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TEEMU IMMUNEN

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Domenico di Sora era un monaco che visse alla svolta del secondo Millennio cristiano in
Italia Centrale. Nella vita di Domenico, come nelle vite di molti altri monaci di quel tempo, periodi
di eremitaggio, si avvicendarono a periodi di cenobitismo. Durante la sua vita Dominic fondò molti
monasteri sul confine tra Campania e Lazio. Le fondazioni di Dominic furono situate nella periferia
dell’area abitata di solito. Molti di loro furono connessi direttamente alle colonizzazioni nuove, ed
era così parte dell'incastellamento che stava cambiando la faccia dell'area. Inoltre con il suo lavoro
nei monasteri, Dominic prese anche una parte attiva nei processi di riforma del suo tempo. Nelle sue
vite lui è presentato come un predicatore contro la corruzione del clero secolare. Dominic morì nel
1031. (1)
In questo articolo gradirei indicare alcuni aspetti del culto che si sviluppò intorno a San
Domenico nella seconda metà dell'undicesimo secolo. Io comincerò con l’osservare il contesto nel
quale sorse questo culto e le caratteristiche che ne caratterizzavano la sua natura. L'ubicazione
centrale del culto stesso era il piccolo monastero di San Domenico a Sora, dove il corpo del santo fu
seppellito. Dietro all’agiografia connessa al culto c’erano, comunque, altri

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monasteri. La prima Vita di San Dominic, oggi persa, probabilmente fu scritto in San Bartolomeo di
Trisulti. (2) Questo era il monastero nel quale visse più a lungo Dominic. Dietro ad un'altra Vita
della quale sopravvivono edizioni diverse, c’era la grande comunità monastica di Montecassino.
Con ogni probabilità una versione completa di questa Vita, contenente miracoli post mortem e forse
anche un prologo, fu inviato a San Domenica di Sora.
Famiglie monastiche diverse avevano ambizioni forti riguardo al culto. Esse usarono testi
agiografici per promuovere i loro interessi nell'area circostante a San Domenico di Sora. Io
descriverò brevemente che genere di interessi avevano monasteri e come le agiografie potevano
essere usati per rispondere a questi interessi. Dopo questo io continuerò ad esplorare più da vicino
un particolare miracolo ed i punti di vista che vi si aprono. Attraverso questo resoconto, io esamino
che genere di effetto ebbe nella creazione del culto di Sant Dominic la relazione tra i monaci ed i
patroni laici dei Monasteri di Dominic.
Come ha indicato John Howe, durante la sua vita Dominic era in contatto con quasi tutti strati
sociali da famiglie nobili ed alte a contadini. Anche se la nobiltà era dietro alla maggior parte delle
sue fondazioni monastiche, lui ricevette donazioni generose anche dal popolo più umile. (4) I più
importanti benefattori furono i Conti dei Marsi. Questa famiglia fu divisa in molti rami (5)
Specialmente due di questi rami, i conti dei Marsi ed i conti di Valva, sostennero Dominic durante la
sua vita. Un altro potente, sebbene famiglia meno centrale nel destino della congregazione di
Dominic furono i Crescenzi di Roma. Un'importante famiglia riguardo lo scopo di questo articolo
furono i signori di Sora. Loro appartennero alla nobiltà alta anche se loro non avevano lo status di
conte. Nella Cronaca di Montecassino Rainerio, il capo della famiglia, è chiamato gastaldo.(6) I
signori di Sora furono legati ai conti di Marsica attraverso un matrimonio. Pietro Rainerio, figlio di
Rainerio si era sposato Doda che era una figlia di Oderisio I, conte dei Marsi.(7) I signori di Sora
fondarono il Monastero di San Domenico a Sora dopo l'anno 1025.(8)

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All’epoca della morte di Dominic i monasteri fondati da lui sembrano essere indipendenti ma
allacciati insieme dal prestigio del loro fondatore. Nei tardi 1060s, comunque la comunità dei
Monasteri di Dominic cominciò a cadere a pezzi. Nel 1067 o 1069 i conti di Valva donarono San
Pietro del Lago e l'eremitaggio di Prato Cardoso, entrambi fondati da Dominic, al grande Monastero
di Montecassino.(9) Anche nell’anno 1069 Borrello della famiglia di Valva donò San Pietro
Avellana, una delle fondazioni di Dominic a Montecassino.(10) Sembra come se queste donazioni
fossero opposte fortemente ad alcuni Monasteri della comunità di Dominic. Essi risposero per
mezzo dell’agiografia che forse era l'arma più forte che un monastero potrebbe usare contro un altro!
Presumibilmente, un monaco di San Bartolomeo a Trisulti scrisse da qualche parte un Vita di San
Domenico tra il 1067 ed il 1070. In questa Vita, l'autore sembra avere contrastato i diritti di
Montecassino. Questo lavoro non è sopravvissuto ma c'è una Vita del tardo undicesimo secolo che
sembra trasmettere le idee del primo lavoro (12).
Da questa copia e dal tono della Vita di Montecassino noi possiamo concludere che il primo lavoro
aveva attaccato ferocemente il monachesimo a Montecassino. Aveva negato la santità del grande
monastero e così il suo diritto di dominare sui più piccoli monasteri fondati da Dominic. Questo
antagonismo può più chiaramente essere visto nella storia del miracolo nel quale due monaci di
Montecassino visitano Dominic. Nella storia, il preposito di Montecassino, avendo sentito della
fama di Dominic, spedisce due fratelli per portare pesce come regalo al santo. Comunque, questi
fratelli guidati dal diavolo, nascondono quattro grandi pesci prima di arrivare a San Bartolomeo di a
Trisulti, dove è il santo. Nella storia, Dominic riceve gli ospiti vivamente e loro godono della carità
fraterna nel monastero per tre giorni. Il terzo giorno, Domenico rivela a loro che lui sa del pesce
nascosto e dice loro che questi pesci sono stati trasformati in serpenti. I fratelli lasciano poi il
monastero ed arrivano al luogo dove il pesce era stato nascosto. Là, loro scoprono che quello che
aveva detto Dominic era vero. I fratelli ritornano a Dominic ed in lacrime chiedono il suo perdono.
Questo fa il santo accompagnando con i precetti del Redentore e degli

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apostoli: "Nolite possidere aurum et argentum" e “ Victum et vestimentum, et eis contenti sitis”.
Quello che è notevole nella storia è che lo scrittore usa una formula conosciuta dai Dialoghi di
Gregorio Magno. Lui usa il prestigio di San Benedetto per mostrare che i monaci del suo monastero
a Montecassino non seguirono il suo esempio ed i suoi precetti. Loro erano avidi quando avrebbero
dovuto amare povertà.
Montecassino prese questa carica seriamente. Un certo monaco di Montecassino, chiamato Alberic
scrisse una Vita ed i Miracula di San Dominic di Sora. (15) Nella prefazione dell'opera Alberic
enfatizzò che lui stava scrivendo per correggere gli sbagli di un precedente ed erroneo lavoro.(16)
Alberic, nel suo lavoro volle provare che san Dominic aveva infatti seguito lo stile di vita di
Montecassino. Secondo Alberic, fu questo modo di vivere che in particolare aveva santificato
Dominic.(17) Per Montecassino fu un compito cruciale provare che non furono violati i diritti di San
Dominic, ma, al contrario, presentò la stessa santità come il santo stesso. Il concetto di santità creò
le fondamenta sulle quali il resto del campo comunicativo circa il culto fu costruito.(18) Il culto
stesso potrebbe svilupparsi solamente se le persone credessero che un santo ed i luoghi connessi al
suo culto siano sacri.
Dopo tutto, il culto fu anche il mezzo per rispondere a molte necessità oltre la sfera della lotta tra i
Monasteri. Gli elementi religiosi offrirono un fondamento solido per il culto, ma si attorcigliarono
con elementi politici ed economici. Questi

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motivi diversi formarono un inseparabile intero. La scrittura della vita e la creazione del culto puntò
alla protezione dei diritti del monastero contro laici e le altre istituzioni ecclesiastiche. Nella vita di
Alberic di San Dominic ci sono le molte storie di miracoli che rappresentano il santo che castiga
quelli che avevano abusato di loro diritti sul suo monastero.(19) Il numero alto di questi miracoli di
protezione nel testo riflette i tempi agitati dell'Italia Meridionale nell'undicesimo secolo. Gli
Imperatori dell’Est e dell’Ovest stavano lottando per egemonia sull'area. Nello stesso periodo,
potenti locali erano in lotta l'uno contro l'altro così come contro gli imperatori. All'inizio del secolo,
mercenari normanni dalla Francia Settentrionale apparvero sulla scena. Essi presto si svilupparono
dal ruolo di mercenari ad una forza militare ed indipendente molto forte. Entro i 1060s i Normanni,
avevano già conquistato la maggior parte dell'Italia Meridionale. I monasteri che aveva fondato
Dominic erano localizzati lungo i confini settentrionali dell'area controllata dai Normanni. Qui il
combattimento ancora stava continuando. Appare come se c’era un collegamento forte tra la
donazione dei monasteri di Dominic a Montecassino e l'espansione dell'egemonia normanna
sull'area, anche se questo fu difficilmente l'unico fattore dietro alla donazione.(20)
Questi tempi turbolenti enfatizzarono il significato del culto come una forza che protegge. Il culto si
proponeva di dimostrare che Dio proteggeva il monastero e la sua proprietà attraverso la santità del
santo. Anche per Montecassino che aveva milites e castelli al suo servizio, il prestigio della sua
santità fu considerato il miglior mezzo di protezione. Dietro alla santità di Montecassino c’era la
torreggiante figura torreggiante di San Benedetto. La santità di un santo generalmente fu considerata
anche un scudo efficiente contro una minaccia militare. Se un scrittore fosse capace di assicurare al
suo pubblico il potere protettivo del santo, un monastero avrebbe protezione più sicura che anche
una grande forza militare non sarebbe stata capaci di fornire.(21)
Oltre al suo ruolo di protettore del Monastero, il santo era anche un fattore significativo
nell'economia del monastero. Una delle più importanti mete delle agiografie era elevare interesse e
rispetto verso il santo. Il culto di un santo fu concepito per
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attrarre donazioni al Monastero. La donazioni formarono una parte essenziale del reddito del
monastero. Ecco perché una vita scritta di un santo era un fattore notevole nell'economia del
monastero per gli anni a venire. (22) Nell’agiografia di San Dominic questo aspetto è visibile in un
modo che è al tempo sorprendentemente chiaro. Ci sono molti episodi miracolosi che danno
racconti particolareggiati degli incassi delle donazioni e lodano il valore dei regali votivi ricevuti. In
un'occasione Alberic descrive quanto argento per decorare un Libro Evangelico per i monaci di San
Domenico di Sora un certo orefice userebbe se Dominic guarisse la sua moglie indemoniata.(23) In
un'altra storia un uomo chiamato Bonutius il quale promette di dare al convento un ammontare di
cera o petrolio uguale al peso di suo figlio se questo figlio fosse guarito.(24) Nelle storie di miracolo
summenzionate i donatori sono persone comuni. In casi dove sono nobili donatori i regali sono di
solito domini.
Fin adesso io ho esplorato il fenomeno agiografico che è collegato direttamente agli interessi della
comunità monastica dietro al culto. Successivamente, io darò un sguardo più vicino ad un episodio
miracoloso dei miracela di San Dominic. Io spenderò particolare attenzione alla questione di cosa
questo particolare miracolo dice circa il ruolo del pubblico laico nella creazione del culto di un
santo.
Questa storia di miracolo narra gli eventi che hanno avuto luogo durante l'assedio di Napoli,
nell’anno 1026 o 1027. Il comandante delle truppe all'assedio era Pandulf IV, principe di Capua.(25)
Anche un nobile di Sora, chiamato Girard, lottò nelle truppe di Pandulf. Lui era figlio di Pietro,
fondatore del monastero di San Domenico di Sora. Durante l'assedio Girard fu ferito seriamente. Lui
fu colpito da una freccia che penetrò la sua testa, tra l'occhio e la fronte. I medici tentarono di
rimuovere la punta della freccia, ma nonostante i loro sforzi nulla sembrò aiutare. La freccia si era
conficcata veloce nella testa di Girard. Secondo la storia, anche il principe Pandulf era presente al
capezzale di Girard. Mentre il principe pensava intensamente come poter aiutare il giovane nobile
che nel testo chiama suo fratello, San Dominic gli apparve "per divina suggestione". Pandulf allora
immediatamente si rivolse a Girard ricordandogli del potere taumaturgico di San Dominic. Pandulf
lo consigliò bene di promettere una donazione al santo, se il santo lo avesse guarito. Girard promise
di dare al monastero di San Domenico di Sora un dominio dei suoi possedimenti se la freccia fosse
stata rimossa dall’orbita del suo occhio e lui avrebbe preservata la sua vista.

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Dopo che giovane nobile ebbe fatto questa promessa, Pandulf afferrò la freccia e lo tirò fuori
miracolosamente.(26)
Studiosi hanno speso attenzione a questa storia miracolosa a causa di un dilemma cronologico che
presenta. La storia stessa è un miracolo post mortem, ma l'assedio di Napoli ebbe luogo nell’anno
1026 o 1027, cinque o quattro anni prima della morte di Dominic. Già il Bollandista redattore
dell'Acta Sanctorum dei Miracela osservò questo problema. La sua conclusione fu che l'assedio era
stato erroneamente datato.(27) Francois Dolbeau invece inferì che lo scrittore aveva voluto riportare
un miracolo ante mortem o che egli aveva sbagliato circa le circostanze del ferimento. La mia
intenzione.(8) La mia intenzione qui non è discutere la cronologia della storia di miracolo, ma
esaminarlo da un punto di vista diverso, e tentare di rispondere a domande diverse che esso fa
sorgere. Gradirei indicare il ruolo di Pandulf in questo miracolo. Lui è presentato come un strumento
della santità. E’ un buon uomo che si adopera per il ricupero del suo amico Girard ricordandogli del
potere miracoloso di San Dominic. Questo ritratto di Pandulf è piuttosto diverso da quello che noi
possiamo ricostruire di solito dai testi di Montecassino.
Pandulf era stata un'importante persona nella storia di Montecassino. Era un membro delle vecchie e
potenti famiglie dei Longobardi. Allo stesso tempo, mentre Pandulf era un principe del principato
indipendente di Capua, suo fratello Atenulf era l'abate di Montecassino. Contemporaneamente,
Montecassino prese all'inizio degli anni 1020, una parte attiva nella vita politica di Capua. Il
monastero si comportò come un mediatore nella lotta di potere nell’Italia Meridionale tra l'Impero
Bizantino e l'Imperatore tedesco e negoziò con ambo i lati. Nell’anno 1022 l’Imperatore Enrico II
attaccò Capua, perché il principato stava inclinandosi troppo verso Byzantium. Come le truppe
tedesche stavano avvicinandosi al principato, Atenulf, fratello di Pandulf, l'abate, lasciò
Montecassino e scelse di fuggire a Byzantium. Comunque, Atenulf era sfortunato. Durante la
traversata affogò in una potente tempesta.(29)
Pandulf, d’altra parte fu arrestato e preso dall'Imperatore. Enrico prima condannò il principe a
morte, ma poi cambiò poi la condanna ad imprigionamento. Pandulf

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fu tratto in Germania in catene e fini nell’oblio della prigione.(30) A Montecassino, Enrico costrinse
i monaci a scegliere un abate nuovo secondo la sua volontà. Contemporaneamente concesse
donazioni generose al convento. Fra le donazioni un Libro Evangelico miniato molto celebre, oggi
tenuto nella Biblioteca Vaticana. (31) Nelle illustrazioni simboliche di questo Libro Evangelico,
studiate attentamente da Herbert Bloch, noi vediamo Enrico II che tiene il processo ad una figura
che apparentemente è Pandulf. Intorno alla miniatura c’è un testo “Caesaris ad nutum dampnant Lex
Iusque tyrannum".(32) Tenendo presente che il Libro Evangelico era destinato a Montecassino, si
può dire che qui Pandulf IV è presentato come un tiranno che aveva oppresso il convento e da sotto
la cui regola l'imperatore aveva liberato i monaci. Come noi vedremo, questa concezione non rimase
solamente come propaganda mera dell'Imperatore.
Enrico II morì il 13 luglio 1024. Subito dopo la sua morte, Pandulf fu rilasciato. Lui ritornò in Italia,
dove riguadagnò il suo potere con l'aiuto dell'Impero Bizantino. Pandulf aveva successo nelle sue
azioni militari e presto prese controllo dell'area.(33) Per primo conquistò Capua e poi assediò ed
occupò Napoli. Il ferimento e la guarigione miracolosa di Girard di Sora ebbe luogo in mezzo di
questi eventi. Come un risultato dei suoi successi militari Pandulf interferì di nuovo nelle vita dei
monaci di Montecassino. Imprigionò l'abate Theobald di Montecassino e lo confinò nel monastero
San Benedetto a Capua. Quando l'abate morì nell’anno 1035 Pandulf costrinse i monaci ad eleggere
come nuovo abate un uomo che lui aveva scelto.(34) Questo abate nuovo, Basil IV, governò
Montecassino per più di dieci anni. Egli era molto impopolare fra i monaci. Loro spedirono molti
appelli all'Imperatore tedesco, chiedendo a lui di venire e liberarli da questo onere. (35)
Le richieste dei monaci furono esaudite nell’anno 1038 quando l'Imperatore tedesco Corrado II
attaccò Italia meridionale e prese il controllo di Capua. Pandulf e l'abate di Montecassino fuggirono
dall'Imperatore, prima al castello di Sant’Agata poi a Costantinopoli. I monaci di Montecassino si
rallegrarono all'arrivo dell'Imperatore. Mentre nel 1022 Enrico II aveva dovuto costringere i monaci
a scegliere un abate appropriato, questa volta erano i monaci stessi che chiesero all'Imperatore di
dare loro un leader che fosse capace di proteggerli.(36)

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Come conseguenza della sua azione contro gli interessi di Montecassino, la reputazione di Pandulf
rimase cattiva fra i monaci del monastero. Questi aspri rapporti furono trasformati in un'espressione
letteraria, alcune decadi più tardi tra gli anni 1076 e 1079, quando l’abate Desiderius di
Montecassino scrisse i suoi Dialoghi famosi. Desiderius descrisse il principe di Capua come un
uomo spietato e crudele che prese d'assalto il paese e rubò i beni non solo di Montecassino ma anche
di orfani, vedove, clero e poveri. Nella storia dell'abate Dio sentì le preghiere degli oppressi e spedì
l’imperatore Corrado II in Italia ad vindicandas eius ecclesias ac de tyrannorum manibus
eruendas.(37)
Si incontra lo stesso spirito nei lavori di molti scrittori di Montecassino. Intorno all'anno 1080 un
monaco noto come Amatus di Montecassino scrisse un lavoro chiamato Storia de' Normanni. Questo
lavoro fu pubblicato solo nel decimoquarto-secolo tradotto in francese. (38) Nel suo Storia Amatus
scrisse di Pandulf come di un "uomo malevolo" (39), “pieno di peccato e cattiveria” (40) che
“combattè contro Dio ed i suoi santi” (41), che "mostrò la sua iniquità in ogni modo" (42) e che si
approfittò della sfortuna degli altri.(43) Come Desiderius, anche Amatus vede l’arrivo di Corrado II
come una punizione divina per Pandulf per i suoi peccati. E, come Desiderio, anche Amatus usa la
parola tiranno per descrivere Pandulf. Lo stesso fenomeno può essere visto per esempio nel
Chronica Monasterii Casinensis, cominciato dal monaco Montecassinese Leo di Marsica nell’anno
1096. Leone usa quasi esattamente le stesse parole di Desiderius quando narra come Corrado II
aveva liberato il monastero.(44) In conclusione l'immagine di Pandulf IV era interamente negativa
nell’immaginario dei monaci di Montecassino.(45)

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Nel testo di Alberic, invece, non si può vedere nessuna traccia dei sentimenti duri dei monaci di
Montecassino verso Pandulf. Questo è piuttosto sorprendente anche se Alberic scrisse alcuni anni
prima di Desiderius. Dal mio punto di vista, la spiegazione per l'atteggiamento favorevole di Alberic
a Pandulf sta nel legame tra Montecassino e le famiglie nobili che erano padroni dei monasteri di
Dominic. Dal tempo in cui Alberic scrisse la Vita la relazione tra i Conti dei Marsi e Montecassino
era calorosi di quelli che era stati nel prima metà del secolo. Dall'anno 1057, la famiglia aveva
operato molte donazioni a Montecassino. (46) Fra questi erano i monasteri summenzionati di
Dominic, donati tra il 1067 ed il 1069. In un sistema feudale i legami tra la nobiltà e monasteri
divennero visibili in registrazioni giuridiche, la maggior parte di tutte in documenti di donazione.
Comunque, più importante che un feodum concreto era un fidelitas astratto, come per esempio
Graham A. Loud ha evidenziato.(47) Per coltivare rispetto reciproco con i conti dei Marsi
Montecassino doveva prendere in considerazione il passato della famiglia.
Inizialmente, i conti dei Marsi avevano avuto relazioni vicine a Pandulf IV. Loro avevano, per
esempio, aiutato il suo fratello Atenulf quando lui abbandonò il paese per Byzantium nell’anno
1022. Durante l'assedio di Napoli loro avevano lottato con le truppe del principe. Più tardi nel
1040s, quando Pandulf ancora una volta era ritornato in Italia, i conti dei Marsi avevano cooperato
con lui. Come amici di Pandulf i conti avevano agito a volte contro gli interessi di Montecassino. Un
altro fattore è da tenere anche in esame. Oltre a Pandulf, i conti dei Marsi avevano avuto anche una
relazione intima con Dominic mentre egli era ancora vivo. Dominic sembra essere stato un mentore
religioso ai membri della famiglia. Lui aveva anche fondato monasteri alla loro richiesta. Come
detto prima, era la donazione di due di questi monasteri a Montecassino che aveva prodotto la
tradizione agiografica anti-cassine alla quale la Vita di Alberic fu voluta come una risposta. In
queste circostanze sarebbe stato poco sensato da parte di Montecassino di usare il culto di Saint
Dominic per diffamare Pandulf. Siccome sia il santo sia il principe avevano strette obbligazioni con
la famiglia, dovette essere una situazione delicata per Montecassino.
Le difficoltà tra il grande monastero, i conti dei Marsi e Dominic aiutano a spiegare perché Pandulf
non fu presentato a tinte scure come nella tradizione letteraria generale di Montecassino. Comunque,
non si piega perché questa particolare, probabilmente non vera, storia miracolosa sia stata inserita
nell’opera di Alberic. La più facile

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soluzione non sarebbe stata lasciarla semplicemente fuori, e non scrivere nulla di tutto ciò? Io sento
che sia qui che i signori di Sora appaiono sulla scena.
Il monastero di San Domenico di Sora era il luogo centrale del culto. Era qui dove il Santo venerato
fu seppellito e dove la sua memoria fu tenuta viva. Alberic aveva scritto la sua Vita di Saint
Dominic per questo monastero, e la sua opera era in molto diffusamente basata sulle testimonianze
dei suoi monaci. I signori di Sora erano i patroni di San Domenico di Sora. Girard che era stato
ferito all'assedio di Napoli era un membro della famiglia. Girard era sopravvissuto, noi possiamo
dire, grazie a Pandulf. Questa storia di miracolo aveva un particolare significato per la famiglia. La
punta della freccia rimossa dall’orbita dell’occhio di Girard fu tenuta su un altare nella chiesa di San
Domenico di Sora. Sembra che lasciare questa storia fuori dai miracula avrebbe creato più problemi
di quelli che avrebbe risolto. Io penso che è anche il perché Alberic dovette scrivere anche su cose
che erano normalmente inaccettabili per Montecassino.
Nel medioevo, come nelle epoche, l’azione letteraria ebbe luogo in una relazione dialettica con la
società. Nella Vita di San Dominic, il miracolo di Girard e Pandulf è il più buon indicatore di come
era veramente delicata un'interazione agiografica tra il mondo monastico e la società circostante. Col
culto dei santi i monasteri erano capaci di influenzare il mondo intorno a loro. I monaci dovevano
dare retta sempre e comunque alle aspettative del pubblico laico, al quale il testo agiografico era
diretto.