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Mario Castelnuovo Tedesco – Biografia e stile

Mario Castelnuovo Tedesco

Di famiglia ebrea, Mario Castelnuovo Tedesco (Firenze, 3 aprile 1895 - Beverly Hills,
California) frequenta il Conservatorio "Luigi Cherubini" di Firenze, dove studia pianoforte con Del
Valle Paz e composizione con Pizzetti, che, giunto a Firenze da Parma nel 1908, è uno dei musicisti
più interessanti del periodo. Diplomatosi in pianoforte nel 1914 e nel 1918 in composizione,
Castelnuovo Tedesco intraprende subito una brillante carriera come concertista e come pianista
collaboratore (fra i solisti più insigni: Madeleine Grey – già al primo Festival di musica
contemporanea di Venezia –, Lotte Lehmann, Elisabeth Schumann, Gregor Pjatigorskij).
Parallelamente si impegna in un'intensa attività di critico e saggista sulle maggiori riviste musicali
(«Il Pianoforte», «La Critica musicale», «Musica d'oggi», «Rivista musicale italiana»), dimostrando
attraverso i suoi lavori, dedicati a compositori contemporanei (De Falla, Stravinskij, Pizzetti,
Casella) di essere una delle intelligenze più vivaci della nuova generazione.
Al 1909 risale la sua prima composizione, una Sonata inglese per pianoforte, che precede di un
anno Cielo di settembre, di solito considerata la sua opera prima. Appena diplomato, nel 1919 vince
il primo premio a un concorso indetto dalla rivista «Il Pianoforte» con la pagina pianistica Cantico
per una statuetta di S. Bernardino di Niccolò dell'Arca. Segnalato con favore dal suo stesso maestro
Pizzetti e dalle voci più autorevoli della critica (Pavolini, Bastianelli, Gatti, Valabrega), sostenuto
dall'editore Bellenghi della casa editrice Forlivesi di Firenze, che ne stamperà le maggiori opere
fino agli anni Trenta, Castelnuovo Tedesco viene considerato uno degli esponenti riconosciuti
dell'avanguardia. Presente nel 1922 con alcune liriche da camera al primo Festival di musica
moderna di Salisburgo, partecipa con le sue opere regolarmente alla Biennale di Venezia, ai festival
della Società internazionale di musica contemporanea, ai programmi del Maggio musicale
fiorentino.
Tra il 1921 e il 1925 raccoglie in musica in 12 volumi tutti i Songs contenuti nei testi teatrali di
Shakespeare: pagine esemplari per finezza e varietà d'invenzione melodica, per l'attento
accostamento del canto all'accento e al ritmo del testo inglese. Lasciati gli autori "minori" della sua
prima lirica da camera, si impegna a musicare le più grandi creazioni della letteratura poetica
universale, nei loro testi originali: da Orazio a Heine, da Shelley a Proust, da Byron a Valéry a
Whitman a Gide a Milton.
Fino al 1938 con le sue composizioni si afferma sempre più a livello internazionale. A Firenze, dalla
quale non si allontana quasi mai, si pone attivamente al centro della vita musicale: corrispondente
per «Il Pianoforte» con una mensile Lettera da Firenze, prende parte alla commissione che affianca
V. Gui nella programmazione della Stabile fiorentina, la futura orchestra del Maggio musicale.
La fama di compositore si diffonde con rapidità in Europa e soprattutto in America. Dopo una
prima produzione in prevalenza cameristica (liriche e pagine per pianoforte), nel 1925 vince il
Concorso lirico nazionale con l'opera La Mandragola, tratta dalla commedia del Machiavelli,
rappresentata alla Fenice di Venezia nel 1926 e, in una nuova versione in due atti, a Wiesbaden nel
1928. Alla Scala, nel 1931, presenta la prima di Bacco in Toscana su testo del Redi; per il Maggio
musicale fiorentino scrive le musiche di scena per il Savonarola di R. Alessi (1935) e per I giganti
della montagna di Pirandello (eseguite solo in forma di concerto da G. Marinuzzi nel 1938, a causa
dei dissensi sorti, dopo la morte di Pirandello, fra il regista dello spettacolo e l'autore delle
musiche).
Le sue opere sinfoniche sono eseguite in prima assoluta dai più grandi interpreti e direttori: il
Concerto per violino I Profeti da J. Heifetz e Toscanini a New York nel 1933; il Concerto per
violoncello da G. Pjatigorskij e Toscanini nel 1935; il II Concerto per pianoforte da John Barbirolli
(solista l'autore), lo stesso che dirigerà la prima dell'ouverture shakespeariana King John e degli
Indian Songs and Dances. Castelnuovo Tedesco è praticamente l'unico autore italiano
contemporaneo che Toscanini dirige: a lui il compositore dedica l'ouverture per Il mercante di
Venezia. Le maggiori composizioni concertistiche sono portate al successo dal celebre chitarrista
Andrés Segovia, che gli consiglia di dedicarsi soprattutto a questo strumento. Il vasto numero di
opere composte rappresenta forse il contributo più importante dato un musicista del Novecento alla
letteratura per chitarra.
Nel 1939, dopo la proclamazione delle leggi razziali, Castelnuovo Tedesco è costretto a rifugiarsi
negli Stati Uniti con la famiglia e si stabilisce a Los Angeles dove stringe produttivi rapporti di
amicizia e di lavoro. Intanto continua a comporre: durante gli anni del secondo conflitto mondiale
scrive per orchestra, per voce, per complessi cameristici, tra cui l'ouverture per il Sogno...
shakespeariano, il balletto The Birthday of the Infanta da Oscar Wilde. Nel 1944, su incarico di un
ricco musicista di Los Angeles, Nathaniel Shilkret, illustra la genesi insieme a Stravinskij,
Schoenberg, Milhaud.

Cittadino americano dal 1946, da allora insegna composizione al conservatorio di Los Angeles,
continuando a lavorare quasi solamente negli Stati Uniti. Compone molta musica per film: i due
Film Studies (Charlot e Mickey Mouse) sono del 1931 e le Stars (quattro ritratti pianistici di Greta
Garbo, D. Durbin, Marlene Dietrich, Shirley Temple) risalgono al 1940.
Nel 1952 a Firenze, nell'ambito del XV Maggio musicale fiorentino, viene eseguita la “cantafavola”
Aucassin et Nicolette. Nel 1958 la sua opera Il mercante di Venezia, compimento della sua passione
shakespeariana, ottiene il Premio Campari in un concorso indetto dalla Scala di Milano; mentre
verrà presentata in prima assoluta a Firenze all'interno del XXIV Maggio musicale (1961).
Tra le opere, scritte sino all'ultimo, si segnalano: l'opera da camera L'importanza di essere Onesto
(da Wilde), un ciclo di cantate bibliche (di cui il Cantico dei Cantici, eseguito nel 1963 dagli
studenti della Hollywood High School) e l'ampia produzione dedicata alla chitarra, in particolare
Platero y yo, I capricci di Goya e l'impegnativo ciclo Les guitares bien temperées, ventiquattro
preludi e fughe per due chitarre, alla maniera del Clavicembalo ben temperato di Bach.
La sua produzione mostra una leggerezza melodica nuova, attenuata da un'eleganza che richiama i
francesi (in particolare Ravel per il rigore dei contorni e per la vivacità e varietà dei ritmi); il suo è
un linguaggio moderno che sa recepire, ad esempio, i movimenti di danza contemporanea (fox-trot,
blues, ecc.), ma non respinge il recupero di un'espressività “tradizionale”, neoromantica.
Mario Castelnuovo Tedesco scompare a Beverly Hills (California) il 16 marzo 1968

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