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Università degli Studi di Torino Corso di laurea in Comunicazione Interculturale

Walter Mantovani

matricola XXXXXX

PROGETTO DI RICERCA

tesi di laurea triennale

La diffusione culturale delle tecnologie informatiche

Un caso di studio in una comunità africana anglofona

2

Walter Mantovani

Chiunque sia interessato a questo campo di ricerca e voglia contribuire, collaborare, cooperare o semplicemente approfondire l’argomento, può contattarmi:

Walter Mantovani

Tel: +39.3208825novezeronove Email: walt.mantovani <at> gmail.com

La diffusione culturale delle tecnologie informatiche

Copyright 2007 Walter Mantovani Edizione 1.6 – gennaio 2011

(prima edizione novembre 2007)

Edizione 1.6 – gennaio 2011 (prima edizione novembre 2007) ALCUNI DIRITTI RISERVATI Questo documento è pubblicato

ALCUNI DIRITTI RISERVATI Questo documento è pubblicato sotto licenza Creative Commons

ATTRIBUZIONE - NON COMMERCIALE - CONDIVIDI ALLO STESSO MODO / ver. 2.5 Codice legale:

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http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/legalcode

 

Walter Mantovani

3

ABSTRACT

La cultura ed il computer. Il rapporto tra l’uomo ed una tecnologia interattiva. La tecnologia informatica come fenomeno e causa stessa di diffusione culturale.

 

La maggior parte degli studi umani sul settore della Information Technology è di natura sociologica. Diversamente, si ipotizza una prospettiva antropologica pro- ponendo una ricerca sul campo in una società africana anglofona, la quale stia attuando un primo contatto con le tecnologie informatiche. Si delinea un approc- cio etnografico, in particolare sotto forma di osservazione partecipante.

Alle persone e agli enti che prenderanno visione del presente scritto, il ricercato- re si propone, nel ruolo di tecnico informatico e/o insegnante di materie informati- ca con il duplice fine di mettere a disposizione la propria competenza ed entrare in contatto con la realtà socio-culturale da osservare.

SOMMARIO

INTRODUZIONE

 

4

Panorama socio-culturale Campo di studio Oggetto di studio

4

4

5

IL RICERCATORE

7

Background del ricercatore Esperienze formative e lavorative

7

8

PREPARAZIONE ALL’ATTIVITÀ DI RICERCA

9

Oggetto concreto di studio Analisi dei requisiti Tipo di ricerca

9

11

15

ACCESSO NELLA SOCIETÀ

16

Ruolo Contatti Temi di ricerca

 

16

16

17

APPENDICE

Allegato A: Dati statistici e considerazioni metodologiche

19

19

Fonti

19

Considerazioni sui dati e sui metodi di analisi

19

Tabelle tematiche

21

Allegato B: Mappa dei paesi africani selezionati

23

Allegato C: Relazione dell’attività svolta presso l’UPM

24

Premessa

24

Introduzione

24

Attività svolte

25

Allegato D: Curriculum Vitae

27

4

Walter Mantovani

INTRODUZIONE

I fenomeni di diffusione culturale hanno da sempre plasmato le società. Miti, leggende,

credenze, arti, tecnologie, … si sono diffusi tra i popoli della Terra nei modi più diversi.

L'invenzione della scrittura e l'industrializzazione ne sono due esempi eclatanti. Nel secolo

scorso, le telecomunicazioni (radio, tv e telefonia) e la pubblicità sono stati gli ultimi, prima

dell'avvento su larga scala dell'informatica.

Panorama socio-culturale

In un futuro molto prossimo, migliaia di tonnellate di attrezzatura informatica “usata” (e

anche nuova) saranno donate o immesse nei mercati africani, sudamericani, asiatici 1 . Mol-

ti progetti di organizzazioni no-profit e “profit” (solitamente multinazionali) vanno già in

questa direzione (si veda Intel, Microsoft, One Laptop Per )

Oggi, in questi luoghi, solo una parte di persone ha potenzialmente accesso alle tec-

nologie informatiche, e spesso non sono di loro proprietà. Anche l'accesso ad Internet è

precario, e spesso ve n’è solo uno per tutta la comunità.

Nei prossimi anni si potrà assistere ad un fenomeno socio-culturale di vaste propor-

zioni: studiare come una macchina per l'elaborazione delle informazioni, e quindi della cul-

tura, viene accolta ed usata in una società diversa da quella che l'ha costruita, è affasci-

nante e doveroso. Solitamente una tecnologia porta in sé i semi della propria diffusione: in

particolar modo gli strumenti informatici, che influenzando una cultura le danno al contem-

po nuovi strumenti per comunicare con le altre; la comunicazione, a sua volta, pone le ba-

si per la diffusione.

Child 2 .

Campo di studio

In italiano, il termine informatica può indicare una vasta molteplicità di concetti riguar-

danti l’utilizzo delle tecnologie per l’elaborazione elettronica delle informazioni.

L’etimologia della parola vanta molte spiegazioni, alcune alquanto bizzarre, ma sul signifi-

cato credo che la seguente definizione possa essere accettata da tutti gli italiani: “L'infor-

matica è una scienza interdisciplinare che riguarda tutti gli aspetti del trattamento dell'in-

1 Un caso a parte potrebbe essere la nuova generazione di operai cinesi che i computer, li fabbrica anche. Un po' come a Torino nel 1950: tutti quei primi nuovi operai, nei decenni successivi, avrebbero avuto una macchina (se non due!).
2 Importante è la questione dello smaltimento delle attrezzature informatiche.

Walter Mantovani

formazione mediante elaboratori elettronici” 3 .

5

Elaboratore, calcolatore, computer, ordinateur, computadora, sono solo alcuni dei no-

mi con cui le culture hanno chiamato questa tecnologia; ed indicano tutti la stessa cosa:

l’oggetto concreto che premette di elaborare le informazioni. D’ora in avanti lo chiamerò computer. Preciso che in questa categoria rientrano anche i computer miniaturizzati (co- siddetti embedded) quali i telefoni cellulari di ultima generazione ed i palmari. Tuttavia, per indicare la disciplina (informatica) e l’aggettivo (informatico) vi sono molte differenze tra lingue e culture diverse. Se per un italiano la precedente definizione può es- sere soddisfacente, il problema si pone soprattutto in ambiente anglofono. L’italiano infor- matica, comprende molteplici campi di studio che in lingua inglese sono lessicalmente ben definiti 4 : computer science, information science, information technology, informatics, computing, computer studies. In italiano si tende ad usare un unico termine, e per questo motivo è necessario chiarire quale accezione sia rilevante ai fini di questa ricerca. Ciò che voglio osservare è il contatto tra una cultura ed una tecnologia che le è estra- nea. Il fine è comprendere come una cultura si pone, reagisce e si adatta a questi nuovi strumenti. Ad un anglofono potrei dire che voglio studiare come la Information Technology (IT) si diffonde tra le culture e come queste reagiscono ad essa. Con il temine informatizzazione intendo quindi riferirmi alla diffusione delle tecnologie informatiche e dei saperi specialistici che permettono di utilizzarle.

Oggetto di studio

Intendo osservare come il senso comune in una società “accoglie” le tecnologie infor-

matiche e a queste si adatta. Le credenze, la concettualizzazione del "immateriale", il rap- porto con le istituzioni di una società, le forme di “procacciamento” dell’energia elettrica e degli strumenti, … ed altro ancora: questi vogliono essere gli oggetti della mia osservazio- ne. Anche l’arte ed i testi (nel senso semiotico), prodotti da una cultura che entra in contat-

to con l’informatica, saranno inevitabilmente influenzati da uno strumento perfettamente

applicabile alla produzione testuale ed artistica; pertanto sono un possibile oggetto di stu- dio.

Una nuova tecnologia genera nuove esigenze. Per esempio la necessità di formazio-

ne specialistica per poterla utilizzare: come per accendere il fuoco o poter leggere e scri-

3 Da Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Informatica ver. 17:17, 6 ott 2007)

4 Al contrario, dal lato concettuale vi è una dialettica molto accesa. Classico esplicativo è una frase di Edsger Dijkstra, uno dei padri fondatori della Computer Science: “Computer science is no more about computers than astronomy is about telescopes“ (L’informatica ha a che fare con i computer né più né meno come l'astronomia ha a che fare con i telescopi).

6

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vere, anche per maneggiare un computer è necessaria una competenza tecnica ben pre- cisa. Ogni competenza tecnica richiede a sua volta strutture socio-culturali, se non vere e proprie istituzioni, che ne permettano la trasmissione (a volte selettiva) all’interno della so- cietà. È senza dubbio interessante studiare come queste “strutture di trasmissione delle competenze informatiche” si costituiscono e si sviluppano. Ritengo che la mia "esperienza etnocentrica" del processo d'informatizzazione sia or- mai sufficientemente articolata, ma inevitabilmente essa è filtrata dalla mia prospettiva come membro di una società già pesantemente informatizzata. In “occidente” il nostro senso comune per l’informatica è stato plasmato dall'informatica stessa, man mano che essa progrediva tecnologicamente, nell’arco di trent’anni. Diversamente, i casi che intendo studiare differiscono dal nostro, per il fatto che la tecnologia informatica giunge in queste società in maniera alquanto improvvisa ed oscura per molti dei loro membri (in maniera certamente più oscura di quanto potrebbe esserlo ad esempio per un europeo). A mio avviso in queste società non si prospetta un approccio all'informatica graduale come quello che abbiamo avuto noi negli ultimi trent'anni. E’ que- sta diversità di “approccio culturale” che stimola la mia attenzione. La maggior parte degli studi umani su questo argomento si limita all'osservazione di ciò che accade nelle "nostre" società. Settori di ricerca come la "antropologia delle società complesse", la "sociologia delle reti telematiche" o la “sociologia/antropologia dello svilup- po” hanno come oggetto di studio società prevalentemente urbane (e/o "occidentali"). In molte metropoli di questi "paesi in via d’informatizzazione" vi sono già condizioni storico- sociali più simili alle nostre, ma il divario rispetto alle zone periferiche e rurali è molto forte. È dunque verso la “periferia” che intendo focalizzare l’attenzione. Concludo qui, intravvedendo l’annosa questione sulla distinzione e definizione di cen- tro e periferia che inevitabilmente sarà influenzata da questo fenomeno di diffusione cultu- rale 5 .

NOTA

La mia proposta di ricerca non è da intendersi come una celebrazione delle tecnologie informatiche, né tantomeno un contributo a ciò che molti amano definire "globalizzazione". Io prendo soltanto atto che vi è un processo socio-cuturale in corso. Più precisamente un processo di diffusione tecnologica. Stabilire se un fe- nomeno sia un male o un bene per i popoli che influenza, non è compito del ricercatore; potrà esser compito di chi leggerà i risultati della ricerca.

5 Anche il binomio localeglobale si presta ad interessanti considerazioni.

Walter Mantovani

7

IL RICERCATORE

L’idea di questa ricerca nasce dal connubio tra le mie esperienze professionali ed i miei interessi accademici nonché personali.

Background del ricercatore

Ho vissuto quasi tutta la mia vita in un paese semi-rurale della Pianura Padana, con circa 25 mila abitanti, a trenta chilometri da Torino.

Il mio primo approccio con un personal computer avvenne nell’estate del 1995, all’età

di

13 anni. Di lì a poco ho avuto la fortuna di incontrare il mio “guru”; egli mi ha fatto vede-

re

l’universo dell’informatica sotto una luce nuova. Qualche anno dopo Internet è diventata

di

pubblico dominio. Da allora ho vissuto a stretto contatto con i computer ed ho appreso

la

materia in maniera autodidatta, con l’esperienza diretta sul lavoro e tramite l’interazione

con la comunità degli hobbisti. Professionalmente sono un sistemista con buona esperien- za nella progettazione di basi di dati e nella didattica in alfabetizzazione informatica. Ri- tengo inoltre di aver raggiunto una forma mentis che mi permette di affrontare situazioni

sempre nuove, sia dal lato meramente tecnico, sia nel lavoro d’equipe.

Pur nutrendo una passione per le scienze naturali e per la tecnologia, durante il liceo scientifico i miei interessi si sono indirizzati verso la filosofia e l’immensa varietà delle ma- nifestazioni culturali e sociali dell’uomo. Decisi così di indirizzarmi verso gli studi antropo- logici. Mi sono iscritto al corso di laurea triennale in “Comunicazione Interculturale” nell’anno accademico 2001/2002. In questi anni, oltre alle propedeutiche discipline demo- etnoantropologiche e sociologiche, ho deciso di puntare i miei interessi accademici verso:

linguistica, semiotica, psicologia, preistoria e storia antica; didattica di una lingua seconda, Quest’ultima, anche se forse è un po’ “fuori rotta”, è stata una conseguenza della mia e- sperienza presso l’UPM (si veda più avanti). Gli studi universitari sono stati inoltre rallentati da altre passioni “extra-accademiche”:

in questi anni mi sono occupato di musica ed etnomusicologia, computer art, letteratura

fantascientifica 6 , ricerca filosofica sulla società dell’informazione (e sulle problematiche ad

essa connesse), osservazione delle dinamiche politiche ed economiche planetarie con- temporanee e, come ho già spiegato, informatica.

6 Più precisamente al filone definito cyberpunk.

8

Esperienze formative e lavorative

Walter Mantovani

Nel giugno 2003 sono stato chiamato alle armi e, nell’aprile dell’anno successivo, ho preso servizio come obiettore di coscienza presso l’Ufficio Pastorale Migranti di Torino. Per i dettagli riguardo al contesto e l’attività svolta all’UPM, rimando all’allegato C in ap- pendice. Durante il servizio, mi sono proposto di realizzare un database specifico per ottimizza- re la gestione della scuola d’italiano. La mia inclinazione etica mi avrebbe fatto propendere a sviluppare il database su una piattaforma libera 7 , ma le circostanze tecniche presenti in ufficio mi hanno costretto ad optare per la piattaforma di sviluppo MS-Access, versione 97, in quanto il sistema già presente nell’ufficio era appunto basato sulla piattaforma Microsoft. Il database è stato utilizzato per tre anni, ma nell’estate 2007 mi è stato richie- sto di apportare alcune modifiche. Avendo acquisito nel frattempo nuove conoscenze sulle basi di dati, ho deciso di riprogettare completamente il sistema, approfittando dell’occasione per aggiungere nuove funzionalità. Essendo un’applicazione a codice aper- to 8 e rilasciato sotto una licenza libera, essa potrà essere modificata e migliorata da chi- unque ne abbia le competenze. Infine, come ampiamente descritto nell’allegato C, grazie all’esperienza come inse- gnante di lingua italiana, ho potuto avvicinarmi alle problematiche della didattica in un am- biente interculturale. Tra il 2005 e il 2008 ho lavorato in alcune aziende come consulente informatico e si- stemista. Dal 2008 ad oggi mi sono invece dedicato alla didattica, in due settori apparen- temente distanti. Ho insegnato lingua italiana per stranieri presso Assocam Scuola Came- rana e ACLI Torino; infine ho insegnato informatica sia per Assocam che presso la Biblio- teca Civica Primo Levi, all’interno di un progetto didattico nato dalla collaborazione tra la biblioteca, l’UPM, e l’Associazione Alistra ASD (della quale sono stato socio fondatore).

7 Con il termine libero (vicino al concetto di open source, ma di più ampio respiro) si definisce una tipologia di software rilasciato con una licenza che concede diverse libertà all’utente finale, tra cui quella di poter modificare il codice sorgente (da cui è stato creato il software) e poter creare da questo un’opera derivata, citando però la paternità dell’opera origina- le e mantenendo la stessa licenza libera. Esso si differenzia dal software chiuso (detto anche proprietario) proprio sulla base di questi diritti e doveri che ha l’utente finale del software. 8 A differenza della piattaforma di sviluppo (MS-Access) che è invece proprietaria, a codice chiuso.

Walter Mantovani

9

PREPARAZIONE ALL’ATTIVITÀ DI RICERCA

Nell’introduzione ho esposto il tema, l’oggetto, le linee guida della ricerca e, in seguito, le motivazioni che hanno portato ad interessarmi a questo argomento. Ora tenterò di tracciare un primo abbozzo del progetto di ricerca.

Oggetto concreto di studio

Innanzitutto ritengo che l’attenzione debba essere indirizzata alle società e culture meno contaminate dall’uso delle tecnologie informatiche in quanto, per studiare un feno- meno di diffusione culturale, è auspicabile osservare le condizioni di partenza: possibil- mente nelle quali il fenomeno non sia ancora in atto, lo sia da poco tempo, oppure che in- fluenzi solo un ristretto numero di individui. Nell’Introduzione ho evidenziato cosa intendo con i termini informatizzazione e tecno- logia informatica. Le espressioni “[…] utilizzo delle tecnologie per l’elaborazione elettronica

delle informazioni”, “[…] trattamento dell'informazione mediante elaboratori elettronici” de- lineano il campo teorico di studio. Nel concreto voglio studiare il contatto con il computer, quest’ultimo inteso non come una semplice macchina elettronica, bensì come macchina interattiva che permette la ma- nipolazione dell’informazione: cioè dati numerici, linguistici, visivi e sonori. Inoltre la mani- polazione dell’informazione è anche presupposto per poter utilizzare un computer come mezzo di comunicazione tra individui (se collegati ad una rete informatica).

E’ doveroso precisare che intendo escludere le altre forme di comunicazione che non

richiedano all’utente l’uso di un computer in senso stretto: la telefonia tradizionale e le pri- me generazioni di telefonia mobile, pur basandosi su infrastrutture informatiche molto complesse, non richiedono all’utente finale l’interazione diretta con un computer vero e proprio. Oggi tuttavia, i telefoni cellulari di ultima generazione e i palmari hanno un micro- processore versatile che consente all’utente di adattare l’apparecchio ad altri usi oltre la mera comunicazione telefonica. Questi devono dunque essere considerati dei computer a tutti gli effetti.

A mio parere, l’unico modo per determinare (in maniera relativamente oggettiva) il

grado di “contaminazione” di una società da parte delle tecnologie informatiche, è l’analisi degli indicatori statistici forniti da agenzie ed organizzazioni internazionali. In questo ambi- to si ha sovente a che fare con due termini inglesi spesso usati come sinonimi, che pos- sono indicare due campi di ricerca simili, ma distinti: IT e ICT. Il termine inglese IT (Infor-

10

Walter Mantovani

mation Technology) si differenzia da ICT (Information and Communications Technology) per il fatto che quest’ultimo comprende anche le tecnologie per le telecomunicazioni. Pre- supponendo che in futuro le telecomunicazioni si baseranno sempre più sull’uso dei com- puter (più o meno sofisticati) da parte di un utente, queste potrebbero ugualmente essere un buon indicatore. Intendo pertanto considerare, in fase preliminare, anche i dati inerenti alle telecomunicazioni. Tuttavia l’attività di ricerca sul campo prediligerà essenzialmente il campo della IT. Gli indicatori statistici a cui mi riferisco, sono di pubblico dominio e reperibili su internet presso i siti web di numerosi organismi internazionali e dei molti programmi di ricerca da loro attivati, la maggior parte patrocinati dall’ONU. Presuppongo che questi dati siano soddisfacentemente oggettivi ed affidabili, con tutte le riserve del caso, considerando che le attività censorie nei paesi in via di sviluppo possono essere alquanto difficoltose e con- troverse. Procedo quindi con l’esposizione della fase preparatoria al processo decisionale, cioè il metodo con cui ho selezionato i luoghi più adatti per questa ricerca.

La selezione inizia dal concetto di continente perché, ai fini di un confronto preliminare degli “indici di sviluppo” in ambito ICT, esso risulta più pratico. Ad una prima analisi i con- tinenti più arretrati dal punto di vista dell’informatizzazione sono Africa ed Asia. Tuttavia se vogliamo determinare quale dei due sia il più arretrato, è oggettivamente difficile valutare la bontà di un confronto: l’Asia è molto disomogenea con stati altamente informatizzati, l’Africa invece ha una situazione più uniforme. Ho dunque optato per l’Africa sulla base di un’osservazione linguistica: l’Africa ha un gran numero di paesi anglofoni e trattandosi di un primo approccio, ritengo che la lingua inglese, come vettore di comunicazione su argomenti di computing, sia più immediata e pratica. Sarà ad ogni modo utile apprendere, per quanto possibile, la lingua autoctona, pur potendo contare su un mediatore. Trattandosi di una tesi per la laurea triennale (che vuole esser solo una prima espe- rienza) considero tre mesi un tempo, sì fortemente limitato, ma sufficiente e ragionevole per svolgere l’attività sul campo. Infine resta da stabilire l’oggetto concreto della ricerca. Innanzitutto premetto che, a mio parere:

per

ragioni pratiche di studio deve essere osservato entro un’unità circoscritta, so- prattutto se il tempo a disposizione è limitato.

Un fenomeno di diffusione culturale, pur oltrepassando il concetto di etnia,

Walter Mantovani

11

Selezionare l’oggetto di studio concreto per una ricerca di questo tipo è un’operazione molto delicata: fonti, tipo, qualità e affidabilità dei dati di partenza, possono compromettere l’integrità dell’intero processo decisionale.

Credo quindi che sia preferibile limitare lo studio ad un territorio di un villaggio o di un piccolo paese in modo da limitare fortemente i fattori di complessità e gli aspetti da dover tenere sotto controllo.

Questo luogo ideale dovrebbe rispondere ai seguenti requisiti:

pochi contatti con le tecnologie informatiche e telematiche,

pochi contatti con aree fortemente urbanizzate,

alfabetizzazione diffusa 9 ,

popolazione già in contatto con radio, tv e telefonia,

possibilità di comunicare anche in inglese con una parte rilevante di popolazione,

presenza di un’etnia per la quale vi è già della letteratura etnografica al riguardo.

Mi pongo aperto ad un dibattito sul valore e sulla bontà di questi requisiti.

Potrei semplicemente avanzare un appello generico ad organizzazioni, associazioni o missioni che operano in paesi anglofoni, ma ritengo che, parallelamente, una ricerca attiva delle condizioni di ricerca migliori, possa essere un ulteriore aiuto ai fini del processo deci- sionale. Voglio dunque selezionare il luogo di studio sulla base delle opportunità offerte- mi da organizzazioni che operano in Africa, tenendo conto però delle condizioni sociali, culturali ed economiche presenti in quei luoghi.

Procedo dunque ad illustrare il processo di analisi dei dati.

Analisi dei requisiti

Riassumendo, per selezionare un luogo che soddisfi i requisiti elencati in precedenza, devo tener conto almeno dei seguenti fattori:

socio-culturali,

demografici,

9 Attualmente l’uso di strumenti informatici, richiede l’uso della lingua scritta.

12

Walter Mantovani

economici,

politici,

etnici,

quantità di pubblicazioni etnografiche, sociologiche ed economiche sulla “unità

la

di studio” 10 ,

disponibilità di contatti e di possibili mediatori sul campo (opportunità).

la

Sotto il concetto di continente, è possibile ancora suddividere l’Africa in due macro- zone: l’Africa settentrionale e quella sub-sahariana. Purtroppo, avendo constatato una ge- nerale instabilità dei criteri di definizione di queste ed altre possibili suddivisioni, ritengo sia preferibile considerare direttamente una classificazione basata sul “sotto-concetto” di pa- ese o nazione. Sarebbe altresì possibile considerare un’entità etnica o sociale ben precisa, ma la ne- cessità di dati statistici per completare il processo decisionale, i quali sono disponibili qua- si esclusivamente a livello concettuale di “nazione” mi hanno spinto in questa direzione. In altre parole, il materiale statistico di natura socio-economica che necessito per poter pren- dere una decisione su quali luoghi preferire e quali evitare, è disponibile prevalentemente in riferimento alle unità nazionali ed alle sotto-strutture dipendenti da esse. Ho deciso dunque di partire selezionando i paesi africani nei quali una lingua ufficiale è l’inglese o che abbiano una rilevante popolazione anglofona, considerando la somma dei parlanti stimati in L1 e L2 11 . Ho così ottenuto 29 paesi che, dopo un’attenta valutazio- ne, ho diviso in tre gruppi:

Gruppo 1: una lingua ufficiale è l’inglese e vi è una considerevole popolazione anglofona.

Botswana

Camerun

Gambia

Ghana

Kenya

Lesotho

Liberia

Malawi

Namibia

Nigeria

Rwanda

Sierra Leone

Sud Africa

Swaziland

Tanzania

Uganda

Zambia

Zimbabwe

10 A questo livello di astrazione, con unità di studio intendo tutto ciò che può essere concettualmente sovrapposto all’oggetto di studio concreto.

11 Lingua madre (L1) e Lingua seconda (L2).

Walter Mantovani

13

Gruppo 2: una lingua ufficiale è l’inglese, ma sono paesi di influenza turistica, alquanto lontani dallo standard africano.

Mauritius

Seychelles

Gruppo 3: l’inglese non è lingua ufficiale e i dati sulla popolazione anglofona sono piuttosto incerti e/o poco rilevanti.

Egitto

Eritrea

Etiopia

Libia

Madagascar

Marocco

Somalia

Sudan

Tunisia

Di questi gruppi, ho deciso di prendere in considerazione unicamente il primo in quan-

to è il solo che soddisfi a pieno i requisiti stabiliti precedentemente.

Sono pienamente consapevole che il mio modus operandi nel manipolare i dati stati-

stici potrà risultare grossolano ed alquanto discutibile, tuttavia in futuro, con l’adeguato supporto, potrò analizzare i dati raccolti in questa prima fase seguendo un metodo più convenzionale e scientifico.

Mi limiterò dunque ad illustrare una rudimentale “classifica” del gruppo 1, ottenuta as-

segnando a ciascun paese un “punteggio posizionale” 12 in relazione agli altri, basato sul grado di soddisfacimento di ciascun requisito, in pratica di ciascun indicatore selezionato. La somma dei punteggi ottenuti per ciascun indicatore è riportata nell’ultima colonna a de- stra della tabella 1.

Le tabelle complete, le fonti dei dati ed alcune riflessioni metodologiche sul processo

di

analisi, si trovano esposte nell’allegato A in appendice. Le informazioni sulle etnie e sul-

le

pubblicazioni etnografiche, essendo di grande mole e di difficile comparazione, saranno

reperite in maniera mirata quando avrò un panorama più dettagliato delle opportunità, ov-

vero quando riceverò le proposte concrete per l’attività sul campo. Anche il contesto politi- co è un argomento importante ma, non avendo ancora reperito gli adeguati indicatori, sarà trattato più ampiamente nelle successive edizioni del presente scritto.

La tabella 1 ha lo scopo principale di orientare il lettore verso le nazioni prese in con-

siderazione, al fine di rendere più efficaci eventuali contatti con il ricercatore.

14

Walter Mantovani

Tabella 1: classifica indicativa (per informazioni vedi allegato A) Tasso di Abbonati Larghezza di Popolazione
Tabella 1: classifica indicativa (per informazioni vedi allegato A)
Tasso di
Abbonati
Larghezza di
Popolazione
Popolazione
Linee-Abbonat
Utenti
Densità
%Pop
istruzione
telefonia
Computer
banda
Radio
Televisione
PUNTEGGIO
Nazione
Urbana
anglofona
telefonia f issa
internet
15-64 anni
(%Pop 15+
mobile
(%Pop)
internazionale
(%Pop)
(%Pop)
TOTA LE
(Pop/km 2 )
(%Pop)
(%Pop)
(%Pop)
(%Pop)
anni)
(%Pop)
(bps/Pop)
Botswana
55%
3
60%
35%
81%
7,70%
41,50%
4,87%
3,40%
1 7
75,58%
4,40%
134
Namibia
34%
2
57%
15%
85%
6,50%
19,30%
12,26%
3,97%
1 1
21,23%
8,06%
134
Lesotho
18%
6 1
58%
26%
83%
2,40%
11,30%
0,08%
2,86%
3
7,50%
4,44%
130
Sud Africa
59%
3 9
64%
30%
84%
10,20%
60,30%
8,36%
10,75%
1 9
24,24%
19,47%
125
Zimbabwe
36%
3 3
58%
62%
91%
2,50%
4,50%
6,61%
9,32%
4
14,77%
5,96%
125
Tanzania
27%
4 1
54%
15%
69%
0,40%
7,20%
0,93%
0,90%
0
39,79%
4,06%
123
Nigeria
48%
143
54%
59%
68%
0,90%
13,10%
0,91%
3,80%
1
23,54%
6,81%
122
Swaziland
25%
6 0
56%
5 %
80%
3,90%
15,50%
4,07%
4,02%
1
17,25%
3,64%
121
Malawi
17%
110
50%
58%
64%
0,80%
2,50%
0,19%
0,45%
2
31,04%
0,74%
114
Zambia
35%
1 6
52%
85%
72%
0,80%
6,80%
1,12%
4,22%
6
14,54%
6,43%
113
Kenya
26%
6 0
55%
40%
78%
0,90%
11,80%
1,44%
7,89%
1 2
21,83%
4,79%
112
Ghana
47%
9 3
58%
48%
58%
1,50%
12,90%
0,58%
2,70%
8
13,38%
5,17%
109
Liberia
55%
2 9
52%
96%
59%
0,20%
3,70%
0,03%
0
27,43%
2,54%
107
Camerun
54%
3 5
55%
39%
68%
0,70%
11,70%
1,23%
2,23%
5
12,81%
4,53%
105
Uganda
13%
122
47%
62%
67%
0,30%
5,10%
1,67%
2,51%
4
15,49%
2,18%
9 8
Sierra Leone
40%
7 9
53%
90%
35%
0,50%
2,20%
0,19%
0
27,76%
1,29%
9 6
Rwanda
19%
347
55%
50%
67%
0,30%
2,40%
0,21%
0,70%
4
15,11%
0,83%
9 5
Gambia
46%
139
55%
39%
40%
3,00%
16,50%
1,65%
3,82%
7
15,48%
1,47%
8 9
valore di
min
min
max
max
max
max
max
min
min
min
max
max
requisito

Walter Mantovani

Tipo di ricerca

15

L’argomento si presta intuitivamente ad un approccio di tipo sociologico (come dimo- stra la maggioranza della letteratura oggi disponibile); altrettanto auspicabile sarebbe un approccio etno-culturale. Ritengo che il primo consenta un’analisi macroscopica, il secon- do una microscopica. Un orientamento che cerchi di analizzare i fenomeni sotto entrambe le prospettive, sa- rebbe la scelta più indicata. Soprattutto se si considera che un computer è una tecnologia che pone le basi per un altro fenomeno: l’estensione delle interazioni tra membri di culture diverse, anche molto distanti (in senso sia culturale che spaziale). Manterrò dunque una metodologia aperta, ma dal lato tecnico intendo avvicinarmi alla ricerca etnografica, in particolare all’osservazione partecipante. Questa scelta è forse la più indicata in quanto permette di avvicinarsi al punto di vista dei membri di una società. Infatti lo scopo di questa ricerca è proprio quello di osservare come una società ed una cultura “altra” reagisce ad un fenomeno di diffusione culturale. Naturalmente, oltre al classico resoconto socio-etnografico, raccoglierò anche dati sta- tistici, fondamentali per poter inquadrare la società all’interno del più vasto “sistema- mondo”. Unico aspetto relativamente problematico è il fattore tempo: in una ricerca etnografica sotto forma di osservazione partecipante è auspicabile una permanenza sul campo suffi- cientemente lunga da permettere al ricercatore di entrare nella dimensione quotidiana del- la vita culturale, come un membro della società stessa. Inoltre, il tempo risulta determinan- te se si vuole osservare la dinamica dei processi sociali. Tuttavia, avendo posto un oggetto di ricerca molto specifico (l’informatizzazione), l’osservazione sarà limitata agli aspetti culturali che la nuova tecnologia influenzerà. Il background socio-culturale generico, sarà ricavato dalla precedente letteratura etnografica e sociologica disponibile sulla realtà di studio. Da questo, la necessità di indicizzare la mo- le di materiale letterario specialistico in riferimento ai luoghi selezionati, così da prediligere le società per cui esso è presente. Pur considerando queste premesse, non è saggio sopravvalutare le risorse a disposi- zione. Avendo dunque solo tre mesi a disposizione, ritengo che questa prima esperienza debba, almeno inizialmente, essere impostata come un approfondito sopralluogo al fine di raccogliere dati per una futura ricerca più mirata ed articolata.

16

Walter Mantovani

ACCESSO NELLA SOCIETÀ

Ruolo

Come consuetudine, l’osservazione partecipante prevede che il ricercatore acceda al-

la

società assumendo un ruolo specifico. Questo ruolo ha una duplice funzione: innanzitut-

to

di consentire che il ricercatore sia accettato nella società; di conseguenza permettergli

di

partecipare alla vita quotidiana ed interagire con i membri (consapevoli o inconsapevoli

della ricerca in atto). La decisione se rivelare o no le intenzioni di ricerca e studio agli individui della comu- nità sarà presa in un secondo momento, quando sarà stabilito il caso etnografico concreto.

Premesse le mie esperienze e competenze in ambito informatico, credo che i ruoli più adatti al mio profilo siano:

Tecnico - Sistemista

- assistenza tecnica e manutenzione (software),

- assemblaggio e riparazione computer (hardware)

- creazione e gestione di piccole reti.

Insegnante

- assemblaggio e manutenzione di un computer e di una rete,

- uso di applicativi (specifici e generici),

- funzionamento e uso di internet (per molteplici scopi).

Contatti

Naturalmente, per poter accedere ad una società, ho bisogno di contatti e mediatori all’interno di essa, i quali godano della fiducia della comunità e, auspicabilmente, dei suoi cosiddetti guardiani. Dal lato teorico dovrei entrare in contatto con delle “realtà” in cui vi siano condizioni che potrebbero richiedere un supporto tecnico o didattico in ambito informatico. Dal lato pratico queste condizioni le possiamo trovare per esempio in progetti finalizzati al supporto dello sviluppo locale, alla gestione delle risorse, alla formazione professionale, allo svilup- po imprenditoriale, ed in molti altri ancora. Questi progetti possono essere patrocinati in

Walter Mantovani

17

ambito locale-nazionale, oppure col supporto di organizzazioni di vario genere che opera- no in ambito internazionale. Dunque intendo distribuire la presente relazione a persone ed enti che potrebbero mettermi in contatto con questo tipo di “realtà”. Questo appello verrà diffuso tramite contat- ti personali, accademici e tramite internet.

Otterrò così un riscontro pratico dalle risposte e dai consigli ricevuti; avrò un’idea più chiara di alcune realtà nelle quali è in atto un processo di informatizzazione; potrò valutare concretamente le opportunità offertemi, e relazionarle ai dati socio-economici che ho sele- zionato. Dopo questo riscontro avrò le risorse per decidere quale sia il luogo più adatto a que- sto tipo di ricerca.

Temi di ricerca

Gli aspetti culturali che possono essere influenzati dall’uso delle tecnologie informati- che potrebbero essere molteplici. Pur focalizzando l’attenzione sugli elementi che dovreb- bero maggiormente essere influenzati dalla tecnologia, è auspicabile mantenere un atteg- giamento aperto anche all’osservazione e alla correlazione di fattori tra loro apparente- mente estranei. Per dare una prima idea delle tematiche che potrebbero essere trattate in questa ri- cerca, mi limiterò, in questa fase preparatoria, ad un semplice e grezzo elenco:

senso comune

credenza, conoscenza e rappresentazione

azioni e consuetudini

concettualizzazione del "immateriale" (etnomatematica)

religione, rituale, sacro e soprannaturale

norme e tabù

famiglia

istituzioni

potere, politica e controllo sociale

economia, mercato e forme di “procacciamento” (es. energia e strumenti tecnologici)

media e mass-media

18

Walter Mantovani

educazione e strutture di trasmissione delle competenze tecniche e specialistiche

arte e testi (nel senso semiotico)

lingua e linguaggi specialistici

simbologia e iconismo

oralità e scrittura

fenomeni di scambio e condivisione (sharing)

rapporti interpersonali e network analysis

l’identità e creolizzazione

personalità e sfera personale

 

… …

Walter Mantovani

19

APPENDICE

Allegato A: Dati statistici e considerazioni metodologiche

Fonti

Di seguito sono riportate le fonti da cui ho tratto i dati statistici:

World Development Indicators 2007 - http://www.worldbank.org

Human Development Report 2006 - http://hdr.undp.org

Africa Development Indicators 2006 - http://www.worldbank.org

CIA Factbook 2007 - https://www.cia.gov/

UN World population prospects (2005) - http://esa.un.org/unpp/

UN Statistic Division (2007) - http://unstats.un.org

World Bank - ICT at glance (2005) - http://www.worldbank.org/

ITU-D - BDT / ICT Eye (2006) - http://www.itu.int

Raymond G. Gordon, Jr. (ed.): Ethnologue: Languages of the World, Fifteenth edi- tion, Dallas, Texas: SIL International. [2005]

Crystal, David: The Cambridge Encyclopedia of the English Language, First and Second Edition, Cambridge, UK: Cambridge University Press, p.109. [1995 e 2003]

Melitz, Jacques: Language and foreign trade, University of Strathclyde, CREST- INSEE, and CEPR. [2002]

Considerazioni sui dati e sui metodi di analisi

Dato che la prima stesura di questo progetto è avvenuta nel 2007, la maggioranza dei dati statistici si riferisce al periodo 2000-2005 circa. Nei casi in cui non ho potuto uniforma- re i dati di indicatori diversi (e di fonti diverse) in riferimento ad uno stesso esatto periodo, ho scelto di registrato il valore medio tra le diverse fonti dello stesso indicatore. I dati sulla percentuale di popolazione parlante la lingua inglese sono stati reperiti da tre fonti (Ra- ymond, Crystal, Melitz) ma vi sono notevoli differenze per cause a me sconosciute. Per questo motivo, di ogni paese ho registrato solo il maggior valore disponibile.

20

Walter Mantovani

In una prima fase ho rintracciato su internet alcune banche dati e dopo aver visionato gli indicatori disponibili, ho selezionato quelli che potrebbero fornire interessanti informa- zioni in relazione ai requisiti posti (vedi pag. 13). Il prospetto che segue è una selezione di alcuni indicatori presi in esame.

segue è una selezione di alcuni indicatori presi in esame. Infine, per ordinare indicativamente i paesi

Infine, per ordinare indicativamente i paesi valutando i requisiti, ho immaginato un me- todo pratico in quanto non possiedo adeguate conoscenze di analisi statistica. Per sempli- cità ho presupposto che i fattori abbiano tutti la stessa influenza. Di questi indicatori ho selezionato quelli più rilevanti (in relazione ai requisiti) e che possedessero un valore quantitativo (ordinabile), ottenendone così dodici. In seguito ho assegnato a ciascun paese un “punteggio” per ognuno dei dodici indicatori sulla base dal- la posizione del paese ottenuta ordinando i valori di ciascun indicatore. L’ordinamento è dettato dal relativo requisito: il grado di soddisfacimento massimo di un requisito corri- sponde al punteggio massimo, gli altri a scalare in ordine decrescente. I punteggi vanno da 1 a 18, quante sono le nazioni prese in esame. La somma dei punteggi ottenuti per o- gni indicatore è il punteggio totale raggiunto dal paese. Infine ho redatto la tabella 1 (pag. 14) che è ordinata sul punteggio totale.

Walter Mantovani

21

Per esempio, se il requisito inerente l’istruzione vuole un tasso di istruzione elevato, il punteggio massimo (18) lo otterrà il paese con il tasso di istruzione più alto; man mano a scalare ordinando i paesi dal tasso maggiore fino ad arrivare al paese con il tasso di istru- zione più basso, al quale andrà il punteggio minimo (1). Il termine “valore di requisito” utilizzato nella tabella 1 (pag. 14) indica praticamente quale è il valore richiesto (minimo o massimo) dal requisito corrispondente all’indicatore.

Tabelle tematiche

POPOLAZIONE

POPOLAZIONE
POPOLAZIONE
POPOLAZIONE
POPOLAZIONE
POPOLAZIONE
POPOLAZIONE
Superfice Popolazione Nazione (kmq) TotPop (milioni) Botswana 591.050 1,8 Camerun 475.441 16,7 Gambia 11.298
Superfice
Popolazione
Nazione
(kmq)
TotPop
(milioni)
Botswana
591.050
1,8
Camerun
475.441
16,7
Gambia
11.298
1,6
Ghana
238.997
22,3
Kenya
581.509
35,2
Lesotho
30.355
1,9
Liberia
111.370
3,2
Malawi
118.482
13,1
Namibia
824.855
2,0
Nigeria
923.768
133,0

Densità

(TotPop/kmq)

Popolazione

Tasso di

Urbana

fertilità

(% TotPop)

(nati/donna)

Rapporto

uomini/donne

3

55%

3

1,003

35

54%

5

1,007

139

46%

5

0,997

93

47%

4

1,003

60

26%

5

1,004

61

18%

3

0,956

29

55%

6

0,990

110

17%

6

0,997

2

34%

3

1,008

143

48%

6

1,022

2 34% 3 1,008 143 48% 6 1,022 347 19% 6 0,990 79 40% 6 0,938
2 34% 3 1,008 143 48% 6 1,022 347 19% 6 0,990 79 40% 6 0,938
2 34% 3 1,008 143 48% 6 1,022 347 19% 6 0,990 79 40% 6 0,938
2 34% 3 1,008 143 48% 6 1,022 347 19% 6 0,990 79 40% 6 0,938
347 19% 6 0,990 79 40% 6 0,938 39 59% 2 0,947 60 25% 4
347 19% 6 0,990 79 40% 6 0,938 39 59% 2 0,947 60 25% 4
347 19% 6 0,990 79 40% 6 0,938 39 59% 2 0,947 60 25% 4
347 19% 6 0,990 79 40% 6 0,938 39 59% 2 0,947 60 25% 4

347 19%

6 0,990

79

40%

6

0,938

39

59%

2

0,947

60

25%

4

0,947

41

27%

5

0,980

122

13%

7

1,004

16

35%

6

0,994

33

25% 4 0,947 41 27% 5 0,980 122 13% 7 1,004 16 35% 6 0,994 33
3 1,005
3 1,005

3 1,005

3 1,005
7 1,004 16 35% 6 0,994 33 3 1,005 Rwanda 26.338 9,2 Sierra Leone   71.740

Rwanda

26.338 9,2

Sierra Leone

 

71.740

5,8

Sud Africa

1.220.475

46,7

Swaziland

17.364

1,1

945.087

38,5

238.539

29,3

752.616

11,8

Zimbabwe

390.669

12,8

945.087 38,5 238.539 29,3 752.616 11,8 Zimbabwe 390.669 12,8 Tanzania Uganda Zambia 36%

Tanzania

Uganda

Zambia

945.087 38,5 238.539 29,3 752.616 11,8 Zimbabwe 390.669 12,8 Tanzania Uganda Zambia 36%

36%

945.087 38,5 238.539 29,3 752.616 11,8 Zimbabwe 390.669 12,8 Tanzania Uganda Zambia 36%
945.087 38,5 238.539 29,3 752.616 11,8 Zimbabwe 390.669 12,8 Tanzania Uganda Zambia 36%
ETA Speranza Nazione % TotPop Età media di vita alla 15-64+ anni nascita Botswana 21
ETA
Speranza
Nazione
% TotPop
Età media
di vita alla
15-64+ anni
nascita
Botswana
21
60%
44
Camerun
19 55%
49
Speranza Nazione % TotPop Età media di vita alla 15-64+ anni nascita Botswana 21 60% 44
Speranza Nazione % TotPop Età media di vita alla 15-64+ anni nascita Botswana 21 60% 44
Gambia 18 55% 55 Ghana 20 58% 58 Kenya 19 55% 51 Lesotho 21 58%
Gambia 18 55% 55 Ghana 20 58% 58 Kenya 19 55% 51 Lesotho 21 58%
Gambia 18 55% 55 Ghana 20 58% 58 Kenya 19 55% 51 Lesotho 21 58%

Gambia

18 55%

55

Ghana

20

58%

58

Kenya

19

55%

51

Lesotho

21

58%

38

Liberia

18

52%

41

Malawi

17

50%

41

Namibia

20

57%

46

Nigeria

19

54%

45

Rwanda

19

55%

46

Sierra Leone

18

53%

41

Sud Africa

24

64%

46

Swaziland

19

56%

33

Tanzania

18

54%

48

Uganda

15

47%

49

Zambia

17

52%

38

Zimbabwe

20

58%

38

ISTRUZIONE

LINGUA

English

Speaking

(% TotPop)

Tasso di

Rapporto tasso

istruzione

di istruzione

(% TotPop

(uomini/donne

15+ anni)

Pop 15+ anni)

Nazione

di Rapporto tasso istruzione di istruzione (% TotPop (uomini/donne 15+ anni) Pop 15+ anni) Nazione
di Rapporto tasso istruzione di istruzione (% TotPop (uomini/donne 15+ anni) Pop 15+ anni) Nazione
di Rapporto tasso istruzione di istruzione (% TotPop (uomini/donne 15+ anni) Pop 15+ anni) Nazione
(uomini/donne 15+ anni) Pop 15+ anni) Nazione Botswana 81% 0,98 35% Camerun 68% 1,29
(uomini/donne 15+ anni) Pop 15+ anni) Nazione Botswana 81% 0,98 35% Camerun 68% 1,29
(uomini/donne 15+ anni) Pop 15+ anni) Nazione Botswana 81% 0,98 35% Camerun 68% 1,29

Botswana

81%

0,98

35%

Camerun

68%

1,29

39%

Gambia

40%

1,46

39%

Ghana

58%

1,33

48%

Kenya

78%

1,14

40%

Lesotho

83%

0,79

26%

Liberia

59%

1,76

96%

Malawi

64%

1,53

58%

Namibia 85% 1,04 15% Nigeria 68% 1,25 59% Rwanda 67% 1,18 50% Sierra Leone 35%
Namibia 85% 1,04 15% Nigeria 68% 1,25 59% Rwanda 67% 1,18 50% Sierra Leone 35%
Namibia 85% 1,04 15% Nigeria 68% 1,25 59% Rwanda 67% 1,18 50% Sierra Leone 35%
Namibia 85% 1,04 15% Nigeria 68% 1,25 59% Rwanda 67% 1,18 50% Sierra Leone 35%
Namibia 85% 1,04 15% Nigeria 68% 1,25 59% Rwanda 67% 1,18 50% Sierra Leone 35%
Namibia 85% 1,04 15% Nigeria 68% 1,25 59% Rwanda 67% 1,18 50% Sierra Leone 35%
Namibia 85% 1,04 15% Nigeria 68% 1,25 59% Rwanda 67% 1,18 50% Sierra Leone 35%
Namibia 85% 1,04 15% Nigeria 68% 1,25 59% Rwanda 67% 1,18 50% Sierra Leone 35%
Namibia 85% 1,04 15% Nigeria 68% 1,25 59% Rwanda 67% 1,18 50% Sierra Leone 35%
Namibia 85% 1,04 15% Nigeria 68% 1,25 59% Rwanda 67% 1,18 50% Sierra Leone 35%
Namibia 85% 1,04 15% Nigeria 68% 1,25 59% Rwanda 67% 1,18 50% Sierra Leone 35%
Namibia 85% 1,04 15% Nigeria 68% 1,25 59% Rwanda 67% 1,18 50% Sierra Leone 35%
Namibia 85% 1,04 15% Nigeria 68% 1,25 59% Rwanda 67% 1,18 50% Sierra Leone 35%

Namibia

85%

1,04

15%

Nigeria

68%

1,25

59%

Rwanda

67%

1,18

50%

Sierra Leone

35%

1,92

90%

Sud Africa

84%

1,02

30%

Swaziland

80%

1,02

5%

Tanzania

69%

1,25

15%

Uganda

67%

1,33

62%

Zambia

72%

1,16

85%

Zimbabwe

91%

1,08

62%

22

Walter Mantovani

COMPUTER TELEFONIA INTERNET Abbonamenti Larghezza di Scuole Linee-Abbonati Abbonati Utenti Nazione Computer
COMPUTER
TELEFONIA
INTERNET
Abbonamenti
Larghezza di
Scuole
Linee-Abbonati
Abbonati
Utenti
Nazione
Computer
broadband-DSL
banda
connesse ad
telefonia fissa
telefonia mobile
internet
(% TotPop)
internet
internazionale
internet
(% TotPop)
(% TotPop)
(% TotPop)
(% TotPop)
(bps/TotPop)
(% TotScuole)
Botswana
7,7%
41,5%
4,87%
3,40%
0,09%
17
4%
Camerun
0,7%
11,7%
1,23%
2,23%
0,00%
5
(% TotScuole) Botswana 7,7% 41,5% 4,87% 3,40% 0,09% 17 4% Camerun 0,7% 11,7% 1,23% 2,23% 0,00%
(% TotScuole) Botswana 7,7% 41,5% 4,87% 3,40% 0,09% 17 4% Camerun 0,7% 11,7% 1,23% 2,23% 0,00%
(% TotScuole) Botswana 7,7% 41,5% 4,87% 3,40% 0,09% 17 4% Camerun 0,7% 11,7% 1,23% 2,23% 0,00%
(% TotScuole) Botswana 7,7% 41,5% 4,87% 3,40% 0,09% 17 4% Camerun 0,7% 11,7% 1,23% 2,23% 0,00%
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8
Gambia 3,0% 16,5% 1,65% 3,82% 0,00% 7 13% Ghana 1,5% 12,9% 0,58% 2,70% 0,06% 8

Gambia

3,0%

16,5%

1,65%

3,82%

0,00%

7 13%

Ghana

1,5%

12,9%

0,58%

2,70%

0,06%

8

1%

Kenya

0,9%

11,8%

1,44%

7,89%

0,00%

12

Lesotho

2,4%

11,3%

0,08%

2,86%

0,00%

3

Liberia

0,2%

3,7%

0,03%

0,00%

0

Malawi

0,8%

2,5%

0,19%

0,45%

0,00%

2

1%

Namibia

6,5%

19,3%

12,26%

3,97%

0,00%

11

13%

Nigeria

0,9%

13,1%

0,91%

3,80%

0,00%

1

Rwanda

0,3%

2,4%

0,21%

0,70%

0,02%

4

Sierra Leone

0,5%

2,2%

 

0,19%

0,00%

0

 

10,2%

60,3%

8,36%

10,75%

0,35%

19

27%

 

3,9%

15,5%

4,07%

4,02%

0,00%

1

 

0,4%

7,2%

0,93%

0,90%

0,00%

0

 

0,3%

5,1%

1,67%

2,51%

0,00%

4

1%

 

0,8%

6,8%

1,12%

4,22%

0,02%

6

 

2,5%

4,5%

6,61%

9,32%

0,08%

4

MASS-MEDIA Televisione Nazione Quotidiani Radio Televisione per famigle (% TotPop) (% TotPop) (% TotPop) (%
MASS-MEDIA
Televisione
Nazione
Quotidiani
Radio
Televisione
per famigle
(% TotPop)
(% TotPop)
(% TotPop)
(% TotFam)
Botswana
2,5%
75,58%
4,40%
Camerun
0,6%
12,81%
4,53%
18%
famigle (% TotPop) (% TotPop) (% TotPop) (% TotFam) Botswana 2,5% 75,58% 4,40% Camerun 0,6% 12,81%
famigle (% TotPop) (% TotPop) (% TotPop) (% TotFam) Botswana 2,5% 75,58% 4,40% Camerun 0,6% 12,81%
Gambia 0,2% 15,48% 1,47% 12% Ghana 1,4% 13,38% 5,17% 26% Kenya 0,8% 21,83% 4,79% 17%
Gambia 0,2% 15,48% 1,47% 12% Ghana 1,4% 13,38% 5,17% 26% Kenya 0,8% 21,83% 4,79% 17%
Gambia 0,2% 15,48% 1,47% 12% Ghana 1,4% 13,38% 5,17% 26% Kenya 0,8% 21,83% 4,79% 17%
Gambia 0,2% 15,48% 1,47% 12% Ghana 1,4% 13,38% 5,17% 26% Kenya 0,8% 21,83% 4,79% 17%

Gambia

0,2%

15,48%

1,47%

12%

Ghana

1,4%

13,38%

5,17%

26%

Kenya

0,8%

21,83%

4,79%

17%

Lesotho

0,9%

7,50%

4,44%

12%

Liberia

1,4%

27,43%

2,54%

Malawi

0,2%

31,04%

0,74%

3%

Namibia

1,7%

21,23%

8,06%

39%

Nigeria

2,5%

23,54%

6,81%

26%

Rwanda

0,0%

15,11%

0,83%

2%

Sierra Leone

 

27,76%

1,29%

7%

Sud Africa

2,5%

24,24%

19,47%

59%

Swaziland

 

17,25%

3,64%

18%

Tanzania

39,79%

4,06%

6%

Uganda

0,3%

15,49%

2,18%

5%

Zambia

2,2%

14,54%

6,43%

26%

Zimbabwe

14,77%

5,96%

26%

Nazione

POLITICA

Tipo di governo

Nazione POLITICA Tipo di governo
Nazione POLITICA Tipo di governo
Nazione POLITICA Tipo di governo Botswana Repubblic a parlamentare Camerun Repubblic a / regime
Nazione POLITICA Tipo di governo Botswana Repubblic a parlamentare Camerun Repubblic a / regime

Botswana

Repubblic a parlamentare

Camerun

Repubblic a / regime presidenziale multipartitico

Gambia

Repubblic a

Ghana

Democrazia c ostituzionale

Kenya

Repubblic a

Lesotho

Monarchia parlamentare c ostituzionale

a Ghana Democrazia c ostituzionale Kenya Repubblic a Lesotho Monarchia parlamentare c ostituzionale
a Ghana Democrazia c ostituzionale Kenya Repubblic a Lesotho Monarchia parlamentare c ostituzionale
a Ghana Democrazia c ostituzionale Kenya Repubblic a Lesotho Monarchia parlamentare c ostituzionale
Liberia Repubblic a Malawi Democrazia multipartitica Namibia Repubblic a Nigeria Repubblic a federale
Liberia Repubblic a Malawi Democrazia multipartitica Namibia Repubblic a Nigeria Repubblic a federale

Liberia

Repubblic a

Malawi

Democrazia multipartitica

Namibia

Repubblic a

Nigeria

Repubblic a federale

Rwanda

Repubblic a presidenziale multipartitica

Rwanda Repubblic a presidenziale multipartitica Sierra Leone Democrazia c ostituzionale Sud Africa
Rwanda Repubblic a presidenziale multipartitica Sierra Leone Democrazia c ostituzionale Sud Africa

Sierra Leone

Democrazia c ostituzionale

multipartitica Sierra Leone Democrazia c ostituzionale Sud Africa Repubblic a Swaziland Monarchia

Sud Africa

Repubblic a

Swaziland

Monarchia

Tanzania

Repubblic a

Uganda

Repubblic a

Zambia

Repubblic a

Zimbabwe

Democrazia parlamentare

Tanzania Repubblic a Uganda Repubblic a Zambia Repubblic a Zimbabwe Democrazia parlamentare
Tanzania Repubblic a Uganda Repubblic a Zambia Repubblic a Zimbabwe Democrazia parlamentare

Walter Mantovani

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Allegato B: Mappa dei paesi africani selezionati

Walter Mantovani 2 3 Allegato B: Mappa dei paesi africani selezionati

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Walter Mantovani

Allegato C: Relazione dell’attività svolta presso l’UPM

Premessa

Per problemi burocratici sono stato chiamato alle Armi nel giugno 2003 anche se stu- dente. Essendo a conoscenza che vi era la possibilità di fare obiezione di coscienza all'e- stero, decisi di sfruttare l'occasione per fare un'esperienza prolungata in un paese stranie- ro. Non feci quindi ricorso al TAR e mi presentai alla chiamata per fare poi obiezione di coscienza. Feci quindi domanda alla Caritas diocesana di Torino per partecipare al progetto inter- nazionale "Caschi Bianchi" (patrocinato dall'ONU), la cui missione è creare un "contingen- te civile di pace" in zone demilitarizzate. La selezione però non andò a buon fine e decisi dunque di propormi all'UPM, in quanto mi parve l'ambiente più consono ai miei interessi universitari.

Introduzione

Ho preso servizio presso la sede centrale, in via Ceresole n°42 a Torino, il 5 aprile 2004 ed ho terminato il 4 febbraio 2005, per un totale di dieci mesi. Le ore settimanali erano 35. In totale ho svolto 1540 ore di servizio. Durante questo periodo ho potuto vivere in un ambiente interculturale e mi sono avvici- nato ai problemi che una situazione come questa comporta.

Introdurrò brevemente che cos'è l'UPM e che genere di attività svolge, in quanto è stato l'ambiente dal quale ho ricevuto continui stimoli, anche al di fuori delle mie mansioni uffi- ciali. L'UPM è un organismo pastorale diocesano (quindi senza fini di lucro), la cui missione è aiutare l'integrazione degli stranieri in Italia ed in particolare a Torino. Offre servizi d’informazione sulle procedure burocratiche e sulle legislazioni italiane in materia d’immigrazione; un servizio di ricerca lavoro; un team di consulenti specialistici volontari in

ambito legale, finanziario, lavorativo, contributivo ed imprenditoriale; un servizio di ricerca casa; consulenza per l'orientamento professionale; un centro di psicologia transculturale con sede distaccata (Via Riberi, 2); un organico di volontari per l'insegnamento della lin- gua italiana; una biblioteca, una videoteca, un’audioteca ed un archivio fotografico su ar- gomenti folcloristici e di migrazione umana; servizi di promozione della vita cristiana per migranti cattolici. Il nome potrebbe trarre in inganno. Sul sito internet, si legge: "L’Ufficio Pastorale Mi-

granti è un organismo pastorale costituito dall’Arcivescovo di Torino [

Servizio Migranti Caritas, per favorire l’evangelizzazione dei migranti." In realtà, posso dire di aver lavorato in un ambiente laico, privo di qualsiasi pregiudizio religioso, né con fini d’evangelizzazione o proselitismo. Punti cardine dell'Ufficio sono: accoglienza, ascolto, dialogo, informazione. Questi ser- vizi basilari vengono prima di qualunque credo religioso o pregiudizio culturale. Qualsiasi attività di promozione della vita cristiana, è offerta solo se richiesta.

]

in sostituzione del

Walter Mantovani

25

Attività svolte

reception

accoglienza

colloqui d’informazione orientativa per la formazione

colloqui d’iscrizione al corso d’italiano

database per la scuola

insegnamento della lingua italiana

laboratorio audio-video-foto

supporto informatico

Il primo mese di servizio (e sporadicamente durante i restanti nove mesi) sono stato as- segnato alla reception. In casi di necessità ho anche lavorato all'accoglienza. Il compito della reception è quello di fornire le informazioni basilari sull'ufficio, sui servi- zi offerti e fare da tramite tra gli utenti e questi servizi. All'atto pratico, la mansione consiste nell'interpretare la richiesta dell'utente ed indirizzarlo verso il consulente di competenza; se l'afflusso d’utenza è maggiore degli operatori disponibili, si procede assegnando degli appuntamenti per giorni successivi. L'accoglienza invece è già di per sé un servizio. Qui si rivolgono le persone che devo- no iscriversi nella banca dati dell'Ufficio e coloro che necessitano di informazioni generali e burocratiche in materia di immigrazione. In quest’ambito ho potuto sviluppare strategie d’interazione e mediazione, facendo affi- damento sulle nozioni apprese dalle discipline socio-antropologiche e sulle personali abili- tà empatiche e diplomatiche. Il lavoro, alla reception e all'accoglienza, prevede un incontro con l'utente in un ambito pubblico: infatti, altre persone possono ascoltare e partecipare all'interazione.

Diversa è l'esperienza di un consulente. L'incontro in questo caso avviene in forma più

riservata (anche se in alcuni casi sono inevitabilmente presenti altre persone). In una si- tuazione tale si può creare un'interazione naturalmente più profonda e più accorta. Le mie esperienze di consulenza, sono state principalmente due:

- colloqui d’informazione orientativa ai corsi professionali (circa cinque mesi, per 5 ore

settimanali).

- colloqui d’iscrizione alla scuola d’italiano interna (circa tre mesi per 3 ore settimanali).

L'attività d’informazione orientativa ai corsi professionali, consiste in un colloquio individuale nel quale si cerca di capire, sotto forma di un'intervista informale, chi sia l'uten- te e quali siano le sue esigenze formative. Individuatone il profilo, si procede con una ri- cerca sul materiale digitale e cartaceo di cui si dispone; si stampa un prospetto con i rife- rimenti dei corsi che potrebbero interessare l'utente, infine si forniscono ulteriori dettagli cercando di accompagnare l'utente straniero nella comprensione di tutti gli aspetti rilevanti del corso. Nel caso di stranieri con evidenti difficoltà di comprensione linguistica ho dovuto svilup- pare ed applicare strategie d’interazione, traduzione e mediazione. Quando le mie compe- tenze linguistiche lo consentivano, ho spesso fatto ricorso alla lingua madre dell'utente o ad una lingua franca. Inoltre, in casi particolari, ho fatto da mediatore tra l'utente e la scuo- la che avrebbe erogato il corso di formazione.

Durante i colloqui per l'iscrizione al corso d’italiano, bisogna invece capire il profilo linguistico e scolastico dell'utente, per poterlo inserire nella classe di livello adeguato alle

26

Walter Mantovani

sue competenze linguistiche. In questo caso ho fatto uso di brevi test informali (orali e scritti) sull’uso dell'italiano e una breve intervista per inquadrare il livello di scolarità. Sempre in quest’ambito, mi sono occupato di sviluppare un database relazionale per facilitare la procedura d’iscrizione e permettere una veloce estrapolazione dei dati per fini statistici. Il database preleva le informazioni sugli utenti dal database centrale e le incrocia con i dati locali, inseriti durante l'iscrizione ed i successivi eventuali aggiornamenti. Esso è tuttora utilizzato. Ai fini di questa relazione, posso aggiungere che tutte queste esperienze mi hanno dato occasione di conoscere racconti di vita, condizioni di vita e problematiche dell'immigrato. Ho potuto inoltre cogliere (seppur limitatamente) le espressività, le differenze e le caratte- ristiche comuni di culture diverse dalla mia. Per quanto riguarda lo sviluppo del database, ho potuto, da autodidatta, approfondire le mie abilità con l'applicativo MS-Access.

Inoltre, durante le prime settimane di servizio, ho iniziato a fare sporadicamente delle supplenze nelle classi d’italiano. Il programma offerto dalla scuola prevede un livello medio-basso, in quanto non si pro- pone come istituto per l'insegnamento dell'italiano, bensì come strumento d’accoglienza per fornire le competenze linguistiche basilari, rimandando quindi alle scuole di competen- za (i CTP) quando ve ne sia l'opportunità. Gli insegnanti sono tutti volontari e le lezioni si svolgono tutt’ora nella sede dell'UPM. L'utenza è molto variabile anche nel breve periodo. L'esperienza dell'insegnamento della lingua italiana mi ha dato molte soddisfazioni, appassionato e costretto a riflettere profondamente sulla mia lingua madre. Questo ha su- scitato in me molto interesse per la Linguistica, disciplina che, fino a quel momento, quasi detestavo. Ho deciso quindi di propormi come insegnante fisso in una classe, due ore la settimana (come di norma sono i turni degli insegnanti). I primi cinque mesi feci dunque supplenze sporadiche, per i restanti cinque, da settembre 2004, ho insegnato con regolari- tà. Finito il servizio, ho continuato volontariamente per alcuni periodi: l'ultimo è stato tra ot- tobre e dicembre 2006. Credo inoltre che, le interazioni con gli studenti, i tentativi di comunicazione di suoni, forme, strutture ed usi della mia lingua madre verso altre culture, mi abbiano permesso di capire meglio "come gli altri ci vedono". A livello introspettivo, l'esperienza dell'insegnamento è stata molto formativa, pur non avendo, all'epoca, ancora frequentato il corso di "didattica dell'italiano per stranieri".

La nazionalità dell'utenza con cui ho avuto interazioni è certamente stata influenzata dalle leggi e dalle disposizioni, in materia di immigrazione, imposte dallo Stato italiano in quel periodo, e dagli avvenimenti socio-politici internazionali. Ritengo inoltre che possibili pregiudizi, riguardo all'attività pastorale che l'ufficio lascia intendere dal suo nome, possa- no influenzare l'affluenza, precludendo l'accesso ad alcuni gruppi etnici. Per avere un'idea sull'utenza media che può aver frequentato l'UPM nel periodo del mio servizio, vedere gli estratti dei "Dossier annuali UPM 2004 e 2005".

Ho anche collaborato con il laboratorio audio-video collegato con l'archivio video e fo- tografico. In quest'ambito ho aiutato l'addetto al laboratorio in alcuni progetti dell'ufficio uti- lizzando software di grafica, foto-ritocco e video editing. Infine posso aggiungere che, essendo un appassionato d’informatica da ormai più di dieci anni, ho potuto fornire un sostegno tecnico per i comuni problemi che possono pre- sentarsi in un ufficio informatizzato.