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5/2/2021 Bartolomeo Bianco - Wikipedia

Bartolomeo Bianco
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Bartolomeo Bianco (Coldrerio, 1590 – Genova, 1657) è stato un


architetto italiano, principale interprete del barocco genovese in
architettura.

Indice
Biografia
L'attività a Genova
L'attività a Chiavari Rubens, palazzo Durazzo-
Pallavicini, facciata
Note
Bibliografia
Altri progetti
Collegamenti esterni

Biografia
Nativo di Coldrerio si trasferì molto giovane a Genova per seguire il padre, Cipriano Bianco[1], impegnato
nel capoluogo ligure in alcuni lavori per il locale convento dei Padri Agostiniani di Carbonara nella zona
di Castelletto[2]. La sua formazione professionale si sviluppò soprattutto a Genova richiamando nei suoi
progetti stili tipicamente di scuola lombarda - ad esempio per le decorazioni o per le facciate esterne
delle chiese - in un percorso artistico che gli storici equiparano a suoi colleghi conterranei quali
Domenico Fontana e Martino Longhi il vecchio. Nel capoluogo è considerato uno dei principali
sviluppatori e creatori del barocco e dei palazzi seicenteschi genovesi.

L'attività a Genova

Sarà soprattutto nell'allora capitale della repubblica omonima che l'opera del Bianco si svilupperà
maggiormente e si farà conoscere dalle più importanti personalità genovesi dell'epoca. Tra questi vi fu la
nobile famiglia Balbi che gli commissionò una notevole opera artistica e progettuale: l'apertura di una
nuova strada, l'odierna Via Balbi - migliorando così la viabilità tra il porto genovese e l'ex porta
occidentale di San Tommaso. Dalla nuova opera viaria, a partire dal 1618, si darà vita in seguito ad un
nobile quartiere residenziale con la costruzione di sette palazzi - di proprietà dei Balbi - un collegio dei
Gesuiti e una chiesa intitolata ai santi Vittore e Carlo, di cui ne darà immediata testimonianza Rubens
nei suoi Palazzi di Genova[3].

Sempre per la famiglia genovese - nella persona di Giovanni Agostino Balbi - realizzerà nel 1618 il
progetto del palazzo Durazzo-Pallavicini, cui un particolare effetto scenografico è conferito dalle due
grandi ali ai margini della facciata, quest'ultimo rivisto strutturalmente nel 1780 da Emanuele Andrea
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Tagliafichi, e tra il 1616 e il 1620 il palazzo Balbi-Senarega dove creò


un doppio piano nobile per i fratelli committenti Giacomo e Pantaleo
Balbi. Assieme al figlio Piero Antonio Maria, morto giovane, diverrà
tra il 1620 e il 1625 architetto camerale.

Nel 1626 è nominato coordinatore e capo d'opera dell'impresa


progettuale delle Mura Nuove di Genova, opera conclusa nel 1633,
sotto la direzione di Ansaldo De Mari e Vincenzo Maculano. Tre anni
dopo, nel 1629, dopo l'apertura dell'odierna via Balbi collabora al
progetto della nuova chiesa dei Santi Vittore e Carlo per i
Genova, chiesa dei Santi Vittore e
Carmelitani Scalzi fino al 1631 quando, per motivi sconosciuti,
Carlo
abbandona l'opera che sarà ugualmente completata e ligia al
primario progetto di Bartolomeo Bianco.

Nel 1634, dopo gli accordi presi tra Stefano Balbi e i Padri Gesuiti
nel 1630, iniziano i lavori per l'edificazione del nuovo Collegio dei
Gesuiti di Genova, considerato il suo capolavoro. L'architetto
s'ispirò, secondo gli storici, alla maestria di Giovanni Ponzello,
autore del celebre palazzo Doria-Tursi (sede del municipio) in via
Giuseppe Garibaldi detta "Strada Nuova". Nonostante la
riproposizione appaia simile al palazzo del Ponzello, l'effetto
scenografico risulta diverso a causa dell'orografia dell'area
particolarmente ripida. L'utilizzo, con effetti maestosamente
Collegio dei Gesuiti di Genova,
scenografici, di logge e scalinate, che contribuiscono ad amplificare
cortile
gli spazi e a conferire grandiosità agli ambienti, è testimonianza
dell'adesione dell'architetto agli stilemi del barocco maturo[4]. Il
collegio dei Gesuiti diverrà in seguito sede della facoltà di
giurisprudenza dell'Università degli Studi di Genova.

Altre sue opere genovesi sono porta Pila, palazzo Cattaneo della Volta in piazza Cattaneo e palazzo
Casareto De Mari in piazza Campetto.

L'attività a Chiavari

Oltre alla maggiore opera svolta nel capoluogo genovese e in altri lavori sulle fortezze di Gavi (AL) e
Savona, svolse un'importante operato nella cittadina costiera di Chiavari nel Tigullio. Nel 1623 collabora
attivamente durante l'edificazione del santuario di Nostra Signora dell'Orto realizzando alcune parti
strutturali quali il presbiterio e l'abside.

Tra il 1629 e il 1630 su commissione dei marchesi Costaguta, famiglia nobiliare chiavarese, progetta
l'odierno palazzo Rocca che, divenuto proprietà nel 1912 del Comune di Chiavari, è sede attuale del
Museo Archeologico per la Preistoria e la Protostoria del Tigullio e la Galleria Civica. La stessa famiglia
nobiliare darà a Bartolomeo Bianco, nel 1630, la commissione per la riedificazione della chiesa di San
Francesco d'Assisi, risalente al XIII secolo e oggi trasformata in auditorium.

Morì a Genova nel 1657. Il figlio, Giovanni Battista Bianco, fu modesto scultore, autore in particolare del
gruppo bronzeo della Madonna circondata da angeli sull'altare maggiore della cattedrale di S.
Lorenzo[5].

Note
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1. ^ Bartolomeo Bianco (http://www.treccani.it/enciclopedia/bartolo


meo-bianco_%28Enciclopedia-Italiana%29/) in
treccani.it/enciclopedia/
2. ^ L. Profumo Müller, Bartolomeo Bianco architetto, Roma 1968
3. ^ P. P. Rubens,Palazzi di Genova, Anversa 1622, figg. 7-9, 19-21
4. ^ BIANCO, Bartolomeo di Giovanna Terminiello Rotondi -
Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 10 (1968)
5. ^ Delle vite de' pittori, scultori ed architetti genovesi Di Raffaele
Soprani, Carlo Giuseppe Ratti, p. 434
Palazzo Rocca a Chiavari realizzato
nel 1629.
Bibliografia

Altri progetti
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Collegamenti esterni

Bartolomeo Bianco, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.


VIAF (EN) 28476033 (https://viaf.org/viaf/28476033) · ISNI (EN) 0000 0004 5510 0869 (htt
p://isni.org/isni/0000000455100869) · LCCN (EN) n84129091 (http://id.loc.gov/authorities/n
ames/n84129091) · GND (DE) 121900002 (https://d-nb.info/gnd/121900002) · BNF
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Controllo di autorità
r/ark:/12148/cb11992040f) · ULAN (EN) 500043400 (https://www.getty.edu/vow/ULANFullDi
splay?find=&role=&nation=&subjectid=500043400) · CERL cnp00566925 (https://thesauru
s.cerl.org/record/cnp00566925) · WorldCat Identities (EN) viaf-208145542765696642252 (h
ttps://www.worldcat.org/identities/viaf-208145542765696642252)

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