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COMPRESSORI

Il compressore è una macchina operatrice che permette di trasferire energia meccanica,


somministrata da una sorgente esterna, ad un fluido aeriforme, e tale energia somministrata al fluido
si manifesta essenzialmente come incremento della sua pressione e della sua temperatura. In base al
loro metodo di trasferimento dell’energia si distinguono in:
 Compressori dinamici o turbocompressori
 Compressori volumetrici
COMPRESSORI DINAMICI
I compressori dinamici sono quelle macchine in cui vi sono una serie di pale ruotanti ad alta
velocità (girante) che imprimono al fluido un aumento di pressione ed energia cinetica. L’energia
cinetica viene poi trasformata in energia di pressione tramite dei condotti fissi. Pertanto, una volta
che il fluido entra nella girante di tali compressori esso è soggetto ad una compressione adiabatica
(in quanto la macchina non scambia calore con l’esterno), che nel piano T-S e sul piano P-V sono
rappresentate dalle seguenti curve.

E l’area sottesa dalla curva nel piano P-V rappresenta il carico politropico, la cui espressione risulta:

Rappresenta il lavoro meccanico fornito al fluido dalla macchina per comprimere il fluido.
Confrontando sullo stesso piano la nostra trasformazione reale (politropica) con la trasformazione
isoterma:

Osserviamo che nella trasformazione isoterma l’area sottesa dalla rispettiva curva di trasformazione
risulta minore, il che vuol dire che con tale tipo di trasformazione riesco a comprimere nello stesso
modo il fluido ma ad una minore energia meccanica. Tuttavia tale trasformazione risulta
impossibile da fare, in quanto essendo le velocità altissime, essa è rapidissima e quindi non riesce a
scambiare calore con l’esterno, ed infatti anche se vado a mettere nella macchina uno scambiatore
di calore a causa delle velocità altissime il fluido non si riscalderebbe. Quindi possiamo dire: “in
una qualunque macchina dinamica (essendo le velocità elevate) non possiamo
contemporaneamente fornire energia e scambiare calore”.
Per risparmiare energia meccanica da dare al fluido consiste nel praticare una cosiddetta
compressione interefrigerante, che consiste nel mettere una serie di compressori in serie tra di loro e
tra un compressore e l’altro mettiamo dei scambiatori di calore.

Sul piano P-V la trasformazione risulta essere:

Inoltre i compressori dinamici in base a come entra il fluido nella girante vengono classificati in:
 Compressori ASSIALI, se il moto avviene prevalentemente in direzione parallela all’asse
della macchina.
 Compressori RADIALI, se il moto del fluido avviene prevalentemente in direzione radiale.
E riguardo a ciò, v’è da dire che i compressori centrifughi hanno un carico politropico più elevato
dei compressori assiali, che però a parità di diametro del rotore elaborano una portata maggiore.
Un altro aspetto importante da specificare poiché nelle trasformazioni dei gas fatte dai compressori,
il fluido in questione vede la sua densità variare (con le pompe il volume specifico, quindi la densità
era costante) ci riferiamo alla portata massica anziché a quella volumetrica., ciò viene fatto in modo
tale che la portata di aspirazione e mandata sia la stessa. Essendo che la portata massica varia in
base alla pressione P1 e alla temperatura T1 all’aspirazione, che influenzano la densità ( legge dei
gas di stato), vanno ad influenzare anche la velocità e di conseguenza le prestazioni della macchina
se analizziamo la legge di Eulero. Detto tutto ciò definiamo ora la portata massica corretta che
risulta:
Dopo aver definito ciò possiamo andare a rappresentare la curva caratteristica del compressore,
detta anche MAPPA DEL COMPRESSORE, che nel caso si tratti di un compressore centrifugo
risultano del tipo

E osserviamo che a differenza delle curve caratteristiche delle pompe, in tale MAPPA vengono
riportate (poiché varia la velocità di rotazione e la densità non rimane costante), i triangoli di
velocità non sono più simili e quindi non possiamo definire più le leggi di AFFINITA’. In tale
mappa, la linea para-verticale, che fa da confine e che passa per i massimi prende il nome di linea di
pompaggio ed è una linea oltre la quale il costruttore ci vieta di far funzionare la nostra macchina.
Infatti se rappresentiamo la mappa oltre questa linea, avremo che la curva cambia la propria
monotonia e quindi avremo una variazione della portata fenomeno instabile detto POMPAGGIO.
Queste variazioni di portata possono provocare delle fortissime pulsazioni di pressione le quali
possono provocare la rottura della girante, e quindi della macchina. Quindi la linea di pompaggio è
una zona di funzionamento interdetto, pericolosa per fenomeni di vibrazione ove si ha un
riscaldamento e un conseguente danneggiamento.
Condizione di BLOCCAGGIO: in tale mappa notiamo che per ogni curva, superato il valore di
portata, la linea diventa verticale, il che significa che la nostra macchina non può elaborare portate
maggiori ovvero abbiamo raggiunto la portata massima.
COMPRESSORI VOLUMETRICI ALTERNATIVI
I compressori volumetrici alternativi sono costituiti prevalentemente da un sistema pistone-cilindro
muniti di 2 valvole, una di aspirazione e l’altra di mandata, ed il pistone all’interno del cilindro è
mosso tramite un manovellismo a spinta rotativa:

E le valvole all’interno di questo dispositivo sono solitamente di tipo automatico, ovvero esse sono
azionate dalla differenza di pressione tra l’interno e l’esterno del cilindro, e nello specifico la
valvola di aspirazione è azionata dalla differenza di pressione tra quella di aspirazione e quella
interna al cilindro, mentre la valvola di mandata è azionata dalla differenza di pressione di mandata
e quella interna al cilindro. Sul piano P-V il funzionamento di questo tipo di macchina può essere
schematizzato così:

I vari rami rappresentano rispettivamente:


 1-2 compressione adiabatica n. (PV^(K)=cost) trasformazione
 2-3 apertura della valvola di mandata; V3 non può essere nullo perché ci sono i giochi e
l’azione delle valvole (V3= volume nocivo), al punto 3 si chiude la valvola di mandata
 3-4 espansione adiabatica reversibile (trasformazione)
 4-1 aspirazione (in 4 si apre la valvola di aspirazione)
Quindi partendo dal punto 1, ove il pistone si trova nel punto morto inferiore, esso a valvola di
aspirazione chiusa (schema 1), risalendo comprime il gas con una compressione adiabatica
reversibile (PV^(k)=cost) facendo arrivare il gas alla pressione di mandata (punto 2). Si apre
automaticamente la valvola di mandata (schema 2) e il fluido viene inviato all’utilizzazione
(serbatoio di mandata). Dopodiché arrivato al punto morto superiore(punto 3), il pistone ritorna al
punto morto inferiore, tuttavia nella fase iniziale di ritorno, essendo la pressione minore di quella di
mandata, la valvola di mandata si chiude (schema 3), e non appena essa si chiude si ha l’aspirazione
del gas fino a che non raggiunge la pressione di aspirazione (pt4), ove aprendosi la valvola di
aspirazione (schema 4) si ha la conseguente introduzione del fluido all’interno del cilindro, fino a
che il fluido non ritorna al punto morto inferiore (punto 1).
C’è da dire che a causa della presenza delle valvole e dei necessari giochi tra il pistone e il cilindro,
il volume di quest’ultimo, quando il pistone si trova nel punto morto superiore non può essere nullo,
esso è detto volume morto o nocivo. Inoltre, da tale diagramma è facile osservare che una volta
arrivati al punto 4, e quindi una volta aperta la valvola di aspirazione, può essere aspirato soltanto
un volume di gas pari a (V1-V4).
Considerando tale rappresentazione:

Possiamo osservare che man mano la pressione alla mandata aumenta, il volume V4, e di
conseguenza la quantità di volume aspirato, diminuisce. Se aumentiamo sempre di più la pressione
del serbatoio di mandata, possiamo arrivare ad una condizione limite nella quale tutto il volume
compresso resta immagazzinato nel volume nocivo. In questo caso essendo 4’’’=1 allora il volume
aspirato dal compressore è nullo (fisicamente non si apre la valvola di aspirazione), e di
conseguenza in tali condizioni il nostro compressore va ad a comprimere ed espandere la stessa
quantità di gas.
Partendo da ciò, poiché osserviamo che la portata nella macchina varia al variare della pressione di
mandata, andiamo a definire un parametro che prende il nome di rendimento volumetrico, che
risulta pari a: ƛ(v)=(V1-V4) /(V1-V3)= (V1-V3+V3-V4)/V=1- (V4-V3)/V=1-(V3/V)(V4/V3
-1)=1-V3/V (ɮ^(1/K)-1)
Fissando il rapporto V3/V andiamo a studiare l’andamento di ƛ(v) in funzione di ɮ con tale
diagramma:

Nel caso abbiamo un ɮ limite  V3=V4, allora il ƛ(v) = 0


ƛ(v) 1-(V3/V) [ɮ^(1/k) – 1] =0 ɮ^(1/k) – 1 = V/V3 ɮlim = (1 + V/V3) ^k**
Da tale espressione ** osserviamo che se il volume V3 aumenta il ɮlim diminuisce,  arriviamo
quindi alle condizioni limite più velocemente, e proprio per questo motivo tale volume nocivo lo
vogliamo più piccolo possibile. Inoltre è facile osservare che in tali condizioni, essendo l’area
sottesa alla curva di trasformazione nulla, il lavoro è nullo.
FUNZIONAMENTO REALE
C’è da dire che il diagramma reale di funzionamento si discosta da quello ideale, maggiormente per
il fatto che la valvola automatica di aspirazione si apre quando nel cilindro si realizza una pressione
minore (e non uguale) di quella alla quale si trova il gas da introdurre, mentre quella di mandata si
apre quando la pressione nel cilindro supera quella del serbatoio di mandata. Ed inoltre nel caso
reale le espansioni e compressioni non sono proprio delle isentropiche ma sono delle politropiche.
Tenendo conto dei trafilamenti attraverso le valvole e della resistenza al passaggio del fluido, si
perviene al seguente diagramma di funzionamento reale.

E in tal caso, il lavoro (area sottesa al digramma) prende il nome di LAVORO INDICATO “Li”, e
ovviamente la potenza fornita al fluido risulta: Pi =Li n/60 ed essendo Pi/Pass = η(mecc)
Pass= Pi/η(mecc).

Quando siamo nelle condizioni limiti, nonostante il fatto che Lì sia nullo, la potenza assorbita non
lo è, in quanto deve far scendere su e giù un pistone.

SVANTAGGI E VANTAGGI RISPETTO A UN COMPRESSORE DINAMICO

I compressori volumetrici rispetto a quelli dinamici hanno lo svantaggio di essere molto più
ingombranti, sono soggetti più a vibrazioni e pesano di più, tuttavia essi rispetto a quelli dinamici
possono raggiungere rapporti di compressione più elevati, hanno poche perdite volumetriche ed
inoltre, essendo in questo caso la macchina più robusta, essa è capace di sopportare pressioni
esterne che una macchina dinamica non riesce a mantenere.

CARATTERISTICA DEI COMPRESSORI VOLUMETRICI

Come abbiamo visto in un caso ideale, ovvero volume nocivo nullo e assenza di perdite tra pistone
e cilindro, la curva caratteristica risulta essere una linea verticale, tuttavia però poiché il rendimento
volumetrico (e quindi la portata elaborata) diminuisce all’aumentare del rapporto di compressione si
ha dunque che nel caso reale per un assegnata velocità di rotazione, la curva caratteristica risulta
essere una linea para-verticale.
E come nel caso delle pompe, anche in questo caso, i compressori volumetrici rotativi hanno una
caratteristica simile a quelli alternativi, ma poiché a parità di cilindrata, essi hanno una lunghezza di
perdita maggiore, la curva caratteristica è più inclinata. Ed hanno pertanto ɮlim più bassi.

I compressori volumetrici alternativi lavorano ad n molto bassi, a causa dell’elevato rapporto tra la
dimensione della macchina e la sezione di pompaggio in quanto se facciamo muovere la macchina
velocemente avremo delle grosse perdite nella valvola di aspirazione., ma inoltre essi sono lenti
anche per evitare surriscaldamenti ed attriti tra pistone e cilindro. Tuttavia quest’ultimo fenomeno
viene anche limitato mediante un processo di lubrificazione, che mi comporta però un vincolo della
temperatura (si brucia l’olio) e un eventuale inquinamento del gas.

Le macchine vengono azionate da un motore elettrico asincrono trifase, ma il collegamento tra


questi due avviene mediante una cinghia trapezoidale.

REGOLAZIONE DEI COMPRESSORI

Ci sono vari metodi di regolazione nei compressori volumetrici; posso aumentare il numero di giri o
inserire un by-pass nel circuito.

 Posso inserire un pistoncino all’interno del compressore capace di modificare a seconda


della quantità di volume che voglio comprimere, il V3 volume nocivo.

 In questo modo varia ɮ poiché la pressione del gas compresso varia. …


 Possiamo a questo punto anche definire il rapporto di compressioni interno

 Anche il lavoro cambia, per cui andremo incontro a sprechi.


Nei compressori volumetrici rotativi ci troviamo davanti a 2 casi dove una quantità di lavoro va
persa.

1. Cosa in cui comprimo più del necessario (ad esempio un serbatoio di mandata vuoto)
2. Caso in cui non comprimo abbastanza

Nelle macchi ne operatrici relative, la deviazione delle pale del rotore deve essere minima per
evitare l’innesco di vortici e le conseguenti dissipazioni pur di utilizzare meno lavoro. Introduco il
multistadio che, grazie a deviazioni più consecutive, mi devia di quanto ho bisogno il fluido.

REGOLAZIONE PER LAMINAZIONE DEI COMPRESSORI DINAMICI

Con la laminazione sposto il punto di funzionamento verso la linea di pompaggio per cui vige
attenzione. Risulta molto adatta per caratteristiche piatte. Per essere più lontano dal pompaggio
devo laminare all’aspirazione.

REGOLAZIONE PER BY-PASS

Tale regolazione è adatta per i compressori volumetrici. Il gas viene liberato all’esterno; se è nocivo
per l’ambiente viene reinserito tramite un impianto di refrigerazione.
IMPIANTI

Gli impianti motori termici sono un insieme di componenti (pompe, compressori, scambiatori,
camere di combustione ecc..) nei quali avviene un ciclo termodinamico (un insieme di
trasformazioni) ed è un sistema ove vi è la conversione dell’energia termica (che si ha mediante la
combustione di un combustibile) in potenza utile all’albero (danno potenza su un albero rotante), e
quindi ci consentono di far funzionare un utilizzatore, che può essere un mezzo di trasporto, un
alternatore o un macchinario.

E quindi semplicemente: “fornendo energia termica, mediante una portata massica di


combustibile, ad un impianto motore termico riesco ad azionare la rotazione di un albero che mi
fornisce energia meccanica che userò a seconda delle esigenze.”

In questo caso il ciclo termodinamico è DIRETTO, in quanto fornisco calore ottengo lavoro.