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Archeologia Archeologia del Conflitto

Dai principi generali della disciplina al contesto particolare

della Grande Guerra.


della Valle di Non
Luca Bezzi, Alessandro Bezzi, Rupert Gietl, Kathrin Feistmantl, Giuseppe Naponiello
(Arc-Team)

Premessa

Il presente articolo ha per scopo principale quello di analizzare la Grande Guerra da un punto di vista
archeologico, introducendo dunque il lettore al concetto fondamentale di Archeologia del Conflitto per poi
passare a considerare la realtà della Valle di Non sotto l’aspetto di questa disciplina specialistica. Il primo
capitolo sarà dunque dedicato ad una veloce disamina delle varie branche che in ambito archeologico
si occupano dello studio degli scontri armati, soffermandosi su quella più generale e allo stesso tempo
più speculativa (per l’appunto l’Archeologia del Conflitto), senza tralasciare un veloce accenno a quelle
più tecniche e settoriali (come l’Archeologia dei Campi di Battaglia e l’Archeologia Militare). Nei capitoli
successivi si illustreranno, invece, alcuni dei principali metodi di cui l’archeologia si serve sul campo
per fare fronte alle diverse esigenze che le varie condizioni ambientali possono imporre (come nello
studio dei siti della Prima Guerra Mondiale) e che hanno dato vita, nel corso del tempo, a vere e proprie
specializzazioni. Si parlerà, dunque, dell’Archeologia Aerea, dell’Archeologia Glaciale, dell’Archeologia di
Alta Montagna, dell’Archeologia Subacquea e della Speleoarcheologia. Un ulteriore accenno verrà inoltre
fatto sull’Archeologia Orientale, quale esempio di un settore archeologico di stampo geografico in cui
cominciano solo ora a definirsi delle linee di indagine legate al primo conflitto mondiale. Infine, come
preannunciato, l’ultimo capitolo riguarderà la Valle di Non, con una breve panoramica dei principali siti
riferibili alla Grande Guerra, considerando non solo le opere campali o le aree in qualche modo connesse
alle esigenze belliche, ma anche i luoghi legati ad avvenimenti di carattere microstorico (che hanno
coinvolto piccole comunità o addirittura singoli individui), molto importanti per approfondire gli aspetti
sociali e psicologici della guerra, che (come si vedrà) sono parte integrante proprio dell’Archeologia del
Conflitto.

L’Archeologia del Conflitto

Al giorno d’oggi l’archeologia è suddivisa in molte discipline interne che si differenziano soprattutto su
base cronologica. Ne sono un esempio, in ambito europeo, l’Archeologia Preistorica e quella Protostorica,
l’Archeologia Classica, l’Archeologia Medievale e Postmedievale, fino all’Archeologia Moderna. Oltre a queste
suddivisioni temporali esistono, però, anche delle specializzazioni tematiche, che studiano un singolo
aspetto della natura dell’uomo, analizzandolo da varie angolazioni. E’ questo il caso dell’Archeologia del
Conflitto, il cui interesse principale è la comprensione del complicato tema dello scontro tra diversi gruppi
umani, investigato da molteplici punti di vista (compresi quello culturale, sociale e persino psicologico).
Questa speciale branca della disciplina è stata teorizzata soprattutto negli ambienti accademici del
Regno Unito (in primis Bristol e Galsgow) ed è nota sotto il nome di Conflict Archaeology. Nonostante
non la si possa considerare come l’unica specializzazione archeologica sul tema della guerra, è senz’altro
quella di respiro più ampio, anche per un approccio che si potrebbe definire olistico (cioè impostato ad
analizzare lo scontro nella sua totalità, non riducendolo alla mera sommatoria di singoli aspetti). Per
questo motivo, ad esempio, nell’analisi complessiva di un conflitto, soprattutto se cronologicamente
moderno, non vengono tralasciate nemmeno le considerazione più strettamente antropologiche, quali
le possibili «motivazioni politiche e nazionalistiche» e le «nozioni di etnia e identità» (Saunders 2012).
A cura di Alessandro Bezzi e Luca Bezzi Ciononostante, come si è anticipato, l’Archeologia del Conflitto non è l’unica sottodisciplina archeologica
ad occuparsi degli avvenimenti bellici. Esistono infatti ulteriori specializzazioni, caratterizzate da uno
Palazzo Laifenthurn, Livo stampo più settoriale e da un approccio più tecnico e minimalista. Tra di esse vanno per lo meno citate

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proprie tecniche alle esigenze ambientali, recuperando quanto già esistente nel panorama delle discipline
archeologiche. I prossimi capitoli, dunque, illustreranno velocemente queste discipline, seguendo una
prospettiva, per così dire, dall’alto verso il basso, introducendo il lettore ai concetti di Archeologia Aerea,
Archeologia Glaciale, Archeologia di Alta Montagna, Archeologia Subacquea e Speleoarcheologia.

Archeologia Aerea

Tra le discipline che in tempi recenti hanno rivoluzionato l’approccio archeologico alla Grande Guerra va
sicuramente annoverata l’Archeologia Aerea. Questa branca non va confusa con la cosiddetta Archeologia
dell’Aria, di recente formazione e dedicata allo studio dei vari aereomobili storici e all’analisi archeologica
dei loro crash sites (luoghi interessati da un incidente aereo). L’Archeologia Aerea si occupa, invece, dello
studio e dell’interpretazione dei siti dall’alto, utilizzando velivoli di vario tipo e, in anni recenti, ha vissuto
un forte sviluppo grazie all’impiego dei droni radiocomandati (Bezzi et alii 2009), alcuni dei quali sviluppati
per finalità prettamente archeologiche (una branca nota come Archeorobotica, Bezzi et alii 2018). Nello

Fig. 1: scavo archeologico di una postazione di artiglieria presso Col Bechei - BZ

l’Archeologia dei Campi di Battaglia e l’Archeologia Militare. La prima, nota soprattutto nell’accezione
inglese di Battlefield Archaeology e «sviluppatasi a seguito delle ricerche dello statunitense Douglas D.
Scott presso Little Bighorn (Scott- Fox 1987), si concentra sull’investigazione dei campi di battaglia
attraverso la classica metodologia archeologica, ovvero attraverso indagini di survey (ricognizione) e
di scavo stratigrafico. La seconda studia in maniera generica i siti militari, a prescindere che siano stati
interessati da un conflitto armato o meno» (Bezzi et alii, 2018). In ogni caso, proprio perché oltremodo
settoriali, sia la Battlefield Archaeology, sia l’Archeologia Militare possono essere ricondotte all’Archeologia
del Conflitto, di cui rappresentano, in ultima analisi, delle estreme specializzazioni. Per comodità del
lettore, dunque, all’interno del presente articolo si userà di preferenza il termine generico di Archeologia
del Conflitto, dando per scontato che nella totalità dei casi riportati si dovrebbe parlare più propriamente
di Archeologia del Conflitto Moderno (in quanto relativi alla Prima Guerra Mondiale). Si tralascerà quindi
di specificare se un determinato intervento sia da classificare come Battlefield Archaeology (ad esempio
una ricognizione o uno scavo su un campo di battaglia, Fig. 1), oppure come Archeologia Militare (nel
caso di rilievi di postazioni fortificate) o, infine, con altri termini tecnici legati ad ulteriori sottodiscipline,
cui non giova accennare. Ai fini della comprensione dell’approccio archeologico al tema della Grande Fig. 2: esempio di elaborato grafico di cartografia militare su base LIDAR riguardante l’area della Val
Guerra sarà invece più utile illustrare, nei prossimi capitoli, le varie tecniche di cui gli studiosi si servono Fiscalina/Fishleintal e del Monte Croce Comelico/Kreuzberg, BZ
sul campo, dividendole secondo una classificazione basata sul metodo di indagine che, per necessità di
cose, si deve adattare ai vari ambienti coinvolti dalle operazioni belliche. Per quanto possa apparire strana specifico dello studio della Prima Guerra Mondiale, l’Archeologia Aerea permette l’esplorazione di ampi
ai non addetti ai lavori, questa divisione interna rispecchia più fedelmente la professione dell’archeologo territori tramite tecniche di telerilevamento (remote sensing), definendo delle Aree di Interesse (AOI, Areas
e, nonostante sia basata solo su semplici criteri logistici, comporta una discreta varietà, soprattutto se Of Interest) che in seguito possono essere investigate da terra tramite ricognizioni mirate (survey). In
applicata alla Prima Guerra Mondiale. Infatti, anche solo considerando il Fronte Italiano, si può facilmente questi casi l’osservazione del territorio da nuove prospettive a volo d’uccello e l’utilizzo di tecnologie laser
notare come il conflitto abbia interessato ambienti molto diversi tra loro, dagli immensi ghiacciai alpini alle (di tipo LIDAR, Light Detection And Ranging), in grado di scandagliare anche il terreno interessato da una
alte vette rocciose, passando per laghi, fiumi e pianure, fino a raggiungere il mare. Tutto ciò si traduce in fitta copertura boschiva, hanno permesso di scoprire le tracce della Prima Guerra Mondiale anche in
una serie di specializzazioni che, pur operando nell’ambito dell’Archeologia del Conflitto, hanno affinato le alcuni zone in cui si era persa la memoria storica di un coinvolgimento diretto negli avvenimenti bellici.

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Fig. 3 (nella pagina a fianco): lettura aerea e successiva interpretazione tramite survey della stessa area
interessata da trincee e postazioni di vario tipo, individuata nel comune di Comelico Superiore - BL
Fig. 4: fotografia aerea della postazione a nido d’aquila presso il forte Prato Piazza/Plätzwiese - BZ

A trarre i maggiori benefici da queste tecnologie, l’idea dell’apporto fondamentale che l’Archeologia
dunque, è l’esplorazione archeologica sul campo Aerea ha fornito allo studio della Prima Guerra
che, da una parte, può basarsi su nuovi e più precisi Mondiale. Per quanto riguarda l’utilizzo di dati
elementi cartografici nel tentare di recuperare siti LIDAR per l’esplorazione archeologica di ampi
un tempo noti, ma ormai nascosti dalle mutazioni territori, un caso di studio esemplare è il progetto
paesaggistiche causate dallo scorrere del tempo europeo1 dedicato all’indagine dei siti della Grande
(rimboschimento, smottamenti, frane, ecc...); Guerra nei comuni di Kartitsch (Ostirol), Comelico
dall’altra, può usufruire di una vista privilegiata Superiore (Veneto) e Sesto/Sexten (Alto Adige/
(dall’alto) nel leggere le tracce degli avvenimenti Südtirol). Durante questa ricerca il modello 3D del
bellici su ampi territori, per pianificare al meglio le terreno ricavato dal LIDAR (il cosiddetto DTM, Digital
missioni a terra. Ad ogni modo, al di là dell’indagine a Terrain Model) è stato usato come cartografia
piccola scala, un ulteriore supporto dell’Archeologia di base sulla quale sono state georiferite mappe
Aerea allo studio generale della Grande Guerra militari di vario genere (compresi gli schizzi eseguiti
è rappresentato dall’utilizzo di specifici droni a mano), consentendo un’accurata pianificazione
radiocomandati al fine di documentare in tre dell’esplorazione archeologica del territorio (Fig.
dimensioni (a grande scala) i singoli siti già noti e 2). Nell’ambito dello stesso studio, ulteriori aree di
specialmente le postazioni militari più esposte e interesse sono state individuate grazie al sorvolo di
difficilmente raggiungibili.
Alcuni esempi pratici potranno forse rendere meglio 1
Programma INTERREG Italia-Österreich

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strumenti particolari come i generatori di aria calda (soprattutto per liberare le strutture ostruite dal
ghiaccio) o le pompe con getti di acqua direzionabili (per gli oggetti più piccoli). Nonostante le difficoltà
logistiche imposte da un ambiente di lavoro estremo, per cui spesso è necessario approntare anche un
bivacco di emergenza, le ricerche condotte con i metodi dell’Archeologia Glaciale sono in genere coronate
da rinvenimenti eccezionali, dovuti soprattutto all’incredibile stato di conservazione dei reperti. Infatti
le basse temperature, persistenti durante tutto l’arco dell’anno, favoriscono la preservazione anche dei
materiali maggiormente deperibili, come quelli organici. Non sono rari, dunque, i ritrovamenti di oggetti e
strumenti in legno (Fig. 5 ), di indumenti di vario genere (mantelli, giacche, calzature e cappelli) e persino
di documenti (lettere, fogli di giornale e pagine di libri). Anche alcuni reperti metallici piuttosto comuni,
come ad esempio gli elmetti, nei contesti glaciali sono spesso corredati da quelle parti deperibili che
in genere non si conservano in altri ambienti, come, nel caso appena citato degli elmetti, i cinghiaggi
in cuoio e talvolta le etichette riportanti i nomi dei soldati. Persino i resti antropologici, che altrove si
riducono in genere al solo apparato scheletrico (quando non puramente a singoli frammenti ossei), si
conservano in condizioni eccezionali, che ricordano quelle della mummificazione (anche se in genere
sono da ricondurre più correttamente al fenomeno della saponificazione, ovvero a quel processo chimico

Fig. 5: cassetta di munizioni per mitragliatrice da un recupero archeologico presso il Gran Zebrù/
Königsspitze - BZ

ampi territori mediante droni radiocomandati, che hanno consentito l’individuazione di tracce ricollegabili
alla Grande Guerra, in seguito analizzate più nel dettaglio tramite ricognizioni terrestri mirate (Fig. 3).
Infine, un esempio dell’utilizzo di droni radiocomandati nella documentazione di siti militari di difficile
accesso è rappresentato dalla mappatura della postazione a nido d’aquila situata presso il forte Prato
Piazza/Plätzwiese (Fig. 4), operata durante un progetto di rilievo tridimensionale delle evidenze della
Prima Guerra Mondiale presenti nel territorio dell’omonimo passo alpino (Bezzi et alii [s.d.]) .
I casi di studio sopra riportati dovrebbero fornire un’idea su come, in definitiva, l’Archeologia Aerea abbia
permesso di identificare nuove aree interessate dalle vestigia della Grande Guerra e di ottenere delle
documentazioni più dettagliate delle strutture e dei baraccamenti più inaccessibili, migliorando nel
complesso la nostra conoscenza del paesaggio bellico. A ben vedere, tutto questo è dovuto soprattutto
al fatto, già ricordato, che essa si basa su una visuale privilegiata (dall’alto), in pratica applicabile a quasi
tutti gli scenari archeologici, eccezion fatta, ovviamente, per quelli subacquei e per quelli sotterranei.

Archeologia Glaciale
Fig. 6: baracca risalente alla Grande Guerra presso la cima del Gran Zebrù/ Königsspitze
Nel procedere con la nostra panoramica sulle specializzazioni archeologiche dall’alto verso il basso, il
secondo posto è sicuramente occupato dall’Archeologia Glaciale. Il Fronte Italiano, infatti, ha interessato
contesti montani fino a raggiungere quote ragguardevoli, come i quasi 4000 metri del gruppo Ortles- che porta dalla trasformazione dei grassi corporei nella cosiddetta adipocera).
Cevedale e gli oltre 3300 metri della Marmolada. Proprio in corrispondenza delle vette più alte il terreno Lo scavo archeologico di contesti glaciali risulta dunque fondamentale nello studio della Prima Guerra
di scontro ha dunque attraversato i grandi ghiacciai alpini, dai quali, ai giorni nostri, tornano ad emergere Mondiale e questo soprattutto perché la grande abbondanza di reperti e la perfetta conservazione delle
le testimonianze del conflitto. La peculiarità dell’Archeologia Glaciale consiste soprattutto nel metodo di strutture consentono talvolta di analizzare delle situazioni pressoché intatte, di fatto cristallizzate al
scavo, che deve giocoforza adattarsi ad un contesto ambientale in cui le strutture ed i reperti risultano momento del loro improvviso seppellimento sotto cumuli di neve o del loro immediato abbandono (Fig.
sepolti non da strati di terra, bensì da accumuli di ghiaccio e neve. Per questo motivo ci si serve di 6). Questa situazione, caratterizzata dall’assenza di fenomeni posteriori che ne abbiano turbato anche

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montagna, per cui questo tipo di conflitto è stato oggetti mobili metallici. I siti più difficilmente
spesso definito con termini evocativi, come Guerra raggiungibili, come quelli di alta montagna, sono stati
Verticale, Guerra d’Aquile o Guerra Bianca. In effetti dunque risparmiati dai danni di un recupero abusivo
una natura spesso spettacolare ha fatto da scenario di reperti (selettivo, ma scientificamente acritico),
a numerosi teatri di scontro in quota, basti pensare ma, soprattutto, sono sopravvissuti pressoché
ad esempio al Fronte Dolomitico. L’aspra bellezza indenni anche a quella fase, ben più deleterea,
di questi luoghi ha imposto la costruzione di arditi che nell’immediato dopoguerra e per vari anni a
trinceramenti e di postazioni strategiche (spesso venire ha visto lo spoglio di numerose postazioni
in posizione precaria, ma dominante). I ruderi di militari per il recupero di materiali utili in edilizia.
questi particolari esempi di ingegneria militare, in Per questo motivo l’Archeologia di Alta Montagna
guerra riforniti da innovativi sistemi di teleferiche, è ancora in grado di offrire nuove informazioni
sono ancora ben visibili, anche se danneggiati dai utili alla comprensione delle dinamiche che hanno
normali effetti del tempo e, talora, da azioni di spoglio interessato il fronte alpino della Grande Guerra,
indiscriminato. La disciplina che si occupa dello soprattutto attraverso l’analisi di quei contesti in
studio e del recupero di questi siti è l’Archeologia cui sono sopravvissuti i sistemi dei trinceramenti,
di Alta Montagna, che utilizza tecniche in grado di delle postazioni di artiglieria e, almeno in parte, dei
effettuare ricognizione ad ampio raggio in territori baraccamenti, con i relativi collegamenti costituiti
non ancora noti, oppure di ottimizzare gli interventi da scale, passerelle e passaggi sospesi più o meno
in aree già individuate. Tra le difficoltà maggiori di aerei, che rappresentano un interessante caso
questa disciplina vi sono quelle logistiche, talvolta di adattamento dell’ingegneria militare a questo
derivanti dalla necessità di allestire un campo base particolare contesto ambientale. In forza di ciò,
per le missioni più lunghe, oppure dal bisogno di negli ultimi anni si sono moltiplicate le spedizioni
raggiungere postazioni particolarmente esposte archeologiche volte a documentare lo stato attuale
a causa del crollo dei sentieri, dei camminamenti delle evidenze relative alla Grande Guerra nei
Fig. 7: operazioni archeologiche presso la Croda dei Rondoi/Schwalbenkofel nelle Dolomiti di Sesto/ e delle scale lignee che le servivano durante il contesti di alta montagna, prima che l’inevitabile
Sexten - BZ conflitto. Le soluzioni che permettono di effettuare degrado ne cancelli definitivamente le tracce. Un
questo tipo di lavoro prevedono le tecniche tipiche esempio di questo tipo di lavoro è rappresentato
solo parzialmente l’assetto originario2, è definita alcune delle missioni più recenti operate nel dell’alpinismo (con corde, discensori, ecc…), ma dalle recenti iniziative avviate dalla Soprintendenza
in archeologia “capsula del tempo” ed è purtroppo territorio regionale, considerando il fatto che le un aiuto non indifferente deriva, come si è visto, per i Beni Culturali di Bolzano presso la Croda
tanto rara quanto potenzialmente informativa difficili condizioni di lavoro rendono questo genere dall’utilizzo dei droni di nuova generazione e dunque Rossa/Rotwand di (Ufficio Beni Archeologici) e
(spesso relegata ai soli contesti glaciali o a quelli di operazioni piuttosto costose e dunque rare dall’Archeologia Aerea. In ogni caso, nonostante le la Croda dei Rondoi/Schwalbenkofel (Ufficio Beni
subacquei di naufragio). C’è però un altro motivo (anche per il frequente supporto aereo fornito dagli condizioni di conservazione delle strutture e dei Architettonici), nelle Dolomiti di Sesto/Sexten
che fa dell’Archeologia Glaciale una miniera di elicotteri per il trasporto di persone, strumenti reperti siano sicuramente peggiori rispetto a quelle (Figg. 7 e 8:).
informazioni utili alla comprensione del periodo e reperti). Tra gli interventi effettuati dalla degli ambienti glaciali, la difficoltà di accedere a
bellico nel suo complesso ed è sempre legato Soprintendenza per i Beni Culturali di Trento vanno determinati siti ha spesso salvaguardato questi Archeologia Subacquea
alle estreme condizioni climatiche: l’alto livello di ricordati lo scavo e la musealizzazione del sito di luoghi dall’azione dei recuperanti abusivi e di tutte
conservazione di microrganismi (e di materiale Punta Linke nel gruppo Ortles-Cevedale (ad opera quelle persone, che prive dei necessari permessi, La maggior parte degli interventi di Archeologia
biologico di vario genere) all’interno dei ghiacci. dell’Ufficio Beni Archeologici; Bassi et alii 2016) e sono soliti frequentare i campi di battaglia alla Subacquea riguardanti la Grande Guerra hanno
Queste informazioni sono di fondamentale le operazioni presso il Corno di Cavento nel gruppo ricerca di cimeli della Grande Guerra. I danni di una per oggetto relitti di navi, sommergibili e vascelli
importanza per lo sviluppo di analisi di stampo Adamello-Presanella (Ufficio Beni Architettonici). tale attività non riguardano soltanto la sottrazione di vario genere impiegati durante le operazioni
bioarcheologico e paleopatologico, legate dunque La Soprintendenza per i Beni Culturali di Bolzano di reperti da aree archeologiche, con una belliche nei principali teatri di scontro navale,
a branche archeologiche che si dedicano allo (Ufficio Beni Archeologici) si è invece occupata della conseguente decontestualizzazione dell’oggetto individuabili nel Mar Mediterraneo, nel Mare del
studio dei resti organogeni, nel primo caso, e a baracca riaffiorata dal ghiacciaio pensile presso la in sé e quindi con una drastica riduzione del suo Nord, nel Mar Baltico e nel Mar Nero (anche
quello delle malattie, nel secondo (con particolare cima del Gran Zebrù/Königsspitze, attraverso un potenziale informativo. Di fatto questo rappresenta se di fatto la guerra interessò pure gli oceani).
interesse per l’Influenza Spagnola, nel periodo della recupero di emergenza del materiale mobile ed il il male minore, data anche l’abbondanza di certe Ciononostante, ancora al giorno d’oggi, molti
Grande Guerra). rilievo 3D della struttura. classi di reperti nel panorama della Grande interventi si riducono ad una localizzazione del sito
Prima di concludere questo veloce excursus Guerra. Il danno peggiore è invece rappresentato di affondamento e ad un mappatura di massima
sull’Archeologia Glaciale, vanno forse menzionate Archeologia di Alta Montagna dallo sconvolgimento della normale stratigrafia del relitto, senza vere e proprie missioni di scavo
archeologica dovuta ad operazioni di scavo subacqueo, visto che spesso sono note la storia del
Uno degli aspetti che hanno più colpito la fantasia abusivo e, soprattutto, dalla deliberata rimozione natante e le dinamiche del suo naufragio. A fianco
2
Se si eccettuano parziali dinamiche di deterioramento
e di crollo per le strutture e alcune trasformazioni
del grande pubblico sulla Prima Guerra Mondiale o distruzione di strutture, in genere lignee, ancora degli interventi in mare aperto, però, l’archeologia
tafonomiche per i cadaveri. è stato quello legato ai combattimenti di alta sostanzialmente integre, al solo fine di recuperare subacquea si è specializzata anche in un settore

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Fig. 8: operazioni archeologiche presso la Croda Rossa/Rotwand - BZ

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Fig. 9: la Barca dei Diavoli, fotografata durante i rilievi del 2016 Fig. 10: granata tipo SIPE sul fondo del Lago del Monticello

dedicato alle acque interne, ovvero ai laghi, ai fiumi meglio, anche da un punto di vista psicologico, il Passo del Tonale. Speleoarcheologia
e alle lagune. Questo settore, nell’ambito del Fronte fenomeno della Prima Guerra Mondiale. Ne è un Sebbene sia solo ai suoi albori, dunque,
Italiano della Grande Guerra, coinvolge anche esempio il relitto della cosiddetta Barca dei Diavoli l’esplorazione delle acque interne interessate La Speleoarcheologia è una delle discipline più
gli specchi d’acqua del Trentino. In particolare, (Fig. 9), attualmente sul fondo del Lago Mandrone. dalla Prima Guerra Mondiale ha già dato alcuni trasversali nell’ambito dello studio della Grande
nella nostra provincia, le operazioni militari hanno Questa imbarcazione è stata costruita dagli Alpini frutti interessanti. L’auspicio è che l’archeologia Guerra. Infatti la necessità di ripararsi dal tiro
interessato il Lago di Garda che, recentemente, è del battaglione Edolo (i Diavoli dell’Adamello) su subacquea nella nostra regione continui ad delle artiglierie nemiche ha spinto gli opposti
stato oggetto di un approfondito studio riguardante iniziativa del Capitano Castelli, probabilmente per occuparsi anche delle evidenze lasciate da questo schieramenti a scavare ripari nella roccia e
il suo fronte orientale. Proprio a questa ricerca (AA. tenere occupate le truppe durante i periodi più conflitto, per quanto le immersioni nelle acque nel sottosuolo, considerati più sicuri rispetto a
VV. 2018), condotta su iniziativa del Liceo Classico lunghi di inattività ed evitare così problemi legati trentine si dimostrino spesso più complessa strutture difensive approntate spesso nei periodi
Scipione Maffei di Verona, si rimandano quei all’insubordinazione (Viazzi 2014). Anche quando rispetto alle missioni svolte al livello del mare. prebellici e dimostratesi talvolta non adeguate
lettori interessati ad approfondire gli avvenimenti non celano rinvenimenti particolari, i laghi di alta Infatti le varietà ambientali che caratterizzano i alle mutate esigenze di una guerra che si evolveva
che hanno coinvolto il più grande lago italiano montagna del Trentino custodiscono comunque laghi ed i corsi d’acqua in montagna prevedono rapidamente (soprattutto dal punto di vista degli
durante la Prima Guerra Mondiale. In questa sede innumerevoli reperti bellici, in genere quasi intatti scenari che mutano notevolmente, dimostrandosi armamenti). Tali ripari si trovano in quasi tutti gli
si vogliono invece ricordare quelle iniziative, tra e in quanto non ancora violati dai recuperanti abusivi spesso estremi. Si va infatti dai 346 metri di ambiti interessati dal conflitto, da quelli glaciali
le quali spiccano le missioni intraprese dal Liceo (vista la loro collocazione sotto il pelo dell’acqua) profondità massima del Lago di Garda agli oltre (con gallerie ricavate nella neve e nel permafrost),
Scientifico Bertrand Russell di Cles (TN) sotto la e dunque potenzialmente altamente informativi. 2500 metri di altitudine dei numerosi laghi alpini. a quelli di alta montagna (dove le diverse
direzione del Professor Tiziano Camagna (Bezzi Molti di questi, però, si classificano come ordigni Questa situazione non solo incrementa il livello di tipologie di roccia hanno spesso influenzato i
- Bezzi - Camagna [s.d]), che si sono dedicate inesplosi e dunque non sono stati al momento difficoltà delle missioni subacquea, dovuto ad una lavori di scavo), fino a quelli di pianura (anche
all’esplorazione dei laghi di alta montagna. Si studiati perché ancora potenzialmente pericolosi. generica bassa visibilità e alle fredde temperature, con opere in terra). Per questo motivo le tecniche
tratta, infatti, di un ambiente subacqueo ancora Un esempio di questo genere di reperti sono le ma costringe anche i sub ad un’intera giornata di speleoarcheologiche sono spesso usate durante
poco conosciuto, ma inaspettatamente ricco svariate granate e proiettili di artiglieria presenti acclimatazione prima dell’immersione nei laghi le missioni che hanno per oggetto postazioni
di storia legata ai conflitti armati della Grande nel Lago del Monticello (Fig. 10), in un’area del montani, a causa dell’elevata altitudine. militari della Grande Guerra. Durante questo tipo di
Guerra. Le acque interne trentine nascondono resto ancora fortemente interessata da questo tipo interventi le operazioni più difficoltose riguardano
talvolta delle sorprese, che aiutano a comprendere di resti, ovvero quella delle montagne attorno al la mappatura tridimensionale del sottosuolo,

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visto che i soprastanti livelli di roccia o di terreno
non consentono la copertura del segnale GPS,
ostacolando di fatto la geolocalizzazione dei
vari ambienti. Per ovviare a questi problemi
viene spesso utilizzata la stazione totale per
la penetrazione in ambienti ipogei, talvolta
coadiuvata da tecniche mutuate dalla robotica
(algoritmi SLAM, Simultaneous Localization And
Mapping), che consentono di ottenere modelli
tridimensionali in tempo reale e di verificare
dunque la correttezza dei dati raccolti già durante
la fase di acquisizione. Alternativamente, i classici
sistemi fotogrammetrici vengono utilizzate per
i rilievi dei tunnel più lunghi e complessi (Gietl -
Steiner 2016), sebbene questa scelta imponga
tempi di elaborazione notevolmente più lunghi. Una
tale tecnica è stato utilizzato, ad esempio, in uno
degli interventi più recenti di speleoarcheologia
operati in territorio trentino, ovvero la mappatura
e la relativa documentazione tridimensionale della
galleria principale del Doss Alto, nel comune di
Nago-Torbole (Bezzi et alii 2018). Questo sistema
di cunicoli scavati nella roccia è un ottimo esempio
di come le postazioni in caverna della Grande
Guerra vadano studiate nella loro connessione
con le strutture belliche dell’ambiente circostante.
Nella fattispecie i tunnel del Doss Alto, un’area
protagonista di alcune aspre battaglie sia nel
1915 che nel 1918, sono collegati al sovrastante
sistema di trincee da un pozzo verticale alto circa
11 metri e fornivano un valido rifugio alle truppe che presidiavano questa altura naturale trasformata
in una vera e propria fortezza (Figg. 11 e 12). L’esempio del Doss Alto, dunque, dovrebbe chiarire come
la speleoarcheologia sia fondamentale per comprendere appieno le dinamiche belliche di una guerra
di trincea, in cui non tutto avveniva alla luce del sole, ma anzi molte attività fondamentali, dal semplice
rifornimento di armi, munizioni e vettovaglie, all’osservazione dei movimenti nemici, avvenivano al riparo
di anfratti naturali o, più spesso, artificiali, quando non direttamente in tunnel sotterranei. La funzione
difensiva non era però l’unica a spingere gli opposti eserciti a scavare nelle viscere delle montagne:
un’intensa attività offensiva era infatti affidata allo scavo di gallerie di mina, con l’intento di far saltare
in aria le postazioni avversarie. Spesso, per neutralizzare questo genere di attacchi, si intraprendevano
ulteriori scavi per intercettare i tunnel nemici, dando così origine a veri e propri paesaggi sotterranei (il
monte Pasubio ne è un tipico esempio), che solo le tecniche speleoarcheologiche possono documentare
e studiare, secondo i dovuti criteri scientifici e con le necessarie cautele.

Archeologia Orientale

Il nome stesso della Prima Guerra Mondiale ci ricorda l’estensione reale di questo conflitto, che di fatto
ha interessato buona parte del globo. Prima di considerare, dunque, le sue tracce nel nostro specifico
territorio (la Val di Non) sarà bene accennare brevemente al contesto effettivamente mondiale della guerra,
introducendo un’ulteriore differenziazione della disciplina archeologica, questa volta su base geografica.
Figg. 11 e 12: documentazione tridimensionale della galleria principale del Doss Alto e, nella pagina di Infatti, nonostante l’attenzione degli studiosi occidentali si concentri spesso sui campi di battaglia del
destra, relativa mappa Vecchio Continente, esistono molte altre aree interessate dalle azioni belliche. Tra di queste, alcune sono

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si segnalano alcune semplici
trincee sul Monte Peller e
la Tagliata della Rocchetta
(Straßensperre Rocchetta; Fig.
15), la cui importanza strategica,
almeno prima dello scoppio delle
ostilità, non era marginale. La
fortificazione, infatti, era stata
costruita tra il 1860 ed il 1864 a
difesa della città di Trento, con
l’intento di arrestare un’eventuale
penetrazione italiana dalla Val
Figg. 13 e 14: il palazzo dell’Apadana a Persepoli e il graffito lasciato dal Sergente Lucas di Sole, attraverso la Val di Non.
Già verso la fine del 1915, però,
comunque conosciute ai più, essendo legate a personalità di spicco che il cinema e la letteratura hanno gli alti comandi austroungarici si
saputo trasmettere anche anche al grande pubblico. Ne sono un esempio le aree del Vicino Oriente in resero conto che tale possibilità
cui si è svolta la Rivolta Araba, che vede le rocambolesche azioni del tenente colonnello Thomas Edward era remota e la struttura venne
Lawrence, agente segreto, militare, archeologo e scrittore britannico, meglio noto come Lawrence disarmata e declassata a
d’Arabia. Meno conosciute sono invece le zone del Medio Oriente, tra cui l’odierno Iran, oggetto della magazzino.
cosiddetta Campagna Persiana, che vide contrapposte le forze anglo-russe a quelle dell’Impero Ottomano. Al di là delle opere campali
In questo ambito si mosse anche il diplomatico Wilhelm Wassmuss (soprannominato Wassmuss di propriamente dette e della
Persia), in un certo senso omologo tedesco di Lawrence d’Arabia. Lo stesso scenario ha anche visto le Tagliata della Rocchetta, la Val
azioni della cosiddetta Dunsterforce, un distaccamento militare alleato formato da circa un migliaio di di Non preserva ancora i resti
soldati delle forze di occupazione della Mesopotamia, provenienti da diversi paesi dell’Impero britannico. di altre strutture in qualche
Sebbene l’Archeologia del Conflitto stia muovendo solo ora i primi passi nello studio di questi teatri bellici modo connesse con il conflitto,
extraeuropei, non di rado le missioni di Archeologia Orientale sono incappate in tracce della Grande anche se non pianificate per
Guerra preservatesi nei luoghi più impensabili. Ne è un esempio il graffito inciso nel 1917 dal Sergente essere direttamente coinvolte
Lucas, del 21simo Lanceri (un reggimento inglese di cavalleria) all’interno del Palazzo dell’Apadana, eretto negli scenari operativi. Ne
dal re Dario a Persepolis nella prima metà del VI secolo A.C (Figg. 13 e 14). Da rinvenimenti fortuiti di sono un esempio le aree
questo tipo, nonché dal crescente interesse per la Grande Guerra dovuto alla ricorrenza del centenario, adibite all’addestramento delle
sono nati, proprio negli ultimi anni, dei progetti di ricerca di Archeologia del Conflitto in seno a territori truppe, tra cui i vari campi per
pertinenti a settori più ampi della disciplina, come appunto l’Archeologia Orientale (che si occupa, con le esercitazioni (übungsplatz),
varie specializzazioni, di Vicino e Medio Oriente). Un esempio su tutti può essere considerato il Great come quelli nei territori di Cles,
Arab Revolt Project, diretto da Neil Faulkner e da Nicholas Saunders, che si occupa proprio di indagare Romeno e Cavareno (in genere
archeologicamente alcuni siti del sud della Giordania, che recano tracce dei conflitti armati legati alla dotati di vere e proprie trincee per
Grande Guerra e, appunto, alla Rivolta Araba. Questo breve accenno all’Archeologia Orientale serve quindi istruire i soldati alle tecniche di
non solo per ricordare che l’estensione della Grande Guerra ha toccato ambiti geografici molto distanti tra questo tipo di guerra; Fig. 16). In
loro, soprattutto se si considera la guerra navale operata negli oceani, ma anche per portare all’attenzione questo scenario possono essere
del lettore uno dei settori più recenti (e promettenti) dell’Archeologia del Conflitto degli ultimi anni. Ad annoverati anche i casini di tiro
ogni modo, come si vedrà nel prossimo capitolo, la Prima Guerra Mondiale ha lasciato tracce anche nei al bersaglio (esemplare quello di Fig. 15: planimetria della Tagliata della Rocchetta -
territori che non hanno visto direttamente operazioni belliche di prima linea o veri e propri conflitti armati Cles; Fig. 17), considerando che Österreichisches Staatsarchiv
di ampie proporzioni. Ed è questo uno dei motivi principali per cui le sue vestigia sono ravvisabili anche allo scoppio delle ostilità l’attuale
in Val di Non. Trentino si trovava di fatto sguarnito dei reggimenti dei Kaiserjäger e dei Landesschützen, spediti sui campi
di battaglia della Galizia e dei monti Carpazi. Per questo motivo l’organizzazione di una difesa territoriale
Le evidenze archeologiche della Grande Guerra in Val di Non fu impostata, almeno inizialmente, sul richiamo degli iscritti ai casini di bersaglio, giovani e anziani, ovvero
sugli Standschützen.
Da un punto di vista strettamente militare la Val di Non non può essere considerata come una delle aree di Ovviamente, come nella maggior parte dei paesi toccati, seppur indirettamente, dal conflitto, oltre a queste
primaria importanza nell’economia generale della Grande Guerra. Infatti la valle distava dalla prime linee evidenze archeologiche concentrate in aree periferiche (in genere campestri o boschive), anche in Val di
effettive, delle quali le più vicine, da un punto di vista logistico, risultavano essere le trincee e le postazioni Non esistono edifici che all’epoca erano sede di caserme o dei comandi locali. Queste vestigia sono in
del Tonale. Vista la sua posizione geografica, dunque, la Val di Non fu interessata da poche opere campali, genere riconducibili all’ambito di studio dell’Archeologia Urbana e spesso si preservano quasi intatte fino
approntate soprattutto con funzione difensiva in caso di sfondamento del fronte solandro. Tra di queste ai giorni nostri.

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Fig. 16: le trincee dell’übungsplatz di Cavareno Fig. 17: le poste dietro cui si riparavano i marcatori presso il bersaglio di Cles

Il territorio anaune preserva però anche altre microstorica, questa volta legata ad una comunità aspetti sociali e psicologici della guerra, studiati un semplice sterro, cioè nella rimozione acritica
tipologie di siti, meno strutturati, ma di un e non ad un singolo individuo, si può citare il luogo dall’Archeologia del Conflitto. e simultanea di tutti gli strati archeologici che
certo interesse scientifico: i luoghi connessi a in cui sorgeva il cosiddetto “bàit dei Russi”, ovvero Al giorno d’oggi, però, il problema principale legato obliterano una struttura parzialmente o totalmente
singoli eventi, in genere collegabili ad un ambito la baracca presso Cavareno, che nel 1917 ospitò all’Archeologia del Conflitto in Val di Non non è sepolta, con grande danno per la comprensione
microstorico (legato ad un villaggio, una comunità alcuni prigionieri di guerra russi, serbi e bosniaci, rappresentato solo dalle scarse conoscenze in dei siti soggetti a questa pratica e per la nostra
od un singolo individuo), che spesso conservano impiegati nella riparazione dell’acquedotto. materia, dovute in gran parte all’assenza di un conoscenza collettiva.
la memoria di avvenimenti di piccola portata, Da un punto di vista archeologico, dunque, la Val progetto univoco in grado di coordinare le azioni
ma fondamentali per comprendere al meglio gli di Non, seppur lontana dai campi di battaglia, scientifiche sul campo, ma anche dalla mancanza
anni del conflitto sotto aspetti per così dire più conserva una varietà di vestigia della Grande Guerra stessa di interventi archeologici veri e propri. Ad oggi,
intimi. A questo proposito sono particolarmente di un certo interesse, soprattutto perché in grado infatti, non esistono missioni ufficiali di Archeologia Bibliografia
interessanti, a titolo d’esempio, i luoghi legati di fornire informazioni nel campo, ancora poco del Conflitto nel territorio noneso, ovvero operazioni
alla vicenda di Narcisio Fondriest, detto “Bora”, investigato archeologicamente, delle zone limitrofe effettuate sotto la direzione scientifica degli AA.VV.
nascostosi sul Monte Peller dopo essere stato alle aree direttamente interessate dagli scontri organi competenti (la Soprintendenza per i Beni 2018, Il Lago di Garda orientale durante la Prima
ferito per ben due volte al fronte (Eccher 2017). armati. Qualora studiati in maniera sistematica, Culturali della Provincia Autonoma di Trento ed il Guerra Mondiale, a cura di Bonfanti Federico e
Purtroppo ad oggi non si ha ancora certezza infatti, questi territori potrebbero aprire nuovi suo l’Ufficio Beni Archeologici), o almeno condotte Ferrari Romeo, Verona: Edizioni Liceo Classico
sull’esatta ubicazione della grotta in cui trascorse scenari per approfondire la nostra conoscenza sulle con le tecniche proprie del metodo archeologico. Scipione Maffei.
gran parte dei suoi quasi tre anni da imboscato, dinamiche interne di un conflitto armato di queste Ciononostante è auspicabile che nell’immediato
sebbene se ne conoscano con relativa sicurezza proporzioni, dagli approvigionamenti a lungo futuro si attuino delle politiche volte ad investigare Bassi, Cristina, Nicolis, Franco, Vicenzi, Maurizio
gli spostamenti, dalla frazione di Caltron alla raggio di armi, munizioni e viveri, all’addestramento e salvaguardare i siti della Grande Guerra in questo 2016, Archeologia della Grande Guerra in Italia.
località “dei tre sasi”, fino alla cavità naturale che delle truppe (nei vari übungsplätze), fino agli contesto territoriale. Altrettanto fondamentale è L’esperienza di Punta Linke (3.629 m slm) nel gruppo
elesse a suo rifugio, presso il monte Peller. Sempre scenari microstorici che, come abbiamo visto, evitare tutti quegli interventi che, pur avviati con Ortles-Cevedale, in Rivista di studi militari, 5/2016.
a titolo d’esempio di un sito dalla connotazione aprono nuove prospettive per approfondire quegli le migliori intenzioni, si riducono in definitiva in Granarolo dell’Emilia: Pàtron Editore.

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Bezzi, Luca, Bezzi, Alessandro, Bonfanti, Federico, Feistmantl, Kathrin, Gietl, Rupert, Naponiello,
Giuseppe
2018, La Grande Guerra sul Garda orientale. Un progetto di Archeologia del Conflitto, in Il Lago di Garda
orientale durante la Prima Guerra Mondiale, a cura di Bonfanti Federico e Ferrari Romeo, Verona: Edizioni
Liceo Classico Scipione Maffei.

Bezzi, Luca, Bezzi, Alessandro, Boscaro, Cristian, Feistmantl, Kathrin, Gietl, Rupert, Naponiello,
Giuseppe, Ottati, Fabiana, De Guzman, Margarita
[s.d.], Commercial archaeology and 3D web technologies, in Journal of Field Archaeology, London: Taylor
& Francis.

Bezzi, Luca, Bezzi, Alessandro, Camagna, Tiziano


[s.d.], Documentation and sampling strategies in underwater archaeology, general criteria and specific
solutions, in Cultural Heritage and New Technologies Proceedings 23, Vienna.

Bezzi, Luca, Bezzi, Alessandro, Gietl, Rupert


2009, Archeologia e Open Source, il prossimo passo: costruire e sviluppare progetti hardware, in Open
Source, Free Software e Open Format nei processi di ricerca archeologici, Archeologia e Calcolatori,
Supplemento 2, 183-193, Firenze: Edizioni del Giglio.

Gietl, Rupert, Steiner, Hubert


2016, Restituzione tridimensionale delle gallerie della prima guerra mondiale usando l’approccio FLOSS di
Image Based Modelling, in Archeofoss - Free, Libre and Open Source Software e Open Format nei Processi
di Ricerca Archeologica - VII Edizione Catania 2013, a cura di Stanco Filippo e Gallo Giovanni, 46-52,
Oxford: Archaeopress.

Eccher, Giacomo
«“Imboscato” per tre anni in una grotta. L’incredibile vicenda di Narciso Fondriest di Caltron, disertore
dell’Impero: ora la Sat di Cles ne cerca il rifugio sul Peller». Il Trentino. Trento, 16 luglio 2017.
Saunders, Nicholas
2012, Beyond the Dead Horizon: Studies in Modern Conflict Archaeology, Oxford: Oxbow Books.

Scott, Douglas D., Fox, Richard A.


1987, Archeological Insights into the Custer Battle: A Preliminary Assessment, Norman: University of
Oklahoma Press.

Viazzi, Luciano
2014, I diavoli dell’Adamello. La guerra a quota tremila 1915-1918, Milano: Ugo Mursia Editore.

Baracca risalente alla Grande Guerra presso la cima del Gran Zebrù/ Königsspitze
foto Arc-Team

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Ricostruzioni 3D del Forte della Rocchetta ad opera di Cicero Moraes (Arc-Team), 2018

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