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TEROIA DELL’INCIDENZA
1.Preliminari sulla teoria dell’incidenza 2.Traslazione delle imposte in mercati concorrenziali 3. Incidenza dell’imposta sul salario 4.Incidenza dell’imposta sul
capitale 5. Incidenza dell’imposta sulle vendite in monopoli 6. Incidenza dell’imposta sui fattori fissi 7.Incidenza dell’imposta sui profitti

1.Preliminari sulla teoria dell’incidenza

Il soggetto passivo è colui che deve pagare per legge l’imposta (incidenza legale), ma non è detto che sia il soggetto
inciso economicamente dall’imposta (incidenza economica). Studieremo le forze che fanno traslare l’imposta dal
soggetto passivo per legge al soggetto inciso economicamente che sopporta l’onere economico

 L’incidenza legale indica il soggetto che è giuridicamente tenuto al pagamento dell’imposta: il soggetto percosso
 AL contrario l’incidenza economica dell’imposta rappresenta la variazione nella distribuzione del reddito
determinata dalla su introduzione, ovvero chi ne sopporta effettivamente l’onere (contribuenti di fatto o incisi)
L’incidenza economica dipende anche dal fatto che
 Incidenza con bilancio in pareggio: si considerino gli effetti dell’imposta insieme a quelli della spesa pubblica che
l’imposta finanzia
 Incidenza differenziale d’imposta: si confrontino gli effetti sulla distribuzione del reddito di imposte alternative.
 Incidenza assoluta dell’imposta: si esaminino gli effetti di un’imposta ipotizzando che non vi siano sostituzioni con altri
tributi o variazioni della spesa pubblica ( rilevante per modelli macroeconomici in cui la variazione dei livelli impositivi è finalizzata a
raggiungere qualche obiettivo di stabilizzazione dell’economia)
 In questa lezione ci occupiamo dei fattori che determinano l’entità della differenza tra l’incidenza legale e quella
economica, ossia l’entità della traslazione d’imposta
 traslazione in avanti quando questa agisce sull'offerta di un prodotto, provocando un aumento di prezzo e una
contrazione della quantità scambiata. L'imposta viene quindi traslata dal venditore (sogg.passivo) all'acquirente.
 traslazione all'indietro quando l'imposta diminuisce la domanda dei beni acquistati dal contribuente percosso,
inducendo una diminuzione dei prezzi. In questo caso è l'acquirente (sogg.passivo) che tenta di traslare l'imposta sui
venditori dei suoi fattori produttivi.
 Più specificatamente la teoria della traslazione si occupa di studiare come le imposte modificano i prezzi e le
quantità di beni e dei fattori scambiati nei mercati. Ciò è essenziale per comprendere come le imposte
modifichino la distribuzione del reddito
 Il processo di incidenza e traslazione ha effetti sulla distribuzione del benessere tra le persone.
 Assumendo il reddito come indicatore di benessere, si hanno effetti sulla distribuzione funzionale del reddito, che considera
come il reddito nazionale è distribuito tra i detentori dei fattori produttivi (input): ( salari, quando è remunerato il fattore produttivo lavoro; rendite,
quando è remunerato il proprietario del fattore produttivo terra; profitti, quando è remunerato l'imprenditore per le sue capacità organizzative; interessi, quando è remunerato il fattore
capitale)

 Si hanno effetti sulla distribuzione personale (o quantitativa) del reddito, che considera come le remunerazioni dei vari input
sono distribuite tra persone/famiglie indipendentemente del loro ruolo nel processo produttivo. In genere le famiglie: 1)
ricevono reddito da molteplici fonti: redditi da lavoro dipendente, da lavoro autonomo, da trasferimenti (pensioni, sussidi), da
interessi (c/c bancari, titoli) 2) impiegano il reddito per consumare e risparmiare Un sistema tributario moderno prevede
imposte sui redditi, sui consumi e sui risparmi
 Nella teoria della traslazione è importante distinguere tra analisi
 Di concorrenza perfetta e imperfetta: L'analisi della traslazione dipende dal regime dei mercati
analizzati. Per semplicità, saranno considerati solo i mercati in concorrenza perfetta
 Di equilibrio parziale e di equilibrio generale
L'analisi della traslazione considera solo modelli di equilibrio parziale: modelli che considerano unicamente ciò che
avviene nel mercato in cui è stato imposto il tributo, ignorando i possibili effetti su altri mercati (assumiamo ceteris
paribus, cioè il resto resa costante). Per cui si prendono in considerazione gli effetti della variazione del prezzo di un
bene in seguito all'introduzione di imposte speciali o generali. Non si considerano, quindi, effetti di sostituzione
incrociati tra beni complementari o sostituti, né effetti di equilibrio economico generale che possono riflettersi
attraverso la modifica indiretta di altri mercati. Non si considerano, pertanto, nemmeno gli effetti generati
dall'utilizzo del gettito raccolto mediante l'applicazione dell'imposta.
Faremo solo un cenno a EG. L’analisi dell’equilibrio parziale ci da degli elementi per capire cosa accade in generale, in
quanto parallelamente vi è un’interazione tra mercati
Modelli di equilibrio parziale

Le imposte possono essere:


 Imposta specifica: imposta applicata come ammontare fisso su qnt/ unita di bene venduto (es.1$/lt)
 Imposta ad valorem: imposta con un’aliquota proporzionale al prezzo
Le imposte possono essere applicate su:
 beni di consumo
 fattori di produzione (salario e capitale, profitti delle imprese, terre)

2.Traslazione di imposta specifica in un mercato di concorrenza perfetta: equilibrio parziale

Un elemento fondamentale dell’analisi dell’incidenza è che il prezzo pagato dai fornitori differisce dal prezzo ricevuto
dai produttori, la differenza prodotta dall’imposta tra prezzo loro pagato dai consumatori e prezzo netto ricevuto dai
produttori prende il nome di cuneo fiscale

Imposta legalmente a carico dei consumatori


 L’equilibrio iniziale è nel punto g (Q1,Po)
 Vieni introdotta imposta specifica su quantità (es accise) pari a t euro al lt
 La curva di domanda trasla parallelamente verso il basso in misura pari a t
 Nel nuovo equilibrio (punto h) si riduce la quantità prodotta (qnt si riduce da Qo a Q1)
 Prezzo netto ricevuto dai produttori: Pn (intersezione D’ e O)
I produttori per ogni euro che consumatore paga, ricevono un prezzo inferiore. sopportano l’imposta
per la parte Po-Pn
 Prezzo lordo/gross pagato dai consumatori: Pg=Pn+u (salire dall’intersezione di u)
I consumatori pagano un prezzo superiore rispetto Po. Tuttavia il prezzo non aumenta dell’importo
totale dell’imposta: Pg-Po < u. E sopportano la parte di imposta pari a Pg-Po
 T=Pn-Pg
 L’imposta peggiora il benessere sia dei consumatori che dei produttori, si riducono entrambi i surplus
 Perdita surplus: knhgf
 consumatore: mkfg
 per venditori: mnhg
 Gettito: kfhn (Q1*imposta t)
 Perdita netta di benessere o eccesso di pressione: fhg, è la somma della perdita di surplus di cons. e prod
che non si traduce in gettito per lo Stato

Anche se l’incidenza legale è sui consumatori, si ha una perdita di surplus sia per consumatori e produttori, quindi
l’onere è spartito. Non tutta perdita di surplus è persa per la società: una parte è il gettito dello stato, il triangolino
rimanente è l’inefficienza generata dall’imposta specifica (perdita netta di benessere società o eccesso di pressione)
Imposta legalmente a carico dei venditori/produttori

Gli effetti sono i medesimi (varia solo che si innalza la curva di offerta).
 il prezzo pagato dai consumatori è aumentato e il benessere dei
consumatori è diminuito
 il prezzo ricevuto dai consumatori è diminuito e il benessere dei
produttori è diminuito
 l’onere ricade sui consumatori in misura (pn+t)-p0, mentre ricade sui
produttori in misura p0-pn
 in questo caso (dom rigida)è soprattutto il consumatore a essere inciso,
pagano infatti molto di più di quanto è sceso l’importo ricevuto dai
produttori

L’incidenza economica è indipendente dall’incidenza legale, l’incidenza dell’imposta specifica è indipendente dal
lato del mercato nel quale viene introdotta (se attribuita a consumatori o produttori). L’incidenza legale, ossia il
soggetto passivo individuato da legge, non solo non è il soggetto che sostiene l’onere economico ma non ha
nemmeno effetto su chi sopporta imposta. L’incidenza economica e la diversa distribuzione di perdita di surplus non
ha nulla a che vedere con il soggetto passivo e l’incidenza legale, dipende da altre ragioni (elasticità)

Ciò che conta è l’entità del divario che l’imposta crea tra il prezzo netto versato dai consumatori e il prezzo lordo
pagato dai produttori, ossia il cuneo fiscale

L’incidenza di un’imposta dipende dall’elasticità della domanda e offerta

Ciò che determina chi è inciso economicamente è l’elasticità di D e O. L’entità dell’onere che ricade sui consumatori
e sui produttori non dipende quindi dall’incidenza legale, ma dall’elasticità delle curve di domanda e offerta:
 piu è elastica la curva di domanda e minore è l’imposta che grava sui consumatori, cons traslano imposta, più è
elastica la domanda più facile per i consumatori passare ad altri prodotti quando il prezzo sale
 I consumatori sono tanto piu incisi dall’imposta quanto piu la domanda è rigida e l’offerta è elastica
 più è elastica la curva di offerta e minore è l’imposta che grava sui produttori, produttori traslano offerta
dall’altra parte del mercato. Più è rigida offerta più l’imposta rimane a carico dei produttori
 vednitori/produttori sono tanto più incisi dall’imposta quanto piu l’offerta è rigida e la domanda è elastica

L’elasticità fornisce una misura approssimativa della capacità di un soggetto di sfuggire all’imposta

E’ importante l’elasticità relativa


DeO

Anche se D elastica, soggetto


inciso è consumatore che perde
tutto il surplus perché O
infinitamente elastica

Incidenza di imposta ad valorem

Se viene introdotta un’imposta ad valorem (a carico dei consumatori),


cioè sulla spesa (p*q, se non acquisto q, imposte=0) valgono le
precedenti osservazioni. L’unica differenza con l’imposta specifica è
che la domanda non trasla in modo parallelo. Mentre l’imp.specifica
sposta la curva verso il basso di uno stesso importo assoluto per ciascuna quantità, l’imposta ad valorem fa
scendere la D verso il basso di una stessa percentuale.
. Come prima l’incidenza dell’imposta e determinata dall’elasticita di domanda e offerta.

3.Incidenza di un’imposta ad valorem sul salario (esempio con offerta rigida)

Le precedenti osservazioni si applicano anche nel mercato del lavoro

Le imposte sul salario sono i contributi che servono per finanziare il


sistema di sicurezza sociale. In genere sono previste due aliquote
contributive, una a carico dei lavoratori e una a carico dei datori di
lavoro, per ripartire equamente l’onere dell’imposta. Anche in questo
caso però ciò che conta non è l’incidenza legale ma l’incidenza
economica, la quale dipende dalla differenza che l’imposta crea tra la
somma ricevuta dai dipendenti e quella pagata dai datori di lavoro, e
che dipende dall’elasticita delle curve di domanda e offerta

Se l’offerta di lavoro è perfettamente rigida: l’imposta sul salario fa si che il salario scenda dell’esatto ammontare
dell’imposta, cosi che l’onere ricade tutto sui lavoratori.

4.Incidenza dell’imposta sul capitale

Nello studio della traslazione delle imposte sui redditi da capitale bisogna distinguere tra due casi principali

 Economia chiusa: In questo caso l’analisi di un’imposta sul capitale porta a considerazioni analoghe a quella per
gli altri mercati. SI tracciano le curve di domanda e offerta, si trasla la curva interessata di una somma che
dipende dall’entità dell’imposta e si raffronta l’equilibrio dopo l’imposta con quello originale

In un’economia chiusa è verosimile ipotizzare che la curva di domanda abbia pendenza negativa (all’aumentare
del prezzo le imprese domandano meno capitale) e che
l’offerta di capitale abbia pendenza positiva (quando
aumenta il rendimento del risparmio le persone forniscono
più capitale, cioè risparmiano di più). In questo caso i
detentori del capitale sopportano parte dell’onere
dell’imposta e l’importo preciso dipende dall’elasticità della
domanda e dell’offerta

Ciò che succede e l’onere di chi sopporta l’imposta dipende


dall’elasticità di domanda e offerta. Solitamente l’offerta di
risparmio è abbastanza elastica, quindi è inciso
maggiormente chi domanda capitale
 Economia aperta: In questo caso il capitale è perfettamente
mobile tra i Paesi. L’offerta di capitale per un dato paese è
allora perfettamente elastica: i cittadini possono acquistare tutto il capitale che vogliono al tasso di rendimento
corrente a livello mondiale e nessun capitale è disponibile a un tasso inferiore
Se viene introdotta un’imposta sui rendimenti del capitale in un certo paese, gli utilizzatori devono garantire ai
fornitori di capitale un rendimento al netto dell’imposta esattamente uguale al rendimento sui mercati globali. Il
capitale viene trasferito all’estero anche se è gravato parzialmente dell’imposta. I fornitori di cap. non
sopportano alcun onere, mentre l’imposta grava completamente sugli utilizzatori
In questo caso la remunerazione del capitale è decisa dal mercato internazionale,
chi offre capitale/risparmio o ottiene una remunerazione nazionale almeno pari
a quella internazionale, o investe fuori. L’offerta di capitale è perfettamente
elastica rispetto al prezzo del mercato globale

Più i fattori sono mobili in un paese, più la competizione fiscale è alta e più le
imposte sono basse

5.Incidenza di un’imposta specifica in un monopolio

L’incidenza delle imposte cambia a seconda della struttura del mercato. Finora
abbiamo analizzato gli effetti in concorrenza perfetta.

In monopolio: domanda soddisfatta da un unico produttore


In concorrenza perfetta P=RM (P fisso e RM costante), in monopolio per
massimizzare profitti CM=RM (varia qnt e varia RM. Il profitto del monopolista
(ricavo medio-costo medio) è dato dall’area abcd.

Si potrebbe pensare che l’imposta è a carico del monopolista perché ha


estratto tutta la rendita possibile da parte del consumatore. Non è cosi. Dopo
l’introduzione dell’imposta specifica t, la curva di domanda e la curva del
ricavo marginale si abbassano in misura pari a t. Perciò, nel nuovo punto di
equilibrio si ha che:
 la quantità prodotta si riduce (X1<X0)
 il prezzo pagato dai consumatori sale (Pg>P0)
 Il prezzo ricevuto dal monopolista diminuisce Pn<Po
 i profitti del monopolista sono inferiori: fghi < abcd
Un imposta specifica nel caso di un monopolio non incide solo il monopolista
produttore ma incide anche per una parte i consumatori (la parte a carico è
Pg-Po). Anche in questo caso, comunque, l’onere sopportato dai consumatori
dipende dall’elasticità domanda.

In oligopolio: domanda soddisfatta da un numero limitato di produttori


Prima dell’introduzione di un’imposta si cerca una soluzione di cartello, attuando una collusione fra le imprese le
quali realizzano agiscono di comune accordo per massimizzare i profitti. Raggiunto questo accordo su quanto
produrre, perà, ogni impresa è incentivata a “barare” e a produrre una quota maggiore di quella assegnatale con il
cartello, perciò in un mercato oligopolistico l’output è sempre maggiore di quello previsto, anche se le imprese si
troverebbero in una condizione migliore se esistesse un qualche meccanismo per costringerle a ridurre la
produzione. Dopo l’introduzione dell’imposta le imprese riducono la produzione, ma ciò non è sempre negativo,
perche’ riducendola si avvicinano alla soluzione di cartello, quindi i loro profitti salgono.
6.Le imposte nel caso di fattori fissi (terrenti, fabbricati,..)

Le rendite sono una delle tre forme di remunerazione ( redditi da lavoro, capitale/profitti, rendite), e rappresentano il
rendimento per la gestione e il possesso di fattori fissi durevoli come terreni e fabbricati, la cui offerta è fissa

Le imposte sulle rendite tendono a rimanere a carico dei proprietari dei fattori fissi, ricadono sui proprietari che non
sfuggono alle imposte. Il soggetto inciso è il soggetto passivo.
Anche nel caso di una compravendita del fattore fisso, l’imposta tende a venire capitalizzata (capitalizzazione
dell’imposta), con una traslazione o trasferimento dell’onere dell’imposta sul prezzo di mercato del bene immobile
(terreno o fabbricato) La capitalizzazione è quel processo mediante il quale un flusso di imposte viene incluso nel
prezzo di un’attività

 Il prezzo che un individuo sarebbe disposto a pagare per un terreno è uguale al valore attuale del flusso annuale degli affitti:
PR= R0 + R1/(1+r) + R2/(1+r)2 +…+ Rt/(1+r)t
 In seguito all’introduzione dell’imposta t, il canone annuale diminuisce dell’intero ammontare dell’imposta
e gli acquirenti del terreno, insieme a un flusso futuro di rendite, acquistano anche un insieme futuro di
oneri, perciò il prezzo che sono disposti a pagare e dato da: P’R = (R0-t0) + (R1-t1)/(1-r) + (R2-t2)/(1-r)2+…+(Rt-tt)/(1+r)t
 Il prezzo della terra quindi scende del valore attuale dei futuri versamenti di imposte. Il flusso di imposte viene quindi
incluso nel prezzo di un’attività (capitalizzazione dell’imposta)
 A causa della capitalizzazione, la persona che sopporta l’intero onere è colui che possiede la terra nel momento l’imposta
viene introdotta.
 I proprietari successivi, infatti, verseranno imposte al fisco, ma questi pagamenti non sono un vero onere perché’ sono
compensati dal prezzo inferiore pagato al momento dell’acquisto.
.

7.Imposta sui profitti dell’impresa

Le imprese possono essere tassate non solo sulle vendite, ma anche sui profitti (differenza tra ricavi totali e costi dei
fattori utilizzati nella produzione) Bisogna distinguere due casi:

 Se le imprese massimizzano i profitti: L’imposta sui profitti non può


essere trasferita. In seguito all’imposta la funz profitto si abbassa di t.
L’impresa non ha interesse a cambiare la quantità offerta per
massimizzare i profitti, in quanto il massimo lo si raggiunge nello stesso
punto. Infatti la condizione di massimizzazione dei profitti è RM=CM.
Dunque, sulla produzione marginale che determina la quantità ottima
da produrre vengono realizzati profitti nulli e le imposte non influiscono
perciò sulla decisione ottima dell’impresa. Dunque non si genera
eccesso di pressione, le imposte rimangono a carico delle imprese e
non possono essere traslate (la traslazione è nulla. L’imposta è efficiente come l’imposta insomma fissa.

 Alcune teorie manageriali delle imprese indicano tuttavia che le imprese non
sempre massimizzano i profitti, ma che i managers potrebbero avere altri
obiettivi diversi dalla proprietà, come quello di massimizzare le
vendite/fatturato sotto il vincolo di un profitto minimo da garantire agli
azionisti per accrescere visibilità CEO e remunerazione
In tal caso, un’imposta sul profitto potrebbe costringere i manager a scelte
più efficienti rispetto a quelle in assenza di imposta. I managers diventano
allora i soggetti incisi dall’imposta
Le imposte generano inefficienze, questo in una situazione di first best. Vi sono situazioni di second best in cui
sono già presenti altre inefficienze e l’imposta in questo caso può correggere l’inefficienza

Questo tipo di imposta non può essere trasferita ed e sopportata solo dai proprietari dell’impresa.

Consideriamo un’impresa perfettamente concorrenziale:

 Nel breve periodo: l’equilibrio è determinato dall’intersezione della curva dei ricavi con la curva dei costi
marginali, ma l’imposta t non modifica ne i costi marginali ne i ricavi marginali, perciò nessuna impresa è
incentivata a cambiare produzione, e di conseguenza non cambia nemmeno il prezzo pagato dai consumatori
che non vedono ridursi il loro benessere. L’imposta e quindi tutta assorbita dall’impresa;
 Nel lungo periodo: un’imposta sui profitti non produce gettito; i profitti sono pari a zero, cioè sono annullati dalla
concorrenza.

Modelli di equilibrio generale


I modelli di equilibrio parziale analizzano gli effetti delle imposte in un solo mercato e ha il vantaggio della semplicità.
A volte considerare gli effetti in un solo mercato può non essere sufficiente. L’analisi di equilibrio generale analizza gli
effetti delle imposte, tenendo conto di come i mercati sono connessi tra di loro,
In questo tipo di analisi la situazione cambia a seconda se si prende in esame il breve o il lungo periodo, perché molti
parametri che nel breve periodo possono essere considerati dati, nel lungo periodo possono variare. Ad esempio:
• nel breve periodo: l’imposta ha effetti minimi sul risparmio
• nel lungo periodo: l’imposta fa si che il risparmio diminuisca, di conseguenza diminuisce lo stock di capitale, la domanda di
lavoro e la produttività del lavoro e infine il salario; perciò nel lungo periodo l’incidenza dell’imposta ricade sui lavoratori.

Per compiere un’analisi di equilibrio generale si utilizza il modello di Harberger. Alla base di questo modello vi sono
alcune ipotesi semplificatrici:
1. Si prendono in considerazione due beni (alimenti & manufatti), due fattori di produzione (capitale & lavoro) e
nessun risparmio;
2. I rendimenti di scala sono costanti, ovvero le tecnologie sono tali che al raddoppiare degli input raddoppia
l’output. Tuttavia le tecnologie di produzione posso variare da settore a settore e i vari settori differiscono per
l’elasticita di sostituzione fra il capitale e il lavoro: il settore nel quale il rapporto capitale/lavoro e elevato e ad
alta intensita di capitale, mentre il settore nel quale il rapporto capitale/lavoro è basso e ad alta intensita di
lavoro;
3. I fattori sono perfettamente mobili, ossia possono essere trasferiti liberamente da un settore all’altro; di
conseguenza il rendimento del capitale marginale netto e il rendimento del lavoro marginale netto devono
essere uguali in ciascun settore (altrimenti si potrebbero riallocare i fattori per avere rendimenti totali netti piu
alti);
4. Le imprese sono concorrenziali e massimizzano i profitti. I fattori sono pienamente impiegati e i prezzi,
compreso il salario, sono flessibili-
5. Le quantità totali dei fattori sono fisse;
6. Tutti i consumatori hanno le stesse preferenze;
7. Si considera l’incidenza differenziale delle imposte, ovvero gli effetti della sostituzione di un’imposta con
un’altra.
Analizziamo quindi l’effetto di vari tipi di imposte utilizzando tale modello

1. L’imposta su un bene (ta)


“L’imposta sull’output di un settore determina la diminuzione del prezzo dell’input utilizzato in maniera
intensiva in quel settore”: dopo l’introduzione di un’imposta sul bene A, il prezzo relativo di questo
aumenta (PA↑). Di conseguenza i consumatori sostituiscono il bene A con il bene B e si produce una quantita minore
del bene A (QA↓) una quantita maggiore del bene B (QB↑). La produzione del bene A diminuisce, percio i fattori
prima utilizzati per produrre il bene A devono trovare impiego nella produzione del bene B. Il rapporto
capitale/lavoro pero e diverso nei due settori: supponiamo che il bene A sia ad alta intensita di capitale (K/L elevato)
e il bene B sia ad alta intensita di lavoro (K/L basso). Se la produzione del bene A diminuisce, significa che devono
essere assorbite grandi quantita di capitale non piu utilizzate. Per far si che questo capitale possa essere impiegato
nella produzione del bene B, e necessario che il prezzo del capitale scenda (r↓):
 Maggiore è l’elasticita della domanda del bene A e maggiore sarà la sostituzione dei consumatori del bene A con
il bene B, perciò maggiore sarà la riduzione del rendimento di capitale (r);
 Maggiore è la differenza nelle proporzioni dei fattori impiegati nella produzione del bene A e del bene B e
maggiore deve essere la riduzione del prezzo del capitale (r).
Conclusioni:
• Dal lato delle fonti di reddito l’imposta colpisce le persone che in proporzione ricevono una quota considerevole
del reddito dal capitale.
• Dal lato dei consumi dato che tutti gli individui per ipotesi hanno le stesse preferenze, non vi sono effetti
interessanti; se eliminiamo quest’ipotesi, le persone che consumano in proporzione grandi quantita del bene A
sopportano oneri relativamente maggiori.
• L’incidenza totale dell’imposta sul bene A dipende sia dal lato del reddito che dal lato dei consumi.

2. L’imposta sul reddito:


L’imposta sul reddito equivale a un insieme di imposte sul capitale e sul lavoro della stessa aliquota. Dato
che l’offerta dei fattori e’ fissa, quest’imposta non può essere scaricata e viene sopportata in modo
proporzionale alla composizione iniziale dei redditi individuali. (i fattori non possono fuggire all’imposta e ne
sopportano l’intero onere)

3. L’imposta sul lavoro:


L’imposta viene applicata sia sul lavoro impiegato nella produzione del bene A sia su quello impiegato nella
produzione del bene B, perciò non vi sono incentivi a spostare il lavoro da un settore all’altro; dall’ipotesi di
offerta fissa dei fattori, ne deriva che il lavoro sopporta tuto l’onere.

4. L’imposta parziale sui fattori:


Le imposte parziali sono imposte applicate ad un fattore soltanto quando questo viene impiegato in un determinato
settore. Ad esempio, supponiamo che venga tassato solo il capitale utilizzato nella produzione del bene B. Cio
produce due effetti:
• Effetto sull’output: il prezzo del bene B aumenta (PB↑) e la quantita domandata diminuisce (QB↓). o Se il bene B
e ad alta intensita di lavoro: il prezzo del capitale sale (r↑) o Se il bene B e ad alta intensita di capitale: il prezzo del
capitale scende (r↓).
• Effetto sulla sostituzione dei fattori: se il prezzo del capitale aumenta (r↑) i produttori utilizzano una quantita
minore di capitale (qk↓) e una quantita maggiore di lavoro (qL↑). La riduzione della domanda di capitale fa
scendere il prezzo del capitale (r↓) Combinando i due effetti, vediamo che:
 Se il bene B e ad alta intensità di capitale, sia l’effetto output sia l’effetto di sostituzione fanno diminuire il
prezzo del capitale (r↓), perciò l’effetto e certo.
 Se il bene B e ad alta intensita di lavoro, l’effetto output fa salire il prezzo (r↑), mentre l’effetto di
sostituzione lo fa scendere (r↓), percio l’effetto e ambiguo.

Se si modificano le ipotesi alla base del modello pero si giunge a conclusioni diverse. Ad esempio:
• Se si ipotizzano preferenze degli individui diverse, le variazioni dell’imposta sulla distribuzione del reddito
modificano le decisioni di spesa, e quindi i prezzi dei beni. [Ad esempio l’imposta generale sul lavoro: questa e
sopportata interamente dai lavoratori. Se i lavoratori consumano beni diversi dai capitalisti, in seguito all’imposta, la
domanda di quest’ultimi beni calera e cosi calera il rendimento del fattore produttivo utilizzato in maniera intensiva
in quel settore];
• Se si ipotizza che i fattori siano immobili, il fattore tassato sopporta l’intero onere, perche non puo “sfuggire” alla
tassazione trasferendosi in un altro settore, quindi il rendimento del fattore immobile tassato scende in misura pari
all’imposta
• Nel lungo periodo, l’offerta dei fattori non è fissa come ipotizza il modello, ma e variabile. Ad esempio, l’imposta
generale sui fattori applicata al capitale, nel breve periodo e sopportata da chidetiene il capitale (perche il capitale
e fisso); nel lungo periodo la quantita di capitale offerta diminuisce (qk↓), percio diminuisce il rapporto K/L↓ e
diminuisce anche il rendimento del lavoro (w↓): questo perche’ il lavoro ha disposizione meno capitale ed e meno
produttivo. Pertanto il lavoro puo trovarsi in condizioni peggiori.