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Thema mit 840 variationen

di Enno Poppe
Analisi - Teresa Gasparini

Enno Poppe, nato il 30 dicembre 1969 a Hemer in Germania, è compositore, direttore d’orchestra, e
docente. Impegnato nella musica contemporanea, le sue composizioni nascono dalla ricerca di una
cellula, di un atomo musicale ovvero l’unità più piccola possibile da cui si può creare musica. Enno
Poppe parte da una visione quasi matematica della musica, legata alla natura e alla biologia, in
quanto egli cerca di riprodurre nei suoi spartiti il processo che ad esempio fa crescere una pianta.
Nella natura egli identifica anche un elemento di caos, di possibile errore e di variazione che rende
unico ogni singolo organismo.

La sua composizione per pianoforte Thema mit 840 variationen, del 1997, è testimone di questo suo
approccio alla musica. Il titolo richiama una forma classica, il tema con variazione, ma il brano ha
poco a che vedere con il significato classico di questo genere. Poppe definì l’opera un lavoro
motivico-tematico, non tanto perché legato alla tradizione ma perché, una volta svolto il suo lavoro
sulle cellule, non sapeva con che parole descriverlo e quindi si avvalse di termini classici. Il
compositore parlò poi di Formazione generativa per descrivere il suo processo compositivo in
modo più neutrale rispetto alla terminologia classica. Il Thema, ovvero la prima battuta, subisce
delle variazioni che coinvolgono il ritmo, la metrica, la dinamica e l’armonia.

Il brano inizia con un metro di 1/8, l’indicazione poco forte, staccato e due bicordi alternati tra la
mano destra e la mano sinistra, ciascuno della durata di un sedicesimo. Alla mano destra si trova un
intervallo di seconda maggiore mi – fa#, così come alla sinistra, mib – fa. Essendo entrambi i righi
scritti in chiave di violino, si può identificare la cellula originale della composizione nel primo
bicordo che nel sedicesimo successivo semplicemente si sposta un semitono sotto.

Prendendo ora in esame la pagina 4 dell’opera si può notare fin da subito che il processo di
variazione eseguito da Poppe porta a risultati molto lontani dal materiale originale. Le prime due
battute sono scritte con un metro di 1/6 e con un movimento a note singole che saltano di una nona
aumentata discendente. Come nel resto del brano, è presente una frenetica variazione della metrica,
che passa da 1/6 a 3/16 a 1/4, 2/6, 3/8, 5/16, ecc... Si mantiene però più o meno costante
l’andamento discendente interno alla battuta, come presentato nella battuta iniziale del Thema.
Subito a smentire questa costanza, nella battuta 6 di pag. 4 si inserisce un linguaggio accordale che
perde quindi la dualità iniziale e appare come un evento isolato rispetto alla continua alternanza
vista fin’ora. Enno Poppe utilizza elementi ritmici diversi, dalla duina di sedicesimi alla terzina, dai
gruppi irregolari 5:3 e 6:5 ad un’accentuazione dello staccato tramite l’uso di pause, come ad
esempio nell’ultima riga della pagina. Dal punto di vista dinamico le poche indicazioni guidano, da
b.12 un crescendo che raggiungerà il suo culmine in fortissimo a battuta 48 per poi scendere
improvvisamente a piano nelle ultime battute.

Analizziamo ora più da vicino i processi di variazione del thema presenti nella quarta pagina. Per
comodità la numerazione delle battute inizia a pag. 4.

Già la prima battuta presenta importanti variazioni in quanto troviamo un ambito melodico molto
più ampio, il Fa naturale era presente anche nel tema, seppur all’ottava sopra. L’importante
differenza si trova nell’assenza dei due bicordi dissonanti. A battuta 3 il compositore inserisce una
variazione metrica che dilata leggermente i due sedicesimi del tema, infatti troviamo l’indicazione
di 3/16 con due sedicesimi puntati. Questo espediente lo userà più volte nel corso di questa pagina,
anche nelle rare occasioni in cui il metro rimane fermo per più di due battute, come ad esempio
dalle battute 26 e 30.

A battuta 4 si inserisce il metro di 1/4 con un ulteriore ampliamento dell’intervallo tra le note
affidate alle due mani: la mano sinistra ora legge in chiave di basso e suona un Si 2, nel primo
ottavo troviamo un Mi 5 come nel tema.

Interessante è la variazione proposta a battuta 5 in quanto vede le stesse note della cellula originale,
questa volta però trasportate di una o due ottave e separate nel tempo. I due bicordi da un
sedicesimo qui vengono divisi e trasformati in note singole consecutive in una battuta da 2/6. Come
anticipato prima, dalla battuta 6 inizia una sezione dal carattere accordale totalmente nuova in cui
possiamo anche identificare l’alternanza di due accordi: fa#m e sol#m, entrambi però con la quinta
diminuita. La scrittura accordale ricompare dalla battuta 40, sempre variata: a volte alternata a delle
pause, inserita in battute da 3/16, in ogni caso molto lontana dall’elemento del thema.

P. propone altre volte la variazione dei bicordi “separati”, anche se con altre note l’elemento ritmico
si riconosce facilmente (esempi battute 12, 13, 20, 23). Tale variazione subisce a sua volta un
arricchimento ritmico nelle battute 14 e 16 dove il primo o entrambi i movimenti da 1/6 presentano
una terzina divisa tra le due mani del pianista. Le terzine vengono scritte in due modi: semiminima
più croma oppure tre crome.

A battuta 19 comprare una battuta da 3/16 in cui un gruppo irregolare di 4:3 permette il
mantenimento delle quattro note del tema, seppur diverse.

In corrispondenza del forte a battuta 25, si intensifica anche la scrittura che ora ritorna più vicina a
quella originale rispetto alle battute precedenti. Possiamo infatti osservare un avvicinamento
dell’ambito melodico, con accordi di tre note che non superano l’intervallo di terza. Dalla battuta 27
ritroviamo la scrittura a bicordi del tema; la mano destra presenta le note originali mi – fa#, seppur
un’ottava sotto. Ulteriori figure irregolari compaiono a battuta 34, 5:3 all’interno di un metro di 3/8,
e a battuta 54 con una battuta da 5/16 in cui i due elementi originali del tema vengono mantenuti di
durata uguale tra loro attraverso l’uso della figura 6:5.
Continuano le variazioni ritmiche che ci allontanano dalla matrice del brano: a battuta 33 compare
l’elemento della pausa nel primo sedicesimo, seguito da un accordo di un ottavo;

Le variazioni che Enno Poppe apporta alla sua cellula generatrice, il thema, possono interessare
aspetti musicali diversi: egli agisce prima di tutto sul metro, destabilizzando la concezione
tradizionale a cui siamo abituati e rendendo difficile l’identificazione di un ordine prestabilito
tramite lo spostamento continuo dell’accento metrico; dopodiché il compositore inizia a giocare con
il ritmo all’interno delle diverse metriche dividendo le note dei bicordi iniziali, unendole in accordi
singoli, gruppi irregolari, duine di sedicesimi e di ottavi; dal punto di vista melodico non si
riconosce una melodia intesa tradizionalmente, anche perché il tema di questo cosiddetto tema con
variazioni è tutto racchiuso all’interno di un ottavo, Poppe però si muove molto sulla tastiera, a
volte le due mani si danno il cambio sullo stesso tasto, altre si affiancano in passaggi cromatici e
altre ancora si allontanano per raggiungere i registri estremi dello strumento.

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