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VI lezione

2 febbraio 2017

Maurice Ravel
Ha avuto più di un contatto con la musica afro-americana.

Nato sui Pirenei, quindi conosce la musica folclorica basca ed è sempre stato attento alla musica popolare.

Quando arriva il jazz a Parigi alla fine degli anni dieci del 900, si entusiasma, fino a mettersi a studiare il jazz con
suo amico trombonista.

Studia il concerto in Fa di Gerswhin.


Nel 1928 fa un viaggi negli Stati Uniti, viaggio che ha delle conseguenze importanti sulla sua produzione
successiva.

Scrive due concerti per pianoforte e orchestra:

1) Concerto in Sol, quasi una risposta al Concerto in Fa di Gershwin;


2) Concerto per sola piano sinistra, scritto per Paul Wittengstein, pianista che perse una mano in guerra.

Poi scriverà il suo famoso bolero negli anni 30.

La musica di Debussy e Ravel è quella che ha lavorato di più sulle estensioni, cioè sulle tensioni armoniche
utilizzate come puri colori, puri risonanze armoniche.
Molti voicing che troviamo nel primo jazz (in Gershwin anche) vengono proprio da Ravel e Debussy, quindi il
fatto che Ravel si interessi a Gershwin crea una specie di corto circuito.

Ascoltiamo il I movimento del Concerto in Sol


Presenza dell’elemento ispanico e blues, retaggio indubbio di Gershwin.
Ravel potrebbe perfino avere ascoltato King Oliver, perché chiede al clarinetto dei glissati assolutamente
“bluesy”.

Il pianista si chiama Philippe Entremont, l’orchestra è la Cleaveland.

L’introduzione ricorda molto l’inizio circense, gioco del Petruchka di Stravinsky.


Benché la tonalità di impianto sia re maggiore, R. scrive all’interno di questo movimento un blues in F# maggiore.
Nella musica colta fino all’avvento del blues l’accordo di dominante non è ipotizzato come primo grado, ma
sempre come il V di qualcos’altro. Compare anche un accordo con 9b e 9#, come quelli inaugurati dallo stesso
Gershwin.

Secondo qualcuno Ravel è il compositore europeo del 900 che ha meglio compreso il blues.

Il pezzo più jazz che Ravel abbia mai scritto è la sonata per violino e pianoforte, composta proprio nel 1928.
Prevede tre movimenti, di cui ascoltiamo una parte oggi.

Sonata per violino e pianoforte


Ascoltiamo l’adagio centrale, che Ravel intitola proprio “Blues”. Renaut Capusson al violino e Frank Drei al
pianoforte.

Analizzando la partitura, vediamo subito nella parte del violino gli accenti stravinskiani.

Gli anni ’20 sono i tipici anni della bitonalità .


Il violino è notato in Sol e il pianoforte in La bemolle, poi le tonalità vengono riallineate in itinere.
La terza maggiore di Sol è anche la nona # di La bemolle, così come il Sol è la 7 maggiore di La bemolle.
Ravel bluesizzava l’armonia, oltre a Gershwin solo Ellington lo stava facendo.
Bartok aveva preso i modi del folclore ungherese e l’aveva rigirato come un calzino creano armonie nuove.

Le due tonalità sovrapposte sono su due registri opposti: mano sinistra del pianoforte e violino sul registro
acuto.
Ascoltiamo un dettaglio del Bolero
Unicum nella storia della musica, è un pezzo senza precedenti perché c’è un ritmo ostinato per dieci minuti, non
c’è sviluppo e l’armonia è praticamente inesistente. E’ una sorta di loop continuo con un crescendo graduale, cosa
che Ravel aveva già sperimentato in un altro brano in cui si passa da un caos nebbioso ad un walzer sempre più
definito e grandioso. (si intitola waltz?)

Fin dalla metà degli anni 20 Ravel prendeva lezioni di jazz a Parigi da un trombonista, costui era uno dei primi
musicisti europei a suonare correttamente il jazz americano. Il suo nome era Leo Vauchant (vero nome Leo
Arnaud). Ravel decise con umiltà di andare a lezioni da questo Arnaud, che sappiamo essere andato anche a
Hollywood lavorando in vari musical.
Ravel si fece spiegare come funzionavano gli elementi principali del linguaggio jazzistico, cercando di essere un
allievo diligente e scrupoloso (nel frattempo era già famoso in mezzo mondo!).
Nel Bolero c’è un passaggio con il trombone solista Ravel cambiò la tonalità da Re a Do su consiglio di Arnaud.
Tra l’altro in quel passaggio Ravel voleva che il trombonista suonasse co un fraseggio jazz, e Arnaud gli consigliò
di non mettere grandi indicazioni di dinamiche agogica e abbellimenti, infatti Ravel seguì il suo consiglio. I
trombonisti in gamba riescono a interpretare bene quel passaggio. Più il trombonista la fa libera e più si avvicina
all’idea originale di Ravel.

Gershwin va a trovare Alban Berg, Ravel va a studiare jazz. E’ un momento particolare di condivisione degli stili e
delle musiche del 900.

Oltre a Ravel, c’erano stati altri musicisti che avevano inglobato nella propria musica elementi di musica afro-
americana. In Europa infatti arrivavano le compagnie di minstrel, un po’ come l’orchestra di Cook con In
Dahomey (vista qualche lezione fa). Arrivavano in Europa gli spartiti di ragtime, ecc. Un altro con la mente a 360
gradi era Claude Debussy, che era interessato alla cultura musicale indonesiana, che interiorizzò nelle scale
esatonali sentite al salone internazionale di Parigi nel 1860. Debussy rimase folgorato dalla musica colta
javanese probabilmente, così ebbe modo di ascoltare dei cake walk tanto da scrivere una raccolta di 5 pezzi
intitolata “The Children Corner” (fanno parte del programma del quinto anno di pianoforte classico).
Ascoltiamo Gollywog’s Cakewalk: ultimo numero dei Children Corner
Siccome Debussy odiava Wagner inserisce una citazione dal Tristano e Isotta e poi una risposta sarcastica del
pianoforte.

Un altro compositore ad aver lavorato un po’ sul ragtime è Stravinsky.


S. ha avuto varie fasi:
 prima fase più rivoluzionaria: Petruchka, Sagra della Primavera
 seconda fase neoclassica: durante gli anni della prima guerra mondiale S. elabora un’idea di musica
molto diversa rispetto a quella praticata fino a quel momento. Vuole prendere della musica del passato,
come Pulcinella di Pergolesi (primo ‘700) e rielaborarla in chiave contemporanea facendo piccole delle
piccole distorsioni armoniche, ritmiche, melodiche, creando contrappunti bitonali. Lascia però
riconoscibile il brano originario, Adorno chiama questa pratica la “musica al quadrato”. S. fece questo
anche prendendo brani di Tchaikovsy. Appartengono a questa fase per esempio Histoire Du Soldat o i
Concerti di Dumbarton Oaks.

Concerti di Dumbarton Oaks : sembra di sentire una versione novecentesca dei Concerti Brandeburghesi di Bach.

Concerto in Re di S.: sigla radio 3 Suite, esempio perfetto di Neoclassicismo.

A partire dalla fine della seconda guerra mondiale i compositori si sono messi dietro S. con l’idea di attualizzare
la musica del passato, facendo appunto la “musica al quadrato”, riprendendo le forme antiche come giga
sarabanda gavotta e dando loro uno sguardo più conteporaneo. Nel caso di Stravinsky si attinge da repertori
esistenti, in altri (Concerti di Dumbarton Oaks) si attinge da un Bach che non esiste, che esiste come riferimento.

Jazz Suite Sostakovitch


(walzer in Eyes Wide Shut)

Paul Hindemith, come lo stesso S., secondo Zenni non aveva mai ascoltato un pezzo ragtime o cake walk,al
massimo possedeva lo spartito, ma non ne siamo comunque sicuri.
Ascoltiamo la suite 1922 di Hindemith, suonata da Herbert Henk. E’ una raccolta di danze ma danze moderne,
scritte con un linguaggio armonicamente novecentesco.

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