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Danilo G.M. De Filippo

COORDINATORE
PER LA SICUREZZA IN CANTIERE
NUOVA LINEA GUIDA
ANALISI DELLA LINEA GUIDA DEL CNI
(CIRCOLARE N. 626 DEL 10 NOVEMBRE 2015)
Danilo G.M. De Filippo

COORDINATORE
PER LA SICUREZZA IN CANTIERE:
NUOVA LINEA GUIDA
ANALISI DELLA LINEA GUIDA DEL CNI
(CIRCOLARE N. 626 DEL 10 NOVEMBRE 2015)
Danilo G.M. De Filippo
Ingegnere meccanico, Ispettore Tecnico del Lavoro, coordinatore per la vigilanza presso l’Ispettorato
del Lavoro di Siena. Formatore incaricato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali,
autore di numerosi interventi in materia di sicurezza sul lavoro.

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Indice

Introduzione.......................................................................................................................................... » 4

1. L’evoluzione della figura del Coordinatore per la sicurezza..................................................... » 5

2. La Linea guida del CNI: analisi e commento dei 13 punti ...................................................... » 7

3. Un’occasione persa?.................................................................................................................... » 13

Appendice – Linea guida per lo svolgimento dell’incarico di: coordinatore per la sicurezza in fase
di esecuzione................................................................................................................................. » 14

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Introduzione

La figura del Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione dell’opera è certamente una delle figure più
dibattute dell’intero scenario dei cantieri temporanei o mobili.

Istituito per effetto del recepimento delle direttive comunitarie in materia di sicurezza sul lavoro (Direttiva
Cantieri), il ruolo di CSE, nel corso degli anni, è stato interpretato in maniera molto controversa, divenendo
ad un certo punto il supergarante di tutte le norme poste a tutela fisica dei lavoratori, tant’è che la maggior
parte della giurisprudenza dei primi dieci anni del XXI secolo individuava in questo personaggio il dovere
permanente di vigilare, in maniera ossessiva, su qualsiasi attività del processo produttivo di cantiere, supe-
rando di gran lunga quel debito di sicurezza che invece era sempre stato rintracciato in capo all’imprendi-
tore/datore di lavoro.

Questo orientamento degli organi di vigilanza e dei giudici entrava in forte contraddizione con le caratte-
ristiche richieste al ruolo di Coordinatore: un tecnico professionista in grado di progettare e “manutenere”
la sicurezza in cantiere ma, per questo motivo, libero di esercitare la propria professione anche presso più
unità produttive con l’evidente impossibilità di essere costantemente presente in ogni cantiere.

Negli ultimi anni, anche in virtù delle modifiche apportate attraverso il passaggio tra il d.lgs. n. 494/96 e il
Testo Unico ed il conseguente “spostamento” del baricentro della sicurezza, il ruolo del CSE è stato rivalu-
tato, riportandolo allo status giuridico effettivamente proposto dal legislatore comunitario.

Probabilmente in quest’ottica, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha considerato di realizzare un do-


cumento “di sintesi” dei principali doveri del Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione, non
cogliendo però – a giudizio di chi scrive – l’obiettivo di predisporre una vera “Linea Guida” nella quale
invece sarebbe stato interessante rintracciare suggerimenti, casistiche e modalità attuative dei doveri sanciti
dalla norma.

Il documento del CNI, inoltre, presenta delle evidenti omissioni che, purtroppo, non consentono di coglie-
re in maniera completa il difficile e complesso ruolo del CSE.

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1. L’evoluzione della figura del Coordinatore
per la sicurezza

Il 10 novembre 2015, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, sempre attento alla materia della sicurezza sul
lavoro ed in particolare agli eventi collegati al settore dei cantieri temporanei e mobili, ha presentato un do-
cumento denominato “Linea guida per lo svolgimento dell’incarico di coordinatore per la sicurezza in fase di ese-
cuzione”, invitando tutti i presidenti degli Ordini degli Ingegneri d’Italia a darne la più ampia divulgazione,
con l’intento di proporsi come utile strumento per l’esercizio della professione (del ruolo) di coordinatore
per la fase esecutiva dell’opera.

Ai cultori della materia non sarà certamente sfuggito che il documento è, in realtà, frutto di una intensa at-
tività “locale” e che, già nel luglio del 2014, le Federazioni Regionali degli Ordini degli Ingegneri dell’Emilia
Romagna e della Toscana avevano pubblicato un documento dal medesimo titolo e dai contenuti analoghi.

Anche lo scrivente, nelle precedenti edizioni di un testo specificatamente rivolto al CSE1, oltre ad esami-
nare, in maniera anche critica, gli adempimenti che spettano al coordinatore in virtù della norma (artt. 91
e 92, d.lgs. n. 81/2008 e ss.mm.ii.), aveva proposto una sorta di “decalogo” comportamentale per un più
efficace svolgimento di questo difficile ruolo, connotato da una “posizione di garanzia” di ampia portata e
fatto oggetto, per un lungo periodo di tempo, di uno sfortunato orientamento giurisprudenziale.

Prima di passare alla disamina dei contenuti della Linea Guida proposta dal CNI, occorre mettere sul tap-
peto alcune preliminari riflessioni: sono trascorsi quasi vent’anni dall’emanazione del d.lgs. n. 494/1996
“Attuazione della direttiva 92/57/CEE concernente le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare
nei cantieri temporanei o mobili” che, per l’appunto, nel recepire (in ritardo) la citata direttiva comunita-
ria, denominata anche “Direttiva Cantieri”, introduceva per la prima volta, mediante una legge speciale2, la
figura del “Coordinatore per la sicurezza” distinguendone l’operatività in una fase “progettuale”, precedente
l’inizio delle lavorazioni e una fase “esecutiva” in cui i compiti di questa figura si estrinsecano nel corso
dell’attività produttiva e per tutta la durata dei lavori.

Negli anni successivi all’entrata in vigore di questa normativa, il coordinatore assunse un ruolo di garanzia
sempre più evidente sino a divenire il dominus della sicurezza in cantiere, tant’è che, in quell’arco temporale
sono proliferate sentenze della Corte di Cassazione penale le cui condanne “miravano” puntualmente al
coordinatore, in virtù di una permanente culpa in vigilando che, forse, si era ampliata ben oltre la sfera di
garanzia voluta dalla norma stessa.

L’orientamento riscontrabile in seno a questi dispositivi di sentenza, emessi a seguito di infortuni gravi o

1. D.G.M. De Filippo, Il Coordinatore per la sicurezza in cantiere, Maggioli Editore, prima edizione: agosto 2010, secon-
da edizione: settembre 2013. Oggi alla terza edizione: luglio 2015.
2.  Il principio di specialità, nell’ambito del diritto penale comune, è disciplinato dall’art. 15 del c.p., il quale così recita:
“Quando più leggi penali o più disposizioni della medesima legge penale regolano la stessa materia, la legge o la disposizione di
legge speciale deroga alla legge o alla disposizione di legge generale, salvo che sia altrimenti stabilito”.
Tale criterio consente di escludere la contemporanea applicazione di più disposizioni incriminatrici ogniqualvolta uno
stesso fatto risulti, prima facie, sussumibile in due o più fattispecie astratte.

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mortali avvenuti all’interno dei cantieri o per effetto di provvedimenti prescrittivi adottati da parte degli
organi di vigilanza, era quello secondo cui il Coordinatore per la sicurezza, in virtù dei compiti e delle
funzioni assegnatigli dalle disposizioni legislative, rivestiva un ruolo di supergaranzia rispetto al “dovere di
vigilanza” in cantiere.

Le sentenze più recenti della sezione penale di Cassazione (n. 18149 del 13 maggio 2010, n. 15562 del 18
aprile 2011, n. 15484 del 7 aprile 2014, n. 36510 del 1° settembre 2014, n. 7960 del 23 febbraio 2015),
anche a seguito della nuova struttura fornita dal d.lgs. n. 81/2008, sono intervenute proprio sull’argomento
con un evidente cambio di rotta e precisando che la funzione di vigilanza del coordinatore deve essere con-
siderata “alta” e non può essere in alcun modo confusa con quella c.d. “operativa”, demandata in maniera
specifica al datore di lavoro dell’impresa ed in particolare all’impresa affidataria ed ai suoi responsabili.

Al Coordinatore spetta dunque un processo di progettazione e verifica continua del “sistema sicurezza”, la-
sciando ad altri soggetti la vigilanza costante sulle attività, le quali tra l’altro devono svolgersi proprio secon-
do le specifiche prescrizioni contenute all’interno del Piano di Sicurezza e Coordinamento.

Fatte queste precisazioni e considerata la più che “maggiore età” compiuta della figura giuridica del Coor-
dinatore, a chi scrive sarebbe parso più opportuno che gli ordini professionali, certamente interessati alla
materia, realizzassero un documento in grado di regolamentare – non il lavoro o i compiti del CSE – ma il
ruolo di garanzia che questi deve svolgere, mediante una sorta di codice “deontologico” e di responsabiliz-
zazione per tutti i soggetti chiamati ad occuparsi del coordinamento della sicurezza in cantiere.

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2. La Linea guida del CNI: analisi e commento dei 13 punti

Veniamo ora alla disamina dei 13 punti che costituiscono la linea guida del CNI la quale, comunque, può
costituire un utile memorandum sugli adempimenti minimi da eseguire, specie per chi – neo-formato – si
avvicina all’attività professionale del coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione, precisando che, a
causa di alcune omissioni (anche importanti) della Guida, è indispensabile un’accurata verifica dei disposti
normativi, con particolare riferimento all’art. 92, d.lgs. n. 81/2008.

1. “Il CSE, ricevuti i documenti PSC e “fascicolo”, effettua un sopralluogo nel sito che sarà oggetto del cantiere per
verificare il riscontro della documentazione ricevuta, controllando che lo stato dei luoghi non abbia subito modi-
ficazioni dalla fine della progettazione (per esempio apertura di cantieri limitrofi, modifiche della viabilità, etc.).
È opportuno lasciare traccia del sopralluogo redigendo relativo verbale corredato da documentazione fotografica”

L’indicazione si riferisce al fatto che, in una fase precedente, “la fase di progettazione”, ai sensi dell’art. 90,
comma 3, d.lgs. n. 81/2008, il committente o il responsabile dei lavori è stato obbligato a nominare un
Coordinatore per la Sicurezza per la fase progettuale (CSP) e questi, per effetto dell’art. 91, ha provveduto a
redigere il Piano di Sicurezza e Coordinamento ed un fascicolo dell’opera di tipo “embrionale”.

La linea guida propone dunque una verifica, da parte del CSE, circa il mantenimento dello status quo rispet-
to alla fase progettuale.

Nel fornire quest’utile suggerimento, però, si è trascurato quanto previsto dallo stesso art. 90, ai commi
5 e 11, situazioni per le quali “la committenza” potrebbe non aver nominato un coordinatore in fase di
progettazione.

Col richiamato comma 5, in particolare, il committente potrebbe aver avuto la convinzione (o l’illusione?)
che l’intera opera potesse essere realizzata da una sola impresa esecutrice e, casomai, l’ausilio di soli lavora-
tori autonomi, per poi scoprire che la ditta prescelta non poteva provvedere, ad esempio, al montaggio del
ponteggio e/o alla fornitura e certificazione dell’impianto elettrico di cantiere. In questi casi il neo-nominato
Coordinatore per la fase di Esecuzione è costretto a provvedere, d’urgenza, non ad una mera verifica dello
status quo ma alla redazione dei mancanti PSC e Fascicolo dell’opera, con le ovvie problematiche che deri-
vano dal fatto che il cantiere è già avviato.

2. Dopo aver ricevuta dal Committente (o dal Responsabile dei Lavori) l’avvenuta verifica dell’idoneità
tecnico-professionale delle imprese esecutrici con esito positivo, “procede alla verifica dell’idoneità del/dei
POS delle imprese esecutrici, ricevuto/i dalla/e Impresa/e affidataria/e controllandone la rispondenza rispetto a
quanto disposto dall’allegato XV del d.lgs. n. 81/2008 e ss.mm.ii. e la congruità con il PSC, dandone evidenza
oggettiva al Committente o al Responsabile dei Lavori e alle Imprese interessate.

In caso di non idoneità provvede a richiedere, tramite l’impresa affidataria, alla/e ditta/e esecutrice/i le integra-
zioni e modifiche necessarie. Le imprese affidatarie ed esecutrici dovranno inviare i POS modificati prima di
iniziare le rispettive lavorazioni.

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Per ciò che concerne l’adempimento alla verifica dell’“attuazione degli accordi tra le parti sociali” previsto dal
d.lgs. 81/2008, art. 92, lettera d), si intende la verifica che in ogni impresa sia stato nominato il Rappresentante
dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) o ci si avvalga di quello Territoriale (RLST) di competenza. In difetto di ciò
il CSE fa esplicita comunicazione all’impresa”.

Le indicazioni preliminari fornite al punto 2 della linea guida, ricalcano i contenuti dell’art. 92, comma 1,
lettera b), in termini di verifica dell’idoneità dei Piani Operativi di Sicurezza delle imprese e di procedure da
attuarsi in caso di inidoneità. Si è trascurato però di soffermarsi sul più importante dovere del coordinatore:
adeguare il PSC in funzione delle proposte delle imprese esecutrici, contenute anche negli stessi POS e dirette
a migliorare la sicurezza in cantiere, mediante procedure differenti da quelle scelte dal CSE ma più idonee.

È ravvisabile un ulteriore elemento di criticità che, purtroppo, rende il punto 2 della linea guida poco
realistico: se è vero che, in termini di responsabilità anche sanzionatorie, la verifica dell’idoneità tecnico
professionale spetta al committente (e, preliminarmente, all’impresa affidataria per le subappaltatrici) è
altrettanto vero che il committente, specie se si tratta di un soggetto privato, affida “istintivamente” queste
verifiche “tecniche” ai professionisti incaricati che, ovviamente, ritiene essere più preparati all’effettuazione
di controlli anche di tipo documentale.

Probabilmente, da una linea guida ci si sarebbe aspettati qualche suggerimento un po’ più oggettivo su
come “assistere” la committenza nella verifica dell’idoneità delle imprese e dei lavoratori autonomi, fermi
restando i rispettivi obblighi.

Per ciò che concerne l’adempimento alla “verifica dell’attuazione degli accordi tra le parti sociali”, nel docu-
mento si intende la verifica che in ogni impresa sia stato nominato il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza
(RLS) o ci si avvalga di quello Territoriale (RLST).

A giudizio di chi scrive, il legislatore del Testo Unico intendeva qualcosa di molto più utile e pregnante:
l’art. 92, comma 1, lett. d), recita che il coordinatore “verifica l’attuazione di quanto previsto negli accordi tra le
parti sociali al fine di realizzare il coordinamento tra i rappresentanti della sicurezza finalizzato al miglioramento
della sicurezza in cantiere”.

Da quanto rilevabile dalla giurisprudenza e dallo stesso legislatore (p.e. attraverso l’impostazione che questi
ha anche voluto dare con il modello di PSC “semplificato” di cui al decreto interministeriale 9 settembre
2014), il Coordinatore per la sicurezza deve “costringere” il datore di lavoro a sottoporre il PSC ai Rappre-
sentanti dei Lavoratori i quali, in virtù degli accordi tra le parti sociali, hanno la facoltà di esprimere pareri
e suggerimenti rispetto al grado di tutela dei lavoratori approntato.

3. “Convoca una riunione di coordinamento preliminare, prima dell’inizio dei lavori, a cui parteciperanno: 1)
Direzione Lavori (esclusivamente per il successivo punto di cui alla lettera b) ); 2) Impresa/e affidataria/e Im-
prese esecutrici già definite; 3) Lavoratori autonomi eventualmente già individuati; 4) Eventuali ulteriori figure
tecniche previste dalla normativa vigente qualora necessario (ad esempio: tecnici dei gestori sottoservizi, RSPP
del committente, ecc.).

Della riunione sarà data comunicazione al Committente/responsabile dei lavori che potrà partecipare qualora
lo ritenga necessario.

Nella riunione dovranno essere discussi almeno i seguenti punti:


a) i contenuti dei piani di sicurezza (PSC e POS) in relazione alle attività da svolgere e le eventuali proposte di
adeguamento/integrazione formulate dai presenti;

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b) la verifica della programmazione dell’attività esecutiva e dello sviluppo delle fasi lavorative rispetto al cro-
noprogramma con particolare attenzione alle sovrapposizioni ed all’individuazione delle fasi ritenute più
pericolose;
c) le modalità di coordinamento delle Imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi per la fasi individuate;
d) le eventuali richieste di integrazione della documentazione;
e) identificazione delle figure delle squadre di primo soccorso e gestione emergenza; a tal fine il CSE verifica che
il cantiere sia effettivamente coperto in caso si verifichi una situazione di emergenza o un incidente (compresa
l’eventuale necessità di effettuare operazioni di salvataggio di lavoratori colti da malore e/o infortunatisi,
operanti in quota o in ambienti sospetti di inquinamento o confinati), in tutti gli orari di lavoro e relaziona
sul tipo di organizzazione, tra le tre sotto riportate, che è stata scelta per lo specifico cantiere:
1. committente/RL intendono organizzare apposito servizio di PS [d.lgs. 81/2008 art. 104 c. 4] e di conse-
guenza i datori di lavoro sono esonerati dagli obblighi legati alla designazione degli addetti al PS e dunque
della gestione “diretta” del Primo Soccorso [d.lgs. 81/2008 art. 18 comma lettera (b)]
2. in fase di progettazione è stato deciso dal CSP che la gestione del Primo Soccorso sarà di tipo unitario,
definendo la partecipazione delle imprese (affidataria ed esecutrice) alla gestione delle emergenze iden-
tificando un’impresa deputata alla gestione delle operazioni anche tramite un preposto, con garanzia
da parte delle imprese presenti in cantiere della costante presenza di almeno un addetto specificamente
formato [rif. Doc. 10/01/2005 del coordinamento interregionale]
3. in assenza delle due ipotesi precedenti ogni impresa presente dovrà assolvere autonomamente agli obbli-
ghi relativi al PS
Qualora la tipologia di lavorazioni previste nel cantiere prevedano la presenza della squadra di salvataggio,
la stessa dovrà essere organizzata rispettando i summenzionati criteri.
f) documentazione da tenere in cantiere
Al termine della riunione il CSE redige il verbale di coordinamento sottoscritto dai presenti, quale utile stru-
mento di modifica ed integrazione del PSC, per la corretta gestione del cantiere”.

Lo scrivente si è espresso numerose volte sull’importanza assoluta delle riunioni di coordinamento ed in


questo senso, ha sovente sottolineato la rilevanza delle “tecniche di comunicazione” che – ovviamente –
fanno parte della formazione prevista dal coordinatore1, ma che quasi mai sono realmente oggetto di trat-
tazione con personale qualificato.

Notevoli perplessità derivano dall’ultimo capoverso del punto 3, ove si dice che il verbale di coordinamento
rappresenta un “utile strumento di modifica ed integrazione del PSC”. Tale possibilità, infatti, oltre a non essere
espressamente prevista dalla normativa, è stata anche oggetto di importanti pareri da parte della giurispru-
denza della Cassazione penale sez. IV che, con sentenza del 29 marzo 2011, n. 12703, presidente Morgigni,
si esprimeva “Sull’aggiornamento del PSC” sostenendo che “nessun documento differente può sostituire il dovuto
aggiornamento ed adeguamento del PSC (...)”.

4. “Verifica di volta in volta che tutte le imprese esecutrici e i lavoratori autonomi abbiano ricevuto dall’Impresa/e
affidataria/e copia del PSC e ne abbiano accettato i contenuti”.

Il suggerimento proposto è senz’altro corretto ma purtroppo poco aderente alla realtà nazionale del settore
delle costruzioni. Sfortunatamente il ruolo dell’impresa affidataria ex art. 97 non è stato ancora integralmen-

1.  Allegato XIV, d.lgs. n. 81/2008 – Contenuti minimi del corso di formazione per i coordinatori per la progettazione e
per l’esecuzione dei lavori – Modulo metodologico/organizzativo per complessive 16 ore – Teorie e tecniche di comunica-
zione, orientate alla risoluzione di problemi e alla cooperazione; teorie di gestione dei gruppi e leadership.

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te percepito dai tecnici che si occupano di coordinamento in cantiere e le imprese esecutrici si dimostrano
quasi sempre disinteressate ai contenuti del PSC.

A parere di chi scrive sarebbe stato interessante che la linea guida avesse proposto una serie di modalità ed
una casistica su come svolgere la descritta verifica.

5. “Convoca eventualmente ulteriori riunioni di coordinamento, in riferimento alle indicazioni del cronopro-
gramma, in occasione di:

a) ingresso in cantiere di ulteriori nuove Imprese esecutrici e lavoratori autonomi;


b) successive macrofasi di lavoro;
c) motivate richieste da parte della Committenza, della/e affidataria/e, di imprese esecutrici, RLS(T), medico
competente, lavoratori autonomi;
d) periodi a maggior rischio dovuto ad interferenze o attività ad elevato rischio;
e) accadimento di incidenti/infortuni;
f) sostanziali modifiche dell’opera;
g) accadimento di eventi atmosferici di notevole intensità (venti di tempesta, piogge molto intense, abbondanti
nevicate, ecc.);
h) accadimento di quasi incidente o quasi infortunio (near miss) rilevato con modulo di cui al d.m. 13 febbraio
2014 o altra modalità.

Al termine della riunione redige il verbale sottoscritto dai presenti, che costituisce, in funzione dei contenuti,
aggiornamento al PSC.

Il CSE provvede, con gli strumenti che ritiene più opportuni, a mantenere aggiornato l’elenco delle imprese affi-
datarie ed esecutrici e dei lavoratori autonomi”.

Anche in questo caso, a giudizio dello scrivente, si commette l’imprudenza di considerare tout court il verba-
le di riunione (che sostanzialmente può considerarsi equivalente ad un documento “endoprocedimentale”)
quale aggiornamento del PSC, documento a cui invece la norma assegna gli effetti propri dell’esercizio del
potere. Il testo unico prevede, per il PSC, anche una serie di procedure di “trasmissione” che difficilmente
potranno essere perseguite con il c.d. verbale di riunione.

6. “Qualora riscontri l’eventuale ingresso in cantiere di Imprese esecutrici o lavoratori autonomi non autoriz-
zati comunica per iscritto al Committente o al Responsabile dei Lavori e all’Impresa/e affidataria/e (per ‘non
autorizzato’ si intende l’ingresso in cantiere di Imprese o lavoratori autonomi dei quali non è stata formulata
richiesta di autorizzazione al Committente o al responsabile dei Lavori e per i quali non sia ancora pervenuta
l’autorizzazione da parte di questi)”.

Con questa indicazione si rischia di “accomunare” (o confondere?) gli obblighi previsti dall’art. 90, c. 9 [ve-
rifica dell’idoneità tecnico professionale – per il committente o responsabile dei lavori], dall’art. 97 [obblighi
dell’impresa affidataria] e dall’art. 92, c. 1, lett. e) [doveri del CSE in caso di inadempienze delle imprese o
dei lavoratori autonomi].

Proprio in virtù del dovere di “vigilanza alta” del coordinatore, sancito dalla giurisprudenza e dal legislatore (attra-
verso l’introduzione del nuovo articolo 97 del T.U.) e, per altro verso, dai doveri stabiliti proprio dall’art. 92, c. 1,
lettera e), il Coordinatore, nel caso riscontri l’eventuale ingresso in cantiere di Imprese esecutrici o lavoratori autonomi
non autorizzati deve adoperarsi nei termini di legge, non per effetto dei “suggerimenti” dettati dalla linea guida,
ma per le conseguenze pesantemente sanzionatorie a cui si esporrebbe in caso di inadempienza alla norma.

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È doloroso puntualizzare che laddove si verifichi il caso di ingresso in cantiere di Imprese esecutrici o lavoratori
autonomi non autorizzati, vorrebbe dire che tutto il “lavoro” precedente del CSE nei confronti del commit-
tente e delle imprese affidatarie è stato vano e non è stato recepito il ruolo del coordinatore.

7. “Effettua frequenti sopralluoghi in cantiere con periodicità da determinare in funzione delle caratteristiche
dell’opera e dei rischi presenti (comunque in occasione delle fasi critiche della realizzazione dell’opera) e comun-
que, preferibilmente accompagnato dal capo cantiere e/o preposti delle Imprese opportunamente nominati, per
verificare la corretta applicazione, da parte delle Imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni
loro pertinenti contenute nel PSC e la corretta applicazione delle relative procedure di lavoro, e indica il tempo
entro cui è necessario ottemperare alle inadempienze. Tale attività può essere condotta anche con l’ausilio di
apposite check list”.

Come, in passato qualcuno avrebbe detto: “la domanda nasce spontanea...”: Cosa si intende per periodicità
da determinare in funzione delle caratteristiche dell’opera e dei rischi presenti? E, ancora, visto che la linea guida
non si è espressa in tal senso, chi dovrà determinare questa “biunivocità” tra il numero di sopralluoghi e la
caratteristica dell’opera?

Se la scelta è rinviata al coordinatore, allora l’indicazione fornita dalla linea guida è quantomeno ridondante
e forse superflua; se, invece, la scelta è rinviata a terzi (committente, responsabile dei lavori, etc.), ci trovia-
mo davanti ad una precisa intromissione nella libertà di professione del tecnico incaricato al coordinamento e
se, in ultimo, si vuole rinviare la scelta ad una ipotetica formula matematica (come taluni autori hanno fat-
to), il rischio è quello di non saper (poter) considerare l’alea che è indissolubilmente legata all’accadimento
dell’evento infortunistico, sino al momento in cui questo effettivamente si verifica. In questi ultimi due casi,
inoltre, il sopralluogo assumerebbe tutte le caratteristiche di un “appuntamento”.

Ovviamente, chi scrive, ben consapevole dell’orientamento giurisprudenziale circa la “vigilanza alta” e con-
scio dei contenuti dell’allegato XV, non può che essere d’accordo sulla necessità che il CSE sia presente in
occasione delle fasi critiche della realizzazione dell’opera.

8. “In caso di inosservanza delle disposizioni degli artt. 94-95-96 e 97 comma 1 del d.lgs. n. 81/2008 e ss.mm.ii.
ed alla prescrizioni del PSC, il CSE, contesta per iscritto quanto riscontrato alle Imprese o Lavoratori autonomi
interessati e all’impresa affidataria, trasmettendo copia del relativo verbale al Committente o al Responsabile dei
Lavori. In caso di mancato adeguamento segnala le inosservanze al Committente o al Responsabile dei Lavori
proponendo la sospensione dei lavori, l’allontanamento delle Imprese o Lavoratori autonomi, la risoluzione del
contratto”.

L’indicazione di cui al punto 8 è una mera riproposizione di quanto contenuto all’art. 92, comma 1, lett. e),
(obbligo penalmente sanzionabile del CSE). Occorre rilevare una grave omissione: non è stato precisato cosa
accada nel caso in cui la committenza non si attivi a prendere i dovuti provvedimenti. L’articolo del T.U. cita
infatti che: “Nel caso in cui il committente o il responsabile dei lavori non adotti alcun provvedimento in merito alla
segnalazione, senza fornire idonea motivazione, il coordinatore per l’esecuzione dà comunicazione dell’inadempienza
alla Azienda Unità Sanitaria Locale e alla Direzione Provinciale del Lavoro territorialmente competenti”.

Il lettore può ben intuire la portata dell’inciso normativo e quanto sia “pericoloso” non farne menzione in
un documento che deve servire da guida al coordinatore.

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9. “In caso di pericolo grave e imminente contesta per iscritto quanto riscontrato alle Imprese o Lavoratori auto-
nomi interessati e sospende le singole lavorazioni pericolose, trasmettendo copia del relativo verbale al Commit-
tente o al Responsabile dei Lavori e all’impresa affidataria. Effettuati gli adeguamenti dalle imprese interessate
ne riscontra la corretta esecuzione con un sopralluogo facendo riprendere le lavorazioni e trasmette il relativo
verbale al committente o al Responsabile dei Lavori e all’impresa affidataria”.

Anche in questo caso si tratta di una riproposizione di un disposto normativo: l’art. 92, comma 1, lettera f).

Forse, da una linea guida, sarebbe stato interessante aspettarsi una casistica delle situazioni di “pericolo
grave e imminente” in maniera tale da “guidare” il CSE in una scelta dalla quale possono derivare pesanti
conseguenze, non solo sanzionatorie ma anche di natura contrattuale e privatistica.

10. In occasione della liquidazione del SAL (documento relativo allo Stato Avanzamento Lavori) il CSE “a
seguito di richiesta della Direzione Lavori approva, previa verifica, l’importo relativo agli oneri della sicurezza”.

Si tratta anche in questo caso di un adempimento dovuto per legge, in quanto contenuto al punto 4.1.6
dell’allegato XV.

11. “Il CSE, in corso d’opera, aggiorna e, alla fine dei lavori, completa il ‘fascicolo’ di cui all’art. 91 comma 1,
lett. b), completo dell’elaborato tecnico della copertura ricevuto, se previsto per lavori ricadenti nel campo di
applicazione dei regolamenti regionali, che, alla fine dell’attività di cantiere, consegna al Committente o al Re-
sponsabile dei Lavori, con evidenza oggettiva della avvenuta consegna”.

L’indicazione, già prevista all’art. 91, appare utile a rammentare al CSE interessato che il fascicolo dell’opera
dovrà includere anche l’elaborato tecnico della copertura, ove previsto.

12. Il CSE, “al termine dei lavori, previo accordo con D.L Committente e/o Responsabile dei Lavori, redige il ver-
bale di fine lavori di sua competenza e lo fa firmare al Committente e/o al Responsabile dei Lavori e all’Impresa
affidataria. Tale verbale è da interpretare quale conclusione dell’incarico, fatto salvo la consegna del documento
di cui al punto 11”.

In assenza di una “notifica di fine lavori” (anteposta alla “notifica preliminare”), l’indicazione fornita dalla
linea guida potrebbe essere un utile strumento per identificare il momento conclusivo delle responsabilità
dirette del CSE (fermo restando il fatto che su eventuali specifiche omissioni o carenze, la responsabilità
penale si esaurisce solo nei termini di prescrizione).

13. Il CSE “redige direttamente il verbale di sospensione delle singole lavorazioni in presenza di pericolo grave
ed imminente”.

Si tratta di una precisazione “doverosa” rispetto a quanto indicato al punto 9 della Linea Guida e sempre in
linea con la riproposizione dell’art. 92, comma 1, lettera f), specificando che, a differenza delle previsioni
di cui alla precedente lettera e), dello stesso articolo, la sospensione delle lavorazioni in presenza di pericolo
grave ed imminente non debba essere oggetto di autorizzazione della committenza ma rappresenti un atto
“dovuto” ed urgente del CSE.

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3. Un’occasione persa?

Nel pieno rispetto sull’operato degli ingegneri del CNI che hanno collaborato all’implementazione della
Linea Guida, dalla disamina del documento non sarà sfuggita al lettore la sensazione che si sia persa l’oc-
casione per proporre al coordinatore per la sicurezza alcuni consigli realmente operativi e coerenti con la
realtà del settore dell’edilizia, con l’aggravante che su alcuni adempimenti posti a base dell’attività del CSE,
la guida non propone alcun riferimento: nei 13 punti, ad esempio, non si è fatto cenno all’obbligo di ade-
guamento del PSC, adempimento che, invece, rappresenta una delle responsabilità maggiormente “sanzio-
nate” dagli organi di vigilanza e dalla giurisprudenza di merito e di legittimità.

Nel corpo del testo del CNI, inoltre, si legge che “Il CSE nel caso in cui si avvalga di collaboratori del proprio
staff con adeguate capacità e formazione conforme all’allegato XIV del d.lgs. 81/2008, mantiene la piena e diretta
responsabilità degli obblighi derivanti dall’incarico ricevuto”.

Ovviamente, chi scrive non eccepisce sul fatto che la “posizione di garanzia” del CSE sia indelegabile e
che dunque sia impossibile trasferire le relative responsabilità personali, ma è in dovere di dissentire sulla
formazione indicata per i componenti dello “staff” i quali, da quanto indicato nella linea guida, dovrebbero
possedere lo stesso identico percorso formativo del coordinatore, anche se tale indicazione non è presente
in alcun testo normativo né oggetto di nessun tipo di accordo da parte della Conferenza Stato-Regioni.

A conclusione di questo intervento, appare utile soffermarsi su quelle che potrebbero essere delle utili istan-
ze per la promozione, la valutazione e la “serenità” del Coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione:

1. L’istituzione di un albo professionale dei coordinatori per la sicurezza che permetterebbe il perseguimen-
to di una serie di risultati: tariffe professionali adeguate, creazione di un codice deontologico, monito-
raggio della formazione obbligatoria, forza di rappresentanza per tutte le finalità giuridico-istituzionali;
2. L’inserimento del “compenso” per il coordinamento all’interno dei “costi della sicurezza”, così da fare in
modo che queste somme non siano soggette “a ribasso” (o a trattative) e siano corrisposte sicuramente
entro la conclusione dei lavori;
3. Maggiore attenzione rispetto al percorso formativo del coordinatore, inclusi gli aggiornamenti quin-
quennali che invece il legislatore ha previsto possano effettuarsi anche in modalità e-learning, depaupe-
rando, per chi scrive, l’importanza della partecipazione in aula e della conseguente condivisione delle
esperienze fatte in cantiere.

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Appendice

Circolare CNI, 10 novembre 2015, n. 626


Linea guida per lo svolgimento dell’incarico di: coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione

Scopo
Obiettivo primario della presente linea guida è di fornire indicazioni circa le modalità con cui il coordi-
natore in materia di sicurezza e salute durante la realizzazione dell’opera [CSE], possa svolgere l’incarico
attribuito con piena consapevolezza e conoscenza sia delle vigenti previsioni normative che dei pertinenti
approcci giurisprudenziali.

In tale ottica, si è ritenuto di fornire al coordinatore per l’esecuzione dei lavori, nell’ambito della discrezio-
nalità che ne caratterizza l’esercizio di tale funzione, un utile ausilio che permetta un’efficace gestione dei
compiti ad egli affidati dall’art. 92 d.lgs. 81/2008 (che restano la base di ogni ragionamento).

Premessa
La funzione del CSE è di alta vigilanza in termini di coordinamento delle imprese; la vigilanza “ope-
rativa” è di competenza del datore di lavoro delle imprese esecutrici e in particolare dell’impresa affi-
dataria.

La puntuale, continua e stringente vigilanza è compito del datore di lavoro e delle figure operative da lui
delegate quali il dirigente ed il preposto.

Le omissioni derivanti dagli accadimenti estemporanei che scaturiscono nel corso dello sviluppo dei lavori
non rientrano nella sfera di controllo del CSE, ad eccezione di quanto rilevabile direttamente da quest’ul-
timo nell’ambito delle visite e dei sopralluoghi effettuati presso il cantiere (è opportuno segnalare quelli
direttamente riscontrati).

Il compito di alta vigilanza del CSE pur assicurando un’efficace azione di coordinamento non implica una
costante e continua presenza in cantiere col compito di controllo delle singole lavorazioni in atto (indi-
viduare fasi o momenti legati a specifiche lavorazioni sulla base del cronoprogramma in cui prevedere la
presenza). Rimane inteso che la presenza del CSE sia opportuna in occasione delle circostanze indicate al
seguente punto 5 lettere a), b), c), d), f). Le fasi critiche di cui alle lettere a), b), d) dovranno essere indicate
nel crono programma dei lavori.

Il CSE nel caso in cui si avvalga di collaboratori del proprio staff con adeguate capacità e formazione con-
forme all’allegato XIV del d.lgs. 81/2008, mantiene la piena e diretta responsabilità degli obblighi derivanti
dall’incarico ricevuto.

Si tenga inoltre presente che qualora l’incarico di CSE fosse relativo a cantieri soggetti ad ulteriori normative
oltre al Titolo IV del d.lgs. 81/2008, quali, a titolo meramente esemplificativo:

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a) il decreto del Presidente Consiglio Ministri n. 231 del 28 novembre 2011, relativo agli interventi attuati
dal Dipartimento della Protezione Civile;
b) il decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro della Salute, del 22
luglio 2014, relativo agli spettacoli musicali, cinematografici, teatrali e alle manifestazioni fieristiche
c) il d.P.R. 177/2011 relativo a lavori in ambienti confinati o a rischio inquinamento.

Queste ed altre eventuali normative dovranno essere tenute nella necessaria considerazione qualora preve-
dano ulteriori obblighi integrativi rispetto a quanto riportato nel presente documento.

Si evidenzia infine che il contenuto del testo che segue potrà eventualmente fare riferimento, a livello locale,
ad ulteriori Linee Guida o Procedure di Processo o Buone Prassi, alle quali gli Ordini Provinciali intendano
aderire o promuovere ad integrazione del presente documento.

Azioni
1. Il CSE, ricevuti i documenti PSC e “fascicolo”, effettua un sopralluogo nel sito che sarà oggetto del can-
tiere per verificare la documentazione ricevuta (anche nel caso in cui i piani siano stati redatti secondo
i modelli semplificati di cui al d.i. 9 settembre 2014), controllando che lo stato dei luoghi non abbia
subito modificazioni dalla fine della progettazione (per esempio apertura di cantieri limitrofi, modifiche
della viabilità, etc...).
È opportuno lasciare traccia del sopralluogo redigendo relativo verbale corredato da documentazione
fotografica.
2. Il CSE, ricevuta dal Committente o dal Responsabile dei Lavori l’avvenuta verifica, con esito positivo,
dell’idoneità tecnico-professionale delle Imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi (come previsto
dall’allegato XVII del d.lgs. 81/2008), compresa quella prevista da normative specifiche (quali ad esem-
pio quelle citate in premessa a titolo esemplificativo), procede alla verifica dell’idoneità del/dei POS
delle imprese esecutrici, ricevuto/i dalla/e Impresa/e affidataria/e controllandone la rispondenza rispetto
a quanto disposto dall’allegato XV del d.lgs. n. 81/2008 e ss.mm.ii. e la congruità con il PSC, dandone
evidenza oggettiva al Committente o al Responsabile dei Lavori e alle Imprese interessate.
In caso di non idoneità provvede a richiedere, tramite l’impresa affidataria, alla/e impresa/e esecutrice/i
le integrazioni e modifiche necessarie. Le imprese affidatarie ed esecutrici dovranno inviare i POS mo-
dificati prima di iniziare le rispettive lavorazioni.
Per ciò che concerne l’adempimento alla verifica dell’“attuazione degli accordi tra le parti sociali” previ-
sto dal d.lgs. 81/2008, art. 92, lettera d), si intende la verifica che in ogni impresa sia stato nominato
il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) o ci si avvalga di quello Territoriale (RLST) di
competenza. In difetto di ciò il CSE fa esplicita comunicazione all’impresa.
3. Convoca una riunione di coordinamento preliminare, prima dell’inizio dei lavori, a cui parteciperanno:
1) Direzione Lavori (esclusivamente per il successivo punto di cui alla lettera b))
2) Impresa/e affidataria/e Imprese esecutrici già definite
3) Lavoratori autonomi eventualmente già individuati
4) Eventuali ulteriori figure tecniche previste dalla normativa vigente qualora necessario (ad esempio:
tecnici dei gestori sottoservizi, RSPP del committente, ecc.)
Della riunione sarà data comunicazione al Committente/responsabile dei lavori che potrà partecipare
qualora lo ritenga necessario.
Nella riunione dovranno essere discussi almeno i seguenti punti:
a) i contenuti dei piani di sicurezza (PSC e POS) in relazione alle attività da svolgere e le eventuali
proposte di adeguamento/integrazione formulate dai presenti;
b) la verifica della programmazione dell’attività esecutiva e dello sviluppo delle fasi lavorative rispetto
al cronoprogramma con particolare attenzione alle sovrapposizioni ed all’individuazione delle fasi
ritenute più pericolose;

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c) le modalità di coordinamento delle Imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi per la fasi individuate;
d) le eventuali richieste di integrazione della documentazione;
e) identificazione delle figure delle squadre di primo soccorso e gestione emergenza; a tal fine il CSE
verifica che il cantiere sia effettivamente coperto in caso si verifichi una situazione di emergenza o
un incidente (compresa l’eventuale necessità di effettuare operazioni di salvataggio di lavoratori colti
da malore e/o infortunatisi, operanti in quota o in ambienti sospetti di inquinamento o confinati),
in tutti gli orari di lavoro e relaziona sul tipo di organizzazione, tra le tre sotto riportate, che è stata
scelta per lo specifico cantiere:
1) committente/RL intendono organizzare apposito servizio di PS [d.lgs. 81/2008 art. 104 c. 4] e di
conseguenza i datori di lavoro sono esonerati dagli obblighi legati alla designazione degli addetti al
PS e dunque della gestione “diretta” del Primo Soccorso [d.lgs. 81/2008 art. 18 comma lettera (b)]
2) in fase di progettazione è stato deciso dal CSP che la gestione del Primo Soccorso sarà di tipo
unitario, definendo la partecipazione delle imprese (affidataria ed esecutrice) alla gestione delle
emergenze identificando un’impresa deputata alla gestione delle operazioni anche tramite un pre-
posto, con garanzia da parte delle imprese presenti in cantiere della costante presenza di almeno un
addetto specificamente formato [rif. Doc. 10/01/2005 del coordinamento interregionale]
3) in assenza delle due ipotesi precedenti ogni impresa presente dovrà assolvere autonomamente
agli obblighi relativi al PS.
Qualora la tipologia di lavorazioni previste nel cantiere prevedano la presenza della squadra di sal-
vataggio, la stessa dovrà essere organizzata rispettando i summenzionati criteri.
f) documentazione da tenere in cantiere
Al termine della riunione il CSE redige il verbale di coordinamento sottoscritto dai presenti, quale
utile strumento di modifica ed integrazione del PSC, per la corretta gestione del cantiere.
4. Verifica di volta in volta che tutte le imprese esecutrici e i lavoratori autonomi abbiano ricevuto dall’Im-
presa/e affidataria/e copia del PSC e ne abbiano accettato i contenuti.
5. Convoca eventualmente ulteriori riunioni di coordinamento, in riferimento alle indicazioni del crono-
programma, in occasione di:
a) ingresso in cantiere di ulteriori nuove Imprese esecutrici e lavoratori autonomi;
b) successive macrofasi di lavoro;
c) motivate richieste da parte della Committenza, della/e affidataria/e, di imprese esecutrici, RLS(T),
medico competente, lavoratori autonomi;
d) periodi a maggior rischio dovuto ad interferenze o attività ad elevato rischio;
e) accadimento di incidenti/infortuni;
f) sostanziali modifiche dell’opera;
g) accadimento di eventi atmosferici di notevole intensità (venti di tempesta, piogge molto intense,
abbondanti nevicate, ecc.)
h) accadimento di quasi incidente o quasi infortunio (near miss) rilevato con modulo di cui al d.m. 13
febbraio 2014 o altra modalità.
Al termine della riunione redige il verbale sottoscritto dai presenti, che costituisce, in funzione dei con-
tenuti, aggiornamento al PSC.
Il CSE provvede, con gli strumenti che ritiene più opportuni, a mantenere aggiornato l’elenco delle
imprese affidatarie ed esecutrici e dei lavoratori autonomi.
6. Qualora riscontri l’eventuale ingresso in cantiere di Imprese esecutrici o lavoratori autonomi non au-
torizzati avvisa per iscritto il Committente o il Responsabile dei Lavori e all’Impresa/e affidataria/e, e
comunica contestualmente alle imprese esecutrici o ai lavoratori autonomi il divieto di ingresso (per
“non autorizzato” si intende l’ingresso in cantiere di Imprese o lavoratori autonomi dei quali non è stata
formulata richiesta di autorizzazione al Committente o al responsabile dei Lavori e per i quali non sia
ancora pervenuta l’autorizzazione da parte di questi).
7. Effettua frequenti sopralluoghi in cantiere con periodicità da determinare in funzione delle caratte-
ristiche dell’opera e dei rischi presenti (comunque in occasione delle fasi critiche della realizzazione

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dell’opera) e comunque, preferibilmente accompagnato dal capo cantiere e/o preposti delle Imprese
opportunamente nominati, per verificare la corretta applicazione, da parte delle Imprese esecutrici e dei
lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel PSC e la corretta applicazione delle
relative procedure di lavoro, e indica il tempo entro cui è necessario ottemperare alle inadempienze. Tale
attività può essere condotta anche con l’ausilio di apposite check list.
Al termine del sopralluogo redige il verbale sottoscritto dai presenti, nel quale indica esattamente qua-
li sono le azioni da effettuare (e a carico di chi) per eliminare le eventuali inadempienze rilevate, ed
eventualmente indicando un intervallo temporale per la realizzazione di quanto prescritto. Nel verbale
riferito al successivo sopralluogo ne annoterà l’esito in riferimento alle azioni indicate.
Copia del verbale viene conservata in cantiere, secondo le modalità definite in sede di inizio lavori.
8. In caso di inosservanza delle disposizioni degli artt. 94-95-96 e 97 comma 1 del d.lgs. n. 81/2008 e
ss.mm.ii. ed alla prescrizioni del PSC, contesta per iscritto quanto riscontrato alle Imprese o Lavoratori
autonomi interessati e all’impresa affidataria, trasmettendo copia del relativo verbale al Committente o
al Responsabile dei Lavori. In caso di mancato adeguamento segnala le inosservanze al Committente
o al Responsabile dei Lavori proponendo la sospensione dei lavori, l’allontanamento delle Imprese o
Lavoratori autonomi, la risoluzione del contratto.
9. In caso di pericolo grave e imminente contesta per iscritto quanto direttamente riscontrato alle Imprese o
Lavoratori autonomi interessati e sospende le singole lavorazioni pericolose, trasmettendo copia del relativo
verbale al Committente o al Responsabile dei Lavori, al direttore lavori e all’impresa affidataria, anche nel caso
in cui il provvedimento riguardi lavori eseguiti da un’impresa subappaltatrice. Effettuati gli adeguamenti dalle
imprese interessate ne riscontra la corretta esecuzione con un sopralluogo facendo riprendere le lavorazioni e
trasmette il relativo verbale al committente o al Responsabile dei Lavori e all’impresa affidataria.
10. In occasione della liquidazione del SAL il CSE a seguito di richiesta della Direzione Lavori approva,
previa verifica, l’importo relativo ai costi della sicurezza.
11. Il CSE, in corso d’opera, adegua il piano di sicurezza e di coordinamento di cui all’art.100 ed il fascicolo
di cui all’art. 91, comma 1, lettera b), in relazione all’evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche
intervenute; ciò anche in relazione alla stima dei costi della sicurezza del PSC che, in caso di variante in
corso d’opera, devono essere oggetto di nuova ed adeguata stima analitica.
12. Il CSE, in corso d’opera, aggiorna e, alla fine dei lavori, completa il “fascicolo” di cui all’art. 91 comma
1, lett. b), completo dell’elaborato tecnico della copertura ricevuto, se previsto per lavori ricadenti nel
campo di applicazione dei regolamenti regionali, che, alla fine dell’attività di cantiere, consegna al Com-
mittente o al Responsabile dei Lavori, con evidenza oggettiva della avvenuta consegna.
13. Il CSE, al termine dei lavori, previo accordo con D.L Committente e/o Responsabile dei Lavori, redige il
verbale di fine lavori di sua competenza e lo fa firmare al Committente e/o al Responsabile dei Lavori e
all’Impresa affidataria. Tale verbale è da interpretare quale conclusione dell’incarico, fatto salvo la con-
segna del documento di cui al punto 11.
La linea guida è stata elaborata dal GdL Sicurezza del CNI, coordinato dal consigliere nazionale Gaetano Fede, ed ha avuto Stefano Bergagnin
(Federazione degli Ordini dell’Emilia Romagna) come responsabile del progetto.
Gli altri componenti del GdL sono:
Damiano Baldessin (Ordine di Treviso), Francesco Paolo Capone (Ordine di Napoli), Michele Carovello (Ordine di Avellino), Marco Di Felice
(Ordine di Vicenza), Francesco Fiorino (Ordine di Agrigento), Andrea Galli (Ordine di Perugia), Luigi Galli (Ordine di Roma), Patrizia Guerra
(Ordine di Brescia), Antonio Leonardi (Ordine di Catania), Carlo Rizzieri (Ordine di Rovigo), Rocco Sassone (Ordine di Matera), Remo Vaudano
(Ordine di Torino), Luca Vienni (Ordine di Pistoia).

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