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TECNICHE DI LAVORAZIONE DEL TAPPETO

TECNICHE DI LAVORAZIONE DEL TAPPETO

I MATERIALI
Per creare un tappeto vengono usati lana, cotone e seta a seconda delle esigenze e disponibilità nei luoghi
di produzione.
La lana è sempre stata la materia prima più usata. Facile da lavorare è calda, morbida, resistente e non
presenta difficoltà per la coloritura.
Generalmente si fa uso di lana di pecora; a volte è anche usata la lana di cammello o di capra.
Le qualità di lana di pecora sono varie e dipendono da molti fattori tra i quali la selezione dei capi, il tipo di
alimentazione, l'età e la stagione della tosatura.
Oggi viene usata, in alcuni casi, una qualità scadente detta "tabbakhi" proveniente da capi macellati.
Si riconosce perché secca, opaca e poco resistente.
Sono usate anche lane australiane merinos soprattutto per la manifattura dei prestigiosi tappeti come quelli
della città di Kashan.
Il cotone è largamente usato per l'ordito. Rispetto alla lana è più compatto, offre una maggiore capacità di
adesione con il pavimento, non è elastico e non tende a deteriorarsi, perfetto quindi per produrre manifatture
di grande resistenza e perfezione.
La seta, simbolo di ricchezza ed eleganza, ha elevati costi di produzione, viene quindi usata solo nei tappeti

LA TINTURA
I coloranti utilizzati nei tappeti orientali possono essere divisi in due gruppi.

Tutta la produzione fino al 1870 ha utilizzato esclusivamente colori naturali.


Da quel momento furono introdotti dall'Europa coloranti sintetici all'anilina, di scarso valore e deteriorabili nei
toni di colore.
Questi sono stati rapidamente sostituiti dalle attuali tinture sintetiche che sembra non producano
inconvenienti di nessun tipo. Ancora oggi però le migliori produzioni e quelle nomadi delle zone più impervie
utilizzano colori naturali.
Tra le sostanze coloranti naturali, che sono moltissime, ricordiamo: la robbia, la cocciniglia, l'indigofera
tintoria che si usa per ottenere il rosso, l'indaco per il blu, lo zafferano per il giallo e molte altre ancora.

Soprattutto nei villaggi e nelle popolazioni nomadi la lana veniva e viene tuttora tinta in piccole quantità per
volta. Questo comportava e comporta ancora oggi un cambio di sfumatura cromatica sullo stesso punto di
colore, causato proprio dall'utilizzo di lane tinte in momenti diversi.
Questo cambio di sfumatura viene chiamato "abrash".
Nei tappeti antichi le "abrash" non sono considerate un difetto ma la testimonianza della loro originalità.

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IL TELAIO
Il telaio, strumento indispensabile per la produzione del tappeto, nel corso dei secoli non ha subito particolari
cambiamenti.

Si possono distinguere due tipi di telai, quello verticale e quello orizzontale usato dalle popolazioni nomadi.

Il telaio verticale si distingue in due tipi:

Il tipo a subbi fissi. Il tipo con subbio inferiore mobile. Questo permetteva di
Qui il tessitore alza il supporto di legno, far scorrere il tappeto davanti al tessitore. Chiamato anche
su cui si siede, man mano che procede telaio di Tabriz ma in uso anche nel Caucaso e nell'Anatolia.
nella lavorazione. E' adatto per annodare tappeti di grandi dimensioni, più
lunghi dello stesso telaio.
A SUBBI FISSI
CON SUBBIO MOBILE

Distinguiamo anche due tipi di telaio orizzontale:

Le differenze tecniche di questi telai sono poco rilevanti e difficili da sottolineare. I telai orizzontali sono usati
dalle popolazioni nomadi per la facilità con cui possono essere smontati e trasportati. Sono macchine tessili
in cui l'ordito è teso tra due subbi disposti a poca distanza dal terreno e sorretti da picchetti incrociati. Il liccio
è sospeso ad un treppiede mobile.

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I NODI
L'annodatura consiste nel fissare i piccoli fili o ricci di lana, che formano il vello del tappeto, intorno alle
catene dell'ordito. Le tecniche di annodatura sono sostanzialmente due:

Il NODO TURCO, detto anche ghiordes o turkibaft o simmetrico

Il NODO PERSIANO noto anche come farsibaft o senneh o asimmetrico

Esiste una variante di questi due nodi denominata con il termine "jufti".
Abbiamo quindi il nodo TURKIBAFT JUFTI

e il nodo FARSIBAFT JUFTI

In questi tipi di nodi il filo di lana si annoda su 4 catene di ordito anziché su


due. Si risparmia quindi tempo, materiale ed energia del tessitore.

Ovviamente tutto ciò va a discapito della qualità del


tappeto.Ricordiamo anche la particolare lavorazione della
tessitura dei tappeti di Sumak e dei Kilim. Esempio di lavorazione
di Sumak e Kilim >
E' un tipo di tessitura piana con trame a vista, esente da nodi.

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I FORMATI
I tappeti sono annodati in differenti misure, alcuni di questi formati sono tipici della tradizione persiana o
turca.

- "Pushti" o "Yastic" significano, rispettivamente in persiano e in turco cuscino: sono tappeti di piccole
dimensioni, circa cm 60 x 90.
- “Zaronim" è un'unità di misura persiana, dove "zar" corrisponde a cm 105, e "nim" significa "mezzo";
sono tappeti di circa cm 160 x 90.
- "Dozar" e "Sejadeh" sono i nomi dati ai tappeti lunghi circa cm 210 x 140; "dozar" significa "due volte
zar", quindi cm 210.
- "Kelley" è un formato allungato di varie dimensioni: cm 150-200 x 300-600; deve il suo nome alla
particolare disposizione dei tappeti usata in Persia, è il tappeto che sta alla testa di altri tre tappeti
sottostanti ("Kelleh" in persiano significa "testa").
- "Kenareh" è un formato stretto e lungo di varie dimensioni: 800-120 x 250-600; in occidente i
"Kenareh" vengono chiamati corsie o passatoie.

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