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SOCIOLOGIA – KELLER

SOCIOLOGIA DELLA MUSICA è una scienza sociale che studia il contesto in cui la musica si colloca,
cercando interazioni e collegamenti. Nascono con la Rivoluzione francese (fine‘700) e con la
Rivoluzione industriale, in cui l’uomo prende consapevolezza di sé e del mutamento sociale che si
CAP 4 La sociologia pone la sua attenzione ad opere importanti del passato, quindi mette in dubbio
l’ “opera” intesa come un oggetto finito che non è soggetto alle mutazioni della società. Ma c’è
un aspetto da tenere in considerazione : il pubblico, fondamentale per comprendere l’importanza
e il successo dell’opera (se è stata accolta o meno). Un discorso similare riguarda la folk music
(canti, tradizione orale, fiabe) che è testimonianza di un processo di selezione. Ovviamente detto
processo di selezione è relativo al periodo storico in cui ci troviamo, vediamo selezionate opere
che successivamente sono declassate (o viceversa). Esempio ROSSINI molto acclamato, poi dopo la
sua morte quasi dimenticato a causa dell’affermarsi della musicologia tedesca.
Altro aspetto interessante è il MECENATISMO, che ha influenzato notevolmente la produzione
musicale e artistica. E’ un’azione di committenza di determinate opere. Il musicista era vincolatp al
suo committente, senza avere alcuna libertà di espressione..il musicista era un mestiere, una
semplice occupazione. Con i declino del mecenatismo vi è l’emancipazione dell’artista. Il periodo è
quello della diffusione della stampa musicale, crescita della borghesia, e nascita del “genio” .
Il pubblico cambia, nascono i teatri e il compositore inizia a scrivere per sé, perciò il musicista
diventa una vera e propria professione. Ciò che non è originale non vera e propria arte, e se non
viene apprezzata dal pubblico, verrà apprezzata dai posteri.
POPULAR CULTURE: fenomeni che possono essere oggetto di storia sociale, fenomeni di massa
nati con e dopo la Rivoluzione industriale. Questi fenomeni hanno dato vita ai MASS MEDIA. Si
diffonde più velocemente tutta la musica, nasce il COPYRIGHT per difendere i diritti degli autori, sil
concerto perde di importanza dato che ora si ascolta musica più spesso e non necessariamente a
teatro.
Nel XVIII secolo si afferma il copyright a livello legislativo e nel 1882 nasce in Italia la SIAE(società
italiana autori ed editori) . Ovviamente il copyright vale solo per le musiche scritte e non per quelle
di tradizione orale.
Da una parte i mass media hanno diffuso la musica come mai prima, ma ha comportato un
appiattimento del gusto. Secondo Marx e Engels l’arte è una categoria dello spirito, per questo
non è immutabile e non è valida per ogni luogo e ogni tempo.

Requiem – G.Verdi
Per l’anziano Giuseppe Verdi il Requiem rappresenta un brano tanto voluto. Egli
stesso promosse nel 1869 la composizione di una messa composta a più mani in
ricordo di Gioacchino Rossini. L’inizio purtroppo non ebbe seguito. Per
quell’occasione egli compose il Libera me Domine, che poi riadattò e utilizzò come
parte finale del suo Requiem successivo. Egli mise mano alla composizione
successivamente sulla scia dell’emozione della morte del grande Alessandro
Manzoni, e il componimento, scritto per orchestra, coro e quattro solisti venne
eseguito per la prima volta nella Chiesa di San Marco a Milano il 22 maggio 1874.
L’anno successivo Giuseppe Verdi rielaborò il Liber scriptus, sostituendo il fugato
del coro con una bellissima aria per mezzosoprano e coro.

La bellezza del Requiem

Il Requiem è una riflessione sull’anima dopo la morte. Vi è il senso di umiltà


dell’uomo, angosciato dalla propria vita e dal dolore, davanti al Dio supremo. Il
Kyrie di Giuseppe Verdi inizia piano, sottovoce, come le anime supplichevoli di
fronte ad un giudice. Esplode il Dies irae, il giorno del giudizio universale.

struggente, impressionante, che i cantanti e direttori amano.