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Laboratori di Danzeducativa per la

Scuola dell'Infanzia e per La Scuola


Primaria

Dansécole A.S.D.
Via del Lavoro, 17 - Bologna
349/5204189
340/3049880
www.dansecole.com info@dansecole.com
Premesse
Proporre un laboratorio di danza educativa alle scuola significa per noi soprattutto arrivare a condividere
insieme a bambini esperienze emotive, relazionali e creative attraverso il corpo e il movimento, con l’intento di
promuovere una crescita globale della persona.
Lo strumento primario della danza è il corpo e la sua capacità di muoversi. Il bambino fin dalla nascita si trova
a dover sperimentare le possibilità del suo corpo, scoprire i suoi movimenti e le relative funzioni significative.
Ciò che la danza in quanto arte del movimento offre alla scuola di base, è la possibilità di approfondire la
conoscenza del proprio corpo in movimento e delle sue potenzialità espressive.
Attraverso il laboratorio di danza educativa, il bambino sperimenterà le numerose possibilità comunicative
offerte dal suo corpo, scoprirà che la qualità dei suoi movimenti dipendono dalle emozioni che prova, dallo
spazio che ha a disposizione e dalla presenza degli altri compagni. Verrà inoltre guidato in un ascolto attivo
della musica proposta, imparando a muoversi seguendo anche i suggerimenti ritmici e melodici.
Dal punto di vista didattico, si procede attraverso tre tipi di approccio: si sviluppa la capacità di “fare” i
movimenti, ampliando il linguaggio motorio di base, si incentiva l’immaginazione e la fantasia nel “creare”,
sviluppando una personale autonomia creativa, si esercita l’occhio a saper “osservare” il movimento di chi sta
danzando, apprezzandone le sfumature meno evidenti e riconoscendone gli elementi che permettono di inserire
quel movimento nella categoria della danza. 1

Finalità/Obiettivi
• Consolidare le conoscenze corporee di base e sviluppare le capacità sensopercettive e coordinative.

• Accrescere l’espressività globale attraverso l’impiego della creatività.

• Esplorare le potenzialità trasversali che collegano la danza alle altre arti e agli altri ambiti della
conoscenza (arte visiva, letteratura, musica, storia, scienze, etc..).

• Sensibilizzare ad un ascolto attivo della musica, ad apprezzarne la diversità presente nei vari stili.

• Stimolare la capacità di osservazione e attenzione a diversi livelli (motorio, visivo, uditivo).

• Promuovere la collaborazione e la socializzazione tra i bambini, sostenendo l’importanza del rispetto e


della valorizzazione delle idee altrui.

Metodologia
• Gli incontri si svolgeranno secondo un modello di scansione a fasi che prevede il susseguirsi di
diversi momenti: accoglienza, riscaldamento, esplorazione, composizione, distacco.

1
Si tratta di un modello educativo, chiamato art model, valido per l’inserimento dell’educazione alle arti nella scuola.
Messo a punto da J. Smith-Autard agli inizi degli anni ’80, ebbe la funzione di mediare tra un insegnamento delle Arti
troppo professionalizzante (professional model) e quello troppo poco centrato sulla materia specifica (educational
model).
• Metodi prevalentemente deduttivi.

• Alternanza di momenti imitativi guidati dal danzeducatore e momenti di libertà creativa e


immaginativa.

• Attività collettive svolte in grandi e piccoli gruppi; lavori in coppia e momenti individuali.

Modalità

• Il laboratorio prevede incontri a cadenza settimanale della durata di 45 minuti per la scuola
dell’infanzia, 1 ora per la scuola primaria.

• Per un completo ed equilibrato svolgimento del progetto, si suggeriscono 8-10 incontri, per ciascuno dei
quali è previsto un costo di 30 euro netti.

• A conclusione del laboratorio si può prevedere una lezione aperta ai genitori, oppure la produzione di un
video realizzato nelle ore del laboratorio.

• Per una buona realizzazione del laboratorio, sarebbe opportuno avere a disposizione uno spazio
adeguato (palestra, aula di psicomotricità).

Esempi di Progetti per Scuole dell'Infanzia e


Primarie

Jack e il fagiolo magico

La fiaba, per la sua struttura narrativa ricca di elementi magici, simbolici e metaforici, si presta particolarmente
bene ad essere utilizzata come tema per un progetto di danza educativa. La presenza continua di una doppia
chiave di lettura, reale e metaforica, nonché l'uso della magia, permette di stabilire un legame tra il mondo
immaginario del racconto e la realtà quotidiana di ogni individuo. I bambini inoltre amano sentire raccontare le
fiabe ed esse costituiscono la rielaborazione di un vissuto personale. Il racconto, infatti, permette ad ognuno di
identificarsi in determinate situazioni senza per forza dover parlare di sé, per cui la fiaba diventa un
collegamento tra mondo reale e mondo simbolico.
La fiaba di Jack e il fagiolo magico costituisce una metafora sulla crescita e sull'uscita fuori di casa; essa
implica il fatto di conoscere estranei e necessita di una grande dose di coraggio: crescere infatti comporta il
correre dei rischi. Inoltre questa fiaba in particolare si presta ad affrontare i diversi elementi della danza,
andando a toccare diverse aree come lo spazio, il corpo, le azioni, la dinamica, il campo visivo, la relazione.

Guizzino

La storia di Guizzino è il racconto del viaggio di un pesciolino nero, rimasto solo al


mondo, che non si scoraggia ma decide di esplorare e conoscere ciò che inizialmente lo spaventa perchè ignoto.
Nel suo viaggio di scoperta del mondo il pesciolino Guizzino incontrerà personaggi diversi, ognuno con una
caratteristica precisa, con i quali di volta in volta si confronterà approfondendo di riflesso la conoscenza di sé.
Alla fine del viaggio Guizzino scoprirà il bisogno di non essere più solo e la forza che l'unione con gli altri può
dare. Soltanto dopo aver preso consapevolezza della propria individualità il singolo comprende il bisogno e
l'arricchimento che fornisce la cooperazione con gli altri. Insieme, in un unico gruppo ma ognuno con il suo
posto e la propria identità, il branco di pesciolini che Guizzino incontra riuscirà ad affrontare il mare aperto e i
suoi pericoli.

Tina la nota ballerina

Ogni bambino entra in contatto con la “musica” e con la “danza” fin dalla prima infanzia: ascolta le ninne
nanne per addormentarsi, canta le prime filastrocche e le conte infantili, inizia a muoversi nello spazio,
impara a camminare e correre, scopre il proprio corpo e i movimenti delle sue singole parti attraverso
giochi di movimento, etc.. A scuola, in famiglia e con gli amici avrà più o meno modo di conoscere e
sperimentare le due arti sorelle che sono musica e danza, da sempre associate e spesso utilizzate insieme
per raggiungere scopi educativi di varia natura.
L'utilità e il valore aggiunto di un laboratorio incentrato su musica e danza sarà quello di avvicinare e di
far entrare i bambini nella pratica della danza e della musica attraverso esperienze concrete che saranno
fondamentali per futuri approfondimenti delle due arti.
Utilizzando come stimolo il personaggio di Tina, una nota vivace e piena di energie che in ogni incontro ci
racconterà le sue avventure a cavallo tra il mondo della musica e quello della danza, i bambini saranno
invitati a porre l'attenzione e a vivere attraverso il movimento gli elementi che collegano le due arti e che
le rendono così vicine tra loro e alla vita di ognuno.
Verranno esaminate le tematiche fondamentali relative alla musica in collegamento alla danza: dopo un
primo approccio in cui si affronterà la differenza tra suono e silenzio e parallelamente tra corpo in
movimento e in arresto, si prenderanno in considerazione le diverse qualità di un suono in relazione alla
dinamica e allo spazio nella danza (altezza, agogica, dinamica, durata).
Oltre a questa sezione più astratta e teorica, ve ne sarà una più legata alla pratica delle due arti durante
la quale i bambini sperimenteranno il legame tra un suono determinato e il movimento tramite un
triplice approccio: attraverso l'uso della voce, attraverso l'utilizzo di uno strumentario Orff (piatti,
legnetti, cembali, triangoli, etc..), in ultimo cercando la presenza della musica nei suoni presenti nella
quotidianità.

Di che stoffa sei fatto?

La stoffa è qualcosa che siamo abituati a sentire tattilmente e a vedere in varie situazioni della nostra vita
quotidiana (vestiti, tendaggi, tappeti, lenzuola, asciugamani, tovaglie, etc..). In questo laboratorio ci si propone
di defunzionalizzare l’oggetto stoffa rispetto al suo uso quotidiano, caricandolo di un significato diverso e
presentandolo come oggetto di pura esperienza corporea, cercando il legame che il tessuto può avere con
l’ambito della danza e dei suoi elementi.
Lo stimolo per ogni incontro scaturirà dalla proposta di un tipo di stoffa del quale verrà analizzato ed esplorato
il carattere specifico, oppure dal confronto tra stoffe diverse, o con il supporto di immagini, portando poi il
discorso nell’ambito più strettamente corporeo.

NON TI CONFONDERE
L’idea di questo laboratorio nasce dall’intenzione di avvicinare i più piccoli alla conoscenza del proprio corpo,
nelle sue parti e nella sua totalità. L’obiettivo principale è la consapevolezza delle possibilità di movimento di
ognuno, rispetto al mondo circostante e agli altri.

Ci si è avvalsi dell’espediente del “contrario” perché, attraverso la polarizzazione evidente tra un concetto e il
suo contrario, i bambini vengono facilmente guidati ad esplorare tanti elementi dinamici, spaziali e relazionali
legati al corpo. Il dualismo presente nei vari stimoli garantisce la possibilità di semplificare i concetti,
rendendoli maggiormente recepibili dai bambini, e rappresenta quindi un valido strumento didattico per
esplorare tematiche nuove come quelle legate alla danza.
Alla maggiore consapevolezza di sé, infine, si aggiunge un accrescimento della percezione del proprio corpo e
di quello degli altri nello spazio, fino a raggiungere la capacità di creare autonomamente un proprio movimento
consapevole che nasca dall’assimilazione degli elementi della danza.

“...Scarpa, scarpina, scarpona...”

Le scarpe riflettono il gusto di una persona, identificano determinati gruppi sociali e sono
portatrici di particolari tendenze.
Nonostante in passato siano rimaste per lungo tempo coperte sotto ampie gonne di
crinolina e abiti lunghi, tuttavia sono da sempre un elemento dell'abbigliamento femminile
assai curato e ricercato.
Le scarpe sono un capo d'abbigliamento che ha nei secoli costituito lo specchio dello status
e delle condizioni economiche di chi lo portava: le aristocratiche dell'ottocento calzavano
pantofole di broccato fini come carta, con suole troppo delicate per resistere anche per
pochi passi all'aperto, mentre le serve correvano fuori indossando stivaloni di cuoio.
Le scarpe non si limitano a riflettere la storia sociale, costituiscono anche un segno della
nostra storia personale in quanto evocano tempi, luoghi ed emozioni: rimane traccia nella
nostra memoria delle occasioni nella quali furono indossate, evocando ricordi altrettanto
vivaci di quelli suscitati da una fotografia.
L'idea di incentrare un laboratorio di Danza Educativa sul tema delle scarpe nasce dalla
convinzione che la vicinanza che esse hanno con il quotidiano di ognuno possa permettere
al bambino di avvicinarsi in maniera immediata e divertita a quelli che sono gli elementi
della danza.
Partendo dunque dall'analisi delle caratteristiche e peculiarità ( in relazione alla forma, al
materiale e all'utilizzo) dei differenti modelli di scarpe che di volta in volta saranno
proposti, gli allievi verranno guidati nell'esplorazione e nella sperimentazione delle
tematiche della danza, portando quindi il discorso in un ambito più strettamente corporeo.

Anna è furiosa
Il sentimento della collera, della rabbia, è una esperienza che tutti nel corso della vita fanno e spesso i bambini
sono incapaci di gestire questa emozione. In particolare si sentono limitati da questa “vera seccatura” che
impedisce loro di relazionarsi con gli altri e di godere a pieno dei momenti di gioco e di apprendimento. Saper
riconoscere le proprie emozioni, accettare che esistano, imparare a gestire le situazioni che le suscitano e
magari cogliere l’aspetto positivo che anche i sentimenti apparentemente negativi possono avere, tutto questo
contribuisce a migliorare l’individuo, liberandolo da inutili sensi di colpa e da reazioni inconsapevoli.

La storia di Anna, la protagonista del racconto di Christine Nöstlinger, è diventata il tema di un progetto di
danza educativa perché affronta in maniera molto semplice e diretta il tema delle emozioni ed in particolare
della rabbia.

Le vicende che caratterizzano la vita della protagonista, quindi i suoi giochi, le situazioni che scatenano la sua
rabbia e le soluzioni che trova per placarla, costituiscono il materiale per esplorazioni motorie che i bambini
sperimenteranno guidati da un’ educatrice.

Familiarizzare con le emozioni costituisce pertanto un obiettivo fondamentale, al quale si affianca quello di
introdurre ed educare i bambini alla danza. La lettura della storia di Anna costituirà lo stimolo di partenza per
esplorare le varie tematiche più legate alla danza e per raggiungere gli obiettivi di movimento prefissati.

I Denti Ballerini

Abbiamo scelto di trattare questo argomento innanzitutto perché i denti fanno parte della vita quotidiana di
ognuno e tutti ne abbiamo una conoscenza diretta fin dall’infanzia.
Non sempre le esperienze relative ai denti sono legate a momenti positivi, spesso infatti richiamano alla mente
situazioni traumatiche o in qualche misura dolorose: lo spuntare dei primi denti, la caduta dei denti da latte, le
prime carie, le visite dal dentista, etc..
La possibilità di lavorare sui denti partendo da un diverso punto di vista può invece aiutare a modificare
l’approccio negativo a questa parte del corpo: a vedere i denti come “alleati” piuttosto che “nemici”.
Trattando questo soggetto, si persegue anche l’importante obiettivo di sensibilizzare all’educazione all’igiene
personale, argomento utile in questo momento della formazione del bambino. Avere denti sani contribuisce
infatti alla salute e al benessere generale della persona.
Questo espediente, con valori a sé, è funzionale a creare un ponte di collegamento tra la quotidianità e lo scopo
principale del laboratorio, che è quello di introdurre ed educare i bambini alla danza. I denti, attraverso
immagini e oggetti, costituiranno lo stimolo di partenza per esplorare le varie tematiche più legate alla danza e
per raggiungere gli obiettivi di movimento prefissati.
La mia città

“La mia città” è un progetto di danza educativa abbastanza specifico, dal momento che è legato alla città di
Bologna e al territorio bolognese, anche se verosimilmente l'iter utilizzato per la sua realizzazione può essere
applicato anche ad altre realtà cittadine.
Analizzando alcune immagini e fotografie della città di Bologna ci si è resi conto che esse costituiscono degli
elementi significativi del contesto e dell'ambiente nel quale i fruitori di questo progetto vivono e si rapportano.
Questa consapevolezza ha portato alla scelta di tali immagini come stimolo per introdurre, esplorare e
sviluppare gli argomenti del laboratorio.
Le fotografie scelte, dunque, sono state raccolte ed ordinate seguendo l'ordine in cui saranno affrontati i vari
temi di movimento previsti dal progetto, attraverso un percorso il più possibile logico e concatenato, anche
grazie all'utilizzo della stessa immagine in più lezioni.
Questi stimoli visivi sono utilizzati come elementi che introducono all'attività di movimento e quindi non con
una semplice funzione di rappresentazione della realtà, ma come strumento che attraverso una decodificazione
e interpretazione diventa mediatore tra la realtà circostante e la situazione contestuale che di volta in volta viene
vissuta.
L'impiego di fotografie di Bologna, inoltre, invita i bambini ad una maggiore e più attenta osservazione del
mondo circostante, in modo che tale osservazione non si fermi più ad un livello superficiale, ma ricerchi quello
che ogni immagine può significare.
Questi aspetti rispondo ad uno degli obiettivi generali della danza educativa che è proprio quello di associare il
movimento con l'osservazione e la percezione del mondo circostante, per comprendere come la realtà può
essere elaborata simbolicamente in forme espressive di movimento.
Tale collegamento potrebbe essere reso ancora più forte da una visita alla città di Bologna, con particolare
attenzione ai luoghi che i bambini hanno visto nelle fotografie e sui quali hanno lavorato; potrebbe essere
interessante vedere se l'osservazione diretta offre loro ulteriori stimoli rispetto a quelli sottolineati nell'ambito
del laboratorio.
Il salto di città in città

Saltare è il desiderio più grande di un bambino che misura ed immagina il mondo attraverso i balzi del canguro,
della pulce o del leone. Non è un capriccio il suo ma un autentico desiderio che diventa bisogno, voglia di
provare, curiosità, emozione e passione. Saltare è anche utile per misurarsi, per addolcire o rendere incisivi i
movimenti adattandosi all'ambiente. Questo libro di Gek Tessaro ci fa scoprire che saltare in fondo è dare corpo
all'irrefrenabile voglia di conoscere se stessi e il mondo.
Da questa premessa emergono le motivazioni che ci hanno spinto a presentare un progetto di danzeducativa
partendo da questo libro.
Innanzitutto la tematica della curiosità, della ricerca, dell'esplorazione e della scoperta di ambienti nuovi e
differenti dal noto, tutte caratteristiche importanti da stimolare nell'età infantile per sviluppare il senso creativo
ed artistico.
Il protagonista del libro, che chiameremo Elio, ha una caratteristica particolare: per spostarsi nello spazio non
cammina come le persone normali, ma salta, quasi che il suo bisogno di conoscere e di scoprire necessiti di
movimenti più ampi del normale che i semplici passi non riescano a soddisfare lo slancio con cui il bambino si
rapporta al mondo esterno. Questo desiderio di esplorare lo porterà a fare un salto più lungo del solito
allontanandosi dalla città natale e dando inizio al viaggio che lo condurrà attraverso tante ambientazioni diverse
con cui si dovrà mettere alla prova.
Troviamo estremamente interessante questo libro per gli spunti che offre all'esplorazione corporea e in
particolare alla ricerca di movimenti differenti a seconda dell'ambiente in cui Elio si viene a trovare. Durante il
laboratorio seguiremo Elio salto dopo salto, accompagnandolo alla scoperta di città meravigliose ognuna con la
propria peculiarità che ci indurrà a modificare i nostri movimenti per adattarci alle sue fattezze. Svilupperemo
quindi il senso di osservazione guardando le immagini proposte per ogni città, svilupperemo anche la capacità
di adattamento a situazioni diverse dalla normalità, e naturalmente impareremo a conoscere il nostro corpo e le
sue innumerevoli possibilità di movimento e di creatività.
Un progetto dunque sull'accettazione della diversità, sulla ricerca della diversità come valore aggiunto alla
conoscenza, sul desiderio di mettere alla prova il proprio corpo in questo viaggio verso l'ignoto, per scoprire
quali e quanti movimenti è in grado di compiere e in quanti modi si può modificare per adattarsi a luoghi e
situazioni differenti.
IL CIRCO
Il circo è lo spettacolo itinerante, dal vivo, per eccellenza ed è articolato in varie esibizioni, detti numeri, che
vengono rappresentate da artisti che vivono aggregati al circo stesso. Esso è una vera e propria forma d'arte,
vicina alle persone e quindi ai bambini, divertente e coinvolgente. Il mondo del circo ha da sempre esercitato
una fascinazione particolare per la sua capacità di comparire e sparire, come un sogno; una città ambulante
mista di meraviglia e terrore, dove la dimensione da favola, l'illusione perenne, l'incantesimo, convivono con la
realtà degli animali, con la fatica dello sforzo, sempre a metà tra la goffaggine dei clown e la sublime
leggerezza degli acrobati. Il circo è, inoltre, un grande momento di aggregazione e di coinvolgimento del
pubblico, chiamato spesso a misurarsi in prima persona con ciò a cui sta assistendo. Il circo, infine, riunisce
persone diverse che si trovano a vivere insieme pur non facendo sempre parte della stessa famiglia, parlando
ognuno un linguaggio proprio e contribuendo con il proprio lavoro al benessere comune.
Per queste caratteristiche di divertimento, partecipazione, coinvolgimento corporeo e relazione con gli altri il
circo costituisce un valido tema per un laboratorio di danza con i bambini. Attraverso la rielaborazione in
termini di movimento di una realtà spesso nota e apprezzata come quella del circo, i bambini potranno sia fare
esperienza di una forma d'arte con valore in sé sia decontestualizzarla e dare vita a qualcosa di diverso e di
personale. Il mondo del circo con il suo essere contemporaneamente qui e altrove, dentro e fuori dal mondo
reale rappresenta lo strumento migliore per un'esperienza artistica ed esplorativa come quella che un laboratorio
di danza educativa propone.

Apriti Sesamo
Il progetto “Apriti Sesamo” è nato con l’obiettivo di affrontare con i bambini il tema della storia, in particolare
del periodo storico del Medioevo. Si è pensato che il linguaggio della fiaba in ambientazione medievale potesse
essere il modo migliore per cogliere l’attenzione dei più piccoli, introducendoli in una dimensione che, per
quanto atemporale quale quella della fantasia, potesse tuttavia fornire dei validi appigli per conoscere una realtà
storica ben precisa.
Esiste una leggenda che narra di un favoloso castello incantato, difficile da raggiungere e ancor di più da
penetrare. Si racconta che dietro le sue porte si celino tesori meravigliosi, capaci di rendere felice qualsiasi
uomo ne entri in possesso, tuttavia l’unica chiave per accedere al castello sono le parole magiche che pochi
conoscono e quasi nessuno ha mai pronunciato…
Un giorno, dopo lunghe ricerche, spinto dalla curiosità e dal desiderio di scoprire i leggendari segreti di cui
tanto aveva sentito parlare, giunge davanti alle porte del castello un esploratore.
Eccolo che, armato di coraggio , pronuncia quelle che, secondo la leggenda, sono le uniche parole magiche
capaci di aprire le favolose porte….

APRITI SESAMO!!!
Al solo pronunciare la formula magica ogni porta si spalanca svelando ai suoi occhi oggetti, personaggi,
ambientazioni magici e favolosi.
Ogni incontro del laboratorio corrisponderà all’apertura di una porta del castello e alla visita di una delle stanze
magiche. La scoperta del contenuto delle singole stanze sarà lo spunto per affrontare temi di movimento di
volta in volta differenti.
Il viaggio-laboratorio si concluderà con l’incontro di un mago il quale trasformerà gli esploratori-bambini nei
signori padroni del castello. Ci sarà una festa per celebrare i nuovi padroni alla quale parteciperanno tutti i
personaggi incontrati durante il viaggio.

Rosaspina

La fiaba è uno dei mezzi più efficaci per avvicinarsi al mondo dei bambini e condurli nel nostro caso nel mondo
della danza. La fiaba di Rosaspina2 in particolare è stata scelta per la positività del suo messaggio di fondo che
spinge ad un comportamento attivo di fronte alle avversità e sottolinea la possibilità di un riscatto: malgrado
l'innegabile presenza del male nel mondo, c'è sempre, per chi la voglia cercare, una soluzione che limita i danni.
La Fata dei Lillà non può annullare la maledizione scagliata dalla strega Carabosse, ma ne attenua gli effetti
dando ai personaggi la possibilità di cambiare ancora le loro sorti. Essi sono esortati a farsi artefici del proprio
destino, così come noi nella vita di tutti i giorni.
Nel corso del laboratorio, attraverso la narrazione della fiaba rielaborata nei vari elementi della danza, i bambini
verranno a contatto con questo ed altri temi secondo il nostro punto di vista fondamentali: la relazione con i
compagni, il rispetto delle regole, il corretto uso dello spazio, la risposta a stimoli visivi e musicali, la
conoscenza corporea e l'utilizzo espressivo del movimento. La danza costituisce un metodo efficace per
interpretare la realtà e la finzione della fiaba e rielaborarle assecondando ed educando la propria sensibilità.

2
Abbiamo scelto la versione intitolata Rosaspina e scritta dai Fratelli Grimm, inserendo nella storia alcuni elementi tratti dal balletto
classico “La bella addormentata nel bosco” (coreografia Marius Petitpa, musica Pëtr Il'ič Čajkovskij), quali i caratteri e i nomi delle
fate.
1. Lucrezio e la Natura delle cose

E' un giorno di vacanza e l'anatroccolo Lucrezio decide di trascorrere la giornata con i suoi amici. Il primo
amico cui rende visita è Sallustio, un simpatico e intraprendente serpentello. I due decidono di andare a fare una
gita al mare, ma la spiaggia è molto lontana e per raggiungerla devono percorrere bellissime strade di
campagna, attraversare enormi campi coltivati e, putroppo, fare anche lo slalom tra i rifiuti abbandonati in una
strada! Giunti finalmente in spiaggia si dedicano ai giochi con la sabbia costruendo forme di ogni genere ed
impiastricciandosi per bene.

Dopo i giochi Sallustio saluta il suo amico perchè per lui è ora di tornare a casa, Lucrezio invece decide di fare
un bel bagno per lavarsi la sabbia e in acqua incontra il suo amico pesce Plauto. I due nuotano insieme e
giocano con l'acqua; che bella sensazione stare a mollo...ma, ahimè, non tutto il mare è pulito e i due amici
restano a tratti invischiati in liquami densi e maleodoranti. Liberi, infine, i due amici escono dall'acqua e si
godono una pioggerellina leggera che arriva improvvisa e rigenerante.

Anche Plauto però deve tornare a casa e, solo e infreddolito, Lucrezio si rifugia in un boschetto vicino dove
decide di accendere un fuocherello per scaldarsi un po'. Ah che bel calduccio! Così piacevole che il povero
Lucrezio si addormenta...il fuoco intanto, abbandonato a se stesso, cresce fino a diventare un vero incendio!
Viene attirato dalle fiamme il leprotto Plinio e, trovato il suo amico appisolato, lo sveglia in fretta e corre al
mare per prendere tutta l'acqua necessaria a spegnere l'incendio. Mamma mia che paura, povero Lucrezio!
Finalmente, scampato il pericolo e dopo aver ringraziato Plinio, Lucrezio può riposarsi su di un prato,
godendosi una fresca brezzolina. Ah che piacevole sensazione farsi accarezzare dal venticello! Ma ad
interrompere il suo riposo arriva Sofocle, il colibrì, il suo amico uccellino con cui si diverte a rincorrersi e fare
giravolte in aria. Pian piano il venticello diventa sempre più forte, fino a trasformarsi in un vero uragano!

Uff uff davvero faticosa questa giornata, però quant'è stata divertente, pensa Lucrezio una volta a casa.
Finalmente nel suo lettino il nostro amico anatroccolo si addormenta soddisfatto sognando i mille giochi con i
suoi simpatici amici.

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