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Scheda in accompagnamento alla visione del film “Che storia è la musica…”

Ecco il link
https://www.raiplay.it/video/2019/12/che-storia--la-musica-Ezio-Bosso-Cajkovskij-4a49bbfc-
6846-4403-85f6-ba39831fa470.html
Condotta dal maestro Ezio Bosso 
Chi era Ezio Bosso?
E’ stato un direttore d’orchestra, un compositore e un pianista italiano nato a Torino nel 1971 e
morto purtroppo a 49 anni  a causa dell'aggravarsi della malattia neurodegenerativa da cui era
affetto dal 2011 e che l’aveva costretto in carrozzella.
Eppure, nonostante tutti questi mali, Ezio non si è mai arreso. Ha continuato a combattere fino alla
fine con il coraggio di un leone. La musica, la sua passione più grande, la sua ragione di vita,
l’aveva anzi spinto a sfide sempre più grandi. A trasformare ogni sconfitta del corpo in una rinascita
dello spirito.«La musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme».
(Festival di Sanremo, 2016).
«La musica è una necessità: è come respirare»
La disabilità

«Ho smesso di domandarmi perché. Ogni problema è un'opportunità».


(Frase dell'intervista all'Ansa, 2 novembre 2015, in occasione dell'uscita del suo primo album
fisico,  The 12th Room, un doppio cd per piano solo registrato con il pubblico in sala a Gualtieri,
Reggio Emilia)
«Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si
vedono».
(Sanremo, 2016)
Ezio si lamentava del fatto che i colleghi lo denigravano a volte per la sua disabilità, dicendogli che
non poteva essere in grado di dirigere un’orchestra-
A queste frasi che lo ferivano rispondeva cos: Cosa c’è di peggio? «Rendermi conto di come alcuni,
purtroppo anche cosiddetti colleghi, usino la mia condizione fisica per denigrarmi. La patologia
vera è questa. Le disabilità più gravi non si vedono, i veri malati, o i “sani cronici”, come li chiama
il mio amico Bergonzoni, sono loro».
Dall’intervista a “Sette”, agosto 2019
Ecco cosa diceva dell’emergenza Covid-19
L'emergenza Covid-19
«La malattia mi ha allenato a soste forzate ben peggiori. Stavolta però non è il mio corpo a
trattenermi ma qualcosa di esterno, collettivo, misterioso. Sono giorni strani, il tempo e lo spazio si
sono fatti elastici, a volte le ore sono eterne, a volte volano. A volte ti senti in prigione, a volte
scopri la Dodicesima stanza, quella che ti libera. Era il titolo di un mio vecchio album»
Dall’ultima intervista al Corriere della Sera
«La prima cosa che farò (dopo la quarantena, ndr) è mettermi al sole. La seconda sarà abbracciare
un albero».
Ecco cosa diceva dell’Europa e del senso di essere europeo:
L'Europa - dal discorso al Parlamento europeo (2018)
«Da quando avevo 4 anni sono stato abituato a essere europeo. Noi che dedichiamo la nostra vita
alla musica sin da piccoli frequentiamo germanoaustriaci come Beethoven, o francesi come
Debussy, o tedeschi come Brahms e Mendelssohn. Vedete, non c’è un confine. La musica non è
solo un linguaggio ma una trascendenza, che è ciò che ci porta oltre».
«La musica è la nostra vera radice di europei ed è quella che fa eliminare ogni confine. L'Europa
è un'orchestra a cui rivolgersi. La musica ci insegna la cosa più importante, ad ascoltare e ad
ascoltarci. Un grande musicista non è che chi suona più forte ma chi ascolta e da lì i problemi
diventano opportunità».
«La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare».
Il senso dell'Unione
«Quanto è bella la parola Unione. Deriva da unus, essere uno. Significa divenire un unico corpo,
condividendo le nostre singolarità e nutrendo attraverso l’altro la nostra esistenza. È una parola che
racchiude la sacralità insita nell’essere umano, la sacralità del vivere ogni giorno per rendersi
inseparabili e proteggersi quotidianamente. Se ci pensiamo è la prima parola associata all’amarsi,
rende quell’amore oggetto terzo, lo dichiara: è la base su cui poggiamo il desiderio di essere
famiglia. Bella è quindi la scelta di popoli che si sono avvicinati e sono divenuti una nazione più
grande grazie al contributo di ogni singola cultura, esperienza, fortuna, di ogni trauma... Vedete, la
fortuna di essere un interprete di musica è anche questa. Non si esegue semplicemente un autore di
un Paese o di un altro. Lo si diventa: per poter interpretare bisogna accantonare ogni egoismo e
barriera, bisogna mettere al servizio la propria origine fino a trasformarsi in qualche modo
nell’altro. Io in una sera, quando dirigo o suono, ho la fortuna di poter essere tedesco, inglese,
austriaco, ceco o polacco pur restando con orgoglio italiano. Partecipare a un’Unione diventa una
forma di liberazione vera e propria, è l’opportunità di trascendere nell’idea di “altro”... Sono me
stesso e sono insieme all’altro. Sono unito. Perché l’Unione europea non è solo un’istituzione. È la
definizione di un sentire. È la dichiarazione di un sentimento. L’Unione europea siamo tutti noi.
Ogni giorno».
(Qui un estratto della lettera che Bosso inviò ai cittadini europei pubblicata sulla piattaforma del
Parlamento europeo per la sensibilizzazione al voto in vista delle elezioni del 26 maggio 2019).

In questo video il maestro Bosso inizia dirigendo l’ Overture dal Don Giovanni k 527 di W. A.
Mozart e poi eseguirà la Sinfonia n. 6 La patetica di P. I. Tchaikovsky.
Di questi autori troverete informazioni sul testo C (per chi ha Fantasia e Musica) a pag. 228-239 e a
pag. 284; a pag. 370-383 e a pag. 391 libro A per chi ha il testo Musica in pratica.