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OVOVIDEO

AGORA BIOLOGIA E CHIMICA

Le masse diventano il nuovo soggetto


della storia (dipinto il quattro stato)
ventesimo secolo protagonist grandi
massi, nei grandi centri urbani, le citta si
espandono tendenza all’urbanesimo.
Prima vivevano nelle campagne: vivevano
con Il settore primario .
industrializzazione: lavoratori nelle
fabbriche. Le grandi citta cominciano ad
espandersi. Sviluppo dei trasporti,inizio
del 900 motore a scoppio, macchina a
vapore,energia elettrica.tecnologia si
sviluppa . Grande ottimismo. Guerre non
ci sono piu dal 1870. Period della bell
epoque. Primi del 900, prima della grande
Guerra. Sicuri che il progresso avrebbe
portato alla diffusione del benessere.
Ma scoppia la prima Guerra mondiale.
Uccisione di Franscesco Ferdinando
d’asburgo erede al trono d’Austria il 28
giugno 1914 a Sarajevo da parte di Gavrilo
Princip, appartenente a un Gruppo
irredentista bosniaco. Austria . il 23 luglio
l’Austria impone un
provocatorio ultimatum alla Serbia,
chiedendo che l’’inchiesta sull’attentato
sia condotta da rappresentanti
austriaci. In nome della propria
sovranità nazionale, la Serbia rifiuta e
il 28 luglio l’Austria-Ungheria
dichiara guerra alla Serbia. È
l'inizio della Prima Guerra
Mondiale. La Russia si allea con la
Serbia, voleva unire tutti I territori
slavi. Ad appoggiare gli austriaci ci
sono i tedeschi che rispondevano alla
triplice alleanza. Schierati con i russi
invece erano la Francia e la Gran
Bretagna, che formavano la triplice
intesa.intanto l’italia, con giolitti a
capo del governo, decide di rimanere
neutrale pur facendo parte della
triplice alleanza, un patto difensivo. E
visto che era stata l’austria ad attaccare
per prima l’italia sostenne di non aver
nessun obbligo a schierarsi con loro.
La guerra inizialmente fu definita
bliztgrieg (guerra lampo) poiche
sarebbe dovuta durare poco tempo, ma
in realta duro 4 anni. La germania
attaccò la francia attraversando il
Belgio che era neutrale per evitare le
fortificazioni francesi (linea Maginot)
L'invasione tedesca del Belgio
provocò l'intervento
dell'Inghilterra.
I tedeschi a 40 km da parigi si
scontrarono con le truppe franco-
inglesi. Fu subito chiaro che quello che
sarebbe dovuto essere un conflitto
breve si trasformò in una logorante
guerra di trincea. Nel 1915, dopo lunghe
controversie tra neutralisti e interventisti,
l’italia entrò in guerra a fianco dell’Intesa
,avendo stipulato un patto segreto,il patto di
londra , prevedeva, come risarcimento
per l’impegno bellico italiano, la
consegna a fine guerra di Trento e
dell’Alto-Adige, di Trieste e di
Gorizia, dell’Istria e della Dalmazia.
Così il 24 maggio di quell’anno
l'Italia entrava in guerra. Spedizione
punitiva .gli italiani riuscirono a
resistere occupando la citta di
Gorizia. Nel frattempo Gran
Bretagna e Germania combattevano
sul mare. Gli USA entrarono nel
Primo Conflitto Mondiale il 6 aprile
del 1917. Il loro ingresso in guerra
fu provvidenziale per i Paesi della
Triplice Intesa in quanto da marzo
era venuto loro meno l’appoggio
della Russia, a seguito della
Rivoluzione in atto in questo Paese;
la Russia quindi aveva firmato una
pace separata a Brest Litvosk,
ritirando tutte le proprie truppe.
Germania attacca dei sottomarini
amricani. Sconfitta di Caporetto.

le nazioni: corsa agli armamenti,politica


imperialistica. Germania di Bismarck
molto forte militarmente.

Italia:L'età giolittiana fu caratterizzata


da una notevole crescita economica e
sociale, e si svolse nell'ultima parte
della, Belle Époque. L'inizio del primo
ministero di Giovanni Giolitti coincise
sostanzialmente con la disfatta del
governo di crispi. Dopo Crispi, e dopo una
breve parentesi (6 febbraio 1891 - 15
maggio 1892) durante la quale il paese fu
affidato al governo liberal-conservatore
del marchese Di Rudinì, il 15
maggio 1892 fu nominato Primo Ministro
Giovanni Giolitti, allora ancora facente
parte del gruppo crispino. Ben presto pero
lo costrinsero a dimettersi a poco più di un
anno e mezzo dalla nomina, il 15
dicembre 1893.
Motivi: Il suo rifiuto di reprimere con la
forza le proteste che, nel frattempo,
attraversavano estesamente il paese a
causa di una generale
crisi economica che faceva salire, fra
l'altro, il costo dei beni di prima necessità;
le voci che dicevano fosse il propositore di
una tassa progressiva sul reddito (che
non gli diedero piu il consenso
dei ceti dirigenti borghesi-imprenditoriali e
dei proprietari terrieri, che vedevano in lui
una minaccia ai
propri interessi economici) e, infine,
lo scandalo della Banca Romana con
l’accusa di aver occultato irregolarità
fiscali. A causa di questi motivi non aveva
piu il consenso su cui poggiava la sua
politica .

La sua influenza durante il governo


zanardelli
A causa delle debolezze mostrate da
Giolitti, appena dimesso, gli elettori vollero
di nuovo affidarsi al governo repressivo di
Crispi, per tentare di porre fine ai continui
disordini causati dai lavoratori. La politica
estera di Crispi, aggressiva e colonialista,
lo portò in Eritrea, ma una serie di
sconfitte in particolare quella di Adua (1º
marzo 1896) ne causarono le dimissioni. Il
periodo che va da questo momento sino
al 1901, quando Giolitti ritornò al governo
come ministro dell'Interno, è
comunemente indicato come la "crisi di
fine secolo": un periodo
di recessione economica contribuì infatti
all'aumento della tensione sociale e
politica, che produsse i moti di Milano del
1898 e si tradusse nella successione di
più governi (tra cui quello autoritario
di Luigi Pelloux.
Il 4 febbraio 1901 il pronunciamento di
Giolitti alla Camera, contribuì alla caduta
del governo allora in carica, il Governo
Saracco.
Già a partire dal governo Zanardelli (15
febbraio 1901 - 3 novembre 1903), Giolitti
ebbe una notevole influenza che andava
oltre quella propria della sua carica di
ministro dell'Interno, anche a causa
dell'avanzata età del presidente del
Consiglio.
l 3 novembre 1903 Giolitti ritornò al
governo, ma questa volta fece una svolta
radicale: si oppose ai reazionari, ma lo
fece appoggiando la Sinistra e non più il
gruppo crispino. Giolitti è propone
l'entrata nel suo governo come ministro al
socialista Filippo Turati, che comunque
rifiutò, convinto che la base socialista non
avrebbe capito una sua partecipazione
diretta ad un governo liberale borghese.
Tuttavia Turati appoggiò dall'esterno il
governo Giolitti che in questo contesto
poté varare norme a tutela del lavoro (in
particolare infantile e femminile), sulla
vecchiaia, sull'invalidità e sugli infortuni.
L'apertura nei confronti dei socialisti fu di
fatto una costante di questa fase di
governo: Giolitti programmava, infatti, di
estendere il consenso del governo tra
queste aree popolari, e in particolare
presso quelle aristocrazie operaie che,
grazie ad una
migliore retribuzione salariale e, quindi, a
un migliore tenore di vita, raggiungevano il
reddito minimo che consentiva il diritto di
voto. Giolitti era infatti convinto che non
fosse utile a nessuno tenere bassi i salari
perché, da un lato, non avrebbero
consentito ai lavoratori di condurre una
vita dignitosa e, dall'altro, avrebbero
danneggiato il mercato provocando una
sovrapproduzione di beni. Nonostante
diverse riforme però Il malessere
continuava ad essere diffuso
soprattutto nel Mezzogiorno
d'Italia dove, anche a causa
dell'aumento demografico e ai
numerosi dissesti economici causati da
grandi disastri naturali (si ricordi
l'eruzione del Vesuvio del 1906 ed
il terremoto che devastò Messina e
Reggio Calabria nel 1908), continuava
l'emorragia dell'emigrazione.
Personaggio ambiguo,non sempre
apprezzato da tutti. Molti lo considerano
il precursore del fascismo, salvemini lo
chiamera il ministro della malavita.altri:
voleva solo il bene economico del paese
Consente un periodo di progresso e
pacificazione. Vuole coinciliare gli
interessi della borghesia con quelli della
classe popolare. Italia veniva da un
periodo di crisi.
Durante il terzo mandato Giolitti
continuò, essenzialmente, la politica
economica già avviata nel suo
secondo governo, e si preoccupò di
risanare il bilancio dello Stato, con una
più equa ripartizione degli oneri sociali,
grazie a un bilancio economico
positivo dei primi anni del Novecento. Il
governo poté dare il via
nel 1906 alla conversione della
rendita nazionale, diminuendo il tasso
d'interesse dal 5% al 3,75%.Il quarto
governo Giolitti durò dal 30 marzo 1911 al
21 marzo 1914. Il programma prevedeva
la nazionalizzazione delle assicurazioni
sulla vita e l'introduzione del suffragio
universale maschile. In vista delle elezioni
politiche del 1913 Giovanni Giolitti, e con
lui la composita maggioranza che lo
sosteneva, propose al Parlamento
l’ampliamento della platea degli elettori.
In quegli anni ormai si andava affermando
quella che gli storici avrebbero chiamato
la società di massa, composta
principalmente da  socialisti e  cattolici.
Per questo fece approvare la riforma che
introduceva il suffragio universale
maschile (unico limite era il compimento
dei 30 anni e l’assoluzione degli obblighi di
leva) nel 1912 e in vista delle vicine
elezioni strinse un patto segreto con il
conte Gentiloni, secondo il quale gli
elettori cattolici avrebbero sostenuto i
candidati liberali in cambio di un
programma di riforme favorevole ai
cattolici (che prevedeva l’opposizione alle
proposte di legge dei movimenti
anticlericali, il sostegno all’insegnamento
privato, l’opposizione al divorzio,
l’insegnamento della religione cattolica
nelle scuole pubbliche).
L'inizio della fine della cosiddetta età
giolittiana fu l'arrivo al governo
di Antonio Salandra nel 1914. Scoppio
della guerra. Patto di londra

Primo quindicennio (1903-1914)


egemonia di Giovanni Giolitti, prima dello
scoppio della prima Guerra mondiale.
Consente un periodo di progresso e
pacificazione. Vuole coinciliare gli interessi
della borghesia con quelli della classe
popolare. Italia veniva da un periodo di
crisi. Giolitti patto gentiloni, riforma del
suffragio universale. Personaggio
ambiguo,non sempre apprezzato da tutti.
Molti lo considerano il precursore del
fascismo, salvemini lo chiamera il ministro
della malavita

Sin dal 1917, infatti, la Russia, una delle nazioni più forti
dell'Intesa, si era trovata in uno stato di costante agitazione
interna. Nel febbraio di quello stesso anno, la gestione
fallimentare della guerra da parte del governo dello Zar
alimentò una vera e propria insurrezione popolare, la
cosiddetta Rivoluzione di Febbraio. Quell'insurrezione portò
all'abdicazione dello zar Nicola II e alla creazione di un Governo
Provvisorio formato dai liberali e dai socialisti la cui guida fu poi
affidata ad Alexander Kerensky, membro del Partito Socialista
Rivoluzionario. Quel breve esperimento di democrazia
pluralista fu però caratterizzato dal caos e nei mesi estivi
successivi il continuo deterioramento dello sforzo bellico e
l'approfondirsi della crisi economica spinsero i lavoratori russi,
insieme a molti tra i soldati e marinai sovietici, a ribellarsi ("Le
Giornate di Luglio").
Il 24 e 25ottobre 1917, i Bolscevichi (socialisti di estrema
sinistra) guidati da Vladimir Lenin occuparono le principali sedi
del Governo e invasero il Palazzo d'Inverno, allora sede del
nuovo governo a Pietrogrado (oggi San Pietroburgo) che allora
era la capitale della Russia. La "Grande Rivoluzione Socialista
d'Ottobre", storicamente il primo colpo di stato marxista ad
avere successo, rimosse l'inetto governo provvisorio e lo
sostituì con la Repubblica Socialista Sovietica guidata da Lenin.
Le riforme radicali portate avanti dal nuovo stato sovietico
nella società, nella politica, nell'economia e nella gestione delle
terre spaventarono talmente i governi democratici occidentali,
dopo la fine della guerra, che essi, , per tutti gli anni Venti e
Trenta, scesero a compromessi con i regimi di estrema destra o
cercarono di non inimicarseli (come avvenne nel caso della
Germania Nazista di Adolf Hitler) pensando così di poter
fermare il diffondersi del Comunismo in tutta Europa.
Ma le conseguenze immediate della Rivoluzione Russa furono
una brutale e lunga guerra civile in Russia (1917-1922) e la
decisione dei Bolscevichi al potere di firmare una pace
separata con la Germania, due fatti con ripercussioni
importanti sul teatro europeo del conflitto. Quando i primi
negoziati fallirono, a causa delle richieste della Germania,
quest'ultima lanciò un'offensiva a largo raggio sul fronte
orientale che portò al trattato di pace di Brest-Litvosk, firmato
il 6 marzo 1918.