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Il gioco come avviamento allo sport

e il suo potenziale conoscitivo ed educativo

Non è corretto affermare che sport e gioco siano la stessa cosa, i due concetti sono parzialmente
distinti per definizione: lo sport presuppone una serie di abilità e competenze ben strutturate, ha un
fine e soprattutto delle regole, equamente stabilite, accettate e più o meno condivise. Il gioco è
un'attività più libera, spontanea, non perfettamente inquadrata, varia perché espressione
incondizionata del bisogno di divertimento ed evasione.
Piuttosto, sono due facce della stessa medaglia, due diversi modi di espressione e confronto, frutto
di momenti della vita diversi. L'uomo non abbandona mai questa piacevole evasione non
strutturata dal mondo, ma il giocare mero e semplice del bambino per scoprire sé stesso e
l'ambiente diventa un “giochicchiare” con la penna nelle pause in ufficio, un distrarsi dal lavoro con
intrattenimenti al computer per staccare dalla quotidianità. Lo sport invece, crescendo, assume
connotati più importanti, proprio perché il confronto con vincoli stabiliti a tavolino (potere
educativo della regola) crea le basi per rapportarsi con gli altri in maniera onesta e leale; nello
sport, qualunque esso sia, il rispetto dei ruoli e del regolamento è parte integrante dell'evento e del
confronto in sé.
Lo sport può essere considerato quindi una sorta di evoluzione del gioco, un confronto pari tra
gentiluomini. Ma è assolutamente folle pensare di poter saltare un passaggio, eliminare la parte
ludica considerandola fine a sé stessa:
“Si impara di più su di una persona in mezz'ora di gioco che in due ore di conversazione”
L'espressione libera e talvolta sregolata è una carta di identità immediata e diretta che non
conosce capacità di maschera. Nel gioco emerge l'io più nascosto, impossibile da celare al richiamo
del divertimento. E tutto ciò che utilizza proprio il divertimento come parte integrante, se non come
obiettivo unico della valutazione induttiva, stimola motivazione e partecipazione.
Progredire dal gioco puro allo sport crea consapevolezza del bisogno di identità, di sé stessi e
dell'attività, accettazione dell'altro e dell'autorità come parte inscindibile per rendere il tutto…

DIVERTENTE!
“in passato Le ore trascorse a giocare in cortile e in strada davano una formazione di base, e non
solo motoria. Le attività ludiche servono per sviluppare gli schemi e le capacità motorie
(condizionali e coordinative) su cui costruire efficacemente tutti i gesti sportivi. Allora, prima di
impegnarsi in un qualsiasi sport i bambini dovrebbero imparare a giocare. Non si può apprendere il
dribbling nel calcio senza saper prima “saltare” l'avversario giocando al lupo, o fare bene il bagher
nella pallavolo senza capire dove andrà il pallone.
Tuttavia i giochi vanno privilegiati, non solo per migliorare l'aspetto motorio dei bambini, ma anche
per sviluppare tutte le altre dimensioni della personalità: cognitiva, emotivo – affettiva, socio –
relazionale.”
L'organizzazione mondiale della sanità enuncia che per crescere sani in corpo e spirito i bambini
dovrebbero giocare ALMENO un'ora tutti i giorni. Per loro il gioco è una faccenda terribilmente
seria, e questa predisposizione al coinvolgimento totale nell'attività è un aspetto educativo
importantissimo per l'istruttore sportivo. Sfruttare il fattore motivazionale per attuare proposte
ludiche che appaghino la sete di divertimento ed abbiano anche obiettivi secondari in apparenza
celati.
Quando l'insegnante attua una proposta di gioco ed attribuisce le regole, sottopone gli allievi ad
una problematica a 360 gradi; Durante i giochi vengono continuamente sollecitate le capacità
intellettive e strategiche dei ragazzi, come l'attenzione, l'osservazione, la comprensione, la
memoria, la capacità di risolvere problemi, di scegliere la giocata giusta, che guarda caso, servono
sia a scuola, sia sui campi sportivi, sia nelle future attività lavorative.
Il tempo di scelta, solitamente nei giochi strutturati sempre brevissimo per la pressione degli
avversari, rendono le scelte ancora più complesse:
- tengo la palla o la tiro?
- È meglio attaccare o aspettare?
- Se lui non me la passa anche io non gliela passo?
- La passo a lui perché è mio amico, o a quell'altro che non mi sta tanto simpatico ma è bravo e ci
fa vincere?
Piccole grandi scoperte di vita e di esistenza inconsapevolmente stimolate dal gioco.
E 'molto difficile richiedere un impegno ed una dedizione totale ad un bambino stanco che si deve
applicare, ad esempio, alla risoluzione di un'operazione di matematica. Ma la stanchezza, mentale
o fisica che sia, passa in secondo piano se la proposta è stimolante e accattivante (raro che i
bambini si stanchino, anche di fronte a giochi molto dispendiosi); volontà, determinazione,
capacità di protrarre sforzi, gestione della rabbia, supporto ad un compagno, rispetto e
ammirazione di un avversario capace. Imparare a destreggiarsi tra la vittoria e sconfitta
soprattutto, sono mattoncini che formeranno l'uomo.
Le attività ludiche permettono di sperimentare e applicare CONCRETAMENTE (un conto è
proclamare che nessuno verrà escluso dalla partita, un altro è passare la palla a chi magari ancora
non ha imparato a riceverla; facile dire che non è colpa dell'istruttore se gli allievi meno bravi non
si sentono coinvolti, saggio cambiare le regole affinché il loro coinvolgimento sia obbligatorio) e in
modo immediato una serie di comportamenti etici che possono contribuire all'acquisizione di
valori, quali:
- Onestà, lealtà
- Rispetto degli altri
- Rispetto delle regole
- Generosità
- Altruismo
- Amicizia
- Solidarietà
In tal senso i giochi possono essere un ottima opportunità per costruire una solida base su cui
edificare, da adulti, un sistema di valori morali.