vede nella ç il risul- laba libera mentre in sillaba chiusa la e non subisce per lo piu altro
tato di un precedente ai < e.
' .
2 Nell'Abruzzo settentrionale (prov. Teramo) invece della dittongazione si è avuta un'ulteriore
che l'apertura in(!. Tale sviluppo inizia già nella zona settentrionale del
apertura di ç > 4: per esempio var;i 'vero', mas;i 'mese', van;i 'vena', sat;i 'sete', sara 'sera', pala 'pelo' Salento (Avetrana, in provincia di Taranto, ha forme come lrngua, st(!t/,-
(De Lollis, AGI r2, 5 ). Questo sviluppo vale anche per Atessa in provincia di Chieti (sara 'sera', ra- 4a 'stella', strrtta, /çmmina), continua attraverso tutta la Puglia (dr. il
tiJ 'rete') e per Grottammare nelle Marche meridionali (sariJ 'sera', tafa 'tela'), mentre i dialetti di
Matera e Pescasseroli (prov. L'Aquila) arrotondano ç in ii (spra 'sera'). barese trrtts 'treccia', strdda 'stella'; il tarantino lrfta 'lingua', trmp
86 r. Vocalismo § 65. La situazione fonetica in Corsica
'zolla'< * dm p a), penetrando verso occidente fin dentro la Lucania (luc. dionale si dice trrnta, e a Palermo persino trienta. Se poi anche il siciliano
lr,:zga'lingua', strrtta 'stretta') e giungendo a nord fino in Abruzzo e trttu ovvero tiettu e il napoletano tietta 'tetto' (cfr. AIS, 22r) debbano
nelle Marche meridionali (cfr. l'abruzzese rrkkia 'orecchio', strrtta). La essere considerati impresti ti presi dal nord, oppure debbano essere messi
f può alle volte aprirsi fino ad a, cfr. a Vasto tatta 'tetto' vanna 'vendo'· in rapporto con la forma del lucchese tietto, non siamo in grado di deci-
a Bellante (prov. Teramo) rakkja 'orecchio', stratta 'stretta';' e propag-' dere. Infine, le forme del calabrese ansrmi, assrmi, mostrano la medesi-
gini isolate di un tale trattamento si incontrano fino nella Toscana meri- ma origine del toscano insieme (in- sì'.mul incrociato con semel). Assai
dionale: per esempio a Borgo San Sepolcro (prov. Arezzo) lrngua, frrmo, strani sono invece il siciliano mrusa, il calabrese mçza, mria, miévuza, il
vrrgine, vrsko 'vescovo' (cfr. Merlo, ID 5, 69 ). campano e abruzzese mruza 'milza', che sembrano presupporre unger-
manico * mel tia (invece di * miltia), la quale forma sarà da porre alla
base anche dell'aragonese mielsa e del provenzale mèlsa'. Per il siciliano
64. Irregolarità e perturbazioni nello sviluppo di 1:;in Italia meridio-
. ;inrstra e il calabrese jinrstra bisogna tener presente una forma gene sta,

I
nale. Lo sviluppo normale di f viene disturbato in non pochi casi da già attestata nel latino volgare invece di genì'.sta, di cui ci dà la riprova
particolari circostanze, soprattutto da influssi provenienti dalla lingua lo spagnolo hiniesta; e per il siciliano rrska e il calabrese rrska 'resta del-
.'
letteraria. Le parole con f che sono giunte nel Mezzogiorno provenienti la spiga', 'lisca del pesce' dobbiamo analogamente presupporre alla base
dalla lingua letteraria toscana si sono sviluppate come se alla loro base
vi fosse stata una f. Questo fatto corrisponde alla generale tendenza ita-
.f; 'un *arestula da *aresta (invece che arista). A fianco del siciliano
vrna e del calabrese vrna 'avena', che debbono essere considerati impre-
liana di pronunciare in maniera aperta le parole straniere con e accen- sti ti dalla lingua letteraria - in quanto l'avena nei tempi antichi era poco
, ',:~e

,.···.·
.. .. •.·.·

tata, anche quando hanno originariamente f (da qui le forme toscane conosciuta nell'Italia meridionale-, abbiamo le forme con sviluppo indi-
estrrmo, complrto, mistrro: cfr. § 47 ). Si aggiunge che il siciliano pro- geno nel siciliano jina 'erba da foraggio' (De Gregorio, 35) e nel calabrese
priamente detto e la maggior parte dei dialetti calabresi, non posseggono ajina 'avena selvatica'< avena. Molto strana è la forma -rmu oppure
f nel loro sistema fonologico. Di conseguenza, là dove ci aspetteremmo -iemu (<-emus), che si incontra in Sicilia alquanto diffusamente quale
una i proveniente da f, abbiamo le seguenti forme nei parlati siciliani e desinenza della prima persona plurale del verbo - per esempio vinnrmu
calabresi: sic. tirrrnu, frrmu, mçnu, vrru, sigrrtu, vilrnu, v(lu, nvçéi 'in- (Mandanice, Baucina e Mascalucia), vinniemu 'vendiamo' (Catenanuo-
vece'; cal. tirrçnu oppure tirrienu, velrnu oppure velienu, frrmu oppure va)-, di contro alla desinenza regolare -imu che si ha negli altri dialetti
fiermu, nrttu oppure niettu, vrru oppure vieru, vèlu oppure vielu, sties- (per esempio a Mistretta: vinnimu): questo interessante stadio fonetico
su 'stesso', secrietu, decrietu, diédica, diébitu, vattiésimu, crapiettu 'ca- pare che sia condizionato da influssi settentrionali: cfr. il ligure (Rove-
pretto', giugniettu 'luglio', fulliettu 'folletto', rienu 'rene'. Le forme del gno e Borghetto di Vara) vendrmu (§ 530) e ancora il ligure vrna 'vena'
napoletano félaca, plurale fiélaca, lénnena, plurale liénnana 'lendini', vér- ( § 5 5 ).
da, plurale viérda si spiegano mediante analogia con pèra 'piede', plurale
piera (Capozzoli, 4). Del pari le parole formate con il suffisso -etto (che
non è indigeno dell'Italia meridionale) hanno in napoletano al plurale 6 5. La situazione fonetica in Corsica. Come già abbiamo detto al
la forma -ietta, per esempio corpietta, lazzietta, merlietta, mazzietta (Ca- § 3, la zona piu meridionale della Corsica fino all'altezza di Livia (Levie)
pozzoli, 47 ); e tale desinenza -etto prende parte in Calabria alla ditton- ha conservato sino ad oggi l'antica differenza esistente tra le vocali latine
gazione: cfr. crapiettu, giugniettu 'luglio', fulliettu 'folletto'. La forma ì'. ed e: cfr. siti 'sete', piru 'pera', linga 'legna', pilu, crista, dittu, vidua

crrru oppure cierru, che si incontra nel calabrese col significato di 'ciocca 'vedova', cinnara 'cenere', capùj,tj,i'capelli', e dall'altra parte acrtu, seta,
di capelli', 'bioccolo di lana', si accorda al toscano cçrro 'ciocca di capelli' tela
. ' sera . ma davanti a nasale la e. si è aperta in r: cfr. vrna, ca-
. ' candela;
(lat. drrus), ed anche la forma lrntsa, diffusa nell'Italia meridionale, trna, at}rmu <habemus. A nord della zona sopra indicata la 'i e la e si
corrisponde alla toscana lrnza (cfr. § 48); inoltre, in tutta l'Italia meri- 1 Il caso qui citato ricorda lo spagnolo fieltro (germ. fil tir), ugualmente irregolare.

_________ j
88 I. Vocalismo § 68. Altre anomalie (Q invece di 9)

sono confuse in un suono che si presenta sotto forma di f sia in posizio- ' ,n 9tto, gi9stra) o dagli altri dialetti italiani prendono volentieri la 9 aper-
ne libera che in posizione chiusa - cfr. (secondo le carte dell'AC) sçde, ta, per esempio dpge.
pçlu, agçdu 'aceto', pçru, vçna, cadfna, nrgru, vçdua, éefnnara 'cenere',
crçsta, dçttu, trçééa, Sf ppia, lçnga 'legna'. La comparsa di questa f è
tanto piu strana, in quanto il suono di e. è conosciuto in tutta la Corsica ' 68. Altre anomalie ( Q invece di 9) Nei singoli centri linguistici del-
dove però si presenta come risultato di una f aperta (per esempio ff!le la Toscana non c'è alcuna uniformità nella conservazione di 9: a Pisa si
'fiele', é(!gu 'cieco', Pf!ttu 'petto'): è chiaro che tale f (in luogo della nor- pronunciano con 9 (di contro alla 9 del fiorentino) l9ro, cost9ro, col9ro,
male (! che ci saremmo aspettati) si è sviluppata sotto influssi stranieri pra, all9ra, scppa, v9mere (AGI 12, 143), ed anche nella provincia di
in un periodo in cui l'antico vocalismo còrso, che si è conservato soltan- Lucca si dice 9ra, l9ro, npme, p9ne, v9to, t9sso, t9sse, p9ngo, nasc9sto.
to nell'estremità meridionale dell'isola, stava cedendo il posto ad un Spesso anche la lingua di Roma presenta casi irregolari, in contrasto
nuovo sistema vocalico. Si potrebbe pensare ad influssi del genovese, in con l'uso fiorentino - cfr. carbpnchio, colpnna, colpro, d9po, f9ro 'buco',
quanto in tale dialetto si trova f invece di e, sebbene ciò si verifichi so- germ9glio, g9tta, nasc9sto, 9rcio, org9glio, 9rma, 9tre, r9cca, s9no, t9c-
lo in sillaba chiusa: per esempio krçsta, bçku, Pfna 'penna', kavçlu 'ca- co, t9rma, verg9gna - sebbene una parte di queste irregolarità si spieghi
pello', vçrde (cfr. § 57); ma poiché nello sviluppo parallelo di 9 (cr9ce, col fatto che si tratta di 'parole dotte'; e del resto, anche nel fiorentino
9lmu, m9stu, f9rca, s9le, cfr. § 83) la 9 aperta è sconosciuta al dialet- vi sono delle differenze tra la lingua delle persone colte e il 'volgo', per
to genovese, bisognerà cercare la spiegazione in un'altra direzione: può esempio 'io sono': s9no (pronuncia delle persone colte), s9no (pronun-
darsi che si tratti di una imitazione ipercorretta della e toscana mediante cia del volgo). In altri casi le vocali hanno subito alterazioni di timbro a
. ' causa di incroci, o di influssi di altre parole, per esempio svffre è stata
la quale il nuovo suono f! veniva a differenziarsi piu profondamente per
reazione contro la piu antica i (piru, siti, crista, dittu). Può darsi che ab- ihfluenzata da 9ffre, da m9ro < maurus la 9 si è trasmessa a m9ra <mo-
biano collaborato allo sviluppo suddetto anche le antiche differenze quan- ra 'il frutto del rovo'. E cosi'.pure per l'italiano n9zze (frane. noces, pro-
titative, nel senso che le vocali, pronunciate nei dialetti còrsi come piu venz. nòsas) bisogna presupporre, in luogo di nu ptiae, una forma del la-
brevi che nel toscano, possono aver teso con una certa facilità all'aper- o
tino volgare *noptiae (con la di novius); inoltre, la 9 irregolare di
tura (antico còrso kr'ista > kresta >krçsta). sp9rco (spurcus) deve essere ascritta all'influsso di porcus (cfr. l'ita-
liano un porco lavoro), mentre le parole neolatine che significano 'uovo'
(l'italiano uovo, Io spagnolo huevo, il francese ceuf) si riportano tutte in
66. Il risultato normale di 9 in Toscana. La 9 latina (corrispon- generale alla forma ovum (in latino classico 6vum), che deve essere
dente alle classiche o, u) in Toscana è stata generalmente conservata, sia considerata come il risultato di una dissimilazione (nella forma volgare
in sillaba libera che in posizione chiusa, e lo stesso dicasi per la parte set- 6um) 1• La 9 aperta di scòtere (scuotere, mil. skot) non è chiara, eppure
tentrionale del Lazio e per il territorio umbro di confine: voce
. ' noce
. ' ero-
. essa deve ammettersi anche per la forma rumena scoate (lat. excu tere).
ce, c9da, gi9go, s9le, cor9na, sc9pa, 9ra, l9ro, r9sso, m9lto, t9rre, f9rma, Nelle forme come fin9cchio, gin9cchio, pid9cchio, con9cchia pare che si
f9rno, m9sca, verg9gna, pi9mbo, f9rse. debba presupporre un cambiamento di suffisso (-uclus >-oclus); cfr. a
questo proposito il ligure pjogu, il piemontese e lombardo pioé, che pre-
67. Q aperta ( invece di 9) in parole dotte. Come nelle parole dotte suppongono del pari una o (cfr. $ 1046). La forma latina nurus oppu-
invece di (! si trova di regola f ( condizionata dalla pronunzia italiana del re nura 'nuora' continua in italiano soltanto nel sardo nura, nel cala-
latino, cfr. § 47 ), cosi'.pure le parole dotte che originariamente avrebbe- brese settentrionale nura e nel lucano meridionale nura, mentre per il
ro dovuto dare come esito una 9 sono invece generalmente pronunciate resto si è avuta, in analogia con la forma latina volgare * sorus 'sorella',
nella lingua nazionale con 9 aperta: dev9to, n9bile, n9no, sp9so, d9te, I Similmente le forme tu u s e su u s sono passate nel latino volgare a * t o u s e *sous
r9stro, sacerd9te, n9to; e anche gli imprestiti dal francese (per esempio (> *tuoo > tuo): cfr. tuoi, suoi (§ 71).
I. Vocalismo § 7 r. Altri casi di u toscana invece di 9 91

una forma *no ru s oppure *nor a, che compare nel toscano come n9ra
e nella lingua letteraria come nuora (cfr. anche lo spagnolo nuera, il por- .' 70 . Comportamento di 9 nel toscano davanti a consonante pal~ta~e.
toghese n9ra, il provenzale n9ra). :Al passaggio di'!> i davanti a consonante palatale (tigna, finge, czglzo,
cfr. § 49) corrisponde quello di 9 >u in posizione precedente una n cui
segua palatale ovvero ii - cfr. ungere, giungere, mungere, pungere, un-
69. Presenza eccezionale di 9 ( invece di 9) nel toscano in sillaba chiu- to giunto, munto, punto, pugno, unghia, sugna, fungo, lungi, giunco,
sa. La 9 del latino volgare in sillaba chiusa viene generalmente trattata sp~gna, chiunque, dunque 1 -, sebbene questo fenomeno presenti delle
nel dialetto toscano esattamente come se fosse in sillaba libera, il che si- : eccezioni, per esempio rogna, vergogna, cicogna, tronco, monco. Nella
gnifica che resta conservata senza alterazioni: cfr. m9sca, t9rre, f9rno } Toscana meridionale si conserva invece 9: dr. l'aretino f9ngo, gi9gnere,
(cfr. § 66 ). Anzi, in questo caso non fa eccezione, generalmente parlando, · gi9nco, l9ngo, m9nto, 9gnere, p9nto, sp9gna; il cortonese f9ngo, gi9-
nemmeno la o breve delle parole greche la quale ha prodotto 9 in latino . gne, gi9nco, l9gne 'lungi', m9gne, 9gna 'unghia'; il senese l9ngo, p9nto,
volgare: cfr. g9lfo, p9lpo, c9nca, 9rma, r9mbo; ed anche davanti a na- gi9nto, gi9nse; il pitiglianese (prov. Grosseto) p9ntu, m9ntu, j9,:iku,
sale che precede consonante, in toscano si trova soltanto 9 (cfr. m9nte, /9,:tgu, 9fifiu 'unghia' (ID r 2, 2I ); e lo stesso dicasi per l'umbro (f9ngo,
p9nte, fr9nte, f9nte, c9nte, nasc9nde, c9mpra), sebbene altre lingue neo- ogna 'unghia', 9gne, 9nto, lr?ngo, m9gne, p9nta). L'uso da parte del
latine presuppongano a volte una o
(cfr. lo spagnolo puente, frente, Boiardo (Ori. Inn. II, 20, 23) di gionto e ponto in rima con conto, è in-
fuente). D'altro canto però si trova un numero non indifferente di pa- dubbiamente dovuto all'influsso della sua origine settentrionale, perché
role che presentano 9 invece di 9: cfr. b9sso, b9ssolo, b9tta, b9tto, b9- anche nel settentrione la 9 si conserva: cfr. in emiliano fonz 'fungo',
sco, c9ppia, cr9sta, g9bba, g9bbo, g9tto, g9tta, gr9tta, l9tta, m9ccolo, gionc 'giunco'; in milanese fonz, gionc, gionta.
m9rchia, n9cchio. Inoltre ci sono altre parole che, sebbene a Firenze
vengano pronunziate con 9, presentano però 9 in altre parti della Tosca-
na: per esempio pi9ppo, m9sto, zav9rra, f9rno, gi9rno, g9nna, r9cca 7r. Altri casi di u toscana invece di 9. Le parole di pura origine
'conocchia'. Il dialetto di San Sepolcro (prov. Arezzo), località situata
dotta conservano la ulatina come u, per esempio betulla (un albero non
nell'estremo angolo sud-orientale della Toscana, ha addirittura fatto una
legge dell'apertura di 9 in sillaba chiusa: cfr. s9rdo, f9rma, p9lvere,
ag9sto, p9nto 'punto', gi9nto 'giunto' (cfr. Merlo, ID 5, 69). L'apertu-
ra di 9 in 9 in sillaba chiusa è una caratteristica del romagnolo ( e di altri

ì::
?... ;
molto conosciuto in Italia), dubbio, cumulo, curvo, fulmine, numero,
locusta, subito, rustico, turbine, pustola, utero, vulva, urbe, urna. Una
parola del ceto colto è certamente anche autunno, dato che nella vita dei
campi 'autunno' e 'primavera' non sono dei concetti molto popolari. Le
parlati dell'Alta Italia, cfr. § 75 ), e questo fatto suggerisce l'ipotesi che
••

parole che nel toscano hanno conservato la usi presentano con u nell'a-
i fenomeni del toscano di cui si è discorso siano in relazione con influssi
. dall'Italia settentrionale: la particolare posizione geografica di San Se-
polcro, situata com'è in una località notoriamente aperta al passaggio di

;;.
,;ti
rea di diffusione della u in Alta Italia (autun, dubbi). Una parola che
non può essere considerata 'dotta' è invece lupo (Meyer-Li.ibke, § 59 ),
a causa della frequenza dell'animale in Italia: si deve piuttosto pensare
influssi romagnoli (cfr. la mutazione di a> e nella zona di Arezzo-Cor-
tona, cfr. § 19 ), offre a questa ipotesi una notevole consistenza; l'origine
i, ad un influsso onomatopeico (il lupo urla), come analogamente loup ha
conservato il suo ou in francese, invece di svilupparsi ulteriormente in
settentrionale è molto ben riconoscibile nella 9 di certi casi come tr9ta,

I
eu (cfr. nevou >neveu). Anche la forma luf del piemontese e del lombar-
che già con la sua -t- semplice mostra di non derivare direttamente dalla '.
forma latina trìicta, bensi di essere un imprestito dalla Romagna (la .
tr9ta) 1• . dal greco ,:pwxi:riç (in greco calabrese trpl'lta): in un'epoca in cui la o lunga originaria si era già con-
fusa con la o breve greca (cfr. § 126).
1 Viceversa, per l'Italia meridionale bisognerà che per la forma trçtta (AIS, 528) si presupponga
Ai, 1 Anche lungo (lungi) appartiene a questo tipo, sebbene originariamente vi sia una 6; ma da-
un *trocta, che certamente è stato preso in prestito in un'epoca piuttosto recente direttamente :t:· vanti a nasale implicata la ç è passata a 9, come in mçnte, p9nte.
_J

___________ i
-------· ··---------·-' ----------- ···-----··-------·--- .. ----·-·----·---------------~-

92 I. Vocalismo § 73. Passaggio di 9 ad ou e ad u nell'Italia settentrionale 93

do richiede come base un *lupus 1• Per uscio (lomb. us) bisogna pre-
supporre una forma del latino volgare *iistium (invece di ostium), co- ;i 7 2. Dittongazione di <;>in ou nella zona marginale nord-occidentale
si come biscia riconduce ad un *bistia. Si tratta in questo caso di una ,.JellaToscana. In due piccole zone della provincia di Lucca, parallela-
specie di metafonia del latino volgare, che sembra debba ammettersi an- mente al passaggio di f > çidi cui abbiamo di sopra discorso (cfr. § 5 2),
che per consuo >*cosi o>* cu_sio >tosc. cucio (Lausberg, 27 ): in que- si ha la dittongazione di 9 in 9u (in corrispondenza della situazione fone-
sta maniera anche Perusia >Perugia potrebbe trovare una spiegazione. •,tica dei dialetti emiliano e romagnolo), sia in sillaba libera che in sillaba
Per l'Italia settentrionale si può citare la forma truta 'trota'< tructa del .chiusa, per cui a Gorfigliano (Garfagnana superiore) troviamo sk9upa
ligure, piemontese, lombardo ed emiliano, con una u secondaria da- ". 'scopa', nap9uto, spulo 'sole', n9uga 'noce', g9ulpa 'volpe', t9ura 'torre',
.\
vanti a et> it; ed anche tutto - in ligure tutu, in piemontese, lombardo Jt9unda 'spazio di tempo'< germ. stunda; e ad Antona (presso Massa)
ed emiliano tut - potrebbe avere come base un * tu c tu s ( come incrocio p9uma 'melo', m9unda 'mondo', f9unga 'fungo'.
1,
ij di totus con cunctus?) z. Similmente il piemontese, genovese, lombar-
I
do ludria (cfr. il catalano lludria) 'lontra' si baserà su un *lutria (come
incrocio di lutra con il greco enhydria). In altri casi sono presenti in- 73. Passaggio di<;> ad ou e ad u nell'Italia settentrionale. Nell'Italia
flussi di altre parole: per esempio di giuso (giu) <deorsum su suso (su) settentrionale al passaggio di f > éi in sillaba libera (che abbiamo già vi-
<siirsum. Le forme dell'antico italiano condutto e ridutto debbono la sto, cfr. § 55) corrisponde la mutazione di 9 > 6u, però in confronto ad ei
loro u al perfetto (dussi), mentre tufo viene forse dal Sud, dove o o u questa dittongazione è meno diffusa e meno nitida: la zona di maggior
continuano come u, e prua(< prora) dal genovese. Le forme vui, ura, diffusione di ou è l'emiliano orientale (prov. Reggio e Modena) e parti-
ancura, che si trovano in rima negli antichi poeti lirici, seguono la moda colarmente il bolognese: dr. in bolognese duttòur, dulòur, vòus 'voce',
siciliana, mentre puse 'pose', che compare in Guittone, è certamente da òur 'ore', lòuva <lupa, sòul 'solo', mròus 'amoroso', anzi, in alcune par- (
ascriversi ad.influssi umbri (*posi con passaggio a puse per metafonia ti della città si verifica un'apertura ovvero una maggiore dissimilazione
nell'antico umbro). La u di cruna è assai problematica: il dialetto cam-
pano di Gallo krçma e il calabrese settentrionale kuruna indicano che di
fatto c'è un corona alla base, e l'ipotesi che si sia conservata una forma
del primo elemento, con il risultato au, per esempio fiàur 'fiore', anvàut
'nipote', dulàur. Piu a sud la dittongazione in òu si trova ancora nella
zona di San Marino - per esempio a Serravalle còuda, padròun, vòusa
'
,.

osca coriina (Ascoli, AGI IO, 5) trova un certo sostegno nellaziale me- 'voce', alòura, liòun, ancòura, amòur (Anderson, 23 sgg.) -, mentre in
ridionale (Serrane) pruna 'riva di fiume', che del pari potrebbe continua- altre parti della Romagna il dittongo è poco chiaro; ovvero compare una
re un osco *pruna (invece di prona)'. Le forme del toscano volgare o, che forse è rifatta su un precedente ou (Schiirr II, 45). Nell'Emilia
unn 'non' (per esempio unn'hai), ugni cosa, uve 'ove' si potranno spiega- occidentale, in Lombardia, in Piemonte e in Liguria il risultato normale
re pensando alla posizione proclitica della vocale (dr. mulino, rugiada); di 9 è una u, mentre il veneziano conserva la 9: cfr. l'emiliano fi9r, fiur;
il numerale due deve la sua u alla posizione in iato (cfr. vì:a >via), e i pro- il piacentino fiur; il lombardo fiur; il piemontese fiur; il ligure sua; il
nòmi tuo, tua, tuoi, tue dipendono dal latino volgare * tous: il dittongo veneziano fi9r 'fiore' (AIS, 1357 ). Corrispondenti sono le forme di 'cro-
uo che ci saremmo aspettati è rimasto soltanto nella forma del maschile ce': romagnolo kr9uza, kr9s; emiliano kruza; veneziano kr9ze; lombar-
plurale, mentre per le rimanenti forme si è avuta una riduzione per sem- do krus; piemontese krus; ligure kruze. Ed ecco alcuni esempi tratti dal
plificazione ad uo, ua, ue dei nessi inconsueti uoo, uoa, uoe. dialetto milanese: su 'sole', lur 'loro', nus 'noce', gelus, amur (Salvioni,
36) '. La usi trova anche in Istria, per esempio sul, dolur, ura, krus, unur,
1 La forma umbra [9po continua normalmente lupus, mentre il siciliano e calabrese lupu, e
con esempi persino in posizione chiusa: furma, kurto 'corte' (Deanovié
il napoletano lupa possono continuare tanto lupus quanto *lupus.
2 Per tutto< tottus il Lausberg (R. Sp. 491} pensa a un effetto di metafonesi. 1 Dal punto di vista ortografico questa u viene resa in dialetto milanese con una o (fior, eros,

' Non escludo un incrocio lessicale: in certi dialetti lunigiani la cruna è cuna o cunèla (lat. nos, amor, sol), dato che qui u è il segno che indica ii (fus, lus). - I toponimi Cremona e Gromo ven-
cii n a). gono pronunciati Cremuna e Grum in dialetto lombardo. ,

.....'
___________________________
....i
----------- --------~-

94 r. Vocalismo § 74. Metafonia di o> u in Italia settentrionale 95


13 ). Pare che questa u abbia avuto origine da un dittongo anteriore ou. , mente nel dialetto bolognese - per esempio anvut 'nipoti', spus 'sposi',
A favore dell'esistenza di un antico ou in Piemonte in epoca anteriore · duttur 'dottori', cantur 'cantori', fiur 'fiori' di contro alle corrispondenti
depone in ogni caso la presenza di au (< 6u) nella colonia gallo-italiana forme del singolare anvòut, duttòur, fiòur - e cosi pure in parecchi altri
di San Fratello in Sicilia (per esempio naus 'noce', saur 'fiore', sau 'sole', luoghi della Romagna: per esempio a Ravenna anv9t : anvut; a Lugo
kraus 'croce', aura 'ora'); a San Fratello au si riduce ad a davanti a nasale, . fior: fiur; a Comacchio fiòur: fiur; a Minerbio fior: fiur; a Porli midéJ-
per esempio sava'! 'sapone'. - Per il passaggio di ou a usi confronti il . dor: midéJdur;a Lugo ancora sftor: sftur (Schiirr II, 155 sgg.); a Raven-
parallelismo di~> ei >i (sida, cfr. § 56). La zona di Parma mostra un ri- na fort: surt. Nell'area dei dialetti veneziani, la metafonia vive ancora
sultato particolare costituito da o: cfr. krofa 'croce', nofa 'noce', amvot soltanto a Grado: cfr. fior: fiuri, dolor: duluri, monte: munti, tondo:
'nipote', pelmo,:z'polmone', rozan 'ruggine', spofa, fior, curios, sgnor, tundi, dolze: dulzi, odoroso : odorusi, sordo : surdi (Ascoli, AGI 14,
lor, ora. Tale o sarà anch'essa originata da una piu antica u, dato che in 330 ). Nella zona nord-orientale del Piemonte (Ossola) e nel vicino Can-
questa parte dell'Emilia (cfr. § 36) u passa ad o (a Parma città la u rima- ton Ticino la risultante u partecipa ancora al passaggio di u>ii - cfr. l' as-
ne però intatta). - Alle forme toscane autunno e lupo, che contengono solano s9rt: siirt 'sordi'; il ticinese (Valmaggia) f9rn : fiirn, r9t: riit, 9rs:
entrambe stranamente u, corrispondono in lombardo, piemontese e ti- urs, r9s: riis, punt: piint, munt: miint (Merlo, ID II, 12). Nei dialetti
cinese autiin, in ligure autiinu, in veneziano autuno (AIS, 313 ), in lom- lombardi gli ultimi resti del fenomeno metafonico si trovano ancora
bardo luf o liif, piemontese liif (ma veneto lavo), mentre il ligure diinde soltanto in nii 'noi', vii 'voi', dii 'due', nel milanese piij 'polli' (in que-
e il romagnolo diind 'donde' (AIS, 358) si dovranno spiegare come il st'ultima parola ii è stata estesa per analogia anche alla forma singolare
toscano volgare uve 'ove', cioè saranno dovuti all'uso proclitico che si fa 'pollo'). La metafonia appare oggi sconosciuta nella maggior parte del
della parola (ov' andiamo), in quanto la o viene trattata esattamente nella Piemonte e in Liguria, mentre in favore della sua esistenza d'un tempo
stessa maniera in *roseata>rugiada e in molinum>mulino (cfr. § testimonia la presenza del fenomeno nelle colonie gallo-italiane dell'Ita-
131 ). - La o aperta compare di rado: per esempio a Venezia npfa 'noce', lia meridionale (che con ogni probabilità derivano dal Piemonte meridio-
krpfa, spl; a Grado npfa, spl; e a Trieste krpfe. - Rime del tipo plura nale): cfr. per esempio nel gruppo presso il golfo di Poli castro s9lo : suli,
( plora t) 'egli piange' con cura, dura, figura in Bonvesin e Uguccione s9rdu: surdi, r9ssu: russi, s9rku: surki 'solchi' (Rohlfs, ZRPh 61, 87).
(cfr. l'ant. ven. piurat, pist. piurare) sono dovute all'incrocio di plorare I dialetti piemontesi presentano una specie di fase anteriore della
con piulare (REW 6606). metafonia, com'è il caso dell'antico dialetto di Asti, dove la i finale si in-
serisce nella sillaba radicale e va a congiungersi con la o nel dittongo oi:
per esempio larroyn 'ladroni', crastoyn 'castroni', meloyn (Giacomino,
7 4. Metafonia di o> u in Italia settentrionale. La 9 diventa u in sil- AGI 15, 430). Fenomeno questo, del quale si trovano tracce anche nei
laba libera e in sillaba chiusa sotto l'influsso di una -i finale, parallela- dialetti moderni: per esempio nel piemontese settentrionale (Ossola)
mente alla metafonia di~> i: l'antico lombardo presenta nui, vui, busci butui; nel ticinese butui 'bottoni' (AIS, 1546); nel ligure (Zoagli) kar-
'boschi', multi, tuti, ascusi, penserusi, mentre nel singolare si trova o bui!J 'carboni' (AIS, 212). I parlati dell'Istria presentano il medesimo
(glorioso, pretioso ); i testi antichi emiliani hanno vui, nojusi, capuni, fenomeno: per esempio a Dignano par6in 'padroni', bott6in 'bottoni',
confessuri, coluri; i testi antichi veneziani vui, nui, nuxi, mijuri, melu- !\"'' barcoin 'balconi' (Ascoli, AGI 1, 414).
ni; in antico romagnolo (xvi secolo) si trova sprun 'sproni', bragun 'bra-
coni', pull 'polli', lurd 'lordi', mrus 'amorosi' (Schiirr I, 67); in antico
padovano bottuni, rusti, luvi, unti sono forme plurali di botton, rosta, , 75. Comportamento di<;>in posizione chiusa nel!'Italia settentrionale.
lavo, onta (Wendriner, 12). Al giorno d'oggi la metafonia non è piu ri- La 9 chiusa rimane invariata in sillaba chiusa in molte parti dell'Italia
conoscibile in quei territori dove la 9 in posizione libera è generalmente settentrionale - per esempio nel lombardo m9ska, b9ka, ag9st, f9rnu;
passata ad u - cfr. il lombardo nus 'noce' e 'noci'-; spicca invece chiara- nel veneziano m9fka, b9ka, ag9sto, pi9mbo -, mentre diventa u nei dia-
96 1. Vocalismo § 7s. Conservazione di 9 in sillaba libera nell'Italia meridionale 97
.1
letti liguri, piacentini, emiliani e piemontesi, e in parte anche in Lom- tecipa alle variazioni fonetiche che interessano le u primitive, per cui
bardia (buka, muska, krusta, furnu). Il dialetto milanese ha u: buka, 'interno della Sicilia (prov. Caltanissetta) si hanno le forme nuci, su-
dulz, rispund, urs, guta 'goccia', ruka 'conocchia', kust 'costo' (scritto ' surdu, russu, muJtu, che passano a n9éi, s9lu, s9rdu, r9ssu, m9stu,
con o nella ortografia tradizionale); il dialetto della V almaggia (Canton ttamente come fusu e fumu passano a f9su e /9mu (cfr. § 37 ). Anche
Ticino) conserva generalmente 9 (f9rn, r9t, 9rs, r9s) e soltanto davanti 0
11
:Belvedere, sulla costa calabra occidentale (prov. Cosenza), laudi vuée,
a nasale questa 9 si cambia in u (munt, punt, lu!Jk); allo stesso modo la ,ulu, furnu, tundu si sviluppa in pu - nelle donne in au - (perciò si ha
Valsesia presenta v9lp, 9rs, k9lp, st9rn a fianco di rumpi, pumpa, ku,:z- , f)llUée,saulu, faurnu, taundu oppure vpuée, ecc.) esattamente come muru
ka, mungi (Spoerri, 401 ). Altri dialetti aprono la 9 in 9, per esempio il · passa a mauru (mpuru) e fusu a f ausu (f9usu) (cfr. § 3 9 ). All'infuori che
romagnolo (m9Jka, b9ka, gr9Jta 'crosta'); tale 9 si trova anche in alcune nella zona situata all'interno della Sicilia in provincia di Caltanissetta,
zone del Canton Ticino, per esempio a Bellinzona b9ka, st9pa, kr9sta, quando invece di 9 compare u si tratta di infiltrazioni dall'Italia setten-
g9ta, s9t, r9t, mpska, ag9Jt (Salvioni, RJ r, 123), come pure prevale trionale (cfr. quanto abbiamo detto a proposito di i-~ nel § 5 8, nota 1 ).
nel dialetto di Grado (Veneto) - per esempio v9lpe, r9so, pi9mbo, al - . Tale constatazione è valida non soltanto per le note colonie gallo-italiane
t9se 'egli tossisce', r9ka 'conocchia', f9rno, s9rdo -, mentre i parlati del- ' (per esempio Piazza Armerina: v9z, 9ra, n9z, g9la, b9ka), bensi anche
l'Istria hanno a volte 9 (fprno, pi9mbo) e a volte u (surdo, agusto, furno, per altre località, ad esempio per Montalbano (prov. Messina): sk9va
buka, pulvare). L'apertura della vocale aumenta ancora nel territorio di " 'scopa', s9ri 'sole', t9ndu, la cui origine settentrionale non era stata finora
San Marino - cfr. a Serravalle baka 'bocca', sganda 'seconda', ramp 'rom- ·. riconosciuta.
pere', arspand 'risponde', ras 'rosso', mand 'mondo' (Anderson, 28 sgg.)
- e nel dialetto bolognese il risultato è a,un suono simile a quello del ru-
meno a: per esempio agaJt 'agosto', pjamp 'piombo', grasta 'crosta'. Nel- 77. Coincidenza di 6 con oin una zona arcaicadell'Italia meridionale.
la gallo-italiana San Fratello in Sicilia si trova la strana fase di dittonga- · La congiunzione di o con o nel grado o> 9 è già stata esaminata al § 2.
zione u6: per esempio bu6ka, fu6rn, su6rk 'solco', muost, bu6t 'botte', 11 fenomeno si verifica nella zona piu settentrionale della Calabria ( a
su6rt 'sordo'. Per il veneziano truta, lombardo truta 'trota', e il venezia- nord della linea Diamante-Cassano) e in quella piu meridionale della Lu-
no uso, lombardo us 'uscio', cfr. § 71. - Sullo sviluppo di mons, pons, cania (fino al fiume Agri); la osi è qui dunque confusa con l'antica oed
frons, cfr. § r ro. ha originato uno dei due seguenti risultati: si è aperta in 9 (cal. sett.
sp!J, nJp9tJ, frpntJ, mattpnJ, kaééatprJ ), oppure ha partecipato all'ul-
teriore sviluppo 9 > uo provocato dalla metafonia (cal. sett. scu6pulu
76. Passaggio di 9 ad u nell'estremo Mezzogiorno. Nelle regioni
'spazzaforno', cuttuoriu 'molesto'< coctori us, minnuluosu <-6sus). In
estreme del Mezzogiorno si è avuta la confusione anche di o, ed ii nel- u questa zona non si è dunque verificata quella coincidenza di o con u che
l'unico grado u, in corrispondenza con la confusione delle vocali latine
si è avuta nel neolatino comune, cfr. il cal. sett. nub, krub, vulpJ, vuk-
e,'i ed i nell'unico grado i: il fenomeno vale per la Sicilia (cuda, vuci, nui, kJ, muskJ.
vui, cruci, stuppa, furnu ), per la Calabria all'incirca fino alla linea Dia-
mante-Cassano (nuci, ura, jugu, turri, musca, niputi), per alcune zone del
territorio meridionale del Cilento (suli, vuci, vukka 'bocca', askunne <
78. Conservazione di 9 in sillaba libera nell'Italia meridionale.
abscondere) e per la estrema punta meridionale del Salento (sule 'sole',
Quando la vocale finale è una -a oppure una -e la 9 ha conservato in ge-
vukka 'bocca', mattune) 1 • Nei territori indicati sopra la u originata da 9
nerale il suo antico suono in quelle zone della Bassa Italia situate a nord
1 Nelle rime degli antichi poeti toscani si rintracciano influssi del dialetto siciliano, per esem- e confinanti con la zona arcaica di cui si è già discorso (dove o si è con-
pio in Dante vui: fui (Inf. V, 95), paururi: chiusi (in un sonetto). - Viceversa, presso gli antichi
poeti siciliani la forma toscanizzante amore rima con còre, la qual cosa sta a dimostrare che la 9 to- fusa con o), soprattutto in Campania, nel Lazio e nella Lucania setten-
scana veniva pronunciata come 9 dai siciliani, non avendo essi il suono di ç,. trionale: cfr. il napoletano v9b, n9b, s9!J, nJp9tJ, kr9b. Nei territori
1. Vocalismo § 8r. Sviluppo di 9 in sillaba chiusa nell'Italia meridionale 99
situati verso oriente si è avuta per lo piu la dittongazione (cfr. § 80 ), il · éula(Palmoli e Tocco), szula (Vasto, Agnone e Pescasseroli). A Matera
cui punto di partenza sembra essere una precedente apertura di <?>p; u proveniente per metafonia da 9 passa ad i esattamente come una u
questa prima fase dello sviluppo si verifica nella zona settentrionale del , riroitiva (cfr. fisa 'fuso', nis 'noci'). Sulla costa occidentale la u non con-
Salento - cfr. ad Avetrana nippti 'nipote', vpéi, purmpni 'polmone', spii .segue ulteriori sviluppi che di rado: cfr. a Pozzuoli sefula'solo' (ma saula
'sole'; a Carovigno (prov. Brindisi) staspna 'stagione', purmpna 'polmo- vefuta 'voto', xefura'fiori', esattamente come lefuna'luna'.
:~f.sola'),
ne', krpsa 'croce' 1 • Ma non mancano in questo territorio orientale zone
(particolarmente in provincia di Foggia e in Abruzzo), dove risulta man-
tenuta l'antica<?· - Per la metafonia di<?per effetto di i oppure della sil- u 80. Ulteriore sviluppo di 9 nell'Italia meridionale. Nella zona co-
laba seguente, cfr. § 79. stiera orientale dell'Italia meridionale la <? che non è stata colpita da
precedente metafonia si è quasi sempre sviluppata ulteriormente per
dittongazione o per semplice alterazione di timbro. Dalle Marche meri-
79. Metafonia di o> u nell'Italia meridionale. La metafonia di<?> u dionali fino alla parte superiore del Salento si è avuta una prima fase
sotto l'azione di una i o di una u della sillaba seguente si manifesta in nella quale <?si è aperta in p, che però non è rimasta per lo piu conser-
tutta quella parte dell'Italia meridionale che è situata a nord dei terri- vata, bensf ha subito un ulteriore sviluppo in pu ((!U), sviluppo che resta
tori nei quali si è avuta confusione di 8 con u ovvero con o: cfr. il napo- circoscritto alla posizione in sillaba libera 1 • La fase piu antica si trova
letano sura 'fiori' (sing. S(!rJ), russa 'rosso' (femm. r(!ssa),tunna 'tondo' ancora in alcune zone meridionali, per esempio in quel di Avetrana (sud-
(femm. t(!nna), surda (femm. S(!rda),chiumma 'piombo', naputa 'nipoti' est di Taranto) s9li 'sole', kr9éi, npci, sappni; a Bari npsa, krpsa, spia,
(sing. nap(!ta). Verso nord l'effetto della metafonia si estende fi~o al- sappna- e in quella all'estremo nord (prov. Ascoli Piceno): spia, krpéa.
l'Umbria meridionale e ai dintorni di Ancona: i testi antichi umbri pre- Il grado pu si presenta a Barletta, Lucera, Martina Franca (Puglia), Fara
sentano nui, perduni, surci, respundi, ascundi, e nei dialetti odierni del- San Martino e Palmoli (Abruzzo): cosi per esempio napputa 'nipote',
l'Umbria (Trevi, Norcia, Spoleto, Foligno e Nocera Umbra) si dice tun- spula 'sole'. Il grado au ad Alberobello, Andria, Ruvo (Puglia), Opi, Pe-
nu 'tondo' (femm. t(!nna), mattuni (sing. mattr1ne), russu (femm. r(!Ha) scasseroli (Abruzzo): come per esempio napauta, saula. A Trani si trova
'rosso'; nelle Marche meridionali fiuri è la forma plurale di fi9re e di un ulteriore stadio di apertura nelle forme vauéa, napauta (Sarno, r 3),
fronte a cun6bbe 'conobbe' la prima persona fa invece cunubbi. - Per la mentre per Agnone vale il grado eu: per esempio seula 'sola', seula 'sole',
situazione in Umbria, cfr. particolarmente Reinhard, 219 sgg. pareula, saneura. L'ulteriore sviluppo per dittongazione si incontra piu
La u di cui stiamo discorrendo partecipa dappertutto agli ulteriori di rado sulla costa occidentale; tuttavia nelle zone intorno a Napoli si
sviluppi della u latina primaria, vale a dire prende parte alle dittonga- trova au, ad Ischia, Procida e Pozzuoli: vauéa, nauéa, xaura 'fiore', saula
zioni e alle altre alterazioni fonetiche alle quali è soggetta l'antica u; di 'sola', napauta 'nipote'; anzi, lo sviluppo ha luogo qui anche in posizione
conseguenza, nei territori della costa orientale anche la u proveniente chiusa: cfr. ad Ischia saurda 'sorda', raussa 'rossa' (cfr. Freund, 12 ).
da o subisce la dittongazione in ou.,au, eu, iu, ou, in corrispondenza dei Un'ulteriore apertura di 9 in a si è manifestata nel dialetto di Grottam-
ris~ltati locali valevoli per u (cfr. § 3 9). Come risultato di 'nepoti' ab- mare (Marche meridionali): cfr. sala 'sole' e kraéa 'croce'.
biamo dunque nella Puglia settentrionale un po' nap6uta (Barletta), na-
pauta (Vico Garganico), un po' napéuta (Ruvo), napouta (Canosa e Tra-
ni) e napzuta (Bitonto); come risultato di 'soli' abbiamo in Abruzzo 8r. Sviluppo di 9 in sillaba chiusa nell'Italia meridionale. Nelle
zone occidentali dell'Italia meridionale non si verifica alcuna differenza
1 In alcuni dialetti degli Abruzzi e delle Marche meridionali, la 9 si è ulteriormente aperta in a
invece di subire la dittongazione: cfr. in provincia di Teramo (Bellante e Castelli) napata 'nipote', •
1
! proparossitoni sono del pari esclusi dallo sviluppo in questione: essi presentano il mede-
sala 'sole', kraéa; ad Atessa (prov. Chieti) ara 'ora'; a Grottammare (prov. Ascoli Piceno) fiara. In simo rtsultato fonetico di quelli in posizione chiusa: cfr. a Trani rasaka 'rosica' kalka 'conca' kan-
tal modo 9 è pervenuta qui allo stesso stadio fonetico di fin sara 'sera', vana 'vena' (cfr. § 62). da 'io conto', di fronte a vauéa 'voce' (Sarno, 13). ' '
IOO I. Vocalismo § 83. La situazione fonetica in Corsica IOI

di trattamento nella vocale 9 in dipendenza della sua posizione in sillaba igrata dal nord (germ. busk > emil. e romagn. bpsk). Una forma im-
libera o in sillaba chiusa, per cui in tali zone essa compare come 9 anche 'grata dal nord sarà anche 'giorno', che presuppone un vocalismo o
in sillaba chiusa tutte le volte che è rimasta conservata in sillaba libera: · Ila maggior parte dell'Italia meridionale (sic. ;prnu, cal. ;prnu, ;uornu,
cfr. il napoletano t9rra, m9ska, st9ppa, p9nda; e ancora, dove si verifica p. ;uorna): solo pochi dialetti del Mezzogiorno presentano una forma
la dittongazione di 9 a causa di uno sviluppo di data piu recente, come etica che può ricollegarsi a diurnu (per esempio, in certe parti della
per esempio a Ischia, Procida e Pozzuoli, ivi partecipa a tale sviluppo . · ampania, ;urna); qui la voce antica doveva essere un tempo dies. Al
anche la 9 in sillaba chiusa (cfr. § ro ). Al contrario, nei dialetti che si ntrario, le forme del lucano meridionale fprnu, furrnu e del calabrese
trovano nelle zone costiere orientali si fa una netta separazione tra sil- . ttentrionale fuornu 'forno' riportano ad un fornus, documentato nel
laba libera e sillaba chiusa: le dittongazioni che si manifestano in que- tino antico (cfr. Lausberg, § 40 ). Il siciliano lprdu e il calabrese lprdu,
ste zone (di data recente) sono limitate alla posizione in sillaba libera, ,·uordu 'lordo', 'sporco' {lat. luridus) debbono certamente la loro o al-
mentre, al contrario, 9 in sillaba chiusa si apre il piu delle volte in p; , 'influsso di pprko e spprco, mentre il siciliano kulpvra 'una specie di
quest'ultimo sviluppo si manifesta già nella zona settentrionale del Sa- osso serpente' si ricollega insieme col sardo kolpvra ad una forma la-
lento e si estende a nord - penetrando profondamente verso occidente 1 • a volgare .,.(culobra invece di c-6lubra (cfr. § 327). Circa le forme
in Lucania - fino all'Abruzzo e alle ·Marche meridionali: cfr. il brindisino pell'italiano meridionale npra, pidpcchiu, fin9cchiu, ;inpcchiu, cunpc-
mpska; il tarantino e lucano mpska; il barese, foggiano e abruzzese mpsk ~;chia,pvu (uovu), cfr. § 68; circa il siciliano vòmmira 'vomere', cfr.
'mosca'; il tarantino, lucano e barese pplva, pugliese settentrionale pp- ·/§ 107. - In posizione di iato o in posizione finale, la vocale o nell'Italia
vala, abruzzese prpvala 'polvere' (AIS, 8 5 r ). La p aperta può aprirsi ulte- ",meridionale tende verso l'apertura: cfr. il salentino f9i dui·, dpi <dui;
riormente fino ad a: per esempio a Vasto (dove anche tf tta >tatta) karra )I pugliese settentrionale (Bari) dp 'due', fp <fui t.
'corro', panda 'ponte'; a Bellante (prov. Teramo) vakk; a Grottammare
(prov. Ascoli Piceno) vakka 'bocca'.
8 3. La situazione fonetica in Corsica. Come abbiamo già visto al
S3, la parte piu meridionale della Corsica fino all'altezza di Livia (Le-
82. Anomalie e perturbazioni nello sviluppo di 9 in Italia meridio- vie) ha conservato fino ad oggi l'antica differenza esistente fra le vocali
nale. In Sicilia il risultato normale è u, per cui dove si incontra p si latine u ed o: cfr. cruci, ulmu, mustu, /urca, stuppa, musca, bucca, sul-
tratta d'un esito da influssi della lingua letteraria oppure di parole dotte cu, urzu 'orso', e dall'altra parte s9li 'sole', nip9ti, c9da, v9ci, rum9ri1.
(cfr. quanto detto al§ 64 per l'analoga f invece di i): cfr. per esempio il Davanti a nasale la 9 si è aperta in 9: cfr. canzpna, cpmu 'come', frpnti .
siciliano firpci, cpnti, npbbuli, vptu, dpga, vripiia 'vergogna', rriligioni, u
.A nord della zona suddetta, le vocali ed o si sono confuse in un unico
comuniçmi (De Gregorio, 39 ); il calabrese vrigpgna, lpngu, lpru, kulpn- suono, che si presenta sotto forma di p sia in posizione chiusa che in sil-
na, divptu, dpta 'dote'. La forma amore (invece di amure, come ci aspet- laba libera: cfr. (secondo le carte dell'AC) crpce, plmu, mpstu, fprca,
teremmo), usata dagli antichi poeti lirici siciliani in rima con còre, pare stpppa, mpsca, b9cca, splcu, przu, npci, nippte, cpda, sple, cpmu. La
1
si spieghi come influsso dalla lingua provenzale , e anche l'avverbio pra comparsa di una tale p risulta un fenomeno singolare perché anche in
(in Sicilia e nella Calabria meridionale) deve essere stato importato dal questa parte dell'isola il sistema fonologico còrso non manca affatto di o
nord (la voce meridionale indigena è mp <modo). Del pari mostrano di chiusa, anche se tale suono si trova come risultato di un'antica olatin~
essere forme d'imprestito i rappresentanti di 'bosco' (sic. bpsku, cal. · (per esempio c9re, n9ra, r9da, f9gu, c9rbu, 9rtu, n9tte); a quella psi sa-
bpsku, vuoscu, nap. vuoska ), la quale parola non è nemmeno indigena rà perciò pervenuti quando nelle zone settentrionali dell'isola l'influsso
della Toscana (bpsko) (cfr. il§ 69), bensi si presenta come una forma
1
La forma jç,rnu dipende da influssi toscani e anche nella zona meridionale viene pronunciata
1Bisogna tener presente che una o chiusa è sconosciuta nel sistema fonologico del dialetto si- con ç,; l'antica parola indigena era sicuramente dies. - La forma pulpu 'polpo', che s'incontra nella
ciliano (cfr. § 76). Corsica meridionale, mostra un incrocio di po I y pus con p u I p a .
---------~----~-'---...•I

102 1. Vocalismo § 85. Conservazione di ç in sillaba libera in Toscana 103

della terraferma, piu forte, prevalse, e di conseguenza l'antico sistema ,._(exit), peggio (pejus), vecchio, specchio, mezzo (medius), meglio, in
vocalico còrso venne soppiantato. Può darsi che si debba vedere in que- contrasto colle leggi che valgono in Francia (provenzale ed antico fran-
sta p una ipercorretta imitazione della 9 toscana, come reazione contro , cese), cfr. il provenzale ieist, pieis, vielh, miei, mielhs.
la u indigena anteriore (forme di un tempo: cruci, musca, sulcu); p~
trebbero aver contribuito a questo sviluppo anche le precedenti diffe-
renze di quantità: cfr. quanto è stato detto sulla~ al§ 65. 85. Conservazione di ç in sillaba libera in Toscana. Di contro al nor-
male sviluppo di ç >ie, in Toscana troviamo un considerevole nume-
ro di casi nei quali il dittongo o non c'è o non c'è piu nello stadio
84. Dittongazione di ç in Toscana. In Toscana la vocale ç in sillaba fonetico attuale: le seguenti parole debbono considerarsi come 'voci
libera passa generalmente aie per dittongazione, per cui nella lingua let- dotte' latineggianti, provenienti dal ceto colto: rçgola, spçcie, impçro,
1
teraria si dice dieci, lieto, piede, diede, siede, fiero, siero, fiele, miele, mçro, palpçbra, sçde, sçcolo, quçto, colçra, #cimo ; e a questo tipo
1
viene, tiene, vieto, lieve, lievito, mietere, chiedere, dietro, pietra ; si . potrebbero appartenere anche mçdico, tçpido e tçnero 2. In gelo e ge-
aggiungano una serie di esempi dall'antico italiano, che oggi (prescin- mo la i si è fusa con la palatale, come del resto anche cieco e cielo, a
dendo dalle forme antiquate nievo, postierla) vengono pronunciati con partire dal xvm secolo, vengono in realtà pronunciati cçco e cçlo; e del
ç semplice: brieve, siegue, nievo, niego, lievo, gielo, giemo, priemo, ie- pari gçnere e gçnero saranno necessariamente da interpretarsi cosL Le
ra, priego, triegua, piedica, postierla; antico senese biene, liei, coliei, co- attuali forme sçgue, nçgo, lçvo, prçgo, prçmo, trçmo, crçpa potrebbero
stiei. A questo tipo appartiene anche l'antico italiano riedere 'ritornare' essere state provocate dalle corrispondenti forme accentate sull'ultima,
< ·k redere (invece di redire); e inoltre, le seguenti forme tratte dalla prive del dittongo. Nella sostituzione di brieve con brçve potrebbe ve-
lingua toscana popolare: tiepido (forma letteraria: tepido), siei 'tu sei' dersi una vittoria dell'influsso latineggiante sulla tradizione popolare 3,
(Lucca e Livorno), sieje (Cortona), biene (Cortona), jera (Cortona), lie- come del resto la lingua letteraria ha preferito la forma tçpido alla for-
pre (Montale), fieccia 'feccia' (Lucca). La forma postierla (di fronte a ma volgare tiepido; abbiamo poi ancora le forme pçcora, rçdina, lçpre,
posterla) è str~na a causa del dittongo ie in sillaba chiusa; ma in questo prçte, lçi, colçi, costçi, sti, romço, Andrça, Bartolomço, çra. In aggiunta
caso la dittongazione sarà nata prima della sincope (lat. posterula): cfr. a quanto abbiamo detto, si trovano in alcune zone della Toscana altre
2
la Postierula dei Visconti nella Firenze antica • Del pari strana è la for- parole che conservano ç, le quali finora non erano conosciute oppure non
ma lucchese fieccia (invece dell'esito normale feccia); ma per la provincia avevano ricevuto la dovuta attenzione. Molto diffusa nel toscano popo-
di Lucca è documentata anche una forma tietto 'tetto' (cfr. § 51): Dante lare è la parola mçle 'miele', che viene data dall' AIS per le seguenti loca-
dice Siestri invece di Sestri e in questo uso è da vedere certamente una lità: Incisa, Montespertoli, Vinci, Prunetta, Camaiore, Chiusdino, Ca-
forma ligure; e poiché nel dialetto ligure ie davanti a consonante palatale stagneto Carducci, Radda in Chianti, Seggiano e Pitigliano, vale a dire
e in sillaba chiusa è del tutto normale, anche fieccia e tietto dovranno per vasti territori della Toscana (prov. Firenze, Siena, Pisa, Pistoia, Luc-
farsi provenire dalla contigua Liguria. - Sull'inizio del fenomeno di dit- ca e Grosseto); oltre ai quali io stesso ho potuto stabilire, con opportu-
tongazione non si può dire nulla di sicuro: nei documenti latini di Lucca ne ricerche, le altre località seguenti, in cui si trova documentata la for-
ie e uo si incontrano a partire dalla fine del x secolo, a Siena dall'x1 se- ma mçle: Pracchia, Sambuca, Gavinana, Cutigliano (prov. Pistoia),
colo, a Firenze e a Pisa dal XII (P. Aebischer, ZRPh 64, 364 sgg.). In
Toscana è sconosciuta la dittongazione davanti al nesso palatale: esce 1 Al contrario, la forma normale secondo lo sviluppo popolare si trova nel toponimo Diécimo,

alla decima pietra miliare romana presso Lucca.


2
Per ciò che riguarda pelago, bisogna distinguere tra la parola dotta della lingua letteraria e la
1
Il secondo elemento del dittongo toscano ie è di regola aperto e l'accento cade sulla ef;soltan- forma dialettale di sviluppo popolare pelago, che compare nelle province di Lucca e Pisa col signi-
to nella zona di Arezzo e nella provincia di Lucca prevale il tipo ief, A Cortona il risultato popolare ficato di 'pozzanghera'.
3
è ie: cieco, lieveto. Per la sostituzione di brieve con br~ve si è pensato anche all'influsso del nesso complicato br,
2
Ancora piu strana è la forma aretina sierla 'nottola', che richiede come base un *se r r u 1a . cfr. greve, prego; cfr. Lausberg, R. Sp. § 229.
---------------~--------------------mlllOll!ifl

I. Vocalismo § 85. Conservazione di ç in sillaba libera in Toscana 105

Casali, Santa Maria del Giudice, Corzanico, Stazzema (prov. Lucca), il suo dittongo sotto l'influsso di lepratto (ibid.). Per quanto riguarda
San Gimignano (prov. Siena), Castagno (prov. Firenze) e Castel del Pia- pçcora, il Bartoli spiegò la mancanza del dittongo attribuendola al forte
no (prov. Grosseto). In alcune di queste località (per esempio Stazzema, gruppo consonantico, in quanto presupponeva come forma anteriore un
Pracchia, San Gimignano e Gavinana) la forma mçle è antiquata e oggi *pecra (RJ 8, 1, 122); lo Schiirr suppone invece che si tratti di una pa-
si dice miele, mentre in altre mçle viene usato nel nome dell'ortica rola immigrata dagli allevamenti di bestiame del Mezzogiorno (VKR 5,
3
morta, ciucciamçle ('succhia-miele'), per esempio a San Godenzo (prov. 2 54) • Non c'erano dunque pecore in Toscana? Anche mçle forse deve
Firenze); a Chianni (prov. Siena) una vecchia mi pronunciò ciucciamçle essere stato importato dal sud? E rçdina, sçi (numero), lçi, Bartolomço,
il nome della pianta suddetta, mentre i ragazzi del medesimo luogo di- - fçle, sçde 'siedi', sçmo, sçte, sçpe, lçvito, vçne, vçni?
cono ciucciamiele. La forma mçle è tollerata persino nella lingua lette- Si verifica inoltre che i poeti medievali usano in misura notevole for-
raria italiana di fronte a miele; essa appare spesso negli autori antichi me senza dittongo: Guittone e Ristoro d'Arezzo hanno ç alquanto piu
(Dante, Boccaccio, Machiavelli) ed ancora oggi universalmente nel pro- spesso che non ie, particolarmente in rima, per esempio mele : f ele : f e-
verbio 'non si può avere il mele senza le pecchie'. Per 'fiele', l' AIS regi- dele, mele: crudele, vene: tene (Rohrsheim, 19 sgg.); nei poeti 'sici-
stra la forma corrispondente a mçle (vale a dire frle) solo per Camaio- liani' della lingua 'aulica' si trova ç in misura decisamente prevalente;
re (Versilia), però la si trova anche altrove, per esempio a Santa Maria Rinaldo e Jacopo d'Aquino non presentano alcun esempio che contenga
del Giudice (prov. Lucca), ed io l'ho udita nella pronuncia di un vecchio dittongo (SM 12, ro4), mentre il« Tesoretto» rima ritene: vene, vene:
anche a Casali presso Camaiore (Versilia); anzi, la medesima persona tene. Nella« Divina Commedia» troviamo (per citare solo alcuni esem-
diceva sçde per 'siediti'. L'AIS registra un sçditi per Marciana (Elba) e pi fra tanti) vene: convene: bene (Inf. IV, 89), vene: Atene: bene
io posso documentarlo per Poggio (Elba). Il vecchio di Casoli diceva (Inf. XII, 19 ), vene: bene: piene (Purg. VI, 126), vene: terrene: bene
anche sçmo 'siamo' e sçte 'siete', le quali forme sono comunemente usa- (Purg. XV, 69), vene: arene: convene (Purg. XXVI, 46), leve: neve:
te pure a Camaiore e Corzanico (prov. Lucca); inoltre, l'AIS registra la breve (Inf. XXVII, 60), leve: greve: riceve (Purg. XII, 116), ceco:
forma sçte 'siete' per Camaiore (Lucca), Prunetta (Pistoia), Vinci (Fi- meco: teca (Inf. X, 58), /era: era: vera (Inf. XXIV, 123), fele: crude-
renze), Radda (Siena) e Castagneto Carducci (Livorno). A Santa Maria le: vele (Purg. XX, 89 ), sepe: epe: pepe (Inf. XXV, 80). Quantunque
del Giudice, che abbiamo avuto occasione di citare piu volte, si dice pu- le edizioni moderne abbiano preferito introdurre ie invece dell' e, non bi-
re sçpe, lçvito. All'Elba (Capoliveri) io ho sentito vçne 'viene', che ho sogna dimenticare che gli antichi manoscritti contengono la lezione con
4
poi risentito esattamente a Castel del Piano (prov. Grosseto), mentre a e in misura nettamente preponderante (Zingarelli, SFR 1, 13 sgg.) An- •

Pomezzana (prov. Lucca) ho sentito vçni 'tu vieni'. L'AIS registra per che per Cetco Angiolieri si hanno esempi di rime come f ele : fedele, ve-
Castagneto Carducci ( a sud di Livorno) lefvedo 'lievito'; in parecchie zo- ne: tene: bene: pene, /ero: intero: nero. Nel manoscritto autografo
ne della Toscana ( Garfagnana, province di Pisa e di Livorno) il nome del « Canzoniere » petrarchesco si trovano del pari piu casi di grafia con
volgare del venerdi era fino a non molto tempo fa vènere. Alla luce di e anziché con ie: le seguenti parole si trovano invero sempre con e: que-
queste forme assolutamente popolari, le parole che sono penetrate nella to, breve, intero, mele, fele, petre, convene, prega, ecc.; e le seguenti
lingua letteraria conservando la ç acquistano maggiore signifiçato: fino- sempre con ie: lieto, dietro, ier, mieti, mieto, vieta; mentre si manifesta
ra si è cercato di spiegare tali parole nelle piu disparate maniere, sempre una forte instabilità in piede, viene, tiene, chiede, siede, miei, ecc. (cfr.
guidati dal pensiero che esse contraddicessero allo sviluppo normale to- Ewald, 6 sgg. ). Forme senza dittongo si trovano ancora in poesia anche
scano di ç >ie in sillaba libera, considerato l'unico ufficiale. Il D'Ovidio
fissò la regola che in fiorentino non è tollerato dittongo dopo consonante 3 Secondo il Wiese (14) la r nei parlati toscani sarebbe rimasta intatta nei proparossitoni (perciò

seguita dar, regola che venne ripresa dal Meyer-Liibke ( § 88 ). Le forme -pecora,medico, ecc.); forme come fiedere, chiedere, Fiesole sono ritenute eccezioni ovvero prove-
nienti da dialetti vicini.
sçi 'tu sei', fra e bçne si sogliono spiegare come determinate dall'impie- 4 Secondo quanto attestano i piu antichi manoscritti, Dante ha dato la preferenza alle forme

go in posizione proclitica (ibid., § 61), mentre lçpre avrebbe perduto senza dittongo soprattutto nelle sue liriche.
106 I. Vocalismo § 85. Conservazione di<; in sillaba libera in Toscana

in periodi posteriori, per esempio fele: infedele: crudele (Morgante 4, raggiunto il suo completo sviluppo (sotto influssi stranieri) nel ceto col-
96, 5), feli: celi: fedeli (ibid., 26, 27, 6); nel Bandella si trova sempre to delle città toscane: come territori dai quali il dittongo può essere sta-
sete 'siete'. Non mi sembra il caso di considerare tutte queste forme asso- to importato, il Mezzogiorno ( che conosce soltanto la dittongazione pro-
lutamente ed esclusivamente come,« latinismi fonetici» (Zingarelli, SFR vocata dalla metafonia) sarà meno da chiamare in causa, ma lo sarà ben
r, r 3 sgg.) appartenenti ad una ·«latinisierend-sizilianischen Koine » invece il Settentrione, dove (per esempio in Liguria) la dittongazione in
(Reinhard, 2 ), benché tali influssi abbiano avuto certamente la loro im- sillaba libera è un fenomeno già attestato assai presto. D'altro canto,
portanza sul fenomeno. che si debbano fare i conti con profonde differenze linguistiche tra il ce-
Penso invece che dobbiamo ammettere un'altra valutazione del pro- tq colto e quello popolare è dimostrato dallo sviluppo delle consonanti

blema, dato che forme senza dittongo tuttora continuano a vivere nel dia- intervocaliche -p-,-t-, -k-: in questo caso, di fronte allo sviluppo toscano
letto toscano popolare di oggi. Secondo il mio parere, per un giudizio puro (ripa, dato, fuoco) se ne contrappone un altro (riva, dado, luogo)
critico del problema dev'essere considerata decisiva la circostanza che che ha piuttosto ampiamente determinato la lingua del ceto colto, sotto
nel caso di p (vocale che nel settore velare corrisponde esattamente alla influssi provenienti dall'Italia settentrionale (cfr. § 2 r 2 ); siffatte 'cor-
ç) il toscano propriamente detto ( ed invero non soltanto il dialetto po- renti' doppie si presentano anche in altri casi di sviluppo fonetico del to-
polare) conosce solamente il tipo p, di contro al tipo uo, che è letterario scano (cfr. § 286, 289). Nel dittongo ie della lingua letteraria sarebbe
(9vo, cpca, cpre: uovo, cuoca, cuore, dr. § ro7). Ugualmente è impos- dunque da vedere, se il nostro punto di vista è giusto, una specie di
1
sibile vedere in questa p un·« latinismo», cosi come mi sembra inverosi- moda nel seguire l'influsso di una corrente letteraria • Che si tratti di
mile che p sia stata rifatta su uo. Dato il grande parallelismo che si ri- una corrente e che questa corrente sia diventata in parte d'un'impor-
scontra generalmente in Italia tra lo sviluppo di ç e quello di p, si deve tanza tale da superare i confini della stessa Toscana, è dimostrato dal
e
ammettere che anche nello sviluppo della latina il risultato toscano ve- fatto che il dittongo toscano ie si è venuto diffondendo nell'Umbria set-
ro e proprio è ç (e non ie): nelle forme in ç degli antichi poeti, nelle pa- tentrionale, nel Lazio settentrionale e nella zona di Roma, dove l'antica
role della lingua letteraria citate sopra (p,ecora,lepre, prete, lei, sei, ecc.) situazione linguistica (condizionata dalla dittongazione provocata da
e negli esempi nuovamente riportati dai dialetti toscani popolari noi ve- metafonia) è stata soppiantata da alcuni secoli dalla dittongazione tosca-
diamo delle testimonianze - ovvero gli ultimi resti - di un'antica situa- na; lo stesso dicasi per le Marche settentrionali, dove il dittongo ie del
zione priva dei dittonghi s. Può darsi che in Toscana una corrente lingui- toscano letterario ha ampiamente turbato gli antichi rapporti fonetici s.
stica che faceva a meno dei dittonghi si sia incontrata con un'altra cor- Questo tipo 'letterario' ie si è annidato in modo particolarmente pro-
rente linguistica, la quale avrebbe portato ad una ulteriore diffusione fondo nel romagnolo, dove appare attualmente sotto forma di i: per
dei dittonghi nella Toscana stessa, sotto influssi settentrionali o meridio- esempio zil 'cielo', zig 'cieco', pi 'piede', fira 'fiera', éisa 'chiesa' ( dr.
nali 6 • Sulla cronologia della diffusione di ie, cfr. § 84. § 93 ); e certo va posta sotto l'influsso del toscano letterario la comparsa
Se l'opinione che abbiamo espresso è esatta, il dittongo o è penetrato di ie nell'odierno dialetto veneziano (dr. § 94). Quanto verrà trattato
in Toscana da un territorio dove la dittongazione era diffusa, oppure ha nei paragrafi seguenti potrà servire a consolidare maggiormente i con-

7
5
Nei territori della Sicilia e della Calabria meridionale che hanno subito una neo-romanizzazio- Per quanto riguarda la diffusione di lei, rei, sei, era di fronte a liei, riei, siei, iera nel fioren-
ne a partire dall'xr secolo, si è andata estendendo una parlata italiana in cui si notano forti influssi tino dugentesco, dr. A. Castellani, «Nuovi testi fiorentini del Dugento», Firenze 1952, p. 75. Per
settentrionali. Questa novella lingua sembra aver fatto a meno dei dittonghi (dr. § 100); dr. Rohlfs, la questione dei dittonghi (ie, uo) in Toscana, dr. ora la nuova presentazione del problema da A.
Scavi, 58 sgg. e 87 sg. Castellani in·« Actes du Congrès international de linguistique romane» (Strasbourg 1962), vol. III,
6
Anche lo Schiirr è dell'opinione che la ~ sia rimasta originariamente conservata in Toscana e 1965, pp. 951-67. Si confrontino d'altra parte le giustissime osservazioni di T. Franceschi (« Sulla
che nel dittongo ie si debba vedere una forma fonetica d'importazione (secondo il suo punto di vi- pronuncia cit. », pp. 24 sgg.) che, d'accordo col nostro punto di vista, vede nei dittonghi toscani
sta, dall'Umbria e dal Mezzogiorno) (dr. RF 50, 285 sgg.). Al contrario, lo Schuchardt riteneva (dr. (ie, uo) un fenomeno di innovazione, penetrata nella regione attraverso le classi colte che imitavano
Schuchardt-Brevier, 1922, 49) che la dittongazione fosse originariamente legata nel dialetto toscano i modi dei settentrionali.
8
ad una i o ad una u susseguenti, opinione questa che è stata recentemente ripresa anche dal Lausberg Per il dialetto di Urbino, Schiirr registra parecchi toscanismi, per esempio mie!, fi,el, fi,en, pie-
(RF 60, 305). tra, come risultato di ~ in sillaba libera di fronte alle forme indigene çra, prçga, éçl, éçk.
ro8 I. Vocalismo § 87. Sviluppo di ç in f nei dialetti toscani popolari

cetti che siamo venuti esponendo finora; cfr. particolarmente§ 86 (rias- va vieni 'venire'. Il trasferimento del dittongo ie può aver luogo anche
sunto finale). in parole accentate sulla vocale radicale in sillaba chiusa, per esempio
nella lingua letteraria chiesto, nel dialetto di Montale viengo, vienga,
viense 'venne', mantiensano 'mantennero', diviengate, nel dialetto fio-
86. Estensione irregolare del dittongo toscano (ie). Il propagarsi rentino popolare viengo, viense, nel livornese popolare viengo, vienga,
della forma letteraria ie in Umbria e nel Lazio ha condotto con una certa prutiegga. Particolarmente strane sono le forme sientire del fiorentino
frequenza ad impieghi erronei del dittongo 1 • In base alle leggi della dit- popolare (che è documentata però anche per Arezzo) e prutiegga del li-
tongazione in Italia meridionale, che un tempo vigevano in queste re- vornese, in quanto nel sistema verbale di entrambi questi verbi il ditton-
gioni, il dittongo si è potuto manifestare in certi casi nei quali la sua com- go ie non compare normalmente in nessuna occasione 2 • Dalle numerose
parsa sarebbe stata impossibile nei vernacoli toscani (per esempio tiem- generalizzazioni erronee del dittongo ie sopra esaminate si riceve l'im-
po, fierro, dienti), e viceversa esso si è manifestato in certi casi in Toscana pressione che almeno per quanto riguarda il dialetto toscano popolare la
(pietra, fiele, siepe) in contrasto colle leggi fonetiche che valgono nel dittongazione della ç non abbia delle radici profonde e proprie, bensf agi-
Mezzogiorno. Si è verificato pertanto, in seguito agli influssi toscani che sca come un fenomeno che si sia innestato in questi parlati dall'esterno.
diventavano sempre piu forti, un fenomeno di generalizzazione del dit- Recentemente A. Castellani si è pronunziato decisamente per un' an-
tongo, che in certi casi non ha tenuto piu conto né delle leggi dei dialetti tica ed indigena esistenza dei dittonghi in Toscana, con argomenti che
toscani, né di quelle dell'Italia meridionale: è cosi che nei testi antichi meritano ogni attenzione, ma che rton mi sembrano tutti ugualmente
romaneschi si trovano tierza, diente, potiente, mieza (cfr. Merlo, ID 5, convincenti; cfr. ZRPh 78, 494 sgg. -Ad infiltrazioni dall'Italia padana
172 sgg., Ugolini, AR 16, .40 ). Simili forme possono udirsi ancora oggi pensa invece sempre lo Schiirr (ibid., 479 sgg.), mentre per il Reinhard
nel Lazio settentrionale e in Umbria in bocca alle generazioni piu anzia- (in base ad un esame accuratissimo della situazione in Umbria) i ditton-
ne, per esempio a Orvieto Pieppe e a Sant'Oreste diente ( cfr. Giacomelli, ghi toscani ie ed uo in sillaba libera appartengono ad un antico sviluppo
AR 18, 184 e 191); cfr. anche Reinhard, 12. - Come simili eccessi citia- indigeno ( 2 sgg. ).
mo per l'Italia settentrionale crudiele nel Boiardo, tieco nel bolognese
Malpighi (cfr. Migliarini, RLI 59, 216).
Nella stessa Toscana non mancano forme che testimoniano un impie- 87. Sviluppo di ç;in ~ nei dialetti toscani popolari. In certi dialetti
go erroneo del dittongo: già nel« Tesoretto» (VI, 466) si legge fu vie- toscani compare una f chiusa invece del dittongo ie che ci aspetteremmo
tato; in questo caso si è avuto un trasferimento del dittongo ie delle for- normalmente in sillaba libera. Posso citare le seguenti forme rilevate a
me accentate sulla radicale ad una forma accentata sulla desinenza, tra- Sambuca (prov. Pistoia): éfgO 'cieco'' érlo 'cielo'' frle, tefvedo, drze
sferimento che è erroneo. Forme come vietare, lievitare, mietitura, lie- 'dieci', prrda 'pietra', srre 'siero', lefvora 'lepre'; e a Gorfigliano (nella
tezza, pietroso, piedino, piedone, fierezza, fienagione, tiepidezza, ecc. Garfagnana superiore): P!?'piede', m~lo 'miele', srro, érgo, tefbido, lef-
sono riuscite a penetrare nella lingua letteraria. Simili tipi sono ancora gura 'lepre', insrma 'insieme'. Il fenomeno in questione è ancora piu este-
piu frequenti nel dialetto toscano popolare: cfr. per Montale vienire, so nella Lunigiana; Pieri cita per Sillano (AGI 13, 330) i seguenti esem-
tienere, tieneva, trattienuto, intravvienuto, siedere, mantienuta, siedu- pi: mrl, srr, vrn, ffn, pfggura, P!?'lefura 'lepre' (però fratçll, fçsta, Sfr-
ta, siedile, vienuta (secondo il Nerucci); nel dialetto fiorentino popo- pa); Giannarelli registra per Sassalbo (RDR 5, 270) mrdo 'mieto', dfzi
lare sientire, lievava, rinniegava; sul Monte Amiata siede te 'sedete'; 'dieci', gflo, mflo, prfda 'pietra', Sfro, ffvdo, gfnro, ffnro, Pf, lefgora'le-
nell'aretino popolare vienra 'verrà'; nei testi dialettali di Livorno si tro- pre'; ed io posso aggiungere per Fosdinovo Pf 'piedi', mflo 'miele', Vf1J
1
Il dittongo toscano ie giunge oggi verso sud fino alla zona in cui resta conservata la r dei dia-
letti meridionali (prde, frle), ovvero dove ha inizio la dittongazione condizionata (davanti a -i e ad 2 Le forme dell'antico italiano bieltà, bieltate (in Dante) dipenderanno dall'antico francese
-u), vale a dire nel Lazio settentrionale, nell'Umbria meridionale e nelle Marche meridionali. bielté.
IIO I. Vocalismo § 88. Trattamento di~ in Toscana in particolari condizioni III

'viene', dfse 'dieci', Pf gora, e per Licciana Pf, drfda 'dietro', nsfma, mfl, nero, mentre anche il pisano ha Sfnza e nel senese si trovano forme come
fr,:i, pefgora,lefgora.Il Bottiglioni ha registrato il medesimo fenomeno tenda, faccfnda, merfnda. Altre irregolarità si dovranno spiegare tenen-
nelle zone della Lunigiana ( tra la Magra e il Frigido) da lui esplorate dopresenti influssi analogici: grfmbo ha ricevuto la sua qualità vocalica
(RDR 3, 83). Per territori situati piu a sud, l'AIS registra prfte e lfge da l~mbo, cicfrchia certamente da Cfrchia, Cfrchio, e la f di sc~ndere è
'egli legge' per la località di Camaiore in Versilia, mentre per Lucca provocata da quella di Vfndere; nel toscano io Sfgo (e la Sfga), la f si sarà
Giannini-Nieri indica Sfdo 'siedo', pr~te, mfglio, Pfggio, lfggo. L'isola sviluppata per analogia di segarecon legaree piegare, mentre il veneziano
d'Elba presenta del pari una situazione linguistica di questo genere: siega, il friulano siçe e il dolomitico sia presuppongono un antico seca.
cfr. pefkora,Sfpe, mflo 'miele', éflo, prfte, stfdi 'stetti', dfdi, Sfi 'tu sei' Se il dittongo ie si viene a trovare in iato con una i seguente, neri-
(Marciana), éfko, tf pido, lfpora (di fronte a piedi, fiele, fieno, viensi) sulta un iei che generalmente resta conservato - cfr. miei<mei, tosc.
a Capoliveri; e all'isola del Giglio si dice Sfpe 'siepe'. Se si prescinde pop. siei 'tu sei', ant. sen. liei, ant. tosc. Diei (R 18, 594)-, mentre altre
dalle due isole d'Elba e del Giglio, vediamo che i dialetti citati hanno in combinazioni vocaliche che potrebbero originarsi ( come per esempio
comune fra loro la posizione geografica alla periferia settentrionale della ieo, ieà, iee) si semplificano in io, ia, ie: cfr. mio, Dio, rio<reus, io<
Toscana, il che significa che essi sono esposti agli influssi dei parlari emi- * eo, cria <.,.,crea, mia, mie, il suffisso -io<-eri u in lavorfo, calpestio
liani e romagnoli; tali influssi si manifestano chiaramente anche nel con- (cfr. § 1077 ); e cosi anche l'antico francese fieu in italiano è passato a
sonantismo delle parole che abbiamo citato. Sta di fatto che il risultato fio 1 • In antico senese si conosce un'altra forma di riduzione (ieo >ie):
di ç come fin sillaba libera è caratteristico dei dialetti dell'Italia setten- die 'Dio', nel mie cor (in Cecco Angiolieri). Il primo tipo sopravvive nei
trionale che confinano con la Toscana (cfr. § § 9 2 sg.). Per ciò che riguarda cognomi Dietajuti, Dietisalvi. Le forme eo, meo, Deo, reo, che si incon-
invece l'Elba, i suoi dialetti presentano anche alcuni altri contatti lingui- trano nella lbgua degli antichi poeti, sono altrettante forme in cui non
stici con i parlari toscani di nord-ovest (prov. Lucca): si deve pertanto si è avuto dittongo. - Una riduzione di ie >i (passando per ie) è attestata
supporre che la corrente fonetica proveniente dall'Alta Italia si sia tra- nell'antico toscano anche in condizioni diverse da quelle visté finora, per
piantata fino nell'isola d'Elba attraverso la provincia di Lucca; presup- esempio nel dialetto di Siena insime, Orvito, richide, in quello di San
posto di questa f di cui discorriamo è un precedente allungamento della Gimignano Rugiri e Piro, e ancora isolatamente nelle forme spido e dici
vocale medesima, allungamento che bisognerà prendere in considerazio- in documenti dell'antico fiorentino (cfr. Parodi, R 18, 620 ). Un simile
ne anche per spiegare l'origine del dittongo toscano. Con tutto questo tipo è al giorno d'oggi ancora documentabile nei dintorni di Arezzo
non voglio escludere che la fase f sia nata da un dittongo anteriore ie (cfr. (Camperie): per esempio dijci, tinse= tiense 'tenne', vinse 'venne' (ibid.
l'esito ç>= uo, § 109 ). 619 ). L'antico umbro conobbe pure i per ie, per esempio priga, prigo
(cfr. Schiaflini, ID 4, 86), firiti 'ti ferisce', livi 'levi' (Monaci, 562), men-
tre dall'antico umbro pie (che sta per piee) 'piedi' è originato pia (col
88. Trattamento di~ in Toscana in particolari condizioni. Nel dia- singolare pio 'piede') nell'umbro moderno (Todi e Gubbio), cosi come
letto toscano ç in posizione chiusa rimane generalmente conservata (cfr. nei parlari calabresi da sie 'numero sei' si è in parte prodotto sia (cfr.
sçtte, pçtto, vrspa, trsta, drnte), però nel gruppo fonetico -ment- lavo- § 144); e analogamente abbiamo ia 'io' nei dialetti delle Marche, mia
cale si chiude in f: cfr. sentimfnto, lungamfnte, addormfnto, semfn- 'mio' nel romanesco e nelle Marche, lia <lie 'lei' in Umbria e nelle Mar-
te, dimefntico, mfnte, mfnto, mfntre, mfnta. In alcune parti della To- che (Schi.irr, RF 50, 281). Per il fenomeno che ha il suo epicentro nel-
scana la chiusura di ç si manifesta su piu vasta scala davanti ad ogni n l'Umbria, cfr. ora Reinhard, 44 sgg.
che sia seguita da consonante - per esempio nella Lunigiana: dfnto
'dente', Vfnto, arifnto, mfnto, Sfmpre, ifnta 'gente'-, in corrisponden- 1 Alla forma comune fio corrisponde feo (fieo) negli antichi testi di Pisa, Lucca e Siena.
za con la situazione fonetica dell'Italia settentrionale (cfr. § 98); per
Lucca Giannini-Nieri (4-6) dà Sfnza, spfngo (fior. spçngo), tfmpia, tf-
------------------------'--'----'------~--·' ---·-- .. - - --

::1

11.·1. § 9 r. Sviluppo di ç in Piemonte r r3


Il · II 2 1. Vocalismo
1
'il
'1 1
bieu 'canale d'irrigazione' (cfr. il francese bief), piegra 'pecora', iiéu <
1!1
.;.1 89. Trattamento di ç in posizione chiusa nell'Italia centrale. In To- nieu 'nipote', intriegu 'intero', pietu, lietu 'letto', viega 'vecchia', liete
scana la ç in posizione chiusa rimane generalmente inalterata: cfr. lçtto, . 'egli legge', tiese 'tessere', piesu 'peggio', vitielu, rastielu 'rastrello', ku-
Prtto, bçllo, frsta, strrco, tçmpo, vrnto. Anche in questo caso (cfr. § 48) tielu 'coltello', viespa, drapielu 'pannicello', piele 'pelle', tiesta (AIS,
la pronunzia di Roma si scosta spesso dall'uso toscano, dando (soprattut- : punto 179). Anche ~uesti esempi.mo_strano l? svilu~p? del ditt_ongo !n
to davanti a nasale) la preferenza al suono chiuso: centro, membro, elen- , sillaba libera, davanti a palatale e m sillaba chmsa. L esistenza di un dit-
co, tfmpia, tfmpio. · · · :: tongo nell'antico genovese viene testimoniata inoltre dalla colonia geno-
La forma toscana ischio 'specie di rovere' (aesculus) è strana: essa . vese di Bonifacio (nell'estremità meridionale della Corsica), dove si è
compare già come hisclus negli editti longobardi di Rotati e sembra che sviluppata una i quale continuatrice di un'antica e nei casi seguenti, e
vi si debba vedere l'influsso di qualche altra parola. tale i non può essersi prodotta che per riduzione di un precedente ie:
nivu < nepos, iri, siva 'siepe', /riva 'febbre', pzgua 'pecora', pia 'piede',
afia 'fiele'' pisu 'peggio'' lisi 'leggere'' misu 'mezzo'' migu 'meglio'' spi-
90. Sviluppo di ç in Liguria. I testi antichi genovesi del XIII se- gu 'specchio', pitu 'petto', litu 'letto', pztani 'p~ttine', ~n~lu'anello', ka-
colo, come per esempio le« Antiche rime genovesi» (AGI 2, 161 sgg.) stilu, vitilu (Bottiglioni, ID 4, 26). Da questi esempi si conclude che
rendono ç con e - Dè 'Dio', dexe 'conviene', dexe 'dieci', era, Porto l'antico dittongo si manifestò a suo tempo in parte in sillaba libera, in
Vèner, cel 'cielo', /era, breve, ven, ten, freve, pe - e sembra che non co- parte in sillaba chiusa e in parte davanti a una consonante palatale.
noscano il dittongo; il quale compare, nella forma ie, soltanto in testi
del XIV secolo e lo si incontra poi piu frequentemente in testi del xvn
secolo, per esempio nelle <<Rime » di T odaro Conchetta: pié, priego, 91. Sviluppo di ç in Piemonte. I testi antichi piemontesi non co-
piegare, viegne 'viene', tiegno 'tengo', miegio 'meglio', piezo 'peggio', noscono il dittongo, ma soltanto una vocale e, la cui qualità non è esat-
liezo 'leggo', riezo 'reggo', spiegio 'specchio', viegia 'vecchia', miezo, tamente determinabile; anche in questo caso bisognerà presumere che
aspieto, pieto 'petto', tiesta, sigoriello (AGI 10, 144)1. Nel caso voles- la vocale e, la grafia della quale è rimasta cosi molto spesso solo per tra-
simo dedurre una regola dagli esempi riportati, bisognerebbe dire che dizione, tenga luogo, in realtà, di un suono dittongato. Nei dialetti mo-
la dittongazione compare di preferenza in posizione precedente una con- derni la situazione è alquanto ingarbugliata. Compare infatti, nei sin-
sonante palatale, e piu di rado in sillaba libera o in sillaba chiusa. I dia- goli parlati, un po' ç, un po'~: per esempio fr oppure/~ 'fiele', pç oppu-
letti liguri moderni non conoscono in generale il dittongo, in luogo del re p~ 'piede', dçs oppure dfs. In sillaba chiusa il risultato è di re~ola ç:
quale si ha a volte ç, a volte f: cfr. intrfgu 'intero', lçtu 'letto', prrve per esempio imvçrn, tçmp, vrnt. Un tipo ç resta conservato nel dialetto
'prete', pç 'piede', amef 'miele', pçgua (Genova), pfgua (Zoagli), prsu piemontese meridionale di Ormea, per esempio N, nçvu, nsrme (Scha-
ovvero PfSU 'peggio', dfze 'dieci', peftene 'pettine', spçgu 'specchio', tç- del, 21 ). In Valsesia ç rimane quando si trova davanti ad a della sillaba
se 2
'tessere', tçsta, pçle 'pelle' • Non c'è che una zona, nel territorio del finale (per esempio antrrga, carçga, pfura), altrimenti si ha e chiusa:
Monte Antola, dove si sono conservati resti dell'antico dittongo, per per esempio ntrefk 'intiero', frii 'fieno', lfvri 'lepre', frvre, dfs 'dieci',
esempio a Rovegno (punto 179 dell' AIS ). Qui troviamo: pié 'piede', g(!l(Spoerri, 400 ). Risulta poi ç anche in posizione finale-. per esem-
dieze. 'dieci', triemu, vieni, mieve 'miele', frieve 'febbre', arfié 'fiele', pio Pf!,mç 'mio', andrr 'indietro'-, in concordanza con lo sviluppo del-
la e chiusa (per esempio parkwç 'perché', vandç 'vendete'), e tale fatto
1
Il testo presenta veramente ie anche in pochi altri casi, nei quali c'è e alla base, per esempio
sta ad indicare che anche Pf!,mç, ecc. potrebbero derivare da precedenti
viero, spiero. forme Pf, mf, ecc. In valle Antrona il risultato normale in sillaba libera
2
Il Parodi (R 19, 484), considerando la quantità della e, che in certi casi si è chiaramente al-
lungata, ha già tratto le sue conclusioni per l'esistenza di un precedente ie. Contro questa teoria ha
è e (per esempio dfs, s~s, mfl), però davanti a usi sviluppa ç (per esem-
sollevato dubbi lo Schiidel (22). pi~ pçura 'pecora', lçura 'lepre') e lo stesso sviluppo si ha in posizione
II 4 1. Vocalismo § 92. Lo sviluppo di ç nel dialetto lombardo r r5

chiusa, per esempio sçt, çrba (Nicolet, 20 ); in valle Anzasca, situata a 'letto', spifé 'specchio', spifé 'io aspetto', mifi 'meglio', Vifé 'vecchio',
fianco di quella suddetta, abbiamo a volte f e a volte i quali evidenti sta- ,niez 'mezzo', sifs <sex, tifmp, Vifnt, vedifl, ferdifl 'fratello', avifrt
di di riduzione di un antico dittongo: per esempio Pf 'piede', intrfk < (S~vioni, AGI 9, 199), e in aggiunta agli esempi forniti dal Salvioni si
integru, tfvi 'tiepido', mij 'meglio', mits 'mezzo', bi! 'bello', vi! 'vi- banno anche i seguenti, tratti dall' AIS (punto 5 r ): pifé 'poppa', lifs
tello' (Gysling, r30). È da tener presente che la desinenza -ellu parte- 'leggere', miel 'miele', tiépit, diés 'dieci'. La ç dittonga dunque in silla-
cipò senza dubbio in origine alla normale dittongazione, e in realtà an- ba libera e inoltre in sillaba chiusa davanti a consonante palatale oppure
che parecchi altri dialetti delle zone alpine settentrionali (dal Piemonte a seguito di metafonia prodotta da una -i ovvero -u seguente: che la con-
fino alle Dolomiti) offrono testimonianze positive a favore della ditton- sonante palatale da sola non possa sempre produrre il dittongo è indi-
gazione di -ellu, mentre la edi -ella rimane intatta (cfr. Nicolet, 2r): cato dalle forme femminili vçga 'vecchia' e mçia <media, nelle quali si
dunque in questi dialetti la -u finale ha esercitato un tempo effetto me- vede che la -a finale annulla l'effetto della palatale. Altrimenti nel Can-
tafonizzante su e, si da farla passare aie. Giu in pianura, il risultato di ton Ticino in luogo del precedente dittongo ie si è sviluppata oggi f:
-ellu è differente da quello di -elli: il primo suona oggi in generale -çl ' dr. nella Leventina frr 'fiele', mfr 'miele', tfvi 'tiepido', bfl 'bello', fra-
(martçl), l'altro -fi (i martfi), e a Galliate (prov. Novara) persino i (per del 'fratello'; il dialetto di Airolo, nella Leventina superiore, fa ancora
esempio marti, bi, vidi 'vitelli', skup.f 'scalpelli' sing. skupé); cfr. anche ~a netta distinzione fra bfl e bçla, ma piu in basso nella valle è venuta
a Binate, nella contigua zona lombarda, skupi (sing. skupél), marti, vidi. in voga la forma analogica bfla accanto a bfl (cfr. Sganzini, ID 2, ro6).
Se ne conclude che in queste zone la metafonia si è manifestata soltanto Nella valle di Poschiavo abbiamo del pari una f là dove ci saremmo
sotto l'influsso di -i. aspettati il dittongo ie. Tale f compare a Poschiavo davanti a palatale:
Nelle zone di cui abbiamo parlato, lo sviluppo di 9 è riconoscibile in per esempio #éan 'pettine', spfé, Vfé 'vecchio', Vf ga 'vecchia', pfé <
modo piu chiaro, per cui da tale sviluppo si possono trarre certe conclu- pectu, pfé <pejus, mfl <melius, nelle forme plurali del suffisso -ellu
sioni riguardanti quello di ç: si potrebbe perciò arguire che a sud del Po (fradfl, an~l, kapfl), in misura relativame?te ra.ra in _sillabalibera, ~er
e in sillaba libera e davanti a consonante palatale è passata aie, e che nel esempio éfl 'cielo', gflt <gelid u, fr <her1, mft <me1, frvra; e 1all al-
Piemonte settentrionale ( come in parte anche in provincia di Cuneo) lo tra parte frl, mçl, prtt 'prete', çra, pç 'piede' (Michael, I4 ). Il dialetto
sviluppo di eè legato alla metafonia da -i oppure da -u ( o anche solo alla di San Carlo ( a nord-est di Poschiavo) presenta resti piu evidenti di una
metafonia da -i); vedansi notizie piu circostanziate al§ 96. metafonia - cfr. Vfrm, prft, VfrS quali forme plurali di vçrm, prçt, vçrs
(ibid. 14). - La situazione è relativamente chiara nella Valtellina supe-
riore (Bormio-Livigno). A Livigno abbiamo f invece di ç davanti a pala-
92. Lo sviluppo di ç nel dialetto lombardo. Gli antichi testi lom- tale: lec 'letto'' pec <pectu' #ca~< pectine' lfi dllaei; in sillaba
bardi non forniscono alcuna informazione chiara circa la situazione lin- libera ifl, mfl, Sff ·,siepe', fr~;e infine in posizione chiusa davanti ad -i
guistica nel Medioevo: in Uguccione si trovano forme come fiero, lieva, merli vadel 'vitelli', ma nel singolare mçrlo, vadçl, invtrn, frr. Esatta-
piere 'pietre', vien, ciel, quier (Tobler, Ug., r r ), ma Pietro da Barsegapé m~nt~ la stessa situazione vige anche nei dintorni di Bormio. - Nella pia-
non mostra alcuna traccia di dittongo. Per ciò che riguarda i dialetti mo- nura lombarda si sono avute parecchie commistioni rispetto alla situa-
derni, il milanese offre chiari esempi di metafonesi (per cui un precedente zione di una volta 1 : invero, forme come frl, Pf, dfs, prft, mfl, pefgura
ie è passato oggi a i): bçll (pl. bij), capçll (pl. capij), castçll (pl. castij), mostrano con la loro e qualche rapporto con l'antico dittongo, ma in
veéé 'vecchio' (pl. viéé), pett (pl. pitt); cfr. Salvioni, Fon., 63; mentre #tan 'pettine' e in sp~é 'specchio' una nuova legge fonetica ha elimina-
a Bienate ( a nord-ovest di Milano) il plurale di martel suona marti e il to la fase precedente. Nei dialetti della Lombardia orientale compare a
plurale di vidfl suona vidi (AIS, punto 250). .
Un resto della zona dell'antica dittongazione si è conservato in val 1 Il dialetto di Milano presenta dfs, mfl, tfvit, prft, lf gura 'lepre', mçl, però in posizione finale

Onsernone (vallata contigua a Centovalli) nel Canton Ticino: cfr. lifé ha ç (pç, fç 'fiele'), e similmente ha{? davanti a palatale (spçé, pçtin, pçé).
------········--·-····· ····---------------------·-----·--·--------------------- ·-

rr 6 r. Vocalismo § 94. Sviluppo di ~ nei dialetti veneti I I 7


I
volte una i come grado ridotto dell'antico dittongo: cfr. ad Albosaggia antichi: cosi il dialetto romagnolo ha forme (Lugo, Faenza, Farli, ecc.)
(prov. Sondrio, punto 227 dell'AIS) fil 'fiele', mi! 'miele', tivet 'tiepido'; come zil 'cielo', zig 'cieco'; a Farli anche Sa Pir; per Bologna valgono
a Dello (prov. Brescia, punto 267 dell'AIS) fil, mi!, tibe 2 • non soltanto le forme zil, zig e San Pir, ma anche indrì 'indietro', pi 'pie-
de', prit 'prete', livar 'lepre', fira 'fiera', mstir 'mestiere', zrisa, ~isa'ch~e-
sa', pigura, fivra 'febbre', dis 'dieci', vin 'viene', bandira 'bandiera', pzn-
9 3. Lo sviluppo di ç nei dialetti emiliani e romagnoli. Nei dialetti sir 'pensiero', cavalir, furastir, vluntira; nel dialetto di Serravalle (San
emiliani (ad ovest del Panaro) la situazione si presenta analoga a quella Marino) si trova fira 'fiera', pigri 'pecore', dri 'dietro', carabignir 'ca-
dei dialetti lombardi di pianura, e cioè il risultato odierno è una e là do- rabiniere', furistira 1 • Per ciò che riguarda l'origine di questa i, lo Schiirr
ve ci saremmo aspettati un dittongo: per esempio mfla 'miel~', frra, (II, 20 )ha certamente dato nel segno col presumere che in questo ca-
prft, frfva, Pfgra. Per quanto riguarda il romagnolo, l'antica lingua co- so si tratti di una invadenza da parte della forma ie di provenienza let-
nosce il dittongo soltanto come risultato di una metafonia davanti ad teraria. Sembra contrastare con questa opinione il fatto che (ie >) i si
una i seguente: per esempio nel,« Pulon Matt » (XVI secolo) pie 'piedi', trovi alle volte anche in parole che nella lingua letteraria toscana non
ieri<herI, sied 'siedi', liett 'letti', liest 'lesti', viech 'vecchi', budiell 'bu- hanno il dittongo (prete, lepre, febbre, pecora): però si deve subito ag-
delli', dient 'denti', sarpient 'serpenti', miert 'merito' (Schiirr I, 60 ). giungere che anche nel toscano letterario sono proprio le forme priete,
Questo ie comincia ad apparire come i a partire dal xvu secolo - pit liepre, fiebre, piecora che dovremmo aspettarci, mentre prete, lepre, feb-
'piedi', li 'lei', sint 'sento' (Schiirr I, 71) - e ha resistito fino al giorno bre, pecora sono forme eccezionali (cfr. § 85). - Il dialetto di Ferrara
d'oggi: cfr. il bolognese marti 'martelli' (sing. martçl), ani 'agnello' rispecchia una situazione molto antica: qui il dittongo ie compare a vol-
(sing. aiiçl), pi 'piedi' (sing. pa); e pet Lugo (secondo lo Schiirr II, Ì40) te in sillaba libera (fiel, pie, fievra, piégura), a volte davanti ad -i (fradçl
sid 'siedi' (3a pers. sed), pi 'piedi' (sing. Pf ), prig 'tu preghi' (3a pers. 'fratello', ma i fradjé) e a volte davanti a una consonante palatale (tjésar
prega); il nome della cittadina Minerbio viene pronunciato Mnzrbi nel 'tessere', fjeza 'feccia') (dr. Schiirr, RF 50, 290).
dialetto locale. Altre parole che non soggiacquero alla metafonia appa-
iono oggi con f nei dialetti romagnoli, qualora si trovino in sillaba li-
bera (oppure davanti ad r o l che precede consonante), per esempio a 94. Sviluppo di ç nei dialetti veneti. Nei testi veneziani piu antichi
Faenza mfl, frl, Sfr, fr, e lo stesso dicasi per Imola, Lugo, Meldola, Ra- il dittongo si incontra solo molto raramente e i testi antichi veronesi ge-
venna (Schiirr II, 19 sgg., 38): per Bologna Mussafia registra medar neralmente non lo conoscono affatto: cfr. in Giacomino mel, fel, cel,
'mietere', mfl, prf <petra, Sfr, Pf, nfrb, pfrd, squfrta 'scoperta', ~frs ven, ten, reten 'ritiene', pei 'piedi'. Per quel che riguarda il veneziano,
(§§ 18-24). La vocale ç si è dunque confusa con l'antica f· In una porzio- già il Meyer-Liibke ( § 44) poté mettere in rilievo che nella maggior parte
ne del territorio romagnolo, questa ~ secondaria partecipa all'ulteriore degli esempi piu antichi (tiengo, ties < texi t, pieto, vieglo) la dittonga-
sviluppo della f primitiva; pertanto, a Forlf, Cesena e in alcune altre lo- zione sembra essere collegata ad influssi palatali. Poi 'Fra Paolino' of-
calità anche questa f proveniente da ç passa ad ei (oppure ad é): cfr. a fre alcuni chiari esempi di metafonia - almeno per quel che concerne
ForH meil, feivra, eirba (cfr. Schiirr), esattamente come candela> kan- la p - in povolo: puovoli, sosero: suoseri; le forme miedego, prievedhi,
deila, moneta> muneida. In altre località la vocale resta f (a Bologna, che si incontrano in questo testo, dovranno perciò anch'esse il loro ie
Modena, Parma e Piacenza), ammenoché questa e non sia stata rifatta alla metafonia. 'Ma allora ie va man mano penetrando sempre piu e so-
su un precedente ei. Accanto ai fenomeni di cui abbiamo detto si presen- stituendo ogni ç libera, senza riguardo al fatto che si tratti di una ç primi-
tano però dei casi nei quali si trova i (da un precedente ie) anche là dove tiva ovvero solo di una ç originata da f' (ibid. ). Pertanto i testi antichi
non era d'uso comune secondo le testimonianze dei testi romagnoli piu presentano (a fianco di esempi di ç conservata, per esempio vene, leve,

2
Cfr. anche a Poschiavo sis 'sei' e dis 'dieci'. 1 La fase precedente (ie) sopravvive a Comacchio nelle forme fial, pia, fiavrJ, piagwara.
----------------------~ -

1 18 I. Vocalismo § 94. Sviluppo di r; nei dialetti veneti 119

pe, n~vo, ecc.) ?on soltanto forme come brieve, griego, siegolo, prieve- timo resto è tfvio (nell'Istria tivedo) 'tepido' e il nome di santo Stefano
de, pzegora, allzegro, intriego, miedego, lievaro, riegola, ma anche me- nel toponimo Santo Stino. Che la dittongazione nel dialetto veneziano
~iesi~o: sie go_<s_ecum, diedo < d1gi tum. Già questa sopraffazione di non segua leggi indigene è dimostrato dalla presenza del dittongo an-
ze net nguard1 d1 parole con r mostra che evidentemente il dittongo che nelle sillabe non accentate: per esempio pierada 'pietrata', piereta2
at~r~ver~o influssi. st:anieri, si è dilatato oltre i confini nei quali esso er~ 'pietrella', pier6n 'petrone', piegorér 'pecoraio', piegoreta, piegor·6n •
or1gmanamente limitato. Ancora piu chiara è la primitiva situazione Nel parlare di Rovigo si ha la dittongazione incondizionata persino in
nell'antico dialetto padovano; in Ruzzante il dittongo è costantemente posizione chiusa: per esempio fiero 'ferro', tiera, invierno, piétano 'pet-
le~ato .i? ogni.,caso _all~1;1~ta~?niaprovoca~a ~a i: per esemp!o brespo: tine', miercore, avierto (Ascoli, AGI 1, 443).
brzespz vespri, pç. pze p1ed1 , averto : avzertz, coverto: covzerti favel- In Istria la situazione è poco chiara: in questa zona si ha infatti (parti-
lo : favielli 'tu parli', intendo : intiendi, martello : martieggi, beli~ : bie- colarmente a Rovigno e a Dignano) la dittongazione in ie in modo al-
gi,. cervello: cervieggi; forme come mierita, sieguita, diebito, tiermene, quanto irregolare sia in sillaba libera che in sillaba chiusa - per esempio
mzedego saranno del pari condizionate da metafonia (cfr. § 8 ). Vi sono ;era 'era', tiera 'terra', fiero 'ferro', pie! 'pelle', pieto 'petto', piegura,
poi certi casi, in cui compare già la forma i invece di ie: per esempio niesa<neptia, prieto 'prete', frieva 'febbre', piétano 'pettine', tiesta,
continti, timpi, sinti, vini, agni 'agnelli'. Si ha inoltre il dittongo davanti invierno, martiél, kurtiel 'coltello', lieto 'il letto', biel 'bello' (I ve, 5) -,
a consonante palatale, per esempio viegio 'vecchio', viegia, aspietto, mentre rimane conservata ç in altri casi (per esempio nçvo <nepos). A
miezo 'mezzo', miegio e migio 'meglio', piezo 'peggio', spiecchio, mat- Dignano e a Rovigno si trova in certe parole il noto sviluppo ulteriore di
tieria, priessia, potientia, Vegniesia. A questi si aggiungano altri casi che ie >i: pzgura, pita, bispa 'vespa', tivedo 'tepido', lito (p. p. 'letto'), pri-
stanno a dimostrare come la dittongazione possa avvenire in sillaba li- go, nigo, Tristi (Trieste), lividevas (ibid.). - Secondo Deanovié (13)
bera senza un particolare motivo: cfr. fievra, priega, pria 'pietra' driedo a Rovigno il risultato normale di ç sarebbe i in sillaba libera (prigo 'pre-
'dietro', piegora, cariega <cathedra, Stievano (cfr. Wendriner, '7 sgg.). go', !ivi 'tu levi', tinero ), ie in posizione (piel, tiera, fiero 'ferro', briel),
Anche in questa circostanza, come già aveva ben visto sostanzialmente mentre pègura, lèvaro 'lepre', vènare 'venerdi', intrègo 'intero' sarebbe-
il Meyer-Liibke (§ 44), bisognerà ammettere che le condizioni in base ro dovuti a influssi veneti.
alle quali il dittongo era solito svilupparsi nei tempi antichi si sono an- La situazione è molto ingarbugliata nel territorio del lago di Garda e
d~te piu ~ardi modificando a causa degli influssi della lingua letteraria, nel Trentino. Qui la poca chiarezza della situazione linguistica è originata
e _mfin~,s~ sono _totalmente mutate. Il risultato finale nei parlari veneti dall'effetto simultaneo di influssi lombardi e veneziani cosi come dalla
d1 oggi e m ogm caso tale, che non si ha piu traccia delle antiche condi- vicinanza dell'area linguistica ladina. Nelle zone montuose piu fuori ma-
zioni. Un ultimo resto della dittongazione davanti a consonante palatale no del Trentino si possono ancor oggi constatare chiaramente delle tracce
è pieto 'poppa' (pectus), che si trova nei dialetti a sud di Vicenza a di antichi sviluppi metafonetici, cfr. Pr 'piedi' come plurale di N 'piede'
fianco di testa, vrespa 'vespa', sète 'sette' (AIS, 1056); ma in sostanza (Ettmayer, RF 13, 484 sg.), e di fronte a r compare anche qui i quale
la dittongazione nei dialetti padovano e veneziano segue oggi l'esempio grado ridotto di ie, per esempio a Faver tibi, a Tiarno di Sotto tivi 'te-
1
del toscano letterario • Ecco qualche esempio tratto dal dialetto moder- pido' (AIS, 1040). -Ettmayer (RF 13, 321-672) compie un'analisi mol-
no di Venezia: pie, diefe 'dieci', piera 'pietra', piegora, sieve 'siepe', lie- to estesa dello sviluppo di ç e di ç>nel territorio di confine lombardo-
vro 'lepre'; vale a dire, la dittongazione si verifica in sillaba libera anche veneto.
~e ~o? in tutti i casi che ci aspetteremmo (cfr. frçve 'febbre', prçte ). La
z È da tener presente che lo stesso dialetto di Grado non ha piu metafonia di ç e di P, sebbene
z originata dal dittongo ie è stata del pari rifatta successivamente: un ul- in quei parlati prosperi tuttora molto quella di f e di 9 (cfr. §§ 53 e 74).

1
Il veneziano campiello 'piazza' non va con ca m p eIl u s, bensi deriva da un precedente cam-
peello < campedello.
---------------------- --- -- --

I' § 6. Le cause della dittongazione nell'Italia settentrionale r2r


I ,

120 I. Vocalismo 9
Sperlinga pe (pl. piéi), però bèu 'bello' (pl. bèi),. vaoe' u 'vitafello'.(pdl.va-
95. Sviluppo di~ nelle colonie gallo-italiane dell'Italia meridionale.
6èi).Nel gruppo di Potenza è ug~alm:nte sconosc~uta 1a .met , oma ~,,-.~;
· quella da -i è limitata ad alcuni cast, per esempio a Ttto pe (pl. pze1z),
Sulla situazione fonetica dell'Alta Italia nel Medioevo ci vengono forniti
· e , li oèndi 'i denti' vèndi 'venti'. Si può dunque concludere che nel
preziosi schiarimenti dalle colonie gallo-italiane situate in tre zone del- pero ' . . . I . I r .
rritorio settentrionale da cut hanno avuto origme e tre 1so e mgut-
l'Italia meridionale: già da molto tempo sono conosciute le località gal-
lo-italiane della Sicilia (San Fratello, Nicosia, Sperlinga, Piazza Armeri- !:iche (verosimilmente il Piemonte meridionale: dr. Ro?l~s: ~R~h 5~,
e 61, u2) il dittongo aveva, nel XII secolo, tre poss1b1hta dt mani-
na, Aidone, Novara), mentre soltanto intorno agli anni 1930-40 sono 279
stati scoperti dall'autore della presente opera i gruppi gallo-italiani della festazione:
zona di Potenza (Potenza, Picerno, Tito, e altre località) e presso il gol- 1) davanti a palatale in posizione libera e chi~sa;
fo di Policastro (Trecchina, Rivello, Nemoli). La lingua di queste colo- 2 ) davanti ad -i finale in posizione libera e chmsa;
nie gallo-italiane si è mantenuta relativamente pura in mezzo ai dialetti 3) in certi casi in sillaba libera.
meridionali che la circondano, anche se ha assorbito alcuni caratteri
fonetici distintivi dei parlati meridionali; non ha invece piu partecipato
ai successivi fenomeni di adattamento dei dialetti settentrionali e agli 6. Le cause della dittongazione nell'Italia settentrionale ( ricapito-
sviluppi secondari: essa rappresenta l'antica situazione linguistica del- lazi~ne critica) . Se si cerca ora di ricapito~are in un ~uadro complet?
l'italiano settentrionale del xn secolo, vale a dire di un periodo per il quanto siamo venuti dicendo nei precedenti .paragrafi. m~orno ~Ilo svi-
quale non abbiamo a disposizione in Alta Italia alcun documento di lin- luppo regionale di ç, si giungerà a!le s:guentt co~clus1on1. La d1ttonga~
gua volgare. A tutti e tre i gruppi linguistici è comune la dittongazione zione di ç tonica si manifesta nell Italia sett~ntrionale. alla presenza .d1
davanti a consonante palatale, che è sconosciuta nell'Italia meridionale: condizioni e presupposti di tre specie: davanti ~duna.-~ finale, .davanti. a
per esempio a Sperlinga piénéanu; a Tito piettanu; a Trecchina piettanu consonante palatale ( in entrambi i casi anche m pos1z10ne ~hmsa) e m
<pectine; a Sperlinga tiesu < texere; a Trecchina tiessa <texi t, iesi < sillaba libera 1 • Davanti ad una -i finale il dittongo ( ovvero 11suo grado
exi t; a Sperlinga viefiu; a Trecchina vief}gu <venio; confronta anche ridotto i oppure ~) si manifesta nel Piemonte sette~triona!e .(Oss?la),
per Nicosia miego 'meglio', nieso 'esce', eftf-iejo'leggere', viega 'vecchia'. nel Canton Ticino, nel territorio milanese, in V altellma, net dta~etti ro-
Inoltre si ha una corrispondente dittongazione in sillaba libera in tutti magnoli, nel Trentino, a Ferrara e nell'antico pa~ovano; davanti~ ~on-
e tre i gruppi per certi casi - per esempio fiéu 'fiele' (San Fratello e Sper- sonante palatale in Liguria, Piemonte sett~ntr!onale,. Canton Ttcmo,
linga), mieu 'miele' (San Fratello), priéoa 'pietra', miéoa 'mietere', miéla Valtellina, Ferrara e nell'antico padovano; m sillaba hbera (senza. una
e fiela (Tito), frieva 'febbre' (Sperlinga e San Fratello), iera e bien (Nico- delle suddette particolari condizioni) in Liguria, Piemonte ~ettentrto~a-
sia) -, nei quali la dittongazione non sarebbe lo stesso possibile secondo le, Canton Ticino, Valtellina, Emilia, n~i diale~ti r~m,agnoh, ~ell'antt~o
le leggi fonetiche meridionali. La dittongazione in sillaba libera non è padovano, nel ferrare se e nel dialetto dt "V_ ~ne~ta (cttta). ~a d~ttongaz10-
però niente affatto comune (cfr. a San Fratello pè 'piede', a Tito pè): ne davanti ad -u finale è limitata ad un ptu ristretto territorio (le zone
essa rimane limitata a parole ben determinate. Infine, le colònie gallo- alpine di confine), mentre il dittongo anche in sillaba chi~sa (sen~a con-
italiane presso il golfo di Policastro conoscono la dittongazione di ç dizionamento da metafonia) si incontra solamente nel d1aletto_l1gure e
davanti ad -i finale, mentre in tutto l'ambiente linguistico che le circonda nel veneto (Rovigo, Istria). I testi antichi non dànno sempre informa-
il dittongo si manifesta sia davanti ad -u che davanti ad -i: cfr. a Trec- zioni chiare; ed anche la situazione nei dialetti moderni è alquanto. com-
china éfrru con la forma plurale éierri 'aceri', apçrtu con la forma plu- plicata a volte a causa della monottongazione di un precedente dttton-
rale apierti, pçrsu con la forma plurale piersi. Nelle colonie gallo-italiane
1 In circostanze di tre specie come queste il dittongo si produce anche nei dialetti ladini delle
della Sicilia la metafonia condizionata da -u è sconosciuta, ed anche quel-
Dolomiti, per esempio in val di Fassa (cfr. Elwert, 39).
la condizionata da -i si incontra soltanto in alcuni casi: per esempio a
. -·-·---~-~-------------------....;.__;. __
_____________ ..,..

122 I. Vocalismo § 9 s. Sviluppo di~ davanti a nasale nell'Italia settentrionale 123

go (ie >f oppure> i), a volte a causa di alterazioni secondarie della pre- ·l' dove si aveva una e chiusa (mediesimo, siego <seèum, diedo <dì'.gi-
cedente qualità vocalica. La regolarità massima si raggiunge nei testi an- a · 1h .
tum). La situazione sotto diversi aspetti è piu chiara per que c e n~ar-
tichi nella dittongazione che si manifesta per influsso di una -i finale o da lo sviluppo della vocale parallela 9: per il quale si rimanda alla rica-
davanti a consonànte palatale. Le ricerche accuratissime dello Schiirr in- pitolazione critica che viene data a tale proposito nel § 117.
torno ai parlari romagnoli sono l'opera che meglio di ogni altra ci orienta
in materia. In questi dialetti il dittongo si produceva nei tempi antichi
solamente per metafonia da i. Per quanto riguarda la posizione di ç in
9 7. Sviluppo di ç in posizione chiusa nell'Italia settentrionale. La
sillaba libera, il romagnolo mostra che il risultato non è il medesimo di ~ che si trova in posizione chiusa rimane generalmente conservata nel-
quello della ç metafonizzata: cfr. Pf (come pure mfl, Sfr 'siero') di con- l'Italia settentrionale: per esempio sçt 'sette', tçsta, frsta, pçl, bçla. Al
tro a pi 'piedi'; e una netta differenza si presenta anche in molte altre contrario, ç prende parte allo sviluppo in ie (oppure f o 1)qu~ora una
parti dell'Italia settentrionale tra N <pede e Pf <*pedi (in Emilia, consonante palatale seguente ovvero una -i o una -u finali abbiano pro-
Lombardia, Piemonte). La f presuppone un dittongo anteriore ié, mentre vocato la metafonia della vocale tonica: cfr. il veneto pieto 'poppa' (cfr.
i sembra invece che derivi da un precedente ie. Nell'Italia settentrionale " § 94 ); il ligure viega 'vecchia'; l'ossolano bi~ 'bello'; il ticin:se aviert
si debbono dunque distinguere due fasi della dittongazione con risultati 'aperto' (cfr. §§ 90 sgg.). - Circa la e davanti a nasale complicata, cfr.
fonetici chiaramente differenti: questo fatto dimostra in maniera chiara § 98.
che per l'Alta Italia non si può parlare di una dittongazione generale di
ç in sillaba libera, com'è invece giusto per il francese (le pied, !es p,ieds)2 •
Si tratta di una affermazione che viene corroborata in modo particolar-
9 8. Sviluppo di ç davanti a nasale nell'Italia settentr~onale. . La ç
mente efficace dalla situazione fonetica delle isole linguistiche gallo-ita- davanti a nasale (particolarmente davanti a nasale complicata) s1 com-
liane dell'Italia meridionale, rimaste fuori dagli influssi delle alterazioni porta di regola come la f, vale ~ dire che la nasale .susse~ue~te deve a~er
posteriori. La situazione linguistica del dialetto romagnolo permette di prodotto presto una vocale chiusa. In molte p_aru dell Italia sett:ntno-
riconoscere con tutta esattezza due fatti: primo, che lo sviluppo di ç in nale l'antica situazione fonetica si è andata estmguendo a causa d1 feno-
sillaba libera è avvenuto in un'altra epoca, indubbiamente piu tarda ri- meni secondari di apertura vocalica: dalle forme odierne del dialetto
spetto alla dittongazione di ç davanti ad -i finale; secondo, che il ditton- piemontese vçnt, sçnt, tçmp, bçn non si scorge piu la ;oro a~~art~nenza
go ie (che oggi appare sotto forma di i) in sillaba libera sembra si sia a forme anteriori con e (dr. Salvioni, RJ 1, 123); panmentl il milanese
diffuso in aree dialettali che originariamente non conoscevano la ditton- vçnt, tçmp, il venezia~o vçnto, sçmpre non lasciano ~ed~r~ piu n~lla del-
gazione in sillaba libera, con provenienza da determinati centri attraver- l'antica situazione. In parecchie parti della Lombardia s1dice pero tf_mp,
so influssi dotti della lingua letteraria. Come nei dialetti toscano e roma- vent (berg. tfp, Vf!t),nel Canton Ticino t(!mp, Vfnt, Sfm~re, a Poschiavo
nesco, cosi anche nei parlari del Veneto si è avuta una generalizzazione t~mp, d(!nt, bf?J,Vf?J,nel Veneto occidentale (per esem~10 a Cerea) ~fm-
del dittongo anche nelle sillabe protoniche: dr. a Rovigo diesina 'dieci- po, Vfnto, dfnti. Nei dialetti romagnoli antic~~ ç davant~ ad n ~omplicata
na', lievare 'levare'; a Venezia pierada 'pietrata' (cfr. § 94). E già il ve- e davanti a ii è passata ad f, la quale f, sotto 1mflusso d1 una -zfinale, ~u-
neziano di epoca alquanto antica presenta una situazione fonetica com- bisce la metafonia normale di una f! primaria> i: cfr. rasunamint 'ragio-
pletamente degenerata, in quanto in esso il dittongo, a causa di influssi namenti' uinn 'venni' (Schiirr I, 5 5 ); per i dialetti moderni citiamo per
da fuori (presumibilmente del toscano letterario), si è introdotto anche Lojano dint'denti', vint <venti. Nel caso che non si verifichi metaf?nia si
manifesta ugualmente, nella maggior parte dei casi, quello stesso sviluppo
2
Esempi sicuri della conservazione di f sono mçl 'miele' e fçl 'fiele' in diverse parti del Pie- che vale per la f primitiva in sillaba libera, vale a dire èi nel dialetto emi-
~onte (specialmente nelle zone di sud-ovest), prçve 'prete' in Liguria e nel Piemonte, pçgra 'pecora'
m Emilia; al contrario, nella forma pè 'piede', molto diffusa nell'Italia settentrionale la è aperta può liano (per esempio a Parma dèint, sarpèint, geinta 'gente') e nel romagno-
essersi prodotta posteriormente, per l'abbreviamento dovuto alla sillaba in posizion~ finale. lo meridionale (a Meldola e San Benedetto in Alpe dèint), ai nel dialetto
r
!
124 I. Vocalismo § 100. Conservazione di ç nell'Italia meridionale 125

bolognese (per esempio vaint 'vento', talaint, vain 'viene', studaint, dvain- parti dell'isola conoscono soltanto la vocale ç: a questo tipo apparten-
ta 'diventa'; cfr. in questa zona catena >kadaina, cfr. § 5 5). A Grado i gono i dialetti della zona occidentale con le province di Trapani e di
plurali di 'momento', 'contento' e 'tempo' fanno muminti, cuntinti e tim- Palermo (in parte: Partinico, Misilmeri, Roccamena, Lercara, Baucina),
pi, con la medesima i che compare nell~ forma pili 'peli' (Ascoli, AGI 14, della zona meridionale con la provincia di Agrigento (Agrigento, Ara-
329)1; e a Dignano (in Istria) troviamo drinto 'dente', vrinto 'vento', gona, Favara, Sciacca, Menfi, San Biagio Platani) e inoltre delle zone piu
bçin 'bene', vei1J'vieni', tutte forme dove è presente quello stesso ditton- piccole nella provincia di Siracusa (Palazzolo Acreide), di Catania (San
go che in questa zona si incontra come risultato di ì (per esempio miteina Michele di Ganzaria) e di Messina (Alf, Rometta, Taormina, Roccella
'mattina'). Nelle altre parti dell'Italia settentrionale, dove sembra che sia Valdemone, Mandanice, Tripi)1. In queste zone di conseguenza si dice
rimasta conservata la ç (cfr. il ligure dçnti, lombardo drné, piemontese p{tra, mrli 'miele', prdi 'piede', dçéi 'dieci', vrni 'vieni', érlu, trsta, lçtu,
dfnt oppure dçné 'denti'), si tratta di un'apertura vocalica secondaria martçrf.rJ.u,tçmpu, sfrpi 'serpe'. La f si conserva del pari in ogni posizio-
proveniente da un precedente stadio f (cfr. § 96). L'antica situazione ne nella contigua Calabria meridionale, a sud della linea Vibo Valentia -
linguistica si è conservata in maniera piu pura che altrove nella colonia Stilo (dçéi, vçni 'vieni', mrti 'miete', mfli, frli, pçttu, vçntu, drnti),
gallo-italiana di San Fratello in Sicilia, dove le vocali ç ed e davanti a mentre piu a nord in Calabria si trovano soltanto delle zone isolate che
nasale implicata si sviluppano esattamente nello stesso modo; dr. taimp conservino ç in qualsiasi circostanza, per esempio Rossano e Fuscaldo,
'tempo', vaint 'vento', saimpr 'sempre', vaint 'ventre', aintra 'dentro', entrambe in provincia di Cosenza. Oltre a queste vi sono alcune zone
vaina 'vendi'. nella Lucania meridionale ( sulla costa occidentale Mara tea; piu ad orien-
te Colobraro, Tursi, Nova Siri, Rotondella, Valsinni) (cfr. Lausberg, I),
la località Camerata nel Cilento meridionale (ZRPh 57, 424 ), alcuni cen-
99. Sviluppo di ç in iato davanti ad u nell'Italia settentrionale. tri (Apricena, Cagnano, Peschici, écc.) nel territorio del Gargano (Me-
Quando ç si è venuta ad incontrare in iato con una -u finale risulta esser- lillo, 30 sgg.), ed infine la zona estrema meridionale del Salento. Sulle
si verificata la metafonia: l'antico romagnolo offre i seguenti esempi: prime si potrebbe ritenere che in questa parte del Mezzogiorno d'Italia
die <deu, ie 'io', drie 'dietro'< ·k dreu (Schiirr I, 80 ); ad essi corrispon- si abbia a che fare con la conservazione di una fase linguistica molto
de nei dialetti moderni della Romagna la forma mi< meu (Bologna, · arcaica; ma ciò che dà motivo di rivedere una simile supposizione è
Imola, Ravenna, Lugo e Rimini), dri (Lugo, Faenza, Forlf e Riccione) che la situazione linguistica in Sicilia e nella Calabria meridionale non
(Schiirr II, 189). Abbiamo in questo caso il medesimo t;isultato fonetico rispecchia affatto uno stadio antico di romanità, bensf deve essere consi-
che si presenta per 'letti' nell'antico dialetto romagnolo (liett, piu tardi derata come il risultato di una neoromanizzazione posteriore, che in so-
litt), in contrapposto allo sviluppo di pede >Pf, mel >mfl (cfr. § 93). stanza si insediò nell'Italia meridionale soltanto dopo l'espulsione degli
Anche il veneziano presenta il risultato i, per esempio mio, drio, dio< Arabi da parte dei Normanni e dopo il crollo della potenza bizantina.
deus; al contrario, la forma dell'italiano settentrionale (ligure e vene- Soltanto a datare da quell'epoca i territori di cui discorriamo, che fino
ziano) pria 'pietra' sarà originata da un prieda >priea, giacché l'inconsue- allpra erano stati occupati sostanzialmente da popolazioni greche ovvero
to gruppo vocalico iea si sarà semplificato in ia. arabizzate, furono conquistati ( ovvero riconquistati) alla romanità (dr.
RohHs, Scavi, particolarmente 55 sgg., 77 sgg. e 85 sgg.). Rimane la que-
stione di come questi territori, neoromanizzati nel Medioevo, siano per-
roo. Conservazione di ç nell-''ltalia·meridionaie. Il dittongo ie è venuti ad un vocalismo dall'aspetto certamente molto arcaico. Se la no-
ignorato dai testi antichi siciliani ed ancora in epoca moderna parecchie stra teoria è giusta, la lingua italiana che venne usata nei territori del-

1 1
Anche in alcuni dialetti della Lombardia (per esempio a Monza e a Como) si è avuto un pas- Nelle altre parti della Sicilia si incontra la dittongazione condizionata oppure incondizionata,
saggio da den tes a dfnti, diventato poi diné in seguito a metafonia. cfr. §§ 101 e 102.
126 I. Vocalismo § 101. Dittongazione condizionata di~ nell'Italia meridionale 127

I l'Italia meridionale da poco conquistata, non proveniva tanto da una


determinata regione italiana, quanto piuttosto corrispondeva ad una
si dice pertanto bieefefu'bello', bieefefi'belli', però bçefefa,lieggu (però
legga)'leggiero', piedi 'piedi' (ma pçdi <pedem), vientu, piettu, fierru,
specie di xow1) italiana amministrativa e letteraria; mancano tuttavia f-'piécura,niéputa 'menta', piértica (ma frçvi < f e bre, tçrra, sçrpi 'serpe',
per quest'epoca documenti letterari adatti a comprovare l'esistenza di tçsta) 1 • Il medesimo sviluppo si trova in Calabria (a nord della linea Vi-
[111· una tale lingua comune. Nondimeno si hanno certi punti di appoggio che bo Valentia- Stilo), in Lucania, in Campania, in Puglia (con esclusione
·:1,·
111:!
sembrano parlare per l'esistenza di una lingua cancelleresca, priva di dit- della punta estrema meridionale del Salento), nel Lazio meridionale e
!rf i tonghi, cioè tipo latineggiante: la zona di Rossano (prov. Cosenza) è in Abruzzo. Una legge fonetica di questo genere è stata seguita anche
ii1,l
111.·.1.(
nota come un centro intensivo di civiltà monastica greco-basiliana, Mara- dal dialetto che si parlava in Roma città fin nel xvr secolo, - per esem-
'li tea si rivela già dal nome (cfr. in Grecia M(lpcd}fo.ç,M(lp(li}uxç, M(lp(li}r.a pio vecchia: viecchio, castella: castiello, petra: Pietro (cfr. Monaci, RJ
il:
'luogo dove cresce il finocchio') come una sede di colonia greca e lo stes- 1, 133; Merlo, ID 7, 131) -, mentre oggi una situazione di questo ti-
1
I',
1:···i·
so dicasi per Camerota nel Cilento meridionale ( < X(lµ(lpW"t'6ç'arcuato'): po si può trovare ancora solamente nei dintorni non immediati di Roma
I','
,I,
;i' in realtà, nella regione del Cilento, Camerata è la località dove i relitti . alquanto distanziati (Nemi, Serrane, Palombara). Verso nord, gli effetti
li
di lingua greca sono piu frequenti (cfr. Rohlfs, ZRPh 57, 425). della metafonia si possono seguire fin nelle Marche meridionali (Grot-
Un'altra spiegazione è la seguente: che i dittonghi ie e uo sono una tammare, San Benedetto del Tronto, Sant'Omero, Carassai, Camerino,
innovazione dei dialetti settentrionali e centro-meridionali che non ha Ascoli Piceno, Acquasanta) e nell'Umbria meridionale (Rieti, Spoleto,
raggiunto determinati territori dell'estremo Mezzogiorno. 2
Trevi, Nocera Umbra) • Il risultato è di regola ie e l'accento di questo
dittongo cade a volte sul primo elemento, a volte sul secondo: in Sicilia
e in Calabria, come pure in diverse parti della Puglia e degli Abruzzi, ie è
10 r. Dittongazione condizionata di ç nell'Italia meridionale. Lo la forma prevalente e da questo tipo di accentazione si spiega lo sviluppo
sviluppo di ç è condizionato da leggi assolutamente precise ed armoni- inia (la a è articolata debolmente), che si può osservare nei dintorni di
che a nord di quei territori che nella parte continentale dell'Italia meri- Nicastro (provincia di Catanzaro) - per esempio tiampu, viantu, priagu
dionale mantengono conservata ç in ogni posizione (cfr. § 100 ). Nel ca- - e in alcune zone dell'interno della Sicilia (per esempio a Villalba piadi,
so si abbiano -e o -a finali (ovvero e o a nella sillaba seguente), ç rimane fiarru, tiani) 3 • Il secondo elemento del dittongo può ulteriormente inde-
di regola conservata; nel caso si abbiano -i o -u finali (ovvero i o u nella bolirsi giungendo allo stadio ia, come si trova nella Lucania meridionale
sillaba seguente), ç si metafonizza, cioè passa o ad f! o al dittongo ie. Per , (Lausberg, 4) e in alcune parti della Puglia (Lucera e Canosa), mentre
questo comportamento è indifferente se esi trovi in sillaba chiusa ovvero l'ultimo grado di questo sviluppo è il completo annullamento del secon-
in sillaba libera: cfr. nel dialetto napoletano Surriento e Salierno. La do elemento, vale a dire la riduzione di ie > i. Quest'ultimo risultato si
dittongazione condizionata è già testimoniata dai testi antichi fin dal incontra in Sicilia (Caltanissetta: éilu, tini 'tieni', castiefefu)e in alcune
Medioevo: cfr. l'antico napoletano dienti, fierro, castiello, e l'antico pu- località della Calabria situate nella zona piu a nord (Papasidero, Oriolo,
gliese castiello, dienti. La forma nella quale piu frequentemente si pre- Saracena, Castrovillari, Cerchiara: pida 'piedi', firra 'ferro'), come pure
senta il risultato della metafonia è il dittongo. La dittongazione condi- in alcuni dialetti della Puglia (Ruvo, Spinazzola, Martina Franca e Ta-
zionata è diffusa anche in alcune parti piuttosto estese della Sicilia (qua-
1
lora in tali zone non si sia conservata ç in tutte le circostanze): il fe- Dagli esempi qui riportati si può vedere come la -i finale, che nel singolare (u prdi 'il piede')
si è sviluppata soltanto secondariamente da una -e, non produce alcun effetto metafonizzante.
nomeno si incontra soprattutto nell'interno (prov. Caltanissetta), nella Sulla diffusione della dittongazione, vedi ora le particolareggiate indicazioni che ci dà G. Piccitto in
parte orientale della provincia di Palermo (Gangi, Cefalu, Petralia, Cal- «Archivio storico per la Sicilia orientale», 1950, pp. 5-34,
2
Le Marche settentrionali (a nord di Ancona-Arcevia) non conoscono la metafonia dir; tutta-
tavuturo, Castelbuono, Cerda, Alimena, Geraci), e anche nella parte via può avere una certa verisimiglianza l'ipotesi che in epoche piu antiche la zona dell'Italia meri-
orientale e sud-orientale in generale. L'isola di Lipari segue del pari dionale soggetta a metafonia sia stata collegata con la zona soggetta allo stesso fenomeno nell'Italia
settentrionale (Romagna, Veneto, Lombardia), cfr. Schiirr II, 166.
questo tipo di sviluppo. Nelle zone della Sicilia alle quali ci riferiamo 3
Anche nel dialetto di Ancona si trova ia, per esempio pia 'piede', lia 'lei' .

........_
____________________
~I
128 I. Vocalismo § 103. Sviluppo di~ non metafonizzata nell'Italia meridionale 129

ranto), in alcuni parlari abruzzesi (Atessa, Vasto, Lanciano) e infine nel- guardo per la vocale della sillaba finale: cosf è per esempio a Palermo
le Marche meridionali (Sant'Omero, San Benedetto del Tronto, Grot- (liettu, mieli 'miele', frievi 'febbre', tierra, viespa), a Catania (tiesta,
tammare e altre località). In alcuni dialetti, la i di cui si tratta ha parte- sietti, mienza 'mezza'), a Messina (tiempu, sierjrja 'sella', jebba 'erba',
cipato ( almeno quando si trovava in sillaba libera) alla dittongazione pierjrji 'pelle'), a Siracusa (diesi 'dieci', tierra, jebba, jera) e inoltre in
relativamente recente della i primaria: per esempio a Vico Garganico alcune cittadine piu piccole e in certi centri minori (Adrano, Paternò,
v9ina 'vieni' (come /pila 'filo') e a Opi (prov. L'Aquila) p9ida 'piedi' (co- Acireale, Milazzo, Patti, Naso, Barcellona, Altavilla, Corleone, Mezzo-
me é9ima 'cima'). juso). Il fatto che le principali città dell'isola abbiano questo tipo di dit-
Per quanto riguarda il risultato ~ da metafonia, è difficile dire se si , tongazione senza condizioni fa presumere che ci troviamo davanti alla
tratti (in analogia con quanto si è visto per i da ze)di un grado ridotto pro- . risultante di uno stadio secondario: nelle città gli elementi fondamentali
veniente da ié, oppure se si sia avuto immediatamente da ç in quella for- che determinano la nascita del dittongo si sono andati mescolando, in
ma come diretto risultato di un'armonizzazione vocalica; a favore di seguito al confluire dei vari strati di popolazione nel grande centro citta-
'
questa seconda ipotesi depone il fatto che in Sardegna ç si metafonizza dino, popolazione che in parte proveniva da territori dove la dittonga-
in e sotto l'influsso di una -i oppure di una -u finali (l~ttu, frrru, ma zione era sconosciuta, in parte da territori soggetti a dittongazione con-
df~te, pçde), senza che per tutto il territorio dei dialetti sardi si possa dizionata, in parte ancora dalle colonie gallo-italiane della Sicilia stessa
mai scoprire alcuna traccia di dittongo; e inoltre, per la provenienza di- (dove la dittongazione è vincolata a leggi del tutto differenti dalle altre),
retta di~ da ç può anche citarsi la circostanza che, per quanto riguarda e infine in seguito a immigrazione dall'Italia settentrionale o dalla To-
l'Italia meridionale, non è provata l'esistenza di gradi intermedi (qual- scana; per cui si è avuta una generalizzazione del dittongo. Un impulso
cosa come ie ), che offrirebbero la possibilità di orientarsi verso un inde- decisivo per la generalizzazione di cui stiamo parlando si dovrà attribui-
bolimento del primo elemento dittongale. Il processo metafonetico che re al· substrato di popolazioni dell'Alta Italia, che in Sicilia sono rappre-
conduce da ç ad~ consiste in quel medesimo innalzamento del punto di sentate in misura notevole. Si pensi che a fianco dei casi in cui la ditton-
articolazione fino ad un intero grado timbrico, che si verifica nel caso gazione è possibile per ragioni indigene siciliane (piedi, vientu, dienti,
della metafonia di~> i, di 9 >u e di a> ç. Questo risultato metafonetico~ piécura), vi sono altri casi - nei dialetti gallo-siciliani - che determinano
si incontra in alcune zone della provincia di Cosenza (per esempio Man- fenomeni nuovi di dittongazione (per esempio fieu 'fiele', miego 'me-
gone, Cellara, Belsito, Malito ), in alcune della Campania (Ausonia e Sa- glio', frieva 'febbre'; dr. § 95 ), e si potrà agevolmente comprendere co-
ra), in parte degli Abruzzi, nell'Umbria meridionale (Rieti e Spoleto), me sia stato facile pervenire, attraverso la mescolanza dei diversi ele-
nelle Marche meridionali (Camerino) e soprattutto in parecchi dialetti menti delle popolazioni cui si è fatto cenno, ad uno scombussolamento
del Lazio (Subiaco, Alatri, Segni, Castelmadama, Zagarolo, Carpineto, dei principi e delle cause che stanno alla base del fenomeno stesso. -
Cori, Veroli, Sonnino, Serrone). Abbiamo cosi le seguenti forme: cala- L'asserzione dello Schneegans ( r8 sgg.) che in Sicilia la dittongazione si
brese (Mangone, ecc.) pçoe: p~oi, b~llu: bçlla; campano (Sara) frle 'fie- manifesta in maniera particolare nelle espressioni affettive e che vice-
le', cela 'cielo'; nel Lazio meridionale é~ku : éçka, kont~ntu : kontçn- versa manca nella lingua priva di colorito affettivo, non ha trovato nes-
ta; m·archigiano (Camerino) pçde : p~di. suna conferma nelle mie indagini personali.

102. Dittongazione incondizionata in Italia meridionale. Contra- 103. Sviluppo di ç non metafonizzata nell'Italia meridionale. Nel-
riamente alle rigide leggi che regolano la comparsa del dittongo nell'Ita- l'Italia meridionale la ç non metafonizzata rimane generalmente inalte-
lia meridionale, si hanno in Sicilia alcune zone nelle quali questo feno- rata: cfr. in Campania pçda 'piede', frla 'fiele', tçna 'tiene', srtta, d~nda,
meno della dittongazione non appare legato ad alcuna condizione, e si · pçlla, con estensione del fenomeno in direzione nord fino al di sopra di
manifesta in sillaba libera come anche in sillaba chiusa senza nessun ri- Roma, all'Umbria meridionale (Amelia, Norcia) e alle Marche meridio-
I. Vocalismo § 104. Casi particolari dello sviluppo di ~ nell'Italia meridionale

nali 1 • Piu a nord di queste zone si incontra in sillaba libera il dittongo . quello infatti presenta sovente il dittongo, oppure il grado i come ridu-
toscano (piede, fiele). - In certi territori della Bassa Italia, quando non ._-zionedel dittongo stesso: cfr. il campano rieéa, salentino dieée, pugliese
si è avuta metafonia, invece della ç che dovrebbe conservarsi abbiamo in > Jiaé, abruzzese diéa. Si tratta evidentemente di una forma dell'italiano

sillaba libera una chiusura in e, il cui stadio anteriore è evidentemente letterario introdottasi in questi parlati, e non di una continuazione di un
un allungamento del suono aperto: questo tipo di sviluppo è caratteri- *deci rifatto su *dui e *trei. Piustranoilleccesedèice(§ 972).
stico in modo particolare della Puglia settentrionale (Bari, Lucera, Apri-
cena, Palagiano, Martina Franca), della contigua zona orientale della Lu-
cania (Matera, Castelmezzano, Ripacandida), di gran parte dell'Abruzzo 104. Casi particolari dello sviluppo di ç nell'Italia meridionale. Al-
( Casalincontrada, Palena, Lanciano, Opi, Campobasso), di Ischia, Pro- lo sviluppo di ç possono prendere parte anche delle parole che origina-
cida e di alcune località della Calabria settentrionale (Saracena, Nocara); riamente avevano ~, essendo entrate nei dialetti come impresti ti dalla
in queste zone si ha di conseguenza confusione tra ç ed ~ , per cui tro-
2
_lingua letteraria oppure provenendo da altre fonti: dr. per esempio il
viamo per esempio a Bari frla 'fiele', m~la; a Campobasso frla, m~la, calabrese (prov. Cosenza) piensu 'penso', piensi 'pensi', giugniettu 'lu-
pr~ta, p~da; all'isola d'Ischia (a Forio) fr~va 'febbre', p~la 'piede', frla. glio'< ant. frane. juignet, liesina (in Toscana l~sina), velienu (in To-
Questa~ originata dalla ç non ha raggiunto in tutti i casi il nuovo grado scana vel~no ), tirrienu, fiermu, niettu, vieru; oppure (nei territori non
fonetico cosi per tempo da potersi confondere con l'antica ~ ( < e,t) e par- soggetti a dittongazione) pçnsu, pçnsi, giugnrttu, lefsina, velrnu, tirrr-
tecipare di conseguenza all'ulteriore sviluppo di quella vocale. Ciò è av- nu, frrmu, nçttu. Come corrispondenti di 'fieno' in Italia meridionale
venuto solo in parte: per esempio a Palena prçita 'pietra', frira 'fiele' si ha a volte la forma fenu, a volte la forma flenu <fenulu: dr. il si-
(come krçida 'credo'); a Casalincontrada faila 'fiele' (come maisa 'me- ciliano frnu oppure fienu, il calabrese frnu oppure fienu, il napoletano
se'); a Opi praita 'pietra' (come saita 'sete'); a Paglieta foila 'fiele' (come fiena, l'abruzzese fiena; e dall'altra parte il calabrese meridionale frçnu,
roita 'rete'); a Matera mi)la 'miele' (come si)ta 'seta'); a TNni maila l'abruzzese (Palmoli) -fl,uina(dr. fuila 'fiele'), il campano settentrionale
'miele' (come taila 'tela') 3 • Questi esiti pare che siano passati nuova- (Gallo) szçna. Nel caso che ie si venga a trovare in iato davanti ad un'al-
mente per una fase ç, di modo che possiamo ricostruire la seguente scala: tra vocale (u, i) si ha di regola la riduzione ad i oppure ad e: dr. il cala-
frle >frle (confusione con t~la) >frla (trla). A Teramo si ha un'ulteriore brese iu 'io'(<ieu), sie 'sei'<sex; il leccese miu<meu, mei<mei. Al
apertura al grado a invece di una dittongazione (De Lollis, AGI 12, 5 )- contrario, la forma calabrese jeu 'io' delle zone non soggette a ditton-
dr. /ala 'fiele', mata 'miete' (come p~lu >pçla >pala 'pelo')-, fenomeno gazione deve essere interpretata come un çu <ego cui s'è preposta una
che si è manifestato anche nella Puglia settentrionale: dr. ad Ascoli Sa- j, cioè quello stesso suono parassitico che si può osservare anche nel
4
triano mala 'miele', /ala, tala, pada, prata 'pietre' • - In molte parti del- siciliano e calabrese meridionale jè, nel messinese jesti 'è', nel calabrese
l'Italia meridionale lo sviluppo di dece non corrisponde a quello di fele: jèra 'era', nel tarantino jèra 'era' e nell'abruzzese (Campobasso) jèrava
'erba', jèssa 'essere' (dr. § 340 ).
1 Nel dialetto che si parla oggi a Roma città la situazione linguistica è quella toscana: la lingua In parecchie parti dell'Italia meridionale il risultato di bellu non è
del Belli conosceva ancora fèle, mèle, mète 'mietere', però usava già anche piede e viene, e persino lo stesso di quello di pettu, ventu - dr. il napoletano bçlla (di fronte
tienete, vienite, vienuto, viengo, tiengo (Tellenbach, 19).
2 Questa confusione di suoni non ha niente a che vedere con l'altra - avvenuta molto antica- a pzetta ), il salentino bçtJ,rj,u
(di fronte a piettu) -, perché si tratta di un
mente - di !? con ç nel grado ç, verificatasi nella Calabria settentrionale e nella Lucania meridionale imprestito dalla lingua letteraria. In alcuni dialetti del Mezzogiorno pa-
(cfr. § 2).
3 In altre zone però questa confusione non si è verificata, il che è come dire che l'antica ç è per- re che la dittongazione non abbia luogo dinanzi ai gruppi palatali: brin-
venuta al grado di!? in un periodo in cui la!? primitiva (< e, z) aveva già raggiunto un altro valore fo. disino vècchiu, leccese ècchiu, tarantino e barese vècchia 'vecchio'; e per
netico: cfr. a Bari Nt (mçs); a Fara San Martino in Abruzzo Pft (m9is); a Bitonto pçita 'piede'
(mais). tutto il Mezzogiorno si ha solo spècchiu (mai spiecchiu ).
4 A Maglie (prov. Lecce) davanti ad r seguita da consonante come risultato di ç si trova a:
Per le forme del siciliano e calabrese spitu, del napoletano spita, del
per esempio tarra, arva 'erba', mmarda 'merda' (Panareo, 8); e lo stesso dicasi per Carovigno (punto
729 dell' AIS), nei pressi di Brindisi: tarra, marda, cuparta, arva 'erba'. romanesco speto, come pure per quelle del sardo ispidu e dell'aragonese
--··· --·-----·----------- ---·---· '- ___- .. -~--
r 32 I. Vocalismo § 107. Conservazione di Q in sillaba libera 133

espedo e espito bisogna presupporre una base fonetica z oppure é (di ,nentre l'antica f ( <é, z) si abbreviò sotto influssi che presumibilmente
contro al toscano spiedo): in questo caso abbiamo le stesse differenze }rrovenivano dalla terraferma, e di conseguenza fu portata ad aprirsi ,
1

che esistono tra l'antico sassone spiot, il medio-alto-tedesco spiez e l'o-


landese spit, l'anglo-sassone spitu e l'inglese spit; le forme che si in-
contrano nell'Italia meridionale sembra che dipendano da una base , 106. Dittongazione di 9 in uo nella lingua nazionale. Nella lingua
gotica (*spitu), mentre il toscano spiedo deriva da una fonte franca ,:letteraria 9 in sillaba libera appare dittongato in uo. L'accento cade sul
1
(* speut) insieme con l'antico francese espiet (Gamillscheg, Rom. Germ. ' secondo elemento e la vocale o ha in generale carattere aperto ; di con-
l, 177, 373). seguenza si dice uovo, nuovo, fuoco, luogo, giuoco, cuore, muore, fuori,
Nelle parole che contengono il suffisso greco -fo. oppure -Éac;,la for- ruota, vuoto, vuole, suole, duolo, figliuolo, cuoio, buoi, tuoi, buono,
ma -èa è stata sostituita nel Mezzogiorno con -fa: cfr. il calabrese Ndrfa ~:tuono, uomo, uomini, muovere, cuocere, nuocere, suocero. Vi sono inol-
'Andrea' e i toponimi Amantèa, Maratèa, Scalèa, Tropèa, che nella pr0- tre alcune parole che nella lingua di epoca piu antica presentavano uo e
nuncia locale suonano Mantfa, Maratfa, Scalfa, Trupfa (cfr. § 1076). che oggi non lo hanno piu: per esempio truovo, pruovo, puoi 'poi', in
/ senese uopara 'opera', nuove 'nove'. Una forma singolare è tuorlo (a
~-fianco del quale si trova anche torlo) con uo in sillaba chiusa, però que-
105. La situazione in Corsica. In tutta la Corsica c'è un solo trat- sta eccezione si spiega senz'altro dalla forma anteriore torulus: cfr.
tamento di ç davanti a nasale, rimane cioè conservato, in tal caso, l'an- postierla< posterula (§ 84). - Secondo A. Castellani il dittongo uosa-
tico suono (oppure venne provocata di nuovo l'apertura della vocale rebbe accertato in Toscana già in documenti del secolo vm (a. 761 per
dalla presenza della nasale): bçne, bçni 'viene', frnu, tçmpu, vçntu. Del Lucca quocho, quosa, dr. SFI 12, 12-13), opinione che ha bisogno di
pari unitario è lo sviluppo in tutta l'isola anche davanti a consonan- ulteriore esame.
te non nasale, in sillaba libera: il risultato in questo caso è ç (cfr. éfku
o éfgu, mfle o mfli, frle o frli, pfde o pfdi, Sfru ). Viceversa, si incon-
trano profonde differenze nel trattamento dell'antico suono in posizione 107. Conservazione di 9 in sillaba libera nella lingua nazionale e in
chiusa davanti a consonanti non nasali: la zona piu meridionale dell'i- toscano. In molte parole della lingua letteraria che hanno 9 invece di
uo, la conservazione dell'antico grado vocalico si spiega considerando il
sola (fino all'altezza di Levie) ha conservato la ç, - per esempio pçttu,
pçgu(<pçggu), lçttu, frsta, sçtti, spçccu -, salvo che davanti a ll>tJ4, loro carattere non popolare: possono ritenersi parole dotte t9no, m9do,
/pro, vipla, p9polo, 9pera, crpnaca, Gipve, lim9sina, e forse anche c9-
nel qual caso ç è diventata f - fratrtJ4u, surrtJ4a, éarb~t/,t/,u'cervello'
fano e m9naco; anche r9sa non è una forma ereditaria diretta (cfr. il
(Bottiglioni, ID 2, 179). La maggior parte dell'isola mostra~: cfr. p~t-
francese rose invece della forma reuse che ci aspetteremmo), sebbene in
tu, l~ttu, pfgu, v~ccu, frsta (ibid. 179 ). Davanti ad r doppia o r se-
Alta Italia si trovi (cfr. in lombardo rosa)per lo piu con sviluppo nor-
guita da consonante ç fa eccezione: il suo risultato è in questo caso tal-
male. Per ciò che riguarda pi9ve, ghipmo e chi9ma non si può dire con
volta ç, talvolta a: dr. çrba o arba, nçrbu o narbu, vçrmu o varmu, pçr-
sicurezza se si tratti di un anteriore iuo che si è semplificato in io; in
tica o partica, tçrra o tarra. Il suono di a è tipico per esempio della Ba-
lagna (Alfonsi, xiv). vpla 'egli vola', la o potrebbe derivare da forme con o in posizione pro-
clitica (noi voliamo); cfr. trova= ant. ital. truova. La presenza della p
Un fatto caratteristico è che in ampie zone dell'isola l'antica ç latina
è strana in p9i, npia, br9do, n9ve, st9maco e vpmere, che non si pos-
(e) è passata ad~ (m~le, frsta), mentre l'antica~ (é, z) appare oggi sotto
forma di ç: pçlu, agçdu 'aceto', krtsta ( cfr. § 6 5 ). Il risultato odierno 1
Un analogo rovesciamento delle antiche relazioni fonetiche si può osservare nella Puglia
di entrambe queste due basi latine sarà stato provocato dalla rottura centrale, per la verità solo in sillaba libera: cfr. nel dialetto di Bari Pft 'piede', frla, di contro a
tçla, sçta.
delle primitive relazioni di quantità, giacché ad un certo momento la ç 1
L'accentazione uo è attestata per Cortona nuora, nuove 'nove', suosero, ed anche l'Umbria
primitiva si allungò e di conseguenza il suo timbro andò chiudendosi, settentrionale ha per lo piu u9(Città di Castello, Gubbio).
·
'!
.. ,:

•.

!i
ri.::

§ ro8. Estensione irregolare del dittongo (uo) r 35


ii' 134 1. Vocalismo
il 1
sono considerare delle forme dotte : e per nove non si può neanche nella poesia piu tarda, per esempio core: megliore: corridore (Orl. Inn.
1:
11 pensare all'indebolimento dell'accento per posizione proclitica, perché Il, 19, 14), gioco : poco : f oco (ibid., 2 3, 6 1 ) . Nei testi letterari del
I
nell'Italia settentrionale si incontra sempre la forma con sviluppo nor- Quattrocento uo appartiene a una corrente di lingua comune, mentre la
male, per esempio il milanese nof (cfr. anche il francese neuf e lo spagno- forma con o si trova nei versi piu elevati.
lo nueve). E difficile dire se la ò dei dialetti toscani odierni (còre, òvo) è in cor-
Bisogna ora considerare il fatto che i dialetti popolari toscani non relazione con la o dei Trecentisti (core, foco ). Tuttavia si può ritenere,
conoscono il dittongo nel linguaggio comune, bensi presentano di rego- secondo la spiegazione che abbiamo dato circa lo sviluppo di ç (cfr. § 8 5 ),
la la forma con p aperta, e questo non vale soltanto per le città, bensi che nelle forme prive di dittongo non debba vedersi una scrittura lati-
soprattutto proprio per le campagne: si dice quindi pvo, fpco, cpre, rp- neggiante (Pieri, AR 11, 263 ), bensi che a fianco della forma con uo della
ta, bpno, vpto, pmo, mpvere. La carta 'fuoco' dell'AIS (354) registra lingua letteraria si sia avuta in Toscana, fin dai tempi antichi, una varian-
il dittongo solamente in un punto (Cortona), del tutto ai margini del- te popolare priva del dittongo; cfr. notizie piu dettagliate sull'argomento
l'area di diffusione della lingua toscana. A ciò si aggiunga che anche i al§85.
poeti del Medioevo adoperano in parecchie circostanze p invece di uo: Non bisogna confondere la conservazione di p nei dialetti toscani,
Guittone d'Arezzo ha prevalentemente o; Ristoro d'Arezzo usa le for- di cui abbiamo ora discorso, con la riduzione di uo ad p ( truova > tro-
me in o un poco piu spesso di quelle in uo: bono, foco, core, rota (Mi- va, barcaiolo) che si incontra nella lingua letteraria. La sostituzione di
che!, § 7 ). I manoscritti della « Divina Commedia» hanno esclusivamen- truova e pruova con trova e prova è di data già abbastanza antica, ed ha
te, o almeno in misura molto prevalente, o invece di uo, mentre le edi- la sua ragione nell'azione analogica di altre forme verbali. La forma -olo
zioni moderne hanno introdotto in massima parte uo: le parole la cui si diffonde soltanto dopo Manzoni ( 1840) - cfr. barcaiolo, campagnolo,
grafia è in misura nettamente preponderante con o sono core, voto, f oco, montagnolo, orzaiolo (invece di -uolo) -, e in altri casi (per esempio co-
loco, rota, ed è degno di nota che il cod. S. ha sempre la lezione omo in pro, rotolo) la forma in o si fa strada solamente in epoca piuttosto recen-
contrapposto a uomini, il che fa tornare alla mente l'italiano settentrio- te (cfr. Goidànich, « Per la storia dell' o breve latino nella lingua lette-
nale (per esempio il piemontese) pm col plurale om (cfr. § 1 12). Le rime raria e nella parlata civile di Firenze», in·« Atti della R. Ace. d'Italia,
offrono ricchi esempi al nostro discorso: per esempio loco : f oco : poco Memorie della classe di scienze morali e storiche», VII, vol. II, fase. 3 ).
(Inf. XXVI, 78), loco: poco: foco (Purg. IX, 26), sole: vole: parole La sostituzione di uo con o è certamente in relazione con gli influssi
(Inf. XI, 77), sole: dole: parole (Inf. XXX, 125), move: dove: piove toscani sulla lingua letteraria: che la p toscana stessa sia un rifacimento
(Par. III, 86), move: Giove: altrove (Purg. VI, 116), dove: rimove: da un precedente uo in bocca fiorentina (Wartburg, ZRPh 58, 381 ), è
nove (Inf. XIV, 9), fore: amore: more (Purg. III, 138), fore: erro- poco verosimile, perché la storia di ç che non ha subito a Firenze nessun
re: amore (Purg. XXIV, 49 ), bono: sono< sum: sono< sono (Purg. rifacimento di questo genere, come pure la conservazione di ç nei dialetti
XXXIII, 30) (cfr. Zingarelli, SFR 1, 13 sgg.). Nel manoscritto autogra- toscani popolari, testimoniano contro una tale opinione.
fo del « Canzoniere » del Petrarca le parole core, f oco, novo, po 'egli può',
pote, come pure le forme di muovere, provare e trovare, sono sempre
scritte con o; suoi e tuoi sono sempre scritti con uo; mentre negli altri 108. Estensione irregolare del dittongo uo nella lingua letteraria.
casi (vuole, muore, buono, luogo, ecc.) si constata una grande incertezza Il dittongo uo dell'italiano letterario non è limitato alla sillaba tonica
(cfr. Ewald, 8): anche il Petrarca rima perciò, ad esempio, sole ('suole'): e si trova non di rado in sillabe in posizione atona per traslazione da for-
sole: parole (73, 12). Simili forme senza dittongo si incontrano ancora me accentate sulla sillaba radicale, come è il caso dei verbi nuotare, vuo-
tare e giuocare; da ruota si dice ruotare, ruotino, ruotane (però rotella,
1
Veramente il latino vomer è attestato con 6, tuttavia per alcune zone della Romània biso- rotazione, rotaia), da cuore si è formato cuoretto, cuoriciattolo, cuorici-
gna presupporre una forma *vomer: dr. l'italiano meridionale v9mmera, il guascone bòme, l'ara-
gonese guembre (Lausberg, 2.5). no, da fuoco si è fatto fuochista, fuocherello, fuocone (cfr. però focaccia,
136 I. Vocalismo § 109. Sviluppo di Q in 9 nei dialetti popolari toscani 137

focaia, focatico). Nei testi· medievali è già documentato rispuondendo ',per Vagli di Sotto (Garfa~nana .superiore) 97:10,r9ta, k9re, linzr;>l~,. v9-
puotia 'poteva', puotrà, Buonone, Buolognini e nel Bandella si trov~ :~to,pir9lo, 9i 'uova', manz9la 'giovenca', k9zo; per Sassalbo (Lunigiana
spesso puoté 'poté'; per Lucca è documentato suonatore e nuovissimo superiore) il Giannarelli dà (RDR 5, 274) f9go, k9go, l9go, n9vo, m9ro,
(Pieri, AGI 12, 109). Un uso improprio del dittongo si trova nell'antico ,fora, 9mo, r9da, b9 'bue'; per Fosdinovo (Lunigiana) posso aggiungere
italiano rispuose (certamente in analogia con puose ), alla cui base c'è o. ./i~ roda, n9vo, f9go, n9ra, par9lo; e per Castelnuovo di Magra r9ta, n90,
Il dittongo uo appare molto arbitrario nel toscano orientale: il dialetto /ok~, k9see 'cuocere', f9a 'fuori', k9e 'cuore' (cfr. Bottiglioni,. 3, R?R
aretino non si limita ad averlo solamente in sillaba libera in luogo di O Sj). Un simile stato fonetico vale piu o m:n.o per tut~a.la Lunigiana; e
proveniente da au - per esempio cuosa, puoco -, ma ne fa uso anche in anche la Versilia, che confina con la Lunigiana mer1d10nale,presenta
sillaba chiusa - per esempio duonna, cuorno, fuorsi (fior. forse), su6n- uno sviluppo del genere (9vo, n9vo, l9 go, frant9ro): per esempio a Ca-
no, so(topuosto - e persino lo adopera come erede dell'a~tica o, per maiore, Stazzema, Corzanico e Casoli. Questa 9 è caratteristica anche
esempio signuora, muoglie, muondo, cuome (cfr. Parodi, R 18, 613). dell'isola d'Elba - cfr. n9va, k9re, m9re, noéé9la, s{sera, p,içJVe,fi9lo
Per Cortona sono documentate le forme puochie 'pochi', cuosa, spuoso, . 'figliuolo', n9ra, b9to 'vuoto', f9ko, 9ve 'uova', r9ta, v9le (Marciana).
spuosa, Ruosa, col medesimo uso indebito del dittongo. Nei territori Per l'isola del Giglio Merlo dà le analoghe forme 9vo, s9la, b9ta 'vuo-
confinanti situati piu a sud, nei quali l'influsso del toscano letterario si ta' (ID 8, 218), alle quali io posso aggiungere n9va, r9ta, c9re, sc9la~
è esercitato con molta efficacia (Umbria, Lazio settentrionale), si regi- pi9ve, v9to 'vuoto'; infine 9 chiusa si trova nei dialetti della zona di
stra del pari molto spesso un uso improprio del dittongo. Nelle cronache Arezzo, per esempio a Borgo San Sepolcro f9ko, k9ko, l9go, b9no, sk9-
in an~i~oromanesco (per esempio negli « Historiae Romanae fragmen- la (Merlo, ID 5, 70 ). La 9 sarà da mettere in relazione, quanto a pro-
ta » si incontrano duonna, gruossa, respuosta, ed altri testi romaneschi venienza, con lo sviluppo settentrionale di p, come già abbiamo ritenuto
antichi hanno buena, muerte; per Viterbo si trova (Papanti, 406) puo- a proposito di f invece di ie (cfr. § 87), e questo fatto val~ non soltanto
tesse~ cuorona, arepuosa 'riposare', duonna, puolmone, alluora, segnuo- ·perle zone situate alla periferia settentrionale e no~d-occ~de~tal~,dove
re, szpuolcro. Sempre per Viterbo Giacomelli registra dalla viva voce l'influsso emiliano è molto efficace,bensi anche per il territor10 di Arez-
delle generazioni piu anziane duprme, rupsa, mentre per Sant'Oreste re- zo che come sappiamo deve anche il passaggio di a > e ad influssi prove-
gistra puorta, muorte, e per l'umbra Orvieto dupnna, rupsa (AR 18, ni~nti dall'altro versante degli Appennini. La differente qualità della
173, 184, 191 ), tutte forme che non dovrebbero avere il dittongo né vocale (up) mostra che la 9 non è originata direttamente dal dittongo uo
secondo le regole della dittongazione romanesca condizionata che si ma- della lingua letteraria. E inoltre accade che 9 si trovi a~che in parole _a
nifestò a suo tempo (cfr. § 123), né secondo le leggi fonetiche del dia- cui non corrisponde uo nella lingua letteraria, ovvero m parole che il
lett? tosc~o. Quanto siamo venuti dicendo dimostra che - come già dialetto toscano non possiede affatto: cfr. a V agli di Sotto (Garfagnana)
abbiamo visto nel caso di ie (cfr. § 86)-là dove si verifica un simile uso s9glia, f9glia (cfr. l'emiliano foja); a Fosdinovo (Lunigiana) nig9lo ',ra-
indebito del dittongo, dobbiamo sospettare che il dittongo si sia propa- marro' (cfr. il lombardo ligor, id.); all'Elba ind9go 'in nessun posto, a
gato per influssi non indigeni. Camaiore (Versilia) arb9lo 'vaglio da grano' (emil. albiol), all'Elba 9g,i.
Per quel che riguarda uovo, cfr. § 68; per suo, suoi, cfr. § 110. Si può certamente ritenere che 9 sia originata da un precedent~ uo, d~
quello stesso ucJche nella zona occidentale del~'Italia settentrionale e
passato ad o attraverso la fase uo,e nella zona orientale ad 9 oppure a u;
109. Sviluppo di Q in 9 nei dialetti popolari toscani. Nei territori si tratta di un dittongo ucJla cui qualità deve essere stata diversa da
toscani di confine situati a nord e a nord-ovest, dove f in sillaba libera quella dell' uo della lingua letteraria. Poiché i dialetti toscani che ab-
compare sotto forma di f (invece che come dittongo ie), si trova una o biamo citato di sopra non conoscono il passaggio di u > u,il dittongo uo
chiusa in luogo di uo: per Sambuca (prov. Pistoia) posso citare kor;, non ha potuto svilupparsi (attraverso uo:cfr. § 117) in oin queste zone,
r9da, l9go, f9go, tr9go, p9i 'poi', par9lo 'paiuolo', n9ra, oriaj9lo, v9ito; ma nel suo ulteriore sviluppo fonetico fu ridotto semplicemente ad 9·
138 I. Vocalismo § III. Sviluppo di Q in Liguria 139

, come per esempio uoo, uoa, uoe, si ha una semplificazione in uo, ua, ue
1ro. Trattamento di Q in Toscana in particolari condizioni ( ed altre (tuo, tua, tue, bue): per quel che riguarda bue< ''(boem (pl. i buoi) bi-
irregolarità). In Toscana lapin posizione chiusa rimane generalmente sogna osservare che questa forma appartiene piuttosto alla lingua let-
conservata (cfr. pprta, ptto, fpglia, pggi, cpscia, dpnna). D'altra parte teraria, mentre il toscano come dialetto ha bpve (pl. bpvi); ma si usa bue
il toscano non fa alcuna differenza tra p ed 9 davanti ad n piu conso- ·.-in dialetti umbri e marchigiani (cfr. AIS, ro42). Per il resto, la ridu-
nante, perché entrambe compaiono come 9: cfr. m9nte, p9nte, f9nte, , zione di uo > u è caratteristica del dialetto aretino e di parte dell'Um-
fr9nte, c9nte, nasc9nde, c9mpra, risp9nde, s9nno, s9gno, c9ntro, gr9n- bria, specialmente in epoche piu antiche: per esempio figliulo, cuio,
go, 9gni; dall'altra parte dpnna. Per lungo bisognerà presupporre una giuco, fuco, pui 'poi', lugo. Simili forme non sono però completamen-
forma * longus, già presente in latino volgare, che ha trasformato in u te ignote neanche ai testi fiorentini antichi (cfr. Parodi, BSD 3, 98, e
la sua 9 davanti al nesso ng, come il latino volgare f9ngus (>fungo): R 18, 599): cfr. per esempio in Dante furi (Purg. XIX, 81), pui 'poi'
parimenti sembra che la forma spugna presupponga un vocalismo in ò. - (« Vita Nuova», 31), l'una e l'altra in rima. Uno sviluppo di questo ge-
Altre perturbazioni fonetiche si spiegano con incrocio di parole, per nere presuppone l'accentazione uo. Altri dialetti a sud di Arezzo (val di
esempio il toscano meridionale e romanesco 9rco (fior. prco), che pre- Chiana, Piano d'Arezzo, Castiglione Fiorentino) presentano io (ed anche
senta l'influsso di lurco 'divoratore' su orcus (Pieri, SR, 1, 46). Le iu) invece di uo: per esempio in val di Chiana niovo, siano, tiono, liogo
forme g9lfo (x6)~1toc;), e 9rma (che si ricoilega a ò6µ6c;)
p9lpo ( 1toÀ.tmouc;) (Parodi, R 18, 613), nel Piano d'Arezzo diulo, liugo, siulo, siuno, niura
presentano un vocalismo singolare, e già in epoca latino-volgare dove- (dr. Bottiglioni, ID 4, 42). - Per il fenomeno uo > u, cfr. ora Reinhard,
vano essere pronunciate certamente con 9 chiusa; la 9 di f9rse è difficil- 48 sgg.
mente comprensibile (farsi t); le forme p9sto, p9si si riallacciano al li- La forma ugni 'ogni' del fiorentino popolare deve la sua u all'uso in
vellamento tra forme verbali (positus, posui, ma pono e ponete). posizione proclitica, mentre la forma igni 'ogni', che si incontra nel par-
Nelle singole regioni si hanno inoltre delle anomalie rispetto all'uso fio- lare lucchese e in Corsica, ha preso una i secondaria come si trova in
rentino: la Toscana meridionale e il dialetto romanesco hanno spnno, ignudo, ignocco, dopo che ogni in posizione proclitica si era abbreviato
che corrisponde meglio alla p latina; in quest'ultimo dialetto corico si in gni.
pronuncia con 9 e orma con p, mentre l'oscillazione tra org9glio (Firen-
ze) e orgpglio (Roma) trova la sua corrispondenza in germ9glio (Firen-
ze) e germ9glio (Roma). La forma turno (di fronte all'indigeno tprno) 1. Sviluppo di Q in Liguria.
II Le« Antiche rime genovesi» (AGI
deriva dal francese (tour, ant. frane. torn ), mentre l'antico italiano coin- 2, 161 sgg.) rendono la p con o (omo, vol, zogo, cor, for, nova, coxer),
to (per esempio in Guittone d'Arezzo), proveniente con sviluppo nor- tuttavia già il Flechia riteneva che questa o fosse soltanto il segno or-
male da cogni tus, ha dato come risultato, in uno sviluppo posteriore, tografico tradizionale per un suono che in realtà era un dittongo; il
talvolta contio (nell'antico senese) e talvolta c9nto (nella lingua lettera- dialetto della città di Bonifacio, situata nella punta meridionale della
ria dei primi secoli); come pure voci tus ha condotto - attraverso l'an- Corsica, che venne neocolonizzata dai Genovesi nel XIII secolo, avendo
tico italiano voito (che si trova in Guittone, nell'antico senese, nell'an- ben conservato fino ad oggi il suo dialetto antico ligure, permette di
tico pisano e nell'antico lucchese)- talvolta a votio (nel senese), talvolta trarre delle conclusioni importanti. Qui p si presenta come i9 talvolta in
a vpto (nella lingua letteraria si ha vuoto), però c'è una forma vpito che sillaba libera (per esempio fi9gu 'fuoco', si9ra 'suola', ski9ra 'scuola',
vive ancora oggi in Umbria (per esempio a Gubbio): è da notare che la si9na, ii9ra, j9vu, bi9 'bue'), talvolta davanti a consonante palatale (i9-
forma italiana voito non è comparsa mai con il dittongo. tu < octo ' kiotu
. < coctu' noti<. nioti. < nocte), e raramente in sillaba
Qualora il dittongo uo si incontri in iato con una vocale seguente, chiusa senza che vi sia vicino una palatale (per esempio si9nu 'sonno' e
ove ne risulti un gruppo uoi, questo rimane generalmente conservato 'sogno') (Bottiglioni, ID 4, 42). Come ritiene il Bottiglioni, io presup-
(tuoi, suoi, buoi), ove si verifichino invece altri accoppiamenti vocalici, porrà una precedente forma in uo.Nella Liguria propriamente detta il
- ________
__;__..;._
______________
_
I40 I. Vocalismo § u2. Sviluppo di{) in Piemonte

dittongo sembra essersi conservato solamente nel territorio del Monte 'octo, f9ja, tr9ja, k9sa<coxa, n9é, però si hanno ben le forme.tosg~<
Antola (dove si è mantenuto anche ie proveniente da ç ), e per la verità in toxicu, oé, sofi 'sonno', pioé 'pidocchio', fok, arsifiol, gok, bo_z'~uo1'.~
particolari circostanze fonetiche, vale a dire davanti ad r seguita da con- "f <*avi ' of <ovu '· il che sta a significare che in questi parlar1 s1. ha o
o
sonante: cfr. a Rovegno (secondo l'AIS) uorbu 'cieco', muorti, puorte per metafonia quando le vocali finali sono -u oppure -i, e si _res~am~ece
'porta', puorku. Il Parodi registra per questo territorio il grado foneti- ad 9, quando le vocali finali sono -a oppure -e. La metafoma s1 verifica
co i.io,per esempio pi.io 'può', truovu, fua <fuoa 'fuori' (SR 5, 97 ). Al- anche in posizione chiusa, per esempio a Nonio (prov. Novara, punto 128
trove il risultato normale è oggi o (per lo piu di qualità aperta), là do- dell'AIS) gop 'gobbo' (femm. g9ba).,tsop .'zoppo' (~em~. ts9pa): ~ras
ve non sia rimasta invariata la 9 (per esempio gr9su, f9rte, d9na, np- 'grosso' (femm. gr9sa). In altre parti. del P1e~o~te s1 puo del pari r1~0-
na): questa o la troviamo cosi davanti a consonante palatale - per e- noscere ancora chiaramente che lo sviluppo d1 9 e legato alla metaf?ma.
sempio note< nocte, foga<f olia, a~zko'oggi'< hinc-hodie, otu <OC- In provincia di Cuneo la metafonia si verifica solt~nto se ..de:~rmm.at.~
to, kotu<coctu, troja<troia, lago 'ramarro'<*ligoriu, ogu<oclu, da -i: per esempio a Villafalletto (punto 172 dell AIS) omz u?mm1
piogu < * pedocl u' tosegu <toxicu -, come anche in sillaba libera - (sing. rm), gros 'grossi' (sing. grps), os <ossi (sing. 9s); a Castelhnal~o
per esempio ko 'cuore', éove 'piove', foa 'fuori', fogu 'fuoco', prova (prov. Cuneo) 9 passa ad o davanti a conson~nte ~alatal: (pe_resemp~o
'prova', nove 'nove', ou 'uovo', vara 'vola', rusifio 'usignolo', roa 'ruo- foja 'foglia', ot <octo, voja 'voglia', oj 'occh10'), m certi casi anche m
ta', koze 'cuocere', stomigu 'stomaco'< stomachu - e solo raramente sillaba libera (per esempio kor, pjove, ov, lo 'luogo'), però resta 9 quan-
in sillaba chiusa (per esempio sonu 'sonno', gobu 'gobbo'). A La Spezia do la vocale finale è -a, per esempio s9ra 'suola', f9ra, n9ra, r9ja 'ruota'
e Lerici (presso La Spezia) o ha perso il suo carattere di vocale arroton- (AGI 16, 524 sg.). Anche nel Piemonte di nord-o.vest ci sono alcu~e
data ed è diventata ç: nçvo, lrgo, Pf, vr 'vuole', rrda, frgo, rvo, skça zone in cui la metafonia è provocata solamente da -z finale, per esempio
'scuola', sçgo 'giuoco', kçse 'cuocere'. a Corio in provincia di Torino (punto 144 dell'AIS) gros 'grossi' (sing.
gr9s). In Valsesia il risultato è o davanti ad.-~ e a? ~idell~.~i}lab~,fina!e
(no/, fok, kol, zop ), davanti a palat~le ( v?J v?gl~o , .~fko1 ,oggi ) e 1?
112. Sviluppo di 9 in Piemonte. Nel Piemonte la situazione è me- alcuni casi in sillaba libera senza particolari rag1om (bo bove ), ma altri-
no unitaria che in Liguria. Correnti diverse sembrano incrociarsi e il menti 9 rimane inalterata, particolarmente quando si trova dava_nti ad
nord e il sud mostrano talvolta vere e proprie forme fonetiche diffe- -a ed -e della sillaba finale: nòra, filòla, fòla, ròwa 'ruota', kòr, nof 'no-
renti: il sud va spesso d'accordo con i parlati della Liguria, mentre il ve' (Spoerri, 402 sg.). Nell'estrema zona nord-orientale, la regione d~l-
nord presenta una stretta affinità linguistica con il Canton Ticino e la l'Ossola presenta la metafonia davanti ad -i e davanti ad -u: per esempio
Lombardia. Anche in Piemonte si incontra oin sillaba libera - per esem- orp 'orbo' ed 'orbi' (ma al femminile 9rba), sop 'zoppo' ~ 'zop~i' ~ma al
pio kor, piove, fora, fok, prova, gok, nof 'nove', of,"iog, arsifiol 'usi- femminile s9pa). Nel dialetto di Antronapiana si pronunzia oggi(! mvece
gnuolo', kof.e 'cuocere' -, e inoltre davanti a consonante palatale (sia di o - per esempio ts(!p 'zoppo' e 'zoppi' (femm. sing. ts9pa, pl. ts9p ),
pure in sillaba chiusa) - per esempio oé 'occhio', pioé 'pidocchio', kot < frja 'foglia' - e nel caso che la vocale finale sia una -e oppure 1:na -~ non
coctu, ot <octo' i~ko 'oggi'' foja, noé 'notte'< nocte' troja, dorm < si verifica metafonia (per esempio m?ra, m9la, s9la, k9r, n9c <nocte,
dormio -: questo sviluppo vale in sostanza per il territorio a sud del br, n9f, t9 'togliere') (Nicolet~ 24). - La forma piemontese rua 'ruota'
Po, tuttavia anche il Monferrato prende parte al passaggio di o>o (d'o- (cfr. anche il vicentino e veronese rua) deve certamente la sua u alla po-
pinione contraria il Meyer-Liibke, § 38, e il Bertoni, 66). Viceversa, a sizione in iato: *ruoa >rua; cfr. il toscano tua< tuoa, il francese roue <
nord del Po si trova un territorio di una certa estensione, che rimane fe- ant. frane. rue <ruee, l'antico francese jue 'il joue' < *juee <j oca t.
dele alla 9: centro ne è la zona che comprende i fiumi Sesia ( a nord di
Novara) e Toce (Ossola). In questi parlati si dice r9da 'ruota', n9ra,
pi9f 'piove', k9r, b9 <bove, f9ra, pr9va, n9f 'nove', v9la, k9zer, v9t <
------------·------·-----------
Ì"i,1'

I. Vocalismo § r 14. Lo sviluppo di Q nei parlari emiliani e romagnoli 143

sosera 'suocera', e inoltre si dice generalmente nof e in certe zone anche


113. Lo sviluppo di Q nei dialetti lombardi. I testi antichi lombar- kor. Dall'esempio del Canton Ticino si vede assai bene come la o si vada
di non forniscono alcuna informazione chiara sul trattamento di p: men- lentamente estendendo a parole nelle quali non dovrebbe propriamente
tre Uguccione presenta tanto fuogo, luogo, truova, come anche fogo, penetrare: la diffusione in questione si manifesta da principio in sillaba
omo, cor, ovre, vole, in Pietro da Barsegapé non si trova invece alcuna }ibera, non si manifesta ancora in sillaba chiusa; il che significa che qui
traccia di dittongazione; e i dialetti lombardi odierni non hanno neppu- ci troviamo allo stadio iniziale dello sviluppo che nella pianura lombarda
re essi uno sviluppo fonetico unitario. In milanese si ha o in sillaba li- è presumibilmente incominciato già da qualche secolo (cfr. le carte del-
bera - per esempio gok 'giuoco'' fok, pio/ 'piove'' kor, fora, prova, nof' 1'AIS per i singoli esempi che abbiamo citato).
of' rusifiol, bo<bove' fio 'figliuolo'' dar 'duole'' kos 'cuoce'' to 'tuoi'' Lo stadio fonetico primitivo si è ben conservato nella Valtellina su-
faso 'fagiuolo', roda 'ruota'-, viceversa 9 resta inalterata in sillaba chiu- periore, per esempio ad Isolaccia (punto 209 dell' AIS ), dove o si svi-
sa - per esempio pss, mpll, kprno, stprt, sppp 'zoppo'. Il risultato è luppa talvolta dinanzi a consonante palatale ( ol 'occhio', koé <coctu,
inoltre o in alcuni casi davanti a consonante palatale ( anche in sillaba . noé<nocte, sofi <somniu, zenol 'ginocchio'), talvolta in seguito alla
chiusa): per esempio ù;ko <hinc-hodie' foja 'foglia'' voja 'voglia'' to- metafonia da -i (éot 'chiodi' : sing. épt, os 'ossi': sing. ps, gros 'grossi':
ja < *tolleat, oé 'occhio', pioé 'pidocchio', dos 'dosso' (da una forma sing. grps). In parte compare già anche in sillaba libera: fok, nof 'nove',
ipercorretta *doxum?); e dall'altra parte npé<nocte, prs<hordeu, gok 'giuoco'; ma davanti ad a finale rimane inalterata la vocale o, per
kpé <coctu, vpt <octo, spfi 'sonno' e 'sogno'. Le differenze fra le par- esempio mpla <mola, rpda, f9ra, e persino f9la (malgrado la consonante
late delle diverse generazioni nonché le oscillazioni tra il ceto colto e le palatale). La medesima situazione si verifica a Livigno, che già tende piu
classi popolari rendono la situazione ancora piu ingarbugliata: il dialet- fortemente verso il ladino; o qui si trova davanti a consonante pala-
to di epoca precedente l'attuale aveva oli di contro all'odierno pli, men- tale: ol, sofi 'sogno', éigofia, noé; come risultato della metafonia da -i:
tre poi si diceva bp 'bue' di contro all'odierno bo. La situazione fonetica ort 'orti' (sing. prt), os 'ossi' (sing. ps), nos 'nostri' (sing. nps), korn
del milanese vale piu o meno per tutta la pianura lombarda, mentre nel (sing. kprn); ed in certi casi in sillaba libera: fok, of, no/; tuttavia p ri-
Canton Ticino la comparsa di oè legata chiaramente ancor oggi in molte mane conservata in kpr, rpda, npra, mpla (dr. Rohlfs, Archiv 177, 36).
zone alla metafonia causata da -i o da -u finali: cfr. fok 'fuoco', of 'uovo', A Poschiavo la situazione non è dissimile da quella di Livigno (Michael,
kol 'collo', fjol 'figliuolo' (femm. fjpla), tsop 'zoppo' e 'zoppi' (ma al 16): cfr. in sillaba libera rosa, skola, of, nof, parol 'paiuolo', fok, kok
femminile tsppa), gop 'gobbo' e 'gobbi' (ma al femminile gpba), fort (però bpf, plpf, vpl, fpra, kpr, rpda), fola, oé 'occhio', gobia<*jovia, e
'forti' (ma col singolare fprt, fprta), gros 'grosso' e 'grossi' (ma grpsa), inoltre mort, ort, bof, os come forme plurali di mprt, prt, bpf, ps.
bai 'buoi' (ma col singolare b9 ), mort 'morto' e 'morti' (ma mprta). La
metafonia provocata solamente da -i è relativamente rara: per esempio
a Lavizzara (in val Maggia) kprp: korp 'corpi', ppr 'porro': pl. por, rr4. Lo sviluppo di Q nei parlari emiliani e romagnoli. Nei parlati
tspp: tsop, fpss: foss (cfr. Salvioni, AGI 9, 244). Nel Canton Ticino la emiliani o si estende verso oriente fino alla stessa linea di confine che
metafonia si verifica anche davanti a consonante palatale: cfr. foja <f o- separa la u orientale dalla ii occidentale, vale a dire in pianura fino al
lia, noé<nocte, tosi< toxicu, dormi<dormio, sofi< somniu. Per fiume Taro, nelle valli appenniniche settentrionali notevolmente piu ol-
il resto, lapin sillaba libera rimane generalmente inalterata; ad esempio tre verso est, fino all'incirca al fiume Secchia (Sestola a sud di Modena
rpda 'ruota', kpr, npra, kps 'cuocere', prpva, pjpf, fpra, npva, vpra 'vo- ha ancora o)1 • Lo sviluppo di 9 > o si verifica in questa zona in sillaba li-
la', mpvat 'muoviti', nispra 'nocciuola' (cfr. Sganzini, ID 2, 120); in bera - per esempio fok, rusifio 'usignuolo'' roda 'ruota'' no/ 'nove'' kor,
certi casi, però, la o si è introdotta in determinate parole senza che vi
fosse alcuna vicinanza di suoni palatali né che tali parole terminassero 1 Una eccezione è costituita da Parma, il cui dialetto conosce ancora o (!ok), ma ha già la u

per -i oppure per -u; per esempio, la o di soser 'suocero' si è trasferita a orientale (mur).
144 I. Vocalismo § II 5. Lo sviluppo di Q nei parlari veneti 145

of' nora, sola 'suola'' fora, nof 'nuovo'' piof 'piove'' kor, kof.ar 'cuoce- · una debole a: cosi'.per esempio a Lugo fi9l (pl. fjul), P9k (pl. puk),
re'-, e piu raramente davanti a consonante palatale - per esempio pioé ·jok, k9r, l9k, 9/, n9f, e invece a Porli ecc. /9.ak, k9ar, n9af (dr., Schii~r
'pidocchio', soiiu <somniu, fola 'foglia', ù:zgor'ramarro'< *ligoriu 2. .cli:,22 sgg.). Anche nel dialetto di Comacc~10 (funto ,439 ~ell fIS! !l
Viceversa p rimane inalterata in kpt<coctu, pt<octo, npta<nocte; risultato è un suono dittongato: per esempio fuak, vuat, kuar cuoio,
quanto alla metafonia, il fenomeno si registra piu di rado, per esempio ,' uara, fuara, zuaga 'giuoca', zuak 'giuoco', puak. Lo sviluppo che ha
11
i bo 'i buoi' (sing. um bp ), e a Sologno (a sud di Parma) oc 'occhi' (sing. ,.:,raggiuntoil grado fonetico 9 (k9r, f9k, n9f) si può seguire verso sud-est
pc). Ad oriente dell'area di diffusione di o il risultato fonetico è per lo ~ifino a San Marino e alle Marche settentrionali.
piu 9 invece di onegli esempi che siamo venuti indicando: per esempio
k9r, pr9va, n9f, r9da, n9ra, s9k 'giuoco', v9t; e si tratta evidentemente
di uno stadio ridotto da un precedente u6. rr5. Lo sviluppo di Q nei parlari veneti. Il dittongo è sconosciuto
Per quanto concerne i parlati romagnoli, i testi relativamente an- nei testi medievali della zona di Verona - dr. in Giacomino fogo, l'om,
tichi, per esempio il« Pulon Matt » (xvr secolo), conoscono il dittongo fora, cor, nova, prova, logo : e anche .nei t~st~,anti~hi .veneziani il dit-
uo soltanto come risultato della metafonia da -i: per esempio luogh tongo uo s'incontra molto d1 rado. Nei testi pm ant1ch1sembra cheta-
'luoghi', muod 'modi', uoch 'occhi', cuoll 'colli', nuost 'nostri', fuoss le dittongo uo sia stato provocato da una palatale susseguente ovvero
'fossi'; e isolatamente anche davanti a consonante palatale, per esempio da metafonia: Meyer-Liibke cita ( § 44) da « Fra Paolino » puovoli (sing.
ancuo 'oggi'< hinc-hodie (Schiirr I, 80 ); inoltre il dittongo uo si in- povolo), suoseri (sing. sosero), dapuo, u~g!o; ben prest~ pe:ò sembra
contra in posizione di iato davanti ad -u e nel gruppo fonetico -ocu, cO: che, in corrispondenza con la comparsa d1 te (dr. § 94), il dittongo uo
me in suo< *soum, tuo< *toum, fuogh, luogh, zuogh 'giuoco' (ibid.). in sillaba libera si sia andato generalizzando, prova ne sia che la mag-
A partire dal xvr secolo per il romagnolo e dal xvm secolo per il bolo- gior parte dei testi medievali presentano forme con uo (di fronte ad
gnese, il dittongo si semplifica in u, (Schiirr I, 72): cfr. per i dialetti esempi di conservazione di p: per esempio sol, logo, hom, fogo, core)
odierni a Lugo i kur 'i cuori', puk 'pochi', purk 'porci'; a Ravenna fjul in misura già considerevole; per esempio duol, fuogo, fuora, luogo,
'figlioli', murt 'morti', i bu 'i buoi' (Schiirr II, 146); in bolognese uéé muore, puovolo, muodo. Nell'antico padovano la situazione antica è piu
'occhi' (sing. péé), urp 'orbi', fiu 'figlioli' (però fiala), éut 'chiodi' (sing. chiaramente riconoscibile, perché anche qui si può stabilire, in corri-
éòt), murt 'morti' 3,fuk 'fuoco', luk 'luogo',j~ku 'oggi', suk 'giuoco'. , spondenza con lo sviluppo di ~ (cfr. § 94 ), che il dittongo dipende da
In bolognese è degno di nota il fatto che la maggior parte dei gruppi metafonia provocata da -i, per esempio cuorni, puori, cuotti, huorti,
palatali non esercitino alcun effetto sulla p precedente: cfr. in bolognese huossi, huorbi 'orbi', druomi 'dormi' (3a pers. drome), recuordi (3a pers.
pé 'occhio', kpsa <coxa, kpt <coctu, tpzg<toxicu, pt <octo, fpja recorda), puorzi (Wendriner, 12). Uo compare anche davanti a conso-
'foglia', npé <nocte, e se non vi sono condizioni tali da provocare la me- nante palatale: per esempio ancuò 'oggi', suogio 'io soglio', vuogia, duo-
1
tafonia p resta inalterata in bolognese anche in sillaba libera, per esem- gia, zuobia 'giovedi', huolio, huogio 'occhio' • Ma già nel Ruzzante (dal
pio rpda, fpra, npf 'nove', prpva, pipf 'piove', pf 'uovo'. quale sono stati tratti gli esempi riportati) uo si trova anche in sillaba
Nella zona orientale del dialetto romagnolo, p in sillaba libera è pas- libera - senza che vi siano particolari ragioni perché si produca metaf o-
sata di regola ad 9 per via di un allungamento ( attraverso una fase u9?); nia: per esempio cuore, fuora, buona, nuova, ruosa, puoco - e persino
mentre a Lugo questa 9 appare chiarissima, a Imola, Forlf, Meldola, in sillaba chiusa: dr. gruosso, cuorpo, muorto (Wendriner, 13). In Ruz-
Faenza, Ravenna e Cesena si presenta invece accompagnata dal suono zante compare anche la forma ridotta u, invece di uo, per esempio urti
(di fronte a huorti), tulti (di fronte a tuolti), purci (di fronte a puorzi).
2
Questa o appare mutata in f a Poviglio (Reggio Emilia, punto 424 dell'AIS): per esempio
nçra, kfr, prçva, frk, frra. 1 La b che precede il dittongo trova la sua spiegazione, al pari che nello spagnolo huevo, hueso,
3 Nei testi antichi romagnoli del XVI e XVII secolo non si può ancora trovare alcun indizio di nello sforzo di accentuazione del valore vocalico della u seguente per differenziarla dalla u conso-
una dittongazione in sillaba libera senza che vi sia metafonia da -i (Schiirr I, 26). nantica ( = v) dei manoscritti medievali.
r 46 I. Vocalismo § r r6. Sviluppo di Q nelle colonie gallo-italiane 147

Per quanto riguarda i dialetti veneti moderni, il dizionario di Boerio tç'I}, r9da. Secondo Deanovié ( 13) a Rovig~o il r~s~ltato normale di 9
registra il dittongo uo soltanto in pochi casi: cuor, vuovo 'uovo', ancuo sarebbe u in sillaba libera (nuvo, ruda), uo m pos1z10ne (!uosa, cuo~no,
'oggi', cuogo (a fianco di cago); mentre piu spesso si trova la semplice o: puorta), mentre fògo, zògo, sòla, còsa 'coscia', còsta sarebbero dovuti ad
omo, foga, roda, novo, son 'suono', vado 'vuoto', piover, fora. L'AIS influssi veneti.
dà 9 aperta in r9da, pi9ve, n9ve, n9vo, v9vo 'uovo', v9do 'vuoto', pr9a, La situazione che si incontra nel Trentino corrisponde allo stato fo-
f9ra, m9ver, t9,:i 'tuono', rosiii9jo 'usignuolo', s9na, s9go, s9ga 'giuoca', netico dei parlati lombardi, in quanto si può ancora chiaramente ~icono:
e 9 chiusa in f9go e b9,:i. Invece di uo in certi casi il dittongo si incontra scere la metafonia provocata da -i, almeno in alcune zone arca1c?e d1
sotto forma di io, evidentemente come risultato di una dissimilazione: questa regione: dr. a Roncone e Tiar~o di Sotto bo come ?lurale d1 bp <
Boerio registra niora, siolo, siola, nioser 'nuocere', e Goldoni adopera bove (AIS, 1042); in val Rendena (Pmzolo e Strembo) bo come pl~ral:
nelle « Baruffe chiozzotte» per esempio siola, liogo, niovo, tior 'toglie- di b9 <bove, oé come plurale di pé 'occhio', nos come plurale d1 nps
re'; tali forme non sono però caratteristiche solamente di Chioggia (cfr. 'nostro', i.inoé come plurale di iin(?é 'ginocchio' e in val di Sarca (Cam-
Ascoli, AGI 1, 454), ma sono di uso generale anche nel dialetto cittadi- pomaggiore) of come plurale di of (Ettmayer, RF 13, 614 sgg.).
no di Venezia, come pure si incontrano anche altrove nei parlati veneti:
per esempio a Trieste diol 'dolore', rioda, siogo, stiora 'stuoia'; a Grado
si9la; a Istrana (Treviso) ni9ra; a Montona (Istria) si9la. rr6. Sviluppo di Q nelle colonie gallo-italiane dell'Italia me~idio~a-
Nei dialetti del contado è parimenti preponderante nella maggior par- 0 le. Dell'importanza di queste colonie per la conoscenza della s1tuaz10-
te dei casi la forma col monottongo (k9re oppure k9re, n9ra oppure n9- ne fonetica dell'Italia settentrionale nel secolo XII già si è. discusso .al
2
ra) , tuttavia i dialetti nella zona intorno a Rovigo fanno eccezione: a § 9 5 . I tre gruppi presentano in piena corrispo~~enz~ fra d1 ~oro la ?1t-
Fratta Polesine (prov. Rovigo) e Cavarzere (prov. Venezia) si ha ku9re tongazione davanti a consonante palatale - uoJt oggi (Sperlmga, _Tito,
e nu9ra; per Rovigo citiamo ruosa, ancu6 'oggi', despu6 'poi', fuogia, Trecchina) rakupita 'ricotta', truoja 'troia', kuosa <coxa (Sperhnga),
racuolgiare. Il rovigotto stesso introduce il dittongo incondizionatamen- kuola <colligere, vuolu (Trecchina), recuogo 'raccogliere:, uo_it_o'~t-
te anche in sillaba chiusa (cuorno, cuorpo, cuorda, uorto, uosso ), e per- to' nuoito 'notte' puoi 'poi' (Nicosia) - e inoltre in certi casi m sil-
sino quando si tratta di una o secondaria ( <au ), per esempio uoro, uoca laba libera - per :sempio kuora, fuogu, guogu (Sperlinga), cuova 'pio-
(Ascoli, AGI 1, 442). A Ferrara si presentajnvece una situazione con- ve' (Trecchina), fuora, nuova (Sperlinga, Tito e Trecchina), cuoro, vuò
fusa, dato che qui si incontra talvolta 9, talaltra o e talaltra ancora uo: 'vuole' fuora nuovo muoiro 'muore', pruova (Nicosia), kuora, nuora,
cfr. b9 (pi. bu9 ), pm, lans9l, r9da, pé 'occhio', /9k, s9k 'giuoco', f9ra, ' ' '
suola, fuogu, nuovu, nuova, suofara, CUOVJ 'piove' (Ti~o) -, ment~~ m
.
n9v, pr9va, i,:iku9, ku9r, ku9sa, ku9zar, s9la <siola 'suola' (AIS, punto altre parole rimane la 9: per esempio r9da, pmu (Sper!mga), rpta,.c?o~
42 7 ). Secondo lo Schiirr ( « Charakteristik der Mundart von Portomag- 'chiodo', tr9nu, bpnu (Tito). Ad Aidone (prov. Caltamssett~) uo s\ e ri-
giore, Progr. Trieste», 1914) l'antico dittongo uo sarebbe rimasto sol- dotto ad u: dr. ug 'occhio', kur 'cuore', sura 'sorella', uj 'oggi''. fura fuo~
tanto dopo labiale o velare, mentre negli altri casi si sarebbe ridotto ad a. ri'. - Oltre ai casi suddetti, nel gruppo di Potenza e presso 11golfo d1
In Istria si ha una situazione alquanto mancante di regole esatte: per Policastro la dittongazione si manifesta davanti ad-i finale, dr. a Picerno
3
Rovigno l'AIS dà per esempio k9r, 9mo, s9ga 'giuoca', pu9ki, ku9lo puré, grusa, tsupp come forme plurali di p9rka, grpsa 'grosso', tS9fP:
'collo', nu9to 'notte', éu9do 'chiodo', ku9rpo, nura, a,:ikui, nuvo; per a Trecchina muorti, vuoski, uossi, gruossi, uorti quali forme plurali di
Dignano k9r, 9mo, n9to, é9do, k9rpu, iiura, a,:ikui, f9go, prua 'prova', mçwtu, vpsku 'bosco', 9ssu, gr9ssu, prtu (Rohlfs, ZRPh 61, 82 ), ~entre
le colonie gallo-italiane della Sicilia non conosc?no né la ~e~af~ma pro-
2
• Anche nei dialetti della Dalmazia il monottongo si trova in misura preponderante, per esem- vocata da -u, né quella da -i: cfr. a Sperlinga fortu (pl. forti), orbu (pl.
p10 a Zara foga, zogo, piove, move, cor, novo, però ancuo 'oggi'.
3 òrbi).
Cfr. inoltre, dal materiale di Ive (12), v9l, fù?l, s9r < soror, f9go, l9go di fronte a cuorno,
duormo, suorte, fuosa, fuobia < fovea, tu6tano 'totano', Mu6dana.
148 I. Vocalismo § 117. Le cause della dittongazione nell'Italia settentrionale 149

montese settentrionale (Borgomanero) bç : bai; il ticinese (Osco) bç :


r ~ 7. Le .c~use della dittongazione nell'Italia settentrionale ( ricapi- boi; il poschiavese bçf: bof; l'emiliano (Prignano e Sestola) bç: bo; il
tolazione crztzca). Le ragioni e le condizioni che in Alta Italia condu- trentino (Roncone e Tiarno di Sotto) bç: bo; il ferrarese bç: bu6; il bo-
cono alla dittongazione di r > uo (che oggi compare per lo piu sotto la lognese ba: bu; il romagnolo bç: b9. Come si vede, siamo qui assai
forma ridotta o) sono quelle stesse che hanno permesso la formazione di distanti dalla situazione linguistica del francese, in cui 9 in sillaba li-
ie da ç: il passaggio si verifica davanti ad -i finale, davanti a consonante bera regolarmente dittonga (le breuf, les breufs ). Tutto quanto abbia-
palatale (in entrambi i casi anche in posizione chiusa) e in sillaba libera 1• mo detto sta a provare che in Alta Italia la dittongazione di 9 era ori-
Uo oppure o davanti ad -i finale si ha in diverse parti del Piemonte, nel ginariamente limitata alla posizione precedente consonante palatale op-
Canton Ticino, in Valtellina, in Emilia, nei dialetti romagnoli, nell'an- pure -i (talvolta anche -u ), e soltanto in un periodo piu tardo, a causa di ·
tico veneziano, nell'antico padovano e nei dialetti del Trentino; davanti un livellamento analogico ovvero sotto influssi stranieri, il dittongo
a consonante palatale in Liguria, in alcune zone del Piemonte, nel dia- sembra essere diventato usuale anche in sillaba libera (senza che occor-
letto milanese, nel Canton Ticino, in Valtellina, in Emilia, in parte della ressero particolari condizioni determinanti la metafonia): la prima fase
Romagna, in antico veneziano e in antico padovano; in sillaba libera di una tale generalizzazione l'abbiamo oggi in certi dialetti del Canton
(senza alcuna delle suddette condizioni) in Liguria, in certe parti del Ticino. L'opinione manifestata dal Wartburg, che ç ed p un tempo dit-
Piemonte, nel dialetto milanese, nei parlati del Canton Ticino (soltanto tongassero in sillaba libera nell'intera Italia settentrionale (ZRPh 56,
in alcuni casi), in Emilia, nell'antico veneziano e nell'antico padovano. 38 ), non può dunque essere sostenuta. La dittongazione in sillaba libera
Questi tre diversi aspetti delle circostanze che conducono alla ditton- nell'Italia settentrionale è un fenomeno relativamente recente, che in
gazione sono ancora molto chiaramente riconoscibili, nonché scevri da molte parti dell'area di diffusione dei parlati settentrionali ancora oggi,
influssi di infiltrazioni piu recenti, nelle colonie gallo-italiane dell'Italia in determinate circostanze, non si è manifestato. Ci sembra che abbia
meridionale. La comparsa di o davanti ad -u finale è limitata ad una molto piu ragione lo Schiirr quando sostiene (RF 5 o, 2 9 5) che o (e ie)
zona piuttosto ristretta di territorio nel Piemonte settentrionale e nel è stata introdotta in sillaba libera per traslazione dai casi di dittonga-
Canton Ticino, mentre soltanto il dialetto ligure e parte dei dialetti ve- zione condizionata.
neti (a Rovigo e in Istria) presentano o aoche in sillaba chiusa (senza La situazione che si incontra nella zona orientale dell'Alta Italia è
che sia condizionata da metafonia). particolarmente complicata: prescindendo dalla completa mancanza di
Per quanto riguarda la comparsa di uo ( oppure a) in sillaba libera, il
fenomeno abbraccia sf delle ampie zone dell'Italia settentrionale, però
regole nei dialetti dell'Istria, anche il dialetto di Venezia città, sia mo-
derno che di epoche precedenti, segue delle leggi tutt'altro che chiare,
l
i
t
non si può dire affatto che tale passaggio si manifesti dappertutto per IJ,
per cui in questa zona la situazione originaria deve aver subito ben pre-
ogni 9 in qualunque sillaba libera: -a ed -e finali impediscono il manife- sto delle alterazioni. Che la dittongazione di p in sillaba libera si sia avu- 11

i
starsi del passaggio in parecchie parti dell'Italia settentrionale (si tratta ta relativamente tardi è testimoniato anche dal fatto che partecipano alla I

sempre di posizione in sillaba libera), cioè nel Piemonte sud-occidentale dittongazione stessa parole contenenti un originario au ( >p) (per esem-
(prov. Cuneo), nel Piemonte settentrionale, nel Canton Ticino, in Val- pio puoco, puovero) e che inoltre prendono parte a tale sviluppo persino
tellina e nel bolognese; ed anche in antico romagnolo uo è limitato ad delle parole che originariamente avevano una 9 (custuode, memuoria);
alcuni casi ben determinati (in iato davanti ad -u e nel gruppo fonetico finalmente sembra che in epoca piu recente, sotto l'influsso del toscano,
-çcu ). In molte zone dell'Italia settentrionale, poi, esiste una netta dif- si sia pervenuti ad una regressione del dittongo, la qual cosa spieghe-
ferenza fra bove e *bovi: cfr. il ligure (Borgomaro) bç: bai; il pie- rebbe la relativa scarsità di uo nel dialetto cittadino odierno di Venezia.
Una generalizzazione senza regole del dittongo uo si incontra anche nei
1
Lo sviluppo di p nei dialetti ladini delle Dolomiti si manifesta in circostanze del tutto ana- dialetti delle campagne padovane, per esempio (Papanti, 3 3 r) puodesse,
loghe, cfr. per esempio in val di Fassa (Elwert, 48). suoportare, onuorata.
150 1. Vocalismo § 120. Lo sviluppo di Q in iato davanti ad u 151

Per ciò che riguarda il rapporto di uo con o,l'Ascoli aveva ritenuto una -i finale provocano la metafonia della vocale tonica: dr. il piemon-
che si trattasse di uno sviluppo da uo ad o (attraverso i gradi intermedi tese dormu <dormio; il valtellinese gros 'grossi'; il gallo-siciliano uottu
ue >ue), viceversa il Meyer-Liibke ha espresso l'opinione(§ 38) che o ' <octo (cfr. § r r r sgg. ). In taluni dialetti la 9 aperta si apre ulteriormen-
possa essere originata direttamente da 9 (come uda u), senza avere pe- te in a: cfr. nella colonia gallo-italiana di San Fratello (Sicilia) darma
rò la possibilità di contestare esaurientemente il concetto dello svilup- 'dormo', kat 'collo', fart 'forte', gras 'grosso', arp 'orbo', bask 'bosco',
po graduale proposto dall'Ascoli. Le seguenti considerazioni potranno karp 'corpo'.
aiutarci a raggiungere una maggiore chiarezza intorno alla questione
della a: la vocale che ci interessa si estende nell'Italia settentrionale
(prescindendo da Parma, cfr. § 114) esattamente fino alla linea che se- u9. Lo sviluppo di 9 davanti a nasale nell'Italia settentrionale.
para la u occidentale dalla u orientale (cfr. § 35 ). Poiché lo sviluppo di 9 Come la ç davanti a nasale si è chiusa in~' cosi anche 9 è passata a 9, e
non può assolutamente trovarsi per caso in cosi singolare parallelismo questa 9 si è cambiata piu tardi in u, come la 9 primitiva: cfr. il lig1:1re,
con il passaggio di u > u, il fatto non può significare altro che questo: piemontese e lombardo tru1J'tuono', buf!,'buono'; mentre le zone orien-
l'origine di o è vincolata alla esistenza di u. Tutto diventa chiaro se si tali hanno mantenuto 9 ovvero hanno partecipato allo sviluppo soltanto
presume che uo (da un precedente uo) sia stato lo stadio anteriore di o
2
• fino ad o: cfr. il romagnolo tr91J,b91J,,il veneziano t91J,,b91J,.In homo
Il dittongo uo, sviluppatosi da 9, avrebbe di conseguenza seguito il pas- l'antica ~ocale tonica è rimasta conservata in quasi tutto il territorio del-
saggio di u >u 3 ; come grado intermedio fra uo ed o si potrebbe presumere l'Italia settentrionale (lig. 9mu, altrimenti 9m)1. In somnu la otalvol-
qualcosa di simile a uo, in quanto il carattere palatale di u avrebbe dato ta è rimasta conservata e talvolta è passata ad a: cfr. il ligure sonu, il lom-
la sua coloritura alla o susseguente 4 • Cosi si avrebbe, pertanto, che l'an- bardo ed emiliano s9n, il romagnolo s9n, il veneto s9no; in piemontese
tico uo è diventato o attraverso lo stadio uo ad occidente della linea che si incontra a volte spii, a volte soii < somniu. La forma verbale 'suona'
separa u da u, mentre ad oriente di questa linea (dove si è conservata la si trova sotto forma di sana in ligure, di suna in lombardo, di sçma in
u) l'antico uo si è monottongato in u.oppure in 9. Il punto di vista espo- romagnolo, talvolta di s9na e talaltra di s9na in venezi~no.. . ,
sto in queste pagine sarebbe un ulteriore appoggio alla tesi che sostiene Il comportamento di pons, frons, mons non e unitario, perche
essere il passaggio di u >u nell'Italia settentrionale un fenomeno mani- dove alla base c'era osi è avuto di regola il passaggio ad 9, che a sua vol-
festatosi solo relativamente tardi. ta si è sviluppata in u: cfr. il genovese frunte, il piemontese e lombardo
frunt, e d'altra parte il romagnolo ed emiliano frçmt e il veneziano fr9nte
e fr9nte; nella Liguria occidentale si incontrano le forme fr9nte .e p9nte
n8. Lo sviluppo di Q in sillaba chiusa in Italia settentrionale. La insieme alla forma munte (Parodi, SR 5, 99 ), la qual cosa corrisponde
9 che si trova in sillaba chiusa rimane generalmente conservata nell'I- esattamente alle forme spagnole frente e puente che stanno a fianco di
talia settentrionale: cfr. il ligure k9rpu, veneziano k9rpo, piemontese, monte. Alla base c'è dunque talvolta o e talvolta 8.
lombardo ed emiliano k9rp 'corpo'; il ligure d9rmu, veneziano d9r-
mo, lombardo d9rmi, emiliano d9rm 'dormo'; il ligure, piemontese, lom-
bardo, emiliano e veneziano k9rda. Viceversa, 9 prende parte allo svi- 120 .
Lo sviluppo di 9 in iato davanti ad u nell'Italia settentrionale.
luppo in uo oppure in olà dove una consonante palatale seguente ovvero Come la vocale ç in iato davanti ad -u finale ha mutato il suo timbro in-
nalzandolo ad i (cfr. § 9 9), cosi 9 nelle medesime condizioni si è tra-
2
sformata in u: questo sviluppo si è manifestato nel romagnolo, cfr. tu<
Questo uo si è conservato in alcuni dialetti montani della Liguria; a Bonifacio (Corsica) si
è modificato in io (cfr. § rn). * t9um, su<* s9um (Lugo, Faenza e ForH). Parimenti la 9 contenuta
3
Anche i dittonghi uei e uou dell'antico provenzale avevano il valore di uei e di uou; cfr. W.
Schroeder, VKR 5, 174.
4
Anche lo Schiirr (RF 50, 295) ritiene che vi sia il seguente sviluppo per gradi: u9 > u9 > uo > o. 1 A Poschiavo il tipo 9m corrisponde a b9,:z,tr9,:z(Michael, 15).
153
§ 12 3. Dittongazione condizionata di Q nel Mezzogiorno
152 I. Vocalismo
bçnu, kpri 'cuore', vpli 'vuole', fçku, pssu, çrtu, pprta; nel Salento me-
~el gruppo fo~etico -ocu (> -ogu) viene trattata come se si trovasse in
ridionale bçnu, f çku, pve, sçku 'giuoco', kpjuru 'cuoio', le spru tçi 'le
iato: dr. f~g, zug, ~ug (Bologna, Lugo e Porli) (Schi.irr II, 18 9 e 191 );
tue sorelle', çkkiu, rçta. Per le cause della conservazione di p, cfr.
dr. a~che _iltoponimo Lugo. Nelle altre zone dell'Italia settentrionale
non _siregistra a~cu~o sviluppo particolare di p in posizione di iato da- § 100.

vanti ad-~: dr. ti ligure, piemontese settentrionale e ticinese to, il pie-


montese (in parte) e lombardo tp 'tuo'. 123. Dittongazione condizionata di Q nel Mezzogiorno. Nella mag-
gior parte dell'Italia meridionale la dittongazione di 9 in sillaba chiusa
in sillaba libera si verifica quando nella sillaba finale (o anche in quella
O
121. Casi particolari dello sviluppo in Italia settentrionale. Lo svi- seguente) si trova o si trovava una i oppure una u, mentre la 9 rimane
l~ppo delle for~e verbali è spesso determinato da un livellamento fra il inalterata quando vi sia una e oppure una a. Un tale sviluppo si registra
risultato fonetico delle forme che sono accentate sulla radice e quello in alcune zona della Sicilia, nell'intera parte occidentale dell'Italia me-
delle forme che ~ono accentate sulla desinenza: se il ligure vara il pie- ridionale dalla Calabria (linea Vibo Valentia - Stilo) fino ai dintorni di
montese settent~onale _vpl~ e il ticinese vpra 'egli vola' corris~ndono Roma e all'Umbria meridionale, e sulla costa orientale dal Salento (dove
esa~t.amente a volat, ti piemontese meridionale vura, il lombardo ed si conserva 9 solamente nell'estremo sud) fino alle Marche meridionali
emiliano vula p~esentano invece l'introduzione della u delle forme ac- (per maggiori dettagli cfr. § ro1 ). Nella Calabria settentrionale troviamo
centate sulla desinenza (per esempio il lombardo vula 'volare') nelle for- dunque buonu, uovu, fuocu, gruossu, gruossi, tu puorti, puorcu, però
me che hanno l'accento sulla radice. La forma lombarda trova 'trova' kçre, bpna, pva, ppte, npra, skpla, mçrta, pçrta, çje 'oggi', nptte. Nel
(dr. l'antic,o italia~o truova) presenta quella medesima irregolarità pro- Medioevo la dittongazione condizionata valeva anche per Roma ( buonu
vocata dall analogia (nel caso che alla base vi sia turbat) che si può ve- però bçna, uovo però çva, forte però fuorti) e nel xv secolo era ancora
~ere n~~-o stadio antic? treuve del francese ( < trueve ). - Di fronte al in pieno vigore: cfr. nella« Vita di Santa Francesca Romana» di un cer-
ligure g~mu e al trentino gpmo < glomus, il veneziano presenta una to Mattiotti muorto, muorti, morta, buono, bona, core, rota, vole, fuor-
strana ~ in g~mo
' ' gomito
· Io ' : semb rerebbe che dovesse presupporsi una ti, cuorpo, cuorpi (Tellenbach, 22 ). La lingua del Belli ha solamente an-
form a * g 1-emus d'1 Iatino
· reg10na
· Ie, la quale può essere stata provocata cora la ò toscana, per esempio fòco, bòno, ròta, nòra, còrpo, mòrto.
1
dalla compresenza di gleba e globus, glebula e globulus, glebo- Il dittongo si presenta anche sotto un'altra forma: ue • Questo tipo
sus e globosus. si trova nell'antico romanesco popolare del xrv e xv secolo - per esem-
pio lueco, fuego, bueno, cuerpi, prepuesto (Ugolini, AR 16, 40 sgg.) -
e si incontra anche nei testi letterari napoletani del secolo xvn: per
.. ~22:Cons~r~azione di Q nell'Italia meridionale. Nei testi antichi esempio nel « Pentamerone » del Basile uerco, cuerpo, uerto, uecchie
s1c~ha1:1non s1 incontra alcuna dittongazione di 9 ed anche i dialetti 'occhi', ueglio 'olio' (cfr. Salvioni, ZRPh 35, 488). Ue ha oggi il suo
o_d1em1_presentano una generale conservazione di questa vocale sia in centro di maggior diffusione nell'Italia meridionale di sud-est, dove già
sillaba libera che. in ~illaba chiusa in quelle stesse zone che mantengono era presente negli antichi testi, per esempio nel « Sydrac otrantino»
anche f, vale a dire in alcune parti della Sicilia, nella Calabria meridio- (fueco, bueno, trueni, lueco, cuerpo ). In questi territori è preponderan-
nale_(?no alla linea Vibo Valentia- Stilo), in alcune zone della Lucania te dalla zona di Lecce fino ancora a nord di Bari: dr. per Lecce purrcu,
~er1d10n~I~ e nella parte estrema meridionale del Salento; a queste ag- muçrtu, murrti, fuegghiu, fuçrti, uçttu, cuçrpu, cuçri 'cuori', cuçru 'cuo-
gmngans1 inoltre talune località isolate nella Calabria settentrionale
(Rossano, Fuscaldo), nel Cilento meridionale (Camerota) e nel territorio ' Sotto forma di io il dittongo s'incontra soltanto isolatamente, per esempio in Abruzzo: cfr. a
del Ga~gano ~ ~r. maggiori dettagli al § mo). Nelle zone siciliane e della Tagliacozzo linziolo, niova; a Trasacco linziol.J; e a Velletri (Lazio meridionale) niovo, biono, tiosto,

Calabria mendionale di cui stiamo discorrendo si dice quindi pvu, rpta, viostro (Crocioni, SR 5, 34).
15 4 I. Vocalismo § 125. Sviluppo di Q non metafonizzata in Italia meridionale 155

io', furcu, uru 'uovo', muçi 'muovi'; per Bari kufdda 'collo' pueta è avvenuta la metafonia da ç ad ~: in alcune località della Calabria set-
'puoi', burna, puçréa 'porci', kuçrna 'corni', kuçrpa, puçrta 'tu' porti' tentrionale, in alcune zone della Campania (Sora, Ausonia), in certi dia-
fu~ka, uçtt 'otto'. In entrambi i dialetti, ue tende facilmente a ridursi ad letti d'Abruzzo, nell'Umbria meridionale (Rieti, Spoleto), nelle Marche
e quando si trova vicino a determinati suoni: cfr. il leccese nçu 'nuovo' meridionali (Camerino) e soprattutto in mal ti dialetti del Lazio ( Subia-
;rni '.t~,suoni', sç~u 'il giuoco', sçki 'tu giuochi', sçnnu 'sonno', çmmeni co, Alatri, Segni, Castelmadama, Zagarolo, Carpineto," Cori, Veroli, Son-
uomm1, tu dçrmz, lçngu 'lungo', lçku 'luogo'; il barese sçnna 'sonno' nino, Serrone). In Calabria (Mangone) troviamo pertanto f9ku, 9ssu
n r~t a ' nos t ro ' , grfssa ' grosso,' sçna ' suono', çmna
. 'uomini', çkkja 'oc-' (però pssa), n9vu, n9vi (però npva), f9ssu; a Rieti b9nu (però bpna);
chi', l~ka 'luogo', ~va 'uovo', n~va, tr~na 'tuono'. Il condizionamento nel Lazio meridionale n9stru (però npstra), m9rtu (però mprta). Per
della dittongazione si riconosce bene dai seguenti esempi: muçrtu: mpr- maggiori particolari, cfr. § 1 o 1 .
ta, sçkru 'suocero' : spkra 'suocera' (Lecce), srek 'suocero' : srok 'suoce-
ra' (Bari). Il dittongo ue si trova anche in alc~ni dialetti dell~ Lucania
meridionale, per esempio a San Chirico Raparo (punto 744 dell'AIS): 124. Dittongazione incondizionata nell'Italia meridionale. Nelle
cfr. fuçku, buçnu, putrfici 'forbici'. Nel Lazio meridionale l'antico dit- zone della Sicilia in cui ç dittonga inco!!dizionatamente - vale a dire da-
tongo romanesco ue si è conservato a Terracina - per esempio bu~na, vanti a qualunque suono finale - inie, anche la dittongazione di p non
fu~ka, ku~rpa, mu~rta 'morto', fasu~la 'fagiuolo' (Giacomelli, AR 16 è legata ad alcuna condizione: di conseguenza, a Palermo, Catania, Mes-
44)- e a San Felice Circeo - per esempio fu~ka, ku~rpa, suffara 'suoce~ sina, Siracusa (e in alcuni centri periferici minori) si ha puorta, buona,
ro' (però spfara), pu~rka, puf 'tu puoi'. - Un'altra variante del dittongo ruota, nuova, nuotti, muorti 'morte', gruossa, uoji 'oggi'. Sulle origini
è ua, e questa è tipica di alcuni dialetti della Calabria, particolarmente di questa dittongazione incondizionata come pure sui dati riguardanti
nei dintorni di Nicastro - per esempio fuacu, nuavu, luardu, suaru 'so- piu esattamente la sua area di diffusione, cfr. § 102.
rella', cuariu 'cuoio' (cfr. RohHs, 1, 33) -, ed inoltre di alcune località
dell'interno della Sicilia: per esempio a Villalba fuaku, buanu (femm.
bpna), muartu. Questa forma in zta corrisponde al dittongo che nelle 125. Sviluppo di Q non metafonizzata in Italia meridionale. In Ita-
medesime zone è originato da ç, vale a dire ad fa (cfr. § 101). lia meridionale la p non metafonizzata rimane generalmente conservata:
In molte zone dell'Italia meridionale, dall'accentazione uo che è ca- cfr. il calabrese bçma, kpre, pje 'oggi', rpta, pva, vple, fpre, nptte, pprta,
ratteristica in modo particolare della Sicilia e della Calabria (fuocu, uor- kptta; e questa conservazione si estende verso nord fino a settentrione
tu, gru~ssu) è derivata la riduzione ad u ( attraverso uno stadio ua), il di Roma, nonché fino alla parte meridionale dell'Umbria e delle Marche.
quale risultato vale in Sicilia per Caltanissetta - per esempio bunu (però Piu oltre verso nord, in una stretta fascia da ambo le parti ·del confine
bpna), murtu (però mprta), grussu, fuku -, nella Calabria settentrionale fra la Toscana e l'Umbria, compare in sillaba libera il dittongo uo del-
per Belvedere (uvu, purku, bunu) e per la zona di confine dalla parte del- l'italiano letterario (cuore, ruota), ma nelle zone contigue a detta fascia
la Lucania (per esempio ad Oriolo nuva, purka, tusta, fuka ), per alcuni riprende subito a prevalere la p del dialetto toscano (kpre, rpta ). - In
?ialetti della Puglia (Martina Franca, Ruvo), in Lucania per Matera, certe zone dell'Italia meridionale, quando la situazione fonetica non dà
inoltre per alcuni dialetti abruzzesi (Atessa, Vasto, Lanciano e Teramo) casi di metafonia, si verifica una chiusura di p in sillaba libera, per cui,
e infine per le Marche meridionali (Sant'Omero, San Benedetto del invece della vocale p, che ci aspetteremmo, il risultato è una 9; il gra-
Tronto, Grottammare: per esempio li fasula 'i fagiuoli', tu durma) sem- do precedente di tale 9 è evidentemente un allungamento del suono
pre in parallelismo con lo sviluppo di ç >ie > i (cfr. § 1 o 1 ) . ' aperto. Il fenomeno in questione è particolarmente caratteristico della
Un altro risultato di p è 9, che non è passato affatto attraverso la fase Puglia settentrionale (Bari, Lucera, Apricena, Taranto, Martina Fran-
uo, bensf si è sviluppato direttamente da p, esattamente come e da ç nel- ca), della confinante Lucania orientale (Matera, Castelmezzano e Ripa-
le medesime condizioni. Questa o si trova dappertutto nelle ~one dove candida), nonché di gran parte dell'Abruzzo (Palena, Lanciano, Opi e
1. Vocalismo § 126. Casi particolari dello s~iluppo di(> in Italia meridionale 157
Campobasso), dell'isola d'Ischia, di Procida e di alcune località della (SR 5, 243). I dialetti dell'Italia meridionale mostrano di aver conser-
Calabria settentrionale (Saracena, Nocara), dovunque in parallelismo vato un antico longus, in contrapposto all'italiano lungo, che presup-
con lo sviluppo di r >f. In queste zone p coincide dunque con l'antica O .. Pone una forma *longus: cfr. il calabrese luongu, napoletano luongo
qualora quest'ultima vocale non si sia prima ulteriormente sviluppat~ ' e leccese lengu. I continuatori di -zolus, -éolus hanno come base nel
per conto suo (come in gran parte è accaduto in Puglia): cfr. a Lanciano Mezzogiorno talvolta 9 e talaltra 9, e il fenomeno è in relazione al fatto
kora, rata 'ruota', mova 'muovere', nova, sana 'io suono' (come sola .. che in una parte del territorio meridionale lo spostamento dell'accento
's~le'); .a Procida k9r~, r9ta (come s9l; ). Do~e la 9 primitiva in sill~ba tonico si manifestò in un periodo in cui gli antichi rapporti di quan-
libera si è ulteriormente sviluppata, anche la 9 proveniente da p ha pre- , tità non si erano ancora perduti, per cui a quel tempo -iolus diventò
so parte allo sviluppo in questione (naturalmente si presuppone in tal -iolus; piu tardi invece (dopo la perdita del rapporto di quantità) da
caso che p sia pervenuta a tempo opportuno al grado di 9 ): cfr. a Mol- .folus poté prodursi soltanto -iolus (Lausberg, 42): la forma ante-
fetta koura 'cuore' (come tamouna 'timone'); a Palena rputa 'ruota', riore in -iolus si continua nel salentino figghiulu, favarulu oppure
bpuna 'buona', kçJUra 'cuore' (come spulJ 'sole'); a Casalincontrada falauru 'baco del fagiolo'< *fabareolus, pasulu 'fagiuolo', majulu<
vauva <bave (come saula 'sola'); a Opi naura 'nuora' (come nauma malleolus, resigghiulu 'orzaiuolo' (Morosi, AGI 4, 131 ); gli abitanti
'nome'); ad Agnone nèura 'nuora', vèuna 'buona' (come nèuca 'noce'). di Carovigno (presso Brindisi) sono detti Carvignuli. Anche per il dia-
Questo sviluppo verso il dittongo passa di nuovo attraverso uno stadio letto napoletano è da prendere per base un -iolus: cfr. figliulo, fasulo,
p, cosicché si può stabilire il seguente processo graduale: kpre >k9ra (in agliarulo 'orzaiuolo', lenzulo, cetrulo, rasulo, e l'antico napoletano Pez-
cui si verifica confusione con sç>la'sole')> kpra (spla ); lo stadio anteriore zulo 'Pozzuoli'. Le rimanenti zone dell'Italia meridionale hanno la for-
rispetto a tale dittongo si trova a Teramo: per esempio vpva <bave, ma -iolus del neolatino comune (da cui il siciliano e calabrese figghip-
bpna <bona (come spla 'sole', fipra 'fiore'). A Grottammare (Marche lu). - Il siciliano lprdu e il calabrese luordu 'sporco' presuppongono un
meridionali) si è avuta l'apertura di p in a: kara, nava 'nove', cfr. qui vocalismo in o (per influsso di porcus, spprco? ), mentre il napoletano
anche atta 'otto', parta 'porta', sala 'sole', kraéa 'croce'. Ma nella colonia lurdo e il toscano lordo rivelano una base *luridus. - La maggior par-
gallo-italiana di San Fratello in Sicilia p passa ad a soltanto in sillaba te dell'Italia meridionale ha conservato il latino modo nella forma nor-
chiusa: cfr. carda 'corda', trapp 'troppo', fart 'forte', karp 'corpo' (cfr. male m9 'ora', ma alcune zone presentano una forma che sembra debba
§ II8). ricondurre ad un * mo( do), e tale forma è evidentemente originata dal
fatto che, dopo la caduta della d, le due o si fusero in un'unica o lunga
in seguito al ritmo piuttosto celere della lingua parlata: questo * mo· si
126. Casi particolari dello sviluppo di<;>in Italia meridionale. Da- continua nel calabrese mu (particolarmente nella provincia di Cosenza),
vanti al gruppo nt nei dialetti toscani si conosce soltanto 9 chiusa (p9n- in provincia di Brindisi mu, nel laziale meridionale (Cervara, Alatri,
te, m9nte, f9nte, fr9nte), anche nel caso in cui in latino alla base c'era Nemi, Sonnino, Veroli e Serrone) m9, nel campano (Formicola, Gallo
o (cfr. lo spagnolo puente, fuente); invece i dialetti del Mezzogiorno e Colle Sannita) mo 1 • - La forma atturru 'io abbrustolisco' del siciliano
fanno differenza tra l'antica oe l'antica o,cosicché la Sicilia e la Calabria e calabrese, con la presenza di quella singolare u, sembra che non ricon-
hanno ppnti, fpnti, ma frunti e munti; nell'estremo Salento abbiamo duca direttamente a torreo, bensf sarà un imprestito dallo spagnolo
munte, frunte, respunde, frunza 'fronda', ma fpnte, ppnte. Anche in turrar (REW 8801 ). Il tipo meridionale arrustu (sic., cal.), arrusto (nap.)
dialetto napoletano si distingue fpnta (pi. fuonta) da fr9nta (pl. frunta ); 'l'arrosto' pare che debba la sua u al verbo (cfr. il calabrese arrustire);
mentre per 'fronda' bisogna presupporre 9 in tutta l'Italia meridionale: la forma survu 'sorba' (Salento, nella Calabria meridionale) non deriva
dr. il siciliano e calabrese frunda, il napoletano e abruzzese fronna. Nel da sorbum, bensi presuppone il greco <roGp~ov.- Nel dialetto di Bari
Lazio meridionale, viceversa, predomina già la situazione fo~etica del
toscano: cfr. a Subiaco m9nte, p9nte, k9nka, resp9nne, nask9nne, 9nne 1
Per la congiunzione mu col valore del latino u t (in Calabria), cfr. § 789.

7
I. Vocalismo § r 2 7. La situazione in Corsica 159

si incontra uno strano vocalismo in tu dfarma 'tu dormi': da dormis rola greca i)i)µwvla 'bica' è stata presa in prestito a volte in una forma
ci si aspetterebbe un ~'(duçrmioppure ''(#rmi, per cui la forma che ab- piu antica temonia, a volte in una forma piu recente temonia: e in-
biamo (già metafonizzata una prima volta, come nostri> nçsta) è sta- vero la Sicilia orientale e la Calabria meridionale, dove si è avuta una
ta colpita da metafonia, a quanto pare, una seconda volta, in quanto piu lunga opposizione da parte dell'ellenismo presentano la forma ti-
ç è stata considerata come la vocale originaria (cfr. a Bari vfarma 'ver- mçgna (<o), mentre i territori romanizzati in epoca precedente (Sicilia
mi'). Nel territorio di confine tra l'Abruzzo e la Campania (ed anche occidentale e meridionale, Calabria settentrionale) hanno conservato nel-
nel Lazio meridionale) il nome del coltello dell'aratro ('vomere') si pre- la forma timugna (<o) il vocalismo della fase anteriore 2.
senta in una forma contenente ç accentata, per esempio a Morrone (Cam-
pobasso) vçmmara, a Roccasicura vçmbra, a Sonnino vçmbre: forse do-
vrà presumersi in questo caso un'antica metatesi vocalica, cioè *vemo- La situazione in Corsica. Tutta la Corsica ha conservato l'an-
127.
re <vomere? - Allo sviluppo di 9 hanno potuto prendere parte delle tica 9 davanti a nasale, per esempio l9,:zgu,p9nte. Lo sviluppo è unitario
parole che originariamente avevano o e che sono state introdotte nei va- in tutta l'isola anche davanti a consonante non nasale in sillaba libera.
ri parlati come imprestiti dalla lingu·a letteraria oppure+aa qualche altra Il risultato in questo caso è 9: cfr. f9ku (nella parte meridionale) fogu
fonte; ne sono esempio le seguenti: dal calabrese luoru (<illorum) 'es- (dialetti settentrionali), 9u 'uovo', k9re, n9ra, n9u, r9ta(nella part; m'eri-
si', vuoscu ovvero v9sku 'bosco' (che è b9sco anche in fiorentino), dionale), r9da (nel nord). Questo 9 vale dappertutto, anche davanti a ee
muortu 'molto', cuomu oppure cpmu 'come', duoppu oppure d9ppu a g:per esempio 9gi (nel sud) e 9ge (nel nord) 'oggi', 9cci 'occhi' (cfr. AC,
'dopo'; anche le forme j9rnu del siciliano, juornu oppure j9rnu del ca- 50 e 48 r ). Viceversa si registrano alcune differenze nel trattamento del-
labrese, juorna dei dialetti campani e lucani saranno imprestiti dalla l'antico suono in sillaba chiusa davanti a consonanti orali; la zona piu
lingua letteraria: la forma che normalmente ci aspetteremmo da diur- meridionale dell'isola (fino all'altezza di Levie) ha conservato 9 - per
num, cioè jurnu, si è conservata nella Calabria settentrionale. -Nel ca- esempio 9ri.u, n9tti, m9rtu, p9rta, r,tu, kprbu, m9rgu 'muoio' -, men-
so che uo si venga a trovare in posizione di iato davanti ad una vocale, tre la parte settentrionale (la maggiore) presenta o: cfr. ori.u notte mor-
in Calabria si ha facilmente una riduzione a ue se si tratta di uoi: cfr. il tu, p9rta, 9rtu, k9rbu, _m9rgu. In confronto con. lo sviiupp~ dell'~ntlca
cosentino vue (<*vuoi) <boves, pue ( <*puoe) 'poi', pue 'tu puoi', vue o si verifica pertanto in questa zona un ragguardevole capovolgimento
'tu vuoi"; e parimenti si ha come esito ue invece della forma uau, che dell'antica situazione fonetica: cfr. nella maggior parte dell'isola (cioè
dovrebbe normalmente aversi, per esempio in tue 'tuo', sue 'suo'. Nella la settentrionale) n9tte e m9rtu in contrapposto a nip9te e m9sca. Per
penisola salentina il trittongo uou che ci saremmo aspettati si è ridotto una spiegazione del fenomeno, cfr. § 105.
ad 9u (prima che uo progredisse ulteriormente ad ue ): cfr. il leccese t9u 2
• Il _diale~to~reco di Bo~a, c_hesopravvive nella Calabria meridionale, ha conservato come u al-
'tuo', t9i 'tuoi', s9u 'suo'. cuni resti de~l antica ~ronunc1a di w, dr. xuma < xwµa, vula 'zolla'< ~wÀoi; (dr. Rohlfs, Scavi, !7),
Nel greco classico già in epoca antica il suono di w, perduta la sua la :iuale ~ v1e~e.continuata come ou anche nei dialetti arcaici della Zacconia: ypouuua < y Àwuua
xoupa < xwpa (1b1d.). '
originaria lunghezza, si era confuso con la o breve (greca), ragion per
cui gli imprestiti dal greco contenenti w dovettero presentarsi col me-
desimo aspetto fonetico di quelli che in latino avevano per base o.Esem-
pi per questo tipo sono il meridionale tr9tta 'trota'< * trocta ("t'pwx-
le parole formate con il suffisso greco -w"t'i)c;: per esempio nella
't"Y)c;),
Calabria settentrionale Grisuliuotu, Lauriuotu 'abitante di Grisolia',
'abitante di Lauria'; nella Calabria meridionale Sidern9tu, Jeraci9tu,
Briatic9tu 'abitante di Siderno, Gerace e Briatico'; nel siciliano Ali9tu,
Lipar9tu, Scurdi9tu 'abitante di AH, Lipari, Scordia'. Viceversa, la pa-
§ r 2 9. a protonica della sillaba iniziale r 6r
Vocali atone il suono di differenti vocali atone, per cui, poniamo, le estreme regioni
meridionali (Sicilia, Calabria) non usano in sillaba atona altro che le
vocali a, i ed u (per esempio scriviri, lavaturu, rivutari 'rivoltare'), men-
tre in gran parte dell'Umbria in posizione finale si incontrano solo -e, -a
ed-o (Merlo, Sora, 235 ). Nei dialetti centro-meridionali (Campania, Lu-
cania, Puglia settentrionale e Abruzzo) tutte le vocali atone ( ad ecce-
zione di a) possono affievolirsi fino ad a: cfr. il barese arracòrdana 'ricor-
dano', addaratura 'addirittura', spangènnasa 'spingendosi'. L'armonia
vocalica può influenzare in certe zone il carattere dei singoli suoni (cfr.
128. Generalità. Nei parlari toscani (come pure in Umbria e nel § 139 e 332). La caduta totale delle vocali atone è spesso condizionata
Lazio) le vocali atone rimangono conservate (meritàre, venditore), ma dalla vicinanza di determinati suoni: cfr. il napoletano crapitt 'capretto'
del resto nella maggior parte dell'Italia settentrionale si verifica un in- (però o alla 'il gallo'); il tarantino fatt 'fatto' (però fichata 'fegato') 2 • In
debolimento piu o meno forte oppure la caduta completa di esse. La questo caso, mentre la sillaba chiusa favorisce la caduta di una vocale
massima riduzione si incontra nei parlari piemontesi ed emiliano-roma- finale susseguente, un forte aggruppamento consonantico può invece
gnoli: parole che in toscano sono di tre o quattro sillabe possono accor- promuovere la conservazione di una vocale debole, per esempio in emi-
ciarsi in queste zone fino a una sola sillaba: dr. il piemontese tlè, l'emi- liano a cor.n a ca 'corrono a casa' (però a c6ran tu.ti 'corrono tutti'), l'asn
al cor 'l'asino corre', però l' àsan del mii.lei 'l'asino del mulino' (Salvioni,
liano-romagnolo tlèr 'telaio'; l'emiliano pnà 'pennato', mdor 'mietito-
re'; il piemontese psia 'vescica'; il bolognese bdué 'pidocchi', sbdal 'ospe- RJ 1, 12 3 ). - Per i particolari di ogni fenomeno, cfr. i paragrafi seguenti.
dale'; il parmigiano pka 'peccato', pkar 'beccaio'; il valsesiano ské 'sec- Nel " Prospetto grammaticale " della « Crestomazia » del Monaci
1 (567-74) si può trovare molto materiale esemplificativo; una dettaglia-
care', pla 'pelato' • Questi fenomeni di sincope non possono però essere
tissima esposizione della situazione fonetica nel romagnolo è quella fat-
molto antichi, e sono in ogni caso piu recenti della sonorizzazione delle
ta dallo Schiirr (II, 192-215 ).
occlusive intervocaliche sorde: dr. il romagnolo mdor 'mietitore', perd-
ga 'pertica', tevd 'tiepido', tozg 'tossico'. Verso una riduzione piu o me-
no forte delle vocali atone tendono anche vasti territori dell'I talla me- 129. a protonica della sillaba iniziale. Nel toscano e nella lingua
ridionale e in questo fenomeno le località situate sulla costa orientale letteraria la a protonica della sillaba iniziale resta generalmente conser-
vanno piu in là di quanto non accada nelle zone della costa occidentale: vata: aceto, agnello, amaro, baciare, cacare, palazzo; ed anche nei dia-
dr. il napoletano tradat6ra, faskava 'fischiava', vasata. L'Abruzzo, la letti a è parecchio resistente alla caduta. Forme come le seguenti sono
provincia di Bari, il tarantino ed alcuni dialetti dei dintorni di Napoli dovute a dissimilazione: smeraldo< smaragdus; calabrese notale 'na-
(per esempio quello di Ischia) possono citarsi come esempi di parlati in tale', pilazzu 'palazzo'; trentino chegar; bresciano chigà 'cacare'; lom-
cui la riduzione delle vocali atone si verifica in misura molto radicale: bardo segra 'sagrato', resca 'raschiare', segrestà 'sagrestano'; antico ber-
dr. nelle Marche prsutt 'prosciutto', in abruzzese fratt 'tuo fratello' gamasco pesnaga 'pastinaca', antico toscano seracino; forse anche nota-
(frater tuus); in tarantino dèstra 'dita' (*digit-ora). re (nuotare)< na tare. L'antico italiano guerire è determinato dal fran-
Il toscano conosce cinque differenti vocali in sillaba atona ( vendito- cese; l'umbro opri, il romanesco ropri e il piemontese druvi, durbi 'a-
re, rugiada, monastero), mentre gli altri dialetti hanno fatto coincidere prire' sono incroci con coprire, come pure è un incrocio con lucere il
1
L'accumulazione delle consonanti provocato dalla deficienza degli elementi vocalici può ve- 2
Da parte delle persone incolte si perviene facilmente a casi di falsa ricostruzione, quando si
nire mitigato per mezzo di vocali d'appoggio: dr. in Valsesia alké 'leccare', abku,:t 'boccone'; in vogliono evitare (particolarmente nel fissare la lingua per iscritto) delle forme troppo dialettali, per
parmigiano arm6ur 'rumore' (dr. § 338). La forma arnione 'rognone', documentata nella lingua let- esempio cano 'cane', maro 'mare'; nella lettera di un soldato della provincia di Benevento le mie
teraria, sarà di conseguenza originata dall'Italia settentrionale. occhio si ssono abbagnatadi lacrimo (Spitzer, ltal., 17).
-- ___________
____________ ...........,_.....;..;,._....,.
..:,____:_
__ ----------------------------

162 I. Vocalismo § r 30. e ed i protoniche della sillaba iniziale 163


tipo molto diffuso lucerta, lucertola, lombardo luzerta (lacerta); a cau- sere causata da dissimilazione. Per il resto, già i testi del Medioevo mo-
sa dell'influsso della palatale precedente, già nel latino volgare si è avuto strano alquanta instabilità nell'uso delle vocali in questione: nel mano-
il passaggio jenuarius >gennaio, jajunus >jejunus,. mentre la f~rma scritto autografo del «Canzoniere» petrarchesco si trova sempre e in
jectare(>gettare) in luogo di jactare è stata favorita dal vocalismo nemico, fenestra, questione, pregiane, fedele, medolla, sempre i in si-
dei composti (dejectum, injectum, injectare ). La presenza della palatale gnore e migliore, e molta incertezza nei prefissi di- eri- (dr. Ewald, IO);
è certamente responsabile anche della forma sitta dell'antico padovano Boccaccio scrive Metano e Gergenti, però piggiore (Decam., 9, 1 ); nel-
(sita nell'odierno rovigotto), proveniente da sagitta (attraverso un 1'« Orlando Innamorato» si trova spesso de niente, de ogni paladino,
*sejitta?); cfr. anche il veneziano mistra 'mastro' <magistru. Nel dia- de quei baroni; l'aretino (almeno in epoca anteriore), il senese, l'um-
letto milanese la a protonica dopo palatale passa del pari ad e: cfr. piesé bro e il romanesco dànno la preferenza a e: reposo, recordo, deletto,
'piacere', Biegras 'Abbiategrasso' (Salvioni, 94). In Lombardia la a pro- demanda, menuto, enseme, menare, refà 'rifare', fegura, vecino, fene-
tonica davanti ad l piu consonante passa ad o come se-fosse in sillaba stra, nepote, securo; il suono e ha molta importanza in Guittone tanto
tonica (Rivolta< Ripa alta, cfr. § 13); cfr. il milanese alta 'altare', sal- che egli lo usa anche in de, el, me, te, se, ne, ce, ve (Rohrsheim, 41 ).
ta 'saltare', alza 'alzare', calcina 'calcina' (Salvioni, 92 ). Il dialetto romanesco piu recente (del tempo del Belli) ha una grande
predilezione per i, che si presenta regolarmente quando la sillaba suc-
cessiva contiene un'altra i: cfr. vistito, distino, prisciso, spidito, sitti-
130. e ed i protoniche della sillaba iniziale. Le vocali atone e,e ed mana, pinitenza, ma anche tigame, dimani, viduto, mità. Molto di piu
z si sono confuse nelle lingue neolatine in un unico grado fonetico e. - che nel fiorentino, la i si è diffusa nel dialetto di Cortona: per esempio
In buona parte della Toscana c'è una tendenza fortemente spiccata a far istète 'estate', birittino 'berrettino', binino 'benino', irbina 'erbina', lin-
diventare i questa e: cfr. migliore, signore, misura, sicuro, finestra, mi- zuolo, littiera, nissuno, trintina, sintire, diciso, middicina, pinsieri (Nic-
nestra, ginestra, nipote, midolla, Milano, Girgenti, minore, virtu, pri- chiarelli, 141 sgg.). - Al passaggio di e> i prendono parte anche alcune
gione, minaccia, piselli, vicino, finire, bidello, bisogno, ciliegio, cipolla, zone dell'Italia settentrionale, per esempio l'antico romagnolo (timpe-
ginocchio, finocchio, pidocchio, misurare, pigione, cinghiale, timone; sta ), i dialetti lombardi (milanese finestra, mita, minzona 'menzionare',
nella Versilia nissuno. Si hanno inoltre i prefissi di-, dis-, ri-, in-, per ligam 'legame', liga 'legare', figatèl 'fegatello', sigur 'scure'), l'antico pa-
esempio difendere, dirompere, discorrere, rivedere, ritornare, innesta- dovano (zilosia, dinari), il piemontese (ista 'estate'), il veneziano (ista
re, ingrassare; e ancora i pronomi mi, ti, si usati in posizione proclitica, 'estate', misurar, ligame, mistiér, vissiga 'vescica', ligad6r 'legatore',
gli avverbi vi, ci pure in posizione proclitica, la preposizione di e l'arti- ligazzo 'legaccio', intrada), l'emiliano {per esempio parmigiano vittura
colo il usato proditicamente 1 • Spesso la e è rimasta conservata in seguito 'vettura', nisson 'nessuno'). - Nelle regioni dell'estremo sud d'Italia
! I

alla grafia latineggiante e forse anche in parte per influssi dialettali: cfr. (Sicilia, Calabria, penisola salentina) la i è diffusa in un raggio molto piu
veleno, tedesco, questione, fecondo, melone, letame, tegame, segreto, se- vasto (rispetto al toscano): cfr. il siciliano piscari, piscaturi, vistimentu,
reno, spedale, estate. In altri casi e è rimasta inalterata a cagione della e pirsuna, dinari, midurj,rj,a,ciriverf,rf,u;il calabrese vilenu, tilaru 'telaio',
tonica della parola di provenienza: per esempio telaio (tela), fedele (fe- litame, tiganu 'tegame', sirinu 'sereno', nimicu, birf,rf,izza'bellezza', vis-
de), pesante (peso), semenza (seme), bellezza (bello), gentile (gente), sica 'vescica', pisari 'pesare', firmari; il salentino vinutu 'venuto', vidza
benino (bene), peggiore (peggio). Per lo stesso motivo e rimane il piu 'vedeva', scinnisti 'scendesti', vistire 'vestire', sicretamente, pinsieri,
delle volte anche nei verbi, sotto l'influsso delle forme accentate sulla 2
siccare • Anche la Corsica presenta in prevalenza i (specialmente nella
radice: per esempio pesare, cercare, fermare, ferrare, gelare, ecc. In ne-
mico, meschino, leticare, felice e vescica la presenza della e potrebbe es- 2
In Sicilia ed anche, dal piu al meno, nella Calabria meridionale, ogni e atona passa ad i (cfr.
piscaturi 'pescatore'); dove si trova e, si tratta per lo piu di parole dotte: cfr. il siciliano meditari,
1 Che questo fenomeno si verifichi soltanto davanti ad una i tonica, come qualche volta viene verticali, vestiariu, veterinariu, periculusu. - Nel Salento (prov. Lecce) i si riduce a e: cfr. retimu
affermato, non corrisponde alla realtà (cfr. gli esempi). 'ridiamo', pesciamu 'pisciamo', specare 'spigare'.
I. Vocalismo § r 3 r . o protonica della sillaba iniziale

metà meridionale): cfr. cridutu, tinutu, vinutu, vittura, viramente, pri-


senti, videndu. r 3 r. o protonica della sillaba iniziale. Le vocali o, o ed u si sono
Un'altra tendenza consiste nel trasformare in a la e atona della sil- ·confuse nelle lingue neolatine nell'unico suono o, e come la e protonica
laba iniziale; in Guittone, per esempio, si registrano le seguenti forme: tende nel toscano a passare ad i, cosi pure o mostra la medesima tenden-
aletto, aguale, armito, danaio, maravigliare, salvagio (Rohrsheim, 43). za a passare ad u. Che questo fenomeno si incontri soltanto davanti ad i
La posizione davanti a r e l sembra che favorisca questo sviluppo in m0- ,' tonica, come spesso viene affermato, non corrisponde alla realtà: cfr.
do particolare: cfr. il toscano marcorella, farnetico, salvietta, starnuta- ' cucire, fucile, ubbidire, uccidere, cucina, uncino, mulino, cugino, pulire,
re, salvaggio; il romagnolo pardgir 'aratro' (derivazione da pertica); ina anche budello, bulletta, lucchetto, frumento, puledro, uccello, rumo-
il trentino marezar <me ridi are; l'emiliano arvija < ervilia; il lom- re, uguanno, burrasca, pugnale, rugiada. In certi casi l'uso oscilla tra o
bardo marcé <mercede; il milanese starnuda, taramòt 'terremoto', sa- ed u -dr. bollane e bullone, coltello e cultello, cocuzza e cucuzza, oliva e
ra 'serrare', cardenza 'credenza', carsènt 'lievito' (crescé'nte), sargènt; uliva, molino e mulino -, ed anche negli autori medievali l'uso non è uni-
il bergamasco e ticinese marcat; l'emiliano e veneziano marca 'merca- tario, cosicché nel «Canzoniere» del Petrarca troviamo rom ore, in Boc-
to'; il veneziano marenda; il calabrese dli/ante, arrure 'errore', arsira caccio giucare, Currado, nel Sacchetti Spuleto, in Albertano da Brescia
'iersera', arera 'erede', farnesta 'finestra', varbascu 'verbasco', marenda, cugnato, nello Straparola suspeso, giuvenchi, si rumperà, in Guittone
pardèu 'per Dio', parsunale, sargente, barretta, varrina, varticchiu < cusì, furtunato, Kurado, dulente, mentre Ristoro d'Arezzo ha lè forme
verticul us. Tuttavia questa a si incontra anche in altri casi: per esem- omori, ponire, soccede. L'antico senese offre murire, muneta, Spuleto;
pio nel toscano sanese, aspettare, asciugare< exsucare; nell'antico nella versione toscana del Libro di Uguccione si trova uperto invece di
lombardo damoni 'demonio', asempi 'esempio', spland6r, ragina; nel aperto 'aperto'. A questo tipo si ricollega anche la presenza di u invece
milanese tampèsta, lantig 'lenticchie', stanta, salmana 'settimana'; nel di o in parole che vengono usate prevalentemente in posizione procli-
rovigotto asato 'esatto', asente 'esente'. E questa stessa a è molto diffu- tica, come per esempio l'antico toscano uve 'ove', duve 'dove', dunde
sa in certi dialetti dell'Italia meridionale: per esempio nel napoletano 'donde', unde, nun 'non' (per esempio uv'è? nun viene). I singoli dia-
ascire <exire; nel calabrese assame <ex amen, annestari 'innestare', letti popolari toscani vanno spesso piu in là del toscano ufficiale: dr.
asseglia < exeligere, valienu 'veleno', giagante, sacridere < *secrede.- in pisano prutesta, muneta, mumento, fumento, cuscienza, culoro, cusi,
re, sansa/i 'sensale', mantrasta 'mentastro', manzogna, lavatu 'lievito' urinale, scudella (AGI 12, 145) e a Firenze mumento; nella Versilia
(levatum); nel salentino (prov. Lecce) namicu, sparanza, raspuse 'ri- ho notato cugnato, puppare, su/aglio 'solaio'; nella zona di Prato mu-
spose', vanire, tanire, sacuru 'sicuro', /alice, fanèscia 'finestra', faroce, mento, muneta, prumessa; a Cortona upri invece di apri 'aprire'. In To-
tamire 'temere', tamune 'timone', fadare 'fidare', cradare 'gridare', sa- scana sono molto diffuse le forme pulenda 'polenta' (AIS, 1003 ), cugnato
tire 'sedere', tarare 'tirare'; cfr. anche in Corsica ambutu 'imbuto', an- (27) e tusare (1075); per il dialetto odierno di Arezzo Rohrsheim regi-
fernu, antrata, andianu. Non pochi dei casi che abbiamo citato pare che stra (46) curona, durmire, gunella, suffrire, cumune, murire, furtuna;
debbano la loro a ad un fenomeno di assimilazione a distanza: cfr. a que- per Cortona la Nicchiarelli ( 15 o sgg.) indica cudibianco, cudirosso, cu-
sto proposito anche il toscano tanaglia, danaro, l'antico italiano sanato lino, culizione 'colazione', cultello, cuniglio, urtica, durmi, duttrina, mu-
(cfr. § 332). - Altre anomalie sono determinate da incroci di parole: ri, puchino. Anche il romanesco ha di regola u: per esempio, nel Belli,
dr. uscire da uscio, ballatoio (bellatorium) da ballare; il napoletano guverno, pulenta, cungresso, duzzina, suffitta, furtuna, cuggnata. Le
lutamma 'letame' da loto; il calabrese gunucchiu 'ginocchio' da y6w. forme seguenti si spiegano con la mancanza di accentazione dovuta al-
Sulla perdita della vocale protonica (fnèstra), dr. § 137. la posizione proclitica: nun viene (dr. § 967 ), 'un si capisce 'non si
capisce' (Livorno), cun quell'accento (Livorno), induv'è 'dov'è?' (prov.
Lucca), du vai? (Versilia), ugni hòsa (Dicomano). La o secondaria svi-
luppatasi da au diventa anch'essa u - cfr. uccello, lusinga, rubare, udi-
----------------------'-'-------'-------· ~--"·-'----~------
166 1. Vocalismo § r 33. ai protonico

re (però io òdo) -, e questa u si trova con molta frequenza anche nel- nese seror; antico genovese prefondo, semoner < submonere; aretino
l'Italia settentrionale. Nelle zone dove la u primitiva compare come u, delore; calabrese riloggiu 'orologio', perfunnu 'profondo' (cfr. § 330).
anche la u sviluppatasi da o prende parte al medesimo fenomeno; cfr. le Il siciliano iencu, calabrese iiencu, salentino sciencu e napoletano ;ien-
corrispondenze dialettali della parola 'cognato' - veneziano cugnà, ro- ghJ 'giovenco' presuppongono un j( uv )encus del latino volgare, men-
magnolo cugnèt, emiliano, lombardo e piemontese cugnà, ligure cugnòu tre non si spiega la i dell'antico veneziano nizuola, genovese nisoa, emi-
(AIS, 27) - e della parola 'giuocare': ligure suga, piemontese gugè, liano ninzola 'nocciuola'.
lombardo suga, emiliano zugar, romagnolo sugèr. - Ulteriori esempi La ragione per cui o atona della sillaba iniziale passa ad au è poco
sono il piemontese furmfa, lombardo furmiga 'formica'; il piemonte- , chiara: nella lingua poetica italiana primitiva si incontra aunora, auliva,
se duminica; il milanese fu gasa 'focaccia', fumènt 'fomento', pusterla auriente, aulimenti; i dialetti della penisola salentina (nella zona di Lec-
'posterla', usma 'odorare' ( < osmare); per Castellinaldo (dove sembra ce) dànno aulia 'oliva', auriente, aunestu; il calabrese ha auliva 'oliva',
che una i seguente abbia favorito il passaggio) Toppino registra uliva, ·aulivu 'olivo', avuricchia (da una precedente forma auricchia)'orecchio';
urtiga, duminica, rusti 'arrostire' (AGI 16, 530 ). Nell'estrema zona me- il napoletano aonesto, aorecchia, aosare 'osare', aonire 'unire', aorina
ridionale d'Italia, nel territorio dove e passa ad i, l'uso di u invece di o 'orina'; il tipo auliva 'oliva' si estende dalla Sicilia fino alla Campania
è del tutto generale: dr. in siciliano e calabrese cugghiuni 'coglione', settentrionale; Salvioni cita da un testo del Monferrato aunor, austaria,
cugnatu, cummerciu, cunigghiu 'coniglio', furmicula 'formica', munta- aùdor, aufri, aubliga, aubdi, aucasion (RJ 1, 124).
gna, dumani, pumadoru, purmuni 'polmone'. Anche in Corsica si ha
prevalentemente u: per esempio cuntentu, pudutu 'potuto', tuscanu,
;urnali, suvente, vulia 'voleva', punente, prufessore. 13 2. fi. protonica della sillaba iniziale. Spesso la posizione debole
Un'altra tendenza è quella di cambiare la o atona in a, tendenza che dell'antica u ha condotto alla vocale o - per esempio scoiattolo; antico
nel dialetto toscano è riconoscibile soltanto isolatamente (per esempio, italiano /armento, stromento, orina, romore; antico senese omore, osan-
nell'antico italiano cavelle, canoscere, canoscenza, sarocchio, dove in za, nodrire -; tuttavia questa o ha potuto ritornare ad u nell'Italia set-
parte concorrono ragioni di dissimilazione), - come pure non è molto tentrionale e centrale, secondo lo sviluppo della o primitiva (cfr. § 131 ):
evidente nell'Italia settentrionale (ant. ven. agnuno; ven. ansin 'unci- dr. frumento, fusaggine, rumore, fuliggine. - Nell'Italia settentrionale
no'; rovig. palm6n, naspèrsego 'nocepesco')-; ma che invece è un feno- la u protonica prende parte al passaggio di u> ii: cfr. _il milanese luzerta
meno particolarmente diffuso nei dialetti dell'Italia meridionale: cfr. il 'lucertola'' buscà 'buscare'' butà 'buttare'' luganega 'salsiccia'' rufald
siciliano aguannu 'uguanno', anuri 'onore', affisu 'offeso', agghiastru 'insolente'' rugà 'rimestare'' mura;a 'muraglia'' mufi 'muffire'' stuvaa
'oleastro', canusciri; il calabrese aduri 'odore', acer/,4,u'uccello', accidu, 'stufato', sudar, superb, supérfol 'soperchio'. Le forme seguenti conten-
canusciutu, affendiri, afferta, affisa, attruovu 'ottobre', ariganu 'origa- gono antiche trasformazioni avvenute in latino volgare, di > ;u-;e-
op-
no', artica, Larienzu; il napoletano afferta, affesa, afficiale,amore 'umo- pure ii-:ginepro, siciliano iinizza 'giovenca' (junicia), antico italiano
re', acchiaro'occhiale', apeneone 'opinione', annore 'onore'. Quasi tutta gignore (juniore), forse anche in calabrese ;imenta 'giumenta', ;intura
la parte continentale dell'Italia meridionale presenta per 'cognata' le 'giuntura'.
forme cainata oppure canata (AIS, 29 ). Questa tendenza non è scono-
sciuta neppure in Corsica: cfr. ancinu 'uncino', anguentu, agliastru 'o-
leastro', agliera 'oliera', alivetu, aguannu, ardignu, affiziu, argogliu (dr. 133. ai protonico. Nell'antico italiano il gruppo protonico ai della
Merlo, ID 1, 239 sgg.). La forma agne 'ogni' che si incontra nel salentino sillaba iniziale è rimasto in parte conservato (cfr. aitare, bailia, raitire in
(prov. Lecce) si spiega anch'essa con l'uso in posizione proclitica. Guittone), tuttavia in epoca piu recente tale gruppo si è ridotto per lo
Altre irregolarità sono determinate da fenomeni di dissimilazione: piu ad a, come ai della sillaba tonica: cfr. balia, fanello< *faginellus
per esempio ritondo, bif oleo, sirocchia, sperone, rimare; antico mila- (Merlo, Sora, 172), Ranieri <Rainieri, il calabrese canatu (in luogo di
__________________________ ..;,.._.___;, ~---~-,~----'--'-----

168 1. Vocalismo § 137. Caduta delle vocali atone in posizione protonica


un precedente cainatu) 'cognato'; però questo ai resta conservato in
trainare, nel napoletano paidz e nel lombardo paidi 'digerire'. Cfr. anche 135. Labializzazione di una vocale protonica. Quando e ed i (rara-
gli esempi già menzionati al § 15: calabrese meridionale e fatti 'ai fatti', mente a) si vengono a trovare vicino ad un suono labiale passano con
e casi <ai casi 'alle case'. facilità ad u (oppure ad o): cfr. il toscano domandare, domani, piovano
'pievano', romita, popone< pepone, somiglia, indovina, dovere, luma-
ca, ubbriaco, rubiglia 'erviglia', rubello 'ribelle', uguale, giumella, fu-
134. au ed eu protonici. Il gruppo au, primitivo o secondario, si è
cina< officina; l'antico toscano dofesa, domani; l'antico umbro ove-
sviluppato come au tonico: resta perciò conservato nel calabrese taurag-
scovo; l'antico padovano roman 'rimane', sopellire, somenza, molòn; il
ghiune 'toro giovane', faudiglia 'faldiglia', autaru 'altare', auzare 'alza-
1 veneziano lomento 'lamento', somenar; il milanese somena 'seminare';
re' • Talvolta si giunge in questo caso ad una consonantizzazione in av:
il lombardo sumenza 'semenza'; il calabrese mulignana 'melanzana', mu-
cfr. il calabrese avriva per la forma che altrimenti sarebbe auliva 'oliva',
logna 'tasso' (che si ricollega a meles), muluni 'mellone', murcurer!,r!,a
e avria 'auretta'. Nella Calabria meridionale il risultato è a volte ar, per
'mercorella', furrajina 'farraggine', fuscella 'fiscella', furticchiu <verti-
esempio arcèllu 'uccello' (aucellu), cfr. anche ardèlla 'mignatta'< ci~-
culus; e similmente in parecchi altri dialetti. La labializzazione è mol-
OÉÀÀcx. Il risultato è invece o(> u) nel toscano uccello, rubare, lusinga,
to diffusa in Ciociaria: per esempio porsi 'persino', boscica 'vescica',
udire, lodare, nel romanesco uguri, utore, utunno, utorità, musoleo,
vovette 'bevette', vocino (Crocioni, SR 5, 3 8 ). Anche il siciliano unchia-
Ugusto, U relio. Questa u nell'Italia settentrionale si trasforma in u: cfr.
ri, calabrese unchiari oppure uxxare, salentino unchiari, salernitano un-
il lombardo usèl 'uccello', uditor, il piemontese Turi,;. Le forme del- ghia, abruzzese umbla e sardo umfrare 'gonfiare'< inflare apparterran-
l'antico italiano laldare, algello, altentico, a/dacia e altorità, come pure
no a questo tipo di sviluppo. La labializzazione non è sconosciuta nei par-
il toponimo abruzzese Alfedena(< Aufidena), si debbono o a grafia o
lati della Corsica: cfr. numici, sumente, cruvella 'crivellare', frumita <
a pronuncia invertita; palmento, che sembra risalire ad un paumen-
fremitare 'nitrire', gjumellu 'gemello' (cfr. anche AGI 14, 141 ).
tum (pavimentum) del latino volgare, appartiene alla lingua moder-
na. In cambio si trova in Lombardia ol: cfr. l'antico milanese olcire <
*aucidere, o/dire, caldera 'caldaia', il lombardo olsa 'osare', olcèl 'uc- 136. io ed ea protonici. Nei casi in cui nella sillaba protonica risulta
cello'; il bustocco culdea 'caldaia'; sculda 'scaldare', urcèl 'uccello'; cfr. io, questo gruppo si riduce in Toscana in certi casi ad i: cfr. Firenze<
il trentino polsar 'riposare', Bolzano <*Bauzano. Per Poschiavo ( Sviz- Fiorenze, Chifenti<Chiofenti< Confluentes, piviale<pluviale, pi-
zera meridionale) citiamo alt6in 'autunno', palza<pausare. In augu- viere (<frane. plouvier); l'antico italiano firini. Cfr. anche in Calabria
stu >agosto, auscultare> ascoltare, augurium >tarant. ajura 'follet- Nicastro <N eocas tron, e in provincia di Lecce, chisura 'campo chiu-
to', si hanno casi di dissimilazione, cfr. già in latino agus tus e agu- so'< chiusura e il nome del fiume Fibbia (nel Veneto)< fiobbio <flu-
ri um (nelle iscrizioni). Non di derivazione popolare è autunno, venezia- vius. Analogamente ea si è ridotto ad a: cfr. Neapolis >Napoli, Com-
no autuno, lombardo autun, talvolta con consonantizzazione della u: meatulus >Comacchio (cfr. Serra, LN 2, 122). Il passaggio di io pro-
cfr. il parmigiano aft6,:z, trentino aftun, romagnolo aftu,:z (AIS, 313 ). tonico aie si nota nei cognomi Dietisalvi, Dietiguardi (cfr. anche§ 88).
- Per il calabrese quazuni = cauzuni 'calzoni', salentino quadara = cau-
dara 'caldaia', cfr. § 327.
13 7. Caduta delle vocali atone in posizione protonica. Le vocali
Il gruppo proto1:1icoeu passa ad u nel romanesco - cfr. ucaristico,
, protoniche (esclusa a), cadono in molte zone dell'Italia settentrionale:
rumatisimo, Uropa, Ustacchio, Ularia 'Eulalia' - e ad u nel milanese:
cfr. il piemontese tlè 'telaio', dnè 'denaro', fnè 'segare il fieno', fnoi 'fi-
cfr. Ofèmia, Ofrasia, Osebi 'Eusebio', Oropa.
nocchio', vrità 'verità', slè 'sellaio', frè 'ferraio', stanta 'settanta'; il lom-
1
Il passaggio di au ad o si incontra nella Calabria meridionale nel risultato di ad il 1u > a lu > bardo stmana 'settimana', frèr 'ferraio', pcà 'peccato'; l'emiliano slèr
au > o: dr. o lavuru 'al lavoro', o specchiu 'allo specchio'.
'sellaio', tlèr 'telaio', frèr 'ferraio', pna 'pennato', znèr 'gennaio'; il bolo-
------------------·-·----·--·-·-· -

§ 138. Caduta della vocale mediana nei proparossitoni


I. Vocalismo

gnese stmana 'settimana', pca 'peccati', vdes 'ved~sse', siia 'segnato' tratta di consonanti sonore): per esempio in piemontese amvut e roma-
cverti 'coperti', bear 'beccaio', sbdal 'ospedale', bdué 'pidocchi'; il rC:. gnolo anvut 'nipote' (AIS, 18 ); in piemontese adma,:t, bolognese edmé,:t
'domani' (ibid., 347); in emiliano aldam 'letame' (ibid., u77); in bolo-
magnolo tlèr, slèr 'sellaio', mdor 'mietitore', siior, pko 'boccone', bdòé
gnese arveina 'rovina', arspost 'risposto', as sol 'si suole', at degh 'ti
'pidocchio', Kmaé 'Comacchio', pkèr 'beccaio', drò 'dirò', trer 'tirare'
dico', emstir 'mestiere', avsein 'vicino', ed dè 'di giorno'. Dalla Roma-
dmenga 'domenica', stil 'sottile', sperba 'superba', fneva 'finiva', ks' a~
gna il fenomeno si può seguire attraverso le Marche fino in Umbria -
vivta 'cosa avevi', kla 'quella' (Schiirr I, 93). Nei casi in cui viene in se-
cfr. a Urbino ariii 'rivenire', artrové 'ritrovare' (AGI 2, 444); a Perugia
guito pronunciata di nuovo una vocale, questa sarà i in luogo di e ed u
arvenne, arponere, arpresero -: qui dunque limitato alle parole (parti-
in luogo di o: cfr. timpesta, sinti 'sentire', miti 'mettete', purté 'porta-
colarmente verbi) comincianti per r. Se ora noi troviamo una a- prepo-
re', turné 'tornare', furmai 'formaggio' (Schiirr II, 205 sgg.); a questo
sta ai verbi comincianti per ri- e per ra- anche in diverse altre parti del-
tipo appartiene anche il lombardo antico s'tu 'se tu', per e~empio s'tu no
la Toscana - per esempio nel lucchese arritornare, arrispondere, arrac-
fussi. I nomi delle città dell'Alta Italia Ferrara, Vigevano e San Secondo
contare, arriposare; nel senese aracogliere, arraccomodare, arrassomi-
nella pronuncia locale suonano Frara, V gévan, San Sgont. In Toscana la
gliare -, dobbiamo ragionevolmente presumere che questi verbi veni-
vocale cade soltanto in casi isolati - per esempio nelle parole che comin-
vano un tempo pronunciati artornare, arcogliere, ecc., come del resto
ciano con s-, come staccio< setaccio, scure, staio, antico italiano s'tu vie-
tali forme sono effettivamente documentate in aretino: cfr. arporto, ar-
ni .'se tu vi~ni' - e piu spesso davanti ad r: per esempio sprone, dritto,
1 mortà, arviene (AGI 4, 447 ). A sud delle Marche e dell'Umbria il feno-
gridare, trivello, crollare, triaca< theriaca • Nei dialetti napoletano,
meno di cui stiamo parlando si manifesta ancora in alcune zone del-
abruzzese, pugliese settentrionale e tarantino l'indebolimento della vo-
1'Abruzzo, nel napoletano e verso la Puglia settentrionale: cfr. l'abruz-
cale giunge come massimo fino a a: cfr. a Bari fakkà 'ficcare', fanènna
zese arbeni 'rinvenire', arfelà 'rimettere in fila', arpresentà 'rappresen-
'finendo', gaganda 'gigante', matatora 'mietitore', pasilla 'pisello', tam-
tare', arcòjje 'raccogliere', ar~fà 'rifare'; il napoletano arres6rvere 'risol-
bèsta 'tempesta', tarnisa 'tornese'; a Molfetta kandà 'contare' e 'canta-
vere', arrecietto 'ricetto', arrecamà, arrefrescà, arrepassà; il barese arre-
re'. La completa scomparsa della vocale è rara; qualche esempio: sici-
cordà, arrepurtà. Nei parlati dell'Italia meridionale, però, questo feno-
liano Tresa 'Teresa'; calabrese settentrionale e lucano stana 'sottana'· lu-
meno è incrociato con un altro, che consiste nel pronunciare general-
cano e abruzzese stara 'specie di cesta', calabrese settentrionale st~rra
mente le r iniziali come arr-: cfr. il napoletano arrissa 'rissa', arrobba
'boccale'< sextarius; leccese frustieri 'forestiere'; salentino frusculu
'roba'; il calabrese arramu 'ramo', arrè 're' (cfr. § 164).
'bestiolina'< f eruscul us. Per la Corsica citiamo frabuttu 'farabutto'
Nelle forme del toscano habuisti >avesti, brina (pruina), e del
cridore 'corridoio', frusteru 'forestiere', branu 'verano', prigulu 'peri~
calabrese sillu 'fungo porcino' (suillus) abbiamo dei casi di riduzione
colo' (Salvioni, RIL 49, 832). In posizione iniziale la vocale atona è an-
di ui>i.
data perduta in limosina, chiesa, riccio, spedale, nemico, romito, vesco-
vo, rondine, leccio, vangelio, cagione; in rena, sugna, guglia e sala si
hanno fenomeni di deglu tinazione (cfr. § 3 4 2 ) ; la caduta della vocale
138. Caduta della vocale mediana nei proparossitoni. Già in lati-
iniziale in state, storia e stesso è da mettere in relazione con l'elimina-
no volgare la vocale mediana dei proparossitoni spesso è caduta. I piu
zione della i o della e prostetica di ispecchio e di istrada ( cfr. § 187 ).
antichi casi di tale sincope si limitano alle consonanti sonore (mn, rd,
Nelle zone dell'Italia settentrionale dove la forte riduzione vocalica
ld, gd, cl): cfr. domna, virdis, caldus, soldus, colpus, lardum,
ha condotto a dei gruppi consonantici piuttosto difficili, è facile trovare
frigdus, vetlus, oclus, macla, a cui corrispondono le forme del to-
una vocale preposta a tali gruppi (in modo particolare quando non si
scano donna, verde, caldo, soldo, colpo, lardo, freddo, vecchio, occhio,
macchia. Inoltre vi sono fin dai tempi antichi le parole formate con il
1 La forma stomana 'settimana', che si incontra nell'aretino, sarà pervenuta dall'Italia setten-

suffisso -ulus: 'cfr. finocchio, ginocchio, parecchio, lenticchia, orsac-
tr10nale attraverso le Marche (stumana).
___
-----~--------------------......- ......
1. Vocalismo § 139. Conservazione della vocale mediana nei proparossitoni 173

chio, pecchia, nebbia, !oppio< opulus, pioppo< * ploppus <populus " caldo, lardo, freddo, vecchio, occhio, ginocchio, nebbia, macchia, ed al-
ebbio, fiaba<* fiaba< fabula. In altri casi, che avrebbero dovuto ave~ tri), la vocale mediana rimane di regola conservata: dr. il calabrese ~lice~
re il medesimo sviluppo, la sincope è venuta a mancare per influsso della filice, salice, pulice, pérsica, famice 'fiosso'. Il Mezzogiorno va oltre i casi
lin?11aparlata dal c~to c~lto - cfr. isola, tegola, regola, scandola, nottola, ' di sincope del toscano solo molto raramente: per esempio in calabrese
ghiandola-; tuttavia, di fronte a tegola si trova anche la forma tegghia erga oppure irga 'erica'. Molto degne di nota sono anche le forme del
c?e testi!11onialo sviluppo popolare. E insieme a isola, forma latineg- pugliese Tartu (tarant.) ovvero Tarda (tarant., bar.) per 'Taranto' e Oft
giante, si trova nel Trentino e nell'Italia meridionale la forma popolare 'Ofanto' (Bari).
Ischia< *iscla < *isla <insula, contenuta in parecchi toponimi. Una sin-
cope relativamente tarda è quella che si trova nel risultato di spatula
(>spalla), che avrebbe invece dovuto dare per sinco~e antica spatla> 139. Conservazione della vocale mediana nei proparossitoni. Nell~
spada> *spacchia. Non molto antica sembra essere la sincope in elce lingua letteraria accade che la 'i non rimanga conservata solamente nei
felce, salcio, selce, pulce. Ulteriori esempi di sincope per il dialetto to~. latinismi (solido, gravido, lurido, pòlipo, larice, merito), bensf molto
scano, dei quali non si può dire con precisione a che epoca appartengano spesso anche in parole di derivazione popolare (inv~ce di passa~e ad e):
sono pesca< persi .ca, tosco< toxicum, posto, volto, visto, spanto, na-' endice, tiepido, uomini, gomito, pollice, ecc. Alla z del fiorentmo (ver-
scos_to,.ch~esto, rimasto, varco, porgo, ergo, sorca, bere, peto, prete, gine, nobile, anima, ordine) corrisponde ad Arezzo e, dr. femena, ter-
antico italiano merla, merlo, corea 'corica', spirto, carco, cherco 'chie- mene, ordene, nobele; ed anche il dialetto umbro presenta e, cfr. ute-
rico'; degno di nota è l'antico italiano si sepre 'si separi' (Orl. Inn., II, le, termene, giovene, simele. In queste zone vale dunque quella stessa
23, 67, 5) e l'antico italiano scevro di fronte all'odierno scevero. La sin- legge che determina lo sviluppo della e protonica (cfr. § 130). - Spesso
cope non si è verificata per via di influssi latineggianti in larice erpice nel dialetto toscano si trova a invece di i oppure di e: cfr. giovane, se-
salice e sorice: i due ultimi però hanno almeno a fianco le forme' salcio ~ dano abrotano, ebano, orafo, cofano, pampano, Bergamo (Bergomum),
sorcio, di sviluppo popolare; anche limite, tramite, fomite e gomito te-
' . . .
cronaca, indaco, antico italiano Modana (Mutina), e persino antico ita-
stimoniano uno sviluppo differente da dito (digitus) e peto (pedi- liano filosafo. Davanti ad r, nel senese il passaggio ad a avviene come
tus); conte è un imprestito dalla Francia. regola: cfr. léttara, génaro, albaro, cénnare, méttare, ardare, rtdare, com-
Nell'Italia settentrionale si hanno diverse tendenze nel trattamento méttare, diff éndare, véndare, vivare, c6rrare, mòrdare; piu raramente
dei proparossitoni (cfr. § 148 ). La caduta della vocale mediana è carat- invece nel lucchese (sugaro, cancaro, coc6mbaro) e nel pisano (schèla-
teristica dell'Emilia e della Romagna: cfr. l'emiliano frasne 'frassino', tro, cògliare). Nei dialetti del Monte Amiata si incontrano pure forme di
ruzna 'ruggine', gumde 'gomito', félza 'felce', sémfa 'cimice', pulga questo genere, per esempio a Castel del Piano creda(re ), venda, morda,
'pulce', tofge 'tossico', levra 'lepre', Modna, il romagnolo tòsk 'tossico', rida. Per la valutazione delle forme in a gioverà osservare che il Manzo-
gònt 'gomito', fòrps 'forbice'; cfr. in modo particolare l'imolese tonga ni nell'edizione del suo romanzo del 1840 ha sostituito con giovine la
'tonaca', cerga <clerica, lesna 'lesina', vedva, codga <cu tic a, salvatk, fo~ma giovane, usata nell'edizione del 1825. Nell'Italia settentrionale
teft 'tiepido', persk, stonk 'stomaco', pegra (Bottiglioni, 21). In Lom- si incontra una particolare predilezione per le forme in a a Rovigo: per
bardia la vocale resta per lo piu conservata: cfr. il lombardo gumbet esempio métare 'mettere', èsare, crésare, c6rare 'correre', fondare, pia-
'gomito', ruzina, tòsek, fèles, frasen, simes, pules, tòsik, légura, afen, sare 'piacere', mòvare, /rasano. Altri dialetti toscani sostituiscono la a
fidek 'fegato', pèten, péver, pèrtega, àmeda, fèmena (però asna); la stes- originaria con e oppure con i: per esempio ad Arezzo sabbeto; a Corto-
sa conservazione vale di regola anche per il Veneto: tòsego, g6mio, ru- na cannepa; ad Arezzo èremo; nella Versilia èrimo <eramus. Il roma-
fine, simife, pulefe, sénere. nesco ha una particolare tendenza a trasformare a in e o in i: dr. dalle
Per quanto riguarda l'Italia meridionale, se si escludono i fenomeni poesie del Belli fégheto, tàrtero; àrgheno, chiàmeno, pòrteno, stàveno,
di sincope del latino volgare, comuni a tutte le lingue neolatine ( verde, lèvete 'lèvati', aricòrdete, bàrzimo 'balsamo', òrfino, sàbbito, Stèfino,
r 74 1. Vocalismo § 140. Vocale atona tra accento principale e accento secondario 175

Aghita (Tellenbach, 27 ); per Paliano (Lazio meridionale) il Navone cita 'guardavami'' grattete e rattiti 'gràttati'' mèrata 'merita'' i?para '~bbe-
sàbbito, sznnico, fédico 'fegato', stòmmico, mòneca, mànnela 'mandala' ro'. Il plurale di monaco in napoletano fa mu6naca, vale a dire che e pr~-
pòrtela, nònnema 'mia nonna', nòrema 'mia nuora', figlieta 'tua figlia'' supposto un precedente mònici, ed anche l'abruzzese (Campobas~o_)mo-
( r 5 ); anche a Velletri si trova stòmmicu, telègrifo, èrimo, vedévimo naka con il plurale in mu6naéa riconduce al tipo mònaco : mòmct (cfr ·
(SR 5, 37). Davanti ad l in Toscana si manifesta una tendenza alla tra- § 8).
sformazione di a e di e in o: cfr. debole, fievole, possevole, nespolo,
agnolo, antico italiano utole, nobole. Singolare è la forma bàbbito e
màmmita invece di bàbboto e màmmata all'isola d'Elba e nella Garfa- 140. Vocale atona tra accento principale e accento secondario. Per
gnana superiore, come anche in Corsica si ha bàbbitu e in Calabria sòri- la Toscana vige in generale la regola che e ovvero i tendono a cadere -
ma (invece di sòruma) 'mia sorella'. Per quanto rig\iarda il Mezzogior- cfr. lontano<* longi tan u, vergogna, vantare, bontà, alcuno, cervello,
no, anche qui si possono registrare delle grosse oscillazioni tra a, e, i ed facilmente, comprare, potrai, vedrò, antico tosca~o :'2isurrebbe (Purg.,
u. Nei dialetti calabresi si trova còfanu, còfinu e còfunu, fimmina e /im- X, 24) -, però in molti altri casi queste due vocah rimangono: cfr. tes-
mana, cammara e càmmera, littara, littera e littira, arbaru e arburu, sitore, feritoia, venditore, martedi, venerdi, meritare, cameretta, spe-
pampana e pampina, stòmacu e stòmucu, cannamu e cannimu 'canapa', rimento. Taluni dialetti toscani vanno però piu in là del :fiorentino:1
sabbatu e sabbitu, ficatu, fichitu e fzcutu; nella Sicilia orientale si può cfr. l'antico lucchese testare 'tessitore'; il cortonese mertè 'meritare' •
osservare una maggiore predilezione per u: cfr. a Mascalucia (prov. Ca- Viceversa, le vocali o ed u restano per lo piu conservate: cfr. secolare,
tania) ficutu, zimmuru 'caprone' (xlµa.poc;), usunu, vòlunu 'vogliono', regolare, raffrontare, pecoraio, mormorare, rotolare, misurare ..Per quan-
dununu 'donano', forme nelle quali senza dubbio la u è stata favorita to riguarda a, in :fiorentino davanti ad r questa vocale passa di r~gola ad
dalla presenza di u nella sillaba finale; nel Salento si preferisce a: 6mma- e: cfr. guiderdone, lazzeretto ( e lazzaretto), zafferano, Margherita, com-
ni 'uomini', dumznaca, /immana, crannana 'grandine' (Panareo, 15). perare, parlerò, troverai, mentre il dialetto senese non si limita a con-
Non possono stabilirsi delle leggi precise per un tipo fonetico ovvero servare a (parlarò), bensi trasforma in a anche e davanti ad r: cfr. pova-
per un altro. Ciò vale anche per l'Italia settentrionale: nel dialetto mila- rino, po/vario, delibarare, vendarò, ostaria, vennardi. Parimenti la Cor-
nese a viene spesso sostituita con e - per esempio stòmeg, sàbet, fòndeg, sica davanti ad r preferisce a, cfr. ginarale, numarosu, ginarosu, avaria
cànef 'canapa', fideg 'fegato', szleba, Stèven 'Stefano' (Salvioni, 96), in 'avrei', puarettu. L'Italia settentrionale è invece piu radicale nella so~-
lombardo Bèrghem 'Bergamo'-; lo stesso dicasi per il triestino (ràveno pressione di questa vocale: cfr. il piemontese sma,:ia,?om?ardo ,ed.em~-
'ravano', singheno 'zingaro', stòmego 'stomaco'). liano stmana, romagnolo stmèna, rovigotto stemana settimana; il mi-
A Cortona si osserva un fenomeno di armonizzazione della vocale lanese masna 'macinare', biasma; il romagnolo mdor 'mietitore'; i topo-
mediana con quella della sillaba finale: per esempio càvolo: càvigli, àn- nimi Casletto e Caslino ( entrambi in Lombardia) di contro ai toscani
nama 'anima': ànnomo 'animo', sòlloto 'solito': sòlliti: sòllata (Meyer- Casaletto e Casalino, Casnigo (Lombardia) di contro a Cassanigo nel-
Liibke, § 12 r ). Lo stesso fenomeno si incontra anche nelle Marche - l'Italia centrale, Frasnedo (Lombardia) di contro a Frassineto in Tosca-
per esempio mèducu: mèdichi, garòfulu: garòfili, vèrmene: vèrmini na. - Nell'estremo sud della penisola la vocale della sillaba in questione
(Mengel, 25 sg.), àrburu: àrbiri, càvulu: càvili, pèrsaca: pèrseche, màn- resta per lo piu conservata, mentre di regola si ha il passaggio di e> i,
nala : mànnele 'mandale' (Neumann-Spallart, 3 r) - e si trova ancora in di o> u: cfr. in siciliano cantaturi, povireef,rf,u,tavuleefefa. In alcune zone
Sicilia - per esempio a Noto èrutu 'tu eri', fussutu 'tu fossi' (De Grego- del Salento si incontra a in luogo delle vocali e oppure i che invece ci
rio, RLR 5, r 77) e in diverse parti dell'isola: fikutu 'fegato', sabbutu aspetteremmo: cfr. a Gallipoli povarieefefi, caracava 'caricava', ntussa-
'sabato' - e nel Salento - per esempio fikutu, sabbutu; a Latiano lassimi catu 'intossicato'.
'lasciami'; a Gallipoli sfrata 'tuo padre' ('tuo sire'), lasseme 'lasciami',
se òlene bene 'si vogliono bene', passàvene 'passavano', guardàveme 1 Lombardi è certamente la forma di sviluppo settentrionale per Longobardi.
I. Vocalismo § 141. a come vocale atona nella sillaba finale 177

'seta'), per Matera (sét) e per il dialetto tarantino (set). Nella zona supe-
14r. a come vocale atona nella sillaba finale. Fra tutte le vocali riore dell'Italia meridionale, dove a atona passa a a oppure cade comple-
atone della sillaba finale a è quella che piu fortemente resiste alla caduta . tam.ente, resta invece conservata nel primo membro di un nesso sintat-
e infatti essa rimane conservata in Toscana (ala, lana, canta, vacca), in , tico, per cui in abruzzese si dice per esempio fèmmana, bèlla, trenda
Umbria e nel Lazio, inoltre nell'estremo sud, cioè in Calabria (esclusa , 'trenta', crapa 'capra', appèna, nata 'nata', bbòna 'buona', però si dice
!a z~~a.piu settentri?nale, a nord della linea Cetraro-Bisignano-Melissa), ' na fèmmana bèlla, na bèlla fèmmana, trenda crapa, appèna nata, bbòna
m S1c1hae nella penisola salentina. Ed è parimenti consetvata anche nel- rròbba 'buona roba'; lo stesso a Ischia: brutt 'brutta', ma nel rafforza-
l'Italia settentrionale - cfr. il ligure, piemontese ed emiliano buka, il tivo è brutta brutt; e ancora in Puglia (prov. Bari) mamma maja 'mam-
lombardo e veneziano b6ka, il romagnolo bòka - dove a resiste alla ca- ma mia', bona bbauna 'buona buona', a kanata nova 'la cognata nuova',
duta in Liguria e nel Veneto piu che in ogni altra zona. La stessa vocale ' nginda gròssa 'incinta grossa', bèdda Sirena, a nonna so 'sua nonna', na
si indebolisce fortemente in tutta la parte superiore dell'Italia meridio- coppala rossa 'un berretto rosso', èra tanda cundenda 'era tanto conten-
nale, vale a dire in Lucania, in Campania senza la parte meridionale del ta'. Da tali casi a si è introdotta con generalizzazione meccanica anche là
Cilento, nella zona piu settentrionale della Calabria, in Puglia a nord dove non trova giustificazione etimologica: cfr. il pugliese tanda bra-
della linea Taranto-Brindisi e in Abruzzo: il risultato è talvolta lana ganda 'tanti briganti', quanda tiemba 'quanto tempo', raita stretta 'rete
talaltra lana. Una caduta completa di -a nel dialetto toscano si verific~ stretta', vèsta verda; l'abruzzese la carna freska, na nòtta sola, n'arta
solo isolatamente. Gli avverbi seguenti si spiegano con l'abbreviazione bbona; l'ischitano na vòtta vakant 'una botte vacante', tanda tiemba
dovuta alla posizione proclitica: or, ancor, tuttor, allor, talor (ormai, or 'tanto tempo', l'upiniona mi', a mugliera nova 'la nuova moglie', tanda
vedi, ancor domani, tuttor si vede, allor mi disse). A questi si aggiun- breganda 'tanti briganti'.
gano alcuni altri casi, in cui del pari la mancanza di accento dovuta alla Le forme toscane chiunque, qualunque, ovunque, dunque debbono
posizione proclitica ha favorito lo sviluppo in questione: Porsantama- la loro strana e (invece della -a, come ci saremmo aspettati) certamente
ria (Porta), una sol volta, in fiorentino, pistoiese e lucchese or di notte; all'influsso di -cumque; oltre e contro - invece delle forme che do-
ulteriori esempi vengono offerti dal dialetto di Lucca: l' or di andare a vremmo avere: altra e contra - sono impropriamente derivate da oltr' a
lett~, !a Tor (torre) delle ore, ho paur' che (Giannini-Nieri, 14); nella ciò, contr'a tutti; l'antico umbro poscia invece di poscia si spiega come
Lunigiana anche il pronome interrogativo cosa si è indebolito in cos' il francese puis da *posti u s ( sotto l'influsso di p ri u s ). In padovano
(per esempio ad Aulla cos' ta porti 'cosa porti?') 1• Il fenomeno non è e in veneziano la -a atona della sillaba finale dei verbi si indebolisce in e
sconosciuto neanche al romanesco: per esempio nelle poesie del Belli davanti ad una parola enclitica: cfr. in Ruzzante laghe-me 'lasciami',
a un'or' de notte, una sor' (sola) vorta, una coron de spine, la Madon' de lasse-la, porte-ghe 'portagli', tire-te 'drati', insegne-me, magnelo 'lo
la Pietà, la Madon' de la Pusterla, Funtan de Trevi. mangia', haeve-lo 'l'aveva'; in Goldoni come pàrlela? 'come parla ella?',
Nell'alto Mezzogiorno non è poi raro il caso della caduta completa perché no la marfde-la 'perché non la dà in moglie?', con chi criavela
dopo la sillaba tonica in posizione chiusa: per esempio in napoletano 'con chi gridava lei?', no me gierela capitada 'non mi era capitata'. In
a att 'la gatta', a f aéé 'la faccia'; in ischitano lè1:tk'lingua', brutt 'brut- modo diverso bisogna invece spiegare (cfr. § 5 5 o) ie in luogo di ia nei
ta'; in tarantino e in pugliese settentrionale ééètt 'accetta' vakk 'vacca'· testi antichi toscani, per esempio movieno (Purg., X, 81 ), fuggiemi (lnf .,
in lucano vizz 'veccia'. In Abruzzo a può cadere del tdtto anche do~ XXXI, 39), conveniesi (Par., XIV, 90), moviensi (lnf., XII, 29). - Le
po sillaba libera - per esempio sòis 'poppa' ('sesa'), sét 'seta', éir 'ce- singolari terminazioni in -e di Firenze (Florentia), dell'antico italiano
ra'-, e lo stesso dicasi per la Puglia settentrionale (Vico Garganico: sét Ancone e del calabrese Cusenze (Consentia) è dubbio se debbano rite-
nersi desinenze di un antico genitivo o locativo. - L'opinione sostenuta
1
!n ~uesto tipo sono presenti influssi emiliani: cfr. il parmigiano cos vedia 'cosa vedeva'; e da Meyer-Liibke (§ 106) e recentemente ancora una volta difesa - con
anche il milanese cose l'è la lippa 'cosa è la lippa' (Pavia, 189). argomenti poco convincenti - dal Reichenkron ( 2 sgg.) che le desinenze
178 I. Vocalismo § 142 . Le vocali e ed i atone di sillaba finale in Italia centrale 179

-as si trasformino nel toscano in -i - cfr. ama s >ami, g a 11in a s >gallini Amalfi, Vercelli, Sutri): talvolta la -i può risalire all'etimologia (la~.
- mi sembra priva di fondamento (cfr. § 362 e 528). Alatrium, Asisium, Barium, Brundisium ), talvolta possono aver contri-
buito alla sua formazione anche qui degli influssi analogici, e talaltra2
sarà proprio il caso di prendere in considerazione gli influssi dialettal.i •
142. Le vocali e ed i atone di sillaba finale in Italia centrale. In L'antico italiano Arti (Inf. IX, 112) è sicuramente una forma analogica
Toscana le vocali della sillaba finale restano generalmente conservate rifatta su Asti, Acqui, Nervi, Sestri). Solo un esame particolare, da fa~si
tuttavia e,eed 'i si confondono nell'unica forma -e, mentrJ-i si conserv~ caso per caso, delle forme antiche dei nomi propri può co_ndurre a chia-
come i: cfr. capre, ove, sette, bene, ape, antico italiano cante <cantem 1 rificazioni conclusive. Bisogna osservare, a questo proposito, che le for-
ant~co itali.ano diece, avante, vinte 'venti', forse, e dall'altra parte i muli: me regionali o dialettali di tali nomi differiscono spesso da quelle :1fli~
e~l\questz (come pronome personale singolare), ieri, portai, finii, venni, ciali, cfr. l'antico napoletano Napole, Amar/e e Pezzulo (Pozzuoli); i
vzdi . Ora, è certamente strano che in una serie di casi in cui, secondo nomi Velletri e Veroli (Lazio meridionale) suonano Vellétre e Vèrole
l'andamento dello sviluppo che abbiamo detto, ci saremmo aspettati -e nella pronuncia locale (Crocioni, SR 5, 38).
e invero si trova -e il piu delle volte nell'antico italiano, la lingua pili In Toscana il passaggio generale di -e ad -i è un fatto assolutamen~~
moderna presenti invece -i. Si tratta dei casi seguenti: avanti, davanti isolato: cfr. nella regola di san Benedetto, che risale al XIII secolo, dzcz 3
dieci, dodici, fuori, /orsi, quasi, quinci, quindi, ogni, oggi, domani, tardi: 'dice', fari 'fare', utili 'utile', conueni 'conviene', esseri (LN 3, 10) • -
lungi, anzi, altrimenti, parimenti. D'Ovidio ha notato con ~!quanta ve- La -e finale (e piu raramente la -i) può venire eliminata nel toscano quan-
rosimiglianza (AGI 9, 82 sgg.) che questa i si è sviluppata per via ana- do sia in un'espressione strettamente legata dal punto di vista sintattico,
logica da certi casi, come una specie di 'i avverbiale': per esempio oggi e dopo/, r, n ed m davanti ad altra parola che comincia per cons~nan~e:
domani (stamani) da ieri, dieci da venti; tuttavia alcuni dubbi non sono cfr. signor dottore, pan bianco, vien qui, salnitro, talvolta, antico ita-
affatto risolti interamente. Sta di fatto, in ogni caso, che la lingua dei liano com ti piace; a questo tipo appartengono anche gran bene, gran
primi secoli (in parte ancora in Boccaccio e in Boiardo) usava le forme bestia, granduca, dove l'abbreviazione proclitica ha colpito anche la con-
i~ -e: per esempio avante, davante, diece, /ore, domane, longe, e persino sonante precedente (cfr. San Pietro). - Per Giovanni (J ohannes), cfr.
vinte (Orl. Inn., I, 1, 2, 8). Nell'uno o nell'altro caso potrebbero aver Castellani, ZRPh 72, 65.
cont~ibui~o a q~esto sviluppo influssi latineggianti (per esempio ivi, In una zona che si estende dalle Marche (Arcevia, Fabriano) attra-
quasi); bisogna moltre tenere nel debito conto la diffusione di forme verso l'Umbria fino al Lazio settentrionale (intorno a Viterbo e ad Ac-
fonetiche regionali, dato che in una parte della Toscana e nelle zone con- quapendente), la -i finale del toscano compare come -e: .dr: nelle ~ar~
finanti con essa fuori della Toscana stessa la -e finale passa normalmente che (ad Arcevia) puorte 'porti', pire 'peri', mitte 'metu'; m Umbria z
ad -i, ovvero vi passava un tempo (cfr. sotto). In api e cani non c'è -es cane i cugnate 'i cognati', amice 'amici', li parente, e già in antico um-
' . ' .,
alla ba~e, bensi l~ -i~ ~tata p~esa dal tipo di declin.azione di muli e galli; bro molte barone, gli arbore, buone cane, pesete cotte, venne venm,
anche m tu perdi la -i e stata mtrodotta per analogia (da tu parti)· e nep- vidde 'vidi', farebbe 'farei', cavaglie 'cavalli', vitelglie 'vitelli', ~ent~ an-
pur~ è pri~itiva la -i del congiuntivo che io canti (cfr. § 555 ),' che io gne 'anni', elglie 'egli' (Schiaflini, ID 4, 90 e 9 3 ): la palatahzzaz10n~
fossi, che io cantassi (cfr. § 560 ). Per quanto riguarda i cognomi in -i negli esempi citati da ultimo mostra che -e risale ad una precedente -z.
(Agostini, Romba/di, Mainardi, Orsi), ci troviamo in presenza della -i di
lu~i e 01:si.Pi~ difficoltosa è invece la valutazione dei toponimi (Ac- 2 Come sia facile che nei toponimi la vocale finale soggiaccia ad alterazioni arbitrarie è dimo-

qui, Bari, Capri, Velletri, Alatri, Assisi, Rimini, Brindisi, Chieti, Napoli, strato dai due nomi delle località calabresi Siderno e Rosarno, che originariamente appartenevano al
gruppo dei toponimi terminanti in -oni (Conidoni, Comérconi, 1;{an_daradoni), e di conseg~enza
suonavano Sidéroni e Rosaroni (Rohlfs, Scavi, 205). Cfr. anche I antico napoletano Pezzulo Poz-
IL' . . ~
, ~pimon~ e~pr~ssa dal Meyer-Liibke (§ ro6), che -e finale passi ad -i, non può sostenersi, zuoli' e l'antico toscano Arimino 'Rimini' (Ariminum).
3 La regola di san Benedetto (cfr. p. 179), con fari 'fare', utili 'utile', non è testo toscano; cfr.
~::ti~ gh esempi citati per avvalorarla (fiori, ami< ames, vedi< vide, oggi, Giovanni) sono assai
LN XVI, 97 (Contini).
- -~--~-----

I 80 I. Vocalismo
§ 143. e ed i atone della sillaba finale in I talla settentrionale I 8I
Anche i nomi di citt~ si P;1'es~ntanodi conseguenza in questa zona con la
giche, allo scopo di distinguere piu c?iaramen~e certe ~or~e verbali
finale -e, tant? negh antichi. documenti umbri, quanto in parte anche
e nominali, sulla base di un conguaglio analogico, cfr. il piemontese
nella pronuncia popolare odierna: per esempio Riete (ancora oggi R ·,
gambe o gambi 'gambe', lombardo gambe; il parmigiano danni 'donne',
te), T~de, N~rg~ie, Nepe (Merlo, ID 5, 180). Al confine settentrio~:~
parali, rani 'rane', volti 'volte'; il piemontese t'porte o t'po~ti 'tu P?r~i'
le de!l Umbria,. il fenomeno di cui discorriamo giunge sino alla zona
(per distinguere la seconda persona dalla terza). A questa mnovazione
~a:gmale .~el.dialett~ tosca.no: cfr ..a Cortona linzuole 'lenzuoli', kaltso- tuttavia molti dialetti non hanno partecipato: dr. l'assolano gamp, il
ne calzom; inoltre m antico aretmo maste 'mastri' aulre fratelle l
denare (Monaci,. . 571 ). A s.ud di· Roma la -e si incontra ' in propaggini iso-
' y ticinese gamp o gamb, il milanese i gamp, il cremasco i gamp, il roma-
gnolo gamp oppure gam (AIS, 159). Il dialetto milanese, che di regola
late:. per esempio a Sonnmo (punto 682 dell'AIS) vinde 'venti' an
, , f, 'f ., ' . ' ne perde la -i (rott 'rotti', gross 'grossi'), la conserva invece dopo un forte
.an?i, orte . orti, :11orte morti', capiglie 'capelli'. - I nomi dell'antico
nesso consonantico, per esempio corni, inferni; nel piemontese si tro-
italiano ,Cret:, Ciprz e Rodi - che si dice ancor oggi _ si riallacceranno
alla pronuncia greca (KprJ"t'TJ = Kriti). va usata spesso la vocale -i invece di -e, la qual cosa si verifica anche
in parecchie zone del Veneto, dove si dice, per esempio, gambi: questa i
non può essersi generalizzata che per analogia.
Per quanto riguarda la corrispondenza con la -i toscana (i pali), que-
14.3· e ed i atone della sillaba finale in Italia settentrionale. L'in- sta vocale rimane conservata là dove rimane anche la e, quindi nel ligure
?eboh;111ento~elle.vocali finali in alcune zone dell'Italia settentrionale si (piati, mòrti, navi, gali) e nel veneziano (piati, mòrti, nòvi, gai), mentre
e.m~mtestat? m diverse tappe, prendendo l'avvio da determinate condi- cade nel piemontese, nel lombardo e nell'emiliano (mòrt, piat, piemon~
ziom smtatt1che, e prima di tutto dal trovarsi le vocali in posizione se- tese nou, lombardo e emiliano nof); gai 'galli' (piem., lomb., ven.) s1
guente una delle consonanti l, r, n; dr. in Bonvesin Eufimian da Roma spiega da una precedente fase gal <gali.
fa nobel cavaler, lo grand calar te f ere; e viceversa: la corte divina da Un'altra eccezione alla regola generale consiste nel fatto che dopo un
lo~ze me resple_nde,entre spin ponzente, le belle done, in i orti et e~tre gruppo consonantico in posizione finale compare una vocale di appog-
spine. Sul destmo della -e finale nei dialetti moderni riteniamo che pos- gio, cfr. le corrispondenze settentrionali di 'padre': ligure pae (oppure
sa meglio di tutto orientare la seguente tabella:
puè), piemontese pare, lombardo pader, veneziano pare (AIS, 5.). Come
vocale di appoggio il piemontese si serve generalmente della u (m modo
neve noce fiume particolare nel caso di parole che un tempo erano proparossitone e che
Liguria nèive nuze hanno perduto la consonante della sillaba finale): cfr. il piemontese car-
sciiime
Piemonte nef nus du 'cardine' Carmu 'Carmine', liimu 'lume', vermu 'verme', pèntu 'pet-
fiiim
Lombardia ne/ nus tine'. Anch~ a Busto Arsizio si trova -u, anzi si ha anche in casi in cui
fiiim
Emilia néva nuza fium non ce la aspetteremmo: per esempio verdu 'verde', grandu 'grande',
Veneto neve noza fiume nusu 'noce', naudu 'nipote', coldu 'caldo' (VR 6, 347)1. - Per San Vit-
tore (prov. Milano) il Bertoni registra i leuro 'le lepri', i pegro 'le pe-
L~ -e rimane dunque conservata nei dialetti ligure e veneto· cade core'· nella Brianza si dice ventro, sempro (Salvioni, 121) e questa o
nel piemontese (cfr. Ast 'Asti'), lombardo ed emiliano (circa l'e~iliano si co~nette con o dell'antico veronese: cfr. nelle poesie di Giacomino
né~a e. nuz~ dr. ~ltre). Questa regola generale ammette però diverse ec- esro 'essere', perdo 'perde', sempro 'sempre', scrivro 'scrivere', enten-
cez10m: prima d1 tutto, la conservazione di -e nel veneto non è affat- dro, morto 'la morte', dormo 'dorme', diso 'dice', luso 'luce', fama 'fa-
to ge~erale, perché essa cade dopo le consonanti n, r, l semplici (per
esemp10 sal,. sol, 1oman, can, saver, cantar; però pèle <pellem). Inol-
1
tre, le vocali finali sono state talvolta reintegrate per ragioni morfolo- In altri casi questo dialetto presenta -i, per esempio carni 'carne', genti 'gente', kruH 'croce',
amui 'amore', fiui 'fiore'.
182 I. Vocalismo § 144. e ed i atone della sillaba finale nell'Italia meridionale

m~', seo 'sete', neo 'neve', vale a dire proprio generalmente forme con minazione -a: cfr. l'emiliano néva 'neve', nuza 'noce', carna, éava 'chia-
-o mvece che con -e, anche in casi nei quali non può trattarsi di vocal ve', nòta 'notte', ava 'ape', fréva 'febbre'; il lunigiano carna, néva, nòta
d'appoggio. Questa -o si trova anche nei dialetti dell'Istria (particolar~ 'notte', tosa 'tosse'; il garfagnino nòtta, tossa, carna, néa 'neve'. Si deve
mente a Rovigno e Dignano): per esempio /orto, lato 'latte', dento, car- senz'altro ammettere che in queste zone un tempo le vocali finali erano
no, vuf po, ponto, serpento, maro 'madre', nio 'neve', lèfo 'egli legge' tutte completamente cadute (nòtt, carn, toss, sal, fium, avril) e che piu
(Ascoli, AGI 1, 446). Ugualmente strana è la presenza di o invece che e tardi, allo scopo di rendere chiara la indicazione del genere, si sono ge-
~ella c?lonia .ga!lo-italiana di Nicosia (Sicilia), per esemp)o dalle« Poe- neralizzate meccanicamente le due vocali distintive o ed a. Vi sono an-
sie» d1 La G1gha: doloro, cuoro, maro, paro, sempo, diro, nuoito 'not- che altri dialetti dell'Italia settentrionale che lasciano riconoscere delle
te', crosgio 'croce', pasgio 'pace', stero 'stare', nascio, muoiro 'muore'._ tendenze verso uno sviluppo di questo tipo: cfr. l'antico ligure parea
Ad Ormea (Piemonte meridionale) la -e finale passa ad -a dopo una vo- 'parete', sorta, fornaxa, sea 'sete' (AGI 15,. 16); il :omagn~l~ felz~ 'fal-
cale precedente (nel caso che siano cadute r oppure l): cfr. koa 'cuore' ce', pesta, radisa, freva (Mussafia, § 236); il veneziano nosa noce, ava
su a 'fiore ' , poa
' ' pa d re ' , moa
' ' ma d re ' , voa 'vuole', pasòa 'passare' puèa' 'ape', vida 'vite'; il rovigotto dota, falza, reda 'ret.e', sema 'seme'. Il
'potere' (Schadel, 30 ). ' fenomeno può incontrarsi anche nel toscano letterano (roman:o, suora,
Nel dialetto milanes~ si sviluppa a come vocale di appoggio dopo un mogliera, fascia, sala, sementa, falcia) e nei dialetti del Mezzog10rno (ca-
forte gruppo consonantico (rl, rm, rn, rv, fr, sm, str): per esempio pèrla labrese tussa 'tosse', turra 'torre'); cfr. § 353·
'p,erle' ', f~r~a 'f~rni', ~ar~a 'carni', dò~ma, sèrva, sòffra, fanatisma, me- Nella sillaba finale neolatina alle vocali toscane e ed i corrisponde in
~estra mm1stro (Salv1om, n6 sgg.); m luogo della vocale di appoggio, Italia settentrionale per lo piu e: cfr. in milanese asen, dudes 'dodici',
m certe zone della Lombardia, nell'emiliano e nel romagnolo viene in- lares òmen 'uomini', mantes 'mantice', tèrmen 'termine'. A Poschiavo si
trodotta una J ( ovvero una debole a) nel gruppo consonantico finale: trova' invece a: cfr. asan, dodas, laras, oman, mantas, terman, ' frasan,
/ esa'
per esempio mentar 'mentre', padar, pévar (cfr. § 338). 'essere', mòa 'muovere', cora 'correre' (Michael, 25 ); cfr. ancora, sempr~
Nell'Italia settentrionale c'è poi una zona nella quale si verifica una a Poschiavo, ma 'me', sa 'sé', sa 'se ' , ve/das ' tu ve d''1 , d'ormas ' tu dorm 1'
t~ndenza a far P:endere la ter?1inazione -o del maschile a tutte le parole (ibid., 50 ). - Cfr. il§ 148.
d1 gen~re maschile, per magg10re chiarezza: già nell'antico lombardo si
trova m Uguccione principo, serpento, enfanto, abadho, grevo (Tobler,
20). Questa -o dev'essere esistita un tempo anche in Emilia (come si 144. e ed i atone della sillaba finale nell'Italia meridio~ale. Nell'e-
può dedurre dalla diffusissima generalizzazione della -a del femminile) stremità meridionale dell'Italia è concepibile solamente -z come vocale
tuttavia non siamo oggi piu in grado di riconoscervela, poiché in emilia~ finale: cfr. il siciliano cantari, cani 'cane', sali 'sale', latti 'latte', misi
n~ le :ocal,i fin~li e ed. o si sono perdute (sa!, traf, avril, mes, gal, bras ). 'mese', e parimenti il calabrese meridionale meli 'm~ele', .lumi 'l~n:ie'~
D1 qm pero, nei. tempi antichi, la -o si è spinta attraverso gli Appennini vacchi 'vacche', grandi 'grande', vèni 'viene'. Nei dialetti salentm1 .s1
nella_Toscana d1 nord-ovest, per cui la Lunigiana (Licciana, Fivizzano, riscontra -i soltanto nella zona tra Manduria e Brindisi - per esempio
Fos?movo, ecc.) ha tra le forme di uso del tutto comune fiumo, canalo, sapi< sapit, scriviri, turmiri 'dormire', fami, pòni lu s.òli 'il s?le. tra~
avr~lo, s~lo, preto, s~lo 'sole', travo e !umo; e la Garfagnana superiore monta ' ' sali ' nòtti ' dèci ' sèti 'sete' ' cantari -, mentre in provincia
( d'
d1
(Mmucciano, Gorfighano) coro 'cuore' mélo 'miele' monto preto salo Lecce si differenzia -e da -i: bène, àve (habet), apre, surde sor e, sur-
/ ' ' ' ' ' di 'sordi', zoppe 'zoppe', zèppi 'zoppi'. Nella Calabria settentrionale .-i
nepoto, pepo, meso. La vocale -e ( oppure -i) finale in queste zone è tal-
men~e sconosciut~, ~he -o ~o.mpare anche nelle forme verbali e negli av- si trova ancora soltanto in alcune zone (Acri, Cosenza)-. per esempio
ver~i: J::r es~mp10 m Lumgiana sempro, chiunquo, mentro, scrivro, ve- vutti 'botte', parrari 'parlare', nuci 'noce', pani 'pane', s~li 'sole'-, dove
do vedi; e m Garfag?an~ disso 'disse', troasso 'trovassi'. Analoga- i due tipi di declinazione 'le noci' e 'le capre' hanno d1 conseguen~a ~a
mente nello stesso terntono tutte le parole femminili ricevono la ter- medesima desinenza: li nuci, li erapi. La maggior parte della provincia
I. Vocalismo § 145. o ed u atone della sillaba finale in Italia centrale

di Cosenza ha la vocale -e: per esempio pane mèle 'miele' lune 'lun .J~,
' ~Je
Iore! '· 'oggi',_
· dè~e .'?ieci', ~gne, jire 'andare';
' , eui
però al plurale pan/ 1 45. o ed u atone della sillaba finale in Italia centrale. La Toscana
lum_i, zere <hert, vzdz tu vedi', misi, èppi 'ebbi'. Piu oltre verso nord , in posizione finale conosce solamente -o (lupo, dormo, quando, venduto?
la-~ compare ancora nel Cilento meridionale: per esempio vuci 'voc , mano) 1 • Dopo le consonanti l, r, n ed m, la o finale può cadere ~avan~1
l ' I ' · ·' , , 1
su z ~o e, nzvz neve, rormi 'dorme' • Al di sopra della Calabria e a set-
e, . ad un'altra parola che comincia per consonante, con la quale la prtma sta
tentrione della strada Taranto-Brindisi inizia la zona dove tutte levo _ strettamente legata sintatticamente: per esempio quel cane, fil di ferro,
li final~,quale piu quale meno, si affievoliscono,zona che\i estende ve~: buon tempo, pian pianino, uom di fiducia; anche San Pietro e Orsammi-
no~d smo. al confine meridionale del Lazio e sino alle Marche meridi0- chele (orto) - nelle quali l'abbreviamento proclitico ha colpito pure la
nah: cfr. 11napoletano cana 'cane' e 'cani', famma 'fame' neva perd consonante precedente - appartengono a questo tipo. Ulteriori irrego-
tor ra~ m~~a ' mes~,' mzsa · ,mesi,·, f asula 'fagiuoli'. Dopo una
' consonante
' a, larità vanno spiegate caso per caso, per esempio pria (assimilato alla fi-
doppia, I mde.bohmento vocalico può portare in certe zone fino alla cadu- nale di poscia), come (da quomodo et).
ta completa (m Abruzzo e a Taranto, Napoli e Ischia): cfr. l'abruzzese Nell'Italia centrale la u meridionale (vinu, quattru) raggiunge le vi-
l~tt '~atte''., vènt. 'v~nto' ! vacch 'vacche', Bellint 'Bellante'; l'ischitano cinanze di Roma, si avvicina all'Umbria meridionale e penetra nelle Mar-
lzent denti . Net d1alett1 abruzzesi -e ed -i finali possono cadere anche che meridionali; appare inoltre isolatamente fin nella parte sud della
dopo una conso~ante sem~lice: per esempio sal, pòip 'pepe', trif 'travi'. provincia di Grosseto: cfr. a Pitigliano capu, tantu, dopu e ad Arcidosso
. ~e~la ~alabria se~tentnonale la -i finale in iato dopo i passa ad -e per santu, itu, cugnatu.
d1ss1mtlaz10ne-cfr. tl calabrese (prov. Cosenza) mie< mihi tie <tibi- In una zona alquanto estesa, che dalle Marche meridionali (Came-
e lo. st.esso dicasi per il salentino mie, tie. In alcune zone d~lla Calabri~ rino, Montefalcone, Amandola, Force) attraverso l'Umbria (Assisi, Fo-
meridionale la -e atona della sillaba finale passa ad -a (Catanzaro Cerva ligno, Spoleto, Rieti, Terni) va fino alla provincia dell'Aquila e giunge a
~entone, Satriano, Centrache, Simbario e Stilo): cfr. il catanzar~se vòl~ sud di Roma (Nemi, Genzano, Albano, Ariccia), le vocali finali -u ed -o
vuole', fama, barcuna 'balcone', vida 'vede', studenta, noma virda 'ver- vengono distinte piuttosto rigorosamente. Mentre -u compare nei so-
d'e, para t ' pa dre,' Jocara
. 'gmocare,
. ' nenta 'niente' cocira 'cuocere'
' ava stantivi che appartengono alla classe latina in -us, si ha invece -o nelle
'ha', òja<hodi~, nda 'ne'. Nella Calabria settentrionale (per esem~io a parole che in latino terminano in -o. Presentano inoltre per lo piu -o
Cosenza e.d~cr1) questa -e passa ad -a solamente nel caso in cui si venga come vocale finale quei nomi indicanti materie, che perciò sono legati
a tr?vare .m iato dopo un'altra vocale: per esempio tria per la forma che all'articolo neutro (lo): nelle Marche, per esempio a Force, si distingue
altr1me~t1suona trie 'tre', sia per sie 'sei'< sex, nua per nue 'noi' pua< dunque fra lu fuku 'il fuoco', lu timpu 'il tempo' e l' òjo 'l'olio', ditro 'die-
fue 'po1', vua per vue 'voi', i vua per i vue 'i buoi'. Lo stesso fenoO-:enosi tro', pristo (Mengel, 51 ), e a Camerino tra lo ferro, lo bòno, òmo, vaco
mcontra nel dialetto umbro di Gubbio e di Todi (i pia< pie< piee 'piedi') 'vado' e lu munnu (ibid., 19 sg.); nel dialetto umbro fra òto 'otto' e c6r-
nell~ M~rche (a Fano ecc. pia< pie 'piede') e a Cortona (i piéa <piée) ~ pu 'corpo' (Trevi), tra lo fèro 'ferro' e lu piettu (Norcia); nel romanesco
nell antico r?manesco doa 'due', noa 'noi' (Cola di Rienzo). tra òtto, quanno, tèngo, dico, pèggio e cardu, fégatu, granu, martiellu,
. A Ostum (prov. Bri~disf) -e :d ~i dopo l in posizione finale compa- cuorpu (Nemi), e tra pètteno 'pettino', maceno 'macino', òmo, mèglio e
!ono come -u: per esempio lz filu '1 fih', li mulu 'i muli', s6lu 'sole', fraulu annu 'anno', munnu 'mondo', niru 'nero', mittu 'mettono' (Cervata)
fragole' (plurale di fraula ). (Merlo, 46 e 53). In queste zone anche la desinenza verbale -mus ap-
pare come -mo (vedemo, lavamo) (cfr. Merlo, SR 6, 81 ).
1
') In hC,orsicala -i ~ale solamente per la parte meridionale dell'isola (soli 'sole', notti pedi 'pie-
d e , pere e nel nord st ha -e (sole, notte). '
1 La u ligure si estende fino all'estremità nord-occidentale della Toscana: cfr. a Sarzana fatu

'fatto', contentu, vistu, quandu, datu.


§ . ed u atone della sillaba finale in Italia meridionale 187
186 1. Vocalismo 147 0

Marino si incontra come vocale di appoggio i, per esempio vidri 'vetro',


146. o ed u atone della sillaba finale in Italia settentrionale. Dai te- fòurni 'forno', inverni 'inverno' (Anderso?, 33, 6.9, 82). I~ cer~e zo?e
sti antichi lombardi risulta chiaramente che la caduta di -o ha avuto ini- della Lombardia, in Emilia e in Romagna, in fine d1 parola v_iene.inserita
zio nell'interno della frase, cfr. in Bonvesin no sont per quel men bona una a (oppure una a debole) nell'ultimo grupp? consonantico, m l;:ogo
(< no sonto per quelo meno bona), s'alcun villan no 'm guarda, e d'al- della vocale di appoggio: cfr. il lombardo, emiliano e romagnolo negar<
tra parte in fine di frase per assetar al desco, ke mangi(/ trop ni poco, nigru; l'emiliano e romagnolo imvér_an'inverno'; il berga~asco qua-
quando tu he mangiao, per Deo el ha donao, ni l'an anc cognoscudho. dar 'quadro' (cfr. § 338). -Il gr~pp~ -zo-~~~leco~rar~_nel_diale~~~lo~-
La vocale finale non è però caduta dappertutto: mentre il piemontese bardo sotto forma di -i: cfr. odi, oli, studi studio, dubbi, co~il~ con~-
il lombardo, l'emiliano e il romagnolo non conoscono generalmente i~ glio', spazzi, soci, nibbi, navili ~naviglio', CJ_r~z,zi;
cf~. ,an~he ~r_ibi< *.~ri_-
posizione finale né o né u, il ligure ha invece -u e il veneziano -a: cfr. il li- bio < *criblum 'crivello'; il piemontese sibi subbio; 1em~ha~o subi,
gure g~lu '.g~llo', brasu 'br~ccio'; i! piemontese gal, bras; il lombardo gal, e inoltre le pronunce dialettali dei toponimi In!ro~i (I.ntrob10, m L~m-.
bras; 1emiliano gal, bras; il veneziano galo, braso Il nome della città di
1

bardia), Cuni (Cuneo, in Piemonte), Cifri (Cono, m Piemonte), Mnzrbi
Como viene pronunciato Com in dialetto lombardo. A questa regola ge- (Minerbio, in Emilia).
nerale bisogna tuttavia porre delle limitazioni: in veneziano la o cade
dopo nasale semplice (per esempio zerma11'cugino', to11'tuono', le man
'le mani', sa11'sano'), il suffisso -arius diventa -er (granèr, fornèr, ca;- 4 . ed u atone della sillaba fina~ein It~lia n:eridionale. In posi~
1 7 0
bonèr, pomèr), mentre la -o resta conservata dopo quelli che un tempo zione finale l'estremo sud del Mezzogiorno d I taha conosce soltanto -u.
erano i nessi gr, dr, tr, per esempio nero, vero (vitrum), San Piero, cfr. il siciliano manu, lavu, òttu, fattu, muru; il calabrese òcckiu;.qua~-
squero, Via Zara (theatrum) a Pola. La vocale finale rimane inoltre du tèmpu, scrittu, vivu 'bevo'; il salentino filu, cantu, sacciu 10 so ,
conservata in molte zone del Piemonte e della Lombardia come vocale di quit/,4,u'quello', fattu. Anche la Cor~ica ~n posizione finale non ha che u
appoggio (talvolta come u talaltra come o) dopo gruppi consonantici che (come la Sardegna): per esempio amicu,.7~rnu,natu, celu, ,avemu,.s:ntu.
terminano con r, con no con l: cfr. il piemontese negru, neigru, neiru 'ne- La presenza di -u coincide con quella di -i solamente nell est:em1ta me-
~o' ~ ~l ticinese negru, neiru; il lombardo furno 'forno', corno, infèrno; ridionale (Sicilia, Calabria meridionale, alcune zone nella pemsola ~alen-
il tlcmese quatro 'quattro'; e inoltre a Poschiavo altru, védru, sadru 'sa- tina e in Puglia settentrionale, Cilento meridionale_); ne!l~ Calabria set-
zio', sérklu 'cerchio', a Livigno quatro, altro, cèrclo, verclo 'coperchio', tentrionale (prov. Cosenza) e nella penisola salentina si m~~ntra muru
musclo 'muschio', taladro < taratrum, in Valsesia véru 'vetro', poru e linu di fronte a pane e còre. A nord della linea Cetraro-Bisignano-~~-
'porro', ianevro, aigru 'acero' (Spoerri, 408 ). Infine anche nell'ambiente lissa (Calabria) e a nord della via Taranto-Brindisi la vocale finale.si ri-
piemontese e lombardo si trovano taluni dialetti, nei quali la conserva- duce per lo piu fino ad a: cfr. il luca~o c~s~ '~ac~o', l~pa 'l~p?'; il ba-
zione della vocale finale si verifica con una certa maggior frequenza: cfr. rese calla 'caldo' cundata 'contato', dicha dico , lietta letto ; 1abruzze-
per esempio a Borgomanero (prov. Novara) omu, grassu, siibtu, salvu, se mura, vina 'v~o'. All'interno di questa zona dove si manifesta il f.e~o-
mortu (Contini, ID 11, 3 3 sgg.); nel lombardo occidentale fii.su 'fuso', meno della riduzione, che si estende verso nord fino al confine ~endio-
coldu 'caldo', lardu, osu, rusu 'rosso', ogu 'occhio', brodu (Busto Arsi- nale del Lazio e fino alle Marche meridionali, si incontrano tutta~i~ delle
zio), marzu, còrpu, invèrnu, sabutu, fidigu 'fegato' (Bienate)2. A San località dove -u oppure -o sono conservate: cosi, il Cilento merid~onale
presenta -u (siccu, piettu, suocru, ~o~u), n_ientre la pa:te settentnona~e
dello stesso territorio (come anche i dialetti della zona intorno .a Napol~)
1 In provincia di Piacenza la val di Nure superiore appartiene alla zona dove vige la situazione

li_n~uisticadel ligure: cfr. didu, bèlu, collu, troppu, bruttu, paradisu, nostru, infèrnu, brasu 'brac-
hanno _0 (sicco, russo, muro); e d'altra parte, dentro il ~edesimo terri-
c10; /nche a Bor~otaro (prov. Parma_)si trova -u: _dr. fa~u, ventu, novu, vistu, meiu 'meglio'. torio dove si verifica la riduzione di cui discorriamo, vi sono zone che
La -u non e del tutto sconoscmta neppure m lstna: per esempio a Fasana fagu 'faccio' fe-
braru, tipidu, neidu 'nido' (lve, 141). '
dopo un forte gruppo consonantico perdono completamente la vocale
188 I. Vocalismo § 148. La sillaba finale dei proparossitoni

della sillaba finale: per esempio il napoletano crapitt 'capretto'; l'ischi- ; 'pettine', ruzu 'ruggine', Giacu 'Giacomo'; dr. inoltre per Castellinaldo
tano uoss 'osso', cuorp 'corpo'; il tarantino fatt 'fatto'; l'abruzzese surt orgu 'organo', mangu 'mangano', burasu 'borraggine' (AGI 16, 547),
'sordo', òss 'osso', cavàll; il marchigiano meridionale tiemp 'tempo' att ancusu 'incudine', calisu 'caligine'; per Ormea ofo 'asino', èrio 'argi-
'gatto'. Nei dialetti abruzzesi, nella Puglia settentrionale, a Matera: nel ne', tèrmo, iuvo 'giovane', cari:f.o'caligine' (Parodi, SR 5, 104); con -i
dialetto di Taranto la -o può andare completamente perduta anche dopo finale, per esempio ma1:1i'manico', stomi 'stomaco', tévi 'tiepido', pèrsi,
consonante semplice: per esempio in abruzzese f 6k, ft'àt, a Matera aéut èrpi 'erpice', tòsi 'tossico', prèvi 'prete'. Il ligure segue pure in parte
a Taranto aéit 'aceto'. -Nel Salento in luogo della -o del toscano alla ter~ questa tendenza: per esempio frasciu 'frassino', sabu 'sabato', ase 'asi-
za persona plurale del presente e dell'imperfetto si trova -e: per esempio no', tèrme, Stèva, riise 'ruggine', prève, e dall'altra parte stomagu, pèr-
càntane (oppure càntene) 'cantano', sàpune <sapunt,. nducene 'porta- segu, téviu 'tiepido', Giàcumu, mànegu. Per quel che riguarda altre zone
no'< inducunt, passàvane 'passavano', òlene 'vogliono'. - Sempre nel dell"Italia settentrionale, il fenomeno di cui si parla compare ancora nel
Salento -a è la vocale finale consueta della terza persona plurale del pas- Canton Ticino: dr. in Valmaggia salvadi <silvaticus, companadi, fidi
sato remoto, per esempio cantara 'cantarono', mbrazzara 'abbracciaro- 'fegato', moni <mònigo, porti 'portico', stomi, mani, tossi 'tossico' (Sal-
no', partira 'partirono', ippara 'ebbero', trasira 'entrarono': può darsi vioni, AGI 9, 220 ). Quanto mai isolata è la forma sabo 'sabato' del ve-
che in questa zona abbia avuto la sua influenza sulla terminazione del neziano e istriano. - Nell'Italia settentrionale, zona ovest, anche i topo-
perfetto un piuccheperfetto cantara <canta veran t, esistito un tempo. nimi seguono la legge fonetica predominante: dr. in Piemonte Sèto
A Enna (Sicilia) u finale che segua una precedente vocale diventa a: cfr. (Settimo), Càstu (Càstino), Gàso (Gàssino), Miirèsu (Millesimo); nel
Dia, fratimia 'fratello mio', amicu tua, patri sua (Cremona, 29); cfr. Canton Ticino Cironi (Chirònico); in Liguria Sèna (Genova), Karoda
Jacopone, maritata 'tuo marito', ant. sen. cognatoma, cal. fratitta 'tuo (Carròdano ).
fratello' (cfr. §§ 429 e 430).

148. La sillaba finale dei proparossitoni. Nell'Italia settentrionale


lo sviluppo dei proparossitoni segue, sotto diversi aspetti, delle leggi
1
speciali • La soppressione dell'accentazione sulla terzultima sillaba si è
potuta verificare per via della sincope - per esempio nell'emiliano mun-
ga 'monaca'; nel romagnolo mank 'manico'; ·nell'emiliano gumde, nel
romagnolo gònt 'gomito'; nel romagnolo tòsk 'tossico', fòrps 'forbice',
tèvd 'tiepido' (cfr. § 138) -; per via della caduta della vocale finale -
per esempio nel lombardo tòsek, sàbat, gumbet 'gomito', pèrsik -; piu
raramente per via dello spostamento della posizione dell'accento: per
esempio nel bergamasco méda 'zia'< amita. Per l'ovest dell'Italia set-
tentrionale si può invece fissare un altro principio: nel piemontese l'ul-
tima sillaba si viene a perdere per lo piu per apocope; come eco ridotta
ci resta una vocale, che ora può essere o (ovvero u), ora i, ora e: cfr. il
piemontese àsu 'asino', tèrmu, mèrcu < *mercuris 'mercoledi', kèrpu
'carpino', arbu 'albero', frasu 'frassino', Stéu 'Stefano', garòfu, pèntu
1
In parte anche nell'Italia meridionale: dr. § 227.
Parte seconda
Consonantismo
Le consonanti in posizione iniziale

149. Consonanti in posizione iniziale (Generalità). Nell'Italia me-


ridionale le consonanti iniziali di certi monosillabi tendono al raddop-
piamento enfatico: cfr. il laziale meridionale e l'abruzzese nn6 'no'; l'a-
bruzzese nné <nec; il siciliano nnu 'uno'; il salentino nnu, nna 'una'; il
napoletano nni 'in' (Merlo, 86); il pugliese (Trani) nni <nec; cfr anche
il romagnolo ppiu e l'italiano meridionale cchiu (plus); per il calabrese
citiamo ddui 'due', mmi 'mi', ppe <per, ccu <cum. - Nel pugliese me-
ridionale (Salento) si manifesta una singolare incertezza nelle consonanti
iniziali, talché in questo dialetto vi sono delle parole che cominciano
con una consonante completamente diversa da quella che ci aspetterem-
mo, senza che si possa formulare su questo fatto una regola precisa: cfr.
lu curmòne 'il polmone', éi kkèmpu 'che tempo' (Salve), la tzpara 'la vi-
pera' (Vernale), cammace 'bambagia' (Maglie). Si tratta di un fenomeno
che si estende anche al dialetto greco parlato nella zona: per esempio a
Corigliano càftilo (invece di dàftilo) <M.x"t'uÀoc;. - Nei dialetti dell'Italia
settentrionale l'alterazione di una consonante iniziale è provocata dalla
caduta di una vocale, inquantoché in tal modo si ha un adattamento del-
la consonante iniziale stessa all'articolazione della consonante seguente,
oppure si ha dissimilazione: cfr. in emiliano tii6sser 'conoscere'; a Imola
tmén 'comino'; in monferrino bsana 'mezzana'; in emiliano brenda 'me-
renda', dbu 'bevuto', dbeii 'vivagno'; in romagnolo psiga 'vescica'; in
emiliano fsiga 'vescica'; in monferrino pfza 'pipita'; in romagnolo pton
'bottone', bdoé 'pidocchio', bsèl 'pisello'; cfr. § 242.
Nell'Italia settentrionale le consonanti iniziali sorde non vengono col-
pite dalla sonorizzazione dei suoni intervocalici, neanche se càpitano fra
vocali (cfr. il milanese la cadrega, la terra, la paja), mentre in certe parti
del Lazio e nell'Umbria meridionale tali consonanti passano a sonore
(ovvero subiscono lenizione), esattamente come se si trovassero nell'in-
194 IL Consonantismo § 150. b iniziale 195

terno della parola: dr. i gabilli 'i capelli', le démbie 'le tempie', a bègora ne, vestiame (Merlo, ID 5, 190). Dall'odierno napoletano citiamo va-
'la pecora' (si vedano altri esempi nei§§ 151, 162, 166). Esempi di un . gno, valanza, varva, vàttere, vescuotto, vévere 'bere', vacca, vufaro
fenomeno del genere si hanno anche nella Calabria settentrionale (prov. 'bufalo'; dai dialetti della Calabria settentrionale vagnu, valestra, vancu,
Cosenza), per esempio a vimmina 'la femmina\ u _sale 'il sale' (altri varca, vastune, veta<beta, viestia 'bestia', vilanza, vucca, vurza 'bor-
esempi ai§§ 154 e 165 ). Abbiamo dunque in queste zone dei casi paral- sa', V arvara, V artulu, Viatrice, V attista; il nome della città di Bari suo-
leli ai fenomeni conosciuti in Sardegna e in Corsica: dr. il sardo sa dèr- na V ara nel dialetto locale (oggi per lo piu Bara); nei toponimi della
ra, una go.sa, su bilu 'il pelo', su v6rru 'il forno'; il còrso u véli 'il fiele', Campania, il nome di San Benedetto appare sotto forma di Santo V en-
u saccu, a gabra 'la capra', u dètu 'il tetto', una gèrva, u béde 'il piede' 1. detto e San Venditto. Anche in Sicilia per parecchi territori v- rappre-
Molto singolare è la manifestazione del fenomeno inverso, che con- senta il risultato normale: vòi 'bue', varva, vagnu, viviri 'bere', vuc-
siste nella desonorizzazione delle consonanti iniziali d e g, con conse- ca; però in alcune zone dell'isola (particolarmente sulla costa orientale)
guente passaggio a t e k, fenomeno che è caratteristico del Lazio meri- b resta inalterata, ed anzi si presenta in forma rafforzata: bbucca, bbòi,
dionale, del Salento e di una piccola zona nelle vicinanze di Messina bbarba, bbastuni 2 • La Calabria meridionale ha essa pure come tipo pre-
2
(dr.§§ 153 e 155); nel Salento anche v- >/-(dr.§ 167) • Qualcosa di valente bb: per esempio bbarca, bbagnu, bbarba, bbàttiri, bbiscòttu,
simile si osserva nel longobardo -dr. il germanico dump >long. tumpf, bbucca, bbòsco, bbòria (boreas); d'altra parte anche vajana 'baccello'
gahagi>long. kahagi>tosc. ca/aggio (dr. Gamillscheg, 219 e 221) -, (bajana), vancale (derivato da 'banco'), varra, vilanza, vòi 'bue'. Oltre
tuttavia sarà ben difficile poter parlare di influssi germanici nelle zone che in queste zone, in tutti i dialetti del Mezzogiorno si trovano non po-
di cui abbiamo discorso (e in ogni caso, non in Sicilia). che parole che presentano bb invece di v-: dr. il napoletano bbannèra
'bandiera', bbannito 'bandito', bbarcone, bbarrèra, bbarretta, bbetum-
mo 'bitume', bbottone, bbutirro 'burro'; il calabrese settentrionale bban-
150. b iniziale. La b iniziale resta conservata in Italia settentrio- nèra, bbannu 'bando', bbarcune, bbarrètta 'berretta', bbòtta, bbufalu,
nale e in Toscana: dr. il toscano bagno, bello, bene, bocca, bollire; il bbussula; il siciliano (palermitano) bbarracca, bbalenu 'veleno', bbaruni,
milanese bagn, bel!, bev 'bere', bo 'bue', buj 'bollire', bus 'buco'. Nel- bbàrbaru, bbastardu (De Gregorio, 62 ). In Calabria a bb viene alle volte
1
l'Italia meridionale b- iniziale passa in vasti territori a v- • Le zone prin- preposta una vocale di appoggio - per esempio abbili 'bile', abbenda
cipali in cui tale passaggio si verifica sono la Campania, la Lucania, la 'benda', abbenedica - e tale fenomeno non è sconosciuto neanche in
Puglia, la metà settentrionale dellaCalabria e l'Abruzzo; verso nord tale napoletano: per esempio abbalestriere 'balestriera', abbasca 'affanno'
passaggio può seguirsi fino ai dintorni di Roma, all'Umbria meridionale (dr. lo spagnolo basca). Tutte queste sono parole introdotte nei dialetti
e ad Ancona: la linea Roma-Ancona può essere presa come confine set- dalla lingua letteraria o dal ceto colto. È degno di nota il fatto che per-
tentrionale della massima diffusione del passaggio di b- >v-. Tuttavia in sino parole di tutti i giorni come 'buono' e 'bello' si incontrano nell'Ita-
parecchi casi tale linea non viene del tutto raggiunta, il che significa che lia meridionale solo con l'iniziale bb< dr. il siciliano bbèrfrfu, calabrese
influssi letterari agiscono, nell'estrema zona settentrionale di questo ter- bbiellu, napoletano bbiello; il siciliano bbònu, calabrese bbuonu, napo-
ritorio, contro il passaggio fonetico proveniente dal sud. Un tempo v- letano bbuono 3 • Anche 'bene' compare nell'Italia meridionale per lo
predominava anche a Roma: dr. nella« Vita di Cola di Rienzo », scritta
2
in antico romanesco, vagno, vasso, vasta, vastava, vàttere, varva, vasto- In Corsica la situazione non è chiara: un tempo l'isola sembra aver avuto generalmente v- -
cfr. ancora oggi vèrca 'barca', valcone, varane, vuccale; nelle zone settentrionali a yèrba 'la barba',
e yòtte 'le botti' - vicino a b, che oggi si incontra piu frequentemente (bellu, bèrba, bòcca, bòtte,
1Cfr. Bottiglioni, RLR 9, 272. buttane). Per la Balagna Alfonsi registra (xn) una vèlla jégia 'una bella chiesa', a Valagna 'la Bala-
·2Diamo qui alcuni esempi per la grande indifferenza fra sorde e sonore in provincia di Lecce: gna'. Il nome della località balneare Guagna si spiega da un precedente grado yaiiu (balneum).
buttana 'puttana', bavane 'pavone', bentecaste, buscrai (postcras), bruficu 'coprifìco', tènte 'den- 3 Vi sono soltanto pochissime eccezioni: per esempio vellu 'bello' nelle Marche (L n, 200),
te', caçl,tju'gallo'. vu6n:J : femm. vòna in Abruzzo, talvolta v6nu nelle Marche; cfr. anche Acquavana, toponimo che
1 Esempi di un simile passaggio si incontrano già nel latino delle antiche iscrizioni: per esem- si incontra in Calabria due volte. In Calabria il grado fonetico indigeno si è conservato ancora in
pio vene, sine vile (Richter, 80). viéllula 'donnola'(< bellula).
II. Consonantismo § 151. e iniziale davanti ad a, o, u 197

piu con bb-: per esempio in napoletano e abruzzese bbèna, e solo isola- (sing. vifaru ); il napoletano Varana 'Barano', però a Bbarana, tre bbuc-
tamente si ha vène (per esempio nelle Marche meridionali). Come si ef- chJ 'tre bocche' (sing. v6cca). Nel Salento, dove v- è andata perduta, la
fettui la penetrazione delle forme della lingua letteraria è dimostrato legge che abbiamo enunciato porta di conseguenza che anche altre pa-
per esempio in napoletano dalla parola 'barba': medt:re il dizionario del role, le quali per loro natura iniziavano con una vocale, hanno assunto
D'Ambra (1873) registra per varva il doppio significato di 'mento' e di , in tali casi bb- per analogia: per esempio nu bbarde 'non arde', cchiu
'barba', tale parola viene usata oggi a Napoli soltanto nel significato di bbautu 'piu alto', nu bbete 'non è' (ete 'è'), su bbessuti 'sono uscite',
'mento', mentre per 'barba' si adopera la forma bbarba. Molte parole ' e bbeccu 'ed ecco'. Sempre nel Salento esiste una tendenza a mutare la
che nel napoletano di altri tempi iniziavano con la consonante v- (per b- (attraverso lo stadio v-) in f-: cfr. il leccese farcune 'balcone', fusazza
esempio vastemiento, vattaglia, vèstia, vesògna), oggi hanno bb- (bba- 'bisaccia', f ernucchia 'bernoccolo', f alanida 'ghianda' ( BaÀ.avloa); cfr.
stemiento, ecc.). Il passaggio di b- > v-, caratteristico dell'Italia meridio- § 167.
nale, un tempo deve essersi esteso parecchio verso nord; a Pitigliano La presenza di p è condizionata da influssi germanici nelle parole
(nell'estremo sud della Toscana) se ne trova ancora traccia nella forma longobarde panca (di fronte a banca), palco (di fronte a balco); cfr. an-
vagu 'acino d'uva' (cfr. il latino baca), mentre altrimenti in questa zo- che il friulano ble6n a fianco dell'italiano meridionale plaione (oggi per
na si usa bb (bboccale, bbardèlla, bbucata, ecc.), che è da considerare, lo piu chiascione) 'lenzuolo' (blah j on).
anche qui, come una prova di sviluppo non indigeno I dialetti del Mez-
4

Nelle forme del còrso magòne 'scarafaggio' (cfr. il ligure bagu,:i'sca-
zogiorno non conoscono dunque in posizione iniziale la consonante sem- rafaggio'), del calabrese mattagliu 'battaglio' e del salentino Minijentu
plice b-, ma hanno soltanto v- come consonante indigena, ovvero, come 'Benevento' si verifica il passaggio di b ad m (cfr. § 160).
imprestito dalla lingua nazionale, l'occlusiva rafforzata bb- 5 • - Invece di
v, nella Lucania meridionale si ha il suono bilabiale B:per esempio Bin
'vino', Bit, Bari!,BaraBa'barba', Bas'bacio', Ben 'vena', e dall'altra parte, 15 r. c iniziale davanti ad a, o, u. In certi casi nel toscano si tro-
nel caso di parole non indigene, bbena, bb6na, bbeq,q,,bbutf.rr: la b- sem- va invece della consonante c la corrispondente sonora e un antichissi-
plice qui non esiste (Lausberg, § 174). Per Sara Merlo indica!' (216): mo esempio di questo fenomeno viene offerto dalla parola guberno (già
per esempio !fOkka, !faka 'acino'. Nella zona di confine umbro-laziale- in Plauto) da xvBEpvw, che dimostra come una simile tendenza fosse
abruzzese esiste una tendenza all'annullamento completo del suono ini- già caratteristica del latino volgare. Altre parole di origine greca presen-
ziale: per esempio a Sant'Oreste (Lazio) a 6cca; in umbro (Norcia) la tano anch'esse la stessa singolarità: per esempio gobius <xwBt.oc;,gam-
6cca; in abruzzese (Leonessa, Tagliacozzo) la 6cca (AIS, 104 ). Nel Sa- marus come variante di cammarus <xeiµµapoç, gamba come forma
lento si perde completamente v-: per esempio la ucca 'la bocca', la uc- secondaria da campa< xr1.µ1t11,''(gangalus (cfr. l'italiano ganghero,
cuzza 'la boccuccia', la andèra, la ursa. Nella Calabria meridionale, v da- però in milanese cànchen) come variante non documentata da cancha-
vanti ad u passa con facilità a g: per esempio gurza 'borsa', guggire 1us <xeiyxaÀ.oc;.Una variante di cattus era gattus (ALL 5, 135), cfr.
'bollire', gula 'zolla' (BwÀ.oc;),guda <buda, gudèq,q,u'budello', gurru l'italiano gatto, spagnolo gato, provenzale gat. Citiamo inoltre il siciliano
'burro', gurraina 'borraggine', gutti 'botte'; cfr. anche il còrso gugnu. gamù/4,u,l'antico genovese gameo, il portoghese gamelo (lat. camelus <
'bugno', gudellu 'budello'. - La v- passa a bb- dopo parole che provo~ xeiµ11À.oc;). Le forme italiane garofano (frane. girofie) e golfo (provenz.
cano il raddoppiamento della consonante iniziale: cfr. il calabrese tri golf, spagn. golfo), di contro a xapu6cpuÀ.À.ov e a x6À.1toc;,
saranno del pari
bbue 'tre buoi' (sing. vue); il salernitano tre bbifari 'tre agnelli tardivi' indicative della presenza di una g esistente già nel latino volgare; e anche
per l'italiano gabbia (provenz. gabia, spagn. gavia, ant. port. gaiva) è
4
v- compare isolatamente anche piu verso nord, cfr. la forma vastare, documentata per Pisa nel già da presupporre con tutta probabilità un '"gavea (invece di cavea);
xiv secolo (AGI 12, 152) e la forma viglietto nel toscano popolare.
5
In dialetto calabrese la lettera B suona mbe, e tale pronuncia pare che sia originata da dissi- cfr. pure il napoletano gajola 'gabbia'.
milazione da bbe, come nde 'lettera D' sarebbe originato da dd. Altri esempi appartengono ad epoca piu recente. Vanno qui per la lin-
11. Consonantismo § 15r. e iniziale davanti ad a, o, tt 199

gua letteraria gomito (cubitus), gonfiare (conflare), gombina (che si 'collana' (Salvioni, 2 30 ); il lombardo occidentale (Busto Arsizio) garo-
ricollega a combinare), gastigare di fronte a castigare; nel« Decamero.. ta; il piacentino e parmigiano gombinar <combinare. Per l'Italia meri-
ne» si trova la Costanza (5·, 2) e l'isola di Gurfo (2, 4); cfr. anche Gaeta· dionale, il calabrese guta 'cote'.
(Cajeta), Gaetano e Gonfienti (prov. Firenze) <èonfluen tes. L'anti- Viene trattata k iniziale, nel caso che si trovi dopo una vocale, esatta-
ca lingua di Lucca presenta gosto, Costantinopoli, Ghagli = Cagli (AGI mente come k intervocalica in quelle zone della Toscana in cui amica
16, 408); l'antico pisano ha gostare, Costantino (AGI 12, 150); l'anti- passa ad amiha e focus a fòho: cosi per esempio i havalli, i hani, la hòha
co senese ganale, ganavaccio, gattivo, gavillare (Hirsch, ZRPh 9, 562). 'la cuoca', la hasa, la hu<.pola,però a (ad) ccasa, i kkane 'il cane', tre
La consonante g è alquanto diffusa nei dialetti volgari odierni della To- (tres) ccani, i honsiglieri vanno a cconsigliarsi. Anche k del nesso. chi
scana: per esempio gattivo (Pisa e Grosseto), gostare (prov. Lucca, Pisa segue questo sviluppo: per esempio la hiave, lo hiamo. A Cama10re
e Firenze), garota (Livorno), garogna, govone (prov. Livorno), gaglio (prov. Lucca) l'h è ammutolita: du avalli, la u!ina, una apanna; l~ ~o:ma
'caglio' (prov. Firenze e Siena), gupo (nell'aretino), galcina (Montale), plurale dell'articolo in questa zona fa raddoppiare la consonante m1z1ale,
gotesto, gavà 'cavare' (Monte Amiata); per l'isola del Giglio, Merlo cita perciò si ha du ani 'due cani', però i kkani. ·
gognata e gugino (ID 8, 216). Il fenomeno in questione si manifesta con La palatalizzazione di k si incontra nelle estreme zone marginali set-
una certa regolarità nel villaggio di Castagno (detto dialettalmente Ca- tentrionali dell'area linguistica italiana, in corrispondenza col ladino
stagno), presso San Godenzo: la garne gòtta, la gapra, e gani 'i cani', e (chiavra 'capra', chiasti 'castello') e col francese (chèvre, chateau); dalla
gapélli, e gappèlli, i gonti, gòsta, gastello. Per l'Elba ho potuto io stabi- regione dell'Ossola Nicolet registra ( 118) camp, cel 'c~ll~', cil 'c~lo':
lire una certa frequenza nella comparsa di gin località Capoliveri (e in cina <cuna, cira 'curare'; per la Valmaggia (Canton T1cmo) Salv1om
modo un po' meno caratteristico a Rio Elba): la garne, li gani, li gavalli, cita kxa 'casa', kxar, kxamp, kxaura 'capra', kxerta 'carta', kxena 'can-
la gasa, si gala, una pena di gore. In entrambe queste località dell'isola na'; in questa zona, tuttavia, k resta inalterata quando l'accento non ca-
d'Elba il fenomeno si manifesta particolarmente in posizione intervoca- de sulla sillaba iniziale: per esempio kaval, kadena, kamisa (AGI 9,
lica: il suono di g è poco energico, alquanto ottuso; la consonante si 216). La palatalizzazione si è affermata profondamente nella Valtellina
presenta come un suono lene. Un tale tipo di g si trova anche nei dia- superiore: per esempio a Tresivio (Sondrio) caura 'capra', cambra, ca
letti del Lazio e dell'Umbria meridionale: cfr. per Palombara (a nord- 'casa'' carn, castena, cor 'cuore'' còl 'collo'' còt 'cotto'' coa 'coda'' còrp,
est di Roma) i gabilli 'i capelli', la g6a 'la coda', la g6diga 'la cotica', a gan- cué 'covare', curam 'cuoio' (Salvioni, SFR 8, 27 sg.), e ancora (sempre a
néla 'la candela', a gunna <cuna, gattivo, i guinadi 'i cognati', a graba 'ca- Tresivio) cuna< cuna, cunat 'cognato' (Merlo, ID l, 216); ed anche nel
pra'; per Amelia (Umbria) g6a, g6dega, gannéla, gunna, guinado, gat-
1 c~so di c iniziale di sillaba nell'interno della parola, per esempio marcat
tivo, una graba ; dall'Abruzzo settentrionale appuntiamo la pronuncia
'mercato'. Ancora nell'estremità occidentale del territorio bergamasco,
locale li Coli per il villaggio di Colli, presso Amatrice (punto 616 del-
Bagoliono presenta éul 'culo', éuna 'culla', éor 'cuore', vale a dire la pa-
1'AIS ). Sporadicamente, lo stesso fenomeno si incontra anche in pro-
latalizzazione davanti a vocale palatale (però si ha cavra, càren 'carne');
vincia di Cosenza: per esempio a Rovito a gasa 'la casa'. Per l'Italia set-
per Busto Arsizio (Lombardia occidentale) è documentato chian 'cane'
tentrionale citeremo il milanese gabana 'capanna', galavro 'calabrone',
gardinal, gatar 'catarro'' garavanna 'carovana'' golar 'collare'' golanna (Azzimanti, 26). Il dialetto gallo-italiano di San Fratello (Sicilia) mo-
stra che la palatalizzazione era comune un tempo anche nel Piemonte
1
Si può certamente presumere che esista in questo caso una parentela con il fenomeno cono- me'tidionale: cf r. k xe'IJ (cane,) k xesa cassa, k xemara
V ( ) / (camera,) k xe'n
sciuto nei parlati sardi e còrsi: cfr. il sardo sa ya.6èna 'la catena', sa 6èrra 'la terra', sa ~ètJtJe 'la 'carne' kxesa 'casa' (però kavèu 'cavallo', kamiza, kantèva 'cantava'. An-
pelle', su vèle 'il fiele', su vilu 'il filo'; il còrso u gapu 'il capo', a gasa 'la casa', a gabra 'la capra',
a uista gòrta, u dèngu 'lo tengo', ancu du 'anche tu', u béde 'il piede' (cfr. § 149). Che questo feno- che le Ìocalità gallo-italiane della Lucania presentano tracce di un simile
meno stia in connessione colla sonorizzazione gallo-romanza (la c u s > lago, nata > nada), come viene fenomeno in canatu (Trecchina) e cenatu (Potenza) v. ZRPh 51, 274 e
interpretato dal Lausberg (R. Sp . .579) e dal Weinrich (62), non mi sembra credibile. Nel nostro caso
si tratta certamente di sviluppo piuttosto recente. 61, 92; cfr. l'ossolano cuna 'cognato'. Nell'